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STEFANO BENEMEGLIO

IPNOSI
DINAMICA

CID CNV
Istituto di Psicologia Analogica
e di Ipnosi Dinamica®
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CID CNV Istituto di Psicologia Analogica


e di Ipnosi Dinamica®
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INDICE DELL’OPERA

INTRODUZIONE

Alcune informazioni storiche sul fenomeno ipnotico 7

Considerazioni generali sulla comunicazione integrale 16

1) L’ipnosi dinamica 25

- Fase induttiva e fase di pilotaggio 32

- Stato di tensione ansiosa e di tensione emozionale 36

- Tensione ansiosa = stato pensionale

superiore alla capacità di assorbimento 39

- Differenza tra tensione ansiosa e tensione emozionale 44

- Atti comunicativi e comunicazione analogica 50

- Canali di comunicazione non verbale 56

- Controllo della tensione ansiosa dell’operatore durante

l’effettuazione degli esperimenti 63

2) Gratificazioni e penalizzazioni 66

- Struttura mentale, Io-non Io 71

- Simbolo 91

- Potenziale ipnotico 94

- Fase induttiva subliminale 98

- Indice di tolleranza 102

- Valutazione situazione psicologica ambientale 106


3) Fasi generali della metodologia operativa 111

- Posizione ortostatica 117

- Fase induttiva e verifiche analogiche subliminali 123

- Mantenimento della posizione ortostatica 136

- Vari sistemi per bloccare gli scarichi pensionali del soggetto 140

- Passaggio da flash subliminale a flash ipnotico 145

- Verifica analogica terminale 148

- Verifica logica e pilotaggio ipnotico 152

4) Ribaltamento ipnotico 162

- Punti distonici e test analogico 165

Cinesica 169

Prossemica 178

Digitale 185

Paralinguistica 190

5) Codice metacomunicazionale 203

- Suggerimenti operativi per non superare l’indice di tolleranza 216

- Promemoria per l’operatore ed ultimi consigli pratici 222

- Alcune informazioni giuridiche sull’uso dell’ipnosi 225

- Fasi di procedimento ipnotico diretto 236

- Glossario 250
INTRODUZIONE
ALCUNE INFORMAZIONI STORICHE
SUL FENOMENO IPNOTICO

Le prime tracce della pratica ipnotica risalgono ad epoche


remotissime.
A parte i numerosi ritrovamenti di crani umani preistorici con
chiari segni di interventi chirurgici, che potrebbero far pensare
ad una qualche forma di anestesia ipnotica in assenza di quella
farmacologica, la storia ci narra di popoli antichissimi che si
servivano dell’ipnosi per ottenere responsi e vaticini.
I sacerdoti caldei, attraverso l”imposizione delle mani”,
provocano uno stato di sonno profondo in fanciulle, giovani e
bellissime, le quali, in questo alterato stato di coscienza, erano
in grado di predire il futuro.
Altrettanto dicasi di altri popoli quali i Medi, i Persiani, gli Egizi,
gli Atzechi, i Maya, gli Zapotechi. Sembra che sotto il regno di
Amenofi IV, in Egitto, venissero fatte due volte l’anno offerte
votive al Dio Aton sottoforma del sacrificio di giovani fanciulle;
queste erano scelte dai sacerdoti fra le più belle ed esse stesse
accettavano di donare la vita, considerandolo anzi un grande
privilegio.

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Anche queste giovani donne venivano fatte cadere in un
profondo sonno ipnotico, durante il quale acquisivano capacità
profetiche e davano vaticini.
Dopo di ciò, per mano del sacerdote, venivano sacrificate al Dio
passando in perfetta beatitudine dal sonno ipnotico alla morte,
senza avvertire alcun dolore o timore.
In India, patria delle discipline Yoga, l’ipnosi e l’autoipnosi si
praticavano sin dai tempi anteriori alla nascita di Cristo.
Anche gli Ebrei usavano l’ipnosi per provocare nei soggetti
capacità profetiche; perfino la Bibbia presenta in più parti la
frase “Dio impose la Sua mano ed egli profetizzò”. Lo svizzero
Paracelso (1493-1541), il cui vero nome era Teofrasto Bombast,
mette in rapporto la forza della calamita con quella emanata
dalle mani, alla quale darà il nome di “magnetismo animale” che
sarà più tardi ripreso da Mesmer. L’alchimista tedesco. Cornelio
Agrippa (1486-1535), nella sua opera “La filosofia occulta”,
parla di “occhi che incantano e soggiogano”.
Verso la metà del ‘700 appare la misteriosa figura di Giuseppe
Balsamo conte di Cagliostro, mago, illusionista, guaritore e
soprattutto ipnotizzatore espertissimo, capace di produrre nei
suoi soggetti stati di sonnambulismo profondo con straordinari

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fenomeni di chiaroveggenza, talvolta accompagnati da crisi
convulsive.
Cagliostro fu arrestato a Roma nel 1789, sotto l’accusa di
eresia, e condannato dal tribunale della Santa Sede.
Secondo alcuni autori, però, Cagliostro e Balsamo sarebbero
state due persone ben distinte e colui che morì nella fortezza
papale di San Leo, nel 1795, sarebbe stato non il Conte di
Cagliostro bensì Giuseppe Balsamo.
Arriviamo così ad un’altra celebre e discussa figura di guaritore :
Anton Mesmer, medico nato a Itzmang, in Germania, nel 1734
ed affermatosi a Vienna intorno al 1770.
Partendo dal magnetismo minerale e sulle orme già tracciate da
Paracelso, Mesmer mette in rapporto le capacità terapeutiche
della calamita con quella che sprigionerebbero le mani, per la
quale ripropone il nome di “magnetismo animale”.
Mesmer acquista in Vienna una larghissima popolarità, grazie
alle numerose e sorprendenti guarigioni ottenute; questi
successi provocano, però, reazioni ostili sia da parte della
scienza ufficiale che del clero; Mesmer è costretto a lasciare
Vienna e, nel 1778, si trasferisce a Parigi.
Qui egli continua la sua opera e la sua notorietà si accresce.
Ormai i suoi pazienti sono troppo numerosi per poter essere

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trattati individualmente; Mesmer adotta quindi il metodo della
famosa “tinozza”, contenente acqua magnetizzata e limatura di
ferro.
Attorno ad essa si radunavano i pazienti, mentre il suono di un
pianoforte diffondeva nell’ambiente un’atmosfera suggestiva.
Mesmer, in abiti sontuosi, si aggirava per la sala, toccando i
malati con una bacchetta, fissandoli negli occhi ed imponendo
le mani quando necessario (passi magnetici). Generalmente, i
pazienti cadevano in una trance convulsiva (vedi metodo
catartico adottato successivamente), in seguito alla quale
sopravveniva la guarigione.
Anche a Parigi, nonostante le innumerevoli guarigioni ottenute,
o più probabilmente proprio per queste, Mesmer incontrò
l’opposizione della medicina ufficiale.
Nel 1784 fu istituita una commissione di inchiesta, la quale
stabilì che le guarigioni ottenute da Mesmer erano da attribuirsi
alla sola immaginazione dei pazienti, condannò pertanto il
magnetismo animale definendolo privo di qualsiasi efficacia.
Queste conclusioni non furono però unanimi; infatti uno dei
componenti della commissione, il botanico Laurent De Jussieu,
si rifiutò di sottoscriverle.

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Mesmer, amareggiato da tutti questi contrasti, si ritira a
Mespurg, sul lago di Costanza, dove muore nel 1815. Questo
discusso personaggio ebbe sostenitori e detrattori, suscitò
consensi e critiche; a lui comunque spetta il merito di essere
stato il primo ad affrontare con spirito scientifico ed in un’epoca
ricca di superstizioni, in cui ancora si mandavano al rogo le
presunte streghe, fenomeni che fino ad allora erano stati confusi
con le pratiche magiche.
Tuttavia il suo contributo allo studio dell’ipnosi fu limitato dal
fatto di avere attribuito i fenomeni ottenuti a cause solamente
fisiche o fisiologiche (magnetismo minerale prima ed animale
poi), trascurando del tutto la componente psicologica ed
emozionale.
Fu un suo allievo, il marchese De Puységur, ad approfondire
questo importante aspetto dell’ipnosi nei suoi studi sul son-
nambulismo provocato artificialmente.
Nei primi anni dell’800 l’Abate Faria, personaggio citato da
Dumas nella sua opera “Il Conte di Montecristo”, sostenne che il
magnetismo è un fenomeno legato alla volontà del
magnetizzatore di produrre suggestione.
Nel 1831 l’Accademia di Francia ammise l’indubbia azione del
magnetismo e ne consigliò lo studio come parte della psicolo-

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gia; per contro, verso la metà del secolo, Pio IX, in una sua
enciclica, lo condannò come forma di superstizione.
Nel 1846 James Braid, medico scozzese, sostenne che il sonno
artificiale non è il prodotto di una sorta di fluido emanato dalle
mani del rnagnetizzatore, ma è un fenomeno puramente
neurologico, adducendo a prova della sua tesi il fatto di essere
in grado di ottenere gli stessi risultati facendo fissare
lungamente al soggetto un oggetto brillante. Fu appunto Braid a
coniare i termini “ipnosi” ed “ipnotismo”, derivati dal vocabolo
greco “hypnos” (sonno).
Sulla base delle teorie del Braid, il medico francese Henry Azam
mise in luce la possibilità di utilizzare l’ipnosi come anestesia
negli interventi chirurgici.
Charles Richet, nel 1975, in opposizione all’opinione di alcuni
“studiosi” che consideravano lo stato ipnotico una simulazione,
asserì che il sonno ipnotico è uno stato fisiologico normale in cui
spesso l’intelligenza viene esaltata.
Il neurologo Jean Martin Charcot, nell’Ospedale della Salptrière,
condusse, a cavallo degli anni 1878 - 1882, importanti studi, per
altro non esenti da errori anche grossolani, sull’isteria ed il
sonno ipnotico.

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Egli sostenne che l’ipnosi è una condizione patologica inducibile
esclusivamente in soggetti isterici, che le donne si possono
ipnotizzare più facilmente degli uomini e che sia i fenomeni
ipnotici che le manifestazioni isteriche possono essere
influenzati dalle calamite e dai metalli in genere. Egli accettò la
tesi “neurologica” del Braid, secondo cui lo stato ipnotico si può
indurre facendo ricorso a mezzi puramente meccanici, ma ne
trascurò le successive importanti scoperte sull’influenza delle
aspettative e della suggestionabilità del soggetto.
Secondo Charcot l’ipnosi si manifesta sottoforma di tre possibili
stati, distinti e successivi: catalessi, letargia e sonnambulismo
indotto.
Questa tesi si dimostra in seguito parzialmente errata, ma
rimane tuttavia il primo tentativo di suddividere il fenomeno in
fasi distinte e caratterizzate da manifestazioni di crescente
potenza.
L’Università di Nancy, di cui furono principali esponenti i
professori Bernheim e Liébeault, adottò un indirizzo del tutto
diverso.
Secondo la Scuola di Nancy, la suggestione verbale poteva
avere notevole efficacia terapeutica in un gran numero di casi;
tuttavia, sebbene riconoscesse che le suggestioni vengono

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particolarmente rafforzate dallo stato ipnotico del paziente, non
riteneva questo essenziale ai fini terapeutici. Conclusione
questa in netto contrasto con le accertate possibilità dell’ipnosi
in quanto tale, come ad esempio l’eliminazione del dolore, che
non richiede specifiche suggestioni verbali per realizzarsi.
Pierre Janet, allievo di Charcot, utilizzò l’ipnosi come strumento
di ricerca psicologica in senso lato.
Egli considerò lo stato ipnotico indotto artificialmente una
condizione di “dissociazione”, per cui una parte della mente
funziona indipendentemente dal resto; è quindi possibile far si
che il paziente sotto ipnosi ricordi fatti e circostanze, per lo più
di natura traumatica e dolorosa, di cui non è cosciente allo stato
di veglia.
Sigmund Freud, la cui notorietà non richiede commenti, studiò
sia alla Salptrière, sotto la guida di Charcot ed in collaborazione
con Janet, sia a Nancy sotto Bernheim; egli, inizialmente, si
servì dell’ipnosi per la cura dell’isteria. Tuttavia, in
considerazione del fatto che la suscettibilità all’ipnosi variava
molto da un individuo all’altro e che, in particolare, i sofferenti di
vere e proprie malattie mentali risultavano per lo più non
ipnotizzabili, fu indotto successivamente ad abbandonare
l’ipnosi e sviluppare la tecnica alternativa della psicanalisi, nella

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quale il terapeuta si limita ad ascoltare ed interpretare quanto il
paziente dice o non dice.
Da questa rapida e necessariamente incompleta rassegna,
emergono i diversi e contrastanti punti di vista dai quali fu
considerata l’ipnosi nel corso di vari secoli e dai quali la nostra
concezione e le nostre tecniche si differenziano, a loro volta per
molteplici aspetti.
Come ci proponiamo di dimostrare durante lo svolgimento del
presente Corso, l’IPNOSI DINAMICA - Metodo diretto è essen-
zialmente “comunicazione”; le complesse manifestazioni
psicologiche e neurofisiologiche, che accompagnano nel
soggetto la ricezione di stimoli ipnotici, sono soltanto fenomeni
che possono verificarsi o meno, a seconda delle finalità che
l’operatore si propone e della sua specifica comunicazione,
senza che per questo si possa negare o misconoscere
l’essenza del fenomeno ipnotico, che sta soprattutto nel
particolare “rapporto di relazione” tra operatore e soggetto.

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CONSIDERAZIONI GENERALI SULLA COMUNICAZIONE
INTEGRALE

Tutti gli individui, nel comunicare con l’ambiente, utilizzano due


sistemi espressivi: quello della PAROLA e quello delle
EMOZIONI.
Questi due sistemi di comunicazione vengono definiti:

COMUNICAZIONE VERBALE - C.V.


COMUNICAZIONE NON VERBALE - C.N.V.

L’IPNOSI DINAMICA è sinonimo di comunicazione integrale,


una fusione in un unico blocco dei due sistemi di comunicazione
utilizzati dall’uomo.
La comunicazione verbale viene espressa tramite un sistema
convenzionale che prende corpo con la PAROLA. Tutti gli
individui sono consapevoli di questo strumento di
comunicazione e lo utilizzano per soddisfare le esigenze
comunicative nella vita quotidiana. La comunicazione verbale
viene indicata con la sigla C.V. La comunicazione non verbale si
realizza tramite un sistema particolare, con codifiche genetiche

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sia in fase espressiva che ricettiva e spesso usato
inconsapevolmente.
Il sistema espressivo si concretizza nell’uso di gesti, suoni
vocali o strumentali, variazioni di postura durante un dialogo, e
di tanti altri atteggiamenti mimico - emozionali. Essa viene
identificata con la sigla C.N.V. Inizialmente l’uomo, per
esprimersi, utilizzava unicamente tale sistema comunicativo.
Le prime manifestazioni vocali sono state appunto emissioni di
suoni privi di significato intrinseco, aventi valore quale
espressione emozionale di varia natura. L’esigenza primaria di
comunicare e di esprimere una emozione trae origine dallo stato
di tensione presente in un dato momento nell’individuo; tutti gli
individui utilizzano istintivamente tale sistema per scaricare
tensione e per comunicare emozioni al prossimo.
Il comportamento dell’individuo, le sue decisioni, derivano dalla
esigenza interiore di scaricare tensione. Le tensioni stabili
nascono sempre dal confronto tra ciò che siamo e ciò che
vorremmo essere, tra ciò che abbiamo e ciò che vorremmo
avere.
Con l’evoluzione dell’uomo, ai sistemi di comunicazione primari
si sono aggiunti altri sistemi sempre più elaborati, integrando
così la fase mimico - emozionale con la fase semiologica, in cui

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il gesto spontaneo e l’espressione emozionale, elaborati
attraverso la parola, acquistano un valore socio - convenzionale
univoco.
Dall’istintualità espressiva si passa così ad una codificazione
logica riconosciuta dal gruppo etnico che l’ha formata. Questa
evoluzione ha comunque permesso al sistema mimico -
emozionale di permanere in attività più di quanto possiamo
immaginare, pur variando il proprio ruolo originario, che da
strumento di comunicazione diviene strumento analogico di
scarico tensionale.
Oggi tutti gli individui, nella vita quotidiana, scaricano in tal
modo la tensione accumulata.
L’attenzione dell’interlocutore su ciò che il trasmittente esprime
con la parola, ha permesso ai sistemi analogici di scarico
tensionale di essere sempre attivati durante i vari momenti del
rapporto interpersonale (sistema occulto di scarico tensionale).

I recettori analogici non ricoprono solo un ruolo ricevente, ma


stimolano anche la trasmissione; chi è a conoscenza del loro
funzionamento può caricare di tensione l’interlocutore
utilizzando un sistema mimico - emozionale composto da

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atteggiamenti, gesti, suoni, simili a quelli espressi istintivamente
dall’altro per scaricare la propria tensione.
La comunicazione verbale è indirizzata ai recettori logici del
nostro interlocutore, mentre la comunicazione non verbale è
indirizzata ai suoi recettori emozionali; essa costituisce in sintesi
un filo diretto con l’inconscio del soggetto, durante un
procedimento ipnotico, e con quello del nostro interlocutore
durante un comune dialogo.
Non è possibile, attraverso la sola parola, tarare perfettamente
una stimolazione in rapporto alla esigenza inconscia o
analogica del soggetto, in quanto l’operatore potrebbe risultare
troppo penalizzate o troppo gratificante, produrre una tensione
esagerata oppure insufficiente.
Ciò presuppone che anche la C.V. abbia delle possibili
implicazioni emozionali, ossia possegga, per deduzione, risvolti
analogici, sia pur di non facile taratura. L’utilizzazione della
C.N.V. permette all’operatore di Calibrare perfettamente una
stimolazione microtensionale, in modo da farla divenire una
emozione per il soggetto e quindi una fonte di energia, che
questi dovrà poi “scaricare” tranquillamente con la realizzazione
della richiesta fenomenologica ipnotica.

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L’applicazione della C.N.V. in campo ipnotico e
comunicazionale non è stata adottata, consapevolmente, da
nessuna Scuola al di fuori della nostra.
Nessuno ha mai pensato che fosse possibile utilizzare questo
sistema di comunicazione per creare delle microtensioni
nell’interlocutore, e pilotarle per il raggiungimento degli obiettivi
prefissati (fenomenologici / comportamentali - metodo diretto /
metodo della Dipnosi ).
In altre parole si tratta di rendere un servizio analogico al
soggetto o interlocutore, contro un servizio logico che questi
renderà naturalmente all’operatore. La produzione di
microtensione, attraverso gli atti Comunicativi o stimolazioni
della C.N.V. ha una finalità ben precisa: far nascere una
pulsione all’interno della struttura mentale del soggetto grazie
alla distonia tra energia accumulata e possibilità di scarico nel
momento contingente.
L’accumulo energetico spingerà il soggetto a porre in atto un
comportamento gratificante nei confronti dell’operatore e
scaricare così l’energia in eccedenza.
Se il soggetto durante un dialogo identifica la fonte che crea la
tensione energetica, ossia se l’operatore aiuta il soggetto a

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riconoscere in lui la fonte stimolante e creatrice di detta
tensione, egli è costretto a gratificare le richieste formulate.
Solo così facendo gli sarà possibile annullare l’accumulo
energetico accusato all’interno del suo essere.
La decisione comportamentale non è consapevole, ma auto-
matica, istintiva, analogica; il soggetto avverte solo l’esigenza di
fare ciò che la fonte di stimolazione richiede. Spesso, più che di
esigenza, si può parlare di sincero desiderio, di un atto d’amore.
Anche nella fase induttiva dell’Ipnosi Dinamica un sistema
mimico - emozionale di C.N.V. permette all’operatore di attivare
nel soggetto dei dinamismi ipnotici, cioè dei carichi energetici
che rappresentano la causa scatenante, all’interno del soggetto,
di ciò che definiamo:

“STATO IPNOTICO”.

La chiave di Salomone che determina un processo ipnotico non


consiste nell’espressione verbale : “Ora tu cadrai in un sonno
profondo!”, ma nell’utilizzo della C.N.V. quale strumento
operativo che permette di creare nel profondo del soggetto la
esigenza o, se preferite, il desiderio di gratificare l’operatore
ponendo in atto quanto da questi richiesto (FASE DI

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PILOTAGGIO); ciò per poter così scaricare la tensione
energetica prodotta dall’operatore durante la fase induttiva.
Noi abbiamo trovato nella C.N.V. lo strumento che ci permette
di pilotare la componente microtensionale dell’interlocutore sino
al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, il quale può essere di
ordine fenomenologico o comportamentale.
Occorre, a questo punto, tener presente un fatto, di cui
parleremo anche in seguito e che anticipiamo per sommi capi.
Esiste per ciascun individuo una specie di zona franca
denominata “INDICE DI TOLLERANZA”, entro il cui ambito è
possibile subire delle micro stimolazioni senza che l’IO
RAZIONALE se ne preoccupi, in quanto non ne viene
sostanzialmente turbato l’equilibrio.
Naturalmente la tensione energetica avvertita dal soggetto non
deve assolutamente superare l’indice di tolleranza, pena il corto
circuito, ossia l’interruzione del rapporto ipnotico e relazionale
da parte del soggetto, o quanto meno l’attivazione di un
comportamento nevrotico o aggressivo come unica possibilità
individuale e autonoma di scarico di tensione.

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In Sintesi!

IL LINGUAGGIO DELLE EMOZIONI DIVIENE


COMUNICAZIONE IN QUANTO I RECETTORI ANALOGICI
DELL’INDIVIDUO SONO SENSIBILI AI GESTI E AI
COMPORTAMENTI DELLA C.N.V. ESPRESSA
DALL’OPERATORE, INFLUENZANDO NOTEVOLMENTE IL
RAPPORTO INTERPERSONALE.

ATTI ANALOGICI :
Vengono così definite le diverse espressioni dì scarico tensione
che il soggetto attua istintivamente durante un procedimento
ipnotico - dinamico o durante un‘induzione allo stato di veglia.

L’operatore della Comunicazione Integrale, utilizzando il canale


analogico, invia le stimolazioni della C.N.V. (definite atti
comunicativi) e produce nel soggetto delle microtensioni che
determinano un surplus energetico all’interne dell’essere.

Tale surplus energetico costringe il soggetto a porre in atto un


comportamento favorevole alla propria esigenza di scarico
energetico.

23
Il comportamento favorevole del soggetto potrà unicamente
essere quello gratificante nei confronti dell’operatore, perchè
solo in questo caso l’operatore sospende le stimolazioni
analogiche della C.N.V. e la conseguente produzione di micro-
tensioni all’interno del soggetto.

ATTI COMUNICATIVI:
Vengono così definite le stimolazioni analogiche espresse
dall’operatore per creare delle microtensioni nel soggetto
durante la fase induttiva.

24
CAPITOLO 1
IPNOSI DINAMICA

Il principio informatore dal quale parte il presente Corso di


IPNOSI DINAMICA e dal quale traggono origine le nostre
tecniche, si può così sintetizzare: IPNOSI DINAMICA È
SINONIMO DI COMUNICAZIONE INTEGRALE TRA
OPERATORE E SOGGETTO.

Una comunicazione integrale è composta da una parte


logica (C.V.) e da una parte analogica (C.N.V.).

Certamente la comunicazione ipnotica non è conforme al


comune concetto di comunicazione.
Per noi occidentali comunicare vuoi dire trasmettere un
messaggio (trasferimento di dati da una persona
trasmittente ad una persona ricevente). Per trasmettere un
messaggio si usa generalmente la parola.

25
La cultura occidentale ci dice di esprimere il messaggio il
più chiaramente possibile, se vogliamo avere il massimo
delle probabilità di ottenere che il nostro interlocutore ponga
in atto quanto da noi richiesto.
La capacità di persuasione, la causa scatenante che
costringe piacevolmente un interlocutore ad accettare ciò
che noi proponiamo, sono considerate elementi non
controllabili, si ammette solo che esistano persone
particolarmente abili nel toccare le corde giuste di un
interlocutore.
Si parla di carisma senza sapere cosa sia e come lo si
ottenga; si lascia completamente al caso e all’istinto tutto
ciò che, nella comunicazione umana, serve proprio per
convincere. Esprimere un messaggio il più chiaramente
possibile, secondo la nostra cultura, significa fare
attenzione alla tonalità della voce, alla sintassi, alla
grammatica ed agli argomenti. La parola è stata sempre
considerata come unico veicolo per comunicare; così il
politico comunica alla massa, il religioso ai suoi fedeli, il
papà al figlio, il professore all’allievo, il fidanzato alla
fidanzata, lo psicoterapeuta al paziente e il paziente allo
psicoterapeuta.

26
Tutto questo ha portato a fondere in un unico blocco: atto
comunicativo e contenuto, modi di espressione e messaggi,
interpretazioni del mondo logico razionale e interpretazioni
del mondo analogico irrazionale.
La nostra cultura occidentale non ci ha mai permesso di
comprendere cosa sono le emozioni, come comunica
l’inconscio, quale linguaggio specifico utilizza, come è
possibile comunicare con l’inconscio del nostro
interlocutore, con le sue emozioni e con la sua anima.
Tutta questa “non cultura” nella psicologia comunicazionale
ci ha portato a ritenere che l’inconscio sia qualcosa che
esiste ed al contempo non esiste.
Questa superficialità di analisi ha spinto chi crede
nell’inconscio a pensare che sia possibile comunicare con
la parte più profonda del proprio essere nello stesso modo
in cui si parla al capoufficio, all’amico; nel mettere in atto
questo tipo di comunicazione logica, inevitabilmente senza
risposta, non otteniamo altro che soddisfare le nostre
speranze contingenti di scarico.
L’inconscio, o parte non razionale, non può comprendere il
linguaggio con cui ci rivolgiamo a lui, al contempo i nostri
disagi e le nostre preoccupazioni aumentano per questa

27
mancata risposta.
Il presente corso di ipnosi tende a far conoscere la realtà
analogica, ossia del profondo, nella sua intima essenza.
L’allievo - operatore deve rendere un servizio analogico
all’inconscio del soggetto che si sottopone al test, se vuoi
permettere a questi di venire, in breve tempo, alla
realizzazione di fenomenologie ipnotiche.
I concetti di Ipnosi e di Comunicazione sono per noi
strettamente legati.

IPNOTIZZARE:
Secondo le tecniche della Ipnosi Dinamica vuoi dire
comunicare con l’inconscio di chi si sottopone al test,
utilizzando un linguaggio specifico che di norma non si è in
grado di gestire consapevolmente.

IPNOSI DINAMICA:
È il modo di gestire efficacemente una Comunicazione
Integrale, composta da C.N.V. (Comunicazione non
Verbale, cardine del procedimento ipnotico induttivo) e da
C.V. (Comunicazione Verbale, strumento importante nella
fase ipnotica di pilotaggio.

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Gli effetti della Ipnosi Dinamica sono basati sulla
codificazione automatica di atti comunicativi privi di
significato razionale e logico ma carichi di significati
analogici; questi atti vengono recepiti unicamente per
processi di tipo associativo non razionale, stimolando i
dinamismi psichici dell’inconscio.
I processi associativi si basano essenzialmente sul fatto
che, a livello di percezione non razionale, esiste un doppio
binario sul quale ci si muove: il doppio binario delle
GRATIFICAZIONI e delle PENALIZZAZIONI.

29
Tale aspetto della comunicazione umana analogica, “non
razionale”, ci permette di muoverci con estrema disinvoltura
e determinazione; cosa che non potrebbe accadere se noi
non avessimo prima identificato questa ambivalenza del
messaggio comunicativo di tipo analogico (si - no, bene -
male, buono - cattivo).
La tecnica ci permette di raggiungere una efficienza nella
comunicazione non verbale (C.N.V.) talmente alta da
permetterci di entrare in contatto reale con il nostro
inconscio, se necessario, e con l’inconscio dei nostri
interlocutori durante un evento comunicazionale o un
procedimento ipnotico.
Un’efficienza tale da permetterci di porre il soggetto in uno
stato assolutamente anomalo, nel quale di norma non viene
a trovarsi; vale a dire in una condizione che nella vita di tutti
i giorni si verifica in maniera eccezionale e non in maniera
sistematica.
Questo particolare stato non si identifica in specifiche
fenomenologie; lo stato ipnotico che non è solo il sonno
atipico fenomenologico definito dal Braid quando coniò il
termine ipnosi (Hypnos = sonno) nel lontano 1841, è
soprattutto uno stato di ricettività massima; ricettività rivolta

30
ai contenuti della comunicazione analogica, che consente
al soggetto di trasformare gli atti comunicativi ricevuti in una
realtà soggettiva vera e propria.
In sintesi l’IPNOSI DINAMICA è un metodo che permette
ad un individuo (operatore) di creare in un altro individuo
(soggetto) il desiderio di porre in atto le fenomenologie
richieste durante il procedimento di ipnosi. Il
comportamento gratificante del soggetto, nei confronti
dell’operatore, nasce da una sua esigenza analogica di
ridurre la tensione prodottagli dall’operatore.
Tale esigenza diventa tanto pressante nel soggetto al punto
da produrre fenomeni quali analgesia, catalessi degli arti e
altre fenomenologie anche più spettacolari. Esse investono
anche la sfera neurofisiologica oltre a quella psicologica del
soggetto.

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FASE INDUTTIVA E FASE DI PILOTAGGIO

In ciascun individuo esiste un’esigenza primaria di


proiettare al di fuori determinati simboli precostituiti della
propria mente.
L’operatore non fa altro che stimolare queste esigenze di
proiezione dell’inconscio verso bersagli esterni, lui stesso
diviene un bersaglio e quindi un SIMBOLO, ossia un
elemento esterno che coinvolge, inizialmente senza che il
soggetto ne sia consapevole.
Ogni individuo, quando è in contatto con il mondo esterno,
subisce delle stimolazioni, tali stimolazioni attivano i
processi psichici di base della dinamica mentale logica e
analogica, pertanto l’individuo è portato a vivere delle
emozioni verso il mondo esterno identificandolo con una
realtà che già gli appartiene (REALTÀ SOGGETTIVA).
L’iter psicologico che il soggetto compie per dare sfogo a
queste pulsioni è quello di fare proprio l’oggetto che ha
sollecitato la proiezione (fonte di sollecitazione = operatore)
e successivamente di destabilizzare, di annullare, di
razionalizzare il potenziale ipnotico che l’oggetto detiene.

32
Il consumo della componente emozionale, l’annullamento
del potenziale ipnotico dell’operatore, avviene nel momento
in cui il soggetto pone in atto quanto richiesto (FASE DI
PILOTAGGIO).
L’operatore si pone nei confronti del soggetto come una
fonte di stimolazioni atte a sollecitare proiezioni simboliche
con conseguente desiderio di riappropriazione e
introiezione.
La fase in cui l’unico scopo dell’operatore è acquisizione del
potenziale ipnotico viene detta FASE INDUTTIVA, quella in
cui questi sollecita il soggetto a produrre fenomenologie
ipnotiche o comportamenti particolari è detta appunto FASE
DI PILOTAGGIO.
La situazione permette all’operatore stesso di penalizzare e
gratificare il soggetto proprio favorendo o ostacolando il
soddisfacimento della destabilizzazione.
Se il soggetto pone in atto quanto richiesto, l’operatore si
lascia destabilizzare, ponendo fine all’invio di stimolazioni
analogiche; se il soggetto non realizza quanto richiesto
l’operatore intensifica l’invio delle stimolazioni analogiche
prolungando così la fase induttiva. L’io analogico, a
differenza dell’io logico e razionale, registra e interpreta

33
unicamente le tensioni che accusa, e riconosce come
bersaglio la fonte creatrice di dette tensioni.
La parola è il linguaggio dell’io razionale e non dell’io
analogico.

• L’IO ANALOGICO COMUNICA CON L’AMBIENTE


TRAMITE LE TENSIONI CHE SUBISCE O
PRODUCE AD ALTRI.

• L’ENERGIA TENSIONALE È PER L’IO


ANALOGICO L’EQUIVALENTE DELLA PAROLA
PER L’IO RAZIONALE E LOGICO

• L’IO ANALOGICO È PIGRO, COMUNICA SOLO SE


SOLLECITATO ED HA COME CANALE
PREFERENZIALE RICETTIVO - ESPRESSIVO LA
C.N.V.

La pulsione rappresenta per l’io analogico (o inconscio) lo


strumento di comunicazione con l’io logico, così come il
linguaggio è lo strumento di comunicazione dell’io logico e
razionale nei confronti dell’ambiente. Comunicare con

34
l’inconscio dell’interlocutore vuol dire provocare in
quest’ultimo delle microtensioni, che si trasformeranno
automaticamente in coinvolgimenti emozionali e quindi in
pulsioni.

35
STATO DI TENSIONE ANSIOSA E DI
TENSIONE EMOZIONALE

È necessario a questo punto chiarire il concetto di tensione,


se vogliamo comunicare con l’inconscio del soggetto. Tutti
quanti noi durante i rapporti quotidiani viviamo delle
tensioni, il nostro io razionale è abituato a classificare dette
tensioni in rapporto a molteplici variabili. Nell’ottica dell’io
analogico lo stato di tensione è unico, o meglio, per lui non
esiste distinzione tra sofferenza e piacere.
Una tensione di tipo ansioso risulta per l’inconscio
piacevole quanto una emozione perché gli rende comunque
un servizio analogico.
Così non è per il nostro io razionale, il quale effettua una
netta e precisa distinzione tra stato di tensione ansioso (di
sofferenza) e stato di tensione emozionale (di piacere)
La comparazione che effettua l’io razionale per definire
piacevole o di sofferenza una tensione è relativa a come
viene registrato il simbolo, o meglio la fonte di stimolazione.
Se l’io razionale identifica negativamente la fonte
generatrice di stimolazioni, registrerà come sofferenza la
tensione avvertita (ansiosa); se invece la causa che

36
determina lo stato di tensione è identificata dall’io razionale
positivamente, lo stato di tensione che si produrrà sarà a
sua volta registrato come piacere (tensione emozionale).
Nel glossario avevamo definito la “tensione” come uno stato
ansioso, ora usiamo il termine tensione emozionale anche
per descrivere gli stati emozionali.
In effetti la “tensione”, nella comune accezione, è uno stato
ansioso, ma a noi interessa mettere in evidenza, ora che
abbiamo ampliato il discorso, quali siano le strette analogie
tra le due identificazioni logiche dello stato soggettivo
contingente.
Entrambe infatti producono un servizio analogico, sono cioè
fonte di energia alimentatrice i simboli precostituiti ed i
simboli logici; come causa prima del processo, è
riconosciuta la fonte di stimolazione esterna (operatore
ipnotico)
Entrambi originano da un accumulo energetico identico e
che viene ben descritto con il termine di “tensione”; sarà il
diverso destino di questa energia a qualificare in senso
positivo o negativo lo stato vissuto.
Per l’io analogico è positivo qualsiasi stato di tensione, sia
ansioso sia emozionale.

37
La classificazione in Positivo o Negativo, Emozionale o
Ansioso, Piacere o Sofferenza, è attribuita dall’io razionale
dell’individuo, non dalla classe totale del Sé e tanto meno
dall’inconscio.
Lo stato di tensione ansioso scaturisce dalla distonia in
eccesso tra produzione energetica ed esigenza di energia.
La “tensione” è un’energia necessaria per sopravvivere.
Questa energia della mente, se eccedente rispetto al
fabbisogno, può essere registrata dal nostro io razionale
come sofferenza, come ansia.
Ogni fonte di produzione energetica è un simbolo.
Il simbolo vive dell’energia che sa produrre e uno stato
emozionale è sempre segno di una avvenuta acquisizione
di potenziale ipnotico da parte di un qualche simbolo, sia
esso persona o simbolo astratto.

38
TENSIONE ANSIOSA = STATO TENSIONALE
SUPERIORE ALLA CAPACITÀ DI ASSORBIMENTO

Nel momento in cui l’io razionale dell’individuo identifica in


modo negativo il simbolo o la causa scatenante della
tensione, non esita a definire questa ansiosa. Quando
l’operatore, nel procedimento induttivo, produce una
tensione nel soggetto superiore alla sua esigenza di
assorbimento, questi reagisce con la fuga dall’ambiente o
dalla situazione ove ritiene essere presente la causa
scatenante del suo stato. Abbiamo quindi dei tentativi di
“CORTOCIRCUITO” e, se è possibile, delle vere e proprie
interruzioni del rapporto comunicativo in atto.
Lo stato di tensione ansiosa è pertanto sinonimo di
sofferenza per il nostro io logico e razionale. L’operatore
durante un procedimento ipnotico, soprattutto nella fase
induttiva, deve evitare di produrre nel soggetto una
tensione eccedente l’esigenza inconscia contingente, deve
cioè stimolare in maniera commisurata al potenziale
ipnotico riconosciutogli in quel momento.
Il valore energetico - tensionale ottimale delle stimolazioni
deve essere pari al potenziale di sollecitazione (Potenziale

39
Ipnotico) che l’inconscio del soggetto riconosce
all‘operatore.
Tale riconoscimento è costantemente suscettibile di
variazioni durante il procedimento ipnotico. Nel momento in
cui l’operatore produce stimolazioni aventi contenuto
tensionale superiore al potenziale ipnotico attribuitogli
dall’io razionale del soggetto, si crea un evento critico. Il
soggetto può adottare due soluzioni per ovviare alla
situazione riconoscere all’operatore un maggior potenziale
ipnotico o CORTOCIRCUITARLO ed interrompere così il
rapporto ipnotico.
La decisione del soggetto sarà influenzata immediatamente
dalle successive stimolazioni o ATTI COMUNICATIVI che
l’operatore decide di inviare.
Nel momento in cui, nel rapporto ipnotico, si produce una
fase critica, l’operatore deve immediatamente gratificare il
soggetto trasmettendo atti comunicativi gratificanti, cioè
riducenti tensione; in tal modo il soggetto avverte
l’operatore disponibile a ricevere un maggior potenziale
ipnotico e ne accetta il servizio analogico.
Se l’operatore continua ad inviare atti comunicativi
penalizzanti, anche immediatamente dopo la fase critica, il

40
soggetto non registra analogicamente la disponibilità
dell’operatore, pertanto, a scopo di difesa, non gli attribuirà
un maggior potenziale ipnotico.
Tale mancata attribuzione equivale alla variazione del
modo in cui l’operatore è registrato, da positivo a negativo,
ed ha come conseguenza per il soggetto l’accumulo an-
sioso.
Ricordiamo all’allievo che il soggetto, a livello inconscio, ha
sempre bisogno di energia e quindi di stimolazioni
energetiche tensionali; definiamo servizio analogico il
lavoro dell’operatore atto a soddisfare tale esigenza.
Se dipendesse solo dall’inconscio del soggetto, il potenziale
ipnotico dell’operatore sarebbe immediatamente
elevatissimo senza nessun problema di tarature. Per ovvi
motivi di difesa è l’io razionale del soggetto a riconoscere il
valore ottimale del potenziale ipnotico dell’operatore e, se
ritiene pericoloso che questo aumenti, blocca
immediatamente il processo.
La tensione emozionale è uno stato tensionale piacevole
non eccedente la capacità di assorbimento; esso insorge
quando il soggetto identifica in modo positivo un simbolo
producente tensione. Nel procedimento ipnotico si

41
mantiene finché le stimolazioni sono di entità pari al
potenziale ipnotico riconosciuto all’operatore.
La reazione dell’individuo a questo tipo di tensione consiste
nel desiderio di gratificare le richieste della fonte di
stimolazione, divenuta ormai simbolo a tutti gli effetti. Nel
momento stesso in cui il soggetto riconosce logicamente il
potenziale ipnotico dell’operatore, avverte l’esigenza di
destabilizzarlo, ma ciò gli sarà possibile solo attraverso la
realizzazione delle fenomenologie richieste, dato che, a
seguito della posizione ortostatica imposta all’inizio
dell’esperimento ipnotico, nessuna altra forma di scarico
tensionale gli è concessa.
Il soggetto procede all’annullamento del potenziale ipnotico
dell’operatore a mezzo del TRANSFERT IPNOTICO e con
la realizzazione delle fenomenologie ipnotiche richieste
dall’operatore.
Riteniamo interessante rilevare che è interesse del sogget-
to porre in atto quanto richiesto, dato che solo così può
destabilizzare il potenziale dell’operatore e quindi lo stesso
rapporto ipnotico.
L’operatore, durante un procedimento ipnotico, deve
produrre nel soggetto una tensione emozionale, ossia non

42
superiore all’indice di assorbimento, come pure non
superiore al potenziale ipnotico acquisito in quel preciso
momento. Nel momento in cui l’operatore ritenga
necessario incrementare significativamente il suo
potenziale, deve produrre nel soggetto una tensione
lievemente maggiore; una volta prodotto questo lieve stato
d’ansia dovrà far seguito una sua azione gratificante,
affinché possa rendersi analogicamente disponibile a
ricevere maggior potenziale ipnotico (Fase Critica).

43
DIFFERENZA TRA TENSIONE ANSIOSA
E TENSIONE EMOZIONALE

La tensione ansiosa è un accumulo di energia tensionale


che non può seguire il suo iter naturale; l’io dell’individuo ne
blocca lo scarico verso bersagli che, pur riconosciuti validi a
livello inconscio, non lo sono a livello razionale. In altri
termini, lo stato di tensione ansiosa nasce in quanto l’io
razionale non riconosce l’operatore idoneo ad assorbire
nuovo potenziale ipnotico (operatore troppo penalizzante).
A seguito di ciò l’individuo si sottrae al rapporto,
dimenticando che comunque deve sempre annullare il
potenziale ipnotico già acquisito dall’operatore, se non
vuole vivere una sindrome di astinenza e un prolungato
stato ansioso. La sofferenza potrà essere rimossa per
processi naturali, ma solo dopo un tempo commisurato
all’entità del potenziale già riconosciuto.
Cortocircuitare vuol dire interrompere il rapporto diretto con
l’operatore o con la persona che rappresenta, nella vita
quotidiana, un simbolo.
Erroneamente ogni individuo ritiene che il cortocircuito,
l’interruzione drastica del rapporto diretto con la persona -

44
simbolo, possa rappresentare il più efficace sistema di
difesa.
In verità, nella vita quotidiana, l’esperienza ci insegna che il
simbolo sopravvive nella mente e continua ad inviare
stimolazioni analogiche, rendendo così costante l’aumento
del proprio potenziale ipnotico. Potenziale che l’individuo
alla fine dovrà riconoscere, volente o nolente, alla persona
che oggettivizza tale simbolo. Tutto ciò avviene senza che
questa muova un dito, perché fa parte di un automatismo
mentale.
Tale processo è denominato INFERTIZZAZIONE ed
avviene automaticamente grazie ai continui pensieri che
hanno per oggetto la fonte stimolante.
Il soggetto si infertizza da solo, si produce automaticamente
le stimolazioni penalizzanti che aumentano il potenziale del
simbolo che vorrebbe combattere e sconfiggere. Il tutto può
essere rapportato alla frase - tipo dell’innamorato, che dopo
un periodo di lontananza più o meno forzata dall’oggetto dei
propri sentimenti, ammette di essere più innamorato di
prima.
Il meccanismo di difesa ritenuto dall’individuo più efficace,
in realtà rappresenta la difesa dello struzzo che mette la

45
testa sotto la sabbia per non vedere ed interrompere così,
in modo illusorio, un rapporto difficile. Premesso ciò, appare
evidente che il cortocircuito effettuato dal soggetto in realtà
è uno strumento operativo del suo inconscio, tendente a
mantenere attiva l’azione stimolante del simbolo o
dell’operatore e non certamente ad annullarne gli effetti; per
ottenere ciò è necessario destabilizzare il simbolo con
l’azione e non con la rinuncia al rapporto diretto.

L’IMPOSSIBILITÀ E LA INCAPACITÀ, RITENUTA TALE


DAL SOGGETTO, DI METTERE IN ATTO I MECCANISMI
PSICOLOGICI DELLA DESTABILIZZAZIONE (CHE
RAPPRESENTANO IL PROCESSO DI ANNULLAMENTO
DI UN SIMBOLO DEFINITO NEGATIVO), ESPONGONO IL
SOGGETTO AD UN CONTINUO STATO ANSIOSO.

Lo stato di tensione emozionale, invece, si realizza proprio


perché l’io razionale dell’individuo permette lo scarico
energetico verso il bersaglio più gradito all’inconscio; in
entrambi i casi (Tensione Ansiosa o Emozionale) l’Io
Razionale non ha un potere decisionale autonomo in
merito, ma la sua presa di posizione è in rapporto al

46
potenziale ipnotico acquisito dal simbolo bersaglio. Se la
tensione prodotta da questo è superiore all’esigenza di
accumulo del soggetto, questi registra uno stato ansioso e,
di conseguenza, avvertirà l’impulso di penalizzare
l’operatore. Se la tensione prodotta non è superiore al
potenziale ipnotico riconosciuto dall’io razionale del
soggetto alla fonte stimolatrice, il soggetto avverte uno
stato di tensione emozionale, piacevole, e di contro
gratificherà l’operatore o il simbolo ponendo in atto quanto
richiesto o sollecitato analogicamente.
È curioso anche rilevare come sia più facile destabilizzare
un simbolo positivo che uno negativo; l’io razionale del
soggetto, rilevando uno stato di tensione eccedente
(ansiosa), tende più a cortocircuitare che a gestire la
destabilizzazione.
Così facendo, impedisce ai reali sistemi di difesa
(destabilizzazione) di attivarsi e a questo punto il simbolo si
differenzia dall’operatore cortocircuitato, continuando a
inviare stimolazioni analogiche per i noti processi di
infertizzazione; esso assume tra l’altro connotazioni
proiettive estranee alla natura della relazione con
l’operatore.

47
In un procedimento ipnotico il cortocircuito può realmente
costituire un valido sistema di difesa, solo se l’operatore
non ha fatto in tempo ad acquisire un potenziale ipnotico
ottimale; purtroppo nei rapporti con i simboli della vita
quotidiana il cortocircuito è sempre negativo. La dinamica di
un procedimento ipnotico è la seguente:

48
Riprendiamo alcuni concetti sulla COMUNICAZIONE!

Come la parola non è altro che uno strumento atto ad


esprimere essenzialmente un messaggio logico -
informativo, così possiamo dire che la comunicazione
analogica è lo strumento atto ad entrare in contatto con
l’inconscio del nostro soggetto, con la finalità specifica di
creare in lui delle microtensioni con effetti ipnotici.

49
ATTI COMUNICATIVI E COMUNICAZIONE ANALOGICA

LA POSSIBILITÀ DA PARTE DI UN OPERATORE DI FAR


ACCETTARE UN CAMBIAMENTO RADICALE DEI
POTERI DECISIONALI DEL SOGGETTO, È DATA
DALL’UTILIZZO DELLA COMUNICAZIONE ANALOGICA,
CHE SI REALIZZA PRINCIPALMENTE ATTRAVERSO GLI
ATTI COMUNICATIVI NON VERBALI; ESSA CONSENTE
L’ACQUISIZIONE DI UN POTENZIALE IPNOTICO E LA
RELATIVA ACCETTAZIONE E REALIZZAZIONE DA
PARTE DEL SOGGETTO DELLE RICHIESTE
FENOMENOLOGICHE O COMPORTAMENTALI.

Quando noi esprimiamo un qualsiasi messaggio, la frase


usata ha dei contenuti logici, univoci. Facciamo un
esempio:

“Per cortesia mi apra la porta!”.

Oltre ai contenuti logici, vengono sempre però


contemporaneamente espressi molteplici ATTI
COMUNICATIVI attraverso il movimento gestuale, lo

50
sguardo, la tonalità della voce, le pause, le varie posture.
Tutti questi atti comunicativi analogici e, se preferite,
comportamentali, non vengono registrati a livello razionale
dal ricevente, ma fanno scaturire in lui uno stato reattivo
dinamico.

Gli atti comunicativi così espressi producono nel soggetto


delle microtensioni, le quali possono determinare un
radicale cambiamento della sua comportamentistica, da
negativa a positiva in rapporto ad una o più richieste.

Il soggetto, durante un procedimento ipnotico, sarà


influenzato nella sua decisione di accettazione o di rifiuto di
quanto richiesto dall’operatore, dal tipo di servizio analogico
ricevuto tramite le stimolazioni di C.N.V. L’eventuale rifiuto
a realizzare le fenomenologie ipnotiche, ha certamente una
matrice analogica. Infatti tale comportamento negativo è
legato al fatto che l’inconscio del soggetto, per poter
avvertire l’esigenza di gratificare l’operatore
soddisfacendone le richieste verbali, ha la necessità di
colmare le sue esigenze analogiche di carico tensionale.

51
Possiamo quindi stabilire che:

TUTTI GLI INDIVIDUI NECESSITANO DI ENERGIA


TENSIONALE IN RAPPORTO ALLE ESIGENZE
QUANTITATIVE DEI PROPRI SIMBOLI PRECOSTITUITI
CHE COSTITUISCONO L’INCONSCIO.
QUANDO IL SOGGETTO AVVERTE UNO STATO DI
TENSIONE INFERIORE ALLE SUE ESIGENZE
ANALOGICHE, RISULTA PER LUI PENALIZZANTE
COMPIERE L’ATTO RICHIESTO.
IL NON COMPIERLO (COSA GRATIFICANTE), SIGNIFICA
CHE IL SUO INCONSCIO SOLLECITA LA FONTE DI
STIMOLAZIONE A PRODURRE ALTRA ENERGIA
TENSIONALE SINO A COLMARE LE ESIGENZE
QUANTITATIVE DEI SIMBOLI PRECOSTITUITI.

Riprendendo i concetti sulla comunicazione, precisiamo di


nuovo che la comunicazione umana è sempre costituita da
contenuti logici e atti comunicativi analogici.
Gli atti comunicativi analogici sono espressi
inconsapevolmente nei rapporti quotidiani, come pure nei
procedimenti ipnotici condotti secondo le tecniche della

52
ipnosi tradizionale, lasciando alla casualità l’aderenza
ottimale alle esigenze analogiche inconsce del soggetto.
Gli stessi atti comunicativi analogici sono espressi
consapevolmente, e secondo un preciso iter operativo,
nella lPNOSI DINAMICA e nei rapporti quotidiani in campo
professionale o privato da chi è a conoscenza delle
tecniche comunicazionali della DIPNOSI
Ampliando la comparazione tra Ipnosi Tradizionale e Ipnosi
Dinamica possiamo aggiungere quanto segue.

IPNOSI TRADIZIONALE:
Nell’ipnosi tradizionale l’operatore trasmette messaggi che
contengono atti comunicativi analogici, espressi
inconsapevolmente con la C.N.V., e contenuti logici
espressi consapevolmente con la C.V. La massima
attenzione è rivolta ai contenuti logici dei tests di
suggestionabilità quali ad esempio: “Il tuo braccio diviene
leggero, si solleva” e via dicendo.

IPNOSI DINAMICA:
Nell’ipnosi dinamica l’operatore trasmette consapevolmente
delle stimolazioni subliminali di tipo non verbale durante la

53
fase induttiva, trasmette stimolazioni verbali solo nella fase
di pilotaggio. Queste stimolazioni verbali vengono
trasmesse dopo aver preso atto del potenziale ipnotico
acquisito durante la fase induttiva, ossia dopo aver ottenuto
esito positivo nella verifica analogica terminale (passaggio
da Flash Subliminale a Flash Ipnotico).

Riservandoci, in seguito, di entrare dettagliatamente nelle


procedure induttive, occorre ora definire meglio ed
esemplificare la comunicazione non verbale, per dare
all’allievo i singoli strumenti da usarsi nella metodologia
della Ipnosi Dinamica.
Quante volte ci siamo trovati a parlare con persone, per le
quali avvertivamo antipatia o simpatia, senza saper
riconoscere razionalmente la causa di questo diverso
rapporto empatico.
Evidentemente gli atti comunicativi della persona che ci è
risultata simpatica, si sono innestati perfettamente sulle
nostre esigenze analogiche, mentre gli atti comunicativi
della persona antipatica ci hanno creato tensioni eccessive
e sono stati perciò da noi registrati come penalizzanti.
Certamente lo stato di fascinazione, quindi ogni

54
procedimento ipnotico, presuppone la instaurazione di un
rapporto empatico.
Un opportuno rapporto empatico si ottiene utilizzando le
tecniche della C.N.V., in Ipnosi Dinamica, e della DIPNOSI
nei rapporti interpersonali privati e professionali.

55
CANALI DI COMUNICAZIONE NON VERBALE

Ora vediamo quali siano questi atti comunicativi analogici


che ci permettono di comunicare in modo analogico e
subliminale con il non - io dell’interlocutore e ci consentono
una diretta e immediata comunicazione con il nostro stesso
non - io in Autoipnosi.

I canali di comunicazione non verbale che l’operatore


ipnotico può utilizzare sono i seguenti:

56
PROSSEMICA

Essa consiste nella gestione degli spazi comunicativi


durante il dialogo con un ricevente o durante il
procedimento ipnotico.
La prossemica si basa su avvicinamenti o allontanamenti
dell’operatore nei confronti del soggetto. Tutti quanti noi
siamo a conoscenza, per cultura antropologica, che lo
spazio, o meglio la distanza col nostro interlocutore durante
un qualsiasi rapporto interpersonale, determina in noi uno
stato di tensione o di rilassamento, in funzione della sua
entità e del tipo di rapporto in atto.
Es : Provate ad avvicinarvi ad una distanza di 20 cm dal
vostro capoufficio o direttore mentre esponete un problema
o semplicemente dialogate con lui, osserverete che
indietreggerà immediatamente ristabilendo uno spazio di
circa 50 cm dalla vostra persona.
Poi, provate con la vostra partner o il vostro partner; questa
volta cercate di mantenere tra di voi una distanza di 50 cm
circa. Osserverete che, di lì a poco, sarà il vostro partner o
la vostra partner ad avvicinarsi a voi, ad una distanza di
circa 30 cm.

57
Tutto questo vuoi dire che l’abile gestione degli spazi fisici
comunicativi può permettere all’operatore di creare stati di
microtensione, pilotabili nel soggetto che si sottopone ad un
test di ipnosi dinamica ed in chiunque imposti con lui un
rapporto dialogico. L’operatore verrà registrato dal soggetto
gratificante o penalizzante, in rapporto alla distanza
comunicazionale impostata ed alla fase specifica del
rapporto in atto.

CINESICA

Questo canale non verbale viene utilizzato attraverso l’uso


dei gesti, dei movimenti delle braccia o degli arti inferiori,
senza variare la distanza tra noi e il nostro interlocutore.
Anche la cinesica permette all’operatore di creare stati di
tensione nell’interlocutore o nel soggetto che si sottopone al
test di ipnosi.
Naturalmente per la cinesica, come del resto per la
prossemica e la digitale, è utile una classificazione dei
movimenti possibili in diverse categorie. I ”passi magnetici”,
per esempio, sono atti comunicativi della Cinesica.

58
PARALINGUISTICA

È largamente utilizzata nei procedimenti di induzione


ipnotica e consiste nell’emissione di suoni vocali o
strumentali indirizzati direttamente all’inconscio del
soggetto che si è sottoposto al procedimento ipnotico. Tali
suoni infatti sono espressioni prive di contenuti logici.
Pensate ad un indigeno di una tribù africana che tenta di
dirvi qualcosa attraverso i suoni vocali che emette, oppure
provate ad immaginare di dover comunicare con una
persona escludendo parole di senso compiuto e facendo
uso solo di suoni.
I suoni strumentali possono essere emessi battendo con le
vostre dita su una superficie che possa vibrare
(tamburellando su un tavolo, su un mobile ecc.) o
utilizzando veri e propri strumenti musicali. Nella fase
ipnotica sperimentale si possono anche utilizzare strumenti
elettronici, come sintetizzatori ed altri.
La paralinguistica consiste quindi nella gestione dei suoni
strumentali e vocali privi di una codifica logica in comune
col ricevente.

59
Pensate ai suoni che vengono uditi entrando nella “casa
della paura” o all’interno del “drago” al luna park della
vostra città, o anche a quegli strani suoni che udite durante
la notte in casa vostra: l’armadio che scricchiola, un rumore
di passi ecc.

DIGITALE

Essa si esprime attraverso toccamenti effettuati con le


mani, dall’operatore, su varie parti del corpo del soggetto.
La digitale non ha alcun aggancio con teorie relative al
magnetismo, ma la si utilizza semplicemente effettuando su
alcune parti del viso, delle mani e del tronco del soggetto
delle digitopressioni più o meno accentuate.
Il toccamento di una parte del corpo del soggetto produce
delle microtensioni intense; l’operatore va ad occupare lo
spazio comunicativo appartenente al soggetto in un modo
più suggestivo di quanto non avvenga con la prossemica,
rendendo l’atto comunicativo più rapido e con contenuti
emozionali più penetranti.
Infatti l’avvicinamento spaziale al corpo dell’operatore
determina nel soggetto una minore tensione rispetto ad un

60
veloce e imprevedibile toccamento, per esempio del viso,
realizzato senza variare prossemicamente le distanze
impostate.
La comunicazione digitale, espressa però dall’interlocutore,
assume importanza rilevante durante la formulazione delle
verifiche analogiche che l’operatore pone in atto durante la
fase induttiva. Rimandiamo tale argomento al capitolo
specifico.

RIASSUMENDO:

Digitale, Prossemica, Cinesica e Paralinguistica sono i


canali di comunicazione analogica che l’operatore utilizza in
un procedimento induttivo di Ipnosi Dinamica, per stimolare
l’inconscio del soggetto.
Giunti a questo punto occorre rilevare le difficoltà che
insorgono nel momento in cui si decide di produrre su se
stessi uno stato di tensione, qualora si intenda utilizzare le
tecniche della Ipnosi Dinamica. Tutto questo è naturale,
infatti non possiamo coinvolgere noi stessi
consapevolmente, dal momento che siamo noi a deciderlo
siamo anche noi a scegliere lo strumento con cui sollecitare

61
la tensione; la conoscenza del mezzo esclude che l’evento
sia inatteso, inaspettato, misterioso, situazione che sta alla
base dei normali stati di tensione. Vogliamo dire che, nella
vita quotidiana, è molto più facile produrre tensione agli altri
che a se stessi; ecco perché le tecniche autoipnotiche
trasmesse semplicemente attraverso la lettura, non hanno
alcuna probabilità di essere riprodotte.
Abbiamo precedentemente detto che l’io razionale registra
solo la comunicazione logica e non quella analogica, se
proferite la C.N.V. Nel caso in cui l’io razionale sia a
conoscenza del significato di quest’ultima, essa diviene
C.V.; quindi una comunicazione analogica può divenire
logica anche se si esprime in codici normalmente elaborati
per pura analogia.

Per esempio, pensate ai suoni dell’alfabeto Morse quando il


ricevente ne conosce l’esatto codice.

Tuttavia i suoni subliminali della C.N.V. non potranno essere


decodificati dall’io del soggetto, come avviene per l’alfabeto
Morse, a causa della loro infinita varietà e variabilità.
Ciò non può avvenire nel procedimento di ipnosi diretta,

62
anche se l’efficacia di singole stimolazioni non garantisce il
successo dell’esperimento senza una concomitante
strategia ipnotica; ciò non accade neppure ad operatori che
seguono il corso di autoipnosi, perché è totalmente
impossibile quantificare tutti i messaggi induttivi e
ricordarne il significato ad ogni successivo riascolto.

CONTROLLO DELLA TENSIONE ANSIOSA


DELL’OPERATORE
DURANTE L’EFFETTUAZIONE DEGLI ESPERIMENTI

Un problema apparentemente opposto, ma la cui soluzione


sta in processi intrapsichici analoghi, è per l’operatore
ipnotico il controllo della propria tensione ansiosa appena
prima e durante l’effettuazione di procedimenti induttivi. La
pratica autoipnotica e l’uso del Simbolo Commutatore, in
concomitanza dell’avvio del procedimento eteroinduttivo
(nei confronti di un soggetto), è sicuramente di enorme
aiuto qualora sussistano forti inibizioni e stati di ansia, ma le
consuete difficoltà iniziali possono essere in genere
affrontate e risolte applicando grande intenzione ed
attenzione ai risvolti tecnico - metodologici.

63
La coscienza e padronanza dei vari mezzi operativi è il pri-
mo e più importante fattore di sicurezza per l’operatore
ipnotico della nostra scuola.

L’operatore è perciò colui che usa tutta la gamma dei


possibili messaggi, ma su cosa deve basarsi per garantirsi
il risultato positivo, ossia la realizzazione certa della
fenomenologia ipnotica?

La risposta è SEMPLICE: “SUL POTENZIALE IPNOTICO


ACQUISITO O DA ACQUISIRE ULTERIORMENTE”.

Attraverso gli atti comunicativi della C.N.V. (fase induttiva),


l’operatore ha la possibilità di far accettare all’interlocutore
una azione, anche se apparentemente non esiste alcuna
motivazione logica che possa giustificarla.

“IL POTENZIALE IPNOTICO PERMETTE DI VARIARE I


PARAMETRI LOGICI UTILIZZATI DALL’INDIVIDUO IN UN
DATO MOMENTO, DA SFAVOREVOLI A FAVOREVOLI”.
Il potenziale ipnotico trasforma un atteggiamento

64
antagonista in uno non antagonista, complementare cioè
agli obiettivi di chi questo potenziale ha saputo farselo
attribuire. I parametri logici sono costituiti da molte variabili,
ma queste assumono pesi diversi a seconda della spinta
pulsionale che ci sta dietro.

È per questo che, pur essendoci sempre una motivazione


analogica per ogni comportamento, ogni comportamento
può però vestirsi di adeguate giustificazioni logiche.

65
CAPITOLO 2
GRATIFICAZIONI E PENALIZZAZIONI

Le favole che ci venivano raccontate dai nostri genitori


durante l’infanzia, erano impregnate di gratificazioni e di
penalizzazioni.
Tanto per citarne alcune, vi ricordate la fata di Pinocchio
che gratificava e penalizzava il bambino/burattino a
seconda del suo comportamento buono o cattivo; oppure
Cappuccetto Rosso che, in relazione alla propria
obbedienza, veniva dalla sorte gratificata o penalizzata?
Il nostro papà, la nostra mamma, la maestra, i professori,
se ben ricordate, ci gratificavano se ci si comportava
secondo il programma definito e ci penalizzavano se questo
non avveniva.
Le gratificazioni e le penalizzazioni non si fermano all’età
infantile e adolescenziale; anche ora che siamo adulti
riceviamo e trasmettiamo al prossimo gratificazioni o
penalizzazioni a seconda dei casi.
Analizzando questo fondamentale aspetto della
comunicazione più in profondità, possiamo rilevare che le
gratificazioni ricevute ci recano piacere, mentre le
66
penalizzazioni dispiacere; le gratificazioni che trasmettiamo
al prossimo ci fanno meno piacere delle penalizzazioni che
possiamo dare.
Certamente, in un primo momento tutto questo vi suonerà
male, ma se fate un attimo di attenzione su voi stessi e
annullate ogni forma di falsa ipocrisia e di
convenzionalismo vedrete che quanto abbiamo detto, tutto
sommato, non è così sgradevole come credevate al primo
impatto. Bene, ora vediamo cosa vuoi dire tutto questo
secondo l’ottica dell’inconscio.

GRATIFICAZIONE:
Riduzione della tensione con sensazione di piacere.

PENALIZZAZIONE:
Aumento della tensione con sensazione non piacevole.

Tutto questo vale anche secondo l’ottica della Ipnosi


Dinamica.
In qualsiasi messaggio noi distinguiamo l’atto comunicativo
dai contenuti logici, possiamo aggiungere che un atto
comunicativo è penalizzante se produce aumento di
67
tensione in chi lo riceve e gratificante se produce una
riduzione della tensione.

Es : Immaginate che lo stato di tensione dei soggetto sia


simile ad una colonnina di mercurio di un termometro: se la
temperatura sale è una penalizzazione per il soggetto, se
scende è una gratificazione.

Analogamente, ai fini ipnotici, qualsiasi aumento di tensione


che il soggetto avverta a seguito di atti comunicativi
dell’operatore, viene definito penalizzante, mentre una
stimolazione che provochi riduzione della tensione viene
definita gratificante.

“GLI ATTI COMUNICATIVI ANALOGICI VENGONO


CLASSIFICATI, NELL’IPNOSI DINAMICA, GRATIFICANTI
O PENALIZZANTI IN RAPPORTO ALLA VARIAZIONE
DELLO STATO DI TENSIONE CHE ESSI STESSI
PRODUCONO.”

L’accumulo di tensione crea al soggetto la necessità del


suo scarico.
68
Lo scarico può essere pilotato da un operatore, nei
procedimenti di Ipnosi Dinamica, e dall’allievo su se stesso
nei procedimenti di Autoipnosi.

Esistono scarichi di tensione naturali, definiti scarichi


analogici in quanto l’io razionale dell’individuo non ne
prende atto consapevolmente ed esistono scarichi pilotati,
ossia impostati razionalmente.

L’operatore durante i procedimenti induttivi deve bloccare


gli scarichi naturali di tensione (analogici) che il soggetto
pone in atto durante le stimolazioni induttive. Così facendo
l’operatore determina nei soggetto un accumulo di tensione
che verrà successivamente pilotato ipnoticamente. Tutto
questo avviene tramite l’imposizione al soggetto del
mantenere una POSIZIONE ORTOSTATICA.

Il soggetto deve stare in piedi, in una posizione di


semirigidità muscolare e rimanere immobile ad occhi chiusi.

Regole fondamentali di un procedimento di Ipnosi Dinamica


sono le seguenti:
69
• PRODURRE NEL SOGGETTO UN ACCUMULO DI
MICROTENSIONI, UTILIZZANDO ATTI COMUNICATIVI
PENALIZZANTI E IMPONENDOGLI UNA POSIZIONE
ORTOSTATICA DURANTE LA FASE INDUTTIVA, PER
EVITARGLI QUALSIASI FORMA DI SCARICO
ANALOGICO.

• TARARE L’EFFETTO DEGLI ATTI COMUNICATIVI


PENALIZZANTI CON ATTI GRATIFICANTI, PER NON
SUPERARE L’INDICE DI TOLLERANZA DEL
SOGGETTO.

Giunti a questo punto, occorre esaminare per quale motivo


tutto questo sia necessario!

Ma prima di poter fare ciò è indispensabile analizzare i


meccanismi psicologici di base della mente umana, ossia le
funzioni di ogni fondamentale istanza mentale.

70
STRUTTURA MENTALE, IO - NON IO

Analisi struttura mentale del ricevente (soggetto sottoposto


ad induzione).

71
A questa istanza è demandato il ruolo di organizzare,
definire, apprendere informazioni dall’ambiente, favorire o
neutralizzare le fonti di stimolazione. Ossia, in ambito
ipnotico, scegliere il ruolo comportarnentale attimo per
attimo, in rapporto alle esigenze operative dell’operatore e
dalle proprie tensioni inconsce. L’io razionale è preposto
alla identificazione e alla destabilizzazione del potenziale
ipnotico dell’operatore. Le gratificazioni fenomenologiche
che il soggetto pone in atto nei confronti dell’operatore
mirano a raggiungere il risultato di destabilizzare il
potenziale ipnotico acquisito dall’operatore durante la fase
induttiva, introiettandone (annullandone) così il simbolo.

72
Le emozioni, le pulsioni, i desideri, i conflitti interni, sono
tutte realtà soggettive che scaturiscono da una esigenza
del non io (inconscio) di vivere delle tensioni, cioè
procurarsi l’energia per la sopravvivenza. A tal fine esso
utilizza i bersagli che la vita quotidiana o l’operatore
ipnotico sono in grado di rappresentare di volta in volta.
Questa esigenza non sempre è soddisfatta, perché l’IO
RAZIONALE dell’individuo blocca, quando può, le situazioni
necessarie all’inconscio (o NON IO) per la produzione della
tensione (meccanismi di difesa). In netto antagonismo con
l’io razionale, compito del non io è quello di sviluppare ogni
fonte di stimolazione, rendendola sempre più potente.

Precisiamo che l’IO razionale riconosce il simbolo


operatore, o meglio il suo potenziale ipnotico, solo quando
ritiene di non poterlo più disconoscere.

Immaginate una stanza con una unica via di uscita


rappresentata da una porta.

Stanza = Istanza dell’inconscio (o NON IO).

73
Porta = IO RAZIONALE, con potere di apertura o
chiusura dell’ambiente, condizionato alle
esigenze dei più influenti simboli precostituiti e a
danno di quelli in evoluzione.

L’energia prodottasi all’interno della stanza (stato di


tensione nel soggetto) cerca di uscire per raggiungere il
bersaglio naturale di scarico (operatore), questo è possibile
solo se l’IO RAZIONALE apre la porta.

L’apertura della porta è condizionata dal modo in cui


l’operatore si presenta al soggetto, o meglio all’io razionale
del soggetto in quel preciso momento (fase critica) .
Se l’operatore viene registrato penalizzante in quel preciso
momento, l’IO RAZIONALE del soggetto chiude la porta e
non gli permette di acquisire un maggior potenziale
ipnotico.

Se l’operatore viene registrato gratificante, la porta si apre


permettendo la sua piena investitura emozionale, con il
conseguente aumento del potenziale ipnotico
riconosciutogli dal soggetto.
74
Giunti a questo punto l’allievo si domanda come possa
l’operatore, in un procedimento ipnotico, rendersi conto se
la porta dell’io razionale del soggetto è aperta o chiusa. La
risposta va ricercata nel comportamento del soggetto
durante la fase di passaggio da flash subliminale a flash
ipnotico.

Durante questa fase l’operatore imposta la verifica


analogica terminale, cioè inserisce la parola tra i propri atti
comunicativi, controllando che il soggetto non deglutisca. In
caso affermativo la verifica risulta negativa, quindi la porta
dell’io razionale è ancora chiusa; nel caso in cui il soggetto
non deglutisca durante l’inserimento della C.V., la verifica
risulta positiva, quindi la porta gli è aperta; ciò vuol anche
dire che il servizio analogico è stato perfettamente reso
durante la fase induttiva.

Nella fase di pilotaggio la verifica logica positiva è


rapportata alla realizzazione o meno della fenomenologia
ipnotica richiesta verbalmente dall’operatore. Nella Ipnosi
Dinamica esistono tre tipi di verifiche:

75
• le verifiche subliminali (fase induttiva);
• la verifica analogica terminale (passaggio da flash
subliminale a flash ipnotico);
• le verifiche logiche (fase di pilotaggio);

Da tutto ciò appare evidente come sia fondamentale ai fini


ipnotici creare ben calibrate microtensioni nel soggetto,
utilizzando gli atti comunicativi della C.N.V.; ma è altrettanto
importante che l’io razionale del soggetto accetti l’operatore
e non ponga in atto i meccanismi di difesa (porta chiusa).
Precisiamo che l’accettazione da parte dell’io razionale del
soggetto non avviene per una analisi logica della situazione
contingente, ma semplicemente sulla base del perfetto
servizio analogico reso durante la fase induttiva, cioè
dell’intensità tensionale prodotta in rapporto alla necessità
inconscia contingente.

In prossimità di una fase critica (verifica), l’operatore deve


inviare ATTI COMUNICATIVI GRATIFICANTI per
rassicurare l’io razionale del soggetto ed indurlo così ad
aprire la porta.

76
L’io razionale di solito non è indulgente verso i nuovi simboli
nascenti (vedi operatore nella fase induttiva), in taluni casi
può avvenire che il soggetto necessiti di forti accumuli di
tensione prima che il suo IO RAZIONALE identifichi
l’operatore come simbolo e gli attribuisca quindi un
potenziale ipnotico.
I soggetti con simili esigenze vengono definiti ATIPICI, in
quanto i simboli precostituiti all’interno della loro mente
necessitano di un’alimentazione tensionale enorme in
rapporto alla media. Per tale motivo, gli atti comunicativi
espressi dall’operatore devono essere numerosi o
particolarmente efficaci per poter mettere in azione, nel
soggetto, i meccanismi di identificazione dell’io razionale
(apertura porta) e determinare il riconoscimento del proprio
potenziale.
L’istanza del NON IO è preposta, attraverso i meccanismi
base della proiezione e dell’incorporazione, alla produzione
autonoma di energia tensionale (infertizzazione), tendente
a caricare il desiderio. Per attivare i procedimenti di
infertizzazione, è necessario che il non io del soggetto
subisca stimolazioni tali da interessare anche l’io razionale,
questo attribuirà alla fonte di stimolazione il valore di
77
simbolo e su questo saranno impostati i dinamismi
autonomi che prescindono dalla presenza o dall’azione di
un operatore e che garantiscono quindi in ogni caso la
sopravvivenza dell’inconscio.
L’istanza dell’io razionale è preposta, tramite i meccanismi
di base della identificazione e della destabilizzazione,
all’annullamento del potenziale ipnotico del simbolo -
operatore (introiezione).
L’operatore stimola nel soggetto il meccanismo di base
della identificazione ogni qualvolta superi positivamente la
fa se critica di verifica e si presenti come simbolo;
acquisendo sempre più potenziale ipnotico, sollecita poi
l’esigenza di essere destabilizzato.
Ciò potrà avvenire tramite la realizzazione delle
fenomenologie ipnotiche.
Il soggetto in ipnosi attua la destabilizzazione del potenziale
ipnotico dell’operatore ogni qualvolta lo gratifica. Il
cortocircuito del rapporto ipnotico da parte del soggetto non
è una destabilizzazione di potenziale ipnotico, ma
semplicemente una interruzione del rapporto diretto.
Quando parliamo di IO RAZIONALE, intendiamo riferirci
sempre all’istanza dell’individuo preposta alla
78
identificazione ed alla destabilizzazione di un simbolo;
pertanto il termine non sta ad indicare il potere decisionale,
di analisi o di ragionamento dell’individuo, ma esattamente
e soltanto una sua istanza mentale.

Il potere decisionale, la “ratio” di un individuo, le sue


argomentazioni, sono delle semplici sintesi operative della
istanza mentale razionale, sintesi definibili anche come
VARIABILI di una COSTANTE rappresentata dalle
fondamentali esigenze dei simboli egemoni e dalla modalità
operativa dei meccanismi psicologici di base.

Operando sulla costante si agisce sulle radici dell’albero e


contemporaneamente su tutti i suoi rami, operando su una
variabile si agisce esclusivamente su uno specifico ramo,
ed il tempo impiegato per segare il ramo spesso è
sufficiente all’albero per produrne altri nuovi ed indesiderati.
Secondo le concezioni freudiane, descritte nel quadro della
seconda teoria dell’apparato psichico, la mente umana si
compone di tre istanze con funzioni operative e struttura
distinte ma al contempo interattive.

79
Alla prima rappresentazione topica noi apportiamo una
variante, intervenendo con una nuova denominazione cioè
il NON IO; esso raggruppa in un unico blocco l’istanza del
SUPER IO freudiano e la istanza dell’ES. Tutto questo,
oltre che rendere ragione alla funzione attiva e stimolatoria
dei simboli, permette all’operatore ipnotico l’acquisizione di
una concezione operativa di semplice riferimento e di
puntare tutta la sua attenzione, durante il procedimento
ipnotico, al servizio analogico.

La costante di ogni individuo è la ricerca di fonti di


stimolazione, nell’ambiente che lo circonda, atte a favorire
la produzione di energia psichica di cui necessita.

80
In altri termini, possiamo affermare che il fenomeno ipnotico
è un evento naturale che permette la creazione di un
simbolo, al pari di altri rapporti di relazione che
periodicamente si impostano nella vita quotidiana.
La differenza risiede unicamente nelle originali richieste che
il simbolo operatore formula al soggetto, rispetto al tipo di
comportamento e ai modi naturali di richiesta che un
simbolo divenuto tale esprime nella vita quotidiana.
Intendiamo precisare che il SIMBOLO ROBERTA non si
limita a chiedere al proprio partner di effettuare una
catalessi, a prova del suo potenziale ipnotico, ma ben altre
richieste esprime nel tentativo di gestire e pilotare il
comportamento del proprio partner verso gli obiettivi
precostituiti.

Nel procedimento ipnotico l’operatore si pone al servizio


della costante energetica, creando nel soggetto delle
microtensioni (fase induttiva) sino a quando ogni posizione
competitiva (di rifiuto) si sia trasformata in ruolo
complementare (di accettazione).

81
La realizzazione della fenomenologia richiesta implica
l’adozione di un ruolo complementare da parte del
soggetto. L’operatore deve entrare in comunicazione, nei
procedimenti ipnotici, con entrambe le fondamentali istanze
dell’io del soggetto:

La seconda classe condiziona la prima, imponendole un


ruolo complementare o competitivo nei confronti della fonte
di stimolazione.
Pertanto gli attori che entrano nella scena ipnotica sono i
seguenti:

L’IO RAZIONALE O CONSCIO con le sue esigenze di


identificare prima e di destabilizzare poi i simboli che hanno
superato il potenziale subliminale, e che ha quindi dovuto
riconoscere.

82
IL NON IO O INCONSCIO con l’esigenza di creare
continuamente simboli che possano stimolarlo e
provvedere così alla alimentazione energetica dei suoi
simboli precostituiti.

L’OPERATORE IPNOTICO che deve soddisfare le


esigenze analogiche del non io del soggetto senza attivare
le difese dell’io razionale, per acquisire un potenziale
ipnotico sufficiente a raggiungere l’obiettivo imposto
(fenomenologie ipnotiche)

Introiettare l’operatore vuol dire privarlo del suo potere


stimolante.

83
Tale necessità viene soddisfatta attivando nei confronti del
simbolo o fonte di stimolazione i meccanismi di:

IDENTIFICAZIONE
“Tu detieni un potenziale ipnotico nei miei confronti e
pertanto sei”.

DESTABILIZZAZIONE
“Io ti gratifico nelle tue richieste per poter così far cadere il
tuo interesse a stimolare il mio non io, con l’invio di altre
stimolazioni analogiche”.

L’esigenza di introiettare che il soggetto avverte nei


confronti dell’operatore riconosciuto simbolo, permette di
concludere positivamente un procedimento ipnotico con la
realizzazione di tutte le fenomenologie richieste, prima del
raggiungimento dello stato di equilibrio (ANNULLAMENTO
DELLA TENSIONE) da parte del soggetto.
Il non io, per contro, ha il compito di mantenere sempre
attivo, per fini energetici, il potenziale del bersaglio
emozionale che il simbolo - operatore rappresenta. La
tensione verrà successivamente prodotta dallo stesso NON
84
IO del soggetto, attraverso i meccanismi autonomi di
infertizzazione. Ribadiamo che il processo autonomo di
infertizzazione determina un incremento dello stato
tensionale del soggetto. Perché si inneschi detto processo
è necessaria la presenza di un simbolo (OPERATORE
NELLA FASE DI PILOTAGGIO).
Con un granello di sabbia la mente umana può creare un
isola ed anche un continente.

Per soddisfare tale necessità occorre che vengano prima


attivati nei confronti di un operatore i meccanismi di:

PROIEZIONE
“Sento il tuo fascino”

INCORPORAZIONE
“Sento il tuo potere”

85
Cardine di tutta la nostra pratica ipnotica è la profonda
coscienza che le necessità di alimentazione energetica
degli altrui simboli precostituiti creano e creeranno sempre
ampie possibilità di divenire simbolo, fruendo di tutti i
vantaggi che ciò comporta; inoltre che non è necessario
adottare complicate strategie quando si sia capaci di
rendere con tempismo il servizio analogico.

Gli ATTI COMUNICATIVI della C.N.V. permettono


all’operatore, durante la fase ipnotica induttiva, di attivare e
fortificare il processo di infertizzazione nel soggetto,
facendosi conseguentemente riconoscere nel ruolo di
bersaglio analogico prima e di simbolo poi.

Queste antitetiche esigenze delle due classi mentali


apparentemente si combattono, ma in realtà risultano
perfettamente complementari ai fini della sopravvivenza
della “Mente”. Esse permettono all’individuo di vivere delle
tensioni; queste tensioni energetiche scaturiscono dalla
duplicità contrastante, ma vengono fortificate dalla
resistenza che il bersaglio-simbolo oppone alla propria
destabilizzazione.
86
Vogliamo affermare che lo stato di tensione energetico
scaturisce dalla distonia tra quanto è stato proiettato e
successivamente incorporato dall’individuo a livello
analogico (livello del Non Io), con quanto è stato identificato
e destabilizzato a livello dell’io razionale. La distonia di
sintesi tra l’Io Razionale e il Non Io determina il flusso
energetico originario, più è consistente il desiderio (NON
IO) rispetto al possesso (IO RAZIONALE) e più tensione
energetica si crea.

Cerchiamo di essere più chiari!

Lo stato di tensione energetico si produce nell’individuo


dalla distonia tra desiderio dell’oggetto rispetto a quanto si
ritiene di possederla.
Se l’individuo riesce a possedere l’oggetto per quanto lo
desidera, la pulsione si spegne in quanto il valore
tensionale è zero.
Il desiderio può raggiungere diversi livelli di intensità e,
rispetto a tale livello, l’oggetto che si desidera può essere
posseduto integralmente, parzialmente, oppure non
posseduto affatto. Se viene posseduto integralmente si
87
annulla la distonia relativa e con esso il simbolo che
l’oggetto rappresenta per l’individuo. Accettiamo per un
attimo l’ipotesi di poter valutare gli indici di desiderio e di
possesso, ossia quanto desiderio riteniamo di poter
soddisfare nei confronti di un oggetto X, con un comune
termometro che ci indichi il valore energetico di ciascun
indice(desiderio - possesso).
Ora, identifichiamo pure tale simbolo in un oggetto
materiale, per esempio una automobile, una Mercedes.
Utilizzando per analogia il parametro termometrico,
potremmo rilevare che il nostro desiderio di possedere una
Mercedes sia di 80, mentre il possesso, o meglio il
godimento di tale bene, di 30 (poniamo il caso che la
Mercedes ci venga prestata da un amico per tempi limitati e
non è quindi integrale il godimento del bene). Analizziamo
ora il tutto secondo i parametri della nostra mente!
Sul desiderio di 80 nulla da aggiungere, tale è il desiderio
soggettivo che abbiamo. Il godimento di tale bene è di 30;
questo vuoi dire che possediamo solo parzialmente l’auto,
infatti, in base all’esempio espresso, l’uso o il godimento ci
viene concesso da altri e per un tempo limitato.

88
Ossia, per vincoli indipendenti dalla nostra volontà, non
possiamo utilizzarla come desidereremmo (per 80), ma solo
per 30. Occorre saper valutare il possesso in termini di uso,
godimento, non in termini di proprietà;
il NON IO infatti non riconosce la proprietà formale né il
negoziato di acquisto di un bene.
In questo caso sussiste una netta discordanza tra
desiderato e goduto (o posseduto), esattamente di 50.
Tutto questo ci indica che lo stato di tensione emozionale
da noi vissuto per l’auto è di 50. Schematizzando abbiamo:

80 = DESIDERIO DELL’OGGETTO
30 = GODIMENTO O POSSESSO DELL’OGGETTO
50 = STATO DI TENSIONE RELATIVO AL SIMBOLO
MERCEDES
(“ENERGIA DI VITA” scaturente dalla distonia tra
quanto desiderato e quanto posseduto).
In altre parole il simbolo auto (Mercedes) rende
all’inconscio un servizio analogico di 50.
Questa energia tensionale va ad alimentare i simboli
precostituiti all’interno dell’individuo che ha scelto
tale bene come propria fonte di stimolazione.
89
Da ciò si deduce che:

LO STATO DI TENSIONE ENERGETICO È


DIRETTAMENTE PROPORZIONALE ALLA DISTONIA
ESISTENTE TRA IL DESIDERATO E IL POSSEDUTO.
LO STATO DI TENSIONE ENERGETICO PUÒ ESSERE
REGISTRATO, DALL’INDIVIDUO CHE LO SUBISCE,
COME STATO DI TENSIONE ANSIOSO (ECCESSIVA
PRODUZIONE ENERGETICA) O STATO DI TENSIONE
EMOZIONALE (PRODUZIONE ENERGETICA OTTIMALE).

Se lo stato di tensione supera quanto necessita ai simboli


precostituiti, l’eccedenza si trasforma in stato ansioso.
Gli atti comunicativi della C.N.V espressi dall’operatore
sono delle stimolazioni analogiche; queste stimolazioni
vengono identificate dal soggetto grazie al valore
energetico - tensionale che ne scaturisce.
È bene precisare ancora che con il concetto di “posseduto”
intendiamo riferirci non all’acquisto commerciale di un bene,
ma al consumo o riduzione del potenziale ipnotico
dell’oggetto desiderato nei confronti del quale l’individuo è
coinvolto.
90
Schematizzando:

SIMBOLO

Il simbolo è una fonte di stimolazione che fa scaturire nel


soggetto una tensione energetica; rappresenta un desiderio
non interamente appagato, cioè la distonia tra il desiderio
(consapevolezza del desiderio) e la presa atto di quanto
posseduto (consapevolezza del possesso).

91
Un simbolo è tale sino a quando non è stato privato del
proprio potenziale di stimolazione energetica, o
coinvolgimento.

Questo potenziale di stimolazione energetica viene definito


“POTENZIALE IPNOTICO”.

La fonte di stimolazione definita tecnicamente “simbolo


funzionale” è uno strumento che permette alla struttura
mentale dell’individuo di alimentarsi sul piano energetico.
Quanti simboli esistono nella vostra vita al di fuori dei
procedimenti ipnotici…….. molti vero? Forse non
immaginavate di riconoscere tanti simboli.

Un simbolo per essere tale deve essere identificato in un


oggetto che lo può rappresentare (pensiero, cosa,
persona). L’annullamento della distonia tra desiderato e
posseduto annulla la tensione energetica e quindi il servizio
analogico che il simbolo deve continuare a rendere per non
perdere potenziale ipnotico.

92
ESEMPI DI SIMBOLI OGGETTIVIZZATI DELLA VITA
QUOTIDIANA:

• la nostra moglie o il nostro marito;


• la nostra amante o il nostro amante;
• la nostra idea ossessiva;
• la nostra sigaretta;
• l’operatore ipnotico, al termine della fase induttiva;
• ecc. ecc.

Un simbolo può essere registrato o gratificante o


penalizzante, così come gratificante o penalizzante può
risultare ciascun atto comunicativo analogico espresso
dall’operatore ipnotico nei confronti del soggetto.

L’operatore ipnotico può, attraverso gli atti comunicativi


della C.N.V., amplificare o ridurre la distonia all’interno del
soggetto. L’operatore riconosciuto simbolo dall’Io Razionale
del soggetto può iniziare la fase di pilotaggio, mirante a
condurre il soggetto verso gli obiettivi prefissati. Questi
obiettivi possono essere di natura fenomenologica o di
natura psicologica e comportamentale.
93
POTENZIALE IPNOTICO

Il potere di stimolazione energetica di un simbolo si


definisce Potenziale Ipnotico. Un operatore che ipnotizza
un soggetto diviene, per tale soggetto, un simbolo con
potenziale ipnotico.
Il potenziale ipnotico di un simbolo è direttamente
proporzionale allo stato di tensione energetica (distonia)
che detto simbolo è in grado di produrre nell’individuo
senza superarne gli indici di tolleranza.
Il potenziale è una grandezza variabile, funzione della
distonia tra desiderato e posseduto che accusa, in quel
particolare momento, il soggetto ipnotizzato nei confronti
dell’operatore.

94
Se la tensione è stata sollecitata dall’operatore, sarà
l’operatore ad acquisire un potenziale ipnotico nei confronti
del soggetto.
Se la tensione è stata sollecitata dall’IO RAZIONALE
dell’allievo in Autoipnosi, sarà l’io razionale dell’allievo ad
avere potenziale ipnotico nei confronti del proprio NON IO.
In sintesi, la fonte che crea tensione acquisisce il potenziale
ipnotico relativo.
Il potenziale ipnotico ha una influenza notevole sui
dinamismi mentali del soggetto. Il potenziale ipnotico crea
una rivoluzione ed un successivo nuovo equilibrio
energetico.
Il potenziale ipnotico acquisito dal simbolo operatore crea
una rivoluzione radicale nel soggetto nel momento in cui
supera il potenziale ipnotico di un forte simbolo preesistente
all’interno della struttura mentale del soggetto.
È un pò come il cambio di un RE; la destituzione di un Re
ad opera di un suddito che via via ha acquisito sempre più
potenziale ipnotico, sino a poter detronizzare il Re che si
alimentava fino a quel momento grazie alle azioni sue e di
altri sudditi.

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Il potenziale ipnotico permette all’operatore di provocare nel
soggetto un ribaltamento completo nel modo di recepire un
atto comunicativo espresso, una richiesta fenomenologica
ipnotica, una azione comportamentale sollecitata.
Il ribaltamento rappresenta una variazione della reattività
del soggetto, della connotazione da spiacevole a piacevole
nel compiere l’atto o la scelta che viene richiesta
dall’operatore; ciò indipendentemente dal giudizio positivo o
negativo che il senso comune o il soggetto stesso in altre
situazioni potevano attribuire all’atto.
Il ribaltamento rappresenta quindi la variazione identificativa
dell’atto richiesto dall’operatore. Ogni individuo nel fare
l’azione richiesta, registra una sollecitazione pari alla
tensione energetica (ansiosa - emozionale) che avverte,
quindi ogni sollecitazione dell’operatore effettuata con la
C.N.V. (fase induttiva) o con la C.V. (fase di pilotaggio) può
assumere il ruolo di una richiesta gratificante o
penalizzante.
Grazie al potenziale ipnotico acquisito l’operatore può
ottenere la fenomenologia richiesta. Il soggetto registrerà
gratificante compiere le azioni comportamentali o vivere le
fenomenologie richieste. La realizzazione di queste gli
96
permetterà di destabilizzare il potenziale ipnotico
dell’operatore e quindi il simbolo che egli rappresenta, dato
che, raggiungendo l’obiettivo precostituito, l’operatore non
avrà alcun interesse a proseguire la fase induttiva.
Il soggetto, una volta riconosciuto simbolo l’operatore, ha
tutto l’interesse a gratificare le sue richieste
fenomenologiche, pertanto quest’ultimo deve porre
l’attenzione esclusivamente a rendere il servizio analogico
per acquisire il potenziale ipnotico.
Occorre concentrarsi solo sulle tecniche induttive e porre le
fenomenologie ipnotiche in secondo piano, dato che esse
scaturiscono direttamente dalla perfetta riuscita della fase
induttiva.
Sarà lo stesso servizio analogico, una volta reso, a far
scattare quel famoso ribaltamento percettivo, per cui il
soggetto registra gratificanti e compie quelle azioni che
prima avrebbero causato il cortocircuito del rapporto. I
procedimenti ipnotici sono possibili proprio in funzione della
necessità dei simboli precostituiti del soggetto di trovare,
all’esterno, dei bersagli che possano innescare il
dinamismo tensionale necessario alla loro sopravvivenza.

97
FASE INDUTTIVA SUBLIMINALE

Dobbiamo ben focalizzare quali sono gli obiettivi che


vogliamo raggiungere con il presente corso di IPNOSI
DINAMICA e quale l’esatta metodologia da applicare per
raggiungerli.

Nella fase induttiva abbiamo due finalità:

1. Inviare le stimolazioni analogiche tramite la C.N.V., fino


a far sì che il NON IO del soggetto ci riconosca
bersaglio.

2. Creare nel soggetto un calibrato servizio analogico per


essere riconosciuti simbolo dal suo IO RAZIONALE,
esso infatti si opporrebbe ad un eccesso energetico
momentaneo, traducendolo in stato ansioso e chiusura
verso di noi.

Per creare un simbolo è necessario acquisire un potenziale


subliminale (fase Induttiva) e successivamente un

98
potenziale ipnotico in funzione degli obiettivi fenomenologici
e comportamentali prefissati (fase di Pilotaggio).
Occorre fare distinzione tra acquisizione di potenziale
ipnotico ai fini della creazione di un simbolo e acquisizione
di maggior potenziale ipnotico da parte sua per il
raggiungimento degli obiettivi fenomenologici che tale
simbolo si prefigge.
Per poter operare con la dovuta attenzione in questi due
momenti particolari del metodo ipnotico della Ipnosi
Dinamica, è necessario distinguere quindi la FASE
INDUTTIVA dalla FASE DI PILOTAGGIO.

FASE INDUTTIVA SUBLIMINALE


La C.N.V. viene recepita dal soggetto in rapporto agli effetti
tensionali che realmente produce, e non per i contenuti
espressivi e comportamentali desumibili. La fase induttiva si
realizza al di fuori della soglia cosciente del soggetto e
pertanto viene definita “subliminale”.
Ha lo scopo di far attribuire un potenziale ipnotico
subliminale all’operatore e di far sì che questi venga
riconosciuto come bersaglio da parte dei simboli
precostituiti, quindi da parte del NON IO del soggetto. Al
99
soggetto si richiede solo un ruolo passivo di accettazione
attenta (fase di posizione statica). Il potenziale ipnotico
acquisito è subliminale in quanto, fino a che non si superi
l’indice di tolleranza, l’io razionale e conscio del soggetto
non entra in azione.

FASE DI PILOTAGGIO
La C.V. viene naturalmente registrata dal soggetto per i
contenuti che esprime, pertanto il rapporto non è
subliminale, ma cosciente. La C.V. può essere integrata
dalla C.N.V., se l’operatore si rende conto di non aver
ancora acquisito un potenziale ipnotico sufficiente per
richiedere le prime verifiche logiche.
Ha lo scopo di utilizzare il potenziale ipnotico acquisito al
fine di raggiungere l’obiettivo prefissato. Durante il suo
realizzarsi si manifesta nel soggetto un comportamento
attivo causato dalla necessità di destabilizzare il simbolo
operatore, attraverso la resistenza prima e il compimento
poi delle richieste fenomenologiche.

Un simbolo, per essere tale, deve essere riconosciuto


dall’io razionale del soggetto; solo da questo momento è
100
possibile utilizzare la fase di pilotaggio per accrescere il
potenziale ipnotico dell’operatore sino ad ottenere il
raggiungimento dell’obiettivo preposto.
Il bersaglio analogico (operatore), per essere riconosciuto
simbolo dal soggetto, deve crescere di quel tanto che
necessita a far scattare nell’io razionale del soggetto
l’esigenza di identificarlo.
L’io razionale è già talmente impegnato per la propria
sopravvivenza, che non può sprecare energie nel
preoccuparsi di micro simboli (o bersagli) che non
intaccano l’equilibrio precostituito.

Proprio in relazione a tale funzione di guardiano affannato


dell’io razionale, sussiste in ciascun individuo un indice di
tolleranza, una specie di zona franca che permette la
formazione di bersagli emozionali o di micro simboli di
basso contenuto emozionale; il naturale esaurimento del
loro micropotenziale avviene senza impegnare l’io razionale
in una azione identificativa e destabilizzante.

101
INDICE DI TOLLERANZA

L’indice di tolleranza, come abbiamo detto, è una zona


franca, in cui l’io razionale del soggetto non applica alcun
controllo e nessuna azione destabilizzante nei confronti di
stimolazioni tendenti a produrre bersagli emozionali, o se
preferite micro - simboli necessari alle esigenze di
infertizzazione del NON IO.
L’operatore, nei procedimenti di IPNOSI DINAMICA, utilizza
questa zona franca per divenire un bersaglio analogico, che
successivamente crescerà sino a sollecitare il
riconoscimento ”ufficiale” da parte dell’io razionale del
soggetto e divenire così un vero e proprio simbolo.

SIMBOLO POTENZIALE O BERSAGLIO ANALOGICO


L’operatore ipnotico si definisce tale finchè permane, con le
stimolazioni, entro l’indice di tolleranza.

SIMBOLO FUNZIONALE O SIMBOLO (Qui si parla di un


simbolo con oggettivazione esterna: l’operatore).
L’operatore si definisce tale quando il potenziale ipnotico
acquisito supera l’indice di tolleranza del soggetto e viene
102
identificato dal suo IO RAZIONALE (passaggio da flash
subliminale a flash ipnotico).

UN SIMBOLO PUÒ ESSERE POTENZIALE O


FUNZIONALE

Il simbolo potenziale (operatore = bersaglio analogico) non


corre nessun pericolo di essere identificato dall’io razionale
e, di conseguenza combattuto, prima di aver acquisito un
potenziale ipnotico sufficiente a difendersi. Tale garanzia è
legata al fatto che l’azione induttiva analogica dell’operatore
si eserciti entro la zona di tolleranza.
Durante il permanere nella zona di tolleranza, l’operatore
ha una ridotta influenza; di conseguenza non è possibile
determinare alcuna rilevante azione di cambiamento nel
soggetto rispetto alle sue consuete dinamiche
comportamentali; inoltre non si possono richiedere
esplicitamente (C.V.) fenomenologie ipnotiche, in quanto
l’io razionale del soggetto non riconosce potenziale ipnotico
all’operatore fin quando non è costretto ad identificarlo.

103
L’io razionale del soggetto è costretto a riconoscere e a
convivere solo con simboli che hanno un notevole
potenziale ipnotico; finché questo non avviene il soggetto
può cortocircuitare l’operatore in qualsiasi momento
vengano inviate stimolazioni troppo penalizzanti.

La fase induttiva subliminale permette all’operatore di


divenire un BERSAGLIO ANALOGICO per il soggetto.

Il passaggio da flash subliminale a flash ipnotico permette


all’operatore di essere identificato dall’IO RAZIONALE del
soggetto come simbolo.

La fase di pilotaggio permette all’operatore di calibrare il


proprio potenziale ipnotico in rapporto agli obiettivi
fenomenologici e comportamentali prefissati.
Il soggetto deve assumere, durante la fase subliminale, un
ruolo psicologico esclusivamente ricettivo, egli diverrà un
accumulatore di microtensioni.
La posizione ortostatica, il blocco di ogni micro - movimento
di qualsiasi natura, le palpebre abbassate per tutta la
durata dell’esperimento, i denti non serrati, il divieto di
104
parlare o assentire, rappresentano per l’operatore le regole
comportamentali da imporre inizialmente al soggetto onde
garantirsi l’esito positivo di un procedimento ipnotico.

105
VALUTAZIONE SITUAZIONE PSICOLOGICA
AMBIENTALE

L’IPNOSI DINAMICA, nella sua particolare procedura


induttiva, viene anche definita “METODO INDUTTIVO
DIRETTO”, in quanto il procedimento ipnotico viene
eseguito dall’operatore su un individuo (SOGGETTO) che
si sottopone volontariamente all’esperimento ed è
consapevole sia di ciò che sta facendo sia dell’ obiettivo
dell’operatore (realizzazione di alcune fenomenologie
ipnotiche).
Definiamo “METODO INDUTTIVO INDIRETTO” il
procedimento induttivo della DIPNOSI, metodo utilizzato nei
rapporti interpersonali durante il normale dialogo, per
gestire, educare e pilotare il COMPORTAMENTO
dell’interlocutore verso gli obiettivi prefissati dal tecnico
della COMUNICAZIONE ANALOGICA E NON VERBALE.
L’utilizzo di tale metodo indiretto si estende a qualsiasi tipo
di rapporto interpersonale e non ha come obiettivo la
realizzazione di fenomenologie ipnotiche da parte del
soggetto bensì, come già detto, il pilotaggio e la gestione
del suo comportamento.
106
Gli specifici campi applicativi della DIPNOSI sono:

• Rapporti terapeutici tra terapeuta e paziente.


• Rapporto di vendita tra venditore e potenziale cliente.
• Rapporti professionali in genere.
• Rapporti affettivi ed umani nella sfera privata.

Sia nell’applicazione delle tecniche indirette che di quelle


dirette, occorre fare alcune valutazioni preventive sul
proprio stato psicologico contingente e sull’ambiente nel
quale si svolge la comunicazione.

Ovviamente, in questa sede, ci soffermiamo soltanto su ciò


che concerne la sperimentazione ipnotica diretta. Prima di
dare l’avvio alla prima fase ipnotica, l’operatore deve per
prima cosa controllare il proprio stato tensionale e, di
conseguenza, le varie stimolazioni naturali che l’ambiente
esprime direttamente o indirettamente nei confronti
dell’operatore, prima e durante il procedimento ipnotico.

107
L’OPERATORE NON PUÒ ESSERE COINVOLTO
EMOTIVAMENTE.
Per ovviare ad eventuali stati di tensione si può:

1. Pensare unicamente all’applicazione del metodo e


sopratutto all’obiettivo tecnico rappresentato dalla
conquista del potenziale ipnotico nei confronti del
soggetto, ponendo quindi in secondo piano la
realizzazione della fenomenologia ipnotica, che
comunque avverrà conseguentemente all’acquisizione
di potenziale.
2. Porre la massima attenzione su se stessi, su quello
che si sta facendo, sulle caratteristiche del soggetto,
sulla opportunità di effettuare l’esperimento in quel
determinato luogo o in quel determinato momento.
3. Porre attenzione al comportamento del soggetto e
all’atteggiamento che assume prima dell’esperimento,
sia nei confronti dell’ipnosi che nei propri confronti.
ATTEGGIAMENTO COMPETITIVO O DI SFIDA DA
RIMUOVERE.
ATTEGGIAMENTO COMPLEMENTARE O DI
DESIDERIO GIÀ OTTIMALE.
108
4. Non decretare, per eccessivo pessimismo, l’insuccesso
dell’esperimento nel caso il soggetto non risponda
positivamente alle prime richieste fenomenologiche;
riprendere la fase induttiva impostando di nuovo le
verifiche subliminali ed il passaggio da flash
subliminale a flash ipnotico.

L’ambiente ove si realizza la sperimentazione ipnotica deve


essere gratificante per l’operatore e creante tensione per il
soggetto.
Nel caso ciò non sia, prima dell’esperimento l’operatore
deve agire analogicamente sull’ambiente per acquisire un
minimo di potenziale sui presenti; questo ad evitare che
sorrisi, apprezzamenti maldestri, sarcasmo, incredulità,
possano rappresentare per il soggetto un valido aiuto in
difesa dalle stimolazioni che l’operatore invierà durante la
fase induttiva.
Nel caso di una situazione ambientale negativa e di difficile
ribaltamento per l’operatore, è necessario prendere tempo
o rinviare l’esperimento.

109
Talvolta è meglio rinunciare all’esperimento che rischiare il
ridicolo, con tutte le conseguenze sulla propria sicurezza
che ciò comporta.

PRIMA DI IMPOSTARE LA POSIZIONE ORTOSTATICA


l‘operatore deve valutare le caratteristiche del soggetto.

A) Età, sesso, condizione sociale, struttura psicologica,


modo di vestire etc.
B) Caratteristiche psiconeurologiche quali, rossore, tic
nervosi, timidezza, disturbi della sfera emotiva, del
comportamento etc.
C) Caratteristiche comunicative, quali il modo preferenziale
di porsi in una interrelazione, il grado di narcisismo, la
tendenza a scegliere il ruolo complementare o
competitivo.

L’atteggiamento del soggetto nei confronti del procedimento


ipnotico e soprattutto nei confronti delle variazioni di
postura, durante l’impostazione delle verifiche subliminali,
deve essere NEUTRO, non troppo collaborativo, ma
neppure competitivo.
110
CAPITOLO 3
FASI GENERALI DELLA METODOLOGIA OPERATIVA

Abbiamo precedentemente detto che l’IPNOSI DINAMICA


è, nella metodologia oltre che nell’interpretazione degli
eventi, totalmente diversa da quella definita “storica”
(metodo induttivo che utilizza la parola).
Illustreremo ora la metodologia operativa della IPNOSI
DINAMICA.
Per effettuare un esperimento di ipnosi, secondo le
tecniche della IPNOSI DINAMICA, si passa attraverso
cinque fasi:

1) FASE DI POSIZIONE ORTOSTATICA


1.1) BLOCCO DEGLI SCARICHI TENSIONALI AD
ECCEZIONE DELLA DEGLUTIZIONE SALIVARE

2) FASE INDUTTIVA SUBLIMINALE


2.1) INVIO DI ATTI COMUNICATIVI DELLA C.N.V.
2.2) EFFETTUAZIONE DEI TESTS DI VERIFICA
ANALOGICA

111
3) FASE DEL PASSAGGIO DA FLASH SUBLIMINALE A
FLASH IPNOTICO CON VERIFICA ANALOGICA
TERMINALE
3.1) INSERIMENTO DELLA C.V. NEL RAPPORTO
IPNOTICO

4) FASE DI PILOTAGGIO
4.1) RICHIESTA FENOMENOLOGICA O
COMPORTAMENTALE
4.2) VERIFICHE LOGICHE

5) FASE DI DEIPNOTIZZAZIONE

1) Fase di posizione ortostatica


Il soggetto deve diventare un accumulatore di
tensione, pertanto viene posto in una posizione
obbligata, in piedi e ad occhi chiusi. L’operatore avrà
cura di individuare e bloccare immediatamente tutti gli
scarichi di tensione del soggetto, prima e durante la fase
induttiva.

112
2) Fase induttiva subliminale
- INVIO ATTI COMUNICATIVI DELLA C.NV.
- EFFETTUAZIONE DEI TESTS DI VERIFICA
ANALOGICA.
La fase induttiva subliminale comprende l’invio di atti
comunicativi non verbali e la impostazione dei tests di
verifica analogica.
Questa fase permette all’operatore di acquisire il
potenziale ipnotico subliminale e divenire bersaglio
analogico per il NON IO del soggetto. Le stimolazioni
che l’operatore deve esprimere sono gli ATTI
COMUNICATIVI della C.N.V. Ad ogni SET di atti
comunicativi espressi deve far seguire una verifica
analogica, mirante a definire l’orientamento
comportamentale del soggetto (gratificante o
penalizzante) nei confronti dell’operatore. Essa è
costituita da una variazione di postura impostata
direttamente sul soggetto al termine dell’invio del SET di
sollecitazioni analogiche (ATTI COMUNICATIVI). Se tali
variazioni di postura (sollevamento delle braccia,
inclinazione del tronco ….) sono mantenute dal soggetto,
anche dopo l’impostazione materiale da parte

113
dell’operatore, la verifica analogica è positiva e
l’operatore potrà esprimere un altro SET di ATTI
COMUNICATIVI. Se la verifica è negativa (il soggetto
ritorna ad assumere la posizione originaria), l’operatore
dovrà riformulare il set di atti comunicativi
precedentemente espressi, conferendo a questi dei
contenuti più penalizzanti o meno penalizzanti a
seconda dei casi.

3) Fase del passaggio da flash subliminale a flash ipnotico


Momento estremamente delicato del procedimento
ipnotico, in cui il soggetto si appresta a identificare, sul
piano logico, il simbolo che l’operatore viene a
rappresentare. L’operatore in questa fase si avvale di
una verifica analogica terminale (es. deglutizione
salivare).

4) Fase di pilotaggio
Anche la fase di pilotaggio, come la fase induttiva,
comprende due momenti: la richiesta formale da parte
dell’operatore, espressa questa volta con la C.V., la
conseguente verifica che la fenomenologia si sia

114
realizzata. Il tipo di comportamento adottato dal
soggetto a seguito della richiesta dell’operatore,
rappresenta una verifica logica, in quanto passibile di
analoga interpretazione da parte di entrambi.
L’avvenuta fenomenologia o il rifiuto ad attuarla, indica
all’operatore il ruolo comportamentale adottato dal
soggetto, penalizzante o gratificante, e, di
conseguenza, la necessità o meno di inviare ulteriori
atti comunicativi analogici per aumentare il proprio
potenziale ipnotico. Ciò deve avvenire sino al
raggiungimento del valore ottimale per la realizzazione
di quanto richiesto. Precisiamo che ogni fenomenologia
eseguita dal soggetto attiva di nuovo,
automaticamente, l’identificazione da parte del suo IO
RAZIONALE del nuovo potenziale ipnotico acquisito
dall’operatore, proprio mediante la presa atto
dell’avvenuta fenomenologia. La verifica logica positiva
quindi non ha valore solo per l’operatore che prende
atto di aver acquisito il potenziale ipnotico relativo, ma
anche per il soggetto che, nel prenderne atto a sua
volta, va automaticamente ad accrescere ulteriormente
il potenziale ipnotico dell’operatore.

115
5) Fase di deipnotizzazione
L’operatore permette al soggetto di scaricare la
tensione residua tramite la realizzazione di altre
fenomenologie ipnotiche, quindi sblocca la posizione
ortostatica, invita il soggetto ad aprire gli occhi ed
effettuare dei passi in avanti, invia infine suggestioni di
benessere e di rilassamento.
Queste cinque fasi devono essere sempre presenti
nella mente dell’operatore ogni qualvolta si appresti ad
effettuare un procedimento ipnotico secondo le
tecniche della IPNOSI DINAMICA.
Sino a quando non si acquisisce una consistente
esperienza, ogni passaggio va effettuato con una
costante analisi e la massima attenzione.
Successivamente, quando il procedimento induttivo
sarà perfettamente assimilato dall’operatore, tanto da
diventare automatico, la sua attenzione potrà essere
concentrata sulla fase di pilotaggio per il
raggiungimento dell’obiettivo fenomenologico o
comportamentale desiderato.

116
POSIZIONE ORTOSTATICA

Al soggetto viene richiesto di mantenersi immobile, in piedi,


ad occhi chiusi e senza parlare né assentire.
Come già detto in precedenza, il procedimento ipnotico
della IPNOSI DINAMICA si basa su un accumulo di
tensione nel soggetto o, più precisamente, accumulo di
microtensioni; quindi è necessario che nel soggetto siano
bloccate tutte le possibili forme di scarico TENSIONALE.
La posizione ortostatica che il soggetto deve assumere
prima che abbia iniziato la fase induttiva, è estremamente
importante quale condizione di accumulo tensionale.
Ogni micro movimento di qualsiasi parte del corpo deve
essere bloccato, occorre sia lasciata libera di manifestarsi
so lo la deglutizione salivale, ai fini della verifica terminale
analogica. Anche gli occhi debbono rimanere chiusi per
evitare scarichi di tensione attraverso lo sguardo.
L’individuo scarica normalmente la tensione muovendosi,
quindi qualsiasi movimento, anche minimo, è uno scarico di
tensione; a meno che non si tratti di una variazione di
postura impostata dall’operatore.

117
Gli scarichi di tensione che il soggetto attua durante la fase
induttiva, sono generalmente riconducibili ai seguenti
cornportamenti cinesici:

1) Movimento dei piedi


2) Micro movimento improvviso delle dita.
3) Apertura degli occhi e sguardo rivolto all’ambiente
circostante
4) Accelerazione del ritmo respiratorio
5) Dondolio del tronco
6) Spostamento del baricentro corporeo su una sola
gamba
7) Deglutizione salivare; tale scarico di tensione è lasciato
libero in funzione di quanto detto precedentemente
8) Interventi verbali, durante il test , per chiedere
spiegazioni, esprimere commenti, semplicemente per
assentire
9) Sorriso, riso, o anche solo una leggera contrazione del
labbro superiore, quasi a schernire l’azione
dell’operatore
10) Diverse forme di tic muscolare, particolarmente
frequenti nella zona del viso

118
11) Forme di scarico psicosomatico (sudorazione, rossore,
tachicardia, tremori ecc.)
12) Labbra e denti serrati
13) Irrigidimento degli arti inferiori e superiori
14) Contrazione sopraccigliare
15) Contrazione ritmica delle palpebre

L’operatore deve porre la massima attenzione affinché il


soggetto mantenga la posizione ortostatica durante tutta la
fase induttiva, ad eccezione delle variazioni di postura che
lui stesso imposterà direttamente durante le verifiche
subliminali.
Il blocco di eventuali scarichi di tensione dovrà
preferibilmente essere effettuato con azioni analogiche
(toccamenti sulle parti del corpo interessate), limitando
l’invito verbale ai soli casi di assoluta necessità.
Occorre informarsi su eventuali disturbi fisici del soggetto,
quali ad esempio l’impossibilità di piegare il capo al
l’indietro, l’eventuale sofferenza conseguente
all’innalzamento delle braccia... etc., al fine di evitare la

119
richiesta di posture impossibili a mantenersi o dolorose, che
pregiudicherebbero la riuscita dell’esperimento.
La richiesta di assumere la posizione ortostatica deve
essere formulata verbalmente, o ancora meglio impostata
direttamente dall’operatore sul soggetto, toccandone le
diverse parti del corpo analogicamente indicate quale
possibile strumento di scarico motorio.
Sarà cura dell’operatore chiedere al soggetto di mantenersi
rilassato, tranquillo e di non contrarre muscoli, in particolare
della mascella, evitando di serrare le labbra e tenendo anzi
la bocca semiaperta.

POSIZIONE PREFERENZIALE DA FAR


ASSUMERE AL SOGGETTO

In piedi (in alternativa seduto o sdraiato) e comunque con


appoggio su entrambe le gambe; l’appoggio su una gamba
sola permette scarichi di tensione tramite l’impercettibile e
ripetuta flessione dell’altra.
Le braccia devono essere tenute preferibilmente distese
lungo i fianchi.

120
Bisogna controllare che l’immobilità del soggetto sia
effettiva, ossia non sussistano micro scarichi di tensione
motori.
I muscoli devono essere rilassati, perché la loro contrazione
è di per se uno scarico tensionale. È bene controllare in
particolare le ginocchia, i piedi, le dita dei piedi e delle
mani, le mascelle.
Le mascelle serrate indicano nel soggetto una resistenza
attiva alle induzioni; se la quantità di micro tensione creata
con gli atti comunicativi della C.N.V. è inferiore al grado di
microtensione scaricata dal soggetto, serrando la mascella
e spesso i denti, si vanifica lo sforzo induttivo subliminale.
Se il soggetto non mantiene la posizione ortostatica ma
apre gli occhi o si mette a ridere, significa che i suoi indici di
tolleranza sono molto bassi e che l’operatore con i suoi atti
comunicativi li ha superati. A questo punto è necessario
riprendere da capo la fase induttiva subliminale,
reimpostando nel soggetto la posizione ortostatica, se è
possibile senza inserire la C.V.; in caso di insuccesso si
può scambiare qualche battuta col soggetto quindi
ricominciare da capo l’esperimento.

121
Lo scarico di tensione attraverso il riso può essere bloccato
con la ripetizione speculare, ridendo cioè dell’allegria del
soggetto.
La ripetizione speculare delle espressioni sonore vanifica il
tentativo di scarico e determina un arco riflesso; più il
soggetto tenta istintivamente di scaricare e più si carica
automaticamente di tensione.
ATTENZIONE !
La posizione ortostatica è un elemento chiave per la
produzione delle microtensioni in fase induttiva subliminale.
Nei soggetti con tendenza a somatizzare, il carico
tensionale prodotto con la C.N.V. può incrementare il
sistema di scarico somatico tachicardia, ritmo respiratorio
accelerato, spasmi allo stomaco, ipersudorazione,
rafforzamento di eventuali tic nervosi, tremiti.. ecc....
Tali sistemi naturali o alterati di scarico tensionale presenti
nel soggetto, possono vanificare l’effetto degli atti
comunicativi espressi con la C.N.V., portando a valori
prossimi allo zero l’accumulo tensionale pilotabile.
L’operatore nel momento in cui avverte, per esempio, una
sostenuta accelerazione dei ritmi biologici, è opportuno
sospenda gli atti comunicativi penalizzanti e li sostituisca

122
con atti comunicativi gratificanti, riducendo così il carico
tensionale entro la capacità di contenimento. Se ciò non
risulterà sufficiente, inviterà il soggetto a effettuare alcuni
movimenti: PASSI in avanti o in dietro, movimenti delle
braccia e del corpo. In sin tesi sbloccherà la posizione
ortostatica per permettere al soggetto di scaricare col
sistema motorio (cinesica). Quando il soggetto avrà ridotto
lo scarico somatico a livelli accettabili, l’operatore imposterà
di nuovo la posizione ortostatica nel soggetto e riprenderà
la fase induttiva subliminale secondo metodo.

FASE INDUTTIVA E VERIFICHE


ANALOGICHE SUBLIMINALI

L’operatore utilizza la fase induttiva per acquisire potenziale


subliminale, egli opera nella zona franca dell’indice di
tolleranza del soggetto, divenendo così un bersaglio
analogico per il suo inconscio.
Come già sappiamo, l’induzione ipnotica si ottiene
attraverso gli ATTI COMUNICATIVI della C.N.V., vale a dire
attraverso stimolazioni analogiche che alimentano la
componente tensionale del soggetto, senza che questo se

123
ne avveda in tempo utile per poter contrapporre i propri
meccanismi di difesa.
Abbiamo già visto, anche in precedenza, che la C.N.V.
comprende quattro canali fondamentali PROSSEMICA,
CINESICA, PARALINGUISTICA, DIGITALE.
Durante la fase induttiva subliminale l’operatore non deve
utilizzare la C.V., a meno che, per motivi contingenti, non lo
ritenga indispensabile, per esempio nel caso in cui il
soggetto non mantenga la posizione ortostatica malgrado
sia stato precedentemente informato della sua importanza.
L’utilizzazione contemporanea di più canali comunicativi
della C.N.V. è la chiave di Salomone per la riuscita di un
procedimento d’ipnosi.
Per quanto si riferisce all’uso degli atti comunicativi
analogici, rimandiamo l’allievo alla lettura attenta dei
paragrafi relativi a ciascun canale.
In questo contesto è necessario che l’allievo approfondisca
gli obiettivi che ciascuna fase ipnotica intende perseguire.
La fase induttiva deve necessariamente avanzare di pari
passo con le verifiche analogiche; sono proprio queste
ultime ad indicare all’operatore se la sua azione ipnotica
procede sui binari del successo o dell’insuccesso. La fase

124
induttiva subliminale termina quando l’operatore è riuscito a
provocare nel soggetto una tensione di valore pari all’indice
di tolleranza.
L’obiettivo si considera raggiunto quando risulta avvenuto il
passaggio da flash subliminale a flash ipnotico. Se il
soggetto gratifica analogicamente l’operatore con la
realizzazione positiva del test di verifica analogica
terminale, significa che l'indice di tolleranza è stato
felicemente rispettato e superato dal potenziale ipnotico
dell’operatore. Qualora questo non avvenga, l’operatore
dovrà riprendere la fase induttiva con altri atti Comunicativi,
successivi test di verifica subliminale, per aumentare la
tensione del soggetto sino a raggiungere il valore del suo
indice di tolleranza.
Il passaggio da flash subliminale a flash ipnotico indica
quindi che la fase induttiva è terminata; essa sarà
eventualmente ripresa durante la fase di pilotaggio nel caso
sia necessario tarare il potenziale ipnotico acquisito in
rapporto all’obiettivo da raggiungere.

125
Giunti a questo punto è necessario parlare delle verifiche
analogiche, le quali permettono all’operatore di verificare il
potenziale subliminale acquisito durante la fase induttiva.
Nella fase induttiva, contemporaneamente all’invio di atti
comunicativi di C.N.V. ed al blocco degli scarichi di
tensione, l’operatore deve quantificare il potenziale ipnotico
subliminale raggiunto in quel preciso momento. Le verifiche
subliminali si realizzano attraverso variazioni di postura
imposte al soggetto successivamente alla posizione
ortostatica che lo stesso ha assunto all’inizio del test
ipnotico. Se il soggetto mantiene tali posture, l’esito della
verifica si deve considerare positivo, in quanto ciò significa
che l’operatore ha acquisito il potenziale subliminale
sufficiente alla neutralizzazione del fastidio e della fatica
che la cosa comporta.
Diverse posture richiedono un diverso potenziale
subliminale, quindi un diverso servizio analogico; starà

126
all’operatore saper esprimere quegli atti comunicativi capaci
di determinano.
Il soggetto deve mantenere le posture imposte,
passivamente, senza competitività né collaborazione.
In entrambi i casi si avrebbe infatti una codifica logica della
situazione e verrebbe meno l’effetto subliminale, ossia al di
sotto della soglia consapevole dell’IO.
Le cose possono essere meglio chiarite con un esempio
supponiamo che l’operatore, ad un certo punto della fase
induttiva, richieda al soggetto di tenere sollevato il braccio
destro (in pratica l’operatore prende il braccio del soggetto
e lo solleva ad una determinata altezza).
A questo punto abbiamo tre possibilità:

A) l’operatore si accorge che il soggetto collabora,


aiutandolo nel movimento; in tal caso l’operatore
riabbasserà il braccio e penalizzerà il soggetto con atti
di C.N.V. (farà cioè capire al soggetto che non è
soddisfatto del suo comportamento).
B) Il soggetto, competitivo, abbassa il braccio. L’operatore
in tal caso mostra soddisfazione, battendo magari due
colpetti amichevoli sul dorso della mano destra del

127
soggetto, quasi che questi avesse fatto. esattamente
ciò che gli era stato chiesto di fare.
C) Il soggetto alza il braccio passivamente e lo tiene
sollevato; la verifica analogica è positiva. Comunque,
perché la verifica analogica dia esito positivo, è sempre
necessario che l’operatore abbia acquisito un pur
minimo potenziale ipnotico subliminale. È bene quindi
non affrettare la richiesta di tali verifiche e tarare le
richieste in base al potenziale ipnotico subliminale che
si ritiene di aver acquisito esaminando gli scarichi di
tensione del soggetto.

Esempio di verifiche richiedenti, in genere, un minimo


potenziale ipnotico subliminale:

• lieve piegamento o comunque variazione della posizione


di un dito;
• lieve rotazione di un polso;
• lieve allontanamento di un braccio dal corpo;
• lieve torsione del busto;
• lieve variazione dell’inclinazione del corpo rispetto alla
posizione iniziale;

128
• lieve torsione del corpo;
• lieve inclinazione (in avanti o all’indietro) del corpo.

Sul soggetto già invitato a porsi in piedi e con le braccia in


posizione naturale di riposo, l’operazione può impostare
verifiche analogiche di crescente contenuto penalizzante:

• flessione del gomito in modo che tra braccio ed


avambraccio si formi un angolo acuto, poi retto, infine
ottuso;
• piegamento delle braccia in modo tale che le dita delle
mani appoggino sulla fronte (tipica posizione assunta da
un soggetto ipnotizzato).

Il minimo potenziale ipnotico necessario per ottenere le


varie flessioni del gomito, deve essere via via aumentato
con l’impostazione di posizioni sempre più difficoltose:

• Variazione della posizione del tronco che, da eretto,


viene flesso in avanti e indietro, poi ancora a sinistra e a
destra;

129
• Rotazione del corpo in avanti, all'indietro,
successivamente a sinistra e poi a destra;
• Divaricazione delle dita o ripiegamento su se stesse;
• Flessione delle ginocchia in avanti mantenendo sempre
la schiena rigida, la flessione da lieve può essere via via
incrementata fino al limite di tolleranza.

Il grado progressivo di difficoltà delle varie posizioni


imposte indica, se queste sono mantenute, il valore del
potenziale ipnotico subliminale acquisito fino a quel
momento dall’operatore.
Nel momento in cui l’operatore inserisce la C.V. (singole
parole o frasi), il soggetto può avvertire una penalizzazione
(aumento di tensione) o al contrario una gratificazione
(riduzione della tensione).
Se il potenziale ipnotico dell’operatore ha superato l’indice
di tolleranza del soggetto, verrà registrato come gratificante
l’inserimento della parola tra le modalità comunicative.
Se invece si effettua il passaggio da flash subliminale a
flash ipnotico prima di aver acquisito il potenziale
necessario (superamento dell’indice di tolleranza), il
soggetto avvertirà un aumento della tensione nel momento

130
in cui l’operatore inizierà a parlare, pertanto registrerà
l’inserimento della C.V. come atto comunicativo
penalizzante.
Dato che tutte le sue possibilità di scarico tensionale sono
ormai bloccate, grazie alle verifiche analogiche subliminali
effettuate precedentemente, il soggetto non può compiere
autonomamente alcuna variazione di postura (braccia,
mani, capo, gambe, tronco); non gli rimane quindi che
scaricare la tensione provocata dall’inserimento della C.V.,
deglutendo la saliva secreta in eccesso dalle sue ghiandole
salivari.
Tutti sappiamo che qualsiasi persona, nel momento in cui
avverte inaspettatamente un rumore sconosciuto reagisce
con un sussulto. Facciamo ora l’ipotesi che l’individuo non
sia in grado di scaricare in tal modo la tensione prodotta dal
rumore, perché strettamente legato ad un palo, né che
possa effettuare alcun altro movimento e per di più sia
costretto a tenere gli occhi chiusi, avvertendo un rumore
improvviso, il nostro individuo subirà un repentino aumento
di tensione a cui farà seguito una abbondante salivazione
con conseguente necessità di deglutire.

131
Durante il passaggio da flash subliminale a flash ipnotico,
l’operatore porrà il capo del soggetto all’indietro proprio per
poter rendersi visivamente ed immediatamente conto di una
eventuale deglutizione.
Come già detto, se la deglutizione salivare non avviene e il
soggetto permane nella posizione ipnotica senza effettuare
alcun movimento, l’operatore ha la certezza di poter
chiedere le prime fenomenologie ipnotiche (blocco dei
piedi, irrigidimento degli arti inferiori, piegamento repentino
delle gambe, ecc.).
In caso contrario dovrà riprendere le penalizzazioni sino a
coprire l’indice di tolleranza del soggetto.
Di questa particolare fase occorre tener presenti due aspetti
fondamentali:
L’operatore, nel momento in cui inserisce la C.V. nel
rapporto ipnotico, non deve chiedere immediatamente una
fenomenologia ipnotica, ma unicamente verificare se il suo
inserimento viene registrato penalizzante o gratificante dal
soggetto. Pertanto è opportuno adottare frasi o parole che
non contengano esplicite richieste, ma espressioni del tipo
“ora in questo momento tu ascolti la mia voce”, oppure, “il

132
mio nome è.... tu ascolti la mia voce e avverti la mia
persona vicino a te”, o altre locuzioni di natura similare.
Solo quando sarà sicuro di essere registrato gratificante
(MANCATA DEGLUTIZIONE SALIVARE), l’operatore
formulerà le prime richieste fenomenologiche, quelle più
facilmente realizzabili.
Durante la verifica analogica terminale è necessario che
l’operatore si collochi avanti al soggetto, ad una distanza
neutra di circa un metro, per non influenzare con eventuali
atti o gesti inconsapevoli prodotti casualmente, la risposta
analogica del soggetto, falsando in tal modo l’esito della
verifica stessa.
Può accadere che il soggetto deglutisca saliva non perché
l’operatore abbia iniziato a parlare, ma perché suoi atti
comunicativi involontari sono stati registrati penalizzanti.
Durante l’impostazione delle varie posture, l’operatore può
valutare un eventuale atteggiamento negativo di
competitività, stimando il grado di resistenza fisica opposta
alla pressione da lui esercitata.
Nel caso del sollevamento di un braccio del soggetto la
collaborazione si avverte in base ad una eccessiva
leggerezza del braccio stesso. Se il braccio risultasse assai

133
più leggero di quanto la sua massa non faccia prevedere,
ciò vuoi dire che il soggetto collabora eccessivamente,
falsando il risultato, apparentemente positivo, della verifica
analogica.
Se il braccio risultasse irrigidito o molto pesante, ciò vuoi
dire che il soggetto è fortemente competitivo nei confronti
dell’operatore o/e nei confronti del procedimento ipnotico.
Quanto detto vale anche per il tronco, la testa e per
qualsiasi altra parte del corpo sollecitata ad una variazione
di assetto.
Prima e durante il procedimento l’operatore deve evitare:

• L’atteggiamento competitivo nel soggetto che si appresta


a subire l’esperimento ipnotico;
• Un carico tensionale di questi superiore ai suoi indici di
tolleranza;
• Una reazione negativa dell’ambiente e l’inevitabile
influenza sfavorevole nei confronti suoi (timore del
l’insuccesso, tensione..) e del soggetto (legame di
complicità con l’ambiente, sicurezza eccessiva e
sarcasmo). Nella fase induttiva l’operatore esegue in un

134
primo tempo (due, tre minuti) due operazioni
contemporaneamente:

1) INVIO ATTI COMUNICATIVI CON I QUATTRO


CANALI DELLA C.N.V.
In questa fase devono essere individuati ed espressi gli
atti comunicativi più penalizzanti per ogni canale,
ovviamente opportunamente tarati con atti gratificanti
per non superare l’indice di tolleranza.

2) BLOCCO DI EVENTUALI SCARICHI DI TENSIONE


NEL RISPETTO DELLA POSIZIONE ORTOSTATICA.
Terminata questa primissima fase tendente ad
analizzare il comportamento analogico del soggetto nei
confronti delle induzioni subliminali della C.N.V.,
l’operatore passa ad approfondire la fase induttiva a
mezzo sempre degli strumenti sopraesposti e integrati
dalle verifiche subliminali.

135
MANTENIMENTO DELLA POSIZIONE ORTOSTATICA

Nella vita normale, qualunque essere sottoposto a stati di


tensione tende, grazie ai propri naturali meccanismi di
difesa, ad evitare tale condizione. Lo scarico della tensione
accumulata avviene, per lo più, col movimento.
Qualunque gesto o movimento, qualunque atto è uno
scarico di tensione, si può scaricare tensione anche
durante un normalissimo dialogo, muovendosi, grattandosi,
toccando gli oggetti circostanti etc.
È interessante notare che la maggior parte dei movimenti o
gesti tendenti a scaricare tensione, vengono eseguiti
istintivamente e non si ha nemmeno il sospetto che questi
possano essere in relazione con stimolazioni ricevute o che
nascano da un precedente coinvolgimento emozionale.
Tipico esempio è l’improvviso grattarsi sul viso mentre si
ascolta qualcuno, l’IO razionale non codifica che si è
ricevuta una stimolazione, la quale ha prodotto un carico
tensionale e quasi simultaneamente un prurito, ma
semplicemente prende atto del prurito.
Precisiamo che il grattamento è solo una delle tante
modalità di scarico naturale, anche la variazione del ritmo

136
respiratorio, il semplice movimento di un dito, l’assentire
emettendo dei suoni vocali, le somatizzazioni, sono tutte
forme di scarico tensionale.
Nella fase induttiva subliminale dell’IPNOSI DINAMICA,
l’operatore deve assolutamente porre la massima
attenzione a questi tipi di scarico.
Servendosi della comunicazione subliminale, l’IPNOSI
DINAMICA raggiunge il massimo della potenza penetrativa
rispetto a qualsiasi altro metodo induttivo che faccia uso
della parola (comuni test di suggestionabilità). L’operazione
di blocco degli scarichi tensionali del soggetto, per tutta la
fase induttiva, rimane senz’altro l’elemento più delicato e
importante.
Infatti l’invio di atti comunicativi ancorché espressi da un
operatore esperto, se non perfettamente tarati possono
produrre con frequenza nel soggetto movimenti di scarico.
Di qui la grande importanza del far mantenere la posizione
ortostatica.
L’operatore può tuttavia pretendere una posizione non
rigidamente statica, se ritiene di ridurre l’accumulo
tensionale prodotto o l’eccessiva attivazione di scarichi
somatici, evitando così il pericolo di un cortocircuito a

137
seguito di un brusco superamento dell’indice di tolleranza.
L’esperienza ci consiglia di utilizzare un “ruolo morbido”
durante la fase induttiva, soprattutto se si è allievi alle prime
esperienze.
Vi è tutta una serie di movimenti analogici che il soggetto
generalmente compie, pur ritenendo di continuare ad
essere nella posizione ortostatica richiesta.
L’operatore, se utilizza un ruolo morbido, lascerà attivate
alcune piccole forme di scarico tensionale quali:

• ONDEGGIAMENTI del corpo appena percettibili, lievi


movimenti delle dita e delle palpebre, pur rimanendo il
soggetto ad occhi chiusi.
• CONTRAZIONI MUSCOLARI del viso, delle braccia,
delle gambe, dei piedi.

In questi casi occorre fare attenzione che tali forme di


irrigidimento non possano impedire l’impostazione delle
verifiche subliminali.
RUOLO MORBIDO o intransigente, resta sempre al
soggetto la possibilità di scaricare la tensione eccedente
deglutendo saliva.

138
L’OPERATORE NON BLOCCHERÀ MAI TALE SCARICO
DI TENSIONE.
Anzi il perfetto metodo induttivo ha come unico sistema di
controllo proprio la deglutizione salivare.
La parte più delicata della fase induttiva subliminale è
quella iniziale, in cui l’operatore non può ancora ricorrere ad
atti fortemente penalizzanti e dovrà costruirsi con molta
gradualità il proprio potenziale.
Tornando ora alle varie forme di scarico tensionale di cui si
è detto sopra, lo scopo dell’operatore è quello di bloccare, o
con la posizione ortostatica, o con la ripetizione speculare,
o con leggeri toccamenti delle zone corporee interessate.
Se l’operatore avrà adottato il ruolo morbido, lascerà libere
di esprimersi alcune forme di scarico, provvedendo in ogni
caso a non bloccare la deglutizione salivare.
La scelta degli atti di stimolazione sarà molto semplice: atti
penalizzanti quelli che avranno causato la deglutizione nel
soggetto, gratificanti gli altri. Ricordiamo ancora che è l’atto
penalizzante a consentire l’acquisizione di potenziale,
quello gratificante ha solo funzioni di “taratura”.

139
VARI SISTEMI PER BLOCCARE GLI SCARICHI DI
TENSIONE DEL SOGGETTO.

Dato che qualunque movimento è uno scarico di tensione,


l’operatore dovrà cercare di tenere sotto controllo, con lo
sguardo, tutto il corpo del soggetto (sguardo periferico),
evitando di fissare un punto preciso. Tuttavia, se la
posizione statica è ben impostata e accettata dal soggetto,
che evita quindi di ridere o sorridere, di tenere gli occhi
semiaperti, ecc.., gli scarichi più frequenti rimangono:

• movimenti delle palpebre (senza apertura degli occhi);


• movimenti delle labbra (generalmente atteggiate a
sorriso);
• movimento all’interno della bocca e/o della mascella;
• piccoli movimenti delle dita;
• contrazioni muscolari;
• forme di scarico neurofisiologiche;

Il blocco di questi tipi di scarico può essere ottenuto


dall’operatore toccando con le proprie dita la parte del
corpo in movimento.

140
Se il semplice toccamento non è sufficiente a bloccare lo
scarico, si può ricorrere ad artifici di vario genere; nel caso
di movimenti delle labbra o della bocca si potrà inserire fra
le labbra stesse un foglietto di carta, per sostenere il quale
il soggetto sarà costretto a bloccare il movimento.
I movimenti delle dita e delle mani vengono facilmente
annullati in una seconda fase, quando si riesce a porre il
soggetto con le braccia alzate per effettuare le prime
verifiche subliminali.
Può anche capitare che non si riesca a bloccare queste
forme di scarico.
In tal caso è preferibile ricorrere alla C.V., chiedendo
senz’altro al soggetto di non effettuare determinati
movimenti in quanto ciò non sta nei patti e non è
contemplato dalla posizione statica.
Naturalmente, dopo l’inserimento della C.V., la fase
induttiva dovrà essere ripresa dall’inizio.
La contrazione muscolare è uno scarico di tensione più
difficilmente identificabile del precedente, ma di più
semplice eliminazione.

141
Anche senza ricorrere alla C.V., è sufficiente infatti variare
la posizione del corpo del soggetto, o di parte del corpo, per
eliminare la contrazione.
La cosa migliore è comunque il cercare di evitare tali forme
di scarico già al momento della impostazione della
posizione statica.
Nel caso frequente di mascellazione (contrazione del
muscolo della mascella), si potrà abbassare la mascella
stessa sino a che le labbra stiano socchiuse.
Nel caso di contrazione dei muscoli delle gambe (ginocchia
spinte fortemente all’indietro), l’operatore, dopo essersi
portato dietro al soggetto ed aver annullato quasi del tutto
la prossemica, attuerà una lieve flessione delle proprie
ginocchia per sospingere in fuori quelle del soggetto ed
annullare così ogni contrazione.
Le forme neurofisiologiche di scarico sono senz’altro le più
difficili, sia da identificare che da bloccare.
Le più comuni sono:

• la respirazione accelerata; se ne può tentare il blocco


con la ripetizione speculare: l’operatore respira con lo
stesso ritmo e intensità del soggetto;

142
• tachicardia; la si può generalmente ridurre invitando il
soggetto a respirare più profondamente ed inviando atti
comunicativi gratificanti;

• ipersudorazione; anche qui occorre ricorrere alle


gratificazioni, in modo da diminuire la tensione del
soggetto fino ad eliminare la necessità di scarico;
verificare poi se, con successive penalizzazioni,
l’inconscio del soggetto non devia verso forme di scarico
diverse.

L’esperienza tuttavia ci insegna che è anche possibile


ovviare agli scarichi neurofisiologici, perché questi non
risultino eccessivamente attivati, producendo atti
comunicativi penalizzanti di contenuto tensionale superiore
alle possibilità di scarico. Denominiamo “iper” tale modalità
induttiva.
Per ridurre qualunque altra forma di scarico, l’operatore
dovrà comportarsi in modo analogo a quanto è stato detto
precedentemente.

143
Finché è possibile, naturalmente, si cercherà di non
ricorrere alla C.V.
Molte volte lo scarico implicherà il non mantenimento della
posizione ortostatica da parte del soggetto, con risate,
risatine, colpi di tosse, raschiamenti, apertura degli occhi,
movimenti delle gambe, ecc.
L’operatore dovrà, volta per volta, decidere sulla
opportunità e possibilità di applicare la ripetizione
speculare, di effettuare toccamenti con le dita e con il corpo
sulle zone fisiche che evidenziano lo scarico, oppure
ricorrere all’invito verbale.
Classico è il caso del soggetto che ride e dell’operatore che
gli “ride sopra”; in tale situazione l’operatore dovrà essere
ben sicuro di poter sopportare una eventuale reazione
negativa dell’ambiente, che sarebbe penalizzante per lui
stesso e favorevole al soggetto.

144
PASSAGGIO DA FLASH SUBLIMINALE
A FLASH IPNOTICO

In IPNOSI DINAMICA indichiamo con il termine “flash” ogni


singolo micro procedimento ipnotico, ossia l’avvenuto esito
positivo di una serie di azioni, poste in atto dall’operatore e
dal soggetto in armonia tra loro, e determinanti un ciclo
ipnotico perfettamente realizzato a livello logico e a livello
analogico.
Ogni flash racchiude una fase completa induttiva che inizia
dall’invio delle stimolazioni analogiche e termina con la
verifica subliminale o ipnotica con esito positivo.
Il soggetto è sotto flash nel momento in cui riconosce
nell’operatore un bersaglio analogico o un simbolo. Il
riconoscimento quale bersaglio analogico avviene da parte
del NON IO del soggetto, mentre il riconoscimento quale
simbolo avviene da parte del suo IO RAZIONALE.
Dato che il procedimento ipnotico si compone di tanti micro
procedimenti, possiamo affermare che a ciascuno di questi
corrisponde un flash.
Nella Fase Induttiva l’operatore viene riconosciuto bersaglio
dal NON IO del soggetto, ma solo dopo il riconoscimento

145
anche razionale l’operatore diviene simbolo (fase di
pilotaggio, constatazione da parte del soggetto dei vincoli
impostigli dall’operatore, esito positivo delle prime verifiche
logiche).
Precisiamo che ogni micro procedimento ipnotico o flash
comprende una serie di atti comunicativi con la verifica
subliminale relativa. Facciamo un esempio: l’operatore,
dopo una serie di atti comunicativi, decide di attuare una
verifica analogica ponendo il braccio del soggetto nella
posizione “angolo retto”; nel momento in cui il soggetto
gratifica l’operatore mantenendo il braccio in tale posizione,
è avvenuta la realizzazione di un microprocedimento
ipnotico e il soggetto ha subito un flash subliminale.
Come già abbiamo detto un procedimento ipnotico si
compone di tanti microprocedimenti, un microprocedimento
ipnotico si può considerare tale quando la relativa verifica
analogica ha avuto esito positivo (FLASH SUBLIMINALI).
Quanto detto si riferisce anche alle richieste
fenomenologiche espresse con la C.V. (FLASH IPNOTICI).
In sintesi ogni flash subliminale o ipnotico rappresenta un
ciclo perfettamente realizzato di un particolare dinamismo

146
ipnotico o di una serie di dinamismi ipnotici appartenenti
alla medesima classe operativa.
Un procedimento ipnotico è composto da molteplici
dinamismi subliminali (VERIFICHE ANALOGICHE
POSITIVE AL DI SOTTO DELLA SOGLIA COSCIENTE
DEL SOGGETTO) e da molteplici dinamismi ipnotici
(VERIFICHE LOGICHE POSITIVE OLTRE LA SOGLIA
COSCIENTE DEL SOGGETTO).
I flash subliminali si producono durante la fase induttiva, i
flash ipnotici durante quella di pilotaggio. Quando parliamo
di passaggio da flash subliminale a flash ipnotico
intendiamo indicare il momento in cui l’operatore supera il
confine tra un sistema di comunicazione (analogica, C.N.V.)
ed un altro (logica, C.V.).
Il momento più critico di un procedimento ipnotico è quello
in cui l’operatore, attraverso la “verifica analogica
terminale”, può rendersi conto di aver portato felicemente a
termine la fase induttiva.

147
VERIFICA ANALOGICA TERMINALE

Come abbiamo già detto, la verifica analogica terminale


viene sollecitata dall’operatore inserendo la C.V.
L’operatore deve iniziare a parlare senza esprimere
immediatamente una verifica logica, ossia senza affrettarsi
a chiedere una prima fenomenologia ipnotica. Egli deve
solo iniziare a parlare, può dire qualsiasi cosa, l’importante
è non chiedere alcuna fenomenologia ipnotica
(appesantimento degli arti, analgesia, catalessi, ecc.).

Nella pratica, l’operatore deve esprimere frasi del tipo;

“ORA, ORA, DA QUESTO MOMENTO TU TI TROVI


NELLA POSIZIONE OTTIMALE PER RICEVERE IL MIO
MESSAGGIO IPNOTICO” - “TU ASCOLTI LA MIA VOCE” -
“ORA TU SEI PRONTO A RECEPIRE QUANTO TI DIRÓ",
ecc, ecc.

Durante la formulazione di dette frasi l’operatore deve


osservare con la massima attenzione se il soggetto
deglutisce saliva; se ciò avviene vuol dire che il soggetto ha

148
registrato tensione all’atto dell’inserimento della C.V. nel
rapporto ipnotico. L’operatore ne deduce di NON AVER
ANCORA acquisito il potenziale subliminale necessario ad
effettuare felicemente il passaggio da flash subliminale a
flash ipnotico.
In questo caso è necessario riprendere la fase induttiva,
produrre altri flash analogici attraverso atti comunicativi
penalizzanti e conseguenti verifiche analogiche;
successivamente l’operatore riformulerà la verifica
terminale. Se il soggetto non deglutisce saliva durante
l’espressione verbale, o subito dopo, l’operatore può
passare direttamente alla prima verifica logica, ossia alla
prima richiesta fenomenologica. Superata questa, proporrà
altre richieste fenomenologiche via via più complesse sino
al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Sarà cura dell’operatore riprendere la fase induttiva,


durante le verifiche logiche, ogni qualvolta riceva
penalizzazioni dal soggetto, ossia non ottenga la
fenomenologia richiesta.

149
FASI IPNOTICHE

1° 2° 3° 4° 5°

POSIZIONE FASE PASSAGGIO DA FASE DI DEIPNOTIZ-

STATICA INDUTTIVA FLASH PILOTAGGIO ZAZIONE

SUBLIMINALE SUBLIMINALE A

FLASH

IPNOTICO

VERIFICHE VERIFICA VERIFICHE

SUBLIMINALI ANALOGICA LOGICHE

TERMINALE

Come verifica terminale analogica utilizziamo la


deglutizione salivare da parte del soggetto, in quanto tale
scarico di tensione analogico viene di proposito mantenuto
attivo. Al contrario tutti gli altri possibili scarichi sono stati
bloccati dalla posizione statica o dalle verifiche analogiche;
ciò non significa tuttavia che non sia possibile operare
altrimenti e focalizzare la propria attenzione su altri tipi di
“scarico spia”.

150
Se il soggetto penalizza l’operatore non realizzando la
prima fenomenologia ipnotica richiesta, malgrado non abbia
deglutito durante la verifica terminale, ciò indica che
l’operatore non ha effettivamente bloccato o ribaltato tutti i
potenziali scarichi di tensione nel soggetto ad esclusione di
uno.
L’operatore deve osservare attentamente che l’immobilità
del soggetto permanga nel momento in cui viene inserita la
C.V., al contempo facendo attenzione alla propria distanza
e posizionamento nei suoi confronti.
Di solito le prime richieste fenomenologiche che devono
essere fatte quando si introduce la verifica analogica
terminale sono:

• Fenomeni di analgesia o anestesia parziale o localizzata;


• Blocco dei piedi o irrigidimento di un braccio;
• Blocco delle palpebre in precedenza abbassate.

Questa scelta è opportuna in quanto non occorre un


eccessivo potenziale ipnotico per il loro ottenimento.

151
VERIFICA LOGICA
E PILOTAGGIO IPNOTICO

La fase di pilotaggio ha la finalità del permettere


all’operatore di raggiungere l’obiettivo prefissato.

OBIETTIVO TECNICO:
Acquisizione del potenziale ipnotico sufficiente.

OBIETTIVO PREFISSATO:
Realizzazione da parte del soggetto di fenomenologie
ipnotiche o eventi comportamentali che rispondono a
precise esigenze spettacolari, terapeutiche o relazionali.

Di solito, in un procedimento diretto d’ipnosi, l’obiettivo è


quasi sempre espressamente fenomenologico, quindi il suo
raggiungimento indica anche il termine della fase di
pilotaggio.
La fase di pilotaggio si avvale di un sistema di
comunicazione integrale composto da atti comunicativi
della CNV (già adottati nella fase Induttiva), della C.V. (di

152
esclusiva pertinenza della fase di pilotaggio), di verifiche
analogiche e logiche.
L’operatore in fase di pilotaggio deve utilizzare la C.V. per
impostare le verifiche logiche, la C.N.V. per penalizzare il
soggetto qualora il potenziale ipnotico non sia sufficiente a
determinare la fenomenologia richiesta. La richiesta
fenomenologica deve essere formulata con voce chiara e
tono di comando, senza permettere al soggetto di cogliere
nella propria paralinguistica segni di indecisione o di
insicurezza.
La richiesta deve necessariamente contenere un vincolo,
una sollecitazione a superare tale vincolo e un successivo
rinforzo del vincolo.
Es. “Ora i tuoi piedi sono bloccati al suolo (VINCOLO),
prova a camminare (SOLLECITAZIONE)! Vedi...., non
riesci; avanti prova! Vedi...., sei bloccato (RINFORZO).”
Vincolo e sollecitazione devono essere la costante in ogni
formulazione di richiesta fenomenologica. Il rinforzo deve
essere espresso solo qualora l’operatore abbia già preso
atto dell’efficacia del vincolo.

153
Volendo esaminare nel suo complesso la richiesta
fenomenologica, possiamo affermare che il potenziale
ipnotico acquisito dall’operatore attiva o rafforza il vincolo
che lui stesso esprime; la sollecitazione verbale a superare
questo vincolo rappresenta semplicemente un invito
indirizzato ai recettori logici del soggetto al fine di
consentirgli la verifica logica del vincolo e, di conseguenza,
del potenziale ipnotico acquisito dall’operatore. Il rinforzo
mira semplicemente ad amplificare la potenza del vincolo
(invito alla competitività nei confronti dell’operatore,
amplificazione della distonia tra l’esigenza di destabilizzare
e l’esigenza di infertizzare, tra il possesso e il desiderio, tra
il desiderato e il posseduto).

FASE DI PILOTAGGIO

SCHEMA N° 1

154
SCHEMA N° 2

IMPOSTAZIONE DELLA VERIFICA LOGICA

Il primo schema include la possibilità di una ripresa della


fase induttiva, mentre il secondo la realizzazione di una
fenomenologia ipnotica seguita dalla richiesta di altre
verifiche logiche.

155
L’esito positivo della verifica logica determina nel soggetto il
riconoscimento di un maggior potenziale ipnotico
all’operatore. In realtà il tutto è un procedimento ad arco
riflesso in cui il soggetto trasforma il vincolo subito in nuovo
potenziale ipnotico riconosciuto all’operatore, questi sarà
successivamente in grado di esprimere un vincolo ancora
più potente.

ARCO RIFLESSO

ITER OPERATIVO

156
La verifica logica positiva indica la presa atto del vincolo e il
conseguente nuovo potenziale ipnotico riconosciuto
all’operatore da parte del soggetto.

La verifica logica negativa indica il non riconoscimento del


vincolo e quindi il non riconoscimento del nuovo potenziale
ipnotico all’operatore.

L’operatore, una volta innescato positivamente l’arco


riflesso durante la fase di pilotaggio, può non aver più
l’esigenza di attivare di nuovo la fase induttiva, in quanto i
vincoli stessi riconosciuti dal soggetto esercitano su questi
un’azione subliminale (autoipnotica) sufficiente a far sì che
gli venga attribuito automaticamente un potenziale ipnotico
di volta in volta maggiore.

Ogni suggestione verbale, dalla levitazione del braccio, alla


catalessi, al blocco della gambe contiene sempre un
vincolo più o meno esplicito all’atto della sua enunciazione.
Non ci si era mai resi conto che l’attribuire l’evento a
qualcosa di involontario equivalesse a dire “Tu non puoi
fare a meno di ……”

157
IL VINCOLO ACCETTATO DAL SOGGETTO
SOSTITUISCE STRUMENTALMENTE GLI ATTI
COMUNICATIVI CHE SI SAREBBERO DOVUTI
ESPRIMERE, ATTIVANDO DI NUOVO LA FASE
INDUTTIVA, NEL CASO IN CUI LA VERIFICA LOGICA
AVESSE DATO ESITO NEGATIVO.

Il vincolo contenuto in una richiesta fenomenologica


rappresenta il contenuto analogico di una C.V., in quanto
risulta essere fonte di stimolazione tensionale per il
ricevente. Si tratta di un ATTO LOGICO con CONTENUTI
ANALOGICI PENALIZZANTI, questi influenzano il potere
decisionale del soggetto in merito alla scelta
comportamentale (gratificante o penalizzante) sollecitata,
ed al contempo influenzano il potere decisionale del
soggetto in merito a tutte le successive richieste
fenomenologiche che l’operatore esprimerà.

Il vincolo può essere espressamente definito dall’operatore


o implicitamente contenuto nella sua richiesta
fenomenologica. Riteniamo opportuno, per esperienza,
suggerire all’allievo-operatore di evidenziare sempre il

158
vincolo con la parola, onde evitare dubbi nel ricevente sulla
causa reale che determina l’impedimento a fare o non fare.

ESEMPI:

• “Sentirai le tue palpebre incollate al punto che non potrai


aprire gli occhi”.

• “I tuoi piedi sono bloccati al punto che non potrai


effettuare neppure un passo in avanti”.

• “Il tuo braccio destro è rigido, talmente rigido che non


riuscirai a piegarlo”.

159
SCHEMA ANALITICO ESEMPLIFICATO

160
Ogni richiesta è per l’operatore un consumo di parte del suo
potenziale ipnotico, mentre la realizzazione fenomenologica
o comportamentale da parte del soggetto rappresenta una
entrata di potenziale ipnotico.
Ogni vincolo verificato equivale per il soggetto a un nuovo
riconoscimento di potenziale ipnotico all’operatore. Durante
la fase di pilotaggio l’operatore può servirsi, se lo ritiene
opportuno, delle consuete metodologie della Ipnosi
Tradizionale (quali i tests di suggestioriabilità ed altro),
ovviamente facendo tesoro degli schemi interpretativi forniti
dall’Ipnosi Dinamica.
Fondamentale comunque è la “taratura” del proprio
potenziale in rapporto all’obiettivo terminale, e la profonda
coscienza che ogni procedimento ipnotico possa essere
portato a termine con successo grazie ad una puntuale e
costante applicazione degli strumenti analitici e operativi da
noi individuati.

161
CAPITOLO 4
RIBALTAMENTO IPNOTICO

Eccoci finalmente giunti al più importante argomento


tecnico di tutta l’IPNOSI DINAMICA: “l’uso degli ATTI
COMUNICATIVI”. Il momento nel quale esprimerli, la loro
taratura, la scelta del tipo di espressione analogica e delle
opportune modalità espressive, rappresentano gli aspetti
più delicati di un procedimento ipnotico.
Abbiamo più volte affermato che un ATTO
COMUNICATIVO DI C.N.V. può essere GRATIFICANTE o
PENALIZZANTE in base all’effetto tensionale che produce
sul soggetto.

Si è già detto della necessità di alternare, durante la fase


induttiva, atti comunicativi penalizzanti ad atti comunicativi
gratificanti, ma è bene ricordare che non esistono atti
penalizzanti ritenuti tali in senso assoluto da tutti gli individui; così
come non esistono atti comunicativi gratificanti in senso assoluto.

162
È il soggetto che, in base alla sua esperienza emozionale di
vita vissuta, colloca un atto comunicativo nella classe
penalizzante o gratificante.
All’inizio della fase induttiva l’operatore invierà una serie
innumerevole di atti comunicativi e in rapporto alla
deglutizione salivare del soggetto, estrapolerà dagli atti
espressi quelli efficaci.
Dobbiamo ancora far osservare che, non solo l’atto
penalizzante per un soggetto può essere gratificante per un
altro, ma lo stesso soggetto può reagire diversamente alle
stimolazioni in rapporto al potenziale ipnotico acquisito via
via dall’operatore. Tale fenomeno viene definito
“RIBALTAMENTO IPNOTICO”.
Il RIBALTAMENTO IPNOTICO consiste nella variazione del
modo in cui un atto comunicativo già ricevuto viene
registrato (da penalizzante a gratificante e viceversa).
Un flash induttivo perfettamente realizzato determina il
ribaltamento ipnotico dell’atto comunicativo
precedentemente espresso, così come il flash ipnotico
determina ad un certo punto nel soggetto il piacere di
effettuare le fenomenologie tipiche. Tale piacere è spesso
talmente intenso al punto che l’operatore può

163
tranquillamente ottenere comportamenti assurdi o ridicoli,
come avviene nelle sale di teatro (soggetto che abbaia....)
senza che questi avverta un benché minimo disagio.
Possiamo senza dubbio affermare che il ribaltamento
ipnotico è il vero obiettivo tecnico che l’operatore deve
conseguire. Ritornando agli ATTI COMUNICATIVI della
C.N.V., diciamo subito che non è possibile giungere ad una
completa elencazione di tutti quelli possibili, che sono
evidentemente infiniti; tenteremo comunque di classificarli
secondo criteri operativi, dando quelle indicazioni guida che
la pratica ormai ventennale ci ha insegnato.
È importante per l’allievo che si appresti ad utilizzare, per le
prime volte, le stimolazioni subliminali, non perdere la
calma ed il raziocinio.
A tal riguardo è bene porre massima attenzione all’esito
delle verifiche subliminali, spostando decisamente l’ottica
comparativa dai propri atti, alle verifiche subliminali ed alla
deglutizione salivare.
Solo così l’operatore principiante può evitare stati di
confusione, imbarazzo o tensione.
La mancanza di freddezza dell’operatore, cioè il suo
coinvolgimento emotivo nell’esperimento, possono

164
provocare il fallimento dell’esperimento stesso ed in molti
casi anche reazioni negative sia da parte del soggetto che
da parte dei presenti. Tra breve prenderemo in esame,
trattando dei canali non verbali di comunicazione, gli atti
comunicativi più comuni e più facilmente eseguibili; essi
potranno servire come traccia su cui impostare personali
variazioni.

PUNTI DISTONICI E TEST ANALOGICO

Prima di analizzare separatamente i quattro canali della


comunicazione non verbale, l’allievo deve venire a
conoscenza dei vari possibili punti distonici preesistenti nel
soggetto; solo così potrà preventivamente valutare se uno
specifico atto comunicativo sarà registrato penalizzante dal
soggetto.
I punti distonici preesistenti si riferiscono ad uno stato del
soggetto indipendente dal processo ipnotico; ogni soggetto
vive delle distonie in base alla sua struttura psicologica e
alle sue esperienze di vita quotidiana.
La parola distonia sta a significare conflittualità preesistente
tra desiderio e possesso, tra la presa atto di non avere o di

165
non essere e il desiderio di avere o di essere. Tutti gli
individui vivono le loro distonie più o meno
consapevolmente; proprio tali distonie rappresentano la
fornace ove il tizzone (atto comunicativo) brucia
producendo energia tensionale.
I punti distonici sono cinque e vengono ampiamente
analizzati durante il Corso sulle tecniche indirette della
DIPNOSI. Tuttavia non possiamo evitare anche in questa
sede di accennarvene, sia pure con brevi cenni orientativi,
dato che saranno di notevole aiuto per l’allievo che intende
utilizzare le stimolazioni subliminali in un ambito ipnotico.

I CINQUE PUNTI DISTONICI

• Rapporti con la famiglia di origine;


• Rapporti con la famiglia acquisita;
• Rapporti affettivi e sessuali;
• Autorealizzazione (hobbies, lavoro);
• Disturbi del comportamento;

Essi sono gli ambiti possibili entro i quali vengono vissute le


maggiori distonie tra desiderato e posseduto.

166
La maggiore distonia che l’operatore deve individuare nel
soggetto ai fini di un procedimento ipnotico, è localizzata in
uno dei tre punti distonici ipnotici sotto elencati:

DISTONIE DELL’AFFETTIVITÀ

DISTONIE SESSUALI

DISTONIE DEL COMPORTAMENTO (Disturbi psicofisici)


Visibili o riscontrabili a carattere :
- ESTETICO
- COMPORTAMENTALE
- FUNZIONALE

Esempi di disturbi psicofisici

Acne, rossore del viso, obesità, tic, timidezza, manie,


fissazioni, insicurezza, ansia, balbuzie, difetti fisici e motori.
I tre punti distonici ipnotici menzionati rappresentano la
sintesi operativa dei cinque punti sopra trattati e utilizzati
nelle tecniche indirette della DIPNOSI.

167
INDIVIDUAZIONE DEL PUNTO DISTONICO IPNOTICO

Il tecnico della DIPNOSI sa riconoscere, ancor prima


dell’esperimento ipnotico, qual è il punto maggiormente
distonico per il soggetto.
L’operatore che effettua solo il CORSO DI IPNOSI
DINAMICA deve effettuare, in fase operativa, una indagine
denominata TEST ANALOGICO, prima di impostare una
qualunque verifica subliminale (spostamento delle braccia
etc.). Durante il test analogico, sarà cura dell’operatore
impostare atti comunicativi specifici per ogni punto distonico
ipnotico. Analizzeremo, in seguito, per ogni canale di
C.N.V., quali Atti Comunicativi esprimere nel TEST
ANALOGICO.

168
CINESICA

La Cinesica è il canale di C.N.V. che riguarda l’utilizzo dei


gesti a fini espressivi.
Nell’uso comune si definisce il gesto come un movimento
rapido, generalmente di breve durata e di una sola parte del
corpo dell’individuo, tale movimento può essere classificato
come espressivo o come induttivo.
Se il gesto viene espresso consapevolmente da un
individuo (operatore) nei confronti di un altro individuo
(soggetto), lo definiamo ATTO COMUNICATIVO ed
assume il carattere induttivo.
Se il gesto è espresso inconsapevolmente avremo un
ATTO ANALOGICO, prodotto per scaricare della tensione
accumulata da pensieri che insorgono spontanei, da stimoli
casualmente prodotti dall’ambiente o espressi da un
preciso interlocutore. Il gesto con significato di ATTO
ANALOGICO, ossia quale reazione emotiva, è lo sfogo di
una energia tensionale che si sprigiona nell’individuo a
partire da quei meccanismi trasformatori di forze che sono i
centri nervosi. L’innervazione dei vari distretti anatomici
permette la sua trasformazione in contrazioni muscolari e

169
pertanto in movimenti. Questo tipo di gesto viene
classificato come espressivo.

UN ATTO ANALOGICO GESTUALE ASSUME LA


FUNZIONE DI ATTO COMUNICATIVO SE IL
TRASMITTENTE È CONSAPEVOLE DELL’EFFETTO
TENSIONALE CHE DETTO ATTO PUÒ DETERMINARE
NEL RICEVENTE (VALORE ENERGETICO DELLA
MICRO TENSIONE PRODUCIBILE).

L’operatore, utilizzando i gesti nella DIPNOSI (Metodo


Indiretto) o della IPNOSI DINAMICA (Metodo Diretto), non
deve porre attenzione al significato etnologico del gesto,
ma solo alla componente energetico-tensionale che tali
gesti posseggono nei confronti del soggetto.
Nella pagina seguente uno schema nel quale vengono
connessi sul piano temporale e causale i vari aspetti del
meccanismo generale di scarico delle tensioni.

170
Nel metodo diretto la cinesica viene utilizzata
dall’operatore:

1) Per compiere “ATTI MAGNETICI” su qualsiasi parte del


corpo del soggetto.
2) Per introdurre la digitale, dato che non è possibile
sfiorare con la mano, per esempio, la fronte del
soggetto senza inviare contestualmente degli stimoli
analogici con la cinesica (avvicinamento della mano
alla zona ove verrà attuata la digitopressione).

171
3) Per impostare le verifiche analogiche subliminali
(piegamento delle braccia, del tronco e delle gambe del
soggetto).

I movimenti cinesici espressi nella fase induttiva


dall’operatore possono essere classificati a seconda della:

1) DURATA (movimento lento, rapido, ripetuto).


2) INTENSITÀ (maggiori o minori contenuti penetrativi ed
emozionali legati alla mimica).
3) SPAZIALITÀ (più vicino o più lontano dal corpo del
soggetto).

ATTI CINESICI GRATIFICANTI E PENALIZZANTI

Un atto comunicativo cinesico è penalizzante quando


sollecita tensione nel soggetto, è gratificante quando riduce
la tensione già esistente nel soggetto.
La Cinesica ai fini induttivi rappresenta un valido strumento
di taratura dei contenuti tensionali espressi con la
prossemica (gestione dello spazio comunicativo), pertanto

172
ad ogni variazione penalizzante della prossemica (es.:
passo in avanti verso il soggetto) generalmente deve far
fronte un atto cinesico gratificante. Pensate che la cinesica
serva come grammatura (gratificante - penalizzante) da
aggiungere, sul piatto della bilancia, all’atto comunicativo
della prossemica, per ottenere il giusto equilibrio tra stimolo
ed esigenze analogiche del soggetto.
Ritornando all’analisi esclusiva di atti comunicativi cinesici
penalizzanti, occorre ricordare che la durata dell’atto, la sua
intensità mimica, le conseguenti variazioni di spazialità tra
gli attori dell’interazione, sono tutti elementi operativi che
influenzano il contenuto emozionale dell’atto comunicativo,
rendendolo più o meno penalizzante per il soggetto.
Gli atti comunicativi della cinesica, nel procedimento
ipnotico, possono essere espressi dall’operatore con gli arti
superiori, inferiori e, in alcuni casi, con l’avvicinamento del
tronco verso il soggetto, mantenendo però lo stesso
rapporto prossemico (piedi dell’operatore fissi al suolo ed al
la distanza dal soggetto precedentemente impostata).
Se l’operatore utilizza le braccia e le mani, occorre tener
presente che gli atti cinesici compiuti in senso ascendente
davanti al viso del soggetto sono penalizzanti, mentre quelli

173
compiuti in senso discendente sono gratificanti. L’operatore
deve saper valutare con sicurezza i canoni identificativi
analogici di ogni atto comunicativo o sollecitazione
tensionale; è necessario quindi aver analizzato a fondo e
ben assimilato i concetti di gratificazione e di
penalizzazione, illustrati nel paragrafo relativo.
Possiamo aggiungere che l’operatore, man mano si
esprime attraverso gli atti comunicativi, deve costantemente
verificare l’andamento dell’induzione attraverso:

• Il positivo procedere di ogni verifica subliminale, ciò


significa che la taratura degli atti comunicativi espressi è
stata perfetta.
• L’attenta osservazione della deglutizione salivare del
soggetto anche durante la fase induttiva. Se il soggetto
deglutisce vuol dire che ha accusato un atto
penalizzante, pertanto l’intento è stato raggiunto.

Se il soggetto non deglutisce ed al contempo non ha


eseguito alcun altro atto di scarico (variazione o micro -
variazione autonoma del suo stato), vuol dire che
l’operatore ha poco o per nulla penalizzato, può quindi

174
esser necessario riformulare in modo diverso gli atti
comunicativi.
Ricordiamo che durante il passaggio da flash subliminale a
flash ipnotico il soggetto, al contrario, non deve deglutire.
Bisogna considerare che nella fase induttiva ipnotica la
cinesica è meno utilizzabile che nella DIPNOSI o metodo
indiretto, in quanto il soggetto ad occhi chiusi non sempre
dai giochi luci - ombre e dai movimenti d’aria può cogliere il
significato analogico del gesto.

ATTI CINESICI ESPRIMIBILI DURANTE IL TEST


ANALOGICO

Vari movimenti rapidi e decisi delle braccia, del tronco, delle


mani, delle ginocchia, entro spazi prossimi al soggetto e
diretti verso di lui.
È importante la loro intensità ed il loro numero nell’unità di
tempo; ottimale è una distanza di circa 30 cm dal viso del
soggetto e dalle zone del corpo soggette a stimoli sessuali,
quali il bacino, il torace, la schiena, le cosce, il pube, la
testa.

175
Tecnica da “pranoterapeuta” (passi magnetici)

• Movimenti lenti ad una distanza di 20/30 cm dal corpo


del soggetto, partendo dalla testa e scendendo sino ai
piedi.
I passi si eseguono seguendo quattro immaginarie linee
verticali:
ANTERIORE
POSTERIORE
SUL FIANCO DESTRO
SUL FIANCO SINISTRO
• Avvicinamento rapido o lento della testa dell’operatore
sino ad una distanza di 20/30 cm dal viso e dal corpo del
soggetto, scendendo lentamente sino all’altezza della
vita.
• Movimenti rotatori del dito sin quasi a sfiorare le labbra
del soggetto.
• Movimenti rotatori della mano dell’operatore sui seni
(soggetto femminile), ad una distanza di 20/30 cm.
• Movimenti rotatori della mano all’altezza dei fianchi.

176
Ogni qualvolta il soggetto deglutisce, l’operatore avrà preso
atto di aver sollecitato un’area penalizzante; in rapporto a
questo dato potrà definire il carattere distonico del soggetto.
Proseguirà poi la fase induttiva inviando altri atti
comunicativi sulle zone attivate e integrando la cinesica con
gli altri canali di C.N.V.
Occorre precisare che gli atti cinesici registrati penalizzanti
nelle zone del viso e della testa denotano nel soggetto una
distonia affettiva; gli atti cinesici registrati penalizzanti nelle
varie parti del tronco e degli arti, sino alle ginocchia,
denotano una distonia sessuale.
Le distonie comportamentali, di ordine estetico o
funzionale, spesso sono evidenti esteriormente anche
prima del test analogico.
L’operatore, facilitato nel suo compito di diagnosi, si
comporterà come sempre, sollecitando le zone in cui si
esprimono le distonie.

177
PROSSEMICA

Il canale di C.N.V. della Prossemica consiste nella gestione


delle variazioni degli spazi e quindi della distanza
comunicativa, distanza definita in funzione della posizione
dei piedi tra operatore - soggetto.
L’operatore esprime quindi un atto comunicativo
prossemico nel momento in cui riduce o aumenta la
distanza della propria massa corporea da quella del
soggetto. Naturalmente prossemica e cinesica vanno a
braccetto, in quanto il concetto di distanza interrelazionale è
recepito inconsciamente in rapporto alla possibilità dei due
attori di carezzarsi, colpirsi, sorreggersi e sfiorarsi
vicendevolmente. Lo sguardo dell’operatore, la percezione
del suo calore corporeo, le variazioni della luce ambientale,
il fatto di mantenere o meno le palpebre abbassate, sono
altrettanti elementi che concorrono alla definizione
soggettiva dello spazio comunicativo, ossia del modo in cui
questo è percepito. All’inizio di un procedimento ipnotico
diretto, la distanza neutra (non creante tensioni) tra
operatore e soggetto è generalmente di circa un metro;
qualsiasi variazione in meno è registrata dal soggetto come

178
penalizzante, mentre qualsiasi variazione in più viene
registrata come gratificante. La posizione normale è faccia
a faccia, qualora i due attori si trovino seduti; di fronte l’uno
all’altro, ma non necessariamente incrociando lo sguardo,
se l’esperimento avviene mentre entrambi mantengono la
posizione eretta.
Dopo aver pregato il soggetto, all’inizio dell’esperimento, di
assumere una posizione ortostatica e di mantenerla
durante tutto l’esperimento, l’operatore gli si pone ad una
distanza di circa un metro e inizia la fase induttiva,
utilizzando preferibilmente la posizione eretta per sè come
per il soggetto.

Una volta ottenuta la posizione statica sul soggetto,


l’operatore passa alla fase induttiva, iniziando l’invio di atti
comunicativi penalizzanti con la C.N.V. ed imponendo
contemporaneamente le necessarie verifiche analogiche

179
per valutare l’andamento tensionale nel soggetto e gli
avvenuti flash subliminali.
La componente tensionale di un atto comunicativo
prossemico scaturisce non solo dalla avvenuta variazione
della distanza comunicativa, ma anche dalla durata del
mantenimento di questa nuova distanza e dalla maggiore o
minore rapidità con cui l’operatore effettuerà una nuova
variazione spaziale.
In sintesi le variazioni di distanza, il modo più o meno
repentino in cui avvengono e le pause tra di loro,
costituiscono le variabili operative tendenti a sollecitare una
unica costante:

LO STATO DI TENSIONE DEL SOGGETTO


SOTTOPOSTO A DETTE STIMOLAZIONI

LE VARIE POSIZIONI RECIPROCHE

FACCIA A FACCIA
Operatore e Soggetto sono seduti uno di fronte all’altro. La
possibilità contingente di esprimere atti comunicativi
esclude il canale della prossemica, in quanto l’operatore si

180
colloca in una posizione non modificabile, se non con un
atto che suggerisce analogicamente l’interruzione
momentanea del rapporto.
È un approccio operativo limitante per le espressioni
analogiche dell’operatore.
Si consiglia di rimanere in piedi, anche nel caso in cui si
ritenga opportuno lasciare seduto il soggetto.

OPPOSIZIONE FRONTALE
Operatore e soggetto sono in piedi uno di fronte all’altro. La
possibilità per l’operatore di esprimere atti comunicativi è
estesa a qualsiasi canale della C.N.V., senza limitazione
alcuna.

FIANCO A FIANCO
L’operatore si colloca lateralmente al soggetto. Tale
posizione può intervenire durante la fase induttiva come
variazione repentina della opposizione frontale.

PETTO CONTRO SCHIENA


L’operatore si pone dietro al soggetto guardando in
direzione della sua schiena.

181
SCHIENA A SCHIENA
L’operatore si pone dietro il soggetto, arrivando a toccare la
sua schiena con la propria.

PETTO CONTRO FIANCO


L’operatore si pone di fianco al soggetto, sino a toccare con
il proprio torace il fianco del soggetto.

La posizione preferenziale è l’opposizione frontale (in piedi)


o, in caso di necessità, soggetto seduto e operatore in
piedi.

Le altre posizioni possono essere assunte quali variazioni,


in più o in meno, della distanza tra operatore e soggetto.
Esse possono assumere diversi significati nella mente del
soggetto ed è a questi cui va collegato l’eventuale flash
prodotto, ciò non di meno sarà l’effetto tensionale la loro
sola misura.
Ad ogni verifica analogica positiva, corrisponde un nuovo
assetto plastico del soggetto; quando l’operatore avrà
mutato completamente la posizione statica originale del

182
soggetto in quella da lui costruita con le successive
verifiche analogiche (braccia, mani, piedi, tronco, testa,
gambe, ginocchia leggermente piegate in avanti, labbra e
denti non serrati, blocco di qualsiasi tic nervoso,
respirazione normale, corpo in generale flessibile e docile
all’imposizione delle varie posture), passerà, ad impostare
la verifica analogica terminale inserendo la C.V.

Solo a questo punto sarà in grado di ottenere le prime


fenomenologie ipnotiche.

ALCUNI ATTI PROSSEMICI ESPRIMIBILI DURANTE IL


TEST ANALOGICO

• Avvicinamento graduale al soggetto sino ad annullare


completamente le distanze corporee. Avvicinamento
ripetuto, di volta in volta, secondo le varie modalità sopra
enunciate.

• Rapidi movimenti di avvicinamento e di allontanamento


entro distanze non superiori ai due metri. Può essere
importante produrre con i piedi un rumore di passi che

183
accentui la sensazione dell’avvicinamento o
dell’allontanamento, come pure emettere suoni di
paralinguistica vocale contestualmente agli spostamenti.

• Rotazione attorno al soggetto con ripetute inversioni del


senso di marcia; è una procedura che crea
disorientamento.

Naturalmente ai fini della individuazione dei punti distonici


ipnotici, l’operatore si avvale contemporaneamente di più
canali di C.N.V., al fine di rendere l’atto comunicativo più
stimolante ed efficace. La prossemica fine a se stessa è già
uno stimolo abbastanza intenso, ma per evidenziare un
punto distonico ipnotico è preferibile abbinarla con la
cinesica (gestualità a distanza ravvicinata), meglio ancora
se rafforzata ulteriormente con la digitale (toccamenti sulle
parti del corpo di libero accesso).
Per l’individuazione del punto distonico ipnotico vale quanto
detto nel paragrafo sulla cinesica.

184
DIGITALE

Il canale di C.N.V. denominato Digitale riguarda la gestione


dei toccamenti che l’operatore effettua con le mani su varie
parti del corpo del soggetto. Contrariamente a quanto
avviene col metodo indiretto della DIPNOSI, la stimolazione
digitale, nel contesto ipnotico usuale, può essere adottata
sin dalle prime fasi dell’esperimento e ciò grazie alla
partecipazione consapevole del soggetto.
Spesso la digitale è espressione terminale di un atto
comunicativo iniziato con la variazione della distanza fisica
(prossemica) e proseguito poi con l’avvicinamento delle
mani (cinesica).
Naturalmente l’allievo nella fase induttiva e soprattutto
durante il test analogico, non deve sempre esprimere il
ciclo completo, ossia prossemica, cinesica e digitale, ciò
può essere registrato dal soggetto in modo estremamente
penalizzante e provocare così un cortocircuito (interruzione
repentina della posizione statica se non addirittura del
rapporto ipnotico).
L’operatore esperto sa porre l’attenzione su ogni singolo
canale comunicativo al fine di esprimere

185
contemporaneamente atti comunicativi di diverso contenuto
tensionale, ciascuno facente parte di un diverso canale (set
di atti comunicativi).
Quando si odia si danno pugni e calci, si graffia, si morde;
quando si ama si sta vicini, ci si abbraccia, si danno tenere
carezze. L’operatore deve trasferire, con le opportune
variazioni, tale concetto negli atti comunicativi della CNV ed
in specifico modo nell’uso della digitale, ossia del diretto
contatto fisico attraverso le dita.
Il contatto fisico costituisce lo stimolo più potente per
sollecitare delle emozioni e spesso anche tensioni che
possono superare l’indice di tolleranza.
Toccare o essere toccati è un bisogno fondamentale
dell’uomo ed i rapporti tattili avuti da ogni individuo dalla
nascita sino all’età dello sviluppo psicofisico, sono
fondamentali nella determinazione delle successive
modalità espressive e ricettive, soprattutto in campo
sessuale. Inserirsi a livello tattile nella comunicazione con
un interlocutore, spesso significa, anche fuori dal contesto
ipnotico, poter già esercitare un ruolo con implicazioni
affettive (di padre, di madre, di amante).

186
L’operatore per le induzioni digitali utilizzerà di preferenza il
viso del soggetto, il collo, gli arti superiori ed il tronco.
Una maggiore esperienza potrà spingere l’operatore a
utilizzare integralmente il corpo del soggetto, dalla punta
dei piedi sino alla sommità del capo.
Le varianti che entrano in gioco nella digitale ed alle quali si
deve la sua amplissima gamma di contenuti tensionali
possibili sono: la differente pressione esercitata, le diverse
zone del corpo toccate, l’ampiezza della zona di contatto
(digitopressione su zone del corpo più o meno sensibili alle
sollecitazioni tensionali ed implicante un maggior o minor
numero di recettori sensoriali).
Riportiamo di seguito uno schema illustrativo della
frequenza con cui vengono toccate varie zone del corpo da
una certa tipologia di interlocutori.
Queste zone sono perciò più o meno sensibili alla
stimolazione digitale effettuata da un operatore durante la
fase induttiva subliminale ipnotica.
Lo schema è ripreso da “la Comunicazione Interpersonale,
Codici, Segnali e Interazioni”, edito da Mondadori per la
collana “The open University” e riguarda le ricerche” di
JOURARD.

187
Le zone del corpo che vengono più frequentemente toccate da
altre persone, secondo i risultati dell’esperimento di Jourard

188
ALCUNE FORME DI CONTATTO DIGITALE
ESPRIMIBILI DURANTE IL TEST ANALOGICO

• Toccamenti in varie parti del corpo, ponendo particolare


attenzione alle zone erogene; si opera dapprima su zone
estremamente periferiche e successivamente più
prossime. Lo stesso dicasi per le zone interessate a
manifestazioni sintomatologiche di disturbi
comportamentali. Toccamenti rapidi e decisi possono
evidenziare distonie sessuali. Contatti dolci e carezzevoli
possono evidenziare distonie affettive.
• Lievi massaggi su varie parti del corpo, soprattutto viso,
tempie, guance, labbra, mani.

Anche i toccamenti lievi e carezzevoli, all’inizio della fase


induttiva, saranno con ogni probabilità registrati come
penalizzanti; solo dopo il raggiungimento, da parte
dell’operatore, di un adeguato potenziale ipnotico
subliminale, le carezze risulteranno gratificanti in alternativa
ad altri toccamenti più decisi e penalizzanti.
Al fine di identificare i punti distonici ipnotici vale quanto
detto in precedenza.

189
PARALINGUISTICA

La paralinguistica è il canale di C.N.V. preposto alla


gestione dei suoni (vocali o prodotti con strumenti propri ed
impropri) senza significato logico.
Si parla di gestione nel caso che questi suoni siano
espressi intenzionalmente e secondo metodologia
dall’operatore durante un procedimento ipnotico, ai fini di
sollecitare lo stato tensionale di un soggetto.
Ripetiamo che i suoni ipnotici non devono avere nessun
significato; si può quindi ricorrere a qualunque tipo di verso
o rumore, esprimere parole senza senso o parlare in una
lingua sconosciuta al soggetto.
Nei casi in cui questi suoni siano emessi istintivamente e
senza alcuna finalità strategica, si deve parlare di ATTI
ANALOGICI di scarico tensione.
Il “raschiamento” della gola è per esempio un atto
analogico.
Anche per questo canale della C.N.V., come del resto per
tutti gli altri, vanno ben distinti gli ATTI COMUNICATIVI
dagli ATTI ANALOGICI.

190
ATTI COMUNICATIVI :
sono espressi consapevolmente e secondo metodologia
dall’operatore della IPNOSI DINAMICA o dal tecnico della
DIPNOSI, hanno finalità induttive (ATTI INDUTTIVI).

ATTI ANALOGICI:
rappresentano le naturali modalità di scarico tensionale
analogico comuni a tutti gli individui, per esempio il
raschiare o il tossire senza precise necessità fisiologiche;
essi assolvono ad esigenze comunicative inconsce (ATTI
ESPRESSIVI).

I suoni della Paralinguistica da usare in una fase induttiva si


distinguono in suoni vocali ed in suoni strumentali. Fanno
parte della paralinguistica anche la tonalità ed il timbro della
voce e soprattutto le loro variazioni durante l’espressione
verbale. L’operatore ipnotico deve porre attenzione
massima alla propria voce, soprattutto durante la fase di
pilotaggio, durante le richieste fenomenologiche.
Nel metodo indiretto DIPNOSI, durante il Corso, l’allievo
impara anche a riconoscere i suoni classificati tra gli ATTI
ANALOGICI ESPRESSIVI della PARALINGUISTICA. Sono

191
suoni che l’individuo emette istintivamente durante un
normale rapporto dialogico per scaricare la tensione
prodotta dai contenuti emozionali della C.V. e vengono
utilizzati a scopo diagnostico o di verifica dal tecnico della
DIPNOSI durante un comune dialogo.
L’utilizzo dei suoni vocali paralinguistici nella tecnica
induttiva dinamica si basa sulla loro natura emozionale,
vale a dire sul significato che essi hanno acquisito durante
la fase della prima infanzia ed anche prima, nell’intimo
rapporto corporeo tra madre e figlio.
L’attenzione del lattante ed ancor prima del feto è
focalizzata sul suono quale elemento principe di
comunicazione con l’ambiente circostante e quale fattore di
variabilità sensoriale più intenso. È la madre stessa ad
impostare il codice analogico che il figlio farà proprio per
tutta la vita.
Le percezioni acustiche registrate dal bambino diventano
per la prima volta un repertorio di segni, e successivamente
di simboli, per lo scambio di informazioni col mondo
esterno.
I suoni registrati si impregnano così di contenuti emozionali
che conservano tale valore per tutta la vita dell’individuo.

192
Durante la crescita questi suoni vengono sostituiti dal
linguaggio verbale nei rapporti col mondo esterno; tuttavia
l’inconscio ne rimane perennemente influenzato
emozionalmente, anche se l’io adulto sentendone di simili
non registra, salvo eccezioni, alcun effetto tensionale
all’interno del proprio essere.
Secondo alcuni studiosi della materia, ciò dipende dal fatto
che, durante la prima infanzia e nell’intimo rapporto tra
madre e figlio, ogni suono naturale che la mamma emette
ha per il figlio un grande valore emozionale; i suoni acuti
vengono registrati generalmente come penalizzanti, i suoni
dolci come gratificanti.
Tale codice comunicativo con la crescita viene, sul piano
logico, sostituito via via dalla C.V. (comunicazione verbale);
sul piano analogico permane invece anche quando
l’individuo è adulto.
Sulla base delle iniziali codifiche, nella prima fase
dell’infanzia e nelle successive fasi di crescita, i suoni
diventano per il bambino, il fanciullo e infine l’adulto, un
ricchissimo repertorio di codificazioni per l’interscambio di
informazioni con il mondo esterno.
Questo strumento di comunicazione con l’apprendimento

193
del linguaggio e la formazione culturale viene, sul piano
logico, sostituito via via dalla C.V.
Sul piano analogico permane in attività anche quando
l’individuo è adulto, e conserva anzi tutta la sua potenza
emozionale e penetrativa già propria della prima infanzia. Al
di là delle interpretazioni una cosa è certa: i suoni vocali e
strumentali, emessi dall’operatore durante un procedimento
ipnotico, si impregnano di contenuti emozionali che
producono nel soggetto le più potenti micro - tensioni della
C.N.V.
L’influenza emozionale dei suoni si subisce anche quando,
ormai adulto, l’individuo ha sostituito l’espressione
comunicativa primaria con il linguaggio; a livello inconscio
permane l’influenza emozionale di questi suoni, anche se
l’io adulto spesso non registra alcuna variazione tensionale
all’interno del proprio essere (stimolazioni subliminali che
non superano l’indice di tolleranza).
La percezione acustica di suoni non verbali è associata, in
tutti gli individui, al bisogno di affetto, di aiuto ed alla fase di
assoluta dipendenza della prima infanzia. L’uso della
paralinguistica nella fase induttiva ipnotica si identifica in un
comportamento comunicativo regressivo, la cui essenza è

194
la riproduzione, a mezzo dell’apparato vocale o di strumenti
diversi, di suoni codificati inconsciamente dal ricevente in
una lontana epoca della vita. Durante la formulazione dei
suoni paralinguistici, l’operatore deve individuare il tipo di
effetto emozionale prodotto nel soggetto durante l’ascolto,
per poterne così pilotare la modulazione tensionale in
rapporto all’esigenza del momento.
Se il soggetto deve essere penalizzato, occorre riprodurre i
suoni che lui ha già registrato come creanti tensione (suoni
acuti, secchi, di rimprovero....), se dovrà essere gratificato
occorre inviare suoni diversi (dolci, rassicuranti, armoniosi,
profondi....).
Il modello paralinguistico operativo che l’operatore deve
seguire si può così sintetizzare:

1) Emettere suoni vocali e/o strumentali di diversa natura


nella fase induttiva iniziale.
2) Registrare la codificazione che istintivamente il soggetto
attribuisce ai suoni uditi. Che un suono venga registrato
come penalizzante del soggetto, l’operatore lo potrà
rilevare dal fatto che egli deglutisca durante o
immediatamente dopo l’emissione del suono stesso.

195
3) Utilizzare vari suoni, sia tra quelli che si pensa possano
esser codificati come penalizzanti, ossia creanti
tensione, sia tra quelli che si ritiene possano esser
codificati come gratificanti, ossia riducenti la tensione.
4) Scegliere tra i suoni emessi e codificati dal soggetto
come gratificanti o penalizzanti, un suono specifico per
ciascuna delle due classi e dotato di particolare
efficacia.
5) Emettere ripetutamente uno dei due suoni estrapolati
ogni qualvolta lo si ritenga opportuno. Il suono
gratificante naturalmente sarà emesso dall’operatore in
conseguenza dell’ESITO POSITIVO DI UN TEST DI
VERIFICA ANALOGICA O LOGICA e qualora appaia
l’esigenza di ridurre una eccessiva tensione del
soggetto.
Il suono penalizzante verrà emesso in conseguenza
dell’ESITO NEGATIVO DI UN TEST DI VERIFICA
ANALOGICA O LOGICA e qualora emerga l’esigenza
di aumentare la componente tensionale nel soggetto.

In sintesi l’operatore dovrà emettere il suono accertato


come:

196
GRATIFICANTE
Ogni qualvolta l’operatore ritenga di dover gratificare
analogicamente il soggetto, per aver perfettamente
mantenuto la rotta ipnotica (verifiche analogiche
perfettamente effettuate, fenomeni ipnotici realizzati) o
in quanto il suo livello di tensione ha raggiunto livelli troppo
elevati.

PENALIZZANTE
Ogni qualvolta l’operatore ritenga di dover penalizzare
analogicamente il soggetto, per non aver mantenuto la rotta
ipnotica (verifiche analogiche con esito negativo, fenomeni
ipnotici non realizzati) o in quanto abbia effettuato scarichi
di tensione ripetuti e mostri un sensibile abbassamento
della capacità di contenimento tensionale.

Il pilotaggio ipnotico si essenzializza proprio con successivi


colpi di timone, realizzati attraverso l’uso dei suoni
gratificanti e penalizzanti in funzione del mantenimento di
una rotta ipnotica da parte del soggetto.

197
Nel momento in cui l’operatore comunica analogicamente
con il soggetto, utilizzando esclusivamente due suoni con
diversa codificazione (suono gratificante, suono
penalizzante), ed al contempo ha la certezza che il
soggetto subisca un pilotaggio analogico attraverso detti
suoni, egli ha impostato un codice metacomunicazionale
con il soggetto (pilotaggio subliminale del comportamento
del soggetto).
Il codice metacomunicazionale è da considerarsi un
importante strumento operativo nel procedimento ipnotico
della IPNOSI DINAMICA (Metodo Diretto).
Il codice metacomunicazionale rappresenta per l’operatore
della IPNOSI DINAMICA e per il tecnico della DIPNOSI, un
filo di comunicazione diretta con l’inconscio del soggetto e
del suo semplice interlocutore.
Il codice M/C permette di influenzare notevolmente il potere
decisionale del soggetto o dell’interlocutore su quanto
l’operatore o il tecnico della DIPNOSI chiede in termini
fenomenologici e comportamentali.
L’operatore deve avere un ricco repertorio di suoni a
disposizione per il test analogico, all’inizio della fase
induttiva. Egli deve creare e utilizzare poi il CODICE di

198
metacomunicazione, o, se preferite, “LA BASE RITMICA”
costituita da un suono gratificante e da un suono
penalizzante; essa potrà essere utilizzata durante tutto il
procedimento ipnotico, sino alla fase di deipnotizzazione.
Durante il test analogico l’operatore potrà dare sfogo alla
propria creatività, emettendo suoni vocali o strumentali con
tutte le variazioni possibili; sempre però con riferimento alle
risposte analogiche del soggetto, cioè ai suoi scarichi di
tensione ed in particolar modo alla deglutizione salivare.
Fra gli atti di paralinguistica, l’operatore potrà facilmente
notare quali sono quelli che creano maggior tensione, pur
se tollerati. Il più penalizzante andrà usato, in seguito, nel
CODICE di metacomunicazione. La stessa cosa vale per il
suono registrato più gratificante in senso assoluto dal
soggetto. Spesso espressioni del viso, soprattutto delle
labbra, indicano all’operatore il suono registrato come più
gratificante dal soggetto.

199
ALCUNI SUONI VOCALI O STRUMENTALI ESPRIMIBILI
DURANTE IL TEST ANALOGICO

SUONI GENERALMENTE REGISTRATI PENALIZZANTI

• suoni e versi acuti, di rimprovero, secchi (distonia


affettività);
• suono respiratorio emesso col naso (sniffare);
• respiro a mantice (profonde inspirazioni ed espirazioni,
utilizzando lo stesso metodo che utilizza il medium nel
momento che si appresta ad effettuare la trance -
medianica);
• raschiamento della gola (con tono di rimprovero);
• risatina ironica o violento riso comunemente definiti del
tipo “satanico”;
• suono prodotto dal piegamento di fogli di carta;
• suoni di lamento;
• tambureggiamento con le dita su un piano nelle
vicinanze del soggetto, effettuando variazioni del ritmo;
• qualsiasi suono vocale seguito da attimi di silenzio e di
immobilità assoluta dell’operatore.

200
È sempre penalizzante un suono ripetuto a lungo o un
suono che si prolunga per molto tempo, è penalizzante
anche un suono che diventa man mano più acuto e più
forte come quello prodotto da una fonte sonora che si
avvicina velocemente all’orecchio dell’ascoltatore.
Nel caso si intenda penalizzare parlando o emettendo suoni
con la bocca molto vicino all’orecchio o al viso del soggetto,
sarà bene schermare la sorgente del suono con la mano o
altro; in tal modo il suono risulterà al soggetto più
misterioso e si eviterà un possibile cortocircuito.
Per quanto riguarda le parole, si ripete che conta molto il
tono con cui sono pronunciate.
Comunque sono in genere più fastidiose (penalizzanti) le
vocali. “e” ed “i”, le consonanti dure e sibilanti (“s”, “t”, “z”,
ecc.), mentre sono più dolci le vocali “a” e “o” e le
consonanti come “m”, “b”, “l”....
Per il canale della paralinguistica, il test analogico sulle
distonie ipnotiche può essere approcciato nel seguente
modo. I suoni dolci e carezzevoli, armoniosi e rassicuranti,
le nenie, i suoni casalinghi, stimolano la distonia
dell’affettività; i suoni genericamente acuti stimolano la
distonia della sessualità.

201
Le distonie comportamentali, di cui fanno parte i disturbi del
comportamento, sono stimolate con suoni di paralinguistica
che richiamano il disturbo stesso.
Intendiamo dire che gli stessi suoni ambientali, suoni del
corpo o di altro genere, che rappresentano nella vita
quotidiana o l’innesco o un motivo di amplificazione della
sintomatologia, per l’operatore sono il materiale sonoro
necessario per interagire nella distonia comportamentale.
Es.: suoni relativi ad un rapporto sessuale per chi ha
problemi di erezione o di frigidità;
suoni di un ambiente affollato per un soggetto timido
ed ansioso.

202
CAPITOLO 5
CODICE METACOMUNICAZIONALE

Parlando di codice metacomunicazionale ci riferiamo al


metodo induttivo diretto, quello in cui noi denunciamo al
soggetto l’intenzione di sottoporlo ad un esperimento di
ipnosi ed il soggetto accetta di sottoporvisi.
Il codice metacomunicazionale è estremamente importante
nel procedimento diretto perché dà all’operatore
l’opportunità di poter stimolare subliminalmente il non io del
soggetto; in pratica senza che il suo io razionale se ne
renda conto e possa quindi attivare i meccanismi di difesa
prima che l’operatore abbia eguagliato l’indice di tolleranza.
L’operatore attraverso un codice di metacomunicazione,
può “pilotare” il soggetto anche con il potenziale subliminale
riconosciuto unicamente dal non io del soggetto, senza
effettuare la verifica analogica terminale.
L’io razionale del soggetto non ha ancora riconosciuto il
potenziale ipnotico dell’operatore, tuttavia può essere
condizionato grazie all’uso di un codice
metacomunicazionale.

203
Non essendo ancora avvenuta la condensazione del
simbolo operatore, l’azione è inserita a livello subliminale e
tutto avviene ad insaputa del soggetto.
Quando noi gli diciamo “Fai dei passi in avanti vedi che non
riesci?!” ed effettivamente il soggetto non riesce a farli, vuol
dire che il suo io razionale verifica il nostro potenziale
ipnotico e ne prende atto.
La riuscita dell’evento si basa su un potenziale ipnotico già
riconosciuto dal soggetto, ma, se l’operatore nel formulare
la richiesta esprime alcuni atti comunicativi già codificati
come codice di M/C, l’evento fenomenologico può avvenire
indipendentemente da ciò.
L’ottenimento della verifica logica tramite il codice M/C,
comporta anche l’immediato riconoscimento del potenziale
ipnotico, e il brusco passaggio da flash subliminale a flash
ipnotico, senza il controllo della deglutizione o altro. Con il
codice M/C noi possiamo produrre eventi fenomenologici di
tipo ipnotico senza che il soggetto ci riconosca logicamente
questo potenziale. Chiariamo però che, ovviamente, non
appena la volontà del soggetto sia stata inequivocabilmente
messa fuori causa, il riconoscimento anche logico scatta.

204
Occorre tener presente che è una forte penalizzazione
riconoscere a qualcuno un potenziale ipnotico, quindi
l’operatore deve aver prima acquisito un buon potenziale
subliminale affinché il soggetto possa prenderne
tranquillamente atto; utilizzando il codice di
metacomunicazione, l’operatore può interagire anche a
livello razionale col soggetto, senza che questi se ne renda
conto, quindi senza la necessità di un potenziale elevato.
Quanto l’operatore effettua il passaggio da flash subliminale
a flash ipnotico, inserendo la verbalizzazione, corre dei
rischi; non sempre il potenziale già acquisito a livello
subliminale è sufficiente e, d’altro canto, è impossibile
verificare altrimenti se lo è.
Utilizzando il codice metacomunicazionale impostato
all’inizio della fase induttiva, l’operatore aumenta
notevolmente le possibilità di ottenere quanto desidera,
riducendo contemporaneamente i rischi relativi.
Il codice metacomunicazionale entra costantemente in
azione nel rapporto tra operatore e soggetto, non solo
durante la richiesta fenomenologica o durante il passaggio
della fase subliminale a quella ipnotica vera e propria, ma
soprattutto nella fase di pilotaggio.

205
Il codice metacomunicazionale non è soltanto un filo diretto
con l’inconscio del soggetto, ma serve a guidare oltre che
stimolare, è un timone più che un remo. Per suo tramite
vengono notevolmente facilitate le fenomenologie richieste
al soggetto. La C.N.V. rappresenta la benzina ed è
possibile operare un certo controllo sulla macchina con
l’aumentarne o ridurne l’erogazione, il codice M/C dà
proprio una informazione sulla rotta da seguire, è infatti
decodificabile logicamente, ma non per il soggetto. Una
volta impostato il codice M/C, non c’è momento ipnotico
ove non sia utile servirsi di questo strumento di
comunicazione analogica.
Battere dei colpi sul tavolo può essere un codice se io mi
sono accordato con il ricevente che i suoni prodotti siano,
per esempio, un invito ad alzarsi, fare il giro della sedia e
rimettersi seduti.
Se mi sono accordato solo con il soggetto e non con tutti
voi, sul significato di questo atto comunicativo, il battere dei
colpi è per lui un atto comunicativo con contenuti logici,
mentre per tutti voi rimane un atto comunicativo analogico,
che sollecita solo la vostra curiosità e la vostra componente
emozionale.

206
Noi sappiamo, però, che l’operatore può inviare un atto
comunicativo al NON IO del soggetto non informando il suo
IO RAZIONALE. Se l’operatore denunciasse verbalmente al
soggetto il codice M/C (Es. : “Quando batto tre colpi tu fai il
giro della sedia”), verrebbe ubbidito solo possedendo già il
potenziale ipnotico relativo o per semplice
accondiscendenza, certamente mai se il soggetto avesse
già subito dei flash ma non ancora riconosciuto simbolo
l’operatore.
Quando invece la codifica è appresa, per esperienza
diretta, dal NON IO, il soggetto “sente” all’interno del suo
essere l’esigenza di compiere tale azione.
Giunti a questo punto sarà l’operatore a dargli la
motivazione logica “Tu fai questo perché io sono l’operatore
ipnotico e ti spingo a farlo; il mio potenziale ipnotico è
talmente forte da creare all’interno della tua mente il
bisogno di compiere questa azione”.
L’operatore può creare il codice di metacomunicazione nel
la fase induttiva, estrapolando dal parco degli atti
comunicativi emessi due atti comunicativi di certa
codificazione, uno gratificante e uno penalizzante. È
preferibile che tali atti comunicativi codificati siano

207
estrapolati nell’ambito del canale paralinguistico, per la
velocità e fedeltà con cui i suoni possono essere riprodotti,
uditi inoltre dal soggetto qualunque sia la sua distanza
momentanea dell’operatore.
Quindi un codice di comunicazione può essere impostato
servendosi dei quattro canali che noi utilizziamo nel metodo
diretto (prossemica, paralinguistica, cinesica e digitale); con
ciascuno di questi quattro canali si può perfezionare un
codice di metacomunicazione. Noi preferiamo suggerire,
come già detto, l’utilizzo della paralinguistica nel pilotaggio
metacomunicazionale.
L’operatore esperto potrebbe anche impostare diversi
codici di metacomunicazione su diversi canali di C.N.V., per
sostituire immediatamente quello che eventualmente il
soggetto avesse decodificato sul piano logico.
Un codice di metacomunicazione contempla un unico atto
gratificante ed un unico atto penalizzante; dobbiamo però
tenere presente che, se la nostra mente a livello logico
elabora innumerevoli pensieri e possibili azioni, per cui i tre
colpi sul tavolo possono avere tanti significati, a livello
analogico c’è solo il sì e il no, il bene e il male, al positivo e
il negativo. È sempre necessario che l’operatore esprima

208
verbalmente, nella fase di pilotaggio, la richiesta
fenomenologica; solo dopo provvederà ad emettere gli atti
codificanti, in base al comportamento del soggetto.
L’inconscio non registra richieste verbali e al contempo non
comprende inviti complessi, ma solo un si o un no; per
essere precisi riceve solo stimoli più o meno potenti a
seconda del potenziale riconosciuto alla fonte stimolante e
rapportato ad un elemento intrapsichico. Dando per
scontato di aver impostato questo codice con l’interlocutore,
i colpi sul tavolo rappresentano solo uno stimolo inibitorio o
incentivante; quindi per rendere completa la
metacomunicazione devo avvalermi del linguaggio verbale.
Assumiamo di aver codificato con il NON IO del soggetto il
codice metacomunicazionale, a livello paralinguistico, nel
seguente modo “ehm..ehm” quale stimolo gratificante (SI) e
“sep. ..sep” quale stimolo penalizzante (NO); emetteremo
tali suoni ogni qual volta occorre gratificare il soggetto o
spingerlo analogicamente a realizzare la verifica richiesta
con la C.V.
In altri termini, dire al soggetto : “Fai un passo in avariti, sep
sep” (suono negativo, no), equivale a dire al suo non io:
“No! Non fare un passo in avanti”.

209
Oppure dicendo : Non fare un passo in avanti, ehm ehm”,
significhiamo analogicamente il contrario, cioè : “SI! Fai un
passo in avanti”.
In tal caso il soggetto, a livello inconscio, recepirà l’ultimo
messaggio come un invito a fare il passo in avanti e si
sentirà spinto a farlo malgrado l’invito verbale fosse una
sollecitazione a non fare.
L’operatore deve essere molto bene a conoscenza delle
modalità di formulazione delle contrapposizioni tra invito
logico e sollecitazione analogica.
Può capitare di utilizzare il codice metacomunicazionale
non in contrapposizione al messaggio verbale; ciò non ha
senso in quanto non permette al soggetto di evidenziare un
vincolo e riconoscere così un maggior potenziale ipnotico
all‘operatore.
La finalità del metodo diretto è quella di far sì che l’io del
soggetto riconosca il potenziale ipnotico dell’operatore,
quindi è necessario creare un vincolo, questo può essere
espresso analogicamente utilizzando uno stimolo
metacomunicazionale che si contrapponga all’invito
verbale. Perciò diremo: “Ora tu proverai a fare un passo in
avanti……. avanti vieni, sep sep.” (CODICE ANALOGICO

210
DI METACOMUNICAZIONE PENALIZZANTE = NO).
Ecco che la contrapposizione dei due messaggi (C.V. e
C.N.V.) entra perfettamente in sintonia con l’esigenza di un
vincolo e della realizzazione fenomenologica.
Il soggetto non può avere che un grande desiderio di
gratificarci, se vuole superare il vincolo analogico che
avverte all’interno del proprio essere; solo ratificando tale
desiderio porrà termine alla tensione energetica che
scaturisce dall’invito verbale in contrapposizione con il
vincolo analogico.
Noi però dobbiamo essere in grado di esprimere messaggio
e stimolo contrapposti, dobbiamo dire chiaramente al
soggetto cosa desideriamo che lui faccia e saper
contemporaneamente impostare il vincolo con il suono
analogico.
Un messaggio non preciso, uno stimolo analogico non
chiaramente contrapposto, possono generare confusione
nel soggetto, al punto di far scattare il cortocircuito del
rapporto ipnotico stesso.
A fini didattici riteniamo utile descrivere fedelmente e
dettagliatamente un esperimento pratico nel quale si sia
fatto uso del codice M/C contrapposto alla C.V. Viene

211
invitata a fungere da soggetto una uditrice del corso, che
spontaneamente si toglie le scarpe, si mette in posizione
statica e chiude gli occhi.
L’istruttore inizia l’esperimento utilizzando la paralinguistica
orale, poi un leggero martellamento delle dita alternato a
suoni vocali ritmici, sillabe senza significato, brevi risate,
ecc. Il soggetto accusa le prime penalizzazioni subliminali,
manifestando attraverso il rossore la prima partecipazione
emotiva.
L’operatore tenta di inserire la prima suggestione verbale,
rivolgendosi poi anche al pubblico per commentare e
chiarire quello che sta avvenendo.
Sono le parole dell’istruttore : “Ora, ascoltando questo
suono avvertirai una spinta all’indietro sempre più forte, al
punto tale che dovrai spostare le gambe all’indietro per non
cadere... ehm...ehm....ehm.. (impostazione del suono
analogico invitante a fare, positivo, gratificante = SI) . . . e
sentirai il desiderio di lasciarti andare!” Rivolgendosi ora al
pubblico: “Io ho impostato il codice gratificante, per renderlo
più potente debbo aumentare lo stato di tensione del
soggetto, quindi mi avvalgo di altre stimolazioni analogiche

212
che esprimono attraverso altri canali di comunicazione non
verbale”.
A questo punto si rivolge al soggetto impostando un codice
metacomunicazionale penalizzante, ossia di impedimento a
fare (un no).
“Da questo momento tu proverai ad effettuare un passo in
avanti e prenderai atto di non poterlo fare. Avanti,... vieni
avanti.. sep.. sep………; vieni avanti.. sep..sep…..; vedi
che non riesci?! Prova ancora.. sep..sep…..” In questa fase
l’operatore ha usato il codice metacomunicazionale
penalizzante, inibitorio quindi negativo. Tali suoni saranno
utilizzati più volte durante tutto il procedimento ipnotico,
essi verranno amplificati, di volta in volta, dalla presa atto
da parte del soggetto del vincolo a fare o a non fare, che
ogni volta gli sembrerà sempre più potente.
L’istruttore continua con sollecitazioni paralinguistiche,
prossemiche e digitali. Il soggetto, chiaramente sotto ipnosi,
effettua tutte le fenomenologie richieste ed in modo
estremamente gratificante.
L’operatore interrompe l’azione rivolgendosi al pubblico. La
codificazione gratificante e penalizzante del codice
metacomunicazionale è avvenuta, ora occorre solo

213
aumentare la tensione nel soggetto per rendere più potente
il codice già impostato; devo acquisire un potenziale
ipnotico sufficiente a non attivare le difese del soggetto
durante le prossime richieste che saranno assai
penalizzanti. Per questo particolare esperimento didattico, il
codice metacomunicazionale ha bisogno di un potenziale
ipnotico superiore al normale in quanto, essendone stato
oggetto di esposizione per gli allievi, è diventato anche per
il soggetto un codice logico; questo maggior potenziale
ipnotico non è affatto necessario in situazioni normali.
Imposterò ora con il soggetto un altro codice
metacomunicazionale, diverso nelle espressioni.
Mentre lo farò, vi farò segno, così eviteremo che il soggetto
possa registrarlo logicamente; si potrà in tal modo utilizzarlo
con quel minimo di potenziale ipnotico necessario ad
ottenere le fenomenologie.

L’esperimento continua ancora per parecchi minuti.

La signora che funge da soggetto risponde alle diverse


sollecitazioni alternando qualche manifestazione di

214
insofferenza a lunghe risate, ma eseguendo
magistralmente tutte le fenomenologie ipnotiche richieste.
Al termine asserisce di sentirsi bene e molto rilassata,
ringrazia l’operatore. Più tardi, interrogata, chiarisce che
quando si sentiva toccare al collo non poteva, malgrado
tutta la sua volontà, fare le cose richieste. A codice
metacomunicazionale impostato, utilizzando questa volta la
digitale, l’operatore richiedeva ed otteneva le
fenomenologie ipnotiche avvalendosi di due particolari
toccamenti. Alla fine l’operatore spiega agli allievi che la
digitopressione sul collo del soggetto invia quasi sempre
uno stimolo analogico penalizzante (negativo, un no),
mentre la carezza con le dita della mano sul viso del
soggetto invia uno stimolo analogico gratificante (positivo,
un si).

215
SUGGERIMENTI OPERATIVI
PER NON SUPERARE L’INDICE DI TOLLERANZA

L’obiettivo tecnico della fase induttiva permette di giungere


alla soglia del massimo potenziale ipnotico subliminale che
è possibile acquisire in rapporto all’indice di tolleranza del
soggetto.
Tutti gli individui hanno un indice di tolleranza; questo vuol
dire che l’operatore può esprimere tranquillamente degli atti
comunicativi penalizzanti senza che la micro tensione
prodotta possa attivare i meccanismi di difesa del soggetto.
L’indice di tolleranza può variare moltissimo
quantitativamente da soggetto a soggetto; utilizzare un
metodo induttivo identico per tutti i soggetti vuol dire
chiedere al soggetto di adattarsi al metodo, ciò è
impossibile; solo l’operatore è in grado di adattarsi alle
esigenze analogiche del soggetto.
L’IPNOSI TRADIZIONALE non solo utilizza la parola nella
fase induttiva, ma soprattutto presenta un metodo rigido,
propone addirittura delle procedure standard.
Nella IPNOSI DINAMICA il metodo induttivo è morbido,
flessibile, è lo stesso soggetto ad attribuire il carattere

216
gratificante o penalizzante alle stimolazioni che riceve;
l’attribuzione penalizzante sarà data sempre secondo
necessità, né più né meno di quanto lui stesso desideri fare
analogicamente.
L’operatore deve calibrare le penalizzazioni con delle
gratificazioni. L’IO RAZIONALE del soggetto “TOLLERA” le
penalizzazioni in rapporto al proprio indice di tolleranza;
una tensione superiore al suo livello energetico crea nel
soggetto una decisa reattività che può compromettere il
rapporto ipnotico stesso.
Quindi, nel momento in cui effettuiamo un atto comunicativo
che porti lo stato di tensione del soggetto a livelli superiori,
il soggetto dovrà necessariamente scaricare la tensione
eccedente il suo indice di tolleranza.
È necessario a tal fine esprimere atti comunicativi
gratificanti, che possano ricondurre la tensione accumulata
a valori energetici accettati dall’Io Razionale del soggetto.
Solo il potenziale ipnotico può permettere all’operatore di
superare l’indice di tolleranza del soggetto. L’operatore può
creare nel soggetto una tensione superiore all’indice di
tolleranza in due casi ben precisi:

217
A) quando produce atti comunicativi troppo penalizzanti;

B) quando il potenziale ipnotico acquisito non è in grado di


coprire la tensione indotta da una certa verifica; ogni
verifica analogica o logica (richiesta fenomenologica)
necessita di un potenziale ipnotico da parte di chi la
richiede. La tensione che la richiesta analogica (verifica
subliminale) o logica comporta al soggetto, può essere
“coperta” dall’indice di tolleranza o da un potenziale
ipnotico già consistente. Se la copertura sussiste, il
soggetto effettua l’azione o la fenomenologia senza
alcun problema, se tale copertura non sussiste si
possono verificare i seguenti casi:

B1) cortocircuito o interruzione del rapporto ipnotico


da parte del soggetto;

B2) il soggetto scarica la tensione in eccedenza,


ossia non coperta né dall’indice di tolleranza e
né dal potenziale ipnotico dell’operatore,
riconoscendogli immediatamente il potenziale
mancante.

218
Il riconoscimento del nuovo potenziale ipnotico ristabilisce
un nuovo equilibrio energetico.
Ora, se sul piano analogico è difficile ed incerta la
variazione da una dinamica di accumulo ad una di scarico
della tensione del soggetto, è chiaro che dobbiamo inserire
il discorso nelle regole del gioco, vale a dire trattare anche
logicamente, razionalmente, con il nostro soggetto.
Ricordiamo ancora che la posizione statica del soggetto è
fondamentale per il buon esito di un procedimento ipnotico,
pertanto se il soggetto non mantiene tale posizione
dovremo dirgli: “Guarda...., questo è un metodo diretto, tu
mi devi dare uno spazio per l’azione e quindi devi osservare
certe regole; una di queste è che tu rimanga in una
posizione statica. Dal momento che ti sei sottoposto
spontaneamente all’esperimento, devi rispettare le regole
del gioco”.
Le regole del gioco devono essere definite molto
chiaramente e devono essere imposte sempre, non ci si
deve mai lasciar mettere fuori gioco. L’operatore non ha
grandi possibilità di vittoria se la regola della posizione
statica non viene rispettata.

219
Questa regola comporta principalmente: la chiusura degli
occhi, l’assenza di movimento delle varie parti del corpo e il
divieto di parlare.
La chiusura degli occhi è di estrema utilità perché non
permette al soggetto di scaricare la tensione con i
microflash prodotti dall’ambiente circostante.
L’individuo subisce sempre delle tensioni quando non
riesce a identificare l’ambiente che lo circonda e soprattutto
colui che opera nei suoi confronti.
La tensione si produce in quanto dal buio che ci circonda ci
attendiamo sempre qualcosa di negativo; le proiezioni
dell’individuo sull’ignoto non sono mai gratificanti, là dove la
conoscenza non può arrivare i fantasmi dell’inconscio
regnano sovrani.
È proprio su questo meccanismo di innalzamento
automatico della tensione che gioca la regola del chiudere
gli occhi. Senza contare che la chiusura degli occhi isola il
soggetto dal suo ambiente, dai suoi amici; infatti è
sufficiente un gesto rassicurante, il sorriso di un amico,
perché il soggetto scarichi la tensione prodotta e calibrata
in rapporto alla sua esigenza analogica.

220
Dobbiamo ancora soffermarci sulla regola del “non scarico
tensione”, cioè del mantenimento della posizione statica da
parte del soggetto.
Il soggetto ha delle possibilità, nonostante tutto, di non
mantenere le regole del gioco, e allora sta nell’abilità
dell’operatore fare in modo che queste vengano mantenute
anche contro la sua volontà.
Quali sono gli accorgimenti che si possono adottare? Una
delle fonti di scarico più elementari è il sorriso. Succede
spesso che il soggetto, nella prima fase dell’induzione,
sorrida o rida; in questo caso uno dei metodi più efficaci per
bloccare tale scarico è quello di farglielo notare in modo
analogico, come se glielo avessimo suggerito noi. Quando
il soggetto comincia a sorridere e socchiudere le labbra, noi
sorrideremo in maniera evidente, emettendo anche i suoni
tipici del riso in modo che possa udire anche ad occhi
chiusi. Nel caso ciò non basti, aumenteremo l’intensità dei
suoni; se ciò non fosse ancora sufficiente interromperemo
bruscamente il nostro riso e lo pregheremo, gentilmente ma
con serietà, di tenere gli occhi chiusi e di mantenere la
posizione statica.

221
PROMEMORIA PER L’OPERATORE
ED ULTIMI CONSIGLI PRATICI

Nell’iniziare il procedimento ipnotico l’operatore avrà cura di


verificare il proprio stato tensionale, intervenendo
eventualmente nei seguenti modi:

A) applicare le tecniche autoipnotiche qualora apprese

B) sdrammatizzare il possibile fallimento

C) far mente locale a precedenti esperimenti riusciti e


porre grande attenzione alle fasi operative

D) agire sull’ambiente, nel caso questo non sia


sufficientemente gratificante (ambiente ideale =
penalizzante per il soggetto e gratificante per
l’operatore), prima di rivolgersi al soggetto.

Sarà utile poi scambiare qualche parola col soggetto, con la


finalità di: scaricargli un eventuale eccesso di tensione non

222
creatagli direttamente, acquisire subito il ruolo “up”, oppure
ridurre una eventuale manifesta competitività.
I microflash ottenuti già in questa fase consentiranno di
ottenere, per lo meno, l’adesione a mantenere la posizione
statica.
A questo punto ricordatevi di non fare assumere al soggetto
posizioni per mantenere le quali abbia impedimenti fisici o
comunque debba sopportare uno sforzo eccessivo.
Attenzione ai microscarichi quali la contrazione dei muscoli
mascellari, dei glutei e la flessione di una sola gamba.
Evitare le forme collaborative, senza però mostrare
apertamente di rifiutarle.
Inserire le stimolazioni analogiche con la duplice finalità: di
produrre i primi flash subliminali e isolare, dal numero degli
atti emessi, quelli che costituiranno il codice
metacomunicazionale.
Prestare grande attenzione allo stato tensionale del
soggetto e verificare sistematicamente il potenziale
subliminale raggiunto con le verifiche analogiche.
Inserire la C.V. quale verifica analogica terminale o,
altrimenti, passare direttamente ad una verifica logica,

223
coprendosi però le spalle col codice metacomunicazionale
già impostato.
Formulare la prima verifica logica e le successive sempre
secondo lo schema classico: vincolo, sollecitazione,
rinforzo.

224
ALCUNE INFORMAZIONI GIURIDICHE
SULL’USO DELL’ IPNOSI

Nel nostro codice civile italiano la dottrina (Messineo etc.)


riconduce lo stato ipnotico, come l’ubriachezza ed altre
forme similari, nella fattispecie dell’articolo 428, con la
conseguenza della nullità di ogni atto giuridico che
l’ipnotizzato possa compiere; ciò perché ci troviamo già di
fronte ad una incapacità di intendere e di volere, da cui le
famose diffidenze, non di voi che siete gli eletti, ma della
maggior parte delle persone che generalmente temono che
con l’ipnosi gli possa essere tolto qualcosa di loro stessi.
Ma, lasciando stare queste che sono implicazioni
puramente civilistiche del problema e che pur possono
ricorrere (quello che è indotto a fare un testamento,
quell’altro a vendere un terreno o una casa tutte cose che si
sono già verificate, ci sono delle casistiche al riguardo), ben
più numerosi e discussi sono i riflessi penali sollevati
dall’uso della ipnosi.
Il nostro Paese è arrivato buon ultimo in questa questione
penale, infatti solo nel 1930 col codice Rocco, quello che
prossimamente verrà riformato ma che attualmente è

225
ancora in vigore, se ne è interessato con gli articoli 613 e
728. Sono quindi praticamente solo due gli articoli del
codice riguardanti la disciplina dell’ipnosi ed i suoi
rappresentanti, su cui si impernia tutta una materia
giuridica.
Ciò porta ad enormi e diversissime conseguenze a seconda
dell’impostazione e dell’interpretazione che degli stessi
articoli viene data.
L’articolo 613 del codice penale contempla il reato
conseguente allo stato di incapacità di intendere e di volere
provocato dall’ipnosi contro e senza la volontà del soggetto.
Se è possibile ipnotizzare una persona anche contro la sua
volontà, il legislatore ha previsto che si intervenga.
Cerchiamo di essere molto stringati purché capiamo come
non sia divertente questa materia, ma ognuno di voi domani
si può trovare in queste situazioni e naturalmente è bene
sempre sapere cosa dice la legge al riguardo.
Tanto per cominciare: “contro la volontà”; quale volontà,
quale consenso?
Il caso specifico deve essere messo in relazione con
l’articolo 579 del codice penale, occorre cioè un consenso
giuridicamente valido, quindi non lo è nel caso dei minori,

226
gli infermi di mente, nel caso di chi abusa di sostanze
alcoliche o stupefacenti e altrettanto dicasi qualora il
consenso sia stato estorto con violenza, minaccia,
suggestione, o carpito con l’inganno, il che configura un
reato gravissimo, specialmente per lo Stato Italiano.
Va da sé però che si presuppone sempre ci sia l’intenzione
dolosa dell’ipnotista nel fare questo, il più grave reato al
riguardo che c’è nei codici.
Tanto più che questo reato comporta pure aggravanti
quando l’ipnotista abbia agito con il fine di far commettere
un reato; c’è una grande casistica al riguardo, alcuni di voi
che sono abbastanza competenti sanno che c’è una
casistica enorme.... in criminologia gli avvocati sanno
quanta importanza abbia questa casistica sia in Italia che
all’estero.
Il caso in cui il soggetto abbia commesso un reato, ma
l’ipnotista non lo aveva preordinato, rientra nel 613. Un
certo tipo di “ipnosi” purtroppo ha avuto casi piuttosto
rumorosi: il chiudere il soggetto in una camera,
somministrargli tranquillanti, dargli suggestioni di caldo e di
freddo... etc. etc. Questo tipo di “ipnosi” è stata molto e

227
tristemente usata durante la guerra, per potere estorcere
determinati segreti e informazioni.
Va introdotto, sempre dal punto di vista giuridico relativo al
613, un altro problema diverso, quello cioè del caso in cui il
soggetto, ipnotizzato volontariamente, perda il controllo del
proprio comportamento mentre è sotto ipnosi; ciò solo agli
effetti del concorso di colpa.
Molti autori ritengono sia assolutamente impossibile per
l’ipnotista far commettere un crimine all’ipnotizzato, perché
le resistenze interne dell’io razionale di ognuno di noi hanno
tale forza che ben difficilmente possono essere superate
anche nelle forme di ipnosi più attiva, più profonda.
Ad ogni modo il legislatore italiano, per un eccesso di
prudenza, che comunque non è assolutamente
deprecabile, ha accolto la tesi contraria, quella cioè che
ritiene ciò possibile, e l’ha inserita nel 613.
In Italia, nell’ambito della psicologia giuridica e della
psichiatria forense, non troviamo agli effetti pratici nessuna
utilizzazione dell’ipnosi.
L’ipnosi viene proprio ignorata perché tutta la nostra
dottrina è concorde nell’opporsi al suo uso sia
nell’interrogatorio dell’imputato sia in quello dei testimoni.

228
Ben diversamente avviene negli altri paesi; basti pensare
alle due più prestigiose polizie del mondo, l’inglese
Scotland Yard e l’americana F.B.I., che invece la usano
continuamente, anzi eccessivamente.
In ogni caso essa è limitata semplicemente al testimone di
un crimine che accetti volontariamente di sottoporsi a
questo particolare interrogatorio.
Sarebbe infatti facilissimo che, ad un dato momento, la
fantasia giochi un grosso ruolo per la vittima di un delitto.
Comunque è certo che in ipnosi sia possibile avere una tale
facilità di memoria, una tale possibilità di evocare
particolari, per cui testimoni ricordano perfettamente perfino
numeri di targa che assolutamente non avrebbero mai
pensato di poter ricordare.
Tutto questo fa parte del famoso articolo 513, ma quello nel
quale compaiono intonazioni severe sull’uso dell’ipnosi è il
728 del Codice Penale, il quale stabilisce che “chiunque
pone taluno, col suo consenso, in stato di ipnosi, se dal
fatto deriva pericolo per l’incolumità della persona, è
punito.. etc. etc.”.
Ora, dal punto di vista prettamente giuridico, stante la
dizione letterale dell’articolo 728, è chiaro che la legge

229
penale non vieta assolutamente (almeno secondo il parere
mio e di molti autorevoli autori) l’esercizio dell’ipnosi senza
finalità terapeutiche.
Si può ricavare una ulteriore conferma di quella che è la
dizione letterale della legge, nell’articolo 128 del
Regolamento Testo Unico della Legge di Pubblica
Sicurezza, per il quale il Medico Provinciale può autorizzare
trattenimenti ipnotici a scopo di spettacolo.
Da qui consegue che, se il Medico Provinciale può dare
questa autorizzazione, che è un’autorizzazione di polizia,
certo essa non è in contrasto con la legge.
Per quanto riguarda la seconda condizione indicata dalla
legge, cioè l’assenza di pericolo, sembra chiaro che non sia
punibile chi solamente esercita l’ipnotismo, ma lo può
essere solo se mette in pericolo l’incolumità del soggetto. Il
consenso di legge c’è, secondo il 728, validamente dato
all’uso in senso lato dell’ipnosi.
La legge dice: ”si, tu puoi ipnotizzare, purché non ne sorga
un pericolo”.
Qui si incentrano tutte le discussioni e si innestano i vari
tentativi di monopolio posti in atto da talune corporazioni.

230
Questa condizione di pericolo è quanto mai controversa e si
presta ad interpretazioni molto soggettive.
Va detto, per inciso, che in alcuni paesi dell’est l’ipnosi
viene usata tranquillamente, tra le altre applicazioni, in
alcune scuole per l’apprendimento di lingue estere.
Naturalmente tutto ciò non va confuso con la questione
relativa all’attività psicoterapeutica mediante ipnosi (o
ipnositerapia), per la quale pure si assiste ad un fiorire di
interpretazioni anche qui di carattere soggettivo. Tornando
all’articolo 728, che è poi quello che sostanzialmente fa
parte di questa conversazione, sappiamo essere fonte di
polemiche assai vivaci. I fautori più drastici della proibizione
di usare l’ipnosi ai non abilitati, asseriscono che l’ipnotista,
anche nei più semplici scopi, può provocare, tra le altre
cose, stati di dissociazione nel soggetto. Questo
sostanzialmente è stato il motivo conduttore, la linea
direttrice di tutto quello che taluni ripetono da anni per
avocare a sé il monopolio di questa disciplina. Non è certo
nostro intendimento in queste pagine specialistiche,
scantonare dalla materia giuridica.
Rimanendo su questo terreno tuttavia, quando si scorre
una letteratura molto copiosa che si impernia sulla materia

231
dell’art. 728 (ci sono centinaia di volumi in tutto il mondo su
questo argomento e cioè la fattispecie di pericolo che possa
derivare dall’uso dell’ipnosi), ci pare occorra esaminare la
questione sotto diversi aspetti.
Innanzi tutto, quando si parla di “pericolo per il soggetto”,
esiste questo pericolo?
Al proposito va subito precisato che tale pericolo per
l’incolumità della persona deve essere intanto
giuridicamente apprezzabile (si parla sempre da un punto di
vista giuridico e non medico), se c’è un pericolo fisico o
psichico, e poniamo proprio l’accento su questo
“giuridicamente apprezzabile”, deve essere accertato caso
per caso.
Ora, secondo l’esperienza del Bremen, Platonovich e infiniti
altri, non risulta che esistano pericoli di complicazioni
psichiatriche su migliaia e migliaia di casi esaminati.
Secondariamente, è la pericolosità dell’ipnosi che può
causare, almeno come si è letto talvolta, casi di
dissociazione e di spersonalizzazione lamentati dal
soggetto molti anni dopo l’evento ipnotico vissuto?
(Naturalmente per divertimento, non parliamo di ipnosi
terapeutica).

232
Anche qui da tutta la letteratura risulta che assolutamente
non sono questi casi che hanno rilevanza.
Molto spesso il soggetto, quando attribuisce la propria
successiva sofferenza psicologica all’ipnosi, lo fa solo
perché vuole dare un senso alla sintomatologia ed è difficile
in sede giudiziale sostenere che così non è.
Infatti, in diversi stati e soprattutto negli Stati Uniti, stante la
proibizione di spettacoli pubblici di ipnosi in sei stati a
seguito dei rilievi mossi da parte di associazioni mediche e
religiose, vennero effettuate ricerche accuratissime, con
enorme larghezza di mezzi, arrivando alla conclusione che
non esistono prove certe che l’ipnosi possa provocare
danni.
Quindi, non entrando in questione mediche ma unicamente
basandoci sulla casistica e su una cospicua massa di
letteratura, non possiamo però tacere che è oltremodo
arduo stabilire con assoluta certezza, essenziale agli effetti
giuridici, che l’apparire di un sintomo dopo la scomparsa di
un altro non rappresenti la tendenza nevrotica
dell’organismo in oggetto che si esprime con modalità
differenti.

233
È d’altronde noto che molto spesso la persona nevrotica si
esprime, nel corso della sua vita, con una grande varietà di
sintomatologie.
Quindi concludiamo, da un punto di vista non medico bensì
legale, che da tutto questo esposto dovrebbe dedursi che la
fattispecie di cui all’articolo 628 codice penale, da cui trae
origine l’elemento integratore dell’ipotesi di reato e cioè il
pericolo per l’integrità della persona, si riduce ad una
opinione di consulenza che, sia pure espressa in buona
fede, è pur sempre soggetta alla tendenza personale di chi
la esprime.
L’esposizione è stata arida perché non poteva essere
diversa, d’altra parte crediamo di avervi dato un quadro di
come, in definitiva, sia possibile sostenere una cosa o
un’altra. Comunque è il consulente quello che dovrà
esporsi, ma certamente, secondo la dizione letterale del
codice, questa ipnosi è permessa.
Del resto noi ormai sappiamo bene che è la speciosità del
termine ipnosi e di certe fenomenologie ad essa da sempre
collegate ad avere apportato sospetti ed aver stimolato
curiose valutazioni su un fenomeno che è essenzialmente
di tipo comune.

234
Le dinamiche di convincimento forzato, di violenza e
pressione psicologica, sono certamente molto più diffuse in
ogni tessuto sociale di quanto si possa o si voglia credere e
certamente sono, salvo rarissime eccezioni, totalmente
estranee all’ipnosi.
La conoscenza degli intimi meccanismi del processo
comunicativo e persuasivo ed anche, perché no, l’uso delle
tecniche prettamente ipnotiche da parte di un numero
sempre più elevato di persone, non potrà che portare ad
una maggior coscienza della violenza che permea tutta la
vita sociale e relazionale, quindi ad un maggior controllo di
essa.

235
FASI DEL PROCEDIMENTO IPNOTICO DIRETTO

1) FASE DI POSIZIONE ORTOSTATICA

2) TEST TIPO DI COMUNICAZIONE NON VERBALE

3) FASE INDUTTIVA SUBLIMINALE


ATTI COMUNICATIVI
VERIFICHE SUBLIMINALI

4) PASSAGGIO DA FLASH SUBLIMINALE A FLASH


IPNOTICO

5) PILOTAGGIO
COMUNICAZIONE VERBALE
VERIFICHE LOGICHE

6) DEIPNOTIZZAZIONE

236
N° 1

L’OPERATORE CONTROLLA CHE


GLI OCCHI SIANO CHIUSI

237
N°2

CONTROLLO DELLA POSIZIONE STATICA

238
N° 3

CONTROLLO DELLA POSIZIONE STATICA

239
N° 4

L’OPERATORE INVIA LE PRIME STIMOLAZIONI

240
N° 5

UTILIZZO DELLA PROSSEMICA PER INVIARE


I PRIMI ATTI COMUNICATIVI

241
N° 6

L’OPERATORE ALZA IL MENTO

242
N° 7

VERIFICA SUBLIMINALE

243
N° 8

REALIZZAZIONE DI TUTTE LE VERIFICHE SUBLIMINALI

244
N° 9

L’OPERATORE DURANTE LA FASE INDUTTIVA


CONTROLLA SE IL SOGGETTO DEGLUTISCE

245
N° 10

IL PASSAGGIO DA FLASH SUBLIMINALE A IPNOTICO

246
N° 11

VERIFICA DELLA DEGLUTIZIONE

247
N° 12

INSERIMENTO DELLE PAROLE E OSSERVA


SE IL SOGGETTO DEGLUTISCE

248
N° 13

CATALESSI

249
GLOSSARIO

Allo scopo di rendere più agile l’esposizione, evitando


noiose circonlocuzioni, definiremo ora alcuni concetti
chiave, che ricorreranno spesso nel testo e che assumono
un’importanza particolare, in considerazione del fatto che
ciascuno di essi presuppone, a monte, delle ampie sintesi e
delle lucide puntualizzazioni senza le quali non avrebbe
potuto nascere questa disciplina.

ANALOGICO:
Termine che indica qualsiasi dinamismo prodotto a livello
dei simboli precostituiti o dell’inconscio nel suo insieme;
indica al contempo qualsiasi risposta stimolata dai recettori
del non io.

ATTI ANALOGICI:
Suoni, toccamenti, gesti, variazioni di pastura, movimenti di
diversa natura espressi istintivamente dall’interlocutore
durante un dialogo o dal soggetto durante un procedimento
ipnotico.

250
ATTI COMUNICATIVI:
Suoni, gesti, toccamenti, variazioni di postura, movimenti di
diversa natura gestiti dall’operatore consapevolmente e con
finalità suggestive, o durante un procedimento ipnotico o
durante un normale dialogo.

ATTO COMUNICATIVO GRATIFICANTE:


Atto di CNV, o di CV, che mostra l’effetto di ridurre la
tensione dell’interlocutore (o soggetto).

ATTO COMUNICATIVO PENALIZZANTE:


Atto di CNV, a di CV, che mostra l’effetto di aumentare la
tensione nell’interlocutore (o soggetto).

BERSAGLIO:
Fonte di stimolazione subliminale riconosciuta dai simboli
precostituiti del soggetto, ma non dal suo io razionale.

COMPETITIVO:
Ruolo nel quale si pone il soggetto quando determina
verifiche analogiche e logiche negative.

251
COMPLEMENTARE:
Ruolo nel quale si pone il soggetto quando consente
verifiche analogiche e logiche positive.

COMUNICAZIONE INTEGRALE:
Modello interattivo che utilizza sia la CNV che la CV nei
procedimenti ipnotici e nei rapporti professionali e umani.

DESTABILIZZAZIONE:
Meccanismo psicologico di base dell’io razionale, preposto
all’annullamento del potenziale ipnotico di un simbolo già
identificato. Il simbolo perde così la sua identità esterna.

PROIEZIONE:
Meccanismo psicologico di base del non io preposto
all’investitura libidica, o energetica, della fonte di
stimolazione.

DISTONIA:
Conflittualità funzionale esistente tra due elementi
strutturalmente contrapposti.

252
A livello dei meccanismi psicologici, la distonia che noi
avvertiamo è quella tra desiderio e possesso, tra la presa
atto di quanto si desidera ed il quanto si sente di possedere
l’oggetto desiderato.

EMOZIONE:
Stato eccitatorio di intensità variabile, superiore all’indice di
tolleranza dell’IO, ma inferiore al potenziale ipnotico della
fonte di stimolazione.

FASE DI DEIPNOTIZZAZIONE:
Ultima fase del procedimento ipnotico seconda le tecniche
della IPNOSI DINAMICA.
L’operatore permette al soggetto di scaricare la tensione in
eccedenza fino al ristabilimento di una comportamentistica
“normale”.
In questa fase si annullano le induzioni suggestive e la
posizione ortostatica. Al soggetto vengono date suggestioni
di benessere e tranquillità.

253
FASE DI PILOTAGGIO:
Quarta fase del procedimento ipnotico secondo le tecniche
della IPNOSI DINAMICA.
L’operatore usa il potenziale per produrre nel soggetto
fenomenologie ipnotiche o condizionarne comunque il
comportamento.

FASE INDUTTIVA:
Fase nella quale viene preparata e successivamente
realizzata la creazione del simbolo - operatore; in essa si
acquisisce dapprima un potenziale subliminale (non
riconosciuto dall’io razionale del soggetto),
successivamente un potenziale ipnotico vero e proprio.

FLASH IPNOTICO:
La fase di pilotaggio si compone di diversi dinamismi
ipnotici, ciascuno indipendente e al contempo in rapporto
con gli altri.
Un Flash ipnotico indica l’attivazione di un dinamismo
ipnotico, vissuto consapevolmente dal soggetto, quale ad
esempio la realizzazione di una richiesta fenomenologica.

254
Esso è accompagnato da un incremento del potenziale
ipnotico dell’operatore.

FLASH SUBLIMINALE:
La fase induttiva si compone di diversi dinamismi
subliminali, ciascuno indipendente e al contempo in
rapporto con gli altri.
Un Flash subliminale indica l’attivazione, nel soggetto, di un
dinamismo subliminale, quale ad esempio la realizzazione
di una verifica analogica.
Esso è accompagnato da un incremento del potenziale
subliminale dell’operatore.

IDENTIFICAZIONE:
Meccanismo psicologico di base dell’io razionale, preposto
al riconoscimento logico delle fonti di stimolazione (simboli).

IMPOSTAZIONE DELLA POSIZIONE ORTOSTATICA:


Momento iniziale del processo ipnotico, secondo le
tecniche della Ipnosi Dinamica. In esso l’operatore invita il
soggetto a porsi immobile ed in posizione eretta, per non

255
scaricare le microtensioni prodotte successivamente,
durante la fase induttiva.

INCORPORAZIONE:
Meccanismo psicologico di base del non io, preposto
all’assunzione all’interno del proprio SÈ del simbolo
formatosi a seguito della proiezione.
In questa fase tuttavia il simbolo incorporato mantiene la
propria identità.

INFERTIZZAZIONE:
Meccanismo psicologico del non io o inconscio, indicante il
concetto di sintesi distonica tra proiezione e incorporazione.
L’esigenza di infertizzarsi, pure definita esigenza di
desiderare, scaturisce dalla sommatoria algebrica tra
quanto proiettato e quanto incorporato. Infertizzarsi vuole
anche dire caricarsi autonomamente di desiderio attraverso
pensieri, riflessioni o esposizioni che concernono l’oggetto
del desiderio o la causa scatenante di un problema
(comunque simboli).

256
INDICE DI TOLLERANZA:
Valore soggettivo indicante l’entità del servizio analogico
che il non io del soggetto ritiene di poter assorbire dalla
fonte di stimolazione, senza che vengano attivati i
meccanismi di difesa dell’io razionale. Nella fase iniziale
induttiva l’indice di tolleranza del soggetto è predeterminato
e costituisce una caratteristica personale; successivamente
diviene direttamente proporzionale al potenziale ipnotico
che l’operatore ha già acquisito con la CNV o con le
richieste fenomenologiche.

INTERLOCUTORE:
Colui verso il quale è rivolta l’azione induttiva indiretta
dell’operatore durante normali rapporti relazionali (Metodo
della Dipnosi).

INTROIEZIONE:
Meccanismo psicologico dell’io razionale, indicante il
concetto di sintesi distonica tra identificazione e
destabilizzazione. L’esigenza di introiettare, pure definita
esigenza del possesso, scaturisce dalla sommatoria
algebrica tra quanto identificato e quanto destabilizzato.

257
IO RAZIONALE (IO LOGICO):
Termine che indica i meccanismi psicologici di base e di
sintesi della classe topica mentale dell’io, preposta alla
difesa dei simboli egemoni.

MICROTENSIONE:
Stato eccitatorio di intensità tale da non superare l’indice di
tolleranza dell’IO o il potenziale ipnotico della fonte di
stimolazione.

NON IO (IO ANALOGICO):


Termine che indica i meccanismi psicologici di base e di
sintesi della classe topica mentale dell’io, preposta a
garantire l’alimentazione energetica dell’essere. Questa
concetto racchiude in sé l’Es ed il Superio freudiano.

OPERATORE:
Colui che si pone nei confronti degli altri in atteggiamento
attivo, teso a rendere gli interlocutori in sintonia con le
proprie esigenze, anche attraverso l’uso di strumenti che
sfuggono all’altrui controllo razionale.

258
PASSAGGIO DA FLASH SUBLIMINALE A FLASH
IPNOTICO:
Terza fase del processo ipnotico secondo le tecniche della
Ipnosi Dinamica, in cui l’operatore, attraverso la verifica
analogica subliminale della deglutizione salivare, riconosce
la presa atto da parte del soggetto del proprio potenziale.

POTENZIALE IPNOTICO:
Parametro che misura la capacità dell’operatore di agire
con successo sul soggetto durante le richieste
fenomenologiche.

POTENZIALE SUBLIMINALE:
Parametro che misura la capacità di agire sul soggetto,
nella fase induttiva, senza però che sia avvenuto il
riconoscimento, da parte del soggetto, di tale capacità.

PUNTI DISTONICI COMPORTAMENTALI:


Termine che identifica la griglia dei cinque punti distonici
preesistenti in ogni interlocutore.
Questi vengono “serviti” analogicamente con le tecniche
induttive indirette della DIPNOSI.

259
PUNTI DISTONICI IPNOTICI:
Termine che identifica la griglia dei tre punti distonici
preesistenti in ogni soggetto ed evidenziati durante il test
analogico.
Il punto distonico maggiormente evidente permetterà
all’operatore di calibrare e orientare i successivi atti
comunicativi al servizio analogico dei simboli più potenti.

RECETTORI ANALOGICI:
Dimensione efferente ed afferente dei simboli precostituiti e
dell’inconscio nel suo insieme.
Spesso intendiamo con tale termine la sfera emotiva di un
interlocutore.

RECETTORI LOGICI:
Dimensione efferente ed afferente dei sistemi logici e
comparativi della classe razionale.

RIPETIZIONE SPECULARE:
Termine che indica la riproduzione da parte dell’operatore
dei gesti, delle espressioni, dei suoni e degli atteggiamenti
del soggetto.

260
SERVIZIO ANALOGICO:
Soddisfacimento delle esigenze di alimentazione energetica
dei simboli precostituiti.

SIMBOLO:
Fonte di stimolazione riconosciuta non solo dai simboli
precostituiti ma anche dall’io razionale del soggetto. Esso
quindi detiene un potenziale ipnotico e può essere sia una
persona che una entità astratta.

SIMBOLO COMMUTATORE:
Simbolo oggettivizzato utile a “commutare” messaggi logici
in opportuni messaggi analogici.
Esso è utilizzato nei procedimenti autoipnotici e trova
corrispondenza in caratteristici elementi della magia e
dell‘occultismo.

SIMBOLO FUNZIONALE:
Simbolo avente funzione di alimentatore nei confronti di un
simbolo di potenza superiore.
Nel momento in cui decade il servizio energetico che esso
rende al simbolo superiore, cessa di esistere.

261
Tutti i simboli, ad eccezione della triade dominante, sono
funzionali rispetto ad altri.

SIMBOLO PATOLOGICO:
Autoattribuzione negativa e limitante dell’essere.
In base al suo potenziale ipnotico è in grado di influenzare,
più o meno pesantemente, il comportamento dell’individuo.

SIMBOLO POTENZIALE:
Fonte di stimolazione potenzialmente valida ad assumere il
ruolo di bersaglio e successivamente quella di simbolo.

SIMBOLO PRECOSTITUITO:
Elemento della classe del non io preesistente rispetto ad un
intervento operativo esterno.
Un simbolo precostituito può avere una corrispondenza
oggettiva esterna all’individuo che lo possiede, come può
non averla.
Ad esempio, il simbolo padre precostituito può sussistere
nella struttura mentale indipendentemente dall’esistenza
vivente di un “oggetto” padre che lo rappresenti; in questo
caso il simbolo precostituito è analogico.

262
SINTO:
Simbolo oggettivizzato a fonte di stimolazione esterna in
grado di coinvolgere e rendere quindi un servizio analogico.

SINTOPATOLOGIA:
Simbolo negativo, vincolante, che genera spesso ansia,
sofferenza e disturbi del comportamento, a causa del suo
elevato potenziale ipnotico e della sua capacità stimolante.

SOGGETTO:
Colui verso il quale è rivolta l’azione induttiva ipnotica
dell’operatore (Metodo della Ipnosi Dinamica).

TEST ANALOGICO INDUTTIVO:


Individuazione di quegli atti comunicativi della CNV
registrati dal soggetto maggiormente penalizzanti o
gratificanti.

TENSIONE:
Stato eccitatorio di intensità variabile, ma certamente
superiore al potenziale ipnotico della fonte di stimolazione

263
o, in fase preipnotica, superiore all’indice di tolleranza
dell’IO.

VERIFICA ANALOGICA TERMINALE:


Unica verifica subliminale della terza fase ipnotica, la
mancata deglutizione, a seguito dell’inserimento della CV,
ne indica l’esito positivo.

VERIFICA LOGICA:
L’operatore e il soggetto prendono atto dell’esito (positivo o
negativo) di una richiesta fenomenologica impostata.

VERIFICHE SUBLIMINALI:
Parametri analogici che permettono all’operatore di valutare
il grado di potenziale subliminale acquisito durante la fase
induttiva.

264
INFORMAZIONI LETTERARIE

Diamo di seguito quelle indicazioni bibliografiche che


riteniamo rivestano un certo interesse per chi debba
rafforzare le proprie conoscenze di base rispetto allo studio
della comunicazione non verbale, dei sistemi di
comunicazione interpersonale e del fenomeno ipnotico
nell’accezione corrente.

A.V., COLLANA OPEN UNIVERSITY


“LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE” MONDADORI

A.V. COLLANA OPEN UNIVERSITY


“IL COMPORTAMENTO COMUNICATIVO” MONDADORI

A.V., COLLANA OPEN UNIVERSITY


“IL LINGUAGGIO Basi biologiche, apprendimento e
comunicazione verbale” MONDADORI

GUGLIELMO COCCHIARA
“IL LINGUAGGIO DEL GESTO” SELLERIO

MILTON H. ERICKSON
“TECNICHE DI SUGGESTIONE IPNOTICA” ASTROLABIO

MILTON H. ERICKSON
“LE NUOVE VIE DELL’IPNOSI” ASTROLABIO

JULIUS FAST
“IL CORPO PARLA” MONDADORI

265
GUGLIELMO GULOTTA
“IPNOSI - Aspetti psicologici, clinici, legali, criminologici”
GIUFFRÈ

EDWARDT HALL
“LA DIMENSIONE NASCOSTA” BOMPIANI

PATRIZIA MAGLI
“CORPO E LINGUAGGIO” ESPRESSO STRUMENTI

MONTAGU, MATSON
“IL LINGUAGGIO DELLA COMUNICAZIONE UMANA” SANSONI

SEBEOK, HAYES, BATESON


“PARALINGUISTICA E CINESICA” BOMPIANI

TAROZZI, FIORENTINO
“CALLIGARIS : PRECURSORE DI UNA NUOVA ERA” EMB

MICHAEL WATSON
“COMPORTAMENTO PROSSEMICO” BOMPIANI

FRANZ ANDREAS VOLGYESI


“L’IPNOSI UMANA E ANIMALE” PICCIN

PAUL WATZLAWICK
“LA REALTÀ DELLA REALTÀ “ ASTROLABIO

WATZLAWICK, BEAVIN, JACKSON


“PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE UMANA”
ASTROLABIO

WATZLAWICK, WEAKLAND, FISCH


“CHANGE “ ASTROLABIO

266
CID CNV
ISTITUTO DI PSICOLOGIA ANALOGICA
E DI IPNOSI DINAMICA

Il CID CNV è una libera associazione scientifica e culturale senza scopo di


lucro, costituita con atto pubblico ai sensi degli artt. 36 e segg. Cod. Civ.
L’Associazione, apolitica ed aconfessionale, ha per oggetto:
A) La diffusione delle tecniche della Psicologia Analogica di tipo
comportamentale - verbale e non verbale - dell’Ipnosi Dinamica® e della
Psicoterapia Analogica® nei suoi modelli pragmatici ed operativi nella
terapia a breve termine secondo le teorie dell’ideatore Stefano
Benemeglio, al fine di contribuire al benessere dell’uomo.
B) L’organizzazione di incontri, consulenze, seminari, corsi, convegni,
pubblicazioni, sperimentazioni e collaborazioni con Enti o Associazioni
aventi le stesse finalità, nonché con scuole o istituti universitari italiani
ed esteri.
C) La collaborazione, l’assistenza e la formazione culturale dei soci, al
fine del loro aggiornamento scientifico nello specifico settore della
Psicologia Analogica.
D) L’istituzione dell’Albo interno professionale dei Consulenti
Analogici, riservato a coloro che si qualificano nelle tecniche di
Comunicazione Analogica e dell’Albo professionale degli Psicoterapeuti
Analogici, riservato a medici e psicologi, iscritti ai rispettivi Albi
nazionali.
L’Associazione è costituita da Soci Fondatori, Ordinari, Sostenitori,
Onorari.
Sono Soci Ordinari le persone fisiche che, a seguito di loro domanda,
vengono ammesse con delibera unanime del Consiglio direttivo.
Essere socio del CID CNV vuol dire accrescimento del proprio bagaglio
culturale per acquisire l’ottimizzazione degli strumenti cognitivi,
comunicativi e pragmatici atti a migliorare i propri bisogni nei settori
affettivi, relazionali, professionali e autorealizzativi.

CID CNV Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica


Via Battistotti Sassi, 6 Milano - tel. 02/70.12.47.51
Sito web: www.cidcnv.org

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