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LA DIRETTIVA 89/106/CE

Guida alla Marcatura

CERTIFICAZIONE DEI PRODOTTI DA COSTRUZIONE

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La Direttiva 89/106/CEE
Per informazioni:

LAPI Laboratorio Prevenzione Incendi srl


Certificazione & Divisione Trasporti
Via della Quercia, 11 - 59100 Prato
www.laboratoriolapi.it - lapi@laboratoriolapi.it
tel. 0574/575320 - fax 0574/575323

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La Direttiva 89/106/CEE
PERCHÉ ESISTE LA DIRETTIVA PRODOTTI DA COSTRUZIONE

Il settore delle costruzioni è per tutti i paesi europei uno dei settori
portanti dell’economia nazionale. In linea di massima, si può dire che esso
contribuisca alla formazione del prodotto interno lordo di un paese in
misura variabile fra il 20% ed il 30%, con un numero di addetti occupati
molto elevato, in rapporto ad altri settori industriali, data la natura dell’at-
tività svolta. Appare, quindi, evidente l’importanza del settore per l’eco-
nomia dei singoli paesi europei e l’interesse di ciascuno di essi al suo buon
andamento, al fine di mantenere corretti trend economici e accettabili
livelli occupazionali.
In generale deve inoltre essere sottolineata la grande varietà degli
operatori coinvolti nell’ambito edilizio: progettisti, imprese di produzione
collocate in settori industriali spesso anche molto diversi tra di loro, im-
prese di costruzione, amministrazioni, detentori di patrimoni edilizi pubblici
e privati, società immobiliari, società di servizi.
Il settore costruzione è uno dei più legati alle tradizioni costruttive e
legislative nazionali. Ma l’esistenza di sistemi legislativi e normativi diversi,
costituisce una barriera alla libera circolazione di un numero consistente di
prodotti industriali destinati alla costruzione, dando luogo quindi alla ne-
cessità per l’UE di intervenire con una azione di armonizzazione.
Infatti uno degli scopi principali dell’istituzione dell’Unione Europea è
quello di permettere il libero scambio dei prodotti fra gli Stati Membri. Nel
campo delle costruzioni edili questo obiettivo è reso possibile dalla Diretti-
va 89/106/CEE “Prodotti da Costruzione” (CPD).
La Direttiva CPD si pone l’obiettivo di assicurare all’utente che i “pro-
dotti da costruzione” che vengono immessi sul mercato siano costruiti o
realizzati in modo che l’opera di costruzione nella quale sono integrati
rispetti alcuni requisiti ritenuti essenziali per la sicurezza, la salute e altre
esigenze di ordine collettivo dell’utenza.
La CPD è applicabile a tutti i prodotti presenti in modo “permanente”
sia in edifici civili che in altri tipi di costruzione.
Il concetto di incorporazione permanente deve essere inteso come
incorporazione di durata pari alla vita utile del prodotto.

IL CAMPO DI APPLICAZIONE

Gli articoli fondamentali per comprendere la Direttiva sono due:

Articolo 1 par. 2
“Ai fini della presente Direttiva, per “materiale da costruzione” si inten-

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La Direttiva 89/106/CEE
Apparecchiatura SBI (Single Burning Item) - EN 13823

de qualsiasi prodotto fabbricato al fine di essere permanentemente incor-


porato in opere di costruzione, le quali comprendono gli edifici e le opere di
ingegneria civile”. I materiali da costruzione sono in appresso denominati
“prodotti”; le opere di costruzione, le quali comprendono gli edifici e le
opere d’ingegneria civile sono in appresso denominate “opere”.

Articolo 2 par. 1
“Gli Stati Membri prendono le misure necessarie per fare in modo che i
prodotti di cui all’articolo 1 destinati ad essere impiegati in opere possano
essere immessi sul mercato solo se idonei all’impiego previsto, se hanno
cioè caratteristiche tali che le opere in cui devono essere inglobati, mon-
tati, applicati o installati possano, se adeguatamente progettate e co-
struite, soddisfare i requisiti essenziali di cui all’articolo 3, se e nella misura
in cui tali opere siano soggette a regolamentazioni che prevedano tali
requisiti.”
I prodotti possono essere immessi sul mercato solo se idonei all’impiego
previsto, cioè solo se hanno caratteristiche tali da consentire all’opera in
cui devono essere incorporati di soddisfare i requisiti essenziali definiti
dalla Direttiva. Pertanto è l’opera che deve rispettare i requisiti essenziali
mentre il prodotto deve rispettare le caratteristiche prefissate che sono
definite all’interno delle specificazioni tecniche armonizzate.
Il compito di interpretare e gestire la Direttiva è affidato ad un Comita-
to Permanente sulla Costruzione (SCC-Standing Committee on Construc-
tion) alle dipendenze della Commissione Europea e formato da rappresen-
tanti di ciascuno Stato membro.

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La Direttiva 89/106/CEE
Inoltre, poiché la sicurezza in caso d’incendio costituisce un aspetto
importante e complesso che investe molti prodotti da costruzione, la SCC
non entra nel dettaglio dei problemi inerenti il fuoco essendo supportata
dal cosiddetto Gruppo dei Fire Regulators Europei cioè dai rappresentanti
degli enti governativi di ciascuno Stato membro coadiuvati da esperti.
Nell’ambito dell’European Fire Regulators’ Group si prendono le decisioni
comuni che costituiranno la base dei regolamenti nazionali sulla sicurezza
in caso d’incendio dei prodotti da costruzione
La CPD copre tutta la gamma di prodotti destinati a far parte in modo
stabile delle costruzioni, con esclusione quindi di elementi quali mobilia,
elettrodomestici, estintori, mobili imbottiti, tende, etc.
La marcatura CE testimonia che il prodotto da costruzione è conforme
ai requisiti richiesti per tale prodotto e che l’appropriata procedura di
attestazione della conformità è stata espletata.
I prodotti possono essere immessi sul mercato soltanto se, nel conte-
sto dei “requisiti essenziali” che l’opera in cui sono inseriti deve rispettare,
risultano conformi alle caratteristiche prefissate definite dalle norme tec-
niche armonizzate applicabili.
1. resistenza meccanica e stabilità;
2. sicurezza in caso di incendio;
3. igiene, salute e ambiente;
4. sicurezza in uso;
5. protezione contro il rumore;
6. risparmio energetico e ritenzione del calore.
Per ciascun requisito essenziale vengono individuati gli obiettivi di
sicurezza perseguiti e le modalità per raggiungerli. A tal proposito la Com-
missione Europea ha emesso sei documenti interpretativi, uno per ciascun
requisito, che identificano quali requsiti devono essere rispettati, dai dif-
ferenti gruppi di prodotto. Per esempio, il Documento interpretativo n° 2
(ID2) che riguarda il requisito essenziale 2 è di primaria importanza per ciò
che attiene la sicurezza dal fuoco e in particolare afferma: “le opere di
costruzione debbano essere progettate e realizzate in modo tale che in
caso dell’insorgere di un incendio:
- la stabilità della costruzione deve essere garantita per uno specifico
periodo di tempo;
- l’accensione e lo sviluppo del fuoco e del fumo entro la costruzione
deve essere limitato;
- il coinvolgimento dell’incendio alle costruzioni vicine deve essere limitato;
- gli occupanti devono essere in grado di evacuare la costruzione oppure
di essere salvati con altri mezzi;
- la sicurezza delle squadre dei soccorritori deve essere tenuta presente”.
Il comportamento dei prodotti da costruzione è specificato nelle Spe-

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cifiche Tecniche pubblicate come Standards Armonizzati Europei (harmo-
nized EN-hEN) nella GUCE (Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea,
GUCE). Una h-EN è resa valida dalla Commissione Europea con la pubblica-
zione nella GUCE.
Se non è possibile emettere per un particolare prodotto il relativo
Standard di Prodotto, allora un tipo differente di Specifica Tecnica è pre-
parato nell’ambito dell’EOTA (European Organisation for Technical Appro-
vals) e i differenti Enti nazionali notificati emettono un ETA cioè un Euro-
pean Technical Approval sulla base di linee guida denominate ETAG.
Nell’allegato ZA della hEN e nel paragrafo 8 di una ETAG compaiono i
requisiti tecnici che debbano essere soddisfatti da quel particolare pro-
dotto.
Un produttore è responsabile della conformità del suo prodotto alle
richieste della specifica tecnica applicabile cioè h-EN oppure ETA. La scel-
ta tra questi due tipi di specifica tecnica è basata su:
* importanza del ruolo giocato dal prodotto in termini di igiene e sicurezza
* natura del prodotto
* influenza esercitata dalla variabilità delle caratteristiche del prodotto
nella sua utilizzazione
* tendenza ad incorrere nei difetti nella produzione
Per ogni prodotto la Comunità Europea, in accordo con il Comitato
Permanente, decide quale sistema di Attestazione di Conformità adottare;
Conformità in base agli effetti sulla saluta e la sicurezza, la variabilità delle
caratteristiche del prodotto e i potenziali difetti durante la fabbricazione.
La direttiva CPD introduce i concetti di “certificazione” e di “dichiara-
zione di conformità” dei prodotti ed individua tre entità “terze” quali parti
essenziali, oltre naturalmente il fabbricante, nell’iter di produzione, appro-
vazione e commercializzazione del prodotto stesso.
il Laboratorio notificato per l’esecuzione delle prove indicate nella nor-
ma di riferimento; l’Ente di Certificazione notificato per esaminare i risul-
tati e certificare il prototipo ed infine l’Ente di Ispezione. Tutti e tre i ruoli
possono essere ricoperti da un unico organismo.
Il sistema così articolato individua e differenzia nettamente la respon-
sabilità del produttore e degli Organismi che intervengono nell’iter certifi-
cativo.

L’ATTESTAZIONE DI CONFORMITÀ

Il fabbricante, o il suo rappresentante stabilito nella UE, è responsabile


per l’attestazione che i prodotti sono in conformità ai requisiti espressi in
una specificazione tecnica armonizzata.

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L’attestazione di conformità di un prodotto presuppone che:
a. il fabbricante abbia un sistema di controllo della produzione il quale
permetta di stabilire che la produzione corrisponde alle relative specifi-
cazioni tecniche,
ovvero
b. per taluni prodotti menzionati nelle relative specificazioni tecniche, un
organismo di certificazione riconosciuto intervenga nella valutazione e
nella sorveglianza del controllo della produzione o del prodotto stesso in
aggiunta al sistema di controllo della produzione applicato dalla fabbrica.
Nel caso (a) il fabbricante rilascia una DICHIARAZIONE DI CONFORMI-
TÀ per il prodotto, nel caso (b) l’organismo di certificazione rilascia un
CERTIFICATO DI CONFORMITÀ.
Come per ogni altra Direttiva i sistemi di attestazione di conformità
prendono in considerazione la conformità del prototipo di prodotto alle
caratteristiche armonizzate e il mantenimento di tali caratteristiche per
tutta la durata di produzione del prodotto.
I sistemi di attestazione di conformità sono differenziati sia in funzione
del livello di rischio per l’opera generato dal fallimento del prodotto in
qualche sua caratteristica essenziale sia in dipendenza del fatto che que-
sto rischio di fallimento si verifichi maggiormente nella concezione del
prodotto (e quindi nella risposta prestazionale del suo prototipo) oppure
per scostamenti o modifiche intervenuti in fase di produzione.
Ovviamente maggiore è il livello di rischio del prodotto, più frequente è
il ricorso all’operato di un organismo di terza parte.
I sistemi descritti a grandi linee nell’allegato 4 alla Direttiva sono stati
resi più espliciti da una classificazione introdotta dalla CE nel corso dei
lavori di implementazione della Direttiva.
Si ricorda che per “controllo di produzione in fabbrica” si intende il
controllo interno permanente della produzione, effettuato dal fabbricante.

Sistema 1+
Questo sistema prevede la Certificazione di conformità, rilasciata da un
organismo notificato che esegue sia una valutazione della conformità del
tipo di prodotto alle specificazioni tecniche armonizzate, sia una sorve-
glianza continua del controllo della produzione in fabbrica, anche con pre-
lievi periodici di campioni dalla fabbrica stessa, dal cantiere o dal mercato.

Sistema 1
Questo sistema prevede la Certificazione di conformità, rilasciata da
un organismo notificato che esegue sia una valutazione della conformità
del tipo di prodotto alle norme armonizzate, sia una sorveglianza continua

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del controllo della produzione in fabbrica.

Sistema 2+
Questo sistema prevede la Dichiarazione di conformità rilasciata dal
produttore, sulla base di prove iniziali del tipo di prodotto effettuate sotto
la propria responsabilità, e dell’intervento di un organismo notificato che
effettua la sorveglianza continua del controllo di produzione in fabbrica.

Sistema 2
Questo sistema prevede la Dichiarazione di conformità rilasciata dal
produttore, sulla base di prove iniziali del tipo di prodotto effettuate sotto
la propria responsabilità, e dell’intervento di un organismo notificato che
effettua una ispezione iniziale della fabbrica e del controllo di produzione.

Sistema 3
Questo sistema prevede la Dichiarazione di conformità rilasciata dal
produttore, sulla base di prove iniziali del tipo di prodotto effettuate da un
laboratorio notificato, e da un controllo di produzione in fabbrica effettua-
to sotto la propria responsabilità.

Sistema 4
Questo sistema prevede la Dichiarazione di conformità rilasciata dal
produttore, sulla base di prove iniziali del tipo di prodotto, e da un control-
lo di produzione in fabbrica effettuati sotto la propria responsabilità.

Si tratta dei sistemi previsti dalla Direttiva per affrontare tipi di prodot-
to e di processo produttivo diversi tra di loro. Nel testo della decisione
riportata su Gazzetta essi sono stati divisi in due categorie: la prima di esse
contiene i sistemi 1+, 1 e 2+ e sostanzialmente riflette un più impegnativo
ricorso ad un organismo notificato in fase di controllo di produzione.
La seconda, comprendente i sistemi 2, 3, 4, riflette invece un maggio-
re impegno diretto del produttore, in particolare nel controllo di produzio-
ne, con interventi limitati di organismi e laboratori notificati.
Riepilogando, i sistemi usati dalla CPD per ogni famiglia di prodotto
sono quattro, dal grado 1 (il più severo) al grado 4 (il meno severo):
Sistema 1 – deve utilizzare un “Ente di Certificazione notificato”;
Sistema 2 – deve utilizzare un “Ente di Certificazione notificato” solo per
ispezione iniziale;
Sistema 3 – deve utilizzare un “Laboratorio notificato”;
Sistema 4 – non necessita alcun ente notificato.
I compiti delle parti interessate sono riepilogate nella tabella che se-
gue:

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LA MARCATURA CE

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A mo’ di esempio si riportano schematicamente le modalità di certificazione e di compiti delle parti
interessate al processo di certificazione e marcatura per qualche “prodotto da costruzione” più comune.

Cementi calci da costruzione

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Prodotti e sistemi per l’isolamento termico

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Pannelli a base di legno

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Requisiti 1, 2, 3, 4, 5 e 6

L’ITER DI CERTIFICAZIONE

Ma cosa deve fare un fabbricante di “prodotti da costruzione” per pervenire alla marcatura CE del
suo prodotto?
I flow chart che seguono mostrano, per alcuni prodotti, il percorso necessario che coinvolge,

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ciascuno per la sua parte, il fabbricante, il laboratorio di prove, il Notified Body.
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SPECIALE “FUOCO”

Le Euroclassi secondo EN 13501-1


Requisito 2 Protezione Passiva
Reazione al Fuoco
Direttiva prodotti da Costruzione CPD 89/106 CEE

Come più volte rimarcato in questa presentazione, la Direttiva Prodotti


da Costruzione ha la finalità di rendere possibile la libera circolazione delle
merci, tutelando nello stesso tempo la sicurezza degli utenti.
A questo fine è quindi essenziale stabilire un insieme di prove e un
metodo di classificazione che, sulla base dei risultati di prova, consenta
una valutazione univoca dei prodotti da costruzione.
Per quanto riguarda il requisito 2, la Direttiva si indirizza sia agli aspetti
di protezione attiva che a quelli di protezione passiva (essenzialmente
reazione al fuoco dei materiali e resistenza al fuoco delle strutture)
Nell’ambito della reazione al fuoco, la norma armonizzata europea che
fissa metodi di prova e classificazione è la EN 13501-1:2002.
In tale norma, i prodotti da costruzione vengono suddivisi in due “fa-
miglie”: i prodotti impiegati come parete e/o soffitto (o come rivesti-
mento parete e/o soffitto) e i prodotti impiegati come pavimento (o
rivestimento del pavimento).
Ad ognuna delle due famiglie è associato un gruppo di prove di reazio-
ne al fuoco e un gruppo di requisiti di classificazione.
Si hanno quindi le Euroclassi di reazione al fuoco per pareti/soffitti (A1,
A2, B, C, D, E, F) e per pavimenti (A1fl, A2fl, Bfl, Cfl, Dfl, Efl, Ffl), in cui il
suffisso “fl” (flooring - pavimentazione) qualifica appunto la relazione con
i materiali usati “a pavimento”.
Sia nel caso delle pareti/soffitti che nel caso dei pavimenti, comunque,
si ha una prestazione decrescente delle caratteristiche di reazione al
fuoco da A1 (o A1fl) a E (o Efl)
L’Euroclasse A/Afl è destinata ai prodotti che non contribuiscono allo

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sviluppo di fuoco.
L’Euroclasse E/Efl riguarda i prodotti aventi una reazione al fuoco ac-
cettabile, capaci di resistere per un determinato periodo all’ esposizione di
una piccola fiamma.
L’euroclasse F/ Ffl è attribuita a tutti quei prodotti per cui non è stata
determinata alcuna prestazione di reazione al fuoco.
Le tabelle 1 e 2 sotto riportate comprendono la decisione della Com-
missione Europea dell’8 Febbraio 2000 e l’ elenco con i limiti e i criteri che
loro hanno associato. I metodi di prova sono codificati secondo il loro
indice di normalizzazione.

I METODI DI PROVA

In totale sono 5:
* Determinazione della non combustibilità (EN ISO 1182)
Questo metodo di prova serve a identificare i prodotti che non ne con-
tribuiscono, o almeno non in maniera significativa, allo sviluppo di fuoco.
Questa prova copre le Euroclassi A1, A2, A floor 1 e A floor 2.
* Potere calorifico (EN ISO 1716)
Lo scopo di questa prova è quello di determinare il potere calorifico
superiore di un prodotto dove la sua energia di combustione massimale
nelle condizioni di una combustione viva e intensa riprodotta riprodotta
sotto la pressione di ossigeno. Questa prova copre le Euroclassi A1, A2,
A floor 1 e A floor 2.
* SBI – Single Burning Item (EN 13823)
Questo metodo serve ad esaminare il contributo di un prodotto esposto
allo sviluppo di una fiamma, in uno scenario che simila una combustione
di un oggetto isolato in fuoco isolato da un pezzo ricreato con i lembi
del provino di 0,50x1,50 m e 1,0x1,50 m di prodotto da testare. Questa
prova copre le Euroclassi A2, B, C e D.
* Prova alla piccola fiamma (EN ISO 11925 – 2)
Lo scopo di questo metodo di prova è valutare l’accensione di un pro-
dotto esposto a una sollecitazione termica debole e localizzata simulata
per una piccola fiamma. Questo metodo che serve per “screening –
test” copre le Euroclassi B, C, D, E, e F e in caso d’insuccesso, così
come le Euroclassi Bfloor, Cfloor, Dfloor e Ffloor in caso d’insuccesso.
* Pannello radiante rivestimento pavimento (EN ISO 9239 – 1)
Questo metodo di prova ha per obbiettivo determinare il flusso radiante
critico a partire da quel fronte di fiamma che ha cessato di propagarsi su
una superficie orizzontale costituita da una provetta di rivestimento pa-
vimento. Questa prova copre le Euroclassi A2 floor, Bfloor, Cfloor e Dfloor.

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La Direttiva 89/106/CEE
TABELLA 1 - CLASSIFICAZIONE DELLE CARATTERISTICHE DI REAZIONE
AL FUOCO DEI PRODOTTI DA COSTRUZIONE PARETI E SOFFITTI

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TABELLA 2 - CLASSIFICAZIONE DELLE CARATTERISTICHE
DI REAZIONE AL FUOCO PER PAVIMENTI

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LEGENDA
(1)
per i prodotti omogenei e componenti sostanziali di prodotti non omogenei;
(2)
per qualsiasi componente esterno non sostanziale di prodotti non omogenei;
(3)
per qualsiasi componente interno non sostanziale di prodotti non omogenei;
(4)
per il prodotto nel suo insieme;
(5)
produzione di fumo s1 SMOGRA ≤ 30 m2 s-2
TSP600 ≤ 50 m2
s2 SMOGRA ≤ 180 m2 s-2
TSP600 ≤ 200 m2
s3 non s2
(6)
gocce/particelle ardenti do assenze entro 600 s
d1 gocce/particelle ardenti di durata non
superiore a 10 s
d2 non d1
(7)
la prova viene superata se la carta posta al di sotto del provino non brucia;
(8)
produzione di fumo s1 fumo ≤ 750% min
s2 non s1

SPIEGAZIONI DELLA TERMINOLOGIA

incremento massimo di temperatura misurato durante la prova EN ISO 1182


∆T:

perdita di massa a seguito della prova, espressa come percentuale della


∆m:

massa iniziale del provino, rilevata durante la prova EN ISO 1182


tf:
durata totale in secondi delle fiamme persistenti osservate durante la
prova EN ISO 1182
PCS:
potere calorifico superiore (cioè non al netto del calore latente di vaporizza-
zione dell’acqua formata) del materiale, determinato secondo EN ISO 1716
FIGRA:
acronimo di Fire Growth Rate (tasso di crescita dell’incendio): è il massimo
del rapporto fra la velocità di sviluppo del calore da parte del provino e il
tempo a cui si osserva tale massimo, misurato nella prova EN 13823 (“SBI”).
È il parametro impiegato da EN 13501-1 per valutare la dinamica dello
sviluppo di calore (maggiore il valore di FIGRA, più rapida la liberazione di
una data quantità di potenza termica da parte del materiale).
THR 600:
è il calore totale prodotto dalla combustione di un provino durante la
prova EN 13823 (“SBI”) nei primi 10 minuti di esposizione al bruciatore di

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prova. È il parametro impiegato da EN 13501 per valutare il contributo
all’incendio del materiale, in termini di energia rilasciata.
SMOGRA:
acronimo di Smoke Growth Rate (tasso di crescita del fumo): in maniera
analoga a FIGRA, è il massimo del rapporto fra la velocità di sviluppo del
fumo da parte del provino e il tempo a cui si osserva tale massimo, misu-
rato nella prova EN 13823 (“SBI”). È il parametro impiegato da EN 13501-
1 per valutare la dinamica dello sviluppo di fumo (maggiore il valore di
SMOGRA, più rapida la liberazione di una data quantità di fumo da parte
del materiale).
TSP 600: analogamente a THR600 è la quantità totale di fumo prodotta da
un provino nella prova EN 13823 (“SBI”) nei primi 10 minuti di esposizione
al bruciatore di prova.
LFS:
è un parametro rilevato visivamente durante la prova EN 13823 (“SBI”) e
indica se la fiamma si è propagata fino all’estremità del lato lungo del
provino, dalla parte più lontana dal bruciatore di prova.
d0, d1, d2:
si tratta di parametri rilevati visivamente e relativi alla presenza di gocce
o frammenti accesi nella prova EN 13823 (“SBI”) e nella prova EN ISO
11925-2. In particolare, per la prova EN 13238, d0, d1, d2 implicano
rispettivamente l’assenza di gocce o frammenti accesi, la presenza di
gocce o frammenti accesi che comunque si spengono entro 10 s, la pre-
senza di gocce o frammenti accesi che non si spengono entro 10 s. Nella
prova EN ISO 11925-2 si applica solo il parametro d2, se le gocce o i
frammenti incendiano la carta da filtro posta sotto il provino.
CF (Critical flux - flusso critico):
nella prova EN ISO 9239-1, è il flusso radiante in cui la fiamma si estingue
oppure quello rilevato dopo 30 minuti di prova. Si considera il valore più
basso dei due, cioè quello corrispondente al maggiore avanzamento della
fiamma. Poichè l’irraggiamento sul provino diminuisce allontanandosi dalla
sorgente radiante EN ISO 9239-1, a valori più alti di flusso radiante corri-
sponde un minore avanzamento della fiamma e quindi una migliore perfor-
mance del materiale (e viceversa).
Fs:
rappresenta la lunghezza (in mm) coperta dalla fiamma nelle prova EN ISO
11925-2, nel tempo di prova specificato (20s).

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Bruciatore SBI - EN 13823

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