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Elizabeth Gaskell.

LA VITA DI CHARLOTTE BRONTë.


Titolo originale: "The Life of Charlotte Bront".
Traduzione di Simone Buffa di Castelferro.
Copyright 1987 La Tartaruga edizioni.
Su concessione La Tartaruga edizioni.
ELIZABETH GASKELL nasce nel 1810 e muore nel 1875.
Scrittrice molto nota alla sua epoca, si occupò spesso nelle sue opere di
problemi sociali e politici; il conflitto fra il nord industriale e il sud
agricolo ("North and South"), la difesa della parità sociale e sessuale della
donna ("Ruth"), l'ironica descrizione della provincia inglese ("Cranford, il
paese delle nobili signore") eccetera.
Famosissima fra tutte le sue opere è rimasta "La vita di Charlotte Bront".
Contenuto del volume primo.
CAPITOLO 1.
Descrizione di Keighley e dei dintorni.
La Parrocchia di Haworth.
Lapidi della famiglia Bront: pagina 13.
CAPITOLO 2.
Caratteristiche della gente dello Yorkshire.
Le manifatture del West Riding.
Discendenti dei Puritani.
Un tipico incidente.
Il precedente stato delle cose.
Case di campagna isolate.
Due possidenti dello Yorkshire.
Rozzi divertimenti popolari.
Il Reverendo William Grimshaw, curato di Haworth.
Le sue opinioni e il suo modo di governare la parrocchia.
Gli "arvills" o feste funebri.
Disordini a Haworth per la nomina a curato di Mister Redhead.
L'arrivo di Mister Bront a Haworth: pagina 25.
CAPITOLO 3.
Il Reverendo Patrick Bront.
Il suo matrimonio con Miss Branwell di Penzance.
La vita sociale a Penzance.
La famiglia Branwell.
Lettere di Miss Branwell a Mister Bront.
Il matrimonio.
Thornton, luogo di nascita di Charlotte Bront.
Trasferimento a Haworth.
Descrizione della Canonica.
La gente di Haworth.
La famiglia Bront a Haworth.
Educazione delle piccole Bront.
Aneddoti caratteristici su Mister Bront.
Morte della signora Bront.
Uno scandalo nel villaggio.
Ritratto della famiglia Bront.
Ricordi di Mister Bront dei suoi figli: pagina 55.
CAPITOLO 4.
L'arrivo di Miss Branwell.
La scuola di Cowan's Bridge e il Reverendo Carus Wilson.
Le persone servite di modello ai personaggi di Miss Scatcherd, Helen Burns, e Mi
ss Temple.
Epidemia di febbre nella scuola.
Tratti caratteristici delle sorelle Bront.
La morte di Maria e Elizabeth Bront: pagina 88.
CAPITOLO 5.
La vecchia domestica Tabby.
Patrick Branwell Bront.
Elenco dei lavori giovanili di Charlotte Bront e alcuni esempi.
Estratto dalla introduzione a 'Racconti degli Isolani'. 'Storia dell'anno 1829'.
Il gusto artistico di Charlotte.
Uno strano evento in Parrocchia.
Una poesia giovanile: pagina 111.
CAPITOLO 6.
Descrizione di Charlotte Bront.
La scuola di Miss Wooler a Roe Head.
Oakwell Hall e la sua leggenda.
La prima apparizione di Charlotte a scuola.
Il suo carattere giovanile e le sue convinzioni politiche.
A scuola da Miss Wooler.
Mister Cartwright e i Ludditi.
Mister Roberson di Heald's Hall: pagina 133.
CAPITOLO 7.
Charlotte Bront lascia la scuola e torna a casa a educare le sorelle.
Libri nella Canonica.
Un triste inverno.
Lettere a un'amica in visita a Londra per la prima volta.
La scelta dei libri.
Carattere e doti di Branwell Bront.
Piani per la sua carriera: pagina 166.
CAPITOLO 8.
Charlotte insegnante alla scuola di Miss Wooler.
La nostalgia di casa di Emily.
Lettere che testimoniano lo sconforto e la depressione di Charlotte.
Le sorelle a casa.
Serate invernali a Haworth.
Charlotte scrive a Southey e Branwell a Wordsworth.
Lettere e poesie di Branwell.
Probabile perdita di un'amicizia.
La corrispondenza di Charlotte e Southey.
Una lettera triste.
Incidente alla vecchia domestica e caratteristica gentilezza delle Bront.
Sintomi di malattia in Anne.
Una proposta di matrimonio per Charlotte.
Charlotte e Anne si impiegano come governanti.
Esperienze di quella vita.
Arrivo del primo curato a Haworth.
Una seconda proposta di matrimonio.
Una gita al mare: pagina 191.
CAPITOLO 9.
Branwell Bront ancora a casa.
Miss Branwell e le nipoti.
Progetti per dar vita a una scuola.
Charlotte comincia il suo primo romanzo.
I curati di Haworth.
I pensieri di Charlotte a proposito del matrimonio.
Cerca e trova un posto di governante: pagina 259.
CAPITOLO 10.
La sua seconda esperienza in casa altrui.
Si ritorna a parlare di una scuola.
L'offerta di Miss Wooler rifiutata: pagina 282.
CAPITOLO 11 Mister Bront accompagna le figlie a Bruxelles.
Impressioni di Charlotte.
Il Pensionnat di Madame Héger.
Il signor Héger e il suo metodo di insegnare il francese.
Gli studi di Charlotte.
Sue impressioni sui Belgi.
Charlotte insegna l'inglese.
Perdita di una giovane amica.
Morte di Miss Branwell e ritorno a casa.
Lettera del Signor Héger a Mister Bront: pagina 306.
CAPITOLO 12.
Charlotte ritorna a Bruxelles.
Racconti del Carnevale e della Quaresima.
Solitudine al Pensionnat.
Il suo "devoir" sulla morte di Napoleone.
Depressione, solitudine, nostalgia.
Freddezza di Madame Héger e ritorno a casa.
Emily e il suo cane Keeper: pagina 340.
CAPITOLO 13.
Ripresi e abbandonati i progetti per una scuola.
Lamentevole condotta di Branwell Bront e sue conseguenze: pagina 369.
CAPITOLO 14.
Pubblicazione delle poesie di Currer, Ellis e Acton Bell.
Lettere a Miss Wooler.
Preparativi per la pubblicazione di opere in prosa.
Consigli a un'amica: pagina 395.

Contenuto del volume secondo.


CAPITOLO 1.
Mister Bront afflitto da cecità e operato di cataratta.
La prima opera in prosa di Charlotte, "The Professor".
Comincia "Jane Eyre".
Le sue idee di una protagonista.
Il suo attaccamento a casa.
Haworth in dicembre.
Una lettera di dubbi e confessioni: pagina 419.
CAPITOLO 2.
La salute di Charlotte all'inizio del 1847.
Problemi familiari. "Cime tempestose" e "Agnes Grey" accettati da un editore. "T
he Professor" respinto.
Completamento di "Jane Eyre", sua accoglienza e pubblicazione.
Critiche su "Jane Eyre" e commenti dell'autrice.
Dedica della seconda edizione a Thackeray.
Corrispondenza di Currer Bell con il suo editore a proposito di "Jane Eyre".
Pubblicazione di "Cime tempestose" e "Agnes Grey".
Ansietà domestiche delle sorelle Bront.
Insalubrità di Haworth.
Charlotte Bront e le rivoluzioni del 1848.
Non vuole che la sua identità sia rivelata.
Il secondo romanzo di Anne Bront, "The Tenant of Wildfell Hall".
Malintesi circa l'identità dei tre Bell.
Currer e Acton si recano a Londra.
Il racconto di Charlotte.
La Chapter Coffee House.
Morte di Branwell Bront.
Malattia e morte di Emily Bront: pagina 437.
CAPITOLO 3.
La critica della "Quarterly Review" su "Jane Eyre".
Grave malattia di Anne Bront.
Suoi ultimi versi.
Viene portata a Scarborough.
Le sue ultime ore, la sua morte e sepoltura laggiù.
Il ritorno di Charlotte a Haworth e la sua solitudine: pagina 519.
CAPITOLO 4.
Inizio e completamento di "Shirley".
Le vicende originali a cui si ispira.
Perdita delle azioni della ferrovia.
Miss Bront torna a Londra, conosce Mister Thackeray e Miss Martineau.
Sue impressioni sull'ambiente letterario: pagina 554.
CAPITOLO 5.
Haworth scopre la vera identità di Currer Bell.
Solitudine e tristezza di Charlotte.
Visita a Sir J. e Lady Kay Shuttleworth.
Commenti alle critiche letterarie, riflessioni su "Pendennis" di Thackeray e su
"Suggerimenti per una educazione femminile" di Scott.
Opinioni dei lettori di "Shirley": pagina 585.
CAPITOLO 6.
Insalubre primavera a Haworth.
Probabile viaggio di Miss Bront a Londra.
Passeggiate in brughiera.
Lettera a uno sconosciuto ammiratore della sua opera.
Incidenti durante la sua visita a Londra.
Impressioni della Scozia.
Suo ritratto eseguito da Richmond.
Timori sulla salute del padre: pagina 604.
CAPITOLO 7.
Visita a Sir J. e Lady Kay Shuttleworth.
Impressioni della signora Gaskell su Miss Bront.
Il racconto di Miss Bront di una visita alla regione dei Laghi.
Avversione alle visite e alle nuove conoscenze.
Riflessioni su "La missione della donna" e "In Memoriam" di Tennyson.
Una visita in Scozia.
Note su una recensione apparsa sulla rivista "Palladium": pagina 623.
CAPITOLO 8.
Seconda edizione di "Cime tempestose" e "Agnes Grey".
Primo incontro con Mister Lewes.
Opinioni su Balzac e George Sand.
Un caratteristico incidente.
Una visita amichevole alla Canonica di Haworth.
Note su "The Roman" di Sydney Dobell e sul carattere del Dottor Arnold.
Lettera a Mister Dobell: pagina 637.
CAPITOLO 9.
Visita di Miss Bront a Miss Martineau e sue impressioni.
Note su "Le pietre di Venezia" di Ruskin.
Preparativi per un altro viaggio a Londra.
Una conferenza di Mister Thackeray e reazione suscitata da Miss Bront in sala.
Suo racconto della visita a Londra.
Colazione con Mister Rogers, visita alla grande mostra, visita ai quadri di Lord
Westminster.
Ritorno a Haworth e lettere.
Commento alla conferenza di Thackeray.
Consigli sullo sviluppo del carattere: pagina 657.
CAPITOLO 10.
Riflessioni sull'amicizia.
Lettera alla signora Gaskell con il racconto della grande mostra e della confere
nza di Thackeray.
I sentimenti di Miss Bront verso i bambini.
Commento a un articolo di J. S. Mills sulla emancipazione delle donne.
Malattie in Canonica.
Miss Wooler visita Haworth.
Impressioni di Miss Bront sul viaggio a Londra.
I progressi del romanzo "Villette".
Malattie e sofferenze durante l'inverno.
Lettera su "Esmond" di Thackeray.
Periodo di depressione.
Riflessioni sui libri appena usciti.
L'inverno 1851-52.
Lettera alla signora Gaskell su "Ruth": pagina 686.
CAPITOLO 11.
Miss Bront torna a Scarborough.
Malattia e convalescenza del padre.
"Villette" quasi terminato.
Note ancora su "Esmond" e su "La capanna dello zio Tom".
Lettere a proposito di "Villette".
Ancora su "Esmond".
"Villette" terminato.
Estrema emotività: pagina 725.
CAPITOLO 12.
Difficoltà del biografo.
Profondo e duraturo attaccamento di Mister Nicholls a Miss Bront.
Esempio di abnegazione.
Nuova visita a Londra.
Impressioni.
Lettera alla signora Gaskell.
Reazioni alle recensioni di "Villette".
Incomprensioni con Miss Martineau.
Lettera su un ritratto di Thackeray.
Visita del Vescovo a Haworth.
Importanza delle recensioni sfavorevoli.
Timidezza eccessiva e sue cause.
Lettera sulle conferenze di Thackeray: pagina 746.
CAPITOLO 13.
Lettera alla signora Gaskell sullo scrivere romanzi.
Racconto della visita della signora Gaskell a Haworth e sue conversazioni con Mi
ss Bront.
Lettere di Miss Bront agli amici.
Fidanzamento con Mister Nicholls e preparativi per le nozze.
La cerimonia del matrimonio e il viaggio di nozze.
Felicità dello stato matrimoniale. Nuovi sintomi di malattia e sue cause.
Le due ultime lettere scritte dalla signora Nicholls.
Un cambiamento allarmante.
La sua morte: pagina 770.
CAPITOLO 14.
Coloro che seguirono il funerale.
Conclusione: pagina 809.
Note: pagina 813.

Volume primo.
CAPITOLO 1.
La strada ferrata che serve Leeds e Bradford scende lungo la profonda valle del
fiume Aire, lento e pigro a differenza del Wharfe suo impetuoso vicino.
Lungo questa linea ferroviaria, a circa un quarto di miglio dalla città omonima, l
a stazione di Keighley.
L'importanza di Keighley e il numero dei suoi abitanti, sono cresciuti considere
volmente in questi ultimi vent'anni grazie al rapido estendersi del mercato che
assorbe la produzione dei tessuti di lana pettinata delle manifatture locali che
danno lavoro alla maggior parte della popolazione in quella zona dello Yorkshir
e di cui Bradford è centro e metropoli.
Keighley si va dunque trasformando da popoloso villaggio, prevalentemente rurale
, in una ancor più popolosa piccola e fiorente città moderna.
Il forestiero di passaggio capisce subito che, a mano a mano che le case, i cui
tetti a doppio timpano sporgono ad angolo retto lungo il tracciato delle vie le
quali da parte loro tendono ad allargarsi, sono abbandonate dagli inquilini, ess
e vengono abbattute e sostituite con costruzioni moderne, consentendo così, grazie
al differente stile architettonico, maggiore spazio al traffico.
Le curiose, anguste vetrinette di cinquant'anni fa, cedono il posto ad ampie vet
rine protette da cristalli.
Quasi ogni dimora sembra destinata ad ospitare una qualche attività commerciale.
Attraversando affrettatamente la città, è difficile individuare l'abitazione dell'in
dispensabile medico o quella del non meno necessario legale, tanto poco si disti
nguono dalle altre le case adatte ad ospitare i professionisti o gli altri membr
i della classe media, così caratteristiche e numerose invece in quelle nostre anti
che città raccolte all'ombra dei solenni monumenti destinati al culto.
Di fatto, nulla può apparire più diverso dal ritmo di vita signorile, assopito, pitt
oresco, tipico di un insediamento meridionale, cresciuto lentamente intorno alla
sua cattedrale, da quello che regola il rapporto sociale, il modo di pensare, l
e norme etiche estese fino alla politica e alla religione, in un recente insedia
mento manifatturiero del Nord quale è oggi Keighley.
In ogni modo il suo aspetto attuale promette bene dal punto di vista di una futu
ra imponenza, anche se questa sarà ottenuta a scapito della nota pittoresca.
La pietra grigia abbonda sul posto; e le file delle case che con essa vengono co
struite hanno una non so che solida maestà tutta loro, dovuta all'uniformità delle s
trutture che garantiscono lunga durata.
Le cornici delle porte e le mensole che incimano le finestre, anche nelle costru
zioni più modeste, sono ricavate da monolitici blocchi.
Non vi sono quelle strutture di legno dipinto che richiedono una costante manute
nzione per evitare il deterioramento; e la pietra è conservata pulitissima dalle e
fficienti massaie dello Yorkshire.
Le rare occhiate, che un passante occasionale può gettare negli interni, rivelano
generalmente abbondanza di cibarie e le diligenti e solerti abitudini delle mass
aie.
Ma il suono delle voci è duro, l'intonazione è aspra, ben lontana dal rivelare la na
turale tendenza per la musica tipica di quel distretto che ha già dato un Carrodus
(1) al mondo dell'armonia.
I nomi che si leggono sulle insegne dei negozi (di cui quello appena citato è un e
sempio), hanno il sapore e il profumo tipici del luogo e suonano strani perfino
agli abitanti della contea limitrofa.
La città di Keighley non dilegua mai completamente nei campi, anche se lungo la st
rada che conduce a Haworth le case si fanno meno frequenti a mano a mano che la
china sale verso grige colline dalle cime tondeggianti verso Ovest.
Per prime si incontrano alcune ville, lontane dalla strada appena quanto basta d
a far capire che non possono appartenere a qualcuno che, chiamato urgentemente p
resso chi soffre o si trova in pericolo, sia disposto ad accorrere abbandonando
il comodo posto vicino al caminetto: il dottore, il legale, l'ecclesiastico vivo
no a portata di mano e non in periferia, in una casa schermata da siepi ed arbus
ti.
Nelle città non si cercano colori vividi: quel tanto che se ne incontra è nelle merc
i esposte in vetrina, non nelle sfumature del fogliame e nelle variazioni del ci
elo; ma in campagna ci si aspetta una gamma di tinte gaie e vivide e perciò lungo
il percorso da Keighley a Haworth si prova un certo disappunto alla vista del gr
igio monotono e neutrale che riveste ogni cosa vicina e lontana.
La distanza che separa le due località è di circa quattro miglia; e, come ho già detto
, le ville, le grandi manifatture, le file di piccole case operaie, una occasion
ale fattoria con i suoi adiacenti fabbricati rurali intercalata qua e là, non perm
ettono di parlare di campagna vera e propria.
Per due miglia la strada corre su un suolo abbastanza piano, con le lontane coll
ine sulla sinistra; un piccolo corso d'acqua di montagna fluisce attraverso i ca
mpi sulla destra e fornisce forza idrica alle manifatture costruite sulle sue sp
onde.
L'aria è offuscata, la luce è attenuata dal fumo che sale dalle ciminiere dei numero
si complessi industriali e dai comignoli delle case.
Il suolo, nella valle (o meglio 'Iaggiù in fondo' secondo il termine locale) è ricco
; ma a mano a mano che la strada sale, la vegetazione impoverisce, non prospera,
sussiste; intorno alle abitazioni non vi sono alberi, ma solamente arbusti e ce
spugli.
Muri di pietra sostituiscono ovunque le siepi; i raccolti che crescono negli app
ezzamenti di terra arabile si riducono a pallide chiazze grigioverdi di orzo dag
li stenti steli.
Il villaggio di Haworth si presenta bene in vista; un eventuale viaggiatore, dis
tante ancora due miglia, può già scorgere, sullo sfondo di un ampio panorama in asce
sa rivestito di opache eriche viola, le sue case scaglionate lungo la china ripi
dissima di una collina.
In vetta c'è una chiesa, e là muore la stretta via tracciata fra le abitazioni.
Oltre, l'orizzonte è segnato da una linea continua di alte colline simili a gigant
esche onde pietrificate i cui avvallamenti rivelano altre alture di uguale forma
e colore coperte da lande squallide e selvatiche che, a seconda dell'umore di c
hi le contempla, sembrano maestose se parlano di solitudine e malinconia ma inve
ce opprimenti se si pensano puntellate da un invisibile zoccolo senza principio
né fine.
Per un breve tratto la strada, dovendo aggirare la base di una sporgenza roccios
a sembra deviare da Haworth, ma, subito dopo, attraversato su un ponticello il p
iccolo corso d'acqua, riprende a salire, faticosamente, verso il villaggio.
Le lastre di pietra che la pavimentano sono sporgenti per offrire una migliore p
resa agli zoccoli dei cavalli, che nonostante questo aiuto sono perpetuamente in
procinto di slittare.
Le vecchie case di pietra sembrano alte in contrasto con l'angusto tracciato del
la via la cui erta sembra portare verso una muraglia rocciosa; ma dopo una brusc
a svolta sbocca su un'area quasi pianeggiante che si stende davanti alla chiesa,
leggermente ritratta sulla sinistra.
Altri cento metri all'incirca e il cocchiere, tutto in tensione, si rilassa, il
cavallo riprende il fiato e imbocca una quieta viuzza traversale che fa capo all
a Canonica di Haworth.
Il cimitero si trova su un lato di questo viottolo, la scuola e la casa del sacr
estano (che in passato era stata abitata dai curati) sull'altro.
La Canonica sorge in posizione leggermente più elevata, ad angolo retto sulla stra
da, di rimpetto alla chiesa, che domina.
La Canonica, la chiesa e la scuola con la sua torretta campanaria formano tre la
ti di un rettangolo sbilenco, il quarto lato è aperto sulle lontane distese di eri
ca. L'area di questo rettangolo è occupata dal cimitero, affollato di tombe, e da
un contiguo piccolo giardino, o cortile che dir si voglia, davanti alla abitazio
ne del Parroco.
Siccome la porta d'ingresso non apre sulla via, un sentiero gira l'angolo della
casa e immette in un giardinetto.
Sotto le finestre c'è una stretta bordura di fiori, un tempo curata con scrupolo,
dove possono attecchire solamente le piante più resistenti.
A ridosso del muro di pietra che argina il cimitero circostante, crescono sambuc
hi e lillà intorno a un tappeto erboso quadrangolare attraversato da un sentiero i
nghiaiato.
La casa è di pietra grigia, a due piani, incappellata da un tetto di pesanti lastr
e, le sole capaci di resistere al vento, che spazzerebbe via qualsiasi altro mat
eriale più leggero.
Dev'essere stata costruita un centinaio di anni fa, conta quattro ambienti per p
iano.
Le due finestre alla destra di chi, ritto, dà le spalle alla chiesa, pronto a varc
are la soglia, danno luce allo studio di Mister Bront, le due sulla sinistra son
o quelle del salotto dove la famiglia si riuniva.
Ogni cosa porta l'impronta dell'ordine più squisito, della più scrupolosa nettezza.
Gli scalini che salgono alla porta d'ingresso sono senza macchia, le piccole imp
annate di vetro delle finestre sono lucide come specchi.
Dentro e fuori quella dimora si respira il profumo stesso della lindezza, ogni c
osa parla di purità.
La piccola chiesa, come ho detto, domina la maggior parte delle case del villagg
io; il cimitero si trova più su della chiesa ed è inverosimilmente affollato di lapi
di poste verticalmente.
La cappella o chiesa che dir si voglia vanta una antichità maggiore di qualsiasi a
ltra in quella parte del regno; ma, oggi giorno di questa antichità non si scorgon
o tracce esteriori, se non nelle due finestre che guardano ad oriente e non sono
state rimodernate, e la base del campanile.
All'interno, le caratteristiche dei pilastri indicano chiaramente una data anter
iore a quella del regno di Enrico Settimo.
E' probabile che su quell'area sorgesse in un tempo ancora più antico, una chiesa
campestre, ossia un oratorio; e, a York, dal registro dell'arcivescovo, si ricav
a con certezza che, a Haworth, vi era una cappella del 1317.
Gli abitanti ricordano che alcuni ricercatori si sono interessati della seguente
iscrizione, scalpellata su una pietra della torre campanaria: "Hic fecit Caenob
ium Monachorum Auteste fundator A.D. sexcentissimo" Il che equivarrebbe a dire p
rima che il Cristianesimo venisse predicato nella Northumbria.
Whitaker (2) pensa che l'errore dipenda dall'ignoranza dello scalpellino che in
età moderna riprodusse un'iscrizione tracciata coi caratteri in uso ai tempi di En
rico Ottavo, simili a quelli che ancora si vedono su una pietra adiacente.
"Orate pro bono statu Eutest Tod"
Cito: 'Oggi, qualsiasi studioso sa che le parole "bono statu" contenute in una f
ormula di preghiera, si riferiscono a una persona ancora in vita.
Ritengo dunque che lo strano nome di battesimo derivi dall'errore di copiatura d
i un corretto "Austet" contrazione di "Eustatius", ma che la parola "Tod" risult
i da una errata lettura delle cifre arabe 600 e sia perfettamente e giustamente
interpretabile come tale.
La gente del luogo fondò, probabilmente, la pretesa di indipendenza, che la induss
e a contestare al Vicario di Bradford il diritto di nominare il parroco di Hawor
th, su una stolta pretesa di antichità'.
Ho trascritto quanto sopra per stabilire su quale base immaginaria, circa trenta
cinque anni fa, vi fu in Haworth un sollevamento di cui avrò successivamente l'occ
asione di scrivere più ampiamente.
L'interno della chiesa non offre alla vista nulla di particolare.
Non è abbastanza moderna né sufficientemente antica da attirare l'attenzione.
I banchi, separati da alte spalliere, sono di quercia nera coi nomi dei propriet
ari scritti in vernice bianca sugli sportelli che li chiudono verso la navata ce
ntrale.
Non si vedono né targhe d'ottone, né tombe ad altare; nessun monumento.
Ma a destra della mensa per la comunione vi è una lapide murale con la seguente is
crizione:
QUI GIACCIONO I RESTI MORTALI DI MARIA BRONT, SPOSA DEL REV.
P. BRONT, A.B., MINISTRO DI HAWORTH.
LA SUA ANIMA DIPARTl' ALLA VOLTA DEL SALVATORE, SETT. 15, 182I NEL SUO TRENTANOV
ESIMO ANNO DI ETA'.
"Sii anche tu pronto: poiché nell'ora che non prevedi il Figlio dell'Uomo verrà - Ma
tteo 24.44
QUI GIACCIONO ANCHE I RESTI MORTALI DI MARIA BRONT FIGLIA DELLA SUDDETTA ESSA MO
Rl' IL 6 MAGGIO 1825 NEL SUO DODICESIMO ANNO D'ETA' E DI
ELIZABETH BRONT SUA SORELLA CHE MORl' IL 15 GIUGNO 1825 NEL SUO UNDICESIMO ANNO
D'ETA' "In verità vi dico, se non vi convertite e non diverrete come fanciulli, no
n entrerete nel regno dei Cieli - Matteo 18.3
QUI GIACCIONO ANCHE I RESTI MORTALI DI PATRICK BRANWELL BRONT CHE MORl' IL 24 SE
TT. 1848 IN ETA' DI 30 ANNI E DI EMILY JANE BRONT CHE MORl' IL 19 DIC. 1848 IN E
TA' DI 29 ANNI FIGLIO E FIGLIA DEL REV.
P. BRONT, BENEFICIARIO
QUESTA LAPIDE E' ANCHE DEDICATA ALLA MEMORIA DI ANNE BRONT ULTIMA NATA DEL REV.
P. BRONT, A.B.
ESSA MORl' IN ETA' DI 27 ANNI IL 28 MAGGIO 1849 E FU SEPOLTA NELLA VECCHIA CHIES
A, SCARBORO'
Nella parte superiore della lapide le righe dell'iscrizione sono ampiamente spaz
iate; quando i primi epitaffi erano stati scritti, i superstiti, nel loro tenero
affetto, poco si erano preoccupati di lasciare margine e spazi per i nomi di qu
elli che ancora erano in vita.
Ma a mano a mano che i membri della famiglia si erano susseguiti in rapida succe
ssione nella morte, le righe erano ravvicinate, le lettere si erano contratte.
Dopo la registrazione della morte di Anne non era rimasto spazio per alcuna altr
a iscrizione.
Ma ancora una di quella generazione - l'ultima della nidiata dei sei bambini orf
ani di madre - doveva seguire gli altri prima che il sopravvissuto, vedovo e pad
re orbato di tutti i figli entrasse anch'egli nell'eterno riposo.
Un'altra lapide, posta sotto la prima, è stata aggiunta al doloroso elenco.
QUI VICINO GIACCIONO I RESTI MORTALI DI CHARLOTTE, SPOSA DEL REV.
ARTHUR BELL NICHOLS, A.B.
E FIGLIA DEL REV.
P. BRONT ESSA MORl' IL 31 MARZO 1855 NEL TRENTANOVESIMO ANNO DI ETA'

CAPITOLO 2.
Accingendomi a narrare la vita della mia cara amica Charlotte Bront, penso che p
er presentarla da un giusto punto di vista, sia necessario nel suo, ancor più che
in molti altri casi, informare il lettore circa le caratteristiche della popolaz
ione e della società in seno alle quali essa trascorse l'infanzia insieme alle sor
elle, ricavandone le prime impressioni.
Come premessa al mio lavoro tenterò dunque di dare un'idea di come sia fatta la ge
nte di Haworth e dei dintorni.
Perfino gli abitanti della vicina contea di Lancaster sono sorpresi dalla peculi
are forza di carattere degli Yorkshiriani che, interessanti come gruppo razziale
, presi individualmente respingono il forestiero con l'intransigente indipendenz
a di cui fanno mostra ostentando un'arrogante autosufficienza.
Scrivo la parola 'autosufficienza' a ragion veduta e nella più ampia accezione del
termine.
Ogni nativo del West Riding è conscio della acuta sagacia e della ostinata forza d
i volontà che sembrano appartenergli per diritto di nascita; ciascuno conta su se
stesso, rifugge dall'aiuto dei vicini, evita di richiedere l'appoggio altrui, du
bita della propria facoltà di concedere il proprio, grazie al successo generalment
e conseguito con il solo sforzo personale; sopravvalutandone le possibilità tende
a darne per scontato il risultato positivo.
Appartiene a quella categoria di individui, dallo spirito penetrante e tuttavia
miope, che ritiene cosa saggia il porre in dubbio l'onestà altrui se non la si è pri
ma messa alla prova.
Hanno il massimo rispetto per le qualità pratiche, ma diffidano di qualsiasi compo
rtamento che sia nuovo per loro ed estendono la prudenza perfino alla valutazion
e delle virtù, e se, praticandole, non ottengono immediatamente un tangibile risul
tato positivo, le accantonano come inadeguate al frenetico campo di azione che è q
uesto nostro mondo, e ciò tanto più se sono di carattere passivo anziché attivo.
Gli affetti vi sono forti e hanno profonde radici, ma non vengono estesi a una v
asta cerchia - tali affetti, d'altronde, lo sono raramente - e non si indulge in
dimostrazioni esteriori.
In verità, le amenità che l'esistenza può offrire, trovano poco posto in seno a questa
nuda, selvatica popolazione.
Il primo contatto individuale con un qualsiasi suo membro è brusco, l'intonazione
delle voci è secca, l'accento è aspro: questo, fino a un certo punto, può essere causa
to dalla libera aria montana che si respira in quel luogo, e dalla vita isolata
che la gente conduce sulle pendici di quelle colline; ma può anche essere effetto
dell'eredità, ancor viva in loro, lasciata dai lontani antenati Vichinghi.
Sono capaci di intuire prontamente quale sia l'indole di chi li avvicina, hanno
un acuto senso dell'umorismo; chi vive fra loro deve essere preparato ad accetta
rne eventuali osservazioni fatte senza peli sulla lingua, in forma oracolare e,
per lo più, azzeccate.
Non è facile destare in loro un qualsiasi sentimento, ma una volta nato, esso è dura
turo; ne conseguono amicizie strettissime e fedeli prestazioni; per dare un'idea
corretta del modo in cui queste vengono attuate basta ricordare al lettore il p
ersonaggio di Joseph (1) in "Cime tempestose".
Naturalmente anche i rancori sono ostinati e, in alcuni casi giungono fino a un
odio tramandato di generazione in generazione.
Ricordo che una volta Miss Bront mi riferì un detto ricorrente a Haworth: 'Metti u
na pietra in tasca per sette anni, girala e conservala per altri sette anni, aff
inché sia sempre pronta sotto le tue dita per quando il tuo nemico giungerà a tiro.'
Gli uomini del West Riding messi sulla pista del denaro sono veri segugi; Miss
Bront illustrò a mio marito fin dove può giungere questa loro brama narrandogli il s
eguente aneddoto: un piccolo manifatturiero di sua conoscenza impegnatosi in var
ie speculazioni, che tutte avevano sortito buon esito, conquistò una apprezzabile
ricchezza.
Giunto oltre la mezza età contrasse una assicurazione sulla vita; poco dopo il rit
iro della polizza si manifestarono in lui i sintomi di un male acuto che, senza
alcun dubbio possibile, lo condannava a morire in brevissimo tempo.
Il medico, dopo aver esitato alquanto, gli rivelò la sua condizione disperata. 'Ac
cidenti!' esclamò lui, con uno scatto improvviso dell'antica energia, 'Così metto ne
l sacco la compagnia assicuratrice! Son sempre stato un uomo fortunato!' Questi
individui costanti ed accorti, ostinati e perseveranti nel perseguire uno scopo
buono, diventano feroci nell'inseguirne uno cattivo.
Non sono emotivi, non li si acquista facilmente né come amici, né come nemici, ma un
a volta dato il loro affetto o il loro odio, ben difficilmente cambiano sentimen
to, appartengono a una schiatta dal temperamento e dal fisico fortissimo, sono t
etragoni tanto nel bene quanto nel male.
La lavorazione della lana fu introdotta in questo distretto durante il regno di
Edoardo Terzo.
E' tradizione che in quel tempo venne a stabilirsi nel West Riding un gruppo di
Fiamminghi per insegnare agli abitanti del luogo a lavorare la lana.
L'attività mista, agricola e manifatturiera, che ne derivò, vista in retrospettiva,
non è priva di attrattive vi durò fino a pochi decenni fa.
Ne perdura un ricordo generico mentre i particolari della vita di allora sono qu
asi dimenticati; vengono messi in luce da alcuni pochi che esplorano zone remote
dell'Inghilterra dove se ne conserva la pratica.
Il quadro della padrona di casa che siede con le ancelle alle grandi ruote da fi
lare, mentre il marito è fuori intento ad arare i campi o sorvegliare il gregge sp
arso sulla landa porporina è molto poetico contemplato a distanza ma quando di un
simile regime di vita, giunto alla soglia dei nostri giorni, udiamo descrivere d
a labbra contemporanee usi quotidiani improntati a inimmaginabile rozzezza, quan
do tocchiamo con mano la stranezza di tanta rusticità unita a grande acume commerc
iale, e veniamo informati del clima di totale anarchismo derivato dal disprezzo
di qualsiasi legge, l'idillico quadro di bucolica innocenza e semplicità si appann
a non poco ai nostri occhi.
Tuttavia, siccome sono i comportamenti peculiarmente apprezzati in un dato perio
do quelli che lasciano le più profonde impronte nella memoria dei posteri sarebbe
un errore e, secondo me, una mancanza di obiettività, il concludere che tale o tal
altro modo di vita, nonostante gli abusi che consentiva non sia stato opportuno
nel momento in cui prevalse; tanto più che l'eccesso stesso degli abusi insieme c
ol graduale progresso della società umana, fortunatamente tende a sopprimerli e a
rendere inaccettabile il tentativo di tornarvi, così come sarebbe impensabile per
un uomo fatto riprendere a vestire i panni di quando era bambino.
La patente concessa al consigliere municipale Cockayne, (2) o le restrizioni imp
oste da Giacomo Primo ai tessuti di lana non sottoposti a tintura (controbattuta
da parte degli Stati dei Paesi Bassi col proibizionismo decretato ai tessuti in
glesi tinti) danneggiò gravemente gli interessi dei manifatturieri del West Riding
.
La loro indole indipendente, l'avversione a ogni forma di autorità, la forte capac
ità di concentrazione mentale, li indusse alla ribellione contro i decreti di Laud
e all'arbitrario governo degli Stuart; il danno cagionato da Giacomo Primo e da
Carlo Primo al loro commercio ne trasformò la grande maggioranza in sostenitori d
el Commonwealth.
Avrò occasione, successivamente, di riferire alcuni esempi dell'intensa partecipaz
ione e della vasta informazione in politica sia interna che esterna che si nota
fra gli abitanti dei villaggi a est e a ovest del crinale montuoso che separa lo
Yorkshire dal Lancashire, le cui popolazioni sono di una stessa razza e possied
ono le medesime caratteristiche.
I discendenti di coloro che servirono al comando di Cromwell a Dunbar (3) vivono
sulle stesse terre che i loro antenati occupavano allora e forse non vi è alcuna
altra parte dell'Inghilterra in cui il tradizionale amato ricordo del Commonweal
th perduri come in quella abitata dalla popolazione che, impiegata nella lavoraz
ione della lana nel West Riding, vide le restrizioni imposte al loro commercio r
imosse dalla ammirevole politica del Protettore.
So da buona fonte che, meno di trent'anni fa, il detto: 'Ai tempi di Oliver' era
di uso comune, alludendo a giorni di eccezionale prosperità.
I nomi caratterizzano il culto religioso cui aderiscono coloro che li hanno impo
sti.
Vi sono inoltre numerosi documenti che fanno fede della cordialità con cui i parro
ci estromessi dalle loro sedi vi furono accolti da tutti, nobili e umili indisti
ntamente, durante la persecuzione voluta da Carlo Secondo.
Tutti questi particolari testimoniano la tradizionale indipendenza di spirito ti
pica della gente del West Riding, sempre pronta a resistere all'autorità quando la
considera esercitata arbitrariamente.
La parrocchia di Halifax è limitrofa di quella di Bradford nella quale la cappella
nia di Haworth è inclusa e in ambedue la natura del suolo, collinoso e selvatico,
presenta suppergiù le stesse caratteristiche.
L'abbondanza del carbone e la frequenza dei corsi d'acqua montani rendono il dis
tretto assai propizio all'impianto delle manifatture cosicché, come ho detto, gli
abitanti, oltre che ai lavori agricoli si sono, per secoli, dedicati alla tessit
ura della lana.
Ma le relazioni commerciali per lungo tempo non riuscirono a portare piacevolezz
a e civiltà in queste lontane frazioni e nelle abitazioni sparpagliate su una vast
a area.
Mister Hunter, nella sua vita di Oliver Heywood, (4) ricavata dal memoriale di u
n certo James Rither, che visse ai tempi della regina Elisabetta, cita la seguen
te osservazione, che, fino a un certo punto, vale ancora ai nostri giorni: 'Non
hanno nessun superiore da corteggiare, né cortesie da esternare: ne deriva in essi
un forte temperamento agro e contenuto cosicché un estraneo è sgradevolmente colpit
o dal tono di sfida che ne impronta la voce e dall'espressione di fiera risolute
zza che si legge sui loro volti'.
Ancor oggi un estraneo, alla più semplice domanda difficilmente otterrà una risposta
che non sia burbera, ammesso che ne riceva una.
A volte l'acida asprezza giunge fino all'insulto.
Tuttavia se l'estraneo accetta di buon grado questo rozzo comportamento e insist
e con la sua richiesta di gentilezza e ospitalità, quei rustici si rivelano genero
si e fedeli e si può fare totalmente affidamento su di loro.
Per illustrare la rozzezza che pervade tutte le classi sociali in questi villagg
i fuori mano, posso riferire una piccola avventura vissuta da mio marito e da me
tre anni fa ad Addingham, proprio quel luogo citato dai ben noti conosciuti ver
si:
Da Penigent fino alla collina di Pendle / da Linton al lungo Addingham / Con tut
to ciò che le coste di Craven possono narrare, eccetera.
Tutti luoghi che inviarono i loro uomini alla famosa antichissima battaglia di F
lodden; detto villaggio è situato a poche miglia da Haworth.
Ne percorrevamo in carrozza l'unica via, quando uno di quei ragazzi che non ne a
zzeccano una giusta, e sembrano dotati di attrazione magnetica verso gli inciden
ti, essendo saltato in un corso d'acqua che attraversa l'abitato, proprio nel pu
nto dove vengono gettate le bottiglie e i vetri rotti, ne uscì nudo e quasi comple
tamente coperto di sangue.
Lo vedemmo entrare traballando in una casetta rustica che si trovava davanti a n
oi.
Oltre a un brutto taglio sul braccio, aveva una arteria completamente lacerata,
perciò si trovava in evidente pericolo di morire dissanguato, il che, disse uno de
i parenti 'probabilmente risparmierebbe una quantità di seccature.' Dopo che ebbe
fermato l'effusione del sangue con una cinghia che uno dei circostanti si era sl
acciata dalla gamba, mio marito chiese se avevano mandato a chiamare un chirurgo
.
'Sì' - fu la risposta - 'Ma non pensiamo che verrà.' 'Perché no?' 'E' vecchio, sapete,
è asmatico e noi siamo in salita.' Mio marito, prendendo con sé un ragazzo come gui
da, fece correre la carrozza quanto più velocemente possibile, fino alla casa del
chirurgo, lontana un tre quarti di miglio e vi giunse mentre una zia del ragazzo
ne usciva.
'Viene?' le chiese.
'Boh! ha detto che non vuole venire.' 'Ma gli avete fatto presente che il ragazz
o potrebbe morire dissanguato?' 'L'ho fatto.' 'E lui?' 'Be', ha risposto: Il dia
volo se lo porti! Che c'entro io?' Finì, tuttavia, col mandare al posto suo uno de
i figli che 'benché non fosse istruito nella professione di chirurgo', fu in grado
di fare quanto era necessario applicando bende e cerotti.
A scusa del chirurgo gli astanti dissero che 'era quasi ottantenne, stava rimbam
bendo e aveva venti figlioli.' Fra gli astanti più indifferenti vi era un fratello
del ragazzo gravemente ferito; mentre questo giaceva sul pavimento di pietra in
una pozza di sangue e gridava a gran voce che il braccio lo 'straziava', lo sto
ico parente se ne stava in circolo fumando una corta pipa nera, senza pronunciar
e una sola parola di conforto o di rammarico.
Questi costumi selvaggi, che dominavano lungo la frangia di cupo bosco che amman
ta il pendio delle colline su ambo i versanti, mantennero la popolazione in un v
ero stato di abbrutimento fino a tutta la prima metà del diciassettesimo secolo.
La pena di morte per decapitazione veniva inflitta con giudizio sommario sia all
'uomo che alla donna anche per delitti di poca entità; per cui ne derivò per la vita
umana una indifferenza ottusa e tuttavia non priva di una certa grandezza.
Le pessime condizioni delle strade erano così notorie che ancora trent'anni fa le
comunicazioni fra un villaggio e l'altro erano rarissime; riuscire a portare il
prodotto industriale alla data fissata al mercato dei tessuti di lana rappresent
ava il massimo di quanto si potesse sperare.
Nelle case solitarie sparse sui lontani pendii, o in quelle delle frazioni isola
te dove imperavano piccoli magnati, si commettevano delitti che restavano quasi
sempre ignorati e, se conosciuti, non suscitavano una indignazione popolare atta
a provocare le sanzioni della legge, bisogna tener presente che, in quei giorni
, non esisteva una polizia rurale; i pochi magistrati abbandonati a se stessi e
generalmente uniti da vincoli famigliari, erano per la maggior parte inclini a t
ollerare una condotta eccentrica e a fingere di non vedere le pecche altrui trop
po simili a quelle proprie.
Uomini, oggi a malapena oltre la mezza età, ricordano i giorni della loro giovinez
za, quando nei mesi d'inverno salivano la china a cavallo col fango che giungeva
fino al sottopancia della sella; quando solamente un impegno imprescindibile in
duceva ad uscire dalla cinta della casa e veniva atteso affrontando difficoltà che
ora, trasportati alla volta del mercato di Bradford in un rapido e comodo vagon
e di prima classe, quasi non riescono più a credere siano state reali.
Il proprietario di un lanificio mi ha raccontato di quando, meno di venticinque
anni fa, nei mattini d'inverno doveva alzarsi assai per tempo per mettersi in vi
aggio verso Bradford per scortare il carro che trasportava il panno fatto tesser
e da suo padre.
Il carico era stato sistemato durante la notte, ma al mattino si radunava un fol
to gruppo di persone che facendosi luce con lanterne, si mettevano ad esaminare
le zampe dei cavalli prima di dare il via al ponderoso veicolo; poi qualcuno dov
eva precederlo carponi, scandagliando qua e là con un bastone, scendendo lungo il
ripido, scivoloso orlo della scarpata, per scoprire a mano a mano il punto dove
le zampe dei cavalli potevano posarsi senza pericolo, finché finalmente si raggiun
geva, Dio volendo, la strada che, segnata da profondi solchi di ruote, offriva u
n percorso relativamente felice.
Se due città non erano collegate da una strada maestra per recarsi dall'una all'al
tra si attraversava a cavallo la brughiera, che copre l'altopiano, seguendo la p
ista dei cavalli da carico onerati di pacchi, balle e altra mercanzia.
Ma durante l'inverno il transito era impossibile per via della neve che ricopriv
a a lungo e in ogni dove quelle squallide alture.
Mi è stata narrata, da chi l'aveva vissuta, la seguente avventura.
La diligenza su cui viaggiava, sul punto di giungere al valico di Blackstone Edg
e fu bloccata dalla neve e i passeggeri trovarono rifugio in una piccola locanda
vicina dove furono costretti a trattenersi per una decina di giorni, trascorren
dovi il Natale, il Capo d'anno e oltre.
Le provviste che dovevano servire al locandiere e alla sua famiglia, più che suffi
cienti allo scopo, ben presto vennero meno a motivo dell'invasione degli inattes
i ospiti e fu necessario far ricorso ai tacchini, alle oche e agli Yorkshire pud
dings che i viaggiatori portavano con sé in vista delle riunioni festive che li at
tendevano a valle; anche queste cibarie stavano per finire quando un benvenuto s
cirocco li liberò dalla prigionia.
Per quanto isolati possano essere i villaggi sulle colline essi appartengono all
a vita sociale se confrontati con le grigie dimore ancestrali sparse nei profond
i avvallamenti della brughiera: abitazioni non vaste ma solide e sufficienti ad
albergare comodamente la famiglia alla quale le terre circostanti appartengono.
Quei poderi, spesso passati di generazione in generazione fin dal tempo dei Tudo
r e i loro padroni, sono di fatto quanto rimane dell'antica civiltà dei piccoli pr
oprietari terrieri, casta di signorotti che come classe sociale va estinguendosi
rapidamente per due motivi: o il possidente cade in un ozio indotto dal bere ec
cessivo e, col passar del tempo, è costretto a vendere la proprietà, o, se è più pratico
e avventuroso, si accorge del piccolo rivo che scorre lungo il pendio, oppure s
i rende conto della natura del minerale nascosto nel sottosuolo e capisce che può
trovarsi una fonte di ricchezza: ripudia l'antica faticosa vita dell'aratore e,
da proprietario terriero con modesto capitale si trasforma in manifatturiero opp
ure scava per portare alla luce il carbone o apre cave per estrarne la pietra.
Tuttavia, sui più interni ripidi pendii si trovano ancora ai giorni nostri, in rem
otissime case solitarie, alcuni superstiti di questa classe il cui comportamento
basta a farci capire quale inaudita eccentricità, quale selvaggia forza di volontà
anzi, meglio ancora, quale capacità di ricorrere al crimine sia stata alimentata d
a un regime di vita in cui l'uomo raramente incontrava i suoi simili e la pubbli
ca opinione non era che l'eco lontana e inarticolata di una voce più chiara che ar
rivava oltre la barriera dell'ampio giro dell'orizzonte.
La vita trascorsa in solitudine si culla in vere fantasticherie le quali, con l'
andar del tempo, diventano manie.
La fortissima indole, propria degli abitanti dello Yorkshire, a malapena addomes
ticata e indotta alla moderazione dai ripetuti contatti stabilitisi 'nella indaf
farata città o negli affollati centri di mercato', nei distretti più remoti si era c
onsolidata in una strana caparbietà.
Una singolare storia mi fu di recente raccontata; riguardava un proprietario ter
riero, che tutti ritengono goda di una cospicua rendita annua.
Vive in una casa che mostra interessanti caratteristiche di una bella antichità, i
ndice del buon livello sociale goduto fin da un lontano passato dalla famiglia d
a cui discende.
Interessato dall'aspetto dell'edificio, il mio informatore aveva proposto a un a
bitante del luogo che lo accompagnava di avvicinarsi per esaminare da presso la
struttura.
La risposta fu: 'E' meglio non farlo: verremmo impallinati da lontano; già ha spar
ato dall'alto alle gambe di certi miei conoscenti che gli erano estranei, e li h
a beccati.' Dopo aver accertato con una accurata indagine che quella era veramen
te la poco ospitale abitudine del signorotto, il mio interlocutore naturalmente
rinunciò al progetto.
Ho motivo di pensare che quel selvatico agricoltore sia vivo tutt'oggi.
Un altro gentiluomo campagnolo, morto recentemente, apparteneva a una famiglia a
ssai distinta ed era padrone di un vastissimo fondo; sarebbe dunque logico suppo
rlo in possesso di buona educazione e cultura ma certi suoi atteggiamenti ne fan
no dubitare.
Viveva a poca distanza da Haworth.
La sua principale occupazione e maggior svago consisteva nell'assistere ai comba
ttimenti di galli.
Costretto a letto da quella che sapeva essere una malattia mortale, si faceva po
rtare in camera gli animali e, sostenuto dai guanciali, ne seguiva la feroce zuf
fa.
Quando la malattia si aggravò tanto da rendergli impossibile di volgersi sul fianc
o, fece disporre alcuni specchi intorno e sopra il letto in modo da poter vedere
, rimanendo supino, i galli che si azzuffavano.
E chiuse gli occhi per sempre mentre li stava contemplando.
Ma quanto sopra si riduce a mere manifestazioni di eccentricità se mosso a raffron
to con i racconti di vera e propria violenza, spinta fino al crimine, che caratt
erizzano alcuni fatti avvenuti nelle dimore isolate, e ancora vivi nella memoria
dei vecchi abitanti della regione.
Queste storie erano certamente note alle autrici di "Cime tempestose" e "The Ten
ant of Wildfell Hall".
Ci si potrebbe difficilmente attendere che gli svaghi del membri delle classi um
ili avessero un carattere più umano di quelli di chi apparteneva ai ceti benestant
i e di migliore cultura.
Il conoscente che mi ha cortesemente comunicato alcuni dei fatti da me riferiti
ricorda il tradizionale tormento inflitto ai tori a Rochdale, meno di trent'anni
fa.
Il bovino veniva incatenato o assicurato con una corda a un palo piantato in mez
zo al fiume, poi gli lanciavano contro i cani.
Per aumentare il volume dell'acqua, e dare così ai loro operai l'opportunità di un s
elvaggio godimento, i padroni generalmente fermavano i macchinari delle fabbrich
e nel giorno fissato per lo spettacolo.
Il toro, nel tentativo di difendersi, a volte si volgeva all'improvviso e la cor
da che lo assicurava investiva abbattendoli nell'acqua quelli che erano stati ab
bastanza imprudenti da giungergli a tiro, e la buona gente di Rochdale, oltre al
godere lo spettacolo dell'animale tormentato dai cani e questi scagliati qua e
là e spesso sventrati, aveva per giunta l'eccitante emozione di vedere affogare un
o o due dei loro vicini.
La gente di Haworth non era meno forte e piena di carattere dei vicini abitanti
sui due versanti della collina.
Il villaggio sorge incastonato nella brughiera, sulla cerniera tra le due contee
, lungo la vecchia strada da Keighley a Colne.
Verso la metà dello scorso secolo esso divenne celebre nell'ambiente religioso qua
le scenario del ministero ecclesiastico del Reverendo William Grimshaw, che fu p
arroco di Haworth per vent'anni.
Prima di quel tempo, è probabile che i parroci fossero dello stesso stampo di un c
erto Mister Nicholls, ecclesiastico dello Yorkshire che nei giorni che seguirono
immediatamente la Riforma protestante, fu 'molto dato al bere e alle allegre ri
unioni' ed era solito dire ai suoi compagni 'Non dovete darmi retta se non quand
o parlo da tre piedi al di sopra del suolo', cioè dal pulpito.
La vita di Mister Grimshaw è stata scritta da un amico del famoso poeta Cowper di
nome Newton, e da essa possiamo ricavare alcuni curiosi particolari circa il mod
o in cui la rozza popolazione del villaggio fu dominata e governata da un uomo d
alle profonde convinzioni e dal forte e ardente impegno.
A quanto sembra egli non era stato in alcun modo degno di particolare consideraz
ione per zelo religioso, benché conducesse una vita morigerata e avesse compiuto c
oscienziosamente i suoi doveri parrocchiali, fino a quando in una certa domenica
del settembre 1744, la perpetua, alzatasi alle cinque, trovò il padrone già immerso
in preghiera; essa dichiarò poi, che dopo essere rimasto per un certo tempo in ca
mera andò a disimpegnare alcune pratiche religiose in casa di un parrocchiano, e p
oi nuovamente a casa era tornato a pregare.
Da lì, ancora digiuno si era recato in chiesa dove, mentre stava leggendo ad alta
voce la seconda lezione, piombò a terra e, dopo che si fu parzialmente ripreso, do
vette essere sostenuto per farlo uscire dalla chiesa.
Mentre andava via, rivolse la parola alla congregazione dicendo ai fedeli di non
disperdersi visto che egli doveva comunicar loro qualcosa e sarebbe stato di ri
torno da lì a poco.
Fu condotto in casa del sacrestano dove perse nuovamente i sensi.
La sua perpetua lo massaggiò per ristabilire la circolazione e quando egli tornò in
sé 'sembrava perso in estasi' e 'Ho goduto una gloriosa visione dal terzo cielo' f
urono le prime parole che pronunciò.
Non disse che cosa avesse visto ma tornò in chiesa e riprese la funzione, alle due
del pomeriggio e continuò fino alle sette.
Da quel giorno egli si impegnò col fervore di un Wesley e con alcunché del fanatismo
di un Whitfield, (5) ambedue famosi predicatori di quel tempo, per suscitare un
a vita veramente religiosa nei suoi parrocchiani.
Questi erano soliti giocare al calcio di domenica, facendo uso di pietre invece
del pallone; sfidavano le altre parrocchie e ne accettavano la sfida.
Si facevano corse di cavalli sulla brughiera, appena più su del villaggio, che era
no fonte periodica di ubriacature e di scostumatezza.
Difficilmente un matrimonio veniva celebrato senza essere rallegrato da sfrenate
gare di podismo, in cui i corridori mezzo nudi scandalizzavano i morigerati for
estieri occasionalmente presenti.
Gli "arvills", ossia i banchetti funebri, di antica tradizione, si concludevano
frequentemente con vere e proprie zuffe quando chi aveva preso parte al corteo f
unebre si alzava da tavola completamente ubriaco dopo l'abbuffata.
Quanto ho riferito indica chiaramente con che razza di gente Mister Grimshaw ave
sse a che fare.
Tuttavia con vari mezzi, alcuni dei quali di estrema praticità, egli conseguì un gra
nde cambiamento nella sua parrocchia.
Nella predicazione veniva occasionalmente aiutato dai reverendi Wesley e Whitfie
ld, e in queste occasioni la piccola chiesa si dimostrava di gran lunga troppo a
ngusta per contenere la folla di gente che affluiva fin dai lontani villaggi e d
agli isolati gruppi di casolari sparsi sulla brughiera; perciò spesso le riunioni
si svolgevano all'aperto; in chiesa non vi era nemmeno lo spazio sufficiente per
chi voleva ricevere la comunione rituale.
Un giorno Mister Whitfield predicando a Haworth disse, pressapoco, che sperava n
on vi fosse granché da dire alla loro congregazione visto che erano guidati da un
ministro tanto pio, tanto devoto da così lunghi anni, al che Mister Grimshaw si ri
zzò dal posto che occupava e disse ad altissima voce: 'Oh, signore! Non dica simil
i cose, per amor di Dio! La prego non li lusinghi, temo che la maggior parte di
essi si stia avviando all'inferno a occhi aperti.' Ma se tale era la situazione
ciò non dipendeva da poco zelo da parte di Mister Grimshaw, tutto intento a strapp
arli alla perdizione.
Era solito predicare da venti a trenta volte alla settimana in case private.
Se si accorgeva che qualcuno non prestava attenzione alle preghiere, si interrom
peva, rimproverava il colpevole e non continuava il sermone finché non vedeva tutt
i i presenti ginocchioni.
Metteva il massimo zelo nell'imporre la stretta osservanza dei precetti domenica
li; non permetteva ai suoi parrocchiani nemmeno di andare a passeggio per i camp
i tra una funzione religiosa e l'altra.
A volte intonava un salmo lunghissimo (si tramanda che fosse il centodiciannoves
imo) e mentre la congregazione cantava, lui lasciava il podio da dove leggeva e,
preso uno scudiscio, faceva il giro delle osterie per spingere in chiesa a frus
tate i bighelloni.
Bisognava essere molto svelti per sfuggire allo staffile del parroco defilandosi
dalla porta sul retro.
Godeva di una vigorosa salute ed era pieno di attività, cavalcava in lungo e in la
rgo sulle colline, dando la sveglia a quanti non avevano avuto alcun sentimento
religioso prima di allora.
Per risparmiare tempo e per non essere di peso alle famiglie presso le quali si
fermava per le riunioni di preghiera portava con sé uno spuntino; e in tali occasi
oni il suo pasto consisteva semplicemente in un tozzo di pane imburrato oppure d
i pane secco con una cipolla cruda.
Le corse di cavalli erano ben giustamente avversate da Mister Grimshaw visto che
attiravano a Haworth numerosi perdigiorno di dubbia onestà, i quali accostati all
a infiammabile materia prima locale, già troppo pronta di per sé ad infiammarsi cost
ituivano una vera e propria pericolosa miccia.
Raccontano che, per fare cessare quel pericolo, egli avesse tentato ogni mezzo d
i persuasione dapprima, giungendo poi fino all'intimidazione, ma il tutto invano
.
Allora disperando delle proprie forze una volta aveva pregato pubblicamente con
ardentissimo fervore ed era caduta una pioggia torrenziale che riducendo il suol
o a un vero e proprio pantano tanto da non lasciar presa per piede d'uomo o di b
estia, rese così lo spettacolo impossibile anche se la folla fosse stata disposta
ad esporsi alle cateratte che scendevano dal cielo.
Così erano state interrotte le corse ippiche a Haworth e, fino ad oggi, non sono s
tate riprese.
Il ricordo di quell'uomo buono è ancora venerato e il suo fedele ministero, le sue
solide virtù costituiscono uno dei vanti della parrocchia.
Ma temo che, dopo il periodo del suo ministero, vi sia stata una ricaduta nelle
sfrenate e rozze consuetudini pagane, dalle quali egli aveva strappato la congre
gazione grazie alla forza appassionata del proprio carattere.
Egli aveva fatto costruire una cappella per i Metodisti Wesleyani e poco tempo d
opo i Battisti si insediarono nelle vicinanze.
Come dice il dottor Whitaker, la gente di questo distretto ha forti opinioni in
fatto di religione; solo che, cinquant'anni fa la religiosità non influiva sul lor
o modo di vivere.
Se tornando indietro anche solo di venticinque anni, ne esaminiamo il codice mor
ale esso ci sembra ricalcato su quello dei loro antenati Vichinghi.
La vendetta veniva tramandata di padre in figlio quale dovere ereditario; la gra
nde capacità di bere senza che la mente ne fosse obnubilata era considerata una de
lle più virili virtù.
Era tornata in vigore la consuetudine delle partite di calcio domenicali, con re
lative sfide alle parrocchie vicine, e un conseguente afflusso di intemperanti v
icini che affollavano le osterie, facendo rimpiangere ai residenti più quieti il b
raccio vigoroso e il pronto staffile del loro buon Mister Grimshaw.
L'antica tradizione degli "arvills" non cedeva.
Il sacrestano, ritto ai piedi della fossa spalancata annunciava che l'"arvill" s
i sarebbe svolto al Black Bull o in qualsiasi altra locanda venisse scelta dai p
arenti del defunto; e là si recavano i famigliari in lutto e i loro amici.
La consuetudine si faceva risalire alla necessità di provvedere un qualche ristoro
a coloro che venivano da lontano a dare un ultimo segno di considerazione a una
persona amica.
Nella biografia di Oliver Heywood troviamo due passi che dicono che genere di ci
bo si imbandisse negli "arvills" della quieta setta Non Conformista nel secolo d
iciassettesimo.
Il primo, (ricavato da Thoresby), elenca 'Iatte freddo con birra e spezie, prugn
e stufate, torta e formaggio' nell'"arvill" a seguito del funerale di Oliver Hey
wood stesso.
Il secondo elenca come alquanto gretta dal punto di vista del tempo (1673) una o
fferta di 'soltanto un pezzo di torta, un sorso di vino, un ramoscello di rosmar
ino e un paio di guanti.' Ma gli "arvills" a Haworth spesso erano occasioni assa
i gioviali.
Se la famiglia era povera ci si aspettava da parte di ciascun ospite l'offerta d
i una specie di involtino speziato, mentre il conto delle bevande alcooliche: ru
m, birra scura, o un miscuglio delle due detto "naso di cane", era generalmente
pagato da ogni consumatore che deponeva una piccola somma in un piatto posto al
centro della tavola.
Le famiglie più agiate ordinavano un pranzo per gli amici.
Ai funerali di Mister Charnock (il secondo successore di Mister Grimshaw al rett
orato), più di ottanta persone furono invitate all'"arvill" e il costo del banchet
to fu di quattro scellini e sei denari a persona, che furono interamente pagati
dai famigliari del defunto.
Siccome alcuni 'schivavano di bere' vi furono frequenti 'scaramuccie qua e là' pri
ma che la giornata si chiudesse; a volte con orribili aggiunte di calci, lotta c
orpo a corpo e morsi.
Benché mi sia indugiata sulle particolari caratteristiche dell'indole di questi ga
gliardi nativi del West Riding quale si manifestava nei primi decenni di questo
secolo, per non dir ancor più vicino a noi, nutro ben pochi dubbi che in una gente
tanto indipendente, caparbia e dotata di così grande capacità di sarcastico umorism
o nella vita quotidiana non si incontrino anche oggigiorno atteggiamenti tali da
scandalizzare chi conosce unicamente le maniere civilissime del Sud, mentre da
parte sua l'astuto, sagace, energico uomo dello Yorkshire incontrandoli terrebbe
quei forestieri in non poco disprezzo.
Ho già detto che molto probabilmente là dove ora sorge la chiesa di Haworth, vi sia
stata un tempo una chiesuola di campagna, o oratorio.
Occupava il terzo, ossia l'ultimo posto in classifica nella categoria degli edif
ici ecclesiastici secondo la legge sassone e non aveva diritto né a un cimitero né a
d amministrare i sacramenti.
La sua qualifica le veniva dal fatto di non essere racchiusa in una cinta restan
do aperta sui campi adiacenti e sulle brughiere.
Nel lontano tempo in cui il Cristianesimo veniva affermandosi nella Britannia ch
e, in parte, era ancora pagana, nel 959 il re Edgardo succedette al grande Alfre
do, suo padre.
Le invasioni danesi subivano una sosta, così egli poté dedicarsi a perfezionare la l
egislazione vigente; fra l'altro volle che i fondatori di quei piccoli luoghi di
culto fossero tenuti, senza nulla sottrarre alla decima da loro dovuta alla Chi
esa sulle quote versate dagli agricoltori, a provvedere, dai nove decimi restant
i che costituivano la loro rendita, al sostentamento del sacerdote al quale la c
appella veniva affidata.
Dopo il trionfo della Riforma protestante, l'incombenza di scegliere l'ecclesias
tico a cui affidare la gestione di una qualsiasi cappella di comodo detta anteri
ormente chiesetta di campagna venne riconosciuto quale inderogabile diritto del
proprietario del fondo e di alcuni fiduciari, previa approvazione del parroco lo
cale.
Non si sa se a motivo di negligenza a Haworth questo diritto andò perduto fin dai
tempi dell'Arcivescovo Sharp nel 1691, e la facoltà di sceglierne il Ministro è pass
ata al Vicario di Bradford, secondo quanto riferiscono alcune fonti.
Mister Bront dice: 'Il beneficio ha per protettore il Vicario di Bradford e alcu
ni fiduciari locali.
Il mio predecessore si assicurò il beneficio col benestare del Vicario di Bradford
, nonostante il parere contrario dei fiduciari locali; perciò egli incontrò una così f
orte opposizione che dopo sole tre settimane dovette rinunciare al beneficio.' A
vendo io occasione di parlare del carattere degli abitanti del West Riding col d
ottor Scoresby, che per qualche tempo fu Vicario di Bradford, egli accennò ad alcu
ne manifestazioni tumultuose svoltesi a Haworth in occasione dell'insediamento d
i Mister Redhead, predecessore diretto di Mister Bront; e mi disse che in quell'
occasione vi erano stati tanti incidenti rivelatori del carattere di quella gent
e che egli mi consigliava di farmeli raccontare.
Così ho fatto, e dalla viva voce di alcuni attori o spettatori di quei fatti ormai
lontani sono stata edotta sui metodi impiegati per costringere alla fuga il can
didato prescelto dal Vicario.
Il secondo successore di Mister Grimshaw era stato un certo Mister Charnock che
a causa di una lunga malattia si era visto impedito di svolgere la sua missione
senza un aiuto, così Mister Redhead lo aveva raggiunto.
Finché Mister Charnock rimase in vita, il suo curato soddisfece totalmente la popo
lazione da cui era altamente considerato.
Ma la situazione mutò completamente quando, in seguito alla morte di Mister Charno
ck i parrocchiani ebbero l'impressione che i fiduciari locali fossero stati inde
bitamente privati di un loro diritto dal Vicario di Bradford che, senza consulta
rsi, diede l'incarico a vita a Mister Redhead.
La prima domenica che questi ufficiò nella sua nuova dignità, la chiesa di Haworth a
pparve affollata fino agli angoli più riposti; la maggior parte dei presenti calza
va gli zoccoli di legno tipici di quel distretto.
Mentre Mister Redhead era intento a leggere ad alta voce la seconda lezione, la
congregazione al gran completo come per impulso improvviso incominciò a uscire dal
la chiesa facendo quanto più rumore potevano con gli zoccoli sbattendoli e inciamp
ando finché Mister Redhead e il suo assistente rimasero soli a finire la funzione,
e questo fu brutto abbastanza.
Ma la domenica successiva le cose andarono ancora peggio.
Come la volta precedente la navata centrale era affollata, ma quelle laterali er
ano deserte: non vi si vedeva una creatura, non un ostacolo.
Se ne capì il perché su per giù allo stesso punto del servizio in cui la domenica scor
sa era incominciata la confusione.
Un uomo entrò in chiesa cavalcando un asino, col viso rivolto verso la coda; aveva
sul capo tanti vecchi cappelli quanti ne poteva portare.
Incominciò a incitare la cavalcatura in giro per le navate laterali e gli urli, le
grida, le risate della congregazione soffocarono completamente la voce di Miste
r Redhead, ed egli, a quanto credo, fu costretto a desistere.
Fino a questo punto però non erano scesi ad atti di violenza fisica; ma nella terz
a domenica dovettero risentire una grande irritazione nel vedere Mister Redhead
che, determinato a sfidare la loro volontà, saliva a cavallo verso la chiesa accom
pagnato da vari signori giunti da Bradford.
Lasciarono i cavalli al Black Bull, la piccola locanda adiacente al cimitero, ed
entrarono in chiesa.
Ciò visto, la gente li seguì portando con sé uno spazzacamino, che, proprio quella mat
tina avevano pagato per pulire le canne fumarie di alcuni edifici esterni di pro
prietà della chiesa e poi avevano fatto bere fino a ridurlo ubriaco fradicio.
Gli fecero prendere posto proprio di fronte all'ambone, dove col viso fuligginos
o ed ebbro assentiva con fare ebete a tutto quanto diceva Mister Redhead.
Alla fine, spinto da un impulso da ubriaco, salì traballando la scaletta del pulpi
to, e tentò di abbracciare il Reverendo.
Allora l'allegria profana dilagò rapidamente e infuriò.
Spinsero lo spazzacamino coperto di fuliggine contro Mister Redhead che tentava
di sottrarsi; quando furono fuori gettarono a terra sia lui che il suo tormentat
ore nel cimitero dove il sacco della fuliggine era stato rovesciato e quando il
reverendo riuscì a rifugiarsi all'interno del Black Bull, le cui porte furono imme
diatamente sbarrate, la gente all'esterno continuò a infuriare, minacciando di lap
idare lui e i suoi amici.
Uno dei miei informatori è un vecchio che, a quell'epoca era proprietario del Blac
k Bull, ed egli sostiene che l'umore della folla scatenata era tale da mettere l
a vita di Mister Redhead veramente in pericolo.
Il proprietario escogitò un piano per mettere in salvo i suoi impopolari ospiti.
Il Black Bull è situato poco lontano dalla cima della lunga ripida via che attrave
rsa Haworth; in fondo alla quale, vicinissimo al ponte, sulla strada di Keighley
vi è un cancelletto per attraversare il quale si paga pedaggio.
Egli fece uscire nascostamente gli ospiti indesiderati da una porta sul retro, (
attraverso la quale, con ogni probabilità, più di un perdigiorno era sfuggito allo s
cudiscio del buon Mister Grimshaw) e lui, insieme con alcuni suoi dipendenti, pr
ese a far passeggiare avanti e indietro di fronte all'entrata, sotto gli occhi d
ella folla in feroce attesa, i cavalli dei signori che erano venuti da Bradford.
Dagli intervalli tra le case, quelli che erano in sella videro Mister Redhead e
i suoi amici che sgattaiolavano lungo il margine sul retro della via; allora spr
onando con forza, si precipitarono a briglia sciolta verso il cancelletto; l'inv
iso ecclesiastico e la sua comitiva balzarono a cavallo e si allontanarono di gr
an galoppo prima che gli scatenati si rendessero conto che la preda era loro sfu
ggita e si precipitassero a corsa sfrenata giù per la via, in fondo alla quale tro
varono il cancello chiuso.
Questa fu l'ultima apparizione di Mister Redhead per lunghi anni.
Molto tempo dopo tornò per predicare e, nel suo sermone, rivolgendosi a una numero
sa e attenta congregazione, ricordò con buon umore l'evento che ho descritto più sop
ra.
La gente lo accolse cordialmente perché non avevano motivo di rancore verso di lui
, benché anni prima fossero stati sul punto di lapidarlo per asserire quel che cre
devano essere un loro diritto.
Nel bel mezzo di questa gente senza legge, ma non malvagia, Mister Bront portò la
moglie e i suoi sei bambinetti nel febbraio del 1820.
Si trovano ancora alcune persone anziane che ricordano i sei carri stracarichi c
he muovevano pesantemente lungo la via lastricata, portando le masserizie del nu
ovo parroco verso la sua futura abitazione.
Vien fatto di pensare a come lo squallido aspetto della nuova dimora la bassa, o
blunga canonica di pietra lassù in cima, dominata da uno sfondo ancora più alto di s
confinata brughiera - colpì la mente della delicata moglie la cui salute, già fin da
allora, incominciava a declinare.

CAPITOLO 3.
Il Reverendo Patrick Bront nacque nel County Down in Irlanda.
Suo padre, Hugh Bront, rimasto orfano in tenera età, dal sud dell'isola era risali
to verso il nord e si era stabilito nella parrocchia di Ahaderg, nelle vicinanze
di Loughbrickland.
La tradizione famigliare dice che, per quanto modesta fosse la condizione finanz
iaria di Hugh Bront, egli discendeva da un'antica famiglia.
Ma né lui né i suoi figli e nipoti si preoccuparono di fare ricerche in proposito.
Si sposò in giovane età, generò dieci figli e li crebbe con il reddito ricavato dai po
chi acri che coltivava.
La numerosa famiglia spiccava per grande forza fisica e per indiscutibile bellez
za.
Ancor oggi, in tarda età, Mister Bront colpisce per l'aspetto fisico: di statura a
l disopra della media, si notano in lui il portamento eretto e la testa nobilmen
te modellata.
In gioventù dev'essere stato di una bellezza più che notevole.
Nato nel giorno di San Patrizio, il 17 marzo 1777, fin dai primi anni diede segn
o di una prontezza di intuizione e di intelligenza al disopra del comune, inoltr
e era dotato di una buona dose di ambizione.
Troviamo la dimostrazione del saldo buon senso e della capacità di preveggenza da
lui posseduti in quanto sto per aggiungere: sapendo che suo padre non poteva dar
gli un aiuto finanziario per conseguire una migliore posizione sociale e che, pe
rciò, poteva contare unicamente sulle proprie forze, quando aveva solo sedici anni
aprì una scuola elementare a pagamento per i ragazzi del vicinato e la mandò avanti
per cinque o sei anni.
Più tardi divenne precettore in casa del Reverendo Mister Tighe, rettore della par
rocchia di Drumgooland.
Avendo messo insieme i fondi necessari, nel 1802, a venticinque anni, si recò a Ca
mbridge dove, nel luglio, venne iscritto al Saint John College.
Dopo circa quattro anni di frequenza ottenne la laurea con onore e, ricevuta l'o
rdinazione ecclesiastica, iniziò la carriera come curato nell'Essex e da lì, una qui
ndicina di anni più tardi, si trasferì nello Yorkshire dove, a tutt'oggi, risiede.
Le varie tappe percorse lungo il cammino della vita di cui, qui sopra, ho tracci
ato un brevissimo riassunto dimostrano quanto forte ed eccezionale sia stato il
carattere di un uomo capace di proporsi in giovanissima età uno scopo lontano e di
perseguirne l'attuazione in modo risoluto e indipendente.
Siamo in presenza di un ragazzo di sedici anni che si separa dai suoi deciso a m
antenersi da solo e, ripudiando la lunga tradizione di una gente dedita al lavor
o dei campi, si cimenta con gli impegni di una carriera intellettuale.
Ho motivo di credere, in base a quanto ho udito, che Mister Tighe, avendo concep
ito un grande interesse per il precettore dei suoi figli, lo abbia probabilmente
aiutato, non solo dirigendone gli studi ma anche dimostrandogli l'opportunità di
procurarsi una educazione universitaria e consigliandolo su quanto dovesse fare
per essere accolto in una delle due grandi ed esclusive università.
Ormai nella pronunzia di Mister Bront non vi era più traccia della originale caden
za irlandese; la discendenza celta non aveva improntato né i lineamenti netti, di
stampo greco, né l'ovale allungato del viso.
Ma anche così, il presentarsi senza garanti ai cancelli del Saint John College a v
enticinque anni compiuti, con l'unica esperienza di vita fatta fino a quel momen
to in un ambiente molto chiuso, dimostrò non poca forza di carattere e un vero spr
ezzo del ridicolo.
Durante gli anni di Cambridge si iscrisse alla lista dei volontari (1) che a que
l tempo venivano schedati in tutto il paese, pronti ad essere arruolati per oppo
rsi alla temuta invasione dei Francesi guidati da Napoleone.
L'ho sentito accennare a Lord Palmerston come persona frequentemente avvicinata
da lui durante le esercitazioni militari alle quali i volontari si dovevano sott
oporre.
Dopo la laurea, lo troviamo sistemato come curato presso la parrocchia di Hartsh
ead, lontanissimo dal paese natale e da tutti i parenti e conoscenti irlandesi,
con i quali, a dire il vero, non desiderava mantenere alcun contatto e che, a qu
anto mi consta, egli non tornò mai a visitare dopo essere stato ammesso a Cambridg
e.
Hartshead è un piccolissimo villaggio a est di Huddersfield e di Halifax; grazie a
lla sua posizione in cima a una specie di collinetta attorniata da un antico bac
ino circolare completamente prosciugato, domina una vista magnifica tanto verso
l'interno quanto verso il mare.
Mister Bront vi abitò cinque anni e, mentre vi svolgeva le mansioni di parroco, co
nobbe, corteggiò e sposò Miss Maria Branwell.
Maria Branwell era la terza figlia di Mister Thomas Branwell, commerciante di Pe
nzance; il cognome di sua madre, da nubile, era Carne; sia da parte del padre ch
e da quella della madre le ragazze Branwell erano di un'origine abbastanza eleva
ta da permetter loro di frequentare la migliore società del luogo.
Il signore e la signora Branwell, con i loro quattro figlioli, (vi era anche un
maschietto) devono aver vissuto in una condizione ancora primitiva, quale la des
crive il dottor Davy, nella biografia del fratello, Sir Humphrey Davy che, noto
pioniere nel campo della ricerca chimica, morì a Penzance nel 1778. 'In questa ste
ssa città, la cui popolazione era di circa duemila anime, esisteva un unico tappet
o: il pavimento delle stanze veniva spruzzato con sabbia di mare; non vi si sare
bbe trovata una sola forchetta d'argento,' e più in là: 'In quei tempi, quando i nos
tri possedimenti coloniali erano pochi, il contingente fisso richiesto dall'eser
cito e dalla marina relativamente assai scarso, e la necessità di nuove leve per l
e professioni dotte quasi non si faceva sentire, i figli cadetti dei gentiluomin
i venivano avviati a una qualche attività commerciale o alla pratica di un lavoro
artigianale, da cui non derivava alcuna perdita di casta.
Il figlio maggiore, quando le circostanze non gli permettevano un ozioso avvenir
e di gentiluomo campagnolo, era iscritto all'Università di Oxford o a quella di Ca
mbridge per essere abilitato alla pratica di una delle tre professioni liberali:
ecclesiastica, legale o medica; il secondogenito veniva inviato come apprendist
a presso un chirurgo o un farmacista, o un avvocato; il terzogenito da un artigi
ano: orologiaio, o fonditore di vasellame di peltro; il quarto presso un imballa
tore o uno spedizioniere o da un merciaio; e così via se ve ne erano altri da mett
ere a posto.
Dopo aver compiuto il loro apprendistato, i giovanotti, quasi invariabilmente, s
i recavano a Londra per perfezionarvi le rispettive competenze.
Di ritorno a casa, incominciavano a lavorare in proprio senza venire esclusi dal
la frequentazione di quella che oggi diremmo la casta gentilizia.
La vita di società consisteva principalmente in uno scambio di visite il cui ritua
le era diverso da quello odierno.
I pranzi di etichetta generalmente venivano dati solo in occasione delle grandi
feste.
A Natale era permesso di concedersi speciali piaceri a tavola e intensificare gl
i scambi conviviali; i trattenimenti si susseguivano a catena sotto forma di inv
iti al tè o a cena.
All'infuori delle occasioni solenni, i rapporti sociali si limitavano a semplici
riunioni informali che avevano inizio verso le quindici e si protraevano intorn
o al tavolino del tè fino alle ventuno; lo svago consisteva generalmente nel gioca
re a carte, in gruppo.
I ceti umili erano di una estrema ignoranza.
In tutte le classi sociali la superstizione dominava; persisteva la credenza nel
le streghe, l'accettazione delle manifestazioni soprannaturali e delle apparizio
ni mostruose era generale.
Non esisteva una sola parrocchia nella regione della Mount's Bay che non avesse
la sua casa infestata dagli spettri o una qualche località il cui nome non andasse
unito a una storia di orrore.
Ricordo che, quando ero ancora ragazzo, nella migliore via di Penzance si vedeva
una casa disabitata che aveva fama di essere infestata dagli spiriti; quando i
giovanotti vi passavano davanti dopo il cader della notte, affrettavano il passo
col cuore in gola.
Nelle classi medie e in quelle alte l'interesse per la letteratura era assai sca
rso e quello per la scienza, quasi nullo.
Gli svaghi universalmente preferiti erano raramente di genere intellettuale o an
che semplicemente di un livello dignitoso.
La caccia a cavallo o a piedi, la lotta corpo a corpo, i combattimenti dei galli
erano quanto deliziava la gente e tutte queste attività si concludevano con solen
ni bevute.
Il contrabbando veniva praticato su vasta scala, l'ubriachezza cronica era gener
alizzata, il livello morale era dei più bassi.
E mentre col contrabbando accumulavano la ricchezza impegnandosi in avventure ar
dite o spericolate, con l'ubriachezza e lo sperpero conducevano alla rovina le p
iù rispettabili famiglie.' Ho riportato i particolari qui sopra perché mi pare che d
ebbano contribuire alla comprensione del carattere di Miss Bront, la cui mente v
igorosa e la vivida immaginazione devono aver ricevuto le loro prime impressioni
dalla viva voce delle domestiche, che in quella semplice compagine famigliare v
ivendo a stretto contatto con i padroni durante la maggior parte della giornata,
narravano le tradizioni e riferivano i pettegolezzi del villaggio; da Mister Br
ont che, benché i suoi rapporti con i figlioletti a quanto sembra siano stati assa
i inibiti, aveva un peso di ricordi della vita trascorsa in Irlanda e a Cambridg
e in circostanze senz'altro peculiari; e, ancor meglio, dalla zia, Miss Branwell
che, quando Charlotte aveva sei o sette anni era venuta, da Penzance, a vivere
alla Canonica per prendersi cura dei bimbi della defunta sorella.
Questa zia di età alquanto maggiore della signora Bront, aveva vissuto più a lungo d
i lei nell'ambiente sociale descritto da Mister Davis, e lo conosceva bene, anch
e se nella famiglia Branwell la violenza e la sregolatezza non trovano posto.
Apparteneva alla setta metodista e, fin dove giunge la mia informazione, riscont
ro che una gentile e sincera pietà religiosa improntava il suo carattere di vera r
affinatezza e purezza.
Suo padre, Mister Branwell, a quanto dicevano in famiglia, era dotato di vero ta
lento per la musica.
Sia lui che la moglie, morti a un anno di distanza l'uno dall'altro, rispettivam
ente nel 1808 e nel 1809, erano vissuti abbastanza a lungo da vedere tutti i lor
o figlioli cresciuti; Maria aveva allora venticinque o ventisei anni.
Ho avuto il permesso di prendere visione di nove belle lettere scritte da lei a
Mister Bront durante il breve periodo del loro fidanzamento nel 18I2.
Traboccano di espressioni di tenera grazia e di femminile modestia, improntate
dalla profonda religiosità che caratterizzava tutta la sua famiglia.
Ne citerò uno o due passi che aiuteranno a capire che genere di persona sia stata
la madre di Charlotte Bront; ma prima devo dire in che circostanze questa signor
a, nata in Cornovaglia, incontrò ad Ahaderg in quel di Loughbrickland l'ex univers
itario di Cambridge.
All'inizio dell'estate del 1812, quanto poteva avere sui ventinove anni, Maria B
ranwell andò in visita da un suo zio, il Reverendo John Fennel, che a quel tempo a
veva aderito alla Chiesa d'Inghilterra ma, precedentemente, era stato ministro m
etodista.
Ora viveva nelle vicinanze di Leeds, poco lontano da Hartshead, dove Mister Bron
t era parroco.
Chi conosceva parlava di lui come di un uomo bellissimo, pieno di entusiasmo irl
andese e dall'irlandese propensione a innamorarsi facilmente.
Miss Mary Branwell era di corporatura minuta, non bella ma molto elegante anche
se i suoi abiti erano di gusto quieto e semplice, in sintonia col suo carattere:
alcuni loro particolari fanno pensare allo stile preferito dalla figlia quando
descrive il vestiario delle sue eroine predilette.
Mister Bront fu subito attratto da quella delicata, gentile personcina e, questa
volta, si dichiarò innamorato definitivamente.
Nella prima lettera scrittagli in data 26 agosto, lei dà l'impressione di essere q
uasi sorpresa di ritrovarsi fidanzata e fa allusione a quanto sia breve il tempo
della loro conoscenza.
In quanto segue vi sono frasi che ci fanno pensare al detto della Giulietta shak
esperiana: 'Ma abbi fiducia in me, signore - mi dimostrerò più fedele di quelle che
meglio di me conoscono l'astuzia.' (2) Accenna al felice progetto di una gita al
la abbazia di Kirkstall alla quale, nei soleggiati giorni settembrini, prenderan
no parte 'Io zio, la zia e la cugina Jane', fidanzata quest'ultima a un Mister M
organ, anch'egli ecclesiastico, (oggi tutti defunti, eccetto Mister Bront).
Nessuno dei suoi fece obiezione al fidanzamento; il signore e la signora Fennel
lo sanzionarono di buon grado; il fratello e la sorella sembra che, dalla lontan
a Penzance, lo approvassero senza riserve.
In una lettera del 18 settembre essa scrive: 'Già da parecchi anni sono perfettame
nte padrona di me stessa, libera da qualsiasi controllo; le mie sorelle, che han
no parecchi anni più di me, e anche la mia cara madre finché è vissuta, mi hanno sempr
e consultata prima di prendere decisioni di una qualche importanza tanto poco du
bitano dell'assennatezza del mio giudizio e del mio modo di agire: forse lei sarà
indotto ad accusarmi di vanità per queste mie parole, ma prenda in considerazione
che non le scrivo per vantarmi.
Molte volte ho considerato questa mia sicurezza come uno svantaggio, e sebbene r
ingrazi Dio che essa non mi abbia indotto in errore fino ad oggi, tuttavia sente
ndomi dubbiosa o incerta, spesso ho provato il desiderio di avere una guida, un
consigliere a cui rivolgermi.' Nella stessa lettera dice a Mister Bront di aver
informato i suoi del loro fidanzamento, e del fatto che non li avrebbe rivisti c
osì presto come ne aveva avuto l'intenzione.
Con lo stesso corriere lo zio, Mister Fennel, scrisse alle nipoti, tessendo l'el
ogio di Mister Bront.
In quel tempo il viaggio da Penzance a Leeds era molto lungo e assai costoso: gl
i innamorati non avevano denaro superfluo da spendere in viaggi non strettamente
necessari; e siccome Miss Maria Branwell non aveva più né padre né madre sembrò tanto c
orretto quanto opportuno celebrare il matrimonio in casa dello zio.
Non vi era alcun motivo di prolungare il fidanzamento: avevano tutti e due oltre
passata la prima giovinezza e possedevano mezzi sufficienti per sopperire alle l
oro necessità.
Il beneficio di Hartshead è indicato nell'annuario del Clero come dotato di una re
ndita annua di duecento sterline, lei aveva cinquanta sterline all'anno lasciate
le, a quanto mi dicono, per testamento, da suo padre. Così, alla fine di settembre
, gli innamorati incominciarono a cercar casa visto che, a quanto suppongo, fino
a quel momento Mister Bront era vissuto in pensione.
Ogni cosa si svolse senza intoppi e giunse alla conclusione con pieno successo,
la celebrazione del matrimonio essendo fissata per l'inverno successivo.
Ma nel frattempo avvenne un fatto spiacevolissimo di cui Maria informa minuziosa
mente il fidanzato.
Scrive: 'Suppongo che lei non si sia mai aspettato di diventare molto più ricco un
endosi a me; sono però spiacente di doverla informare che mi scopro più povera di qu
anto supponessi.
Come lei sa, avevo mandato a prendere, a casa, i miei libri, i miei indumenti ec
cetera.
Sabato sera, circa all'ora stessa in cui lei scriveva narrandomi il suo naufragi
o immaginario, io leggevo e registravo le conseguenze di un naufragio realmente
avvenuto, avendo ricevuto poco prima la lettera di una mia sorella che, dopo ave
rmi informata della spedizione via mare del mio bagaglio, diceva che, causa una
violenta tempesta, la nave si era incagliata sulla costa del Devonshire e che il
mio baule era stato fatto a pezzi dalla furia delle onde.
Tutto il mio piccolo avere, a eccezione di pochissimi oggetti, è stato inghiottito
dal profondo abisso.
Se ciò non sarà preludio di un qualche altro fatto spiacevole non vi darò molto peso: è
il primo inconveniente che registro dal giorno che ho lasciato la casa paterna.'
L'ultima lettera è in data del 5 dicembre; in essa Miss Maria Branwell dice che '
Iei e sua cugina hanno deciso di preparare la torta di nozze nella settimana suc
cessiva,' e ciò dimostra che il giorno fissato per il matrimonio non poteva essere
ormai lontano; aveva mandato a memoria un bel piccolo inno composto da Mister B
ront e aveva letto "Consigli a una Signora" di Lord Lyttelton (3) e li commenta
con alcune osservazioni giuste e pertinenti dando prova che, oltre a leggere, sa
peva anche pensare.
A questo punto Maria Branwell esce dal nostro campo visivo e non avremo più alcun
contatto diretto con lei.
Ne sentiremo ancora parlare indirettamente sotto il nome di signora Bront; si tr
atterà di una ammalata prossima a morire, ma sempre paziente, serena e pia.
La grafia delle sue lettere è elegante e chiara; accanto alle notizie spicciole di
vita quotidiana, come per esempio la preparazione della torta di nozze, dice an
che dei libri che ha letto o che sta leggendo, dimostrando una buona cultura.
Pur lungi dall'avere l'eccezionale talento della figlia, le rare caratteristiche
personali della signora Bront si riassumono in pochi tratti positivi: equilibri
o e consistenza, sotto un velo tutto grazia e arrendevolezza.
Il suo stile epistolare è corretto e scorrevole, come pure quello di un saggio sui
"Vantaggi della povertà da un punto di vista religioso" scritto col proposito di
farlo pubblicare.
Come ho già accennato, si sposò in casa dello zio, nello Yorkshire, il 29 dicembre 1
812, lo stesso giorno in cui venivano celebrate a Penzance le nozze della sorell
a Charlotte.
Non mi consta che da sposata la signora Bront sia tornata in Cornovaglia, dove h
a lasciato un amabilissimo ricordo.
I nipoti ne parlano come della 'Ioro zia prediletta, ritenuta da tutti piena di
talento non comune, ereditato dal padre; di pietà genuina ma non opprimente.' Mist
er Bront rimase per cinque anni a Hartshead in qualità di pastore della parrocchia
di Dewsbury, là si sposò e là nacquero le sue due prime bambine: Maria ed Elizabeth.
Ottenne poi il beneficio di Thornton nella circoscrizione ecclesiastica di Bradf
ord, una di quelle grandi zone ecclesiastiche che hanno quasi l'importanza di un
episcopato grazie al numero delle loro chiese e di quello dei fedeli che le fre
quentano.
La chiesa di Thornton era in origine una piccola cappella di comodo così indicata
perché in passato era stata costruita sull'orlo estremo di quella che allora era p
eriferia per venire incontro ai parrocchiani che abitavano nell'entro terra. Pur
e essendo destinata al culto di rito Episcopale, era ricca di monumenti funebri
dedicati a personaggi appartenenti alla setta Nonconformista, tra questi vi eran
o quelli eretti alla memoria di Accepted Lister e del suo amico dottor Hall, (am
bedue ministri di chiara fama che, nel secolo diciottesimo vi avevano predicato
e vi erano stati inumati).
I dintorni di Thornton sono desolati e selvatici, vaste aree di terra brulla del
imitate da muretti di pietra salgono fino alle alture di Clayton.
La chiesa è antica e romita, sembra volutamente lasciata in disparte dai grandi fa
bbricati della manifattura di proprietà di una ricca famiglia i cui membri apparte
ngono alla setta degli Indipendenti, e dalla solida cappella quadrata che essi h
anno fatto costruire aiutati dal contributo dei loro correligionari.
Soggiorno quanto diverso dall'ameno Hartshead che, prospiciente a una vasta pian
ura chiusa all'orizzonte dall'accavallarsi delle colline, vede passare sui suoi
prati l'ombra delle nuvole e splendervi il dilagare della luce del sole.
A Thornton nacque Charlotte Bront il 21 aprile 1816 e, in breve tempo seguirono
Patrick Branwell, Emily e Anne.
Dopo la nascita di quest'ultima, la salute della signora Bront cominciò a declinar
e.
Là dove i mezzi finanziari sono limitati il provvedere teneramente alle necessità di
molti bimbetti richiede un duro lavoro.
Il cibo e il vestiario sono tanto difficili da garantire quasi quanto la necessa
ria attenzione richiesta dal seguirli, curarli, consolarli, farli giocare, simpa
tizzare con loro.
Quando, con un ulteriore trasferimento, il 25 febbraio del 1820, Mister Bront oc
cupò la Canonica di Haworth, Maria, la maggiore dei sei bambini aveva poco più di se
i anni.
Quelli che la conobbero allora la descrivono come una donnina assai più seria, pen
sosa e quieta di quanto solitamente siano le sue coetanee.
Gli anni dell'infanzia non furono per lei infanzia vera: difficilmente coloro ch
e sono in possesso di rari doni interiori sanno godere la gioia di quel felice p
eriodo che non conosce preoccupazioni; la forza interiore che li domina vieta di
abbandonarsi, come sarebbe naturale, alle impressioni che vengono dall'esterno
e costituiscono secondo la
definizione dei filosofi tedeschi, la vita oggettiva; per tempo la loro è vita sog
gettiva, interiorizzata e guidata dalla riflessione.
La piccola Maria Bront era delicata e di corporatura minuta il che faceva risalt
are ancor più la sua straordinaria precocità intellettuale.
Dev'essere stata compagna e aiuto alla madre nelle cure date ai più piccini, e in
alcune semplici faccende domestiche.
Mister Bront era molto impegnato nel suo studio, inoltre non aveva naturale simp
atia per l'infanzia, la comparsa ripetitiva di nuovi bambini sulla scena domesti
ca lo indisponeva sia perché era causa del crescente esaurimento della moglie, sia
perché inceppava il normale ritmo della vita famigliare.
La Canonica di Haworth è, come ho già detto nel primo capitolo, una oblunga casa di
pietra; guarda dall'alto il villaggio che scende a valle lungo un ripido pendio,
la porta d'ingresso si trova direttamente di fronte alla porta ovest della chie
sa da cui dista circa cento yarde.
Di questo spazio un venti yarde, o giù di lì, sono occupate dal giardino erboso che
ha un'area a malapena più vasta di quella della casa e sia la casa che il giardino
sono chiusi su tre lati dal cimitero.
L'abitazione ha due piani, di quattro stanze ciascuno.
Quando i Bront ne presero possesso scelsero l'ambiente più vasto, a sinistra dell'
ingresso, per il soggiorno, mentre quello a destra fu preso da Mister Bront che
vi fece il suo studio.
Sul retro vi erano la cucina e una specie di vasta dispensa con il pavimento di
pietra.
Di sopra si trovavano le quattro camere da letto, tutte di eguale ampiezza con,
in più, un piccolo ambiente che apre in cima alle scale le quali, partendo dal cor
ridoio, o "lobby" come diciamo noi settentrionali, a pianterreno si trovano esat
tamente di fronte alla porta d'ingresso.
Secondo la piacevole moda dei tempi andati, vi sono sedili di legno nel vano di
tutte le finestre.
Evidentemente la Canonica fu costruita in un'epoca in cui il legname abbondava:
lo dimostrano la massiccia ringhiera delle scale, i numerosi rivestimenti in leg
no alle pareti, le pesanti imposte delle finestre.
Lo stanzino in cima alle scale venne assegnato come soggiorno ai bambini.
Essendo così piccolo non fu chiamato 'nursery', come il vasto appartamento dove si
svolge la vita dei piccini nelle case borghesi; di fatto non vi era nemmeno un
caminetto che permettesse di scaldarlo, le domestiche, - due rozze e prodighe so
relle dal caldo cuore affettuoso, che ancor oggi non sanno parlare di quella fam
iglia senza sparger lacrime - chiamavano la stanzetta 'Io studio dei bambini'.
L'età della studentessa più attempata poteva essere allora sui sette anni.
Nessuno degli abitanti di Haworth era veramente povero.
Molti lavoravano nelle vicine manifatture, alcuni possedevano piccole fabbriche
ed erano manifatturieri su modesta scala; vi erano anche alcuni bottegai che off
rivano generi di prima necessità.
Ma per gli acquisti di cancelleria, per i libri, per i capi di vestiario, per le
derrate raffinate, per le cure mediche e per i consigli legali era necessario r
ecarsi a Keighley.
Vi erano parecchie scuole domenicali; nell'istituirle erano stati all'avanguardi
a i Battisti, i Wesleysiani li avevano seguiti a ruota, la Chiesa d'Inghilterra
era giunta alla retroguardia.
Era stato il buon Mister Grimshaw, amico di Wesley, a far costruire un'umile cap
pella Metodista sull'orlo della strada che conduce alla brughiera; i Battisti, a
llora avevano innalzato il loro luogo di culto a poche yarde dalla strada maestr
a, subito i Metodisti avevano provveduto a far costruire una seconda cappella di
proporzioni maggiori e ancor più in dentro rispetto alla strada.
Mister Bront fu sempre in rapporti cortesi e amichevoli con i pastori delle altr
e denominazioni religiose, nel loro complesso; ma individualmente la famiglia si
mantenne appartata intervenendo solamente quando gli abitanti del villaggio ric
hiedevano un qualche intervento diretto. 'Si tenevano molto stretti gli uni agli
altri', ricordano quanti avevano avvicinato il signore e la signora Bront recen
temente venuti a vivere fra loro.
Penso che molti Yorkshiriani troverebbero da ridere sulla pratica delle visite p
astorali; la loro accigliata indipendenza si ribellerebbe al pensiero che qualcu
no, grazie al crisma del proprio ministero, si arroghi il diritto di investigare
nelle faccende altrui, consigliare, ammonire.
Permane in loro la tradizionale mentalità, tipica in quelle colline, che un tempo
indusse qualcuno a scrivere sullo zoccolo di uno degli stalli dell'abbazia di Wh
alley, che dista solo poche miglia da Haworth:
Farebbe meglio di andarsene a casa a badare ai suoi, Chi si immischia nei fatti
altrui
Ho chiesto a un abitante di un distretto vicino che tipo fosse l'ecclesiastico c
he si prendeva cura di loro.
Mi ha risposto: 'E' un pastore eccezionalmente buono: si occupa dei fatti suoi e
non s'impiccia mai dei nostri.' Mister Bront visitava assiduamente gli ammalati
e si recava da tutti quelli che lo mandavano a chiamare, assisteva con diligenz
a le scuole; e così fece pure sua figlia Charlotte, quando fu giunta all'età matura;
dando però un alto valore alla loro vita privata, rispettavano sicuramente quella
altrui.
Fin dal loro primo giungere a Haworth usavano passeggiare sulla landa coperta di
brughiera, che si estende in salita dietro la Canonica, piuttosto che in direzi
one del villaggio dalle case scaglionate lungo il ripido pendio sottostante.
Una donna ormai vecchia che si prese cura della signora Bront nella sua ultima m
alattia, un cancro interno che prese il sopravvento spandendosi rapidamente poch
i mesi dopo l'insediamento dei Bront a Haworth, mi dice che, in quei giorni, i s
ei bimbetti erano soliti uscire da soli tenendosi per mano e se ne andavano vers
o la splendida brughiera selvaggia che impararono ad amare appassionatamente; i
maggiori si prendevano attentamente cura dei piccolini, che a malapena sapevano
camminare.
Erano gravi e silenziosi, ben oltre i loro anni, repressi probabilmente dalla pr
esenza di una ammalata grave.
Al tempo di cui la mia informatrice parla, la signora Bront era costretta a lett
o nella camera da cui non doveva uscire viva. 'Un estraneo non si sarebbe accort
o che ci fosse anche un solo bambino in quella casa; erano creaturine dai movime
nti così misurati, così quiete e buone.
Maria (Maria, sette anni!) era solita chiudersi nello studio dei bambini con un
giornale e leggeva ogni cosa: dibattiti al Parlamento e non so che altro.
Era una vera mammina per le sorelle e per il fratello.
Non avevo mai immaginato prima che ci fossero bambini così buoni.
Li consideravo apatici: erano talmente diversi da tutti gli altri che conoscevo.
Penso che in parte dipendesse dal fatto che Mister Bront non permetteva che mang
iassero carne, non per desiderio di risparmiare, in casa il cibo abbondava, vi e
ra addirittura spreco, ogni cosa essendo in mano di due domestiche prive della g
uida di una padrona; pensava che i bambini debbono essere tirati su semplicement
e; così il cibo principale dei piccoli erano le patate.
Non davano l'impressione di desiderare altro, erano proprio buone creaturine.
Emily era la più bellina.' La signora Bront era rimasta la persona serena e pazien
te che abbiamo conosciuto: gravemente inferma com'era, tormentata da forti dolor
i, si lamentava raramente; nei momenti migliori chiedeva alla donna che si prend
eva cura di lei di aiutarla a tirarsi a sedere nel letto per vederla mentre puli
va il caminetto e vi preparava la legna 'perché lo faceva proprio come in Cornovag
lia.' Era devotamente affezionata al marito che caldamente la ricambiava e non p
ermetteva che nessuno all'infuori di lui l'assistesse di notte.
Sempre secondo le notizie date dalla mia informatrice, la madre non chiedeva fre
quentemente di vedere i bambini, probabilmente perché, sapendo di doverli lasciare
orfani da lì a poco tempo, la loro vista la turbava profondamente.
Così i piccini se ne stavano quieti, stretti insieme, mentre il padre era occupato
nello studio o usciva per svolgere le incombenze parrocchiali, quando non sedev
a accanto al letto della madre; prendevano i pasti da soli, poi se ne andavano n
ello 'studio dei bambini' dove sedevano a leggere, a sussurrare fra loro, a meno
che non uscissero nella brughiera tenendosi per mano.
Le idee pedagogiche (4) di Rousseau e quelle di Mister Day erano filtrate attrav
erso molti strati culturali e si erano vastamente diffuse.
Immagino che Mister Bront abbia ricavato dagli scritti di questi due teorici mol
te delle proprie idee sul miglior modo di trattare i bambini.
In ogni caso, il metodo da lui adottato non fu certamente così inconsulto e strava
gante come quello a cui fu sottoposta, circa venticinque anni prima del periodo
di cui sto trattando, una mia zia affidata a un discepolo di Mister Day.
Andò a vivere in casa di questo signore e di sua moglie come una figlia adottiva.
Erano persone ricche e di buon cuore, ma il vitto che le davano e gli abiti di c
ui la vestivano erano i più semplici e rozzi possibili, per adeguarli alle norme s
partane.
Bimba sana e allegra non dava molta importanza al cibo e al vestiario, ma risent
iva come una vera e propria crudeltà la pratica che mi appresto a riferire.
La coppia possedeva una carrozza sulla quale lei e il cane di casa erano fatti u
scire alternativamente a prendere aria; quello dei due lasciato a casa era fatto
rimbalzare più volte in una coperta, mia zia temeva assai questa pratica e lo spa
vento che provava fu, probabilmente, il motivo per cui l'esercizio venne ostinat
amente continuato: bisognava darle nervi saldi e il supplizio della coperta era
stato escogitato per sostituire i fantocci ammantati da fantasma divenutile tant
o familiari che non vi prestava più attenzione.
E' ben risaputo che Mister Day, da parte sua rinunciò all'intenzione di sposare un
a certa Sabrina, da lui specialmente educata, perché a poche settimane dalla data
fissata per il matrimonio, mentre era in visita lontana da casa, si era comporta
ta frivolamente indossando un vestito dalle maniche trasparenti.
Eppure Mister Day e quei parenti di mia zia erano persone benevole: ma erano pro
fondamente imbevuti della convinzione maniacale che, con uno speciale allenament
o, si potessero instillare nel bambino l'abitudine alla vita dura e alla semplic
ità del buon selvaggio ideale, condannandoli a un modo di sentire e a delle consue
tudini in pieno contrasto con l'ambiente corrotto e raffinato della civiltà nella
quale erano inseriti.
Mister Bront desiderava fare dei suo figli altrettanti piccoli spartani, indiffe
renti ai piaceri del cibo e alle apparenze del vestiario; e in quanto a quest'ul
timo, ebbe pieno successo con le figliole.
Perseguì con spietato ardore il raggiungimento dello scopo che si era proposto.
L'infermiera della signora Bront mi ha raccontato che, un giorno in cui i bambin
i usciti in brughiera erano stati sorpresi dalla pioggia, pensando che sarebbero
tornati coi piedini bagnati, aveva tirato fuori degli stivaletti colorati regal
ati da una persona amica - a quanto pensava lei da quel Mister Morgan che aveva
sposato la cugina Jane - e aveva posto le sei paia in fila accanto al fuoco, per
scaldarli: ma quando i bimbi rientrarono gli stivali erano scomparsi e si respi
rava un fortissimo odore di cuoio bruciato: Mister Bront li aveva visti e, giudi
candoli troppo frivoli e lussuosi per i suoi figli, li aveva gettati tra le fiam
me: non risparmiava nulla di quanto offendeva la sua arcaica semplicità.
Molto tempo prima dei fatti che ho riferito, era stato regalato alla signora Bro
nt un vestito di seta, ma, al marito qualcosa del tessuto, fattura, colore, non
era sembrato consono a quanto giudicava conveniente e, naturalmente, la signora
Bront non lo aveva mai indossato ma, nonostante tutto, lo conservava come un tes
oro in uno dei suoi cassetti che, solitamente, chiudeva a chiave.
Un giorno, mentre era in cucina, udì Mister Bront che si muoveva al piano di sopra
: temendo qualche guaio per il suo vestito salì le scale di corsa e lo trovò tagliuz
zato in striscioline.
Egli abitualmente controllava con risoluto stoicismo la sua forte e passionale i
ndole irlandese; ma non poteva sopprimerla nonostante la calma filosofica e il c
omportamento dignitoso che generalmente imponeva a se stesso.
Quando era infastidito o contrariato non parlava, ma sfogava la sua ira vulcanic
a sparando fuori dalla porta sul retro colpi di pistola in rapida successione.
La signora Bront costretta a letto al primo piano, udiva le incalzanti esplosion
i e sapeva che qualcosa era andata male ma, non discostandosi dalla sua mite ind
ole che vedeva tutto dal lato migliore diceva: 'Come potrei non provar gratitudi
ne per uno che non mi ha mai rivolto un parola irosa?' Ogni tanto la collera del
Reverendo si sfogava in modo diverso, ma sempre senza proferir verbo: una volta
, per esempio, afferrato il tappeto posto davanti al caminetto, lo ficcò fra gli a
lari, poi su per la cappa e gli appiccò fuoco, trattenendosi nella stanza a dispet
to del cattivo odore, finché quello, ormai del tutto inservibile, non si fu accart
occiato e sbriciolato.
Un'altra volta mise le mani su alcune seggiole e, segandone via lo schienale, le
ridusse a sgabelli.
Era un gran camminatore e percorreva la brughiera per miglia e miglia, registran
do nella memoria i segni impressi dal vento o dalle intemperie su quanto lo circ
ondava; osservava acutamente il comportamento delle creature selvatiche che anda
vano e venivano per la landa, fra le pieghe montuose delle colline.
Vide scendere e planare a bassa quota, a caccia del cibo per i loro piccoli, le
aquile, che oggi da quelle parti non si vedono più.
Parteggiò impavidamente per tutti i movimenti politici locali o nazionali che gli
sembravano giusti.
Nel 1811-12, quando era ancora investito del beneficio di Hartshead gli operai d
elle manifatture insorsero scatenando i disordini che vanno sotto il nome di mov
imenti luddisti: andavano in giro per le manifatture sabotando le macchine di cu
i temevano la concorrenza; egli era stato apertamente per l'intervento della leg
ge benché non si trovasse un solo magistrato che avesse il coraggio di agire mentr
e le fabbriche del West Riding e i loro proprietari correvano un terribile peric
olo.
Naturalmente diventò impopolare fra gli operai e, ritenendo che la sua vita sarebb
e stata in pericolo se avesse continuato a fare lunghe passeggiate disarmato pre
se l'abitudine, conservata fino a oggi, di portare con sé una pistola carica.
Durante la notte la posa sulla sua tavola da toeletta accanto all'orologio, di m
attina la riprende prima di mettersi l'orologio nel taschino.
Molti anni dopo quando da lungo tempo risiedeva a Haworth gli operai delle manif
atture entrarono in sciopero dichiarandosi lesi dai padroni e protestarono rifiu
tando il lavorare.
Mister Bront, convinto della legittimità della loro protesta, li sostenne con ogni
mezzo in suo potere aiutandoli a 'tenere il lupo lontano dalla porta delle loro
case' e a evitare l'incubo dei debiti.
Parecchi degli abitanti di Haworth e dei dintorni che erano proprietari di manif
atture gli fecero le loro aspre rimostranze ma lui, convinto di agire secondo gi
ustizia, perseverò.
Le sue opinioni possono essere state spesso inconsulte, estranee, i princìpi che l
o spingevano all'azione eccentrici, addirittura stravaganti, il suo punto di vis
ta parziale, appesantito com'era dalla misantropia: ma non fu mai influenzato da
alcun motivo di personale interesse; agiva secondo i suoi principi e non permis
e mai che il generico pessimismo che nutriva verso l'umanità interferisse nei cont
atti personali.
Ebbe dei forti, veementi pregiudizi ai quali aderì ostinatamente, e gli mancava la
capacità di percepire quanto drammatiche fossero certe situazioni che desolavano
la vita altrui.
Non ho certamente la pretesa di ritrarre nel suo complesso una psiche che presen
ta caratteristiche talmente opposte né di giustificarne i contrasti.
Se ho insistito nel citare tanti esempi di eccentricità è perché mi preparo a trattare
di una famiglia che affonda in quel substrato le proprie radici più profondamente
di quando mi sia dato di penetrare.
Non pretendo in alcun modo di giudicarla, ma ritengo che tutto quello che si rie
sce a intuire osservando il padre sia atto a far luce sulla vita di sua figlia.
La signora Bront morì nel settembre del 1821 e la vita di quei silenziosi bambini
deve essersi fatta ancor più quieta e solitaria.
Negli anni successivi Charlotte si applicò intensamente a richiamare alla mente l'
immagine della madre e riuscì a fissare due o tre istantanee di lei: per esempio d
i una volta che giocava col figlioletto Patrick Branwell nel soggiorno della Can
onica di Haworth già invaso dalla luce incerta del crepuscolo.
Ma i ricordi in una testolina di tre o quattro anni sono forzatamente sfuocati.
A motivo di un male cronico dell'apparato digerente, Mister Bront era costretto
a una dieta rigorosa, così, per evitare tentazioni o, forse, per garantirsi la qui
ete necessaria a una buona digestione, già prima della morte della moglie, aveva d
eciso di consumare i pasti da solo, conservando poi questa abitudine fino alla p
iù tarda età.
Non provando il piacere nella compagnia altrui, non la ricercava né nelle passeggi
ate, né fra le pareti domestiche.
Il ritmo regolare della sua giornata era interrotto solamente dalle apparizioni
dei fabbricieri o dalle visite eventuali di ecclesiastici che scendevano dalle v
icine colline e attraversavano la brughiera per trascorrere il pomeriggio alla C
anonica di Haworth.
Ma in conseguenza della morte della signora Bront avvenuta dopo soli pochi mesi
dall'insediamento della famiglia nel distretto e anche per via delle lunghe dist
anze da percorrere attraverso la squallida contrada, le mogli di quei Reverendi
non accompagnavano i mariti.
E così le ragazze crebbero, passando dall'infanzia alla giovinezza, prive nella vi
ta domestica di ogni compagnia naturale alla loro età, al loro sesso e alla loro c
ondizione sociale.
A vero dire vi era una famiglia nelle immediate vicinanze di Haworth che era sta
ta particolarmente gentile con la signora Bront durante la sua malattia e che av
eva invitato occasionalmente i bambini a prendere il tè, e siccome penso che la st
oria di questa famiglia, che a un certo punto interruppe qualsiasi relazione con
i vicini, abbia fatto una profonda impressione sulla mente di Charlotte adolesc
ente, è bene ch'io ne riferisca qui.
Servirà anche a campione delle storie registrate nella memoria degli abitanti di q
uei villaggi isolati; non ne garantisco i particolari di minore importanza, né lo
volle fare la mia informatrice che, al momento in cui avvennero i fatti, era tro
ppo giovane per valutare appieno la portata di quanto, con l'aggiunta delle inev
itabili esagerazioni, udiva sussurrare da persone prive di cultura.
La famiglia apparteneva alla setta dei Dissenzienti e professava la religione co
n grande rigore.
Il padre possedeva un lanificio e godeva di una discreta ricchezza.
Il loro stile di vita appariva grandioso ai piccoli Bront abituati alla spoglia
semplicità della Canonica.
Avevano perfino una serra, l'unica nelle vicinanze: edificio cupo, con più muri e
pareti rivestiti di legno che non finestre vetrate, circondato da un giardino ta
gliato a metà dalla strada maestra che porta a Haworth.
C'erano molti figli, e una delle figliole maggiori era andata sposa a un ricco m
anifatturiero che viveva al di là di Keighley; aspettava un bambino e all'avvicina
rsi della data prevista per il parto aveva chiesto che una sorella minore, che l
e era molto cara, andasse a tenerle compagnia e rimanesse presso di lei fin dopo
l'evento.
Fu accontentata; la giovinetta - che poteva avere dai quindici ai sedici anni -
andò a raggiungerla.
Tornò dai suoi, dopo alcune settimane trascorse in casa del cognato, triste e depr
essa.
Interrogandola, i genitori scoprirono che era stata sedotta dal marito della sor
ella e che le conseguenze dell'incesto non tarderebbero a manifestarsi.
Il padre furente e indignato la rinchiuse in camera in attesa di decidere sul da
farsi; le sorelle maggiori, svergognandola presero a trattarla con disprezzo.
Solamente la madre, che pur era in fama di inflessibile, ne ebbe pietà.
La gente raccontava che, a volte, chi passava di notte lungo la strada vedeva la
madre e la figlia che piangendo passeggiavano in giardino, dopo che tutti gli a
ltri erano andati a letto.
Quando Miss Bront mi narrò la storia, anni e anni dopo, ambedue riposavano nella t
omba.
Le voci dicevano che il padre crudele era impazzito dalla vergogna per quanto er
a accaduto in una famiglia religiosa come la sua.
Aveva offerto denaro a chiunque si fosse fatto avanti, disposto a sposare la sua
povera figlia peccatrice.
Si era presentato un tizio che l'aveva impalmata e portata via da Haworth, tratt
andola poi in modo tale da spezzarle il cuore, tanto che la poverina era morta q
uando era ancora quasi una bambina.
Un così appassionato risentimento sarebbe potuto sembrare naturale in un uomo che
poneva al disopra di ogni altra cosa l'intransigente moralità religiosa, se gli al
tri membri della famiglia, ivi comprese le sorelle, non avessero continuato ad a
ccettare, senza batter ciglio, l'ospitalità del ricco cognato, mentre il peccato d
i questi era cento volte peggiore di quello della povera giovinetta, la cui colp
a aveva suscitato tanto implacabile risentimento ed era stata così brutalmente nas
costa.
Con severo giudizio implicito, il contado considera i discendenti di questa fami
glia che accumulano insuccessi nel campo degli affari quando non cadono vittime
della cattiva salute, colpiti da maledizione.
Fu in questa casa che i piccoli Bront fecero le loro uniche visite che cessarono
dopo breve tempo.
Ma quei bambini non desideravano compagni estranei.
Non erano abituati alle gioie infantili Erano tutto gli uni per gli altri.
Non credo vi siano mai stati in una famiglia membri più teneramente legati recipro
camente.
Maria leggeva i giornali e riferiva le notizie alle sorelle minori che, sorprend
entemente, vi prendevano interesse.
Non avevano 'Iibri per bambini' e le loro menti acute 'brucavano indisturbate ne
l sano pascolo della letteratura inglese' come scrive Charles Lamb.
Le domestiche erano impressionate dalla straordinaria intelligenza dei piccoli B
ront.
In una sua lettera, il padre mi scrive a proposito di Charlotte: 'Le serve spess
o hanno detto di non aver mai visto né prima né dopo di lei una bimbetta così intellig
ente e che dovevano stare in guardia su quanto facevano e dicevano in sua presen
za.
Tuttavia sempre visse in perfetto accordo con loro.' Queste domestiche che vivon
o ancora, ormai anziane, abitano a Bradford.
Conservano il ricordo fedele e affettuoso di Charlotte e parlano della sua invar
iabile e comprensiva gentilezza, come quando 'una bimba così piccina!', non ebbe p
ace finché la vecchia culla ormai inutilizzata non fu inviata alla casa dove vivev
ano i genitori di una di loro, dove era nata una sorellina; ed elencano una lung
a serie di gesti che ispirati da gentile considerazione vanno da quei primi anni
fino alle ultime settimane della vita di Charlotte Bront.
Una di queste donne, pur avendo lasciato l'impiego molti anni prima, si recò da Br
adford a Haworth per porgere le sue sentite condoglianze a Mister Bront quando l
'ultima delle sue figliole morì.
Può darsi che non molte persone nutrano affetto per i Bront, ma coloro che vollero
loro bene, li amarono con sentimento duraturo.
Mi rifaccio alla lettera del padre che dice: 'Fin da piccoli, appena seppero leg
gere e scrivere Charlotte, suo fratello e le sue sorelle presero l'abitudine di
rappresentare piccoli drammi composti da loro, e il duca di Wellington, eroe di
Charlotte, sempre riusciva vincente quando tra di loro si accendeva una delle so
lite discussioni sui meriti comparati suoi e quelli di Bonaparte, di Annibale e
di Cesare.
Quando si scaldavano troppo e la disputa raggiungeva il parossismo, dopo la mort
e della loro madre dovevo intervenire io come arbitro per sentenziare quanto meg
lio potevo.
Generalmente, mentre trattavo questi problemi ero indotto a pensare che in loro
si manifestava il segno di un nascente talento raramente, o forse mai, riscontra
to da me prima di allora in bambini di quella età.
Mi torna a mente un fatto che mi sembra opportuno riferirle.
Quando i miei figli erano ancora molto piccoli, a quanto posso ricordare tra i d
ieci e i quattro anni, mi convinsi che sapevano più di quanto avessi scoperto e, p
er metterli in condizione di parlare con minore timidezza, pensai che se fossero
stati in un certo qual modo protetti avrei raggiunto lo scopo che mi proponevo.
Per combinazione avevo in casa una maschera.
Li misi in fila e dissi loro di esprimersi arditamente a turno dopo essersi nasc
osto il viso.
Incominciai con l'ultima nata, Anne, quella che poi, cresciuta, firmò i suoi roman
zi con lo pseudonimo di Acton Bell, e le chiesi che cosa mancasse principalmente
in una bambina della sua età.
Rispose: 'Gli anni e la esperienza'; chiesi alla successiva, Emily, che più tardi
firmò col nome di Ellis Bell, cosa mai convenisse fare con suo fratello Branwell c
he a volte si comportava male; rispose: 'Farlo ragionare e, se non vuole dar ret
ta, frustarlo'.
A Branwell chiesi quale fosse il mezzo migliore per conoscere la differenza che
corre tra l'intelletto maschile e quello femminile; la risposta fu: 'Considerarn
e la differenza fisica'.
A Charlotte chiesi quale fosse il migliore libro al mondo; rispose: 'La Bibbia'
insistei: 'E subito dopo?' 'Il libro della natura'; alla seguente (Elizabeth) ch
iesi quale fosse il miglior metodo di educazione per una donna, rispose: 'Quello
che la metterà in grado di dirigere bene la sua casa'; finalmente chiesi alla mag
giore (Maria) quale fosse il modo migliore di spendere il proprio tempo e lei di
sse: 'Dedicarlo alla preparazione di una felice eternità'.
Può darsi che io non abbia riferito le risposte parola per parola, ma ci sono anda
to vicino, visto che produssero in me un'impressione profonda e duratura.
Il senso, senza dubbio possibile, è esattamente quello che ho espresso.' La strana
bizzarra semplicità del mezzo escogitato dal padre per scoprire il segreto del ca
rattere dei figli e il contenuto delle sue domande, il tono delle loro risposte
ci mostra quale peculiare sistema di educazione derivò dallo speciale ambiente in
cui crebbero i Bront.
Non frequentarono altri bambini.
Non conobbero altro modo di pensare se non quello che veniva loro suggerito dai
frammenti delle conversazioni fra ecclesiastici ascoltati indugiando nel soggior
no, oppure dalle discussioni su quanto avveniva nel villaggio, udite in cucina.
Le une e le altre lasciarono in loro una forte impronta.
Si interessavano molto ai personaggi di pubblica importanza e ai problemi di pol
itica interna ed estera dibattuti nei giornali.
Di Maria Bront, che morì all'età di dodici anni, suo padre affermava di aver potuto
discutere con lei di qualsiasi importante avvenimento con la libertà e il piacere
che avrebbe provato nel farlo conversando con una persona adulta.
CAPITOLO 4.
Circa un anno dopo la morte della signora Bront, una delle sue sorelle maggiori
venne da Penzance per dirigere la casa del cognato e prendersi cura dei bambini.
A quanto credo, Miss Branwell era una donna coscienziosa dall'indole gentile e d
al forte carattere ma dalle idee alquanto ristrette, come era naturale in chi av
eva trascorso quasi tutta la vita in uno stesso luogo.
Aveva ben radicate idee preconcette e ben presto prese le distanze dallo Yorkshi
re.
Venirvi a vivere da Penzance dove i fiori che noi a Nord consideriamo piante da
serra, sbocciano in abbondanza senza riparo anche in inverno, e dove il clima mi
te permette agli abitanti, se così lo desiderano, di trascorrere la giornata all'a
ria aperta, costituiva un grande cambiamento per una signora ben oltre i quarant
a: lì né fiori sbocciavano né piante verdi crescevano, e per trovare un albero, anche
di modeste proporzioni, bisognava cercarlo in lungo e in largo nella brughiera c
he, per molti mesi interamente sepolta nella neve, si estendeva triste e spoglia
dalla casa che ormai era la sua dimora, su, su, lontano a perdita di vista; dov
e spesso nelle notti d'autunno e d'inverno sembrava che i venti giungessero insi
eme dai quattro punti dell'orizzonte infuriando intorno alla casa quasi fossero
fiere che tentavano di aprirsi un varco in cui fare irruzione.
Sentiva la mancanza del continuo giro di cordiali, gaie visite in uso nei piccol
i centri di campagna del Sud; e ancor più le mancavano gli amici, frequentati fin
dall'infanzia, alcuni dei quali erano stati legati ai suoi genitori prima di ess
erlo a lei.
Molte delle abitudini locali le dispiacevano e temeva in modo particolare il fre
ddo umido che saliva dal pavimento lastricato dei corridoi e del soggiorno della
Canonica di Haworth.
Anche le scale avevano i gradini di pietra, com'è naturale in un luogo dove le cav
e sono vicine e gli alberi devono essere cercati lontano.
Mi hanno detto che Miss Branwell andava sempre in giro calzata di rumorosi zocco
li per tema di prender freddo.
Per lo stesso motivo, nei suoi ultimi anni, passava quasi tutto il suo tempo in
camera, consumandovi i pasti.
I bambini la rispettavano e nutrivano per lei quella specie di affetto che nasce
dalla stima, ma non sembra che le abbiano mai voluto bene con slancio.
Certo fu una dura prova per una persona della sua età il cambiare totalmente ambie
nte e abitudini com'essa fece; e tanto maggiore ne fu il merito.
Non so se Miss Branwell insegnò alle nipoti alcunché all'infuori dei lavori d'ago e
delle arti della buona massaia, in cui più tardi Charlotte si distinse con tanto o
nore.
Le lezioni che dovevano studiare sui libri erano regolarmente sentite dal padre;
inoltre ebbero sempre l'abitudine di raggranellare per conto proprio una abbond
ante messe di informazioni.
Un anno o due prima dei fatti che narro nell'Inghilterra del nord era stata aper
ta una scuola (1) per le figlie degli ecclesiastici, a Cowan's Bridge, piccolo b
orgo che sorge lungo la strada maestra tra Leeds e Kendal, di facile accesso per
gli abitanti di Haworth, visto che la diligenza vi passa ogni giorno e fa tappa
a Keighley.
La retta annua per ogni educanda, secondo quanto leggo nel prospetto per il 1842
(e credo che non sia stata aumentata dal 1823, anno dell'apertura della scuola)
si ricava dall'elenco seguente: 'Regola seconda: La retta per la manutenzione d
el vestiario, il letto, la tavola e l'insegnamento è di quattordici sterline all'a
nno; metà della somma deve essere versata in anticipo all'arrivo dell'educanda, ol
tre a una sterlina per l'apertura di un conto destinato all'uso dei libri eccete
ra.
Il programma di insegnamento include la storia, la geografia, la consultazione d
el mappamondo, la grammatica, la scrittura e l'aritmetica, ogni genere di lavoro
d'ago, e la parte più piacevole dei lavori domestici quali: la manutenzione della
biancheria fina, stirare eccetera.
Per l'insegnamento, a richiesta, della musica o del disegno si dovranno pagare a
parte trentun sterline all'anno per ciascuna materia.' Il terzo comma richiede
che i responsabili indichino le direttrici di studio desiderate per l'educanda t
enendo conto dell'avvenire che le si prospetta.
Il quarto comma dà l'elenco dei capi di vestiario che ogni fanciulla deve portare
con sé e conclude: 'Tutte le educande devono essere vestite allo stesso modo: semp
lici cuffie campagnole, in estate un vestito bianco di domenica, di tela grezza
nei giorni feriali; in inverno il vestito sarà color viola e, per uscire, indosser
anno cappe del medesimo colore.
Per garantire l'uniformità del vestiario, invece di portare con sé vestiti, mantelli
ne, cappellini a cuffia, sciarpe e ornamenti vari, consegneranno all'istituto tr
e sterline; cifra totale, dunque, all'iscrizione:
sette sterline pari a metà retta anticipata una sterlina per l'uso dei libri una s
terlina per il corredo di uniforme
L'ottavo comma dice: 'Tutta la corrispondenza e i pacchi in arrivo saranno esami
nati dalla sovrintendente'; ma questa è una regola vigente in tutti gli educandati
femminili nei quali è dato per scontato che un membro del corpo insegnante sia in
vestito di tale facoltà anche se è poco saggio da parte sua farne uso con troppa ins
istenza.
In tutte le altre regole, minuziosamente elencate, non si trova nulla che sia de
gno di speciale interesse in questo prospetto che, certamente, Mister Bront ebbe
sotto gli occhi quando decise di iscrivere le figlie all'educandato di Cowan's
Bridge, dove accompagnò Maria ed Elizabeth nel luglio del 1824.
Giungo ora ad un punto della mia narrazione che affronto con grande perplessità, p
erché la duplice versione che me ne danno è così contraddittoria da rendere impossibil
e l'accertamento della verità.
Miss Bront affermò ripetutamente che non avrebbe descritto il Lowood di "Jane Eyre
" nei termini in cui lo fece se avesse immaginato che sarebbe stato identificato
con Cowan's Bridge come invece avvenne; tuttavia mantenne che in quel quadro no
n vi è una sola circostanza diversa da quanto vi avvenisse al tempo in cui vi si e
ra trovata; ammise però che non aveva ritenuto, dato che era inserito in un raccon
to romanzesco, attenersi alla rigida esattezza giustamente richiesta a una testi
monianza presentata in tribunale, non aveva indagato sui motivi e sui sentimenti
di chi sovrintendeva all'istituto, come avrebbe forse fatto se li avesse analiz
zati spassionatamente.
Credo che, se le fosse stato proposto, avrebbe colto volentieri il destro di smo
rzare l'indignazione suscitata nella pubblica opinione da quella sua risentita d
escrizione anche se lei stessa, che soffrì poi per tutta la vita sia nel fisico ch
e nel carattere delle conseguenze di quanto vi è narrato, sia stata propensa fino
all'ultimo a ritenere equa la sua interpretazione dei fatti, sostituendo, in buo
na fede, una verità sua alla verità oggettiva.
Un ricco ecclesiastico, che viveva nei pressi di Kirby Lonsdale, il reverendo Wi
lliam Carus Wilson, fu il fondatore di questa scuola.
Era un uomo energico, che non badava a fatiche pur di raggiungere lo scopo che s
i prefiggeva, disposto a sacrificarvi qualsiasi cosa all'infuori della propria a
utorità.
Si rese conto che per gli ecclesiastici dalle entrate modeste far fronte alle sp
ese richieste dagli studi dei figli costituiva un impegno estremamente difficile
; perciò pensò e organizzò una sottoscrizione annua con cui arrotondare la retta di qu
attordici sterline che non era sufficiente a garantire una buona educazione.
La somma corrisposta dalla famiglia era appena sufficiente a pagare il mantenime
nto dell'educanda, le altre spese venivano coperte dal gettito della sottoscrizi
one; furono nominati dodici fiduciari; per segretario e tesoriere venne eletto M
ister Wilson che essendo, naturalmente, anche fiduciario ebbe così tutta la direzi
one della scuola in mano.
Fu naturale scegliere lui visto che era l'unico la cui casa si trovava nelle imm
ediate vicinanze del nascente istituto.
Così il successo o il fallimento della scuola di Cowan's Bridge venne a dipendere
in gran parte dalla sua prudenza e dal suo buon senso, e l'andamento ne fu, per
molti anni il principale scopo della sua vita, assorbendone tutto l'interesse; p
erò da quanto si vide, ignorava il più importante fattore da cui dipende una buona a
mministrazione: la scelta di persone qualificate da mettere a capo di ogni singo
lo reparto, lasciando loro la piena responsabilità per poi giudicarle in base ai r
isultati ottenuti, evitando una perpetua e poco giudiziosa interferenza in ogni
particolare.
Il bene fatto da Mister Wilson con la sua costante, instancabile sovrintendenza è
stato così grande che mi è impossibile non provar pena al pensiero che nella sua tar
da età gli errori involontari, che certamente commise, gli siano stati rinfacciati
dall'opinone pubblica dopo che, con tutta la forza del suo grande genio, Miss B
ront li mise in luce.
Mentre scrivo, ho sotto gli occhi il testo delle ultime parole che egli pronunciò
quando, nel 1850, abdicò dalla carica di segretario.
Accenna alla salute declinante che induce 'al ritiro il sorvegliante che, giorno
dopo giorno, aveva amorosamente vigilato sulla scuola con sincero e responsabil
e interesse', e più in là aggiunge che 'abdicando ringrazio Dio per tutto quanto Egl
i si è compiaciuto di operare per mezzo di uno strumento di cui lui riconosce e de
plora sentitamente le deficienze e le pecche.' Cowan's Bridge è costituito da un g
ruppo di sei o sette casette radunate alle due estremità di un ponte sul quale la
strada maestra che collega Leeds con Kendal attraversa un piccolo corso d'acqua,
il Leck.
Oggigiorno questa strada è poco frequentata, ma, in passato, quando dai distretti
manifatturieri del West Riding assidui compratori salivano a Nord per acquistare
la lana degli allevatori del Westmoreland e del Cumberland, aveva indubbiamente
conosciuto un intenso traffico; e forse, allora, la piccola frazione di Cowan's
Bridge aveva un aspetto più prospero di quello attuale; gode di una posizione att
raente nel punto dove la ripida china rocciosa, dalla quale scende il letto del
Leck si adagia e si espande nella pianura; lungo il corso del fiumiciattolo cres
cono ontani, salici e cespugli di nocciuoli.
La corrente, a intervalli, è interrotta da blocchi di roccia grigia; l'acqua scorr
e su un letto di grandi ciottoli bianchi e levigati che l'impeto del flusso, nel
la sua corsa, smuove e solleva e, in alcuni punti, ammucchia a mo' di muro.
Lungo le sponde del piccolo, poco profondo, scintillante, vigoroso Leck vi sono
lunghe praterie
dove cresce la fitta bella erba rasa tipica delle Alte Terre e, benché Cowan's Bri
dge si trovi in una zona pianeggiante, da quella piana parte un susseguirsi di l
unghe ripidissime chine che giungono insieme con il Leck nella valle del Lune.
Mi è difficile capire come la scuola situata in quella posizione possa essere stat
a tanto insalubre; quando la visitai l'estate scorsa il tepore dell'aria era pia
cevolissimo e il profumo del timo vi aleggiava.
Ma oggigiorno sappiamo che il sito di un edificio destinato ad albergare numeros
e persone dev'essere scelto con maggior cura di quello idoneo ad una abitazione
privata, visto quanto è facile che le malattie, sia infettive che non, si propaghi
no là dove molte persone vivono a stretto contatto.
Rimane ancor in piedi una casa che fu parte di quelle occupate dalla scuola.
E' una lunga e bassa casa di campagna dalle finestre a terrazzino chiuso, che or
a è divisa in due abitazioni distinte.
Sorge facendo fronte al Leck, separata da uno spazio profondo circa settanta yar
de che in passato fu il giardino della scuola.
Ad angolo retto tra questa costruzione e quanto ancora rimane dell'edificio scol
astico sorgeva un tempo una fabbrica di rocchetti di legno ottenuti dagli ontani
che crescono a profusione nella zona circostante.
Mister Wilson adattò la fabbrica al suo scopo, ricavando aule scolastiche al piant
erreno e dormitori al primo piano.
La odierna casa di campagna fu destinata alle stanze delle insegnanti, al refett
orio e alle cucine, oltre che ad alcune camere da letto più piccole.
Entrando nell'edificio principale ne trovai una parte, quella più vicina alla stra
da maestra, trasformata in povera osteria offerta in affitto benché sembrasse comp
letamente abbandonata; era difficile immaginare l'aspetto di insieme quando ogni
cosa era mantenuta in perfetto ordine, i vetri rotti sostituiti da nitide impan
nate, il rivestimento di calce e cemento (ora screpolato e scolorito) bianco ed
intatto.
L'altra ala forma una abitazione con i bassi soffitti e i pavimenti di pietra ch
e usavano cento anni fa: le finestre si spalancano con difficoltà e il corridoio d
el piano superiore, che conduce alle camere da letto, è stretto e tortuoso; gli od
ori devono stagnare in quella casa e l'umidità regnarvi.
Ma le regole igieniche erano tenute in pochissimo conto trent'anni fa; mentre er
a cosa molto importante trovare una dimora spaziosa in prossimità della strada mae
stra e a poca distanza dall'abitazione di Mister Wilson, promotore del progettat
o collegio.
L'istituto da lui ideato era altamente necessario, numerosi ecclesiastici mal pa
gati salutarono il progetto con gioia, e registrarono con slancio le figlie nel
nascente educandato affinché vi fossero ricevute fin dal primo giorno.
Mister Wilson, compiaciuto dall'impazienza con cui era attesa l'inaugurazione de
lla sua scuola l'aprì a quanto mi dicono avendo in mano meno di cento sterline e v
i accolse da settanta a ottanta fanciulle.
Egli era consapevole della responsabilità che pesava interamente su di lui.
La retta pagata dalle famiglie era appena sufficiente per il cibo e l'alloggio;
le sottoscrizioni non giungevano in gran quantità a sovvenzionare un progetto anco
ra tutto da mettere in atto, perciò nell'andamento domestico era necessaria la più s
tretta economia.
Decise di imporla con frequenti ispezioni personali e sembra che la sua spiccata
inclinazione all'autorità l'abbia indotto a interferire nei pur minimi particolar
i suscitando inevitabile e dannosa irritazione; tuttavia, benché vi fosse economia
nella spesa per il trattamento non sembra vi sia mai stata parsimonia.
La carne, la farina, il latte erano acquistati all'ingrosso, ma erano di buoniss
ima qualità, la pianificazione della dieta alimentare, di cui ho visto il manoscri
tto, non è né cattiva né insalubre, e nell'insieme non manca di varietà.
Pappa di fiocchi d'avena per prima colazione, una fetta di torta d'avena per que
lle che richiedevano uno spuntino a mezzogiorno; bollito o arrosto di bue o di c
astrato, sformato di patate e semplici budini caserecci a pranzo.
Alle cinque pane e latte per le più piccine e un semplice pezzo di pane per quelle
più grandicelle (questa era l'unica volta nella giornata in cui il cibo veniva li
mitato).
A quelle che restavano alzate fino a tardi veniva dato uno spuntino dello stesso
genere.
Mister Wilson ordinava le provviste personalmente e le esigeva di ottima qualità.
Ma la cuoca, che godeva della sua piena fiducia, e della quale per lungo tempo n
essuno osò lamentarsi, era trascurata, sudicia e sprecona.
A certuni la pappa d'avena ripugna ed è perciò controindicata anche quando viene pre
parata con cura; a Cowan's Bridge troppo spesso non solo veniva mandata a tavola
bruciata ma anche era frequente incontrarvi ripugnanti frammenti di sostanze es
tranee.
La carne che avrebbe dovuto essere salata con cura per conservarla finché fosse cu
cinata, spesso incominciava a corrompersi perché trascurata; e alcune giovani che
furono compagne di scuola delle Bront mi dicono che, durante il regno della cuoc
a di cui sto parlando, la casa era pervasa di mattina, di pomeriggio, di notte,
dall'odore di grasso rancido che emanava dal forno in cui il cibo veniva cotto.
La stessa trascuratezza si riscontrava nella preparazione dei budini; uno di que
lli previsti era di riso bollito nell'acqua e veniva servito con una salsa di me
lassa e zucchero, ma spesso era immaginabile perché l'acqua era stata attinta dall
a vasca dell'acqua piovana fortemente impregnata della polvere del tetto dalla q
uale era gocciolata nella vecchia botte il cui legno aggiungeva il proprio sapor
e all'acqua piovana originale.
Anche il latte troppe volte era 'bingy', intraducibile espressione locale per in
dicare un genere di alterazione assai peggiore dell'acidità, e ciò induce a pensare
che ne sia causa la mancanza di pulizia dei recipienti piuttosto che l'alta temp
eratura dell'ambiente.
Di sabato veniva in tavola una specie di sformato fatto con patate e con qualsia
si avanzo racimolato durante la settimana.
I resti di carne tirati fuori da una sudicia e disordinata dispensa non potevano
certamente essere appetitosi e questa pietanza era certamente la più detestata fr
a tutte quelle che venivano messe in tavola in quei giorni della scuola di Cowan
's Bridge.
E' facile immaginare quanto debba essere stato ripugnante questo cibo per delle
bambine di poco appetito, abituate a vivande forse assai semplici, ma preparate
con scrupolosa pulizia che le rendeva allettanti e sane.
Le piccole Bront per più di un pasto non toccarono cibo pur essendo affamate.
Erano giunte debilitate da un recente morbillo complicato da pertosse; si erano
a malapena rimesse tanto che nel luglio del 1824 vi era stata una discussione tr
a le autorità scolastiche circa l'opportunità o meno di accettare Maria ed Elizabeth
; Mister Bront ritornò nel settembre dello stesso anno accompagnando Charlotte ed
Emily chiedendo che fossero ammesse a loro volta.
Sembra strano che Mister Wilson non sia stato informato dalle insegnanti circa i
l genere di cibo che veniva mandato in tavola, ma dobbiamo ricordare che la cuoc
a da lungo tempo era conosciuta dalla famiglia Wilson - mentre le maestre erano
state assunte per dedicarsi a un lavoro assolutamente diverso - quello di educar
e ed insegnare.
Era stato detto loro chiaramente che solo questo le riguardava: l'acquisto e l'u
so delle provviste erano esclusiva spettanza di Mister Wilson e della cuoca; per
ciò furono naturalmente restie ad esporgli lagnanze in proposito; dopo essere stat
o finalmente messo al corrente, rispose che l'educazione delle ragazze doveva in
segnare loro a dare importanza a cose più elevate che non al modo elegante per stu
zzicare l'appetito e, evidentemente ignaro che una abituale ripugnanza con conse
guente rifiuto del cibo inevitabilmente mina la salute, tenne una lezione su qua
nto sia peccaminoso il dare troppa importanza alla soddisfazione della carne.
Un altro pericolo minacciava la salute di tutte le ragazze.
Il sentiero che conduceva da Cowan's Bridge alla chiesa di Tunstall dove predica
va Mister Wilson, e dove tutte si recavano di domenica, è lungo più di due miglia e
serpeggia lungo salite e discese in aperta campagna; nell'estate la passeggiata
era piacevole e divertente, ma col freddo pungente dell'inverno costituiva una d
ura prova per quelle ragazze dal sangue impoverito, perché mezze morte di fame.
La chiesa non era riscaldata dato che mancava un impianto appropriato.
L'edificio sorge in mezzo ai campi, la nebbia umida deve essersi raccolta all'es
terno insinuandosi dalle fessure delle finestre.
Le ragazze portavano con sé una refezione fredda che consumavano nell'intervallo t
ra la funzione della mattina e quella del pomeriggio, in un ambiente che apriva
con una galleria sopra l'ingresso principale.
Il programma di questa giornata festiva provava le fanciulle delicate, specialme
nte quelle che erano depresse e soffrivano di nostalgia come dev'essere stato il
caso della povera Maria Bront: la salute, già cattiva, peggiorava, la vecchia tos
se, postumo della pertosse, perdurava ostinatamente; Maria era di gran lunga sup
eriore, come levatura mentale, a tutte le sue compagne di giochi e perciò si senti
va sola in mezzo a loro; involontariamente aveva atteggiamenti così indisponenti c
he era in continua disgrazia presso le insegnanti ed era diventata oggetto di sp
ietata antipatia per una di esse, descritta col nome di Miss Scatcherd in "Jane
Eyre"; e il cui vero nome sarò abbastanza pietosa da non rivelare.
Non ho bisogno di dire che Helen Burns è l'esatto ritratto di Maria Bront quale la
straordinaria bravura di Charlotte ha saputo rendere, e quando la incontrai mi
resi conto che il suo cuore fino all'ultimo ardeva ancora di inutile indignazion
e al ricordo dell'astiosa crudeltà di quella donna nei riguardi della mite e pazie
nte sorella moribonda.
Non una sola parola nelle scene che in "Jane Eyre" descrivono i contatti della m
aestra con l'allieva si allontana dalla verità.
Le educande che furono compagne delle Bront hanno capito subito chi aveva scritt
o quel libro tanta è la esattezza con cui le sofferenze di Helen Burns vi sono des
critte.
Hanno anche riconosciuto Miss Temple dalla sua calma dignità, la sua benevolenza,
liete del tributo reso al merito di una persona che tutte quelle che l'hanno con
osciuta onorano; e quando Miss Scatcherd vi fu messa moralmente alla gogna ricon
obbero in chi aveva scritto "Jane Eyre" la sorella che, forse inconsciamente, ve
ndicava la vittima.
Una di queste ex compagne di Charlotte e Maria Bront mi diede la seguente testim
onianza: Il dormitorio di Maria era una lunga stanza con due file di lettini add
ossati alle pareti.
In fondo a questo dormitorio si trovava la piccola camera da letto di Miss Scatc
herd.
Il lettino di Maria era il più vicino alla porta che vi immetteva.
Una mattina la povera Maria, che recentemente era stata indisposta e aveva una u
stione non ancora guarita sul fianco dove le avevano applicato un vescicante, ai
rintocchi della campana che dava la sveglia disse gemendo che si sentiva male,
molto male, e che desiderava tanto di rimanere a letto; alcune delle ragazze la
incoraggiarono a non alzarsi e proposero di andare a esporre il caso alla sovrin
tendente Miss Temple.
Ma Miss Scatcherd era vicina e non potevano arrischiare di suscitarne la collera
prima di avere ottenuto il gentile comprensivo intervento di Miss Temple; perciò
tremando dal freddo la piccola ammalata incominciò a vestirsi e, senza scendere da
l letto prese a infilarsi lentamente le lunghe calze di maglia nera sulle gambet
te magre e pallide; (mentre parlava la mia informatrice mi dava l'impressione di
rivivere la scena arrossendo dall'indignazione.) Proprio in quella Miss Scatche
rd uscì dalla sua camera e, senza chiedere una parola di spiegazione alla ragazzin
a sofferente e spaventata, l'afferrò per un braccio, proprio dalla parte dove il v
escicatore era stato applicato, e, con un vigoroso strattone la sbatté nel bel mez
zo della stanza, censurando nel frattempo le sue abitudini al disordine e alla s
udiceria.
Poi la piantò in asso.
Maria accettò ogni cosa senza dir verbo, parlò solamente per raccomandare la calma a
lle compagne più indignate; a passi lenti e incerti, sostando ogni tanto per ripre
ndere fiato, giunse finalmente da basso e fu castigata perché era in ritardo.
Si può facilmente immaginare quanto il ricordo di un simile fatto bruciasse nella
memoria di Charlotte.
Mi meraviglio solamente che non abbia protestato quando, dopo la morte di Maria
e di Elizabeth, il padre decise di far tornare lei ed Emily a Cowan's Bridge.
Ma frequentemente i bambini non sanno calcolare quanto peso possono avere le lor
o semplici rivelazioni per modificare l'opinione che coloro che li amano nutrono
circa le persone a cui li affidano perché vengano educati.
Inoltre, con la intelligenza vigorosa di cui era dotata nonostante la giovanissi
ma età, Charlotte capiva quanto fosse importante ottenere una buona istruzione cap
ace di darle quegli strumenti che aveva la capacità e, fin da allora, la ferma vol
ontà di adoperare in avvenire e sapeva benissimo che quanto Cowan's Bridge offriva
in proposito era il meglio che suo padre potesse procurarle.
Ancor prima della morte di Maria Bront, nella primavera del 1825, nell'istituto
si manifestò l'epidemia di febbre di cui si legge in "Jane Eyre".
I primi sintomi allarmarono molto Mister Wilson; la fiducia che aveva in se stes
so ne fu scossa, non riusciva a capire che genere di malattia fosse quella che i
ntorpidiva e appesantiva le ragazze tanto da renderle incapaci di reagire positi
vamente alle rimostranze, e da impedir loro di rispondere alle esortazioni spiri
tuali con cui egli tentava di strapparle all'opaco stupore, alla seminconscia in
differenza a cui si abbandonavano a poco a poco.
Si recò da una brava donna dal cuore materno, che aveva avuto a che fare con la sc
uola in qualità di lavandaia, a quanto credo, e le chiese di recarvisi con lui e d
irgli cosa mai le educande potevano avere.
Lei si preparò e partirono insieme nel calessino in cui egli era giunto.
Quando entrò nella sala da studio stupì alla vista di una quindicina di ragazze spar
se qua e là, alcune col capo dolorante appoggiato ai tavolini, altre addirittura s
tese sul pavimento, tutte con sguardo atono, rosse in viso, indifferenti e sposs
ate, indolenzite in ogni parte del corpo.
Dall'odore speciale che la colpì, disse di essere certa che le ragazze erano colpi
te da 'quella febbre'; ne informò Mister Wilson e dichiarò che non si poteva tratten
ere per tema di trasmettere l'infezione ai suoi figlioli.
Egli, un po' facendo uso d'autorità, un po' supplicando, le chiese di rimanere per
curare le ammalate, e, per tagliar corto, salì nel suo calesse e se ne partì mentre
quella insisteva nel dire che doveva tornarsene a casa per accudire alle faccen
de domestiche, dato che non aveva chiesto a nessuno di sostituirla.
Tuttavia, essendo stata piantata in asso in quel modo poco cerimonioso, decise d
i far buon viso a cattiva sorte e si dimostrò ottima infermiera in quella difficil
issima situazione.
Mister Wilson senza badare a spese fornì tutto quanto veniva ordinato dai migliori
dottori del luogo, subito convocati; richiese un consulto al cognato, che era l
a maggiore autorità medica in Kirby, benché da un po' di tempo non fosse in buoni ra
pporti con lui; e fu questo medico che assaggiò e condannò il vitto quotidiano servi
to alle ragazze, poiché ancor prima di parlare, istintivamente sputò il boccone che
gli veniva offerto come campione.
Circa quaranta delle ragazze soffrirono di quella febbre ma nessuna di loro mori
a Cowan's Bridge benché una di loro morisse a casa non riuscendo a riprendersi da
lle condizioni di salute in cui vi era tornata.
Nessuna delle Bront prese la febbre.
Ma le stesse cause che intaccarono la salute di molte loro compagne colpite dal
tifo influirono, più lentamente ma non meno sicuramente, sulla loro costituzione.
La cagione principale di tutto era stata il cibo.
Alla cattiva amministrazione della cuoca spettava il biasimo maggiore: essa venn
e licenziata; la donna che era stata costretta a diventare contro voglia infermi
era capo, la sostituì come direttrice di casa, e da quel momento il cibo fu prepar
ato in modo tale che nessuno poté ragionevolmente lamentarsene.
Naturalmente non ci si poteva aspettare che in un istituto di nuova creazione, i
n cui si associavano il convitto e l'insegnamento per quasi cento persone, tutto
corresse liscio fin dal principio e va ricordato che quanto è stato detto più sopra
avvenne nei primi due anni.
Ma sembra che Mister Wilson abbia avuto l'infausto dono di irritare perfino le p
ersone verso le quali nutriva le migliori intenzioni e per le quali sacrificava
tempo e denaro, con quella sua incapacità di rispettare la libertà di opinione e di
azione altrui.
Inoltre conosceva così poco la natura umana da pensare che, ricordando continuamen
te alle educande la loro dipendenza derivata dal fatto che ricevevano l'istruzio
ne grazie alla carità altrui, le avrebbe rese ancor più sottomesse e umili.
Alcune delle più sensibili risentirono amaramente di questo trattamento e, invece
di essere grate come avrebbero dovuto per il sostanziale beneficio che ricevevan
o, il loro orgoglio lungi dall'essere abbattuto si rafforzò sotto la sferza dell'u
miliazione.
Le impressioni penose penetrano profondamente nel cuore dei bambini dai sentimen
ti delicati e dalla salute malferma.
Quello che una costituzione vigorosa deve soffrire momentaneamente viene poi dim
enticato, invece chi è malaticcio lo rimugina istintivamente e lo ricorda a lungo
- forse senza risentimento ma portando per tutta la vita il marchio della soffer
enza profondamente impresso.
Le immagini, le idee, l'interpretazione delle varie indoli stampati nella mente
di Charlotte, bambina di otto anni, dovevano manifestarsi in parole di fuoco un
quarto di secolo più tardi.
Essa vide solamente un lato, quello sfavorevole, del carattere di Mister Wilson,
ma molti fra quelli che lo conobbero bene mi assicurarono che, benché quanto vi e
ra di più antipatico nella sua indole: l'orgoglio spirituale, l'amore del potere,
l'incomprensione della natura umana insieme con mancanza di tenerezza che ne der
iva, siano riferiti con indiscutibile fedeltà, è tuttavia deplorevole che l'insisten
za sui difetti abbia, di fatto, cancellato qualsiasi accenno a tutto quanto vi e
ra in lui di effettivamente nobile e coscienzioso.
Il ricordo delle quattro sorelle Bront nelle ex educande che furono loro compagn
e in quei mesi non è molto vivo.
I loro cuori indomiti, le intelligenze poderose rimasero nascosti sotto la forza
ta regolarità del comportamento e della parola, esattamente come i loro visi erano
stati nascosti dal padre dietro la rigida maschera inespressiva.
Maria era di salute delicata, insolitamente pensosa e intelligente per la sua età,
mite e disordinata.
Dei frequenti rimproveri a motivo di questo difetto delle sue sofferenze sopport
ate con tanta pazienza - ho già parlato.
L'unico rapido sguardo che ci è consentito gettare su Elizabeth lungo i pochi anni
della sua breve vita, è possibile grazie a una lettera scrittami da 'Miss Temple'
(nome sotto cui con ogni probabilità è indicata Miss Ann Evans, che fu la prima sov
rintendente della Scuola per figlie di ecclesiastici). 'Elizabeth, la seconda so
rella, è l'unica che io ricordi chiaramente grazie al suo incorrere in un incident
e piuttosto allarmante per cui la tenni nella mia camera per parecchi giorni, no
n solo per garantirle maggior tranquillità, ma anche per poterla tener d'occhio pe
rsonalmente.
Si era fatta un brutto taglio alla testa, ma sopportò la sofferenza che le cagiona
va con pazienza esemplare e questo le meritò tutta la mia stima.
Delle ultime due, ma erano proprio due?, non ricordo quasi nulla all'infuori del
fatto che una, bimbetta sotto i cinque anni, era una cara creaturina coccolata
da tutta la scuola.' Si tratta certamente di Emily.
Charlotte era considerata la più chiacchierina delle quattro sorelle 'una bambina
brillante e vivace.' Sua grande amica era una certa Mellany Hane (il cui nome ri
cavo da come lo scrive Mister Bront) che veniva dalle Indie Occidentali; il frat
ello che pagava la retta, non poteva addossarsi la spesa di farle studiare la mu
sica per cui aveva una spiccata tendenza; in quanto al resto non brillava in nes
sun campo; era 'una ragazzina qualsiasi, famelica e di buon carattere,' maggiore
di Charlotte e sempre pronta a proteggerla dalle piccole tirannie impedendo che
le ragazze più grandi approfittassero di lei.
Charlotte ne serbò sempre un grato ed affettuoso ricordo.
Ho usato la parola 'brillante' parlando di Charlotte.
Sospetto che quell'anno 1825 sia stato l'ultimo che si possa definire felice.
In quella primavera Maria peggiorò tanto rapidamente che Mister Bront fu mandato a
chiamare.
Prima di quel momento non si era reso conto di quanto fosse ammalata la figlia e
le condizioni in cui la trovò gli causarono un terribile colpo.
La riportò a casa sulla diligenza di Leeds.
Le ragazze si affollarono lungo la strada per seguirla con gli occhi al di là del
ponte, oltre le casette di campagna, finché scomparve alla loro vista per sempre.
Morì pochissimi giorni dopo il suo ritorno a casa.
Forse la notizia della sua morte, giunta all'improvviso nella cerchia di cui app
ena poche settimane prima essa aveva fatto parte con silenziosa pazienza, fece sì
che si prendessero in considerazione i sintomi che affliggevano Elizabeth; anche
questi furono riconosciuti tipici della tubercolosi.
Essa fu rimandata a casa accompagnata da una dipendente di fiducia della scuola
e anche lei morì nei primi giorni dell'estate di quello stesso anno.
Charlotte si trovò così investita della responsabilità di sorella maggiore in una fami
glia dove la madre mancava.
Ricordava quanto ansiosamente la sua cara sorella Maria si era adoperata con gra
ve serietà per aiutarli, consigliarli; e i doveri che ora ricadevano su di lei sem
bravano esserle lasciati in eredità dalla piccola mite sofferente da poco defunta.
Tanto Charlotte quanto Emily ritornarono a scuola alla fine delle vacanze di mez
za estate di quell'anno fatale.
Ma prima che iniziasse l'inverno, la direzione giudicò opportuno consigliare al pa
dre di ritirarle, visto che la posizione dell'edificio scolastico in un luogo um
ido quale era Cowan's Bridge non sembrava adatto alle loro condizioni di salute.

CAPITOLO 5.
Per il motivo indicato alla fine del precedente capitolo le bambine furono riman
date a casa nell'autunno del 1825, quando Charlotte aveva poco più di nove anni.
Verso quel tempo una donna di età matura salì dal villaggio per andare a vivere come
domestica nella Canonica.
Vi rimase, come membro della famiglia, per trent'anni; e per il lungo tempo dura
nte il quale servì fedelmente, nonché per l'affetto e il rispetto che seppe ispirare
, merita di essere ricordata.
Tabby (1) era un perfetto campione di popolana dello Yorkshire, ne parlava il di
aletto e ne aveva l'aspetto e il carattere tipici.
Abbondava in forte senso pratico e solido buonsenso.
Non sapeva blandire: ma non risparmiava fatiche per servire la causa di quelli a
cui voleva bene.
Faceva rigar diritto i bambini senza tanti complimenti, però non trascurò mai di dar
si da fare per procurar loro quei piccoli piaceri che erano nelle sue possibilità.
In cambio chiedeva di essere considerata alla stregua di un'umile amica; e molti
anni più tardi Miss Bront mi disse come si era fatto difficile accontentarla, vis
to che Tabby si aspettava di essere informata di tutto quanto riguardava la fami
glia anche dopo essere diventata così sorda che bisognava alzare la voce per farsi
udire da lei, di modo che quel che le veniva detto era recepito da chiunque fos
se presente in casa o lì vicino in quel momento.
Per ovviare al rendere pubblico quanto era desiderabile non divulgare, Miss Bron
t aveva preso l'abitudine di portarla a passeggio in brughiera dove, dopo aver r
aggiunto un qualsiasi luogo alto e deserto, ambedue sedevano su un sasso e la ve
cchia domestica veniva messa al corrente di tutto quanto desiderava sapere.
Tabby aveva vissuto a Haworth nei giorni in cui i cavalli da carico ne scendevan
o la via una volta alla settimana animandola con i loro sonagli e i loro ornamen
ti intrecciati, per trasportare i prodotti della contrada da Keighley a Colne o
a Burnley al di là delle colline.
Per di più, essa aveva conosciuta la valle, nei giorni in cui, nelle notti di plen
ilunio, le fate frequentavano le sponde del ruscello a fondovalle, e aveva parla
to con persone che affermavano di averle viste.
Naturalmente allora non vi erano lanifici nelle valli; tutta la lana veniva fila
ta a mano nelle fattorie della regione. 'Sono i lanifici che le hanno messe in f
uga' diceva.
Aveva molto da narrare su quanto era accaduto un tempo in quelle campagne; antic
hi costumi, vecchi abitanti, aristocrazia decaduta che si era dissolta, ormai ig
norata nei suoi antichi piccoli feudi; tragedie famigliari e cupe superstizioni
sull'inevitabilità del destino; e narrando senza aver la benché minima idea che vi p
otessero essere cose che richiedevano di venire alquanto velate, ne dava in pien
o i nudi e crudi particolari.
Miss Branwell a ore fisse insegnava ai bambini tutto quanto sapeva, trasformando
per loro la propria camera da letto in aula scolastica.
Il padre, da parte sua, era solito riferir loro le notizie di pubblico interesse
che attiravano la sua attenzione: e da quella mente forte e indipendente i figl
i ricavavano continuo alimento per le loro, che erano attivissime; ma non so se
egli impartisse loro anche una vera e propria istruzione.
Sembra che l'intelligenza profonda e pensosa di Charlotte capisse fin da allora,
quasi penosamente, la tenera responsabilità che le toccava nei riguardi delle sor
elline.
Aveva solamente diciotto mesi più di Emily: ma Emily e Anne erano tra loro compagn
e di vita e di gioco, mentre Charlotte era maternamente amica e custode di ambed
ue: e questa amorosa accettazione di un dovere tanto più grande della sua età la fac
eva sentire molto maggiore di quanto fosse in realtà.
Il loro unico fratello, Patrick Branwell, era un ragazzino che prometteva molto
e, da un certo punto di vista, dotato di un talento straordinariamente precoce.
Gli amici di Mister Bront lo consigliavano di mettere il figlio in collegio, ma
lui, ricordando la propria ostinata volontà e il modo in cui l'aveva esplicata in
gioventù, pensava che Patrick stesse meglio a casa ed era convinto di potergli dar
e una sufficiente istruzione, come aveva fatto con altri in passato.
Così Patrick, o meglio Branwell come lo chiamavano in famiglia, rimase a Haworth,
lavorando sodo sotto la direzione del padre alcune ore al giorno; ma quando il t
empo del Reverendo era reclamato dai doveri parrocchiali, il maschietto era lasc
iato alla indiscriminata compagnia dei monelli del villaggio - poiché la gioventù è at
tratta dalla gioventù e i ragazzi sono attratti dai ragazzi.
Tuttavia, si associava anche a molti dei giochi e dei divertimenti delle sorelle
, che, per lo più, erano di genere sedentario e intellettuale.
Mi è stato affidato un curioso pacco (2) che contiene un incalcolabile numero di m
anoscritti stesi in uno spazio inconcepibilmente ridotto; racconti, drammi, poes
ie, romanzi, scritti principalmente da Charlotte con una grafia che è quasi imposs
ibile decifrare senza una lente di ingrandimento.
Nessuna descrizione può dare una migliore idea di una simile mano di quanto la fac
cia l'annesso fac-simile di una pagina di quegli strani lavori.
Fra queste carte vi è un elenco delle sue opere: lo trascrivo come curiosa prova d
i quanto la furia della produzione letteraria si fosse impossessata di lei fin d
ai quei primi anni:
CATALOGO DEI MIEI LIBRI, CON IL PERIODO DEL LORO COMPLETAMENTO FINO AL 3 AGOSTO
1830
Due racconti romantici in un volume; Le dodici avventure e Avventure in Irlanda,
2 aprile 1829.
La ricerca della felicità, racconto, 1 agosto 1829.
Ore di tempo libero, racconto e frammenti, 6 luglio 1829.
Le avventure di Edward de Crack, racconto, 2 febbraio 1830.
Le avventure di Ernest Alembert, racconto, 26 maggio 1830.
Un interessante incidente nelle vite di alcuni fra i più eminenti personaggi dell'
epoca, un racconto, 10 giugno 1830.
Racconti degli isolani in quattro volumi.
Contenuto del primo volume: 1.
Resoconto della loro origine; 2.
Descrizione della Isola Vision; 3.
Tentativo di Ratten; 4.
L'avventura di Lord Charles Wellesley e del marchese di Douro, terminato il 31 g
iugno 1829.
Secondo volume: 1.
La ribellione della scuola; 2.
Lo strano incidente nella vita del duca di Wellington; 3.
Il racconto ai suoi figli; 4.
Il marchese del Douro e il racconto di Lord Charles Wellesley al suo piccolo re
e alle sue regine, finito di scrivere il 2 dicembre 1829.
Terzo volume: 1.
L'avventura del duca di Wellington nella caverna; 2.
Visita del duca di Wellington, del piccolo re e della piccola regina alle Guardi
e a cavallo, finito di scrivere l'8 maggio 1830.
Quarto volume: 1.
Le tre vecchie Lavandaie di Strathfieldsaye; 2.
Racconto di Lord C. Wellesley al fratello, finito di scrivere il 30 luglio 1830.
Caratteri di Grandi Uomini dell'Era Presente, il 17 dicembre 1829.
Rivista dei giovinetti, in sei numeri da agosto a dicembre, numero doppio nell'u
ltimo mese, completato il 12 dicembre 1829.
Indice generale del loro contenuto: 1.
Una storia vera; 2.
Cause della guerra; 3.
Un canto; 4.
Conversazioni; 5.
Una storia vera, continuazione; 6.
Lo spirito di Cawdor; 7.
Interno di una bettola, poesia; 8.
La città di vetro, canto; 9.
La tazza d'argento, racconto; 10.
La tavola e il vaso nel Deserto, canto; 11.
Conversazione; 12.
Scene sul Ponte Grande; 13.
Canto degli antichi Britanni; 14.
Scene nel mio Barile, racconto; 15.
Racconto Americano; 16.
Versi scritti vedendo il Giardino di un Genio; 17.
La ballata della Città di Vetro; 18.
L'artista Svizzero, racconto; 19.
Versi sul trasferimento di questa Rivista; 20.
Sullo stesso argomento, da mano diversa; 21.
Genii principali a concilio; 22.
Il raccolto in Spagna; 23.
L'artista Svizzero, continuazione; 24.
Conversazioni.
Il Poetastro, dramma, in 2 volumi, 12 luglio 1830.
Libro di versi, finito il 17 dicembre 1829; Contenuto: 1.
La bellezza della natura; 2.
Breve poesia; 3.
Meditazioni viaggiando attraverso una foresta canadese; 4.
Canto di un esiliato; 5.
Nel vedere le rovine della Torre di Babele; 6.
Una cosa, 14 versi; Versi scritti sulla sponda di un Fiume in una bella sera d'E
state; 15.
Primavera, canto; 16.
Autunno, canto.
Miscellanea di poesie, finito il 30 maggio 1830.
Contenuto: 1.
Il Cimitero; 2.
Descrizione del Palazzo del duca di Wellington sulle Piacevoli sponde del Lusiva
; questo articolo è un breve racconto in prosa, ovvero, un incidente; 3.
Piacere; 4.
Versi scritti sulla vetta di un'alta Montagna dell'Inghilterra del Nord; 5.
Inverno; 6.
Due frammenti, propriamente, primo la Visione; secondo Breve poesia senza titolo
; Passeggiata serale, poesia. 23 giugno 1830.
Formando in tutto ventidue volumi.
C.
Bront, 3 agosto, 1830
Siccome ogni volume contiene da sessanta a cento pagine, la somma complessiva de
l lavoro risulta grandissima quando ricordiamo che il tutto fu scritto in circa
quindici mesi.
Fin qui quanto attiene alla quantità.
Della qualità mi colpisce l'alto merito se ricordiamo che fu scritto da una ragazz
ina tra i tredici e i quattordici anni.
Come campione dello stile della sua prosa che, per di più apre uno spiraglio sulla
quieta vita condotta da quei bambini tra le pareti domestiche, cito un brano ri
cavato dall'introduzione dei 'Racconti degli isolani' titolo di una delle loro '
piccole riviste'.
13 giugno 1829 'Il lavoro teatrale gli 'Isolani' prese forma nel dicembre del 18
27 nel modo seguente.
Una sera, circa al tempo in cui i freddi acquazzoni e le nebbie tempestose di no
vembre sono sostituiti dalle tempeste di neve e dagli alti pungenti venti nottur
ni dell'inverno dichiarato, ce ne stavamo tutti seduti intorno alla calda fiamma
che ardeva in cucina, avendo appena concluso un bisticcio con Tabby circa l'opp
ortunità di accendere una candela, dal quale lei era uscita vittoriosa, e perciò nes
suna candela era saltata fuori.
Una lunga pausa era seguita, che fu alla fine rotta da Branwell che disse pigram
ente: 'Non so cosa fare.' Queste parole furono riecheggiate da Emily e da Anne.
Tabby 'Quello che potete fare è andare a letto.' Branwell. 'Farei qualsiasi cosa p
iuttosto di questo.' Charlotte. 'Perché sei di umore così cupo questa sera Tabby? Oh
! Immaginate se avessimo un'isola tutta per noi! Branwell. 'Se l'avessimo scegli
erei l'isola di Man.' Charlotte. 'E io sceglierei l'isola di Wight.' Emily. 'L'i
sola di Arran per me.' Anne. 'E la mia dovrebbe essere Guernsey.' Poi scegliemmo
i capi delle nostre isole. (3) Branwell scelse John Bull, Ashley Cooper e Leigh
Hunt; Emily, Walter Scott, Mister Lockhart, Jonny Lockhart; Anne, Michael Sadle
r, Lord Belltinck, Sir Henry Halford, io scelsi il duca di Wellington e i suoi d
ue figli, Christopher North, e Mister Abernethy.
Qui la conversazione fu interrotta dal triste, per noi, suono dell'orologio che
batteva le sette e fummo spediti a letto.
Il giorno seguente aggiungemmo molti altri nomi al nostro elenco, finché prendemmo
quasi tutti i principali uomini del reame.
Dopo questo, nulla degno di nota avvenne.
Nel giugno del 1827 costruimmo una scuola inventata in una delle isole, che dove
va contenere 1000 ragazzi.
Il tipo dell'edificio era questo.
L'isola aveva cinquanta miglia di circonferenza, e certamente appariva molto più l
'opera di un incanto che qualsiasi altra cosa, eccetera.'
Nel brano qui sopra riportato, due o tre cose mi colpiscono fortemente; una è la g
rafica vividezza con cui il tempo dell'anno, l'ora della sera, la sensazione del
freddo e dell'oscurità, lo strepito dei venti notturni che spazzano le desolate l
ande coperte di neve, facendosi sempre più vicini giungono infine a scuotere la po
rta stessa della stanza dove siedono i ragazzini, - che si apre proprio sulla sq
uallida distesa esterna - in contrasto al rosso della brace e alla lieta attività
che pervade la confortevole cucina che accoglie quegli eccezionali bambini.
Tabby, vestita da campagnola, frugale e perentoria, che viene pronta a richiamar
li all'ordine, seccamente, ma subito sulla difensiva, ne possiamo star certi, se
qualcun altro biasima i suoi piccoli.
Altro fatto degno di nota è l'intelligente acume politico con cui vengono scelti i
grandi uomini, quasi tutti fra i più saldi Tories di quegli anni.
Non si accontentano degli eroi locali, la loro scelta si basa sulle notizie che,
considerate generalmente prive di interesse per i bambini, sono state da loro r
accolte accuratamente.
La piccola Anne, che ha compiuto a malapena gli otto anni, sceglie alcuni uomini
politici del giorno per metterli a capo della sua isola.
Un altro foglietto che, coperto dalla tipica quasi illeggibile grafia risale su
per giù a quell'epoca, ci permette di scoprire la fonte a cui attingevano le loro
opinioni.

LA STORIA DELL'ANNO 1829.


'Una volta Papà imprestò un libro a mia sorella Maria.
Era un vecchio volume di geografia; lei scrisse sulla prima pagina bianca: 'Papà m
i ha imprestato questo libro.' E' un libro vecchio di cento vent'anni; in questo
momento è qui davanti a me.
Mentre scrivo sono nella cucina della canonica di Haworth; Tabby, la domestica,
sta rigovernando le stoviglie della prima colazione e Anne, la mia sorellina più p
iccola, (Maria era la maggiore) è inginocchiata su una sedia, intenta a guardare q
ualcosa che Tabby ha cotto al forno per noi.
Emily è nel soggiorno e spazza il tappeto.
Papà e Branwell sono andati a Keighley.
La zia è già disopra in camera sua e io sono seduta al tavolino intenta a scrivere i
n cucina.
Keighley è una piccola città a quattro miglia di qui.Papà e Branwell sono andati a pre
ndere il giornale 'L'informatore di Leeds' un eccellentissimo quotidiano Tory, p
ubblicato dal direttore Mister Wood e dal proprietario Mister Henneman.
Noi compriamo due giornali alla settimana e ne leggiamo tre.
Comperiamo 'L'informatore di Leeds' e il 'Mercury di Leeds', quotidiano Whig, pu
bblicato da Mister Baines, e da suo fratello, da suo genero e dai suoi due figli
Edward e Talbot.
Vediamo il 'John Bull': è extra Tory, molto violento.
Ce lo impresta Mister Driver insieme al 'Blackwood', la più completa rivista che c
i sia.
Ne è direttore Mister Christopher North, un vecchio signore di settantaquattro ann
i, compie gli anni il primo aprile, la sua redazione è formata da Timothy Tickler,
Morgan O'Dohert, Macrabin Mordecai, Mullion, Warnell e James Hogg, uomo di stra
ordinarissimo genio, guardiano di pecore, scozzese.
I nostri lavori teatrali sono stati fissati: 'Giovanotti', giugno 1826; 'I nostr
i compagni', luglio 1827; 'Gli Isolani', dicembre 1827.
Questi sono i nostri tre grandi lavori che non sono stati tenuti segreti.
I migliori lavori di Emily e miei furono decisi nel dicembre 1827. 'Lavori migli
ori' significa 'Iavori segreti'; sono molto belli.
Tutti sono molto strani.
Non ho bisogno di mettere sulla carta la loro natura, poiché penso che me li
ricorderò sempre.
Il lavoro teatrale 'Giovanotti' prese lo spunto da alcuni soldatini di legno che
aveva Branwell; 'I nostri compagni' dalle favole di Esopo; e 'Gli Isolani' da a
lcuni fatti che accaddero.
Farò più esplicitamente uno schizzo dell'origine dei nostri lavori se mi riesce.
Per prima cosa 'I giovanotti'.
Papà a Leeds comprò a Branwell alcuni soldatini di legno; quando papà giunse a casa er
a notte e noi eravamo a letto, così l'indomani mattina Branwell venne alla nostra
porta con una scatola.
Emily e io balzammo dal letto e io afferrai un soldatino ed esclamai: 'Questo è il
duca di Wellington! Questo sarà il duca!' Quando ebbi detto questo Emily ne prese
uno e disse che doveva essere suo.
Il mio era il più bello di tutti, e il più alto, e il più perfetto da tutti i punti di
vista.
Quello di Emily era un tipo dall'aspetto serio e lo chiamammo Gravey; quello di
Anne era una cosina dall'aspetto grave, proprio come è lei, lo chiamammo Piccolo A
ttendente.
Branwell scelse il suo e lo chiamò Buonaparte.'
Quanto sopra rivela qualcosa circa le letture cui erano interessati i piccoli Br
ont, ma il loro desiderio di maggior informazione deve essere stato rivolto in m
olte direzioni poiché trovo una 'Iista di pittori di cui desidero vedere i lavori'
messa giù da Charlotte Bront quando aveva appena tredici anni.
'Guido Reni, Giulio Romano, Tiziano, Raffaello, Michelangelo, Correggio, Annibal
e Carracci, Leonardo da Vinci, Fra Bartolomeo, Carlo Cignani, Vandyke, Rubens, B
artolomeo Ramerghi.' Ecco questa ragazzina che, in una remota Canonica dello Yor
kshire dove probabilmente non ha mai visto in vita sua nulla che meriti il nome
di quadro, studia i nomi e le caratteristiche degli antichi grandi maestri itali
ani e fiamminghi, i cui lavori anela di vedere in un futuro che si perde nella n
otte del tempo che le si stende dinnanzi.
Vi è uno stralcio di scritto che contiene lo studio minuzioso e la critica delle i
ncisioni 'sull'offerta dell'amicizia per il 1829' che dimostra quanto per tempo
essa abbia formato quelle abitudini di minuziosa osservazione e paziente analisi
delle cause e degli effetti che negli anni susseguenti servirono così bene da pun
to d'appoggio al suo genio.
Il modo in cui Mister Bront associò i figli fin da bambini al proprio grande inter
esse per la politica deve aver fatto molto per evitare che le loro menti venisse
ro limitate o inquinate dai pettegolezzi locali.
Cito l'ultimo brano che tratta fatti personali nei 'Racconti degli Isolani'; è una
specie di scusa che si legge nell'introduzione del secondo volume, intesa a giu
stificare il perché il lavoro non era stato continuato prima di allora; gli scritt
ori erano stati a lungo molto occupati e, ultimamente, troppo assorti dalla poli
tica.
'Il Parlamento è stato aperto e il grande problema Cattolico introdotto, (4) e le
misure prese dal Duca palesate, e tutto si è fatto calunnia, violenza, spirito di
parte e confusione.
Oh! quei sei mesi dal momento del discorso del Re fino alla fine! Nessuno poteva
scrivere, pensare, o parlare d'altro se non della questione cattolica
e del duca di Wellington e di Mister Peel.
Ricordo il giorno in cui l"Informazione straordinaria' arrivò riportando il discor
so di Mister Peel contenente le condizioni alle quali i Cattolici potevano esser
e ammessi! Con che ardore Papà stracciò la busta, e come noi tutti ci radunammo into
rno a lui, e ascoltammo trattenendo il respiro mentre le condizioni venivano pal
esate a una a una, e spiegate, e argomentate così abilmente, e così bene; poi quando
tutto fu finito, la zia disse che andava benissimo, e che i Cattolici non ci po
tevano danneggiare con garanzie così buone.
Ricordo anche i dubbi circa la loro approvazione alla camera dei Lords; e le pre
visioni che non lo sarebbero state; e quando giunse il giornale che doveva risol
vere il dubbio, l'ansietà con cui ascoltammo tutta la relazione era quasi spavento
sa: l'aprirsi della porta, il silenzio improvviso, i duchi di sangue reale nei l
oro paludamenti e il grande duca con la fascia verde e il panciotto, il rizzarsi
di tutti i pari quando si alzò lui, la lettura del suo discorso - papà che diceva c
he le sue parole erano come oro prezioso; e alla fine la maggioranza di uno a qu
attro (sic) in favore della legge proposta.
Ma questa è una disgressione eccetera eccetera.'
Quanto sopra dev'essere stato scritto quando era fra i tredici e i quattordici a
nni.
Sarà interessante per alcuni dei miei lettori conoscere il carattere dei suoi scri
tti di pura immaginazione.
Mentre la descrizione di qualsiasi accadimento reale è, come abbiamo visto semplic
e, efficace e vigorosa, quando lascia la briglia sciolta alla creatività, l'immagi
nazione e il linguaggio si scatenano, raggiungendo, a volte, i limiti del deliri
o.
Di questo scrivere sfrenato, a volte difficile da interpretare, sarà sufficiente d
are un solo esempio.
E' una lettera al 'direttore' (immaginario) di una delle 'Piccole riviste'.
Signore, è ben risaputa che i Geni hanno dichiarato che, a meno che essi compiano
ogni anno certi difficili compiti di misteriosa natura, tutti i mondi nel firmam
ento saranno arsi, e riuniti in un poderoso globo, che girerà in solitaria grandez
za nella vasta desolata landa dello spazio abitato unicamente dai quattro grandi
principi dei Geni finché al tempo non subentrerà l'Eternità; e l'impudenza di quanto
sopra può trovare riscontro solamente in un'altra loro affermazione, e precisament
e, che con la loro magia essi possono ridurre il mondo a un deserto, le acque più
pure in fiumi di livido veleno e i più limpidi laghi in paludi stagnanti le cui pe
stifere emanazioni uccideranno ogni essere vivente all'infuori delle bestie asse
tate di sangue che vivono nelle foreste e degli uccelli rapaci delle rocce.
Ma che nel mezzo di questa desolazione il palazzo del capo dei Geni sorgerà splend
ente e l'orribile urlo del loro grido di guerra si spargerà sulla landa di mattina
, al meriggio, sul far della notte; che essi terranno il loro festino annuale co
n le ossa dei morti, annualmente si rallegreranno col gaudio dei vincitori.
Penso, Signore, che l'orribile malvagità di tutto ciò non richieda commento, e perciò
mi affretto a firmarmi, eccetera. 14 luglio, 1829.

Non è improbabile che questa lettera possa contenere riferimenti allegorici o poli
tici, invisibili ai nostri occhi, ma molto chiari per le vivide menti infantili
alle quali era indirizzata.
La politica era evidentemente il loro grande interesse: il duca di Wellington il
loro semi-dio.
Tutto quanto si riferiva a lui apparteneva all'età eroica.
Se Charlotte aveva bisogno di un cavaliere errante o di un innamorato devoto, il
marchese di Douro o Lord Wellesley (i due figli del duca) le venivano prontamen
te alla mano.
Non vi è quasi nessuno scritto in prosa di allora di cui essi non siano i personag
gi principali e in cui il loro 'augusto padre' non appaia come Giove Tonante o c
ome Deus-exmachina.
Come prova di quanto Wellesley le ossessionasse l'immaginazione, copio alcuni ti
toli di suoi scritti nelle loro varie 'Riviste'.
'Il Castello di Liffey', racconto di C. Wellesley.
'Versi per il fiume Aragua', del marchese di Douro.
'Un sogno straordinario' di Lord C. Wellesley.
'Il Nano Verde, racconto del tempo (passato)' di Lord Charles Albert Florian Wel
lesley.
'Strani eventi' di Lord C.A.F.
Wellesley.
La vita trascorsa in un villaggio isolato, o in una casa di campagna solitaria, è
fatta di molti eventi minuti che penetrano nelle menti infantili per esservi rim
uginati.
Nessun insolito fatto può essere avvenuto, né può avere avuto la probabilità di concreta
rsi, per giorni e giorni, tanto da rimuovere quello antecedente, prima che esso
abbia assunto una vaga e misteriosa importanza.
Perciò i bambini che conducono una vita ritirata sono spesso pensosi e sognanti; l
'impressione prodotta su di loro dal mondo esterno - gli aspetti insoliti della
terra e del cielo - gli incidentali incontri con visi e figure estranei - rare o
ccorrenze in quei luoghi fuori mano - sono talvolta ingigantiti da loro e resi c
osì profondamente significativi da sembrare quasi sovrannaturali.
Scorgo questa impronta fortemente segnata in quanto scriveva Charlotte in quel t
empo.
E in verità, date le circostanze, ciò non è strano.
E' stato un fatto comune a tutti fin dai tempi dei pastori caldei, 'ai solitari
mandriani stesi sulla verde zolla erbosa per tutta una mezza giornata d'estate'
- al monaco solitario - a tutti coloro nella cui immaginazione le impressioni ri
cevute dall'esterno hanno avuto il tempo di crescere e di vivificarsi, finché sono
state accettate come vere e proprie personificazioni, come visioni soprannatura
li di cui non è possibile dubitare senza sacrilegio.
In Charlotte vi era un vigoroso senso comune atto a controbilanciare questa tend
enza, quotidianamente esercitato.
I suoi doveri non si limitavano a studiare le lezioni, a leggere un dato numero
di pagine, a far sue certe idee: doveva inoltre spazzare alcune stanze, fare com
missioni, aiutare a cucinare i cibi più semplici, essere di volta in volta compagn
a di giochi e sorvegliante delle sorelline e del fratello, cucire e rammendare,
imparare l'economia sotto la guida della sua prudente zia.
Così vediamo che mentre l'immaginazione riceveva potenti impressioni, la sua eccel
lente facoltà di comprensione aveva pieno potere di rettificarle, prima che le fan
tasticherie prendessero corpo come realtà.
In un pezzetto di carta ha scritto il seguente resoconto:
22 giugno 1830, 6 pomeridiane Haworth nei pressi di Bradford
'Lo strano fatto riferito di seguito avvenne il 22 giugno 1I830; in quel tempo p
apà era gravemente ammalato.
Costretto a letto, e così debole da non potersi tirare su senza aiuto.
Tabby e io eravamo sole in cucina verso le nove e mezza di mattina.
All'improvviso udimmo bussare alla porta; Tabby si rizzò e andò ad aprire.
Apparve un vecchio che, rimanendo fuori, le si rivolse così: Vecchio: 'Il parroco
abita qui?' Tabby: 'Sì.' Vecchio: 'Desidero vederlo.' Tabby: 'E' a letto, ammalato
.' Vecchio: 'Ho un'ambasciata per lui.' Tabby: 'Da parte di chi?' Vecchio: 'Dal
Signore.' Tabby: 'Chi? ' Vecchio: 'Il Signore.
Desidera che io gli dica che lo Sposo sta giungendo e che ci dobbiamo preparare
a incontrarlo; che le corde stanno per essere allentate e la coppa d'oro infrant
a; la brocca rotta presso la fontana.' Mentre Tabby chiudeva la porta le chiesi
se lo conosceva.
Rispose che non lo aveva mai visto prima d'allora.
Pur essendo persuasa che quello era un qualche fanatico entusiasta, forse bene i
ntenzionato, ma totalmente ignorante della vera pietà, tuttavia non potei trattene
rmi dal piangere alle sue parole, pronunciate così inaspettatamente proprio in que
l particolare momento.'
Benché la data della poesia che segue sia alquanto incerta mi sembra assai appropr
iato di inserirla qui.
Deve essere stata scritta prima del 1833 ma di quanto, non abbiamo modo di accer
tare.
La trascrivo come campione del notevole talento poetico dimostrato nei vari micr
oscopici scritti di quel tempo; per lo meno in tutti quelli che mi è stato dato di
leggere:
IL CERVO FERITO.
Passando in mezzo all'ombra più profonda Del cupo cuore del bosco, La notte scorsa
vidi un cervo ferito Giacente solitario ed appartato.
Quel tanto di luce che filtrava tra i rami folti (Luce sparsa, poca e spenta) Si
insinuava attraverso le felci che formavano la sua cuccia E si accentrava in pi
eno su di lui.
Il dolore tremava nelle sue membra stanche, Il dolore riempiva i suoi occhi pazi
enti, Schiacciate dal dolore in mezzo alle felci ombrose Le sue corna ramose gia
cevano.
Dov'erano i suoi camerati? dove la sua compagna? Tutti via dal suo letto di mort
e! E lui così colpito e desolato Soffriva e sanguinava da solo.
Sentiva egli quello che un uomo sentirebbe Abbandonato dagli amici e dolorosamen
te desolato? Il dardo della sofferenza e la puntura del dolore Lottavano nel suo
petto straziato?
L'anelante desiderio per l'affetto perduto Appuntiva ogni dardo mortale; L'Amore
non corrisposto e la Fede tradita Tormentavano essi il suo cuore?
No! Lasciate all'uomo il destino che gli è proprio! Questi sono i palpiti dolorosi
che sorgono Intorno al letto oscuro e desolato Dove muore la stirpe di Adamo!

CAPITOLO 6.
E' giunto, forse, il momento adatto per dare la descrizione fisica di Miss Bron
t.
Nel 1831 era una quieta e pensosa fanciulla di quindici anni, dal personale molt
o minuto, sotto-sviluppato, diceva di se stessa.
Le membra e la testa essendo in armoniosa proporzione con l'esile, fragile corpo
nessun termine pur lontanamente atto a suggerire una qualche deformità potrebbe e
sserle applicato; soffici, folti capelli castani, e occhi tutti suoi, di cui tro
vo difficile descrivere l'espressione visto che li conobbi solamente nei suoi ul
timi anni.
Erano grandi e di un bel taglio, color bruno bruciato, ma se si esaminava l'irid
e da vicino ci si accorgeva che il colore era composto da una grande varietà di sf
umature.
L'espressione abituale era di quieta, intenta intelligenza; ma, ogni tanto, per
un qualche giusto motivo di intenso interesse, o di sana indignazione, splendeva
no, come se una lampada spirituale si fosse accesa e lucesse dietro quei globi o
culari espressivi.
Non vidi mai nulla di simile in altra creatura umana.
Gli altri suoi lineamenti erano privi di bellezza, grossi e mal combinati, ma a
meno di incominciare a catalogarli uno quasi non se ne accorgeva poiché gli occhi
e la loro forza d'espressione compensavano ogni difetto fisico: la bocca, il nas
o grosso, si dimenticavano; l'insieme del viso fissava l'attenzione e subito att
raeva tutti quelli che lei desiderava attrarre.
Le mani e i piedi erano i più piccoli che io abbia mai visto; quando una delle sue
mani veniva posta nella mia dava l'impressione del morbido tocco di un uccello
posato in mezzo alla palma.
Le dita lunghe e delicate possedevano una specialissima sensitività, ragione per c
ui qualsiasi suo lavoro manuale - scrittura, cucito, maglia - risultava chiaro n
ella sua minuziosa esecuzione.
Era notevolmente ordinata in tutto il vestiario, e addirittura elegante nella sc
elta appropriata delle calzature e dei guanti.
Posso facilmente supporre come la grave, seria compostezza che, quando la conobb
i, dava al suo viso la dignità di un antico ritratto di scuola veneziana, non era
stata acquisita negli ultimi anni ma, invece, risaliva a quando in giovane età si
era trovata nella situazione di sorella maggiore di bambini orfani di madre.
Ma in una ragazzina una simile espressione doveva essere definita, in quell'ambi
ente campagnolo, antiquata; e nel 1831, anno di cui sto scrivendo, dobbiamo pens
arla come una fanciulla all'antica, posata, che ai modi molto quieti aggiungeva
vestiti molto strani poiché all'influenza esercitata dalle idee del padre sulla se
mplicità del vestire adatta alla moglie e alle figlie di un parroco di campagna (r
icordiamo la distruzione degli stivaletti colorati e del vestito di seta) si agg
iungeva il gusto della zia che sceglieva gli abiti delle nipoti e, siccome non e
ra più stata in società da quando aveva lasciato Penzance otto o nove anni prima, se
guiva la moda di Penzance in quei giorni lontani, tanto cari al suo cuore.
Nel gennaio del 1831, Charlotte fu nuovamente mandata a scuola.
Questa volta andò come alunna da Miss Wooler a Roe Head, in una gaia e vasta casa
di campagna che sorgeva un po' appartata in mezzo a un campo, sulla destra della
strada che conduce da Leeds a Huddersfield.
Le finestre all'antica formano due ordini di loggette molto sporgenti che, risal
endo dal pianterreno fin sotto il tetto di Roe Head, si aprono sulla lunga china
erbosa di un pascolo che scende fino ai bei boschi del parco di Kirklees, resid
enza di Sir George Armitage.
Sebbene Roe Head sia a meno di venti miglia da Haworth l'aspetto del paesaggio
che circonda le due località non potrebbe essere più dissimile se si trovassero in d
ue climi diversi.
Le morbide ondulazioni erbose che circondano la prima, danno all'estraneo la pia
cevole sensazione di respirare aria pura sulle alture, mentre sul fondo delle la
rghe e verdi valli si gode il piacevole tepore dei raggi del sole.
E' l'ambiente naturale preferito dai monaci e, infatti, vi si incontrano ogni do
ve i resti architettonici dell'antichissimo tempo dei Plantageneti a fianco degl
i edifici sorti dalla speculazione manifatturiera nell'odierno West Riding.
Qui si incontrano il parco di Kirklees, sparso di radure solatie o ombreggiato d
ai folti rami dei centenari alberi di tasso e la grigia mole di edifici che nel
lontano passato furono una 'Casa di Dame Professe'; nel profondo del bosco va sb
riciolandosi a poco a poco una pietra, sotto la quale dicono giaccia Robin Hood;
quasi sul limite del parco una vecchia casa dal tetto ad angolo spiovente, tras
formata in locanda sulla strada carrozzabile porta il nome significativo di 'Le
tre Monache', illustrato dall'insegna dipinta.
Questa strana locanda è frequentata dagli operai dal cui lavoro sono prodotti i te
ssuti di lana pettinata che escono dai vicini opifici allineati lungo la strada
maestra da Leeds a Huddersfield e sono il centro di altrettanti nascenti villagg
i.
Tali sono i contrasti di modi di vita, di tempi, di stagioni che il viaggiatore
incontra lungo le strade maestre che solcano il West Riding.
Penso che in nessun'altra parte dell'Inghilterra secoli diversi siano posti in c
osì stretto, strano contatto, come avviene nei pressi di Roe Head.
A una distanza facilmente percorribile a piedi, partendo dalla
casa di Miss Wooler, sulla sinistra di chi viene da Leeds si trovano i resti di
Howley Hall, oggi proprietà di Lord Cardigan ma un tempo residenza di un ramo dei
Savile; nelle sue vicinanze vi è 'il pozzo di Lady Anne' che, secondo la tradizion
e lì era stata sbranata dai lupi mentre sedeva appoggiata al pozzo, presso il qual
e ancora oggi si radunano gli operai tintori macchiati di indaco, giungendo dall
e manifatture di Bristall e di Batley, all'alba della domenica delle Palme, gior
no in cui si crede che quell'acqua venga dotata di notevole forza curativa e, al
le sei antimeridiane, prenda strane varietà di colori.
Nelle altre terre circostanti possedute dai fattori che vivono nella zona di How
ley Hall, sorgono case moderne costruite in pietra, occupate da chi si guadagna
da vivere e fa fortuna grazie all'impianto degli opifici che intaccano le tenute
degli antichi proprietari e sembrano respingere le vecchie dimore.
Queste si possono scorgere in ogni direzione, pittoresche, coi tetti a due falde
imposti sui frontoni che incimano i quattro lati del perimetro dei muri, ornati
con gli stemmi araldici delle antiche famiglie decadute, pressate dall'urgere d
ei ricchi manifatturieri che approfittano duramente delle loro necessità acquistan
do, campo dopo campo, le terre ancestrali.Un'atmosfera pregna di fumo avvolge le
vecchie dimore degli antichi gentiluomini campagnoli dello Yorkshire e annerisc
e e rovina gli alberi annosi che le ombreggiano; per giungervi si percorrono sen
tieri coperti di cenere, il suolo all'intorno è venduto come terreno da costruzion
e, ma i vicini sebbene ormai ricavino la loro sussistenza nell'ambito di una dif
ferente società, ricordano che i loro antenati agricoltori erano vissuti grazie al
la provvida dipendenza dai proprietari di quelle case, e fanno tesoro delle trad
izioni connesse a quei maestosi complessi famigliari durati di secolo in secolo.
Prendete Oakwell Hall per esempio.
Sorge in un pascolo dall'aspetto selvatico a circa un quarto di miglio dalia str
ada maestra.
Su per giù la stessa distanza la separa dal sedulo ronzio delle macchine impiegate
nella manifattura di Birstall; e se vi ci recate dalla stazione di Birstall ver
so l'ora della refezione incontrate file di operai, dalla pelle fatta azzurra da
lla tintura della lana, che fanno scricchiolare sotto i passi la cenere dei sent
ieri adiacenti, affrettandosi, spinti dalla fame, verso il pasto che li attende.
Distogliendovi da questo spettacolo, prendendo a destra, salite il pendio di un
vecchio pascolo e entrate in un viottolo chiamato 'Sentiero insanguinato' - perc
hé lungo il suo tracciato passeggia lo spettro di un certo capitano Batt, reprobo
proprietario di una vicinissima vecchia dimora al tempo degli Stuart.
Dal "Sentiero insanguinato" ombreggiato da alberi, giungete al campo inselvatich
ito dov'è situata Oakwell Hall che, nelle vicinanze viene riconosciuta come il luo
go descritto sotto il nome di 'Field Head' quale residenza di Shirley da Charlot
te Bront nel suo secondo romanzo.
Il recinto che si estende davanti alla facciata, è mezzo cortile e mezzo giardino;
la sala d'ingresso rivestita di pannelli di legno, con la galleria sovrastante
che apre sulle camere da letto, che corrono tutt'intorno; il barbaro salotto col
or pesca; la vista luminosa che si gode dalla porta del giardino che apre sui pr
ati erbosi e le terrazze posteriori, dove i colombi dai morbidi colori ancor ogg
i tubano e passeggiano dondolandosi al sole - sono descritti in "Shirley".
Lo scenario di quel romanzo si estende tutt'intorno; gli avvenimenti reali che l
o ispirano, si svolsero nelle immediate vicinanze.
In una delle camere da letto di Oakwell Hall mostrano l'impronta insanguinata di
un piede e narrano la storia che vi si riferisce e che interessa anche il senti
ero di accesso.
Si riteneva che il Capitano Batt fosse molto lontano; la sua famiglia risiedeva
a Oakwell: quand'ecco nell'ombra del crepuscolo, egli giunse, attraversò la sala d
'ingresso, salì le scale, entrò nella sua camera e svanì.
Era stato ucciso in duello a Londra 'quello stesso pomeriggio del 9 dicembre 168
4.' I muri di pietra della dimora erano parte dell'antico Vicariato di cui gli a
ntenati del Capitano Batt si erano impossessati nelle torbide lotte per garantir
si le proprietà ecclesiastiche, che avevano fatto seguito alla Riforma protestante
.
Questo Henry Batt si era impadronito senza scrupoli di case e di denaro e per co
ronare l'opera aveva rubato la grande campana della chiesa di Birstall, per ques
to furto sacrilego era stata imposta sulle sue terre una multa che i proprietari
del palazzotto pagano ancora al giorno d'oggi.
La proprietà di Oakwell passò dalle mani di Batt in quelle di discendenti collateral
i che all'inizio dello scorso secolo vi lasciarono come loro ricordo questa pitt
oresca impronta.
Nella grande sala d'ingresso è appeso un imponente paio di corna di cervo dal qual
e pende un cartello stampato per ricordare che il primo settembre del 1763 vi fu
un grande raduno di caccia a cavallo durante il quale l'animale era stato uccis
o e che quattordici gentiluomini avevano preso parte all'inseguimento e banchett
arono con le spoglie dell'animale in quella stessa sala ospiti del proprietario
Fairfax Fearneley.
Seguono altri tredici nomi, indubbiamente indicanti 'grandi uomini del tempo che
fu'; ma di tutti questi, gli unici con cui presi contatto nel 1855 sono Sir Fle
tcher Norton, procuratore generale, e il generale maggiore Birch.
Procedendo oltre Oakwell, a destra e a sinistra si incontrano case che furono be
n conosciute da Miss Bront nel periodo da lei trascorso a Roe Head, essendo dimo
re ospitali di alcune sue compagne di scuola.Giungendo nella zona più alta si inco
ntrano stradicciole e sentieri che nei giorni di vacanza permettevano alle stude
ntesse piacevoli passeggiate e infine, il cancello bianco che immette nel viotto
lo per Roe Head.
Una delle verande chiuse del primo piano, da cui si gode la piacevole veduta app
ena descritta, dava luce al salotto; l'altra apparteneva alla sala di studio.
La sala da pranzo si trovava da un lato della porta e faceva fronte alla strada.
L'affetto gentile della materna Miss Wooler e il ristretto numero delle allieve
facevano sì che l'educandato assomigliasse più a una famiglia che a una scuola Inolt
re, la direttrice, come pure le sue alunne, erano nate nelle immediate vicinanze
di Roe Head.
Con ogni probabilità Charlotte Bront proveniente da Haworth era quella che giungev
a da più lontano.
La casa di E. (1) si trovava a cinque miglia; quella di due altre care amiche (R
ose e Jessy Yorke di "Shirley") erano ancora più vicine; due o tre venivano da Hud
dersfield, una o due da Leeds.
Cito da una preziosa lettera che ho appena ricevuto da Mary, una di esse, chiara
e grafica nell'espressione, come si conviene a una cara amica di Charlotte Bron
t.
La descrizione è da riferirsi alla prima comparsa di Charlotte a Roe Head: il 19 g
ennaio 1831.
'La vidi per la prima volta mentre usciva da una carrozza chiusa, vestita di abi
ti molto antiquati e con un'aria infreddolita e infelicissima.
Veniva a scuola da Miss Wooler.
Quando entrò nella sala da studio aveva cambiato vestito, con uno altrettanto fuor
i moda.
Aveva l'aspetto di una vecchietta, così miope che, guardandosi intorno, sembrava c
ercasse qualcosa muovendo il capo di qua e di là per riuscire a vederla.
Era timidissima e nervosa e parlava con un forte accento irlandese.
Quando le diedero un libro vi piegò su il capo fin quasi a toccare la pagina col n
aso, e quando le dissero di tirarlo su, si portò dietro il libro, sempre vicinissi
mo al naso, tanto che non fu possibile trattenersi dal ridere.' Questa fu la pri
ma impressione che produsse su quella di cui doveva diventare una cara e prezios
a amica.
Un'altra ragazza rammenta quando vide per la prima volta Charlotte che, il giorn
o del suo arrivo, rimaneva vicino alla finestra della sala da studio a guardare
il paesaggio innevato, piangendo, mentre le altre giocavano.
E. era più giovane di lei e il suo tenero cuore fu commosso dall'apparenza desolat
a di quella ragazzina dal vestito strano, dallo strano aspetto, mentre in quella
mattina d'inverno, piena di nostalgia per la sua casa, se ne stava in lacrime i
n un luogo estraneo, in mezzo a gente sconosciuta.
Un qualsiasi gesto di enfatica gentilezza avrebbe spaventato la selvatica ragazz
ina giunta da Haworth.
Ma E., che viene riconosciuta nella Caroline Helstone di "Shirley", seppe conqui
starsene la fiducia e le fu possibile dimostrarle simpatia.
Sempre citando dalla lettera di Mary: 'La giudicammo molto ignorante perché non av
eva mai studiato la grammatica e sapeva pochissimo di geografia.' Questo raccont
o della sua parziale ignoranza è confermato dalle altre condiscepole.
Ma Miss Wooler era una signora di notevole intelligenza, capace di delicata tene
ra simpatia.
Miss Wooler la prese da parte e le disse che temeva di doverla mettere nella sec
onda classe in un primo tempo, per darle modo di raggiungere il livello delle ed
ucande della sua età nella conoscenza della grammatica e delle altre materie; ma l
a povera Charlotte accolse questa notizia con un così disperato scoppio di pianto
che il gentile cuore di Miss Wooler ne fu commosso; si rese saggiamente conto ch
e, con una simile figliola era meglio metterla nella prima classe permettendole
di riparare con lo studio privato a tutte le sue deficienze.
'Ci confondeva dando prova di sapere cose che erano completamente fuori della no
stra portata.
Conosceva la maggior parte dei brani di poesia che dovevamo studiare a memoria;
sapeva dircene gli autori, sapeva da quali componimenti fossero ricavati; a volt
e ne recitava una o due pagine e ce ne raccontava tutto l'intreccio.
Aveva l'abitudine di scrivere in stampatello e ci disse che lo aveva imparato sc
rivendo la loro rivista.
Lei, il fratello e le sorelle facevano uscire una rivista una volta al mese e de
sideravano che sembrasse quanto più possibile veramente stampata.
Nessuno vi scriveva, e nessuno la leggeva all'infuori di loro.
Promise di mostrarmi alcuni numeri di questa rivista, ma si rimangiò la parola e n
ulla poté indurla a desistere dal rifiuto.
Durante le nostre ore di ricreazione se ne stava seduta, oppure ritta ma immobil
e, a leggere appena poteva.
Una volta alcune di noi insistettero affinché partecipasse a una partita a palla.
Rispose che non aveva mai giocato e non sapeva giocare.
La facemmo provare ma presto ci rendemmo conto che non poteva vedere la palla, c
osì la lasciammo fuori.
Accettò il nostro modo di agire con docile indifferenza; dava sempre l'impressione
di aver bisogno di decidere fra sé e sé per dire no a una qualsiasi richiesta.
Era solita andarsene sotto gli alberi, standosene ritta, nel recinto dove giocav
amo, e diceva che era più piacevole così.
Tentava di spiegarcelo indicando le ombre e i tratti di cielo che apparivano fra
i rami.
Noi capivamo poco.
Diceva che a Cowan's Bridge le piaceva starsene ritta su una pietra in mezzo al
rivoletto e guardare l'acqua che passava scorrendo.
Le dissi che sarebbe dovuta andare a pescare, rispose che non ne aveva mai prova
to il desiderio.
In tutto quanto faceva dimostrava debolezza fisica.
A scuola non mangiava cibo preparato con carne.
Fu verso quell'epoca ch'io le dissi che era molto brutta.
Alcuni anni dopo mi resi conto che ero stata veramente impertinente e glielo dis
si.
Mi rispose: 'Mi facesti un gran bene, Polly, perciò non pentirtene.' Era solita di
segnare assai meglio e più rapidamente di quanto avessimo mai visto fare e sapeva
molte cose sui quadri e sui pittori celebri.
Ogni qualvolta aveva l'opportunità di esaminare un dipinto o una incisione di qual
siasi tipo, la osservava centimetro per centimetro con gli occhi quasi appoggiat
i alla carta, guardando così a lungo che finivamo col chiederle cosa mai ci vedess
e.
Poteva sempre scorgervi moltissime cose e le spiegava assai bene.
Scriveva poesie e faceva disegni interessantissimi, per lo meno secondo me; pres
i allora l'abitudine che conservo ancora, di far riferimento mentalmente alle su
e opinioni in proposito, risolvendo di descriverle questa o quella cosa, finché tr
asalisco ricordando che non lo potrò fare mai più.' Per valutare pienamente la porta
ta di quest'ultima frase - per sottolineare quanto vivida e duratura sia stata l
'impressione che Miss Bront faceva su quanti erano all'altezza di apprezzarla -
devo far notare che chi scrive questa lettera, in data 18 gennaio 1856, racconta
ndo quanto costantemente si riferisse all'opinione di Charlotte, non l'aveva più i
ncontrata negli ultimi undici anni trascorsi in un paese straniero, in un contin
ente nuovo, situato agli antipodi.
'Eravamo furiosamente politicizzate, quali era impossibile non essere nel 1832;
lei conosceva i nomi dei due ministri, (2) di quello che si era dimesso e dell'a
ltro che gli era succeduto approvando il Decreto sulla Riforma.
Adorava il duca di Wellington, e diceva che di Sir Robert Peel non ci si poteva
fidare: egli non agiva secondo un proprio principio come facevano gli altri, ma
per opportunismo.
Io, appartenendo al furioso partito radicale, le dicevo: 'come possono fidarsi l
'uno dell'altro; sono tutti quanti dei mascalzoni!' Allora lei si slanciava a te
ssere le lodi del duca di Wellington, basandosi sulle sue azioni; al che io non
potevo controbattere perché non sapevo nulla di lui.
Mi diceva che si era interessata di politica fin da quando aveva cinque anni.
Non ripeteva le opinioni di suo padre, non direttamente, ma si basava sui giorna
li che lui preferiva.' Per dimostrare meglio la verità di quanto sopra posso citar
e il brano di una lettera al fratello, scritta da Roe Head il 17 maggio 1832: 'U
ltimamente avevo incominciato a pensare di aver perso l'interesse che in passato
avevo per la politica; ma l'estremo piacere che provai alla notizia che il Decr
eto sulla Riforma era stato respinto dalla Camera dei Lords e della espulsione o
dimissione di Lord Grey, mi ha convinta che non ho ancora perduta tutta la mia
propensione per la politica.
Sono estremamente lieta che la zia abbia consentito all'abbonamento al "Frazer's
Magazine" visto che, pur sapendo dalla tua descrizione che il suo contenuto gen
erale sarà piuttosto privo di interesse paragonato al "Blackwood", sarà tuttavia meg
lio che restare l'intero anno senza aver modo di vedere un qualsiasi periodico;
e questo sarebbe certamente il nostro caso, poiché nel piccolo selvaggio villaggio
della brughiera in cui risiediamo, non ci sarebbe modo di prendere a prestito q
ualcosa del genere da una biblioteca circolante.
Spero insieme a te che l'attuale delizioso tempo possa contribuire al perfetto r
ecupero del nostro caro papà e che dia alla zia piacevoli reminiscenze del clima s
alubre del suo luogo natio, eccetera.' Tornando alla lettera di Mary: 'Spesso pa
rlava delle sue due sorelle maggiori, Mary ed Elizabeth che erano morte a Cowan'
s Bridge.
Ero solita pensarle come meraviglie di talento e di gentile bontà.
Una mattina, per tempo, mi disse che aveva appena fatto un sogno: le avevano det
to che era desiderata in salotto, e vi aveva trovato Mary e Elizabeth; ero ansio
sa che continuasse nel racconto e quando mi disse che non c'era altro le chiesi:
'Continua! Inventa! So che ne sei capace!' Disse di no; desiderava non aver sog
nato, perché le cose non si erano svolte bene; erano cambiate; avevano dimenticato
quello che un tempo le interessava.
Erano vestite molto elegantemente, e avevano incominciato a criticare la sala, e
ccetera.
L'abitudine di inventarsi interessi propria della maggior parte dei bambini che
non ne hanno nessuno nella vita quotidiana, era fortissimo in lei; tutta la fami
glia soleva inventare storie e creare personaggi e avvenimenti.
Una volta le dissi che mi sembravano patate germoglianti in una cantina.
Lei disse tristemente: 'Sì, so che lo siamo!' Quello che ho udito da altre fonti c
irca i suoi giorni di educandato conferma l'accuratezza dei particolari contenut
i in questa curiosa lettera.
Era una studentessa infaticabile; leggeva e imparava di continuo; aveva una sald
a convinzione, assai insolita in una quindicenne, di quanto l'istruzione fosse n
ecessaria e di un valore essenziale.
Non perdeva mai un minuto di tempo e quasi sembrava rammaricarsi avaramente dell
e ore concesse alla distensione e al gioco, il che poteva essere solo parzialmen
te attribuito alla goffaggine cagionata dalla miopia.
Tuttavia, a dispetto delle sue consuetudini poco sociali era molto ben vista dal
le compagne.
Era sempre pronta a tentar di fare quello che desideravano, benché non le dispiace
sse quando le dicevano che era goffa e la lasciavano fuori dai loro giochi.
Poi, di sera, diventava una narratrice infaticabile, lasciandole spaventate a mo
rte quando più tardi andavano a letto.
In una occasione l'effetto fu tale che lei stessa si mise a urlare e Miss Wooler
, venendo al piano di sopra scoprì che una delle ascoltatrici era in preda a viole
nte palpitazioni a causa dell'eccitazione per la storia narrata da Charlotte.
La sua instancabile brama di apprendere indusse Miss Wooler a darle sempre più lun
ghi compiti da preparare in vista degli esami; e solo verso la fine dei due anni
che essa trascorse a Roe Head in qualità di educanda, meritò la prima e ultima insu
fficienza per una lezione saputa male.
Aveva dovuto leggere una grande quantità delle "Conferenze sulle Belle Lettere" di
Blair (3) e non le era riuscito di rispondere ad alcune domande in proposito: C
harlotte Bront si vide dare un brutto voto.
Miss Wooler fu spiacente di aver sovraccaricato una alunna tanto volonterosa.
Charlotte pianse amaramente.
Ma le sue condiscepole più che spiacenti furono indignate.
Dichiararono che infliggere un castigo, per leggero che fosse, a Charlotte Bront
era ingiusto - poiché chi altri aveva cercato di compiere il proprio dovere come
lo aveva fatto lei? e dimostrarono i loro sentimenti in vario modo, finché Miss Wo
oler che, in realtà non era che troppo desiderosa di passare sopra la prima mancan
za della sua ottima alunna, cancellò il brutto voto, e le ragazze tornarono all'ob
bedienza eccetto Mary che durante una o due settimane che rimanevano prima della
fine del semestre prese una posizione personale disobbedendo a qualsiasi regola
dell'educandato per dimostrare la sua riprovazione dell'ingiustizia commessa da
Miss Wooler nel dare a Charlotte Bront una lezione più lunga di quanto le fosse p
ossibile imparare.
Il numero delle alunne era così esiguo che la presenza ad ora fissa alle lezioni d
i certe materie non era imposta rigidamente come avveniva in scuole più frequentat
e.
Quando le ragazze erano pronte si presentavano per dire la lezione assegnata.
Miss Wooler aveva un dono speciale per interessarle a tutto quanto dovevano impa
rare.
Esse consideravano lo studio non come una serie di compiti da svolgere, ma con u
n sano desiderio, una vera sete del sapere di cui essa era riuscita a far loro a
pprezzare il piacevole sapore.
Non mettevano da parte la lettura o l'apprendimento appena cessata la costrizion
e della scuola.
Era stato loro insegnato a pensare, ad analizzare, a scartare, ad apprezzare.
Charlotte Bront aveva avuto fortuna nella scelta della seconda scuola in cui la
mandarono.
Vi era una robusta libertà nella vita all'aperto delle sue compagne.
Si impegnavano in allegri giochi nei campi che circondavano la casa; durante la
mezza vacanza del sabato facevano lunghe passeggiate, ora scendendo a tastoni lu
ngo misteriosi sentieri invasi dall'ombra, ora inerpicandosi per i ripidi pendii
fino a conquistare un'ampia visuale sulla terra di cui c'era tanto da dire narr
andone la storia passata e presente.
Miss Wooler deve aver posseduto con grande perfezione l'arte francese del raccon
tare se giudichiamo dal ricordo che le sue alunne conservano delle storie che na
rrava durante quelle lunghe passeggiate, su quella vecchia casa, su questa nuova
manifattura e delle condizioni della società, sui cambiamenti portati dal passar
del tempo evidenti nell'uno e nell'altro edificio, segnato dalle differenti date
.
Ricordava i giorni, ormai lontani, quando coloro che vegliavano nel cuor della n
otte udivano le lontane parole di comando e i pesanti passi cadenzati di uomini
disperati e pronti a tutto che venivano addestrati occultamente, in preparazione
del grande giorno che la loro immaginazione si prefigurava, quando il buon diri
tto, chiamato a misurarsi con la potenza bruta uscirebbe vittorioso dalla lotta;
quando il popolo inglese, rappresentato dagli operai dello Yorkshire, del Lanca
shire, del Nottinghamshire dovettero far risuonare le loro voci in un orribile c
oro, visto che le loro giuste e pietose proteste non venivano recepite dal Parla
mento.
I cambiamenti in meglio sono stati così rapidi che oggi dimentichiamo quanto crude
li fossero le condizioni di moltissimi agricoltori alla conclusione della grande
guerra peninsulare.
La natura grottesca di alcune delle loro lagnanze è rimasta nel ricordo, ma la rea
le intensità delle loro sofferenze è attualmente dimenticata.
Erano furiosi e disperati e il paese, secondo il parere di molti, sembrava sull'
orlo di un precipizio da cui fu salvato solamente dalla pronta e risoluta decisi
one di pochi uomini autorevoli.
Miss Wooler parlava di questi tempi; delle esercitazioni notturne, misteriose, d
i migliaia di uomini nella solitudine della brughiera; delle minacce mormorate d
a creature pressate troppo da vicino dalla necessità per essere prudenti delle ape
rte azioni ostili fra le quali l'incendio doloso della manifattura dei Cartwrigh
t fu il gesto più clamoroso; e tutte queste cose penetrarono profondamente nella m
ente di almeno una delle ascoltatrici.
Mister Cartwright era il proprietario di una manifattura chiamata Rawfolds, situ
ata a Liversedge, alla distanza di una normale passeggiata da Roe Head.
Aveva osato far uso di macchinario per la cardatura dei tessuti di lana: decisio
ne impopolare nel 1812, quando molte altre circostanze cospiravano nel rendere i
nsostenibili le condizioni degli operai delle manifatture, travagliati dalla fam
e e dalla miseria.
Mister Cartwright era un uomo di alta levatura, che aveva nelle vene, a quanto d
icono, sangue straniero, le cui tracce erano chiaramente visibili nell'alta stat
ura, negli occhi bruni e nel colorito scuro, come pure nei modi da perfetto gent
iluomo, ma tutti suoi.
In ogni modo aveva trascorso lungo tempo all'estero e parlava bene il francese,
il che era di per sé una circostanza sospetta dato il nazionalismo fanatico di que
i giorni.
Questo insieme di cose gli era valso una grande impopolarità, anche prima della de
cisione di impiegare cardatrici meccaniche per le sue lane.
Sapeva benissimo di essere impopolare e aveva vagliato le probabili conseguenze
di quella innovazione.
Fece preparare la fabbrica a sostenere un assalto.
Vi prese dimora e, di notte, le porte furono saldamente sbarrate.
Su ogni scalino della rampa interna fu posto un rullo irto di fil di ferro dalle
punte aguzze per impedire la salita ai tumultuanti, se fossero riusciti a forza
re le porte.
Nella notte del sabato, 11 aprile 1812, vi fu l'assalto.
Un centinaio di operai specializzati, minacciati dalla fame, si radunarono propr
io sul campo che, nelle vicinanze di Kirklees, scendeva in lieve pendio dalla ca
sa dove successivamente Miss Wooler andò ad abitare.
Furono armati dai caporioni con pistole, asce e randelli, molti dei quali erano
stati estorti agli abitanti di case isolate, che si erano provveduti di quei mez
zi di difesa dalle bande armate che, di notte, andavano in giro in cerca di pred
a.
La moltitudine cupa e silenziosa si mise in marcia, nel cuor della notte, alla v
olta di Rawfolds e, prorompendo in un alto grido, diedero a Mister Cartwright l'
annuncio che l'assalto da lungo tempo atteso era in atto.
Egli era al riparo dei muri, è vero, ma, per aiutarlo ad arginare la furia di quel
le centinaia, aveva solamente quattro suoi operai e cinque soldati.
Tuttavia quei dieci uomini riuscirono, con un vigoroso e ben indirizzato fuoco d
ei loro moschetti, a sconfiggere i ripetuti disperati tentativi fatti dalla molt
itudine; dopo un conflitto di venti minuti, durante il quale due degli assalitor
i rimasero sul terreno, e parecchi altri furono feriti, gli insorti si ritiraron
o in confusione lasciando Mister Cartwright padrone del campo; ma egli era così st
ordito ed esausto che, dimenticando il tipo di difesa interna da lui escogitato,
si ferì gravemente a una gamba, urtando contro uno dei rulli spinati mentre tenta
va di salire le scale.
La sua dimora sorgeva nelle vicinanze della manifattura.
Alcuni dei tumultuanti avevano giurato che, se lui non avesse ceduto, allontanan
dosi dalla fabbrica sarebbero andati a quella casa e avrebbero ucciso sua moglie
e i suoi figli.
Era una terribile minaccia visto che, per difenderli, vi erano in tutto due sold
ati.
Mister Cartwright sapeva della minaccia, e, in quella notte tremenda, credendo d
i udire l'avvicinarsi di passi sospetti, afferrò i suoi piccini e li mise in una c
esta che, poi, spinse su per la cappa del grande camino, sempre presente nelle a
ntiche case dello Yorkshire.
Uno dei due messi a riparo in quel luogo insolito era allora una bimba che, fatt
asi ormai donna, soleva indicare con orgoglio i segni delle pallottole dei mosch
etti e le tracce di polvere da sparo sui muri della manifattura del padre che fu
il primo a opporre resistenza al progresso dei Luddisti che erano diventati in
breve tempo così numerosi da presentare l'aspetto di un'armata insurrezionale.
La condotta di Mister Cartwright fu talmente ammirata dai manifatturieri della r
egione che fecero circolare, in suo favore, una sottoscrizione che raggiunse le
tremila sterline.
A poco più di quindici giorni dall'assalto contro Rawfolds venne la volta di un al
tro manifatturiero che, anche lui, aveva adottato le odiate macchine; fu abbattu
to a colpi di arma da fuoco in pieno giorno, mentre attraversava il Crossland Mo
or che confinava con una piccola piantagione dove gli assassini si erano nascost
i.
Chi ha letto "Shirley" riconoscerà questi fatti, narrati da Miss Bront nel suo sec
ondo romanzo, scritto a molti anni di distanza, dopo averne ascoltato il raccont
o fatto dagli abitanti del luogo i quali ricordavano chiaramente quel terribile
tempo di insicurezza per la vita e la proprietà da una parte, di cieca e disperata
ignoranza dall'altra.
Nel 1812 Mister Bront in persona aveva vissuto in mezzo a quella gente, quando e
ra pastore a Hartshed a sole tre miglia da Rawfolds ed era stato proprio in quei
tempi pericolosi che aveva preso la abitudine di portare sempre con sé una pistol
a carica quando usciva da casa.
Si sapeva che la sua adesione al partito Tory e il suo amore, il suo rispetto pe
r l'autorità della legge lo inducevano a disprezzare la codardia dei magistrati in
quel circondario i quali, per tema dei Luddisti, rifiutavano di intervenire per
impedire le distruzioni vandaliche.
Gli ecclesiastici del luogo furono di gran lunga più coraggiosi.
Un certo Mister Roberson, (4) amico di Mister Bront, ha lasciato un vivo ricordo
di sé.
Viveva nei pressi di Heckmondwike, importante villaggio dalle case sparpagliate
e sudice, situato a meno di due miglia da Roe Head, abitate per la maggior parte
da tessitori di coperte che lavoravano a domicilio, e Heald's Hall è la casa più gr
ande del villaggio di cui Mister Roberson era allora vicario.
Aveva costruito a sue spese una bella chiesa a Liversedge, su una collina di fro
nte a quella dove era posta la sua dimora e questa iniziativa fu il primo tentat
ivo fatto nel West Riding per venire incontro alle necessità della popolazione che
si era rapidamente moltiplicata; aveva inoltre fatto molti sacrifici personali
a causa delle sue opinioni politiche e religiose che facevano di lui un vero Tor
y all'antica.
Detestava tutto quanto sapeva di anarchia.
Era visceralmente leale alla Chiesa d'Inghilterra e al Re e avrebbe sacrificato
la vita con orgoglio, senza esitare, per quello che credeva essere giusto e vero
.
Ma era dotato di una forte volontà che lo induceva a imperversare contro qualsiasi
opposizione, meritandogli di essere ricordato come avvolto da una aura cupament
e demoniaca.
Era amico intimo di Cartwright e presentiva l'assalto contro la manifattura; per
ciò, a quanto si dice, si era armato e aveva armato i suoi dipendenti e si teneva
pronto a intervenire alla prima richiesta di aiuto.
Fin qui il 'si dice' con ogni probabilità corrispondente al vero, visto che Mister
Roberson era animato da forte spirito combattivo pur essendo uomo di pace.
Ma per quel suo parteggiare a favore della frazione impopolare, nella mente dell
a popolazione locale sono rimasti ricordi del suo agire, evidentemente esagerati
, che vengono tramandati come verità.
Sostengono che, quando la mattina seguente all'assalto si era recato a cavallo a
congratularsi con l'amico Cartwright, proibisse a quelli che lo accompagnavano
di dar da bere ai Luddisti feriti rimasti sul terreno.
Inoltre questo ecclesiastico senza paura aveva offerto di trasformare la propria
casa in caserma per i soldati mandati dalle autorità a difesa della zona, attiran
dosi l'astio dei lavoratori che le giacche rosse dovevano intimidire.
Pur non essendo magistrato fu instancabile nello stanare i Luddisti responsabili
dell'assassinio di cui sopra: e grazie alla sua acuta impavida energia ebbe tan
to successo che si finì col credere che fosse aiutato da forze soprannaturali; ann
i dopo gli avvenimenti ricordati, i contadini che, tra il lusco e il brusco nell
e serate invernali si recavano di soppiatto nel campo che circonda Heald's Hall
affermavano di aver visto attraverso i vetri di una finestra il curato Roberson
che, circonfuso da una strana luce rossa, ballava insieme con neri demoni saltel
lanti e roteanti.
Dirigeva una scuola maschile dove si faceva rispettare e temere dagli allievi.
Alla grande forza di volontà si univa in lui un vivo senso di cupo umorismo che gl
i suggeriva insoliti castighi per gli scolari refrattari: per esempio li faceva
star ritti su una gamba sola in un angolo della classe con un pesante libro in o
gni mano; e una volta che un ragazzo era fuggito per tornare a casa, lo seguì a ca
vallo reclamandolo ai genitori, poi, riavutolo, lo assicurò con una corda alla sta
ffa della sella e lo costrinse a correre a pari con la cavalcatura per le molte
miglia che attraversarono prima di giungere a Heald's Hall.
Altro aneddoto illuminante: saputo che la sua giovane domestica Betty aveva un i
nnamorato, stette all'erta finché lo sorprese in cucina e gli comandò di seguirlo in
refettorio dov'erano radunati tutti gli alunni.
Una volta lì martellò di domande il povero Richard finché questi ammise di essere venu
to solamente per vedere Betty; ottenuta la confessione Mister Roberson diede la
parola d'ordine: 'Ragazzi, trascinatelo via: alla pompa!' Il povero innamorato f
u trascinato nel cortile e il getto d'acqua della pompa lo investì.
Tra una pompata e l'altra gli veniva ripetuto: 'Prometti di smettere di fare la
corte a Betty?' A lungo Richard rifiutò e allora tuonava nuovamente il comando: 'T
ornate alla pompa, ragazzi!' Alla fine il povero innamorato inzuppato si dette p
er vinto e rinunciò alla sua Betty.
Il ritratto del tipico abitante dello Yorkshire, quale appare in Mister Roberson
, non sarebbe completo se omettessi di menzionare il suo amore per i cavalli.
Essendo vissuto quasi fino agli ottantacinque anni, già ottantenne si dilettava an
cora nel domare gli stalloni refrattari rimanendo in sella, quand'era necessario
, mezz'ora e anche più, finché la cavalcatura non cedeva.
Quando, una volta, abbatté il cavallo preferito di sua moglie, e poi lo fece seppe
llire in una cava di pietra lì vicino, dissero che aveva agito in un accesso di fu
rore.
Ma, quando alcuni anni più tardi, la terra si era spalancata, quasi miracolosament
e dissero, restituendone le spoglie, la verità era ormai conosciuta: egli aveva ag
ito per compassione ponendo fine alle sofferenze di un povero vecchio animale al
quale aveva sparato personalmente per essere sicuro che non venisse inutilmente
tormentato; al punto dov'era stato seppellito, anni dopo avevano aperto il pozz
o di una miniera di carbone, e così il suolo aveva ceduto riportandone le ossa all
a luce.
Il modo in cui ce lo presenta la tradizione popolare dimostra il malanimo che un
a parte di quelli che furono suoi parrocchiani nutrì verso di lui.
Ma altri lo ricordano mentre, in tarda età, dalla collina su cui sorge la casa che
fu sua, scendeva inforcando un robusto cavallo bianco con portamento altero, un
cappello dalla larga tesa abbassato sulla fronte a far ombra agli occhi dallo s
guardo d'aquila, avviato a svolgere le incombenze domenicali, soldato fedele dec
iso a morire sotto le armi, ne apprezzano e lodano la retta coscienza, il sacrif
icio al dovere, la difesa dei principi religiosi, e ne venerano la memoria.
Vecchissimo, tutti i suoi confratelli vollero omaggiarlo con un raduno indetto i
n suo onore, dimostrandogli così il loro profondo rispetto e la grande considerazi
one in cui lo tenevano.
Quanto mi sono dilungata a ricordare, illustra la forza di carattere di cui il c
lero dello Yorkshire appartenente alla Chiesa Nazionale diede frequente dimostra
zione.
Mister Roberson era amico del padre di Charlotte Bront, la sua residenza si trov
ava a circa due miglia da Roe Head mentre lei vi era in collegio; ed era stato i
mpegnato a fondo in azioni il cui ricordo era ancora fresco quando lei ne udì parl
are e seppe la parte che egli vi aveva avuto.
E' opportuno che, a questo punto, accenni anche alle caratteristiche dei Dissenz
ienti che abitavano intorno a Roe Head, poiché 'Ia figlia dell'ecclesiastico Tory'
che 'si era interessata di politica fin dall'età di cinque anni', ora sosteneva f
requenti discussioni con le ragazze che appartenevano a famiglie Dissenzienti o
Radicali, essendosi informata del suo meglio sulle idee delle compagne alle qual
i opponeva le sue opinioni.
La maggioranza degli abitanti di quella zona appartenevano alla setta dei Dissen
zienti, per lo più del gruppo Indipendente.
Nel villaggio di Heckmondwike, alla cui estremità si trova Roe Head, vi sono due g
randi cappelle appartenenti a quella setta, più una terza, dei Metodisti.
Tutte venivano frequentate due o tre volte al giorno alla domenica; inoltre vi s
i tenevano frequentemente svariate riunioni di preghiera nei giorni feriali.
Gli abitanti in generale non vi mancavano, ascoltavano i sermoni con spirito cri
tico, avevano tendenze tiranniche verso i loro pastori, e opinioni violentemente
radicali in politica.
Un'amica, buona conoscitrice del luogo, mi ha narrato alcuni fatti che avvennero
mentre Charlotte era a scuola.
Ripeto le sue parole: 'Una scena che si svolse nella Cappella Inferiore di Heckm
ondwike vi darà un'idea approssimativa di come fosse la gente a quei tempi.
Se una coppia di sposi novelli era presente, solitamente detta l'ultima preghier
a veniva cantata l'Antifona delle Nozze mentre la congregazione lasciava la Capp
ella.
Il coro che la intonava era, di regola, compensato con denaro che spesso poi era
speso all'osteria dove i cantori trascorrevano la nottata bevendo, o per lo men
o così diceva il pastore allora in carica, che prese la decisione di por fine a qu
ella consuetudine, sostenuto da vari fabbricieri e da molti membri della Congreg
azione; ma l'elemento democratico era così forte che egli si scontrò con una violent
issima opposizione, e fu spesso insultato da chi lo incontrava per strada.
Aspettavano solamente la comparsa di una sposina novella.
Quando l'occasione si presentò e il pastore ammonì i cantori di non intonare l'antif
ona, quelli dichiararono che l'avrebbero cantata; lui fece chiudere con chiavist
elli l'alto sportello della galleria che solitamente occupavano; le serrature fu
rono forzate; il ministro annunciò dal pulpito alla congregazione che, invece di c
antare un inno in coro per iniziare la cerimonia, egli si preparava a leggere un
Capitolo.
Aveva a malapena pronunciato le prime parole quando i cantori si rizzarono e, ca
peggiati da un tessitore alto, dall'aspetto feroce, che intonò un inno, gli tenner
o bordone seguiti da quanti fra i membri della Congregazione tenevano per loro:
tutti in piedi cantando a piena voce.
Quelli che ne disapprovavano la condotta rimasero seduti in silenzio, fino alla
fine dell'inno.
Quando gli altri tacquero il pastore indicò nuovamente il Capitolo, lo lesse, e fe
ce il sermone.
Stava per concludere con la preghiera finale, quando i cantori balzarono in pied
i e urlarono un altro inno.
Queste scene vergognose furono ripetute per molte settimane, e i risentimenti er
ano così violenti che i fedeli dei due partiti antagonisti si trattenevano a malap
ena dal venire alle mani mentre attraversavano il sagrato.
Alla fine il ministro rinunziò all'incarico e insieme con lui se ne andarono molti
fedeli che appartenevano alla parte più rispettabile della Congregazione e i cant
ori trionfarono.
Inoltre mi consta che, circa in quello stesso tempo, sorse una così violenta conte
sa a proposito della scelta di un nuovo pastore per la Cappella superiore di Hec
kmondwike che fu necessario leggere ufficialmente ai parrocchiani riuniti, alcun
i comma della legge che commina la pena dell'arresto per alto tradimento ai rivo
ltosi.' Certamente i sedicenti cristiani che dieci o dodici anni prima a Haworth
, avevano scacciato Mister Redhead, erano paganamente affratellati con i sedicen
ti cristiani di Hackmondwike benché una setta si proclamasse appartenente alla Chi
esa d'Inghilterra e l'altra si definisse dei Dissenzienti.
La lettera da cui ho ricavato le notizie narra da cima a fondo fatti avvenuti ne
lle immediate vicinanze del luogo dove Charlotte Bront trascorse i suoi giorni d
i scuola, e descrivono le cose quali erano proprio a quei tempi.
Chi mi scrive dice: 'Abituata com'ero ai modi rispettosi dei dipendenti dei dist
retti rurali a tutta prima fui assai disgustata e alquanto allarmata dalla grand
e libertà dimostrata dai membri della classe operaia di Heckmondwike e di Gomersal
l nel trattare i loro superiori.
Il termine 'bella mia' vi è applicato a qualsiasi giovane donna così liberamente com
e 'ragazza' nel Lancashire.
Fui non poco scandalizzata dall'aspetto estremamente dissestato dei villaggi, be
nché debba ammettere, rendendo giustizia alle massaie, che le singole casette, pre
se a una a una non erano sudice e, quando il lavoro non mancava, offrivano un as
petto di rustica abbondanza che non avevo potuto notare nei distretti agricoli.
Il mucchio di carbone da un lato della porta d'ingresso, la botte da fermentazio
ne dall'altro e il frequente odore del malto e del luppolo che si percepiva nell
'oltrepassarle dimostravano che il fuoco e la birra fatta in casa si incontravan
o in quasi ogni focolare domestico.
Né mancava l'ospitalità, una delle principali qualità dello Yorkshire.
Focacce d'avena, formaggio e birra erano insistentemente offerti al visitatore.
A Heckmondwike si svolgeva annualmente una festa a metà religiosa a metà profana che
andava sotto il nome di Conferenza.
Immagino che
l'uso ne risalisse al tempo dei Nonconformisti.
In un giorno feriale un estraneo veniva a predicare di sera nella Cappella infer
iore e all'indomani erano tenuti successivamente due sermoni nella Cappella supe
riore.
Naturalmente questa funzione era lunghissima e siccome si svolgeva nel mese di g
iugno e faceva generalmente molto caldo, il tutto era considerato da me e dalle
mie compagne un modo assai poco piacevole di trascorrere la mattinata.
Il resto della giornata era occupato dagli svaghi sociali: giungevano da ogni pa
rte numerosi gruppi di estranei, venivano erette bancarelle per la vendita di gi
ocattoli, di dolciumi, di pan pepato.
Le casette rustiche che erano state rinfrescate con una mano di calce prendevano
un aspetto veramente festivo.
Il villaggio di Gomersall (dove viveva la famiglia di Mary, grande amica di Char
lotte Bront) era un luogo assai più piacevole di Heckmondwike.
Vi si trovava una casetta rustica dall'aspetto strano, costruita con pietre diro
zzate e sporgenti qua e là, alcune di esse in forte agetto mostravano teste appena
abbozzate e visi ghignanti; su un blocco posto come architrave sulla porta eran
o incise grandi lettere che formavano due parole SPITE HALL 'Casa del dispetto'.
Era stata costruita da un abitante del villaggio di fronte all'abitazione di un
suo nemico che aveva finito di farsi erigere una comoda casa da cui la vista spa
ziava sulla valle sottostante, che ora quegli orribili muri schermavano completa
mente.' Le otto o nove allieve della gentile Miss Wooler si muovevano senza timo
re fra quella gente che conoscevano bene.
La maestra, da parte sua, era nata e cresciuta in mezzo a quella comunità rude, fo
rte, violentemente fiera e sapeva quanta sostanziale bontà si nascondesse sotto le
consuetudini ribelli, le prese di posizione insubordinate.
Le ragazze parlavano del piccolo mondo che le circondava come se fosse l'unico s
otto al sole; ne avevano le opinioni, ne seguivano i partiti, ne riecheggiavano
le accanite discussioni come fossero persone mature.
E in mezzo a loro benvoluta e rispettata da tutte, presa occasionalmente in giro
da poche, ma sempre a viso aperto, visse per due anni la miope, poco attraente,
infagottata e studiosa fanciulla che rispondeva al nome di Charlotte Bront.

CAPITOLO 7.
Miss Bront lasciò Roe Head nel 1832 essendosi meritata l'affettuosa considerazione
della sua insegnante e di tutte le compagne e avendo stretto due profonde amici
zie che dovevano durare tutta la vita: una con Mary, che non ha conservato le su
e lettere, l'altra con E., che mi ha gentilmente affidato tutta la corrispondenz
a che è riuscita a conservare.
Esaminando la prima parte, sono colpita dalla totale assenza di una qualsiasi sp
eranza che fu una delle più salienti caratteristiche in Charlotte.
A un'età in cui generalmente le fanciulle guardano al futuro sicure dell'eterna du
rata dei sentimenti che nutrono e non concepiscono che ci si possa sottrarre a u
n qualche impegno, pur difficile che sia, sollecitato dall'affetto reciproco, Ch
arlotte è sorpresa che E. mantenga fedelmente la promessa di scriverle.
Molto più tardi io stessa ho constatato con penosa sorpresa come Miss Bront non si
permettesse mai di guardare all'avvenire con speranza; quanto poca fiducia aves
se nel futuro; ma pensai, sapendo degli anni pieni di dolore che aveva vissuto,
che fosse stato il peso di quella desolazione a uccidere in lei ogni fervida att
esa.
Però, da quanto si legge nelle lettere a E. vien fatto di dedurre che quell'attegg
iamento era inerente alla sua indole; a meno che la profonda scossa cagionata da
lla morte delle due sorelle maggiori, con l'aggiunta di una permanente condizion
e di debolezza fisica, non ne sia stata responsabile.
Se la sua fiducia in Dio fosse stata meno salda, si sarebbe certo abbandonata ad
un'ansietà senza limiti.
In realtà, come vedremo, seppe fare un grande e valido sforzo per 'Iasciare tutto
nelle mani di Lui.' Tornata a casa si dedicò all'insegnamento delle sorelle, che n
on avevano goduto del vantaggio offerto a lei.
In data del 21 luglio 1832 ecco come descrive la vita che conduce alla Canonica:
'Il resoconto di una giornata vale per tutte.
Di mattina, dalle nove alle dodici e mezza insegno alle mie sorelle e disegno; p
oi, passeggiamo fino all'ora del pranzo.
Dopo pranzo cucio fino a quella del tè; dopo il tè o scrivo, o leggo, o ricamo, o di
segno a piacer mio, e così trascorre la vita in un piacevole anche se monotono flu
ire del tempo.
Da quando sono tornata a casa ho preso il tè fuori solamente una volta o due.
Questo pomeriggio aspettiamo visite e la prossima settimana riceveremo per il tè t
utte le insegnanti della scuola domenicale.' Fu verso quest'epoca che Mister Bro
nt diede ai figli un insegnante di disegno che si dimostrò uomo di considerevole t
alento ma di scarsissimi principi.
Gli alunni non raggiunsero mai un livello discreto anche se misero il massimo im
pegno nel tentativo, evidentemente spinti a impadronirsi di un mezzo che avrebbe
loro permesso di dare forma tangibile alle visioni della loro immaginazione.
Charlotte mi ha detto che, in quel periodo, disegnare e passeggiare con le sorel
le costituivano per lei due grandi piaceri, i veri momenti di distensione della
sua giornata.
Le tre ragazze erano solite salire lungo il pendio della brughiera di un nero po
rporino, la cui vasta superficie era interrotta da cave di pietra sparse qua e là;
e quando avevano tempo e resistenza sufficienti giungevano fino a una lontana c
ascata là dove il fiumiciattolo cadeva di roccia in roccia fino a toccare il fondo
.
Raramente scendevano verso il villaggio.
Temevano, per timidezza, l'incontro con persone sconosciute e si facevano scrupo
lo di entrare, senza esservi invitate, sia pure nelle più povere case.
Erano insegnanti fisse nella scuola domenicale, attività che Charlotte continuò fede
lmente anche quando rimase sola; ma non affrontavano mai spontaneamente i loro s
imili, preferivano la solitudine e la libertà della brughiera.
Nel settembre di quello stesso anno Charlotte andò ospite per la prima volta dalla
sua amica E. Ciò la condusse nelle vicinanze di Roe Head e la mise in contatto co
n molte delle sue compagne di un tempo.
Dopo questa visita sembra che lei e E. si siano messe d'accordo per corrisponder
e in francese per aver modo così di far progressi in quella lingua.
Ma non era possibile che migliorassero molto visto che potevano unicamente arric
chire il loro corredo di parole facendo uso del vocabolario.
Non vi era nessuno in grado di spiegar loro che la traduzione alla lettera delle
frasi idiomatiche inglesi non poteva dirsi un componimento in lingua straniera.
Ma lo sforzo era encomiabile e, di per sé, dimostra quanto fossero volonterose nel
l'incrementare l'educazione iniziata sotto la guida di Miss Wooler.
Trascriverò qui uno stralcio di lettera che, qualsiasi cosa si pensi del linguaggi
o in sé, è descrittivo e ci permette di esser partecipi di una scenetta famigliare:
la sorella maggiore ritorna a casa presso le minori dopo due settimane d'assenza
.
'J'arrivait à Haworth en parfaite sauveté sans le moindre accident ou malheur.
Mes petites soeurs couraient hors de la maison pour me recontrer aussitot que la
voiture se fit voir, et e les m'embrassaient comme si j'avais été absente pour plus
d'an.
Mon Papa, ma Tante et le Monsieur dont mon Frère avoit parlé furent tous assemblés dan
s le salon et en peu de temps je m'y rendis aussi.
C'est souvent l'ordre du Ciel que quand on a perdu un plaisir il y en a un autre
prt à prendre sa place.
Ainsi je venoit de partir de très chers amis mais tout à l'heure je revins à des paren
ts aussi chers et bons dans le moment.
Mme que vous me perdiez (ose-je croire que mon départ vous était un chagrin?) vous a
ttendites l'arrivé de votre frère et de votre soeur.
J'ai donné à mes soeurs les pommes que vous leur envoyiez avec tant de bonté; elles di
sent qu'elles sont sur que Madamoiselle E. est trés aimable et bonne; l'une e l'au
tre sont extremement impatientes de vous voir; j'espére qu'en peu de mois elles au
ront ce plaisir.' Passò invece parecchio tempo prima che le amiche potessero incon
trarsi nuovamente; decisero di scriversi una volta al mese nell'intervallo.
Nelle lettere da Haworth non vi erano fatti di cronaca da registrare.
La giornata di Charlotte, tutta presa dall'insegnamento e dal disbrigo delle fac
cende domestiche non offriva granché da raccontare; perciò essa fu naturalmente indo
tta a scrivere su quanto leggeva.
In casa vi erano molti libri, di varia collocazione e secondo l'aspetto venivano
sistemati in luoghi diversi.
Quelli ben rilegati erano posti nello studio di Mister Bront, inviolabile santua
rio; l'acquisto dei libri era un lusso indispensabile per lui e spesso si trovav
a a dover scegliere se far rilegare un volume usato o comprarne uno nuovo; quell
o usato era stato famelicamente letto da tutti i membri della famiglia e passand
o di mano in mano si era sciupato e, ormai mal ridotto, lo scaffale della camera
da letto era l'unico luogo adatto per esporlo.
Altri libri si vedevano dovunque qua e là per la casa: erano testi di base, di gen
ere ben definito; i romanzi di Sir Walter Scott, le poesie di Wordsworth e di So
uthey erano messi tra gli scritti di letteratura amena.
Altri libri meritano di essere indicati a parte per il loro contenuto di caratte
re ardente, sfrenato, occasionalmente fanatico - venivano dalla parte Branwell d
ella famiglia, dai seguaci cornovagliesi di quel John Wesley tenuto in odore di
santità - e che qui indico visto che dello stesso tipo sono i lavori ai quali pote
va accedere Caroline Helstone in "Shirley" 'Alcune venerabili riviste per Signor
e, che un tempo avevano viaggiato per mare con la loro proprietaria e avevano at
traversato una burrasca' (probabilmente parte di quanto restava dei beni della s
ignora Bront, coinvolti nel naufragio lungo le coste della Cornovaglia) le cui p
agine erano macchiate dall'acqua salmastra; alcune pazze riviste Metodiste, pien
e di storie di miracoli e di apparizioni, di avvertimenti preternaturali, sogni
profetici e frenetico fanatismo, le altrettanto pazze lettere della signora Eliz
abeth Rowe dai morti ai vivi.
Mister Bront incoraggiava nelle figliole il gusto per la lettura; da parte sua M
iss Branwell lo manteneva nei giusti limiti, con la varietà delle incombenze domes
tiche che dava alle nipoti esigendo non solo che le sbrigassero ma anche vi ragg
iungessero una piena efficienza.
Buona parte della giornata era così occupata.
Avevano il permesso di prendere libri a prestito dalla biblioteca circolante di
Keighley, e così, quante liete passeggiate di quattro lunghe miglia devono aver fa
tto per tornarsene a casa in possesso di nuovi volumi tra le cui pagine sbirciav
ano camminando! Non che le pubblicazioni fossero quel che, generalmente, si potr
ebbe dire recenti; all'inizio del 1833 sembra che le due amiche abbiano avuto pe
r le mani, quasi simultaneamente, "Kenilworth", (1) e Charlotte ne scrive quanto
segue: 'Son lieta che "Kenilworth" ti piaccia, certo somiglia più a una narrazion
e romantica che a un romanzo vero e proprio: secondo me è uno dei lavori più interes
santi di quanti siano mai usciti dalla penna del grande Sir Walter; è fuori discus
sione che Varney sia la personificazione della più consumata bassezza, e nel tracc
iare lo schizzo della sua indole cupa e profondamente astuta Sir Walter dimostra
una grande conoscenza della natura umana, come pure una sorprendente abilità nel
dar corpo a quanto egli stesso percepisce tanto da parteciparne la conoscenza ag
li altri.' Per quanto banali possano sembrare, le osservazioni qui sopra riferit
e sono degne di nota da alcuni punti di vista: invece di discutere l'intreccio p
er prima cosa Charlotte si ferma sul carattere di Varney; poi, pur non conoscend
o nulla del mondo a causa della giovane età e dell'isolamento in cui vive, è già così ab
ituata a udir descrivere la natura umana con sfiducia da cogliere senza sorpresa
la descrizione di un carattere di intensa e astuta scelleratezza.
Quanto si riscontra a tutta prima di formale, di impersonale nel suo modo di esp
rimersi scrivendo a E., andò diminuendo a mano a mano che il loro rapporto si face
va più intimo e venivano a conoscere la casa e l'ambiente famigliare l'una dell'al
tra: cosicché presero interesse ai particolari minuti circa le persone e i luoghi.
Nell'estate del 1833 scrisse all'amica invitandola a trascorrere alcuni giorni a
lla Canonica. 'La zia pensava - leggiamo - che sarebbe stato preferibile differi
re l'invito fino alla metà dell'estate prossima visto che l'inverno e anche parte
della primavera sono notevolmente freddi e squallidi nelle nostre montagne.' La
prima impressione che le sorelle minori dell'amica fecero all'ospite è la seguente
: Emily era una ragazza alta, dalle lunghe braccia, più sviluppata della sorella m
aggiore, e dai modi molto riservati.
Insisto sul termine riservatezza distinguendolo dalla timidezza perché immagino ch
e mentre alla timidezza piacerebbe attirare ma non sa come farlo, il riserbo è ind
ifferenza di piacere o no, agli altri.
Anne era come la sorella maggiore, timida, Emily riservata.
Branwell era un ragazzo piuttosto bello, aveva capelli fulvi, per impiegare un t
ermine usato da Miss Bront a indicare un colore alquanto sgradevole; tutti erano
molto intelligenti, originali e totalmente diversi da qualsiasi persona, o fami
glia, che E. avesse mai visto prima di allora.
Nell'insieme fu una visita felicemente riuscita secondo quanto ne dissero ambo l
e parti interessate.
Scrivendo a E.
subito dopo il ritorno di questa a casa, Charlotte dice: 'Se ti dicessi l'impres
sione che hai fatto a tutti qui, mi accuseresti di adulazione.
Papà e la zia ti propongono continuamente come l'esempio su cui dovrei modellare l
e mie azioni e il mio comportamento; Emily e Anne dicono che 'non avevano mai in
contrato una persona che piacesse loro tanto quanto te' e Tabby, che hai addirit
tura affascinata, fa di continuo una quantità di apprezzamenti così esagerati che no
n mi curo di ripeterli.
Si è fatto così scuro che, nonostante la singolare facoltà di vederci di notte che le
signorine di Roe Head erano solite attribuirmi, non posso continuare a scarabocc
hiare.' Per un ospite della Canonica era una grande cosa meritare l'approvazione
di Tabby.
Aveva un'acuta intuizione dei caratteri, e non tutte le persone che incontrava l
e piacevano.
Haworth è costruito con un totale disprezzo di qualsiasi requisito igienico: il va
sto cimitero si trova in posizione elevata rispetto alle case e dà i brividi pensa
re a come l'acqua stessa che sgorga dalle fontane sottostanti debba essere inqui
nata.
Quell'inverno del 1833-34 fu particolarmente piovoso con conseguente tasso di gr
ande umidità, e il numero dei morti, nel villaggio, fu insolitamente elevato.
Per la famiglia della Canonica fu una squallida stagione: le abituali passeggiat
e erano impedite dal terreno inzuppato della brughiera, il frequente passaggio d
ei cortei funebri accompagnati dai rintocchi delle campane che suonavano a morto
suscitando nell'aria pesante funeree onde, e, quando tacevano, il tac, tac, del
muratore che tagliava le lapidi di un capanno vicino.
Nella maggior parte delle persone, vivendo praticamente in un cimitero com'era i
l loro caso poiché la Canonica è circondata dalle tombe su tre lati - e convivendo q
uotidianamente con lo spettacolo e i suoni che accompagnavano le esequie, la fam
igliarità stessa avrebbe generato indifferenza.
Ma le cose andarono diversamente per Charlotte Bront.
Una delle sue amiche dice: 'La vidi impallidire e quasi venir meno quando, nella
chiesa di Hartshead, qualcuno notò incidentalmente che stavamo camminando su dell
e tombe.' Verso l'inizio del 1834, E. si recò a Londra per la prima volta.
Il pensiero del viaggio dell'amica sembra abbia stranamente agitato Charlotte.
In base ad alcuni articoli letti su raccolte quali "Saggisti britannici", (2) "I
l Passeggero", "Lo Specchio", "L'Ozio" trovate tra i classici inglesi negli scaf
fali della Canonica, essa evidentemente pensava che un completo cambiamento dell
'indole in peggio fosse l'inevitabile effetto di una visita alla grande metropol
i.
Scopre poi con delizia che E. è rimasta E. E visto che la fiducia nella saldezza d
el carattere dell'amica è salva, la sua immaginazione è profondamente commossa al pe
nsiero di quali grandi meraviglie si possano vedere in quella vasta e famosa cit
tà.

Haworth 20 febbraio 1834.


La tua lettera mi ha procurato un grande piacere, profondamente sentito, e non p
oco sbalordimento.
Mary mi aveva informato della tua partenza per Londra e non mi ero avventurata a
d aspettarmi nessun contatto con te mentre eri circondata dagli splendori e dall
e novità della grande città, definita la metropoli commerciale dell'Europa.
Pensando alla natura umana, ritenevo che una giovane cresciuta in campagna trova
ndosi per la prima volta in una situazione fatta apposta per eccitare la curiosi
tà e per distrarre l'attenzione, dovesse dimenticare le persone famigliari e lonta
ne, abbandonandosi interamente al fascino delle scene che le si presentavano.
La tua gentile, interessante e assai benvenuta epistola mi ha dimostrato quanto,
invece, mi ero poco caritatevolmente ingannata in proposito.
Mi ha veramente divertita il tono noncurante che assumi scrivendo di Londra e de
lle sue meraviglie.
Non hai provato un rispetto reverenziale mentre contemplavi la Cattedrale di Sai
nt Paul e l'Abbazia di Westminster? Non hai provato un sentimento di intenso, ar
dente interesse vedendo il palazzo di Saint James dove hanno tenuto corte tanti
re d'Inghilterra, e scorgendo i loro ritratti alle pareti? Non devi temere di di
mostrarti, quale sei, una campagnola; la magnificenza di Londra ha strappato esc
lamazioni di stupore a uomini che avevano viaggiato in lungo e in largo, fatto l
'esperienza del mondo, delle sue bellezze, delle sue meraviglie.
Hai già avuto occasione di porre gli occhi su qualcuno dei grandi personaggi che s
ono trattenuti a Londra dalle sedute del Parlamento - il duca di Wellington, sir
Robert Peel, il conte Grey, Mister Stanley, Mister O'Connell? Se fossi in te no
n mi preoccuperei gran che di leggere mentre ti trovi in città.
Adopera ora gli occhi per osservare, e lascia da parte almeno per un po' le desc
rizioni che ci forniscono gli autori.
In un "post scriptum" aggiunge: Avresti la gentilezza di informarmi sul numero d
ei suonatori della banda militare del Re? E più o meno nello stesso spirito scrive
un'altra volta:
19 giugno.
Mia carissima E.
Ho ormai il diritto di chiamarti veramente così.
Sei ritornata o sei sul punto di ritornare da Londra - dalla grande metropoli ch
e rappresenta per me una apocrifa Babilonia o una Ninive o un'altra Roma antica.
Ti stai ritirando dal mondo (come lo si definisce) e ne riporti - se le tue lett
ere mi mettono in grado di formulare un giudizio corretto u- n cuore così schietto
, così naturale, così sincero, come quello che vi recasti.
Io sono lenta, molto lenta nel prestar fede alle proteste altrui; so quali sono
i miei sentimenti, posso leggere in me, ma le menti di tutti gli altri esseri um
ani, uomo o donna che siano, sono per me un volume sigillato, un tracciato gerog
lifico, che non posso decifrare facilmente.
Tuttavia il tempo, uno studio accurato, una lunga consuetudine, sormontano il ma
ggior numero delle difficoltà, e, nel tuo caso, penso che siano felicemente riusci
ti a mettere in luce e a costruire quel nascosto linguaggio, le cui svolte, gira
volte, inconsistenze e oscurità così spesso danno scacco alle ricerche di un onesto
osservatore della natura umana...
Ti sono sinceramente grata per l'interesse che hai concesso a una persona tanto
oscura quale sono e spero che questo piacere non sia esclusivamente egoistico.
Penso che in parte derivi dalla presa di coscienza che il carattere della mia am
ica è di una qualità più alta, più salda di quella di un tempo le attribuivo.
Poche ragazze avrebbero agito come hai agito tu - avrebbero contemplato lo scint
illio e il riverbero, l'abbagliante spettacolo offerto da Londra con una disposi
zione interiore così immutata, un cuore così incontaminato.
Non vedo nessuna affettazione nelle tue lettere, nessun inconsistente apprezzame
nto, nessun frivolo disprezzo delle cose semplici, e debole ammirazione per le p
ersone e per le cose in vista.

In questi nostri giorni di viaggi a buon mercato per ferrovia può venir fatto di s
orridere al pensiero di una breve visita a Londra considerata capace di produrre
profondo effetto sul carattere, all'infuori di quello, benefico, sull'intellett
o.
Ma la sua Londra la sua grande città apocrifa - era quella di cent'anni prima, dov
e figliole avide trascinavano padri riluttanti, a meno che vi andassero con amic
i senza giudizio, con detrimento delle loro migliori qualità e, a volte, la rovina
del loro avvenire: per lei era la fiera delle vanità descritta nel 'Pilgrim's Pro
gress'.Ma notate l'equilibrato e ammirevole buon senso con cui tratta un argomen
to di cui sa abbracciare tutti gli aspetti.

Haworth 4 luglio 1834.


Nell'ultima tua, mi chiedevi di indicarti tutti i tuoi difetti.
Ma, dico, come puoi essere così sciocca! Non ti indicherò i tuoi difetti perché non li
conosco.
Che creatura sarebbe mai quella che, dopo aver ricevuto una gentile e affettuosa
lettera da un'amica amatissima, in risposta le mandasse un elenco di difetti! I
mmagina che io lo faccia e poi considera di quali epiteti mi gratificheresti.
Presuntuosa, dogmatica, ipocrita, sarebbero i più miti.
Ma dico, figliola! Non ho né il tempo né l'inclinazione per riflettere sui tuoi dife
tti mentre ti trovi così lontana da me e mentre, oltre tutto, lettere gentili, reg
ali e così via mettono continuamente in luce la tua bontà.
Inoltre sei sempre circondata da famigliari giudiziosi che, al caso, possono svo
lgere lo spiacevole compito, assai meglio di me.
Non dubito che i loro consigli siano interamente a tua disposizione: perché mai do
vrei intrufolarci i miei? Se non li vuoi ascoltare sarebbe vano anche se uno usc
isse dalla tomba per ammonirti.
Se mi vuoi bene non diciamo altre sciocchezze.
Mister... sta per sposarsi, è vero? Bene, la sposa che ha eletto mi è sembrata esser
e una donna intelligente e amabile, fin dove mi è dato di giudicare dal poco che h
o visto e da quanto mi dici.
A questa lusinghiera dichiarazione devo aggiungere in appendice un elenco dei su
oi difetti? Mi dici che state prendendo in considerazione di lasciare X. Me ne d
ispiace, è un luogo piacevole, una di quelle vecchie case signorili inglesi che, c
ircondate da campi e da boschi, ci parlano dei tempi passati e suggerisce, per l
o meno a me, sentimenti felici.
M. ti ha trovata poco cresciuta, dici? Io non sono cresciuta di un millimetro, s
ono bassa e miope come sempre.
Mi chiedi di consigliarti la lettura di alcuni libri.
Lo farò col minor numero possibile di parole.
Se ti piace la poesia, sceglila di prima categoria: Milton, Shakespeare, Thomson
, Goldsmith, Pope (se vuoi, benché io non lo ammiri) Scott, Byron, Campbell, Words
worth e Southey.
Non trasalire ai nomi di Shakespeare e di Byron: ambedue sono stati grandi uomin
i e le loro opere sono simili a loro.
Tu saprai come scegliere quanto vi è di buono evitando il cattivo: i brani più belli
sono sempre i più puri, quelli cattivi sono ìnvariabilmente repellenti: non provera
i il desiderio di leggerli una seconda volta.
Scarta le commedie di Shakespeare e il "Don Juan", forse anche il "Caino", di By
ron, benché il secondo sia un poema magnifico e leggi tutto il resto senza timore;
dovrebbe essere veramente depravata la mente capace di ricavare il male dall'"E
nrico Ottavo" e dal "Riccardo Terzo", dal "Macbeth" e dall'"Amleto" o dal "Giuli
o Cesare".
La soave romantica selvaggia poesia di Scott non può recarti danno; né lo possono qu
elle di Wordsworth, di Campbell, né quella di Southey - o per lo meno la maggior p
arte di essa; alcune delle sue cose sono, tuttavia, senz'altro riprovevoli.
In quanto alla storia, leggi Hume, Rollin e la Storia Universale SE PUOI: io non
ce l'ho mai fatta.
In quanto ai romanzi limitati a leggere Scott: tutti gli altri sono assolutament
e senza valore.
Per le biografie, leggi "La vita dei Poeti" di Johnson, la vita di Johnson di Bo
swell, "La vita di Nelson" di Southey, "La vita di Sheridan" di Moore, e anche l
a sua vita di Byron, e i "Remains" di Wolfe.
Per la Storia Naturale leggi Bewick e Andubon, Goldsmith, e la Storia di Selborn
e di White.
Per le letture religiose tuo fratello ti può consigliare.
Da parte mia posso solamente dirti di rimanere fedele ai classici evitando le no
vità.

Dall'elenco delle letture consigliate all'amica possiamo renderci conto che deve
avere avuto un buon insieme di libri dal quale scegliere le sue.
E' evidente che le coscienze delle due corrispondenti erano ansiosamente deste là
dove si trattava dei punti di dottrina dell'etica religiosa.
La moralità di Shakespeare doveva essere confermata dall'opinione di Charlotte per
tranquillizzare la sensibile coscienza di E. In un tempo successivo questa le c
hiederà se era condannabile il ballo che si praticava durante una o due ore nelle
festicciole giovanili.
Charlotte risponde: 'Esiterei ad esprimere un'opinione diversa da quella di Mist
er X, e da quella della tua ottima sorella, ma in verità io vedo la cosa come segu
e: si ammette da ogni parte che quanto è peccaminoso nel ballo non consiste nel se
mplice atto di dimenarsi tutta (secondo l'espressione degli Scozzesi) ma nelle c
onseguenze che, solitamente, ne derivano, cioè: la frivolezza e la perdita di temp
o.
Quando lo si pratica, come nel caso di cui parli, per l'esercizio e il divertime
nto di una ora con un gruppo di amici (al quale certamente, senza infrangere alc
uno dei comandamenti di Dio, si può consentire un po' di spensieratezza) queste co
nseguenze non si danno.
Perciò (secondo il mio modo di vedere) il divertimento in quelle occasioni è del tut
to innocente.'
Benché la distanza tra Haworth e B. fosse solo di diciassette miglia era difficile
recarsi direttamente da una di queste località all'altra senza prendere in affitt
o un calesse o un qualsiasi altro veicolo per fare il viaggio.
Perciò una visita di Charlotte a E. richiedeva veri e propri preparativi.
Il calesse d'affitto di Haworth non era sempre a disposizione e Mister Bront non
era disposto ad acconsentire a una qualsiasi combinazione che scomodasse altri.
Tutti loro avevano una abbondante dose di ombroso orgoglio, che li induceva ad e
vitare di contrarre degli obblighi oppure a temere di trattenersi in casa d'altr
i oltre il momento in cui la loro presenza era bene accetta.
Sono indotta a pensare che Mister Bront considerasse la sfiducia negli altri com
e parte integrante di quella conoscenza della natura umana che si piccava di pos
sedere.
I suoi precetti combinati con la mancanza di speranza nella possibilità di una vit
a felice propria di Charlotte, le diedero quel costante timore di affezionarsi t
roppo, di stancare le persone a cui voleva bene, tanto che spesso tentò di imbrigl
iare i suoi caldi slanci e fu avara della sua presenza anche con le amiche più ama
te.
Se la invitavano da E. per un mese, rimaneva ospite al massimo quindici giorni,
benché ogni sua visita la rendesse sempre più cara a tutta la famiglia da cui era ac
colta con quella quieta letizia con cui si vede arrivare una sorella.
Manteneva sempre l'interesse che nell'infanzia aveva dedicato alla politica.
Nel marzo del 1835 scrive: 'Cosa pensi della piega che la politica sta prendendo
? (3) Ti pongo questa domanda perché so che ora vi prendi un sano interesse; un te
mpo non vi pensavi granché.
B. come puoi immaginarti è trionfante.
Disgraziata! Io sono capace di odio e se vi è al mondo qualcuno che detesti totalm
ente è quell'uomo.
Ma l'opposizione è divisa; arroventati o tiepidi, e il Duca (il Duca per eccellenz
a) e Sir Robert Peel non danno segni di incertezza, pur essendo stati battuti du
e volte; perciò 'Courage, mon amie', come erano soliti dire i Cavalieri antichi, p
rima di entrare in battaglia.' Verso la metà del 1835 un grande progetto famigliar
e fu discusso alla Canonica.
Il quesito era: per quale lavoro o professione si doveva preparare Branwell? Ave
va ormai quasi diciotto anni, era tempo di decidere.
Senza alcun dubbio era molto intelligente; forse, in principio, il più genialmente
dotato in quella famiglia fuori del comune.Le sorelle quasi non si rendevano co
nto delle capacità intellettuali reciproche, ma ben riconoscevano le sue.
Il padre, che ignorava molte falle nel comportamento del figlio, rendeva orgogli
osamente omaggio alle sue doti intellettuali.
Branwell faceva mostra dei suoi talenti prontamente e volentieri per intrattener
e gli altri.
L'ammirazione gli era gradita.
E questo faceva sì che la sua presenza fosse richiesta ai banchetti funebri e a tu
tti i grandi raduni del villaggio ai quali veniva sempre invitato, perché gli uomi
ni dello Yorkshire gustano vivamente le manifestazioni di un intelletto acuto; e
ciò gli procurava anche la indesiberabile distinzione di essere raccomandato qual
e piacevole compagno dal proprietario della locanda Black Bull se un viaggiatore
di passaggio seduto tristemente in solitudine di fronte a una bevanda alcoolica
lamentava la mancanza di interlocutore.
'Desidera qualcuno che l'aiuti a vuotare la sua bottiglia, signore? Se è così, mande
rò a chiamare Patrick.' (Gli abitanti del villaggio lo chiamarono sempre col suo n
ome.) E mentre il messaggero partiva in missione, il locandiere intratteneva l'o
spite col racconto del meraviglioso talento di quel ragazzo la cui precoce intel
ligenza e brillante abilità di conversatore facevano l'orgoglio del villaggio.
La cattiva salute che negli ultimi anni aveva afflitto Mister Bront lo induceva
a consumare i pasti da solo nello studio, evitando così la tentazione di indulgere
a cibi che non gli erano confacenti, inoltre gli era consigliato di riposare al
quanto subito dopo la refezione.
Questa necessità, combinata col doveroso disbrigo delle cure parrocchiali, lo mant
eneva in una parziale ignoranza del modo in cui il figlio occupava il tempo dopo
le ore di lezione.
Anche lui aveva trascorso la gioventù in mezzo a gente dello stesso livello social
e a quella che oggi accoglieva Branwell; ma era dotato di una forte volontà, di un
a ardente e perseverante ambizione che lo spingeva ad emergere, di una risolutez
za nel tendere allo scopo prefisso che mancavano al figlio, tanto più debole di lu
i.
E' singolare quanto fosse forte l'inclinazione di tutta la famiglia per l'arte g
rafica.
Mister Bront era stato molto sollecitato nel garantire ai figli una buona istruz
ione in proposito: le ragazze erano innamorate di tutto quanto vi era inerente -
qualsiasi descrizione o riproduzione dei grandi quadri le appassionava e nella
quasi impossibilità di ottenerne di buone, erano solite prendere ed analizzare qua
lsiasi disegno o incisione che capitasse loro a portata; si davano da fare per s
coprire quanto pensiero vi fosse contenuto, quale idea l'artista avesse inteso t
rasmettere, "cosa" suggerisse in realtà.
Con lo stesso impegno disegnavano composizioni fantastiche, cui faceva difetto l
a capacità di esecuzione, non l'originalità dell'idea.
Vi fu un momento in cui Charlotte si illuse di potersi guadagnare la vita come a
rtista e si stancò gli occhi disegnando con una minuzia da preraffaellita più second
o la fantasia che secondo la natura.
Ma tutti pensavano che riguardo a Branwell non potevano esserci dubbi: era un di
segnatore nato.
Ho visto un suo dipinto a olio, (4) eseguito non so esattamente quando, ma proba
bilmente verso quel tempo.
E' un gruppo delle sorelle, dal vero, ad altezza di tre quarti; non di molto sup
eriore al lavoro di un pittore di insegne in quanto a tecnica, ma la somiglianza
è, secondo me, ammirevole.
Potei giudicare la fedeltà con cui le altre due erano state ritratte basandomi sul
l'impressionante rassomiglianza dell'immagine col modello nel caso di Charlotte
che stava ritta dietro la tela, tenendola alta per mostrarmela; eppure dovevano
essere passati almeno dieci anni, se non più, da quando il ritratto era stato dipi
nto.
La composizione è divisa, quasi al centro, da un grande pilastro, a fianco della c
olonna illuminata dal sole, siede Charlotte vestita alla moda di quei giorni, co
n le maniche a grande sbuffo sulle spalle e un largo colletto.
Dall'altro lato della colonna, profondamente in ombra sta ritta Emily con appogg
iato alla spalla il viso gentile di Anne.
L'atteggiamento di Emily mi ha lasciato una impressione di grande forza, quello
di Charlotte un'impressione di sollecitudine, quello di Anne, di tenerezza.
Le ultime due sorelle sembrano aver raggiunto a malapena il pieno sviluppo fisic
o, benché Emily fosse più alta di Charlotte; nel ritratto hanno i capelli corti e in
dossano abiti più giovanili.
Ricordo di aver fissato quei due visi tristi, intensi, in piena ombra e di esser
mi chiesta se potevo rintracciarvi la misteriosa espressione che, dicono, presag
isca una morte precoce.
Provai una tenera superstiziosa speranza che la colonna separasse il fato di que
lle due dalla sorte della sorella maggiore, che era sopravvissuta e sedeva a par
te nel ritratto.
Mi piacque vedere che la zona luminosa di fianco al pilastro era la sua - che la
luce cadeva su di lei - avrei invece dovuto scorgervi i segni, e ancora più sul v
iso che mi stava davanti, della morte precoce in agguato.
Erano somiglianze azzeccate anche se male eseguite.
Da questo posso supporre che la famiglia non si ingannava pensando che, purché ne
avesse l'opportunità e, ahimè, la necessaria tempra morale, Branwell poteva diventar
e un grande pittore.
Il miglior modo di prepararvelo consisteva nel mandarlo come studente alla Royal
Academy.
Sono convinta che desiderava ardentemente seguirne i corsi, principalmente perché
ciò lo avrebbe condotto in quella misteriosa Londra - quella grande Babilonia - ch
e sembra abbia dominato l'immaginazione e ossessionato le menti dei giovani memb
ri di quella famiglia reclusa.
Per Branwell era più di una vivida fantasia, era una realtà.
A furia di studiare mappe ne conosceva perfino le vie traverse, come se vi fosse
vissuto.
Povero ragazzo sviato! La brama di vedere e di conoscere Londra e l'altra, ancor
più forte di raggiungere la fama, non dovevano mai essere appagate.
Era destinato a morire avendo vissuto un'esistenza breve e irrealizzata.
Ma in quell'anno 1835 tutti i suoi pensavano a come aiutarlo a raggiungere il cu
lmine promesso.
Lasciamo che la stessa Charlotte spieghi quali erano i loro piani.
Quelle tre non furono le prime sorelle a far sacrificio della propria vita al so
gno di un fratello amato.
Voglia Iddio che siano state le ultime ad essere ricambiate in modo così desolante
.
Haworth 6 luglio 1835.
Avevo sperato nell'indicibile piacere di ospitarti quest'estate a Haworth, ma le
circostanze della vita sono mutevoli e i progetti umani debbono piegarsi al cor
so degli eventi.
Stiamo per dividerci, separarci, sbandarsi.
Emily va in collegio, Branwell andrà a Londra e io andrò a fare la governante.
Questa risoluzione l'ho presa di mia iniziativa, sapendo di dovermi risolvere a
questo passo una volta o l'altra e 'meglio presto che tardi' come dice il prover
bio scozzese, ben sapendo che Papà con la sua rendita limitata avrà tutto il suo da
fare se Branwell sarà mandato alla Royal Academy ed Emily a Roe Head.
Dove andrò ad abitare? chiederai.
A quattro miglia da te, in una casa che non ci è sconosciuta non essendo altra se
non la Roe Head stessa citata più su.
Sì, insegnerò nella stessa scuola dove insegnarono a me.
Miss Wooler mi ha offerto l'incarico e io l'ho preferito a una o due proposte di
governante privata.
Sono triste, molto triste al pensiero di lasciare la mia casa; ma il dovere - la
necessità - sono severi maestri che non ammettono di essere disobbediti.
Non ti dissi una volta che dovevi essere grata per la tua indipendenza? Ero conv
inta di quanto ti dicevo allora e te lo ripeto ora, semmai con intensità raddoppia
ta.
Se qualcosa può compensarmi un po', è il pensiero di essere vicina a casa tua.
Certamente tu e Polly verrete a trovarmi; mi sentirei in colpa se lo mettessi in
dubbio, non sei mai venuta meno all'affettuosa gentilezza nei miei riguardi.
Emily e io partiremo da casa il 27 di questo mese, il pensiero di essere insieme
ci consola un poco e, veramente, visto che devo accettare un lavoro dipende 'La
mia sorte è caduta in un luogo piacevole.' Voglio bene a Miss Wooler e la rispett
o.

CAPITOLO 8.
Il 29 luglio 1835, Charlotte, che ormai aveva poco più di diciannove anni, andò come
insegnante da Miss Wooler.
Emily l'accompagnò come educanda, ma ben presto si ammalò per la nostalgia al punto
di non riuscire ad applicarsi a nulla; perciò, dopo aver trascorso solo tre mesi a
Roe Head, ritornò alla Canonica e alla sua amatissima brughiera.
Miss Bront spiega come segue i motivi che impedirono a Emily di rimanere a scuol
a, dove fu sostituita da Anne, l'ultima delle sorelle: 'Mia sorella Emily era in
namorata della brughiera; ai suoi occhi negli angoli più cupi della landa sbocciav
ano i più vividi fiori, la sua mente sapeva trasformare in un Eden la più tetra vall
etta affossata sul livido fianco di una collina.
Nella squallida solitudine trovava le più rare delizie; e certamente, non ultima,
anzi, la più amata, la libertà.
La libertà era l'aria che Emily respirava, senza di essa moriva.
Il cambiamento dalla sua casa a un convitto, dal suo ritmo di vita segregato, si
lenzioso, che non conosceva inibizioni, non aveva nulla di artificiale, a un alt
ro scandito da azioni ripetute, governato da regole fisse (anche se ogni cosa si
volgeva sotto i più gentili auspici) fu quanto non le riuscì di sopportare.
Qui, l'indole prevalse sulla forza di volontà.
Ogni mattina al risveglio la visione della sua casa, della sua brughiera l'avvol
geva, oscurando e rattristando la prospettiva della giornata che l'attendeva.
Nessuno, all'infuori di me, sapeva quale fosse il suo male.
Io non lo conoscevo che troppo bene.
Nella lotta che sosteneva la sua salute fu ben presto fiaccata; il viso pallido,
il personale assottigliato, le forze che venivano meno minacciavano un rapido d
eclino.
In fondo al cuore sentivo che sarebbe morta se non fosse ritornata a casa e, spi
nta da questa convinzione, ottenni che vi fosse richiamata.
Era rimasta a Roe Head solamente tre mesi, e, prima che l'esperimento di lasciar
la fosse nuovamente tentato, passarono alcuni anni...' Il deperimento fisico di
Emily quando si allontanò da Haworth, fu costatato da tutti; le sorelle decisero c
he se a una delle ragazze toccava assentarsi, lei doveva senz'altro essere lasci
ata a casa.
Oltre all'infelice tentativo di Roe Head vi erano stati i sei mesi trascorsi com
e insegnante in una scuola di Halifax, e, più tardi, il viaggio a Bruxelles in com
pagnia di Charlotte; poi non se ne parlò mai più.
In casa si dava da fare prendendo su di sé quasi tutto il lavoro di cucina, stirav
a la biancheria e gli abiti, e, quando Tabby invecchiando si indebolì, fu lei che
impastò il pane per tutta la famiglia.
Chiunque fosse passato davanti alla porta della cucina che dava sull'esterno, la
poteva vedere intenta a studiare il tedesco da un libro appoggiato a un qualsia
si sostegno mentre lavorava la pasta, e nessuno studio, per interessante che fos
se, interferiva negativamente sulla perfezione del pane che riusciva sempre buon
issimo e leggero.
In verità, in quella cucina i libri si vedevano abitualmente; in teoria le ragazze
venivano formate culturalmente dal padre, mentre ad insegnar loro le attività del
la vita pratica provvedeva la zia, che le addestrava a prender parte a tutte le
attività domestiche, il che, per donne nella loro posizione, era un imprenscindibi
le dovere, ma nel loro impiego del tempo accuratamente segnato, trovavano molti
ritagli da dedicare alla lettura, per esempio mentre sorvegliavano la cottura de
lle torte, riuscendo così a dedicarsi a due attività contemporaneamente, meglio anco
ra di quanto avesse fatto, molti secoli addietro, il famoso re Alfredo.
Il periodo trascorso da Charlotte, come insegnante, nella scuola di Miss Wooler
fu veramente felice fino al momento in cui anche in lei la salute si alterò.
Voleva veramente bene alla sua maestra di un tempo e la rispettava, e ora ne era
diventata la collega e l'amica.
Le educande non erano delle estranee per lei, alcune di loro essendo le sorelle
minori delle sue antiche compagne di studio e di giochi.
Le incombenze della giornata erano a volte tediose, sempre monotone, ma, nell'at
tesa della sera pregustava ore di gioia, quando lei e Miss Wooler sedevano insie
me, a volte fino a notte inoltrata e indulgevano in lunghe, quiete conversazioni
, oppure rimanevano a lungo in silenzio non meno piacevolmente, perché sapevano ch
e quando un pensiero, una considerazione veniva in mente a una di loro, se prova
va il desiderio di comunicarla aveva accanto una intelligente compagna pronta a
rispondere.
Era riposante non essere costrette alla conversazione.
Fu verso quest'epoca che nelle vicinanze di Leeds accadde un fatto che suscitò mol
to interesse.
La giovane governante di una rispettabilissima famiglia era stata corteggiata e
aveva sposato un dipendente della ditta commerciale di cui faceva parte il dator
e di lavoro della signorina.
Un anno dopo il matrimonio, ed essendo nel frattempo nato un bambino, si scoprì ch
e il sedicente marito aveva altrove una moglie legittima.
Oggi si dice che quella prima moglie fosse demente e che egli avesse considerato
ciò motivo sufficiente per sentirsi libero di contrarre un nuovo matrimonio.
Sia come sia, la condizione della nuova moglie, che moglie non era, di quell'inn
ocente madre di una creatura illegittima eccitò la più profonda commiserazione e si
parlò del caso in lungo e in largo nella zona perciò, naturalmente, anche a Roe Head
.
Miss Wooler era ansiosa di procurare a Miss Bront ogni possibile occasione di sv
ago; ma spesso le era difficile indurla ad accettare gli inviti che le venivano
fatti o doveva insistere perché andasse a passare il fine settimana da E. o da Mar
y che vivevano nelle immediate vicinanze.
Miss Bront considerava contrario al proprio dovere concedersi una vacanza per br
eve che fosse e si negava quelle assenze necessarie a volte per interrompere un
ritmo di vita troppo severo.
Questa eccessiva severità verso se stessa era indizio di un difetto di sano equili
brio sia fisico che mentale.
Ciò risulta chiaro da un altro brano della lettera di Mary che ho già citata altrove
: 'Tre anni più tardi - del periodo in cui si erano trovate a scuola insieme - sep
pi che era andata come insegnante da Miss Wooler.
Mi recai a trovarla e le chiesi come mai poteva dare tanto di sé per così poco denar
o, poiché non aveva bisogno di farlo per vivere.
Ammise che dopo aver provveduto al vestiario suo e a quello di Anne non le riman
eva nulla del suo stipendio, anche se aveva sperato di riuscire a mettere qualco
sa da parte.
La situazione non era brillante; ma cos'altro poteva fare? Non seppi cosa rispon
derle.
Sembrava incapace di provare un qualsiasi interesse o piacere all'infuori della
coscienza del dovere compiuto; quando le era possibile sedeva da sola e 'faceva
il punto'.
Un'altra volta mi raccontò che una sera era rimasta a sedere nello spogliatoio fin
ché si era fatto buio fondo a sua insaputa, poi accorgendosene a un tratto, si era
spaventata.' Senza dubbio è questo ricordo che descrive quando parla di un terror
e simile che invade Jane Eyre. (1) Nel romanzo, scritto in prima persona, leggia
mo: 'Sedevo guardando il letto bianco e le pareti in ombra - rivolgendo ogni tan
to lo sguardo affascinato verso lo specchio che luceva; e incominciai a ricordar
e quello che avevo udito narrare sui morti, disturbati nella loro tomba.
Tentai di reagire; scuotendo via i capelli dagli occhi, sollevai il capo e mi sf
orzai di guardare arditamente in fondo alla camera buia; in quello stesso moment
o un raggio di luce lunare filtrò da una fessura dell'imposta.
No! il chiaro di luna è immobile e questo, invece, si muove... la mia mente prepar
ata com'era a una visione di orrore, i nervi scossi dall'interiore agitazione, p
ensai che quell'improvviso raggio dardeggiante fosse l'araldo di una qualche vis
ita dall'aldilà.
Il cuore pulsava pesantemente, la fronte ardeva; percepii un suono che, come in
sogno, mi parve essere un fruscio d'ali...
Mi sembrava che accanto a me vi fosse qualcosa...' 'Da quel momento - aggiunge M
ary la sua immaginazione si incupì, fu pronta a spaventarsi, non poteva reagire, n
on sapeva impedirsi certi pensieri.
Non riusciva a dimenticare la tetraggine; di notte non dormiva; di giorno non sa
peva più concentrarsi.' Naturalmente alle condizioni di salute qui sopra descritte
era giunta gradualmente e non vanno riferite al 1836.
Ma fin da allora da alcune sue espressioni possiamo notare uno stato mentale che
rammenta tristemente quello che riscontriamo in alcune lettere di Cowper: non s
i può dimenticare che le sue poesie le fecero una profondissima impressione.
Penso che le sue parole, i suoi versi le venissero in mente più di frequente che q
uelli di qualsiasi altro poeta.

10 maggio 1836.
Mi ha colpita il biglietto che mi hai mandato insieme con l'ombrello; dimostrava
un grado di interesse nei miei riguardi che non ho il diritto di aspettarmi da
nessuna creatura al mondo.
Non farò l'ipocrita: non risponderò alle tue affettuose, gentili, amichevoli domande
come tu desideri.
Non ti illudere immaginando che vi sia alcunché di realmente buono in me.
Mia cara, se fossi simile a te il mio viso sarebbe rivolto a Sion anche se preco
ncetti ed errori fossero in grado di gettare occasionalmente un velo di nebbia s
ulla gloriosa visione a me di fronte.
Ma io non sono come te.
Se tu conoscessi i miei pensieri, i sogni che mi assorbono e la sfrenata immagin
azione che a tratti mi divora e fa sì che io trovi qualsivoglia compagnia miserame
nte insipida, avresti compassione di me, non esito a dirlo, mi disprezzeresti.
Conosco i tesori della Bibbia, li amo e li adoro.
Posso vedere il Pozzo della Vita in tutta la sua limpidezza e in tutto il suo fu
lgore.
Ma quando mi chino per bere le sue pure acque esse si ritraggono alle mie labbra
come se io fossi Tantalo.
Sei proprio gentile con i tuoi inviti troppo frequenti.
Mi lasci perplessa.
Quasi non so come rifiutare eppure accettare è ancora più imbarazzante.
In ogni modo questa settimana non posso venire perché siamo nel più fitto della "melée
" delle ripetizioni; stavo ascoltando le risposte della terribile quinta sezione
quando mi è giunta la tua lettera.
Miss Wooler ha detto che venerdì prossimo devo andare da Mary e inoltre ha dato la
mia parola per la Pentecoste; domenica mattina ci incontreremo in chiesa, tu e
io, se per te va bene, e mi fermerò a casa tua fino a lunedì.
Ecco una libera e facile proposta! Miss Wooler mi ha indotta a farla.
Dice che la sua buona fama ci va di mezzo.

Buona, gentile Miss Wooler! Per quanto monotone e faticose possono essere state
le incombenze di Charlotte sotto il suo tetto, ha avuto sempre accanto una affet
tuosa e attenta amica che vegliava su di lei, insistendo per farle prendere part
e a ogni piccolo innocente svago che le si offriva Durante le vacanze estive del
1836 la sua amica E. venne da lei a Haworth garantendole un breve periodo felic
e.
A questo punto fa seguito una serie di lettere senza data appartenenti all'ultim
o periodo di quello stesso anno; e di nuovo pensiamo al mite e malinconico Cowpe
r.

Mia cara E., in questo momento sono tutta tremante di eccitazione dopo aver lett
a la tua lettera; essa mi ha portato qualcosa che non avevo mai avuto prima - il
traboccare senza riserve di un cuore caldo, gentile, generoso...
Ti ringrazio con energia per questa tua affettuosa gentilezza.
Non mi tirerò più indietro nel rispondere alle tue domande.
Vorrei davvero essere migliore di quanto sono.
A volte prego con fervore di essere tale.
La coscienza mi rimorde, il rimorso mi visita rapide visioni sante di cose inesp
rimibili, che mi erano estranee, lampeggiano; forse tutto ciò svanirà e potrò trovarmi
irrimediabilmente nella totale oscurità nel cuor della notte, ma imploro un miser
icordioso Redentore che se questa è veramente l'alba del Vangelo essa possa giunge
re a una perfetta luce diurna.
Non mi fraintendere - non pensare che sono buona: semplicemente desidero di esse
rlo, detesto la mia antica spensierata leggerezza, quel desiderio di mettermi av
anti.
Oh! non sono migliore di quanto sia stata.
Mi trovo in quello stato di orrida, cupa incertezza che, in questo stesso istant
e, se solo potessi avvicinarmi alla prospettiva di raggiungere la riconciliazion
e con Dio, di ottenere la redenzione per i meriti del suo Figliolo, non esiterei
ad accettare di essere vecchia, coi capelli ormai grigi.
Non sono mai stata esattamente indifferente a tutte queste cose ma le ho sempre
considerate in modo impreciso, con una certa ripulsione; ed ora uno scoramento,
se fosse possibile ancor più oppressivo grava sul mio spirito, mentre le nubi si a
ccumulano più scure che mai.
Tu, mia carissima, mi hai rincuorata; per un istante, un atomo di tempo, ho pens
ato di potermi chiamare tua sorella nello spirito, ma l'euforia è passata ed eccom
i nuovamente desolata come al solito, senza speranza.
Questa notte stessa pregherò come desideri ch'io faccia.
Possa l'Altissimo porgermi un orecchio compassionevole! Spero umilmente che lo f
arà poiché tu rafforzerai la mia petizione inquinata unendovi la tua pura supplica.
Tutto è agitazione e confusione intorno a me: le ragazze mi fanno premura con i lo
ro calcoli e le loro lezioni...
Se mi vuoi bene vieni, vieni, vieni venerdì; starò all'erta in attesa di te, e se mi
deluderai piangerò desolatamente.
Vorrei che tu potessi provare il fremito di delizia che ho provato quando, ritta
alla finestra della sala da pranzo vidi il postino che, mentre passava rapidame
nte al di là del muro, scagliava in giardino il tuo pacchetto.

Il giorno di mercato a Huddersfield era una grande ricorrenza a Roe Head.


Le ragazze, girando di corsa l'angolo della casa e sbirciando attraverso i tronc
hi degli alberi su per la china di una prateria ombreggiata, a volte potevano sc
orgere chi un padre, chi un fratello maggiore che passava in carrozza recandosi
al mercato e magari scambiarsi un cenno con la mano; oppure vedere, come fece Ch
arlotte Bront dalla finestra proibita alle educande, un pacchetto bianco scaglia
to al disopra del muro di cinta dalla rapida mossa di una mano robusta, mentre i
l corpo del viaggiatore rimaneva invisibile.

'Stanca per un giorno di duro lavoro, mi seggo per tracciare alcune righe per la
mia cara E.; scusami se dirò solamente cose stolte visto che ho la mente depressa
e svanita.
E' una sera di temporale e il vento soffia producendo un suono simile a un gemit
o il che mi dà molta malinconia.
In simili momenti è mia abitudine cercar riposo in una qualche idea calma e tranqu
illa e oggi, per ottenerlo, ho evocato la tua immagine.
Siedi lì, diritta immobile, nel tuo vestito nero, con la tua sciarpa bianca, il vi
so marmoreo, proprio come se tu ci fossi realmente.
Vorrei che tu mi potessi parlare.
Se dovessimo essere separate - se ci dovesse toccare di vivere a una grande dist
anza l'una dall'altra e non vederci mai più come rievocherei nella vecchiaia i gio
rni della mia gioventù e che malinconico piacere proverei indugiando a rievocare l
a mia amica di allora!...
Ho alcune qualità che mi rendono infelicissima, alcune sensazioni di cui non ti po
sso mettere a parte - che poche, pochissime persone al mondo sono in grado di ca
pire compiutamente.
Non mi vanto di queste stranezze.
Lotto per occultarle e per soffocarle fin dove posso: ma a volte irrompono e all
ora chi assiste alla loro esplosione mi disprezza e per giorni e giorni, in segu
ito, mi detesto...
Ho appena ricevuto la tua lettera e quanto l'accompagna.
Non sono in grado di dire che cosa induca te e le tue sorelle a sprecare la vost
ra gentile bontà su una come me.
Sono loro obbligata e spero vorrai dirglielo.
Sono anche obbligata verso di te, ancor più per la tua lettera che per il tuo rega
lo.
La prima mi ha dato piacere, il secondo quasi una pena.'
Il disturbo nervoso che, come è accertato, l'ha turbata durante il soggiorno press
o Miss Wooler, sembra abbia incominciato a sconvolgerla in quel periodo; o per l
o meno ne parla allora lei stessa, descrivendo una propensione all'irritabilità ch
e fu certamente solo temporanea.

'Sei stata molto cara con me, in questi ultimi tempi, risparmiandomi tutte quell
e piccole prese in giro che, a motivo della mia deplorevole e disgraziata permal
osità, un tempo mi facevano storcere la bocca come toccata da un ferro rovente; ce
rte cose a cui nessun altro dà importanza, mi penetrano nella mente e rodono come
un veleno.
So che queste mie reazioni sono assurde, perciò tento di nasconderle, ma essendo r
epresse, feriscono ancor più profondamente.'
Comparate questo stato di spirito con la mite rassegnazione con cui aveva soppor
tato di essere messa da parte come inutile nei giochi, e aveva udito commentare
la sua bruttezza dalle compagne solo tre anni prima. 'La mia vita, dal nostro ul
timo incontro, è trascorsa in una ininterrotta monotonia: null'altro se non insegn
are e insegnare dalla mattina alla sera.
L'unica variante che mi sia concessa, è data da una tua lettera o dall'incontro co
n un nuovo piacevole libro.
La "Vita di Oberlin" e la "Ritrattistica domestica" di Legh Richmond' (2) sono g
li ultimi di questi.
Il secondo ha attratto e stranamente affascinato la mia attenzione.
Chiedilo, prendilo a imprestito, o rubalo, senza por tempo in mezzo, e leggi "Me
morie di Wilberforce", breve relazione di una vita corta e priva di eventi: non
la dimenticherò mai, è bella, non per la lingua in cui è scritta, non per gli incident
i minuziosamente narrati, ma per la semplice descrizione di un giovane sincerame
nte cristiano e pieno di talento.'
Circa in quel tempo, Miss Wooler trasferì la sua scuola dalla bella, aperta, arios
a posizione di Roe Head a Dewsbury Moor a poche miglia di distanza.
La nuova residenza era situata molto più in basso e l'aria vi era meno pura e toni
ficante per una creatura cresciuta in vetta alla collina nel selvaggio villaggio
di Haworth.
Charlotte fu molto provata dal cambiamento e lo lamentò, non solamente nei propri
riguardi ma anche prendendo in considerazione l'interesse della sorellina Anne.
Nel frattempo, Emily era andata a insegnare in una scuola di Halifax che accogli
eva quasi quaranta alunne.

'Non ho ricevuto che una lettera da quando è partita da casa, - scrive Charlotte i
l 2 ottobre 1836. - Mi dà uno spaventoso resoconto delle sue mansioni; duro lavoro
dalle sei antimeridiane alle undici di notte, con una sola mezz'ora di esercizi
o fisico a metà giornata.
Una vera schiavitù; temo che non vi possa resistere.'
Quando le sorelle si trovarono riunite a casa per le vacanze natalizie parlarono
delle loro rispettive esperienze e delle prospettive di lavoro e di guadagno pe
r il futuro.
Capivano che dovevano sollevare il padre dalla necessità di mantenerle, anche solo
parzialmente, se non tutte e tre, almeno una o due; e, naturalmente, ricadeva s
ulle maggiori l'impegno di trovare una fonte di guadagno.
Sapevano di non avere nessuna probabilità di una qualche consistente eredità in avve
nire.
Mister Bront riscuoteva un piccolo stipendio, e, per sopra mercato, era caritate
vole e liberale; la zia godeva di un vitalizio di cinquanta sterline annue che,
alla di lei morte, doveva passare in altre mani, le nipoti non vi avevano alcun
diritto e non contavano su suoi eventuali risparmi.
Cosa potevano fare? Charlotte ed Emily stavano tentando la carriera dell'insegna
mento, a quanto sembrava senza grande successo.
La prima, è vero, aveva la fortuna di avere un'amica sincera come datrice di lavor
o, ed inoltre era circondata da persone che la conoscevano e le volevano bene, m
a percepiva uno stipendio troppo basso per riuscire a metterne via una parte e i
l suo livello culturale non le dava diritto a chiederne uno maggiore; per di più l
a vita sedentaria a cui era costretta danneggiava la sua salute fisica e mentale
; tuttavia non voleva riconoscerlo neppure a se stessa.
Ma per quanto riguardava Emily - quello spirito libero, selvaggio, indomabile, c
he non si sentiva a proprio agio se non sulle solitarie pendici coperte di erica
che circondavano la casa detestatrice degli estranei, condannata a vivere in me
zzo a loro, a logorarsi al loro servizio - Charlotte, disposta a tollerare tutto
ciò, pazientemente per se stessa, non lo poteva accettare per sua sorella.
E, tuttavia, che fare? In passato aveva sperato di diventare un'artista e di pot
er così guadagnare di che Vivere; ma gli occhi l'avevano tradita nella minuziosa e
inutile fatica che si era imposta.
Era abitudine delle ragazze, quando si trovavano riunite a casa, cucire fino all
e nove di sera, ora in cui Miss Branwell solitamente andava a dormire e le mansi
oni domestiche delle nipoti cessavano: riponevano il lavoro e incominciavano a p
asseggiare su e giù per la stanza, dopo aver spento le candele, forse per economia
; avanti e indietro, avanti e indietro, messe in luce un istante dalla brace del
caminetto, e subito riassorbite dall'ombra.
Era il tempo della giornata in cui parlavano delle difficoltà passate, delle preoc
cupazioni presenti; facevano progetti per l'avvenire e ragionavano sui loro pian
i.
Negli anni successivi fu l'ora e il modo in cui discussero gli intrecci dei loro
romanzi.
E più tardi ancora quello fu il momento in cui l'ultima sopravvissuta delle sorell
e girava e girava intorno alla stanza per antica abitudine, desolata, sola, pens
ando tristemente ai giorni che non erano più.
Ma quel Natale del 1836 non era privo di speranze, fremente di ardite aspirazion
i.
Si erano allenate a scrivere storie, fin da bambine, nelle loro riviste; tutte e
tre inventavano alla perfezione.
Avevano anche tentato di scrivere in versi, e nutrivano una moderata fiducia di
averlo fatto con successo.
Ma sapevano che il loro ottimismo poteva nascere da una illusione, che il giudiz
io circa le reciproche produzioni correva il rischio di essere parziale e non po
teva costituire una sicura base.
Alla fine Charlotte decise di scrivere a Southey.
Credo (in base ad un accenno in una lettera che segnalerò più avanti) che abbia cons
ultato anche Coleridge: ma non ho trovato nemmeno un rigo di questa corrisponden
za.
La lettera a Southey fu spedita il 29 dicembre e nella tensione, ben comprensibi
le in una giovanetta che era arrivata al punto di scrivere a un poeta laureato p
er chiedergli un giudizio sulle proprie poesie, essa usò alcune espressioni enfati
che che probabilmente lo indussero a credere che si trattava di una ragazza roma
ntica, ignara delle realtà della vita.
Questa lettera avventurosa fu, senza dubbio, la prima di parecchie altre di mede
simo tono che passarono attraverso il piccolo ufficio postale di Haworth.
Quel periodo di vacanze trascorse senza che, una mattina dopo l'altra, giungesse
la risposta tanto attesa; le sorelle dovettero tornare al lavoro; triste necess
ità, specialmente per Emily che ne detestava le incombenze, senza sapere se la let
tera di Charlotte era giunta a destinazione.
Senza lasciarsi scoraggiare dall'insuccesso di Charlotte, Branwell tentò anche lui
la sorte e scrisse a Wordsworth una lettera degna di nota che nel 1850 fu conse
gnata dal poeta a Mister Quillinan (3) quando il nome Bront era ormai conosciuto
e famoso.
Non ho modo di accertare quale risposta ottenne da Mister Wordsworth ma si può pen
sare che egli considerasse quella missiva degna di nota poiché la conservò e se ne r
icordò quando il nome che si nascondeva sotto lo pseudonimo di Currer Bell fu rive
lato al pubblico.
Ecco il testo della lettera:
Haworth, nei pressi di Bradford Yorkshire, 19 gennaio 1837.
Signore, la supplico vivamente di leggere e di formulare un giudizio su quanto l
e ho inviato, perché dal giorno della nascita a questo mio diciannovesimo anno di
età, ho vissuto tra solitarie colline dove non ho potuto provare né cosa io sono, né q
uello che sono capace di fare.
Leggo per lo stesso motivo per cui mangio o bevo; perché è una vera brama istintiva.
Ho scritto sotto la stessa spinta, indotto dagli impulsi e dai sentimenti; né ho p
otuto fare diversamente perché quello che si è presentato è venuto fuori e tanto basta
.
In quanto alla presunzione, non ha potuto ricevere alimento dall'adulazione, vis
to che fino a questo momento c'è al mondo solo una mezza dozzina di persone che sa
ppia che lo ho mai scritto un rigo.
Ma ora si è prodotto un cambiamento, signore, e sono giunto a un'età in cui devo far
qualcosa per me stesso; le facoltà che possiedo debbono essere indirizzate a una
meta precisa, e siccome io stesso non sono in grado di valutarle debbo chiedere
ad altri quale sia il loro valore.
Ma qui non vi è nessuno che me lo possa dire; se non hanno valore, il tempo si sta
facendo troppo prezioso perché io lo sprechi contando su di esse.
La prego mi perdoni, signore, se mi sono avventurato a presentarmi a uno i cui l
avori ho amato sopra ogni altro della nostra letteratura e che è stato per me una
divinità della mente, per deporre di fronte a lui uno dei miei scritti e chiedergl
i un giudizio sul contenuto.
Vengo a colui il cui giudizio è senza appello; colui che ha svolto la teoria della
poetica e l'ha praticata, e queste due cose le ha fatte in modo tale da pretend
ere un posto nella memoria dei mille anni venturi.
Il mio scopo, signore, è di uscire allo scoperto nel vasto mondo, e per questo non
mi affido alla sola poesia - essa potrà varare la nave ma non sarà in grado di spin
gerla al largo: una prosa sensata ed esatta, arditi e rigorosi sforzi lungo il c
ammino della vita, mi darebbero un ulteriore diritto all'attenzione del mondo; e
poi, di nuovo, la poesia dovrebbe dar lustro e incoronare di gloria quel nome;
ma nulla di tutto ciò può essere iniziato senza mezzi, e, siccome non ne possiedo, d
ebbo in ogni modo lottare per ottenerli.
Sicuramente in questi giorni in cui non c'è un poeta fra quanti scrivono che valga
un soldo, il campo si deve aprire se uno che vale di più potrà farsi avanti.
Quella che le invio è la scena che introduce un soggetto assai più lungo nel quale m
i sono sforzato di sviluppare forti passioni e deboli principi in lotta con una
immaginazione esaltata e acuti sentimenti finché, a mano a mano che la giovinezza
avanza, le cattive azioni e i brevi godimenti finiscono nella desolazione mental
e e nella rovina fisica.
Inviarle il tutto equivarrebbe a uno scherzo di cattivo gusto fatto alla sua paz
ienza; quello che ha sotto gli occhi non pretende di essere niente di più che la d
escrizione di un fanciullo immaginoso.
Ma lo legga, signore; e, come porgerebbe un lume a qualcuno immerso nella tenebr
a - lei che dà valore alla gentilezza del cuore - "mi faccia avere una risposta",
sia pur di una sola parola, dicendomi se devo continuare a scrivere o se non dev
o scrivere più.
Voglia perdonarmi l'indebito calore, perché i miei sentimenti in proposito non son
o freddi; e mi creda, signore, col più profondo rispetto suo umilissimo servitore
P.B.
Bront.

La poesia acclusa non mi sembra assolutamente all'altezza di alcune parti della


lettera; ma siccome a tutti piace giudicare personalmente, copio le sei strofe d
ell'introduzione - su per giù un terzo dell'insieme e, certamente, non il peggiore
.

Là dov'Egli regna in gloria splendente, Al di sopra di questi notturni cieli stell


ati In mezzo al Suo paradiso di luce, Ah! perché non posso esservi io?
Spesso essendo desto all'alba del Natale Supino e abbandonato nell'insonne crepu
scolo Strani pensieri mi sono nati in mente Di com'Egli sia morto per me.
E spesso giacendo nella mia camera Mi sono destato piangendo Destato dai sogni i
n cui lo contemplavo morente Sull'albero maledetto.
E spesso mia madre ha detto Mentre le abbandonavo il capo sul grembo Che temeva
ch'io non fossi fatto per il tempo Ma per l'Eternità.
Perciò posso chiaramente leggere il mio diritto A dimorare nei cieli E lasciate ch
'io dica addio ai timori Ed asciughi i miei occhi piangenti!
Mi metterò a giacere su questa lastra di marmo E porrò il mondo da parte Per vedere,
sul suo trono di ebano, La luna che procede in gloria.

Poco tempo dopo Charlotte, di ritorno a Dewsbury Moor, fu desolata nell'apprende


re che la sua amica E. si sarebbe probabilmente allontanata da quei luoghi per l
ungo tempo.

20 febbraio.
Che cosa farò senza di te? Per quanto tempo saremo, probabilmente separate? Perché d
eve esserci negata la reciproca compagnia? E' una misteriosa fatalità.
Anelo di trovarmi con te perché mi sembra che due o tre giorni, o settimane che si
ano, trascorsi in tua compagnia mi fortificherebbero indicibilmente nel godiment
o di quei sentimenti che da così poco tempo ho incominciato ad avere cari.
Tu sei la prima che mi ha indicato il cammino lungo il quale sto così fiaccamente
tentando di procedere ed ecco che non posso ora averti a fianco.
Debbo procedere desolatamente sola.
Perché ci tocca di essere divise? Certamente è perché rischiamo di amarci troppo - e d
i perdere di vista il Creatore nell'idolatria verso la creatura.
A tutta prima non sono stata capace di dire: 'Sia fatta la tua volontà!' Mi sono r
ibellata pur sapendo che avevo torto di abbandonarmi a tale impulso.
Essendo rimasta sola per un momento questa mattina, ho pregato ardentemente di e
sser capace di conformarmi a qualsiasi decreto emanato dalla divina volontà, anche
se mi fosse dato con una più severa mano di quella che oggi mi tocca in sorte con
questa delusione; da quel momento mi sono sentita più calma e più umile e, perciò, più
serena.
Domenica scorsa presi in mano la Bibbia di umore cupo; iniziai a leggere e subit
o si insinuò in me un sentimento quale non conoscevo da molti anni - una sensazion
e soave, placida, che mi pervadeva solitamente quando ero una bimbetta e, di dom
enica sera in estate, me ne stavo vicino alla finestra aperta a leggere la vita
di un certo nobiluomo francese che raggiunse un grado di santità più puro, più alto di
quanto si sia mai visto dai giorni dei primi martiri...

La residenza di E. si trovava alla distanza di una normale passeggiata tanto da


Dewsbury Moor quanto da Roe Head; nei pomeriggi di sabato E.
e Mary solevano far visita a Charlotte e spesso insistevano perché le accompagnass
e sulla strada del ritorno e si fermasse dall'una o dall'altra fino alla mattina
del lunedì; ma lei accettava raramente.Mary dice: 'In tutto il tempo che rimase d
a Miss Wooler fu ospite da noi solamente due o tre volte.
Discutevamo di religione e di politica.
Lei, Tory e figlia di un ecclesiastico, si trovava sempre in minoranza in casa s
ia dell'una che dell'altra famiglia saldamente ancorata al partito radicale e al
la setta dissidente.
Doveva ascoltare autorevolmente esposte tutte le tirate che le ero solita fare a
l tempo della scuola, contro l'aristocrazia dispotica e il clero anglicano merce
nario eccetera.
Ora non aveva l'energia per difendersi; a volte ammetteva che vi era una certa v
erità in quanto le dicevamo, ma, più spesso, non replicava.
La sua salute debole la induceva alla apparente condiscendenza, visto che non er
a capace di controbattere senza dare battaglia con tutte le sue forze.
Lasciava che io la consigliassi e la proteggessi con grande imperiosità, a volte a
ccettando una qualche briciola di senso comune presente in quanto andavo dicendo
, tuttavia senza permettere a chicchessia di intaccare realmente la sua indipend
enza di pensiero e di azione.
Anche se a volte il suo silenzio poteva sembrare un consenso, ciò non fu mai il ca
so: non espresse mai un'opinione per far piacere all'oppositore.
Le sue parole erano oro puro sia quando lodava che quando biasimava.
Il padre di Mary era un individuo di notevole intelligenza ma animato da forti,
per non dire violenti, pregiudizi in favore dei repubblicani e dei dissenzienti.
Solamente la contea dello Yorkshire poteva aver dato vita a un simile uomo.
Suo fratello era stato un esiliato in Francia e vi aveva poi preso stabile dimor
a.
Mister T. stesso era stato spesse volte all'estero, sia per affari sia per visit
are le grandi pinacoteche del continente.
Secondo quanto mi è stato detto, parlava il francese perfettamente quando l'occasi
one lo richiedeva, ma di solito si compiaceva di esprimersi nel pesantissimo dia
letto dello Yorkshire.
Comprava splendide incisioni dei quadri che ammirava particolarmente e la sua ca
sa era piena di opere d'arte e di libri; ma gli piaceva presentarsi agli estrane
i o a qualsiasi nuovo arrivato sotto il suo aspetto più rozzo; parlava con un cari
catissimo accento locale, dichiarava il suo pensiero sulla Chiesa d'Inghilterra
e sullo Stato con le parole più atte ad urtare chi non la pensava come lui, ma, se
l'ascoltatore era in grado di sopportare quel primo urto, egli a poco a poco, s
uo malgrado, lasciava trasparire un cuore caldo, buono, e il suo reale buon gust
o, la sua intima raffinatezza venivano allo scoperto.
Educava i quattro maschi e le due figlie ai principi repubblicani, ne incoraggia
va l'indipendenza di pensiero e di azione, non tollerava nessuna affettazione.
Ora i membri di quella famiglia sono sparsi ai quattro venti: Martha, la minore,
dorme nel cimitero protestante di Bruxelles, Mary vive in Nuova Zelanda, Mister
T. è defunto.
La vita e la morte hanno disperso quella cerchia di violenti radicali e dissenzi
enti nella quale era ammessa e sinceramente onorata e benvoluta la piccola, quie
ta, risoluta figlia di un ecclesiastico tradizionalista.
Intanto il gennaio e il febbraio del 1837 erano trascorsi e ancora non era giunt
a alcuna risposta da Southey.
Probabilmente, perduta ogni speranza, Charlotte non l'aspettava più quando finalme
nte le giunsero le seguenti righe che troviamo incluse nella biografia scritta d
a Mister C. C.
Southey (4) per tramandare la memoria del padre.
Dopo averle spiegato che le rispondeva con tanto ritardo a causa di una lunga as
senza da casa durante la quale la corrispondenza a lui indirizzata si era accumu
lata, aggiungeva che la sua lettera era stata lasciata in fondo a molte altre, '
non per mancanza di rispetto verso di lei o per indifferenza per quanto comunica
va ma perché, in verità non era compito facile rispondervi, non era compito piacevol
e gettare una doccia fredda sulle alte aspirazioni e sui generosi entusiasmi del
la gioventù'; continuava poi: 'Quello che lei è posso inferirlo solamente dalla sua
lettera che sembra scritta in tutta sincerità, anche se la intuisco firmata con un
o pseudonimo.
Sia come si sia, lettera e versi recano la stessa impronta dalla quale posso fac
ilmente inferire le condizioni di spirito di chi ha scritto...
Lei non chiede il mio consiglio sul come indirizzare le sue capacità, ma la mia op
inione circa la loro qualità, eppure l'opinione può avere poco valore e il consiglio
, invece, averne molto.
Lei evidentemente possiede, e non a basso livello, quello che Wordsworth definis
ce 'Ia facoltà del verso', che io non deprezzo quando dico che, ai nostri tempi, n
on è rara.
Sono pubblicati ogni anno senza attirare l'attenzione del pubblico molti volumi
di poesia che, se fossero usciti cent'anni fa, avrebbero procurato un'alta fama
all'autore mentre chiunque ha ambizioni in questo campo oggi dev'essere preparat
o alla delusione.
Non è in vista del conseguimento di un successo che lei deve coltivare questo dono
se ha a cuore la sua felicità.
Io, che ho scelto la letteratura come professione, che le ho dedicato la vita e
che non ho mai rimpianto, sia pure per un solo istante, questa mia scelta, mi se
nto, tuttavia, costretto a mettere in guardia i giovani aspiranti scrittori che
si rivolgono a me per consiglio e per incoraggiamento, contro la scelta di quest
a così pericolosa carriera.
Lei mi dirà che, a una donna, non occorre raccomandare la prudenza visto che non p
uò incontrare pericoli lungo una simile via.
Fino a un certo punto ciò è vero.
Ma vi è un pericolo di cui vorrei metterla in guardia con tutta la gentilezza e tu
tto il calore di cui sono capace.
I sogni a occhi aperti ai quali lei si abbandona abitualmente sono capaci di fuo
rviarla; e quanto più le attività quotidiane richieste al suo sesso le sembrano piat
te e prive di profitto, tanto più che lei sarà indotta ad abbandonarsi alla fantasti
cheria e diventerà incapace di qualsiasi altra cosa.
La letteratura non può essere impegno femminile, non lo dovrebbe essere.
Intenta a disimpegnare i doveri del suo stato, non potrà dedicarsi allo scrivere,
anche solo come evasione e passatempo.
A quei doveri imprescindibili lei non è stata ancora chiamata; quando lo sarà deside
rerà con meno ardore la celebrità.
Non andrà alla ricerca di emozioni fantastiche, le vicissitudini della vita, dalle
quali non deve sperare di essere risparmiata, qualsiasi siano le condizioni in
cui l'affronterà, gliene offriranno fin troppe.
Non pensi che io faccia poco caso del dono che lei possiede né che voglia scoraggi
arla dall'esercitarlo.
Semplicemente la esorto a riflettere e a usarlo in modo da farne un elemento di
permanente benessere.
Scriva in poesia per amore della poesia, senza essere spinta dall'emulazione, né d
alla prospettiva di raggiungere la celebrità: quanto meno vi mirerà tanto più avrà la po
ssibilità di ottenerla.
Scrivere in questo stato di spirito è salutare per il cuore e per l'anima, si può fa
rne, subito dopo la pratica religiosa, il più sicuro mezzo per elevare e calmare l
a mente.
Può dar forma ai suoi migliori pensieri, ai suoi sentimenti più saggi e, così facendo,
disciplinarli, irrobustirli.
Auguri, signora.
Non è perché ho dimenticato che un tempo fui giovane anch'io che le scrivo con quest
o tono ma, proprio all'opposto; è perché me ne ricordo.
Lei non deve mettere in dubbio né la mia sincerità, né la mia buona volontà; e per quant
o male si accordino le mie parole col suo attuale punto di vista e la sua presen
te disposizione di spirito, quanto più a lungo vivrà tanto più le sembreranno ragionev
oli.
Benché lei mi possa considerare un consigliere privo di grazia, vorrà concedermi, tu
ttavia, di firmarmi, coi migliori auguri di felicità in questo mondo e nell'altro,
suo sinceramente amico.
Robert Southey.

Mi trovo con Miss Bront quando ricevette la lettera in cui Mister Cuthbert South
ey le chiedeva il permesso di inserire quella qui sopra riportata nella biografi
a del padre che stava scrivendo.
Lettala mi disse: 'Quella lettera di Mister Southey era gentile e ammirevole, al
quanto severa forse, ma mi fece bene.' E' in parte perché anch'io la trovo ammirev
ole, in parte perché contribuisce a mettere in risalto il carattere di lei quale r
isulta dalla risposta che gli inviò, che ho preso la libertà di riportarne un estrat
to.
Ecco la risposta:
16 marzo.
Non posso trovar riposo prima di aver risposto alla sua lettera anche se, rivolg
endomi a lei una seconda volta, potrò sembrarle alquanto ostinata; ma devo ringraz
iarla per il saggio consiglio che lei ha avuto la condiscendenza di darmi.
Non mi ero avventurata a sperare in una risposta come la sua: così tanta considera
zione nel tono, tanta nobiltà nello spirito.
Devo moderare i miei sentimenti o lei mi sospetterà di essere stoltamente entusias
ta.
Alla prima scorsa data alla sua lettera provai solamente vergogna e rimorso per
essermi avventurata a disturbarla con la mia rozza rapsodia: sentii salirmi al v
iso un penoso ardente rossore al pensiero dei fogli di carta che avevo coperto c
on parole che allora mi avevano data tanta felicità e che adesso erano solamente f
onte di confusione; ma dopo aver riflettuto alquanto e letto e riletto le sue ri
ghe la prospettiva sembrò rischiararsi; lei non mi dice che quanto ho scritto è tota
lmente privo di meriti, non mi proibisce di scrivere.
Mi mette semplicemente in guardia contro la follia di trascurare doveri tangibil
i, di abbandonarmi alla soddisfazione di piaceri immaginari; contro lo scrivere
per desiderio di fama, per l'egoistica eccitazione dell'emulazione.
Mi permette gentilmente di scrivere poesie per amore della poesia, purché per dedi
carmi a quest'unica assorbente soddisfazione non tralasci nulla di quanto il dov
ere richiede da me.
Temo, signore, che lei mi consideri assai stolta.
So che quanto le scrissi nella mia prima lettera era tutta roba senza valore, st
olta da capo a fondo; ma non sono in realtà la creatura completamente oziosa e sog
nante che sembra rivelare.
Mio padre è un ecclesiastico che gode di un reddito limitato ma sufficiente.
Sono la maggiore dei suoi figli.
Ha speso per la mia istruzione tanto quanto, in buona giustizia, può destinare anc
he a quella degli altri.
Quando ho lasciato la scuola ho dunque pensato che era mio dovere cercare un pos
to di istitutrice.
In questa occupazione ho trovato di che occupare i miei pensieri durante la gior
nata e, insieme con la mente, anche le mani senza riservare ai sogni e all'immag
inazione nemmeno un istante.
Di sera, lo ammetto, penso, ma non infastidisco mai gli altri con i miei pensier
i.
Evito con cura di sembrare preoccupata o eccentrica per non indurre in chi mi ci
rconda congetture sulla natura dei miei segreti interessi.
Seguendo la guida di mio padre - che fin da quando ero bambina mi ha consigliata
esattamente come lo ha fatto lei nella sua saggia ed amichevole lettera - mi so
no non solo sforzata di essere attentamente fedele a tutti i doveri riservati a
una donna ma anche di prendervi il più profondo interesse.
Non vi riesco sempre, alcune volte mentre insegno o cucio mi prende il desiderio
di leggere o scrivere, ma so controllarmi, e l'approvazione di mio padre mi com
pensa largamente della privazione che mi impongo.
Ancora una volta mi permetta di ringraziarla con sincera riconoscenza.
Confido di non essere mai più tentata di vedere il mio nome stampato; se il deside
rio risorgesse leggerei nuovamente la lettera di Southey e lo reprimerei.
E' sufficiente onore per me l'avergli scritto e averne ricevuto una risposta.
Quella lettera è sacra: nessuno dovrà mai vederla all'infuori di Papà, delle mie sorel
le e di mio fratello.
Una volta di più, la ringrazio.
Questo fatto, suppongo, non si rinnoverà.
Se vivrò fino alla vecchiaia lo ricorderò da qui a trent'anni come un sogno luminoso
.
La firma che lei suppone apocrifa è il mio vero nome.
Nuovamente, dunque, devo firmarmi.
Charlotte Bront.
P.S.
Per favore, signore, mi scusi per averle scritto una seconda volta.
Non me lo sono potuta impedire, in parte per dirle quanto le sono grata della su
a delicata gentilezza e, in parte, informarla che i suoi consigli non saranno sp
recati: per quanto dolorosamente e con riluttanza saranno, prima di tutto, segui
ti C. B.

Non so negarmi la soddisfazione di inserire la risposta di Southey.


Keswick 22 marzo 1837.
Cara signora, la sua lettera mi ha procurato un grande piacere e non mi perdoner
ei se glielo tacessi.
Lei ha accolto un ammonimento con tanta considerazione e gentilezza quanta era q
uella cui era improntato.
Mi permetta ora di chiederle di lasciarsi vedere da me se mai dovesse venire a q
uesti laghi, mentre vi ho la mia residenza.
In seguito lei penserà a me con maggior simpatia, perché si sarà resa conto che non vi
è né severità né musoneria nello stato mentale cui gli anni e l'osservazione mi hanno i
ndotto.
Per grazia di Dio, ci è possibile raggiungere quel grado di autogoverno necessario
alla felicità nostra e capace di contribuire grandemente a quella di chi ci circo
nda.
Si guardi dall'eccessiva eccitazione e si sforzi di conservare quieta la mente (
anche dal punto di vista della salute è il miglior consiglio che le possa dare), i
l progresso morale e spirituale andrà allora di pari passo con la cultura delle su
e doti intellettuali.
Ed ora, signora, Dio la benedica! Addio, e mi creda suo amico sincero Robert Sou
they.

Mi parlò anche di questa seconda lettera, dicendomi che conteneva un invito a reca
rsi dal poeta se mai fosse andata nella regione dei Laghi. 'Non vi era denaro su
fficiente,' disse 'né avevo alcuna prospettiva di guadagnare abbastanza da concede
rmi un così grande piacere, così rinunciai a pensarvi.' Mentre ne parlavamo eravamo
appunto sui Laghi.
Ma Southey era morto.
Quella lettera stringente la indusse a mettere da parte per il momento qualsiasi
idea di tentare l'avventura letteraria.
Indirizzò tutta l'energia al disimpegno dei suoi doveri; ma quelle occupazioni non
erano alimento sufficiente per le grandi forze del suo intelletto che perpetuam
ente le ponevano delle richieste, mentre l'aria immobile e quasi stagnante di De
wsbury Moor le intaccava la salute e lo spirito sempre più profondamente.
Il 20 agosto 1837 scrive: 'Sono nuovamente a Dewsbury, intenta al solito lavoro,
- insegnare, insegnare... "Quando tornerai a casa?" Affrettati.
Sei stata a Bath abbastanza a lungo; ormai avrai acquistato belle maniere suffic
ienti, ne sono certa; se la vernice diventerà più spessa temo che il buon legno di f
ondo rimanga completamente nascosto e i tuoi amici dello Yorkshire non lo soppor
teranno.
Vieni, vieni.
La tua assenza incomincia a stancarmi veramente.
I sabati si succedono, uno dopo l'altro, senza che io possa sperare di udir buss
are alla porta e poi sentirmi dire: C'è Miss E....
Misera me.
In questa mia vita monotona, quello era un evento piacevole.
Desidero che si rinnovi; ma ci vorranno due o tre incontri prima che l'irrigidim
ento estraniante di questa lunga separazione si dilegui a poco a poco.' Verso la
stessa epoca, essendosi dimenticata di restituire una borsa da lavoro che aveva
preso in prestito dice: 'Queste aberrazioni della memoria mi avvisano chiaramen
te che sto uscendo dalla prima gioventù.' Età: ventun'anni! Lo stesso tono di disani
mo pervade quest'altra lettera: 'Ho un estremo desiderio di venire da te prima d
i Natale, ma non mi è possibile.
Debbono passare altre tre settimane prima che mi sia dato di vedere, sotto il mi
o tetto, la mia confortatrice.
Se potessi vivere sempre con te e leggere insieme la Bibbia ogni giorno se le no
stre labbra potessero bere contemporaneamente la stessa bevanda, scaturita dalla
medesima pura fonte di misericordia confido, spero che un giorno potrei diventa
re migliore, assai migliore, di quanto ora mi consentano i miei cattivi e distra
tti pensieri, il mio cuore corrotto, freddo al richiamo dello spirito, pronto ad
accendersi a quello della carne.
Spesso mi prospetto la piacevole vita che potremmo condurre insieme, fortificand
oci a vicenda nel sacrificio per far risplendere quella devozione che i primi Sa
nti del Signore spesso raggiunsero.
Gli occhi mi si riempiono di lacrime quando metto a confronto la beatitudine di
una simile condizione rischiarata da speranze per l'avvenire, con lo stato di de
pressione in cui vivo ora, insicura di aver mai sentita una vera contrizione, de
bole in pensiero e in azione, bramando la santità che mai, mai raggiungerò; colpita,
a volte, fino in fondo al cuore dalla convinzione che le orribili spaventose do
ttrine Calviniste sono vere a farla breve: immersa nelle tenebre della morte spi
rituale.
Se la perfezione cristiana è necessaria per meritare la salvezza eterna, io non sa
rò mai salva, il mio cuore è una vera e propria serra per i pensieri peccaminosi; qu
ando decido la scelta di un comportamento non ricordo quasi mai di rivolgere lo
sguardo verso il Redentore per averne guida.
Non so pregare, non riesco a piegar la mia vita al grande fine del bene: cerco c
ostantemente quel che mi piace, perseguo la soddisfazione di quanto desidero per
sonalmente.
Dimentico Dio, e non dovrebbe Dio dimenticare me? E allo stesso tempo, conosco l
a grandezza di Jehova: riconosco la perfezione della sua parola: adoro la purezz
a della fede cristiana; la teoria che faccio mia è giusta, la pratica a cui mi abb
andono è orribilmente errata.' Le vacanze di Natale giunsero e Charlotte e Anne to
rnarono alla Canonica e in quel felice circolo domestico nel quale la loro indol
e si manifestava in piena libertà; in mezzo agli estranei si chiudevano in sé.
In verità solamente una o due persone estranee potevano essere ammesse fra le sore
lle senza che quanto sopra si verificasse.
Emily e Anne erano legate, vita e interessi, come se fossero gemelle.
La prima per estremo riserbo, la seconda per timidezza si sottraeva a qualsiasi
amicizia, a qualsiasi intimità all'infuori di quella delle sorelle.
Emily era impervia a qualsiasi influenza, non veniva mai a contatto con l'opinio
ne altrui, unica legge di condotta era per lei quanto le sembrava giusto e conve
niente e si regolava di conseguenza, non accettando alcuna interferenza.
Riservava il meglio del suo amore ad Anne, mentre quello di Charlotte andava pri
ma di tutto a lei.
Tuttavia l'amore reciproco delle tre sorelle era tetragono alla vita e alla mort
e.
Ogni qual volta che poteva recarsi da loro E. veniva accolta con slancio da Char
lotte, liberamente accettata da Emily, ricevuta da Anne con gentilezza.
Quel Natale avrebbe dovuto trascorrere a Haworth alcuni giorni; ma la sua venuta
dovette essere procrastinata a motivo di un piccolo incidente domestico, espost
o nella lettera che segue:
29 dicembre 1837.
Sono sicura che mi avrai accusata di trascuratezza per non averti scritto prima
d'ora la lunga lettera promessa; invece ho una triste e sufficiente scusa nell'i
ncidente occorso alla nostra fedele vecchia Tabby pochi giorni or sono, dopo il
mio arrivo a casa: andando al villaggio per fare compere, il piede le scivolò sull
a ripida discesa ghiacciata e cadde.
Era buio e, a tutta prima, nessuno si accorse dell'incidente, poi i suoi gemiti
attrassero l'attenzione; fu sollevata e portata nella vicina farmacia dove l'esa
minarono e si resero conto che si era lussata e fratturata una gamba; disgraziat
amente la frattura fu ridotta solamente la mattina dopo alle sei, perché prima di
quell'ora non potemmo trovare alcun chirurgo disponibile.
Ora è qui da noi costretta a letto e con prognosi riservata.
Naturalmente siamo estremamente in ansia per lei poiché è come una di famiglia.
Dal momento dell'accaduto siamo rimaste quasi completamente prive di aiuto: una
donna viene saltuariamente per fare i lavori più pesanti ma finora non siamo riusc
ite a trovare una domestica fissa e perciò le faccende di casa, oltre all'assisten
za di Tabby, ricadono su di noi.
Date le circostanze non oso insistere per averti qui, almeno finché non sarà dichiar
ata fuori pericolo; sarebbe troppo egoismo da parte mia.
La zia voleva che ti informassi dell'accaduto fin dal primo momento, ma papà e tut
ti gli altri hanno insistito affinché rimandassi, nella speranza che le cose prend
essero una piega migliore e io ho aspettato di giorno in giorno, riluttante a ri
nunziare a un piacere pregustato in anticipo così a lungo; tuttavia ricordando qua
nto mi dicesti in proposito che tu affidavi ogni cosa a una decisione più alta del
la nostra cui ti saresti sottomessa di buon grado, considero mio dovere piegare
il capo anch'io, e tacere; può darsi che sia per il meglio.
Penso che se tu fossi venuta qui durante questo duro inverno, la tua visita non
sarebbe stata di nessun vantaggio per te, la brughiera è bloccata dalla neve, perc
iò non avresti nemmeno potuto uscire.
Dopo questa delusione non oserò mai più contare sul conseguimento di un piacere.
Sembra che una fatalità si sia frapposta fra te e me.
Non sono abbastanza buona per te e tu devi essere tenuta lontana dal contagio di
una intimità troppo stretta.
Insisterei ancora per avere una tua visita - supplicherei e mi ostinerei - ma mi
viene in mente che Tabby potrebbe morire durante la tua visita, e io, non mi pe
rdonerei mai di importi una simile prova.
No! ciò non deve essere, e in mille modi questa realtà mi mortifica e mi delude pung
entissimamente.
E non sono la sola ad essere delusa.
Tutti, in casa, attendevano la tua visita con impazienza.
Papà dice che approva pienamente la mia amicizia con te e desidera che possa accom
pagnarmi per tutta la vita.

Una buona vicina delle Bront, una donna capace e intelligente che gestisce una f
armacia a Haworth e grazie a questa occupazione, all'esperienza e a un grandissi
mo acume fa da dottoressa e da infermiera nel villaggio e come tale è stata una pr
esenza amica in molte case del vicinato visitate dalla malattia e dalla morte -
mi ha messa al corrente di un particolare a proposito della gamba fratturata di
Tabby.
Mister Bront era pieno di considerazione e di generosità nel venire incontro a qua
lsiasi richiesta giustificata.
Tabby viveva in casa sua da dieci o dodici anni ed era, come diceva Charlotte, u
na di loro; ma, d'altra parte essendo più vicina ai settanta che ai sessanta non e
ra più in condizione di prestare un utile servizio già al momento dell'incidente.
Aveva una sorella che viveva a Haworth, e i risparmi accumulati durante molti an
ni di servizio costituivano un vero capitale per una persona del suo livello soc
iale; in tempo di malattia, la Canonica avrebbe provveduto.
Miss Branwell, la prudente, per non dire ansiosa, zia, prendeva in considerazion
e queste cose; conosceva il modesto contenuto della borsa di Mister Bront, sapev
a quanto fosse insicuro l'avvenire finanziario delle nipoti, le vedeva perdere i
l necessario periodo di riposo concesso da quelle vacanze, tutte prese dalle cur
e prestate a Tabby.
Fece presente con insistenza la situazione a Mister Bront, appena l'imminente pe
ricolo di vita della vecchia domestica fu passato.
A tutta prima egli rifiutò di prestare orecchio al prudente consiglio; accoglierlo
ripugnava alla sua natura generosa.
Ma Miss Branwell perseverò insistendo sulla situazione economica, fece pressione s
ul suo amore per le figlie.
Finalmente lo fece cedere; Tabby doveva essere trasferita presso la sorella e lì a
ssistita e curata; Mister Bront sarebbe intervenuto quando le economie di lei fo
ssero esaurite.
La decisione fu comunicata alle ragazze e in quel pomeriggio invernale, entro le
quiete mura della Canonica di Haworth, si manifestò una tranquilla, ostinata ribe
llione: fecero una unanime rigida dichiarazione; Tabby si era presa cura di loro
quand'erano bambine; nessun altro all'infuori di loro si sarebbe preso cura di
lei nella sua vecchiaia ed infermità.
All'ora del tè, sedettero quiete e silenziose e il pasto fu consumato senza che le
tre sorelle lo toccassero La cosa si ripeté l'indomani mattina alla prima colazio
ne; non sprecarono molte parole, ma le poche che pronunciarono ebbero il loro pe
so.
Continuarono lo sciopero della fame finché la sentenza fu abrogata e a Tabby, orma
i invalida, impotente e completamente dipendente dal loro aiuto, fu concesso di
rimanere definitivamente alla Canonica.
In questa circostanza agì chiaramente in Charlotte quel forte sentimento del dover
e che costituiva la pietra angolare del suo carattere e ne dominava la naturale
inclinazione al piacere; sappiamo quanto agognasse alla compagnia dell'amica, ma
per poterla godere avrebbe dovuto tirarsi indietro da quanto considerava suo do
vere; cosa che non la fece mai per quanto grave fosse il sacrificio da affrontar
e.
Quel Natale un altro peso gravò.Ho già detto che Dewsbury Moor era situato in un umi
do fondo valle e lei sapeva che l'aria che vi si respirava non era confacente al
la sua costituzione, anche se non si rendeva veramente conto quanto il vivere in
quel luogo le fosse dannoso.
Anche Anne aveva incominciato a soffrirne, poco prima delle vacanze di Natale; C
harlotte vigilava sulle sorelle minori con la gelosa attenzione con cui le creat
ure selvatiche vegliano sui loro piccoli, giungendo perfino a cambiare il compor
tamento che è loro naturale se qualcosa li minaccia dall'esterno.
Anne aveva preso una leggera tosse, accusava un dolore al fianco, respirava con
difficoltà.
Miss Wooler aveva considerato quei sintomi poco più di quelli di un normale raffre
ddore, ma Charlotte vi scorse le prime avvisaglie di una tisi incipiente; fu per
lei come una pugnalata al cuore mentre ricordava Maria e Elizabeth e pensava al
posto ormai vuoto per sempre che avevano occupato nella Canonica.
Spinta dall'ansietà per la sorellina, aveva rimproverato aspramente Miss Wooler pe
r quella che a lei sembrava indifferenza.
Miss Wooler, risentita, aveva scritto a Mister Bront.
Le ragazze, immediatamente richiamate a casa, avevano lasciato Dewsbury l'indoma
ni, Charlotte col fermo proposito che né Anne, come alunna, né lei, come insegnante,
vi sarebbero ritornate. Miss Wooler prima della loro partenza aveva, però, cercat
o l'opportunità di una spiegazione e siccome 'i malintesi tra amici fedeli finisco
no col consolidarsi dell'affetto' quello fu l'unico dissenso che Charlotte ebbe
con la buona e gentile Miss Wooler.
Tuttavia la certezza di quanto fosse delicata la salute di Anne le si era confic
cata come una spina nel cuore; durante tutto l'inverno la vigilò con una inquieta,
amorevole ansietà, piena di improvvisi sussulti di paura.
Miss Wooler l'aveva supplicata di tornare dopo le vacanze di Natale ottenendone
il consenso.
Emily, invece, aveva rinunciato al posto che occupava nella scuola di Halifax do
po sei mesi di ardui tentativi a causa della sua salute, che ora stava ricuperan
do grazie alla tonificante aria della brughiera e alla libera vita domestica.
Dubito che, a quel tempo, Branwell fosse in grado di provvedere a se stesso.
Per non si sa quale motivo, aveva rinunciato all'idea di entrare alla Royal Acad
emy per studiare seriamente pittura e per il suo incertissimo futuro non si intr
avedeva ancora uno sbocco.
Toccò a Charlotte tornare quietamente al suo destino di insegnante, rassegnandosi
alla vita monotona che le imponeva.
Cuore valoroso, pronto a cadere sotto la fatica! Riprese il lavoro senza un lame
nto, sperando di prevalere con la volontà sulla debolezza che a poco a poco si acc
entuava.
Ma incominciarono a torturarla improvvisi conati di vomito, prese a tremare a og
ni rumore improvviso, solamente con grande difficoltà riusciva a reprimere le grid
a se qualcosa la faceva trasalire.
In una persona dotata dell'autocontrollo che le era proprio, questi sintomi denu
nciavano uno stato di grave indebolimento; il medico, che grazie alle insistenze
di Miss Wooler si decise a consultare, le consigliò di tornare a casa; la vita ch
e attualmente conduceva era troppo sedentaria; la tiepida aria estiva che si res
pirava alla Canonica, la dolce compagnia dei suoi cari le erano necessarie se vo
leva salvare la ragione e, perfino, la vita.
E siccome era uno tanto più grande di lei che dall'alto la comandava di non insist
ere nello sforzo, fece ritorno a Haworth dove, dopo un periodo di completo ripos
o, il padre le procurò la tonificante compagnia delle care amiche Mary e Martha T.
Alla fine della lettera che intendo trascrivere qui sotto è descritto, come megli
o non si potrebbe, un allegro gruppo giovanile; come tante altre descrizioni dal
vero anche questa ci procura una profonda tristezza perché sappiamo che quelle cr
eature, allora così piene di vita, oggi sono cancellate dalla morte.

Haworth 9 giugno 1838.


Ho ricevuto mercoledì il pacchetto dei tuoi dispacci.
Mi è stato portato da Mary e da Martha che si tratterranno a Haworth per alcuni gi
orni; ci lasceranno oggi.
Sarai sorpresa leggendo la data di questa lettera, dovrei essere a Dewsbury Moor
, come sai; vi sono rimasta finché ce l'ho fatta, ma alla fine non ho potuto, non
ho osato restarvi più a lungo.
La salute, l'equilibrio interiore mi erano venuti completamente meno e il medico
, consultato, mi ha imposto, se davo valore alla vita, di tornare a casa.
Così a casa me ne sono venuta e il cambiamento di ambiente mi ha tonificata e calm
ata; ed eccomi a quanto spero, sulla buona via di una completa guarigione.
Una mente calma ed equilibrata quale è la tua non può immaginare quali siano stati i
sentimenti della scombinata, sciagurata creatura che ti sta scrivendo quando do
po settimane e settimane di indescrivibile angoscia fisica e mentale, l'alba di
una relativa pace è sorta per lei.
Mary sta tutt'altro che bene, ha il fiato corto, dolori al petto e frequenti ria
lzi di temperatura.
Non so dire quale agonia mentale mi procurino questi sintomi che mi ricordano al
vivo le mie due sorelle maggiori che nessuna scienza medica riuscì a salvare.
Martha, invece ora sta benissimo; da quando è arrivata è stata una fonte continua di
buonumore ed ha esercitato un grande fascino...
Stanno facendo un tale rumore intorno a me che non riesco a scrivere altro; Mary
suona il piano, Martha chiacchiera con tutta la velocità di cui la sua linguetta è
capace, Branwell le tiene testa ridendo della sua vivacità...

La salute di Charlotte migliorò e si rafforzò molto durante quel felice, tranquillo


momento trascorso a casa.
Fece alcuni brevi soggiorni dalle sue grandi amiche ed esse, a loro volta, venne
ro ripetutamente a Haworth.
Penso che fu in casa delle une o dell'altra che incontrò la persona della quale fa
cenno nella lettera che segue, qualcuno in cui si nota una vaga somiglianza col
Saint John (5) che incontriamo nell'ultimo volume di "Jane Eyre" e che, come qu
esti, esercitava la professione ecclesiastica.

12 marzo 1839.
...mi sentivo ben disposta nei suoi confronti perché è un uomo gentile e di indole b
uona, tuttavia non riscontrai in me, e non potrei avervi riscontrato, quell'inte
nso attaccamento che mi avrebbe disposta a morire volentieri per lui; e se mai d
ovessi sposarmi dovrò essere in grado di circondare mio marito con questo alone di
adorazione.
Dieci contro uno, non mi si presenterà mai più un'opportunità come quella ma "n'import
e".
Inoltre egli sa così poco di me che non ha certo potuto rendersi conto di chi foss
e veramente quella a cui scriveva.
Ma pensaci! se mi potesse vedere quale sono realmente nella vita quotidiana, nel
mio ambiente domestico, resterebbe a bocca aperta; mi giudicherebbe una creatur
a sfrenata, romantica, entusiasta.
Non sarei capace di starmene tutto il giorno seduta davanti a mio marito col vis
o improntato a gravità.
Riderei, lo prenderei in giro, direi, senza riflettere, la prima cosa che mi ven
isse in mente.
E se lui fosse un uomo intelligente e mi amasse il mondo intero pesato sulla bil
ancia contro un suo minimo desiderio equivarrebbe per me a un soffio d'aria.

Così quella proposta di matrimonio, la prima della sua vita, fu tranquillamente sc


artata.
Il matrimonio non entrava nei suoi progetti, mentre ne faceva parte la speranza
di un buon lavoro, solido e onesto: il problema consisteva nello scegliere la di
rezione in cui incanalare le sue capacità.
L'avevano scoraggiata dall'entrare nell'arengo della letteratura; la vista soffr
iva quando tentava il disegno minuto per esprimere con quello una qualche idea;
l'insegnamento le sembrava, come in ogni tempo è sembrato alla maggior parte delle
donne, il miglior mezzo per guadagnarsi di che vivere.
Ma, come pure le sue sorelle, non amava i bambini.
I geroglifici di un cervello infantile costituivano per loro un linguaggio incom
prensibile perché, fino a quel momento non si erano mai trovate a contatto con ess
eri più giovani di loro.
Sono inoltre incline a pensare che sia loro mancato quel dono istintivo di impar
tire informazioni che è del tutto indipendente dalla capacità di registrarle mentalm
ente; mancava loro quel tatto innato che permette di percepire le difficoltà incon
trate da una mente infantile ancora troppo nebulosa e vaga per avere la capacità d
i afferrare certi concetti e, per l'incompleta padronanza del linguaggio, incapa
ce di esprimere a parole le difficoltà che le si presentano.
Perciò l'insegnare a bambini era tutt'altra cosa di un 'piacevolissimo compito' pe
r le sorelle Bront.
Con ragazze più avanti negli anni, sull'orlo della maturità, sarebbero forse riuscit
e meglio, specialmente se queste avessero collaborato.
Ma l'educazione che quelle figlie di un ecclesiastico di provincia avevano ricev
uto non le metteva in grado di accettare la responsabilità di alunne che aspirasse
ro a un alto livello culturale.
Avevano qualche elementare nozione di francese, nessuna capacità musicale, anzi, d
ubito che Charlotte sapesse premere un solo tasto giusto.
Ma tutte e tre erano nuovamente in buona salute, perciò Charlotte e Anne dovevano
rimettersi al lavoro.
Una di loro era necessaria in casa per prendersi cura di Mister Bront e di Miss
Branwell quale membro giovane ed attivo in una casa che accoglieva quattro perso
ne tre delle quali - il padre, la zia e la fedele Tabby - avevano oltrepassato i
l limite della mezza età.
Emily, che lontana da Haworth soffriva e languiva fu la prescelta e Anne fu la p
rima che trovò un impiego.

15 aprile 1839.
Non ho potuto scriverti nella settimana da te indicatami perché in quel periodo si
amo state impegnatissime nei preparativi per la partenza di Anne.
Povera figliola! Ci ha lasciati lunedì scorso, nessuno l'ha accompagnata; ha volut
o andare da sola pensando di cavarsela meglio, di aver più coraggio se lasciata co
mpletamente a se stessa.
Da quando è partita abbiamo già ricevuto una lettera.
Si dice assai soddisfatta.
Dice che la signora... è estremamente gentile, le sono affidati solamente i due ba
mbini più grandi, gli altri sono confinati nelle stanze destinate ai piccini dove
lei non ha nulla da fare.
Spero che tutto continui bene.
Saresti sorpresissima nel leggere che lettera piena di buon senso e di intellige
nza essa scrive, sono preoccupata solamente per la sua scarsa parlantina e temo
che la signora... una volta o l'altra giunga alla conclusione che la ragazza sia
inceppata nel parlare.
Io, per il momento, sono ancora 'disoccupata' come una cameriera senza posto.
A proposito, ultimamente mi sono scoperta un vero talento nel far le pulizie, sp
azzare i caminetti, spolverare i mobili, rifare i letti, eccetera così, se qualcos
a di meglio verrà a mancare, potrò accettare queste incombenze se qualcuno mi offrirà
un buon salario per poco lavoro.
Non farò mai la cuoca, odio cucinare.
Ancor meno la dama di compagnia, o la sarta di cappe, o la modista, o la cucitri
ce di grosso a domicilio.
Non voglio fare altro se non la cameriera...
Per quel che riguarda una mia visita a G. non ho ancora ricevuto un invito, ma s
e dovessi essere invitata ho quasi deciso di rifiutare, anche se il farlo costit
uirà un vero e proprio sacrificio, perché la convivenza con i T. è uno dei piaceri più s
timolanti fin qui conosciuti da me.
Addio mia amatissima E....
P.S.
Cancella la parola 'amatissima': è una leziosaggine.
A che servono le dichiarazioni? Ci conosciamo e ci vogliamo bene da lungo tempo
e tanto basta.
Poche settimane dopo che quelle righe erano state scritte, anche Charlotte tro
vò un posto di governante.
Intendo attenermi strettamente alle regole che mi sono state imposte: dunque non
menzionerò alcun nome di persona ancora in vita, quando dovrò riferire spiacevoli v
erità o citare severe notazioni dalle lettere di Miss Bront; ma è doveroso che le di
fficoltà che ebbe ad affrontare volta per volta nella vita siano sinceramente espo
ste e fatte conoscere affinché l'impatto di ciò 'a cui dovette far fronte' sia piena
mente capito.
Una volta parlando con lei di "Agnes Grey" - il romanzo in cui sua sorella Anne
descrive quasi alla lettera le proprie esperienze di governante feci una allusio
ne ai sassi lanciati a degli uccellini nel nido.
Mi disse che chiunque non si sia trovato nella posizione di governante non sa co
sa si nasconde all'ombra della cosiddetta 'rispettabilità'.
Semplicemente cedendo all'egoismo e al malumore il comportamento del datore di l
avoro verso il dipendente diventa una vera e propria tirannide di cui, eticament
e, si preferisce essere la vittima piuttosto che l'autore.
Per essere indulgenti possiamo solamente attribuire a costui piuttosto ottusità, i
ncapacità di simpatia che non innata tendenza alla crudeltà.
Tra molti esempi che ricordo bene, ne citò uno, occorso a lei personalmente.
Un giorno in cui i genitori andavano in gita, le era stato particolarmente racco
mandato di tener fuori dal cortile delle scuderie, durante l'assenza dei genitor
i, il ragazzino di tre o quattro anni a lei affidato.
Il fratello maggiore, ragazzo di otto o nove anni, sul quale non aveva specifica
autorità, sfidò il piccino a entrare nel luogo proibito.
Essa lo seguì facendo il possibile per indurlo a venir via; ma quello, istigato da
ll'altro, incominciò a scagliare delle pietre di cui una la colpì con tanta violenza
alla tempia che i due teppistelli ebbero paura e obbedirono finalmente.
Il giorno seguente, in pieno conclave famigliare, la madre chiese a Miss Bront c
ome si fosse procurata il segno che aveva in fronte.
Lei replicò solamente: 'E' stato un piccolo incidente, signora.' Non furono fatte
ulteriori domande.
Ma i due ragazzini e le sorelle che avevano visto tutto, la rispettarono per non
aver denunciato i colpevoli; da quel momento esercitò una buona influenza su di l
oro, naturalmente più o meno sensibile a seconda dei diversi caratteri, e a mano a
mano che ne otteneva l'affetto, l'interesse che provava per loro cresceva.
Un giorno, durante il pranzo dei bambini, il piccolo ribelle del cortile in uno
slancio di affetto, pose la manina su quella di lei dicendo: 'Ti voglio bene, Mi
ss Bront' al che la madre esclamò di fronte a tutti: 'Voler bene alla "governante"
!' Quella famiglia era, a quanto credo, quella di un ricco manifatturiero dello
Yorkshire. (6) I seguenti stralci dalle lettere che Charlotte scrisse in quel te
mpo mostrano quanto penosamente la costrizione del nuovo ambiente la opprimesse.
Ricavo il primo da una lettera a Emily che si apre con una di quelle tenere espr
essioni alle quali indulgeva nonostante la sua riprovazione delle 'esagerazioni.
' 'Mio caro amore', 'Mio amore bello' erano i termini abituali con cui si rivolg
eva a questa amatissima sorella.

8 giugno 1839.
Mi sono sforzata al massimo di sentirmi soddisfatta in questa mia nuova situazio
ne.
La campagna, la casa, i giardini sono, come già ti dissi, divini ma, ahimè, ogni gio
rno si fa sentire la pena di vedere ogni cosa bella tutt'intorno - boschi attrae
nti, sentieri biancheggianti, prati verdi, un cielo azzurro inondato di sole - e
non avere un momento libero e neppure libertà di pensiero per goderne.
I ragazzi sono costantemente con me.
In quanto a correggerli ho subito verificato che non è nemmeno possibile pensarci:
sono liberi di fare tutto quello che vogliono.
Segnalare qualche loro malefatta alla madre ha come unico risultato occhiate nem
iche rivolte a me e accuse ingiuste, parziali per difendere il colpevole.
Ho tentato l'impresa una sola volta e il risultato è stato tale che ho deciso di n
on tentare mai più.
Ti dissi nella mia ultima lettera che Miss... non aveva ancora fatto la mia cono
scenza.
Ora incomincio a rendermi conto che non ha alcuna intenzione di conoscermi, di m
e non le importa nulla all'infuori di ricavarne quanto più lavoro possibile, e a q
uesto fine mi soffoca sotto un cumulo di roba da cucire, metri e metri di tessut
o da orlare, cuffie da notte di mussolina da mettere insieme e, sopra ogni altra
cosa, corredi completi per le bambole.
Non credo di piacerle affatto, perché non riesco a nascondere la mia timidezza in
un ambiente così diverso dal nostro, attorniata da tanti visi estranei, sempre nuo
vi...
Ero solita pensare che mi sarebbe piaciuto trovarmi nella casa di gente che appa
rtiene all'alta società; eccomi accontentata; è un lavoro arido guardare e ascoltare
.
Vedo più chiaramente di quanto l'abbia mai fatto prima che una governante non ha e
sistenza propria, non è considerata come un essere umano, pensante, se non in rapp
orto con le fastidiose mansioni che le sono attribuite.
Uno dei più piacevoli pomeriggi da me trascorsi qui - in verità l'unico - fu quando
Mister... uscì a passeggio con i suoi figli e a me si comandò di seguirli rimanendo
alquanto indietro.
Percorreva indolentemente la sua tenuta avendo a fianco un magnifico Terranova;
era proprio l'immagine di quel che dovrebbe essere un aperto, ricchissimo gentil
uomo conservatore.
Parlò liberamente, senza affettazione alla gente che incontrava e, benché lasciasse
fare ai figli quel che volevano e accettasse di esserne stuzzicato in modo che a
me sembrò esagerato, non avrebbe tollerato di udirli rivolgersi senza riguardo ad
altri.

Scritto a lapis a un'amica:


Luglio 1839.
Non sono in grado di procurarmi inchiostro senza andare a prenderlo in salotto,
dove non desidero entrare.
Ti avrei scritto già da molto tempo, dandoti tutti i particolari dell'ambiente ass
olutamente nuovo in cui sono stata immessa se non avessi aspettato di giorno in
giorno di ricevere una lettera tua, meravigliandomi e lamentando il tuo silenzio
poiché, come ricorderai, toccava a te rispondere.
Non voglio importunarti troppo col raccontare delle mie pene delle quali, temo,
tu abbia già sentito una relazione esagerata.
Se tu fossi qui vicino a me, forse mi lascerei tentare dal dirti ogni cosa, abba
ndonandomi all'egoismo, e darei la stura al lungo elenco delle prove e delle cro
ci che formano il tessuto della vita di una governante alle prime armi.
Così come stanno le cose ti chiederò solamente di immaginare la miserabile condizion
e di una sciagurata piena di riserbo quale io sono, gettata di colpo nel bel mez
zo di una famiglia i cui membri sono orgogliosi come pavoni e ricchi come ebrei
- in un periodo in cui erano particolarmente festosi con la casa piena di ospiti
- tutti estranei - gente di cui non avevo mai visto il viso prima di allora.
In queste condizioni mi fu affidato un gruppo di bambini vezzeggiati, viziati, t
urbolenti: ci si aspettava che pur istruendoli, li avrei
divertiti continuamente.
Ben presto dovetti costatare che la costante richiesta imposta alla mia riserva
di spirito lo riduceva al più basso livello possibile; in certi momenti mi sentivo
- e immagino che lo sembravo - completamente depressa.
Con mio sbalordimento, fui rimproverata dalla signora... con una severità di modi
e una durezza di linguaggio difficilmente concepibili; come una sciocca piansi a
marissimamente.
Non mi seppi trattenere, la resistenza nervosa mi venne meno.
Pensavo di aver fatto del mio meglio, con tutta la volontà ero tesa a compiacerla,
e mi sembrò troppo ingiusto essere trattata a quel modo solamente perché ero timida
e a volte malinconica.
Ma dopo una breve riflessione risolsi di chiamare a raccolta quanta energia vi e
ra in me e far fronte alla burrasca.
Mi dissi: 'Non mi sono mai allontanata da un posto senza essermi fatta un'amica;
l'avversità è una buona scuola; i poveri nascono per faticare e i dipendenti per so
pportare.' Mi confermai nella risoluzione di essere paziente, di tenere a freno
il sentimento, di prendere le cose come venivano.
La prova, pensai, non sarebbe durata per molte settimane e confidai che mi avreb
be fatto bene.
Ricordai la favola del salice e della quercia: mi sono piegata quietamente e con
fido che il temporale passi al disopra del mio capo.
La signora... è generalmente considerata una persona piacevole; e lo è, non ne dubit
o, in società.
La sua salute è salda, ha i nervi in buono stato, perciò in compagnia è gaia e animata
; ma oh! può forse questo compensare l'assenza di qualsiasi sentimento bello e buo
no - di qualsiasi tendenza gentile e delicata? Da un certo punto di vista ora si
comporta nei miei riguardi più educatamente di quanto non abbia fatto da principi
o e i bambini sono un po' più facili da tenere a freno, ma lei non conosce il mio
carattere e non prova alcun desiderio di conoscerlo.
Non ho mai fatto cinque minuti di conversazione con lei da quando sono arrivata,
se non la volta che mi ha rimproverata.
Non desidero essere compianta se non da te.
A voce potrei dirti molto di più.

A Emily, circa nello stesso periodo:


Amore mio bello, non posso dire quanto sia stata lieta di ricevere la tua letter
a: è un vero, genuino piacere sentire le notizie da casa; un qualche cosa da tener
e in serbo, fino al momento di andare a letto così da deliziarsene quando si gode
di un po' di quiete e di riposo.
Scrivimi ogni volta che ti è possibile.
Mi piacerebbe essere a casa; mi piacerebbe lavorare in un opificio; mi piacerebb
e godere di un minimo di libertà mentale; mi piacerebbe che mi fosse tolto dalle s
palle il peso della costrizione.
Le vacanze verranno: "coraggio" (in italiano nel testo).

Il suo impegno temporaneo in quella poco congeniale famiglia prese fine nel lugl
io di quello stesso anno, non prima che la costante tensione fisica ne avesse nu
ovamente compromessa la salute; la sua delicatezza si manifestò con palpitazioni e
con difficoltà di respiro e questi sintomi furono considerati come affettazione d
a parte sua, pura indisposizione immaginaria che si poteva correggere con una bu
ona strapazzata.
Era stata educata a una scuola spartana e seppe sopportare molte pene e accanton
are in silenzio molte speranze.
Dopo circa una settimana dal ritorno a casa le fu proposto di accompagnare la su
a amica in una breve escursione che aveva come unico obiettivo il loro divertime
nto.
A tutta prima accettò l'idea con slancio poi quasi perse la speranza a causa di ri
petuti rinvii; finalmente il progetto si realizzò e fu questa una delle poche boll
e di sapone che non scoppiò, fra le tante che le danzarono davanti agli occhi e si
dissolsero nel nulla nella sua breve carriera di cui fu la severa realtà, non il
piacere a determinare gli avvenimenti importanti.

26 luglio 183.
9 La tua proposta mi ha fatto perdere le staffe; se non capisci questo elegante
modo di dire ricorda di chiedermene la spiegazione la prossima volta che ci inco
ntreremo.
Il fatto sta che un viaggetto con te dove che sia a Cleathorpe o in Canada - pro
prio noi due sole, sarebbe per me una troppo grande delizia.
Davvero mi piacerebbe accompagnarti, ma non posso ottenere più di una settimana di
permesso e temo che questo non faccia al tuo caso dovrò dunque rinunciarvi senz'a
ltro? Mi sembra di non averne la forza - non mi si era mai presentata l'opportun
ità di un simile piacere; desidero talmente vederti e parlare con te, stare con te
! Quando vuoi partire? Possiamo incontrarci a Leeds? Prendere un calesse da Hawo
rth fino a B...
aumenterebbe di molto la spesa e si dà il caso che io mi trovi in acque molto bass
e.
Oh! i ricchi hanno molti piaceri a portata di mano che a noi vengono negati! In
ogni modo, niente lamenti! Fammi sapere quando fai conto di partire e io sarò in g
rado di dirti con certezza se ti potrò accompagnare o no.
Devo farlo, voglio farlo - ci ho messo il cuore - mi ostinerò e vincerò ogni opposiz
ione.
P.S.
Da quando ho scritto quanto sopra ho scoperto che la zia e papà hanno deciso di an
dare a Liverpool per una quindicina di giorni, conducendoci tutti con sé.
Tuttavia chiedono ch'io rinunci al progetto di Cleathorpe.
Cedo, con riluttanza.

Immagino che fu verso quel tempo che Mister Bront sia perché la salute gli veniva
meno, sia perché la popolazione della parrocchia era aumentata, trovò opportuno gara
ntirsi l'aiuto di un curato. (7) In ogni modo è in una lettera scritta in quella s
tessa estate, che viene menzionato il primo curato di tutta una serie che da que
l momento in poi ruotò intorno alla Canonica di Haworth, lasciando nella mente di
una delle sue abitatrici l'impressione di cui essa seppe molto bene far uso.
Quel primo curato attirò a Haworth gli ecclesiastici del luogo, suoi amici e anche
quelli delle vicinanze, e per un certo tempo, l'invasione della Canonica da par
te di costoro all'ora del tè, diede luogo a svariati casi grazie ai quali la monot
ona quiete che regnava in quel luogo fu increspata, a volte piacevolmente, a vol
te no.
Il caso narrato alla fine della lettera che fa seguito è insolito nella vita della
maggior parte delle donne e testimonia lo strano potere di attrazione posseduto
da Charlotte, quando, benché non fosse molto bella, nella felice libertà di casa su
a, si lasciava andare.

4 agosto 1839.
Il viaggio a Liverpool è ancora oggetto di un gran parlare; ma, sia detto tra noi,
penso che sia dubbio che esca da questa fase e prenda contorni più decisi.
La zia, come tante altre persone della sua età, gode nel parlare di cose di questo
genere, ma quando giunge il momento di attuarle è solita tirarsi indietro.
Stando così le cose penso che noi due faremo meglio attenerci al nostro progetto p
rimitivo andandocene da qualche parte indipendentemente dagli altri.
Mi hanno dato il permesso di accompagnarti per una settimana, al massimo per qui
ndici giorni - non di più.
Dove desideri andare? Da quanto dice M.
penso che Burlington sarebbe un posto buono quanto un altro.
Quando ti metti in viaggio? Combina ogni cosa come meglio ti fa comodo; io non f
arò alcuna obiezione.
Il pensiero di vedere il mare, di trovarmici vicina, osservarne i cambiamenti da
l sorger del sole al meriggio, al tramonto, poi al chiaro di luna - calmo o, for
se, sollevato in tempesta - mi appaga e soddisfa.
Nulla mi potrà scontentare.
Per di più non mi troverò parte di un gruppo con cui non ho nulla in comune che comp
orterebbe inconvenienti e seccature, sarò invece con te a cui voglio bene, che con
osco e che mi conosci.
Ho uno strano episodio da riferirti: preparati a ridere di cuore! Alcuni giorni
fa è venuto a passare la giornata da noi Mister... un vicario che ha condotto con
sé il proprio curato.
Quest'ultimo signore, di nome Mister B. è un giovane ecclesiastico irlandese, usci
to di fresco dall'Università di Dublino.
Vedeva tutti noi per la prima volta.
Tuttavia, fedele ai modi dei suoi concittadini, si mise presto di buona volontà a
dar prova di sé nella conversazione; spiritoso, vivace, ardente, intelligente per
soprammercato; ma privo della dignità e della discrezione propria dell'Inglese.
A casa, lo sai, parlo con disinvoltura, non sono mai timida - non sono mai appes
antita e oppressa da quella falsa vergogna che mi tormenta e mi opprime quando m
i trovo altrove.
Perciò conversai con l'irlandese e risi alle sue freddure; e benché i difetti di que
l temperamento mi fossero evidenti, lo scusai a motivo del divertimento che la s
ua originalità ci procurava.
Mi raffreddai un po' e feci mostra di un certo riserbo durante l'ultima parte de
lla serata perché egli incominciò a condire la sua conversazione con sottolineature
lusinghiere di un tipo che non gradii molto.
Poi se ne andarono e non pensammo più a loro.
Ma pochi giorni dopo ricevetti una lettera che a prima vista mi lasciò perplessa,
visto che l'indirizzo era tracciato in una scrittura che mi riusciva nuova.
Evidentemente non era né la tua né quella di Mary, che siete le mie uniche corrispon
denti.
Avendola aperta e letta si rivelò essere una dichiarazione d'amore, unita a una pr
oposta di matrimonio, formulati nel sapido, ardente linguaggio del giovane irlan
dese! Spero che tu rida di cuore.
Non sembra un'avventura delle mie solite, è vero? Sarebbe più adatta a Martha.
Sono certamente destinata a rimanere zitella.
Non importa.
Fin dai dodici anni ho accettato questo destino.
Bene! - pensai - avevo sentito parlare di amore a prima vista, ma questo caso li
vince tutti! Lascio a te supporre quale sia stata la mia risposta, convinta che
non sarai tanto ingiusta nei miei confronti da sbagliarti.

Il 14 aprile, ancora scrive da Haworth:


Ho fatto invano il baule e preparato ogni cosa per il nostro viaggio ma si dà il c
aso che non mi sia possibile trovare un mezzo di trasporto né per questa settimana
né per la prossima.
L'unico calesse d'affitto in Haworth è impegnato a Harrogate e destinato a restarv
i, a quanto sento dire.
Papà si oppone decisamente a che io prenda la diligenza o che mi rechi a piedi a B
... benché sia sicura che ce la farei.
La zia protesta per il tempo e per le condizioni delle strade e per i quattro ve
nti del cielo.
Così sono in trappola e, quel che è peggio, ci sei anche tu.
Nel rileggere per la terza o quarta volta la tua lettera (che, a proposito è stata
scritta con tali geroglifici che alla prima affrettata scorsa quasi non potei c
apire due parole consecutive) vedo che dichiari che se rimando il viaggio fino a
martedì non sarò più in tempo.
Sono desolata di averti cagionato tanti inconvenienti, ma non voglio accennare s
ia a venerdì che a sabato, perché tutto mi fa pensare che ormai siano poche le proba
bilità che riesca a venire.
I vecchi di casa non hanno mai visto il progetto di buon occhio ed ora che gli i
mpedimenti sembrano germogliare a ogni passo, la loro ostilità si rafforza.
Papà in verità, mi accontenterebbe volentieri, ma questa stessa sua bontà mi fa esitar
e a chiedergli del denaro; così, anche essendomi possibile avere la meglio sulla s
contenta zia, mi do per vinta dinnanzi all'indulgenza di papà.
Lui non lo dice, ma io so che preferisce che non mi allontani da casa; ne sono c
erta, ma mi indispone il fatto che non abbia espresso chiaramente la sua disappr
ovazione fino al momento in cui tutto è stato deciso tra noi due; dunque non conta
re su di me; lasciami fuori dai tuoi piani; forse fin da principio avrei dovuto
chiudere gli occhi alla prospettiva di un così grande piacere, negarmene la speran
za stessa.
Sii pure in collera con me per averti illusa.
Non avevo l'intenzione di farlo e posso aggiungere una sola cosa - se non parti
immediatamente per il mare vuoi venire a trovarci a Haworth? Questo invito non è s
oltanto mio ma anche di papà e della zia.

Ma la rinuncia non fu definitiva: dopo un ulteriore breve ritardo poté godere dell
a gita agognata.
Insieme all'amica si recò a Easton verso la fine di settembre.
Vi si trattenne una quindicina di giorni.
Fece la conoscenza del mare.

24 ottobre.
Hai dimenticato il mare, E.? La sua immagine è andata appannandosi nella tua memor
ia, o riesci ancora a vederlo scuro, azzurro e verde e biancheggiante di spuma,
lo odi muggire cupamente quando il vento è forte, o frusciare mollemente quando il
tempo è calmo? Io sto quanto meglio non si può e sono molto ingrassata.
Penso spessissimo al degno Mister H., alla sua aiutante dal cuore gentile, alle
piacevoli passeggiate nel bosco di H., a Boynton e alle nostre gaie serate, ai n
ostri giochi sbrigliati col piccolo Hancheon eccetera eccetera.
Se ambedue vivremo, questa parentesi della nostra vita sarà a lungo il tema di tan
te piacevoli rimembranze.
Nella tua lettera a Mister H. ti sei ricordata di far menzione dei miei occhiali
? Ne sento tristemente la mancanza.
Non posso né leggere, né scrivere, né disegnare normalmente senza di essi.
Spero che Madame non rifiuti di consegnarli...
Scusa la brevità di questa lettera: ho disegnato tutto il giorno e ho gli occhi co
sì stanchi che lo scrivere è una vera fatica.

Ma mentre le vivide reminiscenze di quei giorni lieti andavano affievolendosi a


poco a poco, si produsse un incidente tale da far sì che gli immediati impegni dom
estici premessero assai pesantemente per
un certo tempo.

21 dicembre 1839.
In questi giorni siamo, e lo siamo state durante lo scorso mese, piuttosto indaf
farate perché durante tutto questo tempo ci è mancata la persona di servizio se non
si vuol contare una ragazzina che fa le commissioni.
La povera Tabby è diventata così zoppa che alla fine è stata costretta a lasciarci.
Ora risiede con la sorella in una casetta di sua proprietà che comprò con le economi
e da lei fatte uno o due anni fa.
E' sistemata comodamente e non le manca nulla; siccome è vicina la vediamo assai s
pesso.
Nel frattempo Emily e io abbiamo il nostro da fare, come puoi immaginare.
Io provvedo alla stiratura e tengo in ordine le stanze, Emily pensa a fare il pa
ne e la cucina.
Siamo animali così strani che preferiamo questa combinazione all'avere un viso nuo
vo in mezzo a noi.
Inoltre non disperiamo di vedere ritornare Tabby, che non deve essere soppiantat
a da un'estranea qualsiasi durante la sua assenza.
Ho suscitato la viva ira della zia strinando la biancheria la prima volta che te
ntai di stirare, ora me la cavo meglio.
I sentimenti umani sono strane cose, sono più contenta caricando la stufa, rifacen
do i letti e spazzando il pavimento a casa mia di quanto lo sarei facendo la vit
a della gran signora in qualsiasi altro luogo.
Devo interrompere il mio contributo agli Ebrei, (8) perché mi manca il denaro per
continuarlo.
Avrei dovuto metterti a parte di questo prima d'ora, ma mi ero completamente dim
enticata l'impegno preso.
Ho deciso di costringermi ad accettare un nuovo impiego appena ne troverò uno benc
hé ODII e ABORRA il solo pensiero di tornare a essere una governante.
Ma devo farlo.
E perciò desidero di cuore aver notizia di qualche famiglia a cui ne occorra una.

CAPITOLO 9.
L'anno 1840 trovò tutti i Bront, eccettuata Anne, in casa.
Non sono al corrente del perché il progetto di mandare Branwell alla Royal Academy
di Londra fosse stato abbandonato; probabilmente, fatte le debite indagini, si
era capito che le inevitabili spese che comportava erano maggiori di quanto suo
padre potesse affrontare, anche con l'aiuto dato in quel tempo da Charlotte che,
insegnando da Miss Wooler, provvedeva al mantenimento di Anne e alla sua educaz
ione scolastica.
Ricavo dall'insieme di quanto ho sentito dire che quando il progetto cadde la de
lusione di Branwell fu amara.
Indiscutibilmente le sue doti erano molto brillanti, di ciò egli aveva piena cosci
enza, e desiderava con ardore farsi un nome sia dipingendo che scrivendo.
Probabilmente si era reso conto che il suo smodato amore del piacere e le sue ab
itudini irregolari costituivano un impedimento sul cammino della fama; e questo
era un ulteriore motivo per fargli bramare la vita di Londra dove pensava di tro
vare nuovi stimoli per il vigoroso intelletto e contemporaneamente di avere quel
la piena libertà di azione che è possibile solamente nelle grandi città.
Tutto in lui era attratto verso la metropoli.
Mi è stato riferito un aneddoto che indica come egli abbia passato lunghe ore stud
iando una mappa topografica di Londra: un viaggiatore di commercio di una ditta
londinese si fermò a Haworth per una notte e, secondo la malaugurata abitudine del
luogo, il brillante Patrick, (gli abitanti del villaggio lo chiamarono sempre c
ol suo primo nome, anche se in famiglia era Branwell) fu convocato alla locanda
per animare la serata con la conversazione intelligente e le uscite spiritose.
Lui e l'ospite di passaggio incominciarono a parlare di Londra, delle consuetudi
ni, della vita della metropoli, dei locali di divertimento e Branwell indicò al lo
ndinese uno o due itinerari per attraversare la città da una estremità all'altra pre
ndendo scorciatoie lungo strette viuzze e vie secondarie poco frequentate.
Fu solamente verso la fine della serata che il viaggiatore scoprì, per spontanea a
mmissione di Branwell, che questi non era mai stato nella capitale.
Era il tempo in cui sembrava che il giovane tenesse la sorte in pugno.
Alle sue doti fuori del comune si aggiungevano nobili slanci; bisogna ammettere,
però, che non era avvezzo a resistere alla tentazione, se non indotto dal forte a
ttaccamento per i suoi, ai quali dimostrava tanto affetto da indurli a pensare c
ompiacentemente che, maturando 'si sarebbe messo sulla giusta via' e allora essi
avrebbero potuto inorgoglirsi di lui nel vederlo far uso degli splendidi talent
i di cui era dotato.
Era il prediletto della zia.
Quasi sempre l'unico maschio di una famiglia deve superare prove speciali.
Ci si aspetta da lui che rappresenti una parte di spicco, che agisca mentre gli
altri semplicemente sono; e per la necessità di cedere qualche volta, troppo spess
o si cade nell'errore di cedergli in ogni occasione, facendone un irrimediabile
egoista.
Nella famiglia di cui sto scrivendo, mentre gli altri membri vivevano in modo qu
asi ascetico, a Branwell fu concesso di crescere nella mollezza; il dono di atti
rare e sedurre negli anni della prima giovinezza in lui fu tale che pochi lo avv
icinarono senza soggiacere all'impulso di accontentarlo in ogni suo desiderio.
Ebbe la elementare prudenza di nascondere al padre e alle sorelle quali fossero
i piaceri a cui si abbandonava fuori casa, ma l'impronta del pensiero, il tono d
ella conversazione andarono involgarendosi.
Le sorelle pensavano che quello fosse segno di nascente virilità, lo scambiavano p
er naturale ruvidezza e, accecate dall'affetto, non si accorgevano di quanto Bra
nwell fosse peggiore di tanti altri giovanotti.
Costrette a rendersi conto di alcuni degli errori in cui cadeva, non ne capivano
la gravità, e il fratello continuava ad essere la loro speranza, il loro tesoro,
il loro orgoglio, colui che, in processo di tempo, doveva dare lustro al nome de
i Bront.
Tanto lui quanto Charlotte erano snelli e di bassa statura mentre le altre due s
orelle erano più alte e avevano un personale più corposo.
Ho visto un profilo di Branwell, presenta lineamenti molto belli; fronte massicc
ia, occhi bene inseriti, espressione piacevole e intelligente; anche il naso ha
un bel disegno; ma al lato della bocca vi sono pieghe grossolane, le labbra, ben
ché ben modellate sono molli e pesanti, indicano intemperanza, mentre il mento leg
germente sfuggente dà un'impressione di debolezza.
Il colore dei capelli, la carnagione sono fulvi.
Il sangue irlandese che gli veniva dal padre gli dava modi aperti e cordiali imp
rontati a una certa galanteria.
Nel frammento di un suo manoscritto mi hanno vivamente colpita l'esattezza e la
felicità dell'espressione.
Nei personaggi che vi sono delineati si nota molta della grazia che colpisce nel
ritratto di lui, la lingua è perfettamente semplice e pura, degna degli articoli
firmati da Addison nello 'Spectator'.
Quel frammento è troppo corto per permettere di giudicare se egli ebbe vero talent
o drammatico visto che i personaggi non dialogano.
Ma nell'insieme l'eleganza e la compostezza dello stile sono tali che nessuno se
li aspetterebbe dalla penna di quel giovane dal triste destino. Tentò varie vie d
i uscita; scrisse poesie e le inviò a Wordsworth e a Coleridge, che espressero giu
dizi gentili e lusinghieri, senza far altro; contribuì frequentemente coi suoi ver
si al 'Leeds Mercury'.
Nel 1840 viveva in famiglia e si impegnava in composizioni di vario genere in at
tesa che gli si presentasse l'occasione di un qualche impiego adatto a chi, come
lui, non aveva conoscenze specifiche.
Aspettava senza impazienza, frequentando una società del tutto particolare all'ost
eria del Toro Nero; intanto in casa era ancora l'amatissimo prediletto.
Miss Branwell non si rendeva conto del fermento di talenti inutilizzati che le m
aturavano intorno; non era la confidente delle nipoti - forse nessuno con tanti
anni più di loro avrebbe potuto esserlo; ma il padre, dal quale avevano ereditato
buona parte del loro spirito avventuroso, registrava silenziosamente ciò che Miss
Branwell
non notava.
La sua prediletta, subito dopo il nipote, era la docile, pensosa Anne; l'aveva t
irata su lei fin dalla più tenera età; aveva un'indole paziente, era trattabile, si
sottometteva quietamente a una occasionale costrizione anche se ne soffriva acut
amente.
Le due sorelle maggiori non si comportavano così: se una qualche supposta ingiusti
zia ve le induceva, protestavano apertamente.
In quei tempi, Emily era ancora solita esprimersi con lo stesso impeto di Charlo
tte, pur facendolo, forse, con minore frequenza.
Però, generalmente, anche se, in certe occasioni Miss Branwell poteva mostrarsi po
co ragionevole, lei e le nipoti convivevano con sufficiente serenità; benché queste
ultime in certe circostanze fossero infastidite da atteggiamenti di meschina tir
annia, rispettavano sinceramente la zia, e nutrivano per lei un certo affetto.
Sapevano di doverle molte delle abitudini della vita quotidiana che erano divent
ate una seconda natura per loro: metodo, precisione, perfetta pratica di tutte l
e faccende domestiche, esatta e puntuale obbedienza alle leggi del tempo e dello
spazio.
Come mi disse Charlotte molti anni dopo, avevano poi potuto valutare l'inestimab
ile valore di questi insegnamenti poiché, tenendo conto delle loro indoli impulsiv
e, era una vera ancora di salvezza l'avere appresa la necessità di conformarsi all
e leggi esteriori.
Vi sono persone in Haworth che mi hanno assicurato che, secondo l'ora, anzi addi
rittura al minuto, erano in grado di dire a quale occupazione le ospiti della Ca
nonica fossero intente.
A tempo dato, le ragazze cucivano nella camera da letto della zia, stanza che er
a stata la loro sala da studio finché essa aveva avuto qualcosa da insegnare; pren
devano i pasti piuttosto presto; dalle diciotto alle venti Miss Branwell leggeva
ad alta voce a Mister Bront; puntualmente alle venti la famiglia si riuniva nel
lo studio di lui per la preghiera della sera e, alle ventuno, lui, Miss Branwell
e Tabby erano a letto e le ragazze erano libere di passeggiare (come inquieti a
nimali selvatici) avanti e indietro nel salotto, dando libera espressione ai lor
o pensieri e facendo progetti per il futuro.
Nell'epoca di cui scrivo, il progetto preferito era quello di aprire una scuola.
Pensavano che con un po' di fantasia e con l'aggiunta di una piccola costruzione
, un modesto numero di alunne - diciamo da sei a dieci - poteva essere accolto n
ella Canonica.
Visto che l'insegnamento sembrava essere l'unica professione a cui potevano acce
dere e siccome, in base alle esperienze fatte, avevano verificato che tutte soff
rivano lontano da casa ed Emily addirittura non poteva vivere senza la vicinanza
della brughiera, era senz'altro il più adatto, ma richiedeva un certo impiego di
capitale e a questo la zia era assolutamente contraria; eppure Miss Branwell era
l'unica persona a cui si potevano rivolgere per ottenere la somma necessaria; e
conomizzando sulla rendita vitalizia di cui godeva si era costituita un piccolo
capitale che destinava ai quattro nipoti ma che non voleva arrischiare in quella
impresa.
Quel progetto rimaneva in cima ai pensieri di Charlotte e di Emily e nelle serat
e del 1839-40, le loro conversazioni vertevano principalmente sui cambiamenti da
fare in casa e sul miglior modo di convincere la zia della saggezza del loro pi
ano.
L'ansietà gravò pesantemente su di loro durante i mesi di quel buio e aspro inverno.
Nella cerchia delle loro amiche non avvenne nulla degno di nota; nel gennaio del
1840 Charlotte fu informata della morte di una sua giovane alunna, ex compagna
di Anne a Roe Head: le due ragazze si erano molto attaccate l'una all'altra e la
notizia di quella morte fu causa di grande tristezza.
Il 12 gennaio 1840 Charlotte scrive:
La tua lettera, giuntami stamane, ci ha portato una gran pena.
Dici che Anne C. è morta; quando la vidi l'ultima volta era una bella e felice fan
ciulla, ora 'Ia capricciosa febbre della vita' è spenta in lei ed essa 'dorme tran
quilla'.
Non l'incontrerò mai più.
E' un pensiero doloroso: era una affettuosa creatura dal caldo cuore e io le vol
evo bene...
Dovunque la cerchi ormai in questo mondo non la potrò trovare più di quanto mi sia p
ossibile trovare un fiore o una foglia che appassirono vent'anni fa.
Una perdita come questa fa capire quale dolore soffrano coloro che si vedono cad
ere intorno un amico dopo l'altro, finché rimangono soli a compiere il loro pelleg
rinaggio.
Ma le lacrime non danno frutto e io tento di non abbandonarmici.

Durante quell'inverno Charlotte impiegò i ritagli di tempo libero a scrivere una s


toria; (1) alcuni frammenti di quel manoscritto sono giunti fino a noi, vergati
in caratteri così minuti da non poter essere decifrati senza grande sforzo; e il d
esiderio di farlo passa dopo aver letto la prefazione de "The Professor", il suo
primo consistente sforzo letterario, dove ripudia quanto scritto in passato, an
nunciando di aver superato il cattivo gusto che l'aveva indotta a indulgere 'nel
l'ornamentale e nel ridondante'.
All'inizio quella storia, come lei stessa ammette, avrebbe dovuto adeguarsi alla
struttura di un romanzo di Richardson, calcolato in sette o otto volumi.
Spigolo alcuni di questi particolari dalla copia di una lettera scritta a quanto
pare in risposta a una missiva di Wordsworth, al quale aveva inviato l'inizio d
i cui sopra, in un giorno non precisato dell'estate 1840.

'Gli autori, generalmente sono assai attaccati alle loro produzioni ma io non so
no tanto attaccata a questa da non potervi rinunciare senza grande rammarico.
Se avessi continuato ne avrei fatto senza dubbio qualcosa di molto Richardsonian
o...
Avevo in mente materiale sufficiente per almeno una mezza dozzina di volumi.
Naturalmente è con un rimpianto tutt'altro che trascurabile che rinuncio a svolger
e un tema attraente come quello di cui ho buttato giù lo schema.
E' assai utile e edificante dar vita a un mondo creato dalla propria mente, e po
polarlo con abitanti che sono altrettanti Melchisedecchi (2) interamente concepi
ti dalla nostra immaginazione...
Rimpiango di non essere vissuta cinquanta o sessant'anni fa quando il "Ladies' M
agazine" (3) prosperava come un verde albero di alloro.
In quel tempo, non ne dubito, la mia aspirazione alla fama letteraria avrebbe in
contrato il debito incoraggiamento e avrei avuto il piacere di presentare i sign
ori Percy e West alla migliore società per poi consegnare per iscritto tutto quant
o facevano e dicevano su pagine a due colonne di fitti caratteri di stampa...
Ricordo che quando ero bambina, se riuscivo a mettere le mani su qualche vecchio
volume, lo leggevo nascostamente col più grande piacere.
Lei fa una corretta descrizione delle pazienti Griselde di quei giorni.
Mia zia fu una di loro; e ancor oggi pensa che i racconti del "Ladies' Magazine"
siano infinitamente superiori a qualsiasi sconsiderato moderno scartafaccio let
terario.
Così faccio anch'io: poiché li lessi nell'infanzia e l'infanzia possiede una grandis
sima facoltà di ammirazione, e un debole senso critico...
Mi piace l'idea che lei non capisca se io sia la segretaria di un notaio, o una
sarta dedita alla lettura di romanzi.
Non intendo aiutarla a scoprirlo.
In quanto alla mia grafia o quel non so che nello stile e nella scelta delle imm
agini che suggeriscono la gentildonna, lei non deve prenderle in considerazione
- potrei impiegare un amanuense.
Scherzi a parte, signore, le sono obbligatissima per la sua gentile, candidament
e sincera lettera.
Quasi mi meraviglio che lei si sia dato il disturbo di leggere e di prestare att
enzione al romanzetto di un anonimo scriba che non ha nemmeno la correttezza di
dirle se è di sesso maschile o femminile e se le iniziali C. T. stiano per Charles
Timms o per Charlotte Tomkins
Ci sono due o tre cose degne di nota nella lettera da cui ho estratto quanto sop
ra: la prima è costituita dalle iniziali con cui, evidentemente, aveva firmato lo
scritto cui fa cenno.
In quel tempo con le più intime corrispondenti a volte si firmava 'Charles Thunder
' mettendo insieme una specie di pseudonimo mascolinizzando il proprio nome di b
attesimo e interpretando dal greco il cognome.
In secondo luogo vi si nota un che di ostentato brio, assai diverso dallo stile
improntato a femminile dignità della lettera indirizzata a Southey tre anni addiet
ro in una circostanza pressoché simile. Immagino una duplice causa per la diversità
di tono.
Southey, invitandola a considerare se la carriera letteraria fosse o meno approp
riata per una donna, aveva fatto appello a quanto vi era di più elevato nel suo ca
rattere.
Invece la persona alla quale aveva scritto quanto sopra si era evidentemente lim
itata a una pura e semplice critica negativa, inoltre il suo senso dell'umorismo
era stato sollecitato dalla perplessità circa la sua vera natura espresso dal cor
rispondente che esitava a attribuirle il sesso maschile o femminile.
Preferiva incoraggiare la prima supposizione, il che l'aveva indotta ad imitare
la spregiudicata vivacità propria al fratello quando conversava senza inibizioni.
Inevitabilmente derivava da lui l'idea che si faceva sulla gioventù maschile, ben
poco modificata, specialmente per quanto concerneva la raffinatezza dei modi, da
altri esemplari del genere che le erano familiari, quei curati fortemente legat
i alla Alta Chiesa d'Inghilterra.
Battaglieri per natura, conveniva al loro carattere professionale avere, in quan
to ecclesiastici, motivo sufficiente per dar libero sfogo all'impulso bellicoso
che li animava.
Mister Bront, nonostante la sua calda considerazione per la Chiesa ufficiale e p
er lo Stato, aveva un grande rispetto per la libertà dello spirito; pur essendo l'
ultimo degli uomini che occultasse il proprio pensiero o le proprie opinioni, ri
spettava quelle degli altri, viveva in ottimi rapporti con quelli che dissentiva
no da lui, purché fossero persone rispettabili e in buona fede.
Non così i curati: secondo loro il dissenso era scisma e lo scisma era condannato
dalla Bibbia; in difetto di Saraceni in turbante partivano in crociata contro i
Metodisti in panni talari e, a loro volta, i Metodisti e i Battisti della parroc
chia rifiutavano di pagare le decime alla Chiesa.
Miss Bront descrive lo stato delle cose a quel tempo, come segue:
Da quando sei stata qui, la piccola Haworth è stata messa sottosopra dalle diverge
nze sul pagamento delle decime ecclesiastiche.
C'è stata una riunione agitata nella scuola.
Papà ha occupato il seggio di presidente e Mister C. e Mister W. gli hanno fatto d
a sostenitori, l'uno da una parte, l'altro dall'altra.
L'opposizione è stata violenta e ha messo il sangue irlandese di Mister C. in ferm
ento: se papà non lo avesse trattenuto, parte con la persuasione parte con la forz
a, avrebbe dato ai Dissenzienti il loro cavolo nel puzzo - proverbio scozzese ch
e ti spiegherò un'altra volta.
Mister W. e lui sul momento hanno imbottigliato la loro collera e indignazione,
ma questa doveva esplodere con raddoppiato vigore alla successiva occasione.
Abbiamo sentito due prediche, domenica scorsa, una sul dissenso, l'altra sulle s
ue conseguenze, di pomeriggio da Mister W. e di sera da Mister C. I Dissenzienti
erano stati invitati a venire, hanno chiuso le loro cappelle e si sono presenta
ti in formazione compatta; naturalmente la nostra chiesa era affollata.
Mister W. fece un discorso nobile ed eloquente, dimostrando che la High Church d
eriva direttamente dalla successione apostolica; e, tetragono, diede impavidamen
te un bello scossone ai Dissenzienti; pensai che questi, per quel giorno avesser
o incassato più che a sufficienza quel che spettava loro.
Invece era stato un nulla rispetto a quanto dovettero ascoltare di sera.
Non avevo mai udito prima di allora un'arringa più puntuale, più intelligente, più ard
ita, meglio adatta a colpire diritto al cuore di quella che C. declamò dal pulpito
di Haworth domenica sera scorsa.
Non tuonò, non fu settario, non implorò, non fu altezzoso, semplicemente torreggiò, pa
rlando con l'ardire di uno che è sicuro dell'assoluta verità di quanto va dicendo, l
ibero dal timore di farsi dei nemici, senza preoccuparsi delle possibili consegu
enze.
La predica durò un'ora intera, eppure quando giunse alla fine ne fui spiacente.
Non dirò di concordare con lui, o con Mister W. in tutto e nemmeno nella metà di qua
nto dissero.
Dal punto di vista del senso comune li considero bigotti, intolleranti e interam
ente inaccettabili.
La coscienza non mi permette di essere né dalla parte di Pusey né da quella di Hook
(4) "mais" se fossi Dissenziente avrei colto la prima occasione di prendere a ca
lci o di fustigare ambedue quei signori per la loro severa, amara aggressione co
ntro il mio credo religioso e coloro che lo insegnano; ma, a dispetto di tutto c
iò, ho ammirato la nobile integrità che li ha indotti a esprimere una così impavida op
posizione verso un avversario tanto forte...
P.S.
Mister W. ha fatto un'altra conferenza a Keighley e anche Papà ne ha fatta una; ne
i giornali si parla con grande apprezzamento di ambedue e si considera cosa degn
a di suscitare sorpresa che una simile dimostrazione di alto livello intellettua
le venga da un villaggio quale è Haworth 'situato fra pantani e montagne e fino a
poco tempo fa, sprofondato in una condizione di semibarbarie'. - Queste sono le
parole dei giornali.
Per completare il resoconto di quest'anno, quasi privo di avvenimenti, posso agg
iungere alcuni brani stralciati dalle lettere che mi sono state affidate.

15 maggio 1840.
Non abbandonarti alla persuasione di poter sposare un uomo che non sei in grado
di rispettare - non dico di "amare"; perché penso che se puoi rispettare una perso
na prima del matrimonio in seguito può sempre nascere un amore moderato; per quel
che riguarda l'intensa passione, penso che non sia mai desiderabile.
Per prima cosa non è quasi mai contraccambiata e se lo fosse, l'intensità del sentim
ento sarebbe temporaneo, durerebbe il tempo della luna di miele per cedere poi a
l disgusto o all'indifferenza, forse ancora peggiore del disgusto stesso.
Questo sarebbe certamente il caso da parte dell'uomo, in quanto alla donna - Dio
l'aiuti se continuasse ad amare appassionatamente da sola.
Sono praticamente persuasa che non mi sposerò mai.
Me lo dice la ragione e io non sono tanto schiava del sentimento da non saperne
udire la voce ogni tanto.

2 giugno 1840.
M. non è ancora venuta a Haworth, ma verrà a condizione che, prima, vada io da lei p
er alcuni giorni.
Se non nascerà una qualche difficoltà, andrò da lei mercoledì prossimo.
Potrei fermarmi a G. fino a venerdì o sabato e passerei la prima parte della setti
mana con te, se mi vuoi - queste ultime parole sono un vero di più visto che so ch
e, come io sarò lieta di vedere te, così sarai tu di vedere me -.
Questa combinazione non ci offrirà molto tempo per stare insieme, ma, tutto sommat
o, è l'unica possibile.
Non insistere per farmi restare più di due o tre giorni perché sarei costretta a rif
iutare.
Penso di andare a piedi fino a Keighley e, da lì, prendere la corriera fino a B.,
poi, trovando qualcuno che mi porti il baule, proseguirei a piedi fino a G. Se r
iuscirò a combinare così le cose, ce la farò benissimo.
Dovrei arrivare a B. verso le diciassette, e così godrei della frescura della sera
durante la passeggiata.
Ho messo M. al corrente del progetto.
Desidero estremamente vedere sia lei che te.
Addio.
C.
B.
C.
B.
C.
B.
Se hai un piano migliore da suggerire sono pronta a lasciarmi convincere, purché s
ia attuabile.

20 agosto 1840.
Hai avuto occasione di vedere Miss H. ultimamente? Vorrei che i suoi o chiunque
altro, mi trovassero un impiego.
Ho risposto a un numero senza fine di annunci - senza avere successo.
Ho ricevuto un altro grosso pacco di libri francesi da G. più di quaranta volumi.
Ne ho letti circa la metà. Sono, come al solito, intelligenti, perversi, sofistica
ti e immorali; il meglio del loro contenuto consiste nel fatto che danno una com
pleta idea della Francia e di Parigi e sono l'unica alternativa che ho alla impo
ssibile conversazione in francese.
Non ho assolutamente altro da dirti perché mi trovo in una condizione di ebetudine
.
Mi scuserai se questa lettera non è lunga come la tua.
Ho voluto risponderti senza por tempo in mezzo perché tu non abbia da aspettare in
vano il postino.
Conserva questo scritto come curiosità grafica - a me sembra squisito - tutto luce
nti macchie nere e caratteri assolutamente illeggibili.
Calibano.

'Il vento soffia dove vuole, tu ne odi la voce ma non sai dire né da dove venga, né
dove vada.' Queste parole sono credo, della Sacra Scrittura, benché non sappia dir
e da quale capitolo, e nemmeno da quale libro siano prese, né se sono correttament
e citate.
Tuttavia mi inducono a scrivere una lettera a una giovanetta di nome E., con cui
fui in relazione 'Iungo il cammino mattutino della vita quando il mio spirito e
ra giovane.' Questa giovane donna, qualche tempo fa espresse il desiderio ch'io
le scrivessi, anche quando non avevo nulla da dire.
Io, tuttavia, di giorno in giorni rimandai di farlo, finché, temendo che essa fini
sca col 'maledirmi per i suoi dei' mi sento costretta a buttar giù poche righe che
lei potrà, a piacer suo, definire, o no, lettera.
Tuttavia se la giovane donna si aspetta di trovare senso comune in questa mia el
ucubrazione, proverà una miseranda delusione.
Le preparerò un piatto di "salmagundi"; (5) cucinerò un intruglio, metterò insieme uno
stufato, farò saltare in padella una "omelette soufflée à la Franaise" e le spedirò il
tutto con i miei rispetti.
Il vento, che soffia molto alto sui nostri monti della Giudea benché suppongo che
non meriti farne menzione giù nelle pianure filistee della parrocchia di B., penet
rando nella scatola dove ripongo le mie nozioni ha messo uno scompiglio simile a
quello prodotto da un "quaigh" o da un "usquebaugh" sulla maggior parte dei bip
edi.
Vedo tutto color rosa e mi sento fortemente indotta a ballare una giga - ma non
so come si fa.
Penso ch'io debba avere in me qualcosa della natura del porco o dell'asino - vis
to che questi due animali sono festosamente eccitati dal vento impetuoso.
Da che parte oggi soffi il vento non sono in grado di dirlo, non ci sono mai riu
scita da quando sono venuta al mondo; ma mi piacerebbe assai sapere come la gran
de tinozza della baia di Bridlington stia funzionando e che genere di spuma schi
umante si alzi proprio ora sulle onde.
Una tale, chiamata signora B. ha, a quanto sembra, bisogno di una insegnante.
Spero che mi accetti; ho scritto a Miss Wooler per informarla.
A dire il vero è una cosa deliziosa vivere qui a casa, libera di comportarmi a mio
piacimento.
Ricordo una insignificante vecchia favola che mette in scena cicale e formiche n
arrata da un insignificante vecchio schiavo chiamato Esopo; le cicale cantarono
tutta l'estate e tutto l'inverno morirono di fame.
Un mio lontano parente, un certo Patrick Branwell, è partito a cercar fortuna lont
ano in qualità di avventuroso, errante, romantico e selvaggio impiegato: della fer
rovia tra Leeds e Manchester.
Leeds e Manchester, dove mai si trovano? Città in lande selvagge come Tadmor o Pal
mira - o no? Ultimamente sono venuta a conoscenza di un fatto a proposito di Mis
ter W. che mette in luce il lato migliore del suo carattere.
Sabato scorso di sera si era trattenuto con Papà in sala per più di un'ora, e udii P
apà che gli chiedeva: 'Cos'ha? Mi sembra molto abbattuto.' 'Oh, non saprei, - risp
ose - sono andato a visitare una povera ragazza che, temo, stia per morire.' 'Da
vvero? Come si chiama?' 'Si chiama Susan Bland, è figlia del sovrintendente John B
land.' Orbene, Susan Bland è la mia più antica e migliore alunna della scuola domeni
cale, così, avendo udito quelle parole, decisi di andarla a trovare quanto prima.
Mi recai da lei lunedì e la trovai avviata 'verso quella soglia da cui nessun viag
giatore torna indietro.' Dopo essere rimasta alquanto con lei, chiesi per caso a
sua madre se pensava che un po' di vino di porto le potesse far bene e lei risp
ose che il dottore glielo aveva consigliato, e che quando Mister W. era stato da
loro l'ultima volta aveva portato una bottiglia di vino e un vasetto di marmell
ata.
Aggiunse che era sempre buono e gentile con gli umili e che sembrava davvero pie
no di sentimento e di cuore.
Senza dubbio il suo carattere non è senza difetti, ma in lui vi sono anche buone q
ualità...
Dio io benedica! Mi chiedo chi, con i suoi pregi, potrebbe essere senza difetti.
So di molte sue azioni sbagliate, conosco molte sue debolezze, tuttavia in me tr
overà sempre una persona pronta a difenderlo, non a metterlo in stato d'accusa.
Certo la mia opinione non servirà a cambiare il suo carattere, ma che importa? Si
deve agire bene fin dove ne siamo capaci.
Da quanto ti dico non devi giungere alla conclusione che Mister W. e io siamo in
buoni rapporti: non lo siamo affatto.
Ci manteniamo distanti, freddi e riservati.
Ci rivolgiamo di rado la parola, e quando lo facciamo è solo per scambiare le espr
essioni più banali...

La signora B. alla ricerca di una governante di cui si fa cenno nella lettera qu


i sopra riportata, entrò in corrispondenza con Miss Bront, e si dichiarò molto soddi
sfatta dalle lettere che ne riceveva, dallo 'stile e dal candore con cui solleci
tava l'impiego.' Charlotte si era premurata di farle sapere che se desiderava un
a persona di bell'aspetto, elegante, alla moda, lei non era adatta al posto che
le veniva offerto.
Mister B. però, desiderava che la governante fosse in grado di insegnare musica e
canto, discipline che Charlotte ignorava, perciò le trattative ebbero esito negati
vo.
Ma Miss Bront non era persona da lasciarsi scoraggiare da una delusione.
Per quanto le dispiacesse la vita di governante, era suo dovere sollevare il pad
re dal peso di mantenerla e quella era l'unica possibilità di guadagno che le foss
e offerta.
Così con rinnovato vigore riprese a informarsi e a fare inserzioni con richieste d
i impiego.
Nel frattempo si produsse un piccolo incidente: lo descrive in una sua lettera e
lo riferirò visto che serve a dare un'idea della sua istintiva avversione verso u
na data categoria di uomini, sui cui vizi alcuni hanno creduto posasse uno sguar
do indulgente.
Il brano che stralcio dice tutto quanto è necessario sapere per raggiungere lo sco
po che mi propongo, presentando la spregevole coppia di cui parla Charlotte.

Ricordi il signore e la signora...? La signora... venne da noi giorni fa con una


melanconicissima storia dei disgraziati trascorsi di quel suo marito stravagant
e, vizioso e ubriacone.
Chiese consiglio a Papà; disse che l'unica loro prospettiva era una totale rovina.
Avevano debiti che assolutamente non potevano pagare.
Prevedeva che a Mister..., da un momento all'altro verrebbe revocato l'incarico
di curato; per amara esperienza sapeva che il suo vizio era ormai inguaribile, t
rattava lei e il figlioletto con violenza selvaggia... e aggiunse molte altre co
se del genere.
Papà le consigliò di separarsi definitivamente dal marito e di tornare dai suoi, se
aveva una famiglia presso cui rifugiarsi.
Rispose che già da tempo aveva deciso di farlo e che lo avrebbe lasciato appena il
parroco Mister B. le avesse dato il benestare.
Si espresse con estremo disgusto e disprezzo verso di lui e non diede a vedere d
i conservare una benché minima considerazione per il marito.
Non me ne sorprendo, ma mi meraviglio di come abbia potuto sposare un uomo verso
il quale deve aver provato sempre su per giù i sentimenti che nutre ora.
Sono certa che una donna decente possa sentire solamente avversione per un uomo
quale è Mister...
Prima che io conoscessi o sospettassi il suo vero essere, pur meravigliandomi de
i suoi versatili talenti, lo intuivo e ne ero fortemente respinta.
Mi costava rivolgergli la parola, mi ripugnava guardarlo, pur considerando assur
da quella totale antipatia che accettavo in base a una semplice impressione isti
ntiva senza trovarle un valido motivo.
Nascondevo, reprimevo la mia ripugnanza quanto meglio potevo, e in ogni occasion
e lo trattavo con tutta la possibile cortesia.
Mi colpì udire Mary esprimere una repulsione simile alla mia, provata a prima vist
a.
Appena fummo sole mi disse: 'E' un uomo odioso, Charlotte!' E io pensai: 'Davver
o lo è.'
CAPITOLO 10.
Ai primi di marzo del 1841 Miss Bront ottenne il suo secondo e ultimo posto di g
overnante. (1) Questa volta ebbe la fortuna di entrare in una famiglia dai senti
menti gentili e dai modi amichevoli.
Considerò quale valido amico specialmente il padrone di casa che, coi suoi consigl
i, la guidò a compiere un importantissimo passo per l'avvenire.
Però siccome all'atto pratico le sue specifiche capacità di insegnante erano poche d
ovette compensarne la deficienza impiegando il tempo libero in lavori di cucito
e la sua posizione fu quella di una "bonne", ossia di bambinaia, sottoposta ripe
tutamente alle più svariate richieste.
Per una giovane che, come lei, a casa aveva condotto una vita fatta principalmen
te di tempo libero, l'essere ora impegnata in un lavoro di natura non ben defini
ta, eppure continuo, soggetto alla volontà altrui lungo l'intero arco della giorna
ta, era terribilmente gravoso. "Oziosa" non lo fu mai in nessuna circostanza; ma
la sua vita giovanile non conobbe il dipanarsi dalle conversazioni ai progetti,
piccoli piaceri che formano il tessuto delle nostre giornate.
In compenso, aveva avuto la possibilità di inventarsi lunghe e complesse storie, f
atte di sentimento e di immaginazione per le quali, anche se ciò sembra strano, i
più non trovano il tempo.
Fu questo che, nella sua troppo breve carriera, insieme con l'intensità del sentir
e ne logorò la salute fisica.
La consuetudine di inventare era cresciuta con lei, si era rafforzata col raffor
zarsi della salute, era diventata parte integrante della sua indole.
Ma ora qualsiasi esercizio di quelle forti e caratteristiche facoltà le era impedi
to.
Non poteva (come invece le era consentito quando si trovava da Miss Wooler) aver
e la certezza mentre disimpegnava faccende che le incombevano che, giunta la ser
a, sarebbe stata libera di occuparsi in modo a lei più congeniale.
E' scontato che una ragazza scegliendo la carriera di governante, deve rinunciar
e alla propria indipendenza e accettare, in partenza, una vita di sacrificio; ma
per Charlotte Bront il tentativo di adattarsi significò il continuo sforzo di cos
tringere ogni sua facoltà in una direzione alla quale la vita precedente l'aveva r
esa inidonea.
Come le altre piccole Bront era cresciuta senza madre; non aveva conosciuto la g
aiezza, i giochi dell'infanzia, non aveva sperimentato le carezze, la tenera sol
lecitudine materna, ignorava l'indole stessa dell'infanzia, non sapeva come port
arne in luce gli aspetti migliori.
I bambini costituivano per lei una inevitabile necessità; li aveva avvicinati sola
mente in veste di governante.
Anni dopo, quando Miss Bront venne ospite in casa nostra non si stancava di osse
rvare le nostre bimbe; e non mi riuscì di persuaderla che erano semplicemente qual
i sono tutti i bambini bene educati.
Ogni loro gesto gentile, verso chiunque, ogni loro attenzione per gli animali, o
gni loro atteggiamento altruistico, la sorpresero e la commossero.
E fu tetragona nel sostenere che avevo torto quando la assicuravo che la loro no
n era affatto una insolita eccezionale eccellenza.
Quanto sopra dev'essere tenuto presente leggendo le lettere sotto riportate; col
oro che le sono sopravvissuti guardando alla sua vita devono rammentare che ness
un disgusto, nessuna sofferenza l'indussero mai a trascurare ciò che considerava s
uo dovere.

3 marzo 1841.
Qualche tempo fa ti dissi che intendevo trovarmi un impiego, e quando te lo diss
i la mia risoluzione era fermamente presa.
Benché spesso delusa, non intendevo darmi per vinta.
Dopo essere rimasta due o tre volte con un umiliante palmo di naso, avendo soppo
rtato non so dire quante seccature - scambio di lettere, interviste - sono final
mente riuscita, ed eccomi bellamente insediata nel mio nuovo incarico.
La casa non è molto grande ma è estremamente confortevole e bene organizzata; il ter
reno che la circonda è bello e vasto.
Ho dovuto ridimensionare le mie pretese dal punto di vista dello stipendio ma sp
ero di aver trovato sicurezza e conforto; con queste ultime parole non intendo a
ccennare a buon cibo e buona bevanda, a un caminetto acceso o a un letto morbido
, ma bensì alla compagnia di visi lieti e di menti e di cuori che non siano stati
estratti da una miniera di piombo o tagliati in una cava di marmo.
Il mio stipendio netto è di sedici sterline annue, pur essendo nominalmente di ven
ti, visto che le spese per il bucato vengono dedotte.
Ho due alunni: una bambina di otto e un ragazzino di sei.
Per quel che riguarda i miei datori di lavoro, non aspettarti che ti dica molto
circa il loro carattere visto che sono giunta qui solamente ieri.
Non ho la facoltà di discernere la natura di un individuo a prima vista.
Per potermi azzardare a definire un carattere devo vederlo in varie luci e osser
varlo da differenti punti di vista.
Tutto quanto posso dire per ora è che Mister... e la signora... mi sembrano person
e buone; finora non ho avuto motivo di lamentare mancanze di considerazione o di
cortesia.
I bambini sono scatenati, non sanno cosa sia la disciplina, ma, per quanto mi è da
to di vedere, la loro indole è buona.
Spero di poter confermare quanto dico nella prossima lettera che ti scriverò.
Desidero ardentemente e mi sforzerò di piacere.
Se potrò rendermi conto che ci riesco e se mi manterrò in buona salute mi dichiarerò,
spero, moderatamente contenta.
Ma nessuno, all'infuori di me, è in condizione di dire con esattezza, quanto sia d
uro il lavoro di una governante e come pesi, perché solamente io posso sapere quan
to ripugni in ogni suo aspetto alla mia mentalità e alla mia indole.
Non pensare che io non mi biasimi per questa avversione o che trascuri un qualsi
asi mezzo per vincerla e che non abbia il sincero intento di farlo.
La maggiore parte delle mie difficoltà nasce da cose che a te sembreranno di poco
conto.
Io, invece, trovo terribilmente difficile accettare la rozza famigliarità dei bamb
ini, chiedere alla padrona di casa e alla servitù qualsiasi cosa mi occorra per se
mplice che sia.
Mi costa meno sopportare un grave inconveniente piuttosto che entrare in cucina
per chiedere che venga eliminato.
Sono sciocca, ma lo sa il cielo che non posso farci nulla! E ora puoi dirmi se s
i considera improprio per una governante invitare le amiche a venirla a trovare?
Naturalmente non intendo a fermarsi come ospite ma appena per una visita di un'
ora o due? Se ciò non è considerato come vero e proprio tradimento al dovere, ti chi
edo fervidamente di fare in modo ch'io possa posare gli occhi sul tuo viso.
Mentre te la rivolgo so di farti una richiesta sciocca, quasi impossibile da rea
lizzare; eppure da qui a B. ci sono solamente quattro miglia...

21 marzo.
Devi scusare la grande brevità di questa risposta alla più che benvenuta tua lettera
; ne è motivo il fatto che il mio tempo è interamente occupato.
La signora... si aspetta da me una gran quantità di lavoro di cucito e non posso f
are molto durante il giorno per via dei bambini che richiedono tutta la mia atte
nzione.
Sono perciò costretta a dedicare la sera a queste faccende.
Scrivimi spesso lettere lunghissime.
Faranno bene a tutte e due.
Questo posto è di gran lunga migliore di quello di... ma Dio sa che ho un bel da f
are per mettervi tutto il cuore.
Quello che mi dici mi ha alquanto rallegrata; vorrei essere capace di agire semp
re secondo il tuo consiglio.
La nostalgia per la mia casa mi rode penosamente.
I bambini sono superviziati e perciò, a volte difficili da tenere in riga.
Vieni, vieni, vieni a trovarmi; se è una infrazione all'etichetta, non importa.
Anche se puoi fermarti solamente un'ora, vieni.
Non dire mai più che ti abbandono; mia carissima, non potrei passarmi il lusso di
farlo anche se volessi; sento che non è nella mia indole procedere in questo squal
lido mondo senza dare e ricevere simpatia, senza attaccamento a qualcuno, ed è ver
amente raro poterlo fare.
E quando si è trovato qualcuno è un tesoro troppo grande perché ci si possa permettere
di gettarlo via spensieratamente.

Miss Bront aveva occupato il suo nuovo posto da poche settimane quando le fu dat
a prova della gentilezza e del senso di ospitalità dei suoi datori di lavoro.
Mister... scrisse a suo padre invitandolo caldamente a venire una settimana con
lei; e la signora... fu spiacentissima quando una delle amiche di Miss Bront giu
nse in carrozza fino alla porta per lasciarvi una lettera, o un pacco che fosse,
senza chiedere di entrare.
Charlotte ebbe così la prova che tutti i suoi amici potevano venire liberamente a
farle visita e che suo padre, se lo avesse voluto, verrebbe accolto con piacere.
Registrò questa buona disposizione con gratitudine, e scrisse all'amica esortandol
a urgentemente a venirla a trovare; il che E. fece.

giugno 1841.
Stenterai a credere che non riesca a trovare un quarto d'ora per buttar giù due ri
ghe; ma è proprio così.
E dopo che la lettera è scritta dev'essere portata alla posta, a un miglio di dist
anza, il che richiede quasi un'ora e occupa una consistente parte della giornata
.
Il signore e la signora... sono via da una settimana.
Ho avuto loro notizie questa mattina; non fissano la data di ritorno, ma spero c
he non sia lontana, se no perderò l'opportunità di vedere Anne in queste prossime va
canze.
Mi scrivono che è arrivata a casa mercoledì scorso e che le hanno dato solamente tre
settimane di licenza, perché la famiglia presso cui si trova ha il progetto di an
dare a Scarborough subito dopo il suo ritorno.
Vorrei vederla per giudicare di persona le sue condizioni di salute; non oso fid
armi di quanto dicono gli altri, non mi sembrano osservatori sufficientemente mi
nuziosi.
Avrei grandissimo piacere che anche tu la veda.
Fino a questo momento mi sono intesa molto bene con la servitù e con i bambini.
Tuttavia il mio è un arido solitario lavoro.
Tu conosci tanto bene quanto me il senso di solitudine che dà la mancanza di una c
ostante compagnia.

Poco tempo dopo quella lettera il signore e la signora... tornarono a casa il ch


e permise a Charlotte di andare a Haworth e verificare le condizioni di salute d
i Anne che, come costatò con estrema ansietà, erano lungi dall'essere fiorenti.
Ma cosa poteva fare per prendersi cura e rallegrare l'ultima nata? Le apprension
i sul suo conto fecero riaffiorare il progetto di aprire una scuola.
Se, grazie a quel mezzo, loro tre avessero potuto vivere insieme, mantenendosi,
tutto sarebbe potuto andar meglio.
Inoltre sarebbe rimasto loro tempo sufficiente per insistere nel tentare quella
carriera letteraria che, a dispetto delle deludenti risposte fino allora ottenut
e, non aveva cessato di essere la loro ultima meta; ma la principale spinta in C
harlotte in quel momento nasceva dalla convinzione che la salute di Anne era così
delicata da richiedere sollecite cure che nessuno, all'infuori della sorella mag
giore, era capace di darle.
Infatti durante quelle vacanze scrive:
Haworth, 19 luglio 1841.
Ti abbiamo aspettata a lungo e ansiosamente il giovedì in cui avevi promesso di ve
nire.
Mi sono addirittura stancata gli occhi sorvegliando la strada dalla finestra, bi
nocolo in mano e, a volte, aggiungendo gli occhiali sul naso.
Tuttavia non intendo biasimarti...
e in quanto alla delusione, ebbene, a tutti tocca soffrirne una volta o l'altra
nella vita.
Ma un centinaio di cose che ti volevo dire sono ora dimenticate e non saranno ma
i dette.
In questa casa viene covato un progetto che Emily ed io desideravamo particolarm
ente discutere con te.
Il progetto è ancora al primo stadio, spunta a malapena dal guscio e se mai verrà fu
ori un bel pulcino debitamente formato o invece andrà a male e morrà prima di pigola
re, è uno di quei fatti che sono nebulosamente accennati dagli oracoli che prospet
tano il futuro.Ora non ti lasciar sbalordire da tutto questo metaforico mistero;
io parlo in stile delfico non solo dei progetti ma anche di quanto avviene quot
idianamente.
Avvolgo l'informazione in figure retoriche, quali uova, pulcini, eccetera eccete
ra.
Per venire al punto: Papà e la zia confabulano per accessi e soprassalti sul fatto
che noi - cioè Emily, Anne e io - si apra una scuola! Ho spesso detto, tu lo sai,
quanto desideravo farlo, ma non potevo vedere da dove il capitale necessario pe
r tentare una simile speculazione si sarebbe potuto trovare.
Sapevo con certezza che la zia ha del denaro da parte, ma pensavo che fosse l'ul
tima persona capace di offrire un prestito per la realizzazione di un progetto q
uale questo di cui ti parlo.
Ed ecco che un prestito lo ha offerto, o meglio, ha lasciato intendere che forse
lo offriva purché alcune alunne siano garantite, una posizione adatta venga trova
ta, eccetera eccetera; queste promesse suonano molto sensate, tuttavia inducono
a considerazioni che gettano una doccia fredda sul progetto.
Non mi aspetto che la zia metta sul tavolo più di centocinquanta sterline da arris
chiare nell'impresa; sarebbe possibile aprire una rispettabile (in nessun modo a
ppariscente) scuola e provvedere in un primo tempo al suo andamento domestico co
n un capitale di tale entità? Esponi il problema a tua sorella se pensi che vi sap
pia rispondere; se no, non fare parola, in quanto a contrarre un debito vero e p
roprio è cosa alla quale nessuna di noi si indurrebbe; neanche a pensarci! Non ci
importa quanto modesto, quanto umile sarebbe il nostro inizio, purché riposi su un
terreno sicuro e abbia salde fondamenta.
Pensando a tutte le possibili ed impossibili località dove potremmo aprire una scu
ola, mi è venuta in mente Burlington.
Ricordi se là vi era un'altra scuola all'infuori di quella di Miss...? Questa è natu
ralmente un'idea rudimentale.
Vi sono cento ragioni per considerarla impraticabile.
Non abbiamo là nessuna relazione, nessuna conoscenza, è lontano da casa nostra, ecce
tera.
Tuttavia ho idea che l'East Riding sia meno saturo del West.
Molte indagini e prudenti considerazioni mi saranno necessarie, naturalmente pri
ma di fare un piano definitivo.

Una quindicina di giorni più tardi vediamo che è stato gettato il seme da cui sareb
be nato un progetto che doveva influenzare il suo futuro.

7 agosto 1841.
E' sabato sera.
Ho messo a letto i bambini e mi metto a rispondere alla tua lettera.
Eccomi nuovamente a... senza compagnia - direttrice e governante poiché il signore
e la signora... sono in visita a...
A dire il vero benché io sia molto sola mentre sono via, questo è di gran lunga il t
empo migliore.
I ragazzi sono tollerabilmente sotto controllo, i domestici sono molto rispettos
i e pieni di attenzioni per me e l'assenza dei padroni di casa mi solleva dal do
vere di sembrar sempre gaia e pronta alla conversazione.
Martha, a quanto pare, sta godendo di grandi opportunità; così pure Mary che, sarai
sorpresa di sentire, si sta preparando a ritornare da qui a breve tempo sul cont
inente, insieme con suo fratello, non per rimanervi, ma per un giro di piacere.
Ho ricevuto una lunga lettera da Mary e un pacco contenente una bellissima sciar
pa di seta nera e un paio di bei guanti di capretto comprati a Bruxelles.
Naturalmente ho avuto piacere del dono, piacere che mi abbiano pensato anche da
così lontano, e da una delle più splendide capitali d'Europa: eppure mi sembra duro
l'accettarlo.
Penso che Mary e Martha non abbiano denaro che vada oltre le loro necessità person
ali.
Avrei voluto che mi dessero prova dei loro affetto con un regalo meno costoso.
Nella lettera Mary parla dei quadri e delle Cattedrali che ha visto - pitture di
squisita bellezza, chiese tra le più venerabili.
Non so come, un nodo mi salì in gola mentre leggevo la sua lettera: una tale veeme
nte repulsione della costrizione e del lavoro monotono; un così forte desiderio di
un paio di ali - ali che solo la ricchezza può dare - una sete di vedere, di udir
e, di imparare; qualcosa di interiore sembrò espandersi fisicamente in me.
Mi sentii sollecitata da facoltà non esercitate poi ogni cosa si sfasciò e disperai.
Mia cara, non farei una simile confessione a nessuno all'infuori di te e di pref
erenza per lettera piuttosto che a viva voce.
Questa commozione ribelle ed assurda è stata solamente momentanea; l'ho soffocata
in cinque minuti.
Spero che non insorgerà più visto che è stata acutamente dolorosa.
Circa il progetto cui ti accennai non ho fatto alcun passo avanti, né probabilment
e ne farò per ora, ma Emily, Anne e io non lo perdiamo di vista.
E' la nostra stella polare, e la fissiamo nei momenti di sconforto.
Mi accorgo che ti sto scrivendo in modo da farti credere che sono infelice.
Non è assolutamente così, anzi è il contrario.
So che il posto che occupo è ottimo, per una governante.
Quello che mi turba e a volte mi ossessiona è la convinzione di non avere alcuna v
ocazione naturale per questo lavoro.
Se richiedesse solamente la dedizione all'insegnamento sarebbe senza asperità, add
irittura facile; ma è il vivere in casa altrui - l'estraniarsi dal proprio vero ca
rattere, l'assunzione di un aspetto freddo, rigido, apatico che è penoso...
Non menzionare per ora il nostro progetto di aprire una scuola.
Un progetto di cui non si prevede la prossima attuazione, è sempre incerto.
Scrivimi spesso mia cara Nell, sai quanto valore do alle tue lettere; La tua 'ca
ra bambina' (visto che ti piace chiamarmi così).' C. B.
P.S.
Sono in buona salute; non ti mettere in testa il contrario, ma ho una gran pena
in cuore (devo alludervi benché avessi preso la risoluzione di non farlo).
Si tratta di Anne; le tocca sopportare tante cose, più, molte di più di quanto abbia
mai dovuto subire io.
(2) Quando il mio pensiero va a lei la vedo sempre in veste di paziente, persegu
itata estranea.
Io so quanta nascosta suscettibilità vi sia in lei, quanto i suoi sentimenti possa
no essere feriti.
Vorrei starle vicina per consolarla un po'.
E' più sola, ancor meno capace di farsi degli amici di quanto lo sia io.
Non voglio insistere su questo argomento.
Poteva tollerare molto per sé: ma non sapeva sopportare i dolori altrui, specialme
nte quelli delle sorelle; e, fra le due sorelle, il pensiero della piccola, gent
ile ultima nata condannata a soffrire in solitudine pazientemente, le era insopp
ortabile.
Bisognava fare qualcosa.
Poco importava se il fine desiderato era ancora lontano.
Sentiva che tutto il tempo che scorreva via senza avvicinare, per quanto lentame
nte fosse, la meta agognata, era tempo perduto.
Avere una scuola voleva dire avere una certa libertà durante la giornata, non subi
re controlli eccetto quello esercitato dal senso del dovere; per le tre sorelle
che si amavano con un affetto così appassionato, significa stare sotto uno stesso
tetto, pur guadagnandosi da vivere; sopra ogni altra cosa, per Charlotte era ave
r modo di vegliare sulle due creature, la cui vita e felicità avevano più valore che
non la sua.
Ma nessuna trepida impazienza l'avrebbe indotta a compiere un passo imprudente e
precipitoso.
Continuò ad informarsi in tutti i modi, sulle possibilità di successo di una nuova s
cuola.
Ma sembrava che dovunque vi fossero più pensionati simili a quello che le sorelle
pensavano di aprire di quanti avessero la possibilità di prosperare.
Cosa potevano fare? L'unica carta buona consisteva nell'offrire prestazioni di l
ivello superiore.
Ma quali? Erano ricche di energia, di pensiero, di informazione: ma quelle non e
rano qualifiche che si potessero inserire in un progetto scolastico.
Di francese sapevano un po'; abbastanza da leggerlo senza difficoltà ma certo non
sufficientemente da poter entrare in concorrenza con insegnanti francesi di nasc
ita o per lo meno professionalmente preparati.
Emily e Anne avevano qualche nozione di musica, ma anche in questo caso era più ch
e dubbio che fossero in grado di trasmetterle.
Proprio in quel tempo Miss Wooler stava pensando di chiudere la sua scuola a Dew
sbury Moor; si offrì di cederla alle ex alunne.
Ma una sua sorella ne aveva assunto la direzione attiva fin dal tempo in cui Cha
rlotte vi insegnava e il numero delle alunne era diminuito; se le Bront l'avesse
ro rilevata avrebbero dovuto fare molta fatica per riportare il pensionato al su
o antico livello di prosperità.
Per farlo non avevano i requisiti necessari, ma Charlotte aveva un'idea sul come
ottenerli.
Prese la risoluzione di seguire quel filo conduttore e di non abbandonarlo finché
non avesse conseguito lo scopo.
Con la calma forzata di un ardore represso che getta un bagliore di desiderio su
ogni parola della lettera che segue, scrisse alla zia.

29 settembre 1841.
Cara Zia, non ho più avuto notizie da Miss Wooler da quando le ho scritto che ero
disposta ad accettare la sua offerta.
Non so immaginare il motivo di questo lungo silenzio a meno che si pensi a un im
previsto impedimento sorto al momento di concludere l'affare.
Nel frattempo un piano è stato suggerito dala signore e dalla signora... (il padre
e la madre dei suoi alunni) e da altri, e ora voglio comunicarvelo.
Gli amici che mi consigliano dicono che se voglio garantirmi un successo duratur
o devo rimandare l'apertura della scuola di altri sei mesi e, nel frattempo, riu
scire a trascorrere questo tempo in una scuola sul continente.
Dicono che le scuole in Inghilterra sono così numerose, la concorrenza è così grande c
he senza alcun dubbio dovremmo affrontare un'ardua battaglia e una quasi sicura
sconfitta alla fine se non troveremo il mezzo di imporci con evidente superiorità.
Per di più dicono che forse, le cento sterline che siete stata così buona da offrirc
i in prestito, non saranno necessarie visto che Miss Wooler ci lascerebbe l'uso
dei mobili; se si vuole che la speculazione riesca, dando così un buon risultato,
metà della somma impegnata dovrebbe essere utilizzata nel modo indicato e una rius
cita assicurerebbe una più pronta restituzione del capitale, oltre al pagamento de
gli interessi.
Non andrei in Francia, tanto meno a Parigi ma a Bruxelles, in Belgio.
L'importo del viaggio fin là sarebbe al massimo di cinque sterline, la vita vi cos
ta su per giù la metà che qui in Inghilterra e le occasioni di acquisire una buona c
ultura sono all'altezza, se non superiori, di quelle offerte in qualsiasi altra
grande città europea.
In sei mesi potrei acquistare una perfetta famigliarità col francese, potrei fare
grandi progressi in italiano e perfino acquistare qualche nozione di tedesco: tu
tto questo purché la mia salute si mantenga
buona.
Mary, in questo momento, soggiorna a Bruxelles in un istituto di primissima cate
goria.
Non penserei di andare al Castello di Koekelberg dove è in pensione lei, perché la r
etta è molto alta; ma se le scrivessi sarebbe in condizione, con l'aiuto della mog
lie del cappellano inglese, signora Jenkins, di trovarmi un pensionato decente,
a buon mercato e rispettabile; avrei l'opportunità di incontrarmi con lei di frequ
ente; mi farebbe conoscere la città; e, con l'aiuto dei suoi cugini, verrei probab
ilmente in contatto con persone di gran lunga più educate, più colte e atte a farmi
progredire di quante abbia mai incontrato fino a oggi.
Questi sono i vantaggi che risulterebbero di gran peso se aprissimo una nostra s
cuola; e se Emily potesse goderne con me avremmo dei risultati assolutamente imp
ensabili al momento.
Dico Emily invece di Anne, che potrebbe andare a Bruxelles in un secondo tempo s
e la nostra scuola attecchisse bene.
Mentre scrivo mi sento sicura che vedrete la saggezza di quanto dico.
Vi è sempre piaciuto far uso del vostro denaro nel modo più vantaggioso.
Non amate spenderlo per cose meschine; quando concedete un favore lo fate in gra
n stile; e, potete credermi, cinquanta o cento sterline così impiegate sarebbero p
iazzate bene.
Naturalmente non conosco altra amica a cui rivolgermi...
Nutro l'assoluta convinzione che, se questo vantaggio ci sarà concesso, esso risul
terà nella nostra felice sistemazione per tutta la vita.
Forse Papà penserà che il progetto è scriteriato e ambizioso; ma chi mai si è affermato
nel mondo senza ambizione? Quando egli partì dall'Irlanda per andare a Cambridge e
ra tanto ambizioso quanto lo sono io ora.
Voglio che noi tutti si progredisca.
So che abbiamo talento e voglio metterlo a profitto.
Mi rivolgo a voi, zia, per trovare aiuto.
Penso che non ce lo rifiuterete.
So che non dovrete mai pentirvi per colpa mia della vostra bontà.

Questa lettera fu scritta dalla casa dove risiedeva in qualità di governante.


Passò un po' di tempo prima che giungesse una risposta: nella Canonica di Haworth
molto doveva essere discusso tra il padre e la zia.
Finalmente giunse il consenso.
Solamente allora e non prima, confidò il piano a un'amica intima.
Non era incline a parlare molto di un qualsiasi progetto finché non avesse la cert
ezza di poterlo tradurre in atto.

2 novembre 1841.
E adesso mettiamoci pure a bisticciare.
Considererò se mi convenga entrare in azione sulla difensiva o con una offensiva.
Propendo per la difensiva.
Dici, e vedo chiaramente che è proprio così, che sei stata ferita dalla mia apparent
e mancanza di fiducia.
Hai sentito da altri dell'offerta di Miss Wooler prima che te ne parlassi io ste
ssa.
E' vero.
Stavo prendendo decisioni importanti per le mie prospettive future e non ho mai
accennato per lettera ai miei progetti.
La mia condotta sembra strana a un'amica cara e vicina che, conosciuta da lungo
tempo, non è mai stata trovata in difetto.
Verissimo.
Non posso farti le mie scuse per questo comportamento, la parola scuse implica l
'ammissione di una colpa e io d'essere stata in colpa non lo sento.
E di fatto non lo sono stata.
Non ero, e non sono ancora, certa del mio destino.
Al contrario, ero nella più completa incertezza, perplessa fra piani e proposte co
ntraddittorie.
Il mio tempo, come ti ho spesso ripetuto, è interamente occupato, tuttavia ho dovu
to scrivere molte lettere che non potevano assolutamente essere procrastinate.
Sapevo che non sarebbe servito a nulla scriverti in quel momento per dirti che v
ivevo nel dubbio e nell'incertezza, piena di speranze e di paure, fra ansia e de
siderio di fare quanto sembrava impossibile.
Quando pensavo a te in quel periodo così colmo, era per prendere la ferma risoluzi
one che ti avrei informata di ogni cosa quando avessi visto chiaramente tracciat
a dinnanzi a me una strada per raggiungere lo scopo che mi ero prefissa.
Se mi fosse possibile vorrei sempre lavorare in silenzio e nell'oscurità, lasciand
o che i miei sforzi siano conosciuti dai loro risultati.
Miss W. con grande gentilezza e bontà mi propose di andare a Dewsbury Moor per ten
tare di riattivare la scuola alla quale sua sorella aveva rinunciato.
Mi offrì l'uso delle attrezzature in cambio del vitto e dell'alloggio per sé.
A tutta prima accolsi la proposta cordialmente, mi disposi a fare tutto il possi
bile per condurre la transazione in porto.
Ma in cuore mi si accese un fuoco che non mi fu possibile estinguere.
Bramavo così ardentemente di aumentare la mia cultura, di migliorarmi; in una mia
lettera ti lasciai intravedere quel che provavo, te lo lasciai solo intravedere,
è vero.
Mary gettò olio sul fuoco, e con quel modo di esprimersi forte, energico, tutto su
o, mi incoraggiò a procedere.
Desideravo andare a Bruxelles; ma come riuscirvi? Desideravo che almeno una dell
e mie sorelle condividesse la stessa opportunità.
Fermai la scelta su Emily.
Meritava questo premio, lo sapevo.
Come potevo conseguire il mio scopo? In uno stato di estrema eccitazione scrissi
a casa una lettera che vinse la battaglia.
Invocai l'aiuto della zia che acconsentì a quanto le chiedevo.
Ogni cosa non è ancora completamente stabilita; tuttavia è già abbastanza dire che abb
iamo una probabilità di andare e rimanere là per sei mesi.
In ogni modo Dewsbury Moor è scartato.
Forse è una fortuna che sia così poiché è in una posizione squallida, oscura, inadatta p
er una scuola.
Nel mio cuore penso che non vi sia motivo di rimpiangerlo.
Eccoti i miei piani futuri se quanto spero andrà in porto: una volta a Bruxelles,
se la salute mi aiuterà, sfrutterò al massimo ogni opportunità a mia portata.
Quando il termine dei sei mesi sarà raggiunto, farò quel che potrò.
Credimi, benché sia nata in aprile, mese delle nuvole e del sole, io non sono mute
vole.
Il mio umore è incostante, a volte parlo con veemenza, in altri momenti non dico u
na parola, ma ho una salda considerazione per te e se tu acconsentirai a lasciar
passare le nubi e l'acquazzone, sta pur certa che c'è sempre il sole, a volte osc
urato, ma sempre lì.

A Natale lasciò il posto di governante, separandosi dai suoi datori di lavoro in u


n modo che sembra l'abbia veramente commossa. 'Fecero veramente troppo conto di
me' - disse dopo essersi lasciata quella famiglia alle spalle - 'non meritavo ta
nto.' I quattro figlioli speravano di trovarsi insieme nella casa paterna in que
l dicembre.
Branwell, che da cinque mesi era impiegato nella ferrovia che univa Leeds a Manc
hester, contava su una licenza di sette giorni.
Anne giunse prima di Natale.
Nel difficile impiego che ricopriva, si era fatta talmente apprezzare che, quand
o aveva manifestato l'intenzione di licenziarsi le avevano chiesto insistentemen
te di non lasciarli.
Esitava, in parte a motivo del duro trattamento che nei primi tempi vi aveva ric
evuto, e in parte perché la sua presenza in casa, durante il soggiorno delle sorel
le all'estero sembrava opportuna se si prendeva in considerazione l'età delle tre
persone che vi sarebbero rimaste sole.
Dopo un fitto scambio di lettere col Belgio e un gran parlare in casa, a un cert
o punto, a motivo delle notizie scoraggianti che giungevano circa le scuole di B
ruxelles, fu deciso di mandare Charlotte ed Emily nella Francia settentrionale,
in un istituto di Lille altamente raccomandato da Baptist Nol (3) e da altri ecc
lesiastici.
Così, alla fine di gennaio fu stabilito che da lì a tre settimane le sorelle sarebbe
ro partite a quella volta, scortate da una signora francese allora in visita a L
ondra.
La retta era di cinquanta sterline a testa per vitto e alloggio e per l'insegnam
ento del solo francese; se si rinunciava a una camera privata la retta sarebbe s
tata più modesta.
Charlotte scrive:
20 gennaio 1842.
Considero un gesto di grande bontà da parte della zia l'aver accettato di pagare u
na somma extra per garantirci l'uso di una camera personale: ciò sarà per noi un ver
o privilegio da molti punti di vista.
Il cambiamento da Bruxelles a Lille mi dispiace per molti motivi, primo fra tutt
i il fatto che non vedrò Martha.
Mary è stata instancabilmente gentile nel procurarmi informazioni.
Non si è risparmiata nessuna fatica, praticamente nessuna spesa per ottenerle.
Mary vale più dei rubini.
Ho di fatto due amiche - te e lei - salde, vere, nella fedeltà delle quali ho tant
a fede quanta ne ho nella Bibbia.
Vi ho importunate tutte e due, te specialmente; ma tu sempre prendi le molle e a
ccumuli carboni ardenti sul mio capo.
Ultimamente ho dovuto scrivere alcune lettere a Bruxelles, a Lille e a Londra.
Devo cucirmi una quantità di camicie da giorno, camicie da notte, fazzoletti e bor
se; inoltre ci sono i vestiti da sistemare.
Da quando sono tornata a casa ho aspettato di settimana in settimana di vedere B
ranwell che non è ancora riuscito a venire fin qui.
Lo aspettiamo senza fallo per sabato prossimo.
In simili frangenti come mi sarebbe possibile far delle visite? Mi procuri il su
pplizio di Tantalo parlandomi di lunghe conversazioni accanto al fuoco.
Credimi, non ne godremo alcuna da qui a un bel po' di mesi.
Vado acquistando una interessante impronta di vecchiaia sul viso; quando mi rive
drai, certamente porterò cuffia e occhiali.

CAPITOLO 11.
Non sono al corrente di tutte le circostanze che condussero ad abbandonare la s
celta di Lille per il soggiorno delle Bront sul continente.
Fin dal primo momento Bruxelles aveva esercitato una forte attrazione su Charlot
te; l'idea di scegliere quella città di preferenza a qualsiasi altra era stata acc
antonata solamente in seguito a informazioni negative circa l'efficienza delle s
cuole.
Un ecclesiastico che viveva a poche miglia da Haworth ed era cognato del cappell
ano dell'ambasciata d'Inghilterra nella capitale belga conosceva Mister Bront e
chiese alla sorella, signora Jenkins, di informarlo direttamente; questa signora
, dopo parecchie indagini scoraggianti, finalmente sentì parlare di una scuola che
sembrava rispondere a tutti i requisiti desiderati.
Viveva a Bruxelles una signora inglese che era stata a lungo in contatto con la
famiglia degli Orléans, (1) partecipando agli alti e bassi delle loro vicende; qua
ndo la principessa Luisa aveva sposato re Leopoldo Primo, l'aveva accompagnata n
ella capitale belga in qualità di lettrice.
La nipote di questa signora veniva educata nel pensionato di Madame Héger, e la no
nna, soddisfattissima dell'educazione che vi riceveva, diede alla signora Jenkin
s il nome dell'istituto facendone grandi lodi.
Di conseguenza fu deciso, purché la retta fosse adeguata, di mandarvi Charlotte ed
Emily.
Il signor Héger mi informa che, avendo ricevuto una lettera di Charlotte piena di
ansia e di desiderio, lui e sua moglie si dissero: 'Si tratta delle figlie di un
pastore inglese dal reddito modesto, ansiose di imparare per poter insegnare a
loro volta; per esse è di grande importanza evitare il rischio di incorrere in spe
se addizionali.
Indichiamo una retta globale che includa ogni cosa.' Così fecero; l'accordo fu rag
giunto e le Bront si prepararono a lasciare la loro contea natale per la prima v
olta, se si eccettua il triste, memorabile soggiorno a Cowan's Bridge.
Mister Bront decise di accompagnare le figlie.
Mary e suo fratello, che erano esperti di viaggi all'estero, dovevano far parte
della comitiva.
Charlotte vide Londra per la prima volta nei due giorni che vi si fermarono; e d
a quanto accenna in una sua lettera successiva credo che tutti quanti presero al
loggio alla Chapter Coffee House, Paternoster Row, uno strano antiquato ostello
del quale avrò occasione di parlare più avanti.
Mister Bront, una volta a Bruxelles, accompagnò le figlie in rue d'Isabelle e pern
ottò una sola notte in casa di Mister Jenkins, tornando subito alla sua selvaggia
parrocchia dello Yorkshire.
Quale contrasto con questa deve aver presentato la capitale belga agli occhi del
le due giovanette che vi iniziavano il loro soggiorno! Soffrivano acutamente per
ogni contatto estraneo o insolito - erano lontanissime dalla tanto amata Canoni
ca, dalla così cara brughiera che si estendeva a perdita d'occhio - ma un'invincib
ile volontà fu il loro grande sostegno.
Di Emily, Charlotte disse: 'Dopo i vent'anni, avendo in passato studiato da sola
con diligenza e con perseveranza, venne con me in un istituto sul continente.
Una stessa sofferenza, uno stesso conflitto ne risultarono, acutizzati dal suo r
etto spirito eretico e inglese che insorgeva alle manifestazioni di cortese gesu
itismo che improntavano il sistema straniero e romano.
Come già le era accaduto altrove, sembrò sul punto di soccombere: ma questa volta si
riprese con indomabile fermezza; pensò al suo precedente fallimento con vergogna
e rimorso e prese la risoluzione di vincere, ma la vittoria le costò cara.
Non conobbe un momento di felicità finché non fu di ritorno nel remoto villaggio ing
lese, nella vecchia Canonica, sulle desolate colline dello Yorkshire, riportando
con sé la conoscenza del francese, duramente conquistata.' (2)
Volevano imparare, erano venute per questo, l'avrebbero ottenuto.
Quando avevano una precisa difficoltà da sormontare dimenticavano se stesse; in tu
tte le altre circostanze erano disperatamente timide.
La signora Jenkins mi disse che, nei primi tempi, le invitava a trascorrere a ca
sa sua le domeniche e le vacanze, finché, essendosi accorta che, in quelle visite,
provavano più disagio che piacere, non le sollecito più.
Emily pronunciava appena qualche monosillabo.
Charlotte a volte si svegliava e parlava bene, con eloquenza, su dati argomenti,
ma prima che la lingua le si sciogliesse, si girava e rigirava sulla sedia in m
odo da nascondere quasi completamente il viso alla persona cui si rivolgeva.
Eppure vi era molto in Bruxelles atto a far vibrare nella sua potente immaginazi
one una corda pronta a rispondere. (3) Finalmente vedeva qualcosa di quel grandi
oso mondo antico che aveva sognato.
Gaie folle erano passate lungo i secoli per quelle stesse vie seguendo il variar
e della moda, così come ora le passava accanto una folla animata.
Ogni pietra aveva un'autentica storia da narrare, risalendo fino all'età favolosa
quando Jan e Jannika, il gigante e la gigantessa aborigeni, guardavano oltre un
muro alto quaranta piedi, là dove oggi corre il tracciato della rue Villa Hermosa,
i nuovi arrivati che li avrebbero scacciati dal paese dove erano vissuti dal di
luvio in poi.
La solenne cattedrale di Sainte Gudule, (4) le sacre pitture, le imponenti cerim
onie della Chiesa romana, facevano sulle ragazze una profonda impressione, al co
nfronto dei nudi muri e dello spoglio culto della chiesetta di Haworth.
L'edificio stesso che occupavano in qualità di studentesse nel pensionato di Madam
e Héger aveva il suo corteo di ricordi, splendide ombre che sfilavano in continua
processione di fantasmi per le stanze antiche e lungo i viali ombrosi del giardi
no.
Deviando un poco dall'odierno splendore della rue Royale, vicino alla statua del
generale Béliard, si apre una larga gradinata che, con quattro rampe conduce alla
rue d'Isabelle.
I comignoli delle sue case sono sotto il livello dei piedi di chi guarda dall'al
to del primo gradino.
Giunti in fondo ci si trova di fronte a una vasta vecchia casa con sul retro uno
spazioso giardino che si estende sulla destra, chiuso da un muro dal quale spor
gono grandi rami d'albero che ombreggiano le basse casette rustiche che vi sono
addossate.
Col loro aspetto antiquato e uniforme fanno pensare alle case per indigenti a ca
rico della comunità, così frequenti in una qualsiasi piccola città del contado inglese
.
Sembra che rue d'Isabelle negli ultimi tre secoli non sia stata toccata dalle in
novazioni edilizie eppure vi guardano direttamente dall'alto le finestre aperte
sul retro dei grandi palazzi moderni della rue Royale costruiti e ammobiliati al
l'ultima moda di Parigi.
Nel tredicesimo secolo la rue d'Isabelle veniva chiamata Fossé-auxChiens; i canil
i per i veltri ducali occupavano l'area dove oggi sorge il pensionato di Madame
Héger.
Poi un ospedale (nell'antica larga accezione della parola) aveva preso il posto
del canile.
I senza tetto, i miserabili, forse i lebbrosi, erano ospitati in quel sito bene
appartato, dai confratelli di un ordine religioso; poi l'antico fossato di difes
a era stato colmato e vi erano state messe a dimora piante da giardino e alberi
da frutto.
Avevano frequentato quel luogo le aristocratiche compagnie degli arcieri, ai cui
membri, prima della ammissione, veniva richiesta la dimostrazione di appartenen
za alla nobiltà, e dopo dovevano giurare solennemente che nessun altro passatempo
o esercizio fisico avrebbe trovato posto nel loro tempo libero, che doveva esser
e interamente dedicato alla nobile arte del tiro con l'arco.
Una volta all'anno si svolgeva una grande gara, sotto il patronato di un qualche
santo, al campanile della cui chiesa veniva fissato l'uccello, o l'immagine di
esso, che doveva essere colpito dal vincitore.
Costui riceveva il titolo di Re dei Balestrieri e lo manteneva per tutto l'anno
successivo; riceveva una decorazione ornata di gemme di cui aveva il diritto di
fregiarsi per dodici mesi, dopo di che doveva restituirla alla corporazione che
lo rimetteva in palio.
I famigliari di colui che, nel corso dell'anno, fosse venuto a morte avevano il
dovere di far dono della decorazione alla chiesa dedicata al Santo patrono della
Confraternita (5) sostituendola con una di uguale valore da consegnare al sodal
izio che la rimetteva in palio allo spirare del tempo stabilito.
Questi nobili arcieri del medioevo costituivano una specie di guardia armata del
potere costituito e, in caso di contesa, quasi invariabilmente prendevano le pa
rti dell'aristocrazia; le lotte civili erano frequenti nelle città fiamminghe.
Perciò essi erano protetti dalle autorità e ottenevano senza difficoltà l'uso di luogh
i adatti e ben riparati per le loro esercitazioni; finirono così per occupare perm
anentemente l'area dell'antico fossato, prendendo possesso del vasto frutteto de
ll'ospedale che si estendeva tranquillo e soleggiato al piede dei bastioni.
Ma nel sedicesimo secolo si rese necessaria l'apertura di una via attraverso il
terreno d'esercitazione degli Arbalétriers du Grand Serment e perciò, dopo molte tra
ttative, la compagnia fu indotta a rinunciare ai suoi privilegi territoriali dal
l'amatissima Infanta Isabella, lei stessa membro della consorteria, che avendo c
entrato il bersaglio era stata regina nel 1615, la quale concesse molti privileg
i ai balestrieri; d'altra parte la città, che da tempo desiderava l'apertura di qu
ella via che costituiva una scorciatoia per la cattedrale di Sainte Gudule, la r
icompensò dando il suo nome alla nuova arteria.
Come indennizzo per i balestrieri una casa grandiosa fu costruita e messa a loro
disposizione nella nuova rue d'Isabelle: di forma quadrata essa sorse di fronte
al terreno dove un tempo si esercitavano.
In una parte remota delle mura si può ancora leggere la seguente dicitura: Philipp
o Tertio Hispan.
Rege.
Isabella Clara Eugenia Hispan.
Infans.
Magnae Guldae Regina Guldae Fratribus posuit.
In quella casa si tenevano le splendide feste del grande giuramento dei Balestri
eri.
L'arciere capo vi dimorava tutto l'anno per essere sempre disponibile a dare asc
olto a qualsiasi membro della consorteria che ricorresse a lui e a venirgli in a
iuto.
Il grande salone veniva anche utilizzato per i balli di Corte e le varie feste,
quando gli Arcieri non lo occupavano.
L'Infanta fece costruire altre case, più piccole, nella nuova via che portava il s
uo nome, destinate alla sua 'guardia nobile' e alla sua 'guardia borghese': una
per ciascuno dei membri, alcune delle quali sono ancora in piedi e fanno pensare
, come ho detto più su, alle case dei poveri da noi in Inghilterra.
La grande casa quadrata oggi è il pensionato Héger; il salone spazioso, un tempo uti
lizzato per i balli arciducali, dove i bruni gravi spagnoli si radunavano con la
bionda aristocrazia delle Fiandre e del Brabante, oggi è la sala studio delle edu
cande.
C'è tutto, compresa l'armeria degli Arcieri, ma ogni cosa ha una diversa destinazi
one.
Madame Héger (5) era aiutata dal marito nell'impegno di impartire l'istruzione.
Questi era un uomo gentile, saggio, buono e religioso di cui sono lieta di aver
fatto la conoscenza.
Egli mi ha messa a parte di alcuni particolari interessanti - tratti dai ricordi
suoi e della moglie - circa il soggiorno delle due ragazze Bront a Bruxelles.
Non gli era mancata l'opportunità di osservarle, poiché era lui che dava lezione di
francese e di letteratura.
Trascrivo un brano della lettera che mi ha scritto una signora francese resident
e a Bruxelles per dare un'idea della grande considerazione in cui è tenuto:
Non conosco personalmente il signor Héger, ma so che pochi caratteri sono tanto no
bili, tanto ammirevoli come il suo.
E' uno dei più zelanti membri della locale Confraternita di San Vincenzo di Paola,
di cui ti ho già parlato e, non contento di servire i poveri e gli ammalati che g
li sono affidati, dedica loro anche le serate.
Dopo una giornata tutta presa dai doveri della sua professione, raduna un gruppo
di bisognosi e di operai e fa loro scuola senza richiedere alcun compenso, e tr
ova modo di farli divertire mentre li istruisce.
Questa sua dedizione ti farà chiaramente capire quanto il signor Héger sia religioso
.
Ha modi franchi e avvincenti, si fa voler bene da tutti quelli che lo avvicinano
, specialmente dai bambini.
Ha la parola facile, possiede a un alto grado l'eloquenza, del buon senso e del
cuore.
Non è scrittore.
Uomo pieno di zelo e di coscienza elevata, si è dimesso poco tempo addietro dall'i
ncarico onorifico e lucrativo di Prefetto agli Studi, perché non ha potuto far int
rodurre nel programma scolastico, come aveva sperato, l'insegnamento religioso.
Madame Héger l'ho incontrata una sola volta: vi è in lei qualcosa di freddo e di com
passato che attira poco.
Credo però che le educande l'apprezzino e le vogliano bene...

Quando Charlotte ed Emily Bront vi entrarono nel febbraio 1842, nel pensionato e
rano ospitate da ottanta a cento fanciulle.
Il signor Héger dichiara che non sapevano assolutamente nulla di francese.
Io pensavo, invece, che ne sapessero tanto (o tanto poco) quanto basta per farsi
capire come una qualsiasi ragazza inglese che, senza essere mai stata in Franci
a ne ha imparato la pronuncia e le espressioni idiomatiche da una insegnante del
la sua stessa terra.Le due sorelle si stringevano l'una all'altra, tenendosi lon
tane dal branco delle felici, estroverse, ben relazionate fanciulle belghe che,
da parte loro, trovavano le nuove compagne inglesi selvatiche, spaventate, vesti
te secondo una strana moda insulare.
Emily, anni prima, si era incapricciata della moda, brutta e assurda perfino qua
ndo era stata attuale, delle maniche a sbuffo sulla spalla, e le era rimasta per
sistentemente fedele anche dopo che la voga era completamente passata.
La sottana del vestito non accompagnava nessuna curva del corpo, non era aggrazi
ata da alcuna piega, pendeva lunga e diritta sulla figura dinoccolata.
Lei e sua sorella non rivolgevano la parola ad alcuno se non per necessità.
Erano in preda a troppo ardenti pensieri e alla dolorosa nostalgia dell'esule, p
er sentirsi disposte alla spensierata conversazione e agli allegri giochi delle
educande.
Il signor Héger, durante le prime settimane della loro residenza a rue d'Isabelle
si era limitato ad osservarle; si era reso conto che dato il loro carattere stra
no e la loro eccezionale intelligenza non poteva adottare il modo con cui solita
mente insegnava il francese alle ragazze inglesi; a quanto pare considerava il t
alento di Emily superiore a quello di Charlotte.
La mente di Emily era rigorosamente logica; sapeva portare avanti la discussione
con una coerenza insolita anche nella maggior parte degli uomini e addirittura
sorprendente in una donna.
A intaccare quel dono eccezionale interveniva una volontà caparbiamente tenace, fi
no al punto di renderla ottusa; nessun ragionamento valeva se veniva messo in di
scussione un suo desiderio o il punto di vista personale su quanto fosse giusto
o no.
'Avrebbe dovuto nascere uomo, diventare un grande navigatore' - disse il signor
Héger parlando di lei -. 'La sua potente facoltà di raziocinio, avrebbe dedotto nuov
e sfere di conoscenza da quelle antiche, e la sua forte, imperiosa volontà avrebbe
vinto ogni opposizione, ogni difficoltà; non avrebbe smesso l'indagine fino all'u
ltimo giorno della sua vita.' In lei la forza dell'immaginazione era tale che, n
ello scrivere una storia, la sua visione dei personaggi e delle scene sarebbero
stati così vividi, rappresentati con tanta forza, sostenuti da un'argomentazione c
osì serrata, da imporsi al lettore mettendone a tacere una più equilibrata percezion
e della realtà.
Ma essa appariva egoista ed esigente confrontata con Charlotte sempre così generos
a (così dichiara il signor Héger) che nella sua ansia di procurare soddisfazione all
a sorella minore, le permetteva di esercitare una inconscia tirannia.
Dopo essersi consultato con la moglie, il signor Héger informò le Bront della decisi
one a cui era giunto: avrebbe accantonato l'insegnamento di una lingua con lo st
udio della grammatica e del vocabolario, procedendo con un metodo simile a quell
o attuato da lui con le più mature delle sue alunne.
Si proponeva di legger loro alcuni dei capolavori della letteratura francese, (q
uali la poesia di Casimir de la Vigne sulla morte di Giovanna d'Arco, alcuni bra
ni di Bossuet, la traduzione dell'ammirevole lettera di Sant'Ignazio ai Cristian
i cattolici romani nella Biblioteca Scelta dei Padri della Chiesa) per poi, dopo
aver prospettato loro l'insieme del testo, analizzarlo punto per punto con loro
, facendo risaltare dove ciascun autore eccelleva, e dove, invece, era in difett
o.
Data la loro pronta rispondenza a tutto quanto era intellettuale, raffinato, e n
obile, le giudicava capaci di percepire il tono particolare di uno stile e di es
primere le loro opinioni in proposito.
Dopo avere esposto il suo piano, attese la risposta.
Emily parlò per prima e disse che non vedeva come ne potesse derivare un risultato
positivo; inoltre, adottandolo, correvano il rischio di perdere ogni originalità
di pensiero e di espressione; era pronta a dimostrare il suo punto di vista, ma
il signor Héger non aveva tempo di fermarsi a discutere.
A questo punto parlò Charlotte; anch'essa era incerta sul buon risultato di quel p
iano, ma era pronta ad accettare il suggerimento del signor Héger, sentendosi in d
overe di obbedirgli visto che era sua allieva.
A questo punto, prima di parlare del risultato che ne sortì, mi sembra opportuno s
tralciare parte di una lettera che ci fa conoscere le sue prime impressioni sull
a nuova vita che conduceva.

Bruxelles (maggio?) 1842.


Ho compiuto ventisei anni circa due settimane fa, e, benché già matura, sono ancora
una scolara e, tutto considerato, soddisfattissima di questa condizione.
In un primo momento mi è sembrato assai strano sottomettermi all'autorità invece di
esercitarla - obbedire agli ordini invece di darli; ma questo stato di cose mi p
iace.
Vi sono ritornata con la stessa avidità con cui una mucca, dopo essere stata mante
nuta per lungo tempo a fieno, ritorna a pascolare sull'erba fresca.
Non ridere di questa similitudine.
A me riesce molto naturale sottomettermi e del tutto ostico comandare.
Questo dove mi trovo è un educandato affollato: vi sono circa quaranta esterne, os
sia educande che vi trascorrono solamente la giornata, e dodici interne che vi p
assano anche la notte.
Madame Héger, la direttrice, è una signora in cui constato esattamente la stessa men
talità e la medesima levatura intellettuale di Miss...
Penso che le asperità del carattere siano alquanto smussate, perché non è stata delusa
dalla vita e, in conseguenza, inacidita.
Per dirla chiaramente, è una donna sposata invece di essere una zitella.
Vi sono inoltre tre insegnanti: la signorina Blanche, la signorina Sophie e la s
ignorina Marie.
Le due prime non si segnalano in niente, una di loro è una zitella stagionata, l'a
ltra lo diventerà.
La signorina Marie ha talento e originalità, ma le sue maniere sono scostanti e ar
bitrarie, tanto che, eccetto io ed Emily, tutte le educande sono sue nemiche giu
rate.
Per insegnare le varie materie del programma vengono da fuori, ogni giorno, non
meno di sette professori che curano il francese, il disegno, la musica, il canto
, lo stile, la matematica e il tedesco.
Tutti quanti, nell'educandato, sono cattolici, eccetto noi due, un'altra ragazza
e la governante dei figli di Madame, una inglese, che occupa una posizione tra
cameriera personale e bambinaia.
La diversità del paese di appartenenza e della religione traccia una larga linea d
i demarcazione tra noi due e tutte le altre.
Siamo completamente isolate in mezzo a un numeroso gruppo di estranee, eppure no
n ho mai l'impressione di sentirmi a disagio; le condizioni di vita qui, paragon
ate a quelle di una governante sono deliziose, perfettamente congeniali alla mia
indole.
Il tempo è tutto occupato, passa troppo in fretta.
Fino ad oggi, tanto io quanto Emily, abbiamo goduto di buona salute e perciò ci è ri
uscito di lavorare bene.
Di qualcuno non ti ho parlato ancora: si tratta del signor Héger, il marito di Mad
ame.
E' professore di retorica, uomo di grande intelligenza ma di temperamento coller
ico, perciò pronto alla irritazione.
In questo momento ce l'ha con me perché ho fatto una
traduzione, secondo lui, poco corretta.
Non me lo ha detto a voce, ha scritto il giudizio con due parole tracciate in ma
rgine del mio lavoro e mi ha chiesto, con una breve frase pronunciata in tono se
vero, come mai lo svolgimento dei temi mi riusciva meglio delle traduzioni.
Ha aggiunto che a lui questa cosa sembra inspiegabile.
Il tutto dipende dal fatto che, alcune settimane fa, in uno scatto d'ira, mi ha
proibito di far uso del vocabolario e della grammatica per tradurre in francese
difficilissimi brani inglesi.
Questa interdizione rende il compito piuttosto arduo e, a volte, sono costretta
a intercalare una parola nella nostra lingua il che gli fa quasi uscire gli occh
i dalla testa.
Emily e lui non vanno assolutamente d'accordo.
Emily lavora come un cavallo da carico e deve lottare con grandi difficoltà, ancor
a maggiori di quelle che devo affrontare io.A vero dire, ci stiamo accorgendo ch
e chi viene in una scuola francese per esservi istruito, se non vuol perdere mol
tissimo tempo, dovrebbe acquistare in precedenza una buona conoscenza della ling
ua.
I programmi sono concepiti in funzione delle studentesse francesi e perciò non son
o adatti alle straniere, e in questi istituti non contemplano l'eventualità di un
qualche cambiamento nell'andamento dei corsi per adeguarli a una o due ragazze v
enute dall'estero.
Suppongo che le poche lezioni private che il signor Héger si è offerto di darci debb
ano essere considerate come un grande favore; e mi rendo conto che hanno già susci
tato molto dispetto e gelosia nell'ambiente scolastico.
Te la prenderai con questa lettera, accusandola di essere corta e arida.
Vorrei dirti centinaia di altre cose ma non ne ho il tempo.
Bruxelles è una bella città.
I belgi detestano gli inglesi.
Il loro moralismo tutto esteriore è più rigido del nostro.
Allacciarsi il busto senza prima coprirsi il collo con un fazzoletto corrisponde
a dar prova di disgustosa indelicatezza...

L'accenno alla severa proibizione del signor Héger di far uso del vocabolario e de
lla grammatica, dev'essere riferito secondo me all'epoca in cui egli aveva decis
o di adottare con le Bront un nuovo metodo d'insegnamento della lingua francese,
sperando di farne loro afferrare l'essenza e il ritmo con l'orecchio e col cuor
e, a mano a mano che i suoi più nobili accenti penetravano in loro, accantonando i
l minuzioso studio delle regole grammaticali.
Questa soluzione mi sembra un ardito esperimento da parte del maestro; ma certo
egli conosceva il terreno cui operava e la stesura di alcuni compiti di Charlott
e dimostrano che non si era ingannato.
Non so resistere alla tentazione di illustrare questa stagione culturale, ricorr
endo a una conversazione avuta con il signor Héger che mi ha spiegato in che modo
formò lo stile delle sue alunne, e accennare a un elaborato di Charlotte postillat
o in margine da lui.
Mi disse che dopo circa quattro mesi del loro soggiorno a Bruxelles, aveva letto
alle due sorelle il celebre ritratto di Mirabeau scritto da Victor Hugo, ma nel
la sua lezione si era limitato a mettere in rilievo quanto riguardava Mirabeau o
ratore; aveva poi analizzato lo stile dell'autore, criticandone l'esagerazione c
oncettuale e lodandone le belle sfumature espressive.
Le aveva poi congedate dando loro il compito di tracciare a loro volta, in franc
ese, un ritratto dello stesso genere, scegliendo a volontà il personaggio.
Lasciava sempre libertà di scelta su questo punto, perché - mi disse - prima di mett
ersi alla scrivania per tracciare un ritratto bisogna avere in proposito pensier
i e sentimenti. 'Non posso sapere quale personaggio vi ha stimolato la mente e i
l cuore.
Questo è affar vostro.' Charlotte scelse Pietro l'Eremita (6) e scrisse sul person
aggio una lunga analisi che il signor Héger si limitò a postillare con alcune osserv
azioni marginali, quali, per esempio: 'inutile scrivere "che non potrebbe mai re
alizzare", dopo aver detto che erano illusioni.' Dal punto di vista della strutt
ura grammaticale e della lingua non trovò da fare osservazioni.
Emily, da parte sua, scelse di descrivere Harold alla vigilia della battaglia di
Hastings e a mio parere il suo elaborato superò quello di Charlotte dal punto di
vista della forza descrittiva e dell'immaginazione, ed è allo stesso livello dal p
unto di vista della lingua.
Considerando la scarsa conoscenza del francese con cui erano giunte a Bruxelles
nel febbraio, ricordando che scrivevano senza l'aiuto di un dizionario e della g
rammatica, si trattò davvero di un risultato apprezzabile.
I progressi fatti da Charlotte nella scorrevolezza e grazia dello stile un anno
più tardi sono ancor più notevoli.
Quando l'argomento della descrizione era lasciato al suo arbitrio spesso sceglie
va personaggi o scene dell'Antico Testamento, col quale era particolarmente fami
liare.
Il pittoresco e il colore delle scene, (se così posso esprimermi), la maestà e la va
stità delle narrazioni di quel grande libro avevano lasciato in lei una profonda i
mpronta.
Per far uso di un'espressione del signor Héger, 'era nutrita di Bibbia.' Dopo aver
ascoltato la lunga poesia di Casimir de la Vigne su Giovanna d'Arco, scelse di
svolgere per conto suo 'La visione e la morte di Mosè sul Monte Nebo'.
Nel prendere visione di questo suo elaborato fui colpita da alcune annotazioni d
el signor Héger.
Dopo aver esposto in modo pacato e semplice le circostanze che spingono Mosè a pre
nder congedo dagli Israeliti, lascia libero il campo all'immaginazione e dipinge
con nobile enfasi il glorioso avvenire che attende il Popolo Eletto che volgend
o lo sguardo verso la Terra Promessa ne conosce con profetica visione la fertili
tà.
Ma prima di completare la smagliante descrizione, la interrompe per discutere fr
a sé e sé i dubbi che la critica ha ripetutamente espresso circa i miracoli racconta
ti dall'Antico Testamento.
A questo punto il signor Héger annota: 'Quando scrive deve per prima cosa esporre
il suo punto di vista in forma fredda, prosaica; dopo aver lasciato le briglie s
ul collo all'immaginazione, non la freni bruscamente davanti al muro della ragio
ne.' Giungendo alla visione di Mosè, Charlotte dice che egli scorge nella pianura
sottostante fanciulle inghirlandate di fiori intente a guidar le greggi verso i
pozzi, al cader della sera.
E qui, il maestro ricorda all'alunna che bisogna attenersi a un minimo di verosi
miglianza: dall'altitudine in cui si trova, Mosè può scorgere montagne e pianure, gr
uppi di fanciulle e branchi di bestiame, ma non i particolari del vestiario, né gl
i ornamenti del capo.
Quando ebbero fatto ulteriori progressi il signor Héger fece un passo avanti nel p
rogramma, seguendo un insegnamento più sintetico.
Leggeva loro resoconti diversi di un singolo personaggio, o su un unico fatto va
riamente interpretato, sottolineando i punti concordanti e quelli discordanti.
Là dove discordavano, risaliva all'origine della differenza interpretativa inducen
dole a esaminare a fondo la posizione e il carattere di ogni singolo scrittore p
er vedere come questi dati avevano influito su quanto sembrava loro essere la ve
rità.
Per esempio, prendiamo Cromwell. (7) Leggeva loro la descrizione che ne faceva B
ossuet nell"Orazione funebre della regina d'Inghilterra', faceva notare che vi e
ra considerato unicamente dal punto di vista religioso, quale strumento nelle ma
ni di Dio, ordinato ai di Lui fini.
Poi faceva loro leggere le pagine di Guizot sottolineando come, agli occhi di co
stui, Cromwell era stato dotato di assoluto libero arbitrio, ma indirizzato unic
amente alla ricerca del proprio interesse; mentre Carlyle lo considerava animato
da un forte coscenzioso desiderio di compiere la volontà del Signore.
Finalmente attirava la loro attenzione sul fatto che i partigiani del Re da una
parte e i membri del Parlamento dall'altra avevano ciascuno una diversa opinione
personale del Grande Protettore.
E da questi giudizi contrastanti chiedeva loro di setacciare e radunare gli elem
enti della verità e ricavarne un insieme coerente.
Questo genere di esercizio deliziava Charlotte.
Stimolava la sua facoltà di analisi, che era straordinaria, e ben presto vi eccels
e.
Tutte le volte che le Bront potevano essere nazionaliste si affermavano come tal
i, con lo stesso tenace attaccamento alla patria che le faceva soffrire intensam
ente della lontananza da Haworth.
Fra l'altro erano protestanti fino al midollo delle ossa, non solo nella loro fe
de religiosa, anche se preminentemente in essa.
Per quanto Charlotte fosse commossa dalla lettera di Sant'Ignazio, della quale h
o fatto cenno precedentemente, voleva che fosse riconosciuta una uguale dedizion
e a un motivo similmente elevato ai missionari della Chiesa Anglicana inviati a
faticare e a perire sulle coste avvelenate dell'Africa, e scrisse in imitazione
la 'Lettera di un Missionario della Sierra Leone, Africa'.
Questi suoi sentimenti traspaiono dalla seguente lettera.

Bruxelles 1842.
Considero assai dubbia la prospettiva di un mio ritorno a settembre.
Madame Héger ha proposto a Emily e a me di trattenerci qui altri sei mesi, vuole l
icenziare l'attuale insegnante d'inglese mettendo me al suo posto e impiegare Em
ily durante una parte del giorno a dar lezioni
di musica a un certo numero di educande.
In cambio potremmo continuare lo studio del francese e del tedesco e saremmo com
pletamente mantenute senza sborsare un centesimo, naturalmente non ci verrebbe c
orrisposto alcuno stipendio.
La proposta è amichevole e gentile, in una grande città egoista quale è Bruxelles, in
una scuola importante che accoglie circa novanta alunne (tra convittrici ed este
rne) implica un interesse nei nostri confronti che chiede gratitudine in contrac
cambio.
Sono propensa ad accettare.
Tu, cosa ne pensi? Non nego che in certi momenti vorrei essere in Inghilterra e
che la nostalgia di casa mi assale; ma fino ad oggi sono andata avanti con cuore
valoroso, ho vissuto con piacere a Bruxelles perché vi sono stata occupata a temp
o pieno in attività che mi piacciono.
Emily sta facendo rapidi progressi in francese, in tedesco, nella musica e nel d
isegno.
Il signore e la signora Héger incominciano a riconoscere quanto vi è di valido nel s
uo carattere, nonostante la sua singolarità.
Se l'indole nazionale dei Belgi va misurata in base a quella della maggior parte
delle ragazze che frequentano la nostra scuola, è un'indole estremamente fredda,
egoistica, animalesca, inferiore.
Sono ribelli e i professori incontrano vere difficoltà nel tenerle a bada; i loro
principi sono marci fino al midollo.
Noi due le evitiamo e non è difficile visto che siamo marchiate dal protestantesim
o e dall'anglicanismo.
Da noi si parla dei pericoli corsi dai protestanti nei paesi cattolici, esposti
al pericolo di cambiar fede.
Il mio consiglio ai protestanti tanto insensati da essere tentati di farsi catto
lici è il seguente: attraversino il mare fino al continente, assistano assiduament
e alla Messa per un certo tempo, prestino attenzione allo stolto, teatrale cerim
oniale che vi si svolge, osservino l'espressione idiota e mercenaria di tutti i
preti, e poi, se si sentono ancora inclini a considerare il papismo altra cosa s
e non una dimostrazione di infantile debolezza mentale, vi aderiscano pure - e i
n proposito non ho altro da dire.
Considero stolte le pratiche dei Metodisti, dei Quaccheri e quelle delle punte e
streme del basso e dell'alto Anglicanesimo, ma le cerimonie del cattolicesimo ro
mano le battono tutte.
Tuttavia lascia che ti dica che vi sono alcuni cattolici tanto buoni quanto qual
siasi altro buon Cristiano per cui la Bibbia sia un libro sigillato e assai migl
iori di molti protestanti.

Quando le Bront erano giunte a Bruxelles, avevano l'intenzione di trattenervisi


sei mesi, ossia fino alle lunghe vacanze che avevano inizio in settembre, quando
la scuola interrompeva l'insegnamento per
sei settimane, a volte per due mesi interi; naturalmente questo era sembrato il
momento più opportuno per fare ritorno a casa.
Ma la proposta, alla quale accenna Charlotte nella lettera citata più sopra, alterò
i loro progetti; decisero di accettarla.
Erano felici dei progressi fatti nelle varie materie di cui così a lungo avevano b
ramato la conquista.
Godevano, inoltre, della momentanea presenza in Belgio di due amiche, la cui com
pagnia era loro congeniale già da anni.
Nei loro incontri occasionali potevano gustare il grande piacere, ben conosciuto
da chi risiede all'estero - di scambiarsi le notizie che provenivano dalle risp
ettive famiglie; ricordavano insieme il recente passato, facevano progetti per l
'avvenire.
Mary e sua sorella, la vivace, ridente e allegra Martha, erano pensionanti in un
istituto appena fuori della cinta delle mura; i loro cugini risiedevano nella s
tessa città ed accoglievano sempre gentilmente Charlotte ed Emily, anche se la lor
o opprimente timidezza non rivelava le alte qualità di cui erano in possesso, e sp
esso le costringeva al silenzio.
Durante i primi mesi della loro permanenza, trascorrevano la vacanza di fine set
timana con questa famiglia; ma Emily fin dal primo momento si mostrò restia ad ogn
i apertura amichevole e Charlotte era, come ebbe a spiegare Mary, troppo debole
fisicamente per raccogliere l'energia necessaria alla conversazione, e ancor men
o alla discussione, e perciò sembrava acconsentire con deferenza a qualsiasi opini
one altrui, stranamente in contrasto con quanto le amiche conoscevano del suo ta
lento, e della sua forza di carattere.
In quella casa le T. e le Bront si incontravano frequentemente.
Charlotte però divenne ben presto ospite benvenuta di un'altra famiglia inglese do
ve secondo quanto ho motivo di pensare, si trovò più a suo agio che dalla signora Je
nkins e dai cugini di Mary.
Un medico inglese, (8) con numerose figliole, si era stabilito temporaneamente a
Bruxelles nel luglio del 1842 per dar loro modo di perfezionarsi culturalmente.
Le aveva iscritte da Madame Héger il 15 agosto, poco meno di un mese dall'inizio d
elle "grandes vacances".
Per approfittare quanto meglio del tempo a loro disposizione e per familiarizzar
si con la lingua del luogo queste giovanette si recarono quotidianamente, durant
e le vacanze, al pensionato di rue d'Isabelle, dove, oltre alle Bront, erano rim
aste da sei a otto interne.
La scuola era divisa in tre classi, nella prima vi erano da quindici a venti alu
nne, nella seconda studiavano, in media, una sessantina di ragazze tutte esterne
, eccettuate le Bront ed un'altra educanda, nella terza si contavano da venti a
trenta alunne.
La prima e la seconda classe occupavano una vasta stanza divisa orizzontalmente
a metà da una paratia di legno.
In ciascuna parte vi erano quattro lunghe file di banchi con, in fondo, una scri
vania su pedana per l'insegnante di turno.
Nell'ultima fila, nell'angolo più quieto, sedevano fianco a fianco Charlotte ed Em
ily, così assorte nello studio da non percepire alcun rumore o movimento all'intor
no.
Le ore d'insegnamento andavano dalle nove alle dodici, quando nel refettorio ven
iva servita la seconda colazione su due lunghe tavole, dove le convittrici e le
semiconvittrici, circa trentadue ragazze pasteggiavano a pane e frutta, mentre l
e esterne, ossia le allieve diurne, che si erano portata la merenda da casa, and
avano a consumarla in giardino.
Dall'una alle due v'era l'ora dedicata al ricamo, durante la quale un'alunna leg
geva ad alta voce un qualche piacevole racconto; dalle due alle quattro nuovamen
te lezione.
Alle quattro le esterne se ne andavano; le semiconvittrici e le convittrici pran
zavano in refettorio dove il signore e la signora Héger presiedevano; dalle cinque
alle sei, ricreazione, dalle sei alle sette preparazione per le lezioni del gio
rno seguente, dopo di che veniva fatta ad alta voce una "lecture pieuse" che cos
tituiva l'incubo di Charlotte.
Nelle rare occasioni in cui il signor Héger era presente, vi sostituiva un libro d
i genere diverso, più interessante.
Alle otto si prendeva una leggera refezione di acqua e "pistolets", (deliziosi p
anini di Bruxelles) immediatamente seguita dalle preghiere e poi a letto.
Il dormitorio principale si trovava al primo piano sopra la classe lunga o sala
da studio.
Vi erano da sei a otto stretti lettini addossati a ognuna delle pareti principal
i, ciascuno circondato da cortine bianche, un lungo cassetto sotto ogni letto se
rviva da guardaroba; tra un letto e l'altro vi era una specie di trespolo con il
catino, la brocca dell'acqua e uno specchio.
I letti delle due Bront si trovavano a una estremità del dormitorio, quasi ritirat
i e privati come se si fossero trovati in una stanza separata.
Durante le ore della ricreazione, che sempre venivano trascorse in giardino, pas
seggiavano insieme quasi sempre in silenzio e Emily, benché di statura più alta, si
appoggiava alla sorella.
Quando le rivolgevano la parola Charlotte rispondeva sempre, e se qualcosa veniv
a detto a tutte e due, generalmente interloquiva lei.
I suoi modi quieti e gentili non si alteravano mai.
Emily apriva bocca raramente.
Nessuno ricorda di aver visto Charlotte irritata, sia pure per un solo momento.
Dopo che ebbe assunto l'incarico di insegnante di inglese, se l'impertinenza o l
'indifferenza delle alunne era tale da irritarla, una lieve alterazione del colo
rito, un momentaneo accendersi dello sguardo, una più decisa energia nel tono, era
no gli unici segni esteriori che mostravano quanto risentisse della molestia che
le infliggevano.
Ma, alla lunga, questa sua dignitosa sopportazione domò le alunne più di quanto face
ssero le volubili tirate delle altre insegnanti.
La mia informatrice aggiunge: 'L'effetto di questi suoi modi era singolare.
Posso parlare per esperienza personale.
A quei tempi ero impetuosa e vivacissima, non rispettavo le insegnanti francesi;
tuttavia, con mio proprio sbalordimento, a una sua semplice parola diventavo tr
attabilissima, tanto che il signore e la signora Héger finirono per comunicarmi le
loro osservazioni per tramite suo; le altre alunne, anche se non tutte, le voll
ero bene anche loro: era così quieta e silenziosa.
In ogni modo, tutte la rispettavano.' Eccettuando le parole che descrivono i mod
i di Charlotte come insegnante di inglese - un incarico assunto da lei alcuni me
si più tardi - la descrizione della vita scolastica delle due Bront va riportata a
ll'inizio del nuovo anno scolastico, nell'ottobre del 1842, e quanto ne ho trasc
ritto comunica le prime impressioni sulla vita in una scuola straniera e la situ
azione delle due sorelle in quell'ambiente, raccontate da una intelligente ragaz
za inglese di sedici anni.
La prima interferenza in questo quadro di ben regolati impegni e fisse occupazio
ni, si presentò tristemente: Martha - la graziosa, birichina, avvincente, scherzos
a Martha - si ammalò improvvisamente al Chteau de Koekelberg.
Fu assistita con amore e devozione dalla sorella Mary, ma tutto fu inutile; dopo
pochi giorni sopraggiunse la morte. (9) Ecco come Charlotte riferisce brevement
e il fatto.
'Seppi della malattia di Martha T. solamente il giorno prima della sua morte.
Mi recai a Koekelberg la mattina seguente - senza immaginare che essa versava in
grave pericolo e mi fu detto che tutto era finito.
Era morta durante la notte.
Mary era stata condotta a Bruxelles.
Da allora l'ho vista frequentemente.
Non è distrutta da quanto è avvenuto, ma durante la malattia di Martha è stata per lei
più che madre, instancabilmente.
Ora si mostra calma e seria; nessuno sfogo di violenta commozione, nessuna esage
razione nel dolore.
Ho visitato la tomba di Martha - il posto dove i suoi resti giacciono in terra s
traniera.' Chi, fra quanti hanno letto "Shirley" non ricordano le poche righe no
n più di mezza pagina - pregne di triste rimembranza? 'Egli non immagina che la pi
ccola Jessy debba morire in giovane età: è così gaia e chiacchierina - sbarazzina - or
iginale perfino; pronta ad insorgere se provocata, ma così affettuosa quando la si
accarezza; di volta in volta mite e pungente; esigente e tuttavia generosa, imp
avida, eppure pronta ad appoggiarsi a chi la vuole aiutare...
Jessy, col suo visino piccante, col suo attraente chiacchiericcio, coi suoi modi
avvincenti è fatta per essere prediletta.
Conoscete questo luogo? No, non l'avete mai visto prima; ma vi è famigliare l'esse
nza di questi alberi, il loro fogliame - sono cipressi - salici - tassi.
Croci di pietra simili a queste non ci sono estranee, né lo sono queste opache ghi
rlande di fiori perenni; qui è il posto, zolle verdi e una lapide di marmo grigio
- lì sotto dorme Jessy.
Ha vissuto il tempo di una giornata d'aprile.
Essa fu molto amata e amò molto.
Spesso durante la sua breve vita versò lacrime patì frequenti dolori; sorrise negli
intervalli, rallegrando tutto quanto le stava intorno.
La sua morte fu serena e felice fra le braccia protettrici di Rose che l'aveva s
ostenuta e difesa nelle molte prove attraversate.
Le fanciulle, la morente e l'altra che l'assisteva, in quell'ora erano sole in u
n paese straniero e nel suolo di quel paese fu scavata la tomba di Jessy.
Ma Jessy, non scriverò altro su di te.
Questa è una sera d'autunno umida e desolata.
Una sola nuvola è tesa nel cielo, ma lo ricopre interamente.
Il vento non ha sosta, corre singhiozzando al disopra della collina dal profilo
monotono privo di colore nel crepuscolo e nella nebbia.
La pioggia ha sferzato tutta la giornata quel campanile; (Haworth) si alza oscur
o dalla cinta di pietra del suo cimitero; l'erba lunga, le ortiche, le tombe goc
ciolano e trasudano l'umidità. Questa sera me ne rammenta con pungente evidenza un
'altra di alcuni anni fa.
Anche quella apparteneva a un autunno urlante e piovoso e alcune persone che que
l giorno si erano recate in pellegrinaggio presso una tomba in un cimitero ereti
co, ora sedevano accanto a un fuoco di legna acceso nel caminetto di una dimora
straniera.
Erano sereni e cordiali, ma ben sapevano che nella loro cerchia si era prodotto
un vuoto impossibile da colmare.
Sapevano di aver perduto qualcuno la cui assenza, per quanto a lungo vivessero,
non avrebbe potuto essere compensata: la pesante pioggia cadeva inzuppando le zo
lle che ricoprivano la carissima creatura perduta, sul cui capo sepolto la cupa
bufera cantava un lamento funebre.
La fiammata li riscaldava ma Jessy giaceva fredda, solitaria, chiusa nella bara;
mentre la vita, l'amicizia erano per loro una benedizione, solamente le zolle r
iparavano lei dal temporale.'
Quella di Martha era la prima morte che aveva colpito un membro della piccola ce
rchia intima di Charlotte dopo quella delle sorelline, tanti anni addietro.
Era ancora tutta presa dalla sentita partecipazione alla pena di Mary, quando da
Haworth giunse la notizia che la zia Branwell era seriamente ammalata.
Emily e Charlotte presero immediatamente la risoluzione di tornare a casa e prep
ararono in tutta fretta i bagagli, senza sapere se sarebbero tornate a Bruxelles
dopo aver interrotto l'impegno preso con il signore e la signora Héger e il loro
rapporto col pensionato; si sentivano sradicate, incerte circa qualsiasi progett
o futuro.
La mattina seguente, mentre erano in procinto di lasciare la casa di rue d'Isabe
lle, ricevettero una seconda lettera che annunciava la morte della zia.
Visto che ogni cosa era già stata combinata per agire con la maggior fretta possib
ile, non ebbero bisogno di cambiare nulla nei loro piani.
Si imbarcarono a Anversa, viaggiarono notte e giorno e giunsero a casa un martedì
mattina.
Il funerale era ormai un fatto compiuto e Mister Bront e Anne sedevano insieme c
hiusi in muto dolore per la perdita di una persona che per quasi vent'anni aveva
fatto parte della loro cerchia famigliare e si era meritata la considerazione e
il rispetto anche di chi non immaginava quanto ne avrebbe sentita la mancanza d
opo averla perduta.
Il piccolo capitale accumulato a costo di grande frugalità e di silenziose privazi
oni, lo lasciava alle nipoti.
In un primo tempo Branwell, il suo prediletto, era destinato a goderne una parte
, ma ultimamente le sue spese sconsiderate avevano amareggiato la buona signora
che aveva cancellato il nome del nipote dal testamento.
Quando lo smarrimento dei primi giorni fu passato, le tre sorelle gustarono l'in
tima gioia di trovarsi riunite dopo la più lunga separazione che avessero mai viss
uta.
Avevano molto da dirsi sui mesi passati, molto da discutere per il futuro.
Anne aveva ultimamente occupato un nuovo posto di governante che doveva riprende
re alla fine delle vacanze natalizie.
Per un altro anno, o giù di lì, dovevano essere pronte, tutte e tre, a separarsi nuo
vamente; ma poi vi era la felice
prospettiva di una vita definitivamente in comune con l'apertura della tanto vag
heggiata scuola.
Naturalmente non pensavano più di organizzarla lontano dal padre; il modesto capit
ale indipendente che ormai ciascuna di loro possedeva avrebbe permesso di effett
uare nella Canonica di Haworth le modifiche che l'avrebbero messa in condizione
di ospitarvi un piccolo numero di alunne.
Poiché per l'immediato futuro Anne era impegnata, Emily decise che a casa sarebbe
rimasta lei; circa la sistemazione di Charlotte deliberarono molto e discussero
alquanto.
Nonostante l'affrettata partenza da Bruxelles, il signor Héger aveva trovato il te
mpo di scrivere una lunga lettera di condoglianze a Mister Bront; in essa si leg
ge un cortesissimo apprezzamento sul carattere delle figlie, inteso come rispett
oso tributo al padre che le aveva educate e, inoltre una interessante proposta r
iguardo a Charlotte, alla quale offriva a nome della moglie e suo di tornare nel
loro istituto alla pari ancora per un anno, per poi, se lo avesse voluto, esser
vi assunta in pianta stabile come insegnante, con uno stipendio che le avrebbe g
arantito l'indipendenza finanziaria.
Vi era tanta verità, unita a grande gentilezza, nelle considerazioni minuziosament
e esposte in quelle righe - era così ovvio che un secondo anno di studio avrebbe a
ltamente valorizzato i risultati ottenuti nel primo - che si giunse presto alla
decisione che Charlotte sarebbe ritornata a Bruxelles.
Nel frattempo si godette in modo indicibile quelle vacanze natalizie che li vide
ro tutti riuniti.
Anche Branwell era con loro.
La sua presenza dava ancora piacere; quali che fossero le sue pecche, fors'anche
i suoi vizi, le sorelle vedevano sempre in lui la speranza della famiglia, un f
uturo motivo di orgoglio.
Rifiutavano di inquadrare nella giusta luce certi fatti, di cui ogni tanto giung
eva loro l'eco, pensando che dipendessero dal comportamento di un uomo di forte
tempra, e fino a che la triste esperienza non fece loro cambiare opinione cadder
o nel frequente errore di identificare le forti passioni con un forte carattere.
L'amica di Charlotte venne a trovarla e lei contraccambiò la visita.
La permanenza a Bruxelles dovette sembrarle imprecisa, come un velo di sogno, ri
presa com'era dalla vita di sempre, dalle antiche abitudini della sua casa, gode
ndo di una indipendenza maggiore di quanta ne avesse avuta quand'era viva la zia
.
Benché fosse inverno, le sorelle fecero le loro solite passeggiate in brughiera, i
n quella stagione coperta di neve e scesero spesso la strada che conduce a Keigh
ley per cercare nella biblioteca circolante i libri nuovi che vi erano giunti du
rante la loro assenza dall'Inghilterra.

CAPITOLO 12.
Verso la fine di gennaio Charlotte ripartì per Bruxelles.
Il viaggio, intrapreso da sola, fu un susseguirsi di contrattempi; il treno da L
eeds a Londra, che sarebbe dovuto essere alla stazione di Euston Square nelle pr
ime ore del pomeriggio accumulò ritardo e non vi giunse prima delle ventidue.
Aveva pensato di pernottare, come la prima volta, al Chapter Coffee House che si
trova a poca distanza dall'ancoraggio delle navi a vapore; ma sembra che non os
asse presentarvisi a un'ora che, secondo la mentalità dello Yorkshire, era tarda e
indecorosa; così, prendendo una vettura di piazza andò direttamente al molo di Lond
on Bridge, e chiese a un addetto ai lavori di condurla in barca a remi al traghe
tto per Ostenda in partenza la mattina seguente.
Anni dopo mi descrisse, su per giù come lo leggiamo in "Villette", la sensazione d
i solitudine totale, di eccitazione, non priva di uno strano piacere, mentre nel
cuore di una notte d'inverno era trasportata a rapidi colpi di remo attraverso
il fiume quasi immobile fino al fianco dello scafo nero in attesa.
A tutta prima le fu negato, con tono brusco, il permesso di salire a bordo.
Nessun passeggero poteva dormire a bordo, le dissero ruvidamente.
Lei in piedi nella barca che rullava piano piano, guardava verso le luci di Lond
ra, quel poderoso cuore di cui le giungeva da lontano il brusio soffocato.
Chiese di parlare con qualche autorità a bordo.
L'autorità si fece avanti e lei espose con calma e semplicità la situazione in cui s
i trovava, ripeté la richiesta vincendo l'indifferenza e la diffidenza di chi l'as
coltava e producendo una impressione così favorevole che ottenne il permesso di sa
lire a bordo e di occuparvi una cuccetta.
La mattina seguente il traghetto salpò.
Avendo lasciato Haworth il venerdì di prima mattina, giunse alle diciannove di dom
enica in rue d'Isabelle per la seconda volta.
Il suo stipendio fu di sessantuno sterline annue dalle quali doveva detrarre die
ci franchi al mese per pagare le lezioni di tedesco che, essendo pagate un tanto
all'ora, equivalevano a quanto avevano pagato insieme lei e Emily l'anno preced
ente.
Miss Bront espresse il desiderio di impartire le lezioni d'inglese alla classe c
he le era affidata senza il controllo del signore o della signora Héger che avevan
o offerto di essere presenti per mantenere in riga le indisciplinate studentesse
belghe: preferiva imporsi da sola con la dignità del proprio comportamento, senza
che fosse necessaria la presenza di un gendarme.
Aveva la responsabilità di una nuova sala di studio, costruita in uno spazio dell'
area di ricreazione adiacente alla casa.
Di questa classe era incaricata a tempo pieno e, per disposizione del signor Héger
, venne chiamata signorina Charlotte.
Intanto continuava i suoi studi, dedicandosi principalmente al tedesco e alla le
tteratura; di domenica andava da sola alle cappelle protestanti tedesca e ingles
e.
Anche le sue passeggiate erano solitarie, fatte principalmente nell'antico
viale proibito dov'era al sicuro da qualsiasi intrusione.
Questa solitudine costituiva un lusso pericoloso per una giovane predisposta a i
mprovvise e acute crisi di morboso smarrimento.
Il 6 marzo 1843 scrive quanto segue:
Naturalmente sono ormai sistemata.
Non sono troppo sovraccarica di occupazioni, insegno inglese e, per conto mio, t
rovo il tempo di far progressi in tedesco.
Dovrei considerare la mia posizione favorevole ed essere grata per la buona sort
e che mi è toccata; se potessi tenermi sempre su di morale, non sentirmi mai sola
senza desiderare sempre una compagna, un'amica o qualsiasi altro rapporto che si
possa chiamare così, starei veramente bene.
Come ti ho già detto prima, il signore e la signora Héger sono le due sole persone,
in questa casa, per le quali io provi vera considerazione e stima.
Naturalmente non posso essere sempre in loro compagnia, anzi nemmeno posso esser
lo frequentemente.
Al mio ritorno mi hanno detto che dovevo considerare come mio il loro salotto e
di andarvi ogni volta che non fossi impegnata in classe.
Ma non posso farlo; di giorno è a disposizione del pubblico, i professori di music
a e gli insegnanti lo attraversano a ogni momento, chiunque vi entra e ne esce a
volontà; di sera non voglio, non devo far da intrusa nella cerchia intima del sig
nore e della signora Héger e dei loro figlioli.
Così, tranne che nelle ore di scuola, per lo più me ne sto da sola.
Ma non importa.
Do regolarmente lezione d'inglese al signor Héger e a suo cognato.
Progrediscono con straordinaria rapidità, specialmente il primo.
Incomincia già a parlare inglese in modo accettabile.
Se tu potessi vedere e udire lo sforzo che mi tocca fare per insegnare loro corr
ettamente la nostra pronuncia e i loro vani tentativi per imitare la mia intonaz
ione, avresti di che ridere per tutta l'eternità.
E' passato il carnevale ed eccoci immersi nella cupa atmosfera e nella severa as
tinenza della quaresima.
Il primo giorno di quaresima abbiamo bevuto il caffè senza latte alla prima colazi
one; aceto e verdura con pochissimo pesce salato a pranzo; pane asciutto per cen
a.
Il carnevale è stato tutto una mascherata e un teatro.
Il signor Héger ha accompagnato me e una delle nostre alunne a vedere le maschere.
Era allegro il vedere l'immensa folla e la generale allegria; ma le maschere non
valevano nulla.
Sono stata due volte dai D. (1) (quei cugini di Mary di cui ti ho già parlato altr
e volte).
Quando partiranno non avrò più nessuno a cui far visita.
Ho ricevuto due lettere da Mary: non mi dice di essere stata ammalata, non si la
gna, ma le sue parole non sono certamente di una persona che stia godendo di una
grande letizia.
Non ha vicino nessuno che sia buono con lei come il signor Héger lo è per me, nessun
o che le impresti libri, nessuno che stabilisca un dialogo ogni tanto, eccetera.
Addio.
Quando scrivo questa parola mi sembra difficile che tu mi possa sentire.
Tutte le onde della Manica che si gonfiano e ruggiscono debbono soffocarne il su
ono.

Dal tono di questa lettera si capisce facilmente che la Bruxelles del 1843 era p
er lei assai diversa da quella del 1842.
Allora aveva Emily come costante compagna in cui trovar sollievo; godeva la dist
razione settimanale delle visite alla famiglia D.; gustava la gioia di incontrar
e frequentemente Mary e Martha.
Ora Emily era lontana a Haworth dove, come Charlotte ne aveva fatto esperienza n
el caso della zia, lei o qualsiasi altra persona cara avrebbe potuto morire senz
a che fosse possibile raggiungerla in tempo, pur con la massima celerità.
I D. erano sul punto di lasciare Bruxelles; perciò da lì a poco le sarebbe toccato d
i passare anche il giorno di libertà settimanale a rue d'Isabelle, o per lo meno c
osì pensava.
Mary se ne era andata seguendo il corso indipendente del suo destino, rimaneva s
olamente Martha, immobile e tranquilla per sempre nel cimitero oltre la Porta di
Louvain.
Inoltre la temperatura, durante le prime settimane del secondo soggiorno di Char
lotte a Bruxelles, era stato fredda e pungente e la debole costituzione di lei r
isentiva penosamente la stagione inclemente.
Aveva sempre saputo sormontare il dolore fisico per acuto che fosse, ma troppo s
pesso la cattiva salute influiva sul morale e allora la depressione nervosa ragg
iungeva livelli veramente pietosi.
Sapeva che ciò dipendeva dalla sua costituzione, era capace di ragionarne, ma ness
un ragionamento le impediva di soffrire una vera agonia mentale finché la negativa
situazione fisica perdurava.
Gli Héger scoprirono solamente dopo la pubblicazione di "Villette" che all'inizio
della sua carriera d'insegnante la condotta delle alunne della loro scuola era s
tata ribelle e insolente al più alto grado.
Erano rimasti all'oscuro del fatto visto che Miss Bront non aveva accettato la l
oro offerta d'aiuto per garantire la disciplina in classe, e non si era mai lame
ntata di alcuna difficoltà.
Tuttavia dev'essere stato deprimente per lei in quei giorni il non riuscire ad i
mporre la sua autorità alle allegre, sane, ottuse scolare; alla fine, per diretta
testimonianza di queste, la paziente e risoluta fermezza dell'insegnante ottenne
una giusta ricompensa, ma per una persona di salute così debole e di spirito così s
uscettibile, quanto debbono essere stati penosi gli scontri sostenuti con le alu
nne! Scrive all'amica E.:
C'è qualche probabilità di una tua venuta a Bruxelles? Durante l'amaro clima inverna
le che abbiamo sofferto per tutto febbraio e per buona parte di marzo, non ho ri
mpianto la tua assenza; se ti avessi vista rabbrividire come rabbrividivo io, se
gli occhi mi fossero caduti sulle tue mani e sui tuoi piedi rossi e gonfi come
lo erano i miei, lo
sconforto che provavo sarebbe stato raddoppiato.
Io sopporto benissimo questi inconvenienti che non mi irritano benché mi intorpidi
scano e mi lascino senza parole; ma se tu dovessi passare un inverno in Belgio,
ti ammaleresti.
Ora il tempo si è fatto migliore e ti vorrei qui, ma non ho insistito e non insist
erò per indurti a venire.
Vi sono privazioni e umiliazioni alle quali mi debbo sottomettere; la vita è monot
ona e uniforme, si prova costantemente un senso di isolamento in mezzo alla foll
a.
Il protestante, lo straniero, sia insegnante che studente, è condannato alla solit
udine.
Non scrivo questo per lamentarmene, anche se riconosco gli svantaggi della mia a
ttuale posizione.
Quale condizione ne è priva? E ogni volta che mi volgo indietro e confronto quella
che sono con quella che ero - la mia posizione qui con quella in cui mi sono tr
ovata dalla signora... per esempio - ringrazio il Cielo.
Nella tua ultima lettera leggo un'osservazione che a tutta prima mi ha infuriata
.
Lì per lì ho pensato che avrei fatto meglio a lasciarla cadere; rispondervi sarebbe
stata pazzia, poi mi sono decisa a raccoglierla per mettere il tutto a tacere pe
r sempre. 'Tre o quattro persone (a quanto pare) pensano che il futuro "épou" dell
a signorina Bront viva sul continente.' Queste persone ne sanno più di me.
Non possono credere ch'io abbia attraversato il mare per essere semplicemente un
'insegnante nel pensionato di Madame Héger.
Dovrei avere un qualche motivo più forte del rispetto per i miei datori di lavoro,
della gratitudine per la loro gentilezza, eccetera per essere indotta a rifiuta
re uno stipendio di cinquanta sterline in Inghilterra e accettarne uno di sedici
in Belgio.
Devo senza alcun dubbio avere una qualche remota speranza di agganciare un marit
o, chissà dove e chissà come.
Se queste benevole persone conoscessero la vita reclusa che conduco qui, se sape
ssero che l'unico uomo con cui scambio qualche rara parola è il signor Héger, forse
si degnerebbero di allontanare il sospetto che un così chimerico piano, privo di u
n qualsiasi fondamento, influenzi il mio modo di procedere.
Ho detto abbastanza per liberarmi dalla stolta accusa? Non è certamente un delitto
sposarsi, né un delitto desiderare le nozze; ma ritengo sia pura imbecillità da par
te delle donne prive di bellezza e di denaro mettere il matrimonio in vetta ai l
oro desideri alimentarne la speranza e farne lo scopo di ogni agire; meglio conv
incersi per tempo di non essere attraenti, starsene quiete, e pensare ad altro c
he al legame matrimoniale.

Le righe che seguono sono prese da una delle poche lettere rimaste della sua cor
rispondenza con la sorella Emily:
29 maggio 1843.
Qui vado avanti giorno dopo giorno, in un certo modo sola alla Robinson Crusoe,
ma non importa.
Da altri punti di vista non vi è nulla di concreto di cui mi debba lagnare, quanto
ho detto non ne offre motivo.
Spero che tu stia bene.
Vai spesso a passeggiare in brughiera.
Tante cose affettuose a Tabby.
Spero che continui in buona salute.

Circa alla stessa data scrive al padre:


2 giugno 1843.
Sono stata felice di ricevere notizie da casa.
Non ricevendone incominciavo a sentirmi depressa e a nutrire un impreciso timore
che qualcosa non andasse bene.
Non parlate della vostra salute: spero che stiate bene e così pure Emily.
Temo che si affatichi troppo ora che Anna (una giovane domestica che aveva aiuta
to Tabby per un certo tempo) è andata via.
Sono veramente felice di sentire che Tabby rimane con noi (essa era ormai bene a
vanti nei settanta) è un gesto di grande carità da parte vostra e penso che non rima
rrà senza ricompensa perché essa è molto fedele e sempre ci servirà in ogni occasione qu
anto meglio potrà; inoltre è una compagnia per Emily che senza di lei sarebbe molto
sola.

Continuava a scrivere relazioni in francese.


Ne ho sotto gli occhi una del 31 maggio 1843, dal titolo 'Sulla morte di Napoleo
ne', che dimostra quanto fosse grande il progresso da lei fatto; salta subito ag
li occhi l'intensità con cui tratta il tema dell'esilio e nella conclusione si leg
ge, né poteva mancare, l'esaltazione del Duca di Wellington, eroe idolatrato dalla
famiglia Bront.
Quanto spesso scrivendo questo saggio in terra straniera Miss Bront deve aver pe
nsato alle discussioni infantili svoltesi nella cucina della Canonica di Haworth
sui meriti rispettivi di Wellington e di Buonaparte! Benché l'enunciato del saggi
o da svolgere fosse: 'Sur la Mort de Napoleon' sembra che essa abbia considerato
un punto d'onore cantare le lodi di un inglese piuttosto che concentrarsi sull'
analisi dell'indole di uno straniero, posta com'era fra gente alla quale poco im
portava dell'Inghilterra e di Wellington.
Ormai sapeva di aver fatto grandi progressi nella padronanza del francese; ma pe
r lo studioso zelante 'nelle Alpi le vette si innalzano sulle vette.' Perciò non a
ppena una difficoltà viene sormontata se ne intravvede una nuova e si decide di af
frontarla.
La nuova meta di Charlotte fu l'impadronirsi del tedesco, per questo decise di p
rolungare il soggiorno in Belgio.
Anelava a ritrovarsi a casa, ma un forte dominio su se stessa le impediva di ced
ere.
Sostenne una grande lotta interiore, ogni fibra del suo cuore vibrò tendendosi all
'estremo sotto lo sforzo della volontà; quando finalmente capì di aver vinto non si
ritrovò calma e sovrana di se stessa come un vincente ma come una vittima palpitan
te, sofferente, straziata.
La salute uscì molto scossa dalla lotta, i nervi e lo spirito cedettero
Bruxelles, 1 agosto 1843.
Se in questa lettera mi lamento, compatiscimi e sii indulgente perché, te ne avver
to, sono molto depressa e la terra e il cielo mi sembrano vuoti e desolati.
Tra pochi giorni avranno inizio le vacanze.
Tutti sono pieni di gioia e di animazione a questa prospettiva, perché stanno per
andarsene a casa.
Io so che resterò qui per cinque settimane, tanto dureranno le vacanze, e che sarò s
ola per tutto questo tempo; perciò mi sento depressa e trovo faticosi tanto i gior
ni quanto le notti.
E' la prima volta in vita mia che temo le vacanze.
Ahimè! sono a malapena in condizione di scrivere.
Un'ombra così cupa mi incombe sul cuore, desidero talmente tornare a casa...
Non è un atteggiamento puerile? Scusami, ma non so che farci, tuttavia, anche se n
on sono abbastanza forte per tener duro gaiamente, resterò ancora per alcuni mesi,
finché mi sarò impadronita del tedesco; poi spero di rivedervi tutti.
Ah se le vacanze fossero già passate! Trascorreranno così lentamente...
Abbi la carità cristiana di scrivermi una lunga lettera; riempila con i particolar
i più minuti, niente sarà privo di interesse per me.
Non pensare ch'io desideri lasciare il Belgio perché qui mancano di gentilezza per
me, niente del genere.
Tutti sono più che cortesi ma la nostalgia di casa si insinua continuamente; non r
iesco a tenerla lontana.
Credimi assai gaiamente, vivacemente, allegramente tua C. B.

Le "grandes vacances" ebbero inizio poco tempo dopo la data di questa lettera; C
harlotte rimase nel grande pensionato deserto con la compagnia di una unica inse
gnante.
Costei, una francese, le era sempre stata antipatica e ora, trovandosi a stretto
contatto con lei, Charlotte scoprì ben presto che quella collega era immorale, de
dita a una fredda sistematica sensualità, più di quanto aveva immaginato fosse possi
bile in una creatura umana; e tutto l'esser suo si ribellò alla vicinanza di quell
a donna.
Una bassa febbre nervosa si stava impossessando di Miss Bront.
Non aveva mai conosciuto il sonno profondo, ma ora non le riusciva più di dormire.
Tutto quanto vi era stato di spiacevole o di urtante durante la giornata si ripr
esentava con esasperato rilievo alla sua fantasia sconvolta.
Inoltre da casa giungevano notizie, specialmente a proposito di Branwell, (2) at
te a preoccuparla, ad angosciarla.
Nel cuore della notte, mentre giaceva desta in fondo al lungo dormitorio deserto
, nella vasta casa silenziosa, ogni timore rispetto a quelli che le erano cari e
si trovavano tanto lontani diventava terribilmente reale, la opprimeva, le bloc
cava il flusso del sangue al cuore.
Quelle notti erano ore di squallida, insonne desolazione.
Durante la giornata, spinta a uscire dalla repulsione che le ispirava la compagn
a e dalla debilitante irrequietezza che le veniva dalla febbre tentava di stanca
rsi camminando, tanto da conciliarsi il sonno.
Così usciva, e a passi stanchi percorreva i Corsi, le vie, a volte per ore e ore,
riposando occasionalmente su una delle numerose panchine offerte al riposo di gr
uppi felici e di solitari deambulatori.
Poi si rizzava, dirigendosi verso una meta qualsiasi - purché non fosse il pension
ato - andava al cimitero dove riposava Martha - e più oltre verso le colline dove
non c'è nulla da vedere all'infuori dei campi coltivati che si estendono fino all'
orizzonte.
Le ombre della sera la costringevano a tornare sui suoi passi sentendosi venir m
eno per la mancanza di cibo eppure priva di appetito; stanca per il lungo eserci
zio fisico, ma ancor irrequieta, condannata a un'altra notte insonne popolata da
incubi a occhi aperti.
Anche quando girovagava per le vie adiacenti alla rue d'Isabelle la evitava teme
ndo di incontrarvi l'altra abitante dell'istituto, indugiando fino a quando l'or
a tarda non la costringeva a rincasare.
Alla fine fu costretta a letto per alcuni giorni, e quel riposo forzato le fece
bene.
Quando la scuola riaprì i battenti si sentiva meno depressa, in grado di riassumer
e il lavoro.
Scrive:
13 ottobre 1843.
Mary procede bene, come davvero merita.
Ricevo spesso sue notizie.
Le sue lettere e le tue sono uno dei miei pochi piaceri.
Insiste molto perché io lasci Bruxelles e la vada a raggiungere; ma in questo mome
nto, per quanto ciò mi tenti moltissimo non mi sento giustificata a fare un simile
passo.
Lasciare una posizione sicura per un'altra del tutto incerta, costituirebbe una
vera e propria imprudenza.
Tuttavia Bruxelles è desolante per me ormai.
Da quando i D. sono partiti non vi ho una sola amica.
Contavo su alcuni conoscenti gentilissimi nella famiglia del Dottor... ma anche
loro sono andati via.
Partirono alla fine di agosto ed eccomi completamente sola.
E' una strana condizione l'essere così totalmente isolata in mezzo alla folla.
A volte la solitudine mi opprime eccessivamente.
Un giorno, ultimamente, mi sembrò di non poterla sopportare più a lungo così andai da
Madame Héger e mi licenziai.
Se fosse dipeso da lei sarei stata subito lasciata libera, ma il signor Héger, ave
ndo saputo la cosa, mi mandò a chiamare il giorno seguente, e mi comunicò con enfasi
quanto lui aveva deciso: non me ne dovevo andare.
Non potevo in quel momento insistere nella mia decisione senza incorrere nella s
ua ira.
Perciò promisi di fermarmi ancora un poco.
Per quanto tempo, non lo so.
Non mi piacerebbe tornare in Inghilterra per non farvi niente: non ho più l'età per
accettare una simile situazione; ma se fossi a conoscenza di un'opportunità favore
vole all'apertura di una scuola penso che tenterei.
Qui non si accende ancora il fuoco e il freddo mi fa molto soffrire, tuttavia so
no in buona salute.
Mister... porterà questa lettera in Inghilterra.
E' un giovanotto di bell'aspetto e di buone maniere apparentemente privo di spin
a dorsale; con ciò non intendo riferirmi alla sua spina dorsale fisica che è più che a
posto, ma al suo carattere.
Qui vado avanti più o meno, ma ora che Mary D. è partita, non ho nessuno con cui par
lare visto che considero i Belgi zero.
Ogni tanto mi chiedo per quanto tempo ancora rimarrò qui: finora mi sono solamente
posta la domanda, non vi ho risposto.
In ogni caso appena sarò a posto col tedesco penso che farò le valigie e partirò.
Veri e propri crampi di nostalgia mi trafiggono il cuore ogni tanto.
Oggi la luce è cruda, sono istupidita dal raffreddore e dal mal di capo; non ho ni
ente da dirti, qui ogni giorno è uguale all'altro.
So che tu, che vivi in campagna, stenterai a credere che la vita possa essere mo
notona in una brillante capitale quale è Bruxelles: ma è proprio come ti dico.
Me ne rendo conto specialmente nei giorni festivi quando le ragazze e le insegna
nti escono per andare a far visita a parenti e amici e capita che io sia lasciat
a assolutamente sola per alcune ore con quattro vaste desolate classi vuote a mi
a intera disposizione.
Tento di leggere, tento di scrivere, ma invano.
Vago da una stanza all'altra, ma il silenzio e la solitudine che vi regnano si a
bbattono sullo spirito come una cappa di piombo.
Stenterai a credere che Madame Héger, buona e gentile come te l'ho descritta, non
mi venga mai vicino in simili circostanze.
Confesso che la prima volta in cui fui lasciata sola nel modo che ti ho descritt
o, rimasi sgomenta: tutte le altre, intanto, godevano il piacere di un giorno di
festa trascorso in mezzo a persone amiche; lei sapeva che ero completamente sol
a, ma non mi prestò la minima attenzione.
Eppure mi dicono che mi loda moltissimo con tutti e racconta come siano eccellen
ti le lezioni che do.
Non è più fredda con me di quanto lo sia con le altre insegnanti, ma loro dipendono
meno di me dal suo interessamento: hanno parenti e conoscenti a Bruxelles.
Ricordi le lettere che mi scriveva dopo il mio ritorno in Inghilterra? Quanto er
a gentile e affettuosa? Come è strano! Bada che quanto ti scrivo è un semplice sfogo
, da tutti gli altri punti di vista sono senz'altro soddisfatta della mia situaz
ione qui, e tu lo puoi dire a chi ti chiede di me (ammesso che qualcuno lo facci
a).
Scrivimi, cara, ogni volta che puoi.
Quando mi mandi una lettera compi una buona azione perché conforti un desolatissim
o cuore.

Uno dei motivi per il silenzioso straniamento prodottosi tra Madame Héger e Miss B
ront (3) durante il secondo anno della permanenza di costei a Bruxelles va indiv
iduato nel fatto che la repulsione della protestante per il culto romano aumenta
va a mano a mano che ne approfondiva la conoscenza e ne riscontrava gli effetti
su quanti lo professavano; quando l'occasione se ne presentava Miss Bront esprim
eva senza scendere a compromessi il concetto in cui lo teneva.
Da parte sua Madame Héger non solo era cattolica romana ma poteva essere addirittu
ra considerata bigotta; di temperamento privo di calore e di slancio era, natura
lmente, governata più dalla coscienza che dagli affetti, la coscienza era sotto l'
influsso delle sue guide religiose.
Considerava ogni appunto mosso alla sua Chiesa alla stregua di una bestemmia con
tro la Santa Verità, perciò pur non indulgendo all'aperta espressione di quanto pens
ava e sentiva in proposito, dava prova di quanto risentisse l'offesa arrecata ai
principi che amava tanto, ostentando un comportamento sempre più freddo nei rigua
rdi della colpevole.
Penso, perciò, che nell'assenza di una aperta spiegazione circa i rapporti con Mad
ame Héger in quel lasso di tempo, quanto ho detto qui sopra possa essere considera
to come motivo sufficiente.
Charlotte prese penosamente coscienza del silenzioso estraniamento prodottosi tr
a loro e del quale l'altra, forse, si rendeva appena conto.
Poco più su ho accennato a certe notizie giunte da casa fatte per angosciare al ma
ssimo Charlotte: riguardavano Branwell, ne parlerò più estesamente quando le ultime
conseguenze della condotta di questi inciderà dolorosamente sulla vita delle sorel
le, vi accenno qui perché il lettore possa rendersi conto delle gravi preoccupazio
ni personali che Charlotte sopportava senza dirne una parola ad alcuno; la sua p
ena poteva essere attenuata solamente dal diligente compimento, ora per ora, del
le incombenze che le spettavano.
Un'altra minaccia si profilava all'orizzonte: la vista del padre andava indebole
ndosi e non era da escludere che il processo si concludesse con una totale cecità;
la maggior parte delle sue incombenze erano ormai affidate a un curato, che Mis
ter Bront, sempre liberale, compensava con una cifra maggiore di quanto avesse m
ai fatto in passato.
Così Charlotte scriveva a Emily:
1 dicembre 1843.
E' domenica mattina.
Tutti quanti sono andati a quella loro Messa idolatra e io sono qui, nel refetto
rio.
Non so dire quanto mi piacerebbe essere in sala da pranzo a casa, oppure in cuci
na, o nel retro cucina.
Mi piacerebbe perfino tagliare la carne per lo stufato, col chierico e gli impie
gati del registro seduti all'altro tavolo e tu, vicina a me, a badare che metta
abbastanza farina e non troppo pepe, e poi tengo da parte i pezzi migliori del c
osciotto di castrato per Tiger e Kipper, il primo dei quali balzerebbe intorno a
l piatto e al coltello da scalco e l'altro se ne starebbe ritto sul pavimento te
so come una fiamma.
E, per completare il quadro, Tabby che soffia sul fuoco per far bollire le patat
e fino a ridurle a una massa vegetale! Come questo quadro, fatto di ricordi, è div
ino per me in contrasto col momento in cui vivo! Eppure non penso di far ritorno
a casa nel prossimo futuro.
Mi manca una vera ragione per farlo; è vero, tutto qui è squallido ma non posso torn
are senza una chiara prospettiva sul da farsi una volta che vi sarò; e questa pros
pettiva non deve essere quella di un impiego: equivarrebbe a un cadere dalla pad
ella alla brace.
Dici che vivi da oziosa! Assurdo, assurdo!...
Papà sta bene? Tu, stai bene? E Tabby? Mi chiedi della visita della regina Vittori
a (4) a Bruxelles.
L'ho vista per un istante, rapido come un lampo, mentre passava per la rue Royal
e in un tiro a sei circondato da soldati.
Rideva e parlava molto allegramente.
Ha l'aspetto di una vivace signora, alquanto corpulenta, vestita molto semplicem
ente senza gran dignità né pretesa.
Ai Belgi, nell'insieme, è piaciuta abbastanza.
Dicono che ha dato vita alla cupa corte di re Leopoldo, che solitamente è luttuosa
come un convento.
Scrivimi nuovamente al più presto.
Dimmi se papà desidera veramente moltissimo ch'io torni a casa e se lo vuoi molto
anche tu.
Ho l'impressione che non servirei a granché tra voi: sarei una specie di persona a
nziana a carico della parrocchia.
Spero anima e cuore che tutto vada bene a Haworth, soprattutto nella nostra grig
ia casa semideserta.
Dio ne benedica i muri! Sicurezza, salute, prosperità, felicità a te, a papà, a Tabby.
Amen.

Verso la fine di quell'anno 1843, svariati motivi si aggiunsero alle cause di an


sietà cui ho accennato per dare a Charlotte l'impressione che la sua presenza era
assolutamente e imperativamente richiesta a casa; a Bruxelles aveva ottenuto qua
nto si era proposta di far suo recandovisi per la seconda volta; inoltre le era
venuta a mancare la gentile considerazione di Madame Héger.
La pena che le logorava la mente sensibilissima l'indusse ad annunciare all'impr
ovviso l'intenzione di ritornare al più presto in Inghilterra e il signore e la si
gnora Héger, quando furono informati di quel tanto della situazione che essa potev
a palesare a persone estranee, cioè l'incipiente cecità di Mister Bront, concordaron
o che quanto si proponeva di fare era per il meglio.
La partenza fu dunque decisa.
Ma a mano a mano che si avvicinava il momento della inevitabile separazione dall
e persone e dai luoghi testimoni di tante ore felici, le forze le cedettero; ave
va il presentimento di vederli per l'ultima volta, e ricavava poco conforto quan
do le dicevano che Haworth e Bruxelles non erano poi così lontani, che andare da u
n luogo all'altro non era impraticabile e nemmeno così difficile come le lacrime c
he versava sembravano dichiarare; si giunse addirittura a prospettare la possibi
lità di mandarle una delle ragazze Héger come allieva nel caso che riuscisse a reali
zzare il progetto di aprire una scuola.
Per facilitargliene la possibilità il signor Héger le rilasciò una specie di diploma d
atato e firmato, convalidato dal sigillo dei Regio Ateneo di Bruxelles, che atte
stava la sua capacità di insegnare la lingua francese avendo studiato grammatica e
composizione nel suo Istituto e essendosi preparata all'insegnamento con lo stu
dio e la pratica.
Questo certificato porta la data del 29 dicembre 1843, il 2 gennaio del 1844 Cha
rlotte giunse a Haworth.
Il 23 dello stesso mese scrive quanto segue:
Tutti mi chiedono che cosa intenda fare ora che sono ritornata definitivamente a
casa e sembra che si aspettino di vedermi aprire una scuola su due piedi.
A dire il vero è quanto desidererei fare.
Lo desidero più di ogni altra cosa al mondo.
Ho denaro sufficiente per lanciarmi nell'impresa e spero bastanti qualifiche da
garantirmi una buona probabilità di successo; tuttavia non posso permettermi ancor
a di incamminarmi definitivamente nella via - di toccare la meta che sembra a po
rtata di mano e che per tanto tempo mi sono sforzata, al limite delle mie forze,
di raggiungere.
Mi chiederai perché.
E' a causa di papà; come sai è molto invecchiato e devo dirti con grande dispiacere
che sta perdendo la vista.
Già da vari mesi sentivo che non dovevo più rimanere lontana da lui e ora mi rendo c
onto che sarebbe troppo egoistico da parte mia lasciarlo (almeno finché Branwell e
Anne sono via da casa) per perseguire interessi personali.
Con l'aiuto di Dio troverò la forza di aspettare...
Soffrii molto prima di lasciare Bruxelles.
Penso che per quanto a lungo viva non potrò mai dimenticare quanto mi sia costato
separarmi dal signor Héger, di causare un dolore a chi è stato per me un vero amico,
pieno di bontà e disinteresse.
Al momento della separazione mi ha consegnato una specie di diploma che attesta
la mia capacità come insegnante, ufficialmente siglato dall'Athénée Royal, dove lui è pr
ofessore.
Sono anche stata sorpresa dal dispiacere manifestato dalle mie alunne quando han
no saputo che sarei partita.
Non credevo proprio che la loro flemmatica indole sarebbe stata capace di attacc
amento.
Non so se vi sono momenti in cui senti quel che sento io ora: a tratti mi sembra
che tutte le mie idee e i miei sentimenti, eccettuate poche amicizie e alcuni a
ffetti, siano cambiati; la mia naturale tendenza all'entusiasmo è domata, quasi pe
rduta.
Ho meno illusioni; quel che desidero è un'attività, un punto fermo.
Haworth mi sembra così quieto, così solitario, ai confini del mondo.
Non mi considero più tanto giovane, avrò presto ventotto anni.
Dovrei essere in grado di lavorare, di affrontare la dura realtà come fanno tanti
altri.
Ma è mio dovere soffocare queste aspirazioni nell'ora presente e tenterò di farlo.

Naturalmente il fratello e la sorella assenti ottennero una licenza per festeggi


are il suo ritorno, e dopo alcune settimane a casa riuscirono a fare a meno di l
ei, tanto da permetterle di andare ospite dalla sua amica a B. Ma era lontana da
ll'essere in forma e in buona salute, tanto che quel corto viaggio di quattordic
i miglia sembra l'abbia provata grandemente.
Poco dopo il suo ritorno a Haworth scrisse a uno dei membri della famiglia che l
'aveva accolta; nella lettera leggiamo le seguenti righe: 'Il nostro povero gatt
ino è morto dopo due giorni di malattia.
E' uno spettacolo pietoso vedere una creatura, sia pure un animale, giacere priv
o di vita.
Emily è dispiaciuta.' Queste poche parole sono interessanti perché sottolineano l'in
dole delle sorelle.
Charlotte era eccezionalmente tenera nel trattare le creature prive di parola e
queste, con quell'istinto che tutti riconoscono in loro, erano fortemente attrat
te da lei.
Ma fra lei e le persone che incontrava vi era come una barriera.
La profonda, esagerata consapevolezza dei suoi difetti personali, insieme con un
a costituzionale incapacità alla speranza la trattenevano dal credere all'affetto
altrui e dal concedere il suo: da qui nasceva il suo modo di fare timido e riser
vato perfino con i bambini.
La grata sorpresa che manifesta quando viene a sapere che alle sue alunne dispia
ce di vederla partire ci aiuta a capire molte cose.
Nei confronti degli animali si mostra sempre gentile, usa un tono mite e carezze
vole; è pronta a notare ogni minima mancanza degli altri verso i suoi muti amici.
Chi ha letto "Shirley" ricorderà la prova alla quale l'eroina sottopone l'innamora
to per giudicarne il carattere.
'Sai a quali indovini ricorrerei?...
Al piccolo mendicante irlandese che giunge scalzo fino alla mia soglia, al topol
ino che sguscia prudentemente dalla fessura nel rivestimento di legno della mia
camera, all'uccello che in un mondo di brina e di neve picchietta col becco all'
impannata della mia finestra per chiedere una briciola, al cane che mi lambisce
la mano e si accuccia contro le mie gambe...
Conosco qualcuno sulle cui ginocchia la gatta nera si accoccola con piacere, con
tro la cui spalla, la cui guancia gli piace strofinare il musino.
La vecchia cagna esce sempre dal suo casotto, essa agita la coda e mugola affett
uosamente quando qualcuno passa.
Questa persona accarezza quieta la gatta, la lascia accoccolata sulle ginocchia
finché rimane seduta, e quando la deve disturbare rizzandosi, la mette giù gentilmen
te, non la caccia mai via con malgarbo; fischia al cane e gli fa una carezza.' I
l sentimento, che in Charlotte era semplice affetto, in Emily prendeva le caratt
eristiche della passione.
Qualcuno, parlandomi di lei, disse con evidente esagerazione: 'non dimostrò mai al
cun interesse per le creature umane: il suo amore era unicamente riservato agli
animali.' La condizione dipendente di un animale era il passaporto che gli dava
accesso al cuore di Charlotte, mentre la selvatica intrattabilità dell'indole era
quanto lo raccomandava a Emily.
Parlandomi della sorella morta, la maggiore mi disse che molti tratti del caratt
ere di "Shirley" erano stati presi da quello di lei.
La consuetudine di sedere sul tappeto leggendo col braccio intorno al collo del
suo intrattabile bulldog; l'aver chiamato un cane sconosciuto che passava corren
do a testa bassa e lingua ciondoloni per dargli un misericordioso sorso d'acqua
ricevendone in contraccambio un selvaggio morso, la sua intrepida presenza di sp
irito che l'aveva indotta a recarsi immediatamente in cucina, prendere dal focol
are uno degli attizzatoi arroventati di Tabby e cauterizzare la ferita senza dir
verbo sull'accaduto finché il periodo di una possibile incubazione di rabbia non
fu passato, evitando ai membri della famiglia l'incubo del terrore.
I fatti narrati in "Shirley", che sono generalmente considerati di pura invenzio
ne, furono scritti fra le lacrime da Charlotte: erano il resoconto esatto di qua
nto aveva fatto Emily nella stessa circostanza.
Il bulldog fulvo dal respiro strozzato descritto in Shirley era il Keeper della
Canonica di Haworth, proprietà personale di Emily.
Glielo avevano regalato avvisandola: Keeper era fedele fino in fondo purché avesse
a che fare con persone amiche; ma se fosse stato colpito con un bastone, con un
a frusta, in lui si sarebbe scatenata la naturale violenza propria alla sua razz
a, e sarebbe saltato alla gola dell'offensore e non avrebbe disserrato le mascel
le finché l'altro non fosse morto.
Keeper aveva il vizio di salire di nascosto al primo piano per adagiare la sua m
assiccia mole fulva su uno dei comodi letti coperti da delicati coltri bianche.
La tradizionale pulizia della Canonica era naturalmente contraria al vizio di Ke
eper, tanto che Emily, alle ripetute rimostranze di Tabby, dichiarò che se il cane
fosse stato nuovamente trovato in flagrante l'avrebbe punito personalmente, sfi
dando l'avvertimento ricevuto, tanto severamente che il colpevole non avrebbe più
ripetuto l'offesa.
In una sera autunnale mentre il crepuscolo andava addensandosi, Tabby si presentò,
tra trionfante e spaventata, ma in preda a vindice ira, per annunciare a Emily
che Keeper se ne stava adagiato in voluttuoso dormiveglia sul miglior letto di c
asa.
Charlotte vide impallidire in viso la sorella, la bocca prese un'espressione dur
a.
Non osò interferire: nessuno aveva l'ardire di farlo quando gli occhi della giovan
e si accendevano in un certo modo mentre il viso sbiancava e le labbra si serrav
ano rigidamente.
Emily salì al primo piano, Charlotte e Tabby rimasero ritte nel buio corridoio a p
ianterreno, mentre la cupa ombra della notte scendeva.
Emily ricomparve al sommo delle scale e le scese trascinando il renitente Keeper
afferrato per la collottola, le zampe posteriori saldamente piazzate a mo' di f
reno, mentre emetteva un ininterrotto ringhio minaccioso.
Le due testimoni avrebbero voluto intervenire, ma non osarono farlo per tema di
distrarre Emily inducendola a distogliere lo sguardo, anche per un solo secondo,
dall'animale infuriato.
Lei lo mollò in un angolo buio ai piedi della scala; non vi era tempo di andare in
cerca di un bastone o di una corda, per tema della prevedibile stretta che l'av
rebbe presa alla gola.
Ed ecco che i suoi pugni nudi colpirono i feroci occhi arrossati del cane prima
che quello avesse il tempo di balzare in avanti; lo punì fino a fargli gonfiare gl
i occhi e il semiaccecato, istupidito animale fu ricondotto alla sua cuccia, dov
e Emily stessa gli medicò gli occhi e il muso gonfi.
Il generoso cane non le portò rancore, l'amò profondamente per sempre, fu fra i prim
i nel corteo che seguì il suo funerale tempo dopo, giacque gemendo una notte dopo
l'altra dietro la porta della sua camera vuota, mai più diede segno di gioia canin
a.
E quando morì fu pianto dall'unica sorella sopravvissuta.
Speriamo dunque, accettando il credo degli Indiani, che ora egli segua Emily nel
mondo ultraterreno e che giaccia impunito su un morbido letto di bianchi sogni
quando si desta nella terra delle ombre.
Ora possiamo capire il vero significato delle parole: 'Il nostro povero gattino è
morto.
Emily è dispiaciuta.'

CAPITOLO 13.
In quella primavera la brughiera fu una grande risorsa, Emily e Charlotte vi fec
ero frequenti passeggiate 'con grande danno per le nostre scarpe ma, a quanto sp
ero, a vantaggio della nostra salute.' Il progetto di aprire una scuola fu spess
o discusso durante quel vagabondare; in casa cucivano assiduamente, per lo più in
silenzio, un corredo di camicie per l'assente Branwell, meditando sulla loro vit
a presente e passata.
Finalmente giunsero a una decisione.

Ho seriamente mosso i primi passi sulla via che deve condurmi ad aprire una scuo
la, cioè ricevere in casa un esiguo gruppo di alunne: ho incominciato a cercare co
n zelo.
Ho scritto alla signora... (la signora presso la quale aveva vissuto come govern
ante immediatamente prima di recarsi a Bruxelles), non per chiedere sua figlia -
non posso essere così esplicita - ma semplicemente informandola della mia intenzi
one.
Ho ricevuto risposta dalla signora... che si rammarica, credo sinceramente, di n
on essere stata informata in proposito un mese prima, nel qual caso mi avrebbe a
ffidato la ragazza e, insieme con lei, sarebbe venuta la figlia del colonnello S
., ma ormai si erano impegnati con Miss C. Questa risposta naturalmente mi delus
e, ma d'altra parte ne fui veramente soddisfatta poiché sono stata veramente incor
aggiata dalla calda assicurazione che, se mi fossi rivolta a loro più sollecitamen
te, mi avrebbero certamente affidato la loro figliola.
Ti confesso che temevo di non trovare nessuno disposto a mandare una ragazza a H
aworth per esservi educata.
Questo timore è ora in parte passato.
Ho scritto anche alla signora B., accludendo il diploma rilasciatomi dala signor
Héger al momento della mia partenza da Bruxelles.
Non ne ho ancora ricevuto la risposta che aspetto con una certa ansietà.
Non mi aspetto di vedermi affidare qualcuna delle sue bambine ma so che, se lo v
uole, può procurarmi delle alunne.
Sfortunatamente ci conosce solo superficialmente.
Appena mi sarò garantita anche una sola alunna, farò stampare dei biglietti col prog
ramma e le condizioni e darò inizio alle necessarie modifiche all'ambiente qui in
casa.
Desidero che ogni cosa sia fatta prima dell'inverno.
Penso di chiedere come retta, includendo vitto, alloggio e insegnamento in ingle
se, venticinque sterline all'anno.

Ad anno più inoltrato, scrive in data 24 luglio:


Sto portando avanti del mio meglio il modesto progetto che sai.
Ho scritto a tutti gli amici all'interesse dei quali vanto un pur minimo diritto
, e anche a persone che non mi devono nulla: la signora B. per esempio...
Mi sono presa la libertà di farle visita.
E' stata estremamente cortese e mi ha detto quanto le dispiaceva che le sue figl
iole fossero in collegio a Liverpool; ha aggiunto che l'impresa alla quale mi ac
cingevo meritava ogni lode ma che temeva che la posizione dell'edificio costitui
sse una seria difficoltà alla riuscita.
Questa è la risposta che ricevo da quasi tutti.
Rispondo che il luogo ritirato costituisce un vantaggio da un certo punto di vis
ta; che in un grande centro non potrei accontentarmi di una retta modesta come q
uella che chiedo, (la signora B. mi aveva subito detto che la considerava molto
moderata) non dovendo pagare un affitto potevo garantire un insegnamento al live
llo di quello impartito in istituti assai più cari, con una retta di poco superior
e alla metà; e siccome il numero delle alunne doveva essere assai limitato molto t
empo sarebbe loro dedicato individualmente...
Grazie per la graziosa borsetta che mi hai mandato.
Io ti contraccambio con lo strano invio di una mezza dozzina di programmi stampa
ti.
Fanne l'uso che il buonsenso ti suggerirà.
Vedrai che ho fissata la retta in trentacinque sterline che penso siano una gius
ta media, presi in considerazione i vantaggi e gli svantaggi.

Quanto sopra era stato scritto in luglio.


Agosto, settembre, ottobre passarono senza che si udisse parlare di una qualsias
i alunna.
Giorno dopo giorno le sorelle speravano, sempre più debolmente, nell'arrivo della
posta.
Ma il villaggio di Haworth era selvaggio e solitario, le Bront poco conosciute,
nessuna delle loro relazioni sociali aveva una benché minima importanza.
Charlotte commentò come segue il fatto all'inizio dell'inverno:
Io, Emily e Anne ti siamo veramente obbligate per come ti sei data d'attorno in
nostro favore: se non hai avuto successo ti è capitato semplicemente quello che è ac
caduto a noi.
Tutti ci augurano buona fortuna ma nessuno riesce a snidare le alunne.
Tuttavia per il momento non abbiamo alcuna intenzione di lasciarci spezzare il c
uore dalla situazione e ancor meno di sentirci mortificate o sconfitte.
L'impegno non può essere che benefico, qualsiasi debba esserne il risultato visto
che ci procura esperienza e una migliore conoscenza di questo nostro mondo.
Ti mando altre due circolari.
Non abbiamo ancora fatto alcun cambiamento in casa, sarebbe una pazzia affrontar
e le spese mentre è così scarsa la probabilità che vi vengano delle alunne.
Temo che ti prenda troppo disturbo per noi.
Puoi star certa che, anche se riuscirai ad indurre una madre ad accompagnare la
sua figliola ad Haworth, l'aspetto del luogo la spaventerà e si porterà subito via l
a ragazza.
Sono lieta però di aver fatto il tentativo e non ci lasceremo deprimere perché non a
vrà avuto successo.

Probabilmente nel cuore delle sorelle andava nascendo, anche se non lo ammetteva
no, un vero e proprio sollievo per l'insuccesso del loro piano: quella casa che,
quale focolare domestico era sempre pronta ad accogliere il loro fratello, non
poteva essere una dimora opportuna per ragazze estranee.
Con ogni probabilità si erano silenziosamente rese conto che il suo comportamento
era tale da rendere la sua compagnia più che indesiderabile in certi momenti.
Forse erano già giunte fino a loro, voci che spiegavano le cause di quel rimorso,
di quell'angoscia, che lo facevano preda a volte di una ingiustificata allegria
e a volte di una irritabile depressione.
Nel gennaio del 1845, Charlotte scrive: 'Questa volta Branwell è stato più quieto, m
eno irritabile che nella estate scorsa.
Anne, come al solito, è invariabilmente buona, mite e paziente.' La tormentosa pre
occupazione, che aveva messo profonde radici in famiglia, ormai aveva preso una
forma precisa e pesava come piombo sulla mente di Charlotte e sulla sua salute.
Nelle prime settimane di quello stesso anno, si recò a H. per dire addio alla cara
amica Mary che si preparava a lasciare l'Inghilterra per recarsi in Australia.
Oltre alla pena per la separazione, incombeva su di lei una profonda tristezza c
agionata dalla consapevolezza, che non era ancora certezza, della colpa di cui s
uo fratello si macchiava, una colpa che già lo dominava tanto da rendere inutile o
gni rimostranza, per quanto severa, ogni occasionale rimorso, anche se acuto a t
al punto ne era prigioniero.
Questa storia deve essere raccontata. (1) Se mi fosse possibile evitarlo lo fare
i, anche se è così conosciuta da essere, per così dire, di dominio pubblico; inoltre, è
forse possibile che il rivelare l'agonia cagionata a una famiglia, la miseria, l
e abitudini disordinate e la morte precoce di chi le fu compagno nel peccato, fa
ccia nascere un barlume di pentimento nella sciagurata donna che non solo gli so
pravvive, ma trascorre il tempo negli allegri ritrovi della società londinese, pro
nta ad accogliere amichevolmente quella briosa, elegante, ricca e florida vedova
.
Branwell aveva ottenuto un posto di precettore.
Pieno di talento, brillante conversatore, valido scrittore, buon disegnatore, pr
onto alla lode, con un fisico lungi dall'esser brutto, attirò il capriccio di una
donna sposata, che aveva quasi vent'anni più di lui.
Non gli valga di scusa di dire che fu lei a fare le prime mosse e ad agire da in
namorata.
Era così ardita e spregiudicata che non si nascose dai figli, già grandi; e quelli p
resero a minacciarla che, se non li avesse accontentati in questo o quest'altro
capriccio avrebbero detto al padre, costretto a letto, come se la intendeva con
Mister Bront.
Questi era talmente stregato da quella donna depravata, che se ne allontanò malvol
entieri per recarsi a casa durante le vacanze di Natale.
Vi si trattenne per un brevissimo tempo, lasciando i famigliari perplessi e sgom
enti dal suo modo di fare incongruo, ora esaltato, ora depresso - si accusava di
colpe orribili, di tradimenti, senza specificarne la natura, nell'insieme dando
prova di una irritabilità da confinare con la pazzia.
Charlotte e le sorelle soffrivano per questo suo anomalo comportamento; poiché si
dichiarava soddisfattissimo dell'impiego ottenuto, vi restava più di quanto fosse
mai accaduto nei precedenti posti di lavoro, come immaginare che proprio in quel
lo vi fosse una situazione tale da sconvolgerlo al punto di farlo continuamente
passare da una esagerata euforia a una cupa disperazione? Ma il sospetto che la
vera causa si annidasse in lui, le deprimeva.
Non era più l'orgoglio della famiglia, anzi, si insinuava in loro l'inconfessato t
imore che egli potesse diventarne il disonore.
Ho l'impressione che si trattenessero dal mettere in parole la loro preoccupazio
ne; parlavano di lui il meno possibile.
Ma non potevano impedirsi dall'immaginare, dal pensare, dal soffrire.

20 febbraio 1845.
Ho trascorso a H. una settimana non molto piacevole.
Un continuo mal di testa unito a una leggera nausea e a uno spirito abbattuto ha
nno fatto di me una povera compagnia, una triste remora alla vivace gaiezza degl
i altri ospiti della casa.
Non ho avuto la fortuna di riprendermi nemmeno per un'ora finché mi sono trattenut
a là.
Sono certa che tutti, forse eccettuata Mary, sono stati contentissimi quando ho
preso congedo.
Incomincio a rendermi conto che, ormai, la scarsa vivacità che mi resta mi permett
e di essere una compagna adatta solamente a gente molto tranquilla.
E' l'età o cos'altro che mi cambia così?
Non c'era bisogno di porsi una simile domanda: come poteva non essere 'di spiri
to abbattuto' e perciò 'una povera compagnia' e 'una triste remora' per chi vive f
elice a cuor leggero? Il suo onesto progetto di guadagnarsi la vita era ridotto
in cenere; dopo tante iniziative non si era presentata una sola alunna e ora, ne
l constatare l'impossibilità di realizzare quel sogno, invece di rammaricarsi avev
a un triste motivo per rallegrarsene.
Il suo povero padre, semicieco, dipendeva in gran parte da lei, ma questa era un
'incombenza sacra e pia e facendosene carico si sentiva benedetta; la cupa ansia
era cagionata da colui, che ancora poco tempo prima, era stato fonte di vivida
speranza per la famiglia - da Branwell, dagli inspiegabili disordinati sbalzi di
umore che segnavano la sua giornata.
Prima o poi sarebbe pur dovuto tornare a casa per nascondervi, come in un rifugi
o, la sua vergogna: questa era la triste previsione delle sorelle.
Lei, inoltre, era sul punto di perdere per lungo tempo la sua cara Mary, che se
ne andava a una così grande distanza da far temere che il loro fosse un addio per
sempre.
Molto tempo prima aveva scritto a proposito di Mary T.: 'E' colma di sentimenti
nobili, caldi, generosi, profondi, devoti.
Dio la benedica! Non potevo sperare di incontrare in questo mondo una creatura p
iù nobile: sarebbe pronta a morire volentieri per una persona amata.
Il suo talento e i suoi pregi sono del più alto livello.' E questa era l'amica da
cui si doveva separare! Ecco il resoconto del loro ultimo incontro fatto dall'am
ica stessa: 'Quando vidi Charlotte per l'ultima volta (nel gennaio del 1845) mi
disse che ormai aveva deciso di restare a casa.
Ammise che la cosa non le piaceva, ma la sua salute era debole.
Disse che a tutta prima le sarebbe piaciuto un qualsiasi cambiamento come, in un
primo tempo, le era piaciuto Bruxelles.
Era certa che, per alcuni vi fosse la possibilità di godere una vita varia in pien
a comunicazione con gli altri ma che non vedeva come ciò fosse possibile per lei..
.
Io le dissi con calore che non doveva rimanere a casa, che trascorrere i prossim
i cinque anni a Haworth in solitudine, con la sua salute malandata equivaleva a
rovinarsi definitivamente, non se ne sarebbe mai riavuta.
Una così cupa nube le scese sul viso quando aggiunsi: Pensa a come ti sarai ridott
a da qui a cinque anni! Non pianse, ma continuò a passeggiare avanti e indietro pe
r la stanza e dopo un po' mi disse: Ma io ho l'intenzione di rimanere, Polly.' A
lcune settimane dopo la definitiva separazione da Mary, essa diede il seguente r
esoconto delle sue giornate a Haworth:
Provo difficoltà a dirti come il tempo trascorre a Haworth: nessun avvenimento ne
segna il passaggio.
Ogni giorno è simile a quello precedente e tutti hanno un'impronta pesante, inerte
.
La domenica, giorno in cui inforniamo il pane, e il sabato, sono gli unici giorn
i contrassegnati da qualcosa che li distingue dagli altri.
Nel frattempo la vita procede.
Presto compirò trent'anni e non ho ancora concluso nulla.
A volte mi immalinconisco gettando lo sguardo sulla prospettiva che si apre dinn
anzi a me, oppure sul panorama che mi sta alle spalle.
Riconosco che è inutile e sciocco meditarci su; senza possibile dubbio la voce del
dovere mi impone di rimanere a casa per il momento.
Vi fu un tempo in cui Haworth era un luogo piacevolissimo per me; ora non lo è più.
Ho la sensazione che noi tutti vi siamo sepolti.
Desidero ardentemente viaggiare, lavorare, condurre una vita d'azione.
Scusami, cara, se ti infastidisco comunicandoti i miei inutili desideri.
Metterò da parte le altre spiacevoli considerazioni, non ti importunerò con esse.
Devi scrivermi: se tu sapessi quanto le tue lettere sono le benvenute scriverest
i spessissimo: insieme con i giornali francesi esse contengono gli unici messagg
i che mi giungono dal mondo esterno al di là della nostra landa, e quanto mi sono
benvenuti!
Una delle sue incombenze quotidiane consisteva nella lettura ad alta voce fatta
al padre e il compimento di questo dovere richiedeva da parte sua l'esercizio di
una gentile diplomazia, poiché, spesso, sentire altri fare per lui ciò che egli era
stato solito compiere da solo, gli rammentava penosamente la menomazione di cui
soffriva.
Inoltre, senza farne parola con i suoi, anche Charlotte temeva di essere destina
ta a perdere la vista.
Una salute cagionevole a lungo trascurata, il fegato in disordine, la continua a
pplicazione a disegnare e a scrivere con un tracciato minutissimo nei giorni del
l'adolescenza, le lunghe notti tormentate dall'insonnia, le molte lacrime sparse
in silenzio per la condotta disordinata e misteriosa di Branwell, tutto ciò contr
ibuiva a indebolire i suoi poveri occhi.
In quei giorni scrisse al signor Héger quanto segue:
Non vi è nulla ch'io tema tanto quanto l'ozio, l'inerzia, la letargia delle facoltà
mentali e quando il corpo è pigro lo spirito soffre crudelmente; non conoscerei qu
esta letargia se potessi scrivere.
In passato trascorrevo giorni, settimane, mesi interi scrivendo, e non del tutto
senza frutto, poiché Coleridge e Southey, due dei migliori nostri scrittori ai qu
ali ho inviato alcuni manoscritti, si sono degnati di approvarli, ma ormai ho la
vista troppo debole, se scrivessi molto diventerei cieca.
Questa debolezza degli occhi è causa per me di molte privazioni; se la situazione
non fosse tale sapete cosa farei, signore? Scriverei un libro e lo dedicherei a
voi! Vi ho detto spesso in francese quanto vi rispetto, quanto devo alla vostra
bontà, quanto devo a voi che siete stato il mio maestro nello studio della lettera
tura, l'unico maestro che io abbia mai avuto.
Devo tanto ai vostri consigli.
Vorrei dirlo una volta in inglese.
Ciò non è possibile, non ci devo pensare.
La carriera delle lettere mi è chiusa...
Non dimenticate di dirmi come sta la signora, come stanno i bambini.
Faccio conto di ricevere vostre notizie quanto prima: questo pensiero mi sorride
poiché il ricordo della vostra bontà non si cancellerà mai dalla mia memoria, finché qu
esto ricordo durerà, durerà anche il rispetto che mi avete ispirato.
Gradite signore... eccetera eccetera.
E' probabile che né le sue sorelle, né le più intime amiche siano state al corrente d
i questo suo timore della cecità in agguato.
Quel tanto di vista che le restava lo dedicava al servizio del padre.
Cuciva poco, scriveva solamente lo stretto necessario, il lavoro a maglia era la
sua principale occupazione.

2 aprile 1845.
Vedo con assoluta evidenza che in questo mondo non vi è un solo sorso di felicità to
tale da assaporare.
La malattia di X. giunge di pari passo col matrimonio di Y. E Mary T. si trova l
ibera su quella via di avventura e di impegno sulla quale ha così lungamente desid
erato di incamminarsi.
La malattia, il pericolo, le privazioni come compagni di viaggio - come insepara
bili compagni.
Avrebbe potuto trovarsi fuori portata delle burrasche di Sud Ovest e di Nord Ove
st prima che incominciassero a imperversare, oppure esse avrebbero potuto logora
re la loro furia a terra senza sconvolgere granché il mare.
Ma le cose sono andate diversamente e lei è stata violentemente colpita mentre noi
riposavamo tranquillamente nei nostri letti, o vi giacevamo sveglie pensando a
lei.
Tuttavia questi pericoli reali, palpabili, una volta passati, lasciano nella men
te il ricordo di aver lottato con le difficoltà, di averle vinte; ne risultano inv
ariabilmente forza, coraggio ed esperienza, mentre ho i miei dubbi che la soffer
enza puramente mentale abbia un qualsiasi risultato, se si esclude quello di ren
derci, per confronto, meno sensibili al male fisico...
Dieci anni fa avrei riso dello sbaglio che hai fatto scambiando il dottore scapo
lo per un uomo sposato.
Ti avrei certamente trovata esageratamente scrupolosa e mi sarei chiesta come er
a possibile che tu potessi rammaricarti di esserti mostrata cortese verso un uom
o corretto semplicemente perché si dava il caso che fosse libero.
Ora, invece, posso rendermi conto che i tuoi scrupoli si fondano sul senso comun
e.
So che, se vogliono evitare lo stigma di essere a caccia di marito, le donne deb
bono sembrar di marmo, di creta - fredde, prive di espressione, di sangue, poiché
ogni manifestazione di sentimento, di gioia, di dolore, di amicizia, di antipati
a, di ammirazione, di disgusto, sono indiscriminatamente interpretate dalla gent
e come tentativi di agganciare un marito.
Non ci badare! dopo tutto le donne di retta intenzione hanno la propria coscienz
a per conforto...
Non avere dunque una eccessiva paura di mostrarti quale sei: affettuosa e di buo
n cuore, non reprimere troppo drasticamente sentimenti eccellenti in sé per tema c
he un ragazzetto qualsiasi si ficchi in testa che tu li lasci scorgere per affas
cinarlo; non ti condannare a vivere solamente a metà perché un qualche tizio presunt
uoso che veste calzoni potrebbe ficcarsi nel cervello che hai il disegno di dedi
care la vita alla sua vanità.
Tuttavia un comportamento sobrio e controllato è un grandissimo pregio in una donn
a e questo tu lo possiedi.
Scrivi nuovamente presto perché sono piuttosto infuriata e ho bisogno di una buona
doccia fredda.

13 giugno 1845.
In quanto a quella tale signora... che tu dici mi assomiglia, io, invece, non pr
ovo alcuna simpatia per lei.
Non ne sento mai per le persone giudicate simili a me, perché ho sempre l'idea che
siano come me solamente nella sgradevole prima impressione che posso dare, in q
uelle caratteristiche che sono le più ovvie nel contatto superficiale con la gente
, e che so non essere attraenti in me.
Dici che è 'intelligente' - 'una persona capace'.
Quanto mi dispiace questa espressione! Dà l'idea di una donna astuta, impicciona,
brutta, chiacchierona...
Sono riluttante a lasciare papà per un solo giorno.
La sua vista si abbassa da una settimana all'altra, e non ci si può stupire che me
ntre vede diminuire la più preziosa delle sue facoltà sia nel leggere che nello scri
vere, paventi la condizione dipendente in cui la cecità lo ridurrà inevitabilmente.
Teme di non poter più far nulla nella sua parrocchia. Tento di rincuorarlo.
A volte mi riesce temporaneamente, ma nessuna consolazione potrà restituirgli la v
ista o compensarne la perdita.
Eppure non è mai lagnoso, mai impaziente: solamente ansioso e depresso.

A causa della situazione qui sopra esposta Charlotte declinò l'invito a recarsi ne
ll'unica casa dove ormai la invitavano.
In risposta alle insistenze della sua corrispondente scrive:
Hai pensato che ho rifiutato il tuo invito con freddezza, quando avrei dato vole
ntieri i miei occhi per dirti sì mentre ero costretta a dirti no.
Tuttavia ora le cose sono un po' cambiate.
Anne è tornata a casa e la sua presenza mi concede un po' di libertà.
Perciò, se tutto andrà bene, verrò da te.
Fammi solamente sapere quando devo venire.
Indicami la settimana e il giorno.
Abbi inoltre la gentilezza di rispondere alle seguenti domande, se ti è possibile:
che distanza c'è da Leeds a Sheffield? Sai indicarmi quanto costa il viaggio? Nat
uralmente quando sarò con te, mi lascerai godere in pace la tua compagnia, rinunci
ando a trascinarmi a far visite.
Non ho alcun desiderio di vedere il vostro curato, penso che sia tale e quale tu
tti gli altri curati che ho già conosciuto: mi sembrano un genere principalmente p
reoccupato di sé, vano e vacuo.
In questo benedetto momento ne abbiamo addirittura tre nella parrocchia di Hawor
th - e non ve ne è uno che valga a compensare gli altri.
Giorni fa tutti e tre, accompagnati dalla signora S. sono capitati o, per meglio
dire, si sono precipitati da noi inaspettatamente, all'ora del tè, era un lunedì, g
iorno in cui facciamo il pane, sicché io ero stanca e accaldata, tuttavia, se si f
ossero comportati quietamente ed educatamente, li avrei serviti in tutta pace, i
nvece, hanno incominciato a gloriarsi e a dare addosso ai dissenzienti in modo d
a farmi perdere la pazienza e venni fuori con alcune frasi rapide e taglienti ch
e li misero tutti quanti a tacere: papà ne rimase inorridito, ma io non le rimpian
go.

Tornata dalla breve visita fatta all'amica, viaggiò con un signore che, dalle fatt
ezze e dai modi, riconobbe all'istante per un francese.
Si avventurò a chiedergli se era veramente tale e, avuta una risposta affermativa,
gli domandò se, per caso, non avesse trascorso un lungo periodo in Germania, e si
sentì rispondere di sì.
Il suo orecchio esercitato aveva colto nell'intonazione del compagno di viaggio
quel non so che di gutturale che i Francesi dicono di notare nell'accento perfin
o dei nipoti di quei loro compatrioti che hanno vissuto a lungo oltre il Reno.
Charlotte aveva conservato una piena famigliarità con quella lingua grazie alla co
nsuetudine che espone, come segue, al signor Héger: 'Ho molta paura di dimenticare
il francese - imparo allora ogni giorno mezza pagina a memoria e provo un gran
piacere nel mandarla a mente.
Assicurate Madame di tutta la mia stima, temo che Marie Louise e Claire mi abbia
no già dimenticata, ma vi rivedrò un giorno; appena avrò guadagnato abbastanza denaro
per venire a Bruxelles, verrò.' Il suo viaggio di ritorno a Haworth, dopo la visit
a all'amica, fu dunque allietato dalla conversazione col signore francese ed ess
a giunse a casa distesa e soddisfatta.
Per incontrarvi cosa? Erano le dieci di mattina quando giunse alla Canonica: vi
era Branwell tornato inaspettatamente, gravemente ammalato.
Era giunto a casa uno o due giorni prima, apparentemente per una vacanza, ma a q
uanto immagino, perché era stata scoperta qualcosa che rendeva la sua assenza ineq
uivocabilmente opportuna.
Il giorno del ritorno di Charlotte, aveva ricevuto da Mister... una dura lettera
di licenziamento: vi si dichiarava che il suo modo d'agire era stato scoperto,
veniva bollato colla taccia di vile al di là di ogni possibile espressione, gli ve
niva imposto, sotto pena di venire smascherato pubblicamente se avesse disobbedi
to, di interrompere immediatamente, e per sempre, qualsiasi comunicazione con tu
tti i membri di quella famiglia, senza eccezione.
Vennero alla luce i vergognosi particolari.
Branwell non era in condizione di nascondere il suo disperato rimorso, né, strano
a dirsi nemmeno per timore della vergogna, il suo disperato desiderio di quell'a
more colpevole.
Diede libero sfogo ai suoi sentimenti, scandalizzò e desolò inesprimibilmente le amo
rose sorelle; il padre, quasi cieco, sedeva impietrito, dolorosamente tentato di
maledire la donna perversa che aveva fatto cadere in tentazione il suo unico ma
schio - il suo ragazzo - trascinandolo nell'abisso di vergogna di un peccato mor
tale.
L'instabilità d'umore, la gaiezza eccessiva alternata alla depressione apparenteme
nte immotivata degli ultimi mesi ora si spiegavano.
C'era inoltre una ragione ancora più profonda per le sue intemperanze: per affogar
e il rimorso aveva iniziato la sua carriera di bevitore inveterato.
L'aspetto più pietoso della situazione, per quanto lo riguardava, consisteva nell'
anelito amoroso che provava ancora per la donna che lo dominava totalmente.
A vero dire essa dichiarava di provare un amore uguale a quello di lui; ma ben p
resto si vedrà quanta verità vi fosse in quelle parole.
Nel giovane ci fu un inatteso soprassalto di coscienza quando, alcuni mesi più tar
di, incontrandola a Harrogate su appuntamento, rifiutò di fuggire con lei, com'ess
a gli proponeva: fino alla fine della sua breve vita rimase in lui un che di buo
no nonostante la debolezza e la corruzione in cui affondava.
Questa storia presenta il rovescio di quanto avviene abitualmente in casi simili
: l'uomo fu la vittima, la vita di lui fu devastata, la morte fu conseguenza del
dolore; la sua colpa fu determinata dalla colpa altrui; fu la famiglia dell'uom
o che provò più pungentemente la vergogna.
In quanto alla donna - nonostante il pio nome di suo padre (2) - nonostante il s
angue delle onorate famiglie che fluiva nelle sue vene - nonostante la casa dov'
era cresciuta, sotto il cui tetto sedettero uomini i cui nomi sono considerati s
anti in ricordo del gran bene da loro compiuto - se ne sta ancora oggi in una ri
spettabile cerchia sociale; vistosa, nonostante l'età; tenuta a galla dalla fama d
ella sua ricchezza.
Nei giornali della contea leggo il suo nome fra quelli delle patronesse che orga
nizzano i balli di Natale, leggo di lei nei resoconti dei ricevimenti londinesi.
Ma ora leggiamo qui, avendo già preso conoscenza delle sofferenze del suo colpevol
e complice, quale desolazione essa cagionò a vittime innocenti, la cui morte prema
tura può, per certi versi, essere imputata a lei.
Branwell ci ha dato un triste da fare.
Pensava solamente a ottundere o affogare la sua desolazione.
Nessuno in questa casa ha potuto riposare e, alla fine, siamo stati costretti ad
allontanarlo da casa per una settimana accompagnato da qualcuno che se ne prend
esse cura.
Mi ha scritto stamane esprimendo una certa contrizione... ma finché rimarrà in casa
non posso sperare che vi sia pace fra le nostre pareti domestiche.
Temo che ci si debba preparare tutti quanti in previsione di un periodo di angos
cia e di inquietudine.
Quando ti ho lasciato ero sotto la forte impressione che me ne ritornavo incontr
o al dolore.

Agosto 1845.
Le cose, qui a casa, vanno su per giù come al solito, non molto bene per quanto ri
guarda Branwell, benché la sua salute e, di conseguenza, il suo umore siano stati,
diciamo, migliori in questi ultimi uno o due giorni, perché è costretto ad asteners
i...

18 agosto 1845.
Ho tardato a scrivere perché non ho buone notizie da comunicare.
Le mie speranze nei riguardi di Branwell sono scarse.
A volte temo che non farà mai nulla di buono.
L'ultima delusione circa le sue prospettive e l'ultimo colpo subito dai suoi sen
timenti lo hanno gettato in uno stato di massima inquietudine.
Solamente la totale assenza di mezzi vale a trattenerlo.
Si dovrebbe sperare fino all'ultimo e mi sforzo di farlo, ma, in certi momenti,
la speranza sembra tanto fallace nel nostro caso.

4 novembre 1845.
Avevo sperato di poterti invitare a Haworth.
Sembrava che Branwell avesse la probabilità di ottenere un impiego, e io aspettavo
di conoscere l'esito del suo tentativo per dirti: Cara, vieni a trovarci...
Ma il posto, segretario presso una compagnia ferroviaria, è stato accordato a un'a
ltra persona.
Branwell, dunque, per ora rimane a casa e, finché lui sarà qui, tu non devi venire.
Quanto più ho modo di vederlo, tanto più mi confermo in questa decisione.
Vorrei essere in grado di dirti una buona parola a suo riguardo, ma non mi è possi
bile.
Non dirò di più.
Ti siamo tutti obbligati per il tuo gentile suggerimento a proposito di Leeds; m
a i nostri progetti per la scuola in questo momento sono accantonati...

31 dicembre 1845.
Dici bene, quando dici che nessuna sofferenza è tanto acuta come quella provocata
da una condotta dissipata; ahimè, ne faccio l'esperienza personale, quotidianament
e.
X. e Y. devono condurre una vita altrettanto spossante e stressante nel prenders
i cura del loro infelice fratello.
Sembra penoso davvero che chi non ha peccato personalmente debba talmente soffri
re...

L'anno 1845 finì così.


Tanto vale che io completi a questo punto la narrazione della vita di Branwell B
ront. (3) Alcuni mesi più tardi (ho la data precisa ma, per ovvie ragioni, non la
rivelo) il marito, infermo da lungo tempo, della donna con la quale aveva avuto
una relazione, morì.
Branwell aveva atteso con colpevole desiderio questo avvenimento.
La morte del marito avrebbe lasciato libera l'amante che, per quanto possa sembr
are strano, il giovane amava ancora appassionatamente.
Ora immaginava che il momento di fare concreti progetti di matrimonio fosse giun
to, per potere in seguito vivere uniti senza rimprovero e senza biasimo.
Essa gli aveva proposto di fuggire con lui, gli aveva scritto di continuo, gli a
veva mandato denaro, a venti sterline per volta.
Rammentava le delittuose richieste fattegli, come aveva sfidato la vergogna, le
pretese dei figli che minacciavano di rivelare ogni cosa, ed era convinto che lo
amasse davvero; non sapeva quanto una donna può essere cattiva e depravata.
Il marito aveva fatto un testamento nel quale l'ingente sostanza che le lasciava
era vincolata da una sola condizione: non doveva rivedere mai più Branwell Bront.
Appena letto il testamento, forse temendo che Branwell si preparasse a raggiunge
rla avendo saputo della morte del marito, mandò un domestico in tutta fretta a Haw
orth.
Questi si fermò al Black Bull, da dove mandò subito un messaggero alla Canonica a ch
iamare Branwell.
Questi scese alla piccola locanda e rimase chiuso con quell'uomo per un certo te
mpo.
Poi il servo salì a cavallo e ripartì.
Branwell rimase nella stanza e passò più di un'ora prima che desse segno di vita; po
i si udì un grido disperato, simile al muggito di un vitello straziato, e quelli c
he accorsero spalancando la porta lo videro in preda alla violenta crisi subentr
ata allo stupore in cui era caduto all'udire che l'amante gli proibiva di farsi
vivo, visto che, se l'avesse fatto, lei avrebbe perso ogni sua sostanza.
Viva e fiorisca pure! Lui è morto, tenendo in tasca fino all'ultimo giorno le sue
lettere che aveva sempre portato con sé per poterle leggere e rileggere.
Ora giace e la sua sorte eterna è conosciuta solamente da Dio misericordioso.
E io, modifico la mia precedente invocazione e chiedo al Cielo: possa essa viver
e tanto da pentirsi! La misericordia di Dio è infinita.
Durante gli ultimi tre anni di vita, Branwell usava l'oppio abitualmente per sto
rdirsi, per di più, appena gli se ne offriva la possibilità beveva senza ritegno.
Il lettore potrebbe osservare che ho fatto menzione della sua intemperanza assai
prima di quegli anni.
E' vero, ma, a quanto mi è dato saperne, non era un'abitudine prima che avesse ini
zio la colpevole intimità con la donna di cui ho scritto qui sopra.
Se mi sbaglio su questo punto vuol dire che i suoi gusti erano tanto depravati q
uanto il suo istinto.
Prendeva l'oppio perché l'aiutava a dimenticare meglio di quanto facesse l'alcool
e, inoltre, era più facile da trasportare.
Nel procurarselo dimostrava l'astuzia propria del drogato.
Usciva furtivamente mentre la famiglia si trovava in chiesa - dove aveva dichiar
ato di sentirsi troppo male per andare e riusciva a indurre il farmacista del lu
ogo a dargliene un pezzo, oppure, senza saperlo, il corriere gliene portava in u
n pacco che giungeva da lontano.
Alcuni mesi prima di morire, fu preso da violentissime crisi improvvise di "deli
rium tremens"; dormiva nella stessa camera col padre e ripetutamente esclamava c
he uno dei due sarebbe morto prima della mattina.
Le sorelle, tremanti, si sentivano male dallo spavento, e imploravano il padre d
i non rimanere esposto a quel pericolo.
Ma Mister Bront non è uomo timido, e probabilmente pensava di saper influire sul f
igliolo, in modo da fargli mantenere un minimo di controllo, più dimostrandogli fi
ducia che non dando prova di paura.
Le sorelle vegliavano temendo di udire il rumore di uno sparo nel cuor della not
te finché l'occhio insonne e l'orecchio teso si facevano pesanti e insensibili per
la perpetua tensione nervosa.
La mattina seguente il giovane Bront se ne veniva fuori, dicendo con una sguaiat
aggine da ubriaco: 'Quel povero vecchio e io abbiamo passato una notte terribile
; fa del suo meglio povero vecchio, ma non c'è più niente da fare'; poi aggiungeva s
inghiozzando: 'E' colpa di lei! colpa di lei!' Tutto quanto rimase da dire su Br
anwell Bront sarà detto da Charlotte stessa, non da me.

CAPITOLO 14.
Nel corso dell'autunno del 1845 un nuovo interesse si era profilato sull'orizzon
te delle Bront; debole, in verità, e spesso perso di vista a causa della viva pena
e della costante ansietà che premevano su di loro per via della condotta di Branw
ell.
Nelle notizie biografiche sulle sorelle scritte da Charlotte nella prefazione a
"Cime tempestose" e ad "Agnes Grey", pubblicate nel 1850, essa dice in un brano
unico, secondo me, in quanto a forza e a pathos:
'Un giorno, nell'autunno del 1845, mi cadde sott'occhio per caso, un manoscritto
; erano versi tracciati nella scrittura di mia sorella Emily. Naturalmente non f
ui sorpresa, visto che sapevo che poteva scrivere in poesia e che lo faceva.
Lo sfogliai, e fui afferrata da qualcosa che andava oltre la sorpresa - era la p
rofonda convinzione che non si trattasse di banali effusioni, ma di poesie total
mente diverse da quelle solitamente scritte dalle donne.
Le giudicai dense e terse, vigorose e genuine.
Inoltre al mio orecchio suonavano con un'armonia peculiare: selvatica, malinconi
ca ed elevata.
Mia sorella Emily non aveva un carattere facile alle dimostrazioni, tanto che an
che le persone che le erano più vicine e più care non potevano penetrare impunemente
nei recessi della sua mente e dei suoi sentimenti senza averne il permesso: mi
ci vollero ore per riconciliarla con la scoperta da me fatta e occorsero giorni
per persuaderla che quelle poesie meritavano di essere pubblicate...
Nel frattempo, la minore delle mie sorelle tirò fuori quietamente alcuni scritti s
uoi, dicendo che, visto che quelli di Emily mi avevano dato piacere, poteva dars
i che desiderassi dare un'occhiata anche a questi altri.
Potevo solamente essere un giudice parziale, tuttavia pensai che anche quei vers
i erano improntati a un soave e sincero pathos tutto loro.
Molto per tempo tutti noi avevamo accarezzato la speranza di diventare scrittori
un giorno o l'altro.
Concordammo, dunque, di mettere insieme una piccola raccolta delle nostre poesie
e, se possibile, di farle stampare.
Contrarie a esporci personalmente nascondemmo i nostri nomi sotto gli pseudonimi
di Currer, Ellis e Acton Bell: la scelta ambigua fu dettata da uno scrupolo ad
assumere nomi inequivocabilmente maschili, pur non amando dichiarare il nostro s
esso poiché - anche se allora non sapevamo che il nostro modo di pensare e di scri
vere era ben lontano da quello dichiarato 'femminile' - avevamo la vaga impressi
one che alle autrici si guardasse con pregiudizio: avevamo notato che la critica
usa per condannarle l'arma della personalità e per lodarle una lusinga che non è un
vero apprezzamento.
Il riuscire a far pubblicare il nostro libriccino richiese una vera fatica.
Come c'era da aspettarsi, né di noi né delle nostre poesie si sentiva il minimo biso
gno; ma a questo ci eravamo preparate fin dal primo momento, benché personalmente
inesperte, avevamo letto il resoconto delle esperienze altrui.
Il grande problema consisteva nella difficoltà di ottenere una qualsiasi risposta
da parte degli editori ai quali ci rivolgevamo.
Essendo ripetutamente incappate nella generale indifferenza, mi avventurai a riv
olgermi ai signori Chambers di Edimburgo chiedendo loro consiglio; loro probabil
mente hanno dimenticato questa circostanza ma IO no, poiché ricevetti da loro una
risposta breve ma cortese, piena di buon senso, in base alla quale agimmo e, all
a fine, ci facemmo strada.'
Mi sono informata presso Mister Robert Chambers e ho potuto costatare che, infat
ti, come Miss Bront immaginava, egli aveva completamente dimenticato la richiest
a fatta a lui e a suo fratello; non avevano conservato alcuna copia o un qualche
appunto di quella corrispondenza.
A Haworth vive un uomo intelligente che mi ha dato alcuni particolare interessan
ti sulle sorelle quali erano al tempo di cui sto parlando.
Dice:
'Ho conosciuto Miss Bront semplicemente come Miss Bront per lunghi anni, da quan
do la famiglia venne a vivere qui nel 18I9.
Ma non ebbi veri e propri rapporti con loro fino al 1843, quando aprii la mia pi
ccola impresa di cartoleria.
Nessun genere di consumo in quel ramo si poteva acquistare sul posto prima che i
o aprissi il mio negozio.
Bisognava andare a Keighley.
Le Bront erano solite comprare una grande quantità di carta da scrivere e mi chied
evo cosa mai potessero farne.
Pensavo che scrivessero per delle riviste.
Quando mi trovavo sprovvisto temevo sempre di vederle comparire: sembravano così d
esolate se non potevo rifornirle.
Sono andato ripetutamente fino a Halifax, (alla distanza di dieci miglia) per un
a mezza risma di carta per tema di esserne a corto quando venivano.
Non potevo comprarne di più in una sola volta per mancanza di capitale: ero sempre
a corto di denaro.
Mi piaceva tanto vederle comparire quando avevo di che servirle, erano così miti e
cortesi e talmente quiete.
Non parlavano mai molto.
Charlotte, a volte, si metteva a sedere e si informava delle nostre condizioni c
on tanta gentilezza e sentimento... anche se sono un povero lavoratore (il che n
on ho mai considerato essere una degradazione), potevo parlare con lei con la ma
ssima libertà; mi sentivo sempre a mio agio.
Benché io non abbia mai ricevuto alcuna educazione scolastica, in sua compagnia no
n ne ho mai sentito la mancanza...'
Finalmente ebbero buona accoglienza per la pubblicazione delle Poesie di Currer,
Ellis e Acton Bell presso gli editori Aylott & Jones, siti all'indirizzo di Pat
ernoster Row.
Mister Aylott ha gentilmente messe a mia disposizione le lettere che Charlotte g
li scrisse in questa circostanza.
La prima reca la data del 28 gennaio 1846; in essa Charlotte gli chiede se la su
a casa editrice sarebbe disposta a pubblicare un volume di poesie in ottavo, se
non a loro rischio, a spese dell'autore.
E' firmata C. Bront.
La risposta dev'essere stata assai sollecita visto che il 31 gennaio essa scrive
nuovamente:
Signori, Visto che siete disposti a pubblicare il lavoro di cui vi scrissi, desi
dererei essere informata al più presto su quanto verrebbero a costare la carta e l
a stampa.
Dopo di che farò loro avere la rimessa insieme col manoscritto.
Lo vorrei stampato con formato in ottavo e carta o caratteri simili a quelli del
l'ultima edizione del volume di Wordsworth uscito da Moxon.
Le nostre poesie richiederanno, a quanto ritengo, da duecento a duecentocinquant
a pagine, non sono opera di un ecclesiastico e non sono tutte di carattere relig
ioso; ma suppongo che questo non sia di alcuna importanza per Lei.
Sarà forse opportuno che Lei esamini prima il manoscritto al fine di poter calcola
re esattamente il costo della pubblicazione; se lo crede opportuno glielo invierò
subito.
Tuttavia gradirei prima farmi un'idea circa il costo probabile, perciò se potrà info
rmarcene approssimativamente gliene sarò grandemente obbligata.

Nella lettera seguente, in data del 6 febbraio, scrive: 'Lei si renderà conto che
le poesie sono di tre diverse persone, imparentate fra loro, ma i loro lavori so
no contrassegnati dalle rispettive firme.'
Il 15 febbraio scrive nuovamente:
'Il manoscritto risulterà in un volume più sottile di quanto avevo previsto.
Non so indicarle un altro modello di mio gusto in cui presentarlo.
Penso che sarebbe preferibile un formato in dodicesimo e dei caratteri alquanto
ridotti, purché chiari e non troppo piccoli e carta di buona qualità.'
Il 21 febbraio sceglie caratteri primer lunghi per le poesie e dice che invierà un
a rimessa di trenta sterline e dieci scellini di lì a pochi giorni.
I particolari stipulati in queste lettere, per quanto minuziosi siano non sono b
anali perché ci danno nettissime indicazioni sull'indole della scrivente.
Se il volume doveva essere pubblicato a loro rischio e pericolo era necessario c
he la sorella che conduceva le trattative fosse a conoscenza dei vari tipi di ca
ratteri e dei vari formati dei libri.
Aveva dunque comprato un piccolo volume che conteneva tutte le informazioni atti
nenti alla tipografia.
Non voleva informazioni vaghe, non si fidava degli altri quando era in grado di
decidere personalmente, pur avendo piena fiducia nella probità dei signori Aylott
& Jones.
La preoccupazione di accertarne il rischio prima di imbarcarsi nell'impresa, e i
l pronto pagamento dell'importo richiesto ancor prima che assumesse forma di deb
ito, indicano un carattere autonomo e indipendente.
Seppe anche controllarsi a perfezione.
Durante tutto il tempo in cui il volume di versi fu in preparazione e poi, mentr
e era in corso di stampa non scrisse una sola parola in proposito; nessuno, all'
infuori della stretta cerchia famigliare, fu messo al corrente.
Ho avuto fra le mani alcune delle lettere indirizzate da lei alla sua antica mae
stra, Miss Wooler.
La corrispondenza tra loro aveva avuto inizio già da qualche tempo.
Convinta come sono che, quando è possibile, sia meglio lasciare che Charlotte Bron
t si esprima in prima persona, ne stralcerò alcuni passi, indicandone la data.

30 gennaio 1846.
Cara Miss Wooler, Non mi sono recata recentemente a far visita a X., l'ultima vo
lta fu più di un anno fa, però ricevo frequentemente notizie da E. che non ha mancat
o di informarmi del suo viaggio fatto nel Worcestershire, ma non è stata in condiz
ione di darmi il suo indirizzo esatto.
Se lo avessi avuto le avrei scritto prima d'ora.
Penso che lei si sia chiesta come andavano le cose quando ha avuto notizia del c
rollo delle azioni della Ferrovia; sono lieta comunicarle, dopo le sue gentili d
omande, che il nostro piccolo capitale è, per il momento, intatto.
La York e Midland è, come lei dice, una ottima linea ferroviaria; tuttavia le conf
esso che, per parte mia, vorrei essere prudente.
Non penso che anche le migliori reti continueranno a pagare per molti anni gli a
ttuali dividendi; e ero molto propensa a vendere le nostre azioni prima che foss
e troppo tardi e mettere il ricavato al sicuro in un qualche più solido, anche se
meno redditizio, investimento.
Ma non riesco a indurre le mie sorelle a considerare la cosa dal mio punto di vi
sta, e, sinceramente preferisco correre il rischio di una perdita piuttosto che
ferire i sentimenti di Emily agendo contro le sue opinioni.
Essa se ne è occupata in modo assai abile in mio favore mentre mi trovavo a Bruxel
les, impedita dalla lontananza di badare ai miei interessi; perciò le lascerò dirige
re le cose anche al presente e accetterò senz'altro le conseguenze.
Disinteressata ed energica essa certamente lo è, e, anche se non è così aperta e dutti
le da lasciarsi convincere quanto vorrei, devo rammentarmi che la perfezione non
è toccata in sorte all'umanità; e finché possiamo considerare coloro che ci sono cari
e a cui siamo legati da stretti vincoli di sangue, con una profonda e incrollab
ile stima, ha poca importanza se alcune volte ci contrariano con prese di posizi
one che a noi sembrano poco ragionevoli e caparbie.
Lei, cara Miss Wooler, conosce tanto quanto me il valore dell'affetto che lega l
'una all'altra le sorelle; non vi è altro di simile al mondo credo, quando esse so
no quasi coetanee e simili per educazione, gusti e modi di sentire.
Mi chiede di Branwell; non si preoccupa minimamente di cercare un impiego e inco
mincio a pensare che si sia ridotto in condizioni tali da essere incapace di occ
upare qualsiasi posizione rispettabile e anche se avesse denaro a disposizione l
o spenderebbe unicamente a suo danno.
Temo che la facoltà di autocontrollo sia praticamente annientata in lui.
Mi chiede se io non pensi che gli uomini siano esseri strani.
Lo credo davvero.
L'ho spesso pensato, come ho pensato spesso che il modo di educarli sia strano:
non sono sufficientemente protetti dalle tentazioni.
Le ragazze sono protette come se fossero qualcosa di estremamente fragile e insu
lso, mentre i maschi sono lasciati liberi come se proprio loro, fra tutti gli es
seri viventi, fossero i più saggi e i meno soggetti a venir fuorviati.
Sono contenta che Bromsgrove le piaccia, ma credo proprio che esistano pochi luo
ghi che non incontrerebbero la sua approvazione con la signora M. come compagna.
Provo sempre un intenso piacere quando sento che Lei è pienamente soddisfatta, per
ché ciò prova che esiste una giustizia anche in questo mondo.
In gioventù, nel fiore degli anni, lei ha lavorato duramente, si è negata ogni piace
re, quasi ogni riposo; ora è libera ed ha ancora, lo spero, molti anni di vigorosa
salute per godere le soddisfazioni a sua portata.
Inoltre io ho un altro egoistico motivo per esserne lieta: vedo che anche 'una d
onna sola' può essere felice tanto quanto una sposa amata e una madre orgogliosa.
Questo mi dà una vera gioia.
Ho molto riflettuto sull'esistenza che attende ogni giorno sia le donne non spos
ate, sia quelle che non hanno alcuna probabilità di sposarsi, e sono giunta alla c
onclusione che non esiste su questa terra un tipo più rispettabile della donna non
sposata che si fa strada nel mondo quietamente, con perseveranza, senza l'aiuto
di un marito o di un fratello, e avendo raggiunto l'età di quarantacinque anni o
più si mantiene in pieno possesso di una mente bene equilibrata, aperta al godimen
to dei semplici piaceri, capace della forza necessaria per sopportare le inevita
bili pene, atta a simpatizzare con le pene altrui, desiderosa di alleviare i bis
ognosi secondo le proprie possibilità...
Durante il tempo in cui le trattative con i signori Aylott & Co. si svolgevano,
Charlotte andò ospite della sua antica compagna di scuola, con la quale aveva uno
strettissimo rapporto di fiducia, ma né allora né in seguito, le fece parola della
pubblicazione delle poesie; nonostante ciò la ragazza sospettò che le sorelle stesse
ro scrivendo, e fu confermata in questa idea, quando in una delle sue visite a H
aworth, essa vide Anne con un numero del 'Chambers's Journal' intenta a leggere
mentre un mite sorriso di soddisfazione le illuminava il placido volto.
'Cosa c'è?' - chiese l'amica - 'Perché sorridi?' 'Semplicemente perché vedo che hanno
pubblicato una delle mie poesie' - fu la quieta risposta, e sull'argomento non f
u detto altro.
A questa amica Charlotte indirizzò la seguente lettera:
3 marzo 1846.
Sono giunta a casa ieri, un po' dopo le quattordici, sana e salva.
Ho trovato papà in ottime condizioni, la vista sempre allo stesso punto.
Emily e Anne erano andate a Keighley per incontrarmi; sfortunatamente ero tornat
a per la strada vecchia mentre loro avevano presa quella nuova e ci siamo mancat
e.
Non furono di ritorno a casa se non dopo le sedici e mezza e il pesante acquazzo
ne che cadde di pomeriggio le sorprese.
Mi rincresce dirti che a causa di questo Anne ha preso un leggero raffreddore, m
a spero che si rimetterà presto.
Papà è stato molto sollevato da quanto gli ho detto circa il rapporto di Mister C.
e lietissimo nel sentire dell'esperienza della vecchia signora E.; ma mi sono ac
corta che ha accolto con piacere l'idea di rimandare l'operazione di alcuni mesi
.
Entrai nella camera dov'era Branwell per parlargli, circa un'ora dopo il mio arr
ivo a casa, e mi costò un vero sforzo rivolgermi a lui e avrei potuto risparmiarmi
la fatica di farlo visto che non mi prestò la minima attenzione: non rispose alcu
nché, era istupidito.
I miei timori non sono stati vani.
Mi dicono che ha ottenuto una sovrana mentre ero via, con la scusa di un urgente
debito da pagare; è uscito e l'ha immediatamente cambiata in una osteria e l'ha s
pesa come era da aspettarsi... ormai è irricuperabile.
Non è che troppo vero.
Nelle sue presenti condizioni è quasi impossibile rimanere nella camera in cui si
trova.
Cosa ci tenga in serbo il futuro, non lo so.

31 marzo 1846.
La nostra povera vecchia domestica Tabby ha avuto una specie di ictus cerebrale,
una quindicina di giorni fa, ma ora si è quasi completamente rimessa; Martha (la
ragazza che avevano preso per assistere Tabby e che ancor oggi rimane come fedel
e persona di servizio alla Canonica) sta poco bene per un gonfiore al ginocchio
e così ha dovuto andare a casa.
Temo che ci vorrà un bel po' di tempo prima che sia nuovamente in condizione di la
vorare.
Ho ricevuto il numero del 'Record' che hai mandato...
Ho letto la lettera di d'Aubigné.
E' uno scritto intelligente e quello che dice del Cattolicesimo è ottimo.
La parte che riguarda l'Alleanza Evangelica non mi sembra granché praticabile, ma
certamente il predicare l'unità tra tutti i Cristiani piuttosto che inculcare l'in
tolleranza e l'odio mi sembra in accordo con lo spirito del Vangelo.
Sono veramente contenta di essermi recata a... quando l'ho fatto, poiché il cambia
mento d'aria mi ha fatto bene alla salute e mi ha rinvigorita.
E tu, come tiri avanti? Anelo al mite Sud e ai venti dell'Ovest.
Grazie a Dio papà continua abbastanza bene, benché troppo spesso la disgraziata cond
otta di Branwell lo getti nello sconforto.
Non c'è da aspettarsi alcun mutamento se non per il peggio.

Nel frattempo la stampa del volume di versi procedeva senza intoppi.


Dopo una serie di consultazioni e di deliberazioni, le sorelle erano giunte alla
decisione di correggere le bozze personalmente.
Fino allo scorso 28 marzo gli editori si erano rivolti alle sorelle indirizzando
si a Mister C. Bront Esq.
Ma in seguito a un disguido Charlotte chiese ai signori Aylott & Co. di indirizz
are da allora in poi le loro comunicazioni a Miss Bront, e diede il suo vero rec
apito.
Lasciava implicitamente intendere che non trattava per proprio conto ma quale ag
ente degli autori C. E. e A. Bell e in una nota del 6 aprile fa una proposta a l
oro nome di un lavoro che essi stanno preparando per darlo alle stampe consisten
te in tre distinti racconti, senza alcun nesso tra di loro, (1) che possono esse
re pubblicati in un unico volume o separatamente.
I tre volumi avrebbero avuto le consuete dimensioni di un unico romanzo.
Starebbe agli editori scegliere in proposito.
Aggiunge che gli autori non intendono pubblicare i tre racconti a proprie spese;
hanno incaricato lei di chiedere ai signori Aylott & Co. se sono disposti a sta
mparli per proprio conto, naturalmente dopo aver debitamente esaminato i manoscr
itti per accertarsi che essi permettano di prevederne il successo.
Gli editori risposero prontamente come possiamo desumere dalla lettera di Charlo
tte, in data 11 aprile:
Vengo a ringraziarli in nome di C., e A. Bell per la loro cortese offerta di con
sulenza della quale mi varrò per chieder loro precisazioni su tre o quattro punti.
E' evidente che gli scrittori sconosciuti devono misurarsi con grandi difficoltà,
prima di riuscire a mettere le proprie opere sotto gli occhi del pubblico.
Sono loro in
grado di suggerirmi un modo per ovviare a tali difficoltà? Per esempio, pensando a
l caso che ho loro sottoposto, quale è la forma che rende più probabile l'accettazio
ne di un lavoro di fantasia da parte di un editore? Offerto come un insieme, in
tre volumi, oppure come racconti da pubblicarsi separatamente, o come contributo
a una qualche rivista? Quali sono gli Editori da considerare più facilmente prope
nsi ad accettare una di queste proposte? Può bastare "scrivere" direttamente a un
editore o non sarebbe possibile sollecitare un'intervista personale? La loro opi
nione e il loro consiglio su questo o su qualsiasi altro punto suggerito dalla l
oro esperienza, sarebbe da noi considerato come un vero favore.

Dal tenore di questa corrispondenza è evidente che credeva fermamente nella probità
e nella sincerità della impresa editoriale con cui trattava in questa sua prima av
ventura letteraria, per cui si conformò al suggerimento che gliene veniva.
La pubblicazione delle poesie non fu tirata esageratamente per le lunghe.
Il 20 aprile scrive ai signori Aylott & Co. di farle avere tre volumetti e di co
nsigliarle i recensori ai quali altre copie dovrebbero essere inviate.
La lettera che segue illustra le idee delle tre ragazze su quali fossero i perio
dici o le altre fonti di informazione che guidavano l'opinione pubblica.

Le poesie siano accuratamente rilegate in tessuto.


Abbiate la bontà di inviare "al più presto" copie e annunci pubblicitari a tutti i p
eriodici qui sotto elencati: Colburn's New Monthly Magazine Bentley's Magazine H
ood's Magazine Blackwood's Magazine Tait's Edinburgh Magazine The Edinburgh Revi
ew The Dublin University Magazine Anche ai giornali Daily News e Britannia (quot
idiani).
Nel caso vi siano altri periodici ai quali siete soliti inviare copie dei lavori
da voi pubblicati, includeteli nell'elenco.
Penso che quelli che ho indicato siano sufficienti per una buona propaganda.

I signori Aylott suggerirono allora di inviare copie e annunci pubblicitari anch


e all'Atheneum, alla Literary Gazette, a Critic e a Times, ma, avendoci ripensat
o, Miss Bront rispose che i periodici da lei menzionati le sembravano sufficient
i per il momento, visto che gli autori non desideravano spendere più di due sterli
ne per la propaganda, e ritenevano che il successo di un lavoro letterario dipen
desse più dall'accoglienza dei lettori e dall'attenzione dei periodici che non dal
l'insistenza della pubblicità.
Nel caso che venga pubblicata una qualsiasi recensione sulle poesie, favorevole
o no, i signori Aylott & Co. sono cortesemente pregati di comunicare il nome e i
l numero dei periodici su cui la raccolta viene menzionata, visto che il fatto p
otrebbe sfuggire all'intermediaria che non ha l'opportunità di vederli regolarment
e, cosicché le critiche potrebbero sfuggirle.
'Se le poesie dovessero essere prese in considerazione favorevolmente, è mia inten
zione stanziare una somma appropriata a farne più vasta propaganda.
Se d'altra parte dovessero passare inosservate o essere condannate, penso che sa
rebbe assolutamente inutile insistere con gli annunci visto che non vi è nulla sia
nel titolo, sia nel nome degli autori che possa attirar l'attenzione, sia pur d
i una sola persona.' Penso che il piccolo volume uscì su per giù verso la fine del m
aggio 1846 senza attirar l'attenzione; nel poderoso mormorio della voce pubblica
nessuno si accorse che tre nuove voci avevano incominciato a parlare.
Nel frattempo la vita quotidiana scorreva angosciosa per le tre sorelle che, tut
te prese dalla tremenda preoccupazione che rodeva loro il cuore, avevano probabi
lmente messo in secondo piano la loro carriera di scrittrici.
Il 17 giugno Charlotte scrive:
Branwell dichiara di non potere e di non volere fare alcunché per se stesso: gli s
ono stati offerti buoni impieghi, in cui lavorando normalmente per una quindicin
a di giorni, avrebbe potuto ottenere l'assunzione definitiva, ma lui non vuol fa
r altro che bere e ridurci tutti alla disperazione.

Nell'Atheneum del 4 luglio apparve una breve recensione delle poesie di C., E. e
A. Bell.
La recensione attribuisce a Ellis il livello più alto della produzione dei tre fra
telli, quali si suppone siano gli autori: 'un bell'ingegno strano, dotato di una
evidente forza d'ala capace di raggiungere un'altezza che qui non ha tentato'.
Inoltre, dimostrando una evidente forza di penetrazione, il recensore continua d
icendo che le poesie di Ellis 'portano l'impronta di una originalità che va oltre
quella presente in questo volume'.
Currer Bell viene collocata a mezza strada tra Ellis e Acton.
Ma in questa recensione vi è poca cosa, ormai, che meriti di essere presa in consi
derazione.
Possiamo immaginare con che interesse quelle righe furono lette nella Canonica d
i Haworth, e quanto le sorelle si siano sforzate di sviscerarne i motivi e farne
tesoro come guida dei loro talenti.
Raccomando di dare una particolare attenzione alla lettera di Charlotte in data
del 10 luglio 1846, riportata qui sotto.
Poco importa a chi sia stata scritta ma il sano senso del dovere che vi si nota
- di quel dovere di cui Dio, nel collocarci nelle nostre famiglie, ci investe, s
embra meritare speciale considerazione in quelle circostanze.

Vedo che ti trovi in un dilemma di natura difficile e peculiare.


Due sentieri si aprono di fronte a te: in coscienza desideri scegliere quello gi
usto anche se fosse il più scabro, ripido e difficile; ma non sai quale sia il più g
iusto.
Non sai decidere se il dovere e la religione ti impongano di uscire allo scopert
o nel freddo mondo, vuoto di amicizie e lì guadagnarti la vita grazie al duro lavo
ro di governante, privo di soddisfazioni, o se piuttosto non ti chiedano di rima
nere dove ti trovi ora, in compagnia della tua vecchia madre, trascurando per il
momento ogni prospettiva di personale indipendenza, accettando gli inevitabili
inconvenienti, talvolta perfino delle privazioni.
Posso benissimo immaginare come sia quasi impossibile per te decidere in proposi
to, perciò deciderò per te o, per lo meno, ti dirò quale è la mia assoluta convinzione,
ti mostrerò onestamente come la situazione mi appare.
Il giusto sentiero è quello che richiede il maggior sacrificio del proprio interes
se - implicando il bene maggiore per gli altri; e questo sentiero fermamente seg
uito condurrà, io credo, in processo di tempo, alla prosperità e alla felicità, benché,
all'inizio, possa sembrare puntare esattamente in direzione contraria.
Tua madre è vecchia e inferma; le persone vecchie e inferme hanno ben poche fonti
di felicità - meno ancora di chi è relativamente giovane e sano possa concepire; pri
varli di una di queste è pura crudeltà.
Se tua madre è più tranquilla quando sei con lei, rimanile vicina.
Se dovesse soffrire nell'essere lasciata da te, rimani con lei.
Fin dove giunge la corta vista umana potrà sembrare contro il tuo vantaggio né sarai
lodata e ammirata per il fatto che ti fermi a casa per essere di conforto a tua
madre; ma probabilmente la coscienza ti approverà, e se sarà così, rimani.
Raccomando a te di fare quello che anch'io sto tentando.

Il seguito di questa lettera può interessare il lettore solamente in quanto contie


ne una perentoria rettifica negativa della voce che circolava del suo fidanzamen
to col curato di suo padre - proprio quello stesso curato col quale otto anni più
tardi si sposerà e che, probabilmente, fin da allora, benché lei non se ne rendesse
conto, aveva incominciato a occuparsi di lei con lo stesso tenero e fedele senti
mento quale Giacobbe usò per ottenere Rachele.
Ma altre persone, probabilmente, lo avevano notato.
Rimangono ancora alcune sue comunicazioni riguardo le transazioni dei signori Be
ll con Mister Aylott.
Il 15 luglio scrive:
Visto che non sono giunte altre comunicazioni immagino che per ora nessun altro
commento sia stato pubblicato, e che la richiesta non sia aumentata.
Potrebbe favorirmi con una riga che mi informi "quante" copie sono state vendute
a tutt'oggi?
Ben poche, temo, poiché tre giorni più tardi essa scrive:
I signori Bell mi incaricano di ringraziarla per quanto Lei suggerisce circa la
propaganda.
Essi sono d'accordo con Lei che, visto la stagione sfavorevole, è meglio deferire
l'operazione.
Sono obbligata per l'informazione a riguardo delle copie vendute.

Il 23 luglio scrive ai signori Aylott:


I signori Bell le sarebbero grati di spedire da Londra le righe qui accluse.
E' la risposta alla missiva inoltrata da Lei che conteneva la richiesta dei loro
autografi da parte di una persona che dichiara di aver letto e ammirato le loro
poesie.
Penso di aver fatto sapere in antecedenza che i signori Bell per ora desiderano
rimanere in incognito: questa è la ragione per cui desiderano che la loro risposta
venga spedita da Londra, piuttosto che inviarla direttamente evitando così di dar
e una qualche indicazione circa il luogo dove risiedono, per mezzo del timbro po
stale...

E scrive nuovamente in settembre:


Siccome il lavoro non ha ottenuto alcuna ulteriore attenzione da altri periodici
suppongo che la richiesta non sia aumentata granché...

Nella nota biografica che più tardi Charlotte scriverà sulle sorelle, leggiamo quant
o segue circa il fallimento delle modeste speranze riposte in quella loro prima
pubblicazione: 'Il libro fu stampato; è a malapena conosciuto, e le poesie di Elli
s Bell sono quanto in esso merita di essere letto; la ferma convinzione che avev
o, e che ho, circa il valore di questi versi non ha, devo ammetterlo, avuto la c
onferma di una critica favorevole, ma nonostante ciò non cambio parere in proposit
o.'
Volume secondo.
CAPITOLO 1.
Durante l'estate del 1846, mentre le sue speranze di un successo letterario anda
vano svanendo, un'ansietà di diversa natura andava aumentando.
La vista di suo padre era quasi completamente ottenebrata dal progredire della c
ataratta.
Poteva spostarsi andando a tastoni e riconosceva la figura di quanti gli erano f
amigliari, se si trovavano in piena luce; ma non ci vedeva assolutamente più per l
eggere e perciò il suo insaziabile desiderio di conoscenza e di informazione era s
everamente colpito.
Continuava a predicare.
Mi hanno detto che veniva accompagnato sul pulpito e che i suoi sermoni non furo
no mai così efficaci come quando egli si levava maestosamente, vegliardo privo di
vista, lo sguardo immobile fisso di fronte a sé mentre le parole gli fluivano dall
e labbra con tutto il vigore e la forza dei suoi giorni migliori.
Mi è anche stato riferito che era ancora capace di misurare esattamente il tempo.
I suoi sermoni avevano sempre avuto la durata di una mezz'ora: la cosa non gli e
ra stata difficile mentre parlava avendo l'orologio sotto gli occhi.
Ma nulla cambiò anche durante la cecità: quando le lancette dei minuti segnavano lo
scadere della solita mezz'ora il sermone finiva.
Sopportò con pazienza la grave afflizione anche se molti interessi ne venivano ost
acolati, e certamente, mentre si chiudeva in se stesso, deve aver meditato dolor
osamente sulla condotta del suo unico figlio maschio.
Non c'è da meravigliarsi se, dopo un certo tempo, cadde in uno stato di depression
e.
Durante quell'autunno le figliole avevano raccolto tutte le informazioni possibi
li circa le probabilità di successo di una operazione di cataratta a una persona d
ell'età del loro padre.
Verso la fine di luglio, Emily e Charlotte si erano recate a Manchester col prop
osito di cercare un oculista che fosse un buon chirurgo e là udirono parlare del d
ottor Wilson che godeva di ottima fama.
Si recarono immediatamente da lui; egli dichiarò che non era in grado di dire, sul
l'unica base delle loro informazioni, se Mister Bront fosse operabile o no; dove
va sottoporsi a una visita.
Verso la fine di agosto Charlotte lo accompagnò dal dottore che decise di operare
immediatamente e indicò loro una buona pensione, gestita da una sua ex domestica.
La locanda si trovava in un sobborgo della città formato da numerose vie che corre
vano lungo piccole case tutte uguali.
La lettera che segue è scritta da quel luogo.
21 agosto 1846.
Scarabocchio appena due parole per farti sapere dove mi trovo affinché tu possa sc
rivermi qui: mi sembra che una lettera da te mi solleverebbe dalla triste impres
sione che provo in questa città dove mi sento completamente estranea.
Papà e io siamo giunti venerdì, il giorno stesso abbiamo visto l'oculista, Mister Wi
lson, che ha dichiarato che gli occhi di papà sono a punto per una operazione fiss
ata per lunedì prossimo.
Pensa a noi in quel giorno! Siamo entrati nella nostra pensione ieri: ho l'impre
ssione che vi staremo comodi, le nostre camere sono ottime, la padrona di casa,
però, non c'è: è molto ammalata e si è recata in campagna; sono in grande imbarazzo nel
fare le provviste: dobbiamo pensare noi ai pasti e io mi scopro assolutamente ig
norante in proposito: quando ordino la carne non ho idea di che pezzi debba chie
dere.
Per noi due potrei cavarmela senza difficoltà, la dieta di papà è talmente semplice! M
a da qui a un giorno o due ci sarà un'infermiera e temo di non prendere cose abbas
tanza buone per lei.
Papà, lo sai, non ha pretese: per lui bastano il manzo o il castrato, il tè e il pan
e e burro; ma un'infermiera si aspetterà probabilmente di essere trattata assai me
glio.
Se ne sei capace, dammi un qualche suggerimento.
Mister Wilson dice che dovremo fermarci qui almeno per un mese.
Mi chiedo come Emily e Anne se la caveranno con Branwell a casa.
Avranno anche loro dei problemi.
Che cosa non darei per averti qui! Un passo dopo l'altro siamo costrette a fare
le nostre esperienze in questo mondo, ma l'imparare è veramente sgradevole.
L'unica cosa incoraggiante sta nel fatto che Mister Wilson fa delle favorevoliss
ime previsioni per papà.

26 agosto 1846.
L'operazione è stata fatta ieri.
Mister Wilson operava, due altri chirurghi assistevano.
Mister Wilson dice di esserne assolutamente soddisfatto, ma papà ancora non ci ved
e per niente.
Il tutto ha richiesto un quarto d'ora; non si è trattato della semplice operazione
descritta da Mister C., ma bensì dell'estrazione della cataratta.
Papà ha dato prova di straordinaria pazienza e di grande fermezza; i chirurghi ne
sembravano sorpresi.
Sono rimasta nella stanza per tutto il tempo secondo il suo desiderio: naturalme
nte non ho fiatato e non mi sono mossa fino alla fine; capivo che quanto meno av
essi parlato a lui o ai chirurghi tanto meglio sarebbe stato.
Papà ora è confinato a letto in una camera buia e per quattro giorni non si deve muo
vere, può parlare e gli si può parlare, meglio se il meno possibile.
Ti sono molto obbligata per la tua lettera e per i gentili consigli che mi dai:
mi hanno procurato una estrema soddisfazione perché, leggendoli, mi sono accorta d
i aver sistemato la maggior parte delle cose come mi indichi tu e, visto che la
tua teoria coincide con la mia pratica, sono sicura che è corretta.
Spero che Mister Wilson mi permetta quanto
prima di fare a meno dell'infermiera: è abbastanza brava, ma ha dei modi troppo os
sequiosi e ho l'impressione che non sia molto fidata, anche se sono stata costre
tta a fidarmene per alcune cose.
Mi sono assai divertita al resoconto dei corteggiamenti di X.
sentendomene, però, anche rattristata da un certo punto di vista.
Penso che la natura lo destinava a qualcosa di meglio dello sprecare il tempo a
far patire un intero gruppo di povere zitelline che non hanno niente da fare.
Le ragazze, disgraziatamente, sono indotte a dare importanza a lui e ad altri si
mili perdigiorno, perché, mentre le loro menti sono per lo più disoccupate, le loro
sensazioni sono integre e di conseguenza fresche e verdi, mentre lui ha fatto il
pieno dei piaceri e ora può permettersi impunemente di divertirsi alla vista dei
tormenti altrui.
E' uno stato di cose ingiusto, la lotta è impari.
Vorrei avere il potere di infondere nell'animo delle perseguitate un po' della t
ranquilla forza che ci dà l'orgoglio.
Vorrei convincerle della loro superiorità (poiché esse gli sono superiori essendo più
pure), di quanto sia fortificante sopportare il presente, aspettando una conclus
ione.
Se l'intero consorzio delle vergini di X. potesse accogliere e far propria quest
a posizione, lui sarebbe costretto ad abbassare la cresta di fronte a loro.
Speriamo che, per fortuna, i loro sentimenti non siano così accesi come si potrebb
e credere e che le stoccate di quel signore non vadano a fondo come vorrebbe.
Spero proprio che sia così.

Alcuni giorni più tardi scrive: 'Papà è ancora trattenuto a letto, in una camera buia,
con gli occhi bendati.
Non si è manifestata alcuna infiammazione, tuttavia sembra che la massima prudenza
, una totale immobilità e l'assoluta esclusione della luce siano necessarie per as
sicurare il perfetto successo dell'operazione.
E' molto paziente ma naturalmente si sente depresso e stanco.
Ieri, per la prima volta, ha avuto il permesso di sperimentare la vista.
Può vedere come in una nebbia.
Mister Wilson sembra soddisfattissimo e ha detto che tutto era a posto.
Io ho avuto notti cattive a causa del mal di denti: ne soffro da quando siamo a
Manchester.'
Durante tutto questo tempo, nonostante le ansietà domestiche che le tormentavano,
nonostante l'insuccesso delle loro poesie, le tre sorelle stavano tentando quell
'altra ventura letteraria cui Charlotte aveva fatto cenno in una sua lettera ai
signori Aylott.
Ciascuna di loro aveva scritto una storia in prosa nella speranza che i tre lavo
ri potessero essere pubblicati insieme: "Cime tempestose" di Emily e "Agnes Grey
" di Anne sono sotto gli occhi di tutti; il terzo, "The Professor", quello di Ch
arlotte, è ancora inedito, ma verrà pubblicato appena queste memorie avranno visto l
a luce. (1) L'intreccio non presenta un grande interesse, ma l'interesse che si
basa più su incidenti intesi a crear sensazione che sul drammatico sviluppo dei ca
ratteri è poca cosa: e Charlotte Bront non fece mai nulla di migliore di alcuni ri
tratti psicologici presenti in "The Professor" e, dal punto di vista della grazi
a femminile, mai sorpassò personaggi qui descritti.
I tre racconti, dopo aver tentato invano di correre la sorte insieme, furono inf
ine inviati separatamente a editori diversi ma, per molti mesi, con ostinato esi
to negativo.
Accenno a questi fatti perché, a quanto mi disse Charlotte, mentre si trovava a Ma
nchester aspettava la risposta di non so quale editore, che respinse il suo racc
onto con un secco rifiuto giuntole proprio nel giorno in cui suo padre veniva op
erato.
Ma nel petto aveva un cuore degno del leggendario eroe scozzese Robert Bruce e i
ripetuti insuccessi non la domarono più di quanto fecero quelli di lui.
Mentre "The Professor" continuava invano a tentar la sua sorte quel genio coragg
ioso iniziò a scrivere "Jane Eyre" proprio in quel periodo di eccezionale preoccup
azione, di deprimente inquietudine, in quell'ostico ambiente di grigie, torpide
vie tutte uguali, lungo le quali tutti i visi che incontrava, eccettuato quello
del loro gentile dottore, le erano estranei.
Ecco quello che lei stessa dice in proposito: (2) 'Il libro di Currer Bell non i
ncontrò accettazione, non gli fu riconosciuto alcun merito, così il gelo della dispe
razione incominciò a invadere il cuore dell'autore.' Considerate che non si tratta
del cuore di una persona che, delusa in una speranza, poteva rivolgersi con sla
ncio raddoppiato ad altre sicure benedette aspettative.
Pensate a quale fosse la sua casa, alla cupa ombra del rimorso che opprimeva uno
di quelli che vi abitavano e che doveva alla fine condurlo alla perdita della r
agione, nonché della vita stessa; pensate alla vista di suo padre appesa a un filo
, alla salute delicata delle sorelle e come esse dipendessero dal suo appoggio m
orale; e ammirate come merita di essere ammirato il saldo coraggio che la rese c
apace di lavorare con costanza a "Jane Eyre", mentre quel suo primo racconto fac
eva inutilmente 'Io sfibrante giro da un editore all'altro a Londra'.
Credo di aver già detto che alcuni degli amici che le sopravvissero pensano che un
incidente di cui ebbe notizia mentre si trovava da Miss Wooler fu il germe da c
ui nacque "Jane Eyre".
Ma su questo non si può andare oltre una semplice congettura.
Quelli a cui parlò dei suoi scritti hanno ormai le labbra sigillate dalla morte, e
chi mi legge avrà probabilmente notato che, dalla corrispondenza che mi ha fornit
o tante informazioni sulla sua vita quotidiana, non si ricava alcuna notizia né su
lla pubblicazione delle poesie né sul tentativo delle tre sorelle di far accettare
a un editore le loro storie.
Ricordo tuttavia molti minuti particolari che Miss Bront mi comunicò in risposta a
lle mie domande sul suo modo di comporre.
Mi disse che non era in grado di scrivere ogni giorno allo stesso modo: a volte
passavano settimane, perfino mesi, prima che sentisse di aver qualcosa da aggiun
gere a quanto era già scritto.
Poi una bella mattina si destava avendo in mente chiaro e luminoso, in una ben d
istinta visione, il seguito del racconto.
Quando ciò avveniva, sua prima preoccupazione era il disbrigo di tutte le faccende
domestiche e dei suoi doveri filiali, per avere il tempo di mettersi a scrivere
le vicende e i pensieri, che in quei momenti le erano più presenti della sua stes
sa vita quotidiana.
Tuttavia, nonostante questo 'invasamento' (che proprio di ciò si trattava) i pochi
compagni della sua vita che sopravvivono sono concordi nell'affermare con la ma
ssima decisione che mai un dovere, mai una richiesta di assistenza, furono accan
tonati anche per un solo istante.
Era stato necessario dare a Tabby, ormai ottantenne, l'aiuto di una ragazza; ma
Tabby dimostrava la massima riluttanza nel lasciarsi aiutare; non sopportava che
le fosse ricordato per quanto fosse la delicatezza nel farlo, che l'acutezza de
i sensi era in lei diminuita dall'età.
L'altra domestica non poteva interferire nei lavori che lei considerava di sua s
pettanza.
Fra gli altri diritti si riservava quello di sbucciare le patate per la cena, ma
siccome la sua vista si era molto abbassata, spesso lasciava sui tuberi certe c
hiazze scure che noi, al nord, chiamiamo 'occhi'.
Miss Bront era una padrona di casa troppo precisa per lasciar correre su questo
punto, tuttavia non voleva ferire l'orgoglio della fedele vecchia domestica dand
o l'ordine alla sua giovane aiutante di ripassare le patate.
Perciò entrava silenziosamente in cucina, portava via, senza dar nell'occhio, la g
rande ciotola che conteneva le verdure e, interrompendo il fluire dell'ispirazio
ne, toglieva gli occhi delle patate e le rimetteva a posto.
Il particolare che ho riferito serve a dimostrare quanto ordine e quanta cura es
sa metteva nel disbrigo delle faccende domestiche perfino nei momenti in cui l'i
spirazione la possedeva.
Chiunque abbia studiato i suoi scritti, sia pubblicati che nelle lettere, chiunq
ue abbia goduto del raro privilegio di udirla parlare, ha notato una singolare f
elicità nella scelta delle parole.
Componendo i suoi libri vi ha sempre posto la massima cura.
La scelta delle parole è lo specchio del del suo pensiero, nessun altro termine, p
er quanti sinonimi abbia, potrebbe essere sostituito a quello scelto da lei.
Aveva un rispetto per quella semplice, santa verità dell'espressione che Mister Tr
ench (3) impone come dovere a chi scrive ma che troppo spesso viene disatteso.
Era solita indugiare pazientemente aspettando che il termine giusto le venisse i
n mente finché questo non le si presentava: poteva trattarsi di un provincialismo
oppure poteva all'opposto essere derivato dal latino: purché esprimesse accuratame
nte l'idea che voleva esprimere non le interessava quale ne fosse l'origine e qu
esta sua preoccupazione fa sì che la prosa dei suoi romanzi presenti la finezza di
un mosaico: ogni tassello è stato collocato nel punto giusto.
Non scrisse mai una frase senza aver prima chiarito con esattezza quanto voleva
dire, aver scelto deliberatamente ogni parola, e averla sistemata nella corretta
concatenazione.
Ne consegue che sui fogli scritti a lapis che ho avuto modo di vedere, si trovin
o cancellati interi periodi ma mai un vocabolo o una singola espressione.
Scriveva su quei pezzi di carta con una grafia minuta, appoggiandosi su una assi
cella simile a quelle che si adoperano per rilegare i libri.
Era un metodo che le imponeva la miopia da cui era afflitta e che aveva il vanta
ggio di permetterle di utilizzare carta e matita mentre nella penombra del crepu
scolo sedeva vicino al caminetto acceso, oppure quando (come troppo spesso accad
eva) rimaneva desta per ore ed ore durante la notte.
I manoscritti definitivi venivano ricopiati da quei fogli sparsi con una grafia
chiara e delicata quasi tanto facile da leggere quanto lo sono i caratteri tipog
rafici.
Le sorelle erano rimaste fedeli all'abitudine che risaliva ai tempi della zia: r
iponevano il lavoro di cucito alle nove di sera e incominciavano a studiare pass
eggiando su e giù per il soggiorno.
Era quello il momento in cui parlavano delle storie che stavano scrivendo e si r
accontavano gli intrecci.
Una volta alla settimana ciascuna di loro leggeva alle altre quanto aveva scritt
o e ne ascoltava i commenti.
Charlotte mi disse che le osservazioni negative la inducevano raramente ad alter
are il suo lavoro tanto era convinta di avere accuratamente descritto la realtà; m
a quella lettura era di stimolo e interesse per tutte, le sottraeva alla pressio
ne delle cure quotidiane trasportandole in un libero spazio Fu in uno di quei mo
menti che Charlotte prese la decisione di privare la sua eroina di
ogni bellezza descrivendola minuta e poco attraente, contrariamente all'uso corr
ente.
Chi scrisse il bel necrologio (4) in occasione della 'morte di Currer Bell' prob
abilmente seppe da lei stessa quanto vi è detto a proposito di Jane Eyre.
Mi prendo la libertà di citarlo: 'Una volta essa disse alle sorelle che commetteva
no un errore, addirittura un errore etico, nel far belle le loro eroine, come se
fosse scontato.
Esse replicarono che diversamente era impossibile rendere un'eroina interessante
.
Al che lei aveva risposto: 'Vi dimostrerò che siete in errore, vi presenterò un'eroi
na che pur piccola e priva di bellezza quale sono io, sarà tanto interessante quan
to le vostre.' Così nacque Jane Eyre disse riferendomi quanto sopra - la quale tut
tavia, non ha altro di me che questo!' A mano a mano che il lavoro procedeva la
scrittrice ne era presa sempre di più. Dopo aver fatto giungere Jane a Thornfield
stentava a interrompere il racconto.
Data la grande miopia, scriveva in quadernetti quadrati che teneva all'altezza d
egli occhi, tracciando la prima stesura a lapis.
Lavorò così, in grande tensione durante tre settimane, fino a quando fece uscire la
sua eroina da Thornfield: allora si rilassò anche perché si era buscata una febbre c
he la costrinse a fermarsi.' Credo che la citazione qui sopra è quanto, per ora, s
ia opportuno dire rispetto alla invenzione e alla composizione di quel meravigli
oso romanzo che era solamente all'inizio quando Miss Bront fece ritorno a Hawort
h col padre, dopo il loro soggiorno a Manchester così pieno di ansie.
Giunsero a casa verso la fine di settembre.
Mister Bront riprendeva forza di giorno in giorno ma era ancora prudente non sta
ncare gli occhi.
Mentre erano via le cose in famiglia erano andate meglio di quanto Charlotte ave
sse osato sperare: si dichiarò grata per il bene ottenuto e per il male evitato du
rante la sua assenza.
Verso quel tempo venne fatta a Miss Bront una nuova proposta di aprire una scuol
a alquanto lontana da Haworth; non ne conosco i particolari, ma ho qui alcuni br
ani della sua caratteristica risposta:
'Allontanarmi da casa! - forse non sarò in grado di trovare né un domicilio né un impi
ego quando sarò oltre la prima giovinezza, con facoltà mentali arrugginite e buona p
arte delle cognizioni acquisite dimenticate.
A volte questo pensiero mi punge acutamente, ma consultando la mia coscienza ne
ottengo una netta risposta: restando a casa agisco in modo giusto, il cedere al
desiderio di libertà merita solo biasimo.
Difficilmente potrei sperare nel successo se commettessi l'errore di disattender
e simili ammonimenti.
Vorrei ricevere nuovamente tue notizie al più presto.
Fatti dare da lui non un vago, bensì un chiaro resoconto delle alunne che è in grado
di garantire; spesso si pensa di poter fare molto in proposito finché non si è tent
ato; l'ottenere alunne è diverso dall'ottenere un qualsiasi altro genere di cose.'
Quale sia stata la natura e la portata di questa trattativa, in conclusione Char
lotte aderì alla suggestione della coscienza che le consigliava di rimanere a casa
a rallegrare e confortare con la sua presenza chi era in difficoltà e mentre avev
a una benché minima influenza su colui che era cagione di angustia.
La citazione che segue ci permette di gettare un'occhiata sulla situazione di qu
ella casa: è da una lettera in data 15 dicembre:
Spero che tu non sia congelata.
Qui il freddo è tremendo.
Non ricordo un'altra serie di giorni polari simili a questi.
Sembra davvero che l'Inghilterra sia slittata verso la zona artica; il cielo fa
pensare a una lastra di ghiaccio, la terra è gelata, il vento è tagliente come una l
ama a doppio filo.
Tutti noi abbiamo preso un terribile raffreddore e la tosse, grazie al tempo.
La povera Anne ha sofferto assai per l'asma ma ora possiamo dire con piacere che
sta un po' meglio.
La scorsa settimana ha passato due notti in cui la tosse e la difficoltà di respir
o facevano soffrire chi l'udiva e la vedeva e debbono essere state terribili, ma
lei le ha sopportate, come sopporta qualsiasi afflizione, senza un lamento: sol
amente sospirava ogni tanto, giunta quasi all'esaurimento delle forze.
Possiede davvero uno straordinario eroismo.
L'ammiro ma certamente non saprei imitarla...
Scrivi che devo dirti ogni cosa.
Cosa ti potrei dire? A Haworth non accade nulla di piacevole.
Circa una settimana fa c'è stato un piccolo incidente che ci ha punte sul vivo, ma
se l'esserne informata non ti darà più piacere di quanto diede a noi l'assistervi,
non mi ringrazierai per avertelo riferito.
Si tratta semplicemente della visita di un poliziotto a B. per intimargli di pag
are i suoi debiti se non voleva seguirlo a York.
Naturalmente quei debiti si sono dovuti pagare.
Non fa piacere di perder denaro a questo modo, una volta dopo l'altra; ma a che
pro insistere su questo argomento? Non miglioreremo la situazione facendolo.

28 dicembre.
Mi sembra quasi una farsa il mettermi qui a scriverti senza aver nulla da dire c
he meriti di essere detto: e davvero rimanderei di farlo per almeno quindici gio
rni se non fosse per due motivi.
Il primo è che voglio un'altra lettera da te, perché le tue lettere sono interessant
i, hanno un contenuto; si ricevono con piacere e si leggono con gusto e non poss
o aspettarmi di riceverle se non rispondo.
Vorrei che la corrispondenza potesse aver luogo a senso unico.
Il secondo motivo lo trovo in una osservazione contenuta nella tua ultima letter
a: dici di sentirti sola come capitava a me quando ero a Bruxelles, e che perciò p
rovi il desiderio di ricevere notizie dai vecchi amici.
Posso capire questo stato d'animo e simpatizzare con esso.
Rammento che quando mi trovavo nel luogo che citi anche un semplice biglietto er
a un vero festino per me: perciò ti scrivo.
Ho, inoltre, un terzo motivo che è il timore di lasciarti immaginare che ti diment
ico - che l'assenza raffreddi il mio affetto.
Non appartiene alla mia indole dimenticarti; tuttavia oso dire che, una volta o
l'altra, se vivessimo insieme senza interruzione, sputerei fuoco ed esploderei,
ti irriteresti anche tu, e poi ci riconcilieremmo e tireremmo avanti come se nul
la fosse.
Ti senti mai insoddisfatta del tuo umore quando ti trovi per lungo tempo in uno
stesso luogo, circondata da uno stesso scenario, assoggettata ad una invariabile
, monotona noia assoluta? Io sì, e ora mi trovo in questo poco invidiabile stato:
penso che il mio umore sia troppo prontamente perturbato, troppo amareggiato, tr
oppo dimostrativo e veemente.
Quasi anelo a un po' di quella serenità uniforme che descrivi nell'indole della si
gnora...; o per lo meno, come vorrei avere un po' del suo autocontrollo, della s
ua facoltà di dissimulare, ma non vorrei prendere le sue abitudini artificiose e l
e sue idee insieme alla sua compostezza.
In conclusione, preferisco essere come sono...
Fai bene a non lasciarti infastidire da ogni massima convenzionale in cui ti imb
atti.
Considera ogni novità alla stregua di un'esperienza; se vi scopri del miele raccog
lilo.
Tutto considerato non penso che si debba disprezzare quanto ci vediamo intorno s
emplicemente perché si allontana dalle nostre abitudini.
Anzi, sospetto che in molti casi vi siano consistenti motivazioni sotto certe ab
itudini che a noi sembrano assurde e, se mai mi dovessi trovare in mezzo a stran
ieri, mi farei premura di esaminare la situazione prima di condannarla.
L'ironia indiscriminata e la tendenza a trovar pecche in ogni cosa è pura presunzi
one e non c'è altro da dire.
Anne ora è migliorata in modo soddisfacente ma papà ogni tanto ha la tosse ed è stato
per una quindicina di giorni tutt'altro che bene, a causa dell'influenza; quando
la tosse insiste a tormentarlo lui si deprime...

Così termina l'anno 1846.

CAPITOLO 2.
L'anno successivo si aprì con la continuazione dell'intenso freddo che provò graveme
nte una costituzione già insidiata dall'ansia e dalle preoccupazioni.
Miss Bront dice di aver perso l'appetito e di avere assunto un aspetto 'grigio,
vecchio, consunto e distrutto' causa la sofferenza patita durante l'inclemente s
tagione.
Il freddo le ha portato un forte mal di denti, il mal di denti una successione d
i notti insonni e angoscie; la prolungata mancanza di sonno ha influito gravemen
te sull'equilibrio nervoso raddoppiandone la sensibilità alle dolorose condizioni
di vita.
Tuttavia rifiuta di dare la colpa della cattiva salute alla instabilità della ment
e inquieta, 'poiché, dopo tutto - scrive in quei giorni - ho molte cose di cui ess
ere grata.' Ci si può render conto dello stato reale delle cose dai brani di lette
re qui sotto riportati.
1 marzo.
Anche a rischio di sembrare molto esigente non posso trattenermi dal dire che ri
cevere una lettera lunga quanto l'ultima ogni volta che mi scrivi, mi farebbe mo
lto piacere.
I tuoi biglietti brevi mi lasciano con l'impressione di una porzione piccolissim
a di ottimo cibo stuzzicano l'appetito senza appagarlo - una vera lettera lascia
più soddisfatto chi la riceve; tuttavia, a ragion veduta, sono anche contentissim
a di ricevere dei biglietti; perciò non ti far venire in mente quando sei a corto
di tempo o di notizie, che scrivermi poche righe sia inutile; sta certa che poch
e righe sono accettabili per quel che valgono; e benché mi piacciano le lunghe let
tere non vorrei per nulla al mondo che lo scriverle costituisse per te un compit
o faticoso.
Desidererei proprio che tu venissi a Haworth prima che io torni nuovamente a B.
E' naturale che provi questo desiderio.
Per mantenere l'amicizia nel giusto equilibrio la bilancia dei buoni uffici dev'
essere rispettata altrimenti si fa strada una sensazione inquieta, ansiosa, che
ne distrugge l'armonia.
In estate, col bel tempo la tua visita qui si può organizzare assai meglio che in
inverno: potremmo uscire di più, essere più indipendenti.
Ultimamente Branwell si è comportato in modo pessimo.
Dalla stravaganza della sua condotta e dalle allusioni che lascia cadere (non pa
rla mai apertamente) penso che presto avremo notizia di altri debiti da lui cont
ratti.
La mia salute è migliorata - ne attribuisco la debolezza al freddo più che a una men
te inquieta.

24 marzo 1847.
Se tutto andrà bene è ad Haworth che avverrà il nostro prossimo incontro.
Ce l'ho con te per aver dato a Miss M. un resoconto assai esagerato delle condiz
ioni della mia salute inducendola così a insistere affinché mi allontani da casa.
La prossima volta, quando mi sentirò brutta e vecchia più del solito, avrò cura di non
informartene; come se non si potesse indulgere a questa costatazione senza che
gli altri pensino che siamo giunti all'ultimo respiro! Al mio prossimo compleann
o gli anni saranno trent'uno.
La giovinezza è svanita e che uso ne ho fatto? Cos'ho fatto in questi trent'anni?
Ben poca cosa.

Il tempo continuò a scivolare via quieto e triste.


Le sorelle potevano osservare da vicino, ora per ora, in quel fratello che un te
mpo era stato il loro amatissimo tesoro e il loro più caro motivo di orgoglio, i t
erribili effetti di un talento male impiegato, dell'abuso delle facoltà di cui era
dotato.
Dovevano sostenere il povero padre nel cui cuore le dure prove penetravano profo
ndamente senza ch'egli infrangesse lo stoico silenzio in cui le sopportava.
Dovevano risparmiare al massimo la sua vista parzialmente recuperata; dovevano t
enere sotto controllo la sua salute del cui stato egli raramente si lamentava; d
ovevano dirigere il frugale andamento della casa in modo da poter far fronte a s
pese e a necessità estranee alla loro indole, naturalmente portata a negarsi tutto
quanto sembrava loro superfluo.
Pur evitando frequenti contatti coi vicini, avevano gentili parole per quelli ch
e incontravano casualmente.
In caso di necessità non risparmiavano fatiche purché l'aiuto da dare fosse alla lor
o portata.
Prestavano doverosamente la loro opera alle scuole parrocchiali e spesso le rare
e brevi vacanze che Charlotte si concedeva per recarsi ospite da un'amica furon
o accorciate al pensiero di quanto era necessaria la sua presenza nella scuola d
omenicale dove insegnava regolarmente.
Nei momenti di tempo libero "Jane Eyre" progrediva mentre "The Professor" contin
uava il lento itinerario da un editore all'altro."Cime tempestose" e "Agnes Grey
" erano stati accettati da un nuovo editore a condizioni alquanto modeste per le
due autrici: più in là tornerò a parlare di questo contratto.
L'unico punto luminoso al quale le sorelle rivolsero lo sguardo durante quei mes
i estivi fu la speranza che l'amica, alla quale sono indirizzate tante lettere d
i Charlotte e che era la sua compagnia preferita non appena le circostanze lo pe
rmettevano, potesse venire ospite da loro a Haworth.
Maggio aveva portato il bel tempo, scrive Charlotte, e le sorelle sperano di pot
erle offrire una ospitalità abbastanza comoda.
Il fratello stava discretamente bene; dopo aver dato fondo ad una considerevole
somma di denaro di cui era venuto in possesso all'inizio della primavera era orm
ai costretto alla astinenza imposta dalla povertà.
Charlotte avverte l'amica che ne troverà il fisico sensibilmente cambiato e la men
te a pezzi e chiude la lettera d'invito dicendo: 'prego il cielo che ci conceda
bel tempo cosicché, mentre sarai qui, noi due si possa uscire.' Finalmente fissaro
no la data.

'Venerdì andrà benissimo per noi.


Confido che ormai non avverrà nulla che impedisca la tua venuta.
Starò in pensiero per il tempo in quel giorno, se dovesse piovere, piangerei.
Non contare ch'io ti venga a prendere: a cosa servirebbe? A me non piace andare
ad aspettare i viaggiatori in arrivo, né che si venga ad aspettare me.
A meno che, naturalmente tu abbia un cesto o una valigia da trasportare: se ciò fo
sse vi sarebbe una buona ragione per la mia presenza.
Vieni vestita di nero, di blu, di bianco, di rosa o di scarlatto come meglio ti
piace; vieni vestita elegantemente o in modo trasandato; né il colore né la condizio
ne del vestiario hanno importanza, purché il vestito contenga E. Tutto il resto no
n conta.'
Ma vi fu un susseguirsi di delusioni.
Dal seguente commento si capisce quanto siano state amare.

20 maggio.
La tua lettera di ieri mi ha procurato una delusione crudele, un vero gelo.
Non te ne voglio perché so che non è stata colpa tua, incolpo...; quanto dico è amaro,
ma io mi sento amara.
In quanto a una mia venuta a B. non farò un passo in quella direzione finché tu non
sarai venuta qui...
I miei rispetti a tutti, accompagnati da assenzio e fiele: dalle effusioni qui s
opra solamente tu e tua madre siete escluse.
C.
B.
Se lo giudichi appropriato sei assolutamente libera di riferire quel che penso.
Anche se è vero che posso essere ingiusta visto che sono profondamente irritata.
Pensavo di aver sistemato ogni cosa abbastanza bene per la tua venuta in questo
momento.
Forse mi sarà più difficile in un'altra occasione.

Debbo citare anche un'altra lettera scritta contemporaneamente per mettere in lu


ce il saldo buon senso di chi scrive:
'Mi ha divertito quel che dice sul suo desiderio di avere un marito dotato di fo
rte volontà, anche a costo di trovarsi vicino un tiranno.
Dille quando esternerà nuovamente questa aspirazione, di metterla al condizionale:
se suo marito avrà una forte volontà speriamo che sia in possesso di un saldo buon
senso, un cuore gentile, una esatta nozione di ciò che è giusto; poiché un uomo con un
debole cervello e una forte volontà sarebbe un intrattabile bruto; non si potrà mai
far presa su di lui, non si potrà mai indirizzarlo verso una meta giusta.
Un tiranno in ogni circostanza è una maledizione.

"The Professor", intanto, continuava a collezionare rifiuti, alcuni formulati se


nza alcuna cortesia dato che gli editori scrivevano a un autore sconosciuto; nes
sun motivo del rifiuto veniva offerto.
La cortesia non dovrebbe mai essere trascurata, ma un novellino non può aspettarsi
che il direttore di una grande casa editrice trovi il tempo di spiegargli perché
il lavoro inviato in esame viene rifiutato; tuttavia l'infelice scrittore si sen
te deluso e amareggiato e si capisce che un ennesimo rifiuto accompagnato però da
una lettera cortese sia caduto come un dolce refrigerio sulla mente avvilita di
Currer Bell.
Tale fu per lei la lettera con cui i signori Smith e Elder le restituirono il ma
noscritto de "The Professor": Ecco le parole con cui Charlotte ricorda l'avvenim
ento:
'Con poca speranza tentammo un nuovo passo presso un'altra casa editrice.
Dopo non molto tempo, essendo intercorsa un'attesa assai più breve di quanto l'esp
erienza ci avesse fatto prevedere, ci giunse una lettera che aprimmo con la rass
egnata, triste certezza di trovarvi due secche righe con cui i signori Elder e S
mith annunciavano che 'non erano disposti a pubblicare il manoscritto'.
Invece dalla busta estraemmo una missiva di due pagine, che fu letta tremando.
Declinava di pubblicare quella storia per motivi commerciali, ma ne analizzava i
meriti e i demeriti con tanta cortesia, con tanta considerazione, con un'analis
i così razionale, una così illuminata acutezza che quel rifiuto valse a sollevarmi l
o spirito più di quanto avrebbe fatto una impersonale accettazione.
Alle fine suggeriva che un lavoro in tre volumi sarebbe stato preso in esame con
attenzione.'
Mister Smith, parlandomi, ha aggiunto alcuni particolari: il manoscritto era giu
nto involto in carta marrone, oltre all'indirizzo dei signori Smith e Co., 65 Co
rnhill, nell'involucro erano tracciati indirizzi di altri editori, non nascosti
ma semplicemente cancellati con un tratto di penna, di modo che il signor Smith
scorse immediatamente i nomi delle case concorrenti alle quali l'infelice plico
era stato inviato senza successo.
Oltre al manoscritto conteneva le seguenti righe:
Ai signori Smith e Elder
15 luglio 1847.
Signori, chiedo il privilegio di sottomettere al loro esame il manoscritto qui a
ccluso.
Desidererei sapere se esso è tale da meritare la loro approvazione e se sarebbero
disposti ad intraprenderne la pubblicazione quanto prima.
Indirizzino la risposta a Mister Currer Bell presso Miss Bront, Haworth, Bedford
, Yorkshire.

Mentre aspettava la risposta le tornò in mente che, alquanto tempo prima, non rice
vendo riscontro da uno degli editori al quale aveva inviato un suo lavoro, aveva
chiesto al fratello quale era, secondo lui, il motivo di quel silenzio e lui le
aveva detto che probabilmente da Londra non si facevano vivi perché aveva trascur
ato di accludere il francobollo per l'affrancatura della risposta.
Anche questa volta era in difetto, perciò scrisse nuovamente e riparando l'omissio
ne:
Ai signori Smith e Elder.
2 agosto 1847.
Signori - tre settimane fa inviai loro un manoscritto di Currer Bell intitolato
"The Professor" affinché lo esaminassero.
Vorrei sapere se è giunto sano e salvo nelle loro mani e contemporaneamente essere
informata quanto prima sarà loro possibile farlo, se è tale da indurli a pubblicarl
o.
Sono, signori, rispettosamente Currer Bell.
Accludo una busta indirizzata e affrancata per la risposta.

Questa volta la sua lettera ebbe un pronto riscontro, contenente un rifiuto che,
tempo dopo, nella prefazione alla seconda edizione di "Cime tempestose" di Emil
y, essa riconobbe così cortese, delicato e ragionevole da essere più appagante di ce
rte accettazioni.
Infatti, a quattro giorni di distanza scrive nuovamente all'editore commentando
il rifiuto.

'La sua obiezione circa la carenza nella storia di interessi diversi è, me ne rend
o conto, non priva di fondamento; tuttavia mi pare che potrebbe essere pubblicat
o senza rischio se la sua comparsa fosse seguita da un altro lavoro, scritto dal
la stessa persona con un intreccio più avvincente e movimentato.
Il primo lavoro potrebbe servire da introduzione al secondo, abituando il pubbli
co al nome dell'autore, e aumentandone così le possibilità di successo.
Ho in via di svolgimento un'altra narrazione in tre volumi, quasi terminata, nel
la quale mi sono sforzata di mettere maggiori interessi di quanti se ne trovino
in "The Professor".
Spero di finirla da qui a un mese, cosicché se "The Professor" trovasse un editore
, la seconda storia seguirebbe appena lo si ritenesse consigliabile, e così l'inte
resse del pubblico (se un qualche interesse vi fosse) non avrebbe il tempo di ra
ffreddarsi.
Vuol essere tanto gentile da favorirmi facendomi conoscere il suo giudizio su qu
esto progetto?'
Mentre le tre sorelle erano in questo stato di trepida incertezza, l'amica venne
a fare la così lungamente attesa visita, più volte rinviata.
Venne da loro all'inizio dello splendente agosto di quell'anno.
Se ne stavano all'aperto sulla brughiera per la maggior parte della giornata, cr
ogiolandosi al sole dorato, che faceva crescere un raccolto eccezionalmente abbo
ndante per il quale, qualche tempo dopo, Charlotte manifestò il desiderio che in t
utte le chiese si celebrasse una funzione di ringraziamento.
Agosto era la stagione di gloria per i dintorni di Haworth.
Perfino il fumo che stagnava nella valle tra quel villaggio e Keighley, era abbe
llito dai radiosi colori della brughiera.
La ricca tinta porporina dell'erica in fiore dà vita a un contrasto armonioso graz
ie alla luce di un fulvo dorato, che, nelle calde serate estive penetra per ogni
dove, impregnando l'ombra opaca delle pieghe del suolo.
E sulla brughiera, lontano da ogni abitazione, la distesa regale a perdita d'occ
hio si gonfiava nelle grandi onde delle colline color ametista che svanivano a p
oco a poco in aeree sfumature; il profumo fresco e fragrante dell'erica e il mon
otono ronzio di innumerevoli api davano intensità al piacere con cui accoglievano
l'amica fra quelle selvagge, aperte colline che erano la loro dimora.
Inoltre, lassù potevano sfuggire alle ombre che gravavano sulla casa là in basso.
Nonostante l'intima convivenza e il continuo scambio di confidenze all'amica non
fu detta una sola parola circa le tre storie inviate a Londra, due delle quali
erano in corso di stampa, una in attesa di giudizio; né fu fatta parola di quell'a
ltro lavoro, quasi finito, che riposava chiuso in un cassetto nella vecchia grig
ia Canonica.
L'amica aveva intuito che le tre sorelle scrivevano nella speranza di venir pubb
licate un giorno o l'altro, ma sapeva quali limiti imponevano alle confidenze; né
lei, né chiunque altro poteva meravigliarsene ricordando come uno dopo l'altro i l
oro progetti fossero naufragati proprio quando sembravano sul punto di realizzar
si.
Anche Mister Bront sospettava qualche cosa; ma siccome non gli dicevano nulla, n
on fece domande, e in proposito, le sue idee erano vaghe e incerte ma abbastanza
profetiche da impedirgli di essere stupefatto quando seppe del successo di "Jan
e Eyre" alla cui creazione è ora tempo di ritornare.

Ai signori Smith e Elder


24 agosto.
Oggi spedisco loro per ferrovia un manoscritto intitolato "Jane Eyre", romanzo i
n tre volumi, scritto da Currer Bell.
Non ho potuto pagare l'importo della affrancatura perché la piccola stazione dove
ho lasciato il pacco spedisce solamente con pagamento alla consegna.
Se loro, quando mi daranno riscontro dell'avvenuta consegna del manoscritto, avr
anno la gentilezza di informarmi di quanto hanno dovuto pagare nel ritirarlo, fa
rò loro avere immediatamente il corrispettivo in francobolli.
Sarà meglio, che, in avvenire, indirizzino a Mister Currer Bell presso Miss Bront,
Haworth, Bradford, Yorkshire, visto che le lettere diversamente indirizzate ris
chiano di non giungere nelle mie mani.
A scanso di equivoci accludo una busta indirizzata.

"Jane Eyre" fu accettata, stampata e pubblicata entro il 16 ottobre.


Mentre era in corso di stampa, Miss Bront si recò (per una breve visita) dalla sua
amica E. Le bozze di stampa le furono fatte pervenire là e talvolta Charlotte per
correggerle sedeva a uno stesso tavolino con lei: ma non scambiarono una parola
sull'argomento.
Subito dopo il ritorno alla Canonica scrisse:
Settembre.
Ho dovuto fare una camminata da Keighley alla Canonica nel vento e sotto la piog
gia: ma la stanchezza è scomparsa completamente appena giunta a casa dove trovai t
utti bene.
Ne rendo grazie a Dio.
Le mie valigie sono arrivate questa mattina sane e salve.
Ho distribuito i regali.
Papà vuole esserti ricordato con affettuosissima cordialità.
Tabby è incantata dalla sua cuffia, ha detto che 'non aveva mai pensato a qualcosa
di simile a quanto Miss E. le ha mandato e sente che non potrà mai ringraziarla a
bbastanza.' Trovando il vaso nel mio baule mi sono infuriata.
Ho sperato che fosse vuoto, ma quando ho costatato che era pieno fino all'orlo a
vrei voluto scagliarlo indietro a B. Tuttavia la scritta A. B. mi ha raddolcita
parecchio.
E' stato da parte tua al tempo stesso gentile e scellerato il mandarlo.
Dovresti prima essere teneramente baciata e poi con altrettanta tenerezza frusta
ta.
In questo momento Emily è in contemplazione delle sue mele inginocchiata sul pavim
ento della camera da letto, dove sto scrivendo.
Quando le ho dato il colletto dicendole che era un tuo regalo ha sorriso con gra
nde compiacimento misto a leggera sorpresa.
Tutti ti mandano saluti affettuosi.
Tua con un misto di collera e di grandissimo affetto.

Quando il manoscritto di "Jane Eyre" fu spedito ai futuri editori del celebre ro


manzo, toccò leggerlo per primo a un collaboratore il quale ne rimase così fortement
e impressionato da riferirne in termini talmente elogiativi a Mister Smith, da s
orprenderlo e divertirlo. 'Lei mi sembra così stregato dalla lettura del manoscrit
to che non so come prestare fede al suo giudizio' disse.
Ma quando un secondo lettore, uno scozzese dal saldo buon senso, poco propenso a
ll'entusiasmo, dopo aver portato con sé il manoscritto a casa di sera, ne era stat
o talmente preso da star su più di metà della notte per finire la lettura, la curios
ità di Mister Smith fu risvegliata, tanto da indurlo a leggere il lavoro personalm
ente: si convinse così che gli elogi, per quanto grandi, non erano eccessivi.
Appena uscito il romanzo alcune copie furono inviate in omaggio agli amici dell'
editore che avevano una posizione nel mondo delle lettere.
La loro reazione era stata prevista da questi con giusto ottimismo: tutti, insie
me con i ringraziamenti per l'invio, espressero un alto apprezzamento per il lav
oro.
Fra questi vi era il grande romanziere al quale Miss Bront tributava molta ammir
azione.
Egli, in una caratteristica lettera agli editori, riconobbe straordinari meriti
all'opera.
Le critiche ufficiali giunsero più lentamente e furono più prudenti.
L'Athenaeum e lo Spectator diedero un breve annuncio dell'uscita del romanzo ins
ieme a un autorevole riconoscimento delle doti dell'autore.
La Litterary Gazette si manteneva prudentemente sulle generali; il Daily News no
n accettò la copia inviatagli giustificando il rifiuto in base alla consuetudine d
i 'non recensire mai romanzi'.
Ma successivamente apparve su quella rivista una notizia informativa a proposito
di un romanzo dal titolo "Lo scapolo dell'Albany" e i signori Smith e Elder inv
iarono nuovamente una copia di "Jane Eyre" al direttore di quella rivista, richi
edendo la pubblicazione di una notizia in proposito.
Questa volta il volume fu accettato, ma non sono informata circa il carattere de
l giudizio che ne fu dato.
L'Examiner venne alla riscossa, nel campo della critica letteraria.
Gli articoli di critica letteraria in quel giornale erano sempre improntati a ge
niale e generoso apprezzamento del merito.
Non fece eccezione la recensione di "Jane Eyre" improntata a una lode calorosa n
on che delicata e acuta.
Eccezion fatta per l'Examiner, la stampa in generale fece poco per promuovere la
vendita del romanzo, ma la richiesta dei librai era incominciata già prima della
recensione apparsa su quella rivista; la forza, il fascino del romanzo stesso ne
fecero conoscere i meriti al pubblico, senza bisogno di indicazioni da parte de
i critici di professione, e ai primi di dicembre incominciò la corsa per procurars
ene una copia.
A questo punto inserirò alcune lettere scritte da Miss Bront ai suoi editori: esse
dimostrano quanto timidamente fu accettata l'idea del successo da una persona c
osì poco abituata all'ottimismo su tutto ciò che la toccava personalmente.
Le lettere stesse spiegano le occasioni in cui furono scritte.

Signori Smith e Elder


19 ottobre 1847.
Signori - le sei copie di "Jane Eyre" mi sono giunte questa mattina.
Avete dato al lavoro tutti i vantaggi che una buona carta, caratteri chiari e un
piacevole aspetto esteriore possono offrire - se non avrà successo la colpa sarà de
ll'autore, - voi ne andrete esenti.
Ora aspetto il giudizio della stampa e del pubblico.
Sono, signori, rispettosamente, C. Bell.

Signori Smith e Elder


26 ottobre 1847.
Signori, ho ricevuto i giornali.
Parlano di "Jane Eyre" con quel tanto di favore che mi aspettavo da parte loro.
La recensione nella Literary Gazette sembra impostata fiaccamente e l'Atheneum h
a uno stile tutto suo, che rispetto ma che, veramente non può darmi piacere, tutta
via se si considera che pubblicazioni della loro importanza hanno una dignità da m
antenere che verrebbe meno a causa di un riconoscimento troppo cordiale di uno s
crittore sconosciuto suppongo di aver motivo di considerarmi soddisfatta.
Nel frattempo un'attiva vendita varrebbe da sostegno efficace per controbilancia
re il peso dell'altezzosità di certi critici.
Sono, signori, rispettosamente loro C. Bell
Signori Smith e Elder
1 dicembre 1847.
Signori, mi è giunto oggi l'Examiner: era andato smarrito a causa dell'indirizzo:
Currer Bell presso Miss Bront.
Mi permetto di segnalarvi che in avvenire sarà meglio omettere il nome di Currer B
ell dalle comunicazioni che, se indirizzate a Miss Bront, avranno maggiore proba
bilità di giungere a destinazione con sicurezza.
Currer Bell non è conosciuto nel nostro distretto ed io non desidero che lo sia.
La recensione dell'Examiner mi ha dato grande soddisfazione, mi sembra uscita da
lla penna di un uomo capace, che ha capito quanto si accingeva a recensire; natu
ralmente una simile approvazione è gratificante e incoraggia uno scrittore; confid
o che si dimostri proficua per il lavoro.
Sono, signori, rispettosamente vostro C. Bell
Ho ricevuto altre sette recensioni di giornali provinciali, in una busta.
Vi ringrazio sinceramente del vostro puntuale invio di tutte le critiche su "Jan
e Eyre".

Signori Smith e Elder


10 dicembre 1847.
Signori, ho il piacere di accusar ricevuta della vostra lettera con accluso un a
ssegno bancario del quale vi ringrazio.
Avendo già espresso il mio apprezzamento per la vostra cortese e correttissima con
dotta nei miei riguardi, confido che sempre avrete motivo di essere soddisfatti
di me come io lo sono di voi.
Se il risultato di un qualsiasi altro mio sforzo letterario dovesse dimostrarsi
di gradimento e vantaggio per voi ne sarò lietissima e sarebbe un serio motivo di
dispiacere per me il pensare che possiate aver cagione di rimpiangere di essere
miei editori.
Non dovete scusarvi, signori, di avermi scritto così raramente; naturalmente sono
sempre lieto di leggervi; ma leggo anche con grandissimo piacere Mister Williams
: è il primo critico che mi sia stato favorevole; per primo mi incoraggiò a persever
are nell'attività di scrittore e perciò lo rispetto e gli sono grato.
Scusino la mancanza di formalismo di questa lettera e mi credano, signori, il ri
spettosamente loro Currer Bell
Poco si sa sul come le notizie del meraviglioso successo di una di loro toccò i cu
ori delle tre sorelle.
Un giorno, mentre stavo parlando con Charlotte della descrizione della scuola di
Lowood in "Jane Eyre" e lei mi diceva che non era sicura che l'avrebbe fatta se
avesse saputo quanto facilmente sarebbe stata identificata con quella di Cowan
Brigde, le chiesi se la popolarità raggiunta dal romanzo l'avesse colta di sorpres
a; mi rispose dopo una breve esitazione: 'Ero convinta che ciò che mi aveva con ta
nta forza impressionato mentre lo scrivevo dovesse fare una grossa impressione s
u quanti lo avrebbero letto.
Non fui sorpresa che i lettori di "Jane Eyre" ne fossero profondamente interessa
ti ma non mi aspettavo che il romanzo di uno scrittore sconosciuto ne trovasse t
anti.' Le sorelle avevano nascosto al padre le loro avventure letterarie non vol
endo aggiungere alle proprie ansie quelle di lui, visto che prendeva un intenso
interesse in tutto quanto accadeva ai suoi figli, tanto più che in gioventù anche eg
li aveva sperato di realizzarsi scrivendo.
E' vero che manifestava raramente a parole quanto sentiva; si credeva preparato
alle delusioni, e quando si presentavano le sopportava con stoicismo, ma le paro
le sono povere e lente interpreti di emozioni fra coloro che sono uniti da un fo
rte amore e le sue figliole sapevano che un loro insuccesso gli sarebbe stato più
amaro di uno suo proprio.
Così non gli avevano detto quello che stavano tentando.
Adesso egli dice di avere intuito ogni cosa pure senza essere in grado di dar fo
rma precisa alle sue congetture visto che era sicuro solamente di un fatto: che
le figliole erano perpetuamente intente a scrivere e che non si trattava di lett
ere.
Abbiamo visto come le comunicazioni degli editori erano indirizzate 'presso Miss
Bront'.
Una volta, mi raccontò Charlotte, udirono il postino che incontrando Mister Bront
mentre usciva di casa gli chiedeva dove mai vivesse un certo Currer Bell, e il p
astore rispondere che nessuno di quel nome viveva nella parrocchia.
Questa dev'essere la disavventura alla quale Miss Bront allude all'inizio della
corrispondenza con Mister Aylott.
Tuttavia, dopo che la richiesta del libro da parte di un vasto pubblico ne ebbe
assicurato il successo, le sorelle indussero Charlotte a informare il padre dell
a uscita di "Jane Eyre".
Per questa ragione una sera, dopo il pranzo che era solito consumare assai per t
empo, Charlotte si recò nello studio portando con sé una copia del libro e una o due
recensioni, avendo cura di includerne una sfavorevole.
Riferisco la conversazione che, a quanto mi disse, si svolse su per giù nel seguen
te modo: (sono sicura di riportarla fedelmente perché la registrai l'indomani del
giorno in cui la udii dalle labbra dell'interessata).
'Papà, ho scritto un libro.' 'Davvero cara?' 'Sì, e desidero che tu lo legga.' 'Temo
che sia uno sforzo troppo grande per i miei occhi.' 'Ma non è un manoscritto, è sta
mpato.' 'Mia cara! non hai pensato a che spesa andavi incontro? Sarà quasi certame
nte una perdita perché come potrai riuscire a venderlo? Nessuno conosce il tuo nom
e.' 'Papà, non penso di andare in perdita, e credo che neanche tu lo penserai se m
i permetti di leggerti una recensione o due e dirtene qualcosa di più.' Così, si mis
e a sedere e lesse al padre alcune delle recensioni e poi, dopo avergli dato la
copia di "Jane Eyre" che gli destinava, uscì dallo studio, lasciandolo libero di l
eggerlo.
Quando raggiunse le figlie per l'ora del tè disse: 'Ragazze, sapete che Charlotte
ha scritto un libro e che è migliore di quanto avrei pensato?' Ma mentre l'esisten
za di Currer Bell, lo scrittore, sembrava un sogno ai tranquilli abitanti della
Canonica di Haworth che continuavano la loro monotona vita, in cui le preoccupaz
ioni per il fratello costituivano l'unico elemento di varietà - tutta la consorter
ia dei lettori in Inghilterra era in fermento per scoprire lo sconosciuto autore
di "Jane Eyre".
Perfino i suoi editori ignoravano se Currer Bell fosse il suo vero nome oppure u
no pseudonimo, se si trattasse di un uomo o di una donna.
In ogni città la gente esaminava l'elenco dei propri conoscenti, quello degli amic
i, senza trovare la soluzione desiderata: nessuno aveva genio bastante perché gli
si potesse attribuire il merito di aver scritto quel capolavoro.
Ogni minimo incidente menzionato nel racconto veniva analizzato da tutti i punti
di vista, per chiarire soprattutto la controversa questione del sesso.
Ogni sforzo era vano.
Così ci si rassegnava a non veder accontentata la curiosità e, intanto, si leggeva e
si ammirava.
Non ho l'intenzione di scrivere qui l'analisi di un romanzo che ogni lettore di
questa biografia certamente conosce e, ancor meno, di stilare la critica di un l
avoro che la grande ondata del pubblico favore ha fatto uscire dall'oscurità in cu
i nacque per deporlo, alto e sicuro, sulla cima delle eterne colline della fama.
Davanti a me è posato un pacchetto di estratti da giornali e da periodici che Mist
er Bront mi ha fatto avere.
Suscita commozione esaminarli e toccar con mano e vedere come la benché minima not
izia in proposito, per quanto breve e goffamente stilata, sia stata accuratament
e ritagliata e contrassegnata con la data, dal povero padre in lutto - così orgogl
ioso quando le aveva lette per la prima volta - così desolato ormai.
Tutte e ciascuna cantano le lodi del grande genio fino a poco tempo prima sconos
ciuto, improvvisamente rivelatosi...
Le congetture circa il vero essere dello scrittore si diffondevano come un indom
abile incendio.
A Londra, intellettuali dai modi levigati e cortesi quali erano quelli degli ant
ichi Ateniesi e che passavano il tempo solamente alla ricerca di qualche novità, s
coprivano con delizia la sensazione nuova, il fresco piacere di uno scrittore ca
pace di dipingere con titanica forza personaggi energici, autosufficienti, preci
si, segnati dall'impronta della razza, che lungi dall'essere esemplari di una sp
ecie estinta al Nord esistevano ancora.
Tuttavia pensavano che, nella forza con cui erano tracciati, vi fosse una certa
esagerazione.
I lettori che vivevano più vicino al luogo dove la vicenda si svolgeva, erano sicu
ri che non era stata inventata da uno scrittore del sud, data l'accuratezza, la
verità dei particolari: per quanto 'scuro, freddo, rude sia il nord' è lì che ancora s
i incontra l'antica forza della stirpe scandinava ed essa si affermava in ogni p
ersonaggio di "Jane Eyre".
Ma la curiosità, sia benevola che malevola, ebbe scacco matto.
Quando nel gennaio dell'anno successivo uscì la seconda edizione con la dedica a M
ister Thackeray, (1) la gente si scambiò occhiate interrogative e la perplessità aum
entò.
Ma Currer Bell non sapeva nulla di Mister William Makepeace Thackeray in quanto
individuo, della sua vita, della sua sorte e condizione - più di quel che sapesse
di Mister Michel Angelo Titmarsh.
Il nome del primo campeggiava sul frontespizio di "Vanity Fair", quello dell'alt
ro no.
Currer Bell secondo quanto dice la dedica 'era lieto di cogliere l'opportunità di
esprimere la sua alta ammirazione per uno scrittore che considerava il rigenerat
ore sociale dell'epoca attuale - il vero maestro di quella corporazione di lavor
atori che doveva ricondurre sulla retta via lo sconvolto stato delle cose...
Il suo spirito brillante, l'attraente umorismo avevano lo stesso rapporto col su
o serio genio che la mera vampa lampeggiante che scherza sotto l'orlo della nube
estiva, ha con la mortale scintilla nascosta nel suo seno.' La salute di Anne B
ront era stata più cagionevole del solito durante quella estate e il suo spirito s
ensibilissimo era stato profondamente turbato dalla costante ansietà che pesava su
lla loro casa e ora che "Jane Eyre" prometteva un così consistente successo, Charl
otte incominciò a progettare svaghi - a pensare al modo di allentare la tensione c
he tormentava la loro carissima sorella minore, la piccolina di casa.
Ma benché Anne fosse allietata dal successo di Charlotte, le sue condizioni di spi
rito e le sue forze fisiche non erano tali da indurla a fare molto esercizio, pe
rciò la vita che conduceva era senz'altro troppo sedentaria: se ne stava continuam
ente china su un libro, o su un lavoro di cucito, o alla scrivania.
La sorella scrive: 'Troviamo difficoltà a indurla a uscire per fare una passeggiat
a o a dialogare con noi.
Aspetto con impazienza la prossima estate, fiduciosa di riuscire a farle fare al
meno un breve soggiorno al mare.' In quella stessa lettera dice quanto la sua ca
sa, nonostante gli attuali inconvenienti che la rattristano, le stia nel cuore c
on care e profonde radici.
Ma il brano è troppo intessuto di accenni a fatti altrui perché mi sia possibile rip
ortarlo qui.
Ogni autore di un romanzo di successo è spesso assalito da una valanga di lettere
inviate da lettori sconosciuti che contengono commenti che - a volte tanto indis
criminatamente entusiastici da indurre chi li legge a ricordare le famose parole
che il Dottor Johnson rivolse a un tale che gli prodigava lodi presuntuose e pr
ive di senso - a volte hanno il potete di far battere il cuore 'come al suono di
una tromba' e inducono all'umiltà e alla risoluzione di far sì che ogni lavoro futu
ro ne sia degno; a volte contengono una tale sincera valutazione dei meriti e de
i demeriti che sono fonte di una critica onesta e di un aiuto del quale uno scri
ttore inesperto ha sete.
Currer Bell ricevette la sua buona parte di lettere di ogni genere: e con il suo
caldo cuore, il suo saldo buon senso e l'alto livello che si prefiggeva di ragg
iungere col suo lavoro, diede a ciascuna il valore che meritava.
Alcune sue lettere di risposta sono state messe cortesemente a mia disposizione
dai destinatari, fra queste quelle scritte a Mister G. H. Lewes (2) e, siccome s
o che Miss Bront dava un alto valore al suo incoraggiamento e ai suoi consigli,
citerò brani delle risposte di lei, seguendone l'ordine cronologico perché servirann
o a dare un'idea del genere di critica a cui dava valore e anche perché, nel loro
susseguirsi, sono una schietta manifestazione del suo carattere, sia quando espr
imono irritazione, che accordo con chi le scrive; mai accecata dall'adulazione,
anzi piena di perspicace modestia nel valutare sia quanto le era riuscito, sia i
punti dov'era venuta meno; grata per l'interessamento amichevole, risentita sol
tanto quando il giudizio sulla questione del sesso dell'autore le sembrava ottus
amente e ingiustamente formulato.
In quanto al resto le lettere parlano di per sé a coloro che sanno ascoltare, assa
i meglio di quanto io possa fare interpretandone il senso con le mie parole tant
o più povere e più deboli.
Mister Lewes mi ha cortesemente mandato la seguente spiegazione della lettera di
cui quella di Miss Bront, che segue, è la risposta
'Quando "Jane Eyre" uscì nella prima edizione, gli editori cortesemente me ne fece
ro avere una copia.
L'entusiasmo con cui la lessi, mi indusse a recarmi da Mister Parker per proporg
li di scriverne la recensione per il Frazer's Magazine.
Egli non fu del parere che a un romanzo sconosciuto - i giornali non si erano an
cora pronunciati - fosse data tanta importanza, ma aggiunse che poteva essere ci
tato in 'Romanzi inglesi e francesi di recente pubblicazione' sul Frazer del dic
embre 1847.
Nel frattempo avevo scritto a Miss Bront per dirle a titolo personale quanto il
suo libro mi aveva fatto piacere e giudicando dalla sua risposta sembra che le a
bbia, senza volere, fatto la predica.'
A G. H. Lewes, Esq.
6 novembre 1847.
Caro Signore, la sua lettera mi è giunta ieri; la prego di credere che apprezzo pi
enamente l'intenzione con la quale è stata scritta e di cui la ringrazio sincerame
nte, sia per la sua incoraggiante valutazione che per i suoi consigli.
Lei mi mette in guardia contro il melodramma e mi esorta a restare aderente alla
realtà.
Quando incominciai a scrivere i principi che lei mi ricorda erano così fortemente
impressi in me che decisi di prendere la Natura e la Verità come mie uniche guide
e di procedere seguendo strettamente le loro orme: frenai l'immaginazione, evita
i il romantico, repressi l'eccitazione; evitai anche i colori troppo carichi, mi
impegnai a produrre un'opera delicata, grave e veritiera.
Quando questo lavoro (un romanzo in un volume) fu finito lo offrii a un editore.
Questi disse che era originale, fedele alla natura, ma che non si sentiva di acc
ettarlo, un simile lavoro non troverebbe acquirenti.
Successivamente tentai presso sei editori; tutti mi dissero che mancavano 'incid
enti di spicco' e 'scene eccitanti', che non sarebbe mai stato adatto alle bibli
oteche circolanti e che, siccome il successo dei romanzi dipende principalmente
da queste, non se la sentivano di intraprendere la pubblicazione di un volume ch
e in quel settore non sarebbe piaciuto.
"Jane Eyre" a tutta prima incontrò le medesime obiezioni ma, finalmente, venne acc
ettato.
Le scrivo questo, non con l'intenzione di contestare le sue censure, ma per rich
iamare la sua attenzione sulle radici di certi mali che affliggono la produzione
letteraria.
Se nell'articolo che prossimamente comparirà sul Frazer lei vorrà spendere alcune pa
role per illuminare il pubblico che sostiene le biblioteche circolanti, potrebbe
, data la sua autorità, fare un'opera buona.
Lei, inoltre, mi consiglia di non andar lontano dall'ambito della esperienza vis
to che, quando entro nella regione della immaginazione sono debole, e aggiunge '
Ia vera esperienza è perennemente interessante e attrae tutti'.
Mi rendo conto che anche questo è vero ma, caro signore, l'esperienza personale di
ciascuno non è forzatamente assai limitata? E se uno scrittore insiste unicamente
su di essa, o per lo meno se lo fa principalmente, non corre il pericolo di rip
etersi e di diventare egocentrico? Inoltre l'immaginazione è una forte, irrequieta
facoltà che chiede di essere ascoltata ed esercitata: dobbiamo essere totalmente
sordi al suo grido e insensibili alle sue imperiose suggestioni? Quando ci prese
nta quadri smaglianti dovremmo non guardarli e non cercare di riprodurli? E quan
do essa è eloquente e ci parla con urgenza all'orecchio dovremmo fare i sordi inve
ce che scrivere sotto sua dettatura? Scorrerò ansiosamente il prossimo numero del
Frazer per leggere le sue opinioni su quanto le espongo.
Mi creda, caro signore, il suo riconoscente C. Bell
Ma pur essendo altamente soddisfatta nel vedersi apprezzata come scrittrice valu
tava cautamente le persone che la lodavano, poiché gran parte del valore delle lod
i dipendeva dalla capacità e dalla sincerità di chi le prodigava.
Si rivolse a Mister Williams che era interessato nella casa editrice che la pubb
licava, per avere informazioni su chi fosse Mister Lewes.
La risposta alla lettera che le dava un'idea circa la personalità del suo critico
merita di essere citata: oltre all'accenno su di lui, contiene alcune divertenti
allusioni alla perplessità che incominciava a prender corpo a proposito della rea
le identità dei fratelli Bell e alcuni accenni al comportamento di un editore che
aveva accettato il lavoro di sua sorella; non faccio commenti in proposito perché
mi rendo conto che certe verità vengono tacciate a calunnia quando si parla di per
sone in vista.

A W. S. Williams, Esq.
10 novembre 1847.
Caro Signore, ho ricevuto il Britannia e il Sun ma non lo Spectator del che mi r
ammarico assai, visto che le critiche, benché spiacevoli, spesso sono salutari.
Grazie per le informazioni su Mister Lewes.
Sono lieto di sapere che si tratta di un uomo intelligente e sincero: in questo
caso posso aspettare la sua sentenza con coraggio; anche se mi sarà contraria non
mi lamenterò: la capacità e l'onestà hanno il diritto di condannare là dove pensano che
la condanna sia meritata.
Tuttavia, in base a quanto lei mi dice, spero di ottenere una condanna condizion
ata.
Il suo resoconto circa le supposizioni fatte a proposito dei fratelli Bell è davve
ro divertente; se l'enigma venisse risolto probabilmente si scoprirebbe che non
meritava la fatica fatta per raggiungere lo scopo.
In quanto a me lascerò cadere la cosa; ci è gradito starcene tranquilli e questo, al
massimo, non può danneggiare che noi.
Il critico che ha menzionato il nostro libriccino di poesie nel Dublin Magazine
suppone che i sedicenti tre personaggi in realtà siano una sola persona che, grazi
e a una nozione alquanto esagerata dei propri meriti, li ritiene troppo grandi p
er essere concentrati in un solo individuo e, conseguentemente, si è diviso in tre
volendo risparmiare i nervi di un pubblico già troppo sbalordito.
Questo pensiero del critico è veramente ingegnoso e assai originale, ma non l'azze
cca.
Siamo veramente tre.
Un lavoro in prosa di Ellis e uno di Acton verranno pubblicati tra breve: sarebb
ero dovuti uscire da tempo, le prime bozze erano già in via di stampa ai primi del
lo scorso agosto, prima che Currer Bell avesse affidato a lei il manoscritto di
"Jane Eyre" - tuttavia Mister... non tratta gli affari nello stile dei signori S
mith e Elder, sembra che a...
Street uno spirito diverso regga il timone.
I miei congiunti hanno sofferto spossanti rinvii e un costante procrastinare; io
invece godo i vantaggi di essere in rapporto con una direzione efficiente e cor
tese che agisce con energia e considerazione.
Avrei piacere di sapere se Mister... agisce solitamente come ha fatto con i miei
congiunti o se si è trattato di un caso eccezionale.
Lei non sa nulla, oppure può dirmi qualcosa sul suo conto? Mi scusi se le sembra c
he io vada troppo dritto allo scopo nel chiederle una informazione.
Se le mie domande sono inopportune lei è naturalmente libero di declinarle.
Sono rispettosamente suo C. Bell
A G. H. Lewes, Esq.
22 novembre 1847.
Caro Signore - Ho finalmente letto "Ranthorpe". (3) Non me lo ero potuto procura
re prima di un paio di giorni fa: ma finalmente lo ho avuto e l'ho letto, un lib
ro veramente nuovo - non una ristampa - non un riflesso, ma bensì un libro "nuovo"
.
Non sapevo che oggigiorno si scrivessero libri simili.
E' assai diverso da qualsiasi altro romanzo dal vasto consenso: colma la mente d
i nozioni nuove.
Le esperienze e le convinzioni si comunicano al lettore, e per uno scrittore per
lo meno, hanno un valore e un interesse del tutto insoliti.
Ora aspetto la sua critica su "Jane Eyre" con sentimenti diversi da quelli che a
lbergavo prima di aver letto "Ranthorpe".
Lei era un estraneo per me.
Non nutrivo per lei alcuna stima particolare.
Non attribuivo alla sua approvazione o al suo biasimo alcun peso particolare.
Poco sapevo del suo diritto di condannare o approvare.
Ora sono edotto su questo punto.
Lei sarà severo: la sua ultima lettera me lo ha fatto capire.
Benissimo! Tenterò di ricavare quanto vi è di buono nella sua severità e terrò presente
che, benché ora sia sicuro che lei è un uomo giusto, capace di giudicare, tuttavia,
essendo mortale, è passibile di errore; e se una qualche parte della sua censura m
i amareggerà troppo crudelmente non l'accetterò adesso ma la accantonerò, per il momen
to in cui mi sentirò capace di accoglierla senza esserne addolorato.
Sono, caro signore, il suo rispettosissimo C. Bell
Nel dicembre del 1847 uscirono "Cime tempestose" e "Agnes Grey".
La prima di queste storie suscitò l'indignazione di molti lettori, per la forza co
n la quale personaggi malvagi e inconsueti vi sono descritti.
Altri, invece, hanno provato l'attrazione suscitata da un ingegno notevole, anch
e quando si profonde a dar vita a cupi e terribili personaggi.
Miss Bront stessa dice in proposito: (4) 'Là dove si tratta del disegno dei person
aggi, il caso è diverso.
Devo ammettere che mia sorella aveva una scarsa conoscenza della gente umile in
mezzo alla quale viveva, di poco superiore a quella che una monaca può avere degli
abitanti del contado che passano davanti alla grata del suo convento.
La sua indole non era naturalmente socievole: le circostanze favorirono e alimen
tarono la sua tendenza all'isolamento; eccetto che per recarsi in chiesa o per a
ndar a passeggiare sulle colline, raramente varcava la soglia di casa.
Benché fosse trattata con benevolenza dagli abitanti del borgo, non cercò mai di str
inger relazioni con loro, né, salvo rarissime eccezioni, ne conosceva gli usi, il
linguaggio; sapeva la storia delle loro famiglie; ne ascoltava le vicende con in
teresse e ne parlava lei stessa con particolari minuziosi, pittoreschi e accurat
i, ma con loro personalmente raramente scambiò una parola.
Il risultato fu che la sua memoria si limitò a registrare esclusivamente i tragici
e terribili racconti che si imprimono nella mente di chi ascolta narrare gli an
nali segreti di una comunità rurale.
In lei l'immaginazione, che non era solare ma cupa e aveva più potenza che grazia,
vi trovò il substrato da cui nacquero Heathcliff, Earnshaw e Catherine.
Dopo aver plasmato queste creature non si rese conto della portata di quel che a
veva fatto.
Se il lettore incaricato di leggere il manoscritto per primo fosse stato scosso
da un brivido nell'incontrarvi personaggi così implacabili, anime perse cadute tan
to in basso, e avesse detto che il mero scorrere la descrizione di certe scene s
paventose gli aveva tolto il sonno di notte e turbato l'equilibrio di giorno, El
lis Bell non ne avrebbe capito il perché, e si sarebbe limitata a tacciare l'appun
to d'affettazione.
Se fosse vissuta più a lungo la sua mente sarebbe spontaneamente cresciuta come un
albero vigoroso - più maestosamente alto, più diritto, coi rami più ampiamente espans
i - e i suoi frutti più maturi avrebbero raggiunto una più dolce maturità, un più solare
colorito, ma sulla sua mente solo il tempo e l'esperienza potevano far presa; a
ll'influenza altrui si sottraeva.'
Giustamente o ingiustamente che sia, le creazioni delle sorelle minori non furon
o accolte molto favorevolmente al tempo in cui furono pubblicate.
Nella prefazione scritta nel 1850 da Miss Bront per una successiva edizione di "
Cime tempestose" leggiamo: 'I critici non seppero render giustizia a questo lavo
ro.
Il talento immaturo ma inequivocabile che "Cime tempestose" rivela, fu scarsamen
te riconosciuto, le implicazioni che conteneva e la sua vera impronta furono fra
intese; l'identità dell'autore venne interpretata erroneamente: fu detto che il ro
manzo era un precedente e più rozzo tentativo della stessa persona che aveva scrit
to "Jane Eyre"...
Errore ingiusto e penoso! A tutta prima ne ridemmo, ma ora lo lamento dal profon
do!' |
Dal momento del successo di "Jane Eyre", la vita di Charlotte Bront si divide in
due distinte correnti: quella seguita dallo scrittore Currer Bell e quella viss
uta dalla donna.
Vi erano doveri distinti che appartenevano all'una o all'altra, non che si oppon
essero veramente o che fossero impossibili da conciliare, ma a volte era diffici
le farli convivere.
Quando un uomo diventa scrittore ciò significa per lui un semplice cambiamento di
attività, prende una parte di quel tempo che aveva dedicato a un qualche altro stu
dio o lavoro, toglie alcune ore alla professione medica o legale nella quale si
era impegnato o abbandona parte del commercio o degli affari grazie ai quali si
era guadagnato la vita, ed un altro mercante, un altro medico o un altro legale
prende il suo posto e probabilmente si dimostra tanto efficiente quanto lo era s
tato lui.
Ma nessun'altro può prendere su di sé i silenziosi doveri di una figlia o di una mog
lie o di una madre, sostituendosi a colei che Dio ha destinato ad occupare quel
posto; il disbrigo del lavoro di una donna è raramente lasciato al suo arbitrio; né
essa può liberarsi dalle responsabilità domestiche che gravano su di lei, per tradur
re in atto i talenti anche splendidi, di cui è dotata.
Tuttavia non deve rifiutare l'aggiunta responsabilità che quei
talenti le impongono, non deve nascondere il suo dono sotto un tovagliolo; deve
metterlo in luce a profitto degli altri.
Deve faticare in spirito di umiltà e fedelmente per compiere ciò che non è impossibile
, visto che Dio, se così fosse, non l'avrebbe messa in condizione di farlo.
Scrivendo ciò metto in parole quello che Charlotte Bront mise in atto.
L'anno 1848 trovò alla Canonica una tristissima situazione famigliare.
Per quanto sia penoso, è necessario rammentare costantemente al lettore il continu
o rovello che in quel tempo angustiava il cuore del padre e delle sorelle.
E quei critici superficiali che insistono sul cupo e triste concetto della vita
che incombe nei romanzi delle Bront, dovrebbero tener presente che una tale visi
one si era radicata nei loro cuori grazie alla lunga agonia sofferta.
Coloro che obbiettano alle descrizioni di scene rozze e di caratteri grossolani
e le respingono con ripugnanza, dovrebbero ricordare che quelle pagine non erano
scaturite spontaneamente dalla immaginazione delle scrittrici, né dalla loro conc
ezione interna, ma dalla crudele realtà nella quale per lunghi mesi, addirittura p
er lunghi anni, si erano trovate a vivere, cosicché avevano scritto obbedendo al d
ettato della loro coscienza.
E' possibile che abbiano sbagliato.
Possono avere errato nello scrivere mentre le loro afflizioni erano così grandi da
far sì che non fossero in grado di presentare la vita in una luce diversa.
Forse sarebbe meglio se si fossero limitate a descrivere persone buone e attraen
ti, azioni buone e attraenti (ma in questo caso non so in quale tempo avrebbero
potuto farlo).
Voglio soltanto dire che mai, a quanto credo, donne in possesso di un dono grand
e come il loro, lo estrinsecarono con maggior senso di responsabilità.
Quanto a eventuali errori - tanto come scrittrici che come donne - ora esse si t
rovano dinnanzi al giudizio di Dio.

11 gennaio 1848.
Ultimamente qui in casa le cose non sono andate molto bene.
Branwell, in un qualche modo, si è aggiustato per ottenere denaro dalla solita fon
te e ci ha reso la vita grama.
Papà non ne può più, dietro a lui giorno e notte; per noi non c'è pace, lui sta sempre m
ale: ha avuto due o tre crisi; come andrà a finire Dio solo lo sa.
Ma chi mai al mondo è senza tribolazioni, senza castigo, senza uno scheletro nell'
armadio? Non rimane che agire per il meglio, sopportando con pazienza quello che
Dio ci manda.

Immagino che avesse letto la critica di Mister Lewes nella rubrica 'Romanzi nuov
i' uscita nel dicembre dell'anno prima, ma non trovo alcun cenno in proposito fi
nché non gli scrive nuovamente il 12 gennaio 1848.

Caro Signore - la ringrazio sinceramente per la sua critica generosa, ed è con i s


ensi di una duplice soddisfazione che le esprimo la mia gratitudine, poiché sono o
rmai sicura che questo tributo non è superfluo né importuno.
Lei non è stato severo con "Jane Eyre", è stato, anzi, molto indulgente.
Sono lieta che me ne abbiate indicato i difetti in privato: nel suo commento ne
fa cenno con mano tanto leggera che avrei potuto passar oltre senza riflettervi.
Ho l'intenzione di far tesoro del consiglio di andare cauta nell'intraprendere n
uovi lavori, la mia riserva di materiale non solo non è ricca, è assai modesta e, qu
el che è peggio, né la mia esperienza, né la mia cultura, né le mie doti intellettuali s
ono tali da permettermi di diventare uno scrittore fecondo.
Le dico questo perché il suo articolo nel Frazer mi ha lasciato sotto l'imbarazzan
te impressione che lei sia propenso a pensare dell'autore di "Jane Eyre" meglio
di quanto esso meriti realmente e preferisco che lei abbia sul mio conto un'opin
ione corretta, piuttosto che lusinghiera, anche se non dovessimo mai incontrarci
.
Se "mai" scriverò un altro libro, penso che non indulgerò in quello che lei chiama m
elodramma. "Penso" ma non ne sono sicuro. "Penso" anche che mi sforzerò di seguire
il consiglio di 'rifinire di più e di essere più controllata' che splende dai miti
occhi di Miss Austen, ma neanche di questo sono sicuro.
Gli scrittori scrivono meglio, per lo meno, scrivono più scorrevolmente quando sem
bra destarsi in loro un impulso che li domina, che vuole agire mettendo fuori gi
oco ogni suggestione all'infuori della propria, dettando certe parole, insistend
o affinché vengano impiegate, senza curarsi se siano per loro natura veementi o mi
surate; modellando personaggi nuovi, dando sviluppi impensati agli incidenti, ri
pudiando vecchie idee accuratamente elaborate e creandone e adottandone all'impr
ovviso delle nuove.
Non è forse così? E dovremmo contrastare questa aspirazione? Anzi, è possibile contras
tarla? Sono lieta che un altro suo lavoro debba uscire da qui a poco tempo; sono
curiosissima di vedere se lo avrà scritto mantenendosi fedele alle sue teorie.
Non lo ha fatto completamente in "Ranthorpe" - per lo meno non nell'ultima parte
- ma la prima penso che sia quasi senza difetto e allora ha una forza, una veri
tà, un significato che dà al libro un altissimo valore; ma per scrivere così uno deve
aver visto e conosciuto moltissimo, mentre io ho visto e conosciuto assai poco.
Perché le piace così tanto Miss Austen? Questo suo punto di vista mi lascia perpless
o.
Perché dichiara che preferirebbe aver scritto "Orgoglio e pregiudizio" o "Tom Jone
s" piuttosto che uno qualsiasi dei romanzi di Waverley? Non avevo letto "Orgogli
o e pregiudizio" prima di aver letto queste sue parole; mi sono procurato il lib
ro.
E cosa vi ho trovato? L'accurato ritratto di un viso comune, un giardino chiuso
da alte staccionate e accuratamente coltivato, con bordure impeccabili e fiori d
elicati; ma nessuno schizzo di una brillante, vivida fisionomia, nessuno scenari
o di aperta campagna, non aria aperta, non azzurre colline, nessun bel ruscello.
Non mi piacerebbe davvero vivere con le sue signore e con i suoi gentiluomini, n
elle loro eleganti ma appartate dimore.
Queste osservazioni probabilmente la irriteranno, ma debbo correrne il rischio.
Posso capire l'ammirazione per George Sand: poiché pur ammirando non senza restriz
ioni alcuno dei suoi lavori (perfino "Consuelo" che è il migliore, o, per lo meno
il migliore di quelli che ho letto, mi sembra unire una sorprendente stravaganza
a una straordinaria eccellenza) tuttavia ha un'ampia visione intellettuale che,
anche se non posso capire a fondo, sono in grado di rispettare pienamente; essa
è sagace e profonda - Miss Austen è solamente accorta e osservatrice.
Mi sbaglio, o lei si è pronunciato affrettatamente? Se ne avrà il tempo mi farà piacer
e approfondire questo punto: se fosse altrimenti o se lei lo trovasse di poca im
portanza, non si prenda il disturbo di rispondermi.
Sono rispettosamente suo C. Bell
A G. H. Lewes, Esq.
18 gennaio 1848.
Caro Signore, benché non avessi l'intenzione di scomodarlo nuovamente così presto, d
ebbo scriverle un'altra lettera.
Debbo concordare e dissentire.
Lei corregge il mio rozzo punto di vista circa l'impulso; benissimo, accetto la
sua definizione di quali dovrebbero essere gli effetti di questo impulso, ricono
sco la saggezza delle regole che lo debbono governare...
Che strana lezione leggo, subito dopo, nella sua lettera! Lei dice che debbo pie
gare il mio giudizio ad accettare che 'Miss Austen non è una poetessa, che non ha
né sentimento (lei sdegnosamente chiude la parola tra virgolette) né eloquenza, ness
uno degli inebrianti slanci della poesia', e poi aggiunge che io debbo imparare
a riconoscere in lei "uno dei più grandi artisti, dei più grandi pittori dell'umana
natura", una scrittrice dotata di un perfetto intuito nella scelta dei mezzi att
i a raggiungere il fine che si propone.
Concordo unicamente su questo ultimo punto.
Può esservi un grande artista senza poesia? Quel che chiamo un artista, che mi ind
uce a inchinarmi riconoscendolo grande - non può, dunque essere privo di questo do
no divino.
Ma sono certo che per "poesia" lei intende qualcosa di diverso da quel che inten
do io, come a proposito del sentimento.
E' la "poesia" che innalza la virile George Sand, e trasforma un tema rozzo in q
ualcosa di divino.
E' il sentimento come lo intendo io - un sentimento gelosamente nascosto ma genu
ino, che toglie il veleno dal formidabile Thackeray e trasforma ciò che potrebbe e
ssere un corrosivo tossico in un elixir purificatore.Se Thackeray non alimentass
e nel suo grande cuore un profondo sentimento per il prossimo, si delizierebbe n
ello sterminarlo; così come stanno le cose io credo che intenda, invece, riformarl
o.
Miss Austen essendo, come lei dice, priva di sentimento, priva di "poesia", fors
e "è" dotata di buon senso, aderisce al reale (al "reale" più che al "vero") ma non
può essere grande.
Mi sottometto alla sua ira che, ormai, ho eccitato (non ho forse messo in discus
sione la perfezione della sua preferita?); la tempesta si scatenerà sul mio capo.
Nondimeno, appena potrò farlo (non so quando ciò mi sarà possibile, visto che non ho a
ccesso a una libreria circolante) scorrerò diligentemente tutti i lavori di Miss A
usten, come lei mi consiglia...
Mi deve scusare se non mi riesce sempre di pensare a modo suo, e ancora mi creda
suo grato C. Bell
Ho esitato alquanto prima di inserire il seguente brano ricavato da una lettera
a Mister Williams: ma è straordinariamente caratteristico; e la critica che contie
ne è, data la circostanza, così indicativa, così interessante (che la si accetti o no)
che mi sono decisa per il sì, anche se così sposto l'ordine cronologico delle lette
re, in modo da completare questa parte di una corrispondenza che è preziosa per me
ttere in evidenza il lato intellettuale del carattere di Charlotte Bront.

A Mister W. S. Williams, Esq.


26 aprile 1848.
Caro Signore - Ho appena finito di leggere "Rosa, Bianca e Violetta" (5) e farò de
l mio meglio per dirle quello che ne penso.
Non so se possa considerarsi o no come un progresso su "Ranthorpe", perché "Rantho
rpe" mi è piaciuto moltissimo: ma in ogni caso contiene molto di buono.
Vi noto la medesima forza d'ingegno ma più completamente sviluppata.
Vi si legge ili carattere dell'autore in ogni pagina e ciò rende il libro interess
ante - di gran lunga più interessante di quanto un qualsiasi sviluppo dell'intrecc
io possa fare; ma ciò che attrae sono più i commenti personali dell'autore che non l
e parole che mette in bocca ai suoi personaggi.
A mio parere G. H. Lewes è, secondo quanto percepisco, decisamente il più originale
personaggio del libro...
I brani didattici mi sembrano i migliori - di gran lunga i migliori - di tutto i
l lavoro, sono molto sottili, molto profondi e si rivolgono al lettore assai chi
aramente.
E' un pensatore giusto; è un osservatore sagace; le sue teorie sono per lo più sagge
e non dubito che le metta in pratica.
Ma perché ci si sente spesso provocati mentre si leggono le sue pagine? Come mai f
a sì che chi lo ascolta si senta in dovere di combattere le dottrine che egli sost
iene invece di accettarle tranquillamente? Si riconoscono gemme di pura verità; pe
rché si continua a scrutarle indefessamente per scoprire una qualche falla? Tento
di indovinare: con tutte le sue doti intellettuali, con tutta la sua probità, in M
ister Lewes ci deve essere un difetto di modi, che rivelano un tocco di dogmatis
mo, una vena di esagerata fiducia in sé.
A questo si pensa mentre si legge il libro; ma dopo averlo chiuso e messo via, r
imanendo seduti a riflettere e inquadrare le impressioni che se ne sono ricavate
, scopriamo che il sentimento predominante in noi è di piacere, per aver stabilito
un contatto più intimo con una bella intelligenza e un cuore onesto, dotato l'una
di grande abilità, l'altro di virili principi.
Spero che egli non tardi molto a scrivere un altro libro.
Nelle sue pagine però le emozioni sono da un certo punto di vista troppo uniformem
ente impetuose: non avrebbe uno stile più pacato conseguito un effetto più convincen
te? Di tanto in tanto Mister Lewes prende in mano una penna francese, nel che di
fferisce da Mister Thackeray, che sempre fa uso di un'asticella inglese; tuttavi
a la penna francese non fa deviare troppo Mister Lewes: egli ne fa uso con musco
li inglesi.
Ogni onore a lui per il complessivo eccellente risultato del suo libro! Non dà un
quadro attraente della società letteraria londinese, specialmente del suo gruppo f
emminile, ma tutte le congreghe, siano esse letterarie, scientifiche, politiche
o religiose, devono avere, a quanto mi sembra, una generale tendenza a trasforma
re la verità in affettazione.
Quando la gente fa parte di una cricca, suppongo che debba scrivere, parlare, pe
nsare e vivere in una data maniera; snervante e limitante necessità.
Confido che la stampa e il pubblico siano disposti ad accogliere il libro come m
erita, cioè con grande cordialità.
Di gran lunga superiore di quanto sia dovuto a un parto di Bulwer o di D'Israeli
.

Torniamo da Currer Bell a Charlotte Bront.


L'inverno a Haworth era stato apportatore di malattie.
L'influenza aveva imperversato tra gli abitanti del villaggio e dove vi era stat
a una vera necessità della presenza delle figlie del parroco, queste non erano mai
venute meno, benché fossero schive dallo scambio di visite con i parrocchiani.
Loro stesse erano state toccate dall'epidemia; Anne gravemente, visto che in lei
si era presentata con una forte tosse e con una febbre così alta da preoccupare s
eriamente le sorelle maggiori.
Senza alcun dubbio la prossimità del cimitero affollato rendeva la Canonica insalu
bre e fu cagione determinante di malattia per i suoi abitanti.
Mister Bront fece energicamente presente alia Sanità pubblica la insalubre condizi
one di Haworth; e dopo aver conseguito le ispezioni richieste ottenne la raccoma
ndazione che qualsiasi futura inumazione nel vecchio cimitero venisse proibita,
che un nuovo cimitero fosse aperto sul fianco della collina e che si iniziasse a
organizzare la fornitura dell'acqua ad ogni casa così da evitare alle stanche mas
saie sopraffatte dal lavoro l'obbligo di trasportare ogni secchio d'acqua dalla
distanza di parecchie centinaia di metri su per una ripida via. Ma gli fu impedi
to di raggiungere questo scopo dai più che rifiutarono il contributo richiesto così,
come in molti altri casi, la quantità vinse sulla qualità, il numero sull'intellige
nza.
Spesso in Haworth la malattia si presentava sotto forma di un leggero tifo e feb
bri di vario tipo vi imperversavano con triste frequenza.
Nel febbraio del 1848 Luigi Filippo fu detronizzato.
La rapida successione degli avvenimenti in quel tempo fu commentata da Miss Bron
t in una lettera indirizzata a Miss Wooler, in data del 3I marzo.

'Ricordo bene di aver desiderato essere nata nei tempi inquieti dell'ultima guer
ra e di aver visto nei suoi eccitanti incidenti una specie di stimolante incanto
al cui pensiero il battito del mio polso si accelerava; ricordo anche di aver p
rovato una leggera impazienza per il suo rifiuto di simpatizzare pienamente coi
miei sentimenti in proposito, mentre ascoltava le mie aspirazioni e le mie rifle
ssioni assai tranquillamente, poco convinta che le spade fiammeggianti potessero
essere una piacevole aggiunta alla felicità del Paradiso.
Ora ho oltrepassato il limite della giovinezza e benché non osi dire di essermi la
sciata alle spalle tutte le sue illusioni - che quanto vi è di romantico sia compl
etamente scomparso dalla vita - che il velo sia caduto dalla verità e che io veda
tanto l'una quanto l'altra nella loro nuda realtà - tuttavia certamente molte cose
non sono più com'erano dieci anni or sono: e insieme a tutto il resto 'Ie pompe e
i fasti della guerra' hanno completamente perso ai miei occhi i loro fittizio s
plendore.
Però ancora non ho dubbi che la scossa dei terremoti morali destino un vivido sens
o della vita sia nelle nazioni che negli individui; che il timore del pericolo d
iffuso su scala nazionale svii momentaneamente la mente degli esseri umani dai p
iccoli pericoli individuali e, per un momento, dia loro una qualche larghezza di
vedute; ma sono anche sicura che le rivoluzioni arrestino nel mondo tutto quant
o vi è di buono, frenino la civiltà, portino la feccia in superficie; a farla breve,
mi sembra che le insurrezioni e le battaglie siano le malattie acute delle nazi
oni che la loro tendenza sia di esaurire con la loro violenza, le energie vitali
del paese in cui avvengono.
Prego ardentemente che all'Inghilterra siano risparmiati gli spasmi, i crampi, l
e crisi frenetiche che in questo momento agitano il Continente e minacciano l'Ir
landa.
Non provo simpatia per i Francesi e per gli Irlandesi.
Penso che il caso dei Tedeschi e degli Italiani sia diverso, tanto differente qu
anto l'amore per la libertà differisce dalla brama della licenza.' (6)
Giunse il giorno del suo compleanno.
Scrisse all'amica il cui compleanno seguiva il suo a distanza di una settimana;
fu la solita lettera; ma leggendola ora che sappiamo quello che aveva realizzato
percepiamo la differenza dei suoi pensieri da quelli di uno o due anni prima, q
uando aveva detto: 'non ho compiuto nulla.' Deve esservi stata in lei la modesta
consapevolezza di 'aver compiuto qualcosa' quando scrisse:
'Ho ormai trentadue anni.
La gioventù è trascorsa - passata - non tornerà più; è inevitabile...
A me sembra che, una volta o l'altra, l'ora del dolore debba scoccare per tutti
e a chi ne ha solo superficialmente sentito il sapore in gioventù spesso negli ann
i successivi tocca una coppa più traboccante e più amara; mentre a chi da giovane ne
ha inghiottita la feccia, senza assaporare il vino, può sperare che, col tempo, g
li venga offerta una bevanda più gradita al palato.'
Il nome dell'autore di "Jane Eyre" era tuttora un segreto gelosamente custodito
nella famiglia Bront; nemmeno l'amica che era quasi una sorella ne sapeva più degl
i altri.
Poteva immaginare, è vero, sia in base alla conoscenza delle consuetudini dell'int
eressata, sia dalla circostanza delle bozze di stampa corrette a B., che un qual
che progetto letterario stava maturando; ma non sapeva altro, e saggiamente non
accennò a nulla finché non le giunsero informazioni da un'altra fonte, con l'assicur
azione che Charlotte Bront era ormai una scrittrice - autrice di un romanzo dato
alle stampe! Allora le scrisse e ricevette in risposta le due lettere qui sotto
riportate; atte più a confermare, come mi sembra ora, nella loro stessa veemente
e agitata negazione, la verità di quella voce.

20 aprile 1848.
Scrivi un'altra lettera e spiega chiaramente quel tuo ultimo biglietto.
Se le tue allusioni riguardano me, come sono indotta a credere, mettiti bene in
mente quanto segue; non ho dato ad alcuno il diritto di spettegolare sul mio con
to e non intendo essere giudicata in base a frivole congetture, da qualsiasi par
te vengano.
Fammi sapere quello che hai sentito dire e da chi.

3 maggio 1848.
Tutto quanto posso dirti su un certo argomento è quanto segue - la diceria - se un
a diceria vi è - e se la signora, che sembra essere stata alquanto ingannata, non
ha sognato quello che immagina le sia stato detto - deve avere origine da un qua
lche assurdo malinteso.
Non ho dato a nessuno il diritto di affermare, né di insinuare anche lontanamente
che io sia in procinto di pubblicare - (menzogna!).
Chiunque l'abbia detto, se qualcuno lo ha fatto, del che dubito, non mi è persona
amica.
Anche se venti libri mi venissero attribuiti non ne confermerei uno solo.
Respingo totalmente l'idea.
Chiunque, dopo che ho chiaramente rigettata l'accusa insista, commetterà una malev
ola e malcreata azione.
La più profonda oscurità è infinitamente preferibile a una notorietà volgare; questa not
orietà non la cerco e non l'avrò.
Perciò se qualsiasi B. o G. avesse la presunzione di infastidirti in proposito - d
i chiederti quale romanzo Miss Bront ha recentemente "pubblicato", tu puoi sempl
icemente dire, con la fermezza di cui sei perfettamente padrona quando vuoi, che
sei autorizzata da Miss Bront a dire che essa respinge e sconfessa qualsiasi ac
cusa del genere.
Puoi aggiungere, se ti fa piacere, che se c'è qualcuno che gode delle sue confiden
ze quel qualcuno sei tu e che essa non ti ha fatto in proposito alcuna sciocca c
onfessione.
Non riesco a immaginare da quale fonte può essere scaturita la voce; e temo che l'
origine sia lungi dall'essere amichevole.
Tuttavia non ne sono sicura e sarei molto lieta di giungere a una certezza.
Se tu udissi qualche cosa d'altro, per piacere fammelo sapere.
La tua offerta della "Vita di Simeon" (7) è molto gentile e te ne ringrazio.
Sono certa che a Papà farebbe molto piacere scorrere questo lavoro, visto che ha c
onosciuto Mister Simeon.
Togli dal capo di A., scherzando o parlando sul serio, l'idea che vi sia stata u
na pubblicazione; e credimi, nel bene o nel male, sia che mi calunnino o che mi
lascino in pace, tua sinceramente.
C.
Bront
Mi dicono che Miss Bront era tanto ansiosa di mantenere il segreto perché aveva da
to la sua parola alle sorelle che niente sarebbe stato da lei rivelato.
Gli equivoci che nascevano dalla pubblicazione dei romanzi delle sorelle, firmat
i con pseudonimi, si moltiplicavano.
Molti critici insistevano nel pensare che i racconti usciti sotto il nome dei tr
e Bell fossero l'opera di un unico scrittore, scritti in diversi periodi di svil
uppo e di maturità.
E' indubbio che questo sospetto abbia influito sulla accoglienza fatta ai libri.
Fin dalla conclusione del suo "Agnes Grey" Anne Bront aveva iniziato a scrivere
un secondo romanzo "The Tenant of Wildfell Hall".
E' poco conosciuto: l'argomento - il deteriorarsi di un carattere la cui condott
a immorale e la conseguente rovina derivano da una abituale intemperanza nel ber
e, all'inizio così leggera da essere considerata semplicemente come manifestazione
di buon cameratismo - era ben poco in sintonia con l'indole di una giovane donn
a che tendeva a sottrarsi a qualsiasi pensiero che non fosse di pace. 'Aveva dov
uto (dice la sorella maggiore parlando di quella mite piccolina) vedere da vicin
o e a lungo i terribili effetti di un ingegno male impiegato e dell'abuso delle
sue facoltà; l'indole sensibile la inclinava al riserbo e alla depressione; quello
che vide le penetrò profondamente nella mente; le fece male.
Vi rimuginò sopra, finché giunse alla conclusione che fosse suo dovere riprodurne og
ni particolare (naturalmente avvalendosi di personaggi fittizi, variando gli inc
identi e le situazioni), per mettere sull'avviso chi avrebbe letto.
Detestava quel suo lavoro, pur ostinandosi a portarlo avanti.
Quando cercavamo di farla ragionare in proposito, considerava quei ragionamenti
come un invito alla debolezza.
Riteneva un dovere essere onesta, senza abbellire, ammorbidire, nascondere.
Questa risoluzione presa a fin di bene, le valse malintesi e anche alcuni violen
ti rimproveri che sopportò, com'era solita sopportare quanto era spiacevole, con m
ite e ferma pazienza.
Era una sincerissima cristiana praticante ma la componente di religiosa malincon
ia gettò una triste ombra sulla sua breve vita senza macchia.' (8) Nel giugno di q
uell'anno "The Tenant of Wildfell Hall", quasi concluso, fu sottoposto all'esame
della persona che già aveva pubblicato i precedenti lavori di Ellis e di Acton Be
ll.
Come conseguenza del suo modo di agire, Miss Bront e le sorelle dovettero subire
non pochi fastidi.
Questi fatti furono narrati minutamente da Charlotte all'amica che risiedeva nel
la Nuova Zelanda: ai primi di luglio era giunta alla Canonica una lettera che av
eva agitato non poco le sue tranquille abitanti; pur essendo la circostanza sull
a quale veniva richiamata la loro attenzione attinente alla carriera letteraria,
esse la considerarono lesiva anche della loro reputazione in generale. "Jane Ey
re" aveva avuto molto successo in America e un editore americano si era assicura
to a caro prezzo l'esclusiva di un eventuale prossimo lavoro di Currer Bell.
I signori Smith e Elder glielo avevano promesso.
Essi erano però stati altamente sorpresi e tutt'altro che compiaciuti nello scopri
re che, a loro insaputa, una intesa parallela era stata stipulata con un'altra c
asa editrice americana che avrebbe quanto prima pubblicato il nuovo romanzo.
Dopo essere andati a fondo della cosa, fu appurato che l'equivoco era dovuto all
'editore di Ellis e di Acton Bell che aveva assicurato alla casa editrice americ
ana che, secondo quanto loro costava, "Jane Eyre", "Cime tempestose" e "The Tena
nt of Wildfell Hall" (considerato superiore agli altri due romanzi) erano scritt
i dallo stesso autore.
Nella loro lettera i signori Smith e Elder dichiaravano di non condividere quell
'opinione e le sorelle da parte loro erano ansiose di dimostrare quanto fosse se
nza fondamento, chiarendo così l'equivoco.
Decisero subito che Charlotte e Anne dovevano recarsi a Londra quello stesso gio
rno per dare ai signori Smith e Elder la prova tangibile della loro identità e chi
edere all'altro editore perché mai la sua opinione contravvenisse con tanta sicure
zza quanto gli era stato ripetutamente comunicato.
Presa questa determinazione, fecero i loro preparativi con grande prontezza.
Quel giorno c'erano tante faccende domestiche da sbrigare; ma furono tutte siste
mate; poi misero ciascuna un cambio di abiti in un bauletto consegnandolo a un c
arro che andava a Keighley e, dopo aver preso il tè prima del solito, si incammina
rono a piedi.
Erano alquanto eccitate poiché, indipendentemente dal motivo che le chiamava a Lon
dra, era la prima visita che Anne vi faceva.
Un fortissimo temporale le colse per strada, ma in quella serata d'estate non av
evano tempo di mettersi a riparo.
Arrivarono appena in tempo per prendere il treno a Keighley, giunsero a Leeds, d
ove si imbarcarono sul treno di notte per Londra.
Verso le otto del sabato mattina giunsero al Chapter Coffee House in Paternoster
Row - strana scelta, ma non sapevano dove altro andare.
Si rinfrescarono un po' e presero una leggera prima colazione.
Poi rimasero per qualche tempo a considerare cosa convenisse fare.
Quando la sera prima, nella quiete della Canonica di Haworth avevano discusso su
l da farsi e sul come comportarsi una volta a Londra, avevano deciso di prendere
nel caso una carrozza per recarsi dalla loro locanda all'indirizzo dell'editore
.
Ma nel trambusto interiore e nello strano stato di eccitazione in cui si trovava
no ora mentre si consultavano sul da farsi, dimenticarono la vettura e uscirono
a piedi.
Si incamminarono sgomente per le vie affollate, rimanendo a lungo ferme agli inc
roci, disperando di riuscire a procedere, tanto che impiegarono quasi un'ora a p
ercorrere il mezzo miglio che le separava dalla meta.
Né Mister Smith, né Mister Williams sapevano della loro visita; erano totalmente sco
nosciute agli editori di "Jane Eyre" che, di fatto, non sapevano nemmeno di che
sesso fossero i Bell e avevano sempre scritto indirizzandosi a uomini.
Nel presentarsi a Mister Smith, Charlotte gli porse la sua lettera, quella lette
ra che aveva cagionato tanto scompiglio alla Canonica di Haworth appena ventiqua
ttro ore prima. 'Dove l'ha presa?' chiese lui, non riuscendo a credere che quell
e due giovani signore vestite di nero, di bassa statura e di corporatura minuta,
dall'aspetto felice e insieme agitato, incarnassero veramente quei Currer e Act
on Bell alla cui identità si era data invano una caccia tanto accanita.
Seguì la spiegazione e Mister Smith incominciò subito a far progetti per il loro div
ertimento e piacere durante il soggiorno londinese.
Le pregò di partecipare a una riunione di amici letterati a casa sua.
Questa fu una forte tentazione per Charlotte poiché fra gli invitati vi sarebbero
stati alcuni scrittori che desiderava molto conoscere; ma la volontà di rimanere i
n incognito la indusse a rifiutare in modo tassativo.
Le sorelle rifiutarono anche l'ospitalità in casa di Mister Smith e vollero tornar
e alla locanda dicendo che non erano equipaggiate per un lungo soggiorno.
Quando furono di ritorno nella loro camera, la povera Charlotte pagò con un lacera
nte mal di capo e ripetuti accessi di nausea l'emozione della recente intervista
che aveva concluso il precipitoso corso delle ultime ventiquattro ore.
La visita di alcune signore della famiglia Smith era prevista verso sera; si pre
parò a riceverle prendendo una forte dose di sali volatili che la sollevarono alqu
anto.
Tuttavia si trovava ancora, come scrive all'amica, 'in uno stato di gravoso male
ssere fisico' quando furono annunciate le visitatrici che si presentarono in ves
tito da gran sera.
Le sorelle non avevano capito che si era deciso di condurle all'Opera, perciò non
erano pronte.
Per di più non avevano vestiti eleganti, né con se, né in qualsiasi altro angolo della
terra.
Tuttavia Miss Bront non volle opporre un rifiuto a quel gesto cortese e così lei e
Anne si affrettarono a indossare le loro semplici e campagnole vesti di ricambi
o.
Charlotte così descrive, nel già citato resoconto di quella visita a Londra, l'ingre
sso del loro gruppo a teatro:
'Mentre eravamo ferme all'entrata, in attesa che ci venisse dato il passo, signo
re in ghingheri e gentiluomini, ci scrutavano con una leggera, graziosa aria di
superiorità che le circostanze giustificavano senz'altro.
Tuttavia, a dispetto del mal di capo e della nausea, mi sentivo piacevolmente ec
citata, anche se sapevo di fare una modesta figura, ma vedevo che Anne, al suo s
olito, era calma e gentile.
Davano il Barbiere di Siviglia di Rossini - spettacolo brillantissimo anche se,
suppongo, vi sono cose che mi sarebbero piaciute di più.
Rincasammo all'una passata.
La notte prima non avevamo visto il letto, eravamo state in costante tensione pe
r ventiquattro ore, puoi immaginare se eravamo stanche.
Il giorno seguente, domenica, Mister Williams ci chiamò per tempo per accompagnarc
i in chiesa, e nel pomeriggio Mister Smith e sua madre vennero a prenderci in ca
rrozza e ci portarono a casa loro per il pranzo.
Di lunedì andammo all'esposizione della Royal Academy, visitammo la National Galle
ry, pranzammo nuovamente da Mister Smith, e poi andammo con Mister Williams a ca
sa sua per l'ora del tè.
Partimmo da Londra martedì mattina, cariche di libri datici da Mister Smith, e arr
ivammo sane e salve a casa.
Sarebbe stato difficile immaginare una poveretta più stanca e pallida di me.
Ero magra alla partenza ma tornai addirittura scarna, con un viso verde e vecchi
o, scavato da strane, profonde rughe - con gli occhi dallo sguardo innaturalment
e fisso.
Ero stanca eppure irrequieta.
Tuttavia questi cattivi effetti prodotti dalla sovraeccitazione svanirono presto
e tornai alle mie normali condizioni.'
Durante quel primo contatto, Miss Bront, a quelli che la conobbero a Londra, las
ciò l'impressione di una persona dalle idee chiare e dal saldo buon senso, che, be
nché piena di riserbo, aveva la facoltà di stimolare gli altri alla conversazione.
Non espresse mai un'opinione senza fondamento, non pose mai una domanda oziosa e
sapeva mettere a suo agio gli interlocutori.
La sua conversazione era genuina e stimolante e quando si lanciava nella lode o
nella critica sia dei libri che dei comportamenti o delle opere d'arte la sua el
oquenza si faceva ardente.
Andava fino in fondo a quanto diceva o quanto faceva, così aperta e sincera nel tr
attare un argomento o nel contendere con un contradittore che, invece di suscita
re risentimento, convinceva chi l'ascoltava dell'ardore del suo zelo per il vero
e per il giusto.
Il luogo scelto come albergo non era stata la parte meno singolare del viaggio d
elle sorelle.
Paternoster Row era stato per molti anni abitato quasi esclusivamente da editori
.
E' una stretta via lastricata che si prolunga all'ombra della cattedrale di Sain
t Paul; alle sue due estremità vi sono degli steccati posti per impedire il passag
gio dei veicoli e per proteggere il silenzio solenne nel quale vengono prese le
decisioni.
I brutti magazzini che si aprono su ambo i lati oggigiorno sono occupati per lo
più da grossisti di cartoleria; anche se alcuni appartengono a degli editori non m
ostrano allegre facciate sulla buia e stretta via.
A metà di questa, sulla sinistra di chi procede in direzione del centro, vi è la Cha
pter Coffee House.
Vi sono andata lo scorso giugno; era disabitata, l'edificio, vecchio di duecento
anni o giù di lì, aveva l'aspetto di quelli che a volte si vedono ancora nelle picc
ole città rurali, i soffitti delle esigue stanze sono bassi, attraversati da pesan
ti travi, le pareti sono rivestite di legno a mezza altezza, le scale dai bassi
gradini, larghe e buie, occupano molto spazio al centro della casa.Tale era dunq
ue la Chapter Coffee House che un secolo fa fungeva da locanda per i pubblicisti
e per i librai e tutti i letterati da strapazzo, i critici, e anche i veri inte
llettuali che erano soliti andare in cerca di idee o di lavoro.
E' qui che Chatterton scrisse alla madre a Bristol le lettere ingannatrici, ment
re stava morendo di fame a Londra: 'Sono sistemato benissimo alla Chapter Coffee
House e sono in rapporti con tutti i genii che la frequentano', lì udì parlare di u
n possibile impiego, lì lasciò le sue lettere.
Negli anni successivi fu frequentata dagli studenti e dagli ecclesiastici di pas
saggio nella capitale, i quali, non avendo né amici personali né contatti sociali, e
rano lieti di apprendere quanto avveniva nel mondo delle lettere grazie alle con
versazioni che udivano nella sala da pranzo.
Mister Bront, nelle rare visite fatte in città mentre era studente a Cambridge e p
iù tardi durante il periodo in cui era stato curato a Essex, vi aveva abitato e vi
aveva condotto le figlie in viaggio verso Bruxelles e lì Charlotte e Anne erano f
inite per semplice ignoranza di un altro albergo.
Il luogo era frequentato unicamente da uomini e, a quanto mi consta, fra il pers
onale di servizio vi era una sola donna.
Poche persone vi dormivano; ormai da più di un secolo, vi si svolgevano i convegni
della Camera di Commercio e, occasionalmente vi pernottavano librai di provinci
a o qualche raro ecclesiastico: questo era lo strano luogo tutto commerciale e m
aschile, dove le ragazze Bront abitavano.
A quanto pare il 'vecchio attempato dai capelli grigi' che fungeva da cameriere
fu commosso fin dal primo momento dalla quieta semplicità delle due signore e fece
il possibile per sistemarle comodamente e metterle a loro agio nel basso, lungo
ambiente al primo piano, dove si svolgevano le riunioni.
Le finestre alte e strette guardavano sul Row.
Le sorelle, vicine l'una all'altra nel vano della finestra più lontana dall'uscio,
(come Mister Smith mi dice di averle trovate il sabato sera quando era andato a
prenderle per accompagnarle all'Opera) non potevano godere di alcuna vista, né ve
dere alcun movimento contro le severe case grigie di fronte, così vicine benché la l
arghezza del Row si frapponesse.
Il potente ruggito di Londra, simile alla voce di un oceano invisibile, le circo
ndava, eppure il rumore di un passo sul marciapiede sottostante si udiva distint
amente tanto quella via era poco frequentata; ma nonostante tutto, preferirono r
imanere alla Chapter Coffee House piuttosto che accettare l'insistente invito di
trasferirsi in casa della madre di Mister Smith.
Più tardi Charlotte scriverà in proposito:
'Da allora ho visto il West End, i parchi, le grandi piazze, tuttavia preferisc
o di gran lunga la City.
La City sembra tanto più impegnata; il suo traffico, il suo movimento, i suoi affa
ri, il suo frastuono sono cose serie da vedere e da udire.
La City si guadagna la vita, il West End si gode i divertimenti.
Nel West End ci si può svagare, nella City ci si impegna a fondo ("Villette" volum
e primo pagina 89).'
Avevano espresso il desiderio di ascoltare il reverendo dottor Croly, (9) perciò i
l giorno seguente, domenica mattina, Mister Williams le scortò a Saint Stephen, Wa
lbrook; ma furono deluse perché, quella volta, il dottor Croly non predicò.
Mister Williams le portò inoltre (come è riferito da Miss Bront) a prendere il tè a ca
sa sua.
Per recarvisi dovettero attraversare Kensington Garden e Miss Bront fu molto col
pita dalla bellezza di questo parco, dal fresco verde dei prati all'inglese, e d
alle morbide, ricche masse del fogliame.
Dalle considerazioni sul differente carattere del paesaggio del sud e del nord,
passò a parlare della intonazione morbida e modulata delle voci di tutte le person
e che avevo conosciuto a Londra; cosa che fece una forte impressione alle due so
relle.
Durante quella prima visita chiunque venne in contatto con le 'Miss Browns' (un'
altro pseudonimo che incominciava con B.) sembra che le abbia considerate due ti
mide donnette di campagna molto riservate e con poco da dire.
Mister Williams mi dice che la sera in cui le accompagnò all'opera salendo la scal
inata che conduce dall'atrio al primo ordine dei palchi, Charlotte fu talmente i
mpressionata dallo splendido effetto delle decorazioni che ornavano il vestibolo
e le sale, che gli strinse il braccio senza rendersene conto, mormorando: 'Sa,
non sono abituata a questo genere di cose.' In verità, quale vivido contrasto con
lo spettacolo della sera prima, quando procedevano a piedi, col cuore in tumulto
e un coraggio portato alla massima tensione, lungo la strada che conduce da Haw
orth a Keighley, sfidando il violento temporale che infuriava intorno, tutte occ
upate dal pensiero di dover dimostrare, una volta a Londra, che erano veramente
due e non un singolo impostore.
Non c'è da meravigliarsi e ritornarono a Haworth completamente spossate e frastorn
ate dalla fatica e dall'eccitazione di quella visita.
Le successive informazioni circa la vita di Charlotte in quel periodo sono di ca
rattere diametralmente opposto.

28 luglio.
Il comportamento di Branwell è quello solito.
La sua salute sembra a pezzi.
Papà, e a volte anche noi, passiamo, per causa sua, delle notti dure.
Dorme per la maggior parte del giorno e perciò rimane sveglio tutta la notte...
Ma ogni casa non ha la sua croce...?
Mentre le sue più intime amiche ignoravano ancora che era lei l'autrice di "Jane E
yre", ricevette una lettera da una di esse che le chiedeva informazioni circa la
scuola di Casterton.
Ecco quanto risponde il 28 agosto 1848:
'Poiché desideri da me alcune notizie mentre sei lontana da casa, te le mando senz
a indugio.
Spesso accade che, se rimandiamo di rispondere subito alla lettera di un'amica,
sorgono poi ostacoli che cagionano un inscusabile ritardo.
Nell'ultima mia mi sono dimenticata di soddisfare una tua richiesta e poi fui sp
iacente per questa omissione, perciò in questa mia riparerò subito, benché le notizie
ti arriveranno alquanto in ritardo.
Mi dicevi che la signora... pensava di mandare a scuola X.
e desiderava sapere se il convitto per figlie di ecclesiastici fosse una scelta
opportuna.
La mia conoscenza di questo educandato è molto vecchia poiché risale all'esperienza
che vi ho fatto vent'anni addietro.
In quel tempo l'istituto era agli inizi e che triste malandata infanzia fu quell
a! La febbre tifoidea decimava periodicamente le alunne; la tubercolosi e la scr
ofula sotto tutte le varie forme che aria e acqua insalubre e cibo cattivo e ins
ufficiente possono fare insorgere, si impadronivano delle infelici scolare.
Allora non sarebbe stato un luogo adatto per alcuna delle figlie della signora..
.
Mi dicono ora che è cambiata da quei giorni, assai in meglio.
La scuola è stata rimossa da Cowan Bridge (posizione tanto insalubre quanto pittor
esca: bassa, umida ma bella per i boschi e per l'acqua corrente) e trasferita a
Casterton.
I dormitori, il vitto, la disciplina, il metodo di insegnamento sono, credo, tot
almente cambiati per il meglio.
Mi hanno detto che le convittrici di buona condotta, se rimangono nell'istituto
fino alla fine del corso di studio, se lo desiderano, sono sistemate dalla direz
ione come governanti e che una grande cura viene posta nella selezione; mi hanno
anche detto che quando lasciano Casterton vien loro fatto dono di un ottimo cor
redo....
La più antica famiglia di Haworth ha fatto fallimento ultimamente e i suoi membri
hanno lasciato il vicinato dove i loro padri, a quanto si dice, avevano vissuto
per tredici generazioni...
Papà, grazie al cielo, continua in ottima salute, se consideriamo la sua età; direi
che la vista invece di deteriorarsi, migliora.
Anche le mie sorelle stanno bene.'
Ma la nuvola nera sospesa su quella casa predestinata, si faceva più cupa di ora i
n ora.
Il nove ottobre di quello stesso anno scrive quanto segue:
'Queste ultime tre settimane sono trascorse cupamente nella nostra umile casa.
Durante tutta l'estate il fisico di Branwell era andato indebolendosi progressiv
amente tuttavia né i dottori né lui stesso pensavano che la sua fine dovesse essere
così vicina.
E' stato costretto a letto un solo giorno, due giorni prima di morire era sceso
al villaggio.
E' mancato domenica mattina 24 settembre, dopo aver lottato per venti minuti tra
la vita e la morte.
Rimase perfettamente lucido fino all'ultimo respiro.
Da due giorni era avvenuto in lui il peculiare cambiamento che frequentemente pr
ecede la morte.
Lo dominava la calma di sentimenti migliori, un ritorno agli affetti naturali im
prontò i suoi ultimi momenti.
Ora è nelle mani di Dio onnipotente che è anche misericordioso.
La profonda convinzione che egli finalmente riposi - che riposi bene, dopo la su
a breve, colpevole, sofferente, febbrile vita - colma e acquieta la mia mente.
La separazione definitiva, la vista del suo pallido cadavere mi diedero una pena
più viva di quanto avrei immaginato.
Finché non giunge l'ultima ora non sappiamo quanto siamo capaci di perdonare, di a
vere pietà, di rimpiangere uno dei nostri.
Tutti i suoi vizi non furono, non sono, ormai nulla.
Ricordiamo solamente i suoi dolori.
A tutta prima Papà è stato acutamente provato, ma nell'insieme ha sopportato bene l'
evento.
Emily e Anne stanno abbastanza bene benché Anne sia cagionevole come sempre ed Emi
ly sia raffreddata e abbia la tosse in questi giorni.
E' stato mio destino crollare al momento della crisi proprio quando avrei dovuto
chiamare a raccolta le mie forze.
Cefalea e nausea si manifestarono per prime, domenica mattina.
Non potei ricuperare l'appetito.
Poi fui preda di dolori interni.
Dimagrii molto, improvvisamente.
Mi fu impossibile inghiottire sia pure un solo boccone.
Finalmente si dichiarò una febbre da epatite.
Fui costretta a letto per una settimana.
Ma, grazie a Dio, sembra che la salute ora stia ritornando.
Posso star seduta tutto il giorno e prendere un po' di cibo.
A tutta prima il dottore aveva detto che mi sarei ripresa molto lentamente, ma s
embra che io stia migliorando più rapidamente del previsto.
Sto davvero assai meglio.'
Mi è stato detto da qualcuno che fu vicino a Branwell nella sua ultima malattia ch
e questi volle lasciare il letto per morire in piedi.
Aveva spesso ripetuto che finché vi è vita vi è forza sufficiente per fare ciò che si de
cide, e quando giunse il momento dell'agonia insisté per alzarsi.
Ho già detto, scrivendo di lui, che, quando si produsse la crisi che doveva esserg
li fatale, le sue tasche furono trovate piene delle vecchie lettere scrittegli d
alla donna di cui era innamorato.
Lui è morto, lei vive ancora, in May Fair.
Le Eumenidi, immagino, cessarono di esistere nel momento stesso in cui echeggiò l'
alto lamento: 'Il grande Pan è morto!' penso che sarebbe stato meglio risparmiare
lui e non quelle spaventose sorelle che pungolano la coscienza e la richiamano i
n vita.
Non parlerò più di costei.
Gettiamo nuovamente lo sguardo nella Canonica di Haworth.

19 ottobre 1848.
Penso di avere ormai superato quasi completamente i postumi della mia recente ma
lattia e di essere tornata nelle mie normali condizioni di salute.
A volte le desidererei alquanto migliori, ma dobbiamo accontentarci delle benedi
zioni che ci vengono concesse invece di bramare quelle che sono fuori della nost
ra portata.
In questi giorni sono preoccupata per mia sorella assai più di quanto lo sia lei s
tessa.
Il raffreddore e la tosse di Emily sono ostinati.
Temo che abbia fitte al petto e se si muove con un certo slancio mi accorgo che
le manca il fiato.
E' molto magra e pallida.
La sua abituale riservatezza aumenta la mia inquietudine.
E' inutile farle domande; non si ottiene risposta.
E' ancora più inutile consigliarle un qualche rimedio: non ne prende mai.
Né posso nascondermi la grande delicatezza della costituzione di Anne.
La recente triste perdita mi ha resa, penso, più apprensiva del solito.
A volte non posso sottrarmi alla depressione che si impossessa di me.
Mi sforzo di rimettere ogni cosa nelle mani di Dio, affidandomi alla sua bontà, ma
aver fede e rassegnazione è difficile in certi momenti.
Ultimamente il tempo è stato sfavorevolissimo per gli ammalati: improvvisi cambiam
enti di temperatura e venti freddi e pungenti sono stati frequenti.
Se il clima migliorasse forse influirebbe favorevolmente sulla salute generale e
verrebbero eliminati questi raffreddori debilitanti e queste tossi ostinate.
Papà non ne è rimasto del tutto illeso, ma per il momento è quello di noi tutti che ha
sopportato meglio gli inconvenienti.
Non pensare a una mia venuta per questo inverno.
Non potrei e non voglio allontanarmi da casa per nessun motivo al mondo.
Miss... è in pessime condizioni di salute da alcuni anni.
Sono queste le cose che ci fanno "sentire" e anche "sapere" che questo mondo non
è la nostra dimora definitiva.
Non dovremmo avere legami umani troppo stretti né aggrapparci troppo teneramente a
gli affetti: verrà il giorno in cui dovranno lasciarci o a lasciarli saremo noi.
Dio restituisca la salute a tutti quelli che ne hanno bisogno!
Continuerò ora riportando le commoventi parole scritte nella presentazione biograf
ica delle sorelle:
'Ma un grande cambiamento si avvicinò.
L'afflizione giunse sotto una forma che, al solo immaginarlo, dava terrore, al r
icordarla dà profondo dolore.
Nel pieno ardore della loro giornata terrena le lavoratrici vennero meno sotto i
l peso del lavoro.
Mia sorella Emily fu la prima a cadere.
Mai in vita sua aveva indugiato nell'affrontare quanto le spettava e anche quest
a volta non indugiò.
Affondò rapidamente.
Si affrettò a lasciarci...
Giorno dopo giorno, vedendo con che stoicismo affrontava la sofferenza, la osser
vavo con meraviglia e amore pieni di angoscia.
Non vidi mai un comportamento simile: ma, a vero dire, non ho mai incontrato una
creatura che le fosse paragonabile.
Più forte di un uomo, più semplice di una bambina, la sua natura era unica.
Era eccezionale in lei la sollecitudine con cui provvedeva agli altri senza la m
inima indulgenza verso se stessa; lo spirito era inesorabile verso la carne; dal
le mani tremanti, dalle membra spossate, dagli occhi sempre più appannati esigeva
lo stesso impegno di quando era stata in buona salute.
Starle a fianco, assistere a tutto questo e non osare opporvisi fu una pena che
non si può esprimere a parole...'
Di fatto, Emily non mise più piede fuori di casa dopo la domenica successiva al fu
nerale di Branwell.
Non si lagnò di nulla, non sopportò domande; rifiutò ogni simpatia, qualsiasi aiuto.
Molte volte Charlotte e Anne lasciarono cadere in grembo il loro lavoro di cucit
o o smisero di scrivere porgendo orecchio al passo esitante, al respiro affannos
o, alle pause frequenti con cui la sorella saliva le corte scale; tuttavia non n
otavano quanto seguivano con uno strazio anche più profondo di quello di lei; non
osavano parlare, ancor meno offrire il tenero aiuto di un braccio soccorrevole,
di una mano amica.
Se ne stavano sedute, immobili, silenziose.

23 novembre 1848.
Nell'ultima mia lettera ti dissi che Emily stava male.
Non si è ancora rimessa.
Sta veramente malissimo.
Credo che se tu la vedessi avresti l'impressione che non c'è speranza.
Un viso più scavato, devastato, pallido non l'ho mai visto.
La profonda tosse secca continua; il respiro, al minimo sforzo si fa rapido, ans
imante; questi sintomi sono accompagnati da dolori al petto, al fianco.
Il polso, l'unica volta che se l'è lasciato prendere, batteva a centoquindici puls
azioni al minuto.
Nonostante queste condizioni rifiuta ostinatamente l'intervento di un dottore, n
on vuol giustificare questo suo atteggiamento, non tollera che vi si accenni.
Questa situazione è estremamente penosa e lo è stata per le ultime settimane.
Solo Dio sa come andrà a finire.
Più di una volta mi sono sentita costretta a considerare la terribile eventualità di
perderla: è possibile, anzi probabile.
Ma la natura rifugge da un simile pensiero.
Penso che, nel mondo intero, Emily sia la creatura più vicina al mio cuore.

Quando un medico fu mandato a chiamare e si presentò, Emily rifiutò di riceverlo.


Le sorelle dovettero limitarsi a esporgli i sintomi che avevano notato in lei; q
uando furono portate le medicine mandate da lui, essa rifiutò di prenderle, negand
o di essere ammalata.

20 dicembre 1848.
Quasi non so cosa dirti su quanto ormai mi interessa più di ogni altra cosa al mon
do poiché, in tutta verità, non so cosa pensarne.
La speranza e il timore si alternano, un giorno dopo l'altro.
I dolori al petto e al fianco sono meno acuti, la tosse, il respiro affannoso, l
'estrema magrezza continuano...
Ho sopportato tali torture dell'incertezza che, alla fine non ho potuto resister
e oltre e, siccome la sua ripugnanza a vedere un medico continua immutata - vist
o che dichiara che 'nessun medico avvelenatore l'avvicinerà' - ho scritto, a sua i
nsaputa, a un eminente professore di Londra dandogli minuziosi particolari sul c
aso e su tutti i sintomi come meglio ho saputo descriverli e chiedendo il suo pa
rere.
Aspetto di ricevere la risposta da qui a un giorno o due.
Sono contenta di poter dire che, al momento, la mia salute è passabile.
E' una fortuna che sia così poiché Anne, con la miglior volontà possibile di rendersi
utile, è in realtà troppo delicata per fare o sopportare molto.
Anche lei, in questi giorni, ha frequenti dolori al fianco.
Papà sta veramente bene, benché le condizioni di Emily lo angustino molto.
Le... (ex alunne di Anne Bront) sono state qui una settimana fa.
Sono ragazze attraenti ed elegantissime.
Hanno dato l'impressione di essere veramente felici di rivedere Anne; quando son
o entrata nella stanza le stavano abbracciate come delle bambine - lei, da parte
sua tranquillissima e passiva.
E' stata un'idea cervellotica di J. e di H., quella di venire qui.
Credo che, probabilmente, si siano offese, per che motivo non so; e se questo fo
sse il caso, il risentimento dovrebbe dipendere da qualcosa di assolutamente imm
aginario - e poiché ho altre cose a cui pensare mi fermo ben poco su questo argome
nto.
Se solamente Emily stesse bene, non mi importerebbe assolutamente nulla di esser
e trascurata, incompresa, ingiuriata da chicchessia.
Solo vorrei che non fosse da te.
Il formaggio è arrivato sano e salvo.
Emily mi raccomanda di ringraziartene: sembra buonissimo.
Vorrei che stesse bene abbastanza da poterlo mangiare.

Ma Emily andava peggiorando rapidamente.


Ricordo il brivido di Miss Bront quando rammentò, narrandomela, la stretta al cuor
e provata quando, dopo aver cercato nei crepacci protetti dalle intemperie, avev
a trovato un ramoscello di erica - appena uno e tutto intristito e lo aveva port
ato a Emily e si era resa conto che il fiore tanto amato non veniva riconosciuto
dai suoi occhi appannati e indifferenti.
Ma, fino alla fine, Emily aderì tenacemente alle sue abitudini di indipendenza.
Non sopportava di essere aiutata.
Qualsiasi tentativo di farlo risvegliava in lei il solito spirito intransigente.
Un martedì di dicembre si alzò e si vestì come di consueto, interrompendosi continuame
nte durante l'operazione ma facendo ogni cosa da sola e tentò di prendere il suo l
avoro di cucito; le domestiche non la persero di vista; avevano capito cosa prea
nnunciava il respiro rauco sempre più affannoso e gli occhi che si facevano vitrei
: ma lei tirava avanti a cucire e Charlotte e Anne, benché piene di indicibile sgo
mento, nutrivano ancora una debolissima speranza.
Quella stessa mattina Charlotte scrisse quanto segue, probabilmente seduta accan
to alla sorella moribonda.

'Ti avrei senz'altro scritto prima se avessi avuto anche una sola parola di sper
anza da vergare; ma non l'ho.
Si va indebolendo di giorno in giorno.
L'opinione del professore è stata espressa troppo oscuramente per avere una qualch
e utilità.
Ha mandato alcune medicine che lei ha rifiutato di prendere.
Non ho mai conosciuto ore buie come queste, prego, chiedendo l'aiuto di Dio per
tutti noi.
Fino a questo momento ce l'ha concesso.'
La mattina volgeva al meriggio.
Emily peggiorava: poteva solo sussurrare con voce rotta.
Quand'era troppo tardi, disse a Charlotte: 'Se vuoi far venire un dottore, ora l
o riceverò.' Verso le due morì.

2 dicembre 1848.
Emily non soffre più di dolore o debolezza, ormai.
Non soffrirà mai più in questo mondo.
E' morta dopo una dura, breve lotta.
E' morta martedì, proprio il giorno in cui ti ho scritto.
Pensavo che fosse possibile che rimanesse con noi per settimane ancora; e poche
ore dopo, era nell'eternità.
Sì, non c'è più Emily nel tempo, sulla terra, ormai.
Ieri abbiamo deposto quietamente la sua povera spoglia terrena sotto il paviment
o della chiesa.
Siamo molto calmi.
Perché dovrebbe essere altrimenti? L'angoscia di vederla soffrire è passata; lo spet
tacolo delle pene della morte è finito; il giorno del funerale è alle nostre spalle.
Sentiamo che è in pace.
Non è più necessario tremare per la dura gelata e per il vento pungente.
Emily non li sente.
E' morta in un periodo pieno di promesse.
L'abbiamo vista strappata a noi nel fiore dell'età.
Ma è stata la volontà di Dio e il luogo dov'è andata è migliore di quello che ha lasciat
o.
Dio mi ha sostenuta, tanto da meravigliarmi, attraverso un'agonia quale non avev
o concepita possibile.
Adesso guardo Anne e vorrei vederla in buone condizioni, forte; ma non lo è, così pu
re Papà.
Puoi, ora, venire da noi per alcuni giorni? Non ti chiederò di fermarti a lungo.
Scrivimi e fammi sapere se la settimana prossima puoi venire e con che treno.
Farei del mio meglio per mandarti a prendere a Keighley con un calessino.
Confido che ci troverai tranquilli.
Fa in modo di venire.
Non ho mai sentito tanto il bisogno della presenza consolatrice di una amica.
Naturalmente a te questa visita non procurerà alcun piacere all'infuori di quello
che il tuo cuore gentile ti farà provare nel fare del bene agli altri.

Mentre il vecchio padre orbato e le due figlie sopravvissute seguivano la bara f


ino alla tomba furono raggiunti da Keeper, il feroce, fedele cane di Emily.
Entrò a fianco degli accompagnatori in chiesa e vi rimase quietamente per tutto il
tempo del servizio funebre.
Tornato a casa andò ad accucciarsi davanti alla porta della camera della padrona e
per molti giorni ululò lugubremente.
Anne Bront dal quel momento languì e andò declinando rapidamente.
Così ebbe fine l'anno 1848.

CAPITOLO 3.
Nella Quarterly Review del dicembre 1848 era uscito un articolo che trattava di
"Vanity Fair" e di "Jane Eyre".
Alcune settimane più tardi Miss Bront venne a conoscenza del fatto e scrisse ai su
oi editori chiedendo come mai non glielo avessero mandato; e, immaginandolo sfav
orevole, dichiarò che li lasciava liberi di agire come meglio credevano quando si
trattava di critiche buone mentre tutte quelle contrarie dovevano esserle comuni
cate.
La Quarterly Review le fu debitamente inviata.
Non mi consta che Miss Bront abbia dato grande peso a quell'articolo dal quale,
tuttavia, stralciò, per metterle in bocca in "Shirley" a una donna dura e volgare,
alcune battute talmente in carattere col personaggio che pochi lettori debbono
averle individuate come citazioni.
Miss Bront lesse quell'articolo in un momento propizio, resa insensibile a quals
iasi meschino fastidio dalla grande severità della morte.
Altrimenti avrebbe risentito più acerbamente di quanto lo meritassero le critiche
che, pur ostentando un tono severo, mancavano di logica, e avrebbero acerbamente
sofferto delle congetture circa l'attribuzione di "Jane Eyre" che, mentre inten
devano essere acute, erano semplicemente irriguardose.
Ma la mancanza di riguardo merita un nome più severo quando colpisce uno scrittore
partendo da una penna anonima. (1) La chiamiamo vile insolenza.
Ciascuno ha il diritto di giungere alle proprie conclusioni circa i meriti o i d
emeriti di un libro.
Non protesto per il giudizio pronunciato dal critico anonimo su "Jane Eyre".
Le opinioni variarono allora come variano oggi.
Mentre scrivo queste righe ricevo dall'America la lettera di un ecclesiastico ch
e dice: 'Abbiamo tutti nel nostro Sancta Santorum un posto speciale che intensam
ente godiamo di onorare; vi riponiamo i romanzi a cui riconosciamo il merito di
avere esercitato una buona influenza sul carattere, sul "nostro" carattere.
Io vi ho messo, primo fra tutti, "Jane Eyre".' Non nego il diritto all'espressio
ne di un giudizio diametralmente opposto.
Perciò (visto che non mi preoccupo di questo), metto da parte la critica circa i m
eriti del lavoro.
Ma quando, ignorando la dichiarazione cavalleresca del nobile Southey, là dove aff
erma 'Nel recensire lavori anonimi anche se ne riconoscevo gli autori non ne ho
mai fatto il nome dando per scontato che avevano buoni motivi per evitare la pub
blicità', il recensore del Quarterly si abbandona a congetture pettegole sulla ver
a identità di Currer Bell e pretende di analizzarne l'indole in base al libro da l
ui scritto, protesto con tutta l'anima contro una tale mancanza di carità cristian
a.
Nemmeno il desiderio di scrivere 'un articolo brillante' di cui si parlerà a Londr
a con ammirazione quando per opera sua la debole maschera dell'anonimato sarà fatt
a cadere, nemmeno questo può scusare la crudeltà del giudizio.
Chi è mai colui che si permette di scrivere di una sconosciuta: 'Dev'essere una do
nna che per una qualche ragione ha da lungo tempo tradito la frequentazione dell
e persone appartenenti al suo sesso'? Questo critico conduce forse da lunghi ann
i una vita selvatica e isolata, frequentando poche semplici persone dalla parlat
a elementare che non conoscono la pratica di quegli artifici che aiutano la soci
età ingentilita a scremare dal discorso la menzione del vizio? Ha combattuto penos
e battaglie nel tentativo di trovar scuse alle gravi mancanze di un unico fratel
lo e nel contatto quotidiano con un povero essere depravato, è stato costretto a c
onvivere con vizi che l'animo suo aborrisce? Ha egli, provato dei dolori che in
rapida successione hanno spazzato via dal focolare domestico ogni segno di vita
e di amore, trovato la forza di dire: 'E' il Signore! Sia fatta la sua volontà.' -
talvolta lottando invano, in attesa del ritorno della Luce? Se lo sprezzante cr
itico fosse passato attraverso tutte queste prove illeso, purificato, libero da
ogni macchia - conservando una forza d'animo che durante tutte quelle ore d'agon
ia non ha mai gridato 'Mio Dio perché mi hai abbandonato!' - anche in questo caso
si comporti come il Pubblicano che prega umilmente e non giudichi come l'orgogli
oso Fariseo.
10 gennaio 1849.
Anne è stata proprio benino ieri e ha poi passato una notte abbastanza tranquilla
benché non abbia dormito molto.
Mister Wheelhouse, ha ordinato di applicarle nuovamente il vescicante.
Lo ha sopportato senza provare nausea.
Glielo ho appena applicato e si è alzata ed è venuta da basso.
Ha il viso piuttosto pallido e malandato, ha preso una dose di olio di fegato di
merluzzo: ha l'odore e il sapore dell'olio con cui si lubrificano i treni.
Mi sforzo di sperare, ma la giornata è ventosa, il cielo è nuvoloso, minaccia tempes
ta.
A intervalli mi sento molto depressa, poi alzo lo sguardo là dove tu mi consigli d
i guardare, oltre le tempeste e i dolori terreni.
Sembra che vi trovi forza se non consolazione.
E' inutile far previsioni.
Vivo di ora in ora.
Di notte mi sveglio e agogno la mattina; poi mi si torce il cuore.
Papà continua allo stesso modo: era molto debole quando è sceso per far colazione...
Cara E., la tua amicizia mi è di conforto.
Ringrazio il Cielo di averla.
Vedo poca luce nelle tenebre del momento presente; ma in mezzo a esse la costanz
a di un cuore gentile legato a me è uno dei raggi rincuoranti e sereni.

15 gennaio 1849.
Non posso dire che Anne stia veramente peggio, ma nemmeno posso dire che stia me
glio.
Le sue condizioni variano spesso nel corso di una stessa giornata, tuttavia nell
'insieme i giorni si susseguono su per giù simili l'uno all'altro.
Generalmente la mattinata è il momento migliore, il pomeriggio e la sera sono più fe
bbrili.
La tosse la tormenta soprattutto di notte, ma raramente è violenta.
Il dolore al braccio la disturba ancora.
Prende regolarmente l'olio di fegato di merluzzo e il carbonato di ferro, dice c
he sono nauseanti tutti e due, ma l'olio in modo speciale.
L'appetito è veramente scarso.
Non temere ch'io mi rilassi nella cura che ne prendo: è troppo preziosa perché non l
e dia tutto l'amore materno di cui sono capace.
Papà, sono lieta di dirlo, è stato meglio in questi due ultimi giorni.
Per quanto vuoi sapere di me, posso dire che, se continuerò così, andrò avanti veramen
te bene.
Però non mi sono ancora liberata dei dolori al petto e alla schiena.
Ricompaiono stranamente con ogni cambiamento del tempo e a volte sono accompagna
ti da un leggero mal di gola e da raucedine che combatto costantemente con impia
stri di pece e con decotto di crusca.
Giudicherei cosa sciocca e colpevole il non prender cura della mia salute; in qu
esto momento non sarebbe opportuno che mi ammalassi.
Evito di guardare al futuro o al passato: tento di tenere gli occhi rivolti vers
o l'alto: questo non è il momento di rimpiangere, di versare lacrime né di temere.
Quello che devo e che dovrò fare mi è chiaramente davanti agli occhi, quello che vog
lio e chiedo in preghiera è di aver la forza di non venirvi meno.
I giorni scorrono via lentamente con cupa monotonia; le notti sono una prova; im
provvisi risvegli da un sonno inquieto, una viva coscienza che una giace nella t
omba, l'altra non è al mio fianco ma nel suo letto d'inferma.
Tuttavia, Dio è sopra di noi.

22 gennaio 1849.
Durante i giorni tiepidi della scorsa settimana Anne ha dato l'impressione di st
are veramente un po' meglio, ma oggi è di nuovo molto pallida e illanguidita.
Continua a prendere l'olio di fegato di merluzzo ma non si abitua al suo sapore
nauseante.
Ti è assai obbligata per le suolette da scarpe che le hai mandato e che trova estr
emamente confortevoli.
Ti trasmetto la sua richiesta di procurarle un respiratore simile a quello che a
veva la signora...
Non farebbe obiezione a pagarlo un prezzo più alto, se fosse necessario.
Se non è troppo disturbo ti sarei grata di procurare anche a me un paio di suolett
e; puoi mandarle insieme al respiratore quando spedirai la scatola.
Devi segnare il prezzo di ogni cosa e noi pagheremo con un vaglia postale. "Cime
tempestose" era per te.
Io non ho mandato a...
né lettera né pacco.
Avevo soltanto desolanti notizie da scrivere perciò ho preferito che le avesse da
altri.
Nemmeno ho scritto a...
Non mi sento di scrivere a meno che non sia assolutamente necessario.

11 febbraio 1849.
Abbiamo ricevuto oggi il pacco e il suo contenuto, il tutto in perfetto ordine.
Gli asciugapenna sono davvero graziosi e te ne siamo obbligatissime.
Spero che il respiratore gioverà ad Anne, nel caso che migliori abbastanza da pote
r uscire nuovamente.
Per ora continua nelle medesime condizioni almeno spero che non siano peggiorate
benché la veda dimagrita assai.
Temo che immaginarla in via di miglioramento equivarrebbe a una delusione.
Non so che effetto potrà avere su di lei l'avvicinarsi della primavera.
Forse il ritorno di un clima veramente caldo potrà farle bene stimolando beneficam
ente la natura.
Tremo al pensiero di una recrudescenza del vento e del gelo.
Volesse il cielo che marzo fosse già passato! Ha la mente generalmente serena e le
sue sofferenze fino ad ora non hanno nulla a che vedere con quelle di Emily.
Il pensiero di quanto si prepara mi si fa più familiare, ma è un triste, squallido o
spite.

16 marzo 1849.
La settimana scorsa ci ha provati duramente, non per il freddo, ma a motivo dei
continui sbalzi di temperatura che hanno influito sfavorevolmente su Anne.
Confido che non stia seriamente peggio, ma la tosse, a volte, si fa molto secca
e penosa, le forze invece di migliorare a tratti diminuiscono.
Vorrei che quanto rimane del mese di marzo fosse passato.
Hai ragione di suppormi alquanto depressa; in certi momenti lo sono totalmente.
E' stato quasi più facile tenersi su quando la prova era all'acme di quanto lo sia
ora.
La sofferenza per la perdita di Emily non diminuisce col passare del tempo anzi,
in certi momenti si fa sentire più acutamente, porta con sé un inesprimibile dolore
; e il futuro è cupo.
Tuttavia, ne sono ben conscia, non serve a nulla lasciarsi abbattere e lamentars
i.
Lotto per evitare queste due cose.
Spero e confido che le forze mi saranno concesse in proporzione del peso da port
are; ma la sofferenza che deriva dalla situazione in cui mi trovo non è di quelle
che diminuiscono grazie all'abitudine.
La solitudine e l'isolamento sono opprimenti, eppure non desidero che una amica
venga a tenermi compagnia per condividere la tristezza di questa casa - non potr
ei ricavarne beneficio alcuno - nemmeno da te mi metterebbe in una intollerabile
tensione nervosa.
La sofferenza di Anne continua a non essere acuta.
E' proprio della mia indole, se lasciata a me stessa di tirar avanti e lottare c
on una certa perseveranza, e credo che Dio mi aiuterà.

Anne era stata delicata fin dalla nascita.


Questo fatto forse li rese meno pronti, di quanto altrimenti lo sarebbero stati,
nel valutare la situazione e capire la vera natura di quei fatali primi sintomi
.
Sembra però che abbiano perso un tempo relativamente breve prima di chiamare il pr
imo medico che fu loro possibile avere.Venne esaminata con lo stetoscopio e la t
erribile sentenza fu pronunciata: i polmoni erano ammalati, la tubercolosi polmo
nare aveva già fatto notevoli progressi.
Venne prescritto un trattamento, approvato anche dal dottor Forbes.
Per breve tempo sperarono che il progresso della malattia fosse bloccato, Charlo
tte - anche lei sofferente di una grave indisposizione che ne provava duramente
lo spirito - fu una infermiera instancabile per quella sua ultima giovane sorell
a.
La confortava il comportamento di Anne che era la più mite, la più paziente delle am
malate.
Tuttavia vi furono da sopportare ore, giorni, settimane di inesprimibile angosci
a, sotto il peso delle quali era unicamente possibile pregare; Charlotte pregava
ardentemente.
Il 24 di marzo scrive:
Il declino di Anne è graduale e va soggetto a fluttuazioni, ma non se ne può dubitar
e...
E' rassegnata, ha un cuore veramente cristiano.
Possa Dio sostenerla e noi tutti, attraverso la prova di una lenta, lunga infer
mità, aiutarla nell'ultima ora quando la separazione dell'anima dal corpo dev'esse
re affrontata.
Abbiamo visto Emily strappata da noi mentre i nostri cuori si aggrappavano a lei
con intenso amore...
Era stata appena seppellita che Anne incominciò a declinare.
Sarebbe troppo se la ragione dovesse affrontare simili cose senza l'aiuto della
religione.
Ho motivo di essere estremamente grata per la forza che è stata fin qui concessa s
ia a mio padre che a me.
Dio, penso, è specialmente misericordioso verso la tarda età; in quanto a me, prove
che viste da lontano mi sarebbero parse intollerabili, quando le ho dovute affro
ntare le ho sopportate senza esserne prostrata.
Ma devo ammettere che in quest'ultimo periodo, dalla morte di Emily in poi, ho c
onosciuto momenti di solitaria, inerte, profonda afflizione, più duri da sopportar
e che non quelli che avevano seguito immediatamente la sua perdita.
La crisi che segue la perdita di una persona diletta è dominata da uno strazio acu
to che spinge ad agire; il desolato sentimento che segue, a volte paralizza.
Ho imparato che non troviamo sollievo nella nostra forza personale; dobbiamo cer
carlo in Dio onnipotente.
Sentirsi forti è buono, ma questa nostra forza deve esserci sottratta ogni tanto p
er farci capire quanto deboli siamo.

Durante tutta la malattia di Anne, Charlotte ebbe il conforto di parlare apertam


ente con lei del suo stato; in contrasto col rifiuto di Emily di accettare quals
iasi compassione nei suoi ultimi giorni.
Quando veniva proposta una nuova cura, Charlotte poteva parlarne con lei, e le s
orelle, quella che assisteva e quella che declinava, potevano consultarsi sull'o
pportunità di adottarla.
Ho potuto prendere visione di un'unica lettera di Anne; è la sola volta in cui sia
mo messi in diretto contatto con quella mite, paziente giovinetta.
Per dare la necessaria informazione devo dire che la famiglia di E.
aveva proposto di ospitare Anne per verificare se un cambiamento d'aria, di regi
me e la compagnia di persone dal caldo cuore poteva contribuire a restituirle la
salute.
In risposta a quell'offerta, Charlotte aveva scritto:
24 marzo.
Ho letto la tua gentile affettuosa lettera ad Anne, che mi chiede di ringraziart
i di cuore per la tua proposta.
Naturalmente si rende conto che accettarla, imponendo così la presenza di una infe
rma agli abitanti di... non è cosa da farsi; ma mi incarica di dirti che vi è un alt
ro modo in cui puoi renderti utile, e forse con un certo beneficio anche per te.
Se da qui a un mese o due si dovesse decidere che può farle bene andare al mare, o
ppure in una qualche stazione termale - e se papà non si sentisse di muoversi e io
fossi perciò costretta a restare a casa, tu saresti disposta a farle compagnia? N
aturalmente non occorre dire che nell'eventualità di una simile combinazione, non
dovresti affrontare alcuna spesa.
Questa è, cara E.
la proposta di Anne, te la comunico per compiacere al suo desiderio, ma da parte
mia, debbo aggiungere che vedo serie obiezioni al che tu l'accetti, obiezioni c
he non posso sottoporre a lei.
Continua fra alti e bassi, migliora e peggiora, secondo il cambiamento del tempo
, ma, nell'insieme, temo che stia perdendo le forze.
Papà pensa che il suo stato è assai precario; può essere risparmiata per un certo temp
o ma una improvvisa alterazione può portarla via senza che chi le è vicino se ne acc
orga.
Se ciò dovesse avvenire essendo lei lontana da casa e sola con te, sarebbe terribi
le.
Non so dire lo sgomento che una simile eventualità mi ispira e ogni volta che acce
nna all'eventualità di un viaggio, tremo.
A farla breve: vorrei guadagnar tempo e vedere come tira avanti.
Se deve lasciar la casa non potrà certamente essere nel capriccioso mese di maggio
, proverbialmente severo per le persone deboli.
Se potessimo arrivare fino a giugno, ho buone speranze di farle attraversare l'e
state.
Scrivi una risposta a questa lettera tale da poter essere mostrata a Anne.
Puoi scrivere qualsiasi altra cosa in un foglio a parte, solo per me.
Non ti considerare costretta a discutere unicamente le nostre tristi vicende.
Mi interessa tutto quanto ti interessa.

Da Anne Bront.
5 aprile 1849.
Cara Miss..., la ringrazio moltissimo per la sua gentile lettera e per la sua ge
ntile disposizione ad aderire al mio progetto, almeno fin dove la volontà può farlo.
Mi rendo conto che i suoi sono contrari al vederla prendere la responsabilità di a
ccompagnarmi nelle mie presenti condizioni, anche se non credo che vi sarebbe un
a così grande responsabilità nel farlo.
Io so e tutti sanno, che lei sarebbe tanto capace di bontà e di dare aiuto quanto
e più di chiunque altro e da parte mia spero che non le darei molto fastidio.
E' in qualità di compagna, non di infermiera, che la vorrei con me, non mi azzarde
rei a sollecitarla altrimenti.
In quanto al suo cortese e reiterato invito a recarmi a... la prego porga i miei
ringraziamenti a sua madre e alle sue sorelle, ma dica loro che non posso infli
ggere agli altri la mia presenza nelle condizioni in cui mi trovo.
E' molto gentile da parte loro tenere in così poco conto il disturbo che ne derive
rebbe ma, più o meno pesante, ci sarebbe e certamente non ricavereste nessun piace
re dalla compagnia di una estranea silenziosa e ammalata.
Spero che, in un modo o in un altro, Charlotte troverà il modo di accompagnarmi do
po tutto è certamente di salute molto delicata anche lei e ha urgente bisogno di u
n cambiamento d'aria e di ambiente per consolidare la sua tempra.
In ogni modo non posso sperare nella sua compagnia prima della fine di maggio, a
meno che la probabile visita degli ospiti attesi non avvenga; ma io sono rilutt
ante ad aspettare fino a quella data per poco che le condizioni del tempo permet
tano di partire prima di allora: la prima parte del mese è piuttosto fredda, lo am
metto, ma secondo la mia esperienza, si può contare quasi certamente, su alcune be
lle giornate tiepide nella seconda, quando i laburni e i lillà sono in fiore, ment
re giugno spesso è freddo e luglio per lo più piovoso.
Ma ho un motivo più serio di questo per la mia insofferenza a ogni indugio.
I dottori dicono che il cambiamento d'aria, il trasferimento in un clima miglior
e non mancano quasi mai di avere successo nei casi di tubercolosi, se al rimedio
si fa ricorso in tempo; la ragione di tante frequenti delusioni dipende dal rit
ardo nel ricorrervi.
Io non vorrei commettere quest'errore e vedo che, benché soffra assai meno per i d
olori e per la febbre di quando lei era da noi, sono senz'altro più debole e notev
olmente più magra.
La tosse dà ancora un bel po' di fastidio, specialmente di notte, e, quel che mi s
embra peggio di tutto, vado soggetta a respiro affannoso quando salgo le scale,
oppure se faccio un qualsiasi leggero sforzo.
Penso che non ci sia tempo da perdere.
La morte non mi fa orrore: se la considerassi imminente mi rassegnerei tranquill
amente a questa prospettiva, con la speranza che lei, cara Miss... darà quanto più p
ossibile della sua compagna a Charlotte e prenderà presso di lei il posto di sorel
la.
Ma spero che sia volontà di Dio risparmiarmi, non solo per amore di Papà e di Charlo
tte, ma anche perché bramo di far qualcosa di buono nel mondo prima di lasciarlo.
Ho molti progetti in mente da tradurre in atto - umili e limitati in verità - però n
on vorrei che tutti finissero in nulla, non vorrei essere vissuta con così poco co
strutto.
Ma sia fatta la volontà di Dio.
Mi rammenti rispettosamente a sua madre e alle sue sorelle, e mi creda, cara Mis
s... la sua affezionatissima Anne Bront
Dev'essere stato su per giù alla stessa epoca che Anne compose i suoi ultimi versi
, prima che la 'scrivania fosse chiusa e la penna messa da parte per sempre.'
1.
Speravo che con i valorosi e i forti: La mia parte di lavoro trovasse posto, Di
faticare, in mezzo alla folla affaccendata,
Con propositi puri ed elevati.
2.
Ma Dio ha deciso altrimenti E bene ha deciso; Lo dissi col cuore sanguinante, Qu
ando da prima l'angoscia m'investì
3.
Tu, Dio, hai preso la nostra delizia La speranza di cui facevamo tesoro; Ora ci
comandi di attraversare la notte piangendo, Di vivere la giornata nel dolore.
4.
Queste ore logoranti non saranno vane, Questi giorni di desolazione Queste notti
di tenebre agitate dall'angoscia Se solamente mi rivolgo a Dio.
5.
Con segreta fatica per sopportare In umile pazienza ogni colpo; Per ricavare for
tezza dalla pena E speranza e santità dal dolore.
6.
Perciò lascia ch'io Ti serva dal profondo del cuore Qualsiasi sia il fato scritto
per me; Sia se dovrò partirmene per tempo, O aspettare ancora un poco.
6.
Se tu volessi ridarmi alla vita, Io sarei più umile; Più saggia - più fortificata per
la lotta, Meglio capace di appoggiarmi a Te.
8.
Se dovesse la morte essere sulla soglia Così manterrei la promessa; Ma, o Signore,
qualsiasi sia il mio destino Oh! lascia ch'io Ti serva ora!
Cito le parole di Charlotte come miglior testimonianza dei suoi pensieri e dei s
uoi sentimenti durante quel terribile periodo.

12 aprile.
Leggo la lettera che Anne ti ha scritto: come dici è molto commovente.Se al di là di
questa vita terrena non vi fosse speranza - non vi fosse l'eternità - nessuna vit
a futura, il destino di Emily e quello che minaccia Anne, spezzerebbe il cuore.
Non posso dimenticare il giorno della morte di Emily; è divenuta per me un'idea fi
ssa, più cupa, più ostinata che mai.
Essa fu strappata conscia, ansante, riluttante, benché risoluta, da una vita felic
e.
Ma non serve indugiare su questi pensieri.
Sono contenta che i tuoi abbiano fatto obiezione a che tu accompagnassi Anne: no
n sarebbe servito a nulla.
A dire la verità anche se tua madre e le tue sorelle avessero acconsentito, io non
avrei mai potuto farlo.
Non è che si debba prestarle attenzioni faticose: essa richiede poche cure e non n
e accetterebbe di più, ma ci sarebbe un rischio e una tensione mentale ai quali tu
non devi essere assoggettata.
Se da qui a un mese o, diciamo, sei settimane, continuerà a desiderare un cambiame
nto come lo fa ora, andrò con lei io stessa.
Sarà certamente il mio dovere; altre incombenze dovranno cedere a questa.
Ho consultato Mister T., non fa obiezioni e raccomanda Scarborough, che anche An
ne preferisce.
Spero che ogni cosa si aggiusti in modo che tu possa stare con noi almeno parte
del tempo...
In stanze private o no, preferisco stare a pensione.
Farsi da mangiare è insopportabilmente noioso, penso.
Non mi piace riempire di provviste un cassettone, chiuderlo a chiave, essere der
ubati, e tutto il resto.
E' un lavoro meschino e pesante.

Il progredire della malattia di Anne fu più lento di quella di Emily; e lei era tr
oppo generosa per rifiutare un aiuto che, anche se non aveva alcuna speranza di
successo, pure poteva dare una triste soddisfazione ai suoi cari.

'Cominciavo a illudermi che stesse riprendendo le forze.


Ma l'arrivo del gelo è stato pesante per lei, soffre di più, ultimamente.
Tuttavia la sua malattia non ha nulla dei terribili e rapidi sintomi che ci spav
entarono nel caso di Emily.
Se solo arrivasse la primavera, l'estate potrebbe farle molto bene e poi lo spos
tarsi in un clima più mite per l'inverno successivo, potrebbe almeno allungarle la
vita di un poco.
Se potessi contare su un altro anno, ne sarei felice; ma non possiamo esserne ce
rti neppure quando uno gode di buona salute! Qualche giorno fa ho scritto al dot
tor Forbes per avere la sua opinione...
Ci ha messo in guardia dall'intrattenere troppe speranze.
Ritiene l'olio di fegato di merluzzo una medicina molto efficace.
Anche lui sconsiglia un cambio di residenza per il momento.
C'è una modesta consolazione nel pensare che stiamo facendo tutto quanto è possibile
fare.L'agonia di una forzata trascuratezza non ci angustia ora come lo fece dur
ante la malattia di Emily.
Non ci toccherà mai più patire come allora.
E' stato terribile.
Ultimamente ho provato meno di frequente il generale indolenzimento e la raucedi
ne: ho sperimentato degli impacchi di aceto caldo che sembra mi abbiano fatto be
ne.

1 maggio.
Ho sentito con piacere che quando andremo a Scarborough sarai libera di venire c
on noi, ma quel viaggio e le sue conseguenze continuano ad essere per me fonte d
i grande ansietà, vorrei tentare di rimandarlo di due o tre settimane se possibile
; forse allora la temperatura più mite avrà dato più forza ad Anne - forse avverrà il co
ntrario; non posso pronunciarmi con certezza.
Fino a questo momento l'arrivo del bel tempo non le ha giovato.
Durante questi ultimi giorni a tratti è stata così debole e il dolore al fianco è stat
o così lancinante che non so cosa pensare...
Può darsi che si riprenda una volta di più, ma devo vedere un qualche miglioramento
prima di farla partire da casa.
Eppure il procrastinare è penoso; come si dà sempre il caso, credo, in situazioni si
mili, lei non sembra capire il perché dell'indugio.
Si chiede, credo, perché io non parli più spesso del viaggio; mi addolora il pensare
che forse, questa mia apparente lentezza, la ferisca.
E molto emaciata - molto più di quando sei stata qui l'ultima volta; le braccia se
mbrano quelle di una bimbetta.
Il minimo sforzo le toglie il fiato.
Esce un poco ogni giorno, ma più che camminare ci trasciniamo...
Papà continua abbastanza bene; spero che a me riuscirà di resistere.
Fin qui, ho motivo di ringraziare Dio.

Il maggio era giunto portando con sé la tanto desiderata temperatura mite; ma prop
rio quel cambiamento del clima aveva fatto peggiorare Anne.
Alcuni giorni più tardi la temperatura diminuì e Anne si riprese; la povera Charlott
e incominciò a sperare che, trascorso il maggio, la sorella avrebbe potuto resiste
re ancora a lungo.
Miss Bront scrisse per fissare le stanze a Scarborough - località che, in passato,
Anne aveva visitato insieme con la famiglia presso cui era governante.
Occuparono un ampio soggiorno e una ariosa camera a due letti (i due ambienti co
n vista sul mare) in una delle migliori posizioni della città.
Il denaro non contava messo sulla bilancia con la vita; Anne possedeva un modest
o legato lasciatole dalla madrina, e pensavano che non poteva impiegarlo in modo
migliore che nel garantirsi quanto poteva, se non restituirle la salute, almeno
prolungarle la vita.
Il 16 maggio Charlotte scrive:
'Faccio i preparativi con un peso nel cuore, e vorrei ardentemente che la stanch
ezza del viaggio fosse cosa passata.
Potrebbe venir sopportata meglio di quanto prevedo; una distrazione occasionale
spesso può molto; ma quando vedo la stanchezza che aumenta di giorno in giorno, no
n so più cosa pensare.
Temo che tu sarai dolorosamente colpita quando vedrai Anne; ma sta in guardia, c
ara E. e non lasciar trapelare le tue impressioni; so che, in verità, posso fidarm
i del tuo controllo e della tua delicatezza.
Vorrei che il mio buonsenso approvasse la decisione del viaggio a Scarborough più
di quanto non lo faccia.
Chiedi come ho provveduto a Papà.
Non ho potuto prendere speciali disposizioni.
Desidera che io vada con Anne e non vuol sentire parlare di far venire alla Cano
nica Mister N., o chiunque altri, così faccio quanto mi sembra essere il meglio e
affido ogni cosa alla Provvidenza.'
Avendo deciso di pernottare a York e, secondo il desiderio di Anne, farvi alcune
compere, Charlotte chiude la lettera nella quale espone all'amica quanto sopra,
con le seguenti righe:
23 maggio.
Vorrei che non sembrasse un macabro scherzo il parlare di comprar cappelli e via
dicendo.
Anne è stata molto male ieri.
Ha respirato a fatica per tutto il giorno, anche quando sedeva immobile.
Oggi sembra nuovamente migliorata.
Vorrei tanto che fosse già giunto il momento in cui verrà tentata l'esperienza dell'
aria marina.
Le farà bene? Non lo so dire, posso solamente sperare.
Oh! se Dio volesse dar forza e ravvivare Anne, quanto saremmo felici tutti insie
me! Sia fatta, tuttavia, la Sua volontà!
Le sorelle lasciarono Haworth il giovedì 24 maggio.
Avrebbero dovuto partire il giorno prima e avevano preso appuntamento con l'amic
a alla stazione di Leeds, per continuare il viaggio insieme.
Ma il mercoledì mattina Anne si era sentita tanto male che era stato impossibile m
ettersi in viaggio; non avevano modo di avvertire l'amica che, perciò, giunse alla
stazione di Leeds all'ora convenuta e vi rimase ad aspettare per alcune ore.
Sul momento le sembrò strano - ma ora pensa che sia stato un segno premonitore - c
he, a due riprese, con due diversi convogli giunti sulla linea da dove aspettava
le amiche, venissero scaricate due bare che furono poi poste sui carri funebri
in attesa dei loro morti, mentre lei aspettava una che, quattro giorni dopo, dov
eva morire.
Il giorno successivo, non sopportando più l'inutile attesa, si mise in viaggio per
Haworth, dove giunse appena in tempo per aiutare la indebolita inferma sul punt
o di venir meno, a salire sulla carrozza ferma al cancello, pronta a condurle a
Keighley.
La domestica, ritta sulla soglia della Canonica, lesse la Morte scritta su quel
viso e lo disse, anche Charlotte la vide ma non disse verbo, sarebbe equivalso a
dare una forma troppo precisa al timore; e se quest'ultima creatura a lei caris
sima anelava di recarsi a Scarborough, là si doveva andare, senza che l'imminente
catastrofe, il cui timore straziava il cuore di Charlotte, fosse di ostacolo.
La giovane signora che le accompagnava, amatissima amica di Charlotte da vent'an
ni e più, ha cortesemente scritto per me il resoconto del viaggio - e della fine.
Lo trascrivo:
Lasciò la sua casa il 24 maggio 1849, morì il 28 maggio.
La sua vita era stata calma, quieta spirituale: "tale" fu la sua fine.
Durante la prova e la stanchezza del viaggio dimostrò il pio coraggio e la forza d
i una martire.
Il dover dipendere, l'essere impotente furono sempre per lei una prova assai più p
enosa di qualsiasi sofferenza fisica.
Prima tappa del viaggio fu York; e lì la cara inferma si ravvivò talmente, fu così all
egra, così felice, che ce ne derivò consolazione e confidammo che un miglioramento t
emporaneo sarebbe derivato dal cambiamento che aveva tanto desiderato e che quel
li a cui era cara avevano tanto temuto per lei.
A sua richiesta ci recammo alla Cattedrale dove gustò un piacere travolgente; non
solamente per l'imponente ed impressionante maestà di quella struttura, ma sopratt
utto perché essa dava alla sua indole ricettiva un senso di onnipotenza vitale.
Disse, mentre la fissava: 'Se un potere limitato può fare questo, quale è il...?' e
qui l'emozione le troncò la parola, e la conducemmo in tutta fretta a godere uno s
cenario meno impressionante.
La debolezza fisica era grande, ma la riconoscenza per qualsiasi grazia era anco
ra maggiore.
Dopo aver raggiunto camminando con sforzo la sua camera, giungeva le mani e alza
va gli occhi in silenzioso ringraziamento e lo faceva senza escludere una preghi
era, perché anche questa venne fatta, in ginocchio, prima di accettare il riposo d
el letto.
Giungemmo a Scarborough il 25; la cara inferma, durante il viaggio, attirò la nost
ra attenzione su ogni prospettiva meritevole di essere notata.
Il 26 uscì in calessino sull'arenile per un'ora, e per evitare che il povero asine
llo fosse spronato a una maggior velocità dal cocchiere, prese le redini e lo guidò
lei stessa.
Quando la raggiungemmo, stava raccomandando al ragazzo, proprietario dell'animal
e, di trattarlo bene.
Era sempre stata amante delle creature prive di parole ed era pronta a rinunciar
e ai propri comodi in loro favore.
La domenica 27 desiderò recarsi in chiesa e gli occhi le splendevano al pensiero d
i adorare ancora una volta il suo Dio insieme con gli altri fedeli.
Pensammo che fosse più prudente dissuaderla da quel tentativo, benché fosse evidente
che desiderava di tutto cuore partecipare a quel pubblico atto di devozione.
Di pomeriggio passeggiò un poco e notando un posto a sedere riparato e comodo vici
no alla spiaggia ci disse di lasciarla sola e di andare a godere i vari siti pan
oramici vicini, ben conosciuti da lei ma nuovi per noi.
Era innamorata del luogo e desiderava che piacesse anche a noi.
La sera scese col più splendido tramonto che avessi mai visto.
Il Castello sulla scogliera sorgeva in gloria, dorato dai raggi del sole che and
ava scendendo.
Le navi lontane lucevano come oro brunito; le piccole barche vicino alla spiaggi
a si dondolavano invitanti sulla marea montate.
Lo spettacolo era di una indescrivibile maestà.
Anne fu spostata con la sua poltroncina vicino alla finestra, affinché godesse di
quella vista insieme a noi.
Il suo viso si illuminò quasi quanto lo spettacolo che contemplava.
Fu detto poco poiché era evidente che i suoi pensieri erano sospinti da quanto ved
eva a entrare nelle regioni di gloria perenne.
Rivolse nuovamente il pensiero alle cerimonie religiose ed espresse il desiderio
di rimanere sola per permetterci di partecipare alle preghiere in comune con co
loro che erano congregati nella casa di Dio.
Rifiutammo affettuosamente facendole presente quanto fossero urgenti il dovere e
il piacere di star vicino a lei, così cara e così debole.
Riprendemmo posto vicino al caminetto acceso, parlò con la sorella di un opportuno
ritorno a casa.
Non lo desiderava pensando a sé stessa, disse, temeva che gli altri dovessero soff
rire di più se la sua morte avveniva dove si trovava.
Probabilmente pensava che il compito di accompagnare i suoi resti mortali durant
e un lungo viaggio era più di quanto la sorella potesse sopportare - più di
quanto potesse sopportare il padre privato ancor una volta, se fosse tornata a c
asa per venir deposta quale terza abitatrice nella tomba di famiglia nel breve l
asso di nove mesi.
La notte trascorse senza alcun peggioramento apparente.
Si alzò alle sette e provvide senza aiuto alla maggior parte delle abluzioni, insi
stendo per fare da sola.
La sorella sempre cedeva su punti di questo genere, pensando che fosse una migli
or prova di affetto non sottolineare la sua dipendenza dagli altri per poco che
potesse fare da sé.
Nulla accadde di allarmante fin verso le undici, quando disse di sentire un camb
iamento nelle proprie condizioni; pensava di non aver più oltre da vivere.
Le era possibile giungere a casa viva se ci fossimo immediatamente preparate a p
artire? Mandammo a chiamare un dottore.
Si rivolse a lui con grande compostezza: Quanto tempo ancora le dava? - non esit
asse a dirle la verità visto che lei non aveva paura della morte.
Il medico ammise con riluttanza che l'Angelo della morte era già al suo fianco e c
he il flusso della vita scorreva via rapidamente.
Lo ringraziò per la sua sincerità ed egli se ne andò per tornare quasi subito.
Lei era ancora seduta in poltrona, aveva un aspetto così sereno, così fiducioso: non
vi era posto per una qualsiasi dimostrazione di dolore benché tutte sapessimo che
la separazione era imminente.
Giunse le mani e chiese riverentemente la benedizione dall'alto; prima per la so
rella, poi per l'amica, alla quale disse: 'Sii sorella in mia vece.
Dà a Charlotte quanto più puoi della tua compagnia.' Poi ringraziò ciascuna di noi per
la nostra affettuosa gentilezza e le nostre attenzioni.
Di lì a poco si manifestò l'affanno cagionato dalla fine ormai imminente; la traspor
tammo sul sofà.
Udendoci chiedere se non si sentisse più comoda, ci guardò affettuosamente e disse:
'Non siete voi che potete sollevarmi; ma presto tutto andrà meglio per i meriti de
l nostro Redentore' e quasi subito, vedendo che la sorella stentava a dominare i
l dolore, aggiunse: 'Coraggio, Charlotte, coraggio.' La sua fede non vacillò e gli
occhi non le si appannarono fin quando verso le due, quietamente e senza un sos
piro, passò dal tempo all'eternità.
Le sue ultime ore, i suoi ultimi istanti furono così quieti, così santi che non si p
ensò a chiedere aiuto, non ci fu sgomento.
Il dottore venne e se ne andò due o tre volte.
La padrona della pensione capì che la morte era vicina ma la casa fu così poco distu
rbata dalla presenza dell'agonizzante e dal dolore di quelle che le stavano vici
ne, che socchiudendo la porta ci fu annunciato che il pranzo era pronto, proprio
nel momento in cui la sorella sopravvissuta chiudeva gli occhi di quella che si
era spenta e non era più in grado di arginare colla sua ultima insistita raccoman
dazione: 'Fatti coraggio' il dolore a stento represso dall'altra, che finalmente
si sfogò in una breve violentissima esplosione.
L'affetto di Charlotte aveva anche un altro modo di manifestarsi con delicati pe
nsieri, cure e tenerezza.
Il suo strazio era grande, ma non era sola - una calda simpatia le era a fianco
- ed essa l'accettò.
Con calma considerarono quanto andava fatto per ricondurre i cari resti mortali
della loro ultima dimora presso la casa paterna.
Questa triste incombenza non fu però portata a termine perché la sorella sopravvissu
ta decise, in ultima analisi, di deporre il fiore reciso là dove era caduto.
Pensava che questa soluzione concordasse con il desiderio di colei che se ne era
andata.
Non aveva espresso alcuna preferenza sul luogo, non aveva pensato alla tomba, ch
e non è se non la custode del corpo, ma si era concentrata su quanto si trova al d
i là.
I suoi resti mortali riposano:
Dove il sole riscalda la ormai cara zolla, Dove le onde dell'Oceano lavano e bat
tono l'erbosa roccia scoscesa
Anne morì di lunedì.
Il martedì Charlotte scrisse al padre, e sapendo che la sua presenza era richiesta
a Haworth da una annuale solennità religiosa, lo informò che aveva preso tutte le m
isure necessarie per la sepoltura e che il funerale si sarebbe svolto prestissim
o, tanto da rendergli impossibile giungere in tempo per presenziarvi.
Il medico che aveva assistito Anne nell'ultimo giorno di vita offrì di essere pres
ente, ma la sua proposta fu rispettosamente declinata.
Mister Bront scrisse insistendo perché Charlotte si trattenesse un po' più a lungo a
l mare; la sua salute e il suo morale erano tristemente scossi e per quanto egli
naturalmente bramasse di avere presso di sé l'ultima figlia che gli rimaneva, pen
sava fosse giusto indurla a trascorrere con l'amica alcune settimane lontano dal
solito ambiente, anche se ciò non poteva distoglierla dal pensiero del momento.
Agli ultimi di giugno le amiche tornarono a casa, separandosi piuttosto bruscame
nte, là dove il loro itinerario divergeva.

Luglio 1849.Avevo l'intenzione di scriverti una riga oggi se non avessi ricevuto
la tua lettera.
Ci siamo veramente separate bruscamente; l'esserci allontanate l'una dall'altra
senza avere il tempo di scambiarci una parola mi ha fatto veramente soffrire; ma
forse è meglio che sia stato così.
Sono arrivata a casa un po' prima delle otto.
Tutto era pulito e lustro per ricevermi.
Papà e le domestiche stanno bene e tutti mi hanno accolta con un affetto che avreb
be dovuto essere consolatore.
I cani sembravano in estasi.
Sono certa che mi hanno considerata come la staffetta di altri arrivi.
Quelle creature mute pensavano che siccome io ero ritornata, le due assenti non
potevano essere lontane.
Ho lasciato Papà quasi subito e sono andata in sala da pranzo, ho chiuso la porta,
ho tentato di essere contenta di ritrovarmi a casa.
Prima ne avevo sempre avuto gioia, eccettuata una sola volta - e anche allora mi
ero sentita sollevata.
Ma questa volta non c'era nessuna gioia.
Ho sentito la casa immersa nel silenzio, le stanze tutte vuote.
Mi sono rammentata di dove giacevano gli altri tre, in strette, oscure dimore -
per non ricomparire mai più sulla terra.
Si impossessò di me un senso di desolazione, di amarezza; mi dominò un'agonia "che d
oveva essere sopportata", che "non si poteva evitare".
L'accettai e trascorsi una desolata serata, una cupa notte, una mattinata doloro
sa; oggi sto meglio.
Non so come trascorrerà la vita per me, ma mi sento piena di fiducia in colui che
fin qui mi ha sostenuta.
La solitudine può essere alleviata, resa sopportabile più di quanto si crederebbe.
La grande prova incomincia quando cala la sera e la notte si fa imminente.
In quell'ora eravamo solite riunirci in sala da pranzo, a parlare.
Ora siedo sola - forzatamente silenziosa.
Non posso impedirmi di pensare ai loro ultimi giorni, di rammentare le loro soff
erenze, e quello che dicevano, che facevano, e l'aspetto che avevano nell'ultima
ora.
Forse tutto questo si farà meno straziante col passare del tempo.
Lascia che ti ringrazi una volta di più cara E. per l'affettuosa sollecitudine nei
miei confronti che non intendo dimenticare.
Come hai trovato tutti i tuoi a casa? A Papà sembro un po' irrobustita, ha detto c
he ho gli occhi meno infossati...
14 luglio 1849.
Non mi piace granché render conto di me stessa.
Preferisco evitarlo e parlare di qualcosa che sia più gradevole.
Il raffreddore, sia che l'abbia preso a Easton o da qualsiasi altra parte, non è a
ncora passato.
E' incominciato come raffreddore di testa, poi ho avuto mal di gola con tosse, m
a una tosse di poco conto che ricompare ogni tanto.
Un dolore alla schiena mi ha assai sorpresa.
Non fare commenti in proposito perché ti confesso che sono troppo incline a innerv
osirmi.
Questo nervosismo mi accompagna come un orribile spettro.
Non oso parlare della mia indisposizione a Papà: la sua ansia mi lacera il cuore.
La mia vita è quale mi aspettavo dovesse essere ormai.
A volte, quando mi desto sapendo che la Solitudine, i Ricordi e un vano Rimpiant
o saranno i miei unici compagni lungo tutta la giornata - che scesa la notte ver
ranno a letto con me, e che a lungo mi impediranno di prender sonno - che la mat
tina, al risveglio, li troverò in attesa - a volte, Nell, mi sento un cuore di pio
mbo.
Tuttavia non sono vinta; né sono priva di speranze, di progetti...
Ho forza sufficiente per combattere la battaglia della vita.
So di avere molti motivi di conforto, e lo riconosco, molte cose di cui essere g
rata.
Posso ancora "andare avanti".
Ma spero e prego che mai tu, o chiunque altri mi è caro, venga a trovarsi nella mi
a attuale condizione.
Sedere in una stanza vuota e solitaria, udire il pendolo che scandisce il silenz
io di una casa immobile - avere davanti agli occhi della mente l'anno appena tra
scorso con le sue angustie, le sue pene, le sue perdite - è una prova.
Ti scrivo liberamente, perché so che mi ascolterai compostamente - non ti allarmer
ai né mi penserai in condizioni peggiori di quanto non sia.

CAPITOLO 4.
Charlotte aveva iniziato a scrivere il romanzo "Shirley" quasi subito dopo la pu
bblicazione di "Jane Eyre".
Se il lettore si rifarà al resoconto che ho dato del periodo tra scorso da Miss Br
ont nella scuola di Roe Head potrà verificare che i dintorni di quell'istituto era
no stati teatro di sommosse luddiste e capirà come le storie e gli aneddoti che ri
cordano quei tempi fossero frequentemente narrati dagli abitanti del luogo; Miss
Wooler stessa e i famigliari della maggior parte delle educande avevano certame
nte conosciuto i principali responsabili di quelle vicende.
I fatti che Charlotte udì narrare allora, da giovinetta, le tornarono in mente qua
ndo, adulta, mandò a prendere a Leeds la raccolta dei ritagli d'archivio del Mercu
ry (1) degli anni 18I2, '13, '14 per capire meglio lo spirito che animava quei t
empi agitati.
Desiderava scrivere cose conosciute per diretta esperienza; fra queste vi era l'
indole della gente dello Yorkshire; un racconto che si svolgesse al tempo dei Lu
ddisti offriva la più ampia opportunità di metterla in risalto.
In "Shirley" si ispirò dal vivo per molti dei suoi personaggi, ma inventò i fatti: p
ensava che, essendo questi fittizi, poteva ritrarre la realtà delle persone senza
che venissero riconosciute.
Ma si ingannava; i suoi schizzi erano troppo accurati.
E questo la mise in difficoltà.
Ci fu chi si riconobbe, chi venne riconosciuto da altri, sia nel fisico, che nel
comportamento e nel modo di pensare, anche se nel romanzo i personaggi agiscono
in situazioni differenti da quelle originali e figurano in una cornice assai di
versa da quella reale.
Quando Miss Bront era colpita dalla forza e dall'originalità del carattere di un s
uo conoscente, lo studiava e lo analizzava con sottile penetrazione, finché non ne
individuava il nocciolo, prendendolo come punto di partenza per il suo immagina
rio personaggio, invertendo così il metodo dell'analisi, e ottenendo inconsapevolm
ente una perfetta rassomiglianza.
I tre curati (2) immortalano tre uomini realmente vissuti in Haworth e nelle sue
vicinanze, dotati di percezione così ottusa che dopo una prima protesta al vedere
i loro modi e le loro abitudini date in pasto al pubblico, ci si divertirono da
ndosi l'un l'altro i nomi sotto i quali vanno nel romanzo; in quanto alla signor
a Pryor essa incarna una donna ben conosciuta e assai cara a molti.
L'intera famiglia Yorkes corrisponde, a quanto mi assicurano, al modello con la
fedeltà di un dagherrotipo.
A dire il vero Miss Bront mi assicurò che prima della pubblicazione del romanzo av
eva mandato in visione a uno dei figli le pagine in cui si parla di loro e, in r
isposta, le fu fatto notare che non erano resi con abbastanza vigore.
Suppongo che abbia ricavato quanto vi è di più vero nel carattere degli eroi dei suo
i due primi romanzi, dagli svariati comportamenti di quei figli.
Essi furono infatti quasi gli unici giovanotti che, oltre il fratello, abbia con
osciuto da vicino.
Tra loro e la famiglia Bront vi fu vera amicizia e ancor più grande confidenza - b
enché i rapporti siano stati spesso interrotti e irregolari.
Nessuno da ambe le parti conobbe un sentimento più caldo fuori dall'ambito famigli
are.
Il carattere della stessa "Shirley" è, secondo Charlotte, il ritratto di Emily.
Ne faccio menzione perché tutto quanto io, quale estranea, ho potuto sapere di lei
non è tale da dare, sia a me che ai miei lettori, una piacevole impressione.
Ma dobbiamo rammentare quanto poco ne sappiamo a confronto di quella sorella che
, in base all'intima conoscenza che ne ebbe, dice che era genuinamente buona e v
eramente grande e aggiunge di aver descritto il suo carattere mostrando Shirley
Keeldar quale Emily sarebbe stata se avesse goduto di buona salute e fortuna.
Miss Bront diede la massima cura alla stesura di "Shirley"; sentiva che la fama
acquistata la investiva di una doppia responsabilità.
Tentò di fare del suo romanzo un documento di vita vissuta - sicura che esponendo
onestamente il risultato della sua personale esperienza e osservazione alla lung
a poteva risultarne solamente un bene.
Studiò attentamente le varie recensioni e le critiche di "Jane Eyre" nella speranz
a di ricavarne precetti e consigli dai quali trar profitto.
Nel bel mezzo del suo lavoro le piombarono addosso colpi mortali; aveva quasi fi
nito il secondo volume quando morì Branwell - pochi mesi dopo, Emily - in rapida s
uccessione, Anne; la penna che era stata deposta quando la Canonica accoglieva t
re sorelle vive e unite, fu ripresa quando ne sopravviveva una sola.
A buon diritto poté intitolare il primo capitolo scritto dopo di allora: "La valle
delle ombre della Morte".
Quando lessi le patetiche parole che chiudono uno di questi capitoli e aprono l'
altro avevo sperimentato personalmente (3) quello che l'autore di "Shirley" dove
va aver sofferto.

'Fino allo spuntar del giorno essa lottò con Dio in ardente preghiera.
Coloro che osano affrontare questi conflitti divini non sempre vincono.
Una notte dopo l'altra il sudore dell'agonia può imperlare scuro la fronte; il sup
plice può invocare pietà con quella voce senza suono che sale dall'anima quando si r
ivolge all'Invisibile. 'Risparmia chi mi è caro' implora. 'Risana la vita della mi
a vita; non strapparmi quello che da un lungo affetto mi è strettamente legato.
Dio del cielo chinati, odi, sii clemente!' E dopo questo grido e questa lotta il
sole può sorgere per vedere l'essere caro peggiorato.
Quel primo mattino che era solito salutarlo col sussurro degli zeffiri, i gorghe
ggi delle allodole, può suscitare, come primo accento, dalle labbra che il colore
della salute ha abbandonato un: 'Oh! ho trascorso una notte di sofferenza.
Questa mattina mi sento peggio.
Ho tentato di alzarmi, non posso.
Sogni insoliti mi hanno turbato.
Allora chi veglia si avvicina al guanciale del paziente e vede i lineamenti fami
liari modellati in un modo nuovo, insolito, capisce subito che il momento imposs
ibile da sopportare si approssima, sa che per volontà di Dio il suo idolo deve ess
ere infranto, e curva il capo e sottomette l'anima alla sentenza che non può evita
re e quasi non può sopportare.
Nessun gemebondo, miserevole, inconscio suono - che così devasta la nostra forza c
he anche se abbiamo giurato di restar saldi un fiotto di lacrime irrefrenabili s
i porta via il giuramento - ha preceduto il suo risveglio.
Nessun intervallo di sorda apatia ha fatto seguito.
Le prime parole pronunciate non sono state quelle di chi si estranea da questo m
ondo, già pronto a vagare in reami estranei ai viventi.'
Continuò, regolarmente il suo lavoro.
Ma quanto era arido scrivere senza aver vicino nessuno pronto a seguire lo svolg
ersi del racconto a trovarvi difetti, a simpatizzare passeggiando avanti e indie
tro da un capo all'altro del soggiorno come nei giorni che non sarebbero tornati
.
Tre sorelle erano state solite farlo - poi due, finché una era caduta lontana - e
ora l'altra rimaneva sola e desolata, porgendo l'orecchio all'eco dei passi che
non sarebbero mai venuti - cogliendo invece la voce del vento che singhiozzava a
lle finestre con un suono quasi articolato.
Continuò a lavorare, lottando contro i propri sintomi di malattia, leggeri raffred
dori, leggeri mal di gola, dolori al petto 'dei quali per quanto io faccia, non
riesco a liberarmi', scriveva.
In agosto si prospettò un nuovo motivo di ansietà che, per fortuna fu solamente temp
oraneo.

23 agosto 1849.
Ultimamente Papà non è stato affatto bene.
Ha sofferto un nuovo attacco di bronchite.
Sono stata molto in ansia per lui durante alcuni giorni - più angosciata, a dire i
l vero, di quanto voglia dirti.
Dopo quanto è accaduto si trema ad ogni affacciarsi della malattia.
E quando qualcosa minaccia Papà sento troppo acutamente che egli è l'unico, l'ultimo
parente che mi sia rimasto al mondo.
Da quello che dici di Mister... (4) penso che dovrebbe piacermi moltissimo - ci
vuole una bella strapazzata se ci si lascia turbare dal suo aspetto.
Cosa importa se un marito pranza in giacca da sera o in casacca da mercato purché
sotto vi siano valore, onestà e una camicia pulita?
10 settembre 1849.
Il mio lavoro è finalmente giunto alla conclusione, l'ho spedito a destinazione.
Adesso devi dirmi quando ci sarà la possibilità di una tua venuta.
Temo che per ora sia difficile, visto che il giorno del matrimonio è così vicino.
Bada che se venendo a Haworth tu dovessi imporre un qualsiasi disturbo a te stes
sa o ad altri il mio piacere ne risulterebbe totalmente rovinato.
Ma quando la cosa sarà fattibile sarò sinceramente lieta di vederti...
Papà, e ne ringrazio il Cielo, sta veramente meglio pur non essendo in forze.
Spesso è turbato da una sensazione di nausea.
Il mio solito raffreddore è assai meno fastidioso.
A volte me ne libero completamente.
Alcuni giorni fa ho sofferto un violento disturbo biliare, conseguenza dello sta
r troppo a lungo china a scrivere, ma ora è passato.
E' stata la prima crisi subita da quando sono tornata dal mare.
Prima lo pativo ogni mese.

13 settembre 1849.
Se il tuo dovere e il benessere altrui richiedono la tua presenza a casa, non po
sso permettermi di lamentarmene, ma tuttavia sono molto molto spiacente che le c
ircostanze non ci consentano un incontro, per ora.
Verrei senza esitare a... se Papà fosse più forte ma essendo tanto incerti sia la su
a salute che le sue condizioni di spirito non posso indurmi a lasciarlo per ora.
Speriamo che quando ci vedremo, il nostro incontro sarà ancor più piacevole per esse
re stato rinviato.
Cara E. certamente hai un pesante fardello da portare sulle spalle, ma è uno di qu
ei fardelli che, portati bene, migliorano il carattere; però dobbiamo prendere la
"massima", la "più stretta", la "più vigile cura" di non inorgoglirci della nostra f
orza nel caso ci riuscisse di sopportare bene la prova.
L'orgoglio in verità sarebbe segno di una radicale debolezza.
La forza, se forza abbiamo, non è certamente in noi stessi, ci viene data.
A W. S. Williams, Esq.
21 settembre 1849.
Caro signore - le sono obbligata per aver protetto il mio segreto visto che sono
ansiosa quanto prima (più ansiosa di prima in verità non potrei esserlo) di starmen
e quieta.
In una delle sue ultime lettere lei mi ha chiesto se pensavo di poter sfuggire a
ll'identificazione qui, nello Yorkshire.
Sono così poco conosciuta che credo sia possibile.
Inoltre il libro è assai meno fondato sulla realtà di quanto possa sembrare.
Sarebbe difficile spiegarle quanto sia poca l'esperienza che ho avuto dalla vita
vera e propria, quante poche persone ho conosciuto, quanto poche sono quelle ch
e conoscono me.
Come esempio del modo in cui ho trattato i caratteri prendo quello di Mister Hel
stone.
Se questo personaggio rispondesse a un originale vero, dovrebbe essere un eccles
iastico, morto alcuni anni fa alla tarda età di ottant'anni.
Lo vidi solamente una volta - in occasione della consacrazione di una chiesa - q
uando ero una bambina di dieci anni e fui colpita dal suo aspetto e dalla sua se
vera aria marziale.
In seguito udii parlare di lui vicino a quella che era stata la sua residenza; a
lcuni lo ricordavano con entusiasmo, altri con odio.
Prestai orecchio a vari aneddoti, bilanciai testimonianza con testimonianza e ne
ricavai una conclusione.
L'originale di Mister Hall lo ho visto, ma lui mi conosce a malapena; ma pensere
bbe al suo cane Prince piuttosto che a me, come autore di un romanzo che lo ha p
reso come modello.
Margaret Hall, basandosi sulla recensione del Quarterly, ha definito "Jane Eyre"
un libro malvagio; questa espressione venendo da lei, mi ha colpita penosamente
, lo ammetto.
Mi ha aperto gli occhi sul danno che il Quarterly ha fatto, Margaret non avrebbe
definito il mio romanzo malvagio se non le avessero detto che lo era.
Non importa - sia conosciuta che sconosciuta - giudicata con benevolenza o con a
stio - sono decisa a non cambiar modo di scrivere.
Devo inclinare verso colà dove tende la forza che è in me.
Le due creature umane che mi capivano e che io capivo, sono scomparse.
Ve ne sono ancora alcune altre che mi vogliono bene e alle quali io voglio bene
pur non aspettandomi, e non avendone il diritto, che mi capiscano fino in fondo.
Sono soddisfatta così.
Per quanto riguarda lo scrivere devo fare a modo mio.
La perdita di quanto vi è di più caro e più vicino al mondo incide sul carattere; cerc
hiamo qualcosa che sia in grado di far da sostegno e quando lo troviamo lo affer
riamo con rinnovata tenacia.
Tre mesi fa il dono dell'immaginazione mi sollevò mentre stavo affondando; l'attiv
o uso che ne ho fatto ha mantenuto il mio capo a fior d'acqua da quel momento a
oggi; i risultati ottenuti mi allietano perché mi danno la consapevolezza di aver
saputo dar piacere agli altri.
Sono grata a Dio che mi ha dato questa facoltà, e fa parte della mia pratica relig
iosa il difendere questo dono e il trar profitto da questa ricchezza.
Sinceramente sua Charlotte Bront.

Quando questa lettera fu scritta, tanto Tabby quanto la giovane domestica che av
evano assunto per aiutarla erano costrette a letto e Miss Bront aveva da sbrigar
e le faccende domestiche oltre a prestare assistenza alle due inferme.
La grave malattia della giovane domestica era giunta alla crisi, quando un grido
di Tabby aveva richiamato Miss Bront in cucina: accorsavi, trovò la povera vecchi
a ottantenne stesa sul pavimento col capo infilato sotto la grata del focolare:
era caduta nel tentativo di rizzarsi senza aiuto.
Quando la conobbi due anni più tardi, mi descrisse le tenere cure che Charlotte le
prodigò in quella circostanza e concluse il resoconto dicendo: 'Come la sua pover
a madre non avrebbe potuto avere maggiori cure per lei, così fece Miss Bront con m
e', e aggiunse: 'Eh! è proprio una buona creatura.' Ma ci fu un giorno in cui i ne
rvi troppo tesi cedettero, quando - come lei stessa dice - 'Quasi andai in crisi
per dieci minuti; mi misi a sedere e piansi come una sciocca.
Tabby non poteva stare in piedi e tanto meno camminare.
Papà aveva appena dichiarato che Martha era in imminente pericolo di vita.
Io ero tormentata da un violento mal di testa e dalla nausea.
Quel giorno non sapevo cosa fare, a chi rivolgermi.
Grazie a Dio, Martha è ora convalescente, Tabby, confido, presto starà meglio.
Papà sta benino.
Ho la soddisfazione di sapere che i miei editori sono incantati da quanto inviai
loro.
Questo mi sostiene.
Ma la vita è una battaglia.
Si possa noi tutti essere capaci di combatterla bene.' L'amica alla quale scrive
va quanto sopra, capì quanto quel povero sistema nervoso sovraccarico aveva necess
ità di essere tonificato e perciò le mandò una doccia portatile oggetto che da lungo t
empo essa desiderava.
L'arrivo fu commentato come segue:
28 settembre 1849.
...Martha ora sta quasi bene, Tabby sta molto meglio.
Un pacco enorme, mostruoso mi è giunto ieri dalla ditta Nelson di Leeds.
Meriti di essere bellamente e sonoramente castigata.
Questo è il ringraziamento che ricevi per tutta la fatica che hai fatto.
In qualsiasi momento tu verrai a Haworth sarai certamente completamente inzuppat
a dalla tua propria doccia.
Non ho ancora disfatto il pacco che contiene quest'oggetto disgraziato...
Tua, come meriti Charlotte.

Un'altra cosa poco fortunata accadde.


Vi erano alcune azioni delle ferrovie che fin dal 1846 aveva detto a Miss Wooler
di voler vendere ma le aveva conservate perché non le era riuscito di convincere
le sorelle a considerare la cosa dal suo punto di vista.
Aveva preferito dunque correre il rischio di una perdita, a quello di urtare i s
entimenti di Emily agendo in modo contrario alle sue opinioni.
Il deprezzamento di queste azioni ora dimostrava la sensatezza del giudizio di C
harlotte.
Si trattava di azioni della Compagnia York e Nord Midland, linea ferroviaria spe
cialmente apprezzata da Mister Hudson e che beneficiava totalmente del suo pecul
iare sistema di direzione.
Charlotte si rivolse al suo editore ed amico Mister Smith per ottenere informazi
oni in proposito e la lettera che riporto è in risposta a quella di lui.

4 ottobre 1849.
Caro Signore, non devo ringraziarla, ma accusar ricevuta della sua lettera.
L'affare è certamente pessimo, peggiore di quanto pensassi e assai più di quanto pen
si mio padre.
Sta di fatto che il poco che possedevo calcolato al suo valore iniziale corrispo
ndeva realmente a un piccolo patrimonio, considerato dal mio punto di vista e in
base alle mie abitudini.
Ora su quasi nessuna parte di esso si può fare un calcolo sicuro.
Devo rivelare gradualmente questa situazione a mio padre e nel frattempo aspetta
re con pazienza di vedere che piega prenderanno le cose.
In qualsiasi modo vadano a finire, dovrei forse esserne più soddisfatta che amareg
giata.
Quando considero il mio caso personale e lo confronto a mille altri analoghi non
trovo proprio che per me vi sia motivo di lamentarsi.
Molti, moltissimi, sono stati, dai fatti recenti, quasi privati del pane quotidi
ano.
Perciò coloro che hanno perduto solamente denaro messo da parte, dovrebbero pensar
ci bene prima di lamentarsi.
Il pensiero che "Shirley" ha incontrato il vostro favore mi dà un tranquillo confo
rto.
Senza dubbio lei è, come lo sono io, preparato alla severità della critica, ma ho bu
ona speranza che la nave sia costruita abbastanza solidamente da poter affrontar
e una burrasca o due e compiere alla fine un prospero viaggio.

Verso la fine dell'ottobre di quello stesso anno andò in visita dalla sua amica; m
a il piacere di quella vacanza che si era così a lungo ripromessa quando il suo la
voro fosse stato concluso, venne offuscato da un continuo malessere perché sia il
cambiamento d'aria, sia il tempo ostinatamente nebbioso le causarono una invinci
bile irritazione di petto.
Inoltre era ansiosa di vedere quale impressione il suo secondo lavoro avrebbe pr
odotto sul pubblico.
Uno scrittore è tanto più suscettibile ai pareri espressi su un secondo lavoro quand
o il primo è stato accolto con grande successo.
Sia quel che sia il valore della fama, ormai la possiede e non vuole che venga a
ppannata o ancor peggio perduta.
"Shirley" uscì il 26 di ottobre.
Ancor prima di aver letto il romanzo, Mister Lewes le scrisse dicendo che aveva
intenzione di recensirlo nell'Edimburgh.
La loro corrispondenza si era interrotta da qualche tempo: molte cose erano avve
nute nel frattempo.

A G. H. Lewes, Esq.
novembre 1849.
Caro Signore, dall'ultima volta che lei mi ha scritto è passato quasi un anno e me
zzo, ma a me sembra trattarsi di un tempo assai più lungo perché, da allora, mi è tocc
ato in sorte di dover passare molte nere pietre miliari lungo il cammino della m
ia vita.
Vi sono stati momenti nei quali ho cessato di dare importanza alla letteratura,
alla critica, alla fama, perdendo di vista tutto quanto era stato al centro del
mio pensiero al primo uscire di "Jane Eyre".
Ma ora voglio che questi interessi, se possibile, tornino a me vividamente: di c
onseguenza è stato un vero piacere il ricevere la sua lettera.
Vorrei che lei non pensasse a me come donna.
Desidero che tutti coloro che riceveranno il volume pensino che Currer Bell è un u
omo: saranno più equanimi a mio riguardo.
Lei continuerà, lo so, a misurarmi in base ad alcune formule fisse che stabiliscon
o quello che si considera adatto al mio sesso; là dove mi comporterò con poca grazia
, mi condannerà.
Tutte le bocche si apriranno contro il primo capitolo, e, invece il primo capito
lo è vero, com'è vera la Bibbia e non si deve criticare.
Succeda quel che succeda, io non posso quando scrivo pensare a me stessa e a qua
nto vi è di elegante e di piacevole nella femminilità.
Non è su questa base, né con simili idee che ho preso la penna in mano, e se è solo en
tro questi limiti che quanto scrivo verrà giudicato, sparirò dalla scena e non farò più
parlare di me.
Sono
uscita dall'oscurità e all'oscurità posso ritornare facilmente.
Standomene appartata, ora aspetto di vedere quel che ne sarà di "Shirley".
Le mie aspettative sono molto poche, le mie previsioni alquanto tristi e amare,
tuttavia la scongiuro di esprimere onestamente la sua opinione; l'adulazione sar
ebbe peggio che vana, non vi è consolazione in essa.
In quanto a una condanna, riflettendo, non so vedere perché la dovrei temere molto
: non vi è nessuno eccetto me che ne possa soffrire; e tanto la sofferenza quanto
la felicità passano via veloci in questa vita! Augurandole ogni successo nella sua
spedizione scozzese sono, caro signore, sinceramente suo C. Bell.

Miss Bront, come abbiamo visto, era stata più che ansiosa di mantenere l'incognito
in occasione della pubblicazione di "Shirley".
Pensava che in quel lavoro non si potesse rintracciare una mano femminile, ancor
meno che in "Jane Eyre"; perciò quando le prime recensioni furono pubblicate e vi
lesse che chi aveva scritto non poteva essere che una donna, rimase molto male.
Le dispiaceva in modo speciale il modo riduttivo con cui venivano giudicate le c
reazioni nate da una penna femminile; e le lodi intrecciate alle pseudogalanti a
llusioni al suo sesso, la mortificavano assai più di un aperto biasimo.
Ma il segreto, così gelosamente conservato, stava venendo alla luce.
La pubblicazione di "Shirley" rafforzò la convinzione che chi aveva scritto quella
storia abitava nel distretto che descriveva.
Un intelligente oriundo di Haworth che, essendosi innalzato socialmente, si era
stabilito a Liverpool quando lesse il libro fu colpito dal nome di alcuni luoghi
che vi erano menzionati, riconobbe il dialetto che in alcune pagine veniva usat
o e giunse alla conclusione che anche l'autore era di Haworth e fu certo che in
quel villaggio l'unica persona in grado di avere scritto il romanzo era Miss Bro
nt.
Fiero della sua deduzione, quasi una certezza, la rese pubblica sulle colonne di
un giornale di Liverpool; così il mistero fu rivelato a poco a poco ed una visita
a Londra fatta da Miss Bront alla fine del 1849, lo dissipò definitivamente.
Era sempre stata nel più cordiale rapporto con i suoi editori, e la loro gentilezz
a l'aveva a volte sollevata durante le tristi ore di solitudine che negli ultimi
tempi aveva dovuto attraversare: le inviavano cassette di libri, più consoni ai s
uoi gusti di