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. P. PLUmO DE MEESTE~ IEROMONt\CO BENEDETTINO



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HITI E PflHTI[OLflRITll LITURGI[UE

DEL

T810010 E DEL PE~TECOSTflHIO

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- 2 JA~, 1947

MESSt\GGERO DI s. ANTnIO BASIUCJ\ DEL S\I\TO ~ 1't\DOVt\

Tipografia di S. Antonio dei Pratl Minorl Conventuali • Basilica del Santo - Padova

Prefazione

Sono vari i matioi che hamno indotto a scrioere quesie pagine.

N el periodo deWanno ecclesiastico che prepara alla S. testa di Pasqua e nel successioo che corre tro. la solennita di Pasqua e la Pentecoste, si presenta:rf,O alcune particolaritc't liturqich« che in un primo momento st1tggono [aciiment« all/atteneione dei. Sacerdoti;

Vi Bono anche cerimonie c riti che non si trovano desoritt« accuratoanenie nei libri liturgici di prima mano) ma solo sparse) pi1,1 0 mono ordinatamente qua e lao

D'aitra parte le opere 0 le edizioni che eventualmente le conienqono SOrtO rare e si trooano difticilmentc, speciaimente ogg-i. In particolare, le cerimonie dei qrandi giorni della Settimana Santa) alle qu~a1i il popolo cristiano vi partecipa (Ion 1;ivo interesee e con. projondo. devoeione, homno preso do. un. secolo ~n quo. uno s~ilu.pp() scm-pre mag·giore.

]J! ettere dumque ,in rilievo i riti e la natura delle principali preqhiere liturqiche clie precedono, accompa-

()

gnano 0 sequono la B. Pasqua eli Risurreeione che S. Gregorio N azianeeno chiama gi~lstamente ta Festo. dette Teste) e stato uno degli scapi principali d'i questa modesta pubblicasione.

Essa potn), eeroire eli gtliel(t tum: solamenie ai Sacerdoti di rito bizantino) ma anche ai pii Ia,ici ehe a,ppartenqono a questo rito, 0 clie n1ltro1w interesse e devodone per le manitestazioni del medesimo.

Gli uni e gli aUri potramno trovare qualche t'anta.ggio nella leitura di questo manuale, anche se talvolta 'd s'incianop« nell'arulo campo delle rubriche. Be n01'I- altro osservazioni eli online siorico e r·ichiami. opportu1Vi sul pro[umo di piez« che siosncnque scaturisce dai riti . 1Iiz'wnt'ini) ne attetterasvno [orse la vision-e.

Roma, 19J3.

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della \~anta ,

Parte Prima

Riti e Particolarita liturgiche

e Grande Quaresima e della Santa e Grande Settimana

SEZIONE PRIMA

SANTA E GRANDE QUARESIMA

Sabato prima della Domenico di Carnevale (IJFvxoaeippar;o'V)

Si fa la commemorazione solenne dei Defunti.

N ei monasteri, sccondo l'uso antico, dopo il Vespro (Venerdi sera) si canta Ia Pannichis (llaV'JlvXlc;) dei morti e nell'Ortro, in tutte le collette grandi e piccole si fa inemoi-ia dei defunti.

Ora, nelle chiese secolari, il canone della Panniehia e cantato nel Vespro dopo il Nfl'll anoAvuc;, e il Trisaghio dei morti cominciando dal tropario Me7:a nYeVpa7:OJv .. , (Eucologio, Ed. 1873, p. 251) ha luogo dopo il dossastico dell'apolitikio del Vespro. L'Oi-tro ha Ie sue particolarita descritte nel Tipico e alla fine della Liturgia, dopo El:1'j 7:0 ovopa KV(!lOV (tre volt-e) si canta un' altra volta

. (il Trisaghio fnnebre.

N el lato opposto al pcoskinitario, 0 nel centro della chiesa, vlene preparato un tetropodio (tavolino) con una croce (senza l'immagine del Divin Croclfisso, almeno senza rilievo) con due candele e il piatto con i colivi. I vi ha luogo il Trisaghio con le solite cerimonie, e alla fine

sono distriburti i colivi,

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Osservazioni generali sull' ufficiatura della' Grande

QuarrSima

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VESPRO

A) - Vespro della Domenico della Tirotagi e delle cinque Domeniche seg~~enti

II Vespro della Domenica (non si parla qui del Vespro che ha luogo nella vigilia, cioe il sabato sera) e celebrate con maggior solennita e con alcune cerimonie particolari.

1) L'isodo e accompagnato dall'incensamento.

2) Si canta un grande Prokimeno il cui teste differisce ogni Domenica.

3) Dopo IlIl'risaghio, bisogna scendere dallo stasidio e compiere tre grandi metanie dopo ognuno dei tre primi tropari,

'4) Anche tre metanie profonde con la solita orazione di S. Ef'rem (senza le piccole metanie ne Iagrande metania finale) dopo la preghiera 'Enoveavte BaatA.ev ...

5) La rubrica del 'Priodio (cd. Romana, 1879, p. 11) prescrive la recita di un'orazione prima dell'apolisi. Si tratta della supplica .JeanO'l:a 1l0A.vEA.ee... che si trova ana fine dell'Artoclasia 0 dell'Apodipno maggiore.

6) E' premessa alla cerimonia del perdono che usa 1 farsi in questa domenica e nelle cinque domeniche seguenti. Difatti mentre viene intonato il devoto troparlo naVTCOV neoara:rd)et~ ara{}~ ... , tutti i presenti chierici e

fedeli, in ordine e con compostezsa si recano dal Vesco- I I

vo, se e presento, 0 dal Superiore 0 dal Parroco, che

81 e posto sul solea del virna. Baciano prima le sante Iconi e poi fanno una .metanla davanti al superiore gerarchico baciandogJi la destra (quegJi non benedice con la mano). Quando tutti hanno compiuto questo gesto di penitenza il Sacerdote conclude l'ufticio con il 11t' eVXWV.

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B) - Vesp1'o nella settimoma

1) Le rubriche sono chiaramente indicate quando 11 Vespro e unito alla liturgla dei Presantiflcati e quando ne e separato.

2) Quando e festeggiato un Santo maggiore e da no tarsi che alla vigilia si cantano al J(:uete bd'X(}a~a tre tropari del Santo. Qnesto Vespro e chiamato "O T1]'; 'JWeaflov1]'; • Eaneetv6,;.

II giorno dena festa si fa la liturgia dei Presantificati come e prescritto per festeggiare un Santo. Si cantano quattro tropari del Santo e il suo dossastico.

L'isodo e accornpagnato dal Vangelo. Dopo il KateV{}VV{}~TW si leggono Ie pericope dell'Epistola e del Vangelo del Santo, almeno che si voglia compiere la cerimonia clell'A_r·todasia. (~lleRta ha Inogo allora tra il Koxev{}vv{}~7:w e Ie Iezioni suddette del Nuovo Testamento. L' Artoclasia puo compiersi anche nel l'Ort.ro dopo la gran-

, de dossologia. '

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C) - VCSPI'O con la Litus-qi« dei Presantificati

I.

Preparaeione e Consacraeione dei Pani

1) N eu« Protesi.

La domenica precedente.valla Santa Liturgia sol ellne, si consacrano tanti "Ap/poL quante saranno le Liturgie dei Presantiftcati che si. vorranno celebrare durante la settimana. Alla Protesi si preparano COS! gli 'Ap:poL occorrenti : su ciascuno il Sacerdote dovra ripetere le formule: Elc; avap,Vr;aty - "O; ne6fJawv ... - 0vemt ... - Elf; 'UVyaTeauwTwv ... compiendo ogni qual volta le cerimonie prescritte, Poi Ii ripone sul disco,

2) Nella Lit'Ulr_qia.

Nell'atto dcll'elevasione (TO. ayUl wic; o.ylOtC;), il Sacerdote innalza tutti insieme gli 'Ap,VOL.

Dopo aver versato 10 Zeon nel calice, con la sinistra prende I'uno dopo I'altro gli 'Ap,yo[, destinati alle liturgie dei Presantificati, con la mollica volta verso 1'alto e con la destra versa in forma di croce alcune gocce de] Preziosissimo Sangue che ha attinto nel calice con il cucchiaino.

QUilldi 10 rip one nell'artofocio (1).

(1) nisogna avvert.ire che & megl!o deporre gli 'Af,/,Yo{ nell'artoforio con Ia mollica verso I'alto, altrimenti v'ha pericolo che si ammuffi. L'Iuttosto che in una pisside di forma latina e meglio porre gli 'Af,/,Yo{ ,

ill ulla teen. -

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II.

J./iturgia dei Pani Presa'ntificati

Sabmo d)'introduzione e preqhiere segrete del Sacerdote

II Sacerdote celebrante, detto Efimerio, tralasciate Ie solite preghiere preparutorie alIa Liturgia, entra nel vima, si veste clei sacri paramenti (di color oscuro) dopo averli benedetti e baciati, accontentandosi di dire per ciascuno di essi: ',OV Kve[ov Oer;Owp,ev.

II Diacono chiesta la benedizione al Sacerdote esce dal santuario dalla porta del nord e si pone al solito posto, davauti aIle porte sante. Dopo aver fatto tre metanie, dice: Ev26yr;aov Lisanom e sub ito rientra nel santuario pel' la porta del sud.

Intanto il Sacerdote fatte clavanti all'altare tre metanie, baciato il Vangelo e l'altare, recita la dossologia inisiale : Ev2oy'Y)p,sv'YJ ~ Baat2e£a ... tracciando sull'altare il segno dena croce con il Vangelo. Allora il Proestos, 0 il Sacerdote pin anziano, dal S'UO stasidio inizia il salmo d'introduzione al Vespro (S. 103), mentre il Sacerdote celebrante recita a voce bassa e a capo scoperto Ie sette preghiere segrete, propria del Vespro.

Verso la fine del salmo d'introduzione, il Diacono esce della porta del nord per cantare Ia grande sinapti o colletta: 'E» ele~)'n wv Kuoio» Oe'YJ{}Wp,eV ...

Detta quindi dal Sacerdote In, dossologia conclusiva eli questa Iitauia, si chiude 1a tenda del santuario,

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Lettura del saiterio

II lettore incomineia allora la lettnra del primo antitono ossia della prima sezione del catisma 18 del salterio, cioe i salmi 119 a 123.

Nel frattempo il Sacerrlote apre il tabernacolo (1), incensa per tre volte, fa tre metanie grandi e, tolta la teca eontenente iSS. 'Ap:vot, la porta sul capo all'altare della Protest, mentre il Diacono con una candela accesa ]0 precede incensando. n celebrants allora, depo-

. sto uno degli 'Ap,yot consacrati nel disco, infonde vino e acqua nel calice dicendo ilt' BUXOW .•. , incensa quindi I'asterisco e i veli dicendo ancora ilt' BUXOW ... e copre tutto, comedl solito, con il grande velo (aer),

Riporta poi Ia teca nel tabernacolo e va a sedersi, 'I'erminato il primo antifono del salterio, il Diaeono sl porta davanti aIle porte sante e recita 0' canta la piccola colletta chi usa con l'eefonisi del Sacerdote celeLrante.

(2) Il tabernncolo a volte si chiama artoiorio, ma questa parola .auche signifiea la teea cue contiene Ie S. Specie. 1.0 stesso tahsrnacolo, spesso, oltre Ia porticina anteriore, puo anche aprtrsi dalla parte l)ol>teriore, oppure si apre unicamente da questa parte. Anche se il tabernacolo in regola generale fosse disposto con la sua apertura verso la parte anteriore dell'altare, perIa liturgia dei Presnntificati si usa frquenterusn tr, volta rlo onde potere essere aperto dalla parte retro.stante delt'altara. In questo modo, quasi generalmente il Saeerdote prendc da questa parte I'artoforto 0 la teca eontenente 1'« Agtnello ~ presantlttcato. Pero, anche se il tabernacolo dovesso aprtrsi soltanto -dnlla parte antertorc, le cerimonie rimangono invariate. II Sacerdote, dOl to I'Jnceusamento e le tre metanie, prende la teca dove sta, cioe dentro il tabemacolo, senza rtruuovero I'Dvangellarto ne stendere l'antimensio. Queste due cerimonie si compiono nel modo solito e nel momenta d!'tel'minato dalle rubrtche della Liturgia.

II lettore a1101'a' legge il secondo antifono ossia la seconda sezione del catisma, cioe i salmi 124 a 128, chiusi 3.11C01'a dalla piccola colletta detta dal Diacono e dall' ecfonisi del Sacerdot.e. Ancora il ] ettore legge il terzo an tifono del catisma, cioe i salmi 129 a 133 conchiusi come gli altri primi due antifoni.

Halmi del Lucernario

II COl"O canta quindi i salmi del Lucernario .

Allo stico xa1l3v{}VY'{}~1XJ) il Diacono fa il solito incensamento come al Vespro.

Se non funziona un Diaeono, l'incensarnento vien compiuto dal Sacerdote dal solea, come sempre,

Piccola. entrata

Al dossastico ha luogo Ia piccola entrata compiuta dal Sacerdote e dal Diacono il quale giunto davanti . all e porte sante ineensa ] e iconi dell'iconostasio e il Vescovo, se assiste, Poi dice: IOqJta 'Oe{}Ot. Mentre il Proestos du inizio alla recita del C[>W~ llae6y, il Diacono entra nel vima incensando, incensa quindi il Sacer-dote ehe 10 segue. Finalmeute, rivolto verso il popolo dal solea proferisce la parola : <Eaneea~ (lleoxstp,sy6y).

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Letture e Benedizione con la candela

II lettore allora dice il Prokimeno della prima let-

tura (3).

Diacono: .Eorpla.

Lettora : legge il titolo della pericope, Diacono: IIeoaxwp,sv.

Lettore : legge allora la lezione.

Dopo . it Prokimeno della seconda lettm-a, il lettore dice J(8J.svaoy. In questo memento il Sacerelote presa una candela e I'incensiere nella mann destra dice .Soipta 'Oe-&ol tracciando lentamente un segno eli croce verso I'altare ; si volta poi verso il popolo e dice, tracciando un'altro segno eli croce : tPwr; Xew'Wv cpalve: niioi,

II Sacerdote, deposto il tnribolo e la candela va a

sedersi al solito posto ..

Lettore : legge il titolo della seconda edizione. Diacono : IIe6axwfLsv.

Lettore: legge la seconda lezione.

Rito del Ka.,;£vl}v'V1}i/1;w

AlIa fine della seconda Iettura, l' Eflmerio preso il turibolo e recatosi innanzi all'altare canta i~ versetto ](a7:8VeVY{}~TW· incensando. II canto e ripetuto dal coro ; il

(3) In alcuni luoghi il Proestos, 0 il prlmo Sacerdote in dtgnita, die le!~ge dal suo posto le due pericope, comincia COS]: Tlooxeluevov, f)XOq ... 'P'aAp,Oq ... e recita i versetti del prokuneno. Dopo il prokimeno della secondo. lezione, dice K8J.8vaOY.

sacerdote recatosi quindi al lato destro dell'altare e sempre incensando, recita 0 canta 10 stico ](vets f:xb'ea~a mentre il corn ripete nuovamente J(a7:tv{}vY{}~7:W; si porta poi al Jato posteriore dell'altare e recita 0 canta, incensando, il secondo versetto eov ](vetS rpv).aX1)Y, e il corn ripete sempre J(a7:sv{}VY-&~7:W; va quindi a1 lato sinistro e recita 0 canta il terzo versetto Mh BXX).{ynr; 'OJv xaeoiav e il corn ancora una volta risponde col ritornellodi sopra, Ritorna quindi nuovumente nel mezzo e sempre incensando recita il L16;a IIa"C(!l xal )'VY ... (4). Dopo che il corn 11a ripetuto il versetto J(a7:sv'{}vv{}~7:W, il Sacerdote 10 canta per l'ultima volta ma soltanto fino alia parola : wr; {}vulaua Bywm6v aov incluso, mentre Il corn 10 conduce a tormine. II Sacerdote poi dal solea incensa Ie iconi e il

popolo e rende il turibolo.

Concluso il J(a7iw{}vY{}~7:W dal coro, tutti, compresi I'Bfimerio e il Diacono, fanno tre metanie (5).

(4) A volte il Sacerdote recita Llo;a Tlato! ... uai YVY di fronte alI'altare della Protest.

(5) Le cerimonie sopra descritte sono conservate nella 101'0 forma pill antica nel Tipico cosidetto di S. Saba, e si svolgono nel modo seguente :

Benedtzione con il cero.

DODO l'ultimo stico del prochimeuo della seconda let~u.ra, il Dia;eono dice: Kd8vaau. ]l H Sacerdote precede alia beuedtztono COIl 11 turlbclo ed il eero, come e descritto sopra,

Alla fine della seconcla Iettura, benedice il lettore con la solita 'formula: E[e~Y1J (/O!.

Rito del Ka:r:evf}v1If}rj1:oo.

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Dopo l'esclamazione Soipia proferita da l Diaconu, il Domestico 0 Protopsalte da inizio al canto del versetto Kauv{}vy{}ij7:;U" Trattan~os~ di un prokimeno, gli stiehi KVet8 ExeUea';a ... e seguentt, sono recitati

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,Iii

Epistola e Vangelo

Se ricorre una festa maggiore, in questa punto si leggono I'Epistola e il Vangelo.

Nei primi tre giorni della Settiruana Santa, solamente il Vangelo.

Ectenes e colletie sopra i fadeli e i catecumeni

Si osservi che il Celebrante compie Ie cerimonie con il vangelo e l'ileton (antimiusio) COllie nella liturgia ordinaria.

Dal mercoledi della 4" settimana fino al· mercoledi della grande settimana, in tutte Ie liturgie, cambia il teste della colletta e dell'orazione per i catecumeni (vedasi l'Eucologio, p. 122).

G'ra.nde entraio.

'I'erminata I'ultimn colletta il Diacono entra nel santuario, consegna il tnribolo al Celebrante il quale, dopo averlo benedetto, compie l'incensamento come d'ordinaric recitando a somrnessa voce il salmo 50. Term i-

c111 un solo Iettore (sin sempre il medesimo, nel l1l!;ZZO della chiesa, sia - come oggi e 11 caso genera Ie - alteruativamente dal lettore del primo coro e da qnello del secondo coro) e il ritornello Kauv~v'l'{}~7:(f) e ripreso ora da un coro ora dall'altro,

Quando il COl'O destro eanta, il coro sinistro e tutti i fedeli che stanuo dalla parte sinistra fanno la goniclisia (goniclisia e pill che linn sempllce genuflessione, e una prostrazione). Similmente quando cantn il coro sinistro il coro destro e tutti i fedeli di destra genuflettono come sopra, Nel frattempo il celebrante rimane nel Santuario.

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nato l'incen samen to, il Sacerdote e il Diacono recitano per tre volte, in luogo elell'inno Ot. 1:<1 X8(!OVfJ{fJo ... questo:

Nvv at. (JvvafJo8t!;,. fanno tre metanie, baciano l'altare, salutano il popolo e si portano all'altare della Protesi dove il Sacerdote incensa tre volte il S. Disco contenente il ~'(. Amnos, Fatte quindi tre metanie toalie I'aer (gran-

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de velo) dai ss. doni, senza dir nulla, e 10 ponesulle spalIe 0 sul braccio sinlstro, prende il S. Disco e ]0 mette sulla testa sostenendolo con la mana destra, mentre con Ia sinistra regge il cal ice e si avanza COS! prececluto dal

. '

Diacono portando un cero acceso e incensando, e da clue

ceroferari, Tlpopolo e prostrate per terra II Sacerdote, rientrato nel santuario, depone, senza recitare alcuna preghiera, il S. Disco e H S. Calice sull'altare, toglie i veli piccoli che depone a destra del S. Oalice e copre i doni con I'aer come d'ordinario e incensa tre voIte dicendo

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1:0'r8 avotaovow ...

II Diacono, baciata la mano £11 Sacerdote esce dal santuario per la porta del nord e recita la Iitania TlAYj(!WOW fJo81' .

'I'erminata questa vengono rccitati il IIau(! ~fJoWV e altre orazioni, come nelle altre liturgie.

Eleoaeione c atti manuol;

II Diacono davanti alle porte sante e il celebrante fanno tre metanie c1icenclo '0 e80!; Uao{)Yju". Dopo detto Tl(!OaXWfJo8Y dal Diacono, il Sacerdote preso il S. Am- 110S eli sotto il grande vela e alzatolo un pochino, elice

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'la 11,(2oaywopi:va "Ayta ... A questa punto il grande velo vien rimosso e piegato.

Intanto il Diacono e tomato .nel santuario e il Celebrante fa la f'razione come al solito e ne mette, senza alcuna tormola, una particella nel calice, II Diacono vi versa 10 Zeon senza dir nulla.

Oomasnione, liceneiamenio e dist-ribuzione deWantidoro

Vengono allora le preghiere in preparazione alla S.

Comunione. II Sacerdote e il Diaeono si comunicano come di consueto senza pronnnziar formula alcuna.

Tutto il resto S1 svolge come nella Liturgia di S.

Giovanni Grisostomo. Solo differisce il testo di aleune preghiere.

Detta l'apolisi, vien Iatta Ia distribuzione dell' Anticloro durante la quale il lettore legge i salmi 33 e 144. Alla fine Lft' eUXWV ... recitato dal Sacerclote celebrante.

APODIPNO

Secondo I'uso attuale delle chiese che usano il rito bizantino, in lingua greca, eccettuati pero isanti monasteri, di regola, si recita I'Apodipno maggiore quattro volte soltanto nella settimana: il lunedi, martedl, mercoledi e giovedi, mentre la domenica e il venerdi e il sabato si recita I' Apodipno minore. Anche il mercoIedi della quinta settimana, se si recita il grande Canone con l' Apodipno - rna in questa easo solo - e pre-

valsa la consnetudine di usare la forma dell' Apodipno minore.

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A) - Il {frande Apodipno

Il grande Apodipno riceve anehe il nome di « Apodipna », perche clifatti comprende tre sezioni che cominciano con la solita formola invitatoria : Llevu: 11,(200'XVV1)O'!leV ... La prima sezioue contiene un Esapsalmo (E~aVJaAJlO';) con due stasi eli salmi analogo all'esapsalmo dell'Ortro. Le altre due sezioni sono formate eli due salmi seguiti I'una dall'orazione di Manasse, I'altra dalla dossologia. II simbolo di fede e inserito nella prima sezione.

Quando si festeggia un santo il giorno seguente, vaIe a dire quando il mineo indica al Vespro (dopo gli stichora del salmo) un dossastico proprio, si legge I'apoIitikio di questa santo dopo il 'I'risaghio della prima sezione, Altrimenti e indicata una doppia serie di tropari comuni che si recitano gior-no per giorno.

Anche quando e festeggiato un Santo maggiore, si puo aggiungere nella supplica Ilovcyia Llionowa 8£0'l0"e ... dopo 10 stico del Patrono della chiesa, I'invocazione del santo con i titoli che gli sonoappropriati: <le(2oJla(2'lv,;, "Ooie IIau(2 17 Jlwv, ecc. n(2iofJeve vne(2 17Jlwv.

Alla fine della prima e della seconda sezione, dopo la benec1izione del Sacerdote Lfl' eVXWY ... si recita un'orazione ; alIa fine della terza sesione sono lette due preghiere, una alla Madonna, I'altra a Gesu Cristo Ie quali si trovano nIl' Apodipno minore.

E' da notarsi ehe In formola eli beneclizione del Sa-

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cerdote, quando vi sono pill sezioni in un ufficio, e quella usata da chi non ha il carattere sacerdotale, cioe Lite 8VXWV, salvo l'nltima bcnedieione che e quella delle ore rninori cioe eo e80r; olxut(}~aat ~p,iir;.

N ei primi cinque giorni della prima settimana si usa cantare uno dei vangeli riservati all'ufficio ,della IIavvvxir; (Dvangeliario, d. Roma, 1880, p. 110) dopo il piccolo tropario rhv iuioo» lJ.nioa p,ov recitato dal primo canonarca,

La Iettura del vangelo e preceduta dall'invito: ,',(It vne(} 'lOV xam;tw{}ijyat ...

Seguono poi la supplica con l'inchino del capo, Ia cerimonia del per-dono e I'ectenes finale.

Durante il r-ito del perdono, i psalti cantano, il lunedi e il mercoledi, il tropario nayrwv n(}oamuvstr; e il warted! e giovedi: :EcpaYhY aov (6).

B) - Apodipno minore

Se si celebra un Santo maggiore (il giorno seguente) si legge il suo contakio.

II venerdi della prima settimana si recita quello di S. 'I'eodoro : . Tllou» X(}WTOV; il venerdi della seconda, terza e quarta settimana, il contakio Martiricon cornune dei sabatl : <Qr; ana(}xar;.

II mercoledt della: quinta settimana, essendo unito

(6) SuI modo di recitare privata mente l'Apodipno maggiore e sulle osscrvazioni che suggerisce questo adattamento vedasi Appondice r- p. 81.

il grande Oanone con I'Apodipno minore, si recita il contakio .del Gran Canone: IJFvX~ uo» ...

II venerdi della medesima quinta settimana, il contakio: rij vns(2p,axrp ... ; il venerdi prima elena Domenica delle Palme, il contakio di Lazaro: <H ntivtco» xa(}a.

Se la festa dell' Annunziata e celebrata Ia terza 0 quarta domenica dei grandi digiuni, il venerdi antecedente si recita il contakio prof'estivo 'EncAevost IIyevp,aror;.

Ortro durante 10 Settimana

1) Dopo l'esapsalmo e la grande colletta, si cantano tre Alleluia con i 101'0 versetti e gll inni tr-iadici secondo il tono della settimana.

Se vi ha una festa maggiore, cioe di un santo che Ita fl suo dossastico speciale al Vespro, si canta il eeor; KV(2tOr; con i suoi versetti e l'apolitildo del santo.

2) Cantici della S. Scrittura (Ocli). Durante Ia Grande Quaresima si e conservata I'usanza di recitare questi cantici nel modo seguente :

Regole qenerali: a) Si recitano integralmente i cantid 0 odi scritturali alle quali si rif'eriscono Ie odi innologiche del Triodio. Siccome I'ottava e la nona ode so- 110 sempre comprese nel Triodio, cambia soltanto Ia prima ode giorno pel' giorno, cioe :

Lunedi: prima, ottava e nona ode.

Martedl : seconda, ottava e nona ode e COS! di seguito gli altri giorni.

b) Della nona ode si recita soltanto il primo cantico, di Zaccaria. Quello della Madonna (Meya)"vYet) e

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sempre staccato per la solennita sua, cioe e accompagnato dal tropario T~'I' Ttfl,lwdeo.'I' e dall'incensamento. c) Delle altre odi (cioe di quelle che non sono recitate per isteso) si recitano soltanto :

1) il versetto iniziale come ad esempio nella prima ode up Kvetcp q.OWfl,S'I' ... che una volta era uno stico ripetuto tra ogni versetto del Cantico ;

2) i due ultimi stichi delI'ocle che sono recitati con Llo~a ... Kat '1'£1'1' •••

d) In quanta ai canoni del Mineo e dell'Octoico e agli Irmi bisogna consultare il Tipico.

Secondo I'uso attuale, questi canoni, come quelli chiamati TelcpJw, LlvcpJw (cfr. 'I'riodion ) sono recitati dopo i cantici scritturali, Alla fine di essi si canta il cantieo della Madonna dopo I'invocasione : T~'I' eW7:0XO'l' con I'irmo elelIa nona ode (del 2° canone del Triodio) e il tropario "A~to'l'e07:l'I' ...

e) Quand.o si celebra la festa di un Santo maggiore o la memoria della Croce, il mercoledi e il venerdi della qnarta settimana, cessa I'ordine sopra indicato e si cantano i canoni interi come in tempo ordinario.

3) Dopo l' A1hloll:; della nona ode, si recitano i wwwyW'}llxa secondo il to no della settimana con finale speciale per ciascun giorno (come si e fatto per gli inni triadici). Si canta invece I'esapostilario del Santo quando e celebrate.

4) Ancbe la parte finale dell'Ortro e deterrninata dalla celebrazione 0 no della festa di un Santo.

Ore minori

l)Quanao si solennizza la festa di un Santo, si reo citano al posto solito l'apolitikio e il contakio del Santo.

In caso contrario, I'orologhio indica i tropari e i versetti da recitarsi per ogni ora.

2) Bisogna notare inoltre che il mercoledi e il venerdi della quarta settimana dei digiuni si recita l'apoIitdkio e il contakio elella doruenica precedente cioe della Adorazione della S. Croce.

Nella Settimana Santa questi tropari sana propri, 3) La vigilia clelFAnnunziata si dicono I'apolitikio e il con takio profesti vi (Ti picon Ed. Costan tinopoli 1888, p. 213, 2).

" Sabato prima della Domenico dell' Ortodossio

Nella liturgia dopo la preghiera opistambona (dopo Ei''Y) 7:0 o'l'ofl,a ... ) I'Efimerio .0 Sacerdote di settimana benedice i colivi in onore eli S. 'I'eodoro (L'orazione trovasi nell'Eucologio, p. 331).

Prima Domenico, ossio Domenlco dell' Ortodossio

Tra l'officio muttutinale (Orta-o) e la Iiturgia .ha luogo una solenne processione con la reliquia della S. Cruce e con Ie S. Iconi.

Queste Iconi sana portate con rispetto e devozione dai rnembri del clero e dalle personalita pili spiccantt del laicato.

N ei monasteri si snole leggere in questa occasione

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il cost detto 2'vyobtuov, cioc l'atto officiale e solenne con il quale e proclamata I'autenticita della venerazione delle sacre lconi. In questo atto sono acclamati coloro che Illustrarono questo culto con i 101'0 scritti e 10 difesero con Ie loro parole e Ie 101'0 gesta, e al contrario sono anatematizzati i 101'0 avversari.

Durante la processions delle S. lconi si canta un can one speciale (Triodion, p. 23:3). Si possono anche ripetere i tropari del Yespro precedente.

Terza Domenica ossia Domenica dell'adorazione della S. Croce

Particolarita deil'Ortro

Prima della funzione mattutinale, sull'altare deve essere disposto un discario (pia tto) con tenen te la reliquia della S. Croce (0 almeno una Croce ill materia preziosa, senza la figura in rilievo del Divino Crocifisso), II discario deve essere accompagnato da fiori, 0 da ramoscelli odorif'eri e da tre candele.

In mezzo alIa Chiesa si prepara un tetrapodio (tavolino) destinate a ricevere il discario con Ia reliquia della S. Croce.

Ana fine della grande dossologia, i psalti prima di cominciare il canto dell' "ArtO~ 0 eE6~J si dispongono in due file innanzi alla porta settentrionale dell'Iconostasio. Precedono due portafiaccole e i portaflabelli, cioe ministri con i ventagli liturgici (Uandevra),

Nel frattempo il Sacerdote officiante, rivestito dci

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suoi paramenti, dopo avere incensato I'altare e la reIiquia della S. Croce, pone sul suo capo II discarlo ed esce dalla porta settentrionale preceduto dai ruinistr-i e dai psalti come si e detto sopra.

La reliquia della S. Croce e incensata da un diucono.

COS! costituita, la processions segue Ia navata settentrionale 0 il lato settentrionale della Chiesa mentre i psalti eseguiscono i Trisaghio prolungato.Arrivati innanzi al tetrapodio, i psalti e i miuistri si dispongono ill or-dine a destra e a sinistra come al solito, il Sacerclote preceduto sempre dal cliacono incensante fa tre volte il giro del tetrapodio e tornato neI mezzo, con la faccia volta verso oriente dice: 2'oq;{a 0e{}o[ e depone sul tetrapodio la reliquia sempre nel suo piatto. Quincli in forma di croce incensa il tetrapodio cantando 2'wao,' I{()(!tE TOY lao,' aov ... , tropario che e ripetuto una volta cla ciascun coro,

Se il Vescovo assiste alla cerimonia, scende dal trono e recatosi innanzi al tetrapodio venera la S. Croce e I'incensa, come e state detto, cantando il tropario Toy 2'mveOY aov cbe viene ripetuto una volta cla ognuno clei cori, Dopo eli che benedice il popolo e il coro intona Et« noUd E1:17.

Poi ritorna al trono e distribuisce i fiori ai chierici ed ai fedeli, quando questi hanno venerato la S. Croce, Intanto i psalti che SODa torna.ti ai lora posti proseguono il canto degli idiomeli.

II Sacerdote officiante dopo aver ricevuto un fiore

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dal .Vescovo si reca nel santnario ove terrnina la funzione per dare poi inizio alla liturgia.

Se non assiste il Vescovo, tocca al Sacerdote cornpiere tutte Ie cerimonie come si c detto sopra, La distribuzione dei fieri vicn fatta ai fianchi del tetrapodio,

La S. Croce vien ancora esposta il mercoledi e il venerdi della settimana seguente, e nei monasteri, in questi due giorni, si usa vonerare la R Croce alla fine dell/Ora I" ripetendo gli idiomeli della domenica precedente : L1eVU:: nunoi ...

Altrove, nella stessa ora di prima, e oltre il mercoIedi e il venerdt, anche il lunedi, inveee deg1i stichi 'la bUlf3~fla'l(J. flOV si canta il tropario Tov 'swveov aov, e si recita il contakio della Domenica precedente.

II Grande Canone 0 Canone di S. Andrea di Creta

I. - N ei primi quattro giorni della prima settimana dei grandi Digiuni., cioe il lunedi, il martedt, il mercoIedi, il giovecli, si canta una quarta parte del Grande Canone (vedere il 'I'riodion, ed, Roma, p. 139, p. 155, p. 172, p. 188).

Osservazioni: 1) Due sono i luoghi dell' Apodipno maggiore nei quali e innestata la recita della sezione del Gr-ande Canone: 0 all'inizio dopo Ie preghiere di introduzione e dopo il triplice invitatorlo L1eV'le 7leoa",vv~aw#eV, e allora si premette il salmo 69 (7), 0 dopo la Dossolo-

(7) 'rule e I'nso seguito generalmente nei monaster! (cfr. Triodio.

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gia, rna allora la parte del Canone viene cantata senza redia del salmo suddetto.

Nelle chiese secolar i si da la preferenza a questa consuetudine per permettere al popolo eli assistere al Gran Canone (Tipico di Constant. p. 347).

2) Tra ognuno dei tropari s'inserisce una invocazione che e quasi sempre 'EUr;aov pe, 0 eeor;, SAer;aov W. e si fanno tre rnetanie profonde.

8) Dopo la prima settimana, fino al giovedi della sesta settimana, si canta un Can one in onore della Madonna (cfr. 'I'heotocarion) al posto di una sezione del Grande Canons.

II. - Tutto il Grande Canone e cantato per isteso 'il mercoledi sera della quinta settimana. Da notarsi due altre consuetudini:

1) II Grande Canone e unito con I'Ort.ro, e allora si segue I'ordine delle r-ubriche segnato nel Triodio (p. 402 e seguenti). L'Oi-tro. a volte nella citta e anticipato Ia sera del mercoledi, a volte ha luogo il giovedi mattina (Tipicon p. 362).

2) II Grande Canone puo anche essere unito con I'Apodipno minore, In questo caso e cantato dopo 1'''A~lOV Sa'll che segue il IIW'leVW (Tipicon p. 360).

II giovedi del Grande Can one e celcbrata la Liturgia dei Presantificati.

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L' Inno Acatisto durante la Grande Quaresima (8)

L'Inno Acatisto si usa cantare f'rammentariamente il venerdl elelle prime quattro settimane eli Quaresima durante il piccolo Apodipno. Cost I'Apodipno come I'Inno Acatisto sono devozioni molto diffuse tra i fedeli di rito bizantino.

Essendo l'Inno Acatisto composto eli ventiquattro stanze ognuna delle quali comincia con una lettera dell'alfabeto, e denominate iki (oluot), e facile dividerlo in q uattro partd, elette stasi ( 0 T a a e t s] con tenen ti sei iki ciascuna. Oiascuna stasi e preceduta dal Oanone della festa, composta da San Giuseppe l'Innografo.

II venerdt della 5' settimana l'Inno Acatisto e cantato per isteso e disposto tra le Odi del Oanone.

Ecco la descrizione delle cerimonie e del modo di cantare il canone e gli iki, secondo la consuetudine odier-

(8) Molt.e ricerche e ruolte controversie suscito questa famoso poema liturgico, sopratutto intorno a1 suo autore.

Gli scrittori 10 attribuiscono a varl me1odi, e a diversi personaggi, dal Patriarca Sergio sino a1 Patriarca Fozio. Pero, 1a critica interna e quella dei testi innologlci scmbrano confermare I'opinlone, 01':1 sempre pHi comune, che l'Inno Acatisto abbia per composttore S. Romano il Melode e che dapprima sia stato assegnato aUa festa delr'Evangelismos (Annunzlazlone).

Grazic al favore che gode nella pietll. popolare questo celebre Inno, non caelele rnai nell'ohlio 0 in disuso. come fu il caso eli tanti poemi di S. Romano scornparsi davanti all'impetuoso torrente dei canoni. Percto, non deve recare meraviglta se nel corso della Quaresima I' precisamente nelle settimane durante Ie qual l pin frequentemente e celebrata la festa dell'Annunziata, 1a Chiesa, sopratutto da un secolo, ha voluto porre innanzi la clevozione dell'Jnno Acatisto.

na, quando si desidera dare a questa devozione una forIDa solenne.

L'lnno Acatisto unito con l'Apodipno Minore

La f'unzione si svolge innansi all'Icone della Madonna che puo essere 0 quelJa delliconostasio, 0 un'altra, esposta, gino dallinizio, .sul proskinitario destro,

A voIte, per maggiore solennita il proskinitario e messo nel centro della Chiesa. Ad ogni modo deve essere accesa la larupadina che pende dal baldacchino 0 la candela disposta dietro il proskinitario.

A) - N ei cenerdc delle prime qiutttro settimome

II Sacerdote rivestito del solo epitrachelio e stando innanzi alla S. Mensa, da inizio alla funzione COIl EVJ..O'Yr;T6~ - Ll6;a aOt - Baat).ev oveavte ecc.

Se il Vescovo assiste all'ufflcio dell' Apodipno (assistenza che e chiamata corostasia), questi dice: Ll6;a ooi - Baat).ev o'veavte, dopo che il sacerdote ha detto EvJ..o'Yr;T6~ dal vima, II Vescovo assiste senza il mandia e r-imane non sul trono, rna sul parutrono, essendo tempo di Quaresima.

L' Anaguosta, cioe il lettore designate, dice il 'I'risaghio che terrnina con I'invocazione del Sacerdote "Ou aov eaTty ... , poi legge i tre salmi e la Dossologia, tutto come d'ordinario,

II Sacerdote funzionante sta sempre nel virna, rna non deve rimanere innanzi all'altare.

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Dopo la recita del IIt(J1:8VW per parte del Vescovo. 0 dalt'anziano che presiede nel coro, e dell' 'A~t6'1' S(JT:ty che 10 segue, il cora destro da inizio al canone con la prima ode.

L'Irmo 'A'I'oi~w 1:0 (J1:6"ta fWV non e accompagnato da alcun versetto 0 invocazione (come tutti gli altri irmi, bensi i tropari fra i quali ogniqualvolta e intercalata l'invocazione <Ynsea')'[a fJC01:6X8. Meutre essa e proferita ognuno si segna inchinandosi con devozione.

Ciascun Canone dovendo comprendere sei tropari, I'irmo della prima, terza e sesta ode, e ripetuto per raggiungere questo numero. Come sempre, gli ultimi due tropari sono preceduti da Ll6~a e Kat 'l'V'I'. - Non vi sono catavasie.

II coro destro inizia anche la terza ode, rna Ie ultime parole dell'nltimo tropario, doe 1:QJ1! (Jw!;,0fts,IWY na'l'Vft'l'1)1:8, sono cantata dal cora destro, di maniera che il coro sinistro principia la quarta ode e canta le nltime parole di essa e cost eli seguito. Tn questa modo ogni coro, per turno, comincia nna ode, e la nona ode tocca al coro destro. (Coro destro: 1-3-5-7-9" ode - Coro sinistro : 4-6-7-8· ode).

Appena intonata la nona ode, IlBacerdote officiante 'incensa l'altare ed il virna, Ie sante iconi e tutto il poI polo da1 solito posto, doe dal solea, come di consneto.

'I'erminata la 9" ode il coro destro intona il contakio 1:fj {mseftaXf{J con tono lento; il coro sinistro canta il secondo versetto e cosi alternativamente :fino alIa fine.

Intanto l'Efimerio indossa, se 10 vnole, il felonio,

C, verso la fine del contakio, si reca innanzi all'Icone della Panaghia, accompagnato possibilmente da due porta:fiaccole e dall'Ecclesiarca che avra cura di portare Fincensiere ardente con abbondante incenso, ma che deve

, tenersi in disparte.

II Sacerdote funzionante dunque, recatosi .innanzi alla Santa leone l'incensa per tre volte e quando i cori hanno terminate il canto del contakio, recita gli iki su1 tono del Vangelo.

Si noti che la prima frase "A')'')'eAo, neWT:Q(J1:a1:1), flno a 1:fj fJ8OT:6xf{J 1:0 xaie8 si ripete tre volte. Tutti seendono dallo stasidio e rimangono aul piano sino alla fine degli iki. Inchinano il capo e con pieta si segnano tutte le volte che ricorrono Ie parole Xaiec Nv!,u:p~ a'l'VftqJ8V1:S. Queste parole il SaceT'dote Ie dice con pili enfasi, nonche l' Alliluia dell'iko seguente, mentre per tre volte incensa l'Icone della Panaghia. Questi due ritornelli ogni qual volta sono ripresi a vicenda dal coro destro e da

quello sinistro. '

'I'erminata l'ultima stanza, il sacerdote bacia l'icone e rientra solo nel vim a dalla porta meridionale ed ivi depone il felonio meno il prirno venerdi.

A questa punto anche tutti tornano sugIi stasidi ed i cori cantano 1:fj {msepaXf{J, un versetto ciascuno, in tono breve.

Se assiste il Vescovo, questi si reca a baciare ill questo memento la S. lcone e benedice i fedeli, mentre i cori cantano El, no14a lUI.

COS! viene recitata in ognuno dei quattro primi venerdi una stasi dell'Inno Acatisto. Peri) bisogna osser-

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yare che Ia prima frase dell'ultimo iko della quarta stasi 'Q naYV!liVfjT:e Mijue fino ad ayu.vw'lOY Aoyoy talvolta e 1'1- petuto dal sacerdote per tre volte, tutti inchinandosi e segnandosi, come sopra.

L' Anagnosta di turno recita il trisaghio ecc., poi il contakio del sabato seguente, cioe, il prime venerdi quel]0 di S. Teodoro Tirone; nel venerdi delle tre settirnane seguenti: <Q,; ana ex a,; ; il quinto venerdi Ti7 vnee/-Laxcp.

Quindi 1'Anagnosta: 40 volte Kvete sUfjOOY e I'orazione seguente.

II Vescovo nssistente, 0 in sua assenza il Sacerdote, dice: <0 8eo,; ob"we~oa£ ~ /-Lci,; e il seguito come nell' Apodipno ordinario, rnentre i lettori cantano sul tono delI'epistola Ie orazioni alIa Madonna e al Signore con le altre piccole invocazioni.

II Sacerdote fa quindi I'apolisi seguita dall'ectenes Ev~w/-Le{}a.

Quando assiste il Vescovo, questi alla fine dell'apoIisi benedice il popolo ed il coro canta Toy L1eanoTfjY "at 'Aexteeea.

Nel primo venerdt eli Quarceirua, il Celebrante prima di recitare I'apolisi, canta un Vangelo f'acendolo precedere dalla formula: Kat {;nee TV "aw~tw{h7yat ~/-La,; ... (9) (Testo del \T angelo Eel. Roma, p. 111).

(9) Bisogna sapere che nella prima settimana della grande Quaresima, dal lunedt al venerdi, ha lnogo una panniohis cioe veglia notturna. Non essendo eseguita questa nelle chiese secolari, bensi nei monasteri, almeno si legga la pericope del Vangelo preseritta per quella funzione.

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Segue I'ectenes dell'Apoclipno.

Dopo I'ectenes tutti si recano al proskinitario 0 innanzi a11'Icone dena Teotokos che e stata ogo'etto' della

f . 0

unzaone serale, ed inchinandosi profondaments innanzi

ad essa la baciano devotamente. II protopsalta del coro destro eseguisce il canto del pio eben noto tropario 'J'17Y Weato7:fjW 7:ij,; nae{J.ey[a,; oov.

B) - Il qu,i,nto VeneTrli di Q~~a1"e8'ima

Bisogna notare che l'Inno Acatisto puo essere eseguito anche nell'Ortro del sabato seguente. Anzi questa lll~ni~ra e pill regolare e pin consona al rito (vedi

TrlOellO). '

. Si ~s:a tuttavia cantare I'Tnno Acatisto Con l' Apodipno mmore, pel' secondare Ia devozione dei fedeli che sono pili Iiberi eli Irequentare la chiesa,

Ecco le particolarita da osservarsi,

Dopo l' "A~lOY SOUy il coro destro intona con tono ~ungo e solenne il tropario TO neoowx{}ey,.. e 10 ripete 11 coro eli sinistra, poi il cora destro una terza volta rna in ritmo pili breve.

II Sacerclote funzionante canta allora Ia prima stasi sul tono del vangelo eel osserva Ie rubriche soprascritte,

Se assists il Vescovo, questi, rnentre si cant a pel: ]£1 terza volta il tropario suddetto, indossa I'epitrachilio con il piccolo omoforio e, sceso dal paratrono, si reca presso l'Icone della Panaghia, Dopo averla incensata per tre volte canta la prima stasi, flnita Ia quale bacia l'ico-

Domenico delle Polme

Benedieione e clistt"ibtlZione delle paZme

Le palme sono benedette con apposita orazione che trovasi nell'Eucologio (ed. Roma, 1873, p. 436) nell'utncio dell'Ortro di questa Domenica.

Secondo l'uso anti co descritto nel Trioc1io (ed. Rorna, p. 607) mantenuto nei monasteri ed in alcuni luoo-hi Ie palrne sono distribuita dopo la lettura del Van-

o ,

gelo dell'Ortro.

Durante i] salmo 50 con i suoi tropari, i monaci e j fedeli baciano il santo Vangelo come tutte le domeniche e ricevono una palma dalle mani del Sacerdote 0 dall'Egumeno. II testo del Triodio non fa menzione della recita di una preghiera speciale.

Invece, giusta altre consuetudini, la preghiera suddetta e recitata dopo I'esapostilario, e, prima del canto rdioa n')Jo~.

Le palme e i ramoscelli d'ulivo sono deposti sopra un tetrapodio accanto al proskinitario. All'inizio degli AlYOtJ i fed eli come al solito, si recano al proskinitario per venerare l'Icone del mistero del giorno : ricevono quin eli dalle mani del Sacerdote, baciandola, un ramoscello.

Se all'Ortrn assiste il Vescovo, questi, rivcstito delI'epitrachilio e dall'omoforio recita l'orazione della benedizione. Dopo aver venerato PIcone, allinizio degli Al,JOtJ tomato al suo posto, distribuisce personalmente i ramoscelli benedetti, prima al clero e poi a1 popolo. 'I'utti Ii ricevono baciandogli la destra.

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ne e benedice il popolo mentre il coro eseguisce I'acclaroazione Ei; noUn l;;r; Jianom.

Tomato sul paratrono il Vescovo depone I'epitrachilio e I'omoforio.

'A ~t: ' I

Si eM, inizio quindi al canone ')JOt"W 7:0 otoua ftov.

Pinita Ia terza ode, si canta iJ tropario Tfj vneQWiXCfJ versetto per versetto come si e detto sopra:, ed il Sacerdote recita Ia seconda stasi (10). .

Dopo la sesta one, il COl'O sinistro incomincia Tfj vneQWlxCfJ sul tono breve, eseguito come sopra ed il Sacerdote canta la terza stasi.

11 primo cora incomineia allora Ia 'settima ode e alla nona ode vien fatto I'incensamento compiuto dal Diacono, se c'e, altrimenti dal Sacerdote.

Dopo l'ultimo tropario della nona ode si canta il contakio Tfj vneQftaXqJ seguito dalla quanta stasi, Alla fine si riprende il primo iko "Arrdo~ nQwwa;;a;;17~· Si continua quindi l' Apodipno con il 'I'risaghio.

n contakio e quello dell'Irmo Aeatisto e dopo la fine dell'eetenes, prima di Jt' eVXQJY si recita il tropario T~Y wQm6;;rrra con la venerazione della santa leone, tutto come e stato descritto sopra.

(10) Se assistono alia funzione parecchi Sacerdoti, questi, se~ondo I'ordine di clignitil., possouo succedersi nel cantare una stasi dell Inno Acatisto.

l'epirriptario sul kamilavchio ; tiene in mana il bastolie (non il pastorale), simbolo dell'autorita sua.

Giunto all'altezza del suo trono, dopo i tre inchini verso il santuario, ed il bacio delle sante iconi, benedice il popolo, mentre si canta I'acclamazione : Elr; nolAa en7 Llsonma.

Si reca poi non gia nl trono, ma al paratrono cite e il suo posto ordinaria durante la Quaresima, come e state gia notato.

Il Celebrante della settimana (Emiferio) ed il Diacono si avvicinano al Vescovo e « prendono il tempo», cioe ricevono la sua benedizione e gli baciano la destra; entrano poi nel santuario dalla porta meridionale. Il Sacerdote mette I'epitrachilio di colore scnro (ora si usa spesso il colore nero, anche nel Monte Athos ; si puo usare anche il color 1'OS80 cupo). Il Diacono non si veste ancora, perche comparira pili tardi. Le porte del Santuario restano chiuse.

Il Celebrante stando davanti all'altare (non deve accostarsi all'altare, rna stare semplicemente davanti ad esso) dice: EVAoY177:6r; lj geor; ~fhW1J. Il Vescovo 0 in sua asseuza, 10 stesso Celebrante dice: Ll6~a OOt - BaatAef} ovea'Vte.

Poi il lettore recita il .Trisaghio ecc. ed i salmi 19 e 20 (11) seguiti da un altro 'I'risaghio,

Appena Incominciati i due salmi predetti, il Oele-

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Se non si puo compiere l'acolutia dell'Ortro, basandosi su rubriche generali, il sacerdote potrebbe benedire Ie palme dopo I'orazione opistambona della Iitureta

. b ,

doe dopo El1] 7:0 ovofha (tre volte).

Recitata I'apolisi, Ie distribuisce ai Jedeli insieme con l'antic1oro.

SEZIONE SECONDA

CERIMONIE DELLA SANTA E GRANDE SETTIMANA (11)

I.

Acolutie dei primi tre Santi e Grandi Giorni (Lunedi - Martedl - Mercoledi)

~ .. Acolutia della Sposo (-rov Nvp,rplo~) ossia dell/Ortro.

Nella vigilia, verso Ie ore sette pomeridiane, ha luogo I'Ortro del giorno seguente, n Vescovo entra ace ompagnato clai sacerdoti e dai diaconi (non vestiti), menhe i cantori, i chierici e i fedeli I'aspettano al loro posto in chiesa.

Non porta il mandia, rna ]'encolpio sopra il raso e

(11) In queste pagine sono deseritte le eerimonie tall e quali sogltonsi svolgere nelle comunita di fedeli eli lingua greea. Mi SOIlO attenuto scrupolosamente ai Iibui Ilturgici recenti ehe Ie riprodueono, accennando a qualelie usanza particolare capace di rientrare nella cerchia dei riti bizantini senza offenderne 10 spirito ne toglierne le caratteristiehe. Mi pare ehe sia necessario portare la medesima discrezione nell'accettare altre consuetudini locali per non ineorrere in deplorevoli abusi.

(12) Questi due salmi sl leggono tutte le volte che l'Ortro si svolge alla sera. Se invece questa acolutla e celebrata alIa mattina essi veugono omessi. Oio spiega come in alcune edizioni della Grand~ Settimana tal volta non si trovano questi due salmi. Oosi avviene nel-

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brante con l'epitrachilio di color scuro, prende il kat'l.i (12) 0 in mancanza di esso l'incensiere ordinario ed Iucensa I'altare e Ie iconi del santuario ; poi esce dalla porta settentrionale dell'Iconostasio e sempre con il katzi nella destra, porge l'incenso al Vescovo assistente ed Incensatc Ie iconi dell'iconostasi si reca da tutti i presenti fino al fondo della chiesa e fa in modo di trovarsi eli ritorno inrianzi alla porta centrale del santuario pel' recitare "On OOV SOUy dopo il secondo Trisaghio. Percio si raccomanda al lettore di regolare Ia lettura dei sulmi secondo I'andamento di questa incensazione.

II Celebrante rientra nel santuario dalla porta meridionale e a suo tempo recita davanti all'altare la breve colletta con l'ecfonesi conclusiva,

Mentre il Vescovo 0 i1 Proestos legge I'esapsalmo il Celebrants recita Ie preghicre dell 'Ort.ro come al solito, una parte dinanzi all'altare, I'altra dinanzi all'Icone del Salvatore.

'I'erminato l'esapsalmo il Celebrante recita la grande colletta (Ele17YLxa) davanti all'altare e poi si ritira al suo posto nel santuario.

II tropario ']OOV 0 NVfL'Fio~ e cantato due volte lenta-

I'edlzione di dQ8ta~tinoPoli 1906 p. 135. NeH'Ortro del Santo e Grande Giovedt non si fa cenno di questi salmi perche si suppone che l'Ortro venga celebrate al mattino a cagione della cerimonia dell'Evcheleo

che in sua veee si fa alla sera del mercoledl, ,

(13) II katzi 0 katsi e una specie di prof'umlno munito di un rnanico e ornato di sonaglietti, corne il turibolo. II Sacerdote l'agita leggermente per far esalars i vapori dell'incenso (rna non traccia il segno di croce con esso).

mente, ed una volta piu rapidamente (senza frapporvi il Ll6;a Tloxot} (14).

In questi giorni, all'infuori dei monaster-i, durante Ie acolutie delle Ore si suole omettere la sticologia (let-

tura del salterio) (15). .

La piccola colletta recitata dopo il tropario ']OOV o Nuiuplo; come i catismi ricordano questa lettnra del . salterio.

Dopo I'ultimo catisma, il Sacerdote con I'epitrachiIio (16) dice Kat VTCSe wv xaw!;wn'}ijYat ~fLiiq; ... canta il Vangelo dopo il quale vien Ietto tl salmo 50.

La piccola colletta e recitata nell'Ortro del lunedi

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(14) In alcuni luoghi durante il canto di questo tropario il Saeerdote suole nsctro dalla porta settentrionale del santuamo vestito dell'epitruchlllo, od anche del felonio, di colore OSCUI'O tenenelo in, mano unIcone della Passdone di Cristo (veclasi « Guida della pittura di Dionisio di F'urna »). ID' preccduto dal Diacono Incensante 0 almeno da due ceroreruri.

Deposta l'Icone sul proskinitario l'Ineensa e la Iascia fino al mercoledL AlIa sera del mercoledl viene esposta l'Icone dell'Ultima Cena (l1fv(J·meo<; Ll'L:n;YOq) 0 quella della Iavanda dei piedi. II giovedi sera si espone nella stesso modo l'lcone eli Cristo cbe porta Ia croce 0 qualehe scena elella Passiono.

Piuttosto che prescrtziunl Ilturgiche, queste eel altre sono usanze localt e eli data recente, atte altresl a prouiuovere la devozione elei feeleli. Comunque, in questi giorni elella Grande Settlrnana deve trovarsi sul prosktnitarto una I cone in armonia con Il mistero commemorato in questi giorni.

, (15) Si dice «durante Ie acolutie » perche il salterio ' deve essere

reettato per intero in questi primi tre giorni. IDsSQ e' divlso tra le diverse ore; e fnori dei monasteri e generalmente letto ds'Il'Eflmerto, ogni mattina, in chiesa, prima delle funzioni.

. (IG) Nell'Ortro di questi giorni il Celebrante puo vestire anehe il felonio per Ia Iettura del Vangelo; rna cii) non e obbl.lgator!o. Si usa :ii felonio quando si vuole dare maggiore solennita acl una cerimonia; quindi il suo uso cleve essere discreto. Letto il Vangelo, il Gelebrante depone il felonio e continua la funzione con I'epitrachilto.

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brante con I'epitrachilio di color scuro, prenc1e il katy,i (12) 0 in mancanza eli esso I'ineensiere ordinario ed incensa I'altare e Ie iconi del santuario ; poi esce dalla porta settentrionale dell'iconostasio e sempre con il katzi nella destra, porge l'incenso al Vescovo assistente eel ineensate le iconi dell'iconostasi si reca da tutti i presenti fino al fondo della chiesa e fa in modo di trovarsi eli ritorno inrtanzi alIa porta centrale del santuario pel' recitare "Ou Gav e01:t'V dopo il secondo 'I'rlsaghio. Percio si raccomanda al lettore di regolare la lettura dei salmi secondo I'andamento eli questa incensazione.

II Celebrante ricntra nel santuario dalla porta meridionale e a suo tempo recita davanti all'altare la breve colletta con l'ecfonesi conelusiva.

Mentre il Ve8COYO 0 i1 Proestos legge I'esapsalmo il Celebrante recita Ie preghiere dellOt-tro come al soli to, una parte dinanzi all'altare, l'altra clinanzi all'Icone del Salvatore.

Terminato l'esapsalmo il Celebrante recita la grande colletta (Ele1J'Vtua) davanti all'altare e poi si ritira al suo posta nel santuario.

II tropario 'Ioav 0 Nvusplo; e cantato- duevolte lenta-

l'edizione di Costantinopolt 190!:5 p, 135. NeU'Ortro del Santo e Grande Giovedi 110n si fa cenno di questi salmi perehe si suppone che l'Ortro venga celebrate al mattino a cagione della cerimonia dcll'Evcheleo che in sua vece si fa alla sera del mercoledl,

(13) II katzi 0 katsi e U1)a specie di profumino munito di un manico e ornato di sonagHetti, come il turibolo. II Sacerelote l'agita leggermente per far esalare i vapori dell'incenso (rna non traccia il segno di croce con esso).

mente, ed una volta piu rapidamente (senza f'rapporvi il Ll6~a IImei) (14).

In questi giorui, all'infuori dei monasteri, durante Ie acolutie delle Ore si suole orncttere la sticologia (lettura del salterio) (15).

La piccola colletta recitata clopo il tropario 'Ioav o Nuiuplo; come i catismi ricordano questa lettura del salterio.

Dopo l'ultimo catisma, il Sacerclote con I'epitrachilio (16) dice Kat {mee TOV um:a~t(m(Hj'Vat ~#a.c; ... canta il Vangelo dopo il quale vien letto il salmo 50.

La piccola colletta e recitata nell'Ortro del lunedi

(14) In alcuni luoghi durante il canto eli questo tropario il Saeerdote snole uscire dnlln porta. settentrionale elel santuarto vestito dell'cpttrnchtllo, od aneue del felonio, di colore oscuro tenenelo in mana un'Icone elella Passione di Cristo (vedasi « Guida della ptttura di Dionisio di Furna »). E' preceduto dal Diacono incensante 0 almeno da due ceroferari.

Deposta I'Icone sul proskinitario I'iucensa e la lascia fino al mercolecU. AlIa sera del mercolecU viene esposta 1'Icone delt'Ultima Cena (J1Ilva7:txot; L1ernyot;) 0 quella della Iavanda dei piedi. II giovedi sera sl espone nella stesso modo l'Icone Ji Cristo ebe porta la croee 0 qualche scena della Passionc.

Piuttosto che prescrtsioni Irturgtche, queste cd altre sono usanze 10caH I' di data recente, atto altrest n prouiuovero la devozione del fedeli. Oomunque, in questi giorni della Grande Settlmana deve trovarsi sul proskinltarto una I COlle in armonia con Il mistero eommemorato in questi giomi.

(15) 8i dice « durante Ie aeolutie» psrche il salterio deve essere reeitato per intero in questi primi tre giorni. Esso e eli visa tra le diverse ore; e fuori dei monasteri e generalmente Ietto dall'Efimerio, ogni mattina, in chiesa, prima delle funzroni.

(16) Nell'Ortro di questi giorni il Celebrante puo vest ire anche il felonio per la lettura del Vangelo; rna cto non e obbltgnt.orto. Si usa il felonio quando si vuole clare maggiore solennita ad una cerirnonia : qulndi il S110 uso deve essere discrete. Letto il Vangelo, il Gelebrante depone il felonio e continua la funzione con I'epttruchllio.

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santo, cioe la domcnica sera, dopo la catavasia della prima ode (prima del contakio), e dopo quella della nona ode (prima dell'esapostilario) - nell'Ortro di martedi santo (Iunedl sera) dopo il salmo 50 (prima del contakio)

e dopo la catavasia della nona ode - nell-Oi-tro eli mercoledi santo dopo le catavasie della terza ode (prima ( del contakio) e della nona ode (prima dell' esapostiJudo ).

E' regola generale che il Diacono, se c'e, dica I'ecfonesi T~Y ewr:O",OY... prima della nona ode e faccia gli incensamenti (17).

Al prirno versetto degli A iv o c {Alv eixe}, il Vescovo scende dal paratrono per venerare l'Icone della Passione. Prima di tornare 3.1 posto benedice il popolo con I'acclamazione Ei; nOAld b;rj Jeonora.

II clero ed il. popolo, in ordine e in silenzio, venerano anch'essi I'Icone, mentre si continua I'acolutia del- 1'01't1'o che non presenta altre particolarita (18).

Il Vescovo, 0 il Proestos ai momenti prescritti dice:

L:Ot M~a neenBl e la dossologia minore ; poi 'AyatJ.oy r:o UO,uo},oYBio{}at e final mente : 'Enoveo.YtB BaOt},BV.

(17) Si sa che nell'Ortro lit parte del Diacono non e cost estesa come, nel Vespro e nella Llturgia. Quando celebra personalmente il Vescovo. e conveniente che vi siano possibilmente due Dlaconi, e piu anoora quando funziona nn Patriarca.

(18), Questa cerimonia si suole compiere in tutte le acolutie delI'Ortro solenne. II Celebrante e il Diacono rimangono nel santuarto, perehe la venerazione e un atto di devozione per gli assistenti che sono fuori del santuario. La Domenica, i fedeli oltrs l'Icone baciano il Vangelo dopo la lettnra di esso. NeUe feste dei Santi Maggiori, il Sacerdote unge anche in questo memento i fedeli con l'olio della lampada che arde dnvanti aUa loro Icone.

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2. Ore minori - II espro e Liturqia dei Presomtificati.

Essendo queste acolutie chiaramente descritte nei Iibri Iiturgici, bastano le osservazioni seguenti :

a) L'ora nona e seguita dai Macarismi, Alla fine delle ore, se sono staccate, si recita la piccola apolisi con la caratteristica del giOJ'IlO;

b) Nella Liturgia dei Presantificati, dopo I'apoIisi, mentre si distribuisce l' Antidoro, l' Anagnosta legge i salmi 33 e 144, come si usa pure nelle altrc Iiturgie. AHa fine eli essi Llo~a Ilatot.: '"'at yiiy ... KVelB f.Urjaoy

(tre volte) IIo.r:Be aYtB BvloYrjoov.

II Celebrante : LIt' BVxl'iw ...

Verso Ie ore quattro pomeridianc ha luogo I'Apodipno grande come e stato descritto a pagina 19.

Se il Vescovo assiste a questa acolutia, recita Ie parti riservate al Proestos e com pie la cerimonia del perdono, durante il canto del ta-opario prescritto.

Alla sera del mercoledi santo e prevalso oggi I'uso di recitare I' Apodipno minoi-e nelle chiese della citta, perche ha Iuogo la cerimonia dellEvcheleo 6 perche si recita I'acolutia della santa Comunione (vedi 01'010- ghio), in memoria clell'istituzione dell'Eucaristia e con 10 scopo di prepararsl a rdcevere pili degnamente iSS. }\listeri il giorno seguente,

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II.

Acolutie del Santo e Grande Giovedi

1. Ortro.

Le cerimonie e I'ordine delle preghiere sono quelli dei tre giorni precedenti. Se si compie questa acolutia la vigilia, si tenga conto dell'osservazione contenuta nella nota (18) pagina 40.

Si noti anche che non vi sono catismi dopo il tropario "Ore oi p,a{}rrr:a[ e quindi senza la recita della piccola colletta si inizia subito la lettura del Vangelo.

La dossologia e letta dal Proestos 0 dal Vescovo assistente.

L'Ortro term ina con la lettura di una profezia.

2. Ore minor; e Vespro.

Le ore minori si compiono secondo l'ordine comune e, l' Apodipno e recitato in privato. L'apolitikio e "Ore ol p,a{}'Yjw[ eel il contakio Toy Q([WY Aa(3d.JY.

Nel Vespro si canta il ([>wc; lAaeOy.

Caratteristica eli questo giorno e la celebrazione della liturgia di S. Basilio unita al Vespro, con la Cornunione dei fede1i e Ia consacrazione del Miron 0' Crisma dopo l' Anatora e pili precisamente tra I'ecf'onisi : Kat boc;

< - \ " \', , / In)

'Yj p,tY e xo: eotca 'l"a e/l.e'Yj. ~ ,1

(19) Tutti sanno che nel rito bizantino come in altri riti orlentali l'olio dei catecurneni e l'olio degli infermi sono benedetti dal Sacerdote prima dell'amministrazione dei sacramentt del Battesimo e dell'Eveholeo, Quindi viene consacrato solarnente il Miron.

Se il VeSC'OVO assiste alla Iiturgia, alla fine della lettura del vangelo 1'0 bacia e benedice il popol'O con la solita acclaniazione : Ei; nolled 8'l"'Yj Lleanow.

3. Laoosula dell'oltare c dei piedi.

Nelle chiese patriarcali dopo I'acolutia della 'l"ed)ob~'l"'Yf (cioe dell'ora 3" eo"), il Patriarca con i membri del f::;. Sin'Od'O usava una volta procedere alla solenne lavanda dell'altare (20).

P'Oi si celebrava il Vespro con la Liturgia.

D'OPo I'orazione opistambona, si cominciava I'acolutia della lavanda dei piecli (21).

II rito del lavipedio e ancora in uso in alcune locaUta e presso gli Slavi,

III.

Acolutie del Santo e Grande Venerdi

1. V01-tro del Venard'! Santo, ossia Acolutia della Santa Passione del N. S. Ges'l1 Cristo.

L'inizlo e simile a quello dei giorni precedenti : recita dei due salmi, inconsamento con il katzi ed il fe- 1Dni0' eli color scuro. D'OP'O I'esapsalmo e la grande colletta canto dell'Alleluiar-io in tono breve e del tropario del giorno.

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(20) Vedasi il testo nell'Eucologio Ed. Hom. 1873, p. 322 ss. e 131 descrizione di questo rito in P. PLACIDO DE MAESTER, RU1,tale-Benedizionale Bieantimo, Rorna 1930, p. 219-223.

(21) Eucologio p, 375 ss.

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II Vescovo, questa volta, entrato in chiesa con il manelia e il pastorale ed osservando il solito cerimoniale, sale al trono ..

Quando si canta per la seconda volta il t.ropario "Ote 01, p,a{}Yjwt, due diaconi cornpletamente vestiti dei Ioro paramenti e portando in mana il tricerio e il cUcerio escono dal santuario e si dispongono a destra e a sinistra del trono del Vescovo. Questi al terzo canto del medesimo tropario, scende e, preceduto dai Diaconi, entra nel

(

santuario per la porta centrale.

Ivi mette I'epttrachilio e Fomoforio. I due Diaconi si dispongono da un lato e dall'altro de11'analogio che uel frattempo e state meS80 innanzi alle porte del Santuario, II Vescovo dopo Ie formule d'Introduzione legge i1 primo VangeJo, alla tine del quale benedice il popolo C0n il t.ricerio salutato dall'acelamasione Etc; nOAAd 87;17. Poi torna nel santuario, toglie I'omoforio e I'epitrachiIio, e, preceduto dai due Diaccni, prende il suo posto 31 trono mentre i Diaconi tornano nel santuario. N el frat-

,

tempo i cori continuano il canto degli antifoni.

II Vescovo assistente ad ogni Vangelo dice E ttl'/; VYj auun, ma bacia il libra dei Vangeli soltanto dopo l'ulti. IIl0 Vangelo,

Altrimenti il Proestos con l'epitrachilio dice: Kat {mae wf! uaTa~w{}ijvm, ~ canta il Vangelo e eosi famio gli altri Sacerdoti che si susseguono per ordine, entrando nel santuario chi a destra, chi a sinistra secondo Il posto che occupano in chiesa e finito il Vangelo, ognuno depone l'epitrachilio e torna al .suo posto in Chiesa.

Se il Vescovo presenzia la funzione, prima di en-

trare nel santuario, ogni Sacerdote, (meno I'Efimerio che PIta fatto al principio) gli bacia Ia destra.

Dopo il 5° Vangelo, alIa fine del Teotokion, il Celebrante, con l'epitrachilio eel il felonio di colore .scuro, prende il S. Crocifisso che sara stato preparato all'uopo ne1 vima. 'I'enendosi con Ia Iaccia verso l'altare, inI tona il primo tropario dell'antifono 15 Xfl!;leeOV xeep,iirat, sul tono del Vangelo '.

Girando poi vet-so destra attorno all'altare, esce dalla porta settentrionale del vima, Preceduto c1a un diaconn incensante e da due cerof'erari fa il giro della chiesa percorrendo interamente Ia parte settentrionale, occidentale e .meridionale, finche, arrivato alla porta meridionale del santuario, eli Ia si reca in mezzo alla chiesa all'altezza del proskinitario ove depone il S. Crocifisso (talvolta, il suo posta e proprio vicino a1 proskinitar-lo]. Poi fa tre metanie e bacia il Crociflsso.

L'ordine eli procedere, come fu ora descritto, rima-

. ne invariato per le alire processioni. I cantori e i chiertci questa volta restano al 101"0 posto. Al pili, scendono dallo stasidio e come tutti i fedeli s'inchinano profondamente con il Segno della Croce mentre passa davanti il legno della Croce.

F'inito il tropario X~p,EeOV xeefJiirm, da parte del CeIebrante, il primo cora 10 .riprande con Ia sua melodia propria e il secondo, coro prosegue cantando il jsecondo tropario.

In questo mornento non. si venera il S. Crocifisso, poiche come sempre, il primo versetto degli Alvot e fissato dalle rubriche espressamente per q~esta cerimonia.

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Dopo il settimo vangelo il Vescovo assistente legge il salmo 50°.

La piccola colletta e recitata dal Diacono dopo la catavasia della 5" e della 9" Ode (Tl'iodio). Sono generalmente letti e non cantati il contakio e I'iko.

Durante la 9· ode, il Diacono come al solito fa gl'ineensamenti prescritti, e tutto poi precede alla stregua dei libri liturgici. (Si noti che non s'intercala un c5o~a 1Ia7:e[ tra gli esapostilari).

. Dopo il Iliioa nvo~, a] primo versetto c1egli Alvoi, il Vescovo scende dal trono e venera il S. Crocifisso : Benedice poi i fed eli con il canto Elf: no.Ud eJ..1] lIeonom ,0 torna al trono, Seguono i chiericl f' i fedeli.

Si osservi pero che questa venerazione deve tarsi non gia con prostrazioni fino a terra, rna solo con metanie profonde (neoo}lVv~p,a7:a). I fedeli continuano avenerare il S. Crocifisso senza cbe I'ufflciatura venga interrotta. L'Eccl esiarca pero (Sacrestano) deve provvede- 1'0 perche il silenzio e I'ordine non siano turbati,

Dopo il10° Vangelo, il Vescovo (0 il Proestos) dice:

ZO/' c5o~a neenu, e legge la Dossologia.

Segue la colletta ID.'7ewowp,l3v ece ... e 1'11° Vangelo. Se la curia vescovile annovera un Arcidiacono tra i suoi membri, a questi spetta la lettura dal 12° Vange- 10. Percio durante gli apostichi I' Arcidiacono, dopo un Inchino alla persona del Vescovo, entra nel santuario per vestire i paramenti diaconali. Al tropario "Hc51] (3o.n-C137:at, I' Arcidiacono, portando il S. Vangelo, si reca dal Vescovo per chiedere la benedizione. Torna poi nel Santnario e ne esce dalla porta settentrionale per recarsi

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snll'ambone per leggere il 12° Vangelo. (E' necessario che torni al Santuario, perche all'uscita trova i ceroferari (2ap,nac5ovxot) che deb bono precederlo sino all'ambone).

n Vescovo benedice: Ele~v1] rdicu,

AHa fine del 12° Vangelo si dice: oo~a 00[... non: oo~a »ii p,a}leofJ.vp,ia oov. II Vescovo bacia il Vangelo che gli e presentato dal Diacono, e, mentre benedice col tricerio si canta: Et; noHd e7:1] Lleonom.

Se manca I'Arcidiacono, il 12° Vangelo vien cantato dal Diacono 0 dall'Efimerio.

11 Vescovo (0 il Proestos) dice 'Ay&&ov 7:0 UOp,OAOYI3'io-&I3 •.. 0, dopo <0 WV I3v20Y'77:0f:; ~7:l3eewoat Keta7:B 0 (9130,.

AlIa fine dell'apolisi, si canta : TO)I Lll3ono7:1]v }la/' 'Aextl3eea ...

2. Le Grandi Ore.

II Vescovo puo assistere a queste acolutie, e recitare la parte assegnata al Proestos, cioe Ll6~a ooi.: BaoiAI3V OVeo.Vt13, la benedizione: Ele~v1] nom prima del Vangelo (non gli si fa baciare il Vangelo) e la preghiera feriale eli ciascuna ora.

Al principio dell'Ora, il Celebrante « prende il ternPO» (non vi e Diacono) e mette solo I'epitrachilio.

Durante le Ore W 6' 9", all'inizio del canto degli Idiomeli, il Celebrante con epitrachilio e felonio, incensa con il katzi i sacerdoti, chierici e fedeli (22).

(22) Nelle Chiese Onttedrali il Diacono suole compiere gli Ineensumenti e si prescrive che sia rivestito con il mandia nero, Questo e l'abito proprio del monaco e nei monasteri tocca all'Ecclesiarca di in-

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Ora 9". L'ultimo idiomelo 5:1;/-C'C011 e cantato solennemente sul tono dell' Apostolo dal canonarca 0 da un lettore che si reca nel centro della Chiesa di fronte al K Crocifisso. Tutti gli altrr rimangono al 101'0 posto, Non si ripete la venerazione del S. Crociflsso, rna sono Invitati, se sri vuole (giovedi sera), a soddisfare alla 101'0 prieta quelli soli (fedeli 0 aItri) che non intervennero all'Ortr'o. Taluni, contondendo le cose, hanno pensato che tutti dovessero qui ripetere la venerazione del S. C1"ocifisso.

3. 17e8prro del Santo e Grande Venerdi ossui Acol1ttia della Deposizione della. Groce.

Tntto sri' svolge come al solito.

L'isodo ha lnogo con U Vangelo, e il iJ)w,; l2ae6v, e cantato come nei Vespri solenni,

Verso' la fine della lettura del Vangelo, aIle parole che riferiscono I'intervento di Giuseppe di Arimatea per ottenere da Pilato eli imbalsamare il corpo di Gesu, escc un Sacerclote dalla porta settentrionale del santuario con epitrachilio (con 0 senza felonlo) tenendo fra le rnani un panno bianco e precedutoda uno .0 due ceroferari. Avvicinatosi al S. Crocifisso ne stacca il corpo del Signore, quando il testo sacro rammenta questo fatto, e; 'avvolto nel panno, Io porta nel santuario, sulr'altare, entrando per Ia por-ta meridionale. Questa pero e una cerimonia facoltativa, che non sii usa compiere dovunque,

eensare con il eatzi. Dai monasteri l'uso del mandia e passato aile ell iese seeolari.

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Generale, al contrario, e la cerimonia del seppellimento. In antecedenza bisogna preparare nel mezzo della Chiesa, all'altezza del proslrinitario, sc 10 consente 10 I spazio, un baldacchino, detto cuvuklio. Si puo ornarlo alquanto, rna con gusto e parsimonia,

Parimenti prima del Vespro sara deposta sulla parte rerrostante c1ell'altare I'Icone che rappresenta il seppellimento eli G. C., detta Epitafio, togliendo I'artotorio e i candelieri se non c'e posto.

II Vescovo, .0 il Proestos, recita il Kar;a~[waov. Dopo I'eefonesi Ei'Yj 7:0 "'eClTO'; prima eli inizfare il canto degli apostichi, i cantori si allineano in modo da formare due file, davanti alla porta settentrionale del santuario rivolti verso il popolo, preceduti dai ccroferari e dai portaflabelli. Jntanto, due, quattro 0 sei sacerdoti (secondo Ie dimensioni dell'Epitafio), a capo scoperto e con felonio nero .0 eli colore 1'0'8S0 cupo, prendono l'Epitafio e 1.0 portano sul capo. A destra dell'Epitaflo cammina il PI''Oestos (od altro sacerdote di carica) che tiene nella destra, sul petto, il Iibro dei Vangeli. AIle volte si mette direttamente sotto l'Epitafio. Questo e preceduto da uno o due diaconi incensanti. Tutti questi escono dalla porta setten trionale.

Quando i cantori intonano gIi apostichi, Ia processione cost composta si muove e compte il giro interne della Chiesa, secondo che fu gia descritto per Ia processione del S. Orocifisso, Arrivati nel centro della chiesa ove sta il baldacchino i cantori costeggiando I'iconostasi si schierano a destra e a sinistra del cuvnkl io lasciando uno spazio libero perche i sacerdoti ed i diaconi dell'Epi-

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tafio (non ci sono altri per questa processione) possano girare tre volte attorno al baldacchino prima di deporvi l'Epitafio. II Vangelo e deposto sopra il petto del Salvatore (come si usa fare sulla salma di un sacerdote defunto), e il Proestos 0 altro Sacerdote sparge fiori odorosi sull'Epitafio.

II Vescovo, che durante la processione e rimasto sul trono, scende e venera l'Epitafio, baciando prima il Vangelo e poi il Cristo sepolto.

Prima di tornare sul trono benedice i fedeli con tl tricerio e gli si canta : El~ :nOAAd [7:1].

Allora i sacerdoti, i chierici, i monaci e tutti i fedeli con ordine e disciplina venerano l'Epitafio baciando prima il Vangelo e poi l'Epitafio. (Non si fanno le grandi metanie, cioe ptostrazioni, rna inchini profondi come eli soli to). Dopo I'atto di ossequio a G. C. sepolto, ognuno riceve un fiorellino odoroso, Spesso e il Vescovo che distribuisce i fiori assiso sul trono (percio bisogna venire dalla sinistra e tornare dalla destra) ; rna li puo dare anche qualsiasi sacerdote 0 officiale, stando vicino al baldacchino,

I Sacerdoti e i cantori rimangono schierati in due file a destra e a sinistra sino alla fine del dossastico.

Poi tutti tornano al loro posto. I Sacerdoti rientrano nel santuario da una delle porte laterali secondo il Iato che hanno occupato e depongono il felonio e I'epitrachilio.

II Vescovo recita Nfl'll a:no;"uBl~ e Ie altre preghiere, come al solito.

E si compie l'acolutia del Vespro.

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IV

Acolutie del Santo e Grande Sabato

1, Ortro del Santo e Grande Sabato, ossia Acoiuuo. della Funebre Eameniaeione.

Verso Ie ore sette pomeridiane s'inizia la fnnzione.

II Vescovo con il solito cerimoniale entra in chiesa portando il manelia e il pastorale e si reca al trono.

All'inizio non si recitano i salmi 19 e 20 con il Tri· saghio, rna i tropari consueti e tutto quello che segue.

La piccola colletta e recitata dal sacerdote prima del catisma.

II salmo 50 e letto.

Terminati i catismi, i diaconi si recano clal VescoYO e gli dornandano Ia beneelizione (prendono il tempo). Recatisi nel santuario, si vestono (con colore bianco 0 chiaro) ed escono eli nuovo ponendosi a destra e a sinistra del trono episcopale con il tricerio e il dicerio. Ivi aspettano sino al catisma della terza ode 0 sino all'irmo della quarta ode per accompagnare il Vescovo nel vima ed aiutarlo ad indossare tutti i suoi paramenti di colore bianco 0 chiaro corne gli altri rninistri.

I sacerdoti presenti si recano anch'essi nel vima e si vestono dopo aver preso il tempo baciando Ia mano del Vescovo,

Se non funziona il Vescovo il Diacono puo vestirsi pili tardi (alla settima ode) e 10 stesso fanno i Sacerdoti che prendono parte alla funzione della sera.

A tutti viene distrihuita una canelela accesa.

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Dopo la catavasia della nona ode, il Vescovo, preceduto dai Sacerdoti e dai Diaconi (non funzionano in questa cerimonia ne i portafiaccole ne i portaflabelli) esce dal- santuario cantando °H 'wn ev -r6.<pcp eel incensa in forma di croce l'Epitafio, Ie Iconi e il popolo, mentre i sacerdoti e i psalti continuano n canto degli Encomi. I psalti possono rimanere al 101'0 posto. II Vescovo elopo gli incensamenti si reca al trono dal quale canta Ie ecfonisi delle collette.

Se non c'e il Vescovo, i Sacercloti e il Diacono escono dal santuario nel momento e nel modo accennati sopra ed il pr-ime dei Sacerdoti fa l'incensazione all'inizio di ogni stasi.

Per dare maggior rilievo alle cerimonie, se vi sono parecchi Sacerdoti, un secondo Sacerdote, al primo tropario della seconela stasi, ed un terzo Sacerelote all'inizio della terza stasi, incensa l'Epitafio e il popolo recitando, ognuno di essi, una ectonesi della colletta finale.

AIle parole elella terza stasi "Eooso» -rov uupo» il Vescovo (0 l'Efirnerio) spruzza l'Epitafio con acqua di rose eantando il tropario che viene poi ripetuto altre due volte.

Dopo l'ecfonesi della terza stasi tutti tornano al 10- 1'0 POSItO.

AgIi AlvOL il Vescovo scende dal trono e si reca a venerare l'Epitafio.

Dopo data la beneclizione con il tricerio (Elc; no22d 6-r'Yj Lliano-ra) egli torna al trono. '

Allora tutti, sacerdoti, chierici e fedeli vanno ad ossequiare il S. Epitafio con gli inchini di rito.

Se il popolo e ammesso a venerare l'Epitafio e necessario che, almeno all'inizio della grande Dossologia, fila allontanato dal baldacchino, a motivo della processione che deve svolgersi. Non si distribuiscono fiori ne St fanno prostrazionl (metanie), rna soli tre prof'ondi inchini, come si e cletto sopra,

Verso la fine della Dossologia, si mettono in ordine di processione quelli che ne fanno parte, L'ordine e il seguente :

Procedono i portafiaccole e i portaflabelli,

Li segue possibilmente un sacerdote con epitrachilio e felonio che porta la Croce senza il Crocefisso, rna con un panno bianco che pende dalle braccia della Croce.

Vengono poi i cantori, i sacerdoti, fra i quali il pin anziano (0 il Proestos) che tiene il Vangelo ed anche con felonio.

Spesso il Proestos si tiene con il Vangelo sotto l'Epitafio, se e possibile.

Segue il Vescovo (0 gli al tri V escovi se ci sono) con a fianco i Diaconi con il tricerio e il dicerio. Quindi i Sacerdoti che portano l'Epitafio. Ultimi i fedeli che tengono candele accese in mano. AIle volte un sacerdote durante la processione, precedendo l'Epitafio, asperge con acqua profumata I'Epitaflo e i fedeli. E' permessa Ia presenza di Diaconi incensanti l'Epitafio.

Tutti debbono essere pronti in modo che tra Ia fi-

.ne della Dossologia e il canto prolungato dell' "Aywc; <5 886c; corra i1 minor tempo possibile, poiche e assolutamente necessario che la processione si muova al can~o prolungato dell' "Aywc; <5 886c;. Infatti, si tratta qui

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di un rito funebre (si usa pure suonare a morto durante In processione) che ha analogia con il corteo che accornpagna il defunto a1 cimitero.

Questo canto deve essere prolungato il pili che sia possibile (vedansi i Iibri di canto). I buoni liturgisti 8i laguano perche durante la processione alcuni riprendono i tropari delF'Entyaq:lto~ eeij'llo'; togliendo cost alIa cerimonia il suo significato. Se il tragitto e 1ungo e permesso di cantare TfJY rj2£O'II r.,e1npana con melodia pro1ungata e qualche altro apostico.

Se I'Epitaflo non esce dalla chiesa, si percorra 1a periferia interna della chiesa come e state indicato per Ie processioni precedenti, cominciando dal lato settentriona1e. Se la chiesa e piccola si puo fare tre vo1te il giro, (davanti al santuario si pass a tra l'iconostasi ed il baldacchino), rna l'ultima volta si precede per il centro del tempio, Generalmente si . usa fare tre soste, spede quando la processione si fa nell'interno della chiesa perche il tragitto e necessariamente breve. La prima ha luogo dopo Ie parole "Ay£O~ 0 eG6~, 1a seconda e la terza rispettivamente dopo "AyLO~ 'Iaxve6~ (2" stasi) e "AyLO~ ·Ath.l'lla1:O~ (3" stasi). Se la processione esee fuori della chiesa, le stasi possono raggiungere il numero di quattro.

Ad ogni stasi si recita la piccola colletta, commemorando successivamente il Sommo Pontefice, il Vescovo, il Clero, i Regnanti, i fedeli vivi e defunti (anche, 80 si vuole, i benefattori).

Quando, tornati in chiesa, si trovano innanzi alIa porta centrale del santuario, quelli che precedono il Vescovo (0 il Pro esto s ) si schierano a destra e a sinistra

davanti il Virna. II Vescovo (0 il pr-imo sacerdote) detto:

IIe6aXwftG'V, Ele~'II'YJ naat, ~ocp[a, entra nel santuario seguito dai sacerdoti che portano I'Epitafio, e incensando per tre volte fa il giro dell'altare, mentre canta i tre tropari :

"Ore xo:r;~2{}e... Toi; ftveocp6eot~ ?'V'llat~l... e finalmente <0 evaXnftw'II 'Iwa~CPJ in modo che l'Epitafio sia deposto sopea l'altare alle parole x'YJJGvaa~ anHh:w.

Ciascuno quindi si reca al S110 posto, tranne il Vescovo con i suoi diaconi che resta ancora nel santuario per cantare il Vangelo innanzi alIa S. Porta (alIa fine benedizione con El: no.Hd E7:'YJ L1eanow). Egli puo anche laseiare a1 Proestos il canto del Vangelo e spogliarsi, per ripigliare il mandia e jJ pastorale e recarsi a1 tro- 110, come puo anche rimanere nel santuario per 1a recita dell'apolisi. .L\d ogni modo tocca al diacono e a1 celebrante recitare le altre preghiere prescrit.te nel rito (23).

(23) Chi si attiene aHe prescrizioni del tipico ill S. Saba, Ie cui rubriche sono inserite nei libri Ilturgici stampati a Venezia, aRoma e altrove, deve notare qunnto segue:

1) Nessunn cerimonia e Indicata per l'esposizione e l'adorazione del SS. Crocifisso (Ortro della S. Passione e Ora nona di Venerdl Santo) e pel' Ia cerimonia del seppellimento 0 EJpitafio (VeS1)rO del Yenerdl: Santo).

2) Nell'Orrro del Sabato Santo (celebrate il Venerdi: sera) gli Encomi ossia Ie stanze dell' 'Excoupio; Bei}vot; sono mantenuti al loro posto, eioe vengono intercalati ira i versetti del salmo 118 (tutti sono recitati). Anche questo salmo vlene al posto suo, poiehe costituisce il eatisma del salterio assegnato a questo giorno, il quale e recitato dopo i tropari che seguono Beo. Kvewt;.

3) Non v'ha traccta di. processione con I'Dpitaflo. Ma secondo l'antico rlto sabbaittco, seguito a Costantinopoli fino alla prima meta del secolo passato, dopo la grande dossologia il sacerdote riveste il

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2. Vespro sequito dalla Littwg'ia di S. Basilio, chiamato anche r espro della Rieurreeione.

All'ora conveniente si canta il Vespro,

Alla fine della profezia di' Daniele il solo Iettore della profezia recita i versetti deIl'Inno dei tre FanciulIi, mentre i cori alternativamente eseguiscono l'epodo Toy ](V(}WY VftyeiTC. II tJ)wr; t2(l(}6y e cantato.

Dopo la lettura dell' Apostolo non SIi canta I' AIleIuia, ma i1 celebrante sparge nel santuario e nel tem"pio foglie di alloro, cantando per la prima volta il tropario 'Ayaow <> eeor;.

II lettore deIl'Apostolo, rimasto innanzi al santuario, recita i versetti del salmo 81 ed i cori, come sopra, zipetono dopo ogni stico fl versetto 'Ayaow <> ee6r; (24).

felonio e fa l'Isodo con il Iibro dei vangeli. (Cio spiega perehe ora il Vangelo viene portato nella processione dell'Epitafto).

4) ~el Yespro di questo medesimo sabato santo, vi sono 15 letture di profezie Inveee di tre soltanto assegnate dal tipico odierno di Costantinopoli. Non bisogna pero perdere di vista che lo profezlo, come la lettura delle sezioni del salterio, giusta le prescrizioni del medesimo tipico, dehbano essere recitate in chiesa da un Sacerdote, pr'ima delle acolutie nfficlall. Cio e anehe osservato net giorni prece-

denti di questa settimana. '

(2'4) D'Op'O il LI,' 8VXWY elella Liturgia seeondo Ie prescrizioni del Triodio (P. 760), il Vescovo, se e presente, '0 il C'elebrante, benedice il pane e Il vino. Si dice Tov Kuolo» lJ81'}-&W{l8Y e si recita I'orazione dell' Artoelasin. E' questa una memoria del rlto antico. Si celebrava la Iiturgta con il Vespro nelle ore pomeridiane, e sl faceva la IIayyvxk ossia I'officio di vigilia uottnrna (Tri'Odi'O 10c'O cit.), in modo da C'Ominciarc l'acolutia di Pasqua all'ora solita dell'Ortro,

OSSERVAZIONI E CONSIDERA~IONI GENERAL!

SOPRA I Rill PRECEDENTI

1. Quimu'O in certe Oeli non sl trova almeno un tropario prima del.

Ll6~a Tlosol si ripete l'Irrno.

2. Sa non si canton» tutti i tropari bisogna preferire: a) l'Irmo e Ia catavasia b) il doxostico agli altri tropari dell'Ode.

3. Nei giorui santi della grande Setttmana vi so no tre processtont : 1" Per la Esposiztone del S. Croeeflsso (Ortro del Venereli Santo, cioe In sera del Giovedt Santo) 2° Per la Esposizione dell'Epitaflo (Vespro del Santo e grande Venerdi) 3" La terza processioue e quell a con l'Epitaflo (Ortro del Grande Sabat'O, ossia Venereli: sera).

E' bene notare che il tragitto delle tre processioni nell'Interno della chiesa e identico. - H'O insistito su questo 11tlDt0.

Ora aggiungero che tra 101''0 vt e pure un'equa ed armonica gradaztone, La prima e Ia piu scmpllce : comparisee il solo F,fimedo con il S. Crocifisso, aceompagnato al pili da un Diaeono e da due portafiaccole. Tutti gli altri rimangono al 101'0' posto, ne sl fa Il, triplice giro prima di collocarlo al suo posto, Per l'esposizione dell'Epitafio - che altro non e se non I'esposizlone eli unIcone - i purtecipantl sono pili nunumerosi. I Sacerdoti pero sono qui soli che portano I'Immagine Sacra, piu il Celebrante; quindi non vi sono altr! Sacerdoti vestiti con fel'Onio ne vi partecipa il Vescovo. Nel corteo si trovano portafiaccole e portattabelli, psalti (cantori) e Diaconi. B per rendere piii solenne Ia cerimonla sl gira per tre volte intorno al cuvuklio '0 baldacchino.

I B'inalmente abbiamo la grande processione che si svolge con tutto ,I'appnrato solenne ed, e accompagnata oltre ehe dal vescovo da un maggior numero di Sacerdoti vestiti dei 101'0 paramenti.

Tutte queste certmonie, non bisogna dim.enticarlo, sono di uso piuttosto recente. L'Esp6sizione del S. (jrocifiss'O, che si eompie ora nell'Ortro del Grande Venerdr, e stata introdotta nel Patriarca to di Costantinopoli verso l'anno 1864 sotto il Patriarca Dionisio di Amasia.

Nel 'I'rtodio non vi e traccia eli simili manifestazioni; e nei monasteri, speclalmente in quelli del Monte Santo, le cui funztoni liturgiehe

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rappresentano generalmente Ia trarlizione autentica, tutti questi riti o non si compiono 0 sono eseguiti con Ia masslma sempltcita .

4. L'origine dell'Epitafio e della sua processione e conosciuta. Anticamente l'aer 0 velo grande era spesso ornato con la rappresentazione del seppellimento, come e tutt'ora l'antimensio. Essendo questa seena perfettainente adatta al mistero celebrato la sera del Venerdi Santo si cominciO l'un~ 0 I'altro in proeessione quasi fosse uu'Jcone. In seguito furono aeoresciute Ie proporztoni dell'aer primitivo fino aUe grandi stoffe di velluto elei giorni nostri cariehe di personaggi ricamati 0 dipinti. I Ruteni fino ai giorni nostri hanno eonservato Ia consuetueline di esibire il solo antiminsio.

5. Gli Encomi 0 Ie stoffe dell' 'Ent7:acpw<; {j'(!ijvo<;, dell'Ortro del Grande Sabato, hanno nome di ' Entracpta MtyaAVVa(!ta in manoscritti del XII secolo. All'opposto di quanto si e finora creduto, questa compostzione e abbastanza antica. Mons. Sofronio, Vescovo di Leontopoli, stirna che si debba farne risalire l'origine all'ottavo secolo, benche sia stata introdotta nella Iiturgia bizantina sol tanto nel seeolo decimoquarto.

6. In alcune di queste eerimonie, che si sono sviluppate in epoca reeente, l'elemento popolare ha preso una notevole parte, anzi talora una parte troppo grande. Tutti sanno come la processions deU'Epitaflo attraverso Ie vie di una ettta dit spesso origini a confusioni e ad abusi clamarosi, Lo spargimento di profumi e Ia distribuzione di fiori SOIlO anche manifestazioni dl carattere alquanto profano. L'espressione di questo giudizio non deve certamente giungere fino a proscrivere simili consuetudini,

Si eapisce facilmente il maggiore sviluppo dato a cerimonie esterne e eli piu vivo interesse per il popolo, se non altro, per dlmostrare che Ie cerimonie elella Chiesa Orientale non sono inferiori a quelle della Chiesa Latina. Psro sara sempre bene conservare 10 spirito e Ia misura dettati dal carattere del rito.

I Rettori eli chiese stiano attenti a sopprimere gli abusi che agevolmente s'infiltrano nei riti sacri, quando si cede troppo facilmente a impulsi non controllati e a ragioni di sentimentaltta, piuttosto che eli soda e tradizionale devozione.

7. Nelle acolutie semplici non funziona il Diacono.

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II Vescovo solo e assistito da due Diaconi, mentre l'Efimerio neUe funzioni solenni e accompagnato da un Diacono.

8. Quando il Vescovo compie in persona qualche funzione, come Ia Iiturgia 0 I'Ortro del Grande Sabato, dopo che ha recitato l'apolisi, si canta in Chiesa Ia formula: To» AeGn67:'1'/v q>vAane el; noU" £7:'1'/, come I'abbiamo nota to, e non gill il Policronio. II Policronio non e destinato alla Chiesa, rna si usa cantare negli appartamenti del Vescovo dove egll e accompagnato dai Saeerdoti e dai Psalti dopo che ha compiuto una cerimonia.

Parte Secondo

Riti e Cerimonie del Pentecostario Pasqua - Ascensione - Pentecoste

I

DOMENICA 01 PASQUA

n rito pasquale suole ora principiarsi verso Ie ore 11. di notte in modo che I'Ortro seguito dalla Iiturgia sia iniziato nella mezzanotte, ora, che la tradizione assegna alla Risurresione del Salvatore.

In altri luoghi si fa coincidere l'annnnzio della Risurrezione e I'Ortro con I'aurora del giorno.

1. Acol't£tia della Pannichi8 (Hu'Vvvxlr;) (1)

Ha lnogo nella Chiesa.

n Vescovo con il mandia e il pastorale trovasi sul

trono; il clero e i fedeli stanno al lora posto. n Sacerdote ufficiante dice: EVAoyr;7:0f; ... n Vescovo: Llo~u oat - BUatAeV oveavte ...

L'ordine delle preghiere e ehiaramente indicato nel Triodio p. 760-761.

Si osservi che il canone e cantato con 10 stico Llo~a OOt 0 eeOf; t5o~u oat, annunziato da un solo psalte 0 lettore come al solito.

Alla fine di ciascuna Ode si ripete l'irmo.

(1) La I!avvvx[r; e l'antiea vigilia notturna aneora pratieata nei monasteri, Ia quale era accompagnata da Iunghe letture. Oggi questa aeolutia, nelle chiese eittadine, e unita eon l'Ortro.

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Alla quarta Ode i Diaconi escono dal santuario rio vestiti e portando il tricerio e il dicerio.

Si recano d31 Vescovo, il quale, dopo aver venerato Ie iconi, entra con 101'0 nel santuario e riveste tutti i suoi paramenti.

Cos! fanno gli altri Sacerdoti concelebranti. Non si incensa alIa 9" Ode.

L'acolutia della pannichis termina con I'ectenes e l'apolisi con la sua caratteristica: <0 avao'ld~ b<, lJE'X(!WV ...

2. Anmmzio della Rieurreeione e Ortro.

Fuori della porta della chiesa vengono antecedentemente preparati una cattedra per il Vescovo e un analogio sul quale sara poi deposto il Iibro dei Vangeli. Sopra un tetrapodio figura anche l'icone della Risurrezione.

Conclusa la pannichis con I'apolisi, il Vescovo, 0 il Proestos 0 (il Sacerdote funzionante) va dinanzi alla porta del santuario, n Vescovo tiene in mana il tricerio - 0 il Proestos una candela . la quale e stat a accesa CDn la lampada del santuario che non viene mai spenta, egli chiama tutti i presenti ad accendere la propria candela alla sua con la formula: LlEV'lE la.(3E7:E fPw,; ...

Al clero in antecedenza sono stati distribuiti i ceri, rnentre ognuno dei fedeli ha portato CDn se una candela, che tengono in mano accesa per tutto I'Ortro e durante la liturgia.

Dopo che tutti hanno acceso la 10'1'0 candela si reo cano fuori della chiesa.

Precedono i portafiaccole e i portaflabelli (non il Crocitero), seguono i psalti, i Sacerdoti ed il Vescovo con le loro candele in mano. n Proestos tiene il Vangelo e il Diacono il turibolo.

Durante questa processione si canta una 0 pin volte il tropario l'~v avaowoiv oov. La prima volta puo essere cantato dal Vescovo, 0 dal Proestos ; e ripetuto quineli, se il tempo 10 permette, dai psalti.

Arrivati alle porte' della ehiesa (2) i portafiaccole, i porta esatterigi ed i psalti si schierano a destra e a sinistra della porta centrale.

Tutti i fedeli escono dalla chiesa e si chiudono le porte.

n Vescovo dalla sua cattedra, di tronte alIa porta della chiesa, 0 il Proestos, nel medesimo posto, canta il Vangelo, che e stato deposto nel frattempo, sopra un analogio,

n Vangelo e preceduto dall'invito cantato dal Diacono: Kat VnE(! 7:OV 'Xa'laXtW{}fjvat. ..

La pericope del Vangelo e la medesima della liturgia del sabato santo 0 il secondo Vangelo eotino.

Alla fine della lettnra si canta l'acclamazione Et; .7lo1ld 8'l'l'j Llsonow.

n Vescovo quindi 0 il Proestos, incensa il Vangelo dicendo: Ll6~a 'lfj ayiq. l'ma./Jt. .. mentre canta per tre volte X(!t07:0~ avs07:'I'j che e ripetuto parimenti per tre volte da ognuno dei due cori. Appena interrotto X(!to7:0'; avso'l'l'j tutte le cam pane suonauo a distesa.

63

(2) Se la Chiesa ha un nartece tutta la funzione si compie qui.

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11 Vescovo 0 il Sacerdote funzionante sempre inc ensando il Vangelo che gli sta davanti recita i quattro stichi indicati nel Pentecostario (p. 6) con il J6~a ... "aL 'JIVV, dopo i quali il X(!taTO, (J.'JISOT'Yj e ripreso ogni volta da uno dei cori dai psalti.

Dopo l'ultimo X(!taTO, allsoT'Yj cantato dai psalti, il Vesoovo 0 il Proestos, canta un'ultima volta e con en-

, , _, - I

fasi X(!taTO, a'JISOT'Yj sino alle parole "at TO!, 13'1' sou; flv'YjJuao!.

che vengono cantate dai psalti e incensa i presenti.

II Diacono recita la grande colletta.

Dopo I'ecfonesi 81 aprono le porte della chiesa.

11 Vescovo 0 il Proestos comincia subito I'Irmo della 1" Ode del Canone di S. Giovanni Damasceno e tutti entrano nella chiesa con I'ordine osservato nell'uscire.

Un Sacerdote porta l'Icone della Ristrrrezione e Ia

depone sul proskinitario. , .

Intanto i psalti proseguono il canto del Canone di Pasqua; in chiesa ognuno prende il suo soli to posto, E' da notare che le Odi del Canone eli Pasqua possono essere cantate con 4 tropari (el, xiooaoa} 0 con ()

tropari (el; e;), '. . .

Ner' primo caso l'irmo e cantato senza St1CO, il PITmo tropario con ]0 stico J6~a Tn a:yia 'A 'JIa01:l10e! OO'JI J(v(!!e e i due ultimi tropari sono preceduti da ,16;a ... "aL 'JIVv.

Se I'Ode ha soltanto due tropari I'it-mo e ripetuto due volte e i due tropari sono preceduti da J6;a ... "aL 'JIVv.

Data la soleunita di Pasqua, generalmente si canta il Canone con sei tropari, Percio si ripetono due volte gli inni (senza stichi) e i tropari, se occorre; :\ due ultimi so no sempre preceduti da J6~a ... "aL VVv.

OO'11i Ode si conclude con la catavasia (I'irmo del-

o '1

I'Ode), con il X(!taTO, a'JISOT'Yj ripetuto tre volte e con 1

tropario 'A'JIaouk 0 "Inooix ...

Alla fine di ozni Ode S1 recita la piccola colletta con

b ,

l'ecfonesi che varia ogni volta (Vedasi il Pentecostario).

Dopo il menologio che segue Ia 6" Ode si dice tre volte : 'A'JIaomow X(!ta7iOv {}eaoaflevoL ... La prima volta questo tropario puo essere recitato dal Vescovo, e le altre volte dal lettore eli un coro, poi dall'altro.

11 lettore Iegge anche il tropario 'A'JIaouk 0 'I'Yjoov<; (una volta).

La 9" Ode e cantata con i Megalinari proprio

Ao'li All'0! sono aauiunti ali stichira eli Pasqua, co-

b .._,.._) '-'

me e indicato nel Pentecostario (p. 12).

Dux-ante il canto degli stichira ha luogo il bacio del Vangelo.

Quando e presente il Vescovo, l' Arcidiacono 0 il Sacerdote gli porge il libro dei Ss. Vangeli. 11 Vescovo 10 bacia e 10 riceve neHe sue mani. Allora tutti per ordine 81 recano dal Vescovo e baciano prima il Vangelo ehe tiene nelle mani e poi Ia sua destra,

Se manca il Vescovo, e il Proestos 0 il Sacerdote ufficiante che ana porta del virna presenta il Vangelo al bacio dei fedeli.

Dopo il dossastico degli Alvo£ si canta in t0110 breve il X(!£OTO, aVSOn] per tre volte (coro per coro) e si comincia la Liturgia,

Tale e I'ordine attuale stabilito clal tipico di Costantinopoli e l'omilia di S. Giovanni Crisostomo e recitata alla fine della Llturgia.

..

6.5

6H

Secondo le prescrizioni pili antiche del tipico, le quali oltre ai monastei-i sono osservate anche in altri lnoghi, il bacio del Vangelo non si fa durante gli Alvoc rna dopo il XeWTO, ayson; ripetuto tre volte ed e congiunto con' la cerimonia dell'amplesso e con la lettura dell'Omelia attrihuita a B. Giovanni Crisostomo : in questo modo: II Celebrante si fa innanzi aIle porte elel Santuario tenendo tra le mani, davanti a se, il Iibro dei SS. Vangeli. Tutti i presenti, chierici e fedeli, si recano dal Oelebrante, baciano il Vangelo e la sua destra, I monaci, ed i chierici, tra di 101'0 si danno I'abbraccio. Poi si schierano in ordino a destra e a sinistra,

Nelle parrocchie gli uomini si mettono da una parte e Ie donne dall'altra,

II Sacerdote quindi legge I'omelia pasquale, Le parole 'E'llt'Xeo.y{}r; - e talvolta anche 'AYSOTr; XetoT6, - sonG ripetute eon forza da tutti i presenti.

Bi canta quindi il tropario eli S. Giovanni Crisosto' mo. II Sacerdote (0 il Diacono) legge l'ectenes e si conclude I'Ortrn con I'apolisi.

3. Lit1,wgia, di Pasqua.

Inieio. L'ufficiante dice EVAoyr;T6, 0 eeo, ...

Poi con il turibolo in mana ed incensando canta tre volte XeWTO, ayeOTr; come all'inizio dell'Ortro.

Recita ognuno del versetti da uno dei lati dell'altare, eominciando il primo ('AyaOT~{}w 0 ee6,i eli fronte all'altare, per finire con il Ll6~a Iloxoi davanti all'altare della Protesi e con il Kat YVY eli nuovo rivolto all'altare

maggiore. Ognuno dei cod, I'uno dopo l'altro, canta il XeWTO, aysOn7, rna l'ultima volta e cantato dal Sacerdote soltanto fino a 'Xat TOt, b, TOt, !l,v~p,aot) terminato poi dai psalti.

II Diacono (che tal volta tiene in mano una candela) si reca ogni volta dal lato dell'altare, opposto al Sacerdote funzionante.

Dopo aver incensato I'altare, i1 Sacci-dote incensa anche il popolo come a1 solito.

La Liturgia si svolge come sernpre con le sue parti proprie indicate nei libri.

In alcuni luoghi I'omelia eli B, Giovanni Grisostomo, seguita dal suo tropario e letta dopo la preghiera opistam bona (cioe dopo il XetOTO, aYSOTr; ri petu to tre volte, vicendevolmente dai cod).

Poi il Vescovo 0 il Sacerdote dice: E V)., 0 y i a e recita I'apolisi. Finita questa, il Vescovo 0 l'ufficiante, dice tre volte XeWTO, ayson7 e tre volte ,il popolo risponde: • A).,r;{}iiJ, aySOTr;. Quindi Ll6~a Tfj avTOv Tet17p,secp leyseoet con la risposta del popolo IIeoo'XvYOVp,eY avwv T17Y Tet~p,eeo'll i!yeeOt'l'.

Ed il Vescovo 0 il sacerdote conclude con la formula: XetOTO, a1JSOTr; per intero.

67

·1. V 6SP1'O solenne eli Pcsquo:

Ha luogo verso Ie tre pomerldiane.

Tutti gli ufflcianti, compreso il Vescovo, rivestono tutti i 101'0 pararnenti,

In certi I uoghi, COS! rivestiti, il Vescovo, i sacerdoti,

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i diaconi, i psalti, i portafiaccole e i porta esatterigi, attraversano processionalmente le vie della citta cantando XelO7:0~ 0:11807:77 e dei tropari pasquali.

II Vescovo entra subito nel santuar-io e ricevuto il turibolo incensa innanei l'altare mentre dice Llo~a r:fj ar{q. xat op,ovolcp poi canta XelO7:0~ avso7:1'} ed incensa I'altare come e stato descritto sopra.

Egli canta pure I'eefonesi.

Al Kveu,- bdxea~a compie l'incensamento dell'altare, delle iconi e del popolo, e torna poi al trono. Egli puo anche lasciare a un Diacono gli incensamenti.

Scende poi dal trono e va incontro al Sacerdote ufflciante e ai Sacerdoti celebranti che sono giunti per compiere il rito dell'entrata (Etoooo«). II Diacono porta il libro dei Vangeli e si canta il <Pw~ Llaeov, per intero

fuor-i del vima. '

Dopo che il Diacono ha detto cEonsea~ neoxeip£vov, il Vescovo nfficiantc con gli altri concelebranti entrano nel vima cantando il grande -prokimeno T£~ eeO~ pira~.

II Diacono dalla porta del santuario (a destra di chi vi entra) incensa i Sacerdoti entranti.

I cori uno dopo I'altro ripetono T{~ eco~ flsra~ e prosegnono con gli stichi,

QuandQ non e presente il VeSCQVO come di consueto tutto e compiuto dal Sacerdote celebrante.

Oanto del Vangelo in oaric lip.gue

11 Vescovo dal sintrono, 0 alle porte del santuario dove e stato posta un analogio eon il Iibro dei Vangeli,

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inizia il canto del Vangelo Ovo'YJ~ o'ljl{a~, che e il 90 Vangelo Eotino.

In assenza del Vescovo, il Celebrante 10 legge dalla

parte del santuario.

La f'ormule iniziali Kat {mee wi! xaw~lOY{}fjvw l)p,ik ...

€ poi Ie tre sezioni che formano Ia pericope del Vangelo, sono ripetute ssparatamente volta per volta dai Sacerdoti (e dai Diaconi), ognuno pero in una lingua eliversa. Questi, difatti, usciti per tempo dalle due porte laterali dell'iconostasio, si dispongono a distanza I'uno dall'altro per tntta Ia Iunghczzu della chiesa sino al nartece,

I Sacerdoti che hanno preso parte all'isodo, conservano i 101'0 paramenti, gli altri indossano soltanto I'epitrachilio.

AlIa fine l' Arcidiacono (i1 Diacono) legge il Vangelo dall'Ambone e flnito 100 porta al Vescovo cbe 100 bacia e benedice il popolo acclamante Eic nolld ET'YJ Llsono7:a.

Poi tutti tomano nel santuario come ne sono usciti e levano i paramenti, eccettuato il Vescovo, il Sacerdote e i Diaconi fun zion anti.

II Vespro e proseguito secondo I'ordine prescritto, 'I'erminato il Vespro, il VeSCQVQ e ricondotto a casa sua con il canto del Xeta7:0~ a1'807:1'} e con il solito cerimoniale ; il policronio pone fine a tutto. In alcune citta, il clero accompagna il Vescovo all'episcopio nello stesso ordine di processione con il quale I'ha condotto in chiesa,

70

Rubriche speciali per il tempo di Pasqua sino all'apodosi di essa

1. - Durante la Settimana della Rinnovazione (Lha"aw1j(:nfLo~ 'Ef3~ofLa~)

1) Nel Vespro, nell'Ortro e nella Liturgia, si osservano, le particolarita indicate nel giorno eli Pasqua ~ per il principio (dopo la dossologia iniziale) e pel' Ia fine (elopo l'apolisi) eli queste acolutie.

2) Per le aculitie del Mesonictico, delle Ore minoi-i edell' Apodipno e determinata una forma speciale indicata nell'Orologhio (3).

3) Secondo l'uso attuale I'Ortro e il Vespro cominciano con la dossologia Ll6;a -efj ayiq. ... ma il tipico. detto di S. Saba e il Pentecostario indicano la dossologia

ordinaria : E·U).oyrrI:6~... '

4) Nella Liturgia in luogo dell' "AytO~ <5 es6~ ... si canta "Oooi ev XetoUp... e il Xetota~ aviOt17 una volta invece di Er(j0f-lsv to cpw~... e tre volte invece di Er'Yj to ovof-la Kuolo» ... (dopo I'orazione opistambona).

II. - Dol VC8pro della Domenica di 8. 'I'ommaso (1" Domenica dopo Pasqua) fino nlFA_podosi di Pasqua:

1) In ogni acolutia (compresa la Liturgia) dopo la dossologia iniziale (comune), il Sacerdote recita una

(3) Secondo una prescrizione anteriore al tipico del Patriarcato di Costantinopoli 1'01'a 9" prima del Vespro della Domenica di S. Tommaso (Tot; 'Avu:naGxa) e recitata nel modo solito con i tre salmi, con l'apolitikio 'E; ihpov<; "a.,;ij)..1JE<; ... e il contakio El "at ty .,;a<per ...

71

volta per iutero Xeto7:a~ uviot'Yj ... , il lettore (0 psalte) del I" COl'O 10 ripete ; quindi, il Sacerdote 10 ripete fino alle parole Kat -eoi~ ev tOi~ f-lv17,uO,Ot terminate dal lettore del 2" coro.

Nel Vespro si sl1018 ora principiar-e il salmo proemiale senza Ie parole Llcv7:s neoaum,r/owf-lsv,

2) Generalmente non sl recita ora il tropario BaOL).sv OVea1!tS con il suo stico (e cio sino a Pentecoste) (4), ne il 'I'risaghio.

3) Nella Liturgia domenicale si cantano : 0,) gli antifoni ill Pasqua ; b) l'isodicon 'E» exx).'Yjo[at~; c) ':Ayyt:AO~ efJ6a .. , in luogo dell' ectonesi, 'E;atei-,;w~; d) il chinonikon di Pasqua: ~wf-la Xet07:0V; e) Xew-ea~ dvio-e'Yj in I uogo di Er(jw f-lSV to cpw~ ...

4) Nell'Ortro delle domeniche seguenti, eccettuata la Domenica eli S. 'I'ommaso, nella quale la 9" Ode e propria, sino alIa domenica del cteco (inclusive), si cantano i Megalinari pasquali : Msya).v1Jov 'lfJVX~ uo» .. , Gli altri giorni come nel Pentecostatio.

5) Alla fine della acolutia si recita invece eli LIt' svxwv il Xet07:a~ avian] (una volta) che e terminate clal lettore.

III. - Apodosi dei!« testa di Pasqua (rnercoledi prima dell' Ascensione).

(4) Peri') I'uso antico e contrario aHa pratica di sopprtmore la recita di questo troparto, e certi Ltturgisti notano che per fare cio non v'ha nessun motivo pJausibile. Lo stesso dicasi dell'omissione dell'tnvitatorio LlEvtE :neOG"V"~GWf.lEY prima del salmo proemlale.

72

n martedi prima del Vespro si recita Fora 9" con i suoi tre Salmi e con l'apolitikio Toy oVllallaexOY ..1.oYOY ... e il contakio T17' 1fvX17r; 'ld 5fh/laW ...

n Vespro comincia con la Dossologia Llo$a 'l?] ayLq. uat 0fhovo[CP; poi il Sacerdote canta tre volte XeW'lor; (heO'lr;... che e ripetuto dai cori altemativamente per tre volte ; alla fine il Sacerdote 10 canta ancora una volta. Lo stesso ha luogo nefl'Oi-tro,

L'acolutia del Vespro e dell'Ortro pero seguono un or-dine diverse giusto i1 tipico moderno e l'uso del Pentecostario pili antico, come si e potuto notare in altre parti dell'ufficiatura pasquale,

Alla fine den' Apolisi si dice XeW'lO, o.yea7:17 recitato una sola volta.

n mercoled i seta prima del Vespro dell' Ascensione, si usa ora recitare 1'ora 9" (come le altre ore minori) con la forma particolare della Settimana della Rinnovazione.

Acolutia dei defunti

I, - Durante 1(1 Settimana della. Rinnooaeione e il qiorno d,eW Apodosi :

1) Nella casa del defunto.

11 Sacerdote con I'epitrachilio e con il turibolo in mano comincia con EVAoyr;'lOr; e XeW'lor; (lYea'lr;- tre volte, come si e detto sopra,

, Poi AYGtawal'V Xew'Wv {}waafheYOL ... oppure 'AYaa'ldr; 0 <I17aov, (Vedasi l'officiatura eli Pasqua).

73

L' ectenes dei defunti: 'EUr;a01I 1)fhar;... Tov J(vetOV ~er;{JljjfheY e I'orazione <0 eeo, :Jtl1evfhauJ)Y ...

Se e morto un fanciullo si dice I'orazione <0 cpvM.acow 'ld y1Jma ... Tov J(vetOV ~e17{}Wfhell. "Ou av 131 ~ o.yaa'laaLr;, L'apolisi dei defnnti con Alowla 1) /onjfh97 e alla fine XeW1:0, dYea'lr; (una volta).

2) Trasporto del feretro in chiesa e acolutia dei Defunti.

n fcretro e portato in chiesa con il solito cerimo niale, rna invece del 'I'risaghio si canta XeLa'lor; dYEO'lr; dalla casa del elefunto fino alla Chiesa. Qui il Sacerdote dice EVAoyr;'lO, ... e XeW'lor; (jyEmr; tre volte. Poi 'Allaawow Xl2wwv {J'waafheYOL e il canone di Pasqua. Alla fine di ogni ode dopo ogni catavasia si canta: Tov Kuoio» ~e17{J,Wue», «On av el '/7 dyaaWOlr; ...

I Sacereloti presenti portano I'epitrachilio e incensando recitano per turno questa medesima ecfonesi.

In vece dei tropari del canone possono can tarsi le sole catavasie (una per ciascuna Ode) con la finale sopra indicata,

Alla fine delle Odi I'Esaposrilaric ~at2'Xt vnvwaa~ ... L'Apostolo e il Vangelo dei defunti (5).

Apolisi come al soli to.

Abbraccio del defunto COIl il canto del tropario : , AYaa'la08Wr; ~ fheea ...

(5) In alcuni luoghi, quando si fa I'aeolutia funebre per un fanciullo, si legge I'nltima pertcope dell'Epistola per i defunti (Apostolo, Ed. Rom. p. 332) e il vangelo di S. Matteo c. XIX, 13-26.

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3) 'I'rasporto del feretro al cimitero e seppellimento.

Durante il tragitto dalla chiesa al cimitero si canta il tropario pasquale 'AyaO'lao8(Q~ ~/ks(!a.

Davanti alla fossa si recita tutto quello che nel rito pasquale sostituisce il Trisaghio funebre comune come

si e fatto nella casa del defunto. '

Mentre in forma di croce si butta un po' di terra sul feretro, si dicono queste parole: Tov Kootoo 17 'Yfj ... (vedasi l'acolutia dei defunti comune neU'Eucologio).

. II. - Durante i gior'ni meteorti di Pasqua) Gioe dal Vespro della Domenico di S. 'I'ommaso sirJ,o al Vespro detl' Asceneione :

1) Nella casa defunto:

Non si recita il Trisaghio rna tre volte XetO'lO~ o.YSO'l1') e i tropari con il seguito, come sempre,

Ana fine dell'apolisi X(!tO'lO~ ayson;.

2) Trasporto del feretro in chiesa e acolutia funebre.

Durante il trasporto, canto ripetuto del X(!tO'lO~

o.ySO'l1') ...

In chiesa, Dopo EVAO'Y1')'lO~, XetO'lO~ o.ySO'l1') tre volte. Segue l'acolutia comune dei defunti.

Durante il supremo amplesso del morto, canto del tropario : 'AyaO'lao8(Q~ ~ /ks(!a ...

(6) L'antico tipico preserive il canto degli ArvaL durante i quali ha luogo l'addio (ao:;wo{,6,) al defunto.

75

3) 'I'rasporto al cimitero e seppellimento.

Durante il cammino canto del tropario 'A,'aO'la08(Q~

~/ksea ...

Davanti aUa fossa: Ie parti corrispondenti al Trisaghio corne in casa del defunto e con le solite cerimonie.

II ASCENSIONE E APODOSI

Al1 'inizio delle Acol utie, d al Vespro dell' Ascensione fino alla festa di Pentecoste, si usa sopprimere la recit a del tropario BaOtA8V oveaYt8 eon 10 stico Llo;a OOt 0 080~ 17WllY (Jo;a OOt, e dopo I' EVAO'Y1')'lO~ si principia con il Trisaghio '

Nella .LitnrgiCl) all'infuori del giorno della festa e dena sua apodosi, si recita l'isodico LleV'l8 n(!oo"V'll~0(Q/k8V. con la finale 0 8'11 (Jon o.yaA1')ip"J8k V'a).J,ona~ OOt, o.).}'1')Ao·Vt'a.

All' 'E;at(!s'l(Q~ si canta "A;to'll eo'lw e do po .Mc'la rpo-· (3ov 080V ... il tropar'io 'AY8A~rp"J'YJ~ 8'11 CJo;n .. ·

I/apodosi della festa ha Iuogo il venerdi della setUmana seguente. In questo giorno tutta l'ufficiatura e quella della festivita stessa. Ma, come in altre ricorrenze analoghe, al Vespro non si leggono le Profezie e nell'Ortro sono ornessi il Polieleo con Il suo catisma, I'antifono ed il vangelo della festa.

Nella Iiturgia si leggono I'epistola ed il vangelo del giorno.

78

Tutto qnesto eerimoniale C osservato dal Sacerdote ufficiante, quando non assiste il Vescovo.

E' perrnesso agli alt.ri Sacereloti concelebranti eli recitare un gruppo delle altre preghiere, purche siano semIH"e abbinate. In questo caso, il Sacerdote che legge la preghiera deve sempre trovarsi innanzi all'altare e P01'tare alrneno I'epitrachilio.

Tutti i fedeli genuflettono con il celebrante (8).

Apodosi della festa di Pentecoste

La festa di Pentecoste e deposta il sabato seguente. 'I'utta l'ufficiatura si svolge come nella festa, con Ie restrizioni seguenti.

N el Vespro nessuna lezione.

N ell'Ortro nod si recita il Polieleo con il catisma e 1'antifono, ne si canta il vangelo.

Nella Lit1trgia, I'Epistola e il Vangelo del giorno.

All'ecfonesi 'E~ateb:wc; si canta Xa[eSlc; "Avaaaa ...

II chinonikon, non To nYsvfhG. aov rna E'tOOfhsv'CO cpwc; ... La Domenico di t'/,~tti i Santi non presenta nulla eli partlcolare. Dopo si ricomincia l' ordine dato nel Panaelitiki.

meglio sentire dai fedeli. I'ero la posizrone dell'orante rivolto verso l'oriente sembra esser piu trudizionale e pHi consona con il rito.

(8) Bisogna sapere che anticamente questa goniclisia eonsisteva in una vera prostrazione di tutto il corpo,

Inoltre, net testi prtmitivi eli questo Vespro eli Pentecoste, si trovava soltanto la prima delle prsghiere, oggi riunite in gruppi di due o tre orazioni. In epoea posteriore sono state aggiunte Ie. altre preghiere tolte dal primitivo rito del Vespro e dell'Ortro.

Nelle antiehe edizioni del Pentecostario la seconda e la terza orazione dell'ultimo gruppo formavano un'unica orazione.

Appendici

APPENDICE PRIMA

Modo di recitare privatamente il grande Apodipno

Come reeitare 1Jl"i17atlllJ'nente il grande Apodipno durante la grande Qual:esima nei quattro giorni preserttti nel rttuale odierno per quelli ebe usano la lingua green, e cioe il lunedr, il martedt, il mereoledi e il giovedl ?

Inslsto snl carattere prtvato di questo modo eli reeitare l'Apodipno maggiore, perehe non mi pare cssere permesso eli estendere alI'uso pubblico ufficiale accorciamenti 0 cambiumenti tollerabili solo nella divoztoue prtvata. Deve rtmnnere invartata la forma dell'Apodipno maggiore per I'uso pubblieo

E qui e necessaria una osseruozione.

NOll tocca eli fatti at singoli Individui, 0 aIle singole tstituzloni eli mutare ebeeehessia della forma e dei testi liturglei, quando sono eseguiti pubblieameute gli uftiei e i riti eontenuti nei libri tramandatici <lalla tradiztone.

Altrimenti si apre la via all'arbitrar'io con tutte Ie sue conseguenze, Ie quali tal volta fnnno capo a stranezze e a stravaganze d:i ogni sorta, E si corre anche u' pericolo eli cadere nella pecca de11'«uniatismo» che con frizzanti parole e state deseritto e eondannato dall'egregio P. Cirillo Korolevskij in uno studio puhblicato ne11'1reneon (Amay, 11:127) sotto il titolo di Uniatisme.

Per eorreggere i libri liturgici e per introdurre eambiamenti nel rtto, bisogna avere I'autorita ed ottenere il consenso dei Capi di tutte Ie Chiese del dato rito, oltre I'affldare tale lavoro a persone eompetenti nella teoria e nella pratica di esso, Infine dobbiamo tener eonto dell.'aspetto polemieo, e direi apostolico, cbe riveste la questione di tntrodurrs modificazioni e innovazioni nel rito. Irnperocche, mentre cerchiamo di riavvieinare i fratelli dissidenti, con mutamenti del rito che ei e ooruune con 101'0,. apprntondiremo, anzlche colmarlo, il fossato che ci separa, Premesse queste osservazioni generali, vediamo come si

81

potrebbe usufruire di tante belle preci e di tanto tesoro di pieta senza offendere 10 spirito ne i principii generali della liturgia.

L'Apodipno minore sembra riprodurre i lineamenti principali di quell'ora, lineamenti dei quali posslamo ritrovare l'equivalente neUe diverse forme dell'Apodipno maggiore (L).

Pel' produrre conclusioni pill scientifiche, bisognerebbe approfondire 10 studio dei manoscritti e studiare 10 svtluppo di questa uffleiatura,

Pero, prendendo come base i testi stampati, possiamo nel modo seguente dividere le quattro sezioni dell'Apodipno maggiore, assegnando a ciascun giorno una parte propria ed una parte comune.

(1) Ho detto sopra cbe in verita questo si chiama con la parola in plurale 'An6~E!nva, quasi che fossero state unite diverse forme di uno schema generale. In un tipico ad uso degli Studiti che si puo ripcrtare all'Xlv secolo circa, si distinguono tre forme di Apodipno: uno piccolo, uno mezzano ed uno grande.

Preghiere d' introduzione con lnvltctorlo, come in tutte Ie ore (1)

I LUNEDI' MAR'l'EDI' MERCOLEDI' GlOVEDI'
Part. Salmi 4, 16, 22 (p. 237·240) Salmi 24, 30, 90 (p. 240-247) S. 50, 101, oraz di Manasse Salmi 69-14~ - Dossologia
K U@t! EAi"/'i(fQv, "'( (p. 257·263) (p. 264-268)
c;> A6~a; x.a;' vuv (247)
>: l\'[,~'-n.u.wv 6 0,o~* (247-249) id. id. id.
:::! 'l're tropari (249 250)
S 'I{ &O'w.u.a;TO~ * ('250-251) (21
0 n,O''t'Suw (251)
0 rra;va;I',a; Ai0'7I'olVa; id. id. id.
Tp'O'<1.I"ov (252-253) .
Part. 'I'ropari <l>W'r\O'ov (253-254) Twv &op<1.'I'WV (354-255) E).i"t)O'ov n/-,.iX~ (263-264) Kup,a 'I'WV QUV<1.I'-EWV (268-270)
o it tropario del S. test.eggiato id. id, con i tropari seguenti
Kup" e).i"t)Gov (1'-') .0 il tropario del S. testeggiato
'0 EV 71'a;v'I'I x.a;'ptji
<P Kup" ').E'I)crOV (j')
~ A6~a; x.a.' vuv
:: ~:-nv :t'~[.I.'w't"eplXv id. id. id.
S E", ovoiu.rx:n ....
0 ·0 0ao; OlX.'t'H?T.CIO<.,.
0 Metanie
'I'i-isaghion
I ,",uF" D.i·/icrov ,W (271·272)
Part. I Orazione Aicr7l'o'l'a; i'hi (264) Orazione di S. Basilio (256) Orazioni (3) Orazion i (3)
Oraz ioue (4) 'Acr7l'l). ....
Q) KIl' o~~ n/-,,(v ...
'1're tropari (272)
::I A6~a; x.a;' v1)v ...
:::! [( UP" i).i"t)crov, I' id. id. id.
S E'p'~v"t) 71'<1.0". ,
0 ~ia1tQTo:. 1to)~1Ji)..!E. !
0 Perdono. I
[ Ectenes - A,' EUX_WV (275-278) I
Orazioni TQ(~ /-,.,cro1)O', (278·279) (I) Le pagine si riferiscono all' Ed. dell'Orologio Romano 1937. - (2) Si puo anche recitare giorno per giorno uno Bolo dei due brani segnuti COil *. - (3) Si puo recitare UDa delle due preghiere dei due giorni precedenti, 0 solamente le due orazioni solite dell'Apodipno min ore. - (4) Quest.e due oraz ioni con i tre tropari si possono recitare tutti i giorni.

83

APPENDICE SECONDA

Apolitikio da recitarsi nelle Ore e nella liturgia (1)

A) - NeZ Vespro

I. - Nella Domenica.

Bisogna distinguere i casi seguenti.

a) Domenica senza occorrenza: apolitikio del modo 0 tono (~XOq) COIl il suo teotokio preceduto da Lfo~a Iloxot ... "at yVY.

b) Domenica con festa del Signore: apolttikio di questa festa ripetuto tre volte (senza Lfo~a Ilasot},

c) Domenica con una festa della Madonna e con I' Apodosi ,della resta del Signore e della Madonna : apolitlkio della Domentca una volta, quello della festa due volte.

d) Domenica con un giorno profestivo (neosoe.tOY) e postfestlvo (t,/,ef)Boe.OY): apolitikio della Domenica una volta, quello della festa una volta.

e) Domenica con un giorno postfestivo 0 con I'Apodosi eli una f(~sta del Signore e della Madonna e con Ia commemorazlone di un Santo festeggiato detto eoe.aCofLSyoq (ehe abbia un dossastieo proprio alla fine del Kvels e"i"ea~a): apolitikio della Domenica, quello del Santo e quello della festa.

/) Domenica con la festa di un Santo festeggiato: apolitikio della Domeniea; Llo~a IIa.eL apolitikio del Santo; Kat YVY: Teotokio della Domeniea corrispondente al tono dell'apolttikto del Santo.

(1) Nella festa del Signore e della Madonna nonche nei giorni della Santa e Grande Settimana, i libri liturgiei (Mineo, Triodio, Penteeostario) indicano chiaramente gli apolitiki da recitarsi. Del res to Ie feste del Signore ehe cnpitano in una Domenica sostituiscono I'ufficiatura domenicale (&'"olov{}la &'yaa.a(HfLOq).

84

g) Domenica COll la festa di un santo mlnore : apolitikio della Domenica, teotokio co1'1'ispondente al modo dell'apolitikio (2).

II. - Nella festa del Signore e delln Madonna si canta tre volte l'apolitikio della festa.

III. - Nella festa di un Santo.

a) Se i'li celebra un Santo maggiore COil solenntta, una volta l'apolitikio del Santo, poi i1 teotokio anastastmo (elella Domenica) delle stesso modo (~xo.) clell'apolitikio.

b) Se till Santo minore ha un apolitikio proprio, si canta il suo

apolttikto con Il teotokio segnato nell'Orologhio (3). .

0) Se un Santo minore non ha un apolitikio O:'op1'io, SI diC~ qaello del Santo 0 della memoria del giorno della se~t~ana (~geh, Precursore, Croce ecc.) con il teotokio relative. Vedasi I'Orologhio (4).

IV. _ II Mineo indica altrest quando si deve dire I'apolrtikio profestivo e postfestivo di una festa del Signore 0 della Madonna (5).

V. - Nella Q:ual1esima, il Vespro (senza Ia Liturgia dei Presantiticati) termina in un modo parttcolare Indicate nel Triodio.

(2) Quando il medcsimo npolttikio (> ripetuto tre volte oggi e US? di non f'rapporre Ll6~a JIa'tel... ><ai vvv ... ; qnando .v'ha w: sol~ apo~ltikio si prepone Ll6~a JIa'tel... ><ai vvv... a~ teotok~o. _AltrlI~entl SI ~eetta Ll6~a Iloso! prima del secondo troparlo e "'w vvv ... prima dell ul-

timo.

(3) Ed. Rom. 1876, p. 241 sg,

(4) lb. p. 239-240. .

(5) Benche la denominaziolle e la dtvisione de~~a festa. del SIgnore (~eaalio'tt",ai 8oetal) e della Madonna (eeof1:fJ'toet",a,t) no~ .Sll1l10 sempre chiare ne costanti nella storia della liturgta, nell eSPOSI2ilOne. delle rubriche ora si distinguono sette festivita del Signore CEl~altaZilOne de.Ua Croce - 14 Sett.; Nativtta dl G. C. - 25 Dic.; S. Teofama - 6 GeU?alO; Pasqua, Ascensione, Pentecoste; Trasfigt:ruzione - 6. Agosto) _ e Cl!1.qU~ festivitil. di N. SS. (Incontro - 2 Febbraio ; Evangelismo - 20 Mar~o, Dormizione - 15 Agosto; N ativita - 8 Settembre; Ingresso nel tempio .21 Novembre). Queste sono le dodici massime feste ('til ~ro~e",a) del-

l'anno eccIesiastico bizantind. .

B) - Nell' O?"tI'O

I. - Dopo eeO. J(veto c.

Per Ia scelta degli apolitiki bisogna elistinguere i casi seguenti: 1) Nella Domenicu.

a) Domsnica senza concorrenze (cioe can Ia sola festa di nn santo minore): apolttikto della Dornenica una volta e teotokio.

b) Domenica con la eoncorrenza di una festa della Madonna e dell'Apodosi di una testa del Signore e della Madonna: apolit.lklo della Domenica una volta, apolitikio elella festa ricorrente due volts, a) Domenica con un gtorno prof'estivo (neoe6enov) e postfesttvo ((u{Hoe'tol'J: npolttikio della Domenica due volte, apolitikio della festa una volta.

d) Domenica con un giorno postfestivo e COD un Santo festeggtnto-: apolitikio elella Domenica, apolltlkio elel Santo e quello della festa.

0) Dornentea con un Santo festeggiato soltanto: apolttikio della domenica e del Santo; teotokio elella Domeniea (avaataat/-,ov) del tone clell'apolitikio del Santo.

2) Durante la settimana.

Nelle feste di Santi maggiori e minori I'apolitikio si canta come al Vespro cou questa differenza che l'apolitikio di un Santo insigne e cantato due volte. Nelle ricorrenze di feste, sono indicati gli apolitiki nel Mineo. II teotakio delle feste minorl e indicato n~lll'Orologhio, come sopra, appendice II, p. 83-84.

3) Durante la Qual'esima si canta l'apolitikio del solo Santo festeggiato COil solennlta. Per glt altrl giorni sono indicati nell'Orologhio gli "Y/-,I'Ot 'teta~t",ol.

II. - Ana fine dell'Ortro.· 1) Nella.Domeniea.

Eccettuate Ie feste del Signore (apolitikio della festal, si canta sempre I'apolttikio ~~/-,8eOV aw'tfJela ad eceeztoue della Domenica delle Palme e di S. Tommaso.

SR

ehe volta Ia festa celebrata ha un contakio parttcolare indicate dal 'I'Ipico 0 dal Mineo.

D) - N ei f)'iol'ni non teetioi

II Innedi: si canta il contakio degli Angeli. n martedt quello di K Giovanni Battista. II mercoledt e venerdi quello elella Croce, n giovedt quello c1egli Apostoll,

II sabato quello di tutti i Hallti (' Q. ana(2ua<; 'Cii<; rpv(5ew<;). Questi contaki si trovano nellOrologhio 'AXoAov-&ta 'CWY 7:VnLXWy.

. Tropari del Mesonictico - delle Ore minori - dell'Apodipno

I. Mesonioiico

Nelle domeniche si recita I"Ynauol1 del tono della domenica (si trova tra gli 'AnoAv7:lula 'AI'aC57:6.(5tp.a dell'Orologbio).

Se capitano di domenica una festa del Signore 0 della Madonna o di un Santo tastcggtato OPIJI.ll'e un glorno profestivo 0 postrestivo. si dice l'apolitikio corrispondente.

Nei giorni della setttmana, si recitano i tropari nss-gnatt nel mesonictico, almeno che stano celebrati un Santo maggiore 0 un glorno profesttvo 0 postfestivo. In questi casi si dice l'apolitikio corrtspondente invece c1ei tropart 'Ii5ov 0 I'vflrpWt; e il contakto oorrispoudente in cece (lei tropari 1I1J1'17(5{)rj7:1 KV(2u.

u. Ore minori

Blsogua distinguere le colucidenze seguenti :

1) Se e Domeniea 0 festa del Signore, della Madonna 0 di un Santo:

a) Dopo il tripsalmo (6), si dice il tropario della domenica 0

(6) Da no tarsi ehe il tripsalmo termina in questo modo: Ll6~a ... ual 'PVy. Poi si ripete tre volte: 'A,urjAOVra. Ll6~a (501 0 (geot;.

89

della festa 0 del Santo, preceduto da Llo~a IJa'C(2t e il teotokio dell' ora indicato nell'Orologhio preceduto da Kat yVY.

b) Dopo il secondo Trisaghio, doe dopo aOn (50V S(57:W, nella Domenica si dice 1" Ynauo'lj del tono; nelle feste il contakio della festa,

anehe nei gtorni profestivi e postrcstivt. Se un Santo non ha contakio proprio, si recitano i tropart Indicati nell'Orologlito.

2) Se si celebra un santo minore, si recitano i versetti e i tropari indicati uell'Orolognto. Lo stesso, quando si canta l' Alleluia dopo 'l'esapsalmo dell'ortro, eioe durante la grande Quaresima e nei 111ercoledi e venercU della Quaresima.

3) Se vi so no due Santi celebrati 10 stesso giorno e se ognuno ha i tropari propri (7), in un' ora minore si recitano i tropari del primo Santo (apolitikio e contakio) e 'nell'altra quelli del secondo Sunto, oppure I'apolitiklo di un Santo e il contakto dell'altro nella stessa ora.

4) Vige la stessa llberta eli scegliere tale 0 tale tropario e di variarlo nelle diverse ore,' quando oecorrono insieme 0 separatamente una Domenica, un .giorno proresttvo e posttestivo, e la festa di un Santo maggiore.

Naturalmente si deve avere riguurdo all'tmportanza della festa. L'vnaxol7 della Domenica, volendolo, sostituisce il contakio di una f€csta.

III. Apodipno

II sabato sera si dice l'vnax017 della Domenica. Gli altri giorni il contaklo profestivo 0 postfestivo. 0 il contakio del Santo, se c'e, altrimenti i tropa ri indieati dall'Orologhio nel mesonictico.

Durante Ia Grande Quare"ima vedere p, 18.

(7) Nel caso cbe due Santi coincidano con una Domcnica si fa memoria soltauto del prtmo Santo, perche l'acolutia, ossia il canone, del secondo Santo e riportata all'apodlpno del sabato (dopo ~ A~IOY SOUY) o seeondo un altra consuetudine, dopo il Nvl' 'AnOAvett; del Vesuro, almeno che vi sia Agripniu (vigilia notturna). In questo ultimo caso, il canone del Santo e cantata nel Vespro della Domeniea.

INDICE

Prefazione

Pag.

P illITE PRIMA

Riti e tJarticolarU((' l'iturgiche della Santa e Grande Quare8inUJ, e della Santa e Grasule Settimana.

SEZIONE PRIMA

Santa e G1'ande Qnal'esima

Sabato prima della Domenica di Carnevale

Osservazioni generali sull'ufflciatura della Grande Quaresima

i'espro:

A) Vespro della Domenica della 'l'irofagia e delle cinque Domeniche seguenti

B) Vespro nella settimana

C) Vespro con la Liturgia dei Presantificati 1. Preparazione e Consacrazione clei Pani II. Liturgia dei Pani Presantificati Apodipno :

A) Il grande Apodipno

B) Apodipno minore Ortro durante Ia Settimana Ore minori

Sabato prima della Domenica dell'Ort.odossia Prima Domenica, ossia Domenica dell'Ortodossla

Terza Domenica, ossia Domenica dell'adorazione della S.

Croce:

Particolartta dell'Ortro

11 Grande Canone 0 Can one eli S. Andrea eli Creta L'Inno Acatisto durante Ia Grande Quaresima

Pag. 7

» 8

» S

» 9 » 10 » 10 » 11

» ID » 20 » 21 » 23 » 23 » 23

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24 2d 28

92

TiInno Acatisto unito con I'Apodtpno minore:

A) Nei venerdi: delle prime quattro settimane

B) II quinto venerdi: di Quaresima Domenica delle Palme:

Beneelizione e distribuzione delle pnlme

SFJZIONF. SeooNDA

Cerinionu» deita Sawta e Orasule Settim[lna

L Acolutie dei prtmi tre santi e grandi giorni:

1) Acolutia della Bposo (rov Nourptov} ossia dell'Drtro

2) Ore minori - Vespro e Liturgia dei Presantiftcatt

3) Apndipno

II. Acolutie del Santo e Grande Giovedi:

1) Ortro

2) Ore minori e Vespro

3) Lavanda dell'altare e dei piedi

Ill. Acolutie del Santo e Grande Venerdi::

1) Ortro del (,Cenerdi: ,Santo ossia Aoolutia della S.

Passions eli G. C.

2) Le Grandi Ore

3) Yespro del Santo e Grande VenereU, della Deposizione della Croce

1Y. Acolutia del Santo e Grande Sabato:

1) Ortro del Santo e Grande Sabato, della funebro Lamentazione .

2) Vesnro seguito dalla Litureia di S. Basilio, ossia Vespro della Risurrezione

Osservazloni e consic1erazioni generali sopra i riti precedenti

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ossta Acolutia
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ossia Acolutia
» PARTE SECONDA

Riti e Oerimonie del Pontecostnrio ; Pasqua - Asoensione - Penieooste

1. Domenica eli Pasqua;

If AcoIu.tia della Panni chis

2) ,.Annunzio della Risurrezione e Ortro

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3) Liturgia eli Pasqua"

4) Vespro solenne eli Pasqua

Rubriche speciali per il tempo eli Pasqua sino all'apodosi di essa :

1. Durante la Setiimana della Rinuovazione

'II. Dal Vespro della Domenica di S. Tommaso fino all'apodosi di Pasqua .

III:. Apodosi el~lla festa di Pasqua .

Acolutia dei clefunti:

1. Durante In Settimana della Rtnnovazione e il giorno dell' Apodosi

II. Durante i giorni meteorti eli Pasqua II. Aseensione e Apodosi .

Sabato dei Defunti nella Vigilia eli Pentecoste Ill. Pentecoste

Secondo Vespro della Pentecoste con Ie preghiere della

goniclisia

Apodosi della testa eli Pentecoste

APPENDIOI

Appencl1ce T.: Modo di recitare privatamente il grande Apodipno

Appentlice II.: Apolitikio da recitarsi nelle Ore e nella Liturgta :

A) Nel Vespro BJ Nell'Ortro

Contakio e leo dopo la 6" Ode del Canone Apolitikio e Contakio nella Liturgia

Tropart del Mesonictico - delle Ore Minort - dell' Apodipno

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83 8[} 86 87 S8

IMPRIMATUR:

Can.cus Doct, los. PREITO Vic. Gen.

Patavti, die 16 Oct. 1943

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