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Mariangela Guatteri, Via Castellana, 52 – 42020 Albinea (Loc.

Montericco ) RE
cell. 348.7428562
eMail m.guatteri@realname.it

Mariangela Guàtteri
Quinta di cave e risorti
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uno stato delle cose. come la terra. un prendere atto. una guerra.
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Atto I

S c en e : I l g i ar d i n o, L a s e rr a , La fo ss a d el c a ne
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I l g i a r di n o

petali di carne del cuore


un esercito in giardino
nell'incanto del sonno ibernato
un piede di terra smuove un sasso
una benda grassa tiene un taglio
l'erba ammucchia letti
per le gambe recise
vuote di cammino
di casa

mine metallo placche tonde


inganna sorte fanno fronte
casse di assi crollate
farfalle di luci
benzina solo per carri.
i fiori si fanno dormire
giorni su giorni
restino ciechi
in messa a dimora
la cripta difesa dei bulbi

l'ascia di guerra scava


è pietra fluitata di fiume
se ne fanno calchi
tanto per esser sicuri
se ne fanno copie
e di varia materia.
poi disabitati corpi
disfatti e risorti in paesaggi atroci
da radici ancora vive
irrompono appuntiti:
disintegrate razze

è troppo caro il sangue:


rimbocca le pelli
termina gli occhi
per sempre alle insegne
(non parla e non piange
e non muove il calanco
rimette peccati
frana la costa
corrode il fianco)
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L a s e rr a

L’assiolo scansiona la notte


(viene a morte il tempo)
circoscrive col suono
(emissione di un unico tono che in regola pulsa
e fa la materia)
la dimensione del suo orientamento
è lui che fa il tempo
indica stati: natura presente
a ridosso di casa
mai desistita
in spalanco di porte

la casa cresce figli minori


perché muti
pieni di foglie di spine
e polline ovunque
sempre accuditi
esigenti la luce
con l'acqua che viene dal pozzo
interno cuore (un rinnovabile pasto)
quando è assediato si asciuga
intermittente pulsa
dentro il torace di un cane
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L a f o ss a d el c a ne

il cane si scava la fossa


(la tomba di un vivo d'inverno)
batte più lento il respiro sui denti
nasconde il fiato
confabula coi vermi
perennemente in scasso
(silenzioso teorema)
(perfetto nell'ecosistema)

e in alto le ossa sui rami


forche sgravate di carne e giudizi
vuote le corde
mute le ossa
archi di calcio a riposo
a sbiancare
a vegliare la fossa del cane
la steppa di pelo che sverna i suoi arti
organi interni mucose paure

vizio incalcolato la paura


se non si è cane
se davanti ai gialli
di tristi ambulatori
sono abbandonati stati
intestini coscienze.
il cane sta in buca
fuori decàde il cielo
humus sopra fa crepe
e farmaco in gocce sui covi

è un pianto a due dimensioni


è fame
si allunga la bocca e le mani
spiluccano il cane e a strappi
anche i bulbi più sotto
sotto la buca in sintesi estrema
si dice attentato si mangiano i vivi
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Atto II

S c en e : I l fr on t e , L a q u in t a d i c a v e , I l s a ce llo
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I l f r on t e

sfondata la casa
la grata del confessionale
ficcate le dita negli occhi
negato il respiro
il suo suono
la replica e il sonno
arrivano in tanti
coi ferri un clangore
da bestie in catene

scalate le antenne
le forche a rastrello
e paraboliche croste
in piatte terrazze
di facce espugnate
si impiccano stracci
a vista orizzonte reciso
una conca di cielo
un derma irritato di luce
e brani di codice a stormi
migranti per vie sconosciute

solo un singhiozzo sfollato


e ancora più fame
(intermittente contrarsi)
(vuoto di spasmo)
non c'è vocazione di sazietà
neppure di meditazione
ma cose tenute tra i denti
incommestibili ingombri confitti
significati spariti
in cumuli stipati in chiassi
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L a q u in t a d i c a v e

viene la notte
coi suoi circuiti chiusi
le sbarre ai suoi confini
un popolo in tumulto
sui gradini di un'arena.
vengono i gladiatori su dai buchi
eccitati i neuroni del sistema
e viene più notte
e il buio soffoca gli occhi
la bocca non fa la sua funzione

vengono come masse di ragni


le ossessioni
un delirio inchioda la fronte a un palo
e si nutre e fa sangue nero
viene la notte senza orizzonti
neanche versi di uccelli
e spigoli di luce
neanche il ritmo di un cuore
né bordi né grappe per mani

nella quinta di cave


panorama coartato
mucchi d'insonni
a gesti dirotti insistenti
preposizioni in
non articolati movimenti giocano
prossimi alla morte
puntando alla testa di un altro
(prossimo colore sfacciato esploso)
l'inadeguato alla vita del fronte

in questo giocare
come tra semplici carte
shoot me
cadendo sul tavolo verde
si pronuncia un colore
sia l'uno o l'altro
è un adagio senza sfumature.
benvenuta la scelta binaria
che mostra gli argini di sepoltura
il gioco è scavare labirinti
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nella tragedia con grazia di vita


l'assiduo riciclo di scene in sequenza
realizza puntuale numeri enormi
a corpo uno scialo e alcune catarsi
retablos pagani gesti e sembianze
atti
di dolore a brani

inginocchiàti al preludio del sogno


(termine ingiusto per blando eroismo)
di fare il percorso finale col nome
(luogo di pura scandita afflizione)
tra rulli di titoli bianchi
(e nera la quinta) di coda
in ossario
a misura di passi
reliquie nel vetro di schermo a colore
rettificando preghiere: i salmi cantati
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I l s a ce l l o

scerbato il quadrato
sotto restano cave
la scena un procinto
un confine tracciato
per l'ultimo rito
in processo di tempo
abbreviato.

sia mantra
parole in catene
un suono procheilo
tra carni di bocca
orientate alla morte

sia fatta fuori


smembrata in quadrati
di grata. crociate.
essiccata pellecchia di scarto
(un ripieno per gote già smunte)
è una sentenza per la parola:
non ha aspettazione
non ha nutrimento
si stuta
si arresta

adiacente
come ci si sente nella norma
lo sguardo sfigurato
arreso alle cose
nel margine degli occhi viene meno
e sviene il senso.
il corpo diverge nell'infarto
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Atto III

S c en e : L ’ or t o , I r i so r t i
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L ' or t o

in tavola arsa
di camera obliqua
in requiem
eraso
[una pelle estirpata dal verbo
(sostanza di polpa di trina
Divinità disturbata che canta)]
è un resto
parola azzittita in un frigo
come di cella obitoria
un digiuno
un tacere
è nutrimento azzerato

lunghe le attese di piccole carni


ritratte in un vano
(oratorio silente)
(un ambulatorio al confine)
nell’ultra terreno di argilla
cercano traccia del soffio divino

è un orto sospeso
tra un cielo sbiancato
vertigine sotto
e ancora non getta radice
il vuoto:
la pancia di semi
ficcati in composti:
bestemmie immondizie mistioni di scarti
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I r i so r t i

la terra s'infossa
raspa chi sta seppellito:
il cane coi vermi
(ognuno mai conosciuta parola)
(ognuno a suo modo in preghiera)
lo spazio contratto sul corpo
solo lo stato della coscienza si sposta
fa il tempo
(forse fa pioggia)
nel buco che è nero
resiste poi
si concentra

la terra s'infossa
tra sé sta in rivolta
rifiuta l'assetto di tomba
il campo di guerra
studiato a misura di ossa

la terra s'infossa
poi piove
si mette tranquilla
diviene camera calda
con l'acqua che piomba
fa solcatura
traccia la scia dei risorti
la riva

è camera calda
non è caverna di pasti
e di morti.
non sono interrati i morti:
sono nel cuore
nelle immagini in scatole di legno
visitano a volte in sogno:

aprono a forza la bocca


in fissità di sembianza
non si trasmette il suono
(e sono senza moto)
non fanno condono.
solo al risveglio
è remissione di febbre
un andare di corpo
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si scarna il frantume
(diluvia)
uno sfrigo di baco sfoggia le ali.
lo scasso dei vermi
dà precipizio al prenome

un nodo di prima creazione


prima del tempo contato
(contratto in un filo di buio)
una calca dentro un pertuso
matura
la pancia del seme.
è una scommessa giocata
dio non conosce la propria esistenza dio
non si scanta da
lunga fiata cantava
in disturbo una nenia

un butto di ali
in tempo reale
(un germe di suono che sfocia).
si apre una bocca
di luce conflitto
un vasto di ambigui
un letto è un miraggio
la carne un’assenza
la posta versata
(se dio si nasconde
o risorge
non fa differenza)
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tornarono a riva
come farfalle morte.
la riva era la casa
con un fiore appena aperto
(e pareva andata la pianta).
chiesero della carne:
quella ch'era loro appartenuta.
la trovarono composta sul divano
(largo come un letto e mezzo)
respirava appena.
fu nuovamente viva
(in una luce quasi sparita)
con loro ricomposte e asciugate
sollevò il mento
piombato sullo sterno
liberò gli occhi.
ne fece arcate.