Sei sulla pagina 1di 2

TEORIE SU COMPORTAMENTI DEVIANTI NEI CARCERATI

Deprivation Perspective – I bisogni basilari, non soddisfacibili nello stato di incarcerazione,


possono portare a comportamenti devianti, modulati sulla base di svariati fattori che possono
rendere la detenzione più o meno rigida per ogni detenuto:
• affollamento delle carceri
• quantità di guardie di sicurezza
• appartenenza a gang/sottogruppi nel contesto carcerario
• lunghezza della pena
• stato di custodia
• tipo di edificio

Le prigioni improntate più sul concetto di reclusione che su quello di recupero e trattamento portano
a maggiore stress e quindi a maggiore frequenza di comportamenti devianti.
Il tipo di edificio può facilitare o rendere più difficoltoso l'adattamento alla vita della prigione;
• L'architettura a telephone pole porta a maggiore stress per la monotonia della sua struttura,
la mancanza di spazi all'aperto, confini stretti. Inoltre la maggiore privacy di questa struttura
la rende meno controllabile e rende più facile per i detenuti mettere in pratica certi
comportamenti.
• Il campus-style unit prevede meno privacy per i detenuti e questo può portare a maggiori
infrazioni delle regole.

Importation Perspective – Secondo quest'ottica le condotte devianti derivano da un bagaglio


culturale, esperienziale e di comportamenti tipici che l'individuo porta con sé e che quindi si sono
sviluppati prima della sua incarcerazione. In questo caso i fattori salienti risultano essere:
• età
• razza
• genere
• classe sociale
• livello di istruzione
• storia criminale
• rete sociale/supporto sociale all'esterno
• abitudini e credenze personali

Situational Perspective – Questa teoria vede comportamenti devianti come determinati da fattori
contestuali di hic et nunc basati su circostanze temporali, architetturali e sociologiche. In base a
questa teoria bisognerebbe analizzare ogni singola occasione di comportamento disfunzionale per
capire quale particolare atmosfera era presente in quel dato momento per innescarla.
L'architettura del carcere, l'organizzazione e il sistema sociale tra carcerati e guardie carcerarie
influenza il modo in cui ogni soggetto percepisce la sua situazione e quindi ne condiziona la
sensazione di sicurezza, di necessità di competizione e di conseguenza influenza la frequenza di
comportamenti più o meno violenti.

Per quanto riguarda i comportamenti situazionali si può notare l'incidenza di:


• affollamento delle carceri
• caratteristiche dello staff carcerario
• posizione geografica
• clima
• possibilità di mobilità personale
• quando/dove/con chi la situazione si sviluppa
In questo caso l'architettura delle carceri entra in gioco nel favorire o meno il crearsi di talune situazioni; nelle strutture
meno rigide come quelle in stile campus ci sono più occasioni di incontri tra carcerati, il che può determinare una
maggiore probabilità che certi pattern di comportamenti possano essere innescati.

Nonostante queste teorie siano presentate in modo schematico e separato, i loro confini non vanno intesi così
categoricamente e nessuna può essere ritenuta più esplicativa delle altre. Tutte quante si intersecano tra loro
influenzandosi a vicenda.
Prove di questa mutuale influenza sono riscontrabili nello studio di Morris e Worrall (2010), nel
quale tutte e tre queste teorie sono risultate valide nello spiegare comportamenti devianti, con
particolare attenzione per quella della deprivazione.

Limiti
Alcuni limiti di questo studio sono però derivanti dal fatto che il campione è basato su record
ufficiali di episodi devianti: ne consegue che non si è tenuto conto della soggettività dei rapporti
delle varie guardie e soprattutto ne restano esclusi tutti quegli episodi che non sono stati riportati
ufficialmente.
In secondo luogo questo studio ha preso in considerazione due carceri maschili del Texas, uno per
ogni stile architettonico, e quindi il risultato non è generalizzabile per altri stati.
Inoltre, le strutture architettoniche sono state differenziate in base ad uno studio piuttosto
superficiale ricavato da fotografie aeree delle due carceri, manca quindi un esame più approfondito
della struttura interna che potrebbe risultare altrettanto significativa.