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Grazzano_storico

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CENNO STORICO SU GRAZZANO BADOGLIO

ALESSANDRO ALLEMANO

IL TOPONIMO La tipica desinenza in “–ano” riporta al prediale romano (fundus) Gratianus, (praedium) Gratianum, derivante a sua volta dal personale Gratius. Così concordano le opinioni degli studiosi,1 lasciando peraltro aperta la possibilità che il toponimo derivi direttamente dal personale Gratianus, attestato in area lombarda. Analoghe derivazioni accomunano Grazzano Badoglio con altre località, quali Grazzano Visconti (frazione di Vigolzone, PC), Grazzano (frazione di Ossago, MI), un altro Grazzano frazione di Brusasco, TO), Grazzanello (frazione di Mairago, MI), Gressan (Aosta), Grazzanise (Caserta), probabilmente Grassano (Matera), il borgo Grazzano presso Udine e quello pure detto Grazzano, un tempo compreso nella cerchia muraria di Carrara. Anche il nome della città francese di Grenoble avrebbe analogie con il toponimo monferrino, derivando dall’antica Gratianopolis, città dedicata all’imperatore Graziano. LE ORIGINI ROMANE Sulla figura del leggendario Gratius che avrebbe dato il nome al paese nulla, come è ovvio, si può sapere. Possiamo soltanto ipotizzare, senza allontanarci troppo dal vero, che egli fosse un legionario romano, parte di quelle compagini militari che penetrarono per prime in queste terre monferrine al seguito del console Marco Fulvio Flacco, tra il 125 e il 123 a.C. Dopo la sconfitta delle locali popolazioni celtiche a opera di Caio Mario (battaglia dei Campi Raudii, anno 101), nel 49 a.C. venne promulgata la lex Roscia che estendeva i diritti della cittadinanza romana alle popolazioni transpadane appena sottomesse. Da questo momento in poi le popolazioni locali, grazie ai mezzi finanziari messi a disposizione dall’impero romano, costruirono villae, pagi, vici, borghi, collegati tra loro da efficienti vie di comunicazione. Il legionario Gratius fu probabilmente tra quei legionari che l’imperatore, prima di giubilarli, aveva ricompensato concedendo loro una gratifica nelle terre appena romanizzate: la proprietà di un appezzamento di terra, un fundus, che appunto avrebbe preso da lui il nome di Gratianus, il podere di Gratius, origine del centro demico di Grazzano.2 A conferma delle radici romane del luogo e della sua colonizzazione in epoca imperiale vi è, conservata nella vecchia casa parrocchiale, una bella stele funeraria che, secondo una tradizione non avvalorata, sarebbe stata ritrovata in un terreno presso la cascina Orto di Gueiso, nella vallata tra Grazzano e Santa Maria. La lapide è stata studiata fin dal XVI secolo e pubblicata in varie lezioni.3 Il Sangiorgio la dice proveniente dalla tomba di Aleramo, mentre le fonti successive la dicono infissa «nel muro esterno di facciata della chiesa parrocchiale a destra di chi entra».4 Datata al II secolo d.C., riporta le disposizioni testamentarie del profumiere (seplasiarius) Titus Vettius Hermes, liberto di Tito, il quale legava il reddito di certi suoi horti posseduti in territorio dell’antica Grazzano allo spargimento di petali di rosa – ogni anno e per sempre – sulla sua tomba nel giorno del compleanno. L’epigrafe è spesso citata come esempio di significativa clausola di diritto privato romano. LE INVASIONI BARBARICHE

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D. OLIVIERI, Dizionario di toponomastica piemontese, Brescia, Paideia, 1965, p. 181; id., Dizionario di toponomastica lombarda, Milano, Lampi di stampa, 2001, p. 280; E. PAPA, ad vocem Grazzano Badoglio in Dizionario di toponomastica, Torino, UTET, 1985, p. 316; O. MUSSO, La sfinge di Mesomede alla luce di un mosaico del Monferrato, in «Zeitschrift für Papirologie und Epigraphik», Band 120 (1998), pp. 35-38. Cfr. A. DI RICALDONE, Monferrato tra Po e Tanaro, Asti-Cavallermaggiore, Gribaudo-Se.Di.Co., 1998, vol. I, p. 667 e ss. Il Mommsen la inserì in CIL, V, 7454. Le due descrizioni non sarebbero in contraddizione: fino al XVI secolo la tomba di Aleramo era dislocata all’esterno della chiesa, nel peristylium che si ritiene antistante l’edificio. Solo nel 1581 le ossa vennero ricomposte in una cappella della restaurata chiesa abbaziale.

Franchi. alla Madonna. con la moglie e i due figli Oddone e Anselmo. in parte appartenenti alla leggenda e in parte alla storia. che in quel X secolo si sarebbero spinti fino a Ottiglio. già nel 933 riceveva un donativo dai re Ugo e Lotario. Con atto rogato 23 marzo 967. Deputazione subalpina di Storia patria. Gueiso. Nasce così la tipica conformazione del centro storico di Grazzano. . pp. Curarono il disboscamento delle colline ormai ridotte a fitte foreste. 1-3. Due insediamenti ormai scomparsi avevano chiara denominazione germanica: Assalengo presso la Cascina San Pietro e Guango presso la chiesa di San Martino. Come da memorie antiche. dovevano essere offerte due candele. probabilmente sotto al porticato antistante l’antica chiesa. R. tra le opere più serie. Creato marchese per intercessione della sua futura sposa Gerberga. procurando in ogni modo di promuovere razionalmente quell’agricoltura sconvolta dalle invasioni barbariche. ALLEMANO. poi accresciuto nel 935. Famergato. Aleramo fondando l’abbazia di Grazzano cercava di espandere la sua influenza politica verso occidente oltre che verso il sud del Piemonte.6 Sta di fatto che questo nobile. Vezzolano. Crea e Pontestura. Il monastero. Longobardi.5 testimoniano del passaggio in zona di queste popolazioni guerriere. tre curtes e dieci massaricia sparsi per buona parte del Monferrato casalese. Le edizioni degli atti di donazione sono quelle ormai classiche di Benvenuto Sangiorgio. Accademia dei Lincei. e. franco di nascita ma di ascendenze sassoni. sceso in Italia verso l’888 in aiuto di Guido da Spoleto in lotta contro Berengario I. con località quali Braida. Cfr. I FASTI DELL’ABBAZIA DI GRAZZANO 5 6 7 Cfr. 2007. figlio di quel marchese Guglielmo.Con la decadenza dell’impero romano. Quarino. Torino. più tardi Ungari e infine Saraceni devastarono le campagne colonizzate nel periodo imperiale. Santa Maria di Moncalvo. Inoltre veniva a formarsi un avamposto contro le temute scorrerie dei pirati Saraceni. riprese per gran parte anche dal Durando nel suo Cartario dei monasteri di Grazzano. per notizie più agili e divulgative.com> alla sezione “Pagine monferrine”. due articoli pubblicati sul sito <www. poi abbazia. ALLEMANO. Molto si è discusso sulla figura e le gesta di Aleramo. furono formidabili fautori della rinascita dell’agricoltura dopo la parentesi basso-medievale. reintrodussero la coltura della vite e del frumento. meno interessate alla salvaguardia delle coltivazioni agricole che al mestiere delle armi. Grazzano e Grana. Visigoti. Aleramo tra storia e leggenda. «Notizie dagli scavi». A. Gli Aleramici. era sottratto alla giurisdizione del vescovo di Vercelli e sottoposto a quella della chiesa torinese: l’abate veniva eletto dai monaci e consacrato dal vescovo di Torino e ogni anno. donava ufficialmente al monastero che – recita l’atto – «ante hos dies aedificavimus in propriis rebus nostris in loco et fundo Grazani infra castrum ipsius loci». ALERAMO FONDA L’ABBAZIA La fortuna e la fama della Grazzano medievale iniziano con la donazione fatta dal marchese Aleramo (anno 961) di cospicui beni all’abbazia da lui stesso fondata pochi anni prima sulla sommità della collina ove presumibilmente si trovava l’antico castrum. Godio. MERLONE. nel giorno di San Giovanni patrono di quella città.. 1908. 1899 e A. nell’agosto 961. la canalizzazione delle acque. 1995. Circolo Bersano. figlia di Berengario II.7 A parte le finalità spirituali dell’atto (suffragio e memoria del defunto figlio Guglielmo). Guarnero. raccolto nel ricetto attorno al suo castrum. Indubbia era anche la funzione socio-economica del nuovo cenobio aleramico: i monaci di san Benedetto. Aleramo veniva investito dall’imperatore Ottone I di un vasto territorio di 16 curtes situate tra i fiumi Tanaro e Orba e fino al Mar Ligure e decedeva poco dopo (comunque prima del 991) e secondo la tradizione veniva sepolto nell’abbazia di Grazzano. affidato alle cure dei Benedettini e intitolato al Santo Salvatore. tra i territori di Santa Maria. Guaito. con una serie di porte che si potevano chiudere in caso di pericolo. anche la zona monferrina fu teatro di scorribande da parte di popolazioni barbariche scese da settentrione e da oriente: Goti. Dei cosiddetti “secoli bui” resta traccia anche nella toponomastica grazzanese.monferrini. costringendo i loro abitanti ad abbandonare le case di fondovalle per cercare rifugio in località più elevate e sicure. 1998. Rinvenimenti di tombe barbariche in un campo dell’avvocato Minoglio in località Santo Stefano. come è noto. Pinerolo. a san Pietro e a santa Cristina.

A zonzo per il Circondario di Casale Monferrato. Nel 1321 certi Olinus e Vuaralda rappresentarono Grazzano a un parlamento convocato a Chivasso in cui si stabilì il contributo che le comunità monferrine avrebbero dovuto fornire al marchese: l’impegno di Grazzano sarebbe stato di un soldato. da distribuirsi in favore dei poveri e degli infermi. La situazione non mutò quando agli Aleramici succedettero i Paleologi: donazioni e privilegi furono accordati da Giovanni II (1351). All’inizio del XVI secolo però i Benedettini. Frequenti erano pure i contrasti politici con altri signori delle zone circostanti: nello stesso 1245 l’abate Guglielmo entrava in questione con il rettore della chiesa di San Giulio di Altavilla e con i signori Chiavandani e della Porta. Imarisio. nominato dai Gonzaga prima e dai Savoia poi.Nell’agosto 1017 il monastero venne arricchito da una donazione del marchese Anselmo. portato in Monferrato forse dagli Aleramici. detto Bogerius della Sala. stessa carica ricopriva a metà del secolo XIV Guglielmo Bava de Grazzano. NICCOLINI. in particolare dimostrandosi contrari all’istituto dell’abate commendatario: così facendo venivano a godere dei privilegi concessi dal papa Eugenio IV. mentre un certo grazzanese Giovanni Francesco de Regibus risultò essere podestà di Casale nell’anno 1533. a partire dai primi anni del XVI secolo. che venne affidata a un abate commendatario perpetuo. come in altri luoghi. p. Il potere dell’abate di Grazzano incominciò a crescere. Nei primi convocati di Consiglio conservati presso l’Archivio storico comunale e risalenti al 1591 si leggono i nomi delle famiglie più cospicue del paese. mentre nell’ottobre 1027 il conte Guglielmo con la moglie Aychisa gli cedeva un mulino ad acqua e altri beni e redditi. nipote del fondatore. almeno nei casi di delitti non troppo gravi. cui erano affidate le varie cariche: Pivano. con cui l’Ordine benedettino cercava di tornare a un rigore spirituale più consono alla regola del fondatore. 1877. Costui. ma è l’abate che mantiene l’assoluta preminenza: nel 1305 l’abate Bartolomeo intervenne al parlamento dei feudatari monferrini convocato da Manfredo di Saluzzo e quattro anni più tardi ebbe un ruolo fondamentale nei negoziati tra il marchese di Saluzzo e Teodoro di Monferrato. Nel 1251 un Vuilielmus de Grazano compare come testimone di un atto di donazione al monastero di San Bartolomeo di Azzano. 280. e ciò. In quest’epoca l’abbazia risultava intitolata ai santi Salvatore. non risiedeva in paese. LA COMUNITÀ CIVILE Non vi sono notizie certe sulla nascita della comunità di Grazzano. certamente influenzata dalla presenza dell’abbazia che fu il primo nucleo di potere civile. era esponente di famiglie particolarmente fedeli verso la Casa regnante. i Della Sala. Inoltre si dava facoltà all’abate di amministrare la giustizia. detta anche “di Santa Giustina”. Nel 1408 i Benedettini di Grazzano aderivano alla riforma cassinese. . dove era rappresentato per la parte spirituale da un suo vicario abbaziale e per la giurisdizione civile da un vicarius o giusdicente. In seguito a una parziale devoluzione del potere civile da parte dell’abbazia si è formata la comunità civile intesa in senso moderno. tanto che nel 1245 Papa Innocenzo IV conferiva all’abate il compito di ridurre all’obbedienza l’abate di San Genuario eletto vescovo di Torino. e incassava volentieri le ricche prebende abbaziali. notaio imperiale e cancelliere del marchese Teodoro. fino ad assumere i caratteri di vera e propria signoria feudale: l’abate pro tempore difatti aveva titolo di “signore di Grazzano” ed era dotato di grande prestigio. presumibilmente.8 lasciarono l’abbazia. «forse pel disordine che. Loescher. soprattutto quello dell’indipendenza da ogni giurisdizione vescovile e la soggezione immediata alla Santa Sede. tanto da dover ricorrere al giudizio di Corrado arciprete di Grana. Al monastero grazzanese non mancò però mai il favore dei marchesi di Monferrato e dei loro protettori: nel 1246 il legato imperiale Enzo ne confermò tutti i privilegi. de Verasi. In un atto del 1419 veniva menzionata esplicitamente la comunità di Grazzano come prevalentemente agricola. Vasallo. Bonifacio (1488) e Anna d’Alençon (1537). pur dominava fra i Monaci di Grazzano». Il marchese Guglielmo e la moglie Giulita (4 maggio 1156) concedevano ai monaci l’intero affitto delle cantine del castello di Lu e la decima parte dei proventi del porto fluviale di Felizzano. capostipite di una potente e prolifica famiglia. 8 G. Vittore e Corona. Grande lustro al paese fu dato da Raimondello Bava. questi ultimi destinati a diventare i patroni di Grazzano e il cui culto pare provenire dall’Oriente.

cioè dei capifamiglia. G. 70. MDLXXXXI Idibus Octobris». due consoli. rappresentanti del potere popolare. Così avveniva nel 1578 per un grave incendio alla cascina delle Peschiere. Asti.9 così avveniva pure nel 1623. molte sepolture furono fatte presso la chiesa campestre di San Martino. che aveva come suo luogotenente (Hieronimo della Porta). 9 10 11 12 13 14 Cfr. com’era d’abitudine. Cuius ossa Stephanus Rolla Commendatarius perpetuus Abbatiae Sanctorum Salvatoris. 1771. UN TRAVAGLIATO SEICENTO Per venire incontro alla necessità dell’accresciuta popolazione. 2. Il segretario e notaio era Giovanni Domenico Maraviglia. L’autorità costituita era rappresentata da un vicario e giusdicente. al pari delle altre comunità. terre e castelli del Monferrato. vettovaglie e taglie straordinarie verso gli eserciti che periodicamente ne attraversavano il territorio.12 Agli inizi del secolo Grazzano conta 989 anime (bocche) suddivise in 205 famiglie (fuochi) e la sua milizia locale è composta di 130 uomini. MUSSO. non facendolo passare con la sua soldataglia per Grazzano. come tutto il Monferrato. Badoglio (Badolo). Come da memorie antiche. Pare comunque che nella pestilenza siano morte più di cento persone e la maggior parte dei “capi di casa”. pp. Gli amministratori si obbligavano a bene esercitare il potere civico sotto pena di esecuzione personale: emblematico è il caso del consigliere e chiavaro (esattore) Michele Badolo. Dioglio. 9-13. MORANO. Catastrofica fu l’epidemia di peste scoppiata negli anni 1628-1630: non essendo più sufficienti le sepolture comuni in chiesa. I. sebbene altri lo retrodatino all’epoca imperiale romana. pubblicato da G. nella seconda cappella di destra. A. I lavori vennero compiuti quand’era abate commendatario il nobile Stefano Rolla dei consignori di Sala e la traslazione dei resti del marchese è ricordata da un’iscrizione datata alle idi di ottobre del 1581. p. nella persona di Giovanni Battista Parlasco. la cui gestione risultò deficitaria. cit. trasferendo all’interno della chiesa. le presunte spoglie di Aleramo.. i grazzanesi furono autorizzati a inumare i cadaveri direttamente nelle loro proprietà. Giorcelli. richiedendone l’indennizzo alla Comunità grazzanese.del Forno. ma forse troppo sbrigliata è stata la fantasia popolare». 1994. pp. I tesori delle chiese del Monferrato. nell’ultimo quarto del XVI secolo la chiesa abbaziale venne profondamente rimaneggiata rispetto alle sue forme originali e notevolmente ampliata. Si eliminò il porticato antistante. ANGELINO. BARONINO. «Si dice che intorno al cocuzzolo tutto il terreno era occupato dal cimitero. Redoglia. coinvolto suo malgrado nelle lunghe e devastanti guerre per la successione al Ducato di Mantova. «Montisferrati Aledramus Marchio primus hic iacet et merito nunc super astra viget. per risarcire il quale la Comunità di Moncalvo nel cui territorio ricadeva il bene dovette sborsare 38 scudi. GRIGNOLIO – L. Descrizione di tutte le città. allorché l’abate Scipione Ferragatta lamentava un grave danno per la paglia andata in cenere durante un altro incendio. Alessandria. v. La pazienza della popolazione venne messa a così dura prova che nel 1625 si premiò con dieci scudi un tale che aveva dato un’indicazione sbagliata al duca di Ferry. 56-57. Victoris et Coronae.11 Sulla tomba venne posto un frammento di mosaico bicromo di argomento fantasticomitologico che la maggior parte degli studi studi attestano risalire all’XI-XII secolo. bensì per la valle delle Peschiere. «poeta non ordinario». . erano eletti per sei mesi tra i consiglieri scelti tra gli esponenti dei casati facoltosi.13 La prima metà del Seicento lo vede.14 Gravosissimo fu anche il tributo che Grazzano. Casale Monferrato. de Plano. nominato dall’abate..10 autore di epigrammi latini e versi in volgare raccolti in un volume degli Accademici Illustrati di Casale. oltre che di diverse «poesie toscane sparsamente stampate». Editrice Monferrato. La sfinge di Mesomede . Catalogo degli illustri scrittori di Casale e di tutto il Ducato di Monferrato. . ALLEMANO. ma anche da razzie) subiti dalle proprietà dell’abbazia. Cfr. Nel XVI secolo si distinse nell’esercizio e nell’insegnamento delle belle lettere il grazzanese Anselmo Morra. Egli fu imprigionato nelle segrete dell’abbazia e tenutovi finché la sua famiglia non avesse provveduto a sanare il debito. O. La comunità civile era anche tenuta a risarcire eventuali danni (da incendi specialmente. E. Solo dopo essergli stata pignorata una casa in contrada Borghetto l’uomo poté riacquistare la libertà. dovette pagare in termini di alloggiamenti. Secondo la leggenda. cit. 1904. alias Coronatae in hoc Divae Virginis sacellum e perystilio ecclesiae veteris destructo trasportavit.

DECONTI. tra l’altro.16 Poi l’orrido personaggio si rivolse verso Casorzo. . 1841. risalente almeno al XII secolo e da sempre causa di furiosi contrasti con gli ottigliesi. aveva inviato in paese un contingente di soldati per esigere una taglia straordinaria.. San Bernardo. San Salvatore. MUSSO. tra l’altro. Pochi anni dopo. che aveva imposto tributi anche all’abbazia di Grazzano tradizionalmente immune. 15. Colà arrivato il Britto. esempio significativo di come i precetti della Controriforma si siano innestati sull’albero della fede tradizionale. poi i Plano e i Plebano. facendone orribile strage. fu affidata al pennello di Guglielmo Caccia. 39-56. che condusse le truppe in Vallescura: di qui la fanteria si portò a Grazzano.15 Con un contingente di 400 fanti e 300 cavalli si diresse alla volta di Grazzano. questa volta a opera di francesi e savoiardi. il portoghese Gregorio Britto. seguito da Enrichetto Natta d’Alfiano anch’egli cardinale e da Carlo Derossi. perdurerà – rafforzandosi – per tutto il secolo successivo. il governatore «giurò vendetta e tosto che fu fatto governatore di Trino. i Badoglio e i Redoglia. nel luglio 1647. e deluso nella sua aspettativa. il nuovo secolo si apre con una “rivoluzione” politica. La chiesa abbaziale. fu minacciato di incendio se gli amministratori non fossero stati più che puntuali nel pagare il quartiere d’inverno degli alemanni acquartierati presso Moncalvo). appena rinnovata. Poiché i grazzanesi. Se ne andava Giovanni Antonio Gonzaga. e quella del luogo. e ancora i Piccinino. che per matrimonio con una Morra assunsero il doppio cognome Della Chiesa Morra. la pose in esecuzione». quasi che l’abbazia aleramica fosse soggetta all’ordinario 15 16 17 V. le cui soldataglie si accontentarono di razziare tutto il bestiame trovato. appiccò il fuoco al campanile della parrocchiale. Casorzo: la sua gente.L’episodio più drammatico accadde però nella primavera 1642. Casuccio e Bagna. lo trovò vuoto di abitanti. le carestie e le condizioni economiche disastrose. presero il più sicuro partito di rifuggirsi nei boschi. Ma riconosciuta quindi la superiorità delle forze nemiche e la loro debolezza. mentre per quella della Confraternita dello Spirito Santo il pittore monferrino creò una stupenda quanto misconosciuta Pentecoste. v. poteva permettersi di chiudere le porte del palazzo abbaziale e della chiesa in faccia al vescovo Pietro Secondo Radicati giunto in visita pastorale nel 1725. NEL SETTECENTO Se il Seicento si chiude con le rovinose scorrerie delle truppe imperiali del principe Eugenio di Carignano che non risparmiano neppure Grazzano (il paese. San Giacomo. La fortuna di costoro. rimandando indietro a mani vuote gli altri. furono alle armi. non trovando uomini validi in paese. magari commista di un po’ di superstizione ma tanto sentita nelle nostre popolazioni di un tempo.R. donne e bambini. Casale. un’altra scorribanda con seguito di ruberie generalizzate e violazione dell’abbazia fu compiuta il 27 giugno 1653. A. che ne dipinse due tele.17 Pare. San Rocco. p. non volevano pagare e anzi uccisero alcuni militari. e arrivava Giovanni Giacomo Millo d’Altare. trinese ma sposato a Grazzano. il paese scampò dalle incursioni del commissario generale spagnolo don Diego Salavedia. Notizie storiche della città di Casale e del Monferrato. nel quale avevano trovato rifugio vecchi. tradizionalmente dediti alle arti sanitarie. San Biagio. viene deposto per fellonia e il Monferrato è attribuito al duca di Savoia. Sant’Anna e poi il santuario della Madonna dei Monti. poi cardinale di S. Tip. ogni gruppo di cascine aveva la propria cappella campestre: San Martino. i Capretto. Ogni rione del paese. cui va il merito di avere istituito nella chiesa abbaziale la cappella cosiddetta “dei Gesuiti” adornata da una tela del fr. Ferdinando Carlo Gonzaga. Andrea Pozzo e il demerito di essersi portato a Mantova l’archivio dell’abbazia. quando il governatore di Pontestura. Tra le famiglie emergenti in questi tempi travagliati si segnalano i Della Chiesa. San Pietro.C. L’abbazia restava potentissima in zona. L’abate commendatario sarebbe stato d’ora in poi uomo di stretta osservanza sabauda. il medico Mario Plebano.M. ridotti allo stremo da una guerra devastante. Cfr. Qui «gli abitanti che vegliavano. dove. San Sebastiano. fece mettere il fuoco a moltissime case». Il secolo XVII. nonostante le guerre. sconfitto nella guerra tra Austria e Francia. tanto che l’agente dell’abate. la cavalleria proseguì per Casorzo. fu l’epoca del massimo impegno dei grazzanesi per difendere e migliorare i loro sacri templi. Ibid. la sua storia nei documenti e nei ricordi. entrambi casati signorili della piccola feudalità monferrina. 8. 2001. tutte enfiteuti dell’abbazia e proprietari in proprio. pp. che la spedizione punitiva fosse stata guidata dalle indicazioni di un tale Giovanni Battista Berruto. senza dimenticare i Lusona.

aglio. È Grazzano la vera patria dei “subiët ‘d Patro”. officiando il santuario dedicato alla Vergine del Carmelo e coltivando i terreni di sua pertinenza (40 moggia) secondo la regola del Fondatore. mandorle. Cfr. fascine di salici. Molti dei 1017 abitanti del paese. Spesa ingente. retta ancora dal Gonzaga. sarebbe invece sorta in territorio di Grazzano. All’abate spettava la nomina del curato. emettevano un fischio (“subiet”). del giudice. una casa e un mulino a cavalli. in modo particolare). pepe. articolo in quattro parti pubblicato sul sito <www. In zona erano numerose le cave di pietra da cantone. rimase in paese ed ebbe il titolo di parroco. faticavano a sopravvivere ed erano costretti ad emigrare stagionalmente nell’Oltrepo per la raccolta del riso e dei cereali. L’OTTOCENTO Il XIX secolo si apre con un atto di fondamentale importanza per la comunità grazzanese: la soppressione. al quale corrispondeva un onorario di circa 233 lire. generatrice di debiti estinti solo dopo molto tempo. In questo periodo l’abbazia dei Santi Vittore e Corona. due orti o giardini e tre cascine: una di 108 moggia in contrada Sant’Anna. muniti di un foro. Grazie all’ospitalità offerta dall’abate Nicolas di Saint Marcel.18 Il territorio comunale si estendeva per 2345 moggia. A. in località Ronco Gennaro. giunse nel 1797 una comunità di monaci del soppresso monastero benedettino trappista di Tamiè: guidati da dom Antoine Gabet. e tale cimitero sarebbe rimasto attivo anche dopo il più rigoroso editto di Saint Cloud. La comunità si trovava fortemente indebitata e riusciva a malapena a fronteggiare i tributi camerali ordinali. a Santa Maria di Moncalvo) e molti beni sparsi in territorio di Ottiglio.diocesano e non alla sola Sede Apostolica. più uomo d’arme che di chiesa. Tale produzione. i grazzanesi scelsero nel 1778 un camposanto poco discosto dall’abitato. I venti rivoluzionari che soffiavano Oltralpe sul finire del secolo si fecero sentire anche a Grazzano: qui arrivarono varie famiglie savoiarde preoccupate della situazione creatasi in Francia (i Levet e i Blanc. sempre utile per arrotondare i magri bilanci famigliari. Un’interessante attività complementare dell’agricoltura. tutti i beni posseduti dall’abbazia furono incamerati dal demanio nazionale e venduti all’asta. intrapresa anch’essa nel 1778: dieci anni più tardi i grazzanesi dovevano ancora pagare 1600 lire. un’altra detta “la Cassinazza” e una terza detta “la Domicella”. ALLEMANO. 174 dei quali composti di beni feudali e 157 di beni ecclesiastici immuni. Abolite per decreto del re di Sardegna le tradizionali sepolture sotto il pavimento delle chiese. dell’abbazia a seguito del decreto napoleonico del 1802. Possedeva un’altra cascina in territorio di Penango (la cosiddetta “Badia”. zafferano. che veniva usata come principale materiale da costruzione per le abitazioni locali e in parte esportata nei paesi vicini: particolarmente pregiata era la pietra cavata in regione Cenchio. Castellino e Serralunga. L’abate di Saint Marcel.19 Le due opere più significative realizzate nella seconda metà del Settecento sono la casa comunale. savoiardo anch’egli. uomo di perfetta obbedienza sabauda. che sino ad allora erano 18 19 I canoni venivano pagati parte in denaro. 2008. cera e anche un’allodola.com> alla sezione “Pagine monferrine”. due botteghe. e il cimitero pubblico. dopo nove secoli. in ottemperanza all’editto di perequazione emanato da Vittorio Amedeo II. Al 1781 risale anche la compilazione del nuovo catasto geometrico particellare. rimaste inesatte nonostante l’imposizione di una taglia straordinaria sul registro locale e ripetuti solleciti da parte dell’esattore. ordinò di abbattere le porte sprangate e di estrarre tanto grano servisse per le spese della visita. curiosa e tradizionalmente attribuita ad alcuni contadini di Patro. era la plasmatura di stoviglie da cucina fatta con una speciale argilla casualmente trovata verso la Vallescura: con il tempo pare che la produzione si sia evoluta. per gran parte mezzadri dell’abbazia. in particolare quella nuova verso Moncalvo. possedeva in paese un palazzo (la sede dell’abate e del suo vicario). da cui si estrasse anche il pietrame adoperato per formare il fondo delle strade costruite o rifatte a Grazzano nell’Ottocento. si stabilirono nella chiesa della Madonna dei Monti. rivolgendosi anche alla produzione di semplici giocattoli che. Verso il 1730 tutti i redditi dell’abbazia erano affittati per 3600 lire annue. comportò la rifusione delle tre campane della parrocchiale.monferrini. Il presule. del segretario della comunità e degli ufficiali di giustizia. Di tale liquidazione approfittarono alcune delle famiglie più intraprendenti di Grazzano. ricostruita e ampliata in adiacenza alla chiesa di Santo Spirito. Il territorio comunale appariva ora diviso razionalmente in particelle uniformi distinte per proprietario e massa di coltura. . proprio dove si trova tuttora. dislocate in 69 regioni catastali. parte in granaglie e altri frutti della terra: pollame.

Giacinto Verdun. pp. granoturco. 20 21 22 23 Secondo l’ordinato conservato in archivio.22 si vide costretto alla lunga e dispendiosa lite che contrappose monsignor Mossi di Morano e molte comunità monferrine circa pretesi antichissimi diritti di bannalità feudale sul moleggio di Pontestura. Torino. il territorio comunale nel 1810-1811 fu sottoposto a nuova misurazione. Nella seconda metà del secolo ebbe grande impulso lo sviluppo viario. l’avvocato moncalvese Antonio Maria Tadini. si compilò una nuova mappa suddivisa in 9 fogli. poi il medico Ignazio Bava da Cereseto. G. Di scarso rilievo è stata la partecipazione dei grazzanesi al movimento giacobino. il Re di Sardegna. dei Chiesa Morra. promosso per favorire lo scambio commerciale con la vicina Moncalvo. La lingua ufficiale anche in Piemonte diventava il francese e si introdusse negli atti ufficiali il macchinoso calendario rivoluzionario. capoluogo e Capretti. i Lusona. Dopo soli trent’anni dalla redazione della mappa sabauda. a cominciare da Giovanni Battista Minoglio da Santa Maria. Venivano aboliti i titoli nobiliari. A sua volta era inserito nell’antica provincia di Casale. 1841. dei Lusona. Se è vero che nel dicembre 1798.stati affittuari dell’abbazia. Giuseppe Mezzena da Montemagno. una vigna di sia pur poco valore. Dal 1859 Casale sarà declassata a capoluogo di Circondario nella più vasta provincia di Alessandria. Grazzano venne scelto tra le comunità in cui si sarebbe sperimentato il nuovo catasto (appunto il catasto napoleonico). i Badoglio. v. esasperato poi da ulteriori suddivisioni successorie. Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. ognuno era egalitariamente e democraticamente appellato “cittadino” – anche il Saint Marcel era diventato il “cittadino Abate” – ma la sostanza del potere non cambiava: anzi. sede di importanti mercati.23 I prodotti della terra consistevano in grano. con morti e dispersi su tutti i campi di battaglia. Département di Marengo. . solerti e pacifici». Arondissement di Casale. e lo smercio dei prodotti agricoli. le ore si contavano adesso a partire dalla mezzanotte invece che dal tramonto del sole e in luogo dell’antico sistema di misura piemontese si tentava di introdurre quello decimale. Baldassarre Badoglio e Giovanni Battista Redoglia ed eletta la nuova Municipalità presieduta da Ignazio Grosso. cioè la base imponibile su cui esigere le imposte. si era piantato l’albero della libertà «avanti l’Albo pretorio e Tribunale e pubblica piazza». se non semplici mezzadri: nacque così la fortuna dei Badoglio e dei Cotti (inizialmente Cotto). dei Piccinino e dei Capretto.000 lire. motivo di particolare astio contro i Francesi era la coscrizione obbligatoria che portò tanti giovani grazzanesi a seguire l’Armée imperiale in giro per l’Europa. finora semplici sottoposti dell’abate. è anche vero che le redini del potere civico continuarono a tenerle le famiglie “importanti” del paese: i Plebano. Prima del declino dell’astro napoleonico. di più agevole consultazione. 240-243. Grazzano era compresa nella 27ª Divisione Militare. CASALIS. che ora faceva parte del Mandamento di Moncalvo. Canton di Montemagno. l’impresa venne compiuta a mezzogiorno in punto del 22 dicembre da Francesco Monte (Monti). Giovanni Rapellino (Rappellino) e dal messo comunale Giuseppe Pattarino. Un celebre dizionario del tempo ricorda che in questi anni Grazzano contava ben 1360 anime e i grazzanesi erano «per lo più robusti. e venne di conseguenza anche ripartito il registro. i Plano. Il catasto napoleonico suddivideva il territorio comunale in 3 sezioni: Molavezzo. che riuscivano finalmente ad acquistare – vera conquista sociale! –un campicello.21 Negli anni della restaurazione sabauda Grazzano. i Rubini anch’essi da Moncalvo. Nasceva così. foraggi e «molto vino che riesce di buona qualità». il nuovo ceto emergente di proprietari borghesi destinato a costituire la classe dirigente del paese per oltre un secolo. La causa si concluse solo nel 1855 con il pagamento di un indennizzo complessivo di 30. VIII. Il Mandamento era composto anche da Ponzano e Salabue. Amministrativamente. durante la prima ondata rivoluzionaria. di cui 2410 imputate alle già precarie finanze comunali grazzanesi.M. La svendita dei beni abbaziali portò in territorio di Grazzano anche parecchi proprietari forensi. La grande proprietà agraria dei secoli feudali cedeva il passo al frazionamento dei beni. un piccolo seminativo con prato e canneto.20 se il 6 gennaio 1799 venivano destituiti i consiglieri Giovanni Antonio e Carlo Plano. Rimase la base di riferimento per tutte le operazioni catastali comunali fino alla riforma generale compiuta negli anni ’20 del Novecento. si accrebbe quella dei Plebano. dalle ceneri dell’abbazia aleramica. Attorno a loro figurava una miriade di piccolissimi particolari.

Nel 1871 entrava in funzione la linea ferroviaria Asti-Casale e. nominò un vicario perpetuo nella persona di don Salvatore Bonasso da Montiglio. che illustrò il paese con Pietro. riconosciuta l’impossibilità di ripristinare l’abbazia. alla fine il Municipio sborsò la bella somma di venticinquemila lire. costruito. Il passatempo più popolare in paese era il gioco della palla a bracciale e il medico Cotti aveva voluto favorire i suoi concittadini. L’unica speranza di salvezza per molti era l’emigrazione: sia nella vicina Francia (specialmente a Marsiglia). Il secolo terminava sull’onda di una diffusa preoccupazione per l’integrità dei vigneti locali: anche a Grazzano era comparsa la temuta fillossera. poi si decise di intervenire con un restauro vero e proprio. L’asilo funzionerà fino al 1927. La parrocchia. minacciando con la sua mole la stabilità dell’intera chiesa e delle abitazioni circostanti. fittavoli. Altra opera pubblica di fondamentale importanza per la riqualificazione del paese fu il nuovo cimitero. sia oltremare nelle lontane Americhe. poi senatore del Regno. che ne deteneva ancora il patronato. distinguendosi. destinato in breve a trasformarsi in popoloso insediamento residenziale: lo si sarebbe chiamato via Principe di Piemonte.Innanzitutto si raccordò la vecchia e malandata strada di San Giacomo . poi. aiutante di campo del duca d’Aosta. sempre per favorire il commercio locale. dopo il ritorno in patria dell’ex abate di Saint Marcel. metteva a durissima prova la stessa sussistenza di tante famiglie di piccoli proprietari. mezzadri e schiavandai. passando per Vallescura. medico e ricco proprietario terriero. Anche in questo caso l’esposizione finanziaria del Comune non fu di lieve entità. secondo le più moderne norme igieniche. avvocato e magistrato della Corte dei Conti. Un terzo fratello Cotti. solo in parte mitigata dai proventi della vendita delle piazze private. In paese le famiglie emergenti rimasero sostanzialmente le stesse di inizio Ottocento: particolarmente significativo è il casato dei Cotti. l’istituzione. Per di più. si traduceva in una sofferta gestione finanziaria pubblica aggravata da inevitabili prelievi fiscali e nell’instabilità politica. un grazzanese destinato a segnalare il nome di Grazzano nel mondo: il capitano . Alla guerra combattuta dall’Italia contro l’Impero ottomano e alla successiva spedizione militare in Libia prese parte. al solito. Se al censimento del 1901 in paese si contavano 1877 abitanti. il Municipio diveniva membro di un consorzio per l’apertura di una strada di diretta comunicazione con la stazione di Moncalvo. vent’anni dopo il numero era sceso a 1773 e a 1676 nella rilevazione del 1931. L’impresa non fu priva di problemi: un’annosa e. ufficiale dei Granatieri. A gestirlo furono chiamate – grazie ai buoni uffici del vicario don Edoardo Coggiola – le suore di Nevers. in aggiunta alla grandine e alle crittogame. Tra sofferenze. nella notte del 30 settembre 1907 il millenario campanile della parrocchiale era parzialmente crollato. con frequenti commissariamenti del Comune. dispendiosa causa civile contrappose l’amministrazione comunale guidata da Giuseppe Cotti all’appaltatore Pietro Zaccone circa la qualità della pietra impiegata nei lavori. e con il fratello Giuseppe Giacomo. comune del resto a tutti i monferrini. che rimase disperso sul campo di battagli di Custoza il 24 giugno 1866 e al quale venne conferita l’unica medaglia d’oro di terra della III guerra di Indipendenza. ricchi possidenti imparentati con i Della Chiesa Morra e proprietari di una conceria in regione Bollo. il Comune fece progettare una nuova via di comunicazione che unisse l’abitato direttamente con la strada per Moncalvo. che. poi via Dante. lontano dall’abitato. grazie anche a un lascito del medico Cotti. Per quasi due anni si dovette ricorrere a un precario puntellamento. Casa Savoia. di un asilo infantile. Tra le buone notizie. Tullio. contrasti e burocrazia. che si servivano del muro come sponda per le loro partite. fu a lungo amministratore pubblico di Grazzano e promosse la costruzione dell’edificio scolastico e l’erezione del muraglione di sostegno che costeggia la piazza. Nasceva così il Borgo nuovo. Fu installato in contrada Serra nella villa già proprietà dei Gotta-Pogliani. Tra le molte iniziative intraprese per restaurare la chiesa dei Santi Vittore e Corona va segnalato il rifacimento della facciata nelle forme tutt’oggi visibili. impegnando ingenti risorse finanziarie.Giarette con quella che portava a Moncalvo (attuale provinciale 31). fuggiasche dalla Francia a seguito delle leggi anticlericali emanate da quel governo. IL NOVECENTO La precaria situazione socio-economica dei grazzanesi. era stata affidata a un vicario temporaneo finché nel 1843.

nel 1939. economia. un violento incendio scoppiò in via Capretto distruggendo completamente diverse abitazioni. Bambini di Grazzano entrate con letizia. seguito dopo meno di un anno dall’inaugurazione del monumento ai caduti. uno dei primi eretti in Italia. con il consenso delle autorità e sempre auspice Badoglio. Grazzano Badoglio. fondò ex novo un istituto destinato ad accogliere gratuitamente i grazzanesi anziani e privi di mezzi finanziari. 2002 e R. In meno di sei mesi riuscì a terminare la conquista dell’Abissinia. 537). figlio e nipote di due proprietari che erano stati sindaci di Grazzano nella seconda metà dell’Ottocento. oltre alle due opere di Vanna Vailati Badoglio racconta (1955) e Badoglio risponde (1958). 1998. L’affetto del generale per il paese natio non verrà mai meno. in tipico stile razionalista. Il sistema amministrativo fascista imponeva frattanto la sostituzione del sindaco con il podestà: Giovanni Coppo. specialmente a opera delle bande Tom e Lenti e di formazioni “Matteotti” e autonome (i cosiddetti “badogliani). il grado più alto della gerarchia militare italiana. che continuava a vivere in una dignitosa povertà segnata dall’incipiente crisi agricola. istituzioni locali. La nascita di quell’impero per la verità molto effimero portava Grazzano alla ribalta nazionale. Gribaudo. fu chiamato a comandare le truppe italiane impegnate nella campagna in Africa Orientale. Attiva in paese e nelle zone limitrofe fu la resistenza contro i nazifascisti. molto più sentito fu il conflitto in termini umani e psicologici. Pietro Badoglio soldato e uomo politico. l’ampliamento e il miglioramento della viabilità. la costruzione della Casa del Fascio sulla piazza principale. Il suo ritorno a Grazzano nel dicembre 1918 fu un trionfo. vedasi A.26 Sempre grazie all’illustre compaesano. Cavallermaggiore. La nomina di Badoglio alla guida di un governo “democratico” dopo oltre vent’anni di dittatura accese di giusto orgoglio il paese e di illusoria speranza l’intera nazione. Foggia. Il bilancio di sangue di 24 25 26 Sulla biografia di Badoglio e sui suoi legami con Grazzano si vedano A. diverrà anche sindaco nel dopoguerra. ebbero in questi stessi anni la loro parrocchiale profondamente restaurata. scatenò una violenta campagna d’odio verso il vecchio Maresciallo che portò anche a sopprimere – provvisoriamente – il determinativo “Badoglio” dal nome del Comune. effimera istituzione nelle mani dei tedeschi. Se stavolta il tributo in vite umane dei grazzanesi fu meno significativo in termini numerici. Un momento glorioso per il paese. Pochi anni dopo Badoglio. nel giugno 1921. infine il collegamento telefonico. Il Consiglio comunale cedeva il posto a un’incolore e pressoché inutile Consulta: in realtà le deliberazioni importanti erano assunte dal podestà con il fondamentale assenso del segretario comunale Giuseppe “Pinin” Coppo. n. fino alla morte: quando. Bastogi. a ricordo del gravoso tributo pagato dai grazzanesi nella guerra da poco conclusa. alla stessa santa venne dedicata la cappella interna alla nuova Casa di riposo. la cui costituzione fu caldeggiata in alto loco con successo da Pietro Badoglio. i fedeli grazzanesi. fu il primo podestà di Grazzano. famiglie. 2000.Pietro Badoglio. . Gli anni che seguirono furono quelli di una guerra lunga. che la convertì in asilo infantile intitolato alla madre Antonietta Pittarelli. seguito da Luigi Maraviglia e Massimiliano Degiovanni che. Pietro Badoglio. culminata con l’entrata nella capitale Addis Abeba il 5 maggio 1936. Sulle vicende che portarono alla costituzione della Fondazione Badoglio e sulla sua storia. dedicandolo alla consorte Sofia. Grazzano Monferrato cambiava ufficialmente denominazione. al termine era generale d’esercito e sottocapo di stato maggiore. già sindaco. L’edificio. crebbe a dismisura nel successivo conflitto contro gli Imperi Centrali: entrato in guerra con il grado di tenente colonnello. guidati dal vicario don Coggiola. ALLEMANO. Nel 1937 la casa natale del maresciallo venne donata all’illustre concittadino. Biografia per immagini. La fama di Badoglio. In segno di sommo rispetto per il suo figlio più illustre. Diverse opere pubbliche si compirono nei cosiddetti “anni del consenso”: il sistema di fognature (sovvenzionato dal Maresciallo). fu eretto sul sedime dell’antica chiesetta dedicata a sant’Anna. poi la luce elettrica. sempre attento alla promozione sociale del suo paese natale. il caporale Egidio Alasio. Gli anni più drammatici furono quelli successivi all’armistizio del settembre 1943: seicento giorni in cui la Repubblica sociale. PROSIO. diventando Grazzano Badoglio (RD 27 febbraio 1939. Badoglio aprì la sottoscrizione pubblica con un sostanzioso contributo personale. ALLEMANO. caso alquanto raro.25 Il progresso portò a Grazzano prima l’acquedotto. che dal 1926 era Maresciallo d’Italia. giunse nell’autunno 1935. Nell’aprile 1935 Grazzano – dal 1868 Grazzano Monferrato – passava alla nuova provincia di Asti. dolorosa e devastante per tutti: soldati al fronte.24 Nella stessa impresa trovava la morte un più umile soldato anch’egli del paese. quando Badoglio.

L’ultimo scorcio di secolo vede in Grazzano una fioritura di iniziative tese sia all’aggregazione sociale che alla promozione culturale: Fondazione Badoglio. tanto che il più antico verbale di Consiglio pervenutoci (3 novembre 1591) riporta la cessione alla Camera Ducale dei Gonzaga di due bottalli di vino. Estinte poco gloriosamente oppure trasferitesi altrove le famiglie cospicue del paese (Plebano. poi quelli del fervore commemorativo dell’illustre Grazzanese. avvenuta nella casa natale. di ritornare alla sua vita normale. Della Chiesa Morra). ma senza dimenticare il milite fascista ucciso e sepolto in una vigna. Biblioteca comunale. Plano. progressivo 329 ) . Cotti. e. con soli 650 abitanti. la sua bimillenaria tradizione di storia e civiltà. opere entrambe volute e sovvenzionate da Pininfarina. la popolazione diminuisce. per scendere ancora ai 1340 a fine ’56. Giorni memorabili furono quelli della morte. Parrocchia. alla morte in uno scontro a fuoco del partigiano Luigi Lusona. a tale proposito.questi venti mesi fu pesantissimo: dal rastrellamento dei ragazzi della Lenti alla Madonna dei Monti. all’inaugurazione della stele sul colle della Madonna dei Monti e all’apertura della strada panoramica. UA 7 (ora al n. Negli anni successivi al conflitto Grazzano tentò. Per un paese che nei secoli passati aveva legato il proprio nome alla qualità delle uve locali. Pro Loco. il settore primario continuava ad essere importante nell’economia grazzanese. 27 Registro delle deliberazioni del Consiglio comunale 1954-1957. Emblematica era. a famiglie abbienti del paese che emigrano in città si sostituiscono famiglie bisognose immigrate che purtroppo alle cattive condizioni economiche accomunano sovente l’inesperienza nella coltivazione della vite con conseguenze sul reddito dell’intero paese facilmente documentabili». il centro diurno per anziani costituiscono un punto di forza assai qualificante per un paese che. che portò. A preoccupare era soprattutto l’abbandono delle campagne da parte delle famiglie. l’ausiliaria repubblicana fucilata contro il muro del cimitero la sera del 24 aprile 1945 e i due piloti morti nel rogo del loro aereo schiantatosi fuori paese il 26 ottobre 1943. Compagnia amatoriale “I Viavai”. il potere civico passava nelle mani di piccoli e medi proprietari diretti coltivatori. «Nonostante l’afflusso di lavoratori della terra veneti o di altre regioni. Badoglio. Sebbene le contingenze non fossero troppo favorevoli. ultimamente. impiegati. commercianti. la riqualificazione degli antichi vigneti e le nuove tecniche di coltivazione e trasformazione unite a innovativi sistemi di associazione (cantine sociali di Moncalvo e di Casorzo) permettevano una continuità nel segno della sempre migliore qualità del prodotto. del maresciallo Badoglio.27 Anche la classe dirigente locale si era rinnovata. la relazione fatta al Consiglio comunale nel 1957 dal sindaco Degiovanni: dai 1467 abitanti del 1936 Grazzano era passato ai 1383 del 1951. Lusona. Centro culturale Pietro Badoglio (costituitosi nel 1991). prosegue. attratte da prospettive di migliori condizioni di vita nelle grandi città. Museo storico badogliano. alla cattura della banda Tom presso Casorzo. sebbene a fatica. b. nel settembre 1964. e dei successivi funerali (novembre 1956). 2. all’alba del terzo millennio.

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