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四月一日の日本語

Sugiyama
Con Sugiyama abbiamo (ho) principalmente approfondito alcune pagine
del libro di testo, e fatto alcune fotocopie sul Katakana (vi lascio
immaginare i risultati). A proposito, Claudia, ti saluta!

NIKKI P. 118
Innanzitutto abbiamo fatto la pagina 118, il primo Nikki, e rivisto un po' le
varie regole lì contenute (che sono le stesse che vi ho elencato nel primo
documento nella sezione «Marino»): Node, e qualche espressione fatta:

quarta riga: koko made, si usa, volendo con zutto (che ricordo essere
onomatopea per un movimento continuo), sia per lo spazio (fino a qui), sia
per il tempo (fino a questo momento).

Sesta riga: node, che metto in una sua sezione apposita dopo.

Settima riga: okureta, dal verbo okureru, significa sia «arrivare in


ritardo», sia «perdere» (il treno, il bus, ect).

Decima riga: kimochi ga yokatta. Viene da kimochi ga ii, ed è


un'espressione fatta per indicare «Va tutto bene», «Sto bene», «Mi sento a
mio agio», contrario di kimochi ga warui, che, da «devo vomitare (o
«rovesciare» come dice Sugiyama-sensei!), diventa «Sto male», «Non mi
sento molto bene» e tutte le varie sfumature tipicamente nipponiche che
potete immaginare.
NODE
Andiamo a p. 120.
Innanzitutto, abbiamo precisato la sfumatura di significato dell'uso di
NODE al posto di KARA, se prendiamo la frase

«Sono arrivato in ritardo perché c'era traffico»

Possiamo tradurre

C'era traffico KARA, sono arrivato in ritardo.

C'era traffico NODE, sono arrivato in ritardo.

A livello di significato, «Kara» presuppone una causa pura e semplice,


senza ulteriori sfaccettature di tono, intenzione o significato, laddove
«Node» presuppone anche un dispiacere da parte di chi parla (una sorta di
«Mi dispiace di essere arrivato in ritardo, c'era traffico!»).

N.B.: ricordate che NODE vuole per forza la forma piana nonché il -na
degli aggettivi davanti, mentre KARA non necessita per forza della forma
piana ma accetta anche la forma cortese (oltre a non richiedere il -na).

Abbiamo quindi fatto i vari esempi di pagina 121.

NIKKI P. 122
Dovreste già avere la traduzione di questo diario. Vi do come prima alcune
piccole informazioni e precisazioni.

Prima riga: GA; come sappiamo, deve essere attaccato alla fine di una
frase per fare diventare avversativa quella dopo (tipo, «sto bene ma sono
stanco» → O genki desu GA, tsukareta.).
Nel caso volessimo staccare le due frasi con un punto, omettiamo GA e
iniziamo la frase dopo con DEMO (però) o SHIKASHI (tuttavia). A
livello di conversazione è meglio usare DEMO, perché SHIKASHI è
troppo formale.

Ottava riga: SONOATO. Semplicemente è una congiunzione come


SOSHITE per dire «dopodiché», «dopo questa cosa», «dopo», eccetera.

Ci siamo fermati qui, non abbiamo approfondito la forma in -TARI.

KATAKANA
Qui c'è poco da dire, nel senso che ho delle fotocopie da darvi (già fatte,
però meglio di niente). Si trattava più che altro di ascolti e di conseguente
scrittura del katakana di alcune parole.

COMPITI
Nulla di nuovo, portate semplicemente quelli che c'erano per ieri: sakubun
sulle impressioni sullo studio del Giapponese, fogli dei kanji, eccetera.

Marino
Qui, manco a voler ripetere le cose, le cose si fanno per l'appunto un
attimo più complicate.

Innanzitutto abbiamo ripassato da pagina 124 fino alla regola 5 di pagina


128, cose che avevamo già fatto l'ultima volta. Ieri abbiamo inoltre
continuato, da pagina 128 fino a pagina 131.
SUPERLATIVO
Innanzitutto, guardiamo il dialogo di pagina 128.
Alla terza riga c'è «tsukaiyasui to omoimasu(yo)». Si traduce letteralmente
in «Ritengo che sia facile da usare», riferito all'appartamento, quindi si
traduce «Penso sia pratico».

Alla settima riga, abbiamo una domanda contenente un superlativo:

higashinakano to mitaka to ikebukuro no heya no naka de, dore ga


ichiban shizuka desuka.

Higashinakano, Mitaka e Ikebukuro sono tre quartieri.


Vediamo che gli elementi sono collegati tra loro con «to», poi c'è heya
come nome «collettivo» («appartamenti», e «naka de», che non è
«l'interno» degli appartamenti, ma è un'espressione grammaticale che
racchiude gli elementi del superlativo.

La domanda vera è propria è «dore ga» (quale) ichiban shizuka desu ka (è


il più silenzioso?).

Quindi la traduzione è:

Qual è il più silenzioso tra gli appartamenti di Higashinkano, Mitaka e


Ikebukuro?

La risposta può essere data in vari modi, dal più semplice (Higashinakano
no desu. = Quello di Higashinakano) a quelli un po' più elaborati:

higashinakano no heya ga ichiban shizuka to omoimasu. (Ritengo che


l'appartemento di higashinakano sia il più silenzioso).

La regola è spiegata bene nel riquadro 6 di pagina 129.

«WA» E «GA» INSIEME, YORI, NO


NAKA DE, MASHOU.
Queste 4 espressioni, che corrispondono in realtà alle quattro regole di
pagine 130 e 131, sono tutte già note, ma qui il libro le riprende e le fissa.

«WA» e «GA»

Qui in realtà basta solo ricordare che «WA» è la particella che indica il
tema generale del discorso, e «GA» il soggetto grammatical. Guardiamo
l'esempio:

Kono heya wa daidokoro ga hiroi desu.

Qui arriva un blocco mentale: automaticamente vorremmo tradurre «La


cucina di questo appartamento è spaziosa», ma grammaticalmente
vorremmo attenerci le regole, e tradurre piuttosto con «Per quanto
riguarda questo appartamento, la cucina è spaziosa.»

Grammaticalmente avremmo ragione, ma Marino-sensei ricorda che


stiamo pur sempre traducendo in Italiano, quindi la prima soluzione
rimane quella migliore.

YORI

Semplicemente qui ripete l'espressione «yori» del comparativo significante


«rispetto a».

NO NAKA DE

Anche qui, fissa quest'espressione intraducibile in Italiano (se non con un


semplice «tra») riguardante il superlativo, guardiamo l'esempio:

Kono heya wa mittsu no heya no naka de ichiban atarashii desu.

Quest'appartamento è il più nuovo tra i tre (appartamenti).

MASHOU

Qui non credo servano particolari spiegazioni, il verbo in -MASHOU è


equivalente a un «Let's...» inglese, e si può trovare anche in forma
interrogativa (equivalente a un «Shall we...» inglese).
L'altro modo per esprimere un invito in forma interrogativa è il verbo in
forma negativa seguito dal ka.

Kouen he ikimashou! → Andiamo al parco!

Kouen he ikimashou ka → Che ne dite di andare al parco?

Kouen he ikimasen ka → Perché non andiamo al parco?

(Prendete queste tre traduzioni un po' con le pinze, le ho elaborate io).

COMPITI
Gli stessi dell'altra volta (Kanji, frase dall'Italiano al Giapponese, pagina
n.1 della nuova parte di esercizi), più la traduzione di pagina 9 (sempre
della parte nuova degli esercizi).