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In odore di

vaniglia
Raccolta di poesie di
Vanessa Solimando

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10 e 05.

E' sui binari che scorre la vita

mia da un po'

e sale su treni uguali e diversi

una valigia uguale e diversa

verso l'arrivo che è sempre quello.

Mi riconosco nell'attesa dell'abbraccio

eppure mi perdo nel desiderio di viaggi infiniti

ché mai vorrei scendere

e sempre salire

finché la musica suona.

Porto così a spasso il mio corpo

a ritrovar la mente lasciata lì

tra pareti che mi conoscono

ché quella è casa mia

ché quella è casa tua.

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Angelo.

Un'ora solamente con il mio angelo

un sogno immobile che perde colore

lo spessore si rompe in tratti disordinati

a lasciare vuoto spazio negato

che non so riempire.

Il sole non scalda, non vedo la strada

la stessa che a lui mi condusse

nei giorni che furono

né luce né calore di grano

a consolare del volto perduto

di occhi che piangono

per imminente morte di un'anima dolce.

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Amici o nemici.

Sono arrivati

lo sapevo bene..

o piuttosto

dovrei dire che

sono tornati

ché non è la prima volta.

Ve li presento

allora

pur certa che

vi conosciate già..

Amici o nemici

non lo so.

Scappo dal dovere

della felicità sovraprezzata,

non sono ancora disposta a pagare.

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Così li ritrovo miei amici:

sono i giorni

del silenzio.

A piedi.

Mi siedo a terra

su ossa che fanno male

mi guardo e scopro i miei piedi

piccoli strumenti di cammino

mi dico che sono magri

troppo sottili per la strada

ché mai potranno sostenermi

tra sassi e ruvide buche..

Sono leggera però,

quel tanto che basta

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ai miei poveri amici,

nelle vie affollate

che chiacchierano e rifuggono i silenzi..

Se lo sia abbastanza o no

non lo posso sapere

fino al giorno in cui

tenterò il volo.

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A Leo.

Ti ho sognato l'altra notte

ammetto che eri splendido

pure nel sonno

che ha la nebbia per amica

vedevo che correvi.

Gli occhi miei nei tuoi

per un solo istante

quando li hai alzati dal basso

della tua posizione,

ingiusta l'ho trovata sempre

ché meritavi le altezze.

Ti ho amato

e ancor più ti amo ora

che sei immutabile

e nulla ti tocca

e sei ancora il mio cane.

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Buongiorno.

Una sigaretta

un estraneo odore di vaniglia

un raggio di luce lungo sul pavimento

una finestra spalancata sulla strada

leggo parole altrui

mi faccio di pensieri miei

e mi accorgo

del mondo che gira.

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Del buio e della luce.

Che ne diresti tu

se mi perdessi all'improvviso

e scivolassi di furia repressa

mischiandomi al fango

e ti chiedessi un bacio

-umida e sporca-

solo per un assaggio di sollievo?

Ora assecondiamo la luce

che pare ci accechi

del buio però

cosa mi dici?

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Della religione e della fede.

Che impressione mi fanno

le parole che la fede impone

una paura mi nasce nel cuore

che i sistemi della fede

nei giorni di dolore

possano zittire anche me.

Che terrore mi fanno

le assenze del pensiero

quando si spingono all'annullamento

mentre si spacciano per esaltazione

d'un io che si nasconde

dietro ai meccanismi collettivi

e lì cancella ogni traccia di sé.

Che tristezza mi fa

sospendere la mente e in misura

morire per esser consolata

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da un Signore che non parla

di fatto non risponde e non ascolta

in cambio piuttosto pretende

e prende in fatti la vita per sé.

E come li sento lontani

i discorsi canonizzati

e le vesti di porpora..

che fatica aver costruito un angolo riparato

fatto di parole mie soltanto

da rinsaldare ogni volta che piove..

E da dentro vedo i colori più vivi

e la notte si fa giorno

senza un Signore che mi ricordi

quanto sono miserabile

in confronto a Lui.

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E come il mare.

E come il mare lascia andare

le onde sue e le riprende poi in sé

così lascerò che tu vada avanti

a cercare le spiagge del paradiso

e sarò qui quando ritornerai...

Così soltanto ti seguirò

amerò te che sei la sola vita

e fatalmente pure l'unica morte.

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E poi dicono che non conosciamo la guerra.

Dai vicoli si levano vapori di preghiera

a cercare le altezze di vecchie trame di cielo

impastano invece polvere e speranze mortali

che domande senza risposta han lasciato in strada..

Guardiamo le stoffe in bella forma cucite

sono fili sottili in intrecci di fitta meraviglia

un desiderio di antica matrice ci prende

di possedere noi soltanto

quel mistero di colore e ordito.

Per qualche tempo così accade

che l'anima si addormenti e poco soffra

gli occhi brillino e i corpi sfilino

tra umane vanità e facili diventino i sorrisi.

Nel gioco del riciclo a mescolar le carte

pensano i ricordi dei tempi andati e passati i rancori

scopriamo di respirare illusioni

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ché i vecchi rimedi non ci curano più.

E poi dicono che non conosciamo la guerra..

E dormo.

E mi ritrovo a dormire

un sonno taciuto e ostinato

attendo il risveglio

di uccelli e campane

ma le lune hanno divorato i soli

e lasciato a me luce tiepida

incolore.. insapore.. inodore.

L'assenza reclama i visi perduti

pretende altre spese

di umano stupore

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richiede l'ascolto di dolori

mai spenti.

Mi raggiungono voci

lamenti dei tempi che furono

io tra le pieghe di stoffa

come nascosta in sentieri amici

da lontano li ignoro

ché non è troppo presto

ché non è troppo tardi.

E dormo.

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E ritorno alla vita.

Le giornate si facevano
anni
angoscia nella loro brevità
e pure terrore del futuro
sempre di altri
sempre lontano.
Troppo distratta
dagli eventi
persi obiettivi e radici
scivolai poi in stagnazione.
Dissolta l'assenza
del sentire
mi scopro
e ritorno alla vita.

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Estasi.

Il tuo orgoglio

diritto e forte

da principio dentro me

troneggia

unico Signore d’amore.

Sul finire

mi si arrende

e improvviso in calda pioggia

riposa.

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Insonnia.

Dimenticarmi di me…
Come potrei un tale abbandono?
Eppur accade
Se Morfeo s’attarda
ed è il dolore.

Generazione.

E' tutto per noi

cresciuti nell'inganno del piu' forte

abbagliati da fama e lustrini

nutriti a forza di chiacchiere e spaghetti

e tutto era a buon mercato.

E' tutto per noi

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non pensiamo altrimenti

fa tristezza seppur nel tempo in cui

ingrassiamo gli ingranaggi

del sopruso e della vendetta.

E' tutto per noi

in fondo non siamo tanto male

se ci rapportate alla media

noi che beviamo alla fonte catodica

un miracolo italiano a molti sacro

salvo poi vomitarlo addosso alla vita

la nostra

piegata alle mode.. alla statistica..

alle profezie di chi affitta i nostri sogni

e ne ricava un profitto.

E' tutto per noi

non temiamo nulla se non vecchiaia e povertà

incapaci di notare la morte

nei corpi plastici e perfetti

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vuoti di un solo respiro autentico.

E' tutto per noi

sotto i piedi non troviamo la terra

ma gomma e puzza

degrado folle e moderno.

E' tutto per noi

additiamo l'ingiusto a sporco

ma l'altra mano ha da fare

è diventata un pugno contro il giusto

tanto ci pare simulato e patetico.

E' tutto per noi

questo bel tempo

e non sappiamo cosa farne

lo venderemmo al miglior offerente

così, per liberarci

dell'incombenza del superfluo.

E' tutto per noi

ed è il nostro tempio

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malato di forse e chissà..

a volte la certezza del sé

prende in braccio l'autodeterminazione

e assieme ne erodono le fondamenta

esplodono nei confessionali

crepano le colonne

filtrano dalle volte.

E' tutto per noi

raramente pero' siamo stati tanto fortunati...

Invadenza.

Struscio insostenibile all'udito

passi rotti si trascinano

consumano l'attenzione

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veicolano un corpo curioso e indiscreto

che dell'invadenza fece un vanto,

dell'interesse una bandiera.

Non si accorge però di ferire

con il suo incedere pesante

goffo e, al tempo, sospeso

in ipocrita attesa,

orecchie e occhi stanchi

che implorano solo pace leggera

e dolori privati.

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La ricerca.

In un palmo di mano

mi addormentavo.

Ora mi sveglio

serena

tra le tue dita

e sono le stesse

che nei tempi passati

frugavano nelle tasche

e fallivano la ricerca.

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La sardina.

La lucidità di scarso sonno

oggi mi fa compagnia

stanotte di dormire non avevo voglia.

Nemmeno di pensare

o fumare

o parlare

o ridere.

Sono liete le ore dell'assenza

mi son messa nella scatola

lì sono rimasta

e dal di dentro ho visto

almeno un milione di colori

filtrare dal coperchio appena dischiuso.

Ho goduto della semplicità

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della sardina.

La scatola.

Giorni di lentezze fatte ombre

silenzi ad aspettar la notte

tirar tardi è quasi un dovere

la vita stanca ma è ancora presto

troppo giovane per simile lusso.

La terra trema, il respiro s’attarda

mi aggrappo, sola, alle lusinghe

di un tempo che corre

immemore insisto a rigettare le sacre nausee

e nego patti alle convenzioni.

Il viso è d’angelo ma il cuore infiamma

un rogo soltanto domando

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finalmente col fumo si cela il ricordo dei volti

curiosi, rimangono a fingere ore lontane

attori e comparse di giorni che furono

vissuti in scatola chiusa.

La stessa trama.

Cosa succede se ti prendo per mano

e insieme io e te ce ne andiamo

lungo lontani tratti di strada?

Magari succede che scopri

d' essere tutt'una trama con me

e l'anima del mondo ci sorride.

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Preda affamata.

Ti ho guardato lanciare esche

e lo facevi bene

nel lago bollivano intanto le prede

un'attesa val più di mille conquiste

e lo sapevi bene.

Poi hai preso in mano la canna

audace sul limite dell'acqua

arginavi i pericoli col fare del trapezista

così hai tirato su chi aveva abboccato.

Resti però un pescatore incauto

non sapevi che questa preda

un giorno

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ti avrebbe ingoiato.

Preghiera.

Chiedo di ammalarmi

incontrare l'ignoto coinquilino

e guardandolo dirgli

"Vedi di piantarla".

Se il respiro è breve davvero

e lo ritrovo nei miei passi

dove la fatica ha una giustificazione

chiedo un po' d'acqua a bagnarmi la gola

qualche briciola a saziare la fame

l'amore a coprirmi nel freddo.

Quando arriverà ancora l'inverno

coi suoi amici di sempre

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e verrà a distrarmi dai miei dolori

(il freddo è un affronto)

chiedo di fermare la ricerca delle possibilità

camminare senza fretta

trovando un miglior coinquilino.

Silenzio.

Ad un ladro di sogni

cosa potrei mai raccontare?

Magari che la notte è finita

espansa in mucchi di colore

e che la tela è sgranata

quando ci guardi attraverso.

Oppure potrei reinventare

un silenzio d'annata

di quelli preziosi
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tenuto da parte solo

per grandi occasioni.

Terremoto.

Se ci fosse la cenere

e i muri si facessero carta

il respiro si fermerebbe

ne sono certa

e non basterebbe un sussulto

di vita pregressa

a sedare il dolore dei tratti interrotti.

Chi potrà mai rimediare

all'offesa del taglio terrestre?

Resta solo silenzio.

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Sorrido.

Piove stasera

qualcuno piange

qualcuno ride..

Sotto sotto sorrido

e mi guardo le mani

dita lunghe che spesso parlano

ma desiderano silenzio

e troppo toccano

ma sono cose e non sei tu.

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Un numero.

Un numero tra tanti

lo vedo che scende

non è più lui.. ha cambiato nome.

L'ha fatto da solo perché

ha vita propria.. fa quel che vuole.

Non mi ritrovo.. sembro sparire

lo voglio e accade.

Non c'è programma

e nemmeno dolore..

Succede che un giorno

in mezzo ai miei piedi

sorpresa

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io legga "45".

Un pasto per te.

Che accadrà a me e a te

forse le carte ce lo potrebbero dire

o le parole in musica gentile

ci regaleranno un destino..

Nel tuo abbraccio ritrovo

quel che ho perso nei tempi di bambina

le tue mani mi velano

d'innocenza gli occhi

e difendono quel che gli anni

non hanno consumato ancora..

Mi farei pasto

solo per nutrire te.

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Velo agli occhi.

Dalla finestra il mondo è pulito

le strade paiono lucide

e i vicoli si caricano dei misteri

della limitata capacità visiva.

La città si è vestita di luci

ad ogni angolo la festa chiede il via

ma la gente passa e non guarda

la festa è morta e non resusciterà.

Nessuno mai torna qui sulla Terra

siamo in troppi ad aver bisogno d'aria

e mi domando:

"Chi mai avendo conosciuto il cielo

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sceglierebbe la terra che dà il velo agli occhi? "

Un regalo per me.

Dammi la mano

dimmi che sono l'unica

trovami tra mille

e fammi un regalo

ma non comprarlo..

Guardami ancora una volta

e scopri una ruga o bianco

laddove non c'era..

Ritrovami

nuova

nella solita pelle

e sorridi delle paure

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le mie e le tue,

per un nuovo gioco,

così, tanto per fregare il tempo.

ADA.

Anti Diario Alimentare

amica mia da sempre ADA

mi accompagna ovunque vada

mi sostiene e mi aiuta

a esser perfetta.

ADA è il mio tesoro

ADA è la mia forza

ADA è tutto quel che occorre

e lei lo sa.

Simpatica la mia amica ADA

gentile e materna

mi accoglie quando la terra trema


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il sole se ne va

il cielo è triste

e il silenzio avanza.

Non c'è al mondo amica migliore di ADA.

Fuori e dentro.

Mi viene da pensare
arrivata a questo punto
che magari avrei bisogno di un aiuto.
Contro questa pioggia forse
o contro quella che mi lava dentro
da quanto non lo ricordo nemmeno.
Nessuno mi aiuterebbe temo
a rinforzare le pareti della mia stanza
non saprebbe entrarci
non ha porte, solo finestrelle.
Fuori ci guardo dal suo interno
e non c'è posto per ospiti
la misura sono io soltanto.
I curiosi li scaccio
sempre sono stata brava in questo
prenderò mattoni nuovi e pittura
e rinsalderò la mia vita.

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Un po’ di numeri..

Fascia 30-35 noi


siamo 4 occhi di cielo
10 dita a testa per scrivere
almeno un milione di sogni in testa.

Conosco i tuoi versi


conosci i miei
valgono più di decine di incontri.
Siamo lo schiaffo a questa società
un mucchio di volti che ci vorrebbe numeri
ordinati in categorie.

La libertà ce la prendiamo
quando le dita saltano di tasto in tasto..
Le parole ci soccorrono
ci salvano dall'oblio.

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Poesia.

E' difficile...
difficile davvero restare con te..
Tutto il giorno a nutrirmi
di superfici,
pixels in caos ordinato,
aria consumata
e parole alla moda
tipo, che so, "emozione"..
Sì lo so che non ne conosci
tu, almeno tu, le ignori tranquilla
anche quando qualcuno
te le urla contro.
Qualcun altro pretende
addirittura
che siano tue quelle parole..
Come potrebbe la poesia
dico io
bestemmiare a quel modo?

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Domanda…

E pensare che vivere è tutto un mendicare..


Se fossimo restii a concederci l'un l'altro
sarebbe naturale
in fondo resta il vuoto
dopo il dono di sé a chi lo chiede.

Mi domando come mai


in tutto questo conservare
ci siamo invece regalati subito
rinnegando le stupide attese
convenzionali e noiose.

Alla luna.

Se nella notte
che è mia amica
trovassi ancora
bianco colore di insonnia

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ne scriverei di versi
e parole in forma
ché la musa tonda
lontana eppur vicina di luce
me li detterebbe
generosa.

Della bellezza.

Che la bellezza sia invisibile


nascosta e spesso inaccessibile
lo so io e lo sapete voi.

Che a volte cercarla non basta


non è sufficiente inseguirne le tracce
continueremo a non saperlo.

Che pulsi dietro a pelli stanche


rughe e forme fuori canone
nessuno ancora lo sospetta.

Ragione di vita.

Sono al mondo per una ragione


dicono.
Lo sono per un atto d'amore

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penso.
Tutto l'amore che si è congelato
in un attimo soltanto
mi permette da sempre di respirare.

Io e te allo stesso modo.

Cieli pesanti abbiamo guardato


le nuvole ci vomitavano addosso
dolore in forma liquida
contaminandoci.

A ognuno le sue favole


e sogni fatti di vapore
ai primi calori sembravamo
io e te allo stesso modo
felici.

Il risveglio a volte tarda


così anni son passati
l'inganno perpetrava ed eravamo
io e te allo stesso modo

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traditi.

Cieli pesanti guarderemo ancora


il vapore svanirà di nuovo
insieme pero' ci scalderemo
io e te allo stesso modo
uniti.

Morte d’Amore.

E un giorno mi costringerai
a domandarti dell'istante
esatto
in cui il piacere
fin troppo contaminato
l'ha attraversato il dovere?

Che io muoia
prima
che non sappia mai
quanto soffre
un amore che soffoca di perché.

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Un’automatica assenza.

Una ciliegia
e un'altra ancora
quelle buone e quelle no
tutte nello stesso piatto
tocca spostare i noccioli sputati
e cercare ancora un po' di dolce rossore
nascosto nei gesti automatici della mano.
L'assenza si fa vera
la bocca non ha bisogno di comando
va sola e divora..
Nemmeno gli occhi partecipano
stanno altrove davanti a un punto
forse nemmeno c'è quel punto
semplicemente non esiste

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eppure le pupille vi si ostinano
indugiano in quel vuoto
pieno del nulla di sé.

La tragedia della gomma.

Sono per l'aria


semplicemente
un palloncino
e volo
e non ho meta
né il viaggio prevede
alcun arrivo.

Così me ne sto
e vedo cielo e case
nuvole a volte
aspettando
di tanto in tanto
la tragedia della gomma.

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In salsa di miele

Ho fatto un nodo
qualche anno fa
ad un pensiero semplice
ché volevo ricordare
ché volevo non sparisse.

E solo perché Amore


è stato qui tante volte
a rifilare
noioso
le solite parole.

Ora lo scioglierei
quel nodo

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e mi direbbe che
l'amore sempre esige
bugie in salsa di miele.

Il gioco

Intanto giochiamo
io più cucciola di te
e per terra rotoliamoci
che l'erba sporchi pure
di vita il cotone.
Così io e te
macchiamoci in amore
il bianco candido
non ha nulla da dare
da solo esso taglia i sensi
e impasta la luce.

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Pulce.

Il mio è un nido tra i nidi


è lì che il pensiero riposa
il battito rallenta un poco
e sa di mattinata allegra
quando svegliarsi non pesa.

E' lì che vivo da pulce


della chioma terrestre
e tra pulci mi ignoro.

Nuda di ritorno.

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Mi accarezzo
la mano è lieve
la pelle è umida
e scotta vicina al desiderio
del bacio di labbra lontane
e sono nuda...
una nuda di ritorno.

A Nick.

Cosa
a tratti di silenzio
spezzi
un passo di donna
sporchi
la seta in carne
crepi
giovani ossa
- a me care -
sudi
il dolore animale..

Beh
non so di preciso

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49
però
dev'essere
un volto
che riconosco.

Ore 4 e 32

Parlando al muro

scopro che ha orecchie

però le risparmia

soprattutto le tiene in ricezione

solo a momenti..

quelli opportuni.

Parlando al muro ho scoperto

che a volte risponde anche

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e quel che dice

è una menzogna..

la copre coi silenzi qua e là..

la veste di sapori antichi.

Parlando al muro

ho scoperto che anch'io

qualche volta

di fronte all'offesa

dovrei farmi muro.

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