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ANATOMIA UMANA

ANATOMIA GENERALE

CELLULE

TESSUTI (organizzazione di cellule)

ORGANI (quando i tessuti si organizzano in un’unità di lavoro). Questi formano:


SISTEMI (quando comprendono organi con analogie strutturali, funzionali e
la stessa derivazione embriologica).

APPARATI (quando comprendono organi che cooperano alle stesse funzioni anche
se sono diversi per struttura e per origine embriologica).

LA STRUTTURA:

ORGANI:

- CAVI sono gli organi costituiti da una PARETE che delimita un LUME, o cavità,
dentro la quale si trova un contenuto. I VISCERI vanno considerati separatamente
dagli organi cavi dell’apparato CIRCOLATORIO (cuore, vasi sanguiferi e linfatici).

Epitelio di rivestimento
TONACA MUCOSA lamina propria
VISCERI TONACA SOTTOMUCOSA muscularis mucosae
TONACA MUSCOLARE
TONACA AVVENTIZIA o sierosa mesotelio
Strato
Endotelio sottomesoteliale
TONACA INTIMA strato sottoendoteliale
Organi cavi (nel cuore, endocardio)
dell’app. TONACA MEDIA (nel cuore, miocardio)
circolatorio TONACA AVVENTIZIA (nel cuore è sostituita da una sierosa
detta epicardio) 1
TONACHE: formano la parete degli organi cavi, dando delle stratificazioni.
Lo strato più interno è chiamato tonaca mucosa, nel caso dei visceri e tonaca intima,
nel circolatorio. In particolare nel cuore si chiama ENDOCARDIO.

La TONACA MUCOSA è un complesso di tessuti che si organizza in:


 Epitelio di rivestimento che ha la funzione protettiva e di
mediazione negli scambi, tra il sangue o linfa e il lume del
viscere.
 Lamina propria è a costituzione connettivale con funzioni di
sostegno e trofiche. A livello della lamina propria si possono
trovare anche ghiandole, che in questo caso sono chiamate
intramurali (cioè interamente accolte nella parete del viscere). Le
ghiandole arricchiscono, con il loro secreto, i costituenti della
parete.
 Muscularis mucosae, sotto la lamina propria, assicura, alla parete,
la motilità. Può, infatti, favorire l’emissione di secreto, dalle
ghiandole intramurali, o facilitare l’assorbimento.
Nell’apparato CIRCOLATORIO al posto della tonaca mucosa si trova la TONACA
INTIMA. Come la tonaca mucosa anche la intima è quella che si trova a contatto
con il contenuto che, in questo caso, sono sangue e linfa. E’ costituita dai seguenti
strati:
o Endotelio che impedisce la coagulazione del sangue e assorbe
materiali, dal sangue e nella linfa, con pinocitosi.
E’semipermeabile.
o Strato sottoendoteliale ha funzioni trofiche e di supporto e può
essere sede di deposito per i materiali assorbiti.

Sopra alla tonaca mucosa si trova la TONACA SOTTOMUCOSA, che NON SI


TROVA nella PARETE dei VASI. Ha queste caratteristiche:
• è formata da connettivo lasso, che svincola la sottomucosa dagli
strati più esterni. In questo senso la sottomucosa è capace di
movimenti autonomi.
• In qualche viscere, a livello della sottomucosa, si possono
ritrovare le ghiandole intramurali.
• Vi si trovano vasi e nervi.

Sopra alla tonaca sottomucosa si trova la TONACA MUSCOLARE, chiamata


MEDIA nell’apparato circolatorio. Nel cuore prende il nome di MIOCARDIO.
La tonaca MUSCOLARE ha queste caratteristiche:
o è costituita da fasci di fibre, diversamente orientate,
che permettono i MOVIMENTI PERISTOLICI (con i quali il
viscere cavo si adatta al contenuto) e PERISTALTICI (che è

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un’onda di contrazione che assicura la progressione del
contenuto).
o Come nella muscularis mucosae, il controllo nervoso
è dato dal SISTEMA NERVOSO SIMPATICO.
La tonaca MEDIA ha queste caratteristiche:
• Può essere quasi esclusivamente MUSCOLARE, come accade nel
cuore (miocardio), nelle arterie, dette muscolari, nelle vene di
propulsione. In questo caso la sua funzione è di assicurare la
progressione del sangue, con la sua attività contrattile.
• Può essere ELASTICA, come nelle grosse arterie. In questo caso
la progressione del sangue si ha grazie all’elasticità del vaso che
dopo la dilatazione, data dal passaggio del sangue, torna alla sua
forma originaria.
• Può essere FIBROSA, come in alcune vene di ricezione. Questo
tipo di tonaca si ritrova in quelle vene dove il sangue scorre grazie
alla forza di gravità o alla pressione dei muscoli circostanti.
• Anche la tonaca media è innervata.

Ancora più all’esterno, si ha la TONACA AVVENTIZIA, caratteristica sia dei


visceri che dei vasi.
La tonaca AVVENTIZIA ha queste caratteristiche:
 E' formata da tessuto CONNETTIVALE DENSO, importante
perché avvolge, sia i visceri che i vasi, esternamente e li connette
all’esterno. I LEGAMENTI, infatti, si connettono all’avventizia
per ancorare.
 Nei vasi, l’avventizia può avere elementi elastici e muscolari ed è
la sede di dispositivi vascolari (VASA VASORUM) importanti
per il trofismo della tonaca media, che si trova sotto.
La TONACA SIEROSA sostituisce, nel cuore e in alcuni visceri cavi dell’addome e
della pelvi, la tonaca avventizia:
o Nel CUORE, la sierosa si chiama EPICARDIO.
o Nei visceri addominali e pelvici, invece, si chiama PERITONEO
VISCERALE.
La sua funzione contribuisce, come l’avventizia, alla INDIVIDUALITA’ e
alla FISSITA’ degli organi che avvolge. Può, infatti, staccare delle lamine, a due
foglietti, che si collegano ad un’altro viscere o alle pareti della cavità nella quale lo
stesso viscere è accolto.
Com' è fatta la tonaca sierosa:
- Mesotelio superficiale, costituito da cellule appiattite in un solo
strato.
- Strato sottomesoteliale, formato da connettivo denso.
Tra la tonaca sierosa e quella muscolare si può trovare uno STRATO
SOTTOSIEROSO, che può avere tessuto adiposo.
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- PIENI che hanno una struttura più complessa. In generale si individuano due
componenti:
• Capsula e stroma La CAPSULA è l’avvolgimento esterno
dell’organo pieno (esterno a questo poi ritroviamo lo strato sottosieroso
lasso); è formata da connettivo denso e manda all’interno dei setti che,
dividendosi, formano un reticolo tridimensionale, che dà l’impalcatura
dell’organo. L’insieme dei setti e del reticolo formano lo STROMA. Lo
stroma forma LOBI e LOBULI, che sono irrorati ed innervati grazie al
connettivo fibroso dei setti (in alcuni casi i vasi ed i nervi si inseriscono,
all’interno dell’organo, attraverso l’ILO che è una zona della superficie). La
funzione dello stroma è, perciò, di sostegno e trofica. Capsula e stroma
possono contenere anche fibre elastiche o fibrocellule muscolari lisce
(caratteristici nella prostata).
• Parenchima Il parenchima è di solito formato da epitelio
GHIANDOLARE, che si può disporre in nidi, cordoni o follicoli, nel caso
delle ghiandole endocrine o in adenomeri e dotti escretori, nel caso di
ghiandole esocrine. Ma può anche essere costituito da tessuto
MUSCOLARE striato, da tessuto NERVOSO o da tessuto LINFOIDE. La
funzione del parenchima è quella caratteristica dell’organo.

LA TERMINOLOGIA:

Termini di POSIZIONE che si riferiscono alla situazione di una parte


qualsiasi del corpo. Si riferiscono a tre piani tra
loro perpendicolari.
Termini di MOVIMENTO che indicano gli spostamenti e le direzioni di una
qualsiasi parte del corpo. I termini di movimento
si riferiscono a delle assi di rotazione, che si
formano dall’intersezione dei piani di simmetria.

Entrambi i termini si riferiscono all’uomo in stazione ERETTA, con gli arti superiori
ADERENTI al tronco e le palme RIVOLTE verso l’osservatore.
TERMINI di POSIZIONE:
o Piano sagittale: è il piano di simmetria che divide verticalmente, in senso
antero-posteriore, il corpo formando due metà quasi simmetriche, dette
ANTIMERI. Al piano sagittale si affiancano, parallelamente, infiniti piani.
Ciascuno di questi piani forma una zona MEDIALE, che è quella rivolta verso
il piano sagittale, e una zona LATERALE, che è la zona più esterna. Quando ci
si riferisce a parti mobili, come sono gli arti, si usano i termini PROSSIMALE
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e DISTALE che indicano, rispettivamente, la parte più vicina al piano sagittale
e quella più lontana.
o Piano frontale: è il piano frontale che è parallelo alla fronte, perciò
perpendicolare al precedente. Ciascun piano frontale individua due facce che
sono la VENTRALE (che si trova, nella stazione eretta, davanti) e la
DORSALE (che è quella che si trova dietro). Quando si prende in
considerazione la mano o il piede, il termine ventrale non va bene e si usano le
parole VOLARE e PALMARE o PLANTARE, per il piede.
o Piano trasversale od orizzontale: è il paino perpendicolare ai precedenti e
parallelo alla superficie d'appoggio del corpo eretto. Gli infiniti piani
trasversali presentano due facce dette CEFALICA (o craniale o rostrale o
superiore) e CAUDALE (o inferiore).
o Altri termini si riferiscono poi alla superficie corporea, come ESTERNO o
SUPERFICIALE e INTERNO o PROFONDO.
o In generale, poi, il termine INTERMEDIO si riferisce ad una posizione
intermedia alla ventrale e dorsale o alla caudale e craniale etc.

TERMINI di MOVIMENTO:
 Asse trasversale: si forma dall’intersezione del piano frontale con il piano
trasversale. I movimenti che si svolgono sull’asse trasversale sono di
FLESSIONE e di ESTENSIONE; nella flessione la parte in movimento si
allontana dal piano frontale, in cui si trova l’articolazione, mentre
nell’estensione si avvicina.
 Asse sagittale o antero-posteriore: si trova dall’inserzione del piano sagittale
con il trasversale. I movimenti che si hanno sull’asse sagittale sono detti di
INCLINAZIONE LATERALE, se sono riferiti al rachide, mentre di
ABDUZIONE e di ADDUZIONE quando sono riferiti agli arti. Sia
nell’inclinazione che nell’abduzione, la parte mobile si allontana dal piano
sagittale, mentre nell’adduzione si avvicina a quest’ultimo.
 Asse verticale: si forma per l’incontro dei piani frontale e sagittale. I
movimenti sull’asse verticale sono detti di TORSIONE, se riferiti al rachide, di
ROTAZIONE, se avvengono negli arti.
In generale quando il movimento di rotazione è diretto verso il piano frontale si
dice rotazione ESTERNA o EXTRAROTAZIONE, quando il movimento è
diretto verso il piano sagittale si dice rotazione INTERNA o
INTRAROTAZIONE. In particolare il movimento di rotazione
dell’avambraccio e della mano è detto di PRONOSUPINAZIONE
(supinazione quando è diretto all’esterno e pronazione quando è diretto
all’interno).
 Esistono, poi, i movimenti complessi quando si prendono in considerazione più
assi e piani (esempio quello di circumduzione).

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PUNTI SCHELETROMETRICI e LINEE SUPERFICIALI di RIFERIMENTO

TRONCO ha linee orizzontali e verticali.


1. Le linee orizzontali sono date dalle COSTE e dagli spazi
intercostali, facendo riferimento allo STERNO e all’angolo
sternale, che si trova all’altezza della seconda costa. Altre linee
orizzontali sono:
Dal lato ventrale:
- La clavicolare: attraverso le due giunzioni sterno-
clavicolari.
- La basilaterale o xifoidea: per la giunzione xifosternale
segnando il limite tra torace e addome.
- La tangente all’arco costale: passa per i punti declivi delle
decime coste.
- La ombelicale trasversa: orizzontale all’ombelico.
- La bisiliaca: unisce le due spine iliache anteriori superiori.
- La linea transpilorica: a metà tra l’incisura giugulare dello
sterno e la sinfisi pubica.
- La linea intertubercolare: che unisce i due tubercoli pubici.
Dal lato dorsale:
Le linee orizzontali sono riferite alle coste che sono identificate
facendo riferimento all’angolo inferiore della scapola (ottava
costa) quando gli arti superiori sono allineati con il tronco.
2. Le linee verticali, che sono numerose. Fra quelle più in uso:
Dal lato ventrale:
- La mediosternale: che divide lo sterno in due metà
simmetriche e che continua inferiormente nella linea
xifopubica.
- La marginosternale: tangente al margine laterale dello
sterno.
- La parasternale: verticalmente due dita all’esterno rispetto
alla marginosternale.
- L’emiclaveare: che scende da mezzo della clavicola.
Lateralmente, sotto il braccio:
- L’ascellare anteriore: si stacca dal margine laterale del
muscolo grande pettorale.
- L’ascellare media: che parte dal punto più profondo del
cavo ascellare.
- L’ascellare posteriore: che scende dal margine inferiore del
muscolo grande dorsale.
Dal lato dorsale:

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- La angoloscapolare: passa per l’angolo inferiore della
scapola.
- La paravertebrale: 2-3 cm sotto alla precedente.
- La spondiloidea: che passa attraverso i processi spinosi di
tutte le vertebre.

L’INDIRIZZO TOPOGRAFICO

TESTA E’ formata dalla scatola cranica (cranio) e dal massiccio faciale


(faccia). La testa è sostenuta da un segmento superiore e assottigliato
del tronco, che è il collo.
Il LIMITE tra CRANIO e FACCIA: è dato da una linea che passa per
i punti di sutura, tra le ossa dell’una e dell’altra. Anteriormente,
questa linea inizia dal NASION, nella zona mediale che corrisponde
all’articolazione fronto-nasale. Prosegue segnando il contorno
superiore dell’orbita, l’articolazione zigomaticofrontale, il margine
posteriore dell’osso zigomatico ed, infine, il processo zigomatico
dell’osso temporale.
Il LIMITE tra CRANIO e COLLO: si trova sulla superficie laterale
della testa ed è il continuo della linea di limite tra cranio e faccia.
Questa passa sotto il meato acustico esterno e si porta,
orizzontalmente, dal processo zigomatico del temporale fino
all’ASTERION (punto suturale compreso tra parietale, temporale ed
occipitale). Questa, poi, prosegue nella linea nucale superore fino alla
protuberanza occipitale esterna.
Il LIMITE tra FACCIA e COLLO: è segnato dal margine inferiore
del corpo della mandibola, continua con il margine posteriore del
ramo mandibolare e, lateralmente, con una linea orizzontale che
passa per l’articolazione temporomandibolare (questa linea divide il
collo dal cranio).

TRONCO Il tronco è formato da una successione di segmenti, che, in direzione


cranio-caudale, sono: il collo, il torace, l’addome, la pelvi e il
perineo.
Il LIMITE tra COLLO e TESTA: i limiti superiori sono stati visti
prima. Inferiormente, il collo confina con il torace e con l’arto
superiore.
Il LIMITE tra COLLO e TORACE: anteriormente è segnato da una
linea che passa per il margine superiore dello sterno (incisura
giugulare) e delle due clavicole. Posteriormente, il limite corrisponde
ad una linea orizzontale che unisce due articolazioni
acromioclavicolari (per la settima vertebra cervicale). Lateralmente il

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collo confina con il segmento prossimale dell’arto superiore, la
spalla.
Il LIMITE tra il COLLO e l’ARTO SUPERIORE: anteriormente si
ha con il margine posteriore della clavicola, posteriormente con il
margine anteriore dell’ACROMION e con quello superiore della
spina della scapola.
Il LIMITE tra il TORACE e l’ARTO SUPERIORE (spalla): è una
linea che, lateralmente, segue, anteriormente, l’emiclaveare e,
posteriormente, il margine vertebrale della scapola. In alto,
anteriormente, segue il margine esterno della clavicola e
posteriormente la spina della scapola. In basso, si considera una linea
che unisce i margini laterali dei muscoli grande dorsale e grande
pettorale.
Il LIMITE tra TORACE e ADDOME: è dato da una linea orizzontale
che passa per la giunzione xifosternale (linea basilaterale, vista
prima). Questa linea si incontra con la linea ascellare anteriore e
prosegue, lateralmente, fino ad incontrare la linea ascellare posteriore
(con la 12° costa) e orizzontalmente lungo questa.
Il LIMITE tra ADDOME e PELVI: non è un limite molto esteso.
Anteriormente il confine è un breve segmento orizzontale, che
riunisce i tubercoli pubici, separando la regione ipogastrica (addome)
dalla regione pubica (pelvi). Posteriormente la linea passa per
l’articolazione lombosacrale, separando il segmento lombare del
rachide (addome) dalla regione sacrococcigea (pelvi).
Il LIMITE tra l’ADDOME e un ARTO INFERIORE: anteriormente è
una linea che unisce la spina iliaca anteriore, superiore, al tubercolo
pubico ed è segnato superficialmente dalla piega inguinale.
Lateralmente e posteriormente la cresta iliaca delimita le regioni del
fianco e costoiliaca (addome) dalle regioni della coscia e glutea
(dell’arto inferiore).
Il LIMITE tra PELVI e PERINEO: anteriormente è già stato visto
parlando del limite tra l’addome e la pelvi. Posteriormente questo
limite corrisponde all’apice coccigeo.
Il LIMITE tra PELVI e ARTO INFERIORE: è il margine laterale del
sacro.
Il PERINEO: è una regione a forma di losanga i cui angoli
corrispondono, anteriormente, al margine inferiore della sinfisi
pubica, lateralmente alle due tuberosità ischiatiche e posteriormente
all’apice del coccige. Il perineo confina anteriormente e
posteriormente con la pelvi e lateralmente con gli arti inferiori.

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APPARATO LOCOMOTORE
LUNGHE che sono caratterizzate da un corpo
allungato (diafisi) e da due estremità più o
meno ingrossate (epifisi).

Generalità sulle OSSA PIATTE

BREVI o CORTE

TERMINOLOGIA per descrivere le ossa:

a. Epifisi: sono le estremità terminali delle ossa lunghe.


b. Apofisi o processi: sono tozze sporgenze.
c. Tuberosità: sono sempre tozze sporgenze, ma meno circoscritte.
d. Tubercoli: rilievi, circoscritti.
e. Spine: rilievi circoscritti e appuntiti.
f. Solchi, fosse e docce: sono impressioni nell’osso rispettivamente sottili,
arrotondate e allungate.

Costituzione dell’osso:

PERIOSTIO: membrana fibrosa che avvolge, all’esterno, l’osso. Questa membrana


manca a livello delle articolazioni (dove si trova la cartilagine articolare) e nelle zone
di inserzione dei legamenti e dei tendini.
ENDOSTIO: è la sottile membrana che riveste la cavità interna dell’osso, che
contiene il midollo osseo.
CANALE MIDOLLARE: si trova a livello della diafisi delle ossa lunghe. L’epifisi,
invece, ha un’organizzazione spugnosa, con trabecole più o meno fitte e orientate in
vario modo.
DIPLOE: strato spugnoso compreso tra due tavolati compatti nelle ossa della volta
del cranio. Questo strato spugnoso si ritrova anche in altre ossa piatte (le ossa corte
hanno una massa spugnosa, avvolta da uno strato di osso compatto).
MIDOLLO OSSEO: può essere giallo, quando è di costituzione fibroadiposa, o rosso,
quando ha funzione emopoietica.
VEDERE APPUNTI DI ISTOLOGIA PER QUESTE COSE:
Per le cellule del tessuto osseo, caratteristica della sostanza amorfa (costituenti
minerali ed organici), nucleazione, struttura del tessuto osseo (non lamellare o
lamellare, compatto-osteonico o lamellare semplice-spugnoso). Osteoni e canali di
Havers e di Volkmann. Periostio e fibre di Sharpey. Tessuto cartilagineo (di
articolazione, di coniugazione, ialina). Vascolarizzazione e innervazione. Sviluppo ed
accrescimento dell’osso (ossificazione endocondrale, membranosa e mantellare e in
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particolare endocondrale a livello dell’epifisi, della diafisi, a livello del pericondrio
ed endocondriale).Regolazione ormonale (paratormone e calcitonina).
GENERALITA’ sulle ARTICOLAZIONI

Le articolazioni sono dispositivi giunzionali. Queste giunzioni si differenziano a


seconda che si interpongano o meno, tra le estremità articolari, tessuti connettivi.
Avremo le:
SINARTROSI: quando tra le estremità ossee si trova tessuto connettivo che dà
continuità all’articolazione. In generale sono tutte articolazioni VIRTUALMENTE
IMMOBILI o SEMIMOBILI.
DIARTROSI: sono caratterizzate dalla discontinuità e dal contatto tra le cartilagini
articolari. In questo caso l’articolazione è mantenuta da LEGAMENTI, che non sono
interposti ma che si trovano ad avvolgere, a manicotto, le estremità ossee. Per
descrivere una diartrosi si devono considerare: la forma e la grandezza, i tipi di
movimento, le cartilagini che si trovano all’estremità, la capsula articolare con gli
strati fibroso e sinoviale, i legamenti, i menischi, la cavità articolare e il liquido
sinoviale.
Osservando le articolazioni si è visto che non sempre le superfici delle due estremità
hanno la stessa ampiezza. Quando accade ciò, la superficie meno estesa è completata
da cartilagine fibrosa formando i LABBRI GLENOIDEI E COTILOIDEI, che si
inseriscono sui bordi della cartilagine articolare. Qualche volta accade, poi, che una
superficie articolare si formi per la giustapposizione di più ossa contigue. In genere le
superfici articolari sono armoniche cioè combaciano per tutta la loro estensione.
Quando, però, si hanno superfici disarmoniche, le cartilagini non sono in contatto ma
sono separate da una o più formazioni fibrocartilaginee, dette MENISCHI. I menischi
si trovano a riempire gli spazi lasciati vuoti tra le cartilagini articolari. La loro
funzione è quella di AMMORTIZZARE e diminuire, di conseguenza, l’usura
dell’osso.

SINARTROSI

1. Suture: quando è interposto tessuto CONNETTIVO DENSO. Le estremità sono,


solitamente, di ossa PIATTE. Le suture si ritrovano, soprattutto, tra le ossa piatte
del cranio. Il connettivo, che qui si trova, spesso ossifica saldando le ossa
SINOSTOSI. Una particolare forma di sutura è quella che si trova tra i denti e le
cavità alveolari, che li accolgono GONFOSI.
In particolare le suture prendono il nome di:
- Suture armoniche: quando i margini sono lisci e regolari.
- Suture dentate: con i margini dentati.
- Suture squamose: quando i margini sono tagliati di sbieco, alternati l’uno
all’interno e l’altro all’esterno.
- Suture ad incastro o schindilesi: quando i margini sono incastrati l’uno
dentro l’altro.

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2. Sincondrosi: quando tra le estremità si trova tessuto CARTILAGINEO IALINO.
Un esempio è l’articolazione tra lo sterno e la prima costa. Si considera una
sincondrosi anche l’unione che si ha tra l’epifisi e la diafisi, in un osso lungo,
quando si trova interposta la cartilagine di coniugazione in un osso in
accrescimento.
3. Sinfisi: quando si trova interposto tessuto FIBRO-CARTILAGINEO, più o meno
compatto. Esempi sono le articolazioni tra le vertebre (in particolare tra i corpi) e
tra le parti pubiche delle due ossa dell’anca.

DIARTROSI

Secondo la FORMA delle superfici articolari si classificano in:


1. Artrodie: in cui le superfici articolari contrapposte sono PIANE. Sono vincolate
dai mezzi di unione e, nel movimento, scivolano su un piano. Questo tipo di
articolazione non consente il MOVIMENTO ANGOLARE.
2. Enartrosi: le superfici delle due estremità ossee sono a forma di SFERA, piena e
rispettivamente cava. Questo permette alle estremità articolari di RUOTARE
reciprocamente, dando un MOVIMENTO ANGOLARE su tutti i piani.
3. Condiloartrosi: in cui le superfici articolari sono a contorno ellissoidale, l’una
concava (cavità glenoidea) e l’altra convessa (condilo). Poichè il contorno è
ellissoidale i movimenti permessi sono ANGOLARI LUNGO i due piani
ORTOGONALI.
4. Articolazioni a sella: le superfici articolari sono BIASSIALI, CONVESSE in una
direzione e CONCAVE, in quella perpendicolare. Le superfici articolari formano
un incastro. I movimenti permessi sono BIASSIALI, accompagnati da un certo
grado di ROTAZIONE ASSIALE.
5. Ginglimi: le superfici contrapposte sono un segmento di cilindro cavo e uno pieno.
Nei ginglimi, spesso, la forma dei cilindri è imperfetta, conoide e questo
determina il movimento, che è ANGOLARE accompagnato da ROTAZIONE
(vedi articolazione del gomito).
In base all’orientamento dei cilindri, rispetto all’asse longitudinale delle ossa che
articolano, i ginglimi prendono il nome di:
a. Ginglimo laterale o trocoide: se l’asse dei cilindri è parallelo all’asse
longitudinale delle due ossa. Questo tipo di articolazione permette il
MOVIMENTO ROTATORIO SUL PROPRIO ASSE.
b. Ginglimo angolare o troclea: se l’asse dei due cilindri è perpendicolare
rispetto all’asse longitudinale delle due ossa articolate. Il MOVIMENTO
è ANGOLARE su un piano PERPENDICOLARE all’asse dei due
cilindri stessi.

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Alla forma delle superfici articolari è legata la DIREZIONE DEI MOVIMENTI e in
ogni articolazione esistono ASSI di MOVIMENTO, che sono:
- Unici come nelle articolazioni trocoidi.
- Duplici come nelle condiloartrosi.
- Triplici come nelle enartrosi.
La direzione dei movimenti è in relazione all’asse intorno al quale avviene il
movimento e gli assi di movimento fanno riferimento agli assi del corpo (trasversale,
sagittale e verticale).

CARTILAGINE ARTICOLARE (tra le caratteristiche delle diartrosi)

La superficie articolare è rivestita da cartilagine ialina (articolare), spessa da alcuni


mm fino a 1-1.5 cm. La cartilagine articolare non è rivestita da pericondrio e
all’interno è in contatto con l’osso dell’epifisi, arrivando fino al midollo osseo della
stessa. Le fibre di collagene superficiali hanno orientamento tangenziale mentre
quelle più profonde hanno una disposizione radiale. Queste disposizioni hanno un
significato meccanico. La compressibilità cartilaginea, sotto carico, raggiunge il
millimetro. Il ritorno è elastico. La funzione trofica è lasciata sia al liquido sinoviale,
che bagna le superfici e che fa gli scambi per diffusione, sia al circolo arterioso.

CAPSULA ARTICOLARE (tra le caratteristiche delle diartrosi)

E’ un manicotto fibroso che avvolge i due capi articolari, continuando con il


periostio.
La capsula è costituita da tessuto CONNETTIVO DENSO a FASCI INTRECCIATI,
spesso infiltrata di grasso. Sotto lo strato fibroso si trova uno strato o membrana
SINOVIALE, di natura connettivale con due aspetti strutturali diversi:
- SINOVIALE DI TIPO SEMPLICE: esile strato connettivale fibrillare,
con poche cellule superficiali dirette verso il lume, pochi vasi e nervi. E’
più soggetta a traumi, dati dal movimento articolare.
- SINOVIALE COMPLESSA: lo strato sinoviale è più spesso, costituito da
connettivo reticolare ricco di istiociti, cellule granulose basofile,
plasmacellule, linfociti e monociti. E’ ricco di vasi sanguiferi e linfatici e
nervi. E’ spesso infiltrata di grasso e può sollevarsi in superficie per
formare pieghe, frange e villi, che sono numerose sui margini delle
cartilagini e sono di color rosso giallastro.
- La superficie dello strato sinoviale, rivolta verso la cavità articolare, ha
pochi strati di cellule immerse in una sostanza amorfa.

LEGAMENTI ARTICOLARI (tra le caratteristiche delle diartrosi)

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I legamenti articolari, fibrosi o fibroelastici hanno la funzione di rinforzare la capsula
articolare. I legamenti si distinguono in PERIFERICI, quando sono aderenti o
incorporati nella capsula e si inseriscono in sede paracorticale e A DISTANZA,
quando si trovano a distanza anche notevole dall’articolazione.

CAVITA’ ARTICOLARE E LIQUIDO SINOVIALE (caratteristica delle diartrosi)

La CAVITA’ ARTICOLARE è lo spazio compreso fra i capi articolari e la capsula


articolare. Ha un’ampiezza variabile, dipendente dalla diartrosi. La sua forma ed
ampiezza dipendono da RECESSI che si possono trovare, per esempio a livello
dell’articolazione del ginocchio.
Il LIQUIDO SINOVIALE è un liquido filtrato dal plasma sanguigno ed arricchito da
prodotti provenienti dalle cellule della membrana sinoviale. Il liquido ha un volume
di 0,10-3,5 ml, ha un color giallo-pallido, viscoso, pH di 7,2-8,4, ricco di
glicoproteine (in particolare acido ialuronico). Nel liquido si trovano cellule e
immunoglobuline, enzimi, elettroliti, glucoso, urea. Il liquido sinoviale si distende a
formare un velo sottile sulle superfici cartilaginee ed ha funzioni LUBRIFICANTI e
NUTRITIZIE per la cartilagine.

GENERALITA’ SUI MUSCOLI

I muscoli scheletrici sono costituiti da parti:


1. CARNOSE, di color rosso. Il colore delle parti carnose dipende dalla struttura
delle fibre muscolari, in particolare dal grado di vascolarizzazione, di nutrizione,
all’età e anche da fattori patologici, per esempio nell’avvelenamento da ossido di
carbonio. La parte carnosa dei muscoli ha un’organizzazione simile,
indipendentemente dalla forma o dalle dimensioni. Sono circondate da una
MEMBRANA CONNETTIVALE FIBROSA, che è l’EPIMISIO, che invia,
all’interno, setti fibrosi, che suddividono il muscolo in fasci minori. All’interno il
PERIMISIO, tessuto connettivale, si ramifica e forma i FASCI PRIMARI,
SECONDARI e TERZIARI fino ad arrivare alla fibra muscolare isolata,
circondata da un involucro di connettivo reticolare, mescolato a sostanza
fondamentale ricca di mucopolisaccaridi, che è l’ENDOMISIO. L’endomisio è il
SARCOLEMMA. Il connettivo, che in questo modo si organizza, ha funzione
TROFICA e MECCANICA. Per il resto, riguardante la struttura, andare agli
appunti di istologia (fibra muscolare striata, filamenti spessi e sottili, sarcomero,
fibre rosse e bianche).
2. TENDINEE, di color bianco splendente. Le parti tendinee sono destinate
all’inserzione dei muscoli nello scheletro. I TENDINI e le APONEUROSI
d’inserzione possono arrivare fino all’interno della parte carnosa del muscolo. La
struttura dei tendini e delle aponeurosi (epitenonio, peritenonio, endotenonio e
tenociti) è sugli appunti di istologia. In particolare, il peritenonio continua, dove
c’è l’attacco con lo scheletro, con il periostio (si frammettono alle fibre del

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periostio o si fissano sopra una linea cementante) e con il perimisio (si intrecciano
con le fibre dell’endomisio), a livello delle giunzioni muscolo-tendinee.
I muscoli si inseriscono sullo scheletro, di regola, con due capi che si chiamano:
- CAPO D’ORIGINE che è la zona di attacco a livello del punto fisso. Se
si parla di arti, dove si alternano i punti fissi e mobili, il capo d’origine si
riferisce al capo prossimale.
- CAPO TERMINALE o DI INSERZIONE che è la zona di attacco a
livello del punto mobile.
- Le inserzioni possono essere numerose e avremo muscoli bicipiti,
tricipiti e quadricipiti, quando ci sono più capi d’origine e bicaudati,
tricaudati e quadricaudati, quando ci sono più capi d’inserzione.
Macroscopicamente il passaggio dalla parte carnosa a quella fibrosa si può avere in
due modi diversi.
CLASSIFICAZIONE in base ai RAPPORTI MUSCOLO-TENDINEI:
A. Nei MUSCOLI A FASCI PARALLELI l’andamento delle fibre è parallelo
all’asse del muscolo e il tendine si dispone nella stessa direzione della parte
carnosa (giunzione muscolo tendinea di tipo terminale). La disposizione delle
fibre comporta che, durante l’azione muscolare, ci sia un notevole
accorciamento ma con un minimo sforzo di trazione.
B. Nei MUSCOLI A FASCI OBLIQUI le fibre raggiungono i tendini
obliquamente rispetto all’asse. La disposizione delle fibre, in questo tipo di
muscoli, comporta che l’azione muscolare sia di movimenti limitati ma
capaci di sviluppare grande forza, grazie al notevole numero di fibre brevi in
cui sono composti.
In questi muscoli ci sono diversi tipi di passaggi:
 Nel muscolo pennato o penniforme l’attacco della parte
carnosa sul tendine avviene sui due lati di questo.
 Nel muscolo semipennato l’attacco avviene su una sola
faccia del tendine.
I muscoli si possono classificare in base alla FORMA in:
1. LUNGHI
2. LARGHI
3. ORBICOLARI e SFINTERI
Per il NUMERO dei VENTRI e la loro DISPOSIZIONE in SERIE o in
PARALLELO:
a. BICIPITI
b. DIGASTRICI
c. POLIGASTRICI

RIGOR MORTIS: rigidità cadaverica; a partire dalla 4°-6° ora dalla morte iniziano
ad irrigidirsi i muscoli del diaframma, i muscoli masticatori, i muscoli degli arti
superiori, del tronco e degli arti inferiori. La massima rigidità si ha dopo 24 ore per
poi scomparire, con la stessa progressione, dopo 80esima ora.
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In base alla FUNZIONE, cioè secondo al movimento che la loro contrazione imprime
al resto del corpo o ad un segmento di esso, i muscoli si distinguono in:
• FLESSORI ed ESTENSORI
• ADDUTTORI e ABDUTTORI
• PRONATORI e SUPINATORI
• ROTATORI ESTERNI ed INTERNI
Infine si classificano in:
o AGONISTI
o ANTAGONISTI
A seconda che tra di loro ci sia collaborazione o contrasto nell’azione.

TERMINAZIONI NERVOSE periferiche, a livello muscolare

 PLACCA MOTRICE
 FUSI NEUROMUSCOLARI (nel libro di anatomia le fibre motrici sono
chiamate motoneuroni gamma. In particolare le fibre gamma1 sono le meno
sottili e innervano, preferibilmente, le fibre a sacco nucleare. Le fibre gamma2
sono le più sottili e innervano le fibre muscolari a catena di nuclei. Sono queste
fibre che terminano ad infiorescenza o sono anulospirali.
 ORGANI MUSCOLO-TENDINEI del GOLGI

VASCOLARIZZAZIONE ed INNERVAZIONE dei muscoli

I muscoli scheletrici sono ricchi di vasi. Le zone dove questi penetrano sono chiamate
ILI e si trovano nella zona profonda dei muscoli da dove si irradiano tra i fasci
muscolari. Le fibre nervose arrivano al muscolo insieme ai vasi sanguiferi, dando il
PEDUNCOLO VASCOLONERVOSO. Le fibre nervose arrivano da un nervo
spinale o da nervi encefalici.

ORGANI ACCESSORI dei MUSCOLI

FASCE Lamine connettivali fibrose, biancastre e semitrasparenti che


avvolgono singoli muscoli o gruppi. Sotto al tessuto connettivo lasso
sottocutaneo, si trova una FASCIA COMUNE che avvolge gli organi
sottostanti e dalla quale partono i SETTI INTERMUSCOLARI che
separano i muscoli. Si formano LOGGE FIBROSE od
OSTEOFIBROSE, che, insieme ai muscoli, accolgono anche vasi e
nervi. Negli interstizi compresi nelle logge, si trova tessuto connettivo
lasso interstiziale.
BORSE MUCOSE Nelle zone sottoposte a sollecitazioni di pressione o di
scorrimento, tra muscoli e tendini e parti scheletriche, si formano le
borse mucose che sono piene di un liquido vischioso. La parete della

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borsa, che fa da cuscinetto, è fatta da una membrana simile alla
sinoviale.
GUAINE A livello delle articolazioni, tessuto fibroso denso si inserisce
nello scheletro (forma le lacinie e i reticoli fibrosi) e delimita canali
osteofibrosi, nei quali scorrono i tendini. A livello di questi canali si
trova la guaina cilindrica a doppia parete, che si interpone tra le
opposte superfici dei canali e dei tendini che lo attraversano. Questa
guaina è costituita da una sottile lamina connettivale, che è la
TONACA VAGINALE, che riveste la superficie del tendine, in tutto il
suo percorso e che si riflette a rivestire la parete del canale stesso. Il
MESOTENONIO è la piega di riflessione tra le due lamine e serve per
il passaggio dei vasi e nervi, destinati alla nutrizione e all’innervazione
del tratto del tendine che si trova nel canale. La cavità della guaina, tra
le due lamine vaginali, contiene un liquido simile alla sinovia, che
inumidisce la superficie del manicotto. Anche la struttura della guaina
è simile a quella delle sinoviali articolari ed è ricca di macrofagi, vasi
sanguiferi, vasi linfatici e fibre nervose.

ANALISI SCOMPOSITIVA DELLE FORZE MUSCOLARI

L’azione del muscolo può essere divisa in tre componenti, in rapporto alle diverse
modalità d’inserzione muscolare sui due segmenti ossei:

MOTRICE: che sposta l’osso con un MOVIMENTO ANGOLARE rispetto


all’articolazione
TRANSARTICOLARE: componente PERPENDICOLARE alla motrice, è diretta
lungo l’asse dell’osso mobile
ROTATORIA: deriva da un’inserzione muscolare eccentrica, rispetto
all’articolazione, che causa un movimento di ROTAZIONE attorno
all’asse maggiore.
La capacità di un muscolo di compiere un lavoro dipende, non solo dalla sua massa
contrattile e dalla sua organizzazione, ma anche dalla leva su cui si applica.

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SISTEMATICA DELL’APP. LOCOMOTORE
L’apparato locomotore ha funzione di contenimento, sostegno e di movimento. E’
formato da tex osseo, muscolare e articolare.

TESTA

ARTICOLAZIONI: sono soprattutto di TIPO IMMOBILE, visto che le ossa hanno


funzione di contenimento e di protezione.
Articolazioni MOBILI si trovano:
o dove il cranio si unisce alla colonna vertebrale (dà alla testa libertà di
movimento sul tronco).
o nello splancnocranio a livello della mandibola, che si collega all’osso
temporale (app. masticatorio).

MUSCOLI del cranio si dividono in:


 estrinseci, che si inseriscono nelle ossa del cranio partendo da punti
diversi dello scheletro assiale. Determinano la mobilità complessiva
della testa sul tronco.
 intrinseci, che originano e si inseriscono nelle ossa del cranio. Svolgono
movimenti diversi, appartengono a questi, per esempio, i muscoli
mimici.

Lo scheletro della testa si divide in:


• NEUROCRANIO, che è la scatola cranica. E’ la parte dorsale e rostrale ed è
costituita da ossa piatte, per la maggior parte, che delimitano la cavità cranica,
dove si trova l’encefalo. E’, a sua volta, costituita da:
1. base costituita da parte dell’osso occipitale, delle due ossa temporali,
dello sfenoide, dell’etmoide e del frontale.
2. volta costituita da parte dell’occipitale, delle ossa temporali, dalle ossa
parietali, in toto, e da parte dello sfenoide e del frontale.
• SPLANCNOCRANIO, che comprende il massiccio faciale. E’ la parte ventrale
e caudale e le sue ossa delimitano cavità viscerali (cavità orale, nasale,
orbitarie). Le ossa che lo compongono sono parte dello sfenoide, dell’etmoide,
dal vomere e poi da tutte ossa pari come: le nasali, le lacrimali, le mascellari, i
cornetti inferiori, le zigomatiche e le palatine. Inoltre si aggiunge la mandibola
che si articola per DIARTROSI con il temporale.

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OSSA DELLA SCATOLA CRANICA

OSSO OCCIPITALE: impari e mediano, delimita la scatola cranica inferiormente e


posteriormente. Fa parte sia della base che della volta.
Confini: mette in relazione il cranio con la prima vertebra cervicale. E’, infatti,
attraversato dal grande foro occipitale.
Forma: di losanga che ha DUE FACCE, esterna ed interna, QUATTRO MARGINI,
due superiori e due inferiori, QUATTRO ANGOLI, uno superiore, uno inferiore e
due laterali. In generale si dice che l’occipitale ha una SQUAMA, due PORZIONI
LATERALI e una PARTE BASILARE.

Squama interna:
Eminenza crociata: rilievo a forma di croce che individua quattro depressioni, due
superiori -fosse cerebrali- che accolgono i poli occipitali degli emisferi telencefalici e
due inferiori -fosse cerebellari- che accolgono gli emisferi cerebellari.
Protuberanza occipitale interna: rilievo al centro della squama, dove si incontrano i
bracci orizzontale e verticale.
Solco trasverso: occupa i bracci orizzontali ed accoglie il seno venoso della dura
madre.
Solco sagittale: nella metà superiore, del braccio verticale dell’eminenza crociata.
Qui si trova un altro seno della dura madre-seno sagittale superiore.
Cresta occipitale interna: occupa, invece, la parte inferiore del braccio verticale.
Arriva fino al punto di mezzo del foro occipitale, dove si sdoppia per dare attacco alla
falce del cervelletto.
Squama esterna:
Protuberanza occipitale esterna: che si dirama al centro della squama formando la
linea nucale superiore.
Linea nucale superiore: dà attacco ai muscoli estrinseci del cranio e divide la faccia
esterna della squama in una parte superiore -piano occipitale- che appartiene alla
volta e in una parte inferiore -piano nucale- che appartiene alla base.
Cresta occipitale esterna: corrisponde a quella interna e divide verticalmente la
squama in due parti simmetriche. Arriva fino al foro occipitale e dà attacco al
legamento nucale.
Linea nucale inferiore: si stacca perpendicolarmente dalla cresta occipitale esterna e
va parallela alla linea nucale superiore. La cresta occipitale esterna e la linea nucale
inferiore dividono la squama, zona nucale, in quattro parti, che danno attacco a
diversi muscoli estrinseci.

Porzioni laterali interne:

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Solco sigmoideo: ultimo tratto, accoglie il seno venoso e l’orifizio interno del canale
condiloideo, che dà ugualmente passaggio ad una vena.
Tubercolo giugulare: si trova medialmente al solco sigmoideo.
Orifizio interno del canale dell’ipoglosso: si trova dietro il tubercolo giugulare e dà il
passaggio al 12° paio di nervi encefalici.
Porzioni laterali esterne:
Condili occipitali: rilievi ellittici che permettono all’osso occipitale di articolarsi con
la prima vertebra cervicale –atlante.
Canale condiloideo: si apre dietro l’estremità posteriore dei condili ed è un orifizio
che va dall’interno all’esterno.
Canale dell’ipoglosso: sbocca lateralmente ai condili.

Parte basilare interna:


Clivo: doccia che continua con il dorso della sella dell’osso sfenoide. Si trova in
comunicazione con la faccia ventrale del bulbo e del ponte.
Parte basilare esterna:
Tubercolo faringeo: posteriormente a questo si trova l’attacco dei muscoli.

Margini superiori o lambdoidei:


Vanno dall’angolo superiore fino agli angoli laterali. Sono dentellati per
l’articolazione con il margine posteriore delle ossa parietali.
Margini inferiori o petromastoidei:
Sono suddivisi a metà del processo giugulare. Si articolano posteriormente con la
parte mastoidea dell’osso temporale e anteriormente con la parte petrosa dello stesso.
Foro giugulare: è circondato dal margine inferiore dell’osso occipitale con quello
dell’osso temporale.
Processo intragiugulare: divide il foro occipitale sollevandosi dalle due incisure in
due metà. La metà anteromediale dà il passaggio al 9° paio di nervi encefalici mentre
la metà posterolaterale dà il passaggio al10°-11° paio.

Angoli:
Superiore: si trova fra le due ossa parietali.
Laterali: fra le parietali e le mastoidee delle temporali.
Inferiore: sincondrosi o sinostosi tra la base dell’occipitale e il corpo dello sfenoide.
SVILUPPO
Origina da un’ossificazione ENDOCONDRALE, nelle zone che delimitano il foro
occipitale e da un’ossificazione membranosa, per il resto.
Punti di ossificazione: 2 nel 2° mese embrionale, nel 3° diventano 5. Intorno al 3°
anno di vita le parti laterali dell’osso si fondono con la squama, le restanti fusioni
intorno al 5° anno.

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OSSO SFENOIDE: impari e mediano che si trova nella costituzione della base
cranica e in quella delle cavità nasali.
Costituito: corpo, due coppie di prolungamenti laminari, detti piccole e grandi ali e
due processi pterigoidei.

Corpo:
In posizione mediana e si articola con l’osso occipitale, posteriormente e con
l’etmoide, anteriormente. E’ la parte posteriore della volta delle cavità nasali e la
parte posteriore della parete mediale delle cavità orbitarie. Ha forma cubica e, delle
sue sei facce, quella superiore e le due laterali endocraniche, quella anteriore e
inferiore esocraniche, mentre la posteriore si vede solo dopo resezione della sinostosi
mediale, che mette in giunzione lo sfenoide con la base dell’occipitale (articolazione
sfenooccipitale).
Seni sfenoidali: sono all’interno del corpo e sono due cavità separate da un setto.
Queste cavità comunicano con le cavità nasali tramite due orifizi, sulla faccia
anteriore del corpo. L’ampiezza dei seni è variabile.
Faccia superiore del corpo dello sfenoide:
Sella turcica: è la faccia superiore del corpo, è una zona concava e nel suo fondo si
trova la –fossetta ipofisaria- dove si trova l’ipofisi.
Lamina quadrilatera o dorso della sella: delimita posteriormente la sella turcica. Il suo
margine libero, superiore, termina con due rilevi -i processi clinoidei posteriori.
Clivo: è formata dalla superficie dorsale della lamina quadrilatera con la faccia
endocranica della base dell’occipitale.
Tubercolo della sella: rilievo arrotondato che delimita anteriormente la sella turcica.
Il suo asse maggiore è trasversale.
Solco del chiasma ottico: accoglie il chiasma dei nervi ottici. Continua da ambo i lati
fino ai fori ottici.
Fori ottici: immettono nelle cavità orbitarie e danno il passaggio al nervo ottico e
all’arteria oftalmica.
Docce olfattive: depressioni, poco accentuate, che si trovano davanti al solco del
chiasma. Decorrono qui i tratti olfattivi.
Processo clinoideo medio: talvolta nel tratto intermedio dei margini laterali della
sella, di solito poco pronunciati, si può trovare questo piccolo rilievo.
Facce laterali del corpo dello sfenoide:
Queste sono libere in poca parte perché sono occupate dalle radici delle ali sfenoidali.
In particolare le piccole ali si staccano dalla zona anterosuperiore mentre le grandi ali
dalla zona inferiore.
Solco carotico: si trova nella porzione libera e accoglie l’arteria carotide interna.
Lingula sfenoidale: è una piccola cresta che delimita lateralmente il solco carotico.
Faccia anteriore del corpo dello sfenoide:

20
Cresta sfenoidale: è un rilievo verticale sulla linea mediana, che si prolunga verso il
basso dando il Rostro sfenoidale. La cresta si articola con il margine posteriore della
lamina perpendicolare dell’etmoide e prende parte alla formazione del Setto nasale. A
ciascun lato della cresta sfenoidale si trovano delle docce dove sono gli orifizi di
accesso ai seni sfenoidali.
Superficie articolare: si trova lateralmente alle docce ed è la zona di connessione con
i margini laterali dell’etmoide e con il processo orbitario del palatino. Questa
superficie è irregolare per delle piccole depressioni che si completano con analoghe
formazioni dell’etmoide.
Margine superiore faccia anteriore del corpo dello sfenoide:
E’ frastagliato per articolarsi con il margine dorsale della lamina cribrosa
dell’etmoide e con l’osso frontale.
Faccia inferiore del corpo dello sfenoide:
Forma la parte posteriore della volta delle cavità nasali.
Rostro: è formato anche da un piccolo rilievo sagittale che si unisce con la cresta
sfenoidale. Questo rilievo si articola, per schindilesi, con il margine superiore del
vomere.
Cornetti o conche sfenoidali: due laminette ossee che si sollevano lateralmente al
rilievo sagittale. Questi cornetti si continuano sulla faccia anteriore per delimitare gli
orifizi dei seni sfenoidali.
Processo vaginale: lateralmente rispetto ai cornetti sfenoidali, è un rilievo che separa
due docce sagittali, che si trasformano in canali quando si articolano con le ossa
vicine.
Canale basifaringeo: è la doccia mediale, che viene fuori per l’articolazione con le ali
del vomere. Serve per il passaggio di vasi e nervi per le cavità nasali e della faringe.
Canale faringeo: è il canale che si forma per l’articolazione con l’osso palatino. Si
trova lateralmente al precedente. Serve per il passaggio dei vasi e dei nervi per le
cavità nasali e della faringe.
Faccia posteriore del corpo dello sfenoide:
Si articola con la base dell’occipitale –sincondrosi o sinostosi sfenooccipitale.

Piccole ali dello sfenoide:


Si staccano dalle radici della parte anterosuperiore delle facce laterali del corpo. In
queste radici si trova il Foro ottico. Forma il contorno superiore della Fessura
orbitaria superiore –TAVOLA 1- attraverso la quale possono passare le vene
oftalmiche e vari nervi, che servono per l’innervazione motoria e sensitiva del
contenuto della cavità orbitaria (nervi oculomotore, trocleare, abducente, oftalmico).
Sono lamine appiattite triangolari con l’apice laterale e la base mediale. Ci sono due
facce, superiore ed inferiore, due margini, anteriore e posteriore.
Faccia superiore della piccola ala dello sfenoide:
E’ liscia e continua in avanti con la faccia endocranica della parte orbitaria dell’osso
frontale, insieme a questa forma il pavimento della fossa cranica anteriore.
TAVOLA 6

21
Faccia inferiore della piccola ala dello sfenoide:
Si trova vicino alla cavità orbitaria e delimita il tratto posteriore della volta.
Margine anteriore della piccola ala dello sfenoide:
Si articola con l’osso frontale.
Margine posteriore della piccola ala dello sfenoide:
E’ libero e stabilisce il limite tra la fossa cranica anteriore e quella media.TAVOLA 6
Processo clinoideo anteriore: grosso rilievo, all’estremità mediale del margine
posteriore, che si rivolge all’indietro e medialmente.

Grandi ali dello sfenoide:


Originano dalle facce laterali del corpo, occupando un grande spazio.Di qui si
spostano in avanti, incurvandosi verso l’alto. Si considerano una faccia endocranica,
una esocranica, un margine mediale, convesso e uno laterale, concavo.
Spina angolare o dello sfenoide: le estremità verso le quali convergono i due margini
sono una anterosuperiore e l’altra posteroinferiore. Queste formano, appunto, la
spina.
Faccia endocranica della grande ala dello sfenoide:
Partecipa alla formazione della fossa cranica media. Ha una forte concavità che serve
per accogliere il polo temporale dell’emisfero telencefalico.
Vicino al margine convesso, la faccia endocranica ha tre fori:
o Foro rotondo: davanti alla radice della grande ala, per il passaggio del nervo
mascellare.
o Foro ovale: posteriore alla radice per il nervo mandibolare e per l’arteria
piccola meningea.
o Foro spinoso: al lato dell’ovale, per l’arteria meningea media e per il nervo
spinoso del trigemino.
Margine mediale e convesso della grande ala dello sfenoide:
Diviso in quattro zone:
• Zona 1 che va dall’estremità posteroinferiore, della grande ala (dove si ha
l’articolazione sfenopetrosa con il temporale), fino alla faccia laterale del corpo
dello sfenoide. Delimita anteriormente il Foro lacero. TAVOLA 6-7
• Zona 2 linea di unione con il corpo dello sfenoide.
• Zona 3 forma il contorno inferiore della fessura orbitaria superiore.
• Zona 4 chiude la fessura orbitaria superiore articolandosi con l’osso frontale.
Margine laterale e concavo della grande ala dello sfenoide:
Si articola con la parte squamosa dell’osso temporale ed è perciò detto margine
squamoso.
Estremità anterosuperiore della grande ala dello sfenoide:
Si articola con il frontale e con il parietale:
Estremità posteroinferiore della grande ala dello sfenoide:
Si articola con la parte petrosa e squamosa del temporale, terminando con la Spina
angolare, prolungamento a direzione inferiore.

22
Faccia esocranica della grande ala dello sfenoide:
Si divide in una parte mediale e una laterale per la presenza di un rilievo, a direzione
anterolaterale, che è il Margine zigomatico, che si articola con l’osso zigomatico.

 Parte mediale della faccia esocranica della grande ala dello sfenoide:

E’ la Faccia orbitaria cioè contribuisce a formare la parete laterale della cavità


orbitaria. Ha forma quadrangolare, ha diversi margini:
- Superiore che si articola con l’osso frontale
- Anteriore che è la cresta zigomatica.
- Posteriore libero che è la zona 3 del margine convesso, già descritto, e
che delimita la fessura orbitaria superiore.
- Inferiore che è libero e che delimita, superolateralmente, la Fessura
orbitaria inferiore, il cui contorno è dato anche dalla mascella.

 Parte laterale della faccia esocranica della grande ala dello sfenoide:

E’ la Faccia temporale. Questa è verticale per poi ripiegarsi in dietro, per farsi quasi
orizzontale e continuare con il processo pterigoideo.
Cresta infratemporale: segna il limite tra la zona verticale e quella orizzontale. Questa
cresta divide la faccia esocranica della grande ala in:
a. Una porzione superiore o Faccia temporale propriamente detta
b. Una porzione inferiore che è la Faccia sfenomascellare, che forma la volta
della fossa infratemporale. Posteriormente alla faccia sfenomascellare si
ritrovano i fori ovale e spinoso che mettono in comunicazione la fossa cranica
media con quella infratemporale.

Dietro ai fori ovale e spinoso, la faccia esocranica delle grandi ali ha una doccia
obliqua, dall’avanti all’indietro, e dall’interno all’esterno, che serve da attacco alla
porzione cartilaginea della Tuba uditiva.

Processi pterigoidei:
Si staccano dalla faccia esocranica della grande ala dello sfenoide, per portarsi in
basso, dorsalmente alle ossa mascellari e palatine.
Si distinguono una base, due lamine o ali distinte in mediale e laterale e una fossa
pterigoidea, tra queste compresa.
Spazio sfeno o pterigo-palatino: spazio imbutiforme formato dall’unione delle due
lamine con il mascellare e il palatino.
Fessura pterigoidea: spazio che si trova inferiormente alle due lamine, che si riempie
con il processo piramidale del palatino.
23
Base dei processi pterigoidei dello sfenoide:
Formata dalla convergenza di due radici che sono:
1. una mediale che origina dalla faccia inferiore del
corpo dello sfenoide.
2. Una laterale, che si stacca dal margine mediale della
grande ala
Canale pterigoideo o vidiano: attraversa la base in direzione sagittale, è un canale per
i nervi e vasi vidiani.
Lamina mediale del processo pterigoideo dello sfenoide:
Delimita la zona posteriore della parete laterale della cavità nasale, medialmente e la
Fossa pterigoidea, lateralmente.
Fossetta scafoidea: si trova, tra le due lamine, sulla faccia laterale della lamina
mediale. E’ una depressione ovalare dove si inserisce il Muscolo tendineo del velo
del palato.
Uncino pterigoideo: si trova nel margine libero, non quello attaccato alla grande ala,
della lamina mediale.
Lamina laterale del processo pterigoideo dello sfenoide:
Delimita anche questa la Fossa pterigoidea, con la sua faccia mediale. Con la sua
faccia laterale partecipa alla formazione della Fossa infratemporale.
Il suo margine libero ha una spina per l’attacco del Legamento pterigospinoso, che
arriva alla spina angolare dello sfenoide.
Fossa pterigoidea:
Ampia depressione che si trova tra le due lamine e che è aperta in dietro. Ha un fondo
rugoso per dare inserzione al muscolo pterigoideo interno.
Sviluppo:
Le ali e le lamine laterali, dei processi pterigoidei, sono di origine endocondrale.
Inizia al 2° mese in 6 centri, per il corpo, e uno per ogni ala.
Le lamine mediali, dei processi pterigoidei, e poco della grande ala sono di origine
membranosa.
L’osso si fonde completamente dopo i 10 anni e solo dopo i 20 si ha la
trasformazione della sincondrosi sfenooccipitale in sinostosi.

24
OSSO ETMOIDE: entra, in piccola parte, nella costituzione della fossa cranica
anteriore, mentre partecipa maggiormente delimitando le cavità nasali e orbitarie.
Confini: davanti ha lo sfenoide, sotto e dietro il frontale, sotto il vomere e il
mascellare.
Formato da una lamina sagittale mediana perpendicolare ad una lamina orizzontale e
due masse laterali, appese alle estremità laterali della lamina orizzontale.

Lamina orizzontale o cribrosa dell’etmoide:


Detta anche Cribrosa perché è attraversata da molti forellini per il passaggio del
nervo olfattivo. E’ incastrata nell’incisura etmoidale del frontale e ha una faccia
superiore ed una inferiore.
Faccia superiore della lamina orizzontale dell’etmoide: fa parte della fossa cranica
anteriore ed è depressa nelle due docce olfattive, che servono ad accogliere i bulbi
olfattivi.
Faccia inferiore della lamina orizzontale dell’etmoide: forma il tetto delle cavità
nasali.
Crista galli: apofisi che sormonta sagittalmente la lamina orizzontale ed è la parte
superiore della lamina sagittale, perpendicolare, dell’etmoide. Dà attacco all’apice
della grande falce encefalica. Ha due espansioni – processo alari- con le quali si mette
in rapporto con il frontale, completando il foro cieco.

Lamina perpendicolare o sagittale dell’etmoide:


In particolare, la lamina perpendicolare è quella parte di lamina sagittale che si trova
sotto alla lamina cribrosa. Entra a far parte del setto e divide la parte superiore delle
cavità nasali (la parte inferiore del setto è data dal vomere).
Il vomere e la lamina perpendicolare si uniscono indietro mentre in avanti delimitano
un’Incisura triangolare, dove si pone la cartilagine del setto.
La lamina perpendicolare ha forma di pentagono e i suoi 5 margini sono: TAVOLA 3
1. Superiore che è la linea di distacco della lamina cribrosa.
2. Anterosuperiore che si unisce alla spina nasale del frontale e alla linea di incontro
delle due ossa nasali.
3. Anteroinferiore connesso alla cartilagine del setto.
4. Inferiore articolato con il vomere.
5. Posteriore articolato con la cresta, sulla faccia inferiore del corpo dello sfenoide.

Masse laterali o labirinti etmoidali: tra le cavità nasali e quelle orbitarie, hanno la
forma di due parallelepipedi con l’asse maggiore sagittale.
Confini: davanti allo sfenoide, dietro al processo frontale dell’osso mascellare e al
lacrimale, sotto la parte nasale dell’osso frontale, sopra il corpo del mascellare e della
parte perpendicolare del palatino.

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Come sono: sono formate da lamine sottili che circoscrivono piccole cavità – cellule
etmoidali- che comunicano con le cavità nasali.

In ciascun labirinto etmoidale si distinguono 6 facce:


a. Superiore, prolungamento della lamina cribrosa, si completa articolandosi con il
frontale. In questo modo le sue due docce, a direzione trasversale, si trasformano
in Canali Etmoidali anteriore e posteriore, che sboccano nelle cavità orbitarie e
nella fossa cranica anteriore.
b. Inferiore che si articola con la superficie nasale del mascellare.
c. Laterale, quadrangolare e liscia, forma la maggior parte della parete mediale
dell’orbita. E’ una lamina assottigliata che, per la sua trasparenza, lascia vedere le
cellule etmoidali –lamina papiracea. Confini: dietro l’osso lacrimale, davanti lo
sfenoide, sopra il mascellare e al processo orbitario del palatino, sotto il frontale.
TAVOLA 1
Fori etmoidali anteriore e posteriore: in corrispondenza della sutura con il frontale,
sono lo sbocco degli omonimi canali.
d. Mediale che forma molta parte della parete laterale delle cavità nasali. Da questa
faccia si staccano due lamine ossee che si ripiegano su se stesse verso il basso –
cornetti o conche superiori e medi- che delimitano i Meati superiore e medio.
- Cornetto superiore: piccolo.
- Cornetto medio: è più sviluppato e sporge maggiormente dentro le cavità
nasali. Si articola con l’osso palatino.
- Meato superiore: ridotto; qui sboccano le cellule etmoidali posteriori e i seni
sfenoidali.
- Meato medio: più ampio e si vede esportando il cornetto medio. In fondo si
trova il Processo uncinato che si stacca dall’estremità anteriore del labirinto e
si articola posteriormente con il processo etmoidale del cornetto inferiore. In
questo modo si restringe l’ampio sbocco del seno mascellare nel meato medio.
Bolla etmoidale: rilievo a parete assottigliata che si trova dietro il processo
uncinato.
Doccia semilunare: si trova tra la bolla etmoidale e il processo uncinato.
Infundibolo etmoidale: continuo della doccia semilunare che prosegue,
all’interno del labirinto, fino al seno frontale.Tramite l’infundibolo sboccano
nel meato medio anche le cellule etmoidali anteriori.
e. Posteriore che si articola con il corpo dello sfenoide e con il processo orbitario del
palatino.
f. Anteriore che si articola con la faccia mediale dell’osso lacrimale e che continua
fino al processo frontale della mascella.
Sviluppo:
Per ossificazione endocondrale dalla capsula nasale cartilaginea. Si forma la capsula
etmoidale (tetto cribrato, abbozzo della lamina cribrosa, lamina mediana, il setto
etmoidale e due lamine laterali).

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Al 5° mese compaiono due abbozzi nelle lamine laterali. La formazione di cellette
inizia presto ma si completa entro il 10° anno di vita. Alla nascita compaiono due
centri di ossificazione nel setto. L’unione si completa al 15° anno di vita.

OSSO FRONTALE: osso impari e mediano che delimita, anteriormente la cavità


cranica.
Dove si trova: nella volta del cranio e nella base, in corrispondenza della fossa
cranica anteriore. Forma gran parte del tetto delle cavità orbitarie.
Si distinguono una porzione verticale, a concavità posteriore e una orizzontale.

Parte verticale o squama:


Davanti alle due ossa parietali. Si distinguono una superficie esocranica ed una
endocranica.
Superficie esocranica della squama del frontale:
E’ liscia e convessa, anteriormente.
Bozze frontali: nella metà della sua altezza.
Arcate sopraccigliari: rilievi trasversali.
Gabella: superficie leggermente rilevata nelle arcate sopraccigliari.
Sutura mediofrontale o metopica: si trova sotto la glabella, che scompare nell’adulto.
Zona dentellata: al limite tra la faccia esocranica della squama e la porzione
orizzontale, serve per l’articolazione con il margine superiore delle ossa nasali e con
il processo frontale del mascellare.
Margine sovraorbitario: margine concavo, inferiormente, che si trova al lato della
zona dentellata. Forma il contorno superiore dell’orbita. I 2/3 laterali del margine
sovraorbitario hanno un profilo tagliente mentre 1/3, che è mediale, è arrotondato.
Incisura o foro sovraorbitaria: serve per il passaggio della arteria e del nervo
omonimi.
Incisura frontale: si trova medialmente a quella sovraorbitaria, meno accentuata.
Processo zigomatico: continua la parte laterale del margine sovrarbitario, e si articola
con l’osso zigomatico.
Linea temporale: parte dal processo zigomatico e si porta verso l’osso parietale, in
dietro. Questa linea individua una piccola area, volta lateralmente, detta Faccia
temporale.
Faccia temporale: entra a far parte della fossa temporale.
Faccia endocranica della squama:
Si vedono le impronte vascolari dei rami dell’arteria meningea media.
Solco sagittale: sulla linea mediale, dove si trova il seno sagittale superiore.
Cresta frontale: è la zona dove i due rilievi, che delimitano il solco sagittale, si
incontrano.
Foro cieco: in prossimità dell’incisura etmoidale, sotto la cresta frontale.

Parte orizzontale:

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Davanti allo sfenoide, in rapporto con l’etmoide, con il processo frontale del
mascellare e con le ossa nasali.
Si distinguono una zona mediana o nasale e due zone laterali od orbitarie. Inoltre si
distinguono una superficie esocranica e una endocranica.

Superficie esocranica della parte orizzontale del frontale:


Incisura etmoidale: a concavità posteriore, accoglie la lamina cribrosa dell’etmoide.
Questa parte si chiama anche faccia nasale; ai suoi lati stanno le due facce orbitarie.
Margine nasale: delimita la faccia nasale ed è la zona di articolazione con le due ossa
nasali e con il processo frontale delle due ossa mascellari.
Spina nasale: dietro il margine nasale, si articola con le ossa nasali, davanti e dietro
con la lamina perpendicolare dell’etmoide.
Docce sagittali: si trovano ai lati della spina nasale e formano la parte anteriore del
tetto delle cavità nasali.
Semicellette: si trovano lateralmente alle docce sagittali e servono per completare
quelle della faccia superiore dei labirinti etmoidali.
Seno frontale
Docce etmoidali: anche queste, con l’etmoide, completano i canali etmoidali.
Le facce orbitarie hanno forma triangolare; anteriormente e lateralmente hanno una
depressione –fossa per la ghiandola lacrimale- e anteriormente e medialmente
un’altra piccola impronta –fossetta trocleare- dove si attacca la puleggia fibrosa, dove
si trova il tendine del muscolo obliquo superiore del bulbo oculare.
Faccia endocranica della parte orizzontale del frontale:
Bozze orbitarie: ai lati dell’incisura etmoidale; due superfici convesse su cui poggia
la faccia inferiore dei lobi frontali del telencefalo. Hanno molte impressioni e rilievi
che corrispondono alle circonvoluzioni dell’encefalo.

Circonferenza del frontale:


Determina il limite tra la faccia esocranica e l’endocranica.Alla squama è dentellata e
si articola con il margine anteriore del parietale. Nella parte orizzontale è interrotta
dall’incisura etmoidale, nel mezzo. Dove si articola con le piccole ali dello sfenoide è
sottile e tagliente. Lateralmente si articola con le grandi ali dello sfenoide e con l’osso
zigomatico; si fa irregolare.

Sviluppo:
Per ossificazione membranosa: 2 centri di ossificazione al 2° mese. I vari centri
confluiscono al 6° mese di vita fetale. Alla nascita il frontale è diviso in due metà
simmetriche, unite dalla sutura metopica. Si sviluppa completamente al 15° anno.

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OSSO TEMPORALE: osso pari che forma parte della base cranica e delle pareti
laterali della volta.
Confini: anteriore all’occipitale, posteriore alla grande ala dello sfenoide, inferiore al
parietale.
E’ costituito da 5 abbozzi ossei (periotico, squamoso, timpanico, stiloiale,
timpanoiale) che poi danno il nome alle varie zone dell’osso.

Il periotico dà la parte petromastoidea: si sviluppa come una capsula ossea intorno


alle strutture dell’app. statoacustico. E’ composto di una parte interna, detta petrosa o
rocca o piramide del temporale e di una parte esterna o mastoidea, alla base della
piramide e posteriore.
Lo squamoso dà la parte squamosa: ha la forma di una lamina, sagittale; partecipa
alla volta.
Il timpanico dà la parte timpanica: ha la forma ad anello incompleto, in alto, esterno
alla squama, laterale alla piramide e anteriore alla mastoidea. Ci sono due parti
dell’anello, di queste, quella esterna dà origine al contorno del Meato acustico
esterno, mentre, quella interna delimita il Cavo del timpano e l’orifizio d’imbocco
della tuba uditiva.
Lo stiloiale e il timpanoiale danno la parte stiloidea: è un processo appuntito volto in
avanti e in basso –processo stiloideo- che è ricoperto da una guaina ossea, di
provenienza timpanica, nel punto di articolazione alla base del cranio. Il processo
stiloideo si forma dopo la fusione di un abbozzo che deriva dal 2° arco branchiale
(arco ioideo); è perciò di pertinenza dello splancnocranio.

In generale si possono descrivere una faccia esocranica ed una endocranica del


temporale.

Faccia esocranica:
Estesa in alto, liscia e convessa, contorno semicircolare, dentellato, tagliato di sbieco
e squamoso. La squama del temporale è ricoperta dal muscolo temporale.
Confini: in avanti con la grande ala dello sfenoide, in alto e in dietro con il parietale.
Processo zigomatico: processo orizzontale che si stacca dalla squama. Ha un apice
dentellato, che si articola con il processo temporale dell’osso zigomatico, formando
l’Arcata zigomatica. La base del processo zigomatico, si forma per convergenza di
due radici:
• Trasversale
• Orizzontale, che si porta sopra il meato acustico esterno, per continuare nella
linea temporale del parietale.
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Tubercolo o cresta postarticolare: rilievo, diretto in basso, che si trova innanzi al
meato acustico esterno, dal quale si stacca. Delimita posteriormente la fossa
mandibolare.
Tubercolo articolare: radice trasversa del processo zigomatico, fa parte
dell’articolazione temporomandibolare.
Tubercolo zigomatico: porzione più sporgente del tubercolo articolare.
Fossa mandibolare: ampia depressione fra il tubercolo articolare e quello
postarticolare. Per il condilo con la mandibola.
Fessura petrotimpanica (del Glaser): posteriore alla fossa mandibolare, comunica con
il cavo del timpano e dà passaggio all’arteria timpanica e ad un nervo, la corda del
timpano. Tra gli abbozzi, timpanico e squamoso, si pone una linguetta ossea, che
viene dal Tegmen tympani, proveniente dalla parte petrosa (cresta tegmentale).
Meato acustico esterno: dietro al tubercolo postarticolare, è un ampio canale, che si
apre nel cavo del timpano. Nel vivente questa comunicazione è chiusa dalla
Membrana timpanica. Il meato è formato, in gran parte, dall’abbozzo timpanico e il
contorno superiore, dall’abbozzo squamoso.
Spina supra meatum: sul contorno superiore e dorsale del meato, piccola cresta,
importante punto di repere per interventi chirurgici alla regione timpanomastoidea.
Fessura timpanomastoidea: confine tra la parte timpanica e mastoidea. E’ il contorno
posteriore del meato acustico.
Processo mastoideo: sulla faccia esocranica del temporale, rilievo tozzo di forma
conica tronca. La sua superficie è rugosa per dare attacco ai muscoli, in particolare
allo sternocleidomastoideo, e ha numerosi forellini vascolari tra i quali il Foro
mastoideo.
Foro mastoideo: immette nella cavità cranica, a livello del solco sigmoideo, per la
Vena emissaria mastoidea.
Margine superiore del processo mastoideo: dentellato, è diviso in due parti:
- Anteriore che si articola con il parietale e delimita l’Incisura parietale.
- Posteriore in giunzione con l’occipitale; nel suo interno il processo mastoideo è
scavato da molte concamerazioni –cellule mastoidee- in comunicazione tra loro e
con il cavo del timpano.
Medialmente a questo processo si trovano due solchi paralleli:
1. Solco o incisura digastrica: solco laterale più profondo, dà inserzione al ventre
posteriore del muscolo digastrico.
2. Solco dell’arteria occipitale: mediale, meno profondo.
Faccia inferiore della Piramide: completa la faccia esocranica del temporale. E’
visibile sulla superficie esterna della base cranica e si trova medialmente al processo
mastoideo. Ha una superficie irregolare. Qui si ritrovano molte formazioni, tra le
quali:
1) Foro stilomastoideo: sbocco esterno del canale faciale.
2) Processo stiloideo: davanti a questo foro, avvolto, all’origine, dalla guaina che gli
forma l’abbozzo timpanico. Dà inserzione ad alcuni muscoli che raggiungono la
faringe (muscolo stilofaringeo), la lingua (muscolo stiloglosso), l’osso ioide

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(muscolo stiloioideo) e a due legamenti che terminano sulla mandibola (legamento
stilomandibolare) e sull’osso ioide (legamento stiloioideo).
3) Fossa giugulare: ampia depressione che si trova medialmente al processo
stiloideo. Qui si trova il bulbo superiore della vena giugulare interna. Lateralmente
a questa si trova un canalicolo, attraverso il quale il ramo auricolare del nervo
vago raggiunge il canale faciale.
4) Canalicolo della chiocciola: anteriormente e medialmente rispetto alla fossa
giugulare, c’è una piccola depressione che è il punto di sbocco di questo
canalicolo.
5) Foro carotico esterno: davanti alla fossa giugulare, è l’inizio del canale carotico,
per l’arteria carotide interna. Questo canale prima sale poi si apre, in avanti,
all’interno del cranio, con il Foro carotico interno.
6) Canalicoli caroticotimpanici: si trovano nel tratto iniziale del canale carotico e
sono in comunicazione con il cavo del timpano.
7) Fossetta petrosa: piccola depressione che accoglie il ganglio petroso del nervo
glossofaringeo, si trova tra la fossa giugulare, il foro carotico esterno e la fossa del
canalicolo della chiocciola. S'immette, anche questa, nel cavo del timpano.
8) Muscolo elevatore del velo del palato: si inserisce a livello della faccia inferiore
della piramide, tra il foro carotico esterno e l’apice della piramide.

Faccia endocranica del temporale:


E’ formata da una parte squamosa e una petromastoidea.
Faccia endocranica squamosa del temporale:
Ha impressioni e rilievi per il rapporto con l’emisfero telencefalico, inoltre ha solchi
vascolari per i rami dell’arteria meningea media.
Fessura petrosquamosa: al limite inferiore della squama, in rapporto con la base.
Faccia endocranica mastoidea del temporale:
Solco sigmoideo: dietro la base della piramide, nella superficie endocranica della
parte mastoidea. E’ in continuazione con il solco trasverso, della squama
dell’occipitale. Termina inferiormente con il Foro giugulare. Nel solco sigmoideo si
trova il seno venoso sigmoideo della dura madre.
Foro mastoideo: nel tratto intermedio del solco sigmoideo.
Faccia endocranica della piramide del temporale:
Quelle endocraniche sono la faccia superiore e posteriore della piramide, che ha
quattro facce, quattro margini, una base e un apice. ( le facce inferiore e laterale sono
esocraniche e sono già state descritte).
Faccia superiore: continua lateralmente con la squama dando la fessura
petrosquamosa e poi l’incisura. Nella faccia superiore della piramide ci sono:
 Tegmen tympani: sottile lamina ossea, che chiude superiormente la cavità del
timpano.
 Eminenza arcuata: nella parte media, rilievo che è la sporgenza del canale
semicircolare superiore.

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 Hiatus del canale faciale: davanti all’eminenza arcuata, è un foro che prosegue con
un solco, si trova un ramo del nervo faciale –nervo grande petroso superficiale.
 Foro per il -nervo piccolo petroso superficiale-, ramo del nervo timpanico.
 Impronta del trigemino: piccola depressione, accoglie il ganglio semilunare (del
Gasser).
Faccia posteriore della faccia endocranica della piramide del temporale, ha queste
caratteristiche:
Meato acustico interno: ampio canale con il fondo chiuso con una lamina ossea.
Questa lamina è divisa, da una cresta trasversa, in due porzioni, superiore ed
inferiore, ciascuna delle quali è divisa in anteriore e posteriore. Perciò il fondo del
meato acustico interno risulta diviso in quattro aree: anterosuperiore/inferiore e
posterosuperiore/inferiore. Di queste quattro aree:
• Area faciale è l’anterosuperiore e ha il foro d’inizio del Canale faciale, per
l’omonimo nervo. Il canale faciale ha un andamento tortuoso in cui si distinguono
tre porzioni:
1. La prima che va dall’area faciale fino allo hiatus, con andamento orizzontale,
perpendicolare all’asse della piramide, formando una curva o ginocchio.
2. La seconda porzione parte da questo ginocchio e va, parallelamente all’asse
della piramide, facendo due curve.
3. Dopo queste curve c’è la terza porzione, che si dirige, verticalmente, verso il
basso, per sboccare all’esterno del cranio, nel foro stilomastoideo.
• Area cocleare, è la zona anteroinferiore. Ha piccoli fori in un disegno a spirale –
tractus spiralis foraminosus. Questa area è l’asse del modiolo della chiocciola e dà
il passaggio ai filuzzi del nervo cocleare.
• Aree vestibolari, sono le aree posteriori, superiore ed inferiore. Anche queste
hanno alcuni fori per rami del nervo vestibolare. Uno di questi rami ha un suo foro
isolato, dietro l’area vestibolare inferiore –foramen singulare.
Fossa subarcuata: lateralmente e superiormente rispetto al meato acustico interno.
Sbocco dell’acquedotto del vestibolo: stretta fessura, laterale alla fossa subarcuata.
Base endocranica della piramide del temporale:
Continua indietro nella parte mastoidea. L’apice tronco ha il Foro carotico interno, e
insieme allo sfenoide, delimita il Foro lacero.
Margini della piramide del temporale:
 Superiore, è tra le facce superiore e posteriore, e stabilisce il limite tra la fossa
cranica media e la posteriore. E’ scavato dal Solco petroso superiore, che
accoglie il seno petroso della dura madre.
 Posteriore, tra le facce posteriore ed inferiore, si articola con il margine petroso
dell’occipitale. Ha l’Incisura giugulare, che delimita con l’occipitale, il Foro
giugulare. La parte intermedia dell’incisura ha la Spina giugulare, che
suddivide il forame in due parti:
- Anteriore per il nervo glossofaringeo, vago e accessorio.
- Posteriore per il tratto di origine della vena giugulare interna.

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Solco petroso inferiore: si forma con l’articolazione occipitale-parte mediale
del margine posteriore della piramide. Questo solco accoglie il seno inferiore
della dura madre.
 Anteriore, che corrisponde in dietro alla fessura petrosquamosa e in avanti
all’incisura petrosquamosa. Delimita il foro lacero.
 Inferiore, libero. Delimita il Foro carotico esterno e, nel suo tratto posteriore, si
sovrappongono l’osso timpanico e la guaina, che questa parte del temporale
forma al processo stiloideo.

Sviluppo:
I primitivi abbozzi del temporale, già visti, hanno ossificazione diversa.
Periotico endocondrale, dalla capsula cartilaginea che delimita le cavità interne
dell’orecchio.
Squamoso e il timpanico membranosa.
Timpanoiale e stiloiale endocondrale, dal secondo arco branchiale.

OSSO PARIETALE: pari quadrangolare, che forma la maggior parte della volta
cranica.
Confini: fra loro si uniscono sulla linea mediana, in avanti con il frontale, in dietro
con l’occipitale, lateralmente con la squama e la parte mastoidea del temporale e con
la grande ala dello sfenoide.
Anche il parietale ha una faccia esocranica, una endocranica, quattro margini
(anteriore, posteriore, superiore ed inferiore) e quattro angoli (due anteriori e due
posteriori).
Faccia esocranica del parietale:
Tuberosità o bozza parietale: convessità pronunciata, il suo punto di max convessità è
la bozza.
Linee temporali: sono superiore ed inferiore, delimitano la zona di origine del
muscolo temporale.
Foro parietale: più spesso si trova nella zona posteriore, lo segue il canale che sbocca
nel solco sagittale, attraverso l’osso.
Faccia endocranica del parietale:
Concava e piena di impressioni della superficie encefalica e dei vasi meningei medi.
Margine superiore: E’ dentellato e si ingrana con quello del parietale opposto nella
sutura sagittale. Solco sagittale
Fossette granulari: si trovano sul solco sagittale e qui sono accolte le granulazioni
aracnoidali. Sono numerose e ampie nel vecchio.
Margine inferiore: Segmento anteriore che si articola con la grande ala dello sfenoide.
Forma la Sutura sfenoparietale.
Segmento medio che si congiunge al margine parietale della squama del temporale
(margine squamoso). Forma la Sutura squamosa.
Segmento posteriore in giunzione con la parte mastoidea del temporale (margine
mastoideo). Forma la Sutura parietomastoidea.
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Margine anteriore o frontale: Si unisce al frontale nella Sutura coronale.
Margine posteriore od occipitale: Si articola con la squama dell’occipitale nella
Sutura lambdoidea.
Sviluppo:
Per ossificazione membranosa. 2 centri di ossificazione al 2° mese di vita embrionale.
OSSA DEL MASSICCIO FACIALE

OSSO MASCELLARE: pari, che delimita le cavità orbitarie, le nasali e la buccale.


Le 2 ossa mascellari si riuniscono in avanti sotto l’apertura delle cavità nasali.
Confini: sotto al frontale, il lacrimale e al labirinto etmoidale, medialmente allo
zigomatico, lateralmente al palatino e al cornetto inferiore, anteriormente al processo
pterigoideo dello sfenoide.
In ciascun osso mascellare, si considerano: un corpo e quattro processi (frontale,
zigomatico, palatino, alveolare).

Corpo della mascella:


Voluminoso, ha la forma di una piramide triangolare ed è costituito da una Capsula
ossea che circoscrive un’ampia cavità.
Seno mascellare: è l’ampia cavità che comunica, attraverso lo Hiatus mascellare, con
il Meato medio della cavità nasale dello stesso lato.
Come una piramide anche il corpo ha quattro facce:
 Mediale o base: orientata sagittalmente, verso la cavità nasale (faccia nasale).
Come sarà la faccia anteriore, la faccia mediale è triangolare.
Confini: inferiormente con il palatino, superiormente e anteriormente con la
faccia mediale del frontale.
Forma la maggior parte della parete delle cavità nasali.
Hiatus mascellare: ampia apertura a contorno irregolare che immette nel seno
mascellare. L’ampiezza dell’apertura è ridotta dall’articolazione con le ossa
vicine. Dietro lo hiatus si ritrovano le articolazioni con l’osso palatino, che
formano il Canale pterigopalatino.
Superficie con semicellette: si trova sopra allo hiatus e si articola con la stessa
superficie che si ritrova nel labirinto etmoidale.
Solco lacrimale: si articolano con questo solco, l’osso lacrimale e il cornetto
inferiore. Il solco con queste articolazioni si trasforma in Canale nasolacrimale,
che sbocca sotto il cornetto inferiore, nel meato inferiore delle cavità nasali.
Cresta concale: si articola con la parte anteriore del cornetto inferiore.
La faccia mediale è delimitata da 3 margini:
1. Anteriore: limite già descritto perché è il limite con la faccia anteriore.
2. Posteriore: separa la faccia nasale da quella infratemporale, si articola
con il processo orbitario e, in basso, con il processo piramidale del
palatino.
3. Superomediale: tra la faccia mediale e quella orbitaria; si articola con
la lamina papiracea dell’etmoide e con l’osso lacrimale.
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 Anteriore: si vede sulla superficie anteriore del massiccio faciale. E’
irregolarmente triangolare.
Fossa canina: è al centro della faccia anteriore.
Foro infraorbitario: sbocco del canale orbitario, attraverso questo foro emerge
il nervo infraorbitario, ramo del nervo mascellare.
La faccia anteriore ha 3 margini:
1. Margine anteriore che separa la faccia anteriore dalla nasale.
Ha l’Incisura nasale che, insieme con quella dell’altro osso mascellare,
delimita l’Apertura anteriore o piriforme delle cavità nasali. Questa
incisura termina appuntita e forma, con il processo dell’altro osso
mascellare, la Spina nasale anteriore.
2. Margine superiore o infraorbitario che separa la faccia anteriore da
quella orbitaria, ha concavità rivolta verso l’alto. Prosegue nella cresta
lacrimale anteriore, del processo frontale e lateralmente nel processo
zigomatico.
3. Margine laterale che si trova tra la faccia anteriore e quella
infratemporale e corrisponde al primo dente molare, in basso.
 Superiore: forma il pavimento della cavità orbitaria (faccia orbitaria). Prosegue
lateralmente nel Processo zigomatico.
Canale infraorbitario: continuo del solco infraorbitario, che continua nel foro
infraorbitario, nella faccia anteriore.
Canali alveolari anteriori: si staccano dal canale infraorbitario, e passano
attraverso l’osso per arrivare agli alveoli, in cui si trovano gli incisivi e il
canino superiore. In questo canale si trovano i vasi e i nervi alveolari anteriori
(rami del nervo mascellare).
 Posteriore: entra nella costituzione della fossa infratemporale e di quella
pterigopalatina (faccia infratemporale).
Prosegue, in fuori, con il processo zigomatico e, in basso, nel processo
alveolare.
Tuberosità mascellare: rilievo al centro della faccia posteriore, che altrimenti è
convessa.
Forami alveolari posteriori: in questi canali passano vasi e nervi alveolari
posteriori (rami del nervo mascellare) per i denti molari.
 Apice della piramide: è il processo zigomatico.

Processo frontale:
Parte dall’angolo anterosuperiore, delle facce anteriore e mediale, per andare in alto
verso il frontale.
Confini: anteriormente il nasale e posteriormente il lacrimale.
Ha una faccia esterna e una interna, un margine anteriore, uno posteriore e una
estremità:

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o Faccia esterna: ha posteriormente la cresta lacrimale e dietro la cresta c’è la
Fossa del sacco lacrimale, formata anche dall’osso lacrimale. Questa fossa
prosegue nel canale nasolacrimale.
o Faccia interna: verso la cavità nasale; nel mezzo ha una cresta obliqua –cresta
etmoidale- con la quale c’è l’articolazione con il cornetto medio dell’etmoide.

Processo zigomatico:
E’ tozzo e piramidale: Ha 3 facce, 3 margini e un apice:
Faccia anteriore: piana, continua nella faccia anteriore del corpo.
Faccia posteriore: lievemente concava e prosegue nella faccia infratemporale.
Faccia superiore: forma il pavimento della cavità orbitaria, insieme alla faccia
superiore del corpo.
Apice tronco del processo zigomatico: si articola con l’osso zigomatico (sutura
zigomaticomascellare).

Processo palatino:
Lamina quadrilatera che si origina dalla parte inferiore della lamina quadrilatera.
Forma il Palato duro insieme al processo controlaterale.
Ha 2 facce e quattro margini.
Faccia superiore: forma il pavimento delle cavità nasali, prosegue nella faccia nasale
del corpo.
Faccia inferiore: forma il tetto della cavità buccale. Ha i Solchi palatini, nella sua
parte posteriore, che sono divisi dalla spina palatina. Nei solchi si trovano rami
dell’arteria palatina maggiore.
Margine laterale: fuso con il corpo del mascellare.
Margine anteriore: continua con la parte anteriore del processo alveolare.
Margine posteriore: si articola con quello anteriore della parte orizzontale del palatino
(sutura palatina trasversa).
Margine mediale: si unisce a quello opposto (sutura palatina mediana). Forame
incisivo: si trova vicino alla sutura palatina mediana; immette nel canale incisivo. Il
canale incisivo si biforca e si apre nelle due cavità nasali.
Cresta nasale: si forma dall’unione dei due processi palatini; è un rilievo. La cresta si
articola con il Vomere.
Spina nasale anteriore: dove termina la spina nasale anteriore.

Processo alveolare:
Origina dalla faccia anteriore e infratemporale del corpo. Si sviluppa in rapporto
all’eruzione e al mantenimento del corredo dentale, è perciò sviluppato poco nel
bambino ed è atrofico nell’anziano, senza denti.
E’ un rilievo arcuato che, insieme con l’altro processo alveolare, forma l’Arcata
alveolare superiore.
Faccia esterna: si vede nei Gioghi alveolari, corrispondenti agli alveoli.
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Fossa incisiva: si trova sopra gli alveoli e serve per i denti incisivi.
Faccia interna: è rugosa e prosegue nel processo palatino.
Margine inferiore: libero è detto Lembo alveolare. Ha una serie di cavità nei quali si
articolano i denti –alveoli dentali. Gli alveoli sono tra loro separati dai Setti
interalveolari. Dietro l’alveolo per l’ultimo dente molare si trova il Lembo alveolare
retrodentale, tondeggiante e scabro, che arriva fino al processo piramidale del
palatino.
Sviluppo:
Per ossificazione membranosa da 5 centri di ossificazione. Il primo abbozzo è quello
vicino alla capsula nasale che poi si espande verso la capsula cartilaginea,
distruggendola. Prima si formano due parti distinte, l’osso mascellare vero e
l’intermascellare, che dopo si riuniscono in un unico abbozzo.

OSSO NASALE: pari, a forma di lamina trapezoidale, cioè ristretta nella sua parte
superiore e slargata in quella inferiore. Le 2 ossa nasali si articolano tra loro su una
linea mediana. Si trovano tra i 2 processi frontali dei 2 mascellari.
Faccia anteriore: convessa, in basso, e concava, in alto. Ha nel mezzo un piccolo foro
vascolare –foro nasale.
Faccia posteriore: completa anteriormente il tetto della cavità nasale.
Margine superiore: si articola con l’osso frontale.
Margine inferiore: forma il contorno superiore dell’Apertura piriforme.
Margine laterale: si articola con il processo frontale del mascellare.
Margine mediale: si congiunge a quello del lato opposto e si solleva in una cresta, che
si articola con la spina nasale del frontale e con l’etmoide.

Sviluppo:
Di origine membranosa, da 1 centro di ossificazione, all’inizio del 3° mese di vita
embrionale.

OSSO LACRIMALE: pari, lamellare, di forma irregolarmente quadrilatera.


Confini: sotto il frontale, davanti al labirinto etmoidale, sopra il margine
superomediale del corpo del mascellare, dietro al processo frontale sempre del
mascellare. Ha 2 facce e 4 margini:
Faccia laterale: è divisa in 2 parti dalla Cresta lacrimale posteriore, verticale:
a. Parte posteriore che è liscia e continua nella lamina papiracea dell’etmoide,
completando la parete mediale dell’orbita.
b. Parte anteriore che ha il Solco lacrimale che forma, insieme al solco vicino al
processo frontale, la Fossa del sacco lacrimale.
Cresta lacrimale posteriore: prosegue in basso verso l’Uncino lacrimale, che delimita
l’imbocco del canale nasolacrimale.
Faccia mediale:
Confini: si articola, in alto, con il labirinto etmoidale, in basso, con le cavità nasali.

37
Margine superiore, anteriore e posteriore: si articolano con il frontale, con il processo
frontale del mascellare e con la lamina papiracea dell’etmoide.
Margine inferiore: forma articolazioni più complesse; si articola con il margine
superomediale del corpo mascellare, con il contorno del solco lacrimale e con il
processo lacrimale del cornetto inferiore.

Sviluppo:E’ di origine membranosa; da 1 centro di ossificazione che compare al 3°


mese embrionale, a lato della capsula cartilaginea nasale.
OSSO PALATINO: osso pari, di forma irregolare. Si può considerare formato da 2
lamine, che si incontrano ad angolo retto.

Lamina verticale:
Detta parte perpendicolare, è orientata sagittalmente e ha una faccia mediale (faccia
nasale) e una terale (faccia mascellare). Ha 4 margini, dei quali 3 sono liberi e quello
inferiore che continua con la lamina orizzontale.
• Faccia mediale: completa la parete laterale delle cavità nasali e ha 2 creste che la
percorrono da dietro in avanti:
- Cresta etmoidale che si articola con il cornetto medio dell’etmoide.
- Cresta concale che in comunicazione con il cornetto inferiore.
• Faccia laterale: si articola con la faccia nasale del mascellare e restringe lo hiatus
mascellare. C’è un Solco verticale che forma il Canale pterigopalatino, insieme al
solco dell’osso mascellare.
• Margine anteriore: corrisponde allo hiatus mascellare.
• Margine posteriore: si articola con il processo pterigoideo:
• Margine superiore: si solleva in 2 processi:
- Processo orbitario: è quello anteriore.
- Processo sfenoidale: è quello posteriore.
Foro sfenopalatino: viene dall’incisura sfenopalatina, che si forma tra i 2 processi
detti, con il corpo. Questo foro mette in comunicazione la fossa pterigopalatina con la
cavità nasale.
Canale faringeo: dato dal processo sfenoidale con la base del processo pterigoideo. E’
un sottile tragitto.

Lamina orizzontale:
Faccia superiore o nasale: è il pavimento della cavità nasale.
Faccia inferiore o buccale: che forma il terzo posteriore del palato duro.
Margine anteriore: è in rapporto con il margine posteriore del processo palatino del
mascellare –sutura palatina trasversa.
Margine posteriore: libero e delimita l’apertura posteriore della cavità nasale (coana).
Margine mediale: si unisce a quello del lato opposto.

Processo piramidale:

38
Nasce dal punto d’incontro della lamina verticale e di quella orizzontale.
Voluminoso; si trova tra l’osso mascellare e il processo pterigoideo dello sfenoide.
Solchi piramidali: anteriormente e posteriormente al processo piramidale; sono 2
solchi, laterale e mediale, che si uniscono alle lamine, laterale e mediale, del processo
pterigoideo.
 Faccia laterale: articola con la tuberosità mascellare.
 Faccia superiore: nell’incisura pterigoidea.
 Faccia anteriore: corrispondente al palato. Qui si trovano i Fori palatini minori,
che immettono nei canali palatini, e che sono tragitti che attraversano il
processo piramidale sboccando nel canale pterigopalatino. La comunicazione
tra la fossa pterigopalatina e il palato avviene con: il canale pterigopalatino, i
canali palatini, i fori palatini.

Sviluppo:
D’origine membranosa; da 1 centro d’ossificazione che compare al 2° mese di vita
embrionale.

CORNETTO INFERIORE: pari, a forma di lamina ricurva; si stacca dalla parete


laterale della cavità nasale e si porta verso il pavimento. Ha 2 facce, mediale e
laterale, e 2 margini, superiore ed inferiore.
o Faccia mediale: volge verso il setto nasale ed è convessa.
o Faccia laterale: è concava e va verso il Meato inferiore.
o Margine superiore: si articola, in avanti, con la cresta concale dell’osso
mascellare e, in dietro, con la parte perpendicolare del palatino. Nella zona
intermedia si trova lo hiatus mascellare e ha 3 processi:
1. Processo mascellare: che chiude la parte inferiore dello hiatus.
2. Processo lacrimale: anteriore che si articola con l’osso lacrimale,
chiudendo il canale nasolacrimale.
3. Processo etmoidale: posteriore, si unisce con il processo uncinato
dell’etmoide, dividendo in 2 lo hiatus mascellare.

Sviluppo:
Dalla parete laterale della capsula cartilaginea; per ossificazione endocondrale;
compare 1 centro al 6° mese di vita embrionale.

VOMERE: lamina impari e mediana; sagittale rispetto al setto nasale. Ha forma


quadrangolare con 2 facce, destra e sinistra, e 4 margini.
Le facce sono piane e hanno solchi vascolari e nervosi.
 Margine superiore: si sdoppia nelle Ali del vomere, che comprendono il Rostro
sfenoidale.
 Margine anteriore: è obliquo in basso ed in avanti; si sdoppia per accogliere la
lamina perpendicolare dell’etmoide.
 Margine posteriore: è libero, forma il contorno del setto e delimita le 2 coane.
39
 Margine inferiore: è orizzontale e si articola con la cresta nasale (la cresta
nasale è formata dai processi palatini, delle 2 ossa mascellari e dalle parti
orizzontali delle 2 ossa palatine).

Sviluppo:
Per ossificazione membranosa; da 2 centri di ossificazione nel 2° mese di vita
embrionale. Il processo di fusione ha inizio dal basso e va verso l’alto.

OSSO ZIGOMATICO: osso pari di forma quadrangolare.


Confini: si trova lateralmente al mascellare, sotto al frontale, davanti al temporale e
alla grande ala dello sfenoide.
Arcata zigomatica: si forma con il processo zigomatico del temporale ed è un ponte
di connessione tra la scatola cranica e il massiccio faciale. Ha 2 facce, 4 margini e 4
angoli.
 Faccia laterale o malare: è liscia e convessa.

 Faccia mediale o temporale: concava e delimita la fossa temporale e

infratemporale.
 Margine anteroinferiore: si articola con il processo zigomatico del mascellare.
 Margine posteroinferiore: continua con il processo zigomatico del temporale.
 Margine anterosuperiore od orbitario: concavo e smusso, delimita l’apertura
anteriore dell’orbita. Da questo margine si stacca il Processo frontosfenoidale che
è una lamella che si articola con l'osso frontale, sfenoidale e mascellare. La
superficie di questa lamella è concava e rappresenta la faccia orbitaria dello
zigomatico. La superficie esterna e la faccia temporale.
 Margine posterosuperiore o temporale: incurvato ad "esse"; delimita la fossa
temporale. E’ in giunzione con il processo zigomatico del frontale.
Angolo superiore: punto di articolazione con il frontale.
 Foro zigomaticoorbitario: è l’inizio del canale a forma d y in cui si trova il nervo
zigomatico (ramo del nervo mascellare)..
 Foro zigomaticofaciale: uno dei rami del nervo mascellare, che viene dal foro
zigomaticoorbitario, si immette in questo foro, sulla faccia malare dello
zigomatico.
 Foro zigomaticotemporale: è il foro dove va l’altro ramo, si trova sulla faccia
temporale.

Sviluppo:
E’ di origine membranosa; da 3 centri di ossificazione che compaiono al 2° mese di
vita embrionale. Si fondono in un unico centro verso il 5° mese di vita embrionale.

MANDIBOLA: osso impari, mediano e simmetrico, che si articola con il temporale e


accoglie i denti inferiori.

40
Formata da un corpo, a forma di ferro di cavallo con la concavità posteriore, da 2
rami che seguono l’estremità posteriore del corpo.

Corpo:
E’ costituita da una faccia esterna, una interna, un margine inferiore o base e uno
superiore. Il margine superiore è il Processo alveolare.
Faccia esterna del corpo della mandibola:
Sinfisi mentale: punto mediano di saldatura dei 2 primitivi abbozzi dell’osso, che
sono separate.
Protuberanza mentale: punto in basso dove termina la sinfisi mentale.
Foro mentale laterale: a livello del 2° dente premolare, è lo sbocco del canale della
mandibola.
Solco buccinatorio: a livello del 2° e 3° dente molare, è una doccia obliqua su cui si
origina il muscolo buccinatorio. L’estremità superiore del solco buccinatorio è il
limite tra il corpo e il ramo della mandibola.
Linea obliqua esterna: rilievo che assume il solco buccinatorio.
Faccia interna del corpo della mandibola:
Spina mentale: rilievo aguzzo che può essere sostituito da 4 rilievi –apofisi geniene-
dalle quali si originano i 2 muscoli genioglossi, superiormente, e i 2 muscoli
genioioidei, inferiormente.
Foro mentale mediano: sopra la spina mentale.
Fossetta digastrica: si origina da qui il Ventre anteriore del muscolo digastrico.
Fossetta per la ghiandola sottolinguale: si trova più in alto, rispetto alla fossetta
digastrica.
Fossetta per la ghiandola sottomandibolare: a livello dei denti molari; è più ampia
della fossetta precedente.
Linea miloioidea: ha un tragitto flessuoso che va dal centro circa del corpo alla faccia
interna del ramo della mandibola. E’ rugosa per i molti tendini della faccia inferiore
del muscolo miloioideo.
Margine inferiore o base del corpo della mandibola:
E’ arrotondato.
Margine superiore del corpo della mandibola:
E’ il Processo alveolare, in cui sono scavato gli alveoli dentali, per l’articolazione dei
denti.
Lembo alveolare: è il margine libero dove si aprono gli alveoli.
Gioghi alveolari: sono sulla faccia esterna del processo alveolare e sono analoghi a
quelli del processo mascellare.

Rami mandibolari:
Si staccano dal corpo e formano un angolo ottuso con questo. Ciascun ramo è
quadrilatero; ha una faccia esterna, una interna e 4 margini.
Faccia esterna del ramo della mandibola:
Piana con alcune rugosità per l’inserzione del muscolo massetere.

41
Faccia interna del ramo della mandibola:
Qualche rilievo per il muscolo pterigoideo interno.
Foro mandibolare: in mezzo alla faccia interna del ramo della mandibola; delimitato
da una spina aguzza –lingula mandibolare- che dà attacco al legamento
sfenomandibolare dell’articolazione temporomandibolare; immette nel canale
mandibolare.
Solco miloioideo: inizia dal dietro del foro mandibolare e passa nel corpo, sotto la
linea miloioidea.

Margine inferiore del ramo della mandibola:


Va dall’angolo della mandibola per il margine posteriore, tozzo e rugoso, che risale
fino al condilo.
Margine superiore del ramo della mandibola:
Incisura della mandibola: separa i 2 distinti rilievi del ramo mandibolare.
Processo coronoideo: rilievo anteriore all’estremità del ramo della mandibola. E’ più
sottile del condilo e ha forma triangolare. Dà inserzione al muscolo temporale.
Processo condiloideo o condilo: rilievo posteriore dell'estremità del ramo della
mandibola. E’ un processo articolare formato da una testa e da un collo:
 Testa: si trova la superficie articolare, ha forma ellissoidale.
 Collo: ristretto e ha una fossetta per il muscolo pterigoideo esterno.
Margine anteriore del ramo della mandibola:
Va dall’ultimo dente molare alla base del processo coronoideo.
Lembo alveolare retrodentale: tratto iniziale del margine anteriore va da dietro
l’ultimo dente molare; qui il margine anteriore forma una doccia con 1 labbro esterno
ed uno interno.
Canale mandibolare: all’interno dell’osso; inizia dal foro mandibolare (faccia interna
del ramo) e termina nel foro mentale laterale (faccia esterna del corpo). Contiene i
vasi e il nervo alveolari inferiori.

Sviluppo:
E’ di origine membranosa, dal primo arco branchiale. In particolare deriva dalla
cartilagine di Meckel, per ossificazione mantellare.

OSSO IOIDE: impari, mediano e mobile; ha la forma di un ferro di cavallo. Si trova


nel collo, sopra la laringe e sotto la mandibola. Forma con quest’ultima lo scheletro
del pavimento della cavità orale.
Confini: sopra la mandibola, scheletro della laringe (cartilagine tiroidea), all’osso
temporale, allo sterno, all’estremità sternale della clavicola e della scapola. Queste
connessioni sono mantenute da tendini e legamenti.
Ha un corpo con 4 appendici, 2 grandi corna e due piccole corna.
Corpo dell’osso ioide:

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Lamina trasversale con 3 facce (superiore, anteriore, posteriore) e 3 margini
(inferiore, anteriore, posteriore).
o Faccia superiore dell’osso ioide:
Due fossette di inserzione dei muscoli gienioioidei.
o Faccia anteriore dell’osso ioide:
Si inseriscono i muscoli miloioidei e stiloioidei.
o Faccia posteriore dell’osso ioide:
Ha un’accentuata concavità.
 Margine inferiore:
Dà inserzione ai muscoli sternoioidei e omoioidei.
 Margine anteriore:
Dà parziale attacco al muscolo miloioideo.
 Margine posteriore:
Si trova il legamento tiroioideo mediano.

Grandi corna:
Prolungamenti posteriori del corpo, si portano in alto, sottili, per poi riingrossarsi.
Danno l’attacco al muscolo ioglosso, tiroioideo, membrana tiroioidea e al muscolo
costrittore medio della faringe.
All’apice delle grandi corna si inseriscono i legamenti tiroioidei laterali.

Piccole corna dell’osso ioide:


Si originano nel punto del corpo in cui iniziano le grandi corna. Vanno verso l’alto e
si connettono ai processi stiloidei delle 2 ossa temporali con i legamenti stiloioidei.

Sviluppo:
Per ossificazione endocondrale, nel 2°-3° arco branchiale. Nel 2° mese di vita
embrionale si trova la Cartilagine di Reichert che è l’abbozzo del corpo dello ioide.
Intorno al 15° anno si completa l’ossificazione.

IL CRANIO NEL SUO INSIEME

Superficie esterna del cranio:

Limite tra lo splancnocranio e il neurocranio:


Linea craniofaciale inizia dall’articolazione frontonasale (nasion) e segue
il Contorno superiore dell’orbita per poi andare attraverso l’articolazione
zigomaticofrontale, margine posterosuperiore dello zigomatico fino al processo
zigomatico del temporale.

Linea di divisione tra la volta del cranio e la base del cranio coincide, in
avanti con la linea craniofaciale e in dietro parte dall’articolazione zigomatico
43
frontale per andare nella linea temporale superiore e quindi nella linea nucale
superiore, fino alla protuberanza occipitale esterna.

Per queste divisioni, nel cranio si distinguono una volta o calotta, due regioni laterali,
destra e sinistra, una base e una regione anteriore o faciale.

Volta del cranio:


Superficie liscia e convessa, formata dal frontale, dai due parietali e da parte
dell’occipitale.
Sutura frontoparietale o coronale: unisce il frontale ai due parietali.
Sutura interparietale o sagittale: unisce i due parietali.
Sutura parietooccipitale o lambdoidea: unisce i parietali con l’occipitale.
Il contorno della volta è ovale; il maggior diametro si ha vicino alla regione
occipitale.
La superficie in generale è convessa; la massima convessità si ha in corrispondenza
delle due bozze parietali.
Vertice cranico: è il punto più alto della volta e si trova a circa metà della sutura
sagittale.
Fori parietali: si vedono poco all’esterno della sutura sagittale, posteriormente al
vertice.

Regioni laterali del cranio:


Sono comprese tra le linee laterali che sono al limite tra la volta e la base –linee
temporali superiori- e l’angolo della mandibola.
Anteriormente sono delimitate da una linea verticale che parte dal margine
posterosuperiore del processo zigomatico e scende lungo il margine anteriore del
ramo mandibolare, fino alla base della mandibola stessa.
Fossa temporale: regioni superficiali nella superficie laterale del cranio.
Fossainfratemporale e la fossa pterigopalatina: regioni profonde, visibili solo dopo
l’allontanamento della mandibola e demolizione dell’arcata zigomatica e della parete
laterale dell’orbita.
1. Fossa temporale:
Delimitata dall’arcata zigomatica, in basso, dalla linea temporale superiore e dal
processo frontale dell’osso zigomatico, in alto.
Base della fossa: spazio compreso tra l’arcata zigomatica e la cresta infratemporale
della grande ala dello sfenoide. Attraverso questo spazio si ha la comunicazione della
fossa temporale con la fossa infratemporale.
Pavimento della fossa temporale: dall’alto in basso è formato dal parietale (sutura
squamosa), dalla squama del temporale (sutura coronale), dalla grande ala dello
sfenoide (sutura sfenoparietale), dall’osso zigomatico (sutura sfenozigomatica e
zigomaticotemporale). Dal pavimento della fossa prendono origine molti fasci del
muscolo temporale.
2. Fossa infratemporale:

44
Spazio irregolare che si trova dietro il mascellare e all’interno del ramo della
mandibola. Comunica con la fossa temporale che si trova sopra.
Tetto della fossa infratemporale: parte della grande ala dello sfenoide che si trova
sotto la cresta infratemporale. Questa superficie ha il Foro ovale e spinoso.
Parete anteriore della fossa infratemporale: formata dalla tuberosità mascellare.
Parete laterale: data dalla faccia temporale dello zigomatico, dall’arcata zigomatica e
dalla faccia mediale della mandibola:
Posteriormente ed inferiormente: la fossa è aperta.
Fessura pterigomascellare: si trova tra la parete anteriore e mediale; serve per mettere
in comunicazione la fossa infratemporale con la fossa pterigopalatina.
Fessura orbitaria inferiore: si trova tra la faccia posteriore del mascellare e la grande
ala dello sfenoide; mette in comunicazione la fossa infratemporale con la cavità
orbitaria.
3. Fossa pterigopalatina:
Si trova sotto l’apice della cavità orbitaria, tra la parte perpendicolare del palatino, la
tuberosità mascellare e dietro la faccia sfenomascellare del processo pterigoideo.
Nella parte posteriore della fossa si trovano il canale pterigoideo e il foro rotondo.
Foro rotondo: fa uscire dal cranio il nervo mascellare, più importante componente
contenuta nella fossa pterigopalatina.
Fessura pterigomascellare: fa comunicare la fossa pterigopalatina con quella
infratemporale.
Foro sfenopalatino e il canale faringeo: permette la comunicazione della fossa
pterigopalatina con la cavità nasale.
Fessura orbitaria inferiore: mette in comunicazione la fossa pterigopalatina con la
cavità orbitaria.

Base del cranio:


Superficie esterna della base cranica:
Si vede una volta allontanata la mandibola; ha molti fori che servono come via
d’accesso al cranio interno. Questa superficie va dai denti incisivi, che sono articolati
all’osso mascellare in avanti, fino alla linea nucale dell’occipitale. E’ divisa in una
regione anteriore, regione media e una posteriore:
Regione anteriore o palatina: formata dai processi palatini del mascellare e dalla parte
orizzontale delle ossa palatine, unite tra di loro dalla sutura palatina trasversa –sutura
cruciforme.
- Fossa incisiva: nel palato osseo, anteriormente e sulla linea mediana;
sbocca il canale incisivo.
- Fori palatini maggiori e minori: posteriormente e lateralmente nel palato
osseo. Sono lo sbocco dei canali pterigopalatini e palatini.
Regione media: compresa tra il margine posteriore del palato osseo e una linea
trasversale, che passa per il limite anteriore del foro occipitale. La regione media è
irregolare e orientata obliquamente.
- Coane: aperture posteriori delle cavità nasali, separate dal vomere.

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- Fosse pterigoidee: formate da processi pterigoidei dello sfenoide e
completate dai processi piramidali delle ossa palatine.
- Fossette scafoidee: al lato delle coane e sopra le fosse pterigoidee.
Regione posteriore: regolare e convessa; formata dal piano nucale e dalle parti laterali
e basilare dell’occipitale, dalla faccia inferiore delle due piramidi del temporale,
piccola porzione del corpo dello sfenoide.
- Sutura occipitomastoidea
- Sincondrosi petrooccipitale: interrotta dal foro giugulare.
- Sincondrosi sfenopetrosa: corrisponde al solco per la tuba uditiva.
- Foro lacero: sbocco del canale carotico che si trova tra lo sfenoide e
l’occipitale.

Regione anteriore o faciale:


Formata dalle ossa nasali, mascellari, zigomatiche e dalla mandibola. Si osservano le
aperture anteriori delle cavità orbitarie, nasali e buccale:
Cavità orbitarie: dette anche orbite, sono due profonde escavazioni a forma di
piramide quadrangolare. Contengono i 2 bulbi oculari e annessi. In ciascuna orbita si
descrivono: una base, un apice, 4 pareti, 4 margini.

 Base: delimitata dall’apertura orbitaria, d’ingresso, che ha la forma di un


quadrilatero ma con i lati arrotondati. Il lato superiore –margine sovraorbitario-
è dato dal frontale. Il margine sovraorbitario è formato dal lato interno ed
inferiore, che appartengono al mascellare e allo zigomatico. Il lato esterno è
dato dallo zigomatico.
 Apice: dell’orbita; è il tratto mediale della fessura orbitaria superiore o del foro
ottico.

Quattro pareti orbitarie: sono la superiore, l'inferiore, laterale e mediale.


 Parete superiore o tetto: concava ed è formata dalla superficie orbitaria
data dal frontale e dalla faccia anteriore della piccola ala dello sfenoide.
Sutura sfenofrontale: in dietro rispetto al tetto.
Fossa lacrimale: per la ghiandola lacrimale, si trova in avanti e
lateralmente al tetto.
 Parete inferiore o pavimento: concava è la volta del seno mascellare.
Formata dalla parte superiore del corpo del mascellare, dalla faccia
superiore del processo orbitario dello zigomatico e dal processo orbitario
del palatino.
Doccia infraorbitaria: che va verso il canale infraorbitario; il canale va
poi a sboccare nel foro infraorbitario.
 Parete mediale: piano osseo sagittale formato dal processo frontale del
mascellare, dall’osso lacrimale, dalla lamina papiracea dell’etmoide e
dalla faccia laterale del corpo dello sfenoide.
Fossa del sacco lacrimale: dietro al processo frontale del mascellare.
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 Parete laterale: corrisponde alla fossa temporale; formata dalla parete
orbitaria del frontale, dal processo orbitario dello zigomatico e dalla
faccia anteriore della grande ala dello sfenoide.
Condotto zigomaticoorbitario: sbocca a livello della parete laterale.

Margini sono:
 Superolaterale: inizia a livello della fossa lacrimale e termina all’apice
dell’orbita con la fessura orbitaria superiore.
 Superomediale: si aprono i canali etmoidali, che sono in comunicazione con le
docce olfattive. Questo margine termina in dietro con il foro ottico.
 Inferolaterale: termina in dietro a livello della fessura orbitaria inferiore.
 Inferomediale: inizia dall’imbocco del canale nasolacrimale e termina in dietro
a livello della sutura del corpo dello sfenoide con il processo orbitario palatino.

Cavità nasali: scavate al centro della faccia e sono divise da un setto. In ciascuna
cavità nasale ci sono 4 pareti (inferiore o pavimento, superiore o volta, laterale e
mediale), un’apertura anteriore, una posteriore.
 Parete inferiore o pavimento: costituita dal processo palatino del mascellare e
dalla porzione orizzontale del palatino.
Canale incisivo: si apre anteriormente.
 Parete superiore o volta: è un solco ristretto con la concavità volta in basso.
Costituito dalla faccia posteriore delle ossa nasali, dalle parti laterali della spina
nasale del frontale, dalla faccia inferiore della lamina cribrosa dell’etmoide, dalle
facce anteriore e inferiore del corpo dello sfenoide.
Canale faringeo: comunica con la fossa pterigopalatina.
 Parete mediale: formato in alto dalla lamina perpendicolare dell’etmoide e in
basso dal vomere.
 Piano laterale: piano osseo accidentato a direzione sagittale; formato dall’osso
mascellare, lacrimale, etmoide, sfenoide, palatino e dal cornetto nasale inferiore.
Cornetti: sporgono dalla parete laterale e sono 3 lamine ossee che formano 3
meati (superiore, medio ed inferiore). I cornetti, superiore e medio, sono
dell’etmoide, mentre, l’inferiore è un osso indipendente.
 Meato superiore: sboccano qui il seno sfenoidale e le cellule etmoidali
posteriori.
Foro sfenopalatino: si apre nella fossa pterigopalatina.
 Meato medio: si aprono il seno mascellare, seno frontale e le cellule
etmoidali anteriori.
 Meato inferiore: qui c’è lo sbocco del canale nasolacrimale.

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 Apertura anteriore o piriforme: comune alle 2 cavità nasali
ed è circoscritta dalle due ossa mascellari e dalle due nasali.
 Aperture posteriori o coane: hanno forma quadrilatera. Ogni
coana è formata dal corpo dello sfenoide, dalla porzione orizzontale del palatino,
dal margine posteriore del vomere e dalla lamina mediale del processo
pterigoideo.

Cavità buccale: il suo scheletro è formato dal palato osseo, che forma la volta e dalla
faccia interna della mandibola, per quella porzione che si trova sopra la linea
miloioidea.

Superficie interna del cranio:


La superficie interna del cranio riproduce l’encefalo, che è ovoidale e con un polo
acuto anteriore.
Si divide in Volta e Base, che hanno gli stessi limiti della superficie esterna.

Volta del cranio:


E’ concava e formata dal frontale, parietali, occipitale, grandi ali dello sfenoide e
dalle squame del temporale.
 Sutura coronale: unisce il frontale alle due ossa parietali.

 Sutura sagittale: unisce le due ossa parietali tra di loro.

 Sutura lambdoidea: unisce le due parietali all’occipitale.

 Sutura squamosa: unisce il temporale al parietale.

 Sutura sfenoparietale: unisce la grande ala dello sfenoide al parietale.

 Sutura sfenofrontale: unisce la grande ala dello sfenoide al frontale.

Cresta frontale: sulla linea mediana; qui prende attacco la grande falce cerebrale.
Solco sagittale: sempre sulla linea mediana; arriva fino alla protuberanza occipitale
interna. Serve per il seno sagittale superiore della dura madre.
Foro parietale: si trova al lato del solco sagittale insieme a piccole depressioni per le
Granulazioni aracnoidali (del Pacchioni servono per il riassorbimento del liquido
cefalo-rachidiano).
Fosse frontali, parietali, occipitali: si trovano più lateralmente.

Base del cranio:


Superficie irregolare, inclinato dall’avanti in dietro. Ha molte impronte encefaliche,
fori e canali vascolari e nervosi.
La base è divisa in 3 regioni:
 Fossa cranica anteriore: limitata in avanti dalla linea di divisione tra la volta e la
base, in dietro dal solco del chiasma ottico, sulla linea mediana e dal margine
posteriore delle piccole ali dello sfenoide, sui lati.
Formata: faccia posteriore del frontale, lamina cribrosa dell’etmoide, faccia
superiore del corpo dello sfenoide, che si trovano tutti sulla linea mediana, dalle
bozze orbitarie del frontale e dalle piccole ali dello sfenoide, ai lati.
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1. Cresta frontale: si trova nella parte media, è il tratto inferiore.
2. Foro cieco
3. Crista galli
4. Solco del chiasma ottico
5. Foro ottico
A lato di queste zone si trovano:
a. Docce olfattive
b. Sutura frontoetmoidale
c. Bozze orbitarie
d. Fori etmoidali anteriori e posteriori: che si aprono lungo la sutura
sfenofrontale, mettendo in comunicazione la parte orbitaria del
frontale con le piccole ali dello sfenoide.
 Fossa cranica media: il suo limite anteriore corrisponde, ovviamente, al limite
posteriore della fossa cranica anteriore. Il suo limite posteriore, invece, è la linea
che passa per il margine superiore della lamina quadrilatera dello sfenoide e per il
margine superiore delle piramidi del temporale.
Formata: corpo e dalle grandi ali dello sfenoide, dalla squama e dalla piramide del
temporale.
- Sella turcica: sulla linea mediana, qui si trova la fossetta ipofisaria.
- Fosse sfenotemporali: ai lati della sella, sono 2 profonde escavazioni che
accolgono le estremità anteriori dei lobi temporali del telencefalo. Queste
fosse sono ricche d'impressioni digitiformi e di eminenze mammillari,
lasciate dalle circonvoluzioni e dai solchi encefalici.
- Impronta del ganglio semilunare detta anche del Gasser: depressione
particolarmente accentuata che accoglie il Trigemino. Si trova nella faccia
anteriore della rocca petrosa.
Nella fossa cranica media si trovano anche molti orifizi:
1. Fessura orbitaria superiore: mette in comunicazione la fossa cranica media
con l’orbita e dà passaggio ai nervi oculomotore comune, trocleare,
abducente e al ramo oftalmico del trigemino, alla vena oftalmica e ai rami
dell’arteria meningea media.
2. Foro rotondo: si trova nella fossa pterigopalatina e serve per il passaggio
del ramo mascellare del trigemino.
3. Foro ovale: attraversato dal ramo mandibolare del trigemino e dall’arteria
piccola meningea, collaterale dell’arteria mascellare.
4. Foro spinoso: per l’arteria meningea media e per il nervo spinoso del
trigemino.
5. Hiatus del canale faciale: sulla faccia anteriore della piramide del
temporale, dà il passaggio ai nervi petrosi superficiali (del faciale) e
profondi (del glossofaringeo).
6. Foro lacero: medialmente al foro ovale, tra la piramide del temporale e il
margine interno della grande ala dello sfenoide. In vivo è chiuso da una
fibrocartilagine ed è attraversato dal nervo vidiano.
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7. Orifizio interno del canale carotico: si apre all’apice della piramide del
temporale e serve per l’arteria carotide interna.
 Fossa cranica posteriore: il suo limite anteriore è dato da quello posteriore della
fossa cranica media, mentre, il suo limite posteriore è dato dalla separazione dalla
volta con la linea, che corrisponde all’esterno alla linea nucale superiore fino alla
protuberanza occipitale esterna.
Formata: faccia posteriore della lamina quadrilatera dello sfenoide, che continua
sul clivo occipitale, faccia posteriore delle piramidi del temporale, superficie
interna della porzione inferiore della squama occipitale. Sulla linea mediana si
trovano:
Grande foro occipitale: sulla linea mediana, dietro il clivo. Passano qui il midollo
allungato, con i suoi involucri meningei, le arterie vertebrali e spinali, il nervo
accessorio spinale, che entra nel cranio (dall’11 paio di nervi encefalici) e le radici
ascendenti del nervo ipoglosso.
Cresta occipitale interna: divide le 2 fosse cerebellari.
Protuberanza occipitale interna
Nelle zone laterali si trovano diversi fori e docce vascolari:
Solco del seno petroso superiore: sulla faccia superiore della piramide, per il seno
venoso petroso superiore.
 Meato acustico interno: sulla faccia posteriore della piramide, per il nervo
statoacustico, faciale propriamente detto e intermedio.
 Acquedotto del vestibolo: fessura laterale e posteriore al meato acustico
interno, per il sacco endolinfatico.
 Canale dell’ipoglosso: si trova intorno al foro occipitale, per il nervo ipoglosso.
 Foro condiloideo: per una vena anastomotica.
 Solco del seno trasverso: delimita in alto le fosse cerebellari, per il seno
trasverso. Le estremità del solco ripiegano, lateralmente ad angolo retto verso
il basso per continuare nel seno sigmoideo, per il seno venoso sigmoideo.
 Foro mastoideo: si apre nel solco sigmoideo, per una vena.
 Solco del seno petroso inferiore: in mezzo alla sincondrosi petrooccipitale, per
il seno petroso inferiore.
 Foro giugulare o foro lacero posteriore: delimitato dall’occipitale e dal margine
posteriore della piramide, che lo dividono in due parti:
o Anteromediale per il nervo glossofaringeo.
o Posterolaterale per il nervo vago, nervo accessorio, vena
giugulare interna, continuazione del seno trasverso.

CRANIOMETRIA
Punti craniometrici mediani:
1. Nasion (punto nasale): punto mediano della sutura nasofrontale.
2. Glabella: punto mediano della protuberanza inter-sovra-orbitaria.

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3. Bregma: punto mediano della sutura coronale dove la stessa incontra la
sutura sagittale.
4. Prolambda (obelion): sulla sutura sagittale a livello dei fori parietali.
5. Lambda: punto d’incontro della sutura sagittale con quella lambdoidea.
Punti craniometrici laterali:
a. Asterion: alla convergenza delle suture lambdoidea, parietomastoidea,
occipitomastoidea.
b. Pterion: unione tra parietale, grande ala dello sfenoide, squama del
temporale e frontale.

IL CRANIO DEL NEONATO:


Caratteristica del neonato: avere il neurocranio maggiore dello splancnocranio.
Quest’ultimo si svilupperà in epoca post-natale con l’inizio delle funzioni
masticatorie, respiratorie e per lo sviluppo delle cavità paranasali.
Fontanelle: membrane fibrose che si trovano tra i margini delle ossa della volta del
neonato. Queste membrane derivano dall’accollamento del periostio con l’endocranio
e la dura madre.
Nel neonato le fontanelle sono 6:
Bregmatica
Lambdoidea 2 impari e mediane

Pteriche
Asteriche 4 pari e laterali

Nel neonato rimangono segmenti cartilaginei tra le ossa della base che permettono
l’elasticità della capsula cerebrale.
Diametro anteroposteriore: é l’occipitofrontale –dalla protuberanza occipitale esterna
alla radice del naso- 110 mm.
Diametri trasversali: biparietale ostetrico –88 mm- normale al punto di mezzo del
precedente.

ARTICOLAZIONI DEL CRANIO:


A. SINARTROSI: sono la maggior parte delle articolazioni del cranio (suture
dentate, squamose, ad incastro, armoniche).
B. SINCONDROSI: rare nell’adulto si trasformano in SINOSTOSI (reale fusione
delle ossa). Esempio: articolazione tra la parte basilare dell’occipitale e il corpo
dello sfenoide. Più frequente è la sinostosi tra le suture del massiccio faciale,
rispetto a quelle della scatola cranica.
C. SUTURE SECONDARIE: che sono rimanenze della fusione dei vari abbozzi
che formano un certo osso. Esempio: nell’osso temporale sono frequenti.
D. ARTICOLAZIONE DI TIPO MOBILE: l’unica articolazione di questo tipo è
quella tra la Mandibola e l’osso temporale.
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E. ARTICOLAZIONI ESTRINSECHE DEL CRANIO: seconda diartrosi che però
è considerata tra le articolazioni estrinseche del cranio, è tra l’occipitale e la 1°
vertebra cervicale.

ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE:

Tipo di articolazione: diartrosi condiloidea.


Diartrosi perché c’è discontinuità tra le cartilagini articolari, che sono mantenute da
complessi legamentosi non interposti ma avvolti a manicotto; condiloidea perché le
superfici articolari sono a contorno ellissoidale, una concava –cavità glenoidea- una
convessa –condilo- ognuna ha 2 movimenti possibili, lungo i 2 assi ortogonali tra di
loro.
Doppia che si ha tra i 2 condili della mandibola e le fosse mandibolari delle 2 ossa
temporali.
Doppia perché tra il condilo mandibolare e la cavità articolare del temporale si
interpone un DISCO completo o MENISCO che divide la cavità articolare in 2 parti,
non comunicanti tra loro:
a) Settore temporo-meniscale
b) Settore mandibolo-meniscale o condilo-meniscale

Superfici articolari:
Condilo mandibolare
Rilievo ellissoidale con il maggior asse diretto medialmente e in dietro.
Questa superficie è divisa in:
1. Versante antero-superiore a rivestimento fibrocartilagineo.
2. Versante posteriore che prende parte all’articolazione, ma è rivestito solo da
uno strato fibroso.

Superficie temporale
1. Parte anteriore della fossa mandibolare; cavità ellittica rivestita posteriormente
da periostio ispessito e con cartilagine articolare nella parte anteriore.
2. Tubercolo articolare del processo zigomatico; rilievo molto convesso, in senso
anteroposteriore, concavo, in senso lateromediale, rivestito da cartilagine
articolare.

Le 2 superfici articolari sono discordanti e, per questo, c’è interposto il disco


fibrocartilagineo, che divide, come si è visto, in 2 compartimenti.

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Disco cartilagineo o menisco
Ha forma ellittica, con il maggior asse orientato nello stesso senso dell’asse maggiore
del condilo e della cavità articolare, cioè medialmente ed in dietro.
Anche il disco ha 2 facce:
a) Antero-superiore convessa in dietro, dove c’è la fossa articolare e concava in
avanti, dove si trova il tubercolo.
b) Postero-inferiore concava in rapporto con la parte anteriore del condilo.
c) Inoltre, un’altra componente del disco è la circonferenza che si fonde con la
capsula fibrosa dell’articolazione.
Mezzi d’unione:
Capsula articolare: ha uno strato fibroso e uno sinoviale.
A. Strato fibroso: ha la forma di un manicotto a tronco di cono, con la base
superiore e l’apice tronco inferiore.
 Anteriormente il contorno basale si inserisce sul tubercolo articolare
(labbro anteriore della fessura petrotimpanica).
 Posteriormente, sulla fossa mandibolare (cresta postarticolare della
radice orizzontale del processo zigomatico).
 Medialmente lo strato fibroso arriva fino alla spina angolare dello
sfenoide.
 Lateralmente si fissa tra la cresta postarticolare e il tubercolo
zigomatico.
 L’apice, infine, si attacca sul collo del condilo mandibolare.
B. Faccia laterale della capsula fibrosa è ispessita da un Legamento di rinforzo –
legamento temporomandibolare- che ha i fasci che divergono a ventaglio dal
basso verso l’alto.
C. Strato sinoviale: è duplice e forma 2 manicotti per le 2 cavità articolari.

Legamenti a distanza:
1. Legamento sfeno-mandibolare: inizia dalla spina angolare dello sfenoide e si
inserisce sulla faccia mediale del ramo della mandibola, dal forame
mandibolare fino al margine posteriore del ramo stesso. Delimita lo spazio in
cui passerà l’arteria mascellare interna.
2. Legamento stilo-mandibolare: va dal processo stiloideo, del temporale, al
margine posteriore del ramo, fino all’angolo della mandibola.
Queste 2 articolazioni lavorano insieme, limitando i gradi di libertà della mandibola; i
movimenti sono di 3 tipi:
a) Abbassamento ed elevazione: è il movimento più comune e richiede la
rototraslazione del condilo e del disco in avanti e in basso, rispetto alla
superficie del tubercolo articolare.
b) Proiezione anteriore e posteriore
c) Lateralità, detto anche di triturazione

Legamenti estrinseci:
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Legamento pterigo-mandibolare: va dall’uncino del processo pterigoideo dello
sfenoide fino alla faccia interna del processo alveolare della mandibola.

MUSCOLI DELLA TESTA

Si distinguono in:
A. Estrinseci: che hanno origine in parti diverse dalla testa (collo o tronco) ma che
si inseriscono su ossa del cranio.
B. Intrinseci: iniziano e finiscono sul cranio e (sono quelli qui descritti) si
dividono in:
 Muscoli pellicciai o mimici: formati da esili fascetti, spesso privi di
aponeurosi, si inseriscono con almeno 1 dei due capi sulla faccia
profonda della cute e sono determinati dall’espressione fisionomica.
Sviluppati in modo particolare sul Massiccio faciale e si riducono in
numero sulla scatola cranica.
 Muscoli scheletrici o masticatori: sono i muscoli masticatori che hanno
la funzione di collegare la scatola cranica alla mandibola, per muovere
questa.
Muscoli intrinseci del padiglione auricolare
Muscoli estrinseci del globo oculare
Muscoli dell’orecchio medio
Muscoli della lingua studiati con gli organi
Muscoli del palato molle di senso
Parte dei muscoli della faringe

Muscoli mimici:

 Muscolo epicranico: sottile formazione muscolo-aponeurotica che si trova sulla volta


cranica. E’ formato da 3 porzioni:

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A. Muscolo frontale: anteriore, pari, appiattito e quadrilatero.
o Origine: margine anteriore della galea. Si porta anteriormente e in basso
per
o l’Inserzione: faccia profonde della cute, in corrispondenza del
sopracciglio, della glabella e della parte superiore del dorso del naso.
o Muscolo procero: fasci più mediali.
o Movimento: con la contrazione sposta in avanti il cuoio capelluto e
corruga la fronte.
B. Muscolo occipitale: posteriore, pari e laminare.
o Origine: margine posteriore dell’aponeurosi epicranica. Le sue fibre si
dirigono obliquamente ed in basso per
o l’Inserzione: sui 2/3 laterali della linea nucale superiore e su parte del
processo mastoideo.
o Movimento: contraendosi sposta in dietro il cuoio capelluto.
C. Galea capitis o aponeurosi epicranica: intermedio, lamina fibrosa che ricopre la
volta e le parti laterali del cranio. Ha forma quadrilatera e perciò ha:
o Una faccia superficiale: strettamente connessa al derma cutaneo con
tralci fibrosi che attraversano lo strato sottocutaneo.
o Una profonda: separata dal periostio esterno delle ossa craniche
(pericranio) da uno strato profondo di tessuto sottocutaneo.
o 4 margini anteriore, posteriore e laterali:
 Dal margine anteriore si origina il muscolo frontale.
 Dal margine posteriore origina il muscolo occipitale.
 Dai margini laterali originano i muscoli auricolari antero-
superiori.

 Muscoli estrinseci del padiglione auricolare si dividono in:


 Auricolare antero-superiore: nella regione del temporale, davanti e
superiormente al padiglione auricolare. Si divide anche questo in una parte:
- Anteriore
- Superiore
Tra queste parti si trova il ramo parietale dell’arteria temporale superficiale.
Origine di entrambe le parti: margine laterale dell’aponeurosi epicranica.
Inserimento: sulla faccia laterale del padiglione auricolare, vicino all’elice, alla
spina dell’elice, alla parte anterosuperiore della convessità della conca.
 Auricolare posteriore: è dorsale rispetto al padiglione auricolare ed è formato
da un fascio:
o Superiore che origina dalla faccia esterna del processo mastoideo e si
inserisce sulla faccia mediale del padiglione, a livello della conca.

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o Inferiore che si origina dalla fascia del muscolo sterno-cleido-
mastoideo e finisce sull’eminenza della conca.
Movimento: determinano piccoli spostamenti del padiglione auricolare in
direzione anteriore, superiore e posteriore.

 Muscoli delle palpebre si dividono in:

 Muscolo orbicolare dell’occhio: ha la forma di un anello ellittico intorno


alla rima palpebrale. Si divide in 2 zone:

Parte orbitaria: che è la più sviluppata ed è eccentrica rispetto alla palpebra.


o Origine: dal margine superiore del legamento palpebrale mediale e dal terzo
mediale del margine sovraorbitario.
o Inserzione: sul margine inferiore del legamento palpebrale mediale, sul terzo
mediale del margine infraorbitario e sul sacco lacrimale.
o E’ perciò un anello quasi completo intorno alle palpebre (si interrompe solo tra
l’origine e l’inserzione).
o Angolo laterale dell’occhio: alcuni fascetti qui lasciano la parte orbitaria e
scendono lungo la guancia, per entrare nel muscolo zigomatico.
Parte palpebrale: nello spessore della palpebra superiore ed inferiore.
o Origine: dal legamento palpebrale mediale.
o Inserzione: rafe palpebrale laterale, fuori dalle palpebre.

Parte lacrimale: profonda.


Origine: dalla cresta lacrimale posteriore, dietro al sacco lacrimale.
Inserzione: davanti fino alla commessura palpebrale mediale, dove si divide in 2
fasci:
Per la palpebra superiore confluiscono nella parte palpebrale del muscolo
Per la palpebra inferiore

Movimento: contraendosi chiude le palpebre e convoglia le lacrime verso l’angolo


interno dell’occhio e ne facilita il deflusso, insieme alla dilatazione del sacco
lacrimale.

 Muscolo corrugatore del sopracciglio:

Sottile lamella carnosa, a concavità inferiore, che si trova nel sopracciglio. Si trova
profondamente al muscolo frontale e alla sua parte orbitaria del muscolo orbicolare.
Origine: estremità mediale dell’arcata sopraccigliare.
Inserzione: sul derma del sopracciglio, nel foro orbitario.
Movimento: si contrae per portare in basso e medialmente la cute del sopracciglio.

 Muscoli del naso comprendono:


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• Muscolo nasale: che a sua volta si divide in 2 parti che hanno origine in comune
dai gioghi alveolari, dei denti incisivi e dei canini superiori, e dalla fossetta
incisiva:
a. trasversa (muscolo trasverso del naso): ha origine più lateralmente e ricopre
la parte posteriore dell’ala del naso. Inserzione: nel dorso del naso, con
un’aponeurosi che si unisce a quella del lato opposto.
b. Alare (muscolo mirtiforme): si porta nella cute, a livello dell’estremità
posteriore del setto mobile e della narice.
Movimento: contraendosi comprime la parete laterale del naso, restringendo la
narice e il vestibolo.

• Muscolo dilatatore delle narici:


Origine: dal contorno laterale dell’apertura piriforme. Da questa si porta in alto e
in fuori per l’inserzione.
Inserzione: cute che riveste il margine inferiore dell’ala del naso.
Movimento: contraendosi, sposta lateralmente l’ala del naso dilatando la narice e
il vestibolo.

 Muscoli delle labbra comprendono tanti muscoli diversi:

Muscolo zigomatico:
Origine: faccia laterale dell’osso zigomatico.
Inserzione: faccia profonda della cute e della mucosa labiale in corrispondenza della
commessura, dove invia anche fibre nel muscolo orbicolare della bocca.
Movimento: sposta la commessura labiale in alto e in dietro.

Muscolo quadrato del labbro superiore che è formato da 3 porzioni:


1. Zigomatica che origina dalla faccia laterale dell’osso zigomatico, davanti al
muscolo zigomatico e si inserisce alla cute del labbro superiore, sopra la
commessura.
2. Infraorbitaria che origina dal margine infraorbitario, sopra il foro infraorbitario,
e si inserisce alla cute del labbro superore, medialmente alla terminazione della
parte zigomatica.
3. Angolare che origina dal processo frontale dell’osso mascellare e dall’osso
nasale. Si inserisce alla cute dell’ala del naso e del labbro superiore.
Movimento: determina il sollevamento del labbro superiore e dell’ala del naso.

Muscolo canino:
Origine: dalla fossa canina dell’osso mascellare, sotto il foro infraorbitario. Da qui si
porta in basso e lateralmente.
Inserzione: profondamente alla cute e alla mucosa della commessura labiale.
Può inviare fibre al muscolo orbicolare della bocca.
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Movimento: sposta in alto e medialmente la comessura labiale.

Muscolo buccinatore:
Lamina carnosa che forma, per gran parte, la guancia.
Origine: estesa
dalla faccia esterna del processo alveolare superiore del mascellare; in particolare in
corrispondenza dei denti molari.
dalla tuberosità mascellare.
dall’uncino pterigoideo.
dal rafe pterigomandibolare.
dal labbro laterale.
dal lembo alveolare retro-dentale.
dalla faccia esterna del processo alveolare inferiore, a livello dei denti molari.
Inserzione: in avanti, verso la commessura labiale, si inseriscono profondamente alla
cute e alla mucosa.
- Alcune fibre, a livello della commessura labiale, si incrociano; in questo modo
alcuni fasci superiori si inseriscono nel labbro inferiore e viceversa. Questo
incrocio contribuisce alla formazione del muscolo orbicolare della bocca.
- Fascia buccinatoria: ricopre la superficie esterna del muscolo buccinatorio ed è
una lamina fibrosa che si assottiglia gradualmente da dietro in avanti. Questa
fascia posteriormente continua nella fascia che riveste il muscolo costrittore
superiore della faringe.
- Rafe pterigomandibolare: fa parte della fascia buccinatoria ed è un cordone
fibroso teso fra l’uncino, del processo pterigoideo, e la faccia interna del ramo
della mandibola.
Movimento: contraendosi sposta la commessura labiale in dietro e fa aderire le guance e
le labbra alle arcate alveolo-dentali, per favorire la masticazione.

Muscolo risorio:
Forma triangolare con la base posteriore e l’apice anteriore.
Origine: dalla fascia parotidea, per portarsi anteriormente, attraverso la fascia
masseterina, per raggiungere la commessura labiale.
Inserzione: profondamente alla cute della commessura labiale.
Movimento: sposta in dietro la commessura labiale.

Muscolo triangolare delle labbra:


Si trova sotto la commessura labiale; sempre di forma triangolare, con la base in alto e
l’apice in basso.
Origine: faccia esterna del corpo della mandibola, vicino alla base, per portarsi in alto.
Inserzione: parte si inserisce alla cute della commessura labiale e parte risale il labbro
superiore per entrare nel muscolo orbicolare.
Movimento: sposta in basso la commessura labiale, movimento contrario a quello del
muscolo canino.

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Muscolo quadrato del labbro inferiore:
Più profondo del muscolo triangolare.
Origine: vicino all’origine del muscolo triangolare, dalla faccia esterna del corpo della
mandibola e si dirige in alto e medialmente.
Inserzione: profondamente alla cute e alla mucosa del labbro inferiore.
Movimento: sposta in basso e lateralmente il labbro inferiore, rovesciandolo.

Muscolo mentale:
In corrispondenza della sinfisi del mento; è in parte coperto dal muscolo quadrato del
labbro inferiore.
Origine: dal giogo alveolare del dente incisivo mediale inferiore e si porta in basso.
Inserzione: alla cute del mento.
Movimento: solleva e corruga il mento.

Muscoli incisivi del labbro superiore ed inferiore:


Profondi, sopra e sotto la commessura labiale.
Origine: dal giogo alveolare del dente incisivo laterale, superiore ed inferiore.
Inserzione: da qui vanno verso la commessura labiale, intrecciando i loro fasci con quelli
del muscolo orbicolare della bocca.
Movimento: contraendosi, spostano medialmente (in alto il superiore ed in basso
l’inferiore) la commessura labiale.

Muscolo orbicolare della bocca:


Partecipa molto alla formazione delle labbra. E’ un anello ellittico intorno alla rima
buccale. Si estende dal margine libero delle labbra alla base del naso, in alto, e al solco
mento-labiale, in basso.
Si divide in:
Parte esterna che è periferica e comprende fasci che vengono da vari muscoli mimici
(canino, buccinatore, triangolare, incisivi). Questi fasci danno 2 semianelli che hanno il
loro centro nella commessura labiale e le loro estremità sulla linea mediana del labbro
superiore d inferiore.
Inserzione: faccia profonda della cute labiale, vicino ala linea mediana, e nella cute del
contorno posteriore della narice e del setto membranoso (muscolo depressore del setto).
Parte interna formata da un anello vicino al margine libero delle labbra. Questo anello si
divide, a sua volta, in:
zona superiore (labbro superiore) si incrociano, a livello delle commessure, e si
inseriscono alla faccia superiore della cute e
della mucosa.
Zona inferiore (labbro inferiore)

Fasci che si dirigono sagittalmente dalla faccia profonda della cute alla faccia profonda
della mucosa, si trovano vicino al margine libero delle labbra.

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Movimento: restringe o chiude la rima buccale e fa sporgere in avanti le labbra.

Muscoli masticatori:
Sono 4 per lato e hanno in comune l’innervazione dalla branca mandibolare del 5° paio
di nervi encefalici (nervo trigemino).

 Muscolo temporale:
Si trova nella fossa temporale e ha forma triangolare, con la base in alto e l’apice in
basso.
Origine: dalla linea temporale inferiore, dalla parete mediale della fossa temporale, dai
2/3 superiori della faccia profonda della fascia temporale e dalla faccia mediale
dell’arcata zigomatica (qui i fasci si mescolano a quelli del massetere).
Fasci del muscolo temporale: convergono in un robusto tendine che si inserisce sul
processo coronoideo della mandibola.
Fascia temporale: riveste il muscolo temporale fino all’arcata zigomatica. Questa si fissa
in alto al margine supero-posteriore dell’osso zigomatico e alla linea temporale
superiore. Si sdoppia in 2 foglietti:
- Superficiale che aderisce alla faccia laterale dell’arco zigomatico.
- Profondo che si fissa al margine superiore e alla faccia mediale dell’arcata
zigomatica.
Movimento: eleva la mandibola e la sposta posteriormente.

 Muscolo massetere:
Robusta lamina muscolare, quadrangolare che si trova sulla faccia laterale del ramo
della mandibola. Si divide in:
 Parte superficiale che si origina dai 2/3 anteriori del margine
inferiore dell’arcata zigomatica. I suoi fasci si dirigono in basso e in
dietro per l’inserzione nella faccia esterna dell’angolo della
mandibola e nella faccia esterna del ramo mandibolare.
 Parte profonda che origina dai 2/3 posteriori del margine inferiore
dell’arcata zigomatica e dalla faccia mediale dell’arcata stessa. I
suoi fasci si dirigono in avanti e in basso, incrociando quelli della
parte superficiale. Si inseriscono sul ramo della mandibola, tra
l’inserzione dei fasci superficiali e la base del processo coronoideo.
Fascia masseterina: riveste all’esterno il muscolo massetere. In questa fascia
decorrono il prolungamento anteriore della ghiandola parotide con il suo condotto,
l’arteria trasversa della faccia e i rami del nervo faciale.
Questa fascia si fissa:
In alto, all’arcata zigomatica.
In basso, al margine inferiore del ramo mandibolare.
In avanti al margine anteriore del muscolo massetere e al processo coronoideo.
In dietro, si sdoppia in un foglietto profondo, che si fissa al margine posteriore del
ramo mandibolare, e uno superficiale che va verso la fascia parotidea.
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Profondamente il muscolo massetere è in rapporto con il muscolo buccinatore e con il
corpo adiposo della guancia.
Movimento: eleva la mandibola.

 Muscolo pterigoideo esterno:


Origine: origina con un capo superiore ed uno inferiore:
Capo superiore: si stacca dalla cresta infratemporale e dalla faccia sfeno-mascellare
della grande ala dello sfenoide.
Capo inferiore: nasce dalla faccia laterale della lamina laterale del processo
pterigoideo, dal processo piramidale dell’osso palatino e dalla tuberosità mascellare.
Questi 2 capi si fondono in un unico muscolo che si porta lateralmente e dorsalmente.
Inserzione: unica a livello della fossa pterigoidea, del collo del condilo mandibolare e
alla capsula e al disco dell’articolazione temporo-mandibolare.
Lateralmente al muscolo: si trova il corpo adiposo della guancia, il processo
coronoideo della mandibola e il tendine d’inserzione del muscolo temporale.
Medialmente: si trova il muscolo pterigoideo interno.
Arteria mascellare: passa tra i 2 capi d’origine o sulla faccia laterale dello pterigoideo
esterno.
Movimento: sposta la mandibola in avanti e verso il lato opposto.

 Muscolo pterigoideo interno:


Ha forma quadrilatera e si trova sulla faccia mediale del ramo della mandibola.
Origine: dalla fossa pterigoidea, dal processo piramidale del palatino e dalla
tuberosità mascellare.
Inserzione: sulla faccia mediale dell’angolo mandibolare e del ramo, fino al foro
mandibolare.
La faccia mediale entra in rapporto con lo spazio mandibolo-faringeo e con la
faringe.
Movimento: eleva la mandibola contraendosi.

Fascia interna pterigoidea: si trova tra i 2 muscolo pterigoidei e si fissa:


In alto al margine superiore della fessura petrotimpanica, alla spina angolare dello
sfenoide e al margine interno del foro ovale.
In basso alla faccia interna del ramo mandibolare.

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MUSCOLI MIMICI

Muscolo frontale
Azione: sposta anteriormente il cuoio capelluto, corruga la fronte.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo occipitale m.epicranico
Azione: sposta posteriormente il cuoio capelluto.
Innervazione: nervo faciale.

Muscolo auricolare antero-superiore


Azione: sposta in avanti e in alto il padiglione auricolare.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo auricolare posteriore m.estrinseci
Azione: sposta in dietro il padiglione auricolare. del padiglione
Innervazione: nervo faciale. auricolare

Muscolo orbicolare dell’occhio


Azione: chiude la rima palpebrale; convoglia le lacrime verso l’angolo interno
dell’occhio; dilata il sacco lacrimale e facilita il deflusso delle lacrime.
Innervazione: nervo faciale. m.delle
Muscolo corrugatore del sopracciglio palpebre
Azione: porta medialmente e in basso la cute del sopracciglio.
Innervazione: nervo faciale.

Muscolo nasale
Azione: comprime la parete laterale del naso, restringendo la narice e il vestibolo.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo dilatatore delle narici m.

62
Azione: sposta lateralmente l’ala del naso, dilatando la narice e il vestibolo del
Innervazione: nervo faciale. naso

Muscoli mimici sono tutti innervati dal nervo faciale; tranne i muscoli delle
labbra, tutti i muscoli mimici sono a coppia e, in queste, hanno movimenti uguali e
contrari.
Muscoli masticatori sono tutti innervati dal nervo trigemino; il movimento di tutti
tranne dello pterigoideo esterno è di elevare la mandibola. Poi il m. temporale sposta
posteriormente la mandibola e lo pterigoideo esterno la spostano in avanti e verso il lato
opposto.

Muscolo zigomatico
Azione: sposta la commessura labiale in alto e in dietro.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo quadrato del labbro superiore
Azione: solleva il labbro superiore e l’ala del naso.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo canino
Azione: porta in alto e medialmente la commessura labiale.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo buccinatore
Azione: sposta in dietro la commessura labiale e fa aderire le guance e le labbra alle
arcate alveolo dentali.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo risorio
Azione: sposta in dietro la commessura labiale.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo triangolare
Azione: sposta in basso la commessura labiale.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo quadrato del labbro inferiore
Azione: sposta in basso e in fuori il labbro inferiore, rovesciandolo.
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo mentale
Azione: solleva e corruga la cute del mento.
Innervazione: nervo faciale.
Muscoli incisivi del labbro superiore ed inferiore
Azione: spostano medialmente (in alto e rispettivamente in basso) la commessura
labiale.

63
Innervazione: nervo faciale.
Muscolo orbicolare della bocca m.
Azione: restringe o chiude la rima buccale; fa sporgere le labbra in avanti. delle
Innervazione: nervo faciale. labbra

MUSCOLI MASTICATORI
Muscolo temporale
Azione: eleva la mandibola e la sposta posteriormente. Innervazione: nervo trigemino.
Muscolo massetere
Azione: eleva la mandibola. Innervazione: nervo trigemino.
Muscolo pterigoideo esterno
Azione: sposta la mandibola in avanti e verso il lato opposto. Innervazione: nervo
trigemino.
Muscolo pteriogoideo interno
Azione: eleva la mandibola. Innervazione: nervo trigemino.
TRONCO

E’ formato, in direzione rostro-caudale, da:


• Collo: qui si ha il rachide cervicale che è in rapporto con l’osso occipitale ed è
perciò una struttura portante per la testa. Muscolatura: dorsalmente la m.
spinoappendicolare, ventralmente, alcune logge viscerali, delimitate dalle fasce
cervicali. Qui si trova l’osso ioide.
• Torace: si ha il rachide dorsale; è formato dalle coste, che posteriormente si
articolano con la colonna vertebrale, per dare la gabbia toracica, chiusa
anteriormente dallo sterno. Muscolatura: vari gruppi di m. intrinseci e chiusa dal
m. diaframma, che separa il torace dall’addome. Al torace sono connessi, tramite
la cintura toracica, gli arti superiori.
• Addome: ha il rachide lombare, dorsalmente, mentre, ventralmente, manca di
scheletro ma ha lamine muscolari e fasce (parete addominale).
• Pelvi: parte più caudale del tronco. Qui si trova la zona di connessione con l’arto
inferiore (anca). Dorsalmente la pelvi è chiusa dal tratto sacrococcigeo,
inferiormente è delimitata da un diaframma muscolo-aponeurotico, il perineo.
Rachide: complesso osseo-artro-muscolare che sostiene il tronco. E’ costituito dalla
colonna vertebrale sulla quale si inseriscono i muscoli, in diversi strati.

RACHIDE
Funzioni del rachide:
o Supporto
o Attacco agli arti superiori ed inferiori
o Contiene il midollo spinale
Costituito dalle VERTEBRE, che si articolano tra loro, estendendosi in senso rostro-
caudale.

64
Muscolatura: si dividono in m. intrinseci ed estrinseci, come era nel cranio. Questa dà
stabilita e mobilità alla colonna.

COLONNA VERTEBRALE
Può essere scomposta in 4 parti:
1. Tratto cervicale: formato da 7 vertebre cervicali, la prima delle quali -atlante- si
articola con l’osso occipitale –articolazione atlooccipitale.
2. Tratto toracico o dorsale: costituito da 12 vertebre che si articolano con le coste.
3. Tratto lombare o addominale: di 5 vertebre, l’ultima in giunzione con il sacro.
4. Tratto pelvico o sacrococcigeo: formata da 2 parti -il sacro e il coccige. Il sacro si
articola con le due ossa dell’anca. I segmenti del sacro sono 5, mentre quelli del
coccige sono 4 o 5.
In totale la colonna vertebrale è costituita da 33-34 segmenti ossei.

Caratteristiche generali delle vertebre:


Facendo eccezione per il sacro e per il coccige, si possono riconoscere nelle vertebre,
che sono delle ossa brevi, un corpo e un arco che delimitano un foro vertebrale.
 Corpo: parte ventrale della vertebra, è quella più voluminosa e resistente. Ha
forma quasi cilindrica, perciò ha:
Una faccia superiore concave al centro, mentre, alla periferia, si sollevano in 2
margini –superiore ed inferiore- del corpo. I corpi delle
vertebre si articolano tramite la faccia superiore ed
inferiore, tra le quali si interpongono i Dischi vertebrali.
Una inferiore
Una faccia di contorno detta anche circonferenza: questa ha 2 porzioni una antero-
laterale concava, ed una porzione posteriore, pianeggiante o poco concava, in senso
trasversale, che delimita anteriormente il foro vertebrale.
 Arco: parte posteriore della vertebra e delimita, insieme al corpo, il foro
vertebrale. Si distinguono:
- 2 peduncoli: lamine appiattite e dirette sagittalmente, che formano i limiti del
foro vertebrale. Sono le sponde che uniscono l’arco al corpo. Ciascun
peduncolo ha una faccia interna, verso il foro vertebrale, una faccia esterna,
che continua sulla faccia laterale del corpo e due margini, superiore ed
inferiore, che sono concavi in alto e in basso e sono detti Incisure vertebrali. I
margini delimitano il foro Intervertebrale o di coniugazione, che dà passaggio
al nervo spinale.
- 2 masse apofisarie: sono dietro ai peduncoli; a livello di queste masse l’arco
aumenta di volume e ha una conformazione irregolare. In ciascuna massa
ipofisaria ci sono diversi rilievi ossei processi articolari -superiore ed
inferiore- e un processo trasverso. I 2 processi articolari mettono in giunzione
gli archi delle vertebre contigue, mentre, il processo trasverso è una parte
65
dell’arco che si dirige in fuori. La base del processo trasverso continua con il
peduncolo, con i processi articolari e con la lamina dello stesso lato.
- 2 lamine vertebrali: formano la maggior parte del contorno posteriore del foro
vertebrale; sono appiattite, quadrilatere e si dirigono obliquamente dall’alto in
basso, per unirsi sulla linea mediana. La loro faccia anteriore forma il foro
vertebrale mentre quella posteriore prosegue nei processi trasversi.
- 1 processo spinoso: impari e mediano che origina dall’angolo di unione delle
due lamine, per andare in dietro. E’ diverso a seconda del tipo di vertebra.
Le vertebre hanno la conformazione interna tipica delle ossa brevi, cioè sono formate
soprattutto da tessuto osseo spugnoso, rivestite in superficie da una lamina di
sostanza compatta. Questa lamina superficiale è più sottile nel corpo, rispetto alle
altre parti dell’arco. Nella sostanza spugnosa si trova midollo osseo. Le facce
superiori del corpo e le superfici articolari dei processi articolari sono rivestite da
cartilagine ialina.

VERTEBRE CERVICALI
Caratteristiche sono soprattutto la 1° vertebra cervicale o ATLANTE, la 2° vertebra o
EPISTROFEO e la 7° o VERTEBRA PROMINENTE.
Aumentano gradualmente di volume andando in direzione cranio-caudale.
Corpo: ha forma quadrangolare, con il maggior asse orientato trasversalmente. La
faccia superiore è delimitata, da ciascun lato, da una cresta sagittale che è l’UNCINO.
La faccia inferiore ha 2 depressioni dove sono accolti gi uncini della vertebra
sottostante.
Arco:
 Peduncoli: obliqui in dietro e in fuori, dal corpo alla massa ipofisaria.
L’incisura superiore è più profonda di quella inferiore.
 Processo trasverso: formato da due lamine. Quella anteriore è connessa al
corpo, quella posteriore alla massa ipofisaria. Le due lamine, alle due
estremità, hanno due tubercoli, anteriore e posteriore. Il FORO
TRASVERSARIO è formato dalle due lamine del processo trasverso, dal ponte
intermedio, dal corpo con il peduncolo vertebrale. La sua funzione: dà
passaggio all’arteria e alla vena vertebrale.
Caratteristica: il processo trasverso della 6° vertebra cervicale ha un tubercolo
anteriore molto voluminoso. E’ un punto di repere apprezzabile per i suoi rapporti
con la vena carotide comune TUBERCOLO CAROTICO.
 Processi articolari: dietro i processi trasversi e sono molto obliqui. Le faccette
articolari sono piane; quelle superiori sono in alto e in dietro e quelle inferiori,
in basso ed in avanti.
 Lamine articolari: rettangolari e oblique, dall’alto in basso e dall’avanti in
dietro.
 Processo spinoso: orizzontale, è BIFIDO ed ha, inferiormente, una doccia.

66
 Foro vertebrale: contorno triangolare, esteso soprattutto in direzione trasversale
ed è più ampio rispetto alle vertebre dei tratti successivi.

ATLANTE
1° vertebra cervicale; si articola con l’osso occipitale ed è, per questo, molto diversa
dalle altre vertebre cervicali.
Corpo: mancante, perché nello sviluppo si fonde con quello della seconda vertebra
cervicale, l’epistrofeo. Sarebbe il PROCESSO ODONTOIDEO o DENTE
dell’epistrofeo. Ha un arco anteriore ed uno posteriore che uniscono due voluminose
masse laterali.
Arco:
Anteriore breve, appiattito, con la faccia anteriore convessa (qui si trova il
tubercolo anteriore dell’atlante), la faccia posteriore è concava e ha la faccetta
articolare per il dente dell’epistrofeo, detta FOSSETTA DEL DENTE.
Posteriore corrisponde alle lamine delle altre vertebre ed è ricurvo, con la
concavità anteriore. Al centro della faccia posteriore c’è il TUBERCOLO
POSTERIORE, che è un rudimentale processo spinoso.
Masse laterali: sono appiattite dall’alto in basso e hanno 6 facce.
o Sulla faccia superiore si trova la CAVITA’ GLENOIDEA, fossa articolare
superiore che serve nell’articolazione con l’osso occipitale, per il condilo.
o La faccia inferiore ha la faccetta articolare per l’epistrofeo.
o Dalla faccia esterna si stacca il processo trasverso, costituito da due lamine che
delimitano il foro trasversario.
o La faccia mediale ha un tubercolo che sporge nel foro vertebrale e dà attacco al
legamento trasverso dell’atlante, teso tra le due masse laterali.
o Dalla faccia anteriore e posteriore si staccano gli archi, anteriore e posteriore.
La faccia posteriore ha un solco, che prosegue sulla faccia superiore dell’arco
posteriore, dove passano il 1° nervo spinale e l’arteria e la vena vertebrale che,
attraversano la membrana atlooccipitale posteriore, una lamina fibrosa (che
chiude l’interstizio tra l’arco posteriore dell’atlante) ed infine il contorno
posteriore del foro occipitale.
Foro vertebrale: ha forma quadrangolare ed è circoscritto da due archi e dalle due
masse laterali. Il legamento trasverso dell’atlante lo divide in una parte anteriore,
dove si trova il dente dell’epistrofeo, ed una posteriore, dove è accolto il midollo
spinale.

EPISTROFEO 2° vertebra cervicale


E’ modificata soprattutto nella faccia superiore del corpo.
Processo odontoideo o dente dell’epistrofeo: è sulla faccia superiore del corpo e si
connette a questo con una larga base cui segue un collo ristretto e quindi un corpo
voluminoso, che termina in un apice smusso.
Corpo del dente: è appiattito dall’avanti in dietro e ha sulla superficie, anteriore e
posteriore, 2 faccette articolari. La faccetta articolare anteriore si articola con l’arco
67
anteriore dell’atlante, mentre, quella posteriore, è in contatto con il legamento
trasverso dell’atlante.
Faccia inferiore del corpo del dente: ha, sul margine anteriore, un rilievo sporgente,
di forma triangolare, che si dirige in basso ed in avanti.
Faccette articolari superiori: ai lati del processo odontoideo, sono inclinate
lateralmente ed in basso.
Faccia superiore: manca di un’incisura vertebrale superiore; si trova comunque dietro
la faccetta articolare superiore, un solco per il 2° nervo spinale.
Per tutti i restanti caratteri, l’epistrofeo corrisponde alle altre vertebre cervicali.

PROMINENTE 7° vertebra cervicale


E’ una vertebra di transizione fra le cervicali e le toraciche. Si distingue per i
caratteristici processi, trasverso e spinoso e per il foro trasversario.
Processo trasverso: ha una lamina anteriore molto breve ed una posteriore
voluminosa, simile al processo trasverso delle vertebre toraciche. Perciò, il ponte
intermedio che unisce le due lamine è lungo e diretto trasversalmente. Costa
cervicale: quando il ponte intermedio è molto sviluppato, forma una rudimentale
costa.
Foro trasversario: è più piccolo che nelle altre vertebre e dà passaggio alla vena
vertebrale, ma non all’arteria.
Processo spinoso: lungo, robusto, non bifido e sporge alla base del collo. Da ciò
deriva il nome di prominente.

VERTEBRE TORACICHE
Aumentano di volume, andando dall’alto verso il basso; le vertebre inferiori hanno
caratteristiche intermedie tra le toraciche e le lombari. La 1° e le ultime 3 vertebre
hanno dei caratteri che le rendono individuabili. Tutte le vertebre toraciche si
articolano con le coste perciò hanno le faccette articolari per queste, cosa che le
contraddistingue dalle altre vertebre.
Corpo:
Cilindrico, con i diametri antero-posteriore e trasverso uguali. Sui lati del corpo,
vicino alla radice dell’arco, si trovano 2 semifossette articolari (fossette costali) di cui
quella superiore si articola con la parte della costa del livello corrispondente, mentre,
quella inferiore, è in contatto con la costa sottostante.
Arco:
Peduncoli: si distaccano dalla parte superiore del corpo e hanno l’incisura inferiore
molto accentuata.
Processi articolari: superiori sono più sporgenti degli inferiori, sono verticali e hanno
faccette articolari piane. Le faccette articolari sono in dietro nei processi superiori ed
in avanti nei processi inferiori.
Processi trasversi: molto sviluppati; si staccano dalle masse apofisarie per andare in
fuori. Hanno una faccetta articolare per il tubercolo della costa (faccetta costale

68
trasversaria). In questo modo le coste si mettono in giunzione con le vertebre
toraciche a livello dei 2 punti articolari:
- La testa delle coste con i corpi vertebrali
- I tubercoli costali con i processi trasversi
Lamine articolari: alte, strette e molto inclinate per articolarsi con le vertebre
sottostanti.
Processo spinoso: ha forma prismatica, triangolare ed è obliquo (verso in basso ed in
dietro).
Foro vertebrale: è ovale e più piccolo che nelle altre vertebre (cervicali, lombari).

1° vertebra toracica
Corpo: è molto simile al corpo delle vertebre cervicali, inoltre la prima costa si
articola solo con la prima vertebra toracica, questo fa sì che il corpo abbia sulla sua
superficie laterale una faccetta articolare completa. Il corpo della prima vertebra
toracica accoglie anche la seconda costa e per questo ha una semifaccetta articolare
inferiore.

In generale le ultime 3 vertebre toraciche hanno processi spinosi brevi e laminari,


simili a quelli delle vertebre lombari.

10° vertebra toracica


Corpo: ha una sola faccetta costale nel margine superiore, questo perché la 11° e la
12° costa si articolano, rispettivamente, con la 11° e la 12° vertebra.

11° vertebra toracica


Corpo: ha perciò una sola faccetta articolare completa, nella parte laterale del corpo.
Processo trasverso: non ha la faccetta costale trasversaria. Questo processo ha 3
tubercoli, di cui uno è anteriore e due sono posteriori.
Processo mammillare: è il tubercolo posteriore superiore, dal processo trasverso.
Processo accessorio: è il tubercolo posteriore inferiore, dal processo trasverso.

12° vertebra toracica


Corpo: ha una sola faccetta articolare completa, nella parte laterale del corpo, come
l’11°.
Processi articolari: non sono orientati frontalmente ma sagittalmente, come nelle
vertebre lombari.
Processo trasverso: anche nella 12° vertebra toracica si ritrova un processo trasverso
senza faccetta costale trasversaria, come nell’11°; inoltre si ritrovano i 3 tubercoli e
quindi il processo mammillare e quello accessorio.

VERTEBRE LOMBARI
Le vertebre lombari si riconoscono per il corpo molto voluminoso e per i caratteristici
processi spinosi.

69
Corpo: diametro trasverso maggiore di quello antero-posteriore. Ha poi la forma a
cuneo, essendo più alto in avanti e in dietro.
Arco:
Peduncoli: sono voluminosi, con incisure inferiori più accentuate di quelle superiori.
Processi articolari: sono verticali, con faccette articolari, foggiate a segmento di
cilindro, orientate nel piano sagittale. Le faccette articolari superiori hanno superficie
concava, quelle inferiori convessa.
Processi costiformi: si distaccano dai peduncoli, dal corpo e dalle masse apofisarie.
Sono lamine ossee molto robuste che si dirigono in fuori. Dietro questi processi si
trovano i processi mammillare e accessorio, uno sopra l’altro.
Lamine vertebrali: sono spesse e più alte che larghe.
Processi spinosi: molto robusti, hanno forma di lamine quadrilatere, orizzontali e in
dietro.
Foro vertebrale: triangolare e ristretto.

OSSO SACRO
E’ un unico osso che segue le vertebre lombari. Deriva dalla fusione di 5 segmenti
primitivi, le vertebre sacrali.
Bacino = sacro + coccige + 2 ossa dell’anca
Il sacro ha la forma di una piramide quadrangolare (base in alto e apice in basso).
L’osso è percorso, dalla base all’apice, dal Canale sacrale, ultima parte del canale
sacrale.
Nel sacro si hanno:
1. Faccia anteriore: concava, volge in avanti ed in basso. Ha nella sua parte di
mezzo 4 linee trasversali, che indicano la saldatura (sinostosi) tra le primitive
vertebre sacrali. A lato di queste linee trasversali, si trovano 4 Paia di Fori
Sacrali Anteriori, che immettono nel canale sacrale. Servono per il passaggio dei
rami anteriori dei nervi spinali sacrali. Questi fori si formano per fusione di parti
ossee dei processi costiformi delle vertebre lombari. Da questi poi si formano
delle docce, per i vasi e i nervi. A lato del corpo del 1° segmento sacrale si trova
un rilievo che continua con la linea terminale dell’osso dell’anca.
2. Faccia posteriore: convessa e accidentata. Sulla linea mediana si trova la Cresta
Sacrale Media che deriva dalla fusione dei processi spinosi delle primitive
vertebre sacrali. A lato di questa si trovano 2 docce che vengono dalla fusione
delle primitive lamine vertebrali. Negli ultimi segmenti sacrali manca la
porzione laminare, infatti, la cresta sacrale e le 2 docce non sono presenti. Il
canale sacrale, in questa zona, è aperto dorsalmente, apertura detta Hiatus
Sacrale. Lateralmente alle docce ci sono una serie di Tubercoli, sulla cui linea si
trovano i processi articolari della 1° vertebra sacrale. Queste 2 file di tubercoli
formano, fondendosi, le Creste Sacrali Articolari o Intermedie, che
terminano in basso con un’acuta sporgenza Corno Sacrale. A lato delle

70
creste articolari si trovano 4 paia di Fori Sacrali Posteriori, più piccoli di quelli
anteriori, che danno passaggio ai rami posteriori dei nervi spinali sacrali.
All’esterno della linea dei fori sacrali si trovano 2 serie di rilievi, che vengono
dalla fusione dei processi mammillari e accessori delle vertebre primitive,
dando Creste Sacrali Laterali.
3. 2 facce laterali: slargate in alto, dove c’è la superficie articolare per l’osso
dell’anca Faccetta Auricolare. Dietro questa si trova una superficie
irregolare, dove si connettono molti legamenti Tuberosità Sacrale. La
tuberosità sacrale e la faccetta auricolare sono i primi 2 segmenti sacrali; sotto
questi le facce laterali sono più strette e diventano margini.
4. Base del sacro: in rapporto con la 5° vertebra lombare, formando un angolo a
convessità anteriore Promontorio. Ha nel mezzo una superficie ovale
(maggior diametro trasversale). Dietro questa superficie si trova l’Orifizio
Superiore del canale sacrale, che ha forma triangolare. Questo orifizio è limitato
posteriormente dalle lamine e dal processo spinoso della 1° vertebra sacrale.
Lateralmente all’imbocco del canale sacrale si trovano i processi articolari
superiori della 1° vertebra sacrale (con faccette articolari rivolte in dietro). ALI
del SACRO 2 superfici lisce, di forma triangolare, che si trovano al lato
della superficie articolare per il corpo della 5° vertebra lombare. Queste ali sono
divise dalla faccia anteriore da un margine ottuso (prolungamento sacrale della
linea terminale dell’osso dell’anca).
5. Apice: ha una faccetta ellittica che si articola con la base del coccige. Qui si
trova la fine del canale sacrale, che è lo hiatus sacrale. Ai lati del canale sacrale
partono 4 brevi canali Fori Intervertebrali che si biforcano presto per
sfociare nei fori anteriori e posteriori, del corrispondente livello.

COCCIGE
Ultimo segmento rudimentale e si unisce al sacro, completando la parete posteriore
della pelvi. E’ un piccolo osso, triangolare, formato da 4 o 5 segmenti ossei. Nella 1°
vertebra coccigea si vedono dei caratteri primitivi. E’ costituito da:
a. Una base: rivolta verso l’alto, si articola o si fonde con l’apice del sacro. Dalla
parte posteriore della base si sollevano i Corni del Coccige, che sono i processi
articolari superiori della 1° vertebra coccigea; questi si articolano con i corni del
sacro. Dalle parti laterali della base si staccano i processi trasversi.
b. Un apice: rivolto verso il basso e in avanti. Spesso è deviato dalla linea mediana.
c. Una faccia anteriore: concava
d. Una posteriore: convessa si trovano su queste facce i solchi che indicano
la saldatura dei primitivi segmenti e che
sembrano intaccature.
e. Due margini laterali

ARTICOLAZIONI DELLA COLONNA VERTEBRALE

71
Le vertebre si articolano grazie ai corpi ed ai processi articolari; inoltre ci sono i
legamenti a distanza che connettono le lamine, i processi trasversi e quelli spinosi.
Sinartrosi articolazioni tra i corpi vertebrali. Dette anche intersomatiche.
Diartrosi tra i processi articolari. Sono le articolazioni intrinseche.
Articolazioni estrinseche sono le articolazioni della colonna in alto, con la
testa, in avanti con le coste, in basso e lateralmente con le due ossa dell’anca.

Articolazioni intersomatiche tra i corpi vertebrali


Superfici articolari: ci sono tra la faccia superiore e quella inferiore di 2 vertebre
contigue. Le superfici articolari sono depresse in centro e rilevate alla periferia; sono
poi rivestite di cartilagine articolare.
Tipo di articolazione: tra queste si trova il DISCO INTERVERTEBRALE che fa in
modo che le articolazioni siano considerate come sinartrosi (sinfisi).
Mezzi d’unione: legamenti longitudinali, anteriore e posteriore.

Dischi intervertebrali:
I più grandi si trovano tra le vertebre lombari. Hanno la forma di lente biconcava e
hanno:
1. Faccia superore
2. Faccia inferiore
3. Circonferenza
4. Parte periferica o ANELLO FIBROSO: è formato da fibrocartilagine, ricca di
fasci collageni, che formano delle anse con la convessità esterna e la concavità
verso il nucleo polposo.
5. Parte centrale o NUCLEO POLPOSO: formato da fibrocartilagine ricca di gruppi
isogeni e di sostanza fondamentale.
- Le fibre di collagene non sono organizzati in fasci compatti, come
nell’anello fibroso, ma sono intrecciati irregolarmente per accogliere
gruppi di cellule cartilaginee e sostanza fondamentale.
- Il nucleo polposo non si trova al centro del disco ma si trova: più avanti
nel segmento cervicale, più in dietro nei segmenti toracico inferiore e
lombare.
- Il nucleo polposo si sposta nei movimenti della colonna vertebrale per
rendere possibile l’inclinazione dei piani vertebrali.
I dischi intervertebrali, seguendo il contorno della faccia dei corpi, delimitano parte
della circonferenza dei fori intervertebrali. Questo per una maggior estensione nel
segmento lombare.
In questo modo si forma un rapporto tra i dischi e le formazioni nervose, che si
trovano nei fori di coniugazione. Nell’insieme i dischi sono 1/3 della lunghezza totale
della colonna.

72
Mezzi d’unione:
a. Legamento longitudinale anteriore: è un nastro fibroso che si trova sulla faccia
anteriore dei corpi vertebrali, dall’epistrofeo fino alla parte superiore del sacro.
Aderisce fortemente ai corpi vertebrali e più lassamente ai dischi
intervertebrali.
b. Legamento longitudinale posteriore: sulla faccia posteriore dei corpi vertebrali,
è perciò rivolto verso il canale vertebrale. Si estende dall’osso occipitale al
sacro, come una benderella fibrosa a contorno festonato, perché è slargata a
livello dei dischi intervertebrali e ristretta a livello dei corpi. La faccia
anteriore del legamento aderisce ai corpi e ai dischi intervertebrali; la faccia
posteriore è in rapporto con la dura madre.

Diartrosi: giunzioni tra i processi articolari, articolazioni intrinseche


Tipo di articolazione: queste diartrosi sono del tipo delle ARTRODIE perché si
articolano faccette articolari piane o leggermente incurvate (vedi segmento lombare).
Movimenti a livello dei processi articolari: sono sempre di scorrimento tra le
superfici. Il piano è quasi frontale nelle vertebre cervicali e toraciche, è sagittale nel
segmento lombare.
Mezzi d’unione:
a. Capsula fibrosa, che ha, all’interno, una sinoviale lassa.
b. La capsula è rinforzata, in tutti i segmenti della colonna, dai legamenti gialli.
c. Inoltre nei segmenti toracico e lombare si trova, sulla capsula fibrosa, un
legamento di rinforzo posteriore.
Legamenti a distanza:
Legamenti gialli tesi fra le lamine, sono formazioni rettangolari costituite da
tessuto elastico: sono ben visibili all’interno del canale vertebrale. Si estendono dalla
faccia anteriore della lamina sovrastante al margine superiore della lamina
sottostante. La loro faccia anteriore è in rapporto con la dura madre, quella posteriore
con le lamine e quindi con i muscoli spinali. Sulla linea mediana, i legamenti gialli
dei due lati continuano tra loro vicino alla base dei processi spinosi. Lateralmente
ricoprono la parte mediale dei processi articolari, rinforzando la capsula fibrosa che
riunisce i processi stessi.
Legamenti interspinosi uniscono i processi spinosi, fissandosi su 2 processi
spinosi contigui e proseguendo fino ai legamenti gialli.
Legamenti sovraspinosi uniscono i processi spinosi; si sovrappone al legamento
interspinoso. E’ un cordone fibroso che si estende per tutta la colonna vertebrale,
fissandosi all’apice dei processi spinosi. Nel segmento cervicale della colonna, il

73
legamento sovraspinoso è molto sviluppato formando il legamento cervicale
posteriore, detto anche legamento nucale.
Legamenti intertrasversari connettono i processi trasversi di vertebre vicine.
Hanno forma e dimensioni variabili. Sono massimamente sviluppati nel tratto
lombare della colonna.

Articolazioni estrinseche: articolazioni craniovertebrali


Si classificano, in base alla funzione, in un unico complesso giunzionale, le diverse
articolazioni che consentono i movimenti della testa sul rachide:

Articolazione atlo-assiale mediana:


Tipo di articolazione: è una diartrosi a ginglimo laterale o trocoide.
Superfici articolari: tra il dente dell’epistrofeo e un anello osteofibroso, formato
dall’arco anteriore e dal legamento trasverso dell’atlante.
L’anello osteofibroso atlantoideo ha la FOSSETTA del DENTE, che si trova nel
centro della faccia posteriore dell’arco anteriore dell’atlante. La fossetta del dente è
una superficie articolare rivestita di cartilagine, che accoglie la faccia anteriore del
dente dell’epistrofeo. La parte posteriore dell’anello è fibrosa ed è formata dal
legamento trasverso dell’atlante, rivestito di cartilagine articolare nella parte di mezzo
che è in contatto con il dente. Anche il dente dell’epistrofeo è rivestito di cartilagine
articolare, sia anteriormente sia posteriormente.
Mezzi d’unione: dati dai legamenti tesi tra il dente dell’epistrofeo e l’osso occipitale.

Articolazione atlo-assiale laterale:


Tipo di articolazione: sono artrodie.
Superfici articolari: articolazione tra i processi articolari delle PRIME DUE
VERTEBRE CERVICALI. Le superfici articolari dell’atlante si trovano sulla faccia
inferiore delle masse laterali; con questi si articolano i processi articolari superiori
dell’epistrofeo.
Mezzi d’unione: le 2 vertebre sono unite da:
 2 legamenti atlo-assiali collaterali: sono lamine fibrose che si fissano sul
contorno delle superfici articolari delle 2 vertebre.
 Da 1 legamento atlo-assiale anteriore: si estende dal margine inferiore dell’arco
anteriore dell’atlante alla faccia anteriore del corpo dell’epistrofeo.
 Da 1 legamento atlo-assiale posteriore: va dall’arco posteriore dell’atlante alle
lamine e alla base del processo spinoso dell’epistrofeo.

74
Articolazione atlo-occipitale:
Tipo di articolazione: è una diartrosi di tipo condiloideo.
Superfici articolari: tra i condili dell’osso occipitale e le cavità glenoidee, che sono
sulla faccia superiore delle masse laterali dell’atlante. Le superfici articolari dei
condili OCCIPITALI sono allungate e oblique da dietro in avanti e dall’esterno
all’interno. Le superfici articolari dell’ATLANTE corrispondono perfettamente.
Mezzi d’unione:
o Capsula articolare: fibrosa, si fissa sul contorno delle superfici articolari ed è
più ispessita lateralmente.
o Membrana atlo-occipitale anteriore: si attacca, in alto, sul contorno anteriore
del foro occipitale e, in basso, sul margine superiore dell’arco anteriore
dell’atlante. La faccia anteriore di questa membrana è rinforzata da una
benderella fibrosa che è l’origine del legamento longitudinale anteriore.
o Membrana atlo-occipitale posteriore: più sottile della precedente; si estende dal
contorno posteriore del foro occipitale al margine superiore dell’arco
posteriore dell’atlante. E’ perforata dall’ARTERIA VERTEBRALE e dal 1°
NERVO CERVICALE.

Legamenti a distanza:
Completano il complesso delle articolazioni cranio-vertebrali, in particolare quella
che connette l’epistrofeo all’occipitale (articolazione occipitoassiale). Si dividono in:
1. Legamenti occipito-assiali propriamente detti: che sono 3, uno mediano e 2
laterali. Il legamento mediano (membrana tectoria) origina dalla doccia
basilare dell’osso occipitale, che si trova davanti al foro occipitale e scende
fino alla faccia posteriore del corpo dell’epistrofeo, passando dietro al dente
dell’epistrofeo e al legamento trasverso dell’atlante. I legamenti laterali si
fissano sulla parte laterale del contorno del foro occipitale e discendono
obliquamente per andare sulla faccia posteriore del corpo dell’epistrofeo.
2. Legamenti occipito-odontoidei: sono 3 e si distinguono in mediano e laterali. Il
legamento mediano va dal contorno anteriore del foro occipitale all’apice del
dente. I legamenti laterali o alari vanno dalla faccia mediale dei condili
occipitali fino alle facce laterali del dente.

MUSCOLI DEL RACHIDE


Si dividono anche questi in intrinseci ed estrinseci. Quelli propri del rachide sono gli
intrinseci (origine e terminazione sulla colonna vertebrale).
M. delle docce vertebrali o spinodorsali o m. erettori della colonna vertebrale: sono la
maggior parte dorsali, a ridosso dello scheletro. Sono lo strato profondo dei muscoli
dorsali, infatti, sono ricoperti, dalla profondità verso la superficie, da 2 strati di
muscoli (spinocostali e spinoappendicolari).
M. suboccipitali: muscoli delle docce vertebrali che originano dalla colonna e
terminano sul cranio.
M. prevertebrali del tratto cervicale
75
della colonna vertebrale si trovano ventralmente

M. sacrococcigei

Muscoli delle docce vertebrali:


Sono 2 masse carnose nelle docce vertebrali, a lato della linea formata dai processi
spinosi. Questi muscoli si estendono lateralmente fino agli angoli delle coste, nel
segmento toracico, e ai processi costiformi, nel segmento lombare. Sono rivestiti da
una fascia, che li separa dai m. superficiali spinocostali e spinoappendicolari
FASCIA NUCALE, nella zona più rostrale e FASCIA LOMBODORSALE, nei
segmenti inferiori.
I m. delle docce vertebrali sono formati da fascetti paralleli e leggermente obliqui
rispetto alla colonna.
Se classificati in base alla lunghezza:
I fasci più superficiali sono quelli più lunghi perché originano e terminano in
metameri molto distanti.
I fasci intermedi sono meno lunghi ed, infatti, l’origine e la fine si trovano al
massimo nello spazio di 2 o 3 metameri.
I fasci profondi hanno origine e fine in due segmenti contigui, sono perciò i più corti.
Si possono classificare anche in base agli strati, ma difficilmente perché non sono
divisi da fasce, cioè i fasci muscolari sono accolti in un ambiente connettivale
comune.

Distinguendo dalla superficie in profondità si hanno 3 gruppi di muscoli:


M. splenio della testa
M. splenio del collo piano più superficiale
M. sacrospinale

M. trasverso spinale piano intermedio

M. interspinosi
M. intertrasversari piano più profondo
M. suboccipitali

PIANO PIU’ SUPERFICIALE


Muscolo splenio della testa
Origine: dai 2/3 inferiori del legamento nucale e dai processi spinosi dell’ultima
vertebra cervicale e delle prime due vertebre toraciche.
Inserzione: si trova in alto e lateralmente, rispetto all’origine, sui 2/3 laterali della
linea nucale superiore e sul processo mastoideo.

76
Rapporti con altri muscoli: è ricoperto dai muscoli sternocleidomastoideo, trapezio,
romboide, dentato posteriore-superiore. A sua volta però ricopre i muscoli
semispinale e lunghissimo della testa.
Innervazioni: rami posteriori dei nervi cervicali, 2°, 3° e 4°
Movimento: contraendosi, estende la testa, inclinandola e ruotandola dal proprio lato.

Muscolo splenio del collo


Origine: dai processi spinosi della 3°, 4°, 5° e 6° vertebra toracica.
Inserzione: in alto e lateralmente verso i processi trasversi delle prime tre vertebre
cervicali.
Rapporti con alti muscoli: sotto il muscolo dentato posteriore superiore e il m.
romboide. Ricopre il m. lunghissimo e spinale del collo.
Innervazioni: rami posteriori dei nervi cervicali, 2°, 3° e 4°.
Movimento: estende la colonna cervicale.

Muscolo sacrospinale
E’ un lungo muscolo che si trova nelle docce vertebrali, per tutta la lunghezza della
colonna (dalla zona nucale alla sacrale).
Questo muscolo si divide in 3 parti:
 M. ileocostale, parte laterale:
Innervazione: dai rami posteriori dei nervi toracici e del 1° lombare.
Movimento: contraendosi, estende la colonna vertebrale e la inclina dal proprio lato;
può anche elevare e abbassare le coste.

E’, a sua volta, diviso in 3 zone:


• Ileocostale dei lombi:
Origine: di seguito al m. lunghissimo del dorso, dalla tuberosità iliaca, dalla
cresta iliaca, dal foglietto posteriore della fascia lombodorsale.
Inserzione: in alto e lateralmente, divergendo in otto lingue carnose, a livello
degli angoli delle 8 ultime coste.
• Ileocostale del dorso:
Origine: con 6 fasci, dalla faccia esterna delle ultime 6 coste medialmente
all’angolo.
Inserzione: tramite 8 tendini, agli angoli delle prime 7 coste e al processo
trasverso della 7° vertebra cervicale.
• Ileocostale del collo:
Origine: con 5 fasci carnosi, dagli angoli delle prime 5-6 coste.
Inserzione: con 3 tendini, ai processi trasversi della 4°, 5° e 6° vertebra
cervicale.
 M. lunghissimo, parte intermedia:
Innervazioni: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 1° cervicale al 5° lombare.
77
Movimento: estende ed inclina, dal proprio lato, la testa e la colonna vertebrale.
Si divide in 3 parti:
o M. lunghissimo del dorso:
Origine: dalla faccia posteriore del sacro, dal foglietto posteriore della fascia
lombodorsale e dai processi spinosi delle ultime vertebre lombari.
Inserzione: in alto si inserisce, con alcuni fasci laterali, ai processi costiformi
delle vertebre lombari e alle facce esterne di tutte le coste, esclusa la 1°, tra gli
angoli ed i tubercoli. Con altri fasci mediali si inserisce ai processi accessori
delle vertebre lombari e ai processi trasversi di tutte le vertebre toraciche.
o M. lunghissimo del collo:
Rapporti con altri muscoli: si trova tra l’ileocostale del collo e il lunghissimo
della testa.
Origine: dai processi trasversi delle prime 5 vertebre toraciche.
Inserzione: tubercoli posteriori dei processi trasversi della 2°, 3°, 4°e 5°
vertebra cervicale.
o M. lunghissimo della testa:
Rapporti con altri muscoli: si trova tra il lunghissimo del collo e il semispinale
della testa.
Origine: dai processi trasversi delle prime vertebre toraciche e dai processi
articolari delle 5 ultime vertebre cervicali.
Inserzione: all’apice e alla faccia posteriore del processo mastoideo del
temporale.
 M. spinale, parte mediale:
Rapporti con altri muscoli: tra il m.lunghissimo e i processi spinosi, forma la parte
mediale del m.sacrospinale.
Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale al 12° toracico.
Movimento: estende la colonna.
In generale, tutti i m. spinali originano e terminano a livello dei processi spinali.
Si divide in 3 parti:
 M. spinale del dorso:
Origine: dai processi spinosi delle prime 2 vertebre lombari e delle ultime due
o 3 vertebre toraciche.
Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre toraciche, dalla 2° alla 9°.
 M. spinale del collo:
Origine: dai processi spinosi delle ultime 2 vertebre cervicali e delle prime 2
toraciche.
Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre cervicali 2°, 3° e 4°.
 M. spinale della testa:
Origine: dai processi spinosi delle ultime vertebre cervicali e delle prime
toraciche.
Inserzione: i suoi fasci confluiscono insieme con quelli del m.semispinale della
testa.

78
PIANO INTERMEDIO
Muscolo trasverso spinale
Si trova nelle docce vertebrali, ventralmente al m.sacrospinale. Nell’insieme è
formato dai fasci che originano dai processi trasversi e si inseriscono nei processi
spinosi. E’ formato da 3 parti, su piani diversi, che sono il m.semispinale, il
m.multifido e i m.rotatori:
M.semispinale:
E’ la parte più superficiale del m.trasverso spinale e si divide in 3 parti:
• M.semispinale del dorso:
Origine: nasce dai processi trasversi delle ultime 6 vertebre toraciche.
Inserzione: nei processi spinosi delle ultime 2 vertebre cervicali e delle prime 6
toraciche.
• M.semispinale del collo:
Origine: dai processi trasversi delle prime 6 vertebre toraciche.
Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre cervicali dalla 2° alla 5°.
• M.semispinale della testa:
Rapporti con altri muscoli: si trova fra il legamento nucale e il m.lunghissimo
della testa.
Origine: dai processi trasversi delle prime 6 vertebre toraciche e dai processi
trasversi e da quelli articolari delle ultime 4 vertebre cervicali.
Inserzione: i suoi fasci si riuniscono a quelli del m.spinale della testa e si
portano medialmente ed in alto per andare verso la squama dell’osso occipitale,
tra le 2 linee nucali.
Il m.semispinale della testa si divide in una parte laterale ed una mediale:
- Parte mediale: ha nel ventre un tendine intermedio ed è perciò detta
m.digastrico della nuca. Rapporti con altri muscoli: è superficiale ed in
rapporto con i m.spleni e con il trapezio. Profondamente è in rapporto con
i m.retti posteriori e obliqui della testa.
In generale il m.semispinale è
Innervato: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal1° cervicale al 2° toracico.
Movimento: estende la testa e la colonna, ruotandole verso il lato opposto.

M.multifido:
Forma il secondo strato del m.trasverso spinale e si estende dal sacro all’epistrofeo.
Rapporti con altri muscoli: è più voluminoso nel tratto lombosacrale dove è ricoperto
dal lunghissimo del dorso. Nelle restanti parti si trova profondamente al semispinale.
Origine: i suoi fasci originano dalla faccia posteriore del sacro, dai processi
mammillari e accessori delle vertebre lombari, dai processi trasversi delle vertebre
toraciche e dai processi articolari delle ultime 4 vertebre cervicali.
Inserzione: nei processi spinosi delle vertebre lombari, toraciche e cervicali, escluso
l’atlante.
I fasci delle varie parti del muscoli si estendono per 2-4 metameri.

79
Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale all’ultimo
lombare.
Movimento: estende e ruota dal lato opposto la colonna.

M.rotatori:
Complesso di fasci che formano lo strato profondo del m.trasverso spinale; si
estendono dal sacro all’epistrofeo.
Origine: dalla faccia posteriore dei primi 2 segmenti sacrali, dai processi mammillari
delle vertebre lombari, dai processi trasversi delle vertebre toraciche e cervicali.
Inserzione: alla base dei processi spinosi.
Uniscono metameri contigui (m.rotatori brevi) o si estendono per 2 o 3 segmenti
(m.rotatori lunghi).
Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale all’ultimo
lombare.
Movimento: contraendosi, estendono e ruotano la colonna.

PIANO PIU’ PROFONDO


Muscoli interspinosi
Sono tesi tra i processi spinosi di vertebre contigue e si trovano a lato dei legamenti
interspinosi. Sono ben visibili nei tratti cervicale e lombare del rachide
Innervazione: dai rami posteriori dei nervi spinali, dal 3° cervicale all’ultimo
lombare.
Movimento: estendono la colonna.

Muscoli intertrasversari
Sono tesi tra i processi trasversi di vertebre vicine. Mancano spesso nel tratto
toracico.
Nel rachide cervicale si distinguono 2 m.intertrasversari per lato:
Uno anteriore che si fissano ai tubercoli anteriori e posteriori
Uno posteriore dei processi trasversi.
Nel rachide lombare si trovano 2 m.intertrasversari in ciascun lato:
Laterali: che si tendono tra i processi costiformi
Mediali: che si tendono tra i processi mammillari.
Innervazione: dai rami anteriori di tutti i nervi cervicali e dai rami posteriori dei nervi
spinali, dal 1° cervicale all’ultimo lombare.
Movimento: inclina lateralmente la colonna.

Muscoli suboccipitali (tipo particolare di m.delle docce vertebrali)


Sono 4 muscoli pari e simmetrici che si trovano profondamente nella parte superiore
del rachide, in stretto contatto con il piano scheletrico.

80
Collegano le prime vertebre cervicali tra loro e con la squama dell’osso occipitale.
Questi muscoli sono: i m.grande e piccolo retto posteriore della testa e i m.obliqui
superiore ed inferiore della testa.
 M.grande retto posteriore della testa:

Origine: dall’apice del processo spinoso dell’epistrofeo.


Inserzione: in alto e lateralmente nella squama dell’occipitale, sotto del terzo
medio della linea nucale inferiore.
Rapporti con altri muscoli: è ricoperto dai m.semispinale della testa e obliquo
superiore della testa. Anteriormente è in rapporto con l’arco posteriore
dell’atlante, con la membrana atlooccipitale e con l’osso occipitale.
Innervazione: dai nervi sottooccipitali e grande occipitale (C1 e C2).
Movimento: estende e ruota la testa.
 M.piccolo retto posteriore della testa:

Origine: dal tubercolo posteriore dell’atlante.


Inserzione: nella squama dell’occipitale, sotto il terzo mediale della linea
nucale inferiore.
Rapporti con altri muscoli: ricoperto dal muscolo semispinale della testa e da
parte del grande retto posteriore della testa. Si addossa alla membrana
atlooccipitale posteriore.
Innervazione: dal nervo sottooccipitale (C1).
Movimento: estende la testa.
 M.obliquo superiore della testa:

Origine: dalla superficie laterale del processo spinoso dell’epistrofeo.


Inserzione: si porta in alto ed in fuori per inserirsi nella faccia inferiore e al
margine posteriore del processo trasverso dell’atlante.
Rapporti con altri muscoli: si trova sotto al m.semispinale della testa e sopra
rispetto all’articolazione atloassiale posteriore.
Tra il margine laterale del m.grande retto posteriore e i margini mediali dei
m.obliqui superiore ed inferiore, si trova uno spazio triangolare che serve per il
passaggio dell’arteria vertebrale e per il ramo posteriore del nervo
sottooccipitale.
Innervazione: dal nervo sottooccipitale (C1) e grande occipitale (C2).
Movimento: contraendosi ruota la testa.

I muscoli delle docce vertebrali sono rivestiti, in superficie, da una LAMINA


CONNETTIVALE che prende il nome di:
Fascia nucale nella parte cervicale del rachide. Si trova tra i m.trapezio e
romboide, superficiali, e i m. spleni e semispinali della testa, profondi. In alto si fissa
alla squama occipitale e, in basso, avvolge il m.dentato posteriore-superiore.
Lateralmente continua nella fascia cervicale superficiale. Medialmente si fonde con il
legamento nucale.
Fascia lombodorsale nelle restanti porzioni. E’ formata da 2 foglietti:

81
Anteriore: si trova nella parte bassa del rachide e non va oltre il tratto lombare.
Superiormente si attacca alla 12° costa; inferiormente invece si attacca al labbro
interno della cresta iliaca e al legamento ileolombare. Medialmente si fissa ai processi
trasversi delle prime 4 vertebre lombari. Lateralmente si unisce al foglietto posteriore.
Questo foglietto anteriore si trova tra il m.sacrospinale, dorsalmente, e i m.quadrato
dei lombi e grande psoas, che si trovano ventralmente. Nella parte alta, il foglietto
anteriore della fascia lombodorsale dà origine a tratti fibrosi, che servono per unire
l’ultima costa ai processi costiformi delle prime 2 vertebre lombari, formando il
LEGAMENTO LOMBOCOSTALE.
Posteriore: ricopre il m.sacrospinale, passa dal m.dentato posteriore-superiore e si
porta in basso verso il m.dentato posteriore-inferiore, per arrivare fino alla regione
sacrale del rachide. Questo foglietto posteriore è fissato, medialmente, ai processi
spinosi delle vertebre toraciche e lombari, ai legamenti sovraspinosi e alla cresta
sacrale media. Inferiormente si fissa sulla faccia posteriore del sacro e sul labbro
esterno del terzo posteriore della cresta iliaca. Lateralmente si fissa agli angoli delle
coste e si unisce al foglietto anteriore, tra l’ultima costa e la cresta iliaca.

Muscoli ventrali del rachide


Ventralmente alla colonna vertebrale si trovano m.intrinseci, vicino al tratto
cervicale; questi sono i m.prevertebrali. Si descrivono anche m.rudimentali nel tratto
sacrococcigeo.

M.prevertebrali
Si trovano nella faccia anteriore delle vertebre cervicali e delle prime vertebre
toraciche e sono ricoperti, in avanti, dalla fascia cervicale profonda. Questi m. sono:
1. M.lungo del collo: formato da:
• Parte mediale:
Origine: dai corpi delle prime 3 vertebre toraciche e dai corpi delle ultime 3
vertebre cervicali.
Inserzione: si porta in alto per inserirsi nell’arco anteriore e nei corpi delle
vertebre cervicali, dalla 2° alla 4°.
• Parte laterale superiore:
Origine: dai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali
dalla 2° alla 5°.
Inserzione: risale medialmente per andare ad inserirsi nel tubercolo
anteriore dell’atlante, insieme alla parte mediale.
• Parte laterale inferiore:
Origine: si stacca dai corpi delle prime 3 vertebre toraciche.
Inserzione: si porta in alto ed in fuori per inserirsi nei tubercoli anteriori dei
processi delle ultime 3 vertebre cervicali.
Rapporti con altri muscoli: anteriormente è in rapporto con il m.lungo della testa, con
la faringe e l’esofago, con il fascio vascolonervoso del collo e con il tronco
dell’ortosimpatico. Posteriormente è in contatto diretto con la colonna vertebrale.
82
Innervazione: dai rami anteriori dei nervi cervicali, dal 2° al 6°.
Movimento: flette ed inclina lateralmente la colonna cervicale.
2. M.lungo della testa:
Origine: dai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali, dalla 3°
alla 6°.
Inserzione: nella faccia inferiore della parte basilare dell’osso occipitale, dietro e
lateralmente al tubercolo faringeo.
Rapporti con altri muscoli: la sua faccia anteriore è in rapporto, come il m.lungo del
collo, con il m.lungo della testa, con la faringe, con l’esofago, con il fascio
vascolonervoso del collo e con il tronco dell’ortosimpatico. La sua faccia posteriore,
invece, è in rapporto con la parte alta del m.lungo del collo, con il m.retto anteriore
della testa e con la membrana atlooccipitale anteriore.
Innervazione: dai rami anteriori dei primi 3 nervi cervicali.
Movimento: contraendosi, flette e ruota la testa.
3. M.retto anteriore della testa:
Origine: dalla faccia anteriore della massa laterale e dal processo trasverso
dell’atlante.
Inserzione: si porta in alto e medialmente per inserirsi nella faccia inferiore della
parte basilare dell’occipitale, dorsalmente al m.lungo della testa.
Rapporti con altri muscoli: si trova davanti all’articolazione atlooccipitale.
Innervazione: dai rami anteriori dei primi 2 nervi cervicali.
Movimento: flette ed inclina lateralmente la testa.
4. M.retto laterale della testa:
Origine: dalla faccia anteriore del processo trasverso dell’atlante.
Inserzione: nella faccia inferiore del processo giugulare dell’osso occipitale.
Rapporti con altri muscoli: è laterale rispetto al m.retto anteriore e all’articolazione
atlooccipitale.
Innervazione: dal ramo anteriore del primo nervo cervicale.
Movimento: inclina lateralmente la testa.

Muscoli sacrococcigei ventrali


Si trovano sulla faccia ventrale del sacro e del coccige. Sono rudimentali formazioni
muscolari o fibrose, che arrivano fino all’apice del coccige.
Muscoli sacrococcigei dorsali: si trovano sulla faccia dorsale del sacro e del coccige e
sono analoghi ai fascetti muscolari ventrali.
Innervazione: dai rami del plesso coccigeo. Questi sono formati da nervi spinali
compresi tra il 4° sacrale e il 1° coccigeo. Hanno poca importanza funzionale.

83
COLLO
E’ la prima parte del tronco e ha uno scheletro assiale costituito dal rachide cervicale
(già visto). Un solo osso si trova nel collo, ventralmente al rachide Osso ioide.

Muscoli del collo


Si dividono in:
m.sopraioidei
Anteriori m.sottoioidei
m.prevertebrali (intrinseci del rachide) vedi pg.81

m.delle docce vertebrali


strato profondo vedi pg.75 m.intrinseci del rachide
Posteriori m.suboccipitali pg.80

strato superficiale m.spinoappendicolari m.estrinseci del torace

84
platisma vedi anche i m.pellicciai o mimici
Laterali sternocleidomastoideo
m.scaleni

SOPRA LO IOIDE
Muscoli sopraioidei (fra i muscoli anteriori del collo)
Si dividono a loro volta in:

M.digastrico (sono 2 e simmetrici)


Questo m. si trova tra il processo mastoideo del temporale e la fossetta digastrica
della mandibola. E’ formato da 2 ventri, uno anteriore ed uno posteriore. Tra questi 2
ventri si trova un tendine intermedio. Nell’insieme il m. ha un’arcata, a concavità
rivolta verso l’alto.
- Ventre posteriore: è più lungo e sottile di quello anteriore.
Origine: dall’incisura mastoidea.
Inserzione: si porta in avanti, in basso e medialmente per continuare nel
tendine intermedio.
Rapporti con altri muscoli: faccia laterale del ventre posteriore è in rapporto
con il processo mastoideo, con i m.sternocleidomastoidei, lunghissimo e
splenio della testa, con la ghiandola parotide e sottomandibolare. La faccia
mediale è in rapporto con il m.retto laterale della testa, con la vena giugulare
interna, con l'arteria carotide, interna ed esterna, e con il nervo ipoglosso.
Innervazione: dal nervo faciale.
- Ventre anteriore: viene di seguito al tendine intermedio.
Inserzione: si dirige in avanti, in alto e medialmente per inserirsi nella
fossetta digastrica della mandibola.
Rapporti con altri muscoli: è ricoperto, lateralmente, dai piani cutanei e dal
m.platisma. Medialmente appoggia sul m.miloioideo.
Innervazione: dal ramo mandibolare del trigemino.
- Il tendine intermedio è fissato all’estremità laterale del corpo dell’osso ioide
mediante un anello fibroso. Questo tendine delimita il TRIANGOLO
DELL’ARTERIA LINGUALE (del Pirigoff), insieme al margine posteriore
del m.miloioideo e al nervo ipoglosso che sono superiori.
Movimento: innalza l’osso ioide, abbassa la mandibola ed estende la testa.

M.stiloioideo (sono 2 e simmetrici)


Si trova sopra e davanti al ventre posteriore del digastrico.
Origine: dal processo stiloideo.
Inserzione: si porta in alto, in basso e medialmente per inserirsi nel corpo dell’osso
ioide, vicino al grande corno.
Rapporti con altri muscoli: ha gli stessi rapporti che ha il ventre posteriore del
m.digastrico.

85
Innervazione: da un ramo del nervo faciale.
Movimento: sposta l’osso ioide in alto ed in dietro.

M.miloioideo
E’ una lamina quadrilatera che si trova sopra al ventre anteriore del m.digastrico.
Origine: dalla mandibola, in particolare da una linea che inizia al di sotto della spina
mentale, circonda il margine superiore della fossetta digastrica e prosegue nella linea
miloioidea, fino alla faccia interna del ramo mandibolare.
Inserzione: i fasci muscolari si portano medialmente per andare al rafe miloioideo e
alla faccia anteriore del corpo dell’osso ioide. (RAFE MILOIOIDEO: è formato,
come tutti i rafi, dall’incrociarsi di fibre tendinee. E’ una lamina fibrosa sagittale con
una faccia dx e una sn, un margine superiore ed uno inferiore, un’estremità anteriore
ed una posteriore. L’estremità posteriore si distacca dalla parte media della faccia
anteriore del corpo dell’osso ioide. L’estremità anteriore si connette alla parte
inferiore della spina mentale della mandibola).
Rapporti con altri muscoli: la faccia inferiore del m.miloioideo è in rapporto con il
ventre anteriore e con il tendine intermedio del m.digastrico, con la ghiandola
sottomandibolare e con la fascia cervicale superficiale.
La faccia superiore è in rapporto con il m.genioioideo e ioglosso, con la ghiandola
sottolinguale e con i nervi, linguale ed ipoglosso.
I 2 m.miloioidei (perché sono 2 e simmetrici) partecipano alla costituzione del
pavimento della cavità buccale.
Innervazione: dal ramo mandibolare del trigemino.
Movimento: sposta in alto ed in avanti l’osso ioide e solleva la lingua, cooperando
nella deglutizione.
M.genioioideo (sono 2 e simmetrici)
Si trova sopra al m.miloioideo.
Origine: dalla parte inferiore della spina mentale.
Inserzione: nella faccia anteriore del corpo dell’osso ioide.
Rapporti con altri muscoli: la faccia inferiore è in rapporto con il m.miloioideo, la
superiore con il m.genioglosso e con la ghiandola sottolinguale.
Innervazione: dal nervo ipoglosso.
Movimento: contraendosi, sposta in alto l’osso ioide e abbassa la mandibola.

SOTTO LO IOIDE
Muscoli sottoioidei
Formano uno strato
m.sternoioideo
superficiale
m.omoioideo

m.sternotiroideo
profondo

86
m.tiroideo

Innervazione: dai primi 3 nervi cervicali, attraverso l’ansa dell’ipoglosso.

M.sternoioideo o sternocleidoioideo:
E’ un m.nastriforme.
Origine: dalla faccia posteriore del manubrio sternale, dalla parte posteriore della
capsula dell’articolazione sternoclavicolare e dall’estremità sternale della
clavicola.
Inserzione: i fasci muscolari si portano in alto e medialmente per andare verso la
metà interna del margine inferiore del corpo dell’osso ioide.
Rapporti con altri muscoli: la faccia superficiale con il manubrio dello sterno, con
la clavicola, con il m.sternocleidomastoideo e con la fascia cervicale superficiale.
La faccia profonda è in contatto con il m.sternotiroideo e tiroioideo e con la
membrana tiroioidea.
Movimento: abbassa l’osso ioide.
M.omoioideo:
E’ un m.digastrico formato da un ventre inferiore e da uno superiore, tra loro uniti
da un tendine intermedio.
 Ventre inferiore:
Origine: dal margine superiore della scapola, all’interno dell’incisura.
Inserzione: si porta in alto, in avanti e medialmente per andare nel tendine
intermedio.
 Ventre superiore:
Origine: nasce dal tendine intermedio, dove termina il ventre inferiore.
Inserzione: va ancora in alto e medialmente per andare al margine inferiore
dell’osso ioide, a lato dell’inserzione del m.sternoioideo.
Rapporti con altri muscoli: dal basso verso l’alto i rapporti sono con il
m.trapezio, m.succlavio e con la clavicola. Da qui passa sotto al
m.sternocleidomastoideo per rapportarsi con i m.scaleni, con la vena giugulare
interna, con l’arteria carotide comune e con la ghiandola tiroide.
Il tendine intermedio incrocia il fascio vascolonervoso del collo. Tra i 2
m.omoioidei si trova la fascia cervicale media.
Movimento: abbassa l’osso ioide e tende la fascia cervicale media.
M.sternotiroideo:
Si trova sotto allo sternoioideo.
Origine: dalla faccia posteriore del manubrio dello sterno e dalla 1° cartilagine
costale.
Inserzione: nella linea obliqua della cartilagine tiroidea della laringe.
Rapporti con altri muscoli: la faccia posteriore del muscolo è in rapporto con
l’arteria carotide comune, con la vena giugulare interna, con la trachea e con la
ghiandola tiroide.
Movimento: abbassa la cartilagine tiroidea e quindi la laringe.
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M.tiroideo:
Si trova di seguito al m.sternotiroideo e ricopre la cartilagine tiroidea e la
membrana tiroioidea. E’ sotto i m.sternoioideo e omoioideo.
Origine: dalla linea obliqua della cartilagine tiroidea.
Inserzione: nel margine inferiore del corpo e nel grande corno dell’osso ioide.
Movimento: abbassa l’osso ioide e innalza la laringe.

MUSCOLI LATERALI DEL COLLO


Comprendono:
Platisma m.pellicciaio o mimico
M.sternocleidomastoideo
M.scaleni m.scheletrici

Platisma
Essendo un muscolo mimico ha derivazione ed innervazione simili agli altri
m.mimici. Si trova in uno sdoppiamento della fascia superficiale del collo, tra 2 strati
del pannicolo adiposo sottocutaneo.
Origine: a livello della 2° costa e dalla superficie anteriore della spalla.
Inserzione: i fasci vanno verso l’alto e medialmente, verso la cute della regione
masseterina e della commessura labiale. Inoltre, vanno verso la faccia esterna del
corpo della mandibola.
Innervazione: dal ramo cervicale del nervo faciale.
Movimento: tende la cute del collo e abbassa la mandibola.

M.sternocleidomastoideo
Si trova nella parte anterolaterale del collo e ha 2 capi di origine, che poi si fondono
in un unico ventre, che sono:
o capo sternale
Origine: dalla parte alta della faccia anteriore del manubrio sternale.
o capo clavicolare
Origine: si distacca dal 4° mediale della faccia superiore della clavicola.
Inserzione di entrambi i capi: si forma un ventre muscolare, dalla fusione dei 2 capi,
che si inserisce nel processo mastoideo e nel 3° laterale della linea nucale superiore.
Rapporti con altri muscoli: si trova in uno sdoppiamento della fascia cervicale
superficiale. In superficie è in rapporto con lo strato sottocutaneo e con la vena
giugulare esterna. La sua faccia profonda corrisponde, dal basso verso l’alto,
all’articolazione sternoclavicolare, ai m.sternoioideo, omoioideo, scaleni, elevatore
della scapola, digastrico (ventre posteriore) e al fascio vascolonervoso del collo.
Il capo clavicolare è attraversato dal nervo accessorio (11° paio dei nervi encefalici).
Innervazione: dal nervo accessorio e dai rami del 2° e 3° nervo cervicale.
88
Movimento: flette ed inclina lateralmente la testa, facendola ruotare dal lato opposto.
Se prende punto fisso sulla testa, funziona come elevatore del torace.

M.scaleni
Si trovano, sotto, nella regione laterale del collo e si distinguono in:
Anteriore:
Origine: dai tubercoli anteriori dei processi traversi delle vertebre cervicali, dalla
3° alla 6°.
Inserzione: nel tubercolo dello scaleno, sulla parte anteriore della faccia superiore
della 1° costa.
Medio:
Origine: dai tubercoli anteriori dei processi traversi di tutte le vertebre cervicali,
escluso l’atlante, al di dietro delle origini dello scaleno anteriore.
Inserzione: sulla faccia superiore della 1° costa, dietro al solco per l’arteria
succlavia.
Posteriore:
Origine: dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali 4° e
6°.
Inserzione: termina sul margine superore e sulla faccia esterna della 2° costa,
passando lateralmente all’inserzione dello scaleno medio sulla 1° costa.

Rapporti con altri muscoli: superficialmente sono in rapporto con i m.omoioideo e


sternocleidomastoideo, con la clavicola e con le arterie cervicale superficiale e
trasversa del collo. Sulla faccia ventrale del m.scaleno anteriore discende il nervo
frenico. La stessa faccia ventrale è incrociata in basso dall’arteria trasversa della
scapola e dalla vena succlavia.
Lo scaleno anteriore e medio delimitano, inferiormente, insieme con la 1° costa, un
triangolo in cui passano l’arteria succlavia e i rami del plesso brachiale.
Innervazione: dai rami dei plessi cervicale e brachiale (C3-C8).
Movimento: elevano le prime coste (muscoli inspiratori) ed inclinano lateralmente la
colonna cervicale.

FASCE DEL COLLO


Si dividono, perché disposte su piani diversi, in:
 Fascia cervicale superficiale:
Si trova al di sotto del tegumento e non si deve confondere con la fascia
superficiale del collo, che invece si trova tra 2 strati del sottocutaneo.
Parte dalla linea mediana, dove si ispessisce a livello della LINEA ALBA
CERVICALE, per andare lateralmente, sdoppiandosi per avvolgere i
m.sternocleidomastoidei.
Dietro questi m. si riforma un unico foglietto che attraversa la regione
sopraclavicolare.

89
Dopo questa, si sdoppia ancora per avvolgere il m.trapezio e per fissarsi sulla linea
di origine dello stesso muscolo.
Il margine superiore della fascia si fissa al margine inferiore del corpo della
mandibola, continua nelle fasce masseterina e parotidea. Dietro si attacca alla
faccia esterna del processo mastoideo, alla linea nucale superiore e alla
protuberanza occipitale esterna.
Il margine inferiore è connessa all’incisura giugulare dello sterno, al margine
anteriore della clavicola, al margine laterale dell’acromion e al margine posteriore
della spina della scapola.
Spazio sovrasternale: si forma perché la fascia cervicale superficiale si sdoppia in
2 foglietti che si fissano ai labbri anteriore e posteriore dell’incisura stessa. In
questo spazio si trova l’arco venoso del giugulo tronco anastomotico
impari e trasversale, che decorre al di sotto della ghiandola tiroide. Serve a
connettere le vene giugulari anteriori, prima dello sbocco nelle vene giugulari
esterne.
Rapporti della fascia cervicale superficiale: la sua superficie esterna ha rapporti
con lo strato sottocutaneo. Quella interna aderisce al corpo dell’osso ioide.
Lateralmente è in rapporto con i m.scaleni. E’ perciò come un piano di clivaggio
teso tra i 2 muscoli sternocleidomastoidei.
 Fascia cervicale media:
E’ una lamina triangolare a base inferiore e apice superiore tronco.
Si trova trasversalmente tra i 2 m.omoioidei e verticalmente tra l’osso ioide, in
alto, lo sterno e le ossa del cingolo toracico, in basso.
Il suo margine inferiore va dal manubrio dello sterno fino alle origini dei ventri
inferiori dei m.omoioidei. Lateralmente, la fascia cervicale media termina
avvolgendo i 2 m.omoioidei. La superficie esterna della fascia corrisponde alla
fascia cervicale superficiale. La superficie interna è in rapporto con la ghiandola
tiroide, con la laringe, con la trachea e con il fascio vascolonervoso del collo.
La fascia cervicale media si estende, perciò fino al mediastino anteriore.
 Fascia cervicale profonda:
Si pone sui m.prevertebrali e sui corpi delle vertebre cervicali e prime toraciche.
Ha forma quadrilatera, quindi ha 4 margini e 2 facce.
Margine superiore: si fissa sulla base dell’osso occipitale.
Margine inferiore: si perde nel connettivo del mediastino posteriore.
Margini laterali: si fissano ai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle
vertebre cervicali, dove la fascia continua con le aponeurosi che avvolgono i
m.scaleni.
Faccia posteriore: è in rapporto, oltre che con i m.prevertebrali e le vertebre, con
la faringe, l’esofago e il fascio vascolonervoso del collo.

Tra le 3 fasce cervicali si trovano 3 logge LOGGE INTERFASCIALI.


Quella anteriore, tra le fasce superficiale e media, contiene i m.sottoioidei. E’ chiusa
inferiormente, a livello dell’incisura giugulare dello sterno.
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Quella posteriore, tra le fasce cervicali media e profonda, sono accolti la ghiandola
tiroide, la laringe, la trachea, la faringe, l’esofago, le arterie carotidi, la vena
giugulare interna e il nervo vago. Al contrario dell’anteriore, la loggia posteriore
prosegue nel mediastino.

TORACE
E’ la seconda parte del tronco e si trova tra il collo e l’addome. E’ formato da:
Gabbia toracica: complesso osteoartromuscolare, impalcatura ossea con un’apertura
superiore ed una inferiore, che delimita una cavità viscerale nella quale si trovano i
polmoni (logge pleuropolmonari) e il mediastino al centro. L’apertura superiore serve
da passaggio per i visceri, vasi, nervi tra il collo e il mediastino. L’apertura toracica
inferiore, invece, serve per il passaggio per l’addome. Questa apertura è chiusa dal
muscolo DIAFRAMMA.
Scheletro: della gabbia toracica, che è formata, dorsalmente, dalla colonna vertebrale
(tratto toracico). Con la colonna si articolano 12 paia di coste, che sono completate in
avanti dalla cartilagine costale. La gabbia è chiusa, anteriormente, da un osso impari
e mediano STERNO.
Articolazioni: sono quelle costovertebrali e sternocostali.
Muscoli: si dividono, anche questi, in estrinseci ed intrinseci e si trovano tra i vari
segmenti del torace.

m.toracoappendicolari

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m.estrinseci m.spinoappendicolari
m.spinocostali

m.del torace DIAFRAMMA (tra i m.estrinseci)

m.elevatori delle coste


m.intrinseci m.intercostali
m.sottocostali
m.trasverso del torace

OSSA DEL TORACE

Coste
Cosa sono: segmenti scheletrici, che si articolano, posteriormente, con le vertebre
toraciche e formano, in questo modo, la cavità toracica.
Come sono: sono formate da:
Costa propriamente detta: parte ossea.
Cartilagine costale: completa, in avanti, la costa propriamente detta. E’ una parte
cartilaginea.
Quante sono: sono 12 paia. Le prime sette si uniscono in avanti, grazie alla loro parte
cartilaginea, allo sterno. L’8°,la 9° e la 10°, invece, si connettono, sempre grazie alla
loro parte cartilaginea, alla cartilagine della costa sovrastante. In questo modo
formano una linea arcuata ARCO COSTALE.
L11° e la 12° costa sono libere e terminano con una piccola cartilagine appuntita. Per
questo sono dette COSTE LIBERE O FLUTTUANTI.
Caratteri generali delle coste:
Coste propriamente dette sono ossa piatte, nastriformi ed incurvate ad arco.
Non sono dette ossa lunghe perché non hanno il canale midollare. Sono formate da
una lamina superficiale di tessuto osseo compatto che racchiude sostanza spugnosa.
Le coste hanno l’ANGOLO COSTALE che è un punto di brusco cambiamento di
direzione dovuto alla loro funzione (cioè quella di formare una gabbia che avvolga da
dietro in avanti visceri e mediastino). La curva che si forma è a convessità esterna.
Sull’angolo costale si inserisce il m.ileocostale (il più laterale dei m.spinodorsali).
Nel loro decorso le coste si torcono perciò la loro faccia esterna, convessa, sarà
rivolta anteriormente in alto e posteriormente in basso.
Nelle coste si distinguono:
Un corpo: si possono considerare diverse parti:
o Una parte dorsale: posta dietro l’angolo costale.
o Una parte ventrale: posta davanti l’angolo costale.
o Una faccia esterna: convessa.
o Una faccia interna: pianeggiante o lievemente concava.
o Un margine superiore: smusso.
92
o Un margine inferiore: si trova il SOLCO COSTALE, in particolare nel
tratto compreso tra l’angolo costale e il punto d’unione del terzo anteriore
con il terzo medio del corpo. In questo solco si trova il fascio
vascolonervoso (vasi e nervi intercostali). Il solco costale è delimitato da un
labbro esterno, sporgente in basso, e da un labbro interno, meno evidente.
Due estremità:
 quella posteriore si articola con la colonna vertebrale; è ingrossata e forma
la TESTA DELLA COSTA. Su questa testa si trovano 2 faccette articolari
tra loro divise da 1 cresta. Queste faccette servono alla costa per articolarsi
con le faccette costali dei corpi delle 2 vertebre contigue.
Alla testa segue il COLLO DELLA COSTA. Su questo si trova una cresta
longitudinale determinata dall’impianto di legamenti.
Tubercolo della costa: si trova nel punto di passaggio tra il collo e il corpo;
è un rilievo tozzo che sporge posteriormente. Ha una superficie articolare
convessa che è in rapporto con la faccetta articolare del processo trasverso
della vertebra toracica, che si trova alla stessa altezza.
 quella anteriore prosegue con la cartilagine costale. E’ infossata e si
congiunge alla cartilagine costale.
Per quanto riguarda altre caratteristiche generali:
La lunghezza delle coste cresce andando dalla 2° all8° e diminuisce dall’8° alla 12°.
L’obliquità in basso ed in avanti aumenta dalla prima all’ultima.
La distanza dal tubercolo all’angolo costale si accresce dall’alto in basso.

CARATTERISTICHE PARTICOLARI DELLE PRIME 2 COSTE

1° COSTA: delimita l’apertura superiore del torace. E’ diretta dall’indietro in avanti e


dall’alto in basso. La testa ha un’unica faccetta che si articola con la 1° vertebra
toracica. Il tubercolo costale è molto pronunciato. Nel corpo manca il solco costale
(in questo il tratto dorsale è uguale alle altre coste mentre il tratto ventrale ha la faccia
esterna che è rivolta verso l’alto e quella interna verso il basso). Sempre il corpo ha
un SOLCO VENOSO che serve per la vena succlavia. Dietro a questa vena si trova il
SOLCO ARTERIOSO che serve, invece, per l’arteria succlavia e per il tronco
inferiore del plesso brachiale.
Tra i 2 solchi si trova il TUBERCOLO DELLO SCALENO, dove si inserisce il
m.scaleno anteriore.
Infine c’è la TUBEROSITA' DELLA PRIMA COSTA che serve per l’attacco del
m.dentato anteriore.

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2° COSTA: ha un orientamento del corpo simile alla prima costa. La parte dorsale e
ventrale del corpo ci sono e sono individuati dalla TUBEROSITA’ DELLA
SECONDA COSTA, che serve per l’inserzione del m.dentato anteriore.

COSTE FLUTTUANTI: sono molto diverse, soprattutto per la lunghezza. La loro


testa ha una sola faccetta articolare, perché sono in rapporto con un solo corpo
vertebrale (dall’11° alla 12° vertebra toracica). Non ci sono l’angolo e il tubercolo
costale.

CARTILAGINI COSTALI
Hanno forma simile alla parte ventrale del corpo delle coste, perché ne sono la
continuazione. Sono perciò laminari e con:
Una faccia esterna
Una faccia interna
Un margine superiore
Un margine inferiore
Un’estremità laterale o costale: ha una faccetta ellittica che si articola con la fossetta
dell’estremità anteriore delle coste.
Un’estremità mediale o sternale: varia secondo di che altezza si trova. Infatti, nelle
prime sette coste ha 2 faccette convergenti a formare un cuneo che si articola con le
incisure articolari dei margini laterali dello sterno. Le estremità mediali dell’8°,9° e
10° costa si uniscono, grazie ad un tratto fibroso, alle cartilagini delle coste
sovrastanti. Hanno perciò solo una connessione indiretta con lo sterno.

Nelle coste fluttuanti, in fine, le cartilagini sono brevi, appuntite e terminano libere.

STERNO
Cos’è: è un osso piatto, impari e mediano che serve per chiudere, anteriormente, la
gabbia toracica.
Dove si trova: si estende ,dall’alto in basso, dalla 3° alla 9° vertebra toracica. E’
leggermente obliquo in avanti.
Com’è: è formato da 3 segmenti che nell’adulto sono spesso fuse insieme:
Manubrio: che è slargato in alto. Nel punto di unione con il corpo forma
l’ANGOLO STERNALE.
Corpo: è slargato nella parte di mezzo e ristretto alle 2 estremità.
Processo xifoideo: è assottigliato e appuntito. Vario secondo lo sviluppo.
Nel complesso si possono considerare:
 Faccia anteriore: detta anche piano sternale. E’ convessa, perché ha l’angolo

sternale, e rugosa, perché dà origine a molti m. del collo, del torace e


dell’addome. Ha una serie di rilievi trasversali. Il primo di questi rilievi

94
corrisponde alla giunzione tra manubrio e corpo e l’ultimo all’unione tra corpo
e processo xifoideo.
 Faccia posteriore: è concava, in senso longitudinale, e si vedono anche in
questa le tracce delle giunzioni. E’ per la maggior parte liscia, infatti, dà
origine ai m. solo nella sua parte alta e bassa.
 2 margini laterali: hanno 7 incisure articolari dove si pongono le prime 7
cartilagini costali. La prima di queste incisure accoglie la 1° costa e si trova
nella parte alta del margine del manubrio. La seconda si trova all’altezza della
giunzione tra manubrio e corpo, a livello dell’angolo sternale. L’ultima
incisura si vede a livello dell’unione del corpo con il processo xifoideo.
 Base: è data dal margine superiore del manubrio, è ingrossata e, nella sua zona
centrale, ha l’INCSURA GIUGULARE. A lato dell’incisura giugulare si
trovano le 2 INCISURE CLAVICOLARI, dove lo sterno si articola con la
clavicola.
 Apice: è data dal processo xifoideo, che può avere la stessa direzione del corpo
o inclinarsi in avanti o in dietro, per una lunghezza variabile.

ARTICOLAZIONI DEL TORACE


Si dividono in:
Articolazioni costovertebrali: gruppo posteriore.
Articolazioni sternocostali: gruppo anteriore che comprende le articolazioni
delle cartilagini costali con lo sterno.
Articolazioni intercondrali: articolazioni tra le diverse cartilagini costali.
Articolazioni sternali: articolazioni tra i vari pezzi dello sterno.

Articolazioni costovertebrali
I punti di articolazione delle estremità posteriori delle coste con le vertebre, sono 2:
1. articolazione costovertebrale propriamente detta: la testa della costa si articola
con i corpi delle vertebre.
Tipo di articolazione: è una doppia artrodia.
Superfici articolari: sono 2 faccette piane, sulla testa della costa, separate dalla
CRESTA COSTALE e convergenti a cuneo. Sono rivestite di cartilagine articolare
e sono accolte in una cavità articolare, che si forma per l’incontro delle faccette
costali di 2 vertebre adiacenti. Tra queste 2 faccette articolari si trova il DISCO
INTERVERTEBRALE (con la sua fibrocartilagine) che corrisponde alla cresta
costale.
Eccezione: le articolazioni della 1° e delle ultime 2 coste, perché sono artrodie
semplici tra le coste e il corpo di 1 sola vertebra, del livello corrispondente.
Mezzi d’unione:

95
- Capsula articolare: ha uno strato fibroso sottile che si fissa al contorno
delle superfici articolari. E’ rinforzata, in avanti, dal LEGAMENTO
RAGGIATO che si attacca al contorno anteriore della testa. Da qui si
inserisce, con fasci divergenti, sul corpo delle 2 vertebre contigue. La
capsula aderisce strettamente, in avanti ed in dietro, al legamento
interarticolare della testa.
- Legamento interarticolare della testa: va dalla cresta costale alla
fibrocartilagine intervertebrale. Questo legamento divide la cavità
articolare in 2 parti, ciascuna con la sua membrana sinoviale. Il
legamento interarticolare manca nelle artrodie semplici tra la 1° e tra le
ultime 2 coste con le vertebre corrispondenti.
2. articolazione costotrasversaria: il tubercolo della costa si articola con il
processo trasverso della vertebra.
Tipo di articolazione: è un’artrodia che si ha tra i tubercoli delle prime 10 coste e i
processi trasversi delle vertebre corrispondenti. Manca nelle ultime 2 coste, che
sono senza tubercolo.
Superfici articolari:
 faccetta leggermente convessa che si trova nella parte inferiore e mediale
del tubercolo costale.
 faccetta lievemente concava sulla faccia anteriore del processo trasverso.
Queste superfici sono rivestite da cartilagine ialina.
Mezzi d’unione:
o Capsula articolare: ha uno strato fibroso che si fissa sul contorno delle
superfici articolari.
o Legamento del tubercolo costale: ispessisce posteriormente la capsula
articolare. E’ teso tra la parte superiore del tubercolo costale e l’apice del
processo trasverso.
o Legamento costotrasversario inferiore: ispessisce inferiormente la capsula.
Si trova tra il margine inferiore del processo trasverso e il margine inferiore
della costa.
o Membrana sinoviale: si trova a tappezzare la faccia interna dello strato
fibroso.
o Alcuni legamenti a distanza che sono:
- Legamento del collo della costa: si porta obliquamente in dietro e
medialmente, dalla faccia posteriore del collo della costa alla faccia
anteriore del processo trasverso, della vertebra corrispondente. E’
presente, ridotto, anche nelle ultime 2 coste.
- Legamento costotrasversario anteriore: va dal margine superiore del
collo della costa fino al margine inferiore del processo trasverso della
vertebra sovrastante. Manca tra il collo della 1° costa e il processo
trasverso della 7° vertebra cervicale. E’ presente nelle ultime 2 coste.
- Legamento costotrasversario posteriore: è un fascio che va dalla costa
alla vertebra sovrastante. In particolare dal margine superiore del
96
collo alla base del processo trasverso e alla parte inferiore della
lamina. Nel suo tragitto incrocia il legamento costotrasversario
anteriore.
- Legamento discocostale: va dalla faccia posteriore del collo e arriva
al margine posteriore del disco intervertebrale. Passa nel canale
vertebrale, attraverso il foro intervertebrale.
Funzione delle articolazioni costovertebrali: consentono movimenti di elevazione e di
abbassamento delle coste che sono importanti per la respirazione.

Articolazioni sternocostali
Tipo di articolazione: sono artrodie semplici o doppie, con l’eccezione della 1°
cartilagine costale che è articolato con lo sterno (non è una vera e propria
articolazione) come la sua estremità laterale è articolata con la parte ossea della costa.
Superfici articolari: le articolazioni sternocostali si hanno tra le estremità anteriori
delle prime 7 cartilagini costali e le incisure articolari, che ci sono sui margini laterali
dello sterno. In particolare ci sono:
 2 faccette articolari, convergenti a cuneo, separate da una cresta
anteroposteriore.
 Sul margine laterale dello sterno si trovano 2 faccette piane inclinate che
formano un’incisura costale, dove è accolto il cuneo cartilagineo.
Mezzi d’unione:
• Capsula articolare: ha uno strato fibroso, dato dal pericondrio della cartilagine
costale che continua nel periostio sternale.
• Legamento raggiato sternocostale: rinforza anteriormente la capsula; va dalla
faccia anteriore della cartilagine alla faccia anteriore dello sterno, distendendosi
a ventaglio. I fasci di questo legamento si incrociano con quelli del lato opposto
e formano, in questo modo, una membrana fibrosa MEMBRANA
STERNALE, che è unita al sottostante periostio.
• Legamenti costoxifoidei: sono fasci fibrosi che vanno dalla faccia anteriore della
6° e 7° cartilagine costale al processo xifoideo.
• Legamento interarticolare sternocostale: è una lamina fibrocartilaginea
orizzontale che divide in 2 parti la cavità articolare e forma, così, una doppia
artrodia. Il legamento è completo a livello della 2° e 3° articolazione
sternocostale mentre può mancare o essere incompleto nelle altre.

Articolazioni intercondrali
Tipo di articolazione: in generale questo tipo di articolazione si ha tra cartilagini
costali contigue. Si distinguono in 2 tipi:
- Primo tipo: tra le estremità mediali dell’8°,9° e 10° cartilagine costale e le
cartilagini sovrastanti. E’ una giunzione con fasci fibrosi.
- Secondo tipo: sono artrodie tra i margini contigui della 6°e 7°,7°e 8°,8°e 9°
cartilagine costale. In queste articolazioni i mezzi d’unione sono Capsula
articolare, dipendenza del pericondrio.
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Articolazioni sternali
Tipo di articolazione: si hanno tra il manubrio e il corpo e tra il corpo e il processo
xifoideo. Si dividono in:
1. Articolazione sternale superiore:
Tipo di articolazione: è una sinfisi.
Superfici articolari: sono le superfici del manubrio e del corpo, che sono riunite
con l’interposizione di una fibrocartilagine. Questa fibrocartilagine continua,
lateralmente, con il legamento articolare sternocostale delle 2° cartilagini costali.
Mezzi d’unione: l’articolazione è rinforzata da legamenti periferici dati dal
periostio, che dalle facce anteriore e posteriore del manubrio passa sul corpo dello
sterno.
2. Articolazione sternale inferiore: tra il corpo e il processo xifoideo.
Tipo di articolazione: è una sincondrosi che, nell’adulto, si trasforma in una
sinostosi.

Funzione delle articolazioni sternocostali, intercondrali e sternali: danno elasticità e


mobilità ai pezzi che formano la gabbia toracica, anteriormente. In questo modo
rendono possibili l’elevazione e l’abbassamento delle coste, importante nella
respirazione.

MUSCOLI DEL TORACE

m.elevatori delle coste


m.intrinseci m.intercostali
m.sottocostali
m.trasverso del torace

Muscoli elevatori delle coste


Sono 12 paia di m. che si trovano profondamente nel dorso, vicino alla colonna
vertebrale. Hanno forma triangolare, con la base in basso e l’apice in alto e
medialmente.
Origine: dall’apice dei processi trasversi della 7° vertebra cervicale e delle vertebre
toraciche, ad eccezione dell’ultima.
Inserzione: nella faccia esterna e nel margine superiore della costa sottostante, tra
l’angolo e il tubercolo.
Elevatori lunghi: sono gli ultimi 4 muscoli che sono detti così perché si dividono in 2
fasci:

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- Un fascio si inserisce nella costa sotto.
- L’altro fascio scende ancora per inserirsi nella costa ancora dopo, prende
cioè inserzione in 2 coste.
Rapporti con altri muscoli: hanno dietro i m.intercostali esterni e sopra il
m.lunghissimo.
Innervazione: dai rami anteriori dell’8° nervo cervicale e di tutti i nervi toracici (12
paia di nervi intercostali).
Movimento: elevano le coste e sono perciò m.inspiratori.

Muscoli intercostali
Sono negli spazi intercostali. 11 PER LATO e si distinguono in:
 Esterni: vanno dai tubercoli delle coste fino alle estremità laterali delle cartilagini
costali.
Origine: dal margine inferiore di ogni costa.
Inserzione: nel margine superiore della costa sottostante. Le loro fibre sono perciò
dirette dall’alto in basso e dal dietro in avanti.
Fascia o membrana intercostale esterna: si trova tra l’estremità anteriore di ciascun
muscolo intercostale esterno e lo sterno. E’ una lamina fibrosa, sullo stesso piano dei
muscoli.
 Medi: si trovano nello spazio intercostale tra la linea ascellare media e lo sterno.
Origine: dal margine inferiore delle coste, all’interno della linea d’origine dei
m.intercostali esterni.
Inserzione: nel margine superiore delle coste sottostanti.

 Interni: vanno dall’angolo costale allo sterno.


Origine: dal margine inferiore e dalla faccia interna di una costa.
Inserzione: nel margine superiore della costa sotto. Le fibre vanno perciò dall’alto in
basso e dall’avanti in dietro, incrociando i m.intercostali esterni.
Fascia o membrana intercostale interna: si trova in ogni spazio intercostale, tra
l’estremità posteriore dei m.intercostali interni e la colonna vertebrale. E’ una sottile
lamina fibrosa. La faccia profonda dei m.intercostali interni e della fascia intercostale
interna aderisce alla FASCIA ENDOTORACICA, che separa queste formazioni
muscoloaponeurotiche dalla pleura parietale.
Innervazione: i vasi ed i nervi si trovano nel sottile interstizio tra m.intercostali
interni ed esterni, o medi, in particolare nel solco costale. Questi m. sono innervati
dai nervi intercostali (dall’1° all’11°).
Movimento: elevano ed abbassano le coste (m.inspiratori ed espiratori).

Muscoli sottocostali
Sono nella parte interna e posteriore della parete toracica, vicino alle articolazioni
costovertebrali. Variabili per numero e i superiori spesso mancano.
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Origine: dalla faccia interna delle coste.
Inserzione: vanno in basso e medialmente verso la faccia interna della costa sotto o di
quella successiva.
Innervazione: dai nervi intercostali (dal 1° all’11°).
Movimento: abbassano le coste (muscoli espiratori).

Muscolo trasverso del torace


Si trova sulla faccia interna della parete toracica anteriore.
Origine: dalla faccia posteriore del corpo e dal processo xifoideo dello sterno.
Inserzione: si porta in alto e lateralmente verso la faccia interna e il margine inferiore
delle cartilagini costali (dalla 2° o 3° alla 6°), dove si inserisce con 4 o 5 digitazioni.
Fascia endotoracica: riveste la faccia interna del m.
Innervazione: dai nervi intercostali; dal 2° al 9°.
Movimento: abbassa le cartilagini costali (m.espiratorio).

m.toracoappendicolari
m.estrinseci m.spinoappendicolari
m.spinocostali

m.del torace DIAFRAMMA (tra i m.estrinseci)

Muscoli toracoappendicolari
Origine: dalle coste e dallo sterno.
Inserzione: nelle ossa del cingolo toracico e dell’omero. Si distinguono in:
M.grande pettorale: si trova anteriormente nel torace e forma gran parte della
parete anteriore del cavo ascellare. In questo m. si distinguono diverse parti:
 Parte clavicolare Origine: dai 2/3 mediali del margine anteriore della
clavicola.

100
 Parte sternocostale Origine: dalla faccia anteriore dello sterno e delle prime
6 cartilagini costali.
 Parte addominale Origine: dal foglietto anteriore della guaina del m.retto
dell’addome.
Inserzione: i fasci convergono per inserirsi, con un tendine appiattito, al labbro
laterale del solco bicipitale dell’omero (cresta della grande tuberosità).
Rapporti con altri muscoli: la faccia superficiale è in rapporto con la ghiandola
mammaria. La faccia profonda copre lo sterno, i m.intercostali esterni e il
m.piccolo pettorale.
Il margine mediale del m. è dato dalla lunga linea di origine.
Il margine superolaterale è separato dal m.deltoide da un interstizio
triangolare TRIANGOLO DELTOIDEOPETTORALE, dove si trova la vena
cava cefalica.
Il margine inferolaterale forma il pilastro anteriore della cavità ascellare.
Borsa mucosa: si trova tra la faccia posteriore del tendine d’inserzione
omerale e il tendine del capo lungo del m.bicipite.
Innervazione: dai nervi toracici anteriori del plesso brachiale (C5-C8 e T1).
Movimento: adduce e ruota all’interno l’omero, oppure se prende punto fisso
sull’omero, solleva il tronco.
M.piccolo pettorale: si trova sotto il grande pettorale.
Origine: da 3 digitazioni tendinee dalla faccia esterna e dal margine superiore
della 3°, 4° e 5° costa, vicino alla cartilagine, si formano i 3 fasci.
Inserzione: questi 3 fasci, formando un unico ventre, si dirigono in alto e
lateralmente verso l’apice ed il margine mediale del processo coracoideo della
scapola.
Il m. si trova in uno sdoppiamento della FASCIA CLAVI-CORACO-
PETTORALE e insieme al m.grande pettorale formano la parete anteriore del
cavo ascellare.
Rapporti con altri muscoli: con la sua faccia profonda copre le coste, i
m.intercostali esterni e dentato anteriore, i vasi ascellari e il plesso brachiale.
Innervazione: dai nervi toracici anteriori del plesso brachiale (C6-C7).
Movimento: abbassa la spalla e solleva le coste (m.inspiratorio).
M.succlavio: ha forma cilindrica e si trova tra la clavicola e la 1° costa.
Origine: dalla faccia superiore della 1° cartilagine costale e della 1° costa.
Inserzione: va in alto e lateralmente verso il solco presente sulla faccia inferiore
della clavicola.
Rapporti con altri muscoli: con l’arteria succlavia, con la vena succlavia e con il
plesso brachiale. In avanti il m.succlavio è ricoperto dalle origini clavicolari del
m.grande pettorale.
Innervazione: dal nervo succlavio del plesso brachiale (C5-C6).
Movimento: abbassa la clavicola.
M.dentato anteriore: si trova nella parete laterale del torace.
Origine: dalla faccia esterna delle prime 10 coste.
101
Inserzione: arriva tra la parete laterale della gabbia toracica e la faccia anteriore
della scapola, per inserirsi sul margine vertebrale della stessa scapola.
In questo m. si considerano:
- Parte superiore: origina dalle prime 2 coste.
- Parte media: origina dalla 2°, 3° e 4° costa.
- Parte inferiore: origina dal resto delle coste, fino alla 10°.
Rapporti con altri muscoli:
o La sua faccia superficiale entra in rapporto con il m.grande pettorale,
piccolo pettorale e sottoscapolare. In basso invece con il m.grande
dorsale.
o La sua faccia profonda ricopre le coste e i m.intercostali esterni.
In generale il m.dentato anteriore costituisce la parete mediale del cavo ascellare.
Innervazione: dal nervo toracico lungo del plesso brachiale (C5-C6).
Movimento: eleva le coste (m.inspiratorio) e sposta la scapola in avanti, in fuori ed in
alto.

I m.toracoappendicolari sono rivestiti da FASCE, che sono:


Fascia del m.grande pettorale:
o Si fissa lungo la linea d’origine del m.grande pettorale e ne riveste la faccia
superficiale.
o Continua poi in alto con la fascia cervicale superficiale e, a lato, con la fascia
deltoidea.
o Dal margine inferiore del grande pettorale la fascia si porta in fuori ed in dietro
per continuare nella fascia ascellare.
Fascia del m.dentato anteriore:
Riveste la faccia superficiale del m.dentato anteriore, appunto.
Fascia clavi-coraco-pettorale o coraco-clavicolare:
 Origina dalla faccia inferiore della clavicola con 2 foglietti che involgono il
m.succlavio, per fondersi in un’unica lamina, sotto questo.
 Più lateralmente, la fascia ha origine dal processo coracoideo della scapola.
 La fascia si porta in basso e si sdoppia per avvolgere il m.piccolo pettorale.
 Sul margine inferiore di questo muscolo si ricostituisce in un’unica lamina che
prosegue, lateralmente, nella fascia del m.coracobrachiale.
 Inferiormente termina sulla fascia ascellare dando il LEGAMENTO
SOSPENSORE DELL’ASCELLA.

Muscoli spinoappendicolari
Origine: dalla colonna vertebrale.
Inserzione: raggiungono le ossa del cingolo toracico e l’omero.
Possono essere considerati come m.estrinseci dell’arto superiore. Si dividono in:
M.trapezio: si trova nella zona nucale e nella parte dorsale del torace.

102
Origine: dal terzo mediale della linea nucale superiore, dalla protuberanza
occipitale esterna, dal legamento nucale, dai processi spinosi della 7° vertebra
cervicale e di tutte le vertebre toraciche ed, infine, dal legamento sovraspinoso.
Inserzione: i fasci vanno verso la spalla per inserirsi nel terzo laterale del margine
posteriore della clavicola, nel margine mediale dell’acromion, nel labbro superiore
del margine posteriore della spina della scapola e nell’estremità mediale della
spina stessa.
Rapporti con altri muscoli:
• La faccia superficiale è in rapporto con i tegumenti.
• La faccia profonda è in rapporto con il m.sovraspinato, m.elevatore della
scapola, m.splenio della testa e del collo, m.romboide, m.semispinale della
testa e m.grande dorsale.
• Il margine antero-superiore del m.trapezio delimita dorsalmente la regione
sopraclavicolare.
Innervazione: dall’accessorio (11° paio di nervi encefalici) e da rami del plesso
cervicale (C2-C4).
Movimento: eleva e adduce la spalla; estende la testa ruotandola verso il lato
opposto.
M.grande dorsale: ricopre la parte inferiore e laterale del dorso (regione lombare)
e la parte laterale del torace.
Origine: tramite il foglietto posteriore della fascia lombodorsale, dai processi
spinosi delle ultime 6 vertebre toraciche e delle vertebre lombari, dal legamento
sovraspinoso, dalla cresta sacrale media, dal terzo posteriore del labbro esterno
della cresta iliaca. Alcuni fasci si staccano anche dalla faccia esterna delle ultime
3 o 4 coste.
Inserzione: i fasci si portano in alto ed in fuori verso la zona ascellare; circondano
il m.grande rotondo (passando sulla sua faccia anteriore); arrivano alla linea
d’inserzione sul labbro mediale del solco bicipitale dell’omero (cresta della
piccola tuberosità).
Fra i tendini del grande dorsale e del grande rotondo si trova una borsa mucosa.
Rapporti con altri muscoli:
- La sua faccia superficiale si trova sotto al m.trapezio (in alto) e ai tegumenti,
per il resto.
- La sua faccia profonda è in rapporto con parte del m.sacrospinale, con il
m.dentato posteriore-inferiore, con i m.intercostali esterni e con il m. obliquo
esterno dell’addome.
- Forma il pilastro posteriore e la parete posteriore del cavo ascellare.
Innervazione: dal nervo toracodorsale del plesso brachiale (C6-C8).
Movimento: adduce e ruota all’interno l’omero; se prende punto fisso sull’omero,
eleva il tronco e le coste (m.inspiratorio).
M.romboide: si trova nella parte inferiore della regione nucale e in quella
superiore del dorso.

103
Origine: dal tratto inferiore del legamento nucale, dai processi spinosi e dai
legamenti interspinosi dell’ultima vertebra cervicale e delle prime 4 toraciche.
Inserzione: i fasci si portano in basso e lateralmente verso il margine vertebrale
della scapola, sotto la spina.
La parte superiore del m. (m.piccolo romboide) è di solito separata dall’inferiore
(m.grande romboide) da un interstizio.
Rapporti con altri muscoli: è ricoperto dal trapezio (che è sopra al m.dentato
posteriore-superiore, al m.sacrospinale, alle coste e ai m.intercostali).
Innervazione: dai rami dei plessi cervicale e brachiale (C3-C5).
Movimento: porta la scapola medialmente.
M.elevatore della scapola: si trova nella regione laterale e posteriore del collo.
Origine: dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle ultime 4 vertebre
cervicali.
Inserzione: si porta in basso ed in fuori verso l’angolo mediale e verso la parte alta
del margine vertebrale della scapola.
Rapporti con altri muscoli: si trova sotto i m.trapezio e sternocleidomastoideo. Si
trova sopra i m.splenio e lunghissimo del collo, dentato posteriore-superiore e
scaleno posteriore.
Innervazione: dai rami dei plessi cervicale e brachiale (C3-C5).
Movimento: solleva e sposta medialmente la scapola.

Muscoli spinocostali
Sono m. larghi, sottili e quadrilateri che si trovano nello strato medio dei m. del
dorso. Si dividono in:
M. dentato posteriore-superiore:
Origine: dalla parte inferiore del legamento nucale, dall’apice dei processi spinosi
della 7° vertebra cervicale e delle prime 3 vertebre toraciche, dal legamento
sovraspinoso.
Inserzione: si porta lateralmente ed in basso per dividersi in 4 digitazioni, che si
fissano nel margine superiore e nella faccia esterna delle coste, dalla 2° alla 5°,
lateralmente all’angolo.
Rapporti con altri muscoli: ricoperto dal m.romboide per la maggior parte, poi dal
trapezio e dall’elevatore della scapola. Sotto di se ha i m.splenio, ileocostale,
lunghissimo del dorso, le coste e i m.intercostali.
Innervazione: da un ramo del plesso brachiale (C5) e da rami dei nervi intercostali
(T1-T4).
Movimento: eleva le coste (m.inspiratorio).
M.dentato posteriore-inferiore:

104
Origine: dal foglietto posteriore della fascia lombodorsale, a livello dei processi
spinosi delle ultime 2 vertebre toraciche e delle prime 3 vertebre lombari.
Inserzione: il m. si divide in 4 digitazioni carnose che si dirigono verso l’alto per
andare ad inserirsi nel margine inferiore e nella faccia esterna delle ultime 4 coste.
Rapporti con altri muscoli: questo muscolo si trova sotto al m.grande dorsale. E’
sopra il m.ileocostale, lunghissimo del dorso, le coste e i m.intercostali.
Tra i 2 m.dentati posteriori si trova una fascia.
Innervazione: da un ramo del nervo toraco-dorsale (C6-C8) e dai rami intercostali
(T9-T11).
Movimento: abbassa le coste (m.espiratorio).

DIAFRAMMA
E’ un m. impari, largo, appiattito che separa la cavità toracica da quella addominale.
Ha la forma a cupola che, con la convessità superiore, si spinge dentro la cavità
toracica. La cupola diaframmatica non è regolare, infatti, il diametro trasverso è il più
lungo e il m. si trova più in basso dorsalmente. Infine, al centro del diaframma c’è
una depressione che è poi la sede del cuore.
CENTRO TENDINEO (centro frenico): è un’aponeurosi dalla quale partono i fasci
carnosi. Ha la forma di un trifoglio e per questo si considerano diverse parti:
- Fogliola anteriore
- Fogliola destra
- Fogliola sinistra
Orifizio della vena cava inferiore: si trova al confine della fogliola anteriore con la
destra.

Oltre alle fogliole si possono individuare altri elementi, tra i fasci fibrosi del centro
tendineo:
Benderella superiore: visibile sulla faccia convessa; nasce dalla fogliola dx, circonda
l’orifizio della vena cava inferiore, da dietro, e si porta verso la fogliola anteriore per
espandersi.
Benderella inferiore: visibile sulla faccia concava; nasce sempre dalla fogliola dx ma
circonda l’orifizio della vena cava inferiore dal davanti e lateralmente. Dall’orifizio si
porta verso la parte dorsale della fogliola sn, espandendosi.

Tenendo conto poi le inserzioni, il diaframma si distingue in:


Parte lombare: che ha origine da:
o Pilastro mediale: il dx, più spesso e lungo del sn. Il dx origina con un
tendine dal corpo della 2°,3° e 4° vertebra lombare e dai dischi
intervertebrali delle stesse. Il pilastro mediale sn non va oltre il corpo
della 3° vertebra lombare.
o Pilastro intermedio: sono piccoli ed originano dal corpo della 3° vertebra
lombare e dal disco intervertebrale soprastante.
105
o Pilastro laterale: sono formati da robusti tendini nastriformi che
originano dai processi costiformi della 2° vertebra lombare. Questi
tendini, del pilastro laterale, si dividono per formare 2 arcate tendinee:
- Arco diaframmatico mediale (arcata lombocostale mediale):
circonda la parte superiore del m.grande psoas per fissarsi al corpo
della 1° e della 2° vertebra lombare e al disco tra queste 2
vertebre.
- Arco diaframmatico laterale (arcata lombocostale laterale): passa
sopra l’estremità superiore del m.quadrato dei lombi e si fissa alla
faccia interna della 12° costa.
Tra il pilastro laterale e la parte costale si trova il Trigono lombocostale, che è un
interstizio.
Parte costale: origina dalla faccia interna e dal margine superiore delle ultime 6
coste con 6 digitazioni, che si incrociano con quelle del m.trasverso
dell’addome.
Tra la parte costale e quella sternale c’è un interstizio che è il Trigono sternocosta le.
Parte sternale: ha origine con 2 piccoli fasci dalla faccia posteriore del processo
xifoideo.
Tra questi fasci si trova un interstizio.
Rapporti con altri muscoli:
 E’ attraversato dall’esofago e da diversi vasi e nervi. In particolare l’esofago ed i
nervi vaghi passano dall’orifizio esofageo, delimitato da 2 fasci carnosi che
provengono dai pilastri mediali.
 I tendini di questi pilastri, insieme al corpo della 2° vertebra lombare, delimitano
l’orifizio aortico, che si trova a sn della linea mediana e serve per il passaggio
dell’aorta e del dotto toracico.
 Fessura tra il pilastro mediale e l’intermedio: passano di qui il tronco
dell’ortosimpatico, i nervi, grande e piccolo splancnico e, a dx, la vena azigos.
 La faccia superiore del diaframma è in rapporto con la base del pericardio, con le
basi polmonari e con i seni pleurali costodiaframmatici.
 La faccia inferiore è in rapporto a dx con il fegato e a sn con lo stomaco e con la
milza.
 Posteriormente con il pancreas, i reni e le ghiandole surrenali.

Fascia diaframmatica: rivestono le 2 facce del diaframma; in particolare la lamina


superiore si fonde con la pleura e quella inferiore con il peritoneo.
Innervazione: dai nervi frenici (C3-C5).
Movimento: abbassa ed eleva le ultime 6 coste; in questo modo amplia la cavità
toracica (m.inspiratorio) e determina un aumento di pressione addominale.

ANATOMIA FUNZIONALE DELLA GABBIA TORACICA

106
Le articolazioni costovertebrali permettono e condizionano i movimenti delle coste
durante la Respirazione.
Il movimento delle coste si basa sulla Rotazione assiale del loro collo.
Per le coste superiori, l’orientamento dell’asse del collo si trova su un piano frontale;
in questo modo il movimento di rotazione determina un AUMENTO del
diametro ANTERO-POSTERIORE del torace.
Per le coste inferiori, l’orientamento dell’asse del collo è invece quasi sul piano
sagittale; per questo motivo, il movimento di rotazione determina un AUMENTO del
diametro TRASVERSO del torace.
A livello delle articolazioni condrosternali, si hanno movimenti angolari.

M. intercostali interni e sovracostali: sono i muscoli che contraendosi determinano i


movimenti costali (meccanismo non del tutto chiaro).

Fase inspiratoria
I muscoli che si associano a questa fase sono:
1) M.sternocleidomastoideo
2) M.scaleni
3) M.pettorali
4) M.dentati
IL PIU’ IMPORTANTE M. INSPIRATORIO E’ IL DIAFRAMMA quando le
sue fibre si contraggono, il centro frenico si abbassa; questo movimento si arresta, da
un lato, per la tensione degli organi che si trovano nel mediastino e che sono collegati
con il centro frenico e, dall’altro, per l’opposizione degli organi che si trovano sotto il
diaframma, cioè nell’addome. L’arresto dell’abbassamento del centro frenico
stabilizza lo stesso, rendendolo un punto fisso nel seguito della contrazione
diaframmatica.
Il m. solleva di conseguenza le coste inferiori; l’allargamento della parte inferiore del
torace si associa, in questo modo, ad un allungamento della Cassa toracica.
Per la coordinazione dei movimenti respiratori sono importanti i Fusi neuromuscolari
dei m. respiratori e i centri nervosi bulbari.

Fase espiratoria
E’ sostanzialmente passiva. Infatti, durante l’inspirazione, le strutture legamentose
della cassa toracica e i polmoni subiscono un allungamento elastico, caricandosi così
di energia potenziale da restituire nell’espirazione.
Questa energia riporta, nell’espirazione, le pareti della cassa alla posizione di
partenza. Ci sono però m. che facilitano questo movimento, e sono:
1. M. intercostali interni
2. M. retti
3. M.obliqui dell’addome

107
L’elasticità delle cartilagini, articolari e legamentose, della cassa toracica sono perciò
importanti non solo per i movimenti del rachide ma anche per i movimenti
respiratori. Scoliosi e cifosi perciò hanno ripercussioni sulla respirazione.

ADDOME
Parte del tronco che si trova tra il torace e la pelvi. Non ha uno scheletro nelle pareti,
anteriore e laterale, dove invece si trovano lamine muscolari e fasce. La colonna
vertebrale, in questo tratto, è detta lombare. Le pareti dell’addome delimitano la
CAVITA’ ADDOMINALE, che è chiusa, sopra, dal diaframma e, sotto, prosegue
nella cavità pelvica (il limite tra l’addome e la pelvi è dato da un piano che passa per
lo stretto superiore della pelvi; la grande pelvi è perciò inclusa nella cavità
addominale).

MUSCOLI DELL’ADDOME
1) M. retto
2) M. piramidale
3) M. obliquo esterno
4) M. obliquo interno
5) M. trasverso

108
6) M. cremastere
7) M. quadrato dei lombi
M. intrinseci del rachide lombare descritti a pg.75

Muscolo retto dell’addome


Si trova nella parete addominale anteriore; ha la forma di un grosso nastro, a lato
della linea mediana.
Origine: superiormente, con 3 fasci carnosi che sono:
Laterale si staccano dalla faccia esterna e dal margine inferiore della 5° e 6°
Intermedio cartilagine costale.

Mediale: dalla faccia esterna della 7° cartilagine costale e dal processo xifoideo.
Inserzione: il m. si porta in basso, verso un corto e robusto tendine, sul margine
superiore del pube, tra il tubercolo pubico e la sinfisi pubica. I fasci fibrosi mediali si
incrociano con quelli del lato opposto, davanti alla sinfisi.
Il ventre del m. ha 4 ISCRIZIONI TENDINEE, trasversali, che si vedono sulla faccia
anteriore ma non lungo tutto il m. Queste iscrizioni si trovano:
Una a livello dell’ombelico
2 si trovano sopra questo
Una si trova sotto l’ombelico
Rapporti con altri muscoli:
- Davanti ha il foglietto anteriore della guaina del retto.
- Dietro ha le cartilagini costali, dalla 5° alla 9°, e ha il foglietto posteriore della
guaina.
- In basso ha la fascia trasversale.
Arteria epigastrica inferiore: si trova tra la faccia posteriore del m. e il foglietto
posteriore della sua guaina.
Il margine laterale del m. è il margine laterale della guaina; il margine mediale è
invece diviso da quello controlaterale dalla LINEA ALBA.
Innervazione: dagli ultimi nervi intercostali (T6-T12) e dal nervo ileoipogastrico
(L1).
Movimento: abbassa le coste (m. espiratorio) e flette il torace sulla pelvi o viceversa.
Inoltre, aumenta la pressione addominale.

Muscolo piramidale
E’un m. che si trova nella parte inferiore e mediale della parete addominale anteriore.
Ha la forma triangolare, con la base inferiore e l’apice superiore.
Origine: dalla faccia anteriore del ramo superiore del pube, tra il tubercolo e la sinfisi.
Inserzione: si porta in alto e medialmente verso la linea alba.
Innervazione: dall’ultimo nervo intercostale.
Movimento: tende la linea alba.

Muscolo obliquo esterno dell’addome


109
Si trova nella parete anteriore e laterale dell’addome e risale sulla parete laterale
toracica. E’ una larga lamina appiattita, quadrilatera.
Origine: dalla faccia esterna delle ultime 8 coste, grazie a digitazioni (di cui, le prime
5 o 6, si incrociano con quelle del m. dentato anteriore e, le ultime 3, con quelle del
m. grande dorsale).
Inserzione: le digitazioni carnose si riuniscono in un’unica lamina piatta che si porta
in avanti, medialmente ed in basso per inserirsi in un’aponeurosi, che si estende dal
processo xifoideo al pube (i fasci che nascono dall’11° e 12° costa però si portano
verticalmente ed in basso e si inseriscono nel labbro esterno della cresta iliaca).
L’aponeurosi del m.obliquo esterno si comporta diversamente, infatti:
• Medialmente partecipa alla formazione della guaina del retto e arriva fino alla
linea alba.
• Inferiormente si inserisce nel pube e nella sinfisi pubica, grazie a fasci che
delimitano l’anello inguinale sottocutaneo.
• Costituisce il LEGAMENTO INGUINALE, il tratto dell’aponeurosi che si trova
tra il tubercolo pubico e la spina iliaca anteriore-superiore.
Rapporti con altri muscoli:
- La sua faccia superficiale è in rapporto, con lo strato sottocutaneo, davanti e,
dietro, con il m. grande dorsale.
- La sua faccia profonda ricopre le ultime 8 coste con i m. intercostali esterni e il m.
obliquo interno.
Triangolo lombare: si trova tra il margine posteriore dell’obliquo esterno e il margine
anteriore del m. grande dorsale. Questo spazio triangolare ha la base inferiore che
corrisponde alla cresta iliaca.
Innervazione: dai nervi intercostali (T5-T12) e dai nervi ileoipogastrico e
ileoinguinale (L1).
Movimento: abbassa le coste (m.espiratorio), flette il torace e lo ruota dal lato
opposto. Infine, determina un aumento di pressione addominale.

Muscolo obliquo interno dell’addome


Si trova nella parete anteriore-laterale dell’addome, sotto al m. obliquo esterno.
Origine: dal terzo laterale del Legamento inguinale, dalla spina iliaca antero-
superiore, dai ¾ anteriori della cresta iliaca ed infine, dalla faccia posteriore della
fascia lombodorsale, dietro.
Inserzione: i fasci si portano in alto e medialmente:
I fasci posteriori si inseriscono nel margine inferiore delle ultime 3 cartilagini
costali.
Tutti gli altri fasci continuano in una lamina fibrosa (che è l’aponeurosi
dell’obliquo esterno) che partecipa alla formazione della guaina del retto e della linea
alba.
TENDINE CONGIUNTO: è formato dalla parte inferiore dell’aponeurosi
dell’obliquo interno che si fonde con l’aponeurosi del m. trasverso. Questo tendine si

110
inserisce nel margine superore del pube, nel tubercolo pubico e nella parte mediale
della cresta pettinea.
Rapporti con altri muscoli:
o La sua faccia superficiale è in rapporto con il m. obliquo esterno. Dietro ha,
invece, il m. grande dorsale.
o La sua faccia profonda è in rapporto con il m. trasverso.
Il margine inferiore entra a far parte della parete superiore del CANALE
INGUINALE.
Innervazione: dagli ultimi nervi intercostali (T8-T12) e dai nervi ileoipogastrico e
ileoinguinale (L1).
Movimento: analogo all’obliquo esterno, ruota però il torace dal proprio lato.

Muscolo trasverso dell’addome


Si trova sotto al m. obliquo interno e ha fasci trasversali.
Origine: dalla faccia interna delle ultime 6 cartilagini costali, con digitazioni che si
alternano a quelle del diaframma. Inoltre origina dalla fascia lombodorsale, dal labbro
interno dei ¾ anteriori della cresta iliaca e dalla metà laterale del LEGAMENTO
INGUINALE.
Inserzione: i fasci si portano medialmente verso l’aponeurosi del trasverso, che
partecipa alla formazione della guaina del retto e della linea alba.
LINEA SEMILUNARE: linea curva a concavità mediale formata dalle linee carnose
che trapassano l’aponeurosi.
TENDINE CONGIUNTO: formato dall’unione della parte inferiore dell’aponeurosi
del trasverso con quella dell’obliquo interno.
Rapporti con altri muscoli:
 La sua faccia superficiale è in rapporto con il m. obliquo interno.

 La sua faccia profonda è coperta dalla fascia trasversale, che serve a separarlo dal

peritoneo.
Il margine inferiore del m. trasverso entra a far parte della parete superiore del
CANALE INGUINALE.
Innervazione: dai nervi intercostali (T8-T12) e dai nervi ileoipogastrico e
ileoinguinale (L1).
Movimento: porta in dietro le coste (m. espiratorio) e aumenta la pressione
addominale.

Muscolo cremastere
Origine: da un fascio laterale e da uno mediale. Il primo fascio viene dal m. obliquo
interno, trasverso e dalla parte laterale del LEGAMENTO INGUINALE. L’altro
fascio viene dal tubercolo pubico.
Inserzione:
Nel maschio: i fasci entrano nella compagine del FUNICOLO SPERMATICO e
attraversano l’ANELLO INGUINALE insieme a questo, per arrivare a formare la
tonaca eritroide della borsa scrotale.
111
Nella femmina: il m. è rudimentale e accompagna il legamento rotondo dell’utero.
Innervazione: dal nervo spermatico esterno (L1-L2).
Movimento: solleva il testicolo.

Muscolo quadrato dei lombi


Si trova nella parete addominale posteriore, tra la cresta iliaca e l’ultima costa. E’
formato da 2 strati:
Anteriore:
Origine: dall’apice dei processo costiformi delle ultime 4 vertebre lombari.
Inserzione: nel margine inferiore della 12° costa.
Posteriore:
Origine: dal labbro interno della cresta iliaca e dal margine superiore del legamento
ileolombare.
Inserzione: nel margine inferiore della 12° costa e nell’apice dei processi costiformi
delle prime 4 vertebre lombari.
Rapporti con altri muscoli:
o In avanti, il m. è rivestito da una fascia che lo separa dal m. grande psoas, dal
rene, dal colon ascendente (a dx) e discendente (a sn).
o In alto, la fascia si ispessisce e forma l’arco diaframmatico laterale, del pilastro
laterale del diaframma.
o In dietro, il m. è in rapporto con il foglietto anteriore della fascia lombodorsale.
Innervazione: dall’ultimo ramo intercostale e dai rami anteriori dei primi 2 o 3 nervi
lombari.
Movimento: abbassa la 12° costa (m. espiratorio) ed inclina lateralmente la colonna e
la pelvi.

FASCE DEI MUSCOLI ANTERO-LATERALI DELL’ADDOME


I m. di queste pareti sono a forma di lamina e avvolti da FASCE SUPERFICIALI e
PROFONDE, che sono gli organi accessori. Queste fasce non sono spesse; le
formazioni più consistenti sono la fascia trasversale, la guaina dei retti e altre
formazioni fibrose, che sono una dipendenza delle fasce. Le fasce sono 3:
 Una ricopre:

- Superficialmente il m. obliquo esterno dell’addome.


- Dietro si porta sul m. grande dorsale.
- Medialmente si fonde con la guaina del retto.
- In basso aderisce alla cresta iliaca e al legamento inguinale.
- In alto continua con la fascia dei m. grande pettorale e dentato anteriore.
 La seconda fascia si trova sul m. obliquo interno ed esterno.

 Una terza fascia è tra i m. obliquo interno trasverso.

FASCIA TRASVERSALE
Dove si trova: sotto al m. trasverso.
Com’è: ha forma quadrangolare, perciò con:

112
1. Un margine superiore: continua nella fascia che riveste, inferiormente, il
diaframma.
2. Un margine inferiore: si fissa al tubercolo pubico, alla cresta pettinea, al margine
posteriore del legamento inguinale, alla fascia iliaca, alla spina iliaca anteriore.-
superiore e al labbro interno della cresta iliaca. Il tratto di fascia trasversale, che si
attacca alla cresta pettinea, chiude dorsalmente quella parte della lacuna dei vasi,
che si trova tra il legamento lacunare e la vena femorale SETTO
FEMORALE.
3. Un margine posteriore: arriva fino al margine posteriore del m. trasverso.
4. Un margine anteriore: che è la linea mediana; a questo livello la fascia trasversale
continua con quella del lato opposto.
5. Una superficie esterna: è in rapporto con la faccia profonda del m. trasverso e,
anteriormente, con il foglietto posteriore della guaina del m. retto. Sotto la linea
semicircolare, copre la faccia posteriore del m. retto.
6. Una superficie interna: è in rapporto con lo strato sottoperitoneale e,
inferiormente, delimita lo spazio prevescicale.
E’ sottile, nella parte che è sopra l’ombelico, e si ispessisce, scendendo.
TONACA VAGINALE COMUNE: si forma quando si ha la discesa dei testicoli.
Infatti, la fascia trasversale, con questo spostamento, è spinta, attraverso il canale
inguinale, dentro la borsa scrotale.
Nella zona inguinale, la fascia trasversale ha 2 ispessimenti:
 Legamento interfoveolare (di Hasselbach): si trova tra le fossette inguinali,
mediale e laterale. Ha la forma di un triangolo, con la base in basso (che si unisce
al legamento inguinale) e l’apice in alto (che arriva fo all’estremità laterale della
linea semicircolare). La PIEGA FALCIFORME si forma con il suo margine
laterale, concavo, che forma il contorno mediale dell’ANELLO INGUINALE
ADDOMINALE.
 Benderella ileopubica: è un fascio fibroso che
Origina dal tubercolo pubico e dalla cresta pettinea.
Inserzione: si porta in alto ed in fuori verso la spina iliaca antero-superiore, passando
dietro al margine posteriore del legamento inguinale.

Guaina dei muscoli retti dell’addome


E’ formata dalle aponeurosi dei m. obliquo esterno, interno e del m. trasverso. Nella
guaina si distinguono:
Foglietto anteriore:
Foglietto posteriore:
Margine mediale:
Margine laterale:
La guaina è incompleta nella parte toracica del m. che si mette in contatto diretto con
le ultime cartilagini costali.
Aponeurosi del m. obliquo esterno:

113
Passa davanti al m. retto, dal processo xifoideo al pube per raggiungere la linea
mediana. Qui i suoi fasci incrociano quelli controlaterali della linea alba. La linea
alba contribuisce perciò a formare il foglietto anteriore della guaina.
Aponeurosi del muscolo obliquo interno:
Si divide, a livello del margine laterale del m. retto, in 2 lamine:
1) Una di queste lamine passa davanti al m. e si unisce all’aponeurosi
dell’obliquo esterno, formando, in questo modo, il foglietto anteriore della
guaina.
2) L’altra lamina passa dietro al m. e va a formare il foglietto posteriore della
guaina.
Questo sistema di 2 lamine c’è solo per i 3/5 superiori del m. retto. Nella parte
inferiore, infatti, tutta l’aponeurosi è davanti il m. Anche questa aponeurosi raggiunge
la linea mediana per finire sulla linea alba.
Aponeurosi del muscolo trasverso:
1. Passa, per i 3/5 superiori, dietro al m. retto e si unisce alla lamina posteriore
dell’aponeurosi dell’obliquo interno, formando il foglietto posteriore della
guaina.
2. Nei 2/5 inferiori passa davanti al m. retto e si unisce all’aponeurosi
dell’obliquo interno e dell’esterno, come parte del foglietto anteriore della
guaina.
Anche questa guaina arriva sulla linea mediana e finisce sulla alba.
In conclusione: al confine dei 3/5 superiori del m. con i 2/5 inferiori, la guaina
posteriore del m. retto cambia forma. Sopra questo confine, infatti, la guaina è
formata dal foglietto posteriore dell’aponeurosi dell’obliquo interno e dall’aponeurosi
del traverso. Sotto questo confine, è formata dalla sola fascia trasversale, perché le
aponeurosi precedenti passano sopra al m.
Nel punto di passaggio c’è un’arcata concava, in basso linea semicircolare (del
Douglas).
LINEA ALBA
Cos’è: è un rafe tendineo che si trova nella parte di mezzo della parete addominale
anteriore.
Dov’è: si trova tra i margini dei 2 m. retti e si estende dal processo xifoideo al pube.
Aumenta di larghezza fino all’ombelico e si restringe sotto questo.
Com’è: è formata dall’aponeurosi dei m. obliqui e trasverso, che incrociano i loro
fasci sulla linea mediana. Inoltre è formato da fibre proprie che originano dal pube e
dalla faccia anteriore del processo xifoideo.

OMBELICO
Nel feto, la linea alba ha un orifizio, che serve per il passaggio delle 2 arterie
ombelicali, per la vena ombelicale e l’uraco. Quest’orifizio è l’ombelico.
Dopo la nascita, l’ombelico si chiude e risulta una depressione cutanea, sul cui fondo
si trova la cicatrice ombelicale, circondato dal solco ombelicale.

114
Esternamente al solco ombelicale c’è un rilievo cutaneo detto CERCINE
OMBELICALE.
Nell’ombelico dell’adulto ci può essere un residuo dell’orifizio ombelicale fetale
,detto ANELLO OMBELICALE. Dove c’è l’anello ombelicale, la parete addominale
è debole perché è formata solo da tegumenti, dal connettivo sottoperitoneale e dal
peritoneo.
FASCIA OMBELICAE: è un ispessimento della fascia trasversale, che copre
completamente l’anello ombelicale.

LEGAMENTO INGUINALE
Cos’è: è un nastro tendineo che si trova tra la spina iliaca anteriore, superiore e il
tubercolo pubico. Va dall’alto in basso e dall’esterno all’interno, seguendo la piega
dell’inguine.
Com’è: è dato da fibre che vengono dall’aponeurosi dell’obliquo esterno. Ha un:
Margine anteriore: che prosegue in alto verso l’aponeurosi del m. obliquo
esterno. Inferiormente dà attacco alla FASCIA LATA.
Margine posteriore: si fissa la FASCIA TRASVERSALE.
Faccia superiore: dà attacco lateralmente a fasci del m. obliquo interno e
trasverso. Medialmente è libera e forma il pavimento (parete inferiore) del
CANALE INGUINALE.
Faccia inferiore: si unisce lateralmente alla FASCIA ILIACA. Medialmente è
libera e forma il margine superiore della lacuna dei vasi.
Rapporti con altre strutture: il legamento inguinale si lega, superiormente e
lateralmente, alla spina iliaca antero-superiore. Medialmente ha 2 inserzioni che si
fissano una al tubercolo pubico e l’altra, in dietro, alla cresta pettinea. Quest’ultima
parte è il legamento lacunare.

LEGAMENTO LACUNARE (di Gimbernat)


Cos’è: è un legamento di forma triangolare, che ha:
 Apice: si fissa al tubercolo pubico.

 Base: è concava ed è rivolta lateralmente; forma il contorno mediale dell’anello

femorale.
 Faccia superiore: che è la cavità addominale ed è coperta dalla fascia trasversale.

 Faccia inferiore: che è in rapporto con la fascia pettinea.

 Margine anteriore: che prosegue nel legamento inguinale.

 Margine posteriore: che si attacca sulla cresta pettinea.

BENDERELLA ILEOPETTINA (o LEGAMENTO ILEOPETTINEO)


Cos’è: la fascia iliaca e il legamento inguinale si fondono lateralmente, per alcuni cm.
La fascia si distacca poi dal legamento e si porta in dietro e medialmente, per fissarsi

115
sull’eminenza ileopettinea. Il tratto della fascia iliaca che si trova tra il legamento
inguinale e l’eminenza ileopettinea è detta benderella ileopettinea.
Com’è: è una formazione fibrosa che serve per dividere lo spazio sotto al legamento
inguinale in:
1) Una zona laterale (lacuna dei muscoli): attraversata dal m. ileopsoas e dal
nervo femorale.
2) Una zona mediale (lacuna dei vasi): dove passano vasi femorali.

TRAGITTO INGUINALE
Cos’è: è un tragitto attraverso la parete addominale anteriore, che si trova sopra la
metà mediale del legamento inguinale.
A cosa serve: dà passaggio al funicolo spermatico nel maschio e al legamento
rotondo dell’utero, nella femmina.
Com’è: fa un tragitto obliquo, dall’alto in basso, dall’esterno all’interno e dal dietro
in avanti. Nel maschio adulto, dove ha il max sviluppo, ha una lunghezza di 4-5 cm.

Formazioni che si trovano nel tragitto inguinale:


Anello inguinale sottocutaneo: orifizio di sbocco superficiale. E’ delimitato da
2 fasci dell’aponeurosi dell’obliquo esterno che si inseriscono al pube, questi
sono:
a. Il pilastro superiore (o mediale): si fissa nella faccia anteriore della sinfisi
pubica, dove le sue fibre si incrociano, sulla linea mediana, con quella del
lato opposto.
b. Il pilastro inferiore (o laterale): si attacca al tubercolo pubico.
c. Tra i 2 pilastri si trova un terzo fascio, che è il LEGAMENTO
INGUINALE RIFLESSO (del Colles): viene dall’aponeurosi dell’obliquo
esterno del lato opposto. Questo legamento attraversa la linea mediana e
passa sulla faccia posteriore del pilastro superiore. Ponendosi tra i 2 pilastri,
si inserisce sul margine superiore del ramo superiore del pube e sulla cresta
pettinea. Sul margine superiore, concavo, poggia il funicolo spermatico.
In conclusione: l’anello inguinale sottocutaneo è delimitato dai pilastri, inferiore e
superiore, e dal ramo superiore del pube.
FIBRE ARCUATE: passano vicino al contorno superiore dell’anello; partono
dalla spina iliaca antero-superiore e dal legamento inguinale per andare verso
l’aponeurosi del m. obliquo esterno.
Anello inguinale addominale: orifizio di entrata profondo. Si trova 15 mm al di
sopra del punto medio del legamento inguinale. Corrisponde ad una depressione
visibile sulla faccia posteriore della parete addominale anteriore, detta
FOSSETTA INGUINALE LATERALE.
Com’è: è una fessura verticale (10-15 mm), con un margine laterale piatto e uno
mediale rilevato (questo margine è costituito dal margine laterale del legamento
interfoveolare, detto PIEGA FALCIFORME). Dietro la piega falciforme passa
l’arteria epigastrica inferiore.

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Si considerano poi, nel tragitto inguinale, 4 pareti:
Anteriore: data dall'aponeurosi dell’obliquo esterno e dalle fibre arcuate.
Posteriore: formata dalla fascia trasversale, dal legamento interfoveolare e dalla
benderella ileopubica. Inoltre è formata dal tendine congiunto e dalla falce inguinale
(legamento di Henle).
 Cos’è la FALCE INGUINALE: è una lamina fibrosa che si trova fra il tendine
congiunto e la fascia trasversale. Ha la forma di un triangolo con la base sulla
cresta pettinea e 2 margini (mediale, che è unito al margine esterno del m. retto
dell’addome, e laterale, che è libero e concavo).
 FOSSETTA INGUINALE MEDIALE: si trova tra la falce inguinale e il
legamento interfoveolare. E’ un punto debole della parete posteriore del canale
inguinale.
Superiore:formata dal margine inferiore dei m. obliquo interno e trasverso.
Inferiore: data dalla faccia superiore del legamento inguinale, che ha la forma di
doccia.

ARTO SUPERIORE
Ciascun arto superiore è composto da (direzione prossimo-distale):
Spalla: dispositivo d’attacco al tronco. Il suo scheletro forma la CINTURA
TORACICA (cingolo toracico), che si unisce alla parte superiore del torace e dà
attacco alle restanti parti dell’arto (parte libera).
Braccio
Avambraccio
Mano

SCHELETRO DELL’ARTO SUPERIORE


Scapola
Clavicola formano lo scheletro della cintura toracica

117
Omero: forma lo scheletro del braccio

Radio
Ulna formano lo scheletro dell’avambraccio
Carpo
Metacarpo formano lo scheletro della mano
Falangi

SCAPOLA
Cos’è: è un osso piatto, sottile, di forma triangolare, con la base in alto e l’apice in
basso, che si appoggia sulla parte postero-superiore del torace. Si estende dalla 3° alla
7° costa. Si distinguono:

 Faccia anteriore o costale: ha una leggera concavità, detta FOSSA


SOTTOSCAPOLARE perché accoglie l’omonimo m. In questa fossa ci sono
rilievi trasversali, che servono per l’attacco dei fasci del m. sottoscapolare.
 Faccia posteriore o dorsale: qui si trova la SPINA della SCAPOLA, che è
un’eminenza trasversale; inizia poco alzata per poi aumentare andando verso
l’esterno. Termina in un robusto processo che è l’ACROMION (diretto verso
l’esterno, appiattito e arrotondato).
Nella spina della scapola si distinguono:
- Margine d’attacco anteriore.
- Margine libero posteriore che ha 2 labbri, superiore ed inferiore.
Nell’acromion si distinguono:
- Faccia superiore: ricoperta dalla cute.
- Faccia inferiore: ricopre l’articolazione scapolo-omerale.
- Margine mediale: vicino all’estremità libera. Qui si trova una faccetta
articolare ovale, che serve per l’articolazione con la clavicola.
- Margine laterale: prosegue nel labbro inferiore del margine posteriore
della spina.
FOSSA SOVRASPINATA: parte della faccia dorsale che si trova al di sopra della
spina. Qui ha origine il m. sovraspinato.
FOSSA INFRASPINATA: si trova al di sotto della spina della scapola. Qui si trova il
m. infraspinato. Lateralmente a questa fossa si trova un rilievo parallelo al margine
ascellare, che individua una zona d’attacco dei m. piccolo rotondo (in alto) e grande
rotondo (in basso).

 Margine mediale o vertebrale: è sottile e dà attacco a m. dal torace e dalla colonna.


 Margine laterale o ascellare: è più spesso e ha un rilevo, detto TUBEROSITA’
INFRAGLENOIDEA, dove origina il capo lungo del tricipite brachiale.

118
 Margine superiore: più breve degli altri; ha l’INCISURA della SCAPOLA che un
legamento trasforma in foro per il passaggio del nervo sovrascapolare (del plesso
brachiale). All’esterno di questa incisura si trova il PROCESSO CORACOIDEO,
che si porta in alto e si incurva a becco, verso il fuori. Il processo coracoideo
termina con un apice smusso dove si fissano il m. coracobrachiale, il capo breve
del bicipite brachiale e il m. piccolo pettorale.

 Angolo laterale: è slargato e si evidenzia perché è preceduto da un collo, che è il


COLLO delle scapola. Ha una faccia ovoidale, leggermente concava e rivestita di
cartilagine. Questa è la cavità glenoidea per l’articolazione con l’omero. Nel polo
superiore, della cavità glenoidea, si trova la TUBEROSITA’
SOVRAGLENOIDEA, dove origina il capo lungo del bicipite brachiale.
 Angolo mediale: dà attacco al m. elevatore della scapola e al dentato anteriore;
quest’ultimo m. si fissa all’angolo inferiore e nel margine vertebrale.
 Angolo inferiore: si trova nel punto d’incontro dei margini ascellare e vertebrale.

CLAVICOLA
Cos’è: è un osso allungato a forma di S che va, trasversalmente, dal manubrio dello
sterno all’acromion della scapola. Non è un osso lungo perché ha la struttura interna
tipica delle ossa piatte. E’ formata da:
Un corpo: forma una doppia curva con una convessità anteriore, volta medialmente,
ed una concavità posteriore, volta lateralmente. La parte mediale del corpo ha forma
prismatica triangolare mentre la parte laterale è appiattita.
In generale, nel corpo si considerano:
Faccia superiore: è rugosa lateralmente, per dare attacco ai m. trapezio e deltoide.
Medialmente è più liscia; qui dà attacco al capo clavicolare del m.
sternocleidomastoideo.
Faccia inferiore:
 Ha lateralmente la TUBEROSITA’ CORACOIDEA dove si fissa il legamento
coraco-clavicolare.
 A questa tuberosità fa seguito il SOLCO DEL M.SUCCLAVIO.
 Medialmente a questo si trova un altro rilievo scabro, che è la TUBEROSITA’
COSTALE, che serve per l’inserzione del legamento costo-clavicolare.

Margine anteriore: arrotondato medialmente, dove dà origine a fasci del m. grande


pettorale. E’ più sottile lateralmente, dove dà attacco al deltoide.
Margine posteriore: smusso, dà origine lateralmente al m. trapezio.
Estremità mediale o sternale: si trova medialmente alla tuberosità costale e
termina con una FACCETTA ARTICOLARE STERNALE, triangolare a base
superiore, che si articola con lo sterno. Da questa estremità originano i fasci del m.
sternoioideo.

119
Estremità laterale o acromiale: è appiattita. Sulla sua parte terminale ha una
FACCETTA ARTICOLARE ACROMIALE che si articola con la faccetta acromiale
della scapola.

OMERO
Cos’è: è l’osso lungo dello scheletro del braccio. Si articola, superiormente, con la
scapola e inferiormente, con le 2 ossa dell’avambraccio, radio e ulna. E’ costituito da:
Un corpo: ha forma quasi cilindrica in alto, prismatica-triangolare, in basso. E’
costituito da:
• Faccia antero-mediale: ha, nella sua parte di mezzo, il FORO NUTRITIZIO.
Sopra a questo si trova l’impronta dell’inserzione del m. coraco-brachiale. In
alto a questa faccia si trova il prolungamento inferiore del solco bicipitale.
• Faccia antero-laterale: ha, nel suo terzo medio, una parte rugosa, a forma di V,
che è la TUBEROSITA’ DELTOIDEA, che serve appunto per l’inserzione del
m. deltoide.
• Faccia posteriore: qui si trova il SOLCO DEL NERVO RADIALE; è una
scanalatura elicoidale che inizia in alto, vicino al margine mediale, e arriva in
basso ed in fuori. Qui divide la faccia posteriore in 2 parti:
- Una sopra il solco, dove origina il capo laterale del tricipite.
- Una sotto il solco dove origina il capo mediale dello stesso muscolo.

o Margine anteriore: si biforca in basso, delimitando la fossa coronoidea.


o Margine mediale: percorre tutto il corpo, terminando nell’epitroclea.
o Margine laterale: è interrotto dal solco del nervo radiale, terminando
nell’epicondilo.

Estremità prossimale: è ingrossata e segue il COLLO CHIRURGICO. Ha


un’ampia superficie articolare, quasi emisferica, rivestita di cartilagine, detta TESTA
DELL’OMERO. Questa testa volge medialmente ed in alto e il suo asse forma con
quello del corpo, un angolo di 130°. La testa è delimitata da un restringimento, che è
il COLLO ANATOMICO, che individua la testa rispetto a 2 rilievi, che si trovano
qui vicino.

Questi rilievi sono la:


GRANDE TUBEROSITA’: è rivolta in dietro e lateralmente. Ha, nel suo contorno
superiore, 3 faccette:
- Superiore: dove si inserisce il m. sovraspinato.
- Media: dove si inserisce il m. infraspinato.
- Inferiore: dove si inserisce il m. piccolo rotondo.
PICCOLA TUBEROSITA’: è rivolta in avanti e medialmente e dà attacco al m.
sottoscapolare.

120
Da queste 2 tuberosità partono 2 creste, dette della grande e della piccola tuberosità,
che vanno verso il margine anteriore, della grande, e verso la faccia antero-mediale,
della piccola.
SOLCO BICIPITALE: si trova tra le 2 tuberosità e le 2 creste. Serve per il passaggio
del tendine del capo lungo del m. bicipite. Le 2 creste sono i labbri del solco
bicipitale, per questo si distinguono anche in cresta mediale e laterale. Sul labbro
laterale si inserisce il m. grande pettorale, sul labbro mediale originano i m. grande
dorsale e grande rotondo.
Estremità distale: è slargata e appiattita dall’avanti in dietro. Ci sono 2 rilievi
rugosi su ogni lato. Di questi:
- Il rilievo mediale: è detto epitroclea; è più voluminosa e ha sulla sua
superficie il SOLCO DEL NERVO ULNARE.
- Il rilievo laterale è detto epicondilo.
Tra l’epicondilo e l’epitroclea si trovano le superfici articolari per le ossa
dell’avambraccio. Queste superfici sono:
- Troclea: superficie articolare, mediale, che si articola con l’ulna. Ha la
forma di una puleggia.
- Condilo: superficie articolare laterale, per l‘articolazione con il radio. E’
un rilievo emisferico.
Sull’estremità distale si ha una:
- Faccia anteriore: dove si trova la FOSSA CORONOIDEA, che serve,
nella flessione dell’avambraccio, per il processo coronoideo dell’ulna.
- Faccia posteriore: si trova la FOSSA OLECRANICA, che invece serve ad
accogliere l’olecrano ulnare, nell’estensione dell’avambraccio.
FOSSETTA RADIALE: si trova anteriormente, sopra il condilo. Qui si porta il
capitello del radio nella flessione dell’avambraccio.

RADIO
Cos’è: è un osso lungo, che si trova nell’avambraccio, in posizione laterale. Si
articola in alto con l’omero ed in basso con le ossa del carpo. Sia in alto sia in basso è
poi in rapporto con l’ulna. E’ costituito da:
Un corpo: è prismatico, triangolare, perciò con 3 facce:
o Anteriore o volare: si fa più larga dall’alto in basso. Sulla parte superiore ha
una depressione per il m. flessore lungo del pollice. C’è inoltre il FORO

121
NUTRITIZIO. Nella parte inferiore della faccia volare del corpo, c’è l’attacco
al m. pronatore quadrato.
o Posteriore o dorsale: c’è la CRESTA OBLIQUA che separa 2 docce, dalle
quali hanno origine il m. estensore breve del pollice e uno dei capi del m.
abduttore lungo del pollice.
o Laterale: qui si trova, in alto, l’origine del m. supinatore e, in basso, quella del
m. pronatore rotondo.

E 3 margini:
 Anteriore: parte dall’estremità superiore, dove c’è la tuberosità del radio, si
rende poco visibile nella zona centrale del corpo per poi ritornare in basso,
dove dà origine al m. flessore superficiale delle dita.
 Posteriore: al contrario del margine anteriore è più evidente nella zona centrale.
 Mediale detto anche CRESTA INTEROSSEA: è sottile, tagliente e dà attacco
alla MEMBRANA INTEROSSEA. Nella sua parte inferiore, si biforca,
delimitando l’INCISURA ULNARE.
Una estremità prossimale o superiore: si chiama CAPITELLO del RADIO. E’un
rigonfiamento cilindrico con il contorno rivestito di cartilagine. Questo contorno è
detto CIRCONFERENZA ARTICOLARE DEL CAPITELLO. La circonferenza
ruota dentro un anello osteofibroso, di cui la parte ossea è data dall’incisura radiale
dell’ulna. La faccia superiore del capitello ha una faccetta articolare concava, che è la
FOSSETTA ARTICOLARE DEL CAPITELLO RADIALE, che si articola con il
condilo omerale. Sotto al capitello c’è il COLLO DEL RADIO, che è una parte
ristretta sotto la quale si trova sporgente la TUBEROSITA’ DEL RADIO, che dà
inserzione al m. bicipite brachiale.
Una estremità distale o inferiore: è appiattita dall’avanti in dietro e ha la forma di
una piramide triangolare tronca ad apice superiore. Di questa estremità si considerano
3 facce:
2 che proseguono nelle stesse facce del corpo:
- Faccia volare: liscia e leggermente concava.
- Faccia dorsale: che ha, lateralmente, un voluminoso rilievo diretto in
basso, che è il PROCESSO STILOIDEO. Inoltre, è percorsa da molti
solchi longitudinali per i tendini.
- Faccia mediale: che continua in alto nella cresta interossea, perché è delimitata
dalle 2 branche della stessa cresta. Qui si trova l’INCISURA ULNARE, faccetta
per l’articolazione radio-ulnare distale.
FACCETTA ARTICOLARE CARPALE: è il nome della base dell’estremità distale;
è allungata trasversalmente e ha forma triangolare a base mediale. Una cresta
sagittale la divide in 2 faccette articolari, per le ossa scafoide e semilunare, del carpo.

ULNA
Cos’è: è un osso lungo che forma lo scheletro, insieme al radio, dell’avambraccio. Si
trova medialmente al radio; è più voluminoso nella parte prossimale rispetto alla
122
distale. Si articola in alto con l’omero ed in basso con le ossa del carpo,
indirettamente. E’ inoltre in giunzione con il radio a livello delle sue estremità
prossimale e distale. Anche nell’ulna si considerano:
Corpo: è prismatico triangolare e perciò con 3 facce e 3 margini:
 Faccia anteriore: ha il foro nutritizio, nel suo terzo superiore. E’ percorsa,
longitudinalmente, da una cresta che dà origine al m. flessore profondo delle
dita e dà, inoltre, attacco, in basso, al m. pronatore quadrato.
 Faccia posteriore: è convessa ed è divisa in 2 parti da una linea obliqua, che va
in basso e medialmente e, per questo, le 2 parti sono una superiore ed una
inferiore:
a. La parte superiore: dà attacco al m. anconeo.
b. La parte inferiore: è più estesa ed è divisa, a sua volta, da una linea
longitudinale in 2 zone:
- Mediale: dà origine al m. estensore ulnare del carpo.
- Laterale: dà origine ad un capo del m. abduttore lungo del pollice,
al m. estensore lungo del pollice e all’estensore proprio dell’indice.
 Faccia mediale: dà attacco in alto al m. flessore profondo delle dita e in basso
continua nel processo stiloideo.
o Margine anteriore: dà attacco in alto al m. flessore profondo delle dita e in
basso al pronatore quadrato.
o Margine posteriore: continua in alto nella faccia posteriore dell’olecrano.
o Margine laterale: detto anche CRESTA INTEROSSEA, dà attacco alla
membrana interossea. In alto si biforca in 2 rami che delimitano l’incisura
radiale dell’ulna.
Estremità prossimale o superiore: è ingrossata e termina con un grosso rilievo
rugoso OLECRANO. Sotto questo c’è un prolungamento robusto che è il
PROCESSO CORONOIDEO. Sia l’olecrano che il processo coronoideo delimitano
l’INCISURA SEMILUNARE o incisura TROCLEARE, che è una superficie
articolare che una cresta divide in 2 parti e che si articola con la troclea omerale.

L’olecrano ha 4 facce e un apice:


- Faccia anteriore: entra a far parte dell’incisura semilunare.
- Faccia posteriore: è triangolare con l’apice superiore; è rugosa per l’inserzione del
m. tricipite brachiale.
- Faccia mediale: dà attacco al legamento collaterale dell’articolazione del gomito.
- Faccia laterale: dà attacco al m. anconeo.
- Apice: si incurva a becco. Questo becco, durante l’estensione completa
dell'avambraccio, raggiunge la fossa olecranica dell’omero.

Anche il processo coronoideo ha 4 facce ed un apice; ha, infatti, la forma di una


piramide quadrangolare:
- Faccia superiore: entra a far parte dell’incisura semilunare.

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- Faccia inferiore: ha un rilievo che è la TUBEROSITA’ dell’ULNA, dove si
inserisce il m. brachiale.
- Faccia mediale: prosegue in quella dell’olecrano.
- Faccia laterale: si trova l’INCISURA RADIALE che si articola con la
circonferenza articolare del radio. Questa incisura è delimitata da 2 creste ossee
che si riuniscono, in basso, in un’unica cresta interossea. La posteriore, di queste 2
creste, è più sviluppata ed è detta CRESTA del m. SUPINATORE, perché dà
attacco a questo m.
- Apice: è lievemente incurvato e raggiunge, nella flessione dell’avambraccio, la
fossa coronoidea dell’omero.
Estremità distale o inferiore: è una piccola testa tondeggiante CAPITELLO
dell’ULNA, che è divisa dall’osso piramidale del carpo da un disco articolare. Questa
faccia articolare del capitello è rivestita da cartilagine fino a rivestire l’INCISURA
RADIALE INFERIORE dell’ulna. Dal lato mediale del capitello si stacca il
PROCESSO STILOIDEO. Dietro al processo stiloideo c’è un solco verticale, che
serve per il passaggio del tendine del m. estensore ulnare del carpo.

CARPO
Cos’è: è un complesso osseo a forma di doccia, con la concavità anteriore. E’ lo
scheletro del segmento prossimale della mano. E’ composto di 8 ossa, tutte brevi, che
si dispongono in una fila prossimale ed in una distale.
Fila prossimale, dall’esterno all’interno:
Osso scafoide o navicolare: è l’osso più esterno della fila prox.
- Ha una faccia prox: convessa che si articola con il radio.
- La faccia distale: convessa, si articola con il trapezio e il trapezoide della
fila distale.
- La faccia mediale: si articola in alto con il semilunare ed in basso con il
capitato.
- La faccia laterale: si articola con il processo stiloideo del radio e ha il
solco dell’arteria radiale.
- Sulla faccia volare: c’è il tubercolo dello scafoide.
- Sulla faccia dorsale: è ristretta e si riduce ad un solo solco trasversale.
Osso semilunare: è l’osso mediano della fila prox e ha la forma a semiluna:
- La faccia prossimale: è convessa e si articola con il radio.
- La faccia distale: è concava; circonda la testa dell’osso capitato e si pone
in giunzione con l’uncinato.
- La faccia mediale: si articola con l’osso piramidale.
- La faccia laterale: si articola con lo scafoide.
- La faccia volare: è convessa e rugosa.
- La faccia dorsale: è ristretta ed è un solco.
Osso piramidale: è l’osso più mediale della fila prox e ha la forma di una piramide
irregolare.

124
- La faccia prox: corrisponde al disco articolare che la separa dal capitello
dell’ulna.
- La faccia distale: è concava e si articola con l’osso uncinato.
- La faccia ulnare: è libera.
- La faccia radiale: si articola con il semilunare.
- La faccia volare: ha una faccetta articolare per l’osso pisiforme.
- La faccia dorsale: ha una cresta trasversale che la percorre.
Osso pisiforme: non si articola con le ossa dell’avambraccio né con quelle della
fila distale. Appoggia solo sulla faccia volare dell’osso piramidale. Si trova davanti
all’osso piramidale, con il quale si articola con la sua faccetta dorsale (piana a
contorno tondeggiante).
Fila distale in senso latero-mediale:
Osso trapezio: ha forma cuboide e quindi con 6 facce, di cui 3 sono articolari:
- La faccia prox: concava, si articola con il navicolare.
- La faccia distale: ha forma di sella ed è in giunzione con il 1° osso
metacarpale.
- La faccia mediale: è divisa da una cresta in una parte prox (che si articola
con il trapezoide) ed in una distale (che si articola con la base del 2° osso
matacarpale).
- La faccia laterale: è libera e rugosa.
- La faccia volare: si trova il tubercolo del trapezio e medialmente una
doccia per il tendine del m. flessore radiale del carpo.
- La faccia dorsale: libera e scabra.
Osso trapezoide: si trova tra il trapezio e l’osso capitato. Ha 4 facce articolari e 2
non articolari (volare e dorsale).
- La faccia prox: concava, si articola con lo scafoide.
- La faccia distale: a sella, si congiunge alla base del 2° osso metacarpale.
- La faccia mediale: piana, si articola con il capitato.
- La faccia laterale: convessa, si articola con il trapezio.
- La faccia volare: è libera e rugosa.
- La faccia dorsale: è libera e rugosa.
Osso capitato: è l’osso più voluminoso del carpo e si trova tra il trapezoide e
l’uncinato.
Ha una parte prox: è una testa arrotondata, che penetra in una insenatura, formata
dallo scafoide e dal semilunare, e che si congiunge al reste dell’osso grazie ad un
collo ristretto.

Le facce sono 6 e di queste 4 sono articolari:


- La faccia prox: convessa, si articola con il semilunare.
- La faccia distale: è divisa in 2 parti che si articolano con il 3° e con una
parte del 4° osso metacarpale.
- La faccia mediale: si articola con l’uncinato.

125
- La faccia laterale: è formata da 3 faccette articolari:
 Faccetta superiore: che si articola con lo scafoide.
 Faccetta media: che si articola con il trapezoide.
 Faccetta inferiore: ristretta che si articola con la base del 2° osso
metacarpale.
- La faccia volare: ha un solco trasversale, in corrispondenza del collo.
- La faccia dorsale: ha, come la volare, un solco trasversale in
corrispondenza del collo.
Osso uncinato: è l’osso più interno della seconda fila. Il nome uncinato viene dal
fatto che ha un processo a forma di uncino, che si stacca dalla faccia volare. Ha la
forma di piramide quadrangolare.
- La faccia distale: è la base della piramide; si articola con il 4° ed il 5°
osso metacarpale.
- La faccia prox: è l’apice che è rivolto verso l’alto e si articola con il
semilunare.
- La faccia mediale: si articola con il piramidale.
- La faccia laterale: si articola con il capitato.
- La faccia volare: ha il processo uncinato.
- La faccia dorsale: è larga e rugosa.

Il CARPO nell’insieme:
Ha forma quadrangolare ed è più ristretto nella parte prox che in quella distale.
- Margine superiore: è convesso e può essere paragonato ad un condilo che
si articola con lo scheletro dell’avambraccio.
- Margine inferiore: è frastagliato e si articola con le ossa metacarpali.
- Margine laterale o radiale: si vedono i rilievi dati dai tubercoli dello
scafoide e del trapezio EMINENZA RADIALE DEL CARPO.
- Margine mediale o ulnare: c’è un’altra sporgenza che è data dall’osso
pisiforme e dall’uncino dell’osso uncinato EMINENZA
ULNARE DEL CARPO.
- Faccia dorsale: leggermente convessa.
- Faccia volare: è concava, infatti, i margini, radiale ed ulnare, sono
sollevati.
SOLCO DEL CARPO: è la doccia che si forma tra le 2 eminenze, radiale ed ulnare.
Questo solco è trasformato in CANALE DEL CARPO, dal legamento trasverso del
carpo,che si tende tra le 2 eminenze. In questo canale si trovano vasi, nervi e tendini
dei m. flessori delle dita.

METACARPO
Cos’è: e il segmento medio dello scheletro della mano. E’ formato da 5 ossa
metacarpali, che si identificano con numeri progressivi, dal lato radiale all’ulnare. Le
ossa metacarpali sono ossa lunghe. In queste ossa si considera:

126
Un corpo: in tutte le ossa metacarpali, tranne il 1°, è prismatico triangolare con 3
facce (laterale, mediale e dorsale) separate da 3 margini (laterale, mediale e volare
che è il più esteso e che forma una cresta). Il corpo del 1° metacarpale è appiattito in
senso antero-posteriore e ha solo 2 facce e 2 margini. Tutte le ossa metacarpali hanno
un foro nutritizio, che si apre nel corpo.
Un’estremità prox o base: è slargata, a forma di piramide quadrangolare. E’
costituita da:
o Faccia prox della base: si articola con le ossa del carpo.
o Facce collaterali: si articolano con quelle delle ossa metacarpali vicine. Ciò
non sempre accade, infatti, nel 2° osso metacarpale, la faccia prox si articola
anche con le ossa del carpo.
o Faccia dorsale e volare: sono libere.
Caratteri particolari della base delle ossa metacarpali:
Nel 1°metacarpale: la faccia prox ha forma di sella e si articola con il trapezio.
Nel 2° metacarpale, la faccia prox è bipartita e accoglie il trapezoide. Questa faccia si
divide in 3 faccette articolari:
 Faccetta laterale per l’articolazione con il trapezio.
 Faccetta mediale-prox: che si articola con il capitato.
 Faccetta mediale-distale: che si articola con la base del 3° osso metacarpale.
Il 3° metacarpale si articola:
o Con il capitato grazie ad una faccetta superiore.
o Con il 2° e il 4° metacarpale, grazie alle sue faccette laterali.
o Sulla faccia dorsale c’è un rilievo, detto processo stiloideo, che serve per
l’inserzione del tendine del m. estensore radiale breve del carpo.
Il 4° metacarpale si articola:
• Grazie alla sua faccia superiore, con il capitato e l’uncinato.
• In alto, la sua faccetta mediale si articola con il 5° metacarpale.
• Ha 2 faccette laterali in giunzione con il capitato e con il 3°
metacarpale.
Il 5° metacarpale ha la sua:
 Faccia superiore che si articola con l’uncinato.

 Faccetta articolare laterale che si articola con il 4°

metacarpale.
 Sul lato ulnare c’è una faccetta scabra per l’inserzione del

m. estensore ulnare del carpo.

Un’estremità distale o capitello: è arrotondata e ha 1 FACCETTA ARTICOLARE


per la prima falange delle dita. Questa faccetta si estende più dal lato volare.

Nell’insieme le ossa metacarpali sono disposte a raggiera, convergente verso il carpo,


e delimitano degli spazi angolare, aperti distalmente, detti SPAZI INTEROSSEI DEL
METACARPO, che sono occupati dai m. interossei dorsali e palmari.

127
FALANGI
Cosa sono: formano lo scheletro delle dita; sono ossa lunghe. Ciascun dito, eccetto il
pollice, è formato da:
1. Falange prossimale o propriamente detta: sono le più lunghe e hanno un corpo e 2
estremità:
- Corpo: si vedono 2 facce, una dorsale, convessa, ed una volare, piana.
- Estremità prossimale o base: ha una faccetta articolare per il
corrispondente osso metacarpale.
- Estremità distale: c’è una superficie articolare, che è la troclea della
falange, a forma di puleggia, che è in giunzione con la base della 2°
falange.
2. Falange media o falangina: sono più piccole delle recedenti e sono anche queste
formate da un corpo e da 2 estremità.
- Estremità prox o base: ha una cresta smussa, diretta sagittalmente, che
serve per la fossa della troclea che si trova nell’estremità distale della
falange prox corrispondente.
3. Falange distale o falangetta o falange ungueale: sono ancora più piccole di quelle
medie. E’ formata da una base, un corpo e 1 estremità, distale (lamina slargata e
rugosa TUBEROSITA’ UNGUEALE).

ARTICOLAZIONI DELL’ARTO SUPERIORE


Le articolazioni dell’arto superiore si distinguono in quelle della:
Articolazione sternoclavicolare
Cintura toracica
Articolazione acromioclavicolare

Dei diversi segmenti della parte libera dell’arto:


Articolazione scapoloomerale (della spalla)
Articolazione del gomito
Articolazione radioulnare distale
Articolazioni della mano

ARTICOLAZIONE STERNOCLAVICOLARE (della cintura toracica)


E’ un’articolazione che si ha tra l’estremità sternale della clavicola, il manubrio dello
sterno e la 1° cartilagine costale.
Tipo d’articolazione: è una articolazione doppia, perché ha un disco intraarticolare
completo. Si classifica tra le articolazioni a sella.

Superfici articolari:
 Della clavicola: è una faccetta a squadra che si trova nella parte mediale della
faccia inferiore e si prolunga sulla parte inferiore dell’estremità sternale.

128
 Del manubrio dello sterno: è una superficie articolare, non concordante con
quella della clavicola, che si trova dal lato dello sterno e della 1° costa. Questa
superficie articolare è data dall’incisura clavicolare del manubrio sternale, che
continua in basso ed in fuori sulla faccia superiore della 1° cartilagine costale.
La faccia clavicolare è molto più estesa di quella sternale.
DISCO FIBROCARTILAGINEO: rende le 2 superfici articolari concordanti. Questo
disco è convesso, nella parte che è rivolta verso la faccia sternocostale, e concavo,
lateralmente. Il disco si fissa con tutto il suo contorno, alla capsula fibrosa
dell’articolazione e in basso si unisce alla 1°cartilagine costale.

Mezzi d’unione:
• Capsula articolare: ha uno strato fibroso ispessito in avanti ed in alto, dove
forma un robusto legamento sterno-clavicolare.
o Legamento sterno-clavicolare: dato da fasci che si estendono dal
contorno antero-superiore dell’estremità sternale della clavicola al
contorno antero-superiore dell’incisura clavicolare dello sterno.
o Legamento interclavicolare: la parte più superficiale del legamento
sterno-clavicolare è data da fasci lunghi, che vanno da un’estremità
sternale della clavicola all’altra, passando al di sopra dell’incisura
giugulare dello sterno.
o Legamento sterno-clavicolare posteriore: la capsula è rinforzata anche
dietro da questo legamento.
 La membrana sinoviale è duplice, con un manicotto per ciascuna metà della
cavità articolare.

Legamento costo-clavicolare: legamento a distanza che si trova nell’angolo formato


dalla clavicola e dalla 1° costa. E’ obliquo in alto e in fuori e va dalla faccia superiore
della 1° cartilagine costale, attraverso la parte ossea della costa per arrivare alla
tuberosità costale della clavicola.

Funzione dell’articolazione sterno-clavicolare: serve per i movimenti della spalla


(elevazione, abbassamento, proiezione anteriore e posteriore, circumduzione).

ARTICOLAZIONE ACROMIO-CLAVICOLARE
Tipo d’articolazione: è un’artrodia, che connette la clavicola alla scapola.
Superfici articolari:
Della clavicola: superficie articolare pianeggiante, a contorno ovale. La faccetta
clavicolare è rivolta in fuori e in basso.
Dell’acromion della scapola: ha sempre una superficie articolare pianeggiante, a
contorno ovale. La faccetta acromiale è rivolta medialmente e in alto.
DISCO FIBROCARTILAGINEO: si trova tra le superfici articolari; raramente è
completo.

129
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: il suo strato fibroso si inserisce ad una certa distanza dal
contorno delle superfici. Questo strato fibroso è rinforzato, superiormente, dal
LEGAMENTO ACROMIO-CLAVICOLARE. e da fasci dei TENDINI dei m.
trapezio e deltoide.
MEMBRANA SINOVIALE: tappezza la faccia interna della capsula fibrosa e arriva
fino al periostio e al contorno delle superfici articolari.
 Legamento coraco-clavicolare, legamento a distanza: unisce il processo
coracoideo alla clavicola e si divide in 2 fasci che proseguono su piani diversi:
- Fascio anteriore è il legamento trapezoide: robusta lamina quadrilatera
che va dalla faccia superiore del processo coracoideo alla tuberosità
coracoidea della clavicola. Il suo percorso va dal basso in alto e
dall’interno all’esterno, obliquamente.
- Fascio posteriore è il legamento conoide: ha forma triangolare. Il suo
apice si fissa alla radice del processo coracoideo e si porta in alto, con le
fibre divergenti a ventaglio, verso la tuberosità coracoidea della
clavicola.
Funzione: questa articolazione non è messa in movimento da m. intrinseci, ma lavora
contemporaneamente all’articolazione sterno-clavicolare e a tutti i movimenti della
cintura toracica. Questa collaborazione consente i movimenti di scorrimento, grazie
ai quali, la scapola modifica il suo rapporto con il torace.
In seguito agli spostamenti della scapola, infatti, la cavità glenoidea si orienta in
modo che il braccio possa avere la più ampia libertà di movimento.
I legamenti, trapezoide e conoide, sono molto importanti perché permettono di
scaricare parte del peso esercitato dall’arto superiore sull’articolazione acromio-
clavicolare. Inoltre, contribuiscono a fissare la scapola.

LEGAMENTI PROPRI DELLA SCAPOLA


Questi legamenti sono:
 Legamento coraco-acromiale: è una benderella fibrosa triangolare che va
dall’estremità dell’acromion al margine esterno del processo coracoideo.
Completa la volta osteofibrosa che si trova sopra l’articolazione scapolo-omerale.
- La sua base si inserisce in tutta la lunghezza del margine laterale del processo
coracoideo.
- Il suo apice, laterale, è invece inserito nell’estremità anteriore dell’acromion.
- La faccia superiore del legamento è ricoperta dal m. deltoide.
- La faccia inferiore è in rapporto con l’articolazione della spalla.
 Legamento trasverso superiore: trasforma l’incisura della scapola in foro.
 Legamento trasverso inferiore: va dal margine esterno della spina al collo della
scapola. Delimita, in questo modo, un foro.
ARTICOLAZIONE SCAPOLO-OMERALE
Tipo d’articolazione: è detta anche articolazione della spalla. E’ una enartrosi.
Superfici articolari:
130
 Testa dell’omero: è un terzo di sfera, liscia e rivestita di cartilagine ialina.
 Cavità glenoidea della scapola: è ovalare, poco profonda e meno estesa della testa

omerale. Caratteristiche della cavità glenoidea:


 La sua superficie è rivestita da cartilagine articolare.
 Il margine anteriore ha un’INCISURA GLENOIDEA che serve per il
passaggio dei vasi.
 Sul contorno della cavità c’è un cercine fibrocartilagineo, che è il LABBRO
GLENOIDEO, che amplia la cavità articolare e scavalca l’incisura glenoidea,
trasformandola in un foro. Il labbro glenoideo ha una:
- Faccia interna: che continua nella cavità glenoidea e fa parte della
superficie articolare.
- Faccia esterna: che dà attacco alla capsula fibrosa e ai legamenti di
rinforzo dell’articolazione.
Mezzi d’unione:
1. Capsula articolare: ha lo strato fibroso a forma di manicotto conoide che ha:
- L’apice tronco che si fissa al contorno della cavità glenoidea e alla faccia
esterna del labbro glenoideo.
- La base del manicotto si attacca sul collo anatomico dell’omero e, in
avanti, raggiunge il collo chirurgico dell’omero.
Limiti della capsula articolare:
• In alto, la capsula si estende fino al processo coracoideo.
• In basso, si fonde con il tendine del capo lungo del tricipite brachiale.
• A livello del solco bicipitale, la capsula passa a ponte dalla piccola alla
grande tuberosità e si prolunga in basso, tra le 2 creste, chiudendo il tragitto
osteofibroso dove passa il tendine del capo lungo del bicipite, che fuoriesce
dall’articolazione.

MEMBRANA SINOVIALE: tappezza la capsula articolare dall’interno e il periostio


del capo omerale, là dove la capsula fibrosa si distanzia dal contorno della superficie
articolare. Questa membrana forma dei diverticoli, che sono dei prolungamenti
sinoviali:
a. Diverticolo sottoscapolare: si impegna nel forame ovale, tra i
legamenti glenoomerali, superiore e medio.
b. Diverticolo bicipitale: accompagna il tendine del capo lungo del
bicipite nel solco bicipitale. Attraverso questo solco il tendine
penetra nella cavità articolare, circonda ad arco la testa dell’omero
e raggiunge il polo superiore della cavità glenoidea, fino al labbro
glenoideo e alla tuberosità sovraglenoidea, dove ha la sua origine.
La membrana sinoviale riveste il tendine in tutto il suo tragitto intraarticolare.
2. Legamenti gleno-omerali: sono i fasci fibrosi, che rinforzano la capsula articolare.
Si distinguono in:
- Superiore: va dalla parte alta del labbro glenoideo alla piccola tuberosità
dell’omero.
131
- Medio: origina dal labbro glenoideo, al davanti del precedente, per
andare in basso ed in fuori, alla tuberosità, dove si fonde con il tendine
del m. sottoscapolare.
Tra il legamento glenoomerale superiore e medio si trova uno spazio triangolare, con
la base verso la piccola tuberosità (forame ovale), dove la capsula fibrosa è debole o
manca e la membrana sinoviale invia un prolungamento verso il m. sottoscapolare.
- Inferiore: è più lungo e robusto degli altri e si tende tra il contorno
antero-inferiore del labbro glenoideo e il collo chirurgico dell’omero.
Qui si fissa tra l’inserzione dei m. sottoscapolare e piccolo rotondo.
3. Legamento coraco-omerale, legamento a distanza: è una spessa lamina fibrosa che
va dalla base e dal margine laterale del processo coracoideo fino alla grande
tuberosità dell’omero, dove si fonde con la capsula fibrosa.

Funzione dell’articolazione: consente all’omero un’ampia libertà di movimenti di:

Flessione sono limitati e sono resi più ampi dallo spostamento dell’intera
cintura toracica.
Estensione

Abduzione: la testa omerale scorre sotto alla volta coracoomerale e si applica sul
contorno inferiore della capsula, sporgendo nel cavo ascellare.
Adduzione: è limitata dalla parete del tronco.
Rotazione: può essere esterna o interna.
Circumduzione: il braccio descrive un cono la cui base volge in fuori, in basso e in
avanti.

ARTICOLAZIONE DEL GOMITO


E’ un complesso articolare, compreso dentro una sola capsula articolare. In generale,
le superfici articolari di questo complesso articolare si trovano sull’estremità distale
dell’omero e sull’estremità prossimali del radio e dell’ulna. Il complesso è costituito
da:
1) Articolazione omero-ulnare:
Tipo d’articolazione: è un ginglimo angolare.
Superfici articolari:
- Troclea omerale: è una puleggia ossea quasi completa, perché è interrotta da
una sottile lamina ossea che divide la fossa coronoidea dalla fossa olecranica.
E’ formata da 2 labbri, di cui l’interno è più sporgente, che delimitano una
gola.
- Incisura semilunare dell’ulna: ha un segmento superiore corrispondente
all’olecrano e un segmento inferiore che spetta al processo coronoideo. In
entrambi i segmenti c’è una cresta mediana smussa per la gola della troclea
omerale e 2 faccette laterali per i labbri.
2) Articolazione omero-radiale:

132
Tipo d’articolazione: è una condiloartrosi.
Superfici articolari:
- Condilo omerale: è un rilievo emisferico, diviso dal labbro esterno della
troclea da un solco condilo-trocleare che è rivestito di cartilagine articolare.
- Fossetta del capitello del radio: è una depressione arrotondata che è rivolta
verso l’alto. Il suo contorno mediale è accolto nel solco condilo- trocleare
dell’omero.
3) Articolazione radio-ulnare prossimale:
Tipo d’articolazione: è un ginglimo laterale.
Superfici articolari: hanno la forma di segmenti di cilindro, concavo, dal lato ulnare e
convesso dal lato radiale. Queste superfici sono:
- Incisura radiale dell’ulna: si trova sulla faccia laterale del processo
coronoideo e ha la forma di una cavità semilunare allungata in direzione
sagittale.
- Circonferenza articolare del radio: è completamente rivestita di
cartilagine. Infatti, ruota dentro un ANELLO OSTEOFIBROSO formato
dall’incisura radiale dell’ulna, per la parte ossea, e dal LEGAMENTO
ANULARE DEL RADIO, per la parte fibrosa.

Mezzi d’unione:
1. Capsula articolare: ha uno strato fibroso che forma un manicotto per le 3
articolazioni. Questo manicotto si inserisce in alto sul capo omerale, in basso al
radio e all’ulna.
Limiti della capsula:
- L’inserzione omerale della capsula è vicina alle superfici articolari
lateralmente e medialmente (in avanti e in dietro è più lontana). L’inserzione
è al di sopra della fossa coronoidea e della fossetta radiale e a livello della
fossa olecranica.
- L’inserzione radio-ulnare è sul contorno della cartilagine articolare
dell’incisura semilunare e dell’incisura radiale dell’ulna. Dal limite inferiore
di quest’ultima incisura, la linea d’inserzione si porta al collo del radio, tra il
capitello e la tuberosità radiale.
Ci sono sottili fasci di fibre che rinforzano la capsula davanti e dietro; non formano
veri e propri legamenti.

2. Legamenti di rinforzo della capsula: sono robusti ispessimenti che si trovano


lateralmente e medialmente; sono i legamenti collaterali, radiale e ulnare.
Legamento collaterale radiale: parte dall’epicondilo e si divide in 3 fasci:
a) Fascio anteriore: che si stacca dalla parete antero-inferiore dell’epicondilo e
termina nell’ulna, davanti all’incisura radiale.

133
b) Fascio medio: origina sempre dalla parte antero-inferiore dell’epicondilo ma
per andare all’ulna, dietro l’incisura radiale.
c) Fascio posteriore: origina dalla parte posteriore dell’epicondilo e finisce sulla
faccia esterna dell’olecrano.
LEGAMENTO ANULARE DEL RADIO: annesso al legamento collaterale radiale; è
un anello fibroso che va dal margine anteriore a quello posteriore dell’incisura radiale
dell’ulna, circondando il capitello del radio e delimitando un anello osteofibroso,
dentro al quale il capitello ruota. La faccia interna del legamento anulare è rivestita da
cartilagine articolare. Il margine superiore del legamento prosegue in una piega
falciforme che si pone, come un disco, nell’interlinea articolare tra condilo omerale e
radio.
LEGAMENTO COLLATERALE ULNARE: a ventaglio; si irradia dall’epitroclea al
margine mediale dell’incisura semilunare. E’ formato da 3 fasci:
- Anteriore
- Medio
- Posteriore: è il più robusto e va dalla parte posteriore dell’epitroclea alla
faccia mediale dell’olecrano.
MEMBRANA SINOVIALE: può essere divisa in 2 segmenti:
Segmento superiore: più esteso, appartiene all’articolazione omero-radiale, omero-
ulnare e alla parte superiore dell’articolazione radioulnare prossimale.
Segmento inferiore: è ridotto ed appartiene solo all’articolazione prossimale. Prende
il nome di RECESSO SACCIFORME perché forma un cul di sacco anulare intorno al
collo del radio.
3. Legamento a distanza: è la Membrana interossea dell’avambraccio
(dell’articolazione del gomito). Si trova nello spazio allungato, ovalare, che si
forma tra il radio e l’ulna. E’ costituito da:

- Faccia anteriore da queste facce originano i m. profondi dell’avambraccio.


- Faccia posteriore

- Margine laterale: si fissa al radio.


- Margine mediale: si fissa all’ulna.
- Margine inferiore: si fonde con la capsula dell’articolazione radio-ulnare distale.
- Margine superiore: è libero e arcuato con la concavità superiore. Si trova
qualche cm sotto all’articolazione radio-ulnare prossimale. Insieme a questa
articolazione delimita un foro che serve per il passaggio di vasi interossei
posteriori. A livello di questo foro si trova un fascio fibroso che si tende tra il
processo coronoideo dell’ulna e la faccia anteriore del radio. Qui termina, sotto
alla tuberosità; tale fascio è detto CORDA OBLIQUA.

Funzione dell’articolazione: consente movimenti dell’avambraccio sul braccio, a


livello delle 2 articolazioni omero-ulnare e omero-radiale. Consente poi movimenti

134
del radio sull’ulna a livello dell’articolazione radio-ulnare prossimale. I principali
movimenti dell’avambraccio:

Flessione che si svolgono per opera dell’ulna che trasporta passivamente il


radio.
Estensione

Lateralità: movimenti limitati che sono possibili solo quando l’avambraccio è flesso.
Prosupinazione: è il movimento di spostamento del radio rispetto all’ulna, con
modificazioni nei rapporti degli assi longitudinali.

ARTICOLAZIONE RADIO-ULNARE DISTALE


Tipo d’articolazione: come l’articolazione radio-ulnare prossimale è un’articolazione
a ginglimo laterale.
Superfici articolari:
 Ulnare: è data da 2 faccette che si trovano sul capitello:
- Faccetta esterna: che è la circonferenza articolare del capitello.
- Faccetta inferiore: si trova sulla faccia inferiore del capitello stesso.
 Radiale: è data dall’incisura ulnare e da un disco articolare, che insieme
all’incisura, delimita la cavità che accoglie il capitello dell’ulna. Questa incisura
è un segmento di cilindro cavo.
Disco articolare: ha forma triangolare, con:
- La base: esterna che si fissa sul margine inferiore dell’incisura ulnare del
radio.
- L’apice: è interno e si fissa sul processo stiloideo dell’ulna e sull’incisura,
che separa il processo stiloideo dalla faccetta articolare inferiore
dell’ulna.
Lo spessore del disco diminuisce dall’apice alla base; qualche volta è perforato e
mette in comunicazione la cavità radio-ulnare distale con quella radio-carpica.
Funzione del disco articolare: permette la concordanza tra l’estremità distale dell’ulna
e le ossa della fila prossimale del carpo. Il rapporto tra l’ulna e il carpo non è, in
nessun punto diretto, perché tra i 2 capi articolari si frappone sempre il disco.

Mezzi d’unione
 Capsula articolare: la sua parte fibrosa si fissa sul contorno delle superfici
articolari. Aderisce ai margini, anteriore e posteriore, del disco e continua in basso
con la capsula fibrosa dell’articolazione radio-carpica.
MEMBRANA SINOVIALE: forma in alto un recesso sacciforme tra radio e ulna.
 Membrana interossea: già descritta.
 Disco articolare: robusto mezzo d’unione dell’articolazione radio-ulnare distale.

Funzione dell’articolazione: insieme all’articolazione radio-ulnare prossimale, entra


in movimento per la pronazione e la supinazione dell’avambraccio, con i quali la
135
mano è solidale. In questi movimenti, le 2 ossa dell’avambraccio ruotano su un asse
verticale, che unisce il capitello del radio al capitello dell’ulna.
Pronazione: il corpo del radio incrocia quello dell’ulna e la sua estremità inferiore si
porta medialmente.
Supinazione: le 2 ossa tornano a porsi parallelamente.

ARTICOLAZIONE RADIO-CARPICA
Tipo d’articolazione: è una condiloartrosi tra il radio, dal lato distale, e le ossa del
carpo, dal lato prossimale. L’ulna non è a diretto contatto con le ossa del carpo,
infatti, tra la sua estremità e quella del carpo si trova un DISCO ARTICOLARE (già
descritto nell’articolazione radio-ulnare distale).
Superfici articolari:
1. Dal lato distale: è una cavità ovale, che è la cavità glenoidea; allungata in senso
trasversale. La cavità glenoidea è formata, nel suo terzo interno, dalla faccia
inferiore del disco articolare. Nei suoi 2/3 esterni, invece, è formata dalla faccia
articolare carpica dell’estremità inferiore del radio. L’estremità inferiore del radio
è divisa, da una cresta antero-posteriore, in una parte esterna, che è lo scafoide, e
una parte interna, che è il semilunare.
2. Dal lato prossimale: la superficie articolare è un condilo dato dalle facce
prossimali dello scafoide, del semilunare e del piramidale, che sono tra loro unite
da legamenti interossei. (lo scafoide e parte del semilunare corrispondono al radio;
parte del semilunare e del piramidale sono in giunzione con il disco articolare; la
maggior parte del piramidale si fissa contro il legamento collaterale ulnare).

Mezzi d’unione:
Capsula articolare: ha una parte fibrosa che forma un manicotto che va dal contorno
della superficie articolare fino ai margini del condilo. In alcuni punti arriva fino alle
ossa della fila distale del carpo. La capsula è più spessa anteriormente.

Legamenti di rinforzo della capsula: si chiamano legamenti RADIO-CARPICI e si


dividono in:

a) Volare: va dal processo stiloideo e dalla faccia anteriore del radio verso il
basso, obliquamente e medialmente, dove si divide in 2 fasci:
- Un fascio che termina sull’osso semilunare e piramidale.
- Un fascio inferiore che termina sulla testa dell’osso capitato.
b) Dorsale: va dal contorno posteriore della superficie articolare radiale verso la
faccia dorsale delle ossa semilunare e piramidale.
c) Collaterali: questi, a loro volta,si dividono in:
 Collaterale radiale del carpo: origina dal processo stiloideo del radio e
discende, slargandosi ed incurvandosi sul piano mediale, per arrivare alla
faccia radiale dello scafoide, fino al tubercolo dello stesso.

136
 Collaterale ulnare del carpo: origina dal processo stiloideo dell’ulna e si
dirige verso il basso per dividersi in 2 fasci:
- Fascio anteriore: che si fissa all’osso pisiforme.
- Fascio posteriore: che si fissa all’osso piramidale.
MEMBRANA SINOVIALE: ha molti diverticoli, in particolare quello più costante è
il prestiloideo che si pone tra il legamento collaterale ulnare e il legamento ulno-
carpico volare.

ARTICOLAZIONI DELLA MANO


Le ossa della mano si articolano tra loro e con le ossa dell’avambraccio, perciò le
giunzioni sono numerose e complesse.
Articolazioni della mano, in direzione prossimo-distale:
Inter-carpiche
Carpo-metacarpiche
Inter-metacarpiche
Metacarpo-falangee
Inter-falangee

ARTICOLAZIONI INTER-CARPICHE
A loro volta queste articolazioni si dividono in:
tra scafoide, semilunare e
piramidale
Reciproche delle ossa della fila prossimale
articolazione del pisiforme
Reciproche delle ossa della fila distale

Tra le 2 file delle ossa del carpo, detta anche articolazione Mediocarpica

Articolazione tra scafoide, semilunare e piramidale


Tipo d’articolazione: sono 2 artrodie.
Superfici articolari: le faccette articolari sono piane, verticali, orientate sul piano
sagittale. Le faccette articolari si trovano nella parte inferiore delle superfici di
contatto tra le ossa, infatti, la parte superiore serve per l’attacco dei legamenti inter-
carpici.

Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: è incompleta e mette, in questo modo, la cavità delle 2

articolazioni in contatto con quella dell’articolazione medio-carpica.


 Legamenti inter-carpici: si distinguono in:

137
1. Interossei: sono 2, uno tra lo scafoide e il semilunare, e l’altro tra il
semilunare e il piramidale. Questi legamenti si trovano nella parte alta della
superficie di contatto tra le ossa contigue e sono lassi.
2. Volari: sono 3; 2 di questi sono profondi e si tendono tra le facce volari
dello scafoide e del semilunare e del semilunare e del piramidale. Il terzo
legamento è superficiale e va dallo scafoide al piramidale.
3. Palmari
MEMBRANA SINOVIALE: continua con quella dell’articolazione medio-carpica.

Articolazione del pisiforme


Tipo d’articolazione: è un’artrodia che si ha tra l’osso pisiforme e la faccia anteriore
del piramidale.
Superfici articolari: sono piane, ovali, con il grande asse verticale.
Mezzi d’unione:
o Capsula articolare: è propria dell’articolazione e delimita una cavità che
comunica con quella dell’articolazione radio-carpica.
o Legamenti a distanza: sono 3, di questi:
- Uno superiore che fa parte del collaterale ulnare dell’articolazione radio-
carpica.
- 2 sono inferiori e sono detti LEGAMENTI PISO-UNCINATO e PISO-
METACARPICO, perché vanno dall’osso pisiforme all’uncino dell’osso
uncinato e alla base del 5° osso metacarpale.

Articolazioni reciproche delle ossa della fila distale


Tipo d’articolazione: sono 3 artrodie che si hanno tra il trapezio, il trapezoide, il
capitato e l’uncinato.
Superfici articolari: sono piane, verticali, orientate sagittalmente e si trovano sulle
facce di contatto tra le varie ossa.
Mezzi d’unione:
Capsula articolare: è incompleta e consente molte vie di comunicazione con le cavità
dell’articolazione medio-carpica e di quelle carpo-metacarpiche. Nella parte fibrosa
della capsula ci sono vari legamenti che si distinguono in:
Interossei: che sono 3 e si trovano sulla parte distale delle superfici in contatto, vicino
alle articolazioni carpo-metacarpiche.
Volari: sono anche questi 3 e vanno dalla faccia anteriore di un osso a quella del
segmento vicino.
Dorsali: sono sempre 3 e sono tesi tra le facce posteriori delle ossa distali.

Articolazione mediocarpica
Tipo d’articolazione: si ha tra le ossa delle 2 file, con l’eccezione del pisiforme. E’
considerata come la giustapposizione di 2 condiloartrosi che delimitano un’interlinea
articolare irregolare (a forma di S orizzontale).
138
Superfici articolari:
• Nella condiloartrosi laterale: il condilo è dato dalla superficie distale dello
scafoide. Questa superficie è divisa, da una cresta sagittale, in 2 faccette che si
articolano con il trapezio e il trapezoide. Con le loro facce prossimali, queste
ossa delimitano una cavità glenoidea.
• La condiloartrosi mediale: è inversa alla precedente; il condilo è dato dalla
testa del capitato e dall’uncinato e la cavità glenoidea, molto ampia, si forma
grazie alla partecipazione di tutte e 3 le ossa della fila prossimale.
Mezzi d’unione:
Capsula articolare: che ha la parte fibrosa che si ispessisce a formare i legamenti
volare, dorsale e collaterali (radiale e ulnare).
• Legamento volare detto anche LEGAMENTO RAGGIATO DEL CARPO:
origina dalla faccia volare del collo dell’osso capitato e si divide in fasci:
- Superiori: che si fissano allo scafoide e al piramidale.
- Laterali: che fanno parte dei legamenti INTER-CARPICI VOLARI, che
si tendono tra le ossa della fila distale.
- Inferiori: si portano alla base del 2°,3°, 4° osso metacarpale.
• Legamento dorsale: va dalla faccia dorsale del piramidale e si porta in basso e
in fuori verso il trapezio e il trapezoide.
• Legamento collaterale radiale: è breve e robusto e va dal tubercolo dello
scafoide alla parte esterna del trapezio.
• Legamento collaterale ulnare: va dal piramidale all’uncinato.
MEMBRANA SINOVIALE: continua con quella delle articolazioni sotto.
Movimento: le articolazioni del carpo si azionano tutte insieme quando si compiono
movimenti della mano sull’avambraccio. I movimenti sono di:
Flessione, Estensione:
Le articolazioni radio-carpica e medio-carpica sono condiloartrosi che consentono
una diversa escursione flesso-estensoria. La prima articolazione ha a massima libertà
nel movimento di flessione, la seconda nel movimento di estensione.
Nel complesso i movimenti di flesso-estensione si svolgono soprattutto
nell’articolazione medio-carpica.
Inclinazione laterale (radiale e ulnare):
L’articolazione radio-carpica ha una maggiore escursione ulnare e quella
mediocarpica una maggiore escursione radiale.
L’articolazione radio-carpica e mediocarpica sono, perciò,il perno per tutti i
movimenti del polso.La mobilità delle varie ossa del carpo fra loro aumentano le
possibilità delle articolazioni recedenti.
La mano può anche compiere il movimento complesso di circumduzione, rispetto
all’avambraccio.
ARTICOLAZIONI CARPO-METACARPICHE
Sono le articolazioni tra le ossa della fila distale del carpo e la base delle 5 ossa
metacarpali. Per le sue caratteristiche nei movimenti, l’articolazione carpo-
metacarpica del pollice è considerata separatamente.
139
Articolazione carpo-metacarpica del pollice:
Tipo d’articolazione: a sella; è un’articolazione tra la faccia distale del trapezio e la
base del 1° osso metacarpale.
Superfici articolari:
a. Del trapezio: è concava in senso trasversale
b. Del 1° osso metacarpale: ha una curvatura inversa.
Mezzi d’unione:
- Capsula articolare: si inserisce sul contorno della superficie articolare; è lassa. Si
distinguono, nel suo strato fibroso, i legamenti, palmare e dorsale.
- Legamento palmare
- Legamento dorsale
Funzione di questa articolazione: permette movimenti liberi, con tutte le possibili
escursioni, eccetto la rotazione.
Le altre articolazioni carpo-metacarpiche:
Tipo d’articolazione: sono artrodie; queste articolazioni si hanno tra le faccette
articolari distali del trapezoide, del capitato e dell’uncinato con le basi delle ossa
metacarpali (dal 2° al 5°).
Superfici articolari:
• Il 2° metacarpale: si incunea fra il trapezio, il trapezoide e il capitato. Si articola
con il trapezoide, in particolare con la sua una faccetta prossimale, e con le altre 2
ossa, cioè con le loro faccette collaterali.
• Il 3° metacarpale: si articola con il capitato.
• Il 4° metacarpale: si articola con l’uncinato e con la faccetta dorso-laterale del
capitato.
• Il 5° metacarpale: si articola all’uncinato.
Mezzi d’unione:
- Capsula articolare: si fonde con quella delle articolazioni vicine. Lo strato fibroso
è ispessito e forma i legamenti carpo-metacarpici.
- Legamenti carpo-metacarpici: si dividono in:

Volari sono tratti d’unione fra i capi articolari affrontati.


Dorsali
Interosseo: è un robusto fascio che, da un lato, si inserisce nelle facce contigue del
capitato e dell’uncinato e, dall’altro, termina nella faccia mediale della base del 3°
osso metacarpale.
MEMBRANE SINOVIALI: le cavità articolari delle diverse articolazioni sono tra
loro comunicanti. Perciò anche le loro membrane sinoviali sono fra loro comunicanti.
Funzione dell’articolazione: i movimenti di questa articolazione sono di
scivolamento, con poche possibilità di flessione, estensione e inclinazione laterale.
ARTICOLAZIONE INTER-METACARPICHE
Tipo d’articolazione: sono artrodie che uniscono le basi delle 4 ultime ossa
metacarpali.

140
Superfici articolari: si trovano sul lato ulnare del 2° osso metacarpale, su entrambi i
lati del 3°, 4° osso metacarpale e sul lato radiale del 5°.
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: ha uno strato fibroso dove si distinguono i legamenti volari e
dorsali, della base delle ossa metacarpali e i legamenti interossei.
 Legamenti volari e dorsali: sono tesi tra le facce volari e dorsali delle basi
metacarpali vicine.
 Legamenti interossei: connettono le facce collaterali prospicienti.
 Legamento a distanza: è il LEGAMENTO TRASVERSO dei capitelli delle ossa
metacarpali. Questo legamento è un nastro trasversale teso tra il 2° e il 5° osso,
all’altezza dei capitelli incrociando la faccia volare delle articolazioni metacarpo-
falangee. Questo legamento può essere considerato come un ispessimento
dell’aponeurosi palmare profonda, che ricopre i m. interossei.

Funzione di questa articolazione: i movimenti sono limitati allo scivolamento.

ARTICOLAZIONI METACARPO-FALANGEE
In generale queste articolazioni si hanno tra i capitelli delle ossa metacarpali e le basi
delle prime falangi.
Articolazione del pollice:
Tipo d’articolazione: è considerata un ginglimo angolare.
Superfici articolari:
 Sul capitello del 1° metacarpale c’è una superficie a forma di troclea.
 Dal lato delle falangi si hanno superfici ovalari, concave, che sono ampliate da
un cercine fibrocartilagineo. Nella fibrocartilagine della 1° articolazione
metacarpo-falangea si trovano sempre 2 ossa sesamoidi, che si articolano con i
2 tubercoli articolari palmari del capitello del 1° osso metacarpale.

Articolazione delle altre falangi:


Tipo d’articolazione: sono condiloartrosi.
Superfici articolari:
o Sulle facce distali di questi capitelli ci sono superfici convesse, più allungate in
senso sagittale.
o Come accade nell’articolazione del 1° osso anche dal lato di queste falangi si
hanno superfici ovalari, concave, che sono ampliate da un cercine
fibrocartilagineo. Qui si possono trovare piccole ossa sesamoidi nei cercini
della 2° e della 5° articolazione metacarpo-falangea.

Mezzi d’unione:
a. Capsula articolare: ha uno strato fibroso sottile, dietro, e spesso, ai lati dove forma
i legamenti collaterali e i legamenti accessori volari.
141
b. Legamenti collaterali (radiale e ulnare): sono fasci robusti, che si fissano sulle
depressioni laterali dei capitelli e si inseriscono nei tubercoli, che si trovano,
lateralmente e anteriormente, sulle basi delle falangi.
c. Legamenti accessori volari: vanno dalle facce laterali dei capitelli ai margini
laterali dei cercini fibrocartilaginei.
Funzione dell’articolazione: queste articolazioni hanno un’ampia libertà di
movimento, in particolare per la flessione e l’estensione. Sono più ridotte le capacità
di abduzione, adduzione e rotazione. I movimenti di questa articolazione nel pollice
sono più limitati.

ARTICOLAZIONI INTER-FALANGEE
Tipo d’articolazione: articola tra loro le falangi, che formano lo scheletro delle dita.
Sono tutte ginglimi angolari. Sono 2 nelle ultime 4 dita; nel pollice, dove ci sono 2
falangi, si ha una sola articolazione inter-falangea.
Superfici articolari:
• Estremità distale: di una falange prossimale. Hanno la forma a troclea, che si
estende di più sulla faccia volare, con una gola mediana e 2 salienze laterali. La
troclea ha più estensione e perciò la superficie articolare della base delle
falangi è ampliata dal labbro fibrocartilagineo, che si stacca dal margine
volare. In questo labbro può esserci un piccolo osso sesamoide.
• Estremità prossimale o base: di una falange distale. Hanno un rilievo mediano
e 2 depressioni laterali.
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: si ispessisce, ai lati e nel mezzo, per formare i legamenti
collaterali.
 Legamenti collaterali: si staccano dai lati dell’estremo inferiore della falange
prossimale e si dirigono in basso per dividersi in 2 fasci:
- Fascio posteriore: si fissa sulla falange distale.
- Fascio anteriore: si fissa al labbro fibrocartilagineo volare.
Funzione dell’articolazione: i movimenti consentiti sono di flesso-estensione, più
ampi per le giunzioni tra la 1° e la 2° falange che tra la 2° e la 3°.

MUSCOLI DELL’ARTO SUPERIORE


Anche questi si distinguono in estrinseci ed intrinseci.

142
m.spinoappendicolari
Estrinseci m.toracoappendicolari
già visti

Intrinseci che, in direzione prossimo-distale, si distinguono in:


M. della spalla
M. del braccio
M. dell’avambraccio
M. della mano

MUSCOLI DELLA SPALLA


Hanno tutti origine nella cintura toracica e si inseriscono nell’omero. Questi sono:
M. deltoide
M. sovraspinato
M. infraspinato
M. piccolo rotondo
M. grande rotondo
M. sottoscapolare

Muscolo deltoide
Si trova sopra la parte laterale dell’articolazione della spalla. E’ triangolare e
appiattito, con la base in alto e l’apice in basso.
Origine: dal terzo laterale del margine anteriore della clavicola, dall’apice e dal
margine laterale dell’acromion, e dal labbro inferiore del margine posteriore della
spina della scapola.
Inserzione: i suoi fasci, separati da setti fibrosi, vanno in basso per inserirsi, grazie ad
un robusto tendine, nella tuberosità deltoidea dell’omero.
Rapporti con altri muscoli: il m. deltoideo ha:
• Faccia superficiale: è in rapporto con il foglietto superficiale della fascia
deltoidea.
• Faccia profonda: è rivestita dal foglietto profondo della fascia deltoidea e ricopre
l’articolazione della spalla.
o Base: corrisponde all’origine.
o Apice: corrisponde al termine.
 Margine anteriore: è diviso dal margine superolaterale del grande pettorale da uno
spazio triangolare a base superiore TRIANGOLO
DELTOIDOPETTORALE.
 Margine posteriore: passa sopra i m. infraspinato, piccolo e grande rotondo e ai
capi lungo e laterale del tricipite brachiale.
Innervazione: dal nervo ascellare (C4-C6).
Movimento: abduce il braccio di 90°. Considerando le sue componenti:
Il fascio anteriore: ha un’azione di flessione, leggera adduzione e intrarotazione.
Il fascio posteriore: ha un’azione di estensione, abduzione ed extrarotazione.
143
Il fascio medio: massima abduzione sull’omero.

Muscolo sovraspinato
Si trova nella fossa sovraspinata della scapola e ha forma prismatica triangolare.
Origine: dai 2/3 mediali della fossa sovraspinata e dalla fascia omonima.
Inserzione: i fasci si portano lateralmente, passando sotto l’estremità acromiale della
clavicola, all’acromion e al legamento coraco-acromiale e si inseriscono nella
faccetta superiore della grande tuberosità dell’omero. Il tendine d’inserzione aderisce
alla capsula fibrosa dell’articolazione della spalla.
Rapporti con altri muscoli:
- Faccia superficiale: è ricoperta dalla fascia sovraspinata ed è in rapporto con i m.
trapezio e deltoide.
- Faccia profonda: appoggia nella fossa sovraspinata e si mette in relazione con la
capsula dell’articolazione della spalla.
Innervazione: dal nervo sovrascapolare (C5).
Movimento: contraendosi, abduce e ruota all’esterno il braccio in sinergismo con il
m. deltoide. Inoltre, stabilizza l’articolazione scapolo-omerale.

Muscolo infraspinato
Si trova nella fossa infraspinata ed è appiattito, di forma triangolare.
Origine: dai ¾ mediali della fossa infraspinata, dalla fascia infraspinata e dal setto
che lo separa dal m. piccolo rotondo.
Inserzione: i fasci si portano lateralmente verso il tendine, che passando sotto
l’acromion e aderendo alla capsula fibrosa dell’articolazione della spalla, si inserisce
nella faccetta media della grande tuberosità dell’omero.
Rapporti con altri muscoli:
- La faccia superficiale: è rivestita dalla fascia infraspinata ed è in rapporto coni m.
trapezio e deltoide e con la cute.
- La faccia profonda: è in rapporto con la fossa infraspinata e con la capsula
dell’articolazione della spalla.
Innervazione: dal nervo sovrascapolare (C5-C8).
Movimento: ruota all’esterno il braccio e stabilizza l’articolazione scapolo-omerale.

Muscolo piccolo rotondo


E’ allungato, appiattito e corrisponde al margine inferiore del m. infraspinato.
Origine: dalla fossa infraspinata, a livello della metà superiore di una striscia ossea
che passa vicino al margine ascellare.
Inserzione: i fasci si portano in alto e lateralmente e si inseriscono, grazie ad un breve
tendine, nella faccetta inferiore della grande tuberosità dell’omero. Anche il suo
tendine d’inserzione aderisce alla capsula fibrosa dell’articolazione della spalla.
Rapporti con altri muscoli:
- Faccia posteriore: è in rapporto con i m. deltoide e grande rotondo.

144
- La faccia anteriore: è in rapporto con il m. sottoscapolare, con il capo lungo del
tricipite e con la capsula dell’articolazione della spalla.
Innervazione: dal nervo ascellare (C5).
Movimento: ruota all’esterno il braccio e ha un’azione stabilizzante sull’articolazione
scapolo-omerale.

Muscolo grande rotondo


Si trova sotto al m. piccolo rotondo; è sempre allungato e appiattito, come il piccolo
rotondo.
Origine: al di sotto del piccolo rotondo, dalla faccia dorsale dell’angolo inferiore
della scapola.
Inserzione: in alto e lateralmente nel labbro posteriore e nel fondo del solco bicipitale
dell’omero.
Rapporti con altri muscoli:
o La faccia posteriore: è in rapporto con il m. gran dorsale e con il capo lungo del
tricipite.
o La faccia anteriore: è in rapporto con i m. sottoscapolari, coracobrachiale, grande
dorsale (che incrocia il m. passandogli sotto).
o Margine inferiore: insieme al grande dorsale, forma la parete posteriore della
cavità ascellare.
o Il margine superiore: insieme con l’omero con il margine inferiore del piccolo
rotondo, delimita uno spazio triangolare detto il TRIANGOLO DEI MUSCOLI
ROTONDI. Questo triangolo è diviso dal capo lungo del tricipite brachiale in:
- Una parte laterale detto SPAZIO OMERO-TRICIPITALE, che serve per
il passaggio dell’arteria circonflessa posteriore dell’omero e il nervo
ascellare.
- Una parte mediale detta SPAZIO OMO-TRICIPITALE, che serve per il
passaggio dell’arteria circonflessa della scapola.
Innervazione: dal nervo sottoscapolare inferiore (C5-C7).
Movimento: ha n’azione simile ma meno potente del m. grande dorsale. Adduce,
estende e intraruota l’omero.

Muscolo sottoscapolare
Si trova nella fossa sottoscapolare; è appiattito e ha contorno triangolare.
Origine: dal fondo della fossa sottoscapolare.
Inserzione: i suoi fasci si dirigono verso l’alto e lateralmente, passando sotto al
processo coracoideo, avanti all’articolazione della spalla. Si inseriscono sulla piccola
tuberosità dell’omero.
Rapporti con altri muscoli:
La faccia posteriore: appoggia sulla fossa sottoscapolare.
La faccia anteriore: è in rapporto con il m. dentato anteriore e con il fascio vascolo-
nervoso dell’ascella. Il tendine d’inserzione aderisce, dietro, alla capsula articolare
dell’articolazione della spalla.
145
Innervazione: dai nervi sottoscapolari (C5-C6).
Movimento: determina l’adduzione e rotazione interna del braccio e stabilizza
l’articolazione scapolo-omerale.

BORSE MUCOSE
Sono annesse ai muscoli della spalla e servono per facilitare i movimenti di
scivolamento dei piani muscolari e dei tendini d’inserzione.
Le diverse caratteristiche dipendono dalle diverse articolazioni e dalle sue necessità
di movimento:
Sono costanti la BORSA SOTTOTENDINEA del m. sottoscapolare e la BORSA del
m. BICIPITE. Queste sono dipendenze della sinoviale articolare.
Altre borse principali sono:
o BORSA SOTTOACROMIALE: tra la faccia superiore della capsula articolare
e la faccia inferiore dell’acromion.
o BORSA SOTTOCORACOIDEA: tra la faccia inferiore del processo
coracoideo e la capsula articolare.
o BORSA DEL M. CORACO-BRACHIALE: tra il tendine comune del bicipite e
del coracobrachiale e la capsula articolare.
Meno costanti sono queste borse:
 Borsa del grande rotondo
 Borsa del grande dorsale (anteriore e posteriore)
 Borsa del grande pettorale
 Borsa sottodeltoidea
 Borsa del sottospinato
 Borsa sottocutanea acromiale.

FASCE DEI M. DELLA SPALLA


1. Fascia deltoidea: si sdoppia per avvolgere le 2 facce del m. deltoide; in avanti
continua nella fascia pettorale, in dietro nella fascia infraspinata e in basso nella
fascia brachiale.
2. Fascia sovraspinata: riveste la faccia superficiale del m. e si fissa sul contorno
della fossa omonima.
3. Fascia infraspinata: simile alla precedente e prosegue in basso a rivestire i m.
grande e piccolo rotondo.
4. Fascia sottoscapolare: si pone sulla faccia anteriore del m. e si attacca ai contorni
della fossa sottoscapolare.

MUSCOLI DEL BRACCIO


Si distinguono in:

146
m. bicipite brachiale

Anteriori m. coracobrachiale

m. brachiale

Posteriori m. tricipite brachiale

Muscoli anteriori del braccio

Muscolo bicipite brachiale


E’ formato da 2 capi:
1. Capo lungo:
Origine: dalla tuberosità sovraglenoidea della scapola e dal labbro glenoideo, grazie
ad un tendine lungo e cilindrico, che passa nella cavità dell’articolazione della spalla,
tra la testa dell’omero e la capsula per arrivare nel solco bicipitale dell’omero. Qui è
circondato da un prolungamento della sinoviale articolare. Il tendine si fa carnoso
all’uscita dal solco bicipitale e in corrispondenza del terzo medio del braccio, si
unisce al capo breve.
2. Capo breve: mediale rispetto al capo lungo.
Origine: dall’apice del processo coracoideo e si porta in basso per unirsi al capo
lungo, in un robusto tendine d’inserzione. Questo tendine si va a fissare alla
tuberosità bicipitale del radio. Dal margine mediale del tendine d’inserzione si stacca
una lamina, LACERTO FIBROSO, che si espande, in basso e medialmente, per
fondersi con la fascia antibrachiale.
Inserzione: confluiscono, in basso, in un unico ventre.
Rapporto con altri muscoli:
 In alto: è in rapporto con i m. deltoide e grande pettorale.

 In superficie: è avvolto dalla fascia brachiale.

 Profondamente: è in rapporto con il m. brachiale anteriore.

 Il tendine d’inserzione inferiore si fa profondo nell’avambraccio, tra i m. brachio-

radiale e pronatore rotondo.


 A lato del m. bicipite: ci sono 2 solchi (solchi bicipitali):

- Solco mediale: che serve per il passaggio dell’arteria e la vena brachiale,


con il nervo mediano e, più in superficie, la vena basilica.
- Solco laterale: che serve per il passaggio della vena cefalica.
Innervazione: dal nervo muscolocutaneo (C5-C6).
Movimento: è un m. BIARTICOLARE, perciò agisce sia sul braccio sia
sull’avambraccio. Stabilizza l’articolazione scapolo-omerale, contribuendo a
mantenere la testa dell’omero a contatto con la cavità glenoidea della scapola. Inoltre,
con altri m. sinergici partecipa alla flessione e adduzione del braccio. E’ anche il
principale m. flessore dell’avambraccio sul braccio e sviluppa, ad avambraccio prono,
una considerevole azione supinatoria.

147
Muscolo coracobrachiale
Si trova medialmente e profondamente al capo breve del tricipite.
Origine: insieme al tricipite, origina dall’apice del processo coracoideo della scapola.
Inserzione: si porta in basso verso il terzo medio della faccia antero-mediale
dell’omero.
Rapporti con latri muscoli:
o Davanti: è in rapporto con il deltoide, con la parte laterale del grande pettorale e
con il capo breve del bicipite.
o Dietro: è in rapporto con i tendini del grande dorsale, del grande rotondo e del
sottoscapolare.
o Lateralmente: è in rapporto con il capo breve del bicipite.
o Medialmente: è in rapporto con il fascio vascolo-nervoso dell’ascella e del
braccio.
Innervazione: obliquamente è attraversato dal nervo muscolo-cutaneo (C6-C7).
Movimento: flette e adduce il braccio.

Muscolo brachiale
E’ allungato, appiattito e si trova dietro al m. bicipite.
Origine: subito sotto l’inserzione del m. deltoide, origina dalle facce antero-mediale e
antero-laterale dell’omero. La sua origine si estende fino all’articolazione del gomito.
Inserzione: il fascio si porta in basso verso la tuberosità dell’ulna, che si trova sulla
faccia inferiore del processo coronoideo.
Rapporto con altri muscoli:
 Anteriormente: con il bicipite, il brachio-radiale, il pronatore rotondo e con il

fascio vascolo-nervoso del braccio.


 Posteriormente: è in rapporto con il piano osseo e con l’articolazione del

gomito.
Innervazione: dal nervo muscolocutaneo (C5-C6).
Movimento: flette l’avambraccio.

Muscolo posteriore del braccio

148
Muscolo tricipite brachiale
E’ formato da 3 parti:
1. Capo lungo:
Origine: dalla tuberosità sottoglenoidea della scapola e dal labbro glenoideo.
2. Capo laterale:
Origine: dalla faccia posteriore dell’omero, sopra e lateralmente al solco del nervo
radiale.
3. Capo mediale:
Origine: dalla faccia posteriore dell’omero, inferiormente al solco del nervo radiale.
Inserzione: i 3 capi si inseriscono, in basso, convergendo in un robusto tendine.
Questo tendine, a sua volta, si inserisce nella faccia superiore e posteriore e ai
margini dell’olecrano.
Rapporti con altri muscoli:
• Posteriormente: con il deltoide e con la fascia brachiale.
• In avanti: con l’omero e con l’articolazione del gomito.
• Tra il capo laterale e quello mediale si trova un solco del nervo radiale, che serve
per l’arteria brachiale profonda e il nervo radiale.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).
Movimento: principale muscolo ESTENSORE dell’avambraccio. Inoltre, grazie al
capo lungo, adduce l’omero.

BORSE MUCOSE della muscolatura brachiale


a) Borsa bicipito-radiale: si trova tra la tuberosità bicipitale del radio e il tendine del
bicipite.
b) Borsa coraco-brachiale: tra l’omonimo muscolo e il tendine del sottoscapolare.
c) Borse sottotendinea, intratendinea e sottocutanea dell’olecrano: annesse al tendine
d’inserzione del tricipite brachiale.

MUSCOLI DELL’AVAMBRACCIO
Si distinguono in:
149
m.pronatore rotondo
Strato superficiale m. epitrocleari m.flessore radiale del carpo
che nascono m.palmare lungo
dall’epitroclea m.flessore ulnare del carpo
Anteriori
Secondo strato m.flessore superficiale delle dita
m.flessore profondo delle dita
Terzo strato
m.flessore lungo del pollice

Quarto strato, il più profondo m.pronatore quadrato

m.brachioradiale
Laterali m.estensore radiale lungo del carpo
m.estensore radiale breve del carpo
m.estensore comune delle dita
m.estensore proprio del
Strato superficiale m.epicondiloidei mignolo
che nascono m.estensore ulnare del
dall’epicondilo carpo
Posteriori m.anconeo

m.supinatore
m.abduttore lungo del pollice
Strato profondo m.estensore breve del pollice
m.estensore lungo del pollice
m.estensore proprio dell’indice

Muscoli anteriori dell’avambraccio

Strato superficiale

Muscolo pronatore rotondo


E’ il m. più laterale dello strato superficiale e attraversa obliquamente la metà
superiore dell’avambraccio, dall’alto in basso e dall’interno all’esterno.
Origine: con 2 fasci:
Capo omerale: parte dalla faccia anteriore dell’epitroclea, dal margine mediale
dell’omero e dalla fascia brachiale.
Capo ulnare: origina dalla faccia mediale del processo coronoideo dell’ulna.
Inserzione: con un tendine appiattito che si fissa alla parte media della faccia laterale
del radio.
Rapporti con altri muscoli:

150
• In superficie: è ricoperto dalla fascia antibrachiale e dal lacerto fibroso del
bicipite.
• Profondamente: è in rapporto con i m. brachiale anteriore e flessore
superficiale delle dita e con il radio.
• Tra i suoi 2 capi passa il nervo mediano; lateralmente a questo passano l’arteria
brachiale e il nervo radiale.
Innervazione: dal nervo mediano (C6-C7).
Movimento: ruota il radio all’interno (pronazione) e flette l’avambraccio.

Muscolo flessore radiale del carpo


Si trova medialmente al pronatore rotondo e lateralmente al palmare lungo.
Origine: dalla faccia anteriore dell’epitroclea, dalla fascia antibrachiale e dai setti
intermuscolari.
Inserzione: in basso e lateralmente, grazie ad un tendine che attraversa il carpo in un
condotto osteofibroso proprio, si inserisce alla base del 2° osso metacarpale. Può
inviare un fascetto alla base del 3° metacarpale.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: è ricoperto dalla fascia antibrachiale.
- Profondamente: con il flessore superficiale delle dita.
- Nel carpo, il condotto osteofibroso per il suo tendine è formato dallo scafoide e
dal trapezio. Ventralmente dal legamento trasverso del carpo.
Innervazione: dal nervo mediano (C6-C7).
Movimento: flette la mano e l’avambraccio, ruotandoli all’interno (pronazione). Ha
anche una componente di adduzione sulla mano.

Muscolo palmare lungo


Si trova tra il flessore radiale del carpo e il flessore ulnare del carpo; può mancare in
certi casi.
Origine: dall’epitroclea, dalla fascia antibrachiale e dai setti intermuscolari.
Inserzione: nel terzo medio dell’avambraccio prosegue nel tendine d’inserzione che
va nell’aponeurosi palmare.
Rapporti con altri muscoli: a livello del carpo,il tendine passa sulla faccia anteriore
del legamento trasverso del carpo (cui aderisce).
Innervazione: dal nervo mediano (C7-T1).
Movimento: tende l’aponeurosi palmare e flette la mano.

Muscolo flessore ulnare del carpo


E’ il più interno dei m. epitrocleari e si trova medialmente al palmare lungo.
Origine: con 2 capi:
151
1. Capo omerale: più piccolo.
Origine: dalla faccia anteriore dell’epitroclea, dalla fascia antibrachiale e dai setti
intermuscolari.
2. Capo ulnare:
Origine: si stacca dal margine mediale dell’olecrano e dai 2/3 superiori del margine
posteriore dell’ulna.
Inserzione: il tendine d’inserzione termina sull’osso pisiforme che resta incluso nel
suo spessore. Il legamenti del pisiforme fissano il tendine all’osso uncinato e al 5°
metacarpale.
Rapporti con altri muscoli:
- La faccia superficiale: è ricoperta dalla fascia antibrachiale.
- La faccia profonda si trova sui m. flessori superficiale e profondo delle dita e sul
pronatore quadrato. E’, inoltre, in rapporto con il nervo e l’arteria ulnare.
Innervazione: il nervo ulnare si trova tra i 2 capi d’origine; innerva questo muscolo
(C7-T1).
Movimento: flette e adduce la mano; ha un’azione di supinazione sulla mano, in
atteggiamento di pronazione.

Secondo strato

Muscolo flessore superficiale delle dita


Forma da solo il secondo strato dei m. anteriori dell’avambraccio.
Origine: ha 2 capi:
1. Capo omerale
Origine: dall’epitroclea, dal legamento collaterale mediale dell’articolazione del
gomito, dal margine mediale del processo coronoideo dell’ulna e dai setti
intermuscolari.
2. Capo radiale
Origine: dalla parte superiore della faccia anteriore e dal margine anteriore del radio.
I 2 capi sono uniti da un ARCO TENDINEO, convesso in alto. Anche quest’arco dà
origine a fasci muscolari.
Inserzione: a metà circa dell’avambraccio, il m. si divide in 4 ventri, ciascuno dei
quali continua in un lungo tendine cilindrico.
 I 4 TENDINI passano per i canali del carpo e dopo si dirigono verso le dita, dal

2° al 5°.
 Questi tendini non si trovano sullo stesso piano; per il dito medio e l’anulare

sono superficiali e si sovrappongono, quasi, agli altri 2, per il dito mignolo e


indice.
 Sulla faccia volare della falange prossimale, i tendini si dividono in 2 rami, che

delimitano un occhiello attraversato dal tendine del m. flessore profondo delle


dita; proseguono quindi, scambiandosi fasci di collegamento (CHIASMI
TENDINEI), per inserirsi nella parte laterale e mediale della faccia palmare
della 2° falange.

152
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: il m. è ricoperto dai 4 m. del primo strato.
- Profondamente: appoggia sui m. flessore profondo delle dita e flessore lungo del
pollice. Inoltre, è in rapporto con vasi ulnari e con il nervo mediano.
- I tendini: nel condotto del carpo, decorrono superficialmente a quelli dei m.
flessore profondo delle dita e flessore lungo del pollice. Nelle dita, ciascun
tendine, avvolto da una guaina mucosa, è collegato alla faccia anteriore delle
falangi da tralci, più o meno sviluppati (RETINACOLI DEI TENDINI).
Innervazione: dal nervo mediano (C7-T1). I rami nervosi penetrano nella faccia
profonda del m.
Movimento: flette la 2° falange del 2°,3°, 4° e 5° dito e coopera alla flessione della
mano sull’avambraccio e di questo sul braccio.

Terzo strato

Muscolo flessore profondo delle dita


Si trova nella parte mediale del terzo strato dove si trova insieme al flessore lungo del
pollice.
Origine: dai 2/3 superiori delle facce anteriore e mediale dell’ulna, dalla fascia
antibrachiale, dalla parte mediale della membrana interossea e dal margine mediale
del radio, al di sotto della tuberosità.
Inserzione: il ventre si porta in basso e verso la metà dell’avambraccio, dove si divide
in 4 fasci carnosi cui seguono altrettanti tendini d’inserzione.
I tendini d’inserzione attraversano il condotto del carpo, si portano nel palmo della
mano e decorrono nella guaina osteofibrosa, che si trova sul lato volare delle dita.
Arrivati alla 1° falange, attraversano l’occhiello del tendine del m. flessore
superficiale e si inseriscono alla base della 3° falange delle ultime 4 dita.
Rapporti con latri muscoli:
- Superficialmente: è in rapporto con il flessore superficiale delle dita e il
flessore ulnare del carpo, con il nervo e i vasi ulnari.
- Profondamente: si trovano il pronatore quadrato e la membrana interossea.
- Il nero mediale discende nell’interstizio, tra il flessore profondo delle dita e il
flessore lungo del pollice.
Innervazione: dal nervo mediano (metà laterale) e dal nervo ulnare (metà mediale)
(C7-T1).
Movimento: flette la 3° falange del 2°, 3°, 4° e 5° dito; in contrazione forzata flette
anche le seconde falangi e coopera alla flessione delle prime falangi e della mano.

Muscolo flessore lungo del pollice


Si trova nella parte laterale del terzo strato.

153
Origine: dai 3/4 superiori della faccia anteriore del radio, dalla parte laterale della
membrana interossea, dall’epitroclea e dal processo coronoideo dell’ulna.
Inserzione: si dirige in basso verso la faccia anteriore del radio. Il suo tendine
attraversa il condotto del carpo e l’eminenza tenar, per arrivare sulla faccia volare
della 1° falange del pollice, tra i 2 capi del flessore breve, e inserirsi alla base della
falange distale.
Innervazione: dal nervo mediano (C6-C8).
Movimento: flette la falange distale del 1° dito.

Quarto strato

Muscolo pronatore quadrato


Si trova profondamente, nella parte inferiore e anteriore dell’avambraccio e ha forma
quadrilatera.
Origine: dal quarto inferiore della faccia anteriore e dal margine anteriore dell’ulna.
Inserzione: i fasci, con decorso trasversale, si inseriscono al quarto inferiore della
faccia anteriore e del margine anteriore del radio.
Rapporti con altri muscoli:
- Profondamente: il m. è in rapporto con la faccia anteriore del radio, dell’ulna e
della membrana interossea.
- Superficialmente: è in rapporto con i tendini dei m. flessore lungo del pollice,
flessore profondo delle dita e flessore ulnare del carpo.
Innervazione: dal nervo mediano (C6-T1).
Movimento: ruota medialmente l’avambraccio (pronazione).

Muscoli laterali dell’avambraccio

Muscolo brachioradiale
Origine: dal margine laterale dell’omero, sotto il solco del nervo radiale, e dal setto
intermuscolare laterale.
Inserzione: il suo ventre si porta in basso, rimanendo superficiale, e prosegue in un
lungo tendine, che si inserisce al processo stiloideo del radio.
Rapporti con altri muscoli:
 Parte superiore del muscolo: si trova tra il brachiale e il tricipite; fra il
brachioradiale e il brachiale si trova il nervo radiale.
 Superficialmente: è ricoperto, nell’avambraccio, dalla fascia antibrachiale.
 Profondamente: ricopre parzialmente i m. estensori del carpo, l’estremità inferiore
del pronatore rotondo e, con il suo margine mediale, il nervo e i vasi radiali.
 Il tendine d’inserzione è incrociato da quelli dei m. abduttore lungo ed estensore
breve del pollice.
Innervazione: dal nervo radiale (C5-C6).
Movimento: flette l’avambraccio. La sua componente transarticolare è importante per
la stabilità dell’articolazione del gomito.
154
Muscolo estensore radiale lungo del carpo
Si trova fra il brachioradiale e l’estensore radiale breve.
Origine: dalla parte anteriore del margine laterale dell’omero, dall’epicondilo
omerale e dal setto intermuscolare laterale.
Inserzione: il ventre del m. prosegue in un tendine che decorre sulla faccia laterale del
radio. Dorsalmente, attraversa il 2° condotto del legamento dorsale del carpo, per
inserirsi alla faccia dorsale della base del 2° osso metacarpale.
Rapporti con altri muscoli:
o Superficialmente: è ricoperto dal brachioradiale e dalla fascia antibrachiale.
o Il tendine d’inserzione è incrociato, superficialmente, dai tendini dei m.
abduttore lungo, estensore breve ed estensore lungo del pollice.
Innervazione: dal nervo radiale (C5-C7).
Movimento: estende e abduce la mano.

Muscolo estensore radiale breve del carpo


Si trova, posteriormente e lateralmente, all’estensore radiale lungo.
Origine: dalla faccia anteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale, dal
legamento collaterale radiale e dal setto intermuscolare, che lo separa dall’estensore
comune delle dita.
Inserzione: il ventre continua in un tendine che va dalla faccia laterale del radio,
insieme al tendine dell’estensore radiale lungo. Da questo si separa solo poco prima
d’inserirsi nella faccia dorsale della base del 3° osso metacarpale.
Rapporti con altri muscoli:
• Anteriormente: è in rapporto con l’estensore radiale lungo del carpo e con la
fascia antibrachiale.
• Il tendine d’inserzione ha gli stessi rapporti del tendine dell’estensore radiale
lungo.
Innervazione: dal nervo radiale (C5-C7).
Movimento: estende la mano.

Muscoli posteriori dell’avambraccio

Strato superficiale

Muscolo estensore comune delle dita


E’ il più laterale dei m. superficiali.
Origine: dalla faccia posteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale e dai setti
che lo dividono, esternamente, dall’estensore radiale breve del carpo e, internamente,
dall’estensore proprio del mignolo.
Inserzione: sotto alla metà dell’avambraccio, il m. si divide in 3 fasci; di questi, il
Fascio laterale dà origine a 2 tendini, gli altri 2 ad 1 tendine solo ciascuno. In totale,
perciò, i tendini sono 4; questi passano per il 4° condotto del legamento dorsale del
155
carpo e divergono, per portarsi alle ultime 4 dita. Ciascun tendine, sulla faccia dorsale
della 1° falange, si divide in 3 linguette:
- La linguetta media: si fissa alla faccia dorsale della base della 2° falange.
- La linguetta laterale e mediale: convergono e si riuniscono per inserirsi
alla base della 3° falange.
GIUNTURE TENDINEE: a livello del metacarpo, i 4 tendini sono uniti, l’uno
all’altro, da 3 fasci obliqui che sono detti giunture tendinee.
Rapporti con altri muscoli:
o Superficialmente: è in rapporto con la fascia antibrachiale, con il legamento
dorsale del carpo e con la fascia dorsale superficiale della mano.
o Profondamente: è in rapporto con il supinatore, abduttore lungo, estensore
breve e lungo del pollice e con l’articolazione radiocarpica.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).
Movimento: estende le ultime 4 dita e coopera all’estensione della mano.

Muscolo estensore proprio del mignolo


Si trova medialmente all’estensore comune delle dita.
Origine: dalla faccia posteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale e dai setti
intermuscolari, che lo separano dai m. vicini.
Inserzione: a metà dell’avambraccio, continua in un tendine che passa per il 5°
condotto del legamento dorsale del carpo e poi nel 5° osso metacarpale, dove si fonde
con il tendine dell’estensore comune delle dita, che serve per il mignolo.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).
Movimento: estende il mignolo.

Muscolo estensore ulnare del carpo


Si trova medialmente all’estensore proprio del mignolo.
Origine: dall’epicondilo, dal legamento collaterale radiale dell’articolazione del
gomito, dalla fascia antibrachiale, dai setti intermuscolari vicini e dal margine
posteriore dell’ulna.
Inserzione: si porta in basso e medialmente, coperto dalla fascia antibrachiale; per
continuare, nel terzo inferiore dell’avambraccio, in un tendine. Questo tendine passa
nel 6° condotto tendineo del legamento dorsale del carpo e si inserisce nella parte
interna della base del 5° osso metacarpale.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).
Movimento: estende ed inclina medialmente la mano.

Muscolo anconeo
Si trova nella parte posteriore e superiore dell’avambraccio. Si trova di seguito, in
alto, al capo mediale del m. tricipite.
156
Origine: dalla parte posteriore dell’epicondilo.
Inserzione: si porta in basso e medialmente verso l’ulna, in particolare al margine
laterale dell’olecrano.
Rapporti con latri muscoli:
- Faccia superficiale: corrisponde alla fascia antibrachiale.
- Faccia profonda: è in rapporto con l’articolazione del gomito, con il m. supinatore
e con l’ulna.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).
Movimento: ha una minima azione di estensione sull’avambraccio.

Strato profondo

Muscolo supinatore
Si trova ad avvolgere il terzo superiore del radio.
Origine: dall’epicondilo, dal legamento collaterale radiale del gomito, dal legamento
anulare del radio e dalla cresta del m. supinatore dell’ulna.
Inserzione: i fasci si portano in basso, in fuori e in avanti verso la faccia anteriore e
laterale del radio.
Rapporti con altri muscoli:
- La faccia superficiale: è coperta dai m. posteriori del primo strato.
- La faccia profonda: è in rapporto con la parte laterale dell’articolazione del
gomito, con la membrana interossea e con il radio.
Innervazione: dal nervo radiale (C5-C6).
Movimento: ruota in fuori l’avambraccio (supinazione).

Muscolo abduttore lungo del pollice


E’ il più laterale dei m. posteriori profondi.
Origine: dalla faccia posteriore dell’ulna, dalla membrana interossea e dalla faccia
posteriore del radio.
Inserzione: il suo ventre si porta in basso e all’esterno, sulla faccia laterale del radio,
e finisce in un tendine. Questo attraversa il 1° condotto del legamento dorsale del
carpo e si inserisce sulla parte laterale della base del 1° osso metacarpale. Da questo
tendine si può staccare un fascetto fibroso che dà origine al m.abduttore breve del
pollice.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C7).
Movimento: abduce il pollice e la mano.

Muscolo estensore breve del pollice


Si trova medialmente all’abduttore lungo.
Origine: dalla faccia posteriore del radio e dalla membrana interossea.

157
Inserzione: il m. si porta in basso ed in fuori, circondando il radio. Il tendine
terminale si trova insieme al tendine dell’abduttore lungo nel 1° condotto del
legamento dorsale del carpo. Va a fissarsi nella faccia dorsale ella base della falange
prossimale del pollice.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C7).
Movimento: estende la prima falange e abduce il pollice.

Muscolo estensore lungo del pollice


E’ mediale rispetto all’abduttore lungo e all’estensore breve.
Origine: dal terzo medio della faccia posteriore dell’ulna e dalla membrana
interossea.
Inserzione: si porta in basso ed in fuori verso il tendine. Il suo tendine si porta nel 3°
condotto del legamento dorsale del carpo e passa sulla faccia dorsale del 1° osso
metacarpale per inserirsi alla base della falange distale del pollice.
TABACCHERIA ANATOMICA: è una depressione delimitata, medialmente, dal
tendine d’inserzione dell’estensore lungo del pollice. E’ visibile sulla parte latero-
dorsale del carpo, quando il pollice è abdotto ed esteso. I limiti laterali della
tabaccheria anatomica sono dati dai tendini dei m. abduttore lungo ed estensore breve
del pollice. Sul fondo della tabaccheria ci sono l’arteria radiale e i tendini dei m.
estensori radiali del carpo (C6-C8).
Movimento: estende la falange distale e abduce il pollice.

Muscolo estensore proprio dell’indice


E’ il più mediale dei m. posteriori profondi.
Origine: dalla faccia posteriore dell’ulna e dalla membrana interossea.
Inserzione: il suo tendine terminale passa per il 4° condotto del legamento dorsale del
carpo, insieme ai tendini del m. estensore comune delle dita. Quindi attraversa,
obliquamente e dall’interno all’esterno, la faccia dorsale del carpo e il 2° spazio
interosseo. A livello dell’articolazione metacarpo-falangea dell’indice, il tendine si
fonde con il tendine dell’estensore comune delle dita, che è per l’indice stesso.
Innervazione: dal nervo radiale (C6-C8).
Movimento: estende l’indice.

FASCIA ANTIBRACHIALE
Manicotto fibroso che avvolge i m. dell’avambraccio. In questa fascia si considerano:

158
 Estremità superiore della fascia antibrachiale:
Prosegue nella fascia brachiale, attaccandosi all’epicondilo, all’epitroclea e
all’olecrano.
 Estremità inferiore della fascia antibrachiale:
Prosegue nelle fasce della mano e ha 3 ispessimenti che sono:
1. Legamento palmare del carpo: ha forma quadrilatera e si trova sopra
l’articolazione radio-carpica. Prosegue, in alto, nella fascia antibrachiale e, in
basso, nel legamento trasverso del carpo.
2. Legamento trasverso del carpo: si trova teso tra le eminenze ossee che
delimitano il solco del carpo.
- La sua faccia anteriore: dà origine ad alcuni m. dell’eminenza tenar e
dell’eminenza ipotenar. E’ in rapporto con il tendine del m. palmare
lungo, che aderisce.
- La faccia profonda: delimita il canale del carpo ed ha un setto fibroso
che, fissandosi al trapezoide e al capitato, divide il condotto stesso in una
parte:
 Laterale: per il passaggio del tendine del m. flessore radiale del
carpo.
 Mediale: per il nervo mediano e i tendini dei m. flessori delle dita.
- Margine superiore: che continua nel legamento palmare del carpo.
- Margine inferiore: che si fonde con l’aponeurosi palmare.
Lateralmente, il legamento trasverso del carpo si fissa ai tubercoli dello
scafoide e del trapezio; medialmente, si attacca all’osso pisiforme e
all’uncino dell’osso uncinato.
3. Legamento dorsale del carpo: è un ispessimento della fascia antibrachiale che
si trova nella parte dorsale dell’articolazione radio-carpica. Ha 2 facce e 4
margini:
o Faccia superiore del legamento dorsale: è in rapporto con la cute.
o Faccia profonda del legamento dorsale: invia setti che si fissano ai margini
delle docce che si trovano alle estremità inferiori del radio e dell’ulna. In
questo modo si formano 6 canali osteofibrosi, detti CONDOTTI DEI
TENDINI DEI M. ESTENSORI (sono numerati a partire dal lato radiale):
I primi 4 condotti si trovano nelle estremità inferiore del radio.
Il 5° passa tra radio e ulna.
Il 6° è il solco che c’è sul capitello dell’ulna.
- Nel 1° condotto: passano i tendini dei m. abduttore lungo ed estensore breve
del pollice.
- Nel 2° condotto: i tendini dei m. estensori radiali lungo e breve del carpo.
- Nel 3° condotto: passa il tendine del m. estensore lungo del pollice.
- Nel 4° condotto: passa il tendine del m. estensore comune delle dita ed
estensore proprio dell’indice.
- Nel 5° condotto: passa il tendine del m. estensore del mignolo.
- Nel 6° condotto: passa il tendine del m. estensore ulnare del carpo.
159
o Margine laterale del legamento dorsale: si fissa alla faccia laterale e al
processo stiloideo del radio.
o Margine mediale del legamento dorsale: si fissa al processo stiloideo
dell’ulna e alle ossa piramidale e pisiforme.

 Superficie esterna della fascia antibrachiale:


E’ in rapporto con i tegumenti.
 Superficie interna della fascia antibrachiale:
E’ in rapporto con i muscoli. Inoltre, da questa originano i setti intermuscolari e
aderisce al margine posteriore dell’ulna.

GUAINE MUCOSE O SINOVIALI


I tendini dei m. estensori e flessori, nei condotti osteofibrosi dorsali e ventrali del
carpo, sono rivestiti da guaine mucose o sinoviali.
Queste sono 6 per i 6 condotti formati dal legamento dorsale del carpo:
 Le prime 4 guaine dorsali: iniziano alcuni cm sopra al legamento.
 La 5° e la 6°: incominciano a livello della testa dell’ulna. Inferiormente
attraversano i limiti del legamento dorsale del carpo.
Dal lato volare del carpo, le guaine sono:
o Guaine digitali dei tendini: che avvolgono i tendini flessori per le 3 dita
intermedie. Iniziano a livello dell’articolazione metacarpo-falangea e arrivano
alla base della 3° falange.
o Guaina del tendine del m. flessore lungo del pollice: inizia sopra il
legamento trasverso del carpo e arriva alla base della falange distale.
o Guaina dei tendini dei m. flessori comuni: avvolge i tendini dei m.
flessori superficiale e profondo. Inizia sopra il legamento trasverso del carpo e
si allarga nel palmo della mano, per restringersi intorno ai 2 tendini flessori
destinati al mignolo, terminando alla base della 3° falange di questo dito. Le
guaine digitali del pollice e del mignolo sono perciò dipendenze,
rispettivamente, della guaina del flessore lungo del pollice e della guaina dei
flessori comuni.

MUSCOLI DELLA MANO


I m. si trovano tutti sulla faccia palmare e si dividono in (le eminenze tenar e ipotenar
sono i rilievi del palmo della mano che corrispondono al 1° e al 5° osso metacarpale):
m.abduttore breve del pollice
160
m.flessore breve del pollice
Laterale dei m. m.opponente del pollice
dell’eminenza del tenar m.adduttore del pollice

Mediale dei m. m.palmare breve


dell’eminenza dell’ipotenar m.abduttore del mignolo
m.flessore breve del mignolo
m.opponente del mignolo

Intermedio m.lombricali
dei m. palmari m.interossei

Muscoli dell’eminenza del tenar

Muscolo abduttore breve del pollice


Origine: dalla parte antero-laterale del legamento trasverso del carpo, dal tubercolo
dello scafoide e da un fascetto tendineo che si stacca dal tendine dell’abduttore lungo
del pollice.
Inserzione: nella parte laterale della base della falange prossimale e, con
un’espansione tendinea, al tendine del m. estensore lungo del pollice.
Rapporti con altri muscoli:
 In superficie: è coperto dalla fascia dell’eminenza tenar.
 In profondità: è in rapporto con i m. flessori breve e opponente.
Innervazione: dal nervo mediano (C6-C8).
Movimento: flette e abduce il 1° metacarpale e flette la corrispondente falange
prossimale.

Muscolo opponente del pollice


Si trova sotto all’abduttore breve e lateralmente al flessore breve.
Origine: dalla parte antero-laterale del legamento trasverso del carpo e dal tubercolo
del trapezio.
Inserzione: nella faccetta anteriore del corpo del 1° metacarpale.
Innervazione: dal nervo mediano (C6-C7).
Movimento: oppone il pollice alle altre dita, portando in avanti, medialmente e
contemporaneamente intraruotando, in modo da opporre la faccia palmare a quella
delle altre 4 dita.

Muscolo flessore breve del pollice


E’ formato da un:
Capo superficiale:

161
Origine: dalla parte antero-laterale del legamento trasverso del carpo e dal tubercolo
del trapezio.
Capo profondo:
Origine: dal trapezoide, dal capitato e dalla base del 2° metacarpale.
Inserzione: i 2 capi si riuniscono per inserirsi nella parte laterale della base della
falange prossimale del pollice. Fra i 2 capi c’è il tendine flessore lungo del pollice.
Innervazione: dai nervi mediano (capo superficiale) e ulnare (capo profondo) (C6-
C7).
Movimento: ha la stessa funzione del m. abduttore breve.

Muscolo adduttore del pollice


E’ il più mediale e anche il più profondo tra questi muscoli.
Origine: con 2 capi:
Capo obliquo: che si stacca dal trapezoide, dal capitato e dall’uncinato.
Capo trasverso: che ha origine dal margine anteriore del 2° e del 3° osso
metacarpale.
Inserzione: i 2 capi si uniscono per inserirsi, lateralmente, nella parte mediale della
base della falange prossimale del pollice.
Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: flette e adduce il 1° metacarpale, ponendo in flessione la corrispondente
falange prossimale.

Muscoli dell’eminenza dell’ipotenar

Muscolo palmare breve


E’ un m. rudimentale, pellicciaio, che si trova nello spessore del sottocutaneo, in
particolare nella metà superiore dell’eminenza dell’ipotenar.
Origine: dal margine mediale dell’aponeurosi palmare.
Inserzione: nel derma a livello del margine mediale dell’eminenza dell’ipotenar.
Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: corruga la cute che riveste l’eminenza dell’ipotenar.

Muscolo abduttore del mignolo


Si trova, superficialmente e medialmente, nell’eminenza dell’ipotenar.
Origine: dall’osso pisiforme, dal legamento trasverso del carpo e da un’espansione
del tendine del m. flessore ulnare del carpo.
Inserzione: nella parte mediale della base della 1° falange del mignolo e, con un
fascio secondario, nel tendine del m. estensore proprio del mignolo.
Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: abduce il mignolo e flette la 1° falange, sempre del mignolo.

Muscolo flessore breve del mignolo


S trova superficialmente e lateralmente nell’eminenza dell’ipotenar.

162
Origine: dalla parte mediale del legamento trasverso del carpo e dal processo
dell’uncinato.
Inserzione: nella parte mediale della base della 1° falange del mignolo.
Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: flette la 1° falange del mignolo.

Muscolo opponente del mignolo


Si trova profondamente ai m. abduttore breve e flessore breve del mignolo.
Origine: dal processo dell’uncinato e dal legamento trasverso del carpo.
Inserzione: nella faccia mediale e nel capitello del 5° osso metacarpale.
Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: flette il mignolo e lo abduce.

Muscoli palmari
Sono i m. che si trovano nella zona centrale del palmo della mano (tra l’eminenza del
tenar e quella dell’ipotenar).

Muscoli lombricali
Si trovano nella zona palmare, fra i tendini del m. flessore profondo delle dita. Sono
4.
Origine: dal margine laterale dei 4 tendini del m. flessore profondo delle dita.
a. Il 3° e il 4° originano anche dal margine mediale del 2° e 3° tendine.
b. I fasci arrivano al lato radiale delle articolazioni metacarpo-falangee delle
ultime 4 dita.
c. Continuano nei tendini, che si uniscono a quelli dei m. interossei dorsali.
d. Portandosi sulla faccia dorsale della 1° falange.
e. Inserendosi nel tendine del m. estensore comune delle dita.
Innervazione: dal nervo mediano (C6-C8) e, gli ultimi 2, dal nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: flettono la 1° falange ed estendono la 2° e la 3° falange delle ultime 4
dita.

Muscoli interossei
Si trovano tra le ossa metacarpali e si distinguono in palmari e dorsali.
Muscoli interossei palmari: sono 3 e si trovano negli ultimi 3 spazi
intermetacarpali.
- Il 1° m. origina dalla faccia mediale del 2° metacarpale.
- Il 2° m.origina dalla faccia laterale del 4° metacarpale.
- Il 3° m.origina dalla faccia laterale del 5° metacarpale.
Questi m. non hanno alcuna origine dal 3° osso metacarpale e non prendono nessuna
inserzione sul dito medio.
Inserzione: i fasci sono in rapporto con le articolazioni metacarpo-falangee a livello
delle quali continuano in tendini. Questi tendini si portano sulla faccia dorsale delle
prime falangi, per inserirsi nei tendini del m. estensore comune delle dita.

163
Innervazione: dal nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: flettono la 1° falange ed estendono le altre 2; inoltre, avvicinano tra loro
le dita.

Muscoli interossei dorsali: sono 4 e si trovano, dorsalmente, negli spazi interossei


del metacarpo. Sono m. penniformi.
Origine: dalle 2 facce delle ossa metacarpali, che delimitano lo spazio interosseo.
Inserzione: i fasci si portano in basso verso un tendine, che si divide in 2 parti:
- Una parte breve: che si inserisce alla base della 1° falange.
- Una parte più lunga: che è di forma triangolare e che si espande sul
tendine del m. estensore comune delle dita. In particolare, il 1° interosseo
dorsale si inserisce al lato radiale del 2° dito, il 2° al lato radiale del 3°
dito, il 3° al lato ulnare del 3° dito e il 4° al lato ulnare del 4° dito.
Innervazione: da nervo ulnare (C8-T1).
Movimento: come i palmari, flettono la 1° falange ed estendono le altre 2, ma
allontanano le dita fra loro.

APONEUROSI PALMARE O FASCIA PALMARE SUPERFICIALE


E’ una robusta membrana fibrosa, che si trova nel sottocutaneo, tra le eminenze tenar
e ipotenar. Ha la forma triangolare, con la base distale e l’apice prossimale. Oltre alla
base e all’apice, si considerano un margine laterale, uno mediale, una faccia
superficiale e una profonda.
• L’apice: segue il tendine del m. palmare lungo.
• La base: si trova a livello della radice delle dita.
• La faccia superficiale: è unita alla cute da tratti fibrosi.
• La faccia profonda: si unisce al legamento trasverso del carpo e, più in basso,
ricopre i tendini dei m. flessori, lombricali, i vasi dell’arcata arteriosa palmare
superficiale e i rami dei nervi, mediano e ulnare.
L’aponeurosi palmare è considerata una dipendenza del tendine del m. palmare lungo
e del legamento trasverso del carpo. E’ formata da fasci longitudinali riuniti da fasci
trasversali, più numerosi nella parte distale.

FASCIA DELL’EMINENZA TENAR


Serve a ricoprire i sottostanti m.
- Lateralmente, si fissa al margine laterale del 1° osso metacarpale.
- Medialmente, prosegue nell’aponeurosi palmare.

FASCIA DELL’EMINENZA IPOTENAR


Si fissa, medialmente, al margine mediale del 5° osso metacarpale e, lateralmente,
continua nell’aponeurosi palmare.

Nella linea d’unione delle 2 fasce, dell’eminenza tenar e ipotenar, con l’aponeurosi
palmare si staccano 2 SETTI FIBROSI, che si portano profondamente per fissarsi ai
164
margini anteriori del 3° e del 5° osso metacarpale. In questo modo, l’intera zona
palmare è divisa in 3 LOGGE:
a) Loggia laterale: che contiene i m. dell’eminenza tenar e il tendine del m.
flessore lungo del pollice.
b) Loggia intermedia: che accoglie i tendini dei m. flessori, i m. lombricali, i vasi
e i nervi.
c) Loggia mediale: che accoglie i m. dell’eminenza ipotenar e i tendini flessori
del mignolo.

FASCIA PALMARE PROFONDA


Si distende sopra le ossa metacarpali e i m. interossei.
- In alto, si unisce ai legamenti delle articolazioni intercarpali.
- In basso, si ispessisce per trovare il legamento trasverso delle ossa metacarpali.

FASCIA DORSALE SUPERFICIALE


E’ sottile. Si unisce:
- In alto, al legamento dorsale del carpo, per perdersi, inferiormente, nelle
dita. Superficialmente, è in rapporto con il sottocutaneo.
- Profondamente con i tendini estensori.

FASCIA DORSALE PROFONDA


Si trova profondamente ai tendini estensori e superficialmente rispetto alle ossa
metacarpali e ai m. interossei dorsali.

LEGAMENTO VAGINALE
Nella superficie palmare di ogni dito, profondamente al sottocutaneo, si trova questa
robusta lamina fibrosa, che serve a rivestire i tendini dei m. flessori avvolti dalle
proprie guaine mucose. Il legamento vaginale è formato da fasci fibrosi, trasversali
(fibre anulari) e obliqui (fibre crociate). Questo legamento, medialmente e
lateralmente, si attacca ai margini rispettivi delle falangi.

ARTO INFERIORE
Ciascun arto è costituito da, direzione prossimo-distale:
Anca: dispositivo d’attacco della parte libera dell’arto inferiore al tronco.

165
Coscia
Gamba
Piede

SCHELETRO DELL’ARTO INFERIORE


E’ costituito da:
Cintura pelvica: formata dalle 2 ossa dell’anca, connesse con lo scheletro assiale
(porzione sacrale della colonna vertebrale), grazie all’articolazione sacroiliaca. Le 2
ossa dell’anca si articolano tra loro, anteriormente, grazie alla SINFISI PUBICA,
formando il sistema osseo detto BACINO o PELVI.
Femore: ciascun osso dell’anca si articola con il femore, che è o scheletro della
coscia.
Tibia, fibula, con la rotula: sono lo scheletro della gamba.
Piede: ha molti pezzi ossei, che sono raggruppati in segmenti distinti, detti TARSO,
METATARSO e FALANGI.

OSSO DELL’ANCA
E’ un osso piatto, pari e simmetrico, derivato, nell’adulto, dalla fusione di 3 parti
(queste 3 parti nella vita prenatale e nell’infanzia, sono distinte in: ILEO, ISCHIO e
PUBE). Ha forma di un quadrilatero irregolare, perciò ha 2 facce e 4 margini.
Faccia esterna: ha nel centro una cavità, sferica, detta ACETABOLO.
oQuesta cavità è delimitata da un lembo osseo circolare, il CIGLIO COTILOIDEO
O MARGINE DELL’ACETABOLO.
oQuesto margine è interrotto in 3 punti, che sono i punti di fusione dei primitivi
abbozzi ossei.
oDi questi solchi, quello che si trova tra ischio e pube è ben evidente ed è detto
INCISURA DELL’ACETABOLO.
oSolo parte dell’incisura interna dell’acetabolo è destinata ad essere articolazione;
questa è la parte liscia, periferica, detta FACCIA SEMILUNARE, mentre la
porzione centrale quadrilatera, più profonda, è rugosa, contiene tessuto adiposo e
un legamento.
oQuesta porzione centrale è la FOSSA DELL’ACETABOLO.
oSopra l’acetabolo, la faccia esterna ha un’ampia superficie piana, la FACCIA
GLUTEA, percorsa da 2 linee rugose ad andamento semilunare, le LINEE
GLUTEE ANTERIORE E POSTERIORE.
oQueste linee servono per delimitare 3 territori, che corrispondono alle 3 origini dei
m. glutei. La LINEA GLUTEA INFERIORE, breve, si trova sotto la linea glutea
anteriore; è convessa in alto e in dietro e corrisponde al limite inferiore del m.
piccolo gluteo.
oSotto l’acetabolo si trova il FORAME OTTURATORIO, delimitato in alto dai
corpi dell’ischio e del pube, in basso dai rami inferiori delle stesse parti. Questo
foro è chiuso da una membrana fibrosa che dà attacco ai m. su entrambe le sue
superfici.
166
Faccia interna: è divisa in 2 porzioni da una linea obliqua, diretta in basso ed in
avanti, la LINEA ARCUATA O INNOMINATA, sopra la quale si estende una
superficie piana, detta FOSSA ILIACA, da dove origina il m. iliaco. Questa è la parte
inferiore della cavità addominale.
• Dietro all’origine della linea arcuata c’è una faccetta articolare piana,
corrispondente alla faccetta auricolare del sacro. Questa è la FACCETTA
AURICOLARE dell’osso dell’anca.
• Dietro questa c’è la TUBEROSITA’ ILIACA, area accidentata che serve per
l’attacco dei legamenti sacro-iliaci posteriori.
• In basso, tra la linea arcuata e il forame otturatorio, c’è una vasta superficie
pianeggiante, che corrisponde esternamente all’acetabolo.

Margine anteriore: può essere diviso in 2 porzioni:


- La prima porzione: è circa verticale.
- La seconda porzione: piega in avanti e medialmente, formando con la
precedente un angolo di 140°.
• Dall’alto in basso, nel margine anteriore si trovano:
- 2 protuberanze messe una sopra all’altra e separate da un’incisura, le
SPINE ILIACHE ANTERIORI (rispettivamente superiore ed
inferiore)
- Un’incisura per il passaggio del m.ileopsoas.
- Una cresta smussa, detta EMINENZA ILEOPETTINEA, per
l’omonima benderella.
- Una superficie pianeggiante per l’inserzione del m. ileopettineo, detta
SUPERFICIE PETTINEA, su cui termina la linea arcuata, formando
una cresta tagliente, detta CRESTA PETTINEA.
- Un tubercolo per l’inserzione del legamento inguinale, il
TUBERCOLO PUBICO.

Margine posteriore: è più accidentato.


 Nella sua parte superiore ha 2 spine separate da un’incisura poco profonda;
queste sono le SPINE ILIACHE POSTERIORI (rispettivamente superiore ed
inferiore).
 Sotto la spina iliaca inferiore, c’è la GRANDE INCISURA ISCHIATICA,
delimitata in basso dalla SPINA ISCHIATICA, che forma il margine superiore
di un’incisura meno profonda della precedente, la PICCOLA INCISURA
ISCHIATICA.
 Sotto questa c’è una grossa sporgenza, la TUBEROSITA’ ISCHIATICA.

Margine superiore: è detto CRESTA ILIACA ed è leggermente incurvato ad S.


- Posteriormente: ha una concavità laterale.
- In avanti è concavo, medialmente.

167
- La cresta iliaca è delimitata da un LABBRO ESTERNO e da uno INTERNO,
poco rilevati.

Margine inferiore: è obliquo in avanti e medialmente. Inizia in dietro con la


tuberosità ischiatica e termina in avanti con una faccetta ovalare, faccetta della sinfisi
pubica, che s articola con l’omologa faccetta del lato opposto.

IL BACINO NEL SUO INSIEME


E’ un complesso osseo, formato dalle 2 ossa dell’anca e dagli ultimi 2 segmenti della
colonna vertebrale, il sacro e coccige. Ha la forma a tronco di cono, con la base
antero-superiore, rivolta verso la cavità addominale, e l’apice inferiore, che è rivolta
verso la regione perineale.
CAVITA’ PELVICA: ha la forma di un imbuto ed è divisa in 2 parti:
 Superiore: detta GRANDE PELVI. Fa parte della cavità addominale (zona
superiore).
- Posteriormente, tra l’ileo e la colonna lombare, c’è uno spazio che mette in
comunicazione la grande pelvi con lo scheletro e che è completata dai
legamenti ileolombari e sacroiliaci.
- Lateralmente, è delimitata dalle ali iliache.
- Anteriormente, dove la parete ossea manca, il suo limite è dato dalla parete
addominale anteriore.
 Inferiore: detta PICCOLA PELVI. E’ la cavità pelvica. Ha:
 un’apertura superiore: lo STRETTO SUPERIORE, che ha contorno ovalare ed
è delimitato, in dietro, dal margine anteriore della base del sacro, lateralmente,
dalle linee arcuata e pettinea e, in avanti, dalla continuazione di quest’ultima
fino al tubercolo pubico.
 un’apertura inferiore: lo STRETTO INFERIORE, che ha un contorno
irregolare e che passa, dal dietro in avanti, per l’apice del coccige e per le
tuberosità ischiatiche, giungendo al margine inferiore della sinfisi pubica. Fra
la tuberosità ischiatica anteriormente, il sacro e il coccige posteriormente, la
parete ossea è incompleta. Essa, infatti, è solo parzialmente completata dai
legamenti sacro-spinoso e sacro-tuberoso.
 una CAVITA’: le dimensioni di questa sono importanti in ostetricia.
 Il limite tra le 2 è segnato dallo STRETTO SUPERIORE costituito, in avanti e di
lato, dall’eminenza ileopettinea e dalla linea arcuata. In dietro dalle ali del sacro e
da una sporgenza mediana, il PROMONTORIO, che corrisponde all’angolo
lombo-sacrale.

IMPORTANZA PRATICA IN OSTETRICIA (dimensioni del bacino)


Lo stretto superiore ha queste dimensioni:

168
Diametro antero-posteriore: distanza fra promontorio e margine superiore della
sinfisi pubica, detta anche coniugata anatomica. 11 CM
Diametro trasverso massimo: distanza tra i punti più laterali delle linee arcuate
di ciascun lato. 13,5 CM
Diametri obliqui: distanza tra l’articolazione sacro-iliaca di un lato
dall’eminenza ileopettinea, del lato opposto. 12 CM
Sono poi molto interessanti le seguenti coniugate:
Coniugata ostetrica o coniugata vera: distanza del promontorio dal piede, della
perpendicolare alla sinfisi pubica, per il promontorio stesso. E’ lo spazio utile
minimo per il transito fetale. 10,5 CM
Coniugata diagonale: dal promontorio al margine inferiore della sinfisi pubica.
Questa misura è importante perché è il diametro usato dal feto, al momento del
parto, per il transito attraverso lo stretto superiore. E’ direttamente valutabile
dall’ostetrico con l’esplorazione vaginale. In generale questa coniugata è 1,5 CM
in meno di quella vera. 12 CM
Nello stretto inferiore si considerano i seguenti diametri:
Diametro antero-posteriore: tra sinfisi pubica e apice del coccige. 9,5 CM
Diametro trasverso o bisischiatico: 11 CM
Le dimensioni medie della testa fetale superano quelle dei diametri pelvici; il parto
non sarebbe pox, perciò, se i movimenti di nutazione del sacro e di retropulsione del
coccige non consentissero di guadagnare oltre 3 CM.

Metodi pelvimetrici esterni: per l’importanza che hanno le misure pelviche in


ostetricia, sono stati pensati questi parametri che possano indicare le distanze tra
punti ben visibili, dai quali si possa risalire ai diametri pelvici. I metodi pelvimetrici
esterni misurano punti come spine iliache, trocanteri.
Metodo pelvimetrico interno: valuta, con l’esplorazione vaginale, la coniugata
diagonale.
Metodo radio-pelvimetrici: sfruttano l’indagine radiologica per accertare la
conformazione generale e i rapporti tra le varie parti del bacino.

Differenze sessuali del bacino: si definiscono dalla pubertà e raggiungono la


completa espressione al termine dell’accrescimento scheletrico.
Tipo maschile:
o Spessore: è più spesso e, in esso, i rilievi, per le inserzioni muscolari, sono più
pronunciati.
o Dimensioni: c’è una prevalenza del diametro verticale.
o Inclinazione: l’angolo è minore.
o Configurazione: lo stretto superiore ha la forma di cuore (della carta da gioco).
Il foro otturatorio ha contorno ovale; la sinfisi pubica è più alta; l’angolo
sottopubico è di 70° d’apertura.
Tipo femminile:
 Spessore: meno spesso di quello maschile.
169
 Dimensioni: prevalgono i diametri trasversali.
 Inclinazione: è più inclinato in avanti; l’angolo formato dal piano passante per
lo stretto superiore con il piano orizzontale è di 4°-5° più ampio che nel
maschio.
 Configurazione: lo stretto superiore è ovale; le ali iliache sono maggiormente
inclinate in fuori; gli acetaboli e le tuberosità ischiatiche sono meno
ravvicinati; le pareti della piccola pelvi sono più verticali; il foro otturatorio ha
contorno triangolare; la sinfisi pubica è più bassa nella femmina e l’angolo
sottopubico è più aperto (110°).

FEMORE
E’ un osso lungo che da solo forma lo scheletro della coscia.
Nella stazione eretta è obliquo in basso e medialmente; nella femmina, per la maggior
larghezza del bacino, questa obliquità è più accentuata. Nel femore si distinguono un
corpo e 2 estremità:
Corpo: non è rettilineo, ma è incurvato ad arco a concavità posteriore. E’
prismatico e per questo ci sono:
- 3 facce (anteriore, postero-mediale, postero-laterale): sono lisce e convesse.
- 3 margini (mediale, laterale e posteriore): i margini mediale e laterale sono
smussi; quello posteriore è spesso, rugoso ed è detto LINEA ASPRA. Lungo la
linea aspra si trova il FORO NUTRITIZIO. In basso, la linea aspra si biforca e
ciascuno dei rami termina in un condilo. Questa biforcazione forma un triangolo a
base inferiore, detto TRIANGOLO POPLITEO. In alto, invece, la linea aspra si
divide in 3 e forma, lateralmente, la LINEA PETTINEA, che serve per
l’inserzione del m. pettineo e, medialmente, la CRESTA DEL M. VASTO
MEDIALE, che dà origine all’omonimo capo del m. quadricipite.
Estremità superiore: è formata da una testa e 2 rilievi, detti TROCANTERI.
1. Testa dell’estremità superiore del femore: è sferica e rivolta in alto, in avanti e
medialmente. Serve per articolarsi con l’acetabolo del bacino.
- Al centro ha una depressione, la FOVEA CAPITIS, che serve per
l’attacco di una estremità del LEGAMENTO ROTONDO DEL
FEMORE.
- La testa è sostenuta da un segmento osseo prismatico rettangolare, detto
COLLO ANATOMICO. Il collo anatomico ha l’asse allineato con
quello della testa e forma, con l’asse del corpo, un angolo di c.a. 130°.
Alla base del collo anatomico si trovano i trocanteri.
2. Trocanteri dell’estremità superiore del femore: sono 2 robuste eminenze.
- Grande trocantere: si trova lateralmente e in alto. Alla base e
medialmente al grande trocantere, si trova una profonda depressione che
è la FOSSA TROCANTERICA, per l’inserzione muscolare.
- Piccolo trocantere: si trova medialmente e in basso: sotto a questo si
trova il COLLO CHIRURGICO, che è il limite fra diafisi ed epifisi.

170
- Cresta intertrocanterica: cresta pronunciata che unisce il grande e il
piccolo trocantere.
Estremità inferiore: ha, in avanti ed in basso, una vasta superficie articolare per la
tibia e la patella, che in avanti si configura a puleggia, con 2 versanti obliqui e una
gola centrale; è la FACCIA PATELLARE.
- I versanti obliqui continuano in basso ed in dietro in 2 masse voluminose
ed ovalari, i CONDILI. . L’asse dei condili è obliquo in dietro e
lateralmente; la faccia dei condili, che è rivolta verso l’asse del femore,
dà attacco ai LEGAMENTI CROCIATI, quella che è rivolta
esternamente rispetto all’asse stesso, ha 2 eminenze destinate ai
legamenti, gli EPICONDILI MEDIALE e LATERALE.
- Questi condili sono separati da un’incisura, che è in continuazione con la
gola della troclea, l’INCISURA o FOSSA INTERCONDILOIDEA.
- Dietro e sopra l’epicondilo mediale si trova il TUBERCOLO DEL
GRANDE ADDUTTORE, dove si inserisce l’omonimo m.
- La faccia patellare è separata da quella tibiale da una cresta smussa.

Conformazione interna dell’osso femore:


Diafisi: è formata ad astuccio di tex osseo compatto con, all’interno, il canale
midollare.
Epifisi: sono formate da una lamina superficiale compatta che avvolge un trabecolato
spugnoso. Le trabecole sono disposte secondo traiettorie di carico.

ROTULA O PATELLA
E’ un osso sesamoide che è compreso nello spessore del tendine d’inserzione del m.
quadricipite. E’ breve e appiattito e, se visto dal davanti, ha una forma circa
triangolare, ad apice inferiore. Si considerano 2 facce, 2 margini, una base e un apice.
Faccia anteriore o cutanea: è convessa in ogni direzione e ha delle irregolari
striature verticali.
Faccia posteriore o articolare: è divisa da una cresta trasversale in una zona:
- Superiore: liscia, che corrisponde al femore. E’ la porzione articolare per
eccellenza ed è l’inverso della faccia patellare del femore; ha cioè una cresta
verticale, opposta alla gola della troclea, e 2 faccette, laterale e mediale,
concave, che sono in rapporto con la faccia patellare del femore. La faccetta
laterale è più estesa che quella mediale.
- Inferiore: rugosa, che corrisponde alla massa adiposa anteriore del ginocchio.
Base: è rivolta verso l’alto; qui si ha l’inserzione del TENDINE DEL M.
QUADRICIPITE.
Apice: è distale e si prolunga nel robusto LEGAMENTO PATELLARE.

La conformazione interna della rotula è quella delle ossa brevi.


TIBIA

171
E’ un osso lungo, voluminoso e robusto, che si trova nella parte antero-mediale della
gamba.
Non è rettilinea, infatti, ha una leggera concavità laterale, in alto, e mediale, in basso.
Assume, perciò, una forma a S. Fa, inoltre, una torsione sul proprio asse. Nella tibia
si considerano:
Corpo: è prismatico triangolare, perciò, con 3 facce e 3 margini.
 Faccia mediale: corrisponde ai tegumenti ed è leggermente convessa.
 Faccia laterale: è concava, in alto, dove si trova l’inserzione del m. tibiale
anteriore. In basso è convessa e, per la torsione dell’osso, tende a farsi anteriore.
 Faccia posteriore: è liscia e convessa in tutta la sua estensione, eccetto che nella
sua porzione superiore, dove è attraversata da una cresta rugosa, diretta in basso
e medialmente, la LINEA OBLIQUA o LINEA DEL M. SOLEO. Sotto questa
linea si trova il FORO NUTRITIZIO.
o Margine anteriore: è smusso all’estremità, mentre tende a diventare tagliente al
centro dell’osso. In basso si piega medialmente e termina nel MALLEOLO
MEDIALE.
o Margine mediale: poco evidente.
o Margine laterale o interosseo: è tagliente e serve per l’attacco della membrana
interossea della gamba.
Estremità superiore: è molto sviluppata, soprattutto in senso trasversale e si
espande in 2 masse, i CONDILI TIBIALI (mediale e laterale).
• La faccia superiore di ciascun condilo ha una cavità glenoidea che serve per
l’articolazione con i condili femorali.
• Tra le 2 cavità glenoidee si trova un rilievo antero-posteriore, l’EMINENZA
INTERCONDILOIDEA, formata da 2 tubercoli- TUBERCOLI
INTERCONDILOIDEI- mediale e laterale.
• Davanti e dietro i tubercoli si trovano 2 aree rugose, triangolari, le AREE
INTERCONDILOIDEE ANTERIORE E POSTERIORE.
• Le cavità glenoidee poggiano su 2 robusti capitelli: quello esterno ha, sulla
faccia laterale, una superficie articolare piana per l’articolazione con la fibula.
• I condili convergono in avanti in un rilievo, la TUBEROSITA’ TIBIALE. In
dietro, invece, i condili sono separati da un solco.
Estremità inferiore: meno sviluppata di quella superiore, ha una superficie basale
articolare concava in senso antero-posteriore e divisa in 2 zone da una cresta
sagittale. E’ la TROCLEA DELL’ASTRAGALO.
Medialmente, l’estremità inferiore forma una sporgenza quadrilatera e robusta, il
MALLEOLO MEDIALE; questo ha 2 facce:
- Faccia mediale del malleolo: corrisponde ai tegumenti e da questa passano i
tendini dei m. flessori.
- Faccia laterale: ha una faccetta articolare, piana e sagittale, che si contrappone alla
porzione mediale della superficie articolare astragalica.
Sulla faccia laterale c’è una piccola superficie articolare per la fibula.
FIBULA O PERONE
172
E’ un osso lungo, più sottile della tibia e laterale rispetto a questa. E’ formato da un
corpo e da 2 estremità:
Corpo: è rettilineo e ha la forma prismatica triangolare. Si considerano 3 facce:
 Faccia laterale: è liscia ma ha una depressione per i m. peronieri laterali.
 Faccia mediale: ha un rilevo verticale, la CRESTA INTEROSSEA, per
l’inserzione della MEMBRANA INTEROSSEA DELLA GAMBA.
 Faccia posteriore: è rugosa per le varie inserzioni muscolari.
 I 3 margini sono sottili e taglienti.
Estremità superiore o testa: ha una faccetta articolare piana, rivolta verso l’alto e
medialmente, in giunzione con la faccetta articolare della tibia. Lateralmente si
solleva una sporgenza piramidale, il PROCESSO STILOIDEO DELLA FIBULA, per
l’inserzione del m. bicipite femorale.
Estremità inferiore: si rigonfia nel MALLEOLO LATERALE.
- La superficie mediale del malleolo si articola, in alto, con l’omologa faccetta
tibiale, in basso con la superficie articolare dell’astragalo.
- Dietro questa faccetta c’è una depressione ben evidente dove si inserisce il
LEGAMENTO FIBULO-ASTRAGALEO POSTERIORE.
- La faccia laterale del malleolo corrisponde ai tegumenti.
- Posteriormente si trova un solco sagittale, per il passaggio dei TENDINI DEI
M. PERONIERI.

TARSO
E’ un complesso di ossa brevi organizzato in 2 file (prossimale e distale).
Astragalo
La fila prossimale comprende Calcagno
Scafoide
La fila distale comprende Cuboide
3 ossa cuneiformi
ASTRAGALO o TALO
E’ un osso irregolarmente cuboide e allungato in senso antero-posteriore, che si trova
tra le ossa della gamba, in alto, il calcagno, in basso e in dietro, e lo scafoide, in
avanti.
Si distinguono 3 porzioni (corpo posteriore, testa anteriore, collo, tra il corpo e la
testa). Nell’insieme, nell’astragalo, si distinguono 6 facce (superiore, inferiore,
mediale, laterale, posteriore ed anteriore).
Faccia superiore: interamente occupata da una superficie articolare, fatta a troclea,
con l’asse di rotazione trasversale; la troclea ha una gola centrale delimitata da 2
versanti rilevati, a decorso sagittale.
Faccia inferiore: ha 2 faccette articolari piane, per l’articolazione con il calcagno,
separate da una doccia trasversale, il SOLCO DELL’ASTRAGALO. Le 2 faccette si
distinguono in postero-laterale e antero-mediale (questa è divisa, a sua volta, in una
faccetta anteriore ed in una media).

173
Al solco dell’astragalo si oppone un identico semicanale del calcagno; si forma così
un condotto, il SENO DEL TARSO.
Facce mediale e laterale: hanno faccette articolari disposte su un piano sagittale
per le facce dei 2 malleoli. Queste possono essere considerate come dipendenze della
troclea astragalica e hanno entrambe forma semilunare con la concavità inferiore.
Faccia posteriore: qui si trova l’estremo posteriore della troclea, sotto il quale si
trova un solco sagittale, per il passaggio del tendine del m. flessore lungo dell’alluce.
Questo solco è delimitato da 2 TUBERCOLI, LATERALE e MEDIALE, di cui il
primo è maggiormente rilevato.
Faccia anteriore: è occupata dalla testa, che ha forma irregolarmente sferoidale.
Serve per l’articolazione con lo scafoide e continua in basso, con le faccette articolari
inferiori per il calcagno.

CALCAGNO
E’ un osso breve, con l’asse maggiore che va in senso antero-posteriore. Si trova
sotto l’astragalo e ha 6 facce:
Faccia superiore: si articola, anteriormente, con l’astragalo con il quale forma il
SENO DEL TARSO. Dietro la faccetta postero-laterale, la superficie superiore
dell’osso è irregolarmente cilindrica.
Faccia inferiore: irregolare, ha dietro un rilievo, la TUBEROSITA’
POSTERIORE DEL CALCAGNO, da cui partono 2 TUBERCOLI, MEDIALE e
LATERALE. Alla sua estremità anteriore, la faccia è delimitata da un’altra sporgenza
ossea, detta TUBEROSITA’ ANTERIORE.
Faccia laterale: all’unione del terzo anteriore con il terzo medio c’è il PROCESSO
TROCLEARE. Sopra e sotto di questo si trovano 2 solchi per il passaggio dei tendini
dei m. peronieri laterali.
Faccia mediale: ha una lunga DOCCIA CALCANEALE MEDIALE che serve per
il passaggio di tendini, vasi, nervi, che vanno dalla faccia posteriore della gamba
verso la pianta del piede.
Questa faccia è delimitata, in dietro, dal tubercolo mediale del calcagno, in avanti da
un robusto capitello, detto SUSTENTACULUM TALI, perché su di esso poggia la
porzione mediale dell’astragalo. La base del sustentaculum è scavata da un solco che
serve per il passaggio del tendine del m. flessore lungo dell’alluce.
Faccia anteriore: ha una superficie articolare concava, verticalmente, e convessa,
trasversalmente. Serve per l’articolazione a sella con la superficie omologa del
cuboide.
Faccia posteriore: è inclinata e corrisponde alla sporgenza del tallone. In basso è
rugosa e dà inserzione al tendine calcaneale (di Achille). In alto è liscia ed è separata
dal tendine da una borsa sinoviale.

174
CUBOIDE
E’ un osso irregolarmente cubico che si trova nella parte esterna del piede, davanti al
calcagno, lateralmente allo scafoide e al 3° cuneiforme, dietro al 4° e al 5°
metatarsale.
Faccia superiore: è rugosa e non articolare.
Faccia plantare: ha una cresta marcata che serve per l’inserzione del
LEGAMENTO PLANTARE LUNGO e termina con una grossa sporgenza, la
TUBEROSITA’ DEL CUBOIDE.
Faccia laterale: è ristretta e concava e serve per il passaggio del TENDINE DEL
PERONIERO LUNGO.
Faccia mediale: è più estesa e ha una faccetta articolare per il 3° cuneiforme.
La superficie posteriore del cuboide: è articolare e corrisponde all’omologa faccia
del calcagno.
La superficie anteriore: è sempre articolare ed è divisa in 2 faccette, mediale e
laterale, che si articolano con le basi del 4° e del 5° osso metatarsale.

SCAFOIDE O NAVICOLARE
E’ un osso a forma di navicella, che si trova davanti alla testa dell’astragalo e dietro
alla fila dei 3 cuneiformi, medialmente al cuboide. Ha una faccia anteriore, una
posteriore, 2 margini, superiore ed inferiore, e 2 estremità, mediale e laterale.
- Delle 2 facce: quella posteriore ha la cavità glenoidea che serve per accogliere la
testa dell’astragalo. Quella anteriore ha 3 faccette piane per i 3 cuneiformi.
- Estremità mediale: ha un grosso processo, la TUBEROSITA’ DELLO
SCAFOIDE, dove si inserisce il TENDINE PRINCIPALE DEL M. TIBIALE
POSTERIORE.

CUNEIFORMI
Sono 3 ossa a forma di prismi triangolari. Sono disposti in fila e si distinguono in:
1° o mediale: che ha la base rivolta verso la faccia plantare del piede. E’ il più
voluminoso; si articola, con le sue faccette piane, in avanti con il 1° metatarsale e,
lateralmente, con il 2° cuneiforme e il 2° metatarsale.
2° o medio: ha la base volta dorsalmente; si distingue dagli altri 2 perché più
breve. Si articola ai lati con i suoi omologhi e, in basso e in avanti, con il 2°
metatarsale.
3° o laterale: ha la base volta dorsalmente; si appoggia in fuori sul cuboide, con il
quale si articola grazie ad una faccetta ovalare. La sua superficie mediale ha una
faccetta articolare per il 2° cuneiforme e una per il 2° metatarsale; anteriormente è in
contatto con la base del 3° metatarsale.

175
OSSA DEL METATARSO
Sono 5 piccole ossa lunghe che si trovano tra la serie distale delle ossa tarsali e la
serie delle falangi prossimali. Ciascun osso metatarsale è composto di un corpo e da 2
estremità.
Corpo: è di forma prismatica triangolare, con la base dorsale. Ha una concavità
inferiore.
Estremità prossimali o basi: hanno faccette piane, che servono per articolarsi con
le ossa della seconda serie tarsale (ARTICOLAZIONI TARSO-METATARSALI) e
con le ossa metatarsali vicine (ARTICOLAZIONI INTER-METATARSALI).
Estremità distali: arrotondate e sono dette anche teste. Hanno superfici articolari
convesse, come piccoli condili, accolte nelle cavità glenoidee delle falangi
prossimali.
Ciascun osso metatarsale ha le sue caratteristiche:
 Il 1° metatarsale: è il più corto e il più robusto.

- La sua estremità prossimale ha una sola faccetta articolare per il 1°


cuneiforme.
- Nella superficie plantare c’è una cresta per l’inserzione del TENDINE DEL
PERONIERO LUNGO. Ai lati della cresta ci sono 2 depressioni, che servono
per le 2 ossa sesamoidi dei TENDINI del M. FLESSORE BREVE
DELL’ALLUCE. All’angolo infero-laterale della base si trova un tubercolo
appiattito, dove si inserisce il TENDINE DEL M. PERONIERO LUNGO. E’
la TUBEROSITA’ DEL 1° METATARSALE.
 Il 2° metatarsale: ha un’estremità prossimale incastrata tra i 2 cuneiformi, il 1° e il

3° metatarsale.
 Il 3° metatarsale: si articola con la sua estremità prossimale, con il 3° cuneiforme,

mentre, lateralmente e medialmente, si articola con il 4° e il 2° metatarsale,


rispettivamente.
 Il 4° metatarsale: ha una superficie quadrilatera nella sua estremità prossimale,

grazie alla quale si articola con il cuboide. Medialmente, la sua estremità si


articola con il 3° metatarsale e il 3° cuneiforme, mentre, lateralmente, si articola
con il 5° metatarsale.
 Il 5° metatarsale: è più sottile. La sua estremità prossimale ha un rilievo, la

TUBEROSITA’ DEL 5° METATARSALE, che serve per l’inserzione del


TENDINE DEL M. PERONIERO BREVE. Ha una superficie articolare larga e
ovale per il cuboide, sempre sull’estremità prossimale. Medialmente, una faccetta
articolare a forma di triangolo lo connette al 4° metatarsale.

FALANGI
Sono piccole ossa lunghe, omologhe, per numero e forma, a quelle corrispondenti
della mano, ma meno sviluppate.
Vanno decrescendo di volume dal 1° al 5° dito e di lunghezza dal 2° al 5°. Ciascun
dito, eccetto l’alluce (che è il 1° e che ha 2 sole falangi), ha 3 falangi, dette:
prossimale, media e distale o 1°, 2° e 3°.

176
ARTICOLAZIONI DELL’ARTO INFERIORE
articolazione sacro-iliaca unisce, dietro, le 2 ossa dell’anca
con il sacro.
Articolazioni sinfisi pubica che unisce, davanti, le 2 ossa dell’anca
della cintura pelvica tra loro
articolazione sacro-coccigea
membrana otturatoria

Articolazioni articolazione dell’anca


della parte libera articolazione del ginocchio
articolazioni tibio-fibulari prossimale e distale
articolazione tibio-tarsica

articolazioni del piede (del tarso, tarso-metatarsali, inter-metatarsali, metatarso-


falangee e inter-falangee)

ARTICOLAZIONE SACRO-ILIACA
Tipo d’articolazione: è un’articolazione molto variabile (soprattutto in relazione
all’età), perciò, difficilmente classificabile. Può essere considerata come una
sincondrosi o come un artrodia tipica, perché i capi ossei, che sono in comunicazione,
sono liberi e separati da una cavità.
Superfici articolari:
Faccetta articolare del sacro: perfettamente piana, ma con una doppia incurvatura,
a forma di S, che limita lo scorrimento tra le 2 ossa.
Faccetta articolare dell’osso dell’anca: perfettamente piana, ma con una doppia
incurvatura, a forma di S, che limita lo scorrimento tra le 2 ossa.
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: è spessa e resistente e si inserisce nei contorni delle superfici
articolari, tra i quali è molto tesa. La sinoviale tappezza la superficie interna e
forma un piccolo diverticolo, espandendosi davanti. La capsula è rinforzata dai 2
legamenti sacro-iliaci.
 Legamenti periferici, che la rinforzano: questi sono i sacro-iliaci e si dividono in:
o Anteriore: è un robusto insieme di fasci fibrosi, che originano dalla faccia
anteriore del sacro, in particolare lateralmente ai 2 primi fori sacrali, e
terminano sulla arte più mediale della fossa iliaca.
o Posteriore: è formato da 3 gruppi di fasci che si trovano su 3 piani. Di questi
piani:
- Nel piano profondo: si trova il FASCIO INTEROSSEO, teso tra la
tuberosità iliaca e quella sacrale, che perciò non tocca l’interno
dell’articolazione.

177
- Nel piano medio: c’è il FASCIO BREVE, che unisce le 2 spine iliache
posteriori e l’incisura, che si trova fra queste, con il 2° e il 3° tubercolo
della cresta sacrale laterale.
- Nel piano più superficiale: c’è il FASCIO LUNGO, che è verticale e
connette la spina iliaca postero-superore a uno degli ultimi tubercoli
della cresta sacrale laterale.
 Legamenti a distanza che sono:
- Legamento ileolombare: che connette i processi costiformi della 4° e 5°
vertebra lombare con la cresta iliaca, spingendosi fino alla parte
superiore della faccetta auricolare dell’osso dell’anca e mescolandosi
con i legamenti sacro-iliaci anteriori.
- Legamento sacro-spinoso: va dal margine laterale del sacro e del coccige
alla spina ischiatica.
- Legamento sacro-tuberoso: si attacca, in alto, sulle 2 spine posteriori,
sull’incisura fra esse posta e su tutto il margine laterale del sacro e del
coccige. Termina sulla tuberosità ischiatica.
Questi ultimi 2 legamenti servono, da un lato, per contenere i movimenti reciproci fra
anca e sacro e, dall’altro, per chiudere le 2 incisure, delimitando, in questo modo, il
grande e il piccolo foro ischiatico.

SINFISI PUBICA
Tipo d’articolazione: è una sinfisi, che unisce anteriormente le 2 ossa dell’anca.
Superfici articolari: sono 2 faccette piane, orientate in modo che l’interstizio, tra esse
compreso, abbia la forma di un cuneo, a base anteriore.
Mezzi d’unione:
• Questo interstizio è occupato da un DISCO INTERPUBICO, disco
fibrocartilagineo, che ha la forma di cuneo ad apice posteriore. Come i dischi
vertebrali, ha una zona periferica dura e una centrale molle, che può sciogliersi
lasciando al suo posto una cavità. Nella femmina il disco ha uno spessore
maggiore che nel maschio e la cavità si amplia durante il parto. Il disco serve a
tenere uniti i 2 capi articolari.
• Oltre al disco interpubico, l’unione è data anche da un Manicotto peri-articolare,
che continua lateralmente con il periostio del pube.
• Capsula articolare: la capsula è rinforzata, in alto ed in basso, da legamenti del
pube.
• Legamenti del pube: sono di rinforzo e si dividono in:
- Legamento superiore del pube: rinforza la capsula in alto e si trova tra i
2 tubercoli pubici.
- Legamento inferiore del pube o legamento arcuato del pube: rinforza la
capsula in basso; questo legamento delimita l’ARCATA
SOTTOPUBICA, più ampia nella femmina che nel maschio.

178
MEMBRANA OTTURATORIA E BENDERELLA SOTTOPUBICA
Membrana otturatoria: è una membrana fibrosa che chiude il forame otturatorio.
Benderella sottopubica: rinforza la faccia laterale della membrana otturatoria. E’ un
nastro fibroso.
Canale otturatorio: il forame otturatorio non è del tutto chiuso ma rimane aperto nella
sua parte superiore, formando questo tragitto. Serve al bacino per comunicare con la
regione antero-mediale della coscia. Attraverso questo, inoltre, passano i vasi ed i
nervi otturatori.

ARTICOLAZIONE SACRO-COCCIGEA
Tipo d’articolazione: è una sinfisi che si ha tra l’apice del sacro e la base del coccige.
Superfici articolari (già viste) : tra le 2 faccette articolari si trova un DISCO FIBRO-
CARTILAGINEO, che ha uno sviluppo variabile e che nell’adulto è spesso
ossificato, trasformando la sinfisi in sinostosi.
Mezzi d’unione:
 Legamento sacro-coccigeo anteriore: va dalla faccia anteriore dell’ultima vertebra
sacrale fino all’apice del coccige.
 Legamento sacro-coccigeo laterali: che, a loro volta, si dividono in:
- Esterni: che vanno dall’estremità inferiore della cresta sacrale al processo
trasverso della 1° vertebra coccigea; in questo modo formano parte del
contorno di un foro, che pi è il FORO SACRALE.
- Medi: questo foro è diviso in 2 parti dal legamento medio.
- Interni: va dal margine superiore del processo trasverso del coccige alla
parte inferiore del sacro, che si trova medialmente alla cresta sacrale
laterale.
 Legamenti sacro-coccigeo posteriore: comprende:
• Un FASCIO SUPERFICIALE: che va dalla cresta sacrale media e dai corni
sacrali alla faccia posteriore del coccige e ai corni coccigei, chiudendo lo
HIATUS sacrale.
• Un FASCIO PROFONDO: unisce il corpo dell’ultimo segmento sacrale a
quello del 1° segmento coccigeo.
Funzione dell’articolazione: consente movimenti di retropulsione del coccige, che
servono per allargare il diametro antero-posteriore dello stretto inferiore.

ARTICOLAZIONE COXOFEMORALE O DELL’ANCA


Tipo d’articolazione: è un’enartrosi che unisce il femore all’osso dell’anca.
Superfici articolari:
 Osso dell’anca: ha una cavità articolare, quasi emisferica, che è
l’ACETABOLO.
 Femore: si articola con la TESTA FEMORALE, che è c.a. i 2/3 di una sfera
piena di 4 o 5 cm di diametro.

179
Caratteristiche dell’articolazione:
1. LABBRO DELL’ACETABOLO: come accade nell’articolazione scapolo-
omerale, le superfici articolari non sono esattamente uguali, per questo c’è il
LABBRO DELL’ACETABOLO, cercine glenoideo che serve per ampliare la
superficie della cavità e a renderla adatta a contenere la testa del femore.
A differenza del labbro glenoideo dell’articolazione scapolo-omerale, che non ha
altra funzione se non quella di ampliare la cavità, il labbro dell’acetabolo ha un
ruolo importante nell’unione tra femore e anca. E’ quindi un mezzo di
contenimento dell’articolazione.
Il labbro dell’acetabolo passa, poi, a ponte sull’incisura dell’acetabolo,
trasformandola in foro.
2. FOSSA DELL’ACETABOLO: non tutta la cavità glenoidea prende parte
direttamente all’articolazione; nel suo centro, infatti, si trova questa depressione
quadrilatera, che non è rivestita di cartilagine articolare, ma di periostio.
3. LEGAMENTI ROTONDO DEL FEMORE: parte dalla fossa dell’acetabolo; è un
legamento a sezione rettangolare che termina sulla FOVEA CAPITIS della testa
femorale e che non supera i 35 mm di lunghezza.

Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: è un manicotto fibroso che si inserisce nel contorno

dell’acetabolo, sul labbro acetabolare, sulla linea intertrocanterica e sulla linea al


limite fra il terzo medio e terzo laterale del collo femorale. In questo modo la
faccia anteriore del collo anatomico del femore è intracapsulare, mentre, la faccia
posteriore lo è solo per i 2/ 3 mediali.
 Legamenti di rinforzo, longitudinali: non sono divisibili dalla capsula perché sono

porzioni ispessite della stessa, e si dividono in:


- Legamenti di rinforzo ileofemorale o ileocapsulare: ha forma a
ventaglio; origina sotto la spina iliaca antero-inferiore, con 2 fasci
che, appunto, divergono a ventaglio. Questi 2 fasci sono:
 Fascio obliquo: diretto al margine anteriore del
grande trocantere.
 Fascio verticale: che va verso la parte più bassa della
linea intertrocanterica.
- Legamenti di rinforzo ischiofemorale o ischiocapsulare: è triangolare
e dal lato ischiatico del ciglio cotiloideo va verso la fossa
trocanterica, fuori.
- Legamenti di rinforzo pubofemorale o pubocapsulare: va dal tratto
pubico del ciglio dell’acetabolo, dall’eminenza ileopettinea e dalla
parte laterale del ramo superiore del pube per andare verso la capsula,
che si trova davanti al piccolo trocantere.

180
Accanto a questi legamenti c’è la ZONA ORBICOLARE, che è un fascio di rinforzo
profondo, con fibre ad andamento trasversale. Questa zona è coperta dai legamenti di
rinforzo e va dal margine dell’acetabolo e dal labbro acetabolare verso l’inserzione
del legamento ileofemorale, che si trova sotto, per passare dietro al collo del femore e
ritornare a fissarsi nel punto d’origine.

 Legamento rotondo, legamento a distanza intraarticolare: origina dalla fovea


capitis, scende e resta aderente alla testa del femore, per raggiungere, con 2 radici,
i bordi dell’incisura dell’acetabolo. Questo legamento è piatto e laminare e non è
teso come altri legamenti interossei.
 Sinoviale: ha la caratteristica disposizione delle diartrosi. Riveste la superficie
interna della capsula e si riflette per rivestire le porzioni intracapsulari dei capi
ossei fino ai limiti delle cartilagini articolari. In pratica, forma una guaina
completa al legamento rotondo.

ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO


Tipo d’articolazione: è difficile classificarla. Infatti, il rapporto che c’è tra femore e
patella può essere definito come un’artrodia, mentre quello che c’è tra femore e tibia
può essere messo tra le condiloartrosi o tra i ginglimi angolari.
Inoltre, le superfici articolari hanno molta libertà di movimento, mentre i legamenti
limitano alla sola flessoestensione.
A livello del ginocchio, poi, si ha un’importante trasmissione del peso corporeo alla
gamba; cioè a questa articolazione spetta il compito statico.
Superfici articolari:
Del femore:
α. Superficie patellare anteriore: che ha la forma a troclea; i 2 versanti della
troclea divergono, posteriormente, e alla gola segue una profonda INCISURA
INTER-CONDILOIDEA. Ai lati dell’incisura, i prolungamenti posteriori della
troclea formano 2 rilievi convessi in senso antero-posteriore, i CONDILI.
β. Superfici articolari dei condili
Della tibia:
• Cavità glenoidee dell’estremità superiore: si oppongono ai condili femorali; si
trovano sui condili tibiali, interno ed esterno. Le 2 cavità glenoidee hanno
superfici ovalari, poco profonde, e sono separate da una zona non articolare,
rugosa, che si alza nel mezzo e forma l’EMINENZA INTERCONDILOIDEA.
Questa eminenza si allarga, in dietro ed in avanti, nelle FOSSE
INTERCONDILOIDEE.
Della patella:
• Superficie posteriore della patella: corrisponde alla troclea femorale.

181
Poiché le superfici femorali sono molto convesse e quelle tibiali non sono altrettanto
concave, è necessaria l’interposizione tra le 2 superfici dei 2 MENISCHI, MEDIALE
e LATERALE. Questi menischi hanno la forma di semianelli e il loro spessore si
riduce dalla periferia al centro. In sezione hanno profilo triangolare.
α. Menisco laterale: forma un cerchio quasi completo
β. Menisco mediale: è interrotto sul lato interno e ha quindi forma di C.
Con le loro estremità o corna, i menischi si fissano sulla porzione inter-condiloidea
della tibia.
Anteriormente, i 2 menischi sono uniti tra loro da un legamento trasversale, il
LEGAMENTO TRASVERSO DEL GINOCCHIO.

Mezzi d’unione:
Capsula articolare: ha uno strato fibroso che forma un manicotto più breve e
solido nella sua parte laterale e posteriore. E’, invece, più lasso, davanti. La capsula
fibrosa ha molti ispessimenti che la rinforzano formando i legamenti anteriori,
posteriori, laterali e crociati. La capsula si inserisce:
 Nel femore, a pochi mm di distanza dai bordi della cartilagine di incrostazione
delle superfici articolari.
 Sulla tibia è sul margine infra-glenoideo e continua, dietro, con i legamenti
crociati.
 A livello della rotula, la capsula si fissa ai margini dell’osso mentre, sopra e sotto,
si fa molto sottile.
Sinoviale: tappezza la superficie interna della capsula articolare con una
disposizione caratteristica.
• Davanti si prolunga fino sotto il m. quadricipite, per formare la BORSA
SINOVIALE SOVRAPATELLARE.
• Dietro forma una doccia a concavità posteriore, dove si trovano i legamenti
crociati, che sono perciò extraarticolari.
• Ai lati, riveste la superficie interna della capsula fibrosa per poi andare
verso le superfici ossee intra-articolari.
• In corrispondenza dei menischi, la sinoviale si interrompe per l’aderenza
degli stessi menischi con la capsula fibrosa. La sinoviale è perciò divisa in
un piano superiore ed in uno inferiore.
Legamenti di rinforzo: sono quelli che ispessiscono la capsula fibrosa; questi
sono:
Legamento anteriore o patellare: è il tratto sottopatellare del tendine del m.
quadricipite femorale. Nel suo spessore è inclusa, come osso sesamoide, la stessa
patella. E’ una robusta lamina triangolare che si inserisce nella tuberosità tibiale.
- Poco sopra la sua inserzione, il legamento si separa dalla superficie della tibia
perché si intromette la BORSA SINOVIALE INFRAPATELLARE.
- Più in alto ancora, vicino all’interlinea articolare, c’è una struttura adiposa
che lo separa dalla capsula articolare.

182
- Sopra questa massa adiposa si trova la PATELLA che è fissata, lateralmente,
ai condili femorali da 2 benderelle fibrose, le ALI o RETINACOLI DELLA
PATELLA.
Legamento posteriore: è formato da:
o GUSCI DEI CONDILI: sono ispessimenti della capsula che si trovano a
livello di ciascun condilo.
o LEGAMENTO MEDIANO: si trova nello spazio intercondiloideo; è
formato da:
- Fibre proprie, che vanno dal femore alle 2 ossa della gamba.
Queste formano un’arcata fibrosa, il LEGAMENTO POPLITEO
ARCUATO.
- Fibre appartenenti al tendine del m. semimembranoso, che
formano il LEGAMENTO POPLITEO OBLIQUO.
Legamenti collaterali: sono 2 robuste bande fibrose, che si trovano ai lati del
ginocchio e che sono separate in parte dalla capsula. Questi legamenti sono:
- Legamento collaterale tibiale: che è una larga e robusta lamina che rinforza la
capsula sul lato mediale. Questo legamento va dal tubercolo, posto sul
condilo mediale del femore, al condilo mediale della tibia. Le sue fibre si
fondono con il retinacolo mediale della patella, mentre le fibre più profonde
si attaccano al menisco mediale.
- Legamento collaterale fibulare: è un cordone fibroso che si trova tra il
tubercolo del condilo laterale del femore e la superficie laterale della testa
della fibula. Il tendine del m. popliteo passa sotto a questo legamento,
mentre, il tendine del m. bicipite, si divide per andare ai 2 lati della sua
inserzione.
Legamenti crociati: sono intracapsulari e si trovano in un piano verticale, tra i
condili femorali. Sono corti e robusti cordoni che si incrociano a X. Si distinguono in
anteriore e posteriore secondo il rapporto che hanno con l’eminenza intercondiloidea
della tibia.:
α. Legamento crociato anteriore: si stacca da una superficie rugosa, ce si trova
avanti all’eminenza intercondiloidea, per andare, in alto e in dietro, verso la
faccia mediale del condilo laterale del femore.
β. Legamento crociato posteriore: va da una superficie dietro l’eminenza
intercondiloidea alla faccia laterale del condilo mediale del femore.

La cavità articolare del ginocchio è la più ampia di tutte le articolazioni. Questa


cavità va dallo spazio interarticolare, in alto, verso la patella. Include l’articolazione
femoro-patellare e anche la borsa sovrapatellare.
La membrana sinoviale, che segue la capsula, si riflette sui capi ossei
intracapsulari e arriva ai limiti delle cartilagini articolari, per poi estendersi sulla
borsa sovrapatellare e sui lati della patella, delimitando i recessi della cavità articolare
che si trovano dietro i condili femorali.
E’ ricca di frange villose, soprattutto vicino l’interlinea articolare.
183
ARTICOLAZIONE TIBIO-FIBULARE PROSSIMALE
Tipo d’articolazione: è un’artrodia tra la faccia fibulare della tibia, ovalare e
pianeggiante, e una superficie del capitello fibulare.
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: che si fissa sul contorno delle superfici articolari.

 Legamenti propri o legamenti della testa della fibula: sono 2 uno anteriore e

uno posteriore; sono 2 ispessimenti della capsula fibrosa.


 Legamento interosseo a distanza: è una dipendenza della membrana interossea

della gamba.

ARTICOLAZIONE TIBIO-FIBULARE DISTALE


Tipo d’articolazione: è una sinartrosi che si ha tra le estremità distali della tibia e
della fibula.
Superfici articolari:
- La tibia: ha una faccia incavata a doccia, INCISURA FIBULARE.
- La fibula: ha una superficie rugosa o piana.
Entrambe le facce sono rivestite da periostio e congiunte da un LEGAMENTO
FIBROSO INTEROSSEO, dipendenza della membrana interossea.
 Legamento fibroso interosseo: i suoi fasci fibrosi vanno verso l’estremità delle 2
ossa per formare i LEGAMENTI ANTERIORE E POSTERIORE DEL
MALLEOLO LATERALE. Questi legamenti si inseriscono nell’apparato di
rinforzo dell’articolazione tibio-tarsica.
In alcuni casi le superfici articolari sono rivestite di cartilagine. In questo caso
l’articolazione tibio-fibulare distale è considerata un’artrodia, che dipende
dall’articolazione tibio-tarsica.

MEMBRANA INTEROSSEA DELLA GAMBA


E’ una robusta membrana fibrosa, che assomiglia a quella dell’avambraccio. Questa
membrana è tesa tra le creste interossee della tibia e della fibula. E’ perforata, per il
passaggio di vasi e nervi, ed è perciò un setto di separazione tra i m. delle logge
anteriore e posteriore della gamba.

ARTICOLAZIONE TIBIO-TARSICA O TALOCRURALE


Tipo d’articolazione: è a troclea fra la tibia, la fibula e l’astragalo.
Superfici articolari:
Le superfici articolari delle ossa della gamba formano un incastro a mortaio per la
troclea dell’astragalo.
MORTAIO TIBIO-FIBULARE: è più esteso davanti e ha un diametro trasversale
maggiore.
o La sua parete posteriore è formata dalla faccia inferiore della tibia.
o Quella laterale è formata dalla superficie mediale del malleolo fibulare.
o La sua parete mediale è formata dalla faccia articolare del malleolo tibiale.

184
La superficie articolare del tarso è data dalla troclea e dalle facce malleolari,
mediale e laterale, dell’astragalo.
 TROCLEA ASTRAGALEA: è molto convessa, dall’avanti in dietro, e
ha una gola centrale e 2 labbri leggermente convessi.
 Le FACCE MALLEOLARI, mediale e laterale: si trovano sulle facce
corrispondenti dell’astragalo. Hanno forma triangolare ad apice inferiore
e sono separate dalla troclea astragalea grazie a 2 bordi.
Mezzi d’unione:
Capsula articolare: ha una parte fibrosa che si inserisce sui bordi del mortaio tibio-
fibulare e della superficie articolare dell’astragalo. E’ più sottile in avanti e in dietro,
più sessa ai lati perché ci sono i legamenti mediali e laterali.
Legamenti di rinforzo, mediale e laterale:
o Legamento mediale o deltoideo: ha forma triangolare e si stacca dall’apice del
malleolo, per espandersi in 4 fasci, 2 anteriori e 1 medio e 1 posteriore, che
vanno a formare 4 legamenti distinti:
- Fasci anteriori che sono:
• LEGAMENTO TIBIO-NAVICOLARE: che è superficiale e
s’inserisce sulle facce dorsale e interna dello scafoide.
• LEGAMENTO TIBIO-ASTRAGALEO ANTERIORE: è
profondo e si inserisce sulla faccia interna del collo
dell’astragalo.
- Fascio medio è il LEGAMENTO TIBIO-CALCANEALE, che si trova
medialmente e che si fissa al sustentaculum tali del calcagno.
- Fascio posteriore è il LEGAMENTO TIBIO-ASTRAGALEO
POSTERIORE, che si inserisce nella faccia mediale dell’astragalo, sotto
e dietro la faccetta articolare per il malleolo mediale.
o Legamento laterale: è meno robusto del mediale ed è formato da 3 fasci:
- Fascio anteriore: è il LEGAMENTO FIBULO-ASTRAGALEO
ANTERIORE, che va dal margine anteriore del malleolo laterale alla
faccia esterna dell’astragalo, al davanti della superficie articolare per il
malleolo laterale.
- Fascio medio: è il LEGAMENTO FIBULO-CALCANEALE, che va dal
malleolo laterale, vicino all’apice, alla faccia esterna del calcagno, dove
si fissa tra il terzo posteriore e quello medio.
- Fascio posteriore: è il LEGAMENTO FIBULO-ASTRAGALEO
POSTERIORE, robusto e spesso; questo va dal terzo posteriore del
malleolo laterale verso il processo posteriore dell’astragalo.
Membrana sinoviale: riveste internamente la capsula, fino al contorno delle
cartilagini articolari.

Davanti e dietro, la capsula è più lassa e forma dei diverticoli. Si espande verso l’alto,
tra le opposte superfici della tibia e della fibula e in corrispondenza del legamento
interosseo della sinartrosi tibio-fibulare.
185
Movimento: questo tipo di articolazione permette movimenti di flessione e di
estensione.
Le espansioni laterali del mortaio impediscono i movimenti laterali, se non
trascurabili.
La troclea astragalea è più larga in avanti, perciò nei movimenti estensori, al mortaio
tibio-fibulare si oppone la sua parte più larga, in quelli flessori la più stretta.
Il piede in estensione è saldamente incuneato tra i 2 malleoli e i movimenti laterali
sono quasi nulli.
In flessione, invece, i malleoli bloccano meno e i movimenti sono più pox, anche se
in piccola misura.

ARTICOLAZIONI DEL PIEDE

Articolazioni del tarso


Articolazione astragaleo-calcaneale, tra le ossa della fila prossimale
Articolazioni tra le ossa della fila distale
Articolazione tra le ossa delle 2 file
Articolazione trasversa del tarso (di Chopart)

Articolazione astragaleo-calcaneale, tra le ossa della fila prossimale


Tipo d’articolazione: è un’artrodia tra l’astragalo e il calcagno.
Superfici articolari: si trovano davanti e dietro al seno del tarso.
 L’astragalo si articola con la sua faccetta articolare calcaneale posteriore,

superficie inferiore di forma ovale e concava, lungo il suo asse maggiore.


 Il calcagno ha la sua faccia articolare dietro il solco ed è ovale.

Mezzi d’unione:
Capsula articolare: fibrosa; si inserisce sul contorno delle superfici articolari, tranne
che sul contorno posteriore della superficie calcaneale. La capsula è ispessita in
alcuni punti, dove si trovano i legamenti di rinforzo.
Membrana sinoviale: ha un diverticolo che si mette in comunicazione con la cavità
dell’articolazione tibio-tarsica.
Legamenti periferici, di rinforzo che sono:
o Legamento astragaleo-calcaneale anteriore: teso tra la faccia inferiore
dell’astragalo e quella superiore del calcagno, davanti alle superfici articolari.
o Legamento astragaleo-calcaneale posteriore: di forma quadrilatera; va dai
tubercoli mediale e laterale dell’astragalo al calcagno, nel punto di passaggio
tra le facce posteriore e mediale.
o Legamento astragaleo-calcaneale mediale: sottile; unisce il margine anteriore
della faccia malleolare laterale dell’astragalo con la faccia esterna del calcagno.
Legamento astragaleo-calcaneale interosseo: si trova tra i solchi dell’astragalo e del
calcagno e circoscrive il seno del tarso.

186
Articolazioni tra le ossa della fila distale del tarso:
Articolazione cuboideo-navicolare: tra cuboide e scafoide.
Superfici articolari:
- Dello scafoide: si trova nella faccia anteriore dello scafoide.
- Del cuboide: si trova sulla faccia mediale.
Mezzi d’unione:
• Capsula fibrosa: incompleta, perciò l’articolazione comunica molto con le altre
articolazioni della stessa fila. E’ rinforzata da 2 legamenti cuboideo-navicolari.
• Membrana sinoviale: ha un comportamento analogo alla capsula.
• Legamenti cuboideo-navicolari:
- Legamento cuboideo-navicolare dorsale: che va dal contorno esterno
dello scafoide al terzo medio della faccia dorsale del cuboide.
- Legamento cuboideo-navicolare plantare: è teso tra la parte inferiore del
contorno dello scafoide e la faccia plantare del cuboide.
• Legamento cuboideo-navicolare interosseo: è molto robusto e unisce le 2 ossa
fissandosi, posteriormente, alle superfici articolari.
Articolazione cuneo-cuboidea: è l’articolazione tra il cuboide con il 3°
cuneiforme.
Superfici articolari: le faccette articolari sono triangolari, con la base dorsale.
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: che tiene insieme i 2 capi articolari; è incompleta. E’
rinforzata da legamenti propri e i capi articolari sono tenuti insieme da un
legamento interosseo.
 Membrana sinoviale: tappezza la capsula, continuando nelle articolazioni
vicine.
 Legamento cuneo-cuboideo dorsale: unisce, dal lato dorsale, le 2 ossa
assumendo direzione trasversale.
 Legamento cuneo-cuboideo plantare: ha un comportamento analogo al
legamento dorsale, solo che è dal lato plantare.
2 articolazioni inter-cuneiformi: si hanno tra il 1° e il 2° e tra il 2° e il 3°
cuneiforme.
Superfici articolari: le faccette articolari sono piane e si trovano sulla faccia laterale
del 1° e del 2° osso cuneiforme, corrispondono alle facce mediali del 2° e 3°.
Mezzi d’unione:
o Capsula articolare: incompleta; serve ad unire i capi articolari. Continua con le
articolazioni cuneo-navicolare e tarso-metatarsale. E’ rinforzata da legamenti
inter-cuneiformi.
o Membrana sinoviale: tappezza internamente la capsula.
o Legamenti inter-cuneiformi, dorsale e plantare: uniscono i cuneiformi,
trasversalmente sul loro lato dorsale e plantare.
o Legamento interosseo inter-cuneiforme: si trova al davanti delle superfici
articolari. In particolare, il legamento che si trova tra il 1° e il 2° cuneiforme ed

187
è interrotto e fa comunicare l’articolazione intercuneiforme con quella tarso-
metatarsale.
Articolazione cuneo-navicolare: è formata dallo scafoide e dalle 3 ossa
cuneiformi, con le quali è in giunzione.
Superfici articolari: lo scafoide ha 3 faccette, ricoperte di cartilagine ialina, che si
articolano con le faccette posteriori dei 3 cuneiformi.
Mezzi d’unione:
- Capsula articolare: fibrosa; unisce i capi articolari. E’ rivestita da una
sinoviale e rinforzata dai legamenti cuneo-navicolari.
- Membrana sinoviale
- Legamenti cuneo-navicolari; dorsali e plantari: che originano dal margine
dorsale e plantare del navicolare, per andare verso le facce dorsale e
plantari dei 3 cuneiformi, con decorso obliquo.

Articolazione trasversa del tarso (di Chopart)


Unisce le ossa posteriori a quelle anteriori del tarso e comprende:
Articolazione mediale o astragaleo-navicolare:
Tipo d’articolazione: è un’enartrosi perché le superfici articolari sono a forma di
segmenti di sfera, piena e cava.
Superfici articolari:
Segmento pieno: è dato dalla testa dell’astragalo, che può essere divisa in 3 zone:
- Anteriore: convessa; è la faccia articolare scafoidea dell’astragalo.
- Inferiore: alla quale corrispondono le facce articolari calcaneali, anteriore,
media.
- Intermedia: a forma di triangolo, che si articola con la fibrocartilagine
navicolare.
Segmento cavo: è formato, anche questo, da 3 porzioni:
- Anteriore: concava, data dalla superficie dell’osso scafoide.
- Inferiore: data dalle facce articolari, anteriore e media, del calcagno.
- Intermedia: data dalla fibrocartilagine scafoidea che si trova medialmente
alla faccia articolare anteriore del calcagno.
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: che ha una parte fibrosa, che si inserisce sul contorno delle
superfici articolari, eccetto che a livello dell’astragalo dove arriva fino al collo
dell’osso. E’ rinforzata dai legamenti astragaleo-navicolare dorsale, dal biforcato e
dal calcaneo-navicolare plantare.
 Legamento astragaleo-navicolare dorsale: che si trova tra il collo dell’astragalo al
contorno superiore dello scafoide.
 Legamento biforcato: che è formato da 2 parti:
a) La calcaneo-navicolare: che va dall’angolo antero-esterno dell’estremità
anteriore del calcagno alla parte laterale del contorno dell’osso navicolare.
b) La calcaneo-cuboidea: è fusa, all’inizio con la precedente, poi diverge a V e
arriva al cuboide.
188
 Legamento calcaneo-navicolare plantare: che si trova tra il bordo anteriore del
sustentaculum tali e l’osso scafoide, abbracciando inferiormente l’astragalo. Nella
sua faccia superiore si trova la FIBROCARTILAGINE NAVICOLARE, che
occupa la zona plantare del tarso, tra il bordo posteriore dello scafoide e quello
anteriore del sustentaculum tali.
Articolazione laterale o calcaneo-cuboidea:
Tipo d’articolazione: è una diartrosi a sella.
Superfici articolari:
- Dal calcagno: ha una faccia concava, dall’alto in basso, e convessa lungo
lasse trasversale.
- Dal cuboide: da una faccia convessa, dall’alto in basso, e concava in
senso trasversale.
Mezzi d’unione:
• Capsula articolare: fibrosa; si fissa sul margine articolare delle 2 ossa. E’
rinforzata da legamenti propri, calcaneo-cuboidei dorsale, interno e plantare.
• Membrana sinoviale: che riveste all’interno la capsula, raramente comunica con
quella dell’articolazione astragaleo-navicolare.
o Legamento calcaneo-cuboideo dorsale: si trova sulla faccia dorsale della capsula
articolare.
o Legamento calcaneo-cuboideo interno: che è dato dalla parte calcaneo-cuboidea
del legamento biforcato.
o Legamento calcaneo-cuboideo plantare: che va dalla faccia inferiore del
calcagno alla faccia plantare del cuboide, dietro la tuberosità del cuboide stesso.
Delimita il solco del m. peroniero lungo.
• Legamento plantare lungo, è il legamento a distanza: è un fascio fibroso che va
dalla superficie inferiore del calcagno alla tuberosità del cuboide, per terminare
con 3 o 4 digitazioni sulle basi degli ultimi 3 o 4 metatarsali. Trasforma in un
canale il solco del m. peroniero lungo.

Funzione delle articolazioni del tarso: queste articolazioni si muovono


contemporaneamente. La più ampia libertà di movimento si ha a livello
dell’articolazione trasversa del tarso. I principali movimenti sono di rotazione interna
ed esterna del piede. Le articolazioni anteriori consentono, invece, solo lievi
movimenti di scivolamento.

Articolazioni tarso-metatarsali
Tipo d’articolazione: sono artrodie che connettono i 3 cuneiformi e il cuboide alle
basi delle 5 ossa metatarsali. Il 1° metatarsale si articola con il cuneiforme mediale, il
2° con i 3 cuneiformi, il 3° con il cuneiforme laterale, il 4° e il 5° con la faccia
anteriore del cuboide.
Superfici articolari: sono rivestite di cartilagine ialina, che continua con quella delle
superfici articolari inter-metatarsali. Si ha così un’interlinea articolare che attraversa
obliquamente la faccia dorsale dello scheletro del piede (interlinea di Lisfranc).
189
Mezzi d’unione:
Capsula articolare: incompleta, che perciò mette in comunicazione le articolazioni
tarso-metatarsali e inter-metatarsali. La casula è rinforzata dai legamenti tarso-
metatarsali. Ha una componente fibrosa che è rivestita da 3 membrane sinoviali,
indipendenti.
 Membrana sinoviale interna: si trova nell’articolazione tra il 1° metatarsale e il 1°
cuneiforme.
 Membrana sinoviale media: si trova nell’articolazione del 2° e 3° metatarsale con
il 1°, 2° e 3° cuneiforme.
 Membrana sinoviale esterna: si trova nell’articolazione del 4° e del 5° metatarsale
con il cuboide.
 Legamenti tarso-metatarsali dorsali: sono 8, uno almeno per ogni articolazione. Il

2° metatarsale, articolandosi con i 3 cuneiformi, ha 3 legamenti. Il 4° metatarsale


si unisce al cuboide e al 3° cuneiforme, perciò ha 2 legamenti (sottili, che vanno
dalla faccia dorsale delle basi metatarsali al dorso dei cuneiformi e del cuboide).
 Legamenti tarso-metatarsali plantari: sono formati da fasci superficiali e profondi:

- Fasci superficiali: sono obliqui o trasversali.


- Fasci profondi: sono simmetrici a quelli dei legamenti dorsali.
Legamenti interossei: sono 3 e sono detti cuneo-metatarsali interossei.
• Di questi il più importante è il LEGAMENTO DI LISFRANC che va dal 1°
cuneiforme alla faccia mediale della base del 2° metatarsale.
• Il 2° legamento interosseo va dal 3° cuneiforme alla base del 2° metatarsale.
• Il 3° legamento interosseo va dal 3° cuneiforme al 3° metatarsale e, qualche
volta, anche al 4°.

Articolazioni inter-metatarsali
Tipo d’articolazione: le ultime 4 ossa metatarsali si articolano con le loro basi o
estremità prossimali e queste sono artrodie, mentre la base del 1° metatarsale è
connessa a quella del 2°, grazie solo ad un legamento interosseo.
Mezzi d’unione:
 Capsula articolare: ha la sinoviale in comunicazione con quella delle articolazioni
tarso-metatarsali. La parte fibrosa della capsula è, poi, in comunicazione con
quella delle articolazioni tarso-metatarsali e ha 3 legamenti di rinforzo, detti delle
basi metatarsali.
o Legamenti dorsali delle basi metatarsali: che si trovano dorsalmente tra una base e
l’altra delle ossa vicine.
o Legamenti plantari delle basi metatarsali: sono analoghi ai precedenti, ma più
robusti.
o Legamenti interossei: si trovano tra le rugosità delle facce laterali delle basi dei
metatarsali.
 Legamento trasverso dei capitelli metatarsali, legamento a distanza: tiene unite tra
loro le ossa del metatarso.

190
Articolazioni metatarso-falangee
Tipo d’articolazione: sono condili, come quelle della mano.
Mezzi d’unione:
Capsula articolare: circonda ciascuna articolazione.
Legamento plantare rinforzano la capsula
Legamenti collaterali

Articolazioni inter-falangee
Tipo d’articolazione: sono ginglimi angolari, come quelle delle dita della mano.
Mezzi d’unione:
Capsula articolare: si trova su ciascuna articolazione.
Legamento plantare rinforzano la capsula
Legamenti collaterali

191
MUSCOLI DELL’ARTO INFERIORE
Ci sono 4 gruppi di muscoli, in direzione prossimo-distale:
interni
M. dell’anca
esterni
anteriori
M. della coscia mediali
posteriori
gruppo anteriore
M. della gamba gruppo laterale
gruppo posteriore
dorsali
M. del piede
plantari

Muscoli dell’anca m.grande psoas


m. ileopsoas
Muscoli interni dell’anca m. iliaco
m. piccolo psoas
Muscolo ileopsoas
Si trova nella zona lomboiliaca e nella regione anteriore della coscia. E’ formato da 2
porzioni, il m. grande psoas e il m. iliaco, che si uniscono per inserirsi nel femore.
M. grande psoas:
E’ fusiforme.
Origine: con una serie di arcate fibrose, dalle facce laterali dei corpi dell’ultima
vertebra toracica e delle prime 4 vertebre lombari, dai dischi intervertebrali e dalla
base dei processi trasversi delle prime 4 vertebre lombari.
Inserzione: si porta in basso e lateralmente, attraversa la regione lombare e iliaca,
esce dal bacino passando sotto al legamento inguinale, tra la spina iliaca anteriore
inferiore e l’eminenza ileopettinea (lacuna dei muscoli). Arriva alla coscia, passa
davanti l’articolazione dell’anca e termina inserendosi al piccolo trocantere.
Rapporti con altri muscoli:
 Profondamente: ha il quadrato dei lombi, i processi costiformi delle vertebre

lombari, i m. intertrasversari e, in parte, il m. iliaco.


 Anteriormente: è circondato, nella parte superiore, dall’arco diaframmatico

mediale; quindi è in rapporto con il rene, l’uretere, i vasi renali, il colon


ascendente, la vena cava inferiore a dx e il colon discendente a sn.
 Nel m. decorre il nervo femorale.

 Tra il robusto tendine terminale e la capsula fibrosa dell’articolazione dell’anca

si trova una borsa mucosa.

192
M.iliaco:
Ha la forma a ventaglio.
Origine: dal labbro interno della cresta iliaca, dalle 2 spine iliache anteriori e
dall’incisura che si trova tra queste, dai 2/3 superiori della fossa iliaca, dal legamento
ileolombare e dalla porzione laterale dell’ala del sacro.
Inserzione: i fasci vanno verso il basso e terminano fondendosi, in parte, con quelli
del m. grande psoas.
Rapporti con altri muscoli: questo m. si trova nella fossa iliaca ed è in rapporto con il
cieco e l’appendice, a dx, e con il colon iliaco, a sn.
Innervazione del m. ileopsoas: da rami del plesso lombare e dal nervo femorale (L1-L
4).
Movimento del m. ileopsoas: flette la coscia sul bacino, adducendola e ruotandola
esternamente. Se prende punto fisso sul femore, flette il tronco e lo inclina dal
proprio lato.

Muscolo piccolo psoas


E’ un m. rudimentale, piccolo e fusiforme, che si trova davanti al grande psoas.
Origine: dalle facce laterali dei corpi dell’ultima vertebra toracica e della 1° lombare
e dal disco, che si trova tra queste.
Inserzione: si porta in basso e lateralmente, verso l’eminenza ileopettinea e la fascia
iliaca.
Rapporti con altri muscoli: si trova davanti e medialmente al grande psoas.
Innervazione: dai rami muscolari del plesso lombare (L1-L4).
Movimento: tende la fascia iliaca.

M. grande, medio e piccolo gluteo


m. piriforme
Muscoli esterni dell’anca m. gemelli superiore ed inferiore
m. otturatori esterno ed interno
m. quadrato del femore

Muscolo grande gluteo


E’ il più superficiale e anche il più sviluppato, dei m. della zona dei glutei.
Origine: dalla parte posteriore del labbro esterno della cresta iliaca, dalla linea glutea
posteriore e dalla superficie dell’osso dell’anca che si trova tra queste 2 linee. Dal
legamento sacro-iliaco posteriore, dalla fascia lombodorsale, dalla cresta laterale del
sacro e del coccige. Dal legamento sacrotuberoso e dalla fascia del m. medio del
gluteo.
Inserzione: le fibre vanno tutte verso il ramo laterale della linea aspra del femore
(TUBEROSITA’ GLUTEA). I fasci più superficiali vanno anche nella porzione più
laterale della fascia lata.

193
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: ha la fascia glutea e i tegumenti della natica.
- Profondamente: ha i m. medio gluteo, piramidale, gemelli, otturatorio
interno e quadrato del femore.
Innervazione: dal nervo gluteo inferiore (L5-S2).
Movimento: estende e ruota lateralmente il femore; prendendo come punto fisso il
femore, estende il bacino, contribuendo, in questo modo, al mantenimento della
stazione eretta (posizione dell’attenti) e alla locomozione.

Muscolo medio gluteo


E’ un m. piatto, triangolare, che si trova sotto e davanti al grande gluteo.
Origine: da quella parte della faccia esterna dell’osso dell’anca che si trova tra le
linee glutee anteriore e posteriore. Dal labbro esterno della cresta iliaca, dalla spina
iliaca antero-superiore e dalla fascia glutea.
Inserzione: i fasci formano un ventaglio verso il basso per raccogliersi poi in un
tendine che si inserisce sulla faccia esterna del grande trocantere.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: ha uno spesso foglietto della fascia glutea, ha il grande
gluteo e il tensore della fascia lata.
- Profondamente: ha il piccolo gluteo e l’osso dell’anca.
Innervazione: dal nervo gluteo superiore (L4-S1).
Movimento: abduce il femore e lo ruota esternamente (fasci posteriori) o
internamente (fasci anteriori). Prendendo punto fisso sul femore ha un’azione di
estensione e di inclinazione laterale del bacino.

Muscolo piccolo gluteo


Ha forma triangolare.
Origine: dalla faccia esterna dell’osso dell’anca, davanti alla linea glutea anteriore.
Dall’estremità anteriore del labbro esterno della cresta iliaca.
Inserzione: i suoi fasci, a ventaglio, vanno, in basso, verso la superficie anteriore del
grande trocantere del femore.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: ha il medio gluteo.
- Profondamente: piano osteo-articolare, formato dall’ala iliaca e
dall’articolazione dell’anca.
Innervazione: dal nervo gluteo superiore (L4-S1).
Movimento: abduce e ruota medialmente il femore; prendendo come punto fisso il
femore, inclina omolateralmente il bacino.

194
Muscolo piriforme
E’ appiattito, triangolare. Si trova, in parte, all’interno e in parte all’esterno della
pelvi.
Origine: dalla faccia anteriore dell’osso sacro, lateralmente al 2°, 3° e 4° foro sacrale
anteriore. Dal legamento sacro-tuberoso e dalla circonferenza superiore della grande
incisura ischiatica.
Inserzione: i fasci vanno lateralmente e in fuori, escono dal bacino attraverso il
grande forame ischiatico, e si inseriscono nell’estremità superiore del grande
trocantere.
Il m. piriforme divide il grande forame ischiatico in 2 tragitti sovrapposti:
- Canale sovrapiriforme
- Canale sottopiriforme
Rapporti con altri muscoli:
• Porzione intra-pelvica: il m. corrisponde anteriormente all’intestino retto, ai vasi
ipogastrici e al plesso sacrale. Profondamente appoggia sul sacro.
• Porzione extrapelvica: è in rapporto con il grande gluteo e con l’articolazione
dell’anca.
• Vicino al grande forame ischiatico, superiormente, è in rapporto con il nervo e i
vasi glutei superiori, e inferiormente, con il nervo ischiatico, con il nervo e i vasi
glutei inferiori, con il nervo e i vasi pudendi interni e con il nervo cutaneo
posteriore del femore.
Innervazione: da un ramo collaterale del plesso sacrale (L5-S1).
Movimento: ruota lateralmente il femore e stabilizza l’articolazione coxofemorale.

Muscoli gemelli
Sono 2 muscoli orizzontali che si distinguono in:
Gemello superiore:
Origine: dalla faccia esterna e dal margine inferiore della spina ischiatica.
Gemello inferiore:
Origine: dalla faccia esterna della tuberosità ischiatica.
Inserzione di entrambi: orizzontalmente vanno, verso il fuori, nel tendine del m.
otturatorio interno. Quindi, grazie a questo tendine si inseriscono nella fossa
trocanterica del femore.
Rapporti con altri muscoli:
- Anteriormente: con l’articolazione dell’anca.
- Posteriormente: sono coperti dal m. grande gluteo.
Innervazione: dai rami collaterali del plesso sacrale (L4-S1).
Movimento: ruotano esternamente il femore e stabilizzano l’articolazione dell’anca.

195
Muscolo otturatorio interno
E’ in parte all’interno e in parte all’esterno della pelvi.
Origine: dalla faccia intrapelvica della membrana otturatoria, dal contorno interno del
foro otturatorio, dalla superficie ossea che si trova tra il foro otturatorio e la spina
ischiatica. Dalla faccia profonda della fascia, che ricopre questo m.
Inserzione: i fasci vanno tutti verso il piccolo forame ischiatico. Qui si piegano ad
angolo retto per inserirsi nella fossa trocanterica del femore.
Rapporti con altri muscoli:
- Porzione intrapelvica: delimita, insieme all’elevatore dell’ano, la fossa
ischiorettale.
- Porzione extrapelvica: si trova tra i m. gemelli; è coperto dal m. grande
gluteo e ricopre l’articolazione dell’anca.
Innervazione: dal nervo otturatorio interno (L5-S1).
Movimento: ruota lateralmente il femore e stabilizza l’articolazione dell’anca.

Muscolo otturatorio esterno


Origine: dal contorno esterno del foro otturatorio e dalla benderella sottopubica.
Inserzione: le fibre, lateralmente, in alto e in dietro, circondano l’articolazione
coxofemorale e si inseriscono nella fossa trocanterica del femore.
Rapporti con altri muscoli:
• Anteriormente: con i m. ileopsoas, pettineo, adduttori breve e grande e anche il
gracile, con la parte posteriore del collo del femore e con la capsula
dell’articolazione dell’anca.
• Posteriormente: la membrana otturatoria, il m. quadrato del femore.
Innervazione: dal nervo otturatorio (L2-L4).
Movimento: ruota lateralmente il femore e stabilizza l’articolazione dell’anca.

Muscolo quadrato del femore


Ha forma a quadrilatero.
Origine: dalla superficie esterna della tuberosità ischiatica.
Inserzione: a lato della cresta intertrocanterica del femore.
Rapporti con altri muscoli:
o Davanti ha: l’articolazione dell’anca, il m. otturatorio esterno.
o Dietro ha: il m. grande gluteo, il nervo ischiatico.
Innervazione: da un ramo collaterale del plesso sacrale (L4-S1).
Movimento: ruota lateralmente il femore e stabilizza l’articolazione dell’anca.

FASCE DEI MUSCOLI DELL’ANCA


Queste sono la fascia iliaca e la fascia dei m. grande e medio gluteo o fascia glutea.
Fascia iliaca: è una lamina connettivale che avvolge i m. ileopsoas. In questo
modo forma una guaina sottile in alto, che si fa più spessa andando verso il basso,
verso la fossa iliaca.

196
Origine: in alto e medialmente, si attacca sulle vertebre lombari. Vicino a questa
forma una serie di arcate per il passaggio delle arterie, delle vene e dei nervi lombari.
Inserzione: più in basso si fissa alla base del sacro e allo stretto superiore della pelvi.
- Lateralmente continua nella fascia del m. quadrato dei lombi per andare verso il
margine laterale del m. ileopsoas, sul legamento ileolombare e sul labbro interno
della cresta iliaca.
- In alto termina nell’arco diaframmatico mediale.
- In basso e lateralmente, la fascia iliaca si fonde con il legamento inguinale.
Medialmente, si stacca dal legamento inguinale per terminare sotto il nome di
legamento ileopettineo (benderella ileopettinea), che si inserisce sull’eminenza
ileopettinea dell’anca. La benderella ileopettinea divide lo spazio, tra il legamento
inguinale e l’osso dell’anca, in 2 lacune:
o Lacuna dei muscoli, laterale: che serve per il passaggio del m. ileopsoas
e del nervo femorale.
o Lacuna dei vasi, mediale: che serve per il passaggio dell’arteria e della
vena femorale e dei vasi linfatici.
Sotto il legamento inguinale, la fascia iliaca prosegue intorno al m. ileopsoas fino
all’inserzione trocanterica di questo muscolo.
La fascia divide lo spazio tra il peritoneo parietale e il m. iliaco in 2 logge, che sono
riempite di tex adiposo:
• Loggia soprafasciale o sottoperitoneale: è la loggia più superficiale che si
ferma al legamento inguinale.
• Loggia sottofasciale: è la più profonda; continua sotto l’arcata inguinale fino al
piccolo trocantere.
Si forma in questo modo un tragitto tra la zona retroperitoneale della fossa iliaca e la
coscia.
Fascia dei m. grande e medio gluteo o fascia glutea è composto di:
o Un foglietto profondo, molto robusto, che riveste la faccia superficiale del
medio gluteo. Questo origina dall’unione dei 2 foglietti della fascia lata, in
avanti (Questi foglietti della fascia lata sono quelli che inguainano il m. tensore
della fascia lata). In alto, il foglietto profondo origina dal labbro esterno della
cresta iliaca. La fine si ha in basso e in dietro nel m. medio del gluteo, che ne è
ricoperto.
o 2 foglietti, intermedio e superficiale, che si trovano sulla faccia profonda e
superficiale del grande gluteo. In particolare:
- Il foglietto intermedio riveste la faccia profonda del grande gluteo,
fino al margine inferiore del m., dove si riflette nel foglietto
superficiale.
- Il foglietto superficiale riveste la faccia superficiale del m. grande
gluteo, fino alle origini posteriori di questo, dove si attacca alla cresta
iliaca sacrale, al coccige e al legamento sacro-tuberoso.

197
Muscoli della coscia
Questi si dividono in anteriori, mediali e posteriori.
m. tensore della fascia lata
Muscoli anteriori della coscia m. sartorio
m. quadricipite femorale
M. tensore della fascia lata
E’ un m. fusiforme che si trova superficialmente nella regione supero-laterale della
coscia.
Origine: Dall’estremità anteriore del labbro esterno della cresta iliaca, dalla spina
iliaca antero-superiore e dall’incisura, che si trova sotto. Dalla faccia superficiale del
m. medio gluteo e dalla fascia che lo ricopre.
Inserzione: i fasci vanno verso il basso e formano un tendine, all’unione del terzo
superiore con il terzo medio della coscia. Questo lungo tendine percorre tutta la
coscia e si inserisce nel condilo laterale della tibia. Nel suo tragitto, il tendine si fonde
con la fascia femorale o fascia lata, formando la BENDERELLA o TRATTO ILEO-
TIBIALE.
Rapporti con altri muscoli:
• E’ laterale al sartorio.
• Davanti: al m. medio gluteo.
• Superficialmente: con lo strato sottocutaneo.
• Profondamente: con i m. medio gluteo e vasto laterale.
Innervazione: dal nervo gluteo superiore (L4-S1).
Movimento: tende la fascia lata e abduce la coscia. E’ un m. biarticolare perciò
estende, anche, la gamba rispetto alla coscia.

M. sartorio
Si trova in superficie ed è un m. allungato e nastriforme, che attraversa, per obliquo,
la faccia anteriore della coscia, dall’alto in basso e dall’esterno all’interno.
Origine: dalla spina iliaca antero-superiore, dalla parte più alta dell’incisura sotto.
Inserzione: attraversa tutta la coscia, per andare in basso sul lato mediale del
ginocchio, dove si inserisce nell’estremità superiore della faccia mediale della tibia.
L’inserzione si ha grazie ad un TENDINE SLARGATO, che hanno anche i m. gracile
e semitendinoso, detto ZAMPA D’OCA.
Rapporti con altri muscoli:
o La sua faccia anteriore è superficiale.
o La sua faccia profonda incrocia il retto del femore, l’ileopsoas, l’arteria femorale,
di cui il sartorio è considerato il m. satellite.
o TRIANGOLO FEMORALE (di SCARPA): incrociando il m. adduttore lungo,
forma in basso questo triangolo. Questo si trova nella regione antero-superiore
della coscia. E’ limitato:
- In alto: dal legamento inguinale.
- Lateralmente: dal m. sartorio.
- Medialmente: dal m. adduttore lungo.
198
Al triangolo corrisponde una fossa piramidale, che perciò ha una base, un apice
e delle facce profonde e superficiali:
 La base: è verso l’alto ed è formata dalla lacuna dei vasi.
 La faccia superficiale: è data dalla fascia lata.
 Le facce profonde: dai m. ileopsoas, lateralmente, e pettineo,
medialmente.
 L’apice: è in basso ed è formato dall’incontro del m. sartorio con il m.
adduttore lungo. Questo arriva fino al m. vasto mediale e ai m. adduttori.
In questa fossa si ritrovano vasi e nervo femorali; inoltre sono contenuti anche
linfonodi inguinali profondi.
o Prima di raggiungere il ginocchio, il m. sartorio ricopre il CANALE DEGLI
ADDUTTORI (di HUNTER). E’ un tragitto muscolo-membranoso che s trova
nella parte infero-mediale della coscia. Serve per il passaggio dei vasi femorali e
del nervo safeno.
- Medialmente: è formato dal m. grande adduttore.
- Lateralmente: è formato dal vasto mediale.
- In superficie: è chiuso da una lamina fibrosa che passa a ponte tra i 2 m.,
citati prima (fascia vasto-adduttoria).
Innervazione: il m. sartorio è innervato dal nervo femorale (L2-L3).
Movimento: flette la gamba sulla coscia e la coscia sul bacino; abduce e ruota
all’esterno la coscia.

M. quadricipite femorale
E’ il più voluminoso m. della zona anteriore della coscia; è formato da 4 capi, che si
raccolgono in un unico tendine:
 Retto del femore:
Origine: dalla spina iliaca antero-inferiore, con un TENDINE DIRETTO. Dalla
porzione più alta del contorno dell’acetabolo e dalla capsula dell’articolazione
coxofemorale, con un TENDINE RIFLESSO.
 Vasto mediale:
Origine: dal labbro mediale della linea aspra e dalla linea rugosa che unisce la line
aspra al collo del femore.
 Vasto laterale:
Origine: dalla faccia laterale e dal margine anteriore del grande trocantere, dalla metà
superiore del labbro laterale della linea aspra del femore e dal suo ramo, che va al
grande trocantere.
Alcuni fasci laterali partono dal setto inter-muscolare laterale e dal tendine del
m.grande gluteo.
 Vasto intermedio: si trova sotto il vasto laterale e mediale.
Origine: dal labbro laterale della linea aspra e dai ¾ superiori delle facce, anteriore e
laterale, del femore.

199
Inserzione particolare: i fasci più profondi del vasto intermedio si inseriscono,
inferiormente, sulle pareti della borsa sinoviale sovrapatellare e formano il M.
ARTICOLARE DEL GINOCCHIO.
Inserzione, comune per i 4 capi: vanno in basso, rimanendo divisi. A livello del
ginocchio, si raccolgono in un tendine unico, solo apparentemente, perché è, in realtà,
formato dalla sovrapposizione di 3 lamine. La lamina superficiale è la continuazione
del retto del femore, quella intermedia è dei vasti, laterale e mediale, quella profonda
è del vasto intermedio.
 La maggior parte delle fibre tendinee si inserisce a livello della patella; alcune
fibre superficiali passano davanti alla patella, incrociandosi. Formano, in
questo modo, l’ESPANSIONE DEL QUADRICIPITE, che si fissa nel margine
infra-glenoideo della tibia.
 Le fibre che si interrompono vicino alla patella continuano sotto questa nel
LEGAMENTO PATELLARE, che s’inserisce nella tuberosità della tibia.
 Ai lati del legamento patellare, l’espansione del quadricipite è rinforzata da 2
benderelle fibrose, che vanno dalla patella ai condili della tibia. Queste sono le
ALI o RETINACOLI DELLA PATELLA.
Rapporti con altri muscoli: il quadricipite femorale forma una specie di manicotto,
attorno alla diafisi del femore.
- Nella parte superiore della coscia: è incrociato superficialmente dal
sartorio.
- Nella parte media ed inferiore: è ricoperto dalla fascia femorale ed è in
rapporto, in dietro con i m. posteriori della coscia, medialmente con gli
adduttori.
Innervazione: dal nervo femorale (L2-L4).
Movimento: contraendosi, estende la gamba e, con il retto femorale, partecipa alla
flessione della coscia e, a ginocchio flesso, alla flessione del bacino sulla coscia.
m. gracile
Muscoli mediali della coscia m. pettineo
m. adduttori lungo, breve e grande
M. gracile
Appiattito e nastriforme, si trova nel lato mediale della coscia.
Origine: dalla faccia anteriore della branca ischio-pubica, vicino alla sinfisi.
Inserzione: si porta verticalmente verso la parte superiore della faccia mediale della
tibia.
Il suo tendine d’inserzione forma, insieme ai tendini del sartorio e semitendinoso, la
ZAMPA D’OCA.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: il m. è ricoperto dalla fascia femorale.
- Profondamente: ha i m. adduttori grande e lungo, il condilo mediale del
femorale e il condilo mediale della tibia.
Innervazione: dal nervo otturatorio (L2-L4).
Movimento: adduce la coscia, flette e ruota medialmente la gamba.
200
M. pettineo
Si trova nella parte supero-mediale della coscia.
Origine: dal tubercolo pubico, dalla faccia anteriore del ramo superiore del pube,
dalla cresta pettinea, dal legamento pubo-femorale e dalla fascia che lo ricopre.
Inserzione: i suoi fasci si portano in basso e lateralmente verso la linea pettinea del
femore.
Rapporti con altri muscoli:
o Superficialmente: è rivestito dalla fascia pettinea, corrisponde, poi, al triangolo
femorale ed è perciò in rapporto con il legamento lacunare.
o Profondamente: con la capsula fibrosa dell’articolazione coxofemorale, con i
vasi ed i nervi otturatori, con i m. adduttore breve e otturatorio esterno.
Innervazione: dal nervo femorale (L2-L3).
Movimento: adduce, flette e ruota all’esterno la coscia.

M. adduttore lungo
E’ un m. piatto, triangolare ad apice supero-mediale.
Origine: dalla faccia anteriore del ramo superiore del pube, fra il tubercolo e la
sinfisi.
Inserzione: in basso, in dietro e lateralmente nel terzo medio del ramo mediale della
linea aspra del femore.
Rapporti con altri muscoli:
• Superficialmente: è rivestita dalla fascia femorale. In basso è in rapporto con il
sartorio e il vasto mediale.
• Profondamente: è in rapporto con gli adduttori breve e grande.
Innervazione: dal nervo otturatorio (L2-L4).
Movimento: adduce e ruota all’esterno la coscia.

M. adduttore breve
Triangolare, si trova sotto l’adduttore lungo e sopra il grande adduttore.
Origine: dalla porzione mediale della faccia anteriore del ramo superiore del pube e
dalla porzione superore della faccia anteriore della branca ischiopubica.
Inserzione: in basso, in dietro e lateralmente verso il terzo superiore del labbro
mediale della linea aspra del femore.
Innervazione: dal nervo otturatorio (L2-L4).
Movimento: adduce e ruota all’esterno la coscia.

M. grande adduttore
Si trova sotto agli adduttori lungo e breve. E’ un m. piatto e triangolare che ha l’apice
verso l’ischio e la base all’altezza della linea aspra del femore.
Origine: dalla faccia anteriore della branca ischiopubica e dalla tuberosità ischiatica.
Inserzione: in dietro, in basso e lateralmente e, giunto al margine posteriore del
femore, si inserisce sul labbro mediale della linea aspra, fino all’altezza del

201
TUBERCOLO DEL GRANDE ADDUTTORE, che si trova sopra all’epicondilo
mediale.
L’inserzione di questo m. è interrotta da tanti orifizi, che servono per il passaggio dei
vasi perforanti. L’ultimo di questi orifizi, che si trova tra i fasci che terminano sulla
linea aspra e quelli che terminano sul tubercolo, è detto ANELLO DEL GRANDE
ADDUTTORE. Questo serve per il passaggio dell’arteria femorale e da qui continua
con l’arteria poplitea.
MUSCOLO ADDUTTORE MINIMO: la porzione superiore del m. grande adduttore
è anche detta in questo modo.
Rapporti con altri muscoli:
o Superficie anteriore: è in rapporto con gli adduttori lungo e breve e con il
sartorio. Inferiormente, delimita, insieme al vasto mediale, il canale degli
adduttori.
o La faccia posteriore: corrisponde ai m. bicipite, semitendinoso e
semimembranoso.
Innervazione: dal nervo otturatorio e dal nervo ischiatico (L2-L5).
Movimento: adduce e ruota all’interno la coscia.

m. bicipite femorale
Muscoli posteriori della coscia m.semitendinoso
m.semimembranoso

M. bicipite femorale
Si trova nella regione posteriore e laterale della coscia.
Origine con 2 capi:
Capo lungo: che nasce dalla parte superiore della tuberosità ischiatica.
Capo breve: che nasce dal terzo medio del labbro laterale della linea aspra del
femore e dal setto intermuscolare laterale.
Inserzione: i 2 capi si uniscono in un tendine che si inserisce nella testa della fibula,
sul condilo laterale della tibia e sulle parti contigue della fascia della gamba.
Rapporti con altri muscoli:
- Posteriormente: è in rapporto, in alto, con il grande gluteo e quindi con la
fascia femorale.
- Anteriormente: corrisponde ai m. grande adduttore, semimembranoso e
vasto laterale.
- In basso: è il limite supero-esterno della fossa poplitea.
Innervazione: dal nervo tibiale (capo lungo) e dal nervo peroniero (capo breve) (L4-
S1).
Movimento: flette la gamba ed estende la coscia. Ha inoltre il compito di extrarotare
la gamba.

202
M. semitendinoso
E’ un m. che si trova superficialmente, nella parte postero-mediale della coscia. E‘
carnoso nella porzione superiore, tendineo in quella inferiore.
Origine: in alto, dalla tuberosità ischiatica.
Inserzione: scende in basso e verticalmente per andare verso la parte media della
coscia. Qui forma un tendine che va a formare, insieme con gli altri, la ZAMPA
D’OCA. Il tendine si inserisce nella parte superiore della faccia mediale della tibia.
Rapporti con altro muscoli:
- Posteriormente: in alto, con il m. grande gluteo e quindi con la fascia
femorale.
- Anteriormente: con il m. grande adduttore e semimembranoso. Insieme al
tendine del m. semimembranoso forma il limite supero-interno della fossa
poplitea.
Innervazione: dal nervo tibiale (L4-S1).
Movimento: flette e ruota all’interno la gamba ed estende la coscia.

M. semimembranoso
Si trova sotto al semitendinoso. Si chiama semimembranoso perché è formato, nel
suo terzo superiore, da una larga lamina tendinea.
Origine: in alto, dalla tuberosità ischiatica.
Inserzione: scende verticalmente fino all’altezza dell’interlinea articolare del
ginocchio. Qui il suo tendine si divide in 3 fasci; questi hanno diverse inserzioni:
 Uno DISCENDENTE termina sulla parte posteriore del condilo mediale della
tibia.
 Uno RICORRENTE va verso il condilo laterale del femore, perciò risale.
Forma il LEGAMENTO POPLITEO OBLIQUO dell’articolazione del
ginocchio.
 Uno ANTERIORE o TENDINE RIFLESSO che termina sulla parte anteriore
del condilo mediale della tibia.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: corrisponde al m. grande gluteo, al semitendinoso e al
capo lungo del bicipite.
- Anteriormente: con i m. quadrato del femore e grande adduttore.
- Innervazione: dal nervo tibiale (L4-S1).
Movimento: ha la stessa azione del m. semitendinoso.

203
FASCIA DELLA COSCIA: detta anche FASCIA FEMORALE o FASCIA LATA.
Riveste, come un manicotto, i m. superficiali della coscia. Ha la forma di un cilindro
cavo, se considerassimo delle circonferenze, superiore ed inferiore, queste sarebbero i
limiti della coscia.
Inserzioni della fascia:
- In alto si fissa in avanti al legamento inguinale, al corpo del pube e alla
branca ischiopubica.
- In dietro e lateralmente continua, senza interruzione, con la fascia glutea.
- In basso si fissa sulla fibula, sui 2 condili della tibia, sulla faccia anteriore
della patella e continua nella fascia della gamba.
Dalla superficie interna della fascia partono dei setti intermuscolari, mediale e
laterale.
SETTO MEDIALE: che si stacca dalla porzione mediale della superficie interna della
fascia e si fissa in alto, su una linea che unisce il piccolo trocantere alla linea aspra,
nella zona centrale del labbro mediale della linea aspra, in basso sul ramo mediale di
biforcazione della stessa linea aspra e sul tubercolo del grande adduttore.
SETTO LATERALE: origina dalla porzione laterale della fascia femorale. Si
inserisce in alto, sulla linea rugosa, che unisce il grande trocantere alla linea aspra,
quindi sul labbro laterale della linea aspra e, in basso, sul ramo di biforcazione
laterale, sempre della linea aspra.
I setti della fascia lata, insieme al femore che si trova tra loro, dividono la cavità del
manicotto in una LOGGIA ANTERIORE ed in una POSTERIORE. Queste logge
contengono i m. anteriori e, rispettivamente, posteriori e mediali della coscia.
Particolare è la posizione del m. sartorio e tensore della fascia lata. Infatti, questi sono
fuori delle logge, perché si trovano compresi in uno sdoppiamento della fascia lata.

gruppo anteriore
Muscoli della gamba gruppo laterale
gruppo posteriore

Muscoli anteriori della gamba


Tutti questi m. si trovano in una loggia delimitata dalla membrana interossea della
gamba e dai margini anteriori della tibia e della fibula.
 M. tibiale anteriore

 M. estensore lungo dell’alluce

 M. peroniero anteriore (o peroniero 3°)

M. tibiale anteriore
E’ il più mediale dei 4 m. anteriori.
Origine: dal condilo laterale e dalla metà superiore della faccia laterale della tibia.
Dalla porzione supero-mediale della membrana interossea della gamba, dalla fascia
crurale che avvolge tutti i m. della gamba e dal vicino setto intermuscolare.

204
Inserzione: i fasci vanno verticalmente e verso il basso per continuare nel tendine
d’inserzione. Questo tendine va, medialmente, verso il tubercolo del 1° cuneiforme e
alla base del 1° osso metatarsale.
Rapporti con altri muscoli:
o Superficialmente: con la fascia crurale.
o Profondamente: con la membrana interossea.
o Medialmente: è contro la tibia.
o Lateralmente: ha i m. estensori delle dita e dell’alluce.
o Nel piede, i tendini d’inserzione passano sotto ai retinacoli dei m. estensori,
che lo separano dalla cute. Sormonta l’articolazione tibio-tarsica e scende
medialmente all’arteria dorsale del piede o pedidia.
Innervazione: da nervo peroniero profondo (L4-S1).
Movimento: flette dorsalmente, adduce e ruota medialmente il piede.

M. estensore lungo delle dita


Si trova lateralmente al tibiale anteriore.
Origine: dal condilo laterale della tibia, dalla testa, dai 2/3 superiori della faccia
mediale della fibula, dalla porzione laterale della membrana interossea, dalla fascia
crurale e dai setti intermuscolari intorno.
Inserzione: i fasci vanno verso il basso per continuare in un robusto tendine. Questo
passa sotto i retinacoli dei m. estensori, per dividersi in 4 tendini secondari. Ciascuno
di questi 4 tendini è destinato ad ognuna delle ultime 4 dita perciò si divide ancora a
livello dell’articolazione metatarso-falangea. Questa ulteriore divisione porta alla
formazione di 3 linguette; di queste:
 quella intermedia termina sulla faccia dorsale della base della 2° falange.
 Quella laterale e quella mediale: si riuniscono per terminare alla base della 3°
falange.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: è in rapporto con la fascia crurale.
- Profondamente: con la membrana interossea e con la fibula.
- Lateralmente: ha, accanto, i m. peronieri.
- Medialmente: ha i m. tibiale anteriore ed estensore lungo dell’alluce.
- Nel piede, i tendini sono separati dalla cute tramite la fascia dorsale
superficiale. Profondamente, i tendini, invece, sono in rapporto con il m.
estensore breve delle dita.
Innervazione: dal nervo peroniero profondo (L4-S1).
Movimento: estende le ultime 4 dita; contribuisce alla flessione dorsale,
all’abduzione e alla rotazione esterna del piede.

205
M. estensore lungo dell’alluce
Origine: dal terzo medio della faccia mediale della fibula e dalla corrispondente
porzione di membrana interossea.
Inserzione: in basso, forma, nel terzo inferiore della gamba, un tendine d’inserzione.
Questo tendine passa sotto ai retinacoli e va a inserirsi nella faccia dorsale della 1°
falange e nella base della 2° falange dell’alluce.
Rapporti con altri muscoli:
o Parte superiore: il m. è profondo, e si trova tra il tibiale anteriore e l’estensore
lungo delle dita.
o Parte inferiore: è più superficiale ed è ricoperto dalla fascia crurale.
o L'arteria tibiale anteriore gli decorre lungo il margine mediale.
o Nel piede, il tendine è ricoperto dalla fascia dorsale e passa sull’astragalo, sullo
scafoide, sul 1° cuneiforme e sul 1° osso metatarsale.
o L’arteria dorsale del piede è laterale.
Innervazione: dal nervo peroniero profondo (L4-S1).
Movimento: estende l’alluce e partecipa ai movimenti di flessione dorsale e di
adduzione del piede.

M. peroniero anteriore (peroniero 3°)


Si trova nella parte infero-laterale della regione anteriore della gamba. E’ laterale al
m. estensore lungo delle dita, con il quale alle volte si fonde.
Origine: dal terzo inferiore della faccia mediale della fibula e dalla corrispondente
porzione di membrana interossea.
Inserzione: il tendine passa sotto i retinacoli dei m. estensori e si inserisce nella
superficie dorsale della base del 5° osso metatarsale.
Rapporti con altri muscoli:
• Anteriormente: con la fascia crurale.
• Posteriormente: con la fibula.
• Lateralmente: con il m. peroniero breve.
• Medialmente: con l’estensore lungo delle dita.
• Il tendine d’inserzione passa sopra il m. estensore breve delle dita.
Innervazione: dal nervo peroniero profondo (L4-S1).
Movimento: flette dorsalmente, abduce e ruota esternamente il piede.

m. peroniero lungo
Muscoli laterali della gamba
m.peroniero breve

M. peroniero lungo
E’ il più superficiale e il più lungo dei 2.
Origine: dalla porzione antero-laterale della testa della fibula, dal terzo superiore
della faccia e del margine laterale dello stesso osso, dal condilo laterale della tibia,
dalla fascia crurale e dai circostanti setti intermuscolari.
206
Inserzione: i fasci vanno verticalmente e in basso per continuare in un lungo tendine,
che passa dietro al malleolo laterale, lo circonda da dietro in avanti, attraversa, in
direzione antero-mediale, la faccia plantare del piede e termina sulla tuberosità del 1°
osso metatarsale, sul 1° cuneiforme e sulla base del 2° metatarsale.
Rapporti con altri muscoli:
Anteriormente: con i m. estensore lungo delle dita e peroniero anteriore.
Posteriormente: con il soleo e con il flessore lungo dell’alluce.
Nel collo del piede, ricopre il peroniero breve, con il quale è contenuto in una guaina
fibrosa (retinacoli dei m. peronieri). A livello del calcagno, questa guaina si sdoppia,
dentro le quali i tendini possono scorrere grazie ad una guaina mucosa.
Nella pianta del piede, il tendine del peroniero lungo, ricoperto dal legamento
calcaneo-cuboideo, percorre il solco dell’osso cuboide, dove è circondato da una
seconda guaina mucosa.
Innervazione: dal nervo peroniero superficiale (L4-S1).
Movimento: flette plantarmente, abduce e ruota all’esterno il piede. Agisce sulla volta
plantare accentuandone la curvatura.

M. peroniero breve
Si trova più profondamente rispetto al peroniero lungo.
Origine: dal 3° medio della faccia laterale della fibula e dai circostanti setti
intermuscolari.
Inserzione: verticali ed in basso verso un tendine, che passa dietro al malleolo
laterale, lo circonda, in basso ed in avanti, e si fissa alla parte dorsale della base del
5° osso metatarsale.
Rapporti con altri muscoli:
- Ricoperto dal peroniero lungo.
- Medialmente: con la fibula.
Innervazione: dal nervo peroniero superficiale (L5-S1).
Movimento: abduce e ruota all’esterno il piede.

m. tricipite della sura


piano superficiale m.plantare
Muscoli posteriori
della gamba piano profondo
m.popliteo
m.flessore lungo delle dita
m. flessore lungo dell’alluce
m. tibiale posteriore

207
M. tricipite della sura
E’ formato da 2 muscoli, il GASTROCNEMIO e il SOLEO, che in basso convergono
in un unico grosso tendine d’inserzione, il TENDINE CALCANEALE (di Achille). I
2 capi del gastrocnemio e il capo del soleo, si uniscono nel tendine calcaneale, che si
inserisce sul terzo medio della faccia posteriore del calcagno.
M. gastrocnemio
E’ formato da 2 ventri muscolari, i GEMELLI DELLA GAMBA. Di questi:
α. Il laterale:
Origine: dall’epicondilo laterale del femore, dal piano popliteo e dalla porzione
posteriore della capsula articolare del ginocchio.
β. Il mediale:
Origine: si stacca dall’epicondilo mediale, dal piano popliteo e dalla porzione della
capsula articolare del ginocchio.
M. soleo
Si trova sotto ai 2 gemelli.
Origine: dalla parte superiore della testa, dalla faccia dorsale e dal margine laterale
della fibula, dalla linea obliqua e dal terzo medio del margine mediale della tibia, da
un’arcata fibrosa che si trova tra la testa della fibula e la linea obliqua della tibia,
l’ARCATA DEL M. SOLEO.

Rapporti dei 2 gemelli con altri muscoli:


 A livello del ginocchio: il margine mediale del gemello laterale e il margine
laterale del gemello mediale sono separati da uno spazio angolare, aperto in alto.
Sono i limiti inferiori della fossa poplitea.
 Il gemello laterale è incrociato dal tendine del m. bicipite e dal nervo peroniero
comune.
 Il gemello mediale è in rapporto con i m. semimembranoso e semitendinoso.
 Profondamente: i 2 gemelli sono a contatto con la capsula articolare.
 Tra i 2 gemelli si trova il fascio vascolo-nervoso della gamba costituito, dalla
superficie in profondità e latero-medialmente, dal nervo tibiale, dalla vena e
dall’arteria poplitea.
 Più in basso, i gemelli sono in rapporto superficialmente con la fascia crurale, con
il sottocutaneo e perciò con la cute, profondamente, con il m. soleo.
Rapporti del m. soleo con altri muscoli:
1. Posteriormente: corrisponde al m. gastrocnemio e al plantare.
2. Anteriormente: è in rapporto con i m. flessore lungo dell’alluce, flessore lungo
delle dita e tibiale posteriore; inoltre è in rapporto con l’arteria e la vena tibiale
posteriore e con il nervo tibiale.
Rapporti del tendine calcaneale:
• Superficialmente: ha la cute.
• Anteriormente: è separato dall’articolazione tibio-tarsica, grazie ad un
piano adiposo e dalla faccia posteriore del calcagno, grazie ad una borsa
mucosa.
208
Innervazione: del m. tricipite della sura dal nervo tibiale (L4-S1).
Movimento: flette plantarmente il piede e lo ruota all’interno. Concorre, con il
gastrocnemio, alla flessione della gamba sulla coscia. Facendo perno sull’avampiede,
il tricipite estende la gamba sul piede (m. anti-gravitario).

M. plantare
E’ un piccolo muscolo, qualche volta anche assente, che si trova sotto al gemello
laterale e sulla faccia posteriore dell’articolazione del ginocchio.
Origine: dal ramo laterale della linea aspra del femore e dalla capsula articolare del
ginocchio.
Inserzione: il m. forma un tendine lungo e sottile, che passa tra il gastrocnemio e il
soleo e poi tra il margine mediale del tendine calcaneale, per terminare sulla faccia
mediale del calcagno.
Innervazione: dal nervo tibiale (L4-S1).
Movimento: ha un’azione simile a quella del tricipite della sura, anche se è meno
potente.

M.popliteo
E’ un m. appiattito, che si trova sotto al plantare e ai gemelli.
Origine: dalla faccia esterna del condilo laterale del femore e dalla corrispondente
porzione della capsula articolare del ginocchio.
Inserzione: nel labbro superiore della linea obliqua e nella faccia posteriore della
tibia, sopra la linea obliqua.
Rapporti con altri muscoli:
• Anteriormente: con il condilo laterale del femore, con l’articolazione del
ginocchio e con la parte alta della faccia posteriore della tibia.
• Posteriormente: si trovano i m. plantare e gastrocnemio, i vasi poplitei e il
nervo tibiale.
Innervazione: dal nervo tibiale (L4-S1).
Movimento: flette e ruota all’interno la gamba.

M. flessore lungo delle dita


E’ il più mediale dei m. dello strato profondo.
Origine: dalla linea obliqua e dal terzo medio della faccia posteriore della tibia e dai
circostanti setti intermuscolari.
Inserzione: i fasci si portano in basso e, in corrispondenza del terzo inferiore della
gamba, proseguono in un lungo tendine.
1. Questo tendine circonda il malleolo mediale e scorre nella doccia calcaneale
mediale, mantenuto nella sua sede dal retinacolo dei m. flessori.
2. Attraversa la regione plantare del piede, obliquamente ed in avanti e lateralmente,
incrocia il tendine del m. flessore lungo dell’alluce.
3. In fine, si divide nei 4 tendini terminali, che si fissano alla base della 3° falange
delle ultime 4 dita.
209
Rapporti con altri muscoli:
α. Anteriormente: con la tibia e il m. tibiale posteriore.
β. Posteriormente: con il m. soleo.
χ. Nella pianta del piede, il tendine si trova tra l’abduttore dell’alluce e il
flessore breve delle dita, che gi stanno sotto. E’ poi in rapporto con l’adduttore
dell’alluce e il flessore lungo dell’alluce, che gli stanno sopra.
δ. Nelle prime falangi, ciascun tendine terminale attraversa un occhiello
formato dai rispettivi tendini del m. flessore breve delle dita.
Innervazione: dal nervo tibiale (L5-S1).
Movimento: flette le ultime 4 dita e concorre alla flessione plantare del piede.

M. flessore lungo dell’alluce


E’ il più laterale dei m. dello strato profondo.
Origine: dai 2/3 inferiori della faccia posteriore e dl margine laterale della fibula.
Dalla membrana interossea e dai setti intermuscolari circostanti.
Inserzione: i fasci si portano in basso per formare un tendine lungo, che passa sotto al
malleolo mediale, attraversa un solco della faccia posteriore dell’astragalo e la faccia
mediale del calcagno, che si trova sotto al retinacolo dei m. flessori. Arrivato nella
regione plantare, il tendine d’inserzione si porta avanti e medialmente, incrocia il
tendine del m. flessore lungo delle dita e si fissa alla base della falange distale
dell’alluce.
Rapporti con altri muscoli:
All’incrocio tra i tendini del m. flessore lungo delle dita e del m. flessore lungo
dell’alluce, si trova una LACINIA FIBROSA di connessione; perciò la contrazione
del m. flessore lungo dell’alluce determina una flessione delle altre 4 dita.
Innervazione: dal nervo tibiale (L5-S1).
Movimento: flette l‘alluce; concorre alla flessione delle altre dita e alla flessione
plantare del piede.

M. tibiale posteriore
Si trova sotto ai m. flessori lunghi delle dita e dell’alluce.
Origine: dal labbro inferiore della linea obliqua e dalla faccia posteriore della tibia,
dalla parte superiore della membrana interossea, dalla faccia mediale della fibula e
dai setti intermuscolari circostanti.
Inserzione: il m. forma un tendine che, passando dietro al malleolo tibiale, termina
sul tubercolo dello scafoide, sulla superficie plantare dei 3 cuneiformi e dell’estremità
prossimale del 2°, 3° e 4° osso metatarsale.
Rapporti con altri muscoli:
α. Anteriormente: con le facce posteriori della fibula e della tibia, corrisponde poi
alla membrana interossea.
β. Posteriormente: è ricoperto dal m. soleo, flessore lungo delle dita e flessore
lungo dell’alluce. Entra in rapporto con l’arteria e la vena tibiale posteriore e
con il nervo tibiale.
210
χ. Nel collo del piede, il tendine del tibiale posteriore si trova in una doccia
osteofibrosa, formata dal retinacolo dei m. flessori.
Innervazione: dal nervo tibiale (L5-S1).
Movimento: flette plantarmente il piede e partecipa ai movimenti di adduzione e di
rotazione interna del piede; accentua anche la curvatura della volta plantare.

FASCIA DELLA GAMBA O FASCIA CRURALE: avvolgono in superficie i m.


della gamba (manca solo a livello della faccia mediale della tibia).
Inserzioni della fascia:
1. In alto: continua con la fascia lata e si inserisce nell’estremità prossimale
della tibia, sulla testa della fibula e sulla rotula.
2. In basso: continua con la fascia del piede e prende parte anche nella
costituzione dei retinacoli dei m. estensori, peronieri e flessori.
3. Dalla sua superficie interna: si staccano 2 setti intermuscolari, che
terminano uno sul margine anteriore e l’altro sul margine laterale della
fibula.
La gamba è così divisa in 3 logge, che servono per accogliere i m. anteriori, laterali e
posteriori.
I tendini d’inserzione di alcuni m. della coscia (bicipite, gracile, sartorio,
semitendinoso) mandano fasci all’estremità superiore della fascia crurale, sulla quale
possono così esercitare una tensione.

LEGAMENTI DEL COLLO DEL PIEDE


I tendini che della gamba vanno al piede si inflettono a livello del collo del piede,
formando un angolo, che in posizione di riposo del piede stesso, è di c.a. 100°-110°.
A livello dell’articolazione tibio-tarsica si trovano dei legamenti di contenzione dei
tendini, che sono detti RETINACOLI. Si distinguono retinacoli dei m. estensori, dei
m. peronieri e dei m. flessori.
RETINACOLI DEI M. ESTENSORI: sono detti anche LEGAMENTI
ANTERIORI DEL COLLO DEL PIEDE, e si distinguono in superiore ed
inferiore.
1. Retinacolo superiore (legamento trasverso della gamba): è un nastro fibroso,
trasversale, che si fissa al margine anteriore della tibia e alla faccia laterale della
fibula.
2. Retinacolo inferiore (legamento crociato): è formato da una porzione superficiale
e da una profonda.
α. La parte superficiale: si stacca dalla faccia laterale del calcagno, si porta
medialmente e si biforca in 2 rami. Di questi quello inferiore termina sullo
scafoide e sul 1° cuneiforme e quello superiore si divide in una lamina
superficiale o pretendinea, che passa davanti al tendine del m. tibiale anteriore e
si fissa sul malleolo mediale, e in una lamina profonda o retrotendinea, che passa
dietro al tendine e si inserisce sempre nel malleolo mediale. Nello spessore della
211
parte superficiale del retinacolo si forma perciò un canale fibroso, che serve per
il tendine del m. tibiale anteriore. Lo scorrimento è facilitato dalla presenza di
una guaina mucosa.
β. La parte profonda: del retinacolo è uguale alle inserzioni della porzione
superficiale, ma resta appoggiata sullo scheletro.
χ. Tra le 2 porzioni c’è un canale, diviso dai setti sagittali, in gallerie secondarie.
Queste gallerie servono per i tendini dei m. peroniero anteriore, estensore lungo
delle dita ed estensore lungo dell’alluce. Anche in queste gallerie si trovano le
guaine mucose per facilitare lo scorrimento dei tendini.
Il fascio vascolo-nervoso del piede non passa in questi canali ma sotto il foglietto
profondo.

RETINACOLI DEI M. PERONIERI


Si distinguono in superiore ed inferiore. Entrambi vanno dal malleolo laterale alla
faccia laterale del calcagno. Formano una guaina divisa da un setto in 2 canali
secondari, che servono per i tendini dei m. peronieri laterali, che sono circondati dalle
guaine mucose.
RETINACOLI DEI M. FLESSORI: detti anche LEGAMENTO LACINIATO;
è un legamento che si estende per tutto il lungo lato mediale del collo del piede. In
particolare, è teso dall’apice e dal margine posteriore del malleolo mediale alla parte
postero-inferiore della faccia mediale del calcagno. 2 setti si staccano dalla sua faccia
profonda per inserirsi sullo scheletro che si trova sotto.
In questo modo si formano 3 canali che servono per il passaggio dei tendini dei m.
tibiale posteriore, flessore lungo delle dita e flessore lungo dell’alluce. Anche in
questo caso ci sono le guaine mucose che facilitano lo scorrimento dei tendini
all’interno dei canali.
m. dorsali
Muscoli del piede m. della regione mediale
m. plantari m. della regione intermedia
m. della regione laterale
Muscolo dorsale del piede
La regione dorsale ha un solo m. M. estensore breve delle dita (pedidio):
E’ un m. piatto.
Origine: dalla faccia superiore e laterale del calcagno.
Inserzione: in avanti e medialmente si divide in 4 capi muscolari, ciascuno dei quali
termina con un tendine proprio.
• Quello del 1° dito: si inserisce alla base della falange prossimale dell’alluce.
• Gli altri 3: si fondono con i tendini dell’estensore lungo delle dita, destinati al
2°, al 3° e al 4° dito.
Rapporti con altri muscoli:
o Superficialmente: è ricoperto dai tendini dell’estensore comune delle dita e dal
peroniero anteriore.

212
o Profondamente: ricopre il tarso, il metatarso e gli spazi interossei, con i loro
dispositivi articolari.
o Lungo il suo margine mediale si trova l’arteria dorsale del piede.
Innervazione: dal nervo peroniero profondo (L4-S1).
Movimento: estende le prime 4 dita.

Muscoli plantari mediali


M. abduttore dell’alluce:
E’ il più superficiale e il più lungo dei m. della zona mediale.
Origine: dal processo mediale della tuberosità del calcagno, dal retinacolo dei m.
flessori, dalla faccia profonda della fascia plantare e dal setto intermuscolare, che lo
separa dal m. flessore breve delle dita.
Inserzione: nella porzione laterale della base della falange prossimale dell’alluce. Di
solito, manda un’espansione anche a tendine del m. estensore dello stesso dito.
Rapporti con altri muscoli: sopra ha l’aponeurosi plantare. In particolare si trova tra il
flessore breve e il flessore lungo dell’alluce.
Innervazione: dal nervo plantare mediale (L5-S1).
Movimento: abduce e flette l’alluce.
M. flessore breve dell’alluce:
Origine: dalla faccia plantare dei 3 cuneiformi e dal legamento calcaneo-cuboideo
plantare.
Inserzione: in avanti si divide in 2 fasci, uno mediale che si unisce al tendine del m.
abduttore e uno laterale, che si unisce al capo lungo dell’adduttore.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: con l’abduttore dell’alluce e con l'aponeurosi plantare.
- Profondamente: appoggia sul 1° osso metatarsale e sul tendine del m.
peroniero lungo.
Innervazione: dai nervi plantare mediale (fascio mediale) e plantare laterale (fascio
laterale) (L5-S1).
Movimento: flette l’alluce.
M. adduttore dell’alluce:
E’ il più profondo dei m. plantari mediali.
Origine con 2 capi:
α. Capo obliquo: che nasce dal cuboide, dal 3° cuneiforme, dalla base del 2°, del 3° e
4° metatarsale, dal legamento plantare lungo.
Inserzione: si porta in avanti e medialmente, dove si fonde con il tendine del fascio
laterale del m. flessore breve dell’alluce, per raggiungere la base della 1° falange.
β. Capo trasverso: che origina dalla 3°, 4° e 5° articolazione metatarso-falangea.
Inserzione: continua medialmente, dove il suo tendine si fonde con il tendine del m.
flessore lungo dell’alluce.
Innervazione: dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: flette e adduce l’alluce.

213
Muscoli plantari laterali
M. abduttore del 5° dito: è il più superficiale di questo gruppo.
Origine: dal processo laterale della tuberosità del calcagno, dalla fascia plantare e dal
setto intermuscolare che lo separa dal flessore breve delle dita.
Inserzione: i fasci si portano in avanti, seguendo il margine laterale del piede, per
inserirsi in un tendine, che si inserisce nella tuberosità del 5° osso metatarsale e nella
base della falange prossimale del 5° dito.
Rapporti con altri muscoli:
• Ricopre il legamento calcaneo- cuboideo, il tendine del peroniero lungo e il
flessore breve del 5° dito.
• E’ ricoperto: dall’aponeurosi plantare.
Innervazione: dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: flette e abduce il 5° dito.
M. flessore breve del 5° dito: si trova sotto al m. precedente.
Origine: dalla base del 5° metatarsale e dal legamento plantare lungo.
Inserzione: in avanti, nella base della 1° falange del 5° dito e sulla articolazione
metatarso-falangea.
Rapporti con altri muscoli:
 Superficialmente: dall’abduttore.
 Profondamente: corrisponde al 5° metatarsale.
Innervazione: dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: flette il 5° dito.
M. opponente del 5° dito: si trova medialmente al precedente, con il quale poi è
parzialmente unito.
Origine: dal legamento plantare lungo.
Inserzione: sul margine laterale del 5° osso metatarsale.
Rapporti con altri muscoli: ha gli stessi rapporti del m. flessore breve.
Innervazione: dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: flette e adduce il 5° dito.

Muscoli plantari intermedi


M. flessore breve delle dita: è il più superficiale del gruppo degli intermedi.
Origine: dal processo mediale della tuberosità calcaneale, dalla fascia plantare e dai
circostanti setti intermuscolari.
Inserzione: in avanti, c.a. a metà piede, si dividono in 4 fasci muscolari, cui seguono
altrettanti tendini. Ciascuno di questi tendini termina con 2 linguette sul margine
laterale e su quello mediale, della faccia plantare della 2° falange delle ultime 4 dita.
Rapporto con altri muscoli:
- Superficialmente: dall’aponeurosi plantare.
- Profondamente: con il m. quadrato della pianta, con i tendini del m.
flessore lungo delle dita e con i m. lombricali.
Innervazione: dal nervo plantare mediale (L5-S1).
Movimento: flette la 2° falange elle ultime 4 dita.
214
M. quadrato della pianta del piede:
Origine con 2 capi:
Laterale: nasce dalla faccia inferiore del calcagno, vicino al processo laterale della
tuberosità calcaneale.
Mediale: nasce dalla faccia mediale del calcagno.
Inserzione: i 2 capi arrivano ad una lamina che si inserisce sul tendine del m. flessore
lungo delle dita.
Innervazione: dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: coopera con il m. flessore lungo delle dita.
M. lombricali: sono 4.
Origine: ciascuno di questi m. nasce dai tendini vicini del m. flessore lungo delle dita,
con l’eccezione del 1°, il più mediale, che origina solo dal margine mediale del
tendine che va al 2° dito.
Inserzione: in avanti verso il lato mediale dell’estremità prossimale della 1° falange
delle ultime 4 dita e sui tendini del m. estensore lungo delle dita.
Rapporti con altri muscoli:
- Superficialmente: il m. flessore breve delle dita.
- Profondamente: con i m. interossei.
Innervazione: il 1° e il 2° sono innervati dal nervo plantare mediale (L5-S1); il 3° e il
4° sono innervati dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: flettono la 1° falange ed estendono la 2° e la 3° falange delle ultime 4
dita.
M. interossei sono 7 muscoli, che si trovano negli spazi inter-metatarsali, distinti
in:
 3 plantari: si trovano nel 2°, 3° e 4° spazio inter-metatarsale.

Origine: dalla faccia mediale del 3°, 4° e 5° osso metatarsale e dalla faccia
inferiore della rispettiva base.
Inserzione: in avanti, nella porzione mediale della base della falange prossimale
del dito corrispondente. Mandano un’espansione anche al tendine del m. estensore
lungo delle dita.
Innervazione: dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: flettono la 1° falange ed estendono le restanti 2 falangi del 3°, 4° e 5°
dito. Portano medialmente queste stesse dita.
 4 dorsali: si trovano nella parte dorsale dei 4 spazi inter-metatarsali.

Origine: dalle facce delle ossa metatarsali.


Inserzione: nella base delle falangi prossimali. Il 1° e il 2° m. terminano sui lati,
mediale e laterale, della falange prossimale del 2° dito; il 3° e il 4° vanno nella
faccia laterale della falange prossimale del dito corrispondente. Mandano
un’espansione al tendine del m. estensore lungo delle dita.
Innervazione: dal nervo plantare laterale (S1-S2).
Movimento: flettono la 1° falange ed estendono le altre 2 falangi del 2°, 3° e 4°
dito; allontanano il 3° e 4° dito dal 2°.

215
FASCE DORSALI, superficiale e profonda: si trovano nel dorso del piede.
 Fascia dorsale superficiale: si trova tra lo strato sottocutaneo e i tendini dei m.
estensori lunghi delle dita e dell’alluce.
Inserzioni della fascia:
- Posteriormente si unisce alla parte superficiale del retinacolo degli
estensori.
- Anteriormente: si perde sulle dita.
- Lateralmente e medialmente: passa nell’aponeurosi plantare.
 Fascia dorsale profonda: si trova distesa sulle ossa metatarsali e sui m.
interossei dorsali.

FASCIA DEL M. ESTENSORE BREVE DELLE DITA: sempre sul dorso del piede.
Avvolge la faccia superficiale dello stesso m. e ricopre l’arteria dorsale del piede.

APONEUROSI PLANTARE (FASCIA PLANTARE SUPERFICIALE): si trova


nella parte superficiale della pianta del piede, sotto lo strato cutaneo. Si divide in 3
parti che ricoprono i 3 corrispondenti gruppi di m. plantari:
 Intermedia: è triangolare, con l’apice tronco posteriore, che si fissa ai processi,

laterale e mediale, della tuberosità del calcagno. La base corrisponde alle


articolazioni metatarso-falangee e dà origine a 5 benderelle che si portano in
avanti, per fissarsi al derma e ai tendini che si trovano sopra. A livello delle pieghe
inter-digitali partono, dalle benderelle, degli ispessimenti trasversali detti
FASCICOLI TRASVERSI.
 Laterale e Mediale: continuano la parte intermedia; dalla linea di confine con

questa si staccano e si portano in profondità un SETTO LATERALE e uno


MEDIALE. Il setto laterale si fissa al 5° osso metatarsale; il setto mediale si fissa
allo scafoide, al 1° cuneiforme e al 1° metatarsale.
Si formano in questo modo le logge, laterale, intermedia e mediale, che accolgono i
rispettivi m. plantari.

FASCIA PLANTARE PROFONDA: è distesa sulle ossa metatarsali e sui m.


interossei plantari. Anteriormente, si ispessisce per formare il legamento trasverso
della testa delle ossa metatarsali.

216