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Recensioni

14 SABATO
26 FEBBRAIO 2011

LIBRI SCAFFALE APERTO DI ERRICO BUONANNO

La sconfitta La storia dolorosa Giovanilismo


di Spartaco di un’espiazione letterario
! Il nuovo “Spartaco” di Aldo Schiavone ! Silvia Bonucci è un’autrice che ha dalla ! In una mirabile, folgorante introduzione
(Einaudi) non è soltanto un saggio storico, sua il dono della delicatezza, della riflessi- a “Il diavolo in corpo” di Raymond Radi-
documentato, coinvolgente. Piuttosto è un vità non ombrosa, e il raro pregio di aver guet, ripubblicato dalla Marsilio, Nicola La-
libro che appartiene a pieno alla categoria conservato, fino dal suo romanzo d’esordio, gioia parlò delle origini di un fenomeno
del perturbante. Si tratta di un’opera impo- una poetica chiara e costante: quella dei ri- complesso. Un fenomeno commerciale - e
stata sulla più totale, la più radicale delle cordi, il tentativo di ricostruire un’epoca dunque, in parte, anche di psicopatologia di
tragedie, perché è anzitutto la storia di una sempre a partire da esperienze private. Con massa - che nei suoi aspetti gloriosi e ridi-
sconfitta, di una battaglia disperata già in partenza. E perché trat- il suo “Voci di un tempo” (vincitore del premio Zerilli Marimò, che coli ha preso il nome di “giovanilismo”. Per quanto possa apparire
ta di una sconfitta totalmente inutile, un sacrificio a cui è negato an- gli valse l’approdo al mercato americano) la dimensione era fami- curioso, il giovanilismo letterario ha tutti i caratteri della poetica tar-
che il vantaggio di avere fruttato, di aver influito in qualche mo- liare, il ’900 cadente di una borghesia ebraica che viveva nelle sue do-romantica e decadente: perché privilegia la figura, le pose, i da-
do sul costume o sulla società dell’epoca. Quella di Spartaco è una memorie private. Quindi il discorso si fece più ampio, generazio- ti anagrafici e la fedina penale dell’autore piuttosto che l’opera in
crocifissione senza resurrezione o valore sacrale. Un eroismo a cui nale, col suo bellissimo “Gli ultimi figli”, romanzo sociale, quasi ve- se stessa; perché produce imitazione. E anche per cause prettamen-
le cronache non hanno reso neanche l’onore delle armi (non sarà un rista e demodé: era il romanzo di una mutazione genetica, quella di te storiche: tutto partì con Arthur Rimbaud, mito prima ancora che
caso che le parole più frequenti nel saggio siano “probabilmente”, un’Italia contadina che si ritrovava tardi a fronteggiare un imponente poeta, per attraversare tristemente il successivo secolo e mezzo. Il
“presumibilmente”, nel tentativo di scavare sotto il cumulo deni- avvento industriale. Oggi la Bonucci ritorna con “Distanza di fuga”, romanzo “Rainbow per Rimbaud” di Jean Teulé, pubblicato da po-
gratorio dei vari Plutarco e Sallustio). A Spartaco la morale roma- che segna il suo passaggio alla Sironi Editori. Romanzo all’insegna co per i tipi di Nutrimenti, mette in scena la mania rimbaudiana in
na non concede la dignità del nemico, perché lo schiavo che si ri- di un segreto: una storia che parte con la leggerezza malinconica di una forma straordinariamente acuta, spiritosa, poetica. È sulle or-
bella produce solo lo sconcerto di un sovvertimento della natura, una solitudine quotidiana, quella della protagonista Zoe, e con lo me del poeta che lo stralunato protagonista Robert si muove da sem-
della logica, della normalità assodata. Ed è proprio questo il pun- scorrere delle pagine arriva al cuore del segreto di quel dolore re- pre, dormendo all’interno di un armadio che chiama il suo “battel-
to più sconcertante. Come Schiavone nota nell’introduzione, gli an- presso. Accompagnando il lettore per mano in un’intimità domesti- lo” (ebbro) e recitandone a memoria i versi. Ed è inseguendo il suo
tichi, che sotto tanti aspetti ci piace immaginare così simili e vici- ca, l’autrice giunge ad affrontare non tanto gli anni di piombo e il ter- fantasma che partirà con Isabel in direzione dell’Africa per repli-
ni a noi, davanti al fenomeno dello schiavismo rivelano a un trat- rorismo, non tanto il passato, quanto piuttosto le ombre che quel pas- carne grottescamente le gesta. Tra mille avventure e tenerezza, Teulé
to “l’abisso”, la loro distanza totale e incolmabile. “Spartaco” è co- sato ha saputo lasciare sul presente. “Distanza di fuga” diventa co- ci fornisce una lezione leggera e ironica sul grande principio che ac-
sì un viaggio in un mondo “altro”, in cui sono il nostro spirito e i sì la storia di un’espiazione, e un romanzo su un’Italia attuale, ancora comuna la poesia, la moda e le smanie della gioventù: la voglia di es-
nostri stessi valori a risultare irrimediabilmente sconfitti. una volta alle prese con la memoria. sere tutto quel che non siamo, perché una vita non ci basta.

SPARTACO DISTANZA DI FUGA IL DIAVOLO IN CORPO


Aldo Schiavone Silvia Bonucci Raymond Radiguet
Einaudi, pp. 137, € 20 VOTO 8 Sironi, pp. 221, € 16,50 VOTO 7 Marsilio, pp. 144 , € 12,50 VOTO 7

LETTERATURA SAGGISTICA

Un anti-romanzo Le lamentazioni
caotico sull’Italia degli intellettuali
JUAN RODOLFO WILCOCK. Uno lettere di lettori stravaganti, quiz letterari, perfino JÜRGEN HABERMAS. Che cosa li eventuali. Gli strumenti espressivi? Il coraggio di
un concorso per scegliere lo snodo preferito tra i polarizzarsi, il gusto per la provocazione e l’arte del
dei pochi a volersi cimentare simul- dodici disponibili e far procedere un intreccio nar- distingue dagli esperti che vivono pamphlet. Contro l’opinione di Weber e Schumpe-
rativo sempre più insensato se osservato e giudica- ter, Habermas in particolare sostiene che l’intellet-
taneamente con la lingua, la storia, to secondo i criteri usuali della scrittura narrativa. della contesa con esperti di altro tuale deve, di tanto in tanto, preoccuparsi, mo-
Ogni passo gode del crisma dell’imprevedibilità, strando però tanta di quella saggezza politica da non
i nervi nascosti del nostro paese. figlia di una mente labirintica e inafferrabile. Nelle schieramento? Ecco il problema. reagire oltre l’etichetta.
prime pagine, dovendo presentarsi, l’autore, per Descritto per sommi capi l’ammalato, conviene
DI GIANCARLO MANCINI gonfiare a dismisura il curriculum e pavoneggiar- DI DAVIDE CADEDDU discorrere della malattia. La diagnosi è questa:
si con l’editore, si vanta di aver prodotto «l’ira di «Ampliamento inaudito della dimensione mediati-
! Tra i tanti scrittori che hanno soggiornato per un Dio di pezzi di fantasia, foglietti di viaggio e cro- ! Dobbiamo ammetterlo. È ormai evidente. Lo so- ca pubblica» e «intensificazione senza eguali delle
certo periodo in Italia, Juan Rodolfo Wilcock è sta- naca nera persino su un giornale dell’enigmatico stiene anche Jürgen Habermas: l’occupazione pre- reti di comunicazione». Sembra grave. Internet, in
to probabilmente uno dei pochi a volersi cimenta- Nord, a pagamento, tutto quanto con il mio noto ferita degli intellettuali odierni è lamentarsi. Sì, la- particolare, ha portato a una «de-formalizzazione
re simultaneamente con la lingua, la storia, i nervi pseudonimo di “Fanalino di Coda”, più spesso F. di mentarsi. Soprattutto del tramonto degli intellettua- della sfera pubblica» e a una «de-differenziazione
nascosti di un paese che osservava da una distan- Coda per collaborazioni di alta qualità». li. Altri tempi quelli di Adorno, Orwell e Zola. Oggi dei ruoli corrispondenti». La televisione, invece, ali-
za siderale, ben più cospiscua di quella che lo se- Ed è proprio dalla coda, dall’ultima fila di gli intellettuali non se li fila proprio più nessuno. Di menta un fenomeno diverso: ingrandisce la ribalta
parava dalla natia Argentina. Tra i risultati più fu- un’immaginaria platea che Wilcock osserva e tra- recente, è stato denunciato il «grande silenzio». Ma delle contese e seleziona attori e scene su cui getta-
nambolici e spassosi dell’ardimentoso cimento sfigura tutta una società, con i suoi totem e i suoi il problema sembra essere, semmai, il frastuono, re luce. La vanità di alcuni intellettuali è così sod-
wilcockiano vi è “I due allegri indiani” (pp. 297, € tabù. C’è perfino la «drammatica confessione» re- confuso, indistinto di voci di intellettuali che non disfatta. Compiaciuti nell’autorappresentazione e
19,00), appena ristampato da Adelphi dopo la pri- sa da un killer gentile, reo di aver eliminato «in- sanno più bene cosa dire e perché dirlo. Come ri- appagati di poche frasi e molti ammiccamenti, san-
ma edizione del ’73. diani» in numero imprecisato, per bontà d’animo corda Habermas, in una recente raccolta di saggi (“Il no che la loro fama pubblica si accresce. La meta-
Un anti-romanzo privo di qualsivoglia tipo di nel sonno, alcuni bruciandoli con la benzina ma ruolo dell’intellettuale e la causa dell’Europa”, La- morfosi è compiuta. Lo strumento è il loro fine.
intreccio, pieno di trovate spesso al limite del non- avendo evidentemente problemi di portafogli tro- terza), i veri intellettuali assomigliavano a scrittori e In tutto questo discorso, è importante tener pre-
sense, del demenziale, a cui si affiancano lumino- vandosi costretto a chiedere l’elemosina ai pas- professori d’altri tempi, che prendevano sì posizio- sente il carattere particolare della comunicazione
si affondi nella nostra identità culturale. Nelle quat- santi per acquistare «l’indispensabile» derivato ni di parte, ma senza essere legati ad alcun partito. culturale e politica. Interpella preferenze, che, nel
tro paginette dedicate alla letteratura post-risorgi- del petrolio. Oggi no. Parlano pubblicamente (in particolare) contempo, trasforma. La dinamica commerciale
mentale, inaugurata da Carducci, si individuano ca- L’avvitamento verbale a fini umoristici è una quelli di partito. Sanno cosa dire, perché è stato lo- impone di soddisfarle. Trascura, però, il fatto che
ratteri già inequivocabilmente nostrani tipo «il co- delle chiavi portanti del libro, se la rivista di chia- ro suggerito. E sanno, dunque, perché dirlo. Si no- lettori, ascoltatori e spettatori, oltre a essere utenti
mune senso del pudore, la cupidigia verbosa, il gu- ma Maneggio scrivere è naturalmente un lavoro da ta dall’impegno. del mercato mass mediatico, sono cittadini con il di-
sto del travestimento». Chiude la carrellata il vacuo “cavalli”. La prosa di Wilcock galleggia tra il pa- La domanda decisiva è la seguente. Cosa può ritto alla partecipazione culturale, all’osservazione
rincorrere una bellezza di cartapesta di D’Annun- radosso e la beffa, alla vecchia signora del calcio distinguere un intellettuale autonomo da «esperti dei fatti politici e a un ruolo attivo nel processo di
zio, abile a mestare «con la sua pompa verbale quel italiano, la Juventus, abituata come nessun’altra al- che, nella contesa con esperti di altro schieramento, formazione delle opinioni pubbliche. Emerge im-
gusto tutto indiano per l’eleganza della miseria». la vittoria, è dedicata una lettera aperta in cui si rin- hanno da tempo imparato a sostenere i loro dati con plicita, più di altre, una responsabilità. Quella di chi
Gli indiani sono di fatto gli italiani, tribù sovrab- grazia gli ardimentosi giocatori per essersi arresi interpretazioni di tendenza?». È proprio un bel pro- gestisce l’informazione. I mass media, infatti, co-
bondante di vizi, altezzosa e dal risentimento ap- con onore. Ogni pagina è un lapillo, zampillante da blema. Occorre scoprire qualità nascoste. Secondo stituiscono una forza di stimolo e orientamento del-
puntito dal tempo trascorso, volontariamente, in una mente protesa verso l’inconsueto, il bizzarro, il il filosofo tedesco, l’intellettuale dovrebbe interve- la volontà popolare. Costringono, nello stesso tem-
una cervellotica riserva esistenziale. non-comune, incapace di arrestarsi anche per un at- nire solo in seconda battuta, ma tempestivamente, po, il sistema politico alla trasparenza, chiedendogli
Il riferimento ippico innerva la sostanza de “I timo all’ovvio. D’altronde i tanti, pirandelliani, au- non appena i fatti quotidiani e i problemi dibattuti di adeguarsi alle istanze sociali. Notizie affidabili e
due allegri indiani”, perché il libro stesso è com- tori, centomila come uno come nessuno, avevano escono dal seminato. Sì, certo, magari per essere ri- commenti accurati alimentano la vitalità discorsi-
posto dai trenta numeri di una fantomatica rivista pur prescritto “I due allegri indiani” ad un lettore cacciato subito nel suo studio dall’accusa canoni- va della sfera pubblica. Tutto ciò è necessario. Non
chiamata Il Maneggio, redatta da un autore unico futuro, non per nascita ma per predisposizione al- ca rivolta all’intellettuale. Un’accusa che non lascia c’è alternativa per le democrazie moderne. Altri-
dai molti nomi. Rivista però è da intendersi anche l’incontro con il naturale così come si presenta: al- scampo: «sei un intellettuale». Cosa potrebbe mai menti, strani sintomi: le cosiddette derive populiste.
come omaggio a quel grande genere dello spetta- la “rinfusa”. replicare? Le sue qualità nascoste sembrano tutta-
colo, di tonalità sostanzialmente comica e dalla via esistere. Si riassumono nella percezione lungi- IL RUOLO DELL’INTELLETTUALE
struttura cangiante, multipla. I DUE ALLEGRI INDIANI mirante per ciò che davvero importa. Detto altri- E LA CAUSA DELL’EUROPA
Ecco allora un grande piede dagli evidenti ri- Juan Rodolfo Wilcock menti, saper considerare gli sviluppi possibili di un Jürgen Habermas
mandi surrealisti apparire d’improvviso qua e là, Adelphi, pp. 297, € 19 problema e individuare con fantasia alternative Laterza, pp. 174, € 18