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L’Occidente allo Specchio

Capitolo 1 - L’UNIONE EUROPEA E GLI STATI UNITI: DUE VARIANTI DELLA MODERNITÀ OCCIDENTALE

USA e UE, sebbene abbiano seguito percorsi differenti, sono entrambi esempi positivi di sviluppo economico e
modernizzazione politica e culturale, tant’è che si può parlare di due varianti della modernità occidentale.
USA e UE non hanno seguito il percorso di formazione degli stati-nazione, e in termini di identità culturale non
sono poi molto diverse.
→ la CULTURA AMERICANA ha radicalizzato alcuni tratti della modernità occidentale, come:
‐ l’orientamento al futuro,
‐ la fiducia nel progresso,
‐ la ricerca incessante della libertà e della gratificazione personale,
→ in EUROPA troviamo l’incessante tensione tra razionalismo1, concepito come un sistema di regole condivise,
e individualismo che sta alla radice dei principi di uguaglianza 2 e di libertà3. Un’opposizione di principi che
esprime quindi chiaramente la tensione tra libertà individuale e organizzazione sociale.

 ELEMENTI COSTITUTIVI DI UN’IDENTITÀ EU, che si è


 Razionalismo, Individualismo/Soggettività nutrita dell’eredità storica del continente (in primis
della tradizione cristiana e dell’antichità greco-
 L’incessante ricerca della conoscenza,
romana) ma che si è PIENAMENTE SVILUPPATA
l’innovazione e la scoperta
NELLA CIVILTÀ DELLA MODERNITÀ.
 Costruzione del sé come soggetto
autonomo
 Si tratta quindi di una CIVILTÀ NATA NELL’EUROPA
 Rifiuto del limite
OCC, ma che si è poi estesa alle altre parti d’EU,
 I principi di libertà e uguaglianza di diritti,
alle AMERICHE e al MONDO INTERO,
doveri e opportunità
contribuendo allo sviluppo di MODERNITÀ
MULTIPLE.

In sostanza, Stati Uniti e Unione Europea condividono un’eredità culturale comune dove l’Europa è la culla
della modernità e gli Stati Uniti sono l’espressione radicale della modernità (Europa fuori dall’Europa).
Va detto inoltre che nella civiltà moderna i valori, gli atteggiamenti e le interpretazioni della realtà, fuse in uno
specifico programma culturale, si combinano con un insieme di NUOVE FORME ISTITUZIONALI, anche queste
per lo più sperimentate dapprima in EU e quindi diffuse in America e nel resto del mondo, dando vita così a
istituzioni caratteristiche quali:

 il CAPITALISMO INDUSTRIALE DI MERCATO – Il cui principio guida è la massimizzazione dell’utilità per


competere con successo nel mercato. La combinazione efficiente dei fattori produttivi & lo scambio di
beni e servizi nel mercato auto regolato  sono le regole su cui si basa lo sviluppo capitalistico,
aspramente criticato da Marx / studiosi di tradizione marxista.
Es. Marcuse → 3 principali conseguenze sociali e culturali dei processi di concentrazione del
capitale/cambiamento tecnologico e crescita delle burocrazie private e pubbliche: 1) trionfo della
RAGIONE STRUMENTALE = preponderante preoccupazione per l’efficienza che riduce la scelta alla mera
selezione dei mezzi più appropriati a conseguire scopi predefiniti// 2) DEPOLITICIZZAZIONE DELLA VITA
PUBBLICA, sia come conseguenza del dominio della ragione strumentale, sia per l’influenza dei mass-
media, che per soddisfare esigenze pubblicitarie distruggono le tradizioni culturali delle classi

1
Il RAZIONALISMO EU si può definire in senso generale come la fiducia degli esseri umani nella propria capacità di perseguire
razionalmente i propri fini e in ultima analisi di essere artefici del loro destino.
2
L’UGUAGLIANZA, inizialmente definita come uguaglianza dei diritti e dei doveri della cittadinanza e come uguale trattamento
da parte della legge; presto divenne anche uguaglianza di OPPORTUNITÀ, aprendo così la strada al liberalismo progressivo, alla
socialdemocrazia e alle politiche di welfare, che hanno costituito una componente essenziale della cultura politica europea del
XX secolo.
3
Si precisa che per libertà si intende qui tanto LIBERTÀ NEGATIVA (= protezione dei diritti umani contro gli abusi del potere),
quanto LIBERTÀ POSITIVA (= diritto dei cittadini di partecipare alla formazione della volontà comune).
subalterne e crea una sorte di falsa coscienza dal conformismo consumistico // 3) l’INTEGRAZIONE
REPRESSIVA = l’acquiescenza di massa al potere delle grandi burocrazie, in una situazione in cui le
persone, in preda al fascino dell’abbondanza consumistica, pagano il proprio benessere materiale con
l’impotenza politica.
 lo STATO NAZIONALE – ossia quell’entità politica sovrana e impersonale che gode di giurisdizione
suprema sopra una popolazione e un territorio chiaramente delimitati; che rivendica il monopolio del
potere coercitivo ed è forte della legittimità che le deriva dal sostegno dei suoi cittadini.
N.B. Esso ha costituito il principale fattore di strutturazione della società moderna
N.B. È una tipica costruzione europea, esportata nel resto del mondo.
N.B. È sia un’organizzazione che una comunità (reale e immaginaria al tempo stesso): si è sviluppato
storicamente attraverso la crescita di una burocrazia civile, un esercito e una diplomazia, e attraverso la
formazione di una nazione come comunità immaginaria, derivante dall’azione di élite nazionaliste nel
processo di modernizzazione, nonché è in grado di evocare legami primordiali di natura etno-simbolica.
Oggi è sottoposto a due tipi di pressione: la sua sovranità è sempre più erosa “dall’alto” da parte delle
reti di interdipendenza globale; mentre la riaffermazione delle identità locali e le richieste di autonomia
sfidano la sua pretesa di controllo centralistico “dal basso”.

 la DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA – altro aspetto costitutivo dell’identità Eu e Occ. Nel suo


complesso.
Le varie forme di parlamento, governo della maggioranza e protezione dei diritti della minoranza,
elezioni libere e periodiche, separazione dei poteri costituzionali, libertà di stampa e associazione 
INNOVAZIONI nate e cresciute nella cultura Eu e poi sviluppatesi negli USA (la prima “Nuova Nazione”
costruita dagli emigranti europei) nel corso delle tre grandi rivoluzioni democratiche moderne: inglese,
americana e francese.

 l’inserimento della RELIGIONE A LIVELLO CULTURALE ED ISTITUZIONALE – il CRISTIANESIMO ha


influenzato profondamente le istituzioni e la mentalità eu/usa, talvolta come fonte di ispirazione,
talaltra nel ruolo di antagonista.

L’esistenza di un sistema globale e di un mondo interdipendente non implica che una società mondiale abbia
rimpiazzato le diverse società particolari, la globalizzazione contemporanea è segnata dalla contraddizione tra
un’economia aperta e culture parzialmente chiuse, anche se è più semplice pensare agli Stati Uniti come una
singola società rispetto all’Unione Europea. Stati Uniti e Unione Europea diventano sempre più interdipendenti
ed interconnessi nei processi di globalizzazione.
L’integrazione europea nasce dal fatto di voler porre fine a secoli di “guerre civili europee” e da una diffusa
percezione di interessi economici comuni; la nuova identità dei popoli dell’Unione, nonostante sia ancora in
progress, è il prodotto dell’apprendimento di una storia di crimini ed errori. Diversamente, invece, gli Stati Uniti
sembrano meno propensi e capaci di imparare dal passato: tuttora molti leader e cittadini americani cercano di
imporre con arroganza l’American way of life, convinti della sua assoluta superiorità; nonché sembrano ancora
condividere l’idea dell’eccezionalismo americano, del “destino manifesto”, della “nazione redentrice” e quindi
della sua missione di esportare la democrazia e la libertà nel mondo intero.

Le società dei paesi membri dell’Unione stanno diventando sempre più simili, secondo il principio del
raggiungimento dell’unità nel rispetto delle diversità:

‐ le economie sono state integrate in un mercato unico;

‐ i sistemi politici hanno consolidato una tradizione democratica comune dopo la sconfitta dei regimi
autoritari e totalitari;

‐ le fratture ideologiche e i conflitti di classe di sono stemperati;

‐ le istituzioni del welfare state hanno accresciuto la coesione sociale;

‐ si sono sviluppati una cultura di massa, stili di vita e modelli di senso comune.
Capitolo 2 – LA SFERA ECONOMICA

Le economie capitaliste EU sono sempre state considerate molto diverse tra loro, tuttavia il lungo processo di
unificazione economica ha portato a una crescente integrazione in un mercato comune, mentre i diversi
modelli di capitalismo, presentati talvolta come alternativi, hanno ispirato differenti regimi di welfare 4 e un
diverso ruolo dello stato nell’economia.
Anche negli Stati Uniti la sfera economica è molto diversa tra i cinquanta stati, ma al contrario di quella
europea, è caratterizzata dalle stesse istituzioni e più o meno dalla stessa composizione di mercato.

 In EUROPA l’integrazione economica fu perseguita PRIORITARIAMENTE rispetto a quella politica,


concepita come un modo di facilitare la seconda, a partire dagli anni ’50.

Il processo d’integrazione europea è un processo che alterna fasi di accelerazione ad altre di stasi, in base al
cambiamento del contesto politico internazionale.

’50s, ‘60s : periodo di grande fervore per l’integrazione: fu un periodo di ampliamento territoriale, aumento
demografico, ampliamento delle competenze dell’Unione ed il successivo trasferimento di porzioni di sovranità.
Tra i passi più importanti ricordiamo:
→ 1951 – Trattato di Parigi realizzò la CECA
→ 1957 – Trattato di Roma fondò la CEE e l’EURATOM; con l’istituzione del MEC5 si ha una rinuncia delle
politiche protezionistiche e...
→ 1968 – i dazi doganali furono rimossi tra i paesi fondatori (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e
Paesi Bassi).

‘70s : vediamo un ritmo ridotto nel processo d’integrazione anche a causa di un periodo di grande instabilità
mondiale dovuto agli shock petroliferi (1973 e 1979);
→ 1975 – venne istituito il Fondo di Sviluppo Regionale Europeo per ridurre la diseguaglianza economica e
→ 1979 – l’introduzione del Sistema Monetario Europeo aiutò a stabilizzare i tassi di cambio ed incoraggiò gli
stati membri ad adottare politiche che permettessero di mantenere il coordinamento e di disciplinare le
singole economie nazionali.
→ 1973 – entrano nell’Unione Danimarca, Gran Bretagna ed Irlanda.

‘80s : il processo riparte, si sviluppa l’industria, si amplia il mercato delle merci, delle persone e dei capitali e si
inizia a competere con il Giappone e con gli Stati Uniti. Terminano i regimi autoritari ed entrano nell’Unione:
→ 1981 – Grecia // 1986 – Spagna e Portogallo.
→ 1985 con il vertice di Milano e nel 1986 con l’Atto Unico Europeo si sviluppano politiche di armonizzazione
delle legislazioni, di tutela dell’ambiente e di difesa comune.
→ 1989 la caduta del muro di Berlino portò nuove prospettive economiche.

‘90s : periodo di grandi mutamenti mondiali con la riunificazione della Germania (1990), l’apertura della Cina, il
crollo dell’Unione Sovietica (1991) e l’avvento della democrazia nei paesi dell’Europa centrale ed orientale.
→ 1992 – Trattato di Maastricht: accanto alla Comunità Economica (da CEE venne rinominata
semplicemente CE - Comunità), nasce un’unione politica, formalizzatasi nella creazione dell’UE,
aggiungendo ulteriori aree di cooperazione intergovernativa.

→ Nascono i tre pilastri dell’UE:


4
VARIANTI DI WELFARE IN EU:
‐ modello “renano” puro, ispirato al caso tedesco;
‐ il modello del welfare nord-eu, ispirato ai paesi scandinavi;
‐ la variante mediterranea-familistica, corrispondente alla tradizione cattolica dei paesi meridionali;
‐ il modello guidato dal mercato, adottato dal Regno Unito
5
Mercato Europeo Comune (MEC) è il precursore dell'Unione europea. Creato a Roma il 25 marzo 1957, definiva l'area dei
paesi della comunità europea su cui si realizza la libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali.
1. Comunitario (CE, CECA, EURATOM)
2. PESC Politica Estera e Sicurezza Comune
3. GAI (Giustizia e Affari Interni) per la cooperazione di polizia e Giustizia in materia penale.
→ 1995 – entrano nell’Unione Austria, Finlandia e Svezia.
→ 1997 – Trattato di Amsterdam, si riduce il gap democratico6, ampliando le competenze del Parlamento
Europeo.
→ 1998 nasce la Banca Centrale Europea e si stabilisce inoltre l’Unione Monetaria (1999); l’euro è oggi la
maggiore valuta mondiale: “one market, one money”.

Nuovo millennio : In seguito al Consiglio europeo di Lisbona (marzo 2000) i capi di Stato o di governo hanno
avviato una strategia detta « di Lisbona » con lo scopo di fare dell’Unione europea l’economia più competitiva
del mondo, capace di fronteggiare in particolar modo le economie asiatiche emergenti, e di pervenire alla piena
occupazione entro il 2010. // Ulteriore ampliamento territoriale:
→ 2004 – Trattato di Atene: gli Stati membri passano da 15 a 27 ed entrano nell’Unione la Lituania, Lettonia,
Estonia, Repubblica Ceca, Malta, Cipro, Polonia, Ungheria, Slovenia Slovacchia.
→ 2006 – Trattato di Copenhagen: Europa a 27, entrano anche Bulgaria e Romania.
→ 2004 si propone un Trattato per l’adozione di una Costituzione Europea, dopo il flop del trattato del
Trattato di Nizza del 2001, bocciato però da Francia, Irlanda e Olanda.
→ 2007 con il Trattato di Lisbona, che entra in vigore nel 2009, vengono aboliti i tre pilastri, provvede al
riparto di competenze tra Unione e Stati membri; rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti
fondamentali, anche attraverso la "costituzionalizzazione" (= dare valore giuridico vincolante ) della Carta
dei Diritti Fondamentali dell’UE, altrimenti detta Carta di Nizza.

LA CREAZIONE DELLA RICCHEZZA

Nelle economie moderne la formazione del valore aggiunto (ricchezza), come misura del benessere, viene
normalmente misurata con la variazione del PIL7. Il suo ammontare e il suo tasso di crescita vengono
interpretati come indicatore della forza dell’economia in generale.
Ora, osservando la dinamica (no i valori assoluti) del PIL di UE e USA negli ultimi 40 anni, è possibile individuare
3 periodi ben distinti:
‐ 60’s – metà 70’s : l’andamento dei 15 paesi dell’UE è risultato migliore di quello statunitense
‐ 1973 (1°crisi petrol) – primi anni 90’s : il rendimento dell’econ. USA migliora moderatamente (la linea
sale, diminuendo sempre di più il divario con l’econ. UE)
‐ Inizio 90’s : il divario a favore degli USA aumenta notevolmente, arrivando a una crescita doppia rispetto
a quella dell’UE.
» Molti studiosi hanno commentato questa differenza come abilità degli USA nel reagire in maniera più
flessibile alle nuove sfide della globalizzazione, in termini di innovazione e produttività, grazie ai diversi
meccanismi istituzionali che si basano sulla centralità del mercato competitivo.
In Europa invece la maggiore regolazione statale è stata ritenuta responsabile di un rendimento inferiore,
sebbene sia opportuno considerare, però, che la dinamica del PIL dell’UE sia stata frenata dalle ricorrenti fasi di
allargamento, culminate con l’ingresso degli ultimi 10 paesi nel 2004.

6
Il trattato di Amsterdam ha stabilito la partecipazione del Parlamento europeo, con la doppia approvazione, alla procedura di
nomina della Commissione e del suo presidente: un importante passo avanti verso una maggiore legittimazione democratica.
Rilevante è anche l’estensione della procedura di codecisione a numerosi ambiti , nonché la sua semplificazione, che va a
vantaggio del Parlamento conferendogli un ruolo veramente paritario nell’adozione degli atti.
7
Il PIL è considerato attualmente la misura della ricchezza economica di una nazione. Esso quantifica la produzione di una
nazione in un dato periodo in "valore" (quindi in termini monetari, non di quantità prodotte). Interno, perché conta anche la
produzione delle aziende straniere e delle multinazionali nel territorio di una nazione. Dunque, un'economia che funziona si
espande, e di conseguenza ha una variazione del PIL con segno "più". Già, la famosa crescita economica altro non è che la
variazione percentuale del PIL tra un periodo e l'altro. Il valore assoluto del PIL conta relativamente, tutti guardano con invidia a
Cina e India, i cui PIL crescono alla grande anche di questi tempi (tra il 7 e il 10%), anche se lo statunitense medio ha un potere
d'acquisto 7 volte superiore a quello del cinese medio e 15 volte quello dell'indiano medio.
Un ulteriore prova a sostegno di una maggiore flessibilità dell’economia USA sembrerebbe anche il dato per cui
L’aumento del PIL totale (forza assoluta di un’economia) è andato di pari passo con un declino del reddito pro
capite (misura del benessere economico basato sul reddito medio a livello individuale).

In termini di esportazioni ed importazioni (che misurate in percentuale del PIL, ci danno il grado di apertura si
un’economia), è risultato che nel lungo periodo entrambe le economie si sono integrate maggiormente a livello
mondiale; a tal proposito va precisato che per i 15 paesi UE questa integrazione si è rivelata più rapida negli
anni ‘60/’708, mentre negli USA l’andamento crescente è più costante lungo tutto il periodo.

DISTRIBUZIONE DELL’OCCUPAZIONE NEI SETTORI

Sia l’occupazione agricola che quella industriale hanno visto un declino di lungo periodo in entrambi i casi,
seguendo una tendenza tipica della modernizzazione, che invece vede un aumento occupazionale nel terziario.
Nonostante il trend generale di declino, va però precisato che una caratteristica costante dell’economia Eu è
rappresentata dal suo più alto livello di occupazione nell’industria, se paragonata a quella USA. Ovviamente, la
costante centralità dell’industria in Eu rende più vulnerabile questo tipo di economia alla concorrenza
proveniente dalle emergenti economie industriali asiatiche.
Per quanto riguarda l’occupazione nel settore pubblico, va detto che fino ai primi anni ’70 un andamento
crescente si registra per entrambe le economie UE e USA. Dalla metà degli anni ’70 (entrata nell’UE di G.B.,
Danimarca e Irlanda) fino alla metà degli anni ’80 nei paesi europei si registra un forte aumento del tasso
occupazionale nel pubblico, contrariamente agli Usa, dove invece dal 1976 tende a diminuire a un ritmo
abbastanza costante. Nonostante dalla metà degli anni ’80 ci sia stata un’inversione di tendenza in EU, qui il
tasso di occupazione nel settore pubblico si è mantenuto comunque superiore addirittura al massimo storico
raggiunto negli USA.
All’inizio del nuovo secolo, il peso delle forze armate sull’occupazione totale è in entrambi i casi sceso all’1%.

MERCATO DEL LAVORO

Mentre negli Stati Uniti il tasso di partecipazione, cioè la percentuale della forza lavoro complessiva sulla
popolazione di età compresa tra i 15 e i 65 anni, è stato rilevato un continuo incremento, dal 65% all’80% (con
un aumento rilevante negli anni ‘80), in Europa è sempre rimasto al di sotto del 70% (l’ingresso nel 1973 del
Regno Unito ha elevato il tasso complessivo, abbassato poi nel 1986 dall’entrata di Spagna e Portogallo).
!! Il quadro complessivo è anche il risultato dei diversi cambiamenti che si sono verificati nella partecipazione
maschile e femminile. Mentre il tasso di partecipazione maschile era in calo in entrambi i sistemi economici, a
causa della progressiva riduzione dell’età di pensionamento e della prolungata permanenza nel sistema
educativo, quello femminile aumentava a seguito dei cambiamenti a lungo termine del ruolo della donna nella
famiglia e nel mercato del lavoro.
In particolare, negli USA l’aumento della partecipazione femminile è stata costante fin dall’inizio (sempre
periodo anni ’60 - 2000) ed è sempre stato più marcato; solamente a partire dalla seconda metà anni ’90 la
differenza tra le due economie ha cominciato a diminuire lievemente in seguito a un ritmo decrescente negli
USA.
Un altro importante indicatore dell’andamento economico con forti implicazioni sociali è la disoccupazione.
Il tasso di disoccupazione americano (picco più alto durante la seconda crisi petrol) ha avuto un andamento
ciclico (alla fine del periodo il liv. di disoccupazione è simile a quello di 40 anni prima), che invece non notiamo
in Europa. Qui alla fine del periodo il tasso di disoccupazione è praticamente quadruplicato. Questo significa che
dagli anni ’70 la disoccupazione creata nelle fasi negative del ciclo non è stata riassorbita nel successivo
periodo di ripresa e si è andata quindi sommando progressivamente.
Per quanto riguarda il lavoro autonomo, i dati a disposizione mostrano come la sua incidenza sull’occupazione
complessiva è sempre stata in declino in entrambe le economie, ma l’Eu ha sempre presentato valori più elevati

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L’aumento dei prezzi delle materie prime che seguì la prima crisi petrolifera, contribuì in Eu a far aumentare il valore delle
importazioni, generando uno squilibrio nella bilancia commerciale. Il problema divenne strutturale e fu uno dei fattori che a sua
volta contribuì maggiormente a frenare un ulteriore aumento della quota di scambio estero sul PIL EU.
di quelli USA. In UE il tasso di lavoro autonomo è dapprima diminuito con l’ingresso della G.B., per poi essere
nuovamente spinto verso l’alto con l’entrata di Grecia e Portogallo.

RUOLO DELLO STATO

Il ruolo dello stato nell’economia è uno dei principali fattori di distinzione dei due modelli di capitalismo.
Nel modello guidato dal mercato, rappresentato dagli Stati Uniti, vi è un più basso livello di tassazione e di
spesa pubblica (mod. seguito negli ultimi due decenni anche dalla G.B.). Al contrario nell’UE, per via soprattutto
del peso esercitato nel quadro complessivo da Germania, Italia e Francia, il ruolo degli stati nazionali in termini
di tassazione e spesa pubblica è decisamente più elevato.
La vera differenza consiste nell’imposizione indiretta9 che in Europa pesa più del doppio, così come pesano più
del doppio i contributi previdenziali e le tasse sui redditi da lavoro.
Il sistema di welfare americano si fonda su un impegno politico a minimizzare l’intervento pubblico, a
individualizzare i rischi e a promuovere soluzioni di mercato. Il suo residualismo consiste nel fatto che per
trattare i fallimenti del mercato nel campo dei rischi sociali, vengono selezionati e affrontati dall’intervento
statale soltanto i più seri.
Nonostante l’assenza di un modello di welfare unitario, l’Europa post-bellica, d’altro canto, ha ideato regimi
sociali basati sul concetto di solidarietà, influenzato dalla dottrina cattolica, e dal concetto di uguaglianza dei
diritti, influenzato dai regimi socialisti.

CONSUMO E RISPARMIO NELLE FAMIGLIE


In entrambe le economie il tasso di consumo ha subito un lieve calo negli anni ’60 e ’70 a favore dei risparmi,
mentre negli ultimi vent’anni del secolo gli andamenti hanno invertito i corso, e il tasso di risparmio è
conseguentemente diminuito. Le famiglie statunitensi tuttavia hanno sempre e costantemente dimostrato una
minore propensione al risparmio, rispetto a quelle europee; dimostrando altresì una più alta propensione al
consumo di beni durevoli.

OMOGENEITÀ E ETEROGENEITÀ

Un’analisi del coefficiente di variazione del PIL pro-capite ha mostrato:


a) Una crescente omogeneità durante gli anni ‘60/’70 tra gli stati europei
b) Una crescente eterogeneità* ha caratterizzato sia USA che UE nel periodo successivo
» In linea con l’idea secondo cui le economie post-fordiste sono più disuguali, a causa degli effetti della
globalizzazione.
* Nell’UE l’aumento della disuguaglianza è stato particolarmente elevato con l’ingresso di G.B., Danimarca e
Irlanda nel 1973, ma il coefficiente di variazione è andato diminuendo, sia pure moderatamente, negli anni
successivi. Nel complesso, quindi, il coefficiente di variazione della disuguaglianza si è mantenuto
costantemente più elevato tra gli stati americani rispetto a quelli europei.

Capitolo 3 – LA DISUGUAGLIANZA

9
Sono indirette le imposte che colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene trasferita (es. la vendita di un bene) o viene
consumata (es. fruizione di un servizio o di una prestazione).Difatti si parla di imposte sui consumi (es. IVA) o sui trasferimenti
(imposta di registro). ≠ Sono dirette le imposte che colpiscono direttamente la ricchezza, quando questa esiste già come un bene
(es. il patrimonio) o quando viene prodotta con un servizio o una prestazione (il reddito).
La tesi dell’ECCEZIONALISMO AMERICANO riposa proprio sul presupposto che le società eu siano strutturate in
termini di classe; mentre quella americana, nonostante le sue evidenti disuguaglianze materiali, sarebbe
sempre stata relativamente senza classi. Insomma, l’idea di fondo è che in America l’origine sociale avrebbe
scarso effetto sul successo economico; sarebbero decisivi invece il talento individuale e il lavoro indefesso.
Nell’ambito di un’analisi dei sistemi di stratificazione di UE e USA, è bene distinguere preliminarmente tra:

 UGUAGLIANZA DEI RISULTATI ( o delle condizioni) – indica la dispersione delle condizioni di vita, cioè a
quanto sono diverse le fette della torta economica che vanno agli individui.
[da questo pto di vista non hanno importanza i motivi per cui certe fette sono più grosse di altre, interessa solo il fatto
bruto degli esiti distributivi].

Sul piano dell’uguaglianza dei risultati oggi EU e USA sono molto diversi. Le differenze sono così vistose
che è corretto parlare di 2 modelli sociali distinti: se si considera in termini relativi la distanza vertice e
la base, si vedrà che la distanza tra i due è molto maggiore negli USA > EU ( 15,9% > 9,7%).
Inoltre in nessun paese eu negli ultimi anni il quintile più basso (per i quali % reddito o consumo è 20%
più povero) non ha mai ricevuto una fetta della torta piccola come quella del suo corrispettivo
americano [persino in paesi come il Portogallo (5,8%), Italia (6,5%) > USA (5,4%)] // d’altro canto, però,
nessun quintile di vertice eu se ne è mai presa una grossa quanto quella degli americani altrettanto
privilegiati [Portogallo (8%), G.B. (7,2%) < USA (8,4%)]
Ma le cose non sono sempre andate così: l’EU non è sempre stata così egualitaria rispetto agli USA.
‐ 1970 – UE e USA indici di disuguaglianza quasi identici (UE – 36,60 // USA – 36,40 ; coeff. di Gini)
‐ Dal 1970 – EU ha continuato ad avere una tendenza generale egualitaria (1990 – indice 33,05)
– USA hanno visto un notevole aumento della disuguaglianza (1990 – indice 39,60)

Per valutare la percentuale di poveri all’interno di un dato sistema socio-economico è possibile avvalersi
di due approcci distinti:

a) In TERMINI ASSOLUTI – si considerano povere le persone con un reddito effettivo al di sotto di


un certo limite prestabilito (privilegiato negli USA); evidenzia coloro i quali hanno una vita
oggettivamente difficile.
In questi termini si deve concludere che la condizione del povero americano è peggiore non solo
del suo connazionale “individuo medio”, ma anche di quella degli europei.
Fra i 7 paesi EU (dei quali si dispone di dati che ci consentano di effettuare un confronto per lo più
attendibile) solo il tasso di povertà assoluta della G.B. (15,7%) > USA (12 % ca). All’estremo
opposto va segnalato il Lussemburgo che ha praticamente abolito la povertà assoluta, visto che
ne soffre meno dell’1%.

b) APPROCCIO RELATIVO (preferito in EU), che misura il num. di coloro che vivono
significativamente peggio del cittadino tipo di una det. società.
N.B. La povertà relativa è spesso presentata come indicatore dell’esclusione sociale: si presume
infatti che una persona non possa appartenere veramente al una società se il liv. dei suoi beni
materiali è sostanzialmente inferiore a quello tipico.
» [ I poveri di una società possono vivere tanto meglio quanto peggio, in termini assoluti, di quelli di un’altra, e
di conseguenza è possibile combattere la povertà solo riducendo la disuguaglianza delle condizioni].
Su queste basi possiamo dire che la percentuale di americani esclusi dal centro della scena
sociale è di gran lunga superiore a quella dei loro equivalenti europei:
‐ Fine millennio: 17% pop. USA con reddito < a metà della mediana nazionale ≠ 10,6% EU*
*In Eu solo l’Italia (12,7%) e la G.B. (12,5%) iniziano ad approssimarsi al tasso americano;
all’estremo opposto troviamo la Finlandia dove in base a questo criterio è povero solo il
5,4% dei cittadini.
‐ Fine millennio: (ma calcolando il tasso in base al liv. più basso = pop. con reddito sotto il 40%
del reddito mediano) – americani esclusi 10,8% ≠ europei esclusi 5,5%

 UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITÀ – intesa come le probabilità di andare avanti o restare indietro. Da
questo punto di vista possiamo considerare la mobilità intergenerazionale come la possibilità,
rispettivamente, che i figli di famiglie ricche diventino anch’essi ricchi e che lo diventino i figli di famiglie
povere. L’idea sottostante è che l’uguaglianza delle opportunità vuol dire che le possibilità individuali di
conquistare posizioni desiderabili sono, per tutti, indipendenti dall’origine sociale.

STRATIFICAZIONE DI CLASSE E MOBILITÀ

A fronte delle molteplici tipologie della struttura di classe esistenti, i ricercatori del CASMIN hanno
categorizzato la classe per mezzo di 7 voci (che mettono in luce le divisioni più significative della
gerarchia occupazionale): 1) classe di servizio (professionisti, dirigenti, pubblici amministratori),
2) lavoratori non manuali esecutivi, 3) piccola borghesia, 4) agricoltori, 5) lavoratori qualificati,
6) lavoratori non qualificati, 7) braccianti agricoli.
Secondo questo schema a metà anni ’70 le strutture di classe EU/USA erano abbastanza simili: in
entrambe c’era una netta divisione tra colletti bianchi/colletti blu (ceto medio/classe operaia).
Il TMT (tasso di mobilità totale che rivela la proporzione degli uomini che sono finiti in una “classe”
diversa da quella d’origine, quindi mobilità intergenerazionale) elaborato dal CASMIN mostra:
‐ Anni ’70: TMT USA 70% ≠ TMT EU 66%
‐ Anni ’80: TMT USA 70% ≠ TMT EU 67% In sostanza EU e USA sono rimasti simili per
‐ Anni ’90: TMT USA 69% ≠ TMT EU 67% tutto questo periodo!!

N.B. Gran parte della mobilità che si osserva è dovuta principalmente ai cambiamenti della struttura
occupazionale (necex di reclutare elementi dalle classi inferiori per coprire un numero sempre più
grande di posti di lavoro ai livelli più alti di tale struttura), e non a una maggiore democratizzazione del
sistema di stratificazione!!

Ora, partendo dal presupposto che di per sé la disuguaglianza non implica l’esistenza di classi, viene da
chiedersi se i modelli EU/USA siano da considerare società di classe (?)
La teoria delle classi afferma che il sistema di stratificazione consiste in un piccolo numero di gruppi
distinti, le classi, definiti e ordinati dalle loro posizioni economiche; contraddistinte ciascuna da precise
differenze rispetto a questioni come le possibilità di mobilità, le idee politiche, gli atteggiamenti culturali
e i modelli di consumo. Secondo un’idea molto diffusa, dunque, la distinzione in classi sarebbe molto più
pronunciata in EU che negli USA.
Ciononostante, gli alti tassi di mobilità sociale comuni a EU e USA sembrano incompatibili con l’esistenza
di confini netti tra classi.
N.B. la destinazione di classe di circa 2/3 di tutti gli americani ed europei è diversa da quella di origine).
Con tante persone che nel corso della loro vita hanno esperienza di condizioni di classe molteplici;
queste società non sembrano terreno fertile per la formazione di culture di classe distinte che plasmino
in modo forte la vita individuale. La mobilità si presenta come il solvente della struttura di classe.

STRATIFICAZIONE DI GENERE

La stratificazione di genere è un concetto multidimensionale che implica:


‐ FATTI CONCRETI (entità degli stipendi, divisione del lavoro domestico)
‐ QUESTIONI SOGGETTIVE (prestigio attribuito alle varie occupazioni e le connotazioni linguistiche)

Per affrontare questo discorso prendiamo in considerazione 2 indici elaborati dall’ONU:

‐ ISG (Indice di Sviluppo di Genere) – che registra le differenza di longevità, conoscenza/istruzione


e reddito guadagnato fra i sessi.

ISG USA: 0,936 > ISG UE: 0,923

‐ MPG (Misura del Potere di Genere) – ce registra il reddito guadagnato, la % di posti di alto livello
e la rappresentanza parlamentare

MPG USA: 0,760


MPG UE: 0,697 [Ma Svezia (0,831), Danimarca (0,825) Olanda (0,794), Austria (0,782) > USA]
Guardano più in dettaglio le componenti del MPG noteremo che gli USA sono più avanti riguardo
al potere economico femminile e più indietro riguardo a quello politico.
a) la % di donne che svolge ruoli professionali e tecnici è 54% USA > 48,5% EU*
*Notevoli differenze interne: ↓ G.B. 43% // ↑ Finlandia 57%
b) % femminile nei parlamenti 26% EU* > 14% USA
*Notevoli differenze interne: ↓ Grecia 9% // ↑ Svezia 45%

Capitolo 4 – LA FAMIGLIA

Tre grandi tendenze sociali hanno esercitato una forte influenza sulle famiglie tanto EU/USA tra il 1960 - 2000:

→ (1) Gli effetti della MODERNIZZAZIONE comprendono:


un costante declino del tasso di mortalità infantile (morti dopo il 1° anno di vita)
un calo della fertilità
calo delle dimensioni medie della famiglia (+ gran miglioramento delle sue condizioni materiali)

→ (2) Un GRADUALE PROGRESSO DELL’UGUAGLIANZA


→ (3) GRADUALE PROGRESSO DELLA LIBERTÀ INDIVIDUALE …
hanno ridotto notevolmente le differenze esistenti tra uomini e donne, in merito a:
opportunità sessuali
accesso al mercato del lavoro
carriera professionale
controllo dei beni
libertà di divorziare e rapporti con i figli

DEMOGRAFIA

Periodo 1960-2000 - POP. UE (15) è cresciuta del 21% (380 mln)


 POP. Usa è cresciuta + rapidamente del 59% (287 mln)
Le proiezioni stimano che:
a. la POP. USA AUMENTERÀ, grazie all’immigrazione continua e all’alta fertilità della minoranza ispanica,
fino a raggiungere i 380 mln attuali dell’EU;
b. l’EU RIUSCIRÀ SOLO A CONSERVARE I LIV. ATTUALI , poiché l’immigrazione sarà compensata dalla bassa
fertilità delle donne di nascita europea.
Attualmente le 2 popolazioni insieme sono molto grandi, e detengono la quota più grande del capitale culturale
ed economico del mondo, ma sono in forte calo sul piano globale (oggi insieme = 11% della pop. mondiale ≠
inizio secolo: 35%).

La ↑ o la ↓ naturale di una popolazione è misurata dal TFT (Tasso di Fertilità Totale = num. di figli, giunti all’età
adulta, che ogni donna media da alla generazione successiva).
!! TFT = 2,11 – [in condizioni di bassa mortalità giovanile (come quelle presenti attualmente in EU e USA) e in
una pop. chiusa senza immigrazione né emigrazione] realizzerebbe la piena sostituzione di una generazione
con la successiva; ossia permetterebbe ad una popolazione di riprodursi mantenendo costante la propria
struttura demografica.

EUROPA

1960 - TFT = 2,5 abbondantemente al di sopra del liv. di sostituzione. Da allora, però, questo tasso è andato
costantemente diminuendo fino a raggiungere il minimo nel 1995 di 1,42, e tuttora resta ancora a quel livello.
La POPOLAZIONE TOT. STA ANCORA CRESCENDO, ma la lenta crescita può essere attribuita quasi per intero
all’IMMIGRAZIONE!! --> il che fa presagire un drammatico cambiamento della composizione etnica dei paesi
membri UE*.
*1,24 <> 1,29 – Italia, Spagna, Grecia, Germania, Austria (livv. più bassi mai avuti)
1,41 <> 1,74 – Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Finlandia, Svezia, G.B. (più alti della media, cmq allarmanti)
Vicine ai liv. di sostituzione solo Francia e Irlanda.

USA – andamento TFT ha un andamento diverso.

1960 - picco massimo TFT

1975 - scese molto sotto il liv. di sostituzione, MA (≠ da quello EU) dopo quell’anno ricominciò a salire fino a
raggiungere nuovamente il liv. di sostituzione nel 1990, e da allora c’è sempre rimasto.

Anche se con componenti diverse (in primis quella ispanica, seguita dagli immigrati asiatici, caraibici e africani)
si prevede anche negli USA una trasformazione etnica della stessa portata di quella prospettata per l’EU.

In entrambi i sistemi uno degli effetti della bassa fertilità è l’ ↑ della pop. anziana (+ 65 anni).
EU → 11% (1960) …. al 16% (2000)
USA → 9% (1960) …. al 12% (2000)

DECLINO DELLA FERTILITÀ (una delle maggiori conseguenze della modernità) sembra essere adeguatamente
spiegato da: minor valore del lavoro minorile; l’ascesa della condizione femminile; meccanizzazione e
semplificazione del lavoro domestico; il costo crescente dell’allevamento dei figli; l’esistenza di strumenti di
controllo volontario del concepimento.
Ma sicuramente i freni più potenti alla fertilità sono considerati:
a) ISTRUZIONE SUPERIORE DELLE DONNE
b) PARTECIPAZIONE DELLE DONNE (anche se sposate e con figli) AL MERCATO DEL LAVORO.
È pur vero però, che gli USA (con % di donne laureate e di donne sposate che lavorano superiori a quelle
europee) hanno un tasso di fertilità più alto!! La spiegazione più verosimile è che il matrimonio sia stato e sia
più popolare, per oscure ragioni culturali, negli USA piuttosto che nell’UE.
[N.B. gli scapoli e le nubili di mezz’età con tendenze eterosex sono incredibilmente rari negli USA e abbastanza
comuni nell’UE].

MATRIMONIO E DIVORZIO

I TASSI MATRIMONIALI GREZZI (matrimoni ogni 1000 ps.) indicano che ci sono più matrimoni negli USA che
nell’UE. Esaminando l’andamento dei tassi di nuzialità tra il 1960-2000 è riscontrabile in entrambi UE / USA un
brusco abbassamento intorno al 1975, anche se il calo è più rapido nell’UE. (Negli USA seppur più bassi rispetto
ai picchi dei primi anni ‘70/ primi anni ’80 – dal 2000 si rileva nuovamente un andamento crescente del tasso)
L’età media della prime nozze per le donne, sia nell’UE/USA è diminuita durante il baby-boom (1945-1964), per
poi risalire e attestarsi ai liv. attuali intorno ai 27 anni in UE (sebbene vi sia grande differenza fra i 3 paesi
nordici, dove l’età media femminile delle prime nozze è di 30 anni e Portogallo, solo 25). Negli USA, anno dopo
anno, ha continuato a salire e ora si avvicina al tasso europeo; i maschi hanno sempre circa 2 anni in più.

Negli anno ’60 in USA il divorzio era concesso solo dimostrando che uno dei coniugi era in colpa, mentre l’altro
era innocente (qualora entrambi fossero colpevoli il divorzio non era concesso). Il primo stato americano a
emanare una legge che consentisse il divorzio consensuale fu lo stato di NY nel 1966, era la prima volta che si
ammetteva il divorzio non per colpa. In pochi anni tutti i 50 stati, in una forma o nell’atra si dotarono di norme
dello stesso tipo. Fu allora che il TASSO GREZZO DEI DIVORZI raddoppiò attestandosi al liv. di 4,9 circa, dal quale
non si è più scostato molto (2000, 4,2).
Il divorzio è stato e rimane molto meno frequente nell’UE! Nel 2001 si attestava intorno al 1,9%, circa 1/3 di
quello USA. Ai due estremi ritroviamo l’Irlanda, dove il divorzio era ancora proibito fino al 1997, la Grecia con
un tasso bassissimo, e all’opposto il Belgio (2,9%), dove nel 2001 per la prima volta il num. dei divorzi ha
superato quello dei matrimoni (quasi sempre si tratta di divorzi consensuali seguiti da un nuovo matrimonio -->
quasi 1/3 dei matrimoni belgi sono seconde nozze per almeno uno degli sposi o per entrambi).

Guardando alla sopravvivenza dei matrimoni in EU OCC il record di sopravvivenza matrimoniale più bassa
spetta alla Svezia – solo il 72% delle coppie resta ancora insieme dopo 15 anni; molto meglio in Italia e Spagna
(92%). La situazione è peggiore negli USA dove sopravvive oltre i 15 anni solo il 58% dei matrimoni.

Altro fenomeno sorprendente [per effetto della rivoluzione svoltasi negli anni ’60 nel mondo occidentale che ha
portato a una disgregazione della monogamia e alla fine delle limitazioni, nonché all’accettazione della
convivenza] è l’↑ delle nascite extra-coniugali negli USA / UE dopo il 1960.

USA → 1960: forte contrasto tra la componente bianca (nascite illegittime 2%) e quella nera (23%).
→ 2000: incredibile aumento nascite extra-coniugali tra i bianchi (dal 2% --> 33%)
EU → 1960-2000: dal 5% --> al 28%

CONSEGUENZE: Formazione di un gran numero di FAMIGLIE CON UN SOLO GENITORE (per lo più donna e quasi
sempre povera); in EU 40 mln / USA 30 mln. Bisogna distinguere però fenomeni che in questo
caso si intersecano: ↑ famiglie con un solo genitore non solo per nascite extra-coniugali, ma
anche per divorzio, la creazione di famiglie complesse attraverso nuove nozze e adozioni.

CONTROLLO DEL CONCEPIMENTO (altro fattore determinante che ha indotto un ↓ del TFT)

Metodi contraccettivi (come mostra un brusco ↓ delle natalità negli anni ’30 – anni della recessione) erano
molto usati già prima del 1950, ovviamente con alti tassi di insuccesso. Una vera e propria rivoluzione si verificò
con l’introduzione di contraccettivi orali (rischio prossimo a zero) negli anni ’70.
Nel 1970 inoltre, l’aborto era ormai legale nella maggior parte dei paesi EU e in 18 stati americani. Il turismo
abortivo era in piena espansione. Un cambiamento fondamentale nelle relazioni tra i sessi che non poteva non
avere conseguenze d’immensa portata: appena le donne poterono scegliere liberamente quanti figli avere
decisero di farne meno. Le stime ci dicono che l’aborto è molto più praticato nell’UE che negli USA. Il principale
effetto dell’aborto è la riduzione delle nascite extra-coniugali indesiderate, poche delle pazienti sono sposate e
ancor meno istruite o agiate. La maggior parte degli aborti dunque è dovuta a ignoranza, disattenzione e cattiva
contraccezione tanto nell’UE, quanto negli Usa.

Il controllo del concepimento, come già detto, ha trovato notevole riflesso anche nel modo di concepire il
rapporto sessuale, sia da parte delle donne che degli uomini.
Un tempo la TRANSAZIONE MATRIMONIALE portava dei vantaggi compensativi a entrambe le parti: l’ UOMO saliva di
status e acquisiva uno sfogo sessuale garantito, nonché degli eredi; la DONNA anche lei saliva di status e
acquisiva uno sfogo sessuale garantito e la compagnia e l’affetto dei figli. Entrambi acquisivano nuovi parenti e
rafforzavano i legami familiari già esistenti. Da quando le innovazioni della chimica resero volontario il
concepimento i rapporti sessuali hanno assunto un carattere diverso. Le DONNE NUBILI hanno rivendicato la
stessa libertà degli uomini di godersi degli amanti o di cercare incontri casuali, nonché di fare figli senza un
padre riconosciuto; uomini e donne stringono ormai unioni consensuali basate sulla parità e senza obblighi di
lunga durata, le donne sposate si limitano spesso a un unico figlio e gli omosessuali chiedono il riconoscimento
legale delle loro unioni.
Il MATRIMONIO, ancora molto in uso negli USA e nella maggior parte dei paesi dell’UE, oggi rappresenta una
TRANSAZIONE MOLTO PIÙ SEMPLICE, la cui condizione principale è la reciproca esclusività sessuale.
Marito e moglie hanno obblighi di mantenimento pressoché identici e di principio, anche se raramente nella
pratica, la cura dei figli e i lavori domestici vengono affidati anche all’uomo.
La distinzione tra sfera pubblica (prima appannaggio esclusivo del marito) e sfera privata (cui era confinata la
donna) sta scomparendo, insieme alle figure di colui che porta il pane in casa e di colei che la casa la fa
funzionare.

DONNE E LAVORO

Negli ultimi anni il lavoro delle donne è aumentato più di quello degli uomini.
2000 → UE lavorava il 54% delle donne in età compresa tra 15 e 64 anni (soltanto 10% meno rispetto agli
uomini della stessa età)
→ USA le donne sposate con bambini sotto i 6 anni che lavorano fuori casa sono i 2/3; quelle sposate
con figli più grandi ma ancora in cassa i 3/4.
La motivazione adottata più spesso è quella della necessità economica (a partire dal 1970 il reddito reale delle
famiglie ha praticamente cessato di crescere, il tenore di vita ha continuato a salire). Questo però non spiega
perché il lavoro delle donne sposate con figli negli USA fosse già aumentato significativamente prima del 1970.
Tra gli altri fattori un ruolo det. si attribuisce alla semplificazione del lavoro domestico e alla diffusione delle
dottrine del femminismo, per cui le donne iniziarono a vedere il lavoro come un’occasione di autorealizzazione.

CONTROTENDENZE
Man mano che la famiglia nucleare si indebolisce viene in primo piano un’altra forma di famiglia, def. dai
sociologi francesi la PARENTELE, formata dai parenti e quasi parenti coi quali un certo soggetto mantiene dei
contatti ravvicinati e continui. È proprio quando una famiglia nucleare viene a disgregarsi per via del divorzio o
per l’abbandono, che la parentèle subentra, raccogliendo i cocci e decidendo collettivamente quali uove
soluzioni adottare.

Capitolo 5 – SISTEMI POLITICI E ARCHITETTURE ISTITUZIONALI

CARATTERISTICHE ESSENZIALI DEL SISTEMA POLITICO USA

Gli USA sono una repubblica federale caratterizzata da una divisione dei poteri sia:
 Verticale – tra il centro federale e gli stati, garantita da una doppia rappresentanza dei due rami del
Congresso: territoriale, in base alla quale tutti gli stati sono egualmente rappresentati nel Senato //
individuale, in base alla quale i membri della HofR sono eletti in proporzione alla popolazione.
 Orizzontale (potere legislativo, esecutivo e giudiziario sono differenziati funzionalmente). Oltre ad
esserci divisione dei poteri, come in Europa, c’è anche separazione di questi, nel senso che hanno
una legittimazione elettorale indipendente e diversa.
Ciò significa che nell’esercizio della funzione di governo i tre poteri sono quindi costretti a cooperare!!
a) Il presidente non dipende dalla fiducia del Congresso.
b) Le leggi devono essere approvate separatamente dal Senato e dalla HofR e quindi convertite in
legge dalla firma presidenziale.
c) Il presidente dispone del veto ma in questo caso il Congresso potrà vuotare di nuovo la legge,
approvandola solo con una M. 2/3 in entrambe le camere.
d) Il presidente ha ampi poteri nella nomina dei membri della sua amministrazione, dei giudici della
Corte Suprema e dei diplomatici; MA: deve sottoporre al parere del Senato e all’approvazione della
HofR il bilancio federale (strumento fondamentale per attuare il suo programma).
e) La Corte Suprema regola i conflitti che possono nascere tra le istituzioni e tra queste e i cittadini.
Si applica il principio base del federalismo nel senso che i poteri attribuiti al centro sono definiti & circoscritti,
mentre tutti gli altri poteri sono lasciati agli stati membri (la legislazione dei vari stati e molto diversa tra loro).
L’obiettivo dell’assetto federale è quello di evitare che un’unione troppo grande non sappia dare risposte
efficaci a livello dei cittadini (principio di sussidiarietà10: decisioni prese in modo efficace il più vicino possibile ai
cittadini). Le elezioni di medio termine possono rovesciare gli equilibri; il governo diviso non si traduce in uno
stallo politico ma induce a incessanti trattative tra le istituzioni.

CARATTERISTICHE ESSENZIALI DEL SISTEMA POLITICO UE

10
principio di sussidiarietà esalta il valore dei cosiddetti corpi intermedi che si trovano in qualche modo tra il singolo cittadino e
lo Stato: secondo questo principio, se i corpi intermedi sono in grado di svolgere una funzione sociale o di soddisfare un bisogno
del cittadino (per esempio l’istruzione, l’educazione, l’assistenza sanitaria, i servizi sociali, l’informazione), lo Stato non deve
privare queste "società di ordine inferiore" delle loro competenze, ma piuttosto sostenerle - anche finanziariamente - e al
massimo coordinare il loro intervento con quello degli altri corpi intermedi.
La natura politico-istituzionale dell’Unione Europea è più complessa, indefinita e in costante mutamento.
I tre approcci fondamentali di analisi della struttura istituzionale dell’UE sono:
1) Approccio intergovernativo, che sostiene che il processo di formazione delle decisioni si svolge ancora
prevalentemente sulla base di accordi stipulati tra stati sovrani.
2) Approccio sovranazionale, che concepisce l’UE come un sistema politico federato che prende decisioni
autonome.
3) Approccio della governante multidimensionale, che concepisce l’unione come un sistema politico
stratificato, multilivello e multiagenzia, in cui sono emersi nuovi livelli di autorità politica in aggiunta e a
fianco di quelli già esistenti.
Questi approcci riproducono l’antica controversia tra i NEO-FUNZIONALISTI e i NEO-REALISTI.
→ L’idea che sta dietro l’approccio funzionalista è quella dello SPILLOVER funzionale (cioè di incorporare
settori economici, in virtù dell’interdipendenza che questi hanno con altri settori già incorporati) e
politico (le decisioni passano al livello sovranazionale).
→ Per contro i neo-realisti continuano a pensare che gli unici attori rilevanti nel processo d’integrazione
siano i GOVERNI NAZIONALI e che essi stipulino accordi rigorosamente in base all’interesse nazionale.

N.B. IL MODELLO SOVRANAZIONALE meglio si addice a illustrare il PRIMO PILASTRO: integrazione economica; le comunità che
hanno fatto la storia europea: CEE (Trattato di Roma, 1957)/ EURATOM (Trattato di Roma, 1957)/ CECA (Trattato di
Parigi, 1951)/ UE: Atto Unico Europeo (Lux 1986)/ Trattato Comunità Europea (Amsterdam, 1997), Euro – unione
monetaria (1992)
IL MODELLO INTERGOVERNATIVO si applica meglio invece al SECONDO PILASTRO (PESC) e TERZO PILASTRO (C oop.
Giudiziaria e di Polizia, Europol, Archivi di polizia comuni …)

Ma è il terzo approccio (MULTIDIMENSIONALE!) che offre nel complesso una migliore caratterizzazione del sistema
politico europeo: l’UE funziona come uno stato sovrano dotato dell’autonomia & legittimazione necessarie per
imporre le decisioni a una popolazione data su un territorio dato, ma MANCA del monopolio della forza/violenza
legittima mediante un proprio esercito; del potere d’imposizione fiscale e soffre di un “deficit democratico” (nel
senso che il Consiglio Europeo dei capi di stato e di governo, il Consiglio dei ministri dei governi europei e la
Banca Centrale Europea non devono render conto del loro operato al Parlamento).
D’altro canto però la legge comunitaria è sovraordinata rispetto alla legislazione degli stati membri e l’UE
detiene competenze tipiche degli stati nazionali quali: regolazione dei mercati e della moneta, la gestione di un
bilancio e l’attuazione di politiche pubbliche, la fissazione di elezioni, l’esercizio di un ruolo nelle org.
internazionali come soggetto unitario.

L’Unione Europea può essere considerata, analogamente al sistema politico americano, una variante della
repubblica composita che tende a diventare un modello per simili unioni sovranazionali in altre regioni del
mondo. Scaturisce dal desiderio delle nazioni europee di unirsi per essere un partecipante attivo della politica
globale (nessun singolo stato membro, per quanto economicamente potente e politicamente ambizioso, può
seriamente pensare di essere un attore globale, mentre l’UE ha le potenzialità per esserlo. Ironicamente,
l’integrazione eu che intendeva superare lo stato nazionale ha finito per garantire la sua sopravvivenza in un
mondo più complesso). La globalizzazione ha trasformato l’integrazione europea da una serie di progetti
difensivi in un network state.
Possiamo inoltre considerare l’Unione Europea come un esempio di “democrazia consensuale”, nella misura in
cui le differenti componenti socio-culturali della società europea sono ricomposte a livello politico da élite
democratiche aperte alla cooperazione e all’accordo.
Un altro aspetto fondamentale è la governance multilivello (anziché governo) = un sistema di governance che si
affida ad azioni svolte a una pluralità di livelli (locale, regionale, nazionale, sovranazionale) e quindi da parte di
una varietà di attori, che operano in una gerarchia integrata di decision-making11.
Inoltre l’UE non comanda ma regolamenta, il che significa sviluppo di vari tipi di COORDINAMENTO INFORMALE:
es. il Metodo di coordinamento aperto annunciato nella strategia di Lisbona del 2000: processo che ha come

11
Va da sé che l'attuazione della governance multilivello poggia sul rispetto del principio di sussidiarietà, che consente di evitare
che le decisioni si concentrino su di un solo livello di potere e garantisce che le politiche vengano elaborate e applicate al livello
più appropriato. Il rispetto del principio di sussidiarietà e la governance multilivello sono due aspetti indissociabili: il primo
riguarda le competenze dei diversi livelli di potere, mentre il secondo pone l'accento sulla loro interazione.
principi generali la partecipazione e la trasparenza e come elementi chiave linee direttive e scadenze definite,
obiettivi regionali e nazionali, monitoraggio periodico; è un tentativo di rispondere alle sfide della
globalizzazione e all’esigenza di accrescere la competitività europea, non solo attraverso un tipo di integrazione
c.d. negativa (volta a rimuovere gli ostacoli più che ad attuare interventi di riforma) come è stato finora, ma
anche e soprattutto attraverso forme di integrazione positiva. Altra caratteristica della democrazia europea è
quella di output democracy (possibilità di recessione).

L’UE ha una natura mista, CONFEDERALE & FEDERALE, non ha una formale separazione dei poteri ma la sua logica
di funzionamento rispecchia questo principio.
Sebbene formalmente la COMMISSIONE* sia prevalentemente un organo esecutivo mentre il CONSIGLIO 12un
organo legislativo --> non esiste una chiara distinzione tra funzione legislativa e funzione esecutiva!
[Infatti il Consiglio è una sorta di seconda camera, una camera degli stati straordinariamente potente, i cui
compiti sì sono la discussione e l’approvazione delle leggi; ma è composta di rappresentanti dei governi
nazionali che detengono il potere esecutivo nei rispettivi paesi]
*La COMMISSIONE svolge tradizionalmente compiti esecutivi, come:
controllo sull’attuazione delle decisioni del Consiglio da parte degli stati membri;
avviamento dell’iter legislativo
Il PARLAMENTO va rafforzando il suo ruolo (Maastricht, 1992 e Amsterdam, 1997 introducono la procedura di
codecisione e il veto in alcune aree di legislazione; Amsterdam in particolare ha introdotto lo status paritario
Parlamento/Consiglio nell’attività di conciliazione e l’obbligo di approvazione da parte del Parlamento della
nomina del presidente della Commissione effettuata dal Consiglio).

Il PROCESSO LEGISLATIVO dell’Unione Europea:

‐ COMMISSIONE formula una proposta la invia al PARLAMENTO che esprime la sua opinione e può
proporre emendamenti;
‐ CONSIGLIO discute la proposta e qualora non vi siano emendamenti può adottarla in prima lettura, nel
caso ci siano emendamenti la proposta viene discussa (cooperazione/codecisione) per poi ritornare 
al Parlamento, alla Commissione e nuovamente al Consiglio per una seconda lettura.
‐ Se COMMISSIONE, PARLAMENTO e CONSIGLIO esprimono pareri diversi, la proposta viene inviata  a un
COMITATO DI CONCILIAZIONE (15 rappresentanti per ognuno dei tre organi).
‐ Se il COMITATO trova la convergenza su un testo, entro un limite di 8 settimane,  il PARLAMENTO deve
approvarlo con maggioranza dei voti espressi e il CONSIGLIO con una maggioranza qualificata.
La procedura è simile negli Stati Uniti ma vi è una differenza sostanziale: l’asimmetria tra il Consiglio dei capi di stato e di
governo, da un lato, e gli altri due organi dall’altro.

La sovranità nazionale non è più illimitata perché gli stati devono rispettare le leggi dell’Unione ed attuare le
loro politiche in conformità ad esse se vogliono evitare sanzioni della CORTE DI GIUSTIZIA.
Il Trattato per l’adozione di una Costituzione europea (2004, respinto da Francia e Olanda) intendeva
consolidare la struttura istituzionale dell’UE. Si presenta come un compromesso tra la visione intergovernativa

12
Il Consiglio dell’Ue – I ministri degli Stati membri si riuniscono nel Consiglio dell’Unione europea. A seconda della questione
all’ordine del giorno, ciascuno Stato membro sarà rappresentato dal ministro responsabile di quell’argomento (affari esteri,
affari sociali, trasporti, agricoltura, ecc.). Il Consiglio è presieduto a turno da ciascuno Stato membro per un    periodo di sei mesi,
in base ad un ordine prestabilito.
Il Consiglio è responsabile delle decisioni e della coordinazione.
‐ Il Consiglio dell’Unione europea adotta le leggi, solitamente congiuntamente al Parlamento europeo.
‐ Il Consiglio coordina le politiche economiche generali degli Stati membri.
‐ Il Consiglio definisce e implementa la politica estera e di sicurezza comune della UE, in base agli orientamenti generali
stabiliti dal Consiglio europeo.
‐ Il Consiglio conclude, a nome della Comunità e dell’Unione, accordi internazionali tra la UE e uno o più Stati ovvero
organizzazioni internazionali.
‐ Il Consiglio coordina le azioni degli Stati membri e adotta misure nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in
materia penale.
‐ Il Consiglio e il Parlamento europeo approvano il bilancio della Comunità.
(che difende l’autonomia degli stati membri) e quella federalista (che afferma la centralità del Parlamento e
della Commissione):

‐ incorpora la Carta dei Diritti Fondamentali dell’uomo approvata alla Conferenza di Nizza;

‐ semplifica e razionalizza un ampio complesso di direttive, norme e procedure, inquadrandole in una


cornice legale unitaria;

‐ introduce una gerarchia delle fonti normative;

‐ estende la regola del voto di maggioranza e amplia le competenze del Consiglio Europeo;

‐ stabilisce una procedura legislativa uniforme che rafforza il ruolo del Parlamento Europeo;

‐ introduce la figura del Ministro degli Esteri, unificando i due precedenti ruoli diversi del Commissario per
le relazioni esterne e dell’Alto Rappresentante per la politica estera (il Ministro degli Esteri sarà poi
eliminato col Trattato di Lisbona e l’ Alto Rappresentante sarà competente per la politica estera e sarà il
vice presidente della Commissione).

QUESTIONI IRRISOLTE più rilevanti sono:

a) Dualismo di autorità tra presidente della Commissione / presidente Consiglio Europeo

b) Conservazione dell’unanimità (che si traduce in un potere di veto per ciascun stato membro) nelle
fondamentali questioni della politica estera e della sicurezza, che rende l’UE impotente in quest’area
politica fondamentale.

 Una possibile soluzione (già adottata per esempio nel caso dell’unione monetaria) è l’adozione del metodo
della cooperazione rinforzata: possibilità di dar corso a questo tipo di cooperazione quando almeno 1/3 degli
stati membri decide di attuare un progetto di integrazione ulteriore in aree di competenza non esclusiva
dell’UE. È richiesta la M.Qual. di almeno il 55% dei rappresentanti dei paesi membri nel Consiglio Europeo, che
corrispondano almeno al 65% della pop. L’autorizzazione viene data dal Consiglio, che decide su proposta della
Commissione dopo l’approvazione del Parlamento.

SOMIGLIANZE tra Stati Uniti e Unione Europea:

1. l’AUTORITÀ riceve la propria legittimazione democratica da due fonti diverse, cioè dai due organi legislativi
(USA: Presidente // Senato – rappr. i 50 stati + H ofR – rappr. i cittadini; UE: Commissione // Consiglio +
Parlamento) che esercitano i loro poteri in base al principio di sussidiarietà.

2. STRUTTURA DECISIONALE TRILATERALE: Presidente, HofR e Senato in America e Consiglio, Commissione e


Parlamento in Europa.

3. Il POTERE ESECUTIVO È IN LARGA MISURA INDIPENDENTE DALLA FIDUCIA ACCORDATA DEL LEGISLATIVO (Presidente
autonomo da Senato e Camera dei Rappresentanti come lo è la Commissione Europea da Consiglio e
Parlamento).

4. Potere giudiziario forte.

5. Le ELEZIONI NON SCELGONO IL GOVERNO ma incoraggiano la competizione ed assicurano il ricambio dei corpi
parlamentari.

6. Il PROCESSO DECISIONALE È DISPERSO IN COMPLESSE STRUTTURE e vige il PRINCIPIO DELLE MINORANZE.

7. I PARTITI POLITICI ABBASTANZA DEBOLI, mentre i GRUPPI D’INTERESSE molto INFLUENTI.


8. La separazione dei poteri rende DIFFICILE ACCERTARE LA RESPONSABILITÀ DEI DECISORI.

DIFFERENZE:

1. SISTEMI ELETTORALI e legittimazione degli organi legislativi: UE differenziato a livello nazionale e per le elezioni
EuroParl)

2. LA SFERA DI SOVRANITÀ UE È LIMITATA.

3. Il Presidente americano ha un ruolo molto forte, seppur bilanciato dal Congresso, mentre il PRESIDENTE DELLA
COMMISSIONE È UN PRIMUS INTER PARES e resta in carica solo 6 mesi.

4. FORZA PARTITICA: debole USA, più forte UE

5. ASSENZA DI PARTITI SOCIALISTI E RELIGIOSI NEGLI USA ; infatti gli USA hanno avuto il movimento sindacale più
debole delle democrazie industriali, anche a causa dell’assenza di un passato aristocratico e feudale come
quello europeo.

6. La CITTADINANZA EUROPEA INTEGRA LA CITTADINANZA NAZIONALE, non la sostituisce.

7. Diverso ruolo della politica dell’identità (UE identità nazionale, USA identità etnica);

SISTEMA PARTITICO USA (cratteristiche)

1. Quello statunitense è uno dei più antichi sistemi elettorali bipartitici: P. REPUBBLICANO e il P. DEMOCRATICO (sono
federazioni dominate dai gruppi locali) continuano a dominare la scena politica, nonostante tentativi periodici
di formare un terzo partito (grandi difficoltà, in virtù di un sistema elettorale maggioritario di tipo uninominale
secco che adotta il principio del vincitore unico in ogni collegio).
2 G.M – OGGI → REP./DEM. hanno registrato un numero quasi uguale di vittorie nelle elezioni presidenziali
[Nelle 18 elezioni presidenziali che si sono svolte a partire dalla seconda guerra mondiale, tra il 1940 i il
2008 i Repubblicani hanno vinto 9 volte con 6 presidenti diversi e i Democratici 9 volte con 7 presidenti
diversi. ]
→ DEM. hanno hanno ottenuto la maggioranza al Senato e alla HofR per un periodo + lungo

HofR – 1955/1994 DEM. hanno conservato ininterrottamente la maggioranza


– 1994/2006 PARENTESI REP.
– 2006 DEM.
Senato – solo 2 parentesi REP. ( anni 80 durante la pres. Reagan (1981/89) // 1994/2006)
– 2006 (+ mid 2008, quando hanno guadagnato anche la presidenza con Obama) DEM.

INIZIO XIX sec → POLITICA DELLA PARITÀ (situazione in cui i 2 partiti godono di un consenso quasi uguale)

Risultato del successo della RIV. NEO-CONSERVATRICE iniziata negli ‘70s, che ha posto fine alla lunga egemonia
DEM [dal ’33 (Roosvelt) – ’53 // ’61 – ’69 (Johnson)].
 Una nuova maggioranza repubblicana si è andata lentamente formando come reazione al liberalismo del
New Deal + le politiche di integrazione razziale e di welfare kennediane + Great Society di Johnson.
Secondo i neo-conservatori i DEM avevano favorito la politicizzazione dei gruppi sociali svantaggiati (min.
etniche, donne nere, abitanti dei ghetti) riequilibrando un processo di policy-making che tradizionalmente era
stato sempre diretto da influenti élite. --> In questo modo i neo-conservatori sono riusciti a dar voce al
risentimento della classe media bianca, insofferente sia per il peso delle tasse, che per l’esclusione dai benefici
di welfare, che si accompagnò in modo alquanto funzionale ad un revival religioso del fondamentalismo
cristiano.
2. °caratt. fondamentale del sistema partitico USA è la debolezza delle organizzazioni di partito.
La politica elettorale si è andata sempre di più incentrando sui candidati e i due partiti nazionali sono divenuti
strutture entro le quali essi competono con i loro “partiti personali”, ossia i loro sostenitori e finanziatori,
particolarmente sensibili alle loro priorità programmatiche. Una volta che il candidato presidente ha scofitto gli
altri concorrenti alle primarie, usa più il partito nazionale come un potente apparato tecnico che come un org.
politica.

3. Minor grado di polarizzazione rispetto alle altre democrazie (numerosi sono stati i compromessi bipartisan nei
periodi in cui le maggioranze del congresso non appartenevano allo stesso partito del presidente) - vedi tabella↑

4. Assenza di un partito socialista, collegata alla diversa natura del sindacalismo americano: gli USA hanno sempre
avuto il mov. sindacale più debole delle democrazie industriali.
Assenza di un passato aristocratico e feudale come EU
Struttura di ceto relativamente egualitaria
Meritocrazia
Liv. di benessere comparativamente elevato
Storia di democrazia politica precedente l’industrializzazione
═ SISTEMA POCO RICETTIVO ALLE PROPOSTE DI UNA SINISTRA DI CLASSE !
═ DIVISIONE DX/SX PIÙ CONFUSA E MENO APPLICABILE

5. Crescente importanza nel confronto politico delle identità etniche e religiose.


Es. Preferenze:

REP. - metodisti, luterani presbiteriani, mormoni, tutti coloro che si definiscono cristiani o protestanti
senza una specifica denominazione
Generale:
‐ elettori tradizionali, religiosi, ben disciplinati e patriottici che condividono l’idea che la
decadenza morale dell’America derivi dal fatto che le persone non pratichino la loro
fede nella vita privata;
‐ abitanti del Deep South e delle aree extra-metropolitane a elevata crescita economica
del sud e del sud-ovest, che sono in maggioranza bianchi (tot. forniscono metà dei voti
di cui i REP hanno bisogno per vincere su scala nazionale);
‐ aree rurali, culturalmente conservatori ma critici nei cfr delle politiche che favoriscono il
big business (gr. sociale aperto alla concorrenza dei DEM)
‐ operai coniugati, pensionati (ivi molti veterani), gr. sociali più ricchi (che condividono la
politica pro-business e la propensione quindi a ridurre la tassazione)

DEM - non religiosi dichiarati, cattolici, battisti, ebrei


- afroamericani [nonostante ingenti progressi nel numero degli eletti neri ai vari liv. (1970/1998=
+ 6 volte) // !! ancora sottorappresentati (es.2004 – rappresentanti neri alla HofR solo 10%)]
‐ ispano-americani
Generale (incentrati su: diritti umani e civili, concezione moderna dei ruoli di genere, politiche
sociali):
‐ donne con elevato livello di istruzione (critiche nei cfr dei razionali rapporti familiari e di
genere)
‐ abitanti delle aree meno religiose e più cosmopolite (costa est/ovest; stato NY, NJ, New
England, California)

MA: anche 1/3 ELETTORATO che oscilla tra un partito e l’altro, o sempre più disimpegnata politicamente, o
desidera un cambiamento tale da sostenere per protesta un terzo partito (generalmente: persone si status
socio-econ sia medio-alto che basso; professionisti di ceto medioa-alto, operai e operaie senza istruzione univ).

SISTEMA PARTITICO UE
In Europa la debolezza dei partiti a livello dell’Unione (mancanza di coordinamento, eterogeneità ideologica,
incapacità di elaborare una linea politica autenticamente EU) è correlata alla loro forza negli stati membri; a
livello d’Unione sono infatti federazioni transnazionali di partiti.
La posizione marginale del Parlamento è in buona parte responsabile della debolezza dei partiti, solo nel 1979 si
forma il primo Parlamento Europeo eletto direttamente dai cittadini; una marginalità che spiega tra l’altro la più
bassa partecipazione alle elezioni Euro-parlam rispetto alle elezioni parlamentari degli stati membri.
[N.B. il tasso di partecipazione è cmq superiore nell’E che negli USA]
La situazione è simboleggiata dalla dispersione geografica delle attività parlamentari in 3 città diverse:
Strasburgo, Lussemburgo e Bruxelles.
Le due maggiori federazioni transnazionali di partiti sono la EPP-DE (Gruppo del Partito Popolare Europeo e dei
Democratici Europei) e il PES (Gruppo dei Socialisti Europei) che, insieme al ELDR (Gruppo del Partito Europeo
dei Liberali, Democratici e Riformisti) sono rimasti sempre presenti ed hanno accresciuto il loro potere. L’unica
coalizione capace di garantire l’approvazione di molte decisioni è stata la “grande coalizione” formata dal
Partito Popolare e dal Partito Socialista, in quanto rappresentano famiglie partitiche 13 ben insediate in tutti gli
stati membri.
ISCRIZIONE AI PARTITI – I partiti politici USA hanno sempre avuto assai meno iscritti di quelli EU . Ma in anni recenti
l’appartenenza ai partiti è diminuita anche in UE (1960-1993 calo dal 6% al 4% della pop.)

Un’altra chiara somiglianza tra i sistemi politici degli Stati Uniti e dell’Unione Europea è rappresentata
dall’intensa attività dei GRUPPI DI INTERESSE e dall’importante ruolo che gioca la pressure politics nei processi
decisionali (importanza crescente soprattutto in seguito all’ampliamento del sistema di consultazioni estese
volto a compensare il deficit democratico dell’UE), pur con la differenza del ruolo di maggiore rilevanza che
giocano i sindacati in Europa.

Anni ’90 UE (posizione dominante delle org. di rappresentanza degli imprenditori)


→ GRUPPI DI INTERESSE INDUSTRIALI E COMMERCIALI = 50%
→ GRUPPI DI INTERESSE AGRICOLI E ALIMENTARI = 25%
→ GRUPPI DEI SERVIZI = 20%
→ SINDACATI, ASS. AMBIENTALISTE E CONSUMATORI = 5%

USA – definiti NAZIONE DI ASSOCIATI


Basti pensare che, al confronto con i cittadini dei 5 principali paesi membri dell’UE, gli americani presentano
percentuali più alte di appartenenza a 4 o più gruppi (USA 19% ≠ G.B. 9%, De 8%, IT e FR 4%, SP 2%) e
percentuali assai più basse di non appartenenza a nessun e percentuali assai più basse di non appartenenza a
nessun gruppo (USA 16% ≠ G.B. 46%, De 33%, IT 59%, FR 61%, SP 70%).

CULTURE POLITICHE

Il “credo americano” è riassumibile in cinque concetti:


LIBERTÀ, EGUALITARISMO, INDIVIDUALISMO, POPULISMO e LAISSEZ FAIRE.
Gli americani sono più religiosi degli EU, più propensi a credere in Dio e a partecipare ai riti religiosi (ciò è
dovuto al pluralismo religioso ben radicato nella società americana: il predominio delle confessioni e delle sette
religiose sulle religioni istituzionali e la conseguente assenza di una religione di stato).

13
fratture fondamentali nella storia eu che hanno portato alla formazione delle principali famiglie ideali di partiti (LIBERALE-
RADICALE, CONSERVATORI, SOCIALISTI e SOCIAL-DEM, COMUNISTI, ETNO-REGIONALISTI, DESTRA RADICALE):
In conseguenza alla costruzione stati nazionali + riforma protestante +Riv Fr
‐ FRATTURA CENTRO-PERIFERIA
‐ FRATTURA STATO E CHIESA
In conseguenza alla RIv. Industriale (XIX sec.)
‐ FRATTURA CITTÀ-CAMPAGNA
‐ FRATTURA BORGHESIA-PROLETARIATO
Caduta regimi comunisti + avvento società post-industriale
 crescita valori post-materialistici (crescita partiti ecologisti)
reazioni localistiche nei cfr della globalizzazione (partiti etno-regionalisti, es. Lega Nord)
In Europa:
a) si pone meno l’accento sull’individualismo e più sulla responsabilità sociale del governo;
b) se la liberal-democrazia americana enfatizza più la componente liberale (difendere i diritti dell’individuo
dall’abuso di potere e divisione dei poteri) mentre quella europea la componente democratica
(mandato popolare e voto a maggioranza). La componente maggioritaria è molto forte ma bisogna
creare una gabbia di principi costituzionali per evitare la tirannia della maggioranza.
c) La cultura politica europea è più cosmopolita e pacifista rispetto a quella americana.

Obama cambia strategia:

- accetta realisticamente le nuove grandi potenze, riconoscendo l’uni/multipolarismo del mondo in base ai vari
aspetti;
- accetta la collaborazione con gli altri Paesi senza volersi liberare dei vincoli multilaterali;
- diritto di perseguire i terroristi con la collaborazione dei governi, evitando le passate “guerre preventive”.

Capitolo 6 - LA PROTEZIONE SOCIALE

Tutti i sistemi di protezione sociale sono stati ideati per stabilizzare i redditi individuali lungo l’intero arco della
vita, così da evitare le situazioni di povertà assoluta.

DIVISIONE PRIMARIA DEL REDDITO FRA SALARI, OCCUPAZIONE E PROFITTI 14:

‘70s → Netta opposizione USA /UE:


USA – parte molto importante della crescita della ricchezza era destinata alla creazione di posti di
lavoro, buona quella riservata ai profitti.

UE – la crescita del reddito era destinata essenzialmente per migliorare i salari individuali, molto
debole la parte riservata all’occupazione (era la stessa crescita economica a indurre la creazione
di nuovi posti di lavoro).
Eccezione Svezia più simile agli USA con una ripartizione primaria del reddito a fav.
dell’occupazione).

Spiegazione: Dislivello di sviluppo esistente tra UE/USA.

fine guerra - tutti i ‘70s - USA hanno un vantaggio rilevante sull’EU: salari individuali nettamente
superiori, ma accompagnati da una crescita della produttività del lavoro
debole (perché ormai già alla frontiera dello sviluppo tecnologico).
‐ UE doveva recuperare il suo ritardo tecnologico: la crescita dell’occupazione
derivava essenzialmente da quella della produzione, mentre il fortissimo
aumento della produttività del lavoro permette al potere d’acquisto dei salari
individuali di raggiungere progressivamente quello degli americani.

14
Quando la CRESCITA DELL’ECONOMIA e quella della PRODUTTIVITÀ DEL LAVORO SONO FORTI è possibile beneficiare
contemporaneamente del pieno impiego (perché è intensa la creazione di posti di lavoro indotta dalla crescita), e di un rapido
aumento dei redditi (perché il guadagno di produttività permette di finanziare l’innalzamento dei salari senza ledere i profitti).
Situazione tipica dell’Europa fino agli anni ’70.
Viceversa quando l’ECONOMIA si avvia su un PERCORSO DI CRESCITA A LUNGO TERMINE, il pieno impiego si può basare solo su una
distribuzione più rigida della ricchezza prodotta, che limiti i guadagni individuali e riservi una parte importante alla creazione di
posti di lavoro, da quel momento anche se il liv. dei salari e quello del potere d’acquisto individuale sono elevati, la loro crescita
non può essere che limitata.
Shock petroliferi - provocarono forti squilibri macroeconomici in EU, perché la crescita dei salari
era andata avanti e i profitti erano stati strangolati dall’ascesa dei costi
energetici.

 Questa NUOVA MATURITÀ DELL’ECONOMIA EU si traduce quindi in un rallentamento duraturo della crescita di
produttività del lavoro, la quale a sua volta impedisce un aumento rapido dei redditi da lavoro;
 ATT: in questa situazione (dopo che l’economia - raggiunto ormai il liv. degli USA - aveva rallentato la sua
marcia) il mantenimento a lungo dello schema di distribuzione ereditato dagli anni della crescita intensa –
spiega le ragioni per cui l’EU abbia raggiunto e poi mantenuto livelli così alti di disoccupazione (non c’è stata
una ridistribuzione dei frutti repentina a favore dell’occupazione, una parte preponderante continuava ad
essere destinata ai salari)

TIPOLOGIA ISTITUZIONALE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE SOCIALE


Modelli fondamentali di stato assistenziale (associati ognuno a diversi modelli di organizzazione economica):

 PAESI “BISMARCKIANI”, nei quali l’assicurazione contro i grandi rischi sociali (malattia, disoccupazione,
vecchiaia) è organizzata all’interno delle professioni e finanziata per mezzo di contributi prelevati dai
salari dei lavoratori (che ne sono i soli destinatari). Pertanto chi vive fuori dal mondo del lavoro ne è
escluso a priori e deve contrarre un’assicurazione personale.
A questi paesi è associato il modello economico conservatore o corporativo, in cui prevale la
regolamentazione dell’economia (soprattutto in materia di diritto del lavoro).
PROBLEMA: dibattito incentrato sull’impatto della regolamentazione giuridica tanto sulla sicurezza dei
lavoratori, quanto sull’economia.
[EUROPA CONT: Austria, FR, DE, Belgio]

 MODELLI “BEVERIDGEANI” nei quali la sicurezza sociale è assicurata allo stato, lo stato garantisce alla
popolazione residente un reddito minimo in caso di disoccupazione o malattia e dopo il pensionamento,
inoltre assicura in genere servizi sanitari gratuiti. Prende dunque a riferimento quale soggetto protetto
non il lavoratore ma il cittadino, attraverso la predisposizione di un sistema di tutela universalistico
finanziato mediante la fiscalità generale.
A questi paesi è associato il modello economico liberale con grande libertà economica (scarsa
regolamentazione mercato B/S o di quello del lavoro, poche imprese pubbliche e ruolo ridotto dello
stato) e un sistema assistenziale minimale.
PROBLEMA: determinare l’ammontare del reddito sotto il quale sono necex un intervento e un aiuto
pubblici e le situazioni tipo che devono essere oggetto di intervento pubblico
[USA, G.B., IRL]

 Esiste poi un SISTEMA SCANDINAVO caratterizzato da livelli di prelievo e redistribuzione elevati e da un


intervento rilevante dello stato.
A questi paesi è associato il modello economico socialdemocratico, in cui lo stato è incentrato più sulla
redistribuzione dei redditi e la certezza di garanzie sociali elevate(soprattutto in caso di disoccupazione),
che sulla regolamentazione dei mercati.
PROBLEMA: alti costi della protezione sociale e conseguenze sulla competitività in un mercato mondiale
aperto.
[SCANDINAVIA, OLANDA]

 VARIANTE MEDITERRANEA in cui esistono sistemi di ispirazione mista, dove le famiglie garantiscono
spesso ai loro membri una protezione sociale privata che rende meno indispensabile l’esistenza di un
sistema pubblico.
[EUROPA MERID: Grecia, IT, SP, Portogallo]

Possiamo distinguere 7 voci diverse di spesa sociale:


1/2 EROGAZIONI MONETARE AI LAVORATORI ATTIVI PUBBLICHE E PRIVATE
3/4 EROGAZIONI ALLA SANITÀ PUBBLICHE(monetarie o servizi) E PRIVATE
5/6 EROGAZIONI PENSIONISTICHE PUBBLICHE E PRIVATE
7 SPESE PER SERVIZI NON SANITARI IN NATURA (maternità e infanzia)

Gli USA si distinguono per la scarsità della spesa, pubblica o privata, a favore dei lavoratori attivi. La debolezza
di voci quali indennità di disoccupazione, assegni familiari e per l’alloggio, trasferimenti a favore di adulti poveri
è compensata in parte da trasferimenti “fiscali” come il credito di imposta per i redditi da lavoro (di cui
beneficiano le persone con basso reddito da lavoro).
I paesi scandinavi hanno un modello caratterizzato dall’alto livello della spesa globale e dalla quota molto
elevata di spesa per i servizi sociali. Permette all’economia di mercato di funzionare e garantisce insieme il
benessere dei cittadini (flex-security).
Il modello continentale (Germania, Austria, Belgio, Francia) è caratterizzato dalla quota rilevante delle spese
pensionistiche e in misura minore da quella riservata ai servizi sociali.
Il modello mediterraneo (Spagna e Italia) forma una zona in cui il livello della spesa, essenzialmente pubblica e
limitata alle pensioni e alla sanità, è più debole.
Emerge un modello “britannico-olandese” caratterizzato da una forte spesa per le pensioni private che
l’avvicina al modello americano, ma che se ne allontana per la spesa superiore del sostegno alle persone in età
attiva.

Una sfida comune a tutti i paesi occidentali è l’invecchiamento della popolazione:

 Dopo la 2 g.m. il BABY-BOOM produce un’ondata demografica che sconvolge le tendenze sul lungo periodo.

inattivi
‘70s - 2000 → il rapporto si abbassa notevolmente: baby-boomer crescendo lavorano ma hanno
attivi
meno
figli. I loro genitori, che a poco a poco uscivano dall’attività erano molto meno numerosi.
(periodo di vacche grasse per la protezione sociale).
2000 in poi→ I baby-boomer hanno cominciato a raggiungere l’età pensionabile, e questo ha provocato un
forte invecchiamento della popolazione e un appesantimento per il carico finanziario della
protezione sociale.
 La speranza di vita nei paesi occidentali aumenta in media di un trimestre l’anno.

 Si è abbassato il tasso di natalità che renderà più difficile il finanziamento della protezione sociale.

Capitolo 7 - IL CAMBIAMENTO DEI VALORI

Fra i requisiti necessari per costruire una società ci sono anche i valori condivisi. La formazione di una società
implica infatti l’introduzione di istituzioni e norme collettive che avrebbero ben poca legittimità politica, sociale o
morale se non fossero basate su valori condivisi.
Sono stati individuate sette categorie di valori:
1. STILI DI VITA 5. LAVORO
2. SPIRITO CIVICO 6. FAMIGLIA
3. SELETTIVITÀ SOCIALE 7. EDUCAZIONE DEI FIGLI
4. RELIGIONE
CRITERI: MAGGIORANZA FORTE (4/5 degli intervistati); MAGGIORANZA AMPIA (2/3 intervistati)
1. STILI DI VITA (campi del consenso)
‐ DEMOCRAZIA:
 la democrazia è cosa “buona” o “molto buona” ( 80% interv. UE/USA)
 la democrazia è migliore di ogni alta forma di governo ( MAGG. F. UE/USA)
 la società ha bisogno di riforme ma non radicali ( 75% USA / 86% UE)
 il proprio paese ha un certo/molto rispetto dei diritti umani individuali, respingendo l’idea che il sistema
economico funziona male in una democrazia (MAGG. A UE/USA)

‐ CONCORRENZA ED ECONOMIA DI MERCATO


 La responsabilità del soddisfacim. dei bisogni individuali spetta agli individui stessi (66% UE / 69% USA)
 La concorrenza è un bene perché stimola la laboriosità e le idee nuove (76% UE / 80% USA)
 Favorevoli all’incoraggiamento delle imprese private e non della nazionalizzazione di aziende e industrie
(83% USA / FR, DE, G.B. 78% = sembra che una magg. molto ampia degli eu accetti il capitalismo)
 Meno importanza al denaro e ai beni materiali (68% UE / 65% USA).
MAGG. F. UE vuole uno stile di vita semplice e più naturale; MAGG. F. USA vuole coesistere con la natura piuttosto che
dominarla.
 Disaccordo sul modo per combattere l’inquinamento:
dare parte del proprio reddito per bloccarlo (69% USA / 54% UE)
è lo stato che deve impedirlo senza costi personali aggiuntivi (74% UE / 57% USA)

‐ LA LIBERTÀ
 Sono convinti di poter scegliere liberamente la propria vita e di averne il controllo (74% UE / 89% USA)
Questo dato è in linea con l’idea sempre più diffusa di un “individualismo in ascesa” in entrambe le
società, nel senso di maggior peso dato all’autorealizzazione. In altre parole è in ascesa l’idea liberale che
è l’individuo a scegliere che cosa lo rende felice, sebbene quest’ultimo non abbia il diritto di elevare la
propria concezione di felicità a criterio per condannare gli altri.
In concomitanza, si registra nel complesso una maggiore apertura verso le libere scelte degli altri. A tal
proposito, uno sguardo alla situazione interna all’UE ci dice che fra i vari paesi membri: le variazioni sono
ridotte per il rifiuto alla MENZOGNA, ma ci sono maggiori variazioni per l’ ABORTO (+ accettato in Danimarca
e Svezia; respinto IR, SP), il SUICIDIO e l’EUTANASIA ( + accettabili in Danimarca, FR, Olanda, ma respinti in
IR, IT, SP). L’OMOSESSUALITÀ è + tollerata nell’EU Nord, ma l’IR come spesso accade sta col Sud.

2. SPIRITO CIVICO
 USA mostrano un maggior rispetto per l’autorità 70% ≠ 58% UE (forti differenze nazionali interne all’UE)
La differenza USA/UE potrebbe essere spiegata dai tassi di criminalità più elevati degli USA, dovuti anche
al fatto che il governo federale non ha (ancora) il monopolio della violenza legittima.
 Sicurezza nazionale: gli USA hanno molta fiducia nelle proprie forze armate (indagine antecedente 9/11 e
guerra Iraq) ≠ 56% UE
 Dissonanza tra spirito civico e fiducia nelle istituzioni o negli esponenti governativi: MAGG. A USA non ha
fiducia nei partiti politici, nella televisione e nelle stampa. Alti i livelli di sfiducia nei sindacati, partiti e
Parlamento in entrambi i continenti; intanto però le iscrizioni ai partiti calano in EU, dove cresce invece
l’attivismo e il volontariato in fav. dei PVS, dir. umani e ambiente, ma non calano in USA.

3. SELETTIVITÀ SOCIALE
‐ NON DISCRIMINAZIONE
 Oggi come ieri gli EU non discriminano: solo il 10% (stabile) respingerebbe qualcuno in base alla razza,
origine etnica, nazionalità.
 La non desiderabilità di estremisti di sx è stabile intorno al 32%, mentre quella di estremisti di dx è
cresciuta al 44% (probabile spiegazione nella crescente popolarità dei partiti di dx in diversi paesi eu).
 In EU è in crescita la % di coloro che non vorrebbero un vicino emotivamente instabile o ex-carcerato.
 Difficile individuare una qualsiasi tendenza generale di fronte al rifiuto, particolarmente elevato, degli
alcolizzati.
 Il livello di fiducia reciproca della gente UE è stabile nel periodo ‘80/2000 ma sempre molto inferiore a
quello USA: 1/3 UE e METÀ USA ha fiducia nei propri concittadini
 Ex-carcerati e soggetti emotivamente imprevedibili sono più indesiderati anche negli USA, ma il rifiuto si è
fatto meno duro per alcune categorie (HIV, drogati e omosessuali)
 In entrambi UE / USA c’è ancora una forte condanna per chi viola la legge
4. RELIGIONE
‐ Gli USA danno alla religione più importanza degli EU:
83% dice che la religione è importante/molto importante nella loro vita ≠ 46% UE!
Gli USA sono attaccati alla religione perché, a differenza degli UE, non hanno mai dovuto vivere sotto
un'unica chiesa detentrice di un monopolio (spirituale) e hanno sempre avuto molte chiese fra le quali
scegliere. Quando si dice religione gli UE collegano questa parola a un’istituzione, mentre gli USA la
ricollegano al proprio sistema personale di credenze.
I due continenti sono nettamente divisi in materia di fede in Dio:
→ crede in Dio e nell’esistenza dell’anima (USA 94% ≠ UE 70%)
→ esistenza di una vita dopo la morte (USA 75% ≠ UE 45%)
→ esistenza del paradiso (USA 84% ≠ UE 40%)
→ esistenza dell’inferno (USA 71% ≠ UE 27%)
Fondamentalmente l’UE si distingue per il declino della fede: 82% USA si dichiara religioso ≠ 60% UE, e i
non appartenenti a una confessione religiosa sono cresciuti dal 15% (1980) al 28% (1999).
È ben visibile una frattura interna all’UE, che oppone la FR & Paesi Nordici (religiosamente scettici) Eu
Meridionale e Irlanda (+ devote al cristianesimo e alla chiesa di Roma); DE e G.B. (posizione intermedia).
‐ SECOLARIZZAZIONE: le religioni istituzionali sono quelle che declinano più rapidamente in UE, e la sfiducia
nelle chiese cristiane continua ad aumentare. In particolare appaiono sempre più inadeguate le loro
posizioni sui problemi della vita familiare.
‐ È cresciuta poi la convinzione che esistano criteri assolutamente chiari del “bene” e del “male” in
entrambi USA / UE (risp. 37% e 33%).
Questi dati metterebbero in luce la transazione da una comunità religiosa tradizionale --> a una società
moderna, ovvero da una comunità con un insieme unico di regole sul bene e sul male per tutti i suoi
membri a una società liberale che riconosce in ogni singolo un giudice del bene e del male.

5. LAVORO
Una MAGG. F. UE/USA considera il lavoro una parte importante/importantissima della propria vita. Tuttavia UE e
USA hanno aspettative diverse:
 Usa sono + esigenti e sottolineano che nel lavoro bisogna impegnarsi: la buona paga è importante tanto
per USA (89%) quanto per UE (77%) e sebbene una MAGG. A UE creda in una retribuzione basata sul
merito, in USA la maggioranza corrispondente è schiacciante.
 Esiste un consenso paneuropeo sull’autorealizzazione sul luogo di lavoro (che è un’estensione del
desiderio di maggiore autonomia personale), tuttavia se confrontiamo le due società l’autorealizzazione è
avvertita come necessità maggiormente in USA (84% ≠ 57% UE)
 81% USA sottolinea la necessità di trovare interessante il proprio lavoro 66% UE
 USA esprimono un bisogno di sicurezza sul lavoro leggermente superiore (72% ≠ 64% UE)
 Gli UE vogliono + autonomia sul lavoro

6. FAMIGLIA E VITA DI SOCIETÀ


 FAMIGLIA:
 Quasi unanimità nel considerare la famiglia importante nella propria vita, chiedendo che sia più
valorizzata: 90% USA e 76% UE afferma che il matrimonio non è un’istituzione superata.
Nonostante l’idea che la vita familiare debba essere più valorizzata sia ancora molto diffusa, si avverte un
cambiamento radicale nella famiglia come istituzione: si rileva il rifiuto del matrimonio come vincolo
indistruttibile (crescente accettabilità del divorzio) e dell’adulterio, condannato in modo più o meno duro
in tutti i paesi dell’UE, come forma per creare legami affettivi esterni; il tutto a favore invece di un
modello più romantico di unione in cui il matrimonio rispecchia l’attaccamento emotivo di una persona
all’altra.
 Negli USA comunque il matrimonio rimane la regola: solo il 10% lo trova superato. Ma gli USA sono più
tolleranti degli UE nei cfr del divorzio e mostrano anche di avere una concezione più flessibile del
matrimonio.

‐ CONDIZIONE DELLE DONNE


 Esistono MAGG. assai ampie che dimostrano come oggi i ruoli di genere stanno scomparendo:
 % elevata UE pensa che marito e moglie debbano entrambi contribuire al reddito della famiglia e che per
una donna il lavoro sia il modo migliore per rendersi indipendente.
 UE vogliono anche una correzione dei ruoli dei genitori: MAGG. A riconosce sia che una madre che lavora
possa avere con i figli una relazione altrettanto calda e sicura di una che non lavora; sia che in generale i
padri sono altrettanto adatti a occuparsi dei figli.
 USA ≠ UE sul modello di ruolo della casalinga: 80% USA pensano che fare la casalinga sia altrettanto
appagante di un lavoro retribuito (solo il 56% UE)
 Più in generale l’idea dei ruoli di genere è più debole negli USA
MAGG. F. USA nega che l’istruzione superiore sia + importante per i ragazzi che per le ragazze
1 su 2 ritengono che gli uomini non siano necessariamente dei leader politici migliori.
 85% USA // solo il 55% UE pensa che una donna debba avere dei figli per realizzarsi
 Ma 82% UE e solo il 64% USA pensa che un bambino abbia bisogno di una casa con un padre e una madre
per crescere felice.

7. EDUCAZIONE DEI FIGLI

 I figli sono una priorità in entrambi i continenti: è dovere dei genitori fare del proprio meglio per i figli,
anche a spese del proprio benessere (85% USA e 72% UE), MAGG. A ritengono che indipendentemente dai
loro pregi o difetti, si debbano sempre amare e rispettare i genitori.
 I figli vengono educati in modo da prepararli a essere autonomi in entrambe le società : in ascesa infatti
ci sono i caratteri che aiutano a far fronte e in discesa quelli meno utili:
1. Tolleranza e rispetto (79% USA e 81% UE)
2. Senso di responsabilità MAGG. A
Alcune virtù non hanno incontrato consenso, es. l’immaginazione, né USA né UE, la fede religiosa è in calo
in entrambe.
Solo per gli UE (voce non inserita nel quest. USA) – importanti sono anche la buone maniere.
Solo per gli USA l’arte di arrangiarsi e l’obbedienza non attraggono.

Si potrebbe sostenere che il denominatore unico di tutti i cambiamenti sia dunque una comune crescita
dell’individualismo. Quando si parla di individualismo molti autori si rifanno a Tocqueville, secondo il quale la
democrazia va di pari passo col ritiro in se stessi, da lui definito “un sentimento riflessivo e tranquilli, che
dispone ogni cittadino a isolarsi dalla massa dei suoi simili a mettersi da parte con la sua famiglia e i suoi amici,
in modo che dopo essersi creata una piccola società per proprio uso, abbandona ben volentieri la gran società a
se stessa”. È bene precisare però che questo tipo di atteggiamento può produrre due forme di individualismo:
a) Negli USA il ritiro individualistico in se stessi non comporta l’illusione di un’autosufficienza totale
dell’individuo, né compromette la vitalità della società civile; l’individuo non ognora i suoi doveri civici,
anzi il suo interesse “illuminato” lo sprona a prendere parte agli affari locali e ad associazioni volontarie.
Quindi questo individualismo ben temperato è compatibile tanto con la libertà, quanto con la legge e
l’ordine: un individualismo entro i limiti del ragionevole (individualismo ragionevole).
b) (pericolo che si sviluppasse in FR) individualismo che riduce la libertà a semplice diritto e la considera
sempre meno un dovere civico a partecipare alla vita pubblica. In questo caso ognuno vive da
“straniero” al destino di tutti gli altri e giunge a concludere che l’interresse personale può essere difeso
senza tributare il debito rispetto per la legge e l’ordine; qui il ritiro in sé eccede i limiti del ragionevole e
respinge ogni autorità diversa dalla propria (individualismo puro)
L’atteggiamento ragionevole dunque si basa sul riconoscere che anche le altre persone, tutte le altre persone, sono
esseri liberi e ragionevoli coi quali è possibile raggiungere un accordo su un insieme di principi di vita comune
giustificati agli occhi di tutti. L’impulso dietro questo atteggiamento è la volontà di costruire una società. In base a
questi presupposti, quindi, la ricerca dell’autorealizzazione nella società moderna viene approvata solo finché non
intacca l’autorealizzazione di nessun altro.

Capitolo 8 – LA RELIGIONE

Da un punto di vista strutturale entrambe le società sono cristiane: nonostante il numero delle confessioni non
cristiane e degli atei sia in aumento in entrambe (*), tali sono i 3/4 delle due popolazioni (80% USA e 75%UE).
La principale differenza risiede nel fatto che:
→ USA = la religione simboleggia l’unità della società americana che vive liberamente le diverse fedi
religiose.
→ UE = il discorso religioso evoca la disunità del popolo europeo legato ad una lunga storia di conflitti fra
confessioni cristiane diverse.

IL CONCETTO RELIGIONE
Naturalmente una religione non è un blocco omogeneo. Tutte le religioni mondiali sono divise in numerosi
filoni, classificabili in base alla forma organizzativa; si distinguono così:
 CHIESE - Il prototipo della chiesa è quella cattolica romana; esse postulano che la loro dottrina sia l’unica
religione “vera” e sono caratterizzate da una gerarchia organizzativa utilizzata per determinare
l’orientamento religioso della maggioranza degli abitanti di una certa regione.
 CONFESSIONI, hanno un livello di dominio sociale molto più basso; si prendano ad es. le confessioni
protestanti del Nordamerica, tolleranti le uni verso le altre. Questo aspetto strutturale della società USA,
chiamata per l’appunto “società delle confessioni” è una delle più evidenti discrepanze UE/USA.
 SETTE e CULTI, sono gruppi religiosi che in genere hanno rapporti molto tesi con la maggioranza delle
società; le sette sono spesso caratterizzate da un’ideologia più fondamentalista 15/da un ritorno alle radice,
mentre i culti sono assai meno rigidi.

TENDENZE STORICHE FONDAMENTALI


‐ Il cristianesimo si formò a partire dal culto ebraico, nel I sec. d.C., ed ebbe una espansione spettacolare nei
successivi 500 anni in Asia Min, Africa Sett. ed EU.
‐ Dal 600 d C. iniziò a diffondersi la fede musulmana in Africa Sett., Asia Min. e la penisola iberica.
‐ 1054 PRIMO SCISMA NEL CRISTIANESIMO FRA ORTODOSSI BIZANTINI E CATTOLICI ROMANI.
‐ 1448 proclamazione della chiesa ortodossa russa e sua scissione da Bisanzio --> primo passo verso la creazione
delle chiese nazionali.
‐ 1648 PACE DI WESTFALIA – legittimazione e promozione della differenziazione in unità sovrane.
‐ ‘800/’900 si generarono diversi modelli di relazione chiesa-stato nella società Eu:
nei paesi protestanti/ortodossi si tendeva a creare delle chiese nazionali;
i paesi cattolici (a) cercarono di separare chiesa e stato; (b) cercarono di trasformare il cattolicesimo in
una speciale forma di chiesa nazionale

‐ COLONIE BRITANNICHE (dalle quali in seguito nacquero gli USA) – avevano tutte delle leggi sulle religioni
ammesse/non ammesse nei rispettivi territori. Inoltre molte produssero una classe dominante religiosamente
omogenea, in genere anglicana o congregazionale
‐ 1791 COSTITUZIONE USA cambia la situazione giuridica: sancisce l’assenza di una religione di stato, o la
proibizione al libero esercizio di una qualsiasi religione.
N.B.: la separazione stato - org. religiose fu introdotta per unificare i vari stati membri con le loro diverse
chiese cristiane, e gli USA divennero così uno stato nazione unico con un insieme di confessioni eterogenee.

‐ Sia in EU/USA la scuola è una delle principali istituzioni che promuovono l’identificazione con lo stato
nazionale (insegnando la lingua e la storia della nazione insieme a un canone di conoscenze standardizzato),
ma: in EU – l’istruzione è in massima parte centralizzata e laica; in USA – è organizzata localmente e quindi
molto esposta agli influssi religiosi.

 USA – qui il governo centrale non è mai stato visto come un’autorità morale nel senso europeo: poiché le
chiese non hanno mai contribuito in modo diretto a stabilizzare il governo, la struttura politica non ha mai avuto
bisogno di una separazione simbolica dalla chiesa. Questo ha reso molto più facile in USA che in Europa
l’impiego di fraseologie e simboli religiosi come segni dell’unità sociale del paese; questo uso esteso di simboli
religiosi nella vita politica americana fa parlare di “religione civile”.

Gli USA sono una società prevalentemente protestante.


15
Il termine fondamentalismo è usato spesso a proposito di movimenti settari cristiani e islamici. È considerato dalla maggior
parte degli studiosi una reazione alla modernità, percepita come minaccia alla morale, alla vita della comunità e all’idea
patriarcale tradizionale dell’ordine sociale.
Va precisato che dal 1960 la società USA ha visto una leggera diminuzione di preferenze per la religione
cristiana (90% --> 80%) , soprattutto per un leggero aumento dei non cristiani (dal 3-4 % all’8%) e per il calo
numerico dei protestanti (-10% circa). Rispetto all’UE la comunità islamica è relativamente piccola (meno
dell’1% pop.)
L’aspetto più notevole del panorama americano è l’alto livello di frammentazione, specialmente tra i
protestanti; pluralità, questa, che ha prodotto nella società USA una sorta di mercato religioso (le varie offerte
religiose presenti in questo mercato permettono al singolo di scegliere la confessione che meglio si adatta ai
propri bisogni), mentre in Europa, dove al max si può parlare di mercato oligopolistico delle religioni e delle
confessioni, la religione tende a non essere molto orientata al consumatore e la sua domanda è meno alta.

EU la tendenza alla diversità religiosa (def. come variazione interna al cristianesimo) appare in declino:
recenti studi mostrano una tendenza alla deconfessionalizzazione16.
Circa l’80% pop. UE è cristiana: prevalentemente cattolici, con alcuni paesi a maggioranza protestante a Nord e
poche aree ortodosse a Est. L’allargamento (2004,2007) ha aumentato il numero di protestanti e ortodossi, ma
ha lasciato sostanzialmente invariata la struttura di base: un’unica religione europea, la cristiana, caratterizzata
da professioni di fede diverse, ma tutte cristiane.
La principale variazione: la proporzione dei musulmani è quadruplicata tra il 1970 ed il 2000; l’eventuale
ingresso futuro della Turchia, cambierebbe radicalmente il panorama religioso dell’Unione Europea.

Confrontando le due società: entrambe hanno un numero notevole di individui non religiosi o atei convinti.
Il tasso USA (17%) è tuttavia sempre la metà circa di quello UE (31% - 5% atei e 26% non religiosi).
Più del doppio degli americani ritiene che i politici che non credono in Dio non sono idonei alle cariche
pubbliche (USA 38%, UE 14%).

Il laicismo europeo e la religiosità americana sono reazioni diverse a cambiamenti sociali dello stesso tipo
(comune tendenza all’individualismo): entrambe le società sono contraddistinte dal pluralismo, dove non esiste
una religione unica che abbia il dominio esclusivo sulla sfera pubblica. Negli Stati Uniti si sceglie fra confessioni
diverse (è la religione a farsi carico dei bisogni spirituali dell’individuo), nell’Unione Europea la scelta è fra
l’essere religiosi o il non esserlo (retaggio dell’Illuminismo francese che considera la religione irrazionale e
superata--> l’individuo europeo tende a esprimere la spiritualità al di fuori di ogni chiesa).
La cultura politica degli USA è stata caratterizzata fon dall’inizio da una forte mescolanza del religioso col
politico, il che ha dato origine a una religione civile americana, dagli effetti altamente unificanti.
La religione civile americana infatti è un’ideologia nella misura in cui utilizza simboli giudaico-cristiani nonché
metafore del Vecchio Testamento e dipende dal senso di missione puritano: queste componenti religiose
servono essenzialmente a fini politici, sono un modo di costruire l’unità politica. La religione civile sottolinea
quel carattere mitologico secondo cui gli americani, il popolo “eletto”, ha la possibilità e il dovere di costruire
una “terra promessa” lontana dai peccati del vecchio continente.
Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 hanno prodotto una radicalizzazione della cultura politica USA e
una (ri)politicizzazione della religione. Più gente ha cominciato ad andare in chiesa, Bush ha proclamato la
“Giornata nazionale di preghiera e memoria” e chiamato “crociata” la “guerra al terrorismo”; N.B.: Bush ha
radicalizzato la religione civile americana proiettandola esplicitamente sulla scena mondiale. I simboli centrali,
come la bandiera americana, vengono trasformati in chiamata universale. Ancora una volta la religione civile
americana è apparsa un’ideologia che fonde il discorso politico con quello religioso per legittimare scelte
politiche contingenti.

RISPOSTE UE ALL’11 SETT. (inizialmente sbigottimento per l’accaduto e solidarietà agli USA)
Dopo le dichiarazioni de Le Monde: “Nous sommes touts américains” e del cancelliere tedesco Schroeder di
“solidarietà Illimitata”, davanti all’avvio di una “crociata” mondiale contro il terrorismo l’Europa si tirò indietro.
Per far fronte alla minaccia del fondamentalismo islamista la società europea ha invocato la propria storia
politica (progetto dell’integrazione EU nato dal rifiuto del totalitarismo politico – nazismo – e dalla volontà di
buttarsi alle spalle la lunga storia di guerre interne) ed ha utilizzato un linguaggio laico. La possibilità di uno

16
Sempre più credenti ritengono prive di importanza le differenze fra le varie forme di cristianesimo,; inoltre alcune confessioni
protestanti tendono a costruire organizzazioni ombrello unificate.
“scontro di civiltà”, fra Occidente e Islam, resta improbabile in quanto non esiste una comunità musulmana
transnazionale compatta.
Anche in Europa c’è stata una (ri)politicizzazione della religione (cioè il suo reinserimento nella sfera pubblica)
che ha favorito una crescente disponibilità a sfruttare l’acuirsi della paura dell’Islam per scopi politici.

Capitolo 9 – LE CITTÀ

DIVERSO RUOLO DELLA CAT. “CITTÀ” NELLA STORIA DELLE DUE SOCIETÀ
Nel contesto EU, le città – quali importanti crogioli delle società eu – raggiungono il loro apice di importanza nel
Medioevo (emergono tra il 1° e 2° millennio, insinuandosi ai vuoti lasciati dal sistema feudale). Con l’ascesa
degli stati nazionali, questi ultimi si andarono a sostituire alle città, divenendo così il bacino centrale di
fabbricazione delle società nazionali.
Solo la formazione dell’UE e l’erosione delle società nazionali hanno permesso a questa categoria delle
città-Eu di ritornare ad avere un senso!

Diversamente, le città e metropoli americane sono state parte integrante della storia degli USA negli ultimi 200
anni; parte cioè di una società molto mobile e meno gerarchizzata, dove (a) uno stato forte svolge
generalmente un ruolo più regolativo che redistributivo; (b) il settore privato supera ampiamente quello
pubblico e (c) il bene comune è inteso più come aggregazione degli interessi individuali.

EVOLUZIONE STORICA DELLA CITTÀ IN UE e USA

CITTÀ MEDIEVALI EU e CITTÀ COLONIALI USA


→ La mappa urbana UE è stata strutturata soprattutto da 3 fattori:
 Sviluppo guidato dal commercio nel Medioevo e nel Rinascimento
 Lo Stato
 La Riv. Industriale

I tratti caratteristici della città medievale sono:


‐ Una fortificazione
‐ Mercato
‐ Un ‘economia di consumo
‐ Scambio e produzione
‐ Tribunale (in grado si ordinare un insieme di regole e leggi)
‐ Regole sulla proprietà terriera
‐ Struttura basata sulle associazioni (gilde)
‐ Autonomia politica (espressa dall’esistenza di organi amministrativi)
‐ Partecipazione dei cittadini al gov. locale
‐ (talvolta) un esercito + una concreta politica di espansione all’esterno

→ L’urbanizzazione USA iniziò con i primi insediamenti coloniali lungo la costa orientale. A partire dal XVII
sec. le prime città americane furono organizzate dalle grandi potenze coloniali (G.B.. FR, SP) come parti
dei rispettivi imperi e pertanto sulla base di esigenze economiche e militari.
Tre sono le principali caratteristiche che differenziavano le città americane del periodo coloniale dalle
loro consorelle eu:
1. Assenza di mura urbane
2. Assenza di diritti o privilegi economici specificamente cittadini, da è derivata la libertà per diversi
gruppi di separarsi e creare nuovi insediamenti, quindi la frammentazione, il privatismo e potere
politico debole che caratterizzano ancor oggi la città.
3. Ruolo cruciale dello sviluppo edilizio (ampia disponibilità di terra a basso costo e concorrenza
libera)
SVILUPPO INDUSTRIALE
La Riv. Industriale portò a una nuova ondata di urbanizzazione: la massiccia immigrazione portò alla creazione
di regioni e centri industriali di straordinaria densità (Nordest USA, Ruhr DE, Nordest FR ). Fu il periodo anche
della creazione sempre più massiccia di infrastrutture per il trasporto (porti, canali, ferrovie). Nella nuova città
industriale, che sorgeva intorno ai centri della produzione (fabbriche, miniere – es. coketowns), si concentrava
una forza lavoro di composizione e dimensioni variabili, il che produceva un alto livello di diversità interna.
Il tipo ideale di questa nuova forma di città divenne dapprima Manchester e subito dopo Chicago (entrambe
esempi di fenomenale crescita)

XX SECOLO – ASCESA DELLE METROPOLI


Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 – si assistette in entrambi i continenti alla formazione di città molto grandi,
metropoli.
In EU in particolare, le capitali furono avvantaggiate dal consolidamento degli stati, dal rafforzamento delle sue
capacità di controllo, nonché dallo sviluppo industriale e dalla colonizzazione – che permettevano di assorbire
gran parte dei flussi migratori, assicurandosi consistenti riserve di forza lavoro.
La grande metropoli divenne ben presto il luogo del consumo, dei grandi magazzini, dei grandi viali; tutto ciò
produsse anche una trasformazione fisica dei centri urbani: una sempre maggiore urbanizzazione intorno a
queste grandi metropoli & la nascita dei sobborghi (operai – come la cintura rossa di Parigi // borghesi: abitanti
della classe media che abbandonava progressivamente il centro).
La metropoli però fini ben presto col divenire un carattere tipico dell’America: furono in particolare NY, Chicago
e Los Angeles, cresciute grazie a uno sviluppo economico stupefacente e all’immigrazione di massa, a
rimpiazzare gradualmente le città EU nell’immaginario urbano della metropoli moderna.

DIFFERENZA TRA URBANIZZAZIONE EU e USA


Entrambi i continenti sono oggi massicciamente urbanizzati, con oltre l’80% della popolazione che vive nelle
città! Tuttavia la dinamica è stata impressionante e repentina in USA; più graduale in UE (in alcune zone dell’EU
Meridionale l’urbanizzazione si è generalizzata solo dopo la 2 g.m., mentre le popolazioni e gli interessi rurali
erano ancora forti e organizzati).

L’UE si distingue gali USA non solo per la longue durée delle sue città, manche per:
‐ una rete relativamente stabile di città di medie dimensioni;
‐ un numero molto alto delle città e per la loro grande vicinanza;

LOSANGELIZZAZIONE DEL MONDO?


Dinnanzi a uno scenario simile, da più parti si afferma che l’evoluzione dello sviluppo urbano (UE / USA) ha oggi
raggiunto una fase, caratterizzata principalmente da:
‐ una dissoluzione della città entro un vasto mondo urbano frammentato, caotico e instabile;
‐ dal trionfo dell’urbanizzazione a macchia d’olio = suburbanizzazione della città e urbanizzazione dei
sobborghi (def. losangelizzazione del mondo)

anni ’70 - la perdita di popolazione che investì molte città e aree urbane UE/USA comprende 2 fenomeni diversi:
a) l’allontanamento della popolazione sia dalla città che dall’area metropolitana (dovuto per es.
dalla deindustrializzazione o al declino della città prodotto dalla suburbanizzazione)
b) l’ascesa dell’area metropolitana
Anche in questo caso una dinamica simile (deindustrializzazione-crisi urbana) ha avuto esiti molto diversi:
 gli americani, “nati per muoversi” abbandonarono le città per i sobborghi
 gli europei, “nati per stare”, abbandonarono solo, e in misura minore, le città industriali.
N.B. In UE lo stato assistenziale e le politiche urbane contribuirono alla rigenerazione o crescita rapida delle
città medie ≠ in USA l’assenza di politiche regionali o urbane o uno stato assistenziale meno generoso
hanno incoraggiato il ricorso alla mobilità.
EU – alla crisi della metropoli non contribuì solo la deindustrializzazione (che comportò, dal canto suo, un
ingente spopolamento delle città della G.B., centri industriali belgi, Ruhr, porti eu, triangolo ind. italiano);
particolarmente influenti si rivelarono, dapprima le immagini del decadimento urbano proposte in ambito
culturale-letterario, in seguito l’ascesa dopo il ’68 di un’ideologia antiurbana fra i verdi e nella sx europea.
USA – l’immagine della crisi urbana fu molto influenzata dai disordini degli anni ’60 a NY e Los Angeles.
Nell’America urbana, per via di problemi - ossessione della razza, il ghetto e la segregazione etnica e razziale
della popolazione nera - uniti al diffondersi della crisi dell’economia industriale (rapida decadenza delle città
ind. Nordest) – l’immagine classica delle città metropoli degli USA finì per associarsi al crimine, ai problemi
sociali, alla violenza. Una diretta conseguenza fu la c.d. fuga bianca (sostenuta finanziariamente dallo stato): le
classi medie lasciarono in massa i centri cittadini e le metropoli (a) per i sobborghi, (b) per le città in rapida
crescita dell’Ovest e del Sud, abbandonando la rustbelt.

TARDI ANNI ’80 – le città/agglomerazioni urbane EU di medie dimensioni crescevano e si mostravano dinamiche
– USA prevaleva la depressione
ANNI ’90 – USA si prendono una rivincita, con la più forte crescita urbana degli ultimi 4 decenni

UE – caratterizzata da stabilità a lungo termine; dalla rinascita delle città medievali o delle capitali
regionali con una forte identità e un ruolo pubblico del centro cittadino, che continua a mantenere
la sua storica influenza: es. luogo in cui i cittadini si raccolgono per protesta.
USA – tolte NY e LA, le città e agglomerazioni urbane che crescono più velocemente si trovano nella
sunbelt (Dallas, Las Vegas, Miami, Atlanta), e sono caratterizzate da una crescita urbana
sparpagliata, policentrica e a bassa densità.
[tutte le città USA sono organizzate intorno a un modello di pianificazione urbana a griglia,
caratterizzato da bassa densità, utilizzo dell’auto, divisione in zone e suburbanizzazione].
In questi anni, quindi, si delinea il prototipo della metropoli USA policentrica, caratterizzato da un
centro cittadino attorniato da enclavi suburbane (risultato di una dinamica di sviluppo orizzontale:
diradamento e uscita dal centro delle attività e creazione di centri secondari nella regione urbana).

LE CITTÀ GLOBALI

 PROCESSI DI GLOBALIZZAZIONE
PRINCIPALE FATTORE TRAINANTE LA RINASCITA DELLE CITTÀ!
 CRESCITA DI INTERCONNESSIONI E SCAMBI

ANNI ’80 - formazione di grandissime metropoli note oggi come città globali colse tutti di sorpresa.
L’espansione economica e demografica di queste grandi città (Parigi assorbì in quel decennio metà
della crescita demografica FR; NY, LA che oggi contano più di 15mln ab.) fu messa in parallelo
proprio con l’ascesa degli scambi economici a liv. mondiale!
Pertanto le tradizionali idee di città (dalla metropoli moderna al centro industriale) sono state rimpiazzate
dall’immagine di una megacittà, caratterizzatesi per:
‐ Eterogeneità culturale e gamma pressoché infinita di interazioni
‐ Forza del controllo e dell’accumulazione di capitale da parte di gruppi dominanti.

USA – le principali nuove mega-aree urbane:


 Costa Orientale USA: Boston, NY, Baltimora, Philadelphia, Washington
 L’area di Cleveland, Pittsburgh, Detroit, Chicago
 California: San Diego, LA, San Francisco

UE – aree urbane giganti:


 Sud-est Inghilterra intorno a Londra
 Paris Ile de France (alcuni x estensione ritengono + appropriato l’intero triangolo Londra-Parigi-Bruxelles)
 La metropoli del Delta (4 città dell’Olanda meridionale)
 Lombardia intorno Milano
 Ruhr

Tuttavia va precisato che, a parte i casi di Parigi e Londra, non ci sono indizi che rivelano la formazione di una
megacittà nel contesto EU, è anche vero però che la maggior parte dei fenomeni che caratterizzano le metropoli
globali è in corso anche nella maggioranza delle città europee di medie dimensioni.
Questo rivela come la combinazione di network, mobilità e diffusione dell’innovazione può prendere + forme: la
densità delle città medie EU potrebbe essere l’equivalente funzionale di quei fattori che nella città-regione
globale si identificano con la concentrazione in un'unica metropoli.

POLARIZZAZIONE

La polarizzazione indica un processo per cui i poli dei più ricchi e dei più poveri si rafforzano a spese del centro
della società. Non si può parlare propriamente di modello di città duale, tuttavia è un fatto che nelle città
esistono, e stanno crescendo zone di povertà intensa e altre d’intensa ricchezza.
Negli USA la quantità delle maggiori città americane, in cui la proporzione delle famiglie ad alto reddito è calata,
si fa sempre maggiore, soprattutto nel nordest e nella rustbelt (a conferma del declino delle città industriali di
queste aree in un contesto di globalizzazione e di economia basata sui servizi).
Ma problemi sociali quali – aumento delle disuguaglianze, crescita del livello di povertà, crisi degli alloggi – sono
particolarmente sentiti anche n EU.
DIFFERENZA: USA – i poveri vivono nel centro cittadino (eccezioni Seattle, Boston, NY dove le famiglie a basso
reddito sono espulse verso i sobborghi ). // UE – in media i poveri vivono in periferia, in quartieri decentrati,
perché il centro è rimasto un luogo da classe media e ha beneficiato di alti livelli di investimenti pubblici.

COMPOSIZIONE ETNICA E IMMIGRAZIONE

Le città USA restano il simbolo della diversità e rifugio di migliaia e centinaia di immigrati da tutto il mondo.
Quasi la metà delle città più grandi non ha più una maggioranza bianca: ora i quartieri più comuni sono quelli
misti, bianco/ispanici o bianco/asiatici.
Negli anni ’90 per gli immigrati provenienti soprattutto dall’Asia e dal Messico sono emerse nuove destinazioni:
stati come il Colorado, il Nevada, la Georgia, North Carolina, o città come Dallas e Washington.
Tuttavia NY, LA, San Francisco, Chicago, Washington e Miami restano le città calamita più importanti per gli
stranieri, che hanno acquisito quasi 3mln di immigrati stranieri, perdendo però allo stesso tempo 2,1mln di
residenti. Questi migranti interni che tendono a spostarsi nei sobborghi sono attratti soprattutto dalle aree
metropolitane dell’Ovest /Sud.
Si segnala una forte perdita di popolazione di colore per città come NY, Chicago e San Francisco; mentre Atlanta
e Washington hanno sostituito la California come meta principale di questi migranti interni di colore, spesso con
studi universitari alle spalle.

Capitolo 10 – DUE MODELLI NON COSÌ DIVERSI DOPOTUTTO

IL MODELLO AMERICANO DI SOCIETÀ

 Il sistema sociale USA è uno dei più complessi e insieme contraddittori al mondo (eterogeneità etnico-
culturale; flussi continui di innovazione e cambiamenti culturali; aspra competizione e intensa mobilità
sociale; profonde disuguaglianze e acuta precarietà individuale); tuttavia il suo sistema politico è uno dei più
stabili (stabilità delle fondamenta costituzionali).
Fin dall’inizio quello USA si è caratterizzato come un sistema sociale aperto, pur tuttavia mostrando
anch’esso i suoi lati oscuri (pulizia etnica de facto degli indigeni, schiavitù, persistente razzismo; varie forme
di dominio neo-coloniale), che spesso appaiono in contraddizione con i principi /istituzioni di una società
libera e di una cultura democratica.

 Esempio di compound republic (separazione sia verticale che orizzontale del potere)
 Individualismo è uno dei valori fondanti della cultura americana. La sostanziale differenza è che i conflitti più
intensi, che scaturiscono qui come altrove dall’antagonismo degli interessi, in USA tendono a essere definiti
in termini morali, mentre in UE in forma ideologica.

 IN CFR CON L’UE, USA:


‐ È più ricca in termini Di reddito pro-capite e potere d’acquisto
‐ Crea più opportunità di occupazione
‐ È più individualista
‐ Meno propensa alle politiche di welfare e di regolazione dell’economia
‐ Più impegnata nell’istruzione superiore e nella meritocrazia
‐ Più religiosa e patriottica
‐ Più propensa al divorzio
‐ Meno rispettosa della legge e dell’autorità
‐ Più populista e meno elitaria
‐ Con maggiori disuguaglianze sociali
‐ Minore partecipazione elettorale e maggiore disponibilità a formare associazioni

 Lipset e Bell – fautori della tesi dell’eccezionalismo americano, la cui essenza sarebbe rappresentata proprio
dalla forza della società civile rispetto allo stato (interesse individuale e passione per la libertà personale si
accompagnano all’assenza di una volontà razionale unificata dello stato). Non stato, ma governo o
amministrazione sarebbero quindi i termini più appropriati per descrivere la politica USA.
Dopo il New Deal, con i suoi effetti redistributivi, e la 2 g.m. la società americana risulta meno eccezionale
rispetto alle altre democrazie occidentali in termini di politiche economiche e sociali.
→ A partire degli anni ’70 (con il venir meno della coalizione DEM. del New Deal e l’avvento della nuova DX
REP) l’ideologia dell’eccezionalismo ha ripreso vigore.
→ L’attacco del 9/11 favorì l’unipolarismo nella politica estera e la propensione all’uso preventivo della
forza nei rapporti all’esterno e l’adozione di una dura repressione dei reati all’interno del paese.

Pur non potendosi definire eccezionale in quanto profondamente iscritto nell’esperienza della modernità
occidentale, il modello sociale USA è certamente specifico:
‐ nelle forme di mantenimento della coesione sociale e di gestione dei conflitti;
‐ nell’abbinamento di un’economia dinamica & di una struttura sociale eterogenea e conflittuale
--> a una stabilità delle istituzioni politiche
‐ nell’ampio consenso su pochi valori fondamentali

 La minaccia del conflitto di classe è stata limitata dall’opposizione alle org. sindacali e all’ideologia socialista;
ma anche dall’abbondanza di posti di lavoro, dalle elevate opportunità di mobilità sociale; anche
l’espansione del credito e della disponibilità di denaro furono fondamentali nel trasformare l’operaio o
l’impiegato in un consumatore, e il consumatore in un cittadino.
Il CONSUMO è diventato infatti un attributo fondamentale della cittadinanza, in base a un’etica della
democrazia intesa come uguaglianza consumistica nei confronti di standard universalmente riconosciuti.

 Alcuni studiosi hanno esplicitato il timore che i cambiamenti nella composizione etnica e il crescente
multiculturalismo della società USA possa portare alla sua disintegrazione. Tuttavia questa tesi che, a fronte
della massiccia immigrazione ispanica, prevede il rischio della trasformazione degli USA in una nazione
bilingue (inglese e spagnolo) e biculturale, non sembra molto convincente per via della forza del
patriottismo americano.
MODELLO EU DI SOCIETÀ

Il modello sociale UE continua a essere una componente fondamentale del progetto europeo.
Tale modello sociale si fonda su un insieme di principi:
‐ La condivisione dei rischi
‐ Il contenimento delle disuguaglianza che minacciano la coesione sociale
‐ La protezione delle persone e dei gruppi vulnerabili con politiche attive di solidarietà
‐ La promozione della consultazione anziché del confronto nelle relazioni industriali
‐ La creazione di un ricco contesto di diritti di cittadinanza economica e sociale per l’intera popolazione

La competitività e la coesione sociale sono quindi continuamente riproposti come due obiettivi complementari
nei docs ufficiali dell’UE!
C’è il rischio, tuttavia, che una maggiore deregolamentazione dei mercati (indotta e richiesta dalla
globalizzazione) minacci welfare standard consolidati e generi così una protesta contro l’Unione. Questa
reazione anti-europea può essere controllata grazie a due tipi di riforme del modello sociale eu:

1. Un perfezionamento dell’insieme di norme per la regolazione transfrontaliera dei benefici e dei servizi di
welfare [ES. i cittadini eu che desiderano curarsi in ospedali di un altro paese dell’Unione o trasferire da un paese all’altro i
contributi previdenziali devono poterlo fare, e i fondi pensione devono poter cercare clienti e sponsor in qualsiasi stato
membro]

2. Un’armonizzazione delle politiche di welfare allo scopo di garantire livelli minimi di protezione sociale in
tutti gli stati membri, da perseguire esplicitamente con riferimento ai diritti fondamentali elencati nella Carta
di Nizza, e nel Trattato per l’adozione di una Costituzione europea, nonché con esplicito richiamo al metodo
di coordinamento aperto17, ossia il nuovo strumento della governance multilivello.
--> L’armonizzazione di sistemi di welfare secondo i principi della cittadinanza sociale sembra essere una
soluzione più praticabile del trasferimento diretto al livello sovranazionale delle competenze regolatorie in
materia. Come incentivo per la sua adozione da parte degli stati membri si può usare la concessione di aiuti,
condizionata ovviamente al rispetto di alcuni principi e standard fondamentali, concernenti la salute ela
sicurezza su lavoro, le pari opportunità uomo/donna, la contrattazione nelle relazioni industriali, che devono
essere monitorati attraverso una rigorosa verifica di indicatori sociali.
!! Il problema non è semplice, dal momento che nell’UE l’integrazione negativa procede più rapidamente di
quella positiva (creazione di istituzioni).

IDENTITÀ EU: UNITÀ ATTRAVERSO LA DIVERSITÀ

Se i fondamenti di un comune senso di appartenenza all’Europa (non in alternativa ma a fianco delle identità
nazionali) si possono ritracciare nell’eredità storica e culturale condivisa, una identità europea autenticamente
distinta si può sviluppare solo nel progetto di un unione politica in cui l’unità si consegua attraverso la diversità.
Si tratta di un progetto che rigetta l’opinione per cui tutto ciò che è diverso sia potenzialmente ostile, e il
classico processo di costruzione dell’identità sulla base della contrapposizione “noi” e “loro”.

Un’identità europea siffatta non è esclusiva , e può essere sì più debole di quelle nazionali tradizionali, ma
appare più in sintonia con una forma di governance globale democratica, fondata su:
 comprensione reciproca
 relazioni pacifiche
 cooperazione multilaterale tra i popoli e le nazioni
i cittadini europei, dunque, dovranno abituarsi ad avere identità/cittadinanze multiple: urbana, regionale,
nazionale, sovranazionale.

17
METORDO DEL COORDINAMENTO APERTO
Tale metodo, concepito per assistere gli Stati membri nell’elaborazione progressiva delle loro politiche, implica:
‐ la definizione di orientamenti dell’Unione in combinazione con calendari specifici per il conseguimento degli obiettivi;
‐ La trasposizione di detti orientamenti europei nelle politiche nazionali e regionali fissando obiettivi specifici e adottando
misure che tengano conto delle diversità nazionali e regionali.
‐ Un periodico svolgimento di attività di monitoraggio, verifica e valutazione inter pares (peer pressure), organizzate con
funzione di processi di apprendimento reciproco.
‐ Un’impostazione totalmente decentrata, applicata coerentemente con il principio di sussidiarietà, a cui l’Unione, gli
Stati membri, i livelli regionali e locali, nonché le parti sociali e la società civile partecip ano attivamente mediante
diverse forme di partenariato.
‐ Un metodo di analisi comparativa delle migliori pratiche in materia di gestione del cambiamento viene messo a punto
dalla Commissione europea, di concerto con vari fornitori e utenti, segnatamente le parti sociali, le imprese e le ONG».
Ovviamente tutto ciò dovrà accompagnarsi ad atteggiamenti di tolleranza e di accettazione del pluralismo se si
vuole evitare il rischio che il riconoscimento di diverse identità culturali all’interno di un’unica unione politica
diventi un fattore destabilizzante.
Per completare l’opera incompiuta della costruzione europea si deve poi sostenere attivamente quegli aspetti
del senso tradizionale di appartenenza a una comunità nazionale, in particolar modo dell’ethos (i valori
fondamentali, includendo l’accettazione di concezioni ragionevolmente diverse del bene) e dell’epos (grandi
figure o eventi storici che testimoniano l’eredità comune europea nelle arti/scienze/cultura in generale). I
principi etici inoltre posso essere rinvigoriti dalla creazione di lieux de mémoire europei:monumenti,
celebrazioni, festività specifiche, inni, bandiere, musei…
L’inno europeo e la bandiera già esistono e stanno divenendo parte dell’esperienza quotidiana dei cittadini
europei.

UN NUOVO STILE NELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI

L’UE rappresenta un nuovo sistema di governance e un nuovo modus operandi nelle relazioni internazionali,
fondato sulla trasparenza anziché sulla segretezza; sull’inclusione anziché sull’esclusione; sulla persuasione e
non sulla minaccia.
L’UE adotta il metodo dell’aggressione passiva, ovvero invece di minacciare il ricorso alla forza per perseguire i
suoi interessi, minaccia di non usare la forza e di ritirare la sua amicizia e l’offerta di far parte dell’Unione.
A fronte della preferenza americana per l’impiego della potenza militare, l’UE adotta politiche commerciali e di
aiuto e assistenza allo sviluppo per prevenire che situazioni potenzialmente esplosive collassino nella guerra.
Ovviamente la strategia UE del coinvolgimento preventivo ha notevoli probabilità di successo solo con i paesi
che sono potenziali nuovi membri, ma rappresenta un’alternativa reale alla politica della guerra preventiva
USA.
Ma sulla scena internazionale l’UE è andata assumendo sempre più un ruolo fondamentale nella governance
del mercato globale: le regole UE sui criteri di manifattura, contenuto, design, etichettamento, sicurezza, etc.
sono diventate di fatto le regole che devono rispettare i produttori di tutto il mondo (standard internazionali).

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