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free press

all’interno
rassegne in romagna
BILLY
RIVISTA CINEMATOGRAFICA ROMAGNOLA
febbraio-marzo 2011

rubriche
Il cigno nero
Il Grinta
Non lasciarmi attualità
Sucker Punch George Cukor vs Pedro
in sala Almodovar
L'anno d'oro della Il buio nella mente
commedia italiana Pam Grier
Il ritorno in sala di Paul Verhoeven
Frankestein Junior retropolis
edizione

Dimenticabili La ragazza con la pistola

raging beauty
numero 31 febbraio-marzo 2011
2 RECENSIONI RETROPOLIS BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 FILOROSSO INDICE 3

filorosso Billy - Rivista cinematografica romagnola


Numero 31 Febbraio 2011

Rivista fondata da Ilario Gradassi.

il falò delle
Direttore: Matteo Lolletti
Vicedirettore: Michelangelo Pasini
Caporedattore: Chiara Tartagni

vanità
Scrivono Marco Bacchi, Marco Berardi, Barbara
De Caro, Chiara Faggiano, Francesco Garoia,
Matteo “Lier” Lelli, Matteo Lolletti, Paolo Noto, Luigi
Palmirotta, Michelangelo Pasini, Alberto Semprini,
Dario Stefanoni, Chiara Tartagni
Progetto grafico: Stefania Montalti
Editing: Erminia Martucci, Lisa Tormena
Editore: Sunset Soc. Coop.
Sede: Viale Salinatore 50, Forlì
Periodico mensile.
Autorizzazione del Tribunale di Forlì n° 22/010 del
19/05/10.
Direttore Responsabile: Lisa Tormena

BILLY compie due anni. Possono ne è poco più di una deriva. Ma


sembrare pochi, in realtà sono non ci stiamo incensando, sia
tantissimi. Due anni fa, nel feb- chiaro, vi stiamo ringraziando.
La rivista è rilasciata con licenza Creative Com­
braio del 2009, Ilario Gradassi In realtà, però, il tema del mese è mons - Attribuzione - Non commerciale - Non opere
condivideva la sua idea meravi- la rabbia, declinata in senso fem- derivate 2.5 Italia. Ogni volta che usi o distribuisci
gliosa con un manipolo di folli e minile. Un tema che troviamo im- quest’opera, devi farlo secondo i termini di questa
nasceva una rivista di cinema che provvisamente particolarmente at- licenza, che va comunicata con chiarezza. In ogni
caso, puoi concordare col titolare dei diritti utilizzi
cominciava la sua storia on line. tuale, anche se, quando lo abbia- di quest’opera non consentiti da questa licenza.
Una storia entusiasmante e non mo pensato, la brutalità visiva di Questa licenza lascia impregiudicati i diritti morali.
priva di difficoltà, che nel maggio cui sono vittime le donne in questi http://creati­vecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it
del 2010 approdava al cartaceo, giorni era ancora meno di un’in-
rilanciando una scommessa cla- tuizione. Ecco: il cinema - quello Copertina: Black Swan ©Fox Searchlight Pictures
e altri, 2010
morosa. Oggi, in questo febbra- vero - è sempre un passo avan-
io inoltrato, siamo ancora qui a ti, o almeno dovrebbe esserlo. billy.rivistacinematografica@gmail.com
parlare di cinema, in un periodo http://billyrivistacinematografica.blogs.it/
e in un Paese in cui l’immagi- Matteo Lolletti myspace facebook issuu scribd

compagna Carrie e noi del


FILOROSSO RETROPOLIS conseguimento della maggiore età
Il falò delle vanità 3 La ragazza con la pistola 13
CINERDMATOGRAFO Incavolata nera - 22
La sposa in nero 14
Pam Grier bella e ribelle
BILLY ATTUALITÀ Che fine ha fatto Baby Jane? 14
CINELETTERATURA Il buio nella mente 23
Checco e i suoi fratelli - L'anno d'oro Lady Snowblood 15
IN COSTUME Lanterne rosse - La rabbia 24
della commedia italiana 4 Bastardi senza gloria 15
impotente
Il ritorno in sala di Frankenstein Junior 5
PSICOVISIONI Psyco - Doppia identità 25
Dimenticabili 6 VETRINA COSE SERIE Desperate Housewives - 26
Rassegne in Romagna
La rabbia seriale e quotidiana
IN SALA Febbraio-Marzo 2011 16
I SOLITI IGNOTI Paul Verhoeven - 27
Il cigno nero 7
L'olandese frainteso
Il Grinta 8 BORSINO 18
FUNNY GAMES Sapete riconoscere a 29
Un gelido inverno 9
queste star di Hollywood quando ancora
127 ore 10 RUBRICHE non erano famose?
Non lasciarmi 11 CATTIVI MAESTRI I registi delle donne - 19
GARROYO E I SUOI FRATELLI Siamo 30
Sucker punch 11 George Cukor vs Pedro Almodovar
donne, oltre la rabbia c'è di più
THE FILMGAMER Wet - L'eroe è donna 20
LA POSTA DEL CAPP’TANO 31
SECONDA VISIONE HORROR POLITICS Carrie Lo sguardo 21
(Il mondo non è affatto) Biutiful 12 di Satana - Affinità e divergenze tra la
4 BILLY ATTUALITÀ LA COMMEDIA ITALIANA BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

«Se in Italia c’è un genere


Che bella giornata © Medusa Film, Taodue Film, 2011

cinematografico autoctono
che – tra alti e bassi, cadute
di stile e sentimentalismi –
continua a funzionare è la
commedia»

di BARBARA DE CARO

checco e i suoi fratelli


l'anno d'oro della commedia italiana
Nel momento in cui scriviamo (inizio febbraio) la vese – già reduce del successo de La banda dei Bab-
classifica dei film più visti nelle sale nazionali par- bi Natale (21 milioni contro i 18 di Natale in Sudafrica)
la chiaro. Se in Italia c’è un genere cinematogra- – e un po’ più evidente il legame tra televisione e pro-
fico autoctono che – tra alti e bassi, cadute di sti- duzione brillante. Grazie a divi da piccolo schermo
le e sentimentalismi – continua a funzionare è la come Memphis, Ambra e, sopratutto, Luca&Paolo, in
commedia. Se c’è una forma d’intrattenimento effetti, nel film in questione la coppia di star di cel-
che – tra alti e bassi, cadute di stile e patetismi – luloide Bobulova-Bova sembra acquisire quella mar-
ne garantisce il successo è quella televisiva. Per cia in più, assente in Ti presento un amico. Opera
averne conferma basta guardare il box office. vanziniana, corale e brillante come le altre, ma, per
Agevolata dai fatti politici e da un violento battage incasso, imparagonabile tanto a esse quanto al co-
promozionale, per iniziare, è l’epica ascesa al po- evo Maschi contro femmine. Film, questo, che dopo
tere di Cetto La Qualunque (Qualunquemente, G. un inizio folgorante, dovrà piegarsi al successo ina-
Manfredonia) a conquistarsi il bronzo settimana- spettato e persistente del vero “fenomeno” della sta-
le. A superarlo ci pensa Femmine contro maschi, gione 2010: il bisiano Benvenuti al Sud (L. Miniero,
seconda puntata della mini-serie cinematografi- 29 milioni, secondo solo ad Avatar). Figlio acquisito
ca diretta da Fausto Brizzi che, con un esordio da di Zelig, caso mediatico nazionale e novello “golden
quattro milioni di euro, strappa al “fazioso” capo del boy” del cinema italiano, fra i tanti, è però Checco
PdP (Partito du Pilu) primo posto e oro annesso. Zalone a ergersi a leader indiscusso del team di cam-
Vicinissimo ai due, Immaturi – variazione sul tema pioni d’incasso, qui indagato. La maschera, l’anima
«gli esami non finiscono mai» – mantiene l’argento e il motore di Che bella giornata (G. Nunziante, 42
conquistato fin dal primo week-end di circolazione, milioni in un mese). Il capitano di una squadra di gen-
rendendo un po’ meno ignoto il nome di Paolo Geno- te di cinema dimostratasi, almeno finora, “fortissimi”.
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 BILLY ATTUALITÀ FRANKENSTEIN JUNIOR 5
Frankenstein Junior © Gruskoff/Venture Films e altri 1974

di
CHIARA
FAGGIANO

USA, 1974, MEL BROOKS


(R.), MEL BROOKS, GENE
WILDER (SC.)

il ritorno in sala di
frankenstein junior
«Sembra che il grande universo del cinema stia entrando in una fase poco prolifica se si
trova costretto a presentare nuove edizioni dei grandi film del passato»

Frankenstein Junior torna nelle sale italiane in una nuova edizione digitale. Il Legend Film Festival pro-
nuova versione digitalizzata per offrire la possibilità pone da ottobre una serie di riedizioni di alcuni dei
di ammirare il capolavoro di Mel Brooks sul grande più grandi capolavori cinematografici di tutti i tempi.
schermo in occasione del Legend Film Festival. Si Da un lato l’iniziativa può essere considerata utile,
suppone che tutti conoscano questa parodia delle sia per gli amanti del grande schermo, sia per co-
diverse versioni cinematografiche di Frankenstein, il loro che, per motivi di età, non hanno ancora avuto
famoso romanzo di Mary Shelley che tratta un tema la piacevole opportunità di vedere alcune meraviglie
quanto mai interessante quale la creazione di un es- cinematografiche. D’altro canto il festival appare
sere umano vivente unendo tra loro parti di altri uomi- solo come una grande azione commerciale comple-
ni ormai deceduti. Il sorprendente risultato si rivelerà tamente sprovvista di anima e dell’entusiasmante
un drammatico errore, in quanto la povera creatura, spirito di quel cinema nuovo che ammalia e incanta.
pur essendo vivente, viene immediatamente ricono- Sembra quindi che si stia entrando in una fase poco
sciuta ed etichettata come un mostro privo di quelle prolifica per quanto riguarda il grande universo del
che sono le fondamentali componenti sensibili di un cinema se ci si trova costretti a presentare sempre
qualsiasi essere umano. Questo scatenerà una serie nuove edizioni dei grandi film del passato. Per quan-
di eventi incontrollabili dettati dalla paura e dall’odio to le ragioni di una digitalizzazione di versioni ormai
per tutto ciò che risulta diverso agli occhi degli uo- considerate obsolete possano sembrare nobili e uti-
mini. Frankenstein Junior rivisita in chiave comica li per far sì che le pellicole si mantengano sempre
questa storia in maniera brillante e divertente, mo- all’avanguardia, la presenza dei diversi gadget che
strando tutta la vicenda sotto un aspetto completa- accompagnano l’uscita nelle sale di questi film non fa
mente diverso, ma non per questo meno efficace e altro che confermare l’idea di una commercializzazio-
attrattivo. Resta solo da indagare il motivo di questa ne dovuta alla mancanza di novità.
6 BILLY ATTUALITÀ DIMENTICABILI BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

«Nella certezza di
commettere a mia volta
un’ingiustizia, vorrei qui
sommessamente ricordare
almeno uno di questi
Corso Salani (foto tratta da www.festivaldeipopoli.org)

dimenticabili»

di
PAOLO NOTO

dimenticabili
Un tempo, per esempio negli anni Sessanta, usci- quelli che, vuoi perché la stampa è già occupata a
vano così tanti film belli che, a volte, i repertori e celebrare colleghi più illustri, vuoi perché il cocco-
le storie ne trascuravano qualcuno. O forse non è drillo non è ancora pronto, sono spesso ricordati (e
vero, ma ci piace pensarlo per accettare più facil- dimenticati) in fretta. Nella certezza di commettere a
mente qualche strana dimenticanza e/o qualche mia volta un’ingiustizia, vorrei qui sommessamente
spericolata rivalutazione, chissà. Oggi, se si per- ricordare almeno uno di questi dimenticabili. Uno
dona l’oggetto un po’ macabro, un rischio simile si al quale l’avverbio sommessamente si adattava
corre coi morti del cinema. I defunti, i deceduti, gli peraltro alla perfezione: Corso Salani, ucciso da
estinti: ogni anno sono tantissimi. Prendiamo il 2010 un infarto durante una passeggiata a 49 anni. Era
per esempio, che è finito da poco. Quanti indimen- diventato famoso come esempio moderno di attore
ticabili cineasti sono scomparsi nel 2010? Andando non professionista, interpretando Il muro di gomma
a ritroso: Blake Edwards, Mario Monicelli, Leslie di Marco Risi nel 1991. Poi aveva fatto soprattutto il
Nielsen, Dino De Laurentiis, Tony Curtis, Arthur regista, dirigendo lavori piccolissimi e molto impe-
Penn, Suso Cecchi D’Amico, Claude Chabrol, Den- gnativi, come lo splendido Occidente del 2000, uno
nis Hopper, Éric Rohmer... Già, ma questi sono gli di quei film in cui il suono della lingua italiana ha un
indimenticabili, appunto. Poi, però, ci sono i dimen- senso e un peso. Da attore era diventato una sorta
ticabili. Come Gary Coleman, l’Arnold della serie di generosa icona del cinema indipendente italiano,
tv. Come Corey Haim, star della teen comedy anni in film come Il vento, di sera di Andrea Adriatico o il
Ottanta. Come Dan O’Bannon, inventore di Alien e notevole Mar Nero di Federico Bondi. È comparso
interprete dell’imbranatissimo astronauta Pinback in anche nel Mostro di Firenze televisivo nel ruolo del
Dark Star di Carpenter (quest’ultimo a dire il vero pm Paolo Canessa, sfoderando una sobrietà e un
scomparso a fine 2009, ma ci siamo capiti). Sono understatement che l’originale se li sognava.
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 BILLY ATTUALITÀ LA COLLINA DEGLI ORRORI 7

in sala
recensioni dei
film in uscita
in Italia
Febbraio-Marzo 2011

il cigno nero
Black Swan © Fox Searchlight Pictures e altri 2010

l'altra metà del cigno USA, 2010, DARREN ARONOFSKY (R.),


MARK HEYMAN (SC.)
2200 battute su Il cigno nero si scrivono da sole tanto Kunis (in molti hanno imparato ad amarla in un ruolo
il film è denso di riferimenti, di citazioni, di analogie, di decisamente più dolce nell’apatowiano Non mi sca-
reminescenze. Elenchiamole, in ordine assolutamen- ricare), da una ritrovata e maledetta Winona Ryder
te sparso: il Black Swan di Darren Aronofsky prende all’ingombrante presenza di Mr. Vincent Cassel. E se
le mosse da uno dei balletti più celebri al mondo, Il abbiamo snocciolato una per una (tralasciandone,
lago dei cigni di Pyotr Ilyich Tchaikovsky; la struttura fidatevi, tante altre) le sensazioni e analogie di cui
di base del film, come del resto quella dell’opera rus- è pervaso il film, non è stato per dover di cronaca,
sa, narra dell’eterna dicotomia tra bene e male, tra tutt’altro: questa bulimia, la tronfia presenza di più
Eros e Thanatos; nella pellicola si respirano le atmo- piani di lettura, fa di Black Swan un film certamente
sfere di alcuni film ambientati nel mondo del balletto letterale, accademico per certi versi, magari troppo
molto celebri, primo fra tutti l’affascinante Scarpette didascalico, pieno, spiegato, ragionato, ma permet-
rosse di Michael Powell e Emeric Pressburger. La te al regista (e allo spettatore) di calarsi nel gorgo
regia di Aronofsky è, come già era in The Wrestler, dell’ossessione, probabilmente uno dei punti cruciali
ossessionata dal corpo del(la) protagonista: nel film dell’attività cinematografica di Aronofsky. Parados-
vincitore del Leone d’oro a Venezia la macchina da salmente, l'opera da poco spontanea diventa il sim-
presa stava attaccata ai muscoli e al sudore di Mi- bolo di una carriera, magari non il punto di arrivo (per
ckey Rourke, qui, più placida, è attenta alle bellezze alcuni raggiunto da The Wrestler), ma sicuramente il
di Natalie Portman. Ancora, il nuovo film del regista di culmine di un discorso che ora può dirsi compiuto e
Requiem for a Dream si avvale di un cast ecceziona- che deve prendere strade differenti.
le che passa dalla già citata giovane attrice a un’al-
trettanto avvenente, e mai tanto provocante, Mila Michelangelo Pasini
8 RECENSIONI IN SALA BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

«La giustizia, se la
si vuole, dev’essere
pagata, e assomiglia

il grinta
molto alla vendetta»
True Grit © Paramount Pictures e altri 2010

USA, 2010, JOEL & ETHAN COEN (R. E SC.)

Tornano i fratelli Coen e, come spesso capita, la- alla vendetta. Non esistono il perdono e la pietà. È
sciando il segno. Tornano ai fasti dei loro film più un’America ancora divisa e lontana dallo stereotipo
rappresentativi e alle atmosfere e ambientazioni so- del patriota che si batte per un ideale che qui sembra
spese che ci hanno fatto amare dapprima Fargo e non esserci nemmeno e tutto ciò che conta è soprav-
successivamente Non è un paese per vecchi. Pro- vivere. Il Grinta si presenta nelle sale italiane dopo
prio come in questi ultimi due film, tornano agli spazi essere stato ignorato ai Golden Globe e avere fatto
sconfinati e alle terre di confine portando in scena incetta di candidature per gli Oscar 2011 (ben dieci),
un western, il più classico dei generi americani, e ci- tra le quali anche quelle per i migliori attori: punto di
mendandosi nel remake di uno dei più classici dei forza, infatti, è un Jeff Bridges in particolare stato di
western di sempre, rinnovandolo però nel linguaggio grazia e alle prese con un personaggio rude, scorbu-
e nella messa in scena, rispolverando un West trop- tico e segnato dal proprio passato, lontano da quello
po spesso dipinto in modo nostalgico e sentimenta- interpretato da John Wayne, accompagnato dalla
le, ma mantenendo intatte quelle caratteristiche che sorpresa Hailee Steinfeld, quattordicenne cocciuta
al cinema lo hanno reso celebre. La frontiera non e pragmatica, determinata a vendicare la morte del
è dunque terra di conquista e fondamento di una padre. I fratelli Coen si lasciano alle spalle il film del
nuova civiltà, non ci sono eroi che cavalcano verso 1969 rimanendo molto più fedeli all’opera letteraria
il tramonto, non c’è epica né romanticismo: il West e, oltre quarant’anni dopo, ne firmano una versione
è una terra popolata da ubriaconi, ladri e assassini, che ha tutte le carte in regola per diventare un nuovo
in cui ogni personaggio ha la propria visione della classico della cinematografia, proprio come lo sono
realtà e si difende secondo le proprie leggi. É una diventati i loro capolavori precedenti.
terra in cui l’indifferenza regna sovrana e la giustizia,
se la si vuole, dev’essere pagata, e assomiglia molto Marco Bacchi
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RECENSIONI IN SALA 9
Un gelido inverno, vincitore al festi- pressivo maschilismo, accordan- siccato ai suoi minimi termini, Un
val di Torino e premio della giuria al dovi un contesto altrettanto orfano, gelido inverno è un dramma sordo
Sundance, mette a nudo un degra- fattosi ostile e ferino per reggere al e costante, dove il quieto intreccio
do tutto statunitense, affiancando- peso dell’oblio. Il dimesso western si scompone di rado, avvinto a un
si ad altri film recenti, da Vegas a psicologico della Granik dà il me- crescendo di tensione che si nutre
White Lightnin’, nel denunciare con glio di sé nell’icastico affresco di di progressi minimi e chiaroscurali,
livida mestizia gli squarci di Terzo quest’inferno placido, mosso solo restando di raggelato realismo fino
Mondo sepolti in un’America margi- da miseria e barbarie, dove barac- all’allucinato finale. Peccato solo
nale e arretrata. In bilico tra dram- che e carcasse d’auto ingombrano per la timidezza di regia, asciutta
ma familiare e noir rurale, s’immer- gli scenari naturali come i totem di ai limiti dell’anodino e impersonale
ge nella sperduta regione montuo- una civiltà al collasso, mentre padri a rischio anonimia, espressione di
sa dell’Ozark, microcosmo arcaico di famiglia si guadagnano da vivere una povertà di sguardo fedele al
e tribale, per mostrare la disperata in fatiscenti laboratori di metamfe- pallore formale di scuola Sundan-
quest di un’adolescente sulle trac- tamine, e i loro bambini, abbando- ce.
ce del proprio padre, eroina di stoi- nati a se stessi, imbracciano fucili
ca ostinazione in un milieu d’op- e scuoiano scoiattoli. Thriller es- Dario Stefanoni

«Thriller essiccato ai suoi minimi termini, Un gelido inverno è un dramma sordo e costante, dove il
quieto intreccio si scompone di rado, avvinto a un crescendo di tensione che si nutre di progressi
minimi e chiaroscurali, restando di raggelato realismo fino all’allucinato finale»

un gelido inverno

USA, 2010,
DEBRA GRANIK
(R.), ANNE
Winter’s Bone © Anonymous Content 2010

ROSELLINI (SC.)
10 RECENSIONI IN SALA BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

«Azzeccata
anche la scelta
127 hours © Cloud Eight Films e altri 2010

di James
Franco che si
dimostra capace
di reggere da
solo un intero
one man movie
come questo»

127 ore USA, 2010, DANNY BOYLE (R), DANNY


BOYLE, SIMON BEAUFOY (SC)

Realizzare un film su una storia vera ed estrema dimostra capace di reggere da solo un intero one
come quella di 127 ore non dev’essere un lavoro man movie come questo. Boyle riesce ad affron-
facile. Rendere la solitudine, l’impotenza, la fru- tare anche il discorso del metacinema, dotando il
strazione, la disperazione, ma anche il coraggio e protagonista di telecamera e macchina fotografica
la risolutezza di un giovane e appassionatissimo digitali, che si trasformano in custodi della memoria
escursionista bloccato per cinque giorni da un mas- e importanti strumenti attraverso i quali entrare nel-
so nel Gran Canyon, senza cadere nel banale e la mente del personaggio stesso. Dunque, anche
nella ripetitività, è un buon risultato. Danny Boyle 127 ore diventa uno spunto di discussione sul ruolo
lo raggiunge grazie a un sapiente uso del digitale, a dell’immagine nella cultura contemporanea. Come
una fotografia brillante e perfetta (rodata già in The se il bisogno di Aron di documentare la sua terribi-
Millionaire), a un’introspezione del personaggio mai le esperienza con foto e filmati corrispondesse al
scontata e a un uso molto creativo di strumenti lin- bisogno irrinunciabile dell’immagine che l’uomo ha
guistici come split screens e soggettive di oggetti anche di fronte alla natura più spietata.
e liquidi utili per la sopravvivenza. Pare molto az-
zeccata anche la scelta di James Franco, che si Alberto Semprini
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RECENSIONI IN SALA 11
Mark Romanek, già regista di
videoclip e noto al grande pubblico

Never Let Me Go © Fox Searchlight Pictures e altri 2010


per aver diretto nel 2002 One Hour
Photo, ci sorprende con questa
pellicola tratta dal romanzo di
Kazuo Ishiguro Never Let Me Go: GB/USA, 2010, MARK

non lasciarmi
questo il titolo dell’immaginaria ROMANEK (R.), ALEX
canzone con cui ha inizio la storia GARLAND (SC.)
d’amore fra Tommy D. e Kathy H.,
privi di cognome come di diritto
all’esistenza. Niente futuristiche
tutine né avanguardia scientifica: la
fantascienza ha il sapore comune,
e dunque più terrificante, di un
college, di un cottage, di una barca «La fantascienza ha il sapore comune, e dunque più
abbandonata sulla spiaggia. I ragazzi
di Hailsham sono consapevoli di terrificante, di un college, di un cottage, di una barca
essere stati creati esclusivamente abbandonata sulla spiaggia»
per donare il proprio corpo:
l’impossibilità anche solo di meditare proprio “originale”) a cui è comodo fragile possa godere di una scintilla di
la fuga dallo stillicidio che conduce negare un’anima. Il loro destino vita autentica, questo film si fa strada
al “completamento”, l’indifferenza sarebbe correre rassegnati verso pian piano nella mente, lasciandoci
del sistema e delle persone che ne la fine: ma la loro umanità reclama dentro la domanda con cui Kathy
ricevono gli organi, dovrebbero fare i suoi diritti e li rende imperfetti, si congeda: noi siamo così diversi?
di Tommy, Ruth e in particolare Kathy, rabbiosi e bisognosi d’amore. Grazie Non è un’immagine solo più rapinosa
capace di fortissimi sentimenti e anche a una fotografia gelida eppure e brutale della nostra vita?
profondi silenzi, dei semplici doppioni luminosa, a testimoniare come
(terribile il loro desiderio di trovare il perfino un’esistenza tanto breve e Chiara Tartagni

Mondi alternativi, belle ragazze, ro- Chung), insieme alle quali pianifica l’analisi psicologica delle sue grintose
bot assassini, belle ragazze, samurai un’audace fuga dalla realtà e dall’isti- protagoniste. Il look è di quelli che val-
giganti, belle ragazze, dragoni ala- tuto. La lotta per la libertà di queste gono il prezzo del biglietto, a partire
ti, belle ragazze, zombi nazisti, con eroine si tinge così di caratteri epici e dalla splendida fotografia, per arrivare
un’aggiunta finale di belle ragazze. E fantastici, e né eserciti immaginari, né alle mises puramente iconiche delle
armi. Tante armi. Nulla può prepararci i reali orrori del manicomio riusciranno agguerrite detenute. E Lara Croft è
all’ipertrofico delirio action/fantasy di a contrastare la loro furia. Snyder con già un ricordo lontano.
Sucker Punch meglio delle parole con l’azione ci sa fare, e questa volta ci va
cui lo presenta lo stesso regista: «Ali- giù pesante, senza però trascurare Matteo Lier Lelli
ce nel Paese delle Meraviglie con le
mitragliatrici». Zack Snyder porta per
la prima volta sullo schermo un’opera
«Alice nel Paese delle
Sucker Punch © Legendary Pictures e altri 2011

non tratta da un film precedente, né


da un fumetto o da un romanzo per Meraviglie con le
bambini, ma partorita interamente mitragliatrici»
dalla sua fantasia contorta. E proprio
di fantasie contorte il film tratta. Negli
anni ’50, il violento patrigno di �����
Baby-
doll (la bellissima Emily Browning) la USA, 2011, ZACK
fa rinchiudere in un manicomio, dove, SNYDER (R.), ZACK
tra lobotomie e ricordi dolorosi, strin- SNYDER, STEVE
ge amicizia con altre quattro ragazze SHIBUYA (SC.)

sucker punch
(le bellissime Abbie Cornish, Jena
Malone, Vanessa Hudgens e Jamie
12 RECENSIONI SECONDA VISIONE BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

seconda visione
(il mondo non è affatto)

biutiful «Il cielo plumbeo, la più povera


periferia di Barcellona, un padre
con problemi economici e un
Biutiful © Universal Pictures e altri 2010

cancro»

MESSICO/SPAGNA, 2010,
ALEJANDRO GONZÁLEZ IÑÁRRITU
(R. E SC.)

Se avete intenzione di guardare questo film premu- ad affrontare in prima persona la morte, la sua. Prima
nitevi di una scatola di kleenex, perché in quanto a di cedere alla malattia, quest’uomo dolce, gentile e pre-
lacrime questa volta Iñárritu mette in difficoltà anche muroso dovrà trovare la forza di volontà per assicurare
il più cinico spettatore. Di che pasta è fatto Biutiful si una vita decente ai suoi due amatissimi bambini e aiu-
capisce dagli ingredienti: il cielo plumbeo, la più pove- tare diverse persone in difficoltà. Ne seguono vicende
ra periferia di Barcellona, un padre con problemi eco- dai connotati estremamente drammatici, spesso dispe-
nomici e un cancro. Condite il tutto con una splendi- rati, crudeli. Un’atmosfera cupa e umida che s’insinua
da, drammatica interpretazione di Bardem (candidato tra le strade di una Barcellona sconosciuta (ai più), più
all’Oscar come miglior protagonista), le cui espressioni somigliante a una favela brasiliana che alla nota città
viaggiano dall’addolorato, al rassegnato, al disperato turistica, col suo carico di disgrazie umane e violenza.
e ritorno, e servite con contorno di colonna sonora a Un film che, in maniera elegante, senza forzature e
tratti disturbante e a tratti commovente (dalle fortissime lungi da facili moralismi, sembra anche voler fare una
musiche da discoteca a quel pozzo magico di emozioni denuncia sociale: «Hey, europei, nel vicolo dietro casa
che è l’Adagio assai di Ravel). La Trilogia della morte vostra c’è una palazzina. Dietro la palazzina c’è un
di Iñarritu si sarà anche conclusa con Babel, ma que- piccolo magazzino. Dentro al magazzino ci dormono e
sto meriterebbe di rientrarvi a pieno (non fosse per la ci lavorano venticinque cinesi sfruttati e maltrattati, tra
linearità con la quale si distingue dai precedenti lavori donne e bambini, ammucchiati l’uno sull’altro, di cui voi
del regista messicano, senza nessun salto spaziale o non verrete mai a sapere nulla».
temporale). E perché il protagonista, Uxbal, è un me-
dium che vede e parla coi defunti, e perché si prepara Francesco Garoia
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RECENSIONI RETROPOLIS 13
la ragazza con la pistola

retropolis
La ragazza con la pistola © Documento Film 1968

Se la società dello spettacolo intende la figura della donna, tranne che


in rari casi, come reazionario corpo-immagine, e in tale coincidenza
esaurisce il senso stesso della presenza femminile, il cinema, che pure
della società dello spettacolo fa parte, ne interpreta, spesso, il giusto
risentimento e l’ineccepibile necessità di vendetta, prescindendo (anche
se non sempre) dalle codificazioni sociali.
Se la vendetta è materia propria del cinema, ne è trama sotterranea
e convenzione sintattica, è però nel momento in cui si avvelena del
rapporto tra due sorelle, oppure si adatta a una vedovanza pre-nuziale,
trova corpo in una bambina degli inferi o, infine, cambia la Storia, che
trova soddisfazione.
Matteo Lolletti
14 RECENSIONI RETROPOLIS BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

la sposa
«Dolce è la vendetta, specialmente spettatore, contrariamente al dolce, per altri, la Julie della Moreau è
per le donne» scrive nel suo Don ha però poco di concreto. Passan- più che una donna. È un simbolo
Giovanni Lord Byron. Data per buo- do dall’abito bianco a quello nero di vitalità (concetto che, alla fine
na l’idea, Truffaut muove da un ro- senza soluzione di continuità, in dei Sessanta, rima con emancipa-
manzo di William Irish e da sparsi effetti, la sposa-vedova che vi trova zione) che si fa portatore di morte.

in nero
ricordi hitchcockiani per costruirci posto dimostra d’essere tutto fuor- È qualcosa di simile a un’epifania.
sopra La sposa in nero. La “fetta di ché reale. Apparizione per qualcu- Fingendo di concedersi alle proprie
torta” (nuziale) dal retrogusto ama- no, incarnazione di una femminilità vittime, questa ne svela, infatti, lo
ro che il metteur en scène offre allo mitica (Diana) o banale (la maestra) squallore dietro l’apparente rispet-
tabilità. Alimentando il loro ego smi-
surato, mostra come il successo
celi sempre una dose di mediocrità.
Fatta a pezzi – come una torta! – da
veri campioni d’infantilismo e da un
montaggio funzionale al racconto,
dunque, la vendicatrice truffautiana
è il soggetto di un’indagine. Quella
su una donna inedita. Su un es-
sere attraente e terrificante. Sulla
sorella minore della Catherine di
Jules e Jim e sulla madre putativa
della “signora della porta accanto”.
Il fulcro di una bella prova di come
FR/ITA, 1968, FRANÇOIS il Sessantotto non sia stato solo ci-
TRUFFAUT (R.), FRANÇOIS neteche occupate e “baci rubati”. A
TRUFFAUT, JEAN-LOUIS Parigi come altrove.
RICHARD (SC.)
Barbara De Caro
La mariée était en noir © Les Fils du Carrosse e altri, 1968

In uno dei massimi capolavori di Al- sciogliersi solo gradualmente in una l’inverosimiglianza di un frettoloso
drich, il furioso tête-à-tête tra Bette sulfurea parabola sul labile confine coup de théâtre e altri eccessi sce-
Davis e Joan Crawford trascende tra vittima e carnefice. Cronaca di nici (condizioni per la pronta paro-
l’ordinario chiacchiericcio da ro- una nevrosi divorante, isterico kam- dia, subito raccolta da Che fine ha
tocalco divistico per imprimersi a merspiel a due, Che fine ha fatto fatto Totò Baby?) con una potenza
Baby Jane? resta, a quarant’anni

che fine ha fatto


chiare lettere, con il suo memora- drammaturgica rabbiosa e trasci-
bile scontro di femminilità archetipi- dalla sua uscita, un thriller psico- nante, a tutt’oggi insuperata.
che, nel più alto gineceo della storia logico magistrale, in grado di farsi
del cinema. Nel loro personale Via- perdonare gli insistiti freudianismi, Dario Stefanoni
le del tramonto, insieme acre canto

baby jane?
del cigno e nostalgico amarcord de-
gli antichi fasti, le due vecchie dive
What Ever Happened to Baby Jane? © Associates & Aldrich Company e altri 1962

si prestano a un ruolo ch’è diretta


trasfigurazione del loro declino fisi-
co e professionale, con la morbosa
competizione tra sorelle-attrici a
tradursi in grottesco gioco al mas-
sacro, un vero e proprio inferno
domestico dove la sadica Davis,
agghiacciante bambina decrepita,
può segregare e tormentare a suo
piacimento la mite Crawford, con-
dannata da un incidente alla sedia
a rotelle. Il film stesso, melodramma
noir intriso d’umori horror, diviene
per lo spettatore un supplizio d’in-
tollerabile angoscia, lacerato da un USA, 1962, ROBERT ALDRICH (R.),
ingannevole manicheismo per di- LUKAS HELLER (SC.)
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RECENSIONI RETROPOLIS 15
Il manto candido della neve si colora di rosso, le onde di
un mare in burrasca che s’infrangono sugli scogli si tin-
gono del sangue vivido della morte e il viso angelico di
una donna si trasforma in cupa maschera di vendetta a
cui nessuno potrà sfuggire. I contrasti riempiono quindi
ogni scena e le dicotomie nelle immagini che vediamo
risaltano per tutta la durata del film. Vita e morte si strin-
gono a braccetto e danno vita a una danza macabra,
priva di ogni sensibilità e di ogni pietà, in cui ogni cosa
viene filtrata attraverso la cecità di una vendetta a cui
Yuki è destinata fin dalla nascita, per cui viene addestra-

lady snowblood
ta e per la quale le vengono negati ogni emozione e ogni
sentimento, con la sola intenzione di perseguire quello
scopo che la rende oggetto della propria vita e schia-
va di un’esistenza al limite dell’umano. Una “bambina
degli inferi” che viene messa alla luce e iniziata all’arte
del combattimento fin da piccola per punire coloro che
hanno ucciso i suoi familiari, educata al martirio e alla
negazione di se stessa per un obiettivo che si staglia al
di sopra di tutti, persino di se stessa. «Dimentica la gio-
ia, dimentica la compassione, dimentica amore e odio, GIAPPONE, 1973,
dimentica tutto tranne la vendetta» è ciò che le viene FUJITA TOSHIYA (R.),
insegnato ed è la miccia che innesca una spirale di vio- KAZUO KAMIMURA,
lenza e di brutalità dalla quale sarà impossibile uscire KAZUO KOIKE (SC.)
e dalla quale si solleverà soltanto un grido disperato e
soffocato, sotto una nevicata tinta di sangue.

bastardi
Shurayukihime © Toho Film (Eiga) Co. Ltd 1973
Marco Bacchi

«Il più grande film di Tarantino!» ideando l’ennesimo capolavoro. Il antinazista organizza un attentato
pensa lo spettatore uscendo dalla cinema non racconta la storia, la nel suo cinema per annientare tutti i
sala cinematografica dopo aver vi- riscrive, la fa rivivere stravolgendo gerarchi del regime, Hitler compre-
sto Bastardi senza gloria. Poi gli tor- ruoli, luoghi, episodi. I soldati na- so, e vendicare la morte della sua
nano in mente Pulp Fiction, Le iene zisti piangono chiedendo pietà ai famiglia. Il cinema è la divinità che

senza gloria
e Kill Bill, e diventa rosso e confu- “bastardi”, un gruppo scelto di sol- muove le pedine a suo piacimento
so. Una cosa è certa, però: Taran- dati americani ma soprattutto ebrei, e la sua materiale reincarnazione
tino ancora una volta non delude, mentre Shosanna, una giovane nella Francia occupata, il luogo che
rende possibile lo scempio dei ca-
daveri dei cattivi. La donna, invece,
è il mezzo, il subdolo sicario. Sem-
pre presenti e sempre più geniali
gli espedienti tarantiniani: i mexi-
can standoff (sparatorie incrociate,
più divertenti che mai), le citazioni
e metacitazioni, gli omaggi (ai B
movies italiani e alle opere di Ernst
USA/GERMANIA 2009 QUEN- Lubitsch), le assonanze, la comica
TIN TARANTINO (R. E SC.) violenza. La scena in cui le pellicole
dietro lo schermo (ma va’?) vanno
a fuoco durante la proiezione del
film è già copertina dei dizionari ci-
nematografici, la diabolica risata di
Shosanna un simbolo redentore. La
vendetta, come in Kill Bill, è donna,
ed è servita più fredda che mai.

Marco Berardi
Inglourious Basterds ©Universal Pictures 2009
VETR
16 RECENSIONI RETROPOLIS

VETRINA
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO 2011

RO
Domenica 23 marzo ore 21 BILLY presenta/2: Mercoledì 9 – Giovedì 10 marzo
La Collina dei Conigli – Parco Ur- PARTO COL FOLLE
bano Franco Agosto Forlì (FC) Schegge di cinema - Todd Phillips (USA 2010)
Viaggio in luoghi (più o
Billy's Game Mercoledì 16 – Giovedì 17 marzo
meno) immaginari RABBIT HOLE
Torna il gioco di BILLY dedicato
Una serie di incontri su correnti, John Cameron Mitchell (USA 2010)
al cinema: cimentatevi e potrete
vincere ricchi premi! generi, visioni e visionari, a cura
Mercoledì 23 – Giovedì 24 marzo
della redazione di BILLY
IL CIGNO NERO – BLACK SWAN
Presso La Collina dei Conigli – Par- Darren Aronofsky (USA 2010)
BILLY presenta/1: co Urbano Franco Agosto, Forlì (FC)
Mercoledì 30 – Giovedì 31 marzo
Nuove visioni - Mercoledì 2 marzo ore 21 127 ORE
Rassegna di cinema IL CINEMA DELLE GRINDHOUSE Danny Boyle (GB/USA 2010)
inedito in Italia Mercoledì 9 marzo ore 21
Un viaggio tra i film più significa- IL CINEMA DI QUENTIN
tivi mai usciti nel nostro paese
Scaglie
TARANTINO
Rassegna cinematografica a cura

FEBBRAIO
Presso La Collina dei Conigli –
Mercoledì 16 marzo ore 21 del cineclub Scaglie di Faenza
Parco Urbano Franco Agosto, Forlì
(FC)
THIS CHRISTMAS, SANTA'S GOT A Ogni domenica presso il Clan
Inizio proiezioni ore 21. Ingresso BRAND NEW BAG: IL MONDO DI Destino – Viale Baccarini 21, Faen-
gratuito. JACKIE BROWN za (RA). Inizio proiezioni ore 21,30.
Ingresso riservato ai soci Scaglie
Martedì 1 marzo
DREAM 2Dì Cinema Domenica 27 febbraio
Kim Ki-Duk (Corea 2008) NOTTE SULLA CITTÀ
Rassegna cinematografica a cura Jean-Pierre Melville (Fra/Ita 1972)
Martedì 8 marzo del Cinecircolo Celluloide di Imola
TOKYO! Presso il Teatro dell'Osservanza Domenica 6 marzo
Michel Gondry, Leos Carax, Bong - Via Livia Venturini, Imola (BO). ENTER THE VOID
Joon-ho (Giappone 2008) Ingresso con tessera associativa Gaspar Noé (Fra/Ger/Ita 2009)
(costo 2 euro valida per tutto il
Martedì 15 marzo 2011). Intero 5 euro – Ridotto 4,50 Domenica 13 marzo
ZACK AND MIRI MAKE A PORNO euro VIAGGIO A LAMPEDUSA
Kevin Smith (USA 2008) Giuseppe Di Bernardo (Ita 2010)
Domenica 27 febbraio ore 17 e ore 21 Incontro con gli autori
Martedì 22 marzo ore 21,40 circa
HEREAFTER
ENTER THE VOID Clint Eastwood (USA 2010) TETSUO THE BULLET MAN
Gaspar Noé (Fra/Ger/Ita 2009) Shinya Tsukamoto (Giappone 2009)
Mercoledì 2 marzo
Martedì 29 marzo Domenica 20 marzo
ANOTHER YEAR
BLEEDER Mike Leigh (GB 2010) THE FACULTY
Nicolas Winding Refn (Danimarca Robert Rodriguez (USA 1998)
1999) Giovedì 3 marzo
Domenica 27 marzo
THE GREEN HORNET
Michel Gondry (USA 2011) IL VAGABONDO
Rainer Werner Fassbinder (RFT 1966)
LE STRELLE NEL FOSSO
Pupi Avati (Ita 1978)
RINA
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO 2011

rassegne in romagna
nel febbraio-marzo 2011
RECENSIONI RETROPOLIS 17

OMAGNA
Cinemanimamente 2011 Rassegna Libera 2011 Giovedì 10 marzo
IO SONO CON TE
– VIII Edizione Rassegna cinematografica ogni Guido Chiesa (Ita 2010)
martedì presso il Cinema Sarti –
Rassegna cinematografica presso
Via XX Settembre 98/a, Cervia (RA) Giovedì 17 marzo
il Cinema San Biagio - Via Aldini
24, 47521 Cesena (FC) Inizio proiezioni ore 21. Biglietto AMERICAN LIFE
d'ingresso per la rassegna 4 Euro Sam Mendes (USA/GB 2009)
A partire da lunedì 21 febbra-
io l'Assessorato alla Cultura e Martedì 1 marzo Giovedì 31 marzo
l'Associazione Aquilone di Iqbal I FIORI DI KIRKUK
THE KILLER INSIDE ME
in collaborazione con Dip. Salute Michael Winterbottom (USA 2010) Fariborz Kamkari (Ita/Svizzera/Iraq
Mentale U.O. Ser.T. ASL Cesena, 2010)
Università di Bologna Facoltà di Martedì 8 marzo
Psicologia, Associazione Universi- WE WANT SEX
taria Analysis presentano una serie Nigel Cole (GB 2010) Lunedì Cult Movie
di film e incontri a tema “La vita
autentica” Martedì 15 marzo Rassegna a cura di Cinemaincen-
tro e Faenza Centro Vivo
Inizio proiezioni ore 21. Ingresso 5 IL RESPONSABILE DELLE RISORSE
euro. Riduzione studenti 3 euro UMANE Ogni lunedì presso il Cinema Ita-

O- MARZO
Eran Riklis (Israele/Ger 2010) lia – Via Cavina 9, Faenza (RA)
Lunedì 21 febbraio Alle ore 21,30 introduzione al film
UNA VITA TRANQUILLA Martedì 22 marzo
THE SOCIAL NETWORK di Andrea Bruni. Inizio proiezioni
Claudio Cupellini (Ita/Fra/Ger 2010) ore 21,40. Ingresso 7 Euro
Sarà presente il regista Claudio Cu- David Fincher (USA 2010)
pellini Lunedì 7 marzo
Martedì 29 marzo
VENDICAMI IL CIGNO NERO
Lunedì 28 febbraio
Johnnie To (Hong Kong/Fra 2009) Darren Aronofsky (USA 2010)
LA SOLITUDINE DEI NUMERI Sarà presente Marco Müller, direttore
PRIMI del Festival del Cinema di Venezia
Saverio Costanzo (Fra/Ita 2010)
Saranno presenti il regista Saverio Rassegna Lunedì 14 marzo
Costanzo e l'attrice Alba Rohrwacher
cinematografica d'essai THE SOCIAL NETWORK
David Fincher (USA 2010)
Lunedì 7 marzo a cura del Notorius CineClub di
DALLA VITA IN POI Rimini Lunedì 21 marzo
Gianfrancesco Lazotti (Ita 2010) LA VERSIONE DI BARNEY
Sarà presente il regista Gianfrancesco Ogni giovedì presso il Cinema
Tiberio – Viale Tiberio 59, Rimini Richard J. Lewis (USA 2010)
Lazotti
(RN). Anticipazioni e cortome-
Lunedì 28 marzo
Lunedì 14 marzo traggi ore 21. Inizio proiezioni ore
21,15. Ingresso 5 euro
BIUTIFUL
IO SONO CON TE Alejandro González Iñárritu (Spagna/
Guido Chiesa (Ita 2010) Messico 2010)
Sarà presente il regista Guido Chiesa Giovedì 24 febbraio
NOWHERE BOY
Lunedì 21 marzo Sam Taylor Wood (GB/Canada 2010)
EXIT: UNA STORIA PERSONALE
Max Amato (Ita 2009) Giovedì 3 marzo
Sarà presente il regista Max Amato LA BELLEZZA DEL SOMARO
Sergio Castellitto (Ita 2010)
18 BORSINO BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

BORSINO febbraio 2011

Michelangelo Pasini
Francesco Garoia
Barbara De Caro

Alberto Semprini
Chiara Faggiano
Marco Bacchi

Matteo Lolletti
Matteo Lelli

Dario Stefanoni

Chiara Tartagni
beautiful
che bella giornata
discorso del re, il
donna che canta, la
green hornet, the
hereafter
immaturi
qualunquemente
skyline
tamara drewe
vallanzasca – gli angeli
del male
versione di barney, la
yattaman – il film
«Ma se è vero che le donne di Cukor
sono spesso anticonformiste rispetto
ai tempi in cui si muovono, è però
ancora più vero che l’approccio di
Almodovar è ancora più fortemente
personale»
Women © Metro-Goldwyn-Mayer 1939

I REGISTI DELLE DONNE


GEORGE CUKOR VS PEDRO ALMODOVAR
Da più parti Pedro Almodovar, che si afferma to, ricorrono numerosi tòpoi che rendono immedia-
nell’euforica Spagna post-franchista, viene defini- tamente riconoscibili alcune dinamiche narrative, di
to il regista delle donne, raggiungendo il successo frequente in un contesto che per quanto iperbolico
proprio negli anni immediatamente successivi la (e a tratti caciarone) viene, almeno all’inizio, ridotto
scomparsa dell’altro grande regista delle donne: alla commedia: la figura della madre, l’omosessua-
George Cukor. Per entrambi, indubbiamente, l’uni- lità, il travestitismo, la chiesa... Lungi dall’essere un
verso femminile (sia Cukor che Almodovar hanno limite, il riproporsi di queste tipicità carica le donne
di frequente consacrato le loro attrici) è al centro di Almodovar - spesso tradite, brutalizzate, infelici
di un cinema spesso declinato attraverso i toni del- o vendicative - di un potenziale eversivo completa-
la commedia. Ma se è vero che le donne di Cukor mento nuovo, che tramuta la rabbia in un sorriso
sono spesso anticonformiste rispetto ai tempi in cui a volte malinconico, a volte accomodante, a volte
si muovono, è però ancora più vero che l’approccio spietato.
di Almodovar è ancora più fortemente personale. E

MATTEO LOLLETTI
non basta una pur necessaria contestualizzazione
geografica, storica e politica a marcare le differenze
(anni ‘30-‘60 per Cukor, dagli ‘80 per Almodovar),

CATTIVI MAESTRI
perché è innegabile che le donne del regista iberico
siano realmente altro da quanto si fosse visto sugli
schermi fino al momento del suo debutto. Le donne
di Cukor, regista anticonformista quanto pochi altri,
protagonista di una carriera tanto hollywoodiana Mujeres al borde de un ataque de nervios © El Deseo SA, Laurenfilm 1988

quanto caustica nei confronti dell’industria cinema-


tografica, sono sì spesso ribelli, ma di una ribellione
brillante, forse intimamente borghese, psicologica,
leggera e sofisticata. Il cinema di Cukor, in questo
senso, prendendo in considerazione anche le pel-
licole che esulino dalla commedia in senso stretto
(Cukor ha attraversato tantissimi generi), è un ci-
nema che si colloca oltre gli stereotipi e che risulta
attraversato da un’inquietudine nascosta, che per-
corre sottopelle la straordinaria e lieve eleganza del
suo cinema. In diversi film di Almodovar, d’altro can-
20 RUBRICHE THE FILMGAMER BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

«Ma sotto tutta questa


violenza e spari, l’eroina
mantiene la sua femmi-
nilità o questa viene of-
fuscata?»

WET
ALBERTO SEMPRINI THE FILMGAMER

Wet © Bethesda Softworks 2009

Capita spesso di vedere una donna protagonista di


L'EROE È DONNA
da consumare o innamorati da vendicare. La prota-
un videogioco? Prima del 1996 non era una cosa gonista di Wet è semplicemente una donna merce-
usuale, Tomb Raider ha rivoluzionato non solo il nario fredda, spietata e assolutamente determinata
genere dei giochi d’azione (trasportandoli dalle due che possiede un repertorio azioni e mosse acroba-
dimensioni alla tridimensionalità), ma ha anche in- tiche e letali alla pari di un qualsiasi ninja. É pre-
trodotto un personaggio che poi sarebbe diventa- sente anche una modalità rage (rabbia) nella quale
to un’icona pop in tutto e per tutto: Lara Croft. Le Rubi entra periodicamente nel corso dell’avventura.
suggestioni cinematografiche derivavano di sana Lo schermo si tinge di rosso, i nemici diventano sil-
pianta dalla saga di Indiana Jones mentre l’atletica houette nere e le mosse della nostra protagonista
eroina entrava nell’immaginario collettivo influen- diventano più violente e implacabili. Ma sotto tutte
zando irrimediabilmente la produzione videoludica queste scene d’azione impressionanti, sotto tutta
di quegli anni. Dopo di lei le eroine nel mondo dei questa violenza e spari, Rubi mantiene la sua fem-
videogames divennero una costante. Costante che, minilità o questa viene offuscata? Il problema di
negli ultimi anni, è un po’ scemata, ma che conti- molti giochi di questo genere è che le eroine non
nua a persistere. Wet (Bethesda, 2009) è un tipico sono altro che eroi con un corpo femminile e attra-
esempio di gioco action che punta molto sull’imma- ente. Sono davvero pochi i videogame che calano
gine femminile della sua protagonista, Rubi. Wet, il giocatore nei panni di un personaggio femminile
come il qualsiasi gioco post-moderno tipico, sac- in tutto e per tutto. Non perché sia sbagliato dare
cheggia un intero filone cinematografico: quelli della a una donna un ruolo solitamente considerato ma-
exploitation anni settanta, tanto che il vero modello schile, ma perché un personaggio come Rubi non
di riferimento sembra essere il Kill Bill di Tarantino. ha mai occasione di esprimere la sua femminilità se
Al contrario della sposa, però, Rubi non ha vendette non nel semplice aspetto.
21

CARRIE
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RUBRICHE HORROR POLITICS

USA, 1976, BRIAN DE PALMA (R.),


LAWRENCE D. COHEN (SC.)

«La frustrazione di aver avuto

LO SGUARDO DI SATANA accesso a un modello sociale


condiviso solo per poterne
essere poi nuovamente esclusi è
insostenibile»
AFFINITÀ E DIVERGENZE TRA LA COMPAGNA CARRIE
E NOI DEL CONSEGUIMENTO DELLA MAGGIORE ETÀ MATTEO LOLLETTI
Carrie - Lo sguardo di Satana, film del 1976 del
mai abbastanza compreso Brian De Palma, è una
di quelle pellicole che, oltre ad aver rappresenta-
to per anni un modello di riferimento (per la scena
HORROR POLITICS
iniziale e soprattutto per l’indimenticabile finale), fin Carrie © MPTV, United Artists 1977

dalla sua uscita è stata oggetto delle più disparate


interpretazioni. In particolare, si è analizzato il pro- Eppure quel mondo di solitudine violenta, un mondo
blema della transizione traumatica all’adolescenza, infernale di rapporti che si assumono come corrot-
ed è di certo una lettura oltremodo attinente. Ma la ti ovvero rigidi e anaffettivi, in ogni caso comunque
rabbia di Carrie, oltre a essere violentemente gene- inesorabilmente delusi e frustrati in quanto virati (d)
rata dalla crudeltà dei compagni di scuola, nonché al genere (sia sessuale che cinematografico), quel
da una sessuofobia neanche troppo latente e da un mondo assume - nella percezione spettatoriale -
fanatismo moralistico di rara spietatezza, è una rab- una connotazione indiscutibilmente particolare, nel-
bia intimamente e disperatamente femminile, di cui, lo specifico in relazione al fatto che, ad attraversare
in quanto uomo, non posso che faticare a parlare. tale deserto, è una donna che sta divenendo adulta,
con un passaggio che diviene traumatico quando
potrebbe essere gioioso come un’incoronazione. La
scena finale è - in questo senso - proverbiale, per-
ché la frustrazione di aver avuto accesso a un mo-

Per comprare dello sociale condiviso solo per poterne essere poi
nuovamente esclusi è insostenibile. E che il modello
non sia non necessariamente positivo - il modello

questo spazio della popolarità scolastica americano non è esat-


tamente un esempio particolarmente sano - non
fa che accrescere tale rabbia, poiché è proprio la
necessità di aderire a un modello, imposta a livello

3381029116
di genere (sessuale), a essere inammissibile. Ecco
quindi aleggiare un senso di rancore ancestrale,
che si misura e rapporta attraverso modelli (in)ac-
cettabili di codificazione sociale e di ruolo, laddove

3284070669 tra una reazione d’impoverimento affettivo e la delu-


sione consapevole che si trasforma in morte atroce
vi è sì un passaggio generazionale e semantico, ma
anche e forse soprattutto la consapevolezza che
tale condanna non si trasforma, ma rimane dram-
maticamente uguale negli anni.
22 RUBRICHE CINERDMATOGRAFO BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

Pam Grier è indiscutibilmente la regina dell’exploita-


tion degli anni ‘70. E una regina piuttosto arrabbia-
ta. Che sia una carcerata fuggiasca in un women in
prison (Sesso in gabbia, 1971, di Jack Hill), o una
sacerdotessa voodoo decisa a spazzare via il male
in un horror a tinte black (Scream Blacula Scream,
1973, di Bob Kelljan), o ancora una gladiatrice ribel-
le in un peplum (La rivolta delle gladiatrici, 1974, di
Steve Carver), le sue furenti eroine sono una pre-
senza trasversale del cinema bis americano di que-
gli anni. Partiamo proprio dal women in prison: nel
godibilissimo e decisamente sciocco The Big Bird
Cage (1972, di Jack Hill), la nostra veste i panni
di una rivoluzionaria che, tra un attentato e l’altro
ai corrotti politici di un Paese sudamericano, si fa
arrestare per infiltrarsi in un campo di detenzione
femminile, al solo scopo di far evadere tante giova-
ni fanciulle per sollevare il morale ai suoi compagni
guerriglieri. In perfetta linea con i toni frivoli del film,
il sentimento rivoluzionario della Grier è poco più
che un atteggiamento innocuo, dettato forse più dal-
la noia che da veri ideali. Decisamente più serie le
due pellicole che ne fanno la protagonista femminile
della blaxploitation: Coffy (1973, di Jack Hill), infer-
miera di notte, di giorno conduce una guerra privata
contro il crimine organizzato, per ripulire le strade
dalla gentaglia che ha reso sua sorella, una ragaz-
Foxy Brown © American International Pictures 1974 zina di undici anni, tossicodipendente. Un’eroina del
ghetto, tanto più letale quando sfodera la sua con-
turbante sensualità, disposta persino a farsi oggetto

MATTEO LIER LELLI


pur ottenere giustizia. Stessi toni anche per Foxy
Brown, la cui protagonista conduce ancora una vol-
ta una guerra contro gli spacciatori, in questo caso
però mossa più da una sete di vendetta personale:
mentre la tragedia della sorella porta Coffy a voler

CINERDMATOGRAFO
difendere tutta la comunità da simili sciagure, Foxy
è mossa solo dall’odio nei confronti di chi le ha por-
tato via l’uomo amato. Nonostante le tematiche forti,
i film sono entrambi piuttosto divertenti: tra fughe ro-
cambolesche, scazzottate tra donne e travestimenti
«Le furenti eroine esotici, la grintosa Pam sa come ottenere l’attenzio-
ne che merita... e non vi conviene farla arrabbiare.
di Pam sono una
presenza trasversale

PAM GRIER BELLA E RIBELLE


del cinema bis
americano degli anni
‘70»

INCAVOLATA NERA
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RUBRICHE CINELETTERATURA 23
Esplodono senza senso e senza alcun motivo, ep- rattere personale. Entrambe le protagoniste hanno
pure la rabbia e la violenza ci vengono suggerite un passato tormentato e misterioso, segnato dai
in ogni scena, in ogni inquadratura, celate dietro sospetti, più o meno fondati, di avere ucciso padre
ogni espressione di ogni attore del film, maschera- e figlio, segnato dai rancori e dall’invidia, segnato
te tra le loro gentilezze cerimoniose e le loro con- dall’analfabetismo e dalla conseguente incomu-
versazioni piccate, trasmettendoci così l’ovvietà di nicabilità e incapacità di leggere ciò che succede
un crimine tanto immotivato quanto feroce nella intorno e perciò vissuto come una vergogna o un
naturalezza della sua esecuzione. Un odio che handicap, che si trasforma in mutismo e inespres-
sembrerebbe frutto unicamente di un divario socio- sività: la loro rabbia colpisce soprattutto quello che
culturale incolmabile, di un sentimento d’inferiorità rappresenta la famiglia borghese e, in particolare,
e di una conseguente ostilità verso chi è ritenuto l’ipocrisia delle apparenze e delle buone maniere,
colpevole di questo, un desiderio di rivalsa nei con- e va a colpire ciò che segna maggiormente le di-
fronti del padrone, un odio che sembra, a più ri- stanze tra quel mondo e il loro. In questo senso
prese, diventare battaglia sociale e lotta di classe. è estremamente simbolico lo sparo diretto verso i
Sarebbe però superficiale fermarsi a questo, visto libri che compongono la biblioteca, simbolo di una
che il regista, Claude Chabrol, che qui cura anche superiorità culturale e della rabbia nei confronti di
la sceneggiatura ispirata dal romanzo La morte chi la detiene e che, nonostante tutto, non è riusci-
non sa leggere, tratteggia i personaggi in modo più to ad appianare le distanze tra le maglie e gli strati
sottile: la rabbia delle protagoniste si manifesta nei di una società che ha sfruttato solo per arricchirsi,
confronti di una borghesia tanto arrogante quanto contribuendo così ad aumentare quelle ingiustizie
distante, ma la sua natura non è semplicemente e quei privilegi che sono il seme di ogni disagio
di carattere sociale ma anche, e soprattutto, di ca- sociale.

IL BUIO NELLA MENTE MARCO BACCHI CINELETTERATURA


«La rabbia
e la violenza
ci vengono
suggerite in
ogni scena,
in ogni FRA/GER, 1995,
inquadratura, CLAUDE CHABROL (R.),
CLAUDE CHABROL,
celate CAROLINE ELIACHEFF
dietro ogni (SC.)
La cérémonie © France 3 Cinéma 1995

espressione»
24 RUBRICHE IN COSTUME BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

Raise the Red Lantern © ERA International e altri 1991


«La frustrazione
e la lotta che ne
conseguono sono
frutto di una violenza
fattasi legge» CHIARA TARTAGNI IN COSTUME
CINA, HONG KONG, TAIWAN 1991, ZHANG YIMOU (R.), NI
ZHEN (SC.)

LANTERNE
LA RABBIAROSSE
IMPOTENTE
Non pochi, soprattutto in Cina, hanno letto in Lan-
terne rosse (1991), capolavoro del regista Zhang
Yimou, un’allegoria della ferocia del potere: il corpo
nità di un mondo in cui l’amore ha l’inafferrabile so-
stanza del sogno. Fondamentale la scelta del regista
di forgiare dal nulla la tradizione (assente anche nel
mercificato delle donne, così come la loro individua- romanzo da cui è tratta la sceneggiatura) delle lanter-
lità e i loro talenti posti esclusivamente al servizio del ne rosse, accese negli appartamenti di colei che go-
divertimento del padrone, come immagine del popo- drà dei favori del marito-padrone. Un vero e proprio
lo cinese soggiogato dal regime. Anche senza appro- rito a cui tutte le signore della casa sono costrette a
dare a tale specifica metafora, il messaggio non può partecipare, accostabile a quelle convenzioni sociali
che essere politico: una visione totale della condizio- che non di rado umiliano l’individuo: la frustrazione e
ne femminile. Il film inizia con un primissimo piano di la lotta che ne conseguono sono frutto di una violen-
Songlian (la magnifica Gong Li): la morte del padre za fattasi legge, poiché nulla vi è di peggio che ve-
la costringe a procacciarsi un marito ricco e diven- dere e far vedere la propria identità fatta a pezzi. La
tarne la concubina, poiché «è questa la sorte di ogni ribellione di Songlian, finalmente esplosa dopo la ter-
donna». La sua reazione, lacrime silenziose su di un rificante fine della “sorella” colpevole di adulterio, sfo-
volto impenetrabile, prefigura il futuro che l’attende: cia esclusivamente nel teatro della nevrosi e, come
la continua, sorda tensione nel raccogliere, a scapito ogni nota di colore o iniziativa personale, si rifrange
delle altre mogli, le briciole gettate dallo sposo e la contro le invalicabili pareti del palazzo-labirinto. La
totale assenza di diritti personali, se non concessi rabbia così implosa determina un circolo vizioso che
temporaneamente come segno di considerazione, si chiude esattamente dove tutto era cominciato: una
segnano la psiche di Songlian, che grazie alla sua giovinezza troncata che ritorna intatta, poiché non
istruzione sa vedere, ma non combattere, la meschi- vissuta, nel delirio in cui Songlian precipita.
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RUBRICHE PSICOVISIONI 25
Non sarà di certo un delitto se nell’introdurre renda banale la conoscenza della verità. Ci fa cre-
quest’analisi rivelerò subito il nome del colpevole di dere che il furto di un’ingente somma di denaro sia il
questo thriller. É così famoso che sono pochi, ormai, fulcro di tutto il film per distrarre la nostra attenzione
coloro che non ne ricordano almeno la celeberrima dal tema centrale e dal vero protagonista, un sempli-
scena dell’omicidio sotto la doccia. Ma dietro quella ce, premuroso albergatore apparentemente norma-
tenda monocolore opaca chi si nascondeva? Quei le, o come si direbbe in inglese normal, con una certa
pochi centesimi di secondo, in cui una sagoma sfo- assonanza con il suo nome. Una maschera, quindi,
cata si avvicina, ci tolgono la possibilità di intuire l’es- che nasconde il suo disturbo, un’identità incerta che
senziale: era un uomo o una donna? Se siete un at- lo rende tutt’altro che normale. Curiosamente, l’incer-
timo confusi o perplessi, vi accorgerete di trovarvi in tezza é nascosta fra le parole allorché emerge la do-
una semplice contrapposizione delle dualità voluta- manda principale e cioè se sia un uomo o una donna
mente incerte. Norman, l’assassino, è affetto da dop- (woman or man?), unendo tutte le parole e toglien-
pia personalità. In lui albergano se stesso e la madre do gli spazi, si leggerebbe infatti nelle ultime lettere
Norma, la vera autrice del gesto. Il film si svolge su il suo nome, womanorman, oppure semplicemente
questo semplice gioco. Colpevolezza vs innocenza, potremmo rispondere: «No woman, nor man». Ma
vittima vs delinquente, uomo vs donna, Norman vs questo corpo, in cui convivono junghianamente una
Norma, per soldi vs per passione. Sarà forse per parte femminile e una parte maschile, non è colpe-
questo motivo che Hitchcock torna a girare in bianco vole. Colpevole è la madre, morta, che vivendo nel
e nero piuttosto che a colori? Per sintonizzarsi con corpo del figlio scarica su di lui la colpa, annientan-
questo gioco degli opposti? Ovviamente gioca anche dolo definitivamente e prendendo, dopo l’arresto, il
a portarci fuori pista e non lascia che la chiarezza sopravvento sulla sua personalità.

PSYCODOPPIA IDENTITÀ
USA, 1960, ALFRED
HITCHCOCK (R.) JOSEPH
STEFANO (SC.)

LUIGI PALMIROTTA PSICOVISIONI


«Era un uomo
o una donna?
Se siete un
attimo confusi
o perplessi vi
accorgerete di
trovarvi in una
semplice con-
trapposizione
delle dualità
volutamente
incerte»
Psycho © Shamley Productions 1960
26 RUBRICHE COSE SERIE BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

Desperate Housewives © Marc Cherry Productions e altri 2008


DESPERATE HOUSEWIVES
LA RABBIA SERIALE E QUOTIDIANA
«L’unione tra dramma, soap opera, giallo,
thriller e commedia si rivela un cocktail
irresistibile» MATTEO LOLLETTI COSE SERIE
Desperate Housewives è (stato) un caso televisivo biose (o arrabbiate)? Ma prima ancora: perché le
molto intrigante. Ideato dal produttore e sceneggia- casalinghe di Wisteria Lane (la strada immaginaria
tore Marc Cherry («conservatore, gay e repubblica- in cui è ambientata gran parte della serie, tutta prati
no», lo definirà Newsweek), inizialmente rifiutato da verdi, villette su due piani e staccionate bianche, ti-
diverse emittenti televisive, il serial esplode fin dal- pica della borghesia americana) sono disperate? È
la sua prima messa in onda. L'unione tra dramma, centrale soffermarsi sulla rilevanza che in Desperate
soap opera, giallo, thriller e commedia si rivela un Housewives ha la voce narrante. Tale voce è la voce
cocktail irresistibile - tanto da divenire proverbiale: di una morta, di una suicida che si spara prima della
Barbara Bush definirà «casalinghe disperate» se prima stagione, della più disperata tra le casalinghe
stessa e la moglie di Cheney. A ciò si aggiungano disperate di Wisteria Lane. Ma è una voce consolan-
elementi che potrebbero definirsi classici (alme- te, rassicurante, la voce di qualcuno che ha trovato la
no da Twin Peaks in poi) ma che in realtà sono pace e che veglia su di noi da un luogo imprecisato.
svolti con un approccio graffiante e spesso sati- Per chi resta, invece, c'è la debordante, per quanto ir-
rico: gli infiniti segreti e i misteri che attraversano realistica, e disperante umanità del quotidiano, spes-
e quindi sconvolgono l'apparente normalità della so parodistica, attraversata da una rabbia costante,
ricca periferia americana e della sua quotidianità mai sopita e spesso tumultuosa, che emerge da una
domestica. Girato e pensato come se non doves- condizione e da situazioni certo non inevitabili, ma si-
se mai finire, eppure svincolato dalle regole della curamente non (sempre) straordinarie. È quindi una
sit-com, Desperate Housewives risulta, nelle sue rabbia verso la vita stessa, quella di Susan, Lynette,
stagioni più riuscite, un felice incrocio tra Ridge Gabrielle e Bree? O verso la prigione rappresentata
e Lynch. E questo spinge a porci delle domande. dall'essere all'interno di una serie televisiva che, per
Perché le casalinghe disperate della Abc sono rab- quanto innovative, ha le sue regole?
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RUBRICHE I SOLITI IGNOTI 27

PAUL L'VERHOEVEN
OLANDESE FRAINTESO
Classe 1938, nato ad Amsterdam, Paul Verhoeven
ha diversi primati da rivendicare. Nel bene o nel
olandese. Il primo è, verrebbe da dire, pregiudiziale:
non è chiaro il motivo, ma ogni film del Nostro viene
male. Primo fra tutti quello di essere l’unico regista salutato da un’accoglienza critica superficiale, che
olandese contemporaneo il cui nome ha superato i perde gli assi di riferimento e vede costantemente
confini nazionali pur avendo un approccio che striz- quello che non c’è. Così Starship Troopers è sta-
za l’occhio più al grande pubblico che all’autorialità. to accusato di essere imperialista e filoamericano,
L’altro dato per cui il regista di Robocop (non) viene mentre è invece una metafora (neanche tanto sotti-
ricordato prende il nome di semi-anonimato. O me- le) sulle ridicole “abitudini” belliche degli States; più
glio di venir citato irrimediabilmente dopo i film su o meno allo stesso modo è stato trattato Black Book,
cui ha apposto la firma. Soprattutto le pellicole che di cui si è parlato nei termini di revisionismo e fasci-
ha girato negli Stati Uniti sono prima di tutto Atto smo, prendendo anche in questo caso lucciole per
di forza, Starship Troopers, Basic Instinct, Show- lanterne. Ma, cosa probabilmente ancor più grave,
girls e solo in un secondo momento lavori di Paul non si è esitato a bollare Verhoeven come regista
Verhoeven. Solo le opere girate in patria, forse per commerciale con poche idee e confuse: non accor-
il minor appeal commerciale (e poi mica tanto, visto gendosi che il suo cinema ha una linea ben precisa,
il successo ottenuto al box office da Fiore di carne), tracciata con il sangue su un corpo sinuoso, tume-
restituiscono al regista parte degli onori che si me- fatto, ma sempre nudo, caldo e madido. «La carne e
rita. Ed è un peccato. Perché se una buona parte il sangue», intitolava Nocturno il suo dossier: noi ci
della critica non fosse così miope (ma le eccezioni limitiamo a citare come un film universalmente boc-
ci sono, eccome, vedi Nocturno Cinema che tre anni ciato come Showgirls urli tutta la poetica dell’olande-
fa dedica al Nostro un interessante dossier mono- se, fatta di donne forse non incazzate, ma disposte
grafico) avrebbe potuto rimediare ad almeno due a scopare, sudare, picchiare ed essere picchiate per
errori che ha commesso nei confronti del cineasta far valere la propria presenza.

MICHELANGELO PASINI I SOLITI IGNOTI


«Non è chiaro il
motivo, ma ogni
film del Nostro
viene salutato da
un’accoglienza
critica superficiale,
che perde gli assi di
riferimento e vede
costantemente quello
che non c’è»

Black Book © Fu Works e altri 2006


28 RECENSIONI RETROPOLIS BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

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BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RUBRICHE FUNNY GAMES 29

funny games di Alberto Semprini

Sapete riconoscere a queste star di Hollywood quando ancora


non erano famose?

Soluzioni dello scorso numero Soluzioni


Casablanca, Pulp Fiction 6 Halle Berry
5 Matt Damon
4 Richard Gere
3 George Clooney
2 Barbra Streisand
1 Ben Stiller
30 RUBRICHE GARROYO E I SUOI FRATELLI BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011

«Charlie’s Angels, il film che ha vinto


l’Oscar per i migliori jeans firmati»

garroyo
e i suoi fratelli
di Paco Garroyo

siamo donne
oltre la rabbia c'è di più
Ma basta fare i moralisti! Ma smet- tribunale una grande azienda che arrende e, sostenuta dal reverendo
tiamola con questi discorsi intellet- ha contaminato le falde acquifere Guistav, continua a lottare perché le
tuali, con queste recensioni di inutili di una cittadina californiana, pro- ricerche di Walter proseguano. Le
film classici di Truffò! E basta con vocando tumori ai residenti. Dylan tre ragazze, parecchio arrabbiate,
queste pallose manfrine sulle don- (una rimarchevole Drew Barrymo- insieme si armano di pantaloni ade-
ne e la loro emancipazione, che re), invece, ha un figlio ed è stata renti e tacchi a spillo e riempiono
non siamo più nel ‘68! Parliamo, per abbandonata dal marito. Possiede di botte chiunque si pari davanti a
una volta, del vero e unico film che una cioccolateria in una tranquilla loro. Forse ho fatto un po’ di confu-
tratta in maniera profonda la rabbia cittadina, ma non frequentando la sione. Ma guardatelo, che è un film
femminile e il riscatto di quella cosa chiesa e mancando alle funzioni re- avanti e insegna un sacco di cose.
che è la donna. Parliamo, final- ligiose è mal vista dai concittadini,
mente, di Charlie’s Angels - Il film. particolarmente cattolici e perbeni-
Diretto nel 2000 dal grande regista sti. Che la odieranno ancora di più
Joseph McGinty, extrasposizione di quando comincia una relazione con
una serie tv, in questo popò di lavo- uno zingaro di nome Edward Mani
ro Natalie, Dylan e Alex (che sono di Forbice. Alex (un’imprescindibile
ragazze, nonostante i nomi) devo- Lucy Liu) invece ha un figlio ed è
no indagare sul rapimento del mul- stata abbandonata dal marito. Ma
timiliardario Eric Knox. Alla vicenda un giorno il bimbo scompare. Mesi
principale si legano le singole storie dopo la polizia locale, che non gode
di queste “eroine dei nostri giorni”. di buona reputazione e vuole far-
Natalie (una magistrale Cameron si pubblicità, sembra aver risolto il
Diaz), ha un figlio ed è stata abban- caso e le consegna un bambino che
donata dal marito. Segretaria pre- dice di esser Walter e che un po’ gli
caria di uno studio legale, riuscirà a assomiglia. La madre è, però, certa
riscattarsi socialmente portando in che non si tratti di suo figlio, non si
Charlie’s Angels © Columbia Pictures Corporation e altri 2001
BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011 RUBRICHE LA POSTA DEL CAPP’TANO 31

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c

la corrishpundenza eccezziunale
di capitan phalco
Virile Capitano, volevo chiederti Capitano, hai visto che il nuovo Capitano, ma tutti i supereroi
cosa ne pensi delle eroine femminili fenomeno comico  italiano, Checco che popolano gli schermi
nei film d’azione? Credi che la Zalone, parla pugliese come te? cinematografici sono stranieri... è
donna debba essere considerata mai possibile che ci sia solo lei a
alla pari di un uomo anche quando Senti, coso, che non c’hai rappresentare il bel paese?
mena sganassoni in giro? nemmeno il coraccio d’ fimmatti, Tuo, Pietro Parcheggiatore
Tua, Umanda Turmana come sarebbe a diro che io pallo
pugliese? Bada a quello che dici: Ecco, bampini a casa, vedete,
Cara Turmanda, t’ devo confessa’ io pallo come il Maeshtro Dieco, queshta non è una lettera: è un
che le donne dei fimmi che pe’ tte Signo’ ‘Bbatantuono, è erroro dietro l’attro! Anzitutto il
picchiano, shparano, ‘shplotono chiaro?! Pallo da terrunciello, no Poshtecciatore palla di “lei”... ma
e shputellano, ma soprattutto da pugliese... ché poi la Puglia shta “lei” chi, shcusa?!? Il Cap’tano,
picchiano, non le ho mai trovate a nodd dei terruncielli ammeno d’ che sarei io, in quanto temminante
shtrane. Anzi io non capishco chi è motti ch’lometri! in –o, è mashchietto, non come
che s’ sia ‘nventato le donne docci Poshtecciatore, che finento in –e,
dei fimmi d’amore, ché quelle co’ è ammeno due femm’nucce! Poi il
ccui io ho provato a fare quelle cose Cap’tano, che sarei sempre io, non
romantiche... tipo il missionario... o è un supereroo, bensì il tremento
il pashtore sarto, per intendecci... capo di una banta di bikers
a me m’hanno sempre tirato un viulentissimi che fanno cose atroci,
burdello d’ ceffoni! Quinti io le tipo prentere in giro i vecchietti che
consitero esattamente l’ishtesso ciocano a binco, oppure shputare
che un uomo, tanto più d’ una pirra le comme nel water! Una votta
e ‘na cara d’ rutti non c’ posso fa’! abbiamo pessino detto “scemo”
a un ausiliario de’ ttraffico, però
quant’era lontano, dannato shpirro!
E poi non so in che paese shtai tu,
ma quello del Cap’tano (sempre io),
Se volete scrivere a BILLY, allora Tarcisio Maraffoni, alias Capitan più che bello m’ pare ‘na shchifezza!
Phalco, biker leader dei Rapaci Randagi e fan n. 1 di Diego Aba­
tantuono è l’uomo che fa per voi! billy.rivistacinematografica@gmail.com.
32 RECENSIONI RETROPOLIS BILLY NUMERO 31 FEBBRAIO-MARZO 2011