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Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice.

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SHAGHAYEGH SHARAFI:
LA TERRA CHE NON ESISTE.
A cura di Paolo Balmas.

Inaugurazione: venerdì 4 marzo 2011, dalle ore 18.00

Da venerdì 4 marzo a giovedì 17 marzo 2011. Orario: 18.00 - 20.00. Chiuso la domenica.

Da venerdì 4 marzo a giovedì 17 marzo 2011, la galleria Embrice propone un allestimento di


Shaghayegh Sharafi, artista iraniana (è nata a Tehran nel 1963,) ma formatasi in Italia (si è
laureata all'Università degli Studi di Roma nel 1990). Shaghayegh ha già esposto, tra il 2001
e il 2002, al MLAC di Roma (Museo Laboratorio d'Arte Contemporanea); nel 2002 alla
Galleria Studio Lipoli di Roma; nel 2005 a Cefalonia (in Grecia); infine, nel 2009, alla Galleria
Azad di Tehran. La mostra è curata da Paolo Balmas.

Un rumore, fuochi d’artificio o bombe che cadono. Un film con neri passi femminili, su
materiale fittile e paglia: non vanno da nessuna parte. Una teca di vetro con terra che non c’è
più, senza le piante. Richiamo alla nascita e alla morte: intorno a noi c’è come un panico che
coinvolge tutti.
Ognuno prende e usa gli elementi che gli servono per la sua opera; Shagha avrebbe fatto il
suo lavoro egualmente anche se fosse stata in Iran,
Shaghayegh cerca un rapporto di continuità tra quello che ci presenta oggi in questa mostra
e quello che ha fatto in passato, è quello di saper partire col piede giusto, cioè di usare sì la
tradizione del proprio paese ma sempre e solo alla ricerca di quegli elementi che permettono
una comunicazione fra tutti, una comunicazione che anche in qualche modo va al di la delle
classi sociali e del tempo storico. Una cosa che ho scoperto proprio frequentando lei è che in
Iran tutti conoscono certi autori, certi poeti, magari anche se sono di cinquecento o di mille
anni fa, c’è cioè una cultura letteraria diffusa, cosa che da noi non esiste o esiste solo in
maniera frammentaria. Si conoscono I primi versi della Divina Commedia, ma poi non si va
oltre.
Tornando all’Iran quindi c’è questa specie di stasi, di capacità della cultura, al di la delle
differenze di classe di distendersi nel tempo e di attraversarlo come se il tempo non avesse
una linearità, non fosse irreversibilmente intriso del senso del progresso ecc. Certe cose
rimangono uguali per secoli, sono sempre le stesse e tutti, in qualche modo, possono
riferirvisi. Questo è il nucleo ideale del lavoro Shaghayegh Sharafi: attraversare la storia
cercando valori elementari che uniscano tutti e che tutti possano comprendere.
la presenza del vaso e della terra può esserci utile a capire, si tratta infatti di cose che vengono
dall’interno, sono interiorizzate.

Carlo Severati

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