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Nelle tradizioni pseudostoriche irlandesi, i Túatha Dé Danann (medio irlandese Túatha Dé

Danand o Donand) furono il quinto dei sei popoli preistorici che invasero e colo
nizzarono l'Irlanda prima dei Gaeli. Si ritiene che essi vadano identificati - i
n tutto o in parte - con gli dèi adorati dagli stessi Gaeli, opportunamente evemer
izzati e collocati in un contesto storico a opera dei cronisti medievali, i qual
i appartenevano perlopiù all'ambiente monastico. Le molte leggende che riguardano
i Túatha Dé Danann, tramandate dai manoscritti irlandesi, permettono di intravedervi
alla base i residui di antiche teogonie e teomachie.
Le fonti
Le leggende riguardanti i Túatha Dé Danann, inscrivibili nel "ciclo mitologico" o "c
iclo delle invasioni", sono riportate da un certo numero di narrazioni in medio
irlandese, a loro volta contenute nelle grandi raccolte manoscritte medievali ir
landesi.
Il testo più antico che citi i Túatha Dé Danann è lo Scéal Tuáin meic Cairill ("Storia di T
figlio di Cairell", IX secolo) in cui essi appaiono già inseriti nel contesto del
le invasioni irlandesi, segno che, all'epoca della stesura del testo, la tradizi
one storiografica aveva già raggiunto il suo punto d'arrivo. Segue l'importantissi
mo Cath Maige Tuired ("La battaglia di Mag Tuired, XI secolo), una narrazione co
mpletamente incentrata sui Túatha Dé Danann, che narra il loro arrivo in Irlanda, le
storie dei loro membri principali e la grande battaglia che li oppose ai Fomor.
L'imponente Lebor Gabála Érenn ("Libro delle invasioni d'Irlanda", XII secolo), che
tratta estesamente di tutti i popoli invasori d'Irlanda, riporta in dettaglio t
utte le tradizioni genealogiche sui Túatha Dé Danann. In questo testo, i loro re ven
gono inseriti in un'ideale successione dei Sovrani Supremi d'Irlanda, dando lo s
punto all'imponente tradizione annalistica della letteratura irlandese.
Tra i testi successivi, parecchi riportano vicende particolari che hanno per pro
tagonisti i Túatha Dé Danann o alcuni dei loro esponenti principali. Nel Tochmarc Étaíne
("Il corteggiamento di Étaín", XIV secolo) si narra la storia d'amore tra Mídir ed Étaín,
destinata a concludersi secoli dopo; l' Aislinge Óenguso ("Il sogno di Óengus", ini
zi XVI secolo) è un romantico racconto avente a protagonista il giovane Óengus Óg; l'O
iche chloinne Tuireann ("Il destino dei figli di Tuirenn", XVII secolo) riprende
fatti e avvenimenti della battaglia contro i Fomor; e così via. La data di redazi
one fornita per questi testi è quella dei manoscritti: è evidente che la data di com
posizione può essere molto più antica.
Altre tradizioni sono poi riportate dai Dindṡenchas ("Storie toponomastiche"), in
cui eventi che hanno quali protagonisti i Túatha Dé Danann sono alla base dei nomi d
i alcuni luoghi d'Irlanda.
Etimologia
La letteratura di divulgazione in genere interpreta l'etnonimo Túatha Dé Danann come
"Tribù della dea Danu" (o "Dana"). Tale lettura, per quanto popolare, è però soltanto
ipotetica.
L'unico termine fondato dell'etnonimo è túatha che è il plurale del termine irlandese
túath (relato al celtico continentale teutā > toutā), ad indicare una popolazione dall
a comune ascendenza. È quindi giustificato l'uso della parola "tribù", da usarsi però
al plurale: "le tribù".
Più problematico è invece il termine successivo, dé. Lo si ritiene comunemente il geni
tivo della parola "dea", ma in realtà è il genitivo del sostantivo maschile dia "dio
" (la parola "dea" in irlandese è bandia); in tal caso una traduzione corretta del
l'etnonimo dovrebbe essere "Tribù del dio di Danann". (E non bisogna trascurare la
possibilità che non si tratti di dé, ma di de, come a volta si trova nei manoscritt
i; in irlandese de è la preposizione "di", proprio come nelle lingue neolatine: in
tal caso la corretta interpretazione dell'etnonimo sarebbe semplicemente le "Tr
ibù di Danann".)
L'ultimo termine è il più controverso. Danann (nei testi antichi scritto Danand o Do
nand) viene assunto come il genitivo di un nome proprio, il cui nominativo si ri
tiene sia *Danu. Questo nome venne ricostruito dagli studiosi di fine Ottocento,
in analogia con altri termini che presentano una medesima declinazione (come Ériu
"Irlanda" che al genitivo dà Érenn), e interpretato come un teonimo. Sorse così l'ide
a, in linea con la concezione che allora si aveva della mitologia, di una dea ch
iamata *Danu, madre e antenata della stirpe divina irlandese. Il problema è che qu
esto nome non è attestato in alcuna fonte antico-irlandese.
Per risolvere questo problema, venne proposta un'identificazione tra *Danu e Anu
, la mater deorum hibernensium citata da Cormac mac Cuilleannáin nel suo Sanas ("G
lossario"), alla quale la tradizione associa due colline gemelle nella Contea di
Kerry (Munster) chiamate Dá chích nÁnann (in ortografia moderna Dá chíoche hAnann), i "du
e seni di Anu". La relazione tra le forme Anu e Anann (rispettivamente nominativ
o e genitivo) fornì un'ulteriore sostegno per la ricostruzione di *Danu a partire
da Danann. Si ha però ragione di credere che *Danu e Anu non siano tra loro identi
ficabili, nonostante un passo del Foras feasa ar Éireann di Seathrún Céitinn (XVII sec
.) riporti Dá chíoche Danann (da intendersi probabilmente come una forma ipercorrett
a operata dallo stesso Céitinn). Le evidenze filologiche chiariscono l'impossibili
tà di un passaggio tra le due forme. D'altronde, il Lebor Gabála Éireann identifica es
plicitamente Anu con la dea Mórrígan.
Riguardo all'identità di Danann, il Lebor Gabála Éireann è abbastanza chiaro: essa fu la
madre di Brian, Iuchar e Iucharba, i tre figli di Tuirell figlio di Delbáeth. Que
sti tre sarebbero stati talmente abili nelle arti druidiche che il popolo ignora
nte li scambiò per dèi: essi divennero talmente popolari che il loro popolo di appar
tenenza venne chiamato in loro onore Túatha Dé Danann, in questo caso inteso "le tri
bù degli dèi di Danann". È però evidente che anche questa è un'etimologia popolare, anche
se in questo caso è quella esplicitamente attestata dai testi antichi.
Un'altra possibilità è che Danann sia connesso col termine irlandese dán "arte, facoltà,
capacità", che però viene declinato al genitivo come dána (da cui l'espressione áes dána
"gente dell'arte", riferita all'insieme degli artigiani, degli artisti, dei musi
ci e dei giuristi di una tribù).
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LEGGENDA
I Túatha Dé Danann discendevano dai Figli di Nemed, un precedente popolo invasori d'
Irlanda, il quale aveva dovuto abbandonare l'isola dopo essere stato decimato da
i Fomor. Recatisi in lontane isole boreali, essi si erano istruiti nella sapienz
a e nelle discipline druidiche e, dopo molto tempo, i loro discendenti avevano p
rogettato il ritorno in Irlanda, ritenendo che l'isola spettasse loro per diritt
o ereditario. Intanto, stabilitisi in Scandinavia, avevano stretto un'alleanza c
on gli stessi Fomor: tra loro vi erano state unioni matrimoniali ed era nata una
discendenza mista.
Sbarcati in Irlanda, diedero fuoco alle loro navi in modo che non avessero più la
tentazione di tornare indietro. Poiché dalle navi che bruciavano si levavano alte
colonne di fumo, dice il cronista, in seguito si disse che i Túatha Dé Danann fosser
o venuti dal cielo su quelle nubi di fumo.
L'Irlanda a quel tempo era popolata dai Fir Bolg, un popolo anch'esso di discend
enza nemediana. Essi si scontrarono con i Túatha Dé Danann in quella che fu la prima
battaglia di Mag Tuired (contea di Mayo). I Túatha Dé Danann vinsero ed i Fir Bolg
furono costretti a cedere loro la sovranità sull'Irlanda. Tuttavia, il re danann Núa
da, aveva perduto il braccio destro nel corso dello scontro e, in base alle legg
i, la mutilazione lo rendeva inadatto per regnare. Venne così sostituito da Bress,
il quale era fomoriano per parte di padre.
Bress regnò per sette anni e il suo regno si rivelò disastroso, così fu costretto ad a
bdicare. Fuggito dall'Irlanda, egli riparò presso i Fomor, chiedendo l'aiuto dei p
arenti di suo padre per riconquistare il trono. In Irlanda fu restituita la sovr
anità a Núada, al quale venne costruita una protesi d'argento che sostituiva l'uso d
el braccio troncato.
Fu così che i Túatha Dé Danann dovettero scontrarsi con i Fomor nella seconda battagli
a di Mag Tuired (questa volta nella contea di Sligo). A guidare le file dei Túatha
Dé Danann era Lúg Sámildanach il quale, nonostante fosse fomoriano per parte di madre
, venne eletto in quel ruolo in quanto esperto in ogni possibile arte. Egli guidò
alla vittoria le schiere dei Tuatha Dé e sconfisse uno dei capi dei Fomor, Balor,
suo nonno, il quale poteva uccidere interi eserciti soltanto poggiandoci sopra l
o sguardo.
I Túatha Dé Danann imposero così il loro regno sull'Irlanda e i loro sovrani furono ri
cordati nella successione dei Re Supremi. Mantennero il regno per molto tempo, f
inché non giunsero dall'Iberia i Figli di Míl, gli antenati dei celti Gaeli. Costoro
riuscirono a sbarcare in Irlanda nonostante gli incantesimi messi in atto dai Túa
tha Dé Danann nel tentativo di tenerli lontani e sconfissero questi ultimi nella b
attaglia di Óenach Taillten. Sconfitti, i Túatha Dé Danann accettarono di lasciare il
dominio dell'Irlanda ai nuovi venuti e si ritirarono a vivere nel sottosuolo del
l'isola e dentro le colline fatate, dove da allora condussero un'esistenza felic
e e immortale, trasformandosi nel folklore in creature soprannaturali.
I quattro tesori dei Túatha Dé Danann
La tradizione attribuisce ai Túatha Dé Danann quattro meravigliosi tesori, che essi
portarono con sé in Irlanda dalle quattro città site nelle isole boreali dove avevan
o ricevuto l'istruzione nelle discipline druidiche e nella conoscenza. Queste fu
rono:
dalla città di Findias venne portata la spada di Núada: mai un combattimento venne p
erduto da chi la impugnava;
dalla città di Gorias venne portata la lancia che poi fu data a Lúg: non falliva mai
il bersaglio;
dalla città di Murias venne portato il calderone del Dagda, capace di sfamare un n
umero illimitato di persone senza svuotarsi mai;
dalla città di Fálias venne portata la Lía Fáil, la Pietra del Destino, che emetteva un
grido se veniva calpestata da un legittimo Re Supremo d'Irlanda.
Analisi comparatistica [modifica]Nelle fonti medievali, i Túatha Dé Danann sono il
popolo che abitava l'Irlanda prima dei Gaeli. Questo ha spesso portato alcuni s
tudiosi a identificarli con l'una o l'altra popolazione pre-celtica, ad esempio
con i costruttori dei megaliti di cui è ricco il paesaggio irlandese. Tale identif
icazione è però priva di un vero fondamento, in quanto i Túatha Dé Danann sono attestati
unicamente nella letteratura medievale e nulla li collega con le testimonianze
preistoriche presenti sul suolo d'Irlanda.
Non vi sono motivi per ritenere che le narrazioni medievali abbiano una base sto
rica: al contrario, tutto fa ritenere che i Túatha Dé Danann siano personaggi pretta
mente mitici. Il fatto che siano spesso tratteggiati come esseri sovrumani, dai
poteri soprannaturali, fa pensare che si possa essere trattato, in origine, di v
ere e proprie divinità, poi storicizzate ed evemerizzate dai cronisti medievali, c
he erano di fede cristiana.
Lo dimostra innanzitutto l'etimologia di molti nomi danann, comparabili con quel
li delle divinità celto-romane attestate sul continente: ad esempio, il campione O
gma compare in Gallia come Ogmios, Mídir come Medros e Goibniu come Gobannicnos. Núa
da è presente in Britannia nel nome del dio Nodons, e Mórrígan è con ogni probabilità la M
organa dei racconti arturiani. Brígit corrisponde sia alla Brigindona gallica che
alla Brigantia britannica. Le dee della guerra, Badb Chatha e Némain, sono present
i nel continente come Cathobodua e - probabilmente - Nemetona. Su un altro piano
, sembra evidente - pur senza affinità etimologiche - che Lúg sia il Mercurio gallic
o descritto da Cesare e il Dagda il Dio col Mazzuolo presente nelle testimonianz
e iconografiche gallo-romane.
La mitologia comparata, seguita soprattutto agli studi di Georges Dumézil ha mostr
ato molte affinità tra le narrazioni pseudostoriche dei testi irlandesi e vari per
sonaggi ed episodi delle mitologie indoeuropee. Ad esempio, Núada che è privo di un
braccio e Lúg che combatte chiudendo un occhio ricordano la coppia funzionale monc
o/orbo diffusa in molti contesti dell'area indoeuropea, come ad esempio la coppi
a formata da Muzio Scevola e Orazio Coclite nella mitologia romana, o quella cos
tituita da Óðinn e Týr nel mito norreno. Il mito di Bress, che assume la regalità senza
esserne degno, ricorda Freyr che siede illegittimamente sul trono di Óðinn. Le due b
attaglie di Mag Tuired sono leggibili in funzione di una titanomachia o, con mag
gior attinenza, con il conflitto tra Æsir e Vanir. Secondo il principio della trip
artizione funzionale di Dumézil, la conclusione della guerra tra le due stirpi div
ine nel mito norreno riunisce la prima funzione (magico-sacerdotale) e la second
a (guerriera), rappresentate dagli Æsir, con la terza funzione (economica-fecondan
te), rappresentata dai Vanir. Analogamente, la seconda battaglia di Mag Tuired s
i chiude con un patto di pace in cui Bress (divinità della terza funzione) insegna
ai Túatha Dé Danann (divinità funzionalmente caratterizzate nella magia e nelle arti
guerriere) come arare, seminare e mietere.
I Túatha Dé Danann furono dunque, con ogni probabilità, le antiche divinità celtiche dei
Gaeli. La cristianizzazione, in Irlanda, non cancellò gli antichi miti, ma li ins
erì in un contesto pseudostorico, adattandoli in qualche modo al sistema universal
e biblico-classico. Senza alcun dubbio il processo di evemerizzazione deformò irri
medialmente le narrazioni tradizionali ma, paradossalmente, permise loro di sopr
avvivere e di essere tramandati fino a noi.

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I TUATHA DE DANANN E IL LORO ARRIVO IN ERIU
Le Genti della Dea Dana, i Tuatha De Danann, dimorarono nelle isole settentriona
li del mondo per apprendre la scienza occulta e la magia, le arti druidiche. la
stregoneria e la saggezza, finchè superaronoi sapienti delle arti pagane.
Quattro furono le città in cui si svolse la loro iniziazione alla dottrina segreta
e alle arti druidiche: Falias, Gorias, Murias e Findias.
Da Falias fu portata la pietra di Fal, che fu posta a Temair: soleva lanciare un
grido ogniqualvolta la calcava un re che assumeva la regalità di Eriu.
Da Gorias fu portata la lancia che appartenne a Lug. Contro di essa non fu mai v
inta alcuna battaglia, nè fu mai sconfitto colui che la tenva in mano.
Da Findis fu portata la spada di Nuada. Nessuno aveva scampo, una volta che foss
e stata tratta dal fodero letale.
Da Murias fu portato il calderone di Dagd. Nessuna compagnia, per quanto numeros
a, se ne allontanava inoddisfatta *.
In ognuna di queste città c'er una druida: Morfesa era a Fallas, Esras a Gorias, U
scias a Findias, Semias a Murias. Sono i quattro Filid, o poeti, che trasmisero
ai Tuatha De la conoscenza e la dottrina segreta.
Ora, i Tuatha De strinsero alleanza con i Fomori e Balor, nipote di Net, diede l
a figlia Ethne in moglie a Cian, figlio di Diancecht. Dalla loro unione nacque L
ug, un figlio ricco di vittorie.
I Tuatha De, vennero in Eriu con una grande flotta per strappare l'isola ai fir
Bolg. Come furono giunti nel territorio dei Corco Belgatan, l'attuale Connemara,
bruciarono le barche, pechè a nessuno venisse in mente di uggire. Il fumo e la ca
ligine che salivano dalle navi in fiamme, riempirono l'aria e la terra circostan
te; questa fu la ragione per cui si disse che erano arrivati su nubi di nebbia.
* Si tratta dei quattro talismani dei Tuatha De Danann: la pietra Fal era il sim
bolo della legittimità del otere; la lancia e la spada simboleggiavano il valore m
ilitare; il calderone , l'abbondanza e la generosità; cioè i principali attributi de
lla regalità.
Il principio dell'epica vuole che essi siano discendenti da un popolo in fuga da
un'isola condannata alla distruzzione (Tor Ynis), che una notte sprofondò nelle a
cque facendo fuggire pochi suprtiti verso le coste greche dove cercarono asilo e
rifugio. I greci scoprendo questo popolo avanzato rispetto a loro nelle arti me
tallrurgiche , cercarono di soggogarlo per rubare tali segreti. Da qui inizia un
a fuga verso nord che li porterà fino ai Fomori, coloro che diveteranno i nemici p
er eccellenza nelle peiche posteriori. A loro volta i Fomori cercheranno di ruba
re i egreti di questo popolo in fuga che viene di nuovo costetto a scappare oltr
e il mare fino a giungeer ad Iperborea, questa isola particolare dove appredono
le arti e la cultura che li renderà quello che poi siamo abituati a conoscere. A t
ermine di questo periodo di "istruzione" la Gente di Dana parte per la sua "terr
a Promessa" ovvero l'Irlanda dove si installa iniziando a cobattere contro i Fom
ori con alterne vicende di vittoria e sconfitta . Da questo popolo primordiale i
n seguito saranno eletti i primi Dei di Irlanda..
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MAGIA

"La razza che allevavano non aveva l'uguale al mondo: i cavalli erano veloci com
e il vento, con il collo arcuato, il petto largo e le narici frementi, e grandi
occhi che rivelavano la loro essenza di fuoco e fiamme e non di terra opaca e pe
sante. I Tuatha costruivano le stalle nelle grandi caverne delle colline, ferrav
ano i cavalli con argento, usavano briglie dorate e non permettevano a nessuno s
chiavo di cavalcarli. La cavalcata dei Tuatha de Danann era uno spettacolo merav
iglioso: sette volte venti destrieri, ciascuno con un gioiello sulla fronte come
una stella, e sette volte venti cavalieri, tutti di nobili natali, ciascuno con
un mantello verde frangiato d'oro, un elmo dorato sul capo e gambali dorati, e
con una lancia d'oro in mano. Si narra peraltro che questi incredibili cavalli p
otessero vivere cent'anni e più."

Il Tir na Nog

Il Tir na Nog ( la terra dell'eterna giovinezza) è uno degli altri mondi della mit
ologia celtica. Qui risiedono i Tuatha de Danann e il cosidetto “piccolo popolo”, co
mposto da fate, folletti, gnomi e altre creature. Il Tir na Nog è un'isola lontana
, che a volte appare tra le nebbie, altre volte è raggiungibile attraverso lunghi
viaggi; talvolta gli elfi o le fate invitano qualcuno ad andare nell'altro mondo
. Qui la morte e la malattia non esistono, ma solo tutte le cose piacevoli della
vita.
In numerosi racconti ( come in quello di Finn) l'eroe che visita queste terre si
trova talmente affascinato dalla bellezza della vita che per qualche tempo vi r
imane, tuttavia, seppure trascorsi solo pochi giorni, al ritorno in patria scopr
ono in realtà essere trascorsi numerosi anni.

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I TUATHA DE DANANN (cenni alla magia e atlantide)
L’idea del dio o della divinità che trova più confortevole il bosco o la collina nuda
senza edifici ha lontane origini, si perde nella concezione celtica del Sidhe.
Il Sidhe o Sith è una collinetta o grosso tumulo di terra che nel folklore celtico
è abitata dal Popolo Fatato, ovvero esseri immortali che nella fantasia popolare
si ricollegano ai mitici Tuatha De Danann, il “Popolo della dea Dana”. Dana, o Anu,
era la dea madre tutelare dei Tuatha, e tale fu considerata anche da tutto il po
polo celtico.
Il Leabhar Gabhála (Libro delle Invasioni) è il più importante documento leggendario s
ulla antica storia dei popoli irlandesi e gaelici. Scritto nell’ 11° secolo, riprend
e più antiche narrazioni orali e narra della creazione del mondo secondo la mitolo
gia celtica e dell’origine dei popoli gaelici. Secondo la tradizione, i Tuatha de
Danann sbarcarono in Irlanda nel Connaught, il 1° maggio, ossia nella festività del
Beltane. “Con le loro navi di fiamma che solcavano i cieli, talmente grandi che os
curarono il sole per tre giorni, approdarono su una montagna irlandese. Poi, col
favore della nebbia uscirono fuori dalle navi e sbarcarono...” Secondo gli storic
i tale racconto intende che, una volta sbarcati da altre terre, i Tuatha semplic
emente bruciarono le navi (le navi di fiamma) perchè non intendevano tornare da do
ve venivano, e la “nebbia” sarebbe forse solo il fumo provocato dall’incendio delle na
vi. Ma certo che rimane qualche interrogativo a proposito. Erano davvero solo no
rmali navi? Oppure i Tuatha De Danann provenivano da molto più lontano di quanto p
ensino gli studiosi attualmente? E gli incredibili poteri e strumenti che aveva
a disposizione il “popolo fatato” erano solo frutto del mito?
Ad esempio, Diancecht, il dio della medicina dei Tuatha, aveva un enorme caldero
ne dalle incredibili proprietà magiche. Immergendovi un ferito questo ritornava sa
no in poche ore, e se ci si immergeva addirittura un morto, questo ritornava in
vita, a patto che non gli fosse stata staccata la testa o leso il midollo spinal
e. Questi dettagli danno da pensare, e non poco: se era solo magia, perché era imp
ortante la materia cerebrospinale? Ora, grazia ai progressi medici, sappiamo che
le cellule umane si possono riformare da sole una volta danneggiate, tutte tran
ne i neuroni, che si trovano appunto in dette zone. Forse la tecnologia medica d
i Diancecht si basava e potenziava questo principio di rigenerazione cellulare,
e ne possedeva le stesse limitazioni? Ma allora si trattava di un calderone, o p
iù genericamente di un contenitore di acciaio con all’interno una particolare sostan
za chimica rigenerativa?
Altri strani poteri erano narrati dalle leggende. Ogma, il combattente per eccel
lenza dei Tuatha, era debole, fisicamente inconsistente e anche in età avanzata. E
ppure riusciva a vincere molti avversari in battaglia, con la sua clava e i suoi
canti. Una antica incisione lo mostra mentre una catena esce dalla sua lingua,
terminando in più capi che imprigionano i suoi avversari per le orecchie. Alcuni s
tudiosi ritengono che Ogma – fautore tra l’altro dell’omonimo alfabeto ogamico – fosse i
n realtà un bardo, un incantatore la cui vera forza risiedeva nella capacità di amma
liare le menti altrui.
Lugh, il dio della luce solare, eccelleva in ogni arte: dal combattimento alla p
oesia, al giudizio in pace come all’abilità in battaglia, nella quale si faceva vale
re grazie all’uso della lancia incantata proveniente da Gorias. Invece la Morrigan
, terribile e oscura dea della guerra, incitava i soldati alla battaglia con i s
uoi canti portentosi, e sorvolava in forma di corvo i luoghi dello scontro.
Mannanan mc Lyr, il dio del mare celtico, aveva un carro che correva nel cielo v
alicando l’oceano da costa a costa, non dissimilmente da Freyr, dio vichingo a cui
venne donato Gullinbursti, un cinghiale dalle setole d’oro che si poteva cavalcar
e, e che “corre notte e giorno per le vie del cielo e della Terra e sulle onde del
mare, meglio di ogni altro corsiero... ovunque andrà, nella notte più fonda o nei m
ondi di tenebra, potrà sempre vedere innanzi a sè e si lascerà alle spalle una scia lu
minosa, poiché le sue setole d’oro irradieranno luce risplendendo nel buio”.
Il più grande tra gli dei celti era probabilmente Dagda, supremo capo del popolo d
ella dea Dana e padre della dea Brigid. Suoi nipoti erano i re MacCuill, MacCehc
t e MacGrené, e tra i suoi appellativi v’erano “mitico dio della saggezza” e “Grande Padre”
È stato spesso associato al druidismo, suoi attributi erano il magico calderone d
ei Tuatha e la terribile clava da combattimento, entrambi importanti simboli rel
igiosi della religione celtica.
Cernunnos era il dio della fertilità e dei sacrifici, guardiano del mondo sotterra
neo e protettore degli animali. Come viene raffigurato nel calderone di Gundestr
up (secondo secolo d.C.) è in posa meditativa simile allo Yoga (stance), e ha in m
ano un torch (collare sacro dei celti indicante un rango nobile) e un serpente.
Tale figura ha confermato presso gli studiosi le similitudini tra le funzioni sa
crali celtiche e quelle induiste.
Govannon era il fabbro dei Tuatha e come l’Efesto ellenico fabbricava armi di terr
ibile potenza e precisione. Le armi dei Tuatha erano speciali e non mancavano ma
i il bersaglio, quasi fossero “teleguidate”. Va citata la leggendaria Gae Bolga, ter
ribile arma dell’eroe Cuchullain. Consisteva in un giavellotto molto pesante che i
l titanico eroe – metà Fomoro metà Tuatha – era capace di lanciare col piede. Tale giave
llotto era formato da una punta di cinque lame, che si allargavano a stella una
volta che entravano nel corpo dell’avversario. A quel punto era impossibile estrar
re la lancia senza squartare il malcapitato. Si narra che la violenza della Gae
Bolga era tale che poteva penetrare 5 uomini di fila e trapassarne scudi e coraz
ze d’acciaio. Ma che cos’era davvero quest’arma terrificante?
Cuchullain stesso aveva delle caratteristiche a dir poco non umane: i testi anti
chi lo descrivono con “sette pupille in ciascun occhio, sette dita in ciascuna man
o e piede. Le sue guance erano striate di giallo, verde, blu e rosso, e i suoi c
apelli erano neri alla radice e si schiarivano fino a diventare biondi in cima.
Aveva centinaia di collane d’oro che gli scendevano sul petto, e se in tempo di pa
ce era ammirato per la sua bellezza, in guerra terrorizzava i nemici: la pelle s
i ribaltava da dentro e diventava tutta rossa, le giunture gli si rovesciavano a
l contrario, i capelli si drizzavano e ad ogni ciocca si accendeva una fiamma, u
n getto di fiamme gli usciva dalla bocca e un flusso di sangue nero fuoriusciva
dalla sommità del suo capo. Uno dei due occhi si rimpiccioliva mentre l’altro si est
rudeva, e sulla fronte gli appariva la ‘luna dell’eroe’. La sua frenesia guerriera era
tale che andava immerso di seguito in tre catini pieni di acqua ghiacciata prim
a di riportarlo alla temperatura normale”. Tali caratteristiche terrificanti, incl
uso il flusso di sangue dalla testa e il simbolo lunare sulla fronte fanno pensa
re a tratti tipici di divinità induiste come Siva o Kali, ma nel contempo altri el
ementi – come l’eptadattilismo e il numero di pupille – potrebbero confermare le origi
ni decisamente non terrestri del buon Cuchullain.
LE QUATTRO CITTA FANTASTICHE
I Tuatha De Danann, stando al mito, provenivano originalmente da quattro grandi
città: Falias, Murias, Gorias, Finlas. Da ognuno di questi reami avevano portato
con sè un oggetto incantato: da Falias la Pietra di Fal, che urlava se un autentic
o successore al trono d’Irlanda ci si sedeva sopra. Da Murias il Calderone di Dagd
a che forniva infinite scorte di cibi e vivande; da Finlas la spada appartenente
a Nuada Braccio d’Argento capace di infliggere colpi mortali ad ogni fendente, e
da Gorias infine la Lancia di Lugh lungobraccio che non mancava mai il bersaglio
una volta lanciata.
Dalle quattro città fatate erano giunti anche dei potenti maghi: Morfesa era giunt
o da Falias; Esras proveniva da Gorias; Uiscias era di Findias e Semias era nati
vo di Murias.
Alcuni nomi ci suonano familiari, specie quello di Semias che ricorda non poco S
emeyaza, l’angelo caduto delle tradizioni ebraiche. E Murias, potrebbe essere fors
e un termine derivato da Mu o Lemuria? Queste città erano forse dei posti sulla Te
rra, come Atlantide e Mu, o forse erano addirittura luoghi celesti? La stesso no
me della dea Dana ci fa sorgere altri sospetti. Dana o Anu o Don era la dea madr
e divina dei celti, nume associato col cielo e le stelle. Nei paesi celti si ind
icava la costellazione di Cassiopea col nome “Llys Don”, ossia la corte di Don o Dan
a. È solo folklore o forse i Tuatha avevano detto agli Irlandesi quale era la loro
stella di provenienza?
Di certo i Tuatha non vennero accolti a braccia aperte dai precedenti abitanti d
ell’isola, I terribili Fir Bolg: giganteschi, ottimi guerrieri e dotati anch’essi di
virtù magiche, avevano un solo occhio aperto e l’altro chiuso. Dopo alcuni infruttu
osi negoziati, si entrò in conflitto aperto, ma i Fir Bolg ebbero la peggio. Diede
rò però tante e tali prove di coraggio che i Tuatha gli lasciarono volentieri il Con
naught, prendendosi per sè il resto d’Irlanda.
Il re dei Tuatha, Nuada, perse il braccio combattendo i Fir Bolg. Incapace di co
mbattere, non poteva più essere il comandante e capo dei Tuatha, e come regnante v
enne sostituito da Breas (che era in parte Formoriano). Breas regnò per sette anni
i Tuatha, ma nel frattemo I Fomori, un’altra razza, era sbarcata in massa sulle c
oste Irlandesi. Nei negoziati tra Tuatha e Fomori re Bras favoriva sempre questi
ultimi dato che gli erano parenti, e presto il malumore serpeggiò tra il popolo d
ella dea Dana. Il trono gli venne tolto e tornò a Nuada, al quale nel frattempo il
dio della medicina Diancecht aveva fatto un nuovo braccio, con l’argento, che fun
zionava perfettamente come quello che aveva prima. Sorge il dubbio che il buon D
iancecht fosse più di un semplice medico, e il braccio metallico di Nuada a qualcu
no potrebbe ricordare le protesi bioniche di Steve Austin!
Sia come sia, Breas ormai non più re torna piangendo dal padre Fomoro. Scoppia la
battaglia tra gli ormai stanziali Tuatha e i nuovi invasori Fomori. Le leggende
dicono che si svolse a Moytura, nella regione di Sligo. I Tuatha vinsero anche q
uesta dura battaglia, e i Fomori vennero sconfitti una volta per tutte in Irland
a. Tuttavia Nuada perse la vita nello scontro, e quello che più si distinse per er
oismo nella battaglia, Lugh, divenne il nuovo re.
Anni dopo fu invece Dagda a diventare re, e a Dagda successero i suoi tre nipoti
MacCuill, MacCehct e MacGrené. Durante il regno dei tre nipoti, avvenne un’altra in
vasione dell’isola verde da parte dei Milesi, o figli di Mil, che vengono consider
ati i veri antenati degli irlandesi. Questa volta i Tuatha, ormai indeboliti e s
parsi per l’isola, senza più i valorosi condottieri divini di una volta, vennero sco
nfitti. I Milesi gli permisero di restare in Irlanda, ma solo nei Sidhe, nel sot
tosuolo. Da quel momento in poi la loro esistenza si permea di leggenda, e le lo
ro tracce si perdono nelle nebbie del mito: di loro si parlerà solo come del popol
o fatato, compagni immortali di faeryes, leprechaun e banshee. Solo la notte del
tra il 31 ottobre e il 1° novembre, per le poche ore che le tenebre concedono, le
porte dei Sidhe si riaprono, e i Tuatha si riaffacciano al mondo. Pochi hanno i
l privilegio di vederli, e narra la leggenda che chi si mette a danzare e a gioi
re con il popolo fatato, ne rimane incantato a tal punto da decidere di rimanere
con loro nel Sidhe e non tornare più. Dove siano le entrate del mondo sotterraneo
lo sanno solo gli alberi, le rocce e la verde erba d’Irlanda, ma è un segreto che n
on riveleranno mai.
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sul mito di atlantide...articolo serio di esopolitica
Atlantide e Lemuria e il Re del Mondo
(Tratto dal libro “Nient’altro che Se Stessi - Incanti e Disincanti della Nuova Era” d
i Carlo Dorofatti)
Atlantide, secondo l’interpretazione piú diffusa del mito, sarebbe stata una colonia
piuttosto importante - o forse addirittura la principale base sulla Terra - di
un Impero extraterrestre. Molto progredita socialmente e tecnologicamente, sappi
amo, dal Timeo e dal Crizia di Platone, che per qualche motivo, sembrerebbe di c
arattere etico-spirituale, venne distrutta per volere degli déi (in particolare di
Zeus) che, in questa sede, non possiamo che assimilare all’autoritá della razza ext
raterrestre fondatrice e alla “madrepatria” aliena.
Si dice anche che l’essere umano terrestre cosí come lo conosciamo non sarebbe altro
che il risultato di una serie di esperimenti genetici di ibridazione: in pratic
a saremmo una specie creata a tavolino da questi colonizzatori dello Spazio.
Sembrerebbe, inoltre, che originariamente sia Lemuria sia la successiva Atlantid
e sarebbero state colonie di esplorazione e di diffusione della coscienza e dell
a vita sulla Terra; tuttavia, mentre Lemuria sarebbe rimasta fedele al progetto
evolutivo, Atlantide sarebbe stata in qualche modo assoggettata ad una forza dom
inatrice, violenta ed imperialista, che sarebbe riuscita ad imporsi e a sostitui
re l’autoritá precedente, facendo di Atlantide una base per lo sfruttamento della Te
rra e delle creature terrestri (geneticamente manipolate a tale scopo).
La potenza atlantidea si espande a tal punto che la Terra ed i terrestri vengono
governati e posti in una condizione ideale di sfruttamento e di schiavitú.
Ovviamente il nemico storico di Atlantide diventerebbe proprio Lemuria, la quale
perseguiva un piano di sviluppo dell’umanitá terrestre intesa come specie avente il
diritto di affermare la propria evoluzione fisica e spirituale in forma autonom
a.
Dobbiamo quindi, seguendo questa teoria, ricollocare Atlantide rispetto a come s
olitamente se ne parla e tenere conto di quella che fu l’egemonia aliena su Atlant
ide nel suo ultimo periodo storico, da almeno 22,000 anni fa fino alla sua “scompa
rsa”, e attribuire invece a Lemuria il ruolo di capofila delle forze evolutive ter
restri.
Secondo una serie di interessanti ipotesi formulate da Giorgio Pastore nel suo l
ibro “Dei del Cielo, Dei della Terra” una possibile interpretazione dei miti ci fare
bbe scoprire che alcuni atlantidei si ribellarono alla madrepatria ed ai suoi pr
ogetti di sfruttamento. Quindi la definitiva distruzione di Lemuria e quella di
Atlantide sarebbero stata la soluzione inevitabile decisa dalle forze dominatric
i per porre rimedio ad un’opposizione che si faceva sempre meno gestibile.
Normalmente si parla dei superstiti atlantidei che ripiegano nelle colonie egizi
e o americane, ma gli atlantidei ribelli, guidati dal loro leader, che potrebbe
associarsi alla mitica figura di Poseidone e successivamente del Re del Mondo, s
i rifugiano invece nella Terra Cava, dove si incontrano proprio con gli altri su
perstiti, i lemuriani, per sancire quindi un’alleanza con il fine di operare per l’e
voluzione umana. La superficie del pianeta rimane invece sotto il dominio dei no
stri aguzzini alieni, attarverso nuove e subdole strategie di controllo.
Il seguente schema riepilogativo illustra ulteriori dettagli nella disposizione
delle forze in gioco:

Questo schema mostra come due diversi importanti Imperi Temporali di origine ali
ena sarebbero l’espressione politica di un conflitto cosmico e spirituale che, sul
nostro piano di realtá, si manifesta sotto forma di due ceppi extra-terrestri dom
inanti, uno prevalente su Sirio, l’altro sul sistema di Orione: la lega Siriana/Ve
nusiana della Confederazione Galattica fonda Lemuria, mentre i dominatori della
lega di Orione riescono a prevalere su Atlantide.
Inevitabilmente le due colonie terrestri entrano in conflitto tra loro e in prat
ica si distruggono a vicenda. Tuttavia le varie teorie ci ricordano che le forze
dominatrici riescono ad avere comunque la meglio, ed il nostro pianeta sarebbe
tuttora sotto la loro egemonia psichica e socio-politica.
Ma cosa succede in Terra Cava?
In Terra Cava, nel mitico Regno di Agarthi, dagli atlantidei ribelli e dai super
stiti di Mu, nome con il quale identifichiamo la Lemuria nel suo ultimo periodo
storico, nacque la stirpe cosiddetta “ariana” (dal sanscrito “nobile”) dalla pelle chiar
a e dai tratti nordici, la tipica descrizione dei “Superiori Sconosciuti”, di cui pa
rla la tradizione teosofica ed esoterica, ma anche di quei portavoce della Feder
azione Galattica, come Ashtar Sheran e Semjase (i cui nomi richiamano indubbiame
nte gli angeli caduti del Libro di Enoch) descritti nell’ambito del contattismo mo
derno.
Si racconta anche come alcuni atlantidei ribelli riuscirono a fuggire nelle terr
e del Nord (Iperborea) dando origine alla stirpe dei “Tuatha De Danann” [1], di cui
parlano diffusamente i miti celtici e irlandesi, ovvero i “figli di Dana”, la Dea Ma
dre, ma etimologicamente riconducibile anche a “Llys Don”, la Costellazione di Cassi
opea.
Recita un’antica ballata gaelica: “Non del seme di Adamo siamo, né é Abramo nostro padre
. Ma del seme dell’Angelo Fiero cacciato dal cielo”.
L’Angelo Fiero cacciato dal Cielo potrebbe essere proprio il leader degli atlantid
ei ribelli, Poseidon, la cui storia ed il cui simbolismo riprende la figura di L
ucifero, il portatore della Luce, il Bab Chomet (Baphometto) che in accadico sig
nifica “Porta della Luce”. Lui é l’angelo fiero, il ribelle cacciato dall’autoritá divina (
eus, madrepatria aliena) e caduto sulla Terra, nella Terra.
Ecco come i miti e le intepretazioni si mescolano e si riflettono su piani diver
si della nostra storia e della nostra coscienza.
Allo stesso modo, ritroviamo il seme della stirpe ribelle atlantideo/lemuriana -
riconducibile alla Santa Fratellanza dell’Ordine dei Naacal - nella Valle dell’Indo
e in Tibet, in Mesopotamia e nel Medio Oriente, nelle Ande, in Messico e nello
Yucatan, e presso le etnie Italiche (Etruschi), piú ancora che in Egitto.
Sono i devoti della Grande Madre e del Sole Nero, del Dio Cornuto e del Serpente
Piumato, ma fondamentalmente credenti nelle potenzialitá superiori insite nell’esse
re umano e fedeli all’idea della libera evoluzione dell’umanitá e di una Coscienza Ind
ividuale e Cosmica.
Atlantide e Lemuria rappresentano ancora oggi i due poli della nostra storia pas
sata e delle direzioni che potremo prendere in futuro: la schiavitú oppure la rico
mposizione della nostra nobiltá spirituale e cosmica.

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[1] Per approfondimenti sui Thuata de Danann consiglio di leggere "Tradizioni Ce
ltiche" di Ward Rutherford.
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Una strana leggenda ci parla di quella che è la preistoria dell’Irlanda: la leggenda
dei Tuatha de Danann, una tribù di impavidi guerrieri di oscura origine. Secondo
il folklore irlandese di stampo prettamente medioevale, i Tuatha de Danann erano
uno dei tanti popoli pre-celtici che invasero l’isola tentando di insediarvisi no
n senza scontri diretti con altri popoli autoctoni o comunque con popoli che com
e loro tentavano di andare alla conquista dell’"Isola di Smeraldo" (come veniva ch
iamata un tempo l Irlanda, n.d.r.). Parlare di questo popolo è tuttavia un impresa
ardua. Si tratta di un popolo fantasma perché le testimonianze tendono essenzialm
ente ad essere scarse da un lato e confuse e bizzarre dall’altro. Gli elementi sto
rici sulla loro reale natura tendono a differire da epoca a epoca e da autore ad
autore, il che porta ad un enorme confusione e disorientamento nello stabilire
una precisa cronologia con le sue rispettive tappe sociali e storiche. Vi sono d
iversi manoscritti e diverse fonti che attestano l’esistenza di questo popolo, che
oggi giorno può apparire come il sesto popolo preistorico che invase l’isola prima
dei Gaeli. Ma secondo altre fonti e leggende, i Tuatha sarebbero stati pari agli
dèi e, in quanto tali, adorati dagli stessi Gaeli.
Il segreto o, meglio, la chiave per poter capire chi fossero effettivamente i Tu
atha, potrebbe esserci fornita dai monaci irlandesi che durante l’oscura epoca del
medioevo, con un abilità e con una certa dose di pazienza, trascrissero le leggen
de della preistoria irlandese. Poiché la Chiesa nei primissimi secoli della sua fo
rmazione costruiva le sue basi o meglio dire estendeva ovunque il suo potere, l’id
ea di uomini particolari o comunque l’idea di una paganesimo ancora vivente la spa
ventava a morte, e gli ignoti dèi divennero semplici barbari a caccia di vergini t
erre.
Prima di proseguire, ricordiamo che sono numerosissime le culture che sono state
cristianizzate o meglio ribattezzate secondo l’ottica cristiana, infatti, quella
dell’area anglo-irlandese non costituisce un eccezione, caso mai è una situazione in
teressante ai nostri occhi. Ricordiamo a questo punto, secondo un ottica simboli
ca, come il cerchio (o "ruota solare"), chiaro simbolo del paganesimo celtico, f
u associato a una croce, quando i primi rappresentanti della Chiesa arrivarono i
n queste terre, o anche di come certi luoghi scozzesi, che secondo le leggende o
spitarono razze di giganti, furono rinominati con nomi cattolici o di santi. Ad
esempio, i megaliti inglesi furono spruzzati di acqua santa nel 500 d.C. da rapp
resentanti papali giunti in quel luogo, affiancati da chiese cristiane.
Le vicende reali quindi sono state inevitabilmente camuffate e il vero segreto r
imane sepolto sotto le sabbie del tempo. Tuttavia, rifacendoci alla teoria che v
uole che i Tuatha de Danann potrebbero essere stati degli dèi piuttosto che dei ba
rbari, possiamo con più facilità scoprire l’enigma di queste genti, ricordando però a ch
i legge che quanto stiamo per dire è solo un insieme di ipotesi, poiché non suffraga
to da prove certe.
Si contano a centinaia i racconti medioevali su questi popoli, che descrivono im
mense battaglie, con strane armi, condotte contro numerosi popoli altrettanto mi
steriosi quali i Fomor e i Fir Bolg, o anche numerose ballate medioevali che tra
ttano di storie d’amore, cacce ai misteriosi tesori e avventure di vario genere. L
eggendo i passi di questi racconti verrebbe tanto da pensare che si tratti di es
seri di altri mondi, infatti, il nome "Danann" deriverebbe da "Danu", che pare s
ia stata un antica regina che guidava questi popoli; il termine deriverebbe però a
sua volta dalla stella o pianeta Dan, situato nella costellazione di Cassiopea,
dal quale, c informano gli scritti, giunsero i Tuatha de Danan nel 5000 a.C.
Secondo altre fonti, i Tuatha de Dannan portarono da quattro lontane regioni, fo
rse dei pianeti, quattro diversi oggetti magici:
1) Da un certo regno di Finindas, la spada di Nuada che non falliva mai un colpo
;
2) Da Gorias, la lancia di Lugh, che rendeva invincibile chi la possedeva;
3) Da Murias, il calderone di Dagda, capace di sfamare un numero illimitato di p
ersona senza mai esaurirsi;
4) Infine, da Falias, la cosiddetta Pietra del Destino, che emetteva un grido as
sordante, capace di confondere i nemici, se veniva toccata da un giusto re.
Vediamo in queste armi qualcosa di chiaramente soprannaturale: come se fossero a
rmi realizzati da esseri avanzati, genti di altri mondi visti come dèi e tradotti
come semplici uomini dai padri della Chiesa (forse ciò è dovuto al fatto che erano r
ealmente simili a uomini); così come vennero visti dagli stessi Celti. Da loro ci
giunge un racconto che narra di come questi genti, durante le battaglie, sprigio
nassero strani fulmini mediante un misterioso “terzo occhio” che avevano sulla front
e (altre fonti dicono che questo occhio fosse posto su di un elmo) o anche di co
me lanciassero strane luci da sacche poste dietro la schiena (saette denominate
shamir). È facile riconoscere in entrambi i casi armi tecnologiche molto avanzate,
raggi laser che avrebbero deciso il destino di numerose battaglie. Tuttavia, il
terzo occhio di cui si è accennato desta qualche sospetto in più, poiché il famoso "t
erzo occhio", spesso visto in un triangolo, è anche il simbolo degli Illuminati o,
comunque, di alcune società segrete.
Ma allora possiamo pensare che i Tuatha de Danan fossero una razza tanto importa
nte da imporsi sul resto del mondo? Il loro sapere fu tanto prezioso da essere t
rasmesso agli Atlantidei (ammettendo sempre la loro esistenza) e alle civiltà che
seguirono,, come quella degli Egizi e dei Tibetani in particolare (come sappiamo
dalla Vita di Lobsang Rampa, precisi iniziati riceverebbero l’apertura del terzo
occhio, capace di cose prodigiose), per poi giungere alle società segrete dopo la
buia epoca del medioevo.
Possiamo pensare o magari immaginare quindi che il mondo che ruota intorno ai Te
mplari, al Graal, ai Massoni, agli Illuministi e ai Rosacrociani sia una diretta
derivazione del sapere di questo misterioso popolo? Un sapere importato diretta
mente da un altro pianeta, filtrato per le più potenti civiltà del mondo antico e po
i conquistato dagli scienziati dell’epoca moderna.
Una prova di quanto diciamo potrebbe essere l’idea che i Massoni, ma anche le nume
rose schiere di alchimisti, avevano a cuore la magia e la stregoneria egizia, ri
cca di misteriosi simboli che, si dice, siano stati ereditati da qualche civiltà p
erduta. Inoltre si dice che i Tuatha de Danan, prima di giungere in Irlanda, poi
ché i loro antichi padroni, i Figli di Nemer, ne erano stati scacciati, furono ist
ruiti sulle arti dei Druidi, cosa che facilitò loro numerose cose, portando alla v
ittoria in molte battaglie contro i feroci Fimor (che, si dice, avevano la testa
di uccello e provenivano da altri pianeti). Di conseguenza, si dice che i Tuath
a de Danann siano connessi alla civiltà che costruì i megaliti nel Regno Unito, d Ir
landa e delle isole limitrofe. I Druidi, secondo la tradizione, furono i costrut
tori di queste splendide opere litiche; allora capiamo come forse in realtà fu un
unica specie, proveniente da altri mondi, a intervenire in questo grande miracol
o d’architettura perduta. Personalmente vedo in questi bei racconti un unico ed en
orme puzzle diviso in tanti pezzi, alcuni forse però troppo uguali tra loro. Un un
ica specie potrebbe aver lasciato in eredità ad altri popoli simboli e misteriosi
miti, una conoscenza vasta e profonda barbaramente dimenticata però nel corso dei
secoli.
Infine, un racconto ci dice della fine di questo misterioso popolo nell’ennesimo m
a fatale scontro con i Fomor (anche loro descritti come una razza di superuomini
dall’aspetto gigantesco e con un terzo occhio sull’elmo capace di lanciare qualcosa
di molto simile ai dei fulmini), pare per contendersi non solo l’Irlanda ma anche
diverse colonie. Sconfitti, i Tuatha de Danann, stando alla leggenda, si rifugi
arono in misteriose caverne sotterrane (pare situate nella contea di Sligo, in I
rlanda) e, molto probabilmente, secondo alcuni, si trovano ancora là. Si dice che
gni tanto escano, senza farsi notare, aiutando gli uomini. Un informazione decis
amente molto interessante, poiché la contea di Sligo in Irlanda è famosa per gli inn
umerevoli avvistamenti dei cosiddetti good people, "la buona gente", ovvero, la
misteriosa razza di nani/elfi/silfi/fauni conosciuti in alcune contee irlandesi
anche come Leprachaum (e presenti soprattutto nelle fiabe e nelle leggende, di c
ui queste terre sono piene). Volendo trarre un senso, possiamo pensare che i Goo
d People e la specie dei Tuatha de Danann fossero un unica e identica cosa. Fors
e nei secoli gli impavidi invasori d’Irlanda subirono tante di quelle mutazioni fi
siche (vivendo appunto in caverne prive di luce o comunque prive di qualunque al
tro elemento necessario, o per via di cambiamenti climatici e stagionali) da div
entare esseri dall’aspetto minuto. Perchè poi questo interesse, ora aiutandoci ora c
onfondendoci, per gli uomini? Cosa è veramente successo nella preistoria d’Irlanda?
I Tuatha de Danann erano effettivamente esseri di un altro mondo che combatteron
o guerre con tecnologie avanzate? Conquistarono il mondo donando alle popolazion
i un prezioso sapere, rappresentato da un arcano ed enigmatico simbolo come quel
lo dell’occhio onnisciente che tutto vede, iscritto nel triangolo degli Illuminati
? Oppure i Tuatha de Danann, così come i folletti e tutti gli esseri citati, sono
solo il prodotto della fantasia di scrittori del medioevo irlandese e anglosasso
ne? Probabilmente non sapremo mai cosa celano questi magnifici paesaggi irlandes
i ricchi di storia e di leggende. Forse solo il tempo e la fortuna ci potranno a
iutare nello scoprire che cosa nascondono queste leggende e cosa effettivamente
accadde tanto tempo fa nella terra d Irlanda.
PASQUALE ARCIUOLO
I TUATHA DE DANNAN E LE TRIBÙ MEDITERRANE DI DAN:
NUOVI PARALLELISMI DI UN ORIGINE COSMICA
Dai verdi paesaggi irlandesi, spostiamoci alle calde sponde del Mediterraneo ori
entale, dove sembra che l’ombra dei Tuatha de Dannan sia più presente che mai. Si pa
rla infatti dell’arrivo dal nulla di una misteriosa razza conosciuta come i Sharda
na! Quali elementi hanno in comune questi ultimi con gli invasori irlandesi? Da
notare che la radice "DAN" si trova in entrambi i nomi di questi due popoli così m
isteriosi. Che sia la medesima civiltà, che disseminò misteriosi megalati in tutta E
uropa? Forse no, perché diversi megaliti sono stati eretti prima della presunta in
vasione dei Tuatha de Dannan.
Abbiamo detto fin dall’inzio che i Tuatha de Danann potrebbero aver usato armi bel
liche avanzate come quei misteriosi raggi laser denominati "shamir". Alcuni mano
scritti vogliono che Mosè, Salomone e altri iniziati ebraici possedessero uno stru
mento analogo, capace di cose meravigliose. L’Arca dell’Alleanza e il Tempio di Salo
mone, nel quale era custodita, forse furono realizzati con questi strumenti? Qui
ndi i Tuatha de Dannan, conosciuti come Shardana, si spinsero fino al Mediterran
eo per iniziare alla tecnologia spaziale i capi ebrei? È possibile, visto che i pe
rsonaggi biblici, è scritto nella Bibbia, fin dai primi capitoli dell Antico Testa
mento, furono in contatto con esseri di altri mondi, visti come divinità e angeli.
Forse "Tuatha de Dannan" è il nome di un antica civiltà delle stelle che si contese
l’Europa intera impartendo conoscenze favolose a precisi iniziati, Druidi, Ebrei,
Egizi, e altri popoli (forse "Tuatha de Dannan" è solo un altro nome di quei figl
i cosmici che donarono il sapere agli uomini: elemento comune a più culture; basti
vedere i 7 Oannes, i 7 Nommo, i 7 Sacerdoti di Sais, Quetzalcoatl, i Pelasgi e
molti altri ancora, n.d.r.). La sostanza non cambia. Sta noi capire come si svol
sero veramente i fatti.
PASQUALE ARCIUOLO
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