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DELLO STESSO AUT ORE

Vecchi versi,uh volitnieid.elra " Collezioue pergamena ", Soeieta Tipografico-Editrice Nazionale,

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La vita di Nino Bixio, un yolo in-16", con molte


illustrazioni, So cietll. Tipogr afico- Editrice nale, To:r~~o
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N asio" ,,2-,-

IORINO
SOCIEIA TIPOGRAFICo··EmIRICE (gilt Rom: e VIA.RE"GO) 1907 NAZIONALEl

PROPRIEIA

IErTlmARIA

(1865)

1-

ABBA.

.,
(1865)

La signora Flaminia Feroci se ne stava gomitoni al suo banco, nel Gaffe dell' Ilssero, quieta e, al vederIa,mezzo addormentata nell'eta gia grave, Forse percho era l'ultimo giorno di carnevale, aveva messo " una cuftia nueva, i cui merietti candidi davano una dolce allegrezza alia sua faccia di nonnaccara a tante generazioni di scolali,passatiper la Sapienza '. ,di Pisa, sino agli ultimi che Ia videro morta nella stanza della MisericOIdia in San Frediann, una notre di quella prlmavera, che fu del 1865, Da quel banco ascoltava i nostri discorsi sonidendo benevola, essa che aveva intesi quei del Guenazzi, del Giusti, del Montanelli giovinotti r.somdava delle nostre tirate aI camevals, ai cani deUemascheie, alla folla che non avevabadato a un povero fanciullo cencioso, arrota to da un di q uei can L

-- Si va via da Pisa? ~
Emesto Pozzi, uno studente

pIOruppea un tratto di legge, anima ora

--4fantasiebizzai;re,fatto· cost forse per esser nato tra iI Iago di Lecco e il Resegone .. - E dove? - disse EugenioOave, un romano gentile che studiava matematiche. E Sisti: - A Gavinana! Giuseppe Sisti era un semplice 13 forte giovane. Pareva un getto di bronze. A parlargli, uno si sentiva imbarazzato, perche, invece d'un fare fiero trovava in lui delle dolcezze da donna. Era ser~ente nel 7° reggimento d'artiglieria, studiava anch'esso matematiche, caro al suo colonnello e ai professori, Nelle commemorazioni annuali di Curtatone e Montanara, portava la bandiera dell'Universita, perche aveva la medaglia de Mille, cnnferrnata da una cicatrice di palla dei cacciatori napoletani, entratagH in una gamba a Oalatafimi. Non era morto da~ patimenti durati giacendo sulla paglia, nella C~lesa di Vita, piccola terra vicina al campo glonoso; doveva morire ingegnere nel dicembre del 1870 in Pasturage di Pavia fra gli agi di casa sua Perfidie della natura! - A Gavinana t dicemmo tutti levandoci ; e salutammo labuona signora Flaminia. Essa, con aria materna, ci diede la buona andata, raccomandandoci di tomare senza disgrazis .. -- Bisognerebbe portare qualche -Iibro iche narrasse il fatto del Ferruecio l - disse il Pozzi. -~ Portiamo il Val chi! V' un tono cost solenne di malinconia, lit dove comincia a parlare di Gavinana! Va' a pigliare il Varchi. .

Iieta ora procellosa, testadi

Ernesto ando. erivenne, .1lla non .• ol Varchl.A c lui piaceva piu iIGuerrazzi;percb.e, diceva,dalle pagine di lui pror ompono squilli, come da una tromba d'araldo galoppante per il cimitero d'Italia .. E port6

l'Assedio ..
Se si uscisse da Porta a Lucca? Di con l'esel;citomenatoda Volterra .. Oi parrebbe di vedere le venticinque bandiere, gli archibugieri, i cavalli, lui stessomalato di febbre , con quella faccia dolce e mesta pel Ie sventufedella patria e per Ie speranze che omai essa in lui solo poneva .. Non vollero dar retta, e andammo a pigliare.Il treno per Pistoia. La traversata del Pian di Pisa e di quel di Lucca, campagne gia ridenti di verde e difiori in quell'uscir dall'inverno, fu un'ora di 111alinconia .. Vedemmo Pescia e i suoi colli, che mi parvero una pagina casta del Decasnerone; discendemmo avisitare lachiesa,dove fu posto un monumentinoal Giusti, e sull'effigie marmorea leggemmo il sorriso dolore A notte inoltrata, arrivammo :a Pistoia. Anche lssstr il camevalefaceva un chiasso briaco. E ci si mise nell'anima un'uggia tale, che sebbene 1'00'a fosse tardissima, volemmo tirare innanzl per San Mar cello. Rannicchiati in un carrozzone,sli per lagrande strada che da Toscanamena nel Modenese, vedemmo passando Cireglia, Piastre, Pontepetri, .Bardalloni, terre addonnentate nella quiete della notte .. Il freddo ci faceva frizzare Ie guance; serrati tra noi ci sealAndiamo

HI. USCI il Ferruccio,

davamocome puloini. Intanto. i cavalli trotta~ vanO,e il vetturale a tratti parlava lora per quei silenzi. - San Marcello! ---' disse alfine iI brav'uomo balzando a terra. - Siamo arrivat] bene, e questa e l'osteria, - E busso Quando la porta si aperss, una bella fiammata rallegrava gia Ia vasts cucina a terrene, e l'ostessa era a farci le aecoglienze Vedendo noi cost giovani, e Sisti vestito da artigliera, col gran mantello grigio che glifaceva Ie spalle pili quadre, parve senti} compassione, tiro il vetturale in disparta e gli chiese a mezza voce se fossimo coscritti - Che, che - Ie disse Ernesto - coscrittino, soldati quando capita Ora siarno qui per andale a Gavinana, rna prima si vonebbe rnaugiars nn boccone RaUegrata, appareechio presto. Mentre mangiavamo ando a sedersi al camino ; e lumeggiata di scorcio dana fiamma, ci guardava e stava a, sentirci contenta, A.unpuntochenon so pili come ci venisse detto il nome di Stanislao Bechi, l'ostessa balzo commossa e s'avvicino a noi. Si mescolo nei , nostri discors] un po' eonfusa, e ci disse che aveva conoseiuto il povero Stanislao nel quarantotto ; che egli era stato 11 nella sua osteria, trovandosi con i suoi cannoni pel quelle montagne, - Ed ora e morto? quando? dove? - In Polonia, sono quasi due anni. L'hanno fueilato i russi. _- Malia Santissima, i russi l

" A" nessl.lno 'di nOi,.,'paseoneppure per quella donna ··pal:lasse·cost .per aver ·'forse·amato quell'uomo. . ... . ... Mentre Ie si taccontava Iastoria, si fece l'alba .. Aflora uscimmo dalI'osteria,e rifacendo lID. tratto della strada per cui eravamo venuti, ci accompagnammo a cinque 0 sei giovinette che. andavano aIle cartiere gin nella valle Parlavamo tosCano,Can~ zonati con grazia da quelle montanine ; Ie quaIi, per altro, ci misero cortesi sulla via che mena in alto, dov'e Gavinana : poi s'allontanarono, tirando innanzi al loro destino, e scoppiando in risa argentinedi tanto in tanto, forse a darci ancora Ia baia per il nostro parlare .. Ma noi non potevamo pili badare ad esse. Perche per un sentimo scabro, fra rocce e rovi, eravamo giuntia mezza la costa del monte, che si incur va come se un'ala immensa di faIco ne avesae.i.volando; delineato il profile SeopIimmo iI campanile, .. i tetti, Gavinana. Pareva un luogo di gente morta, disabitatoda secoli: ilcielo eradi cenere, il investiva i boschi ruggendo nelle gole; ci fermammo. Or chi ti puo guardarB, Infelice costello, eke non pianga? Mai, neanche molti anni avanti, quando avevo letto Ia prima volta questi versi, messi in cima al capitolo ventesimonono delI'Assedio, e suIl'Italia era ancora un gran buio;e no! giovinetti non sapevamo ehe cosa preparassero i vecchi, facendo i conti anche sulle nostre braccia ; mentre ci empivamo d'ira e di voglie gagliarde, leggendo quelle

pagine; mai, come in' quel .momento, sentii ilIutto infinito di quei· d ue versi sempliei del RiCciardi! Non potevamo staccarci di lit. C'era qualcosa di grande in quel silenzio, in quellosquallore del suolo, in quel tonente che vedevamo ll sotto, Povero torrente delle Catinelle l Se neviene gin senza rumori, un filo d'acqua, e passa quasi timido e vergognoso sotto il ponti cello che dove tremare, quando il Fenuccio vi arrive su con Ie compagnie, a corsa, monicdo sud'un cavallo bianco, alla testa di un cintiguar do di qitattor'dici bandieire, coperio tutto d'afmi colla spada in pugno, come dice il Val chi. Ayeva parlato. poco prima a tutti i carissimi e fortissimi spldati compagni suoi, a capo scoperto ; poi si em Iimesso l'elmetto, e via can queUe forze, capitava mentre i nemici, trattenut] dai Gavinanesi ad un'altra porta, stavano pel occupare

il castello.
Tutto queI movimento. sf vedeva . Iassir could fantasia .. Le quindici bandiere della retroguardia' sfilano nel basso condotte dal sigllor . Giam:pagolo Orsini; dietro Ie bagaglio vengono i quattro squa' .. droni di cavalli, divisi in due ordinanze. Quello Ia e Nicolo Masi da Napoli di Romania, questi altri sono Carlo da Castro e iI Conte diCivitella ; tutti bei nomi che empiono Ia storia di Firenze, e suo'nano forti da quell'antichita come di persone care e ancor vive II pili maraviglioso di forza ad'ardimento e il signor Amico d'Arsoll, sebbens gilt innanzi negli anni. Respira avido la battaglia;quel dt puo essere l'ultimo pel lui; non gliene imptirta;

.. •. patria. e.·.·.quaSrp~j'duta.!'. . MarzillGolonlla 10 colllprera prigioniero seicento ducati, ..per farseloiporre H: a'piedi etl'ucidal'lo; . Due passi, dal ponteeccoci alla porta pet cui entro il Ferruccio; Questa elapiazza.N on c'~ pili l'altissitno castagno, presso it quale comhattetono ferocissimamente; non: seruedomanda ueppure I" 1\1a; ilten'azzo; il terrazzo dove sedeMaramal.d:o? L'alito rimane sospeso. Pare'rcher.uno venendo s'Mpetti di vedere il Ferruccio, lit a' piedideI8a~ Iabrese feroce. Nulla e nessuno .. Nonc'e anima' viva qui? . . .... Ci inoltrammn IentiperIapiazza verso Ill; chiesa, una piccola chiesa, come nellevmontagne sene vedono tante, fatte per lapovera gente .. Una pietra riquadre spicca, tra verde e azzurra, nel muro grigio, Ci avvicinammo: Poche parole, un'arma gentilizia, due date;
comhatteridopei Qui Ia patrin morl

Francesco Ferrucci

a di 3 agostoHi30 M, A. P 1840

Massimo d'AzegIio pose! gridai io, sentendo una ondata di sangue dal core. E non 10 dissi agli amici

mieicma mi parve d'essere cresciuto unaspanna


dlnanzi' a quella pietra messa da un piemontese artists e soldato d'Italia, venticinque anni prima: tempi oseuri di Servitli,che noivnon abbiamo conosciuti. Quella pietra e ilFieramo8ca sono cose da onorare tutta la generazione che venne su cou

l'Azeglio ; COil quel vecchio

che

giorni prima

in Pisa, passeggiare : solo e stanco

Lungamo, fasciato iI cello e iI mento su fin sotto i grandi mustacchi grigi da generale invalido, un po' CUlVO, malate, figura alfieriana, GIi occhi gli brillavano ancora, rna gia Ia morte 10 trascinava Venticinque anni innanzi, chi I'avesse vista lassn! Alle nostre spalle sentimmo una pedata Ieggera. Veniva sberrettandosi un vecchietto freddoloso, in un gabbanuecio color ramarro ; pallidissimo, smunto; pareva la febbre maremmana e sorrideva. Allungo di sotto il fenaiolo una mano da morto, e sibilando le parole: " Qui sotto, disse, proprio qui, e state sepolto iI corpo del Ferruecio, e l'acqua di lassu dal tetto gli grondava addosso " Allora il Pozzi aperse I'As,sedio al capitulo ventesimonono, e comincio a Ieggere Gli tremava la voce. Donne e fancinlle arrivavano a gruppi, venivano rispettose, non fiatavano ; il vecchinassentiva coi cenni ai passi pili vivi della Iettura, guardava Ie donne, si gloriavano con gIi oechitra loro, pareva che ascoItassero gli eIogi del 1010 casato. ~ E qui dietro ce n'e un'altra delle lapidi, soggiunse il vecchio, - ve I'ha fatta porre un signore di Pisa,. Guardammo, e leggemmo i1 bel Iatino dell'epigrafe, fatta dal professor Fen ucci pel onorare il suo gr:~gde antensto, - E ii'<~"C"'J.)i·oS;guiva colui dal gabbano giallo, segnandoci una casa in faccia, - Itt c'era il POltico BU cui sedeva l'assassino,

'" ". strisciare iI dito su d'una traccia ehe si vedeva alleora nel lIilirodi 'quella-casa. . - II portico .I'hanno buttato gin' sar an sett'anni ! __;.aggiunse, facendo un attaccio.di spregio al muro muto, forseper farln al padrone,poi torno a noi. - E perehe, gli chiesi, avete detto assassino ? - .Maramaldo ? N oi 10 ehiamiamo sempre cost . S'offerse per menard attomo..« 10 seguimmo, Quel boseo delle Vergini, quella selva reginaoio gli aveva veduti colla fantasia leggendo l'Assedid,. Mf ci era Ianciato dentro, godendo la mischia feroce che vi fa il Guenazzi; rna in quel memento che pace per quei eastani, ehe ai tempi della bat. taglia dovevano essere gia vivi e robusti! Pass ammo dove eadde l'Orange, II venturiero illustre aveva potuto venire con quanta gente gli em parso ; Malatesta non sarebbe uscito di Firenze a molestargli il campo; Chi sa se gli desse animo e baIdanza .'questa certezza ; 0 se 10 travagliasse, spingendolo a morte, I'onta delIe paghe del papa perdute giocandoeonil capitano Ezio? Eppure con tale Ye1"gogna sull'anima egli doveva giungere lassu, a quells bella morte, a queIl'onore di essere tenuto nascosto dopo morto, tanto che i suoi non. si perdessero dal dolore l II servo fedeleeoperse il cadavere nella cappelletta in cima al bosco, raccomandandolo forse a quella Santa Lucia, cheanche oggi sonide can gli occhi spenti dal quadrorifinito, SOpIa I'altaruccio cadente Girando come giro la battaglia, tomammo nella piazzetta da un'altra porta, facendo fronte alle ordi-

nanzedel Ferrnccio, che Immagtnamm« eombatten.tL


disperate della vittoria, .. ~ 'I'u ehe sei romano, dissi a Eugenio Cave, fammelo sentire in romanssco : ,,; Signor Commissario, non ci voJemo arrendere? n .. Quelle parole dell' Orsino mi suonavano nella memoria can un tono 81 vera, ehe vedevo lui e il Ferrueeio lanciarsi nel folto stuolo che viene pel offenderli GOIO di Montebenichi sfolgora tremendo, agguanta iI Commissarlo, se 10 tira dietro, 10 copre col proprio COIpO che non si faccia ammazzare: Ferruceio COli un'occhiata si libera dall'amico, e chinato il' capo tim innanzi a morire. Cosi treeento trent'anni dopo, sui colli del Pianto Romano, a Calatafimi, Bixio affenando Garibaldi per una spalla, se 10 tiro dietro al cavallo gridando : -'-. Generale, cost volete motile? - Il generals' si sciolse da quella stretta thando via ; e Bixio 10 segui rispettoso. Avevamo veduto tutto Stanchi pindal pensare che dal cammino fatto, sedemmovicinoal castello fra i ruderi del casotto, dove Ferruccio ferito di pin: colpi, a battaglia perduta, s'era ritirato col' signor Giampagolo. Di Ia al portico su cui sedeva Maramaldo, la piazzetta dove essere affollata di gente d'anne, spagnuoli e tedeschi, vincitori gia in lite fra 1010 per i vinti feriti e prigionieri e per i grossi riscatti Come avranno fatto largo quando passo il Ferruccio, portato dinanzi a Maramaldol Insulti, occhiate bieche ; qualcuno avra detto: - Ben ti sta: ora paghi Ia vita del trombetto ehe Fabrizio

eche.tu facest;i appiCc!l,reJ~ ..perduto fuquella folla, per istinto di patria avrapensato conmestizia al granlieanimo. di quel moribondo ; e quell'immaginasione miconsolO delgrap.liltto ehemi si era fatto uel CUOl'e. Ora Ia piazzetta era .tutta dounaebambini. ... c_:_ 0 com'echeuou si vede altrochedonne? ~ ... questa stagione, risposefl Yecchietto,.gli Pi uominivanno tutti .in Maremma. ~EpereM siete tutticoslsparuti?Cidevono morire dei gran tisici qnassu.; ... .. -_. Che vuol tisiGaf'econqueste acque ie con quest'arie ? .E Ia miseria,signori,la miseriagraude ... Eugenio cavo Ia borsa,e il vecchiettopronto: ___:. dia a questi Jancilllli;ioho davivere .(:J faecio Ne . da guida per gusto ..Tanti anni sono Tho fatto fino al Guerrazzicsanuo-bene, queldiLivorno ..... . Quello .cheha scritto questa libro? . -· ..Voleva pur dirlo mentre ellaleggevaL:iY11 parevard'essere con lui! L'avessero vistoquel giorno .....Credevo che fosse.vdi vquelli ch~G~m~ndano al diavolo, da tanto ehe pareva fuoridi se.: Dio .mio, che passione! Narrando ci aecompagno sino allaporta per la quale eravamo entrati neI borgo treoreprima .. Sulle creste vdei monti lassu, indovinammo a occhio Ie vieche Ferruecio pensavadi poterprE)lldere, per+calare improyvisoainvesthe il.camp~ Imperiale, sottoFiren:ze. Perche tirando lIlna,n,Zl non si getto in quel della .Chiesa ?:Ripugn1J,va,il,I-

timando

.E forseqllalche· soldatoitalianonemico,

in Volterl'a,

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l'anima sua questa partito, osdegno di imitare il Connestabile di Borbone? Non ci avesse badato·, che forse con quel passo poteva salvare FiIenze! Tornammo a San Marcello ch'era mezzodt. La visitammo Ia casa, dove i1 Oommissario tenne consiglio, la notte che fu l'ultima della sua vita. In una sala terrena vedemmo l' ampio tavolino di querela, intorno al quale egli sede con i capitani. Sacca di farina erano accatastate lit SOPIa; un vaglio ed altri amesi parecchi ingombravano quel mobile, che I'amico nostro Eugenio, ricco assai, avrebbe voluto comprare. Queste cose non si vendono, - disse una giovane donna che era sola in easa : - una volta ci avevamo anche una Iancia ; la chiamavano Ia Ianeia del Fenuccio ...... Non so che cosa ne sia stato e ne piango. Fuorici attendeva un prete, alto, adusto, grigio : pareva un vecchio soldato travestito Si avvicino senza cerimonie, ci die de notizie sul Campo di Ferro 11 in faccia alia casa, e suIle vie tenute dal Ferruccio .. E fu gran gioia quando ei disse che egli aveva aceompagnato il D'Azeglio a GaYi~ana nell'anno quaranta. ' - E com'era, che disse quando fu Iassn ? - Raccolto, non parlava, pareva che conoscesse i luoghi: ma lit dove Ferruccio fu sepolto, si fece pallido pallido, volgendo altrovo la faeeia che non 10 vedessi piangere - Oggi abbiamoavuto fortuna! Qui troviamo Lei, e a Gavinana abbiamo parlato col vecchio che feee da guida al Guenazzi

Ieee una smorfia rna non disse nulla. Al tocco si venue via, trottando pel la grande strada a discendere, Di tanto in tanto Ci volgevamo addietro a vedere quel profilo di 'monti, quel campanile, quei tetti grigi, in mezzo al bosco delle Vergini profondo, verde, che rende fresco sino a guardarlo da lungi. A un passe, che pol si perde quella bella vista, ci abbattemmo in un giovanotto ehe veniva su galoppando. - Puo essere un medico condotto! - disse Er" nesto .. --'- 0 l'ombra di Giovanni Cellesi, che il didella battaglia si partl da Pistoia, per venire a Gavinana ad ammazzare Bernardo Strozzi . Colonna, il Cellesi.; quellierano tempi e uomini molto feroci! - Porche? Anzi! n Cellesi trove. 10 Strozzi ferito, 10 compro per mille scudi, se 10 porto a casa.Jo fece.medicare, aguarito gli divenne amico. La serastanchi tomammo a Pisa, Sognai tutta aotte di Gavinana ; e la rnattina appresso fui de- .. stato da un suono di marcia funebre, una pena che anivava al eucre Mi affaoeiai. Un Corteo di ufficiali e di scolari veniva gin per via Santa Maria, accompagnando una bara, sopra la quale briIlavano la spada e le insegne di colonnello. II morto era Giovanni Fabrizi, fratello di quel Nicola, che mi pare uno dei capitani che combatterono a Gavinana, venuto vivo per i secoli a dar ci esempio

n prete

-n

e i saoi daelli

Antonio

~ibo1i e i so.01 do.elli

Nel 1861, in Parma, vivaeissima allora e molto garibaldina, stava iI reggimento di cavallsna, che porta aneora il nome della bella battaglia vinta, due anni avanti, dagli squadroni piemontesi e dalla Divisione francese Forey, a Montebello" Oh! perche nelle paci fatte con l'Austria, non venue in mente a nessuno dipatteggiar8 che essa dovesse per obbligo, ogni deeina d'anni, mandare in qualche Iuogo d'Italia un po' di quel suo governo politico che usa va nel Lombardo ..Veneto, e 10 mettesse in azione, per ricordo, un quindici glomi, e poi 'seIo ripigIiasse via? Si parla cost per mesta celia, esi potrebbedire altrettanto di tutti i vecchi governi ducali, papali, borbonici. Le generazioni nuove imparerebbero almena che bello stare fu quello di altri tempi; e capirebbero che cosa valeva allora dir Montebello, e come, soltanto a udir questa DOme, venisse voglia
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d'abbracciare chi,in qualche modo, facesse rammentare la gioia di quella vittoria ..Parma era Iieta d'aver tra le sue mura quel reggimento. Eppure, un giorno di quell' anno, il popolo di Parma non bado pili ne al nome del reggimento, ne a chi vi milita va, ne a nulla Ando in collera tutto, e fu miracolo se non una rna non avvennero parecchie tragedie nelle vie, della sorte di quella del colonnello duchesco Anviti, ucciso nell'autunno del '59 a furia, e trascinato a ludibrio un po' da pel tutto .. E non si trattava gilt di un caso come quello della sciagurato agherro della duchessa, che fuggito con lei e col suo Govemo nella primavera, aveva osato tornare nell' autuuno in Parma Iibera, da sfacciato, a farsi far a pezzi, come fu fatto, pagina dolorosa.: c'erano in vece in giuoco Ie vite degli ufficiali del belJissimo reggi-

mento.
Usavano desinare all'Albergo della Posta, qnelli tra gli ufficiali che pel natali e per censo primeggiavano nel Montebello .. E ungiomo, 0 fosse di cattivo umore, 0 gli avesse dato noia qualche lettura di giomale, un tenente di quelli pili aristocratici, che, mettendosi a tavola, si trov« servito can piatti nei quali era effigiato Garibaldi, ando sullefurie .. Egli, la cui alma faceva un leone d'OIO linguato di 10SSO in campo azzurro, con tra le branche un ramo di cotogno recante in cima un frutto d'oro, perche lasciarsi pigliar dall'ira? Non era egli venuto da quella Roma dove Garibaldi voleva sempre andare, e dove egli sarebbe un giomo tomato col

Sanguesforzesco di ventun'anno, ando sulle furie; e non colla forza con cui l'antenato suo Attendolo scaglio la sua mana su tra i rami dell'albero augur ale, che gli die I'auspicio ; rna con atto di sprezzo, getto via di traverse uno di quei piatti, che per una finestra cadde a frangersi nella via Alcuni dei suoi compagni fecero come lui, e giu piatti ; altri gli rimproverarono subito il brutto gesto. Ma era fatts. Un cameriere fanatico per Garibaldi era gia corso gin, a gridare contro l'oltiaggiatore; i cocci dei piatti avvaloravano le sue accuse. Visto non visto, l'albergo fu investito; a urli, a imprecazioni, a insulti, la folla, non tutta di volgo, voleva vendetta. Giunse il colonnello, che era il conte di Pralormo, piemontese; parlo nobili parole alla moltitudine, rna invano ; e se I'albergo non fosse state chiuso e sbanato, accadevano chi sa quali guai. Ma per le vie, dovunque furono trovati ufficiali del reggimento, seguirono scenacce .. Saugue per verita non ne corse ; pero, bolli bolli, la storia senza sangue non sarebbe finita, Senonche il giorno appresso giunse cia Torino un ordine fulminante al comando del reggimento. Movesse la notte da Parma, e marciasse a 'I'erni. Parma fu soddisfatta .. Ma il colonnello Di Pralormo, ma gli uificiali, ma tutto il reggimento, per la colpa di uno 0 di pochi, vedersi mortificati cosi! Non sapevano rassegnarsi. Fu quello un giorno di gran pericolo per la disciplina; pero il colonnello seppe scongiurarlo ..

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Chiese-subito d'essere messo in aspettativa, parve pigliarsl tutta la punizioneper se; e senza altro, consegnato il comando al tenente colonnello barone di Chevilly, savoiardo, se n'ando via, E i Iancieri di .lW~ontebello partirono poi di notte, pieni di collela, ma ubbidienti.
Stavano allora in alcune citta del Piemonte gli ufficiali garibaldini della guerra delle Due Sicilia, gioventu ardente d'ogni parte d'Italia, malcontenti del Governo che Ii trattava con diffidenza, che metteva 0 pareva mettere tutto il suo studio a disconoscere in essi fin Garibaldi" Gli pesava quella gente che, finita la sua guerra contra i borbonici, non se n'era tomata tutta a casa; e che invece aveva la pretensione d'essere stata e di peter anCOla essere quandocche fosse un esercito, e d'avere vinto battaglie in grande; mentre che il suo generale in capo, i suoi generali rninori e i colonnelli e tutti non mana che uomini da scaramuccs ' Per questo, il dissidio tra gli ufficiali dell'esercito di Garibaldi e quelIi del regolare era tanto profondo che oggidi si riesce con vero stento a ricostruime le forme antipatiehe e insane Non ci volle altro che Ia notizia di quell'affaro di Palma, ingrandito fino a dire che non uno, ne due, rna tutti gli ufficiali del JllontebeUo avevano oltragglato Garibaldi, facendo scernpio di tutte le stoviglie istoriate con le sue geste, tra grida ingiuriose e insulti al gran nome" Immaginiamo Bixio, Cosenz, Sirtori, gli altri molti che pochi anni dopa' divennero aiutanti di campo di Vittorio Emanuele,

'.capf 'di,' State Maggiore dell'esercito nistri e presidenti di mtnlstri! " .,,', In Torino, 'i'generali Medicie Sacchi, Benedetto Oairoli e Acer hi colounelli.discutevano sul da falsi; pensosi della patria, pili che della parte dicui
erano gelosi rappresentanti, ma risoluti a non lasciarla impunemente offesa da soldati, essi pure soldati, Un urto della sorte che poteva-seguire tra le due forze militari della nazi one rifatta iappena a mezzo, era proprio cio che ci voleva a fal; .gongolare di gioia non i nemici di fuori, rna quem di easa. Eppure come si avrebbe potuto scansarlo? Ed eeco che mentre ragionavano, giunse un telegramma del colonnello Spangaro da Mondovral generals Sacchi. Diceva che Antonio Biboli, sottotenente della cavalleria garibaldina, aveva lanciato una sfida a tutta l'ufficialita del Montebello, Chi mai tra loro sap eva chi fosse quel Riboli? Uno

smargiasso forse? .'...

,. ,',. ... . .'' Stefano Gatti,che,tenente anch'egli della cavalleria garibaldina, e: aiutante del generale Sacchi, stava tra quei grandi, rna in disparte, chiese allora di peter parlare Lo eonosceva egli il Rib ali ! Un soldato nato, fior di buon senso, matto pei cavalli, schermitore valentissimo : oh! oh! si fidassero pure; il Riboli em uomo da sostenere degnamente la parte che s'era pIesa, Aveva fatto la campagna del '59 in Piemonte Reale: nel '60 in Sicilia era divenuto ufficiale: un mezzo vgigante, una lama e un eucre da paladino, e pel giunta la cortesia Jn

persona.

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,;,..,;,·25·';_'; tersi la camicta rossa, tra quei cavalier] della legione ungherese che Garibaldi chiamava Oentauri . L'altro padrino fu un Emilio Rossi; milanese. Primo a raccogliere la sfida del Riboli fu ilduca Sforza Cesarini, causa di tutto il guaio che.avrebbe potuto costargli i trentott'anni di vita che visse poi e gli onori militari, tra i qualivquello della medaglia al valore meritata da capitano dei cavallegged di Caserta a Custoza, e appresso quelli di Corte, e i civili di deputato e di senatore, traverse i quali passe, prima d'andarsene in pace I suoi padrini, capitano Cappelli e tenente Fadini, nel termine preciso degli otto giomi dati dalla sfida, si presentarono a quelli del Riboli, e da soldati, con pochi diseorsi, furono d'accordo di condurre i due avversari allo scontro, in gran segreto, presso Alessandria, lungo Ia Bormida, in luogo nota a loro soli. Ma a undi presso tutto si sapeva datutti.: o s'indovinava, e. l'attesa era grande. . Certo non fu di piccolo interesse ne trascurabilesegnodei lelllPi,che due giovani, uno dei quali diseendeva da una famiglia cinque volte seeolare, la quale aveva dato sei 0 sette duehi a Milano; l'altro, un pop olano senz'altra storia che Iapropria, volontari tutti e due per l'Italia, ma l'uno sotto la divisa del Re e dell'ordine, l'altro sotto queIIa garibaldina rivoluzionaria, si trovassero a fronte da pad, per mettersi in terra l'uno 0 l'altro a sciabelate. Non sarebbe tuttavia buona arte descrivere il Ioro dueUo; iI quale avvenne rapid 0 , e v'ebbe la peggio il Duca. Ma non ne user tagliato a pezzi

fastidioso oggidl pensare che per gente -. seguace di. Garibaldi, il quale detestava il duello, e soffriva a stento i maestri di scherma, si fosse a quel1a di veder volentieri porsi in gioeo una vita, forse pin vite, per rintuzzare un'offesa. Ma insomma i tempi vogliono do ehe comportano .. Intanto, con quella sfida, la parte garibaldina faeeva le sue rimostranze, e quei valentuomini avrebbero fatto il resto .. Poi, si seppe che il Riboli aveva realmentemandato la sfida, rna non a tutti gli ufflciali del 1J.Iontebello, benst a quelli che sentissero d'aver avuto Ia mano in quell a volgarita dei piatti, dichiarando egli insieme che non faceva pel tutelare la dignita di Garibaldi, perche questo era tanto grande che ..... E quelli che si ricordano, diremo cost, del clima d'allora, capiscono ehe il Hiboli compiva il suo soneetto con una frase virulentissima, di quelle che tagliano I'aria come saette, e che per uso barbarico vogliono risposta di morte. Soggiungeva ehe egliagiva non per mandato di chicchesifosse, rna per se e da se, e soItanto perche quei signori imparasssro che gli ufficiali gaIibaIdini non erano secondi a nessnno. Dava otto giorni di tempo a chi rilevasse la sfida, senza distinzione di grado; avrebbe aspettato a Pinerolo E comincio dal trovarsi i padrini. II primo di questi fu un conte Ducco da Brescia, che aveva militate prima in Austria, poi per vaghezza soldatesca di venturoso in Russia, e alIa fine, venuta la gran ripresa italiana, era corso in Sicilia a met-

E aneora

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come 19. psssione faceva presumere, dato il.rsuo torto e il suo orgoglio, e data la straordinarla bravura del Riboli, nota a quanti l'avevano visto o provato con l'armi in pugno, neUe scuole di scherma ..Le ferite del vinto furono piuttosto Ieggere, -- E uno] -- dissero gli amatori dei grandi gesti, cui pale di falsi terribili, magnifioando le case che non saprebbero fare, 0 quelle di cui avrebhero paura. Al Riboli cia dispiaceva, gli dava noia, tanto che si sarebbe forse arrestato volontieri a quel primo punto, per non pascere Ie voglie di certi atroci curiosi. Ma negli otto glomi che seguirono, gli venne la volta del tenente San Martino d'Aglie e di Valprate, aiutante di campo del general Cucchiari, che gli mando per suo primo padrino uno dei conti Balbo, Per questo secondo scontro, i padrini trovalona un luogo pili romantico, ma meno poetico di quello dell'altr 0, e questa fu lungo la cintadelcamposanto di 'I'orino. La i due combattenti furono messi a giuoco. II Riboli, se a pili ehe quarant'anni da quel fatto, si lascia tirar a narrate come si svolsero gli assalti, dice tutt'al pili ehe furono multo vivaei, e che il conte di San Martino v'ebbe aneh'egli Ia peggio, L'espressione e sua Ma il fatto stette che il conte tocce una ferita gravissima al polso, della quale S1 risenti per sempre Pero col RiboJi si lasciarono pieni di reciproco rispetto, e quasi da amici. Invece la malignita del volgo avversario, perfidiando sul RiboIi, gli creo intorno la voce ch'ei fosse

seccato diquestadicerla, che1l1irava a farlopassare per uno spaccapane, e se ne Iagnava, Ed era -.


appunto in questa condizione d'animo, quandornei successivi otto giorni, quasi' a pausavsolenne, gli capitarouo i padrini del conte capitano di Salasco: II' nome non gli era nuovo. A lui, lombardo, tornava a mente per avella egli udito da giovinetto nel 1848, meseolato alla storia dell'atmistiziodei. Pie ..' montesi con Radetzky. Quel capitano, eheadesso veniva a lui, era forse figlio 0 nipote del generale che aveva fumato quell'armistlzio ? A torto oa ragione, questa non era un grato ricordo. Magaribaldino, il Riboli dovette rivedere con l'immaginazione anche una bollissima donna di quel nome, veduta gia nel 1860 in Sicilia, in Calabria, suI Voltumo, vestita come le guide di Garibaldi, come Missori, come Nullo e gli altri gloriosi; una err ante ariostesca, che pero non aveva fatto perdere ne la testa, ne il cuore, ne un fatto d'anni a nessuno, tanto meno a lui. Era il conte di Salasco un tiratore formidabile di pistola. Il Riboli, pieno della sdegno ehe gli aveva cagionato la nomea fattagli di spadaccino, fu lietissimo di peter lasciare a lui Ia scelta delle armi, e S1 acconeio alla pistola, distanza trenta passi, fuoco a volonta avanzando, obbligo a chi fallisse il colpo di continuare ad avanzarsi 10 stesso verso l'avversario. Ma non ce ne fu bisogno, perehe, al prime SpaIO, il Riboli pianto a1 Salasco una palla nel braccio Egli dice adesso cost, come se

un mestierante

maestro

di seherlUa.,Egli

eramolto

- 28-

-29avrebbe voluto il Riboli ne'<suoi squadroni. Invece del Riboli vi fu mandato il tenente Stefano Gatti, dei Mille, stupendo soldato per bellezza, per forza, per tutto. E vi fu accolto dal colonnello savoiardo Umilly de Chevilly, con parole come queste: l< Qui siamo tutti ammiratori del genic del generale Garibaldi.. qui ella abbia gli attestati di simpatia dovuti a coloro che hanno avuto l'onore di combattere agli ordini di tanto Duce !f, In quanto al Riboli, forse perche gigantesco,o pel grazioso riguardo all'esservi egli gift stato volontario nel 1859, fu mandato in Piemonie Reale. V'ebbe accoglienze Iietissime da tutti gJi ufficiali e dal colonnello Galli della Loggia, uno di quei gran soldati piemontesi all'antica, proprio di quelli che quando stavano in procinto di spronare contro i nemici, erano capaei di voltare un po' la testa indietro agU squadroni, magari a dire: I< Taglio la .faccia a chi osasse passarmi avanti! il Riboli era degno di lora, essi di lui. Se sisapesse valutare il beneche certe volte un uomo fa scaturire dal male, senza neppur sapello, del Riboli si dovrebbe dir gloria ..Dalla vimlenza dell'epica sfida, egli passe alle ImIDe pili squisite che si potessero ideare a scansar il pericolo di strascichi odiosi, che avrebbero potuto far divenire violenti i contrasti gilt vecchi tra le due forze militari: la regolare e la garibaldina, proprio mentre la patria chiamava a sentimenti di concordia e di fratellanza sincera, " Guai se il campione garibaldino, uscito vittorioso da quel temerario cimento,
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nell'anima buona sentisse ancora il dolore fisico dell'avversario, il quale in verita giacquo lunge tempo a languire tra 1a morts e la vita non soltanto can un braccio ferito lila col petto traforato; e guan can molto stento, e benche abbia vissuto altri quarant'anni, da allora non fu pili lui Can tutto quel sangue alle mani, al Riboli dovette parere d'aver troppo dalla sua quella coltigianaccia che e Ia Fortuna, e se ne sdegno Era anima da sentir cost fin da giovane, il vecchio soave agricoltore d'adesso. E pei cio gli placque aver cagione di sospendere i suoi duelli, senza rischio di tarsi morrnorar dietro, e riparando in Isvizzera starvi tanto che qui la Giustizia 10 dimenticasse. In Isvizzera si rifugiar one egli e i padrini e parecchi anche degli altri ; ma di lui e di ]010 si continuo a dire ehe la stoiia non BIa neppure a mezzo, e che nell'aria c'erauo delle altre sciabolats .. Gia, la gente da platea non si eontenta di poco; e se sul palco scenico non v'e la tragedia continua, ve la pone essa, fantastieando pel divertirsi Ma quei prodi giovani fuorusciti, stando in Isvizzera, si illuminarono a vicenda .. Avevano imparato a pregiarsi tra 1010, presto si amarono, e senza avvedersene prepararono ognuno in se quelIo spirito di conciliazione che portarono poi e diffusero tra i 1010 compagni. E quando un ministro della guerra, sebbene tutt'altro che garibaldino , oso farla . finits con Ia dogmatica militare, e fuse nell'esercito gIi ufficiali camicie r osse, quello spinto era gift tanto penetrato che il reggimento lJ£ontebello

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ritornando vincitore tra i suoi, avesse sfoggiato il suo Iegittimo orgogIio, a disdoro dell'ufficialita da lui sfidata can slancio generoso e davvsro ammirevole .. 10 fui, se non il prime, certo dei primi ad incontrare il RiboIi, al suo ritorno dalla Svizzera .. Tal quale come se il caso non fosse stato suo! Al riguardo de' suoi avversari, non una parola da quel Iabbro che non fosse d'alta deferenza : era improntato di sincerita iI suo dolore per le conseguenze del duello ond'era in peri colo la vita del capitano Salasco. Insomma fu quel che si dice un cavaliers di stampo antico ". Cosi scrive del Riboli, a quarantaquattro anni dai fatti, Stefano Gatti - Casazza, ignorando se ei viva ancora Vive i1 RiboIi, mentre gJi altdcoi quali ebbe a fare in quell'episodio della sua gioventu sono quasi 0 false tutti morti Combatte egli ora gIi ultimi suoi fatti Con altre lame da queUe d'allora: Ense et arairo, garibaldino anche in pace. E quando vede sotto iI gesto delle falciatrici piegarsi I'erba dei prati che tiene al sole, laggitr nel Cremasco, ricorda, ricorda ; ma certo gli fa pili letizia il Iampo di quelle falci che non queHo dena sua vecchia sciabola menata gHt a puntate e a fendenti come egli sapeva menarla .. ~

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A CapvevEl
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Fugge la rive, ehiare Assentono com'aura all'orgoglioea Mia nave Ie ondedell'etrusco J'!larei Capraia e la petrosa Elba le fanno di lontano invito; Sdegna, 0 nocchier; mi punge Altro desir , oh avessi avessi io 1'a1e Come l'augel che SOVIa noi remeggial Forse ei gia vede il lito Che il mio pensier da tanti anni vagheggia. Nocchier,dove mi por ti ? 10 non chiedea Visitar queste rive Che a ven dicarsi dell 'lngoi da e rea Genova mia produsser o il t.itano Che Ii. lei l'antiea libertade uecise. Pur ehe io mi pr ostri, 0 terra itala invano, Ch'io parga un motto alia vermiglia CIOce, La su queUe cadenti MUla effigiata, e un augural pensier o ! o Sampiero Sampiero, Nil te, ne Paoli eternamente inulti V Oldt mill. terra, c forse invan non spero Fin ehe nel sacra sen a L'arde la fiamma di vulcani occult].
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E intanto che il rimatore filava i suoi versi, aleardeggiando secondo il gusto d'allora, il capitano Caranza faceva gettar nel porto di Bastia I'ancora della Sardeqna; nave tutt'altro che orgogliosa .. A sinistra, si vedeva davvero la Croce rossa di Genova ancora ben bella, dipinta su d'un gran muragiione che pareva d'una fortezza 0 d'un carcere; a destra, in la, oltre il malo, facevano i Ioro esercizi certi gruppetti di soldati francesi, che vi parevano messi apposta per fare stizza al verseggiatore II quale, in queI momenta, per l'eta sua ancora poco rifiessiva, non sapeva dedurre che dalla mala azione commessa da Genova con la vendita della Corsica alla Francia, era venuto un gran bene. Il Bonaparte invece di rimanere COISO a brigare nell'isola sua per vivere, a invece d'andar a 8e1'vire i Borboni di Napoli come il Paoli e in generale i corsi, fu francese e fu in Francia tutto. E di Francia porto all'Ita1ia Ie idee che la destarona .. A lungo andare poi, uno del suo sangue doveva condurle centotrentamila francesi, a darle la forza di liberarsi e unirsi da se .. Questa em un fatto recente; ma chi aveva mai voglia di riconoscerlo allora, se quel Napoleonide aveva costretto Vittorio Emanuele a far fare Aspromonte che era cosa ancora pili recente, e non voleva Iasciarci entrar in Roma? Di scendere a terra, per andale a passar almeno sill nasa di quei soldati, non c'era tempo, ne i1 capitano Caranza I'avrebbe permesso Ma come sarebbe stato caro peter andale almeno a dar una

siretta dimanoaPaolino Fabrizi,nipote del generale Nicola, del grandetamico di Giro Menotti ! Egli faceva Ie sue vacanze a Bastia, con in CUOle il lutto pel padre suo, il colonnello, che neI matzo avanti em morto in Pisa .. - Ti salutiamo, Paolino! - E dove andate? -'- A Caprera! - Oh! - esclamc egli, alzando Ie mani quasi per abbracciare quei compagni, la nave e l'isola insieme - Oaprera la vedrete domani mattina all' alba ! - disse il capitano Caranza ; e volendo dire questa bella cosa con grazia, parve che minacciasse. Egli era un uomo aIla Bixio, e se il mare non faceva tempesta, tempesta faceva lui. Calata 1a notte, Ia Sardegna salpo. Ah! Ie coste della Corsica come si profilavano paurose nella propria ombra l E quell'ombra com~ era fredda, marta! Non vi sarebbe stato da far di meglio che stendersi su qualche sedile a dormire : la notte che em del fin di luglio, sarebbe passata tepida e breve .. Ma a quel gruppo di giovani, che mann della studentesca di Pisa, s'accosto un passeggero, giovane anch'esso, un po' patito, di modi cortesi, iI quaIe avendo sentito che andavano a Caprera, si feee conoseere, e attaecarono discorso, Era uscito di fresco dalla reelusione, non da quella dei malfattori, ben inteso, rna da quella che i govemi dei varii Stati italiani popolarono dei lora migliori cittadini, qualcuno dei quali anche ci fu

messo dopo che la

36~ fu unita, libera ie gia lui: in casa sua, onde poterono andare alloro martirio Tornato in Italia quasi vecchio, lila ancora in tempo per dar la mano a rifar la patria, era appunto nel 1862 generaleitaliano inMessina. Ma nelmomento d'Aspromonte n'era stato levato, e al suo posto avevano messo il generals Ferdinaudo Pinelli Di questo si fidavano pili assai Senonche anche il Pinelli oso, comeavrebbe osato i1 Morandi, e avvenisse cio che voleva avvenire, non fece eseguir la sentenza che eondannava il Benici. Certo gli parve incoerenza mostruosa far, proprio lui, uccidere quel giovaneclle si trovava neUe sue mani: lui stato in aItri tempi, e per .lo stesso amore, perseguitato, come ve ne erano tanti nell'esercito Italiano in quei primi anni del Regno, E chiese grazia a Torino pel condannato, Gli fu ingiunto d'eseguir Ia sentenza. Egli, ancora no! e dopo 24 ore torno a chieder grazia. La risposta fu di nuovo che eseguisse Ma batti e ribatti, fint che: la grazia fu fatta nel sense che il Benici, degradat6,s'illtende,fosse mandato alIa reclusione pel' tutta la vita II general Pinelli esulto, sebbene sapesse didoverla presto pagar ben cara; rna insomma aveva salvato quel giovane, e se la reclusione non era una cosa allegra, non em neppur la morte. Eppoi, in Italia c'erano ancora tante cose da fare che forse sarebbe venuto, e presto, qualche giorno di gran perdono L'Italia si doveva rifare anehea forza d'amnistie tra 10 Stato legale e la rivoluzione che 10 precedeva, 0 10 spingeva, 0 l'aiutava.

patria

quasi grande" Colui si chiamava Giuseppe Benici, ed era siciliano della Piana de' Greci. Nel 1860 aveva cospirato e poi combattuto tra gli insorti dell'isola; era state preso e condannato a morte Ma Garibaldi piombato su Palermo, era giunto in tempo di salvargli la vita" Felice, il giovane aveva segurto il liberatore nella guerra fino al Volturno; poi era entrato tenente di Ianteria nell'esercito naztonale. Venuto l'anno d'Aspromonte, trovandosi egli nell'isola sua, non aveva volute lasciar passare le Camicie rosse come gente sconosciuta 0 sprezzata : e si era messo con gli antichi compagni dietro il gran Duce " 0 Roma 0 morte l " Aveva detto anch'egli cost, disertore. E in Aspromonte era stato preso prigioniero con le armi in pugno, eondotto nella cittadella di Messina, giudicato e condannato a motte" Dunque una seconds volta Ia morte se l'era veduta addosso, e non come in battaglia, dov'essa viene, toeca, uceide e non pare neppur lei; ma fredda, misurata, alle spalle, poiche egli doveva esser fucilato nella schiena per alto tradimento, terribile rito l Nella Cittadella di Messina aveva comaudato il general Morandi, antic a pianta di cospiratore, scampato nel 1831 dagli artigli del duca di Modena, salito in Grecia al supremo comando della gendarmeria ellenica, ricettatore in Atene dei fratelIi Bandiera disertati da Corfu, cercati dalIa polizia per far piacere all' Austria, e salvati cost da

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Aspromonts stesso, che fu chiamato i'l11!pazienza generosa rna anche ribellione, finl nell'amuistia invece che nel processo al Ribelle, cui una fazione implacabile voleva addirittura morto : e Garibaldi, quando quattr'anni di poi disse di accettare con gmtitudine il comando dei Volontari pella guerra di Venezia, diede in certa guisa al Govemo la sua amnistia anche lui Per sino quella povera anima di Francesco IT di BOIbone scoronato, quando in Parigi, volendo Ieggere la Storia della 15a Divisione garibaldina, fece pregar di darglieno un esemplare il generale Tun che quella Divisione aveva comandata, non concede va anch'egli con cio una specie d'amnistia? Ne verranno dell'altre, se amnistia vuol dire oblio..

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Appunto, l'amnistia pei condannati di Aspromonte era venuta nella primavsra del 1865; anzi allora era sembrata indizio C81toche s'avvicinasse qualche ripresa d'armi pel Venezia. E il Benici che ne aveva goduto, appena liberato, faceva quel viaggio a Caprera pel andar a salutare il Generale. Egli narrava cost bene che il suo racconto era un incanto per il piccolo crocchio ehe 10 ascoltava, tutto formate di gar ibaldini, tra i quali alcuni erano stati anch'essi a] gran pianto d'Aspomonte. Allora il ricordo n'era molto vivo, e suscitava ancora del-

.·'l'il'a; rna pareva .... icuori.· sentisser ogia che. col che tempo, quando Ronia fOSS(l lia fine dell'Italia, specie a per chi s'era trovato a quelpianto, sarebbe dolce nella memoria quanto Ia pili dolce delle dolci amarezze che eucre umano abbia mai gust ate. E veramente Aspromonte fu il pili poetico ,nodo dell'epopea nazionale, perche fu 'intrecciato di molto amore e di molto dolore. Garibaldi, nel momento che i bersaglieri s'erano gUt messi a quadriglie, e i suoi gli dicevano se non gli paresse ehe fossero omai. proprio in prociuto di far fuoco, non rispose S01ridendo mestamente: " No.....non faranno fuoco j amor d'amor si paga ", proprio cost ?Egli sf ingannava, ma qual gloria nel suo inganno sublime! Noi siam a ancora cost diversi dall'anima sua che stentiamo a capir bene il senso di queUe sue parole Comunque sia, felici colore che di quel1a dolce amarezza sentirono a lungo andale il sapore squisito, ancorche per i primi anni di poi avessero prestato orecchio, quasi con fiera speranza al ritomello del canto, ehe nacquee si spense ill Toscana, rna che

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Quando il Benici ebbe finitodi raccontare, i suoi uditori chi qua, chi la, s'addormentarono quietamente All'a]ba, Ia Sardegna gettb l'ancora nel porto della Maddalena Tutti si destarono .. II capitano Caranza, con un gesto quasi timoroso, mostro una isoletta, e disse: Caprera e la,

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Om si avvicinava un gran memento .. Di HI, daUe brevi acque del canale della Moneta, si vedeva Caprera solitaria, rna pareva lontana come se di mezzo vi fosse Ull oceano. I passegger i sbarcarono. E quelli che andavano a visitar Garibaldi con tanto desiderio di giungere, provavano una trepidaziono fanciullesca. Rincresceva 1010 di esser giunti? 8i diedero un'occhiata tra 1010 .. V'erano degli stranieri, v'era Francesco Cucchi maggiore garibaldino, che portava al Generale la fotografia del quadro : I cacciaiari delle Alpi al pa.ssaggio del Ticino, allora finito di fresco dal pittore-soldato Eleuterio Pagliano .. Quattro eolpi di remo per dir cost, e il gruppo degli studenti pisani poneva il piede in Caprera .. n sole illumine di colpo le vette del Tegellone, come se si fossero accesi Iassu dei fari ; e la casetta del Generale ancora tutta nell'ombra parve destarsi In quell'ora forse si destava anche lui, ad animare la sua solitudine? Che !Piet.ro, il suo domestico, disse che egli era gift fuori, che doveva essere andato ai Fontanacci, dove stavano i suoi pili bei campi, i suoi vigneti pili rigogliosi. Il Generale chiamavacosicerti siterelli, dove un po' di terra tra Ie rocce si lasciava coltivare dalla sua mano ..Dunque bisognava falsi animo e andar a cercarlo. Fatti pochi passi per un sentieruccio tra cespugli

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bassi, i visitatori videro ...T:raverso un po' di fronds, appativa uno che, certo Ievatosi ritto al susurro delle 101"0 voci, guardava, Era un uomo qualsifosse, o lui? Oh, lui! Aveva in capo un largo cappello da mietitore, indossava camicia rossa ecalzoni grigi, forse ancora di quelli che aveva-portati in guerra .. E quell'uomo era proprio il Dittatore delle Due Sicilie, colui che cinque anni avanti, il 26 ottobre. 1860, nella campagna di Teano, aveva per primo. gridato Vittorio Emanuele re d'Italia! Slricordava almeno di do che era stato? Si sarebbe detto di no. Ma come aveva fatto a to mar cost semplice? Non mancava che, come gUL l'avversario suo ammiraglio Brown a Montevideo, fosse stato ll a vederlo cost umile, Francesco II di EO! bone da lui scoronato. Tutti notarono subito che i suoi capelli e la sua barba erano pili brizzolati assai di quando era in Sicilia la seconda volta a gridare : " Roma 0 morte »: onde in qualche modo ognuno senti queIIa stretta che si prova al cuore, quando si torna a 'casa dopo una lunga assenza, se si trovano al padre incanutite le temple, Egli salute col suo bel sorriso i visitatori, aleuni ne riconobbe, sebbene fosse nella sua natura riM cordar poco: riconobbe it Beniei cui strinse forte la mano e se 10 fece stare a lato ; poi can un gesto. da gran principe prego tutti d'aceomodarsisu certi sassi lit intorno .. E perche tutti esitavano a farlo, egli stesso si mise a sedere su d'una panchettina di Iegno a pie

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d'un salice nano ; che forse era iI suo Iuogo prediletto San Francesco gli avrebhe detto: E codesta la tua portiuncula? E allora cominciarono i discorsi. Erano i giorni in cui, solo dopa tre anni dacche era seguita, s'era venuto a sapere certo particolare della tragedia di Fantina in Sicilia, dove molti disertori dell'esercito, presi in Aspr om ante tra le fila garibaldine, erano stati fucilati. Questa, si sa, era state naturale, secondo la legge; rna l'orrendo particolare stava nel fatto che tre di quei fucilati, trovati aneor vivi il mattino di poi, avevano COISO il rischio di essere fucilati una seconda volta, per ordine d'un maggiore De VilIata .. E Ia strage non em avvenuta, soItanto perche il medico del. battaglione si era messo in mezzo risolutamente a protestars in nome di tutti i nomi, Re, Patria, Umanita, Dio; e a gran fatica aveva vinto 00S1 quei poveretti, invece che alIa sepoltura, erano passati all'inferrneria delle carceri.e di HI, alla reclusione:
Ma appena usciti liberi, per la recente amnistia di cui aveva goduto anche il Benici, avevario rivelato il fatto, taciuto fin allora da tutti colore che n'erano stati testimoni, certo per pudore Primo il Movimento di Genova, giornale scritto daI garibaldino Anton Giulio BaniIi, aveva denunciato il De ViIlata aU'Italia, con magnanimo sdegno, accettando il BaniIi le sfide piovutegli addosso da un nuvolo d'ufficiali che in quell'accusa inverosimile credevano offeso I'esercito. l\fa prestissimo ri-

fu, e agravi

delle cose. Purunduello ci condizioni; tra ilBarrilte il capitano

Campilanzi, sortito a rappresentare l'esercito: pero tutto finl It cib che avrebbe potuto divenire un rmnovamento dei duelli di quattro anni avanti tra il garibaldino Riboli e gli ufficiali di Montebello cavalleria Ma i tempi erano gia alquanto mutati, e la stampa quasi tutta avsva fatto eco e plauso al BanilL A sentir parlare di quelle cose, iI generals pativa. Ma quando forse credendo di dargli piacere, uno dei visitatori ricordo l'Haynau, il suo incontro in una. birreria di Londra con certi profughi bresciani, il riconoscimento, la furia con cui fu preso, trascinato quasi nel Tamigi; e quando con enfasi colui interrogo chi sa chi, forse I'aria, domandando se in Savona dove il De Villata stava di presidio, non vi fossero popolani di CUOle capaci di fare altrettanto a lui; il Generale sviosenz'altro ildiscorso, chiedendo se con Ioro non era venuto nessun bergamaseo. L'tnterrogazione sconcerto un po' tutti. Come c'entravano i bergamaschi in quei discorsi? Tuttavia uno rispose che era venuto il maggiore Cucchi con la fotografia del quadro del Pagliano. ~ Oh! questa sara una bella cosa : certo ci vedremo la figura del Nullo .. E che cosa si dice di quelli che andarono con Nullo in Polonia? Fu un istante di grande irnbarazzo, peiche passo per la mente di tutti che in Poloniacol Nullo era andato Luigi Caroli, quel bello, forte e valoroso

-'-:44signore, cui era toccata Ia somma sventura di essere stato amante riamato della donzella, che inebriatasi poi dena grandezza di Garibaldi, dimentieo lui, e ingannando se stessa e i1 Generals, feceper un breve istante come certe figure femminili dei poemi cavallereschi che sviavano gli eroi, E tutti ebbero uno stesso timors, quello di Iasciar scorgere iI proprio pensiero. Ma il generals, tutto soldato, proseguiva: nella visione del suo gran

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dire it Vespa-'"' IlGovernc premio cosi i suoi sieari. .... ... .. . ... - Ma, Vespa! interruppe: 11 Gener~Ie, con voce di rimprovero quasi benevolo, - pazienzaee vi chiamaste ape! La mezza facezia di Garibaldi confusequelI'uomo che chino il capo e tacque .. Ma Garibaldi 10 levo d'impaccio, alzandosi e dicendo: - Andiamo a vedere il Cucchi Oh l E non date un'occhiata aIle mie viti? Sono tutte di magliuoli siciliani, ma stentano II vento me le mangia. Chi vuol andare a sentirlo forte, salga fin lassu a quella casupola. E si mosse, Alcuni 10 seguirono verso Ia sua casetta, alcuni altri salirono su pel monte. Ma. tutti avevano gia osservato che il Generale cammmava reggendosi male sul piede ferito in Aspromonte, che il suo passo non era pin libero e neppure da marinaio Quelli che salirono giunsero a una casupolache stava a un teIZO di costa; uno stambugio murato quasi a S8CCO, le cui pietre parevano rose dal vento E dentro videro un uomo, nel cui viso era espresso un dolore indefinibile. Pareva ~hein lui l'anima e il COIpO si aiutassero, per dir cost, a patire .. Era corso, si chiamava Fustacci~,s~ava rifugiato la fin da primaehe il generale SI ~Iantasse in Caprera, viveva di nulla come eerte jnante tra Ie fenditure delle pierre, dove non hanno neppure una pizzicata di polvere da nascondervi Ie radici, Ma Iadentroc'era una stella.

Rimpiangeremo Nullo amaramente, quando andererno aRoma, ed egli non sara alle nostre avanguardie come nella marcia a San Marino, come nella notte della calata da Gibilrossa a Palermo, Ma chi poteva tenerIo? Volle andale in Polonia, a ripagar del sangue nostro quelloche i polacchi versarono per la libel ta, in tutte le guerre di quest'Europa ingrata, crudele, egoista che Ii ha abbandonati. Ah Nullo! Egli, iI Cucchi e il Piccinini erano Bergamo E dov'e, che fa iI Piccinini? Qualcuno rispose che Daniele Piccinlni rss he stava solitario e sdegnoso, nel suo paesello di Pradalunga in Val Seriana. _._ Gia l - scappo fuori a dire uno che si chiamaya Vespa, capitano garibaldino nel 1860, allora ospite in Caprera .. E in quel monosillabo esprimeva tutto un sax casmo .. L'altro seguitava: Croce di Savoia data che in Aspromonte cui egli Ia butte in - Piu di tutto 10 offese Ia a un capitano deibersagiien, voleva levargli la spada, e a faccia spezzata

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, Giovinetta di forse diciott'anni, viveva can quel1 uomo una be~la creatura, di persona aggraziata, can un cerro VlS0 che a prima giunta faceva pensare al Generale Ma se egli era venuto ad abitar neU'isola soltanto da otto a nove anni, e quella bella creatura ne avevail doppio! Che potesse esser iigl~a di quel misero pastors COISO non paleva: egli stesso Ia guardava can timido rispetto Ognuno anebbe detto di trovarsi a vedere una di que]~e fa~oleggiate figlie di principi antichi, delle quali tutti da fan~iulli abbiamo inteso parlare, che date a qualche nbaldo da portare a far perire furono dal ribaldo stesso impietosito, messe a vi~ vere nascoste in qualche cantuecio, presso qualehe oscurn uomo dei boschi E ehe peccato nonessere piu gente da miti, che sarebbe stato cost bello e Iieto aHa fantasia dirsi che colei era figlia della terra stessa dell'isola, suscitata bella e formata com'era dallo sguardo del Generals, in un suo momento d'amore! .Noi non domanderemo di eostei nulla! _
disse ~no piu sentimentale, _. sia essa PeI noi come

una dfquelle nebulette che si aggirano intorno ai fianchi di certi picehi d'alpe. II cielo e tutto terso : da dove ~a ~uvo!etta e venuta? Ma! Essa in quei SOV1 umam silenzi svanisce, e addio. Discesero a raggiungeI gli altri ehe avevano seguito il Generals, e Con essi potelono vedere la sua camera da francescano e il ritratto di Rosa Ramorino sua madre, in capo al letto .. Entrarono anche nella stanza dove il Generale faceva mettere

Idoniche gli giungevano daogniparte delmondo: Vi si vedeva una infinitaid'arm] da taglio e da fuoco, tutte case di prezzo grandissimo lasciate Ia alIa polvere, quasi dimentieate .. Egli non amava Ie anni! E nel piccolo porto dell'isoletta non stava quasi negletto anche 10 yacht ehe gli aveva donato il duea ill Sutherland I'anno avanti? Non pareva che fossero molto eurati neppure i cavalli ehe 10 avevano servito ne11860,s~ pure erano ancora queJli i due che pascolavano Iiberi in un po' di verde, Iontano dalla casetta due eentinaia di passi. Intanto il Genexale .stava conversando conaltri due visitatori venuti anch'essi sulla Sardegna, e discesi nell'isoletta dopo quel gruppo di suoi soldati, Con quei signori egli parlava spagnuolo.iE dovevano essere Messicani perche dicevaIoro che di gran cuore sarebbe andato a dar una mana al Benito Juarez, i1 quale allora, dalIe mondove s'era rifugiato col goveruo della Beaecennava .'avoler discendere' alla testa d'un esercito, per mandai via dal suo paese i Francesi e l'imperatore MassimiIianod'Austria, da 10l0· messo lit in trono: Non si era . capite se quei signori fossero venuti apposta pel invitar Garibaldi a quella impresa, FOlse no, perche parlavano anche della guerra di secessione finita da poco negli Stati Uniti e dell'immancabile azione di questa potenza nel Messico, a levar via il protetto di Napoleone .. Dicevano, sorridendo maliziosamente, che questi doveva avere

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speiatochell.eUa guerra civile americana, la 'Vittoria sarebbe stata dei confederati schiavisti, e che poi qualche 101'0 generale nell'ebrezza del trionfo, imitando cib che il console suo zio fece in Francia, avrebbe spento la gran Repubblica con qualche colpo militaresco, per incoronarsi imperatore. E cost, con tre imperi oltre l'oceano, BrasilevMessico e America del Nord, anche quello di Francia sarebbe durato pili saldo Corne s'era illuso Napoleone! E quei signori sonidevano ancora. Quando fu detto che il desinare em pronto, Il generale s'alzo, e senza cerimonie fece passare tutti gli ospiti neIl a sala da pranzo ; una modesta sala davvero, arredata come quella d'un semplicissimo campagnuolo. Mensa con tesa su una tela incerata, tanti posti quanti erano gli ospiti, su d'ogni piatto un pane easalingo, posate di metallo bianco, molte bottiglie d'acqua, Venne subito servita una gran minestra alla genovese, poi un piatto di baccala, poi una fetta di melone; e via cost, tutta una cosa spiccia, come se del bisognaccio umano di mangiare, ognuno, primo il Generals, cercasse di sbrigarsi alIa pili lesta possibile Ma la parsimonia dipendeva anche un po' dall'offerta di cinquanta lire, che allora egli mandava ogni mese al Comitato dell'insunezione polacca 'DUIante il pasto, gli sguardi del Generale si posavano spesso su d'unodei eommensali, giuntopur esso al mattino a portargli una gran bandiera dalla Calabria Em un omone COS! tozzo chepareva sin basso, bar buto, con due oechi neri lucentissimi,

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d'aspetto buono. E con quei slloisguardiil Generale pareva che volesse avvoIgere quasi d'un'aura di benevolenza quell'uomo, il quale, comesieeppe poi, era un infelice perseguitato che per vincere gli odii di cui i nemicilo facevano segno nella sua piccola tena di Varapodio, aveva dovuto venir a Caprera a farsi, per dir cost, consacrare. . ". '. Garibaldi 10 aveva conosciuto ai tempi di Aspro~ . monte, sapeva che ]'uomo era stato accusato di . averlo servito male e persia tradito, rna che cio non era vero: Se* l'essere bene accolto da lui, se fame andar la notizia, poteva dargli la pace Iaggili, fra Ie tenibili ire paesane, I'effetto egli 10 aveva gia mezzo ottenuto. -. .... Levate, tanto per dir cost come usa, Ie mense, il Genemle salute gli ospiti, esi rith o secondo 'il costume suo nella sua camera, a riposare. Allora la compagnia si disperse per l'isoletta, e ilgruppo di studenti pisani salt sulla punta pin del Tegelloue. Di .Iassu, guardando tra mez~ zodt e ponente, scoprivano Iabella catena dei monti della Gallura, il Balestreri, il Gigantino e pili in lit il Gennargentu, sulle cui fronti brillava ancora un po' di neve .. E dov'erano i Nuraghi? Stavan~ di qua 0 di 111, i quei monti Ie Saline ,? Uno di d 1010, piemontese, ricordava che quand'era fanciullo quel nome gli faceva tenore, perche . ogni tan~o sentiva dire chequalcuno era stato mandato 1U Sardegna a za,ppar il sale, e che da quella pena nessuno era mai tomato Povera Sardegna! Garibaldi pensava a lei con dolore : essa, impotente a
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-51stato tentato qualche colpo mortale : che 10 stesso presidente degli Stati Uniti, ilv Lincoln, era stato assassinato poco avanti ; rna che nessuna mana omicida si era mai levata centro Garibaldi. Che voleva dir cio ? Forse chea cercarlo e a caricarlo d'oro, nessuno avrebbetrovato un sicario da mandargli centro, perche ogni pili tristo avrebbe temuto di sentirsi dire cio che gia il Cimbro da Mario. Altri spingeudo il pensiero anCOI pili Ion.... tano e pili in alto, diceva che l'anima delle genti doveva sentir in se quell'uomo; che doveva sentirlo anche chi credeva d'odiarlo: e che forse pili che al proprio genio guerriero,· pili cbe al val ore dei suoi, Garibaldi doveva Ie sue vittorie alIa co"' scienza dei nemici in campo, i quali, per quanta confusamente, sentivano di combattere centro chi in fin dei conti cornbatteva anche pel loro bene. Strani discorsi di giovani, che pur potevano avere in fondo qualcosa di vero! MaqueIlo che. era venuto gili col suo coraggio di dir a Garibaldi la sua pensata, quando gIi si trove vicino, senti tutto il suo buon bollore dar gin, e confondersi con un certo suo antico senso di scontento provato da lui nella sbarco a Marsala, perche ivi gli era parse d'aver visto come un guizzo, un Iampo, e il Generale far un passo pili lesto, quasi un saltetto avanti, mentre una granata bOI bonica batteva in terra dietro le sue calcagna, Va a sapere come nel CUOl del giovane si mescolassero i due sentimenti generati in lui da cose per se stesse tanto diverse! Ma insomma, Come

rifarsi da see fino a giovarsi dell'aiuto altrui, pareva che con quel suo Iato orientale, quasi senza lido e tutto balze sul male, volgesse malinconicamente il dOlSO all'Italia. • E di lassu, un altro di quei giovani, data un'ocebiata alla casa del Generals, comincio a dire che questi a era un fatalista e il pili imprudente degli nomini, 0 che non aveva nemici. ~ Ascoltate! ~ proseguiva egli, ~ e notte alta: Su d'un punta della spiaggia sbarca una banda di uomini arditi, s'accosta, circonda la casetta, alcuni vi danno l'assalto, sfondano, entrano, eolgono nel sonno il Generale e i pochi che gli fanno compagnia, li soverchiano, li uccidono, se ne vanno .. Il mattino appresso Caprera e muta .. Viene gente a vedere, vi trovanopadrona la morte, E dalla Maddalena, il telegrafo laucia al mondo che Garibaldi fu assassinate. Centro chi saranno elevate le accuse? Centro Napoleone, iI Papa, l'Austria, 0 forse centro quel poveretto di Francesco Il, a centro Ia superba Maria Sofia sua? Erano parole ehe faeevano pensare, perche avrebbero potuto avvetarsi ..Non sarebbe stato bene parlame al Generale ? Ma dove trovar uno tanto ardito da osarlo ? ~ L'osero io l ~ disse quello stesso che aveva fantasticato la tragedia; e come se fosse bastato averlo detto per essere buono a farlo, piglio can gli altri Ia china per discendere e farlo subito .. E discendendo, un altro diceva che quasi quasi non c'era coronate in Europa contro cui non fosse

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avrebbe potuto dire aI Generale che si guardasse, egli che nel suo spirito si senti va rimordsre solo a ricordare che quella volta, a guisa d'un uomo comune, dal pericolo il Generals s'era guardato un istante, quel solo istante, di cui egli si doleva come d'un'ofi'esa che gli pareva d'avergli fatta per aver creduto ai propri occhi ? No, no; non avrebbe detto nulla, Piuttosto sarebbe stato tutta Ja vita a vegliare tra Ie scogliere dell'isoletta, per dale il grido d'allarme, se queI caso fantasticato qualche notte ad avverarsi da lui fosse venuto

Cost aveva

detto

areciteredei

il Generale, epoi si brani dei Sepolcri

Quegli amici giunseroa sentirlo mentre recitava Era una melodia rivelatrice .. lIfai forse, mai altri diedemegliodilui a quei died versi il tono ehe dovettero avere non solo idealmente, quando eruppero daIl'animadel Foscolo , poiche il poeta, che Come sappiamo eomponeva a memoria, dovette dirli improvvisi all'aria rapito. fuori di se nella propria visione, e dirli con voce ehe musicava,

i versi di Maratona,

Ma a colui, in ogni modo, oltre all'ardire sarebbe mancata l'oecasione di stare lt per Ii un poco a tu per tu col Generals, perche 10 t10VO in uno dei suoi pinbei momenti, circondato e ascoltato come un grande artista Aveva egli parlato di scuole con uno degli studenti pisani, il quale per istare quasi in adorazione vicino a lui quanto pili gli fosse stato possibile in quella giornata, non era sa1ito can gli altri al Tegellone E di parola in parola avevano toccato del Foscolo e del suo Cal me. ,~ Credo che gli ultimi quattro versi dei Sepolcri abbiano svegliato negli italiani l'amor della patria pili di qualunque altro grido di poeta Io non ho mai sentito la grandezza della patria e della morte come leggendoli Per questa e per gratitudine, Panna scorso, volli visitare la tomba di Ugo, nel cimitero di Chiswick; una povera pietra, quasi ai piedi d'una gran tone antica, e pietra e terre pare che parlino di lui tra lOIO.

L'incontro dei suoni: Eubea, vedea, pigliava dalIa voce di Garibaldi un' ampiezza smisurata, prima che le parole: Ampia oscurita; la esprimessero; e gia vi balenavano Ie scintille avanti che altre parole del poeta venissero a mettervels. Le pire fumavano; cozzavano tra 1010 Ie aspre consonanti guerriere dei tre versi appresso ; e poi gli aItri sonavano eupi,senza rombo, pel IisoIvefsineIla earicaorrenda di eavalli scalpitanti moribondi ; e alla fine piombavano sull' anima i pianti e gli inni e delle Porche il canto .. Ma quando iI Generale disse: Delle Parche il canto, gli uditali furono investiti da un soffio indefinibile di sgomento .. E che cosa c'era dunque di la dalla morte ; e che trovava l'eroe oltre di essa; e perche l'umanita doveva avere l'eroe che uccide, ehe si fa uccidere? Onde una malinconia quasi sovrumana, eppure con essa, in una confusione mistiea, Ia 1'0lutta del morire. Sarebbe mai vero che la guerra e anch'essa una legge divina? La disse Moltke ,

...
54~· - 55si scusava ; ma come il Generale Insisteva, oso dirgli che sarebbe Iimastoseavesse volute dettargli Ia storia della spedizione di Sicilia n Generale sorrise un poco, poi rispose : - E per chi? _. Per la verita e pel l'Italia, Generate: C'e chi mila a far credere che in Sicilia era gUt tutto bell'e preparato, e che quasi quasi Ia spedizione fu lasciata fare a Lei per comparsa Ed mana veramente i giomi che in Italia ipartiti giocavano a chi negasse pili l'uno all'altro il merito di cio che magari insieme avevano fatto. Le antiche discordie si tisolvevano in quell a guisa, come se gli Italiani avessero voluto vendicarsi in se stessi di essersi costretti alla concordia di un'ora .. Ma Garibaldi, sempre sorridendo, disse al giovane can dolcezza: - Lasciate che dicano t non siamo noi abbaatanza contenti d'aver fatto cio che £acemmo? E se domani volessero scrivere ehe Cavour comandava il Piemontee Farini i1 Lombardo, che ne importerebbe a noi? PUIChe facciano l'Italia, 0 purche la lascino fare a noi, noi stessi diremo che fecero tutto essi. ... Non 10 scrisse Mazzini uno 0 due anni fa? In questo sono con lui. Addie. Tenete desti i vostri compagni di Pisa, e arrivederci sulla via di Roma Semple Roma! 'I'raversando il canale della Moneta, per andarsene alla Maddalena, quei giovani guardavano ancora Caprera, e pareva lora d'aver nell'anima qual-

ma Garibaldi,

no. Egli sentiva pel tstinto'quanto

nell'espressione del Foscolo v'e di pieta .. Fortunato il poeta! Ne Omero, ne Vii gilio , ne Dante, ebbero forse mai interprete che abbia dette Ie 1010 voei cost Callie ridiceva quells del Foscolo Garibaldi Trent'anni dipoi, quelle voci, col significato re·· condito che allora gli parve rivelato dalla musica di cui Ie vest} Garibaldi, tomarono vive e sonanti nella memoria d'uno di quei giovani, mentre leggeva Guerra e Pace del 'I'olstoi. Nella pagina del qual gran libro in cui il principe Andrea cade sul campo di battaglia da eroe, e vi giace svenuto a lunge, sin che risente poi, e guarda e non vede pili nulla salvo che molto in alto un cielo immense, profondo, l'eroe pensa: " Che calma, che pace! non era cost quando io correvo, quando correvamo gridando . Come non avevo osservato prima questa profondita senza limiti ? E Dio sia lodato pel questo riposo e per questa calma! II

***
Quando il sole se n'andava, gli ospiti presero tutti comiato dal Generate Egli li salutava ad uno ad uno come se fossero gente che stesse di casa a quattro passi, 0 suoi casigliani Col giovane con cui aveva parlato di studi, egli, che per dir cost non aveva mai visto scuola, si trattenne un poco quasi in disparte, per dirgli che gli sarebbe sta to caro se si fosse fermata da lui alcunigiomi Quegli

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cosadi cio che ci si dovevano sentire i greci, tomanti per l'Egeo, da qualche tempio di Nume. E queUa visione della tragedia fantasticata da uno di lora sulla vetta del Tegellone, non tomava pili aUe fantasia, perche omai non par eva pili possibile a nessuno che si potesse trovar al mondo un uomo capace di mettersi ' contra tanta grandezza TIOppO grande nella sua semplicita em il solitario dell'isoletta; e come egli doveva saperla popolare d'un mondo suo, per potervi stale vivo lontano dagli uomini, cosi empiva quell'arcipelago tutto intomo d'un fluido impenetrabils all'odio e al delitto: Stava egli Ia, diIimpetto al male d'Italia, come se avesse voluto designarle quel punta per una delle sue grandi guardie marine, Ma questa veramente pensarono poi gli ammiragli della patria, quando si fecero forti di quel punta scelto da lui per sua propria dimora, e mutar ono in fortissimi arnesi da guena la Maddalena, Caprera e la intorno tutto!

(1866)

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Oai fh1aneeseani di San Vito


(1666)

C'e ancora in Terra di Bad qnaleheduno che parH dell'anno in cui da Barletta a Monopoli tutte le citta, tutte Ie borgate della marina, e Andria, Ruvo, Bitonto entre le terre, ebbero le lora vie fiammanti di caroicie rosse ? Se ne faeeva una grande adunata laggiu, come un'altra se ne faceva quassu nel Comasco, per la guerra di Venezia; e da mezzo maggio a mezzo giugno di quell'anno 1866, v'era un arrival'1lecontiuuo datutte Ie patti d'Italia.Goneva il denaro che la povera gente non se n'aveva mai visto tanto tra le mani! Ma un giorno l'orospari di colpo Era piombato sulla nazione i1 cor so fortoso. In breve, non vi fu pin in giro neppure argenta; e intanto che la Banca Nazionale aHestiva la snacarta"' moneta, supplirono ai bisogui certe -ntarcheaa bolla dello Stato; le quali, gommate da una delle 101'0 faecie, si appieeicavano alle horse, aile dita, al panni; e allora fu una miseria ridicola che in p-oehi giomi fece sparire anche il IaIDe

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Manon ostante tutto, la gente era allegra perche presto si sarebbe veduto in terra e in male cia ehe I'Italia aveva saputo divenire, ne' suoi primi sei anni. Erano allegri perfino i francescani del convento di San Vito che sorgeva, e certo sorge ancora, tra Polignano e Monopoli, su d 'una penisoletta tutta scogli L'edificio era umiIe, rna certe linee della sua architettura, certi color] delle pietre de' suoi mud, certi finestrelli e poi i tetti grigi salienti a gradi su verso il campanile profilato nello sfondo azzun o di quel cielo caldo, lampante; qualeuno che Ii vide allora, Ii ha an cora tutti nel sentimento E ci ha anche alcuni di quei frati Si sa che i Francescant non perdettsm mai del tutto 10 spinto del 1010 fondatoro, e ehe anzi quello spirito si riaccese in essi potente in molte occasioni Gli oppressi si appoggiarono sempre a 1010, -, Nei nostri tempi poi, quando un poeta volle creare il tipo del sacerdote quale egli ]0 intendeva, forse per additarlo alla Chiesa futura, 10 fece in un francescano: quando la rivoluzions del popolo pin maltrattato del mondo civile diede la sua prima vampata, questa scoppio dal convento francescano della Gancia in Palermo; a Calatafimi, i sette Irati ehe combatterono tra le file dei Mille, erano franceacani del eonvento di Castelvetrano La democrazia gaIibaldina dovette andar a genio anche ai irati di San Vito, perche un giorno il ]010 guardiano si reco apposta dagIi uffieiaIi del battagIione ehe stava al\fonopoIi, pel pregarli d'andar a desinare una volta neI suo convento E un altro

diquei giorni, benchealcunifossero tipi da ~co~oclasti, quegli ufficiali andaronotutti al cortese ~VltO> E andando discorrevano del 1860, e a PIOPOSlto di conventi alcuni ricordando d'sver banchettato dai Belledet~ini di Catania, si rivedevano can I'immaginazione seduti per ore, benedettini bianc~li el garibaldini rossi, altemati a quelle mense proprio d~ r re can davanti tanta grazie di Dio da sfamare tutti s i ~oY81i d'una coutrada siciliana per t:e settimane. E ehe delizie di vini ' Era stato mesciuto lora fino
del Lacruma Christi .' . Qualcuno anzi ricordava che Telesforo Catoni da Gazzoldo nel Mantovano, dottore in legge a ventun anno, bellissimo giovanealla cui anima allegra salivano spesso, come nebbie a un picco d'Alpe, delle cupe improvvise maIinconie, aveva detto ai due benedettini ehe gIi sta vano ai lati: .. - Perche Lacf'yma Ohristi? E un sacrilegio l A me insegnarono che Cristo Ie sue lagrime Ie pian~e su Gerusalemme, nel Getsemani e sulla croce : 10 diquEllvino non ne bevo: .. ... E i due benedettini ehe aveva a lato, rimasti un po' eonfusi, non ne avevano bevuto neaneh'essi. Il desinare dei fi ati di San Vito fu francescano davvero '. .... Una minestra abbondante, del pesce, delle frutta molte e del vino: ah! del vino sl, anche It vecchio esquisito rna senza nomi profanatori. Invece furono giocondi i discor si, e anche si dissero delle eose gravi II guardiano era un uomo ~olen~e .~ac?~n: Viva al maggiore garibaldino e agli altri pm vicnn

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d'aver veduto otto anni avanti Ferdinando II disceso in Puglia a ricevere Maria Sofia di Baviera, che, bella come la luce, veniva sposa al due a di Calabria, erede del trono Quali feste erano state fatte! E allora la famiglia ieals pareva felice Pino il titolo di duca di Calabria, autieo quasi quanta il Reame, prometteva all'erede la perpetuita del possesso: Ma appena un po' pili d'un anna dopo, Ferdinando moriva nella reggia di Caserta marcido gia prima di esser cadavere: men di altri due anni di poi, una ondata di rivoluzioue era bastata a spazzar via .l'erede anche lui E nessuna potenza d'Europa aveva potuto 0 volute venire a dargli aiuto per salvarlo ! Mentre che il guardiano diceva senza rancors ne rimpianti, i garibaldini ricordavano d'aver veduto nella reggia di Caserta la camera in cui Ferdinando era mor to; e COIl ribrezzo misto di pieta pensavano ehe riel 1860 Ie pareti di quella camera erano ancora scrostate e il pavimento tutto sossopra .. A un certo punto della conversazione, un Iraticello s'accosto al guardiano, e gli disse qualcosa all'orecehio. " S1, S1 t " rispose il guardiano, squadrando un poco intomo ; e chiamati a se con un cenno amichevole tre di quei garibaldini ehe forso gli parvero dei pili buoni, li prego d'andare col fraticello .. E quei tre salirono condotti da costui al piano superiore tutto corridoi e celle, sugli usci delle quali videro appiccicato delle immagini sacre assai rozze, ma vi lessero pure dei versetti di quelli che nella Bibbia si trovano inogni pagina, quasi direi in ogni punta su cui cada l'occhio ; e che conso-

nandoquasi certamente con qualchevoce delI'animo di chi legge, conforbinonnquandci sono grida disperate di dolore. Forse anche per questo iIgran libra dei libri dura immortals. . A un uscio su cui era scritto : Militia vita hominis, il fraticello si fenno e disse: Signori, q~i" dentro c'e un nostro padre paralitico da molti anm: Ha saputo che i garibaldini sono qui, e ne mol vedele qualcuno Entrate .. ' Nella cella augusta, disteso nel suo Iettuccio, giaceva un vecchio, pel gran caldo coperto appena: Aiutato dal fraticello, egli si tiro su alquanto, e allora si videro Ie sue spalle larghe e il suo petto pelle ed ossa Ma gli ocehi gli fia~avau?, e la barba. bianchissima gil tremava, Guardo quei tre che st srano chinati reverenti, e tocco lora la mano .. . _ GIazie, grazie t Mi sarebbe dispiaciuto tanto non peter vedere almena qualcheduno di voi l Fra Nicola, andate pure, tornerete a jngliarli. Ed i1 fraticello se n'ando, pane, un po' dirnala;'lOglia. _ Non c'e nemmeno da farvi sedere, ma senserete; siete giovani e soldati. E eodesta semp_Iice eamicia e tutta Ia vostra divisa? Noi sotto re GlOachino eravamo vestiti da principi. . Intanto levo dal seno una moneta d'argento eon su l'effigie di Murat, e come porgesse una reliquia a baciare, la mostro ai garibaldini. _ La POltO da cinquant'anni, da quando re Gioachino fu fucilato, e nessunome lao pate mai togliere. Quando mi accorgero di morire, me la avvol: . .-"{"."

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gerc .tra la bar ba, Ia inghiottiro magari onde nessuno me la tolga allora, Voglio tenerla can me anche riel sepolcro . Ma ella, padre, quando regnava Gioaehino era disse uno dei garibaldini CUi. 1 cosa " a pareva incredibile. ..-

gia soldato? .

- .Io? EIO can lui in Russia nella Sua ca valleria propno ne~ reggimento che SCOIto Napoleone fin di qua N Niemen ! EIO con lui nel quindi ICI, quan d 0 . . dal . no~ apolitani salimmo fino al Po per liberate e ~nlle tutta l'Italia! 0 se gU italiani delle Marche, elI~ Ro~agna, dell'Emilia ci avessero aiutati! La gloria tli aver unita l'Italia non l'avreste ora oi . t' V1 piemon eSI

L'It~lia, padre, l'hanno unita tutti gli italiani. - Ma il maggior onere 10 vogliono i piemontesi! Invece quest'onore I'avremmo noi gia da mezzo se~ • <t VIVOpel seicento
~olo:. Era II nostro diritto, perche il pensiero d'unire 1 Italia fu nostro fin dai re Svevi ' e I t enemmo '. a

anni

. POi: con arnarezza, come se parlasse ancora risentito di cose del giomo avanti, il £rate narro che dopo aver cornbattuto bene a Cesena e a S'1 ~ belt' I'" pI am .. 0, I napa itani SI erano trovati al Po SOlI' ft. ' con a ;on ~ un esercito e~~lm:, e alle spaH.e i popoli dell Italia centrale ostill 0 indifferenti ' 1'· qua li dilcevano . . 1 dl no~ SI voler muovere solo per far grande un straniero re
Gioachino era gilt piu italiano esclamava il frate infiammandosi E con affanno descriveva la ritirata di noi l ~ . dal Po Diceva

che se gli itallani del centro avevano guardato di mal occhio..o con indifferenza i napolitani, mentre erano passati per andare in su; nel ritorno li avevano dileggiati. A lui poi era toccata dura. In Faenza, stando egli in una piazza ultimo, ultimissimo della retloguanlia, a ossetvare gli ussari austriaci che comparivano dana porta verso Imola, appena voltato il cavallo pet raggiungere i suoi, s'era .sentito gridar dietro dagli usci, dalle finestre : " Va via, napolitano! " E il grido gli era parse tanto pieno di disprezzo, che, diceva, una fucilata nelle spalle gli avrebbe fatto men male. Poi parlo della battaglia di Tolentino, perduta, secondo lui, perche c'erano stati dei traditori, i quali avevano fatto conere tra i soldati la voce ehe Gioaehino doveva perdere la COlona lit dove diciotto anni avanti, da generale, aveva offeso il papa. Allora i napolitani avevano peggio che la battaglia perduto il peusiero che quello di unir l'Italia fosse il 1010 destino, e difatti cinque ann! dopo, fscendo la rivoluzione car hunar a, all'Italia non ci avevano quasi

pii; pensato ..
- Dio, re, Costituzione, fu il nostro grido diceva egli - e can esso ci chiudemmo nel nostro antico Reame Poi il re ci tradt ; fummo percossi un'altra volta dall'Austria che ci punt per lui, per se, per la Santa Alleanza, e giacemmo .. E quando nel trentuno, gli italiani del centro si sollevar oun;

stemmo indifferenti a vederli schiaccia; dall'Austria, come essi erano stati indifferenti a vederla schiacciar
noi .. Stolti
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tutti!

Allora rni feci Irate

....:. 66erano I'amaro succo d'una meditazione cominciata da antico, interrotta e ripresa traverse a chi sa quanti casi ed anni, nella solitudine dell'anima. Ma quei garibaldini Ie avevano ascoltate come una Ieziono eli storia, e paleva 1010 di aveme ricevuto lo spinto dei tatti meglio che da tutti i Iibri studiati. Intanto il fI ate, che si era un poco stancato, ripigliava lena, domandava se qualcuno di 1010 si eta trovato allo sbarco di 1I1a1sala ; se avesser 0 conosciuto certi amici suoi pugliesi ehe v'erano : se Garibaldi sarebbe venuto in 'rena di Bali .. Ed essi i ispondevauo con gran gioia di lui, premurosi e contenti

Certo, Ie parole di que! vecchio

67..:...

sata. Oi spiantano! Si vede che si sentono forti, Hanna Ia guena in faccia, e si suseitano dietro un mondo di malcontenti - E forse di Iivoltosi?disse uno dei garibaldini - Di Francescani no! - rispose quasi offeso il guardiano
Gill nei refettorio e neI cortiletto del chiostro e fuori suI sagrato, gmPIJi di fiatt e di ufficiali discorrevano della legge,. E di quei Irati ce n'erano di vart umori Parecchi parevano quasi allegri, molti ne si ne no, alcuni erano imbronctati suI serio, Ma insomma non fu difficile a quei gaIibaldini andarsene da ospiti grati e da buoni amici rispettosi alla legge nuova Ma tornando, dicevano che quella legge, pel momento in cui veniva, era veramente un atto ardito e quasi da giacobini. Ahime l Non ebbero poi neppur un poco di quell'ardiro ne in tena, ne in mare, ne nei consigli del re, i sei 0 sette uomini che allora tenevano in mano I'esercito, la fiotta, il mare e l'onor del paese!

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Ma gUt da un po' era scoppiato a teneno un vocio strano, e eresceva, quando dimprovviso entre il guardiano nella cella, L'infenno fece quasi 1'atto di gettarsi dal Suo lettuccio, ma egli 10 fermo can una occhiata ; IJOigli disse dolcemente di starsene cheto, che gli Iasciasse menar via quei garibaldini, che sarebbero tomati a trovarlo. ~ 'I'ornerarno, padre, totneremo->- dicovano essi, indovinando che doveva essere accaduto qualcosa di straordinario, e temendo gia eli sentire che qualche 1010 compaguo avesse offeso il convento Ma iI guardiane, tiraudosi dietro l'uscio della cella dove lascio un suo COllYOlSO, cui con un cenno imperioso raeeomando il silenzio, disse: - Faccio perche il POVOIOinfermo non venga a sapere cost suhito la grave notizia t II vostro Maggiore ha saputo 01 ora, pei dispaccio, che Ia Iegge di soppressions delle Corporazioni religiose e pas-

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e l'alttigtierlia. del maggiolt Oogllotti

11 set-timo

tteggitnento

deivofontatfi

e l'atttigliettia

del maggiotf Dogliotti

Nell'ultima settimana di giugno del 1866, Brescia em ancora tutta tur bata pel telegramma che era., stato lanciato a Garibaldi, dal qual tim generale dell'esercito, la notte dopo la battaglia di Oustoza .. Disfoiia irreporobiie; salvate l'eroica Brescia, diceva quel telegrarnrna ! Dunque tutto I'Imp81o marciava centro l'Italia? E la fiera citta, dove tutti colora che avevano vent'anni ricordavano gli orrori della solclatesca austriaca del 1849, si €la sentita pel due o tre giorni come se avesse r iavuto quell a soldatesca gilt ll alle porte. Poi, perche gli austriaci non erano venuti, al tur bamento che se mai si sare bbe mutato in furore magnanimo, era suceeduto in essa un indefinibile sdegno. Chi aveva mai supposto che fosse state possibile un linguaggio tanto da disperati? Cost s'era potuto dare 10 schianto a una dtta come

- 72,Brescia, con quel telegramma, e specialmente con quella parola " Salvate? " Come Brescia avesse accolto i reggimenti garibaldini che avevano gia marciato verso il Trentino, e quelli che appuuto in quei giomi vi erano giunti dal Comasco ; come accogliesse gli altri che vi giuugevano poi dalle Puglie, si puo immaginarlo anche adesso, quautunque siano passati pili di quarant'anni. In se, in quelle Carnicie 108se aveva riposta la sua speranza, e anche nel colonnello garibaldino Griziotti, cui era riuscito di praticare una via a. giravolte su pel contraforte del Monte alla Maddalena, la dove questo da su Sant'Eufemia, a oriente delJa citta ; e lassu egli aveva portato due gr ossi cannoni, il cui tiro poteva dominare Ia campagna e la gran via di Peschiera , pel cui gli austriaci a vrebber 0 forse , tentato di venire Uno degli ultimi reggimenti, che in quei giomi stettero tra le mura eli Brescia, fu il settimo, venutovi da Bali Si era formate laggiu con altri quattr o reggimenti, tutti 0 quasi eli gioventu toscana, romagnola, umbra, marchigiana e eli gin dell'Abruzzo e delle Calabrie e di Sicilia, insomnia del Regno, come in quei tempi, can la secolare, pcmposa antonomasia, si soleva ancora dire: gente a quest'ora morta 0 invecchiata e vicina a sparire, ma al ricordo earlssima Quei reggimenti avevano vagheggiato d'essere tragittati dalla Puglia in Dalmazia, credendo in un piano di guena di cui si parlava e che Ii avrebhe condotti a darsi la mana con Ia rivoluzione unghelese, bel sogno garibaldino di sei anni avanti Invece

-73'-'-, erano stati portati rapidamente in Lombardia, per essere mandati in quel cantuccio del Treutino, a spandere invano tanto lor sangue Comandava il settimo reggimento Luigi Bossi, pavese, tenente colonnello che aveva militate nell'esercito sardo durante il decennia dal1849 a11859, e v'eta divenuto capitano A Palestro si era guadagnata la Croce della Legion d'onore, ma poi PeI ingiustizie che non aveva volute patire, s'era dimesso.. Nel 1860 aveva raggiunto Garibaldi in Sicilia, e ridivenuto rivoluzionario come era stato da giovane, aveva fatti due passi in su nella gerarchia e rnessi i fregi di tenente colonnello suI benetto 10SSO garibaldino Animo tempestoso e violento, par lava di battaglie come se 1a str age fosse stata naturale a lui, anzi a tutti gli uomini; e se non si avesse saputo qual gran soldato egli era, davvero sarebbe parse quasi da prendere in riso: Giungere a tiro degli a ustriaci, lanciai S1 in mezzo ad essi e giu! sciabolare : ccco il tur bine su cui cavalcava il Bossi, E quel tur bine 10 porto sempre anche poi, fino a che in Francia, gueIIeggiando per la Repubblica, mort come una belva gcnerosa, in un'avvisaglia contro i prussiani, in un bosco quasi da solo, Era il Bossi un uomoche all'infuori dena pratica del mestiere sapeva poco ..Ma il suo valore, in mezzo a una ufficialita che aveva letto Dufour, Jomini, Ulloa, De Cristoforis, gli teneva 1uogo di tutto, I comandanti dei suoi quattro battaglioni 8IEmO un marchese Caravita, un Natoli, un Della Monica e quel Nicola Botta siciliano, gin, compagno di Ben-

-74tivegna neIl'insunezione tentata del 1856, divenuto maggiore nel 1860 sotto Garibaldi E poi, nel1862 era stato spogliato del Suo grado nelFesercito regoIare italiano, per non aver volute stale alla playa di andale ad Aspromonte contra il suo generals .. Era un pro de uomo, bellissimo tipo di siculo, il solo veramente soldato tra i quattro maggiori, meridicuali tutti come lui. I comandanti delle compagnie erano tutti giovani provati nel 1859 e nel 1860; tutti a quasi erauo stati in Aspromonte, e se ne tenevano nei 1010 cUOIi pili di qualunque 1010 atto militare, anche quelli c~e e,rano ~eesi a 1vIalsal~.E si chiamavano, per due ~ alouni, Carlo Autongini, Francesco Margarita, Ferdmanclo Secoudi, Pompeo Rizzi, Aurelio Bellisomi, Antonio Germani, Enrico De Poveda ; a casa loro ingegneii, avvocati, letteiati, banchieri, commercianti ; e poi v'erano teuenti e sottotenenti, quali con una, quali can due campagne di guerra nella 1010 giovane vita, e dei medici di battaglione allora gia preconizzati grandi, come Pietro LOleta Pochi erano quegli ufficiali, due in generals pel compagnia, e le compagnie mana grosse di 250 uomini ciascuna . . . ' ma erano aiutati da buoni sott'ufficiali, studenti di Universita, protessionisti, molti dei quali divennero poi deputati e per sino ministri II reggimento dimoro in Brescia tre giomi, a fai fiorire Ie vie di rosso, come diceva il capitano GeImani, che a parole pigliava tutto in celia e ai fatti operava sul serio, anche neUe case pill. da gabbo. Gli umori di quei volontari non erano allegri ; si

-75.".parlava gift della cessione del Veneto alla Francia; e cio addolorava e faceva ira ; il proseguimento della guerra par-eva una simulazione; molti dicevano che Garibaldi avrebbe dovuto pigliar seco tre 0 quattro di quei SUOl reggimenti, pel andar a Firenze a proclamare la repubblicaErano inquieti, anche

tediati.
Ma la sera del 2 luglio, il reggimento fu tenuto sotto le arrni, pronto a partite pel Garda .. E verso la mezzanotte il Colonnello e tutta la sua uffic.ia1it:a stavano sotto la magnifica loggia del Oomune, con Ie compagnie a bivacco nella vasta piazza e neUe vie adiacenti II Oolonnello aveva or dine di scortare la 3a brigata del 5° reggimento d'artiglieria regolare, . mandato dal Govemo a Garibaldi; e a mezzanotte in punto spedi un suo ufficiale al Maggiore che lo comandava per dirgli di far attaccare e d'essere pronto a mal clare al tocco. L'uffieiale audo dall\1aggiore e torno indietro can una mala risposta. II Maggiore dell'esercito regolare ' mandava a dire che non riceveva ordini da colonnelli garibaldini. Bossi? Guizzo come un lampo per andale a impiombar la testa a quell'insolente e piglio con se i primi quattro 0 sei militi ehe si trove tra i piedi. Ma i suoi ufficiaJi 10 circondarono, 10 suppliearono, 10 persuasero ; e allora egli con un gesto violento, can cui parve strapparsi ri:tezzo a se stesso, partt solo col suo aiutante. Pero a distanza 10 seguirono molti. Chi sapeva mai che cosa poteva seguire? E 10 videro entrar come un IaZZO nel cortile dell'albergo

-76 dove, per comune fortuna,il Maggiore stava gia dando gli ordini ai suoi tre capitani. Momenta terribile .. Ma, 0 che i due al primo colpo d'occhio si fOSSBlO subito misurati, 0 che la croce della Legion d'onore che il Bossi aveva sul petto, ave sse fatto sensa al Maggiore e ii Bossi ave sse conosciuto in quell'anogante un par suo, l'uragano sfumo ; quattro parole aspre , due saluti militareschi proprio di quelli di scuola e via, il 0010nne110 tomo tra i suoi. Quel Maggiore si chiamava Orazio Dogliotti Era l'ufficiale superiore che in tutto l'esei cito regolare Iosse pili avverso a Garibaldi, E pel quel che si diceva, l'avevano mandate a servirgli nel Ti entino appunto pel questo: Allam cose di tal SOlta erano comunissime. Poco amanti di Garibaldi erano pure i suoi tre capitani, Emesto Farinetti, Venanzio Olivieri, Man de Rivera; questa poi meno degli altri, perche figlio eli quel generale bOIhonico che nella battaglia del Voltumo, tra Capua e Sant'Angelo, em stato fieramente battuto .. E di che animo mana i lora ufficiali, i sott'ufficiali, i cannonieri ? Chi sa..; peva che cosa a vrebbe potuto seguire nella marcia ? Al tocco preciso di quella notte, il 7° reggimento si mise in mota, e pBI vie quasi deserts sfilo verso Ia porta Tone Lunga, allora aucor celebrate pel Ie helle difese dei bresciani contr a gli austriaci di Nugent nel 1849 A quella porta v'era un po' di gente, donne del popolo la pili parte, che dicevano delle buone parole di coraggio alle compagnie, Ie quali marciavano in quattro file, senate, agili, mute ..Lungo il gran viale fuor i la porta, fu fatto lora far alto ,

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fronte, caricare

le armiE fn un momenta solenne. Tutte queUe quattlomila bacchette piantate a un tratto nelle eanne dei fucili a calcar le eartucce, mandarollo suoni che fecero veder tutto feno fino alle tenebre : poi le compagnie allargarouo Ie file sui due margilli della via; giunsero al passo i diciotto cannoni del Dogliotti, entrarono in mezzo ad esse, e comincio la marcia in silenzio. Si ieee l'alba che la colonna era gEt di HI, da Sant'Eufemia, dove cominciano i tratti rettiliriei int81minabili dena grande strada pel Psschiera, ehe stancano a guardarli anoor piu che a farli. l\ia si sap eva che giunti a Rezzato, 111 dove molti di quegli uomini ricordavano d'essere stati sette anui avanti CacciatMi deUe Alpi, a combattere contra Urhan, la colonna sarebbe uscita di quella via per mettersi nell'altra che a pie dei manti mena a Salb Senonche il colonnello Bossi, cui era stato riferito di alcuni cavalier! austriaci che s'erano fatti vedere ; o che non si fidasse di seguire l'itineIalio presenttogli, per tema d'un attacco di fiance, 0 Iosse trasportato da quel tale suo turbine, voglio dire dal suo furore di trovar il nemico, oltrepasso il bivio, tiro via pel la strada grande; mandn una eompa.gnia a fianeheggiare la colouna lungo la fenata parallela a quella ; e prosegut per Lonato Intanto il sole era salito su, il polverone montava, la marcia diveniva pesante Pesante ed uggiosa, pelche quella brigata dfartiglielia se n'andava in mezzo alle Camicie rosse, non degnando di scambiare una parola can esse)

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quasi nemmenouno sguardo ; tutta bronci« e silenzio ..


Pareva fatta prigioniera a tradimento, scortata al disonoie E cosi fino a Lonato, dove la colonna giunse conservando ~mCOIa beli'ordine, bene accolta daUa gente di quells grossa borgata siguorile, cui pareva el'ayew e aveva iufatti quasi aile porte gli austriaci, fatti baldanzosi dacche s'eran persuasi di a Vel vinto a Custoza. E vi fece alto pel rifociUal8i, rna alla svelta ; perche correva voce ehe tra Desenzano e Peschiera si movesse uu corpo nemico coli. cavalleria .. E pel cio iI colonnello Bossi, non volendo che i suoi battaglioni s'adagiassero troppo, Jasciata passare un'ora, fece suonar Ie trombe, e pel giunta mando a fare un po' di fucilate su di Ull colle lit presso, come se vi fosse un attacco. Basto In un lampo tutto il reggimento era tomato in ardine, e fu Iiplesa la marcia, La quale marcia tra Lonato e Salo comincio a paler lunga Quel sole di Iuglio era divenuto come piombo che colasse fuso sulla via; onde i volontan, che non mana allenati, e i pili si trovavano aUe prime fatiche, cominciarollo a dar segni di stanchezza. Oh come guardavano i cannonier! qnadrati, sed uti comodamente sui 1010 avantreni! AHora la gioventu poco aveva saggiato di palestrs , l'alpinismo, il canottaggio, il ciclismo, erano cose in parte 0 del tutto ignote; o pei o se forti erano gli animi, Ia resistenza dei corpi non et a quale sarebbe adesso dove la necessita venisse. Tuttavia Ia marcia continuava .. J\1a poi la colonna comincio a sfilarsi come un rosario che perda i pipori ;

le code divenivano lunghe, molti volontari si gettavano rifiniti nei fossati, e non c'era pili velso. di farli levare .. Cio clava noia, rna non era il peggior dei mali perche, alIa fine dei conti, posto che non c'era pHI niun pericolo d'essere attaccati, tutto si ridueeva a una rude prova, da cui i deboli, i fri-

voli o'li insofferenti dei disagi, che si abbattono prima 0 poi e anche in faccia aI nemico; uscl:a.no
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natmalmente scartandosi da se ; e quest! tutti lllsieme sommavano a un bel tanto ogni centinaio .. Ma il colonnello Bossi non sapeva far questi conti, e galoppava su e gin tempestando ana Bixio, pero senza fare violenze. Nel suo fonda era buono e giusto, e riconoseeva che il torte era suo. Fors'anehe presentiva che dell'errore commesso a voler far fare quella marcia, avrebbe dovuto rispondere al Consiglio di guerra. Ma se mai, non gliene importava.: adesso l'ira sua era ancor pili forte' pel l'indifferenza di quell'artiglieria, nella quale gli paleva d'indovinare astio e disprezzo .. Essa intanto, la brigata, se. ne anda:~ gia quasi da se, pel fortuna sua ornai senza piu bisogno di scorta. . Va, va eva, fint che soltanto a sera quasi fatta il 7° reggimento giunse a San Pietro Liano,.luogo designatogli pel accamparsi Si dice giuus~ il reggimento cost per dire; ma in verita giu~sero 11Co]o~nello, una ventina d'ufficiali, di quelli che proprio erano temprati a tutte le vite, con forse treeento volontari. II resto giungeva, sarebbe giunto, giunse

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appresso Ma il povero Bossi non 10 i ivide Quello stesso giorno span, mandata agli arresii, E al suo posta
comparve il colonnello Luigi La Porta, siciliano, gran cospirators nell'isola sua. contro i Borboni prude soldato sotto Capua nel 1860, dove in un g!OIllO del settembre, mandate a fare una ricognizione, aveva menato il suo battaglione eli Picioiii fin sotto gli spaiti elella fcrtezza, a rischio eli farseli uccider tutti a cannonate nel tomare indietro .. Era uomod'i~llpeto) non d'arte Tuttavia non elispiacque, perche si mostro modesto e lietissimo eli trovarsi llless~ aIla testa d'ufficiaIi cui, come siciliano, doveva 111 parte la ventura eli comandare lassn tra quei m?nti che, senza la guerra del 1860, ne eg1i, ne g11 altri meridionali, non avrebbe forse mai visti. E questa pare cosa da nulla e non degna oggidi neppm d'esser detta .. Ma invece allora valeva un mondo di sentimenti. OIa, per tomare a quella tal brigata d'artiglieria essa col 7° reggimento dei volontari non ebbe pi~ a fare per un pezzo. Sf ritrovarono poi sotto il fOItina d'Ampola E gia gli artigliert e i lora ufficiali non .p~IeyanO piu quem Vivendo nei campi garibaldiui e presso al qual tier generale, gli ufticiali avevano mutato sentimento; e i lOID soldati (ehe cosa e mai Ia disciplina 1) avevano fatto come JO]Q Anehe il Maggiore non era pili cost come s'era mostrato. sebhene si mantenesse ancora un poco spinose voleva Bezzecca a iargli compiere la conversions.

a .drappelli .nella notte ci volle tutto i1 giorno

e poi: a rivederlo

riunito,

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A Bezzecca, sul mezzodr, la giornata pareva perduta Non era nemmeno valse che ad aiutare i com-. battenti dall'alba, fosse giunto il go reggimento can alla testa Menotti ; si sentiva gia che tra Bezzecca . e Tiaruo battersi in ritirata non sarebbe possibile, e che il resto del dl s'avrebbe la strage sotto il fuoco dei 4500 soIdati del generals Montluisant, correnti in caccia pei due fianchi dei monti. Chi c'era, a pensarlo, a immaginarlo, gli 81 raccapriccia il CUOle ancora adesso .. Ma daIIa stretta di Tiarno improvvisa, Iimpida, fresca sono la sveglia di Montevideo, Ia sveglia di Calatafimi, cui, per usare un'espressione d'allora, rispondevano siuo i morti. "E qui Garibaldi! " Lo dissero tutti: era vero, em lui, la Vittoria N au si poteva pili indietreggiare ; morire si doveva, la dove .. si era;» tomar all'offesa La tromba 10 aveva detto Garibaldi giunse, vide, chiamo - Dov'e il comandante dell'artiglieria? E subito fu dinanzi a lui il maggior Dogliotti - Maggiore, portate tutti i pezzi su quel poggio lassu, tutti! Di lassu dominerete tutto: Il Maggiore si mosse come chi va pel ubbidire, ma passando tIR Ia scorta del generale si fece sentire a mormurare che non avrebbe condotto i suoi ca valli astor pial si lassu, e che di lassu non si dominava nulla, - Signor maggiore, queste cose le doveva dire al Generale t gIi canto brusco il capitano Cario.;. lato delle guide garibaldine. - E come si fa? - rispose il Maggiore.

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~ Si fa eosi! Venga COIl me, Fecero quei due passi per tornars da Garibaldi. si puo andale E allora il leone lUggl. - Eseguite i miei ordini ! TIe parole, tie sole: I'occhio disse il resto e il maggior Dogliotti volo
Generals, qui il MaggiOle dice che lassu non

-83Ma, a un tratto, dall'alto poggio ehe il ~ener~le aveva designate, due, quattro, sei, otto pezzi c?mm: ciarono un fuoco da far paura fino ai montI: Gli austriaci balenarono : Bezzecca principia a bruciare ; le Camicie rosse si lanciarono; compagnie del ~o, del 7°, del go, tutte mescolate, entrarono ne~ VlI~ laggio caricando alla baionetta, scacciarono VI~ ~h austriaci, li ingolfarono nella valle del Conzei, III fuga. Che festa! . _. _ E dal poggio l'artiglieria del maggior Dogliotti seguitava a tirare su quella gente, anche quando non la vedeva pili Ne indovinava la COIsa, e per di sopra alla collins che la nascondeva Ie face:va piombare in mezzo granate e granate ; uno strazio. II eucre dieeva: Basta t. Da quel giomo, anzi da quel momento il magglo~' D og liotti fu di Garibaldi per I'anima Devoto a lUI .1 visse il resto della sua vita che fu poi u~ga, e tutta garibaldina, anche finche duro nell'esercito ~a cui usci generale Garibaldi gli aveva data la gloria.

Guai! Quando Garibaldi parlava in collera, 1'u0111o ehe u'era coIpito, se nel fonda dell'essere suo non aveva nulla cho si potesse destare a quella voce, era annientato per sernpre Se imece quaIche cosa eli nobile aveva in se, I'avesse pur giu pr of on do, I'uomo se 10 sentiva balzar da dentro improvviso, e diveniva in un istante quello che non aveva mai saputo d'essere, quello che non era potuto divenire in tutti i suoi annf Veramente questo non BIa il caso del maggiOl Dogliotti, perche in lui non mancava nulla. Solo aveva il difetto, comune allora a quasi tutti gli ufficiali deIl'esercito, quello d'iguorar Garibaldi, di volerlo Ignorare, ancho pel gusto di credersi da piu di lui. Dunque, al grido di Garibaldi il _M_aggiore vola

E intanto il combattimento durava, e anzi era divenuto piu serrate di qua da Bezzecca, da dove gli austriaci, gia eel ti della vittoria, facevano piovere
racchetts sin nella stretta di Tiamo, intorno alla carrozza del Generals Dna guida, Ettore Gianini da Fii enze, fu colpito Ii presso alIa carrozza, e poco dopo mort

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La sera del 23 di luglio 1866, i giornali di Milano giungevana agli accampamenti garibaldini nel Trentino, i ecando la notizia della battaglia navale di Lissa, eon la irrisoria vantazione che padroni delle acque eravamo rimasti noi, Gli anirni pigliarouo fuoco. Dunque anche sul male la patria era stata umiliata? QuattIocento milioni spesi in sei anni a preparar la fiotta; otto corazzate, sette fregate, tanti altri legni minori e piro-batterie e cannoniere e corvette, con tanti bei nomi e anche can nomi paurosi, Affondatore, Terribil», Fulminante, che s'erano trovati a dar quella battaglia, tutto era state insufficiente a vincere ~ Per giunta Ia corazzata Be d'!talia era colata a fondo, la piro-batteiia Palesiro era saltata in alia; e cost due di quei bei nomi, quasi due simboli, erano stati cancellati Doveva essere bene in collera Vittorio Emanuele 1 II titolo di re d'Italia, guadagnato can sedici anni

- 88di lavoro a tirar tutti a se gli sforzi degli italiani, sin queIli del Mazzini ; Ia gloria d'essere state chiamato caporal de' rmavi a Palestro, mana stati confusi in quella rovina. Gli ufficiali garibaldini e i soldati, la maggior pal te baionette pensanti, secondo che pel elileggio strano si diceva di loro dai vecchi dell'esercito reaoe Iare, commentavano amaramente. Avevano vinto due giorni avanti nel bellissimo fatto d'anni di Bezzecca , ma questa em un'inezia, Ora l'AustIia poteva riderci in faccia, per dare poi il nome della nostra sconfitta di Lissa a qualche sua nave, e mandarla uei mali ~el mondo, a mortificazione nostra, come a scheme del Piemoute aveva gill fatto con Ia Nooara. E la parola tradimento sonava pel quegli accampamenti di Camicie rosse in mille maniere, , Ma che tradimento! Non c'entrava punto il tra~ile rniseri strascichi delle condiamme e di cose, tra le quali si era formate n Regno, e delle quali pare eli non avere, e forse non s'~a quasi pi~ l'idea neppure da quelli che alQ

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Aveva avuto ragione il capitano Antonio Germani da Cremona, un mese avanti, a Monopoli in terra di Bari, dove s'ei ano raccolti e fonnati i reggimenti garibaldini dell'Italia meridionale Un giomo, stando in riva al mare con gli amici suoi, e avendo visto lontano la flotta ehe viaggiava da Taranto ad Ancona, si era concentrato come in un suo cupo pensiero, e aveva detto che su qualcuno di quei legni navigava la sventma d'Italia, Gli amici avevano

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rimbeeeato ehe egli diceva per un suo VElZZO di contrasti, per-cM s'era ricordato che in quelle stesse acque Cesare disse al suo traghettatore che portava lui, Cesare, e la sua fortuna. E il Germani aveva battagliato un poco e poi concluso : " Vedrete! " Era il Germani un pessimista fonnidabile Uomo di quarant'anni, aveva perduto ogni illusione, non l'amor alla patria, pella qnale era stato prode Le sue anni erano cominciate nel quarantotto. Nel sessanta, sul VoltUlno, durante la battaglia del 10 ottobre , udito il colonnello Simonetta lagnarsi dei danni che gli facevano certi cannoni borbonici, il capitano Germani aveva gridato alia sua compagnia: " Fiance destr', avanti! " e via, con essa era andato di COIsa a pigliar quei cannoni. N'era tomato su d'una barella, con un piede fracassato da un colpo di moschetto tiratogli a bruciapelo da un cannoniere horbonico, il quale, povero diavolo, veniva portato via con lui sulla stessa barella, ferito male: e mentre erano portati, il Germani gli parlava frater nameute. N el sessantasei era di nuevo. al.suo ... 0 Ieggimento posto, nel 7 dei volontari, pili pess~mista che mai, schemitore talvolta dei colonnelli, dei generali e fin di Garibaldi, 111a sempre innamorato dell'Italia, cui tuttavia non misurava le sue tremende lampogne, Se la avesse avuta dinanzi in figura di donna, prima le si sarebbe inginocehiato ai piedi, e forse poi la avrebbe sehiaffeggiata. Egli era fatto cost Quella sera che giunse nell' accampamento di Tiarno la notizia di Lissa, il Germani se ne ando

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- 90solo soletto in un bosco a vagal come un Iupo. Non volle stare con i compagni a sentirsi false lodare d'aver preveduto tutto Che gli importava? Egli, pur sempre non vedendo che male, diceva poi che bisognava guardarsi da colore che, a sventure avvenute, si gloriano di gridare: ,,10 l'aveva detto ! " Preferiva COIOIO che, stupiti dei casi tristi, dicono malinconicamente: " Chi l'avrebbo creduto? " E in cia era giusto. Povero Germani! MOll poi piu che settuagenano in Cremona, dov'era nato e vissuto Iicco tra le allegrezze che, pel iI suo singolare genio di contrasto, fin con se stesso, aveva saputo volgere in amarezze Dunque il Germani non c'era a sentirsi dire che aveva presentito il vela sin da Monopoli un mese avanti, quando aveva detto che Ie navi che si erano viste llell'azzullo dell'Jonio portavano Ia sventura d'Ita1ia; rna tornava in mente agli amici suoi, perche allora aveva Con qualcuno spiegato il suo pensiero. II Persano pel lui non em che una gran larva messa su da un mondo di cortigiani nel 1860, quando Ia figura di Garibaldi era salita troppo alta Al Dittatore, gueniero da mare e da terra sommo, intravveduto, sebbene non confessato per tale anehe da 1010, avevano volute contrapporre qua.lcuno di 1010 parte, rna non ]0 avendo in un sol uomo si erano ingegnati alIa meglio a far con due .. .E cost avevano ingrandito il Persano e il Cialdini. Questi (parve inverosmnle in un noma come lui) s'era lasciato prenders al lecco delle loro adulazioni E avevano fatto bene i loro calcoli! Per contrapporlo a Gari-

.-'- 91 baldi era state 10ID assai facile far pensare 'che anche il Cialdini veniva dalle rivoluzioni ; ehe snch'egli era segnato della stampa lasciata dalle sventure della patria in certe figure d'uomini di quell'epoca; era stato forse il piu audace colonnello dell'esercito sardo alla Cemaia ; piaceva pel portamento, pel I'aria un po' romantica, pel fare franco e cavalleresco, per la bellezza sua forte, e non era piemo~tese, e non aveva rivali, 0 almeno questi eran pOChI, Sicuro! 11 Cialdini si era lasciato prendere. Difatti dimentico poi che in Napoli, 11e] 1860, il Dittatore, cui a nome di re Vittorio aveva portato le insegne dell' Annunziata, s'era scusato di non accettarle col dirgli che non voleva avere un'onorificenza ch'egli, il Cialdini, non possedeva Fu spavaldo ue] 18_61, quando inver contro di lui in una letters pubblica, quasi a prnvocatlo a un duello che sarebbe st~to mostruosamente orlandesco : fu crude fino a obliar le leggi della guerra fra gente civile, quando nel1862 stette a veder Garibaldi portato gin ferito da Aspromonte, passargli pngionier 0 sotto la fregata_ su_cui egli stava comandante supremo nelle acque di SCIlla, e non si scoperse neppure per il rispetto dovuto a . queUa grande sventuta Ii~ vero che quei fatti costarono al Cialdini la perdita dell'amore di molta parte d'Italia, rna {mono cose di poi; invece al Persano erano rimasti intorno dei fieri avversarii fin dai primi giorni del Regno, e quelli passavano rfeI invidiosi mentre erano giudici offesi. II 'capitano Germani se ne ricordava C'era egli a Napoli, uel teatro San Carlo, alla serata di gala

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data proprio per iI Persano, verso la fine d'ottobre del 1860! Lo aveva veduto eutrare nel palco da trionfatore, a ricevers l'ondata d'ovazioni saliente a lui dalla plates pella vittoria d'Ancona E aveva anche notate cerro contegno d'alni grandi ufficiali della marineria, ai quali tanti applausi dovevano esse~e pals.i proprio regalati a quell'usmpatOle di ~lo11e altnn. Gia si sapeva che nella presa d'Ancona II molo era state combattuto dall'Albini COn la Vittorio Emanuele, e daI Gam della Mantica con la Carlo Alberto: rna gli onori erano andati al Persano. Ed ogli so Ii lasciava dare, ave sse saputo il mondo e detto cio che vole va ; gli sdegnosi tacevano a lui b~stava, Anzi, poco appresso, nel 1862, osselldo mi. nistro della maIilleria, aVeYR create la caries di ammiraglio ch e prima non esisteva, 0 non si era peritato di darsela da se, cost come se la Botta i mall e 1 mannai fossero stati fatti per lui NOll c'era Garibaldi da tener gin? Ebbene. tutti doveY.ano aiutare lui a tenerlo giu l Intanto ~'li onori che SI succhiava gli avevano riacceso il sangue· S1 era creduto ringiovanito e nelle allegrezze della vita ave~a se~upato le ultime Iorze ; ritinto, elegante in cer ti SUOI panni a colori primaverili, che ali facevano snelli i fianchi, paieva sin quasi bello. '" Oh mago d'un capitano Germani! Aveva indovinato che 1)e1 condune Ia Botta a sciuparsi, non oecorreea d'essere ne un codal do, ne Ull traditore. E dic,eva che per lasciarsi provoeare dall'ammiraglio austriaco senza osai d'uscire a hattaglia dal porto d'Aneona; che pel farsi intimare dal Re di lasciare
.~ • ?',' '

- 93quella specie di na.scondiglio in cui avvolgeva anche . la flotta ; che per ahbandonare la nave su cui sventolava la SU,~_ bandiera durante il fuoco di Lissa, e conele a rifugiar 8i 0 a parer pili terribile nelle toni dell'At1ondatore, occorreva soltanto aver amato 0 amar ancora treppe una vita d'onori, d'agi, di godimenti; facili e immeritati i primi, gli altri.. 011 gli altri, Iasciamo andale! 10 avevano snervato Ma poi [10 cose avvenute, e parecchi giorni dopo Lissa, quasi a scolpare un poco il Persano, pero con forte agrume di parole, il Germani soggiungeva che, avendo Napoleone Ill scritto sin dal 5 di luglio a Vittcrio Emanuele, voler l'imperatore d'Austria cedere a lui la Venezia ch'ei donerebbe all'Italia; e che essendo cio risaputo da tutti, andare a giocar la vita per un acquisto gia certo, a un uomoanche migliore di quel nostro ammitaglio, sarebbe potuto parer follta da lasciar fare ad altri. E dicendo, il Germani ghignava da Mefistofele Ahi! gia benprima di rompere a guena gueneggiata.s'era avuto se11tore di quel gioco tra l'Austria e Napoleone ie l'a-

nima dell'esercito Italiano, tur bata e anchaoffesa, non s'ara potuta liberare dal dubbio d'essere condotta a una tragedia soltanto per parere, senza intenzioni ben determinate, senza quello spirito pel' cui un giovane Stato avrebbe dovuto mira I a vittorie di quelle che stabiliscono la riputazione, 0 fanno sicuri del rispetto preziosissimo anche dei nemici. Non era avvenuto anche un po' COSl doll'anima garihaldina? Certo 81; quantunque fosse sostenuta dal pensiero, che se non altro, le fatiehe e il sangue

..._ 94si spendevauo pel Trentino a occupado tutto, onde alla pace neSSUllOpotesse aver Ia faccia di proporre che fosse conteso e litolto aII'Italia .. COSI pensava e dicey3, iI capitano Germani. . Ma il tene~te Aurelio BelJisomi, figlio d'un mu-

- 95da lui soltanto a disarrnare Mazzini e .Garibaldi e tutti i rivoluzionari, che non parevano pili buonia gridar altro che Roma? Poteva il Cavour aver fatto votar quella legge pel armarsene la sua volta, per dire a colora che aRoma sarebbe andato il Governo quando fosse venuta a presentarsi I'occasione buona Intanto aveva stabilito ben ehiaramente che il passo non si sarebbe fatto se non d'accordo con Napoleone. All, Napoleone l Appunto, il suo mescolarsi tra l' Austria e l'Italia in quei momenti del '66; quell'aver consigliato di non far la guerra con tr oppo vigore;voleva dire nou lasciar che l'esercito Italiano acquistasse coscienza della propria forza E cio dispiaceva lora moltissimo Ma voleva anche dire che d'accordo con lui a Roma non ci avrebbe mai permesso di andale Essi 10 capivano ; c'era di mezzo il Papa, temuto da Napoleone e da loro, da molti di loro cui pareva d'avergli fatta gia troppa ingiuria, essendo rimasti col re, nella guella delle Marche e dell'Umbria. Ma pazienza allora! Avevano avuto l'aria d'andar nel Napolitano a fermat Garibaldi e la rivoluzione ; e in questo concetto avevano riposata la 1010 coscienza. Erano in generale uomini educati dopo la reazione del 1815; avevano studiato il latino nel Tomaso da Kempis ; €lano penetrati dall'idea che anche Napoleons il grande aveva cominciato a perdere dopo che se l'era presa co] Papa .. Quest'idea aveva avuto forza per un pezzo : era stata creduta come nei vecchi secoli quell'altra per cui gli avi avevano vissutopersuasi ehe Ie sventure all'Italia €lana

c.he non soltanto non si vautava del suo titolo antico quanto i Longobardi, rna che anzi, se gli capitavano lettere con su quel titolo abbreviato diceva che 1a. maiuscola M, aggiunta a1 suo nome, ~on 1'0leva dir altro che Marco: Aurelio Bellisomi giudicava . I~ cose pili dalI'a1to Giovane di molti studi, mazz~mano nel :uore, rna nella mente fatto pili aIle dottllne federahste del Cattaneo e del Ferrari entl.ava ~eIlo spinto che g1i uomini danno agIi a'vvennnenti, e questi spiegava fi10sofando, A .lui Ie sciagure rii Custoza e di Lissa parevano un ntomo storico d'atteggiamenti antichissillli delI'.anima i~aliana Rifatta nazione, l'Italia miIitare era HUla,sta III mana d 'uomini, la maggior parte dei quali, pur avendovi pensato per tradizione 1etteralia non l'avevano mai creduta una realta possibiIe qual' se l~ h~va:Tano divenuta in un paio d'anni, '59 e '60~ E I ItaIra fatta voleva d.ire Roma capitals suI serio, pel.clle non era pm per essi un voto di rivoluzionar] aIIa Mazzini, aIIa Garibaldi, La legge d' CavollI J'ayeva procIamata PeuJ ... Riflettevano, Ve~ ! ramento, Cavour n.el '66 era mOlto da cinque anni, e, secondo 1010 ChI sapeva mai qual altro suo pensiero avesse pOltato con se nella tomba? Chi sapeva se la sua legge del '61 non fosse stata intesa

tilato nella difesa di Venezia neI '49 , un mar chese

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- 96toccate pel le colpe dei romani. Questi avevano oppresso il mondo, e il mondo era poi venuto a opprimere i 1010 nipoti Legge del taglione, scritta nella Bibbia I E gli avi ei si erano rassegnati Cost, secondo il Bellisomi, si era fermata intomo a Vittorio Emanuele un'atmosfera un po' somigliante a quella che, mille anni avanti, aveva avviluppato re Arduino; e certi suoi grandi, tra il volere e iI non volere cio che pur parevano essersi messi a fare, ripetevano forse tra se che in fonda a tutto c'era la questione di Roma e del Papa. Scettici, gaudenti, senza pregiudizi nella vita; venuta l'ora di fare, si tr ovavano un po' tutti al soliloquio dell'Innominato ; si volgevano a guardar dentro se stessi, vi si trovavano con un altro se, e si Iasciavano dire da una delle 1010 due voei: II Papa si chiama Vicario di Cristo, 10 proclamiamo anche Dio in terra.. E se fosse vero ? Ne perfidi ne traditori adunque, rna semplicemente uomini oscillanti, alcuni fors'auche illusi d'essere strumenti della Provvidenza, la 'quaIe a frustrar gli sforzi dei rivoluzionari, si serviva di 1010 per dar tempo al Mazzini, a Garibaldi, a tutti i vecchi delle vecchie sommosse di maturare e morire. E finiti questi nessuno a loro giudizio si sarebbe pili dato pensier 0 di Roma

97 ,:.:..

i1 Durando, il Cucchiari e recenti il Bixio, il Medici, altri E poi c'era Garibaldi J Da un giorno all'altrcpotrebbe gettar la maschera, ribellarsi, divenire il generale del Mazzini, tentar di mandai a soqquadro In: monarchia, Ia religione e tutto Che provava il fatto ch'egli avesse gridato " Italia e Vittorio Emanuele" nel 1860? Allora appunto non aveva osato star can quel suo cappelluccio in capo nella sala del trono in Napoli, mentre Vittorio Emanuele vi teneva ricevimento? Non aveva osato nel 1861 eutrai in Parlamento vestitc alla bizzarra in camicia rossa? E del Papato che cosa non aveva detto? Uomo che non rispettava nessuno! Per fortuna avevano avuto il senno di ficearlo neUe strette del Trentino coi suoi trentamila volontari, tutte teste caIde, capaci di piombar su Roma peggio che i lanzichenecchi Ah, Homa! Roma bisognava Iasciarla stare; la eapitale a Firenze voleva dire non aver pili brighe con nessuno; e d'altra parte Firenze spendeva milioni pel farsi comoda e pill bella ehe mai, onde non si poteva ritorle subito cio che Ie si era data Attribuendo tali sentimenti agli uomini neUe cui maui erano state lo sorti della guen a ; e per parecchi agginngendovi anche l'imperizia 0 qualche passione personals di rivalita ; Aurelio BeHisomi spiegava a se stesso e agli amici le nostre sciagure. E ora che anch'egli mort a sessantotto anni, piace dire mestamente di lui, pel farlo rivivere un'ora qual era, almeno nella memoria di chi 10 conobbe; e con lui richiamare i sentimenti estinti
7~
ABBA

I me no timorati tra quegli uomini aRoma sarebbero magari andati : ma poi? Diffidavano dei capi popolari. Rivoluzionari del '21, del '31, del '48 ee n'avevano anche troppi uelle 1010 file .. Ci avevano il Cialdini, che era gia un bell'impaccio, ci avevano

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-99,...;...

non per destatue d'uguali nella gioventu, rna per saggio forse non inutile della psicologia d'allora. TOlnato dalla guerra del 1859, il Bel1isomi, repubblicano ardentissimo, fu uno dei sollecitatori di Garibaldi a 'Villa Spinola nell'aprile del 1860, quando it Generals vi si preparava alla grande impresa della Sicilia. E una volta, can quel1a sua faccia da poeta che ispirava fiducia ed affetto, gli domando quale sarebbe stato il colore della bandiera, " Il tricolore->- gli rispose il generale - e il motto: Italia e Vittorio Emanuele ".. E il Bellisomi, osando di piu, domando ancora se non si avrebbe potuto fare a meno di quel motto. 1I1a il Generale tronco il diSCOlSO dieendo: " Se cost faecio io, mi pale che cosi possiate far tutti voi " Non guari soddisfatto, il Bellis ami chino iI capo; rna poi, fosse pure come il Generals voleva, pnrche si facesse l'Italia! Aderendo al motto di Garibaldi, non usc iva da quello del Mazzini " Pensiero ed azione « ; l'altro «Dio e it Popolo " rimaneva ancora Ia sua fede. E parti furiere della7a compagnia dei Mille, che voleva dire star sempre vicino a Benedetto Cair oli, tra il pill eletto manipolo di volontari che abbiano portato armi per la guerra, pensieri di sapienza in capo e in cnore negligenza di se, fin quasi al rifiuto di cio che si chiama la gloria A Calatafimi gli tocco una palla nel capo, che dito piu dito meno fu tra 10 stenderlo a tena morto sul colle, e il lasciarlo vivo, come 10 lascio, con una cicatrice pet sua bella
della parte garfbaldina di quell'epoca, memoria.

Visse egli, e pelresto diquella guerra fuaccanto


al Sirtori nello Stato maggiore .. E si devette a lui se nella magnifica negligenza d'onoridi quei giorni, fu pensato a formate un eleneo di quelli che poi furono chiamati i Mille.. Visse dunque, e poi seppe il dolore e Ie collere d' ASpI01110nte;ma nel 1866, tomato alla guerra, il motto: "Dio e Popolo » non era pili suo. Aveva Ietto il Buchner, s'era lasciato pigliare dalfascino del libro aHOIa tenibile: Fo~za e JJlateria. E non 10 diceva, non 10 voleva lasciar capire, rna s'indovinava ch'ei doveva molto vegliare su di se stesso per serbare intero il suo bel coraggio di sei anni avanti Poi una notte di uragano tremendo sul monte Pichea, Iassu nel Trentino, a un amico ehe glielo disse, egli non 10 nego. In mezzo allo schianto delle folgori, alIa lotta corrucciata della foresta centro it vento, alle rocce percosse dalla pioggia che ad ogni lampo parevano avventarsi centro qualcuno; egli senti di nuovo che aver la Iorza di stare a quei terrori, di vineerli, e credersi materia soltanto e materia men grande perche men duratum di quelle cose, era troppa umilta. Nel 1867 fu a Mentana, dove vide morire il suo Vigo Pelizzari, quel mira bile sfidator della morte, che la morte volle prendere, mentre correva col frustino in pugno contr 0 i francesi a insultarli. E nei 1870 per amor della madre vecchia e sola, si privo d'andar in Francia a gustar la gioia tutta garibaldina di combattere per quella nazione gia pI esa ana gola dai prussiani, dimenticando che essa

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ci aV8Va tolto Roma nel 1849, che ce n'aveva impedita la via a Mentana. Cost egli chiuse il suo piccolo poems can dolore, rna non cesso di studiare quello grande della patria. E su molte case e su molti uomini venue via via addoloendosi, col guardar tutto sempre pili dall'alto Finl che negli ultimi suoi anni diceva mestamente, che rifatta alIa maniera di Mazzini, l'Italia sarebbe stata molto pili bella ; ma riconosceva che non sarebbe stato possibile rifarla se non come s'era rifatta. Pero si gloriava d'una gran verita La negasse pure chi voleva negarlo ; la gran gloria dei mazzi.niani, dei garibaldini, del partite d'azione insomma, era stata d'aver ci eduto ed osato, in poche migliaia ; d'aver persuaso i milioni d'increduli che l'Italia non era un sogno, e che essi increduli potevano amarla, servirla, goderla, perehe grande era I'anima del popolo Italiano, pili grande assai di quella dei suoi guidatori. Non si meravigliava che tante sublimi e tante miserande case di quaranta, di trenta, di vent'anni addietro fossero state dimenticate; rna gli doleva che la gioventu crescesse, quasi lasciata ad arte nell'inganno per cui ha l'aria di credere che I'Italia sia sempre stata a un dipresso cost com'e Cib gIi pareva pericolosc Tuttavia mort sictn 0 d'una cosa e la diceva: diceva che a buon conto siamo venuti a questo che, se l'Italia press dalla follia, volesse disfarsi da se, il mondo Don glielo pennetterebbe .~ ....

A OASlf\lOO

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A Oasindo

La notte tra iI 23 e il 24 luglio 1866, cinque Camicie rosse salivano dana Valle del Concei per Ia Valle dei MOTti a Monte Piche a Erano giovinotti venuti su can l'anima piena della poesia del Prati; nell'anima avevano sentito per anni sonar il Sarca echeggiato dalle ottave del Rodolfo; e giacche erano la, volevano andar a vedere il paesello del poeta, almena da lantana. Sapevano che Dasindo doveva trovarsi oltre quei monti, e pel essi cio solo basta va. Andawno senza guida, regolandosi col po' d'indicazioni avute a Pieve di Ledro; e""per via trovarona in alto, nei prati di Monte Pichea, segni di zolle smosse di recente, sepolture di morti austriaci, portati da Bezzecca Ieriti a spirar lassu, nella ritirata Quanta 'Ilieta! Forse sotto quelle zolle riposavano uomini coi quali quei cinque s'erano visti faccia a faccia nel combattimento di Bezzecca tre giomi avanti. Cos'era stato di tutto ii furore di quel

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fatt() d'armi? Quei morti giacevano nella pace infinita; quei vivi andavano a salutar dall'alto la casa d'un poeta! Ma piima di rimetteist in cammino, sparsero delle fronde d'abete su quelle fosse Poi pel selve, pet dossi eeeelsi, dopa molto stento, riuscirono a una gala .. Oh ' Eceo laggiu: Quello doveva essere il Sarca
del mio Sarca di1ettose sponda Su cui l'alba raggio del viver mio!

***
Sono passati quaranta anni e piu; il poeta e morto ; morti sono gill tre di quei giovani. Uno dei due che vivono ancora, pensa ora con dolcezza amara ehe forse quell'incoutro di Firenze diede al poeta la mossa del bel sonetto:
E se un giorno vena ehe alquante carte Vergate come amor denbo mi detta Guidino il pellegrin ...

il poeta Ie ave va sempre vedute dall'esilio e sospirate cost Ed ecco laggiu anche Dasindo .. Pareva di potersolo prendero nel pugno: E qual era mai Ia easa del poeta? La gran Musa 10 aveva eulJato sotto un di quei tetti ; e il viUaggio e tutta Ia valle, al sentimento dei cinque strani visitatori, pigliarono nella fisonomia Ia dolce mestizia ehe sempre em espressa nel visa di que] magieo cantors. Uno di essi 10 aveva saIutato a Firenze un mese avanti, e gli aveva promesso di portare pel' lui uno sguardo a quel suo nido, di ridire pet lui i suoi bei versi :
Nacqui sugli errni piani L·a della, mia Dasindo, Dei passed montani Al canto mattinier

011 t le intime gioie del pensiero e del eucre .. Quello stesso, vent'anni dipoi capite a Dasindo. E la vide la casa dell'esule bardo, e contemplo
il balconcel di lariee a man manca

Ia cella
dove la Musa gli sedea compagna!

E iI poeta aveva strozzato data indietro due lagrims, nei grandi ocehi pensosi.

un singliiozzo, e manehe gli 8i erano lotte

"

Un vecchio veniva« per una stradicciola, con in capo una tuba blanca signorile. Pareva il poeta, tutto lui, CUlVO e stance. Era il fratel suo, vestito dei panni di lui Oome si illumine il viso di quel vecchio, udendo il forestiero parlargli del suo Giovanni morto « in Italia l " E intanto una vecchietta mesta e sparuta si accostava modestamente .. Era la sorella. Piansero tutti e due .. E la donna mostrava un tabernacoletto a un incrocio di queUe vie cam-

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pestri, dieendo ; La! egli da giovinetto andava spesso a sedersi la! - S'attIisto anche il forestiero, pensando al poeta morto due anni avanti in Roma nel dolore. in un dolors che egIi aveva detto in cedi suoi versi, rna invano

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(10 agosto 1866)

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Dopo mezzo illuglio del 1866, una gran cartozza coneva su per la via a1 Caffaro, con entro il oarone Bettino Ricasoli, presidente dei ministri del regno. Fu visto, fu conosciuto, fu nominato, e i campi garibaldini fino a StoIO furono subito pieni di dicerie Dove andava il barone di feno? Si chiamava cost, non pet facile canzonatura italians, quell'uomo che aveva veramente del Farinata. Tutti sapevano la parte che col repubblicano Beppe Dolfi egli, moderato, aveva avuto .a, far trionfare il concetto unitatio nel plebiscita toscano de118GO; quando, anche senza esser molto arguti, tutti avevano intuito ehe unita 130Toseana 301 regno di Vittorio Emanuele, e fatto cost passare questo oltre l'Apennino, un regno italieo nella Valle del Po, sullo stampo di quello del primo Napoleone, e quale Napoleons III 10 aveva volute, non era piu il regno in cui l'Italia si potesse Iermare: E difatti non vi si era fermata. Tutti peJ,:-

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tanto l'ispettavanoil Ricasor '. garibaldini 0.. ' . I, anche I pta ardenti ra se 11 baloue andava da G·' , certo non era pel can' li .. ' aribaldi, Si Sig targli umili cose 1 sapeva un poco che iI Rica]' ..., collera centro Napoleone in so ~ era pieno di messo Ie mani nella ' perche questi aveva ] cose nostre fin da .' a guerra scoppiasse e . h' , pnma ehe sale della nosua rico perc e contmuava ad abu. eonoscenza pel be h ' fatto nel 1859 0 ne e e CI aveva . ra pot paleva ehe 11" avesse dell'ItaIia 'I que IllIperatore potente se dopo alv cont~ettto che potrebbs avere un , e1 nil. a su u daIIa rniseria si tt na povera creatura ., me esse a volems f· i1 suo, senza lispetto a ness d. ale placer un pu Ole App to i , gtomi, egh stringeva 'I R un 0 III quei e pel fa1; 1010 accettale ~a V e ,1,1 Gover,no itaIiano deva a lui' e cost f enezia che 1 Austria ee, acendo mira 1 I'ItaIia con un altro d d', ~a a egare a se no 0 1 grat t di narla semprs pili d ll'id ' 1 U me, per tstorM ' a 1 ea di Roma. ~ a non sr sapeva ancnra h' , fatto di tutto per levar d ,_c ' . 11 Rlcasoli ave va Iiano dopa Custoza' . I all'inazions l'esercito ita' 11ec ie aveva scritt I C' e h e " Se non s'imp di 0a ialdini elva subito a og , a.ustIiaci potessera p tir d I1I eost.o che gli ,f ar ire al Veneto nn orzars l'eserciro 1010 di B .., per andar a aceusata di malafed di oerma, I Italia sarebbe . e e lSonOlata Et t Sl sapeva che ezli veni 11 ." an a meno dove il Ii ,~ l~a a O1a appunto da Fenara , m un consIglio senti u La Marmora il C' pl~s~ed,uto dal Re, prealtri grandi, aveva fa~to . ialdini, . II Pm sano e g1i non badare a Napol prevalere 11 suo concetto di eone e di far a ' nel Veneto, avvenisse ." vanzaie 11 CiaIdini pure ClO che volesse avvenira
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Se queste case fossero state couosciute, ilRicasoli sarebbe stato portato in trionfo a Garibaldi dagli stessi garibaldini Egli andava davver« dal Generale ad accertarlo dei forti propositi suoi, e se ce ne fosse stato bisogno,.a mettergli £retta d'occupare il Trentino, per aver buono in mano, alla pace, di conservarlo Vedeva egli che senza il Trentino, senza Ie Giulie, l'Italia non sarebbe poi mai sicura.

*'"*
Appresso, erano venuti l'investimento e la press del forte d'Ampola, e i fatti d'armi di Condino e di Bezzecca, a cui rispondevano bene quelli di Primolano e di Pergine, comptti da1 Medici, alla garibaldina, con la sua divisione di rogolari. E gia il generale austriaco Khun aveva dovuto dichiarare di rinunciare a difendere il 'l'irolo del sud,· com'egli, per austriaco vezzo, chiamava il tenitolio che noi cominciavamo a chiamar Trentino. Ma il 26 luglio furono gettati in mezzo quegJi otto giomi di sospensione d'arrni in cui i campi garibaldini snbndotarono sub ito una pace non bella. Spirati quegli otto giomi, la sospensione fu prolungata d'altri otto, e allora rinacque un po' di speranza nella guerra. I garibaldini eiano nel pili bello della lora esistenza perche le marce, i disagi, i combattimenti, Ii ave-

-_ 113 ;_ dai soliti elemenn che neUe prime fasi delle.guen-, fatte da volontad ingombrano e non reggono I reggimellti, grossissimi da principio, erano tutti lidotti a pili giuste inisure e saldi: avevano pelduto per morti e per ferite molti dei 10:0 mig1iOli ~fticiaIi, anche superion, come AgoS~1I10 L011l1Jardl e Giovanni Oliiassi; ma da queIIa glOventil colta, di fede e gia stata alia scuola di dne campagne, ne veuivano su dei valenti quanti se ne voleva

vano ormai liberati

***
In quei gioIUi d'ozio, eselcital1dosi ed aspettando i garibaldini si addomesticavano un po' con la gent~ d~I paese punta bene vola e in qualche luogo fin nennca, tanto che chi diceva di aver visto i eontadini di Bezzeeca, durante iI combattimento tra Ie vie del ]010 vmaggio, spalale dalle finesue sulle Camicie rosse, era creduto. Ma ora i vaUigiani si laseiavano via via tirar a dire i motivi per cui non vedeva1'o di buon oechio ?al,ibaldi, che dappeltutto era semple stato amatissimo daI popolo Dicevano d'av81 saputo che 1'0leva levar via la religione, chiuder Ie chiese, far ammazzal e i preti PeID, quando ragionavano veniv~no a confessaxe che tutto dipendeva dalla 'paUla di veder accadere a 1010 lassit, cio clle era aceaduto subito dopo il 1859 agli abitanti di sotto al

Caffaro, i quali appena divenuti sudditi di Vittorio Emanuele, avevano dovuto lasciat perire Ie loro ferriere, e nello stesso tempo si erano sentiti ternpestare di imposte .. Che cosa sarebbe stato di low Iassu se anchs al Trentino fosse toccata Ia stessa sorte ? Oon qual denaro anebbero poi fatto salir frumento e frumentone dalla Lombardia? La questione era dunque specialmente di pane Ma allora tale questione non era ancora venuta fuori di tra le altre puramenta pelitiche dalle quali era celata; onde, a sentir quella gente disconoscere la patria pel interessi cost materiali, i garibaldini s'arrabbiavano fortemente Ve n'erano pure che 8'a1rabbiavano perche lo donne erano indii'ti:nenti, sprezzanti 0 nerniche ancor piu degJi uomini ; lila quelIi erano della solita tmba di cui si diceva che avrebbe fatto meglio a starsene a casa.

***
In Tiarno, in Bezzeeca, in Pieve, in Legos, in Molina, in Biassesa, in Pre di Ledro, tutti dolci nomi che si ripetono volentieri perche la c'e gente nostra che ora ha intesa la voce dena patria e Ia sospira ; lit e nella Valle del Chiese, fin sotto i forti di Lardaro, le Camicie rcsse €lano stipate Tenevano i low avamposti fino aHa prima galleria del Ponale, su quell a meravigliosa via che taglia iI tianco della roccia, e pensile suI lago, fa la gloria di quel popolano Cis da Bezzecca che osc idearla ;
SABBA

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-115"-'-Dicevano cost gli ufficiali austriaci, quando veni. vano agli avamposti a conversare con gli ufficiali garibaldini. E ve n'era di cost ingenui nei lorosdegni che fantasticavano fino una guerrada farsi indi a poco, forse subito 0 l'anno di poi, alleatl con l'Italia centre i prussiani, che consideravano come traditori del vecchio Sacro Impero, di cui salutavano il Capo con la mano al benetto ogni volta che 10 menzionavano Ma erano fantasticherie da giovani che quando ascoltano il proprio eucre, credono e

Ii tenevano su pei monti sino a Campi e a Deva; e aUa vista d'Arco e di Riva fiammeggiavano le

Camicie rosse,
Occupavano dunque buona pal te del paese, inquieti, perche ogui giomo ricevevano notisie che quelle d'un'ora distruggevano le altre d'un'ora avanti. Capitavano loro i giomali del Regno pieni delle contese 0 delle collere dei partiti, e d'invettive telribili da una parte contro i prudentissimi, e di consigli supini dall'altra agli incontentabilissimi, che con due sconfitte non volevano ricever Venezia in dono Capitava anche la Gaeeetia di Trenio con tanto d'aquila bicipite in testa, e a leggerla faceva quasi divenir simpatici gli austriaci, perche Ie sue colonne non erano che filze di nomi d'ufficiali morti o feriti nella campagna di Boemia .. A far i conti, vi si trovava che il 3 luglio a Sadowa di duecentomila combattenti ne avevano lasciati snl campo trentacinquemila, e che quarantamila erano stati menati via prigionieri con quaranta bandiere e duecento cannoni perduti. Quanto strazio! La guerra di qua dall'Alpi tra noi e 1010 pareva stata fatta per burla; quella di Ii1 era stata combattuta contr 0 un mondo nuevo che i fucili ad ago avevano rivelato .. Maledetti fueili! Chi li avrebbe mai creduti cost ten ibili? Permettevano alle fanterie di star sene contro le cariche della cavalleria, senza neppur degnarsi di formal i quadrati; e la cavalleria rimaneva a brandelli per le terre, prima che qualche cavaliere potesse giungere a cadet inurna almena infilzato sulle lora baionette

parli il mondo:
Non Ia pensava cost, ne era piu disposto ad abbandonar Ia difesa del Tirolo del sud, il maresciallo Khun che stava in Trento. Questi, al barone Flaminio Monti, capitano dei cavalleggeii di Saluzzo, mandate dal nostro generals Medici dopo il fatto di Pergine, a intimargli Ia resa, rispose che avrebbe difeso Trento come gli spagnuoli difesero un di .·Sanl..gozza, E il Monti a lui: "Ebbene, Eccellenza, LL'''H,UH la prenderemo come i francesi presero Taragona Oh! oh! capitano, ella cita molto bene Ia storia l " ribatte il maresciaIlo; e cosl mostrava di sapere almena con chi avrebbe avuto da fare, Ma un suo ufficiale dello Stato Maggiore domaudo al Monti se era Iombardo, e udito che sl, soggiunse : " 10 son nato a Venezia, nella giovane Francia " Un'insolenza di questa sorte al Monti che sin da giovanetto nel 1848 aveva piantata la bandiera tricolore sulla tone del popolo nella sua Brescia? Una allusione cost sarcastica alia cessione del Veneto alla Francia, di cui si parlava con tant'ira ? Il Monti
1). "

ti14

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IintUZZO I'offesa traverse daparsuo, .e rispose : ." Ed io nacqui precisamente a Brescia, citra un tempo della vecchia Austria " L'ufficiale austriaco inghiottt e tacque .. Monti caro, motto da vent'anni! noi che ti conoscemmo abbraceiamo ancora l'anima tua.

in noniadel: aveVam~ndato' a Garibaldi I'ordine di sgombrare il Trentino .. Gli dava termine Ie quattro pometidians del giorno 11, con questa che a tal ora, I'ultima Camieia 10S8a dovesse avers ripassato il Caffaro; perclie se no

Re;'

guai all'ltalia.

".

'.

***
Nella seconds settimana d'agosto, a do che si Ieggeva Iassu nei giornali, e a cioche vi portavano gli amici, i parenti, i deputati che vi si recavano in visita , a a soffiar nel fuoco, parve che Ie fac. eende' con l'AustIia si inasprissero. Si poteva accorgersene anehe dal contegn? degl~ ufficiaIi austriaci, che non si accostavano piu agli avamposti garibaldini co] desiderio e con le cortesie di prima ..E allora torno l'allegra illusione d'una r ipresa d'arrni, Allegra pei giovani , ma non senzaquaiche grave pensiero pei provetti in queUe cose, perche questi sentivano nell'aria l'alito, se si pub dir C~Si, d'una gran forza addensata nella Valle dell'Adige centro di 10m Tuttav:ia preferivano i rischi della guena all'nmilianto soIuzione che vole~a dar ~i fatti nostri quel prepotente d'imperator del francesi. E tutti erano pronti a tutto. Se non che, Ia notte del 9 d'agosto, si seppe in un lampo finoagIi estremi avamposti ehe i1 gene-

Proprio, sarebbero stati guai. Fra l'Isonzos Trieste, l'Austria ave va ammassati duecentomila uomini, sessantamila ne aveva raccolti nel Tirolo. E avea intima to quello sgornbero, senza iI quale non avrebbe conchluso nessun armistizio; ne trattata COil noi la pace che aveva gia come conchiusa con Ia Prussia. Questa, irata centro l'Italia cho, almena nelle apparenze, non aveva fatto bene la propria parte d'alleata nel triste giorno di Custoza e nell'inersia di poi, poteva anehe abbandonarei E allora ? 0 seppellir l'impero da noi soli, 0 veder tomare duchi, granduchi, Borboni, e l'Italia

rotta e sepolta lei.


oggidi Ia c()nfusione di quella del Grall Qual tiel generale delI'esercito, dove tutti giuocavanoa searicarsi della responsabilita d'aver condotte Ie cose a quegIi estremi, accusandosi tra emuli e rivali, pari e non pari Ma allora iI Lamarrnora prese su di se tutto : "Mi biasimeranno - disse aI Remi chiameranno traditore, mi metteranuo in istato d'accusa: non me ne faniente! " .. E Ianci« quell'ordine a Garibaldi .. NeI Quartier generals del Re v'erano molti di queUi ehe quattro anni avanti, al tempo del Roma

. E diffieile immaginarsi quei giomi, specialmente

118-

avevano blatterato doversi Garibaldi combattere come pubblico nemico: ve n'erano che si erano morse le mani perche in Asprolllonte non era caduto addirittura uceiso dai bsrsaglien, e the poi avevano disprezzato il Govema perche non aveva osato processarlo. NOll avevauo capite nulla della magnanimita di lui che, entrando in quella guena del 1866, aveva chiesto al Govemo di dargli appunto coi suoi pin cari il cenerale Pallavicini suo Ieritore in Aspromonte .. o Percio ora stavano a vedere che cosa eg1i avrebbe risposto all'ordine di ritirarsi Scandali forse! Inveee in quell'ordine due anime di diversa grandezza si intesero a vicenda : una rigida, ancora quasi feuda1e; I'altra che nella sua semplice e vasts visione della vita comprendeva in un solo sentimento tutto quanta v'e al mondo di buouo Il Lamarmora, non amico di lui, 10 aveva avuto in peter suo, quando uscito protestando, di Roma nel 1849, e salvatosi tra miracoli e miracoli, era venuto a eadergli in mano come un reo, mentre egli era govematore di Genova .. E 10 aveva conosciuto, e dell'a1to coneetto che se n'er a formate rimase n accia in certe sue lettere al fratel suo Alessandro, quello dei bel saglier i, e al generals Dabonnida. Lo aveva conosciuto: e poteva star SiCUIO della risposta, che fu, come ognuno sa, quell' " Obbediseo " potente ed alto come il pin alto eomando.

o morie d'Aspromonte,

***
Dall'altr 0 Iato, il non meno pericoloso, tra gli ufficiali che cireondavano Garibaldi 0 stavano nelle file dei reggimenti, molte erano le teste calde, molti quelli che oresciuti nell'idea romantica di saper morire e pronti sempre a morire, ora avrebbero voluto vederlo tirar avanti a far la gueIl'a da se, tentando di trascinarvi Governo e paese Alni avrebbero voluto ch'egli si risolvesse a marciar su Firenze a pigliarvi il potere, ne venisse 0 non ne venisse una guerra civile .. Ma egli, addolorato piu di tutti, diede gli ordini confonui alla gloriosa parola che aveva risposta al Larnarrnora ; e la mattins del 10 agosto, i nove reggimenti di Camicie rosse che stavano nel Trentina cominciarono la ritirata, Non Ii conduceva lui; non poteva gia mettersi alla testa di quella che diveniva omai una rnoltitudine, per menarla fuor del Trentino, in forma neppur d'una ritirata VCIa, chi delle ritirate ave va saputo osar quell a offensiva da Roma a San Marino Allora laggiu aveva avuto a sinistra i due generali francesi Molliere e Moris, a destra, il generale Consalvo con gIi spagnoli e il generale StatelJa coi borbonici, a sbarrargli l'Abruzzo ; in faccia lontano gli austriaci del D'Aspre che aveva sotto di se tre altri generali, 10 Stadiou, il Gorzkowsky e l'arci-

120-

~ 121-

duca Ernest», quattro eserciti adunque

e dieci ge-

nerali contro ; obbiettivo Venezia combattente Ie ultimo sue giornate OUt a Venezia si era gia come andati, rna peI vie torte; la grande anima del Gonerale aveva obbedito, e hastava

Poveri morti di Cimego e eli Bezzeeca! Sarehbero rimasti sepolti in terra italiana, sotto il piede straniero Venivano i ieggimenti con le
1010

salmerie

file intenninabili, che maiciavano

lente, restie, 130-

mentando, imprecando Quei che passavano dinanzi al camposanto di 'I'iamo, guardavano oltre il cancello gii alti tumuli che tra q uelle quattro mura coprivano i morti del 21 Iuglio E forse molti cuori giovani, a quella prima Ioro grande amarezza, avranno pensato che i morti dovevano star la donn a meglio che i vivi al dolore di queI ritomo Di qua da T'iamo, sfilaudo tra i corpi eli fabbrica del forte d'Ampola, ricordavano I'ercismo eli Emilio Bienia che, durante il breve assedio, a veva avuto 10 strano ai dimento di scendere dai monti alle spalle del Io: te, c starvi solo, e aspettare, e piombare alia fino sul comandanto uscito a iespirar un tantino fUOIi dalle casematte gia piene di feriti e di morti ; onde poi la resa. Pin in qua ancora, saIutavano la roccia presso la quale il tenente Alasia

dell'artiglieria regolare aveva'lasciata, come un dono magnifico della parte pill giovane dell'esercito . regolare at Volontari, Ia sua giovane vita. E altr ettan to a vveniva nella Valle del Chiese. Sicch€) a notte, StOlO era ingom bID, e da StoIO al Caffaro c'era addii ittura Ia ca1ca .. E si sapeva che dietro le ultime code garibaldine gli austriaci venivano Ieuti anch'essi, rioccupando in poche ore i1 ten itorio perduto in un mese. Poi comincio a piovere, e giu aequa tt rovesci. La marcia continuava, piu incresciosa, piu confusa Al ponte di StOIO, sul poggio dietro l'osteria che esiste ancora, i lampi facevano balzare a istanti i profili d'una sezione d'artiglieria nostra piantata can le bueche dei cannoni chinate in giu E COIse la voce che quei cannoni stessero Ia per domare i garibaldini, se mai questi, sul passo d'usch dal Trentino, si Iossero impuntati a non si voler pili ritiiare .. malcoutento, il dolore, l'ira davauo eredito a quella voce, che forse era creata dall'ignoranza NeI buio la gente mal cia va angosciata; qualcuno che alzava la voce veniva zittito; molti divenivano insofferenti, cattivi .. Di qua da Darzo, uno, forse il solo che in quelle ore OSO tentare una cantata, fu cereato tastoni dal suo capitano, preso pel bavero e buttato a rotolar giu dalIa ripa al diavolo. Eppure quel capitano non era mai stato violento: All'alba del giorno 11, clie era di sabato, Ia pin gran parte delle Camicie 108se avevano ripassato

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- i23~
che potesser 0 tornare di la daI Caft'ar 0 Ie nostre bandiere? Nessuno certo avrebbe immaginato ehe fossero per essere tanti quanti ne passarono Jl.l[a forse fu meglio Ven anno queUe care terre alia patria per giustizia di popoli. E allora a Cimego e a Bezzeeca potranno sorgere i monumenti che I'Austria non volle erigere in comune can l'Italia, e che per ora gli italiani serbano in eucre, saevi monumenta doloris

il Caffaro, e nella' mattinata venue poi di qua tutto il resto: Molti furono visti piangere snl pittoresco ponte di legno ora sparito da anni; e piangendo parlavano della strano duello che quaranta giorni avanti vi era avvenuto su, tra l'avvocato Tito Cella da Udine, tenente dei Carabinieri milaneSi., e capitano boemo Ruziezka, a1 cospetto delle 1010 compagnie sfilate sulle due sponde del tonente, a farsi addosso le fucilate. Come diversa in cost poco tempo la fisonomia degli uomini e delle cose! Om H, di qua dal tOIrente, addossata al poggio sopra Ie case, tra i castagni, stava una compagnia di bersaglieri regoIari Che vi facevano ? 'I'ornarono Ie voci COIse poche ore avanti alIa vista dei cannoni SOpIa l'osteria del ponte di StOID; tomarono i ricordi amari d'aver veduti i bel saglieri anche in ASPIOmonte, Questi allora erano quasi odiati, e poteva nascere qualche grosse guaio Ma c'era It it generale Fabrizi can quells sua aria biblica, con quel suo fare, che gli mancavano soltanto Ie tavole della legge in mana pel parere Mose vivo; c'erano il generale Haug, it colonnello Calvino, il Civinini e altri autorevoli, e 10 scoppio fu da 1010 scongiurato Bella gloria una sfmiata villana d'anni fra italiani, a sfogar il dolore presente e i vecchi do100i! Comparve di 111 dal ponte un gendarme austriaco a guardare con alia sghena Chi non gli avrebbe tirato una fucilata? Ma altri omai dovevano essere i pensieri 1 Ed erano Ora chi sapeva mai quanti anni avrebbero dovuto passare prima

FEDERICO TESSERA·.

?edevieo

TessevQ

Sara sentimentalismo, si! rna come i sontuosi monumenti nei cimiteri, anche se d'uomini che gli abbiano meritati, toccano meno di certe umili croci piantate su fosse di sconosciuti e mezzo nascoste nell'erba degJi spazi comuni ; cosicerte figure d'uomini che se n'andarono in silenzio, son care e dolei alIa memoria pili di quelle di tanti, i cui nomi fureno e sono celebrati meritamente. Questi ricevettel 0 la lor 0 mer cede ; anzi, gia da vivi, la ricevettero anticipata, e talvolta da qualeuno di quelli oscuri, nelle maniere pili strane. Vive e grandeggia unoil clii nome suona in Italia e fuori d'una celebrita coraggiosamente conquistata nel campo delle scienze, dove entro quarant'anni fa quasi da stravagante poeta. Pareva allora un utopista pazzesco della specie di cui all' eta che in sua parve Tommaso Campanella: e con Ie sue prime voci fece sorridere e fino schiattar qualcuno dalle

- 128risa, Ora iI mondo 10 ascolta, e se in qualche caso qualcuno sonide anccra, 10 fa can certo ritegno, corne gia persuaso di dover presto pigliar sul serio cib di cui sonide Ebbens, quasi quaiaut'anni fa, un giovane medico, sviato dall'esercizio della medicina, un po' perche era ricco, un po' perche gIi capito di cominciars ad esercitarla quando la patria voleva dei soldati e dei nvoluzionan, ed egli Ie ubbidi ; un altro po' perche la medicina, come la intendeva lui, non era ancoia cosa da parlarne ; mise tutto il suo beU'ingegno a seguiI le dottrine nove di quell'uomo, e se ne pasceva, ed esultsva per lui, e 10 esaltava tra gli scettici e i denigratori, tenendosi pero lontano da lui per non parere un piaggiario Ma ogni volta che quelI'uomo veniva fuori con uno di quei suoi lampi che abbagliavano e stordivano, egli invitava gli amici nel suo quartierino che dava sulla piazza doy'e il teatro della Scala, e lit si faceva festa. Quegli amici, che erano tutti giovani anch'essi e qualcuno medico, vissero i pin tanto da veder avverato ogni pronostico di lui; onde fu che quando il nova tore la vinse sugIi invidiosi, sugli scettici, sui denigratori, parve 1010 che chi 10 aveva cost bene indovinato, avesse ingegno da quanta lui, e Iimpiansero che l'indole, i tempi, Ia politica, gli aveSS8IO tolta Ia voglia di studiare per conquistar anch'egli la gloria Buono e cam Federico Tessera, come si ricordarono COIl mests gioia quelle tue belle serate 1 E come agli amici mescevi iI tuo vino di Capri, e come Ii facevi here al trionfo di Cesare

-- 129 ...,;_,

Lombroso!

Bevevano alla scoperta del111ondo interiors umano tutta 0 quasi ancora da farsi ; alla sistemazione dell'igiene dell'anima; alla dottrina delle forzeriel male da cercarsi nella fisiologia di chi 10 fa; insomma a una quantita di cose che non sapevano definite rna che nelle 1010 anime sentivano come promesse sicme delleta che veniva Era ii Tessera eli Meltone nel pavese, ma stava sempre a Milano. A veva una stanzett.a da studio arredata come quella d'un artista, can toruo torno aIle pareti, su certe mensoline graziose, un numero grande di bizzani animali in gesso, di quelli che hauno la testa mobile tenuta in bilieo per via d'un gancetto in un tubo che fa da collo E quelle sere di festa, col bicchiere in mano, andava in giro dando a ciascuna di quelle teste un colpettino, onde tutte si mettevano a dondolare come a far cenno di voler dire di sl. " Ecco! ~ esclamava allora il Tesseraecco cin che sara domani, fra un anna 0 fra dieci anni: diranno tutti di st queHi che ora si crerion« d'essere qualcho cosa negando ".. E beveva e invitava a bere alla gloria di Cesare Lombi oso. Sa egli il Lombroso d'aver avuto quell'amico presago ? Allora iI 'I'essera passava per un bell'originale anche lui Diceva che si sai ebbe messo a. fare il medico quando la medicina si fossa elevate a magisnatura civile. E voleva dire che i1 medico dovra un dt eutrar nelle case per impediro ai mali quanta sara possiblle d'entraivi 1010; e non per trovarvi gli uomini gia ammalati, a contendere per la 1010 vita spessissimo invano, invccchiando tra le delu9AB'"

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sioni, divenendo scettici, gravandosi d'enori e incolpandone la natura ..

la coscienza

scenti,
1010

pet avervi paitecipato

nell'eta

bella dei
···.···1
I ~.

vent'anni

hue, Ie vicende della vita 10 trassero a eser citar 1a professione, proprio corn'egli non avrebbe mai voluto; e allora ando a ficcarsi in una valle delle Oiobie Sapeva che lit si sarebbe almeno trovato tra genie semplice, che uscita vittoriosa dalle fasee, dalla puei izia, dall'adolescenza, campa perche e nata a campare da forte, e del medico ha poco bisoguo Ma la sua bella vena d'allegrezza gli si esaun PIOPlio allora, e non gli tomb pili neppur pe' giorni che non potendo egli far a meno affatto dd mondo, invitava a trovarlo fra Ie montagne gIi antiehi amici .. GiG avveniva una volta aU'anno in uno di questi quattro giorni, 5, l l , 15 0 27 maggio, date memorande pel lui e per essi; Quarto, Marsala, Calatafimi, Palermo. E gli amici v'andavano fedelmente Ma 10 tr ovava no ogni anno mutato alquanto pili di peusieri e d'umore, come se a star sempre solo, poiche la vita gli correva lassu monotona ed infecomIa, tutto il passato a fOIZa di ripensarlo gli si fosse alterate nel soliloquio della mente lipiegata sovra se stessa. II fatto e che il 'I'essera pareva che facesse uno studio di cose paradossali da dire in quelle cecasioni ; e se i discorsi cadevano, com'eia naturale, 8U gIi uomini e sui fatti che essi avevano C0110sciuti, gli venivano dei momenti da tal nascere delle mezze baruffe. Eppure piacevano C81te sue tirate sugIi avvenimenti di cui quegli amici andavano pill orgogliosi, 0 per averli veduti svoIg81si da adele-

Si parlava di Milano? Ah Milano! Chi ]e poteva contendere d'essere stata cia che fu? Lui, il Tessera : Allora nOll pareva pili neppur lombardo .. NIilano? La pigliava fin dall'eta dei Comuni. "Milano col suo orgoglio indispetti tutte Ie citta lombarde, e allora impedt la formazions cl'uno Stato grande e forte nell'Alta Italia .. Nell'eta Viscontea non seppe che servile; spagnola si lascio cOllompere e invant pili rapidamente eli quello che gJi stessi Filippi bramassero ; austriaca dimentico fin d'essere stata distrutta dal Barbarossa "E gU amici facevano urli che empivano la casa come un uragano. Il punto si faceva serio quando parlava delle Cinque giomate. Alima gli uscivano dei giudizi da farlu sotterrar vivo. Che cosa erano state veramento le Cinque giomate? Una bestialita del Iiadetzkv, E ne dava spiegazioni alJa sua maniera, aftellllanclo persino che, nei piedi del Radetzky, egli avrebbe finite tutto senza sacrificare neppui uno de' suoi

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soldati
Gli amici si guardavano, incerti se prendeie ancora sul serio cia che egli diceva "E i milanesi poi? -- continuava il Tessera-~ i milanesi, dopo che ]'ebbero scacciato, inseguirono forse i1 Radetzky? II Manara che capi cia che si doveva fare, in forse corupreso, secondato, seguito? Da pochi Pei milanesi, Radetzky fuori delle mura di Milano, andasse a falsi dare i resti altr ove : fa, cessero le altre citta e le terre cia ch'essi avevano

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fatto, e pel l' Austria in Lombardia era bell'e finita. " Sapete che cosa mi pare, amici'? - concludeva il TesS81 a solennemente : - mi pare che dalla parte del Radetzln, con la tentata eonservazione di Milana; dalla par te dei milanesi, col non averlo inseguito dopa aveilo Iatto uscii fum i dene mum; con le Cinque giornate insomnia 111ipale cue sia stata scritta allora l'ultima e taidiva pagina della storia del Uedi08\0 e dei Comuni ' " Il ragionamento del Tessera Call all'ultimo Questa specie d'epifonema, per malta che ne fosse 1; stranezza, colpiva g1i amici per modo che nessuno sapeva It per Ii trovar il verso eli eoniutarlo. )\1a S8, nella confusione dei disco.si che ne scguivano, qualcuno riusciva a fargli intendere che, ragiouando COS!, egli andava diritto a ricouoscere che tutta l'opera dei patrioti rivoluzionari, per maudar via l'Austria, sarehhe stats inutile, senza esei citi rezolai i, e parchi d'artiglieria 0 generali e qUaJ:ti~Ii generali ; il I'esser a diveniva pensoso E poi n'usciva dicendo che fosse pure; e che ci(j pr ovava una gran cosa ; pi ovava che luomo di maggioi senno era stato Garibaldi. Gar ibaldi, con l'ingegno ('lei suo gran CUOle, ne aveva saputo piu eli tutti Allora quegli uomini si volgevano ai iicordi delle 1010 impressioni di quando erano student! ed anche cospiratoi i Hicolda vano le ai denti quistioni suscitate dall'idea lanciata da Daniele Manin, intcsa a raccogliere tutte Ie Iorze iivoluzionarie iutomo al Piemonte, e a star e tutti con esso fiuche il Piernonte fosse state pel

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l'Italia. Quanti contrasti allora, quante iI8, quante ingimie! Itimanere per sempr e sotto il giogo austIiacoe sotto quello dogli alti i tirannelli d'Italia, piuttosto che servile all'ambizione di quei savoiardi: Non c'era bisogno di 101 0, ne della 1010 bandiera con 1a loro cicce l Bastava che data l'ora ogni campanile suonasse a stonno, che ognuno s'arrnasse d'uno schioppo, pigliasse un badile, una falce, un sasso, e si poteva fare senza re .. Che cosa si poteva aspettare da uno Stato regio, da quei chinesi di soldati che si lasciavano portal in Crimea ana coda dei soldati dell'assassino della Repub blica romana, dell'uomo del 2 dicembre? Avevano inteso dire queste cose con sentimento generoso, mentre erano giovanetti ; Ie avevano ripejute anch'essi nella loro prima virilita; 111a si ricordavano pure che a poco a poco avevano consentito d'unirsi al Piemonte uomini veramente rivolnzionar] di CUOle. Q,uesti avevano detto: ,,1'il1sullezione si! l'abbiamo fatta nel '48, In rifaiemo, PeID come atmosfera che dia da respirare a un esercito gia ordinate e saldo e ricco d'armi, di tesor o, di tutto », Aveva fatto poco senso la notizia che anche Garibaldi si era couvinto di quell'idca? Molti, che pur ne avevanodiIitto, avevano avuto be] gridargll che egli tradiva la parte repubblicana, da cui nel '49 in noma em stato create capo militate della rivoluzione futura Egli aveva segnito l'idea di Manin, aveva dato il suo CUOle, per dar poi, a OIa venuta, la sua mente e

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E con cib aveva mostrato i1 suo genie ancor pin che con le sue guerre, E non 10 avevano forse poi approvato essi stessi da giovani? Non avevano piantato Ie famiglie, gli studi e tutto per passar in Piemonte, annarvisi e tarnal in Lornbardia? NOll avevano curate neppur 1010 di qua] occhio li avessero guardati i vecchi piemontesi che, uscendo dal Piemonte, dicevano ancoia di andale in Italia, Garibaldi aveva avuto ragione. Ene era venuto ehe entmti tutti insieme nell'impresa di scacciar gli austriaci ; monar chici, rnazziniani, garibaldini, unitarii, federalisti, eostringendosi a vicenda a passar certi Iimiti e a rimanere in certi altri, s'erano trovati ad avere invece fatta l'Italia nella forma in cui si fisso. - Megfio era ~, gridava ancora qualcuno della comitivameglio aspettar altri cinquant'anni, sin che la Prussia fosse pronta per gettarsi con l'Italia e l'Ungheria sull'AustIia e cancellar dalla terra l'Impero ! - E sara anche vera ehe sarebbe stato meglio, ma questa e senno di poi E insornma, cinquant'anni] Perche mai si avi ebbe dovuto lasciar a patire e a perdere il tempo due generazioni : perche Iasciar invecchiare e morire Mazzini e Garibaldi senza ehe avessero veduta la patria libera ed una can Roma sua? - Cosi rispondeva qualcun altro ; e allora il 'I'essera e gli amici suoi continuavano a discorrere pacatamente, No, Nessun partite aveva diritto di far perdero il tempo a due generazioni. E poiche tutto quanto c'era di gia migliorato in Italia si doveva

it suo braccio

aJI'illdipendenza ed alla Iiberta, ci fossero pur ancora. delle miserie quante se ne sapevano, ben si era. fatto a riconoscere che non metteva conto di aspettal e, di trattenere gli italiani dal fare i milacoli che avevano fatti dal 1860, e che erano ill via di fare sempre pili grandi nel migliorare la patria e se stessi - Ci ponemmo in viaggio - conchiudeva uno ehe non era neppur dei pili aecesi - ci ponemmo in viaggio con color 0 che non amati da noi ci odiavano ; marciammo conoscendoci via via un poco, rna sempre facendoci il broncio a vicenda, bisticciandoci, offendendoci spesso; ci facemmo qualche volta per sin Ie fucilate addosso ira noi. Ma quante some si aggiustalono per via! E Federico Tessera gioiva Guardava qualche ospite suo che, pur conservatosi repubblicano come lui e gli altri, teneva cam la croce di Savoia guadagllata da bravo suI campo di battaglia ; ne guardava qualcun altro che di croci pur meritate non aveva volute sapemeMail suo CUOle batteva con quello d'alcuni altri che di repubblica e di monarchia non parlavano gia piu fin da allora, e che ascoltavano voci vi cine gridanti ben altri nomi / Oh 81 l Molte some si mana aggiustate pel via; // rna fin da quando giovanissimo si era esaltato in se stesso per le dottrine del Lombroso, i1 'I'essera aveva intravvisto una eta di giustizie dovute alle moltitudini, perche 'tuttonon poteva essere finito con la liberta di gddare; "Viva la liberta viva l'Italia! " senza andar sulle forche

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1\1or1poco pill che cinquantenns sul finire del 1894 Non vide adunque il cammino fatto dal mondo verso i nuovi ideali ; e in quanta al suo strano giudizio suI Radetykv e sune Cinque gioruate, non si puo immaginaie che cosa avrebbc eletto nei tristi glomi del 1898 in Milano, se gli fosse toccato il dolore di vedeili come altri eli quei suoi amici 1i videro

uuigi

Can toni

Non so se Garibaldi, quando cerco it nome da dare all'eroe d'uno de' suoi romanzi, abbia visto passare nell'immaginazione, oltre alla figura del Cantoni di Forli, caduto nella mesta gloria di Montana, quella d'un altro Cantoni di Milano, ivi motto nel1883, un anno dopo di lui e finite in un letto da un male egli che aveva sempre desiderate di morira in piedi. Ed era stato degno almen died volte di morire di quella che allora, can linguaggio mazziniano, si chiamava la bella morte, volendo dire di una palla in fionte 0 11eI Clime .. Se mai il Geneiale, cer cando ii nome che diede al suo Groe,8i ricordo di lui, il Cantoni merito l'onore d'essere chiamato fuor i dalle file di camicie rosse che, nella solitudine di Caprera, il Duce faceva certamente passar dinanzi ana propria memoria. Aveva nome Luigi Figlio di popolani, era uscito medico dall'Universita di Pavia, che nel decennio

- 140da.l 'JeD a1 '59 In scuola di praparazione aUa gueua quasi pin che centro eli studio L'anima del Cantoni vi si era nudiita dell'opora eli Mazzini. E pel lui la stoi ia della patria cominciava dalla Gioooue Ita.lia Tatta quella del passato hisognava non disprezzarla mit lasciarla, diceva eg1i, allo studio eli chi voleva toirneutarsi a cercare cui Iossero imputahili le miseiie italiane, se alla Chiesa, se ai Grandi. se al Popolo ; pel b questa per lui CIa innoceute tutto Fisso in quel suo punta e tutto col pensier a nel gum Genovese, il Cantoni uon voleva sentii parlare eli Carlo Alberto. FOlse pe1c116 era di CIlOIe tenerissimo, temeva il i icordo degli ultimi casi eli quel piincipe ? Certamente sapeva, e doveva pai ergli cosa da tragedia antica, ii colloquia eli lui con un 8antarosa goveinatoie eli Nizza, in un'alba fredda eli maize, quattro glomi dopa la battaglia di Novara, in mezzo alia via" aile porte della citta gia tutta piena del nome di Garibaldi, meutre egli non pin re, come ventott'anni avauti Santone, stava Del uscir dalla ten a italiana pOI semp] e E la morte di lui da francescano antieo in OPOltO? Agli ocelli del Cantoni non poteva non aver qualche cosa di somigliante con quella di Mazzini in Pisa. Tre punti di raffi onto doveva anch'egli trovare nella vita eli q uei due, i soli terse che non risero mai ; la letter a del profugo al llUO'O re nel 1831; I'appellativo di Amleto (lella monarchia, dato dall'ex-triumviro della i epubblica romana al vinto di Novara nel 18M) e ' 1,umi·1e moite. Temeva duuque il Cantoni d'intenerirsi a quei ricor di? Sia como si sia, egli di Carlo

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Alberto non voleva south parlare, e nella sua coscienza ne a veva il diritto ~e aveva diiitto sul serio, pei che sebbene dal 1849 al 1859 avesse udito tornare a dar del traditore a Carlo AH)81to, veuuta rom eli prendere un fucile, nun s'era tu ato in dispai te, a far 10 sdegnoso col

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pretesto chenella handiei a della risccssa si vedeva 10 scudo eli Savoia, Eel era pal tito, e si eta an nolato nel (JO battaglione di bersaglieri senza badare che fosse 0 non fosse 1egio. Di quel battaglione
rammentava sempre con gioia il maggiore Haikelburg e i suoi discorsi che finivano sempro come i salmi in gloria : " Eiglioli, quando piomberemo ill mezzo a qucgli austriaci, altr 0 che in Crimea! Qui c'e la " Di lui, Cantoni, si sa da pochi amici, aucora super stiti, questo fatto da ridir sottovoce. II giorno appresso alla battaglia di Magenta, essendo egli della Divisione Fanti, stava sentinella al ponte di Butialora Passava Napoleone III II giovane bersagliere si senti il sangue tutto alla testa, vide IOSSO, eb be un Iampo d'ira Scaricare la carabina nel netto all'uccisore della repubblica romana, che vendetta allegra l Esser fatto a.l)flzzi dalle Cento Guardie della scorta, ma avere steso in terra colui! Ma l)eJ ±01 tuna, que] lampo d'irs non of(\lSC() la mente al Cantoni Non era colui, in quell'ora, l'alleato liberatore ? Primo nella storia conduceva da Hoi un esei cito amico ! La palla di carahina del Cantoni qual de' due uomini avrehhe spento ill colui che 101se ei a un grande infelice t E il Cantoni cosl

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-143 del Duee sommo, fu clivetsione pel momento ehe passava, e indica.zione pel di poi alIa marcia ch~ aVlebbelo dovuto fare il Medici, il Cosenz ed altr i condottieri di voloutari, fie la 1010 forza non fosse divenuta necessaria in Sicilia: la marcia insomma elm, come il corollario d'un teoroma, fu fatta dall'esercito eli Vittorio Emanuele nel settembre di quell'anno glorioso .. Erano 61, annati ognuno dibuona carabina, di rivolte11a e in camicia rossa. FIa 1010 iI Cantoni tlOVO l'amico suo Giovanni Ferrari, milanese come lui, dottore in legge e scultore, molto a lui somigliante di temperamento, di carattere e sin di figura, salvo ehe egli era tozzo e piccoletto e questo alto, spigliato; ma nel viso avevano una certa alia di famiglia, paievano quasi dello stesso saugue. Cosa un po' strana, pel milanesi ambrosiani veri, ne l'uno, ne l'altro erano punta allegri. E vi trove tre medici di Parma, Raffaele Bandiui, Camillo Foehi, Giuseppe Soncini, nobili spiriti e tutti e tre come lui mazziniani, e che subito furona amici insieme col suo compagno Francesco Locatelli da Pontida, dottore in matematica, uno che sui classici s'era fonnato un ideale d'uomo come quello eli Giovenale vagheggiato anche da Mazzini " Animo forte, senza paura dena morte, dono della natura; cap ace d'ogni fatica, d'ogni patimento, non accessibile all'ita, non hramoso di nulla t " .. E tale il Locatelli era riuscito A forza di specchiarsi in quell'ideale, 10 aveva 1e80 vivo e operante

mutate, presentb l'arma all'Imperatore. Quando ripensava a que1 suo momento rabbrividiva ancora dopo molti anni Fatta la campagna di Lombardia e tomatone bene, salpo da Quarto COil Garibaldi, milite della t» compagnia elei Mille, comandata da Beneeletto Caiioli. Ah! AHOla si sentiva d'essere nel proprio mondo Tutti erano vestiti da borghese, tutti repub .. blicani ' Ma a Talamone, quando fu tonnato il drappello che ruppe il confine fra Ia Toscana e il pontificio, e che nella cronaca di aHOIa prese il nome del colonnello Zambianchi. egli volle essere di quel drappello, e ottenne da Bixio d'entrarvi Credeva come gli altri d'andare a far da avanguardia a tutta Ia spedizione. Basta dire che Bixio vi lascio andare con Guglielmo Fumagalli e gli ingegneri Locatelli e Panserini anche il Cantoni, pel affermare che quel drappello doveva essere composto di gente degna e non di scarti, come con leggerezza e con ingratitudine per molti eli quegli anni fu cr eduto. Ora Ia verita e Ia giustizia furouo ristabilito da un pezzo 1\1a di recente, il generals Giovanni PittaIuga (1), ehe giovanissimo fu di quel drappello, gli 1 estitul la nobile fisonomia; e non solofs', cia, ma indagato il pensiero eli Garibaldi, dimostro a prova di documenti e di logiche deduzioni, che la missions del Zambianehi e del suo piccolo corpo, nel eoneetto
(1) Vedi a questa pIOpOSitO: Dioeisione del generals GIOPI rrAI,UGA., - Roma, CRSR editrice Jt., 1904,

VANNI

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- 145casale di Latera nel Viterbese, un'avvisaglia nottnrua eli quelle che nella 1010 teuibilita Jim caro ai soldati ritrovare in qualehs cantuccio dell'anima alcuna idealita dell'oltre tomba E mentre narrava, i suoi periodi parevano stanze del Byron, diletto in quei tempi alla gioventu cui 10 avevano fatto amare il Mazzini e il Gueirazzi .. Capo d i quell'avvisaglia fu Ia uno Stoppani d' Anagni, un etmano, un emiro 0 eio che v'e eli meglio baironesco, ma teuibile uomo, nato ad uccidere e a mor ir ucciso, come alcuni anni dopo mon. Nella parola del Cantoni balenava Ia sua figma 8 Ia sua tempesta ; si vedevano scintillar gli occhi di lui tornante da quell'avvisaglia, come un demonio, su d'un cavallo bardato da gueira ; e se ne udiva la voce dir che laggiu nelle tenobre, in qualche tossato, giaceva moi to il gendarme pontificio, cui egli aveva P18S0 quel cavallo, Ie a1111i e la vita. .. . E perche delle cose che iI Cantoni diceva non 81 dovrebbe ricordare anche questa qui? Diceva che quando i sessanta gendanni pontifici Iovinaro~o im_provvisi in Glotte sui ga,1ibaldini del Zambianchi, sciabolando, urlando, passando via quasi in fuga, tanto era l'impeto lora, tra Ie camicie rosse, che rispondevauo a carabinate 8 a colpi eli rivoltella, il colonnel1o Pimodan, alla testa eli quei gendalmi, gli era paISO uno stupendo soldato .. E percio non sapeva perdonargli di nou essere state veridico nella sua relazioue scritta sul piccolo, rna Iurioso fatto d'anni eli Grotte, lui, un uomo cost prode, e da prode morto poi a, Castelfidardo
10 A8BA

ill se : difatti il prime otto br e, ai Ponti della Valle, sotto Bixio, colpiro da una palla in Ull piede, it
Locatelli nioi: eli tetano. fra tonnellti sino allultimo con 10 spinto eccelso un gemito mai che domino NOll diede

\Ia queilo fnt tauti che al Canioni i imase poi sernpra nell'anima, Come una. passions cui nulla puo viucors, fullb8lto LeauIi, un tOlionese di famiglia di conti "Noi ceitaments ci COlloscemmo in qualcuno dei nostri arcavoii ai tempi del Bar bal OSAR! ~mallo e TOltona! :0, soleva dire il Cantoni quando pat lava eli Leardi, dol suo Loai di R ne pat lava sovente A vevano bell'essere pa ssati dieci, quindici, vent'snm, egli 10 faceva rivivere: e a chi 10 ascoltava, pareya di veder lui, Cantoni, nasfonnaisi in quelI'81oe capitano a ventitro anni, ehe con Is mano ancor calda della stretta avuta da GadbaJdi, per la super ba carica alla baionetta sull'istmo di l\1i1azzo, lit su quell'istmo fulminam mou E si pub dire che cost COlUe Leai di. iJ Cantoni sapeva far dtveniro presollte tutto cio 'di cui 1)3.JIava ; 0 dO<:Wlivcsse i Iuoghi ttaversat] da 'I'alainons alle Grotte di Castro, 0 nat iasss i Iatti eli quol Suo drappello che and6 pe: la, 0;;1 illuso d'esS8i e 1'11\3.nguardia di Gal ihaldi, Ola. in<lo\inawl0 d'eS~i()le forse maudaro alla perdizioue, Ina pe: qllalche gum nne. A llora il Calltoni, scnza mai pmlale di SEl, diveuiva poeta : il suo llnguaggifj piglia '.8 forme cia tutte Je 111 ti, era pittura, era scultura, era musica Tali dovettero esse] gli A.edi Nan ava molto volentioi l I'episodio del piccolo

._ 146 DalI'episodio di Grotte ritomato nella grande azione del poema ganbaldino, il Cantoui tiro avanti nella guerra del 1860. A Reggio di Calabria, in quell a bella entrata nottuma del 20 agosto, sulle orme di Bixio, fra i trevisaui Ernesto Belloni e Pilade Tagliapietra morti, mentre pigliava aI petto il colonnello borbonico Aletta, cadde ancli'egli colla gola taapassata da una palla Guart. Ma gli diede poi sempre noia la cicatrice, non per che gli dolesse, rna per che, come un frinzello di scrofola, gli guastava il co110 che aveva bello e forte a reggere Ia sua fiera testa. Guan, e molto in fretta, quasi pel provarsi a toccare un'altra palla, al Voltumo. Ma questa non venue Invece ben piu dolorosamente rimase ferito al eucre, pel modo come allora quella bella guena garibaldina fu fatta finite Gli pareva fin ehe Garibaldi fosse venuto me no a se stesso, rimettendo in mana a Vittorio Emanuele i suoi poteri di Dittatore, e andaudosene come se ne va un gastaldo che ha portate Ie frutta, ma sa di non si peter sedere al festino del suo signore. Egli era uno di quelli che avevano detto al Generale: " Prendeteci, conduceteci a seminal delle nostre ossa la via di Roma} » Non aveva anCOI capito che nulla di verameute grande fu fatto al mondo se chi 10 Ieee non venne poco a molto offeso. Solo a lungo andale i fatti gli rivelarono la mesta e generosa dottrina, e questa gli si confermo poi in Aspromonte, nel Trentino, a Mentana .. Medico, Iavoro pei poveri, e povero volle morire. Aveva tra Ie sue facolta squisitissima quella di

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godel nel dolore ; onde se uno gli parlava di qualche sua sventura, il Cantoni, per dir cost, gIiela invidiava, ascoltando, come altri invidiano un bene, un amore di cui 1010 si parli. Ho narrate di lui non pel ins egnar nulla a nesSUllO, ma pel vaghezza di parlar un po' d'un bel mort a E dico bello come si dice buono, si dice grande; mentre la sua figura di sognatore, nell'immaginazione eli COlO1O che 10 conn bbero, va ancora, e va, va, sempre can 10 sguardo lantana, sempre come andava da viva ..

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Avrebbe a quest'ora G9 anni, ed era di tempra da averseli vissuti tutti, studiando e operando ; saiebbe Iorse un vecchiogenerale a riposo, di scuola garibaldina, come Romeo Bozzetti, Giuseppe Mini, Giovanni Pittaluga, che fu amieo suo: 0 forse, man-

data a trent'anni

in Parlamento

dai suoi paesani,

sarebbe state veduto nelle file della sinistra lottar a lata di Crispi e di Cairoli, e salir can essi al potere 1I1apili probabilmente non gli sarebbe toccata nulla di tutto cio, perche egli ela uomo da star sene pel Mazzini, anche dopo la morte del Maestro; 11e si puo dire se, giunta la monarchia in Roma, l'anima sua repubblicana 8i sarebbe quietata Alberto Leardi apparteneva pel Petit a quella ritura di giovani, che nel 1855 avevano ricevuta in IronteIa fiamma spiccatasi dalle lave di quel Goffredo Mameli, giomale, ehe solo col titolo diceva

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gUL tutto. La aveva fondato

in Torino Tommaso

- 152Villa, genero di Angelo Broifello, aHOIa giovanissimo ; e se quel giornale elm <J poco, molti fmono que1li clio toccati dal suo fuoco nelI'anima si votai ono pm la patria alle anni e alia morte. Iiiecheggitt\8 que! giomale le voci della Giocine Halia, quando l'appai tenere a questa era anccra peiicoloso anche in Piemonte. Leardi era piemontese, ma Genova era il suo pin caw Iuogo In quei tempi, Genova stava sempre un po' come provincia renitents al Piemonte I vecchi, quasi tutu, vi avevano ancoia nell'anima una sorda eeo degli sdegni provati nel 1815, quando la citta col suo tenitorio dogale era stata data al Piemonte dalla Santa Alleanza: vi ei ano recenti i ricordi della rivolta avvenuta nel 18:1,9, repressa tieramente dal generalo La Marmora; era visitata ihsegleto da Giuseppe I\Iazzini; vivevano in essa nomini come Bixio, Sa vi, Mosto : i giovani vi parlavano, pel dir cosi , mazziniann ; vi si stampava il giomale 1epubhlicano : Iioli« e Popoio : v'avevano fatto centro i migliod esuli, specie di Romagna e di Sicilia Alberto Leard! vi si fece conoscere e VOI01 bene E quando venuto il 1859, si forma il piccolo cor po doi CalabinieLi genovesi, tutti giovani mazziniani esei citati al tho it segno pel anni 0(1 anni, egli tlm() na 1010 iJ suo posto e fu creato sottotcnente Cosi Iu compagno di Mosto, di Burlando, di SaY!, eli Dapino, uomini che parvero balzati fuori vivi di tra Ie pagine dell'_,f_sse(lw &i Firenee del Guerrazzi, pei dar la templa itaiiana autica ai militi nuovi dell 'It alia rinascellte.

·-~Hj3 ~. Nella guerra del 1859, i Carabinieri genovesi furono veramente meravigliosi soldati. Sembrava che avessero il proposito di mostrare ai piemontesi che quanto a valor militate non avevano hisogno d'im]JaIal da 1000 ad aveme .. Ma poi, la guerra fatta bene e l'annessioue della Lombardia, fecei 0 dim enticare ogni avversione, e tra piemontese e genovese da allora non si distinse pili Garibaldi vide Leardi nella campagna, se 10 fisso nella mente, e pUI facile COS1 come era a dimentical uomini e cose, si ricordo di lui, quando, troncata a mezzo la guerra da Napoleone, egli ando in Toscana a ordinar v] una Divisione. Volle allora seco quel giovine con altri pochi che S1 chiamavano, per nominame due, Nino Bixio e Giovanni Chiassi. Nel 1860, Leardi s'imbaico con quell a schiera di mille uomini che Garibaldi condusse in Sicilia, sebbene gli fosse detto che laggiu non c'era bisogno che di lui e d'un po' di ufficiali: A Talamone, dove il Generals stacco dalla spedizione quella sessantina d'uomini cui affido di invadere il Po ntificio , condotti ria Callimaeo Zambianchi, mando con quelli Leardi, affinche egli e Guerzoni facessero pel il comandante, dov'egli venisse rneno 0 per testa 0 per CUOl e all'impresa. E Leal di fu scortato, per arnorosa onoranza, da Cairoli stesso e dagli ufficiali della 'ia compagnia cui appaiteneva, al suo nuevo posto; attestato questo di grandissimo conto, dato da quegli uornini e in quelle Ole, ad uno quasi ancor giovinetto Di lui e dei giorni che it piccolo COlpO del Zam-

- 154bianehi COISe pel Vitelbese, bisogna va sentir parlar da Luigi Oantoni, medico, suo compagno d'anni! 1'ho detto gia, 10 ridico: Pareva di Ieggere in Omero le laudi di qualche eroe Finita male I'impresa, Leardi, traver so a mille ostacoli, ando in Sicilia, dove Garibaldi, gia presa Palermo e ordinati un po' di battaglioni, li avviava a Milazzo a trovarvi i borbonici comandati daJ generals Bosco, uomo vibrants di fiere voglie, forse illuso di peter salvare la corona a Maria Sofia, regina, Leardi, messo subito alla testa d'una compagnia, non ebbe neppUl il tempo di dare un'occhiata alla citta magica delle barricate, e dovette partite. Termini, Patti, BarceJIona, Meri, Milazzo, cinque marcie ; I'ultima, quella della morte Giunge a battaglia gia stretta, sulJ'istmo investe alla baionetta i bar bonici e Ii fuga, u Bravo capitano ! " gIi grida Garibaldi, stringendogli forte la mauo Ed egli an cor caldo di quell a stretta, per una palls in una tempia cadde, e poche are appresso mort. N on vide la bella vluoria, giacque in povera fossa Ora non so se mi sia confuse nella memoria lui can (lualcun altro, le cui ossa furono fatte raccogliere dalla famiglia e portar quassu Sono cose che avvennero indietro, indietro, negIi anni appena dopo il 1860.E lion voglio sincerarmens. Dolce Ii sapere che anche morto uno fu prezioso ai suoi; 111a lasciar donnire pel sempre dove mort, chi mort Come Leardi, e grande EgI~, se donne Iaggiu, sta bene laggiu! Nella sua Tortona dovrebbe essergli murata una pietra la quale dicesse che Alberto Leardi a GaIi-

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baldi carissimo, cadde meraviglioso a Milazzo, ne' tempi che morir per la patria era la cosa piu gentile e pin forte (1).
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Chi nei belli anni del Risorgimento visse almena un po' di giomi travel so i campi gaIibaldini, non ricordo poi sempre d'avervi incontrato un bel maggiore di trenta 0 trentacinque anni, bioudo, ricciuto, alto, ora legato in sella sul suo cavallo, ora agile a piedi sulla sua gruccia di mutilato ? In sella, vista dalla parte sana, era un magnifico cavaliero ; visto dall'altra, la sua bellezza faceva dolore per quel moncone di coscia che i1 maggiore sapeva avvolgere molto bene in una elegante piega dei panni; ma quasi quasi era un dolore senza malinconia, perche sebbene egli avesse sul viso un sottile vela di tristezza, era sempre giocondo negli atti e nei discotsi, sempre fiammante negli occhi AUoIa che era anche un po' di moda ammirare e fino invidiare Ie helle ferite in faccia, non pareva troppo grande aventura avere un braccio 0 magari una gamba di meno Eppoi si sapeva che quella

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gamba il maggiore l'aveva perduta combattendo esule, chi diceva pel i Iiberali del Peru, chi del Chili, e talvolta inventando si raccontavano di lui romanzesche avventure dietro a Garibaldi. Certo era che 10 aveva seguito da marinaio quando, uscito di Roma per non riconoscere capitolazioni, fatta la meravigliosa ritirata di San Marino, i ipresa Ia via dell'esilio, lavorato uu pezzo da operaio alla Nueva YOlk, il Generals si era aHa fine rimesso al mare su d'un bastimento mercantile che conduceva tra I'America e l'Asia, setrrpte con I'Italia nel cum e .. E chi sa come il marinaio aveva vissuto nella eontemplazione dell'originalissimo uorno, durante le calme tediose del Pacifico? FOlse 10 aveva anche veduto ne11'01&mistica che, in pieno Oceano, colto da turbamento improvviso e novo, era disceso dal ponte del comando dove non aveva pili potuto reggere, e s'era chiuso nella sua stanzetta a sognare e a scrivere poi di aV81 visto in sogno che in quell'ora a Nizza moriva sua madre. Tomato in Italia dopa aver Iasciato una gamba in America nel 1857, il Sieco1i si provava nel '59, nel '60, nel '66 a dar il resto di se aIIa patria che s'andava ricomponendo: E percio si vedeva ne' campi garibaldini e anche nei combattimenti in cui si presentava a cavallo. Non aveva sperate di peter fare ancora COS! Goffredo Mameli, giacendo mutilate in Roma? II SiccoIi 10 sapeva; pensava al poeta, poeta un poco egIi stesso nell' anima , e si inebbriava di poesia come un'allodola del proprio canto salendo .. « U 01110 intelligentissimo, perspicace, osservatore

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era geniale nella conversazioue, ardito teorie; se in politica tend eva alIa repubblica, in economia era un precursore del soeialismo " Dopa la campagna del 1860 fu eletto deputato al Parlamento, e porto nella Camera una pa'. lola nuova, vibrante, fraintesa. Chi oggi scrivesse la storia della penetrazioue dei principii socialisti nel Pailamento e nel Govemo, dovrebbe risalire a quella Iegislatura, nella quale il Siccoli dalla tribuna parlava di cooperative, di partecipazioni degli operai agli utili dei prcdotti del capitale e del lavoro, della giustizia sociale " Cost dice del Sic coli il generale Pittaluga nel suo recente libro La Diver sione, in cui nan a le vicende di quel piccolo drappello che Garibaldi, andando in Sicilia, lando da Talamone nel Pontificio, a portarvi Ia minaccia di quella guerra, che egli portava per davvero nell'isola n Siccoli voleva seguirlo laggiu, fors'anche falltasticando poeticamente tra il proprio nome e queUo dei popoli cui Garibaldi andava a liberare ; ma questi 10 costrinse a] sacrificio di rinunciare .. Egli allora se ne ando col drappello di Talamone .. E ora il Pittaluga, che auche ne fece parte, dice di lui soldato, ma dal soldato fa balzai fuori e lumeggia con due tratti la figura dell'uomo politico, che guardava pili lontano dei punti allora per cosl. dire incerti ancora, l'indipendenza, I'unita, la forma di govemo da dar e all'Italia .. E vero Il Siccoli si rivelo precursors del socialismo in Parlamento, quando il Govemo sedeva auCOla in Torino capitale, e i deputati tenevano le
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-162 loro adunanze in quel palazzo Carignano che amolti doveva col nome ricordare i 1010 fremiti giovanili contro il principe ancora bestemmiato: AnOIa il partite d'azione mazziuiauo-garibaldiuo era quasi uno Stato nella State, si! e aveva un esercito in aspettativa pronto sempre a ogni prova pel' affrettare il compimento dell'opera nazionale ; ma i suoi uomini pili arditi 0 non aeeettavano la deputazione, 0 non agitavano che questioni di forme II Crispi lontanissimo sin dalla speranza del potere non aveva ancor detto che la repubblica divideva e che Ia monarchia univa; al Nicotera giovava poco l'esser caduto sul campo eli Sapri per rialzarsi fiero di eloquenza sul banco d'accusa dinanzi ai giudici borbonici. Di Benedetto Cairoli si rispettavano Ie grucce e il nome, pero troppo rivoluzionario pareva, e se tutta la sua famiglia era comparsa in gueua e vi aveva versato il proprio sangue, altre famiglie avevano fatto altrettanto senza bisogno eli essere rivoluzionarie: esempi i Brunetta, i Govone, i Savio" Cost parlavano i moderati, non molto paurosi anCOla di vedersi levar di mana la diIezione del paese ; ma erano gia avveuuti i fatti di Samico e d'Aspromonte; Mazzini lavorava da Londra, Garibaldi in Caprera guariva ed aspettava Non ostaute la propria sicurezza, il Govemo aveva dunque un bel da fare a teller d'occhio j rivoluzionari, e a capacitare l'Austria e l'imperator dei francesi di non temer di 1010: quando d'un tratto si tJ 01'0 ti a i piedi una grande questione inattesa In Torino da he anni Ia vita fen eva .intensiseima

- 163capitale del Piemonte, divenuta capitare d'Italia, rigurgitava di gente d'ogni nostra contrada Per le sue vie, dove pochi anni avanti non si sentiva parlare ehe il dialetto, allot a si udivano tutte Ie pailate della penisola, molto 130 romana, molto piu 13 veneta, e quelli che le parlavano destavano peusieri di dolore AIa il peggio em che per quel soverchio di popolazione tutto era rincarato via via ; era. eresciuto il lavoro e non la mercedo ai lavoratori: le strette quotidianedella vita cominciat« da.r 1~61 , nel 1863 non erano piu possibili a passarsi. E allora una moltitudine d'opeiai .~G,iope,ro;forma, d'azione e parola quasi sconosciuta in Italia, dove fino allora non si era mai udito patlaro che di rivolte pelitiche centro oppressioni pelitiche, stando celate appunto sotto quella politics tutte 113 altre questioni E alIa maniera che si reprimevano Ie manifesta-

zioni politiche violente, essendosi creduto

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potesse soffocare anche quella manifestazione, il Govemo adopero Ie manette. Allora il deputato Sie~ coli mosse al Governo un'interpellanza .. Em ministro dell'inteino UbaIdino Peruzzi, uno degli uomini pili malveduti dal partito d'azione; presiedeva la Camera il Cassinis, piemontese, uomo del vecchio stampo di rivoluzionari nell'ordine del quali il Piemonte diede il tipo perfetto ' E I'll giugno, tra una grande aspettazione, il deputato Siccoli s'alzo dal suo scanno d'estrema siuistra a parlare. Tutti gli occhi erauo fissi in lui, dal banco dei ministri, da. quelli dei deputati, dane tribune" Ritta sulla gruccia la bella persona, con

la vocesonante la dolce sua parlata comiucio pacatamente, narrando : " Durava da pili giorni 10 sciopero degli in legno, prodotto dalla insufficienza delle paghe comparativamente al rincaro straordiuario delle pigioni e delle den ate ..La citta di Torino desiderava ardentemente il componimento di questa vertenza, quando improvvisameute I'autorita precede all'arresto di molti di questi opel ai, offendendo cost manifestamente con atto improvvido e illegale quello Statuto che vieta I'arresto preventive e dichiara inviolabile il domicilio .. Con qual diritto, domando, voleva il GOV~IllO imporre ai liberi cittadini di Iavorare a un dato prezzo sotto pena del cal cere ? Questa e una questione pili seria di quello che scm bri a prima vista. " II J'liinisteIO' s'inganna a partite se crede poco pericolosa l'illegalita, quando ferisce un piccolo numero di cittadini. II pretesto dell'abuso di potere da me segnalato a danno dei lavoranti in legno, e una eoalizione che dicevasi tonnata tra le diverse classi operaie della ciWt. " Qui il Siccoli accendendosi rilevo che se una coalizione esisteva, questa 81 a dei padroni sotto il nome di Confederaeione dei capi-officina, la quaIe permetteva " una facile vittoria alla cupidigia che sa aspettare sulla fame che non ammette dilazione " 1I1atomando sub ito alia narrazione pacata, pI osegul : " CHi operai, prima di decidersi allo sciopero, deliberarono di domandare un aumeuto del venticinque pei cento; in caso di rifiuto, accordare otto

per che i padroni si' provvedessero mentre essi si sarebbero recati a trovar almigliori paghe 0 minori spese I padroni licenziarono immediatamente gli operai, e si costituirono in confederazione, pel impedire a ciascuno tra lora di accettar nuovamente quegli operai ehe si fossero ripresentati Ne segui miseria e fame ", Poi il Siccoli nan 0 ancora I'appello degli operai al Questore onde intervenisse a far S1 che la Confederazione dei capi-officina aderisse a rimettere in una Commissione mista, arbitro lui, la questione; narro il divieto fat to gli dal ministro dell'intemo d'ingerirsene; Ie intimazioni del procuratore del re agli operai, e finalmente gli anesti Accalorandosi via via, il SiccoIi domando la liberazione degJi arrestati E "rieordiamoci ~ diceva-c- che quel potere uuico e forte che coronera davvero l'edificio della nostra unita, non riposa solo su l'armata, ma riposa anche e forse pili sul popolo che lavora, su quel popolo che fa i troni e che fa le barricate! " Dalla sinistra gli gridavano benel dagli altri settori della Camera gli andavano mormorazioni fiere ; egli proseguiva pili forte: " Non tolleriamo che il popolo dica che noi 10 abbiamo chiamato a parte dei pericoli della lotta pel farci poi nella vittoria Ia parte del leone, vale a dire la liberta tutta per noi ; che cioe non contenti di negare il veto a tanti operai intelligenti al pari di noi, ci riserbiamo il diritto di metterli in carcere perche hanno fame, 0 perche COS! ci fa comodo " E come le mormorazioni crescevano, egli con

- 166tono di bonario rimprovero : "Signori, mi sorprende che ogni volta che si nomina la parola popolo vi irritiate tanto! " - " Siamo tutti popolo l ", grido i1 conte Michelini, veochio rivoluzionano del 1821' rna il SiccoU non gJi bado, e perche il lumor~ quasi 10 soverchiava, elevo il tono della voce a note ehe parvero squilli ed empi I'aula di queste parole: " Persuadiamoci cho l'ultima formula del movimento attuale non e Ia monarchia, non Ia costituzione, non la repubblica ; e qualche cosa eli pili grande, di pili degno degli sfoi zi di due generazioni, e la questions sociaIe! " Fu un uragano : da desha e dai centri voci hate '. ' gndavano al presidents eli i ichiamar all'ordine l'omime; il presidente 10 pregava di mitigar Ie frasi. Ed egli tornando con Ia voce al tono bonario : " Queste non sono parole mie, diceva, sono di Chateaubriand, un moderato II campo e COS! vasto che l'immaginazione se ne sgomenta. Nondimeno e cost ", E dopo un'esortazione a esser giusti, a prevenire il male, propose come ordine del giorno; " La Camera invita il Ministero a proporre una legge per l'istituzione dei probiviri, giudici nelle questioni che POSSOllO insorgere fra gli operai e i capt-officina, ed ordina al potere eseeutivo l'immediata liberazione degIi operai anestati " Scoppi d'i!aritiL rumorosa, sdegni da tutte Ie parti, anche dalla sinistra, domande di parlare centro quell'ordine del giomo, proteste del ministro delI'intemo, Ubaldino Peruzzi .. Protests questi centro il discorso del Siccoli dalla prima all'ultima parolal

- 167sollevare questioni che " grazie al .Cielo, disse, in Italia nou sentiamo e non sentimmo g'iammai i1 bisogno di sollevare E diceva in buena fe(ie veramente commosso, armato dell'art 386 del Codiee penale, in cui era scritto : " Ogni concei to d'operai che tenda senza ragioncvole causa a sospendere, impedire 0 r incarare i [avor i, sara punito co] carcere estensibile a tre mesi, sempreche i1 concerto abbia avuto principio d'esejj,'

cuzione " L'ordine del giomo fu sepolto, mao il Siccoli non si confuse, stette ritto inten ogando, per dir cost, l'aria con gli ocelli Dunque neppurein quel1a gente che popolava Ia parte della Camera in cui egli sedeva e cui dava l'opera sua, .nessuuo capiva nulla della gran qucstione ch'egli aveva messo innanzi ? Oppure non la volevano capite pel qualche 1010 fine? I SUOl occhi cadevano OIa sul Bertani, ora sul Crispi, su questa, su quello dei maggiorenti ch'ei ben conosceva ; e pareva che non gli paresse cosa vela trovarsi cost solo a pensare e a sentire cio che aveva detto. Per sino Mauro Macchi, l'amico di tutti gli addolorati, quell a bell'anima di apostolo che se per incanto fosse divenuto ricco come il mare, sarebbe in due glomi tomato a mani vuote per aver dato via tutto, persino lui non era balzato su di scatto a chiedere di parlare centro il suo ordine del giomo ? Rimasto un po' a guardare tentennando il capo, con entrovi chi sa quali pensieri, USCl poi dall'aula Lo accompagnavano nell'uscita gli sguardi derisori

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della destra, dei centri e anche di moltaparte della sinistra Egli era sembrato per 10 meno uno stravagante, a uomini the fra tutti insieme rappresentavano il 1821, il '31, il '48 e tutti i moti e i tentativi rivoluzionari minori intennedi. Ed essi non si erano accorti di aver ascoltato parole the appartenevano a un linguaggio maturate nel sentimento, ma non ancora sistemato ne quasi ancora espresso in Italia, meutre 10 era gia altrove Non era l'Italia il paese dove solo a pronunciar l'aggettivo sociale, uno correva rischio di passare per cattivo amese ? Eppure di tra Ie rig-he delle scritture pelitiche eli tutti i partiti venne fuori iI linguaggio che setvl a esprimere tutte Ie vents e a rivelare tutte Ie in:' giustizie coscienti 0 incoscienti che si celavano; e della parola sociale non s'ha pili paura, Chi mai, poiche fu cancellato, oserebbe proporre di rimettere nel Codice penale I'articolo di cui il Peruzzi centro il Siccoli si feee forte ? E chi oserebbe affermaro che il Peruzzi e il Siceoli, se fossero ancor vivi, non si potrebbero trovare a stndiar insieme qualche miglioramento a qualeuno di quei congegni che si vennero forrnando in quarant'anni, e che il Sibcoli vedeva gia, ma il Peruzzi no? E se ne cercheranno e se ne fonneranno ancora pel mandai a vanti la gran macchina della vita finche si trovi la via grande, agevole, aperta, Bulla quale la gran mac china porti tutti e tutto senza che altri vi stia su con troppa baldanza, altri sotto CUlYO e quasi schiacciato: Non rimarranno indietro neppur colore ai quaIi, e 10 gridano, pale ehe Ia gran mac china cona a rovina,

ricordare il Siccoli e quell a sua avvisaglia, e a dove si e giunti gia, viene voglia di narrate che mezzo secolo fa, in una valletta dell'Appennino ligure, certi scolaretti andavano a spasso con un nate 1010 maestro, insigne uomo, grande d'ingegno e d'animo. In quella valletta erano apparsi degli iugegneri a tracciare una strada ferrata, e gia si vedevano qua e la, tra il verde dei boschi, biancheggiar i capisaldi che vi avevano fatti sorgere. Ahi! ahi! i1 turnulto del mondo sarebbe penetrato anche in quella valletta cost tranquilla. E il frate se ne doleva, e per imitazione quasi devota se ne dolevano gli scolaretti con lui. Vent'anni di poi il vapore fischiava tra quei monti, passava il treno per le 1010 viscere traforate, portando Ia gente nueva e la vecchia gente che si ricordava d'aver in gioventu fatta la via, stentando a piedi, per uscir dana valle .. E Ull giomo il nate, vecchio omai, e uno di quei scolaretti divenuto uomo, si trovarono a viaggiare soli in treno nella stessa carrozza, su quella strada. Fra i tempi di quando gli ingegneri l'avevano tracciata e quello in cui i due vi viaggiavano su, erano avvenute le grandi cose d'Italia, l'indipendenza, l'unita, Roma Ed essi ne parlavano, e parlavano anche di cose recenti, naturalmente in esse molto discordi. Ma giunti alla meta e discesi per avviarsi ognuno ai fatti suoi, l'antico scolaro disse all'antico maestro: - Ricorda, padre, di quando si doleva tanto

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perche Ia strada fenata sarebbe venuta a passare. anche nella nostra valle? - Ho capito l - rispose il Irate - tu vuoi dire che nonostante i miei Iamenti d'allora la strada fenata fu fatta, e che ora anch'io mi faccio POItare; vuoi dire che nonostante Ie nostie dispute, abbiamo viaggiato e siamo giunti insieme. 1\1a avvena sempre cost? - Semple! E questa il fatal andale!

I T~Et4Tlr41 OEI lVlIltliE

I Ttten1:ini dei

{VliJ1e

Quando vena il poeta che si mettera a far la storia ciclica garibaldina, questo gruppo di Trentini dei Mille, se duri fino allora, gli serva alla meglio come nell'arte antica le tavole figurative a rilievo Essi erano diciassette, ma non tutti pari tra 1010 ; onde d'alcuni a tutto tondo, d'altri a mezzo, d'altri aucora I'immagine mi riuscira fatta a basso rilievo e auche a grafito E questi ultimi furono gli umili, che torse gustarono piu squisitamente nel silenzio la lora piocola gloria Erano diciassetta: e in un elenco di Stato, nel quale i Mille sono classiftcati in gruppi 1)e1 patria, quei 'I'rentini Iurono considerati come strauieri Eeteri li dice la nota, esieri essi come i tie Nizzardi, general Garibaldi, Francesco Anfossi e Giovanni Basso; esieri come' i tre Austriaci, come

- 174l'unico Savoiardo, che era poi una donna, Ia ~'V"'H'" Montmasscn, moglie dol Crispi ; ed esteri Come i quattro Ungheresi, i due Svizzeri, 0 quem di Francia, d'Inghilteu a, di Corsica, d'Africa, d'America, che erauo uno per ciascuna di quelle terre. Fredda mano, quella che scrisse la non bella parola ! Ma, gia! La parabola degli operai della prima om e autica come il Vangelo, e anzi bisognerebbe ampliarlaper farle dire pill di quanto disse in tal di secoli. Porche, Iasciamo andare i Nizzardi che sapevano di mettersi a lavorare pel una patria, cui eIaUO stati fatti allora allora straniei i, ed essi passar ono per cia i Iimiti della generosita umana ; ma quei Trentini potevano credere e sperate di ricevere sulla sera la 1010 mercede Invece l'aspettarono venti, trent a, quarant'anni, e i pochi di essi che vivono ancora, I'aspettano ancora l

-175 in un giomo, non pilL neppur un soldato ne un uomo, rna come fosse sempre stato nulla Si lilevo dalla caduta mortale, pel andar alquanto pel mondo a portar le sue ragioni agli uomini di guerra, rna CUIVO come sotto una gran CIOce che gli si vedeva idealmente sul dosso Chi sa mai se qualche volta gli sia balenata l'idea che nella sua. gran tragedia d'Adua, avesse soffiato dai generali combattenti sotto di lui una ventata improvvisa d'avversione superstite e inconsapevole all'origine sua galibaldina? Quanti danni aveva gia patito la patria, quando quell'avversione era stata pili 0 menu palese! Egli ando vagando cost qualche anno, poi si raecolse a morir in Aleo, dove poco prima era morto Francesco II di BOIbone, al cui trona anch'egli, il Baratieri, da gioyinetto, milite di quella strana ar- . tiglieria garibaldina che tiro i due colpi di Calatafimi, aveva data la sua piccola scossa Gli altri dodiei stavano pel l'eta tra Giuseppe Fontana da 'I'rento, che aveva trentaseianni, e il conte Filippo Manci, che ne aveva ventuno, e dico volontieri conte perche si ha un bel cantare che i titoli nelle cose che quegli uomini fecero non si devono valutare, e che tanto conta la vita d'un pop olano quanto quella del pin titolato .. Non fu se t non altro bello trovar dei conti a lavorare, per far salire Ie plebi a divenir qualche cosa? . Questi e gli altri, io non presume di farli vivere tali e quali furono veduti da chi li conobbe, rna solo di profilare in qualche loro bel gesto 0 virtu le
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II pili vecchio di qnei Trentini, nel 1860, aveva gilt quarant'anni. Si chiamava Camillo Zancani ed era nato ad Egna, lassu press a Balzano. II pin giovine ne aveva diciotto, ed era quell'Oreste Baratied, che pigliato subito sulle ali della fortuna, fu portato alto fin sopra Ie regioni dove pale che non possa piu giungere neppui I'invidia, e corninci la gloria Poi, dopo averlo aggirato lassu pel molti anni, la fortuna, con una scossa delle ali infide, d'uu tratto 10 sbatte nell'abisso .. Ed egli parve di-

figure.

:",_

......

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-177 seiabola, e senza rivoltella, quando dagli avamposti' furono tirati alcuni eolpi e s'udirono grida d'allarmi, e subito in un polverone, che pareva soffiato avanti da un uragano, il Zancani si senti addosso la furia di cinque cavalieri, che passarono gettando in terra lui con una lanciata nel petto e un'altra in un braccio. E galopparono ancora un tratto, fra le sehioppettate delle eamieie rosse corse a tirar su di 1010; poi se ne tomarono, spronando, nrlando, mulinando le lancie, pero non tutti. E il Zancani si vide passar di sopra le pancie dei 1010 cavalli, s'ebbe negli occhi i Jampi delle zampe ferrate, e le scheggie di breccia schizzate in viso Ah, gli mli dell'ufficiale ulano guidatore di quel blanco di diavoIi ! Pazzi 0 briachi dovevano essere, perche una simile bravata per nulla, non si sapeva concepire come fatta da gente sana .. Povero Zaneani! Fu raccolto pili malta che vivo e portato alI'ambulanza, su d'una barella presa dal cimitero HI presso .. Ed ebbe la forza di sonidere agli amici perquelcomplimento Anzi passando vicino ad un ulano disteso morto in mezzo alia via, 10 compianse con un: " Povela diavolo! " in cui esprimeva tutto un ordine di pensieri e di sentimenti allora nuovissimi. Che cosa mai aveva creduto di fare quel morto, che

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Il Zaneani adunque aveva Ie tempia gia grige, e Ie rughe profonde dalle nari agli angoli della bocca dieevano che egli sapeva il doloreda un pezzo .. 1\1a tuttavia l'aria aveva quasi Iieta, e pareva che da dentro dicesse continuamente a se stesso : Allegri e avanti! Eppure la sua marcia em gia assai Iunga Nel 1866, quando finalmente gli tocco Ia gioia d'entrare nella Via pel Trento, in camicia rossa, alIa testa d'una bella compagnia del sesto reggimento di volontari, contava gia tre guene fatte da bravo, rna quella di Sicilia, al suo ricordo, era rimasta Ia pili bella e la pili cam di tutte Dalla terra del sole, dove a quei garibaldini ehe v'andarono primi parve di entrare in un mondo di sogni, egli aveva portato nell' anima una malineonia strana, e nella sua semplicita non sapeva spiegarla se non dieendo che morir laggiu sarebbe stata la cosa per cui era nato ..
E un giomo di Iuglio di quel 1866 doloroso, egli se ne andava su e giu pel un tratto dello stradale tra Condino e Cimego in Val del Chiese, forse pensando che em stato meglio assai non esser morto in Sicilia, poiche cosi poteva oombattere pel suo Trentino La sua compagnia se ne stava aceampata e sicura 1& intomo. C'erano gli avamposti ben messi e malta in Ia, e da parecchi giomi gli AustIiaci non s'erano fatti vivi Andava egli tranquillo senza

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~Olse era un sem.~liee operaio, forse un contadino f. ignorante ? Da ChI e con che cosa em stato esal- g tato sino al delirio di ammazzare e di farsi ammazzare a quel modo? Aveva forse difeso Ia sua casa, aveva conquistato un feudo ? . Guart il Zancani
12 ABBA.

e visse ancora

molti anni,

rna

- 178sempre, se si ricordava di quell\rlficiale ulail~, che doveva essere state un pa.zzo 0 un briaco. Se fosse vissuto ancora un po' di piu, avrebbe Ie Memorie d'uno che ~i vanto d'aver fatto quell a scorribanda ; e questo 81a il nipote di. qnel Tonesani trentino, per cagion del qnale tanti lorn-: hardi patirono negli anni amari non del tutto dimenticati mangiare a spiechi a tutte le belle ..Scoppiata la del '66, pianto ogni cosa, e Iicomparve ca-

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Con sette anni di meno del Zancani, POltO in Sicilia il suo coraggio e la sua gran giocolldita d'animo Attilio Zanolli, nato a Versano, figlio d'uno che avrebbe volute mettergli in COlPO l'anima di Andrea Hoffer Pin austriaco doll'imperatore era stato quel padre ~ E appena Attilio ebbe gli anni da poteivi esser preso, 10 ficco nei Kais» ~'igej·. dove ilgiovinetto fu prestissimo a un pelo di farsi fucilare pel ribellione Disertore, fece le guene del 'i8 e del 'i9, poi un po' qua un po' la, passe i dieci anni della preparazione cospirando ana riscossa. Nel '59 tomb soldato ; nel '60 in Sicilia non fece cose grandi, ma la parte sua la diede da bravo, E quando TItalia rifatta si mise a guadagnare U tempo perduto, e a stendere vie fen ate pel le sue couti ade, egli fu accollatario di lavori, traforo rupi in Ligu ia, raccolse intomo a se esuli veneti cui diede lavoro e pane : sempre giovane, sempre largo del suo gran CUOle che, bello com'era, avrebbe dato .'

micia i ossa Che cosa avrebbemai detto suo padre a vederselo venir dinanzi in quella divisa, dopa tanti anni ! Attilio non pete giungere fino a lui. 1Ia quando Garibaldi ubbidi, e venue via dal Trentina, centro quella ubbidiemail Zanolli protesto alla sua maniera .. Ah! Gai ibaldi ubbidiva? Gli avevano coucesse ventiquattro Ole a sgombrare Ie terre acquistate in Ull mese di sangue? Ebbene egli, Zanolli, S1 ribellava, Iacendosi cogliere dagli Austriaci ill Val di Ledro, dopo che il tempo dato a sgombrarla era passato di altre ventiquattr'or e,. Volle essere accompagnato di qua del Caffaro da due dei loro uffieiali, come da una scorta d'onore ; poi da quest'altra sponda del tonente Ii salute ancora una volta, dicendo loro che 10 avrebbero i iveduto. Ma si! Aspetta e aspetta, il 1'010 Iu che egli non rivide pili le sue montagne, Be non false da qualche punta salita poi, movendo dal paesello veneto dove 8i raccolse, e dove attese invano fino alla motte.

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Semplice come acqua d'altissima vena, umile in tutto come Ull fraticello eli quelli a cui San Francesco diceva pel via Ie sue soavi case, Enrico Isnenghi a veva ventinove anni quando entr b in quel gran sogno della Sicilia Lascic allora a mezzo il suo lavoro d'orologiaio, pel tornare ad esso se la

_, 180mortenon se 10 pigliasse: e ci tomo modesto pieno di memorie buone, senza aver punto perduto del suo spinto di montanino roveretano. Chi stette, come uno che io so, venticinque anni di poi senza averlo riveduto, ebbe nell'incontrarlo I'illusione che tanto tempo fosse stato un sol giomo Non una grinza sul viso, non una nel CUOle, non una parola d'animo deluso La certezza di veder Iibero il suo Trentino, l'Isnenghi se la era tenuta viva ne] eucre, non ostante Ia crudele offesa del 1866, E viva se la POltO fino alla tomba, morendo in Bergamo a settant'anni, come se si addonnentasse ~~.p:1.~"Jiposarsi e levarsi il giorno app16SS0 a partire in guerra per andarla a realizzare. In quasi mezzo secolo, l'anima sua non si era ripiegata su se stessa neppure un istante; anzi, il dl_ch'egli seppe di Giuseppe Fon~ tana la morte voluta in un momenta di disperazione, l'impeto del suo eucre verso Ia vita gli fece uscir claI petto parole d'inaudita rampogna Pianse invece quando inteseche l'avvocato Filippo Tranquillini da Mori, fiore di gioia e di cortesia da sta~ in un canto di gesta, era venuto a mancare ; e gli parveuna cosa ingiusta che se ne fosse dovuto andaI~ quel fiore piuttosto che lui Si, SI! Se la natura SI contentasse di tali scambi, l'Isnenghi era sin uomo da morire pel far vivere un altro

Nelle guide garibaldiue, il Tranquillini: aveva cavaleato accanto al .MiSSOli e al Nullo; e finita la guena del 1860, egli come lora si trasse in disparte, alla garibaldina. Ma nel 1866 torno, a Monte Suello si guadagno la medaglia ai valore. Pareva nato a campare vecchissimo, tanta era la salute che gli scoppiava dalla persona: invece visto non vista, fu steso nella bara, dove piace aucora immaginarlo soltanto donniente. Bello egli era, il Tranquillini, ma pel bellezza Filippo Manci passava lui e tutti i sedici altri di quei Trentini e moltissimi anche dei pili leggiadri .. fra i Mille. La finezza del suo visa era cost vetginale, che se non fosse stata Ia prestante persona si sarebbe detto che era una donzella in divisa da A Palermo, dopo Ia Iiberazione della citta, Ie guide c()11ipaivero nella 1016 elegante divisa, qualche fantasia tor e si diletto di fingersi ch'egli fosse davvero una fanciulla innamorata del Trauquillini, e per lui fuggita a fare la guerra: Era ardimentoso, fin temerario. Gia, tra quei cavalieri comandati daI Missori, militando con Emilio Zasio, can Giuseppe N uvolari, con tutti quegli altri del magnifico squadrons, valorosi bisognava essele a andalseneMail Manei amava il pericolo, a per un rischio in cui ci fosse stato da contendersi il posto, era capace di corrucciarsi col pili cam degli

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amici .. Se da Gibilrossa, Garibaldi " Chi va a piglianni Palermo?" il Manci, pronto dell'Amerighetto di Vittor Hugo, avrebbe risposto : " Io! " ilia che c'e ancora il vecchio maledetto destino che sta ill agguato pel cogliere certi uomini, come a una svolta di via sta un traditore ? Non si puo pensare alla fine di quel giovine senza parlar cost Oome neUe reggie tiagiche della Gleda antic a, pel certi episodi nei quali il fato mise tutto il suo soffio 11,1 cano, cost nella casa di Filippo Manci, nel 1867, corse del sangue E la mente gia tanto ttu bata del giovane che 10 verso, si speuse. Non sopiavvisse che Ia sua bella persona, quasi a star qualche an110 presso al proprio sepolcro gia pronto, per aspettare che, chi sa da qual mondo, 10 spuito rinnovelJato tomasse a rivivere in essa un'ora, prima di finire anch'esso Ma egli mali senza quella Iuce ne11869, in una casa eli pazzi

Rimasti nell'omhra di quei maggiori, Antonio AI-' mani e Giuseppe Leonardi da Riva, Giacomo Costa da Rovereto, Pietro Sartori da Levien, Antonio Sterchele da Trento, giovani tutti nel 1860 fra i diciotto e i ventisette anni, sono gin morti da anni o vivono appena Ma dei vivi e dei morti impersona in se il pensielO superstite e il dolore, uno che va per le vie eli Milano, forte e puro ne' suoi

settant'anni, superbo lavoratore. La sua fede rimase fenna nei puuto da dove gli pane che molta gente garihaldina avesse sviato: E stette sempre a guar~ darla accigliato, non si lagnando eli rimaner quasr solo, 111a eontortandosi col dir sempre a se stesso che Mazzini non e morto, che Mazziui tornera Bell'esempio di carattere Egisto Bezzi : Dovunque fiammeggio la camicia rossa, sempre egli fu visto e provato : dovunque Garibaldi comparve, sempre senti nell'aria che Bezzi em gia presents Quando aveva trent'anni, nel pi ofilo. nell'atto delle labbra, fin uel portar del capo un po' chino, somigliavn al FeIruccio. Pareva lui staccatos! da una tela del O1nquecento, per venit vivo a veder che cosa sapessima far noi, dopo tanto aver cantato col Mameli d'aver il suo cuore, d'avere la sua mana .. A settanta pale quasi ancor quello. Meriterebbe da solo che giustizia di popoli desse all'Italia la terra di Trento dov'e Cusiano, il borghetto in cui nacque! Certo egli preferirebbe andarvi can la spada ill pug-no, magari a patto di motir lui solo 1I1a che gli imperatOIi non sappiano concepire quale gran gloria sarebbe venir cavalcando veISO C81ti esuli, pel dir 1010: " Pace! Eccovi le terre vostre ; le ridiamo a voi, pelche Ie avete meritate col VOstIO nobile e lungo dolore? "

Giot<gio l\'Ianin

Non so se flu ana atti proprio voluti per qualche sua religions del passatc, ma mi piacque sempre pensar che si, e che, venuta I'ora di ripigliare Ie anni, Giorgio Manin sia andato nel 1859 sotto Gerolamo Ulloa in Toscana 0 nel 1860 sotto Giuseppe SiItOIi in Sicilia, perche il Sirtor] e l'Ulloa 0I ano stati in V enezia i due genii della difesa, sotto suo padre Dittatore.

Nellaspedizione dei Mille, Giorgioera unodegli otto che COIl Sirtori per capo componevano 10 Stato
maggiore generale, E quel capo dal pensiero quasi mistico, dalla coscienza positivista, dal cuore casto e leonina, armonizza va bene sotto Ia propria mana gli aln i sett.o, COll la storia dei quali ci sarebbe stata da fare quell a dei partiti d'allora in Italia. Ignazio Calona, palennitano, uomo gia di 65 anni, che rial 1820 era statu testimonio e attore in tutte Ie rivoluzioni autonomistiche della sua isola, ora andava a quella unitaria ; ma soda questa fosse

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uscito il piccolo regno, can un principe siciliano trona nel palazzo reale di Palermo, non llVl,'pnI1"., pianto Giuseppe Borehetta, ingegnere seampato se non alle forche, aIle gaIere stava nella spedizione da mazziniano ossia di quelli che non potevano rassegnarsi a dele che Garibaldi avrebbe sempre sacrificato l'ideale suo di generale romano pel l'unita con la casa di Savoia" E difatti, dopa Calatafimi e Palermo non volendo pili sapere del motto" Italia e Vittoric Emanuele" salute rispettosamente il Dittatore ~ e .~ Ill?PIalltO se n'ando via, Invece Achille Maiocchi, milanese e anch'egli mazziniano puro in fatto d'unitasi contentava di rinunziar all'idea della forma per avere la cosa Giacinto Bruzzesi, romano e repubbl.icallo, sole~a dire che supremo pensiero, can qualsifosse bandiera, doveva essere Roma Costantino Pagani, piemontese, giovane di 23 anni che si ~ . ' raceva chiamar De Amicis perche ufficiale disertore dell'esercito false non si fidava, can quel suo nome poteva simboleggiare la parte politica della sua regione che si era lasciata, e a stento si lasciava ancora trascinare sempre pili fuori della valle padana, ma cauta e celando i pr opri sentimenti
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quale, col suo programma del 22 gennaio 1857 stampato nel Diriito, giomale di Torino, aveva dato la nota fondamentale del pa1'tito nazionale. E siccome allora Garibaldi, da uomo pratico, tra le collere di COIOIO ehe amavano pili la repubblica che l'Italia, e dei realisti piemontesi che pili dell'Italia amavano la 1010 piccola monarchia, tutti insorti contIo Manin, aveva aderito subito al programma, dandogli col suo gran nome una sanzione solenne; COS! am Giorgio em corso a lui per dar la sua all'impresa che, pur col motto « Italia e Vittorio Emanuele ", era tutta d'ispirazione mazziulana Nelle stesso tempo, poteva ripagai Mazzini del dolore datogli da suo padre, con la creazione della formula, ehe da lui inflessibile aveva trasferita nella monarchia la direzione del movimento Italiano.

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Aflora Giorgio fiiiiva! suoi ventinove anni, e appunto nel giomo dell'imbar co a Quarto ricerleva il suo natalizio ; compiacimento non da poco, se egli 10 senti, perehe quello poteva anche essere il passo della morte A vederlo quadrato e saldo come era della persona, con quella sua gran barba castano scum e piena, che gIi dava l'aria di un marinaio alla Scbiaffino, pare va meno giovane assai Ma aveva patito tanto che da dieci anni ogni anno aveva dovuto contargli per tre. Infatti dal 27 agosto del 1849, giOlllo in cui em uscito da

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. Giorgio Mallin poi rappresentava nella Stato maggiore e nella spedizione l'opera del padre suo, il

Venezia suI vapors francese Pluionc, pel esule col padre e can Ia madre e la sorella lata, non aveva piu avuto intorno che lutti A Corfu e a. Malta si erano fennati un poco quasi per orientarsi; poi si mana rimessi ill mare per Marsiglia, dove la madre, iifinita dalle pene, gli era morta di quel feroce colera che in Venezia non I' aveva colpita Da Marsiglia, senza aver pili con se quells nobile cousolatncs, Daniele se n'ando con Giorgio e Ia figlia a Pai igi Di tornare presto in Italia non c'era speranza .h ' ucc ezze non ne avevano, Giorgio dovette pensare a fonnarsi uno stato E si mise agli studi Ma con qual animo! La SOl ella Emilia languiva, egli era u suo infermiere. E ci fosse stata almeno una piccola lusinga di salvarla, rna neppurs questa conforto egli aveva. E quando il male divenno oirendo per deIirii, durants uno dei quali Ia misera prego dal padre d'essers uccisa, e i1 padre si piego inorridendo a" prometterlo quella gi azia ; Giorgio penso forse che il fato era tomato sulla terra, e che come in una tragedia lenta tutta la sua famiglia ne sarebbo ingoiata. Poi Emilia a dieiotto ann! mOIL Che dovevano fare quei due uomini i idotti COS! soli e paved, se bbene confortati dai migliori repubblicani di Parigi? Fortificars! negIi studi, Giorgio; Daniele me-

sando densi d'aVYeuimenti, lasciavano intravvedere al padre qualche barlume-per la misera Italia. Giorgio fu certamente testimonio delle lotte interiori che suo padre combatteva con Be stesso, in quegli anni intorno al 1855, quando l'andats dei piemontesi in Crimea aveva fat to pensare che in quella guerra lontana qualcuno potesse trovar la via della riscossa nazionale. Eg1i aveva forse letto negli occhi del pensatore il monologo, che 10 condusse a non vedere altro mezzo di rifar 130 patria fuor dell'unione di tutti colore che la volevano.ral Piemonte FOlse 10 aveva veduto aver anch'egli, come venti anni avanti l'aveva avuta Mazzini,la sua tempesta del dubbio; quando, alla prima esposizione del suo concerto, gIi si erano levati contra

ditare ancora sulla patria, E il giovane studio viaggio, .vide Ie piu grandi officine delI'Inghilteua:
del Belgic, della Germania; divenna grande seienziato e gran Iavoratore ; mentre che gli anni, pas-

quasi tutti gli esuli delle vade regioni d'Italia, e dal Piemonte quasi tutta la stamps E sa aoessero raqione essi ed io torto? - scriveva il vecchio Dittatore, - se quando dicono che io sono rimbambito cliccssero il veto? Qu.anclo questo pensiero m'attraver s(z la mente, un dubbio omqoscioso mi assole, e PO,gSO le mie l'Unghe notti d'insonnia a rimeditare il terribilc problema: epjJ'ure 'il mattino io mi senio corulotio alle siesse conclusioni, e mi con{enno nella speranea d'aver proposto Twnica solnzione possibile. E Mazzini scrisse di se: Qu.cmdo mi sentii solo net mondo, mi an eir I);i davanti al ouoio, Allora, in qucl deserio mi si a/fcwcio il dabbio. Forse io er= iaoa e iT mondo aoeoa raqione. Forse Pidea che io sequioa era 'Un soqno. E jor seio non seguivu un'irlea, ma II); mil); idea, l'MqOglio del mio conceiio, il desi-

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derio della oiiioria. piu che l'intento della


I fudlati di Alessandrio, di Genova, di Chamb6y

grand#e it Piemonte:siate Italiani e non Sardi, e sona .can ooi. Se no," no, Can queste parole che
sanno ancora d'un certo agrume, e nelle quali c'e come un'eco della lettera di Mazzinia Carlo Alberto; . Daniele Manin metteva il suo patto. Egli non vide il frutto dell'opera sua, perche mort in Parigi il 22 novembre del 1857,. E non aveva che cinquantatre anni l Ma checche se ne potesse aver detto, icentocinquantamila francesi venuti poi a mettere l'Italia nella condizione di peter fare da se, e l'Austria nell'irnpossibilitad'lm; pedirla, nella primavera del 1860 faoevano pensare anche a lui E se in que! 5 maggio, suo figlio,rimasto solo al mondo, poteva partite con Garibaldi per Ia Sicilia, senza preoccupazione di trovare l'Austria gia laggiu a proteggere i Bor boni, cio sf doveva in parte anche all'opera sua

mi sor sero innanzi come fantasimi eli delitto e ?'i~ mor so pW t1'OPPO sterile 10 non poieoa farli rioivere. Qnante macln; avellano pianio per me r Q~tante pian,gelebbero ancora se io mi ostinassi nel teniaiioo eli1isuscitwe a [orii fatt!;, al bisogno el'una Pairia comune. la gioventh clell'Italia? E se questa Pairia non [osse che un'illusione? Donde itaeoo io il di1'1:tto eli decidere su?l'avvenire e irascinare ceniinaia, migliaia d'uomini al sagrijizio eli Sf? e d'oqni cosa pi£t cara? (1),
Accostare i due momenti di quelle due grandi, anime e cosa interessante anche per la storia di questa Italia, che va avanti cost immemore del modo come fu rifatta, e che pare cost incur ante di sapere dove va. Ai fantasimi di Ruffini e dei fucilati di Alessandria, di Genova, di Chambery, senti nel 1836 dinanzi a Mazzini seora to, corrisposero nel 1856 per Manin i fantasimi gigantesehi di Milano, di Roma, di Venezia ricadute dopo tanti ardimenti, In chi si poteva omai sperare ? FOlse Ia catastrofe di Novara non em mai parsa a lui un tradimento; ma certo e che su questa dissent! affatto da Mazzini, e che anzi, traendoue auspicii, su quella grande rovina pianto il vessillo unificatore

***
Giorgio non era stata segnata da nessun fattod'armi. L'u1timo odor della polvere, come allora si usava dire per vezzo . soldatesco, ei rieordava d'averlo sentitoa Venezia , died anni avanti. Con l'esercito toscanoera andato da Firenze a Goito, ma quando era gia avvenuta 130 pace di Villafranca, Poi a Brescia s'eradimesso da capitano ..Aveve, avuto ragione Mazzini che prima della guerra aveva gridato agI'italiani di guardarsi, perehe Venezia sarebbe abbandonata con una pace
13 Arm.<.

Nel 1859, Ia vita militare

di

II partito rcpubblicano dice alla Casa di Saooia: Fate l'ltalia, e sana con voi Se no, no, Dice (~i costituzionali,: Pensoie a [are l'Italia, non a in(1) Vedi M:AZZINI, Opere, vol. v, pag. 207, ed Daelli.