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copyright 2014
Delmiglio Editore ed Enrico Pieruccini
ISBN 978-88-96305-52-2
graca e impaginazione: Enrico Linaria
con la consulenza di Emanuele Delmiglio
grazie a Federica Clemente, a Patrizia Zanoni
e a Betty Zanotelli per la revisione nale
grazie a Enrico de Angelis
per alcune preziose immagini fornite
Delmiglio s.a.s.
via Antonio da Legnago, 23
37141 Verona, tel +39 045 6931457
studio@delmiglio.it - www.delmiglio.it
stampato nel mese di maggio 2014
presso Arti Grache Studio 83 - Vr
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dedicato a mio babbo Edilio che ci ha lasciati
il 14/1/2012 e a tutti gli abitanti di Deccio
(in particolare al grande zio Umberto
e al geniale don Risaliti, un quasi don Camillo 2)
che hanno liberamente ispirato questo libro
una volta in lucchesia
Delmiglio s.a.s.
via Antonio da Legnago, 23
37141 Verona, tel +39 045 6931457
studio@delmiglio.it - www.delmiglio.it
stampato nel mese di maggio 2014
presso Arti Grache Studio 83 - Vr
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Enrico Linaria
Deccio
divertenti storie di un paesello della Lucchesia
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Non centra un certo mondo che non c pi. Gli Amarcord lasciano il
tempo che trovano e spesso sono patetiche rievocazioni delle sghe che
furono. Gli Amarcord, a meno che tu non sia Fellini, meglio lasciarli
perdere. I mondi sono come le persone: se ne vanno e non tornano
pi. Il mondo riportato in questo libro se n ito da tempo. Appartengo-
no ormai alla preistoria il merciarino
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che capitava ogni tanto in paese,
il bar bottega che alla sera raccoglieva tutti gli abitanti davanti allunica
tiv del paese, i doppi
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della festa, i vespri cantati della domenica pome-
riggio, gli avvincenti racconti di vecchi che, parchi e saggi nel parlare,
allietavano le serate davanti al camino e mille altre cose. Alcune storie
sono state rubate a loro, ai loro racconti in bilico tra il fantastico e il me-
raviglioso, ma la maggior parte di esse lautore nellarco di un quarto di
secolo le ha viste, vissute, toccate con mano, tanto da diventare per lui
quasi storie di formazione. Un viaggio innito, denso di racconti popo-
lari ma anche beckettiani: racconti di esseri umani speciali in tutto e per
tutto, di cani rompicoglioni, di gatti speciali, di micci
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testardi, di ceri-
monie religiose fuori da ogni regola, di veglie funebri con temporali che
rovesciavano i catafalchi, di pranzi da re preparati in quattro e quattrot-
to con quel poco che cera. una Toscana insolita quella descritta in
questo libro. una Toscana (tra la piana di Lucca e la Garfagnana) che
poco o nulla centra con quello humour che Benigni, Pieraccioni, Virz,
Panariello, Nuti, Ceccherini e altri hanno portato con successo nel cine-
ma e a teatro. E proprio per questo giusto raccontarla.
1) Merciaio ambulante
2) Concerti di quattro campane
3) Muli
prefazione dellautore
PREFAZIONE
Una Toscana anomala
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Elemento caratteristico del vernacolo lucchese lonnipresenza della vo-
cale i nelle desinenze delle terze persone plurali dei verbi, qualunque sia la
loro coniugazione: dunque arrivino anzich arrivano, arrivavino anzich
arrivavano, bevino invece di bevono, dormino invece di dormono e avanti
di questo passo. Dopo tanti ripensamenti luso di queste desinenze in i
stato preferito, nei rari casi di discorso diretto, a quello delle corrette
desinenze italiane. Giusto per dare il pi possibile unidea di parlata luc-
chese: soltanto unidea, nessun intento, da parte dellautore, di riproporre
la colorita parlata locale di cui si nutrirono tanto per rimanere in pro-
vincia di Lucca Enrico Pea (1881-1958) con quel capolavoro del 1922
che Moscardino e Lorenzo Viani (1882-1936) nei due volumi di racconti
Gli ubriachi (1923) e I vageri (1926). E, ancora, Giovanni Guidiccioni
(1500-1541), Mario Tobino (1910-1991), Marcello Venturi (1925-2008),
Arrigo Benedetti
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(1910-1976), Giovanni Mariotti (1936) e Ildefonso
Nieri (1853-1920), lautore di Cento racconti popolari lucchesi (1906) e di
Superstizioni e pregiudizi lucchesi (1915): un bel gruppetto di autori
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, chi
nato e radicato a Lucca e chi in Versilia, che neanche andrebbero messi
assieme visto lantagonismo storico tra lucchesi e viareggini. Ma denire
unarea in base alla provincia assolutamente nella norma. Se poi Lucca,
la sua provincia, una realt culturale tale da possedere scrittori lucche-
si e scrittori versiliani, buon per lei. Da vantarsene e da farlo notare
a quanti, nei tristi rapporti annuali, giudicano la qualit della vita in una
provincia da redditi pro capite, quantit di auto e cellulari, depositi ban-
cari, numero di palestre.
4) Fondatore dei settimanali LEuropeo e LEspresso, autore, giovanissimo, di romanzi
incentrati su un realismo toscano di gusto macchiettistico e, in seguito, di opere pi com-
posite e ambiziose come Il passo dei Longobardi (1964). Diviso tra giornalismo e politica
(anzich tra giornalismo e letteratura) un altro grande giornalista lucchese: Mario Pan-
nunzio (1910-1968). Fondatore dei settimanali Il Mondo e (insieme a Benedetti) Oggi, tra
i fondatori del Partito Liberale e di quello Radicale. Ma ci rendiamo conto del contributo
dato dai lucchesi alla cultura italiana del Novecento?
5) Nel gruppo pu essere annoverato anche Giuseppe Ungaretti (1888-1970) nato ad Ales-
sandria dEgitto da genitori lucchesi.
PREFAZIONE
Lucca e la Versilia
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Difcile, anzi impossibile, ignorare lintercalare di moccoli tipico dei to-
scani. La letteratura legittimerebbe il moccolo: ne sono esempi Viaggio
al termine della notte di Cline (1932), La domenica della vita di Raymond
Queneau (1952) e Il dio di Roserio (1954) di Testori. Questo, nel passato.
Oggi invece, in un clima di forti tensioni ideologiche e religiose un
nonnulla e si va per avvocati o si erigono barricate perch quello che
vale solo il proprio punto di vista i moccoli, la letteratura farebbe
fatica a legittimarli. Che fare allora? Le possibilit erano due: o sosti-
tuirli con robe tipo porca loca e corbezzoli, ma tutto sarebbe stato molto
ridicolo, o riportarli quasi tali e quali con qualche minivariante per
giusto rispetto a colui che padre di tutti, credenti e non credenti. Cos
stato: aiutato dalla fortuna, ho fatto tesoro dei quasi moccoli (ma
non moccoli) di alcuni deccini che dicevano io boia o io cane sostituendo
allantiteismo una disistima assoluta di se stessi addolcendola talora di
surrogati omofonici come canna e betta (al posto di cane e bestia) e di
fantasiosi elaborati come fottundici, succedaneo di fottuto.
Optando per questi non moccoli che dei moccoli veri conservano la
musicalit, ho cercato di conservare quel patrimonio di colore la cui
ricchezza espressiva fu sottolineata (pur riferendosi a Firenze, tuttal-
tra parrocchia) da Emilio Cecchi: E che allorquando il bestemmiato-
re, il famoso bestemmiatore orentino, snocciola le sue giaculatorie,
responsabile duna vera e propria ipotesi religiosa, sia pure ispirata al
pessimismo pi nero (Pesci rossi, Firenze, Vallecchi, 1920). Non sem-
pre le ipotesi religiose risultano per ispirate al pessimismo pi nero.
Gironzolando per la Toscana pu anche capitare dimbattersi in sprazzi
di sereno ottimismo con Dio bno e Dio bonino, Dio bello e Madonna
santa, e in sprazzi di assoluto nonsense con appellativi fuori da qualsiasi
logica umana... e divina.
Come per le desinenze in i, anche per i moccoli un prezioso aiuto venu-
to dal discorso indiretto. Non stato facile. Ma pensando a Hitchcock, a
come nella scena cult della doccia in Psyco (1960) abbia creato quaranta-
cinque secondi di inaudita violenza senza mostrare il pi piccolo lembo
di carne squarciata, ce lho messa tutta perch i moccoli doc svanissero,
senza perdersi, nellaura del discorso indiretto.
PREFAZIONE
Moccoli veri e surrogati di moccoli
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A Deccio e in realt simili si poteva morire dinuenza e di polmonite
ma non di polveri sottili, amianto o diossina. Non cerano mappe idro-
geologiche del territorio n visioni satellitari ma i boschi tenuti puliti e
i terreni coltivati no allultimo centimetro scongiuravano frane e al-
luvioni. La vita era durissima e nessuno credeva alle abe. Ma poteva
capitare di andare a funghi, trovare una covata di oltre cento porcini e
portarsene a casa anche trenta chili. Un po tutti mettevano il naso negli
affari degli altri ma non cerano i media a incitare al voyeurismo. La vita
era durissima. Tra la ne del 1800 e il 1955 tanti di Deccio sono infatti
emigrati allestero. Ma tanti sono tornati.
Ricostruire le vicende di questo paesino della Lucchesia non pu non
tenere conto del pi folle atto di autolesionismo mai messo in atto
dalluomo: ovvero le oltre duemila bombe nucleari fatte esplodere nella
seconda met del Novecento sul nostro pianeta. Oltre duemila catastro
ecologiche, un insulto alla presunta intelligenza umana. Una follia rima-
sta impunita che ha segnato linizio dellinvoluzione del genere umano
dopo centinaia di migliaia di anni di processi evolutivi.
Inferno o paradiso che fosse Deccio, sulla testa di chi ci abitava (come su
quella di tutti gli altri abitanti del pianeta) sono cos piovute per decenni,
in continuit, le particelle radioattive frutto di quegli scellerati esperimen-
ti nucleari. Subdole, invisibili, assassine, sono entrate nel ciclo alimentare
e hanno colpito soprattutto le ossa e la tiroide dei bambini nati allindo-
mani della seconda guerra mondiale. Lo si visto decenni dopo quando,
a partire dagli anni 90, sono morti di tumore tantissimi quarantenni e
cinquantenni. Le vicende di questo libro sono scandite dai compiaciuti
annunci di radio e televisione che con toni agiograci riferivano del buon
esito di esplosioni nucleari quasi fossero un bene per lumanit. Non ne
erano convinti i vecchi di Deccio. Abituati a rispettare madre natura e a
convivere con essa, erano sconvolti da quelle esplosioni nelle viscere della
terra o nelle acque degli oceani e animalescamente ne avvertivano la follia
e il pericolo per lumanit. Oltre alle notizie delle esplosioni nucleari,
sono riportate quelle che maggiormente, nel corso degli anni, colpirono
il cuore e limmaginazione degli abitanti di Deccio.
Un po di nostalgia e tanta rabbia
PREFAZIONE
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Nei dieci anni
(dal 1945 al 1955)
che precedono
le vicende narrate
in questo libro,
il pianeta terra
viene martoriato
da 96 esplosioni nucleari:
tutte sperimentali
ad eccezione
delle due atomiche
di Hiroshima e Nagasaki.
Tre i Paesi responsabili:
Stati Uniti, Unione Sovietica
e Gran Bretagna.
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1945-1955
96
esplosioni
nucleari
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Un crimine contro lumanit
che proseguir in maniera
ancora pi folle
nel decennio successivo.