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Jesper Juul: “Eccomi! Tu chi sei?

” (limiti, vicinanza, rispetto


fra adulti e bambini)

“Quando gli adulti e i bambini percepiscono una violazione dei confini della
personalità, non si sentono più amati e questo intacca la loro autostima e
mente il rapporto con il prossimo”

Questo libro tratta della qualità di un buon rapporto stabilitosi fra qualsiasi
persona e specialmente fra bambino e adulto. Questa qualità presuppone il
<rispetto>, il quale a sua volta ha bisogno del “porre dei limiti” per la sua rivelazione.
Per poter porre dei limiti bisogna saper stabilirli prima a se stessi.
Esistono due tipi di limiti: LIMITI GENERALI e LIMITI PERSONALI.
I limiti generali esistono ancor prima della nascita e dell’educazione di un bambino e
sono tutte quelle norme, accettate o meno, nella società e cultura della quale
facciamo parte. In questo senso un dato comportamento da parte del bambino o
adulto può essere letto come “nei limiti” oppure “fuori dai limiti”. La maggior parte
dei bambini, secondo Juul, si trova molto bene all’interno dei limiti generali e
coesiste. Basta che in quel momento i loro limiti personali non vengano violati.
I limiti personali invece riguardano esclusivamente la persona che si ha di fronte e
dipendono dalla personalità di questa, dal temperamento, dalle origini, dai valori
personali, dalla variazione di umore della persona ecc. Dipende anche se la persona
nel suo rapportarsi considererà, includerà o cambierà alcuni o tutti i limiti generali
che in quel dato momento regolano il comportamento all’interno di un gruppo.
I limiti personali sono importanti tanto quanto quelli generali e tanto è importante il
loro rispetto. Il bambino forse non capirà sempre l’importanza e il valore di questi
però sta al genitore/educatore di spiegarglieli con sincerità e calore. Non si
dovrebbe lasciare posto a manipolazioni perché il bambino capisce quando lo si vuole
“fregare” per ottenere uno scopo immediato. Nell’esporre i propri limiti, cioè quelli
personali, non si deve criticare ne svalutare il comportamento del bambino perché in
questo modo rischiamo di ottenere l’effetto pigmalione.
Secondo Juul esistono 3 modi diversi di rapportarsi con i bambini: (detto da
famiglia) patriarcale, democratica e con parità di diritti. Difficilmente però si
potrebbe trovare una famiglia che usa esclusivamente un tipo di modello
pedagogico. La famiglia patriarcale dà esclusiva valorizzazione alla figura paterna
e più tardi anche materna (matriarcato) nell’educazione del bambino. Il genitore è
quello che detta le regole e quelle devono venir rispettate. In questo caso il
bambino è considerato incompetente e i suoi bisogni e interessi non valorizzabili.
Il modello democratico è quello più presente nei giorni nostri e che valorizza
pienamente il bambino dal punto di vista della sua competenza (psicologica e
sociale). I bisogni e le esigenze del bambino sono messi al primo posto.
Juul dà più merito invece ad un terzo approccio, che è secondo lui determinante sia
in famiglia che in ambito educativo e formativo. Si tratta della famiglia con parità
dei diritti che esprime al meglio e cerca di esaltare le caratteristiche specifiche
della vita nel gruppo (famigliare e sociale). La forza di questo modello sta nel
prendere in considerazione i bisogni di entrambi le parti e soddisfarli, per quanto
possibile sia.
Uno dei problemi essenziali nel rapportarsi con i bambini sta appunto nell relazione
di quello che essi “vogliono” e di quello di cui hanno davvero bisogno.
VOGLIO ≠ HO BISOGNO DI
SERVIZIARE ≠ DARE AMORE ma serviziare e basta!
Il principio dei desideri non è un pincipio di vitale importanza. Esso è il frutto della
società consumistica. (illusione)
Spesso, i bambini che sono abituati a ricevere tutto e subito tendono a diventare
una vera seccatura per l’ambiente nel quale agiscono. Questo succede perché sono
abituati a trattare ogni persona come qualcuno che è “ai loro servizi”, in qualsiasi
occasione. Ciò non lo fanno (premette Juul) perché sono asociali ma perché è così
che funziona la loro famiglia, che è anche la prima e la più importante struttura che
si occupa dello sviluppo psicologico e sociale di un individuo.
Quando un individuo viene messo sempre al centro, smette di far parte di un
gruppo, e con questo viene a mancare il valore dell’eguaglianza di questo. I limiti li
dobbiamo saper porre quando la situazione lo esige anche pur di creare un scontro
di interessi. Questo “scontro” non deve però essere sempre visto come conflitto
perché il scontrarsi di opinioni e interessi vuoldire anche essere partecipi di quello
che si sta facendo e di quello che è il gruppo.