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mariotti_piobbico_2005

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I partigiani di Piobbico

I PARTIGIANI DI PIOBBICO
(Sarnano - MC)

DAI RICORDI DI EDO MARIOTTI
(a cura di Giampietro Mariotti)

I In occasione del sessantesimo anniversario della guerra di liberazione, molto è stato scritto sulla vita di quei giovani che negli anni ‘43-’45 si trovarono ad affrontare una drammatica situazione, scaturita dai negativi risvolti della seconda guerra mondiale. Trovandosi senza alcuna direttiva, da parte di chi avrebbe dovuto decidere della loro sorte, furono costretti ad agire di propria iniziativa, con il proposito e la speranza di riportare la libertà e la legalità nella nazione. Si formarono così, spontaneamente, numerosi gruppi di giovani sbandati, militari e non, in moltissime località, tutti orientati ad operare per la cacciata dei nazifascisti dall’Italia. Anche a Piobbico di Sarnano si costituì uno di questi gruppi: il Gruppo 1° Maggio. Di questo gruppo molte persone hanno parlato e scritto, ma sempre per sentito dire, e non per conoscenza diretta dei fatti.

1

avvenuta accidentalmente in montagna. Avevamo due pistole della prima guerra mondiale. Iniziò a circolare la voce che nelle nostre montagne agivano migliaia di patrioti. all’una di notte. con due plotoni dislocati a Sarnano (“l’Appennino camerte”. uno dei primi ideatori del Gruppo 1° Maggio. Il 22 ottobre. insieme con il commilitone Nicola Pettorossi di Roma. lasciando per il sottoscritto una formale denuncia. conscio di mentire. dissi al Maresciallo che non intendevo assolutamente ripresentarmi. fino al mio domicilio di Piobbico unitamente all’amico Pettorossi. di stanza nel camerinese. Dopo alcuni giorni il Maresciallo mi fece chiamare per dirmi che dovevo rientrare a Pesaro perché tutte le licenze erano state annullate. Nessuno sapeva indicarci quale comportamento era da tenere nei confronti dei tedeschi. Naturalmente non mi feci trovare. Si sapeva però che i tedeschi avevano cominciato a disarmare i militari italiani per poi inviarli in Germania quali loro prigionieri. sono partito a piedi. Il Maresciallo mi offrì di tenere le armi per le nostre esigenze. D’accordo con il Pettorossi decidemmo. Sapendo quale era la situazione generale ed avendo visto che il disordine dilagava ormai in tutte le caserme. il giorno tredici di settembre. Rifiutai affermando. saliva a Piobbico anche con la ferma intenzione di fare ottemperare al sottoscritto l’ordine per il rientro al Corpo. A Fano siamo riusciti ad aggrapparci ad un vagone di un treno strabocchevole di militari sbandati e siamo arrivati fino a Civitanova Marche. l’incolumità e la sicurezza dei civili. di sorprendere i due Carabinieri per prendere le loro armi. Da qui. che non poteva raggiungere Roma in quanto già occupata dai Tedeschi”. dei quali fino a quel giorno eravamo stati alleati. Edo. che avevamo armi in abbondanza e molto più efficienti di quelle che ci venivano offerte. il partigiano Edo Mariotti di Piobbico. precisando che facevamo parte di un numeroso gruppo di patrioti (ancora non eravamo chiamati partigiani) dislocati negli anfratti dei Sibillini. 15 gennaio 2005). “Il giorno 15 dello stesso mese mi presentai al Maresciallo dei Carabinieri di Sarnano per la registrazione della licenza. In questo clima di timore e paura. I Carabinieri non ebbero il tempo di opporre alcuna resistenza. Indossata una tuta estiva. anch’io riuscii ad ottenere una licenza di due mesi pagata anticipatamente. Il Maresciallo il giorno seguente andò via da Sarnano perché trasferito in altra sede. In questo diario si legge. dovendo documentare la morte di un anziano. “La sera dello stesso giorno riportai le armi in caserma facendomi riconoscere. al fine di indurre lo stesso presidio ad effettuare rappresaglie contro i civili”. “Ero militare a Pesaro con il grado di Caporale Maggiore in promozione a Sergente. tra l’altro. ricorda con piena lucidità e con dovizia di precisione gli avvenimenti di quel travagliato periodo e ci racconta della sua vita trascorsa tra i partigiani di Piobbico dal settembre ’43 al giugno ’44. il Maresciallo accompagnato da un Appuntato. tanto fu rapida la nostra azione nel disarmarli”. nei limiti delle esigenze operative. tutto l’esercito italiano si trovò allo sbando. sentenzia. che conta oggi 84 primavere. L’otto settembre 1943. “Notizia infondata e tendenziosa”. quale addetto ai magazzini viveri e vestiario del locale Distretto. che nel frattempo si erano collocati in licenza. che i partigiani locali avrebbero “progettato un colpo di mano contro il presidio fascista di Sarnano. una delle quali scarica e l’altra con tre colpi.I partigiani di Piobbico Recentemente abbiamo letto una pagina tratta dal diario di un componente di un reparto fascista del Battaglione “M” IX Settembre. per i campi. “Il nostro gruppo ha sempre agito cercando di salvaguardare. lottando con i miei superiori. Con il viso coperto affrontammo i due militi facendo intendere che eravamo fedeli seguaci del Re. sul momento. dopo la notizia ufficiale dell’avvenuto armistizio tra l’Italia e le Forze Alleate. In merito abbiamo sentito il parere di un diretto protagonista dell’epoca. che erano in pratica le nostre famiglie”. 2 . in direzione di Fano.

e raggiungemmo presto le quindici unità”. al centro della frazione. passeggiando per il borgo. anche se prontamente soccorso. “Arrivò anche un ufficiale dell’esercito. andarono ad infoltire il gruppo. si fecero estremamente tesi. “Assolutamente falso”. un pugliese di nome Cosimo. Il gruppo era pronto ad agire ma mancavano armi e munizioni. II “Arrivarono subito altri sbandati del nostro esercito ed alcuni slavi che erano fuggiti dal campo di prigionia di Colfiorito”. una condotta poco rassicurante e per questo fu reiteratamente richiamato dal comandante Filipponi e dal sottoscritto a tenere un comportamento più consono alla vita di gruppo. Quel giorno. con un’azione 3 . Uno degli ultimi arrivati al gruppo. se non ricordo male il 3 febbraio ’44. Per una giornata intera. In verità Cosimo era diventato la mina vagante del gruppo. Altri giovani di Piobbico e delle vicine frazioni. provocò invece deliberatamente un diverbio con il Tenente Pietro Birzoli.I partigiani di Piobbico In realtà il sottoscritto e l’amico Pettorossi eravamo la prima cellula costitutiva del futuro Gruppo 1° Maggio”. Siamo arrivati a Fiastra verso la mezzanotte e dopo aver circondato la caserma senza sparare un colpo. Edo si trovò a dover coordinare e a disporre del necessario per la sopravvivenza embrionale del gruppo. il Sottotenente Decio Filipponi di Roma che. “Non c’è stata nessuna azione di gruppo in quella sciagurata circostanza. abbiamo intimato ai Carabinieri presenti di consegnarci moschetti e pistole. Abbiamo agito nottetempo. “La prima azione corale fu quella di disarmare la caserma dei Carabinieri di Piastra. i miei genitori fecero in modo che io restassi chiuso in casa per evitare che potessi affrontare il bandito. nelle proprie azioni. renitenti alla leva. contro Cosimo. facendo intendere di volerle usare senza troppi complimenti. precisa. che forse stava trascorrendo qualche giorno di licenza in famiglia. con relative munizioni”. armati con qualche fucile da caccia ed impiegando cartucce caricate con capocchie di chiodi. Faccio presente a Edo che da una “cronistoria” delle azioni più importanti del suo gruppo risulta che il 13 dicembre ’43 è stata eseguita in Sarnano la soppressione di un ufficiale dell’esercito svolgente propaganda fascista. Dopo quel grave episodio i rapporti tra me e Cosimo. purtroppo risultò essere un detenuto fuggito dal carcere di Ancona. Manifestò subito. Cosimo rispose al richiamo estraendo la pistola e facendo fuoco contro l’ufficiale. Lo stesso giorno. Cosimo. per le sue spiccate doti umane e qualità professionali. Forte della sua intraprendenza caratteriale ed essendo stato il primo ad agire. Si faceva ancora più pericoloso perché era spalleggiato e protetto da un altro elemento poco affidabile: lo slavo Drago. afferma indignato. richiamò giustamente alla moderazione il partigiano perché così facendo avrebbe potuto instaurare tra la popolazione un ingiustificabile clima di timore. Lo affrontai brutalmente minacciandolo con le armi se non avesse mutato il suo comportamento. fu nominato all’unanimità comandante del gruppo”. presente sulla via. Agiva d’iniziativa propria ed in maniera delinquenziale. Il Birzoli. Tra l’altro i due avevano complottato una esecuzione capitale nei miei confronti e di altre persone di Piobbico. andando in giro per Sarnano. continua a raccontare Edo Mariotti. “Fissammo la nostra sede in alcuni locali di casa Papi. mise spavaldamente in mostra le proprie armi. Il Tenente Birzoli. Il gruppo compatto decretò pertanto che i due dovessero essere fisicamente eliminati. Erano consapevoli della situazione drammatica che si era creata e sapevano quanto io fossi determinato. già alterati. si spense prima che giungesse all’ospedale”. e l’ufficiale ucciso non mi risulta che facesse propaganda fascista. in quel momento.

Il tratto di viabilità Sarnano-Amandola era il nostro settore di azione per attività di disturbo contro i nazisti. regolarmente in sede. decorato di Medaglia d’Oro al Valore Militare alla memoria. Nessun camion di fascisti quindi. I primi partigiani di Piobbico. Si attardarono. l’uno Cosimo e l’altro Drago. tenendo un fucile da caccia sulle spalle. Al centro. con il maglione bianco. Su questo tragico avvenimento la già citata “cronistoria” delle azioni più importanti del gruppo. Mio fratello Aldo fu leggermente ferito ad un braccio. corregge contrariato Edo Mariotti. recita testualmente: “1 febbraio. dove io ero rinchiuso con tutta la mia famiglia”. In realtà quel giorno non successe nulla di particolare e ben presto tornammo tutti. i due si imbatterono in una macchina civile in transito verso Macerata. il Comandante Sottotenente Decio Filipponi. gli slavi Rader e Velemir colpirono a morte. chiamato in quel periodo “distaccamento d’assalto Garibaldi”. Un partigiano caduto: Tabarretti Antonio”. per motivi personali.I partigiani di Piobbico precedentemente concordata. Nel partire da Sarnano. Il Tabarretti. anch’egli del gruppo. contemporaneamente. “E’ vero che il primo febbraio ’44 il gruppo era sceso compatto a Sarnano per un controllo a seguito di un segnalato movimento di truppe tedesche. III Al primo febbraio 1944 risale la perdita del primo partigiano del gruppo di Piobbico. forse tentò di fermare la vettura. il Tabarretti invece cadde colpito mortalmente. Dall’interno della stessa partirono alcuni colpi. a poche decine di metri dalla mia abitazione. 4 . azione contro un camion di fascisti entro il paese di Sarnano. e nessuna azione di gruppo”. “Non è esatto”. o quasi. e l’amico Antonio Tabarretti della frazione Stinco. mio fratello Aldo.

per mani dello slavo Luca e di qualche suo connazionale. la notizia certa che da parte dei tedeschi si stava preparando un attacco al nostro gruppo”. Ritengo inoltre che la relazione stessa non sia stata redatta da un componente del gruppo. furono uccisi tre tedeschi. Per il trasporto dei contenitori alla base furono impiegati alcuni asini avuti in prestito dagli agricoltori locali. Filipponi e mio fratello Ildo (1925) anche lui inseritosi nel gruppo.I partigiani di Piobbico A questo punto faccio leggere integralmente ad Edo la cronistoria del gruppo di Piobbico tratta dalla pubblicazione Tolentino e la resistenza nel maceratese 1 . Avuta la conferma che non risultavano in preparazione azioni imminenti. era stata svuotata delle cose più importanti ad eccezione della camera dei miei genitori e di quella dei fratelli più piccoli. Dopo aver recuperato due reti. I pochi rimasti in zona. nei pressi di Monte Sassotetto. Dopo averla letta e dopo un attimo di riflessione Edo afferma: “L’attività svolta dal gruppo dei partigiani di Piobbico non risponde esattamente a quella descritta in questa pseudo-relazione. come peraltro avevamo fatto nei giorni precedenti. La sera del 28 marzo. sotto il controllo dello slavo Jancko Klikovak.. per avere eventuali notizie sul paventato attacco tedesco. che erano occasionalmente di passaggio a Sarnano. andavamo a dormire nella grotta denominata Tre Santi. All’inizio della primavera del ’44 gli Alleati effettuarono un lancio di armi per il gruppo di Piobbico sul passo della Maddalena. che era conosciuta come un punto di riferimento continuo per il gruppo. Tolentino 1964. In totale furono lanciati sette contenitori metallici con dentro armi. Pubblicazione a cura del Comune di Tolentino per le celebrazioni del Ventennale della Resistenza. visto che non erano pervenute notizie allarmanti. cioccolato e sigarette. Per questo io. ci siamo sistemati in una camera io. anche quando la situazione non lo richiedeva. “Per alcuni giorni. tornammo a Piobbico dove potemmo gustare del parmigiano che mia madre aveva acquistato per i dipendenti boscaioli”. Per ovvi motivi di sicurezza avevamo anche previsto che particolari notizie non arrivassero direttamente alla sede del gruppo ma in zone vicine. espresse il desiderio di dormire comodamente in casa Mariotti. nell'anniversario dell'eccidio di Montalto. presso una famiglia proveniente da Civitanova. mi trovai a dormire nella vicina frazione di Terro per la sorveglianza a due militari tedeschi che avevamo fatti nostri prigionieri e che in seguito lasciammo liberi. Verso l’una Tolentino e la Resistenza nel Maceratese. tra il 15 ed il 20 febbraio 1944. Seguiamo ancora la rievocazione di Edo Mariotti. per tutto il periodo. Filipponi ed io ci recammo a Sarnano. quando. A seguito di questo fattaccio cominciammo a temere per una probabile rappresaglia tedesca. molte munizioni. Cosa che accadde qualche tempo dopo.22 marzo 1964. ma da qualcuno che. Non immaginava certamente che quella doveva essere l’ultima notte della sua giovane vita. Quella sera Decio. avendo partecipato con piena responsabilità. nella notte del 23 marzo ’44. pur non avendo partecipato all’attività partigiana. abbia avuto interessi personali o di partito ad alterare gli avvenimenti. ”Alla luce di queste allarmanti notizie il gruppo fu frazionato in piccoli nuclei decentrati nell’area bassa delle Marche. se non ricordo male. vista la loro eccessiva determinazione ad uccidere. Accademia Filelfica. in previsione di una quasi certa azione distruttiva. tra i quali il sottoscritto ed il Sottotenente Decio Filipponi. arrivò purtroppo. all’attività del gruppo. non concordo su quanto artificiosamente riportato nella cronistoria in esame”. Per questo istituimmo un servizio informazioni con una staffetta dislocata in zona Macerata. Tornai così a dormire per qualche giorno a Terro e. 5 1 . quale ex partigiano combattente. D’intesa con il comandante Filipponi avevamo convenuto di non lasciare i prigionieri in balia di alcuni slavi. L’abitazione. in prossimità delle sorgenti del Tennacola. tra le quali diversi Sten. in occasione della consegna della Medaglia d'argento al Valor Civile alla città di Tolentino .

ci fecero sobbalzare dal letto. Erano gli slavi Goiko e Wladomir provenienti da una delle basi decentrate. Sollecitai Decio e mio fratello ad alzarsi ed istintivamente ci avviammo di corsa in soffitta. è bene mettere per iscritto i fatti” che potranno contribuire a fare chiarezza su una pagina di storia così importante. anche se tragica. e per qualsiasi motivo. I tedeschi gli chiesero dove eravamo noi figli. continua con i suoi ricordi Edo Mariotti. quando vidi dalla finestra il bagliore di un razzo in direzione di Sarnano”.I partigiani di Piobbico dopo mezzanotte. tipiche della zona nella stagione fredda. in mutande di lana lunghe. Tentò di dire che non eravamo in casa. di qualsiasi parte. I due. A ricordare i fatti. molto saggiamente. dopo essersi rifocillati. suggerisce: “Prima che la nebbia diventi più fitta e che le memorie si dileguino. andò ad aprire. assai realisticamente presagiva che “Molto di quello che avvenne nel ‘43-’44 verrà ignorato per sempre perché chi sapeva non è più. A questo è tesa questa rievocazione fatta sull’onda dei ricordi di un diretto protagonista dell’epoca. IV Lo scrittore saggista Massimo Salvatori. I partigiani di Piobbico. andarono a dormire in un'aula della vicina scuola elementare”. ma il letto caldo e lo 6 . “La mattina del 29 marzo 1944 ero già sveglio. In quel momento i tedeschi bussarono violentemente alla porta ordinando di aprire. prima dell’alba. Lo stesso autore. Mio padre. molto distante da Piobbico. ma soprattutto a ricordare ed onorare i caduti. e non ha lasciato la sua testimonianza”. “Mi alzai e guardai dalla finestra: la casa era circondata da militari tedeschi. alcuni colpi decisi alla porta d’ingresso. nel presentare nel 1962 La resistenza nell’anconetano e nel piceno.

Il Cicalè riconobbe Decio Filipponi e disse a quelli che stavano mettendo in riga i rastrellati. Sulla porta ci incontrammo con i tedeschi che stavano salendo in soffitta”. Si udirono delle minacce verso mio padre ed il Tenente Filipponi. dopo essersi spacciato per un militare sbandato. riprende a rievocare Edo Mariotti. di sospendere l’operazione perché era stato trovato il comandante del gruppo. si era infiltrato come spia nel nostro gruppo. poi sulla casa si riversarono nutriti lanci di bombe a mano e l'azione distruttiva dei lanciafiamme”. 7 . Ultimata la perquisizione concessero a mio padre cinque minuti di tempo per portare fuori quello che voleva. erano stati riuniti al centro dell’abitato. Tutta la frazione era stata nel frattempo setacciata dai tedeschi e gli uomini che erano stati sorpresi nelle case. Affermò anche di non conoscere il sottoscritto come partigiano. fummo trasferiti sul posto”. caddero sotto il fuoco tedesco mentre tentavano la fuga verso il cimitero. che per due o tre giorni. Ivo Pazzelli ed Enzo Miliucci. mentre altri tedeschi perquisivano la casa.I partigiani di Piobbico scompiglio in camera testimoniavano la nostra presenza. unitamente a Decio Filipponi e a mio fratello Ildo. I due slavi. “Durante il tragitto incontrammo altri tedeschi accompagnati da un certo Tolmino Cicalè. “Anche il sottoscritto. ma non ci fu uno scontro armato diretto. erano saltati da una finestra per tentare di raggiungere la montagna. Gojkovic e Wladomir. iniziò a scendere le scale. Lapide affissa sulla scuola elementare di Piobbico in ricordo dei partigiani caduti. come già detto. che si trovavano a dormire nella scuola. per la sorveglianza a due prigionieri tedeschi”. Dopo poche centinaia di metri furono abbattuti dalle raffiche di una mitragliatrice. Piobbico era stata interamente circondata dai tedeschi. In verità la spia non mi aveva mai visto nel gruppo perché proprio durante la sua breve permanenza a Piobbico io mi trovavo in località Terro. La rappresaglia tedesca si accanì impietosa sul comandante del gruppo e su quanti tentarono la fuga. Anche due giovani di Piobbico. “Ci obbligarono a stare in piedi in mezzo alla cucina con un mitra puntato verso di noi. nelle soffitte e nelle cascine. molto responsabilmente.

“Mio fratello Vito (17 anni). “Non ricordo esattamente quello che risposero gli altri. che eravamo liberi di andare. dopo averlo colpito più volte con i pugni. Francesco Sargolini. La presenza di un consistente 8 . volume 1942-1958. molto verosimilmente. già decentrato in pianura.I partigiani di Piobbico V “Altri riuscirono a sopravvivere alle raffiche perché trovarono occasionali ripari”. L’eroico sacrificio di Decio Filipponi aveva indubbiamente salvato la mia vita e quella di molte altre persone”. della vicina Giampereto. Leonello Galoni di Terro. Come Dio volle i colpi non arrivarono e ben presto arrivammo a condividere il dolore con tutti i compaesani”. A questo periodo critico sono da addebitare. 490). rimase in mano agli slavi. che si era allontanato da Piobbico con gli altri slavi”. fu affidato il pietoso rito della benedizione delle salme dei caduti. fu fatto salire su di un camion e portato via. purtroppo. che ci aveva preceduto verso Sarnano. e ci indicarono. Ci fecero posare sugli autocarri tutto ciò che avevamo trasportato. pag. fatto segno a ripetuti colpi. ci obbligarono a caricarci di tutte le cose che i tedeschi avevano razziato nelle case di Piobbico e ci condussero nella località Romani. padre Sigismondo a San Liberato e Giuseppe Forti a Piobbico. continua Edo. “Lasciato il corpo di Decio appeso al palo. impiccarono il nostro comandante Sottotenente Decio Filipponi di Roma. scortato da altri tedeschi. i tedeschi demolirono parzialmente la scuola elementare con lanci di bombe a mano ed esplosivo". Il ponte denominato “di Bittacci” era stato infatti demolito e gli automezzi non potevano transitare verso Piobbico. “ci fu un periodo in cui il gruppo. dove erano in attesa i loro camion. Affermai anche che il comandante del gruppo era lo slavo Jancko Klicovak. L’esecuzione fu completata con un colpo di pistola alla tempia”. “L’amico Pettorossi. Intanto gli uomini anziani venivano lasciati liberi e noi più giovani. Ci avviammo titubanti verso Piobbico. Al giovane sacerdote don Antonio Bittarelli. Evidentemente le notizie fornite dalla spia Cicalè e l’atteggiamento coraggioso e responsabile di Decio furono determinanti per la sanzione del suo destino. ma di certo so che nessuno indicò il Filipponi quale comandante. Era la mattina del 29 marzo 1944 e non il “giorno dopo” come riportato nella biografia in appendice alla motivazione della decorazione di Medaglia d’Oro al valore militare (Le medaglie d’oro al valore militare. Personalmente avevo la netta sensazione di dover finire impiccato nella piazza di Sarnano. convinti di sentire da un momento all’altro il crepitare delle armi. precisa Edo Mariotti. Ultimato l’interrogatorio ci fecero schierare davanti ad un lampione della luce sul quale. rimase per tutto il tempo della rappresaglia appiattito sul terreno. Caddero così proditoriamente freddati da mani ignote. fummo obbligati ad andare nei pressi della scuola dove iniziarono ad interrogarci. “Dopo la rappresaglia tedesca”. da motivi di vendette personali e/o da accuse non sempre rispondenti alla verità. quasi certamente slave: il cantoniere Domenico Piermattei. cinque o sei. Fui il primo a dover rispondere e dissi subito che il Filipponi non era il comandante. “Come atto conclusivo della rappresaglia a Piobbico. incredibilmente. tra l’altro anche un maialino. in un piccolo avvallamento dietro un cespuglio. ma tutti avevamo rispetto di lui per la sua cultura e per il suo modo cordiale e rispettoso che aveva nel trattare con la gente. alcuni misfatti provocati. a pochi passi dal corpo di uno slavo colpito a morte. In giornata anch’egli fece liberamente ritorno a Piobbico. continua a ricordare Edo. Giuseppe Perfetti ebbe una gamba forata da parte a parte e si salvò perché forse fu creduto morto.

In precedenza si era consumato anche l’eccidio della vicina Montalto con la fucilazione di oltre 30 partigiani. erano arrivati a presidiare la piazza nuovi reparti fascisti. intendevano infatti effettuare un graduale ripiegamento verso la famosa “linea Gotica”. dopo la rappresaglia del 29 marzo. nei pressi della frazione Campanotico. “Il giorno precedente all’attacco. Il giovane. A Sarnano. Avevo pronta una bomba a mano da fare esplodere sul posto. I tedeschi. da solo. ritenuta strategicamente più sicura. da raggiungere con una probabile direttrice di marcia a cavallo della statale 78 (Ascoli-Macerata). lungo il corso del fiume Chienti. guardato a vista fino all’ormai prossimo arrivo degli alleati ai quali sarebbe stato poi consegnato. portato alle Cese. in vista della ormai certa ritirata tedesca”. fuori dal centro abitato. Per mia fortuna non fui scoperto ed appena mi fu possibile mi recai a vedere il ponte che non risultava vigilato. VI Il riordinato Gruppo 1° Maggio era pronto ad agire agli ordini del nuovo comandante Jancko Klicovak. Per vendicare questo eccidio e per creare maggiori complicazioni possibili alla ritirata tedesca. raggiungemmo il ponte di Servigliano minandolo a dovere. giunti con il camion. che nel frattempo erano giunti con il materiale necessario per il brillamento. Alle ore tre del 31 maggio il gruppo mosse verso Sarnano per attuare all’alba l’azione contro i fascisti. Nei dintorni. Per questo furono dislocati nei dintorni del paese alcuni osservatori che dovevano accertare i movimenti e le abitudini dei reparti presi come obiettivi per il 31 maggio. qualora i tedeschi mi avessero scovato. Dopo l’interrogatorio il comandante Klicovak decise di lasciare il giovane alle Cese. assumendo la nuova denominazione di Gruppo 1° Maggio”.I partigiani di Piobbico numero di slavi allo sbando creava indubbiamente situazioni a volte imprevedibili ed incontrollabili”. Alle ore ventitré arrivò l’ordine di brillamento che fu eseguito immediatamente. fu catturato un giovane fascista che si era spinto. appena giorno. Dopo aver cenato nei pressi di un mulino. fu interrogato sulle forze dislocate a Sarnano e sui loro movimenti giornalieri. abbandonata la linea difensiva Gustav. sono partito da solo dalle Cese per andare a verificare se il ponte di Servigliano fosse sorvegliato”. rievoca Edo Mariotti. spinti forse dal trambusto ed 9 . unitamente ad altri sei partigiani. sotto Monte San Martino. attraverso Radio Londra. dove rimasi nascosto per più di due ore. Uno dei sicuri rischieramenti intermedi doveva essere la “linea Frieda”. arrivarono ordini superiori al “1° Maggio” per approntare un attacco a questi reparti. Successivamente il gruppo cominciò piano piano a ricostituirsi anche con l’arrivo di forze nuove. che indicava anche la sigla del nostro gruppo”. “Vicino alla rotabile che da Amandola porta a Servigliano fui sorpreso dal rumore di un autocarro. Gli addetti alla sorveglianza del prigioniero fascista. “Un mattino. Mi precipitai sotto un piccolo ponticello di scarico. Lasciammo la sede di Piobbico per trasferirci nella frazione Cese. dopo la caduta di Montecassino. i tedeschi effettuavano un rastrellamento alla ricerca di alcuni prigionieri che qualche giorno prima avevamo fatto uscire dal campo di concentramento di Servigliano. racconta Edo. provenienti da elementi sfollati dalle città e dai gruppi di zone limitrofe. Dopo la riuscita azione del ponte ripiegammo a piedi verso la nostra sede in montagna”. “Verso la metà di maggio. “arrivò l’ordine di procedere alla demolizione dei ponti e di creare più ostruzioni possibili nel settore di competenza.

uno dei quali il Tenente Dusan. Era per altro impensabile intraprendere un’azione di forza da parte dei partigiani fino a che non fossero arrivate le forze alleate. “avevo considerato esaurito il mio contributo per la già avvenuta liberazione di Sarnano e mi congedai dal comandante Janko. “Quella mattina. VII Le truppe fasciste lasciarono la piazza di Sarnano nei primi giorni di giugno. Quella che doveva essere una fulminea azione punitiva.I partigiani di Piobbico eccitati per l’apprensione del momento. Il nostro gruppo si era però rapidamente rischierato nella sua sede strategica e non ci furono ulteriori scontri. Anche gli altri partigiani locali si erano fermati. L’obiettivo prefissato era quello di fare una sventagliata di fuoco su un plotone di fascisti che abitualmente si recava ogni mattino sul campo sportivo e su un altro plotone che si portava in addestramento al tiro a segno”. I fascisti che sarebbero dovuti scendere al campo sportivo. “Contrariamente a quanto scritto da più parti. precisa Edo Mariotti. si attestò a sud del fiume nella zona tra Caldarola ed Urbisaglia. ed arbitrariamente lo eliminarono”. Caddero sul campo due partigiani slavi. Il Gruppo 1° Maggio. Da qui rispondevano ai nostri ripetuti attacchi. seguirono il gruppo portando il giovane verso il cimitero di Giampereto. nell’area della Villa della Marchesa. I tedeschi con la loro colonna di cose ed animali razziati nei vari poderi marchigiani. al comando del Tenente Dusan (slavo). Ormai si aspettava solo l’arrivo degli Alleati. era disposta nei pressi del poligono di tiro a segno. si asserragliarono in casa Brandi. Gli Alleati però tardavano inspiegabilmente ad arrivare ed un nostro giovane partigiano anconetano. seguendo con circospezione. ma personalmente sono del parere che ne caddero in numero maggiore. La terza. Le forze furono ripartite in tre aliquote. loro alloggiamento. Andai a 10 . materializzando con il fiume stesso la loro nuova linea difensiva Frieda. I tedeschi cominciarono a ritirarsi verso il nord Italia e noi. Un’altra. allarmati dalle raffiche che riecheggiavano dalla zona del tiro a segno. con qualche scaramuccia. che aveva sede nella zona di Monastero e da altri provenienti da Gualdo. tenendoci in disparte. dove agivano anche altri gruppi partigiani. raggiunsero il fiume Chienti ed attuarono un rischieramento sulla sponda sinistra. “Per l’occasione il nostro gruppo era stato rinforzato da alcuni elementi del Gruppo ‘Nicolò’. Una al comando di Janko. riprende a rievocare Edo. responsabile dell’intera azione. che erano date in avvicinamento dall’Abruzzo. in verità non si è verificato nessun ‘aggancio’ tra alleati inseguitori e tedeschi in ritirata”. potevamo controllare e seguire il loro ripiegamento a cavallo della statale n. sfollato con la sua famiglia nella frazione di Coldipastine. nella zona di Sarnano. ed un numero mai precisato di fascisti. con il sottoscritto. Si sentirono sparare i primi colpi presso il tiro a segno e fu l'inizio di una vera e propria battaglia. per motivi a noi sconosciuti. Ufficialmente si disse otto militi. rimase gravemente ferito. Fu comunque una tragica esperienza per tutti”. Si creò così una situazione di staticità. si trasformò in un cruento scontro a fuoco che durò per circa tre ore. “Per tutto il territorio di nostra competenza non ci furono scontri armati durante il ripiegamento tedesco”. il plotone del campo sportivo sorprendentemente non andò in addestramento. “In questo clima di attesa e di calma apparente”. 78”. quindi poco dopo l’attacco subìto dal Gruppo 1° Maggio ed ancor prima che iniziasse il passaggio della ritirata tedesca. si schierava ai margini del campo sportivo. “Dopo questo evento bellico arrivarono a Sarnano alcuni rinforzi di fascisti e di tedeschi.

da Ascoli al Chienti. Trovai i primi militari Alleati vicino Teramo: erano. Ci seguivano alcune camionette che furono orientate nell’area fra Caldarola ed Urbisaglia. “Mi presentai ad alcuni di loro come partigiano”.78. Amandola e Sarnano. la morte mi è arrivata fino alle ginocchia e farà presto ad arrivare al cuore” (ciò accadde qualche giorno dopo). in prossimità del fiume Chienti.I partigiani di Piobbico trovarlo all’ospedale di Sarnano. 11 . con la moto. l’alto Ufficiale salì sulla mia moto per andare a verificare di persona la reale situazione”. riprende a raccontare Edo. Dopo essersi convinto che quanto andavo dicendo era la verità. “e feci presente che i tedeschi avevano ormai raggiunto il fiume Chienti e che tutta la fascia a cavallo della statale n. i paracadutisti italiani della Divisione Nembo”. Ricordo perfettamente che il Generale volle accertarsi se la zona vicino al ponte di Sforzacosta fosse minata”. ed appreso che ero buon conoscitore della zona. Arrivammo in fretta. Inforcai una motocicletta che avevamo preso in precedenza alla polizia stradale e mi diressi verso Ascoli Piceno sperando di incontrare quanto prima le truppe amiche. Successivamente riuscii a parlare direttamente con un generale. per l’inseguimento delle truppe tedesche in ritirata. il nostro rinascente Esercito aveva infatti costituito un Corpo Italiano di Liberazione (CIL). nella zona di Cassino. impiegato per la conquista del Monte Lungo e del Monte Marrone. sorprendentemente. Tutta la zona dell’ascolano era ormai libera da ogni presenza tedesca. “Superammo Ascoli. Comunanza. senza incontrare alcun ostacolo. era libera. Il CIL era stato destinato ad operare sulla fascia adriatica. dove era stato ricoverato e mi disse: “Edo. Uscii dall’ospedale addolorato ma con tanta rabbia in corpo. Dopo le pregevoli e determinanti prestazioni del Primo Raggruppamento Motorizzato Italiano. ma non sapevo chi fosse. affiancando un Corpo d’Armata polacco. Unità di punta del CIL era proprio la Divisione Paracadutisti “Nembo”. Il Partigiano Edo Mariotti con alcuni Ufficiali della “Nembo” a Sarnano (MC) – Giugno 1944.

non potevano ovviamente notare che l’armamento delle varie pattuglie era sempre lo stesso. alla propaganda ed alla sopravvivenza del gruppo. Arrivai in tempo per assistere all’arrivo del grosso della Divisione che ovviamente avanzava armonicamente più adagio con i propri reparti. moschetti ed altro. “Mentre si procedeva ad un formale interrogatorio do questi personaggi. VIII Oltre alle azioni di maggiore rilievo. il Gruppo 1° Maggio di Piobbico provvedeva. Presso l’Abbadia trovai un posto di rifornimento per la moto. come è stata. “Se non ricordo male doveva essere il 21 giugno 1944”. Per questo avevamo prelevato e condotto a Piobbico. come d’altronde facevano gli altri gruppi dei paesi vicini. il dottore Francalancia. e molto spigliate nel relazionare l’esito delle loro uscite simulate. “Allo scopo di propagandare il più possibile la capacità organizzativa ed operativa del nostro gruppo”. Ebbi l’onore ed il piacere di accompagnare alcuni ufficiali della Nembo al Comune per sancirne la liberazione dall’occupazione nazista. Doveva essere. poter entrare nei dettagli per ogni singola azione.Sono il Generale Morigi. Mi riferisco al trattenimento a Piobbico di alcuni personaggi dell’ex partito fascista sarnanese. per una stessa operazione. comandante della Divisione Nembo”. da parte dei partigiani. Fu questa la mia ultima azione di partigiano combattente nell’ambito del Gruppo 1° Maggio di Piobbico”. Chiesi allora se fosse un ufficiale esperto di mine e mi rispose: . dopo aver fatto il pieno di benzina. Arrivarono due raffiche di fuoco tedesco ma non ci colpirono. Fatte uscire. “Ci allontanammo dalla zona per tornare verso l’Abbadia di Fiastra. all’efficienza. rievoca. “fu approntata una vera e propria azione sceneggiata. e chiedo pertanto delucidazioni a Edo Mariotti. Il Generale Morigi rimase con le punte avanzate della Nembo ed io. forse polacco. perché aveva individuato la presenza di alcune mine. a curare i buoni rapporti con la popolazione locale e. C’è però un episodio del quale si è molto parlato in paese. le armi venivano infatti riconsegnate ogni volta a partigiani diversi”. opportunamente intervallate. il veterinario Pieralisi. che simulava il rientro di alcune pattuglie. precisa Edo. ci si accorge che molte volte emergono. Zeno Rocchi”. una semplice azione dimostrativa per propagandare la consistenza e l’efficienza del gruppo”. sotto interrogatorio. quali inconsapevoli spettatori e testimoni. soprattutto. da svolgersi nei locali della scuola elementare. bene armate di mitragliatrice. a una sceneggiata organizzata a loro insaputa. feci ritorno a Sarnano. L’episodio è documentato da una foto conservata nella biblioteca comunale. già in zona da qualche giorno. essi dovevano assistere. “ma di una cosa sono certo: nessuno del gruppo aveva mai pensato di procedere alla eliminazione di quelle personalità fasciste.I partigiani di Piobbico “Avanzammo per pochi metri poi mi fece tornare indietro molto cautamente. Analizzando la molteplice letteratura che è fiorita intorno alle attività partigiane. a creare condizioni di disagio e di difficoltà per le forze nazifasciste. delle quali si è trattato nei capitoli precedenti. Si 12 . Non è ovviamente possibile per motivi di spazio. I testimoni. “Non ricordo se e come sia intervenuto il commissario politico della zona. delle diversità eclatanti. l’ex segretario Bonelli ed altri dei quali non ricordo i nomi”. con meticolosa scaltrezza da una finestra.

nessun partigiano del Gruppo 1° Maggio di Piobbico è stato mai interessato. .la morte del Sottotenente Decio Filipponi risale al 29 marzo 1944 per impiccagione ed il suo corpo appeso al capestro non fu “crivellato da colpi di mitra” ma da un colpo di pistola alla tempia. non fu incluso nell’elenco dei partigiani di Sarnano. in occasione dell’attacco al presidio fascista di Sarnano del 31 maggio 1944. rifiutò di iscriversi a qualsiasi partito politico. conferma. Decio Filipponi. A conclusione della sua rievocazione storica Edo Mariotti puntualizza che nel giugno del 1944.nessun camion di militari tedeschi ha mai raggiunto Piobbico. essendo stata precauzionalmente interrotta la strada con la demolizione del ponte denominato “di Bittacci”. avrebbe accettato tale attribuzione”.durante la rappresaglia tedesca né a Piobbico né a Sarnano ci fu scontro armato fra tedeschi e partigiani. “Non condivido assolutamente tale giudizio”. a carattere nettamente comunista. equiparata al grado di Capitano. Fine 13 . precisa. Purtroppo non è sempre facile sapere con precisione quello che avvenne durante la Resistenza.I partigiani di Piobbico riscontrano scambi di personaggi. Egli ritiene che proprio per questo motivo. “Solo dopo aver fatto apposito ricorso all’ANPI di Ancona ed al Ministero degli Interni”. da più parti. malgrado i reiterati inviti del commissario politico Zeno Rocchi. né ha tanto meno partecipato alla più volte pubblicizzata “partita di pallone” di Sarnano contro i tedeschi”. . discordanze sulle date. . “mi è stata concessa la qualifica di partigiano combattente. Sono altresì convinto che neanche il nostro primo comandante. non è stato così consistente come annotato in più parti . . non eravamo certamente orientati verso questa fede politica. contraddizioni riguardo al numero e alla identificazione delle vittime. “Al Gruppo 1° Maggio sono state ascritte azioni non fatte mentre ne sono state invece sminuite altre di notevole valenza patriottica”. ma è anche vero che il sottoscritto e molti altri componenti del gruppo. diversa attribuzione del significato politico. 3402 in data 13 giugno 1959”. A questo proposito faccio notare ad Edo che il gruppo di Piobbico è stato dichiarato. . . “È vero che a Sarnano era presente come commissario politico il comunista Zeno Rocchi. a fine attività del gruppo. continua Edo Mariotti. “Contrariamente a quanto si è detto e scritto ritengo pertanto doveroso fare alcune precisazioni: .il rinforzo offerto al 1° Maggio dagli altri gruppi.il Gruppo 1° Maggio di Piobbico non è mai stato alle dipendenze del Gruppo “Nicolò”. con dichiarazione integrativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. soprattutto tra i locali.non mi risulta che i cadaveri dei due partigiani caduti nell’attacco del 31 maggio siano stati sfigurati dai militi fascisti.

I partigiani di Piobbico Edo Mariotti. primo di dodici figli maschi. Subito dopo l’attività partigiana si è trasferito a Roma. Sposato con Flora Bruschi. Nato a Sarnano (MC) il 16 marzo 1921. Ritiratosi dal lavoro alterna il proprio domicilio tra Roma e la frazione Cese di Sarnano. ha avuto quattro figli: Pacifico. Ha sempre lavorato nel campo dei legnami divenendone un eccellente conoscitore e un esperto organizzatore per gli impianti di lavorazione. Per motivi di lavoro è stato per un lungo periodo di tempo anche in Africa (Costa D’Avorio). Maria Luisa. Roberta e Marina. 14 .

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