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ANALISI

WATCHMEN

Una recensione tratta dal blog:


www.angolodifox.blogspot.com
di
Federico Foglietta
1
E’ INIZIATO TUTTO PER GIOCO.

Per gioco e con la voglia di dire la mia sulle cose


che leggo e che mi appassionano da una vita.
Quella che avete in mano è la prima, e spero non
ultima, analisi tratta dal mio blog personale
www.angolodifox.blogspot.com

A Mattia.
Il suo arrivo ha acceso una luce nel significato del
mero esistere.

Federico Foglietta

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ANALISI - Watchmen
PREFAZIONE
Ci sono capolavori in ambito fumettistico che quando vengono
concepiti tracciano una via che difficilmente verrà ignorata.
Uno di questi capolavori è senza ombra di dubbio Watchmen,
opera monumentale edita dalla DC Comics in dodici capitoli usciti
tra il 1986 e il 1987. Scritto da Alan Moore e illustrato da Dave
Gibbons, Watchmen a tutt’oggi rimane l’unico romanzo grafico ad
essere citato nella lista di Time Magazine dei “100 migliori romanzi
in lingua inglese dal 1923 ad oggi”.
Per chi scrive, parlare e cercare di analizzare un’opera talmente
piena di rimandi, di citazioni, di riferimenti all’iconografia, alla storia
e all’arte, è veramente complicato. Cercare di spiegare tutto il
mosaico ad orologeria che è la trama e la struttura di Watchmen è
a dir poco ostico. Inevitabilmente, nell’analisi divisa in 15 paragrafi
che spero leggerete, dimenticherò e lascerò per strada tanti
particolari che sicuramente mi saranno sfuggiti alla lettura.
Watchmen possiede una solida trama emozionante dal primo al
dodicesimo capitolo ma la sua forza maggiore risiede nella
caratterizzazione dei personaggi e nella loro umanità. Watchmen è
uno strumento in mano ad Alan Moore che lo utilizza per abbattere
definitivamente la figura del mito del superuomo. Con una
narrazione che tocca la perfezione e un disegno perfettamente
sincronizzato al clima e al pathos della trama, Watchmen è la
destrutturazione dell’supereroe e la completa distruzione dell’eroe
senza macchia che si immola per la libertà.
Fin dalla sua prima uscita, questa miniserie ha ricevuto diversi
premi e riconoscimenti anche fuori da ambiti fumettistici e
recentemente è uscito anche un adattamento su pellicola nel quale
Moore ha rifiutato di venire citato nei credits.
Immergendomi in una dettagliata e sicuramente non completa
analisi di Watchmen dovrò necessariamente parlare della sua
trama e della sua conclusione e quindi segnalo, a chi volesse
intraprenderne la lettura, di fermarsi qui e riprendere a leggere le
mie personali analisi solo dopo aver terminato il libro.
Lo scrittore e sciamano Alan Moore, personaggio decisamente
particolare, è considerato il miglior sceneggiatore di comics vivente
e ha posto la sua firma in calce ad altri indussi capolavori come V
for Vendetta e From Hell. Però Moore è uno scrittore atipico e non
si è limitato solo a sceneggiare fumetti ma ha sperimentato
molteplici campi artistici.

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Per avere un’idea e cercare di capire, almeno in parte, il suo punto
di vista direttamente da You Tube si può reperire il documentario
The Mindscape of Alan Moore del 2003.
Alan Moore è lo scrittore di comics supremo, Watchmen è e
rimarrà, il suo più grande capolavoro indiscusso.

CAPITOLO I
A mezzanotte, tutti gli agenti
Watchmen ha inizio come il più classico dei racconti gialli. Tutto
comincia con un omicidio. Alan Moore sviluppa la trama attraverso
gli occhi di Rorschach, uno dei personaggi più riusciti dell’intera
graphic novel. Con l’unico vigilante ancora in attività, iniziamo a
conoscere il mondo e l’ambientazione di Watchmen e ci vengono
introdotti, pagina dopo pagina, tutti i protagonisti dell’intera opera.
Attraverso didascalie piene di espressioni forti e in prima persona,
Rorschach analizza la scena del crimine, la stessa dove è stato
appena assassinato il Comico, Edward Blake, eroe e uomo
scomodo al servizio del governo e spietato stupratore con
atteggiamenti volutamente nazisti.
Rorschach è sicuro, la morte di Blake sarà la prima di una lunga
strage di eroi. Il nostro vigilante dalla maschera a macchie mutevoli
come la sua psiche, inizia a contattare gli altri possibili bersagli del
killer e così facendo ci vengono presentati uno ad uno tutto i
personaggi della vicenda. Alan Moore, con pochissime tavole
riesce ad indicarci subito con che tipo di personaggi avremo a che
fare. Gli eroi senza macchia non fanno parte del mondo di
Watchmen, qui abbiamo solo eroi disillusi, imprigionati nei loro
ricordi, non più in contatto con la nostra realtà ma soprattutto messi
fuori legge dal Decreto Keene.
Citazione capitolo I
“A mezzanotte, tutti gli agenti e la combriccola dei superumani
escono e arrestano chiunque ne sappia più di loro”.
Bob Dylan, Desolation Row, Highway 61 Revisted, 1965.
Struttura dell’opera
Watchmen è composto da un insieme di dodici capitoli, pubblicati
in albi mensili le cui copertine sono parte integrante della trama
stessa e costituiscono la prima vignetta di ciascun capitolo.

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Da segnalare che alla fine di ogni albo, fatta eccezione dell’ultimo,
sono presenti sempre dei documenti fittizi presi direttamente dal
mondo di Watchmen che arricchiscono la lettura e contribuiscono
alla comprensione degli eventi passati e futuri di tutta la vicenda
delle maschere e della loro situazione ambientale.

Ambientazione
Il luogo principale dove si svolge la vicenda è la città di New York,
però con delle sottili differenze. La città è più oscura e malata ma è
impreziosita da elementi tecnologici più avanzati rispetto alla nostra
realtà.
Il periodo di riferimento dei fatti narrati in Watchmen è la metà degli
anni Ottanta dove è ancora pesante nel clima politico statunitense
la contrapposizione con l’Unione Sovietica e quindi ci troviamo in
piena guerra fredda. Questa situazione politica sarà pienamente
sfruttata da Moore per conferire alla trama un’atmosfera pesante
ed opprimente. Se da un lato legare la vicenda a fatti che ormai
sono accaduti più di trent’anni fa può sembrare un errore, dall’altro
l’ambientazione realistica, nonostante si parli di superuomini, è
perfetta sotto ogni punto di vista e determina un realismo della
storia narrata tanto crudo quanto shockante quando leggeremo la
fine del dodicesimo capitolo.
Da segnalare che il mondo di Watchmen differisce dal nostro non
solo per la presenza dei superumani ma anche da piccole
differenze che nel corso degli anni hanno avuto sempre più
importanza. Gli episodi più significativi in tal senso sono senza
dubbio la vittoria statunitense della guerra del Vietnam e la
conferma a più mandati presidenziali del Presidente Nixon.

CAPITOLO II
Amici assenti
Capitolo dedicato interamente al personaggio del Comico e ai suoi
funerali. Attraverso una complicata e affascinante trama composta
da tanti flashback che ci proiettano tra passato e presente, tutti i
protagonisti di Watchmen rivivono gli episodi vissuti in compagnia
del Comico. Un personaggio odiato da quasi tutti e con troppi
segreti nascosti.
In questo capitolo iniziamo ad avere squarci di quello che sarà
l’atmosfera di tutta la vicenda.

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Alan Moore getta le basi anche per gli sviluppi futuri utilizzando i
ricordi dei protagonisti, uno su tutti il Dottor Manhattan, azzurro
personaggio troppo vicino ad essere un Dio e uno degli attori
principali di tutta la vicenda. Il Comico sapeva dell’esistenza di un
progetto, forse per questo motivo è stato brutalmente ucciso. Un
progetto orchestrato da qualcuno che nel corso degli anni sta
pianificando qualcosa che non prevede la presenza degli eroi in
maschera anche se risultano essere fuori legge dal discusso
Decreto Keene.
Citazione capitolo II
“E sono sveglio mentre l’alba si avvicina, anche se il cuore mi fa
male. Dovrei fare un brindisi agli amici assenti invece che a questi
comici”.
Elvis Costello, The Comedians, Goodbye Cruel World, 1984.

Memoria
Il titolo Watchmen prende spunto dalla frase “quis custodiet ipsos
custodes” di Giovenale (VI Satira, “Contro le donne”, 60-127 d.C,
circa) che in inglese è molto simile a “Who watches the
watchmen?” frase che appare come graffito nelle strade di New
York dopo l’approvazione del discusso Decreto Keene che sancì la
fine degli eroi mascherati. Esattamente come Giovenale, che nella
civiltà romana attraverso i suoi versetti mostrava i vizi della società
in cui viveva, così Alan Moore con Watchmen analizza ed
estremizza i vizi e le contraddizioni degli eroi in maschera,
mettendone sotto i riflettori i tanti problemi personali e i traballanti
rapporti con la società moderna. La memoria è uno dei passi
fondamentali di tutto Watchmen. Questa è utilizzata da Moore sia
per idealizzare il passato ma anche per brutalizzare la figura del
supereroe di turno. In questo capitolo infatti, attraverso l’uso
continuo dei flashback, conosciamo come il Comico abbia cercato
di violentare la prima Spettro di seta sua compagna di squadra nei
Minutemen, e non abbia per nulla esitato ad uccidere una donna
incinta dopo un diverbio in una bettola vietnamita.
Il Comico
Edward Blake, il Comico, è un personaggio chiave di tutto
Watchmen. Anche se viene ucciso all’inizio del primo capitolo, nel
corso della trama viene riproposto alla nostra attenzione attraverso
l’uso dei tanti flashback. Blake è l’eroe più conosciuto di tutto il
mondo di Watchmen, creato da Moore con la chiara ispirazione a

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Capitan America, il Comico è tutto quello che non rappresenta il
personaggio con lo scudo che indossa i colori della bandiera
americana.
Eroe di guerra del secondo conflitto mondiale, il Comico diventa
con il passare del tempo agente governativo e partecipa alla guerra
del Vietnam. Indossando anche lui i colori della bandiera
statunitense, il Comico rappresenta l’America più corrotta e
meschina, è l’agente perfetto per svolgere il lavoro sporco per il
governo degli Stati Uniti.
La forza di Watchmen è la caratterizzazione dei propri personaggi.
Alan Moore, attraverso un’analisi psicologica minuziosa, riesce a
conferire a tutti i protagonisti una profondità stupefacente,
riuscendo a rendere ogni figura credibile e fin troppo realistica. I
nostri protagonisti non sono più eroi, sono solo persone
tragicamente umane. Dimenticatevi gli eroi perfetti e spensierati
degli anni sessanta. Qui ci sono solo manie, ossessioni,
persecuzioni personali, disincanto e tanti, troppi, scheletri
nell’armadio.
Del resto, siamo negli anni ottanta in clima di Guerra Fredda. E’
arrivata l’ora di crescere.

CAPITOLO III
Il giudice di tutta la terra
Le cose iniziano a precipitare. Protagonista indiscusso del terzo
capitolo è il Dottor Manhattan. Un serie di eventi mettono in
discussione il rapporto di coppia tra il nostro azzurro eroe e Laurie
Juspeczyk, la seconda Spettro di Seta. Tutto sembra ricondursi
dall’evoluzione del dottore ormai incapace di gestire la sua umanità
e i suoi poteri illimitati dal carattere onnipotente. Chi è il Dottor
Manhattan? Un semplice uomo dai grandi poteri o a tutti gli effetti è
ormai diventato una divinità? La situazione si aggrava dopo che un
giornalista svela in diretta tv che il Dottor Manhattan è la causa di
diversi tumori che hanno colpito persone che nel tempo hanno
vissuto a stretto contatto con lo stesso dottore. Tra questi c’è anche
la sua prima compagna, Janey Slater. Lo stress, i riflettori dei
media e le accuse infamanti convincono il Dottor Manhattan ad
auto-esiliarsi su Marte lontano da tutto e tutti. Alla fine il secondo
eroe è stato tolto dalla scena. Una scena che si fa quanto mai
pericolosa dato che il Dottor Manhattan era l’arma suprema degli
Stati Uniti per tenere sotto scacco l’Unione Sovietica.
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Citazione capitolo III
“Forse il giudice di tutta la Terra non praticherà la giustizia?”
Genesi 18, 25
Dottor Manhattan
Ma chi è il Dottor Manhattan? Alan Moore attraverso l’utilizzo di
questo magistrale personaggio analizza come si può trasformare un
uomo che detiene poteri divini.
Il Dottor Manhattan vive in mezzo agli uomini ma non li percepisce
più come tali, ha perso la cognizione del tempo e dello spazio. Per
lui non esistono più le regole della natura, è ormai oltre a tutto
questo, è una divinità dai poteri illimitati. La sua psiche tutta via,
conserva ancora tracce di umanità, ma questa è sempre più labile e
sempre meno appariscente e deviata. Nell’economia della trama il
Dottor Manhattan è fondamentale. Infatti nel corso degli anni la
sua presenza è stata l’arma principale per gli Stati Uniti per vincere
la guerra del Vietnam e, soprattutto la sua presenza garantisce la
supremazia del Presidente Nixon contro il blocco sovietico,
garantendo una fase di stallo tra le due superpotenze.
Appena il dottore si auto-esilia su Marte la situazione precipita. Gli
Stati Uniti perdono l’arma suprema, l’Unione Sovietica invade
l’Afghanistan e la guerra nucleare è alle porte.

Dottor Manhattan e Determinismo


L’utilizzo e lo sviluppo della psiche del Dottor Manhattan avvicina il
personaggio verso la filosofia del Determinismo e all’analogia con
l’orologiaio.
Uno dei dogmi fondamentali del cristianesimo sostiene che Dio è
onnisciente e onnipotente, e che ogni azione umana è preordinata
da lui stesso. Il corrispettivo teologico determinista sembra
escludere l’esistenza del libero arbitrio. Infatti, il determinismo
esclude qualsiasi forma di casualità nelle cose ed individua una
spiegazione di tipo fisico per tutti i fenomeni, riconducendola alla
catena delle relazioni causa-effetto. In Watchmen, per rafforzare
questo concetto Alan Moore ci descrive che Jon Osterman, prima
di diventare il Dottor Manhattan e quindi una sorta di divinità, è
cresciuto facendo l’orologiaio. Il Dottor Manhattan non percepisce
nulla sopra di lui, nessuna intelligenza superiore che può superare
la sua entità onnisciente.
Il simbolo dell’orologio ritorna ossessivo all’interno delle tavole
disegnate in molte scene di Watchmen.
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La più visibile e sicuramente la più importante ossessione
dell’orologio compare nella copertina di tutti e dodici albi e
scandisce un inesorabile conto alla rovescia che nell’ultimo capitolo
toccherà la mezzanotte.
Il meccanismo è in funzione e i tasselli stanno andando al loro
posto. La fine è vicina.

CAPITOLO IV
L’orologiaio
Grande capitolo introspettivo sul Dottor Manhattan ed eccezionale
sceneggiatura non a caso costruita ad orologeria.
In questo importante capitolo veniamo a conoscenza delle origini
del Dottor Manhattan. Con una impeccabile sceneggiatura
costruita in più piani temporali il Dr. Manhattan rivive la sua storia,
il suo passato. Ma cosa è veramente il passato per un Dio?
Osterman vive il tempo in modo distaccato, senza segreti. Lui sa
cosa succederà, sa che nulla è dato dal caso e tutto è, e sempre
sarà. Vive il presente e il futuro semplicemente perché deve
accadere.
Figlio di un orologiaio e prossimo a diventarlo, fu spinto dal padre a
diventare uno scienziato. Nel mondo della scienza incontra il suo
primo amore Janey Slater, una delle persone che lo accuserà di
causare il cancro ha chi gli vive accanto. Intrappolato all’interno di
un laboratorio Jon Osterman diviene vittima di un incidente che
disintegra letteralmente il suo corpo. Con il tempo Jon rinasce,
resuscita e si crea un nuovo corpo. Dalla ceneri dell’uomo che era,
il Dr. Manhattan risulta essere qualcosa di diverso, dai poteri
illimitati, un quasi Dio. I mass-media non tardano a battezzarlo
come il primo grande eroe americano della nuova era.

Citazione capitolo IV
“La conquista dell’energia atomica ha cambiato tutto tranne il nostro
modo i pensare … La soluzione a questo problema risiede nel
cuore dell’umanità. Se solo lo avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio”
Albert Einstein.
Simbolismo
Tutto Watchmen è costruito attorno a moltissimi riferimenti
all’iconografia, alla storia e all’arte.

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A questo punto della lettura è doveroso segnalare i continui
riferimenti alle simbologie dello “Smiley” (la faccina sorridente di
colore giallo in questo caso macchiata di sangue) e ancora
all’orologio.
Lo Smiley è l’icona sicuramente di visualizzazione più immediata
dato che è il simbolo principe di Watchmen. Questa viene sia
mostrata esplicitamente, in mezzo alla pozza di sangue del
Comico nel primo capitolo, sia implicitamente in tante scene
all’interno di svariati capitoli chiave di tutta la vicenda. La stessa
icona viene anche suggerita in modo implicito nella cover del
undicesimo capitolo.
Come già accennato nel capitolo precedente, l’orologio e il tempo
sono parte integrante di tutta la storia. I riferimenti al tempo e agli
ingranaggi sono fondamentali per comprendere appieno la filosofia
del Dr. Manhattan e il suo collegamento al determinismo. E’ per
colpa di un orologio dimenticato che ha origine il Dr. Manhattan. In
tante immagini sono presenti riferimenti ad orologi che segnano le
23:55. Lo stesso Smiley citato in precedenza presenta una macchia
di sangue simile ad una lancetta impostata sul 55° minuto del
quadrante.

Dio
In questo capitolo si trovano vari parallelismi con il Nuovo
Testamento. Esiste però una differenza sostanziale, l’uomo
attraverso la sua meschinità e con un’abile manipolazione è riuscito
rendere schiavo il suo Dio, a controllarlo per i suoi scopi di
predominio sull’avversario. Con il tempo, il Dr. Manhattan si
libererà del peso della propria umanità e così facendo diventerà
qualcosa di diverso. Finisce quindi per isolarsi e si rifugia lontano,
sul pianeta Marte, abbandonando l’umanità a se stessa.
Se il Dr. Manhattan non percepisce nulla sopra di lui, può esistere
veramente un altro Dio? “Forse il mondo non viene creato. Forse
niente lo è. Semplicemente è, è stato, sarà… un orologio senza
orologiaio” (Watchmen, cap. IV, pag. 28, vignetta 1).

CAPITOLO V
Agghiacciante simmetria
Quinto e fondamentale capitolo di questo affresco sempre più
intricato e sempre più coinvolgente.

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Dopo il capitolo introspettivo dedicato al Dr. Manhattan, la
situazione si evolve velocemente e si complica notevolmente per i
nostri protagonisti sempre più invischiati in un progetto ancora
sconosciuto.
L’indagine sull’omicidio del Comico porta Rorschach a sospettare
di Moloch, un vecchio criminale che negli anni passati aveva già
dato del filo da torcere agli eroi in maschera. Figura centrale di
questo e del prossimo capitolo, Rorschach ci viene descritto come
un uomo che vive nella sua maschera, tanto da confondere il
proprio volto con quello del vigilante che rappresenta. L’indagine
che sta seguendo diventa la sua ossessione e lo porta a cadere in
una trappola della polizia allertata da una soffiata.
Rorschach alla fine verrà arrestato e gli verrà tolta la sua maschera,
la sua unica identità, e quindi sconfitto. Contemporaneamente,
viene sventato un attentato alla vita di Adrian Veidt, meglio noto
come Ozymandias, l’uomo più intelligente del mondo che è
diventato milionario grazie allo sfruttamento della sua immagine di
eroe.
Il Comico è morto, il Dr. Manhattan si è esiliato su Marte,
Rorschach è stato arrestato e Ozymandias è uscito indenne da un
tentativo di omicidio. Ormai è chiaro, le maschere devono essere
tolte di mezzo.
Ma per quale oscuro motivo?
Citazione capitolo V
“Tigre! Tigre!
Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio ch’ebbe la forza
di formare la tua agghiacciante simmetria?”
William Blake, The Tyger, 1794 ca., trad. it. di Giuseppe Ungaretti.

Simmetrie eccezionali
Un capitolo dalla struttura e dalla composizione sbalorditive. Parlerò
diffusamente nei prossimi capitoli del lavoro minuzioso e certosino
dell’ottimo disegnatore Dave Gibbons, in questa sede mi limito a
segnalare che le tavole di questo capitolo sono impostate in modo
perfettamente speculare dalla prima all’ultima. Infatti, ad esempio,
la prima pagina del capitolo si apre con l’inquadratura di un’insegna
luminosa e poi a seguire, di un vicolo sotto l’appartamento di
Moloch e si chiude con il primo piano di una finestra.

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L’ultima tavola, pagina 28, è impostata in modo speculare, vale a
dire che nella prima vignetta è riportato il primo piano della finestra,
poi troviamo le inquadrature del vicolo e alla fine la stessa
immagine dell’insegna luminosa con la quale si è aperto il capitolo.
La simmetria della costruzione della tavola continua magistralmente
anche nelle altre pagine, infatti pagina 2 è speculare con pagina 27,
pagina 3 con la 26 e via dicendo. A tutto questo si deve aggiungere
che risultano speculari le ambientazioni dove si svolgono le varie
scene e perfino i protagonisti vengo fatti comparire nelle tavole
simmetriche.
Le simmetrie non si limitano solo alla struttura della tavola e
all’ambientazione ma continuano in modo allusivo con vari elementi
disseminati qua e là. Impossibile citarli tutti, ma uno dei tanti è un
poster dei Grateful Dead dell’album “Aoxomoxoa”, parola
palindroma.
C’è chi sostiene che Moore per Agghiacciante simmetria abbia
fatto riferimento al libro di Northrop Frye “Ferful Simmetry” del
1947. Grazie al lavoro di Frye, le opere di William Blake vennero
rivalutate grazie alla rivelazione del sistema nascosto nella loro
costruzione e la presunta pazzia dell’autore inglese venne rivista e
corretta.
Come riporta la citazione finale, il V capitolo e la sua costruzione
perfettamente simmetrica è un omaggio all’opera letteraria di
William Blake.

CAPITOLO VI
Anche l’abisso guarda
Capitolo introspettivo dedicato a Rorschach e sulla sua tormentata
psiche.
In quello che è forse il capitolo più emotivamente coinvolgente per il
lettore, Alan Moore ci fornisce ancora una volta una lezione di
sceneggiatura e narrazione. Iniziamo un viaggio allucinato e
violento nella psiche di Walter Kovacs, Rorschach, arrestato ed
incastrato da qualcuno che lo vuole fuori gioco. In carcere Walter si
ritrova in cura dal dott. Malcom, psichiatra che cerca di migliorare
la sua fama studiando l’unico eroe ancora in attività nonostante il
Decreto Keene. Viene sottoposto al test di Rorschach e dove noi
vediamo una farfalla, Walter vede un cane dalla testa spaccata a
metà.
Figlio di una prostituta da quattro soldi e di un mancato aborto,
Kovacs, ha sempre vissuto un’infanzia di soprusi e violenza.
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Il mancato amore materno coincide con l’essere sempre
disprezzato e con la consapevolezza di essere sempre da solo
contro tutto il mondo. La vita in carcere per uno come Kovacs è
dura. Ma per Rorschach è facile, perché con l’esperienza della sua
carriera da vigilante è rinato libero per riportare moralità in un
mondo moralmente vuoto e corrotto. Rorschach infatti è nato dalla
tragedia. Una bambina ammazzata e data in pasto ai cani ha
scatenato dentro di lui la rabbia e l’inferno da dove nessun
colpevole uscirà vivo.
“Guardo il cielo attraverso il fumo gravido di grasso umano e Dio
non c’era. Il buio freddo e soffocante si estende per ogni dove e
siamo soli. Viviamo le nostre vite perché ci manca di meglio. Il
motivo si fabbrica dopo. Nasciamo dall’oblio; alleviamo dei figli
come noi legati all’inferno, e poi torniamo nell’oblio. Non c’è altro.
L’esistenza è casuale. Non ha schema tranne quella che gli diamo
noi dopo averla fissata troppo a lungo…” “…Questo mondo senza
direzione non è stato forgiato da vaghe forze metafisiche. Non è
stato Dio ha uccidere i bambini. Non li ha macellati il fato. Né il
destino li ha dati in pasto hai cani. Siamo noi. Solo noi…” “…il vuoto
respira pesante sul mio cuore, trasformando in ghiaccio le sue
illusioni, facendole a pezzi. Rinasco libero di disegnare la moralità
su questo mondo moralmente vuoto. Sono Rorschach.”
(Watchmen, capitolo VI, pag. 26).

Citazione capitolo VI
“Non combattere contro i mostri o diventerai tu stesso un mostro. E
se guardi a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di te”
Friedrich Wilhelm Nietzsche.

Struttura delle tavole


Come accennato nel capitolo precedente la parte grafica di
Watchmen è affidata a Dave Gibbons, ottimo disegnatore inglese
che ha messo al servizio di Alan Moore tutte le sue straordinarie
doti di storytelling. Come forse si sarà capito, Watchmen possiede
molteplici livelli di lettura, molti dei quali sono resi visibili grazie alla
perizia e alla cura maniacale dei dettagli che Gibbons immette nei
propri disegni. Tutta l’opera nel suo complesso è impostata con
l’uso di una rigida griglia basata sullo schema di nove vignette per
pagina. Spesso questa griglia viene ritoccata, specialmente
nell’ultimo capitolo, ma rimarrà sempre e comunque rettangolare e
con le illustrazioni che non usciranno mai dai margini.
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Gibbons ha realizzato ed ideato anche il design dei personaggi
basandosi solo su appunti generici di Alan Moore.
Lo stesso Moore chiarisce che molti dei simboli presenti in
Watchmen sono inventati da Gibbons, compreso lo Smiley
macchiato di sangue. Nella stesura delle tavole l’illustratore inglese
si è notevolmente divertito ad infarcire i suoi disegni con dettagli,
con simboli e di altri motivi visivi che fanno riferimento a fatti
rilevanti della storia narrata.

CAPITOLO VII
Fratello dei draghi
Capitolo introspettivo dedicato a Dan Dreiberg, il secondo Gufo
Notturno.
In questo episodio si intravede una sorta di rinascita della speranza
dopo tante pagine di lutti e tragedie. Dan Dreiberg, uomo ricco e
facoltoso, non si sente più vivo da quanto il famigerato Decreto
Keene ha messo fuori legge tutti gli eroi in maschera. Personaggio
creato sulla falsa riga di Batman, il Gufo Notturno, vive la propria
esistenza pensando solo al passato e a ciò che era. Dreiberg si
limita a sopravvivere giorno dopo giorno e reprime dentro di sè tutto
il pessimismo verso una carriera da eroe nata dal desiderio di
volare imitando gli uccelli rapaci. Ci penserà Laurie Juspeczyk, la
seconda Spettro di Seta, ha risvegliare in Dan la sua passione e la
voglia di tornare a solcare i cieli con la sua navicella. E’ sufficiente
un piccolo salvataggio di persone da un edificio in fiamme per far
eliminare ogni dubbio sulla missione del Gufo Notturno. Dan è
nato per questa vita, non sa fare altro. Il mondo ha bisogno degli
eroi in maschera e del loro sacrificio. Ma quale sarà il prezzo da
pagare? Per ora, la missione del Gufo e di Spettro di Seta è quella
di liberare Rorschach e scoprire chi è il misterioso killer delle
maschere.

Citazione capitolo VII


“Sono divenuto fratello dei draghi e compagno dei gufi. La mia pelle
si è annerita, mi si stacca e le mie ossa bruciano dall’arsura”
Giobbe, 30, 29-30.
Watchmen e la metafora
Alan Moore è sempre stato affascinato dalle potenzialità della
narrazione e ha cercato in molte circostanze di sperimentare nuove
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ANALISI - Watchmen
strade senza mai fermarsi dopo nessun possibile traguardo
raggiunto. Come già scritto, Watchmen possiede una moltitudine di
chiavi di lettura, e le sue pagine sono piene di rimandi e inside
jokes e risulta veramente impossibile citarle tutte. Una di queste
chiavi è la metafora della storia del fumetto americano con la quale
Moore ha voluto giocare e divertirsi. Le date presenti in Watchmen
hanno collegamenti diretti con la storia editoriale americana. Infatti,
nel preciso background di Watchmen, il primo gruppo di vigilanti
ufficiale chiamato Minutemen compie il suo esordio nel 1939, anno
in cui nacquero i primi fumetti di supereroi. Sono di quel periodo,
chiamato Golden Age, gli esordi editoriali dei vari Superman,
Batman, Wonder Woman e Flash che ancora oggi fanno parte del
nostro immaginario collettivo. Da notare, che oltre alla succitata
data corrispondono a quel preciso periodo anche le tematiche
semplici e ingenue che caratterizzano i componenti dei
Minutemen.
Gli esordi della seconda squadra di Watchmen, i Crimebusters,
risalgono al 1966, in piena Silver Age. In questo periodo il fumetto
supereroistico ebbe la sua seconda e definitiva esplosione grazie
agli eroi della Marvel creati da Stan Lee e Jack Kirby. Gli eroi di
Lee e Kirby si imposero all’attenzione del pubblico grazie al
famoso motto “supereroi con superproblemi”. Infatti, se prima
dell’avvento dell’Uomo Ragno gli eroi dei comics erano invincibili e
senza macchia ora questi personaggi sono decisamente più umani.
Uno dei molti pregi degli eroi della Marvel è quello di avere avuto la
grande capacità di inserire nelle loro pagine tematiche vicine alla
stretta attualità del periodo, come per esempio la corsa alla
conquista dello spazio e il timore verso le radiazioni. Alan Moore
richiama questa paura verso il nucleare e delle sue possibili
conseguenze, creando il personaggio del Dr. Manhattan e
insinuando il dubbio che la sua presenza possa causare il cancro
alle persone che gli stanno accanto. Una ulteriore metafora la si
riscontra nell’emanazione del Decreto Keene vissuto direttamente
dai personaggi principali di Watchmen. Anche se le date non
corrispondono, Alan Moore cita l’avvento del Comics Code che
decretò la fine dei fumetti editi dalla EC Comics. La EC Comics
nei primi anni ’50 era la vera dominatrice del mercato grazie
all’avvento dei fumetti di fantascienza e horror. L’ascesa di questa
casa editrice fu bloccata dal discutibile volume “Seduction of the
innocent” dello psicologo Fredric Wertham del 1954. In sintesi, la
tesi principale del libro era che alla lettura di fumetti (di per sé già
diseducativa in quanto esterni alla tradizione letteraria delle
istituzioni formative) che al loro interno rappresentano una
esibizione di modelli comportamentali non conformi alla società,
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ANALISI - Watchmen
dovesse necessariamente corrispondere l’insorgere di
atteggiamenti psicopatologici. Un saggio pieno di assurdità e tesi
scritte in pieno clima di caccia alle streghe che ebbe come risultato
immediato l’avvento del Comics Code che edulcorò totalmente i
comics a tal punto da far cessare completamente le pubblicazioni
della EC Comics. In omaggio a questa gloriosa e infausta casa
editrice, Moore inserisce all’interno delle pagine di Watchmen,
attraverso un abile espediente narrativo “I racconti del Vascello
Nero”, un fumetto scritto da Joe Orlando edito proprio dalla EC
Comics.

CAPITOLO VIII
Vecchi fantasmi
E’ il momento dell’azione. Gufo notturno e Spettro di seta
decidono di andare a liberare Rorschach dalla prigione in cui è
rinchiuso.
Ma come abbiamo già visto, Kovacs non ha bisogno di essere
salvato. Infatti grazie alla sua lucida follia riesce brillantemente a
tenere testa ai suoi aguzzini che, grazie ad una evasione di massa,
cercano in tutti i modi di farlo fuori. Rorschach, senza batter ciglio,
mette fuori gioco definitivamente i suoi nemici e si dimostra al
contempo un abile stratega anticipando brillantemente le mosse
degli avversari e riuscendo ad evadere di prigione quasi da solo.
Una volta di più, comprendiamo che l’azione di squadra è
importante, ma Rorschach avrà sempre un’indole solitaria e priva
di qualsiasi emozione. Il capitolo prosegue con episodi
fondamentali per la trama nel suo complesso. Il primo è
sicuramente il ritorno del Dr. Manhattan sulla Terra. Il dottore è
tornato per prelevare e portare sul pianeta Marte Laurie, Spettro di
seta, che dovrà cercare di convincerlo a salvare il mondo. Il
secondo episodio invece ha tragici risvolti. Hollis Mason, il primo
Gufo Notturno, viene ucciso nella notte di Halloween da dei
teppisti che si sono introdotti in casa e, in preda a droghe e
all’isterismo collettivo, lo uccidono con una statuetta. Ironia della
sorte, l’arma del delitto è un premio, un riconoscimento al primo
Gufo Notturno come ringraziamento della sua carriera di eroe in
maschera. Un tragico scherzo del destino.
Citazione capitolo VIII
“Ad Halloween antichi fantasmi si fanno attorno. Ad Alcuni parlano;
per altri restan muti.” Hallowe’en, Eleanor Farjeon.
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ANALISI - Watchmen
Racconti del Vascello Nero
Nelle infinite chiavi di lettura presenti in Watchmen ne esiste una
che è a prima vista completamente slegata dalla trama principale.
A partire dal terzo fino ad arrivare all’undicesimo capitolo, Alan
Moore inserisce un fumetto nel fumetto che viene letto da un
ragazzo di colore sempre seduto vicino ad una edicola, crocevia di
tanti personaggi secondari della nostra storia.
Questo fumetto, dal titolo I racconti del Vascello Nero, narra i
tentativi di un naufrago di ritornare a casa per avvisare i suoi
concittadini dell’imminente arrivo del Vascello Nero, una nave
pirata fantasma la cui ciurma è un orda sanguinaria.
In sintesi, la traversata del naufrago è costellata di sventure. La
costruzione di una zattera di fortuna con i corpi dei compagni morti,
un attacco di squali attirati dalla sua imbarcazione, il cibarsi di carne
cruda e avariata ma, soprattutto, la paranoia dell’avvicinarsi del
Vascello Nero alla sua casa, porterà il nostro naufrago alla pura
follia.
Pur di salvare la sua famiglia delle mani dei pirati, uccide
brutalmente una coppia di suoi concittadini che crede essere
complici degli assassini e, una volta giunto davanti alla sua casa,
uccide selvaggiamente un vigilante notturno che ne piantona la
porta. Solo dopo la morte del guardiano, il naufrago si rende conto
che in realtà quell’uomo altri non è che sua moglie. E dopo questo
terribile omicidio, l’uomo si rende conto che in realtà non c’è mai
stato nessun attacco alla sua città e la paura del vascello ha finito
per trasformalo in un pirata assassino. Così scappa via, arrivando
fino alla spiaggia dove trova il Vascello Nero che lo attende e il
naufrago alla fine chiederà di essere preso a bordo.
Sul perché Moore abbia inserito questo racconto in Watchmen, è
oggetto di diverse versioni e pareri spesso contrastanti. Dal canto
mio, mi limito a segnalare che fu Gibbons a suggerire il tema dei
pirati e che Moore accettò con grande entusiasmo dato che è
sempre stato un grande estimatore di Brecht. Infatti, I racconti del
Vascello Nero si ispira a “Seeräuberjenny” (Jenny dei pirati)
tratta da L’opera da tre soldi dello stesso Brecht.
Questo vero e proprio metafumetto, deve essere inteso come
metafora e compendio dell’intera trama principale di Watchmen.
Infatti, solo dopo la lettura del capitolo finale riusciremo a cogliere
appieno la sua funzione descrittiva dei vari personaggi e della
complessa trama. I racconti del Vascello Nero è una metafora
che funziona egregiamente per tutti i protagonisti, da Rorschach al
Dr. Manhattan fino ad arrivare ad Ozymandias, l’uomo più
intelligente del mondo.
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CAPITOLO IV
L’oscurità del mero esistere
Capitolo interamente dedicato al colloquio su Marte tra Spettro di
Seta e il Dr. Manhattan. Un capitolo all’apparenza introspettivo ma
che nasconde tra le sue pagine risvolti della storia inquietanti e
inimmaginabili.
Tutta la sceneggiatura si basa sul presupposto che il Dr.
Manhattan vede il futuro, anzi come definisce lui stesso “Il tempo è
simultaneo, un gioiello dalla struttura intricata che gli umani
insistono a percepire una faccia alla volta, quando la forma
complessiva è visibile in ogni lato” (Watchmen, cap. IX, pag. 6).
Che senso ha intraprendere un faccia a faccia con Jon se lui è già a
conoscenza di come si svolgerà e di come andrà a finire? Perché
Laurie deve cercare di convincerlo di salvare l’umanità se lui già
vede, anche se in modo stranamente disturbato, quello che accadrà
sulla Terra? Solo e semplicemente perché tutto ciò avverrà e deve
accadere.
Laurie e Jon dunque si trovano su Marte e devono discutere del
destino della Terra. Lo fanno all’interno di una struttura di vetro ad
ingranaggi (ritroviamo ancora la simbologia dell’orologio) creata
dallo stesso Jon durante la sua permanenza sul pianeta rosso. Con
dialoghi magistrali e una sceneggiatura impeccabile, il confronto si
sofferma sul tempo e le sue particolarità che sfuggono a noi umani.
Non esiste presente, passato e futuro, semplicemente accade.
Per il Dr. Manhattan, l’uomo non può competere con un universo
infinito che in ogni caso vede il nostro destino come un semplice
episodio nel normale flusso del tempo. Solo un miracolo, un evento
unico, può attirare l’attenzione di Jon, e questo miracolo si chiama
vita. La vita di Laurie in particolare. Il miracolo esiste nella sua
stessa esistenza perché è stata generata in un rapporto di amore e
odio tra sua madre, la prima Silk Spectre, e il suo vero padre, il
Comico. Un rapporto di amore tra queste due persone che solo
una volta è degenerato in violenza. “… Fino a quando tua madre
ama un uomo che ha tutte le ragioni per odiare e da quell’unione fra
milioni bambini potenziali in competizione sei stata tu, e solo tu, ad
emergere.” (Watchmen, cap. IX, pag. 27). Laurie cosi scopre di
essere la figlia del Comico e tutte le sue convinzioni si frantumano
esattamente come si frantuma la struttura in vetro costruita dal Dr.
Manhattan. Così Jon cambia idea, e decide di non far perdere la
speranza alla persone che gli stanno vicino.

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ANALISI - Watchmen
Citazione capitolo IX
“Da quel che possiamo capire, il solo scopo dell’esistenza umana è
accendere una luce di significato nell’oscurità del mero esistere.”
Memorie, Sogni, Riflessioni, C. G. Jung.

Elogio trama
A livello di sceneggiatura, questo capitolo è forse il più riuscito e
perfetto di tutta la serie. Il sesto capitolo (Anche l’abisso guarda)
è quello che tocca maggiormente l’emotività del lettore e il quinto
(Agghiacciante simmetria) risulta essere quello dalla struttura più
maniacale. Il nono capitolo è di una semplicità perfetta. In esso,
attraverso le parole di due personaggi, Moore riesce a toccare tutti
i temi presenti in Watchmen e a fornire uno squarcio di futuro
prossimo di visione apocalittica. Anche questo capitolo è una
metafora, un puzzle che assembla gli elementi in modo corretto e
frantuma tutte le convinzioni fin qui ottenute e percepite.
Jon vede e percepisce il nostro futuro, vede che tornerà sulla Terra
e che le strade sono piene di cadaveri. Ma in tutto questo
percepisce anche una interferenza che oscura la sua visione e gli
impedisce di vederlo con chiarezza. L’impulso di una esplosione
nucleare potrebbe provocare quell’effetto.
In questo capitolo Moore riesce a relegare un inno alla vita di una
intensità stupefacente e lo fa nel modo più semplice possibile. Un
dialogo tra due persone che un tempo erano amanti.
Come già scritto, Moore è sempre stato affascinato dalla
potenzialità della scrittura, e in questo capitolo sfoggia una prosa
impeccabile capace di toccare con estrema facilità temi
profondamente esistenziali e filosofici.

CAPITOLO X
Due cavalieri si avvicinano

In questo capitolo ci viene rivelato finalmente chi ha orchestrato


tutto, pianificato gli omicidi delle maschere e fatto degenerare la
situazione al limite della guerra. Scopriamo tutto grazie a
Rorschach e al Gufo Notturno che, unendo le forze come ai
vecchi tempi, riescono a risalire al mandante. Quello che scoprono
non li rallegra, perché dietro a tutto si nasconde Adrian Veidt,
Ozymandias, l’uomo più intelligente del mondo. Uno di loro.
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ANALISI - Watchmen
Rorschach e il Gufo comprendono che questa missione può
essere la loro ultima avventura insieme e prima di partire per
l’Antartide, dove si trova la fortezza di Ozymandias, Kovacs
consegna il suo diario ad una redazione giornalistica. In quelle
pagine Rorschach ha appuntato tutto quello che è stata la sua
indagine su Veidt e gli omicidi. Contemporaneamente, Veidt è a
conoscenza della visita che riceverà da parte dei suoi vecchi
compagni. Egli supervisiona tutto il mondo e grazie al suo
prodigioso intelletto è preparato per ogni evento, controllato o
accidentale che sia. Oltre a tutto questo il capitolo indugia anche
sulla situazione mondiale al limite della guerra nucleare. Il Dr.
Manhattan ha visto un futuro catastrofico, il Presidente Nixon
riunisce i propri collaboratori per prepararsi ad un imminente
attacco nucleare sovietico. Le pedine sono tutte al loro posto.
La fine è vicina.

Citazione capitolo X
“Fuori in lontananza un gatto selvatico miagolava, due cavalieri si
avvicinavano e il vento iniziò a ululare.” Bob Dylan

Eredità
Ormai giunti quasi al termine di Watchmen bisogna parlare delle
influenze che questa grande storia ha apportato al mondo del
fumetto.
Watchmen, assieme a Dark Knight Returns di Miller, cambiò
radicalmente l’approccio di centinaia di autori e il loro modo di
caratterizzare i proprio personaggi. Infatti dopo Watchmen
abbiamo visto un gran numero di personaggi in costume che
diventavano semplicemente umani e in preda a tutte le loro, spesso
patetiche, ossessioni. Dopo Watchmen gli eroi in maschera
vengono brutalmente privati della loro innocenza e vengono
proiettati spesso in situazioni che in passato non si erano mai viste.
Watchmen ha letteralmente cambiato un mondo di carta e fantasia
generalmente immutabile e monotono. La cruda realtà e i problemi
psicologici dei personaggi da ora in poi macchieranno per sempre
le sgargianti tutine colorate degli eroi. I loro colori, dopo
Watchmen, saranno sempre più sbiaditi.

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ANALISI - Watchmen
CAPITOLO XI
O voi potenti, ammirate la mia opera
Capitolo delle rivelazioni e delle spiegazioni.
Rorschach e il Gufo fanno irruzione nella fortezza di Ozymandias
e finalmente ci viene rivelato l’intricato piano dell’uomo più
intelligente del mondo. Dettaglio dopo dettaglio ci viene rivelato
tutto il piano. Ed è un capolavoro.
Per porre fine ad una guerra nucleare ed a una situazione in stallo
ormai da decenni è stato necessario mettere a tacere personaggi
scomodi come il Comico, esiliare il Dr. Manhattan e far arrestare
Rorschach. Ma l’obbiettivo finale è un altro: distruggere mezza
New York provocando un evento talmente catastrofico da far
cessare ogni ostilità per difendersi da un nemico comune.
Nulla può fermare Ozymandias, i due eroi assistono impotenti alla
realizzazione del suo piano diabolico e alla più grande distruzione
che il mondo civile abbia mai conosciuto.
Il capitolo si chiude con gli abitanti di New York e la loro piccola
esistenza quotidiana, che ci è stata narrata fino alla loro tragica
conclusione attraverso la magica prosa di Moore. Le loro vite
vengono consumate da una luce bianca accecante. Del resto, le
grandi imprese si ottengono con gradi sacrifici.

Citazione capitolo XI
“Mi chiamo Ozymandias, re dei re: O voi potenti, ammirate la mia
opera, e disperate!” Ozymandias, Percy Bysshe Shelley.

Ozymandias
Adrian Veidt è sempre stato un uomo con una intelligenza sopra la
media. La sua esistenza di uomo ricco è stata sempre influenzata
da Alessandro il Macedone, morto a trentatrè anni dopo aver
conquistato gran parte del modo civile e istituito il massimo luogo
d’insegnamento e di conoscenza del mondo antico.
Magistrale personaggio, Veidt si identifica come fiero idealista e
portatore della giusta conoscenza che trae ispirazione dai grandi
del passato. Altra grande influenza del suo ego è il faraone
Ramses II. Da questa mitologia Veidt adotta il nome greco di
battaglia, Ozymandias. Veidt con il suo piano decennale e una
costante preparazione cerca di risolvere il problema della guerra in
modo definitivo.

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ANALISI - Watchmen
Ha alzato la contrapposizione tra le due superpotenze mondiali fino
al limite della guerra e ha deliberatamente provocato la distruzione
di New York allo solo scopo di far unire la razza umana in uno
scopo comune, contro un’invasione aliena da un’altra dimensione.
Ha deliberatamente massacrato milioni di persone solo per
salvarne moltissime altre.
Un problema irrisolvibile si può trattare solo usando una soluzione
non convenzionale. Alessandro il Macedone l’aveva compreso più
di duemila anni fa a Gordio.

Il nodo di Gordio
Quella del nodo di Gordio è una citazione ricorrente tra le pagine di
Watchmen. Veidt né è affascinato a tal punto da esporre nelle sue
stanze un dipinto che ne ritrae l’episodio storico. Oltre alla trama
principale, la citazione del nodo gordiano la troviamo in altre
sfumature più o meno visibili. Mi limito a segnalare che Moore e
Gibbons hanno costellato la loro storia con questa citazione fin
dalle prime pagine della miniserie. Infatti, le serrature delle porte
sono dell’abitazione di Dreiberg e riportano il nome “Gordian Knot
Lock” e spesso vengono scassinate, la banda di teppisti che uccide
il primo Gufo Notturno sono chiamati “I Nodi” e la conversazione
tra il Dr. Manhattan e Laurie si svolge con la vista delle montagne
Nodus Gordii del pianeta Marte.

CAPITOLO XII
Un mondo più forte d’amore
Capitolo finale crudo ma estremamente reale nei contenuti.
Già dalla copertina capiamo cosa ci aspetta. Gibbons nelle prime
pagine disegna ben sei splash page per documentare la distruzione
di New York. Vediamo i principali comprimari di Watchmen morti
per colpa del teletrasporto nella Grande Mela della creatura di
Ozymandias. Nel massacro si riconoscono lo psichiatra che aveva
in cura Rorschach, il ragazzo che leggeva il fumetto sui pirati, la
banda di teppisti cha ha ucciso il primo Gufo notturno e il
proprietario dell’edicola crocevia di tante storie parallele. E’ visibile,
in forma di graffito, anche l’ombra di due amanti che si baciano. Un
esplicito rimando ad Hiroshima. Capitolo finale pieno di spunti e
riflessioni. La cosa più importate è che la soluzione finale, non è un
bene, ma solo un male minore.
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ANALISI - Watchmen
Come già capitato ad Alessandro il Macedone, per risolvere una
situazione di stallo si deve operare con situazioni non
convenzionali.
Adrian Veidt, l’uomo più intelligente del mondo, ha compreso che
per scongiurare il conflitto nucleare bisognava provocare una
situazione indotta che valicasse le contrapposizioni tra le due
superpotenze. Attraverso la sua infinita potenzialità e intelligenza è
riuscito a far credere al mondo intero che l’umanità potesse essere
minacciata da creature di un’altra dimensione. Vista la minaccia
superiore, la contrapposizione tra i due blocchi termina di colpo, la
minaccia della guerra nucleare è scongiurata e Veidt, grazie al
culto per la Storia, è riuscito a salvare il mondo. Tutto grazie alla
menzogna.
Gli altri eroi, Dr. Manhattan compreso, non possono far altro che
accettare questa incredibile situazione. Ozymandias ha
massacrato tre milioni di persone ma alla fine ha salvato tutto il
pianeta dall’olocausto nucleare. E’ riuscito ad ottenere un più forte
mondo d’amore. Solo Rorschach non accetta che Veidt paghi per
le sue colpe. Il Dr. Manhattan è costretto a fermarlo ed ucciderlo
per evitare che riveli al mondo tutta la verità e che il sacrificio di
New York diventi inutile.
Citazione capitolo XII
“E sarà un mondo più forte, un mondo più forte d’amore, in cui
morire” John Cale.

Eroi e scelte
Come già scritto Watchmen è la destrutturazione definitiva del
supereroe. Alan Moore attraverso la sua narrazione disintegra il
mito dell’eroe in maschera senza macchia. In Watchmen non
esistono eroi impavidi che si sacrificano per la giustizia, ma ci sono
maschere che sono tremendamente umane, con tutte le loro
debolezze e schizofrenie. Al di là della scelta e delle situazioni
fantascientifiche adottate da Moore, Watchmen è da intendere
come una metafora anche in questo caso.
Cosa accade veramente quando un uomo con un potere assoluto
deve fare delle scelte?
Per Veidt non è facile macchiarsi di una strage simile. Egli cerca
reprimere la sua emotività attraverso l’utilizzo della pura ragione.
Cerca di concepire le sue azioni come le uniche adatte per
scongiurare il conflitto nucleare, e alla fine ha avuto ragione.
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ANALISI - Watchmen
Tutto il mondo ora è in pace grazie a lui, e come Alessandro il
Macedone ora potrà creare la sua utopia. Gli altri eroi in maschera
hanno capito che l’unica soluzione per mantenere la pace è mettere
tutta la situazione sotto silenzio. Nascondere a tutti che la pace si è
ottenuta attraverso una strage apocalittica.
Alla fine Ozymandias, con l’utilizzo del suo intelletto ha avuto
ragione. Il Mito della Storia, il culto dei grandi del passato ha
salvato il mondo e portato una nuova era di utopia.

IL FILM
In genere non sono particolarmente attratto dagli adattamenti. Che
questi siano fumettistici o cinematografici poco importa, tante sono
state le mie delusioni in passato. Se una storia funziona a parole
scritte non è detta che la stessa abbia l’identico risultato anche su
pellicola o all’interno di tavole disegnate. Semplicemente perché
ogni mezzo di comunicazione ha le sue caratteristiche che per forza
di cose si differenziano da tutti gli altri.
A sostegno del mio pensiero personale ci sono anche le parole di
Alan Moore, il quale si è sempre detto contrario a qualsiasi
adattamento cinematografico delle sue storie. Lo scrittore e
sciamano inglese infatti, ha sempre rifiutato di comparire nei credits
di questi film e, già come capitato per From Hell e V for Vendetta,
anche in Watchmen il suo nome non compare tra gli autori.
Il regista Zack Snyder è riuscito, dopo anni di progetti rimandati, ha
portare su pellicola Watchmen e tutta la sua potenzialità narrativa
intraducibile al cinema.
Nonostante le quasi tre ore di durata, il film ha perso tanto in termini
di storia, spessore dei personaggi e livelli di lettura. In ogni caso
Snyder dirige egregiamente il film cercando di rimanere il più fedele
possibile al materiale originale e riuscendo in maniera accettabile a
rendere la complessità della trama. Al contrario di tanti blockbuster
hollywoodiani del genere, Watchmen fa passare in secondo piano
le scene d’azione e focalizza la propria attenzione sui personaggi,
sulle loro vicende umane e sulle loro nevrosi quotidiane. Snyder
cerca il più possibile di avvicinarsi alla filosofia della miniserie, a
tratti riuscendoci, ma stravolgendo il finale in maniera non
soddisfacente.
Da estimatore della miniserie di Moore e Gibbons, il film mi ha
fornito sensazioni contrastanti.

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ANALISI - Watchmen
Durante la sua visione si avvertono la mancanza di passaggi
fondamentali per la costruzione della psicologia e la
caratterizzazione dei personaggi. Nella miniserie esistono infatti
passaggi narrativi di fondamentale importanza come ad esempio le
origini del Dr. Manhattan (L’orologiaio) dove il tempo della
narrazione è scandito da Jon stesso. Nel film le scene sono
identiche ma quello che cambia invece è il modo di narrare e tutta
la situazione risulta lenta e soporifera. Lo stesso ragionamento vale
per il discorso tra il Dr. Manhattan e Laurie sul pianeta Marte
(L’oscurità del mero esistere). Quello che nel fumetto è uno
splendido inno alla vita in un dialogo tra due persone un tempo
amanti, nel film non ha lo stesso pathos e la stessa energia
dirompente. Ma l’episodio più disturbante sono forse le origini di
Rorschach (Anche l’abisso guarda) dove nel film vengono riviste e
corrette in maniera troppo veloce e a tratti superficialmente.
Sicuramente uno dei punti di forza del film è la colonna sonora.
Come abbiamo visto Alan Moore ha inserito moltissimi riferimenti
musicali nella sua storia, e nel film questi riferimenti vengono inseriti
ottimamente in punti cardine della trama. Una segnalazione in tal
senso merita l’eccellente episodio del funerale del Comico
accompagnato da The sound of Silence di Simon & Garfakel.
Merita un elogio grandissimo anche l’inizio del film con il montaggio
sul passato delle maschere accompagnata dalla bellissima Times
they are a-changin di Bob Dylan.
Gli attori scritturati per recitare i ruoli principali, salvo rare eccezioni,
fornisco un’ottima interpretazione dei personaggi. Senza dubbio il
più dirompente di tutti è Rorschach (Jackie Earle Haley) che buca
lo schermo con la sua personalità e l’ottimo personaggio che
incarna. Purtroppo non ho trovato adeguato Matthew Goode nel
ruolo di Ozymandias. Credo che il personaggio cardine di tutto
Watchmen avrebbe richiesto la presenza di un attore più
carismatico del pur bravo Matthew. Ozymandias è il sapere storico
incarnato, è l’uomo che si erge sopra tutto e tutti grazie alla sua
intelligenza. Goode riesce a farsi odiare solo grazie alla sua
supponenza e alla sua faccia da schiaffi.
Il film di Watchmen è un’opera indubbiamente coraggiosa.
Produrre e dirigere un lavoro che inevitabilmente verrà paragonato
al più bel fumetto finora scritto non è semplice e non certo una sfida
che tutti vogliono accettare. Snyder, da vero appassionato della
storia di Moore e Gibbons, ha cercato di emulare e di rendere il
suo film il più fedele possibile alla storia disegnata.

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ANALISI - Watchmen
Alan Moore per scrivere Watchmen, ha attinto a piene mani da
quello che è il linguaggio dei comics, ha utilizzato le specifiche
tecniche di comunicazione che sono intraducibili con un altro
medium. E’ essenzialmente questa la differenza tra i due prodotti.
Anche se Snyder ha letteralmente ripreso le inquadrature utilizzate
da Gibbons, il risultato che ha ottenuto non è uguale. Il pathos che
si respira tra le pagine della miniserie non riesce a trasparire sulla
pellicola. Il film, nonostante tutto, non è certo brutto e si lascia
vedere abbastanza bene ma alla fine non convince fino in fondo.
Sicuramente verrà apprezzato molto di più da chi non ha letto la
miniserie da cui è tratto.
La forza della narrazione di Alan Moore e la maestria di
rappresentazione di Dave Gibbons sono più efficaci di qualunque
altro linguaggio.

POSTFAZIONE
Bob Dylan, Elvis Costello, Giovenale, memoria, Genesi,
Determinismo, simbologia, metafora, Albert Einstein, iconografia,
storia, arte, Nuovo testamento, Dio, William Blake, letteratura
inglese, Friedrich Wilhelm Nietzsche, censura, Eleanor Farjeon,
Bertolt Brecht, C. G. Jung, filosofia, Percy Bysshe Shelley,
mitologia, Alessandro il Macedone, nodo gordiano, John Cale.
Queste sono dunque le citazioni e le dotte fonti di ispirazione che
hanno portato Alan Moore a scrivere il più bel fumetto di sempre.
Nonostante questo elenco, la storia di Watchmen scorre via fluida
e avvincente non risultando mai pesante o di difficile comprensione.
Moore è stato capace di narrare una vicenda composta da mille
facce di lettura. Come già detto in precedenza, Watchmen si
presta a tanti risvolti di comprensione impossibili da cogliere nella
sua totale interezza.
L’impatto di Watchmen sul mondo del fumetto è stato devastante,
come devastante è stata la demolizione dell’eroe tra le sue pagine.
Le maschere alla fine sono solo delle persone. Persone che spesso
si identificano solo ed esclusivamente con una maschera. Persone
che hanno problemi esattamente come noi comuni mortali.
Watchmen ha demolito per sempre il mito dell’eroe, ha
destabilizzato un idea e cancellato ogni fantasia positiva.
Un vero e proprio crepuscolo dell’eroe.

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ANALISI - Watchmen
Watchmen ci affascina perché i suoi personaggi ci fanno ricordare
quando da piccoli sognavamo di essere degli eroi ma ci illustra
spietatamente quello che realmente saremo diventati se il sogno si
sarebbe avverato.
Il mondo reale è diventato troppo ambiguo e complesso per i vecchi
ideali del supereroe classico. Non può più esistere il classico eroe
che si eleva sopra la massa e difende i deboli e gli oppressi. Anche
gli eroi fanno parte della società moderna e quindi vengono anche
loro infettati dal suo marcio.
Capolavori dello stesso livello di Watchmen probabilmente se ne
leggono veramente pochi nell’arco di una vita, ma questi rimangono
inevitabilmente impressi nella Storia.
Opere come Watchmen, nate dal cuore ed elaborate dalla mente
con lucida critica, devono essere presenti in ogni libreria di ogni
appassionato di letteratura.
Un brindisi agli amici assenti.

Federico Foglietta
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©2010 Fox.
Tutti i marchi, le immagini e i loghi rappresentati in questo blog
appartengono ai rispettivi proprietari e usati solo con lo scopo di
esprimere le mie personali impressioni su tutto quello che mi passa
per la testa.

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