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GENERALE

Presentazione di Raffaella Farioli Campanati


Premessa
1. L'oreficeria bizantina
I. I problemi della ricerca
11. La retorica e la rappresentazione dei gioielli
111. L'archeologia dei tesori
IV. La continuità della tradizione artigianale e 111 discontinuith dei modelli
2. La tipologia e i motivi decorativi
I. Corone. diademi e aghi crinali
Il. Orecchini
111. Collane. pendenti e fermagli
IV. Fibule
V. Lamine
VI. Bracciali
VII. Anelli
V111. Cinture e fibbie
3. La gerarchia e i simboli del nuovo impero cristiano
Bibliografia e abbreviazioni
Indici
Indice dei inusei e delle collezioni. 3-57 - Indice dei luo~liidi provenienza. 267 - Indi-
ce per sozzetti. 373 - Indice delle inoiietc. 277 - Indice dei tipi e delle varianti. 279
Referenze iconografiche
Isabella Baldini Lippolis

L'OREFICERIA
NELL'IMPERO DI COSTANTINOPOLI
TRA IV E VI1 SECOLO

M
EDIPCGLIA
Bari 1999
Iii copertina: Atene, Museo Benaki. Coppia di orecchini (inv. 1807).
Sul retro: Ravenna, S. Vitale. Particolare del mosaico con il corteo di Teodora.
Volume pubblicato con il contributo
del Dipartimento di Archeologia dell'università di Bologna
e della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

01999 - Edipuglia srl, via Dalmazia 22/b - 70050 Bari-S. Spirito


tel. 080. 5333056-5333057 (fax) - http://www.edipuglia.it - e-mail: edipugli@tin.it
Consulente editoriale: Giuliano Volpe
Redrrzione: Valentina Natali
Cmertina: Paolo Azzella
Starnpa: La Nuova Tecnografica - Modugno (Ba)
ISBN 88-7228-222-5
L'età tardoantica è senza dubbio un periodo storico particolarmente com-
plesso e articolato, contraddistinto da fenomeni eterogenei e a volte contraddit-
tori e da processi di trasformazione che modificano in maniera sostanziale non
solo le condizioni sociali ed economiche, ma anche l'assetto politico e l'identità
culturale del mondo classico.
Per la comprensione di questa fase fondamentale della costruzione dell'Eu-
ropa moderna la ricerca archeologica fornisce certamente una prospettiva di
studio privilegiata, permettendo di recuperare informazioni diversificate e diret-
te anche attraverso il confronto tra risultati e metodi differenti. I1 recupero dei
contesti e delle associazioni tra i materiali, le ricerche sul patrimonio iconogra-
fico e sui significati ideologici, l'analisi delle tradizioni artigianali, dalle opere
musive e scultoree alle produzioni ceramiche, lo studio delle forme e dei signi-
ficati della cultura del reimpiego forniscono risultati ed informazioni che con-
tribuiscono a restituire un'immagine più concreta del lungo e intenso periodo
compreso tra il IV ed il VI1 secolo.
L'impegno scientifico universitario deve essere volto proprio verso la ricerca
di una comprensione organica dei fenomeni culturali, artistici e produttivi del
periodo, e in questa direzione è necessario sollecitare anche i giovani ricercato-
ri, verso un confronto metodologico costruttivo e un adeguato approfondimento
degli strumenti critici disponibili al fine di realizzare, per quanto possibile, una
visione complessiva e interdisciplinare dei fenomeni presi in esame. In questa
direzione un momento fondamentale di ogni lavoro rimane sempre l'esame filo-
logico dei materiali, il recupero delle associazioni, le proposte di sintesi e di let-
tura organica che possano offrire nuovi elementi di discussione e di confronto.
I1 lavoro condotto da Isabella Baldini sulle oreficerie di età bizantina parte
senza dubbio da queste premesse e da queste esperienze scientifiche, proponen-
dosi di offrire una visione complessiva di un'espenenza produttiva sino ad ora
presa in esame in maniera frammentaria e a volte ancora fortemente ancorata a
tradizioni interpretative antiquarie (cap. 1.1). In questo senso sono particolar-
mente apprezzabili le capacità di riflessione e rielaborazione dell' Autrice, inte-
ressata allo studio dell'oreficeria sin dalle prime esperienze di ricerca effettuate
con la preparazione della tesi di laurea, una raccolta critica della documentazio-
ne disponibile sugli esemplari di produzione e di provenienza siciliana; il per-
corso è proseguito anche attraverso sostanziali esperienze di formazione, sia in
Italia che all'estero, che hanno reso possibile lo studio di specifiche tipologie,
come gli orecchini a corpo semilunato, e la ricerca su rilevanti collezioni e aree
produttive in Grecia, in Turchia, in Siria e in Italia, sempre affrontata con entu-
siasmo, impegno e serietà.
I1 risultato ora edito appare certamente importante come contributo signifi-
cativo a sollecitare ulteriormente la ricerca, offrendo un imponente corpus do-
cumentario di oltre 800 reperti suddivisi per oggetti e tipologie, che restituisco-
no per la prima volta un'immagine globale delle varie esperienze produttive del-
l'artigianato prezioso nel mondo costantinopolitano e nelle aree da esso diretta-
mente influenzate. Lo studio consente, anche in questo caso per la prima volta,
di vedere collegate la documentazione archeologica (cap. 1 .I11e 1 .IV) alle testi-
monianze letterarie e iconografiche (cap. l.II), in relazione all'analisi morfolo-
L'oreficeria nell'itnpero di Costantiizopoli tra IV e VII secolo

gica generale del materiale noto (cap. 2), permettendo di fornire quindi tutti i
principali elementi di riferimento per lo studio di questo settore. Inoltre, non
mancano alcuni significativi approfondimenti sugli aspetti legati alla circolazio-
ne dei modelli espressivi aulici, ritenuti significativi indicatori di status, in un
fenomeno di omologazione che trova ispirazione nei comportamenti e nelle
scelte dei ceti sociali elevati, e in particolare della corte imperiale (cap. 3).
L'esigenza di un'esposizione analitica ed organica sugli innumerevoli dati
disponibili costituiva una necessità fondamentale per una classe di oggetti spes-
so considerata solo per il suo valore materiale o estetico, conosciuta in genere in
maniera estremamente disomogenea, con difficoltà di ricerca determinate anche
da edizioni non specialistiche, difficilmente rintracciabili a causa del loro carat-
tere locale; non bisogna dimenticare, infine, che gli studi più importanti finora
disponibili, traccia evidente nella conduzione del lavoro, per il carattere stesso
dell'indagine, limitato a settori geografici specifici o a tematiche particolari, se-
gnalavano in maniera ancora più significativa la mancanza di uno strumento di
lavoro unitario, che si ponesse il problema della produzione nei suoi aspetti
complessivi.
È importante inoltre che la ricerca sui materiali, anche per queste produzioni
venga ricollegata alla necessità di una lettura contestuale, di un recupero delle
associazioni e del loro significato, ad un attento esame della composizione e del
valore archeologico dei vari rinvenimenti e del loro livello di affidabilità, sotto-
lineando un'esigenza di metodo che costituisce una premessa imprescindibile
per la ricostruzione storica dei fenomeni produttivi.
La raccolta critica del materiale edito, la presentazione di numerosi reperti
inediti, la revisione diretta di molti altri già noti costituiscono le premesse per la
riflessione su un settore che trova gli studi sul tardoantico arretrati rispetto ai ri-
sultati conseguiti nell'analisi sulle analoghe produzioni di età classica; la docu-
mentazione raccolta contribuisce pertanto in maniera determinante alla com-
prensione di un tema di importanza non trascurabile per la conoscenza della so-
cietà coeva, stabilendo collegamenti con altre espressioni figurative e artigiana-
li e recuperando in sostanza il significato archeologico dei manufatti come do-
cumenti di storia. I1 lavoro di Isabella Baldini Lippolis si presenta dunque e per
metodologie di ricerca e per i risultati conseguiti come una monografia organi-
ca, che colma una lacuna nel settore degli studi sulla fine della tarda antichità e
del mondo protobizantino.
PREMESSA

Ad Anna Sojin
ed Elenn

L'analisi stilistica può risolvere solo in minima parte i numerosi problemi


posti dallo studio dell'oreficeria, produzione meglio comprensibile applicando
innanzitutto una verifica rnetodologica consapevole e ponendo la necessaria
attenzione al sistema di riferimento restituito dalla ricerca archeologica.
Nel caso delle manifatture bizantine. in particolare, il problema appare più
L
erave, sia per l'incidenza dei reperti privi delle informazioni sui contesti di per-
tinenza. con un grave pregiudizio per una conoscenza corretta dei riferimenti
culturali e cronologici, sia per la mancanza di una proposta di lettura tipologica
generale. Si dispone invece di specifici contributi su alcune classi di oggetti in
cui è frequente il ricorso non sistematico all'uso dei rimandi incrociati tra i
reperti, che non possono essere considerati risolutivi in quanto gli stessi mate-
riali di riferimento presentano analoghe difficoltà di inquadramento.
La complessità dei problemi delineati non permette una risoluzione univoca
e definitiva, soprattutto per il carattere estremamente lacunoso delle conoscenze
e dei materiali che dovrebbero costituire il fondamento della ricerca, quelli cioè
rinvenuti a Costantinopoli. in Turchia e in Siria.
I1 lavoro condotto è stato finalizzato quindi a verificare la possibilità di una
sintesi omogenea delle informazioni disponibili per contribuire alla dialettica
scientifica.
L'esame si è fondato su un repertorio di attestazioni. cercando di ampliarlo il
più possibile sulla base del materiale edito e della ricerca diretta di alcune colle-
zioni e contesti, per offrire una campionatura delle produzioni che potesse
rispecchiare almeno in parte la situazione reale dell'artigianato orafo tra IV e
VI1 secolo nelle regioni dipendenti culturalmente da Bizanzio.
I1 catalogo è stato ampliato anche ad alcune manifestazioni locali o in mate-
riale non pregiato, come bronzo e vetro, che fossero però riconducibili alla tradi-
zione formale orientale. in maniera diretta o come derivazione dai modelli:
anche in questo caso è stato perseguito il tentativo di delineare l'aspetto genera-
le del fenomeno artigianale, escludendo di poter presentare una documentazione
esauriente e completa di tutte le attestazioni note. Per lo stesso motivo non sono
stati inseriti alcuni reperti che non sembravano «affidabili», sia perché probabil-
mente non autentici, sia perché di scarso interesse da un punto di vista tipologi-
co, cercando di privilegiare invece i manufatti con dati di provenienza e associa-
zioni sicure o quelli, anche decontestualizzati, che potessero comunque fornire
elementi utili alla ricostruzione di aspetti morfologici o produttivi significativi.
I1 confronto con le fonti letterarie ed iconografiche coeve è parso uno degli
strumenti fondamentali dell'analisi, utile alla ricostruzione di una maglia di rife-
rimenti ai quali ancorare forme ed elementi decorativi. Nella stessa prospettiva
si è cercato di riconsiderare in maniera critica anche i numerosi tesori di orefice-
ria noti, per cercare di trarne indicazioni incrociate sulle caratteristiche tipologi-
che e cronologiche dei manufatti; anche in questo caso si sono esclusi i contesti
apparentemente estranei all'ambito preso in esame, eccetto alcuni che, pur
essendo relativi ad aree politicamente esterne all'Impero d'oriente, per diversi
aspetti sembravano porsi in uno stretto rapporto di dipendenza culturale da esso.
In sostanza si è cercato di proporre la costruzione di un sistema che desse
forma ad un fenomeno produttivo complesso, attraverso l'aggregazione dei dati
L'ore3ceria nell'irnpero di Costantinopoli tra N e VII secolo

in un modo che potesse essere funzionale ad una migliore valutazione dei singo-
li elementi. I tipi riconosciuti per ciascuna classe rappresentano quindi solo
un'ipotesi di lavoro, da discutere e costruire in maniera più dettagliata, per com-
prendere problemi artigianali e cronologie, alla luce delle implicazioni di carat-
tere sociale che, già da un esame preliminare, emergono come un aspetto condi-
zionante per le varie forme di produzione e di consumo.
La ricerca si è fondata su una prima ricognizione del materiale siciliano, con-
dotta per una tesi di laurea in Archeologia Cristiana discussa nel1'a.a. 1987188
presso l'università degli Studi di Bologna, sotto il coordinamento e con il fon-
damentale sostegno scientifico di R. Farioli Campanati. In questa occasione
sono stati preziosi la collaborazione della direzione del Museo Archeologico
Regionale di Siracusa e i consigli di P. Porta, che ha seguito la ricerca di tesi. Nel
prosieguo del lavoro importanti suggerimenti si devono a C. D'Angela, disponi-
bile a discutere sia aspetti generali che problemi di specifica interpretazione dei
reperti. Una borsa di studio offerta dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene
diretta da A. Di Vita ha reso possibile lo sviluppo delle tematiche relative alle
collezioni greche e turche e, in particolare, l'analisi della tipologia degli orec-
chini a corpo semilunato. I materiali di provenienza cretese sono stati esaminati
grazie alla disponibilità del Soprintendente M. Bourbudakis e di L. Kalokerinos,
mentre per quelli del Museo Kanellopoulos sono debitrice alla responsabile
della collezione, N. Saraga, e all'Eforia competente.
L'edizione del lavoro, realizzata anche per la disponibilità della Fondazione
della Cassa di Risparmio in Bologna, non sarebbe stata possibile senza l'interes-
samento di G. Sassatelli, direttore del Dipartimento di Archeologia dell'univer-
sità di Bologna. A G. Volpe sono grata, inoltre, per aver offerto l'occasione di
inserire lo studio tra le monografie curate da Edipuglia.
Per la collaborazione ricevuta in vari momenti della ricerca, sono ricono-
scente a J. Alchermes, L. Baldini, L. Caliò, L. Consoli, C. Gianfranceschi, A.
Indellicati e S. Zuzzi. Nel lavoro di redazione sono debitrice alla disponibilità e
cortesia di V. Natali.
Un grazie particolare, infine, ai miei genitori e a mio marito per aver incorag-
giato, sostenuto e condiviso questo lavoro.

Avvertenza: nel catalogo, salvo diversa indicazione, le immagini precedono le rispettive schede;
le misure espresse sono in centimetri e in grammi; nella descrizione dei reperti sono state utilizza-
te le seguenti abbreviazioni:
L lunghezza
I larghezza
a altezza
d diametro
P peso
p.i. provenienza incerta
S.P. senza provenienza
s.1.c. senza luogo di conservazione
s.n. senza numero -
Le iscrizioni sono state riportate nella trascrizione e nello scioglimento forniti dalla bibliografia
specifica. Analogamente ci si è regolati per la denominazione delle pietre utilizzate nei gioielli
nei casi in cui non sia stato possibile un esame autoptico degli esemplari.
l.
L'OREFICERIA BIZANTINA
I PROBLEMI DELLA RICERCA

La disattenzione per l'oreficeria bizantina riflette una situazione che inte-


ressa in generale la cultura tardoantica; infatti, la ricerca archeologica su que-
ste fasi è stata considerata per lungo tempo secondaria rispetto a quella sull'età
greco-romana, concidendo con lo scarso interesse generale per l'artigianato e
la cultura materiale come documenti di una specifica struttura sociale e stru-
menti di conoscenza storica.
Le ricerche sulle produzioni post-classiche di gioielli appartengono ad una
fase recente degli studi, che solo negli ultimi decenni hanno superato pregiudi-
zi metodologici di base e una diffusa superficialità nella presentazione dei
reperti. Pur essendo frequentemente oggetto di attenzione, a causa del valore
intrinseco dei manufatti, spesso l'oreficeria non è stata infatti equiparata alle
altre manifestazioni artistiche, sottovalutandone le possibilità di indagine
morfologica e cronologica e limitando le analisi a generiche considerazioni di
tipo antiquario.
Lo scarso rigore con cui è stato affrontato l'argomento, oltre che da motiva-
zioni di carattere preconcetto nei confronti del materiale post-classico, è stato
certamente causato dalla difficoltà di reperimento delle indicazioni sui luoghi e
sui contesti di provenienza. Questa lacuna della documentazione si deve a fat-
tori diversi, che dipendono sia da motivazioni tecniche, legate all'adozione di
una prassi di scavo spesso poco accurata, sia dal valore intrinseco degli oggetti
di oreficeria, immediatamente percepibile, aspetto che li ha frequentemente
esposti a furti e depredazioni. Soprattutto in passato la possibilità di trarre un
immediato vantaggio economico dai manufatti in oro e argento ha perciò
determinato un fraintendimento della stessa attività archeologica, scambiata
per una ricerca di «tesori nascosti».
A sua volta la mancanza di indicazioni circa i contesti di provenienza dei
gioielli ha condizionato il progresso nello studio dell'oreficeria bizantina,
dando luogo a proposte interpretative spesso superficiali e a generalizzazioni
arbitrarie, che rispecchiano un frequente disordine di metodo. Gli stessi termi-
ni cronologici appaiono assai imprecisi nella letteratura scientifica, spesso
applicati senza ricerca critica, fondandosi esclusivamente su ipotesi precedenti,
alle quali si attribuisce un valore assoluto. L'impossibilità di determinare i luo-
ghi di provenienza degli oggetti rende inoltre aleatori i tentativi di stabilire
nessi tra manufatti e officine produttrici, costringendo ad affidarsi a criteri
estetici che prescindono dall'analisi delle caratteristiche morfologiche.
Infine bisogna ricordare un diffuso pregiudizio di base che riguarda le
opere di insieme sull'oreficeria antica, le quali solitamente non trattano il
periodo bizantino se non per dimostrare un processo evolutivo nella sua fase di
«decadenza», con accenni alle soluzioni formali del periodo, considerate epilo-
ghi distorti e fraintesi dell'oreficeria greco-romana, oppure esordio di una
nuova sensibilità artistica e formale che introduce l'esperienza artigianale del
Medioevo ' .
Nei rari casi in cui l'interesse sembra essere maggiore, vengono proposti
frequenti riferimenti ad un artigianato orafo siriano e costantinopolitano, senza
tuttavia distinguere vaghe ipotesi da reali conoscenze su queste produzioni,
' Ad esempio, Labarte 1872. tuttora assai poco documentate e difficilmente definibili, a causa della parzia-
L'oreficeria bizantiila

lità delle attestazioni di sicura provenienza e soprattutto della scarsità e incom-


pletezza delle edizioni.
La ricerca sull'oreficeria bizantina in sostanza si basa in prevalenza sui
manufatti rinvenuti in Occidente o conservati in musei occidentali, e ritenuti di
importazione costantinopolitana; si effettua quindi un'analisi indiretta, suffra-
gata in alcuni casi dai confronti stilistici con altre classi di materiali e dalle
fonti letterarie, mentre continua ad essere molto limitato il collegamento diret-
to con una campionatura di sicura provenienza orientale.
La precarietà di tale sistema interpretativo viene messa in evidenza da distin-
zioni cronologiche spesso di carattere soggettivo, che riguardano addirittura
l'ambito culturale di pertinenza dei materiali, come i tentativi, spesso forzati e
preconcetti, di considerare antitetiche l'oreficeria bizantina e quella barbarica:
in molti casi, soprattutto in Italia, la ricerca attuale tende invece a sottolineare la
necessità di porre il problema conoscitivo in termini diversi, cercando di valo-
rizzare i numerosi rapporti di scambio culturale e tecnologico piuttosto che pro-
porre una lettura formale su un piano di contrapposizione etnica.
I problemi cui si è accennato appaiono tanto più gravi quanto più carente è
l'intero sistema di tutela dei beni archeologici. In alcuni paesi la situazione è
ancora oggi molto difficile, come documenta la scarsità di informazioni sui
luoghi di provenienza dei reperti venduti nelle aste internazionali: si tratta di
un fenomeno difficilmente quantificabile, anche perché il materiale acquistato
non sempre ricompare in collezioni pubbliche o comunque fruibili, almeno
attraverso cataloghi scientifici.
Solo nell'ultimo trentennio l'edizione di reperti da scavi stratigrafici per-
mette in alcuni casi di unire all'analisi stilistica e storico-artistica dei singoli
oggetti anche indicazioni sul loro significato cronologico, socio-culturale e
tecnologico, stabilendo un rapporto tra i dati archeologici e la documentazione
letteraria ed iconografica.
In Italia è soprattutto l'inadeguatezza dell'indagine sul terreno e la diffi-
coltà di una tutela non sempre efficace dei beni rinvenuti ad avere determinato
in passato la vendita sul mercato antiquario internazionale e la conseguente
dispersione di un ingente numero di gioielli. Molti di essi, infatti, non poteva-
no essere acquisiti dai musei di Stato per mancanza di fondi e di una idonea
legislazione di salvaguardia. In diversi casi, inoltre, è accaduto che gli oggetti
rinvenuti pervenissero in mano di privati per essere utilizzati come materiale
non lavorato, finendo per essere fusi o trasformati, in quella che, alla fine del
secolo scorso, fu definita la «metempsicosi» dei gioielli?.
Gli esempi purtroppo sono numerosi e riguardano anche reperti di signifi-
cato storico insostituibile, come il corredo di oreficerie funerarie pertinenti alla
famiglia imperiale teodosiana, che comprendeva gioielli attribuiti dalla tradi-
zione addirittura a Livia3; nella prima metà del XVI secolo l'esplorazione di
uno dei mausolei imperiali annessi a S. Pietro a Roma restituì, infatti, numero-
si gioielli e monete che finirono parzialmente dispersi e, per la maggior parte,
furono addirittura fusi Jagli orafi vaticani -'.
Guarneri 189 1.7.
'Claud. Epith. 10-13. Un altro caso riguarda le oreficerie bizantine ritrovate agli inizi di questo
.ILanciani 1895. secolo a Pantalica (Sicilia), che subirono la stessa sorte nonostante i tentativi di
I problemi della ricerca

P. Orsi, allora direttore del museo di Siracusa, di assicurare allo Stato almeno
alcuni oggetti (fig. 1): scoperto nel 1903, questo tesoro appare particolarmente
emblematico delle difficoltà incontrate dall'amministrazione statale nel recu-
pero dei materiali preziosi, facilmente smembrabili e trasportabili lontano dal-
l'area di rinvenimento. I taccuini e le osservazioni dell'orsi, che riuscì fortu-
nosamente a far fotografare e disegnare gran parte degli elementi rinvenuti,
redigendone anche un elenco, sono a questo riguardo estremamente significati-
vi j: ad essi si deve, tra l'altro, la possibilità di riconoscere alcuni dei gioielli,
conservati oggi presso collezioni americane 6, mentre altri, ancora inediti a
quasi un secolo di distanza, possono essere confluiti in collezioni private.
Furono ugualmente dispersi i trentasei gioielli di un unico «ripostiglio»
venuto alla luce in Egitto (fig. 2), venduti tra il 1909 e il 1912 da un antiquario
del Cairo a privati e ad istituzioni americane e tedesche7. La pubblicazione di
questi reperti, datati tra il DI e il VI secolo, venne curata a qualche anno dalla
scoperta da W. Dennison, che dedicò un'intera monografia ad un'analisi detta-
gliata delle oreficerie, offrendone una descrizione anche dal punto di vista tec-
nico e iconografico. La sua opera contribuì a far conoscere meglio anche altri
tesori del VI secolo, rinvenuti nello stesso decennio in Cilicia (Turchia) X, a
Cipro e in Ungheria"', ancora poco noti nella bibliografia: per la prima volta
l'attenzione venne focalizzata su espressioni artigianali difficilmente oggetto di
trattazioni scientifiche, considerate marginalmente anche nei cataloghi generali
dedicati interamente ad oreficerie, come quelli del British Museum curati da
1904, 367-368; Id., O.M. Dalton e da F.H.S. Marshall 12,e del Metropolitan Museum of Art di
1942, 134-141; Pace 1949,437- New York, comprendente i gioielli ciprioti della collezione Palma di CesnolaI3.
438; Fallico 1975.
Vbid. Al Dalton si deve anche un capitolo sull'oreficeria nel suo manuale sull'ar-
Dennison 1918; Greifenha- te bizantina del 1911 che, per i tempi, costituisce un importante tentativo di
gen 1970,65-71; Berli11 1988. sintesi generale del problema, esemplificato attraverso i materiali conservati al
Kondakov 1896.
9Sambon 1906. British Museum l".
InHarnpel 1905.11, 15-39. Più specificatamente orientato a chiarire il significato del Ku~zstwollentar-
"Dalton 1901; Id. 1912. doantico attraverso le manifestazioni artistiche ed artigianali era stato, quasi un
I2Marshall1907; Id. 191 1.
decennio prima, il capitolo sulle cosiddette «arti decorative» post-classiche di
l' Di Cesnola 1903.
IJDalton 191 1. A. Riegl l" che aveva rilevato le affinità decorative tra oggetti in inetallo e
l 5 Riegl 190 1. coeve manifestazioni scultoree. L'analisi morfologica dei manufatti, alla base
l6 Rosemberg 19 10. dell'esame formale proposto dal Riegl, rimase l'elemento guida per altri studi
l 7 Guilhou 1912; Knlebdjian
1913. di tipo storicistico, che valorizzarono gli aspetti tecnici di esecuzione dei
I S Ad esempio Fiorelli 1878; gioielli, allontanando la ricerca dai problemi legati ad una visione di insieme:
Orsi 1896; Id. 1904; Mengarelli si può ricordare a questo proposito lo studio in quattro volumi di M. Rosem-
1902; Taramelli 1904; Patroni
191 1;Tararnelli 1919; De Rinal- berg, del 1910-1925, che tracciava una storia delle tecniche orafe (<antiche>> 16.
dis 1916; Pasqui 1919; Putorti Nonostante queste prime elaborazioni della documentazione nota, nel
1920; Beliaev 1929.
I9Salinas 1873 ; Id. 1886; primo trentennio del secolo non esisteva ancora un interesse specifico per i
Pollak 1903; Hakkly Bey 1906; gioielli bizantini, che continuavano ad apparire saltuariamente in cataloghi
Sarnbon 1906; Orsi 1910; De d'asta 17, rendiconti di ritrovamenti casuali l8 e parziali rassegne dei materiali di
Ridder 191 1: Id. 1924: Accasci-
na 1929; voi Falke 1929; Zahn musei e collezioni Iy.
1929. Gli unici tentativi di sintesi sull'argomento sono costituiti da uno studio di
?"Ebersolt1923.
? ' Cabrol, Leclerq, Diction-
J. Ebersolt sulle arti suntuarie co~tantinopolitane~~~ e da varie voci del diziona-
naire. rio curato da F. Cabrol e H. Leclercq2J,ancora oggi utile strumento di cono-
L'oreficeria birantinn

scenza per l'ampiezza della documentazione, impostato con un taglio antiqua-


rio e che include anche indicazioni storico-letterarie.
Durante il secondo trentennio del Novecento le conoscenze sull'oreficeria
bizantina migliorarono grazie alla pubblicazione di cataloghi di collezioni pri-
vate fino ad allora inedite, come quello curato da B. Segall e destinato ad illu-
strare i materiali in oro e argento conservati presso il Museo Benaki di
Atene2!. Una ricerca importante in questo periodo riguarda invece le oreficerie
del Museo Nazionale di Napoli, pubblicate da L. Breglia nel 1941 '3; il sistema
di distinzione adottato in questo caso utilizza raggruppamenti cronologici:
all'oreficeria romana vengono attribuiti i gioielli del I-V secolo, mentre quelli
del VI-XV secolo vengono considerati «elementi bizantineggianti e del perio-
do longobard~»~% A queste due categorie sono dedicate osservazioni conclusi-
ve, che presuppongono un atteggiamento pregiudiziale per lo scarso valore
estetico dei gioielli post-antichi ed esprimono la necessità di astrarre singoli
pezzi di particolare rilievo; inoltre si pongono in antitesi i gioielli di tradizione
bizantina e quelli di «aspro gusto barbarico», considerandoli espressione di
due tradizioni entrambe presenti in Italia'j.
I1 catalogo di una mostra inaugurata alla Walters Art Gallery di Baltimora
nel 1947 26 costituisce il primo serio tentativo di divulgazione di una serie di
materiali di provenienza italiana ed orientale, acquistati sul mercato antiquario
e conservati presso i musei statunitensi: la maggioranza dei cataloghi america-
ni posteriori si basa su questa prima presentazione che, senza tentare alcuna
classificazione tipologica, ha l'indubbio merito di avere consentito la cono-
scenza di gioielli quasi completamente ignoti alla letteratura scientifica.
Contemporaneamente iniziavano a svilupparsi anche gli studi sulle tecniche
dell'oreficeria e su particolari tipologie, come le fibule, note prevalentemente
grazie alla ricerca scientifica di area germanica2'.
I1 dodicesimo volume della serie di monografie dedicate dalla Scuola Ameri-
cana a Corinto 'S, invece, presenta per la prima volta un gruppo di gioielli tar-
doantichi provenienti da un'area di scavo omogenea in un centro dell'impero
orientale, con ipotesi di datazione e illustrazione di elementi fino ad allora tra-
scurati, come gli esemplari in bronzo e le matrici; a questo testo si affiancano,
l? Segall 1938. nello stesso periodo, i risultati della spedizione archeologica svedese a Cipro, che
Breglia 1941.
?.' Ivi, 14.
include anch'essa l'edizione degli oggetti in metal10'~.Questi esempi hanno da-
'51vi, 129-131. to l'avvio alle pubblicazioni sistematiche di oggetti di oreficeria da scavo: per la
26 Baltimore 1947. possibilità di trarre indicazioni sulla cronologia dei manufatti e sulle associazio-
27 Riegl 1901; Aaberg 1923; ni all'intemo dei corredi, appaiono particolarmente rilevanti le indagini sistema-
Fuchs 1938; Aaberg1945.
28 Davidson 1952.
tiche svolte nelle necropoli post-classiche di Israele3" della Sicilia" e dell'Un-
?'Gjerstad 1956. gheria )?,mentre per altre aree sono stati proposti studi che recuperano i dati noti
Rahmani 1985. per regioni culturalmente omogenee, come la stessa Co~tantinopoli~~, Cipro3"e
'' Adamesteanu 1963; Bono- la Serbia 35.
mi 1966; Fallico 1967.
j2 Burger 1966; Barkoczi
Per quanto riguarda la Sicilia molte informazioni si dovevano all'attenzione
1968. dimostrata da P. Orsi per i materiali bizantini da scavi di necropoli: sulla base
MDelvoye 1965. di questa documentazione, L. Brehierjh e successivamente B. Pace 37 giungeva-
Karagheorghis 1962.
3sCoroviCLjubinkoviC 1963.
no ad ipotizzare l'esistenza di botteghe orafe locali, sottolineando la necessità
'"rehier 1936,45. di verificare tale possibilità sulla base di un esame complessivo delle oreficerie
Pace 1949. coeve provenienti da Costantinopoli e da altre regioni dell'Impero.
I problemi della ricerca

Nel 1953 fu organizzata la mostra dedicata all'oreficeria antica dell'Ernilia


Romagna: nell'introduzione al catalogo G. Mansuelli metteva in risalto il ruolo
svolto dai gioielli nella «ricostruzione del quadro storico del17arte»e notava le
possibilità di influssi stilistici orientali in aree occidentali e barbariche 38,
secondo una linea di tendenza valorizzata dagli studi successivi.
Tra le collezioni di gioielli decontestualizzati pubblicate in questo stesso
periodo si deve ricordare, inoltre, la raccolta di H. Stathatos, conservate nel
Museo Nazionale di Atene ed edita sistematicamente nel 1953 da P. A m ~ i n d r y ~ ~ .
Interamente dedicata all'oreficeria «antica», una monografia di G. Becatti,
pubblicata nel 1955, presentava i gioielli barbarici come epilogo delle testimo-
nianze di questa classe di manufatti: essa viene caratterizzata da elementi tipo-
logici e stilistici peculiari, quali un vivo senso coloristico e un uso preponde-
rante delle pietre, che non escludono la presenza di elementi attinti a tradizioni
orafe diverse, come quella bizantina, alla quale tuttavia non viene fatto un
chiaro n f e r i m e n t ~ ~ ~ .
L'anno successivo anche E. Coche de la Ferté pubblicava una breve storia
dell'oreficeria antica aggiungendo per la prima volta, alla semplice esposizio-
ne dei tipi di gioielli più diffusi, diversi paragrafi dedicati alle grandi collezio-
ni, al mercato antiquario e ai falsi 4'. Alcune tra le raccolte citate appartengono
oggi ai più importanti musei europei ed americani, come la De Luynes, con-
fluita nel Cabinet des Medailles di Parigi, la De Clercq, acquistata da H. de
Boisgelin e poi donata al Louvre, la Von Gans, oggi al Museo di Berlino, le
raccolte di J. Pierpont Morgan e di C. Palma di Cesnola, al Metropolitan
Museum of Art di New York4!.
Nello stesso periodo si moltiplicavano infine le notizie su nuovi rinveni-
menti di oreficerie bizantine, come quelle del tesoro di Ténès, in Algeria, ana-
lizzato dalla pubblicazione di J. Heurgon, del 1958.".
Nel decennio 1960-1970 la bibliografia sull'oreficeria bizantina si ampliava
ulteriormente grazie a presentazioni di materiali in gran parte inediti o poco
noti di area orientale, come i gioielli delle collezioni sovietiche, presentati e
analizzati da A. Bancka, con un importante incremento del quadro delle cono-
scenze e delle possibilità offerte dalla disciplina.
I1 catalogo di M.C. Ross dei gioielli della Dumbarton Oaks Collection di
Washington, pubblicato in due volumi nel 1962 e nel 196545,costituisce tuttora
uno degli studi più accurati sulle oreficerie bizantine: pur trattandosi di un'o-
pera che si occupa di materiali da collezione, viene cercata infatti una ricostru-
zione dei contesti, offrendo un'approfondita descrizione degli oggetti corredata
da numerosi confronti e da un buon apparato illustrativo. I1 Ross fornisce uno
strumento insostituibile nello studio dei gioielli di provenienza orientale, che
C.A. Mansuelli, in Ori sono noti più attraverso questa documentazione «indiretta» che sulla base degli
Emilia 1958.7-27.
'9Arnandry 1963. esemplari rinvenuti sicuramente in situ; per la prima volta, inoltre, viene ipo-
Becatti 1955. tizzata una correlazione tra gioielli e fenomeni di manifestazione di status eco-
'l Coche de la Fertè 1956. nomico e sociale, aspetto che costituisce una delle chiavi interpretative più
42 Ivi, 97-99.
convincenti nello studio drll'oreficeria bizantina.
'" Heurgon 1958.
44 Banck 1962; Ead. 1966.
Nella mostra italiana del 1961 intitolata Ori e argenti dell'ltalia antica è
Ross 1962; Id. 1965. significativa invece l'assenza di un'introduzione sulle oreficerie bizantine, che
L'oreficeria bizantinn

vengono tuttavia distinte da quelle barbariche e raggruppate al termine della


sezione dedicata alle argenterie romane 6. I criteri distintivi non sono espressi,
J

ma sembrano basarsi essenzialmente sulla provenienza degli oggetti da aree


soggette al dominio bizantino (Ravenna, Aquileia, Grado, Puglia e Sicilia),
senza affrontare problemi stilistici e comparativi.
Ad Atene un'esposizione sull'arte bizantina organizzata nel 1964 con il
contributo del Consiglio d'Europa 47 presenta una sezione, curata dallo stesso
Ross, dedicata ai manufatti in oro e argento, tra cui alcuni gioielli di un tesoro
del VI1 secolo rinvenuto un decennio prima a Mitilene 48 e di un altro impor-
tante ritrovamento, avvenuto nel 1902 a Larnbousa di Cipro49.
Ulteriori tentativi di sintesi ad opera di R.A. Higgins e di E. Coche de la
Ferté S I non toccano che marginalmente e superficialmente il problema dell'o-
reficeria bizantina; C. Carducci in uno studio complessivo sui gioielli non trat-
ta l'argomento, ma segue lo schema evolutivo del Becatti, contrapponendo
all'oreficeria romana quella barbarica, che completerebbe la storia antica di
questa classe artigianale j2. Dell'oreficeria bizantina si considerano solo alcuni
aspetti tecnico-stilistici, come l'uso del traforo e una generica finezza di esecu-
zione dei gioielli, proponendo a volte, come esempio di tali caratteristiche, 1
esemplari che in seguito hanno subito interpretazioni cronologiche alquanto
differenti sulla base di confronti di sicura attendibilità. La palese confusione
terminologica tra oreficeria barbarica, tardoantica e bizantina rivela inoltre
un'analisi superficiale di aspetti puramente stilistici e qualitativi, che non con-
sidera il problema né da un punto di vista culturale né da un punto di vista
tecnologico.
Più attento alle esigenze di una ricostruzione critica del contesto di prove-
nienza degli oggetti è il volume di A. Peroni sulle oreficerie e sui metalli lavo-
rati rinvenuti nel territorio dui Pavia, del 1967, nel quale si avanzano anche
ipotesi interpretative sulla presenza in loco di atelier specializzati, anche sulla
base di un'analisi tecnica dei manufatti 53.
In quest'ultimo senso appare importante, nell'ambito degli studi in lingua ita-
liana, l'opera di A. Lipinsky, che per un ventenni0 si è dedicato all'indagine
delle tecniche dell'oreficeria bizantina, cercando di chiarirne terminologia e li-
nee di sviluppo, anche sulla base della poco nota documentazione orientale. Le
sue ricerche sono incentrate prevalentemente su problemi tecnici, quali i luoghi
di provenienza dei materiali e i procedimenti di lavorazione dei metalli e delle
pietre, sintetizzati in un volume del 1975 che estende cronologicamente il pro-
prio interesse fino all'età rinascimentale 54. La profonda dimestichezza dell'au-
46 Ori Italia 1961.23 1-237. tore con i sistemi di lavorazione dei metalli consente, in molti casi, analisi di
47ArtByzantin 1964, con in- grande sensibilità, mentre non risultano equivalenti le considerazioni di carat-
troduzione all'oreficeria bizanti- tere storico.
na di M.C. Ross, 357-362.
Babritsas 1954.
Ad una classe specifica di oggetti e al suo sviluppo morfologico è dedicato
4"tilianou 1969. un articolo di C. Lepage sui bracciali romani e bizantini, fino allora sostanzial-
Higgins 196 1. mente ignorati dagli studi 55. La proposta di classificazione tipologica di tali
Coche de la Fertè 1967. gioielli appare particolarmente rilevante da un punto di vista metodologico:
52 Carducci 1962.
j3Peroni 1967.
viene avvertita lu necessità di verificare la continuità morfologica con i manu-
" Lipinsky 1975b. fatti di età imperiale, evitando di isolare a priori gli esemplari bizantini rispetto
55 Lepage 1971. alla tradizione orafa precedente.
1. Tesoro di Pantalica (1.111.21), collane (cat.
111.2.b.4, l.c.22, l.c.24, l.c.26 e l.c.23).

2. Londra, British Museum: gioielli del tesoro di Antinoe (1.111.24: cat. 11.5.c.8 e 111.2.b.2).
L'oreficeria bizantina

Il catalogo della mostra di New York sulla tarda-antichità del 1979 offre
una notevole panoramica sulle manifestazioni artistiche comprese tra il IV e il
VI1 secolo "6: la sezione dedicata all'oreficeria, curata sempre da1 Ross, propo-
ne un notevole numero di oggetti corredati da schede che riuniscono alla
descrizione stilistica anche proposte interpretative sulla provenienza. Si rileva
la necessità di una verifica da effettuare cas0 per caso, con una revisione del
sistema attribuzionistico adottato fino a quel momento, che proponeva una
relazione meccanica tra luoghi di ntrovamento dei gioielli e sedi di produzio-
ne: viene al contrano evidenziata la possibilità di una circolazione degli arti-
giani e dei loro prodotti, fenomeno che spiega l'esistenza di uno <&le intema-
zionale», secondo un'espressione proposta quasi quaranta anni prima da B.
Sega1lS7.Si mette in risalto, in particolare, il ruolo emergente di Costantinopoli
come centro artistico oltre che politico dell'Impero, mentre altre città, quali
Alessandria, avrebbero perso una funzione significativa nella produzione
orafa. In sostanza viene proposto per Costantinopoli un ruolo determinante
nella manifattura di oggetti di oreficeria di alto livello qualitativo, mentre in
altre sedi sarebbero stati eseguiti solo gioielli meno pregiati, con un forte rife-
riment0 stilistico alle produzioni della capitalej8.
Il problema delle officine, tuttavia, non sembra ancora affrontato con suffi-
ciente approfondimento: ad esempio non viene indagata la possibilità di verifi-
care la presenza di botteghe sulla base delle indagini archeologiche condotte in
molti centri importanti dell'Impero. Anche da un punto di vista descrittivo,
non viene tentata alcuna suddivisione tipologica dei gioielli, presentati secon-
do un ordine che spesso non ne rispetta neanche la cronologia.
56 Age of Spirituality 1979, Mentre negli studi sull'oreficeria bizantina non sembra manifestarsi, percio,
con introduzione ai gioielli di
M.C. Ross: 0bjects f;om Dnily alcun sostanziale progresso metodologico, all'oreficeria gota e longobarda
Life, 297-301. sono dedicati approfondirnenti più analitici ed evoluti, sulla base della tradizio-
57 Segall 1938, 143; Age of ne di ricerca di area germanica59.Lo sviluppo della conoscenza dell'oreficeria
Spirituality 1979,297-301.
Ibid. «barbarka» ha posto, in particolare, l'attenzione sui prodotti atribuibili ai
59 Delogu 1974; Volbach popoli di immigrazione rispetto a quelli di tradizione romana, come ne1 cas0
1974; Werner 1974; Bierbrauer degli orecchini «a cestello», esaminati da O. Von Hessen 60 e da A. Melucco
1975; Hessen 1975a;Bierbrauer
1978. Vaccaro6', O delle fibule «a disco» con decorazione cloisonné, sulle quali si è
" Hessen 1971. soffermata R. Farioli Campanati 62.
6' Melucc0 Vaccaro 1978.
Tra il 1970 e il 1980 vengono pubblicati cataloghi di materiali più sistema-
62 Farioli Campanati 1984.
6' Pierides 1971 ; Stathatos
tici dei precedenti, anche se scarsamente interessati ai rapporti morfologici e
1971; Spieser 1972; Rudolph all'evoluzione tipologica dei gioielli bizantini, che sono ancora presentati in
1973; Victoria and Albert Mu- margine alla documentazione riguardante il periodo precedente 63. Un grosso
seum 1973; Wien 1974; Dorig
1975; Hackens 1976; Clairmont ostacolo nell'analisi dei manufatti continua ad essere rappresentato dalla scarsa
1977; Kent 1977; Lazovic 1977; disponibilità di indicazioni sull'oreficeria rinvenuta in Turchia e Siria, alla
Romans and Barbarians 1977;
Jewelry 1979. quale si fa riferimento senza potelne avere una sufficiente conoscenza diretta.
El-Chehadeh 1972. Parziali notizie sulla docurnentazione postenore al III secolo si hanno solo in
65 Zouhdi 1971; Id. 1974; Id.
1989.
pochi casi, come in uno studio di J. El-Chehadeh dedicato all'oreficeria
66 In Italia, ad esempio, sirianabJ,al quale si aggiungono alcune brevi note di B. Zouhdi6j.
D'Angela 1982; Id. 1988. Negli ultirni venti anni si sono moltiplicati gli scavi stratigrafici, che offrono
" 7. ad esempio Pani Ermini anche per questa tipologia di oggetti contesti sicuramente databili6h,con un in-
1981; Davidson 1984; Berlin
1988. cremento delle pubblicazioni sistematiche di collezioni musealib7.Ne1 1982 una
- I problemi della ricerca

raccolta di studi sui vari aspetti della cultura bizantina in Italia offre a R. Farioli
Campanati l'occasione per una sintesi sulle arti suntuarie e sui problemi legati
ai luoghi di produzione dei manufatti e agli influssi stilistici e tecnici costanti-
nop~litani~ si~tratta
: del primo e più approfondit0 tentativo di conoscenza del
problema delle interrelazioni con l'oriente sulla base dell'artigianato orafo, ac-
comunato in questo senso alle altri manifestazioni della cultura artistica.
Agli studi per singole aree geografiche 69 in questi ultimi anni si sono
affiancate anche numerose ricerche di carattere tipologico70: ne sono emersi
dati che fomiscono le premesse necessarie per un esame complessivo della
documentazione archeologica, che pub essere oggi esaminata in maniera più
approfondita grazie agli strumenti forniti dalle indagini chimico-fisiche. Gli
studi più recenti in questo campo 'l, tuttavia, difficilmente riguardano specifi-
catarnente i gioielli di epoca tardoantica, probabilmente in conseguenza del-
l'arretratezza delle ricerche storico-artistiche su questi manufatti, mentre sem-
brano concentrarsi sugli esemplari cronologicamente precedenti: anche per
questi ultimi, comunque, continua ad essere avvertita la necessità di prescinde-
re da «classificazioni tipologiche...impostate ancora sulle caratteristiche este-
riori più appariscenti degli oggetti, senza tenere conto dei ben più pregnanti
collegamenti e filiazioni tecnologiche» '?.
La quantità degli studi, onnai difficilrnente recensibili a causa della frarn-
mentazione in riviste e raccolte di scritti, ha reso necessaria la compilazione di
rassegne bibliografiche specifiche, come quelle di D.J. Content7' e di J.P. Sodi-
ni 74.In tali recensioni sono spesso presenti anche pubblicazioni di materiali
provenienti da scavi stratigrafici, soprattutto di necropoli: tali gioielli, infatti,
Farioli Campanati 1982. aprono nuove vie aila conoscenza dell'oreficeria bizantina, mostrando i tipi
69 Anamali 1993. maggiormente in uso 7Jb15 e i modelli di riferimento, ancorando le scoperte a
7 0 H e ~ ~1982;
e n D'Angela dati cronologici affidabili e permettendo la correlazione cronologica tra le
1986; Hetherington 1988; Bal-
dini 1991; Possenti 1994. diverse tipologie provenienti da1 medesimo contesto.
7 ' Formigli 1985; Devoto Un altro aspetto in corso di valorizzazione, inoltre, è quello del rapport0
1990.
72Formigli1985. 9. commerciale tra gioielli e vasellame coevo in Oro e argento, argomento per il
73 Content 1985. quale è stato raggiunto un elevato livello di conoscenza sia su1 piano dell'ana-
74 Sodini 1993. lisi tecnica sia su quello della valutazione economica e sociale del fenomeno
74b'"u questo aspetto, con un produttivo 75. La coincidenza tra i luoghi di provenienza del vasellame in
nesame di alcuni teson e con ri-
ferimento alle élite sociali, v. metallo prezioso e quella dei gioielli più rappresentativi, a Cipro, in Egitto, in
Manière Lévêque 1997. Sicilia e nella stessa Costantinopoli, potrebbe infatti presupporre l'esistenza di
75 V. ad esempio Cruikshank
Dodd 1961; Musso 1983; Cutler legarni a vario livello, non ultimo quello di una cornrnittenza comune.
1990; Scott 1990; Cahn 1991; Questa linea di ricerca, ancora ostacolata dalla framrnentarietà della docu-
Pirzio Biroli Stefanelli 199 1; mentazione, mostra anche in questo cas0 la necessità di un'integrazione tra i
Boyd 1992.
76Nonesiste un repertono di vari campi di indagine dell'oreficeria, dall'analisi delle fonti antiche 7h11'ag-
fonti sull'oreficeria bizantina: giomamento sugli aspetti tecnici, da1 riesame del materiale decontestualizzato
alcune indicazioni sono ricava-
bili da Barini 1959 e Guaitoli all'edizione sistematica dei gioielli provenienti da scavo, al fine di una rico-
1997. struzione più fondata e articolata della società bizantina.
3. Maarat, Museo: mosaico con busto di personificazione.

L), I V V I I I I ~uiyrlilalum; lrisiyriia uei barries aacra-


rum Largitionum (ed O. Seeck).
1.II.
LA RETORICA E LA RAPPRESENTAZIONE DEI GlOlELLl

La documentazione letteraria sull'oreficeria del IV, V e VI secolo consiste


prevalentemente in citazioni incidentali, senza alcun preciso intento tecnico O
descrittivo. 11 carattere moraleggiante della letteratura cristiana di questo perio-
do, ne1 solco della tradizione di età imperiale 77, riduce inoltre ulteriormentela
possibilità di trame informazioni concrete; i gioielli, infatti, vengono ricordati
quasi esclusivamente in quanto espressione della vanità del mondo e dei passa-
ti usi pagani, quindi come oggetti che i fedeli non dovrebbero nè utilizzare da
vivi nè porre nelle sepolture 78. Le restrizioni riguardano innanzitutto l'us0
eccessivo delle oreficene, ma non trascurano di entrare anche ne1 merito dei
soggetti raffigurati, che vengono a volte attnbuiti a forme di superstizione O
addinttura a culti demoniaci 79.
È interessante, a questo proposito, la prima delle testimonianze conservate,
una rninuziosa presentazione dei terni raffigurati sugli anelli digitali scritta da
Clemente di Alessandria tra il II e il III secolom: la netta distinzione dei sog-
77 Per una sintesi v. Guaito- getti in categorie permesse O vietate ai fedeli fornisce, infatti, una chiara e
111997, 24, 33, 43. attendibile descrizione del repertorio iconografico più diffus0 ai tempi del10
78 Hier. De virginibus serv.,
ed. F. Glone, Turnhout 1970; Id. scnttore, come anche l'impegno nella definizione di un corretto comportamen-
Epistulae VIII, CXXX, VII, to cristiano.
CVII, v .
"'Sulla legislazione e sulle Meno rilevanti appaiono le notizie restituite da altri autori cristiani, nei
prescnzioni ecclesiastiche si ve- quali prevale l'intento propagandistico: l'esortazione alla modestia e la satira
da Barb 1963, 119-120.
contro il lusso del tempo non contengono infatti, nella maggior parte dei casi,
S0 Ciem. Al. l-icri6ayoyO~Ab-
YOS alcuna indicazione reale su1 costume e sulle tipologie in uso, ma solo generi-
" Ioh. Chrys. Cath. bapt. 1, che allusioni ad un impiego eccessivo dei gioielli.
35.
Ad esempio FI. Volpisci In assenza di documentazione archeologica, tuttavia, anche invettive come
Syracusii Divus Aurelianus, in quella di Giovanni Crisostomo contro le donne di Antiochia che, alla fine del
H.A., I I , ed. E. Hohl, Leipzig
1971, e Greg. Nyss. Vita Macri- IV secolo, usavano recarsi in chiesa cariche di gioielli contribuiscono ad
nue. integrare i dati ricavabili dalle fonti iconografiche, che ne1 cas0 della città siria-
'8 Aug. Epistulae; Hier. Epi-
na testimoniano musivamente la ricchezza dell'oreficena fernrninile (fig. 3).
stulae; Porph. Ad Marcellam.
Nor. Dign., ed. O. Seek, Le citazioni nsultano quindi in genere più utili ed attendibili, in quanto non
Berlin 1876, 148 e 154. appaiono distorte da un intento ideologico pregiudiziale: molti dati si ricavano,
8' Sodini 1979, 94, nota 218
(con bibliografia). ad esempio, da biografie di imperatori e di santis e soprattutto da lettere priva-
86Cutler1986, 22. te, come quelle di S. Agostino, S. Gerolamo e Porfirio X3. Un'altra fonte impor-
$7 I V ~21-22.
, tante, anche se difficilmente utilizzabile è la Notitia digrzitaturn, document0
" Il Santo, prima di diventare risalente alla prima metà del V secolo, che include tra le largitiones anche
ne1 641 vescovo di Noyons e di
Marsiglia, dingeva un'officina a gioielli, avvalorando l'interpretazione di un uso di alcune tipologie come dona-
Lemovacium (Limoges) ese-
guendo oggetti di oreficeria per tivi imperiali (fig. 4)".
la corte di Clodoveo e Dagober- Per quanto riguarda gli aspetti produttivi, testi agiografici come le Vite di
to: S. Audoenus Vira S. Eligii, in Daniele Stilita, Giovanni Kalyytos e Teodoro di Sicione, offrono utili elemen-
Schlosser 1992, 44-47; v. anche
Lipinsky 1975a, 19-20. A S. Eli- ti sulla terminologia utilizzata per indicare gli artigiani specializzati nell'ese-
gio era legato S. Tillione, vissu- cuzione di determinati tipi di gioielli Y5. Appare inoltre di per sè significativo
to tra la seconda metà del VI1
sec. e gli inizi dell'VIII: di fami- dell'importanza attribuita al mestiere il fatto che alcuni santi vengano ricorda-
glia pagana sassone, questo se- ti come orafi O maestri di zecca, quali Andronico e Anastasia di Antiochia,
condo personaggio era stato por-
tato prigioniero dai Franchi a attivi attomo al 380 X6, Anastasio, vissuto in Persia all'epoca di Cosroe ", O
Venandois dove venne riscattato Eligio di Noyons, vissuto tra la fine del VI e la metà del VI1 secolo presso la
da S. Eligio che gli insegnb I'ar-
te orafa. corte franca".
--

L'oreficeria bizantina

Anche dalle prescrizioni legislative derivano indicazioni utili alla cono-


scenza dell'oreficeria bizantina, per gli aspetti connessi all'ambito sociale e
meno strettamente tipologici. Gli argomenti trattati riguardano, infatti, la perti-
nenza giuridica dei tesori e dei gioielli rinvenuti casualmente in terreni di pro-
prietà non imperiale e l'attività degli orafi. Il problema di una regolamentazio-
ne legale dei ritrovamenti occasionali di oggetti preziosi appare ad esempio già
avvertito agli inizi del IV secolo, come si desume dalle norme nguardanti i
manufatti in Oro e argento rinvenuti in terreni pnvati 89,tra i quali vengono
espressamente menzionati i monilia 90. Una disposizione del 337 concedeva
l'irnmunità dalle imposte a molte categone di art@ces tra cui appunto gli orafi,
89 Cod. Theod., ed. T. Momm-
affinchè potessero svolgere la propria arte e avviarvi i figli 9i. Il fatto che questi
sen, P.M. Meyer, Berlin 1962,
XVIII (de thesauris). artigiani non fossero soggetti all'obbligo di residenza poteva essere un incenti-
Cod. Theod. XVIII, 2 (del vo a spostamenti temporanei O trasferimenti nelle regioni che offrissero mag-
380).
91 Cod. Theod. XIII, 4, 2 (=
giore mercato, mobilità che pare interessasse anche il personale addetto alla
Cod. lust., ed. P. Krüger, Berlin z e c ~ a Ne1
~ ~ .IV secolo la legislazione ci informa inoltre della creazione di
1959, X, 66, 1). manifatture imperiali a Costantinopoli per la creazione di fibule a ~ r e edesti-~~,
92 Monneret de Villard 1919,
16-17; Lipinsky 1975a, 35. nate alla corte, ma utilizzate probabilmente anche come d ~ n a t i v i ~ ~ .
93 Cod. Theod. XVI, X , 21, 1- In età giustinianea è attestata l'usanza da parte degli orafi di investire dena-
3: Cod. Iust. XI, 8,2; X I , 9, 1. ro in cariche per sè e per i propri figli 95. Ulteriori informazioni derivano da un
94 Alla fine del10 stesso seco-
Io una norma legislativa proibi- decreto del 536 con il quale Giustiniano li esonera da1 divieto di entrare nelle
va aile donne che cornparivano milizie, mentre vi sono inclusi altri negotiatores9%Sembra quindi che gli
sulla scena di indossare gioielli
con gemme: Cod. Theod. XV, imperatori in generale favorissero questa categoria di artigiani attraverso esen-
VII, 2. zioni fiscali e altre agevolazioni, probabilmente in previsione di crediti per
95 Cod. Iust. NOV.CXXXVI,
attività militari 97.
del 535; Ed. VII, 542.9.
% Cod. Iust. XII, 57, 12.
La presenza di orafi a Costantinopoli è documentata da citazioni incidentali
97 Cracco Ruggini 1970, 103. di diversi autori a partire da1 400, quando Gainas attacca la città, tentando di
98 Soz., ed. J. Bidez, G.C. saccheggiame le botteghegR.Potrebbe essere correlata l'esistenza di un Portico
Hansen. Berlin 1960. LXVII.
1524, VIII, 4; ~bersolt'l923,3. '
degli Argentieri sulla Mese, ricordato da1 Chronicon Paschale e da Teofane a
99 Chron. Pasch., ed. L. Din- proposito dell'incendio del 532 e, nuovamente, in riferimento al saccheggio
dorf, 1, Bonn 1832, 623; perpetrato dalle fazioni del circo ne1 54099;il Liber Pontificalis, infine, localiz-
Theophanis Chronographia, ed.
C. De Boor, 1-II, Leipzig 1883- za i laboratori degli orafi non lontano da1 palazzo imperiale lm.
1885, a.m. 6024 e 6042; v. an- Per altri centri le indicazioni sulla presenza di manifatture derivano dalla
che Ebersolt 1923,4.
'OD Liber PontiJcalis 23, 1, 1: toponomastica: a Cartagine, per esempio, conosciamo un vicus argentariorum
II, 15. V. anche Ebersolt 1923.6. su1 quale si affacciavano le botteghe specializzate in oggetti d'argent0 ln). Ulte-
IO1 Musso 1983, 123-124, no-
ta 297.
riori indicazioni provengono poi dalle epigrafi, che menzionano maestranze
In2 IG XII, 200, n. 67; Sodini dedite a specifiche tecniche di lavorazione dell'oro e dell'argento: vengono
1979,94, nota 217. citati ad esempio aurarii IO2, x p u o o ~ 6 o t(letteralmente: fonditori d'oro) Io3 e
IosIvi,nota 218.
IMIvi,95, nota 219. V. anche
cipyupoic6not (fonditori O cesellatori di manufatti in argento) ;'oI i cavidarii
RUSSO 1999,278-279. sembrano essere stati, invece, i mercanti O i tagliatori di pietre preziose los.
'" Ivi, 95. In Oriente la documentazione epigrafica è piuttosto scarsa e attesta l'esi-
'" Ivi, 94. stenza di ~ p u o o ~ ad6 0Atene
~ e nella Siria meridionale 'O7: a Bosra un'iscri-
'" Ibid. zione del teatro conferma l'esistenza di questi stessi artigiani, olh-e che di cavi-
IO8 Ibid.
Io9 Rey Coquais 1900, 155; darii IOS. A Tiro due epigrafi documentano la presenza di orafi specializzati nel-
Sodini 1979.94. l'esecuzione di anelli, detti daktyiid(arii) IW. Al medesimo ambito artigianale si
"O Mitchell 1977, n. 39; Ro-
bert 1978,497; Sodini 1979,94. riferiscono alcune iscrizioni di Ankara, con la citazione di un xpuoox605 "O, e
I l 1 Sodini 1979,94. di Cartagine, dove viene menzionata l'esistenza di un aurifex Il1.
5. Treviri, Bishofliches Museum:
personificazione O personaggio
della farniglia irnperiale (part.).

6. Antiochia, Museo: mosaico con personificazione della Megalopsychia.

23
7a. Ravenna, S. Vitale: mosaico con corteo
Teodora (part.).

; busto nta.
La retorica e ln rnppresentnzione dei gioielli

Anche in Occidente esiste una notevole sproporzione tra la scarsità della


documentazione epigrafica e la grande quantità dei manufatti circolanti. Sem-
bra cornunque indicativa in alcuni centri, come per esempio a Roma, la concen-
trazione dei testi epigrafici tra gli inizi del V e la metà del VI secolo, durante
un moment0 produttivo che anche i rinvenimenti permettono di considerare
particolarmente favorevole all'attività orafa di alto livello Il2.
Alle fonti che rivelano direttamente la presenza di artigiani e di gioielli si
aggiunge la documentazione letteraria che cita in maniera accidentale la presen-
za di vasellame prezioso e di grandi quantità d'oro in centri importanti dell'Im-
pero, come ad esempio Roma, Ravenna, Siracusa e soprattutto Costantinopoli.
Per la capitale d'oriente, in particolare, si conservano enfatiche descrizioni
degli arredi d'oro e d'argento del palazzo imperiale e delle chiese Il3, cui si
aggiungono episodi specifici legati a vicende di corte. Ne1 secondo decennio
del VI secolo, ad esempio, l'imperatore Anastasio (491-518) trasmette per suc-
cessione un tesoro personale di oltre 145.000 chilogrammi di Oro Il4. Alla fine
del10 stesso s e c o l o ~ ~ r e ~ odir i Tours
o riferisce invece dei nurnerosi e ricchi
doni d'oro di Tiberio II (698-705), portati in patria dagli ambasciatori del re
Chilperico al ritorno da Bisanzio I l s .
Anche ne1 caso di Roma le biografie del Liber Pontificalis documentano la
presenza di numerosissimi oggetti votivi e di arredo ecclesiastico, tra cui can-
delabri, reliquiari, corone e vasa sacra, offerti alle chiese dai pontefici e dagli
I l 2 Venturi 1901, 540; Sodini
imperatori "6. La quantità di questi donativi e il loro valore, desumibile da1
1979,94. peso degli oggetti annotato ne1 testo, permettono di avere un'idea, per quanto
" 3 D ~ ~ ~ ~ e n t a zraccolta
ione parziale, della massiccia circolazione di manufatti in materiale prezioso nella
in Labarte 1872, 124; Ebersolt
1923, 3-6. città in concornitanza con il consolidamento e l'incremento delle pertinenze
Il4Petrassi 1985, 85. ecclesiastiche.
H5 Greg. Tur. Historia Fran-
A Ravenna il Liber Pontificalis di Agnel10 attesta l'esistenza di un impegno
corum, ed. J.P. Migne, LXXI,
VI-2. decorativo degno di una capitale, con ingenti donativi imperiali e vescovili
I l 6 Liber Pontificalis Roma- all'interno dei luoghi di culto, dalle corone votive, i calici e la lucerna «cum
nus, in Schlosser 1992, 59-100;
v . anche Farioli Campanati cereostato ex auro purissirno» offerti da Galla Placidia in S. Zaccaria e in S.
1982, 353-354; Petrassi 1985, Vitale, al ciborio d'argento e I'altare d'oro «cum starninibus siricis» di Vittore
79-84; Bertelli 1992, 179.
"'Liber Pontificalis Eccle- nella basilica Ursiana, agli altri arredi sacri, tra cui stoffe auree, croci argentee,
siae Ravennaris, in Schlosser coperture di evangeliari e lipsanoteche Il7.
1992, 100-116. Una ricca testimonianza letteraria riguarda anche Siracusa, per la quale si
I l 8 Liber Pontificalis Eccle-
siae Ravennatis; Pace 1949. hanno circostanziate notizie sulla presenza di vasellame aureo e di consistenti
I l 9 Nicephori Callisti Histo- tesori ecclesiastici: si ricorda a questo proposito il riferimento di Agnello ai va-
ria ecclesiastica, ed. J.P. Migne, sa di rame e d'argento portati a Ravenna dai dromoni del diacono Benedetto al
Berlin 1865,78.
I2O O E O S O O ~ O MVo v a ~ o û ritorno da Siracusa Il8. Due h o v ~ f j d'oro,
p ~ ~ menzionati come prodotti di botte-
1 k p i rijs A;lhaeoç Cvpairoû- ghe siciliane, facevano parte inoltre del bottin0 di Costantino I isu Unni, Bulga-
vç,ed. C. Zuretti, in Centena- ri e Sclaveni, del 763 I l 9 . Secondo un'altra fonte del IX secolo, infine, durante il
rio di M. Amari, Palermo 1911,
166; v. anche Pace 1949, cap. saccheggio della cattedrale di Siracusa de11'878, gli Arabi si impossessarono di
IV. oltre una tonnellata di Oro I2O. Nell'isola, inoltre, sembra esistessero ancora sta-
I 2 l Al-Baladuri e Ibn Khal-
doun, in M. Amari, Biblioreca tue d'oro e d'argento con gemme, anch'esse oggetto di depredazione l 2 I .
arabo-sicula, 1-11, Torino.-Ro- Queste notizie, accompagnîte dai rinvenimenti nell'isola, rendono attendi-
ma 1880-1881, in particolare 1,
368 e II, 112 e 164. bile un'attribuzione a botteghe locali, oltre che dei vasa sacra, anche dei
'22 GuiIlou 1975.73. gioielli scoperti nei tesori e nelle necropoli bizantine 12'.
Non ci sono pervenute fonti tecniche sull'artigianato orafo post-classico
prima del X secolo, quando ne1 cenobio benedettino di S. Pantaleone a Colonia
un presbitero di nome Theophilus compose un'opera generale da1 titolo Diver-
sarum artium schedula 12):ne1 terzo libro sono infatti fomite minuziose indica-
zioni sulla conduzione di un laboratorio, dalla costruzione degli ambienti
necessari alla scelta degli strumenti, alla esecuzione vera e propria dei gioielli
e degli altri oggetti di oreficeria. A. Lipinsky, mettendo in risalto il significato
del lavoro e considerando il patrimonio di conoscenze tecniche in esso conte-
nute, ritiene che queste debbano essere riferite ad una probabile origine bizan-
tina dell'autore 12? si tratterebbe quindi di una sintesi delle nozioni pratiche
ereditate dalla tradizione orientale, particolarmente illuminante per un arc0
cronologico che non ci ha restituito testi scritti.
Per i secoli precedenti rimangono infatti solo alcuni testi sulle proprietà
delle pietre: il De Duodecim Lapidibus di Epifanio, vescovo di Salamina di
Cipro, tratta delle proprietà delle dodici pietre contenute ne1 Razionale del
Sornrno Sacerdote Ebraico 125; il sedicesimo libro delle Ethymologiae di Isidoro
di Siviglia, scritto tra la seconda metà del VI e il primo trentennio del VI1
secolo, considera invece le virtù magico-terapeutiche delle pietre 12".In entram-
bi gli scrittori, comunque, vengono prese le distanze dalle credenze riguardanti
i poteri delle gemme, riproponendo apparentemente la medesima linea di !
opposizione alle forme di superstizione seguita dagli altri autori cristiani 12'. l
Al10 stesso Isidoro di Siviglia si deve anche la codificazione terminologica
delle tipologie di gioielli, dei quali precisa significato e modalità di impiego.
In alcuni casi, tuttavia, è difficile stabilire se si tratti di usi locali, non applica-
bili ad un ambito geografico differente da quel10 del10 scrittore, e fino a che
punto le indicazioni riportate non riecheggino in maniera preponderante testi
precedenti l'epoca di compilazione delle Ethymologyae.
Un ultimo aspetto della documentazione scritta riguarda le indicazioni epi-
grafiche presenti sugli stessi oggetti, in massima misura vasellame liturgico: il
7
complesso sistema amministrativo bizantino prevedeva infatti 1 impressione di
bolli e un controllo da parte del cornes sacrarum largitionum, un funzionario
statale che apponeva il proprio monogramma; questa pratica, in uso fino alla 1
,
seconda metà del VI1 secolo, all'epoca del regno di Costante II (641-668)128,
consente di datare molti dei manufatti rinvenuti e di stabilire relazioni cronolo-
giche con i gioielli provenienti dagli stessi contesti.
La documentazione iconografica pone problemi completamente diversi:
anche in questo cas0 si parte da fonti eterogenee, soprattutto musive e sculto-
ree, che risentono di pregiudizi e di schemi formali vincolanti, anche nell'abbi-
gliamento attraverso una diffusa tendenza al classicismo e alla standardizza-
zione dell'immagine imperiale e di quella sacra. D'altro canto, le stesse tecni-
'?? Lipinsky 1975b. 155-159.
che espressive, come il mosaico, l'affresco, la tessitura, risultano spesso ina-
'?"bidem. datte ad una descrizione puntuale degli attributi dell'abbigliamento personale,
Iz5 Epiph. De Duodecim b p i - dando adito ad interpretazioni difficilmente verificabili, se non in presenza di
dibus.
Isid.
manufatti reali ai quali fare riferimento.
127Devoto 1990, 15. La tendenza ad una schematizzazione delle figure provoca inoltre una sele-
"Tipinsky 1975b. 162-163. zione dei gioielli, escludendo quelli che, pur noti dalla documentazione
- Lri retorica e Io r~ppreseiirci:ioiiedei gioielli

archeologica, non rivestono alcun significato di status, oppure, più semplice-


mente, risultano di difficile rappresentazione.
Ovviamente la selezione operata all'interno delle manifestazioni figurative
risente anche della preferenza per soggetti di livello sociale elevato e di conse-
guenza per gioielli di notevole significato e preziosità: mancano quindi raffigu-
razioni di omamenti in bronzo. che costituiscono al contrario la maggioranza
dei rinvenimenti da scavo.
La scelta iconografica rispecchia peraltro un ordine gerarchico definito: in
scene complesse, infatti, i membri della corte imperiale e di quella ultraterrena,
assimilata iconograficamente alla prima, indossano ornamenti d'oro, con pietre
preziose, mentre le altre figure ne risultano prevalentemente prive. Questo
aspetto mette in risalto l'importanza di un'integrazione tra elementi figurativi e
dati archeologici, con un approfondimento del significato sociale e rappresen-
tativo dei gioielli attraverso un'analisi del linguaggio espressivo e degli schemi
gerarchici adottati. 1 manufatti, cos? come le vesti, devono contribuire a rivela-
re immediatamente 10 status dei personaggi: la lettura di questo contenuto,
implicito nelle immagini, pub servire quindi a comprendere anche il carattere
emulativo nella diffusione di determinate tipologie di omamenti e della loro
riproduzione in rame, in bronzo O in bronzo dorato, fenomeno considerato con
ironia già dalle fonti di età imperiale 'IV.
In alcuni casi la presenza di mosaici figurati in cui compaiono gioielli pub
contribuire infine a documentare l'esistenza di un commercio e forse di attività
orafe in centri per i quali non si hanno concrete certezze da un punto di vista ar-
cheologico. In questo senso, ad esempio, si possono probabilmente interpretare
le raffigurazioni conservate in alcune sedi di corte, come l'affresco su1 soffitto
del palazzo di Treviri (fig. 5), i mosaici di Antiochia con personificazioni (fig.
6) O i numerosi mosaici delle chiese ravennati (fig. 7a-b).
Manca purtroppo integralmente, per questi secoli, la documentazione ico-
nografica costantinopolitana, a volte deducibile da manufatti riferiti alla capi-
tale ma rinvenuti in altre località, come le statue di membri della famiglia
Iz9 V. docurnentazione in Guai-
imperiale, i dittici ebumei, O i missoria con raffigurazioni di personaggi della
toli 1997,21, nota 1. corte che indossano gioielli.
sembrato utile proporre una breve rassegna di alcuni tesori rinvenuti in territo-
rio bizantino O contenenti manufatti che rivelano un rapport0 tipologico diretto
con l'oreficeria bizantina, presentati in ordine cronologico. In questo elenco
sono stati inclusi percih anche alcuni ritrovamenti che, pur essendo caratteriz-
zati ne1 loro insieme da elementi di diverso significato etnico e culturale, risen-
ton0 in maniera evidente dell'influenza orientale.
Per ognuno dei tesori viene indicata la probabile epoca di deposizione, che
in diversi casi, come si è accennato, pub essere anche sensibilmente diversa da
quella di esecuzione dei singoli manufatti.

1.111.1. Deposizione: intorno al 410

Un tesoro di oreficerie e gioielli venne rinvenuto in due tempi ne1 1793 a


Roma, presso la chiesa di S. Martino ai Monti alle pendici dell'Esquilino, in
un ambiente con copertura a volta che faceva parte probabilmente di una
domus tardoantica 13h. Un0 degli oggetti di maggiore rilievo, un cofanetto
nuziale con decorazione figurata recava iscritti i nomi di Securzdus e Proiecta
(fig. 8): quest'ultima viene generalmente identificata con una componente
della famiglia dei Turci, morta ne1 383 e nota da un epitaffio di papa Dama-
so 13'; il primo personaggio, invece, potrebbe essere riconosciuto in un suo
parente, praefectus urbis del 363 138.
La circostanza dell'abbandono del tesoro, oggi diviso tra il British Museum
e il Louvre, viene riconosciuta generalmente nell'assedio di Roma del 410,
ipotesi che concorda con l'attribuzione su base stilistica alla seconda metà del
IV secolo del vasellame argente0 rinvenuto. A questo proposito si pu6 ricorda-
re il brano della Historia Nova di Zosimo secondo cui, in occasione del Sacco
di Alarico, i senatori avrebbero nascosto i beni preziosi, al fine di non doverli
consegnare al sovrano goto 139.
Per quanto riguarda l'esecuzione di questo materiale, si pensa generalmente
ad una bottega romana. 1gioielli che facevano parte del rinvenimento, noti per
Visconti 1793; Id. 1825;
la prima volta da un disegno pubblicato da E.Q. Visconti ne1 1827 (fig. 9) IJ0,
Lipinsky 1965,414-416; Cagia- comprendevano aghi crinali, un anello, orecchini e fibule; gli esemplari resti-
no de Azevedo 1967, 1109; tuiti graficamente, tuttavia, non appaiono omogenei cronologicamente, tanto
Bunchausen 1971; Shelton
1981; Id. 1985; G. Sena Chiesa, da far ritenere che il Visconti possa aver inserito nella sua presentazione anche
in Milano capitale 1990, 80-81 ; esemplari pertinenti ad altri rinvenimenti, analogamente a quanto è stato dimo-
Pirzio Biroli Stefanelli 1992,
302; sulla domus dell'Esquilino strato per gli oggetti di argenteria I 4 I . In particolare, devono essere ritenuti
v. Guidobaldi 1995 (con biblio- molto posteriori al V secolo gli orecchini mostrati da1 Visconti, sicuramente
grafia precedente).
'j7C. Compostella, in Milano
non tardoantichi, ma confrontabili con esempi del IX-X secolo 14?.
capitale 1990.81, 1g.Id.l.
""IL, VI, 1772.
t39 Zos., ed. F. Paschoud, Pa-
ris 1971-1989, 41.4-5. 1.111.2 Deposizione: prirni decenni del V sec.
IJnVisconti 1825.

IJ' Pirzio Biroli Stefanelli Da una località sconosciuta proviene un tesoro comprendente un bracciale,
1992,302.
IJ2 Esempi in Kassel 1980,
elementi di collaila, medaglioni e tredici solidi di Valentiniano ed Arcadio
tav. 20. (364-408). L'insieme venne venduto in un'asta a Parigi ne1 1970 e quindi fini
8. Londra, British Museum: cofanetto nuziale da1 tesoro delllEsquilino (1.III.l).

9. Tesoro dell'Esquilino (l.III.l):


gioielli (da Visconti 1825).
L'oreficeria bizantina

disperso tra Parigi, Londra e Washington 143. La presenza su uno dei medaglio-
ni (cat. 2.III.6.c.3, fig. IO), includente un solidus di Costantino, dell7indicazio-
ne della zecca di Sirmium, ha fatto supporre senza fondati motivi una prove-
nienza del rinvenimento da questo centro.

1.111.3. Deposizione: primi decenni del V sec.

A Ténès (Cnrtenna), in Algeria, ne1 1936 un tesoro venne alla luce durante
la costruzione di un edificio pubblico in conispondenza probabilmente ad uno
degli ambienti termali di una villa di età imperiale. Il complesso comprendeva
diciannove oggetti, diciassette gioielli in Oro (cat. IV.l.b.3-5; 2.IV.4.a.2), un
recipiente di forma chiusa in argent0 ed un'ansa in bronzo. La datazione del
ripostiglio viene fissata attomo al 420 in concornitanza con l'invasione vanda-
la dell' Africa lu.

1.111.4. Deposizione: prima metà del V sec., forse intomo al 439.

A Cartagine, sulla collina di Byrsa, ne1 secolo scorso venne rinvenuto un


tesoro di gioielli e vasellame d'argent0 (fig. 11). Il materiale viene messo in
relazione con la farniglia pagana dei Cresconi, documentata in Afnca setten-
trionale tra IV e V secolo 14' e ricordata da un'iscrizione su uno dei piatti.
La circostanza dell'abbandono degli oggetti viene collegata a disordini reli-
giosi della fine del IV secolo, oppure all'invasione dei Vandali della prima
metà del secolo seguente. A questo proposito si deve ncordare che dopo la
presa di Cartagine del 439, nei confronti dei proprietari contran alla cessione
di un terzo dei propri possedimenti fu previsto l'esilio, con un ulteriore smem-
brament0 dell'aristocrazia dirigente locale.
Da1 1897 gli oggetti, comprendenti argenterie e sette gioielli (v. cat.
2.11.4.c.6; 2.111.1 .c.21; 2.111.2.a.9; 2.VII. l .b.8), sono conservati al British
Museum IA6.

1.111.5. Deposizione: prima metà del V sec.


IJ3 Duval 1973; Pirzio Biroli
Stefanelli 1992,256.
14J Heurgon 1958; Cagiano
Il territorio pavese ha restituito diversi ripostigli di gioielli e monete tar-
de Azevedo 1967, 1112; Roma- doantichi. Pur trattandosi di oggetti stilisticamente e tecnicamente omogenei e
nelli 1970, 348.
'45 PLRE II, 1980,329.
quindi attribuibili con certezza a botteghe locali nord-italiche, per alcune tipo-
1.46 Dalton 1901. 79-81: RO- logie si manifesta con evidenza l'adesione a forme di diffusione mediterranea-
manelli 19709 348; Tait1986, onentale, perrnettendo di verificare la portata dell'influenza bizantina anche in
98; Pirzio Biroli Stefanelli 1992,
274-275. ambiti non direttamente soggetti da un punto di vista politico.
14' Patroni 19 1; Degrassi Ne1 19 11 presso la Certosa vennero alla luce tre anelli, torques e monete di
1941, 307; Peroni 1967, 106-
110. Onorio IJ7:tra i gioielli era un anello con monogramma a scatola su1 castone
la Patroni 191 1. (cat. 2.VII.2.b.28) laX.
L'arcl~eologicidei teso~-i

1 10. Parigi, Museo del Louvre: medaglione (cat. 111.6.c.3).

1 11. Tesoro di Cartagine (1.111.4).


12. Tesoro di Reggio Ernilia (1.111.9): monete. 13. Tesoro di Caesarea Maritirna (1.111.12).

14. Tesoro di Mitilene (1.111.13). 15. Tesoro di Mersin (1.111.16).

36
1.111.12. Deposizione: primi decenni del VI1 sec.

Un tesoro venne rinvenuto ne1 1962 dalla Missione Archeologica delllUni-


versità di Milano in una delle tom della fortezza che circonda il teatro di Cae-
sarea Maritima (Israele) (fig. 13). Dell'insieme facevano parte gioielli (una
collana, una coppia di orecchini, due anelli aurei rastremati, quattro pendenti:
cat. 2.11.4.f.4; 2.111.1 .c.16; 2.III.6.b.2-3), due crocette in osso rivestito di lami-
na aurea e un reliquiario, oggi conservati al Museo Archeologico di Milano.
Insieme a questi manufatti vennero individuati alcuni resti ossei, che furono
interpretati come residuo di una sepoltura di cui forse avrebbe fatto parte
anche il tesoro.
Sulla base dell'attribuzione cronologica avanzata per la fortezza di Caesa-
rea, tra V e VI sec., e considerando le vicende storiche che interessarono la
città dopo tale periodo, il seppellimento dei manufatti preziosi viene datato tra
la fine del VI e gli inizi del VI1 secolo Is9; è probabile comunque che la deposi-
7
zione possa risalire a11 invasione araba in Palestina.

1.111.13. Deposizione: prima metà del VI1 sec.

Ne1 1951 venne nnvenuto un tesoro a circa otto chilometri a sud di Mitilene
(Lesbo), durante i lavori di costruzione dell'areoporto della città (fig. 14).
Comprendeva venticinque gioielli (anelli, orecchini, bracciali, cinture, collane,
pendenti, fibbie: cat. 2.11.5.a.4; 2.111.1.b. 10; 2.111.1 .c.20; 2.III.6.a.3; 2.III.9.b.2-
3; 2.VI.l.a.8-13; 2.VI.l.b.2; 2.VII.l.b.3-4 e 6-7; 2.VIII.l.l-2; 2.VIII.4.d.l-2),
suppellettile liturgica in argent0 e monete. Il materiale numismatico, quattro
solidi aurei di Foca (602-610) e ventotto di Eraclio (613-629/630), permettono
di datare il tesoro nella prima metà del VI1 secolo lm. A. Lipinsky nota nei
gioielli caratteristiche stilistiche e tecniche che potrebbero rivelarne l'esecu-
zione da parte di una bottega locale l 6 I .

1.111.14. Deposizione: prima metà del VLI sec.


159Frova 1965;Id. 1979;Ma-
nière Lévêque 1997,88-89 (fine
VI-VI1 sec.). Un tesoro forse rinvenuto a Latakia (Siria) e cornposto da tre gioielli (ad
I6OBabritsas 1954;Manière esempio cat. 2.VI.3.a.l). viene attribuito da M.C. Ross alla seconda metà del
lgg7:fine sec VI sec010 lu. La datazione proposta, che si basa sulla presenza di medaglioni di
Per la suppellettile argentea v.
Cruikshank ~ o d 196 d 1, 125, Maurizio Tiberio (582-602) inclusi nei gioielli, viene confermata dall'analisi
142,145-149,158-162. stilistica dei manufatti, e in particolare da1 confronto con la Croce reliquiaria di
Lipinsky 1975,255.
ROSS 1965.4-5.n. 2. Giustino II (565-578) 16'.
lm ibid.; per la crice di Giu-
stino II, v. Farioli Carnpanati
1982,409,n. 204. 1.111.15. Deposizione: intomo alla metà del VI1 sec.
tavv. XII-XiV: l'attribuzione al: Non si conosce l'esatta provenienza di un altro gruppo di oggetti ritenuti
la Siria nsaie all'epoca di acqui-
sizione dei pezzi da parte costantinopolitani O più probabilmente siriani conservati a Washington lM.Si
Dumbarton Oaks Collection: tratta di un tesoro di otto gioielli comprendente (due collane, due croci pettora-
ibid.9 l. V . mcheManière li, due anelli, un orecchino, una fibbia (ad esempio cat. 2.11.6.a.9; 2.III.l.a.6;
Lévêque 1997,96-97 (fine VI-
VI1 sec.). 2.III.l.b.9; 2.III.lO.a.3-4; 2.VII.2.b.3) e due monete: queste ultime sono solidi
L'orefceria bizantina

aurei di Eraclio (610-641) della zecca di Costantinopoli, che consentono di


datare il ntrovamento entro la prima metà del VI1 secolo Ih5.

1.111.16. Deposizione: intomo alla metà del VI1 sec.

A Mersin, presso Tarso in Cilicia (Turchia), venne ritrovato ne1 secolo scor-
so un tesoro con gioielli e monete, databili tra il 630 e il 640 (fig. 15)Ih6.Tali
oggetti vennero donati ne1 1889 ad Alessandro III di Russia, divenendo cos?
parte della collezione dell'Hermitage 16'.
1 gioielli erano in tutto ventuno: un paio di orecchini (cat. II.7.b.41), tre col-
lane (2.111.1.a. 1; 2.111.1 .b.5; 2.111.2.a.1), un pendente cruciforme (cat.
III. 1O.b.1), quattro bracciali (cat. 2.VI. 1.a.2-5), anelli digitali (cat. 2.VII. 1.b. 1;
2.VII. 1.e. 1-2) ed elementi di cintura (cat. 2.VIII.2.a. 1); la composizione del
tesoro consente di ipotizzarne una originaria appartenenza a tre distinti pro-
prietari, che A. Grabar propone di identificare in una coppia di adulti e in un
bambino, forse un nucleo familiare Ibs.

1.111.17. Deposizione: intomo al 653-654

Da Lambousa (Cipro), l'antica Lapethos distrutta dagli arabi ne1 653-654, a


sud di Kyreizia, provengono due tesori. Il primo, scoperto ne1 1883, includeva
oggetti (v. cat. 2.11.4.f.2-3; 2.III. 1.a.3; 2.111.1 .c.13, 2.VI. 1.a.6-7) databili entro
la metà del VII secolo, epoca a cui si attribuisce una coppa con la raffigurazio-
ne di S. Sergio, assegnata sulla base dei marchi di fabbrica al 641-651 169. Si ri-
tiene che questo tesoro appartenesse ad una chiesa I7O.

l.III.18. Deposizione: intomo al 653-654

l65 Ibid. Il secondo tesoro di Lambousa fu scoperto ne1 1902 sull'acropoli della città
Ib6 Kondakou 1896; Denni- e comprendeva undici piatti in argent0 con decorazione niellata, sedici meda-
son 1918; Grabar 1951; Banck
1966. glioni aurei di Maurizio Tiberio, Giustino e Giustiniano, Tiberio, oltre a colla-
167 Grabat 1951, 27; v. anche ne, croci, bracciali ed orecchini (cat. 2.11.4.e.8-9; 2.11.9.1; 2.III.l.a.2;
Manière Lévêque 1997.94-96.
Ibid. 2.III.l.b.6; 2.III.l.b.8; 2.III.l.c.15; 2.III.2.a.2-3; 2.111.6.a.l; 2.III.12.b.2;
169Dalton 1901, 86-90; sulla 2.IIi.13.b.l; 2.VI.3.d.l-2). Gli oggetti vennero rinvenuti in due luoghi diversi,
datazione del contesto v. Maniè- parte in un recipiente al di sotto di un piano pavimentale, e parte in una nic-
re Lévêque 1997, 92 (fine VI-
VI1 sec. chia. L'insieme venne portato a Parigi, in seguito acquistato da J. Pierpont
I7O Kent 1977. V. anche Morgan 17' ed è conservato da1 1917 al Metropolitan Museum di New York. Un
Cruikshank Dodd 1961, 113, nucleo di oggetti venne sequestrato dalla polizia a Karavas, vicino a Lambou-
220.
17' Dalton 1901, fig. 317; sa: si trattava di cinque piatti d'argento, orecchini, collane e altri oggetti di
Sambon 1906. omamentazione, oggi conservati al museo di Nicosia 17'. Tutte le argenterie si
17? Stilianou 1969; Pierides
1971,7. datano entro il 653/654, epoca di distruzione di Lambousa, e più probabilmen-
173 Cruikshank Dodd 1961, te nei decenni tra il 613 e il 629-630, indicazione fomita dai bolli impressi i73.
178-194; Kent 1977; v. anche Esistono divergenze nell'attribuzione dei manufatti a botteghe locali 17J oppure
Age of Spiritunlity 1979.7 1-72.
17-'Stilianou 1969.
costantinopolitanei7'; mentre per quanto riguarda la committenza degli oggetti,
I7%ent 1977. si fa genericamente riferimento a privati di elevato livello sociale.
L'archeologia dei tesori

1.111.19. Deposizione: seconda metà O terzo quarto del VI1 sec.

Indagini condotte ne1 1960 a Palmira (Siria) dalla Missione Archeologica


Polacca hanno portato alla luce un tesoro di sei gioielli (fig. 16) e ventisette
monete, rinvenute nell'area del Tetrapilo all'intemo di un vaso invetriato di
forma chiusa attribuito al VI1 secolo. Il materiale nurnismatico si data tra Foca
(602-610) e Costante II (642-668). Le oreficerie comprendono tre orecchini
(cat. 2.11.1 .a.2, 2.11.4.e. IO), una croce pettorale (cat. 2.111.10.c.2), un anello
(cat. 2.VII.l.a. 10) e un elemento forse da cintura di dubbia interpretazione 17h.
Il seppellimento pu6 essere collegato ad un evento posteriore alla conquista
araba della Sina e della Palestina (ne1 635 di Damasco, ne1 638 di Gerusalem-
me), forse ad un'occasione connessa con le guerre intestine del primo califfato.
La mancanza di monetazione araba potrebbe confermare una datazione al
secondo quarto del VI1 secolo.

1.111.20. Deposizione: ViI sec.

Un tesoro compost0 da sei gioielli viene attribuito alla capitale d'oriente:


l'insieme comprende un paio di orecchini (cat. 2.II.l.d.l), una collana (cat.
2.III.l.c.12), una croce pettorale (cat. 2.III.lO.a.l), un bracciale (cat.
2.VI. 1.b.1), un anello nuziale (cat. 2.VII. 1.a. 1) e una fibbia. Gli esemplixi sono
conservati presso la Dumbarton Oaks Collection di Washington e vengono
considerati costantinopolitani, anche se nella pubblicazione di M.C. Ross non
appaiono del tutto chiari i termini dell'attribuzione, trattandosi di materiale
acquistato 177. La proposta di datazione, avanzata da110 stesso Ross, al VI1 seco-
10 si basa su confronti stilistici con gioielli rinvenuti insieme a materiale nurni-
smatico, in particolare dei tesori di Mersin e di Mitilene 178. Sembrerebbe trat-
tarsi di una parure femminile completa; la somiglianza morfologica tra brac-
ciali e orecchini accentua l'impressione che possa trattarsi di un unico conte-
sto. La tipologia del fermaglio di collana e I'anello nuziale tendon0 a confer-
mare una datazione al VI1 secolo.

1.11121. Deposizione: seconda metà del VI1 sec.


17h Michalowsky 1962, 223-
226, nn. 138-141; v. anche Ma-
nière Lévêque 1997, 94-96. Il tesoro di Pantalica (Sicilia) venne rinvenuto ne1 1903 durante lavori in un
177 ROSS 1965,7-8, n. 4, tavv. terreno di proprietà di G. Francica Nava, in una cavità della roccia ne1 cortile
V1ll-lX; ". anche Manière dell'anaktoron della città, sopra un recipiente di bronzo che conteneva centi-
Lévêque 1997,97.
I7Vbid.
....
-
naia di monete (fig. 1) 179. Il materiale numismatico si riferiva all'epoca degli
17' Orsi 1904, 367-369: Dal- imperatori Costante II, Costantino IV, Eraclio e Tiberio (641-668) e venne per
ton 191 1, 542-543; Brehier 1, maggior parte ifuso 180.
1936; Orsi 1942, 134-141; Pace
1949, 437-438: Agnel10 1962. Come riporta 10 stesso Orsi «...sort0 conflitto fra il garzone scopritore e i
277;Fa11ic0 i975; gabellotti del fondo, il tesoro and6 frazionato e dispeiso, anzi taiuni degli
1975, 84.
'"Orsi 1942, 135-136. oggetti spezzati per dividerlb 18'. Una parte dei materiali venne quindi acqui-
lx' Ibid. stata dall'orefice G. Serges di Sortino che li vendette negli Stati Uniti dopo
L'oreficeria bizantina

aver permesso a P. Orsi, allora direttore del Museo Archeologico di Siracusa,


di farne eseguire una parziale documentazione grafica e fotografica. Oltre agli
oggetti visti dall'orsi facevano parte del ritrovamento anche una collana di
oltre due metri di lunghezza, con pietre e perle, un «centurino» decorato al
centro da una pietra lavorata della grandezza di una mandorla Ix2 ed un anello a
Verga ottagonale con Cristo tra due santi e un'invocazione di protezione per il
propnetano, forse una donnaIR3.
Gli oggetti superstiti sono oggi conservati in collezioni statunitensi (v. cat.
2.III. 1.c.27, probabilmente identificabile con 2.111.1.c.26, e 2.VI.2.1); un solo
frammento di collana appartiene al Museo Archeologico di Siracusa (cat.
2.III.l.c.25). Gli altri gioielli sono dispersi (cat. 2.11.6.e.l; 2.III.l.c.22-24;
2.111.2.b.4; 2.111.6.b.4; 2.VI.l.a.15; 2.VII.l.c.l; 2.VII.2.c.2; 2.VII.4.b.12).
Da Pantalica sappiamo provenire anche un altro tesoro, del quale ebbe notizia
P. Orsi durante le vicende giudiziarie legate alla dispersione dei gioielli citati IxJ.

1.111.22. Deposizione: seconda metà del VI1 sec.

Un tesoro contemporaneo al precedente e anch'esso probabilmente rinve-


nuto in Sicilia appartiene oggi alla Dumbarton Oaks Collection lx'; esso com-
prende almeno nove pezzi, un pendente (cat. 2.111.6.b.5), due fibbie (cat.
2.VIII.4.c.9; 2.VIII.4.d.3), un frammento di bracciale, due segmenti di catena e
quattro anelli digitali. 1gioielli vengono accostati da un punto di vista stilistico
ad esemplan dei tesori di Pantalica e di Mersin, con una datazione nella secon-
da metà del VI1 secolo Ix6. Non si pub escludere che possa trattarsi del materia-
le cui accenna Orsi, a proposito di un secondo tesoro di Pantalica disperso
pnma del 1903 IY7.

1.111.23. Deposizione: seconda metà del VI1 sec.


Is2 Ibid.
la' L'iscrizione riportata in
Orsi 1904, potrebbe infatti esse-
A Siracusa (Sicilia) durante i lavori per la costruzione delle ferrovia Siracu-
re integrata corne nel cas0 de] sa-latania, nella località detta «I Gelsi», venne rinvenuto ne1 1872 un tesoro,
pendente III.6.a.6: ( < K ( v P ~ ) & del quale non si conosce l'entità precisa jus. L'area di scavo venne identificata
poqb(ei) 7q cpopo(vq)», anzi-
~ ~ ) ~ in via ipotetica con i resti dei «Bagni di Dafnè», luogo dell'uccisione dell'im-
con ( < K ( ~poqb(El)
T~(h~o)cpopo». peratore Costante II, in Sicilia tra il 663 e il 668: tuttavia i dati emersi non
la' Orsi l4 sembrano documentare livelli d'uso posteriori al IV secolo lX9.
nportato in Fallico 1975, 330.
ROSS 1965. 8-10. n. 5. tav. Gli unici oggetti sopravvissuti alla dispersione sono alcuni solidi aurei di
XI; v. anche ~ a n i è r e ' ~ é v ê q u e Costante II e un anello nuziale (cat. 2.VII.4.b.10), acquistato per il museo di
1997,96.
Ia6 Ibid.
Palermo da A. Salinas, che ne curb la pubblicazione '"0.
Is7 V. nota 184.

I Y 8 Salinas 1873; Dalton


1911,543; Cultrera 1954. 1.111.24. Deposizione: inizi dell'VIII sec.
I x 9 Cultrera 1954; Wilson
1990,125.
I w Salinas 1878; v. anche Pri- Un tesoro rinvenuto agli inizi di questo sec010 a nord di Assiut, nelle rovine
vitera 18797479; Cecchelli di un chiostro, O a Shekh Abada (Antinoe, Egitto) cornprendeva almeno trenta-
1947; Guillou 1975, 84; Farioli
Carnpanati 1982,413, n. 222. sei gioielli, oggi divisi tra i musei di Berlino (cat. 2.111.1 .c.34; 2.111.1 .d.4;
L'archeologia dei tesori

2.111.3.2; 2.111.4.1; 2.III.lO.a.5; 2.VI.l.c.5-6; 2.VI.3.b.3, 2.VI.3.d.3-4), Londra


(cat. 2.II.5.c.8; 2.III.l.a.7; 2.111.2.b.2) e New York (cat. 2.II.4.e.11, 2.III.l.d.5;
2.111.3.3; 2.VI.3.d.3-4). Non è del tutto certa l'entità del rinvenimento, che
venne acquistato ne1 1909 da un antiquario del Cairo e successivamente ven-
dut0 a piccoli nuclei, insieme ad altri manufatti che provenivano invece da
Alessandria. A W. Dennison si deve il tentativo di ricostruire l'insieme del
contesto, attraverso I'esame della documentazione nota e mediante alcune
osservazioni di carattere tecnico, ipotizzando anche l'area di produzione degli
oggetti 19'.
Il riferimento cronologico più recente è costituito da monete di Giustiniano
(527-565), Giustino II (565-578), Tiberio II (698-705) e Maurizio impiegate in
una delle collane (cat. 111.3.2): i gioielli vengono datati da1 Dennison tra il III e
il VI1 sec010. ' 9 1

1.111.25. Deposizione: seconda metà dell'VII1 sec.

A Campobello di Mazara del Val10 (TP, Sicilia) un tesoro costituito da tre


collane (v. cat.2.III.l.b.12 e 2.III.2.a.6) e da monete venne rinvenuto ne1 1878,
in località Chiusa del Pellegrino, durante i lavori della ferrovia lu.'. Il termine
cronologico inferiore è indicato da tre aurei di Onorio e di Teodosio II (408-
450) utilizzati in una collana come elementi ornamentali ne1 castone centrale e
nei fermagli. Le monete più tarde sono invece di Leone III (717-741) e
Costantino V (741-775), che hanno fatto ipotizzare un collegamento tra il sep-
pellimento del tesoro e le incursioni musulmane Iq4.

Se l'attenzione degli studi è sempre stata attirata dai tesori, solo negli ultimi
decenni i risultati degli scavi stratigrafici delle necropoli offrono una base
documentaria affidabile sulla quale cercare di ricostruire collegamenti tipologi-
ci e cronologici.
Le cronache dei secoli scorsi riportano soprattutto notizie di indagini di sin-
gole tombe che causarono non solo la dispersione degli oggetti e dell'immagi-
1 9 ' Dennison 1918, 101; v.
ne del contesto, ma addirittura la distruzione materiale dei manufatti, nono-
anche Kent 1977,99, n. 16; Tait stante la loro evidente rilevanza da un punto di vista storico.
1986,99, fig. 22.
192 Dennison 1918, 101 : al III
Uno dei casi più clamorosi è quel10 ricordato da Nicolb della Tuccia di
sec. apparterrebbe ad esempio la Viterbo, che ne1 1458 descrive il rinvenimento nella cappella di S. Petronilla,
collana n. 8, contenente un au- adiacente a S. Pietro a Roma, di una tomba in marmo contenente un sarcofago
reus di Alessandro Severo (225-
235); v. anche Berlin 1988,359- e una cassa in legno di cipresso ricoperta d'argento. Al suo interno erano state
361. rinvenute ossa avvolte in un drappo aureo, che vennero attribuite all'imperato-
'93 Fiorelli1878: Dalton 19 11,
543; Guillou 1975, 85. re Costantino e ad uno dei suoi figli. Papa Callisto III prese possesso del ritro-
In Pace 1947 si mette in vamento, che comprendeva una lamina aurea cruciforme a bracci uguali, e
, rapport0 il rinvenimento con Io invib le parti in Oro e argent0 alla zecca vaticana per la fusione 195.Mezzo seco-
sbarco a Mazara de11'827.
1 9 De~ Rossi 1863; Lanciani 10 dopo è attestata un'altra esplorazione delle tombe della cappella: tra i gioiel-
1895; Battaglia 193 1; Monte- li rinvenuti sono attestate una collana d'oro con croce pendente e una croce
squiou 1937, 202; Age of Spiri- d'oro con smeraldi, di cui si ignora la sorte. Infine, ne1 1544, è documentata la
6
:
tuality 1979, 306, n. 279 (398-
407); Deichmann 1993.3 12. scoperta di un corredo comprendente balsamari di agata, gioielli e altri oggetti
preziosi, tra i quali una lucema d'oro e cristal10 e una teca a due valve a forma
di noce. Anche in questo caso i resti ossei erano avvolti in un drappo aureo, a
sua volta contenuto in una cassa di granit0 rosso, ad imitazione probabilmente
del porfido impenale. 1gioielli comprendevano anelli, orecchini, fibule, botto-
ni e aghi crinali in Oro, decorati con smeraldi, perle e zaffiri; solo un ago crina-
le e una fibbia erano eseguiti in argento. Di tutti questi manufatti, che vennero
attribuiti ad epoche differenti, si conserva solo un pendente (cat. III.6.d.l) che
reca iscritti i nomi dei membri della famiglia imperiale del ramo di Onorio,
secondogenito di Teodosio: si ritiene che tale gioiello, oggi al Louvre, apparte-
nesse a Maria, figlia di Serena e moglie dell'imperatore Onorio.
Fortunatamente una maggiore consapevolezza dell'importanza del contesto
di provenienza dei manufatti da un punto di vista della ricostruzione storica
arricchisce oggi la bibliografia di una notevole quantità di dati. Anche questa
documentazione, tuttavia, risente spesso delle passate carenze metodologiche e
presenta ampie lacune, soprattutto per aree di particolare interesse come
Costantinopoli e la Siria, cui vengono tradizionalmente attribuiti i modelli di
nferimento delle produzioni «provinciali», senza che possa verificarsi un con-
creto riscontro con manufatti di sicura provenienza locale e databili sulla base
di rapporti stratigrafici.
In questa sede non è ovviamente possibile fare nferimenti specifici agli
scavi condotti negli ultimi decenni nelle necropoli dell'oriente che abbiano
restituito gioielli. Da un punto di vista generale appare di particolare interesse
il problema del reale impatto di leggi suntuarie sulle consuetudini funerarie
locali, considerando soprattutto la varietà delle situazioni documentabili
archeologicamente e le apparenti deroghe frequenti alla normativa: a questo
proposito appare significativa, ad esempio, la polemica di S. Filippo di Agira
contro i suoi concittadini che «facultates suas in sepulchris condebant» ' y h .
Ancora agli inizi del VI secolo, comunque, Teoderico fa adottare ai Goti il
costume «romano» di seppellire senza corredo, episodio che sembra segnalare
una volontà di adeguamento, anche in questo campo, alle consuetudini e ai
modelli di nferimento diffusi nell'Impero 19'.
In complesso, comunque, l'assenza di oggetti nelle sepolture tardoantiche,
la difficoltà a ricostmire la cronologia e la capillarità di divulgazione del feno-
meno risultano i pregiudiziali per la conoscenza dei gioielli, negando alla
ricerca la possibilità di riscontn e confronti cultuali e culturali.
Come i teson, anche le necropoli «barbariche» possono favorire una verifi-
ca indiretta delle produzioni di ambito orientale, attraverso un'analisi del rag-
gio di diffusione in ambiti etnicamente e culturalmente diversi dei prodotti e
dei modelli bizantini.
Spesso, infatti, si verificano contaminazioni del costume tradizionale loca-
le, favorite da1 facile commercio dei prodotti e probabilmente, in qualche caso,
l"Allalectcl Bo[lnndinnn, ~ ~ b anche
- dalla circolazione degli artigiani: per l'esecuzione di alcune tipologie di
braio, 1, 684. gioielli, infatti, gli orafi bizantini potevano utilizzare strumenti facilmente tra-
1y7Gofi1994, 173.
r9Tagianode Azevedo 1967,
sportabili; inoltre, corn? già accennato, diversamente dagli altri artifices dopo
1125. il IV sec010 essi non erano vincolati giuridicamente al luogo di origine
L'archeologia dei tesori

Ancora maggiori possibilità di movimento potrebbero aver riguardato gli


orafi longobardi, la cui attività pare fosse strettamente collegata con la vita
militare; gli strumenti di un artigiano attivo attorno al 600 sono stati rinvenuti,
ad esempio, a Cividale del Friuli e anche la tomba di un orefice longobardo,
trovata a Milano, conteneva il necessario per gioielli a cera perdutaZm.
La circolazione dei manufatti e delle maestranze pone tuttavia notevoli pro-
blemi di attribuzione, suscitando una notevole varietà di ipotesi per spiegare la
scarsa uniformità degli oggetti di alcune necropoli rinvenute in Italia, O per
tentare una definizione «etnica» di singoli oggetti O corredi.
Il superamento di preconcetti nella valutazione dei fenomeni stilistici e
tipologici porta oggi la ricerca ad analizzare la produzione orafa secondo para-
metri diversi, con gli strumenti già efficacemente adottati per le altre classi di
materiali. Ancora arretrato da un punto di vista dell'elaborazione tipologica
delle produzioni, 10 studio dei gioielli ha perb approfondit0 gli aspetti legati
alle tecniche della metallurgia, esigenza avvertita anche per distinguere i
numerosi falsi immessi su1 mercato antiquario.
Sono ancora pochi gli impianti produttivi noti, di particolare importanza per
la determinazione dei luoghi di produzione e, sulla base degli stampi, delle
diverse tipologie di manufatti "". Recentemente il ritrovamento a Roma di
oggetti per la fabbricazione di gioielli nell'area della Crypta Balbi2"' ha per-
messo un collegamento tra alcune forme di oggetti, tra cui fibbie, fibule e croci
pettorali e botteghe sicuramente ubicabili, fornendo la base di partenza per
considerazioni più dettagliate circa la produzione e la circolazione dei modelli.
Diverse matrici per gioielli tardoantichi sono conservate anche in musei e
collezioni, come la Benaki (fig. 17) e la Kanellopoulos ad Atene, ma si tratta
'" Brozzi 1972; Petrassi 1985. di oggetti decontestualizzati che, come tali, non ci consentono alcun collega-
?"Lipinsky 1975b. 153. mento tra oggetto e luogo di produzione. Anche questo materiale pu6 comun-
20' Sodini 1993. que fornire elementi alla ncerca, consentendo ad esempio la connessione cro-
x2Sagul 1993,415-416.
nologica ira tipologie di manufatti presenti all'intemo della medesima matrice.
'O3 M.C. Ross. ad esempio, in
Age of Spirituality 1979, 298 In altri casi le indicazioni, anche ipotetiche, di provenienza degli stampi
mette in dubbio l'esistenza di contribuiscono a dare verosimiglianza a ipotesi interpretative circa la presenza
una produzione egiziana sulla
base di un passo di Procopio di laboratori in regioni dalle quali provengono realmente gioielli. Una matrice
( P r o k . Anecdoia, ed. H . B . per anelli del museo di Ginevra (fig. 18), ritenuta di provenienza egiziana e
Dewing, London 1960, XXVI,
33-39), secondo il quale i negozi datata al VI1 sec010 ma più probabilmente assegnabile ad età imperiale, po-
di Alessandria, ai tempi del10 trebbe ad esempio fornire ulteriori indicazioni circa le produzioni egiziane
scnttore, erano chiusi. Sulla do-
cumentazione papiracea v. Rus- sicuramente protrattesi fino ad epoca tardoantica, penodo per il quale sussiste
so 1999. una notevole discordanza di opinioni circa l'esistenza di ateliers 10cali'~~.
17. Atene, Museo Benaki: matrice per croci pettorali e per orecchini
a corpo semilunato, fine VI-VI1 sec. (inv. 10918).

16. Tesoro di Palmira (1.111.19).

18a-c. Ginevra, Musée d'art et histoire: matrice per anelli (inv. AD 7379).

19a. Londra, British Museum: stele palmirena. 19b. Copenhagen,NyCarlsbergGliptotek:stele palmirena (particolare).

- - - - - - - -
- - - - - - - - -
Ne1 IV secolo l'affermarsi del Cristianesimo determina la diffusione pro-
gressiva di nuovi modelli anche nella produzione dei gioielli; in particolare ini-
zia la manifattura di oggetti in materiale prezioso che rispondono ad istanze di
carattere religioso, sia per un uso personale, come ad esempio quelli legati al
fenomeno dei pellegrinaggi, sia per specifiche esigenze cultuali, corne il vasel-
lame d'argent0 di uso liturgico, e, più avanti ne1 tempo, stauroteche, lipsanote-
che e coperture di evangelari con ricche decorazioni di gemme e smaltiI0-'.
Ne1 cas0 dei gioielli, il mutamento del repertorio iconografico non si
accompagna ad alcun immediato cambiamento sostanziale da un punto di vista
tecnico O tipologico, essendovi continuità di tradizione artigianale e, certarnen-
te, anche di laboratori. La generalità del fenomeno, comunque, non impedisce
che vi siano eccezioni dovute a trasformazioni del costume sociale, corne ne1
cas0 delle corone, che progressivamente scompaiono dall'uso rituale e pubbli-
CO,rimanendo appannaggio dell'imperatore oppure essendo relegate all'ambi-
to funerario2"j.
In complesso il passaggio da1 III al IV secolo non determina, quindi, alcuna
deviazione forzata dalle tendenze naturali dell'oreficeria di età imperiale, men-
tre mutamenti più decisi cominciano ad avvertirsi solo a partire da1 secolo suc-
cessivo e soprattutto ne1 VI e ne1 VII: in questo periodo, infatti, la protratta
influenza dei prodotti orientali e la supremazia riconosciuta a questi manufatti
anche per il loro significato sociale in ambito bizantino ha ormai determinato
la formazione di uno stile con caratteristiche specifiche, mentre in Occidente il
sostrato artigianale romano si è andato anicchendo anche grazie ai contatti con
l'oreficeria delle popolazioni immigrate.
La documentazione iconografica offerta dalle stele palmirene (fig. 19)
offre, per i prirni tre secoli, un quadro esauriente della opulenza e della varietà
dei gioielli utilizzati in Siria, e soprattutto degli omamenti per il capo, degli
orecchini, delle collane e dei bracciali; è celebre, a questo proposito, la descri-
zione della regina della città, Zenobia, portata prigioniera a Roma da Aurelia-
no e fatta sfilare ne1 273 carica di gioielli d'oro e di pietre preziose206.
Anche la docurnentazione epigrafica testimonia a Palmira la presenza di
botteghe orafe ne1 II e ne1 III secolo, epoca alla quale risalgono un'iscrizione
t a ~ i f f a r i a 'ed
~ ~una dedica al principe Odenath da parte degli orafi della città208.
1 dati archeologici non contribuiscono in maniera altrettanto evidente
all'immagine di opulenza dell'oreficeria siriana; questa impressione, tuttavia,
più che con dati reali si spiega da un lato con la scarsità delle edizioni di mate-
riali, dall'altro con il fatto che molti gioielli di provenienza siriana, venduti su1
'OJ Numerosi esempi sono mercato antiquario, non conservano più le indicazioni del luogo di rinvenimen-
raccolti e discussi in Farioli
Campanati 1982. to. Al10 stesso modo restano pertanto sconosciute anche altre realtà artigianali
'O5 V. cap. 2.1. probabilmente assai rilevanti, come quelle certamente esistenti ad Antiochia e
?'" Trebonianus XXX, 24-25;
Pirzio Biroli Stefanelli 1992,
in altri centri fiorenti in epoca imperiale.
83-87; Guaitoli 1997, 43, nota È comunque possibile tentare, in qualche caso, una ricostruzione dell'area
28. di provenienza sulla base di-strette analogie formali. Un orecchino a cerchio,
?O7 Pirzio Biroli Stefanelli
1992, 83-87. decorato con fili perlinati e un granato, appartenente alla collezione Benaki di
'OX Ibid. Atene rivela, ad esempio, corrispondenze cos: strette con esemplan del museo
di Damasco e con una coppia di gioielli rinvenuta a Bosra, tanto da rendere
probabile una sua pertinenza ad una medesima bottega siriana del II O del III
secolo (fig. 20) ?O9.
Dalla stessa Bosra proviene un altro tipo di orecchino, particolarmente dif-
fus~ nello stesso arc0 di tempo, con castone centrale, comice in lamina trafora-
ta (opus interrasile), pendenti e a volte una breve catenella che serviva a fissa-
re più stabilmente il gioiello al lobo (fig. 21). Le botteghe che producevano
questa tipologia di gioiello, largamente attestata in tutti i paesi del Mediterra-
neo, non sono probabilmente localizzabili in un unico centro: l'uso della comi-
ce a traforo potrebbe tuttavia far pensare, almeno per la fase iniziale della pro-
duzione, proprio ad artigiani della Siria210.Ancora tra II e III secolo, orecchini
del tipo ora indicato e anelli d'oro presentano, a volte, l'aggiunta di un cam-
meo in sardonica che riproduce una testa stilizzata di Medusa. Gli esempi noti
provengono soprattutto dall'oriente, anche in questo cas0 principalmente da
Siria ed Egitto, da dove probabilmente venivano esportati "l. All'ambiente
siriano si deve anche la diffusione di gioielli di minore pregio, in vetro, soprat-
tutto bracciali e pendenti, la cui produzione continua con lievi variazioni tipo-
logiche fino all'età islamica2I2.Di importazione risultavano invece le materie
prime con le quali venivano confezionati i gioielli: l'oro dall'Arabia e dall'E-
gitto, le perle da1 Golfo Persico e molte delle pietre dall'1ndia2l3.
In stretto rapport0 con l'oreficeria sinana, anche Cipro continua ad avere in
età imperiale un notevole sviluppo artigianale, documentato dai numerosi
gioielli rinvenuti nell'isola, caratterizzati da una forte omogeneità e da un'im-
IW Baldini Lippolis 1989, 93-
94, nn. 19-20. pressionante continuità da un punto di vista tipologicoxJ.
!Io Ivi, 79-80 e 95-96, nn. 23- Tra le forme più diffuse di orecchini, ad esempio, è documentato un tipo a
24. lamina semilunata, talvolta ornato da castoni e pietre e, inferiormente, da un
Ivi, 84-85 e 114-1 15, n. 66.
?" Spaer 1988; Baldini Lip-
bordo perlinato, catenelle pendenti O pietre infilate in un fi10 aureo: tale forma,
~ o l i 1989,
s 81 e 83-84. la cui datazione oscilla tra l'età ellenistica e il II secolo d.C., si sviluppa duran-
3.' Pirzio Biroli Stefanelli te un lungo arco di tempo, passando dalla forma più semplice non figurataxs a
1992. 85.
Di Cesnola 1903; Kara- quella bizantina più elaborata, con pavoni e altri soggetti, fino all'epoca isla-
georghis 1962. mica2I6.
?15Laffineur1986, 19-28 e In Egitto è documentabile una intensa attività di intaglio delle pietre dure,
79-82.
x6Baldini 1991. che avevano probabilmente in Alessandria il proprio centro di produzione.
!17 Bonner 1950; Barb 1963. Specifici delle esportazioni egiziane sono soggetti sincretistici, greco-egizi,
Sulle produzioni alessandrine di accompagnati da iscrizioni di ispirazione ebraica, che risentono di un clima
stoffe e mobili in legno pregiato
e avorio v. Musso 1983, 115- religioso e sociale misto, tipico di una grande città cosmopolita 217.1 temi rap-
117. presentati e la disposizione delle lettere da sinistra verso destra, escludono un
? l a Mandrioli Bizzarri 1987,
129. uso di queste gemme per sigilli, evidenziandone piuttosto la funzione come
Esempi i n Manganaro amuleti ?IS. Lo stesso carattere apotropaico distingue anche manufatti egiziani
1963. posteriori, gioielli e lamine, la circolazione dei quali diede probabilmente
??O Ad esempio, Sub ascia
1987, 125; a questa attività si ac- impulso a produzioni locali di imitazione in zone di stretto contatto, come la
compagna quella locale dell'in- Sicilia ?19. La glittica egiziana giunge anche ad Aquileia, dove è documentata,
taglio delle pietre e dell'ambra
fino al III secolo, in concomitan- soprattutto ne1 II secolo, l'importazione di gemme gno~tiche??~.
za alla presenza di una commit- La disomogeneit? della documentazione archeologica non consente di veri-
tenza di alti funzionari imperia- ficare la reale entità delle produzioni egiziane di oreficerie in età imperiale: è
li: M.C. Calvi, in Aquileia 1980,
453-459. piuttosto la serie di ritratti funerari dell'area del Fayyum (figg. 22a e 23), a
La continuità della tradizione artigianale e la discontinuitcì dei modelli

testimoniare la varietà tipologica dei gioielli in uso tra I e IV secolo?21.Quelli


rappresentati non sembrano rivelare caratteri specifici, che li differenzino in
maniera sostanziale dagli altri rinvenuti in regioni differenti del Mediterraneo;
viene confermata piuttosto l'impressione generale di un'accentuazione pro-
gressiva delle dimensioni e dell'effetto di policromia dei gioielli, mediante un
crescente uso delle pietre e di parti decorative in lamina traforata.
La policromia dei gioielli egiziani dipende anche dalla relativa facilità di
reperimento delle pietre, soprattutto smeraldi e lapislazuli, e delle perle, di cui
Plinio ricorda la diffusione a Roma dopo la conquista di Alessandria ?'l: le
perle, in particolare, considerandone la difficile lavorazione, pare venissero
esportate in Occidente già forate 223.
Nel I11 secolo anche in Egitto si diffonde l'uso delle monete montate in
medaglioni con cornice ad opus interrasile, soprattutto per collane e penden-
ti ?l4.L'inserzione di materiale numismatico nei gioielli (figg. 24-25), docu-
mentata in tutto il mondo romano in virtù di una produzione di tipo policentri-
co 225, costituisce uno degli elementi più caratteristici dell'eredità orafa tardo-
imperiale, continuando ad essere diffusa anche in età bizantina. I1 fenomeno
sembra caratterizzarsi, in epoca severiana, soprattutto come forma di tesauriz-
zazione in un periodo di forte inflazione2'$ nel IV secolo diminuisce l'utilizzo
di monete fuori conio, mentre aumenta l'inserzione nei gioielli di materiale
numismatico raro o di recente coniazione, spesso con aggiunta di elementi
decorativi che semranono accentuarne il carattere celebrativo2".
In Italia è Roma a costituire probabilmente il principale centro di produzio-
ne e di esportazione di gioielli per tutta l'età imperiale. Mentre esiste una
discreta documentazione epigrafica sulla presenza di artigiani dell'oro 228, i dati
22J Parlasca 1966. Su questa
importante documentazione, in-
archeologici sono piuttosto scarsi: tra quelli meglio documentati si deve ricor-
tegrata con i testi papiracei, v. il dare una sepoltura della seconda metà del I1 secolo, che ha restituito il corredo
recente contributo di S. Russo funerario di una bambina, Crepereia Tryphaena, seppellita con una collana,
(Russo 1999).
222Plin.nat., ed. L. Ian, C. una fibula, orecchini e tre anelli digitali 229,secondo un uso attestato anche in
Mayloff, Stuttgart 1897, IX, 117 altri casi 230.
SS.
In età medio e tardo-imperiale Roma non dovette certo costituire l'unico
223 Lipinsky 1966a, 349-350.
224 V. ad esempio Dig. VII, 1,
centro importante di produzione di gioielli: se per altre città è verosimile ipo-
28: ~nornismataaurea ve1 ar- tizzare la presenza di orafi di alto livello, soprattutto in presenza di ceti cittadi-
gentea vetera, quibus pro gem-
mis uti solent~;Jewelry 1979, n. ni abbienti, pur tuttavia la mancanza di chiari elementi archeologici di riferi-
328; Metzger 1980b; Zadoks Jit- mento, insieme alla generale tendenza ad una koiné tipologica e alla circola-
la 1987; Pirzio Biroli Stefanelli
1992, 88-95; Guaitoli1997, 46- zione di esemplari e di artigiani, rende molto difficile una distinzione tra le
47. varie produzioni e una collocazione dei centri artigianali. Resta pertanto dub-
225 Vengono ipotizzati centri bia l'attribuzione di rinvenuimenti anche cospicui, come quello del Teatro
di produzione anche in Gallia e
nell'area danubiana: Pirzio Bi- Regio di Parma (fig. 25), attribuito alla seconda metà del LI1 secolo e partico-
roli Stefanelli 1992. 88-95. larmente rilevante per i rapporti di continuità tipologica con le produzioni atte-
220 Pirzio ~ i r o i Stefanelli
i
1992. 88-95.
state nei secoli successivi.
227 Ibid. Esaminando le tipologie in uso in età tardoromana, per quanto riguarda gli
228Lipinsky 1966a, 303; He- ornamenti per il capo, diademi e corone, questi sembrano rifarsi in modo
nig 1981.
esclusivo alle forme note ii7 epoca ellenistica, delle quali costituiscono uno svi-
Crepereia Tryphaena 1982.
Bordenache Battaglia 1983. luppo mediante forme progressivamente sempre più semplificate e stilizzate"'.
2" Higgins 1961, 176- 177. Gioielli femminili particolarmente elaborati, con pietre incastonate e pendenti
I l
20a. Bosra, Antiquarium: orecchini (s.n. inv.).

20b. Atene, Museo Benaki: orecchini (inv. 2658).

21. Bosra, Antiquarium: orecchini (inv. 642-


643). 22a. Detroit, The Detroit Institute of Arts: ritratto da Antinoupolis.

22b. Souweida, Museo:


mosaico da Philippopolis.
23. Treviri, Stadtliches Museum, Simeonstift:
ritratto femminile.

24. Baltimora, Walters Art Gallery: collana (inv. 57.1600). 25. Parma, Museo Nazionale: tesoro dal Teatro Regio.

49
L'orejiceria bizantino

sono documentati in area palmirena tra I1 e III secolo '32. In genere prevalgono
invece ornamenti meno appariscenti, come la reticella di filo aureo e gli aghi
crinali d'oro, d'argento o di avorio?33.
Gli orecchini presentano una maggiore varietà tipologica, con una partico-
lare diffusione degli esemplari a cerchio o a gancio con pendenti, e di quelli a
gancio con applicazioni in lamina aurea2j4.
Tra le collane prevalgono le catene a treccia o a maglia, sempre più spesso
con pietre e perle. Ricorrono frequentemente gli stessi tipi di fermaglio, da
quello più semplice a gancio o a doppia voluta'35, alle forme più elaborate a
disco lavorato a giorno oppure sbalzato '". Spesso alle collane sono sospesi
pendenti circolari in lamina, con l'immagine di divinità o con monete riutiliz-
zate; particolarmente diffuse sono anche le lunulae auree, descritte anche dalle
fonti l''.
L'uso tipicamente maschile di fibule a croce sembra svilupparsi soprattutto
a partire dal I1 e 111 secolo, per affermarsi definitivamente nel IV238.Nello stes-
so periodo viene invece abbandonata la forma «ad arco», che sopravvive anco-
ra per qualche tempo arricchita di nuovi elementi decorativi 239.
piizio Biroli Stefanelli
I bracciali assumono proporzioni sempre più pesanti, sostituendo progressi-
1992. vamente al tipo assai diffuso, serpentiforme, in oro, spesse verghe liscie o
2"Higgins 1961, tav. 54; ritorte, a volte ornate da medaglioni, oppure alte fasce completamente lavorate
Jewel~y1979, 108-109.
Baldini 1987 (con biblio-
a traforo 24n.
grafia precedente, in particolare Anche gli anelli hanno proporzioni massicce, che a volte non corrispondo-
Bohme 1978). no ad un reale peso del gioiello: come in alcuni bracciali e pendenti, infatti, la
23bJewelry1979, 110-117.
Tert. De cultu, ed. R.F. verga viene di frequente eseguita in lamina con un materiale interno di riempi-
Refulé, Tumhout 1954,II, 10.4; mento. I tipi più consueti presentano pietre incastonate, a volte non decorate, e
Cypr. De habitu XIII ss.; Isid. una verga a profilo angolare o esagonale con decorazione vegetale ai lati del
XIX.. 31.. 17.
?'* Boube 1960; Higgins castone 24'. Analogamente ad altre classi di gioielli, dal II-IIi secolo anche in
1961,185. questo caso vengono impiegate monete, a volte sostituite da imitazioni che ne
?I9G.M. Facchini, in Milano riproducono lo schema icon~grafico'~~. Infine tra gli anelli destinati ad una
capitale 1990, 359.
Higgins 1961, 181-182; funzione specifica sono facilmente riconoscibili quelli nuziali, generalmente in
Lepage 1971. oro, con la raffigurazione dei busti affrontati degli sposi o della dextrarum
?4' G.M. Facchini, in Milano
capitale 1990,355.
iunctio, accompagnata da invocazioni augurali la, tipologia che avrà anch'essa
xzIbid. seguito nei secoli successivi, sulla base però di nuovi canoni iconografici e
?J3Marhall191 1, XXI-XXII. simbolici.
2.
LA TIPOLOGIA
E I MOTIVI DECORATIVI
La tipologia e i motivi decorativi

26a. Parigi, Bibliothèque Nationale, Cabinet des Mèdailles: 26b. Monaco, Staatliche Munzsammlung: emissione con Costantino in abiti
solido di Costantino. militari.

Esempi di corone imperiali tra il IV e il VI1 secolo:


1. Costantino;
2. 'Colosso di Barletta';
3. 'Teoderico';
4. Giustiniano;
5. Eraclio.
2.1.
CORONE, DIADEMI E AGHI CRINALI

Attributo peculiare dei membri della famiglia imperiale, la corona ci è nota


prevalentemente in modo indiretto, attraverso ritratti, mosaici, emissioni
monetali ed impressioni su argenterie, cui si aggiungono menzioni spesso inci-
dentali delle fonti letterarie. Sono invece molto rare le testimonianze archeolo-
giche dirette su questo tipo di ornamento, che riveste una notevole importanza
anche da un punto di vista simbolico, come espressione di un potere che, con
l'affermarsi del Cristianesimo, deriva all'imperatore direttamente da Dio.
La ricchezza della documentazione iconografica rende possibile un riscon-
tro delle fasi principali di sviluppo di questo gioielli, che dopo il 111 secolo
acquistano espressioni formali e significati diversi e peculiari rispetto alla tra-
dizione. I tipi di corona in uso in epoca tardoantica sembrano potersi ricondur-
re essenzialmente ad istanze di tipo celebrativo. Una tassa tributata all'impera-
tore fino alla tarda antichità, I'aurum coroizarium, consisteva, ad esempio, nel-
l'offerta di corone d'oro da parte delle città al momento dell'ascesa al trono,
per i quinquennali di regno e in occasione dei trionfi l . Sino all'epoca di Tertul-
liano in circostanze particolari, come durante la celebrazione di ludi, la corona
di foglie oppure la sua riproduzione in metallo contraddistingueva inoltre i per-
sonaggi di maggiore importanza: gli imperatori, il magistrato che patrocinava i
giochi, i sacerdoti e persino le statue degli dei e degli uomini illustri2.
I diversi tipi di corone corrispondevano quindi alle varie esigenze e manife-
stazioni della vita pubblica; in genere si trattava di riconoscimenti conferiti per
meriti particolari, come la coroiza muralis, merlata3, la cororza civica, di foglie
di quercia40la coroiza izavalis, detta anche rostrata perché riproduceva i rostri
delle navi 5 . Si tratta di oggetti che, in età imperiale, avevano ormai perso ogni

I l Jones 1974,642. legame tipologico con le corone di serti di epoca classica, per assumere forme
Tert. De spect. VIII, 3. specifiche identificabili con un significato celebrativo e commemorativo 6 .
' L'uso ancora nella seconda Anche gli imperatori raffigurati nelle emissioni del 111 secolo indossavano
metà del IV secolo é attestato in
Claud. Laus Serenae 183. prevalentemente la corona di foglie, in alternanza con quella radiata, introdotta
Ivi, 183-184; indossata da in epoca neroniana, che era costituita invece da una fascia in lamina legata
Galeno in un ritratto ad Atene:
Age of Spirituality 1979, 13-14, sulla nuca e da tipici elementi verticali di forma triangolare '.
n. 6. Agli inizi del III secolo comincia ad apparire anche un terzo tipo di corona
Claud., Laus Serenae, 184.
In generale v. M. Pallottino, imperiale, che si ricollega invece in maniera specifica all'iconografia dei
in EAA, s.v. «Corona». sovrani ellenistico-orientali: per primo Caracalla (21 1-217), in emissioni di
' Milano capitale 1990, 47- Tarso, si fa infatti rappresentare come un re Partico, con il capo ornato di una
48, Id.
* Daremberg, Saglio, Dic- fascia profilata di perle Questa tipologia a fascia viene ripresa, nella seconda
tionnaire, S.V. «Diademe», fig. metà del III secolo, da Aureliano e Diocleziano 'O, ma si tratta ancora di un
2340.
9Aur.Vict. 35.
uso sporadico, che alterna questa alle altre forme più diffuse. Tra 11e 111 seco-
'ODaremberg, Saglio, Dic- lo, ad esempio, l'iscrizione dedicatoria di una statua di Iside completamente
tionnaire, S.V. «Diademe», fig. ornata di gioielli, include l'indicazione di pietre preziose e perle che decorava-
2341.
' l CIL, 11, 3386 e 2060; Bari-
no il «basilium» posto sul capo della dea li.
ni 1959, 29; Pirzio Biroli Stefa- Nel secondo decennio del IV secolo Costantino adotta definitivamente la
nelli 1992,52; Guaitolil997,44.
l 2 Eus. Vita Constantini, ed.
corona a fascia con pietre incastonate come segno esclusivo, insieme alla veste
F. Winkelmann, Berlin 1975, di porpora, della dignità imperiale (fig. 26) l ? . L'innovazione è resa ancora più
IV, 66 ss.; Cabrol, Leclerq, Dic- incisiva dal valore cristiano attribuito per la prima volta all'oggetto in quanto
tionnaire, S.v. «diadème»; Mac
Corrnack 198 1, 189. simbolo di un potere attribuito all'imperatore da Dio, concezione chiaramente
La tipologia e i motivi decorativi

esplicitata in emissioni monetali del 326-327 con l'immagine dell'incoronazio-


l3 Gerke 1966, 173-174; l'uso ne da parte della mano divina 13.
pagano della corona per l'inve- I ritratti di Costantino su monete a partire dal 324 e una testa conservata a
stitura imperiale è documentato
invece per Giuliano (Mac Cor- Belgrado I J mostrano chiaramente questo nuovo elemento dell'abbigliamento
mack 1981, 194-195). imperiale, probabilmente sviluppo di un tipo precedente, che continua ad esse-
l 4 Milano capitale 1990, 49-
52, 151-152; multipli da sei sili- re in uso anche per i suoi figli: i documenti numismatici e scultorei, come una
aue di Valente: ivi. 34-35, lb.3i. testa di Costante conservata a New York 15, trovano riscontro in citazioni coeve
I5Age of Spirituality 1979, di Ausonio e Amrniano Martellino, che alternano per lo stesso oggetto il ter-
22-23, n. 15.
Aus.: «colloque monile mine «diadema», che ne individua tipologicamente la forma, a quello di «coro-
Baccatum e! duplicem gemmis na», cui sembra attribuirsi un'individuazione tipologica più specifica della fun-
auroque coronam»; Amm., ed.
V . Gardthausen, 11, Stuttgart zione regale 16.
1967, XXI, 1: «et ambitioso dia- La corona a fascia gemmata con castone centrale, fissata sulla nuca
demate utebatur lapidum fulgo-
re distincton. mediante fili di perle, è attestata nella seconda metà del IV secolo in diverse
l7 Milano capitale 1990,324- varianti (fig. 27), una delle quali a doppia fascia, quella inferiore di filo di
325.5a.l~. perle e quella superiore con pietre incastonate: questa forma veniva utilizzata
l 8 Age of Spirituality 1979,
24-25, n. 17. sia dall'imperatore che dall'imperatrice, come documenta un ritratto femminile
l 9 ~ e s t i n1974,
i 330. conservato a Como l 7 O una gemma di Berlino raffigurante il busto di Costanzo
1°Ibid., fig. 23; per i confron- I1 I s (fig. 28). I1 gioiello poteva essere legato sulla nuca o chiuso con una cer-
ti: E. Lippolis in Ori Taranto
1984, 122, n. 53. niera 19: un ritratto marmoreo di Valente agli Uffizi mostra, inoltre, sul retro
* l Age of Spirituality 1979, della fascia un nodo erculeo, che si richiama direttamente ai modelli di età
74-76, n. 64; Milano capitale ellenistica ?O.
1990,44-45, lc.3d.
22 le pietre erano applicate La forma più frequente resta comunque quella a fascia gemmata chiusa da
mediante piombo, di cui restano fili di perle sulla nuca, che continua ad essere riproposta nei ritratti imperiali
tracce nella scultura: Age of Spi-
rituality 1979, 28-29, n. 22; By- della fine del IV e della prima metà del V secolo: nel Missorium di Teodosio
zance 1992, n. 5. (fig. 29), ad esempio, è il gioiello indossato dall'imperatore, da Valentiniano I1
I3 Claud.: «Quin et Sidonias
chlamyses, et cingulas baccis
e da Arcadio"; in un ritratto di Teodosio o di Eugenio, conservato a Parigi,
aspera, gemmatasque togas, vi- compare lo stesso tipo di ornamento, che presenta anche alveoli per l'inserzio-
ridesque smaragdo Loricas, ga- ne di pietre o paste vitree oggi scomparse 22; quest'ultimo aspetto trova un
leasque renidentes hyacinthis,
gestatosque patri capulis ra- riscontro nelle fonti, in quanto viene tramandato da Claudiano, che descrive la
diantibus enses et vario lapidum corona dell'imperatore come «vario lapidum distincta igne» 23. Anche Onorio
distinctas igne coronas».
24 Testini 1974, 330-331: se-
nel ritratto di Istanbul (fig. 30) e nel dittico eburneo del console Probus Ani-
condo P. Testini l'introduzione cius porta la stessa corona gemmata, nel secondo esempio con pendenti laterali
di questi pendenti laterali nella che sembrano assumere una funzione puramente decorativa, in quanto appaio-
corona imperiale maschile tra la
fine del IV e i primi decenni del no fissati lateralmente alla fascia in corrispondenza delle orecchiez ; J

V secolo deriverebbe dall'abbi- La monetazione del V secolo ripropone i due schemi iconografici, con pen-
gliamento dell'imperatrice, co-
me attestato per Flaccilla. prima denti laterali o posteriori 25, accostando a volte, alla corona tradizionale, l'elmo
moglie di Teodosio; per il ditti- ornato di perlez6. L'imperatore raffigurato nel «Colosso di Barletta» (fig. 31),
co di Probo v. anche Age of Spi-
rituali5 1979.5, fig. 4. forse identificabile con l'imperatore Marciano (450-457) !',indossa la stessa
'5L'imperatore in abiti mili- corona gemmata profilata di perle, con castoni sulla fronte e sulla nuca e due
tari indossa ad esempio un orna-
mento a semplice fascia ornata pendenti laterali che terminano con elementi a goccia: in età giustinianea tali
di pietre nel dittico Barberini, elementi sono ricordati come prependulia o kataseistà, in riferimento ad un
datato tra V e VI secolo: Grabar tipo specifico di corona, detto stemma28,probabilmente riconoscibile nelle raf-
1980,279, fig. 319.
' 6 Milano capitale 1990,413- figurazioni di S. Vitale (fig. 32) e di S. Apollinare Nuovo a R a ~ e n n a -in ~ , un
414.
27 Age of Spirituality 1979,
29-30, n. 23; v. anche Testini 28 Testini 1974,316, 323 e 327.
1974. Ibid., figg. 19-20. Sul rapporto tra mosaici ravennati e gioielli v. in generale Brown 1979.
28a. (a sinistra) Berlino, Staatliche Museum: gem-
ma con busto di Costanzo Il.
28b. (a destra) Parigi, Bibliothèque Nationale, Ca-
binet des Mèdailles: solido di Costanzo Il.

29. Madrid, Real Academia de la Historia: Missorium di Teodosio.

30. (a sinistra) Istanbul, Museo Archeologico: ri-


tratto di Onorio.
31. (a destra) Barletta, statua colossale in bronzo
di imperatore (part.).
La tipologia e i morivi decorativi

32a-b-C. Ravenna, S. Vitale: mosaico con il corteo di Giustiniano.


33a-b. Monza, Tesoro del Duomo, dittico di Stilicone, particolari: Serena e Stilicone.

34. Istanbul, S. Sofia: mosaico con Costantino IX Monomaco e Zoe ai lati di Cristo.

57
La tipologia e i motivi decorativi

ritratto in porfido di Giustiniano a Venezia 30, in emissioni monetali dell'impe-


ratore posteriori al 538-39 e in medaglioni 3 1 .
Da Procopio è nota, nello stesso periodo, anche una corona circondata da
bande d'argento che, durante la guerra di Belisario contro Gelimero, viene
citata tra i simboli del potere imperiale insieme ad uno scettro d'argento, un
mantello bianco fermato sulla spalla destra con una fibula d'oro, una tunica
bianca con fregi e un paio di calzari dorati ". In età giustinianea è attestata
inoltre una tipologia ornata di penne di pavone 33, di USO probabilmente limitato
I0Age of Spirituality 1979, 6 , alle parate militari, che nelle fonti viene chiamata toupha (fig. 35) e che com-
fig. 6. pare ancora nelle cerimonie ufficiali del D(.secoloj4.
I' Picozzi 1971, 114; Testini
1974, 323, fig. 24. Agli inizi del VI1 secolo la monetazione bizantina e le impressioni sul
" Prok. Vand., ed. J . Haury, vasellame argenteo consentono di cogliere un'ulteriore fase di sviluppo, con
G. Wirth, Leipzig 1962, I, 25. l'affermarsi di una nuova variante che rimane stabile almeno fino al XII seco-
j3 Ad esempio in un disegno
della Biblioteca Nazionale di lo: alla consueta fascia in lamina con orli decorati da perle viene aggiunta
Budapest, v. Testini 1974, 327, infatti una croce, probabilmente anch'essa in lamina, sormontante il castone
fig. 11.
34 Constantini Porphyrogeni-
centrale A questa nuova variante può essere riferita, ad esempio, la raffigu-
ti De cerimoniis aulae byzanti- razione di Giobbe come Eraclio, in un disegno della Biblioteca Nazionale di
nae, ed. J . J . Reiske, I, Bonn
1829, I, 46; Ebersolt 1923, 67; Napoli datato al 615-64036.Alla medesima forma corrisponde anche la corona
Becatti 1955, 90, Testini 1974, attestata in alcune stoffe persiane", oppure indossata dagli imperatori Alessio
327; Age of ~ ~ i r i t u a l1979.
i t ~ p. e Costantino IX Monomaco (fig. 34) nei mosaici di S. Sofia a Costantino-
60. fig. 7.
35 ybid., 74-75; Cruikshank poli 38; la stessa tipologia si può riconnettere, inoltre, alla corona del Sacro
Dodd 1961, tav. I, 6-8. Romano Impero, della seconda metà del X secolo, con un voluto richiamo
j6 Cod. I.B. 18, in Age of Spi-
rituality 1979, 35-36, n. 29. ideologico-rappresentativo, oltre che formale, alla tradizione imperiale bi-
'' Farioli Campanati 1982, zantina.
389. Passando all'ambito femminile, si notano notevoli differenze tra la corona
Sulla corona di Costantino
Monomaco v. Barany Ober- indossata dall'imperatore e quella riservata all'imperatrice. Purtroppo i .dati
schall 1937 e Kovaks 1980. I1 iconografici e quelli letterari sono molto più lacunosi rispetto a quelli riguar-
De cerimoniis di Costantino
Porfirogenito testimonia nel D( dante la figura maschile e consentono di tracciarne solo le linee generali di svi-
secolo l'uso imperiale di corone luppo, che in molti casi procedono di pari passo con l'evoluzione dell'accon-
di colore diverso (bianca, rossa,
verde, azzurra), a seconda delle ciatura.
occasioni ufficiali, non aggiun- Nel IV secolo comincia ad essere in voga una pettinatura vistosa, con i
gendo tuttavia particolari sulla
forma di tali oggetti: De cerimo- capelli riportati verso l'alto, appoggiati ad un posticcio e trattenuti alla base
niis, passirn. con un filo perlinato o con un nastro aureo ornato di pietre preziose (fig. 36) 39:
39 Emmanuel 1993, 113.
4nV.,ad esempio, Tert. De
questa moda, che non corrisponde ai canoni di modestia e semplicità propri di
virg. vel. XVI-XVII. una donna cristiana viene ripetutamente riprovata dalle fonti del tempo, da
J' Hier. Epistulae CXXX,7: Girolamo-" a Prudenzio" a Paolino da Nola J3, che ne testimoniano comunque
~alieniscripillis turritum verti-
cem struere~. la diffusione e la persistenza tra IV e V secolo.
J2 Prud. Psych. 183, ss. Anche la documentazione iconografica, a soggetto sia profano che religio-
J V a u l . Nol. Carmina 25,85, so, appare indicativa della sua adozione da parte delle classi elevate dell'Impe-
SS.
Age of Spirituality 1979, ro, come attesta ad esempio una statuetta di Aelia Flaccilla o Pulcheria prove-
26-27, n. 20; Byzance 1992, n. 4. niente da Cipro e oggi a Parigi, attribuita alla fine del IV o al secondo decennio
Claud. Laus Serenae 3-4:
«...solitam consurgere gem- del V* (fig. 40). La moglie di Stilicone, Serena, attorno al 400, viene raffigura-
mis...comam»; in un altro passo ta nello stesso modo in un dittico in avorio (fig. 33a), che trova riscontro peral-
(de VI cons. Honor., 527): «sub-
stringere comam gemmis». tro nelle parole che le' dedica Claudiano all'inizio del suo encomio45,e così la
46 Grabar 1980, fig. 161. Vergine nel mosaico con l'Annunciazione di S. Maria Maggiore4"fig. 44)>del
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
- - - - - - - - - - -
- - - - -
35. Budapest, Biblioteca Nazionale: disegno di statua eque-
stre di Giustiniano.

36. Esempi di corone femminili tra il V e il VI secolo: 1. Aelia


Flacilla; 2. Ariadne; 3. Imperatrice di NiS; 4. Imperatrice del Ca-
stello Sforzesco: 5.Teodora.

37. Milano, Museo Civico del Castello Sforzesco:


ritratto di imperatrice.
Ln tipologia e i motivi decorativi

432-440, che sembrerebbe avere i capelli trattenuti in alto da un filo di perle e


gemme, come nell'irnmagine precedente.
J7 Id. 1983, fig. 55. L'acconciatura potrebbe essere stata utilizzata almeno fino al secondo
.'8Age of Spirituality 1979, decennio del VI secolo, quando viene eseguito il dittico in avorio del console
33, n. 27 (datazione al 530-540).
49 Wien 1974, 19, n. A 19, fig.
Flavio Anastasio, nel quale appare più volte ripetuta per raffigurare i personag-
10; Age of Spirituality 1979, 3 1, gi femminili della famiglia imperiale 7.
J

n. 25; dittico del Bargello: Gra-


bar 1980, 276, fig. 318; Farioli Un'altra parallela linea di sviluppo del costume femminile si manifesta
Campanati 1982, 425-426, n. almeno a partire dalla fine del V o piuttosto dagli inizi del VI secolo, forse per
266, fig. 356; Paolucci 1994,
16-17 (con datazione ai primi un più stretto adeguamento alle norme religiose, con l'adozione di un coprica-
decenni del VI sec.). po non decorato, oppure omato di fili di perle, che tende ad avvolgere in modo
SnAgeof Spirituality 1979, sempre più completo i capelli.
292-294, n. 272 (primo quarto
del VI sec.); ~mmanueli993, La nuova acconciatura è documentata ad esempio, nei primi decenni del VI
116-117. fig. 4. secolo, in un ritratto marmoreo oggi al Castello Sforzesco di Milano (fig. 37) JX,
Ad esempio, in Age of Spi-
rituality 1979, 31, 33. in ritratti della famiglia imperiale, tra i quali due avorid9(fig. 38) identificati
Si tratta della prima figura come Ariadne, e in un altro busto di imperatrice con la mappa circense, in
da destra, evidentemente segna-
lata rispetto alle altre per il di- marmo (fig. 39). In queste raffigurazioni la forma regolare del copricapo,
verso rango nell'ambito della generalmente interpretato come una cuffia sembrerebbe far pensare ad un
rappresentazione. Un'altra, po-
sta in posizione di particolare ri- oggetto semirigido, forse sempre in stoffa, appositamente sagomato per conte-
lievo, appare immediatamente nere l'acconciatura raccolta in alto del periodo precedente.
alla destra dell'imperatrice, in-
dossando invece una sorta di L'usanza di dividere i capelli in due bande potrebbe inoltre avere influito,
parrucca, posta su una cuffia nello stesso periodo, sullo sviluppo di una forma caratteristica, insellata al cen-
analoga a quella delle altre dame
di corte: v. Angiolini Martinelli tro e con due rigonfiamenti ai lati, come nel ritratti già citati: in quello del
1969,48-50. Castello Sforzesco di Milano (fig. 37), due fasce perpendicolari decorate da un
53 Ad esempio nella scena
delle pie donne al Sepolcro in
doppio filo di perle si riuniscono in un medaglione circolare a tre pendenti
uno dei pannelli musivi di S. sopra la fronte e in un nodo erculeo sulla nuca; due profilature verticali di
Apollinare Nuovo a Ravenna: rinforzo, chiaramente caratterizzate sul retro della scultura, seguono la bomba-
Grabar 1980, fig. 164.
I4 Tra i numerosi esempi, v.
tura del copricapo. Nei due avori, invece (fig. 38), la fascia di perle presenta
l'affresco delle catacombe di un castone centrale quadrato sormontato da tre elementi, forse in lamina, ren-
Commodilla: Grabar 1980, fig.
176, e quello di S. Maria Anti- dendo ancora più vistoso l'effetto dell'acconciatura.
qua a Roma: ivi, fig. 178; il mo- L'uso del copricapo bombato appare in un'ulteriore variante a S. Vitale di
saico absidale di Parenzo: Pre-
log 1986, tav. 38, e della Ma- Ravenna indossato dalla stessa Teodora (fig. 47); nello stesso mosaico le figure
donna «Anghelokristos»di Kiti a femminili del seguito dell'imperatrice hanno invece il capo velato, coperto da
Cipro: Grabar 1980, fig. 144; la
raffigurazione della Vergine col una sorta di cuffia aderente o, in un solo caso, omato di diademas2 (fig. 7a):
Bambino del convento di Bauit: l'iconografia delle dame imperiali si inserisce in una tradizione iconografica
ivi, fig. 193; la scena della Pen-
tecoste nel Vangelo di Rabula ben consolidata, che sembra evidenziare il carattere cristiano delle immagini:
alla Biblioteca Laurenziana di si tratta infatti della forma prevalente scelta per i personaggi femminili neo-
Firenze: ivi, fig. 233.
s5 Delbrueck 1913,336,344-
testamentari 53, e in primo luogo per la Vergine54tra VI e VI1 secolo. Sul capo
345; Wessel 1961, 358; Lipin- di Teodora alla forma già evidenziata di copricapo imperiale sembra invece
sky 1962b, 397-398; Angiolini sovrapporsi la corona imperiale gemmata a fascia, arricchita da un castone ret-
Martinelli 1969.42-45.
56 Age of Spirituality 1979, tangolare tra due castoni triangole e con lunghi fili di perle ricadenti sulle
32-33, n. 26 (520-530). spalle s5.La stessa tipologia si riconosce in una testa coeva, attribuita all'impe-
57 Ad esempio un esemplare
del Louvre di provenienza siria- ratrice Eufemia e conservata a NiS (fig. 42)j6 e in pesi in bronzos7, continuan-
na, pubblicato in Byzance 1992, do ad essere attestata nella tradizione imperiale successiva, come ad esempio
n. 70.
"Farioli Campanati 1982,
nella raffigurazione costantinopolitana di Zoe, in S. Sofia (fig. 34), o di Irene
332,420-421. n. 250. nella Pala d'Oro di Venezia 5R.
38a. Firenze, Museo Nazionale del Bargello: avorio con imperatrice 38b. Vienna, Kunsthistorisches Museum: avorio con imperatrice in
stante. trono.

39. New York, Metropolitan Museum of Art: busto femminile con 40. Parigi, Bibliothèque Nationale, Cabinet des Médailles: statuetta
mappa. di imperatrice.
La ripologia e i motivi decorativi

Nel VI secolo avanzato è ancora documentata la forma sagomata insellata


al centro e con rigonfiamenti laterali, che in quest'epoca non sono più bombati
ma appuntiti: un busto e una testa di imperatrice conservate a Parigi59(fig. 41)
e nel chiostro di S. Giovanni in Laterano"', presentano inoltre una serie di fili
di perle applicate, che potrebbero suggerire la presenza di cuciture o di profila-
ture in materiale diverso da quello della base del copricapo.
La tradizione dell'acconciatura alta continua in età bizantina fino a raggiun-
gere forme tanto accentuate da impedire addirittura la possibilità di svolgere i
movimenti previsti dal cerimoniale, come nel caso dell'investitura di una delle
nobildonne «zostai», uno dei gradi più elevati della corte del X secolo, descrit-
ta nel Libro della Cerimonie di Costantino Porfirogenito. L'interessata indossa-
va infatti un copricapo detto «propoloma», che viene descritto così ingombran-
te da non permetterle, se non con enormi difficoltà, l'atto di adorazione dinanzi
all'imperatore h'.
Attributo peculiare e simbolo del potere imperiale, la corona assume con
l'avvento del cristianesimo anche una valenza religiosa, caricandosi da un lato
S9Ageof Spirit~~nlit?l 1979,
30. n. 24; Grabar 1980, fig. 253; del significato della vittoria sulla morte attraverso il sacrificio di Cristo ed il
Q

Byzance 1992. n. 6. martirio dei santi , dall'altro svolgendo una funzione importante nella liturgia
""V. Berielli 1992, fig. 9. nuziale, come testimonia già Tertulliano nel I1 secolo
6 1 De cerimoniis XLVII. Per
le acconciature femminili di arn- Al significato simbolico si può collegare anche la pratica, in continuità con
bito aulico in questo periodo a la tradizione pagana, di offrire corone votive nei luoghi di culto: l'uso è larga-
Costantinopoli v. Emmanuel
1993. mente documentato a Roma dal Liber Poiztzj7calis"; anche per Ravenna una
"Sulla documentazione nu- fonte di IX secolo, Andrea Agnello, attesta la presenza di questi donativi in
rnismatica v. Gerke 1966, 173-
186. Tra le numerose attestazio- chiese urbane e suburbane".
ni iconografiche si possono ri- Un esempio pervenutoci in ottimo stato di conservazione è costituito dalla
cordare il corteo rnusivo delle
vergini e dei martiri di S. Apolli- corona di re Recesvindo, oggi a Madrid, databile con esattezza tra il 653 e il
nare Nuovo a Ravenna (fig. 74) 672 (fig. 42). I1 gioiello, che apparteneva ad un tesoro di cui facevano parte
o la scena del Banchetto di Ero-
de del Codex sinopensis: Grabar almeno altre dodici corone votive, è del tipo a fascia decorata a sbalzo e trafo-
1980,204, fig. 227. ro, con perle, pietre e paste vitreee; l'aggiunta di ricchi pendenti e delle cate-
63 Tert., De corono, XIII: «co-
nelle di sospensione lavorate a traforo, rende tuttavia difficile un riscontro pun-
ronant et nuptiae sponsos...»; v.
anche Claud. Lnus Serenne 184- tuale con eventuali oggetti d'uso analoghih6.
185: «...iugalem coronam* . Lo stesso problema riguarda anche la «corona ferrea» del tesoro del Duomo
h.' V. cap. 1.11, nota 116.

V. cap. 1.11, nota 117.


di Monza h7,appartenuta alla regina Teodolinda e successivamente utilizzata
"Madrid, Museo Archeolo- come votiva (fig. 43), in questo caso soprattutto a causa dei vari interventi di
gico Nazionale, inv. 653.72: modifica o adattamento effettuati sul gioiello che sembrano averne alterato,
Hubert 1980, 233, fig. 248; G.
Ripoll Lopez, in Medievnl Spain almeno in parte, l'aspetto originario. È comunque significativa l'adozione di
1993, 53-55, nn. 12a-b (con bi- una tipologia risalente alla forma del diadema tardoantico a placche decorate
bliografia).
Sull'oggetto v. Cassanelli da castoni con pietre, alle quali si aggiungono elementi tipici del linguaggio
1991, 197 (fine VI-inizi VI1 artistico bizantino, come gli ornati vegetali a cloisons.
sec.); E. Zanini, in EAM, S.V.
«corona», 344 (con bibliografia Gli esempi presentati in catalogo corrispondono ad ornamenti per il capo de-
precedente); per altri elementi finibili «diademi», e non «corone», in quanto non rappresentativi del potere im-
del tesoro, databili a partire dal-
la metà del VI secolo, v. Farioli periale, ma aventi una funzione privata, prevalentemente estetica oppure fune-
Campanati 1982, 41-412, nn. raria. Tale distinzione, già adottata per gioielli di età ellenistica", viene quindi
207-21 1 (con bibliografia).
E. Lippolis, in Ori Taranto
utilizzata convenzionalmente anche per gli esempi di epoca bizantina, per i
1984, 111-1 17. quali non esistono precisi criteri di definizione: Isidoro di Siviglia, ad esempio,
41. Parigi, Museo del Louvre: ritratto di imperatrice. 42. Ni5, Narodnj Muzej: ritratto di imperatrice.

43b. Monza, Tesoro del Duomo: Corona Ferrea.

43a. Madrid, Museo Archeologico Nazionale: corona di Recesvindo.


Ln tipologia e i motivi decorativi

definisce genericamente «diadema» un ornamento femminile «ex auro et gem-


mis contextum», senza fornire alcun elemento di carattere tipologico h9.
I diademi noti archeologicamente sono fasce auree con pietre e paste vitree
incastonate, del tutto simili a quella della dignitaria di Teodora nel citato pan-
nello musivo di S. Vitale (fig. 47) e nelle raffigurazioni delle spose di ceto ele-
vato nei medaglioni e negli anelli nuziali. Gli oggetti pervenuti fino a noi nella
maggior parte dei casi appartengono tuttavia all'ambito funerario e ad una 1
zona geograficamente circoscritta, identificabile con l'attuale Crimea: in que-
st'area, tra l'ultimo quarto del IV e la prima metà del V secolo, sono infatti 1
documentate necropoli gote di culto cristiano, con numerosi oggetti di corredo,
parte dei quali ritenuti di produzione bizantina70.
l
Questo tardo utilizzo del diadema funerario potrebbe essere interpretato
come un segno di continuità del rituale tradizionale in ambienti particolarmen-
te conservatori, svincolati dalle leggi suntuarie vigenti nel resto dell'Impero.
L'uso di deporre i defunti con ritratti ornati di corone di foglie in lamina d'oro
appare infatti diffuso anche in Egitto, ma solo fino al 111-IV secolo, come ,
documentano i rinvenimenti del Fayyum. Anche in altre aree, come quella
israeliana, sono attestati diademi funerari in lamina aurea, ma raramente con
pietre, almeno fino alla fine del 111secolo 7 ' .
Gli esemplari noti, a fascia leggermente trapezoidale, presentano una deco-
razione a foglie rese schematicamente mediante tratti incisi e un elemento cen-
trale, costituito da una pietra incastonata (cat. I.5), da una croce (cat. 1.7) o dal
busto nimbato di Cristo (cat. 1.8). In questa tradizione si inserisce anche un
esemplare, di provenienza forse egiziana, con il chrismon inciso in una delle
paste vitree della fascia (cat. I.2), secondo un uso attestato anche da S. Gerola-
mo in una lettera dei primi anni del V secolo 72.
Particolarmente rilevante per la cronologia d'uso di questi diademi, che
M.C. Ross ritiene protrarsi fino al VI secolo 73 è un esemplare che presenta al
centro l'impronta di una moneta di Valentiniano I (364-375) (cat. 1.6). La con-
tinuità del tipo fino alla fine del VI secolo potrebbe forse essere confermata dal
gioiello, purtroppo perduto, in lamina aurea sbalzata, chiuso da «un cammeo
grande come una mandorla», rinvenuto insiene agli altri oggetti del tesoro di
Pantalica 74.
Di difficile interpretazione è un elemento trapezoidale in lamina con raffi-
gurazione sbalzata di Thyche, scoperto in Turchia prima del 1921 (cat. 1.1) e
Isid. X I X , 31, I .
conservato alla Walters Art Gallery: interpretato come pendente di corona,
I.Zaseckaja, in Goti 1994, esso potrebbe costituire uno dei prependulia di un diadema più complesso dei
114. precedenti, forse femminile 75, per il quale tuttavia non abbiamo confronti.
Un esempio da Kefar Gila-
di in Holy Lund 1986, n. 123. Un altro unicum, di ignota provenienza, oggi alla Walters Art Gallery di
72 Hier. Epistulae C V I I : Baltimora, presenta una fascia ottenuta dalla giustapposizione di placche qua-
«...regum purpura et ardentes drate in lamina (cat. 1.4): la stessa tipologia sembrerebbe raffigurata in un
diadematum gernmas patibuli
salutaris pictura condecoran>. medaglione di Costantino I da Sciscia, oggi a Washington e consentirebbe per-
ROSS1968,33. tanto una datazione del manufatto al TV secolo 76.
74 Orsi 1904.
Viene attribuito alla fine del VI secolo invece un esemplare del tesoro di
75 Verdier 1960, 128.
76 Age of Spirituality 1979,
Varna (Bulgaria), con decorazione traforata della fascia e medaglione con
37, n. 41. castoni, pietre e perle (cat. I.3), caratteristica di altri oggetti di oreficeria,
Corone, diademi e aghi crinali

soprattutto bracciali, considerati da C. Metzger prodotti di un medesimo ate-


lier di elevato livello artigianale, probabilmente costantin~politano~~.
A parte si propongono esempi di aghi crinali in bronzo (cat. I.2.a-C) rinve-
nuti in Grecia, in Italia meridionale e nel ravennate, per evidenziare la larga
diffusione di questo tipo di oggetto, eseguito anche in osso e avorio, tra IV e
VI1 secolo 78.La distinzione sulla base della forma della testa (globulare, polie-
drica o biconica), proposta da C. D'Angela partendo dall'analisi della docu-
mentazione di Avicenna, consente di constatare la diretta continuità delle pro-
duzioni da quelle di epoca tardoromana, e di verificare le strette interrelazioni
tra mondo indigeno e popolazioni germaniche della penisola italiana j9, ambito
nel quale tali oggetti appaiono a volte attestati nelle sepolture di Vi-VI1 secolo
n Metzger 1990.
In generale su questa classe in associazione con veli di broccatoSo.
v. Davidson 1952, 279-280; A questa produzione minore in bronzo, che risente strettamente delle tradi-
Amante Simoni 1984, 167; zioni artigianali locali, si affiancava una classe di manufatti di lusso in oro,
D'Angela 1988, 163-164.
79 D'Angela 1988, 163- 164. poco documentata: emblematico è, a questo riguardo, il ricordo della presenza
Baldini Lippolis 1997, 148 di esemplari d'oro, con smeraldi, perle e zaffiri, e d'argento, rinvenuti nella
(con bibliografia precedente). tomba attribuita a Maria, prima moglie di Onoriom,oggi purtroppo perduti e
8 ' A g e of Spirituality 1979,
306. non riconducibili pertanto ad una specifica tipologia.

2. Diadema coll. E. Guilhou


p.i., Egitto oro, pietre; L 3 1.1; 12.5
Vienna, Kunsthistorische Museum Fascia costituita da dieci elementi qua-
coll. T. Graf drati in lamina lavorati a giorno
oro, paste vitree; L 37.5; 1 3.5 con un traforo a reticolo; ciascun
Fascia in lamina con paste vitree in- elemento ha quattro pietre (ameti-
castonate di colore blu, verde e ste e «radici di smeraldo»), o perle,
rosso, una delle quali con chrismon incastonate agli angoli e un castone
1. Pendente di diadema o corona centrale rettangolare o ovale. Plac-
inciso.
m p.i., Turchia
Baltimora. Walters
Art ~ a l l e (inv.
r~
Bibliografia: Swoboda 1900, 47 (IV-
VI sec.) Cabrol, Leclerq, Diction-
che terminali con bordo esterno
arrotondato.
Bibliografia: Baltimore 1947, n. 419,
vaire, S.V. «diadème», fig. 3729.
57.546) tav. LXV; Deer 1955; Coche de la
acquistato a Smir- 3. Diadema Fertè 1961, n. IV; Age of Spiritun-
ne; coll. Back- lity 1979, 305, n. 277 (IV sec.);
stitz; coll. Von Varna (Bulgaria), tesoro, 1961
Varna, Museo Narorini (inv. I11 555) Jewelry 1979, 150, n. 420 (V sec.);
Gans Deichmann 1993,312.
oro, pietre; L 17.1; 1 oro, perle, pietre
3.8 Fascia in lamina traforata con reticolo
Fascia trapezoidale di rombi campiti da quadrifogli;
in lamina deco- elemento centrale trapezoidale col-
rata a sbalzo, legato mediante cerniere, decorato
con fascia a a filigrana e con castoni includenti

- girali e clipeo
raffigurante un
busto femminile
con corona tur-
rita, interpretato come Tyche, inco-
ronata da due Vittorie alate e l'i-
cinque perle e cinque pietre.
Bibliografia: Metzger 1990, 9-10, fig.
4.

4. Diadema
I l
5. Diadema funerario
Kertch (Crimea), via Gospital'naja,
1904
San Pietroburgo, Hermitage (inv.
18201541)
scrizione «Koo/pia». Una pietra oro, granato; L 63.2; a 4.3
quadrata incastonata (moderna). Lamina aurea trapezoidale con granato
Bibliografia: Zahn 1929, 43-44, n. circolare incastonato al centro e
100; Baltimore 1947, n. 457, Ver- foglie in lamina applicate.
dier 1960, fig. 3; Jewelry 1979, S.P. Bibliografia: I. Zaseckaja in Goti
150, n. 421 (VI sec.); Metzger Baltimora, Walters Art Gallery (inv. 1994, 114-1 15, fig. 11.2 (ultimo
1990, 1O, fig. 5. 57.549) quarto IV-prima metà V sec.).
La tipologia e i inorivi decorativi

r 7Stelo a sezione circolare e testa globu-


lare.
Bibliografia: G. Guidoni Guidi, in
I
Ravenna e Classe 1983, 185, n.
6. Diadema funerario 16.8.
Kertch (Crimea), via Gospital'naja,
cripta 154, 1904 2.b
San Pietroburgo, Hermitage (inv.
18201317) a testa poliedrica
oro; L 47.5, a 3.5 (V-VI1 sec.) v
--.

Lamina decorata al centro con l'im-


pressione di una moneta di Valen-
tiniano I (364-375); ai lati foglie
schematizzate carnpite da piccoli
1. Ago crinale
Avicenna, necropoli l
Bari, M u s e o Archeologico (inv.
cerchi. 27833)
Bibliogra$a: I. Zaseckaja in Goti 1994, bronzo, L 5.7
124-125, fig. II.2.a (seconda metà Stelo a sezione circolare e testa polie-
IV sec.). 2.a drica.
a testa globulare Bibliografia: D'Angela 1988, 162,
7. Diadema funerario
p.i., Crimea
- z-"&
(IV-VII sec.)
--na-.%-
.
-.---.M.-
11.86, tav. LXXIX (V-VI1 sec.).
P--L. -
Richmond, Virginia Museum of Fine 1.Ago crinale
Arts 2.c
Corinto
Williams Fund Corinto, Museo Archeologico (inv. a testa biconica
oro; L 21 8 157) (VI-VI1 sec.)
& -.--
-L4 , -
Lamina decorata con foglie di palma e bronzo; L 5.6
croce greca centrale; fori alle estre- Stelo a sezione circolare e testa globu- 1. Ago crinale
mità per il fissaggio. lare. Bari, M u s e o Archeologico (inv.
Bibliografia: Ross 1968, 19, n. 18.b Bibliogrclfia: Davidson 1952, 281, n. 27843)
(VI sec.). 2272, tav. l 16 (IV-V sec.). Avicenna, necropoli
bronzo; L 2.2
8. Diadema funerario 2. Ago crinale Stelo a sezione circolare frammentario
p.i., Crimea Avicenna, necropoli e testa biconica.
Richmond, Virginia Museum of Fine Bari, M u s e o Archeologico (inv. Bibliografia: D'Angela 1988, 163, n.
Arts 27840) 92, tav. LXXIX (VI-VI1 sec.)
Williams Fund bronzo; L 5.8
oro; L 20 Stelo a sezione circolare e testa globu- 2. Ago crinale
Lamina decorata con fori alle estremità lare. Cimitile, Basilica di S. Tornmaso,
per il fissaggio; foglie di palma, Bibliografia: D'Angela 1988, 162, n. tomba G2, I1 livello
triangoli campiti a linee parallele e 8 1, tav. LXXIX (VI-VI1 sec.). Cimitile, Deposito Soprintendenza
due croci gigliate ai lati di un pan- (inv. S T 15)
nello rettangolare centrale con 3. Ago crinale bronzo, L 5.2, d testa 0.8, d ago 0.2
busto di Cristo, nimbato e benedi- Classe (Ravenna, Emilia Romagna) Stelo a sezione circolare e testa biconi-
cente. Ravenna, Museo Archeologico Nazio- ca
Bibliografia: Ross 1968, 19, n. 18.a nale (inv. BO 57946) Bibliografia: Stasolla 1993, 260-261 e
(VI sec.). bronzo; L 5.2 277, n. 32, fig. 47 (VI-VI1 sec.).
In epoca tardoantica l'uso degli orecchini sembra essere stato quasi esclusi-
vamente femminile, spesso in abbinamento con collane che ne riprendevano
gli stessi motivi decorativi.
Non è tuttavia da escludere un utilizzo anche maschile di questo tipo di
gioiello: S. Agostino, attorno alla metà del V secolo, lamenta ad esempio l'abi-
tudine da parte di alcuni uomini di portare un orecchino sospeso «irz ssinzmis ex
una parte auriculis... rzorz ad placerzdum homirzibus sed ad sewierzdum daenzo-
nibus» l : si tratta tuttavia probabilmente di un fenomeno circoscritto, forse di
origine orientale, come sembrerebbe documentare Isidoro di Siviglia, che defi-
nisce «greco» l'uso maschile di un unico orecchino indossato a destra'. Questi
accenni delle fonti appaiono di particolare interesse se confrontati con la docu-
mentazione archeologica di alcune aree dell'Impero, come ad esempio la Sici-
lia e la Sardegna, dove il rinvenimento di orecchini comprende quasi esclusi-
vamente un solo esemplare, o l'Italia meridionale, dove tuttavia lo stesso feno-
meno si manifesta in maniera meno accentuata, in rapporto a zone come l'E-
gitto, da cui provengono solo esemplari a coppie. Anche considerando la man-
canza di analisi antropologiche, situazioni di dispersione del materiale o aspetti
specifici del rituale funerario, non si può ignorare l'esistenza di elementi con-
comitanti alla definizione di un aspetto del costume che potrebbe aver interes-
sato anche l'ambito costantinopolitano, troppo parzialmente documentato per
questa tipologia di gioiello per poter essere utilizzato come termine diretto di
riferimento.
In generale, comunque, la documentazione iconografica e quella archeolo-
gica, sebbene spesso imprecise e lacunose, sembrano attestare la generale
appartenenza degli orecchini all'ambito femminile: come in età imperiale,
infatti, ai numerosi esemplari noti fanno riscontro gli ammonimenti, a volte
sarcastici, rivolti alle donne dagli scrittori cristiani affinché non indossino orec-
chini vistosi e pesanti3 e non permettano alle proprie figlie di forarsi i lobi4.
Questi gioielli sembrano infatti considerati, quasi piì~di tutti gli altri, ina-
datti ad una donna cristiana, tanto da non comparire quasi mai, al contrario
' Aug. Epistulae CCXLV, 2, delle corone o delle collane, nelle raffigurazioni della Vergine o di sante. Una
del 423. delle rare eccezioni è costituita dalla rappresentazione di personaggi femminili
? Isid. XIX, 3 ] , l o : «Inaures
ab aurium foraminibus nurzcic- nei mosaici di S. Maria Maggiore a Roma (fig. 44): qui, tuttavia, pare prevale-
patne, quibuspretiosa grana de- re il desiderio di evidenziare il ruolo preminente, sia della Vergine che delle
pendent. Harum usus in Grae- altre figure della narrazione musiva, come la sorella del faraone, proprio attra-
cia: puellae utraque aure, pueri
tantum dextra gerebantn. verso gli ornamenti preziosi, che contribuiscono ad indicare lo status e la cen-
Ad esempio Tert. De cuttu tralità dei soggetti.
I , 9 , 3: agraciles aurium cutes
Kalendarium expendunt*; Cypr. Tranne rarissime eccezioni, gli orecchini appaiono indossati solo da perso-
De hab. virgin. 14: d n vulnera naggi che non appartengono alla sfera del sacro, imperatrici, dame di corte e
inferri auribus Deus voluit...M
posteade aurium cicatricibus et personificazioni di concetti astratti o delle stagioni, raffigurate nei mosaici
cavernis pretiosa grana depen- parietali e pavimentali. Altre figure femminili con orecchini sono presentate
deant ... n ; Joh. Chrys. In sulle stoffe (figg. 45-46), mentre solo raramente la presenza di fori in corri-
Mattheum hom. L X X X I X ; In
Johanri. Hom. LXIX; 117 epist. spondenza dei lobi attesta l'originaria applicazione di questo tipo di ornamento
ad Philippenses CIII. in sculture di marmo '.
.' Hyer Epistulue. CVII, 5.
' Ad esempio v. Byzance Nonostante le esortazioni cristiane alla sobrietà cui si è accennato, tra il IV
1992, n. 4. e il VI1 secolo gli orecchini sembrano essere i gioielli più diffusi e tipologica-
Ln tipologia e i rnotivi decorativi

mente articolati, manifestando da un lato stretti legami con la tradizione orafa


tardo-imperiale, dall'altro documentando i'elaborazione di forme innovative
sia da un punto di vista tipologico, sia per l'aspetto iconografico.
La totale mancanza di un quadro di insieme al quale fare riferimento nell'a-
nalisi delle forme rende estremamente difficile un esame, anche a grandi linee,
della ricca documentazione esistente. Si è tentata un'esemplificazione di quelle
più diffuse, adottando, per quanto possibile, precedenti ipotesi di classificazio-
ne e cercando di dare uniformità ai dati. In questo modo sono stati individuati
nove tipi principali, con varianti e sottovarianti che dipendono da carattensti-
che formali o tecniche evidenti, ma non necessariamente significative da un
punto di vista cronologico.

Tipo 1: orecchini ad anello semplice (con sei varianti).


Tipo 2: orecchini ad anello con vaghi.
Tipo 3: orecchini ad anello con poliedro (con due varianti).
Tipo 4: orecchini ad anello con pendenti (con sette varianti).
Tipo 5: orecchini a doppio pendente (con quattro varianti).
Tipo 6: orecchini a cerchio con applicazione (con sei varianti).
Tipo 7: orecchini a corpo semilunato (con tre varianti).
Tipo 8: orecchini a ceste110 (con quattro varianti).
Tipo 9: orecchini a gancio.

Per le varianti e le sottovarianti di ogni tipo si è adottato un criterio discri-


minante che dipende da elementi formali, quali la diversa forma della verga, la
presenza di pendenti, di castoni o di altri elementi decorativi, che vengono spe-
cificati nella discussione di volta in volta.

Tipo 1

Variante a: a sezione circolare o ovale


- senza chiusura
- chiusura a gancio.
Variante b: a sezione circolare con decorazione a globetti.
Variante C:a sezione circolare con ispessimento al centro.
Variante d: a sezione circolare con ispessimento al centro dell'arco inferiore e filo
perlinato
- senza applicazioni
- con applicazioni
Variante e: a sezione quadrangolare, circolare alle estremità.
Variante f: a sezione piatta.

Uno dei tipi più diffusi è l'orecchino costituito da un cerchio di filo metalli-
co rastremato alle estremità: la semplicità di questa forma, attestata com'è
ovvio anche in altri periodi, non ne consente una datazione su base tipologica,
44. Roma, S. Maria Maggiore: mosaico con Annunciazione (part.).

45. San Pietroburgo, Hermitage: stoffa copta


con personificazione di Ge.

46. Londra, Victoria and Albert Museum: stoffa


copta con Nike.
Ln tipologia e i motivi decorativi

che risulta anzi impossibile in assenza di validi elementi contestuali di riferi-


mento.
Le difficoltà di attribuzione cronologica e la frequente presenza di esempla-
ri di scarso valore intrinseco, eseguiti in bronzo o rame, hanno determinato una
scarsa attenzione per questo tipo di gioiello, che solo recentemente ha ricevuto
una proposta di sistematizzazione da C. Stasolla, sulla base di un contesto
omogeneo, costituito dagli esemplari rinvenuti nella necropoli tardoantica di
Cimitile 6.
In base a questa distinzione gli esemplari proposti, databili tra VI e VI1
secolo, vengono raggruppati utilizzando come elemento discriminante la sezio-
ne dell'anello di sospensione, che può essere circolare o ovale privo di decora-
zione (variante a: cat. II.l.a.1-5) ) e presentare una decorazione a globetti
(variante b: cat. II.l.b.1-2), un ispessimento al centro dell'arco inferiore
(variante C: cat. 11.l .C. l-2), oppure entrambi questi elementi (variante d: cat.
II.l.d.1-3). La prima forma è stata ulteriormente distinta in due gruppi, a
seconda del tipo di chiusura, priva di elementi significativi oppure a gancio.
In tutte e quattro le varianti gli orecchini presentano soluzioni molto ele-
mentari che, oltre ad essere attestate anche in altri periodi ', vengono adottate
spontaneamente in ambiti diversi, senza che si debba necessariamente pensare
ad interazioni o a specifiche dipendenze morfologiche. Resta perciò ipotizzabi-
le, anche se difficilmente verificabile, la possibilità di un'influenza costantino-
politana solo per le varianti più complesse, con decorazione a granulazione o
con fili perlinati applicati alla verga, caratteristiche presenti su altri gioielli di
provenienza orientale, con possibili influssi sulla produzione degli esemplari
più semplici in oro e bronzo. Questa derivazione potrebbe essere documentata,
ad esempio, dagli esemplari della variante 2.II.l.d, e in particolare dall'orec-
chino 2.11.1 .d.3 di Atene, che sembra rappresentare una rielaborazione tipolo-
gica dell'esemplare costantinopolitano 2.11.1 .d.l, proveniente da un tesoro
databile tra la fine del VI e il VI1 secolo e morfologicarnente apparentabile a
un bracciale a verga dello stesso rinvenimento (2.VIi.l.b.l).
Gli orecchini di Cimitile hanno permesso di riconoscere altre due varietà
del tipo ad anello semplice, distinte sempre sulla base della sezione della
verga, che può essere anche quadrangolare (variante e: cat. II.l.e.1) o appiattita
(variante f: cat. 11.1.f.l): come per gli esemplari precedenti la classificazione
non sembra comportare alcuna distinzione cronologica significativa, probabil-
mente segnalando in questo caso solo differenti attività artigianali a livello
locale.

Tipo 2
In Pani Emini 1993.
V . ad esempio l'analogia Da tombe molto povere, prive di altri elementi di corredo e quindi di diffi-
strutturale della quarta variante
con orecchini di età classica cile datazione, provengono alcuni orecchini ad anello semplice rastremato, con
«a navicella assottigliata»: T. vaghi in pasta vitrea inseriti direttamente nella verga (Tipo 2). La loro presenza
Shojer, in Ori Taranto 1984,
130-137. nella necropoli di C a n n ~(Puglia) Vi colloca cronologicamente tra' VI e VI1
L D'Angela 1992b, 308. secolo (cat. II.2.3), ma si tratta di un termine che probabilmente deve essere
Orecchini

ritenuto solo indicativo, data l'estrema semplicità della forma. Lo stesso


discorso riguarda due esemplari siciliani, rinvenuti in aree cimiteriali datate
genericamente in età bizantina, la cui cronologia non può essere ulteriormente
dettagliata (cat. 11.2.1-2).

Tipo 3

Variante a: senza pendenti.


Variante b: con poliedro decorato a granulazione.

Una situazione più complessa caratterizza gli orecchini ad anello rastremato


terminante con un poliedro eseguito nello stesso metallo della verga (Tipo 3,
variante a): questi gioielli, denominati da V. Bierbrauer «Polyederohrringe mit
massivem Endkopfen» 9, provengono da aree diverse, tra cui Turchia (cat.
II.3.a. l), Grecia (cat. II.3.a.2), Sicilia (cat. II.3.a.3), Sardegna (cat. II.3.a.4),
Italia (cat. II.3.a.5-7), Spagna ed Europa centrale, determinando problemi
interpretativi circa l'origine della tipologia e i centri di produzione. La presen-
za del tipo a Conimbriga in un contesto del IV secolo In ha fatto avanzare l'ipo-
tesi di dipendenze della forma-base dal patrimonio tardo romano, con uno svi-
luppo successivo tra V e VI secolo, nelle altre regioni di sostrato latino e anche
in Oriente ' l .
Gli orecchini sono diffusi anche nell'oreficeria gota, dando luogo a varianti
nelle tipiche forme artigianali barbariche, con poliedro in lamina d'oro trafora-
ta e castoni contenenti almandini '?.
Un'altra variante, con il poliedro decorato a granulazione (variante b) è
invece attestata, purtroppo fuori contesto, in Turchia (cat. II.3.b.l), in Siria
(cat. II.3.b.2) e in Italia meridionale (cat. II.3.b.3-4): in questo caso potrebbe
trattarsi di una rielaborazione costantinopolitana della tipologia di base, espor-
tata dal190riente nelle regioni in stretto contatto commerciale ed amministrati-
vo con la capitale tra il V e il VII secolo.

Tipo 4
Bierbrauer 1975, 163-167.
'O Conimbrign VII, 142, n. Variante a: pendenti di filo senza chiusura.
217, tav. XXXIV. Variante b: pendenti di filo con pietre e chiusura a gancio
" Hessen 1983, 17. Dovrebbe - verga non decorata, un pendente
essere verificata l'associazione
tra orecchini di auesto tipo ed - verga non decorata, due pendenti
esemplari 'a cestdlo' (v. tipo 8) - verga non decorata, tre pendenti
in un contesto funerario di Sum- - verga decorata a globetti.
ma Vesuviana che comprendeva
anche monete di Arcadio: Paga- Variante C: pendenti di filo con pietre e chiusura ad innesto
no 1995, 40 (ritrovamento del
1938). - verga non decorata, un pendente
"Bierbrauer 1978, tav. CIX, - verga non decorata, tre pendenti
3; per alcuni esempi v. anche
Goti 1994, figg. 111.20, 111, 25; - verga decorata con filo perlinato, un pendente
In. 59-60,111.86,111, 97. - verga decorata a globetti, tre pendenti
47. Ravc S. Vitale: mosaico con il corteo di
Teodora -1.

48. Madaba, sala di Ippolito: mosaico con personificazioni di città (part.).

72
Orecclziizi

- verga decorata a globetti, quattro o più pendenti.


Variante d: pendenti a treccia o catena con chiusura a gancio
- un pendente
- tre pendenti.

Variante e: pendenti a treccia o catena con chiusura ad innesto


- tre pendenti
- quattro pendenti.

Variante f: pendenti a goccia.


Variante g: pendenti circolari.

La continuità con la tradizione dell'oreficeria romana si manifesta in


maniera evidente negli orecchini ad anello con pendenti mobili (Tipo 4); gli
esemplari di epoca bizantina devono essere considerati, infatti, l'evoluzione
naturale di precedenti produzioni non attribuibili ad unico centro artigianale,
con un'accentuazione di caratteristiche già evidenti negli esemplari del 11-111
secolo, quali l'accostamento dell'oro o del bronzo a pendenti policromi.
Dopo il IV secolo aumentano le dimensioni degli orecchini, che continuano
ad essere eseguiti con materiali diversi, oro, argento, bronzo, pietre preziose o
paste vitree, evidentemente per offrire la possibilità di costi differenziati. I
numerosi documenti iconografici, che confermano l'esistenza del tipo in oro
con pietre in relazione ad una classe socialmente elevata, non consentono nella
maggior parte dei casi di precisare la variante raffigurata, trattandosi di esem-
plificazioni rese necessariamente in modo semplificato: tra i numerosi esempi
uno dei più chiari è quello che riguarda Serena, raffigurata attorno al 400 nel
dittico di Stilicone con un paio di orecchini a cerchio con due grandi pietre
pendenti (fig. 46). Nella prima metà del VI secolo l'imperatrice Teodora, nel
pannello musivo di S. Vitale (fig. 47), sembra indossare invece orecchini a cer-
chio con un castone quadrato pendente collegato ad un segmento di filo aureo
con una perla ed una pietra e anche le dame del suo seguito portano orecchini
dello stesso tipo, con pendente di filo aureo ornato di pietre verdi, forse sme-
raldi (fig. 7). Di difficile identificazione sono gli esemplari rappresentati nei
mosaici di S. Maria Maggiore a Roma già ricordati (fig. 44), e in mosaici pavi-
mentali nord-africani e siriani 13, dove la resa schematica dei particolari rende
difficile un preciso riscontro tipologico.
La vasta diffusione degli esemplari e la tendenza ad un'omologazione della
produzione sono state messe in evidenza da G. Ciampoltrini, in un riesame
della tipologia tra IV e VI secolo sulla base di due gioielli in oro da Luni (cat.
II.4.c.6) 1 4 . L'uniformità degli orecchini noti e la difficoltà nel reperimento di
elementi datanti significativi non consentono di chiarire la scansione cronolo-
gica delle attestazioni, che continuano ininterrottamente, dopo il IV secolo,
almeno fino alla metà del VII.
Sulla base della documentazione archeologica, sono state distinte sette
" Ciampoltrini 1989, 737,
note 7-8. varianti principali degli orecchini ad anello con pendenti: gli elementi presi in
l4 Ibid. considerazione sono il tipo di chiusura dell'anello di sospensione (a gancio o
l
La tipologia e i rnotivi decorativi

ad innesto) e la forma del pendente (di filo aureo con perle e pietre, a catena o
treccia, a goccia, oppure circolare). 1
Ad una prima variante sono stati ricondotti esemplari di V-VI secolo perve-
nuti privi di chiusura e non apparentabili con sicurezza ad alcuno degli altri 1
gruppi riconosciuti (variante a: cat. II.4.a.l-6). Questi orecchini non sono rife-
ribili ad un preciso ambito geografico e cronologico: per una coppia in oro rin-
1
venuta in Croazia (cat. II.4.a.2) viene avanzata una proposta di attribuzione al
IV secolo, mentre gli altri esemplari si considerano più tardi, soprattutto sulla
base del confronto con tre orecchini appartenenti al tesoro di piazza della Con-
solazione a Roma (cat. II.4.a.3-5) datato tra la seconda metà del V e gli inizi
del VI secolo.
La forma del pendente costituisce un utile elemento di distinzione per gli
esemplari con chiusura a gancio e pendenti costituiti da segmenti di filo aureo
arricchiti da perle, pietre o paste vitree (variante b, cat. II.b.1-18).
Tra gli orecchini in oro si può supporre l'esistenza di prodotti costantinopo-
litani, come farebbe ritenere l'esistenza di esemplari rinvenuti in Turchia (cat.
II.4.b.l), in Oriente (presumibilmente i reperti cat. II.4.b.7-9 e 14) o in aree in
stretto rapporto con Costantinopoli, come l'Egitto (cat. II.4.b.12-1 3), la Grecia
,
(cat. II.4.b.15), la Sicilia (cat. II.4.b.2-3 e 16) e la Sardegna (cat. II.4.b.4-5); da
esemplari privi di contesto è documentata anche una variante con verga deco-
rata con triangoli di globetti (cat. II.4.b.17-18), caratteristica più tarda che,
comunque, appare maggiormente attestata tra gli orecchini con chiusura ad
innesto.
Cronologicamente la variante appare diffusa a partire dal IV secolo: un
orecchino costantinopolitano, ritenuto coevo al sarcofago che lo conteneva,
costituirebbe uno degli esempi più antichi (cat. II.4.b.l); entro gli inizi del VI
secolo si data un esemplare del tesoro di piazza della Consolazione (cat.
II.4.b.6). La continuità di produzione fino alla fine del VI secolo è documenta-
ta, almeno in Sicilia, da un esemplare in argento (cat. II.4.b.3) rinvenuto con
una moneta di Tiberio Costantino (578-582); anche gli orecchini di Corrzus
(Sardegna) vengono datati tra la metà del VI e il VI1 secolo (cat. II.4.b.4-5),
confermando la persistenza della tipologia e i suoi rapporti di stretta analogia
con quella con chiusura ad innesto e pendenti di filo aureo (variante C).
In quest'ultima variante la differenza nel tipo di chiusura, più che a ragioni
cronologiche, sembra potere essere imputata a preferenze ed abitudini dei sin-
goli laboratori artigianali; rispetto al gruppo precedente, gli esemplari con
chiusura ad innesto sembrano manifestare, nella maggior parte dei casi, una
resa tecnica più accurata e un maggiore pregio, includendo spesso pietre di
valore elevato o di notevoli dimensioni.
Si tratta inoltre del gruppo che avrà maggior seguito in Oriente durante
l'età mediobizantina IS, evolvendosi in tipi raffinati con bulle ai lati dell'arco
di sospensione ed elementi decorativi a smalto cloisonné, con l'aggiunta di
l 5 Due esempi rappresentati-
vi, uno dei quali con busto del- perle e pietre inserite, mediante grappe auree, negli anelli saldati inferiormen-
l'imperatore Giovanni I Tzimi- te. Negli esemplari tardoantichi, invece, a tali anelli sono sospesi pendenti,
(969-976)3in ' l o r y f' By- anche se conservati solo in rari casi, come ad esempio nell'orecchino della
zanlium 1997,244-245, nn. 166-
167. variante b al Museo di Kassel (cat. II.4.b.17) e in un altro esemplare deconte-
stualizzato del British Museum (cat. II.4.c.20): la sporadicità delle attestazio-
ni sembra comunque far escludere una sistemazione delle pietre analoga a
quella di età mediobizantina, dal momento che mancano comunque, negli
esemplari noti, tracce delle grappe auree utilizzate per il fissaggio di tali ele-
menti decorativi.
Per quanto riguarda i possibili centri di produzione valgono le considera-
zioni già espresse: un insieme abbastanza omogeneo di esemplari con verga
decorata a globetti attribuibili al IV-VI secolo, è attestato in Egitto (cat.
II.4.c.l-2, 8-9), Sicilia (cat. II.4.c.11-15, 18-19), Italia meridionale (cat.
II.4.c.3-4, 16-17) e settentrionale (cat. II.4.c.5), Tunisia (cat. II.4.c.6) e viene
generalmente ritenuto di esecuzione costantinopolitana, oppure di realizzazio-
ne locale per influsso della capitale d'Oriente.
In assenza di una chiara distinzione tra modelli ed imitazioni, una verifica
delle caratteristiche tecniche e stilistiche degli esemplari noti può portare in
qualche caso al riconoscimento di gruppi corrispondenti ad ambiti di produzio-
ne specifici. A botteghe costantinopolitane, ma diffusi soprattutto sulla costa
nord-africana, ad esempio, sembra possibile attribuire gli orecchini con pen-
dente costituito da un castone e da un segmento di filo aureo con pietre, docu-
mentati in Egitto e in Tunisia (cat. II.4.c.l-2, 6, 8-9). La provenienza costanti-
nopolitana, come già accennato, potrebbe essere documentata dal mosaico
ravennate con Teodora (fig. 47), che tuttavia non costituisce in ogni caso una
prova del luogo di esecuzione degli esemplari noti, ma solo della loro diffusio-
ne nella capitale nella prima metà del VI secolo. I1 gruppo si colloca, in base ai
dati editi, tra la fine del IV e il VI secolo.
Probabilmente tra la metà del VI e la seconda metà dell'VIII secolo la
variante si evolve nella forma semplificata eseguita a stampo, spesso in bron-
zo, che presenta triangoli di globetti e un ispessimento al centro dell'arco infe-
riore. Questo gruppo di esemplari, ampiamente documentato in Istria, viene
ritenuto un'imitazione di modelli bizantini e assume la denominazione di «tipo
Pinguentino» dal nome della necropoli nella quale è stato rinvenuto un rilevan-
te numero di attestazioni I h . La stessa tipologia tuttavia si riscontra con fre-
quenza anche in altre località dell'Impero, in Sicilia (cat. II.4.c.11-15 e 18-19),
Puglia (cat. II.4.c.3-4 e 16) e Campania (cat. II.4.c.17), apparentemente con un
aumento progressivo dei pendenti, che raggiungono il numero di sei nell'esem-
plare già citato del ~ r i t i s hMuseum (cat. II.4.c.20).
Un'origine orientale si può ipotizzare con maggiore sicurezza per gli orec-
chini ad anello, con pendenti costituiti da un segmento di catena o di treccia e
con chiusura a gancio (variante d: cat. II.4.d. 1-8) o ad innesto (variante e: cat.
II.4.e.l-11).
Anche in questo caso la distinzione tra gli esemplari in base alla chiusura
non sembra implicare differenze di datazione, ma solo una diversa tradizione
artigianale. Invece indicazioni cronologiche possono forse essere desunte dal
numero, che anche in qcesto caso sembra subire un aumento progressivo, e
dalla forma del pendente, con una probabile posteriorità degli esemplari a trec-
cia rispetto a quelli a catena, di tradizione tardoromana.
L.a tipologia e i ntotivi decorativi
~

I rinvenimenti riguardano essenzialmente l'area orientale dellYIrnpero,Tur-


chia (cat. II.4.e.l-2), Cipro (cat. II.4.d.8; 2.11.4.e.8-9), Siria (2.11.4.e.10), Pale-
stina (cat. II.4.d.l; 2.11.4.e.3), Egitto (cat. II.4.d.2-5; 2.11.4.e.4 e Il), Ucraina
l
(cat. II.4.d.6-7), collocandosi cronologicamente tra la fine del VI o gli inizi del
VI1 secolo, epoca di attribuzione degli orecchini di Lambousa (2.11.4.e.8-9) e i:
terzo venticinquennio del VI1 secolo: il termine più tardo sembra infatti costi-
tuito dalla coppia di esemplari (2.II.4.e.10) del tesoro di Palmira. La datazione,
oltre che dai dati di rinvenimento degli esemplari noti, viene confermata dalla
raffigurazione di questo tipo di orecchini su una stoffa con Hestia, oggi a
i~
Washington 17,e nel mosaico della Sala di Ippolito a Madaba (fig. 48) l*. l
Una migliore qualità di esecuzione ed il riferimento a tecniche e forme
orientali si manifestano chiaramente in un'altra variante degli orecchini del
tipo a gancio, che ha come elemento distintivo la presenza di un pendente a
goccia (variante 0:questo elemento, lavorato a traforo o a filigrana, in alcuni
esemplari presenta anche una raffinata inserzione di pietre, perle o paste vitree
sospese al centro del pendente.
La provenienza degli orecchini da Costantinopoli, Cipro, Israele, Creta e
dall'Italia Meridionale ha fatto supporre a M.C. Ross che la stessa capitale
d'oriente ne sia stata, tra VI e VI1 secolo, il luogo principale di produzione 19.
Una coppia di esemplari del tesoro di Caesarea Maritima (cat. II.4.f.4), databi-
le entro gli inizi del VI1 secolo, e gli orecchini del tesoro di Lalnbousa (cat.
II.4.f.2-3), confermano l'ambito cronologico proposto, permettendo probabil-
mente di precisare ulteriormente l'uso di questo ornamento tra la fine del VI e
la prima metà del secolo seguente.
Lo stesso tipo di pendente viene utilizzato in collane di provenienza orien-
tale, riferibili allo stesso arco temporale e al medesimo orizzonte culturale20:le
analogie formali tra gli esemplari potrebbe far pensare ad una produzione in
serie di alcuni elementi dei gioielli, utilizzati nelle varie classi di oggetti a
seconda delle necessità di committenza. Notevoli affinità si possono notare,
inoltre, con gli orecchini a corpo semilunato ", sia per la tecnica a traforo che
descrive motivi vegetali (cat. II.4.f.1, 4-6 e 8), sia per la lavorazione dell'orlo
I7Ross 1968,23.
della lamina, sia per l'aggiunta, in alcuni esemplari, di un filo aureo con vaghi
l8 Jordanien 1987,318-319. e perle che segue il profilo esterno dell'orecchino (cat. II.4.f.2-3, 5). In un
I y Ross 1965, 69. esemplare del museo di Napoli (cat. II.4.f.6) è presente, inoltre, un tipico
lo Oltre agli esemplari pre-
sentati in catalogo, v. i gioielli
dischetto saldato al vertice del pendente, che trova stretto confronto in un
siciliani recentemente presentati gruppo di orecchini della stessa forma, con elementi analoghi ai lati dell'anello
in Pazzi 1998,48-48 e 71, nn. 37 di sospensione2'.
e 39: si tratta di due pendenti in
oro con decorazione traforata a A favore dell'ipotesi di una esecuzione costantinopolitana della variante
motivi vegetali (L 2.8) e di una con pendente a goccia, potrebbe infine essere citata la schematica raffigurazio-
coppia di orecchini aurei con
anello di sospensione ritorto, ne di orecchini della stessa forma nella coppia di esemplari a disco di Senise,
ametista sospesa all'intemo del- attribuiti al VI1 secolo73.
la lamina e cinque bulle saldate
all'orlo (L 2.8); i manufatti ven- Molto vicino morfologicamente ai precedenti è infine un orecchino del
gono attribuiti al VII-VI11 se- museo di Damasco, con pendente circolare decorato a filigrana e con pietre e
colo.
perle (variante g: cot. II.g.1). La presenza di un filo aureo con perline che
V. cap. 2, cat. 11.7.
22 V. cap. 2, cat. 11.7.31-38.
segue la sagoma del gioiello e della caratteristica pietra sospesa al centro di
I3V.cap. 2,cat. II.5.d.l. esso, accomuna infatti questo esemplare ad alcuni orecchini sia del tipo a goc-
Orecchini

cia che a corpo semilunato: pertanto sembra plausibile suporre, anche per que-
sto gioiello una datazione tra la fine del VI e la metà del VII secolo.

Tipo 5

Variante a: castoni e pendenti di filo aureo


Variante b: elemento filigranato e pendenti di filo aureo
Variante C: lamina con castoni e pendenti di filo aureo
- lamina non traforata
- lamina non traforata, a pelta
- lamina traforata
Variante d: disco con decorazione cloisonné e pendenti cruciformi

Una versione più elaborata del tipo precedente è caratterizzata dalla presen-
za di un doppio pendente collegato all'anello di sospensione, in una forma che
ripete in maniera enfatizzata gli elementi decorativi e strutturali degli esempla-
ri del tipo già esaminato, aumentandone generalmente le dimensioni e utiliz-
zando pietre più vistose.
Negli orecchini di questo gruppo, tutti in oro, i pendenti inferiori sono
costituiti da un numero variabile di segmenti di filo aureo con pietre, mentre
quelli superiori possono essere rappresentati da un castone (variante a), da un
elemento filiganato (variante b), da una lamina (variante C) o da un disco con
decorazione cloisorzrzé (variante d).
Si tratta quindi di gioielli particolarmente appariscenti, non solo per le
dimensioni, che superano i 12 cm di lunghezza in esemplare egiziano (cat.
II.5.c.8), ma soprattutto per l'originalità dei modelli e per l'elevata qualità di
esecuzione, tecnicamente confrontabile con le migliori realizzazioni delle altre
classi di gioielli. Questo carattere di eccezionalità, nell'ambito tuttavia di un
linguaggio espressivo comune all'area orientale-mediterranea, permette di ipo-
tizzare per alcune varianti una provenienza costantinopolitana, considerando
anche l'ambito prevalente di rinvenimento degli oggetti in Turchia e in area
egea. Anche la concentrazione cronologica degli oggetti tra il VI e la metà del
VI1 secolo può contribuire a definire i caratteri di una produzione specifica di
botteghe di alto livello della capitale d'oriente.
A parte deve essere considerata l'esistenza di un gruppo omogeneo di pro-
venienza egiziana attribuibile al VII-inizi VI11 secolo, probabilmente realizzato
irz loco su ispirazione dei gioielli cui si è accennato, in uno stile sontuoso,
vivace e originale.
Un'attribuzione costantinopolitana è certa per gli esempi con il pendente
superiore ornato da castoni (variante a) e da segmenti di filo aureo con pietre,
rinvenuti in Turchia (cat. II.5.a.l-3): una datazione su base stilistica al IV seco-
lo, ipotizzata per due dei gioielli presentati, potrebbe segnalare l'esistenza di
una tradizioiie orafa che tuttavia si sviluppa soprattutto dopo il VI secolo,
quando vengono realizzati gli orecchini del tesoro di Mitilene (cat. II.5.a.4). A
questo orizzocte cronologico appartiene anche un'altro paio di esemplari, con
Ln tipologin e i rnotivi decornriili

il pendente superiore formato da nove castoni con perle e pietre disposte a


triangolo (cat. 11.5.a.5), rinvenuto in Spagna meridionale: la sua presenza viene
messa in relazione con l'ambiente di corte del re visigoto Recaredo, il quale,
nell'ultimo quarto del VI secolo, strinse stretti rapporti con la corte bizantina,
adottandone costume e cerimoniale IJ. I1 ritrovamento dei gioielli in Occidente,
quindi, probabilmente può essere spiegato con un'importazione da Costantino-
poli, forse come donativo imperiale, più che con artigiani locali che abbiano
imitato modelli orientali. A questa conclusione contribuisce anche il confronto
con gli oggetti cui si è già accennato a proposito del diadema di Vama?5,una
produzione omogenea evidentemente destinata alla classe dirigente bizantina.
Ad uno stesso ambito culturale di riferimento si deve probabilmente asse-
gnare una coppia di orecchini del Museo Benaki con pendente superiore trian-
golare eseguito a filigrana, con perle, pietre e paste vitree (variante b: cat.
II.5.b.l): si tratta di gioielli isolati da un punto di vista morfologico, anche se
tecnicamente confrontabili con altri orecchini e con pendenti caratterizzati da
un filo di perle lungo il margine esterno, attribuibili al VI1 secolo. Anche l'uso
della filigrana che descrive un motivo a voluta si ritrova in collane dello stesso
periodo, come nel caso di un esemplare del tesoro di Lambousa e in uno di un
tesoro siriano ?h, entrambi databili tra la fine del VI e la prima metà del VI1
secolo.
Orecchini a doppio pendente, con l'elemento superiore in lamina con castO-
ni (variante C),sono attestati in Turchia (cat. II.5.c.l) e a Creta (cat. II.5.c.2) tra
VI e VI1 secolo, mostrando le possibilità inventive delle botteghe della capitale
nella rielaborazione della tipologia tradizionale dell'orecchino ad anello con
pendenti: soprattutto nella coppia di Costantinopoli, la quantità delle perle e
delle pietre e l'accuratezza degli ornati a granulazione permettono di apprezza-
re in maniera evidente il gusto bizantino per la policromia e la sontuosità dei
gioielli destinati all'èlite sociale della capitale.
Morfologicamente sono stati distinti gli esemplari con lamina non ritaglia-
ta, cui si è fatto riferimento, da quelli a lamina traforata, provenienti dall'Egit-
to (II.5.c.8-l l), considerando a parte anche il gruppo con lamina traforata e
pendente a pelta, rappresentato da orecchini rinvenuti in Sardegna (cat.
II.5.c.3) e in Italia meridionale (cat. II.5.c.4-5).
Quest'ultima varietà costituisce probabilmente una produzione locale sud-
italica, sviluppatasi contemporaneamente a quella degli orecchini «a cestello»
(II.8), ai quali è legata da particolarità tecniche, quali gli elementi decorativi
con globetti dell'arco di sospensione e a granulazione del pendente, e l'area di
diffusione, comune anche all'ambito germanico ?'. I1 ritrovamento di alcuni
esemplari in Italia meridionale ha fatto ipotizzare l'esistenza di elaborazioni di
?.'Ageof Spirituality 1979, VI-inizi VI1 secolo che utilizzano tecniche locali adattandole ad una tipologia
314. di importazione centro-europea. A queste forme si affiancano inoltre manife-
'q. cap. 2, cat. 1.3.
V. cap. 2, cat. III.l.a.2 e
stazioni di ambito provinciale, rappresentate in catalogo da una coppia di esem-
cat. 111.1 .b.9. plari rivenuti in Sardegna (cat. II.5.c.3) che sembra avvicinarsi maggiormente al
?' Esempi senza castoni da gusto bizantino: la stessa tipologia si riscontra ad esempio in un pendente di
Assmeritz in Noll 1974, 72, nn.
K.2-7, fig. 5 l , datati al 400 ca. cintura del tesoro di MitileneZY, di fine VI-VI1 secolo, che si inquadra però in
'X V. cap. 2, cat. VIII.1.2. maniera molto più coerente nell'ambito delle produzioni orientali.
Passando ad esemplari pii1 tardi, come già accennato, i gioielli egiziani (cat.
II.5.c.8-l l), provenienti in prevalenza dalla zona di Antinoe, costituiscono un
gruppo tipologicamente omogeneo, con caratteristiche precise probabilmente
riferibili a botteghe locali attive tra il VI1 e gli inizi dell'VIII secolo. Si tratta
di esemplari molto lunghi, oltre i 10 cm, con una lamina triangolare traforata e
decorata con motivi vegetali o pesci e castoni con pietre; caratteristico è anche
il sistema di collegamento, mediante cerniere, tra gli elementi che costituisco-
no i pendenti.
Problemi analoghi a quelli della variante con pendente a pelta riguardano la
soluzione da un elemento circolare in lamina con decorazione cloiso~zrzée pen-
dente secondario cruciforme (variante d): l'unico esempio noto, una coppia di
orecchini da Senise (cat. II.S.d.l), accostata da A. Melucco Vaccaro al tipo «a
ceste110 con capsula posteriore piana, parallela al disco anteriore» 2y, presenta
strette analogie tipologiche anche con fibule ed anelli decorati a smalti entro
alveoli, rinvenuti prevalentemente in Italia Meridionale.
Questi orecchini forniscono un termine di riferimento cronologico sicuro
per l'intero gruppo, entro la seconda metà del VI1 secolo, sulla base dell'im-
pressione di un solidus di Eraclio e Tiberio (659-668) sul retro della lamina dei
due pendenti. La produzione dei gioielli viene attribuita ad orafi di Costantino-
poli, centro di sviluppo della tecnica degli smalti entro alveoli; non si può
escludere, tuttavia, anche in questo caso, che in Italia meridionale si fosse svi-
luppato un artigianato specializzato nella tecnica cloisomzé,a vantaggio di una
committenza locale con aspirazioni di emulazione nei confronti della corte
della capitale.

Tipo 6

Variante a: circolare
- cerchio liscio e chiusura a gancio
- cerchio liscio e chiusura ad innesto
- cerchio ritorto e chiusura a gancio

Variante b: emisferica o discoidale


Variante C: biconica
Variante d: di filo con pietre
Variante e: castone applicato
Variante f: lamina applicata

Ad un tipo morfologicamente differente rispetto ai precedenti appartengono


esemplari con elementi saldati all'arco inferiore dell'anello di sospensione
(tipo 6): sulla base della forma di queste applicazioni sono state distinte sette
varianti, dalle più semplici, ornate da un cerchio (variante a) o da un elemento
in lamina (varianti b-C),alle più complesse, decorate con pietre, castoni elami-
ne filigranate (varianti d-f). Vengono trattati a parte, per comodità di esposizio-
Melucco Vaccaro 1974, ne, gli orecchini «a corpo semilunato» (tipo 7) e «a cestello» (tipo 8), che pure
11. costituiscono soluzioni correlate a questo gruppo di gioielli.
Passando ad esemplari più tardi, come già accennato, i gioielli egiziani (cat.
II.5.c.8-1 l), provenienti in prevalenza dalla zona di Antinoe, costituiscono un
gruppo tipologicamente omogeneo, con caratteristiche precise probabilmente
riferibili a botteghe locali attive tra il VI1 e gli inizi delllVIII secolo. Si tratta
di esemplari molto lunghi, oltre i 10 cm, con una lamina triangolare traforata e
decorata con motivi vegetali o pesci e castoni con pietre; caratteristico è anche
il sistema di collegamento, mediante cerniere, tra gli elementi che costituisco-
no i pendenti.
Problemi analoghi a quelli della variante con pendente a pelta riguardano la
soluzione da un elemento circolare in lamina con decorazione cloisolzlzé e pen-
dente secondario cruciforme (variante d): l'iinico esempio noto, una coppia di
orecchini da Senise (cat. II.S.d.l), accostata da A. Melucco Vaccaro al tipo «a
ceste110 con capsula posteriore piana, parallela al disco anteriore» 29, presenta
strette analogie tipologiche anche con fibule ed anelli decorati a smalti entro
alveoli, rinvenuti prevalentemente in Italia Meridionale.
Questi orecchini forniscono un termine di riferimento cronologico sicuro
per l'intero gruppo, entro la seconda metà del VI1 secolo, sulla base dell'im-
pressione di un solidus di Eraclio e Tiberio (659-668) sul retro della lamina dei
due pendenti. La produzione dei gioielli viene attribuita ad orafi di Costantino-
poli, centro di sviluppo della tecnica degli smalti entro alveoli; non si può
escludere, tuttavia, anche in questo caso, che in Italia meridionale si fosse svi-
luppato un artigianato specializzato nella tecnica cloisomzé, a vantaggio di una
committenza locale con aspirazioni di emulazione nei confronti della corte
della capitale.

Tipo 6

Variante a: circolare
- cerchio liscio e chiusura a gancio
- cerchio liscio e chiusura ad innesto
- cerchio ritorto e chiusura a gancio

Variante b: emisferica o discoidale


Variante C: biconica
Variante d: di filo con pietre
Variante e: castone applicato
Variante f: lamina applicata

Ad un tipo morfologicamente differente rispetto ai precedenti appartengono


esemplari con elementi saldati all'arco inferiore dell'anello di sospensione
(tipo 6): sulla base della forma di queste applicazioni sono state distinte sette
varianti, dalle più semplici, ornate da un cerchio (variante a) o da un elemento
in lamina (varianti b-C),alle più complesse, decorate con pietre, castoni elami-
ne filigranate (varianti d-f). Vengono trattati a parte, per comodità di esposizio-
Melucco Vaccaro 1974, ne, gli orecchini «a corpo semilunato» (tipo 7) e «a cestello» (tipo 8), che pure
11. costituiscono soluzioni correlate a questo gruppo di gioielli.
Lo tipologin e i motivi decorativi

La variante con cerchio applicato (a) manifesta al suo interno differenze


nella forma dell'anello di sospensione, che può essere liscio o ritorto, nella
chiusura, a gancio o ad innesto, e nel numero delle applicazioni. L'interno del
cerchio saldato all'anello di sospensione può essere decorato a filigrana, con
un motivo a volute che descrivono una croce «gigliata», elemento che riscon-
triamo frequentemente anche nelle altre varianti.
La diffusione degli esemplari noti sembra interessare prevalentemente l7E-
gitto (cat. II.6.a.l-6 e 12-14), da dove, con ogni probabilità, potrebbe essersi
sviluppata una circolazione di prodotti e di modelli verso aree vicine, come la
Grecia (cat. II.6.a.7 e 10) e la Sicilia (cat. II.6.a.8 e 11) e forse anche in Orien-
te, come potrebbe far pensare l'esistenza di un orecchino della stessa variante
in un tesoro siriano (cat. II.6.a.9). Tuttavia forse è preferibile l'ipotesi di una
produzione policentrica, trattandosi di una forma di serie, comune e morfolo-
gicamente molto vicina a quella degli orecchini con pendenti e triangoli di
globetti sull'arco inferiore dell'anello di sospensione che, come si è visto,
costituiscono una delle forme più diffuse in tutto il Mediterraneo, soprattutto a
partire dal VI secolo e per un lungo arco di tempo. Da un punto di vista crono-
logico la variante con applicazione circolare sembra collocarsi in una fase ini-
ziale della produzione, tra il VI e il VI1 secolo, con un apparente coesistenza
dei due tipi di chiusura: uno degli esemplari siciliani (cat. II.6.a.11) rinvenuto
con monete di Tiberio I1 Costantino (578-582) stabilisce un termine di riferi-
mento sicuro, almeno per gli esemplari con innesto, nella seconda metà del VI
secolo.
All'anello di sospensione possono essere saldate anche applicazioni in
lamina di forma emisfenca o discoidale (variante b), con decorazioni a granu-
lazione e a filigrana: alcuni esempi provenienti da Sicilia (cat. II.6.b.3-4),
Ucraina (cat. II.6.b.l) e Croazia (cat. II.6.b.2) potrebbero rendere plausikile
uno sviluppo della variante a partire dalla fine del VI secolo; l'esemplare com-
preso nel tesoro di Kharievka (Ucraina) permette inoltre di prolungare la cro-
nologia d'uso di questa forma, in alcune zone, fino al VII-VI11 secolo (cat.
II.6.b. l).
In Egitto pare che siano diffusi invece gli orecchini con applicazione bico-
nica in lamina (variante C); resta purtroppo approssimativa la datazione al VI-
VI1 secolo degli esemplari noti (cat. II.6.c.l-Il), confluiti tutti nel mercato
antiquario 30; il confronto con collane che contengono analcghi elementi bico-
nici ", utilizzati come vaghi o come elementi di sospensione per pendenti,
sembrerebbe tuttavia dare consistenza a tale indicazione cronologica e alla
concentrazione geografica segnalata.
A Costantinopoli si può far risalire un orecchino di particolare pregio e ric-
chezza compositiva, con pendenti fissi di filo aureo e pietre, applicati all'arco
20 Numerosi altri esemplari inferiore della verga (variante d, cat. II.6.d.l). Purtroppo anche in questo caso
privi di provenienza sono con- si tratta di un unicum privo di elementi di riferimento contestuale, ed è pertan-
servati presso I' Antikenmuseum
di li^^ e vengono datati al 111 to possibile solo una datazione approssimativa del gioiello al VI1 secolo su
sec.: Berlin 1988,365, nn. 20-21 base stilistica.
e 23.
j1 V. cap. 2, cat. 111. I.a.1,
Le ultime due varianti sono rappresentate da forme piuttosto rare, riscontra-
III.l.c.17. te in Sicilia e in Basilicata, la cui aderenza a tendenze generali dell'oreficeria
Orecchini

bizantina potrebbe far ipotizzare un'influenza tipologica orientale. Al tesoro di


Pantalica (Sicilia) appartiene una coppia di orecchini con castone ad orlo perli-
nato saldato all'anello di sospensione (variante e: cat. II.6.e.l): gli orecchini si
datano, con il contesto di ritrovamento, al VI1 secolo.
Infine in un esemplare di Venosa (Basilicata), che viene attribuito al V e VI
secolo, è presente una lamina rettangolare decorata con racerni in filigrana
(variante f: cat. II.6.f.l), che può essere considerata probabilmente come una
nelaborazione locale di motivi orientali.

Tipo 7

Variante a: filigranato
- a girali senza pendenti
- a girali a croce entro clipeo
- a girali con pendenti

Variante b: traforato
-cerchio distinto, globetti e pendente interno
- orlo perlinato
- bulle e castoni
- bulle
- bordo distinto e bulle
- dischetti ai alti dell'anello di sospensione e bulle
- bordo distinto, dischetti ai lati dell'anello di sospensione e bulle
- bordo distinto, dischetti ai lati dell'anello di sospensione e globetti
- filo aureo e perle lungo il profilo esterno
- orlo con globetti
Variante C:sbalzato
- decorato a registri con bulle
- bordo decorato con bulle
- bordo decorato a globetti

Gli orecchini a corpo semilunato rientrano morfologicamente tra le varianti


degli orecchino a cerchio con applicazione. È sembrato tuttavia più utile consi-
derarli come un tipo a parte, a causa della quantità e qualità della documenta-
zione esistente, che ne fanno un campione tipologico particolarmente signifi-
cativo nello studio dell'oreficeria bizantina.
La denominazione del gnippo deriva dalla forma dell'applicazione in larni-
na, che veniva ritagliata e decorata a filigrana (variante a) oppure ricavata
mediante una matrice litica (varianti b-C). Le dimensioni a volte notevoli della
lamina stessa, che tuttavia è sempre molto leggera, potevano rendere necessa-
rio il fissaggio sul retro di una barretta di filo aureo destinata a sostenerne la
forma (cat. II.7.c.2).
La decorazione figurata presenta pochi soggetti, peraltro molto diffusi in
ambito bizantino, e occupa l'intera superficie della lamina senza suddivisioni
interne, oppure si distribuisce su registri sovrapposti, recanti ciascuno uno spe-
-
La tipologia e i inotivi decorotivi

cifico motivo ornamentale; ai soggetti raffigurati con la tecnica ad impressione


potevano aggiungersi elementi a traforo e ad incisione, a volte con l'inserzione
di castoni con pietre ed elementi pendenti. L'anello di sospensione ha, in tutti i
casi considerati, una chiusura a gancio e il margine inferiore dell'orecchino è
sempre ornato, presentando a seconda dei casi una decorazione perlinata, abbi-
nata a globetti o ad elementi sferici a doppia valva detti generalmente «bulle».
Poiché la forma-base è molto diffusa in Oriente fin dall'età arcaicax, I'on-
gine della tipologia, non risulta di facile individuazione. Riscontri significativi
di epoca ellenistico-romana si possono notare soprattutto nella produzione
orafa cipriota di orecchini in lamina semilunata non traforata, talvolta con
castoni e pietre, che presentano un bordo perlinato, anelli per la sospensione di
catenelle pendenti o per il passaggio di filo aureo3.
Una maggiore conoscenza di questa produzione cipriota sarebbe particolar-
mente importante per verificare la possibilità di una persistenza tipologica fino
alla tarda antichità: da Cipro, infatti, provengono gli esemplari a corpo semilu-
nato che sembra di dover annoverare tra i più antichi nell'ambito della produ-
zione bizantina. Altri confronti si possono stabilire con alcuni orecchini rinve-
nuti in Siria e a Tiro, probabilmente sempre riferibili ad una prima fase di pro-
duzione. Allo stato attuale delle conoscenze, potrebbe essere possibile, quindi,
identificare nell'area cipriota e siriana l'epicentro della diffusione tipologica
della variante filigranata, che sembra precedere quelle a lamina traforata e
soprattutto quella sbalzata, che costituisce la varietà di collegamento con le
successive produzioni islarniche e mediobizantine.
Gli orecchini con applicazione semilunata completamente filigranata
>
(variante a), attestati a Cipro (cat. II.7.a.1, 4-5), in Siria (cat. II.7.a.6-7), in
I Libano (cat. II.7.a.2-3), presentano una decorazione a girali geometrizzati o a
volute con croce centrale entro clipeo; raramente al margine inferiore della
lamina sono sospesi pendenti a catena (cat. II.7.a.6-8). Le attribuzioni crono-
1
logiche degli esemplari noti mostrano una grande divergenza di opinioni,
i
C basate essenziamente su criteri stilistici a causa della mancanza di elementi
!: contestuali. Pur tenendo presente la possibilità di una continuità della produ-
!
zione dall'epoca romana, periodo al quale è stato attribuito un esemplare di
ignota provenienza (cat. II.7.a.8), sembra preferibile ritenere questa variante
i.
I
coeva o di poco precedente a quella con lamina traforata, che viene attribuita
i'
alla fine del VI-VI1 secolo sulla base di un esemplare appartenente al tesoro di

1:
Mersin (II.7.b.41) e di orecchini rinvenuti in una necropoli ungherese
(II.7.b.39) ".
I1 secondo gruppo esaminato, costituito da orecchini con lamina decorata ad
impressione e a traforo (variante b), sembra essere il più rilevante da un punto
di vista numerico, costituendo anzi una delle forme in assoluto più diffuse nel
! mondo bizantino.
I
I
1
2'Bibliografia in Baldini
1991.

VII, 7.
Karageorghis 1962.
!.' Werner 1974, 123- 124, tav.
Un unico rinvenimento da Homolion (Tessaglia) presenta una decorazione a
girali, un pendente aureo a goccia collegato all'anello di sospensione e nove
globetti saldati all'orlo (cat. II.7.b. l). Non si conoscono confronti per questo
esemplare, che rimane un unicum nella documentazione, nonostante i chiari
l :
legami morfologici con la tipologia generale e un richiamo a modelli prece-
denti di produzione probabilmente cipriota.
La presenza di un bordo esterno perlinato sembra connotare esclusivamente
esemplari provenienti da quest'isola (cat. II.7.b.2-5) e dalla Siria (cat. II.7.b.6),
che presentano un repertorio decorativo che ricorre anche in altre varianti, e
che appare limitato a soggetti vegetali o zoomorfi. Particolarmente diffuso è il
ricorso al motivo tipicamente cristiano dei due pavoni che si abbeverano al
kantharos o che si dispongono ai lati di un elemento vegetale, simboleggiante
l'Albero della Vita, o di una croce greca entro clipeo. Un solo esemplare del
Museo Kanellopoulos (cat. II.7.b.l l ) esibisce un altro motivo particolarmente
diffuso nelle altre varianti, ovvero un uccello, probabilmente un'aquila, fronta-
le e ad ali spiegate. Questo soggetto, oltre che in orecchini, appare anche nei
pendenti, nei fermagli di collana, negli anelli e in altri oggetti di oreficeria
orientale? di particolare interesse è l'inserimento di questa iconografia su una
patera d'argento del Museo Archeologico di Cagliari, dove l'aquila ad ali spie-
gate viene associata al serpente con un evidente significato simbolico di vitto-
ria sulla morte e sulle forze del malejh.
Forse a ricerche innovative locali in una fase cronologicamente più avanza-
ta si deve l'esistenza di una coppia di orecchini rinvenuti a Kruja (Albania),
che oltre alla consueta decorazione con pavoni ai lati di un elemento vegetale
includono quattro castoni per pietre (cat. II.7.b.14). L'accostamento delle pie-
tre al fondo aureo della lamina provoca un effetto coloristico particolarmente
evidente, mentre il carattere peculiare di questi gioielli non facilita una verifica
dell'attribuzione cronologica al VII-IX secolo: la somiglianza morfologica con
gli altri esemplari noti porta tuttavia a ritenere eccessivamente ampio l'arco
cronologico proposto, che difficilmente può estendersi oltre l'VI11 secolo.
La presenza di sfere cave a doppia valva (da quattro a sette), saldate all'orlo
inferiore degli orecchini, caratterizza il gruppo numericamente più rilevante
del tipo a lamina traforata (cat. II.7.b.14-36): alle tre varianti iconografiche già
riscontrate per l'elemento centrale della composizione figurata (Albero della
Vita, kantharos, croce entro clipeo) se ne aggiunge una quarta, ovvero un
uccello entro clipeo. I rinvenimenti ciprioti sembrerebbero, per la variante in
oggetto, meno numerosi di quelli turchi e siciliani; questi ultimi, in quantità
relativamente cospicua, vengono generalmente ritenuti prodotti costantinopoli-
35 V. cap. 2, cat. 111. l .a.4,
tani, collegandone la diffusione in Sicilia con la permanenza siciliana della
III.l.c.13, 111.8.2, VII.l.a.7, corte di Costante 11. È più probabile tuttavia che nell'isola stessa esistesse una
VII.l.a.21, VLI.3.b.l l, VlI.4.b.7, produzione locale di questo tipo di gioiello, dovuta ad orafi della capitale o
VII.4.b.8, VIII.2.b. l; il medesi-
mo soggetto compare in una elaborata sulla base di modelli importati 37.
croce aurea da Senise, conserva- La varietà dei luoghi di rinvenimento degli orecchini a corpo semilunato
ta nel museo di Reggio Calabria:
Geraci 1975, 25, tav. 111, dove il rende infatti improbabile l'ipotesi di un'unica sede di produzione, individuabi-
soggetto viene letto come un le unicamente in Costantinopoli 3X, mentre appare plausibile quella di una pro-
«pellicano ad ali spiegate che
sanguina dal petto squarciato». duzione policentrica: rimane tuttavia difficile stabilirne le sedi, data la carenza
'"Pani Ermini 1981.. 75.. n. dei dati di rinvenimento e la scarsità di informazioni circa l'attività delle botte-
118. ghe orafe dei singoli centri.
" Farioli Campanati 1982,
359. Al gruppo con bulle saldate all'orlo appartengono anche alcuni esemplari
3XRoss1965, 68, n. 87. che si distinguono per un'incomiciatura a giorno del campo figurato, che oltre
LA tipologin e i morivi decorativi

ai consueti pavoni affrontati presenta gli stessi uccelli disposti dorso contro
dorso; in un esemplare, che testimonia la diffusione del tipo in Puglia, è raffi-
gurato anche il motivo con un solo uccello ad ali spiegate (cat. II.7.b.26).
Un orecchino di ignota provenienza, oggi a Richmond (cat. II.7.b.36),
mostra l'associazione tra il bordo distinto lavorato a giorno e caratteristici
dischetti aurei saldati sulla lamina. in modo da coprire il punto di giunzione
dei fili perlinati. Questo espediente tecnico, che ricorre anche in altri tipi di
gioielli, potrebbe forse contribuire a definire gli oggetti prodotti da una specifi-
ca bottega: i luoghi di provenienza, tuttavia, appaiono come in altri casi impre-
cisi o piuttosto disparati, se si eccettua la comune dipendenza dall'orbita di
influenza bizantina. Appare interessante notare, tuttavia, il legame esistente da
un punto di vista tecnico e iconografico con gli orecchini con pendente a goc-
cia già esaminati (ad esempio cat. II.4.f.6), che in alcuni esemplari mostrano
dischetti aurei saldati e la tipica palmetta decorativo-simbolica. L'analogia a
volte è anche morfologica, caratterizzata dalla presenza di anellini esterni
all'orlo, entro i quali viene fatto passare un filo aureo con perle e paste vitree.
Negli orecchini a corpo semilunato questi elementi sono piuttosto rari, attestati
in un esemplare del Museo Benaki con la lamina traforata decorata da un
monogramma personale (cat. II.7.b.40), e in due esemplari rinvenuti nella
necropoli di Keszthely-Fenékpuszta (cat. II.7.b.39).
Come ultima variante degli orecchini a lamina traforata vengono considerati
gli esemplari con globetti saldati all'orlo in un numero variabile da tre a cinque
(cat. II.7.b.37-38 e 41-44); di esecuzione più semplice rispetto agli ornamenti a
doppia valva, prevedono una decorazione costituita prevalentemente da un
unico uccello ad ali spiegate: oltre ad una coppia del tesoro di Mersin (cat.
II.7.b.41), solo di due degli esemplari presentati, provenienti da Smirne e da
Erythrae, si conosce con certezza il luogo di rinvenimento (cat. II.7.b.42).
Gli orecchini a lamina non traforata decorata a sbalzo (variante C),costitui-
scono la forma più tarda del tipo: gli esemplari sono compresi all'interno di tre
varietà che sono state distinte in base alla partizione del campo figurato e alla
decorazione dell'orlo con bulle o globetti pieni. La prima varietà raggruppa
esemplari, rinvenuti in Puglia ed in Sicilia, caratterizzati dalla divisione della
lamina in registri e dalla presenza delle bulle (cat. II.7.c.l-3). I soggetti sono
quelli zoomorfi già riscontrati e, in un solo caso (cat. II.7.c.3), compare anche
la raffigurazione di grappoli ai lati di un elemento vegetale. Lo stesso motivo,
un'innovazione iconografica legata forse ad una datazione più recente, viene
espresso in modo più elegante in un orecchino della seconda variante, con
bordo decorato e globetti, assegnabile a bottega costantinopolitana (cat.
II.7.c.6). L'altro esemplare attribuito al medesimo gruppo proviene invece dal-
l'Albania (cat. II.7.c.4): vi è rappresentato il consueto uccello frontale ad ali
spiegate, motivo che non consente di specificare la cronologia dell'esemplare,
attribuito generalmente al VI1 secolo.
Gli orecchini con bordo decorato e completato da globetti (cat. II.7.c.6-10)
costituiscono l'ultima sottovariante del gruppo a lamina sbalzata, privo di indi-
cazioni di provenienza e di contesto. Alcuni tra quelli noti presentano i consueti
Orecchini

due pavoni ai lati del kantharos o due grappoli d'uva e sono stati datati su base
stilistica al IX-XIII secolo.
Qualora risultino confermate da rinvenimenti sicuri le datazioni proposte su
base stilistica per questi orecchini, ci si troverebbe di fronte ad una fase di svi-
luppo che mantiene a diversi secoli di distanza le caratteristiche di base degli
esemplari del VI e VI1 secolo. In assenza di dati cronologicamente probanti,
appare tuttavia verosimile ritenere i manufatti a lamina non traforata un'evolu-
zione diretta delle forme precedenti, probabilmente già a partire dal VI1 secolo,
soprattutto nel caso degli orecchini cretesi (cat. II.7.c. 9), siciliani (cat. II.7.c.l-
2), pugliesi (cat. II.7.c.3) ed albanesi (cat. II.7.c.4).
In un'epoca cronologicamente più avanzata, certamente posteriore alla fine
del VII secolo, il tipo continua comunque ad essere attestato in Oriente sia in
diretta continuità con le forme precedenti, arricchito di elementi filigranati e
cloisorzlzé, sia assumendo caratteristiche stilistiche specifiche di tradizioni arti-
gianali differenti, come documentato da esemplari di ambito islamico -" o
costantinopolitano (figg. 76-80)40.

Tipo 8

Variante a: cestello a calice floreale.


Variante b: cestello ernisferico a giorno
- con elemento centrale
- con castoni

Variante C: cestello emisferico a capsula non traforata.


Variante d: cestello con capsula posteriore piana, parallela al disco anteriore.

Anche gli orecchini «a cestello» o <<acanestro» risulterebbero compresi nel


tipo già esaminato con applicazione saldata all'anello di sospensione; le carat-
teristiche peculiari di questa forma e l'approfondita analisi di cui è stata ogget-
to, ne rendono tuttavia preferibile una presentazione separata. Va comunque
messo in evidenza il rapporto con la tipologia di base e anche l'analogia
morfologico-decorativa con gli orecchini con pendente a pelta già esaminati,
che interessano probabimente il medesimo ambito geografico e cronologico.
Dopo studi di carattere generale sulla forma, ampiamente documentata in
Europa centrale e in Italia, una prima classificazione sistematica degli esem-
plari noti è stata formulata nel 1971 da 0 . von Hessen4', con alcune precisa-
39 Glory of Byzantium 1997, zioni successive di A. Melucco VaccaroJ2: in particolare il ritrovamento di
419-422, nn. 276-279 (X-XII
sec.). orecchini a cestello in Sicilia ha modificato l'opinione secondo la quale la
" Esempi in Art Byznntin tipologia sarebbe stata un prodotto esclusivo dell'oreficeria «barbarica». È
1964,379, n. 435 (X-XI sec. ) e
in Glory of Byzantium 1997, stata ritenuta improbabile anche l'ipotesi di un'origine orientale, sostenuta in
246-247, nn. 170-171 e 308- un primo tempo da A. Riegl, dal momento che non sono stati trovati orecchini
311, nn. 210-212 (XI-XII sec.).
a cestello nelle regioni siriaco-costantinopolitane. Si è giunti pertanto alla con-
" Hessen 197 1.
42 Melucco Vaccaro 1972.
clusione di ritenere il tipo una produzione locale in aree di «profonda e prolun-
43 Ibid. gata» romanizzazione, in continuità con la tradizione orafa tardo imperiale-".
Una successiva recensione tipologica di E. Possenti ha ulteriormente
approfondito lo studio di questi orecchini sulla base degli esemplari noti in Ita-
lia, sviluppando gli aspetti legati all'evoluzione della forma, alla sua produzio-
ne e alla diffusioneU. Anche in questo lavoro, come nei precedenti, l'elemento
saldato all'anello di sospensione, il cosiddetto «cestello» o «canestro» è stato
utilizzato come indicazione discriminante per la comprensione tipologica del
materiale.
Le varianti riconosciute sono tre, con cestello a calice floreale (variante a),
emisferico a giomo (variante b) ed ernisferico a capsula non traforata (variante
C); le prime due presentano caratteristiche morfologiche che permettono di
riconoscere alcuni sottogruppi.
Una quarta variante, descritta dalla Melucco Vaccaro e non trattata dalla
Possenti, presenta infine un cestello con capsula posteriore piana e parallela al
disco anteriore (variante d).
Gli orecchini con cestello a calice floreale (variante a) possono presentare
un anello di rinforzo indipendente, una fascia saldata sul retro del cestello e
utilizzata sia per rinforzo che per la sospensione di un pendente mobile, oppure
un anello di sospensione a cappio. I tre elementi si riscontrano in esemplari
databili tra la seconda metà del VI e il VI1 secolo, anche prima della conquista
longobarda dell'Italia e della Pannonia da parte degli Avari. Si tratta quindi di
una produzione locale policentnca, sviluppatasi su premesse tipologiche del-
l'oreficeria tardoromanaJ6. Assente in Oriente, rari esempi di questa forma,
con anello di rinforzo indipendente, sono stati rinvenuti in Sardegna (cat.
LI.8.a.l-2) e in Puglia (cat. II.8.a.3), mentre la maggior parte delle attestazioni
riguardano l'Italia settentrionale e l'Europa centro-meridionale 7.
J

Una dipendenza dalla presenza longobarda è stata esclusa anche per la


seconda variante, con cestello ernisferico traforato, segnalata, oltre che in Ita-
lia settentrionale, anche in zone rimaste almeno parzialmente intatte da tale
influenza, come la Sicilia (cat. II.8.b.l-5) e l'Italia meridionale (cat. II.8.b.6-
20) 48.
Alla Melucco Vaccaro si deve una specificazione ulteriore dei tipi proposti
da von Hessen, con la distinzione della variante con cestello a giomo in un
insieme di orecchini con disco anteriore decorato da castoni e semisfere sbal-
zate e in un secondo gruppo, col disco anteriore ornato da giri di fili perlinati o
godronati Questa suddivisione è stata leggermente modificata dalla Possenti,
che considera diversamente la cronologia delle sottovarianti, distinguendo
inoltre gli esemplari con un unico elemento centrale da quelli con più castoni.
Viene inoltre proposta una scansione cronologica che va dalla metà del VI alla
metà del17VIIIsecolo, con una progressiva diversificazione degli elementi
decorativi50.Alcuni orecchini relativi a questa variante, con uno o più castoni,
YPossenti1994. sono documentati in Sicilia e in Italia meridionale (cat. II.8.b.1, 4-5, 10, 13-20
dSMeluccoVaccaro 1972, 10. e 22), dove è invece assente la forma con lamine metalliche.
46 Possenti 1994,34-37. Gli orecchini con cestello emisferico a capsula non traforata (variante C),
"IV~, 48.
rinvenuti quasi esclusivamente in Sicilia (cat. II.8.c.l) e in Italia meridionale
'XPossenti1994,48.
4Y Melucco Vaccaro 1972.
(cat. II.8.c.2), si pongono invece probabilmente attorno alla metà del VI1 seco-
'OPossenti 1994. 32 e 37-45. lo. Tale indicazione, in mancanza di dati archeologici sicuri, si basa sul con-
fronto stilistico degli anelli di sospensione con quelli della coppia di esemplari
di Senise già ricordati. L'esame tecnico e stilistico degli orecchini riconducibili
a questa variante porta inoltre a considerare lo stretto legame esistente tra le
botteghe operanti in Italia meridionale tra IV e VI secolo e quelle di VI-VI1
secolo
Infine, gli orecchini a ceste110 con capsula posteriore piana (variante d),
documentati in Sicilia da un esemplare di Comiso (cat. II.8.d. l), che la Possen-
ti interpreta come una forma intermedia '?, costituiscono forse il prodotto di
un'evoluzione del tipo in botteghe locali dopo la metà del VI1 secolo. Scarsa-
mente documentata, la variante viene in genere datata sulla base dell'impres-
sione di un solidus di Costantino IV Pogonate (668-685) sul retro della coppia
di esemplari di Senise (2.11.5.d.l), che tuttavia in questa sede, per la peculiarità
della forma, si preferisce considerare come esemplificazione di una variante a
sé stante del tipo a doppio pendente5j. Un altro indizio cronologico è costituito
da un esemplare (cat. II.8.d.3) del Museo del Bargello, anch'esso con busto
imperiale impresso sulla lamina posteriore, qui con l'aggiunta dell'iscrizione
«X&PLS 8 ~ o C »(«grazia di Dio»); per questo esemplare, datato da F. Paolucci
alla prima metà del VI1 secolo, si suppone una provenienza da bottega sud-ita-
lica, forse beneventana, considerando l'esistenza di altre attestazioni localizza-
bili nel medesimo ambito geografico, come una coppia di esemplari del Museo
di Napoli (cat. II.8.d.2).

Tipo 9

Un ultimo tipo di orecchino, infine, si differenzia nettamente dai precedenti


per la forma dell'elemento di sospensione, che invece di essere un cerchio con
chiusura è costituito da un gancio «ad esse» saldato sul retro dei gioielli (cat.
11.9.1-2). I1 carattere sporadico delle attestazioni non permette di delineare uno
Ivi, 45 e 48-49.
sviluppo tipologico di questi esemplari, diffusi prevalentemente nel VI1 secolo
j'Possenti 1994. pnssirn. in ambito orientale, forse in diretto collegamento con le precedenti esperienze
"Lipinsky 1965,447-448. dell'oreficeria tardoromana.
La tipologia e i motivi decorativi

l.a
a sezione circolare o ovale

5. Orecchino centrale e globetto terminale di


senza chiusura p.i., Lazio chiusura.
Veroli, Biblioteca Giovardiana Bibliografia: Orsi 1942, 146, tav. XI.
1. Orecchino argento; d 1.7
Sardi (Turchia), Bin TepeIDuman Tepe Analogo al precedente. 2. Coppia di orecchini
inv. M 66.10: 7091 Bibliografia: Luttazzi 1992, 774, fig. Cimitile, Nola (NA, Campania), basili-
rame; d 2 2,4 (fine VI-inizi VII sec.). ca di S. Tommaso, tomba G6, I li-
Anello frammentario privo di chiusura, vello
ad estremità rastremate. Cimitile, Deposito Soprintendenza
Bibliografia: Waldbaum 1983, 123, n. (inv. ST 48)
724, tav. XLV (lidio o tardoroma- bronzo; d 1.67; d verga 0.2
a sezione circolare Verga ispessita al centro dell'arco infe-
no). riore.
con decorazione a globetti
2. Orecchino (fig. 13) (IV-prima metà VI sec.) Bibliografia: Stasolla 1993, 253-255
e 268-269, n. 7, fig. 27 (età bizanti-
Palmira (Siria), tesoro l .In.19, 1960 na).
Palrnira, Museo Archeologico (inv. CD 1. Orecchino
4 B 4) Cornus (OR, Sarriegna), necropoli
oro; d 2.6 orientale, tomba 90
Un'estremità rastremata e l'altra ap- Cuglieri, Antiquarium (inv. 1235) l .d
piattita. oro; d 1.6
Chiusura a gancio e tre globetti saldati sezione circolare
Bibliograjìa: Michalowsky 1962, 224, con ispessimento al centro
n. 139, fig. 257 (Vn sec.). all'arco inferiore.
Bibliografia: Martorelli 1984, 163 e dell'arco inferiore e filo perlinato
3. Orecchino 179-180, n. 15, tavv. XCV, CVI. (VI-VI1 sec.)
Cimitile, Nola (NA, Campania), basili- 2. Orecchino
ca di S. Tommaso, tomba E5, Ii li- senza applicazioni
vello Comus (OR, Sardegna)
Cimitile, Deposito Soprintendenza Cuglieri, Antiquarium
(inv. ST 27) argento, d 1.4
bronzo; d 2.5; d verga 0.18 Analogo al precedente, con quattro glo-
Anello ad estremità rastremate, con betti.
chiusura a gancio. Bibliografia: Martorelli 1986, 163 e
185, n. 103, tavv. C e CVIII (VI
Bibliografia: Stasolla 1993, 253-255 e sec.).
267-268, n. 3, fig. 26 (età bizanti-
na).

chiusura a gancio 1. Coppia di orecchini


l .C
p.i., Costantinopoli, tesoro l .III.20
a sezione circolare Washington, Dumbarton Oaks Collec-
4. Orecchino con ispessimento alcentro tion (inv. 59.65)
Comus (OR, Sardegna), basilica, tom- (VII-VIII sec.) acquisto 1959
ba 4 oro; d 2.8
Cuglieri, Antiquarium (inv. 74619) 1. Orecchino Ispessimento centrale dell'arco inferio-
oro; d l Siracusa (Sicilia), contrada S. Giuliano re decorato con un giro di filo perli-
Analogo al precedente. Siracusa, Museo Archeologico Regio- nato; chiusura a gancio.
Bibliografia: Martorelli 1984, 164, nale Bibliografia: Ross 1965,7,4.D, tav. IX
185, tavv. C, CVIII, fig. 30, n. 101 oro; d 1.9 (VI1 sec.); Manière Léveque 1997,
(IV-prima metà VI sec.). Verga rastremata con ispessimento 97, tav. 2, K (fine VI-VI1 sec.).
-
Orecchini

2. Coppia di orecchini Bibliografa: Gervasio 1938, 417-418,


l .f fig. 14 (VI secolo o posteriore);
Castro dei Volsci (FR, Lazio), tomba 2
(inv. 44908) a sezione piatta D'Angela 1992b, 305, fig. 2 (VI-
oro; d 2 (VI1 sec. ?) VI1 sec.).
Arco inferiore della verga decorato con
tre fili perlinati. 1. Orecchino - .
l
<.*%L. L .*C*-

Bibliografia: Fiore Cavaliere 1992, Cimitile, Nola (NA, Campania), basili-


515, n. 1, tav. V (fine VI-prima ca di S. Tommaso, tomba D5, I1 li-
metà VI1 sec.). vello
Cimitile, Deposito Soprintendenza
(inv. ST 22)
con applicazioni bronzo; d verga 0.12 I >A-.
I
--
Chiusura a gancio e decorazione im- -*---A- >--A

pressa a punti; frarnmentario. 3.a


Bibliografa: Stasolla 1993, 256-257 e senza pendenti
273, n. 19, fig. 29. -
(V-VI sec.)
- -- r --
l. Orecchino
Sardi (Turchia)
M 61 22 a-C:3232
rame; d 1.4
Verga rastremata ad un'estremità, al-
l'altra terminante in un poliedro.
Bibliograjin: Waldbaum 1983, n. 880,
3. Coppia di orecchini tav. 50.
S.P. 1. Orecchino
Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 2. Orecchino
150) Piano delle
Cannelle, Tigani (Grecia), basilica, tomba 14
d 2.85 e 2.95 Cotorninello Atene, Museo Bizantino
Verga rastremata con giro di globetti al (CT, Sicilia) bronzo; d 1.5
centro dell'arco inferiore, al quale è Analogo al precedente.
saldato un pendente con perla. Siracusa, Mu-
seo Archeo- Bibliografia: Drandakis 1980, 253, n.
Bibliografia: Laffineur 1980, n. 16 1, logico Re- 4, tav. 148 z (V-VI sec.).
fig. l81 (IV-VI sec.).
bronzo 3. Orecchino
Verga rastremata con due vaghi di Pantalica (SR,
bronzo. Sicilia)
l .e Bibliogrnfa: Orsi 1942, 124- 127, fig. Siracusa, Museo
a sezione quadrangolare, 56. Archeologico
circolare alle estremità Regionale
2. Orecchino (inv. 28490)
(VI-VI1 sec.)
Racineci (CT, oro
.-.

1. Orecchino ~ i c i l i a ) ne:
; Analogo al precedente, con la verga de-
cropoli ter- corata da sottili incisioni.
Cimitile, Nola reno Tasca Bibliografia: Orsi 1942, 146, fig. 63;
(NA, Cam- Siracusa, Museo Fallico 1975, 318, fig. 5.
pania), S. Archeologi-
Tommaso, co Regionale
tomba E5, I1 oro, pasta vitrea
livello Verga chiusa a
Cimitile, Depo- gancio, con pasta vitrea conica.
sito Soprin- Bibliograjia: Orsi 1942, 123, fig. 122.
tendenza
(inv. ST 26)
bronzo; d 1.97, d 3. Coppia di orecchini
verga 0.25 Canne, (BA, Puglia), necropoli bizanti-
Anello rastremato con decorazione in- na. tomba 10 4. Orecchino
cisa a segmenti obliqui. Bari, Museo Archeologico Cornus (OR, Sardegna), necropoli
Bibliografa: Stasolla 1993, 255-256 e bronzo orientale
271, n. 15, figg. 28 e 43 (età bizan- Verga rastremata; in uno degli esem- Cuglieri, Antiquarium (inv. 803)
tina). plari con un vago. argento; d 2
La tipologia e i motivi decorativi

Analogo al precedente, con verga liscia


non decorata.
Bibliografia: Martorelli 1984, 163-164, con poliedro
179, n. 21, tavv. XCV, CVI (IV-VI1 decorato a granulazione
sec.). (VI-VI1 sec.)
5. Orecchino 1. Coppia di orecchini
Veroli (FR, La- p.i., Adana (Turchia)
zio) Washington, Dumbarton Oaks Collec- pendenti di filo senza chiusura
Veroli, Bibliote- tion (inv. 56.25) (V-inizi VI sec.)
ca Giovar- acquisto 1957
diana oro; L 4.3; d anello 2.7
argento; d 2 1. Orecchino
Anello a verga ritorta con chiusura ad
Analogo al pre- innesto entro un poliedro decorato Sardi (Turchia), Bin TepeIDuman Tepe
cedente. con croci a granulazione; pendente inv. M 66.5: 7053
Bibliografia: Luttazzi 1992, 773, figg. in filo aureo con una perla o una bronzo; d 2.1
2-3 (fine VI-inizi VI1 sec.). pietra, oggi perduta. Anello rastremato con pendente.
Bibliograjia: Ross 1965, 67, n. 86, tav. Bibliografia: Waldbaum 1983, 728-
XLVII (VI1 sec.); Byzantine Col- 729, tav. XLV (tardoromano-proto-
lection 1967, 58, n. 210 (VI1 sec.). bizantino).

2. Coppia di orecchini
Lipovaca (Vukovar, Croazia), necropo-
li
Zagabria, Museo Archeologico (inv.
9202)
acquisto 1901
6. Orecchino oro, pietra; L 3.4, p 2.60-2.62
Imola (BO, Emilia Romagna), Villa Pendente costituito da un segmento di
Clelia. 1978 filo aureo con un «berillo» verde a
Imola, ~ u s e Civico
o sezione esagonale.
argento, d 1.8 Bibliografia: Croazia 1993, 160, n. 211
Analogo al precedente. 2. Coppia di orecchini (IV sec.).
Bibliografia: Imola, Villa Clelia 1990, p.i., Siria settentrionale
136-137, fig. 7, n. 9 (V-VI sec.). Kassel, Staatliche Kunstsamrnlungen 3. Coppia di
oro; d 3.2, p 7.4 orecchini
7. Coppia di orecchini A verga liscia, con chiusura a gancio e Roma, Piazza
Santa Sofia (FO, Emilia Romagna), poliedro decorato da elementi agra- della Conso-
tomba 2 nulazione; pendente perduto. lazione, teso-
bronzo, d 3.5 ca Bibliografia: Kassel 1980, 50-5 1, n. ro 1.111.8,
Analoghi al precedente. 112, tav. XIX (V-VI sec.). 1910
Bibliografia: Maioli 1982, 26-29; Imo- Washington,
la, Villa Clelia 1990, 136-137, fig. Dumbarton
3. Coppia di orecchini Oaks Collec-
7, nn. 7-8 (fine V-VI sec.).
p.i., Italia meridionale tion (inv.
Benevento, Museo del Sannio 52.7.1-2)
oro coll. J. Pierpont
Verga terminante in un poliedro deco- Morgan; B. da
rato a filigrana e a granulazione. Costa Green,
Bibliograjia: Cassanelli 1991, 106, fig. 1952
76 (VI1 sec.). oro, perla, zaffi-
ro; L 6.5
Pendente di filo
8. Coppia di orecchini 4. Orecchino aureo con ca-
S.P. p.i, Italia meridionale stone rom-
Amburgo, Museum fur Kunst und Napoli, Museo Nazionale (inv. 24710) boidale, perla, elementi di filo perli-
Gewerbe (inv. 1917, 1106) coll. Borgia nato e zaffiro a goccia.
oro; d 2 oro; d 1.6 Bibliografia: Ross 1965, 1-2, n. I, tavv.
Analoghi al precedente. Analogo ai precedenti. I-V (inizi V sec.); Manière Léveque
Bibliografia: Hoffmann 1968, 130-13 1, Bibliografia: Breglia 1941, 57, n. 223, 1997, tav. 2, E (seconda metà V-ini-
n. 85, figg. 85 a-b. tav. XXV,4. zi VI sec.).
Orecchini

4. Coppia di con castone circolare, una pietra


orecchini (mancante), un vago cilindrico di
Roma, Piazza filo perlinato e un cristallo di rocca.
della Conso- Bibliografia: Paolucci 1994, p. 89 (V-
lazione, te- VI sec.).
soro 1 JII.8,
1910
Washington,
Dumbarton pendenti di filo con pietre
Oaks Col- e chiusura a gancio
lection (inv.
28.12)
coll. Bliss, 1928
-
(V-VI sec.) Verga rastremata con anello per la so-
spensione di un pendente.
oro, perle, sme- verga non decorata, un pendente Bibliografia: Amante Simoni 1984, 174,
raldi, zaffiri; L 7.5 187, n. 135, tavv. CIII e CIX (secon-
Pendente di filo aureo con una perla il 1. Orecchino da metà VI-VI1 sec.).
cui castone è decorato, sul retro, da
un motivo a rosetta con un globetto Kocamustafapasa, Costantinopoli
Istanbul, Museo Archeologico (inv. 5. Orecchino
aureo al centro, da uno smeraldo Cornus (OR, Sardegna), necropoli
circolare incastonato, da un vago 6884)
acquisto 1964 orientale, tomba 86
conico e da uno zaffiro a goccia. Cuglieri, Antiquarium (inv. 1531 b)
oro; L 2.6
Bibliografia: Ross 1965, 1, n. E, tavv. Rinvenuto in un sarcofago tardoantico argento; d 1.9
I-V (inizi V sec.); Manière Léveque (Istanbul, Museo Archeologico, Analogo al precedente.
1997, tav. 2, C (seconda metà V- inv. 5668); anello di sospensione Bibliografia: Amante Simoni 1984,
inizi VI sec.). per un solo pendente. 174, 187, n. 136, tavv. CI11 e CIX.
5. Coppia di Bibliografia: Ergil 1983,54, n. 141 (IV
sec.). 6. Coppia
orecchini di orecchini
Roma, Piazza 2. Coppia di orecchini Roma, Piazza
della Conso- della C o n -
lazione, te- Sofiana (EN, Sicilia)
soro 1.111.8, Gela, Museo Archeologico solazione,
1910 oro, perle t e s o r o
Washington, Pendente costituito da un elemento au- 1.111.8,
Dumbarton reo cilindrico con orlo perlinato e 1910
Oaks Col- da una perla. Washington,
lection (inv. Bibliografia: Adamesteanu 1963, 272, Dumbarton
28.14-15) fig. 27; Fallico 1975, 319; Guillou Oaks Col-
1975, 86. lection (inv.
coll. Bliss, 1928 28.16-17)
oro, perle, sme- coll. Bliss, 1928
raldi, zaffiri; 3. Orecchino
L 6.5 Magnisi (SR, Si- oro, perle, zaffi-
cilia) ri; L 6.3-6.5
Pendente di filo Pendente di filo
aureo con Siracusa, Museo aureo con
una perla, uno smeraldo circolare Archeologi- un castone
incastonato, un vago aureo conico e co Regionale
uno zaffiro a goccia. In un esempla- acquisto 1892 circolare, una perla e uno zaffiro a
re il vago aureo è sostituito da un argento goccia; elementi mancanti in uno
anello di filo perlinato e manca la Semplice cerchio dei due esemplari.
perla. con anello Bibliograjìa: Ross 1965, 1-2, n. F, tavv.
per pendente I-V; Manière Léveque 1997, tav. 2,
Bibliografia: Ross 1965, 1, n. G, tavv. B (seconda metà V-inizi VI sec.).
I-V (inizi V sec.); Manière Léveque saldato all'arco inferiore; rinvenuto
1997, tav. 2, D (seconda metà V- con una moneta di Tiberio I1 Co-
stantino (578-582). 7. Coppia di orecchini
inizi VI sec.).
Bibliografia: Orsi 1942, 13 1-132, fig. S.P.
6. Orecchino 59; Guillou 1975, 85. Atene, Museo Benaki
S.P. oro, perle, pietre; L 4
Firenze, Museo del Bargello (inv. 935) 4. Orecchino A cerchio rastremato con chiusura a
gancio; pendente di filo aureo con
oro, pietre; L 7.5, p 7.55 Cornus (OR, Sardegna), necropoli una perla e una pietra a goccia.
Anello di sospensione decorato con orientale
treccia di filo aureo e con chiusura Cuglieri, Antiquarium (inv. 153 1 a) Bibliografia: Sega11 1938, n. 238, tav.
entro elemento cilindrico; pendente argento; d 1.9 XXXV (VI-VI1 sec.)
Ln tipologia e i motivi decorativi

Venosa, Museo Archeologico Naziona- Arco inferiore decorato con quattro


le (inv. 389906) triangoli di globetti a stampo alter-
bronzo, paste vitree; d 3, L 2.6 nati a tre anelli di sospensione per
Verga con vago in pasta vitrea inserito pendenti; un altro anello, all'intemo
e due anelli per pendenti, ciascuno del cerchio di sospesione, anch'es-
di filo avvolto a spirale con tre va- so decorato con triangoli di globet-
ghi in pasta vitrea bianca. ti, era ornato in origine con una pie-
Bibliografia: Salvatore 1991, 287, t. 11 tra o, più probabilmente, una perla;
b (seconda metà VI sec.). due bulle ai lati dell'arco di sospen-
sione.
Bibliografia: Drandakis 1980, 253; n.
verga non decorata, tre pendenti 2, fig. 148 d (VI-VLI sec.); Byzanti-
no Mouseio Athinon 1985, 253, n.
(VI-VZZ sec.) 51 (VI sec.).
12. Coppia di orecchini 16. Coppia di orecchini
8. Coppia di orecchini p.i., Egitto Salerni (TP, Sicilia), Basilica, tomba 49
S.P. New York, Brooklyn Museum (inv. oro; d 2.5; p 6
Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 174 05.446.1-2) Verga con globetto applicato.
a-b) acquisto da Aziz Khayat; E.C. Bibliografia: Pace 1916, 717, fig. 7
oro, smeraldi; L 4.8 e 5.1 Woodward Memorial Fund (IV-V sec.).
Pendente di filo aureo con uno smeral- oro, pietre; L 4.6 e 5.0.
do tra due elementi perlinati. Tre cerchi applicati alla sezione inferio-
Bibliografia: Laffineur 1980, n. 162, re dell'arco, con orlo perlinato
fig. 182. esterno; emisfera con punto centra-
le e orlo perlinato sotto l'anello di
chiusura.
Bibliografia: Davidson 1984, 174-175,
n. 246 (VI sec.).
13. Coppia di orecchini
p.i., Egitto
New York, Brooklyn Museum (inv.
05.448.1-2)
9. Coppia di orecchini acquisto da Aziz Khayat; E.C.
Woodward Memorial Fund
S.P. oro, pietre; L 3.8 e 3.9
Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 366) Tre cerchi applicati alla sezione inferio- anelli per pendenti di filo aureo con
oro, pietre; L 3.3, e 2.5 re dell'arco. perle tra triangoli di globetti.
Cerchio con anello perlinato saldato al- Bibliografia: Davidson 1984, 176, n. Bibliografia: Kassel 1980, n. 98, tav.
l'arco inferiore e tre globetti aurei. 248 (VI sec.). 19 (VI-X sec.).
Bibliograja: inediti.
14. Coppia di orecchini
10. Coppia di orecchini S.P.
S.P. Atene, Museo Archeologico Nazionale
Richmond, Virginia- Museum of Fine coll. Stathatos
Arts oro, perle, paste vitree; L 1.7; d anello 1.4
coll. De Clercq e De Boisgelin Con tre pendenti di filo aureo decorati
oro, cristallo di rocca, paste vitree con perle e paste vitree tra elementi
Pendente costituito da un castone circo- perlinati.
lare con pasta vitrea, da un vago au- Bibliografia: Amandry 1963, 284, n. 18. Orecchino
reo conico e da un cristallo di rocca 205, tav. XLII (VI-VI1 sec).
sfaccettato. S.P.
Bibliografi: Ross 1968,15,n. 10 (V sec.). Kassel, Staatliche Kunstsammlungen
argento; d 4.9, p 6.2
verga decorata a globetti (VI-X sec.) Anello ispessito al centro con applica-
verga non decorata, due pendenti zioni triangolari di globetti alterna-
(seconda metà VI sec.) 15. Orecchino te a sei anelli per pendenti; un cer-
Tigani (Mani, Grecia), basilica, tomba chio interno all'anello con elementi
11. Coppia di orecchini 1o decorativi applicati.
Venosa (PZ, Basilicata), SS. Trinità, Atene, Museo Bizantino Bibliograja: Kassel 1980, n. 106, tav.
tomba 1 4 / 8 5 argento; d 3.9. 20 (VI-X sec.).
Orecchini

verga non decorata, tre pendenti


(VI sec.)
pendenti di filo con pietre e
chiusura ad innesto 8. Coppia di orecchini
(V-VI sec.) p.i., Egitto
New York, Brooklyn Museum (inv.
16.147)
verga non decorata, un pendente acquisto i884 (El Rodah, a nord di
Mellawi); dono del Wilbour Estate
1.Coppia di orecchini rame dorato. ~ e r l eL: 3.5: 12.4
, L

Verga cava priva di'chiusuia, leggermen-


p.i., Egitto te rastremata alle estremità; tre pen-
Baltimora, Walters Art Gallery (inv. denti con una perla ciascuno, sospesi
57.594-5) ad anelli perpendicolari alla verga.
acquisto da Sheik Ismael, Cairo, 1930
oro, perle; L 6.4 Bibliografia: Davidson 1984, 180, n.
Anello con pendente costituito da un 260 (VI sec.).
castone circolare e da un filo aureo
con vaghi aurei alternati a perle. verga decorata con filo perlinato,
Bibliografia: Jewelry 1979, 157, n. 442 un pendente (VI-VZZ sec.)
(V-VI sec.). 9. Coppia di orecchini
5. Coppia di orecchini
p.i., Egitto
2. Coppia di orecchini Luni (SP, Liguria) New York, Brooklyn Museum (inv.
p.i., Egitto Firenze, Museo Archeologico (inv. X.4.1-2)
Baltimora, Walters Art Gallery (inv. 72605) acquisto da Aziz Khayat, 1908; E.C.
57.592-3) coll. Remedi Woodward Memorial Fund
acquisto da Sheik Ismael, Cairo, 1930 oro, perle, ametiste, paste vitree; L 6.9- oro; d 2.5 e 2.4
oro, perle; L 7.4 6.4 Ad un pendente; chiusura entro ele-
Analoghi ai precedenti. Pendente costituito da un segmento di mento cilindrico perlinato.
filo aureo con una pasta vitrea ver- Bibliografia: Davidson 1984, 182, n.
Bibliografia: Jewelry 1979, 157, n. 443 de incastonata, una perla ed un'a-
(V-VI sec.). 262 (VI-VI1 sec.).
metista a goccia; chiusura entro fa-
scia a tre anelli.
3. Coppia di orecchini Bibliografia: Ciampoltrini 1989, fig. 1.
Avicenna (FG, Puglia), necropoli, 1953 a-b (entro la prima metà del VI
Taranto, Museo Archeologico Nazio- sec.); New York 1992 ,136, n. 66;
nale (inv. s.n.) Oro de Italia 1994, 148, n. 68.
oro; L 2; 1 1.7-1.9
Anello per la sospensione di un pen- 6. Coppia di orecchini (fig. 11)
dente; chiusura ad innesto entro fa-
scia a tre anelli. Cartagine, tesoro I XI.4
Londra, British Museum (inv. MLA
Bibliografia: D'Angela 1988, 143, n. 7, AF 323-30)
tavv. LXV-LXVI; Id. 1989a, n. 3 10. Coppia di orecchini
acquisto A. Wollaston Franks, 1897
(VI-VI1 sec.). oro, perle, pietre; L 5.7 S.P.
Pendente con un castone quadrato in- Baltimora, Walters Art Gallery (inv.
cludente un «prisma di smeraldo», 57.606-7)
una perla e uno zaffiro. acquisto da Daguerre, Parigi, 1926
Bibliografia: Dalton 1901, 38. n. 243; oro; d 3.4
Tait 1986,98, fig. 220 (400 ca); Pir- Verga con applicazione esterna di filo
perlinato; un anello per pendente;
zio Biroli Stefanelli 1992, 274, n. elemento emisferico con globetto
262.
centrale a coprire la chiusura.
Bibliografia: Jewelry 1979, 158, n. 449
7. Orecchino (VI sec.).
S.P.
4. Coppia di orecchini Richmond, Virginia Museum of Fine verga decorata a globetti,
Avicenna (FG, Puglia), necropoli Arts tre pendenti (VI-VZZ sec.)
Taranto, Museo Archeologico Nazio- coll. De Clercq e De Boisgelin
nale (inv. s.n.) oro, zaffiri 11. Orecchino
bronzo dorato; L 2.7; 1 2.3 Pendente singolo di filo aureo con uno Avola (SR, Sicilia)
Analoghi ai precedenti. zaffiro; chiusura non riconoscibile. Siracusa, Museo Archeologico Regio-
~ibliografia-~ ' ~ n g e1988,
l a 143, n. 8 Bibliografia: Ross 1968,15, n. 9 (IV-V nale
(VI-VI1 sec.). sec.). rame dorato; d 5.8
La tipologin e i motivi decorativi

Anello liscio con ispessimento a metà Bari, Museo Archeologico All'arco inferiore con sei anelli di so-
dell'arco inferiore; cinque anelli argento spensione per brevi pendenti costi-
per pendenti alternati a triangoli di Due pendenti alternati a triangoli di tuiti da un vago aureo con gin perli-
globetti a stampo; due elementi glo- globetti; chiusura entro elemento nati e da una perla: in un esemplare
bulari per l'innesto. sferico. manca uno dei pendenti.
Bibliografia: Orsi 1942, 145, tav. XI,7. Bibliografia: Gervasio 1938, 417-418, Bibliogrnfia: Marshall 191 1, 308-309,
fig. 14 (VI sec. o posteriore); D'An- nn. 2681-2682, tav. LV (111 sec.);
12. Orecchino gela 1992b, 305-307, fig. 2 (VI-VII Kent 1977, 100, nn. 168-169 (VI
Tremilia ( S R , sec.). sec.).
Sicilia)
Siracusa, Museo 17. Orecchino
Archeologi- Cimitile, Nola (NA, Campania), Basili- 4.d
co Regionale ca Nova, tomba 1 pendenti a treccia o catena con
bronzo; d 4.4 Cimitile, Deposito Soprintendenza
Anello liscio (inv. BN 325) chiusura a gancio
L
con ispessi- bronzo; d 2.2; d verga 0.21 (VI-VI1 sec.)
mento a metà dell'arco inferiore; tre Arco inferiore con ispessimento centra-

m
anelli per pendenti alternati a trian- le e tre anelli per pendenti alternati un pendente
goli di globetti a stampo; due ele- a triangoli di globetti; chiusura en-
menti globulari per l'innesto. tro un doppio elemento sferico. 1. Orecchino
Bibliografia: Orsi 1942, 146, fig. 62,b. Bibliogrrifia: Stasolla 1993, 257 e 273-
274, n. 22, fig. 30 (fine VII-seconda Beit Jibrin (Palestina), tomba
13. Orecchino metà VI11 sec.). Baltimora, Walters Art Gallery (inv.
27.369)
Palazzo10 Acrei- coll. W. Clay, Detroit
de (SR, Sicilia) verga decorata a globetti, quattro o oro, ametista; L 8.3
Siracusa, Museo più pendenti (VI- VZZ sec.) Pendente con ametista terminale.
Archeologico Bibliografia: Baltimore 1947, n. 479 C,
Regionale 18. Orecchino tav. LVIII.
Q
\< (inv. 43057)
oro; d 3.2-3.5; p San Lio, Palaz-
zolo Acreide 2. Coppia di orecchini
6.4
Arco inferiore costituito da una tripla (SR, Sicilia) p.i., Egitto
treccia di filo aureo, alla quale sono Siracusa, Museo New York, Brooklyn Museum (inv.
saldati tre anelli, per pendenti, alter- Archeologi- 05.464.1-2)
nati a triangoli di globetti. Due ele- co Regionale acquisto d a Aziz Khayat; E.C.
menti aurei per l'innesto. bronzo; d 3.8 Woodward Memorial Fund
Bibliografia: Orsi 1942, 158, fig. 74. Analogo al pre- oro, paste vitree; L 11.l e 11.6
cedente, con quattro anelli per pen- Analoghi ai precedenti, ma terminanti
14. Orecchino denti e forse uno mancante. con un filo aureo nel quale sono in-
Bibliografia: Orsi 1942, 146, fig. 62; seriti un vago sferico e una pasta vi-
Salemi (TP, Sicilia), Basilica, tomba 1 Pace 1949,442, fig. 18 1. trea.
Palermo, Museo Archeologico Bibliografia: Davidson 1984, 181, n.
oro; d 4.3; p 17.19 19. Orecchino 261 (VI-vu sec.).
Verga interrotta da una sferetta aurea;
tre anelli di sospensione decorati a Chiaromonte (RG, Sicilia)
Siracusa, Museo Archeologico Re- 3. Orecchino
globetti.
gionale p.i., Egitto
Bibliografia: Pace 1916, 717 (IV-V oro; d 4.9; p 17.3 New York, Brooklyn Museum (inv.
sec.). Arco inferiore con ispessimento centra- X.9)
le e cinque anelli per pendenti alter- acquisto da Aziz Khayat, 1907; E.C.
15. Coppia di orecchini nati a triangoli di globetti; due bulle Woodward Memoria1 Fund
Salemi (TP, Sicilia), Basilica, tomba 12 ai lati dell'arco di sospensione de- oro, paste vitree; L 5.5
Palermo, Museo Archeologico corate con fili perlinati. Pendente costituito da un segmento di
argento; d 4; p 8 Bibliografia: Orsi 1942, 145, 196, tav. treccia, legato ad un elemento go-
Tre anelli di sospensione decorati a glo- XI,2; Pace 1949, 442, fig. 180; Fa- dronato e ad una pasta vitrea tra ele-
betti; un anello interno; chiusura noli Campanati 1982, 413, n. 221, menti perlinati.
entro un doppio elemento sferico. fig. 294. Bibliografia: Davidson 1984, 183, n.
Bibliografia: Pace 1916, 717, fig. 6 264 (VI sec.).
(IV-V sec.). 20. Coppia di orecchini
S.P. 4. Orecchino
16. Orecchino Londra, Bntish Museum ( F 2681-2) p.i., Egitto
Canne (BA, Puglia), necropoli bizanti- acquisto A. Wolliston Franks, 1897 New York, Brooklyn Museum (inv.
na, tomba 15 oro, perle; d 4 X.8)
Orecchini

acquisto da Aziz Khayat, 1907; E.C. Tre pendenti a treccia con pasta vitrea e
Woodward Memoria1 Fund perla terminale.
oro, perla; L 6.9 Bibliogrnfia: Greifenhagen 1975, tav.
pendente a treccia con perla terminale. 51.9 (VI sec.); Berlin 1988, 371, n.
Bibliografia: Davidson 1984, 183, n. 14 (VI sec.).
265 (VI sec.).
3. Orecchino
5. Coppia di orecchini Beit Jibrin (Palestina), tomba
p.i., Fayoum (Egitto) Baltimora, Walters Art Gallery (inv.
Londra, British Museum (F 2581-2) 27.374)
acquisto A. Wollaston Franks, 1897 coll. W. Clay, Detroit
oro, perle; L 10 oro, perle; L 10
Come i precedenti, ma con elemento Tre pendenti, con segmenti di treccia di
emisferico lavorato a filigrana tra la filo aureo e perla finale; anello di
catena e la perla. terminale, ora mancante, ed un ele- sospensione rotto.
Bibliografia: Marshall 191 1, 298, nn. mento cilindrico d'oro con orlo di Bibliogrnfia: Baltimore 1947, n. 479 b,
2581-2582, tav. LIV (11-111 sec.); filo perlinato. tav. LVIII.
Kent 1977, 100, nn. 166-167 (VI Bibliografia: Gjerstad 1956, fig. 34, n.
sec.). 24; Greifenhagen 1975, tav. 51.8; 4. Orecchino
Berlin 1988, 365, n. 29 (VI sec.). p.i., Egitto
6. Coppia di Baltimora, Walters
orecchini Art Gallery (inv.
Anapa (Ucrai- 4.e 57.575-6)
na) acquisto da Sheik
Berlino, An- pendenti a treccia o catena con Ismael, Cairo,
tikenmu- chiusura ad innesto 1930
seum (inv. oro, perle; L 7.7
11863,159) Tre pendenti di cate-
oro; L 11.5 tre pendenti (VI- VI1 sec.) na a maglia dop-
Verga con un pia, con vaghi e
pendente 1. Coppia di orecchini perla irregolare
costituito da Kutahya, (Bitinia, Turchia) all'estremità inferiore.
un segmen- Istanbul, Museo Archeologico (inv. Bibliografia: Jewelty 1979, 158, n. 447
to di treccia 2159) (VI sec.).
tra due glo- acquisto 1903
bi aurei cavi oro, perle; L 7; d cerchio 2 5. Coppia di orecchini
e da una sfera terminale a filigrana. Tre pendenti a treccia con perla finale, S.P.
Bibliografia: Greifenhagen 1970, tav. sospesi a tre anelli ornati a granula- Richmond, Virginia Museum of Fine
24.7 (VI sec.); Berlin 1988, 365, n. zione; chiusura entro un globetto. Arts
30 (VI-VI1 sec.). Rinvenuta con cat. II.5.a. l . coll. Glasgow
Bibliografia: Ergil 1983,53, n. 138 (VI oro, perle, paste vitree
7. Coppia di orecchini sec.). Tre pendenti con segmenti di treccia,
Anapa (Ucraina) pasta vitrea e pietra finale.
Berlino, Antikenmuseum (inv. 302 19, Bibliografia; Ross 1968, 23, n. 28-29
1104) (VI sec.).
oro; L 12.5
~ n a l o ~aih precedenti.
i
Bibliografia: Greifenhagen 1975, tav.
6. Orecchino
5 I .IO (VI-VI1 sec.); Berlin 1988, S.P.
365, n. 3 1 (VI sec.). Atene, Museo Archeologico Nazionale
coll. Stathatos
oro, perle; L 5.15; d anello 1.75
tre pendenti Tre pendenti di catena a maglia piatta
con perla finale.
8. Coppia di orecchini Bibliografia: Amandry 1963, 284, n.
Tamassos (Cipro) 204, tav. XLII (VI-VI1sec.); Maniè-
Berlino, Antikenmuseum (inv. GI re Léveque 1997.89-92, tav. 2, F.
1291130)
oro; L 6.5 2. Coppia di orecchini 7. Orecchino
Verga a treccia con tre anelli per la so- p,-iene (Turchia) S.P.
s~ensionedi pendenti di c atena a Berlino, Antikenmuseum (inv. 10580) Baltimora, Walters Art Gallery (inv.
maglia piatta con una perla 0 pietra oro, perle; paste vitree; L 8.9 e 8.4 57.1729)
La tipologin e i motivi decorativi

acquistato da Dikran Kelekian; coll. H. Quattro pendenti di treccia aurea colle- 2. Coppia di orecchini
Walters; acquisto 1943 gati ad un breve segmento di filo Lambousa (Cipro), tesoro 1.111.17,
oro, pietre, paste vitree; L 9.5 aureo con un vago decorato a gra- 1883
Tre pendenti di treccia di filo aureo, ai nulazione, una pasta vitrea e una Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 424)
quali sono legate una croce, con ca- perla. Chiusura entro elemento sfe- oro, perle, ametiste; L 5.7 e 5.4
stone centrale circolare includente rico. Pendente con filo di perle tra due anelli
una pasta vitrea verde, e un'ameti- Bibliografia: Michalowsky 1962, 223- sagomati a goccia e godronati; ame-
sta a goccia. 224, figg. 257-258 (VI1 sec.); Ma- tista sospesa al centro dell'anello
Bibliografia: Baltimore 1947, n. 479 a, nière Léveque 1997. interno.
tav. LVIII; Jewelry 1979, 157, n. Bibliografia: Dalton 191 1, 535, fig.
446 (VI sec.). 317; Art Byzantin 1964,368, n. 402
(VI-VI1 sec.); Piendes 1971, 53, n.
quattro pendenti 1, tavv. XXXVI, 1 e XXXVII, 2 b
(VZZ-inizi VZZZ sec.) (VI-VI1 sec.); Manière Léveque
1997, 92 (fine VI-VI1 sec.).
8. Coppia di orecchini
Lambousa (Cipro), tesoro 1 .III. 18,
1902
Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 426)
oro; L 7.5
Quattro pendenti a catena con vago au-
reo finale.
Bibliografia: Dalton 191 1, 543, fig.
327; Sotiriou 1935, tav. 152; Stilia-
nou 1969, fig. 45; Pierides 1971,
55, n. 4, tav. XXXVIII, 4 (VI-VI1
sec.); Manière Léveque 1997, 92
(fine VI-VI1 sec.).
11. Coppia di orecchini
9. Coppia di orecchini p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
Lambousa (Cipro), tesoro l .III. 18, 1 .III.24, 19 13
1902 New York, Metropolitan Museum of l I
Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 428)
oro; L 7.5
Art (inv. 17.190.1665-1666)
coll. J. Pierpont Morgan, 1917 3. Orecchino 1
Analoghi ai precedenti, mancanti della oro, perle; d 2.5; L 10 Lambousa (Cipro), tesoro 1.111.17,
chiusura. Quattro pendenti di segmenti di treccia 1883
Bibliografia: Dalton 1911,543, fig. 327; aurea, con perla terminale. Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 425)
Sotiriou 1935, tav. 152; Stilianou Bibliograj'ìn: Dennison 1918, 151, nn. oro, perle, ametista; L 5.3
1969, fig. 45; Pierides 1971,55, n. 5, 16-17, tav. XLI (I11 sec.); Ross Pendente in lamina a goccia traforata al
tav. XXXVIII, 5; Manière Léveque 1959; Age of Spirituality 1979,327- centro, decorata da un'ametista; or-
1997, 92 (fine VI-VI1 sec.). 328, n. 306 (prima metà del VI1 lo esterno con filo di perle che se-
sec.). gue il profilo della lamina.
Bibliograjia: Art Byzantin 1964,368, n.
403 (VI-VI1 sec.); Pierides 1971,
53, n. 3, tav. XXXVII, 3 (VI-VI1
4.f. sec.); Manière Léveque 1997, 92
(fine VI-VI1 sec.).
pendenti a goccia
(VI1 sec.) 4. Coppia di orecchini (fig. 13)
1. Orecchino Caesaren Maritima (Israele), tesoro
I ,111.12,1962
p.i., Costantinopoli Milano, Museo Civico Archeologico
Washington, Dumbarton Oaks Collec- oro; L 3, p 3.73-3.74
tion (inv. 53.12.97) Anello di sospensione rastremato con
acquisto 1953 pendente in lamina traforata con gi-
oro, perle; L 2.8; d anello 1.7 rali, due pavoni e una croce greca
Pendente in lamina traforata decorato entro clipeo; orlo perlinato; chiusu-
10. Coppia di orecchini con motivi vegetali e con quattro ra a gancio.
Palmira (Siria), tesoro 1.111.19,1960 perle disposte a croce al centro; or- Bibliografia: Frova 1965,235, fig. 292;
Palmira, Museo Archeologico (inv. CD lo perlinato; chiusura a gancio. Id. 1979 (fine VI sec.); Manière
4 B 1-2) Bibliografia: Rcss 1965, 68-69, n. 89, Léveque 1997, 88-89, tav. 2, G (fi-
oro, perle, paste vitree; L 8.5 tav. XLVII (VI1sec.). ne VI-VI1 sec.).
Orecchini

segmento di filo aureo. I1 filo go-


dronato interno include una rosetta
ad otto petali ottenuta a filigrana; i
petali ed il centro della rosetta sono
a loro volta decorati, all'interno, da
vaghi alternativamente cilindrici e
sferici, inseriti in segmenti di filo
aureo.
Bibliografia: Zouhdi 1974, fig. 17.

5. Coppia di orecchini Pendente filigranato, con motivo a cerchi


p.i., Creta e triangoli entro filo perlinato sago-
Iraklion, Museo Storico (inv. 315) mato a goccia; al centro pietra so-
oro, perle, paste vitree; L 4.3 e 5.1,12.5 spesa blu e bianca. Chiusura a gancio.
Lamina lavorata a stampo e traforata, Bibliograjìa: inediti.
con motivi vegetali costituiti da una 5.a
palmetta entro cornice a zig-zag; al- 8. Coppia di orecchini castoni e pendenti di filo aureo
l'esterno dell'orlo filo aureo con S.P. (VI-prima metà VI1 sec.)
perline e paste vitree verdi; chiusu- Pforzheim, Schmuckmuseum (inv.
ra a gancio. 1958116) 1. Coppia di orecchini
Bibliograjìa: Art Byzantin 1964,373, n. oro, ametiste; L 5
416 (VI1sec.). Lamina traforata con motivo a girali ed Kutalhya (Bitinia, Turchia)
orlo perlinato; ametista sospesa al Istanbul, Museo Archeologico (inv.
centro del pendente. Chiusura a 2160)
gancio. acquisto 1903
Bibliograjìa: Pforzheim 1980, n. 82 (V- oro, smeraldi; L 7; d anello 2
VI sec.). Pendente costituito da un castone trian-
golare con smeraldo, un doppio ca-
stone di dimensioni inferiori a goc-
4.9 cia e tre vaghi in oro (uno conico e
pendenti circolari due sferici). Chiusura mancante.
(VI1 sec.) Rinvenuto con cat. II.4.e. l .
Bibliograjìa: Ergil 1983, 52, n. 137 (V
sec.).
2. Orecchino
p.i., Turchia
~stanbul,Museo Archeologico (inv.
6. Coppia di orecchini 8115)
p.i., Italia meridionale sequestro 1970
Napoli, Museo Nazionale (inv. 24746-7) oro, paste vitree; L 5.5; d 1.9
oro; L 4.2 Pendente costituito da un castone ro-
Lamina traforata con motivo vegetale tondo, un vago conico in oro, una
e dischetto saldato in corrispon- pasta vitrea, un vago cilindrico in
denza del vertice superiore del oro con orli perlinati e una pasta vi-
pendente; orlo godronato e chiu- trea finale.
sura a gancio. Bibliograjìa: Ergil 1983, 54, n. 139 (IV
Bibliografia: Breglia 1941, 98, nn. sec).
1007-1008, tav. XLIII,3; Siviero 1. Orecchino
1954, 118, n. 527, tav. 243a-b (VI- p.i., Siria 3. Orecchino
VI1 sec.). Damasco, Museo Archeologico
oro, perle p.i., Turchia
7. coppia di orecchini Anello di sospensione rastremato, rotto Istanbul, Museo Archeologico (inv.
S.P. ad una estremità. Pendente circola- 75.425)
Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 182) re costituito da due anelli godronati sequestro 1970
oro, pietre; L 6,12.4 collegati da perline infilate in un oro, perle, pietre; L 5.4; d 1.6-2
La tipologia e i motivi decorativi
.i'2
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Pendente costituito da un castone ro- Castone circolare saldato all'arco infe- - ' '2
. ..,....
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,.',>?
tondo con pietra, due perle, un vago riore con orlo perlinato e onice; ad 5.c ., .
. .i
in oro. esso è sospeso un pendente con ca- lamina con castoni e pendenti . '. J,? .
..:.
,, *,
Bibliografia: Ergil 1983,54, n. 140 (IV stone quadrato e un segmento di fi- di filo aureo . . T

:..A
.<
sec). lo aureo per pietre.
Bibliografia: Marshall 1911, 309, n. .. ..
.

4. Coppia di orecchini (fig. 14) 2688, tav. LV (V-VI sec.). lamina non traforata .l
. ..
'-:'a
Mitilene (Lesbo), tesoro 1.111.13, 1951 @ne VI-VZZ sec.) ....,
:,
~ J,

Mitilene, Museo (inv. 3040) 7. Coppia di orecchini .


i:.
-.,:
7

oro, perle, pietre; L 3.3 S.D.


Anello con tre perle e castone pendente ~ k e n z eMuseo
, del Bargello (inv. 936- '.v,
I .'
con «radice di smeraldo». 937)
oro, perle, ametiste; L 7.1, p 6.1 :i
Bibliograjìa: Art Byzanrin 1964,363, n. .'(m

386 (VI1 sec.); Manière Léveque Anello con castone circolare con perla. ..
1997,92 (fine VI-VI1 sec.). Pendente con castone circolare con , .?

orlo perlinato e ametista; ad esso .,. 7


sono sospesi due segmenti di filo
aureo con un castone circolare
(vuoto), un vago conico e due perle.
Bibliografia: Paolucci 1994,89-90 (IV-
V sec.).

5.b
elemento filigranato e pendenti
di filo aureo 1. Coppia di orecchini
(VI1 sec.) p.i., Turchia
Istanbul, Museo Archeologico
oro, perle
Anello con castone circolare applicato;
pendente costituito da tre lamine
collegate, con castoni e decorazione
5. Coppia di orecchini a granulazione; cinque pendenti,
p.i., Spagna meridionale con perle e vaghi aurei, legati al-
Baltimora, Walters Art Gallery (inv. l'orlo.
57.560,561) Bibliograjìa: inediti.
acquistati da Daguerre, Parigi, 1930
oro, perle, pietre; L 11.3,14.3
Anello con chiusura ad innesto entro
elemento perlinato; pendente costi-
tuito da nove castoni quadrati e ot-
tagonali con perle e pietre, montati
in forma triangolare; la lamina po-
steriore dei castoni presenta una de-
corazione a sbalzo di tipo vegetale; 1. Coppia di orecchini
ai tre castoni inferiori sono sospesi S.P.
pendenti di filo aureo, ciascuno con Atene, Museo Benaki (inv. 1807)
due pietre, una delle quali un'ame- oro, perle, pietre, paste vitree; L 9.7
tista. Pendente triangolare con orlo godrona-
Bibliografia: Baltimore 1947, n. 854; to e decorazione interna filigranata
Ross 196 1,23-25, n. 80; Age of Spi- a volute con l'inserzione di perle.
rituali@ 1979,314-315, n. 289 (600 Un filo aureo con paste vitree segue
ca); Jewelry 1979, 143, n. 405 (VI il margine esterno del pendente, al
sec.); Metzger 1990, 11, fig. 6. quale sono fissati inferiormente tre 2. Orecchino
pendenti, ciascuno costituito da un Aghios Vasileios, Rethymnon (Creta)
6. Orecchino castone circolare con pasta vitrea e Iraklion, Museo Storico (inv. 693)
S.P. da pietre (un'ametista al centro). oro, smeraldi, granati, calcedoni, paste
Londra, British Museum (Marshall Bibliograjìa: Sega11 1938, n. 240, tav. vitree; L 9.3,1.2.5
2688) 45 (VI sec.); Bromberg 1990,70, n. Pendente di lamina triangolare polilo-
coll. Hamilton 29 (fine V-iiiizi VI sec.); Ead. 1992, bata con smeraldi e paste vitree
oro, onice; L 7.9 fig. 30 (V-VI sec.). bianche; seconda serie di pendenti
>./..
..,. .
Orecchini

id.I .

E
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.k-. .
p::.
i.-
i.;. .
E.&.
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t': . :

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I;.
I:
f ;. costituiti ciascuno da un castone 5. Coppia di orecchini
l,
:) circolare con un granato, un vago p.i., Italia
;,, aureo conico, una pasta vitrea e un Berlino, A n t i k e n m u s e u m ( i n v . G I
[:. ::. calcedonio azzurro. 200120 1)
L':
,
. ~ibliografia:Art Byzantin 1964,372, n. oro, perle; L 3.6
I. Pendente costituito da una lamina a pel-
L , . 415 (VI1 sec.); Manière Léveque
i- 1997, 86-88 (con provenienza da ta a tre estremità, con tre castoni
r;.
* circolari includenti perle; pendenti
i:. Aghios Nikolaos; fine VI-VI1 sec.).
i. mancanti
1I lamina non traforata, a pelta Bibliografia: Greifenhagen 1975, 67,
1.
'F.: (VI- VI1sec.) tav. 52.9 (bizantini-longobardi, VI-
f VI1 sec.); Berlin 1988, 371, n. 9
i.., (VI-VI1 sec.).
7 .', 3. C o p p i a d i
orecchini 6. Orecchino
E," ' -
Dolianova (CA, S.P.
Sardegna) Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Cagliari, Museo (inv. 940)
i.
l
Archeologi- oro; L 4, p 4.35
C .- co Anello di sospensione decorato con tre colari e quadrati, per paste vitree.
k,. oro, pasta vitrea fili perlinati; pendente costituito da Dal castone inferiore pende un seg-
i. Pendente costi- una lamina a pelta a tre estremità, mento di filo aureo con un vago
.- tuito da una con tre castoni circolari includenti d'oro, una perla o uno smeraldo e
l.
i.-.
lamina a pel- paste vitree azzurre e cerchi a fili- una seconda perla, oppure uno sme-
i:-. ta a tre estre- grana; pendenti mancanti. raldo a goccia.
1
C' mità. con ca- Bibliografia: Paolucci 1994, 9 1 (VI- Bibliografia: Dennison 1918, 15 1- 153,
!' stone a goc- VI1 sec.).
I nn. 18- 19, tav. XLII (VI sec.); Tait
cia centrale 1986, fig. 222.
(originaria- 7. Orecchino
mente c o n S.P.
una pasta vi- Londra, Victoria and Albert Museum 9. Coppia di orecchini
trea di cui re- (inv. 6570-1 855) p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
stano tracce) e orlo con triplo filo oro, smeraldi e «giacinti»; L 6.66 cm 1.111.24, 1913
E-{ godronato; cinque pendenti a cate- Pendente costituito da una lamina a pel- coll. Freer
ti::
F . .', nella con elemento finale aureo co-
nico o a forma di sfera sovrapposta
ta a tre estremità, con tre castoni
circolari e uno romboidale alternati
oro, perle, smeraldi, paste vitree; L 11;
p 27.2 e 26.3
ad un tronco di cono. Analoghi ai precedenti.
P
1:.. i.
a globetti; pendenti di filo aureo, i
due laterali con una pietra a goccia
.a.
Bibliografi: Tararnelli 1904, 145, fig. 8. Bibliogrnfia: Dennison 1918, 153-154,
.:k, e quello centrale con una perla e nn. 20-21, tav. XLIII-XLIV (VI
P-:. 4. Orecchino
una pietra a goccia. sec.).
Bibliogrnfia: Victorin nnd Albert Mu-
p.i., Italia meri- seum 1955, 10, a (VI sec.).
dionale 10. Orecchino

a
Napoli, Museo lamina traforata p.i., Egitto
1- Nazionale (VII-inizi VI11sec.) Cairo, Museo Ar-
D ,. -
I
t:
oro; L 3.8
Anello di s o - 8. Coppia di orecchini 1 cheologico
oro, perle, pietre
[ .
1.;:
spensione
decorato
p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
1.III.24, 1913
I
1 I Cerchio rastrema-
to con chiusu-

:!l
con tre fili
perlinati;
pendente
Londra, British Museum (inv. MLA
1916.7-4.2-6)
coll. Burns
'$I I ra entro un
elemento sfe-
rico con d u e
i'
l :
costituito oro, perle, smeraldi, paste vitree; L 12.4 globetti ai la-
d a una la- Cerchio rastremato con chiusura entro ti; pendente di
lI
,
.i

.
mina d o p - elemento sferico con due globetti ai lamina lavo-
r . pia a pelta a lati . Pendente di lamina traforata e rata a sbalzo e
tre estremità, con quattro castoni sbalzata con due volute vegetali, sei ad incisione
i circolari e cerchi a filigrana; pietre
1; , - e pendenti mancanti.
castoni circolari includenti origina- con due pesci
e due volute
? I riamente paste vitree e, al centro,
p'
, Bibliogrnf;n: Breglia 194 1,97, n. 1 e 4, uno smeraldo. Al margine inferiore -
.
L 1
I
cciano
h e incorni-
una pie-
tav. XLI (VI-VI1 sec.); Siviero di questo elemento sono sospesi al-
;i' 1954, 118, n. 526, tav. 242 (VI-VI1 tri tre pendenti, ciascuno costituito tra; all'orlo inferiore sono sospesi
t .. sec.). da tre castoni, alternativamente cir- tre pendenti, ciascuno costituito da
!.;
i
F..
P,:
t
La tipologin e i motivi decorativi

tre elementi cuoriformi in lamina, pendente a disco cloisonné, con cli- Bibliografia: Davidson 1984, 169, n.
alternati a cerniere ornate, alle peo centrale raffigurante busto fem- 238 (VI sec.).
estremità, di perle. Dalla cerniera minile frontale con orecchini a goc-
inferiore pende un segmento di filo cia su fondo verde, entro cornice a 2. Coppia di orecchini
aureo con tre perle o, nel pendente segmenti di paste vitree blu e rosse p.i., Egitto
centrale, con due perle ed una pietra e bordo di perline inserite in un filo New York, Brooklyn Museum (inv.
a goccia. aureo; orlo esterno godronato al 05.440.1-2)
Bibliografin: Vernier 1907, nn. 525 10- quale è saldato un pendente cru- acquisto da Aziz Khayat; E.C.
525 11, tav. XXXV; Dennison ciforme a bracci patenti; chiusura Woodward Memoria1 Fund
1918, 153, fig. 45. ad innesto; sul rovescio della lami- oro; L 3.5 e 3.6
na del pendente è impresso il verso Due cerchi applicati alla sezione infe-
11. Coppia di orecchini di un solidus di Tiberio Eraclio e riore dell'anello con orlo perlinato
p.i., Antinoe (Egitto) Tiberio (659-668). L'orecchino interno ed esterno, e decorazione a
Atene, Museo Benaki (inv. 1779) viene considerato (Melucco Vacca- triangoli di globetti.
oro, perle, zaffiri;L 8.7 ro 1972) tra gli orecchini «a cestel- Bibliografia: Davidson 1984, 170-171,
Cerchio rastremato con chiusura entro lo» di tipo 4, con ipotesi di produ- n. 240 (VI sec.).
elemento sferico con un globetto; zione da parte di botteghe campane.
pendente di lamina ritagliata e de- Bibliografia: De Rinaldis 1916, figg. 1- 3. Coppia di orecchini
corata ad incisione con un serpente 2; Morassi 1936, 30, nn. 119- 120,
attorcigliato ad otto che include, p.i., Egitto
fig. 25; Hackenbroch 1938, 12; New York. Brooklyn Museum (inv.
nella spira superiore, una perla; al- Breglia 1941, 95-96, nn. 996-997,
l'orlo inferiore è sospeso un pen- 05.444.1-2)
tav. XLII, 1-2 e XLIII, 1-2 (fine VI acquisto Aziz Khayat
dente di filo con una perla e uno sec.); Siviero 1954, 120, n. 533,
zaffiro a goccia. Probabilmente ac- oro; L 5.1
tavv. 249-254 (fine VI1 sec.); Ori Analoghi ai precedenti, ma con tre cer-
quistati con la collana 1II.l.c.17. Italia 1962, 19; Lipinsky 1969b,
Bibliografia: Sega11 1938, n. 223; Art chi applicati ed un elemento circo-
276; Melucco Vaccaro 1972, 12-13 lare concavo con globetto centrale
Byzantin 1964,369, n. 405 (VI-VI1 (tardo VII sec.); Farioli Campanati
sec.). saldato sotto l'occhiello di chiusu-
1982, 406, n. 192, fig. 262; Ead. ra.
1984, 455-456; D'Angela 1992a;
Napoli 1994, 381 (VI1 sec.). Bibliografia: Davidson 1984, 173-174,
5.d n. 244 (VI sec.).
disco con decorazione cloi- 4. Coppia di orecchini
sonné e pendenti cruciformi
(seconda metà VI1 sec.) p.i., Egitto
New York. Brooklyn Museum (inv.
05.445.i-2)
acquisto da Aziz Khayat; E.C.
Woodward Memoria1 Fund
oro; L 5.1
Analoghi ai precedenti.
Bibliografia: Davidson 1984, 174, n.
6.a 245 (VI sec.).
circolare
5. Coppia di orecchini
p.i., Egitto
cerchio liscio e chiusura a gancio New York, Brooklyn Museum (inv.
(VI-VZZ sec.) 05.447.1-2)
acquisto da Aziz Khayat; E.C.
1. Orecchino Woodward Memoria1 Fund
p.i., Egitto oro; L 4.3 e 4.7
New York, Brooklyn Museum (inv. Analoghi ai precedenti.
05.438) Bibliografia: Davidson 1984, 175, n.
1. Coppia di orecchini acquisto da Aziz Khayat; E.C. 247 (VI sec.).
Senise (PZ, Basilicata), contr. Salsa, Woodward Memoria1 Fund
tomba, 1916 oro, perle; L 4.6 6. Coppia di orecchini
Napoli, Museo Archeologico Naziona- Anello con elemento circolare concavo, p.i., Egitto
le (inv. 153618) con globetto centrale, saldato sotto New York. Brooklyn Museum (inv.
oro, perle, pietre, paste vitree; L 6; d 2.2 l'occhiello di chiusura; cerchio ap- 05.44i.i-2)
Anello di sospensione decorato con ca- plicato al12 sezione inferiore, con acquisto da Aziz Khayat; E.C.
stoni rettangolari e anellini per il triangoli di globetti e perla inserita Woodward Memorial Fund
fissaggio di un filo aureo con perle; in un filo aureo. oro; L 4.8 e 5.0
Orecchini

Due cerchi applicati con orlo perlinato 10. Coppia di orecchini Analoghi ai precedenti.
interno ed esterno, e decorazione a N. Kilkis, Europos (Grecia), tomba, Bibliografia: Davidson 1984, 173, n.
globetti; tra i due elementi è saldato 1991 243 (VI sec.).
un pendente rigido costituito da una argento
sfera eseguita a filigrana tra due Analoghi al precedente.
globetti. Bibliografia: Sabbopoulou 1991, tav.
Bibliograjia: Davidson 1984, 171-172, 112a (V sec.).
n. 241 (VI sec.). emisferica o discoidale
(VI1 sec.)
11. Orecchino -.rz.z-.

7. Coppia di orecchini Magnisi (SR, Sicilia), 1892 1. Orecchino


Tigani (Grecia), basilica, tomba 25 Siracusa, Museo Archeologico Regio-
Atene, Museo Bizantino nale Kharievka (Ucraina)
oro; d anello 3.4, d totale 4.8 argento Mosca, Musée des tresors historiques
Arco inferiore dell'anello di sospensio- Analogo al precedente; rinvenuto con d'ukraine
ne decorato con filo perlinato; ap- una moneta di Tiberio I1 Costantino oro; L 6,13.5
plicazione circolare di filo perlinato (578-582). Privo di chiusura, con applicazione
con volute filigranate all'interno e a emisferica decorata a globetti.
Bibliografia: Orsi 1942, 13 1 , fig. 59;
triangoli di globetti lungo l'orlo Pace 1949, 443, fig. 183; Guillou Bibliografia: Ukraine 1975 (VII-VI11
esterno. 1975, 85. sec.).
Bibliograjia: Drandakis 1980,252-253,
n. 1, tav. 148 e (V-VI sec.); Byzan- 2. Coppia di orecchini
tino Mouseio Athinon 1985, 52, n. cerchio ritorto e chiusura a gancio Cadjavica, Podravska Slatina (Croa-
47 (V-VI sec.). (VI- VZZ sec.) zia). 1929
12. Coppia di orecchini ~ a g a b i i aMuseo
, Archeologico (inv.
8. Orecchino 820- 1 )
p.i., Egitto argento; L 4-4.2
Naxos (CT, Sicilia) New York, Brooklyn Museum (inv.
Siracusa, Museo Archeologico Regio- Bulle decorate a globetti disposte ai la-
05.439.1-2) ti dell'anello di sospensione; appli-
nale (inv. 19533) acquisto da Aziz Khayat; E.C.
oro; d 4.3; p 4.4 cazione emisferica anch'essa deco-
Woodward Memorial Fund rata da globetti.
Applicazione costituita da un elemento oro; L 5.7.
circolare filigranato, con orlo deco- Anello ritorto con elemento circolare Bibliograjia: Croazia 1993,60, fig. 269
rato a triangoli di globetti. concavo con globetto centrale sal- d-e (da una tomba di principi Kutri-
Bibliografia: Orsi 1942, 145, tav. X1,I; dato sotto l'occhiello di chiusura; guri o protobulgari, fine VI-inizi
Fallico 1975, 326, figg, 9- 10 e 13. tre cerchi filigranati saldati all'arco VI1 sec.).
inferiore; ciascuno di essi ha un or- 3. Orecchino
cerchio liscio e chiusura ad innesto lo perlinato e una decorazione co-
(seconda metà VI-prima metà VZZ sec.) stituita da triangoli di globetti. Taormina (ME,
Bibliograjia: Davidson 1984, 169-179, Sicilia), ne-
n. 239 (VI sec.). cropoli
Siracusa, Mu-
13. Coppia di orecchini seo Archeo-
logico Re-
p.i., Egitto gionale
New York, Brooklyn Museum (inv. 3
' oro; d 4.6
05.442.1-2) Arco inferiore
acquisto da Aziz Khayat; E.C. decorato con un motivo filigranato
Woodward Memoria1 Fund sinusoidale tra &de fili perlinati; ad
oro; L 5.1 e 5.4 esso è applicata una lamina emisfe-
9.Orecchino Analoghi ai precedenti. I tre elementi rica decorata a triangoli di globetti e
p.i., Siria, tesoro l .III.15 circolari saldati all'arco inferiore a filigrana.
Washington, Dumbarton Oaks Collec- non sono filigranati, ma con orlo
perlinato esterno ed interno. Bibliografia: Orsi 1942, 158-159, fig.
tion (inv. 38.7) 75; Farioli Campanati 1982,413, n.
~011.Bliss, 1938 Bibliografia: Davidson 1984, 172, n. 216, fig. 289.
oro; L 3.8 242 (VI sec.).
Analogo al precedente: cerchio con
chiusura ad innesto; elemento cir- 14. Coppia di orecchini 4. Orecchino
colare filigranato applicato all'arco p.i., Egitto Taormina (ME, Sicilia)
inferiore e decorazione a triangoli New York, Brooklyn Museum (inv. Siracusa, Museo Archeologico Regio-
di globetti. 05.443.1-2) nale
Bibliografla: Ross 1965, 10-1 1, n. 6.G, acquisto da Aziz Khayat; E.C. oro; d 5.6; p 12
h. m; Manière Lévi5que 1997,96, Woodward Memorial Fund Analogo al precedente.
tav. 2, J (seconda metà VI-W sec.). oro; L 5.4. Bibliograjk: Orsi 1942, 144, tav. XI,3.
-
uI tipologia e i rnotivi decorativi

..,.-..~'-.,.
--z.x-:2m

acquisto Aziz Khayat Analogo ai precedenti; privo del filo


6.c oro, paste vitree; L 4.5 per l'inserzione della pasta vitrea
biconica Analoghi ai precedenti, con pasta vitrea. terminale.
(VI-VI1 sec.) Bibliografia:Davidson 1984,178, n. 252. Bibliografia: Davidson 1984, 178, n.
257 (VI-VI1 sec.) .
5. Coppia di orecchini
p.i., Egitto 10. Orecchino
New York, Brooklyn Museum (inv. p.i., Egitto
05.475.1-2) New York, Brooklyn Museum (inv.
acquisto d a A z i z Khayat; E.C. 05.480)
Woodward Memorial Fund acquisto ' d a Aziz Khayat; E.C.
oro, paste vitree; L 6.7 e 6.8 Woodward Memorial Fund
Analoghi ai precedenti, con l'aggiunta oro; L 6.6
di un filo perlinato nel punto di Analogo ai precedenti, con pasta vitrea
massima espansione e di un doppio terminale.
filo perlinato in basso. Bibliografia: Davidson 1984, 180, n.
1. Coppia di orecchini 258 (VI-VI1 sec.).
Bibliografia: Davidson 1984, 178, n.
p.i., Egitto 253 (VI-VII sec.).
New York, Brooklyn Museum (inv. 11. Orecchino
05.47 1.1-2) 6. Coppia di orecchini p.i., Egitto
acquisto d a Aziz K h a y a t ; E . C . New York, Brooklyn Museum (inv.
Woodward Memoria1 Fund p.i., Egitto 05.48 1)
oro, paste vitree; L 6.9 New York, Brooklyn Museum (inv. acquisto da Aziz Khayat; E.C.
Elemento biconico verticale saldato al- 05.476.1-2) Woodward Memoria1 Fund
l'arco inferiore; terminazione supe- acquisto d a Aziz Khayat; E.C. oro; L 7.0
riore a globetti e inferiore di doppio Woodward Memonal Fund Analogo ai precedenti, con filo perlina-
filo perlinato; in basso è sospeso un oro, paste vitree; L 5 e 5.4 to nel punto di massima espansione.
segmento di filo aureo con pasta vi- Analoghi al n. 2. Bibliografia: Davidson 1984, 180, n.
trea. Bibliografia: Davidson 1984, 178, n. 259 (VI-VI1 sec.).
Bibliografia: Davidson 1984, 176- 177, 254 (VI-VI1 sec.).
n. 249 (VI-VII sec.).
7. Orecchino
2. Coppia di orecchini p.i., Egitto di filo con pietre
p.i., Egitto New York, Brooklyn Museum (inv.
New York, Brooklyn Museurn (inv. 05.477) -- (VI1 sec.)
- ....-
=-e>s.- . - - * m

05.472.1-2) acquisto d a A z i z Khayat; E.C.


acquisto d a Aziz Khayat; E.C. Woodward Memorial Fund
Woodward Memoria1 Fund oro, paste vitree; L 6.8
oro, paste vitree; L 6.2 e 6.4 Analogo ai precedenti.
Analoghi ai precedenti, con terminazio- Bibliografia: Davidson 1984, 178, n.
ne inferiore di filo perlinato 255 (VI-VII sec.).
Bibliografia: ~ a v i d s o n1984, 177, n.
250 (VI-VI1 sec.). 8. Orecchino
p.i., Egitto
3. Coppia di orecchini New York, Brooklyn Museurn (inv.
p.i., Egitto 05.478)
New York, Brooklyn Museum (inv. acquisto d a Aziz Khayat; E.C. 1. Orecchino
05.473.1-2) Woodward Memorial Fund
acquisto d a Aziz Khayat; E.C. oro; L 4.7 p.i., Costantinopoli
Woodward Memonal Fund coll. privata
Analogo ai precedenti; pasta vitrea per- oro, perle, pietre; L 7 , 1 7
oro; L 5 e 5.2 duta.
Analoghi ai precedenti, senza pasta vi- Verga rastremata con probabile chiusu-
Bibliografia: Davidson 1984, 178, n. ra ad innesto; nell'arco inferiore so-
trea e senza decorazione di filo per- 256 (VI-VI1 sec.). no inseriti vaghi aurei e perle, alter-
linato.
nati a segmenti aurei verticali con
Bibliografia: Davidson 1984, 178, n. 9. Orecchino perle; sopra i pendenti sono saldati
251 (VI-VI1 sec.). p.i., Egitto tre anelli di filo perlinato, ciascuno
New York, Brooklyn Museum (inv. includente una perla, collegati su-
4. Coppia di orecchini 05.479) periormente da un elemento cru-
p.i., Egitto acquisto d a Aziz Khayat; E . C . ciforme con altre pietre e perle.
New York, Brooklyn Museum (inv. Woodward Memorial Fund Bibliografia: Age of Spirituality 1979,
05.474.1-2) oro; L 4.7 328, n. 307 (prima metà VI1 sec.).
Orecchini

- oro; L 2.5 a girali con pendenti (VZI sec.)


6.e Lamina filigranata decorata a volute.
castone applicato Bibliografia: Sotiriou 1935, tav. 152;
(VI1 sec.) Pierides 1971, 55, n. 6, tav. XXX-
VIII, 6 (VI1 sec.); Baldini 1991,75-
76, n. 3.
2. Coppia di orecchini
Tiro (Libano)
Beyrouth, Museo
oro
Lamina filigranata con motivi a volute.
Bibliografia: Chehab 1986, 418, figg.
1. Coppia di orecchini 1-2 (Iii sec.); Baldini 1991,76.
Pantalica (SR, Sicilia), tesoro I .III.21,
1903 3. Orecchino
s.1.c. Tiro (Libano)
oro, perle; d 2.4 ca Beyrouth, Museo
Verga rastremata innestata in un glo- oro
betto aureo; castone circolare appli- Analogo ai precedenti con l'aggiunta di
cato all'arco inferiore con perla e tre anelli saldati all'orlo, probabil-
orlo perlinato. mente per un filo perlinato esterno 6. Orecchino
Bibliografia:Orsi 1942, 138, tav. XI, 5- alla lamina. p.i., Siria
6 (VI-IX sec.); Fallico 1975, 321e Bibliografia: Chehab 1986, 684, fig. 3 New York, Brooklyn Museum (inv.
329, fig. 1. (111 sec.); Baldini 1991, 76, n. 5. 15.067)
oro; L-6.7, p 2.77
a girali e croce entro clipeo Decorazione filigranata a girali su quat-
6.f fine VI- VI1 sec.)
lamina applicata tro registri; all'orlo sono sospesi
(V-VI sec.) quattro pendenti, ciascuno costitui-
4. Orecchino to da una treccia e da un elemento
Tamassos (Cipro) terminale a goccia in lamina aurea.
1. Coppia di orecchini Berlino, Antikenmuseum (inv. GI 133) Bibliografia: Hackens 1976, 121-122,
Venosa (PZ), Basilicata, tomba esterna acquisto 1889 n. 55 (VI sec. o protoislamico); Bal-
alla chiesa della S S . Trinità oro; L 3.2 dini 1991,75, n. 2.
(5311973) Decorazione filigranata con motivo a
Venosa, Museo Archeologico Naziona- volute che prendono al centro la 7. Orecchino
le (inv. 257501) forma di una croce greca entro cli- p.i., Siria
bronzo dorato; d 3.2, lamina 0.8 x 3.3 peo; orlo godronato. Parigi, Louvre (inv. Bj 2272)
Lamina rettangolare decorata a filigra- Bibliografia: Greifenhagen 1975, 67, coll. De Clercq; dono Boisgelin, 1967
na con racemi entro cornice liscia. tav. 52.10 (bizantino, V-VI sec.); oro, perle; L 6
Bibliografia:Tocco 1973,472 (V sec.); Berlin 1988, 365, n. 28 (VI sec.); Filigranato, a girali, con cinque pen-
Salvatore 1991, 286, t. 8 (V-VI Baldini 1991, 76, n. 6. denti a treccia di filo aureo con per-
sec.). le terminali.
Bibliografia: Byzance 1993, n. 83 (VI1
sec.).
8. Orecchino
S.P.
New York, Brooklyn Museum (inv.
X.16)
acquisti da Aziz Khayat, 1907; E.C.
Woodward Memoria1 Fund
oro, paste vitree; L 4.4
filigranato 5. Coppia di orecchini Decorazione a volute di filo aureo;
(fine VI-VI1 sec.) Polis (Cipro) quattro anelli saldati al margine in-
Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 499) feriore per la sospensione di catene
a girali senza pendenti oro; d 3.2 pendenti, due a maglia piatta e due
Analoghi al precedente. a maglia doppia, ciascuna con una
1. Coppia di orecchini Bibliografia: Sotiriou 1935, tav. 135; pasta vitrea terminale
Polis (Cipro) Pierides 1971, 55, tti;. XXXVIII, 8 Bibliografia:Davidson 1984, 108-109, n.
Nicosia, Cypms Museum (inv. J 498) (Va sec.); Baldini 1991, 77, n. 7. I O (U-III sec.); Baldini 1991,75, n. 1.
l

La tipologia e i motivi decorativi

5. Orecchino
7.b
Polis (Cipro)
traforato Nicosia, Cyprus Museum (Inv. J 500)
oro; L 2.7
Due pavoni affrontati ai lati di un ele-
cerchio distinto, globetti e pendente mento vegetale in lamina ritagliata;
interno @ne VI- VI1sec.) orlo perlinato.
I l . Coppia di
orecchini
Bibliografia: Sotiriou 1935, tav. 152;
Pierides 1971, 56, n. 9, tav. XXX-
VIII, 9 (VI1 sec.); Baldini 1991,78, 9. Coppia di orecchini
Homolion (Tes- n. 11.
saglia, Gre- S.P.
cia), tomba 2, 6. Coppia di orecchini Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 184)
1961 p.i., Siria oro; d 3
Larissa, Museo Parigi, Louvre (inv. Bj 2282) Analoghi al precedente, con croce cen-
Archeologico coll. De Clercq; dono Boisgelin, 1967 trale entro clipeo.
(inv. M56) oro; L 3.3 - 3.4 Bibliografia: Art Byzantin 1964,374, n.
L I
oro Due pavoni affrontati ai lati di un ele- 419; Baldini 1991.80, n. 15, fig. 1.
Lamina lavorata a traforo con motivi di mento vegetale in lamina ritagliata.
girali e pendente aureo a goccia in- Bibliografia: De Ridder 191 1, nn. 781- 10. Coppia di orecchini
serito nell'arco di sospensione; no- 782; Byzance 1993, n. 80.
ve globetti aurei saldati all'orlo in- S.P.
feriore godronato. Vienna, Kunsthistorisches Museum
oro; L 3.4, p 3.2
Bibliografia: Daux 1967, 874-875, fig. Analoghi ai precedenti, con due globet-
12; Baldini 1991,77, n. 8. ti ai lati dell'arco di sospensione.
Bibliografia: Wien 1974, 59, n. C 89
orlo perlinato (fine VI-VII sec.) a,b, fig. 30 (VI sec.); Baldini 1991,
80, n. 16.
2. Orecchino
p.i., Cipro
Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 502)
oro; L 3.2
Due pavoni affrontati ai lati di una cro- 7. Orecchino
ce greca entro clipeo in lamina rita- S.P.
gliata; bordo inferiore perlinato. Atene, Museo Kanellopoulos (inv. s.n.)
Bibliografia:Sotiriou 1935, tav. 152; Pie- oro; L 3.9
rides 1971,55, n. 7, tav.-, 7 Due pavoni affrontati ai lati di un ele-
(VT[ sec.); Baldini 1991,79, n. 14. mento vegetale in lamina ritagliata;
orlo perlinato.
3. Orecchino Bibliografia: Art Byzantin 1964, 373- 11. Orecchino
p.i., Cipro 374, n. 418 (VI1 sec.); Baldini S.P.
New York, Metropolitan Museum of 1991, 78, n. 12, fig. 1. Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 164)
Art oro; L 3.3,12.6
coll. Palma De Cesnola Lamina ritagliata con raffigurazione di
oro; L 3,12.6 un uccello ad ali spiegate e bordo
Lamina con motivi vegetali a traforo; perlinato.
orlo perlinato. Bibliografia: Baldini 1991, 80, n. 17,
Bibliografia: De Cesnola 1903, tav. fig. 2.
XIX, n. 13; Baldini 1991,77, n. 9.
12. Coppia di orecchini
4. Orecchino
S.P.
p.i., Cipro Washington, Dumbarton Oaks Collec-
Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 497) tion (inv. 52.13)
oro; L 3 acquisto 1952
Due pavoni addorsati ai lati di un ele- 8. Coppia di orecchini
S.P. oro; L 3.1-3.2 cm, 12.5
mento vegetale in lamina ritagliata; Due pavoni affrontati ai lati di un
orlo perlinato. Atene, Museo Kanellopoulos (inv. s.n.)
oro; d 3.4 kantharos; orlo perlinato.
Bibliografia: Sotiriou 1935, tav. 152; Bibliografia: Ross 1965, 68, n. 87, tav.
Pierides 1971, 56, n. 11, tav. XXX- Analoghi al precedente.
Bibliografia: B~ldini1991, 78, n. 13, XLVII (VI1 sec.); Byzantine Col-
VIII, 11 (VI1 sec.); Baldini 199 1, lection 1967, n. 211 (VI1 sec.); Bal-
78, n. 10. fig. 1.
dini 1991, 80, n. 18.
Orecchini

oro; L 4,13 1966, 213 ss.; Wilson 1980, 238,


Due pavoni affrontati ai lati di un nota 77; Farioli Campanati 1982,
kantharos in lamina ritagliata; cin- 413, n. 220, fig. 293; D'Angela
que bulle saldate all'orlo punzona- 1984, 188, nota 30; Baldini 1991,
to. 84, n. 25.
Bibliografia: Dikaios 1961,259, fig. 6;
Pierides 1971, 56, n. 10, tav. XXX- 19. Coppia di orecchini
VIII, IO (VI1 sec.); Baldini 1991, p.i., Sicilia
83, n. 22. Palermo, Museo Archeologico'Regio-
nale
13. Orecchino oro
S.P. Lamina lavorata a sbalzo e a traforo
Kassel, Staatliche Kunstsammlungen con la raffigurazione di due pavoni
oro; d 2.1, p 2.5 con le teste in opposizione ed i cor-
Due pavoni ai lati di un elemento vege- pi uniti al centro; cinque bulle mol-
tale; bordo punzonato ed orlo perli- to danneggiate saldate all'orlo pun-
nato. zonato.
Bibliografia: Kassel 1980, n. 102, tav. Bibliografia: Accascina 1929,228-230,
XX (VI-VI1 sec.). fig.3 (VI sec.); Baldini 1991,84-85,
n. 26.
bulle e castoni(VZZ sec.) 17. Orecchino
20. Coppia di orecchini
Siracusa (Sicilia)
14. Coppia di orecchini Siracusa, Museo Archeologico Regio- Sofiana, Gela (EN, Sicilia)
Kruja (Albania) nale (inv. 26710) Gela, Museo Archeologico
Tirana, Museo Archeologico (inv. oro; L 3.6, p 4.5 oro; 1 5.5
4843-484311) Due pavoni affrontati, ai lati di un ele- Due pavoni addorsati, ai lati di un cli-
oro, pietre; L 5.2 mento vegetale in lamina ritagliata; peo includente un uccello in lamina
Due pavoni affrontati ai lati di un ele- cinque bulle saldate all'orlo punzo- ritagliata; sette bulle saldate all'orlo
mento vegetale in lamina ritagliata, nato. inferiore della lamina, punzonato.
alla quale sono saldate cinque bulle Bibliografia: Orsi 1942, 146 e 16 1, tav. Bibliografia: Adamesteanu 1963, 272,
a doppia valva e quattro castoni per XI,4; Ross 1965,68; Bonomi 1966, fig. 27 (V-VI sec.); Bonomi 1966,
pietre. 213 ss.; Numismatica 1975, 6 (VI- 197 e 213-214, fig. 31; D'Angela
Bibliografia: Anamali 1979, tav. IX,l, VI1 sec.); Wilson 1980, 238, nota 1984, 188, nota 30; Wilson 1990,
86; Arte albanese 1985, n. 395, 77 (da Pantalica); D'Angela 1984a, fig. 274; Baldini 1991, 85, n. 27.
p.103; Albanien 1988, n. 370, 456; 188, nota 30; Baldini 1991, 83-84,
Baldini 1991, 82, n. 19; Anamali n. 24. 21. Orecchino
1993,439, fig. 2. S.P.
Londra, Victoria and Albert Museum
bulle (fine Vi-VZZ sec.) (inv. 805- 1893)
acq;isto A. ~ o l l a i t o nFranks, 1987
oro; L 5.1
15. orecchino Due pavoni affrontati ai lati di un cli-
p.i., Costantinopoli $o includente una croce in lamina
Washington, Dumbarton Oaks Collec- ritagliata e cinque bulle saldate al-
tion (inv. 53.12.95) l'orlo punzonato.
acquisto 1953
oro; L 3 , l 2.5 Bibliogra$a: Dalton 190 1 , n. 276, tav.
Due pavoni affrontati ai lati di un V; Victoria and Albert Museum
kantharos in lamina ritagliata; quat- 1955, fig. 10c (VI sec.); Baldini
tro bulle saldate all'orlo punzonato. 1991, 82, n. 20.
18. Orecchino
Bibliograjìa: Ross 1965, 69. n. 90, tav. 22. Coppia di orecchini
XLVII (VI1 sec.); Byzantine Col- Butera (CL, Sicilia)
lection 1967, 59, n. 212 (VI1 sec.); Siracusa, Museo Archeologico Regio- S.P.
Cutler 1986, 48; Baldini 199 1, 82- nale (inv. 23124) Londra, British Museum
83, n. 21. oro; L 4.5, p 5.9 Acquisto A. Wollaston Franks, 1897
Due pavoni addorsati resi con una una oro; L 3.81
16. Coppia di orecchini minuta punteggiatura; all'orlo della Due pavoni ai lati du una croce entro
~ . i .Cipro
, lamina, punzonato, sono saldate clipeo in lamina ritagliata; cinque
Nicosia, Cyprus Museum (inv. cinque bulle. bulle saldate all'orlo.
1960NI- 2112) Bibliografia: Orsi 1942, 160- 161, fig. Bibliografia: Dalton 1901, n. 276, tav.
coli. Karemphylakis 78; Agnello 1964, fig. 82; Bonomi v.
Orecchini

ai lati di un elemento centrale costi- orecchini è stato fissato nella lacuna Bibliografia: Anntolia 1987, n. 265,
tuito da due volute unite al centro; un vago in pasta vitrea); doppio fig. 264 (VI-VI1 sec.); Baldini
orlo con cinque bulle. bordo perlinato e punzonato; sette 1991, 91, n. 38.
~ibliografia: Syrien 1993, n. 62 (VI1 bulle saldate all'orlo.
sec.). Bibliografia: Metger 1983, n. 30. 38. Orecchino
S.P.
33. Orecchino bordo distinto, dischetti ai lati Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 227)
S.P. dell'aizello di sospensione e bulle oro
Atene, Museo @ne VI-VZI sec.) Bordo distinto, lavorato a traforo con
Benaki motivo a zig-zag e nove globetti; ai
(inv. 1811) 36. Orecchino lati della lamina semilunata sono
oro; L 3.7 saldati due dischetti aurei come ne-
Lamina rita- S.P. gli esemplari precedenti; la decora-
gliata con zione principale dell'orecchino è a
unico uc- motivi vegetali schematizzati.
cello ad ali ~ i b 1 i o g r a f i n : ~ a l d i n1991,
i 90, n. 35,
spiegate; fig. 7.
due dischetti aurei saldati ai lati del-
la lamina, che presenta inferior-
mente gli attacchi di cinque bulle filo aureo e perle lungo
perdute. il profilo esterno (VZZ sec.)
Bibliografia: Segall 1938, 156, n. 244,
tav. 48 (VI sec.); Yeroulanou 1988,
fig. 8; Baldini 1991.87, n. 32, fig. 4. 39. Coppia di orecchini
Keszthely-Fenékpuszta (Ungheria),
tomba 5
34. Coppia di orecchini Richmond, Virginia Museum of Fine s.1.c.
S.P. Arts (inv. 66-15-7) oro
Atene, Museo Benaki (inv. 1810) coll. De Clercq e Glasgow Due pavoni affrontati ai lati di una cro-
oro; L 4.4 oro; L 5.7,14.2 ce entro clipeo in lamina ritagliata;
Bordo perlinato al quale sono saldate Settore centrale con due pavoni ai lati orlo inferiore con dieci anelli per
cinque bulle a doppia valva (una di una croce greca entro clipeo: il l'inserimento di un filo aureo con
mancante); clipeo con due uccelli di motivo è diviso a metà da un filo pietre e perle.
profilo disposti l'uno di fronte al- godronato verticale; bordo traforato Bibliografia: Barkoczi 1968, 295-296,
l'altro su una phiale baccellata; co- con motivo a zig-zag, distinto al- tavv. LV, 3-4 e LVI, 3-4 (fine VI-
me nell'esemplare precedente, due l'interno mediante un filo perlinato; VI1 sec.).
dischetti saldati ai lati dell'anello di nove bulle saldate all'orlo inferiore
sospensione. della lamina e cinque dischetti aurei
Bibliografia: Segall 1938, 155-156, n. lungo quello superiore.
243, tav. 48 (VI sec.); Andronikos Bibliografia: Ross 1968, 20-21, n. 20
1975, 368 e 376, fig.7~;Bromberg (tardo VI-VI1 sec.); Age of Spiritua-
1990,70, fig. 28 (VI1 sec.); Baldini lity 1979,315-316, n. 290 (inizi VI1
1991, 87, n. 33, fig. 5. sec.); Baldini 1991, 89, n. 34.

bordo distinto, dischetti ai lati


dell'anello di sospensione e globetti
@ne VI-VII sec.)

37. Coppia di orecchini


Srnime-Bayndir (Turchia) 40. Orecchino
Istanbul, Museo Archeologico (inv. S.P.
3538) Atene, Museo Benaki (inv.1809)
oro; a 5.8 oro, perle, paste vitree; L 1.8
Bordo distinto e lavorato a traforo con Due pavoni affrontati ai lati di un cli-
motivo a onde ricorrenti; un pavone peo con monogramma cruciforme;
35. Coppia di orecchini nella parte centrale della lamina ri- al bordo perlinato sono fissati anel-
S.P. tagliata; ai lati della lamina sernilu- li per l'inserimento di un filo aureo
Parigi, Louvre, (inv. MNE 698) nata sono saldati due dischetti aurei e di vaghi (paste vitree e perle).
oro; L 5.4 come negli esemplari precedenti Bibliografia: Segall 1938, 155, n. 242,
Due pavoni ai lati di un clipeo perlinato globetti aurei (in origine cinque per tav. 48 (VI sec.); Andronikos 1975,
con elemento vegetale, rotto in en- ciascun esemplarej saldati all'orlo 376, fig.7a; Baldini 1991, 90, n. 36,
trambi gli esemplari (in uno degli punzonato. fig. 6.
La tipologin e i rnotivi decorativi

orlo con globetti (fine VI-VZZ sec.) grappoli d'uva ai lati di un elemen-
7.c to vegetale; nove bulle saldate al-
41. Coppia di orecchini (fig. 15) sbalzato l'orlo inferiore.
Mersin (Turchia), tesoro 1.111.16, 1889
P-
Bibliografia: Salvatore 1981a, 130-
San Pietroburgo, Hermitage (inv. W 131,fig. 2 b-C;Pacilio 1991, 12-13;
decorato a registri con bulle Baldini 1991, 93, n. 41.
96) (fine VI- VZZ sec.)
oro; L 3.9; p 10.7
Due pavoni affrontati ai lati di un ele- bordo decorato con bulle
1. Coppia di

\I
mento, forse vegetale, in lamina ri- (VII-VZIZ, forse oltre)
tagliata; all'orlo, punzonato e perli- orecchini
nato, sono saldati cinque globetti. Racineci (CT, 4. Orecchino
Bibliografia: Grabar 195 1; Banck ~icilia);ne-
1966, n. 104 b; Yeroulanou 1988, cropoli in
fig. 6; Manière Léveque 1997, 94, proprietà Ta-
tav. 2, M (seconda metà VI-VI1 sca
sec.). Siracusa, Mu-
seo Archeo-
42. Orecchino logico Re-
I I gionale
p.i., Erythrae elettro; L 6.5-6.8
Londra, British Museum Lamina decora-
Lamina divisa in tre registri mediante ta a sbalzo
Acquisto A. Wollaston Franks, 1897 fili perlinati;al centro sono realizza-
oro; L 3 con un uc-
ti a stampo due uccelli addorsati e cello ad ali spiegate; doppio bordo
Due pavoni ai lati di un kantharos; tre con le teste in opposizione; i due re-
globetti saldati all'orlo. perlinato al quale si saldano sei bul-
gistri esterni, piuttosto danneggiati, le.
Bibliografia: Dalton 1901, n. 277, tav. V. sono ornati con motivi vegetali geo-
metrizzati; bulle a doppia valva Bibliografia: Arte albanese 1985, n.
(quindici in origine, ma alcune 394, 102 (VI1sec.); Albanierz 1988,
mancanti). n. 375, 458 (VI1 sec.); Baldini
1991.94, n. 42; Anamali 1993,441,
Bibliografin: Niederle 1930, fig.70,9; fig. 2.
Orsi 1942, 122-124, fig. 51 (VI-VI1
sec.); Bonomi 1966, 213 ss.; Wil- 5. Orecchino
son 1980, 238, nota 77; Farioli
Campanati 1982, 413, n. 217, fig. S.P.
290; D'Angela 1984, 188, nota 30; Washington, Durnbarton Oaks Collec-
Baldini 1991,91 e 93, n. 39. tion
oro
--.

43. Orecchino 2. Orecchino Decorazione eseguita a stampo con due


grappoli d'uva incorniciati da un
S.P. Megara Hyblea (SR, Sicilia), tomba doppio bordo perlinato e punzona-
Kassel, Staatliche Kunstsammlungen Siracusa, Museo Archeologico Regio- to; all'orlo inferiore sono saldate
oro; d 2.4, p 2 nale (inv. 44515) undici bulle.
Uccello a traforo ad ali spiegate entro oro; p 8.8
cornice punzonata in lamina ntaglia- Decorazione su tre registri separati da Bibliografin: Ross 1965, 27, n. 37 (X
ta; cinque globetti saldati all'orlo. un filo godronato: nel settore più in- sec.); Baldini 1991, 94, n. 43.
Bibliografia: Kassel 1980, n. 101, tav. temo due pavoni addorsati ai lati di
20 (VI sec.). un clipeo con un uccello di profilo;
registri esterni con motivi vegetali bordo decorato e globetti
44. Orecchino stilizzati; sul retro, due piccole tra- (VIZ- VIZI, forse oltre)
S.P. verse di filo aureo per sostenere la
Berlino, Antikenmuseum (inv. lamina; quattro bulle superstiti delle 6. Orecchino
30219,439) originarie ventidue saldate all'orlo. p.i., Turchia
coll. Von Gans Bibliografia: Corsi 1982, 16 1 (VI1 Istanbul, Museo Archeologico (inv.
oro; L 3.4 sec.); Baldini 1991, 93, n. 40. 77.131)
Entro una semplice comice punzonata è acquisto 1977
raffigurato un uccello ad ali spiega- 3. Coppia di orecchini oro; L 4.6; 1 3.1
te rese a traforo e a punzone; all'or- Rutigliano (BA, Puglia), S. Apollinare, Lamina con due grappoli d'uva sbalza-
lo dell'orecchino sono saldate tre tomba 4 ti entro un doppio bordo perlinato e
sferette piene. Bari, Museo Archeologico (inv. 32458) punzonato; cinque globetti saldati
Bibliografia: Greifenhagen 1975, 67, oro; L 6,14.1 all'orlo.
tav. 52. l l (bizantino, VI-VI1 sec.); Lamina divisa in tre registri: nei due BibliograJa: Ergil 1983, 61-62, n. 157
Berlin 1988, 365, n. 28 (VI sec.); esterni motivo a onde ricorrenti; (VI1sec.); Pasinli 1989, n. 90 (IX-ini-
Baldini 1991,90-91, n. 37. nella zona centrale due schematici zi Xiii sec.); Baldini 1991,95, n. 45.
Orecchini

7. Orecchino
p.i., Costantinopoli
Washington, Dumbarton Oaks Collec-
tion (inv. 53.12.25)
acquisto 1953
oro; L 5.6 cm
Due pavoni affrontati ai lati di un
kantharos eseguiti a sbalzo; bordo
decorato con cinque sferette piene. cestello a calice floreale
Bibliografia: Ross 1965, n. 138 tav.
LXVI (XII sec.); Baldini 1991, 95-
-
(seconda metà VI-inizi VI1 sec.)
-xc-.---.-
trea rossa e anello di rinforzo; cer-
chio di sospensione rastremato con
96, n. 46. 1. Orecchino u chiusura ad innesto.
p.i., Sardegna Bibliogrctfia: D'Angela 1988, 141, n. 1,
8. Orecchino Cagliari, Museo tavv. LXV,I-LXVI, 1 (VI-VI1 sec.);
p.i., Costantinopoli Archeologico Id. 1989a, 16-17; Id. 1991,812, fig.
Washington, Dumbarton Oaks Collec- Nazionale 24; Possenti 1994,35 e 6 1, n. 9, tav.
tion (inv. 53.12.96) oro 111, 2-3 (seconda metà VI-inizi VI1
acquisto 1953 Cestello a calice sec.).
oro; L 4.6, 1 3.3 floreale con
Analogo al precedente, con sette sferet- orlo decorato
te saldate all'orlo punzonato (at- a granulazio-
tualmente solo sei conservate); due ne e castone
circolare per 8.b
piccoli dischi aurei ai lati dell'arco cestello emisferico a giorno
di sospensione. pietra; ma-
glia inferiore con filo aureo di ---.-
(fine VI-VI1 sec.)
Bibliografia: Ross 1965, n. 137, tav.
LXVI (XII sec.); Baldini 1991, 96, rinforzo desinente in una voluta e
n. 47. pendente conico con fili perlinati; con elemento centrale
anello di sospensione decorato con
filo perlinato e globetti; chiusura 1. Coppia di orecchini
9. Orecchino entro elemento cilindrico. Patti Marina (ME, Sicilia), tomba, 1973
Acladia, Ellenika (Sitia, Creta) Bibliogrnfia: Taramelli 1919, 146, fig. Siracusa, Museo Archeologico Regio-
Iraklion, Museo Storico (inv. 332) 1o. nale (inv. s.n.)
oro; L 3.4,12.6, L lamina 1.6 oro, perle, ametiste; L 7.5-7.8
Lamina con uccello di profilo ad ali 2. Orecchino Cerchio di sospensione rastremato con
spiegate; tre globetti aurei saldati al- chiusura ad innesto; cestello con di-
l'orlo; gancio di sospensione rotto. S. Andrea Frius sco anteriore ornato da un perla e da
Bibliograjìa: Art Byzantin 1964,340, n. (Sardegna) fili aurei lisci e godronati; nella par-
442 (X-XI sec.); Baldini 1991, 94, Cagliari, Museo te posteriore decorato con volute in
n. 44, fig. 8. Archeologi- lamina; pendente costituito da un
co Nazionale globetto, un castone ellittico con
oro; d anello 2 pasta vitrea rossa, un pendente a
Cestello a calice goccia in lamina, tre perle, due glo-
floreale con betti e una ametista a goccia.
orlo decorato
a granulazio- Bibliografia: Numismatica 1975, 7;
ne e castone circolare per pietra, Fallico 1975, 3 12; Possenti 1994,
mancante; maglia inferiore con filo 69, n. 33, tav. X, 2-3 (seconda metà
aureo di rinforzo desinente in una VI sec.).
voluta, priva del pendente; anello di 2. Orecchino
sospensione decorato con filo perli-
I- J nato; chiusura entro elemento cilin- Salemi (TP, Sicilia)
drico a tripla costolatura. Palermo, Museo Nazionale (inv. 2;
10. Coppia di orecchini 1.30642)
S.P. Bibliograjìa: Taramelli 1919, 147, fig.
11. oro; d 2.1
Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 194) Analogo ai precedenti; pendente aureo
oro; L 2.5, e 2.4 a forma di anfora ornata a filigrana
Lamina aurea ornata da due racemi di 3. Coppia di orecchini con un motivo a tralci e grappoli
filo aureo, ornati da grappoli a gra- Avicenna (FG, Puglia), necropoli, 1953 d'uva.
nulazione; al margine inferiore so- Taranto, Museo Archeologico Nazio- Bibliografia: Ori Italia 1962, 153, n.
no saldati altri dieci grappoli forma- nale (inv. 54748 AIB) 480, tav. Il; Bovio Marconi 1969,
ti ciascuno da tre globetti. oro, pasta vitrea; d 2.9; L cestello 0.7 34; Melucco Vaccaro 1972, fig. 19;
Bibliografia: ~ a l d i n1991,
i 96, n. 48, Cestello pieno troncoconico in due par- Possenti 1994.69-70, n. 34, tav. XI,
fig. 2. ti saldate, con castone per pasta vi- 1 (seconda metà VI sec.).
-
La tipologia e i motivi decorativi

6. Coppia di orecchini Cestello con disco anteriore decorato


Metaponto (MT, Basilicata), «castrum» da giri di filo godronato; castone
romano, tomba 3 per perla trattenuta da una sbarretta.
Metaponto, Antiquarium (inv. 12998) Bibliografia: D'Angela 1988, 141-142,
argento; L 2.5 n. 2, tavv. LXV, 2-LXVI, 2 (VI-VI1
Analoghi ai precedenti. sec.); Id. 1989a, n. 2 (prima metà
BibliogrLtfia: Giardino 1991, 851 ; Pos- VI1 sec.); Id. 1991, 810 e 812, fig.
senti 1994, 87-88, n. 75, tav. XX- 25; Possenti 1994,70-71, n. 36, tav.
VII, 3-4 (fine VI-prima metà VI1 XI, 2-3 (seconda metà VI sec.).
sec.).
11. Orecchino
7. Coppia di orecchini p.i., Taranto
3. Coppia di orecchini Rutigliano (BA, Puglia), necropoli di S. Detmold, Lippischen Landesmu-
Nissoria (EN, Sicilia), contrada Torre, Apollinare, tomba 6 seum (inv. U 122)
1953 Bari, Museo Archeologico Nazionale oro; d anello 2.7; L 4.3; p 8.6
Siracusa, Museo Archeologico Regio- (inv. 24284) Anello di sospensione con decorazioge
nale (inv. 53403) argento; L 2.9 godronata; cestello con disco ante-
oro; L 4.2 Cestello emisferico a giorno. riore decorato da giri di filo perlina-
Analoghi ai precedenti; cestello emi- Bibliografia: Pacilio 1987, 106-1 07; to e globetti lungo l'orlo.
sferico, lavorato a filigrana con mo- Ead. 1991, 12; Possenti 1994,88, n. Bibliogrczfia: Zelle 199 1, 269-270, n.
tivi a volute, saldato ad un disco 76, tav. XXVII, 5-6 (fine VI-prima 13, tav. 18.6 (VI-VI1 sec.).
con orlo perlinato, bordo esterno metà VI1 sec.).
decorato a spina di pesce e parte 12. Coppia di orecchini
centrale emisferica; gancio inferio- 8. Orecchino Pattano (SA, Campania), S. Filadelfo,
re per pendente. Rinvenuti insieme 198 1
alla collana cat. 111.l .d.7 e all'anel- Avicenna (FG, Puglia), necropoli, 1953
Bari, Museo Archeologico (inv. 27927) Ascea Marina, Ufficio scavi (inv. s.n.)
lo cat. VII.2.b.13. oro: L 3.1-3.3
argento; L 1.3
Bibliografia: Gentili 1954, 403-404 Frammento di cestello. ~ n a l o ~aih precedenti.
i
(VI-VI1 sec.); Ori Italia 1962, 234, Bibliografia: Possenti 1994, 7 1, n. 38,
n. 827; Melucco Vaccaro 1972, 19, Bibliografia: D'Angela 1988, 141-1 42,
n. 4, tavv. LXV,4, LXVI,4 (VI-VI1 tav. XII, 1-2 (seconda metà VI1
n. 31 ;Fallico 1975,319, fig. 9; Wil- sec.).
son 1990, fig. 235; Possenti 1994, sec.); Possenti 1994, 88, n. 77, tav.
85, n. 69, tav. XXV, 2-3 (ultimo ter- XXVIII, 1 (fine VI-prima metà VI1
sec.). 13. Coppia di orecchini
zo VI-prima metà VI1 sec.). Altavilla Silentina (SA, Campania),
4. Coppia di orecchini 9. Orecchino tomba 1
Corleone (PA, Sicilia), tomba 1 Avicenna (FG, Puglia), necropoli, 1953 Salemo, Centro Studi Archeologia Me-
Monaco, Prahistorische Staatssamm- Bari, Museo Archeologico dievale (inv. 125-126)
lung (inv. 1971,294 a) argento bronzo, paste vitree; L 2.3-3.8
oro, perle; L 5.3 Frammento di cestello. Analoghi ai precedenti; cestello con pa-
Analoghi ai precedenti; castone centra- sta vitrea bianca emisferica.
Bibliografia: D'Angela 1988, 142, tav.
le con perla. LXVI, a (VI-VI1 sec.); Possenti Bibliografia: Iacoe 1984, 100, tav.
Bibliografia: Hessen 197 1, 333-334, 1994,88,n. 78, tav. XXVIII, 2 (fine XVI, b-C; Possenti 1994, 91-92, n.
fig. 1,1, tav. 33; Melucco Vaccaro VI-prima metà VI1 sec.). 85, tav. XXXIII, 1-2 (prima metà
1972, 19, n. 32; Fallico 1975, 319; VI1 sec.).
Danheimer 1989, 40, nn. 29-30; 14. Coppia di orecchini
Possenti 1994, 85-86, n. 70, tav.
XXV, 4 (ultimo terzo VI-prima Casalbore (AV, Campania), necropoli
metà VI1 sec.). S. Maria dei Bossi, tomba 36
Casalbore, Ufficio scavi (inv. 489-490)
5. Coppia di orecchini bronzo; L 4.2
Corleone (PA, Sicilia), tomba 2 Analoghi ai precedenti; castoni con
Monaco, Prahistorische Staatssamm- riempimento biancastro di consi-
lung (inv. 1971,295 a) stenza gessosa.
bronzo, paste vitree; L 4.3 Bibliogrctfia: Possenti 1994, 92, n. 86,
Analoghi al precedente; castone con tav. XXXIV, 1-2 (prima metà VI1
pasta vitrea bianca. sec.).
Bibliografia: Hessen 1971, 333-334, 10. Coppia di orecchini
figg. 1, 3-4: Danheimer 1989, 40- Avicenna (FG, Puglia), necropoli, 1953 15. Coppia di orecchini
41, fig. 2,32-33; Possenti 1994,94, Taranto, Museo .Zrcheologico Nazio- Casalbore (AV, Campania), necropoli
n. 92, tav. XXXIII, 3-4 (prima metà nale (inv. s.n.) S. Maria dei Bossi, tomba 37
VI1 sec.). oro, perle; L 2,.2; d 2; a cestello 0.7 Casalbore, Ufficio scavi (inv. 501,507)
Orecchini

bronzo, paste vitree: L 3.9-4.3 oro; L 5.9 globetti; cestello in lamina aurea:
Analoghi ai precedenti; castoni con pa- Analogo ai precedenti. disco anteriore con doppio orlo go-
sta vitrea verde. Bibliografia: Breglia 1941, 58, n. 225, dronato, otto bulle emisferiche e ca-
Bibliograjìa: Possenti 1994, 92, n. 86, tav. XXXVIII, 2-3 (da Pompei); Si- stone centrale per pietra (perduta);
tav. XXXIV, 3-4 (prima metà VI1 viero 1954, 1 19, n. 53 1, tavv. 246- due ganci per pendenti saldati al-
sec.). 247; Possenti 1994, 84-85, n. 67, l'orlo inferiore.
tav. XXIII,4 (ultimo terzo VI-prima Bibliografia: Orsi 1942, 160, fig. 77;
16. Orecchino metà VI1 sec.). Melucco Vaccaro 1972, 12, fig. 22;
Cimitile (NA, Campania), basilica di S. Possenti 1994, 100-10 1, n. 109, tav.
Tommaso, tomba E5, I1 livello 21. Orecchino XL,2 (seconda metà VI1 sec.).
Cimitile, Deposito Soprintendenza S.P.
(inv. 231215) Atene, Museo Archeologico Nazionale 2. Coppia di orecchini
bronzo; d castone 1.92 coll. Stathatos p.i., Italia meridionale
Anello frammentario e castone centra- oro, granato; L 5 Napoli, Museo Archeologico Naziona-
le. Cerchio di sospensione rastremato e le (inv. 24717)
Bibliografia: Stasolla 1993, 259-260, decorato a filigrana e a granulazio- oro; L 3.8
n. 30, figg. 32 e 45 (VI1 sec.); Pos- ne, con chiusura a gancio; cestello Cestello con castone vuoto.
senti 1994, 92-93, n. 88, tav. con disco anteriore ornato da un Bibliografia: Breglia 1941, 97-98, n.
XXXIII, 5 (prima metà VI1 sec.). granato entro una cornice liscia, da 1006, tav. XLI, 6-7 (VI-VI1 sec.);
un doppio filo perlinato e da un bor- Siviero 1954, 118, n. 528, tav. 243
17. Coppia di orecchini do filigranato con motivi di volute; C-d(VI-VI1sec.); Melucco Vaccaro
Larino (CB, Molise), anfiteatro, tomba nella parte posteriore da volute in 1972, 12, fig. 24; Possenti 1994,
3 lamina; anello di sospensione del 100, n. 108, tav. XL, 1 (seconda
Campobasso, Soprintendenza archeo- pendente, oggi mancante, coperto metà VI1 sec.).
logica (inv. 24888-9) nella parte frontale da un elemento
bronzo argentato, paste vitree; L 3.7- semicircolare in lamina.
4.2 Bibliografia: Amandry 1963, 285, n. 8.d
Analoghi ai precedenti, con pasta vitrea 208, tav. XLII (VI1 sec.). cestello con capsula posteriore
bianca al centro del cestello. piana, parallela al disco
Bibliograjìa: Samnium 199 1, 355; Pos- con castoni (VI1 sec.) anteriore
senti 1994,71-72, n. 39, tav. XII, 3- (VI-VI1 sec.)
4 (seconda metà VI1 sec.). 22. Orecchino P-W---?-

18. Orecchino p.i., Basilicata


s.1.c.
S.P.,Italia meridionale coll. Dzialinsky (Polonia)
Napoli, Museo Archeologico Nazione- oro; L 4.8
le (inv. 2471 1) Cestello con quattro castoni triangolari.
oro; L 4.6 Bibliografia: Frohner 1897, 75-76, n.
Analoghi ai precedenti. 200, tav. XIII, 101;Lipinsky 1969b,
Bibliografza: Breglia 1941.97, n. 1004, 274, fig. 10; Possenti 1994, 98, n.
tav. XLI, 5 e 8 (VI-VI1 sec.); Sivie- 101, tav. XXXVIII, 2 (VI1 sec.).
ro 1954, 119, n. 530, tav. 245; Pos-
senti 1994,91, n. 84, tav. XXVIII, 5
(fine VI-prima metà VI1 sec.).
-T------- - .-v-
-"--WT- --
8.c
19. Orecchino cestello emisferico a capsula
S.P., Italia meridionale non traforata
Napoli, Museo Archeologico Naziona-
le (inv. 24712)
(seconda-,metà
-. - - ---
VI1 sec.)
1. Orecchino
oro; L 3.6 1. Orecchino Comiso (RG, Sicilia)
Analogo ai precedenti. Licodia Eu- Siracusa, Museo Archeologico Regio-
Bibliograjìa: Breglia 194 1,97, n. 1005, bea (CT, nale (inv. 335 11)
tav. XLI, 2-3 (VI-VI1 sec.); Siviero Sicilia) oro; L 4.2; p 2.1
1954, 118, n. 529, tav. 244; Meluc- Siracusa, Mu- Anello di sospensione decorato a gra-
co Vaccaro 1972, 17, n. 9; Possenti seo Ar- nulazione; cestello cilindrico lavo-
1994, 75, n. 47, tav. XIII,3 (ultimo cheologi- rato a filigrana con motivo a volute;
terzo VI-inizi VI1 sec.). co Regio- disco anteriore con doppio bordo
nale (inv. godronato e castone centrale per
20. Orecchino 43034) pietra o perla (perduta); gancio in-
S.P., Italia meridionale oro; L 3.6; p 4.2 feriore per pendente.
Napoli, Museo Archeologico Naziona- Anello di sospensione decorato a gra- Bibliografia: Orsi 1942, 160, fig. 76;
le (inv. 24653) nulazione con una doppia fila di Pace 1949, 447, fig. 189; Melucco
La tipologia e i motivi decorativi

1972, 16, nota 23; Possenti 1994, 3. Orecchino New York, Metropolitan Museum of
32, tav. XL, 3 (considerato perti- Art (inv. 17.190.145-146)
nente ad una forma intemedia, VI- Firenze, Museo Nazionale del Bargello dono J.P. Morgan
VI1 sec.). (inv. 943) oro, perle, ametiste
oro, paste vitree; L 4.8, p 7.10 Al gancio di sospensione sono saldati
Anello di sospensione decorato con tre due anelli concentrici; nell'anello
fili perlinati; disco anteriore con or- esterno sono infilate perline, mentre
lo perlinato, un castone circolare in quello interno è sospesa un'ame-
con pasta vitrea verde, otto castoni tista.
alternativamente romboidali e cir- Bibliografia: Stilianou 1969, fig. 44.
colari con paste vitree rosse e cerchi
filigranati; lamina posteriore con
busto imperiale di profilo a destra,
con diadema e pendilia, due croci e
l'iscrizione « ~ c l p i qOEOI)»(«grazia
di Dio»); pendente mancante.
Bibliografia: Melucco Vaccaro 1972,
13; Paolucci 1994, 90-91 (prima
metà VI1 sec. e ipotesi di una prove-
nienza da Benevento)

2. Orecchino
p.i. Italia meridionale
Napoli, Museo Nazionale (inv.
24774)
oro; L 6.2
Anello di sospensione decorato con ca-
stoni quadrati paralleli e anelli per
l'inserimento di due fili con perle;
disco anteriore con orlo perlinato e
filo con perle inserite lungo il mar-
2. Coppia di orecchini
S.P.
I
gine interno; al centro, castone cir- Atene, Museo Kanellopoulos
colare con pietra e sei castoni rom- oro perle, pietre; L 4.7
boidali disposti a croce; lamina po- Gancio di sospensione saldato ad un
steriore con l'impressione di una elemento circolare in lamina con
moneta osca di C. Papius Mutilus, castone centrale e decorazione a
del 91-88 a.C.; un pendente di flo globetti; orlo perlinato al quale so-
perlinato con una perla terminale. no sospesi cinque pendenti, quattro
Bibliografia: Breglia 1941, 57-58, n. perle e uno con un rubino incasto-
224, tav. XXV, 7 e XXXVIII, l (da nato, una palmetta in lamina aurea e
Ercolano, fine I sec. a.C.-I d.C.); Si- una «radice di smeraldo».
viero 1954, 119, n. 532, tav. 248 1. Coppia di orecchini Bibliografia: Arr Byzantin 1964, 360-
(VI-VI1 sec.); Melucco Vaccaro Lambousa (Cipro), tesoro I .III. 18, 370, n. 407 (VI1 sec.); Brouskari
1972, 13, fig. 29 (VIi sec. avanzato). 1902 1985, 145 (VI1sec.).
2.111.
COLLANE, PENDENTI E FERMAGLI

Come in epoca romana, anche tra il IV e il VI1 secolo la collana costituisce


7
un complemento del1 abbigliamento femminile molto diffuso. Nonostante le
esortazioni alla modestia e il biasimo degli scrittori cristiani del tempo l , la do-
cumentazione giunta fino a noi è infatti numerosa e varia, come anche le atte-
stazioni figurative, che riguardano soprattutto l'ambiente della corte bizantina o
soggetti di carattere religioso che da essa traggono ispirazione e modello.
Mentre l'iconografia mostra prevalentemente collane piuttosto corte, gli
esemplari noti raggiungono a volte lunghezze considerevoli, fino a due metri:
questi ultimi gioielli venivano probabilmente indossati a più giri, come in alcu-
ne rappresentazioni di imperatrici su monete; il loro effetto decorativo veniva
enfatizzato in molti casi mediante l'accostamento di pietre e perle all'oro della
catena a maglie, secondo il gusto dell'epoca per i gioielli vivacemente policro-
mi. Un'altra tipologia di notevole effetto era inoltre quella di derivazione elle-
nistica a quattro catene fermate al centro del petto e sulla schiena da medaglio-
ni, documentata da un esemplare del tesoro di Antinoe (cat. l.a.7, fig. 49) e
ampiamente attestata iconograficamente dal IV sec. a.C. all'età romana?.
Le forme note manifestano in generale una stretta dipendenza dalla tradi-
zione orafa romana, fenomeno dovuto principalmente alla continuità delle bot-
teghe, soprattutto in alcune aree come la Siria e l'Egitto, o in centri di partico-
lare importanza, e in primo luogo a Roma stessa. I modelli dell'oreficeria tar-
doromana potevano inoltre essere tramandati, anche a generazioni di distanza,
nel caso della trasmissione ereditaria di gioielli di famiglia, aspetto per il quale
abbiamo chiari riscontri nei tesori. Tra le possibili forme di continuità visiva
dei modelli precedenti si pu6 probabilmente includere anche la sopravvivenza
di immagini pagane ornate di gioielli, come quella di Iside già citata o quella
di Cibele, presente a Roma ancora agli inizi del V secolo, alla quale Serena,
moglie di Stilicone, sottrasse proprio una collana 3: queste forme residue della
tradizione romano-pagana, dovettero tuttavia scomparire progressivamente con
l'avvento del cristianesimo e le spoliazioni dei santuari.
L'uso delle collane sembra svolgere in età bizantina funzioni prevalen-
temente estetiche, cosi come i bordi decorativi delle vesti, che nei mosaici
(figg. 3, 6-7) e nelle tavolette ebumee (fig. 38) appaiono ornate di ricami e pie-
tre -'.
Alle istanze puramente decorative si accompagnavano, per alcune tipolo-
gie, motivazioni di tipo diverso: in quanto beni teusarizzabili, non sono infre-
quenti ad esempio le collane pesanti e interamente d'oro, a volte con monete
utilizzate come fermagli e medaglioni pendenti, secondo un uso di tradizione
i Aug. Epistulae. IV, 245; tardo-romana documentato anche dalle fonti letterarie 5 .
Hyer. Epistulae CVII.5; Porph.
Ad Marcellarn VII, 1-5.
Per alcune di queste collane auree si può ipotizzare anche un colllegamento
Dennison 1918, 150, fig. con donativi imperiali, soprattutto quando includono medaglioni coniati in
43. occasioni particolarmente significative da un punto di vista propagandistico;
' Zos. V, 38.
questa accezione viene resa esplicita, ad esempio, da Procopio, quando accen-
Queste fasce ornavano so-
prattutto il collo e i polsi degli na alle collane ed alle armille donate da Belisario ai soldati che si erano distinti
abiti; alcuni esempi ravennati in in battaglia6: in questo caso, al pregio intrinseco dei gioielli si aggiunge un
Angioiini Martinelli 1969.
SDig.VII, 1,28. valore celebrativo e di prestigio sociale facilmente percepibile da parte di una
Prok. Goth. 111. mentalità fortemente gerarchizzata come quella bizantina, attenta ai segnali di
uI tipologin e i motivi decorativi

status e alla comspondenza tra i simboli del potere e il ruolo svolto dagli indi-
vidui all'interno della società.
Un altro uso delle collane pare fosse quello di dono in occasione delle
nozze: un passo della Vita di S. Alessio, ad esempio, ricorda che il santo, pro-
prio nella camera nuziale, regalò alla moglie una collana ed un anello ', consi-
derando implicitamente questo gesto come una tipica usanza matrimoniale. I1
dono, che dal brano citato non sembrerebbe comunque far parte del rito reli-
gioso vero e proprio, potrebbe trovare riscontro concreto sia nelle numerose
collane con medaglioni raffiguranti i busti degli sposi, sia in anelli con castone
decorato con analoghi soggetti
La provenienza dal mercato antiquario della maggior parte delle collane, la
possibile disomogeneità cronologica all'interno dei tesori e la continuità
morfologica rispetto al periodo precedente, contribuiscono a creare, anche per
questa classe di gioielli, numerosi problemi di datazione. In alcuni casi posso-
no verificarsi inoltre fraintendimenti tipologici e cronologici causati dalla crea-
zione, già in antico, di pastiche, combinazioni di esemplari diversi attraverso
l'adattamento di fermagli o pendenti a catene non pertinenti, sia per rendere
attuali i gioielli, sia per ragioni di economicità. Lo stesso problema riguarda a
volte, per cause differenti, anche la loro storia recente: il fenomeno appare evi-
dente, ad esempio, in una collana proveniente dal tesoro di Pantalica, disperso
agli inizi del secolo: il gioiello, infatti, noto da disegni dell'epoca del rinveni-
mento, presenta analogie strettissime con una collana oggi conservata a New
York, acquistata insieme ad altri oggetti di Pantalica, tanto da far ritenere che
si sia verificata una sostituzione del fermaglio originario con quello di un'altra
collana dello stesso tesoro (cat. III. l .c.27).
Tra gli elementi di valutazione oggettiva della cronologia nelle collane, la
situazione meglio comprensibile è fornita dagli esemplari con monete, fonda-
mentali elementi di datazione post quem che possono essere verificati median-
te gli strumenti dell'analisi stilistica, fornendo a loro volta a questo secondo
elemento di ricerca un'importante griglia di riferimento (ad esempio cat.
III.l.a.2, III.l.b.1, 6; III.l.c.36; III.2.a.4, 6; 111.3.2-3).
Un termine di confronto cronologico più generale può essere considerato il
tipo di fermaglio impiegato (fig. 50): la forma maggiormente diffusa in area
orientale tra il IV e il VI1 secolo sembra essere un elemento circolare in lamina
con orlo perlinato, spesso con una decorazione filigranata che disegna un moti-
vo a volute (cat. III.l.b.2, 4, 8-9, 12; 1II.l.c.16-17, 22-24, 27, 30, 32; III.l.d.1,
3, 5-6, 8; III.2.a.l), frequente anche in collane di elementi a giorno alternati a
pietre (cat. 111.l .c.2 e 6)
Dopo il VI secolo compaiono inoltre elementi vegetali o zoomorfi eseguiti
a traforo, spesso con caratteristiche apparentabili ad altri tipi di gioielli diffusi
Kent 1977.99.
Maggiori difficoltà impli- in Oriente, come orecchini e pendenti di collana con i quali condividono sia gli
cherebbe l'interpretazione del aspetti iconografici che quelli stilistici. In diversi casi di provenienza costanti-
termine «catena» con «cintura»:
v. cap. 2, cat. VIII. 1-2. nopolitana e cipriota fermagli consentono, ad esempio, un confronto diretto
q V. cap. 2, cat. 11.7. con gli orecchini del tipo a corpo semilunato9, databili tra la metà seconda del
Collane, pendenti e fermagli

VI e il VI1 secolo: la chiusura delle collane è infatti costituita da dischi in lami-


na ad orlo perlinato decorati in modo analogo, a filigrana o a traforo con pavo-
ni (cat. III.l.a.4 e 8, III.l.c.12-13, 15).
Di diffusione più circoscritta sembrano essere invece altre forme, come il
tipo di fermaglio cuoriforme, con tre pietre e perle, che è attestato in Italia tra
la fine del V e gli inizi del VI secolo dai due esemplari di Roma (cat.
III.l.c.29) e di Reggio Ernilia (cat. II1.2.b.6).
I1 tipo di catena costituisce di per sè stesso un elemento cronologico relati-
vamente significativo, essendo caratterizzato prevalentemente da uno stretto
rapporto di continuità con la tradizione dell'oreficeria ellenistico-romana (fig.
5 1) lo: questo aspetto si manifesta soprattutto nella forma a treccia (cat. LTI.2), a
maglia doppia (cat. 111.1.b. 1-4) e a maglia piatta (cat. 111.1.b.5-7) il cui uso pro-
segue senza soluzione di continuità fino al VIi secolo e, nella forma base o in
varianti più complesse (cat. III.l.b.l2), anche oltre l!. Più specificatamente
ascrivibili al periodo bizantino, e soprattutto al VI1 secolo, sono invece i tipi
con maglia a volute (cat. III.l.b.8-9), rettangolare (cat. III.l.b.10) e di elementi
quadrilobati (cat. 111.1.b. 11), databili sulla base di contesti con materiale numi-
smatico.
Gli esemplari in catalogo, collane, pendenti e fermagli, sono stati distinti
sulla base di criteri diversi a seconda delle classi: per le collane, ad esempio
(tipo 1-4), è stato utilizzata come elemento discriminante la forma della catena,
con variabili dipendenti dalla presenza o meno di pietre, oppure di elementi
sospesi, o il materiale (tipo 5). Sono stati considerati anche i pendenti singoli
(tipo 6-1 l), pervenuti nelle collezioni museali privi della catena originaria, con
una suddivisione per forma e, solo nel caso di quelli vitrei, anche per materia-
le. Infine, i fermagli (tipo 12) e gli elementi sporadici (tipo 13), presentati
separatamente per comodità espositiva, sono stati distinti morfologicamente,
tenendo conto anche in questo caso delle tipologie generali di riferimento e dei
possibili nessi cronologici; gli esempi segnalati ripropongono infatti modelli
già riscontrati negli esemplari integri, fornendo ulteriori elementi all'analisi
generale delle attestazioni.
La suddivisione tipologica segue lo schema seguente:
Tipo 1: collane a catena (con quattro varianti).
Tipo 2: collane a treccia (con due varianti)
Tipo 3: collane a verga
Tipo 4: collane a fascia semilunata
Tipo 5 : collane in vetro
Tipo 6: pendenti circolari e rettangolari (con quattro varianti)
Tipo 7: pendenti esagonali in lamina
I0Baldini1987. Tipo 8: pendenti a goccia
Esempi mediobizantini di Tipo 9: pendenti a prisma o cilindrici (con due varianti)
catena a maglia doppia in Glory
of Byzantium 1997, 333-334, n. Tipo 10: croci pettorali (con tre varianti)
227 (X sec.); a maglia piatta: ivi, Tipo 1 1: pendenti vitrei
313, n. 213 (XII sec.), 497, n.
333 (XII sec.); a treccia: ivi, Tipo 12: fermagli di collaiia (con due varianti)
497-498, n. 334 (XI sec.). Tipo 13: elementi di collana (con due varianti)
- --

io tipologia e i motivi decorativi

Tipo 1

Variante a: catena di monete o medaglioni


Variante b: catena a maglia senza pietre
- a maglia doppia
- a maglia piatta
- a volute
- a maglia rettangolare
- a maglia quadrilobata
- ad elementi a cappio
Variante C:catena a maglie con pieire
- maglia di elementi filigranati
- maglia di filo aureo
- maglia di dischi traforati e10 castoni

Variante d: catena a maglia con pietre e pendenti


- ad un pendente
- a pendenti plurimi o rete di pendenti

Ad un primo gruppo appartengono collane formate esclusivamente da


monete o medaglioni in lamina, a volte lavorati a giorno ( Variante a). L'uso di
questo tipo di gioiello, che nel caso degli esemplari con materiale numismatico
si colloca nella tradizione dell'oreficeria di età imperiale, è particolarmente
diffuso tra la fine del VI e il VI1 secolo, epoca alla quale si datano gli esempla-
ri dei tesori di Mersin (cat. III.l.a.l), Lambousa (cat. 111.1.a.2-4), Antinoe (cat.
III.l.a.7), e di un altro ripostiglio di provenienza sriana (cat. III.l.a.6).
Una delle collane, proveniente dal tesoro di Mersin (cat. III.l.a.1) ha ad
esempio una catena interamente costituita da medaglioni con busti di impera-
tori ai lati di una croce e l'iscrizione augurale «Yytea» («Salute»); anche il
pendente è un medaglione con al centro l'imperatore, nell'atto di essere inco-
ronato da due personificazioni del Sole e della Luna. Un esemplare cipriota
(cat. III.l.a.2), invece, è costituito da solidi aurei e medaglioni imperiali,
coniati in occasione di uno dei consolati di Maurizio Tiberio, e databili quindi
tra la fine del VI e gli inizi del VI. secolo. Alcuni gioielli testimoniano, nello
stesso arco di tempo, la sopravvivenza di forme religiose miste cristiano-paga-
ne in manifestazioni artigianali di notevole valore, destinate ad un ceto sociale
elevato, come un esempio siriano interamente costituito da medaglioni raffigu-
ranti busti di divinità pagane, mentre altri due medaglioni di dimensioni mag-
giori, presentano una scena nuziale alla presenza di Cristo e un'invocazione
cristiana (cat. III. l .a.5).
La diffusione di queste collane, che costituiscono una delle classi di gioielli
più appariscenti e di maggior valore, esclusivamente in ambito orientale, per-
mette di ipotizzare l'esistenza di una produzione costantinopolitana destinata
ad una èlite che ostenta la propria adesione all'impero e alla fede cristiana,
come documentano i soggetti e le iscrizioni dei medaglioni. Si tratta tuttavia di
49. Londra, British Museum: collana da Anti-
noe (cat. 111.1 .a.7).

50. Esempi di fermagli di collana: 1. cat. 111.l.c.28; 2. cat. lll.l.c.15; 3. 51. Tipi di catena: 1. a maglia doppia; 2. a maglia piatta; 3. a volu-
cat. 111.l.c.23; 4. cat. 111.1 .c.16; 5. cat. 111.l.c.29; 6. cat. 111.2.b.24. te; 4. a maglia rettangolare; 5. la maglia quadrilobata; 6. ad ele-
menti a doppio cappio.

53a. Kiev, Museo: affresco con i Ss. Sergio e Bacco.

53b. Londra, British


52. Washington, Dumbarton Oaks Collection: collana Museum: coppa con
(cat. 111.1.c.19). S. Sergio.
La tipologia e i rnotivi decorativi

un atteggiamento prevalentemente formale, che utilizza i simboli e le invoca-


zioni religiose come se fossero elementi apotropaici, sommandoli in alcuni
casi con generiche iscrizioni augurali di buona salute (cat. 1II.l.a.l), o addirit-
tura con soggetti pagani (2.III.l.a.5), in un atteggiamento sincretistico eviden-
temente assai diffuso anche a livello pubblico.
Oltre a queste catene con monete e medaglioni, sono attestate collane a
maglia prive di pietre (variante b), utilizzate prevalentemente in associazione
con pendenti che costituiscono il vero elemento caratterizzante del gioiello. La
forma più diffusa, anche dopo il IV secolo è la catena a maglie nelle sei forme-
base a cui si è già accennato. Negli esemplari considerati le tipologie più anti-
che sembrano essere quelle a maglia doppia (cat. III. 1.b.l-4), documentate tra
la metà del V e il VI secolo, e a maglia piatta (cat. III.l.b.5-7), che continua
fino alla metà del VI1 e anche oltre, nella forma con elementi a doppio cappio,
testimoniata dall'esemplare di VII-VI11 secolo del tesoro di Campobello di
Mazara del Vallo (cat. 111.l .b.12). Contemporaneo a quello dei tipi a maglia
doppia e piatta è lo sviluppo delle collane con catena a volute (cat. III.l.b.8-9)
e rettangolare (cat. 1II.l.b. lo), datate alla prima metà del VI1 secolo.
Una catena di provenienza sconosciuta, oggi allo Schmuckmuseum di
Pforzheim (cat. III.l.b.ll), è formata interamente da elementi aurei quadrilo-
bati, simili a quelli sporadici rinvenuti a Cipro e a Creta (cat. 2.III.13.a); il con-
fronto con un esemplare della stessa collezione (cat. III.l.c.36) con castoni
includenti pietre e un medaglione di Tiberio Costantino (578-582), permette di
datarne l'uso tra la seconda metà del VI e il VI1 secolo.
I pendenti ripetono le caratteristiche già evidenziate per la variante prece-
dente, prediligendo soggetti cristiani (cat. III.l.b.2, 5, 8-9, 12), ma confonden-
doli a volte con elementi di diversa estrazione religiosa, quasi per aumentare la
carica positiva del gioiello indossato. Un esempio di questa commistione è
rappresentato da una collana appartenuta al tesoro di piazza della Consolazio-
ne a Roma (cat. III.l.b.3), che accosta un pendente dichiaratamente cristiano
con una scena nuziale, ad una pietra gnostica del I1 secolo. Allo stesso ritrova-
mento appartiene invece una collana di tipo analogo (cat. III.l.b.7), con un'e-
matite decorata con la raffigurazione di Hecate l 2 e un pendente circolare con
pietre e motivi vegetali.
Ad istanze prevalentemente decorative sono ispirate le collane della terza
variante (C),a maglia con l'inserzione di pietre, di evidente derivazione tardo-
romana: sono gli esemplari più numerosi della classe in oggetto e i più difficil-
mente databili a causa della ripetitività della forma e, nelle catene prive di fer-
maglio, dell'assenza di sicuri elementi di distinzione cronologica.
Una delle forme più antiche è quella costituita da elementi filigranati (cir-
colari o romboidali) alternati a paste vitree e pietre (cat. III.l.c.1-8), gruppo
che presenta notevoli difficoltà di attribuzione per la prevalenza di esemplari
decontestualizzati e per le strette analogie morfologiche con le collane di età
imperiale, epoca alla quale sono stati a volte attribuiti anche i gioielli presenta-
l 2 Sul significato di questo
soggetto v. Mandrioli Bizzarri ti in catalogo. L'unico elemento datante emerso fino ad oggi sembra essere
1987, 129. costituito da un contesto sepolcrale dell'alta valle dell'Albenga, che compren-
Collane. per~deiitie feriizagli

deva, oltre ad una collana di questo tipo, anche monete di Valentiniano I e Gra-
ziano (cat. III.l.c.4), permettendo pertanto di accertarne l'uso nel IV seco!o.
Per tutto l'arco di tempo considerato sono attestate collane a maglie di filo
aureo con perle, pietre (soprattutto ametiste, smeraldi, lapislazuli, zaffiri, cal-
cedoni) e paste vitree (variante C),diffusissime nel mondo romano-bizantino in
quanto dotate di un notevole effetto ornamentale. Rispetto alla produzione di
età romana, quella tardoantica presenta generalmente una struttura più pesante.
sia per lo spessore maggiore del filo aureo, sia per le dimensioni delle pietre,
che vengono tagliate in modo irregolare e lasciate completamente a vista. Que-
sta distinzione, tuttavia, non risolve completamente il problema dell'attribuzio-
ne degli esemplari decontestualizzati; l'analisi delle pietre, spesso oggetto di
fraintendimenti, potrebbe in molti casi contribuire alla definizione di gruppi
omogenei di oggetti, altrimenti difficilmente analizzabili data la ripetitività
della forma: la disparità dei luoghi di rinvenimento, tra cui la stessa Costanti-
nopoli, il numero degli esemplari noti e la varietà nel grado di preziosità dei
vaghi utilizzati, rendono plausibile che si tratti di una produzione policentrica,
ipotesi quasi obbligata per aree come Cipro, l'Egitto e la Sicilia.
Forse negli esemplari con smeraldi si può riconoscere l'esecuzione di botte-
ghe della capitale d'oriente, ambito nel quale è più facile immaginare una con-
centrazione di questo tipo di pietre: la stessa imperatrice Teodora peraltro
viene raffigurata in S. Vitale a Ravenna (fig. 47) con una collana di gemme
verdi alternate ad elementi aurei, una tipologia di particolare pregio che veniva
imitata anche mediante l'uso di pietre di minor valore oppure di paste vitree
del medesimo colore (cat. 111.l .c.9, 18, 20-24, 26-27, 30-32, 34).
Sulla base dello stesso criterio è possibile attribuire a botteghe egiziane, tra-
dizionalmente specializzate in pietre dure 1 3 , le collane con largo impiego del
lapislazulo, pietra di difficile lavorazione e quindi rifinita con una tecnica par-
ticolare. Un esemplare di grande pregio attribuibile ad atelier egiziani (cat.
III.l.c.l9), anche per confronto tra i vaghi aurei impiegati nella catena e gli
elementi utilizzati in altre collane di provenienza orientale (cat. 111.l .a. l ;
1II.l.c. 17 e 19; III.2.b.2; 111.12.3) e negli orecchini ad applicazione biconica 14,
è completato da un pendente in lapislazulo a forma di valva di conchiglia, che
include una raffigurazione ad altorilievo dell'Afrodite Anadiomene (fig. 52).
Si tratta di un gioiello di particolare importanza, nonostante la scarsa organi-
cità nella composizione della figura, sia per la scelta del soggetto, sia per il
raro impiego della pietra. L'iconografia di Afrodite sopravvive dopo l'età
imperiale con funzione essenzialmente ornamentale in oggetti preziosi d'uso
personale, come la capsella argentea di Projecta (fig. 8), oppure in ambito
musivo, dove il soggetto appare diffuso soprattutto in area nord-africana tra I1
l-' Devoto 1990, 134-139. e IV secolo, mentre è estremamente raro in Oriente 15; potrebbe essere anche
V. cap. 2, cat. II.6.c. questo un elemento di valutazione a favore di un'esecuzione egiziana del
l5 Balty 1977, 20; sull'cono-
grafia nelle fasi tarde v. anche gioiello, che M.C. Ross attribuisce invece alla capitale di Oriente 16.
Krug 1982, in particolare figg. Un'origine egiziana potrebbe essere ipotizzata, inoltre, per il tipo di catena
7-8.
I h Age of Spirirunlity 1979.
di elementi traforati e castoni, documentato da un esemplare del tesoro di Anti-
314. noe (cat. 111.l .c.34) e da un altro, da Hadra, oggi a Washington (cat. 111.l .c.35),
La tipologia e i motivi decorativi

entrambi di grande raffinatezza e originalità di esecuzione, oltre a quello del


museo di Pforzheim già citato (cat. III.l.c.36).
Un gruppo di collane a catena con gemme rappresenta un livello meno
omogeneo nella produzione dello stesso tipo di collana, con l'aggiunta, alla
forma base, di pendenti più o meno elaborati legati alla catena (variante d): in
questi esemplari risultano accentuati i caratteri di policromia e preziosità già
analizzati, con una parziale coincidenza dei luoghi di provenienza: Cipro, l'E-
gitto e la Sicilia.
La forma più semplice è documentata da un esemplare da Lambousa (cat.
III.l.d.1) e da uno decontestalizzato del Museo Nazionale di Atene (cat.
III.l.d.2), entrambi con un unico pendente a goccia legato alla catena, in due
varietà confrontabili tipologicamente con quelle degli orecchini a goccia j7 e
con esemplari conservati in collezioni museali come oggetti singoli (cat.
III.8.1-9).
Ad una tipologia più elaborata appartengono le catene a pendenti plurimi o
a rete, attestati prevalentemente in Egitto (cat. III.l.d.3-6) e datati tra il VI e il
VI1 secolo, così come l'unico esempio rinvenuto in Sicilia, a Nissoria (cat.
III.l.d.7), in un contesto che ha restituito anche una coppia di orecchini a
i ceste110 18. La stretta somiglianza morfologica tra gli esemplari di questa
variante potrebbe far pensare ad una datazione più compatta del gruppo e ad
una possibile produzione da parte di botteghe in stretto collegamento tra loro,
che tuttavia è ancora molto difficile caratterizzare.
:i :
.; .. ,
,: '
i

.,,,
I
t Tipo 2
i{:,.
1, ;

Variante a: senza pietre


i. Variante b: con pietre
.p.,
. ,.;,
I: :,'. !
.!: ,
.', .. Ad un secondo tipo di collane appartengono catene costituite da segmenti
!
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i'. I di treccia di filo aureo, analoghe a quelli utilizzati per i pendenti di una delle
;i
ti'
i ::
, varianti degli orecchini a cerchio 19. San Gerolamo riferisce il suggestivo nome
; ..
di «murenula», comunemente utilizzato tra IV e V secolo per questo genere di
.,? ;:
'$
collana, e ne spiega sinteticamente le cararatteristiche di esecuzione 20: la
$?
; j , ;, forma implica una lavorazione particolare della lamina d'oro, che come già
i 7; , :. , ! nell'oreficeria ellenistico-romana, viene «tirata» fino ad ottenere fili sottilissi-
;;.
:i l
i
mi che possono essere intrecciati in un'unica treccia flessibile.
t'. Le murenulae possono essere semplici catene tubolari senza pietre (variante
:I l
i5. :, a) o presentare segmenti di filo aureo, con pietre, alternati ai settori di treccia
:$ i l7 V. cap. 2, cat. II.4.f.
'I. I8V.cap. 2,cat. II.8.b.3. aurea (variante b). Attestate sia in Oriente, in Turchia (cat. III.2.a.l), Cipro
i I l 9 V. cap. 2, cat. II.4.d ed e. (cat. III.2.a.2-3) che in Occidente, in Ucraina (cat. III.2.a.4-S), Sicilia (cat.
1 i 20 Hier. Epistulae XXIV, 3 :
i I «...aurum..quam rnurenulam
III.2.a.6), Italia settentrionale (cat. III.2.a.7-8) e Tunisia (cat. III.2.a.9), come
i '.
3 vulgus vocat, quod scilicet me- cronologia si collocano prevalentemente tra il V e il VI secolo, in continuità
rallo in virgulas lentescente con i prodotti di età iciperiale, continuando ad essere utilizzate anche durante
quaedam ordinisjlexuosi carena
contexitur...>> . il secolo successivo.
Collaize, pendenti e ferinagli

Un primo gruppo (variante a) è caratterizzato dall'assenza di elementi poli-


cromi; in queste collane gli elementi decorativi sono costituiti dai fermagli e
dagli eventuali pendenti, alcuni dei quali con monete (cat. III.2.a.4 e 6).
Alla stessa variante appartengono due collane dei tesori di Zeccone e Tri-
volzio (cat. III.2.a.7-8), databili tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, che
presentano un caratteristico fermaglio circolare ad orlo perlinato con decora-
zione interna a cerchi perlinati, forse indicativo di una produzione locale del-
l'Italia settentrionale che potrebbe essere anche ravennate.
Due esempi, da Olbia e da Cartagine (cat. III.2.a.5 e 9), attestano la diffu-
sione di un tipo con protomi leonine alle estremità, che potrebbero tuttavia
essere pertinenti ad una fase cronologica anteriore all'età tardoantica e costi-
tuire pertanto uno dei casi di riutilizzo di elementi diversi di cui si è già accen-
nato. In assenza di dati certi in questo senso, la collana di Olbia, che viene
datata da M.C. Ross agli inizi del V secolo 2', deve essere attribuita più proba-
bilmente ad una fase posteriore di circa un secolo sulla base di stretti confronti
proposti da C. Kondoleon per i due fermagli circolari con busto femminile
sbalzato, iconografia replicata anche nel medaglione di un esemplare di Mali-
bu (cat. III.2.a.11).
Più comuni sono gli elementi di chiusura di un gioiello a gancio semplice o,
come nel tesoro di Mersin (cat. III.2.a.l), filigranati con orlo perlinato, tipo
quest'ultimo già frequentemente riscontrato tra VI e VI1 secolo nelle catene a
maglie, al pari di quello circolare traforato con orlo perlinato, attestato da una
catena del Metropolitan Museum (cat. I11.2.a. lo).
Un secondo insieme di collane, caratterizzate da segmenti di treccia aurea
alternati a maglie con pietre e perle (variante b), sembrerebbe anch'esso utiliz-
zato per un lungo arco di tempo, tra la metà del V e gli inizi dell'VIII secolo,
con pendenti più o meno complessi. La forma è diffusa in ambiti geografici
diversi, a Costantinopoli (cat. III.2.b.l), in Egitto (cat. III.2.b.2), in Ucraina
(cat. III.2.b.3), in Sicilia (cat. III.2.b.4) a Roma (cat. II1.2.b.5) e a Reggio Erni-
lia (cat. III.2.b.6), tanto da rendere inverosimile, come per la variante prece-
*' ROSS 1965, 117-119. dente, l'ipotesi di un unico centro di produzione.
?? Kondoleon 1987; anche in
Manière Léveque 1997 il tesoro
viene datato alla fine del V-inizi
VI sec. Tipo 3
23 Isid. Etym. X I X , 3 1, 11 :
«Torques sunt circuli aurei a
collo ad pectus usque penden- Isidoro di Siviglia nel VI secolo riferisce dell'uso sia maschile che fernrni-
tes. Torques autem et bullae a nile di indossare «torques»,cerchi d'oro pendenti dal collo sul pettoz3.Qualora
viris geruntur; feminis vero mo- non si tratti di una generica espressione per indicare le collane, l'indicazione
nilia et catellae. Dictae autem
torques quod sint tortaen; in un potrebbe trovare corrispondenza nella tipologia a verga rigida con sezione cir-
altro passo, XiX, 3 1, 12, lo stes- colare (tipo 3), nota nella tradizione romana e attestata anche in età bizantina
S O Isidoro spiega il significato
del termine «monile»: «Monile da esemplari siriani (cat. 111.3.1) ed egiziani (cat. 111.3.2-3) di V-VII secolo.
ornametum ex gemmis est, quod I1 tipo è riprodotto nella documentazione iconografica della fine del IV
solet ex feminarum pendere col-
lo...». secolo, come il missorium di Teodosio (fig. 29), ed in quella dei due secoli
24 Dennison 1918, fig. 113; successivi, ad esempio nel pannello musivo ravennate di Giustiniano (fig. 32),
Age of Spirituality 1979, 548- in una coppa cipriota (fig. 53b) e in una pittura ad encausto del Sinai raffigu-
549, nn. 492-493; Bertelli 1992,
181. rante SS. Sergio e Bacco (fig. 53a)?":i documenti proposti testimoniano un uso
Lo tipologia e i rnotivi decorativi

prevalentemente militare del torques a verga cilindrica, indossati nei primi tre
casi dalle guardie imperiali, e nell'ultimo dai due santi, caratterizzati anch'essi
come milites.
L'uso femminile dello stesso tipo di collana, forse in una fase cronologica 1
più avanzata, è attestato invece da una stoffa copta del Museo Benaki (fig.
54) ?5 e da una collana egiziana, che reca iscritta un'invocazione di protezione
per colei che indossava il gioiello (cat. 111.3.2).
~
In due esemplari del tesoro di Antinoe è incluso una sorta di pettorale sal-
dato all'arco inferiore, costituito da monete montate ai lati di un elemento cen-
trale che imita un medaglione imperiale (fig. 55, cat. 111.3.2-3). I1 carattere
celebrativo e insieme il valore intrinseco di queste collane hanno fatto suppor-
re possibile l'interpretazione come donativo imperiale a funzionari insigniti di
una carica 16,ipotesi che comunque deve essere ovviamente esclusa nel caso
del torques con iscrizione già citato e forse anche per l'altro, considerando la
probabile pertinenza di entrambi gli esemplari a due parures di cui facevano
parte anche due coppie di bracciali del medesimo rin~enimento'~.

Tipo 4

Ancora probabilmente destinate all'ambito femminile sono le collane a


fascia semilunata, costituite da elementi in lamina decorati con pietre incasto-
nate e pendenti. I1 tipo, attestato da due esemplari egiziani (cat. 111.4.1-2), si
avvicina alla variante con pendenti delle collane a maglie (tipo I.d), rispetto
alle quali raggiunge un più evidente effetto decorativo.
Gioielli di questo tipo appaiono frequentemente raffigurati in immagini di
imperatrici e dame di alto rango, anche se la schematizzazione iconografica
può a volte creare confusione con i ricchi bordi a ricamo di perle e pietre degli
abiti da cerimonia: nella corte bizantina della prima metà del X secolo si parla
ancora di queste vesti con collari ricoperti di pietre preziose e perle, tipiche a 1
l
quel tempo dell'abbigliamento degli eunuchi di cortezS.Nelio stesso periodo la I
persistenza della tipologia della collana a fascia è documentata da un esempla-
re del tesoro di Preslav (Bulgaria), con pendenti a goccia e ricca decorazione
cloisonné 19. I

Tipo 5

Come esempio di una produzione standardizzata di ornamenti di scarso


25Delivo~as 1988,31, fig.16.
2%ge of Spirituality 1979, valore intrinseco e larga diffusione, è stata inclusa una collana in vetro del
319. museo di Kassel (cat. III.5), ritenuta di produzione siriana. I1 manufatto com-
27 V. cap. 2, cat. VII.l.c.1-4.
prende pendenti a stampo confrontabili tipologicamente con i numerosi esempi
De cerimoniis 11, 15; solo
in occasioni molto particolari ta- dello stesso materiale, analoghi per dimensioni e soggetti raffigurati, pervenuti
li collari potevano essere indos- singolarmente e pertanto esaminati come classe specifica (cat. 111.11). L'inte-
sati da alti funzionari imperiali.
29 V . Glory of Byzantium
resse prevalente per questo tipo di oggetto risiede nella possibilità di verificare
1997, 333-334, n. 227. le caratteristiche di un repertorio iconografico di largo uso, costituito da ele-
Collane, pendenti e fermagli

54. Atene, Museo Benaki: stoffa copta. 55. Berlino, Antikensammlung, Staatliche Museum: colla-
na (cat. 111.3.2).

56. Atene, Museo Benaki: matrice per croce pettorale (inv. 10902). 57. Monza, Tesoro del Duomo: croce di Adaloaldo (cat. 111.10.c.8).

123
La tipologia e i rnotivi decorativi

menti simbolici ripetuti e associati in maniera diversa, ma sempre per finalità


protettive nei confronti del proprietario dell'ornamento, spesso a prescindere
dal significato originario. Lo stesso sommarsi di elementi religiosi e magici
compare, allo stesso livello di committenza, nei bracciali vitrei figurati,
anch'essi esaminati separatarnente30.

Tipo 6

Variante a: a sbalzo senza pietre


Variante b: a sbalzo con pietre o paste vitree
Variante C: a sbalzo e traforo
Variante d: con cammeo

Come si è più volte sottolineato, lo smembramento dei contesti e lo svilup-


po del mercato antiquario hanno spesso causato la dispersione dei gioielli e la
separazione di elementi costitutivi di insiemi omogenei: per questo motivo
nelle raccolte museali e in quelle private è sempre compreso un grande numero
di pendenti isolati in oro, facilmente riutilizzabili e commerciabili. Solo nel
caso di pendenti di minor pregio, in bronzo o ferro, si può infatti pensare all'e-
sistenza di elementi di sospensione in materiale deperibile, come cuoio o stof-
fa, piuttosto che alla sparizione o alla dispersione delle catene originarie, che
per gli altri manufatti erano esclusivamente in oro.
Un primo gruppo è costituito dai medaglioni in lamina aurea sottile lavo-
rata a sbalzo (variante a: cat. 111. 6.a.l-5), con soggetti cristiani neo-testamen-
tari (cat. 2.III.6.a.l e 5), personificazioni (cat. III.6.a.2) o con motivi più sem-
plici, riferibili al repertorio iconografico cristiano (croci, busti di santi) o
imperiale (cat. III.6.a.4). È importante considerare questi manufatti come
espressione di un ambito produttivo omologato, che eseguiva lamine circolari
figurate da impiegare in gioielli di vario tipo, ma anche su abiti e su piccoli
oggetti, in legno o in altro materiale, come documentato archeologica-
mente 3'.I centri di esecuzione non sono ubicabili con sicurezza: la teoria pre-
valente è quella di ipotizzame la presenza a Costantinopoli, centro di riferi-
mento per le lamine sbalzate di provenienza turca, e forse in Italia meridiona-
le, area dalla quale provengono diversi esemplari, probabilmente utilizzati
anche come pendenti.
Ad un medesimo ambito culturale vengono riferiti i medaglioni circolari
con una singola croce sbalzata e orlo perlinato, stilisticamente e morfologica-
mente omogenei, che sono stati messi in rapporto da J. Spier con una koiné sti-
listica orientale sviluppatasi in età giustinianea e ancora fiorente nel VI1 seco-
lo: tale tradizione artigianale, circoscritta ad Asia Minore, Russia meridionale,
V. cap. 2, cat. VII.4.
Ad esempio nel caso di una
Palestina, Lesbo e Sicilia, dipenderebbe in modo duetto da Costantinopoli sia
lamina del tesoro di caesaren che i gioielli fossero prodotti nella capitale, sia che esistessero manifatture
Maritima, pertinente ad un pic- diverse influenzate dalla. capitale 32.
colo reliquiario circolare: Frova
1965. Nei pendenti circolari non è insolita l'inserzione di medaglioni imperiali (cat.
32 Spier 1987. III.6.a.l-2), analogamente a quanto riscontrato per gli esemplari con catena.
Collane. pendenti e fennagli

Anche in questo caso la provenienza degli oggetti riporta all'ambito orientale e


forse alla stessa Costantinopoli, dalla cui zecca provengono, tra la fine del VI e
gli inizi del VI1 secolo, alcune delle monete riutilizzate.
In un altro sottotipo (variante b: 1-6) sono incluse anche pietre incastonate:
in questo caso le dimensioni del pendente sono di solito minori e i soggetti
meno vari, prevalentemente croci a bracci patenti. In diversi esempi vengono
riutilizzate a scopo decorativo pietre di età ellenistica, come in un pendente
conservato a Malibu (cat. III.6.b.6).
La decorazione della lamina puo prevedere anche motivi a sbalzo e traforo
(variante C) ad incorniciatura dell'elemento centrale, che è costituito in preva-
lenza da una moneta. Questa forma specifica deriva da un uso di età imperiale,
ampiamente documentato nel I1 e I11 secolo, che continua soprattutto durante il
regno di Costantino: a questo imperatore si riferiscono, ad esempio, due meda-
glioni pendenti che includono monete coniate tra il 321 e il 324, amcchiti da
una cornice traforata con sei busti a rilievo entro clipei, quattro femminili e
due maschili (cat. III.6.c.2-3). L'ipotesi che si tratti di membri della famiglia
imperiale costantiniana non sembra convincente, mentre potrebbe essere più
probabile un generico riferimento a divinità pagane, parzialmente riconoscibi-
li, nonostante la forma scarsamente caratterizzata. La produzione di questi
oggetti comprende anche esemplari di forma esagonale, analoghi come sogget-
to e stile (111.7.1-3). Due dei solidi aurei inseriti nei pendenti provengono dalla
zecca di Sirmium,elemento che in via ipotetica ha fatto attribuire a questo cen-
tro gli esemplari noti, uno dei quali, tuttavia, l'unico di cui si conosca la prove-
nienza, è stato rinvenuto in Libia (III.7.1).
Di particolare interesse risulta un medaglione dello stesso tipo raffigurante
Alessandro Magno come Zeus Arnmon (cat. III.6.c.4): l'uso di manufatti con
l'immagine del sovrano macedone, documentato soprattutto dopo il I11 secolo,
trova riscontro anche in un'invettiva di S. Govanni Crisostomo contro i cristia-
ni che indossavano in maniera eccessiva tale genere di amuletox.
Un oggetto isolato tipologicamente ma particolarmente significativo per le
vicende storiche a cui appare legato è infine il pendente circolare miniaturisti-
co con cammeo (variante d: cat. III.6.d.l), proveniente da uno dei mausolei
imperiali contigui a S. Pietro a Roma. I1 gioiello, cui si è già fatto cenno, venne
rinvenuto nel XVI secolo in occasione di una ispezione delle tombe imperiali,
in seguito alla quale si determino la dispersione degli elementi di corredo e la
fusione di parte dei materiali aurei3". Oggi conservato a Parigi, si ritiene che il
pendente fosse appartenuto a Maria, figlia di Serena e Stilicone e prima moglie
di Onorio, come sembra dedursi dall'iscrizione a rilievo acclamante, su una
faccia, la famiglia di origine di questo personaggio (Stilicone, Serena, Euche-
n o e Termanzia), e sull'altra quella ufficialmente riconosciuta dopo il matri-
monio (Onorio e Maria, e come suoceri Stilicone e Serena). Le scarse indica-
zioni riguardanti l'oggetto, che potrebbe avere fatto parte dei gioielli cui
Sannazaro 1997, I 16, nota accenna Claudiano a proposito del tesoro imperiale 35, sembra aver avuto la
32. funzione di enkolpion, ipotesi basata sul rinvenimento di materiale terroso al
34 Lanciani 1895; Age of Spi-
r i t u a l i ~1979, 306. suo interno, anche se non può essere escluso, come in altri casi, un fraintendi-
' s Claud. Epith. 10- 13. mento del mastice di sostegno della lamina.
LA tipologia e i motivi decorativi

Tipo 7

Si è già fatto cenno ai tre pendenti esagonali in lamina traforata con un soli-
dus di Costantino al centro e sei busti clipeati a distanza regolare lungo la cor-
nice (cat. III.7.1-3). La stretta analogia tipologica con gli esemplari circolari pre-
sentati, rende certa l'esecuzione di tutti gli oggetti da parte di un'unica bottega,
purtroppo non localizzabile. Resta da chiarire anche il significato dei busti cli-
peati, differentemente disposti nei diversi pendenti, ma sempre uguali da un
punto di vista stilistico, in alcuni dei quali è possibile riconoscere divinità.

Tipo 8

Alcuni dei pendenti a goccia conservatisi singolarmente possono essere


attribuiti sia a collane che ad orecchini: non essendovi tuttavia elementi per
collegarli con sicurezza ad una delle due tipologie, questi ornamenti vengono
esaminati convenzionalmente tra i pendenti di collana, risultando più verosimi-
le, anche sulla base dei rinvenimenti in tesori, l'ipotesi di una dispersione della
catena originaria di un pendente rispetto a quella di un vero e proprio fraziona-
mento delle parti di un orecchino.
Gli esempi noti appartengono al un medesimo ambito cronologico (fine VI-
VTI secolo) e di provenienza: i luoghi accertati di ritrovamento, infatti, tra cui la
stessa Costantinopoli (cat. III.8.1), manifestano un legame diretto con la capitale
d'oriente, anche se i centri di produzione possono essere stati plurimi: tra le pro-
duzioni locali si può ad esempio segnalare un esemplare figurato da Ravenna,
con due personaggi ai lati di una croce, soggetto che, sebbene alquanto schemati-
co, sembra poter essere ncondotto all'iconografia nuziale (cat. N.8.7).
Oltre che con gli orecchini a goccia36,esistono analogie morfologiche con
altre tipologie di gioielli: tre pendenti (cat. 111.8.4-6) rinvenuti a Creta, per
esempio, presentano i caratteristici globetti aurei saldati all'orlo inferiore della
lamina, che si riscontrano anche in una variante degli orecchini a corpo serni-
lunato 37 probabilmente attribuibile al VI1 secolo. Anche la decorazione a gior-
no di un esemplare costantinopolitano (cat. III.8.1) e di un secondo pendente,
siriano (cat. III.8.2), con la consueta rappresentazione dell'aquila ad ali spiega-
te, confermano l'analogia tecnica e stilistica con le stesse produzioni.

Tipo 9

Un altro tipo di pendente in lamina aurea di provenienza orientale presenta


una forma a prisma o cilindrica, la prima attestata nel V secolo (cat. III.9.a),
mentre la seconda più tardi, tra la fine del VI e il VI1 secolo (cat. III.9.b).
Probabilmente si tratta di un oggetto con funzione profilattica, su imitazio-
ne di pendenti contenenti reliquie o iscrizioni religiose di ambito ebraico3'.
V. cap. 2, cat. II.4.f.
Questa possibilità m n può essere tuttavia avvalorata dal ritrovamento, in un
37 V. cap.2, cat. 11.7. pendente da Ténés (cat. III.9.a.l), di granelli di terra che sono stati interpretati
Heurgon 1958. come reliquia dalla Terra Santa, ma che potrebbero far parte del materiale di
Collaile. pendenti e fermagli

riempimento della lamina. Resta comunque valida l'ipotesi di una generica


funzione protettiva cristiana del pendente, che in una collana di provenienza
siriana si trova associato con una croce (cat. 111.l .b.9).

Tipo 10

I1 tipo di pendente cruciforme è quello più largamente documentato in tutto


il mondo cristiano a partire dal IV secolo, costituendo la più rilevante innova-
zione morfologica dell'oreficeria tardoantica.
Le croci pettorali erano prodotte in numero elevatissimo in numerosi centri
deIl'Impero, come attesta la quantità di esemplari noti e anche il ritrovamento di
matrici litiche impiegate per l'esecuzione in serie (fig. 17) 39. Questi oggetti ve-
nivano prodotti in metalli diversi per soddisfare le necessità di acquirenti di
censo differente, tra i quali figuravano anche i religiosi. Dalla Vita di S. Macrina
di Gregorio di Nissa si deduce, ad esempio, l'uso di una croce pettorale in
bronzo sostenuta da un laccio di cuoio da parte delle monache di un con~ento'~.
La scarsità degli studi specifici 'l rende difficile una scansione cronologica
della tipologia che, dato il numero degli esemplari noti e gli aspetti legati alla
diffusione delle iconografie, meriterebbe un corpus appropriato.
In linea generale, per l'arco cronologico considerato, si possono distinguere
tre gruppi principali di croci pettorali: ottenute a fusione e poi stampate
(variante a), con bracci cilindrici e pietra centrale (variante b) ed enkolpia cru-
ciformi a due valve (variante C). Nei tre casi i pendenti possono avere la fun-
zione di contenere reliquie, probabilmente della Vera Croce, uso attestato
Q

anche per altre classi di gioielli come gli anelli .


Alla prima variante appartengono esemplari d'oro o di bronzo con clipei a
rilievo alle estremità dei bracci ed un castone centrale che contiene una pietra,
una pasta vitrea, oppure una reliquia. I clipei terminali dei bracci possono
essere decorati con i busti di Cristo e della Vergine (cat. III.10.a.2 e Il), di
santi (cat. III.lO.a.10-12), o con semplici motivi vegetali o geometrici (cat.
III.lO.a.3-6, 8-9).
Una croce conservata a Washington presenta al centro la rappresentazione a
figura intera di Cristo con le braccia levate, vestito con il kolobioiz (cat.
1II.lO.a.l l), elemento che potrebbe collegare l'esemplare con l'Oriente e che
avrà seguito nelle croci pettorali mediobizantine sia in oro che in bronzo 3.
J

La produzione di questo tipo di enkolpion viene tradizionalmente attribuita


al VI-VII secolo, ma si tratta di un'indicazione generica che andrebbe verifica-
ta sulla base di più sicuri elementi datanti. Termini di riferimento certi sono
"9V.
cap. 1.111.
a Greg. Nyss. Vita Macrinae costituiti dai ritrovamenti numismatici in associazione con due esemplari siria-
mx. ni, rinvenuti con solidi di Eraclio della zecca di Costantinopoli (cat. III.lO.a.3-
'' Lipinsky 1958a;Id. 1958b; 4), che permettono un'attribuzione di questi manufatti al VI1 secolo.
Id. 1961; Id. 1966c.
42 Greg. Nyss. Vita Macrinae Le aree di provenienza devono essere individuate prevalentemente in
XXX. Oriente, ma non si pu6 escludere la possibilità di produzioni locali anche in
'' V. ad esempio Glory of By-
ambiti diversi, trattandosi di una forma molto semplice. Andrebbe perci6 ulte-
Zantiurn 1997, 169, n. 1 19 (X-XI
Sec.). 170, n. 120 (X-XI sec.). riormente analizzato il problema dell'esecuzione di croci-portareliquie in rap-
Ln tipologia e i motivi decorativi

porto all'ubicazione dei luoghi venerati e di un'eventuale dipendenza da atti-


vità commerciali connesse ai santuari cristiani.
Meno frequenti sembrano essere le croci a bracci cilindrici o a sezione poli-
gonale, rastremati verso il centro, dove è posto un castone o un semplice
dischetto aureo (variante b: cat. IIl.10.b.l-8). Anche in questo caso l'area di
produzione dei gioielli, eseguiti esclusivamente in oro, sembra essere preva-
lentemente orientale, come testimoniano i luoghi di ritrovamento, tra cui la
Turchia e Cipro. In base ai dati disponibili, il maggior sviluppo della variante
potrebbe essere collocabile, anche in questo caso, nell'ambito del VII secolo.
Di grande diffusione sono i pendenti cruciformi bivalvi, eseguiti soprattutto
in bronzo e quindi destinati ad un largo commercio (variante C). La decorazio-
ne della lamina principale presenta quasi sempre la figura di Cristo con il kolo-
bion, la Vergine o la scena della Crocifissione, accompagnate da iscrizioni
invocatorie in greco; la valva secondaria rafiigura inveci solitamente la Vergi-
ne oppure semplici motivi vegetali. In questo caso una datazione tra la fine del
VI e il VI1 secolo sulla base degli esempi con riferimenti cronologici accerta-
bili è probabilmente riduttiva rispetto all'elevato numero degli esemplari noti e
alla continuità di produzione anche dopo l'VI11 secolou.
Alcuni enkolpia bivalvi si differenziano dalla produzione corrente in bron-
zo per l'uso dell'oro e per l'impiego di tecniche Più elaborate e raffinate. Un
esempio tra i meglio noti è quello della croce di Adaloaldo, ritenuta l'esempla-
re donato alla fine del VI secolo da S. Gregorio Magno a Teodolinda per il bat-
tesimo del figlio (cat. III.lO.c.8) (fig. 57) J5. L'oggetto, che aveva soprattutto un
valore devozionale, dal momento che anche in questo caso serviva a contenere
una reliquia della Vera Croce &, presenta sulla valva principale una scena di
Crocifissione, con la Vergine e S. Giovanni ai lati di Cristo vestito con il kolo-
bion e un versetto tratto dal Vangelo di S. Giovamig.
Un'altra croce aurea proviene da Roma, rinvenuta alla fine del secolo scor-
so in una tomba presso S. Lorenzo fuori le Mura (cat. III.lO.c.7). La decorazio-
ne è eseguita su entrambe le facce, che in questo caso non sono apribili: si trat-
ta di un raffinato motivo a niello con girali di vite che incorniciano un'iscrizio-
ne cristiana di valore probabilmente apotropaico18. L'analisi di A. Lipinsky ha
evidenziato l'origine romana del gioiello, che presenta un tappo a vite cui è
collegato anche l'anello di sospensione 49: sebbene la vite non possa essere
considerata in realtà un elemento peculiare dell'oreficeria della città, essendo
uIbid. una caratteristica quasi costante nei bracciali di provenienza orientale 50 resta
''Farioli Campanati 1982, plausibile il riferimento da parte dello studioso ad una predilezione da parte
356 e 41 1, n. 210, fig. 282.
eGreg, M. Epistulae 12: dell'artigianato romano per una forma di decorazione aniconica, differente da
«id est aureum cum iigno sanc- quella prevalente in ambito costantinopolitano5'.
tue crocis Domini».
47 Giov.. 19.26-27.
4 ~ a r i o ' lCampanati
i 1982,
356; Ead. 1990,133. Tipo l1
J9 Lipinsky 1962b; Id. 1966a,
300-301; Id. 1974, 194. Gioielli di scarsG valore intrinseco ma di larga diffusione sono i pendenti
'O V. cap. 2.VII.

Farioli Campanati 1982, vitrei circolari eseguiti a stampo, con motivi decorativi semplici e ripetitivi
356. (tipo 11). Questi oggetti appaiono diffusi soprattutto in area siro-palestinese,
Collane. pendenti e fennagli

da dove probabilmente proviene la quasi totalità degli esemplari, contestual-


mente ad altre classi di gioielli, sempre in vetro, che presentano elementi figu-
rati analoghi j2. I pendenti erano utilizzati sia isolati, sia inseriti in un filo in
materiale deperibile, cuoio, lana, cotone o lino, assieme ad altri vaghi vitrei.
Tra il 111 e il IV secolo uno dei motivi più comuni è quello del leone gra-
diente (cat. 111.11.1-2), frequente anche nelle gemme 53, un soggetto simbolico
di origine egiziana che nei bracciali vitrei si trova associato a figurazioni tratte
dal repertorio giudaico, pagano e cristiano, come la menorah, la nike o il chri-
srnon jJ. Nei pendagli bronzei lo stesso animale è riprodotto insieme ad ele-
menti figurativi ed invocazioni esplicitamente apotropaiches5,mentre nei pen-
denti e in un gruppo di anelli in bronzo5Vo stesso significato viene riassunto
dalla sola figura del leone, a volte accompagnato da una stella.
Dopo il IV secolo la tipologia dei pendenti vitrei non cambia, ma aumenta-
no i soggetti raffigurati: imperatori, santi o altre immagini tipiche del reperto-
rio iconografico imperiale e cristiano (cat. 111.11.3-7 e lo), espressione dell'av-
venuta sostituzione di forme di religiosità più ortodosse al sincretismo religio-
so precedentes7.

Tipo 12
Variante a: circolari
Variante b: con monete
Alcuni fermagli sporadici (tipo 12) comspondono a tipologie già riscontra-
te nelle collane pervenuteci intere. Tutti gli esemplari possono essere ricondot-
ti ad un unica forma-base di tradizione ellenistico-romanaj8, con gancio inseri-
to in un occhiello: ad essa si aggiungono spesso elementi in lamina, decorati a
filigrana o a traforo, le cui caratteristiche morfologiche e stilistiche costituisco-
no l'elemento più significativo da un punto di vista della datazione e della pro-
venienza degli esemplari.
Uno tra i fermagli più diffusi ha forma circolare con decorazione filigranata
ed orlo perlinato (variante a): di tradizione romana, questa variante assume, a
partire dal IV-V secolo, una tipica decorazione a quattro volute, e nel VI seco-
lo presenta prevalentemente un orlo di filo perlinato. I1 motivo è particolar-
mente documentato nel VI-VI1 secolo in Oriente, come dimostrano le attesta-
zioni turche (cat. III.2.a. l), cipriote (cat. 111.l .b.8; 111.l .d. l ) , siriane (cat.
111.l .b.9), israeliane (cat. TII. l .C.l6), egiziane (cat. 111.l .C. 17; 111.l .d.3 e 5-6),
siciliane (cat. 111.l .b. 12,111.l .c.22-24 e 27), e sarde (cat. 111.l .b.2).
Altrettanto diffuso a partire dall'epoca imperiale è anche il fermaglio con
12Spaer1988; Baldini Lippo- monete, spesso anche con orlo perlinato (variante b), testimoniato anche da
lis 1989. collane di provenienza ucraina (III.2.a.4) e siciliana (III.2.a.6). Lo smembra-
53 Mandrioli Bizzarri 1987,
129. mento dei contesti ha causato talvolta la separazione di parti dello stesso
54Spaer1988, 58. gioiello, come nel caso di una collana del tesoro di Lambousa (Cipro), il cui
55B0nner1950, 208-228; fermaglio è conservato a Nicosia (cat. III.12.b.2), mentre la catena si trova a
Barb 1963, 100-125.
%&id.; 1963. New York. Questo fenomeno appare particolarmente grave per una classe di
"Lees Causey 1983, 155. gioielli per i quali la presenza dei contesti di rinvenimento con materiale numi-
"Baldini 1987. smatico offrirebbe utili elementi di datazione e di comparazione tipologica.
Collane. pendenti e fennagli

da dove probabilmente proviene la quasi totalità degli esemplari, contestual-


mente ad altre classi di gioielli, sempre in vetro, che presentano elementi figu-
rati analoghi 52. I pendenti erano utilizzati sia isolati, sia inseriti in un filo in
materiale deperibile, cuoio, lana, cotone o lino, assieme ad altri vaghi vitrei.
Tra il 111 e il TV secolo uno dei motivi più comuni è quello del leone gra-
diente (cat. 111.11.1-2), frequente anche nelle gemme s3,un soggetto simbolico
di origine egiziana che nei bracciali vitrei si trova associato a figurazioni tratte
dal repertorio giudaico, pagano e cristiano, come la menorah, la nike o il chri-
smon 5J. Nei pendagli bronzei lo stesso animale è riprodotto insieme ad ele-
menti figurativi ed invocazioni esplicitamente apotropaichess, mentre nei pen-
denti e in un gruppo di anelli in bronzos6 lo stesso significato viene riassunto
dalla sola figura del leone, a volte accompagnato da una stella.
Dopo il IV secolo la tipologia dei pendenti vitrei non cambia, ma aumenta-
no i soggetti raffigurati: imperatori, santi o altre immagini tipiche del reperto-
rio iconografico imperiale e cristiano (cat. III.11.3-7 e lo), espressione dell'av-
venuta sostituzione di forme di religiosità più ortodosse al sincretismo religio-
so precedentes7.

Tipo 12
Variante a: circolari
Variante b: con monete

Alcuni fermagli sporadici (tipo 12) corrispondono a tipologie già riscontra-


te nelle collane pervenuteci intere. Tutti gli esemplari possono essere ricondot-
ti ad un unica forma-base di tradizione ellenistico-romanas< con gancio inseri-
to in un occhiello: ad essa si aggiungono spesso elementi in lamina, decorati a
filigrana o a traforo, le cui caratteristiche morfologiche e stilistiche costituisco-
no l'elemento più significativo da un punto di vista della datazione e della pro-
venienza degli esemplari.
Uno tra i fermagli più diffusi ha forma circolare con decorazione filigranata
ed orlo perlinato (variante a): di tradizione romana, questa variante assume, a
partire dal IV-V secolo, una tipica decorazione a quattro volute, e nel VI seco-
lo presenta prevalentemente un orlo di filo perlinato. I1 motivo è particolar-
mente documentato nel VI-VI1 secolo in Oriente, come dimostrano le attesta-
zioni turche (cat. III.2.a. l), cipriote (cat. III.l.b.8; 111.l .d. l), siriane (cat.
111.l .b.9), israeliane (cat. III. l .C. l6), egiziane (cat. III. l .C. 17; 111.l .d.3 e 5-6),
siciliane (cat. 1II.l.b. 12,III.l .c.22-24 e 27), e sarde (cat. In. l .b.2).
Altrettanto diffuso a partire dall'epoca imperiale è anche il fermaglio con
S2Spaer1988; Baldini Lippo- monete, spesso anche con orlo perlinato (variante b), testimoniato anche da
lis 1989. collane di provenienza ucraina (III.2.a.4) e siciliana (III.2.a.6). Lo smembra-
" Mandrioli Bizzarri 1987,
129. mento dei contesti ha causato talvolta la separazione di parti dello stesso
"Spaer 1988,58. gioiello, come nel caso di una collana del tesoro di Lambousa (Cipro), il cui
5sB0nner 19501 208-228; fermaglio è conservato a Nicosia (cat. III.12.b.2), mentre la catena si trova a
Barb 1963, 100-125.
sIbid.;Manganaro 1963. New York. Questo fenomeno appare particolarmente grave per una classe di
"Lees Causey 1983, 155. gioielli per i quali la presenza dei contesti di rinvenimento con materiale numi-
"Baldini 1987. smatico offrirebbe utili elementi di datazione e di comparazione tipologica.
Collnne, pendenti e fennngli

da dove probabilmente proviene la quasi totalità degli esemplari, contestual-


mente ad altre classi di gioielli, sempre in vetro, che presentano elementi figu-
rati analoghi 52. I pendenti erano utilizzati sia isolati, sia inseriti in un filo in
materiale deperibile, cuoio, lana, cotone o lino, assieme ad altri vaghi vitrei.
Tra il I11 e il IV secolo uno dei motivi più comuni è quello del leone gra-
diente (cat. 111.11.1-2), frequente anche nelle gemme 53,un soggetto simbolico
di origine egiziana che nei bracciali vitrei si trova associato a figurazioni tratte
dal repertorio giudaico, pagano e cristiano, come la menorah, la nike o il chri-
smon 5J. Nei pendagli bronzei lo stesso animale è riprodotto insieme ad ele-
menti figurativi ed invocazioni esplicitamente a p ~ t r o p a i c h ementre
~ ~ , nei pen-
denti e in un gruppo di anelli in bronzo5Vo stesso significato viene riassunto
dalla sola figura del leone, a volte accompagnato da una stella.
Dopo il IV secolo la tipologia dei pendenti vitrei non cambia, ma aumenta-
no i soggetti raffigurati: imperatori, santi o altre immagini tipiche del reperto-
rio iconografico imperiale e cristiano (cat. 111.11.3-7 e lo), espressione dell'av-
venuta sostituzione di forme di religiosità più ortodosse al sincretismo religio-
so precedente".

Tipo 12
Variante a: circolari
Variante b: con monete

Alcuni fermagli sporadici (tipo 12) corrispondono a tipologie già riscontra-


te nelle collane pervenuteci intere. Tutti gli esemplari possono essere ricondot-
ti ad un unica forma-base di tradizione ellenistico-romana5" con gancio inseri-
to in un occhiello: ad essa si aggiungono spesso elementi in lamina, decorati a
filigrana o a traforo, le cui caratteristiche morfologiche e stilistiche costituisco-
no l'elemento più significativo da un punto di vista della datazione e della pro-
venienza degli esemplari.
Uno tra i fermagli più diffusi ha forma circolare con decorazione filigranata
ed orlo perlinato (variante a): di tradizione romana, questa variante assume, a
partire dal IV-V secolo, una tipica decorazione a quattro volute, e nel VI seco-
lo presenta prevalentemente un orlo di filo perlinato. I1 motivo è particolar-
mente documentato nel VI-VI1 secolo in Oriente, come dimostrano le attesta-
zioni turche (cat. III.2.a.l), cipriote (cat. III.l.b.8; III.l.d.l), siriane (cat.
111.l .b.9), israeliane (cat. III. l .C.16), egiziane (cat. 111.l .C. 17; 111.l .d.3 e 5-6),
siciliane (cat. 111.l .b.12,111.l .c.22-24 e 27), e sarde (cat. 111.l .b.2).
Altrettanto diffuso a partire dall'epoca imperiale è anche il fermaglio con
'? Spaer 1988; Baldini Lippo- monete, spesso anche con orlo perlinato (variante b), testimoniato anche da
lis 1989. collane di provenienza ucraina (LII.2.a.4) e siciliana (III.2.a.6). Lo smembra-
" Mandrioli Bizzarri 1987,
129. mento dei contesti ha causato talvolta la separazione di parti dello stesso
54Spaer1988, 58. gioiello, come nel caso di una collana del tesoro di Lambousa (Cipro), il cui
5 5 Bonner 1950, 208-228;
fermaglio è conservato a Nicosia (cat. III.12.b.2), mentre la catena si trova a
Barb 1963, 100-125.
j6Ibid.; Manganaro 1963.
New York. Questo fenomeno appare particolarmente grave per una classe di
"Lees Causey 1983, 155. gioielli per i quali la presenza dei contesti di rinvenimento con materiale numi-
" Baldini 1987. smatico offrirebbe utili elementi di datazione e di comparazione tipologica.
Collane. pendenti e fermagli

da dove probabilmente proviene la quasi totalità degli esemplari, contestual-


mente ad altre classi di gioielli, sempre in vetro, che presentano elementi figu-
rati analoghi 52. I pendenti erano utilizzati sia isolati, sia inseriti in un filo in
materiale deperibile, cuoio, lana, cotone o lino, assieme ad altri vaghi vitrei.
Tra il 111 e il IV secolo uno dei motivi più comuni è quello del leone gra-
diente (cat. III.ll. 1-2), frequente anche nelle gemme ", un soggetto simbolico
di origine egiziana che nei bracciali vitrei si trova associato a figurazioni tratte
dal repertorio giudaico, pagano e cristiano, come la menorah, la nike o il chri-
smon s4. Nei pendagli bronzei lo stesso animale è riprodotto insieme ad ele-
menti figurativi ed invocazioni esplicitamente apotropaichess, mentre nei pen-
denti e in un gruppo di anelli in bronzo $6 lo stesso significato viene riassunto
dalla sola figura del leone, a volte accompagnato da una stella.
Dopo il IV secolo la tipologia dei pendenti vitrei non cambia, ma aumenta-
no i soggetti raffigurati: imperatori, santi o altre immagini tipiche del reperto-
rio iconografico imperiale e cristiano (cat. III.11.3-7 e lo), espressione dell'av-
venuta sostituzione di forme di religiosità più ortodosse al sincretismo religio-
so precedente5'.

Tipo 12
Variante a: circolari
Variante b: con monete

Alcuni fermagli sporadici (tipo 12) corrispondono a tipologie già riscontra-


te nelle collane pervenuteci intere. Tutti gli esemplari possono essere ricondot-
ti ad un unica forma-base di tradizione ellenistico-romanas8, con gancio inseri-
to in un occhiello: ad essa si aggiungono spesso elementi in lamina, decorati a
filigrana o a traforo, le cui caratteristiche morfologiche e stilistiche costituisco-
no l'elemento più significativo da un punto di vista della datazione e della pro-
venienza degli esemplari.
Uno tra i fermagli più diffusi ha forma circolare con decorazione filigranata
ed orlo perlinato (variante a): di tradizione romana, questa variante assume, a
partire dal IV-V secolo, una tipica decorazione a quattro volute, e nel VI seco-
lo presenta prevalentemente un orlo di filo perlinato. I1 motivo è particolar-
mente documentato nel VI-VI1 secolo in Oriente, come dimostrano le attesta-
zioni turche (cat. III.2.a. l), cipriote (cat. 111.l .b.8; 111.l .d.l), siriane (cat.
111.l .b.9), israeliane (cat. III.l .C. 16), egiziane (cat. III. l .C. 17; III. l .d.3 e 5-6),
siciliane (cat. 111.l .b. 12,111.l .c.22-24 e 27), e sarde (cat. 111.l .b.2).
Altrettanto diffuso a partire dall'epoca imperiale è anche il fermaglio con
'?Spaer 1988; Baldini Lippo- monete, spesso anche con orlo perlinato (variante b), testimoniato anche da
lis 1989. collane di provenienza ucraina (III.2.a.4) e siciliana (III.2.a.6). Lo smembra-
"Mandrioli Bizzarri 1987,
129. mento dei contesti ha causato talvolta la separazione di parti dello stesso
%Spaer1988,58. gioiello, come nel caso di una collana del tesoro di Larnbousa (Cipro), il cui
55B0nner19501 208-228; fermaglio è conservato a Nicosia (cat. III.12.b.2), mentre la catena si trova a
Barb 1963, 100-125.
xfiid.; Manganaro 1963,
New York. Questo fenomeno appare particolarmente grave per una classe di
"Lees Causey 1983, 155. gioielli per i quali la presenza dei contesti di rinvenimento con materiale numi-
"Baldini 1987. smatico offrirebbe utili elementi di datazione e di comparazione tipologica.
La tipologia e i motivi decorativi

Tipo 13

Per ultimi sono stati considerati frammenti sporadici di collana in oro. Un


gruppo abbastanza consistente comprende elementi plurilobati (variante a)
costituiti da tre o più anelli aurei saldati ad un dischetto centrale che, in alcuni
casi, presenta una decorazione niellata, spesso un monogramma cruciforme, in
due elementi (cat. III.13.a.l-2) risolvibile in un'invocazione di protezione alla
Madonna per un fedele di nome Dositeo. Questi oggetti, rinvenuti in ambito
orientale, in Siria, a Cipro e a Creta, sono stati interpretati in vario modo e pre-
valentemente come applicazioni per abiti. Il confronto con due collane di pro-
venienza ignota conservate al museo di Pforzheim (cat. III.l.b.11 e III.l.c.36)
con la catena formata da elementi aurei quadrilobati morfologicamente simili,
potrebbe far ritenere probabile un analogo utilizzo anche degli esemplari decon-
testualizzati. Cronologicamente si possono collocare entro la metà del VI1 sece
lo sulla base degli esemplari di Cipro (cat. III.13.a.l-3), ambito di provenienza
che contribuisce a datare anche l'uso degli elementi biconici (variante b).

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Collane, pendenti e fermagli

Maurizio, databili agli anni 583 e niso, Hermes, Poseidone, Ascle-


602. pio); alle due estremità due meda-
Bibliografia: Dennison 19 18, 140, tav. glioni più grandi con scena nuziale:
XXV; Baltimore 1947, n. 422, tav. raffigurazione dei due sposi stanti
LIX; Grierson 1955; Id. 1961 ; Sti- ai lati di Cristo nella dextrarum
- lianou 1969,49-53,64, n. 16, figg. iunctio e iscrizione: «E5OEOU/O~O-
l.a 37-39; Age of Spirituality 1979, vualxcrptc uyta» («Da Dio concor-
catena di monete o medaglioni 7 1-72, n. 61; Manière Léveque dia, grazia e salute»); tra i meda-
1997, 92 (fine VI-VI1 sec.). glioni, pendenti dal gancio, due ele-
menti cuoriformi in lamina lavorata
1. Collana (fig. 15) 3. Collana a sbalzo con motivi vegetali.
Mersin (Turchia), tesoro l .III.16, 1889 Lambousa (Cipro), tesoro 1 .III.17, Bibliografia: Segall 1938, 13, figg. 5-7;
San Pietroburgo, Hermitage (inv. W 1883 Grierson 1955; Ross 1957, 258;
107-108) Nicosia, Cyprus Museum (inv. 1959BC- Kantorowicz 1960; Ross 1965, n.
acquisto 1893 911) 38; Byzantine Collection 1967, n.
oro; L 46; d medaglione 7.9; p 39.8 oro; L 56; d dischi 2.4 184; Wander 1973, 102, fig. 18;
Catena di venti medaglioni con busti di Catena di diciannove dischi in lamina a Kent 1977,99, n. 164 (600 ca); Age
due imperatori ai lati di una croce e giorno con decorazione geometrica of Spirituality 1979, n. 262, 283-
iscrizione «Yyt~ici»(«Salute»); fer- a due motivi alternati, a quadrifo- 284 (fine VI-inizi VI1 sec.); Cutler
maglio circolare ed elemento di so- glio e a losanga; chiusura a gancio. 1986, 54 (cintura matrimoniale).
spensione del pendente di forma bi- Bibliografia: Karageorghis 1960, 263, 6. Collana
conica; pendente a doppia cornice, fig. 33; Art Byzantin 1964, 367-
quella interna decorata a sbalzo con 368, n. 400 (VI1 sec.); Manière p.i., Siria, tesoro 1.111.15
motivi vegetali e quella esterna con Léveque 1997, 92, tav. 5.F (fine Washington, Dumbarton Oaks Collec-
teoria di animali; al centro tondo VI-VI1 sec.). tion (inv. 38.1)
con incoronazione di imperatore da coll. Bliss, 1938
4. Collana oro; L 32.5; a pendenti 2.8 e 3
parte di due Vittorie, simmetriche, Catena di diciotto elementi circolari la-
queila di sinistra con ramo di palma Lambousa (Cipro), tesoro 1 .III. 18,
1902 vorati a giorno con palmetta; tre
e quella di destra con corona; nel pendenti: quello centrale rettango-
campo, ai lati della figura centrale, ~ e w ~ o rMetropolitan
k, Museum of
Art (inv. 17.190.150) lare con croce a sbalzo e orlo perli-
sole e luna; ai suoi piedi, due uccel- nato e i due laterali a due valve in
li si abbeverano al kantharos. oro; L 76.5
Catena di settantasei elementi in lamina lamina a forma di foglia; rinvenuta
Bibliografia: Kondakov 1896, 187 ss.; quadrata a traforo e un disco centra- probabilmente con solidi di Eraclio
Grabar 1951; Banck 1966, n. 102 le a giorno con uccello ad ali spie- della zecca di Costantinopoli.
(fine IV sec.); Age of Spirituality gate; tre coppie di pendenti: a disco, Bibliografia: Ross 1965, 10, n. 6.A,
1979, 72-74, n. 62 (fine VI sec.); a foglia, a goccia e cruciforme; fer- tav. XIII (VI1 sec.); Manière Léve-
Manière Léveque 1997,94, tav. 7.D maglio circolare decorato a traforo. que 1997, 96, tav. 5, I (seconda
(seconda meta VI-Vii sec.). Bibliografia: Stilianou 1969, fig. 41; metà VI-VI1 sec.).
2. Collana Brown 1984; Manière Léveque
1997, 93, tav. 5.G (fine VI-VI1
Lambousa (Cipro), tesoro 1 .III. 18, sec.).
1902
New York, Metropolitan Museum of
Art (inv. 17.190.147)
dono J. Pierpont Morgan
oro; L 64.7; p 360
Catena di venti solidi e quattro meda-
glioni della zecca di Costantinopoli;
le monete comprendono emissioni di
Teodosio 11, Giustino I e Giustiniano
e Maurizio Tiberio (582-602); i me-
daglioni sono identici e recano al
drittoil busto di Maurizio Tiberio con
la mappa e lo scettro, insieme alla le- 5. Collana
genda «D(ominus) N(oster) Mau- p.i., Antiochia (Siria)
ric(ius) Tiber(ius) P(er)P(etuus) Washington, Dumbarton Oaks Collec-
Aug(ustus)»; sui verso, la raffigura- tion (inv. 37.33) 7. Collana
zione dell'imperatore sulla quadriga coll. Bliss, 1937 p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
in abiti militari e il chrismon. Po- oro; L 75,5; d medagliani 4.8 e 2.5 1JII.24, 19 13
trebbe trattarsi di emissioni celebra- Catena di ventuno medaglioni ad orlo Londra. British Museum (MLA 1916,
tive di uno dei due consolati di perlinato, con busti di divinità (Dio- 7-4.1)
La tipologin e i motivi decorativi

coli. Burns la zecca di Costantinopoli con le- Bibliograjìa: Age of Spirituality 1979,
oro; L 73.4; d medaglioni 7.7 genda «D(orninus) N(oster) Ho- 307-308, n. 281 (inizi V sec.); Ma-
Due grandi medaglioni in lamina nor/ius P(ius) F(e1ix) Aug(ustus)» nière Léveque 1997, 83, tav. 7, B
traforata collegati da quattro cate- sulla fronte; sul retro la personifica- (fine V-inizi VI sec.).
ne, ciascuna costituita da ventitre zione di Costantinopoli in trono con
dischi aurei (d 2.5) lavorati a gior- il globo e lo scettro, la legenda
no; i medaglioni sono decorati con «Gloria ro/manorum» e, in esergo,
sette dischi a motivi geometrici, «Con(stantinopolis) ob(ryzurn)»;
analoghi a quelli degli elementi doppio anello di sospensione a gior-
della catena, e con palmette vege- no con motivi vegetali e triplo filo
tali. perlinato.
Bibliogrnfia: Dennison 1918, 149-150, Bibliografia: Greifenhagen 1970, 65-
n. 15, tavv. XXXIX, XL; Kent 66, tavv. 45-46.1; Berlin 1988,361,
1977, 99, n. 163 (VI sec.); Brown n. 3 (inizi V sec.).
1984, 17-20, fig. 12, tav. IV; Tait
1986, 100, fig. 223 (600). 2. Collana
p.i., Sardegna, 1856
8. Collana Londra, British Museum
S.P. oro, argento; L 42.6
Mainz, Rornische-Germanische Zen- Catena a maglia doppia con sedici pen-
tralmuseum (inv. 0.37809) denti a goccia, quattro ovali decorati
a niello e una croce centrale in lami- 4. Collana
coll. privata svizzera
oro; L 91; croce 6.9 x 5.9 na; fermagli circolari decorati a fili- Reggio Emilia (Emilia Romagna), tesoro
Catena di ventiquattro dischi con orlo grana e con orlo perlinato. i .m.9. I 957
perlinato, alternativamente a giorno Bibliografa: Dalton 1901, n. 282, tav. V Reggio ~ & l i a ,Museo Civico (inv. 2335)
e a sbalzo; un disco in lamina, di di- oro, L 42.7, p 28.5
mensioni maggiori, presenta la raf- Catena a maglia doppia con elementi
figurazione a smalto di due pavoni aurei cilindrici ad orlo perlinato alle
che si abbeverano al kantharos; estremità; fermaglio a gancio con
croce pendente con castone centrale un disco decorato a filigrana e con
e con iscrizione filigranata sul retro orlo godronato.
« Q > o ~ - Z o q(«Luce,
n vita»). Bibliografia: Degani 1959, 58, tav.
Bibliograjìa: Brown 1984 (600). XVIII; v. Bierbrauer in Goti 1994,
206, III.28.p.

a maglia piatta
(metà V-metà V l l sec.)
catena a maglia senza pietre
5. Collana (fig. 15)
a maglia doppia (metà V- VI sec.) Mersin (Turchia), tesoro l .LII.16, 1889
San Pietroburgo, Hermitage (inv. W
3. Collana 104)
Roma (Lazio), piazza della Consolazio- oro, calcedonio; L 33; croce 4.9 x 3.8; p
ne, tesoro 1.111.8, 1908 33.9
New York, Metropolitan Museum of Catena a maglia piatta con fermaglio
costituito da due dischi con figure
Art (inv. 1958, 58.12) che reggono la croce e la legenda
oro; L 78.7; d medaglione 5.6; penden- «Con(stantinopolis) ob(ryzurn); sei
te 4.3 x 3.2 pendenti: un medaglione ovale ad
Catena a maglia doppia con due pen- orlo perlinato con una Vittoria che
denti, uno dei quali ovale, con orlo regge croce e globo, una croce a
godronato ed ematite intagliata di I1 bracci cilindrici con castone cru-
secolo raffigurante una divinità a ciforme centrale ed estremità gra-
testa di Gallo, Arpocrate ed iscri- nulate, un castone a goccia con C?-
1. Collana zioni cabalistiche; nel secondo pen- cedonio e tre elementi cilindrici in
Assiut (Egitto), 1916 dente, circolare, con doppia cornice lamina.
Berlino, Antikenmuseum (inv. 30505) liscia a orlo godronato, sono invece Bibliograjìa: Kondakov 1896, 187 ss.;
oro; L 87; d medaglione 9, p 133.5 rappresentati i busti di due sposi, Grabar 195 1.27-28, fig. 2, n. 6 (V-
Catena a maglia doppia; medaglione forse della famiglia imperiale, inco- inizi VI sec.); Banck 1966, n. 103 a;
circolare con cornice traforata a ronati da Cr!sto: la figura femmini- Garam 199 1 , fig. 4; Manière Léve-
motivi geometrici includente un so- le indossa aiadema e orecchini, que 1997,94 (seconda metà VI-VI1
lido aureo di Onorio (395-423) del- quella maschile una fibula. sec.).
Y

Collane, pentienti e ferinagli

6. Collana a volute (prima metà VZZ sec.) sto, la Vergine col Bambino, due
Lambousa (Cipro), tesoro l .III.18, arcangeli) e al centro castone cru-
-
1902 ciforme; i laterali cilindrici in lami-
Nicosia, Cypnis Museum (inv. J 430) na, ciascuno con due anelli di so-
oro; L 29 spensione; fermagli circolari a fili-
Catena di maglie ad otto con una mone- grana con orlo perlinato.
ta di Giustino I1 e Tibeno I1 monta- Bibliografia: Ross 1965, 10, n. 6.B,
ta in un castone aureo forse non tavv. XII-XIII (VI1 sec.); Manière
pertinente; ad una estremità ele- Léveque 1997, 96 (seconda metà
mento a goccia in lamina. VI-VI1 sec.).
Bibliografrn: Dalton 1911, fig. 7; Sti-
lianou 1969, fig. 39; Pierides 197 1, a maglia rettangolare
54, n. 1, tav. XXXVIII, n. l (VI-VI1 (prima metà VI1 sec.)
sec.); Manière Léveque 1997, 93
(fine VI-VI1 sec.). 10. Collana (fig. 14)
Mitilene (Lesbo), tesoro 1 .III.13, 195 1
Atene, Museo Bizantino (ex Mitilene,
Museo, inv. 3042)
oro; L 49.8. L pendente 2.5
Catena di maglie rettangolari con fer-
maglio costituito da due dischi in
lamina con orlo perlinato raffigu-
rante due elementi accostati ai lati
di una palmetta vegetale (Albero
8. Collana della Vita); pendente cilindrico ad
estremità emisferiche decorato con
Lambousa (Cipro),
. - tesoro l .III.18, sei fili perlinati.
1902 Bibliografia: Babritsas 1954, fig. I ; Art
New York, Metropolitan Museum of Byzantin 1964, 363, n. 387 (VI1
Art (inv. 17.190.151) sec.); Chatzidakis 1986, fig. 27;
dono J. Pierpont Morgan, 1917 Manière Léveque 1997, 92 (fine
oro: L 91.4 VI-VI1 sec.).
~ a k n di
a maglia piatta con motivi a
volute e dieci vaghi cilindrici lavo-
rati a traforo con orlo perlinato, al- a maglia quadrilobata
ternati ad undici pendenti in lamina @ne VI-VZZ sec.)
a doppia valva, decorati a sbalzo e a
filigrana: otto a forma di anfora,
due di foglia e uno centrale, cru-
ciforme, con clipei alle estremità
7. Collana dei bracci e decorazione geometri-
Roma (Lazio), piazza della Consolazio- ca; fermaglio circolare filigranato a
volute con orlo perlinato.
ne, tesoro l .III.8, 1908
~011.privata Bibliograjìa: Ostoia 1969, n. 20; Stilia-
~011.Baurat Shiller nou 1969, fig. 40; Age of Spiritua-
oro, ematite; L 106; pendenti 5.4 x 5.2 e lity 1979, 3 1 1, n. 285 (metà VI-
2.25 x 1.85 metà VI1 sec.); Manière Léveque
Catena a maglia piatta con due penden- 1997, 93, tav. 5.H (fine VI-VI1
ti; il primo circolare a doppia lami- sec.).
na, con orlo perlinato e, al dritto, di-
ciassette pietre incastonate alternate 9. Collana
a motivi vegetali a sbalzo; al rove- p.i., Siria, tesoro l .III.15
scio, rosetta sbalzata e cerchietti sul Washington, Dumbarton Oaks Collec-
fondo; il secondo pendente è costi- tion (inv. 38.2)
tuito da un'ematite incastonata e in- coll. Bliss, 1938
tagliata, con la raffigurazione di oro; L 5 1.2; a croce pendente 6.3; L ci- 11. Collana
Hecate. lindri 2.2 p.i., Siria
Bibliografia: Zahn 1929, n. 113; Catena a maglia piatta con motivi a vo- Pforzheim, Schmuckmuseum (inv.
Mobius 1941, 29; Age of Spirituali- lute; tre pendenti, quello centrale LBW 111971)
1979,309, n. 283 (inizi V sec.); Maniè- costituito da una croce in lamina oro, pietre; a pendente 5.4
re Léveque 1997, 83, tav. 7, C (fine V- con clipei alle estremità dei bracci, Catena formata da elementi quadrilobati
inizi VI sec.). ciascuno includente un busto (Cri- di filo collegati da maglie circolari;
La tipologia e i motivi decorativi

pendente semilunato con orlo perli- 4. Collana


i
8 \

I: nato e tre castoni, uno ovale e due p.i., alta valle dell'Albenga (GR, To-
rettangolari, includecti una sardoni- catena a maglia con pietre
;j ca e due smeraldi; ad esso sono so-
scana), tomba, 1917
' i
Firenze, Museo Archeologico (inv.
spesi tre segmenti di filo con perle, 86567.a)
! i
smeraldi, uno zaffiro ed elementi di maglia di elementi filigranati
(ZVsec.) oro, pietre
filo perlinato; chiusura a gancio di Dieci dischi filigranati con volute, al-
verga appiattita e decorata a cerchi ternati a nove pietre; chiusura a
e punti. 1. Collana
gancio; rinvenuta insieme a monete
Bibliografia: Pforzheim 1980, n. 91 p.i., Smirne di Valentiniano I (364-375) e Gra-
(600). coll. Nelidow, 1903 (inv. G 8) ziano (375-383).
oro, pietre Bibliografia: Ciampoltrini 1991, fig. 7.
I ! Quattro elementi romboidali con volute
ad elementi e a cappio alternati a quattro pietre e gancio di
l
(VZZ- VZZZ sec.) chiusura; frammentaria. 5. Collana
ij' Bibliografia: Pollak 1903, n. 394, tav. S.P.
!
! XIV. Providence, Museum of Art, Rhode
i; Island School of desian (inv.
v .
l> i
I ; 21005)
dono Ostby e Barton Company in me-
1 ,l l
moria di E.C. Ostby
oro, paste vitree; L di un elemento
i.31-1.57
Catena di dieci elementi rettangolari fi-
ligranati con motivi di volute, alter-
nati a undici paste vitree blu; chiu-
sura a gancio.
Bibliografia: Hackens 1976, 138-139,
n. 71 (I11 sec.).
.i: j .
11;ìI:
; :i: 6. Collana
,,!i ;!i, ! (
S.P.
Chicago, Kennet Parvin Memorial Col-
Ijl
1;;; lection (inv. 466)
,'i' 12. Collana oro, comiole; L 40.7
:!.i: Campobello di Mazara del Vallo (TP, 2. Collana Catena di dodici corniole sfaccettate,
Sicilia), loc. Chiusa del Pellegrino, Licodia Eubea, (CT, Sicilia), 1921 alternate ad undici elementi circola-
tesoro 1 JII.25, 1878 Siracusa, Museo Archeologico Regio- ri filigranati con motivo a croce gi-
Palermo, Museo Archeologico Nazio- nale (inv. 41822) gliata.
nale oro, pietre; L 37.5; p 15.5 Bibliografia: Berge 1985, n. 26 (VI-VI1
oro; L 3 1.2 Nove elementi circolari eseguiti a fili- sec.).
;t Catena a maglia piatta alternata ad ele- grana, con motivi a volute, alternati
)l , menti cilindrici; pendente crucifor- a pietre; fermaglio con elemento a
!: me in lamina d'oro con la Vergine doppia voluta. Consegnata da P.
orante al centro e, alle estremità dei Orsi al Museo di Siracusa insieme I 1 7. Collana
bracci, tre busti maschili nimbati all'anello VII.2.d. l , ritenuto della S.P.
t Kassel, Staaatliche
entro clipeo, probabilmente di Apo- medesima provenienza.
i stoli; sopra il capo della Vergine si Bibliografia: Fallico 1975, 326, fig. Kunstsammlun-
!1 conserva l'iscrizione «H AytalMa- 10,7 e 9. gen
oro, zaffiri; L 32.4,
pt/a» («Santa Maria»); fermaglio
costituito da due elementi circolari p 8.2
3. Collana Catena di quattordi-
lavorati a filigrana con motivo a vo-
lute e orlo godronato. Su Pidaccio (SS, Sardegna) ci dischi filigra-
Sassari, Museo Archeologico (inv. nati con motivo
Bibliografia: Salinas 1886; Fiorelli 1501) a croce gigliata,
1878, 176; Pace 1949, 438, fig. oro, pietre; L 29.4 alternati a tredi-
174; Ori Italia 1962, 233, n. 825 Sei elementi romboidali con decorazio- ci zaffiri; chiu-
(VI1 sec.); Lipinsky 1958a; Id., ne filigranata a volute, alternati a sura a gancio.
1958b; Cutroni Tusa 1975, 171; sette vaghi; lacunosa ad una estre- Bibliografia: Kas-
Guillou 1975,85; Farioli Campana- mità. se1 1980, 27, n.
ti 1982, 415, n. 229, fig. 301; Pe- Bibliografia: Pfeiller 1970, tav. XIII 19, tav. VI1 (H-
trassi 1985, 85, fig. 81. (111sec.). VI1 sec.).
Collane, pendenti e fermagli

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8. Collana Washington, Dumbarton Oaks Collec- coll. J. Pierpont Morgan


S.P. tion (inv. 59.61) oro, perle, pietre
Berlino, Antikenmuseum (inv. 30219, acquisto 1959 Catena di otto pietre cilindriche alterna-
327) oro, ametiste; L 52.3 te a perle; fermaglio: disco traforato
~011.Von Gans Catena di ventisette segmenti di filo au- con uccello di profilo entro cornice a
oro, perle, paste vitree; L 32 reo con tredici ametiste; fermagli volute e con orlo perlinato.
Catena di dieci elementi romboidali fi- circolari lavorati a giorno con due Bibliografia: Dalton 191 1, 541, fig.
ligranati con motivo a volute, alter- pavoni affrontati ai lati di un ele- 317; Dennison 1918, 146, tav.
nati a paste vitree blu e perle. mento vegetale e con orlo esterno XXXIV; Stilianou 1969, fig. 42.
Bibliografia: Greifenhagen 1975, 34, godronato.
tav. 31.3 (11-111 sec.); Berlin 1988, Bibliograjìa: Ross 1965, 7, n. 4.A, tav.
363, n. 9 (11-111 sec.). VI11 (VI1 sec.); Manière Léveque
1997, 97, t a v . 5 , D (fine VI-VI1
maglia di filo aureo (V- VZZ sec.) sec.).
13. Collana
9. Collana
Lambousa (Cipro), tesoro I .III. 17,
p.i., Costantinopoli 1883
Washington, Dumbarton Oaks Collec- Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 429)
tion (inv. 58.33) oro, perle, ametiste; L 26
oro, perle, pietre; L 30.3 Catena di sette ametiste alternate a Der-
Catena di ventidue maglie di filo aureo le; fermaglio: dischi traforati con un
con «cristalli di smeraldo» e perle, uccello di profilo entro cornice per-
ciascuno tra due vaghi d'oro. linata.
Bibliografia: Ross 1965, tav. XCI, D Bibliografia: Art Byzanrin 1964,367, n.
(tardo VI sec.). 398 (VI1 sec.); Pierides 1971,53, n. 16. Collana (fig. 13)
10. Collana 2, tav. XXXVI, n. 2. Caesarea Maritima (Israele), tesoro
l .III.12, 1962
p.i., Costantinopoli 14. Collana Milano, Museo Civico Archeologico
Washington, Dumbarton Oaks Collec- oro, paste vitree; p 18.72
tion (inv. 58.29) Lambousa (Cipro)
Nicosia, Cyprus Museum Catena di tredici poliedri aurei alternati
oro, perle, pietre; L 33 a vaghi in pasta vitrea di colore blu;
Analoga alla precedente, ma più corta acquisto 1938
oro, perle, ametiste, cristallo di rocca fermagli circolari decorati a filigra-
di due maglie. na con motivo a croce gigliata e con
Bibliografia: Ross 1965, tav. XCI, E Con ametiste e perle alternate; penden-
te costituito da un cristallo di rocca orlo perlinato.
(tardo VI sec.). Bibliograjìa: Frova 1965,235; Id. 1979
entro cornice perlinata; fermaglio
con dischi a traforo. (fine VI sec.); Manière Léveque
11. Collana 1997, 88-89, tav. 5, E (fine VI-VI1
~ . i .Costantino~oli
, Bibliograjìa: Dikaios 1953, 141, n. 2.
sec.).
~ a s h i n ~ t o~Lmbarton
n, Oaks Collec-
tion (inv. 58.28)
oro, perle, ametiste, calcedonio; L 43.3
Catena a maglia doppia con quattro
perle, sette ametiste e due vaghi in
calcedonio blu; fermaglio costituito
da due dischi in lamina.
Bibliografia: Ross 1965, tav. XCI, B
(tardo VI sec.).

17. Collana
p.i., Egitto
Baltimora, Walters Art Gallery (inv.
57.1817)
J. Brummer
15. Collana oro, perle, quarzi; L 36.8
Lambousa (Cipro), tesoro 1 .III. 18, Quattro segmenti di catena a maglia
1902 piatta alternati a sei elementi bico-
12. Collana New York. Metropolitan Museum of nici in lamina aurea e a tre quarzi,
~ . i .Costantinopoli,
, tesoro I .III.20 Art (inv. 17.190.1663) uno dei quali tra due perle; ferma-
La tipologia e i motivi decorativi

glio costituito da due elementi cir- pendente di lapislazulo incastonato do»; fermaglio costituito da due
colari con volute a filigrana e orlo in oro a forma di valva di conchi- elementi circolari decorati a filigra-
perlinato. glia, includente una raffigurazione na, con orlo perlinato.
Bibliografza: Jewelry 1979, 156-157, n. ad altorilievo in oro di Afrodite e Bibliografia: Orsi 1942, 138-139, fig.
441 (VI1 sec.). quattro castoni quadrati con lapisla- 61 ; Pace 1949, 440, fig. 175; Falli-
zuli; al pendente sono sospese tre co 1975, 322, fig. 1.
catene a maglia doppia con pietra
terminale. 24. Collana (fig. 1)
Bibliografia: Ross 1965, n. 12; Age of Pantalica (SR, Sicilia), tesoro 1.111.21,
Spirituality 1979, 313-314, n. 288 1903
(fine VI-inizi VI1 sec.); Cutler s.1.c.
1986,54; Deichmann 1993,313(fi- oro, perle, pietre
ne VI-inizi VI1 sec.). Catena di ventuno segmenti aurei con
perle, ametiste e «radici di smeral-
20. Collana (fig. 14) do»; fermaglio costituito da due
Mitilene (Lesbo), tesoro 1 .In.13, 1951 elementi ovali decorati a filigrana,
Mitilene, Museo (inv. 3041) con orlo perlinato.
oro, pietre; L 36.5 Bibliografzn: Orsi 1942, 138-139, fig.
Nove segmenti aurei con «radici di 61 ; Pace 1949, 440, fig. 175; Falli-
smeraldo»; fermaglio costituito da co 1975,322, fig. 1.
18. Collana due elementi ovali a filigrana con
Antinoe (Egitto) orlo perlinato. 25. Collana
Atene, Museo Benaki (inv. 1778) Bibliografza: Babntsas 1954, fig. 1; Art
Byzantin 1964, 363, n. 385 (VI1 Pantalica (SR, Sicilia), tesoro l .IiI.21,
oro, perle, pietre; L 42.8 1903
Segmenti di filo aureo con sei smeraldi sec.); Manière Léveque 1997, 92
(fine VI-VI1 sec.). Siracusa, Museo Archeologico Regio-
alternati a cinque zaffiri e quattro nale (inv. 23400)
perle, ciascuno tra due globetti au- oro, perle, pietre; L 7.5; p 5.2
rei; fermaglio costituito da due di- 21. Collana (fig. 11)
Frammento di una collana originaria-
schi in lamina privi di decorazione. Cartagine, tesoro 1 .III.4 mente lunga circa due metri, frazio-
Bibliografia: Sega11 1938, n. 224; Art Londra, British Museum (inv. MLA npta al momento del ritrovamento
Byzantin 1964, 368-369, n. 404 AF 323-30)
acquisto A. Wollaston Franks, 1897 del tesoro di Pantalica: costituito da
(VI-VLi sec.); Bromberg 1990, 73, quattro segmenti aurei con una per-
n. 53 (V sec.); Ead. 1992, n. 53. oro, perle, pietre; L 39.4
Catena di cinquanta segmenti aurei con la, due ametiste rosa ed un prisma
«prismi di smeraldo», perle e zaffi- azzurro-verde.
ri. Bibliografia: Orsi 1910, 68-69; Id.
Bibliografia: Dalton 1901, 38, n. 242; 1942, 137 e 140; Fallico 1975, 312
Tait 1986,98, fig. 220 (400 ca); Pir- e 316, fig. 3.
zio Biroli Stefanelli 1992, 274, n.
263. 26. Collana (fig. 1)
Pantalica (SR, Sicilia), tesoro 1 .III.21,
22. Collana (fig. 1) 1903
Pantalica (SR, Sicilia), tesoro l .III.21, s.1.c.
1903 oro, perle, pietre
s.1.c. Catena di venticinque segmenti aurei
oro, perle, pietre con perle, ametiste e «radici di sme-
Catena di ventisette segmenti aurei con raldo»; fermaglio costituito da due
perle, ametiste e «radici di smeral- elementi cuonformi a filigrana con
do»; fermaglio costituito da due orlo perlinato.
elementi circolari con quadrifoglio Bibliografza: Orsi 1942, 138-139, fig.
a filigrana e orlo perlinato. 6 1 ; Fallico 1975, 322, figg. 1-2.
Bibliografin: Orsi 1942, 139, fig. 61;
19. Collana Pace 1949, 440, fig. 175; Fallico 27. Collana
p.i., Egitto 1975,322, fig. 1. Pantalica (SR, Sicilia), tesoro l .III.21,
Washington, Dumbarton Oaks Collec- 1903
tion (inv. 28.6) 23. Collana (fig. 1) New York, Metropolitan Museum of
coll. De Ménascé: coll. Bliss Pantalica (SR, Sicilia), tesoro 1.111.21, Art (inv. 52.76.1)
oro, perle, lapislazuli; L 83; a pendente 1903 coll. J.P. Morgan, 1944; J.J. Rorimer
4.5 s.1.c. oro, perle, pietre; L 48.2
Catena di vaghi aurei biconici alternati oro, perle, pietre Catena di venticinque segmenti di filo
a segmenti di filo aureo con lapisla- Catena di ventisette segmenti aurei con aureo con quattordici pietre («radici
zuli; vago biconico centrale con perle, ametiste e «radici di smeral- di smeraldo», ametiste, zaffiri) al-
Collane, penderzri e fermagli

4
4 a
0 9 oro, perle, smeraldi, zaffiri; L 40

6 9 Costituita da un segmento di filo aureo

" &B
con perle, smeraldi e zaffiri; ferma-
gli filigranati cuoriformi con tre ca-
i, stoni per perle e pietre.
Bibliografia: Ross 1965, 1.B, tavv. I- I1
Manière Léveque, tav. 5, A fine V-
temate a perle; fermaglio costituito inizi VI sec.). I
da due elementi circolari con volute
a filigrana e orlo perlinato. Si ritie- 32. Collana
ne che possa trattarsi della collana S.D.
precedente, descritta e fatta dise- ilt ti mora, Walters Art Gallery (inv.
gnare da P. Orsi alla quale sarebbe 57.544)
stato sostituito il fermaglio. oro, perle, quarzi, paste vitree; L 41.6
Bibliografia: Orsi 1910, 67; Orsi 1942, Segmenti di filo aureo con nove quarzi
139; Baltimore 1947, n. 434, tav. rosa, tre paste vitree verdi e tredici
LX; Gomez Moreno 1968, n. 129; perle; fermaglio costituito da due
Fallico 1975, 3 16, figg. 1-2 e 10.2; elementi circolari in lamina con
Age of Spirrtuality 1979, 312, n. motivo quadrilobato.
286 (VI-VI1 sec.). Bibliografia: Baltimore 1947, n. 429,
tav. LVIII, A; Jewelry 1979, 155, n.
439 (V-VI sec.); Hackens 1983,
15 1, n. 41 (V-VI sec.).

33. Collana
S.P.
I I Kassel, Staaatliche Kunstsammlungen
oro, granati e paste vitree; L 34.2, p
30. Collana 14.4
S.P. Catena di cinque paste vitree blu, due
Atene, Museo Kanellopoulos (inv. 450) corniole e sei
oro, pietre; L 38 fl
vaghi aurei;
Roma (Lazio), piazza della Consolazio- Ventidue segmenti di filo aureo con j b
r~ pendente a

P 1:+
ne, tesoro l .III.8, 1908 dieci «radici di smeraldo»; ferma- goccia con
Washington, Dumbarton Oaks Collec- glio costituito da due dischi con de-

i
doppia corni-
tion (inv. 28.8) corazione a volute in filigrana. ce, di bulle tra
oro, perle, smeraldi, zaffiri, calcedoni; Bibliograjìa: Art Byzanrin 1964,369, n. fili aurei e a fi-
L 37 406 (VI1 sec.); Brouskari 1985, $ ligrana con
Costituita da due catene di segmenti di 145- 146 (VI1 sec.). motivo a zig-
filo aureo con perle, smeraldi, zaffi- Q zag, includenti
ri e calcedoni; fermagli emisferici
9 @ un granato a
in lamina con orlo godronato. 31. Collana
i i
goccia; anello
Bibliografia: Ross 1965, 1.A, tavv. 1-11; S.P. di sospensione
Manière Léveque, tav. 5, B (fine V- Atene, Museo Kanellopoulos a verga appiat-
inizi VI sec.). l
oro, perle, pietre; L 41 't i tita.
Segmenti di filo aureo con «radici di Bibliografia:
smeraldo*, perle e vaghi aurei a Kassel 1980,
29. Collana traforo; zaffiro al centro; fermaglio 26-27, n. 18,
Roma (Lazio), piazza della Consolazio- costituito da due dischi in lamina tav. VI1 (cate-
ne, tesoro l .III.8, 1908 lavorata a giorno. na: 111 sec.;
Washingon, Dumbarton Oaks Collec- Bibliografia: Art Byzanfin 1964,370, n. pendente: età
tion (inv. 28.9) 408 (VI1 sec.). bizantina).
La tipologin e i nzorivi decorativi

maglia di dischi traforati e/o castoni oro; L 48 Catena con perle e «radici di smeraldo»,
fine VI-VZZ sec.) Catena a maglie quadrilobate a filigra- alla quale si collega una rete di filo
na con l'inserzione di paste vitree e d'oro con perle ed elementi aurei
di perle incastonate; medaglione emisferici con orlo perlinato e una
centrale con orlo perlinato e moneta serie di tredici pendenti crucifob;
di Tiberio Costantino (578-582). fermaglio: due elementi circolari a fi-
Bibliografia: Age of Spirituality 1979, ligrana con orlo perlinato.
299, fig. 37; Pforzheim 1980, n. 88 Bibliografia: Greifenhagen 1970, 69,
(seconda metà VI sec.). fig. IV, tav. 50.2; Berlin 1988, 361,
n. 1 (VI sec.).

1 .d
catena a maglia con pietre e
pendenti
34. Collana
p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
1.111.24,1913 ad un pendente (seconda metà VI-
Berlino, Antikenmuseum (inv. 30219, prima metà VZI sec.)
508 b)
coll. Von Gans 1. Collana
oro, perle, pietre; L 79 p.i., Lambousa (Cipro)
Catena di quindici dischi in lamina au- Nicosia, Cypnis Museum (inv. 1940LI- I I
rea con orlo perlinato, lavorati a 2311) 4. Collana
traforo, alternati a quindici castoni oro, perle, ametiste; L 43.5
circolari o rettangolari («radici di p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
Catena di tredici ametiste inserite in 1JII.24, 1913
smeraldo» e ametiste), con cornice segmenti di filo aureo; al centro
costituita da perle inserite in un filo Berlino, Antikenmuseum (inv. 30219,
della collana è sospeso un pendente 508 C)
aureo; al centro è posto un cammeo costituito da un'ametista e da un
di sardonica, con busto femminile, coll. Von Gans
elemento a goccia di filo aureo con oro, perle, acquamarine; L 44
che W. Dennison ipotizza essere perline lungo il margine esterno e
un'aggiunta posteriore. Catena con perle e «radici di smeral-
ametista sospesa al centro; ferma- do», alla quale, nella parte centrale,
Bibliograjia: Dennison 1918, 144-145, glio: due elementi circolari filigra-
n. 12, tav. XXXII; Greifenhagen sono sospesi quindici pendenti au-
nati con orlo perlinato. rei (due mancanti) con perle inca-
1970, 69-70, fig. V, tav. 50; Berlin Bibliografia: Pierides 1971, 53, n. 1,
1988,361, n. 5 (V-VI sec.). stonate e acquamarine; fermaglio
tav. XXXVII, l (VI-VI1 sec.). costituito da dischi in lamina ad or-
35. Collana lo perlinato.
2. Collana Bibliograjia: Dennison 1918, 145-146,
Hadra (Egitto) S.P.
Washington, Dumbarton Oaks Collec- n. 13, tav. XXXIII; Greifenhagen
tion (inv. 38.69) Atene, Museo Archeologico Nazionale 1970, 69, tav. 50.1; Berlin 1988,
coll. Bliss, 1938 coll. Stathatos 361, n. 2 (V sec.).
oro, paste vitree; L 6 1.5 oro, paste vitree; L 27.2, L pendente 2.6
Catena di ventitre elementi alternativa- Catena di sessantaquattro paste vitree r I
mente circolari e trilobati in lamina blu inserite in segmenti di filo aureo;
aurea, nei quali sono inserite paste vi- al centro della collana è sospeso un
tree blu ad imitazione di lapislazuli. pendente a goccia in lamina aurea ad
Bibliograjia: Ross 1965, 19-20, n. 13; orlo perlinato, decorato con una cor-
nice traforata a zig-zag e da un ele-
tav. XXI. mento vegetale entro bordo punzo-
nato. Rinvenuta con gli orecchini
della stessa collezione n. 203 b.
Bibliografia: Amandry 1963, 284, n.
203 a, tav. XLII.

a pendenti plurimi o rete di pendenti


(seconda metà VI-VZZ sec.)
1 5. Collana
36. Collana 3. Collana p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
S.P. Assiut (Egitto),~l916 1.III.24, 1913
Pforzheim, Schmuckmuseum (inv. Berlino, Antikenmuseum (inv. 30509) New York. Metropolitan Museum of
1957119) oro, perle, pietre; L 47. Art (inv. 17.190.1667)
-
Collane, pendenti e ferinagli

c ~ l lJ.P.
. Morgan Bibliografia: Gentili 1954, 403-404 mento a foglia con decorazione
oro, perle, zaffiri; L 45 (VI-VI1 sec.); Ori Italia 1962, 234, analoga, una croce con le estremità
Catena di vagli aurei, ciascuno costitui- n. 826; Carducci 1962, tav. 77a; clipeate e motivi vegetali e con uii
to, nella parte centrale, da tre globet- Fallico 1975, 319 e 326, figg. 9- 11 ; castone cmciforme al centro.
ti saldati, ai quali sono sospesi quat- Wilson 1980, 238, nota 77; Bibliografia: Kondakov 1896, 187, 187
tordici pendenti, dieci dei quali cru- Hackens 1983, 154; Corsi 1982.47; ss.; Grabar 195 1,27-28, fig. 2, n. 12
ciformi, di zaffiri e perle; fermaglio Wilson 1990, fig. 274 (V sec.). (V-inizi VI sec.); Banck 1966, n.
a disco filigranato con motivo a vo- 104 a; Garam 1991, fig. 10; Maniè-
lute e orlo perlinato. re Léveque 1997, 94, tav. 4, L (se-
Bibliografia: Demison 1918, 142-143, conda metà VI-VI1 sec.).
n. 10, tav. XXX.
2-3. Collane
6. Collana Lambousa (Cipro), tesoro I .III.18,
p.i., Egitto 1902
Washington, Dumbarton Oaks Collec- Washington, Dumbarton Oaks Collec-
tion (inv. 1925.5222) tion (inv. 55.10)
coll. K. Marrs acquisto 1955
oro, perle, zaffiri, paste vitree; L 48.3 oro; L 32.5
Catena di undici segmenti di filo aureo Catene a treccia prive di fermaglio.
con zaffiri e perle; dieci pendenti, Bibliografia: Ross 1965, 33-35, n. 36;
ciascuno formato da un castone Stilianou 1969; Manière Léveque
quadrato con una pasta vitrea verde 1997, 93 (fine VI-VI1 sec.).
e quattro perle; fermagli circolari fi-
ligranati. 8. Collana 4. Collana
Bibliografia: Baltimore 1947, n. 435, S.P. Michaelsfeld, Anapa (Ucraina), 1892
tav. LXI. Chicago, Field Museum of Natura1 Hi- San Pietroburgo, Hermitage (inv.
story (inv. 23918 1) 213411)
oro; L 33.7, perle, ametiste, paste vi- oro, agata; L 66, p 334.8
tree Catena a treccia; tre castoni pendenti
Catena di segmenti di filo aureo con ovali, in lamina aurea, con orlo per-
perle, paste vitree verdi e ametiste, linato e onice incastonata, due de-
collegati tra loro per mezzo di ele- corati con una croce gigliata, il ter-
menti quadrilobati che sostengono zo, centrale, con un chrismon e un
pendenti di filo aureo con le stesse ulteriore pendente di dimensioni in-
pietre; fermagli circolari a giorno feriori, a goccia; fermaglio circola-
con quadrifoglio e orlo godronato. re con cornice perlinata, includente
solidi aurei di Giustino I e Giusti-
Bibliogrnfia: Hackens 1983, 154, n. 44 niano della zecca di Costantinopoli,
(VI sec.). databili al 527.
Bibliografia: Banck 1966, n. 101 (VI
sec.); Ead.1985, nn. 93-94; Spier
I I
1987,5-8, fig. 5a-b.
7. Collana 5. Collana
Nissoria (EN, Sicilia), contr. Torre, Olbia (Ucraina)
1953 Washington, Dumbarton Oaks Collec-
Siracusa, Museo Archeologico Regio- tion (inv. 40.1 . l )
nale (inv. 53402) oro
oro, perle, pietre; L 37 Catena a treccia con protomi leonine al-
Catena di ventidue segmenti di filo au- senza pietre le estremità; pendente ovale con orlo
reo con «radici di smeraldo» di for- (V-VII sec.) perlinato, in lamina sbalzata, con
ma prismatica e perle. Le maglie quadrifoglio inscritto in un rombo
«ad otto» che collegano un segmen- 1. Collana (fig. 15) decorato a linee parallele; fermaglio
to all'altro sostengono diciotto pen- Mersin (Turchia), tesoro 1 .III.16, 1889 costituito da due dischi in lamina
denti con perle, globetti aurei e ame- San ~ietroburgo,Hermitage (inv. W con busti femminili a sbalzo entro
tiste; fermaglio costituito da due 105) cornice baccellata e da un gancio
elementi cuonformi con volute a fi- oro; L 27; croce 5.7 x 3.9; p 43.8 con vago aureo.
ligrana e orlo perlinato. Rinvenuta Catena con fermaglio circolare a fili- Bibliografia: Ross 1965, 117-1 19, n.
insieme agli orecchini a ceste110 grana ed orlo perlinato; quattro pen- 166, tavv. LXXIX-LXXXII (inizi
II.8.b.3, all'anello con moneta di denti: due dischi a filigrana con mo- V sec.); Kondoleon 1987, fig. 6;
Valentiniano I11 VLI.2.b.13 e ad un tivi vegetali entro cornice ad onde Maniére Lèveque 1997,83-84 (fine
anello con castone troncoconico. ricorrenti e orlo perlinato, un ele- V-inizi VI sec.).
- -

Ln tipologia e i motivi decorativi

9. Collana (fig. 11) -


2.b
Cartagine, tesoro l .III.4
Londra, British Museurn (inv. MLA con pietre
AF 323-30) (metà V-inizi VIII sec.)
acquisto A. Wollaston Franks, 1897
oro; L 34.9 1. Collana
Treccia con estremità a protomi leonine. p.i., Costantinopoli
Bibliogrrtfia: Dalton 1901, 39, n. 245; Washington, Dumbarton Oaks Collec-
Tait 1986,98, fig. 220 (400 ca); Pir- tion (inv. 58.27)
zio Biroli Stefanelli 1992, 274, n. oro, ametiste, smeraldo; L 46.7
264. Quattro segmenti di treccia alternati a
tre pietre (due ametiste ed uno sme-
10. Collana raldo); fermagli cuoriformi filigra-
6. Collana nati.
S.P.
Campobello di Mazara del Vallo (TP, New York, Metropolitan Museum of Bibliografia: Ross 1965, tav. XCI, C
Sicilia), loc. Chiusa del Pellegrino, Art (inv. 17.190.1659) (tardo VI sec.).
tesoro l .iII.25, 1878 coll. J.Pierpont Morgan, acquistata da
Palermo, Museo Archeologico Regio- A. Canessa, 1914
nale (inv. 431) oro; a pendente 3.2
oro; L 30.7; p 79 Treccia con castone pendente circolare
Treccia con chiusura costituita da due in lamina aurea, con croce a bracci
elementi, con orlo perlinato, che patenti su fondo di linee parallele,
reimpiegano aurei nuovi di Onorio entro un doppio bordo punzonato e
(395-423) e di Teodosio I1 (408- perlinato; fermagli a disco a traforo
450); pendente circolare con casto- con orlo perlinato.
ne includente materiale numismati-
co coevo e con orlo perlinato. Bibliografin: Spier 1987,5-6, fig. 2a-b.
Bibliografia: Fiorelli 1878, 176; Sali- 11. Collana
nas 1886; Pace 1949, 438 ss., fig.
274; Ori Italia 1962,233, n. 824 (V S.P.
sec.); Cutroni Tusa 1975, 171; Malibu, J.P. Getty Museum (inv.
Guillou 1975, 84-85; Farioli Cam- 83.AM.225)
panati 1982,414, n. 228, fig. 302. acquistata in Europa 2. Collana
oro; L 42.4; d medaglione 6.3 p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
7. Collana Treccia con medaglione circolare in la- 1 .III.24, 1913
Zeccone (Pavia, Lombardia), tesoro mina con orlo pedinato raffigurante Londra, British Museum (inv. MLA
l.III.6, 1869 un busto femminile, con orecchini e 19 16,7-4.2-6)
Pavia, Museo Civico Archeologico collana, incoronato da due vittorie coll. Burns
oro; L 44.5 alate sul globo; cornice liscia con oro, perle, smeraldi, zaffiri; L 94
Treccia con fermaglio circolare decora- otto pietre incastonate; cinque anel- Otto segmenti di treccia alternati a seg-
to da un triplo orlo perlinato e, al- li per la sospensione di pendenti, menti di filo aureo con smeraldi, va-
l'interno, da tre cerchi tangenti di l'unico superstite dei quali è costi- ghi perlinati e perle; al centro ele-
filo perlinato. tuito da una catenella con pietra fi- mento aureo biconico per la sospen-
Bibliografia: Ori Italia 1962, 215, n. nale. sione di un pendente circolare, con
743 (IV sec.); Peroni 1967, 106, n. Bibliografia: Walsch 1984, 257, n. orlo perlinato e doppio anello di SO-
58 (fine IV sec.). 143.2 (fine IV-inizi V sec.). spensione, decorato a filigrana: la
lavorazione comprende quattro di-
8. Collana 12. Collana pei disposti a croce, due con cornice
Trivolzio (Pavia, Lombardia), tesoro S.P. ad onde ricorrenti e due con un mo-
1.111.6, 1940 Malibu, J.P. Getty Museum (inv. tivo a volute; all'interno di ciascuno
Pavia, Museo Civico Archeologico 83.AM.226) di essi è inserita una pietra, uno
(inv. 5964) oro, calcedonio; L 55.4; d pendente 4.4 smeraldo cilindrico o uno zaffiro a
oro; L 44.5 Treccia con pendente ovale includente goccia, mentre al centro del penden-
Treccia con fermaglio circolare decora- un cammeo in calcedonio con busti te e ai quattro angoli è inserita Una
to da un doppio orlo perlinato e, al- affrontati maschile e femminile; perla. Sedici castoni, oggi vuoti, so-
l'interno, da quattro cerchi tangenti cornice a giorno con motivi di trec- no posti simmetricamente nei punfi
di filo perlinato. ce e losanghe e quattro castoni ova- di saldatura di tutti questi elementi:
Bibliografia: Ori Italia 1962, 215, n. li con pietre; visibili due fori e un Fermaglio costituito da due castom
747 (IV sec.); Peroni 1967, 108, n. anello per pendenti, non simmetri- circolari con orlo perlinato.
62 (fine IV sec.) G.M. Facchini, in ci; doppio anello di sospensione. Bibliografia: Dennison 1918, 143-1449
Milano capitale 1990, 74-75, Bibliografia: Walsch 1984, 257, n. n. 1 1, tav. XXXI; Tait 1986, f i ~
I f.4b.2 (prima metà del V sec.). 143.3 (fine IV-inzi V sec.). 223 (600).
Collane. pendenti e ferinagli

oro, perle, smeraldi, zaffiri; L 69


Sedici segmenti di filo aureo a treccia
alternati a perle, smeraldi e zaffiri;
fermaglio a gancio semplice di filo
ritorto, forse non pertinente.
Bibliografia: Ross 1965, l.C, tav. 11.

acquisto 1930
oro, perle; d 14.6
Sottile verga con due castoni circolan
con perle alle estremità e chiusura a
'.\i gancio.
v
6. Collana Bibliografia: Jewelty 1979, 155, n. 437
3. Collana (V sec.).
Reggio Emilia (Emilia Romagna), teso-
Glodosy, R. Malaya Viska (Ucraina), ro 1.111.9.1957 2. Collana
1961 ~eggio-~rnilia, Museo Civico (inv. 2337).
MIDU (inv. AZS, 1967-1968) p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
oro, perle, pietre; L 42, p 16.32 1 .II1.24, 1913
oro; L 26.7; pendente 7.8 x 4.5 Quattro segmenti di catena a maglia
Catena a treccia con cinque castoni Berlino, Antikenmuseum (inv. 30219,
doppia e quattro di treccia, alternati a 506-506a)
centrali, quattro circolari e uno ret- perle, a «radici di smeraldo» e ad un coll. Von Gans
tangolare, decorati a granulazione; almandino; fermaglio cuoriforme oro; d 23.5; p 377; d pendente 1.7, p 170.
al castone rettangolare è sospeso un con almandini e con una perla. Verga non decorata, con pettorale ante-
pendente circolare con orlo perlina- Bibliografia: Degani 1959, tav. XX; V. riore costituito da dodici monete
to e decorazione geometrica filigra- Bierbrauer in Goti 1994,206, IIi.28.r.
nata e a granulazione; ad esso è col- (Maurizio Tiberio, Giustino, Tibe-
legato un castone circolare con dop- rio I1 Costantino) e due dischi con
7. Collana iscrizione cmciforme «@wcjZoq»,
pio bordo perlinato e un ornamento
a goccia, in lamina, con orlo godro- S.P. montati ai lati di un elemento cen-
New York, Metropolitan Museum trale che imita un medaglione con
nato. Alla treccia è sospeso un se- ofArt (inv. 7.190.1660)
condo elemento di forma semiluna- busto imperiale ed invocazione
coll. J. Pierpont Morgan, acquistata da («Kv(~LE) @oq&zq <popouoa»:Si-
ta, in lamina, con due castoni circo- A. Canessa, 19 11
lari, decorato in maniera analoga al gnore, proteggi colei che la indos-
oro, pietre; d pendente 2.6 sa); al rovescio: imperatore in trono
primo; anche a questo pendente so- Catena di sei segmenti di treccia alter-
no sospesi un castone quadrangola- con il globo crucifero e la stessa
nati ad altrettante pietre (ametiste e iscrizione ripetuta. Cornice a girali
re ed elementi a goccia in lamina. smeraldi); fermaglio: due elementi a filigrana e granulazione entro
Bibliografia: Kiev 1987, nn. 67-69 (fi- cuoriformi con palmetta in filigrana doppio orlo perlinato; lo spazio di
ne VLI-VI11 sec.). ed orlo perlinato. Pendente costitui- risulta tra le monete è invece deco-
to da un castone circolare in lamina rato con fiori a tre petali in lamina.
4. Collana (fig. 1) aurea decorato con una croce a Pendente circolare, con cornice a
Pantalica (SR, Sicilia), tesoro 1.111.21, bracci patenti entro cornice punti- motivi vegetali geometrizzati trafo-
1903 nata e con l'iscrizione «@w~-Zwq>> ro ed orlo perlinato: al diritto 1'An-
s.1.c. («Luce, Vita»); nel castone è inseri- nunciazione con la Vergine che fila
oro, pietre ta una pietra. la porpora, secondo la versione del
Quattro segmenti di treccia alternati a cin- Bibliografia: Spier 1987, pp. 5-6, fig. 3. Protovangelo di Giacomo (1 1, 1-2),
que pietre cilindriche; fermagliocosti- seduta su un trono di vimini. AI ro-
tuito da due elementi cuonformi con vescio, il miracolo di Cana accom-
volute a filigrana e orlo perlinato. pagnato da un'iscrizione tratta da
Bibliografia: Orsi 1942, 67, 138-139, . .. . .. . Giov. 2 , l l : «+llpoza uuyiov+»:
fig. 61; Pace 1949, 440, fig. 175; 1 i . ' "Inizio dei segni").
. %-

Fallico 1975,324, fig. 1. ~

Bibliografia: Dennison 1918, 121-135,


nn. 3-4, tavv. XII-XIII, XVII; Grei-
5. Collana fenhagen 1970, 66-68, tavv. 46.2-
Roma (Lazio), piazza della Consolazio- 1. Collana 48; Age of Spirituality 1979, 319-
ne, tesoro I .III.8, 1908 p.i., Siria 320, n. 296 (inizi VI sec.); Berlin
Washington, Dumbarton Oaks Collec- Baltimora, Walters Art Gallery (inv. 1988, 359, n. 1 (seconda metà VI
tion (inv. 28.10) sec.).
-~

Ln tipologia e i motivi decorativi

In lamina semilunata con diciassette


pendenti: costituita da undici plac-
che a giorno, ciascuna decorata a
motivi vegetali a traforo, da un ca-
stone cenirale quadrato con pietre
(perdute) e da due castoni circolari
con perle. Dieci delle placche sono
contraddistinte da una lettera, da a a
L, probabilmente per l'assemblaggio
del gioiello; i punti di collegamento
tra gli elementi sono coperti da lami-
ne rettangolari, contenenti tre casto-
ni con perle. Pendenti formati da un
castone quadrato con smeraldi, da
una perla e da un'acquamarina o da
un'ametista a goccia.
Biblioerafia: Dennison 1918. 146-149.

3. Collana
p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
1 Ross 1965, 11, 46; Age of Spiritua-
l i 9 1979, 318-319, n. 295 (metà VI
n. i4,*tav.XXXVI; Zahn 1932, n. 65
Ross 1965, n. 47; Greifenhagen
1966, fig. 105, 38-39; Id. 1970,68-
69, fig. 111, tav. 49; Age of Spiritua-
l i 1979,310-31
~ 1, n. 284 (inizi VI1
sec.); Berlin 1988, 359, n. 2 (VI
1 JII.24, 1913 sec.). sec.).
New York, Metropolitan Museum of
Art (inv.17.190.1664)
coll. J. Pierpont Morgan, 1913; meda-
glione coll. Freer
oro, a 23.8 x 22; d verga 1; p 43 1;d me-
daglione 5; p 178
A verga cilindrica, con pettorale ante-
riore costituito da sedici castoni in-
cludenti monete (Antemio, Basili-
sco, Teodosio I, Teodosio 11, Giu-
stiniano) e da un elemento centrale
che imita un medaglione imperiale,
- forse giustinianeo, con cornice a gi-
rali in filigrana e granulazione e con
doppio orlo perlinato; lo spazio tra
le monete è decorato con fion a tre
petali in lamina, mentre sotto il me-
daglione centrale è posta una fascia
con decorazione a volute filigrana-
te, alla quale si collega un doppio
anello a verga appiattita per la so-
spensione del pendente. Questo è
costituito da un medaglione conte-
nente una moneta di Teodosio I en-
tro una complessa cornice costituita
da un bordo liscio perlinato, da una
fascia a girali in filigrana e granula-
zione, da un doppio bordo liscio
con orlo perlinato, da un motivo a
volute e fiori a tre petali in lamina e
da un orlo di bulle che, in corri- 1. Collana
spondenza dell'elernento di sospen-
sione, è interrotto da un segmento p.i., Tomei o Antinoe (Egitto), tesoro
di lamina con orlo perlinato e tre 1 III.24, 1913
fion a quattro petali. Berlino, Antikenmuseum (inv. 30219,
Bibliografia: Zahn 191 6,44; Dennison 505)
1918, 109-121, nn. 1-2, figg. 15, 17 coll. V& ~ a n s
tav. I, VI, VII; Peirce 1934, 139; oro, smeraldi, ametiste, acquanmarine;
L 58, d 23, p 335
Collnize, pendenti e fermagli

2. Collana corato da stella ad otto punte ornata


Fayum o Ossirinco (Egitto) da un motivo inciso a foglie nervate
Washington, Dumbarton Oaks Collec- ed elementi vegetali geometrizzati;
tion (inv. 38.67) doppio anello di sospensione.
coll. Bliss Bibliografia: Ross 1968, 24-25, n. 30
oro; L 40.5 (seconda metà VI sec.); Kondoleon
Catena di elementi circolari in lamina 1987 (fine VI-inizi VI1 sec.).
con orlo perlinato; ad essa si lega
una fascia semilunata costituita da 3. Pendente (fig. 14)
elementi emisferici in lamina aurea, a sbalzo senza pietre
(V-VI I sec.) Mitilene (Lesbo), tesoro I .III. 13, 195 1
con orlo perlinato; al bordo inferio- Atene, Museo Bizantino (ex Mitilene,
re della fascia sono sospesi quattor- Museo, inv. 3039)
dici pendenti in lamina, in quattro 1. Pendente
oro; d 2
soggetti alternati (foglia, kantharos, Lambousa (Cipro), tesoro l .III. 18, Lamina circolare con orlo perlinato, de-
gallo, croce); fermaglio costituito 1902 corata al centro con una croce a
da un disco in lamina e da un ele- Washington, Durnbarton Oaks Collec- bracci patenti su fondo a triangoli
mento circolare filigranato. tion (inv. 55.10) campiti a linee parallele.
Bibliografia: Ross 1965, n. 1 1, tav. coll. J. Strzygowsky, Vienna Bibliografia: Babritsas 1954, fig. l ;Art
XVIII. oro; d 6.5
Lamina circolare con due anelli di so- Byznntin 1964,364, n. 388 (VII sec.);
spensione, bordo liscio e cornice a trec- Chatzidakis 1986, fig. 27; Spier
cia: medaglione coniato a Costantinopoli 1987, 5-10, fig. 7a-b; Manière Léve-
durante il regno di Maurizio Tiberio (582- que 1997,92 (fine VI-Vii sec.).
602), in seguito montato in forma di pen-
dente. Al diritto: in alto la Vergine in tro- 4. Pendente
no con Cristo tra due angeli; in basso, Na- Ténès (Algeria), tesoro, 1936
tività e Adorazione dei magi; iscrizione: s.1.c.
X ( p i o r ) ~o O(EO)Sq p o v / Boq0ioov oro
qpiv»: «Cristo nostro Dio, salvaci); al ro- Lamina circolare con bordo esterno a
vescio: Battesimo nel Giordano alla pre- foglie stilizzate e al centro busto
senza di due angeli e versetto evangelico femminile entro cornice perlinata;
tratto da Matt., 3, 17 («+Ouzoc ~ o z i vo
ueioc poul o clycini7oS EV o ~ ~ S o q o c r » : tre crocette pendenti.
«Questi è il Figlio mio prediletto, nel Bibliografia: Heurgon 1958, 63, tav. I
quale mi sono compiaciuto»). In Grierson (420 ca); Christern 1977, 270; We-
1961 si propone di collegare il medaglio- gner 1987, n. 1 (con identificazione
ne al battesimo di Teodosio, figlio di della figura in Aelia Flaccilla, Lici-
Maurizio Tiberio. nia Eudossia o Galla Placidia).
Bibliogrnfia: Ross 1957; Grierson
1961; Art Byzantin 1964, 367, n. 5. Pendente
399 (VI sec.); Ross 1965, n. 36; Sti- S.P.
lianou 1969; Pierides 197 1.54, n. 5, Londra, British Museum (inv. MLA
1. Collana tav. XXXVII, 5 (fine VI sec.); Age 1988. 7-4.1)
p.i., Siria of Spiritunlizy 1979, 312-313, n. oro; d 5.8
Kassel, Statatliche Kunstsammlungen, 287 (584); Manière Léveque 1997, Lamina circolare con raffigurazione
Antikenabteilung (inv. G 142) tav. 7.A. dell'Adorazione dei Magi e in eser-
vetro; d vaghi 0.5-0.78; L pendenti g o iscrizione « + K u p i ~poqel.
1.85-2.45 2. Pendente zql'popouq apqv» («Signore, pro-
Costituita da sessantacinque vaghi in p.i., Egitto teggi colei che lo indossa, amen»).
pasta vitrea blu scuro, sfaccettati, Richmond, Virginia Museum of Fine Bibliografia: Ross 1957; Tait 1986, fig.
alternati a dieci pendenti circolari Arts (inv. 66.76) 501 (600).
dello stesso materiale decorati ad Galerie Charpentier, 1966
impressione: quattro con un leone oro; d 8.9
gradiente verso destra sormontato Lamina circolare con cornice decorata
da stella e falce di luna, quattro con da dodici clipei tra due motivi perli- 6.b
un quadrupede, forse un equide, an- nati; otto di essi presentano busti a sbalzo con pietre
ch'esso gradiente verso destra e imperiali che si suppongono tratti o paste vitree
sormontato da stella e falce di luna, da monete di Giustino 11, e quattro
due con una figura stante con le croci; clipeo centrale con orlo perli-
braccia sollevate. Montaggio mo- nato e busto di personaggio femmi- 1. Pendente
derno. nile alato con fiori o frutta entro Beyrouth (Libano), tesoro I .III. 1 I
Bibliografia: Kassel 1980, 27, n. 20, lembo di stoffa teso tra le mani Beyrouth, Museo Archeologico
tav. IV (IV-V sec.). (personificazione di Ge); tergo de- oro,; L 4.3,14.8
La tipologia e i motivi decorativi

Lamina rettangolare decorata anterior- 6. Pendente


mente con tre castoni centrali tra S.P.
due file di cinque castoni di dimen- Malibu, J.Paul Getty Museum (inv.
sioni inferiori entro orlo godronato; 81.AN.76.101)
tergo con disco che include una lo- oro, calcedonio; L 2.9
sanga iscritta ed elementi vegetali a Castone con calcedonio raffigurante un
sbalzo; tre anelli di sospensione per cavallo in corsa (attribuito alla fine
pendenti. del IV sec. a.C.); tergo chiuso da
Bibliografia: Will 1980, figg. 4-5, tav. una lamina circolare con cornice
XL (V-VI sec.). esterna godronata e interna punzo-
nata, incisa al centro con una croce
2-3. Pendenti (fig. 13) a bracci patenti su fondo di foglie
traingolari nervate.
Caesarea Mnritima (Israele), tesoro Bibliografin: Boardman 1975, 99, n.
1.111.12, 1962 101;Spier 1987,5-6, n. 1, fig. la-C. oro; d 8.5
Milano, Museo Civico Archeologico Medaglione con bordo liscio ed orlo
oro, paste vitree; p 3.59-4.36
Lamine circolari con due paste vitree a - perlinato e cornice traforata a girali
e pampini, con sei clipei ad orlo
superficie convessa, una nera e l'al- 6.c doppio perlinato, includenti busti a
tra bianca. a sbalzo e a traforo rilievo di personaggi giovanili idea-
Bibliogrnfia: Frova 1965, 235-236, (IV-VI1 sec.) lizzati, quattro femminili e due ma-
figg. 293-294; Id. 1979 (fine VI schili; solidus di Costantino coniato
sec.); Manière Léveque 1997, 88- nel 324: al diritto busto di Costanti-
89, tav. 4, J (fine VI-VI1 sec.). no con corona radiata, di profilo a
sinistra, e legenda «Constantinus
4. Pendente Max(imus) Aug(ustus)»; al rovescio
busti dei Cesari Crispo e Costantino
Pantalica (SR, Sicilia), tesoro l .III.2 1, I1 con legenda «Crispus et Constan-
1903 tinus nob(is) Cnes(ares)
s.1.c. Co(n)s(ule)s» e, in esergo, l'indica-
oro; d 2.6 zione della zecca di Sirrniurn; anel-
Lamina circolare con castone decorato lo di sospensione cilindrico lavora-
da una croce a bracci patenti su to a giorno.
sfondo di quadrati inscritti, a lati Bibliografia: Christie's 1970, n. 200;
concavi; anelli di sospensione per Bastien 1972, 49-82; Duval 1973;
tre pendenti (perduti). Vermeulel975, 5-32; Age of Spiri-
Bibliografia: Orsi 1942, 138, tav. IX, 7; 1. Pendente tuality 1979, 304 (324-326); Buck-
Spier 1987, 6 e 9, fig. 8. ton 1983, fig. 7; Pirzio Biroli Stefa-
p.i., Kalaat el-Markab (Siria) nelli 1992, 272, n. 256; Deichmann
Richmond, Virginia Museum of Fine 1993,312.
- 1 S. Pendente Arts (inv. 67.52.26)
p.i., Sicilia, te- coll. De Clercq e De Boisgelin; A.D. e 3. Pendente (fig. 10)
soro 1 .III.22 W.C. Williams S.P.
Washington. oro; d 9.5 Parigi, Louvre (inv. Bj 2280)
Dumbarton Medaglione decorato a traforo: cornice oro
Oaks Col- esterna ad astragali, cornice interna Medaglione con bordo liscio ed orlo
lection (inv. con decorazione su due registri: perlinato e cornice traforata a girali
69.15) motivi ad onde ricorrenti e a girali; e foglie cuoriformi, con sei clipei
oro, agata; L 2.5 clipeo centrale con motivo radiale (uno mancante) ad orlo perlinato,
I I Castone ovale di palmette ed altri elementi vegeta-
li; due anelli di sospensione.
includenti busti a rilievo di perso-
con cammeo naggi idealizzati, tre femminili e
in agata raffigurante Apollo e Daf- Bibliograjìa: Ross 1968,21, n. 21 (fine due maschili; solidus di Costantino
ne; retro chiuso da una lamina cir- VI-VI1 sec.); Age of Spiritunlity coniato il 1 gennaio 321: al diritto
colare con cornice esterna godrona- 1979, 316, n. 291 (fine VI-VI1 busto di Costantino con corona ra-
ta e interna punzonata, incisa al sec.); Brown 1984, 19-20, fig. 14; diata, di profilo a sinistra, e legenda
centro con una croce a bracci paten- Gonosova 1997, n. 35 (fine VI o D(ominus) n(oster) Constantinus
ti su fondo di foglie triangolari ner- inizi VI1 sec.). Max(imus) Aug(ustus); al rovescio
vate. busti dei Cesan Crispo e Costantino
Bibliografia: Ross 1965, 2, 8-9, n. 5c; 2. Pendente I1 (emissione inaugurale del loro se-
Cutler 1986, 52-53 (regno di Co- S.P.,tesoro 1.111.2 condo consolato); anello di sospen-
stante n); Spier 1987,5-7, fig. 4 a-b; Washington, Dumbarton Oaks Collec- sione cilindrico, lavorato a giorno
Manière Lévkque 1997,96, tav. 4, G tion (inv.-70.37) con motivo squamato.
(seconda metà VI-VI1 sec.). acquisto 1970 Bibliografia: Metzger 1983, n. 28.
Collane, pendenti e fermagli

ni; sui cammei, iscrizione acclamato- Mux(imus) A~~g(ustus); al rovescio,


ria a rilievo con lettere disposte a busti di Crispo e Costantino I1 con
chrismon attorno al monogramma legenda «Crispus et Constnnrinus
Chi-Rho: «Hon+ori(us),Maria, nob(is) Caes(are)s Co(n)s(ule)sII»;
Stel+icho, Ser+ena, viva+tis» al anello di sospensione cilindrico, la-
diritto e «Srel+icho, Serena, vorato a giorno.
Ech+eri(us), Thenna+nntia, viva Bibliografia: Schweitzer Besiti 1982,
+tis» al rovescio; ritenuto un enkol- 305, n. 182 (380-388), con biblio-
pion per la presenza di un riempi- grafia precedente.
mento interno terroso, forse però de-
composizione del-mastice di soste- 2. Pendente
gno della lamina. E probabile l'attri- S.P.
buzione del gioiello a Maria, prima Londra, British Museum (inv. MLA
moglie di Onorio e figlia di Serena e 1984,5-1.1)
4. Pendente Stilicone. oro; d 9.2
S.P. Bibliograjìa: De Rossi 1863; Lanciani Analogo al precedente.
Baltimora, Walters Art Gallery (inv. 1895; Battaglia 1931 ; Montesquiou Bibliograjìa: Christie's 1970, 198; Ver-
57.526) 1937,202; Age of Spirituali- 1979, meule1975, 27-28, n. 52; Buckton
acquistato da Dikran Kelekian, 1928 306, n. 279 (398-407); Deichmann 1983, 15-19, fig. 7, tav. 1; Id. 1985,
oro 1993.312. 92-93; Tait 1986, 99, fig. 221 (IV
Lamina circolare; cornice a giorno con sec.); Pirzio Biroli Stefanelli 1992,
motivo di conchiglie e infiorescen- 271-272, n. 255, fig. 307.
ze entro clipei tra motivi perlinati;
al centro ritratto di Alessandro Ma- 3. Pendente
gno diademato di profilo a destra, S.P.
come Zeus Ammon. Washington, Dumbarton Oaks Collec-
Bibliograjìa: Jewehy 1979, 119-120, n. tion
331 (Nsec.); Pirzio Biroii Stefanelli oro; d 9.2
1992,267-268, n. 230 (W sec.). Analogo al precedente.
Bibliograjia: v. cat. precedente e Pirzio
Biroli Stefanelli 1992, 272, n. 256,
fig. 282.
con cammeo
(fine IV-inizi V sec.)

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1. Pendente
p.i., Costantinopoli
Washington, Dumbarton Oaks Collec-
tion (inv. 53.12.45)
acquisto 1953
oro; L 2.1
1. Pendente Lamina lavorata a giorno con motivo
Sidibu Zeid, Barka-e1 May (Libia), vegetale e orlo perlinato.
1967-1968 Bibliografa: Ross 1965, 32, n. 33, tav.
1. Pendente coll. privata XXVI (VI-VI1 sec.).
oro; a 8.8; d 9.2; p medaglione 8.85
Roma, S. Pietro, Cappella di S. Petro- Medaglione con bordo liscio ed orlo 2. Pendente
nilla, 1544 punzonato e cornice traforata a gira-
Parigi, Louvre, Départment des Objets p.i., Siria
li e foglie cuorifonni, con sei clipei Parigi, Bibliothèque Nationale (inv.
d'Art (inv. 0A.9523) a doppio orlo perlinato, includenti
~011.F.Archinti, F. Caronni, A. della busti a rilievo di personaggi idealiz- 1973-1-478)
Torre di Rezzonigo; Trivulzio; coll. zati, tre femminili e tre maschili; so- coll. H. Seyrig, acquisto 1973
privata, Parigi lidus di Costantino emesso nel 321 oro; L 3.7
Oro, agata, smeraldi, rubini; 1.3 x 1.8 dalla zecca di Sir.nium: al diritto bu- Lamina lavorata a giorno con uccello
Pendente circolare costituito da due cam- sto di Costantino con corona radia- ad ali spiegate e orlo perlinato.
mei di agata legati da una lamina au- ta, di profilo a sinistra, e legenda Bibliografia: Byzance 1992, n. 78 (VI-
rea con quattro smeraldi e dieci rubi- D(ominus) n(oster) Constantinus VI1 sec.).
La tipologia e i motivi decorativi

personaggi ai lati di una croce, pro- spensione; al suo interno è stato nn-
babilmente coppia nuziale. venuto un riempimento terroso nte-
Bibliografia: S. Minguzzi, in Ravenna nuto proprio di un reliquiario, sup-
e Classe 1983, 199, n. 18.7 (VI-VI1 ponendone una provenienza dalla
sec.). Terra Santa.
Bibliografia: Heurgon 1958,57 ss., tav.
8. Pendente V.6 (420 ca); Guyon 1975.
S.P.
Atene, Museo Bizantino (inv. T 2285)
oro, ametista 9.b
Orlo esterno godronato; ail'interno, se- cilindrici
parato da quattro anellini attraverso (VI1 sec.)
i quali passava originariamente un
3. Pendente filo di perle, triplo filo godronato al
quale è sospeso un pendente di
p.i., Egitto ametista.
Londra, British Museum (inv. EA Bibliograjìa: inedito.
1877.11-12.34)
oro, pietre; L 5.5
Bordo punzonato e filo di perle che ne
segue il contorno; sette globetti sal-
dati all'orlo; lamina traforata con
motivi vegetali e ametista sospesa al
centro con orlo perlinato.
Bibliografia: Tait 1986, 100, fig. 225
(inizi ViI sec.).
1. Pendente
Salonicco, necropoli
Salonicco, Museo Archeologico (inv.
5453)
9. Pendente oro; L 4
S.P. Cilindrico, con tre anelli di sospensione.
Kassel, Staatliche Kunstsammlungen Bibliografia: Thessaloniki 1986, n.
oro, pasta vitrea; L 3.3, p 4.4 10.9.
Pendente con cornice di volute filigra-
nate tra due orli godronati; al cen- 2. Pendente (fig. 14)
tro, pasta vitrea blu di forma cru- Mitilene (Lesbo), tesoro 1.111.13, 1951
4-6. Pendenti ciforme inserita in un segmento di Atene, Museo Bizantino (ex Mitilene,
S.P.,Creta filo verticale; anello di sospensione museo, inv. 3058)
Iraklion, Creta, Museo Archeologico in lamina. oro; L 2.5
coll. Yamalaki Bibliografia: Kassel 1980, 29, n. 29, Ad estremità emisferiche, decorato a
oro; L 5.8; 13.8 tav. VI11 (V-VI sec.). granulazione e sospeso mediante un
Lamina forata al centro, con orlo perli- anello.
nato e cinque globetti aggiunti; de- Bibliografia: Babritsas 1954, fig. 1 ;Art
corazione geometrica a sbalzo; Byzantin 1964, 364, n. 389 (VI1
anello di sospensione a verga piatta sec.); Chatzidakis 1986, fig. 27;
costolata. Manière Léveque 1997, 92 (fine
Bibliografia: Art Byzantin 1964,371, n. VI-VI1 sec.).
41 1 (VI1 sec.); Manière Léveque
1997, 86-88, tav. 4, A (da Aghios 3. Pendente (fig. 14)
Nikolaos; fine VI-VI1 sec.). Mitilene (Lesbo), tesoro I .III.13, 195 1
Atene, Museo Bizantino (ex Mitilene,
9.a museo, inv. 3059)
7. Pendente a prisma oro; L 2.5
Ravenna (Emilia Romagna), darsena, (V sec.) Analogo al precedente, sospeso me-
1855 diante due anelli.
Ravenna, Museo Nazionale (inv. RA 1. Pendente Bibliografia: Babntsas 1954, fig. 1; Art
2549) Ténés (Algeria), tesoro 1.111.3 Byzantin 1964, 364, n. 389 (VI1
oro; L 2 , l 1.8 s.1.c. sec.); Chatzidakis 1986, fig. 27;
Bordo filigranato con motivo a zig-zag bronzo; L 5,11 Manière Léveque 1997, 92 (fine
tra fili godronati; lamina con due Prisma esagonale con tre anelli di so- VI-VI1 sec.).
Collane, pendenti e fermagli

4. Pendente 2. Croce circolari alle estremità dei bracci


Olbia (Ucraina), tomba p.i., Cipro al centro.
Londra, British Museum Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 496) Bibliogrnfin: Dennison 1918, 164, n
acquisto 1907 oro. oietra: L 6.5.14.7 35, tav. XXXIII,2; Greifenhager
oro; L 1.9 ~ n a i o g aalla précedente, con clipei in- 1970,70, tav. 5 1 ; Berlin 1988,359
Con estremità emisferiche, decorato a cludenti i busti di Cristo con il Libro, n. 4 (seconda metà VI sec.).
filigrana e a granulazione. della Vergine e due angeli.
Bibliografia: Marshall 191 1, 356, n. Bibliografia: Sotiriou 1935, tav. 152;
2985, tav. XLV. Pierides 1971,56, n. 1, tav. XXXTX,
1 (VII sec.).
5. Pendente
3. Croce
i
S.P. p.i., Siria, tesoro
Germania, coll. privata 1.IU.15
oro; L 2.3 Washington,
Analogo al precedente, con due anelli Dumbarton
di sospensione a verga piatta deco- Oaks Collec-
rati con due ~lobetti. tion (inv.
Bibliografia: ~ k b o s t e 1977,
l 488, n. 38.4)
438. coll. Bliss, 1938
oro; L 3.8
6. Pendente Analoga alla
I I u 6. Croce
S.P. precedente,
Londra, British Museum con castone vuoto e clipei con moti- Aghios Vasileios (Rethymnon, Creta)
Franks, 1897 vo floreale; rinvenuta con solidi di Iraklion, Museo Storico (inv. 306)
oro; L 2.2, d 0.8 Eraclio della zecca di Costantinopo- oro; L 4.9; 1 3.7
Decorato a granulazione, con un anello li (613-620). Analoga alla precedente, con bracci ter.
di sospensione. Bibliografia: Ross 1965, 10, n. 6.C, tav. minanti in clipei includenti una pal.
XII (VI1 sec.); Manière LévEque metta stilizzata; castone centralc
Bibliografia: Marshall 191 1, 355, n. cruciforme.
2983, tav. XLV. 1997,96-97, tav. 4, E (seconda metà
VI-VII sec.). Bibliografia: Art Byzantin 1964,371, n
412 (VI-VI1 sec.); Manière LévE.
4. Croce que 1997,86-88, tav. 4, B (con pro,
p.i., Siria, tesoro venienza da Aghios Nikolaos; finr
1.111.I5 VI-VI1 sec.).
Washington,
Dumbarton
Oaks Collec-
tion (inv.
38.3)
1O.a coll. Bliss, 1938
oro, pietra; L 4.8
in lamina con clipei Analoga alla
alle estremità dei bracci precedente;
(VI1 sec.) rinvenuta
anch'essa con solidi di Eraclio.
1. Croce Bibliografia: Ross 1965, 10, n. 6.D, tav.
p.i., Costantino- XII (VI1 sec.); Manière Léveque
poli, tesoro 1997, 96-97, tav. 4, F (seconda
1.III.20 metà VI-VI1 sec.).
Washington, 7. Croce
Dumbarton 5. Croce
Oaks Col- p.i., Tornei o An- Aghios Vasileios (Rethymnon, Creta)
lection (inv. tinoe (Egit- Iraklion, Museo Storico (inv. 307)
59.63) to), tesoro 1. oro, argento; L 6; 1 4, d anello 0.6
acquisto 1959 111.24, 1913 Analoga alla precedente, ma con clipei
oro, pasta vitrea; Berlino, Anti- includenti una piccola croce e con
L 5.7,13.8 kenmuseum castone cruciforme ad estremità ar-
Pasta vitrea nel (inv. 30219, rotondate. Elemento di sospensione
castone centrale. 508 d) mobile con cemiera d'argento ossi-
Bibliografia: Ross 1965,7, n. 4.B, tav. X coll. Von Gans dato.
(VI1 sec.); Manière LévEque 1997, oro; L 6, p 15.2 Bibliografia: Art Byzantin 1964,372, n.
97, tav. 4, D (fine VI-VI1 sec.). Analoga alla precedente, con castoni 413 (VI-VI1 sec.).
La tipologia e i motivi decorativi

di sospensione a verga appiattita e 4. Croce


costolata. Axiopolis (Cernavoda, Romania), ca-
Bibliografia: Ross 1965, n. 15, tav. mera funeraria
XXIII; Age of Spirituality 1979, oro; L 2.6,12.2; p 4.17
324, n. 301 (prima metà VI1 sec.). Analoga alla precedente, con castone
centrale.
12. Croce Bibliografia: Rudulescu 1986, fig. 15.
S.P. 5. Croce
Atene, Museo
Kanelìopouios Senise (Basilicata)
(inv. 234) Napoli, Museo Nazionale
oro oro, lapislazulo
Analoga alla In lamina, con bracci a sezione poligo-
8. Croce nale e riempimento interno; al cen-
Kéléguiiskie Khoutora (Ucraina), teso- precedente,
con clipei in- tro, castone con lapislazulo; anello
ro, 1927 di sospensione per pendente.
Mosca, Musée des tresors historiques cludenti busti.
Bibliografia: Bibliografia:Breglia 1941,97, n. 1001,
d' Ukraine tav. XLII, 6 (fine VI1 sec.).
oro; L 5.1,13.7 Brouskari
Analoga alla precedente, con clipei in- 1985,144.
6. Croce
cludenti un motivo radiato e casto-
ne cruciforme centrale. S.P.
Bibliografia: Ukraine 1975 (VI sec.); Atene, Museo
Kiev 1987, n. 65 (Wsec.). Kanello-
poulos
9. Croce 10.b (inv. 116)
con bracci cilindrici oro, ametista
Kertch (Panticapaeum), 1900 Analoga alla
Londra, British Museum (VI1 sec.) precedente,
bronzo dorato; L 6-7 con bracci
Analoga alla precedente, con castoni 1. Croce (fig. 15) a sezione
includenti una palmetta stilizzata e ottagonale
castone cruciforme centrale. Mersin (Turchia), tesoro 1 .III.16, 1889
San Pietroburgo, Hermitage (inv. W e ametista
Bibliografia: Dalton 1924; Frend incastonata al centro.
1977, 168 (inizi VI sec.). 95)
oro; ~ . 5 , 1 3p, 18.3 Bibliografia: Brouskari 1985, 144 (VI
10. Croce Bracci cilindrici rastremati verso il cen- sec.).
S.P. tro, occupato da un castone circola-
re. 1 7. Croce
Atene, Museo Archeologico Nazionale
coll. Stathatos Bibliografia: Kondakov 1896; Grabar S.P.
oro; L 4.9; 1 3.9 1951; Banck 1966, n. 107 a; Maniè- Atene, Museo
Analoga alla precedente, con clipei in- re LévEque 1997, 94, tav. 4, C (se- Benaki
cludenti busti degli Evangelisti. conda metà VI-VI1 sec.). (inv. 1849)
Bibliograjia: Art Byzantin 1964,372, n. oro; L 3
414 (VI-VI1 sec.). In lamina, con
2. Croce fiore a quat-
11. Croce Lambousa (Cipro) tro petali
Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 443) applicato
S.P. oro, pasta vitrea; L 4.8 all'incontro
Washington, Analoga alla precedente; pasta vitrea dei bracci e
Dumbarton blu nel castone centrale.
L I
anello di SO-
Oaks Col- spensione ornato con globetti aurei.
lection Bibliografia: Pierides 1971, 57, n. 3,
(inv. 37.24) tav. XXXiX, 3 (tardo VI sec.). Bibliografia: Bromberg 1990, 76, fig.
oro; L 8,15.3 59 (inizi VI1 sec.); Ead. 1992, n. 59
Analoga alla (inizi VII sec.).
precedente, 3. Croce
con clipei Lambousa (Cipro) 8. Croce
includenti Nicosia, Cyprus Museum (inv. J 444) S.P.
busti degli oro; L 3.6 Atene, Museo Archeologico Nazionale
evangelisti; al centro, Cristo a figu- Analoga alla precedente; disco aureo coll. Stathatos
ra intera con il kolobion e, sopra il all'incrocio dei bracci. oro, zaffiro; L 4,12.7
capo, una tabula trapezoidale iscrit- Bibliografia: Pierides 1971, 57, n. 4, In lamina, con castone centrale circola-
ta («I(qoou)c X(p~ozo)c»);anello tav. XXXIX, 4 (tardo VI sec.). re includente uno zaffiro: rinvenuta
Collnr~e,pendenti e fermagli

insieme all'anello n. 229 della stes- 4. Croce oro, argento; L


sa collezione. Reggio Calabria (Calabria), piazza Vit- 4,l 3
~ibliogrnfia:Amandry 1963, 289, n. torio Emanuele, 1888 Decorazione a
232, tav. XLIV (V sec.). Reggio Calabria, Museo Nazionale niello con
bronzo; L 5.5; 1 3.6 girali di vite
-6- %
., - Valva anteriore: raffigurazione della
Crocifissione; sopra il capo di Cri-
che incorni-
ciano un'i-
1o.c sto tabula ansata con la sola lettera scrizione;
bivalvi « X ( p ~ o ~ o c )nella
» ; parte inferiore valva ante-
(fine VI-VI1 e-m.-.
oltre) dei bracci trasversali iscrizione riore: «Ey-
-
P__.rurr--- v---

«I(qoou)< vrKcr» («Gesù vince»); yaVOU&L»


1. Croce sulla valva posteriore: Vergine (~Em~ilnnue-
orante tra due monogrammi cristo- le») sul brac-
Gonen (Turchia) cio orizzontale e «Nobisc~irnDeus»
Istanbul, Museo Archeologico (inv. logici e, in alto, iscrizione
« @ ~ o r o ( ~ o c(«Madre
)» di Dio»). («Dio con noi») sul braccio verticale;
71247) al rovescio: «Crux est vitali7 inihin
bronzo; L 9,3 Bibliografia: Di Lorenzo 1883,754; Pu-
torti 1920, 88-92; Lipinsky 1957,33 («la croce è per me vita») sul braccio
Valva anteriore: Cristo col kolobiorz e verticale e «Mors iizimice tibi» («la
due figure rese schematicamente al- ss.; Geraci 1975,241, tav. Ii a-b (VI1
sec.); Fatioli Campanati 1982, 415- morte ti è nemica») sul braccio oriz-
le estremità dei bracci trasversali. zontale; due monogrammi niellati,
Bibliografia: Pasinli 1992, 80, n. 92 416, n. 232, figg. 305-306.
sulle testate dei bracci orizzontali,
(VI-VI1 sec.). non sono stati interpretati; all'intemo
5. Croce
dell'oggetto era probabilmente con-
2. Croce (fig. 16) p.i., Italia meridionale servato un frammento della Vera
Capua, Museo Provinciale Campano Croce; il carattere aniconico della de-
Palmira (Siria), tesoro 1.111.19, 1960 bronzo, mica; L 9.9, 1 6.6
Palmira, Museo Archeologico (inv. CD corazione e particolarità tecniche,
Valva anteriore: Vergine «platytera» tra quali l'elemento di chiusura superio-
4 B 5) due piccole croci e iscrizione:
oro; L 4 re, a vite, cui è saldato l'anello di so-
«Mqzqp O E O ~(«Madre
D di Dio»); spensione, hanno fatto ipotizzare
In lamina aurea, con decorazione a sbalzo valva posteriore: decorazione vege-
(spina di pesce) e a granulazione; un'esecuzione romana (Lipinsky).
mancante di uno dei bracci trasversa- tale schematizzata e cinque fori Bibliografin: De Rossi 1863, 3 1-38;
li e della parte centrale anteriore. chiusi da una laminetta di mica. Volbach 1938, 6-7;, fig. 3; Cecchel-
Bibliografia: Michalowsky 1997, 225, Bibliografin: De Grueneisen 1904; Li-