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SILVIO GRECO

PAOLO VALABREGA

TBI

UMEI

ALGEBRA LINEARE

LffiRERIA EDITRICE UNIVERSITARIA

LEVROTTO &: BELI,A

TORINO

D CE

Pa!!,.

apitolo 1

\ urr RI D L PIA..'\O. :LT~lERl CO\1P - I. EQU ZIO ~IALGEBRl HE

lrn roduzione __ .

1 Coordinate nel piano .

~ I vertori applicati del piano 2

~ Vcnori libcri _.................................................................... 7

I numeri complessi .

~ Polinomi eel equazioni algebriche 15

omplemenri ed E ercizi 21

pirolo II

P \ZI \ 'EITORlALI E OITa PAZI

II concerto di spazio vcuoriale , . . . . . . . . . . . .. .. . .

Alcun propricta elernentari degli spazi vertoriali .

ouospazi .

Dl11n1a e somma diretta di olio pazi ...........................•....•.•.............

\lalrici sirnrnetriche e anti irnmetriche .

Jl prodotto righe per colonnc di due rnarrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7

ornplernenti ed Esercizi 40

photo J II

DlPE:\ 0 Z.\ LL~EARE. BASI. 01.\1 \,SIO\, E

ornbinazioni Iineari e generatori di un .. ortospazio 4-

_ In iemi liberi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4

B,I ... i L' componenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49

Due risultati Iondarnentali sulle ba ... i . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1

LI dirnensionc di uno spazio vetroriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52

Dirncnsione dei sottospazi e delle somrnc dirctte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5S

p.lI.i \ euoriali non finitarnentc gcnernti S6

ornplernenti ed Esercizi 57

ZIO. E DELLE 1 TRICI

spuzto delle righe, 10 pazio delle colonne e il rango di una matrice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61

alcolo del rangool metodo eli riduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6

pplicazione delle rnatrici ai otto pazi 67

rnplernenti sulla riduzionc eli rnatrici 69

rnplernenri ed Esercizi ,.................................................. 71

v

Capitulo V

STSTEMl LINEAR I DETERMlN 1\ TI

1. Sisterni lineari e teorerna di Rouche-Cnpclli .

2. Risoluzione di vistcmi lineari ridotti e Iorternente ridotti .

3. istemi linear; omogenei .

4. S' temi lineari con incognite veuoriali e inversione delle rnutrici .

- Determinanu . . . . .

6. Iatrici invertibili e determinanri .

7. Dcterminanti c rango di una mauice .

8. Riepilogo sulle marrici invertibili , .

9. Cornplerncnti ed sercizi .

Capitulo VI

APPLICAZI :1 LDlE RI

I, La definizione di applicazione lineare .. , .

2. Opcrazioni con le applicazioni lincari .

3. ~ ucleo e immagine di un'appli zione lineare .

4. Isomorfi- .. mi . . . .. . .

'i. Appli azioni lineal; c matrici , .

6. Operazirmi tra appiicazioni lineari e tra le corrispondenti matrici .

7. Uso delle matrici per studiare lc applicazionl lineari , .

8. Cambiarnenti di basco ~latriCI irnili .

9. Cornplernenti ed Esercizi , .

Capitola \ J I

AlHO LORI E A O\'ETTORl

1. Aurovalori, autovcuori e aurospazi dl un endomorfisrno di uno xpazio vertoriale .

1. Autovalori e aurospazi negli pan vettoriali di dimensrone Iinita, Pulinomio caratteristicn .

3. Endornorftsmi sernplici , .

4. Diagonalizzazione delle matrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 •

5. Cornplemerui ed Esercizi .

apitolo III

SPAZI v TIORIALI ON PRODOTIO SCAU\RE E FORM QUADR TICHE

1. Prodouo scalare negli span vettoriali reali .

2. Vettori nrtogonali e basi ortonorrnali .

3. Matrici ortogonali c carnbiarncnti di base ortonormale .

4. Endomorfismi autoaggiuntl e m .. rnci immetriche reall .

5. II reorcma fondamemale sugli endomorfismi utoagglurui e la diagonalizza.done delle m tri i

simmctriche reali . .

6. Forme quadratiche: generalita .

7. Forme quadrauche: 10 studio del egno .

Complernenri ed Esercizi .

VI

Pag.

Capitola XI

FORJ\1A CA TOo. ICA Dl JORD

J Pn .. -rnessa . o. ••••. o..o...... 183

1. Forma canonica di Jordan per rnatrici non d iagonalizzabili. \lelouu pI atico per la ricerca della

lonna canonica per Ie matrici di ordinc II :S 3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 4

, U teorema di avlcv-Hamilton ,."", ,o.o.o.o. "., •...•••.••.••• o..o.o....... 189

3. Matrici dingonali (' blocchi ed endornorfismi , , , 191

4. Matrici c nil solo autovalore nullo ill moltcplicita II ed endomorllsrni nilpotenti .......•. o.o... 194

"". Matricl con un solo autovalore ,o.." •••••••••••••• ,.,"", ••••• , ••••• ,............... 201

Fattori del polinomio carartcristico ill un endorn rfismo c decomposizione in sottospazi invariant] 201

- n pulinomio minima di una rnatrice e di lin endomorfisrno . , .. . o............ 20-

isterni ed cquazioni differenziali lincari . ,., , o.o............. 207

Complernenti cd E ercizi , ,', .. ,., , o. ••••..•. o..... 214

II

Capitola I

Vettori del piano, numeri complessi, equazioni algebriche

Introduzione

In questo capitola introduciamo in modo molto sintetico, per un prime usc, i sisterni di coordinate cartesiane e polari ncl piano. Tratriarno quindi brcvcrncnte i vettori del piano applicati in un punto, le operazioni di somma c prodotto per un numero, il prodotto scalare, le componenti rispetto ai versori fondamentali. i ve l tori li ben.

Introduciamo quindi i numeri complessi in forma algebrica, trigonornerrica cd esponenziaIe, con le relative operazioni.

Trattiamo infine brevemente i polinomi a coefficienti reall e complessi e le lora radici, enunciando in particolare il principio di identita dei polinomi e il teorema fondamenlale dell' algebra.

1. Coordinate neI piano

1.1. Coordinate cartesiane

Nel piano 0: fissiamo un punto 0 e due rette red 5 passanti per 0 tali che:

- r ed 5 siano ortogonali

- r ed . siano orientate in modo che la semi-

retta positiva della retta r si possa sovrapporrc ana semiretta positiva della retta S COil una rotazione antioraria eli 1(/2 (come in figural

- su entrambe le rette e stata scelta la stessa unita di misura per le lunghezze.

Le due rette orientate S1 chiamano assi coordiiiati. La retta orizzontaJe si chiama asse x (0 asse delle ascisse), quella verticale asse y (0 asse

s

y

S - - - - Pta.b)

R

r

x

delle ordinate). Fissare gli assi coordinati su a equivale a fissare un sistema eli coordinate cartesiane Oxy su 0 .. JI punto 0 si chiama origine delle coordinate.

Sia Pun punto qualunque del piano e consideriamo le proiezioni ortcgonali R ed 5 di P sugli assi coordinati. Siano (L e b le misure con segno I dei segmenti OR e 05 rispettivarnente.

1 numeri a e b nell'ordine S1 dicono coordinate di P (riel dato sistema di coordinate), 11 numero a si dice ascissa di P, il numcro b si dice ordinata ill P.

Guindi ad ogni punto P del piano a resta associata una coppia (a, b) di numeri reali, cioe 1a coppia ordinata delle sue coordinate.

Viceversa, data W1a coppia (a, b) ill nurneri reali, consideriamo sull'asse x il punto R tale chc

1 La rnisura del segmento OR si prende positiva se R si trova, rispetto ad 0, dalla stessa parte della Freccia dell'asse .v, negative se si trova dalla parte opposta. Analagamente la misura di OS si prende positiva se S si trova, rispeuo ad a, dalla stessa parte delia Irccria dcll'assc _\', ncgativa se si trova dalla parte opposta.

la misura can segno del s egmeruo OR ia uguale ad a e sull'asse y il punt tale che la misura can segno del segmento OS sia ugualc a b.

Consideriamo poi 1£'1 rctta per R e ortogonaJe all'asse x e la retta per ortogonale all'asse y. E 'se si incontrano in un punta P, che ha e\identcrnente coordinate (0, b 1.

In conclusionc, fis ato lin sistema di coordinate cartesiane nel piano ex, abbiamo stabilito una corrisponden za biuniv oca rra i punii del piano e le coppie ordinate di numeri reali. In virtu eli questa corrispondcnza ~ possibilc idenU fj cure i pun ti d i 0: con le coppi c de lIe lora coordinate.

Per dire che un punto P ha coordinate (a, b) scrivererno: P (a, b) (anch In notazion P = (a,

b) e. usata diIfu .amentc).

Gli assi cartesian! uddividono il piano a in quauro regioni dctte quadranti: il prima quadrant e e quello in cui le coordinate. ono crurambe po itivc. II .econdo. terzo, t{II£II10 quadrante si su seguono in senso antiorario,

Esempi,

I. Il punLo prO, 0) e il punro 0, cioe l'origine delle coordinate.

2. 1 punti dell'a t! delle v .. ono i punti P(a, 0)' quelli dell'asse y . ono i punt i Q(O, h).

3. U punto P(2, 5) apparticnc 01 primo quadran, te, Q(-2. -1) appartiene al terzo quadranre.

1.2. Coordinate polari

Un sistema di coordinate polari (0, s ) nel piano ex e costituito cia un punto 0 (detto polo) e da una serniretta 1I cerue cia 0 (detta asse polare].

Ptp.e)

o

La posizione di un punto P del piano e individuata dalla distanza p di P da 0 e dall'angolo

2

<p (O:S tp < 27t) Iorrnato das e dalla 'emir tta OP. in sense antiorario (se P = 0 questo angola e indeterminate). I nurneri p e tp sana detti C()()/'diuate polari diP; si scrivera PCp. tp) oppurc P = (p, tpl.

E chiaro ch le coordinate polari labili.., ana una corri pondenza biunivoca tra i punti del piano ~ 0 e Ie c ppie (p, q» di nurneri reali tali che p > O. 0 :S <p < 27t. II punto 0 e carauerizzato da p O.

Esernpi,

1. 1 punti del tipo P(2, <p) costituiscono la circonlerenza di ~entro 0 e raggio 2.

2. La!>St' polare c illuogo dei punti pep. 0).

2. I vettori applicati del piano

Definizione. ia 0 un punta fissato del piano. Si chiarna veuore applicato in 0 un egrnento or ic ntat o OP, dove P e un pu nr o del piano diver 0 da O.

o

p

n vet lore applicate in 0 e indiv iduato du tre element i:

- la d i rezione, ci oe la re uc passante pc rOt' P

- il t'er u, che c quello che va da 0 a P (indi-

cato dalla frc in)

- ilmodll/o, ci e il numero reale non negativo che rnisura la lunghezza del segment OP (senza oricntamento).

Osservazione. Due vet.tori appl icati in 0 sono uguali se e 010 e hanno la stessa direzionc. to stesso \ cr '0 e 10 ste so modulo.

otazioni. I veuori applicati vengono indie ti col simbolo 01> e e necessario mettcrc in e\ idcnza i due etrcmi del vettore, oppure, e j non e necesvario, on una delle eguenti scritture: \', v, v, oi u ererno sempre que t'ultima notazione.

U modulo di un veuore e indicate meuendo una SbUIT;] a sinistra e una sbarra a destra del simbolo di vettore adottato:

2. t. La somma di vettori

2.1.1. Somma di due vettori Con direzioni diver re

Siano OP e OQ due vettoi i applicati in a av cnt i direzioni diverse: costru iarno il parallelouramrna OPRQ in cui due lati !.OIlO i scgrnenti OPt: OQ:

------~

R

/ /

o

Q

II \ CHore ok si chiarna SO/lima di 6P eo 00 e riv e:

OR =OP..-OQ

hiaro dalla definizione che la sornma di u vcrtori non dipcnde dall'ordine nel quale i onsiderano: si ha cioe:

v +" = w s- V

lunque iano i vettori v e w (cib si esprime ndn chc Itt somma di vettori it ('0/11111Uialim).

omnia di due vettori call la tessa

- ione. Il vettore nullo

I ando i due vettori OP e Db hanno la .. resirevione (cioe quando tanno sulla stessa ta), la definizione di sornrna data in 2.1.1.

h piu sen o. In tal caso:

... i due vettori hanna 10 te so ver .... o, si ni-ce OP + 00 come quel vettore OR <J\ ente LI e e ver '0 dei due \ ett ri dati e modulo lc lla somma dei moduli;

i due vett ori hanno ver: 0 opposio e uli divers]. si definlsce f5p + ob come quel

rc OR av ente direzione dei due \ ettori er ... o uguale a quello del vettore di modugrande e modulo uguale alla diffcrenza li·

e i due \ eLtori harmo \ er 0 opposto e

moduli uguali, OP + 00 j dice vettore nullo c si denota 01 imbolo 0; esso ha modulo nullo e direzione e verso indetcrrninati,

Si definisce inoltre per ogni veuore v:

O+v=\'~O=

(vedi figura),

• •

o p

Q

R

p 0

R

o

2.1.3. L'opposto di un vettore

Si chiama opposto del vet tore v il veu ore avente la stessa direzione e 10 stesso modulo cli , rna verso opp SiD. E '0 si indica con -\'. Per quanta, isto in precedenza risulta

v + (-\1) - 0

2.1.4. La differe1lza di due vettori

Dati due vettoi i v c w it vettore v + (-v.') S1 chiarna di!ferel1:a eli " ewe "i indica con w, La diffcrenza di due veuori si puo costruire cos]:

. P

<~

-w 0

w



Q

2.1.5. La omma di tre 0 pili. vettori

Si dimosrra che In omma tra vertori gode della proprieta associative, doe:

v + (w -e- z) == (v + w) + z

qualunqu siano i vettori ,W, z . Xe segue che per sornrnare tre 0 pili verrori essi si possono raggruppare a piacere. Ad e ernpio per sornma-

rc I ..... v~ + V3 - ~ i puo fare:

(VI + v!) + V3 + \I.j oppure \'1 + ( 2'" Vl) + \'~ oppurc I. + \'! + (V3 + v.) ecc,

3

2.2. Prodotto di un numero per lin vettore

Siano v un veuore non nullo e II un numero realc non nullo. II prodotto di a per veil vettore che i denota can il imbolo av c che si definice cosi:

- il modulo di av e uguale a 1(1 Vi

- la direzione di av C uguale a quclla di v

- il verso di (I e:

a) uguale a quello di v se a > 0

b) opposto a qu 110 di v se a < O.

sempio.

v

o

-( I .. n v

o

Osserviamo che J'opposto dl e uguale a (-1) c che l'oppo t di av e uguale a (-a)v per ogni numero realc a :F- 0 e ogni v :F- 0,

i pone inoltrc, p r convenzione:

o = 0

per ogni vettore v per ogni nurnero reale a.

i dimostra, lnfine, che valgono lc scguenti regole di calcolo:

(a + b)v = av + by,

a(v + w) a + aw

qualunque iano i numeri reali a. h ed i vettori

,', , ,

2.3. Component; de; vettori

2.3.1 .. Le componenti di Wl vettore

Nel piano a Ilssiamo un sistema di coordinate cartesiane Oxy c consideriarno i \ ettori eli a. applicari in O.

Definizione. ia v = of> un vettorc .. pplicato in O. Lc coordinate (a, b) del punta P i chiamano componenti di v (ri ... perto al sistema eli coordinate Ox.'),

Due vetrori sono uguali se e solo se hanno le cornponenri ordinatarnerue uguali.

Le component! tId vettore v si indicano con

l',t e '\ e 51 criv e anchc, impropriamente. v = (l'~, l' -, ).

2.3.2, Il modula di WI vettore in componenti Dal teorerna eli Pitagora segue ubilo che, e v I: un vertore, il modulo eli v e dato dalla formula

sempi.

l. II \ eucre nullo 0 ha cornponenti (0,0).

2, J1 vonore di cornponenti (2,0) ha dirczione e verso come l'as: e \ c ha modul 2.

. Jl veuore di componenti (0,-1) ha 1a direzione dell'asse v, ver ooppo to e m dul 1.

2.3.3. I versori [ondamentali

i chiama versore un vertorc eli modulo I, Per 2,3.2 v c un ver: orc se e solo se (I' )2 + (I\)~ = 1.

Per ogni vettorc non nullo v e i te un unlco versore averrtc In tessa direzione c 10 stes '0 vcr 0 eli v: qUC!>lO versore e vi vi, si chiama l'er- 01" associato a v . i denota col simbolo pel's v.

T vettori di camp nenti (1,0) c (0,1 .ono due \ cor ori, chiarnat i \ 'er. ori [oudamentali del sisterna di coordinate Ox.\. Essi si indicano can i e j rispcttiv arnente.

y

x

Dalla Figura preccdente si "cdc ubito che \ ale il seguente

Teorema di contposizione. Per ogni vettore v ~i ha:

v = 1'3 + l"j

in(-: ogni vettore v si puo scautporre (in modo uuicol nella 50111111(1 eli WI veuorc avente La direzio" dell'asse x e di 1111 vettote aveute la direzione delJ'(/~'I..' y; questi due vettori si otteugono moltiplicando l versori [otulaiuentali per le component! di v.

2 . .4. La somma di vettori ill componenti iano v e v due vettori. Per il teorerna di ornposizione si ha:

V=t'i+I',j,

l ... ando le proprieta della omma di vettorie ... ·gole di calcolo viste in 2.1 e 2.2, si ouiene:

v-i-w == (I',i + l\j) + (\\\i + I\\j)

= (I' j + ".J) (l',j \Ij)

= (I". + H .. )i ~ (r + \I' )j

I : I componeuti eli v + v si ottengono 50111- tando nell'ordiue le cotnponeuti eli v e di w.

ernpio.

e veil \ euore di componcnti (J ,-3) ewe il 'ore di cornponenti (-1,2), v . we il veuore I ornponenti (1-1.-3+2) = (0,-1). In altri tcrmini , i ha:

\ i - j,

\ =-i~2j,

v+w=-j

_. .S. II prodotto di WI nuntero per WI vettoill componentl

Procedendo come in 2.3.4i dimostra che, a ... ' un numero reale e e un vcnore. si ha In I zione:

av = (m' )i + (m\)j

ioe: le component! del vettore (IV si otteugono I ltiplicando per a le compouenti di v.

D 1,;10 segue (usando la relazi ne -v = (-1)\', 2,2) chc Ie compoueiiti eli -v si ottengoua cambial/do segno alle compattenti eli v,

ernpio.

Dato u = 2i - j . i ha 3u = 6i - 3j. - u = - 2i - j.

_.3.6. Vettori paralleli

iano V = OF e w = 00 due vettori non nulli. i "j dicono paralleli se hanno 1<1 stessa direzione, ovvero se i tre punti O,P.O sono allineati. v e w sono paralleli i scrive vtlv«, Si puo irno trare il seguenie:

Teorema. a) t vettori 1/011 Hull;" e W sono paralleli 'if! If 5010 <ie esiste lIIl 1I1I/1Iero reale I tale che " = tv ts! lwei che del -e essere t ~ 0).

b) (pa rallelismo iu component i) v e W SOil a parallel! -e e solo se

tl.l\\ - \\ \\\ = O.

Osservazione. Se v c \ no parallcli il numero

t tale he \ = lV e ugu I a

Iwl H'

"I --II'

'e v e w hanna 10 stesso vel' '0

eve w hanno verso oppo -to

ota. Poiche si ha 0 v = 0 per ogni vonore v, e naturale fare la convenzione che il vettorc nullo v sia pat .. llelo ad ogni vcttore.

ESERCIZIO.

Dati v = 3i + -lj e w = 6i + hj trovare, se esi LOno, i valori reali di h per cui liw.

Soluzione. i ha V"lI'v t\ 11\ = 31z - 4·6 == 3h - 24. 1 valori richiesti sono qu lli per cui h - 24 = O. ovvero Ii = 8. Con h = ri ulta inlatti v = 2\'.

2,4, Il prodotto sealare

2.4,1. ngolo di due \' ttori

Siano \ "" OF e \\ = 00 due vettori non nulli e non paralleli. Lang lo mOdel triangolo OPQ (non ori ntato e di mi lira in radiant i ompre'a tra 0 e :n:) si chiarna angola [onnato da v e w c si den ta col imbolo v \',

Nota, D'ora in poi confonderemo l'angolo tra due ve l tori can la s ua m L urn in radi an ti .

o

v

p

:;

e v e w sana non nulli e paralleli poniarno: - W = 0 se v e w hanno 10 stes 0 verso

- v"w = 1'[ se v e w hanno verso opposlo

Osserviamo che ~w = rc/2 se e solo se v e w sono ortogonall (se v e w sono ortogonali Sl scrive v.Lw).

2.4.2. Prodotto seafare di due vettori

Siano v, w due vettori non nulli. Si chiama prodotro scalate di v ewe si denota col simbolo V·W, il numero reale definite dalla formula:

v·w= Hlwlcosvw

Poiche il modulo di un vettore non nullo e un numero reale treuamente positivo risulta che:

- V·W > 0 se e solo se a ~ vw < ~ 2

1 ~ It

- vw = 0 se e so 0 se vw = -, doe se e solo

se v.Lw 2

- v-w < 0 se e solo se ~<V\\l~rc 2

Poniamo poi, per convenzione, O·v = v·O = 0 per ogni vettore v.

Esempi.

1. Per 0 gni vettore v si ha v v = Iv12• In part icc lare ii = l,H = I.

2. Risulta inoltre ij=O.

ESERCIZIO.

Calcolare v-w dove v = OP e w = 00 sono come in Figura:

IDPI",2

6

Soluzione. Poiche Ivl = 2, I

I " It

= 2\2, VW= -, ri-

4

sulta:

c

I II I" t: \1'2

v- w = v w cos vw = 2 .2\' 2 . - = 4

2

2.4.3. Proprieta del prodotto scalare

Dalla definizione si vede che il prodotto sealare gode della proprieta comrnutativa, Risulta cioe vw = w-v qualunque siano i vertori ve w. Si dimostra inoltre che valgono le seguenti proprieta:

- (av)-w = a(v·w) = v·(aw)

- v-Iw-ez) = v·w+v·z

2.4.4. Prodotto scalare per componenti Siano v e w due veuori, Si ha allora

v-w = V."11'-,, + V,.\\\.

lnfatLi dal teorema di seomposizione risulta:

e pertanto usando le proprieta viste in precedenza si ha:

v·w = (vJ + v,j)-(Wti + w.j) = = (vx\I'~)(i·i)+(v~H'y)(jj)

ESERCIZIO.

Si risolva I'esercizio visto in 2.4.2 usando Ie componenti.

Soluzione. Dalla figura risulta: v = 2i, w = 2i + 2j e quindi vw = 2·2 + 0·2 = 4.

2.4.5. Angolo di due vettori mediante le componenti

Dalla formula del prodouo scalare si ottiene:

" v·w

cos vw = IvIJwl

da cui passando aile cornponenti:

COS Vl.\l = _====1'=-<=1 '=' x=-+"I=I =" =H=I 1=' ==:- __

·,,/(I'x)2 +(v_,)1 ,./(w<)1 + (ll'.1 )2

In particolare v e w sono ortogonali se e solo se 1'.\ w, + l\H'" == D.

E empio,

e == i + j, w == 2i - j, si ha:

\ == \2.lwl == '/5, v-w = 1 e quindi:

" 1

cos vw = --;::::= .

'/10

ESERCIZIO 1.

Calcolare l'angolo formato dai vetrori v = 2i, w = 2i + 2j.

Soluzione. Usando la formula precedente risulta:

da cui risulta v"w == n/4. Si confronri con la figua in 2.4.2.

ERCIZJO 2.

Dati i vettori v == i+tj, W == 2i-3j, S1 trovino i t eali tali che:

a) vLw;

b) vllw.

oluzlone. a) Si ha v.lw se e solo se vw = O. lnoltre vw = 1·2 + t-(- 3) = 2 - 31 e quindi v.lw e e solo se 1=2/3.

b) Sappiamo che vllw se e solo se ",cH',. - ''>'1\'..~ 0 (cfr; 2.3.6). Nel nostro caso, quindi, v//w se 010 se -3 - 2r = O. doe se e solo se t = -3/2.

3. Vettori liberi

.1. Definizioni

Intuitivamente un vettote libero e un segmento orientate "libero di muoversi nel piano senza

arnbiare lunghezza, direzionc e verso"; in altre I arole un vettore libero si puo pensare come "insierne di tutti 1 segmenti orientati aventi la -tessa lunghezza, orientati concordemente e ziacenti su rette parallele (0 su11a stessa retta),

Se AB e un segmento orientate da A a B, esso "rappresenia" un vertore Iibero, nel sensa che e un elerne nto dell'insieme precedent eme nte descriuo: un alrro segmento CD orientate da C a D "rappresenta" dunque 10 stesso vettore libero se e solo se i due segmenti giacciono su rette parallele (o sulla stessa retta) , hanna la stessa lunghezza e sono orientati concordernente.

B

c

B

A

Il vettore libero "rappresentato" dal segmento orientate AB si indica can B - A. Quindi due vettori liberi B - A e C - D sono uguali se e solo se i egmcnti orientati AB e CD che Ii "rappresentano" sono paralleli, hanno la stessa lunghezza e sono orientati concordemente.

I vettori liberi si denotano anche can notazionl del tipo 'I', V. v (come i vettori applicati),

Se v = B - A e un vettore libero eRe un punta qualsiasi del piano esi te un unico punta Stale che v == S-R, doe v si puo "rnuovere" (nel sense della definizione) in modo che il suo primo estremo vada a coincidere can R.

In particolare ogni vettore libero si pub scrivere nella forma v :; P-O, dove 0 e un punto Iissate del piano. Ouindi a v corrisponde il veuore

---'I

OP applicato in 0 e questa corrispondenza e

biunivoca.

Si dice, in questa caso, che il vettore libero v e stato applicato in O.

Il modulo di un venore libero e 1a lunghezza di uno qualunque dei segmenti che 10 rappresen-

tano. In particolare se v :; P-O si ha JvI = IOpl·

Attenzione. Non si confoncla P-O con OP: il prime t: un vettore libero, il secondo e till vettore applicato in O. che 10 rappresenta .

7

3.2. Operazioni tra vettori liberi

Per effettuare una qualunque operazione can i vettori liberi basta applicarli in uno stesso punta (ad es. 0), elfenuare l'operaziorie tra i vettori applicati e considcrare il vettore libero corrispondente (0 il numero ottenuto nel caso del prodotto scalare). Precisamente:

- se v e w sono due vettori Iiberi, scriviamo v"" P-O, w = Q - 0 e calcoliarno OR = OP + OQ. Risulta, per definizione, v + w = R - o.

- se v e un vettore libero ed a E R. scriviamo v = P - 0 e calcoliarno OR = a(OP). Risulta, per definizione, av = R - O.

- se v e w sono due vettori liberi, scriviamo v=P-O,w=Q-O

Risulta, per definizione, V·W = OP.QQ.

3.3. La regola della poligonale

Per sommare due 0 piu vertori liberi VI, ... ,V" 51 pub usarc la seguente regola della poligonale:

- si scrive VI = PI - Po, Vl = Pz - Pj, VII = PI! - PU-I1

- si somma formalrnente:

VI + ... + VIl = (PI - Po) + (P2 - Pd + ... + (P" - PH I) ottenendo P" - Po.

Graficamente:

.. ~

3.4. Componenti di tm vettore libero

Sia v = B - A un vettore libero, dove A(xi. VI) e B(x:!, )'2)' Allora le componenti di v sana v, = X2 -Xl> v, = )'1- .\'1'

Le opcrazioni tra vettori liberi si POSSOllO esprimere mediante le componenti, usando Ie stesse formuJe viste per i vettori applicati in O.

Inoltre se V = B - A can A(XI, :VI) e B(Xl, .\'2), risulta:

8

1 versori liberi di componenti (1,0) e (0, I) si denotano con i e j rispettivamente, come 1 COfrispondenti versori applicati, e si chiamano anch'e ssi l'erS0I1 (liberi) [ondatnentali del sistema di riferimento. Dal contesto sara sempre chiaro se si parlera di i e j come versori liberi 0 corne versori applicati.

Come per i vettori applicati vale il

Teorema di scompasizione. Per ogni vettore libero v si lta:

v = '" ,i + 1"j.

CE chiaro che in questa teorema i versori ondamentali sono da intendere Iiberi).

3.5. Parallelismo, ortogonalita, angola tra due vettori liberi

La deterrninazione del parallelismo, dell'ortogonalita e dell'angolo tra due vettori liberi si esprimono come per i corri pondenti vettori applicati (cfr, n. 2). In particolare sana valide tutte le formule che esprirnono il parallelisrno, l'ortogonalita e gli angoli mediante le componenti (cfr; 2.3.6 e 2.4.5).

4. I numeri complessi

Fissati su una retta r un punta 0 e un ver ore u appiicato in 0, il vettore P - 0 puo essere identificato con il numero reale p in base alia seguente regola: P - 0 e un multiplo di u e quindi si ha P - 0 = pu.

Consideriamo ora j vettori di un piano a applicati in un punto O. Se fissiamo i due versari ortogonali i e J. il vettore P - 0 del piano si pub scrivere come P - 0 = ai + bj. Allora possiamo identificare il punta P con la coppia ordinaLa di numeri reali (a,b). Noi vogliamo introdurre nuovi numeri, che chiameremo numeri COIJIplessi, che possono esscre interpretati come vettori del piano applicati in 0 a anche come coppie (a,b) di numeri reali.

Tuttavia oecorre a servare che ha senso chiamare numeri ivettori del piano (0 le coppie

di reali), se ITa questi nuovi numeri sono definite operazioni analoghe a quelle che conosciamo per altri insierni di numeri ben piu noti, quali ad esernpio l'insieme Q dei razioriali e l'insieme R del reali.In tali insiemi sana definit i una somma e un prodotto, che godono inoltre di varie proprieta (commutativa, associativa, esistenza del numero ache summate con »gni altro 10 lascia ins ariato, esisrenza del reciproco di ogni numero non nullo, ... ).

Ouanto alla somma, i vettori del piano ne ... ono muniti, come si e vista nelle pagine precedcnti, Ma per introdurre un prodotto fra vettori Jet piano e consigliabile (anche se non indi.. pensabile) consirlerare i vettori come coppie ... ,b) di numeri reali.

I nurueri complessi verranno utilizzati in

;,.ltn corsi per studiare circuiti eleurici e preble'li meccanici. Per quel che riguarda questa bro osserviamo soltanto che la lora introduione permette di risolvere anche un importan- 0.; problema algebrico: in campo reale I'equazioII..: di secondo grado xl + 1 = 0 non ha soluzioni, =enu-e si potra dimostrare che esiste un nume) cornplesso (chiamato i) tale che i~ + 1 = O.

..J.1. Definizione empiriea del corpo C dei numeri complessi

Un numero complesso e una espr'essjone ella forma (J 'T" ib, dove ab sono numeri reali, e - = -I (si noti che i non e un numero reale, in ianto i2 < 0).

Due nurneri complessi (1 «ib e c- id sono _uali se e solo se a = c e b = d.

empio.

2-i e diverse da 2-3i.

I numeri complessi si sornrnano e si molti- 1 .. :ano can Ie regale solite del caleolo algebriricordando che i1 = -1 .

Es entp i:

la + ib )+(c + id) '" a + c + i(b + d) (4.1)

(a + ib)(c + id) = ac + iad + ibe + Pbd

= ae - bd + lead + be) (4.2)

(a + ib){a - ib) '" (12 - (ib)2

= (12 - (i2b2) (4.3)

= a2 + b2

I numeri reali non sono altro che i numen

complessi a + ib con b = O. In particolare a + ib = o se e solo se a 0;;; 0 e b = O.

Linsieme del numeri complcssi, rnunito delle operazioni di somma e prodotto s1 denota con C ed e un campo (cfr, complernenti ed csercizi) contenente il campo R dei nurneri reali ..

4 .. 2. L'inverso di un numero complesso

Ricordiarno che l'iI1,'erso di un numero x e quel numero .v tale che xy '" 1. E nota che ogni numero reale divers a da zero ha inverso. Vediamo che cia e vero anche per i numeri cornplessi .

Se ;: = a + ib -p. 0 si moltiplichi per il numero complesso e + id, dove c = alta? + b1), d = - bl(a2 + b2):

Se ne deduce che il numero complesso (a - ib)/(a2 + 172) e l'inverso di a-lb,

Esempio .

Scriviamo nella forma a+ib l'inverso di 3 + 4i.

Per (4.4) si ha:

1

3 +4i

3 4 j. 4

----l---::--l-.

a2 + b1 a2 + b2 25 25

4.3. Il coniugato di un numero complesso

Nell'espressione dell'inverso del numero complesso a-ib compare il numero a-ib, ottenuto cambiando segno al coefficiente di i. Questo numero si chiama conjugata di a-ib ed ha particolare importanza, specie per le equazioni, Se ::: c un nurnero complesso, il suo coniugato si denota con z. E chiaro che z e 11 coniugato di ~, cioe: z = :;:.

Esempio.

Se z = 2 - i, si ha: -= = 2 + i. Inoltre Z = 2 - i = z.

4.4. La sontma e il prodotto di uti numero col suo coniugato 50110 sempre numeri reali

Infatti se a=ib e un numero complesso si ha:

9

(0 + ib) -t- (a - ib) = 20 (a + ih)(o - ib) = (12 + b2

(4. -) (4.6)

4.5. Un I1l.11HerO comples 0 e reale se e solo se coincide col SlW coniugato

Ouesto e un fatto molLo semplice, rna estrernamente imp rtante in pratica. c ~ = a + ib c un numero c mplcsso, abbiamo vi LO che c.

e reale se e .... 010 e b = O. Quindi e ovvio che se ; e reale, . i ha - = ~ (questi due numeri coincideno entrarnbi con a).

Viceversa se :. = a + ib e ;: = .: i ha: a + ib = a - ib, da cui (p r il modo in cui e dcfinita l'uguaglianza dci Humeri comple .i): b = - b, 0' in b = O. Guindi - reale. In conclu ione abbiam

;: = - e e solo se ;: c reale.

4.6. Relazioni tra il coniugato di un flumeYO e le operazloni algebriche

E facile v rifi arc Ie seguenti forrnule

T

x + _\' = x + y; xy = xy;

e x*O.

-=-

Esempio.

Se x = 2 - l, y = - 1 + 3i , i ha: x = 2 + i; y = - 1 - 3;.

Inoltre:

x Y= (2-i)-,-(-1+3i)=1+2i=I-2i

:x..-v=2+i (-1-3i)=I-2i.

Si ha quindi .\' + Y = x + y, in accordo con quanta affermato.

4.7. Parte reale e parte immaginaria di un numero complesso

e .: = a + ib e un numero cornple so. il numero a si chiarna parte reale di :: c i denota can Re(.:). mentre iI numero ib i hiama parte inunaginaria eli :: e s_i d enot a con lm(::). II numero b i chfarna coefficiente della parte immaginaria. e Ret:) =0 0, il numero e della

10

forma ib e i chiama anche tnunagiuurio puro, Vale infine 10 s guente formula (cfr; (4. -»:

Esempio.

Rc(3 - i) - 3; TI11(3 - i) = - i.

4.8. Rappresentazione geometrica del numeri comple i: it piano di Argand-Gauss

I nurneri rcali si possono rappresentare geornetricarncnte su una retta (cfr, cor. 0 eli Analisi Matemati a). In modo simile i nurneri omplessi S1 po ono rap pre entarc geometricamente u un piano.

Fissiamo infarti un sistema di coordinate cartesiane 011 gonali 0,\,\' per il piano e ad ogni numero cornplcs 0 a + ib Facciamo corrispondere il pun to di coordinate ({/, b). Cio stabili ce una corrispondenza biunivoca tra C e I punti del piano.

II piano con questa corri p ndcnza biunivoca S1 chiarna piano coinplesso 0 piano di rgand-Gau .s. Las e delle x si hiama a se rea le . l'asse dell \' i chiama asse immaginario,

1m

Re

- - _. l(a,h)

Z= (a-fb)

b

o

In que La rappresentazione i numeri rcali corrispondono a tutti e soli j punti dell'a e reale, gli immaginari puri ai punti dell'ass ... imrnaginario.

4.9. Rappre entazione dei numerl compl. - si mediante vettori. Modulo di un nume- 1'0 complesso

Dalle con iderazioni precedenti risulta chia-

che il numero complesso .:: = a + ib e individt ato dill vettore OP, dove P e il punto di coordi-iate (a, b) del piano complesso. 6P e quindi il nore del piano avente componcnti (a, b).

Q servazione. Siano ; = a + ib e ::.;' = a' + ib' due

urneri cornplessi. 11 numero .:: corrisponde sui no di Argand Gauss a] vettore OF, mentre z ' risponde a OF'. E facile vedere che la som:: - ::' = (a + a') + i(b + b') corrisponde al vet-

.!;! OF - OF'.

:. modulo del vettorc OF, si chiama modulo .. e si indica con Izl. Si hanno pertanto le foru e (efr. Iigura e (4.6»):

II ,---

- 1_:;;

.. = 'v -.- .•

Jm·

Re

:. e reale (cioe b = 0 e z = a), si ha:

,-----

"" \ a- + 02 ="\ a2 "" valore assoluto di Q.

indi per un nurnero Teale il modulo c il <. assoluto sono la stessa cosa. II modulo e +to un'estensione del concetto di valore u ) ai nurneri complessi, Inoltre la notahe usiamo per il modulo (cioe 1:;:1) appar questa la pili naturale.

·1 modulo valgono le seguenti formule:

::::-:0 e Iz.1 = 0 se e solo se :: = 0

-:'I~I::I+I::'I (4.7)

~' = 1:::.11:::.'1 (4.8)

pi.

2 - il = "Ii 4 + 1 = \15; 1'V"3 + il = i/~ = 2.

Inoltre

12 -1 + \1.3 + 11 = 12 + \31<i 5 + 2 in accordo con (4.7)

1(2 - i) (i3 + i)1 = 12"1-3 - iir) - u - ill = 12\1'3 + 1 + (2 - \3}il

= " (21,!3 + iF + (2 _ \"i3)~ =2\5

= 12 - 111\"3 + il in accordo con (4.8)

2. Se r e un nurnero reale non negative, i numeli cornplcssi di modulo r descrivono sui piano complesso una circonferenza di centro 0 e raggio r.

4.10 .. Forma trigonometriaa dei numeri complessi

Un nurnero complesso :: e individuate. nel piano cornplesso, dal suo modulo p e (se ;: 1:- 0) dalla rotazione antioraria 9 che l'asse x deve compiere per sovrapporsi a1 vettore associate a;:.

]rn

La rotazione 9 (che si considera sernpre rnisurata in. radianti) e definita a meno di multipli di 2n, si chiama argoinento di ::: e si denota con Arg(;;:). (Se ;:: = 0 I'argomento non e definito).

Se z = a=ib e un numero complesso non nullo, dalla trigonornetria si ricava subito:

sin 9 = jz_ = b

1:::1 va} + b:

(4.9)

cos 9 = i!_ = r==Q==

1:::1 ,,"a2 + b?

(4.10)

11

a + ib = p(co·a + i sine), dove p = 1.:1 (4.11)

La scrittura (4. J J) si dice forma trigouontetrica del numero complesso .:. Que to modo di scriv ere i nurneri cornplessi c e tremarnent utile per fare 1 moltiplieazioni (e quindi I potenzc), come vedrerno in eguito.

i confronti quanta detto con Ie coordinate polari (1.2).

Eempi.

1. e ; = 1 - i si ha:

1.:1 = \ 2; in 9 =: ..::.!..; ca. a = _1_.

\2 ,,2

a = - nl4 + Lkn,

In forma trigonometrica, quindi, il nurnero 1 - i .j puo scrivere:

Risulta pel ib

ppure:

Os ervazione. Bisogna fare attcnzione all'uguagJ i anza tra numcri cornplessi scri t ti in forma trigonom etri ca. i ha infatti.

p( 0 9+i sine} = p'( 059' +i sin ') e C 01 e: p = p' e S = 9' 2k1t, per un opportuno in tcro k (poxitivo, negativo a nullo).

2. I numeri 2(co (-7 4) -'- i sin(-7 4» e 2(eo 4 _._ i in1t/4) sana uguali, pur apparendo s ritti dive] arnente, Si ha inIatti: -7rrJ4 = 1t14+2(-1)n.

Questa osservazione e importan e, come vcdrerno, nella risoluzione dell'equazione x-'" -.: = 0.

4.11. Prodotto di due Humeri complessi ill forma trigonometrica

iano ;:, ;:/ due nurneri cornple ssi e supponiamoli scrirti in forma trigonometrica. cioe:

;;:: = p(casS+i ina);

.: / = p'( co:-.9' +i sin a')

11

dove p = 1.:1, p = L::' I. Calcoliarno il prodotto z; ': .:.::.' = pp'( osB 4- i . in )(cos9' ~ i ina')

= pp'(cos9 co:-.H' - "inS sintl') 4-

- i{ in9 sins' - in9 cosS')

= pp'[ os(9 + a') + i 'in(a + 9/)] (per note formule tr igonumetriche ).

In c nclusione abbiarno la formula:

pp'{cas8+i sina)(cas9' +i sina') = = pp'[cos(B-'-9') + i sinC9-S')]

{4.12}

ossia la regola eguente: iI modulo tiel prodouo di due uumeri comple .. si e uguale ol prado/to dei moduli, l'argomento e la sontnta degli argomenti.

Esempi.

1 S ~- ,~ .. n:'_'_7( ,~

. e ~ - cos + l 51 n ,... - _ COs

6 6 4

.. n)

z sm '4

si ha:

.: -' = ] . 2( cosl ~ + ~ ) +

. . (It 1t)~ 2( 5n .. 5n )

IIn-+- '- cOS-,-.J..lsln-.

6 4 12 12

n ca.o particolarmente utile della (4.12) e la segucnte formula per l'elevazione a potenza:

[p(ca -9 + i inB)],' = p'{cos 118 - i in 119). (4.13)

2. Cal oliarno (\ 3 + 0". volgendo i calcoli can le so lite regale si hanno immecUale com plicazioni, iarno invece la (4.13). Per prima cosa bisogna rivere \ "3 + i in [or-rna trigonometrica. Abbiarno:

c s e = II 2 J

. a I

Sln =-

2

e quindi 9 = '1£i6. i ha Ia forma trig nornctrica seguente:

Appli ando ora la formula della pot eriza (4.13) . i ha:

(-3 .) 2 ( 61t .. 61t )

\ + I ~. = ~ cos 6 ... l5111 6

= 64(cos 1t + ism n)

=-64.

'Isservazioue. La molLipli azione per il numero ample so i ha lin . emplice significate gc merico. In effeui. poichc i = co (1t/2)+i sin(1t/2).

a:

Quindi il prodotto per; con erva il modulo p , nurnero di partenza rna ha anornalia 9+1tI2. he signifi a ch In rnoltiplicazione p ric T-ionde a una rotazione ant iorar ia di 7t/2 ianii.

2. La formula di Eulero e la [uu zione ponenziale complessa

1 rho pe 0,. oprattutto in Eleurotccnica e .uematica Applicate. it numero cornplesso . iny viene denotato in mod diver '0. me una Iunzione e ponenziale:

co\· ... i iny = e",

H.14)

La nueva notazione ha sense in quanta r.e n zinle e" 'i comporta formal mente I . ponenziale reale Til (t numero reale).

. etri si ha:

= (cos v i'in y)(co _v' + i in v') '"

(y + y') + isin (y y') = e'(" ,'j.

------=cos(-\')~isin (-,.)",

kns \' + isin y) . •

=e 1\

he:

in v)

in _v')

,,( \'- y') +isin (y- y')=e'(' v')

Esempi.

1. Si ha:

(7t} .. (ItL· . . .

e<1: ~=co'"2 ISlnl2 rl,eln::cOS1t+I'>ln It=-l.

2. -5; = - Se"' 2.

J+i e"'~

3. --=\2--=

e= ~ ltrW.!

La (-tt3) enola comefon1wla di Eulero,

Sia ora x+iy un numero complesso, E allora naturale definire

l!' +1\ = l!(e" •

cioe, in definitiva,

c:"" = e-'(co.y + i sinv),

(4.15)

Dalla (4.1' 2) e dalla definizione eli uguaglianza dei numcri complessi in forma trigonometrica si ha:

e' :' = e:e:' z. ;:,' E C

e:-2hi = e' .: E C, k intero

(4.16)

e= = e:' se t' olo c c' =.: ... 2krr.i, con k intero opportuno.

Se ; = p(co~e + i ine) e un num ro cornples-

o in forma trigonometrica, II ando la formula di Eulero si puo scrivere, in modo abbreviate:

p == '-:1.

e = arg(:) .

Le Iormule (4.12) e (4.13) div ntano allora un caso particolarc della (4.15). i ha cioe:

(4.12') (4.13')

(pe' )" = p"e ~Il

4.13. L'equazione :\''''-: = 0 in C

E nOLO he s a <:: 0 e un numero reale e 11 e un numero naturale, cite uno e un _010 nurne- 1'0 reale non negative che oddisfa I'cquazione X' - a == O. Ci proponiamo ora di studiare I'equazione in questione nel campo cornplesso: vedremo che l'equazione X" - - = 0 ha /1 oluzioni distinte ( ... 1,: :: * 0) e vedremo un modo per calcolarle.

13

Se :: '= 0 la nostra equazione ha 010 la oluzione nulla. e z t:- 0 criviarno ; in forma trigonometrica: :: ~ p(eo 8 + i ~ine) = pe'll.

Sc .J.: = a(eo. (jl -r- i sirup) = ae" c un numero complesso tale che x" = z (cioe una soluzione comples a dell'equazione X" -:: = 0), deve e creo per la (-1..13):

p(c e - i sine) = x" = a"(eos ll(jl + i sin II(p), cioe:

Devono quindi sussistere Ie uguaglianze (per Ie (4.16))

1

cp '" -(8 + 2krr.) can k inrero (nega-

11

tivo, nullo 0 p itivo),

Poiche pea sana numeri reali positivi. a e univocarnente determlnaro da p (e l'unico numere positive tale ehe a" - p). Per <p im ece possiarno avere valori diversi al variar eli k. Tuua\ in si vcde che i valori d i cp che da nno luogo a valori dis/inti della x sono (a rncno di multipli di lrr.) e attamente II.

Infaui se k a 0 urne i \ alan O. 1, .... 11-1. ottcniamo per (jl i egucnti valori

p '" a";

e <po =-;

II

e In e n

<PI =-+-;···:CP,,-I =-+2(1l-1)-.

/1 11 II 11

Gli argomenti <Po •...• <j>,,_1 sana a due a due 1101l congrui modulo In. rnentre ogni altro possibile valore d i <j> e congruo a uno di questi '. Restano quindi determlnati 11 valori di x per cui x" = :. e cioe (indicando can \ p l'unico numer reale po .itivo he elevate ad 11 da p):

Xo ='(p(co !Po +isin!po); ... ;

Xn_l=\P(COS!P I+isin<j> ).

I lnlarri Ill;. e ongruo a \Ph (mod. bt) e e <"010 e: (9 - 21m) e + 2kn

--- - -- = 2rlt con r intero,

II n

doe 51! ~ solo e 2(11 - k)n = 2nllt. ovvero e e .010 e h - k e un multiplo di 11. Se II e k sono compresi tra 0 c II - 1. cia pub accadere solo se h =; k, Ouindi !Po ..... !P., I sono a due a due 110n congnu (mod. 2itl. Inoltre °e II ;:. un intern qualsiasr, '>1 ha sempre: Iz '" nq k, con k compreso tra 0 e 11 - I, Qui.ndi !Ph e cungruo a !PI. (mod. 2it).

14

Queste Iormule si possono rie sumerc C si:

. ( 8+2kn.. 8+2kn)

Xl: = \ P cos +r sm

~ II II

con k = 0, I •... ,11 -I.

(4.17)

Esempio.

Risolve e l'cquazione X_, = 1 + i .

Soluzione. a) Innanzi turto scriv iarno 1 + i in forma trigonornctrica. Con i soliti calcoli i trova:

1 • ;( it .. nJ + 1= \ - co 4' + Ism '4 .

b) 11 modulo di x e il nurnero reale po him

c) L'argorn nto di x ha tre detcrminazioni effcuivamente distime e cioe:

m.o = [~-32k'TC]

.,. ~ can k = O. 1,2.

Esplicitando i trova:
1t
- -2·0·n
4 It
<po = -
3 12
~+2 1 IT
4 3n
(jll =
3 4
..!!: +2 2·n
4 171t
lp2 = --
3 12 Conclusione. T numeri comple i x tali che .\."3 _ (J + i) = 0 ono tre C precisarnente:

"2( It .. n)

x 0 = \ cos - + Ism -

12 12

~ ., ( 3n .. 31t )

-'"1=\_ cos-:;-+ISln4

que stc Iormulc si pas ana esplicitarc, se neec ... ario, ostituendo ai seni e co eni i lora \ alon nurnerici).

Os: ervazioue. sando Ie formule di Eulero, la (·U 7) i puo riassumcre cosl:

_ ,.~kR

II ,--

Xk = \ pe n

k = O •...• 11 -1

-t.14. Rappresentazione delle soluzloni dell'equazlone ~ -;: = 0 sui piano complesso

Dalla (4.17) si vedc che tutte lc oluzioni delI'equazione X!J - .: = 0 hannolo te 'so modulo c = \ p. Esse si trovano quindi ul ccrchio di entro 0 e raggio 0 del piano cornplesso, Inole e 'e dividono il ccrchio in 11 parti uguali.

Basta quindi conoscere una di queste radici e ape!" dividere il cer hio in II parti uguali per . tener 101 rappresentazione di tulle le radici.

. empio.

Le soluzioni dcll'equazione A" - (1 + i) = a uno rappresentatc cos}:

1m

Re

ella Iigura il triangolo .til. Xl, .\"2 e equilatero e il cerehio ha

~-

raggioy2.

olinomi ed equazioni algebriche

1\cl paragrafo 4 abbiarno studiato l'equazioi\: -::. = O. Ci proponiamo ora dl iudiare pill enerale Ie equazioni algebrichc complesse e

reali: In gcnerale non potrerno, come nel caso precedente, trovare tutte Ie oluzioni, Tuttav ia ara po ibile avere abba tanza informazioni tulle soluztoni SleSM!. per pater [are alcune applicazioni alla scompo: izione did polinorni e

delle funzioni razionali,

5.1. Polinomi e [un ... ioni razionali

Un polinotnio (cornpl 0) nella indctcrmi-

nata X e una espressione del tipo:

t1Al= ao + a IX - ... + 1I ,X';

ao, ... , au E C.

I nurneri eomples i ao, ... , all sono i coefficienti di f. Pill precisam nte: OJ e il eocfficiente del termine di grade j; lIo i chiarna anche termille noto 0 costante di t: e ai, .... a sunn tutti uguali a 7 ro si dice eh il p linomio C co tante.

anehe lIO = a ~i dice che jJ polinornio e nullo.

Il polinornio nullo si indi 'a anche con O.

Se ao, .... a,p sono numeri reali il polinornio si dice reale. Ad esernpio il polinomio nullo e reale,

Lin ierne dei polinomi cornplessi si indica con C[ 1. L'insieme dei polinorni reali ~i indica con R[)'l. Piche ogni polinomio real anche LID p linornio cornple .so si hOI: R[X] c c[.\1 .

clIo CI;\'erC un p lmornio i po on trala dare i termini il cui cocfficienre e O .

Esempi ..

I. I1X) = I + a x .,_ tx: a x3 e un polinomio ornplc: 0, non Teale e i pub. en, ere: 1 + L\~.

2. (eX) = 2 + OX + O'A~ e un polinomio costante reale non nullo e si pub rivere: 2 .

5.2. Fun.zione razionale a sociata ad un polinomio

Un po1inomio 11X) = (Ill .... a,K - ... + a.p.\"l E C[Al individua la funzione [: C ~ C che ad ogni z E C fa rrispondere il nurnero cornplesso

(nttenuto mertcndo ~ at posto di X). Tale funzione si chiarna polinoniiale 0 razionale iutera. e il polinornio (CA) e reaJe,e chiaro che si ha f(R) eRe quindi f defini .ce anche una funzio-

ne da R in R, deua funzione polinomiale (0 razionale intera) reale.

Spesso non si fa distinzione tra il polinornio r(Xl e la funzione che esso definisce. In particolare si dice: f(::.) e il valore del polinomio nel punto :.:. mentre arebbe pili preciso dire: il valore della Iunzione polinorniale individuata da f. nel pun to .::.

Esempio.

Il polinomio rCA) = 1 + Ar2 defini ce la funzione polinomiale C ---7 C data ncl modo seguente:

rex + iy) = 1 + (x + iy)2 = (1 +X2 _),2) + 2l: ..... i.

Questa polinomio e rcale; esso individua quindi anche una funzionc R ---7 R, che coincide con la f calcolata nei reali, e doe t1x) = 1 + x~ (x reale).

5.3. II grado di un polinomio

Se (cX) = aD + a IX + ... + a.X" E C[A1, si dice che fhagrado k se:

Esempi.

1. 11 polinornio 1 + OX + i)(1 + OX] ha grado 2.

2. Un polinomlo ha grado zero se e solo se e costante e non nullo.

In base alla definizione precedente il grado del polinomio nullo non e definito. Spesso si usa dire, per convenzione, che tale grado e~"".

Un polinomio di grade 11 si puc scmpre scrivere (tralasciando termini con coefficiente nullo) nella forma:

5.4. Uguagiianza di due polinomi

Due polinorni

f{X) = ao + ajX + + a,)(,1

g( = bo + bjX + + b",x'11

con all *- 0 on bill *- 0

si dicono uguali se: 111 = 11; aD = b« a1 = bv. ... ; all = b.;

16

Esempio.

I polinoml 1 + X + )(l. e I + X + 2x- non sono uguali; i poLinomi 1 -r- (2 - l)X + Xl e I + X +)(1 sono uguali.

Vedremo che due polinomi sono uguali se e solo sc le corr ispondenti funzioni razionali intere coincidono. Questo risultato e assai meno ovvio di quel che sembra: esso infatti afferrna che se Ie due funzioni sono uguali, esse devono necessariamente essere espresse mediante fa stessa [onnula.

5.5. Operazioni tra polinomi. Grado della sontma e del prodotto

I polinorni si sommano e si moltiplicano can le regole ordinarie del calcolo letterale, ottenendo nuovi polinomi. Se f, g E C[X] hanno grado m ed IZ rispeitivamente, S1 ha:

- IJ grade di {g e uguale a 111 + 11,

- II grado di { + g e uguale al rnassimo ira III

ed 11 se m *- 11.

- II grade di f + g e ~ 111 se m = 11.

Esempi.

1.1 polinorni { = 1 + X. g "" 1 - Khanno grado 1. II lora prodouo e 1 - X2 ed ha grado 2 = 1 + I. La loro somma e 2 ed ha grado 0 < 1.

2. I polinomi I + X e 1 - X +)(2 hanno grade 1 e 2 rispettivarnente. Il Ioro prodotto e I + X3 e 11a grade 3 = 1 + 2. La loro somma e J + )(l- c ha grado 2 (cioe il massimo dei due gradi, che sono diversi).

5.6. Divisione tra polinomi

E nota che dati due nurneri interi a, b (con b ::f. 0), si puc dividere a per b ottenendo altri due nurncri interi q ed I' tquoziente e resto) in modo che:

a e bq s- r

e

0::;: r < Ihl.

Esempio.

Se a = -23, b = -7 si ha:

-23=(-7)·4+5 cioe q=4, 1'=J e quindi 0 ~ r < 1-71.

n risultato analogo vale per i polinomi: da. due polinomi [, g E cr 1 con g #- 0, e pos- 1\ derc r per g ouenendo un quoziente q r come e precisato dal egucnte Leo-

'11W idi divisibilita dei polinomi)

due polinonil (.'0/1 g *" 0_ Esistouo polinomi q ed r Tali clte:

q - r, COIl r = 0 oppure: erado eli r < grado di g.

.e reg SUI10 reali, anche q ed r sono

11 q eel r sono gli unici polinomi che \-erifa conditione precetlente.

I polinomi q ed r .i hiamano, rispettiv ante. quoziente e resto della divisione di f per r = a j dice che f e divisibile per g 0 chc r e multiplo di g. Si noti che sc Fha grade rnino- 1 quello di g si ha: f = g·O-"-( n sia q := 0 e r = [.

mpi . 1 ha:

= (X2 I )(2.\'2 X -2) + (X + = g q + r

J

. Corollario

110 {till ]Jo/iI10 mio e ; 1II1111111U!ro cotuplesha allora:

X - ;:.)q( 1 + tl::J can q(X) E C[A1 (5.1)

trazione, Per 5.7. c istono q, r E C[ll tali

((X) = (X - :)q(X) + r(X) on r{ ) = a 0 grade di r < 1.

I e una costante. Sc poniamo =::. - anza pre cdente i trov a r = 1(:,) c

-.1 ).

- X1 - I + 1, il re: to della divisione ill I e It I) :0 1 - i -r- 1 = 2 - i, cioe esiste un q A") tale che:

- I )q(.\1 + 2 - i.

5.9. Radici di un polinomio e di un'equadone algebrica

e f(X) E C[X1 e un po1inomio di grado II, l'equazione in X : !1A.J = 0 .j dice eouazione algebrica (cornples a) di grade 11. c Fe reale l'equazione i dice reale.

n numero :: E e una so/u::iml€ (0 radices dell'equazione sc e s 10 I.: F(::.) = O. i dice anche che - e u a radice 0 uno zero d 1 polinornio [.

Esernpi,

l.ll numero i E C e soluzione dell'equazione ill 2° grado X' + (1 - i) X - i = O.lnfatti ponendoX = i si trova:

i~ + (I - i) j - j = - J - i - j~ - i = -I - 1 = O.

Invece il numer 2 E C non e radice dell'equazione (ne del polinomio). Infarti:

21 + (1 - i) . 2 - i = 4 - 2 - 2i - i = 6 - 3i *" O.

Osservazione. Se il polinomio fc realc, es 0 puo avert' radici reali a nun reali (tutte reali. alcune reali e alcune no, tutte non reali). Vediarno un e empio.

2.11 polincmio X3 - 1 E Rl,\l ha tre radici che si calcolano col metoda \ isto in 4.13. _sse sono:

-J -.l. i\ 3 .\'3 =----

2

2

Come si vedc, fha una radice realc e due radid n n r ali. Si noli che I due radi i non reali ono oniugate (que to Iatto e gencrale, come vedrcmo in eguito),

lJ teorcma di divisibilita nella forma 5.7 db imrnediatamente il eguente risultato, che e Iondarnenrale nella Leoda delle equazioni.

S.10. Teorema.

II numero coniplesso : e una radlce del polinomio /L\lsf? e solo se ItA,) = (X - :)q(A.) (cioe Fe divisibile per X - :::). Inoltre se f e ~ SOIIO reali, anche qCA') e reale.

In altre parole {(z) = 0 sc e solo se f e un multiplo di X -:..

17

Esempio.

n numero I c radice di Xl - I. D'altra parte i ha, in accordo on 5.10: ).'1_1 = (.\ - J)().-:! + X + 1).

5.11. 11 metoda delle radici uccessive per La risoluzione delle equazioni algebriche

I risultati precedenti si pos uno applicare alla r'icerca delle raclici di un polinomio (e quindi di un'equazione algebrica).

Se ( lin polinomio e se s i concsce una radice :, di [, I puo dividcrc r per X-':1> ouenendo:

{(xl = (X - :dq](.\} (rc to nullo per 5.10). Ogni radi e eli ql("\') e anch una radicc eli [.

Se si riesc a rrovare una radicc ':2 di ql().') i ha dunque:

Ripetendo il proccdimeruo si rrova dunquc:

IlX) = (..\ -::d ..... (X - :J,)q(X') (5.2)

don"! q(.\) e un polinornio senza radici,

Esempio.

Sia /t.\) = 3 - 3X] + X + 1. i "cdc ubito chc ((1) = 0 e quindi 1 e una radice di /(X). Dividendo f per \' - I. i trova:

11.\) = (X - I )().'l - 2)( - I).

Quind i per t1'O\ are le altre radici di f basta risolvere l'cquazione eli sccondo grado X? - 2X - 1 = O. ppli ando la nola formula

-b ± b2 - -lac

x=------

2a

si trova: .r = 1 ± V2, Le radici eli rona pertanto: 1; J + '12; 1 - y!'2.

Osservazioue I. La formula (-.2) rnostra che un polinornio di grado Il ha al pili u radici distinte. Vedremo in eguito ch gni p linomio complesso eli grade 11 ha esattamentc 11 radici, pur di contarle in modo adeguato.

Osserva z lone 2. II rnetodo delle radici successive si usa in pratica per risolverc nurnericarnente le equazioni algebriche. Con rnetodi eli ap-

18

prossirnazione i trova una soluzion dell'equazione: poi i fa la divi ione e si ripetc il pro .edimento. La difficolta pratica del pro edimento sra nel controllo degli errori, che aurncrrtano ad ogni passaggio.

5.12.11 principia di identita. dei polinomi

Dalla C .2) prec dente possiamo dedurrc il eguente

Teorenia. (a) [11/ poliuomio P(X) di grade II (a coeffjciellti reali 0 contplessi) che annnette /1 + 1 radici distinte e uecessariameute il palinotuio identicamente nullo.

(b) Due polinonu P(X) e QfX) di gradi S 11 fa coetficient i reali 0 complessi] che (I 'lII1l011O 10 stesso valore per 1/ + J valori distinti della variabile X otto neces ariamente 10 stesso pollnoutio.

Dimostrazioue. (a) Ba ta osservare chc, e P(X) non e il polinomio nullo, per la C .2) ammeue 0 11 radici 0 rneno di /I radici distirue. rnentre ovviarnente ogni nu mero reale a cornple 0 e radice del polinomio nullo.

(b) Basta applicar (a) al polinomi P(X) - Q(X), che ha grado non up riore a II e ammcue II + 1 radici distinte, cioe gli 11 + I numeri - tali che PC:,) = Q(-,). ri ulta quindi che P{\l-Q(.\l e il polinomio nullo, ovvero che peA} c Q(.\) ana lo stesso polinomio.

sempio.

Non csiste alcun polinomio di tcrzo grade con Ie seguenti radici: 0,1. - 2.3. In ffcui un polinomio di terzo grado puo avere al m imo tre e non qUU1Lr radici,

Si provi a v rifi an: dirertarnen Le he. e

P(O) = P(1) ~ P(-2) = P(3) = 0 e se P( = a.\'1 ~

bX2+cX+d, allora si ha: a = b = c = d = O.

Osservaziane 1. Nessun polinornio eli grado n puo avcre Infinite radici, in quanto ba ta ceglierne 1l-1 e applicare il teorema. parte (a),

Osservazione 2. Le parti (a) e (b) del 1 orema sana cornpl s ivarncnte note sotto il nome cJj "Principia di identita del polinomi". E bene non confondere tale principio can Ie detinlzioni di polinomio nullo e di uguaglianza di pollnomi (efr. 5.1 e 5.4). In effetli noi "chiarniarno"

nullo il polinomi che ha tuui i coefficientl nulli mentre affermiamo che LIn polinomio a priori qualsiasi eli grade n che i annulla in 11 + I punti e nullo, cioe ha nece sariamente i coefficicnti nulli. Parirnenti. se due polinomi apparent mente diversi, ci t: aventi coefficient! non 11\ \ iamente eguali, assumono gli stessi valori in

I punti, allora sono eguali, cioe hanno gli tessi coefficienti,

Le con iderazioni svelte fi nora non dicono nulla ull'effctriva e i tenza di soluzioni per Ie equazioni algebriche, La proprieta pill imporHHe dei numeri cornpless i e cormcssa con It' to problema. Vale infatti il .eguente teore- 1 .. 1 del Quale orneuiamo la dirno traz:ione.

,J . Teorema [teorema [ondamentale delI'algebra)

zni polinomio coinplesso di grado > 0 ha

meuo una radice eontplessa.

In altre parole: ogni equal ione algebrica rr:t Ie a di grado p sitivo ha una oluzione mple sa; 0 anche: una funzione razionale

'il C ~ C che non si annulla mai e costante.

:: 1 ieorcrna fondamentale dcll'algebra si U 'e un importante teorerna di scornposizior i polinorni cornpie J.

Teorema. (scamposi zione dei polinor complessi}

X) = aD + ai' ... + a, "II e till polinomio '0 di grado II > 0, si ha:

I (X) = a,,(X ~}"'I""'(' - ;::,)''',

(5.3)

•••• : <;0110 le radici a due a due distinte di ••. , III, S0110 i nt eri positivi. Lnolt re la izione (5.3) e 1111iea icioe se r = I· ••. ·(X -1\') con \\'1, .... n' a due a tinti t' Ill, .... 11, iuteri po: itivi, si lia: r =:. inando gli iiidici. ::1 = \\'1 .... , :r = w.;

_ •• , 111 = lZ,).

re parole: f e prodouo di a" e di polinorrrno grado del lipo X-:: dove: e una : inoltre in ogni decornposizione eli r no di all e di polinomi del tipo X-:;.

cornpaiono esattamentc gli tes: fa u ori , ciaicuno 10 stes 0 nurnero di voltc,

Dimostrazione. Applicando ri pctutamente il metodo delle radici succe ssive 5.11 si trox a:

I~)"l = (X -xd' .... (X -.\·II)q(X) (5.4)

dove q()..l e un polinomio complesso senza radid e quindi co. tante per il teor rna fondarnentale dcll'algcb '(1. Inoltre i du membri della (~.4) hanna 10 te so grade e gli stessi coefficienti: quindi II = II e q = a, . Raggruppando i Iattori uguali si ha du nque la C. 3).

Dimo tr ia rn o ora l'unic it.a. Se {(X) =

a,,(A - \I'd" (X - \I'') con "10 ... , II, > 0, i

num ri \\'1, , \I' sono radici di [, i ha quindi,

ad es rnpio,

a.,(wl - ::I)'nl ..... (\\'1 - z.)" == 0

e quindi "'I coincide con mo degli ::1, ... , ::,. Analogamentc per 1\'2, ... , 1\' • Con lotes 0 ragionamento i vede che ognuno tra :: , "', :. coincide con qualcuno tra \"1, ... ,1\'.,. In definitiva i numeri :1 •. ,,'::;, e \\'1 .... , \\\ sono gli tes i. i ha quindi r = s e (ri rdinando gli indici): ::1 = 11'1, ... , ::, == 1\ . Infine applicando riperutam nte 5.10 si vede che 111 = /1/1, .... I1r = m. to' Ia dim strazione to cornpleta.

Osservazione, I numer i interi 1111, ... ,111, che compai no nella (5.3) i dicono molteplicita dell radici ::1, .... z., E chiaro inolrrc che 1111 + ... -e- III = 11. Si puo quindi dire che

5.1S. Metodi pratici per la scomposizione dei polinomi complessi

A mite capita di sapere che un polinomio fdi grade " ha II rad i ci disti ntc :: I, ... , :.:". Si ha a II ora f = a,,{X -.: I) " .... (X - ::, ). Vediamo alcuni c empi di composizione di polinomi cornplessi,

Esempi.

1. Sia /lX) =),,"11 - ::. con ; :f:. O. Sappiamo che (ha n radici distlnte c come calcolarle. Guindi la decornposizione ara:

)( •• -:.: = (X -.:d ..... (X - ::; .. ).

19

Ad esempio per 11 = 3 e ; = 1:

[ r ~l

-1-N3 -1+N3

X, -1 = (X -1) X - 2 X - 2 .

2. Consideriarno il polinomio

/(X) = ., - (2 + i))(2 + (1 + 2i)X - i. Dopo qualche tentative si vede che to) = a e quindi 1 e una radice di f. Dividendo t per X-I si trova:

reX) = (X - 1 )(X< - (1 + i)X + i). (5.5)

Risolvendo l'equazione di 2° grade

Xl - ( I OX + i = a si trovano le radici lei. Quindi _x2 - (1 + OX + i = (X - 1 )(X - i). Sostituendo nella (5.5) e raggruppando i termini uguali si trova

r(X) = eX - 1 HX - i),

5.16. Polinomi a coefficienti reali

Se r(x,) e un polinomio reale, { si puo scornporre nel prodotto di polinomi complessi di primo grado. Ouesti polinomi, tuttavia pos one non essere reali. Ad esempio X3 - 1 e prodouo di tre fattori, uno reale e due non reali. Si vede anehe, pero, che X3 - 1 = eX - 1 )(_x2 + x + 1) e i due Iauori ono reali. Vediamo dunque come S1 puo fare a scomporre un polinomio reale in prodotto di polinomi reali pii« semplici possibile.

Premettiamo alcune considerazioni sulle radici di un polinomio reale.

Teorema (sulle radici di un. polinomio reale), Sia reX) lin polinotnio reale e sia z E C una radice coniplessa di f Allora ;:: (coniugato di ::.) e (lI1COHl una radice di f Infine ::: e ~ lta 111 20 la stessa molteplic ita,

Esempi.

1. n polinomio X3 - 1 ha radici non reali:

(- 1 + tV3)12 e (- 1 - i 3)/2. Oueste due radici sono evidentemcnte una coniugata dell'altra.

2. II numero 1 + i e radice del polinomio reale X' - 4X2 + 6X - 4, come si vede facendo la verifica. Senza ulteriori calcoli, rna solo applicando il teorerna, si vede che anche 1 - i (il eoniugato dl 1 + i) e una radice del polinomio.

20

Osservazione. Il teorerna 5.16 non dice nulla se ::: e reale (in tal caso Z = :), rna e utilis imo quando ; non 10 e.

Dimostrazioue di 5.16. Se reX) = ao + alX + ... ... + a,)(" E C[X] e un polinomio, indichiamo can Til polinomio

reX) = 7i 0 + {i,X + ... + a"X"

oitenuto sostituendo ogni eoefficiente di r con it coniugato (T si chiama coniuga 0 di [). E evidente ehe si ha:

r + g = 1 + g; fg == l i:

r = t se e solo se f' E R [X]

Cio preme so dimostriarno il teorema. Sia dunque r = ao + alX + ... + allX" un polinomio reale di grade n. Per 5.14 abbiamo:

11x) = auCX - ::)'''(X - Z2)"'~' .... (X - ::,)"" . Usando le osservazioni preeedenti sui polinomic coniugato risulta:

{(X) = {(X)

-:-::-:--,-'11 mr

= a" (X -:::) ' .. "(X - Z"

- a (X -:;),,,. ·(X -::;- )"'/

- It - ...... ~.. ....r ..

Per l'unicita della scomposizione (tear. 5.14) deve aversi, ad esernpio, ::2 = : e 117 = I1ll. Di qui la conclusione,

5.17. Scomposizlone del polinomio reale di secondo grado trK) = a)(2 + bX + c

Sia D. = b2 - 4ac il discriminante eli ((X). Le soluzioni dell'equazione r(X) = a si ottengono distinguendo 3 casl,

A. Se t. > 0, Fha due radici reali distinte x == (-b ± \111)/2a. Si ha dunque:

aX1+hX c=a(X-xl)(X-xz)

con x I, Xl reali distinti.

B. Se D. = 0, r ha una sola radice reale, con moltepliclta 2 x = - bl2a. Si ha dungue:

a),."2 + bX + c = £l(X -x}2 con x reale.

C. Se 6. < 0, r non e prodotto di polinomi -""ali di primo grado. Infatti f ha due radici lmplesse, non reali, tra lora coniugate e cioe = (- b ± iV - /1)/2a, II palinomio e dunque

guale al prodotto di due polinorni non reali di rimo grado. Esso dunque non puo essere proIto di due polinorni reali di primo grade (per 1 nicita delia decornposizione).

In conclusione: un polinornio reale di secongrad a non e prodotto di due polinorni reali nrimo grade se c solo se il suo discriminante ... rreuarnente) negativo.

- .18. Teorema (scomposizionedei polinomi reali)

Sia f(A") = aD + ajX + ... + a,):,' Wl polinomio di grado II. Si ha allora fa scomposizione:

\."")=a" (X-XI )"'1 · ... ·(X -xr)rnr (X2 +b1X +

)1"1 .•.• ·(X2 + b,X + c , )ps (5.6)

[aitori SOIlO reali e quelli di secondo grado I discriminante negative (cioe non sono 4 uto di polinomi reali di primo grado). Inolc' scontpos izione e LlIl ica a meno dell'ordine

rrazione. Per iJ teorema di scomposizione polinomi cornplessi e per 5.17 si ha:

(X)=a,,(X - Xd"'l ' -(X - x.)""

'\ - ZI)(X - :1)11'1 ' {(X - "',)(X - ;:,)]P"

r "':Cr sono Ie radici reali distinte di r e

., c.. :, sono le radici non reali. D'altra I polinorni (X - =:'I)(X - :1), ecc. sana reali ndo grade e irrlducibili per 5.17. Ou indi ibito la (5.6). L'unicita discende imrne-

ente dall'unicita della decomposizione ...... a.

\lelodo pratico per decomporre i politi reali

.. conoscono le radici complesse del poliIT ale si agisce come nella dirnostrazione

1

Esempi.

1. Un polinornio reale reX) di 5~ grado ha as = 1 e per radici I, i, 1 + i, Decornporre il polinomio in Iattori primi,

Soluzione .. Per 5._16 ci sono anche Ie radici - i e 1 - i (in tutto 5 radici, quindi non ce ne sana aItre data che (ha grado 5). Si ha pertanto:

((]f.') = (X - I ){X - i)(X + i)(X - (1 + m(X - (1 - i)) = (X - 1 )(J<l + 1)(X1 - 2X + 2)

Se non si conoscono le radici si puo cercare di procedere col metodo delle radici successive (5.11). E assai irnportante, in questa caso, rlcordare che se {ha una radice camp lessa :;: ha anche F corne radice. Se z non e reale, allora si ha

r = (X - =:.)(X - :)qOt) = p(J..')q(J..J

dove p(){) e un polinornio reale di secondo grado can /1 < O. Guindi q{X) e anche reale (teorcrna di divisibilita). PUo convenire caleolare q(X) dividendo r direttamente per p (anziche per X -;: eX - : successivamente). Si procede poi con q{X) alia stesso modo

2. Consideriamo reX) = x3 - 4.K2 + 6X - 4. Il numero I + i e una radice (verifica). Guindi anche 1 - i e una radice: f e dunque divisibile per [X - (1 + i)][X - (l - i)l =;(2- 2X + 2. Facendo la divisione si trova f(X) = (),_'2 - 2X + 2)(X-2).

6. Complementi ed Esercizi

1. Scrivere nella forma a=ib il nurnero complesso: (2 - 70/(5 + 3i).

Soluzione. -11134 - 41/34 i (si molLi plica e divide per 5-3i).

Soluzione. P = i·i2 = -i, i4 = (-1)(-1) = I, i 3" = i 32 • i 3 = (1"-1)8 . (- i) ,: ...

3. Sia ::: un numero complesso. Dirnostrare che: 1;:1=1:1 .

Soluzione .. Sc z = a + ib, il suo coniugato e a - ib e quindi il modulo di entrarnbi e ...

21

4. ia ; un numero cornples '0 diver 0 da zero. Dirnosrrarc che 11/;:1= 11k: I.

S. Siano \' e \1' due numcri cornplessi, Dirnostrarc che si ha: I' + II' = 1'+ W.

6. Siano l' e \I' due numcri cornplessi. Dirnostrarc che si ha: 1'\1' = l'w.

7. criverc in Iorma trigonornetrica il nurnero omple 0;: = I + i\ 1.

Soluzione. En La osservare che ;: ha modul 2 e argomenlo reI .

8. iano ; = p(eos9 + i siriB),

;:' = p'(co 9' + i in9').

Scriv ere in f rma trigonomctrica :J: .. '.

SoJuzione. II modulo c il quoziente del rn duli e l'argomento la differenza degli argom nti, quindi ...

9. crivere in forma trigonometrica 'il numero (l + i 3)/(1 + i).

[ - J~

1 + i\

J O. Calcolare .'

1 + I

11. Trovare tutte Ie soluzioni dcll'equazione A_'tJ-l =0.

12. Disegnare nel piano cornple 0 Ie oluzioni dell'equazione xtJ - I ::= O.

13, ia ; un numer omplesso che eorrispondc ad un punto del piano eli Argand-Gauss. Dis gnare sul piano ste 0 i nurncri -.:. ~. ;:+:.

14. Si e prima in forma esponenz1ale jJ cornplc so coniugato di :: = pe,ij.

Soluzione. pe.,e.

15. Calcolure: e'n/O-i), (l-i)le·'ii.l, e·'~/e'JL~.

16. Quali dei seguenti numcri: 2, J - i,iono radi ! del polinomio {(X) = X! - .. \ - 6?

17. comporrc il polinomio ((X) = X3 - X - 6 in fauori prirni reali e comple i.

12

18. comp rre in fattori complessi c rcali il pciinomic to.') = X5 + 1.

19. TrO\ are un polinomlo real di se to grado Ie cui radici siano 010 2 e 2 i.

20. Dimostrare chc Ie radici non rcali ill un polinomio rcale ono in numero pari. Dedurne c he ogni pol i nom io reale eli grade dispari ha almeno una radice reale.

21. Si 1r0\1 il m.c.d. (rnassirno comune diviSOl') Ira i p linorni Xl - 4X e XS - X.

Soluzione. j pub pr .edere come per il m.e.d. di due numeri interi, on il mctodo dell divisioni succe isive. Si ha:

X 5 - X ~ (X 3 - 4, X)( X 2 ~ 4,) + 15 X Xl - 4 '= 15X( __:_:_ - .i.l+ o.

\ 1- 15,

ll resto ccrcato e quello preccdente al resto nullo. cioe 15K, 0 an he X. in quanto il m .. d. e definite a rneno di un fallore moltipl icat ivo non nullo eli grado O.

22. Due polinomi one primi fra di lor e il lora massirno comun divi ore e 1. i prov i che X3 - X e ..\"5 - A T 8 sono prirni Ira di loro.

23. Si dime tri che csistono due polinorni p(X) e q(>") tali che si abbia:

p(X)(X3 - X) + q().')(XS - X + 8) = 1.

S Iuzione. Si u ail auo chc i due polin mi sana primi fra eli loro (es, precedcnte). i ha, can le divisioni sucee .ive:

Xi; -x -e- = ()._"2 I )(X' - Xl T

dr ell i si ottien :

X' - x + - (X'2 1)(.\'3 - 1 = 8

ovvero:

lpl."S - X-+-) - .!.(X~ _1)(};1 - X) = 1.

J polinomi cereati on o quindi pC ") z: - (1. )(_x'2 - 1) e q(Al = 11

24. i provi che il m.e.d. di due polinorni

qualsiasi i puo tr yare n il metod delle

divisioni successive.

Soluzione. i ragiona allo Lea modo che per i numeri Inreri,

25. i provi che se r(X) e g(X) ono due polinomi qualsiasi primi Fra di l ro, esi .tono due polinorni p(X) e q( ') tali che i abbia

p(A)/t :) + q(X)g().) = I.

Soluzione. Si u i l'csercizio prccedente.

26. i scompongano in fattori irriducibili i polinomi seguenti:

X-t - 2.\"2 + 1. X3 -X. X3 - 1.

27. na Iunzione razional Ilg'! /1 > 0 cornplesa i dice eleinentare in ognuno dei casi segucnti:

• g ha grade I e (e costante.

• e un polinornio.

Una Iunzionc razionale f/gll 11 > 0 rcale SI JL~ elententare reale in ognuno de i ca 1 se_ end:

• g ha grado I e fe co tante,

• !! ha grade 2 c discriminante negative ed r grt d 001,

• c un polinomio.

i stabilisca quali Ira le reguenti funzioni o elementari (reali 0 cornplesse):

luzione. La prima e ernpre elerncntare, la nda non 10 C, la terza ' elementare reale

_ . • pend a che vale iJ eguente teorcma:

rn [u nz iorie raziona le cornplessn i:! sornin modo unico) di funzioni razionall eleri cornple: se:

ni lunzione razionale reale e amma (in unico) di [unzioni razi nali elem mari

I I compongano in mme di Iunzicni

nab elernentari le funzioni:

x~ - X ... 1

2X~ +X-l

oluzione, Cerchiarno di .criv re

( ~-X+l)IXC.\"2+X+l) = aIX+(bX+c)/{ '~-;-X+l), cia cui eliminando i denuminatori s i ot t i e n e:

J\~-XTI=«(I+b)XC ... ({/+c)X a.

Risulta: {/ = I, b = 0, c = -2 eo questa decempo i zione e reale perche il polinom io X~+ '+ L non ha radici reali.

In campo compless invecc oc orre cercare ... La e onda funzione ha invc e la seguente d compo izione reale:

2X-i + X -I I 2 I 3X -1

=--+---

X'(X~ -;-X+I) X X2 XI.\'2 +X ... 1

29. Definizlone. n insiernc K -i chiama campo e in e so sana definite (c me per i reali e j complessi) due operazioni, rio due funzioni K x K ~ K. La prima, detta sornma, si indica comunernente can i l irnbolo "+"; essa ha le

eguemi proprieta:

s 1. a + b = h + a per ogni coppia eli elerneru i nel campo (proprieta commutativa);

2. a ~ (b + c) = (a + b) + c per ogn i lema di dementi nel campo (proprieta assn iativa):

3. e iste un elernento nel camp, denotato OK, o anche 10 O. tale che 0 ... a = a - 0 per ogni elemen to a nel camp ; tale elemento i chiama "zero" del campo;

54. per ogni a nel campo esiste un elemento a' tale che si abbia a + a , = a' + a = 0; tale elernenlO i chiama "OPPoslO" di a e ~i denota con il .imbolo -: (I"; inoltre j crive anchc a - b anziche a ... (- b) = sornma di a can l'opposto di b.

La e nda operazione. della prodotto .. i indica comunernente s rivendo i due elernenti a c b da rnoltiplicare UJ10 dopa l'altro senza alcun

imbolo in mezzo ed ha Ie eguerni proprieta:

pl. ab = ba per ogni coppia di elementi nel campo (proprieta ccrnmutativa):

p2. aibc) = (ab)c per ogni terna di elernenti del

ampo (proprieta a ociativa):

p3. e i te un element diverse d 0 nel campo. denotato c n il simb 10 lK 0 an he solo 1. tale che 1a = {~l = a per ogni a: tale lemento si chiarna "uno" 0 "unita moltipllcariva ";

p4. per ogni a :!- a in K esiste un clemente a" in K tale ehe si abbia aa" = 1; tale elemento i

23

chiama "inverse" 0 "rccipro o" eli a e si denota can il simholo a 1 0 anche I/o; cornuncmente, anziche scrivere ab+, si scrivc alb.

lnIine srrrnrua C' prodouo sono collcgau dalla seguente propricta:

.\p I. alb - c) = (ab) (ae) per ogni terna G, b, c di clementi nel campo (proprieta di tributiva),

Le 9 proprieta elencate sono gli assiomi di campo. Ovviamentc ono verificati da R e da C. Ma ci sono anche lnsterni diver i che li veriIicano.

30. Sia F3 l'in Ierne dei nurneri 0, 1. 2; in esso definiamo la .omrna e il prodotto (divcrsi da quelli oliti) con le scguerui Labelle:

0+0=0 O+l~I+O=l 1~1:2

1-2=2~1=O

00 = 01 :: 02 = 10 '" 20 :: 0 (20 non vuol dire "venri' rna 2 per 0)

11 = 1 I 2 = 21 ') 22 = 1

Si prox i che ha tulle le proprieta di campo.

Si ottiene il campo delle cosiddeue "classi di resto modulo 3".

31. Si verifichi che una co truzione anal - ga alia precedente i puo fare a panti-e da F, = [O, I, 2, ... , P - 1) - insicrnc delle classi di resto modulo p don! p ~ LIn nurnero prime, d esempio si definira 1 (p - I) = o. 2(P - 1 ) = P - 1. ... : in generale 'i calcoleru 10 somrna ordinaria ovvero it prodotto ordinario, si dividera it risultaro per p e si con iderera come nuova omma ovvero prodotto il re 1 della divisione (eli qui: classi di resto),

32. Si prod che l'in icme 0 del nurneri razionali, can le operazioni usuali, e un campo.

33. Tl concetto eli anello

Se negli as iorni di campo eliminiarno

24

- 174 (cioe non pretendiamo che ogni elernentn non nullo abbia inverse},

- pi (cioe non chiediamo chc \ alga iu proprieta commutativa),

- p3 (doe non chiediamo che csi ta 1'1),

oueninmo gli as iomi di auello, 'n anello rI e connuutativo e nel proclotto vale 1a proprieta cornmutativa: l'anello e COIl unita e contiene l'clcmento 1.

34. i prod he Z = insiernc dcali i nteri relati\ i, con le solite operazioni. e un anello rna non e un campo.

Soluzione. 1/3 non e intero,

35. i pr vi che C[Xl = in icrne dei polinomi a coelficienti complessi con le operazioni u ... uali c un anello rna non un campo.

Soluzi ne. 1,"\ non e un polinomio.

36. [/ concetta di gruppo

e cons idcriamo sohanto gli asviomi 52-54, eliminando tuui gli altri, resta definito il "gruppo",

Avendo il gruppo una sola operazionc, non e Inusual he ve nga ch iamata "produtt o" t' dcnou ta Lome un prodotto (un puntino Ira due elernerni 0 anche nessun segn ). anziche una

ornrna. e per caso vale anche l'assi rna 1, il gruppo i dira COl11111l11alil'O (0 aheliano , dal nome del rnarcmarico Abel),

37. in 0" I'in sieme dei numeri ruz ionuli non nulli. In esso e definita una operazione, il prodouo. i provi che tale opcrazione s ddi sfa csauumente gli assiorni 51-sol. cioe i ha un gruppo abeliano.

Soluzione. ab = ba per ogni coppia di nurncri I a = a I = a per ogni a

{ab)c = atbc) per ogni tema di nurneri

.se a;o!:O, ci oe c s c in Q*, allora es is te I 'i mer-so lr' di a.

Capitola II

Spazi vettoriali e sottospazi

Questa capitolo conliene le prime definizioni ondarnentali riguardanti l'Algebra Liueare. Queto settore della Maternatica nasce per astrazione a varie situazioni concrete della Matematica e

della Fisica, prima tra tune la nozione di vettore e

operasioni che si effettumw COil i vettori stessi. 1 tratta ill un argomento Iorternente teorico, che a pcro una quantita sorprendente eli applicazioi (ad esernpio: sistemi ill equazioni lineari, sisteri di equazioni differenziali, analisi funzionale

, che a lora volta pcrmeuono eli risolvere molti -oblemi concreti),

i comincia con la elefinizione eli spazio vezdale su un campo K, che viene introdotta trattamente e illustrata con esempi, Si passa I a descrivere una famiglia notevole eli span

ettoriali e doe gli spazi vettoriali numerici K", 'f" passare poi ad un'altra nozione fondamenale per tutta la matematica, cloe quella di 1 trice. In questo capitulo Ie matrici servono 10 per dare ulteriori significativi esernpi di azi veuoriali, rna verranno pcsantcmente utiizzatc in seguito per sviluppare la teoria.

ll capitolo prosegue con la nozione di sotto::;io di uno spazio vettoriale dato e con le mportanti operazioni di sam ma e somnta treua di sottospazi. Si conclude con ulteriori nforrnazioni sulle matrici e cioe la nozione eli

arrice simnietrica e quella eli prodotto righe per I nne tra due matrici. Anche questi concerti u vengo no usati solo per illustrare degl i 'llPi. rna sono fondamentali nel seguito del 1'0.

I. II concetto di spazio vettoriale

La nozione di spazio vettoriale nasce come trazione da varie situazioni particolari. Un

importante punlo di partenza, da cui viene anche gran parte della nomenclatura, e dato dallo studio dei veuori del piano e dello spazio usati in Fisica e Geometria. Come e noto, per tali veuori sono definite alcune operazioni, tra cui quella eli sonuua c quella eli prodotto di WI vettore per W! 11 untero , che ver ificano alcune natura1i regole di calcolo. Come vedremo in seguito, vi sono altri tipi eli oggeLti per cui sono definite opcrazioni della stesso tipo, che verificano le stcsse regale di caleolo. Oueste osservazioni portano in modo naturale a dare la definizione astratta di spazio vettoriale.

1.1. Operazioni di sommae prodotto in alcuni insiemi

1. Si e visto nel Capitola I che dati due vettori del piano S1 puo costruire un alrro vettore che e la somma del vettori dati.

Risulta anche che, dati un numero reale e un vettore, si puo costruire un altro vettore, che e il prodotto del numero per il vettore dato.

Entrambe queste operazioni - somma di due vettori e prodotto eli un numero per un vettore - rispettano alcune proprieta e relative regole chc sono state esposte nel Capitolo I. quali ad esempio: la proprieta associativa della sornrna, l'csistenza del vel lore nullo. l'esistenza del veuore opposto, le due pro prieta distributive, ecc,

In def'initiva nel l'i nsi eme del vet to ri del piano sana verificate le seguenti proprieta:

A. C'e un'operazione -la sornrna - che a due vettori fa corrispondere un altro vettore hen determinate.

B. C'c un'operazione - il prodotto PCI- un num - 1'0 - che ad un numero reale e ad un \ II re f; corrispondere un ben determinaro vert re

C. Le due operaxioni avvengono rispettando ben precise regole.

Oueste tre carattcristiche sono v eriflcate anche in ahre situazioni,

2, Si e visto chc i vettori del piano si possono indix iduare mediante coppie di nurneri reali (le co rnpon enti),

lnohre i "CLIOl; v di component! (1'1, t'!) e w di cornponcnti (1I'1, 1\'1) hanno come sornrna iI vettore v ~ w di compcnenti (1'1 ..L 11'[,1'2 - 11'2).

Perianto t= naturale considerare l'opcrazione cos} clefinita:

come una sonuna tra coppie.

Analogamente, sc AE R, il vettore AV (prodotto del numero rcale A per il vertore) hu componenti (Al'l, AI'~).

Ouindi e naturale dcfinire un prodouo di un nurnern realc A per una coppia:

Le due operazionicost introdotte nell'insicme delle coppie di numeri reali godono delle proprieta della sornma e del prodouo definiti per i vettori: associativa, cornrnu tat iva, distriburiva, ccc, ".

3, Consideriarno l'insierne di tutte le tunzioni di uno. variabilc reale a valori reali definite su tutto R. Come si e visto nel corso di Analisi ha senso definite la sornrna di due furrzioni, c it prodotto di un numero per una funzione. Anchc in questo caso siarno in presen .. za di un insicme dotato di operazioni. che rispetiano le stesse regale di calcolo viste nei casi preccdenti, Analoga situazione si trova considerando Ie Iunsioni continue a quelle dcrivabili, Approfondirerno questi esernpi nel scguito (vedi 1.7),

1.2. La definizione di spatia vettoriale

Fissiamo un campo numerico K, ad csempia K =: R (campo dei nurneri reali) , 0 K = C (campo dci numeri cornplcssi), oK=: Q (campo dei nurneri razionali),

Sia poi V un insicrne. Diciarno che Ve un Kspazio vettoriale se:

A, E data in \' unoperazione so III ina , che ad

ogni coppia tv, \1') di elernerui di V associa un unieo elemen to d i 1', denote [0 con \' ... 1\'.

6. E. data un'operazione prodotto per elemeiu! di K (della anche prodotto estenio), che ad ogni coppia (n, I') con a EKe" E V [~I corrispondcre un unico elernenro di l', dcnotato can (I I',

C. Le due ope razion i vcrificano lc seguent i regolc:

Diamo ora alcuni escmpi di spazi veuoriali, Nc vedrcrno rnolti alrri net seguito del capitolo.

Esempi.

1. (Lo spazlo vettoiiale dei vettori nrdinari del piano). Sia K = R L' ~ia t';! l'insieme dei vcttori del piano applicati nel punto O. Definiarno in \'2 I'usuale somrna tra veuori (quella data dalla rcgola del purallelograrnma) t' l'usuale prodorto di un numero per un \ ettore. Si dirnostru pCI' via geornetrica chc queste operazioni verificnno le ouo propricta, e quindi "2 C un R- spazio veuoriale (vedi Capit 101).

.; (La spazio vettoriale dei vettori ordinari dello

pazlo). Sia K '" R e ... ia \'; I'insierne dei veuori delle spazio applicari nel PUnlO O. Anche per que ti vettori si defini cono per Yin geometrica lc opcrazioni d i somrna e prodotto per u n

1I11Cro e si dimo tra che ill tal modo si otticnc l n R- pazio vettoriale Csi veda il Capitolo I del \ ilume 2 per i dcrtagli geometrici).

I C come spazio vettotiale .HI R). Sia K = R e .J r = C. Con idcri arno Ie due opcrazioni turali (cfr, ap, I)

ib) + (c - I'd) = (a + c) + i(b - el) (a. b, c, d E R) I.(a + ib) '" )'" + i('l.11) (a + ib E C, A E R).

Daile proprieta dei numeri complessi segue h Ie otto proprieta ono vcrificate e quindi C 1 R-spazio \ et torinlc rispetto alle operazioni

(Lv spaao vettoriale nullo). Sia K un campo uz lvia i e sin V un in ... ierne co tituiro da un Ie clemente. che denotiamo can 0 (in sirnho\ = (0]). Definiarno:

0+ 0 = 0, a . 0 = 0 per ogni a E K.

E immediato v rificare che con queste opei ini t: ~ un K- pazio vettoriale. E so. i chia- 1 azio vettoriale nulla.

Eseinpio di operatioui che 11011 definiscono spazio vettoriale). ia K = R e ia V = C. ideriarno lc due operazioni

(0 + ib) + (c + id) = (a c) + i(b + tI) (a, b. c, d E R) (cl e la sornma u uale) (0 T ib) = An + ib (0 ib E C, I. E R).

n queste operazioni C 11011 e un Rvspazfo t ialc. in quanto la proprieta D 1 non e veria, i ha infatti, ad esernpio:

(2 + 3) . (1 + i) = - . (I + i) = 5 I,

2 . (I + i) + 3 . (1 + i) = 2 + i - 3 i = 5 + 2; e quindi

(2---3J·(1 +i);t:2·(1 +i)+3·(1 i).

i noti che tulle lc altrc sette proprieta sono verificate.

Nomenclatura. e l' e un K- pazio vettoriale gli dementi di I i chiamano comunernente veuori (chiarnererno im ece vettori ordiuari que! Li della Geometria e della Fisica). In particolare l'elememo nell tro rio peu o alla sommu h cd i Proprieta 52) si chiarna anchc vettore nullo,

Osservazione 1. Uno spc /.io vettoriale 11011 e lII(1i vuoto . Infatti pel' In propricta 52 conticne sernpre almeno un elernento neutro.

Ossetvazione 2. E opportune rilevare chc nella definizione di spazio vettoriale appen data vi sono degli abusi eli uotazione, Infat t i si ono denotate con 10 stc-so sirnbolo "+" Ie operazioni di ornrna tra dementi di K e di somma tra elernenti di \'. Trartando i di operazioni diverse bisogncrebbc usare sirnboli diver: i. Tuttavia l'abuso non rca conlusione e alleggcri ce notevolmerue l'espo izione.

Osservaiione 1. nn 1a nomenclatura introdotta nel Capitolo L lc proprieta della somma S I, .. , -' ... i possono slmerizzare dicendo chc r e un gmplw abellano rispeuo • lla somrna. Quindi uno spavio \ ettoriale e un gruppo abeliano con una ultcriorc operaLiane "estema", ciue it prod otto per un nurncro.

Osservazione -l. La. definizionc ill Kvspazio vetroriale ha .enso an he se K e un campo qualslas i (non nece ariameruc R 0 I, vedi Capitolo I.

Descriviamo ora un Iondamentalc csernpio di spazio veuorialc, che sara indispensabile PCl i ucce sivi sviluppi dell'intera teoria,

t .3. La spazio vettoriale K"

ia K un camp e si II ~ 1 un intero. Denouamo con K l'insierne ill tutte Ie uccessi ni ordinate di " dementi di K (anche ripetuti). Tali successioni si chiarnano anche rr-uple (leggere "ennc uple") e si Indicano can (Xl, ...• XII),

27

(a I, ... , a). c . 1 numeri che co .titulscon una »-upla si chiarnano com/wile/IIi della 11-upla.

Lc n-uplc si chiamano coppie se 1/ = 2, teme sc /I '" 3, ccc,

Se 11 = I K" si identifica con K.

Esempio.

R2 l'in ieme di tuttc lc coppie di nurneri reali, C' e l'in icme di tutc lc terne di numeri 001- ples ... i. d escmpirc Llc l j e R:!,(2, 1-;.3;)e C3.

ATIEl Z10J E, Le u-uple sosvs ordinate. Ouindi ade·empio(1.2.3)'F'(2,1,3).

Dcfiniamo In omma di due II-uplc can lu [ormula seguente:

(xJ' .... XII) \\'1 ..... v,.j = (x, _L \', ..... X,,'" y.) (si sornmano It! ornponenti di po to corri p Ddentc),

Definiamo poi il prodotto del nurnero a E K

per In n-upla (.\:1 , x,,) cost:

(1(.\ I, :r,,) = (a_'I •.... ax'!)

(51 multiplica cia cuna cornponcnte per rr), Ad escmpio in C si ha:

(1, i, O. i ~ I) (2, I-i. I, - 1) = ( , 1, 1. i) ;(2, i, I. - i) = (2i. - I, i. 1).

In que. to modo abbiarno definite un'op razione omrna nell'insierne K' , e un'eperazione prodouo tra elernenti di Ked elementi di K I, Rispctto a questc operazioni K e uno spazio vcuoriale SlJ K; cia vuol dire che le due operazioni verificano le alto proprieta richiestc, \'erifichiamone alcunc (lc altre i verificano In m )~ do analogo).

Veri{ica della proprieta 82. E iste un elerneruo II E K" talc che v + 1/ :0 r per ogni x E K".

Cerch iamo di scoprire come devc cssere Iauo II. Poniamor :0 (x 1, .... \ .. ), II :0 (Ill, ... , 1/ .). Deve risultare .x + /I = X e quindi:

(.rio ... , .r"l + (HI •. ,., lin) == (X" .. ,' X,,).

Per d finizione di sornma si ha (XI, .... tJl) ... (HI •...• II ) = (x, + 1/). .••• X + II ) e quindi. rr .. ttundosi di n-uple ordinate. risulta:

.\ I + II, = Xl, .•• , x" + Ilu = 1:"

da cui segue til = 0, ... , II" = 0.0 :-.ia II = (0, ... ,0). Riprova:

28

(x" ... ,x,,) (0, .... 0) = (XI •.... x .. ).

In conclusionc csi te un elerncn to neutro rispct.to alia somrna, cioe (0 ... ,' 0), La 2 l' quindi verificata,

Ve,-i[ica della. proprieia 3. Dobbiamn prot are che, data la II-llpla \" = (_\ J ••••• x, ) e KI!, e istc una »-uplr Y = l\'I' ···.YII} tale che

,r .' = (XI T ."1 ....• XII + .",,) = (0 •..• 0).

E sufficientc prendere

."1 = - XI,.' ~ = - x~, ... , -"" == - ,tIP'

Verifica della proprieta D2. Siano dati A eKe x", (x" ... , \,,),,' -l' I, "', \,,). Cal oliamo A(.\. + v ):

1.(.1.' + y) = ).«(x" ..... \n) -l\'I, .... y,,» = =1..(.\'+.'"1 ....• .1.'., y)=

= (per definizi ne di prodotto) ==

= (/,(.\'J - ."1). , I.(.t •... -",,» =

= (J, .. \ I 1")'1, ;trll ... J...y,,) ==

= (lSI, ,). ru)'" (J...YT, ••.• Ay,,) =

= ),,(XI , x,,) - },,(VI, .. " .r .. ) = I,X - i-':.\',

COil venzio lie. 1 el eguito 01 sirnbolo Kit imenderemo sernpre il K-\pa~io vettoriale K con le operazioni definite prima (e non :010 l'illsiel1U! delle IH.lpk).

Osservazione. K: si pub considerate come una generaIizzazione dell'im icrne dei veuori della vpazio; gli elernenti di K" i po ... ono riguardare, inlattl, orne '\'eUOl'i a II cornponcnu". Questa gcncralizzazione non C astratta. rna ha van applicazioni anche prurichc, Rendiamoci como di cia can un semplice esempio Iisico,

Per individuare In posizione di un punto che si muove 111;'110 spaz io (p. es, un aeroplane) occorre dart' le rre coordinate spaziali (p, e.., latitudine, longitudinc e quntu) e I'istante in cui il punta assume deLLe coordinate. Ad esempio: l'aereo A -;i trova a 30"

I.JI nord. 45 long. est. 10.000 metri ill quota, aile 03.00 ora eli Greenwich del 1.10.1973.

Quindi la posiz.ione eli un pUDlO chc ... i muove nello spazio e individuate da una quaierna eli nurneri (1:, I'. ::. t) (dove .r, v, ~ sono le coordinate ... paziuli e t ~ il tempo orario}, cioe da lin ''\ enure a quatuo

ornponenri" .

n'altra classe interes ante di span vettoriali tituita d. gli spazi vettoriali di rnatrici, che 'IS ono considerarsi come naturale generalizzaone dei precederni. Cominciamo col dare la deliniziorre di matrice, ricordando he i tratta di u,o dei conceui pill utili in tuua la matemarica.

.4. La definizioue di matrice

In 1.3 abhiamo intr doli gli pan vettoriali i cui element] sono lc iz-uple di numeri in K. , upponiarno di averc pill di una u-upla. ad mpio (con II = 4):

\'1 = (-l, 0.2, - ") 1'2 = (I, 2,-5, 7) \'3 = (If). 7. -\,0),

Un; rappresentazione compaua delle 3 quae si oui ne mediante I. segucnte tabella:

=(.~

10

2 -5

-I

o 2 7

rmata da tre linec orizzontali, ciascuna delle Ii conticne. allineate ed in ordine, le componti dci tre vettori \' r, "2, ,. ,: nella prima riga ci le componenti di "], nella' conda le cornn nu di \'2, nella terza di \',.

tabella pub esscre "lctta" .. nchc come un rer'ic di quartro colonne \ crtica li:

c crnpio nella prima colonna ci son ,in me, lc prime cornponenti di 1'1, \'2. l'" nella

n a lc xeconde cornponenti e cost via.

n: tabella come la prececlente si chiama e C JI/ 3 righe e .J. colonue su K.

1 puo irn mag inare di introdurt-e in una

tabella III \ ettori I'). \'~, .... I' , di K", in modo ch le cornponerui di \') formino In prima riga ecc. Per evitare confusionc occorrera dare due indici ad ogni componcnte, riel modo scguerue:

Pertanto: 1c componenti di ", hanno prirno indlce 1 e secondo indice variabilc da I a 1/, le componenti di I', primo indice 2 e sccondo indice variabile da 1 a II. eel', Ad escrnpio (/4'; vuol dire che l'clemcnto e la quinta cornpuncnte di "4.

a tabella diventera:

ar"

a""

L'e1emenlo (Ii; \ iene po. to all'incrocio Ira In i-e ima riga e la j-esima col nna.

Definizlone (d; matrice}, Lna rnutric e a coelficienti in K e una tabella rertangolare del lipo:

a~r A=

dove all, a " ... , a E K.

Ogn i lettera che compare in ,\ ha due indici:

II appartiene alla riga i-csima c ulla colonna jcsirna.

Una matrice can III righe cd " colo nne (come A qui sopra) si chiarna matri 111 x II a coeffi ienti in K.

na man-ice i put anche indicate nci modi seguenu:

(a" h!:,,,,,,, l.~i~lr

o anche

19

(a,d

quando III ed It siano chiari dal coruesto,

Le righe di una rnatrice III 11 po ono es ere inie e orne elementi di K", ie colonne elernenti di K"'.

La matrice A si dice quadrata se fII ;: 11, doe il numero delle righe eguaglia queilo delle olonne. cAe quadrata gli dementi del tipo ll;; formano la diagonnle eli 4.,

. [I

sempr,

I. La rnarrice A '= ~

ha i coefficient! reali, ha tre righe e due DIonne. Guindi A e R3.2. Pciche R c C, possiamo anche dire che J E C'..!. A non e quadrata.

o

1+ i J

\ 2 - i

appart iene a c~ 3, cioe B ha i coefficienn complessi, ha clue righe e tre colonne. B non e quodrata. Inoltre BE R2.3.

3. Kl.J coin ide COD K.

5. La rnatrice C = U ~ 1

e quadrata: C E K~·2 (K = R a C). Gli elcrnerui I e 3 formano Ia diagonalc.

1.5. Lo spazlo vettoriale KI1I, .. delle matrici 111 x n.

Fissiamo un campo K e denotiamo on K"', l'in ierne delle matrici 117 x 17 a coefficienti in K. Vogliarno far vedere che K'n." e un K-spa7Jo vettoriale ri petto a due operazioni malta naturali,

Samma di clue matrici

iano A - (a,i), B = (b,l) due rnatrici III x n a coefficienti in K

Chiamiamo sornrna di A e B la rnatrice

cioe:

.'0

[~;: ... ~.. .. .. :::J-,- [~: ..... ;: .:. ~. jt

CI.". (/.".:! ... a.'1n J~ I ~ .•• b"",

Esempi. L j ha:

(3 4) [) 2 J [4 6J

11+07=1.

o 2 -1 0 -1 2

2.

r I ~l + (1 2)

lO 2 0 7

HOIl ha senso perche le due rnatrici non hanno 10 ste so numero di Tighe.

Prodotto di una tnatri e per un numero Sia A EKe siaA '= (a,,) e K"'''. Chiamiamo pr douo di A pel A la marrice

)...,4 = (1,[1, ) E m,l

Cib significa:

(}..t1I1

).all

-1 .. · .. ·· .

........................

sempio.

3 1 o

3 J 2

21 7 14

~7].

-7

Teorema. Km II e 1111 K-S1Ja:::;io vettoriale nspetio aile up rarioni precedenti.

Oucsto vuol dire chc Ia sornma di rnatrici e

il prodouo di una rnatrice per un nurnero sodeli [ana alle otto proprieta degli ·pa.d vettoriali ( J .2). Vcr i fie hiamone alcune (I cal L rc sana lasciatc al leuore per esercizio),

lel'ifica di 2. La rnatrice nulla Ok. e cosl defimta:

o 0 0

o 0

a

a 0 a

0 ... n.,=

a., :;= 0 "di, j.

i ha videnternente:

raIl +0 ,,= 1121 + 0

al.,]

,.. = (a,)).

Q,,,"

Veri/lea di DI. Si ha:

... ] =

...

I [~I.: ... ~:.' .... ~.I:I. ~l (~~.~.~~~.I"""·:::·"·~~·~··~:~:.'·l

((I ... J J ;=

••• ~ ••••••• ~ ••• 4 • • • •••••••••••••••••••••••••••••• ~ ••

a"" ... a~,,,,) (a+h)a,,, •... (a ~b)a"",

per delinizione. Ma S1 ha anche: (a + b) all == aa II ba II.

(a + b)a21 = aa21 + ba21, e e.

Quindi con lacili calcoli risulta

(a + b)

a.nl . •. a"",

Q,,,,,

=a

+h

1.6. Lo spazio vettoriale dei polinomi

Nel Capitola I abbiarno introdouo l'insierne K[:kl del polinomi a cccfflclenti in K = C oppure K = R e abhiarno anche visto come si eseguono

-la omma { ... g di due polinomi;

- il prodotto al di un po linomio f per un

numeroa E K.

L'in sierne K[.l1. li pen a tall operazion i, c un K-spazio vettorialc. La verifica delle 8 proprieta e lasciata al leuore. Osserviarno solo che OKl.\1 e il polinomio avente tutti j coefficienti nulli.

1.7. Spazi vettoriali di [unzioni

Ouesti spazi vettori .. li sana fondarnentali in Anali -j '\latemariea ed Analisi Funzlonale. L studente avra modo di uudiarll nei corsi suecessivi,

Sin 'FU) l'insieme di tuttc Ie funzioni a valori reali definite sull'intervallo I!:: R (0 anchc su un insieme 1 qualsiasi).

La somma t» g di du funzioni e il prodouo )ldiAE Re(E '.F(T) i definiscono corne segue:

(j'-g)(x)=/tx) u(.r) O-f)(x) ::: A . ttr)

per ognix E 1 per ogni x E T.

Ri peuo alle operazioni appena definite 'F(I) e uno spazro vettorialc su R. Verifichiarno ad e empio la proprieta 2 ed S3 (per le altre precede in modo analogo):

Verifica di S2. Sia II e :rU) la funzione definite COS1:

ll(X) = 0 per ogni x E I.

Se f E :rU) ex E I ri .ulta:

(ll + t)(x) == II(X) + Itx) per la definizlone di sornrna tra due Iunzioni

= 0 + J(.\) == {(x).

Quindi (ll + J)(x) = ((x) per ogni x E 1; db vuol dire chc 1I + r = r t' quindi II e un clernen to neutro di 7(1).

per la definizione di II

Verifica di 83. Data I e :rU) s ia g E 'FU) la funzionc co 1 definite:

g(x) :: -ut\)] per ogni .r E :JU),

i ha allora, pel ognir E Y'(J):

((I g)(x) = Itx) + g(x)

per la dcflnixione di somrna t ra due funzioni

= ftx) + H/tx)]) per la de inizionc di g = 0,

Quindi ({ T g)(d = 0 per ogni r E I; do vuol dire che J + g coincide can l'elernento neutro II trovato prima e quindi 1'h;). per opposto g,

L8. II concetto di K-algebra

e un an 110 A ( he per sernplicitc supporrerno c rnrnutat ivo on unital i: coruemporaneamenre uno spazio vertoriale uI campo K c 'it' inolrre 'il ha: a(.n) - (ax).' = x(ay) pl'l ogni a nel cam pu e ogni coppia di clernenti .r, v ncll'ancllo, allorn diciarno che A c una K-algebra,

Ad csernpio K[X] 1,,' una K-algcbl'a, perche e un anello (Ia mnltipllcaz ione tli polinorni e dcfinita). rna e anche uno spazio vettoriale su K Si badi chc in-, e c K.[ \:] = spazio vettoriale del polinomi di grade S r non e un'algebra sui campo base K perche non e un ancllo. ri p tto alla rnoh ipllcnziono ordinaria di polinomi; in effcui il prodono Ji due polinorni dl grudo s r puo averc grade r e quindi non appartenere all'in ... lerne stesso

Gsservasione. Vedrerno. nel paragrafo 6.6 un esempio notevole di algebi a, l'algebra delle rnatrici.

2. Alcune propr'ieta elementari d gli spazi vettoriali

St.abi li amo qui le prime prcpt ieta d egl i

spazi \ cttoriali che ~i possonn dedurre formalmente dalla definiz ione di spazio \ eltoriale, senza fare ri erirnento ad uno spazio vettoriale specili 0,

U Jetton: notera he tutte quest propriera sono hanalmente verificate in tutti gli pazi \ ettoriali vist! precederuerncnte. na t rattazionc genera le orne quella che proponiamo ha pero il \ antaggio di appl icars i a tutti gli spazi vettoriali, non solo n quelli che i ono gia vi ti,

32

2.1. tia t· WI K-spa::io vettoriale. Allora ill \. c'e WI solo vettore I2LLllo.

Ditnos I razio I te. Se II ell' sono due vertori nulli, si ha: Ii + /I' = /I pcrche 1/' e Lin vettore !1 ullo e It - u" = II'perc-he 112 un vettore nulle..' e eguc u=II',

Notazione. L'unico vertore nullo si indica on il simbolo 0, (a semplicementc con 0 quando \' c chiaro dal contest ),

2.2. in I' lIIl K-spa:io vettoriale e sia v E I:

Allora esiste !III solo OPPOSIO di I'.

Dintostrazione. Siano \" e I'U due oppo t i di I' Si ha allora:

e quindi, in particolarc 1'+1" = 1'+1''',

Sam mando ai due rnernbri 1" si ott iene:

I"~ - (I' + 1'1: I" ... (I' ~ I''') e, per ia proprieta u!>"ociativa, (1" + 1') + V' = (,,' + I') + I''', Mtl 1" + I' - 0" c quindi ri: lI11a I"~ = \ ".

Notazione. Lunico opposto di l' si indica c nil sirnbol -\',

La ornma II' - (-v) si chiarna anchc differt!llza [ra \I' C \' e ... i scrive: \1' - I',

2.3. Teorema (annullamento del prodotto)

Siano Villi K-spa:io veuoriale, a 1111 elemeuto di K I' WI eleinento di l~ Allora ai' i! if vettore nullo se e solo se a = 01.. OpPWI! \' = 0, '

Ouesto teor rna vuol dire rrc co e:

a) OF.;I' = 01 per ogni I' E I

b) aO, = 0, per ogni \' E K

c) e (I *" 0 e \' *" 0, ~i ha at' ;:t a"

Dimostrazioue di a), Poiche Ok T Ok - Ok si ha (per la J ,. proprieta di tributiva):

Ok!' = (Ok + Ok)" = Okl' -r- Ok!', Sommando ad ambo i mcrnbri il vcuore - (Okl') i dedu ': 0 .. ,, = 01"

Dimostrazioue di b). Poiche 01 - 0\ = 0\ ha

(per la 2" proprieta distributiva):

aOl = a(O, O{ ) = aD, + aOI .

om mando ad ambo i rnernbri 11 \ errore - (n 0\) .j trova aO\ ~ 0\ .

Dintostrazione di c). e {/ :f; 0 esistc a-I E K talc he a I" = I (questa e una delle proprictn dei campi). i ha allora:

0.1((1\')

= ((l-Ia)\' = It·

per In propricta P 1

per la definizione eli a-I per la propriera P2

per ipotesi.

= I'

;1!:Q

Ouindi non pub e ere ai' = 0 per la b).

2.4. Teorema (opposto tiel vettore at')

Siano V Lin K-spa:io veuoriale, a E K. \' E V. 'i 11(1 allora:

i) - (m') = (-a}l' ii) -(OI')=lI(-\') iii) - I' = (- 1 lv.

In altri termini: per ouenere l'opposto di all )<1 In rnnlriplicare \' p r -0 oppure a per -1'. er uencre l'opposto di I' ba ta rnolriplicare I' per-I.

Dintostrazione. Per definizicne l'opposto di lin veuorc 1\' e que! vettore che .ommato a 1\' db il \ unre nullo. Ouindi la i) tiel teorerna \ uol (lire:

I a x ornrna di a1' e (-a)1' da il vcuore nullo. Fac.. 11110 la verifica:

(-a)l' = [a + (-alll' p r la 1 a pr prielll disrributiva

= Utly per la definizione di -(/

per il teorerna 2.3,

Quindi (--a)\' e l'oppo to di avo In sirnboli: -(aI') = (-a)l', cioc Ia i).

Ponendo a = 1 nella j} . i trova: -\' = -( 1 I ) = -1)1-, ioc la iii). ( i noti he abbiamo uxato l'uguaglianza I' = l v, i c la Pl della dcfinizionc ).

La dirnostrazionc della ii) e analog-a a quells di I) ed e lasciata al leuore.

2.5. Con idera zioni sulla OI1lt1lQ di pili vettori

Da II a propriera associat h a ri sulta c h e rIC r somrnare tre 0 piu vettori di uno spazio vettoriale 1 i \ -ettori tla soinmare si POSSOIlO mggmppare ill modo aibitrario. Ad e-, rnpio per sornmarc XI. \'2. x~. v, si pub fare: (\ I + x~) + (.\"3 -_\

oppure (\1 \'1 T X3) - x~ ec .

Que ta regula. pur e.'. endo molto Intuitiva, C non ba nalc du dirnostrare. Nc omeLtiamo qu.indi la dirnostrazione.

3. Sottospazi

Sia I' un spazio veuorialc ul campo K. Tra i sottoin ierni di I' ne esistono alcuni che "ereditano" do. l' una struttura di spazio vettoriale. Ou es ti sottoinsiemi sana parttcolarmente importanti (come vedrerno in seguito) e si chiaOlano sottaspa;».

In que to paragrafo pre isercrno rigoro amente il concetto di sottospazio c darerno alcuni e ernpi di souospazi. Altri c. ernpi si possono trovare negli cscrcizi,

3.1. Definizione (di sotto tpazio}

Sia \. un K-::.pazio vcttoriale. n souospazio di \' e un ... oLloinsieme \\ di \' che e uno spazio vettorialc rispeuo alle operuzioni definite su IT e ristreue a \ L'.

Si vedc che condizione n cessaria e sulliciente affinche \ I' ria sotro pazio di l' c che :.i abhia:

In eft-cui. se valgono a), b), c). allora in Ir sono definit i una sornma (esauarnentc quella di \') e un prodouo per elcmenti di (quello di V) e risperto a tall operazioni valgono lc proprieta degli spazi vcrtoriali (perchc valgono in \<1-

Ad esernpio, se 11'1, \1'2. 1\'1 sonoetcrnenti di II', si ha:

33

(\\'1 \I'~) + II'l = \\', + (11'2 + 11'3)

pet che la 01111113 i alcola con le regole valide in \ r e quindi Ie pareruesi si possono spostare a piacere.

Se viccversa l' e un sottospazio, allora W e uno spazio vcuoriale rispetto alle operazioni definite in 1 e quindi a). b). c) dev no val re.

i noli che un souospazio H', per c), 11011 e mai ,'lIOiO.

3.2. Un otto pazio di R2

Con. ... ideriamo l'in Ierne H' delle coppie (\:, v) E R2 verilicanti la relazione: 2x - y = O. In sirnboli

w = [(x,y) E R212x -_" '= OJ,

U e un ouosp zio di R2. Cio vuol dire h U' verifica le ondizioni a), b), c). Infatti:

-l'l!ri{1ca della conditione a). i tratta di far vedere chc x P, II' E W unche I' + \I' E n:

Pouiamo t' = (x, y). II' =: (x', v '). Poiche I', 1\' E W si ha:

2.x - y = 0; 2x' - \,' = O.

La sornrna I' + 1\' e (x + x',.\ + y'). o: titucndo nell'equazione j ha

1(x + x') -(\' + v ') = (2, - v) + (2\' - v I =

. - -

= 0 + 0 = 0,

Ouindi " - 1\' E W

- leri{ica della proprieta b). Si tratra di far vedcre che ell ERe I' E H', anche at· E \1', Poniarno II = (.\,y), con 2\' - Y = O. ostituendo It: cornponent i di al = (a.x, ay) nell' quazione si trova

lax - ay = a(2\ - Y) = (I ·0 = O.

Ouindi anche (1\' E II'.

- Feri(ica dt c). OR = (0, 0) e 2 ·0 - 0 = 0, quindi OR- E l ',

Conclusioue. Abbiarn visto che 11' vcrifi a le condizioni a), b), c). Guindi \\ e un s otto spazio di R~.

3...j.

3.3. Alcuni sottoinsiemi di R2 clte not} OltO ottospazi

- II souoinsiemc 11' = [Lr, yl E R1 r - y = 1 J non e un souospazio di R2, infatti (0, 0) Il II" e quindi la proprieta (c) non e vcrilicata.

- II sottoinsierne II' = [(.t, v) E R~ I x un intero reiativo] non e un sotto pazio. Inlatti (1.0) E 11, rnentre (1'2)( I, 0) = (12. 0) e H, in quanta 1/2 non e LIn intero, Guindi la proprieta b) non C verificat •. (Si noti, tuuavia. che le proprieta a) e ) ono verificate).

3,4. I sottospazl banali

i verifi a fa ilrnerue che sc I e uno pazio veu rlaie su K, 1 uess e un ttospazio di V. nche il ottoin icme di \. c iiruito dal '>010 vertore nullo e un sottospazio di V (deuo sottospazi null ).

Oue ti due 'otto pa zi sono chiarnati 501/0- ~pa:i banali.

3.5. Altri e empi di ottospazi

I) Sia 1\' l'insieme delle Iunzioni reali continue definite nell'intervallo [a, b J. Allum 11' e un souo pazio dello spazio V di tuue lc Iunzioni reali definit in [a, b]. Gcneralmente \I'. i denota C([o, bJ) 0 CY[a, b]).

Veriflchiarno ad esernpio b) di 3,1.

Sc a EKe \I' E W. allora \1' c una funzione continua e quindi anche all' C una [unz iorte continua (ch: corso di Analisi 1). doe all' E 11'. La propricta a) i dirnostra in modo anal go, Iaccndo ri '01' 0 ancora all'Anuli i 1. La ) e immediata,

2) ia Z l'in sierne delle funztoni dcrivabili nell'intervallo, Allora Z e un sotto pazio di 1\ e si denota C' ([a, b J).

Pr \ iamo ad e. ernpio In a) di 3,1.

Siano;: I. -:2 E Z, cioe due funzioni derivabili.

Allora :::, ... :2 C una funz ione derivabile ( Ir, cors di Anali i 1) I.: quindi :':1 + ':1 E Z. Lc pr - prieta b) e c) di 3.1 sono analcghe.

3) ia KrL.\ll'im.icme dci polinomi eli grade .:;: r; ~i verifica facilrnente che K,L.\l e un ou - spazio di K[Y] (clr, 1.6 per lu descr izione di K[xl).

4) Lc funzioni che verificano l'equazione difIerenziale y " + )' = 0 formano un souospazio di .r(R} (e anche di Cl(R)).

Pili in generale: Ie soluzionidi una equazione differenziale Iinearc omogenea a coefficienti costanti Iormano un sottospazio eli C1(R).

3.6. L'intersezione di due sottospazi

Siano HI e Z due sottospazi del Kvspazic vettoriale v. Allora W n Z e un sot tospazio di V. lnfaui 0\. E v1' e 0\ E Z, essendo 1-1.', Z sot tospazi, Ouindi 01, E III/ n Z.

r noltre se x, yEW n Z risulta x + YEW perchc VI.' e un sottospazio ex + Y E Z, essendo Z un sottospazio. Guindi x + yEW n Z.

Analogamente si vede che se a EKe x E VI! n Z, allora a.l;' E VI' n Z.

Quindi W n Z e un sottospazio.

4. Somma e somma diretta di sottospazi

Definiamo la somma di due 0 piu sottospazi, e introduciamo la fondamentale nozione di sonuna diretta che sara indispensabile nei CapiLO!j VII, VITI, IX.

Cominciamo col trattare il caso particolare di due soli souospazi.

4.1. La somma di due sottospazi

Siano VI!, Z due sottospazi del K-spazio vettoriale V. La sotntna di W e Z e il sottoinsierne W + Z di V cosl definite:

W + Z = [I\' + ;: I I\' E W, ::: E Z}.

Si tratta quindi dell'insierne di tutti gli elernc n t i di V che si possono scr ive re come somma di un elemento di We di un elerneruo diZ.

Si vede Iacilrnente che VI! + Z e un sottospazio di V. Ad esempio se a EKe VE W + Z si ha: r = \:I' +:::_ con H' E W,';: E Z. Pertanto av = aew +:) = a1\' + az. Ma QlI' EWe az: E Z (essendo We Z due sottospazi ); quindi all' + a: E vI' + Z. Le altre verifiche sono lasciate al lettore.

4.2, La somma diretta di due sottospari

Siano VI' e Z due sottospazi del K-spazio V.

Diciamo che la somma 11/ + Z e diretta se ogni vet tore della somma si puo scrivere in modo unico nella forma \I' + :, dove It' EWe Z E Z. In tal caso useremo la seguente notazione: W $ Z.

Esempi,

!. In V = RJ si considerino i sot.tospazi W == {(x,y,:)!x =vj eZ = {(x,y,:;:) Ix = 0 ey = d. Essi pOS50no csscre mcglio descritti nel modo seguente:

HI = insieme di tune Ie rerne del tipo (x, x, :;:), al variate di x e ; nel campo reale:

Z = insierne di tune Ie [erne del tipo (0, y, y), al variare di y nel campo reale.

II pili generale vettore della somma VI' + Z e del tipo (x, x, c) + (0,)" y) = (x, x + y, .: + y), Vcdiarno che tale scrittura e unica, Supponiarno che si abbia (x, x + _V, :;. + y) = (t, t, [I) + (0, h, 11), con i. H, II numeri reali, Si avra allora:

(I, t + It, U + It) = (x,x + y,::: + y) e quindi anche: 1 = x (eguaglianza delle prime cornponenu), I + 11= x + y da cui segue 11 == Y, u + 11 = z + y, essendo infine 11 = ';:. Quindi la scrittura e unica e la sornma e dirctta,

2. Sia W come sopra e sia Z = [Ix, y, :::)h' = z]. Le [erne in Z sono quelle del tipo (x, _V, y), al variarc di .t e )' nel campo reale. Osserviamo ora che il vettore (1, 2, 4) si puo scri vere almeno in due modi come somma di un elernento di VI' e uno di Z:

(1,2,4) = (1, 1,3) + (0, L 1) = (0, 0,2) T (1, 2, 2).

Pertanto la somma in questo caso non e diretta,

Diamo ora un criterio per stabilire se la S0111- ma di due sottospazi e diretta.

4.3. Proposizione [caratterizzasione della somma diretta di due sottospazi)

La sonuna H' + Z di due sattospa.zi di Ve diretta se e soltanto se VI! n Z = [O\}.

Dintosirazione. Se la somma e diretta, ogni vettore in essa si puo scrivere in modo unico come somrna \1' + ::. con We We Z E Z .. Se I' E W n Z, si ha: v = v + 0, con I'·E lA' e 0 E Z, rna anche v = 0 + 1',

35

con 0 E !l' eVE Z. iI che pun SSCI'l' solo sc l' = O. \'j .eversa i supponga che l'imcr ez.iorie

ia ridoua al '010 0 e siano \' '" H' + :: :0 l\" :::'

due xcritture per 10 stesso vet rore. Allora si ha: 1\' - 1\" == :::' -.:; rna 1\' - \1" e un veuore di 1\ e :: - :::' t: un "elton:, di Z; per 1a nostra ipote i ri ulta allora \I' - \1" = 0 = -' -::: e quindi \I' = 11", =: = .:', doe le due SCI;tlLlIT sono in realta la stes-

a c In sornrna e dirctta,

4.4. onuna e sonuna direttn di un numero fiuito di sottospasi

Siano t ', ..... V 11 sottospazl del K- pazio veltoriale t'. La sonuua di questi . ottospazi e il sotto pazio di \' co I defirrito:

La sornrna i dice diretta .. e. come nel ca 0 11 == 2. Ia scriuura di ogni vettorc della somma e unlca. na som ma d iret ta ~i denota can VI EEl ... EEl V, .

Propo izioue. Le segueuti coudiijoni .':>n1ZO equivalenti:

a) la !,0I1117W I', - , .. - I'll e diretta;

b) l'llguagliall.:a

0== 1'[ + ... + 1'" con II, E V" .... 1'" E T-"

puo sussistere solo se \'1 == 0, "'1 I'TI == D.

Dimostrazione. E evident» che (a) implica (h). \ ICt'\ ersa supponiamo che valga (b) e sin

I', -... I' =< II', - '" _ II'" can \'1. \\'1 E t'l ..... \'11. II'" E V, s-

i ha <11 I ora

(1'1 - II'd ...... + (1',/- II', ) = 0,

e poichc V" 1\'1 E VI, ... , \'" . 1\'" EVil. risulta I', - II', :::: O ..... \'" - "'" = O.

da cui ", = \I', ..... \', - \t' . Ouindi la scrirtura e unica e In sornma e diretta.

ATTENZI01\'E. L'analogo della Proposizione 4.3 non "ale in generale. Infatri se la .... ornrna VI + ... + l~, e diretta risulta sernprc che V1 n ... n \ I. = [0], rna iJ viceversa t! false ~e 11 ~ 3. d e. ernpio in R2 considcriamo j sotto pazi

I = [(x. 0)1-1: E R). l'! = (x. -r)I r E RJ, 1'3 = {{O.y)ly E RJ.

6

j ha allora \ I n V! n V, "" [(0. D)}, rna la sornma V, + V1 + ~ J non t: direua (\ en fiche aJ (eUore).

5. Matrici simmetriche e antisimmetriche

Introduciamo due notevoli clas i eli rnatrici, che Forni cono intere .sanri esempi di sottospa. zi, Le matrici simmerriche saranno tudiat a tondo in . eguito.

5.1. La trasposta di una tnatrice

e 4 E 1(""', In ira iposta di C 1<1 rnatri e di K" '" mente pCI' righe le colonne eli A (e quindi per colonne le righe di .4.), La traspo La di A indica con 1.4..

L'csempio 2 [ornisce un utile artificio grafico per denotare marrtcl ad una colonna senza occupare pazio in vcrticale.

5.2. Proprieta della ira posizim-le di matrici

E facile vcrificare che valgono lc seguerul forrnule:

5.3. Mao"iei simmetriche

na mallice 4. i dice sintntetrica ie 'J-l = lin p, rticolare A e quadrata), e A _ (a'l) cia

vuol dire che ail = ali per ogni scelta degli indiei J.

Particolari matrici simrnetriche sana quelle iagouali: una matrice A = (ali) si dice diagonale e e solo se ali = 0 tutte Ie volte che i ~ j (cioe gli nici elementi che pas ana csscre non nulli

no 010 quelli della diagonale),

empio.

[10 La rnatrice

~) e diagonale, quindi an-

ie simmetrica.

[13 La matrice

3),. .

2 e srrnmetrtca, rna non

1 gonale.

La rnatrice [~ ~) non e simmerrica.

ervazione 1. Sia V = {A E K":" I A e sirnmetrie sia D = l A E K"·" I A e diagonalc], Allora V e .... ottospazio di K!'.11 e D e un sottospazio di Ve . "{Ie facili verifiche sono lasciate al lettore).

crvazione 2. Se A E K"·" la matrice A + 'A e nnetrica. Infatti da 5.2 risulta:

f(A + fA} = 'A + '(lA) = fA + A = A + lAo

~ . .\4lLtriCi aniisimmetriche

na matrice A e antisinunetrica se 'A = - A (ealentemente: A = - 'A), Si noti che una rnaantisirnmetrica e necessariamente quadrata. e A = (a'I), A e antisirnmetrica se e solo se

= - aii per ogni seelta degli indici i, j. In partiare gli elementi a., della diagonale sono tutti 1.

·mpio.

La rnatrice (0 1] e antisimrnetrica. -1 0

.ervazione 1. Sia W == [A E K"'" I A e antisirnetrica]. Allora Weill) sottospazio di K"·".

ssetvazione 2. Se A E J{'1.n la rnatrice A - fA e ttisimmetrica (verilica analoga a quella Fatta 5.3, oss. 2).

Teorema, Sin l! =[A. E K"'" I A c slmmetrica] e sia W = [ A E K"·fI I A e antisimmetrica], Allora Ve til 50110 sottospazi di KII", e inoltre K"·1l = V ffi 1;l',

In altre parole: ogni matrice quadrats si puo scrivere in modo unico, come somma di una matrice simmetrica e di una antisimmetrica.

Diniostrazione. Abbiamo visto in 5.3 e 5.4 che Ve W sono souospazi.

Per dimostrare che K"" == V ffi W basta vedere che V n W = (OJ (efr. 4.3) e K",II == If + W.

Sia dunque A E V n W. Allora devc essere A == fA e 'A = -A. Quindi A = -A, cioe A = O.

Cia prova ehe V n W = [0].

Inoltre se A E K",II si ha ovviamente

Ma A + 'A. e simmetrica (efr. 5.3, oss. 2) e A -IA e antisimmetrica (cfr 5.4, oss. 2). Quindi Kn,,, = V + til.

6. n prodotto righe per colonne di due matrici

Introduciamo un'altra operazione tra rnatriei, che sara indispensahile nel seguito, e ne evidenziamo alcune notevoli proprieta, Utilizzeremo qui questa operazione per dare ult.er'io ri esernpi di sortospazi.

6.1. Prodatto Tighe per colonne

Sono date due matrici A = (a,i) E K"'", B = (hi!) E K"'p (si noti 1a posizione dell'intero ti), Il prodouo righe per colonne di A e Be la matrice AB = C = (Ci,) E KIII"I, i cui dementi cli sono dati dalla Formula:

"

Ci, == {LidJi! + adJ}.1 + ,., + amb", = 1: arrbry.

r-t

(6,1)

La formula prccedente afferma che per ottenere l'elernento Cii di C si [a COS}:

- si prendono la riga i-csima di A e la colonna j-esima di B

- si fanno i prodoui dei termini corrispondenti

- si sornrnano i prodorri COS) ottenuti

Per que to il prod Ito di matn i .i chiarna anche prod tto righe per colonne.

Vediarno ora alcuni esernpi di calcolo del prodotto di due matrici.

Osservazione. Risulta su bi LO dalla de-fin izione che la matrice AB, c definita, ha tante righc Quante ne h .4 e tante colorme quantc ne ha B.

sempi.

1. Consideriarno Ie mutrici:

I 3 3
B= a 1 a 6 E R4,5
2 6 a
4 2 2 .0+ e sia C = AB. Calcoliarno alcuni elerncnti ell C.

- Lelemeuto Cl4 si ortiene considerand In prima riga di A e la 4~ colonna di B

6 a 4

6

T

Si fanno poi i prodou i termine a termine (i n ordine) e si somma. Risulta:

Cu ;:: 4 3 T 1 ·6+ 6 . 0 + 0 ·4= 18.

- L'elentento C3! ri ulta nello ... te .. 0 modo, usando la .1 riga di e la 2~ colonna di B:

C'2 = a . 3 + 2 . 1 + 1 . 6 - a . 2 '" .

- Lelenienta C~J ri ulta dalla 4:1 riga di A c dalla 3" colonna eli B. Ma A ha solo tre righe c quindi

3

C 3 non esi teo

2. Vcdiarno quante righe ha la rnz [rice C dell'esernpio 1.

L'elemento c, dl C si ottiene dalla i-esirno riga di A e dalla j-esima colonna di B. Poiche A ha tre righe, i puo assumere i valori I, 2, 3; poiche B ha 5 col nne, j pub assurnere i \ ulori 1. 2. 3.4. :;. Ouindi I isulta

(c", el2 C" Clot L'" ]
C '" C!l C~J C2.' Cl~ C2~
C'I c\:! CH C]rl c,~ La rnatrice C = AB ha quindi tre right! (come

A) e cinque col nne (come B), in a ordo con 1'0 .ervazion pre edente.

3. iano A, B come nell'c ernpio 1, e in D = B . Proviarno a calcolare dll. Per far cio i u. ana In prima riga di Bela prima colonna di A. Si ha:

d1j = J ·4 + 3· J + 5 ·0 3·? + 1 . ?

Come si \ edc rnancano dei termini: il prodolto BA in que. to caso non esistc,

( \'1]

4. (x, ..... x,,) ,: "" (.~l'·t + ... + x".",,) (rnatrice a

."/

una riga e UDtI colonna).

6.2. Conclu zone suI prodo1lo righe per c lonne. jan A E K'".II, B E I(/',q. llora:

6.3. Proprieta del prodotto righe per colonlIe

II prodotto right.' per c lonne gode di alcune proprieta. anche in relaziorie alit" altre operazioni tra rnatrici,

Ecco l'elenco delle pili Significative. Tutte It:

ormul date hanno il eguentc ignificat . se 110 dei due inembri e definito, 10 e anclie l'altro, j i due membri 50110 uguali. Ovviamente A, B, C 'cnotano rnatrici e a denata un numero.

eivazlone 1. 11 prodorto righe per colonne n L' comrnutativo. Infatti . e iI prodotto AB

j ... tc puo accadere che BA non csista. oppure h csi ta e .ia .4B l' BA.

lie to mostra, in parti olare, che le formub. ) e (6.4) IIOIl S0l10 la ste sa co ~.

rvazione 2. E 0\ 10 che sc 11 prodouo Aji e inito e A oppure B e la matri e nulla, allora la rnatrice nulla. Pub pero accadere che il (lila di due matrici non nullc ia la matrice

mpi.

urodotto 11011 contnuuativo). Consideria-

I me tri i A ~ ( ~ : ) e B ~ [ ~ ~}

llora ri ulta (calcoli al leuor ):

U inatrici 11011 mille il cui prodotto e fa ~ nulla}.

(1 -2)(2 2]= (0 0).

I -2 1 1 a 0

6.4. La matrice identica

La matrice ideutica II x 11 e la matrice di K",'1 definita C051:

1 =

a ... a

100 a 0

Guindi Til e la matrice 11 x 11 avente 1 sulla dlagonale e a altrovc,

Di solito si scrive I invcce di III (con abuso di notazione), qualora 11 ri ulti chiaro dal conteto.

La proprieta Iondamentale della matrice identica e la . eguente:

Esempi.
J, ~ (I), I, ~ (~ ~} J,=(~ 0 necc
1. 1
a
2. (~ n(~ 0 ~)=(~ 0 ~J
1
[~ ~l(~ 0 ~H~ 21.
a I a
0 1 0) Osservazioue. Si noli che 'i pub avere AB = B can A"#-1 (cfr. 6.3, es, J).

6.5. Alcuni otto pu .. i di K'":"

II prodotto righe per olonne ci permettc di dare a1cuni interes anti e empi dl onospazi di

1. Sia A E K'" 'I una rnatrice fissata e sia V == (X E K"'P I AX;: 0]. Allam V e un sottospazio di K" p. Cib risuJta facilmcutc dalle definizioni e dalle proprieta delle operazioni (cfr: (6.3) e (6.5)).

39

2. Analogarnente a quanta visto ~i prova che \I' = [X E K""" XB = OJ (dove B E K' I' e una matricc Iissata) c un souospazio di K" , .

3. Sill A e K'I,II una matrice fibsatn. Allora l'insieme Z~ = [X E K -lAX = ,""4) c un sotto patio di K"" . Cio eguc dalla definizione di ttospazio c do (6.3), (6A), (6.5).

4. L'irrsiemc Z = [.,l E K"'''IA,\ = XA per ogni X E K 'J e un souo pazio di K" (facile verifical. i puo dirnostrr re che Z coincide can l'insierne delle rna 1 rid che si pas ono scri vere nella forma al dove a E K.

6.6. L 'algebra K"'"

Notiamo chc lo spazio vettoriale K'" ,muniro del prodouo righe per cclonne, e una K.algebnl ( Ir. 1.8): cia segue Iacilmente dalle proprieta Iormali delle operazioni tra matrici,

Oue La algebra Eo uniiaria: I'cle menro neutro rispetto al prodotto C: la marrice idenrica 1.

Osserviarno inoltre che il ottospazio Z .. definite in 6.5, es, 3 e una sotro-algebra urutarta (el e I e L~ e se X, ) E ZI,ailora.\} E Z .. ).

La tessa cosa vale per H souo paxio Z di 6.~, es. -l.

6.7. L'inver. a eli una matrice

ia A una rnatricc quadrata di ordine 11. e esi ste una rnatrice B tale che ... 1 abbia AB =: 1, dlciamo che -\ e invertibile c che B e In sua inversa; ill tal caso B si denota con il sirnbolo ..1.1 (vedrerno pill avanti che una tale B e unica c chc BA = 1).

Esempi.

ver a la matrice

A __ (2, I. La matrice

eo invertibile. con in-

Infant eseguendo il prodotto risulta A] 1 := f.

Si noti he A I A := 1.

2. Invecc e Facile vcderc chc la matrice

40

non e invertibile perc-he il prod otto CD, coruunque icclga D, ana empre uno 0 all'incro io era la seconda riga e la scconda colonna, anzichelm 1.

In effetti (4B)(B-1A I) =: (per la formula (6.2) I (BB,I )A'I = AIA-' = AA.,r = 1.

6.8. II gruppo delle matrici invertibili 0 ruppo lineare

L'insieme delle rnatrici invertibili di ordine II ... u un amp K e an he un grupp rispetto all'opei azione ill moltiplicazione. Cio si vede dal faun chc il prodotto di due matrici invertibili t:. invertibile (6.7) d • .dla proprieta di cui alia formula (6.2) e dal fauo chc le matrici invcrtibili amrneuono, per del inizionc, inver-sa rispctto al prodorto right" per colonne.

i noti c:he i traua di un gruppo non commutati\'0 (6.3), a meno chc non si trarri di matrici di ordine 17 = I.

Tail- gruppo si chiama J!I1IJ1f10 liueare di ordine 1/ .'ill K e si denota GL(Il, K).

7. Complementi ed Esercizi

7.1. E empi di pad vettoriali

7.1.1. Siano K un campo e K l'lnsierne delle 11- uple di elementi di K. Veri ncar chc KU uno spazio vettoriale.

SoJuzione. Non h enso p rche non ono precisaic le operazioni.

7.1.2. ia K un camp e sia K" l'insieme delle »-uple di dementi di K. Verificare che K" e un K-spazio vettoriale ri .. petto alle operazionl definite in 1.3.

oluzione. Verifichiamo I. Basta osserv are che i ha:

la sornrna di II-uple 51 esegue eparatarnente sulle cornponenri: poiche que te . ana numeri (reali 0 cornples i), 10 proprieta as iativa vale componcnte per componente e quindi anche per lc 11- uple.

La stessa os ervazione S1 applicc a tuttc Ie altre proprieta,

7.1.3. 11 prodotto cattesiano eli due spazi vettoali.

Siano l' e 11\,' due spazi vcttoriali sul campo K e sia F x W il 101'0 prodotto cGJ1esiaJIO (doe in ierne delle coppie (\', u ). \' e V, \I' E H').

Dirnosrrare he ,- x 1\' e uno pazio vettoriale ri petto alle seguenri operazioni:

tv, II') + (I", w') = (1' + v', 1\' .,. 1\") ornma)

a (1',1\',): (at', all') prodotto esterno),

In part i alan: indicare:

) L'elemcnto neutro di F x \I .

b} LOPPOSlO di (v, w).

luzione. i copia la dim trazione Iaua per con 11 - 2. osservando che in tal caso 51 ottieK K

Iemento neutro e (01, 01\), l'opposto di (t', \1') " 11") dove v' e l'oppo to di \' in V e u- e pposto eli \I' in W

_1 A. n in: iente COIl OIII1IIa e prodotto estento '011 e uno spazio vettoriale.

Consideriamo in C (in ierne dei nurneri 1ples i) lc eguenti operazioni:

ornma ord i naria in C - == a:, a E R. : E C

( omma) (prodotto esterno),

J ,rdiamo che ~ e il conlugato di z). II prot ) C rcrno e quindi definite cosl: il "prodotdel nurnero reale a peril numero cornple - iy e a(x - iy). cioe il numcro cornple . '0 - ias ).

irnostrure che C nOli t: uno spazio vettoriau R rispeuo a que te operazioni.

luzione. Basta osservare che. e ; E C rna :

R. si ba I .: = ~ ::1;.: e qutndi non vale la proeta P2.

7.1.5. ia \. l'insieme dei nurneri reali strettamente po itivi, Prov are ch e Ve u n R· rispetto alle operazioni e e

paz io vctror-ial e cost definite:

x ffi Y .. xy a.x=xll

per ognic.v e V

per ogni a eRe ogni x e V.

Soluzione. ed S4 sono vvie: 10 0\ coincide con il nurncro 1, che rend 0\'\ Ia S3, scegliencio: l'oppo t eli t = reciproco ordinario di .r. Pie P2, D J e D2 ono note proprieta delle potenze.

7.2. Proprieta elementari degli spazi vettoriali

7.2.1. Consideriamo Rl me spazio vettoriale u R. ia I' = (l9-U, -16.2 4-). Trovare x E R tale he (1791 + x) \' == (0. 0, D),

Soluzione. x = - 1791.

7.2.2. ia I' come in 7.2.1. Trovare I\' E R1tale che 1492 (I' + n') = (0, 0, 0).

Soluzione. \\' = - v.

7.2.3. Sia un K-spaz1o veuoriale. Siano a, b E K e I' e 1', Dimostrare h se I' ::I;. 0 e av = bv si ha a = b.

Soluzione. at' = bv impli a at' - tbv) == O. l\la -{hI') = {-bh' e quindi (a-b)l' = O. Si applica poi la legge di annullamenro del prodouo,

7.2.4. la" uno spazio \ t toriale sui campo

e iano a E K, \'. II E l ', Dirno trare che ... e II ::I;. 0 eat' = an' si ha '0 = 1\ •

Soluzione. (1\' = an' impli a aI' - (all') = 0; rna (--{HI') = n(-lI') e quindi a(I' - II') = O. Si appli a poi la Jegge di annullamento del prodotto.

7.3. Sottospazl

7.3.1. V tin are me il s tL insierne di R3 H = {(x, _v, :.:) Ix - v + : = O} e un uo pazio di R3.

Soluzione. c (x, y . z) e (x', y~ : ') stanno in \t e a in R, i ha:

(x + t') - (v + )' ') + (; T - ') = (x - y ::I;. z) + (x' - y' + :.:1 = 0 + 0 == 0

ed inoltre:

41

(ax) - (m') + (0-) = a(x - \. + ~) == 0,

. .

cioe \\' e chiuso ri .petto a mma c PI' dotto. Infine (0, 0, 0) appartiene a \IE

7.3.2. Verificare che i1 sottoinsierne It\' di R'; H' = {(x, y, z) Ix - y = 0, _\ +.: = OJ e un sorto pazio di V.

Soluzione. W contiene tutte e sole Ie terne del tipo: (x,;t, -x): ovviarnente due terne di tale tipo hanno sornma delle ste a tipo e 1 tesso dicasi p r il prod alta di a in R per una talc Lema, In fine x = 0 da la terna nulla,

7.3.3. Verificare che 1\' = {(x,y.") E R31x + y +::: ::: 2J non e un sotto pazio di R'.

oluzione. OR e 1-1 '.

7.3.4. Verificare chc \I' = [(x, y.~) E R1 xy _;:1 = OJ non e un sottospazio di R3.

Soluzione. Le due terne (1. 4, 2) e (2, 2,2) apparterrgono a W, rna 1<1 loro sornrna (3, 6, 4) non appartiene a W,

7.3.5. Ouali dei eguenti sottoin ierni di R3 so no sottospazi?

HI::; {(.\, \".:) E R)lx = 0, \ ;::= 1)

W~ = {(x, _v, c) E R~ Ix - v + 2- = y - ~ = OJ 11') = [(x, y,;:) E R31x e intero relative].

S Inzione. WI no perche nOD connene OR: 11'2 e Formato dalle terne del tipo (_\, - 1:, - x) che comengono 10 OR e sono chiu e risperto a omrna e prodouo quindi e un sou. pazio.

11'3 non e un 'otto spazio perche (0, 0, I) E 1\'3, menrre 112 (0, 0, 1) rt II'~,

7.3.6. ia \' 10 pazio vettorial delle funzioni definit nell'iniervallo hiu 0 C lirnitato la, b] c a valori reali, Ouali d i seguenti souoinsi mi di V sono ottospazi di V?

WI = {funzioni (x) tali che lim ((x) esiste

Iinito] r b

11'2 = [funzioni non decrescenti in [a. b]] W3 = [funzioni Ii mi tate in [a, b])

\1\'4 = [funzioni limitate superiorrnente in [0, b])

W5 = [funzioni polinomiali].

Soluzione. Tutti, tranne l12 e 1A ~ (auenzione a -itx».

42

7.3.7. ia L l'insierne di tutte le funzioni \,(,l) definite in Rea valori in R. verificanti la relazione .' " +,' = O. Dimostrare che L e un sottospazio delle spazlo veuorialc di tuue Ie funzionidaRad R

Soluzione. E noto dall'analisi che la somma ill due oluzioni di una equaz ione omogenea e ancura una soluzione e 10 stc so yale per il prodotto di un nurnero per una soluzione: inoltrc la funziune nulla c soluzione.

7.3.8. Consideriamo i eguenri ttospazi di R3: 1\ := [Lr, y, :J E R 31 x = O}

Z = {{x,y,.:) E R31y = 0].

crificare he i ha

a) l1 n Z = {(x, _\,.::) .l = Y = OJ

b) 11' + Z = &3.

Soluzione. We 1 rmato dalle Ierne (0. v, c), mentre Z dallc 1 rne (x, 0, z). Pertanto a) e banale. Per b) basta osservare che ogni (x, v, .:) E R3 si pub scrivere (x, _\', c) = II ... \' dove

II := (0, y • .:/2) E 1\ e l' = (r, 0, .:/2) E Z.

7.3.9. Lunioue di due sottospazi puo 11011 es: ere W1 sottospazio

Consideriamo ad esempio i due sottospazi di R2:

11' = ((x, Y) 1 x = 0] Z = (x, v) 1.1 = O}.

Dimo trarc he \I' u Z non e un sottospazio di R2,

Soluzione. (0, 1) + (I,D) = (I, 1) e \II' u Z.

7.3.10. Ouando l'unione di due sottospazi e WI sotto: pauo.

iano l~ , Z due ottospazi del K-spazio vettoriale 1'. Dimo trarc che l\' v Z c un sotto pazio se e solo se VI' c L oppurc Z c W,

oluzione. Se H' c Z 0 Z c W ovviamente W u Z = H' oppure = Z e quindi e un s ttospazio. In caso contrario, siano H' E W, II' e Z, z E Z, :: e II: Allora \1' T~ non pub appartenere nt! a 1~ ne a Z. e. per esempio, \11 + :: E yV, allora H' + : == 1l,'E H'equindi;:-Il"ool\'E 11' as urdo.

7.3.11. Siano U'I .... , H'n 11 sotto pazi di 1'. Provare chc H'I + .. , + \1'1'" = [11'1 + '" + 11'" III'IE \"\'1, ..,' II" E \i',,} e un sottospazio di l'.

iluzt ne.

(a) (\1\ + ... + 1\',,) - (nj + ... II~,) = = (I\\ + I\j) - ... + (1\'" + 1\1,);

(b) a(l\; + ... + w,,) = (011'1) + , .. + (aw,,); (c) ~ = ~Il + ... + ~1 i

... Ualrici

on ideriamo il K- paxio veuoriale V = Ouali dei seauenti souoin icmi di V sono ) paz! di V?

2 = [rnatrici invertibili)

1 ~ = [rnatrici non invertibili]

Iuzion . \'1 e un sorto .... pazio. Infarti sono ri reate lc tre proprieta (calcoli Iacilissirni),

12 non e un souospazio. Inlaui Ia rnatrice lIa nun e i nvertibile.

non c un sottospazio. Inlatti Ie marrict

Dol [00 0] invertibili

I non s no invern I 1, mentre

I ro : mma e invcrtibile.

7.4.2. Siano A, B due matrici tali h 4B = O. Provare che ~e 4. C invertibile i h nc essariamenLeB = O.

SoIuzione. Se A e invertibile esiste l'inversa A'I e si hak1A = T. Risulta allora:

B == fB = (A-I }B:= A:I(AB) = O.

7.4.3. Sia ~\ una matrice invertibile. Provare ch '4 e invertibile e che"] .1) = (.4) I (in parole:

Ia tra po la dcll'inver a coincide on l'inversa della traspo tal.

Soluzione. Basta Fare ]<1 verifies:

W(A-l) ::: '( IA) ='1 = 1.

7.4.4. Siano A. B E K"'" due marrici sirnmetriche. Provare h AB e simmetri a c solo se B =BA.

oluzione. 1.:1B e simmetrica i ha 1B '" I(AB) = B' . Ma B = Bel =.l perche 4. L' B sono sirnmetriche, e qll i ndi B = B.l

11 viceversa i prova in maniera analoga.

Capitola III

Dipendenza lineare, basi, dimensione

Lo scope londamentalc eli que to capitola rabtlire un rnetodo operativo per fare i calII negli pazi vettoriali mediante operazioni u meric he e eli introdurre il londameritale

nceuo di dimcnsione di uno spazio vettoIe

'ideo di partenza e ancora una volta data j vettori ordinari e preci arncntc dal Tcorema I cornposizione che abbiamo incontrato nel pitolo I.

Da qLH: ... ta idea seguono le nozioni eli iusieme I 't neratori di uno spaz:io vetioriale c di ills ie-

libero di vettori, Esse portano alln definlziocentrale eli questa capitolo, quella eli ba e: 1 bas e eli uno spazio veuorialc c un ills ieordinate libero di generatori di V. d csem-

I (L j) e una base di Vl, 10 spa/to veuoriale \ cttori ordinari del piano,

orne ncl caso di Y:,. usando una bu. ... c ..,i puo rlare di componenti di WI vettorc: si traua eli mita nurneriche che permettono eli fare i cal-

I dirnostra poi che tutte le basi eli uno spavettoriale \' hanna lo 51e 0 nuntera di ele- 1lI1. Oucsto numero si chiamc dimeusione di . intuitivamente, dice "quanti gradi di liber. i sono in V.

J prova che un insierne di gcneratori conic sempre una base che ogni in Ierne libero ontenuto in una base e . i da un algoritmo ba .... no sul metoda degli scani) p r trovare una

L nei due casi,

II capitola si conclude c n I tudio delle

c n ioni dei sottospa zi e, in particolare. c ... ornrne dirette di souospazi.

Le nozioni di base, dimen lone, ornponenti no Iondnmentali in rutta I'Alaebra Lineare, I vul La t i ul la diniensiane delle sounne di rette I '10 indisperisabili per i Ire capitoli Hnali di q I(' ... to volume.

I, Combinazioni lineari e generatori di un sottospazio

1.1. Definizione (di combinazione lineare)

iano \', ..... \'" E F. i dice chc \' E 1" e combinazione lincare (abbrc iato: c.l.) di "~I •..• , \' .. e e ristono at. ... , a" ~ K I<lli che

Esempi.

1. Sia F2 10 spazio vettoriale dei vettori ordinari del piano. 1I0ra ogni elernento di Ve c.l. di i. j (teorema di scornp sizionc. cfr; Cap. J).

2. Sia 1'2 come sopra, Allora j non e c.l. eli i.

3, Consideriarno in \ = R3 i vettori \', = (1, 0, I), \'1 = (2. 1,0), \' = (1,2,3) t' vediamo se I' e c.l. di \', e \'2.

Ouesto \ uol dire: vcdiamo se esistono x, " E

R tali che: .

(1,2,3) =X (I. 0.1) + ,(2.1. 0) = (x + 2\, • .\',.'1:).

L'uguaglianza appcna scritta equivale alle trc equazioni:

jx + 2\' = I

.\'=2 x = 3,

So rirucndo i valori \ = 3 ej = 1 nella prima equazione i rrova In relazione assurda 7 = 1.

Ouindi .\ e, 1I()11 e'ilsTOIIO e cia vuol dire che \' non e c.l. di \'j, \'1.

4. Sia V = C" siano 1'1 = (1, i), v~ = (i, 0), I' = (I, 1) e \ ediamo se I' e c.l. di 1'1> 1'1.

Pro edendo come nell'e ercizio 3 si pcrviene al istem lineare

{X + iy = 1 ix = j

dove x,)' E C).

Dalla seconda equazione S1 ricava x = -i e. sostituendo nella prima, si trova v = (I +i)/i = I-i.

Allora t' = - iVI + (1-i)\'2 e quindi ve c.l, di I',.

5. ia V = C2, considerate come pazio vettoriale su R, e siano v" \.'2, V come nell'e ernpio 4. - Allora \. non e c.l, di Ph \'2.

Infaui i cal oli latti nell'e mpio 4 rnostrano che re \' = xv, + :""2, allora x = -i,), = I - i e quindi x eynon sana reali, Qu indi non esistono x, y E K (= R) tali che \ = Xl', + .\'\':!.

1.2. Notazione

Linsierne di tutt Ie c.l. di 1'1 ..... V,, E si denola con L (Ph ... , \',,) (leggere: "elle eli \I!, ... , v,"),

1.3. Os ervazione

L ("I ..... I',,) dipende solo daTI'illsieme 17011 ordinate Iv. •... , VII}, ovvcro: L (VI, ... ,11,,) non dipende dall'ordine in cui si on iderano "I, .... V". Cia cgue lacilmente dalla proprieta commutativa della omma.

Ad esernpio:

L (v" "2) = L (1'2, \',);

1.4. Teorema

Sia;1O 1'1, ... , I'" E V. Allora L (VI .... , \',,) e il pili piccolo so110 pazio di 1/ contenente VI ••.. , I'fl'

ia vuol dire tre co e:

, ) Vb I'" E L (VI •.... v,,);

b) L (\'1 v,,) e un sorto pazio di V;

c) Se We un sottospaz.in di Ve VI, ... , \'" appartcngono a lV, allora L (1'1 ..... 1',,) c w.

Dimostrazlone. a) P r ogni indice i = 1, ... , 11 s i ha:

V, = alit + ... + IVi + .. , + 01'"

e quindi l'i E L (Vt, .... v,,);

b) e c):eguono [a ilmente dalla definizione di sottospazio (dettagli al lcuore).

1.5. Definizione (di insieme di generatori)

ia 1\' un sottospazio di lie siano \'1 ..... 1"1 E \F.

Si dice che 11' e gel/erato da \'1 ..... 1'" (0 che [1'1, ...• p,a e un insieme di generatori di W) sc W = L (\'1, ... \' ). In altre parole:

i pu anche af errnare (c T. 1.4) che 11 generate a VI ..... v., e e solo s We il pill piccolo sottospazio contenente 1'1 .... , I'".

Conveutione. II sorto: pazio [0 ] e generate da ¢ (= insieme vuoto).

La definizion pre ederue i applica, ovviamente, anche quando W = l'.

sempi.

I . Sia 2 10 spazio vetr riale dei vettori ordinari del piano. AHara 1'2 e genera to da I, j (teorerna di scornposizion ).

2. Sia = R~ e sia W = [(x, ,\', ::) E V I x = .... + ;:}.

\lIora 1\' to un souo pazio dl V (facile verifica) e gni II elemenlo C c.l. di 1', = (1, 0, 0), \'1 = 0, 1. 0), 1'3 = (0, 0, 1). Ma 'I' nne generate da 1'::, t',. lnfatti I', e W.

I vett ri VI = (1. 0, 1), \'2 = (2, 1, 0) non geneo R'. lnfatti v = (L. 2, 3) nne c.l. di I', e 1'2 1.1, es. 3).

Consideriamo i vettori 1'1 = (1, I), 1'2 = (2, 1). ;;; (1. -1) di R2 e vcdiamo costiiuis one un icme di generatori di R2. Cio vuol dire: vediae per ogni (a. b) E R~ esi tono x.v.c E tali

(a. b) = .d 1. I) + y (2, 1) :: (1. -1).

Faccndo j calcoll 3 secondo membra uguando ordinatamente le c rnponenti ri ulta il lema nelle incognite .r, y, :::

{.\ + 1\ - - = a x + -" - :: = b.

D bbi rno dunque vedere se it i lema in ione arnmeue almena una oluzione, quaU~ . iano a e b. Facendo i calcoli risulta:

{X = - a -2b ~ :: \. = a - b - 2-

:: = qualsiasi .

Q indi il si tema ~ Ii olubile (ha infinite UZI ni) qualunque iano i valori di a b. Cib I dire che ogni (a. b) E R2 e c.l, di v, \'~, 1'3, a che I'" \'2. \'3. generano R2.

vazione. 1 on tutti gli .pazi vettoriali pose ser generati da un nu mere [inito di ledoe non ernpre i ha l = L (1'10 •..• 1',). ci occuperemo principalrncnte degli spazi t riali can un nurnero finite di genera tori. ai I e pportuno dare un nome,

. Defini'lione (di palio vettoriale [initaneute generate}

II.'" >:~~:!,~?'~~'~:'~,~;r:;~::%~:/~'~~":'~<~'" ", ./;.»~ .: ... ' ''':.~':~:

):'~~:m""" :"'F •• :... • .~ /{'"

-" "';~-~1""" .'.... #' /",~. ':" " :' .

- ~"',. . . . .

mpi.

I. Per ogni 11 ~ 1 il K-~pazio vettoriale Kn C finitarnente gen rata. Con ideriarno infatti i vettori di K":

e) = (1. a, 0, ,0),

e] = (0, 1,0, ,0),

e,,=(O ....• O.O,l)

(dove e, ha cornponenti tutte null ,tranne la ie urna. che v Ie 1).

ia ," = (.1.'10 ... , XII) E K". Per il modo in cui ana defirute Ie operazioni in K" si ha:

,. = (Xl, 0, ... , 0) + (0, .\"2,0, , 0) + ... +

(0 .... , 0, \,,) = -"10, 0, 0) + .\"2(0. 1. .... 0) -e-

+ ... + .1:,,(0, ... , 0, I) = .\"ICI - ..• + ",.e, .

Guindi ogni x E K" e c.l. di e, ....• e.; Dunque , e genera to da eI, .... e cd e quindi Iinitamente genera to.

Nomenclatura. Per analogia col C;lSO dei veuori rdinari i vettori €], .... ell di K" si chiaman versori [ondamentali di /I

2. L'R-spazio vcttoriale 1'2 dei vettori del piano e finitamente generate, i ha infarri I' = L (i, j) (cfr teorern di scomp izione).

. Tl K-spa7io vettorial K"'" de llc rnatrici 111 • II a coefficienti in K e finitamente generate. Un in ierne di gerreratcri i puo ouenere, inlarri. considcrando tutte It' rnatrici av nti un coerfi icnte uguale ale tutti gli altri uguali a zero. Verifichiarno questo fatto n I ca 0 III = 11 2.

In que .to a 0 Ie matrici aventi un coeffici rue ugualc ale tutti gli altri uguali a Lew n:

E,,"G ~) EI2=[~ ~J E" =(~ ~) E" "l~ ~ J

c j vede imm diatamente che

4. Il K- pazio vcttoriale K[X] dei polinorni a coelficienti in K (cfr, Cap. II), 11011 e finitamente generate.

Supponiarno infaui che I h ... /:, iano II polinomi c ia r il lor massimo grade. tiara L (fi. .... /, ) non onricne polinomi di gratia> r. Poiche in K[ 1 vi no polinomi di grade > ,. si ha Kr.\1 *- L (/ , ... , /.). Cia prO\ ache ne un ottoinsierne Iinito di K[:] puo generarc K['\} in altre parole K[X] non e finitamente generate.

S. La spazio vettorialc J{..[x1 costituto dai polinomi di grade S r c finitamente generate, i ha infatti K,.[.\l = L ( 1. X, ...• ..\"').

2. Insiemi lib ri

2.1. Dipendenza e indipendenza lineare

Se \'10 ..• , \' 1 non ana linearrnente indipendenti direrno che essi son a lineannente dipenderui (l.d.). Cio vuol dire che c iston al •... , all non tutti 1111lli per ui vale la (l.t l.

Si noli che 13 dipend nza 0 l'indipcndenza lineare non dipend no dall'ordine in cuii coniderano i veuori (proprieta cornmut Lim della ommal): ad csernpio SI! \'1, I'~, ... , I' sono l.i., anche 1'2, 1'1, .... 1·1/ sana l.i. e ,,1 ever a,

Guindi le propri eta "I. i." e "l.d." ono proprieta dcll'nr. ietne {I'I, ''', 1',] non olianto della u-upla ordinata (1'1, "., 1',,) I,

Ha pertanto sen ... o la seguente

I Si noli la di I ferenza nell'uso delle parentesi. Le pareruesi graffe ( J indicuno un imi c me (non ordtnatol. l.e parentesi conde ( ) indicano una u-upla ordinata, QU"~le notazionl sarnnnn malin usal c in seguiio.

48

2.2. Definizione (di insleme Iibero)

Lin sie me Iinito I c l' e libero .... e i veuori di I sono l.i.; J e non libero se i vcuori di 1 S0l10 J.d.

E empi.

1. Vcdiarno se i \ ettori \'1 = (1, 2, 1) e I , = (0, 1.

2) di R~ ana l.i. Per far ci scriviarno la relatione: XI'! + yV2 = 0 e vedlarno se 1: e j devono es ere cntrambi nulli. Facendo i calcoli si tr \ a Ia relazione:

(x,2\ + _\',.\ + 2.') = (0. O. 0).

Uguagliando le componenti s:i trov a il sistema:

rx = 0

12.\ + Y = 0 tx+1y=0

da cui ri: ulta che l'unica po sibilita e: x 0, y = 0. Ouindi 11. \'2 sono 1.i.

2. GL elementl (2,2), (0, 1), (I, 1) di RZ S0l10 Ld, Si ha inlatti Ia rclazione con coefficienti 11011 tun! nulli:

(2,2) ... O· 0, 1) - 2 (I, 1) = (0, 0).

3. n in Ierne c ntenente 0, non e mal libero.

4. n insicme eosrituito da un 010 elemento I e Iibero s e solo se i: ~ O. Cio segue dal teorerna sull'annullamento del prodotto (Cap. Il, 2.3).

5. i puo dimo trarc che due veuori dello puzio vertori •. de l'2 sono linearmente dipendenti se e ... 010 e hann la stessa di 'ezione.

6. Sin K[>"l Io pazio vettoriale dei polinomi a coefficient! in K. Poiche l'elernento nullo di K[).1 e il polinomio con tutti i coefficicnLi nulli, si ha che l'insierne [I, X, ... , XlIJ e lib ro, qualunque ia II 2: O.

La nozione di indipendenza lineare e importame soprartutto per la egu Ole proprictt .

2.3. Propo i .ione (c.l. di vettori U.J

SI! i vettoti VI, ... , V'I 50110 U., ogni c.l. di 1'1, ... ,

si sciive ill modo unico (a nieno dell'ordine .. li addendi) e viceversa.

Dimostrazione. Se alVI + ... + Q"1',, == brl'1 + ... + ,si ha

(a r - bl)vl + - .. + (a" - bl1)vlI = 0

quincli (poiche VI, ... , 1'" sana l.i.): at = b-, ... , = b.;

Viceversa, se atVI + ", + alll',1 = 0, allora al = . = all = 0, pcrche 01- = 0\ I + ... + 01'" e quindi 01

= .. q QH == 0 per l'unicita della scrittura.

Diarno ora un metodo operative per control'e e un insierne di vettori e lihero.

_.4. Teorema (sull'indipendenza lineare)

In altri termini: VI, •.. ,1'/1 sana l.d. e e solo se = 0 oppurc c'e almena un Vi (i > 1) che e c.l, d VI .... , Vi-I.

empi.

Due vettori \'1. Vz E V ana l.d. se e solo se \ = 0 oppure V2 = avj, can a E K.

2. Se (XI, "., x,,), lVI, ... , y,,) E }(II sono due n-uple -ion nulle, si vede che esse sana J.d. se e solo se ono proporzionali, ossia se e solo se esiste a of- 0 iale che (VI, "., y,,) = a(AI,"" X'I)'

Diinostrazione eli 2.4. E chiaro che se VI, " .• v" ono l.i. si ha 1'1 1:- 0 e v, non pUG essere c.l. di 1'1, ". I'j.1 (per ogni i = 2, .... 11). Quindi A ~ B.

Viccversa supponiamo che valga 1a B e sia ail'] _ ... + 0111'" = O. Se Iosse a" ¢ 0 S1 avrebbe

[ 01 1 [QI 1 [ a,,_1 1

v" = _- VI + _-- tl2 + ... + _-- V,,_I,

all all all

contro l'ipotesi. Ouindi deve essere a = O .• TL segue: alil1 + ... + 01l-11',1.1 = 0, Can 10 slessu ragicnamento si prova che 0,1-] = 0, .... Q, = O. i ha dun que 011'1 = O. Ma I'J ¢ 0 e quindi a] = O.

Ouindi dalla relazione 01\'1 + ... + 0"1',, = 0 segue al = 0, ... , all = 0 cioe V1, .. " V/I sono l.i.

Ossetvazione. Poiche \'1, ... , V'I sono l.i. indipendentcmente dall'ordine, 1a verifica di B pUG essere fatta scrivendo i vettori in un qua1siasi ordine .

3. Basi e componenti

II concerto di base di uno spazio vettorialc e londamentale. lnfatti vedrerno che, fissata una base di uno spazio vcttoriale V. ogni I' EVe determinate da una ben precisa succcssione di numeri Oe componenti eli v), mediante Ie quali e possibilc tradurre le operazioni riguardanti i vettori di \' in operazioni nurncriche. Come si e gHt accennaLo nella premessa a questo capitolo, l'idca generalizza quella del tcorema eli SCODlposizione per i vettori ordinari (cfr. Cap. I).

3.1. Definizione (base di uno spatia vettoriale)

Sia Vun K-spazio vettoriale. Una base di Ve un insieme B = (11[ ..... v,,) di elernenti di V can Ie seguenti proprieta:

Osservat.iane. Ricordando la definizione di insierne di generatori e 1a proprieta 2.3 degli insierni liberi risulta che:

Esempi.

I . Sia V1 I'R-spazio veuoriale dei vettori ordina-

.+9

ri del piano e . iano i. j i v I ori fond. mentali di un i tema di oordinate. Abbiarno \ . .to (teorerna di scompo izione, c r. Cap. 1) che ogni v E \'2 si puo scrivere in modo unico nella forma

v = ai bj

a, b E R

(a. b sono le c mponenti di v). Quindll'insicm ordinate (i, j) una brule di \ '2.

2. (La base anonica di K' ). Sian l!, •.... ell E K" i versori [ondanientali doe et = (1. 0, ... , 0). e2 = co, 1. O .... , 0), ecc. Allora (et, .. , e, ) e una ba e di K' . lnfatti ogni (.\:( ..... XII) EKe .1. di ell ... , e., (cfr; 1.6, e . 1)

Inolrre ei ha:

risulia imm d iatamentc: a I = XI, .•.• all = X'"

La base (el •. ,. e,,) i chiarna base cauonica di K" K" ha infinite altre basi, tulle co tiruite da 1/ elementi.

3. ia l' = [(.\. ,) E R2 2\ - v = 0]. bbiamo vi sto

he F e uno pazio vettoriale, Si ved ubito che il vettore (I, 2) E forma una base di l'. Cia vu I dir he ogni luzione dell'equazi ne 2\' - Y = ° si puo scriver in modo unico nella rma a( 1. 2) E R2. In partie lure basta conoscere una oluzione (opportuna) dell'equazionc, per ottcnere tutte le alrre. Que Lo fatto sara ripreso pill in generale ncllo studio d i isterni lineari omogenci.

4, Gli elementi e j :: O. 0, 0) ed el = (0, l , 0) di R3 non formano una base di R3, Infatti (0, 0,1) n m

i pub criver nella forma ale, + a: '2. comei verifica facilmenre. Quindi non e \ erificata la proprieta c) di 3.1. Si noli, tu ttavia , he e verificata la b).

S. II K-spazio vet tor+ale K,[X] ha per base l'in ieme ordinate (1, X, A~, "'f X'). Infatti, per dcfinizione, ogni clemente di K,.[X] i scrive in modo unico n lIa Iorma at + a IX + ... - a,X·".

6. ia K"'JI 10 spazio vettoriale delle matri i- 11l - II a coefficient] in K, Una base di KIIl.1I e ostituito. ad esernpio, dane 11111 matrici avcnt i un coefficiente uguale ale tutti gli altri uguali a zero. prese in un ordine qualsiasi (per ogni ordinamenlo si ha una base diver: a),

50

Co i ad e ernpio una base di K~l c Wll, Eu, £21. Ed (cfr, 1.6 es. 3),

7. Considcriarno r:: C" come spazio vcttoriale su R Allora una ba e di l' c E = (Ct, .... ell, e'l, .... e~r). dove et = (1,0, ... ,0), ... , e., :: (0, .. ,,0, 1), e'l = (i, 0, .... 0), .... e~, = (0, .. " 0,0.

Inf:mi e (.:" .. " .:,,) E C", p niarno z, = Q, - b.i (con a., b, E R) tale scriuura i: chiararnente unica,

COli I -enzione. e 1 . 10 spazio vettoriale nullo. e utile dire, per com en zione , che l'insiemc vuoto o e una base eli 1'. Cioe: 10 spazio vcttoriale nullo ha una base costituita da zero elernenti (e viceven a),

3.2. Componenti di un vettore ri petto a una data ba e

Se (I'" ... , 1',,) e una base did K-spat.io vettoriale 1', cgni \' E 1/ si pu o cr.iverc in modo unico nella forma \. = atl't ....... + a"tI, . Quindi \. individua [a n-uplu (a" ... , a ) E K". Vic versa ogni n-upla (a 1, ... a,,) E K' individua il vertore v

= all', + ... (I "VII'

Ouindi, data una base, ~i ha Lilla situazione analoga a quella he 'i ha fi iando un .i sterna di coordinate nella studio dei vettori: in tal caso ogni veuore iridividua (cd e individuate) da una coppia di nurneri reali (quella delle ue cornponenti, ri petto alla coppia del versori fondamentali).

E naturale, quindi, dare la seguentc definizionc:

Osservaiione. 11 definizione appena data ha senso perche una base e un in ieme ordinato. Carnbiando l'ordin degli el rnenri di una ba e si ouiene un'altra base e Ie cornponenti ambiano in onsegu nza, Cosi ad esempio, il vettore l' = ( 1 . -I, 2) d i R 3 ha com ponenti ( I , -I, 2) rispctto alia base canonica (et. e~, e3). menrrc ha component! (2, 1, -1) ri"'PCtLO alia base (e3, ell el) (infatti v = 2e, + e) -e~).

empi,

II veu ore nullo 11a cornp ncnti (0 ..... 0) 1 pctto iii qualunque base .

., e (v 1 ..... II,,) e una base di V, 1'1 ha componenti (I. O •... , 0). 1'2 ha camp nerui (0, 1, .", 0); t: c.

e eel, ... , ell) e la base canonica di K", l'eIeicnto (Xlo .... Xn) di K" ha componcnti (\'1, ••.• J.

L -ERCIZIO.

In R! si considerino i vcrtori 1'1 = (I, I) I'~ = I -1).

Provare che (1'1. \'1) C una ba e di R2 e trova-

• Ie com ponenti d i I' = (a. b) ri petto a talc e.

luzione. Dato v ;= (a. b) dobbiarno vedere sc pub. crivere (a, b) .. Xt'l .\"'2 in modo unico. " cio e vera (1'1. 1'1) e Lilla ba e e (x, v) sono Ie omponen ti di (a, b). U guagliando lc componcnti si vede che la relazionc (a, b) = n'l + yl'2 equivale al sistema

J." v = a

lx - Y= b.

Questo sistema ha I'unlca oluz ioric x = b)/2. ,. = (a - b)/2. Pertanto (1'1. 1'2) e una ~I e di 1 e Ie componenti di (a. b) rtspeuo a lc ba t' ono (a + b)/2, (a - b) 2).

} setvazione. E ch iaro che curnbiando base irnbiano le componenri dci vettori. 11 modo on cui le componerni cambir no sara tudiato n seguit .

.3. Operazioni in uno spazio vettoriale mediante le componenti

Abbiarno visto (cfr, Cap. I) che Ie operazioni -ra vettori ordinari 'i po: sana cseguire ricorrendo all mponenti. Cio si pu fare an he in un • - pazio vcttoriale t' qual ia i di cui ia fissata una ba B = {"j, .. " "'I)' Matti se v. \\' E \" si ha:

Cioe:

Analogarnentc <;e \' = ali', ... - 0,.1',. i ha: 0\' = (a a I h'l ... + (a a")\·,,.

Cioe:

Le can iderazioni preccdcnti dicono che:

bbiamo quindi un primo e empio di com. utilizzando una base, si po ana elfetruarc i calcoli in uno pazio \ cttoriale mediante le operazioni in K . che sono di ripo numcrico,

QUl.:'-lO ripo eli procedure e urllizzato Irequentcmerrte in lgebra l.incare. orne avremo modo di vedere in seguiLo.

4. Due risultati fondamentali sulle basi

4.1. II metoda degli scarti succe U', per tf'OVQI'e una base di Va partire da un insieme [inito di generatori

Supponiamo che V. ia generate da 1\'10 .... 1\\ e vediamo come. i pos ano artare alcuni del \\'1' in m do che i rirnancnn formino una ba: e. i fa co 1:

-1:oi!!l artano tutti i \I' he ana uguali a zcr

- . i carta poi il primo dei 1\', chc e c.L dei

preccderui

- si ripete il procedirnento Iinche e possibile.

Rirnangono ccrti 1'1. "'j I'". che sono 1.1. per 2 . .4. Inoltre ogni 11'; e c.l. di \'1, •.. , r.; e quincli si ha L {I'I, "', \'II} = L In definitiva h'l. ,,,,1',,) e una base di V, Naturulmcnte II procedimeruo si u ... a meucndo 11'1, ... , II" nell'ordine pill cornodo per i calcoli ..

Esempio.

Trovare una base di l ' = L (n'" .'" II'b) C R1 dove:

11'1 = (0. 0,0): \I'" = (I,D, 1); \1'3 = (2, 0.2); I\'~ = (1, 1. 1); I\'s = (0, 1. 0); 1\"" = (0, 2, 1).

Scluzione. Seguiarno il procedimento indicate. - 51 scarta U' perche nullo.

- 51 scarta \\'~ perche \\'3 = 211'2 e quindi II', e

c.l. di 1\'1, Rimaniamo con I\'~. 11'-4, \\'~, \\'".

- 51 vede che 1\'-4 non e c.l. di \\'2. Quindi 1\'--l non viene cartato.

- Si vcde che 11'~ = - \1'1 + 1\'-4' Guindi II's viene scartato. Rirnaniamo con 11'2, \\'-1, II'b'

- Si vede imine che 11'0 non c c.l. di \I'~ c II'~.

Quindi non c'e piu nulla da scartare.

Conclusioue. (II'!, I\'_.;, 11'1» e una base di ".

11 procedirneruo degli scarri succcssivi ha due imporrami conseguenze teoriche riguardanti I'esistenza delle basi negli spazi vettoriali,

4.2. Teorema (esistenza di Hila base)

Ogni insieine [inito di generatori di 11110 spazio vettotiale V coutiene una base di E III panicolore ogui spaiio vetroriale [iniunuente generate ha Win ha se.

Dituostrarlone. Sia b'l, ... , I' ,J un sistema di generatori per \'. Can iI metoda degli scart i (4.1) si trova una base. lorrnata da alcuni dei veuori ,'1, ".,1'".

4.3, Teorema (comptetameruo di un insieme libero ad WUl base)

Sia V WI K-spa:;io vet toriale [initantetue generata. Allam ogui insiente libero ordinate eli elemeuti di Ve coutenuto ill una base,

Cioe: ogni insierne libero si puc "cornpletarc" ad una base, aggiungendo opportuni elernenti.

52

Dimostrazione (importante perche da un meiodo per complctare una base), Siano I'" ... , I'r E l'].i. e sta e J, , ..• e" un insierne di gencratori di \/ (p. es. una base), Ovviarnentc i vettori \'j, ..•• I'" t:', .... , ell gencrano 1 quindi da essi si puo estrarre una base col metodo degli scarti,

Poiche 1'~ ..... 1', sono 1.i., col metoda indicate si scarteranno solo degli e, (\!\ emualmente tutti) rna non si scarta alcuno dci I'" Rimane quindi una base di cui I'J, .... I'r sono i primi clemcnti.

Esempio,

I vettori di R11'J = (I, 2,1) e 1'2;= (0. 1,1) sana l.i, Troviarno una base di R] contencnte V1 e "2. Pel' far questa prendiarno ad esempio Ia base canonica (el. f!:, ell di R' ed estraiamo una base do. 1'1. \'~, e I, e z- e 1 col me todo dcgli scarti successiv i. Con facili calcoli che ornetriarno si (1'O\'a la base di R3:

S. La dimensione di uno spazio vettoriale

11 ri ultato Iondarneruale di questa paragrafo e il teorema 5_2, il quale afferrna che turte Ie basi d i uno spazio vettoriale Iinitarncnte generate hanno 10 stesso nurnero di elernenti. Questo numero si chiama d irnensione della spazio \ ettorialc,

Ci UCCOITe un lemma. la cui dimosrrazlone e rinviata alla fine del paragralo,

5.1. Lemma (di Steinitz)

Sia l' 1111 K-sptl:io veuoriale 11011 I1Il11o e siano

[XI, , X, 1. ["J' .... .\'",] due sottoinsiemi di F Se

{x" ,.\ } e 1lI1 insiente di geuetntori eli l' e [v 10

... , 1'",} e WI insietne libero, allora 111 ~ II.

5.2. Teorema

Dimostrozione. Sia F U'J, ... , (II) un'altra base di F. Allora F e un insicme libero e, siccome E l:

n insicme di generatori, si ha 111 ::; 11 per 5,1.

Con 10 stesso ragionamento (scambiando 1 'Uoli di E ed F) si trova che II ::; ni, e quindi in lefinitiva III := Il.

-.3, Definizlane (di dimensione)

tazione. La dimensione di uno pazio vettoe F si denota con dimV. Guindi la scrittura m l' ;;; n equi vale a dire ehe V ha una base di 11 rnenti 0 anche che tulle le basi di V sono

utuite da IZ elernenti,

rvazione 1. Ogni spazio vettoriale finitante generate ha almeno una base, e quindi dirnensione, che e un numero intero, Pert) per dire che un K-spazio vettoriale V c . mente generato diremo anche che Ve uno - J vettoriale di diinensione [inita.

rvazione 2. Se Ve un K-spazio vettoriale di nsicne 11 eB:= (VI, .'" ",,) e una base fissata, E V si puo scrivere in modo unico come

• \'1, .'" "" e quindi, in definitiva, dlpende da rameui indipendeiiti (le sue componenLi no a B), ovvero, con nomenclatura mutuaIla Fisica, ha 11 gradi di liberta. Ouindi la n_ ione, intuitivamentc, misura il nurnero di di liberta in uno spazio vettoriale.

aziaue 3. Si pub pari are di basi e dirnensionc per gli spazi veuoriali non finitamente generati. o un cenno di cib nel successive paragra£o 7.

'alcolo della dimensione

idente dalla definizione che per cakolare len ione di uno spazio v ttoriale V basta re una base di Ve contame gli elementi,

pi.

pazio vettorialc V2 dei vettori ordlnari

del piano ha dirnensione due. Infatti una base di V1 puo essere, ad esempiio, la coppia dei versori Iondamentali di un sistema di coordinate. Ogni altra base ill V, e costituita da 2 elernenti.

2. Il K-spazio vettoriale K'1 ha dirnensione u . Infatti la base canonica di K" e costituita da IZ elernenti (cfr, 3.1. es. 2). Ogni altra base ha 17 elernenti.

3. II K-spazio vetror'ia le KIIl.n ha dimensione 11111. Infatti K'"'" ha una base costituita cia 11m elementi (cfr, 3.1, es. 6).

4. Il K-spazio vettorialc K,[x] 11a dimcnsionc r + 1. Matti una ua base e (1, X, ... , )2),

5. Uno spazio veuorlale V ha dimensione zero se e solo se V:= rOd (cioe Ve 10 spazio veuoriale nullo). Infatti per convenzione 10 spazio vettoriale nullo ha per base l'insierne vuoto (cioe un insierne di zero elementi, cfr, 3.1), mentre uno spazio vettorialc non nullo non puo essere generate da zero elementi,

6. Sia V = C", rna considerate come R-spazio vcttoriale, AJlora dimV = 21Z (cfr, 3.1, es. 7).

Osservazioue. Ognl C-spazlo veuoriale Vein modo naturale un R-spazio vettoriale e risulta:

dimRV = 2 dimc1f.

Infatti se (e 1, . '" ell) e una base di V come Cspazio vettoriale, risulta can calcoli diretti che (el, .,,' ell, ie., ... , ie,,) e una ba e di V, considerato come spazio vettoriale su R.

Diamo om alcune utili informazioni sugli spazi vettoriali di cui sia nota la dimensione.

5.5. Teorema

53

Dintostratione. E chiaro che a) e a') ono equivalenti e he b) c b') sana equival nti, Proviarno a). ex], .... x". ana I.i. e istc una base E di V contenen te x]. "', _\ ",. Siccome E contiene II = dirnl/ elernenti deve e sere III 0:; 11.

Dimo triarno b). e F = L ('\" .... x",) col metodo degli scarti si pub trovar una ba e E costituita da alcu ni tra gli "x", Poi he E coruiene II = dimV elernenti. devc ri ultarc 11 0:; 111.

5.6. Corollario

, ia rum V =: 11 e sia E = (e I .... , e, ) 1111 iusiente ordinate di elementi di Y Allora i eguenu fall; SOIlO equivalent!

a) E e una bast' di 1';

b) E e libero;

c) E genera l'.

Dintostrazione. E chiaro che a) ==> b).

Proviarno che b) ==> c). Sia \: E \'. Allora

e], ... , e", x sana l.d. per 5.5 a') e quindi x E L (elo .... e ), e cndo €], ... , e" l.i. (efr. 2.4). Guindi e], ... , ell generano 1'.

Proviamo che c) :::::> a). Per il metoda degli carti E mien una base E' di 1 . Ma E' de, e contenere /1 = dimV elernenti e quindi E = E~ il che ignific che E e una base.

Ossen ·o:.io/l(! J. Tl corollario 5.6 rno tra chc, per verilicare se 11 = dimt' elernenti formano una base di V basta [arc una delle due vcrifiche pre-

critte (err. 3.1). Naturalrnente questa vale se dimV - nota.

Osservatioue 2, II orollario 5.6 permette di abbrev iare la procedura ba ala ul m todo degli scarti per trovare una base a partir da un insieme di g n ratori (eli'. 4.1) per cornpletare una b e (c Ir, 4.3), Infatti se e nota he dim l ' = Il il proced i mente i puo sospendere dopo a ver trovato II elcmenu,

Esempi.

1. ia T'~ I spavi vettorial dei vetrori del piano. Allora due vetrori di l'J formano una base d i 1'2 . C e 010 'e sana l.i., sia e 010 e non hanna In ste 'U direzione.

2. I vettori (l ,2). (1,0) formano una ba e di R2, lnFatti es i 'ana linearmenre indipendenti [Iacile vertflca diretta). lnolrre i veuori sana in

nurner ugual alia dimen ione di R.! c quindi formano una base di R',

3. Si trox i, con jJ meiodo dcgli scarti, II na ba e del sottaspazio veuoriale l' eli R' generate da 1'1 = (1, I, 1), I'l = (2, 1, 1), I'J = (2. 2, 1). \'~ = (3.4. 6), t':; =: (-1,4, 7).

In primo luog \'1 *- 0 e quindi non viene scartat ; chiarr mente 1'2 non c multiple di t'! quindi unch'esso non viene scartato. Quanta a I'i, uri'eguaglianza d I tipo \'3 = UI'J + b1'2 produce le equazioni:

2 = a + 2b 2=a+b I=Q+b

che sana pales mente incompatibili. Pe11aDl(' anche qu t'ulrimo vettorc non e scartato. P 1- che in R3 e quindi in II' non ci po. ana e sen. piu di 3 vettori l.i. (\ ha dimensione non supcriore a I, e inutile procedere, perche 'j e gia trovata una base di VI e cioc (\' It I'~, V3).

4. i trod una base dello spazio C.![X] conte nente j due vctt ri indipendcmi P = X - I e Q = 1 + 2\."2.

Basta o: en ~ re che 10 spazio h dimen ionc 3 ed una ua ba e e (I, X. ).'2); P rtanto ba 1 sccgliere uno ra i tre vettori della ba enol. che sia l.i. risperto aPe Q.

Ad esernpio l'eguaghanxa: I = aP - bO irnpliea che si abbia

I=-u+b O=a

o 2b

il ch non epa .ibile.

Pertanto la b e cercata e (Po Q. I),

5.7. Dimo trazioue del Lemma di teinit ..

Riformuliamo ora iI Lemma di teinirz nell forma scguerue. he e pill precisa c S] presta ad un dim srrazione per induzlone.

Lemma ("iromlllla~jcme del Lemma di teinitz).

Sia V WI K-spa~iQ vettoriale e siauo I = [x I, .... x

] =: [v , ... , \ ] due souoinsiemi di 1', con m 2! 1. Su. pon tama c/UI I generi Ve che J sia [ihem. Allora si hn.

a) 11 ~ III,

b) l'SI Fe 1111 sottoinsieme eli Il-111 element! I'!:; I tale lit, J u I' gener; Il.

Dimostrazione. Supponiamo II fissaro e procedlamo ., induzione su Ill.

upponiamo "' = 1. cioe J = [\',]. AHara vi ha \';e J e quindi I non puo essere vuoto. Allora 'l ~ 1 = III e vale in que LO caso.

Consideriarno ora l'insteme Z = (YI. 'I ...• T,,).

P ic he I genera \'. anche Z genera \ . Inolrre Z nun C ibcro per he j I (come iuui i vertori di \ e c.l. di XJ, . \ . Quindi can iderando gli dementi \'1, ,\1 ..... .l. ell'ordlnc c applicando il criteria di indipcndcnza mcorc 2.4, :si vede che esiste un indicc i ~ 1 laic ehc r E £(Z\(x,}). Ouindl posta t' = 1\[.\',.] si ha che l' e

nerato da I' u J. Ouesto prova la b) per III = I e il rnrna e c rnpletamcntc climo trato per III = I.

Supponiamo ora III > 1 e upponiam . per induI ne, eh ill mma sia \'Cl'Q per ogni in ieme libero di Ill-l elernerui. E quindi valida In eguente

t i lnduttiva: Posto J" "" l\'~ ..... Y ]. i ha

~ 111-1 ed es is te un souoinsieme I" = (\. . .... t' l c f. hutto do. II - (m - 1) == II - III + I elementi, tale h, \,iagenemtodaZ'==J'uJ".

Poiche ,', ..... )'''' sono linearmcnte indipendenti per D I:"i, ,j h a \ j ~ £(11, e quindi l' ¢ .£(11. Ne segue h l'in terne l " non pUG essere vuoto. quindi " ~ Ill. I ) prm a a) in generale.

onsidcri rno ora l'insierne Z = Jul". Come ncllima parte della dimostrazione tale insierne ge-

ra V non e libero, Ouindi, e endo J libero, e i .. te n indi c j ~ III tale che \ ia generate da Z' [t·]' indi po to I' = 1" {l') si ha che I' e cosutuito da - III dementi di Ie chc 1- e generate da J ....... I'.

Dimen ione dei sottospazi e delle omme dirette

\1u lriamo che la dimensionc di un sottop; zio di V non pub superare In dimen ionc di \. vcdiamo come si pub trov are una ba e e colare 101 dirnensione di una sornrna diretta I ouo pan.

.L Propo izione (sulla dimen ione di un tto pa:.io)

III VillI K-spa::.io vettoriale di diinen ione n .

• 1 11' C V WI sottospazio. Allam:

.. 1) Weill iitamente generate e di m W ~ II. b) climW = II se e solo se W = v.

Dimostrazione. a) Se M' = (01,), ~1 e Iinitamerne genera to e dim H' = 0 ~ II.

Supponiamo allora W;t (0\ J. DaI Teorema 5.5

cgue che ogni insierne libero di elementi di W ha al mas imo /l elemcnti, Sia I = [Xl, ..•• Xm} ~ li' un insierne libero, dov e //I e il rna imo possibile. Allora ri ulta III s:; II. Inoltre e \I' E Wi veuori X), .... X"" \I' ana l.d. e quindi n' E .£., (x" .... x.Il). Cio prova he U' =.£., (.\t .... , x, .. ). Quindi 11' e finitamente generate e poi he x, ..... Xm sono Li, i ha dimH' == Ill. Que .to prova la a).

b) Sia dimll' =: dimt/ e sia ~\', .... , \\'" una base eli W. Allora \1'1, .... H"l ono l.i. e quindi formano una base di V per 5.6. Ouindi V = w.

Esempio.

Ogni sotto pazio HI di K" ha dimensione ~ 11.

Inoltre i puo avere dimH' = 11 010 e W = K",

6.2. Proposizione (sulla dimen ione di una somma di sotto pazi}

Sia V WI K-spa:io veuoriale [initamerue generata e siano F, .... , V,r dei sottospazi di V. Allora:

dim(V, + ... + Vu) ~ dim (Vd + ... + dim (Vn)·

Dimostrasione. P r la PI' po izione precedente i sotto pazi 11', •.... 1'" on Iinitamente generati. E istono alJora una bas BI di \/1, .... una base BIl di 1'.,. E facile dirno trare chc l'unione B, u ... -...) B i: un insierne di generatori di 1', - ... -'V (e ercizio per il leuore) e quindi la te ... i segue dal Teorema 5.5

E naturale chi del' 1 c e quando 1a disuguaglianza della Pr poslzione precederue possa essere un'uguaglianza. Una ri sposta precis a e data dal eguente teorema. che . ara malta utile in seguito.

6.3. Teorema {dlmen ione e basi di una somma diretta)

55

Dilllostra;:.iolle. a) => b). SI.? la ornrna e dirctta ogni \I" Ell T ••• + ,. I scrive in modo unico co-

rne n' '" 1'1 1'", can I') E VI, .... 1', E l' . D'altra

parte 1'1 si Dye in modo unico come c.l. degJi dementi di B., 1'2 si scrive in modo uni a come c.l. degii elementi di 81, cc. e quindi, in deflnitiva, \I' si scrive in modo unico come .1. dcgli clementi di BI u .. , uB . Ouindi vale la b).

b) => a) ... i dime tra invcrtcndo il ragionamemo precedents.

b) => c) C ovvia.

c) ~ b). e vale hi c) iI numero degli clernen-

Li dell'insierno BJ u u B" Co uguale a dirnfl/, +

... + I'll)' Inoltre \ , + + I'll e generaro da BI u

.. , V B; e quindi B I u '" l.r B e una base eli 1 I + '" -t- 1'" per 5.6.

6.4. Corollario

Sill l' /Ill K-spa:;.io vettoriale finitameuie generata e sia B WIa base di l~ lupponiania £Ii decoinporre B lIell'w/jolle disgil/Illa di sottoinsiemi BI •...• B, e pouiamo FI = £(Bd ..... 1"" = £(8 ). Aflora l' = vie ... EElV ...

Dimo tra:;.iom;. Segu dal teorerna pre edente (dettagli al Iettore),

6.5. Corollario

Sia V WI K-spa:io vettotiale (ill ira IJ rente gellf!rato e iauo VI •.... I dei otrospazi di E e rum(Vt) + ... T din ( OJ) > dim ,fa SOIlt1l1a VI + ... + \'" 11011 e direttn.

Diniostrazione. Poiche VI + ... + v, e un . ottospaz io dl ". dal la Proposi aione 6.1 risult a dimn'l - ... - 1',1) s dim I' e quindi Ia sornma non pub e. sercdircua per l'equ_h alenza I ra le condizioni ) c) del corerna 6.3.

Esempi.

1. In R consideriarno i sotto pazi

IT -r f(O. 0, O. e») c I ! = {(x. ,.0,0)). Gli clementi di VI + V] sono tutti e ali quclli del tipo (0. O. 0, t) + (x,)" 0.0). ci e 1't -e- 1'2 = {(x, v. o. T)}.

Se (x, " 0, t) = I', ... 1'2 can 1'1 E \'1 e I'! E \'2. deve e sere nece ariamenre 1'1 == (0. 0, 0, r) e 1'2 = (x. y, O. 0), quindi t ] ... {'~ = VI e l'2 (cioe la somma e direua).

7.2. Dipendenza lineare, generatori, ba i

na base di L~I e «(0, 0, 0, 1»; una ba e di tl2 e « 1, 0, 0, 0). (0, I, 0. 0» e una base di 1 I EEl 1/~ l' «(0. O. O. n (1. O. 0, 0). (0, 1. 0,0». in accordo col teorerna 6.3.

2. Sia (VI ..... v,,) una ba e eli Ve sia V; - L (I'i) i "'- I, .... 11. AHara 1 '" VI e ... $ 1'". Tntarti ogru I' E " si crive in modo unico come I = all'l or .. + a 1'". e poiche ail', E V,. I' si 'Crhe in mod unico come sornma eli un vettore di 1'1, uno dt "~. ec .

in 11' un :'oltospa7.io del K-spazio veuorialc t'; allora esiste un sottospaLio Z di If tale (_ hl T' := HI ffi Z. e dim Fe finita questo Ian i pub dimostrare cosi: sia (el. ''', e.) una ba e di II'. Per it teorema del complclamenlo existono e

.... e, E I'tali ch B - (e., .... eJt) ia una base di , . Sia Z = L (e_~.l, .... f!,J: allora 1 = H EB Z.

7. Spazi vettoriali non finitamente generati

Abbiamo visto .. he non lutti gli pazi vertoriali sono rinitamenle generati. Cio : se I' e uno pazio vettortale, puo darsi che non esistano 1 ] .... ,1" E T' (in numero finlto) tali che \ = L h' ..... I' ).

In questa paragralo darcmo alcuni ccnnl sugli spazi venorialr non fimramenre generan, can particolare riferimenlo alla definizione tIi ba ... e t' dipendenza line a re. on darcmo al una dimostrazione, in quanto si iraua qua i ernpre di arg:omCllli troppo difficili per que ... to te to.

Uno spazio vcttoriale non finilamcnte generate si eli e anche di dunensione inlinita.

7.1. E empi di spazi vettoriali nan fillitamente generaii

Sia R[ J 10 spazlo \ ettortale -u R costltui [0 da tutti i polinomi nella variabile X. QUes(O spazio vettoriale non e nnilamentc generate (dr. 1.6, e . -I).

Poiche R[J..1 c un sottospazin cli C"(R) (tunzioni derivablli 11 voltc con eannnuira), anche C' (R) non i:: finitamentc generate, nalogarnenrs suecedc pel C' (I), d ve t e un Iruervallo.

Per parlare di dipendenza Iincarc. generatun basi in generale occorrc ndauarc Ie definizioru \ ncl cas dcgli spazi finil mente generau) I ca insierni non nniti. Si pro ede cos],

Dimostrazlone. a) ~ b), Se la somma e direrta ogni 1\' E VI + ". + \,'" si scrivc in 111 do unico come 11' = I' + ... '" l' , can \'. Ell, . ." 1', E lr . D'ahra parte \'1 i scrive in modo unico come e.l, degli elerncnti di B" \'2 51 scrive in modo unico come c.l. degli elementi di H2, ecc. e quindi, in dcfinitiva, u: i scrive in modo unico come c.l. degli elcmenti di BI v ... '-' BII• Quindi \ ale la b).

b) ~ a) si dirnostra invcrtendo il ruaionamenlo pre edeme.

b) ~ c) e 0\ ia,

c) ~ b). Sc vale In e) il numero degli clernen-

ti dell'insicme B. u U BII I:: uguale a dimO'I ,.

... + V.). Inolrre VI V e generate da BI U

... u B" e quindi BJ u u B e una base di T'I -e-

V" per 5,6.

6.4. Corollario

ia \' WI K-spa::.io veuoriale [initainente generato e sia B una base eli l: Supponiamo di decotnporre B nell'unione disgiuuta d! sauoinsieint BI, ... , B. e pouiamo '. = £(Bd, ... , 1', = L(B ). Allora V = 1'1$ ... ffiVII•

Dintostrazione. cgue dal te rerna precedcrue (deuagli ul leuorc).

6.5. Corollario

Sia V WI K-SPll:::io vettoriale [initameute generaw e siaua VI, ... , V" dei souospazi eli 1~ SI! dirnft -I) + ... 7 dim(\, .. ) > dim 1~ la sonnua 1'1 + ... + V" IlOlI e direua.

Dimostrazione. Poiche "1 + ..... \ , e un ottospa z io di V, dalla Propos iz ione 6.1 ri ulta dimt l, - ._. - \ .) S dim ,- e quindi la omma non puo es: ere direrta per l'equivalenza tra le condizioni a) e c) del Teorema 6.3.

Esempi

1. In R' con sidcriarno i .ottospazi

VI "" [(D, D, D, t)) e tTl = (x, y, D, D)). Gli elernenti di \'1 l'! sono tutti e soli quelli del tipo (0, D. D, t) + (x, v, 0, 0), cio VI + 2 = [(x. y, 0, I)}.

Se (r. y, O. () = ", T "2 con \'1 E \'. C \'2 E l'~. deve ssere necc .ariamente 1'1 = (0, D. 0, r) C \'1 == (x, y, 0,0), quindi Vt + 1'2 = VI $ F2 (doe la sornrna e diretta).

56

na ba e di l'1 e «D. D, 0, 1)); una be e di l':! e « 1, 0, 0, 0), (0. 1, 0, 0») C Lilla ba e di \'1 $I 1'2 e «0, 0, 0, 1), (I, 0, O. 0), (0, 1,0, 0». in accordo col teorema 6.3.

2. Sia (\'1, ... , I', ) una base di l' e sia 1', = L (v,), i = 1 .... , 11. Allora V = 'VI e ... E9 1'". In fatti ogni \. E \. i crive in rn do unico come \' = (11"1 + ... + aflt'", poi he (1,1', E i" l' xi scrivc in modo unico come omma ell un vettore di \ 1. uno di \'!, ec .

3. Sia 11' un otto pazio del K-~pario vettoriale l; allora csiste un sou.ospazio Z di I' tale che V = n' e Z. c dim t" e finite que to Iarto si puc'> dirnostrare cosl: sia (el .... , e.) una base di lI'. Per il teorerna del completamento esis lono e ~ .... en E \' tali he B = (el, .. ,' ell) sin un base di l ', Sia Z = L (e I, .... e.,): allora {' = li' $ Z.

7. Spazi vettoriali non finitamente generati

Abbiamo visto che non tuui gli spazi vettoriali snno fimtamcnte generati, Cioe: sc 1 e uno spazio vettoriaie, puo dari che non esistano I' ...... I', e I (in numero Iinito) tali he \ - L (I I .... , I',J.

In que LO paragralo darcrno alcuni cenni sugli spazi veuoriali non finitamente generati, on pal tic fare rilcrimeruo alla definizione eli ba l' c dipendenza Iineare, Xon darcmo alcuna dirnostrazione. 11 quanto si tratta quasi scmprc di argomcnti troppo dilficili per queslo teste,

lr no spa zio \ ('I torialc non fini tamente generato "I dice anche til diineusione inlluita.

7.1. Esempi di pazi vettoriali non [initamente general;

in R[.\110 pazio venoriale su R co ihuito da ruui i polinomi nella variabile Y. Que [0 spaaio veuoriale non c finiramente generate (dr. 1,6, es. 4).

Poiche R[.\ 1 (> un scuospazio eli C' (R) (Iunzioni derivabili 11 volte con continuita), anche C'(R) non (> finilamenle generate. Analogarnente U cede per C(l}. dove I e un intervallo.

7,2. Dipeudenza lineare, generatorl, basi

Per parlare di dipendenza lineare, generaiori ~ bas] In generalc occorre adanare le dellnizioni (viste nel caso dcgli spaz] Iiniramentc gencrari) 31 casu Ji insicmi nun finiti. Sl precede cost.

Se A ed 1 sono due insicmi, una famiglia di elesenti di A con indici ill I e un'applicazinne I ---) A che ad ogni i E I fa corrispondere un elernento di A denotato can ai, Una tale famiglia si denota can 1 )I~1' Se f e l'insieme dei numeri naturali, una larni'ia con Indici in I 51 chiama an che success io lIe. Se 1 [1, ... , n ] si ha: (ai)j", = (aI, .... ali)'

ia ora V uno spazio vettoriale sul campo K. Una arniglia (V')'E' di elementi di V C una base di 1'se ani elemento di 5i pub scrivere in uno e un sol odo come c.l, di un 11WIl£ro [inito di clcmenti della miglia (1")'E1. Cia si esprime anche dicendo: ogni I' \' si scrive in modo unico nella forma:

v=La'\'i ,d

dove a, = 0 tranne che per un nurnero finite di indici.

Analogarnente si deAniscono gli insiemi di geneori e gli insiemi Jiberi. Una farniglia (~")IFI e un tetne di genera tori di \' se ogni v EVe c.l. di un

-nero finite di elementi della famiglia; e un insielibero (0 i v, sono l.i.) e per ogni sottoinsiernc rnto [iI, ... , in} C I, VI" ... , Vi, sono l.i. Cib si pub rirnere anche dicendo che la relazione

"a. v. = 0 cona, = 0 per tutti gli i tranne un nu-

=-; " mero finito

~ 010 se, di Fallo, tutti gli a, sono nulli,

I dimostrano i seguenti fatti (che abbiamo gia ") per gli spazi vettoriaJi finitamente generaLi):

- \ I', ),>"1 e WIG base di V se e solo se i \', geiterano Ve 10 Li.

- Ogni insieme di generatori contlene una base.

- Ogni spario vettoriale ha Wia base,

- Ogni insieine libero it contenuto in una base.

- e (1',l'E/' (tl'i)iEJ 50110 due basi di V, c'e 1111(.1 con-i-

iden:a biuuivoca I ~J {cioe, intuiiivamente; due . iii V hanno 10 stesso nuniero di elementi).

mpi.

Lo pazio vettoriale R[>"1 ha per base la famiglia y, ,'(1, ... ). Inlaui ugni polinomio e. per definizioc.l, in modo unico di un numero Finito di ele.ti della Famiglia.

on e possibile costruire esplicltamente una base (R). Tunavia una tale base esiste.

. Complementi ed Esercizi

• 1. Dlpendenza lineare, basi, dimensione

1.1. I veuori VI = (I, 2, 0), 1'2 = (1, 0, I), VJ = _ I,!), v" = (0, 1, 0) di RJ:

a) ono l.i.?

b) formano una base di R3?

c) generano R3?

Saluziane. a) Poiche dim(R3) = 3 e 4 > 3 i vettali dati sana l.d.

b) a, perche tulle le basi di R3 sono costituite da tre elementi (oppure: perche sana l.d. come si e vista in a)).

c) Ovviarnente VI e V2 sono 1.L Inoltre \14 non

e c.l. di VI c \'2 perche le equazioni

x+."=D

2t = 1

y=o

sono Incompatibili, Ouindi VI. "], 114 sana LL ed essendo il Ioro numero uguale alla dirnensione di R~ Iormano una base di R3. In particolare essi generano R3 e, a maggior ragione, VI, ... , V4 generano R3.

8.1.2. Si provi che gli elernenti VI = (l, 0), tl2 = (0, I), \13 = (I, 1) di R2 non formano una base di R2.

Saluzione. Sana trap pi (3 > 2).

8.1.3. I vcttori ~'l' V2 dell'esercizio 8.1.1. sana linearmente indipendenti? generano R3? formana Lilla base di R3?

Soluzione. Sana ovviarnente indipendenti rna non formano una base perche sono due. Non sana nemmeno generatori perche sono troppo pochl.

8.1.4. I vettori VI = (1, 2, 0),1'1 = (1, 1. 1), V3 = (1,3, -1) di R3 formano una base di R3?

Soluzione. Poiche i primi due sana indipendenti, basta vedere se il Lena e cornbinazione lineare dei precedenti. Il che si vede studiando il sistema:

x+y=l 2x+v=3 ." = -1.

Si ouiene: x = z e y = -1 cioe "3 = 2vI - V2.

Pertanto i vettori non for-mana una base.

8.1.S. Sia 11 il sottospazio di R1 generato dai vettori VI, "1, \'3 dell'esercizio precedente. TI-ovarc una base di l' e la dimensione di V .

Soluzione. i' ha una base Iormata dai prirni due vettori (che sana indipendenti) e quindi ha dirnensione 2.

57

8.1.6. ian I't = 1, 2, 0), \'~ = (0, 0, I), V3 = (0, I, I) E R I, Verif are che (\'1. \'~. \'3) e una base eli RJ e trovare le component] di (a, b, c) E R3 rispeuo a tale ba e.

Soluzione. I tre vettori sono l.i. e quindi formano una ba e di R3. Per trovare Ie cornp nenti di (a, b, c) ri: peuo a tale base ba La ri here il si tema:

X =a

2\' .,...: = b

y+,:=C.

Si ouiene:

X=Q, ye c=b v Ia. :.=b-2a;

allora

(a, b, c) =: m'l (c - b + 2a)l'2 + (b - 2a)I'1

c [e cornponcnti richieste sono:

(a, c -b + Za. b - 2(d.

8.1. 7. Consideriarno i \ ettori \' I = (J, 1. O. 0). 1'2 = (0, 1, 0, 0) E R4, Dirnosrrare che I'll t'::! sono U. e trovare una base di R~ contenentc \'1 e 1'2.

Soluzione. (0. 1, O. 0) = a(], 1, 0, 0) impli a a = o e a = 1. as urdo. Pel' avere una base i aggiungano: (0. 0, 1.0) e (0. O. O. 1). In effetli a(O. 1,0, 0) + b( 1. 1. O. 0) + c(O, 0, 1. 0) -r- d(O. o. 0. 1) = (0, 0, 0, 0) da: b - 0, a -- O. c = 0 e d = 0,

8.1.8. Sia V uno spatia vetroriale u K e iano 1\'1, .. " 11'''1 E V. Dimo .rrare che se II'! e c.l. di \\'1, ... , \1'1-1, II' _I, ... , II'" -j ha:

£, (lI'l. "'1 1\',) '" £, (\I' ..... , \1',.10 \\';+1. "'1 WII).

Soluzione. ic i = 1 ad esempio

\I'. = Q111'2 + ~ a"lI' . Allora

II' = brll'l + + b"w" ::::) H' = bl(a211'1 + ... + a"I1',,)

+ b211'~ ... + b \I', =:. 1\' == (bIQJ, + b~}I\'J. ... -e(b ta" + b")lt',,. Cioe II' e c.l. di l1'2, ... , \\'/1, ovvero L(II'\, ... , 11',,) ~ '£(11'2 ..... II',,) s: '£(11'1, .... \\"1) ::::) sono eguali.

8.1.9. Siano l' un K-~pazio vettorialc I'), .... I' n vettori I.i. di V. Siano i *' j due indici diversi e poniarno: lI'i = I', -ral'" dOH: a E K Dimo trare chc \'1 .... , l'i_l, II·i. 1\.';.1 ..... I'" son l.i. (cioc 11 vettori l.i. rimangono tali se a un di e i e ne somma un altro rnoltiplicato per un nurnero),

Soluzione. Supponiamo ad esempio: I\'! = 1'1 +

58

a\'~. All ra all\'l -t- ... + Q"I'" = I::::) al(vl + m'l) + ... + a, 1', ;0 01::::> ail'. + (aa, + QJh'2 + ... + a\'" = 01 ::::) al = aal + (/2 = GJ = ... = 0 =:) QJ. = O.

8.1.10. iano l' un K-spazio vcuoriale e siano Vl. "'1 1'/ E V. iano i e j due indici diversi e poniarno \I'r = P, + av. on (I E K Dimo trarc che .£(\'1 ..... \',,) = '£(\'t .... , 1',_1. II',. v, I, ... , I',,) (cioc: tm insieme eli generatori di un rtospazio rimane tale. ornm .. ndo ad uno dei suoi elernenti un multiplo eli un altro elemento dell'insi me).

S luzione. Ad esernpio: 11'1 = 1'1 -r- QI'! allora 1\'1 E .£ (1' I .... , 1'/1) e quindi

L(II'I, 112, .... V ) C£(VI , v,,). D'altronde:

I'J = \\'1 - Q\'! E L (11'1, , l' ) e quindi

£(Vl •.... 1',,) t: £(11'1, .... v.,); segue che : ono uguali,

8.1.11. Con le s tee notazioni di 8.1.10 dirnostrarc che (\'r, ... ,1',,) e una base di 11 e e solo se (l'l .... , \I', .... , I', ) e una base di l '.

Soluzione. Segue da 8.1.9. e 8.1.10.

8.1.12.Lernatricill 1}[1 2J(0 IJdi

4 0 0 0' 4 -\

R1.1 ono I.i.?

Soluzione. S1, infatti

J a s-» , =:) l-l-a + 4c = 0

lc ~ 0

a + 2b + c = 0 0

::::> Q=

-c=O b=O

8.1.13. Trovare una base e la dimensionc eli C11.
Soluzione.
(~ 0 01 [~ 1 n (~ 0 1J
0 or 0 0 o .
(~ 0 OJ (~ 0 OJ (~ 0 01
0 o ' o ' 0 1)
e una base. La dimeru ione e 6 = 2 3.
8.1.14. U ando j rnetodi dell'Anali i si trovi una base della spazio vetroria le delle soluzlon i ... lcll'equazione uifferenziale y" + "'y '" O.

oluzione, ~ = (cos Zx, sin 2..1:).

.1.15. In C1 . .2 consideriarno le matrici

a) Provare che A e B sono l.i.

b) Trovare rnatrici C, D .... tali cheA. B, C, D, formino una base di C1~. Quante rruov e

1aLrici occorrono?

ioluzione. (a) Pensiamo C2.l come Csspazto

1 )

.. ;;:;. a E C e impos-

-I

a (20· euoriale:

ile.

b) Occorrono 2 matriei ad es.: (~ :), [~ ~ J

.2. Sottospazi, somme e somme dirette

. 2.1. a) R'e un souospazio di Rl?

b) R" contiene qualche sottospazio di di.. nsione 3?

... ) R"' conriene qualche sottospazio di dirnen.re 6?

... oluzione .. a) No, perchc R3 non e nemrneno souoinsiemc di R4.

b) Si, ad esempio VI' = £(], 0, 0, 0), (0, 1,0, 0,0, 1, 0)).

\.. :\0. perche la dirnensionc di un sottospadi R~ deve essere ~ -I-.

2.2. Sia V un Kvspazio vcttoriale di dimcnsioL Provarc che per ogni numero intero Ill. o ~ /JI :5 II, csiste almeno un sottospazio di a ente dimensione Ill.

luzione. 11 souospazio nullo [ad ha dimenne 111 = O. Sia ora 0< 111 ~ II. Sia £ = (e" ... , e,,) ..t base di Ve sia W = L(e" ... , em). E evidentc ... (el, ... , e",) e una base dl 11 e quindi 11' ha -iensionc III.

2.3. In R~ sono dati i vettori 1'1 '" (1, 0, 0, 1),1'2': 0,0, I), I', = (-1.,0, 0, 3), \\'1 = (1, 2,0,0). \\'1 = 1. 0, 0) e i souospazi V = .£(v], 1'2, 1'3), W = . 1\'~).

a) Trovare una base B del sottospazio V + H' .

b) V + H' = R4?

c) la sornrna V + HI c diretta?

d) V n Ii contiene qualche \ eucre non nullo?

Soluzione. a) S1 ha V+H' '" £(1'1,. I'~, 1',,1\'1. H'2) , e quindi una base di V - 11 si puo trovarc, ad esernpio, col metodo degli scarti, Risulta facilmente B = (1'1, 1'2, 11'1).

b) No, perche dim (V 4- 11') = 3 < 4.

e) 0, perche dim V = 2 (una bast' e (\'1, I'~»), dim U' -= 2 (una base e (\\1, 11'2)) e quindi si ha dim (l + 11') "* dim F -r- dim W.

d) Sl perche Ia somma 1/ + W non e diretta, C quindi V n W"#- {O)}.

8.2.4. Siano 11' e Z due sottospazi di dimensione Iinita della spazio veuoriale F-

a) Dirnostrare che 11' ~ Z e 1-1' n 2 hanno dimensione finita

b) Sia 21 un sottospazio di Z tale che Z = (W n Z) (fl 2 I (cfr, 6.5. es. 3). Provarc che W + 2 = \ti' GIl],

e) Dedurre da b) 1a segucnte [ormula di Grassilia/Ill:

dim(W + Z) = dimW + dirnZ - clim{W n 2) .

SoIuzione. a) W + Z e generate dall'unione di un insiernc di generatori di lI' e di un insierne di generatori cli Z e quindi c finitamente generato , Inolrre tl n Z e un souospazio di lI' e quindi e anch'csso Iinitarncntc generate.

b) Si ha HI ~ 2 = 1,0\/ + 1\1 n Z + Z1 = vI' + Z,.

BaSLa quindi provare ehe H n 21 = {OJ. Sia allora x E. W n ZI' Poiche ZI c Z risuha x E 11 n Z e quindi .r E (II n 2) n 21, da cui x ~ 0, essen do la sornma or n Z) - 21 diretta.

c) Da b) risulta

dim(W + Z) == dimVI' + d irn.Z, d irn H' +

(dimZ - dim(ll' n Z), da cui Ia tesi.

8.2.5. Sia l' un K-~pazio vetroriale di dimensionc finita e sia lI' un sottospaxio eli V. Sia E una base di VI' e sia E' un sottoinsierne libcro ordinate di \' tale che EvE' sia una base eli V. Dimostrare che per ogni base F di W, F u 1:.' e una base di l' (in ahre parole: gli elementi che eompletano una base di 11 cornpletano iuue Ie basi di 111-

Soluzione. Si ha V = l\' EEl Z, dove l = £'(F..'). Poiche Fe una base di Vii e 1:.' c una base di 2 risulta allora che F u E' e una base di V,

59

Capitola IV

Rango e riduzione delle matriei

Ad ogni matrice si associa un nurnero inte• 0, che si chiama range. Esso t! la dimensione di due spazi vcttoriali che si cuslruiscono a parre dalla matrice, detti rispcttivarnente spazio lie righe e spazio delle coloune.

Dopa avere introdono 10. nozione di rango ~'"crh lama un metoda operutivo per calcolar-

derto riduzione mediante trasjonnazioni eletentari: ..,i trat ta di un metoda di calco lo, anchc i mplcmcntabile SLI computer). che ha re upplicazioni important; (ad esernpio si

lopcra per 10. risoluzione de; sistcmi lineari, Cup, V).

Proseguiarno mostrando come Ie matrici (e particolare il metodo di riduzionc) si posso(j usarc per trovare la diniensione e IlIIa base eli <ottospazlo di cui sia noto un insierne di eneratori,

II capiiolo si conclude can alcuni comptetet ti sulconcetto di matrice ridotta c di ridulone (rnatrici triangolari, maniciecl!eloll, riduzrone mediante moltiplicazione per una matri( invertibile).

L,I nozione di rango e fondumeruale in tutta \Igcbra Li neare. Ne vedrerno appl i cazioni ai vrcrni lineari. alle applicazioni Jinenri, allo udio degli autospazi c delle forme quadratie, E..,50 si applica anche a quest ioni d i Geo-

rneu in Analitica (studio delle conichc e delle uadriche, vedi Vol. 1).

I. Lo spazio delle righe, 10 spazio delle colonne e il rango di una matrice

Corninciamo col definire i due spazi vctto- 1.lli associati ad una matrice.

1.1. Definisione {spazlo delle righe e spazio delle colonne eli una matrice)

Sia K un campo c sin -! E K""Ol una matricc (can 111 right' e d 1/ col onne). Indichiamo Ie righe can RI, ... , R" c Ie colonne can CI, ... , C" Consideriarno le right' come dementi di K' e le colonne come elementi di K '.

II souospazio L (Rio ... , R ,) c K' generate dane righc di ,.\ si chiarna spazio delle right> di A e si dCI10la can R I

11 sottospazio L (C I, ... , Crt) c K" generate dalle colonne di A si chiama spazio delle colonne dj A e si denota can C4,

Esempi.

(, 1. Sin A;;; l ~

~ 1 e R' z L'insieme delle righe

di A e {(l, 0), to, 1), (1, 2)]. La spazio delle righe di A e R« ",-R2, Lc colonne di A sana due veuori di R' e 10 spazio delle colonne di A e un souospazio di R' avcnte dimcnsionc 2.

2. SeA E K"', risulta R~ ={OK") se e solo se

A e Ia rnatrice nulla, Analogamcntc C~ = (0"",) se e solo sc .4 c In matrice nulla.

3, Lo spazio delle righe di una rnatrice A coinci-

61

de con 10 spazio delle oionne della matrice trasposta fA e 10 spazio delle colonne di A coincide con 10 pazio delle righe di A.

Osservazione. e VI, ... , V"' E K", si puo co truire una matrice A averne per righe I'], .... 1'",. C i ha, evidentementc, R \ = L (\'1, ... , v",). In particolare ogni iottospazio di K" e 10 pazio delle righe di qualche matrice.Analogamente per le eolonne.

Lo spazio delle righe e 10 spazio delle coJonne di una ste a rnatrice on in generale div rsi (cfr, iI preccdente c . 1). Si ha tuuavia:

1. 2. Teorema (del ra vso)

Dimostrazione. Poniarno: A == (ai;), R :: RA, C = C~, r = dim(R).

Poiche r "" climeR). e istono r vettori di K·. diciamo

1'1 ::0 (ell ..... C",) 1'2 = (C21 •... , ('211)

he generano 10 spazio delle righe. Pertanto ogni riga R, .j e prime come c.I, di \'1 ..... \'r:

RI =Plll'l + +PlrV,

R::! = P:!II'l + + P::!rl'r

( 1.1)

Le 0.1) si traducono in cornponenti (risp [to alia ba e anonica di K"); per la 1" cornponente della rig a R, si ottiene:

Cioc il vettorc l" colonna di it si crive:

Dunque la I" colonna eli A e c.l, degJi n ettori di K"':

62

E fa ile ved r . esprimendo succe ivamente a,l, , .. , am in termini di (1. J 1. che anche la 2". Ia 3". I'll colonna di A so no c.1. di 1\'" •.. , \I'rPertanto si ha C:: L (11'1, .... l\'r) e quindi

dim(C) ~ r :: dim(R).

Scambiando il ruolo delle righe con quello delle eolonne si provo. he dim(R) ~ dim(C). Pertanto si conclude: dim(R) :: dim{C}.

1.3. De{inizione (di rango di una matrice}

Os ·e/'1'a~iol!e. Poiche ogni insierne di generateri di uno spazio vettori le contiene una ba e, p(A) e anche uguale al mas imo nurnero di righe l.i. di A 0, anche, al massimo numero di colonne linearmente indipendemi di . Qui nd I 101 scriuura peA) = r vuol dire:

- 10 pazio delle righe di A lin dimeusione r: oppure

- ci 0110 r riglie di A l.i. ed r + 1 righe di SOl1O sell/pre l.d.: oppure

-10 SPCt::.lO delle colonne di lin dimensions r; oppure

- ci SOliD r cotonne lineanneiue indipendenti, ell r + 1 colonne S0l10 sentpre linearmente dipendenti.

i osservi infine che e A E Kill .• si ha sempre peA) $ m c peA) $ II.

Esempi,

I. Consideriamo I. rnatrice A" [ ~ : J E R'·'. Allora:

- 10 spazio delle righe di.4 e R2 ed ha quindi dirnensione 2;

-Iopazio delle colonne di 4. e il otto pazio 1 R' generate da (1, 0, I) e (0. I, 1). Poiche uesti due vettori sono Li., e i formano una '"lase dello spazio delle colonne. Ouesto spazio >,a quindi dimensione 2.

- il rango di A e 2.

_. Con slderiamo la matri e ,\ - r ~

o

1 o 1)

de uhito che la lena riga e somma delle irne due, rnerure le prime due sana l.i, Ouindi pazio delle righe ha dimen. ione 2. AHara ) = 2 e anche 10 spazio delle colonne ha J cnsione 2.

Ina matrice ha rango zer e solo se c

ulla (cioe tutti i suoi coeffi ienti ono uguali zero).

_. II calcolo del rango col metodo di riduzione

II 01 1 del rango di una matrice si pub r in vari modi. no di qu ti e il metoda carti u cessivi che ... i u a per estrarre n •. be e da un insieme di generatori, applicate

insierne delle righe 0 all'insicmc delle colonVedremo ora un altro rnctodo p r calcolarc I basato sulla ridutione delle iuutrici. Quernetodo i: irnportante anche per alrri motiv i: ernpio i puo utilrncntc applicate alia riso-

'one d j i terni lineari (cap. ,').

La riduzi ne delle matrici e un procedimenhe pcrmcue di trasforrnarc una matrice in rnatrice ridotta (in cui il calcolo del range C edlaro), senza cambiare lo spazio delle righe

elle eolanne) e quindi.tnaturalrnente, senza blare il rango.

\ ediarno dapprima come e fatta una matriridotta. Vedremo poi orne i e egue la rizionc.

I. \1atrici ridotte

na matrice A E Km., si dice ridotta per righe la s guente proprieta:

Ciascun elerncnto eli ogni riga non nulla che gode della pr prieta precedcnte i chiama elementa speciale della riga stessa, In un riga nulla non ci sono element! speciali. Ogni clemente non nullo dell'ultirna riga e spcciale.

sempi

1. La segucnte matrice e ridoua per righe:

o o .4=

3 o o o

2 a 3 1

1 a o o

I o

Infatti nella prima riga i ha: a 11 * a e al disotto tutti zen. La seconds riga c nulla. Nella 1 rza riga si ha all * 0 e al di sotto 10 zeri.

Gli dementi pe iali sono: a 11 e a l-l per la prima riga; aJI per la tern, a-l3 e a ~ p r la quartao La se onda riga e nulla e quindi non ha elemenu speciali.

2. La. egucnte rnatrice non e ridotta per righe:

Infaui nella prima riga non c'c ne un elemento non nullo al di sotto del quale ci siano soltanto zeri,

e una matrice e ridotta per righe il suo rango si calcola immediatarnente. Vale infatri il guente

2.2. Teorema [rango di WIll matrice ridotta per righe)

63

Esempio.

La matrice A dell'esempio ] di 2.1. e ridotta d ha tre righe non nulle. Pertanto ha rango 3.

Dintostrazione. Po siamo UppOITC he le righe non nulle 'iano le prime t. Siano al", ... , a;

elernenti sp ciali di tali righe. Allora la relazi ne

da luogo all'uguaglianza

cia cui segue \'1 = 0 e quindi

Di qui egue X2Ql1;! = 0 e quindi ,\l = O. Iterando il procedimento risulta:

XI = 0, , .. , Xr = O.

Le r righe dunque sono I.i.

2.3. Defill;zione (di riduzione di una inatrice)

Osservazione. La r'iduz ione di una matrice si pu [are in div ersi modi e il risultato non ~ unico,

Esempio,
(1 a ~)
ia A= 2 0 i ha
II RI =.L «(1, 0, 2), (1,1. I»~. Quindi una riduzione

eli A puo essen"

] o o

H Un'altra ridu-

duzionc eli A pll .

e sere A." = ( ~ -1 \0 a

fica al lettore),

La matrice ridorta A Iff -ll 1

ste 0 spazio d lie righe 1 0

di .. 1 rna non e uno riduzione di A, perche ha un numero eli righ diverse.

I o o

~ J non e una riduzione

di A perc he R I 'f: R R (vel; fi ell al lettore).

Per ridurre una man-ice i posson usare tre tipi di trasforvnaeiani elementari. mediante le quali 'j puo ridurre una mati-ice in modo organizzato (anche implementabilc su computer). La prima di questc trasformazi ni e quella di gran lunga piu importame, Ie altre (che vcdremo in seguito) sono utili per sernplificare i calcoli.

2.4. Trasformazioni elementari del prima tipo sulle righe di una matrice

ia ~\ E KIT" una matrice c iano R , ... , Rm Ie sue righe, consid nne come element] di K". LI.. trasformazioni elernentari del primo tipo sulle righe sono le segucnti:

Esempio.

R2 -t R~ + 2R,. vuol dire: sommare alla seconda riga la terza riga moltiplicala per 2. Con questa trasformazione Ia matrice

A=[~ ~l diventa [~ ~l'

1 J 1 1

Le trasformazioni £ 1 godono di due fondaruali proprieta, che permettono di ridurre na matrice per righe.

_. -. Lemma (prima proprieta delle trasforntazioni El)

D nostraiione. (Si veda anche Cap. ill, 8.1.10). pponiarno per sempl icita che i camhi R, in R - aRz, a -:;:. O. Si t ra tta di pravare che

R1, R2, R3, ... , R,,) = L (R\ + aRl, R2• R3, ... , R,,).

P .icbe RI + aR1, R2 •... , R" E L (RI, R}, ... , RIP) si . L (R\ + aRlo R], .... R,,) r:;;;. L (R" R], ... , RII)' ceversa, poiche RI = (RI + aR2) - aR1, si ha:

R], .... R" E L (RI + aRlo R1, ••• , RII) e pertanL (RI. R2 •... , R,,) r:;;;. L (Rt T aR2, R2• R3, •.. , R,,). Pertanto si ha coincidenza,

2.6. Lemma (seconda proprieta delle irasfonnationi El)

Diniostrazione. Per annullare akj (k -:;:. i) basta applicare Rk ---7 Rk + xR; dove ak! + xtu, = O. ovvero x == -(a .. -;!aij).

Esempio,

Sla A = [~

3 2

1). Allora a~1 = 2 *' O. Cib per-

I --

mette di annullare an (I'altro elemento della cconda colonna) scnza alterare 10 spazio delle

righe. A tale scope basta applicare la trasformazione

La matrice A diventa allora:

3 3 --2

2

2

2.7. Riduzione delle matrici

Applicando ripetutamente 2.4 si puo Irasforrnare una matrice in una matricc ridotta. Si procede COS]:

- Si scegli e un elemento non nullo della prima riga non nulla e si arrnullano gli elementi che stanno al di sotto .

- Si ceglie poi un elementa non nullo della riga non nulla successiva (nella nuova matrice) e si annullano gl i elementi che stanno a1 di souo,

- Si ripete il procedimento finche e possibile.

Esempio.

Riduciamo per righe la matrice

Applicando Ie trasforrnazioni Rz ---7 R2 - 1I2RJ e R, ---7 R] - 3/2 RI si annullano i termini al di sotto d i a] I. La rnatrice di venta:

o

2

1 3 2

1 2

o

1

o

2

Applicando poi la trasformazione

R3 , RJ - 2R2 si trova la rnatrice ridotta:

65

coefficienti rnancggcvoll), conviene sernpre seegliere Yelemento di valore assoluto piii grande, U metodo di riduzione con questa scelia e nota anche come metoda del pivot (pivot = il piu alto).

2.10. Riduzione per colonne di una matrice

E ovvio chc il metoda di riduzione descritto precedentemerue \ ale anche per le colanne dena matrlce.

Una matrice si dice ridotta per cotoune se per ogni colonna non nulla c'e un clemente non nullo alia destru del quail' ci sana solo zeri,

Si osserv i chc '-I e ridoua per right sc e solo .:.e 1.4. e ridotto per eolonne.

Tutto cio chc C staio detto per la riduzione per righe vale per le eolonne. Lasciamo al leuore il cornpito di questa traduzione.

2.11. AppIicad one della ridu :ione delle matrici al calcolo del Tango

Da quanta precede ri suh.aclriaro che per calcolare il range di una matricc A si puo proccdere cosl:

Naturalmerue, data che iI tango di una ma'rice si puo calcolare anehe usando Ie colonne, I proccdimento precedente si potra eseguire .mche sulle colonne. S1 scegliera il metodo che cornporta rneno fatlca,

sempi,

I. Calcolare il rango della matrice

~ ~l'

-7

Poiche c'e uno zero in buona posizione conrene ridurre la rnatricc per righe. Si ha:

.t

1 2 1 J

o 1 :2 =8

000

Le righe non nulle della matrice ridotta B sono due. Pertanto p(A) = 2.

2. Calcolare il ran go della rnatricc

a 3

Si vede subito che la rnatrice A e ridotta per eolanne. Du nque il rango d i ,t e ugua le al nurnero di colonne non nulle di A. cioe a 3.

3. Applicazione delle matrici ai sottospazi

Come gia osservaro, ogni souospazio di K" si pub considerare come spazio delle righe (0 delle colonne) di una matricc. 11 metoda di riduzione si puo quindi applicare per trovare una base e la dirnensione di un souospazio. Inoltre vedrerno come, usando le cornponenri rispetto ad una base, questa metoda si possa usare anche in un qualsiasi spazio vettoriale finitamente generate.

3.1. Studio de'; sottospazi di K"

Sia W = L (\\'1 •... , \\'",) un sottospazio di K'.

Per trovare dim 1\' e un a sua base si pro cede come segue:

I. Si pone:

\\'", = (am" ... , a",,,).

[a, I {II!!]

2. Si costruiscc la matrice A = ~ ~~': •

a;,,1 a.~ ..

67

doe: A = rnatri e avcnre \1'1 ••••• \I orne vettori riga (quindi l1' coincide can 10 spaz io delle righe di A).

3. Si riduce A perrighe, ottenendo la rnatrice B. Risuita allora:

pCB) = p(A) e la dirnen ione di 11 ;

Ie right! IlOIl mille di B Iormano una base dcllo pazio delle righe di B e di , .. \' quindi di ll".

Esempio.

ia It' =£ (\\'1. \1'2, I\'J) C R~, dov e \\'1 = (I, 1. 0, .. n, \\'1 = (3, I, 2,0), lI'J = (I, 1. 1. I l.

Si riduca la matrice A avern e \\'1, 11'2, II'J come righe:

1 3

3 4

i ha: p(A) = pCB) = 3 e quindi dirnl!' ~ inoltre le tre righe di B Iorrnano una base di W. i noti che anche II'), iI".:!, 11'1 formano una base di ll' (perche?).

Passiamo ora allo tudio di un sotto pazio di uno spazio \ euoriale l di dimension Iinita u.

3.2. La matrice delle component! di un insieme di vettori

ia F un K-spazio vettoriale di cl irnensione II e sia B = (b I, ... , bill u na base di \' fl. sata, ia H' = L (\'1, ...• I',") un ottospazio di ~ . Per ogni i = 1. .... 111 i ha:

dove «(III •...• a ,) e la n-upla delle componenti di v, rispetto r B. Costruiamo la matrie

6

Ie cui righe RI ••••• R., sono Ie n-uple delle componenti di \'1 •...• \'", rispetto a B.

Poiche Ie operazioni nello spazio vettoriale l' corrispondono alle analoghe opcrazioni sulle II-uple delle cornponenti. e naturale aspcttarsi che vi sia una stretta relazione tra 11' e 10 spazio delle righe di ,to Infaui si ha:

3.3. Teorema (proprieta della matrice delle componenti)

Dimostrazione. a) c b) si possono \ rificare con facili cal ali, ricordando che le operazioni tra vettori corrispondono ad analaghe operazioni sulle comp nenti ( i veda comunque il ucces-

ivo Capitola VI, dove questa dirno trazione risultera come ca. 0 particolare di certe proprieta delle applicazioni line-an).

cje una immediata consegucnza di b),

Pertanto operando su A con i metodi vi ti in preced nza si puo calcolare p(A) (e quindi dimW) 0 trovare una bast! di W.

E £.RClZI 1.

I veuon fl = (J, I) ed t; = (1. 0) formana una ba c 13 di R2 in quanta sono 1.i.; in effetti

Siano ora l'J == 2(1 - 3[;, V2 ;= h + h.. )/1 = 3fl - 2/~. i trovi una base di li' = L (\'1, \'~. 1'3)'

Soluzione. Basta ridurre per righ

[? -3J

A = 1 ] E RU.

3 -2

Si ha:

clove le trasformazioni usate sono:

(1) R2-7Rl-1/2 R,; (2) R1-7Rl-3/2 RJ; (3) R3 RrR~.

Le riahe Li. di Bono Ie prime due e quindi una bas; di We fermata da H'J = 2(J - 3/2 = 1'1 e " = -/2/2.

L ERCIZIO 2,

iaV=L(e',co x, inx)cC~(R)esia = L (~'I, \'2, v ~) c {', dove \', = e' - cosx.

= e-' + co t + in v, \'J = 2e~ + into Calc lare dlm(1I') e trov arne una ba e (supponendo noro } L' B = (e-", C05.\', sinv) sia una base eli \').

• Iuzione. Ba La ridurre per righe la matrice A lc component! di 1'1, I'~, 1'3 ri peuo a B:

-1 1 o

Pertanto una base di H' e formata da

= e' -co 1: = 1'1 C da 11'~ = 2 cosr + sinr = 1'2 -I']; nque dim W = 2.

... Complementi suIla riduzione di matrici

Introdueiamo alcuni ca i particolarrnente 'Xlrtanti di malrici ridotte e mostriamo chc la zione si pub effettuare moltiplicando 10. rna~ data per una opp rtuna matrice invertibilc,

• 1 • .\iatrici triangolari

na matrice quadrata -\ = (a,,) c K"" i dice neolare alta sc a" = 0 LUILe Ie volte che i > j; ~i triangolare bassu se 0.,/ = 0 quando i < j.

Esempio.

.4 e triangolarc alta. B non c. tric ngolare, C c triangolare ba sa:

Osservazioue I. na matrice e triangolare alta se e salol" la ua traspo ta e triangolare bassa,

Osservo.zion« 2. VnD. rnatrice triangolare alta puo non e ere ridoua per righe. Ad esernpio

[~ ~ n e pero ,\ E K!"" e triangolare altn

di tango II, allora c nece .sariamente ridcua per righe,

Analoghe considerazioni \ algona per le rnatrici triangolari basse.

4.2. Riduxione a {anna triangolare

Una mall; e quadrata A = (0.'/) si pub ernpre ridurre per righe in modo che la matrice ottenuta ia triangolare alta. Que ·ta riduzione 'i chiama anchc ridurione a forma triangolare . Basta u: arc i 1 . eguen te procedimenLo:

1. Se a 1 ;iC 0 ~i precede can tra formazioni elementari 1:.1 ulle righe fino ad annullare tutti gJj elementi della prima colonna al di sotto di (Ill. Se a II = 0, rna la prima colonna non e nu lIa ci si ri onduce al caso precederue c n uno scambio eli righe. e la prima colonna t: nulla pas a subito al pas 02.

2. Sia 4' la rnatrice otten lila al passo 1 e i consideri la matrice B ottenuta da A' cancellando la prima riga e la prima colonna. i ripete il pas 0 1 considerando B (rna riportando Ie trasformazioni elernentari U tuua A').

3. Si ripete finn ad esaurimento delle rlghe.

Esempio .
A=[; 1 2'
La matrice 3 1 si puo ridurre a
a 2) 69

r rma triangolare on la eguente uccc ione di trasformazioni elementari:

3 1 o

(lc trasformazioni no nell'ordine: R] H R2, R3 ~ R3 - 2R1, R3 -7 R, + 6R~).

Ossetvazioue. Un procedirnento del tuuo analogo sulle colonne permctte di ridurre una rnatrice quadrata a forma triangolare bassa,

4,3. Matrici echelon

na mal rice A ... i dice echelon e valuono Ie seguenri proprieta:

a) A e ridorta per righc

b) ogni riga non nulla contienc un elemento peciale cbe e uguale a 1 ed inoltre C l'unico elerncnto diverse da zero nella sua colonna

c) Ie prime r righe di A sono non nulle, le ahre sono nullc,

na matrice A si dice echelon peciale c e echelon t> se inolire gli dementi speciali di cui ill punto

b) precedente si possono scegliere in modo che:

d) alla sini tra abbiano solo zeri e il nurncro di qucsri zed cresce al crescere dell'indice della riga,

Escmpio.

Consideriamo le segucnti matrici:

(I 0 ~l B~[~ 1 0 lJ
A~l~ 0 0
0 0
C~[~ 2\ D~[~ 0 0 l'
1 ~J 3 0 ~j
0 0 2 A e echelon speciale, B ~ echelon non. pedal, C c D sone ridotte rna non echelon.

Osservazione. Ogni matrice i puo ridurre per righe in modo che la matrice risultamc sra echelon {o anchc echelon peciale), usando adeguatamente trasforrnazioni clcmentari E I, E2, E3 (vedi eser izi),

Vale il segueme reorerna. di cui ornertiamo la dirnostrazirme.

70

4.4. Teorema (sulle matrici echelon sp iiali}

Due 111(1 trici echelon speciali di , , ~ 50110 uguali e 5010 ~l' :. i IJOSSOI/U I rasform Q re una nell'ahr, mediante i rasiormazinui elementan.

Cib vuol dire due case

- ogni matrice eli .' avente rango r i puo ridi re ill modo unico ad una matricc echelon speciale; - ogni ouospazio di K" he una e una sola base cui clernenti 'on a Ie righe di una rnairice echek peciale, Questa ba e si chiama anche echelon SI dale.

VogJiamo ora interpretare Ie trasformazioni e' rnentari ulle righe come "moltipllcazionl a inistn, per opportune matrici inverribili,

4.5. Tra formazioni elementari sulle ri he di una matrice mediante moltiplicazione per una opportuna matrice

Dencuamo con F. la matrice eli Km.m avente LUU zcri rranae al posto (I, n, dove c'e 1 tcioe Sf £,.1 = (eil i ha: elrk = 0 se i cF 11 a sc j i' k; elf = I).

Sia ora A E K'"' fI, La rnatricc E A e Ia rnarrice di

K avenie tutte le righe nullc, rranne la i-e ima,

che coin ide con la i-e ima riga di A.

Escmpio,
i ha:
[~ 1 °i(l/\I 0, 1 [~' au I
0 o ~I no, = 0 0
0 o Jlall ~:j 0 0) La prima rnatrice ... £11 E K1.'. 11 risultato e una matrice ·2. che ha per prima riga ill . econda riga di l e Ie ahre righe nulle,

Ne segue dunque he (uEr,)tl C la rnatricc che ha turte le righe Dulle Ira nne la i-e irna, che incide can 1a j-e irna riga di rnoltiplicata per a. Quindi SI ha:

= mauice cnenura da A. sommando alia riga icsirna di A la riga j-e ima di A rnoltiplicata p r a

= matrice onenuta da A mediante la tra formazione sulle righc: R, -t R ... aR .

Si noti che I + aE" (i ". j) e la rna trice all nuta dalla matrice identica [ con la trasforma . zione R, -t R ~aR.

Anche le 1 rasforrnazioni di tipo E2 ed E3 si ettengono con 10 stesso principio. PiG prccisamentc:

- Per scarnbiare lc righe i-esima e j-esima di A basta moltiplicare a sinistra A per la rnatrice Rii ottenuta da 1 col medesimo scambio.

- Per moltiplicare la riga i-c.sima di A per a basta mohiplicare A a sinistra per la matrice 1 + (a - I )Eij, cioe per la rnatrice ollenula da I moluplicando la iesirna riga per A.

In conclusiane per effett.uare su A E K"'·" una delle trasformazioni elerneruari si puc [are cosl:

- si cffettua la trasformazione suJ1a rnatrice idenrica 1 E K"cm ouenendo una matrice P;

- si calcola i1 prodotto PA.

Le marrici precedeniementc descritte (otrenute cioe dalla rnatrice identica mediante una sola tra... formazione elementare per r+ghe.) si chiamano natrici elementari.

E. chiaro che agni rnatrice elementare si puo otte"Jere dalla matrice identica mediante una trasforma'jane elernentare sulle colanne.

-'.6. Ogni matrlceelementare e invertibile

Si ha infatti:

se i:;l': i

E;i Eii = 1

(l+(a-l)£'))[/+(~-I)Ei,J=1 se a e D.

Da quanta precede risulta allora che ogni traslorazione elementare sulle righe di A si puo ottenere Jltiplicando A a sinistra per un'opportuna matrice vertibile.

Poiche il prodotto di due matrici im·enibili e LU1a .uricc invenibile. ogni matrice si pub ridurre per uhe (0 porre in forma triangolare alta, echelon 0 elan speciale) mediante moltiplicazione a sini..'I per una matrice invertibile (che sara it prodoito le matrici elementari corrjspondenti alle vade

..t'" formazioni ele meatari. facen do a tten zi one lrdine). Riassurnendo abbiamo:

7. Teorema (riduzione delle matrici mediante prodotto}

A. E Km." esiste P E Km.m invertlbile tale che PA idotta per righe (0 triangolare alia, echelon 0 echespeciale]; ed esiste Q E K"·" invertibile tale cite AO ndottu. per colol1!1€ 0 triangolare bassa.

5. Complementi ed Esercizi

5.1. Nango di una matrice

5.1. L Stabilire q uali delle seguenti rna trier sono ridotte per righe e quali sana ridotte per colonne

1 o o

o o o

~l

Soluzione. Per righe: C; per colonne: A.

5.1.2. Stabilire per quali valori di h la seguente matrice e ridotta per righe

o h -t- 1

h + 2]

11-2

a

II -1 h

a

Soluzione. h. = 0; h = -1; h = 2.

5.1.3. Rid WTe per righe c per colonne la matrice

2

o

a

2

Soluzione. Per righe:

Per colonne:

A

[I 2 0 0]

1 1 1 0--+

1 0 2 0

5.1.4. Trovare it range della matrice A dell'esercizlo 3.

71

Soluzione. r(A) = 2.

5.1.5. Stabilire per quali valori del pararnetro reale II la segucnte matricc ha ran go 0.1.2.3:

.4:; [~ ~ 2

1 I + II

Soluzione. 0 mai: la matrice ha 10, tcs 0 rango di

o IT

1 h

01

IT

liz

(rnetodo degli cam ulle colonne):

A'. ridotta per c lonne. diventa (per Iz ;f; 0):

(1 0

,4":;: 2 II

II 1+11

o I

o ,

h - I j

Si ha: rango 1 no.

Si ha: rango 2 ,'C li = 1. Si ha: rango 3 e II :t:- O.

Per Iz :; 0 i ha:

o o 1

001

che ha rango 1.

5.1.6. Trovare la dirnensione e una base del otto pazio di R-I generate cia 1', = (2. - I. 0, 0); 1'2 :; (2. - 1. 2. 1); I', '" (0, 2. 1. - 1); 1'-1 = (0, 2, 3, 0); 1'5 = 0, O. 1. 2),

Soluzione, Billa ridurre la rnatrice delle COI11- poncnti:

'l~[~ -] 0 0 {~ -I 0 ~l
-I .2 iJ 0 !
2 II<-Clf ~ .2 ] :'J 1I1-!!!-:g j
-It '/;I-II ,J>;-~-'Jt
.2 3 2 3
0 1 2
! -I 0 0 r' -I u 0
0 0 2 ~ 0 2 I
-.0 .2 3 0 "'-'" !l ! 3 O.
'!If- .Jt .. ~
II 1 3 0 0 0 0
0 1 -b 0 \0 -5 0 0 72

Guindi it rango e 4 e la dimen ione del sortospazio considcrato e anche uguale a 4 (pcrtanto C 0 coincide con R-I). Le righe non nulle della marrice finale fo:rmano una base. Un'altra ba e e quella canonica.

5.1.7. Sia ,\ E K n una matrice di range 11. Provare che R~ = C\.

oluzione. i ha dim (R~) == 11, P iche R \ i: un sotto pazi dl K", 5i ha R I = K' . Analogarnente C,I = K" c quindi RA = CI.

5.1.8. Trovare una rnatrice quadrata ,4 tale che R,:f'C-\.

Soluzione. d esempio A = (~ ~). Si ha R~ =

L ((1. 1»). e C \ = L «(1. 2». Ouesti due pazi sono diver i perche, ad esempi , (1,2) e C~ e 0,2) e R~.

5.2. Studio dei sotto pazi

5.2.1. Trovare una base di VI' = L (1'1. V2. I',)!;; V, dove:

{' = sotto pazio eli C"(R) avente ba e (log (1 + t1). t, /3);

1'1 =310g(1 +12)-t 1'2_"--1-1

1', = (1 + 2 log (1 -;- t~).

Soluzione. Riduciarno per righc la rnatri c f ave nte per righe Ie componenti di \'1. ,. rip uo alla base a egnata:

(3 -1 ,\1 -to -4 2 0

0] (3-1

1 -----)lO -4 102

a I 7)

\1 ha dunque rango 3, e quindi Ie sue righe sono l.i. Ouindi i rre vettori sana l. i. Ino111(> e!>!>i Iormano una base perchc dim 11' = 3,

i noti che H' = l:

5.2.2. Sia l 10 spazio vettorialc dei polinorni di grade ~ 3 a coefficienti reali e ia VI' il sottospazio di F generate dai polinomll + x2, 2 + (X 2\:1 ... lX3, I .j. (1 + t) x + ,\'2 -+- 21.1:3, Calcolare dim W al variare di t.

Soluzione. Una ba. c di Ve 0'= (I, x, x2, x3). La dim H" e uguale al rango della matrice ;\.,] avcnte pel righc Ie componenti del polinomi dati rispetto a ._~:

[10 ~l~[~ a I a I
11- 2 I ~ 0 'I-
I I-I 21 0 1 1 0 21
~[: 0 I ~l<1r
t 0
1- / 0 e I -:t O. 1 :F- I. si ha di III lI' ; 3.

e I = 0 la dimensionc e 2; se t = I la dimenone c 2.

- .2.3. Nell'esercizi pre .edente i ponga [ = 1 e trov ina una ba e di Ii' e una ba e di \' che la ntiene.

luzione. Le righe della matric ridotta 1\;1' I / = 1 danno le componenti dl una base d.i HI.

Ouindi una base di H' e: e = (1 .... .\"2, \ - .\'). ggiungendo aile prime due righe eli .\1' le zhe (0, 0, 1,0) e (0. 0, 0, 1) si ottiene la matriridotta di rango-l:

1 0 1 0 a 1 a 1

,\" ==

o 0 1 a

o a 0 1

lnterprctando le righc di .V come componeni otticne la base di l :

coruiene C.

- .3. Matrici triangolari ed echelon

- .1. Ridurre a forma triangolare ba 'sa la ma-

3 1 a

e

uzi ne. Basta ridurre A per colonne in maadeguata. Ad csernpio

o ~ 1_.[~ ~ ~J-J ~

6 -6 2) 6 -6 a ~6-6

3~ 1

o

(lc trasforrnazioni sono: e2 --'i e2 - el• e3 ,3C3 - C,. e3 -+ C. - 6C:!).

5.3.2. Ridurre a forma echelon speciale Ia rna

trice A = (~

3 L 2

1 2 2

Soluzione. Bisogna innanzi tutto ridurre r\ per righe in mod che gli dementi speciaJi iano "pili a .inistra possibile" d unitari, Ad csernpio:

(0 3 I

= 0 2

\b 2 2

0)

0J~

5

0\

o J= \'.

-1

(abbiamo u aLO: R! H R" R3 --'i RJ - 3R!_ e (in ierne) R, -+ 1,6 R" R~ --'i - 115 R,. Dobbiarno ora fare in modo che ogni clemente

peciale sta I'unico elemento diverse da zero nella sua colonna. Si trova (corninciando dal bas ol):

(abbiamo usa to: R'2 --'i Rl- 2R3, R, --'i R, - 1/3 R,. R, --'i RJ - 1/3 R2)'

5.3.3. Dimostrare che ogni rnatrice Il E K 'eli range IJ e prodouo di matrici elementari,

73

Soluzione. Poiche p( ) = II, rlducendo a forma echelon spccialc si trova la matrice idcntica J = L; Quindi i pub passare da I ad A con una successione di trasforrnazioni elernentari sulle Tighe (le inver. c di quelle usate per pa sare da A ad 1). Ouindi i ha:

.4 = P1PZ' •.. PI = P,P~· ... PH

dove PI, ... P sono rnatrici elernentari.

5.3.4. Scomporr la rnatrice A ~ (~ ;) in prodatto eli rnatrici elernerrtari.

Soluzione. Per trasforrnare A nella forma

74

cchel n peciale I si pas on u art' le trasformazioni elernentari RJ ~ 1/2 RI e R, ~ R] ~ Rz Quindi per passare da 1 ad A . i pos ana usare lc tra formazioni inverse R\ ~ R, 1- 2R2 e RI +r 2R1• Que .te ultime corrispondono a moltiplica e T a s i nis t ra per l e matrici e l e me-nt ar r

(~ ~) e (~ ~) (ouenute dalla rnarri e iden-

lieu con Ie tes e trasformazi ni), Risuha pertanto (attenzione all'ordincl):

Una solutione dell'equazione lincare (1.1) C una »-upla (c I, ., C, ) E K che la \ eli fica, ossia tale chc:

Capitola 11

Sistemi lineari e determinanti

1 i tcmi lineal; sono strurnenti importanti ~ irni in moltissirni campi. J n questo capitolo iscuteremo prin ipalmcnte ill1lerodo di riduone per Ia loro di cussione e risoluzione.

Con 10 ste 0 rnetodo di riduzion 'L po 0- risolvere an he isterni lineari on in ognite II riali ,in particoiare. II.: equazioni rnatriili del tipo A.\ = B. Que 1 metoda permette

, di cutere I'invert ibilita di una matrice e di colarne l'inver ,.1.

Concludera il cupitolo un cenno sui determinti e sulle Ioro relazioni cal range di una rn trice. coi i tcrni lineari ornogcnci e le rnatrici invertibili,

. Sistemi lineari e teor rna eli RoucheCapelli

Tn que to paragrafo diarno le prime defini- 10i riguardanti i .isterni Iineari e n studiamo nsolubilita,

L 1. Generalita ui sistemi lineari

Un'equazione del tipo

(1. 1 )

ve a It ... , an. bono elementi di K = campo le a ample. e XI ••••• v, ana in ognite, i I c lineare. L'elcrnento b si chiarna nche terine nato dell'equc zione,

empi.

Lequazione 3x I + 2xl - ix, = 2 + i e una equane lineare a coefficienti cornpler si, LequaI 11(' 3.\ f + 2.x~ - iX3 = a non e un'equazione

a ICt ... + a"c" = b

2. La tema (2, 1, -1) e una soluzione dell'cquazionc lineare

(inlaui 2 -t- t - t '" 2), mentre Ia lerna (L, 0, O) non lo e.

n sistema lineare eli III equazioni in II incoguile ul camp K e un insierne di III equazioni lineari imultanee Delle stesse incognite XI ..... Xn• a coefficienti in K

a 1J.t I + ...... a I".t" = b

(1.2)

Talvolta i indica anche COS!:

3. II eguente : i lema

Xl + 2\2 -Xl := 0 .\"1 .LX! +X, = 1

e un terna lineare ~1I R (a su C) di due cqua-

zioni in tre incognite.

La lema (1. - J, 1) E R 1 e una soluzione del sistema, in quanta veri fica entrarnbe Ie equazioni: pertanto il sistema e risolubile.

La lema (0, 0, 0) E R3 vcrifica la prima cquazione, rna non la seconda: essa pcrtanto non e soluzione del sistema,

1.2. Rappresentazione di un sistema lineare mediante matrici

II sistema lineare (1.2) si pub rappresentare in forma sintetica usando il prodouo di marrici. Infatti le equazjoni (1.2) equiv algono all'equazione rnatriciale:

r~~::-·······,···",·,~,I:'·lr x, 1 = r ~I l'

O",J .. , amn .tll b.;

che 51 puo scriven! cosl:

( 1.3)

dow A = (a ); X = '( v J, .. " X ); B = f(b" ... , b. ,).

La mat rice A si chiarna matrice dei coe(ficienri. B si chiama mat rice (a colonna) del refmini noti. Infine la matrice

(ail .. , OJ"

(A I B) = .

{z',,1 G"",

si chiarna inatrice complete del sistema.

Esempio.

Nel sistema dell'escmpio 3 preccdente, la rnatriee dei coefficient! e quella completa sana, ri spetth .amen te:

(.4. I B) = (3 1

2 -1 I 0 I.

1 I 1)

1.3. Condizioni di risolubilita di un. sistema lineare. Teorema di Rouche Capelli (I parte)

ia AX = B il sistema lincare (1.3). Usando le opcrazioni fTZI matr'ici, possiarno riscrivere il sistema nella forma seguerue:

76

au ar~ alt, hi '1
all + X2 a 11 Q.;!,j ~~ ."
X, + ... +x" ==
a"'l (lm1 a",,) s; U sistema e dunque risolubile se e soltanu se esistono numeri YJ, ... , y" in K tali che :>'1 abbia:

, 1 = r ~; 1.
all al~ 01"
au -t- y, l n, +. +1" o~"
\'
- I
a"'1 am] ) 0",,, lb", ) Cio signi fica che, nella malrice cornpleta (A I B), la colonna dei termini n oti e c.1. delle precedenri /1 eolonne, ov ..... ero che 10 spazio delle colo/me della mattice coinpleta e generate dalle /1 colonue della niatrice A. Quindi resta dimostrato il seguente

Teoreniadi Rouche-Capelli (1 parte - sulla rioluhilita di un sistema lincare)

Fissiarno inohre p = p(A) = p(A I B) colonne Li. della rnatrice ,1. ad esempio, per semplicita, Ie prime p, dirnodoche esse Iorrnano una bast:' della spazio deUe colonne di A e anche di (A I B): il sistema si pub anche riscriverc nella forma:

all ( al2 ( alp
a11 lan + .. T'f"
.\ I + x! --
...
an~ Q tt:! a."" (1.5)
r b, alr,1 r Ql ..
/;2 a11' I a~'1
'" - Xp~1 -x,
l~,~) a"'IJ,1 lam" dove Ie ultirne /1-1' colonnc di A sono stale spastate a seeondo rnembro,

i ti valori a piacere in K per Ie 11-P incognite xp + I, ... , X" , il secondo m mbro diventa una c.l. di colonne i cui coefficienti ono numeri asscgnat i: allora esistono e sorio u nivocamente deterrninati p numeri .\'1, .... )'p in K tali chc si abbi :

all' all'

+ ... + Yp =

a",1 a",~ {I "'I'
hi Cllp+1 al"
b2 Q2p+1 a211
= - Xp.l - ... - x" b",

(1","

in quanto lc prime p colonne della rnatrice OliO Will ba "e dello spazio delle colouue.

Abbiamo quindi dimo trato iI seguente

Ieorema di Rouche-Capelli (ll parte - sui nurneC) di in ognite libere di un si 'Lema lincarc)

Oil' rna che il sistema ha II-P incognite libere, cro h ha oo"-P soluzioni,

Osservazione. Quando il sistema e ri .olvibile cd = p = range di A, non ci sono incognite Iibere e il si tenia ha una e una sola oluzione: in Hetti Ie II colonne della rnarrice A 0110 l.i. e orrnano una base della pazio delle colonne . ... ic he i - tono e ono uniei i num ri _\ "' .... y in K tali he i abbia:

[ ;:: all (1111 (bl
+Y:> Qz!. + ... +-"'1 a~" t:,
v
- I
tI",1 (1m2 a ""I Esempi.

1. II sistema lincarc iI.X = E, dOH:

ha le eguenti propriet

p(A) = p(A I B) = 3. It ;; 3.

Serino per esteso il . isterna e il .eguente: x~_\'-:=2

2y + 3:: = 0

4: = 8.

E so ha una e una 01 soluzione, che si tro\"3 facilmente per a tituzi nc, partendo dall'ultirna equazione:

x = 3,., = -3. ;: = 2.

2. n tcma lineare J X = E, dove

2

r 3 4

o

ha le seguerui proprieta:

peA) = p(A B) = 3, It = 4.

Serino per e te 0 il si: terna e il :eguente: x_'_y-:~t=2

2y + 3: + 31 '" 0

-I:: or Bt = 8.

ovvero:

x + y +z = 2-1 2y + 3:- = -31 ·t: = B-Bf.

11 istema ha un'in ognita libera. Poiche le prime tT-e cclonne della matricc A sono 1.i., t e incognita li bcra. men tre x, -' , ;: dipendono d at. Risolvendo per sostttuzione a partire dall'ult.irna equazionc. si ottiene:

t libera .. \ = 3-1 2 . .\ = - .. +( '2)t,: = 2-21. Cia ignifica che tutte le quateme

(3-c/2. -3 -r 31 '2. 2-21. fl. on t numero in K qual. iasi, . ono soluzioni. d cscmpio: (2.0, - 2,2) oppure (5, - 9,10. - -I), ...... ono soluzioni.

Osservaiione. Anche .t, oppure v. oppure .:: puo esscre scelta come incognita Iibera, in quanto lre qualsiasi fra lc quauro colonne di A sana 1.1.

77

1.4. Conclusione sulle soluzioni di un sistema lineare

Notazione. Se un i rerna in II incognite e risolubile di rango p i dice anche che il istema ha 0011'1' soluzioni (leggere: infinite alla 11 - p).

O. ervazione. Si Iaccia attenzione a non seegliere Ie incognite libere a ea 0; infatti, anche apendo che iI i tcma e ri olubile, Ja scelta delle incognite ehe pas ono es sere libere e yincolata.

Il tearema di Rouche-Capel l i , nclle sue due pa 1"1i, ci consen te di s La bilire se il sisterna e ri olubile e di calc lare iI numero di incognite libere. rna non ci da informazioni

u orne procederc per t rov are dav 'era le oluzioni, che nei due e empi abbiamo calc - lato soltanto perche radii da vcdere, edremo allora nei pros imi paragraf come procedere per trovare oluzioni con tecrriche semplici ed efficaci,

78

2. Risoluzione diistemi lineari ridotti e forte mente ridotti

2.1. Definizione (di si tema lineare ridotto e [ortemente ridotto)

II i tema lineare AX = B si dice

- ridotto se la matrice A t: ridoua per righe

- [ortetnente ridotto c la matrice A e ridotta

per righe e inoltre, e ail 7:. 0 e l'elernento peci - le della riga R. LuLLi gli dementi al di opra ill a nella ua colonna C/, sono nulli,

IJ isterna AX = B con

2 o

1 3 4

e ridotto, menire il sistema AX = B, con

1 3 4

0" [2]

~r~ ~.

o 2 o

c fortemente ridotta.

e il i tema line are .LV = B e ridotto Ie SUt: soluzioni i trovano facilmente per so tituzionco Vediamo alcuni e ernpi numerici.

sempi.

1. Consideriamo it sistema lineare nelle incognite x, y, :::

x + 2y +:: = J y-.::=I

- = 3

[I 2 I)

A = a 1 -1.

o 0 1

Dall'ult ima equazione si ricava - = 3, dalla econda

y=1--=1+3=-l e infine dal1a prima

x = 1 - 2y - :: = 1 - 2 . 4 - 3 = - 10.

II sistema ha dunque l'unica soluzione (- 10, , 3).

La facllita di questa calcolo e dovuta a] Iatto che la matrice dei eoefficienti e ridotta, come si ede immediatamente.

2. Consideriamo il sistema line arc in XI. X2. x]. ~. Xs:

XI + 2..:t2 + x] + Xo! = 1 Xl + X3 + 2x4 + Xs = 3 Xl + Xl = 1

1 1

1 2 o

!J

2

Anehe in questo caso 1a matrice A dei coeITi.enti e ridotta per righe. Risolviamo l'ulrirna quazione rispetto a una delle incognite. Ad ernpio:

Xl = 1 - X3.

Risolviamo ora la seconda equazione rispet-

o ad una incognita che 11011 compare effellivarente nell'ultinta equazione, cioe rispetto ad una incognita diversa da X2 e X3 (per esempio -1) e sostituiamo il valore di x~ trovato in precedenza:

X4 =l(3-X2 -x, -X5)= 2

= l[3 - (I - X3) - X3 -.1:5] = 1- lx,.

2 2

Risolviamo ora la prima equazione rispetto a XI (cioe rispetto all'unica incognita che non .ornpare effettivamente nelle equazioni succesive) e sostituiarno i valori di X2 e X.j trovati in

precedenza

In dcfinitiva abbiarno espresso tulte le incognite in funzione di x] c Xs. Abbiamo cioe le oluzioni

dove X3 e Xs possono as umere qualsiasi valore. T valori di Xl, Xl! Xol sono determinati in conseguenza. Ad esempio:

- per X3 = 0, Xs = 0 abbiamo la soluzione (-2, 1,0, 1,0)

- per x] = 0, Xs = 2 abbiarno la soluzione (-1, 1,0,0,2)

- ecc. (dando a X3 e Xs tutti i valori possibili si trovano tutte Ie soluzioni),

3. Consideriamo il sistema lineare AX = B, dove

II terna e dunque:

XI + 2'2 = 1 Ox) + Xl = 1 OXl + OX2 ;; ,

L'ultima equazione da la relazione irnpossibile 0 = 1 e quindi il sistema non e risolubile.

4. Aneora pili semplice dei precedenti e la risoluzione del si lema lineare seguente:

x + ;: = 2

2y + 3:: = 0

4::: + 8t = 8 ,

che e fortemente ridotto perche corrisponde aJla matrice completa

~l

o 2 o

I 3 4

o o 8

In effetti dall'ultima equazione si ricava:

t = 1 - ::/2,

C5 cndo t un'incognita che compare nell'ultirna equazione e non nelle precedenti; quindi si considera nella seconda equazione un'incognita, cioe y, che compare solo nella seconda equazione stessa e non nelle altre e la si ricava:

)' = -3-:,12.

Infine S1 ricava dalla prima equazione x, che

79

compare nella prima equazione e non nelle altre:

x = 2-::.

Rcsta I'incognita libera z.

2.2. Metodo geuerale per ri olvere un. sistelila lineare ridotto 0 [ortemente ridotto

Se AX = Be un sistema linearc rid0110 in II incognitc. si possono presentare due casi:

I. peA) < peA B); in base ul teorema di Rouchc-Capelli il si ... tcma non e risolubile c cio signiflca concrctarnente che .4. arnrnette una riga nulla. memre 11 corrispondcnte terrninc nolo e non nullo.

Il. peA) = p(.4 B); in base al teorerna di ROLlchc-Capelli il sistema e risolubile e cia signilica conereLamentc che per ogni riga nulla di 1 anche il corrispondente termine noto e nullo.

In questa caso il sistema si risolve per soslituzione. partendo dall'ultirna equazione. Piu prccisamen te:

- si elirninano Ie equazioni nulle:

- si risolve l'ultima equazione rispetto a una

delle incognitc;

- si risolve la penultima equazione rispetto a una delle incognito che non cornpaiono nell'ulrima e si sostiruisce iJ valore trovato risolvendo l'ultirna cquazione:

- si continua risolvendo via \ ia ogni equazionc rispetto ad una incognita che non compare nelle successive equazioni, sostituendo i valori trovati in prccedenza,

In qucsto modo si esprimono, come prcvede il tcorerna di Rouche-Capeili, cerre p = p{A) incognite in funzione delle altre /I - p, che sono Ie incognite libere.

11 metodo preccdente funziona ancora meglio se il sistema lineare C [ortentente ridutto.

Rispeuo al metoda proposto si ha il varuaggio d i e\ i tare J e successive sos ti tu zi oni di incognire, come nel precedente esempio-t di 2.1.

Osservazione. Se non ci sono incognite libcrc il sistema ridotto a [ortemente ridollo ammeue una ola soluzionc, Cia accade quando il sistema ridotto e risolubile e Inoltre il nurnero delle equazioni non nullc c uguale 0.1 numero delle incogn ite.

so

Per risolvere un sistema lineare qualsiasi ... cerca di trasforrnarlo in LIn sistema ridotto forterncnie ridorto, sen ;a cainbiare l'insien delle soluzioni, e si risolve il sistema ortenu; come indicate in preccdenza, Prima di vecle: come si csegue in pratica questa riduzione 01.. corre prerncttere alcunc consideraztoni Sll sistemi equivalerui.

2.3. Sistemi linear; equivalent!

Due sistemi lineari AX 0:: B, A'X = B'nel~ stesse incognite si dicono equivalenti se hann le stcsse soluzioni, ossia se tune Ie soluzioni de prime sono soluzioni del secondo e \ icev ersa,

Esernpi.

J. Consideriarno i due sisterni lineari in .r e v:

.1:+\'=1 x-y 0:: 1

.r +y = I x -y = 1 3x + \': 3

Il prime sistema ha l'unica sol uzione ( I, 0) che e anche soiuzione del secondo sistern ... D'altra parte ogni soluzione del secondo sistc rna C anche soluzione del prirno (il primo sistema e inlaui costituito dalle prime due cquazio ill del sccondo).

Ouindi i due sisterni hanno Ie stesse soluzic ni e sono pertanto equivalenti.

2. Considcriarno i due sisterni lineari:

.\. + y = 1 ,\"-.\'=1

x - y = 1 L\: ... 2y = 2 .

L'un ica soluzione (1, 0) del prirno sistema l anche soluzione del secnndo sistema, Invec, to, 1) e soluzione del sccondo sistema rna no!" dd prime.

I due sisterni non hanno le stesse soluzionie quindi non sono equivalcnti,

La nozione di equivalenza tra sisterni e molto importarue: vedrerno infarri che ogni sistem, lineare e equivalente ad un sistema ridotto t: vedremo un modo per trovare que-to sistema.

2.4 .. Riduzione di ml sistema

Sia .4...\ = B un sistema lineare, Per trasformarlo in uno riclotto si precede cosi: si conside-

ra la rnatricc complcta (A I B) del sistema e si eseguano t:rasforrnazioni elementari mile tighe fino a trovare una matrice (A' I B') can A "ridotta.

U sistema A 'X = B' e evidentemente ridotto. i ha inoltre il seguente

2.5. Teorema

A'X = B' e equivalente ad AX = B.

Dimostrazione. Per 4.7 del Capitola IV le operazioni su (.4 I B) equivalgono a moltiplicare (A I B) a sinisira per una rnarrice invertibile P. Si ha cioe:

A'= PA B'= PB

can P invcrtibile,

Da ci o segue A = P·1A '; E = P-18'. Quindi se -lY = B si ha PAY = PE ossia A 'Y = E'. Viceversa se

-\ Z ;; B' si ha AZ = P-IB' = B. Ouindi i due sistemi

... ono equivalenti.

Osservazione. Sia AX = B un si rema linea:re di '11 equazioni in 11 incognite. Supponiama che esso sia risolubile e poniamo p = peA) = pCA I B).

Il sistema data e equivalente a ogni sistema meare A'X = B' ortenuto considerando p equauoni linearmente indipendenti di AX = B (ossia righe l.i. di (A I B».

In effetti se il sistema e risolubile si ha p(A I B)

p per 2.4. Quindi ogni equazione del sistema lineare AX = Bed. delle equazioni del sistema lineare AX = B'. Ne segue che ogni soluzione di ..l X = B' e anehe soluzione di AX = B. Il viceversa e owio e quindi i due slstemi sana equivalenti,

2.6. Come si risolve un sistema lineare col metoda di riduzione

Ria sumendo le considerazloni precedenti si vede che per risolvere un sistema lineare S1 pub proceclere COS!:

- si riduce il sistema;

- si risolvc poi (se possibile) il sistema ridot-

_) ottenuto.

Le soluzioni eosl trovate ono le soluzioni el i lema dato, Se il sistema ridotto non ha »luzioni, anche il sistema data non ne ha e iceversa.

Ussetvazione. Si vede facilmente che, anziche I rnitarsi a ridurre la rnatrice A, si pub, sempre

can traslormazioni elernentari sulle righe. trasformare (A I B) in una matrice tale ehe il sistema sia forternente ridotto, ottenenda comunque un sis Lema equivalente; questa rende aneora pill semplice la risoluzione. Basta in effetti ridurre per righe e, al termine della riduzione. ope rare ult.eri orrnent e sulle righc dal basso verso l'alto can trasformazioni elernentari. E chiaro chc si possono Iacilmente conservare gli elementi nulli al di sotto degli dementi speciali.

2.7. Risoluzione di alcuni sistemi lineari col metodo di ridusione

Esempi.

1. Risolvere il sistema lineare in x, v, z:

x+y+:::=3 x+y-:::=2

x-y +::. =: 2.

Soluzione. Riduciamo dapprima il sistema. La matrice cornpleta e

1 1 -I

1 -1

Operiamo su questa matriee can trasformazioni elernentari sullc righe fino a ridurre A. Si trova ad esempio

(A'IB') = [~ ~2 ~

-~J

-I

(abblamo applicate R2 ~ R2 -R]; R3 ~ RJ -Rd.

Il sistema ridotto e quindi:

X+y.l-';:= 3 - 2~ = -1

- 2y =-1

da cui si rieava l'unica soluzione

(x, v. z) = (2, ~, ~ ]. II sistema e dunque risolubile ed ha una sola soluzione.

Si puo anche procedere come segue. Ottenuta la matrice ridott.a

81

si opera ulreriorrnente con le seguenti lrasformazioni elemeruari:

R, ~ 2 R, +R,

Si ottiene il lema:

2\: = 4 2\' =-1 -2- =-1

ehe da x = 2,-" = 1/2, - = 112.

2. Discutere il eguente sistema in x, y, ::. al vadare del pararnetro reale "A:

x+,:-O

x +~, + 2::. ;; I

x -"Ay + (l-J..2).: = A.

Soluzione. Usiarno 10 stes 0 procedimcnto dell'esernpio precedente. Riduciamo dapprima iI sistema:

~l-+[~

I. 0

o

o A -A

2

t - A~

-t,

Se A = a il sistema ottenuto e gia ridotto e di\ enta (om ctrend a 10 terza eq u azi one che e nulla):

2

.\"+:::=0 ::: = I

da cui si ri ava x = -l,.v = v, ,: = I. Lc oluzioni del sistema per i. -' 0 sono dunque infinite e precisamente (-1, v, I) 0.1 variate di y in R.

Se }. +:- 0 il sistema non c an cora ridouo, C una ulteriore trasformazione elcrnentare si trov

a

1

a ]

1 .

i, -1

o

Il sistema e ridouo cssendo J.. +:- 0 ed e:

x+:::=o ~" + :: =:: 1

(1 - ).1):: = j. ... 1.

Se A. *- :t1, l'ultirna equazione da:

I + A 1

-=--=--

1 - A.2 I - A

poiche A 7; 0, la econda equavionc da:

I I + A 1

.";; -(J -;:l = --_ = ---

x I-i,'!. 1-),

1 + x 1

.X=-.::,=---=---.

I-A" 1 -I.

Ouindi p r A *- 0, + 1, -I, il si lema C risolu bile ed ha l'uni a soluzione:

( 1 J 1 1

-1-A'-I-A'l-J.. .

Se I" = -I, Ia terza cquazione diventa:

0·:; = 0;

quindi restano Ie equazioni: x + :.:: = 0 -v :;=1

le cui soluzi ni sono tutre le terne (-::, -1 ~::, ;:), al variare dcll'incognita libera z.

e infine }, = 1, l'ultima equazione diventa

e quindi il sistema non e risolubile,

· Si temi lineari omogenei

n sistema lincare AX = B si dice ontogeueo -e B O. I i terni lineari omogenei sana utili per

- csprirnere la soluzione generale di un si-

tcrna lincare

= trovare una ba e del nucleo di una applicaZ10nt> lineare (cfr, Cap. VI)

- studiare gli autovettori e gli autovalori (cfr, Cap. VII).

3.1. item; lineari omogenei e spari vettoriali

E ev idcnte che un sistema Iineare mogcnco e .... ernpre ri olubile. Vale inolrre il guente rnportarue teorema,

.2. Teorema [sulle soluzioni di un i tema lineare omogeneo)

Dimostrazioue. E chiaro che OK e soluzione.

Tnoltr se Y, Y'sono due oluzioni risulta

l' = 0, AJ" = 0 quindi A(Y T Y') = AY }"' = O.

nalog mente i prova che se }' ~ una soluanche aYe una oluzione.

un sottospazio di K". in quaruo intiene l'elernenro nullo. la .omrna di due uoi clem nti e il prodorto di un su elernento pCI' un num roo

.3. Ri oluzione di u.n sistema lineare omogeneo

i e vi to che un sistema lineare am gcneo L\' = 0 h ernpre soluzione X = 0 e quindi e ... empre ri olubile,

Ha . 010 10. luzione nulla sc e .010 . e p( ) e uguale 0.1 numero delle incognite per il teorerna di ROll he-Capelli,

c invece p(A) e minore del nurnero delle incognite ci sana altre soluzioni. Per trovarle si puo u are il metodo di riduzione. Non occorre

turtavia trascrivcrc la colonna del termini noti, in quanta essa rirnane nulla qualunque traslormazione elernentare si faccia line righe,

Ba tera dunque, in pratica, ridurre 0 ridurre Iortemente 10. man-icc rI e risolvere il sistema ridotto A'X = O. dove ·1' ~ 10. rnatrice ridotta onenuta.

E empio.

Trovare tutte le soluzioni del i tema in .r, y. ::

.\:-y+;:=o

x+),-::,:O

.r + ::.: O.

Soluzione. Poi he it sistema e omageneo basta ridurre 10. matrice dei cod icienti, Si ha ad esernpio:

(I -1 2 0

II 0

~)-J: ~1 :).

1 ,2 0 0

II sistema e dunque equivalente al sistema lincare omogeneo ridotto:

x-.\'+::.=o

r ::. '" 0

2t' = O.

La oluz.lone del (0. 0, 0) soltanto.

La riduzionc fane porterebbe alia matrice

2 0'

tcrna dato c dunque

[~

-2

c quindi ad un si rtema ancora

o o

o )

pill semplice.

Ci proponiamo ora di trovare 10. dimensione e una base dello spazio vettoriale delle soluzioni eli un sistema lineare omogeneo.

3.4. Teorema

3

Dimostrazione (utile perche pcrmcue di trov arc una base di V).

II sistema e risolubile e per 1.4 ha 11 - P = r incognite liberc x, , ... , Xi' Poncndo successivamente

X'I =I;x. =O; ... ;.\"/ =0

~ ,

X'1 =0;.1:, =l; ... ;x, =0

1 ,

x, =0;.\"" =O; ... ;x, =1

J _ r

si ottengono r soluzioni Sh ...• 5, ..

Vogliamo d irnostr-arc che (.s I •...• 5,) e una base di V. Per costruzione S I •••. , S, sono non nulle e formano le righe di una rnarrice ridoua: quindi sana l.i,

Sia ora .. E l' una soluzione del sistema AX = 0,

corrispondente a certi valori \ = a], , x, = aT

delle incogn i ic I ibere. A 11 ora .) = a IS I + + a ... ~"

in quanto a lSI T ... + a,s, e evidenternente la soluzione del sistema avente a I al posto x, , ecc. e quindi {jIST + ... - a,s, devc nccessariamcrue coincidere can s.

In conclusione (51 •...• '~r) C una base di \' e dimV= r = II-p.

Esempio.

Consideriamo il sistema lineare omogeneo AX = 0, dove

~l

2 -1 0

;\ = 1 I

o -3 -2

e sia 1'10 spazio veuoriale delle soluzioni. Poiche peA) = 2, sj ha

diml' = 4 - 2 = 2.

Risolvendo il sistema si trova che le soluziom sono

(.rl. 2\'1 - X~. - 3_\, - X~. x~) con .\ I, x~ incognito libere.

Ponendo x, = I, X.j = 0 si trova x, = {I, 2, -3, OJ. Poncndo \'1 ": 0, .x, = 1 si trova s~ = (0. I. -I. I). Per quamo \;5 to prima (s I, ~ ~) e una base di 1 f.

Osservazioue. II sistema AX = 0 ha solo la soluzione nullo. se e solo se P(i1) e uguale al nurnero delle incognite, ovvcro se e solo ~e 10 spazio \eltoriale delle soluzioni ha dimensionc zero.

8-1

Vediamo ora come si pub esprirnere 10. soluzione eli un sistema lineare usando i sistemi line ad ornogcnei,

3.5. La soluzione generate di un sistema Ii· neare

Sia AX " B un sistema linear-e. Supponiamo di conoscere una soluzionc Y() del sistema. Allora per ogni altra soluzione r si ha:

A(Y - J 0) = A}' -",\10 = B - B = O.

Cioe: J' - Yo e soluzionc del sistema omageueo associato r U' = O. Guindi ogni soluzione Y del sistema ~i pub scrivere nella forma Y = Yo + Z dove Z e una soluzione del sistema omogcnco associate.

Viceversa: se Z e una soluzione del sistema omogeneo associate. Yu + Z e una soluzione del sistema .. Tn conclusionc abbiamo

3.6. Sia Yo una soluzione del sistema AX = B.

Aflora le soluzioni del sistema SOIIO tutte e sole le n-uple Yu + Z dove AZ = O.

In altri termini: tutte lc soluziorri del sistema sono note st'"

- si conosce una soluzione del sistema

- si conoscono tutte le soluzioni del sistema

omogenco associate AX "" O.

Esempio.

Sia daio il sistema AX = E, dove

(1 '

E-

O)

Lc soluzioni del sistema omogeneo AX = ° sono le ternc: (x. O. -x),al variare di x in R. Poichi! una soluzicnc del sistema 4.X = Bela terna ( I . ~2. 0), la sol U7J one gencrale di "4..>.: = Be: (x - I, -2, -x), al variare di x in R.

4. Sistemi linearicon incognite vettorialie inversione delle matrici

Sia V uno spazio veuorialc su K e sia A "" (aii) E K"'''. Consideriamo il sistema lineare

on: le incognite XI •...• XII e i termini noti b, .... sono in \ '. Si traua dunquc di un sistema a «oguite vettoriali.

d e ernpio le incognite hi, .... b, pos ono ere vettori ordinari, funzioni, n-uple di nurneri, ec .

4.1. Ri oluzione di uri sistema a incognite 1 -ettori a li

II metoda d i riduzione si puo a ppl icare nche ai sistcrni can incognite \ euorial i, opc~ ndo [ormalrnente sulle matri i c rne ve i vettori in e e contcnute fa. sera del nurneri. 11 . lema ridouo (0 fortemcnte ridotto) ouenuto ti ... oh e poi per sostituzione.

4.2 . L'equazlane matriciale AX - B

n aso importante di isterna a incognite \ uoriali C dato dall'equazione rnatriciale in X:

.4X=B

(4.1 )

on: E Kill,", r E K',.p, BE K''''p. Que ta cqualone si pub considerare come un sistema lineare a incognite in J(!'. le cui in ognite sono I right.' di X.

ln effetti AX = B significa:

(1"'\:,, -aI2.1:21-'" -s- a ,,,.\',,1 =bll 0".\'2 + allX2! - ... ~ 0,,,X,,2 = bl:!.

a II(X, It .\:1:1. "'j Xlp) - ••• ~ a I" (X,II, .... '\:"1-') = = (bu, bl! •.... hi/I)

ll",,(XII .. tll •... x"p) -r- ... .l. a",,, (x"" .... x"pl ~ = (b",l •...• b",p)

11 m redo di riduzione permeu quindi di isolvere equazioni del tipo (4.1 ).

i not i in fine che i sistemi li nea ri n urncrici ... i 110 sano considerate come particolari equazion! rnatriciali,

Esempi.

1. Risolvere l'cquazione AX = B, dove

Soluzione. Si tratta di risolvcre il isterna A .. \" = B a incognite vettoriali, d H~ Ie incognito sono le righe di X = (.'1:, I, Ridu iamo il istema come nel caso nurncrico:

(.-\IB) = (1 \2

Il sistema AX = B c equ ivalcnte al si sterna ridorto:

[:

l]X = (1 2].

o 2-1

Se X .. X! ono le righe di X i ha dunque:

XI"''\'2 = (1. 2)

=(2,-1)

da cui si ricava: X2 (1, 2) - ',= (-1. 3).

Lequazionc AX '" B ha dunque l'unica soluzione:

Verifica:

2. Risolvere l'equazionc AX = B dove

A = [~ ~ : 1: B ;; [~ ~ 1

2 i -1 I 0

Soluzione. Riducendo si trova:

L'equazione pertanto non e ri olubile.

4.3. L'equazione uuuriciale X4 = B

L'equazione matricialc X4 == B, dove X E K'U ", .\ E K"·p, BE K"'I' i pub ricondurre all'equazione fAlX = 'B, ottenuta tra ponendo i due membri (ricordare che '(AA) = INX).

Que t'ultirna equazione i risolve poi col met do indicate in 4.2.

E-sempio.

Siano A, B, X come in 4.2, e ernpio 1 e i risolva I'equazionc X4 = B. Essa equivale a IA'X = 'B, cioe:

Con il metoda di riduzione

1 3)

t -2

2

2

chc db: (Xl:~' X2~) = (-1, 2), (XII, -'=11) = (3, -1) e quindi:

IX=(3 -1),

-1 2

x=( -1).

-1 2

4.4. Jl teorema di Rouche-Capelli per l'equazione AX = B

sando il metoda di riduzione si vedc facil-

rncru he il teorema di Rou he-Capell i i

estendc all'cquazione AX" - B. Preci arnente:

86

sempi.

I. L'equazione AX = B ha una e una sola olu- 7 ione se e ala e pert) = peA IB) = nurnero delle righe di X (= numero delle colonne di .4.).

2. e pCB) = numero delle righe di B, l'cquazionc X = Be risolubile e e solo. c p(AJ = numero delle righe di A (= pCB)).

In atti e p{B) =. nurn 1"0 delle righe di B. risulta anehe peA I B) = nurnero delle Tighe di B.

(segue facilmente dal due esernpi precedenti),

Osservazione, Le considcrazioni precedenti i possono applicare all'equazione X4. = B, riconducendola, come si e \ j to in 4.3, all'equazione 'AIX=·B.

Le equazioni matriciali appena studiatc p rmettono di approfondir il discorso sull'inver'jane delle matrici appen accennato in pre edenza (Cap. II, 6.8).

4.5 .. Matrici invertibili

i puo applicarc iI lE'orema di Rouche Capelli per Ie equazioni It..\' = B e XA = B allu studi dcll'invertibilita di una rnatrice. In cffctu i pub dimostrare il eguente

Teorema ( ull'inver a di una mairice quadrata A)

Dintostrazione. 11 ieorerna di Rouche-C pelli con ente di affermare che 0), (ii), (iii) equivalgono a (h) e che l'inversa, "" esi te, e unica.

Dimostriamo quindi che B = C. Si ha:

c = C1 = C{AB) = fB = B.

o .servazione. Limp rtanza del teorerna precedente risiedein quest] due punti fondamcntali.

1. na rnatrice quadrata e invertibile se e ... 010 e p (A) e il massim po sibile.

2. Se A e inv crtibile. per trovare A I ba ta trovare una inver .a de Ira di "', cioe basta ri 01- \ ere I'equazione A.X = I.

Esempio.

Calcolare l'invcr a della matrice

Soluzione. Si tratta di risolvere l'equazione
.\ = T. Riducendo si ha:
(A I 1)=[; -I I 0 ~l~
0 0
2 a 0
1[~ -I 1 0 O~
1 0 -I 1 a ~
-I -I -2 a 1)
~[~ -I I I a !J
4 -1 -2 0
0 -1 1
L'equazione AX = J e dunque equivalente a]
.. tcrna ridotto nelle righc XI, X!, X] eli X:
2X, - Xl +Xl = u. 0, 0) 4X~ - \3 = (-2.0,1)
X (-1. 1,0)
2 =
da cui i ricava
~J~l 3
2 2
0
l-2 -I -I Si verifica subito che AX = J e quindi la X trov ata e propri r\' .

5. Determinanti

C1 proponiamo qui ill definire il deterrninante di una matric quadrata di ordine qual iusi, Per far cia occorre prcrnettere alcune considerazioni sulle permutazioni.

5.1. Permutazioni

na pernuttazioue di u n in ierne I e una applicazione biicttiva 0": I ---) I.

Esempi.

I. Se I = {I, 2, 3, 4] l'applicazione 0": J ~ J definita da: 0"(1) = 2, 0"(2) = 3, 0"(3) = 4, 0"(4) = 1 e una permutazione: I'applicazione t : J ~ l dcfinito da: t( I) = 2, t(2) = 3, t(3) = 4, t(4) = 2 non C una permutazione.

lel eguito sarem intere isati soltanro alle perrnutazioni dell'insiemc (1, 2, ... , 1/) ostituito dai primi II nurneri naturali: per indicare la permuiazione 0" d Hnita da 0"(1) = i, .... 0(11) = i., useremo la riga

til ;2 ... in)·

2. La permutazione data nell'esernpio ... i puo denotare cosl:

(23 .. 1).

3. Le permutazioni di {J 2 3) sono 6 pr ci amente

(123), (113). (3 2 I), (I 1), (3 I 2), (131) .

Vogliamo ora definire 1a parita di Lilla peruuuazione

Per far cio n ideriarno tutte Ie coppie {j, k} can i < k e a(j) ;. o(k); e il numero di tali c ppie e pari. dircrn che 0" e pari. ahrimcnti direrno be 0" e di pari,

4, La perrnutazione cr = (2 3 1) e pari. lnfatti le coppie (j, k) con i < k: ... ono 0, 2), (1, 3), (2,3).

Inoltre i ha:

87

a(I) = 2, a(2) = a( I ) = _. a( 3) = 1 0(1) = 3. 0(3) = 1

e quindi 0(1) < a( 2) e quindi ot l ) > a(3) e quindi a(2) > a(3).

Vi sono pertanto due coppie 'i. k) con i < k e a(j) > a(2k) I! cioe (1.3) e (2.3). Pertanto la perrnutazione c pari.

5. La permutazione c = (2 3 4 1) e dispari.

Infatti 1 coppic (j. k) con i < k one (1,2), (1. ). (1.4), (2,3), (2,4), 0.4); tra queste II: coppic per cui a(j) > a(k) sono (I A), (l,-H. (3.·H (in nurnero di 'pari).

Osservaziane I. Si puo dimostrare che se I~ perrnutazionc (i1 l i ... i,,) e pari, la perrnutazione ott enuta s arnbiand ulteriorrneritc In.1 101'0 due elernenti dispari (e vicever a).

6. La permutazione o dell'escrnpio 5 e di pari, ambiando il 2 con 1'1 si ottiene la perm utazione (I 3 4 1), che e pari.

Osseivaziane 2. Le permutazioni di [l 2 ... II} one in tuuo II! (dove con II~ si indicail prodotto I 2 '" II).

5.2. La definizione di determinante

E noto che i1 determinante di una matrice quadrata dl ordine 2 0 3 si defini ce riel modo scguente:

Ne! deterrninante della matn e di online 2 cornpaiono i due prndotti all, (12, dove (i,i2) e una permutazione, In ltre il pr dotto orrispondente alia permutazione pari (1 2) ompano' col segno +, quello corrispondente alia permutazione di: pari (2 I) compar col segno-,

Analogarnente, nella seconds formula, compaiono i 6 prodotti a l' a2', a" corrisponc..lenti alle 6 permutazioni (il i2 i,) (cfn 5.1, es. 3), col

88

segno + t' la perrnutazione t! pari, 01 :.egno - 'e la perrnutazione e dispari.

Ad e: crnpio alla~Ja1~ compare col egno > perche (1 3 2) e dispari.

Gerteralizzando in modo OY\. io quanto precede ~i ou iene la definizione di deterrninanu per matrici quadrate qualsiasi.

Definizione (di determinante]

Sia = (ail) E 1<''' una rnatrice quadrate. II detenninante di -1 e il nurnero che i calcola CO'l;

- Per ogni perrnutazione (i 1 i~ ... i,,) i calcola il prodotto all . a~ ..... a,o1 .

- A cia' uno dei prodotti COS! ottenuti si dol il segno + e la corrispondent p rmutazione e pari, it egno - e la corrispondente permutezione e dispari,

- Si fa la somma algebri a dei nurneri COS} ottcnuLi (si confronti col caso 1/ = 3 vi LO prima)

sempio.

Vediamo it cgno di alcuni prodoLti per 11 = 4.

a) alla2 (lJ~a~~ ha il segno perche la permu tazione

(1 3 4 2) c pari

b) a1Ja~ICl,.jl1.:: ha il segno - perche Ia p rmutazione

(3 1 4 2) e dispari.

c) a] 1.0 ~:IlI11a~-t non ~ un prodotto da prendere in cons i derazi one perche (3 3 1 -l) 11011 e una permutazione.

\'ota'l.ione e nomen latura. Il dcterminante di una matri c -t i dcnota con:

IAI oppure det A.

cAe K .If 'i dice anche che l.-tl e un deterniiuante di online /1.

Elenchiamo ora le proprieta dei dcterminanti chc sono utili per il loro calcolo cff ttivo.

Le pr prieta precedenti eguono 1 cilmente 1,] definlzione di dererminante, Ecco un cenJl dimostrazione.

er la 5.3 si noti chc. scambiando due rlghe ue col nne, tutti i prodotti della definizione .rcrmin nte carnbian egno. L 5.4 egue ~ .3: si ha infatti (s ambiando Ie due righe nn uguali): del = - del A, d ui c.lel.4 = -.5 e la 5.6 seguono subito dalla definiu, La 5.7 segue da 5.5, 5.6 e 5.4, con un mplice calcolo. lnfine la 5.8 segue dalla defi-

'one (i prodotti per det A e del A ono esatmente gli stessi, segno compreso),

e trasforrnazioni di tip 1. E2 j E3 pel I j ct-

lana di emplificare la rnatrice. in modo da pater calcolarc piu facilmentc iI determinante. In particolare lu El e la E2 permettono di trasformare Ia rnatrice in una triangolare: questa e un buon rneiodo per calcolare i determinanti, in quanto il al '010 e immediate 'e la rnatrice e niangolar. bbiamo inlatti:

5.9. Propo izione (determinate delle matrici triangolari}

ia A = (::II J € Kn.ll una matrice triangolare. llora: deLA = all ..... ann.

Diinostrazione. Ricordiam che una rnarrice (a'l) e superiormente triangolare e ail = 0 quando i > j ed e inferiormente triangolare e a = 0 quando i < j. na matrice i dice triangol 1'1.: C' e superiorrncnte 0 inferiorrncnte triangolare. La tesi segue quindi subito dalla definizione di detcrminante,

empio.

a rnatri e.fl e superiormente triangolare, B , inferiorm nte triangolare:

1 o o

o

1 J

Si ha quindi: de lA. = 1·0·2 - 0; uelB = 1· 1= 1.

5.10. Calcolo dei determinanti mediante riduaione a forma triangolare

E chlaro h ogni matri t ra forrnare in una matri diante trasformazioni del ti

e quadrate i pub triangolare meE1 ed El. Ba La

in elfetti ridurre per righc c poi, se nece aria. carnbiare l'ordinc delle eolonne. Cib perrneue di calcolarnc il determinantc, ienendo canto dl 5.9,5.3 5.7.

mpio.

0 2 ~I -1 2 0
-I 2 01=_ 0 1 2 -l
=
3 1 0 ~I 0 ..J.1
0 1 1 0 1 11
9 -1 1 2 0 -I 2 0
0 J 2 ..j. 0 I 2 4
=
0 4 6 4 0 a -2 -12
0 0 0 -1 -3
-1 2 a
0 1 2 4 =-(-1)·1·(-2) ·3=-6.
0 0 -2 -12
0 a 0 3 Diamo ora un altro utile strutturamento per calcolare i determinanti: si tratta del primo leorerna di Laplace. Per enunciare questa teorerna dobbiamo prima dare la nozione di ininore c di contplemento algebrico di un elemento.

5.11. Definizione (di minore di una matrice)

Sia A una rnatrice /l1 x 11. Una sottomatrice di A e una rnatrice B ottenuta intersecando p righc e q colonne di A.

Un uiinore di ordine p di A e il determinante ill una sottomatrice quadrata di A avente p righe e p colonne.

Esempi.

1. I minor] di ordine I di una matrice sono i suoi coefficienti.

sono

2 1

= -1;

-1 a

3 = 2' 2 2 '-1

I o

3 = 7. 2

Non ci sono minori eli ordine > 2.

(1 -1

3. La matrice A = 0 I 1 2

~ 1 ha un solo mino-

re di ordine tre (cioe det/l) e 9 rninori di ordine 2 (ognuno si ottiene cancel lando una riga arbitraria e lila colonna arbitraria eli A:. in tutto ci sono 9 possibilita).

90

5.12. Definizione (di complemento algebrico di un elemento di UJ'Ul matrice quadrata)

Sc A = (all) E K"'''e una matricc quadrata, il complemento algcbrico eli ai, e il nurnero A, COS1 definite:

Ai! = (-1)'., . (minore di A ottcnuto can ellando la riga e la colonna di ali).

Esempi.

I. Se A ~ [: ~ 1 abbiarno

A" = (-1)'t'. 3 = 3; Au = (_1)1-2·1 = -I; ecc,

A" = (_1)2+2 1

.. - 1

A21 =(_lFt31 1

2 =-2 a

-1 = -3. 2

Si ha il seguente teorerna, di cui omettiarno la dimostrazione.

5.13. Teorema (primo teorema. di Laplace)

Cioe: il determinante di A si puo ottenere moltiplicando gli elementi eli una riga per i rispettivi complementi algebrici e sommando j prodotti ottenuti, Oppure si puo fare la stessa cosa con una colonna.

La (5.1) si chiama anche sviluppo del determi nante secondo la riga i-csima, la (5.2) si chiama sviluppo del deterrninante secondo la colonna j-esima.

Spesso conviene applicare il teorema precedente dopo aver annullato tutti gli elementi di una riga (0 colcnna) trannc uno, per mezzo eli trasformazioni elementari,

sempio.

Per calcolare iJ segucnte detcrrninante. approfittiamo del farto che nella prima colonna ci -ono gla due zeri, Xc otteniamo un terzo e poi • pplichiamo it prirno teorema eli Lapla e:

0 2 -1 0 2 4
-1 2 0 -1 2 0
= =
3 0 ...J 0 4 6 ;,
0 1 0 J 2 41
=(_1)(_1)1-~ 4 6 4=
1 11
= 116 41 _2-1 -1 44 6
I 1, 1 I 1
=6-4+4(4-6)=-6 me abbiama giii ouenuto in -.10). Concludiuma questo paragrafo can altri due ultati _ ui determinanti che ranno utili in uito.

- .14. Teorema [secondo teorema di Laplace)

Se A e 1I1W inatrice quadrate l' i:i:: j si lin:

ail.4jl + ... - a ",A. . = 0 GIIA., - .. , + llrt ... ,..L'1 = 0

Cioe: moltiplieando gli elementl di una riga r i cornplemcnti algebrici di un'altra riga e r-imando si ottienc zero. Analogamente per le lonne.

nostrazimie. i Dati he i prirni membri di (5. ) :'-4) sono gli rviluppi del detcrminante di una rr .urice con due light! (0 due colonne) uguali,

- .15. Teorema (di Binet)

La como .... trazione ornessa,
empio.
iano
= (: ~} B=C :}
-I
Si ha allora:
( ~ J
l-I
AB=
0 L4 1= - l ; lB I = 2; lAB 1=-2 = L-t liB I.

6. Matrici invertibili e det rminanti

sando i deterrrrinanri S1 pub srabilire ~t' una marrice l; invertibile e i pu alcolarne l'inversa. Tl risuluuo eoi ouenuto si pub applicare alia ri .oluzione dci si- .. terni lineari la cui rnutricc dei coefficicnti t:! invcrtibile (regola di Cramer).

6.1. Teorema (sulle matrici invertibili)

ill A e K",1'. Allora:

a) A e iuvertibile e It solo St: dct 1:- O.

b) Se del -t oF 0 l'inversa di A"" (a.) e:

A-l =_1_(...\,,) ( ... i noti lo ....... arnbio di indi i) dL'IA

dow? All L' il CO mp le 111 I!IIf 0 algebrico di a, ..

c) Se '\ e invertibile si lia deu.t') = (dct.t)'.

Dimastrazioue. Se d tA *" 0 In b) cgue ubi to dai due teorerni di Laplace. In particolare se deLA 1:- 0, e invertibile. Vicev 1 a,:e e invert ib ile , e j tc A'· t': quindi !-oj ha (teorerna di Binet):

(de l)(der(k'» = dett-t-t') ~ detl = 1.

Quindi i ha deL4 "1:- 0 e detCtl ") = (delrl )-1.

Esempi.

1. Sia A = l ~

11),

llora detA = 1 e quindi A ~

invertibile. Inoltre si ha: A"1 = (ti,,). Per calcolare A-I bi ogna calc lare i complernenti algebrici degli elemerui di A. Si ha

All = (_I}I~l . 1 = 1; All = (_1)2-1 . 1 = -I; A L! = (- 1 ) I _2 0 = 0;

11 = (-1}"<~' I = J.

i ha quindi:

(si verifica _ ubito che il risuhato trnvatn e esarto).

2. Stabilire per quali valori del parametr It Ia seguerue m trice (: invertibile:

r"

A = 1

o

1 It 1

Soluzione. Ba ta v dere p r quail valori di II i ha det A_ ~ O. volgendo i cal oli i trova det .4. = h~ - 2, Ouindi '"' e invcrtibile per It 7:' :!: V 2.

Applichiarno ora i risultati precedent! ai sisterni di equazioni con rnatrice dei coefficienti quadrata e irrvertibile.

6.2. La regola di Cramer

Siano A una rnatrice invertibile e sia ... L.\" = B un si lema lineare. Allora si ha l'uni soluzione:

Esplicitando -1' • si rrova:

X=-'-(A )B. dct A

Ugu gliand le cornponenri e Ll ando il primo tcorerna eli Laplace si hanno le for-mule:

,. ~I.,

~""l =--J ··~I

detA

r- -~

All -

detA

92

dove a, e i1 determinant" della rnarrice ottenuu da A os tituendo la colonna i-e ima con B Questa soluzione c nola come regola di Cramer.

Esempio.

Risolverc il seguenie sistema linearc usando la regola di Cramer

.\'+ ."+::=1 .\ - Y + :: = 0 x +- 2\' = I

Soluzione. i ha

II 1 1
det 4 = I~ -1 -').
--.
2 a
.ll = 0 -I ~I = a
1 2 01
1
~1 = 1 0 1 = 1
1 0 1

1 = 1 -J 0 = 1. 1 2

La soluzione del istema e dunque (O,!,! ~ I 2 2 I

6.3. Osservazione

Oualunque -i st rna cornpatibile di P equazioni e rango p puo essere risolto con la regola eli Cramer, purche si portino al termine noto le inc gnite libere ( i veda 4.4, d) per la scelta delle incogniie Iibere),

Esempio.

1.:1 sistema:

\,+."+::=2 2x -y - 4:: = 1

I'incognita z . libcra. Si puo risolvere scrive il sistema nel modo scguente:

.\'+)'=2-::

2x -y '" 1 + 4::: e quindi j ottiene:

-2---1--l-

- - =;: + I

-3

2 -:::1

4 :::1 1 + -+:: -+ + 2:

,. = ~--____: = ------ = -2 - + 1.

I 2

-3

7. Determinanti e rango dl una matrice

I risultari pre cdenti sui detcrrninanri i po 'Ina appli arc per calcolare iI range di una matri c. Cio i pub applicare ai si temi lin ari e. in partie Iare, per stabilire se un isterna 11 geneo di 11 cquazioni in 11 incognire ha una ... oluzionc non nulla, il chc sara indispensabilc

I.: rio studio degli au tovalori.

Corninciarno a vedere quando una marrice

1<'1(1ra1a E KtI', ha fango mi nore eli 11.

1.1. Teorema (matrici quadrate di rango non ma simo)

ia E KJI" iI1 U/ II WI rice quadra ta. Aflora le

.... uent i condizioni _'VIIO equivalenti.

;1) p(.-l) < II;

b) if sistema lineare AX = 0 ha soluzioni m)JI wile;

c) II! CO/OIIIlI! di SOIIO liuearntente dipen-

d nti;

d) Ie righe di SUllO lineanuentc dipeudenti;

e) detA - O.

11 teorerna 7.1 (che sara dirno '1 rat 0 in 7.5) e r rticolarrnente ut ile per l'cquiv alenza delle mdiziorri b) ed c), cioe:

7.2. orollario (sull'e i ten:a eli oluzioni non nulle eli tin. sistema omoeeueo eli Jl equasioni in n incognite)

Esernpio.

tabi lire p r quali \ alori reali di A il isterna seguente ha soluzioni non nulle:

.v T \' A=. = 0

AX~ \l =0

X + ~," - : = 0

Soluzione. T valori di l per cui il s isrerna ha almeno una soluzione non nulla" no quelli che annullano it deter rninante delia rnatrice dei coefficicnti. Quest detcrminante e:

),1 .

I A o = l-

I -11

l I

"'t, -I. 1

1 1

A Ie

'equazi ne).l - I := 0 i puo rio olvere oi rnetodi indi ati nel Capitola . Si trovano la oluzione realc I. = 1 e due soluzioni non reali.

Pertanto I'unico valore reale di A. per cui il sisterna ha nluzioni nOD nulle e:

A = 1.

erifichiumo direttarncnte he per A == 1 ci ono luzi ill nOD nulle. Per A = I il . istema divcnra:

x+y+~",-O x+}' =0 x+."-:=O

Ri olvendo iJ sistema si trovano le oluzioni (x, -x, 0) al variare di r. Ad esernpio (1, -1. 0) e una oluzi ne non nulla.

Diarno ora altri due risuhr ri riguardanti il rango di una rna tric qual iasi.

7.3. Teorema di Kronecker

Sin A E K'":", Allora le ~eJ!.1I en I i caudi ::..iolli souo equiv 'alenti:

a) \ ha nlllgo p,

b) ,1 Ira 111I minore di ordiue p 11011 Hulin e (WI; i minor; di ordine p ... I souo uulli.

c) l Ita till niinore di ordiue p uon nullo e tuui I minori di online P T I che 10 COIIlI!1lg01l0 ~OIlD 1/1 tlli.

d) A Iw 1111 niinore di online p 11011 nullo e {WI; i utinori di ordiue ;:. P SOI/O nulli.

93

E empi.
I. Sia
,\ ~ r ~ 1 -1 1 1
2 -2 3J
0 0 -1
I minori eli ordine 3 eli A ono:
j I -I 1 J
2 2 -2 =0: 2 2 3 =0;
0 0 0 0 0 -1
II -I J -1 I
I~ -2 3 = 0; 2 -2 3 =0
a -1 0 a -[ e quincli ono tutti nulli. Invece il minore di ordine due

31

-?

-1[--

-2 o

nne nullo. Pcrtanto p(A) = 2.

La condiz ione ) di 7.3 eo utile perche permelle eli calcolare il rango col seguente procedirneruo.

- Si prende un rninore di ordinc r non nullo.

- Si calcol .. 110 i minori di rdine r + I conte-

nerui qu to rninore, Sc sono tutti nulli il range e r. e uno ell que ti e non nullo .j ripete il procedimento u que to minore.

- Il procedim.ento termina quando si e trovato un ruinore di ordine p. tale che tutti i minori eli ordine p + 1 che 10 contengono .ono nulli. 11 rango della matrice i: allora uguaJ a p.

2. T)'O\ an.: il range di

o I o

1 o

1 o 1 o

J 1 o 2

2

9-1.

Soluzione. i vede subito he il minore I~ e non nullo.

Comineiamo a calcolare i minori di ordine 3 che 10 contengono.

I o

J o

o

1 = 0 perche ha due righe uguali o

2 1 1

3 a I = 3

;2 1 0 2

:1=3~ o.

ornirrciarno :.11101"a a cal clare i minori eli ordine 4 che ontengon il minor pre edente. E i ono 01 du.

2 t 0
3 0 I I
=0
2 I a a
3 a 2
1 0 2 0
=20 1 1 - J =1-2 =0
0 1 2 2[
2 1 1 1
3 0 1 1 perchc In]'l e In. 4~
=0
2 I 0 0 colonna sono uguali.
3 0 2 2
bbiarno dunque trovat un minore nor
nullo di ordinc 3 e tutti i rninori di ordine 4 che
10 contengon sono nulli. Per il teorema 7.3 ...
ha dunque peA) = 3. 7.4. Dimostrazioni di 7.1 e 7.3

Diniostrazione di 7.I.a) ==> b). Se p(A) < II il sistema AX = 0 ha infinite s luzi ni (quindi anche oluzioni non nulle).

b) ==> c): 0\ -io,

c) ==> d) per la definizione di ran go ,

d) ==> e) Per d) c'e una riga di Ache e c.1. delle altre, Quindi usando tra formazioni eh tipo E1 si pub rraslormare A in una matrice

con una riga nulla senza cambiare iJ determinante. Ouindi deta = O.

e) => a). Se dctA = 0 la matrice A non e invertibile per il teorerna 6.1. 0 uindi p(A) < II (dr. 4.5).

Dimostrazione di 7.3.a) => b). Sia M la sottornatrice di A ottenuta intersecando p righe I.i. di A con p colonne 1.1. di A. Allora del M ic- O. Per vederlo basta dimostrare che il sistema lineare J\t/y = 0 ha solo la soluzione nulla (7.2).

e (VIJ "'J Yp) e una soluzione del sistema MY = 0, Ia n-upla (Vb ... , YP' 0, ... , 0) e una soluzione del isterna AX == 0 in quanto AX = 0 e equivalente al istema A IX == 0 costitu ito dalle p equazioni corrispondenti alle righe di M. Ma allora (v(, ... , .\'p) e una soluzione del sistema lineare CY = 0, dove C la rnatrice costituita dalle p colonne corrispon-

enti ad iU. Poiche queste colonne uno l.i., si ha " .... Yp) = (0 ..... 0). Quindi detM =1= O.

Allora, se peA) == p, A ha un minore non nullo 1 ordine p. D'altra parte ogni minore di ordine - 1 ha le righe l.d. e quindi e nullo per 7.1. J~l a) => b).

b) => d) segue facilmente dal primo teorema Laplace.

d) => a). Le Tighe corrispondenti a un mino.. non nullo di A sono 1. i. per 7.1 e quindi p(A)

p. Se Fosse p(A) > p si potrebbe trovare un rninore non nullo di ordine > P (stesso ragiona+ientc fatto per dimostrare a) => bj), il che e . cluso dall'ipotesi,

c) => a). S1 pub supporre che 11 minore non ullo sin costituito dalle prime p righc RI .... , Rp dalle prime p colonne C1, ... , Cpo Sc peA) > p c'c rna riga R, che non e c.1. di Rj, .'" Rp. La rnatrie A I avente per righe R(, ... , Rp, R, ha dunque ango p + 1. Guindi c'e una colonna C~ di questa "latrice che non e c.l. delle prime p colonne di .\'. C'e dun que 'un minore di A' (e quindi di A) di irdine p + 1, contenerue il minore dato e non milo. Cio e assurdo e quindi pCA) = p.

. Riepilogo sulle matrici invertibili

Abbiamo visto varic proprieta delle rnatrici mvertibili, che e OPPOrtWlO riepilogare.

Se A e una matrice quadrata, abbiamo definito A invertibile se esiste B tale che AB = T. Ma l'invertihilita di una man-ice e Iegata ad altrc proprieta e precisarnente:

- al range di A

- al sistema lineare omogeneo A..\" = 0

- al sistema lineare AX = B

- al determinan te di A.

Pill precisarncnte nel corso di questo capiro- 10 abbiamo dimostrato:

8.1. Teorema

Se A E Kn.II e una matrice quadrato le seguenti conditioni 50110 equivalenti:

a) A e lnvertibile (cioe esiste B tale che AB = I)

b) A e invertibile a. sinistra (doe esiste C tale che CA = 1)

c) peA) = 11.

d) n sistema lineare omogeueo AX = 0 Ita solo le soluzioni nulle.

e) II sistema lineare AX = B ha WIG e Hila sola soluiione (qualunque sia B).

f) 1.4 1 * O.

Il lettorc ritrovi. per c. crcizio, Ie varie dirnosirazioni sparse nel corso del capitolo.

8.2. 11 calcolo dell'inversa

Se A e una matrice invertibilc, il calcolo di A-l sl pub eseguire in due modi

- Risolvendo l'equazione matriciale AX = I

- Usando i complementi algebrici:

8.3. Ricordiamo ancora che se A e invertibile risulta IA-lj = IAI-l.

9. Complementi ed Esercizi

1. Stabilire se il seguertte sistema in x, y, :. C risolubile. In caso affermarivo trovare tutte le soluzioni:

3x + y - -::. == 0 x + y -3;: = - 5

x r v =1.

Soluzione. Si ha

-I

-3

o

95

C n lc tr Iormazioni Rl -+ It} - 3Rt, R -+ 2R~ + Rl si ha In matrice ridoua

[~8

-6

-I o o

~51·

-3

1 -2 o

c poiche peA = p( B) = 3 il si ... tcrna e ri soluhilc cd ha una sola .oluzione.

E sa e la terna I l/Z, 1/2,2).

2. tabillre se il scguenie sistema nelle incognite X, .'" ;:, I e ri: ... olubile. In COl 0 afferrnativo trovare tutte le soluzioni.

2t + y -:: (= J 3.\ + Y + 2 - + I 1

\+:: =1.

Soluzione. La mull-ice e:

-1 2

j o

o

Con It: trasformazioni R2 -+ R2 - RI• R3 -+ R, - Rz sl ha la man-ice ridotta

(A'IB')=[~

1 1 o

1 o o

-1 3 -2

I o a

Risulta p(A) = p(AlE) = 3.

Pertanto il j lema e risolubile can 1 incogni-

La Iibera. Il i Lema e equivalente al eguente:

?r+y-::+r=l

\: + 3: = 1

- 2;: = O.

La oluzione g nerale e la quaterna (1, -1 - I.

D. f), on l libera,

La oluzione i ,. de ancora piu facilmente dalla matrice Iortcrnente ridoua:

(A"IB") = [~

2 a o

2 o o

o o -2

90

3. TrO\ are tre soluzi ni distint del i lema di 2. Quante soluzioni ha questoi lema?

Soluzione. Le oluzioni sono 001• Tre uluzioni sana:

(l, -1. 0, 0), 0, 0,0, -I), (1, -2,0, 1).

4. l. bilire sc il guerue i tern in r. y. ;: e risolubile. In caso aff rmarivo 11' v are le oluZlom

.\ - Y +.:: = a \' 2:: = 1

2.\--'- 4:=2.

Soluzione. La rnatrice complete e:

°1

[

2 J

2

Operando can la trasforrnazione elcmcntar, R3 ~ R1- 2RT i trova:

(A '18') = [ ~ -3

2 2

Si ha quindi un i terna equivalente a que l- 10 dato in cui la seconda c la t erza equazior sana contraddittorie. TI sistema non e comp t.ibile.

5. Studiare il seguentc si remz in x. y. -

variarc de] paramctro reale 111:

(I -III)X '1-y + nt: = a

in (1 -111) X ~ ( 1 - nI)." - Zm'; = - (I - 1I1).t .._ 2-" - 2::: :;;;. III + 3.

Soluzione. Riduciamo il sistcma:

[I-III

(.4. 8)- 1/1(1- m} I-II!

o 1

5 -.

III +3

I-III

n'" tn ° 1
I - 2m -2m - m' 5 -4
-2- 111 III +3
[' - '" III <+
-t 0 -2 - 111
0 I-2m -2m - m'-
[' - '" III ",0" 1 ~(A'IB'J
-> 0 1 -2 - III
0 0 -3m" - Sm +2 2m~+-1Il+2 Si ottiene cost un sistema, ridotto per ogni valore di 111 :;C 1, equivalente a quello data.

L'ultima riga di A' e nulla se e solo se 11l = 113 oppure m = - 2.

Ouindi per III :;C 1, 1/3, -2 il sistema ha una e una sola soluzione, che si trova risolvendo il istema ridotto per sostituzione.

Sc 11/ = - 2 risulta p(A') = p(A'IB') = 2 e quindi il sistema ha ex> I soluzioni,

Se tn = 113 risulta p(A') = 2 e peA 'IB') = 3 e quindi il sistema non ha soluiioni.

Resta ancora da controllare tn = 1. Sostituendo nelle rnatrici (A I B) di partenza e ope"ando sulle righe si vede che il sistema e incomnatibile.

6. Usando il teorerna di Rouchc-Capelli, stailire per quali valori reali ill III il seguente isterna e risolubile:

x + y + 2:: = I

x + 2y + 4:: = 1 x + 3y + 6:: == Ill.

oluzione. La matricc e:

,i,l

1 2 3

2 4 6

con le trasforrnazioni elernentari R2 --t R2 - R I , --) R3 - R I, R3 --) R] - 2R'J. si trova

~ 1·

m-1

(A"B')=(~

1 1 o

2 2 o

Se III e diverse da 1 la rnatrice A' ha rango ~inore di 3 mentre la matrice completa ha rango ~. il sistema e incompatibile. Se invece In = 1 le

due rnatrici hanno range 2 e quindi il sistema Eo cornpatibile con una incognita libcra.

7. Consideriarno i seguenti vettori di R4: l' = (2,3,1,1); VI = (1, 1,0,3); Vl = (2,1,0,4); V3 = (1,0,1,0): V-t = (1,2,1. 4); \'5 = (1,2,0,5). Stabilire se v e c.l, ill VI, ... , V'i.

Soluzione, Bas La stabilire se esistono a, b, c, d, e E R tali che si abbia:

al'l + b1'2 + CV3 + dv; + ev, = t'.

Cia equivale a studiare la risolubilita del sistema lineare che ha come matrice completa la marrice (A IB) dove A ha per colonne le cornponenti del vettori VI, ... , "5 e Bela colonna delle componenti di v. Si ha:

2 1 1 1
(AI B) = 0 2 2
0 0 I 0
3 -J. 0 4 5 2 3 1 1

Conle trasforrnazioni R2 --) R2 - R1, R4 --? R4 - 3R1• R .. --t R4 - 2R2• R_. --) R4 + R" si trova:

q

I

2 1

-1 -1

o 1

o 0

1

I a

I o o

E evidente che il si sterrra C incornpatibilc e quindi \' non c c.l. degli altri vcttori.

8. Stabilire per qua Ii valori di III il vettore (m, I, 1, -2m2) E R4 e combinazione Iineare del vertori "I, ... , \'5 dcll'esercizio precedente.

Soluzione. Rispetto all'esercizio precedente cambia soltanto Ia colonna dei termini noti; con Ia stessa linea di riduzione si ottiene il sistema ridotto equivalente avente matrice completa

111 I

l-m

-2m2 ~m-1

I o (A'!B')=

o

o

2 1 -1 -1

o 1

o 0

1

1 1 o

o o

n sistema e cornpatibile (cioe il vettore v e c.l. degli altri) se e sol tanto se si ha-2m2 -/11- 1 = O.

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