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Giuseppe Bissanti

&

L’essenza dell’Aikidō
è di mettersi in armonia col funzionamento
dell’Universo, divenire uno con l’Universo.
Quelli che hanno afferrato il significato dell’Aikidō
possiedono l’Universo in se stessi.
Ueshiba Morihei, Aiki Kaiso.

Stampato in proprio - Seconda Edizione, novembre 2009.


Giuse Aikidō & Nihon

Prima Parte.
Aikidō.
Notizie utili sulla pratica:

Glossario, Nomenclatura, Concetti.


Terminologia, Etichetta, Esami.

Seconda Parte.
Piccolo Dizionario Enciclopedico.
Oltre 2.860 voci su:

Armi, Arti e Discipline Marziali.


Personaggi mitici, famosi, curiosi.
Cenni sulla Civiltà Nipponica: arte, storia, cultura…
e non solo!.

Terza parte.
Per approfondire un poco di più.
Quasi 200 notazioni curiose, istruttive e… un po’ didascaliche.

Chiara come il cristallo, affilata e luminosa, la mia mente non


offre aperture perché il male possa attaccarsi. ①

La presente opera può essere riprodotta e diffusa tra i praticanti d’Aikidō e Discipli-
ne Marziali in genere, sia integralmente sia parzialmente, senza preventiva autorizza-
zione, con qualsiasi mezzo ed in ogni forma,

purché in modo gratuito e citando fonte ed autore.


Sarò grato a chiunque, riscontrando errori od imprecisioni, omissioni ed anche strafal-
cioni, vorrà segnalarmeli attraverso il
Centro Sportivo “La Comune” - Via Novara 97 – 20153 Milano; la.comune@libero.it.
Giuseppe Bissanti

Quando non altrimenti indicato, le parole riportate in carattere corsivo a centro pagina, qui
e nei fogli seguenti, sono del Fondatore, l’Aiki Kaiso Ueshiba Morihei.

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Giuse Aikidō & Nihon
INDICE
PRIMA PARTE – Notizie utili sull’Aikidō
INDICE 3
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE 5
L’AIKIDŌ 6
PRIMA DI COMINCIARE 7
Cuore, Amore, Aikidō 8
L Nota Bene 8
L Pronuncia, eufonia, grafia 9
GLOSSARIO ED INFORMAZIONI 10
L Nota 10
Nel Dojo 10
L Etichetta e comportamento: il Dojo 10
Equipaggiamento 11
L Etichetta e comportamento: l’abbigliamento 11
L Etichetta e comportamento: lo spogliatoio, la pulizia personale 12
L Etichetta e comportamento: sedersi, alzarsi 12
L Etichetta e comportamento: il saluto (senz’armi) 12
L Etichetta e comportamento: la lezione 13
L Gli esercizi di preparazione (1) 14
Esercizi di preparazione 15
L Gli esercizi di preparazione (2) 16
Parti del corpo Posizioni Aggettivi Numeri 17
Colori Concetti primari 18
Unione 19
Altri termini tecnici 19
L La pratica, la tecnica 20
I Maestri e gli Aiutanti. I principi del Bujutsu 21
Concetti interiori dell’Aikidō 22
Aikidō: principi e modi d’essere 22
TERMINOLOGIA 23
Elenco delle principali NEUTRALIZZAZIONI 24
Elenco delle principali APPLICAZIONI delle neutralizzazioni 25
Elenco delle principali AZIONI AGGRESSIVE 25
L Le cadute, le tecniche 27
Essere Aikidō: la pratica serena e i tre mondi 28
IL METODO D’ALLENAMENTO 30
L I quattro metodi di allenamento 31
Considerazioni sul KI 32
L Il controllo del ki secondo il Fondatore. 34
Addestramento all’Arte Marziale 35
Il cammino, il viaggio, il Maestro 35
Trova il tempo 36
ESAMI 37
L I requisiti per gli esami 37

3
Giuse Aikidō & Nihon
L Etichetta e comportamento: durante gli esami 42
Cerca il Costruttore 42
L A proposito di esami 43

SECONDA PARTE – Piccolo Dizionario Enciclopedico sull’Aikidō e sul Giappone


PICCOLO DIZIONARIOI ENCICLOPEDICO 45
L Cronologia: periodi storici del Giappone, fatti importanti 45
L Antiche arti da guerra 52
L Tabelle comparative per misure e monete (dal XII all'XVI secolo) 54
L Note per la consultazione 55
LEMMI, dalla A alla Z 56
Aikidō, filosofia della vita 261

TERZA PARTE – Per approfondire un poco di più


PER APPROFONDIRE UN POCO DI PIÙ 262
Elenco dei LEMMI 262
LEMMI, dalla A alla Z 263
La Vita L’Artista L’Aikidō 322
Io sono l’universo Io non sono niente 323
BIBLIOGRAFIA 324
ALLA FINE 329
L Nota autobiografica. 330

Non interessarti di ciò che gli altri fanno di giusto o sbagliato.


Tieni la mente luminosa e pulita come il cielo senza fine,
l’oceano profondo e le montagne più alte.
Non calcolare o agire innaturalmente.
Mantieni la mente nell’Aikidō
e non criticare altri Maestri o le Tradizioni.
L’Aikidō non reprime, non restringe, non ostacola.
L’Aikidō abbraccia tutto e purifica ogni cosa.

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Giuse Aikidō & Nihon
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE
Ho concepito questo lavoro alla fine del È, se si vuole, una “dispensa ad uso inter-
2001, come un semplice sussidiario per la Di- no”, destinata a tutti quelli che stanno se-
sciplina: un altro dono per agli allievi del guendo il lungo cammino di questa seducente
“Corso Aikidō Biss” al Centro Sportivo “La Disciplina, per aiutarli a districarsi anche nel
Comune” di Milano. mondo della fascinosa cultura giapponese e
L’intenzione era di proporre qualche con- della sua (per noi) complicata lingua.
cetto di base, nomi di tecniche, un po’ di con- Quest’opera non è, non vuole, non può es-
sigli, alcune informazioni utili; un piccolo sere esaustiva, assolutamente! L’intento è
glossario. In corso d’opera però, il lungo ed quello di stimolare il lettore ad approfondire.
impegnativo, ancorché discontinuo, lavoro di Chi, così invogliato, vorrà davvero appro-
ricerca bibliografica mi ha portato a consul- fondire i temi trattati, potrà leggere sia i
tare - oltre agli appunti personali, accumulati testi utilizzati durante la stesura sia altri li-
in tanti anni di pratica – un sempre maggior bri di argomento correlato (nella Bibliografia
numero di testi, spazianti in campi non solo sono riportate oltre 14 dozzine di titoli) o
specificatamente “aikidoistici”, la cui lettura navigare nel mare magnum d’internet, dove
ha vieppiù stimolato curiosità ed interessi tutto si può pescare, magari anche qualche
vari, spero condivisi dai lettori. Enciclopedia dell’Aikidō, cosa che questo mio
Ho quindi sviluppato l’idea d’offrire non lavoro NON È!
solo una più ampia panoramica su di un Paese Numerosi ed eccellenti libri sono stati
grande e diverso, distante da noi nello spazio scritti su questa Disciplina, testi che sareb-
e, talvolta – tuttora – nel tempo, sulla sua be ben utile consultare: dalle biografie del
millenaria storia, la sua cultura, la sua mito- Fondatore e dei Maestri suoi allievi ai lavori
logia, ma anche su concetti e termini attinen- sulla loro filosofia fino alle pubblicazioni più
ti o correlati all’opera nel suo complesso. prettamente tecniche.
Idea forse ingenua, magari pretenziosa; cer- Ricordo, però, che neppure la lettura di
to un po’ vanitosa: pensare di lasciare, come tutto ciò che è stato pubblicato sarà mai in
accade a tutti gli autori una traccia di sé… grado rendere la sensazione di equilibrio, di
Senza dubbio alcuno, un’idea assai temeraria! serenità, di bellezza e sì, anche d’amore, che
Il frutto di questo lungo lavoro artigiana- solo una pratica costante saprà sviluppare.
le, continuamente aggiornato, non può certo Attenzione: solo la frequentazione (assi-
essere esaustivo degli argomenti esposti, tal- dua, paziente…) di un corso, tenuto da un I-
volta appena accennati o sfiorati. struttore qualificato o, ancor meglio, se pos-
Il testo, quindi, è soltanto un elementare sibile, da un Maestro riconosciuto, potrà a-
sommario di termini, concetti e nomi di posi- prire la mente ed il cuore all’Aikidō!
zioni e tecniche che riguardano l’Aikidō. Tutti possono praticare l’Aikidō ed i cor-
In più, è uno “zibaldone” di notizie anche si delle varie Scuole, in numerose palestre, di
su altre Discipline ed Arti Marziali e su og- solito sono aperti a chiunque, indipendente-
getti, idee, curiosità, storia, cultura ed armi mente da età, sesso, esperienze precedenti.
del Giappone, soprattutto feudale, con cenni Inoltre, fatto non trascurabile, non è previ-
alla vita del Fondatore (ed un florilegio di sue sto di portare colpi a segno e pertanto que-
citazioni) e la menzione di alcuni altri perso- sta è un’Arte, una Disciplina, sì Marziale, ma
naggi, storici e mitologici, favolosi o reali. davvero poco pericolosa.

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Giuse Aikidō & Nihon

Milano, novembre 2009. Giuseppe Bis-


(Prima edizione: giugno 2002)
santi

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Giuse Aikidō & Nihon
L’AIKIDŌ
Scopo dell’Aikidō è di allenare la mente e il corpo, di formare persone oneste e sincere.
L’Aikidō è la più recente Arte del Budo del sene, non è più una Via…». «L’Aikidō non è una
Giappone, sviluppata nel corso del secolo XX tecnica per attaccare e sconfiggere un nemi-
– il primo Dojo, dove l’Aikidō è tuttora inse- co: il suo segreto sta nell’armonizzarsi con
gnato, apre nel 1927 – da Ueshiba Morihei l’universo, nel “farsi uno”, cioè nel diventare
(Tanabe, 14/12/1883 – Iwama, 26/4/1969). Que- parte dell’universo stesso, raggiungere l’unità
sta Disciplina è “informata” da tutte quelle con l’universo. (…) Non è importante la veloci-
Arti Marziali giapponesi tradizionali che il tà con cui io posso essere aggredito, in quan-
Fondatore (Aiki Kaiso) dell’Aikidō, sempre to non posso essere mai sconfitto. (…) Chi
chiamato O-Sensei, Grande Maestro, studiò tenta di opporsi a me si oppone all’universo,
a lungo, traendone poi spunto per un’Arte ne infrange l’armonia; perciò, quando un av-
davvero unica. Non solo: Ueshiba Morihei na- versario mi assale, in quello stesso istante è
sce in un Distretto, Kumano, conosciuto come già sconfitto. (…) L’Aikidō si fonda sul princi-
“la porta verso il divino”, ricco di santuari e pio della non-resistenza: poiché non c’è resi-
importante centro della religiosità Shinto; stenza, ho vinto prima di combattere. (…) Il
egli quindi vive immerso in un’atmosfera eso- vero Budo non conosce sconfitta: mai scon-
terica e misteriosa, mistica e divina (al 1925 fitto significa mai in combattimento». «Fate
risale la sua Illuminazione, satori), e nella sua che il cuore di Dio sia il vostro cuore: è un
creatura infonde una spiritualità senza pari. grande amore sempre presente in ogni parte
Il nome deriva dall’unione di tre caratteri, ed in ogni tempo dell’universo. Nulla esiste
ai, ki e dō, che, come molti i caratteri della senza amore: l’amore è il principio protettore
lingua giapponese, possono sia avere numerosi di tutte le cose. L’Aikidō è la realizzazione
significati, sia comparire da soli o in parole dell’amore.».
composte. Per alcuni l’Aikidō è “un’arte di difesa pu-
AI è armonia e unione. È la forza vita- ramente riflessiva, attivata eticamente da un
le che governa l’universo. attacco violento non provocato”, come recita
La medesima pronuncia di altro ideogramma una famosa definizione. Taluni affermano che
significare amore. l’Aikidō è una “non-arte marziale”.
KI è l’energia interna del corpo ed an- Secondo molti l’Aikidō è filosofia della vita,
che il “fiato originale” o la forza dello spirito. meditazione in movimento, via d’autocono-
È il soffio vitale, la respirazione. È la vita. scenza profonda, immediatezza intuitiva, at-
DŌ è la Via. È il metodo che indica la tività sportiva non competitiva. Altri, ancora,
strada da percorrere per armonizzare corpo vedono l’Aikidō come l’equilibrio tra il pieno e
e spirito. il vuoto.
Una buona traduzione del termine “Aikidō” è Io voglio anche credere nell’Aikidō inteso
LA VIA DELL’ENERGIA E DELL’ARMONIA. come via ascetica che indica il cammino
Pure LA VIA DELL’ARMONIA SPIRITUALE verso la perfezione dell’umanità, per mezzo
rende bene il concetto, anche se io preferi- del ki-iku, tuku-iku, tai-iku: formazione e svi-
sco LA VIA DELL’AMORE UNIVERSALE. luppo (iku) dell’essenza (ki), della saggezza e
O-Sensei sosteneva che «(…) l’Aikidō è virtù (tuku) e del corpo (tai). È attraverso
un’Arte in cui i principi dell’universo sono ri- questo metodo educativo, che unisce corpo e
velati da Dio. “Do” è la Via attraverso la quale spirito, che si superano le nozioni di frontie-
Dio esprime la Sua volontà: ogni do deve es- ra, i pregiudizi razziali, le miserie dell’egoi-
sere uno con la volontà divina. Distaccando- smo e si formano dei veri esseri umani.

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Giuse Aikidō & Nihon
PRIMA DI COMINCIARE

L’Aikidō – visto da fuori e ad uno sguardo ra [uke, o meglio aite, colui “che rompe l’ar-
superficiale – può apparire come un metodo monia”], sottraendosi alla linea d’attacco.
di difesa personale elegante ed efficace, a- Con movimenti centripeti attira quindi aite
datto per neutralizzare uno o più aggressori, nel proprio centro, sfruttando l’energia svi-
armati o no, mediante proiezioni, leve artico- luppata nell’aggressione a proprio vantaggio,
lari e bloccaggi a terra. senza arrestarla, fino a neutralizzarla e met-
Pur traendo origine da numerose Arti te aite nelle condizioni di non nuocere.
Marziali tradizionali, delle quali Ueshiba Mo- L’Aikidō non è un’arte di combattimento a
rihei è stato attento studioso e praticante, corpo a corpo, fondato sull’uso della forza
l’Aikidō si dimostra comunque originale ed muscolare: il lavoro tecnico si compie utiliz-
efficace in tutta una serie di principi basati zando pienamente l’energia mentale e razio-
sulla rotazione sferica, cioè movimenti circo- nalmente la forza fisica.
lari il cui perno è chi si difende (effettua la Ciò significa che chiunque può praticare
tecnica) [tori]. Tori, stabilizzato il proprio questa Disciplina, naturalmente dopo averla
baricentro, squilibra chi l’aggredisce o affer- ben capita.

Nella pratica del Dojo, non si hanno combattimenti, competizioni o gare,


come di solito accade in altre Arti Marziali.
Le tecniche sono provate più e più volte, con un continuo scambio di ruoli fra aite e tori,
a prescindere dalla loro rispettiva anzianità.

L’allenamento dell’Aikidō si propone di e- ordinarie straordinariamente bene» e, se-


ducare al mutuo rispetto e si prefigge un condo quanto scritto dalla mistica S. Giovan-
progresso fisico, spirituale, psichico e mora- na Maria Bonomo (1606-1670), «La santità
le: non esiste un nemico da abbattere, un av- consiste nel fare con perfezione le cose di
versario da sconfiggere. tutti i giorni».
Non ci sono vincitori e vinti, eroi o supe- Non possiamo dimenticare, infine, quanto
ruomini, ma soltanto persone che, nell’infinito afferma Ueshiba Kisshomaru (27 giugno
processo d’apprendimento, vogliono progredi- 1921 - 4 gennaio 1999), figlio ed erede spiri-
re insieme, fino a giungere alla totale coordi- tuale del Fondatore, primo Doshu (Guida) del
nazione fra mente e corpo, senza che inter- movimento aikidoistico mondiale e padre
venga il pensiero cosciente. dell’attuale, Ueshiba Moriteru: «Aikidō signi-
Ciò darà luogo, nella vita di tutti i giorni, al fica andare incontro ad una forza ostile con
pieno e perfetto controllo di noi stessi, delle il cuore di Dio, avvolgendola come in un ab-
nostre azioni, dell’ambiente che ci circonda e, braccio ed attirandola a noi. (…) Non serve a
sul tatami alla perfetta esecuzione delle tec- farci diventare forti, ma deve aiutarci a ca-
niche, perché, come ben dice Angelique Ar- pire meglio gli altri (…) non è per correggere
nauld: «La perfezione non consiste nel fare gli altri, ma per correggere noi stessi.».
cose straordinarie, ma nel fare delle cose

Mostra il tuo cuore, non la tua spada.

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Giuse Aikidō & Nihon
Cuore, Amore, Aikidō
La vita nasce in un mondo sferico, di forza e armonia. In un bimbo tutto è equilibrio e centra-
lità nel sentire intuitivamente. Tutto è CUORE.
Il tempo fa crescere, in noi, il nostro io: pensiamo di essere! Ci allontaniamo sempre più
dall’armonia e dal sentire con il cuore. Diventiamo confusi e squilibrati.
Oggi possiamo iniziare a ricercare, in noi, quel bambino, attraverso la VIA tracciata da O-
Sensei. Egli ha saputo trasformare un’Arte Marziale, il cui fine era uccidere, nell’Aikidō, che è
armonia con la natura e con l’universo. Che è AMORE.
Un augurio a tutti: l’inizio della pratica dell’Aikidō sia anche il principio di una vita fatta di
sentire ed intuire la profondità del cuore e dell’AIKIDŌ, per tornare bambini con la semplici-
tà del fare.
Sandro, aikidoka ①

L Nota Bene.
1 – Nelle pagine che seguono si può trova- nese”, nella Terza Parte dell’opera], potrebbe
re il termine “avversario”, anche con riferi- accadere di trovare grafie non identiche per
mento alle tecniche d’Aikidō. In questa Disci- i medesimi termini. Le sillabe che compongo-
plina, però, indica solamente il ruolo aggres- no quest’idioma, infatti, nella traslitterazione
sivo di chi “spezza l’armonia”, aite, ma nell’al- possono risultare separate, tutte unite, alcu-
lenamento è una parte assunta, di volta in ne unite ed altre no, unite da trattini.
volta e reciprocamente, dai praticanti. Ad esempio la “Cerimonia del Tè” si può tro-
2 – Anche il termine “attacco” appare ri- vare trascritta “Cha-no-yu” oppure “Chanoyu”
petutamente. Nelle Arti Marziali tutte le di- ed anche “Cha no Yu”. Lo stesso vale, ad e-
verse forme che assume un’azione violenta e sempio, per “O Sensei” – “O-Sensei”; “Tan-
distruttiva sono “attacco”, mentre nell’Aiki- to” – “Tanto”; “Shiho Nage” – “Shi-ho-nage” –
dō, più semplicemente, si tratta di una forma “Shi Ho Nage” – “Shihonage”; “Kata Te Tori”
di contatto, senza alcun intento aggressivo. – “Katate Tori” – “Kata-te-tori” e così via.
3 – Non sempre mi è stato possibile pro- Pure lo stesso Aikidō si può trovare anche
porre nel testo (principalmente per la mia nelle forme “Aiki-dō” – “Aiki Dō”.
scarsa competenza informatica!) la corretta In quest’opera ho cercato di mantenere una
grafia dei termini giapponesi – sia pure nella medesima grafia per gli stessi termini.
forma latinizzata – soprattutto alla presenza 5 – Nel testo, per quanto riguarda i nomi
di caratteri tipografici peculiari. delle persone, ho seguito la “regola anagrafi-
4 - Per i misteri della lingua giapponese ca” giapponese: prima il cognome del sogget-
[meglio: della traslitterazione adottata dai to, poi il nome proprio [si veda anche la voce
diversi autori. Si veda anche la voce “Giappo- “Nomi”, nella Terza Parte].


Sandro Peduzzi (Milano, 16 aprile 1937) inizia la pratica dello Judo agonistico nel 1959, a 22 anni, con
ottimi risultati. Nel 1963 si avvicina all’Aikidō e segue gli insegnamenti dei Maestri Suchiyama, Mochi-
zuki, Nakazono, Kawamukai, pionieri di quest’Arte in Europa ed in Italia.
Dal 1964 è allievo di Tada Hiroshi il quale, nel 1968, gli conferisce il 1° dan (Sho-Mokuroku, Cintura Ne-
ra di Primo Grado): è la seconda Cintura Nera d’Aikidō in Italia, dopo il compianto M° Bosello. Insegna
Aikidō dal 1986 e non ha alcuna intenzione di smettere!

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Giuse Aikidō & Nihon
L Pronuncia, eufonia, grafia.
Le parole giapponesi sono qui riportate nella latini, si basa sul principio generale che le vo-
loro forma latinizzata (“romanizzata”: RŌ- cali siano pronunciate come in italiano, le con-
MA-JI). La traslitterazione (sistema He- sonanti come in inglese, con alcuni casi parti-
pburn), vale a dire la trascrizione in caratteri colari, di seguito riportati.

a, i, e, o - come in italiano L’apostrofo che talvolta compare in una


u - sempre ü (come “tünnel”, pronuncia- parola, serve a dividerla, nel caso vi sia la
to alla lombarda); quando segue la s, possibilità di equivocare nella divisione delle
a fine o dentro una parola, si perde sillabe, cioè quando la “n”, ad esempio, può
(tsuki = zki; desu = des). appartenere sia alla sillaba che precede sia a
ch - c dolce (cesto). quella che segue; si scrive quindi Man’y Oshu
f - sempre spirata (come wh dell’ingle- e non Many Oshu, Jun’ichirō e non Junichirō.
se whu). Pur non esistendo, nella lingua giappone-
g - sempre g dura (gara). se, maiuscolo e minuscolo, né genere né nu-
h - h aspirata (come in casa, pronuncia- mero, ho applicato le regole di scrittura oc-
to alla toscana). cidentali, adoperando la maiuscola per i nomi
j - g dolce (gemma). propri e considerando di genere femminile
k - c dura (come in casa). alcuni termini che tali “suonano”al nostro o-
s - s dura (come in subito). recchio (quale, ad esempio, katana: “la” kata-
sh - sc dolce (come in sciare). na).
ts, tz - z doppia e dura (come in tazza). La particella “no”, che spesso compare
tsu - così com’è a inizio di una parola, nei termini giapponesi, si riferisce al caso
come z di zucchero se al suo interno. genitivo [«di», in italiano] ed esprime il pos-
w - u aperta (come in uovo) e rapida. sesso o altri rapporti fra due nomi.
y - come la i di ieri (yamè = iamè). La curiosità sta nel fatto che, contrariamen-
z - dura (arazzo) se iniziale o dopo n, te all’italiano, l’ordine dei nomi è invertito (“A
altrimenti dolce (rosa). di B” diventa “B no A”; ad esempio: Takeda
Takumi-no-Kami Soemon significa Takeda
Non esistono né la lettera “l” né la “v”. Soemon Signore di Takumi). Inoltre, dato
Quando le vocali sono sormontate dal se- che con l’uso di altrettanti “no“ si possono
gno “¯”, la durata si allunga, senza raddoppia- connettere parecchi nomi, a catena (per e-
re (aa, oo); la “ē”, nondimeno, è trascritta sempio: Ama-no-Murakumo-no-tsurugi, “Spada
“ei” e la “ī” “ii”. che Taglia l’Erba”,), l’ordine va dal generale allo
Proprio la regola che vuole le consonanti specifico.
pronunciate (e, per questa ragione, trascrit- Per maggior chiarezza, ho utilizzato sempre
te) all’inglese fa sì che, ad esempio, la sillaba un trattino ad unire la particella “no” alle al-
giapponese “si” venga pronunciata sc (dolce, tre parti delle parole giapponesi.
come sciare) e trascritta “sh”; troviamo Nei termini composti, l’iniziale di suono
quindi sushi – il tipico piatto della cucina nip- puro [si veda la voce “Giapponese”, nella Ter-
ponica – anche se, in effetti, dovrebbe esse- za Parte] della seconda parola componente è
re scritto susi. sostituita con l’omologo suono impuro. Ad e-
La lettera “m” non esiste fuori del com- sempio: te-katana diventa te-gatana, hiji
posto sillabico, quindi non si può usare davan- shime diventa hiji jime [procedimento che,
ti alle labiali “b”, “m” e “p”; non si scrive quin- semplificando rozzamente, ho indicato come
di Hombu, Jimmu, shimbun, tempura ma Hon- “suffisso” nel Piccolo Dizionario Enciclopedi-
bu, Jinmu, shinbun, tenpura. co].

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Giuse Aikidō & Nihon
GLOSSARIO ED INFORMAZIONI
L Nota.
Tutti i termini in lingua giapponese che ri- senti, per un maggior approfondimento, nel
corrono in questa Prima Parte sono poi pre- Piccolo Dizionario Enciclopedico.

o Nel Dojo.
AIKIDOKA - chi pratica Aikidō REI-GI - l’Etichetta
AITE, UKE - chi subisce la tecnica RITSU-REI - saluto secondo le regole
DAN - livello, grado superiore SENSEI - Insegnante, Maestro
DOHAI - con la stessa anzianità di pra- SEMPAI - tra due, il più anziano di
tica pratica
DOJO - palestra, luogo dove si pratica SHIMOSEKI - lato inferiore della sede al-
HAI-REI - saluto da seduti, leggero lievi
JOSEKI - lato d’onore della sede allievi SHIMOZA - sede degli allievi sul tatami
KAMIZA - sede del Maestro, sul tatami TACHI-REI - saluto in piedi
KOHAI - tra due, il meno anziano di pra- TATAMI - stuoia, materassina
tica TORI, NAGE,
KYO - gruppo, principio UCHI, SHITE - chi esegue la tecnica
KYU - classe, grado inferiore ZA-REI - saluto da seduti, profondo

L Etichetta e comportamento: il Dojo.


Nel Dojo (“Il Luogo della Via”) si entra per jo – si esegue un “saluto secondo le regole”
incontrare se stessi. Dal punto di vista e per (ritsu-rei): un leggero inchino, in posizione
la mentalità occidentale riesce difficile con- eretta (tachi-rei), rivolti al kamiza, “il muro
siderarlo un vero e proprio “spazio sacro”, alto”, la cosiddetta “sede superiore” (d’ono-
ma, in ogni caso, resta il luogo dove, in armo- re) del Sensei.
nia e serenità, con passione e letizia, si cam- Dare le spalle al tatami, per salire, ha un
mina insieme verso la conoscenza. valore simbolico ed una funzione psicologica:
Solo se chi tiene la lezione (Maestro, I- significa gettare l’ultima occhiata al mondo
struttore o allenatore che sia) è già presente esterno per abbandonarlo e per immergersi,
nel Dojo si sale sulla materassina (tatami). poi, in una realtà diversa, con parametri, re-
A lezione in corso, si può salire o scendere gole, tempi differenti.
solo con il permesso dell’insegnante. Nel Dojo dobbiamo abbandonare preoccu-
Per salire, volte le spalle al tatami, ci si pazioni e tensioni, pensieri e desideri; so-
sfilano i sandali, che rimangono ordinatamen- prattutto dobbiamo “lasciare fuori” l’attac-
te con le punte verso l’esterno (o sono riposti camento alle nostre idee (che spesso sono
in appositi scaffali, se disponibili). Si sale solo preconcetti): sul tatami pratichiamo per
movendo per primo il piede sinistro, mentre imparare a vivere in perfetta armonia con noi
si discende con il destro. stessi, con la natura e con l’universo, senza
Ogni volta che si sale o si scende dal ta- cercare profitti e ricompense, indifferenti a
tami – così come entrando ed uscendo dal Do-

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Giuse Aikidō & Nihon
scopi e obiettivi (con spirito mushotoku, dalla sua destra con quelli di grado meno ele-
quindi). vato. Eventuali ospiti, gli assistenti del Sen-
Quando possibile, il kamiza, è orientato a sei e le cinture nere, si collocano sul “lato su-
nord (e, in ogni caso, dovrebbe collocarsi sul periore” (joseki) del tatami (a sinistra, visto
lato opposto all’entrata). Al centro del kami- dal kamiza), che è la parte più onorifica. Il
za, in Occidente, trova sempre posto una fo- lato opposto (“inferiore”) è chiamato shimo-
tografia di O Sensei, a simboleggiare la tra- seki. Durante cerimonie o manifestazioni il
smissione dell’insegnamento e, quasi sempre, kamiza è il posto destinato alle autorità, alla
l’insegna del Dojo. bandiera, alla presidenza ecc.
Gli allievi si dispongono sulla “sede inferio-
re” (shimoza), di fronte al Sensei, partendo

o Equipaggiamento.
KEIKOGI - abito per l’al- OBI - cintura JO - bastone medio
lenamento ZORI - sandali KATANA - spada
GI, UWA- - giacca, casacca HAKAMA - gonna-pantalone TAM-BO - bastone corto
GI BO - bastone lungo TAN-TO - coltello
ZUBON - pantaloni BOKKEN - spada (di legno)

L Etichetta e comportamento: l’abbigliamento.


Per l’esercizio (keiko) nel Dojo, s’indossa suto a “grano di riso”, che è resistente ed
l’aikidogi, costituito dal keikogi (abito d’alle- agevola la traspirazione (quindi non si “appic-
namento) e dal tipico pantalone dei samurai, cica” all’epidermide).
l’hakama, quando prevista. La tinta ha un significato simbolico: il co-
Il keikogi – comune a numerose Discipline lore bianco indica la purezza, che comprende
giapponesi – è formato da giacca, gi e panta- anche il “non attaccamento” alle cose terre-
loni, zubon, senza null’altro sotto (le donne ne, l’assenza d’ego (muga).
portano una maglietta e possono aggiungere Inoltre, poiché in Oriente il bianco è il co-
un laccio, ad evitare che il gi s’apra). lore del lutto, della morte, vestire di bianco
La cintura (keiko obi), annodata in vita, indica che, durante la pratica, non si ha timo-
serve non solo a mantenere stretto il gi, ma re di morire e, soprattutto, si è disposti ad
anche a “centrare” la quadratura del corpo; è uccidere (ma, ovviamente, soltanto il nostro
portata bassa sui fianchi cosicché il nodo “io”, il nostro ego!). Dal momento, però, che
corrisponda al tanden (la regione addominale, ancora non si è defunti, il bavero sinistro de-
in prossimità dell’hara, il centro della vita). ve coprire il destro, perché in Giappone solo i
Il nodo della cintura rappresenta la deci- morti sono vestiti col bavero destro sul sini-
sione di proseguire nel cammino della cono- stro, per distinguerli dai vivi.
scenza, materiale e poi spirituale, per giunge- Oltre che bianco, l’aikidogi deve essere
re all’armonia con l’universo. Le due estremità sempre pulito ed integro, per rispetto ai no-
della cintura volgono al basso, a significare la stri compagni d’allenamento, all’insegnante,
flessibilità dell’Aikidō. alla Disciplina ed a noi stessi.
L’aikidogi deve essere bianco – come anche Sopra il keikogi è indossata l’hakama che,
la biancheria intima – e, se possibile, con tes- facendo parte dell’aikidogi, dovrebbe essere

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Giuse Aikidō & Nihon
portata da tutti gli aikidoka (normalmente poi, secondo le Scuole, anche ad evitare fa-
bianca i principianti, nera o blu scuro gli allie- stidiosi intralci nei primi tempi dell’appren-
vi avanzati, gli Istruttori ed i Maestri, anco- dimento.
ra bianca i Maestri di grado elevato), ma di Il nodo centrale anteriore, che chiude
solito è concesso d’indossarla agli allievi dal questo capo, simboleggia il punto del ki ed è
3° grado (kyu) in avanti o dal 1° livello (dan) in posto al centro del basso ventre.

L Etichetta e comportamento: lo spogliatoio, la pulizia personale.


È utile rammentare che lo spogliatoio del te necessario, senza sprechi e senza ridurre
Dojo non è luogo dove fare conversazione o il pavimento dello spogliatoio ad un pantano.
“tenere salotto”: un tono di voce moderato ci Indispensabile, poi, è la pulizia, sia perso-
consente, concentrandoci, di prepararci alla nale sia dell’aikidogi: non è infatti ammissibile
lezione che ci aspetta e, non di meno, è ri- salire sul tatami con i piedi sporchi o l’abito
spettoso per chi già si sta allenando. in non buone condizioni.
Altrettanta importanza rivestono alcune Ugualmente importante è un’accurata toe-
banali norme di comportamento, come essere letta: le unghie lunghe di mani e di piedi pos-
rapidi nel cambiarsi ed essere ordinati nel ri- sono inavvertitamente ferire chi si allena con
porre gli abiti, senza occupare troppo spazio noi, mentre non rimuovere i cosmetici, so-
con le nostre cose e la nostra borsa piuttosto prattutto dal viso, può macchiare il suo aiki-
che usare la doccia per il tempo strettamen- dogi.

L Etichetta e comportamento: sedersi, alzarsi.


Dalla posizione eretta, con i piedi uniti, si modo di sedere, per noi occidentali, estraneo
allargano e piegano leggermente le ginocchia (e faticoso!), variare la posizione dei piedi od
(chi indossa l’hakama, ne apre le pieghe con incrociare le gambe davanti, sedendo diret-
un rapido movimento della mano destra). tamente sul tatami (in posizione agura) quan-
Scende a terra prima il ginocchio sinistro poi do l’Istruttore spiega le tecniche.
il destro; si distendono i piedi incrociando gli Per alzarsi dalla posizione seiza, si solleva
alluci (sinistro sopra destro); il peso grava sui il corpo puntando le dita dei piedi, quindi si
talloni, tra i quali ci si siede in posizione sei- solleva il ginocchio destro, cui segue il sini-
za. È consentito, per ragioni di comodità e stro, fluidamente e senza perdere l’equili-
per ovviare alla mancanza d’allenamento in un brio.

L Etichetta e comportamento: il Saluto (senza le armi).


All'inizio ed alla fine d’ogni lezione, ba- ginocchia lo spazio di due pugni, uno per le
dando di essere ben in ordine (nell’aikidogi e donne. Gli occhi sono aperti, l'espressione del
nella posizione del corpo), tutti occupano i viso serena, con mascella non serrata e lingua
posti loro destinati e scendono in posizione appoggiata al palato. Con il respiro calmo,
seiza: colonna vertebrale diritta e spalle ri- lungo, profondo, il ki concentrato nel tanden,
lassate, mani poggiate sulla parte alta delle realizziamo un “ponte” fra cielo e terra.
cosce con dita e gomiti non allargati. Tra le

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Giuse Aikidō & Nihon
Dopo alcuni istanti di rilassamento e con- compagno a praticare (ed in alcune Scuole è
centrazione (mokso), ad occhi chiusi, c’è un d’uso scambiarsi anche un reciproco onegai-
primo ritsu-rei di tutti verso il kamiza (in gi- shimasu).
nocchio, za-rei). Vi è poi un reciproco saluto Identico ritsu-rei è scambiato quando si
za-rei tra Istruttore ed allievi – ed anche lascia il compagno, al termine della pratica
verso eventuali ospiti, se presenti – prima di insieme.
iniziare gli esercizi di preparazione. La stes- Il saluto tachi-rei si esegue dalla posizione
sa procedura si osserva alla fine della lezio- normale (shizen hontai), con i piedi ravvicina-
ne, con l’aggiunta di un ultimo, reciproco, ri- ti e le mani aderenti al corpo, piegando testa
tsu-rei in posizione eretta (tachi-rei). e busto verso l’oggetto del nostro rispetto.
In alcune Scuole è d’uso accompagnare lo L’inchino è leggero quando scambiato tra
za-rei iniziale con un “per favore”, onegai- compagni, prima e dopo un allenamento; il mo-
shimasu, e quello finale con domo arigatō go- vimento è più accentuato allorché si entra e
zaimashita (abbreviato spesso in arigatò go- si esce dal Dojo, quando si saluta un Sempai
zaimashita), “molte grazie”. nella pratica o l’Istruttore. L’inchino è pro-
Ci si scambia un saluto za-rei anche quan- fondo e si lasciano scivolare le mani fino alle
do l’Istruttore ha completato la spiegazione ginocchia quando di tratta di un Maestro o di
di una tecnica, prima di invitare un compagno personaggio importante.
d’allenamento a praticarla con noi. Nel ritsu-rei il massimo del rispetto è ri-
Per eseguire il saluto za-rei, si piega in a- servato nel saluto ai simboli della Patria ed
vanti il tronco e le mani (la sinistra prima, poi agli emblemi dello Stato, all’altare ed agli o-
la destra ) scivolano al suolo, finché pollici ed spiti particolarmente importanti.
indici, toccandosi, formano un triangolo, a 10- La tradizione marziale prescrive che nes-
15 cm dalle ginocchia, con i gomiti che resta- sun guerriero – nell’eseguire il saluto – ab-
no vicini alle ginocchia senza allargarsi trop- bassi la testa fino a perdere di vista le mani
po. Tronco e testa s’inclinano in un solo movi- di chi gli sta di fronte, per non esporsi ad at-
mento (la testa rimane allineata al corpo: non tacchi improvvisi. In Aikidō, invece, proprio a
è un inchino servile) ed i fianchi non si solle- significare l’assoluta fiducia riposta nelle
vano. Salutando l’Istruttore, un Maestro o persone che praticano con noi, questa regola
persona di “rango” più elevato (per anzianità non è seguita.
di pratica, per grado, per età…), ci s’inchina Il ritsu-rei dimostra rispetto e gratitudi-
per primi, si attende che l’altro si raddrizzi e ne per:
ci si solleva poi. L’inclinazione del busto nel • l’Aikidō;
saluto varia, da una leggera inclinazione del • O-Sensei, il Fondatore;
busto (hai-rei) fino a toccare le mani con la • il Dojo, dove si pratica la Via;
testa (za-rei), secondo il rispetto che s’in- • il Maestro, che mostra la Via;
tende dimostrare. • gli altri aikidoka, lavorando con i quali pos-
Un altro ritsu-rei in piedi (tachi-rei) è siamo progredire nella Via.
scambiato anche ogni volta che s’invita un

L Etichetta e comportamento: la lezione.


Ogni lezione inizia con gli esercizi di pre- l’allenamento, con gli allievi che assumono, di
parazione – che non sono unicamente movi- volta in volta, il ruolo di aite e di tori.
menti ginnici di riscaldamento muscolare – cui Gli allievi si dispongono sullo shimoza du-
fa seguito la spiegazione d’alcune tecniche e rante la spiegazione d’ogni tecnica. Nel caso

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Giuse Aikidō & Nihon
l’Istruttore, per altre spiegazioni, interrom- (aite): non solo è quello più difficile, ma così
pe l’allenamento, tutti vanno in seiza sul po- facendo si rende conto di come tori si muove
sto o mettono a terra il solo ginocchio sini- e dei suoi eventuali errori, in modo da poterlo
stro posizione tate-hiza), così come deve fa- poi aiutare, guidare.
re ogni allievo invitato dall’Istruttore ad e- Altra tentazione cui resistere è quella di
seguire un esercizio o una tecnica con lui (ac- voler controllare il nostro compagno di alle-
corre, saluta, attende in posizione tate-hiza). namento o bloccarlo, soprattutto quando sia-
Ogni allievo, di qualunque anzianità, duran- mo aite: oltre a non fargli capire (e non capi-
te la lezione ha l’obbligo di accettare con re noi stessi) la modalità d’esecuzione della
“leggerezza di spirito” (junan shin, ovvero tecnica in cui siamo impegnati, bloccando e
con umiltà e letizia), ma anche serietà e con- controllando entriamo, anche non volendolo,
centrazione, ogni insegnamento e consiglio di in una situazione di competitività, di imposi-
chi conduce la lezione stessa: sul tatami non zione della forza, di egoismo. Non si impara,
vige la democrazia! non si cresce, non si pratica Aikidō.
Anche se abbiamo anni d’esperienza sulle Ognuno deve disporsi mentalmente a vive-
spalle, è opportuno evitare la tentazione di re la lezione ed a viverla positivamente e con
voler “insegnare” ai nostri compagni d’alle- amore, verso se stesso e gli altri. L’egoismo,
namento: durante la lezione c’è sempre e solo la presunzione, il proprio “IO” restano fuori
un insegnante! Solo se questi così indica, un del Dojo. Sul tatami si persegue l’unità tra
sempai può dare suggerimenti al kohai od al Universo, Natura e Uomo e si lavora per aiu-
dohai con cui pratica. In alternativa, è possi- tare a progredire il nostro compagno d’alle-
bile che l’allievo anziano “guidi” il giovane nel- namento, perché solo così anche noi potremo
la esecuzione della tecnica. crescere: nella padronanza delle tecniche,
I compagni d’allenamento, prima e dopo nello sviluppo fisico, nello spirito.
ogni esercizio, si scambiano un ritsu-rei. Ricordiamoci sempre quanto scritto da
A meno che l’Istruttore, dopo aver mo- Ralph Waldo Emerson [1803–1882, pastore
strato una tecnica, non dia indicazioni diver- protestante statunitense, poeta, saggista e
se, è opportuno che sia l’allievo più giovane a filosofo vicino alla filosofia orientale, espo-
proporsi rapidamente a quello più anziano, al nente di quel movimento intellettuale noto
fine di praticare: dalla sua esperienza non come trascendentalismo]: «È una delle più
può che apprendere. belle compensazioni della vita: nessuno può
Ancora, è utile che sia l’allievo più anziano veramente aiutare un altro senza anche aiu-
ad assumere per primo il ruolo di aggressore tare se stesso».

L Gli esercizi di preparazione (1).


Potrà sembrare un’affermazione strampa- sente di raggiungere importanti obbiettivi,
lata o curiosa, ma la vera lezione di Aikidō è quali:
costituita dalla fase preliminare, dagli eser- - verificare, mantenere ed incrementare as-
cizi preparatori, compiuti prima che le tecni- sialità ed equilibrio, aumentando la nostra
che siano spiegate e quindi provate e riprova- percezione dello spazio;
te sul tatami. - avvertire dapprima, per poi, sempre più,
Questa affermazione appare meno stra- sentire l’energia, il ki, che sgorga dal nostro
vagante quando ci si rende conto che l’insie- hara e scorre nel corpo;
me degli Aikitaiso e dei tai sabaki, esatta- - addirittura incrementare a volontà il ki, per
mente intesi e correttamente eseguiti, con- guidarlo dove e come vogliamo.

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Giuse Aikidō & Nihon
Ma non è tutto. Eseguendo gli esercizi con ciale) espanso, armonicamente equilibrato,
attenzione, intensità, concentrazione e sin- dove collaborare per il reciproco bene comu-
cerità, infatti, riusciremo a renderci sempre ne (essendo Aikidō). “Centralizzando” il pun-
più conto del nostro essere “centro”: noi sia- to del bene reciproco, possiamo allargare la
mo il centro di una sfera dinamica che può di- nostra sfera fino a farle raggiungere la di-
ventare invalicabile, se lo vogliamo. mensione cosmica: il nuovo “centro” sarà il
Ciò non significa, naturalmente, che in questa punto di massima integrazione, d’armonia ed
sfera ci si debba rinserrare, anzi! Allorquan- equilibrio tra l’umanità, l’ordine naturale sulla
do il nostro “centro” individuale è totalmente terra e nell’universo. Saremo, cioè, come
coordinato (quando, cioè, siamo Aikidō), ab- scrive O-Sensei, “uno con l’Universo” (con
biamo la possibilità d’incontrare, riconoscen- Dio?).
doli, altri “centri” individuali, come noi coor- E le tecniche? Riguardo alle tecniche, si
dinati (altri esseri umani consapevoli) e con veda, più avanti, L La pratica, la tecnica.
loro ricercare un nuovo “centro” comune (so-

o Esercizi di preparazione (JUMBI DOSA).

AIKITAISO Insieme degli esercizi fisici specializzati


TANDOKU DOSA Esercizi di base, si praticano da soli
FUDO-NO-SHISEI - esercizio dell’immobilità
TAMA-NO-IREBURI - rilassamento di collo e spalle (respirazione)
TEKUBI UNDO - gruppo d’esercizi per i polsi
USHIRO TEKUBI DORI KOTAI UNDO - estensione rovesciata dei polsi in basso
IKKYO - 1° gruppo: compressione del polso
UNDO NIKYO - 2° gruppo: torsione esterna e compressione del polso
UNDO SANKYO - 3° gruppo: torsione e stiramento del polso
UNDO KOTE GAESHI - torsione interna e compressione del polso
UDE FURI UNDO - esercizio della giravolta (come una trottola)
UDE FURI CHOYAKU UNDO - come sopra, ma con movimento avanti e indietro
IKKYO UNDO - parata alta, estendendo il ki
IKKYO UNDO IRIMI TENKAN - passo, ikkyo undo e rotazione
ZENGO UNDO - ikkyo undo e rotazione in 2 o 4 direzioni
HAPPO UNDO - ikkyo undo e rotazione in 8 direzioni
SHO MEN UCHI IKKYO TSUGI ASHI - passo seguito, parata alta e rotazione
SAYO UNDO - oscillazione laterale (con o senza passo)
USHIRO DORI UNDO - estensione frontale (semicaduta)
TORI FUNE o FUNAKOGI UNDO - movimento della voga, esercizio del remare
FURITAMA - mani unite a coppa (sinistra sopra destra) davanti al
tanden: vibrano le mani e vibra il corpo
TEKUBI KOSA UNDO - guida dell’energia nei polsi, da fermo (mani unite da-
vanti al tanden)
TEKUBI JOHO KOSA UNDO - guida dell’energia nei polsi, in alto (mani unite davanti
agli occhi)
TEKUBI SHINDO UNDO - scuotimento dei polsi
SHIHO-GIRI - colpire nelle 4 direzioni

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Giuse Aikidō & Nihon
TAI SABAKI Insieme dei movimenti del corpo, circolari e diretti
TENKAN - rotazione sul piede avanzato (di guardia)
IRIMI TENKAN - passo avanti e tenkan
USHIRO TENKAN - rotazione sul piede arretrato
AYUMI ASHI - passo alternato: si sposta per primo il piede arretrato, che si porta avan-
ti, verso l’esterno del corpo e si punta; i piedi non si sollevano
TSUGI ASHI - passo seguito: scivola in avanti il piede anteriore, mentre il posteriore
segue, ma senza mai toccare l’anteriore e senza mai superarlo; i piedi non
si sollevano
OKURI ASHI - prima che il piede anteriore completi il passo, il piede posteriore scivola
avanti; i talloni quasi si toccano; i piedi non si sollevano
SHIKKO - passo del samurai: “camminare” in ginocchio

SOTAI DOSA esercizi di base, si praticano in coppia, senza caduta


TENKAN HO - gruppo di movimenti circolari
TENKAN, IRIMI TENKAN, U- - come nel tandoku dosa, ma con il compagno che tiene o
SHIRO TENKAN afferra il polso

UKEMI Caduta controllata


MAE UKEMI - in avanti, frontale USHIRO UKEMI - indietro
JUJI UKEMI - incrociata YOKO UKEMI - laterale
ZEMPO UKEMI (KAITEN) UNDO - rotolamento continuato e controllato in avanti
KOHO UKEMI (KAITEN) UNDO - rotolamento continuato e controllato indietro
KOHO TENTO UNDO - cadere indietro e rialzarsi proiettando il ki avanti

L Gli esercizi di preparazione (2).


Posto che gli esercizi di preparazione – che poi eseguiremo; possiamo quindi assimi-
Aikitaiso e tai sabaki – sono essenziali per larlo ad una serie di kata che favoriscono e
costruire consapevolmente e consolidare nel facilitano concentrazione ed unione con noi
tempo l’atteggiamento naturale di corpo e stessi, con il nostro respiro, con il nostro
spirito, occorre sottolineare l’importanza de- centro.
gli esercizi praticati da soli, tandoku dosa. In poche parole, durante gli esercizi che si
L’Aikitaiso rappresenta una sorta di “viag- praticano da soli abbiamo quasi l’obbligo di
gio in noi stessi”, un percorso durante il quale essere egoisti, di pensare solo a noi stessi,
possiamo osservarci, fare esperienza e con- per acquisire quella percezione dello spazio,
centrarci prima del lavoro di coppia, quando quell’assialità e quell’equilibrio che saremo poi
saremo chiamati ad “aprirci” ad un compagno, in grado di condividere con i nostri compagni
a lui unendoci. di allenamento, tanto negli esercizi praticati
Il tai sabaki ci aiuta ad “immaginare”, a in coppia quanto nell’esecuzione delle tecni-
“sentire” il movimento insito nelle tecniche che.

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Giuse Aikidō & Nihon
○ Parti del corpo.
ASHI - gamba, piede JODAN - alta (testa, collo) TE, SHU - mano
CHUDAN - media (petto, KANSETSU - articolazio- TE-GATANA o - taglio della
addome) ne, giuntura SHUTO mano
GEDAN - bassa (ven- KATA - spalla TEKUBI, KOTE - polso
tre, gambe) KOSHI, GOSHI - anca UDE, KOTE, - avambrac-
HARA, - ventre, ad- KUBI, ERI - collo ZEN-WAN cio
TANDEN dome MEN, ATAMA - testa WAN - braccio
HIJI, EMPI - gomito MUNE - petto YUBISAKI - punta delle
HIZA, HI- - ginocchio SHIN - mente dita
TSUI TAI, MI - corpo

o Posizioni [kamae, quando suffisso, si dice anche gamae].


AGURA - seduto (non protocollare) KAMAE - guardia
AI HANMI - posizione simmetrica MIGI HANMI - posizione naturale dx
CHUDAN KAMAE - in guardia media MIGI KAMAE - in guardia destra
GEDAN KAMAE - in guardia bassa SANKAKU KAMAE - guardia con i piedi a T
GYAKU HANMI - posizione opposta SEIZA - seduto (protocollare)
HANMI - posizione SHIZEN HONTAI - posizione eretta di ba-
HIDARI HANMI - posizione naturale sx se
HIDARI KAMAE - in guardia sinistra SUWARI - in ginocchio
JODAN KAMAE - in guardia alta TACHI - in piedi

o Aggettivi.
AI - simmetrico KYU - rapido
GYAKU - opposto, contrario MAE - davanti, frontale
HA - normale MIGI - destra
HIDARI - sinistra O - grande
IRIMI, OMO- - lineare, entrante, di fronte RYO - doppio, con due
TE SHIHO - quadrato, a 4 lati
JO - lento SOTO - esterno
JU - flessibile TENKAN, URA - circolare, opposto, di
JUJI - incrociato, a croce schiena
JUYU - libero UCHI - interno
KATA - singolo, con uno USHIRO - dietro, dorsale
KO - piccolo YOKO - laterale

o Numeri.
Esistono due modi per contare, in giapponese, primi nove numeri, si forma un insieme che si
così come esistono due sistemi di scrittura legge con pronuncia giapponese.
(cinese e giapponese). I due sistemi di nume- Inoltre, come accade in altre lingue asiati-
razione sono in parte omologhi: in entrambi i che, in Giappone il numero è seguito da un
numeri scritti sono cinesi, ma se si aggiunge “classificatore”, un segno grafico, un suffisso
al grafema cinese la lettera hiragana “tsu” ai che varia a seconda della natura degli oggetti
contati o menzionati. Ad esempio:

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Giuse Aikidō & Nihon
● –ri e –nin per contare le persone. ● –mi per oggetti sottili (stoffa, carta,
● –dai per oggetti meccanici (radio, compu- piatti…).
ter, macchine fotografiche…), auto. Poi ci sono altri classificatori per l’età, per le
● –hon per cose strette e lunghe (sigaret- scarpe, per gli uccelli, per tazze e bicchieri…
te, matite, bottiglie, alberi, ombrelli, pali…). Quando il numero non è riferito ad oggetti
● –satsu per giornali, libri, quaderni ecce- specifici, si usa il nome giapponese del nume-
tera. ro.
● -hiki per contare piccoli animali (cani, I numeri dall’uno al dieci, compresi quelli ci-
gatti, rane, serpenti, insetti, pesci…). nesi, sono i seguenti:
● –tou per animali grandi (cavalli, balene,
mucche, tigri…).

N° > cinese < > sino-giapponese < > giapponese < > persone (nin) < > cose lunghe (hon) <
1 - YÎ - ICHI - HITOTSU - HITORI - IPPON
2 - ÈR - NI - FUTATSU - FUTARI - NIHON
3 - SÀN - SAN - MITTSU - SANNIN - SAMBON
4 - TSI - SHI (o YON) - YOTTSU - YONNIN - YONHON
5 - WÛ - GO - ITSUTSU - GONIN - GOHON
6 - LIÙ - ROKU - MUTTSU - ROKUNIN - ROPPON
7 - QÎ - SHICHI (o NANA) - NANATSU - SISHININ - NANAHON
8 - BĀ - HACHI - YATTSU - HACHININ - HICHIHON
9 - JIU - KU (o KYU) - KOKONOTSU - KYUNIN - KYUHON
10 - SHI - JU - TO - JUNIN - JIPPON

Combinando tra loro questi primi dieci nume- 5 (volte) 10 e 8 (go ju hachi), 100 è 10 (volte)
ri, si ottengono le altre cifre, così 11 è 10 e 1 10 (ju ju) eccetera.
(ju ichi), 25 è 2 (volte) 10 e 5 (ni ju go), 58 è

o Colori.

AKA - rosso KRO - nero MIDORI - verde


AOIRO - blu KURIIRO - marrone SHIRO - bianco
DAIDAIIRO - arancione KURO - giallo

o Concetti primari.
KOKORO O AME TSUHI-NO-HAJIMÈ NI OITE KUDASAI
- poni la tua mente all’inizio del cielo e della terra
AIKI-NO-SEN - opportunità
GO-NO-SEN - dopo di prima: contrattacco
JO-HA-KYU - lento, normale, rapido: progressione nell’esercizio
KEN-NO-SEN - prima di prima: iniziativa nell’attacco
KIAI - espressione dell’energia
KIME - estensione dell’energia
KI-NO-NAGARE - corrente dell’energia
KOKYU - centralizzazione dell’energia
KOKYU RYOKU - la potenza del respiro
MOKSO - concentrazione e rilassamento
MU - vuoto

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Giuse Aikidō & Nihon
MUSHIN - stato mentale: non pensiero
SEIZA, ZA-HO - pratica spirituale
SEN-NO-SEN - prima di prima: preparazione all’attacco
TAI-NO-SEN - prima di prima: prendere l’iniziativa sull’altrui attacco
TANREN - allenamento dell’energia contro la forza
USHIN - stato mentale: pensiero fisso
ZANSHIN - estensione dell’energia

Unione
Nel momento del contatto (presa, colpo) tra noi e chi ci aggredisce, la nostra mente/corpo può
reagire in modi diversi. I più comuni sono:
CON LA FORZA
CON LA VIOLENZA
CON L’AFFERMAZIONE DEL PROPRIO “IO”.
Il nostro mondo e quello di uke vanno all’urto frontale, permangono due o tre assi, non c’è u-
nione:
vince la forza, perde l’uomo
Oppure possiamo reagire
CON LA PACE
CON LA NON VIOLENZA
CON L’ABBANDONO DEL PROPRIO “IO”, SOSTITUITO DALL’AMORE.
Ci uniamo con uke sull’asse unico che creiamo; deviamo la forza in alto, in basso, a destra, a si-
nistra e poi la annulliamo. Entriamo e facciamo entrare uke in un mondo d’armonia, dove i no-
stri gesti sono simboli spaziali d’energia e d’amore:
perde la forza, vince l’uomo
Sandro, aikidoka

o Altri termini tecnici.


ASHI, SHINTAI - passo, avanzamento KOKYU HO - gruppo d’esercizi di respi-
ATE - colpire razione
ATEMI - colpo al corpo KOKYU HO - guida dell’energia nei polsi,
GAESHI - torsione UNDO con rotazione
HAISHIN UNDO - rilassamento della co- KOKYU NAGE - proiezione dell’energia cen-
lonna vertebrale tralizzata
HAJIMÈ - iniziare, “cominciate!” MA-AI - giusta distanza
IRIMI - entrare nella guardia MI - espirazione
del compagno MOCHI - prendere con le mani
KA - inspirazione NAGE - proiezione
KAITEN - lancio, caduta rotolata ORENAI TE - braccio inflessibile
KANSETSU - leva OSAE - immobilizzazione
KATA - modello, forma OSHI - spingere, premere
KATA TE - con una mano RYO TE o MORO TE - con due mani
KATAME - controllo SABAKI - spostamento

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Giuse Aikidō & Nihon
SHIHO NAGE - proiezione su 4 lati TSUKURI - rottura di posizione
SHIME - strangolamento UCHI - fendente
TAISO - ginnastica URAKEN - pugno rovesciato
TORI, DORI - prendere WAZA - tecnica
TSUKI - pugno, colpo diretto YAMÈ - fermarsi, “fermi!”

L La pratica, la tecnica.
Praticare l’Aikidō significa vivere una e- È illusorio pensare di poter imparare tutte
sperienza educativa che non ha paragoni. È, le tecniche dell’Aikidō: O-Sensei sosteneva
però, necessario salire sul tatami non per che «In Aikidō vi sono tremila mezzi d’azio-
fare Aikidō, ma per essere Aikidō. Dobbia- ne, ai quali s’aggiungono ura waza ed henka
mo, in altre parole, allenarci tenacemente per waza, ciò che dona altri diecimila mezzi». La
assimilare le tecniche, i movimenti e gli at- Disciplina, in effetti, prevede tecniche (wa-
teggiamenti – senza starci a pensar su trop- za) eseguite in piedi (tachi waza) e da seduti
po, “lasciandoci andare”, per così dire – fin- (suwari waza), uno in piedi e l’altro in ginoc-
ché giungerà il momento in cui la coordinazio- chio (hanmi hantachi waza), dal davanti (mae
ne fra mente, corpo e spirito sarà istintiva e waza), da dietro (ushiro waza) ed in risposta
totale: non useremo più la mente e sapremo ad un attacco laterale (yoko waza). A queste
muoverci senza che intervenga il pensiero co- si aggiungono le tecniche a mani nude contro
sciente. Potremo così eseguire le tecniche in un avversario con o senza un’arma; con arma
modo perfetto, seguendo la via naturale. contro arma; di uno contro uno e di uno con-
Il progresso, nel continuo procedere tro parecchi… Se poi si volessero conteggiare
dell’apprendimento, si ottiene anche grazie anche le tecniche eseguite in “entrata” (omo-
alla riflessione (intima, privata). Dopo aver te waza) od in “assorbimento” (ura waza) e le
agito, nell’eseguire una tecnica, è necessario “variazioni” sulle tecniche (henka waza), do-
riflettere sull’azione compiuta (hangyo waza). vremmo convenire che, in Aikidō, le tecniche
È indispensabile costruire una sequenza di sono infinite!
comprensione/riflessione/azione/riflessione. Quando tutte le Discipline (Do) erano an-
Solo così i progressi sono costanti. cora solamente Arti (Jutsu) Marziali, [Jutsu
Eseguire una tecnica vuole dire neutraliz- sta per “tecnica”, esprime l’idea di metodo e
zare l’attacco di aite applicando la giusta e- sistema intimamente legati all’apprendimento
nergia, nella giusta direzione ed eseguendo il ed è il termine ancora applicato alle Arti
corretto movimento. Marziali “da combattimento”], altro esse non
Non basta proiettare o immobilizzare il no- erano che pratica costante, lungo esercizio:
stro compagno d’allenamento: troppo spesso era perciò sufficiente padroneggiare le tec-
ciò è possibile grazie alla superiore capacità niche per essere efficaci. Oggi, nell’Aikidō, le
fisica. Non si tratta di “battere” aite, di vin- tecniche consistono nella corretta applica-
cere l’avversario, perché da sconfiggere ci zione di tutto ciò che concorre all’armonica
sono le nostre paure e c’è il nostro orgoglio, il neutralizzazione di un attacco, ma la loro e-
desiderio di affermazione e la tentazione di secuzione non è lo scopo della pratica
usare la forza. Ognuno, semplicemente, deve dell’Aikidō, perché esse sono soltanto un
vincere se stesso, senza dimenticare che la mezzo, uno strumento: lo strumento che ci
vera forza, nell’Aikidō come nella vita, sta in permette di crescere.
una mente acuta e flessibile ed in un corpo
plasmato da una pratica costante.

21
Giuse Aikidō & Nihon

Le tecniche di oggi sono diverse da quelle di domani. Imparate una tecnica e da essa
createne dieci o venti: l’Aikidō è senza limiti..

I Maestri e gli Aiutanti. I principi del Bujutsu


Nel lungo cammino per l’apprendimento dell’Aikidō abbiamo tre MAESTRI e tre AIUTANTI, che
ci guidano:

L’asse e le anche sono il 1° maestro. Il “punto uno” (seika tanden) è il 1° aiutante.


Il respiro è il 2° maestro. Il palmo e le dita della mano sono il 2° aiutante.
Lo stato mentale è il 3° maestro. I piedi sono il 3° aiutante.

I Maestri sono uniti sull’asse CIELO- Gli Aiutanti procedono insieme, per realizzare il
TERRA RITMO-ARMONIA

Quando servono, però, non dimentichiamo i principi del Bujutsu:

1. Saper distinguere la giusta distanza (ma-ai).


2. Conoscere ed applicare gli spostamenti di base (tai sabaki).
3. Respirare, per calmare la mente-corpo e abbassare le spalle.
4. Vuotare la mente, per non farsi distrarre ed ascoltare il suono del vuoto con le orecchie
dello spirito.
5. Percepire il nostro asse ed imparare ad usarlo.
6. Conservare la centralità, sia nella difesa sia nell’attacco.
7. Contro più avversari applicare la giusta strategia.
8. Applicare la giusta strategia per soccorrere altre persone.
9. Conoscere i punti vitali, kyusho e, quando serve, colpirli; è un buon deterrente, può liberar-
ci da eventuali prese o chiudere una situazione pericolosa per noi o per quelli che soccorriamo.

Soprattutto, però, occorre ricordare che la miglior pratica è non mettersi in condizione di pe-
ricolo – per mancanza d’attenzione o per presunzione – e la miglior difesa è andarsene prima di
dover combattere!
Sandro, aikidoka

Scopo dell’Aikidō non è la creazione di un uomo invincibile.


Scopo dell’Aikidō è la formazione di un uomo che, attraverso la pratica costante,
riconosca i propri limiti e le miserie che si celano nel suo Io più profondo.
Scopo dell’Aikidō è insegnare a quell’uomo a vivere serenamente, in armonia con se
stesso, i suoi limiti, la realtà sociale e naturale che lo circonda.

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Giuse Aikidō & Nihon
Concetti interiori dell’Aikidō
Gli avversari sono intorno a te. Tu guarda lontano, come se osservassi un panorama: la mon-
tagna che ti sta di fronte, il mare, l’infinito. Potrai così ampliare il tuo spazio, il tuo sentire, il
tuo cuore. Potrai osservare e sentire tutto quanto entra nel tuo mondo, perché tu sei il mondo.
Se guardi in piccolo e fissi il particolare, ciò che è vicino, nulla vedi e nulla senti, perché il par-
ticolare ti cattura e tu sarai sua preda, vittima della tua stessa attenzione, della paura, del
tuo IO.
È difficile vincere un uomo forte. Un uomo forte può solo essere assorbito nel tuo centro,
attraverso il movimento rotatorio, fino ad annullarne la forza sul tuo asse. Asse e rotazione
sono espressioni dell’universo: pianeti, stelle e galassie ruotano sui propri assi.
Credi ed abbi fede nel potere e nella sacralità delle posizioni e dei gesti, sostenuti dal sen-
timento dell’amore, attraverso il quale si realizza la vera unione di ogni cosa con il centro
dell’universo, dove non esiste conflitto, ma annullamento d’ogni tensione e d’ogni violenza.
Non stare mai davanti a chi ti attacca: ogni attacco è portato alla tua figura, al tuo IO.
Spostati, quindi, sui lati od obliquo indietro, oppure ruota per assorbire. Per il solo fatto di
stare davanti, offri il tuo IO (pieno, Yang), che può essere afferrato e battuto. Togli la tua
figura (vuoto, Yin), fai entrare il tuo aggressore ed unisciti a lui: egli sarà impotente, sconfit-
to non dalla forza, ma dall’unione, che sostituisce il tuo IO, e dall’amore.
Sandro, aikidoka

Anche quando sei sfidato da un singolo avversario, rimani in guardia, perché


sei sempre circondato da una folla di nemici.

Aikidō: principi e modi d’essere.


L’Aikidō si basa sul respiro (kokyu) e obiettivo e la incanalo nella direzione nella
sull’energia, la forza dello spirito (ki), che quale intendo rovesciarlo.
sorge e si accumula nell’addome, il centro • SFERICITÀ: io incanalo il movimento, l’e-
della vita e dell’equilibrio (hara). nergia, l’intenzione (il ki) del mio avversario
Quattro appena sono i principi fondamen- in circuiti orizzontali, verticali o diagonali,
tali di quest’Arte Marziale: senza dargli un appiglio sicuro.
• CENTRALIZZAZIONE: io sono il centro del A questi principi s’aggiungono tre “modi
mio avversario. d’essere”:
• ESTENSIONE: dal mio hara fluisce il ki, • ENTRARE come un triangolo.
che si unisce al ki dell’universo. • MUOVERSI come un cerchio.
• GUIDA CONTROLLATA: io guido la concen- • CONCLUDERE (immobilizzare) come un
trazione del mio avversario lontano dal suo quadrato.
Giuseppe, aikidoka

23
Giuse Aikidō & Nihon
TERMINOLOGIA
Le denominazioni tipiche dell’Aikidō si formano per composizione e servono a identificare le
tecniche; ad esempio:

TACHI WAZA SHO MEN UCHI UCHI KAITEN SANKYO URA


(a) (b) (c) (d) (e)
livello di pratica / tipologia di at- eventuale indica- indicazione della indicazione della
direttrice dinami- tacco zione dinamica tipologia tecnica sottoclassificazione
ca preformale specifica tecnica specifica

(a) LIVELLO DI PRATICA/DIRETTRICE DINAMICA


TACHI WAZA → tori e aite sono in piedi;
HANMI HANTACHI WAZA → tori è in ginocchio e aite è in piedi;
SUWARI WAZA → tori e aite sono in ginocchio;
USHIRO WAZA → aite attacca tori da dietro.
YOKO WAZA aite attacca tori da un lato.

(b) TIPOLOGIA D’ATTACCO


le prese.

N. B. I termini TORI e DORI, con riferimento a prese e tecniche, si equivalgono (per e-


sempio.: eri tori = eri dori).
Quando le prese, se possibile, si eseguono da dietro, si premette USHIRO, YOKO – o
SOKUMEN – se di lato (per esempio: ushiro sode tori, yoko kata te tori).

1. KATA TE TORI → aite afferra con una sola mano un polso di tori,
in ai hanmi: destra su destra oppure sinistra su sinistra,
in gyaku hanmi: destra su sinistra oppure sinistra su destra.
2. KATA TE RYO TE TORI → aite afferra con le due mani un polso di tori.
3. RYO TE TORI → aite afferra con le due mani i polsi di tori (come avere due gyaku han-
mi contemporaneamente).
4. KATA TORI → aite afferra tori ad una spalla (gyaku hanmi).
5. RYO KATA TORI → aite afferra con le due mani le spalle di tori.
6. KATA TE MUNE TORI → aite afferra contemporaneamente polso e petto di tori.
7. MUNE TORI → aite afferra tori al petto (gyaku hanmi).
8. ERI TORI → aite afferra tori al bavero.
9. RYO ERI JIME → aite afferra tori al petto, con le due mani incrociate.
10. SODE TORI → aite afferra la manico o l’interno del gomito di tori (gyaku hanmi).
11. HIJI TORI → aite afferra l’esterno del gomito di tori.
12. RYO HIJI TORI → aite afferra entrambi i gomiti di tori.
13. KATA TE KATA → aite afferra contemporaneamente polso e spalla di tori.
14. KATA TE TORI KUBI SHIME → aite, mentre afferra il polso di tori, lo strangola.
15. KATA TORI MEN UCHI → aite, mentre afferra alla spalla tori, compie un attacco al
capo (men tsuki).

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Giuse Aikidō & Nihon
gli attacchi.

1. CHUDAN TSUKI → pugno diretto all’addome.


2. JODAN TSUKI → pugno diretto al capo.
3. SHO MEN UCHI → fendente verticale al capo.
4. YOKO MEN UCHI → fendente diagonale al capo.
5. YAKU YOKO MEN UCHI → fendente rovesciato diagonale al capo.

(c) EVENTUALE INDICAZIONE DINAMICA PREFORMALE

SOTO KAITEN → tori esegue la tecnica, con cambio del fronte d’attacco, restando “e-
sterno” ad aite.
UCHI KAITEN → tori esegue la tecnica, con cambio del fronte d’attacco, passando “den-
tro” lo spazio dinamico di aite.

(d) INDICAZIONE DELLA TIPOLOGIA TECNICA SPECIFICA


le immobilizzazioni di base [KIHON KATAME WAZA].
1. IKKYO; 3. SANKYO;
2. NIKYO (variante: HIJI KIME OSA- 4. YONKYO;
E); 5. GOKYO;

le proiezioni di base [KIHON NAGE WAZA – KOSHI WAZA – KOKYU WAZA].

1 AIKI NAGE - armonica senza toccare 9 SHIHO NAGE - nelle 4 direzioni


2 AIKI OTOSHI - rovescia aite sul dorso 10 SUMI OTOSHI - angolare di aite
3 IRIMI NAGE - frontale 11 TEN CHI NAGE - “cielo - terra”
4 JUJI GARAMI - con braccia incrociate 12 UDE GARAMI - circolare del gomito
5 KAITEN NAGE - circolare 13 UDE KIME NAGE - su leva sotto il
6 KOKYU NAGE - fluida del respiro braccio
7 KOSHI NAGE - circolare d’anca 14 USHIRO KIRI
8 KOTE GAESHI - su torsione esterna del OTOSHI - passando dietro aite
polso

(e) INDICAZIONE DELLA SOTTOCLASSIFICAZIONE TECNICA SPECIFICA


OMOTE - eseguita in entrata; TENKAN - applicata su perno di rotazio-
URA - eseguita in assorbimento ne.
IRIMI - diretta, in avanti

o Elenco delle principali NEUTRALIZZAZIONI.


• Con immobilizzazione. (controllo = KATAME, OSAE).

KATAME WAZA → l’insieme delle tecniche di immobilizzazione

IKKYO (1° gruppo) (o UDE OSAE) - presa al braccio


NIKYO (2° gruppo) (o KOTE MAWASHI) - torsione del polso all’interno

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Giuse Aikidō & Nihon
SANKYO (3° gruppo) (o KOTE HINERI) - torsione del polso all’esterno ed in alto
YONKYO (4° gruppo) (o TEKUBI OSAE) - pressione del polso
GOKYO (5° gruppo) (o UDE NOBASHI) - presa del braccio con mano rovesciata
UDE KIME OSAE (o UDE HISHIGI) - torsione del gomito
SHIHO NAGE - lancio nei 4 angoli
KOTE GAESHI - torsione esterna del polso

• Con proiezione (proiezione = NAGE).

NAGE WAZA → l’insieme delle tecniche di proiezione

IRIMI NAGE - in entrata frontale SUMI OTOSHI - nell’incavo del braccio


KOKYU NAGE - dell’energia centralizzata JUJI GARAMI - con braccia incrociate
TEN CHI NAGE - “cielo – terra” AIKI OTOSHI - caduta aiki
KOSHI NAGE - dell’anca USHIRO KIRI - caduta in diagonale da
KAITEN NAGE - a ruota OTOSHI dietro
UDE KIME NAGE - con braccio ad angolo IRIMI TSUKI - colpo frontale in entrata
TEMBIN NAGE - con braccio ad angolo

o Elenco delle principali APPLICAZIONI delle neutralizzazioni.


FUTARI DORI - neutralizzazioni d’attacchi multipli con presa alle mani
HANMI HANTACHI WAZA - tecniche in cui tori è in ginocchio e aite in piedi
JO DORI - neutralizzazioni d’attacchi eseguiti con il bastone
JUYU WAZA - tecniche applicate liberamente
KAESHI WAZA - controtecniche
KAKARI KEIKO - neutralizzazioni d’attacchi successivi di più aite
KEN DORI - neutralizzazioni d’attacchi eseguiti con la spada
RAN DORI - neutralizzazioni d’attacchi in dinamica di più aite
REN RAKU - successione di attacchi
SHIN KEN - combattimento reale
SUWARI WAZA - tecniche in cui tori e aite sono entrambi in ginocchio
TACHI WAZA - tecniche in cui tori e aite sono entrambi in piedi
TANINZU DORI - neutralizzazioni d’attacchi simultanei di più aite
TANTO DORI - neutralizzazioni d’attacchi eseguiti con il coltello
USHIRO WAZA - tecniche in cui aite è alle spalle di tori

o Elenco delle principali AZIONI AGGRESSIVE.


• Con prese frontali (prendere = TORI, DORI).

KATA TE TORI GYAKU HANMI - a una mano, con una mano, stesso lato
ERI TORI - al bavero, con una mano
HIJI TORI - all’esterno del gomito
KATA TE KATA - al polso ed alla spalla, contemporaneamente
KATA TE MUNE TORI - al polso ed al petto, contemporaneamente

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Giuse Aikidō & Nihon
KATA TE RYO TE TORI - a una mano, con due mani
KATA TE TORI AI HANMI - a una mano, con una mano, simmetrica, in diagonale
KATA TE TORI KUBI SHIME - al polso, più strangolamento
KATA TORI - ad una spalla, con una mano
KATA TORI MEN UCHI - ad una spalla, con una mano, più fendente al capo
MUNE TORI - al petto, con una mano
MUNE TORI MEN UCHI - al petto, con una mano, più fendente al capo
RYO ERI JIME - al bavero, con due mani incrociate
RYO ERI TORI - al bavero, con due mani
RYO HIJI TORI - ad entrambi i gomiti
RYO KATA TORI - alle due spalle, con due mani
RYO MUNE TORI - al petto, con due mani
RYO TE TORI - alle due mani, con due mani
SODE TORI - all’interno della manica, o incavo del gomito, con una mano

• Con prese da dietro (dietro = USHIRO).

USHIRO KATA TE TORI - ad una mano con una mano, da dietro


USHIRO ERI TORI - al bavero/collo con una mano, da dietro
USHIRO ERI TORI MEN UCHI - al bavero con una mano, da dietro, più fendente al capo
USHIRO HIJI TORI - ad un gomito con una mano, da dietro
USHIRO KATA TE TORI (TEKUBI) - ad una mano con una mano, da dietro, con strangola-
KUBI SHIME mento
USHIRO KATA TORI - ad una spalla con una mano, da dietro
USHIRO RYO ERI TORI - al bavero/collo con due mani, da dietro
USHIRO RYO HIJI TORI - ai due gomiti con due mani, da dietro
USHIRO RYO KATA TORI - alle due spalle con due mani, da dietro
USHIRO RYO TE (TEKUBI) TORI - alle due mani con due mani, da dietro
USHIRO TORI - da dietro con immobilizzazione

• Con colpo (colpo diretto = TSUKI; fendente = UCHI calcio = KERI, GERI).

CHUDAN TSUKI - colpo diretto medio capo


(addome, stomaco) TOBI-GERI - calcio “saltato”
CHUDAN MAE- - calcio frontale medio URA-GERI - calcio indietro
GERI URAKEN UCHI - pugno rovesciato, di
GEDAN MAE-GERI - calcio frontale basso dorso
JODAN TSUKI - colpo diretto alto (te- YOKO MEN UCHI - fendente laterale al ca-
sta, viso, collo) po/collo
JODAN MAE-GERI - calcio frontale alto YOKO-GERI - calcio laterale
MAWASHI-GERI - calcio circolare
MUNE TSUKI - colpo diretto al petto
SHO MEN UCHI - fendente frontale al

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Giuse Aikidō & Nihon
L Le cadute, le tecniche.
Le cadute controllate (ukemi), in Aikidō, Superare il timore del “salto”, spesso se-
sono tra le cose più importanti da imparare e rio ostacolo per chi inizia, si può. Basta ini-
le più difficili, forse, per un neofita. Saper ziare dalla posizione semi-accucciata, per sa-
cadere consente non solo di proteggere il lire a quella inginocchiata ed arrivare alla po-
corpo (cadendo al suolo e rotolando, si attu- stura eretta, senza dimenticare che la testa,
tisce il colpo ricevuto), ma anche di ripristi- in tutte le cadute, non deve mai toccare il
nare la distanza di sicurezza, in caso di ne- suolo. È poi necessario sottolineare che, nor-
cessità. Solo chi sa cadere correttamente malmente, la capacità di padroneggiare le u-
può diventare un buon aikidoka. Inoltre, tra i kemi si acquisisce non prima di tre anni di
pochissimi casi di infortunio riscontrati nella pratica.
pratica dell’Aikidō, la maggior parte delle le- La progressione, nella padronanza delle
sioni è provocata da cadute mal eseguite. cadute, può essere questa:

in avanti > in ginocchio - si tengono le due mani (ruota);


(mae ukemi) - si usa un solo braccio (mezza ruota).
> in piedi - si tengono le due mani (ruota);
- si usa un compagno, come ostacolo, appoggiandogli la mano
sulla schiena;
- si usa un solo braccio.
indietro > in ginocchio - si tiene un piede con due mani, si ruota parzialmente, arri-
(ushiro ukemi) vando ad appoggiare a terra un ginocchio;
- testa inclinata verso il ginocchio poggiato a terra, mani
dall’altro lato; si ruota completamente, senza appoggiare il
ginocchio.
> in piedi - parziale;
- completa.
laterali > in piedi - si distende la gamba avanzata e si scende in ginocchio;
(yoko ukemi) - si usa un compagno, come ostacolo, afferrandogli la cintura
da sotto;
- si afferra e si tiene un polso del compagno, come punto
d’appoggio;
- caduta (salto) ampia e completa.
incrociate > in piedi - si distende la gamba avanzata in ayumi ashi e rotazione
(juji ukemi) d’anca.
senza uso delle > in piedi - braccia incrociate sul petto, con le mani che afferrano i
braccia baveri del gi; la caduta deve essere molto “rotonda”.
dall’alto > in piedi - un compagno tiene le gambe;
- caduta (salto) ampia e completa.

La maggior parte delle tecniche, in Ai- mostra, a titolo d’esempio, l’elenco che se-
kidō, prevede l’utilizzo delle cadute, come gue.

Tecniche SENZA caduta.

IKKYO (escluso ikkyo nage); NIKYO (compreso hiji kime osae);


SANKYO (escluso sankyo nage); GOKYO.

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Giuse Aikidō & Nihon
Tecniche CON caduta.

> in avanti: > indietro:


IKKYO NAGE; IRIMI NAGE (parziale o completa);
JUJI GARAMI (con scarso uso delle braccia); SANKYO NAGE (parziale o completa);
KAITEN NAGE; SHIHO NAGE (parziale o completa);
UDE KIME NAGE. TEN CHI NAGE (parziale).
> laterale: > dall’alto:
AIKI OTOSHI; KOSHI NAGE.
KOTE GAESHI; > in tutti i modi:
SHIHO NAGE (è rischiosa). KOKYU NAGE.

Yamaoka Tesshu (1836-1888), il fondatore del Muto Ryu, è ritenuto tra i migliori seguaci dei
tre Do (Kendo, la Via della Spada, Shodo, la Via della Calligrafia e Zen) ed è, forse, l’unico ve-
ro “contendente” di Ueshiba Morihei al titolo di più grande budoka giapponese. Tra i suoi
detti preferiti vi sono: «Se la mente è corretta, la tecnica sarà corretta» ed anche «Se
manca la determinazione della mente, non si progredirà».
Questi sono alcuni suoi Doka.

Se la tua mente non Dove le spade si incro-


Contro la spada di un avversa-
è proiettata nelle ciano getta le illusioni;
rio non metterti in guardia, ma
mani, anche dieci- abbandonati e percor-
tieni la mente immobile. Quello
mila tecniche non rerai il sentiero della
è il posto della vittoria.
serviranno. Vita.

Essere Aikidō: la pratica serena e i tre Mondi.


Salire sul tatami per essere Aikidō signi- Appena il pensiero di un attacco attraversa
fica praticare costantemente, tenacemente, la mente del mio avversario, sconvolge l’ar-
per giungere alla coordinazione totale fra la monia dell’universo ed egli è istantaneamente
mente, il corpo e lo spirito. sconfitto, senza tener conto di quanto velo-
Quando sappiamo “lasciarci andare”, muoven- cemente attacchi. Vittoria o sconfitta non
doci senza bisogno di pensare, quando riu- sono una questione di tempo e di spazio».
sciamo a percepire il respiro e l’intenzione di Ed anche: «Soprattutto, bisogna unire il pro-
aite, allora abbiamo realizzato l’Ai, che è ar- prio cuore a quello di Dio. L’essenza della di-
monia e amore e pratichiamo Takemusu Aiki, vinità è amore, che tutto penetra, che giunge
il “marziale creativo”, potendo dire, con le in ogni angolo dell’universo. Se non siamo uniti
parole di O-Sensei: «Senza tener conto di alla divinità, l’universo non può essere armo-
quanto velocemente un avversario mi attacca nizzato. Il budoka che non è in armonia con
o di come lentamente io rispondo, non posso l’universo pratica solo il combattimento, non
essere sconfitto. Non è che le mie tecniche Takemusu Aiki».
siano più veloci di quelle degli avversari. Que- Il “dio” di cui parla Ueshiba Morihei è
sto non ha niente a che vedere con la velocità Ame-no-minaka-nushi, Creatore dell’Univer-
o la lentezza. Io sono vittorioso già all’inizio. so, la Suprema Parola che sempre alberga in

29
Giuse Aikidō & Nihon
noi, con il cui aiuto possiamo superare la di- Ueshiba Morihei, quando ha riconosciuto le
stinzione fra i “tre Mondi”: manifesto, na- caratteristiche quasi sovrumane dei movi-
scosto e divino. menti, è riuscito ad unire il manifesto, il na-
Il mondo manifesto è quello che abbiamo sot- scosto ed il divino in una Disciplina bella, pia-
to gli occhi, quello delle forme. cevole, benefica e, soprattutto, vera, la-
Il mondo nascosto è l’invisibile campo delle sciando scritto: «Manifesto, nascosto, divino:
energie. tre mondi, rivelati dal Sentiero gioioso
Il mondo divino è quello dell’illuminazione e dell’Amore». Se pratichiamo continuamente,
dell’ispirazione. serenamente (magari ogni giorno…) nello spi-
I novizi dell’Aikidō sono aggrappati al mondo rito dell’Aiki, un giorno, forse, potremo par-
manifesto, quello delle tecniche, e null’altro tecipare alla visione di O-Sensei, percorren-
vedono che le tecniche. Solo chi ha una buona do, uniti al suo spirito, quel felice Sentiero.
e lunga esperienza inizia a capire qualcosa Giuseppe, aikidoka
circa il ki, il kokyu e l’Aiki.

Comprendi con la mente.


Accetta con il cuore.
Realizza con il corpo.

Poggia sull’Aiki per attivare i tuoi multiformi poteri.


Pacifica tutte le cose e crea un mondo meraviglioso.

La vera vittoria è su se stessi.

Lo spirito attivo e passivo, perfettamente armonizzati, formano la croce dell’Aiki.


Tendete sempre in avanti, versando vigore virile.

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Giuse Aikidō & Nihon
IL METODO D’ALLENAMENTO
Le forme di allenamento (keiko ho) in Aikidō prevedono, in ordine di difficoltà e complessità:
(A) A MANI NUDE.
o Studio classico, contro una persona (ippan-geiko): tori ed aite ripetono la tecnica 4 vol-
te ciascuno.

tempo di concetto
Nome elemento tipologia d’allenamento
reazione primario
Abbastanza duro, sovente statico; aite
GO-NO-
Go-no-geiko Terra DOPO impone una situazione difficile a tori, che
SEN
deve liberarsi seguendo le linee di forza
Abbastanza morbido, dinamico; occorre
che tori percepisca l’attacco e armonizzi SEN-NO-
Ju-no-geiko Acqua ASSIEME
il suo ritmo a quello di aite, che mantiene SEN
comunque l’iniziativa
Tori cattura lo spirito (ki) di aite e lo in-
TAI-NO-
Ryu-no-geiko Aria PRIMA duce ad attaccarlo nella forma desidera-
SEN
te, ma lo controlla e lo guida

o Applicazione delle tecniche contro una successione di attacchi (kakari-geiko): tori deve
neutralizzare attacchi portati, in successione, da uno o più aite.
• Con un solo aite:
1. un avversario – una forma d’attacco – una forma (tecnica) di difesa;
2. un avversario – diverse forme d’attacco – una forma (tecnica) di difesa;
3. un avversario – una forma d’attacco – diverse forme (tecniche) di difesa;
4. un avversario – diverse forme d’attacco – diverse forme (tecniche) di difesa.
• Con più aite (taninzu waza):
1. una forma d’attacco – una forma (tecnica) di difesa;
2. una forma d’attacco – diverse forme (tecniche) di difesa;
3. diverse forme d’attacco – una forma (tecnica) di difesa;
4. diverse forme d’attacco – diverse forme (tecniche) di difesa;
5. neutralizzazioni d’attacchi multipli con presa alle mani (futari dori);
6. neutralizzazioni d’attacchi in dinamica di più aite (ran dori).
♦ Applicazione delle tecniche contro attacchi multipli (ran dori): tori deve neutralizzare
attacchi portati da più aite, in dinamica.
♦ Pratica libera: (juyu waza):tori applica una tecnica qualsiasi (libera), reagendo all’attacco
di aite.
♦ Tecniche di variazione (henka waza): tori applica una concatenazione di tecniche (od una
serie di variazioni alla tecnica), reagendo a aite.
♦ Controtecniche, tecniche di contrattacco (kaeshi waza): tori approfitta di una qualsiasi
“apertura” – od errore nell’esecuzione – di aite per applicare una tecnica adeguata alla situa-
zione ed alle condizioni dinamiche.

(B) CON LE ARMI.


♦ Aiki-jo – uso del bastone (jo) secondo l’Aikidō:
• Studio del jo; • Studio di jo contro altre armi;
• Studio di jo contro jo (kumi-jo);

31
Giuse Aikidō & Nihon
• Studio di jo contro uomo disarmato e viceversa.

♦ Aiki-ken – uso della spada (bokken) secondo l’Aikidō:


• Studio del bokken; • Studio di bokken contro altre armi;
• Studio di bokken contro bokken (ku- • Studio di bokken contro uomo disar-
mi-ken); mato e viceversa.

♦ Aiki-tanto – uso del pugnale(tan-to) secondo l’Aikidō:


• Studio di tan-to contro uomo disarmato e viceversa.

L I quattro metodi di allenamento.


Per praticare con efficacia, dobbiamo utiliz- La pratica eki tai, detta anche ryu tai, si può
zare, rispettandone la progressione, i quat- assimilare al fluire dell’acqua, che va a colma-
tro metodi d’allenamento. re ogni vuoto. Ogni movimento di aite provoca
1 - Ko tai, lo stato solido. un pieno od un vuoto, che tori svuota o riem-
È il primo livello di lavoro, solido e preciso. La pie con la sua tecnica, presagendo addirittura
forza fisica è impiegata sinceramente: serve l’intenzione aggressiva dell’avversario ed a-
a rafforzare muscoli ed ossa. Studiare ed gendo prima dell’attacco.
eseguire le tecniche con precisione, permet- 4 - Ki tai, lo stato gassoso.
te di forgiare un animo immutabile. È l’ultimo stadio, quello della perfezione: tori
2 - Ju tai, lo stato fluido. offre un’opportunità di attacco, ma quando
Non significa che l’attacco di aite sia molle, aite arriva, egli non c’è più!
inconsistente, ma implica che – giunto ad una La pratica di ki tai consiste nell’inglobare ai-
buona pratica di ko tai – tori è in grado di te, avviluppandolo come in una nebbia, che
muoversi con leggerezza, senza contrazioni, sfuma il contorno degli oggetti. Guidando aite
seppur preso o attaccato bruscamente. Aite, sulla via dei suoi desideri, non è più necessa-
attaccando, apre una porta sul suo mondo: è rio nemmeno toccarlo. La pratica di ki tai è un
inutile forzare una porta aperta! esercizio d’incontro del ki (ki awase).
Più è potente l’attacco di aite, minore sarà la La pratica dell’Aikidō impone di elevarsi, pas-
sua efficacia e tori lo condurrà a fare ciò che sando da uno stato al successivo, dopo aver
vuole. dominato il precedente, fino alla completa
3 - Eki tai, lo stato liquido. padronanza dei quattro elementi.

Un Istruttore mostra soltanto una piccole parte dell’Aikidō.


È attraverso un allenamento continuo e diligente che l’allievo ricerca pazientemente il
legame che unisce le tecniche, piuttosto che accontentarsi di accumularne in quantità.

Il Ki è l’energia originale, che ha creato il mondo col suono.


Ciascuno di noi possiede il Ki dalla nascita e la vitalità consiste nel continuo scambio
con l’Universo di ricevere e dare altro Ki.

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Giuse Aikidō & Nihon
Considerazioni sul KI
KI, tra i termini usati più di frequente nell’Aikidō, è parola che esprime un concetto in diretta
relazione con la natura e che tutti i giorni sperimentiamo, spesso senza nemmeno farci caso.
Si racconta, in Oriente, che all’inizio esisteva solo il caos, il KI universale, e da questo, gra-
dualmente, tutte le cose presero forma, dal sole alla terra, alla luna, alle stelle.
Il KI non ha inizio, il KI non ha fine; il KI non aumenta né diminuisce e, nonostante le sue for-
me cambino, esso non cambia mai. Tutte le cose che noi conosciamo nacquero dal KI e sono
fatte dal KI e, quando le cose perdono la propria forma, i loro elementi ritornano al KI.
L’Aikidō è la congiunzione della mente con la potenza cosmica del KI, ma noi dobbiamo render-
ci conto che il KI è parte integrante anche nella vita di tutti i giorni. In ogni nostro atto ed in
tutte le parole che esprimiamo, in qualunque emozione o sentimento che proviamo, buono o
cattivo che sia, il KI c’è.
Un corpo separato dal KI s’indebolisce e muore, mentre un KI sviluppato rinvigorisce il corpo.
Noi dobbiamo sforzarci, allenandoci nell’Aikidō, di trovare il filo che lega il KI al corpo. Dob-
biamo perciò ben capire il profondo significato del KI, attraverso esercizi e concetti.

Esercitare il KI (Ki-wo-neru). Questo esercizio consiste nel credere fermamente che il corpo
è unito al KI dell’universo.
Dobbiamo realizzare il KI dall’interno del corpo, il cui centro è l’ombelico. Ogni nostro movi-
mento è occasione d’esercizio.
Preparare il KI (Ki-wo-totonoeru). La mente è sull’ombelico e la respirazione è calma: siamo
pronti a muoverci in ogni direzione.
Realizzare il KI (Ki-wo-dasu). Consideriamo un braccio in fase di rilassamento: se pensiamo e
crediamo che la nostra potenza scaturirà attraverso esso, questo diventerà fortissimo e dif-
ficilmente si piegherà. Credere fermamente che il KI stia scaturendo, significa che il KI si è
realizzato! Un esempio: stiamo camminando e qualcuno ci aggredisce alle spalle. Se manteniamo
il KI al nostro interno, è la mente che trascina il corpo: l’aggressore sarà in grado di batterci
facilmente. Se realizziamo il KI e la mente è davanti al corpo, nessuno potrà spingerci alle
spalle, ma sarà respinto dalla sua stessa pressione. Il KI è come l’acqua sorgiva: quando sgor-
ga, e fluisce, nessuno ha potere su di noi; fermiamo la corrente del KI e saremo preda del no-
stro avversario. Se vogliamo capire la non-resistenza e la non-aggressione – principi essenziali
dell’Aikidō – dobbiamo innanzi tutto praticare la realizzazione del KI.
La corrente del KI (Ki-no-nagare). Ogni volta che realizziamo il KI dondolando le braccia, de-
scriviamo un cerchio o una linea che somiglia al corso di un ruscello. Se fissiamo un punto sul
terreno ed impugniamo un’asta, con fermezza, usandola come fosse un raggio, sul terreno di-
segneremo un cerchio. Mantenendo sempre il KI sull’ombelico, le mani si muovono in cerchio.
Se realizziamo il KI sporadicamente, la nostra forma è imperfetta e perdiamo il potere. Muo-
viamo il corpo come se muovessimo l’ombelico: le mani disegneranno dei cerchi.
Interrompere il KI (Ki-wo-kiru). Interrompere il KI significa tagliare la corrente del KI.
Se fermiamo la mente e manteniamo il KI dentro di noi, anche solo per un istante, la nostra
forza si ferma. Se, aggrediti, non interrompiamo il flusso del KI, possiamo unire la nostra for-
za a quella dell’aggressore, guidandolo dove desideriamo, soprattutto verso l’annullamento del-
la sua aggressività. Interrompere di continuo il flusso del KI consente al nostro avversario di
avere il sopravvento. È come quando dobbiamo muovere un carro: lo sforzo maggiore lo fac-
ciamo per avviarlo, poi basta poca spinta per farlo proseguire; se ci fermiamo, però, per ri-
metterlo in movimento dobbiamo nuovamente sforzarci.

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Giuse Aikidō & Nihon
Perdere il KI (Ki-ga-nukero). Perdere il KI significa dimenticare l’ombelico e, quindi, non esse-
re in condizione di realizzare il flusso del KI. Quando siamo scoraggiati o ci sentiamo stanchi,
significa che abbiamo perso il KI. Non potremo riuscire in alcuna cosa, se perdiamo il KI.

Kokyu. Molte sono le tecniche comprese nel kokyu, con numerosi movimenti e parecchie va-
rianti. Kokyu è movimento del corpo, seguito dal KI: se esercitiamo bene il kokyu, il corpo è u-
nito alla potenza del KI e le nostre movenze sono corrette. Nelle Arti del Budo spesso si usa il
termine “forte potere”, ma nell’Aikidō usiamo “forte kokyu”. Kokyu ho è la via che guida gli al-
tri con il kokyu. Kokyu nage è l’arte di sconfiggere gli altri per mezzo del kokyu.
Hanmi. Stare di fronte all’avversario nella posizione hanmi. Stando di fronte ad un avversario
con i piedi uniti, la nostra mente sarà fissa su di essi: avremo difficoltà a muoverci, se attac-
cati. Stare con un piede in avanti ci permette di avere una posizione stabile e potremo muo-
verci rapidamente, usando entrambi i piedi, in armonia l’uno con l’altro. Questa posizione non ci
fa perdere il centro; dobbiamo pensare con la mente, non con le gambe, così possiamo difen-
derci da attacchi che provengono da ogni direzione.
Ma-ai. La distanza che unisce. In un combattimento, è importante la distanza fra noi ed il no-
stro avversario. Se ci avviciniamo troppo, non potremo muoverci e saremo attaccati. Tenere la
giusta distanza si dice ma-ai. Se realizziamo sempre il KI, capiremo con naturalezza come fare
ma-ai, in armonia con il nostro corpo. Se spingiamo il KI troppo in avanti, perdiamo ma-ai.
Orenai te. Quando realizziamo il KI nel braccio – e questo diventa difficilmente piegabile, an-
che se non mettiamo forza – facciamo orenai te. Non dipende dall’angolo fra braccio ed avam-
braccio: continuiamo a realizzare il KI ed il nostro arto sarà impiegabile. È inutile essere forti
solo quando mettiamo forza: saremo indifesi in caso d’attacco improvviso (ed il nostro braccio
sarà piegato facilmente!). Siamo rilassati in ogni momento, e saremo forti in tutti i momenti.
Fudo-no-shisei. Equilibrio stabile non significa muoversi con difficoltà, bensì mantenere la
mente sull’ombelico. Rilassiamo il corpo ed uniamolo al KI: la mente non è disturbata. Quando
ci muoviamo, coordiniamo mente e corpo: devono muoversi in armonia.
Irimi. Quando la potenza di un avversario viene verso di noi e la nostra và contro di lui, ci sarà
una collisione: vince il più forte. Irimi è la via dell’avanzare verso l’avversario non per scon-
trarci con la sua resistenza, ma per guidarne la potenza. Per capire ed usare irimi, dobbiamo
mantenere il punto uno (seika tanden) ed il braccio impiegabile, realizzando il KI. Irimi è un
metodo speciale, pensato unicamente per l’Aikidō: dimostra, in concreto, il principio dell’arte
della non-resistenza e ci permette di guidare la potenza dell’avversario – anche se è più forte
di noi – contro di lui.
Tenkan. Tenkan è il modo di guidare la potenza di un avversario, che viene contro di noi, senza
fermarla, girando il nostro corpo. Nell’irimi (positivo, pieno, cielo) dobbiamo muoverci con e-
nergia, ma nel tenkan (negativo, vuoto, terra) dobbiamo ruotare come un vortice. Con il tenkan
possiamo risucchiare la potenza del nostro avversario e guidarla e dissiparla, finché lui non sa-
rà reso innocuo.
Sandro, aikidoka

L’Aikidō non può essere spiegato a parole; bisogna praticare e ottenere l’illuminazione
della mente e del corpo.
L’allenamento dell’Aikidō non è sport né ascetismo: è un atto di fede,
basato sul desiderio di ottenere il completo risveglio.
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Giuse Aikidō & Nihon

Se non ti fondi con la vacuità del Puro Vuoto,


non conoscerai mai il Sentiero dell’Aiki.

L Il controllo del ki secondo il Fondatore.


Secondo l’esperienza di O-Sensei, sono quat- pertanto in alcuni punti ristagna ed in altri si
tro i principi fondamentali per il controllo del esaurisce.
ki: È indispensabile sapersi rilassare e far sì che
1. concentrazione su di un punto. l’energia fluisca liberamente, proprio, e so-
2. rilassamento totale e controllato. prattutto, nei momenti di tensione.
3. armonia nelle posizioni e semplicità degli Il terzo principio ci ricorda che movimenti
spostamenti. forzati e posture artificiali bloccano il ki e
4. fluire del ki. fanno consumare (sprecare) energia. Il no-
Il primo principio corrisponde al convincimen- stro corpo deve quindi muoversi – e la mente
to – che ritroviamo in tutta la tradizione o- pensare – in modo naturale, circolare, armo-
rientale – per cui l’energia (e la vita e l’ani- nico, sereno…
ma…) si genera e s’accumula nell’addome, ap- L’ultimo principio, in pratica, consegue dalla
pena sotto l’ombelico (nell’hara). Anche per corretta applicazione dei primi tre. È il più
questo motivo, in Oriente – e nelle Arti Mar- difficile da realizzare, tanto che, per taluni,
ziali in generale – si predilige la respirazione la vita intera non basta a renderlo possibile!
ventrale rispetto a quella pettorale. Lo sviluppo del ki, il suo regolare fluire e la
Concentrando attenzione, respirazione e for- capacità di indirizzarlo dove serve si ottiene
za nell’addome, dove si genera il ki, le nostre quindi attraverso la concentrazione, il rilas-
facoltà mentali e fisiche ne guadagnano. samento e l’armonia, unificando mente e cor-
Dobbiamo comunque fare attenzione: concen- po.
trarsi su di un punto non significa che in quel Per O-Sensei, comunque, il controllo di questi
punto dobbiamo metterci tensione! quattro principi non è possibile senza nutrire
Il secondo principio è piuttosto evidente: o- amore verso tutti gli esseri viventi, un amore
gni tensione, che sia mentale o fisica, ci im- che immancabilmente ci porta all’armonia con
mobilizza (ed è un’esperienza che chiunque di l’universo e ci guida verso uno stato di perfe-
noi ha fatto). In termini energetici, in caso di zione (illuminazione).
tensione il ki si blocca, non fluisce nel corpo e

… quando la vostra mente si concentra sulla spada, finite per diventarne prigionieri.
Ciò avviene perché la vostra mente viene catturata da fenomeni esterni e smarrisce la
padronanza su se stessa …
Takuan Soho (1573-1645)
Monaco Zen, poeta e pittore; Maestro di Kendo, Ken-jutsu, Chado, Shodo.

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Giuse Aikidō & Nihon
Addestramento all’Arte Marziale
Continue ripetizioni della FORMA, per ore e giorni, mesi e anni…
Finché la ripetizione induce a dimenticare la forma e la mente è demolita dall’incapacità di ca-
pire il RITMO.
Comincia il lavoro CORPO/INTUIZIONE.
La respirazione prende per mano il ritmo e lentamente lo porta nello SPAZIO, dove il TEMPO si
integra.
Nasce il fare senza attaccamento, la magia del movimento che respira il KI dell’universo.
Sandro, aikidoka

Un viaggio di mille “li” comincia con il primo passo.


Lao Tzu, Il Libro del Tao (Tao Te Ching)

Il cammino, il viaggio, il Maestro.


Chi inizia a praticare – con serietà d’intenti e È lo stesso principio che ritroviamo nel Tao
sincerità di comportamento – un’Arte, una cinese, nel Mârg indiano e nel Michi giappo-
Disciplina Marziale, intraprende uno dei più nese. È quest’ultimo termine, che significa
difficili percorsi che essere umano possa mai proprio “cammino”, a rendere meglio l’idea del
imboccare: un vero e proprio viaggio dentro viaggio che dobbiamo compiere (quasi emuli
di sé. È un cammino spirituale, sempre fati- dei pellegrini sulla via di Santiago de Compo-
coso e talvolta addirittura ascetico, alla co- stela) “cercando e cercando”, se vogliamo vi-
stante ricerca della perfezione. L’idea di una vere una vita d’esseri umani liberi. Dobbiamo
“via” da percorrere, accomuna tutti quei pra- cioè accettare tutte le difficoltà che proprio
ticanti di Arti e Discipline Marziali che – la scelta di essere liberi comporta, a comin-
sempre e dovunque – cercano non soltanto ciare dal distacco e dall’abbandono di quegli
una maggiore efficacia, migliorando il proprio impulsi, di quei meschini interessi personali
metodo di combattimento, ma vogliono rag- che ci impediscono di amare tutti gli esseri
giungere un’armoniosa integrazione con le viventi: paura, odio, vanità, menzogna, attac-
leggi dell’universo. Oppure, molto più sempli- camento, cupidigia…
cemente, vogliono porsi in armonia con se È però essenziale che, nella pratica della Di-
stessi ed il proprio, personale, universo: una sciplina, ci accompagni una guida, come in
persona calma, di buon umore, equilibrata, qualsiasi impegnativo percorso, fisico o spiri-
contenta di sé e che sta bene con gli altri, tuale che sia. La guida non può essere che un
certamente riesce ad integrarsi al meglio Maestro, che accoglie e accompagna, che
nella vita sociale. spiega e aiuta a riconoscere il sentiero.
Questo scopo finale implica un’ampia varietà E non è indispensabile che sia “Il Grande Ma-
di comportamenti, morali, estetici, etici e so- estro”! Basta trovare un istruttore marziale
ciali, tutti volti a ricercare l’autocontrollo e che sappia agevolare il processo di crescita
la serenità dello spirito. Già i classici Greci dei propri allievi e che, nel porsi a loro dispo-
affermano che occorre essere in grado di sizione ad ogni lezione, sul tatami, abbia an-
dominare, con lo spirito, sentimenti e pulsio- che l’umiltà di mettersi perennemente in di-
ni, per raggiungere l’autorealizzazione e con- scussione.
quistare la pienezza di sé.

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Giuse Aikidō & Nihon
Come allievi, sopra ogni cosa, abbiamo un ob- to o predestinato; dubitiamo di chi afferma
bligo ed un diritto. d’insegnare l’unica, genuina ed incontaminata
L’obbligo è di accettare, lietamente e con a- Arte del Caposcuola o del Fondatore.
nimo umile (junan shin, “leggerezza dello spi- Molti sono i sentieri che ci portano sulla vet-
rito”), ogni insegnamento del Maestro che ta della montagna, la nostra meta, alcuni più
abbiamo scelto (e che ci ha accettato), dalle lunghi, altri impervi; il nostro possiamo tro-
tecniche proposte alla didattica adottata, varlo solo cercandolo, magari, talvolta, anche
astenendoci da critiche sterili, confronti an- sbagliando strada e tornando indietro, se ne-
tipatici o giudizi dubbiosi. cessario, così come recita un antico prover-
Il diritto è di trovare chi non abbia paura di bio turco: « Non importa quanto lontano sei
mettersi in gioco ad ogni lezione e, esperto andato su una strada sbagliata: torna indie-
nella propria Arte, sia generoso nel condivi- tro!».
derla con gli allievi, senza timore di mostrarsi Ed una cosa non dimentichiamo mai: la meta
umile: perché sa che, da loro, può sempre im- che vogliamo raggiungere, spesso, non rap-
parare qualche cosa! presenta altro che l’inizio di una nuova tappa
Diffidiamo invece, sempre, di chi si proclama del nostro infinito cammino.
il depositario della “verità”, l’erede predilet- Giuseppe, aikidoka

Imparare, significa scoprire quello che già sai.


Fare, significa dimostrare che lo sai.
Insegnare, è ricordare agli altri che sanno quanto te...
Richard Bach, Illusioni

Trova il tempo.
Trova il tempo di riflettere, è la fonte della forza.
Trova il tempo di leggere, è la base del sapere.
Trova il tempo di giocare, è il segreto della giovinezza.
Trova il tempo di essere gentile, è la strada della felicità.
Trova il tempo di sognare, è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo di amare, è la vera gioia di vivere.
Trova il tempo di essere contento, è la musica dell’anima.
(Antica ballata gaelica)

Non abbiate fretta, perché ci vogliono come minimo dieci anni per padroneggiare le
tecniche di base ed avanzare di un grado.

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Giuse Aikidō & Nihon
ESAMI

Gli esami per il passaggio ad una classe (kyu) Un tempo era il Maestro a riconoscere uffi-
o livello (dan) superiore coincidono, di solito, cialmente la capacità tecnica di un suo disce-
con la conclusione d’ogni anno accademico. polo, conferendogli un livello superiore.
Ogni Scuola, palestra, Federazione od Asso- Oggi, spesso, rispetto alla semplice volontà di
ciazione, normalmente, fissa le norme che re- imparare e migliorare sempre più, entrano in
golano tale passaggio. gioco considerazioni di tutt’altro carattere e
Gli esami, in molte Scuole, non sono obbliga- la voglia di cingere una cintura colorata o in-
tori [e, secondo me, mai dovrebbero esser- dossare un’elegante hakama spingono a cer-
lo!]: ogni allievo è cioè libero di decidere se care l’approvazione altrui, a lavorare per un
mettersi o no alla prova, perché, in fondo e “pubblico” piuttosto che per noi stessi.
fondamentalmente, di questo si tratta: una In ogni caso, però, mai dobbiamo scordarci di
prova con se stessi. una cosa: il giudizio di una Commissione tecni-
Ed è, questa, una prova in cui il primo giudice ca d’Aikidō non cambia la nostra vita!
deve essere il nostro spirito critico, ovvero la
capacità di riconoscere sia i progressi sia i
limiti ancora da superare.

L I requisiti per gli esami.


Di seguito sono riportati, A SOLO TI- utile e opportuno conoscere, prima d’affron-
TOLO D’ESEMPIO, sia i requisiti normal- tare un esame.
mente richiesti per accedere alle diverse È ovvio che tutti gli esercizi e ogni tecni-
classi per allievi adulti (6°-1° kyu; quelli dal ca delle classi o livelli inferiori debbano es-
10° al 5° sono normalmente riservati ai bam- sere conosciuti per accedere alla classe o li-
bini) ed ai successivi primi due livelli (1° e 2° vello superiore.
dan), sia un elenco d’esercizi e tecniche che è

ORE MINIME D’ALLENAMENTO: 20.


6° KYU
PERIODO MINIMO DI PRATICA: 3 MESI.

AIKITAISO [esercizi di preparazione]. UKEMI [cadute].


TAI SABAKI [movimenti del corpo]: tenkan, irimi tenkan. SHIKKO.

TACHI WAZA [tecniche eseguite con tori ed aite in piedi].

KATA TE TORI [presa ad un polso con una mano] AI HANMI [sinistra su sinistra oppure de-
stra su destra]:
IKKYO [1^ immobilizzazione], varianti omote [entrata] ed ura [assorbimento].
UCHI KAITEN [passando “internamente” ad aite] SANKYO [3^ immobilizzazione].
IRIMI NAGE [proiezione frontale].
KOTE GAESHI [proiezione su torsione esterna del polso].
SHIHO NAGE [proiezione nelle 4 direzioni], omote ed ura.

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Giuse Aikidō & Nihon
SHO MEN UCHI [fendente verticale al capo]: IRIMI NAGE.

ORE MINIME D’ALLENAMENTO: 20.


5° KYU
PERIODO MINIMO DI PRATICA DAL PRECEDENTE ESAME: 3 MESI.

KOKYU HO [esercizi di respirazione]. SHIKKO: tenkan, irimi tenkan.

TACHI WAZA.

KATA TE TORI sia AI HANMI sia GYAKU HANMI [sinistra su destra oppure destra su si-
nistra]:
IKKYO, omote ed ura. UCHI KAITEN IKKYO, omote ed ura.
SHIHO NAGE, omote ed ura. UDE KIME NAGE [proiezione su leva al gomito].

KATA TE RYO TE TORI [presa ad un polso con due mani]:


KOKYU NAGE [proiezione con il respiro].

KATA TORI [presa ad una spalla con una mano, in gyaku hanmi]: IKKYO, omote ed ura.

SHO MEN UCHI:


IKKYO, omote ed ura. NIKYO [2^ immobilizzazione], omote ed ura.
KOTE GAESHI.

CHUDAN TSUKI [pugno diretto all’addome]:


IRIMI NAGE. KOTE GAESHI, irimi [diretta, in avanti] e tenkan [ruotando].

SUWARI WAZA [tecniche eseguite con tori ed aite entrambi in ginocchio].

KATA TORI: IKKYO, omote ed ura. SHO MEN UCHI: IKKYO, omote ed ura.

ORE MINIME D’ALLENAMENTO: 60.


4° KYU
PERIODO MINIMO DI PRATICA DAL PRECEDENTE ESAME: 6 MESI.

TACHI WAZA.

KATA TE TORI, sia ai hanmi sia gyaku hanmi: NIKYO, omote ed ura.

KATA TE RYO TE TORI: KOTE GAESHI.

RYO TE TORI [presa ad entrambi i polsi con le due mani]:


IKKYO, omote ed ura. TEN CHI NAGE.
SHIHO NAGE, omote ed ura. UDE KIME NAGE.

SHO MEN UCHI: SANKYO, omote ed ura. UCHI KAITEN SANKYO.

YOKO MEN UCHI [fendente diagonale al capo]:


KOTE GAESHI. SHIHO NAGE, omote ed ura. UDE KIME NAGE.
IRIMI NAGE. TEN CHI NAGE.

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Giuse Aikidō & Nihon
CHUDAN TSUKI:
UDE KIME NAGE. NIKYO, variante HIJI KIME OSAE [leva al gomito].

JODAN TSUKI [pugno diretto al capo]: IKKYO, omote ed ura.

SUWARI WAZA.

KATA TORI: NIKYO, omote ed ura. RYO TE TORI: KOKYU HO.

SHO MEN UCHI: NIKYO, omote ed ura.

ORE MINIME D’ALLENAMENTO: 75.


3° KYU
PERIODO MINIMO DI PRATICA DAL PRECEDENTE ESAME: 6 MESI.

TACHI WAZA.

KATA TE TORI, sia ai hanmi sia gyaku hanmi:


UCHI KAITEN NAGE [proiezione circolare con controllo della testa, passando “interna-
mente” ad aite].
SANKYO, omote ed ura. YONKYO [4^ immobilizzazione], omote ed ura.

KATA TE RYO TE TORI:


IKKYO, omote ed ura. NIKYO, omote ed ura. SHIHO NAGE.

RYO TE TORI: IRIMI NAGE. KOTE GAESHI. KOKYU NAGE.

SHO MEN UCHI: YONKYO, omote ed ura. GOKYO [5^ immobilizzazione].

YOKO MEN UCHI: IKKYO, omote ed ura. UCHI KAITEN SANKYO.

CHUDAN TSUKI:
UCHI KAITEN SANKYO.
SOTO KAITEN NAGE [proiezione “ circolare“ passando “esternamente” ad aite].

JODAN TSUKI: SHIHO NAGE KOTE GAESHI

USHIRO WAZA [tecniche eseguite in piedi, con aite che afferra tori da dietro].

RYO TE TORI:
IKKYO, omote ed ura. IRIMI NAGE. KOTE GAESHI.
SANKYO, omote ed ura. SHIHO NAGE.
NIKYO, omote, ura e HIJI KIME OSAE.

SUWARI WAZA.

KATA TORI: NIKYO, omote ed ura. SANKYO, omote ed ura.

SHO MEN UCHI: SANKYO, omote ed ura. KOTE GAESHI. IRIMI NAGE.

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ORE MINIME D’ALLENAMENTO: 90.


2° KYU
PERIODO MINIMO DI PRATICA DAL PRECEDENTE ESAME: 6 MESI.

TACHI WAZA.

MUNE TORI [presa al petto, con una mano, in gyaku hanmi]:


IKKYO, omote ed ura. SHIHO NAGE. UCHI KAITEN SANKYO.

KATA TORI MEN UCHI [presa ad una spalla, in gyaku hanmi, con fendente al volto]:
IKKYO, omote ed ura. IRIMI NAGE. KOTE GAESHI.
KOSHI NAGE [proiezione circolare d’anca]. SHIHO NAGE.

SHO MEN UCHI: JUYU WAZA [tecniche applicate liberamente].

YOKO MEN UCHI:


NIKYO, omote ed ura. SANKYO, omote ed ura. YONKYO, omote ed ura.
GOKYO. KOSHI NAGE.

JODAN TSUKI: NIKYO, omote ed ura. SANKYO, omote ed ura.

MAE-GERI [calcio frontale]: IRIMI NAGE.

USHIRO WAZA.

ERI TORI [presa al bavero]: IKKYO.

RYO KATA TORI [presa ad entrambe le spalle]:


IKKYO. NIKYO. SANKYO. KOTE GAESHI. IRIMI NAGE.

RYO HIJI TORI [presa ad entrambi i gomiti]: KOTE GAESHI. IRIMI NAGE.

KATA TE TORI KUBI SHIME [presa ad una mano e strangolamento]: IKKYO.

SUWARI WAZA.

RYO KATA TORI: IKKYO, omote ed ura.

SHO MEN UCHI: YONKIO, omote ed ura. SOTO KAITEN NAGE

CHUDAN TSUKI: KOTE GAESHI. JODAN TSUKI: IKKYO, omote ed ura.

ORE MINIME D’ALLENAMENTO: 120.


1° KYU
PERIODO MINIMO DI PRATICA DAL PRECEDENTE ESAME: 6 MESI.

TACHI WAZA.

MUNE TORI MEN UCHI [presa al petto, in gyaku hanmi, con fendente al volto]:
IKKYO, omote ed ura. NIKYO, omote ed ura. SANKYO, omote ed ura.
KOSHI NAGE.

YOKO MEN UCHI: JUYU WAZA. CHUDAN TSUKI: JUYU WAZA.

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Giuse Aikidō & Nihon

JODAN TSUKI:
YONKYO, omote ed ura. SHIHO NAGE, omote ed ura. IRIMI NAGE.
KOSHI NAGE. SOTO KAITEN NAGE
USHIRO KIRI OTOSHI [proiezione che rovescia aite sul dorso].

USHIRO WAZA.

RYO TE TORI: KATA TE TORI KUBI SHIME: ERI TORI:


YONKYO, omote ed ura. SANKYO. NIKYO, omote ed ura.
KOKYU NAGE. KOSHI NAGE. SANKYO, omote ed ura.
KOSHI NAGE. NIKYO, HIJI KIME OSAE. IRIMI NAGE.

HANMI HANTACHI WAZA [tecniche eseguite con tori in ginocchio ed aite in piedi].

KATA TE TORI, sia ai hanmi sia gyaku hanmi:


IKKYO, omote ed ura. UCHI KAITEN NAGE. SHIHO NAGE, omote ed ura.

SUWARI WAZA.

RYO KATA TORI: KATA TORI MEN UCHI: SHO MEN UCHI:
SANKYO, omote ed ura. IRIMI NAGE. JUYU WAZA.
YONKYO, omote ed ura. KOKYU NAGE.
KOTE GAESHI.

ORE MINIME D’ALLENAMENTO: 200.


1° DAN PERIODO MINIMO DI PRATICA DAL PRECEDENTE ESAME: 12 MESI.
ETÀ MINIMA CONSENTITA: 14 ANNI.

TECNICHE DI BASE:

TACHI WAZA. HANMI HANTACHI WAZA. SUWARI WAZA.

VARIAZIONI DELLE TECNICHE DI BASE.

TANTO DORI [neutralizzazioni d’attacchi eseguiti con il pugnale].

FORME PARTICOLARI D’ATTACCO E DIFESA a richiesta della Commissione d’esame.

2° DAN PERIODO MINIMO DI PRATICA DAL PRECEDENTE ESAME: 24 MESI.

TECNICHE DI BASE (in forma perfezionata):

TACHI WAZA. HANMI HANTACHI WAZA. SUWARI WAZA.

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Giuse Aikidō & Nihon
VARIAZIONI DELLE TECNICHE DI BASE (in forma perfezionata).

TANTO DORI (in forma perfezionata).

JO DORI [neutralizzazioni di attacchi eseguiti con il bastone].

FUTARI DORI [neutralizzazioni di attacchi con presa alle mani eseguiti da 2 aite].

L Etichetta e comportamento: durante gli esami.


La sessione d’esame, normalmente, coin- compagno e finale) e ritsu-rei terminale sono
volge l’intero corso: gli esaminandi sostengo- quelli classici, quelli eseguiti ad ogni lezione.
no la prova, i compagni d’allenamento assisto- Al termine, dopo l’esame, gli allievi seguono
no, tutti allineati come durante l’inizio di gli stessi percorsi rettilinei dell’inizio.
qualsiasi lezione; la presenza di spettatori è Gli esercizi di base richiesti (Aikitaiso, tai
consentita, compatibilmente con la struttura sabaki, ukemi, shikko) sono eseguiti in con-
del Dojo. Di solito iniziano gli aspiranti ai kyu temporanea od in successione, secondo ri-
di base, dal 6° al 1°; tocca poi ai dan, dal 1° a chiesta. Le tecniche (quando non altrimenti
salire. Gli allievi sono chiamati secondo l’or- specificato, al momento, dalla Commissione e
dine stabilito dalla Commissione d’esame, quando ciò sia tecnicamente possibile) s’in-
composta dal Maestro del Dojo e da Maestri tende che devono eseguirsi sia nella variante
ed Istruttori di altri Dojo aderenti al Ryu. omote (o irimi) sia in quella ura (o tenkan).
L’ordine di chiamata corrisponde anche alla Le coppie chiamate, ma eventualmente non
formazione delle coppie che sosterranno l’e- impegnate, si dispongono ai lati [superiore
same, eseguendo le tecniche; il primo chiama- (joseki) e inferiore (shimoseki)] del tatami,
to assume la funzione di tori, il secondo quel- in attesa del proprio turno.
la di aite (e così via, per ogni coppia di nomi- Quello per il passaggio ad un grado o livel-
nativi), fino al momento in cui la Commissione lo superiore, non è un esame di lingua giappo-
non stabilisce l’inversione dei ruoli. nese: se non si capisce la denominazione di
Gli allievi si dispongono, seguendo percorsi una determinata tecnica, la richiesta sarà ri-
rettilinei, di fronte alla Commissione – che petuta in italiano. In caso di incertezza, la
siede dal lato del kamiza – con il primo allievo tecnica stessa sarà spiegata dalla Commis-
chiamato alla sinistra della Commissione sione, se non addirittura mostrata, eseguita,
stessa e gli altri alla sua sinistra, nell’ordine da un allievo anziano, incaricato dalla Com-
di chiamata; lo schieramento degli esaminandi missione stessa. Quello che occorre dimo-
deve essere “centrato” rispetto al kamiza. strare sul tatami, infatti, è di saper essere
Rilassamento e concentrazione ad occhi chiu- Aikidō. Semplicemente.
si, za-rei (iniziale, collettivo, scambiato con il

Cerca il Costruttore
L’illuminazione ha dissolto l’ignoranza e, con essa, tutti gli spettri evocati dalla tenebrosa ca-
verna dell’egoistico IO. L’ignoranza è l’antitesi della conoscenza. Quando domina l’ignoranza, la
conoscenza è separata dall’azione, il conoscitore da ciò che è conosciuto e, in genere, si ha
sempre opposizione fra i due elementi. Solo l’AMORE li unisce.
Sandro, aikidoka

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Giuse Aikidō & Nihon

L A proposito di esami.
È interessante il pensiero di Yamada Yoshi- non si preoccupasse dei gradi, tuttavia, per
mitsu – dal 1957 allievo diretto (uchi deshi) ragioni commerciali, si aveva bisogno di un si-
del Fondatore – il quale, dopo aver constata- stema che promuovesse ed espandesse l’Arte
to come tutti noi ci troviamo immersi in un dell’Aikidō, creando un affare che permet-
ambiente (sociale, lavorativo ed anche fami- tesse di guadagnare denaro.»
liare) totalmente, perversamente concorren- Altrettanto illuminante è quanto, da sempre,
ziale, afferma quanto segue. avviene nei corsi del Maestro Sandro Peduz-
«(…) Prima di tutto eliminerei completamente zi, il quale rileva: «La prima cosa che spesso
i gradi all’interno del rango di cintura nera. ci viene chiesta (…) è: che grado sei? Effet-
Una volta che il praticante ha raggiunto la tivamente, mancando nell’Aikidō le cinture
cintura nera, non per esame ma per racco- colorate dei kyu, non è possibile identificare
mandazione del Maestro, non ci sarebbero il grado di una persona. Stessa domanda per
primi, secondi, terzi dan eccetera. Quando le cinture nere. (…) Per raggiungere il grado
qualcuno arriva alla cintura nera, tutti posso- di sho-mokuroku (cintura nera) occorre:
no rendersi conto di come migliori giorno do- - una pratica di cinque/sei anni, due/tre vol-
po giorno. (…) Invece di preoccuparsi d’otte- te la settimana, per 9/10 mesi l’anno;
nere un grado sempre maggiore, l’allievo si - dimostrare di aver maturato la capacità di
dedicherebbe alla propria evoluzione senza condividere con tutti le esperienze e gli inse-
aumentare il numero di dan. Questa misura gnamenti ricevuti;
non solo risulterebbe liberatoria per il prati- - praticare con sincero realismo, armonia
cante, ma distruggerebbe il sentimento di delle energie, intuizione dell’istante e disci-
concorrenza con gli altri. plinare continuamente corpo e mente;
(…) All’interno di ogni grado vi può essere un - capire che la tecnica non è uno strumento
allievo con un grande talento naturale per per acquisire il vero Aikidō e che la pratica
l’Arte ed una altro con meno capacità. C’è dev’essere globale.
dunque già una discrepanza. Ciò fa sì che il (…) La valutazione dell’aikidoka avviene in ba-
grado sia considerato come una sorta d’illu- se alla tecnica, alla moralità, alla capacità di
sione. (…) Se fosse il caso, il Maestro conce- trasmettere quanto appreso e di comprende-
derebbe agli allievi lo status di Fuku Shidoin re i bisogni, sia tecnici che psicologici, dei
(Aiutante Istruttore), poi quello di Shidoin compagni dei Dojo ed anche del suo compor-
(Istruttore) ed alla fine quello di Shihan tamento quotidiano (…).»
(Maestro). Credo che il fondatore dell’Aikidō

L’Aikidō è un’Arte in cui i principi dell’universo sono rivelati da Dio. Do è la Via


attraverso la quale Dio esprime la Sua volontà: ogni Do deve essere uno
con la volontà divina. Distaccandosene, non è più una Via.

L’Aikidō non è una tecnica per attaccare e sconfiggere un nemico: il suo segreto sta
nell’armonizzarsi con l’universo, nel farsi uno, cioè nel diventare parte dell’universo
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Giuse Aikidō & Nihon
stesso, raggiungere l’unità con l’universo. (…) Chi tenta di opporsi a me si oppone
all’universo, ne infrange l’armonia; perciò, quando un avversario mi assale, in quello
stesso istante è già sconfitto.

L’Aikidō si fonda sul principio della non-resistenza: poiché non c’è resistenza, ho
vinto prima di combattere. (…) Il vero Budo non conosce sconfitta: mai sconfitto si-
gnifica mai in combattimento. (…) L’apprendimento del Budo significa farsi
depositari dell’amore divino che, senza alcun errore, produce, protegge e coltiva tutte
le cose della natura…

Un buon condottiero non è bellicoso. Un buon combattente non è iracondo. Chi ben
vince i nemici non contende. Chi ben impiega gli uomini si pone al disotto di essi. Que-
sto si chiama “virtù del non contendere”. Questo si chiama “capacità di impiegare gli
uomini”. Questo si chiama “essere uguali al cielo”.
Lao Tzu, Il Libro del Tao (Tao Te Ching)

Nell’amore non esiste la discordia, l’amore non ha nemici.

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Giuse Aikidō & Nihon
PICCOLO DIZIONARIO ENCICLOPEDICO
L Cronologia: periodi storici del Giappone, fatti importanti.
I Giapponesi suddividono la storia del Paese in pe- alla morte dell’imperatore Konoe (1155), mentre
riodi, denominato ere (nengo) o epoche (jidai). Edo è il Periodo dello shogunato dei Tokugawa
Ogni era, normalmente, coincide con il regno di un nella città di Edo (1603-1867). Meiji (“Governo Il-
Imperatore e prende spesso un nome da questi luminato”) è l’era che comprende il regno dell’im-
scelto, mentre i regni successivi di differenti im- peratore Mutsuhito (1868-1912), mentre l’impe-
peratori fanno parte di un’epoca, così formando ratore Hirohito dà il nome Shôwa (“Pace Lumino-
un periodo storico. sa”) al proprio dominio, l’era che va dal 1926 al
L’epoca di Nara (o Periodo Nara o, semplicemente, 1989.
Nara), pertanto, è il periodo storico durante il Infine, il computo degli anni si esegue calcolando
quale la residenza imperiale è posta in Nara (dal quelli di regno, compiuti, di ciascun Imperatore,
710 al 784, ma la fine dell’epoca si fissa al 794). cosicché, ad esempio, il 1952 è denominato “26°
Heian è l’epoca che va dalla fondazione di Heian- anno Shôwa”: 1926 + 26 = 1952.
kyo (Kyoto, 794) da parte dell’imperatore Kammu

Preistoria

Periodo JOMON: ~ 7500-300 a.C. Altre fonti fanno risalire l’inizio del Periodo al 12.000 a.C. circa.
Cultura nomade, basata su caccia (paleolitico e mesolitico). Ceramiche con impressioni a corda; figurine
in terracotta (neolitico).
660 a.C. - Il giorno 11 febbraio, per la mitologia, è fondato l’Impero giapponese nello Yamato, per
opera di Jinmu (660-585 a.C.), discendente della dea del sole, Ama-terasu-oho-mi-kami.

Periodo YAYOI: ~ 300 a.C. -300 d.C.


Età degli antichi Clan (uji); titoli ereditari. Economia agricola, riso. Lavorazioni di bronzo e ferro: spade
e grandi campane. Lavorazione della ceramica usando la tecnica della ruota.
57 d.c. - Prima ambasceria alla Corte cinese (Dinastia Han orientale) degli isolani di Nu.
- Le tribù Yamato invadono il Giappone occidentale. Il Clan Mikoto evolve in regno.
~ 200 - L’imperatrice Jingo, secondo la tradizione, guida un’invasione della Corea.

Protostoria

Periodo KOFUN o YAMATO: 300-525.


Tombe megalitiche. Statuine (Haniwa) di varie forme, spesso rappresentanti guerrieri, sono sepolte
nelle tombe, unitamente ad armi di ferro (tra cui spade tsurugi).
~ 450 - Introduzione della scrittura cinese dalla Corea.

Storia

Periodo ASUKA: 525-645.


Influenza cino-coreana e introduzione del Buddismo. Riforma Taika.
538 - Prima introduzione del Buddismo, appoggiato dal Clan Soga. Il re coreano Syongmyong invia i
“Tre Tesori”, simboli del Buddismo, all’imperatore Senka (535-539): monaci, una selezione di
scritti dottrinali (sutra), una statua di Siddharta Gautama Shakyamuni, il Buddha.
- In Corea nasce e si espande il regno di Silla: il potere giapponese si attenua.
552 - L’imperatore Kimmei (539-571) favorisce l’espandersi del Buddismo.
585 - Scoppiano disordini all’inaugurazione della pagoda di Toyoura; provvedimenti contro il Buddi-

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Giuse Aikidō & Nihon
smo, che può essere praticato solo privatamente.
587 - Gli antibuddisti dei Clan Mononobe e Nakatomi sono sconfitti; inizia, con l’aiuto coreano, la
costruzione del tempio Hoko-ji (terminato nel 596).
594 - Il Buddismo, imposto dall’imperatrice Suiko (593-628), è proclamato religione di stato.
604 - È adottato il calendario cinese. La “Costituzione dei 17 Articoli” stabilisce, per la prima vol-
ta, il ruolo dell’Imperatore: pur essendo d’origine divina e l’autorità suprema, prende le sue
decisioni in accordo con i suoi ministri; i governatori, che amministrano le Province in suo no-
me, devono consultare gli altri funzionari, accettando le decisioni della maggioranza.
607 - Prima ambasceria in Cina.
645 - Riforma Taika: per consolidare, sul modello cinese, il potere centrale, tutte le terre diven-
tano di proprietà dell’Imperatore, che le distribuisce alle famiglie in base al numero dei loro
membri.

Periodo HAKUHO: 645-710.


Sconfitta in Corea. Il trono usurpato. Lo stato burocratico. Il codice Taiho.
663 - In Corea Silla, con l’appoggio della Dinastia cinese Tang, sconfigge i guerrieri giapponesi ed
annienta l’alleato Paekche. I Coreani usano magistralmente la lancia.
672 - Temmu (672-686) usurpa il trono imperiale.
702 - È promulgato il Codice Taiho: riforma della proprietà terriera e coscrizione obbligatoria.

Periodo NARA: 710-794.


Prima capitale. Forte influenza cinese (Dinastia Tang). Fioritura culturale nei monasteri buddisti.
710 - È costruita – sul modello della capitale cinese Chang’an (Xi’an) – Nara, la prima capitale
imperiale. La burocrazia è ormai improntata al modello cinese.
712-720 - Compilazione di Annali ufficiali (Kojiki), Gazzette (Fudoki) e Cronache (Nihonji).
740 - Fujiwara Hirotsugu si ribella contro l’influenza esercitata a Corte del monaco Gembo.
764 - Fujiwara Nakamaro è sconfitto ed il potere torna all’imperatrice Shotoku (764-770).
L’abate Dokyo è nominato primo ministro e tenta anche di ottenere l’investitura imperiale.
Nel 770, alla morte di Shotoku, sua amante, Dokyo è esiliato.
784 - La capitale è trasferita a Nagaoka.
794 - La capitale è trasferita a Heian-kyo (Kyoto), appena fondata.

Periodo HEIAN: 794-1156.


Età dei Nobili di Corte (Kuge, 794-1156), che definiscono se stessi “esseri sopra le nuvole” (kumo-no-
uebito); alle Dame è fatto divieto di imparare gli ideogrammi cinesi. Seconda capitale. Sette buddiste
esoteriche Tendai e Shingon. Cultura Fujiwara. “Imperatori in ritiro”.
801 - Tamuramaro Sakanoue sottomette le tribù indigene del nord (Ainu).
- Il potere imperiale decade. I capi del Clan Fujiwara si affermano come Reggenti (Sessho)
e Dittatori civili (Kampaku).
833-967 - Disordini, intrighi, lotte e rivolte: coinvolti Imperatori, Reggenti e Dittatori.
858 - Instaurata la Reggenza a Fujiwara (Reggenti Fujiwara: 890-1185).
935 - Insurrezione di Taira Masakado (giustiziato nel 940) nelle Province orientali.
XI sec. - Guerre nelle Province del Nord e dell’Est; Taira e Minamoto hanno la supremazia sulle ca-
sate guerriere. Nascono i “governi claustrali”: i sovrani abdicatari (joko) oppure entrati
negli ordini monastici (ho), dai loro ritiri influenzano gli affari pubblici.
1008 - Vede la luce il primo romanzo della storia, il Genji Monogatari, “Storia dei Genji”, scritto
dalla cortigiana Shikibu Murasaki.
1051-1062 - Prima Guerra dei 9 Anni. I Minamoto eliminano gli Abe dal settentrione dell’isola Honshu.
1083-1087 - Guerra dei Tre Anni: Minamoto Yoshiie elimina il Clan Kiyowara dal settentrione dell’isola
Honshu.

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Giuse Aikidō & Nihon
1086 - La Dinastia imperiale, di fatto, è esautorata (età degli “Imperatori in ritiro”).
1095 - I monaci guerrieri (Yamabushi) del Monte Hiei discendono una prima volta nella capitale,
Kyoto.

Periodo ROKUHARA: 1156-1185.


Dominio del Clan Taira. Età dei Baroni feudali e della Nobiltà militare (Buke): si protrae fino al 1868.
1156 - Taira Kiyomori, aristocratico provinciale, assume il controllo del Governo civile.
- Insurrezione Hogen a Kyoto.
1156-1158 - Guerra di Hogen. Taira Kiyomori annienta molti capi del Clan Minamoto.
1159-1160 - Insurrezione di Heiji a Kyoto e guerra. Supremazia assoluta dei Taira.
1170 - Primo seppuku documentato.
1180-1185 - Guerra Gempei tra Minamoto e Taira. Il Clan Taira, alla fine, è annientato.
1181 - Muore Taira Kiyomori.
1184 - Distruzione del Clan Taira a Dan-no-ura.

Periodo KAMAKURA (prefeudale): 1185-1333.


Primo shogunato. I Reggenti Hojo. Introduzione del Buddismo Zen e influenza Dinastia cinese Song. Ri-
petute, tentate invasioni mongole. Inizia l’ascesa dei samurai.
1192 - Minamoto-no-Yoritomo (muore nel 1192) si proclama Shogun; inizia lo shogunato (Baku-
fu) di Kamakura: il Governo militare convive con quello civile, formato dai cortigiani di
Kyoto.
1205 - Si afferma il Clan Hojo, il cui capo Famiglia, in nome dei giovani figli di Minamoto-no-
Yoritomo, s’arroga la dignità di Reggente (Shikken) dello shogunato.
1210-1333 - Supremazia dei Reggenti Hojo a Kamakura.
1215 - Dalla Cina arrivano il tè ed il Buddismo Zen.
1232 - È pubblicato il Joei Shikimoku, legge fondamentale del Paese.
1274 - Prima tentata invasione mongola. Si distinguono gli arcieri di Kamakura.
1281 - Seconda tentata invasione mongola, fallita grazie al “vento divino” (kamikaze), che
scompagina la flotta, ed al micidiale uso della naginata da parte dei Bushi contro la super-
stite cavalleria mongola.
1331-1336 - Guerra di Genko. L’imperatore Go-Daigo (1318-1339) tenta di governare direttamente.

Periodo ASHIKAGA (include, in parte, il Muromachi): 1336-1568.


Inizia l’era feudale: i capi dei Clan si liberano dalla tutela del potere centrale, cui devono un vassallag-
gio nominale. Secondo shogunato: gli Shogun Ashikaga. Le Due Corti.
1333 - Declino degli Hojo; cade Kamakura.
1336-1392 - Fine della reggenza Hojo. Go-Daigo (1318-1339) fugge a Yoshino ed un rivale occupa il
trono a Kyoto, protetto da Ashikaga Takauji, ribellatosi al legittimo sovrano. Tra la Corte
del Sud (Yoshino) e la Corte del Nord (Kyoto) c’è guerra civile (guerra Nambokucho).
1338 - Ashikaga Takauji (1308-1358) diventa Shogun, a Muromachi, Kyoto.
1339 - Sono pubblicati gli Jinno Shoto-ki, “Documenti della successione legittima dei sovrani di-
vini”.
1365-1372 - I Clan guerrieri si combattono nell’isola di Kyushu.
1392 - Le due corti sono riunificate a Kyoto.

Periodo MUROMACHI: 1392-1573.


Splendore culturale. “Periodo del Paese in Guerra” (sengoku jidai, 1467-1568). Le armi da fuoco. Il Cri-
stianesimo.
1467-1477 - Guerre di Onin; lotte continue in tutto il Paese (continuano fino al 1568).

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Giuse Aikidō & Nihon
1485 - Insurrezione contadina nella provincia di Yamashino.
1543 - Contatti con navigatori Portoghesi. Introduzione delle armi da fuoco.
1545 - Arrivano i primi missionari cristiani (Gesuiti portoghesi) e si diffonde il Cristianesimo.
1549-1551 - Apostolato di san Francesco Saverio (Francisco Xavier, muore nel 1551).
1568 - Oda Nobunaga occupa Kyoto, elimina i Clan avversari, distrugge i templi buddisti.
1573 - Oda Nobunaga depone Yoshiaki, ultimo Shogun Ashikaga, annientandone il Clan, e lotta
per ripristinare l’autorità dell’Imperatore. Fino al 1603 non ci sono altri Shogun.

Periodo MOMOYAMA: 1573-1603.


I grandi condottieri e i Dittatori. Unificazione nazionale. Repressione dei cristiani. I castelli.
1582-1598 - Supremazia di Toyotomi Hideyoshi, che diventa Dittatore e centralizza il potere. Nasce
il catasto delle terre.
1583 - Muore Oda Nobunaga.
1585 - Tre Daimyo convertiti al Cristianesimo (nel 1580, in Giappone, ci sono circa 150.000 cre-
denti, saliti al doppio nel 1600) inviano loro emissari a rendere omaggio a Papa Gregorio
XIII; i primi Giapponesi in Italia destano grande impressione e poca simpatia.
1587 - Contrasti fra missionari Gesuiti (portoghesi) e Francescani (spagnoli) forniscono il prete-
sto per l’interdizione alla loro opera (del Cristianesimo si dice che “è come l’amore ostinato
di una donna brutta”).
1588 - Toyotomi Hideyoshi unifica il Paese e disarma tutti Giapponesi (confisca delle katane, ka-
tana-gari) tranne i Bushi.
1589 - Il Governo è costretto a legalizzare la prostituzione, per regolamentarla.
1592 - Toyotomi Hideyoshi invade la Corea per la prima volta.
1596 - Repressione del Cristianesimo: 36 cristiani, in gran parte missionari francescani, sono
crocifissi.
1597 - Seconda invasione della Corea.
1598 - Muore Toyotomi Hideyoshi; cessa la repressione contro i cristiani.
1600 - Tokugawa Ieyasu, aiutato dai Fudai-Daimyo, i “Signori dell’interno”, sconfigge a Sekiga-
hara una coalizione d’altri Clan. I Toyotomi sono annientati.
1603 - Tokugawa Ieyasu è nominato Shogun ed inizia l’omonimo shogunato a Edo, odierna Tokyo.
Si sconsigliano le conversioni al Cristianesimo (al cattolicesimo, in particolare: Inglesi ed
Olandesi, protestanti, non evangelizzano, commerciano); nel 1605 i convertiti, comunque,
sono ben 750.000, il 4% dell’intera popolazione giapponese; il divieto di predicazione è ri-
badito nel 1612.

Periodo EDO o TOKUGAWA: 1603-1867.


Terzo shogunato: gli Shogun Tokugawa. La nuova capitale. La lunga pace. Il Paese si chiude su se stesso
e agli stranieri.
1614 - Il Cristianesimo – dottrina risultata assolutamente incompatibile con lo spirito Shinto – è
messo al bando e sono espulsi tutti i missionari (eccetto 35, datisi alla macchia). Il divieto,
che presto diventa persecuzione, non riguarda i mercanti olandesi: per salvare i propri
traffici, infatti, accettano di calpestare la croce.
1615 - Battaglia del Castello di Osaka, roccaforte del Clan Toyotomi; il Castello è distrutto. To-
kugawa Ieyasu promulga i Buke-sho hatto (Leggi delle Case Militari).
1617 - Sono uccisi 18 dei missionari clandestini e molti convertiti locali.
1622 - Oltre 100 cristiani sono uccisi: 22 sul rogo a Nagasaki, 6 arsi a fuoco lento ad Omura, gli
altri decapitati.
1623 - Con l’ex monaco buddista Simone Yempo ed un gesuita italiano, è bruciato vivo il france-
scano spagnolo Francisco Galvez, alla macchia dal 1614. Sul finire del secolo precedente,
per entrare nel Paese e farsi accettare dai suoi abitanti, s’è scurito la pelle, ritenendo i

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Giuse Aikidō & Nihon
giapponesi neri di carnagione. Le sue idee su quel popolo sono parecchio confuse e deve ri-
credersi molto in fretta.
1624 - Gli Spagnoli sono espulsi dal Paese.
1632 - Alcuni sacerdoti agostiniani spagnoli e portoghesi sbarcano clandestinamente a Nagasaki,
raggiunta con una nave cinese. Travestiti da mercanti, raggiungono le montagne dove, na-
scosti, stanno alcuni cristiani. Dopo due mesi, traditi dagli stessi marinai cinesi, sono cattu-
rati e rinchiusi in gabbie di tronchi. Gli unici due sopravvissuti ad un mese di torture, M.
Lumbreras e M. Sanchez, rifiutano ancora di calpestare la croce e sono bruciati vivi, a fuo-
co lento. Le loro ceneri sono disperse in mare.
1633-1636 - Regolamenti per il controllo delle classi sociali ed instaurare una severa politica d’isola-
mento. Il Paese è chiuso al resto del mondo, tranne limitati commerci a Nagasaki con mer-
canti olandesi e cinesi. Il Governatore di Nagasaki deve applicare i tre articoli d’un decreto
shogunale: 1) nessun vascello senza regolare licenza può lasciare il Giappone; 2) nessun sud-
dito giapponese può lasciare il territorio nazionale per recarsi in un paese straniero; 3) i
Giapponesi che ritorneranno in patria saranno giustiziati.
1637-1638 - Ribellione di Shimabara. Cinquantamila tra contadini e mercanti (famiglie comprese), cui
s’uniscono parecchi ronin, si rifugiano nel Castello di Hara, penisola di Shimabara. Molti so-
no i contadini (molti meno i samurai) che, convertiti al cattolicesimo, si ribellano alle perse-
cuzioni (in atto dal 1614), in nome della libertà religiosa e dell’uguaglianza degli uomini da-
vanti a Dio. È la prima volta che una insurrezione popolare avviene non per fame. L’assedio
dell’armata shogunale, forte d’oltre 100.000 uomini, dura mesi, nonostante le navi olandesi
bombardino dal mare per conto del Bakufu (mentre gli Spagnoli, intimoriti, non si muovono
dalle Filippine) e si conclude con un immane massacro.
1638 - A Nagasaki sono uccisi circa 37.000 cristiani.
1639 - I Portoghesi sono espulsi dal Paese. Tutti i porti sono chiusi agli stranieri, tranne Naga-
saki per Cinesi e Olandesi.
1640-1641 - Sono espulsi tutti gli stranieri, tranne una piccola Compagnia commerciale olandese, con-
finata a Nagasaki unitamente a mercanti cinesi.
1649 - L’intero Paese, in pratica, è isolato e “congelato”: nelle classi alte domina lo spirito re-
pressivo, in quelle basse la paura, su tutti pesa il potere shogunale, che monopolizza il
commercio estero e ricopre con lo sfarzo una fondamentale grettezza interiore.
1657 - Compilazione delle “Cronache Nazionali” (Dainihon-shi).
1662 - È proibito lo junshi, (“suicidio per seguire il proprio Signore nella morte”).
1670 - Compilazione della “Storia Generale del nostro Stato” (Honcho Tsugan).
1701-1702 - “Saga dei Quarantasette Ronin”.
1716-1751 - Lo Shogun Tokugawa Yoshimune tenta riforme sociali e fiscali.
1732-1786 - Periodo di grandi carestie, difficoltà economiche, catastrofi naturali e disordini sociali.
Lo Shinto rinasce e si favorisce il ritorno al culto del Tenno.
1772-1776 - Fallisce la politica riformista del ministro Tanuma Okitsugo.
1787 - Tentativi di riforme fiscali e sociali.
1790 - È soppressa ogni traccia di cultura eterodossa.
1791 - Compaiono, al largo delle coste, vascelli da guerra americani e russi.
1804 - Russia e America avanzano richieste per la riapertura dei porti.
1837 - Carestia, gravi disordini interni, rivolte per il riso.
1853 - Il Commodoro Perry, della marina da guerra degli Stati Uniti d’America, forza la baia di
Tokyo e vi entra per la prima volta.
1858 - Il Governo shogunale stipula i cosiddetti “Trattati Commerciali Ineguali”, che favoriscono
le pretese degli Occidentali.
1867 - Si dimette Tokugawa Yoshinobu, l’ultimo Shogun della Famiglia: il potere amministrativo

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Giuse Aikidō & Nihon
torna nelle mani dell’imperatore Mutsuhito.
1867-1868 - Restaurazione del potere imperiale; l’imperatore Mutsuhito (nato nel 1852, sale al trono il
31 gennaio 1867), porta la capitale da Kyoto a Edo, ribattezzata Tokyo e installa un Gover-
no di nuovo tipo, chiamato Meiji (“Governo Illuminato”).

Periodo CONTEMPORANEO: 1867-oggi.


Riforme accelerate, occidentalizzazione forzata. I samurai disarmati. Espansionismo ed imperialismo: la
“Grande Asia”. Le Guerre Mondiali e l’uso della prima bomba atomica. L’Imperatore diventa umano. La
“tigre asiatica”: ascesa e declino dell’economia.
Era Meiji: 1868-1912.
Le riforme e la modernizzazione. Le oligarchie e l’espansionismo.
1868-1870 - La carica di Shogun e le istituzioni feudali sono abolite. È formato un esercito di leva e si
introducono le tecnologie occidentali.
1869 - La nuova legalizzazione del Cristianesimo porta alla scoperta piccoli gruppi di cristiani,
detti “nascosti” o “segreti”, in clandestinità da oltre 250 anni!
1871 - Sono aboliti gli han (i domini individuali dei Daimyo), rimpiazzati dalle Prefetture, dipen-
denti dal Governo centrale. Per i samurai è reso facoltativo il porto della spada.
1872 - Il Buddismo è ufficialmente riconosciuto di pari importanza rispetto allo Shintoismo.
- Entra in funzione la prima linea ferroviaria, da Tokyo a Yokohama.
1873 - È varata la coscrizione obbligatoria: tutti i maschi di vent’anni (esclusi eredi, funzionari e
alcuni professionisti) sono iscritti alle liste di leva; il servizio militare attivo è di tre anni,
più altri sei nella riserva.
1874 - L’ex vice Ministro all’Educazione, Eto Shimpei, per protesta contro la politica governativa
in Corea organizza una sommossa nell’isola di Kyushu, alla testa di 2.000 samurai. Sconfit-
to, fugge nella provincia di Kagoshima e si unisce a Saigo Takamori, sostenitore dell’ideale
di un esercito formato da soli samurai e già Maresciallo di campo dell’Imperatore.
1876 - È proibito a tutti, militari esclusi, di portare armi, di qualsiasi tipo. I samurai sono uffi-
cialmente privati del simbolo della propria esistenza, la spada. A Kamamoto 200 di loro, or-
ganizzati nella “Lega Kami-Kaze”, assaltano la guarnigione imperiale armati proprio solo di
spade: quelli che non restano uccisi dal fuoco dei difensori si suicidano.
1877 - Insurrezione di Satsuma. Saigo Takamori (1827-1877) si ribella al Governo e guida 9.000
uomini – 7.000 dei quali samurai, allievi delle scuole private d’Arti Marziali da lui stesso or-
ganizzate nella penisola di Satsuma, nel sud di Kyushu – contro le truppe dell’armata impe-
riale, formata da “contadini-coscritti”. I ribelli utilizzano anche armi da fuoco e artiglieria,
ma sono sconfitti. Saigo, ultimo vero samurai, compie seppuku.
1889 - L’11 febbraio – dopo 15 anni di lavori di un’apposita commissione – è promulgata una Costi-
tuzione simile a quella tedesca. Le Famiglie aristocratiche si organizzano in Corporazioni
ed il Giappone cerca di acquisire nuovi mercati, anche attraverso un forte espansionismo
militare.
1890 - Entra in vigore la nuova Costituzione: sacro ed inviolabile, al di sopra delle parti, l’Impe-
ratore esercita il potere legislativo (d’intesa con la Dieta) e controlla la pubblica ammini-
strazione, stipula accordi internazionali, è comandante delle forze armate, dichiara la
guerra e stipula la pace.
1894-1905 - Guerre d’espansione contro: Cina (1894-95, è occupata Taiwan), Russia (1904-5, è occu-
pata la Manciuria meridionale) e Corea (occupata nel 1905; dal 1910 è colonia).
1912 - Muore l’imperatore Mutsuhito, amico delle arti e poeta, che ha riformato e modernizzato
il Giappone. Suo erede è Yoshihito (1912-1926), malato, sotto la reggenza del principe ere-
ditario Hirohito.
Era Taishô: 1913-1926
Occidentalizzazione accelerata; l’imperialismo.
1914-1918 - Il 15 agosto 1914 il Tenno, alleato della Gran Bretagna, dichiara guerra alla Germania: la

51
Giuse Aikidō & Nihon
Prima Guerra Mondiale (1° agosto 1914-11 novembre 1918, “Triplice Intesa” contro “Imperi
Centrali”) coinvolge l’Estremo Oriente.
- Il Giappone conquista il protettorato tedesco in Cina, dalla quale ottiene ulteriori e note-
voli concessioni politiche e commerciali.
Era Shôwa: 1926-1989
Le riforme. La “Grande Asia”, l’imperialismo e i conflitti.
1926 - Sale al trono l’imperatore Hirohito (1926-1989), Reggente dal 1912. Governa per 63 anni.
1929 - La “Grande Crisi” economica mondiale provoca una nuova ondata espansionista.
1931 - Prende avvio un impressionante programma di riarmo, terrestre e, soprattutto, navale.
1932 - In Manciuria è costituito uno stato satellite (Manciukuo) e non vengono resi i territori ex
germanici ricevuti in mandato.
- Il Giappone esce dalla Società delle Nazioni e adotta ufficialmente il nome di Nihon (o
Nippon), lettura giapponese del termine cinese Jihpûn, abbreviazione di Jihpûnkuo: paese
(kuo) del sole (jin) levante (pûn).
1932-1945 - In Manciuria, a Pingfan e Beiyinhe, nei pressi di Harbin, sotto la direzione di Ishii Shiro
sono sviluppate ricerche di avanguardia sulla guerra batteriologica. Le sperimentazioni si
compiono in vivo sugli oppositori e sui prigionieri, di guerra e non, cinesi ed anche russi ed
occidentali; i contagiati (con agenti patogeni di peste bubbonica, tifo, colera, antrace),
spesso vivisezionati, sono eliminati e “smaltiti” in forni crematori. Si calcola in 500.000 il
numero complessivo delle vittime.
1936 - È firmato il “Patto anti-Comintern” con la Germania, in funzione antisovietica.
1937 - È invasa e largamente conquistata la Cina.
1941-1942 - A Pearl Harbor, il 7 dicembre ‘41, la flotta USA è quasi completamente distrutta da un
attacco aereo preventivo, (quasi) di sorpresa: il Giappone entra nella Seconda Guerra Mon-
diale e, con la parola d’ordine "l’Asia agli asiatici", riesce rapidamente a occupare gran par-
te dell’Asia sud-orientale e del Pacifico.
1942-1945 - Le forze armate giapponesi ripiegano su tutti i fronti di guerra. Il bombardamento ato-
mico di Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945), in pratica, pone fine alla guerra.
- Il 2 settembre 1945 il Giappone capitola senza condizioni – anche all’Unione Sovietica,
che gli dichiara guerra l’8 agosto, dopo aver invaso la Manciuria – e fino al 1952 è sottopo-
sto al regime d’occupazione militare statunitense. I morti giapponesi superano i 3 milioni.
1945-1950 - Governo militare, retto dal generale Mac Arthur: democratizzazione e ridistribuzione
della proprietà terriera.
- Riparazioni di guerra, rientro di prigionieri ed arrivo di profughi dalla Corea. È proibito
l’insegnamento delle Arti Marziali tradizionali, tranne il Karate.
1946 - Il 1° gennaio l’Imperatore, durante una solenne cerimonia pubblica, smentisce le proprie
origini divine e si “umanizza”. È ratificata una nuova Costituzione, che impone: radicale ta-
glio alle spese militari; ripudio della guerra e creazione di forze armate unicamente con
compiti di “autodifesa”; sovranità al popolo; parità fra i sessi.
1947 - Il 3 maggio entra in vigore la nuova Costituzione. All’Imperatore è attribuita una funzio-
ne meramente rappresentativa e cerimoniale: è il simbolo dello Stato e dell’unità del popo-
lo. Il Governo risponde al Parlamento, elettivo.
1951 - Pace di San Francisco; trattato militare con gli Stati Uniti d’America; tutti i territori ac-
quisiti dal 1854 sono perduti.
1954-1955 - Aumenta la popolazione e l’export, nonostante la mancanza di materie prime. Riforme
amministrative. Parziale riarmo.
1956 - Riprendono le relazioni diplomatiche con l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche,
ma non si risolve la questione delle isole Curili meridionali.
1968 - Il Giappone è la terza potenza industriale del mondo
1972 - Okinawa è restituita dagli Stati Uniti al Giappone, tranne le basi militari.

52
Giuse Aikidō & Nihon
1974 - Nelle Filippine si arrende l’ultimo soldato dell’Esercito Imperiale, rifugiatosi nella fore-
sta, con alcuni commilitoni, ai tempi della liberazione dell’arcipelago da parte degli USA.
1978 - Ad agosto è firmato il trattato di pace e amicizia con la Cina.
1987 - Guerra commerciale con gli USA per disaccordi sull’esportazione di prodotti elettronici.
Il 27 agosto è lanciato il primo vettore spaziale, capace di porre in orbita piccoli satelliti.
1989 - Il 7 gennaio, ad 87 anni, muore l’imperatore Hirohito: nato nel 1901, è sul trono dal 1926.
Era Heisei: dal 1989
Gas nervino nel metrò. Crisi economica, recessione, fragilità del sistema bancario. Incidente nucleare.
1989 - Sale al trono l’imperatore Akihito.
1995 - Il 20 marzo ha luogo il primo vero e documentato attacco terroristico con armi di distru-
zione di massa: adepti della setta Aum Shinrikyo immettono gas nervino (Sarin) nelle me-
tropolitane di Tokyo e di Matsumoto.
1998 - La crisi economica mondiale coinvolge anche il Giappone, il cui mercato interno è sempre,
tradizionalmente, chiuso. Recessione e svalutazione dello yen.
1999 - Grave incidente nella centrale nucleare di Tokaimura, nei pressi di Tokyo. Il Giappone di-
pende in larga misura dalle centrali nucleari per la produzione di energia elettrica.
2001 - Il 1° dicembre nasce la figlia del principe ereditario Naruhito e di Owada Masako; riceve i
nomi di Toshi-no-miya (Principessa del Rispetto) ed Aiko (Figlia dell’Amore). Per la vigente
Costituzione – malgrado sia la primogenita dell’erede al trono e nonostante le otto impera-
trici del passato – è esclusa dalla successione al trono.
2006 - Il 6 settembre nasce il terzogenito del principe Akishino, fratello minore di Naruhito.
Primo maschio nella Casa imperiale dopo quarant’anni, è l’erede designato al trono, dopo lo
zio Naruhito. Gli viene imposto il nome di Hisahito, auspicio di “lunga e serena esistenza” ed
il simbolo scelto per lui è il pino cinese, metafora di una crescita sana e robusta.

[si veda anche la voce “Cronologie. Imperatori e Imperatrici giapponesi; Shogun”, nella Terza Parte].

L Antiche arti da guerra.

Con il termine Bugei s’indica l’insieme delle quanta. Di seguito sono elencate le principali, in
“Arti da Guerra” giapponesi, che possono preve- ordine alfabetico.
dere o no l’uso delle armi. Le Arti con armi posso- La solita avvertenza legata alla lingua giapponese:
no essere “maggiori” (con arco, lancia, spada; e- secondo le diverse fonti, possiamo trovare il nome
quitazione; nuoto), “minori” (uso di ventaglio, ba- della medesima Arte anche trascritto con i carat-
stone, jitte) o “collaterali” (utilizzo di catene od teri separati (Kusari Gama Jutsu o Kusarigama
altri arnesi; arti “occulte”). Il numero delle prin- Jutsu, Iai Jutsu) o uniti da trattino (Kusari-
cipali, denominate Kakuto Bugei, “Arti Marziali”, gama-jutsu o Kusarigama-jutsu, Iai-jutsu) piutto-
varia secondo gli esperti: da diciotto a più di cin- sto che insieme (Kusarigamajutsu, Iaijutsu).

Ba-jutsu - Equitazione militare


Bo-jutsu - Scherma (tecniche) con il bastone lungo
Chigiriki-jutsu - Uso di palla di ferro, collegata con catena ad un lungo manico
Chikujo-jutsu - Tecniche di fortificazione
Fukihari - Tecniche di lancio con la bocca di piccoli aghi
Gekikan-jutsu - Uso di catena con palla di ferro
Genkotsu - Tecniche di attacco ai punti vitali
Hayagake-jutsu - Tecniche per aumentare la velocità in marcia e corsa
Hojo-jutsu - Arte di legare il nemico

53
Giuse Aikidō & Nihon
Ho-jutsu - Uso delle armi da fuoco
Iai-jutsu - Arte di estrarre la spada e colpire
Jitte-jutsu (o Jitte) - Uso del bastone (o mazza) di ferro
Jo-jutsu - Scherma (tecniche) con il bastone medio
Ju-jutsu - Lotta senza armi o con il loro minimo uso
Karumi-jutsu - Tecniche per rendersi leggeri (salto, arrampicata, schivare colpi)
Ken-jutsu - Scherma (combattimento) con la spada (o le spade)
Kumi-uchi - Lotta senz’armi ma con armatura
Kusari-jutsu - Uso di catena
Kusarigama-jutsu - Uso di falcetto e palla di ferro, collegati con catena
Kyu-jutsu - Tiro con l’arco da guerra
Naginata-jutsu - Scherma (combattimento) con l’alabarda (lancia a lama curva)
Noroshi-jutsu - Tecniche di segnalazione con il fuoco
Sasumata-jutsu - Uso del bastone forcuto per bloccare il nemico
Senjo-jutsu - Arte di disporre le truppe in battaglia
Shinobi-jutsu - Arte dell’inganno, del travestimento
Shuriken-jutsu - Tecniche di lancio di affilate, piccole armi
Sodegarami-jutsu - Uso di un’asta appuntita per disarcionare
So-jutsu - Scherma (combattimento) con l’alabarda
Suiei-jutsu - Tecniche per combattere in acqua indossando l’ armatura
Suijohoko-jutsu - Tecniche per attraversare i corsi d’acqua
Sumo (o Sumai) - Lotta senz’armi né armatura
Tam-bo Jutsu - Scherma (tecniche) con il bastone corto
Tanto-jutsu - Scherma (combattimento) con il pugnale
Tessen-jutsu - Uso del ventaglio di ferro
Tetsubo-jutsu - Uso di una sbarra di ferro lunga
Uchi-ne Jutsu - Lancio di frecce con le mani
Yari-jutsu - Scherma (combattimento) la lancia a lama dritta

A queste potrebbero aggiungersene altre, qua- 2.2. Suiei-jutsu, Suijohoko-jutsu e Tachi oyo-
li Joba-jutsu o Yabusame (tiro con l’arco da caval- gi (nuoto).
lo); Tachi oyogi (nuoto con armi e armatura); Nin- 3. La pratica del combattimento a corpo a corpo
jutsu (tecniche, normalmente segrete e traman- senz’armi, nelle sue tre grandi specialità:
date oralmente, patrimonio dei Ninja) eccetera. 3.1. Kempo, Karate e Atemi waza (tecniche di
Shige Taka Minatsu, nel suo “Storia delle Arti percossa);
Marziali” (1714), elenca – oltre alle danze rituali, 3.2. Sumo (tecniche di forza contro forza) e
che ogni samurai deve conoscere – le otto Arti Ju-jutsu (tecniche di non-resistenza
Marziali nelle quali egli doveva eccellere. Esse so- contro forza);
no: 3.3. Kappo (metodo di trattamento dei trau-
1. Il maneggio di tre specie d’armi: mi).
1.1. armi da impugnare – Ken-jutsu (scherma
con la sciabola impugnata a due mani) e NOTA. Nel linguaggio colloquiale, il complesso
Tanto-jutsu (uso del pugnale); delle Arti Marziali giapponesi è chiamato “Arti
1.2. armi maneggiate a distanza – So-jutsu, Marziali samurai” mentre, in effetti, sarebbe
Yari-jutsu e Naginata-jutsu (scherma con forse più giusto definirle, con particolare riferi-
alabarda, lancia a lama dritta e curva); mento al Periodo Edo, “anti-Samurai”! Il predomi-
1.3. armi da getto – Kyu-jutsu (tiro con l’ar- nio dei Buke nella società ha l’effetto, tra gli al-
co). tri, di impedire a chiunque di portare armi, tranne
2. L’allenamento in due discipline fondamentali: che ai samurai, ovviamente.
2.1. Ba-jutsu (equitazione militare); Un uomo comune, forse, può non temere molto
l’altezzoso ex guerriero trasformato in burocra-

54
Giuse Aikidō & Nihon
te, spesso bloccato ad una scrivania, che magari si te) quelle Arti Marziali che utilizzano sia le tecni-
pavoneggia con antiche spade (se già non le ha che a mani nude (p. es. Karate, Sumo, Ju-jutsu)
vendute o impegnate!). Altra faccenda è trovarsi sia l’uso di comuni oggetti e/o attrezzi (per e-
ad affrontare un Ronin affamato, disperato (e al- sempio Kusarigama-jutsu, Jo-jutsu, Sasumata-
lenato) oppure un brigante. Da questo pericolo re- jutsu).
ale nascono (o, meglio, si sviluppano maggiormen-

L Tabelle comparative per misure e monete (dal secolo XII al secolo XVI).
o Misure di lunghezza.
1 Rin = 0,303 mm. 1 Jo (10 Shaku) = 3,0303 m.
1 Bu (10 Rin) = 3,0303 mm. 1 Cho (60 Ken): - a Edo = 105,42 m.
1 Sun (10 Bu) = 3,0303 cm. - a Nagoya = 109,08 m.
1 Shaku (10 Sun) = 30,303 cm. - a Kyoto = 114,48 m.
1 Ken (6 Shaku): - a Edo = 1,757 m. 1 Ri (36 Cho): - a Edo = 3,7951 km.
- a Nagoya = 1,818 m. - a Nagoya = 3,9268 km.
- a Kyoto = 1,908 m. - a Kyoto = 4,1212 km.
Per i tessuti Per i terreni
1 Tan - da 25 a 30 Shaku (varia secondo le Regioni)
1 Kujira-shaku = 1 Shaku più ¼ 1 Cho (60 Ken) - da 105,42 a 109,08 m.
1 Kiki = 2 Tan 1 Ri (36 Cho) - da 3,9 a 4,3 km.

o Misure di superficie. 1 Tsubo (o Bu) = 1 Ken quadrato = circa 3,35 m2


1 Se = 30 Tsubo = circa 1 ara
1 Tan = 10 Se = circa 10 are
1 Cho (60x50 ken) = 10 Tan = circa 1 ettaro
1 Ri quadrato = 36 Cho quadrati = circa 16 km2

o Misure di capacità.
1 Shaku = 1,8 centilitri 1 Sho (10 Go) = 1,8 litri 1 Koku (10 To) = 180 litri
1 Go (10 Shaku) = 1,8 decilitri 1 To (10 Sho) = 18 litri 1 Hyo (4 Koku) = 720 litri

o Misure di peso. 1 Momme = 3,75 grammi


1 Kin da 100 a 180 Momme, secondo le Regioni
1 Kan (1000 Momme) = 3,75 chilogrammi

o Grandezze Wado-kaiho dal 708 al 958 moneta di rame (talvolta d’argento o


monetarie. d’oro), coniata in Giappone
Mon (Sen, in cinese) dal 958 importate dalla Cina
Kan al 1587/91 moneta da 1.000 Mon
Monete giapponesi 1587 Tensho Tsuho: argento e oro
1592 Bunroku Tsuho: argento
1606 Keicho Tsuho: argento

L’Aikidō è una purificazione del corpo e dell’anima.


Praticare è sgrassare il corpo e l’anima.
55
Giuse Aikidō & Nihon

L Note per la consultazione.


Le voci, riportate in ordine alfabetico, si rife- poco di più”. Nella medesima sezione sono altresì
riscono sia all’Aikidō sia (molto “in sedicesimo”, illustrati concetti e termini che, sia pure non ci-
per così dire) al Giappone, soprattutto antico, con tati in precedenza, sono comunque attinenti o
la sua storia e cultura, le Arti e Discipline Mar- correlati all’opera nel suo complesso.
ziali, i personaggi illustri, i miti, le armi caratteri- Per i misteri della lingua giapponese [si veda
stiche. anche la voce “GIAPPONESE”, nella Terza Parte
Questo, con tutta evidenza, non è un dizionario dell’opera] e della traslitterazione nel nostro i-
nippo–italiano, pur se cita numerosi lemmi di que- dioma, potrebbe accadere di trovare grafie non
sta lingua; per altrettanto evidenti ragioni di op- identiche per i medesimi termini: le sillabe che
portunità, quando si parla d’Arti Marziali, sono ri- compongono questo linguaggio, infatti, possono
portati quasi unicamente i nomi di tecniche o po- essere separate, tutte unite, alcune unite ed al-
sizioni del solo Aikidō o con questa Disciplina at- tre no, unite da trattini. Ad esempio la “Cerimonia
tinenti, connessi o comuni. Nei casi relativi ad al- del Tè” si può trascrivere “Cha-no-yu” oppure
tre Discipline Marziali, il fatto è specificato. “Chanoyu” ed anche “Cha no Yu”. Lo stesso vale in
Le parole “virgolettate” che seguono una voce molti altri casi, ad esempio: “O Sensei” – “O-
giapponese ne sono la traduzione, letterale (so- Sensei”, “Kara-te” – “Karate” “Tan-to” – “Tanto”.
prattutto) od informale. Negli altri casi, invece, Lo stesso dicasi per “Shiho Nage” – “Shi-ho Nage”
pongono l’accento su concetti o rimarcano un par- – “Shi-ho-nage” – “Shi Ho Nage” – “Shihonage”,
ticolare valore del termine illustrato. “Kata Te Tori” – “Katate Tori” – “Katate-tori” e
Quando ricorre nella descrizione d’altre voci, così via. Pure lo stesso Aikidō si può trovare an-
ogni lemma è riportato in CARATTERE MAIUSCOLET- che nelle forme “Aiki-dō” – “Aiki Dō” – “Ai Ki Dō”.
TO, come rimando ed invito alla lettura. Ho cercato, nei limiti del possibile (e miei propri!),
In carattere corsivo sono indicati termini spe- di mantenere un’identica grafia per i medesimi
cifici oppure nomi propri (di persone, località, og- termini
getti…) non comunemente noti e che, seppure ri- Un’ultima considerazione (e non per importan-
correnti, non sono ulteriormente approfonditi. za!), legata proprio alla traslitterazione. Sono e-
Il CARATTERE MAIUSCOLETTO CORSIVO evidenzia, lencati numerosi lemmi dal molteplice significato.
quando ricorrono per la prima volta, quei vocaboli, Questo perché la medesima pronuncia – quindi,
al singolare o al plurale che siano, specificatamen- per noi, un’identica scrittura “romanizzata” – ac-
te tecnici – piuttosto che di cultura (od anche in- comuna ideogrammi che hanno significato anche
teresse) generale – la cui spiegazione è proposta molto diverso tra loro.
nella Terza Parte dell’opera, “Per approfondire un

Dopo anni di allenamento e disciplina, uno deve dimenticare tutto quello


che ha imparato. Lasciati andare e le tecniche verranno a te liberamente.
Yagyu Tajima-no-Kami Munenori
(1571-1647) Samurai, Maestro Zen e di Ken-jutsu, nell’opera Hei-Ho-Kaden-Sho.

L’ Aikidō è l’Arte della difesa, indicata ai più deboli, ai più fragili, perché sfrutta la
forza, l’energia dell’avversario
(…) ed aiuta tutte le persone, perché infonde sicurezza ed equilibrio.
Wakabayashi Keiko
Allieva di Ueshiba Kisshomaru; Maestra di Aikidō, Ju-jutsu, spada, lancia, bastone.

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Giuse Aikidō & Nihon
- A -
ABASHIRI. – Città nel nord dell’isola di Hokkai- anno ABE-NO-YASUNA s’innamora di Kozunoha, una
do. Vi è sepolto TAKEDA SOKAKU MINAMOTO-NO- bellissima donna, che gli da un figlio, ABE-NO-
MASAYOSHI ed è sede della Palestra Centrale SEIMEI, ma muore subito dopo. Tre giorni più tar-
(HONBU DOJO) del DAITO RYU AIKI-JUTSU, il DAI- di, Kozunoha gli appare in sogno e lo consola, di-
TOKAN. cendogli di non piangerla, perchè è la volpe da lui
ABE. – Antica e potente Famiglia di FUDAI- salvata.
DAIMYO originaria di Mikawa. Il capostipite è Ma- ABUMI. – “Staffa”. È di forma caratteristica,
sakatsu (1541-1600), vassallo di TOKUGAWA IEYA- normalmente realizzata in legno con struttura
SU. Nel 1710 la rendita del ramo principale del metallica o totalmente in ferro, laccata e intar-
Clan, il cui feudo (HAN) è a Fukuyama, ammonta a siata d’argento. Prima del IV secolo è chiusa, a
110.000 KOKU di riso; il ramo cadetto, residente a forma di scarpa; in seguito, fino alla fine del Pe-
Shirakawa, ha una rendita di 100.000 KOKU. riodo EDO (o TOKUGAWA, 1603-1867), è costituita
ABE RYU. – È la scuola di KENDO tradizionale più da un largo predellino, su cui poggia tutto il piede,
antica ancora in attività. Le sue tecniche discen- con forma simile al profilo di un cigno. Talvolta un
dono direttamente dal KEN-JUTSU praticato, an- foro svolge le funzioni di YARI-ATE.
cora nel secolo XVII, dal Clan ABE. Anche ABE ABURA-NO-KO-JI. – Famiglia di Nobili di Corte
TATE RYU. (KUGE), discendenti dai FUJIWARA.
ABE SEISEKI – (1915-…) Maestro di SHODO ed AGATA. – Divinità con tempio ad U-ji: è invocata
allievo di UESHIBA MORIHEI cui, negli ultimi anni di per la guarigione dalle malattie veneree.
vita del Fondatore insegna l’Arte della Calligrafia. AGE. – “Sollevare”. Significa anche “dal basso in
Da O-SENSEI ottiene, verbalmente, il 10° DAN. alto”.
ABE TADASHI. – (1920-1984) UCHI DESHI di O- AGURA. – “Sedere” in maniera non protocollare,
SENSEI. Nella seconda metà degli anni ’50 abita in con le gambe incrociate oppure distese davanti. Il
Francia ed introduce l’AIKIDŌ in Europa. modo formale di sedere è in SEIZA.
ABE TATE RYU. – Si veda ABE RYU. AGURA-SO-KATSU. – “Procedimento seduto”.
ABE-NO-NAKAMARO. – Uno dei 36 celebri po- Tecnica integrale di rianimazione (SO-KUATSU),
eti dell’antichità. Nel 716 è inviato in Cina per che si applica al soggetto in posizione seduta.
scoprire i segreti del calendario lì in uso, ma, vit- AI. – Il carattere significa “unione”, “armonia” ed
tima di un naufragio sulla via del ritorno, non rie- anche “incontrare”, “essere in armonia”. È parola
sce a tornare in Giappone. Muore nel 770, mentre che compare, da sola o composta, in molti termini
è al servizio dell’Imperatore cinese (Dinastia tecnici dell’AIKIDŌ, oltre che nel nome stesso del-
Tang). la Disciplina, ed esprime un concetto che fa parte
ABE-NO-SADATO. – (1019-1062) Guerriero della cultura e della filosofia giapponese. È la
famoso soprattutto per la statura: a 33 anni, si forza vitale che governa l’universo e che lo man-
dice, è alto 2 metri e 50 centimetri! Combatte tiene in armonia, secondo movimenti sempre cir-
sotto Minamoto-no-Yoriyoshi contro l’imperatore colari, mai attraverso linee rette. Negli ultimi an-
Go-Reizei (1045 - 1068) e trova la morte nella ni, UESHIBA MORIHEI usa questo termine sia per
battaglia di Tori-umi. “armonia” sia per “amore”.
ABE-NO-SEIMEI. – (…-1005) Eroe-mago della – “Amore”. Stessa pronuncia, diverso ideo-
mitologia giapponese, dotato di poteri sovranna- gramma.
turali; è anche un celebre astrologo e guaritore – “Simmetrico”, “uguale”.
alla Corte imperiale. AI HANMI. – “Posizione simmetrica”. È una delle
Discendente di ABE-NO-NAKAMARO, è figlio del posizioni reciproche iniziali: TORI ed AITE sono in
poeta ABE-NO-YASUNA e della donna-volpe Kozu- posizione simmetrica, entrambi con il medesimo
noha. piede avanzato (destro o sinistro per ambedue).
ABE-NO-YASUNA. – Eroe-poeta della mitologia La posizione “speculare” è detta GYAKU HANMI.
giapponese. Un giorno, mentre passeggia nel giar- AI KAMAE. – “Guardia uguale”. “Posizione di
dino di un tempio, declamando poesie, salva una combattimento”. Posizione naturale di guardia.
volpe bianca, braccata da un gruppo di nobili, na- Prima di eseguire una tecnica, TORI e per AITE
scondendola tra le pieghe del KIMONO. Dopo un hanno la medesima posizione: uno di fronte all’al-

57
Giuse Aikidō & Nihon
tro, un piede avanti (destro, MIGI; sinistro, HIDA- disegnate da Kunigoshi Takako), e BUDO, pubblica-
RI), il medesimo, per entrambi. Anche AI-GAMAE. to nel 1938 (50 tecniche, 119 fotografie).
AI UCHI. – Indica un’azione simultanea. Due Prima del 1942, tuttavia, il metodo di UESHIBA
combattenti, nel medesimo tempo, eseguono si- MORIHEI è conosciuto anche con altri nomi: Kobu-
multaneamente la stessa tecnica. kan Aiki-budo, Ueshiba Ryu Ju-jutsu, Tenshin Ai-
AI-GAMAE. – Si veda AI KAMAE. ki-budo.
AIIRE. – “Finestra”. AIKI KAISO. – “Il Fondatore” dell’AIKIDŌ, UE-
AIIRE-SO-KUATSU. – È un KUATSU ad azione SHIBA MORIHEI.
globale, che richiede l’intervento di due operato- AIKI NAGE. – “Proiezione AIKI”. Tecnica-base di
ri, praticato su di un paziente sdraiato supino. [si proiezione (KIHON NAGE WAZA). TORI proietta AITE
veda SO-KUATSU]. dopo aver unito l’energia di entrambi.
AIKI. – “Armonia del KI”. “Unione degli spiriti”. AIKI OTOSHI. – “Caduta AIKI”. La caduta di AI-
È uno dei più importanti “fattori interni” TE è laterale.
dell’AIKIDŌ, unitamente a KI-NO-NAGARE, KI-NO- AIKI UNDO. – È l’insieme degli esercizi fisici
MUSUBI (che gli assomiglia) e KOKYU HO. specializzati preparatori dell’AIKIDŌ. Si veda AI-
AIKI è l’espressione statica del KIAI: tutta la for- KITAISO.
za, l’ENERGIA, è concentrata nell’HARA, lo spirito è AIKIDŌ. – “La Via dell’Armonia”. È il cammino
quindi libero e in guardia. (DO) per giungere ad armonizzare (AI) la propria
AIKI è l’attitudine, morale e spirituale, acquisita energia vitale (KI) con quella cosmica. “Via dell’ar-
con l’allenamento, che consente di vincere prima monia con l’universo”. È la Via per l’AIKI.
di (e senza) combattere. Per come la conosciamo e come universalmente
TAKEDA SOKAKU MINAMOTO-NO-MASAYOSHI, uno praticata, è un’ARTE MARZIALE appartenente al
dei Maestri di UESHIBA MORIHEI, gli dice: «Se c’è BUDO moderno, sviluppata dal MAESTRO UESHIBA
una qualsiasi riserva, una piccola esitazione, anche MORIHEI (1881-1969) all’inizio degli anni Venti del
un abile praticante può essere sconfitto. Ascolta 1900. Il primo DOJO a Tokyo (di 80 TATAMI), a-
il suono senza suono, guarda la forma senza for- perto nell’aprile 1931, è il KOBUKAN, dove O-
ma. Con un’occhiata controlla l’avversario e ottieni SENSEI insegna la sua Arte Marziale, ancora AIKI
la vittoria senza combattimento. Questo è il si- BUDO, e la propria filosofia di vita.
gnificato interno dell’Aiki». Nel 1942 l’AIKI BUDO è riconosciuto dal DAI NI-
Per realizzare l’AIKI, vale a dire l’unione (AI) di HON BUTOKUKAI (“Associazione per lo Sviluppo
tutto quanto costituisce l’energia vitale (KI) in un delle Virtù Marziali del grande Giappone”) quale
individuo, occorre praticare le tecniche per armo- forma di moderno JU-JUTSU, unendosi così a JU-
nizzare CORPO, mente e spirito. DO, KENDO, KYUDO ed alle altre Arti Marziali mo-
– È il contegno, fisico e morale, che rispec- derne. Questo data è presa come quella ufficiale
chia l’unità di corpo, mente, spirito e, con questo di inizio dell’AIKIDŌ contemporaneo, anche perché
significato, è termine d’uso antico nelle Arti Mar- lo stesso AIKI KAISO così decide di chiamare la
ziali. sua Arte [si veda alla fine della presente voce].
AIKI BUDO. – Denominazione usata da UESHIBA Nel 1945 nasce l’Associazione AIKIKAI, che pren-
MORIHEI, dal 1932 al 1942, per la sua Arte. È il de questo nome nel febbraio del 1948, dopo il pe-
periodo dell’AIKIDŌ “duro”, aggressivo, caratte- riodo di bando delle Arti Marziali imposto dalle
rizzato da forza muscolare, tecniche penetranti, forze militari d’occupazione.
ATEMI sui punti vitali. Le proiezioni sono secche e L’AIKIDŌ è una Disciplina Marziale a pieno titolo,
violente, leve e trazioni lussano e disarticolano. Lo ispirata com’è non solo a JU-JUTSU (flessibilità),
studio è concentrato, per quanto riguarda le armi, KEN-JUTSU (spostamenti, TAI SABAKI, e tecniche
su SPADA, LANCIA e BAIONETTA. Le sfide di prati- di scherma), SO-JUTSU (“Arte dell’IRIMI”), ed AI-
canti d’altre Arti Marziali sono continue, seppure KI-JUTSU e JU-JUTSU (numerose tecniche di base,
non rivolte mai – per timore della sua reputazione leve e proiezioni), ma anche allo JO-JUTSU. In più,
– ad O-SENSEI, ma ai suoi assistenti. è del tutto evidente la dimensione spirituale
Le tecniche insegnate da UESHIBA MORIHEI in dell’AIKIDŌ, che si propone come una visione della
questo periodo sono ben evidenziate nei manuali vita basata sull’AIKI e sull’armonia con il creato.
BUDO RENSHU, del 1933 (211 tecniche, con tavole Tale dimensione deriva dalla ricerca personale,
religiosa e filosofica, del Fondatore, di volta in

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Giuse Aikidō & Nihon
volta seguace o studioso di SHINTO, Buddismo equilibrio e giungere ad uno stato di vigilanza
ZEN e SHINGON, OMOTO-KYO. Due, comunque, sono permanente ed intuizione immediata (SEN-NO-
gli elementi distintivi dell’AIKIDŌ, rispetto a tutte SEN).
le altre Arti e Discipline Marziali ed alle attività Coordinamento totale, equilibrio, SEN-NO-SEN, HI-
sportive: SHIRYO: la fusione di questi elementi da luogo alla
1. le tecniche non sono legate a forme o regole perfetta esecuzione delle tecniche sul TATAMI ed
rigide, ma sono mutevoli perché “vive”, nel senso al pieno controllo di noi stessi, delle nostre azioni,
che vivono con il praticante e cambiano con la sua dell’ambiente che ci circonda nella vita quotidiana.
maturazione spirituale e fisica; ① Le tecniche, in AIKIDŌ, consistono nella corretta
2. non esistono competizioni. e armonica applicazione di tutto ciò che concorre
L’AIKIDŌ è anche diventato un metodo di autodi- a rendere inoffensivo un ATTACCO, ma la loro ese-
fesa, soprattutto a mani nude, contro uno o più cuzione non è lo scopo della pratica dell’AIKIDŌ,
avversari, armati o meno, metodo che utilizza il perché esse sono soltanto uno strumento, un
KIME d’antica memoria, un TAI SABAKI perfeziona- mezzo.
to, la conoscenza dell’anatomia umana e la rapidità Sono il mezzo che consente all’AIKIDOKA di scio-
nell’esecuzione delle tecniche. gliersi della rigidità psicofisica e di respirare in
La profonda religiosità del Maestro UESHIBA MO- sintonia con il movimento, correttamente e natu-
RIHEI si esprime anche nella sua Disciplina: egli, ralmente; sono lo strumento per rilassare l’anima
infatti, vuole che il praticante si armonizzi non e focalizzare nel SEIKA TANDEN il proprio equili-
solo nel DOJO, con il compagno d’allenamento, ma brio.
anche con l’intero universo, nella sua vita quoti- Equilibrato, centralizzato, rilassato, TORI control-
diana. la lo spazio che lo circonda, come fosse il centro
Per far questo, e necessario “ricondurre l’uomo di una sfera. Senza sforzo alcuno, può parare,
alla Via della Spada” (KUATSU-JIN-KEN), purifican- schivare, anticipare gli attacchi di AITE, proiet-
do l’essenza profonda degli esseri umani da tutto tandolo rapidamente (in circuiti verticali, orizzon-
quello che contrasta con il principio ed il concetto tali, obliqui, ma comunque circolari, dopo averlo
di AI: l’egoismo, l’odio, il “volere”. sbilanciato ed attirato nel proprio centro), oppure
L’armonia dell’AIKIDŌ, inoltre, è anche quella tra bloccarlo a terra con efficaci leve articolari.
KI, il “soffio vitale” e TAI, il “corpo”, con la natura, I movimenti dell’AIKIDŌ sono sciolti, continui,
oltre a quella – simbolizzata nel DO – tra SHIN, normalmente ampi; non esistono vere parate di
l’”anima”, lo “spirito” e RI, la “morale”. In altre pa- contrapposizione, ma solo spostamenti avvolgenti
role, l’AIKIDŌ è la Via da percorrere per giungere (“se ti spingono, ruota”, TENKAN) uniti a “entrate”
alla perfezione, al SATORI: uno spirito purificato risolute (“se ti tirano, entra”, IRIMI).
unito ad un corpo tonico e morbido. Due sono le principali categorie di tecniche
Per O-SENSEI, solo chi percepisce e realizza con dell’AIKIDŌ, quelle di proiezioni dell’avversario
amore l’armonia universale può giungere alla per- (NAGE WAZA) e quelle di controllo o immobilizza-
fezione, alla libertà, all’illuminazione. zioni (KATAME WAZA, OSAE WAZA), che si applicano
È solo il continuo allenamento (TANREN) – attra- sia contro prese di MANO (TE-HODOKI) sia contro
verso la conoscenza ed il progresso fisico, spiri- colpi (ATEMI, TSUKI, GERI), tanto con ARMI quanto
tuale, psichico e morale – che riesce ad educare al senza.
mutuo rispetto e consente di raggiungere la tota- I più importanti “fattori esterni” dell’AIKIDŌ, i
le coordinazione fra mente e corpo, senza che in- movimenti e le tecniche principali, rimaste inva-
tervenga il pensiero cosciente (HISHIRYO). riate, sono: IRIMI, TENKAN, SHI HO NAGE e SUWARI
Solo così, con lo spirito svuotato dalle preoccupa- IKKYO. I più importanti “fattori interni” sono: KO-
zioni materiali, è possibile trovare un perfetto KYU HO, KI-NO-NAGARE, KI-NO-MUSUBI e AIKI.
Pare certo che, in origine, molti WAZA dell’AIKIDŌ
siano stati dei KATA, delle forme di base del DAI-

Quando il O-SENSEI sostiene che «L’Aikidō non ha TO AIKIJUTSU, lo stile di AIKI-JUTSU codificato
tecniche», è perché i movimenti sono radicati nei prin- dal celebre MINAMOTO-NO-YOSHIMITSU verso la
cipi naturali, non in forme rigide o astratte. Non solo: il
fine del Periodo HEIAN, (794-1156). Una prima
cuore dell’Aikidō è nella meditazione, non nelle tecni-
“versione” dell’AIKIDŌ, l’AIKI-JUTSU, risale al Pe-
che; senza serenità e tranquillità interiori non è possi-
bile praticare correttamente. riodo KAMAKURA (1185-1392) ed è insegnata ad

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Giuse Aikidō & Nihon
AIZU, ai SAMURAI del Clan TAKEDA, i quali perfe- Tamura Nobuyoshi, Noro Masamichi, Tomita Ta-
zionano il metodo di combattimento individuando i keji, Fujimoto Yoji,Tada Hiroshi ②.
KYUSHO (“punti vitali”) da colpire. Al 1968 risale la concessione delle prime Cinture
Un buon AIKIDOKA dovrebbe quindi conoscere, ol- Nere (1° DAN) ad allievi italiani.
tre alle tecniche di proiezione e controllo, anche AIKIDŌ KYOGI. – “AIKIDŌ da competizione”. È
quelle per colpire i punti vitali (ATEMI WAZA) e per un termine talvolta utilizzato in Giappone per in-
“disarticolare” (KANSETSU WAZA), quelle per dicare il TOMIKI AIKIDŌ, come anche RAN DORI
strangolare (SHIME WAZA) e per lussare (ROFUSE). AIKIDŌ.
Inoltre, affinché la sua preparazione sia comple- AIKIDOGI. – “Abito per l’allenamento (KEIKO)
ta, dovrebbe studiare AIKI-JO (tecniche pratica- nella pratica dell’AIKIDŌ”. Di norma consiste in un
te maneggiando il bastone medio), AIKI-KEN e AI- KEIKOGI per i primi sei gradi inferiori (KYU), cui
KI-TANTO (tecniche d’AIKIDŌ praticate con la s’aggiunge un’HAKAMA nera per le cinture nere, i
spada e con il PUGNALE). DAN, i livelli superiori (in alcune Scuole, l’HAKAMA
Il termine AIKIDŌ è usato da UESHIBA MORIHEI, s’indossa dal 3° KYU). Gli istruttori possono avere
per la prima volta, nell’anno 1942, quando affer- nera tanto l’HAKAMA che il GI, mentre i Maestri, di
ma: «Ho deciso di chiamare il nuovo Budo “Aiki- solito, hanno tutto bianco.
do”, da “ai”, armonia, che è uguale ad “ai”, amore, AIKIDOJO. – “Luogo d’allenamento” all’AIKIDŌ. È
anche se la parola “aiki” rappresenta un concetto abbreviato in DOJO.
antico». ① AIKIDOKA. – “Chi pratica l’AIKIDŌ”.
In Italia l’AIKIDŌ è introdotto nel 1946 dal pro- AIKIEN. – “La fattoria dell’Aiki”. Così UESHIBA
fessor Salvatore Mergè, che rientra dal Giappone MORIHEI chiama la sua proprietà ad IWAMA dove,
dopo nove anni di missione diplomatica. Mergè, il- negli anni della Seconda Guerra Mondiale coltiva
lustre orientalista, in Giappone ha studiato AIKI la terra e perfeziona la sua Disciplina.
BUDO con UESHIBA MORIHEI alla fine degli anni AIKI-HO. – È una dottrina che enfatizza l’appli-
Trenta. Grazie a lui, che insegna ad un primo, limi- cazione della non-resistenza. È adottata in alcune
tato gruppo di studenti, l’AIKIDŌ inizia a diffon- Scuole, tra cui lo YAGYU SHIN-KAGE RYU.
dersi. A sostenere lo sviluppo dell’AIKIDŌ giungo- AIKI-IN-YO. – È un metodo basato sull’armo-
no, nel 1959, Okamura Takao e Onoda Haruno, en- nizzazione ed il controllo della tecnica respirato-
trambi studenti d’Arte e Cinture Nere (1° DAN). ria.
Nel medesimo anno, a San Remo, ha luogo il primo AIKI-IN-YO-HO. – È la dottrina dell’armonia
importante seminario di AIKIDŌ, condotto da ABE dello spirito, basata sui concetti di YIN e YANG [si
TADASHI e frequentato da molti JUDOKA. Dai pri- veda la voce “OMMYODO”, nella Terza Parte] e ap-
mi anni Sessanta in poi ai primi due “pionieri” plicata all’INSEGNAMENTO delle Arti Marziali. Il
giapponesi si affiancano (talvolta solo dirigendo primo ad elaborare questa dottrina è TAKEDA TA-
stage, talaltra stabilendosi nel nostro Paese per KUMI-NO-KAMI SOEMON (1758-1853), di AIZU.
periodi più o meno lunghi) altri nipponici: ABE TA- AIKI-JO. – Tecniche d’AIKIDŌ praticate con il
DASHI, Otani Ken, Kobayashi Hirokazu, Nakazono bastone (JO).
Mutsuro, Kawamukai Motokage, Mochizuki Mino- AIKI-JUJUTSU. – È un termine usato per de-
ru, Chiba Kazuo, Asai Katsuaki, Hosokawa Hideki, scrivere l’Arte insegnata da O-SENSEI dagli Anni
Venti fino ai primi Anni ’30.
① Ancora oggi richiama alla mente le tecniche “du-
Ad onor del vero, occorre osservare che anche in al-
tri Paesi esistono Discipline – talvolta antichissime, ta-
re” di quel periodo, in contrasto con quelle
laltra moderne – che si possono paragonare, se non so- dell’odierno AIKIDŌ, più “morbide”, “rotonde”.
vrapporre, all’Aikidō. Basti pensare al coreano HAPKIDO Indica altresì – in modo abbreviato e, soprattut-
oppure al cinese Kam na sao, stile Hung gar. Inoltre, to, fuori dal Giappone – lo stile di combattimento
nello stesso Giappone esistono scuole che insegnano Ai- messo a punto da TAKEDA SOKAKU MINAMOTO-NO-
kidō da ben prima che O-Sensei formalizzi il suo stile. MASAYOSHI, il DAITO RYU AIKI-JUTSU.
A mio avviso, uno tra i più grandi meriti di Ueshiba Mo-
rihei è di aver intuito la possibilità di sviluppo autonomo

per l’Aikidō. Come un sarto straordinario concepisce ed È il Maestro Tada Hiroshi – vero pioniere dell’Aikidō
imbastisce un abito, che altri poi finiscono, lui ha “im- in Italia – che a Roma inaugura dapprima (1966) un “Do-
bastito” un’Arte che tutti noi possiamo rifinire ed ar- jo Centrale” e poi (1970) l’Istituto per la Cultura Tra-
ricchire, sentendola nostra. dizionale Giapponese – Aikikai d’Italia.

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Giuse Aikidō & Nihon
AIKI-JUTSU. – Si può dire sia l’antenato “da simboleggia uno stato sociale elevato: ha impugna-
combattimento” dell’AIKIDŌ. Risale al Periodo KA- tura di lacca, fodero munito di KOZUKA e KOGAI,
MAKURA (1185-1392), quando è patrimonio della fornimenti d’oro, argento, rame o leghe e lama
Famiglia TAKEDA, ad AIZU. Le tecniche utilizzate non più lunga di 18-20 cm. Quando è utilizzato per
sono, in larga parte, praticate ancora oggi, seppu- il suicidio rituale (SEPPUKU), soprattutto dalle Da-
re in modo molto diverso (non è più necessario uc- me della Corte imperiale, l’AIKUCHI ha impugnatu-
cidere l’avversario!). Ai NAGE WAZA e KATAME WA- ra in legno bianco e fodero di legno. In preceden-
ZA, si sommano perciò le tecniche per colpire i za era noto come kusungobu, termine indicante lo
punti vitali (ATEMI WAZA), quelle per “disarticola- 0,95 del piede giapponese (pari a circa 27 cm, ap-
re” (KANSETSU WAZA), per strangolare (SHIME WA- prossimativa misura iniziale della lama).
ZA) e per lussare (ROFUSE). AI-MI MINAMOTO-NO-TAKE-KUNI. – Famo-
AIKIKAI. – La prima scuola ufficiale dell’AIKIDŌ. so pittore del secolo XIX.
È avviata il 22 novembre 1945 a Tokiwa ed assu- AINU. – Popolazione paleoasiatica, di tipo paleo-
me il nome nel 1948, stabilendo la sede a Waka- europide, aborigena del GIAPPONE. Oggi è stanzia-
matsu-cho, Tokyo, dove ancora si trova la “Pale- ta nelle isole settentrionali dell’Arcipelago Giap-
stra Centrale” (HONBU DOJO). Oltre 2.000 DOJO ponese (Hokkaido) e nell’Isola di Sakhalin. Gli AI-
di tutto il mondo, attualmente, aderiscono a que- NU, ridotti oggi a meno di 15.000 individui, sono
sta Organizzazione, guidata dal 3° DOSHU, UESHI- dediti all’agricoltura, alla caccia e alla pesca, pra-
BA MORITERU. ticano la scultura in legno e la tessitura. Le strut-
AIKI-KEN. – Tecniche d’AIKIDŌ praticate con la ture di parentela sono matrilineari; la religione si
spada (KEN). Normalmente si utilizza il BOKKEN. Le fonda sull’adorazione delle divinità naturali (Sole
tecniche di AIKI-KEN sono state fortemente in- e Luna, ma anche il vento e l’oceano) e sul totemi-
fluenzate dalla scherma con la spada del KASHIMA smo (culto dell’inao – sorta di bastone sacro, lungo
SHINTO RYU. da 50 a 75 cm., infisso nel terreno di luoghi con-
AIKI-KUATSU. – Tecnica di assistenza respira- siderati sacri – e dell’orso). Per i Giapponesi, gli
toria (a bocca a bocca), che fa parte della serie di AINU sono BARBARI (ebisu).
KUATSU respiratori (HAI-KUATSU) con percussioni AI-NUKE. – Situazione di “stallo”. Si riscontra
riflessogene. quando due combattenti, avendo armonizzato i
AIKI-NO-SEN. – “Opportunità”. propri KI, non possono più affrontarsi. L’unione
AIKITAISO. – È parola composta da AIKI (“unio- dei KI può essere raggiunta sia prima sia durante
ne dell’energia”) e TAI (“corpo”). Indica l’insieme lo scontro, ma da quel momento in poi non può es-
degli esercizi fisici specializzati, preparatori, serci né vincitore né vinto: combattere diventa
dell’AIKIDŌ. Consiste in movimenti compiuti da soli inutile.
(TANDOKU DOSA) o in coppia (SOTAI DOSA), basati AIO RYU. – Antica (1600) scuola d’Arti Marziali.
sulla concentrazione e, soprattutto, sulla respira- Oltre che KEN-JUTSU, insegna tecniche di JU-
zione controllata (KOKYU). I movimenti servono ad JUTSU fuse con lo YARI-JUTSU (scherma con la
armonizzare corpo e spirito e per apprendere i lancia). È ancora attiva.
principi dell’AIKIDŌ. Anche AIKI UNDO. AITE. – “Colui che spezza l’armonia”. Nell’AIKIDŌ
AIKI-TANTO. – Tecniche d’AIKIDŌ praticate è il compagno d’allenamento. In altre Discipline o
con il COLTELLO (TAN-TO). Arti Marziali può indicare una posizione o un at-
AIKUCHI. – Coltello-pugnale. Ha LAMA quasi di- teggiamento.
ritta di lunghezza media (20-28 cm) a TAGLIO sin- AIZU. – Clan guerriero dell’isola Honshu. È anche
golo. Il nome significa “simpatico compagno”, ma il nome del relativo feudo e della Provincia coinci-
si può tradurre anche “a bocca a bocca” o “incon- dente. Oggi la zona è nella Prefettura di Fuku-
tra l’imboccatura”. Non ha ELSO (TSUBA), e non shima.
rientra nella classe TAN-TO. Il nome deriva pro- AIZU IKO. – (1452-1538) Celebre spadaccino. È
prio dalla mancanza di elso: la fascia inferiore il fondatore della scuola AIZU KAGE RYU di scher-
dell’IMPUGNATURA è a diretto contatto con ma con la spada, KEN-JUTSU.
l’imboccatura del fodero. Inizialmente è usato da AIZU KAGE RYU. – Con questo nome è anche co-
chi – uomo anziano o eremita – non porta più la nosciuta la scuola KAGE RYU di KEN-JUTSU, fondata
spada, ma non vuole trovarsi disarmato. Durante da AIZU IKO.
lo SHOGUNATO TOKUGAWA (1603-1867) l’AIKUCHI

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Giuse Aikidō & Nihon
AIZU-TODOME. – Tecniche segrete della Fami- alla forza, dato che c’è sempre una forza maggio-
glia TAKEDA. Sviluppate nell’ambito del DAITO AI- re, contro cui non è possibile vincere. Secondo la
KIJUTSU, prendono questo nome quando TAKEDA tradizione, passeggiando, d’inverno, nel giardino
Kunitsugu si trasferisce ad AIZU, nel 1574. sono del tempio, ode il rumore di un ramo di ciliegio
conosciute anche come OSHIKI-UCHI ed anche che si spezza, stroncato dalla neve accumulata.
ODOME. Sulla riva di un laghetto, invece, osserva i flessi-
AKA. – “Rosso”. È sconsigliato scrivere ad un bili rami di un salice piegarsi, sotto il peso della
Giapponese utilizzando inchiostro rosso, per ra- neve, finché questa cade a terra mentre i rami,
gioni sia d’educazione (si legge male) sia scara- intatti, tornano a drizzarsi. È l’ispirazione che
mantiche (porta male). cerca, la risposta ai suoi dubbi: solo chi si piega
AKA-HA-NI GENZO. – Uno dei “QUARANTASET- può raddrizzarsi, la rigidità porta alla morte,
TE RONIN“ [si veda la relativa voce, nella Terza mentre conduce alla vita la flessibilità (l’adatta-
Parte]. bilità). Riformulato il suo metodo d’insegnamento,
AKA-MASA. – Celebre scultore, vissuto tra la nel 1732 AKIYAMA SHINOBU fonda lo YOSHIN RYU,
fine del secolo XVII e l’inizio del XVIII. È noto “scuola del Cuore di Salice”, di JU-JUTSU e KEN-
soprattutto per le sue piccole maschere di legno. JUTSU. Si dice inventi oltre 300 tecniche di JU-
AKA-NO-ZI-TEI. – Artista del secolo XIX, ce- JUTSU che, poi, ispirano KANO JIGORO quando, do-
lebre per le decorazioni “cloisonné” su porcellana. po aver frequentato lo YOSHIN RYU, dà origine al
AKATSUKI. – “Tramonto”. Classe di navi della moderno JUDO.
Seconda Guerra Mondiale. AKO-GISHI. – “Storia dei Valorosi di Ako”. Così,
Da sempre i mezzi militari – categorie di mezzi in Giappone, è ricordata l’epopea dei “Quaranta-
terrestri, modelli di velivoli, navi e intere classi di sette Ronin”, che nel teatro KABUKI viene rappre-
queste – giapponesi, così come avviene in molte al- sentata col titolo CHUSHINGURA.
tre Nazioni, prendono il nome di città, località, AKUBO. – Figura del teatro NŌ: è un sacerdote
regioni del Paese, oppure quello di personaggi fa- malvagio, con lunga barba incolta, armato di NAGI-
mosi od eroi nazionali, oppure hanno pseudonimi NATA.
poetici, da KONGO ad ARASHI, da ZUIUN a SAIUN ad AKUMA. – Leggendario spirito maligno, con occhi
OKHA e così via. Anche i nemici del momento usano di fiamma in una enorme testa; porta una spada.
nomignoli per identificare i mezzi avversari, quasi AKUTO. – Gruppi di predoni. Imperversano, so-
sempre nella propria lingua, talvolta in quella della prattutto, nel Periodo KAMAKURA (1185-1333).
controparte, come ad esempio BAKA, nome in codi- AMADO. – “Porte per la pioggia”. Sono i pannelli
ce alleato per OKHA. con cui si chiude, in caso di maltempo, la veranda
– Importante Famiglia Militare (BUKE), al cui (ENGAWA) che circonda la casa tradizionale.
nome è intitolata una classe di navi della Seconda AMAKUNI. – È il primo armaiolo il cui nome sia
Guerra Mondiale. certamente registrato. Attivo nella provincia di
AKINDO. – “Mercante”. Anche SHO. YAMATO nel 701 d.C. circa, gli si attribuisce il me-
AKIRESUKEN. – “Tendine d’Achille”. KYUSHO, rito di aver forgiato lame d’alta qualità, prototipi
“punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. delle spade d’epoca successiva.
AKIYAMA SHINOBU. – Medico di Nagasaki (per AMA-NO-MURAKUMO-NO-TSURUGI. – È la
altre fonti: SHIROBEI). Si reca in Cina per stu- Spada Sacra, la “Spada che Taglia l’Erba”, trovata
diare medicina cinese ed agopuntura e lì apprende da SUSA-NO-WO nella coda del serpente (o drago)
anche l’HAKUDA (cioè il KEMPO), ed il KAPPO. Torna- con otto teste e otto code da lui ucciso ad Izumo.
to in patria, si mette ad insegnare ciò che ha im- Rappresenta, unitamente alla Collana Sacra ed al-
parato: contro le malattie utilizza rimedi eccezio- lo Specchio Sacro, i tre emblemi divini del potere
nali, nella lotta s’affida alla forza. Purtroppo, i imperiale. [si veda anche la voce “Shintoismo. L’o-
suoi rimedi risultano inefficaci contro malattie rigine del Giappone nella mitologia shintoista”,
molto sottili o virulente e le sue tecniche si rive- nella Terza Parte].
lano inadeguate di fronte ad avversari molto for- AMA-TERASU-OHO-MI-KAMI. – (anche Ama-
ti: i suoi allievi l’abbandonano, uno ad uno. terasu Omikami) “Grande augusta dea che illumina
Scoraggiato, AKIYAMA SHINOBU si ritira in un il (o “che brilla nel”) Cielo”; “grande dea che ri-
tempio, per riflettere sul suo metodo ed i suoi splende nel Cielo”. È la dea del sole, una delle più
principi, soprattutto quello che oppone la forza importanti divinità della mitologia shintoista. Fi-

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Giuse Aikidō & Nihon
glia d’IZANAGI-NO-MIKOTO, è la progenitrice della sha-do, “La Grande Dottrina del Tiro con l’Arco”,
Dinastia imperiale giapponese, com’è narrato nel riportando l’insegnamento del Maestro AWA KEN-
KOJIKI (“Memoria degli Antichi Fatti”). [si veda ZO, di cui è allievo.
anche la voce “Shintoismo. L’origine del Giappone AOIRO. – “Blu”.
nella mitologia shintoista”, nella Terza Parte]. ARAKI MATAEMON MINAMOTO-NO-
AME-NO-MINAKA-NUSHI. – È il Creatore HIDETSUNA. – (1584-1638) Maestro di KEN-
dell’Universo, la Parola Suprema al centro della JUTSU. Appartiene alla Famiglia Matsudaira, di
pulsazione cosmica. È una divinità (o Dio stesso?) Echizen, ed è soprannominato Mujinsai. Prima di
che UESHIBA MORIHEI venera ed onora: concepita fondare la sua scuola, l’ARAKI RYU, ARAKI MATAE-
come esistente “qui dentro” di noi e non “là fuori” MON MINAMOTO-NO-HIDETSUNA studia le tecniche
(Paradiso o NIRVANA che sia); è la sacra fiamma e gli stili della YAGYU SHIN-KAGE RYU e del MUSO
che arde nel nostro corpo. JIKIDEN RYU.
AMIDA. – Nome di una delle manifestazioni del ARAKI RYU. – Scuola d’Arti Marziali fondata da
Buddha, quella che accoglie le anime dei fedeli nel ARAKI MATAEMON MINAMOTO-NO-HIDETSUNA ed
Paradiso dell’Occidente, “la Terra di Purezza” ancora attiva, guidata da un Maestro della 18^
(JODO). Una forma semplificata di Buddismo, dif- generazione. È inizialmente chiamata TORITE-
fusasi fin dal secolo X, che consiste nella pietisti- KOGUSOKU (come lo stile insegnato nel TAKENOU-
ca credenza in AMIDA, prende il nome di AMIDI- CHI RYU), poi Moro Budo Araki-ryu-kempo.
SMO. Invocandolo, i fedeli usano ripetere, come un Nell’ARAKI RYU s’insegnano numerose Arti Marzia-
MANTRA: «Namu Amida Butsu», “sia lode al Bud- li, sia con sia senz’armi: KENDO, TO-JUTSU o KEN-
dha Amida”, abbreviando in NEMBUTSU. JUTSU (spade di vari tipi, NAGAMAKI, O-DACHI, KO-
AMON. – “Cranio”. DACHI, BOKKEN, TAN-TO), KOGUSOKU-JUTSU o TORI-
AMON-KUATSU. – Massaggio ANTALGICO crani- TE-KOGUSOKU, BO-JUTSU, KUSARIGAMA-JUTSU e
co. Tecnica di rianimazione che fa parte della se- CHIGIRIKI-JUTSU, JU-JUTSU. Nell’allenamento di
rie di KUATSU particolari: percussioni riflessogene KEN-JUTSU, inizialmente, si usano spade di legno,
adatte per traumi cranico-cervicali e per le cefa- speso ricoperte di stoffa bianca (SHIROBO, “ba-
lee. Si attuano per regolare turbe neuro- stone bianco”).
vegetative, sollevare da stati sincopali e migliora- ARASHI. – “Tempesta”.
re la funzionalità dopo la rianimazione. ARASHIKO. – Si veda KOMONO.
ANA-TSURUSHI. – “Forca e fossa”. È un altro ARIMA SHINTO RYU. – Scuola di KEN-JUTSU,
dei supplizi che la fantasia orientale applica ai fondata da Arima Motonobu. La tradizione vuole
Cristiani perseguitati, all’inizio dello shogunato che questo RYU derivi dal TENSHIN SHODEN KATO-
TOKUGAWA (1603-1867), sotto TOKUGAWA IEMI- RI SHINTO RYU di IIZASA CHOISAI IENAO. È anco-
TSU, verso il 1633. Consiste nell’appendere il sup- ra attiva.
pliziando per i piedi, tenendogli testa e busto in ARISAKA NARIAKI. – (secolo XIX-XX) Colon-
una buca riempita di immondizie, fino alla sua nello dell’Armata Imperiale, nella seconda metà
morte. del secolo XIX, elabora una famiglia di fucili – ba-
ANAZAWA RYU. – Scuola tradizionale di scher- sati sul sistema Maser – che, introdotti come or-
ma con NAGINATA (NAGINATA-JUTSU). La sua fon- dinanza all’inizio del secolo XX, sono utilizzati fi-
dazione risale al secolo XVII e, inizialmente, è no al termine della Seconda Guerra Mondiale e da
destinata ad allenare le donne delle Famiglie mili- lui prendono nome.
tari: in caso d’attacco, saper usare la NAGINATA è ASA-GEIKO. – “Allenamento del Mattino”. Alle-
essenziale per proteggere l’onore e la vita. È an- namento (KEIKO) del BUDOKA, fatto di mattino
cora attiva. presto, d’estate. Questo tipo d’allenamento com-
ANSHA. – “Generosità”. È quella che, secondo pleta il KAN-GEIKO (l’invernale) e l’HATSU-GEIKO
INAZO NITOBE, il vero BUSHI deve possedere. [si (fatto all’inizio dell’anno).
veda BUSHIDO]. ASANO TAKUMI-NO-KAMI NAGANORI. -
ANZAWA HEIJIRO. – (1887-1970) Maestro di (1667-1701) È il DAIMYO la cui morte per SEPPUKU
KYUDO. È tra gli ultimi grandi Maestri di questa innesca quella che, poi, è ricordata coma la “Saga
Disciplina: ne ravviva la pratica in Patria e contri- dei Quarantasette Ronin”. [si veda la relativa vo-
buisce a farla conoscere fuori del Giappone, viag- ce, nella Terza Parte].
giando e soggiornando all’estero. Scrive il Dai-

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Giuse Aikidō & Nihon
ASAYAMA ICHIDEN RYU. – Scuola di KEN- veda HOKOSHU], bilanciato però da un’accorta poli-
JUTSU, IAI-JUTSU, KAMA-JUTSU, BO-JUTSU e TAI- tica d’alleanze.
JUTSU. Fondata, nel tardo Periodo MOMOYAMA – Indica il Periodo storico del Medioevo giap-
(1573-1603), da Asayama Ichidensai Shigetatsu, ponese, che va dal 1336 al 1568 (e che si sovrap-
è ancora attiva. pone parzialmente al Periodo MUROMACHI, 1392-
ASHI. – “Piede”, “piedi”. “Gamba”. 1573), caratterizzato da instabilità politica e
– “Passo”; “avanzamento”. perdita di potere della Corte imperiale. Avveni-
ASHI SABAKI. – Studio degli spostamenti di menti importanti sono: la fine della reggenza HO-
piedi e gambe. Fa parte dei TAI SABAKI. JO; la fuga a Yoshino dell’imperatore GO-DAIGO,
ASHIGARU. – “Piede leggero” o “dalle agili gam- mentre un rivale occupa il trono a KYOTO, protet-
be”. Fanteria leggera. Truppe contadine, all’inizio to da ASHIKAGA TAKAUJI; le guerre continue tra
normalmente reclutate da capi guerrieri di non la Corte Meridionale (Yoshino) e la Corte Setten-
molta importanza per costituire contingenti di trionale (KYOTO). Questo è comunque uno dei pe-
fanteria armata alla leggera. L’ASHIGARU è l’ante- riodi più splendidi della cultura e dell’arte di ispi-
signano del SAMURAI di basso livello. razione ZEN del Giappone. È da questo Periodo
La seconda parte del Periodo MUROMACHI è cono- che, per convenzione, inizia la vera epoca feudale
sciuta come SENGOKU JIDAI (“Era del Paese in del Giappone: i capi dei vari Clan si liberano quasi
guerra” o “Era della Guerra”, dal 1467 al 1568), totalmente dalla tutela del potere centrale, cui
perché caratterizzata da incessanti lotte per il devono, in pratica, un vassallaggio poco più che
potere fra i Signori locali. I DAIMYO hanno biso- nominale.
gno del maggior numero possibile di combattenti, ASHIKAGA TAKAUJI. – È il primo degli SHOGUN
quindi ricorrono spesso all’impiego di truppe con- ASHIKAGA. Dopo aver guidato le truppe fedeli
tadine, con il rischio tanto di diserzioni di massa all’imperatore GO-DAIGO nella riconquista del po-
(prima, durante o dopo la battaglia), quanto, al tere, contro i Reggenti HOJO, si ribella sia per le
minimo, di lasciare le terre prive riforme dell’Imperatore (SHUGO rimpiazzati da
dell’indispensabile forza-lavoro. Il primo DAIMYO cortigiani civili, titolo di SHOGUN attribuito al di
in grado di disciplinare i propri ASHIGARU, tra- lui figlio) sia per le scarse ricompense ottenute.
sformandoli in una forza combattente disciplinata Nel 1335 scaccia GO-DAIGO da KYOTO e mette al
e fedele, è TAKEDA SHINGEN (1521-1573). Costui – suo posto un altro membro della Famiglia imperia-
famoso anche perché il suo nome è associato ad le, ottenendone la nomina a SHOGUN (solo un Im-
un tipo di TSUBA [si veda SHINGEN TSUBA] – riesce peratore può attribuire questo titolo). La guerra
ad inculcare nei suoi CONTADINI armati il principio civile – nota come guerra Nambokucho – tra i due
di fedeltà proprio dei SAMURAI; questi ultimi, in imperatori, l’uno che ha sede a Yoshino (la Corte
ogni caso, sono soggetti ad un diverso vincolo in Meridionale), l’altro che governa a KYOTO (la Cor-
quanto, spesso, vassalli feudali. Gli ASHIGARU sono te Settentrionale), dura sessant’anni.
tra i primi, unitamente agli ZUSA, ad utilizzare le ASHIKO. – “Ramponi” utilizzati soprattutto dai
armi da fuoco (TEPPO) sul campo di battaglia. NINJA. Suole di metallo con quattro ganci: fissate
ASHI-GATANA. – “Taglio del piede”. Piede usa- alle calzature, facilitano i NINJA nelle loro ar-
to come spada. Bordo esterno del piede. Pure SO- rampicate.
KUTO. ASHI-KUBI. – “Caviglia”.
ASHIKAGA. – Casata feudale: governa il Paese, ASHINAKA. – “Sandali” di paglia per uso quoti-
con quindici SHOGUN, dal 1338 al 1573. Sono gli diano.
ASHIKAGA, per primi, a considerare lo shogunato ASHI-URA. – “Pianta del piede”. Pure TEISOKU.
come una carica ereditaria familiare e sotto il lo- ASHI-ZOKU. – “Dorso” del piede. Pure HAISOKU.
ro dominio inizia a formarsi la casta di latifondisti KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI.
feudali (i DAIMYO), mentre i SAMURAI diventano ASUKA. – Indica il Periodo storico dell’Età Anti-
guerrieri professionisti. Il problema essenziale ca del Giappone, che va dal 525 al 645. È caratte-
del Clan è lo scarso potere personale, quello basa- rizzato, tra l’altro, dall’introduzione del BUDDI-
to sul possesso della terra: i pochi SHOEN (non più SMO, sotto l’influenza cinese e, soprattutto, core-
di trentacinque, nel secolo XV) rappresentano ana e dalla sua affermazione come Religione di
frazioni di Provincia, e nemmeno delle più ricche. Stato. Al 645 risale la Riforma Taika: per conso-
A questo si aggiunge lo scarso peso militare [si lidare il potere centrale (sul modello cinese), tut-

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Giuse Aikidō & Nihon
te le terre diventano di proprietà sorta di “dissuasore”; vale a dire un evento che
dell’Imperatore, che le distribuisce alle famiglie può verificarsi quando si cerca lo scontro e non
in base al numero dei loro componenti. l’armonia.
ATAMA. – “Testa”. Anche MEN, TSU, KASHIRA, TO. ATEMI WAZA. – “Tecniche di percussione”. Fan-
Durante il medioevo giapponese, spesso, la guerra no parte – secondo la “Storia delle Arti Marziali”
si trasforma in una sorta di caccia alla testa. È di Shige Taka Minatsu (1714) – delle “otto Arti da
prassi comune mozzare il capo degli sconfitti, uc- Guerra” del BUGEI, nelle quali ogni SAMURAI deve
cisi in battaglia, suicidatisi dopo la cattura o sop- eccellere (oltre alle danze rituali che ognuno di
pressi se feriti: maggiore è il numero delle teste loro deve conoscere; si veda “L Antiche arti da
raccolte, maggiore è l’onore – e quasi sempre la guerra”). Queste tecniche, che sono antichissime,
ricompensa – che va al guerriero. Le teste mozza- hanno come obiettivo, soprattutto, i KYUSHO, i
te dei nemici d’alto rango, della cui identità il ge- “punti vitali” (o “deboli”) – che, se colpiti, mettono
nerale vincitore vuole personalmente assicurarsi, l’avversario fuori combattimento. Ogni praticante
sono tenute in recipienti pieni di SAKÈ. d’Arte Marziale (BUDOKA) che abbia raggiunto la
ATE. – “Percossa”. Deriva da ATERU, “colpire”. qualifica di DANSHA (Cintura Nera), quindi, è indi-
ATEMI. – “Colpo al corpo”, da ATERU, “colpire” e spensabile che conosca la dislocazione dei KYUSHO
MI, “corpo”. È la percossa inflitta con una qualsiasi e possieda a nozioni d’anatomia e fisiologia (e,
parte del corpo umano: dita e mani (aperte o chiu- magari, rudimenti di Medicina Tradizionale…). Ciò,
se a pugno); polsi, avambracci, gomiti e braccia; soprattutto, ad evitare incidenti nell’allenamento.
gambe, ginocchia, tibie e piedi; testa [si veda la ATERU. – “Colpire”. Etimologicamente, il verbo
voce “corpo” nella Terza Parte]. esprime l’idea di stimare con precisione la super-
Obiettivo dell’ATEMI – soprattutto nell’antico BU- ficie di un campo, valutandola con esattezza. Per
DO – è un KYUSHO, un “punto debole” (o “vitale”) estensione, ATERU significa anche “collocarsi e-
del corpo dell’avversario, possibilmente scoperto, sattamente nel punto voluto” (al centro del ber-
allo scopo di metterlo fuori combattimento (para- saglio, per esempio). All’idea di “stima”, “valuta-
lisi da dolore e disorientamento; TRAUMA più o zione”, s’aggiunge la notazione di “successo”.
meno grave, con perdita di conoscenza o morte). ATO-NO-SAKI. – “Iniziativa difensiva”. Indica
Nell’AIKIDŌ, normalmente, gli ATEMI sono appena il concetto di movimento difensivo attuato non
accennati o soppressi del tutto, per evitare sia appena s’intuisce la volontà dell’avversario di at-
ogni rischio e pericolo nei principianti, sia l’illu- taccare: bloccato l’attacco avversario, è possibile
sione – negli studenti avanzati – che un colpo ben un immediato contrattacco. È questo il principio
portato possa sostituire la corrette esecuzione di che UESHIBA MORIHEI mette alla base dell’AIKI-
una tecnica. Ciò non significa escluderne lo studio: DŌ, in luogo del KOBO-ICHI (“unità in attacco e di-
quasi tutte le tecniche di AIKIDŌ prevedono l’A- fesa”). Anche ATO-NO-SEN. Si dice anche GO-NO-
TEMI [O-SENSEI, definendo la sua Disciplina, dice: SEN.
«L’Aikidō è irimi e atemi»], da quello leggero, che ATO-NO-SEN. – Si veda ATO-NO-SAKI.
– attraverso un improvviso dolore in un KYUSHO – ATSU. – “Premere”.
interrompe la concentrazione dell’avversario e AWA KENZO. – (1880-1939) Grande Maestro di
blocca la sua intenzione aggressiva, a quello che KYUDO.
provoca uno svenimento. In ogni caso gli ATEMI – AWASE. – “Movimento che armonizza”. Dal verbo
che normalmente si sferrano con il TE-GATANA AWASERU. Nell’AIKIDŌ è frequente l’uso di questo
(“taglio della mano”) – andrebbero studiati unita- termine, che evoca la nozione di movimento armo-
mente alla traumatologia (SEI-FUKU-JUTSU), ai me- nico con il proprio partner; ad esempio: JO-NO-
todi di rianimazione (KUATSU, KAPPO) e male certo AWASE, KEN-NO-AWASE, KEN TAI JO-NO-AWASE, KI
non farebbe una buona conoscenza di anatomia AWASE.
(sistema nervoso centrale e periferico, soprat- AWASERU. – “Incontrare”, “armonizzare”, “me-
tutto) e d’elementi di Medicina Tradizionale Cine- scolare”.
se, AGOPUNTURA o SHIATSU. AYABE. – Città ad ovest di KYOTO. È il centro
L’ATEMI dell’AIKIDŌ, comunque, più che atto com- spirituale della religione OMOTO-KYO, fondata da
piuto, azione espressa, si può anche intendere DEGUCHI NAO e resa popolare da DEGUCHI ONISA-
come un valore potenziale: è una specie di avviso a BURO.
chi, praticando, non collabora correttamente, una

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Giuse Aikidō & Nihon
È anche sede del primo DOJO di UESHIBA MORI- TAISO), quelli di base, che si praticano da soli
HEI, dal 1921 al 1925, prima del trasferimento a (TANDOKU DOSA).
Tokyo; qui insegna ai seguaci della religione. AYUMU. – “Camminare”.
AYUMI ASHI. – “Passo alternato”. “Spostamento AZUMA KAGAMI. – “Lo Specchio della Terra O-
base” (TAI SABAKI). Si esegue, mantenendo la rientale”. È una cronaca, completata nel 1270 cir-
guardia, spostando per primo il piede arretrato, ca, composta soprattutto da rapporti sia ufficiali,
girato verso l’esterno del corpo, che supera l’altro del BAKUFU di KAMAKURA, sia di nobili. Dalla sua
e si punta. I piedi scivolano al suolo, senza mai lettura si evince il contegno dei SAMURAI del tem-
sollevarsi. Può essere in avanti o indietro (ROPPO). po, con la descrizione del loro comportamento ed
Fa parte degli esercizi fisici specializzati (AIKI- il racconto di atti d’eroismo.

- B -
BA. – “Cavallo”; “equitazione” in senso lato. I ca- anche al salto di ostacoli e ad attraversare pro-
valli giapponesi, inizialmente, non sono ferrati ed fondi corsi d’acqua. Al secolo XV risale una tra le
abbisognano, quindi, di frequenti periodi di riposo. più antiche Scuole di BA-JUTSU, l’OTSUBO RYU, che
Nelle lunghe marce di trasferimento gli zoccoli utilizza lo YUMI e la NO-DACHI.
sono avvolti in paglia, ad evitare inutili ferite. BAKA. – “Pazzo”. Nome in codice alleato (Secon-
BAI. – “Susino”. Rappresenta il simbolo da Guerra Mondiale) per OKHA.
dell’amore. BAKUFU. – “Governo della Tenda”. È il nome con
– “Medico dei cavalli”. È una figura importan- cui s’indica lo shogunato, il Governo militare dello
te nel Giappone feudale, dove i cavalli sono ogget- SHOGUN, composto quasi per intero da guerrieri
to di cure ed attenzioni da parte dei guerrieri di professionisti. Il primo BAKUFU risale al 1192,
professione, i BUSHI. quando MINAMOTO-NO-YORITOMO si proclama
BA-JUTSU. – “Equitazione militare”. Rientra nel SHOGUN e governa, formalmente, in nome dell’Im-
KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali principali) e fa peratore. Sono tre i BAKUFU nella STORIA del
parte – secondo la “Storia delle Arti Marziali” di Giappone: lo shogunato di KAMAKURA (1185-1333),
Shige Taka Minatsu (1714) – delle “otto Arti da quello degli ASHIKAGA (1336-1573), lo shogunato
Guerra” del BUGEI, nelle quali ogni SAMURAI deve dei TOKUGAWA (o di EDO, 1603-1868).
eccellere (oltre alle danze rituali che ognuno di BAKU-HAN. – Sistema di governo locale. Intro-
loro deve conoscere; si veda “L Antiche arti da dotto all’inizio dello shogunato TOKUGAWA (1603-
guerra”). Il guerriero professionista di un tempo 1867), trasforma l’istituto dell’HAN, fondamen-
è, essenzialmente, un cavaliere; è quindi evidente talmente di tipo militare, in una sorta di “piccolo
l’importanza di saper governare il cavallo e com- regno”, sulla falsariga del BAKUFU. Ogni DAIMYO è
battere contemporaneamente. Il BA-JUTSU è pra- spinto a rendere prospero il proprio feudo, ricor-
ticato da tutte le Famiglie Militari (BUKE) – ognu- rendo possibilmente all’autarchia.
na con le proprie tecniche, il suo stile – e com- BANKOKU-CHOKI. – Antica ARMA, utilizzata per
prende corsi completi di equitazione: il BUSHI im- infliggere ATEMI mortali, di cui si ha notizia nei
para sia a condurre il cavallo guidandolo solo con primi anni del 1600. È un anello piatto, talvolta
la pressione delle gambe (le redini si fissano ad un munito di aculei e rientra nel gruppo delle KAKU-
anello dell’ARMATURA), sia ad impiegare tutte le SHI, le “armi nascoste”, facilmente occultabili tra
armi del suo arsenale: arco lungo (YUMI), grandi gli abiti. Difficilmente un BUSHI utilizza armi di
spade (NO-DACHI, TACHI, NAGAMAKI), lance (YARI, questo genere, considerate poco “onorevoli” e
nelle diverse varianti). Stabilmente e comodamen- quindi adatte solo al popolo, ai NINJA, ai briganti.
te seduto in sella (di legno, ricoperta di cuoio o Una scuola, la NAGAO RYU, risalente al secolo
tessuto), i piedi ben piantati nelle larghe staffe XVII, insegna l’uso del BANKOKU-CHOKI (KAKUSHI-
(ABUMI), il SAMURAI impara a cavalcare perfetta- JUTSU).
mente, con e senza armatura e addestra il cavallo

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Giuse Aikidō & Nihon
BANSENSHUKAI. – “Cento, mille Fiumi”. È un BITEI. – “Coccige”. Punto del coccige e dei bordi
trattato del 1676 sul NINJUTSU, di cui descrive laterali dell’osso sacro. KYUSHO, “punto vitale” o
gli aspetti psicofisici. Dell’autore si conosce il “debole” per gli ATEMI.
nome, Fujibayashi, e si sa che appartiene al TOGA- BIWA. – Strumento a corda, della categoria dei
KURE RYU, nella provincia di Iga. liuti, derivato dal cinese p’ip’a. Di forma pirifor-
BANSHO SHIRABESHO. – “Istituto per lo Stu- me, ha corto manico – solidale alla cassa e non ap-
dio dei Libri dei barbari”. È il maggior centro di plicato – e cinque corde di seta, che si pizzicano
formazione per insegnanti giapponesi, aperto nel con un grosso plettro. Fa parte della strumenta-
1857. Compito peculiare degli studiosi è di cono- zione di base del GAGAKU; è utilizzato nella musica
scere e far conoscere la tecnologia – soprattutto (BUGAKU) che accompagna la danza di Corte e for-
militare – degli Occidentali. nisce l’accompagnamento armonico del canto. [si
BANZAI. – “Lunga vita”. Grido di esultanza, so- veda la voce “Giappone. Musica”, nella Terza Par-
prattutto rivolto all’Imperatore; più compiuta- te].
mente, si dovrebbe dire TENNO HEIKA BANZAI BO. – “Bastone”. Indica, di solito, il bastone lungo
“lunga vita all’Imperatore”. fino a 280 cm, di legno di quercia. È anche termi-
BARAI. – Suffisso per “spazzata” (HARAI). ne omnicomprensivo per tutti i bastoni, lunghi
BASAMI. – Suffisso per “forbici” (HASAMI). (KYUSHAKU-BO, ROKUSHAKU-BO), medi (JO, HAN-BO)
BASHO. – “Banano”. e corti (TAM-BO, KE-BO). Nel Periodo EDO (1603-
– Pseudonimo di MATSUO MUNEFUSA. [si veda]. 1867) il BO di legno diventa strumento per ordine
BATTO. – “Lama nuda”. “Disegno con la spada” o pubblico: se ben manovrato, può sconfiggere an-
“disegnare con la spada”. che un abile spadaccino. Oggi la polizia giapponese
BATTO-JUTSU. – Con questo nome, anticamen- utilizza manganelli e sfollagente detti KEI-BO e
te, è anche indicato lo IAI-JUTSU. È uno stile di KEI-JO.
combattimento con la spada che si fa risalire a BODAI. – La condizione, raggiunta l’illuminazione,
Yamamoto Hisaya Masakatsu (1550 circa) e HA- di essere un Buddha.
YASHIZAKI JINSUE SHIGENOBU, detto JINNOSUKE BODAI-DARUMA. – Nome giapponese di BODHI-
(1560 circa) ed alle loro Scuole il KAGE RYU e DHARMA. Anche, semplicemente, DARUMA.
l’JINNOSUKE RYU. Pare che HAYASHIZAKI SHIGE- BODAI SHIN. – La mente del Buddha; indica la
NOBU, guerriero del secolo XVII, riporti in auge saggezza intrinseca.
questo sistema. Lo stile cura molto la velocità BO-JUTSU. – “Arte della scherma con il bastone
dell’azione e la precisione del colpo: uno solo, pe- lungo”. “Arte di maneggiare il bastone”. Rientra
netrante, letale. nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali principali) e si
BE. – “Uomini di un’arte”. Gruppi di lavoratori o di può studiare in maniera complementare ad AI-
ARTIGIANI. Al disotto degli aristocratici UJI, sono KIDŌ, KENDO e KARATE, oppure separatamente. Lo
raggruppati non per ereditarietà, ma occupazione studio di quest’Arte Marziale si basa sull’APPREN-
e per luogo di residenza. La maggior parte di loro DIMENTO di numerosi KATA, spesso eseguiti, senza
è contadina. protezioni, all’aperto. Temibili praticanti di BO-
BENKEI. – Leggendario monaco del secolo XII. JUTSU sono i monaci-guerrieri (YAMABUSHI, SO-
La tradizione vuole che questo religioso, esperto HEI), che spesso usano rivestire di ferro i loro
di BO-JUTSU e abile combattente, affronti con un bastoni, quando non utilizzano aste totalmente di
BO rivestito di ferro MINAMOTO-NO-YOSHITSUNE, metallo (KANA-BO). Anche quest’Arte giunge dalla
fratello minore di MINAMOTO-NO-YORITOMO, an- Cina e dalla Corea, dove è studiata nei monasteri
cora non investito della carica di SHOGUN; scon- buddisti: i monaci giapponesi adattano e migliora-
fitto, ne diventi quindi fidato consigliere. Pare no le tecniche di bastone, adattandole allo stile
che MINAMOTO-NO-YOSHITSUNE, per parare i suoi locale.
colpi utilizzi, un semplice VENTAGLIO di ferro. BOKEN. – Si veda BOKKEN.
– “Stinco interno”. BOKKEN. – “Spada di legno (duro)”. Replica la
BISEN-TO. – Arma in asta. È simile alla NAGINA- foggia della KATANA, anche se la scuola d’origine
TA, ma la lama è più somigliante ad una falce, cor- può determinarne una forma diversa. È fabbricata
ta e spessa. D’uso comune fra contadini, è anche con quercia rossa (akagi) o bianca (shiragashi),
arma dei NINJA. nespolo (biwa), legno di rosa (sunuke) o ebano
(koutan). Solitamente lungo 105 cm, il BOKKEN si

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Giuse Aikidō & Nihon
usa negli allenamenti di KEN-JUTSU e AIKI-KEN. Le indica la connotazione militare [ma non solo: si ve-
prime notizie sull’uso di un bastone di legno duro, da BUDO]. In Giappone è utilizzato per identifica-
in forma di spada, risalgono al 400 a.C. Anche BO- re la “dimensione militare” della cultura nazionale,
KEN e BOKUTO. distinta da quella “pubblica” (KO) e dalla “civile”
BOKU. – “Albero”. (BUN), entrambe riferite alle funzioni della Corte
BOKUSEKI. – “Arte della Calligrafia”. Si veda imperiale. BU compare sia nei termini composti
SHODO. BUKE e BUMON – che identificano le “famiglie mili-
BOKUTO. – Si veda BOKKEN. tari”, cosa diversa da KUGE e KUGYO [KU è variante
BONGE. – L’insieme degli abitanti delle campa- fonetica di KO], che si riferiscono ai “nobili pub-
gne, contadini in generale. Sono detti anche “gen- blici”, “di Corte” – sia in BUSHI, “nobile militare” e
te comune” (KOOTSUNIN) oppure “persone dai cen- BUKE-SEIJI o BUMON-SEIJI “Governo militare”, en-
to nomi” (HYAKUSHONIN) poiché, non avendo dirit- trambi nettamente distinti da BUNJI (“nobile”) e
to ad un cognome, sono designati con nomignoli di BUNJI-SEIJI (“Governo civile”). Entra anche nei
fantasia. Si dividono in CLASSI (a salire): ZOMIN termini BUDO, “Via delle Arti Marziali”, BUGEI,
(senza specializzazione), GENIN o NUHI (gente in- “Arti da Combattimento”, BUJUTSU, “Arti Marzia-
feriore), GESAKUNIN (piccoli coltivatori), RYOKE li”. Ha assunto anche il significato di “armonia e
(proprietari terrieri). Molti guerrieri (bushi), so- riconciliazione dell’uomo con l’universo”: la vera
prattutto durante il Periodo KAMAKURA (1185- Arte Marziale!
1333), vengono dalle fila dei BONGE. – Misura di lunghezza (vale dieci RIN, cioè
BONJI. – Caratteri stilizzati in sanscrito. Sono 3,03 mm) ed unità di misura di superficie (anche
utilizzati per decorare LAME d’armi bianche, sia TSUBO): vale ad un KEN quadrato, cioè circa 3,35
manesche sia in asta. m 2.
BONNO. – “Tempo morto”. “Pensiero che distur- BUDO. – “La Via (DO) del combattimento (BU)”.
ba lo spirito”. È quel particolare istante nel quale “La Via delle Arti Marziali”. “Il Cammino del Guer-
un combattente si distrae o, con altre parole, il riero” (che, più esattamente, si traduce BUSHI-
suo spirito, soffermandosi su un qualche partico- DO). “La Via Marziale”.
lare, perde la serenità. Un avversario dotato di È termine generico: racchiude alcune decine di
YOMI (“lettura”, intesa dello spirito altrui), può specialità tradizionali, praticate da centinaia di
cogliere l’attimo e prendere il sopravvento. È que- Scuole (RYU) e – dal secolo XX – designa quelle
sto il motivo per il quale un combattente esperto Arti Marziali connotate da profondi intendimenti
è sempre in uno stato di “allerta permanente” di natura spirituale, filosofica, morale, etica.
(HONTAI), con la “mente vuota” (MUSHIN) e lo spi- Da notare che l’ideogramma cinese (KANJI) la cui
rito è libero, sereno, non turbato (MUSO). BONNO, versione fonetica giapponese è BU, esprime il con-
che è sinonimo di SUKI ed equivale al sanscrito cetto di “arrestare la spada”, “cessare di batter-
klesha, ha significato molto complesso ed in real- si”, “fermare la lotta”.
tà è intraducibile al di fuori della metafisica bud- Nell’Era MEIJI, dopo il 1868, nello sforzo di di-
dista, nella quale assume talvolta il senso di “fe- stinguerlo da BUJUTSU (“tecniche di combatti-
nomeno”, “sventura” ed anche “illusione”. mento”) e BUGEI (“Arti da guerra”) – che hanno un
BONSHO. – È la grande campana di bronzo collo- orientamento assolutamente strumentale, d’utilità
cata fuori dal DOJO, nel tempio; manca, nei templi – il BUDO è chiamato Shin Budo (“Nuova Via Mar-
ubicati in città. ziale”), abbreviato – ancora! – in BUDO.
BOSHI. – “Punta” di una lama. Il BUDO non ha alcun rapporto con lo sport, poiché
BO-SHURIKEN. – Arma da lancio (SHURIKEN), a non solo approfondisce le relazioni con etica, filo-
forma di coltello o pugnale. Il BO-SHURIKEN rien- sofia e religione, riguarda la cultura mentale e ri-
tra nel gruppo delle KAKUSHI, le “armi nascoste”, è flette sull’ego, ma, dello sport, non ha il tempo:
d’ACCIAIO polito o brunito, è di lunghezza mode- vita o non-vita, vittoria o non-vittoria si decidono
sta, ma sovente è intriso di veleno. Sono i NINJA, in un istante. Intuizione e azione, nel BUDO, si de-
soprattutto, ad utilizzare, al pari di tutte le altre vono esprimere nel medesimo tempo: nella pratica
SHURIKEN, il BO-SHURIKEN, che è spesso lanciato in non ci possono essere pensieri né esitazioni, per-
gruppo (3 o 5 alla volta). ché non c’è tempo per pensare. Esitando, il cer-
BU. – “Miliare”, “marziale”, “combattimento”. È la vello entra in funzione, invece coscienza ed azione
versione fonetica di un ideogramma cinese, che devono essere istantaneamente identici: questa è

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la coscienza HISHIRYO, il muoversi automatica- delle tecniche, aveva una forza interiore che non
mente ed inconsciamente. si manifestava in superficie. Era diventato un gal-
Un altro importante aspetto del BUDO, concet- lo di legno».
tualmente simile allo ZEN, è il muoversi senza Quale insegnamento possiamo trarre da questa
muoversi: stare fermi, in perfetta stabilità, signi- storia? Qual è la morale?
fica in realtà non fermarsi [si veda anche FUDO- Sì, il BUDO è “la Via Marziale” e quindi, per esten-
NO-SEISHIN]. È come con una trottola che gira: sione, “l’Arte Marziale”, ma oggi potremmo addi-
possiamo considerarla immobile e invece gira, ma rittura pensare al BUDO come alla “Via a-
quando parte e quando, alla fine, rallenta, il suo Marziale” [il prefisso “a-“ è detto alfa o a privati-
movimento è visibile. La tranquillità nel movimento vo: indica mancanza, assenza], vale a dire una Di-
è il segreto del BUDO. sciplina Marziale che è praticata come ricerca
Tre sono i periodi che distinguono il percorso di spirituale, per tutta la vita.
un praticante d’Arti Marziali, di un seguace del Il BUDO non è competizione o battaglia perché è
BUDO: nel primo periodo, di lunghezza assai varia- al di là della vittoria e della sconfitta.
bile, talvolta anche più di dieci anni, è necessario Il segreto della spada sta nel non sguainarla: non
praticare con volontà e coscienza. bisogna estrarla perché, se desideriamo uccidere
Il secondo è il tempo della concentrazione senza qualcuno, noi dobbiamo morire. Dobbiamo uccide-
coscienza: l’allievo, in pace con se stesso, può es- re noi stessi, uccidere il nostro spirito, il nostro
sere l’assistente del Maestro. ego.
Nel terzo periodo lo spirito raggiunge la vera li- È questo il momento in cui noi siamo fortissimi, i
bertà, muore il Maestro e si diventa Maestri. più forti: gli altri hanno paura, non si avvicinano o
Nel BUDO, per imparare, occorre allenarsi fino al- fuggono, e combattere non è indispensabile, e non
la morte (cioè sempre, senza smettere mai). è necessario vincere!
È illuminante una breve storia, scritta (si dice), Nella Via del BUDO – come in quella dello ZEN – bi-
da Mishotsu, allievo di LAO TZU [il “Vecchio Mae- sogna non avere né scopo né spirito di profitto.
stro”, autore del TAO TE CHING, “Il Libro del Ta- – Titolo del bollettino d’informazione edito,
o”]. Eccola. «Un re voleva un gallo da combatti- dal 1932 circa, dall’organizzazione BUDO SEN'YO-
mento imbattibile, perciò chiese ad un Maestro di KAI. Questa organizzazione è costituita da DEGU-
educarne uno; costui iniziò ad insegnare al gallo la CHI ONISABURO, co-fondatore della religione O-
tecnica del combattimento. Dopo dieci giorni il re MOTO-KYO, per promuovere lo JU-JUTSU insegnato
domandò: “È possibile organizzare un combatti- da UESHIBA MORIHEI. Nel bollettino – di cui so-
mento con questo gallo?”. Il Maestro rispose: “No! pravvivono poche copie – scrivono articoli tanto
Il gallo è forte, ma la sua forza è vuota, effimera; UESHIBA MORIHEI quanto lo stesso DEGUCHI ONI-
è eccitato e vuole combattere sempre”. Dopo altri SABURO.
dieci giorni il re chiese: “Ora si può organizzare – Titolo di un manuale d’istruzione redatto da
un combattimento con questo gallo?”. Il Maestro UESHIBA MORIHEI, pubblicato nel 1938. Vi sono
rispose: “No! Il gallo è ancora eccitato, va spesso spiegate 50 tecniche, illustrate da 119 fotografie
in collera e vuole sempre combattere, anche in cui compaiono, quali UKE del Fondatore, sia il fi-
quando sente la voce di un altro gallo nel paese vi- glio UESHIBA KISSHOMARU sia SHIODA GOZO. Tan-
cino”. Dopo dieci giorni ancora, il re nuovamente to i DOKA contenuti quanto l’introduzione sono gli
chiese: “Adesso è possibile un combattimento?”. stessi del precedente manuale, BUDO RENHSU.
Il Maestro rispose: “Ora il gallo non è più eccitato BUDO KENDO RON. – “Trattato di Kendo”. O-
e se vede un altro gallo resta calmo; la sua posi- pera di YAMADA JIROKICHI, Maestro di KENDO,
zione è corretta, la tensione forte e non va più in sulla sua Arte.
collera. La sua forza e l’energia non si manifesta- BUDO RENSHU – “Allenamento al Budo”. Manuale
no in superficie”. Il re allora disse: “Quindi il di istruzione, pubblicato nel 1933. È basato sulle
combattimento si può fare!”. “Forse”, rispose il tecniche di AIKI BUDO che UESHIBA MORIHEI in-
Maestro. Si organizzò un torneo e si portarono segna in questo periodo. Contiene la descrizione
molti galli da combattimento. Nessun altro gallo, di circa 211 tecniche – introdotte da una serie di
però, poteva avvicinarsi a quello del re e tutti DOKA – illustrate da tavole disegnate da Kunigoshi
fuggivano impauriti. Il gallo del re, così, non ebbe Takako, la prima praticante donna del BUDO SE-
bisogno di combattere: aveva superato la fase N'YOKAI. Molti degli UCHI DESHI (gli allievi resi-

69
Giuse Aikidō & Nihon
denti) di O-SENSEI posano per i disegni. Il manua- BUGEI. – “L’Arte del combattimento”. L’insieme
le è stato ristampato (in edizione bilingue, giap- di tutte le “Arti da Guerra” giapponesi. È termine
ponese ed inglese) nel 1978. composto da due caratteri: BU (“militare”, “mar-
BUDO SEN'YOKAI. – “Società per la Promozione ziale”) e GEI (“metodo”, “realizzazione”) ed è l’in-
delle Arti Marziali”. È un’organizzazione nata il 13 sieme delle tecniche praticate dai guerrieri per
agosto 1932, grazie all’appoggio di DEGUCHI ONI- giungere alla migliore utilizzazione delle armi.
SABURO, il co-fondatore la religione OMOTO-KYO, Rientrano nel BUGEI (che comprende anche il co-
per promuovere le Arti Marziali. In verità si trat- dice d’onore dei SAMURAI, il BUSHIDO) tutte le
ta di un mezzo per “spingere” la forma di JU- Arti Marziali derivanti dallo JUTSU: gli studiosi ne
JUTSU insegnata in questo periodo da UESHIBA contano da trentaquattro a cinquanta. Dalla fine
MORIHEI, che è anche il primo direttore della So- del secolo XIX, da quando, cioè, si è dilatata la
cietà. dimensione spirituale delle Arti Marziali, si pre-
Su BUDO, il bollettino d’informazione edito dalla ferisce il termine BUDO a BUGEI.
organizzazione, compaiono articoli sia di DEGUCHI BUGEISHA. – “Persona dell’Arte Militare”. “Chi
ONISABURO sia a firma di UESHIBA MORIHEI, an- padroneggia le Arti Militari”; “guerriero”.
che se pare che questi ultimi siano scritti da A- BUJIN. – “Uomo di guerra”, “militare”. Da un
shihara Bansho. A Takeda il BUDO SEN'YOKAI apre certo momento della storia giapponese indica, così
un DOJO, dove si tengono non solo lezioni marziali come BUSHI, il guerriero (SHI) di rango non molto
ma anche incontri politici. L’organizzazione cessa elevato; il titolo di SAMURAI spetta al guerriero di
ogni funzione nel 1935, all’epoca della seconda re- rango più elevato, che nasce in una “Famiglia (o
pressione delle attività di OMOTO-KYO. Casa) Militare” (BUKE, BUMON).
BUDO SOSHIN-SHU. – “Lettura elementare sul BUJUTSU. – “Arte (JUTSU) marziale (BU)”. “Tec-
BUDO”. Opera sul BUSHIDO e sulle Arti Marziali. nica di combattimento”. Sono tutte le numerose
In quarantaquattro capitoli, impregnati di filoso- tecniche che il BUSHI utilizza – dopo averle a lun-
fia neoconfuciana, Daidoji Yuzan (1639-1730) go studiate – nella sua ricerca dell’assoluta effi-
tratta gli aspetti educativi e morali in uso alla cacia ed efficienza in guerra. [si confronti con
Corte shogunale dei TOKUGAWA. BUDO e BUGEI].
BUDOKA. – “Chi pratica la Via Marziale”. Il suf- BUJUTSU-RYU SOROKU. – “Trattato sulle Arti
fisso –KA indica un praticante. Si attribuisce ad Marziali”. Scritto nel 1843, riporta i dati del cen-
ogni praticante del BUDO, a prescindere da grado simento sui RYU marziali ordinato dallo SHOGUN.
o abilità tecnica; per esempio: AIKIDOKA, JUDOKA, BUKE. – “Nobile militare”, “Famiglia Militare”,
KARATEKA. “Casa Militare”. Militari della CLASSE SAMURAI. La
BUDO-KAI. – “Associazione delle Arti Marziali”. professione militare (come accade nelle altre
È il primo DOJO di JUDO di Londra, apertovi nel CLASSI SOCIALI del Giappone feudale) si trasmet-
1918 da Koizumi Gingyo, allievo di KANO JIGORO. te da padre in figlio, ma anche da Maestro a di-
BUDOKAN. – Nuova sede (1962) del KODOKAN, a scepolo. I BUKE si contrappongono alle “Famiglie
Tokyo: uno stadio coperto. Qui, dove oltre allo Nobili”, KUGE o HONKE, e si sviluppano inizialmente
JUDO, s’insegnano diverse altre Discipline affini nelle Province settentrionali, dove i proprietari
del BUDO, ogni anno si tiene il “Grande Incontro” terrieri nipponici si scontrano con gli autoctoni
(TAIKAI): 46 RYU, scelti dalle autorità governative AINU. L’unione di più Famiglie – o Famiglie allarga-
fra tutte le scuole considerate appartenenti alla te – dà origine ai Clan che, dal secolo XII, iniziano
“tradizione originale” giapponese, partecipano a la lotta per la supremazia, sia tra loro sia contro i
tornei e dimostrazioni. Anche NIPPON BUDOKAN. KUGE, gravitanti attorno alla Corte imperiale di
BUDO-KUKAI. – Scuola paramilitare di Arti KYOTO. Nel lungo scontro – Guerra GEMPEI, 1180-
Marziali. Vive dal 1895 al 1945, in funzione prepa- 1185– tra i TAIRA (o HEIKE) ed i MINAMOTO (o
ratoria dei futuri soldati. GENJI), sono questi ultimi ad imporsi, nel 1185: i
BUDO-SEISHIN. – “Spirito del BUDO”. TAIRA sono annientati, i MINAMOTO istituiscono il
BUGAKU. – Musica eseguita alla Corte imperiale primo shogunato della storia giapponese (1192) a
(GAGAKU), in accompagnamento alla danza. [si ve- KAMAKURA.
dano anche le voci “Giappone; Musica” e “Giappo- BUKE-SHO HATTO. – “Leggi delle Case Milita-
ne; Danza”, nella Terza Parte]. ri”, “Codice delle Famiglie Guerriere”. Insieme di
norme, promulgate da TOKUGAWA IEYASU nel 1615,

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Giuse Aikidō & Nihon
destinate a controllare i DAIMYO. È TOKUGAWA mero 8 è destinata a mantenere uno stretto con-
IEMITSU, nel 1635, a rivedere e correggere il te- trollo sulla classe militare, impedendo sia i matri-
sto, pur senza formalmente alterarlo. Si rifà ai moni tra i KUGE sia le unioni tra DAIMYO e corti-
codici familiari tipici del SENGOKU JIDAI, “Era del giane.
Paese in guerra” o “Era della Guerra”, periodo tra BUKE-ZUKURI. – È lo stile – discreto, sobrio,
il 1467 ed il 1568, caratterizzato da continue lot- austero – delle prime case dei SAMURAI, soprat-
te tra i Signori locali. Sono tredici regole che de- tutto dei samurai-contadini (JI-SAMURAI), anche
vono governare il comportamento della classe SA- se ritroviamo la stessa impronta nelle case si SA-
MURAI durante lo shogunato: «1) devono essere MURAI ricchi e potenti. A questo stile si contrap-
sempre praticate lo studio della letteratura e le pone quello aristocratico, opulento, detto shin-
arti umanistiche (BUN), quelle delle armi (BUKI), den-zukuri. Dal 1400 circa in poi, si afferma una
l’arcieria (KYU-JUTSU) e l’equitazione (BA-JUTSU); sorta di sintesi tra i due modelli: semplice ma
2) devono essere evitati l’ubriachezza ed il com- raffinato, generoso nelle dimensioni, che presto è
portamento licenzioso; 3) coloro che non rispet- adottato dai SAMURAI ricchi e dai DAIMYO: lo
tano la legge non devono essere nascosti in alcuna SHOIN-ZUKURI. L’abitazione di un guerriero, a pre-
proprietà; 4) il DAIMYO deve scacciare qualsiasi scindere dallo stile architettonico, innanzitutto
SAMURAI accusato di tradimento o assassinio; 5) deve essere facilmente difendibile e deve quindi
la residenza in un feudo deve essere limitata ai avere dimensioni contenute e accessi ben custodi-
nativi di quel feudo; 6) le autorità dello shogunato ti. Una palizzata (HATAITO) – o, in caso di capi di
devono essere informate di ogni progettato re- Clan, un muro di legno e terra (TSUIJI) – in cui s’a-
stauro dei CASTELLI; le nuove costruzioni sono vie- pre un solo ingresso, sormontato da una torretta
tate; 7) qualsiasi complotto, o fazione, scoperti in a balcone (YAGURA) circonda la dimora, spesso
un feudo vicino devono essere immediatamente protetta anche con fossati, trincee, ostacoli vari.
riferiti; 8) i matrimoni non devono essere con- – Comune fornimento per spada. Si compone
tratti privatamente; 9) le visite del DAIMYO nella di un fodero (SAYA) in legno laccato, un’impugna-
Capitale devono essere in accordo con le norme; tura (TSUKA), un robusto elso ovale e di tutti gli
10) tutti i costumi e tutte le decorazioni devono altri accessori (FUCHI, MENUKI, KASHIRA, SEPPA)
essere appropriati al rango di colui che le indossa; previsti.
11) le persone comuni non devono circolare in por- BUKI. – Termine generico per “arma da guerra”.
tantina; 12) i SAMURAI devono condurre una vita BUKI WAZA. – “Pratica d’armi”; “tecniche con le
semplice e frugale; 13) i DAIMYO devono scegliere armi”. Nell’AIKIDŌ questo termine si riferisce a
in qualità di consiglieri uomini di provata capaci- tecniche eseguite principalmente con JO e BOK-
tà». Appare strano che nel BUKE-SHO HATTO non si KEN, occasionalmente con YARI e JUKEN.
faccia cenno ad alcun tipo di tassazione – da sem- BUKINOBU. – “Attacco a mano armata”. L’attac-
pre il modo migliore per controllare i sottoposti, co a mani nude è TOSHUNOBU.
sudditi o cittadini che siano – ma lo SHOGUNATO BUKKOKU KOKUSHI. – (1256-1316) Monaco
ricorre a sistemi più raffinati: se la norma nume- ZEN. Citato da TAKUAN SOHO [si veda] come e-
ro 6 proibisce la costruzione di nuovi castelli, pu- sempio di chi ha compreso la profondità della Via.
re i DAIMYO sono “invitati” ad offrire denaro, ma- BUKKOKU KOKUSHI ha scritto: «Sebbene non ponga
teriali e manodopera per edificare i castelli dello attenzione nel suo compito, sui piccoli campi di
SHOGUN. Ed erigere tali fabbricati è operazione montagna, lo spaventapasseri non sta invano», vo-
costosissima: basti pensare che, per la costruzio- lendo intendere che lo spaventapasseri ben svolge
ne del Castello di EDO (1604), per ogni 100.000 la sua funzione, pur non possedendo una mente.
KOKU del loro reddito, i DAIMYO sono tenuti ad in- Solo chi raggiunge la condizione MUSHIN (“non-
viare 1.120 blocchi di pietra estratti dalle cave pensiero-non-mente”, “mente vuota”) può, simil-
dell’isola Izu (blocchi enormi: ognuno deve essere mente allo spaventapasseri, realizzare il proprio
maneggiato da oltre 100 uomini e possono essere compito: muove le mani ed i piedi, ma la sua mente
trasportati sulle navi solo due per volta). In ag- non si ferma in alcun luogo e non è possibile sape-
giunta, per ogni 1.000 KOKU di reddito, i DAIMYO re dov’è.
devono fornire anche un operaio. Altro sistema di BUKKYO. – “Buddismo”.
controllo adottato, assai efficace, è il SANKIN- BUKO RYU. – Antica scuola di NAGINATA-JUTSU.
KOTAI (“Presenza Alternata”). Pure la norma nu- Pare sia ancora in attività.

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Giuse Aikidō & Nihon
BUKYO. – Si veda BUSHIDO. sendo BUSHI per diritto di nascita. Normalmente
BUKYO RYU. – Antico stile di scherma con la indica il “cavaliere” giapponese per antonomasia, il
lancia a lama curva (NAGINATA). SAMURAI, anche se, in verità, costui altri non è
BUMON. – Termine che identifica, come BUKE, che un livello, un grado (nemmeno troppo elevato)
una “Famiglia Militare”. all’interno della casta dei BUSHI e, addirittura, fi-
BUMON-SEIJI. – “Governo militare”. no al Periodo KAMAKURA (1185-1333), è solo un
BUN. - È la versione fonetica di un ideogramma uomo armato al servizio dei nobili (SABURAI). Pure
cinese, che indica la connotazione civile. In Giap- BUJIN.
pone identifica la “dimensione civile” della cultura Al giorno d’oggi BUSHI e SAMURAI sono termini e-
nazionale, che è distinta da quella “militare” (BU) e quivalenti, anche se il primo è preferito in Giap-
da quella “pubblica” (KO); insieme con quest’ultima, pone.
è riferita propriamente alle funzioni della Corte BUSHIDO. – “La Via del Guerriero”. Si conosce
imperiale. BUN compare nei termini composti BUN- l’esistenza, risalente al secolo XIII, di un codice
JI, “nobile” e BUNJI-SEIJI, “Governo civile” en- orale, detto KYUBA-NO-MICHI (“Via dell’arco e del
trambi nettamente distinti da BUSHI, “nobile mili- cavallo”), che attiene al comportamento sociale
tare” e BUKE-SEIJI, “Governo militare”. dei guerrieri. È del secolo XVII l’elaborazione del
BUN BU RYODO. – “La doppia Via”. È il metodo BUSHIDO (da BUSHI, “uomo della guerra” e DO,
proposto da Yamada Soko (1622-1685), per forni- “Via”; da intendersi come “Via morale del guerrie-
re ai SAMURAI una cultura non solo marziale, ma ro”), che diventa il codice di comportamento e
anche intellettuale. Egli scrive: «Se un samurai d’onore del BUSHI. L’evoluzione di un codice scrit-
vuole avere delle responsabilità in politica, dirige- to si può far risalire ai regolamenti familiari dei
re dei laici e diventarne il capo, deve realizzare la DAIMYO (secolo XVI) o, ancor prima, alle “Istru-
Via della saggezza. Il SAMURAI, così, non deve es- zioni per la Casa” del Clan HOJO. È YAMAGA SOKO
sere solo un guerriero ma, oltre il Budo, deve ri- che, per primo, esamina in dettaglio la condizione
cevere una cultura sulla letteratura, il Buddismo, del SAMURAI e, preoccupandosi dell’inattività nel
la filosofia cinese e lo Shinto.» tempo di pace, determina che «il SAMURAI deve
BUNJI. – “Nobile”. riflettere sulla propria posizione nella vita, of-
BUNJI-SEIJI. – “Governo civile”. È distinto dal frendo un leale servizio al suo padrone se ne ha
BUKE-SEIJI (“dominio militare”), che identifica il uno, approfondendo la sua fedeltà nei confronti
potere esercitato dalla classe SAMURAI. Identifi- degli amici e dedicandosi soprattutto al dovere».
ca anche l’idea del “governo attraverso la persua- In sintesi, l’essenza del BUSHIDO è il dovere. Il
sione morale”, applicazione dei principi CONFUCIA- dovere, in effetti, concerne tutti i gruppi sociali
NI al governo della cosa pubblica, seguendo gli i- della società giapponese e gli appartenenti alle al-
deali di “governo benevolo” tipici del pensiero tre classi hanno modi diversi di compiere il pro-
neo-CONFUCIANO. prio dovere, pur avendo identiche responsabilità
BUNRAKU. – “Marionette”. Le marionette, che nell’esprimerli. Soltanto il SAMURAI – che, contra-
hanno due terzi della grandezza naturale, sono riamente ai membri delle altre caste, i quali non
mosse da tre persone, la cui abilità infonde ai sono liberi dalle loro occupazioni, non ha la neces-
personaggi rappresentati nello JORURI un realismo sità di lavorare – può e deve isolarsi nella “Via del
eccezionale. Guerriero”, mantenendo viva questa regola di vita
BUSHI. – “Nobile militare”, “uomo della guerra”. e punendo quelli che la offendono. L’opera di YA-
“Guerriero” (SHI), anche se non tutti i combatten- MAGA SOKO non è una guida pratica del BUSHIDO
ti possono definirsi BUSHI: più precisamente, BU- (e questo termine non compare nei suoi scritti),
SHI è il guerriero aristocratico dell’epoca prefeu- ma solo un approccio etico.
dale e feudale (dal secolo IX al XIX), apparte- È l’HAGAKURE (“Nascosto tra le foglie”) il testo
nente ad una “Famiglia Militare” (BUKE, BUMON). classico su cui si formano i SAMURAI: non per nulla
In questo lungo periodo, in ogni caso, molti sono inizia con l’affermazione «la Via del SAMURAI si
guerrieri senza essere BUSHI (come gli ASHIGARU trova nella morte». L’intera opera – completata
arruolati da TAKEDA SHINGEN, od i coscritti di nel 1717 da TASHIRO TSURAMOTO, che trascrive le
ODA NOBUNAGA, per esempio, o TOYOTOMI HIDE- conversazioni avute dal 1710 con il suo Maestro,
YOSHI), mentre altri non sono guerrieri – non es- YAMAMOTO TSUNETOMO – è un inno al primo impe-
sendo specializzati nelle Arti Marziali – pur es- gno di ogni uomo d’onore, del BUSHI in particolare:

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Giuse Aikidō & Nihon
il dovere (GIRI), la fedeltà. È la fedeltà che il SA- 4. la tranquilla intimità con le idee della morte e
MURAI deve mostrare al suo Signore, anche a co- della vita (SEISHI-O CHOETSU).
sto della vita che, tanto, non gli appartiene più dal 5. la pura povertà.
momento stesso in cui, dando la parola, impegna il Non è un caso che il periodo in cui il termine BU-
proprio onore. Il BUSHI deve compiere il proprio SHIDO acquisti risonanza mondiale corrisponde ai
dovere di guerriero, per l’onore (il suo e della sua primi del 1900, con il Giappone impegnato a conso-
famiglia, del suo Signore e della sua classe socia- lidare la propria supremazia economico-politica in
le) e per non essere disprezzato dagli altri BUJIN. Asia, attraverso l’espansionismo militare.
Il BUSHI deve allenarsi costantemente nelle Arti È INAZO NITOBE, nel 1905, con la sua opera “Bu-
Marziali (qualcuno afferma che il BUSHIDO è una shido”, che diffonde l’ideale del SAMURAI retto,
pratica senza essere una filosofia) e coltivare coraggioso, sincero, controllato, dalla vita inte-
quello spirito “senza paura” che gli consente di gerrima; e inoltre parco, incurante di ricchezze e
affrontare ogni situazione, dando il meglio di sé, onori, ma dedito al dovere, al servizio del suo Si-
per servire il suo Signore nel modo migliore. Il gnore, custode dell’onore proprio e del Clan, inte-
concetto esasperato di onore, unito all’altissima merato nell’affrontare la morte. E, naturalmente,
considerazione e rispetto di sé, porta inevitabil- abile in tutte le Arti Marziali!
mente – soprattutto in una società pacificata e Secondo INAZO NITOBE, il vero BUSHI deve posse-
bloccata, come quella del Periodo TOKUGAWA – a dere: senso del dovere (GIRI), generosità (ANSHA),
lotte, sfide e duelli, cruenti e mortali, per inezie magnanimità (DORYO), umanità (NINYO), risolutez-
quali, ad esempio, la mancata precedenza o l’urto za (SHIKI), fermezza d’animo (FUDO). La realtà è
involontario di due spade all’angolo di una strada. ben diversa, soprattutto nel Periodo EDO, con la
I più saggi esponenti del BUSHIDO, preoccupati classe dominante investita di un potere quasi sen-
dalle conseguenze estreme d’episodi di tale poco za limiti, spesso esercitato senza scrupolo, nono-
conto, esortano i SAMURAI – ormai divenuti degli stante il BUSHIDO abbia, in teoria, lo scopo di “u-
annoiati, benché armati, burocrati TOKUGAWA – a manizzare” i guerrieri. Pure BUKYO. [si veda “L
considerare innanzi tutto il dovere nei confronti Antiche arti da guerra” ed anche BUKE-SHO HAT-
dei propri Signori, padroni delle loro vite, da non TO].
arrischiare in sciocche liti. Il BUSHIDO – nato, non BUSHI-NO-NASAKE. – “Tenerezza del guerrie-
si dimentichi, sotto l’influsso di Buddismo e SHIN- ro”. È un po’ l’ideale cavalleresco, comune anche ai
TOISMO – può essere riassunto in nove punti: cavalieri medioevali europei. Significa che il guer-
1. GI (la decisione giusta nell’equanimità, la giu- riero deve mostrare generosità e compassione e
sta attitudine, la verità; quando dobbiamo morire, deve essere giusto verso chiunque, poiché in tem-
noi dobbiamo morire); po di pace il forte deve proteggere il debole.
2. YU (la bravura tinta d’eroismo); BUTOKUDEN. – “Luogo delle Virtù Marziali”. I-
3. JIN (l’amore universale, la benevolenza verso dentifica un edificio, vicino al tempio di HEIAN, in
l’umanità); KYOTO, che l’”Associazione per lo Sviluppo delle
4. REI (il giusto comportamento); Virtù Marziali del grande Giappone” (DAI NIHON
5. MAKOTO (la sincerità di comportamento, la BUTOKUKAI) completa nel 1899 e destina a luogo
verità); d’insegnamento delle principali Arti Marziali del
6. MEIYO (l’amore e la gloria); BUDO.
7. CHUGI (la lealtà, la devozione); BUTSU. – “BUDDHA”, in giapponese.
8. SHIN (la sincerità); BUTSU-DO. – “La Via del Buddha”. Così è detto,
9. KO (pietà filiale). in giapponese, il Buddismo, gli insegnamenti del
Evolutosi lo SHINTO in forme mistiche e patriot- Buddha. Talvolta indica, invece, la pratica che
tiche, l’influenza BUDDISTA si avverte molto forte conduce all’illuminazione.
in altri cinque punti: BUTSUKARI. – “Allenamento all’attacco”. Eserci-
1. l’acquietamento dei sentimenti. zio di studio delle tecniche in movimento, in cop-
2. la tranquilla obbedienza di fronte all’inevita- pia. È utilizzato in molte Arti e Discipline Marzia-
bile. li, dal KENDO allo JUDO, prevede che AITE accetti
3. la padronanza di sé alla presenza di qualsiasi la conclusione della tecnica solo quando TORI rie-
avvenimento. sca ad eseguirla correttamente. È detto anche
UCHI-KOMI.

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Giuse Aikidō & Nihon
BYAKKO SHIN KOKAI. – Ordine religioso giap- serie di conferenze che questi tiene ai membri
ponese, fondato nel 1955 da Goi Masahisa, amico della setta. Il materiale così raccolto dà vita ad
personale di UESHIBA MORIHEI. Takahashi Hideo, un libro intitolato Takemusu Aiki che, sebbene di
membro del BYAKKO SHIN KOKAI e, negli anni ’60 difficile lettura, è il lavoro più significativo sulla
del 1900, in regolare e costante contatto con O- filosofia del Fondatore.
SENSEI, compila note ed appunti nel corso di una

- C -
CHA. – “Tè”. La pianta del tè è originaria della Ci- nosce poi la sua estrema popolarità solo 300 anni
na meridionale e le sue prime applicazioni cono- dopo, grazie sia alla diffusione del Buddismo con-
sciute e documentate – che risalgono al secolo templativo ZEN sia all’introduzione di forme d’in-
VIII – sono medicinali. Ancora oggi il tè non solo trattenimento sociale basate sulla “Cerimonia del
risulta la bevanda più bevuta al mondo, dopo l’ac- Tè” (CHA-NO-YU).
qua, ma se ne riscoprono le virtù terapeutiche: – “Abbandonare”, “deporre”.
ricco di fluoro e fonte di vitamina C, purifica l’a- CHADO. – “La Via del Tè”. È l’arte di preparare e
lito e rallenta la formazione della placca, ci di- gustare il tè, che trova la sua massima espressio-
fende da infiammazioni, ipertensione e cardiopa- ne nella CHA-NO-YU. Quattro sono i principi ideali
tie, rafforza il sistema immunitario ed accresce del CHADO, fissati da SEN-NO-RIKYU e sintetizzati
la densità ossea. Le catechine del tè verde, an- in quattro parole: WA (armonia, pace), kei (rispet-
tiossidanti, proteggono l’organismo da agenti in- to), sei (purezza), jaku (pace spirituale).
quinanti ed invecchiamento naturale Chi intraprende questa Via ricerca la pace spiri-
La leggenda vuole che la scoperta della bevanda tuale attraverso una profonda conoscenza inte-
sia opera dell’imperatore Chen Nung, attorno riore ed impara ad aver cura di tutti gli elementi
all’anno 2700 a.C. Si narra che costui – gran cono- che concorrono al rito della CHA-NO-YU (atto di
scitore di erbe medicinali – durante una sosta estremo rispetto verso l’ospite): etichetta, og-
sieda all’ombra di una pianta del tè, mentre un getti, ambiente, acqua e cibo offerto.
servo mette a scaldare dell’acqua in una pentola. CHANBARA. – “Combattimento con la spada”.
Dall’albero, alcune foglioline cadono nell’acqua bol- Moderna attività sportiva, ideata dal Maestro di
lente e l’infuso, così fortunosamente ottenuto, scherma Tanabe Tetsundo. Si utilizzano simulacri
delizia l’Imperatore, che da quel momento non può gonfiabili di armi classiche (TAN-TO, KO-DACHI,
più fare a meno della bevanda. NAGINATA): una camera d’aria, opportunamente
Molteplici sono le virtù terapeutiche attribuite a sagomata e montata su un manico di legno. Si
questa pianta, utilizzata sia contro la fatica e per svolgono gare (duelli) individuali od a squadre, con
rafforzare lo spirito e la volontà (come infuso), poche regole, minime protezioni, KEIKOGI completi
sia contro i reumatismi (sotto forma d’impacco). di HAKAMA e parecchio divertimento, pare. La
I monaci TAOISTI lo considerano indispensabile squadra italiana ha vinto i Campionati Mondiali
ingrediente dei loro elisir di lunga vita, un tempo 2007, svoltisi a Yokohama.
preparati bollendo un panetto di foglie di tè (cot- CHANKO. – È un particolare tipo di ALIMENTA-
te a vapore e pestate in mortaio) unitamente a ri- ZIONE (miscuglio di carne, pesce, verdure), desti-
so, latte, buccia d’arancia, sale, zenzero e altre nata ai SUMOTORI.
spezie. Quelli buddisti, più semplicemente, usano CHA-NO-YA. – “Casa per il tè” o “Casa del tè”.
il tè per favorire la concentrazione (il monaco ci- È il sito, possibilmente appartato e immerso nella
nese Sun Yao Tai, nel secolo VII spiega: «Beviamo natura, destinato alla celebrazione della CHA-NO-
il tè perché purifica il corpo e lo spirito e per- YU. Uno degli stili maggiormente usati nella co-
mette di non sentire i rumori del mondo»). struzione delle CHA-NO-YA è il WABI SABI.
La tradizione vuole che sia il monaco buddista EI- Al 1772 risale il primo registro delle Case per il
SAI a portare in Giappone, nel secolo X, tanto il tè tè ufficiali, delle quali se ne conservano oggi 27,
quanto la filosofia buddista ZEN. La bevanda co- considerate patrimonio nazionale.

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Giuse Aikidō & Nihon
CHA-NO-YU. – “Acqua per il tè”; per estensione: Ancora oggi quest’Arte è studiata: in una tazza di
la “Cerimonia del Tè”. Inizialmente, nei monasteri, tè, attraverso una cerimonia che può durare fino
il tè è utilizzato come bevanda medicinale dei mo- a due ore, si può trovare la serenità, la pace spiri-
naci; presto, però, è offerto anche agli ospiti, tuale, l’armonia con l’universo ed anche, perché no,
come segno d’ospitalità, in quella che segna l’inizio l’autorealizzazione.
di una forma d’intrattenimento sociale – anche CHATAN YARA. – Maestro di Arti Marziali del
fuori dell’ambiente monastico – giunta fino ai no- secolo XVIII. Da OKINAWA si reca in Cina per ap-
stri giorni. La bevanda, in sé, quasi perde impor- prendere le Arti Marziali di quel Paese e, al ritor-
tanza e la cerimonia rappresenta un punto di con- no, fonda una scuola per il combattimento a mani
tatto fra sacro e profano, quasi un momento di nude e con armi, basata sullo studio dei KATA. Tra
adorazione del bello, del perfetto: è una forma i più conosciuti, ci sono i KATA con i SAI (Chatan
artistica, insegnata nelle scuole, destinata a pro- Yara-no-Sai) e quelli con il BO (Chatan Yara-no-
muovere le buone abitudini e la moderazione in Bo), ancora oggi insegnati nello SHORIN RYU KARA-
tutte le cose. Chi si dedica alla CHA-NO-YU imita, TE-DO.
quasi, i filosofi ZEN nelle loro meditazioni, tant’è CHELANG. – “Schiena”. Zona della 7^ vertebra
vero che sono proprio due monaci ZEN, Juko dorsale.
(1422-1502) e, soprattutto, SEN-NO-RIKYU (1520- CHI. – “Terra”.
1591) a stabilire le prime regole della cerimonia, CHIBA EIJIRO. – (1832-1862) SAMURAI. È figlio
allo scopo di promuovere buone abitudini e mode- di CHIBA SHUSAKU SHIGEMASA, il fondatore dello
razione in tutte le cose fra chi vi si dedica. Il MA- HOKUSHIN ITTO RYU di KEN-JUTSU.
TCHA, il tè verde in polvere che si usa, è partico- CHIBA SHUSAKU SHIGEMASA. – (1794-1855)
lare: naturale e non fermentato, origina una be- SAMURAI. Allievo di OTANI SHIMOSA KAMI SEII-
vanda densa, amarognola, di un verde brillante. La CHIRO, verso il 1830 fonda una scuola di KEN-
polvere di tè si depone nella tazza servendosi di JUTSU, l’HOKUSHIN ITTO RYU. Ancora oggi è ricor-
un cucchiaio di bambù (chashaku) e la si diluisce data la sua tecnica “di frusta” con lo SHINAI. Gli
con acqua bollente, versata da una pentola in fer- allenamenti dei suoi allievi, talvolta armati gli uni
ro fuso (kama); utilizzando una spatola di bambù, con il BOKKEN dritto (antesignano dello SHINAI o-
(chasen), il tè è frullato e reso spumoso. dierno), gli altri con KATANA o NAGINATA (soprat-
Un elaborato codice d’etichetta regola l’intera tutto se donne), spesso diventano gare spettaco-
cerimonia: la rigida osservanza della prassi serve lari, con contorno di pubblico.
a garantire l’assenza d’imprevisti che possano CHIBANA CHOSHIN. – (1885-1969) Maestro di
turbare la serenità e l’armonia dello spirito KARATE, nativo di Shuri (OKINAWA). Nel 1920
dell’ospite. In effetti, il senso più profondo della cambia in SHORIN RYU KARATE-DO il nome della
CHA-NO-YU consiste nell’offrire la serenità agli scuola SHURI-TE e, nel 1956, fonda l’Okinawa Ka-
altri attraverso la metafora del tè. rate-do Renmai, associazione che raggruppa tutti
Diversi sono i modi rituali di gustare il tè, secon- gli stili di KARATE insegnati nell’isola.
do il tipo di cerimonia cui si partecipa, ma, sem- CHIBURI. – “Pulire la lama”. È un brusco movi-
pre, è necessario complimentarsi per il sapore ed mento del polso, per rimuovere il sangue dalla la-
ammirare e commentare la bellezza della tazza. ma della KATANA, dopo un combattimento, prima di
L’importanza che la CHA-NO-YU ha nella società rinfoderarla (NOTO) Il CHIBURI è una delle tecni-
feudale giapponese, si nota – tra l’altro – dalla che di base (SHODEN) dello IAIDO: segue le fasi
raffigurazione degli strumenti tipici di quest’arte NUKI-TSUKE (“sguainare”) e KIRI-TSUKE (“tagliare”)
sui fornimenti d’armi classiche. Non si dimentichi e precede NOTO (“rinfoderare”).
che uno degli scopi iniziali perseguiti dalla ceri- CHIGIRIKI. – Variante del KUSARI-GAMA, desti-
monia, è quello di far recuperare calma e concen- nata più all’attacco che alla difesa. Una catena u-
trazione ai guerrieri, facendo loro controllare al nisce all’impugnatura (un lungo bastone) una palla
meglio spirito e contegno. di ferro. La catena è lunga quanto l’impugnatura
La CHA-NO-YU non è un’Arte Marziale, ma ne è stessa. L’arma è usata per colpire o bloccare l’av-
considerata valida integrazione e non è raro il ca- versario e pararne i colpi. Appartiene alla famiglia
so di Maestri di cerimonia che lo sono anche di delle mazze articolate, dove la forza del colpo è
Arti Marziali. moltiplicata dalla flessibilità della catena.

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Giuse Aikidō & Nihon
CHIGIRIKI-JUTSU. – “Arte di usare il CHIGIRI- Maestro UESHIBA MORIHEI. Questa pratica somi-
KI”. Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali glia molto a MISAGI.
principali). Sono pochi i RYU, come ad esempio CHIOKEN. – È il contrattacco, dalle conseguenze
l’ARAKI RYU, che oggi praticano questa Disciplina. letali se portato a fondo, contro tecnica di calcio.
CHIGO. – “Paggio” di un monastero. Molti infanti È tipico della scuola SHORIN RYU KARATE-DO.
di famiglie nobili, sono affidati a monaci e religio- CHISA KATANA. – Spada di dimensioni interme-
si, per ricevere educazione ed istruzione, serven- die tra KATANA e WAKIZASHI. Portata normalmen-
do come paggi. Abbigliati lussuosamente, dipinti e te con l’abbigliamento di Corte, specie al servizio
con le sopracciglia rasate come le ragazze, molto dello SHOGUN, misura circa 45 cm. Lama, TSUBA e
spesso anche si comportano come tali. Nel Giap- fodero somigliano a quelli di KATANA e WAKIZASHI.
pone feudale l’OMOSESSUALITÀ è frequente e am- CHO. – Misura agraria di lunghezza. Vale 60 KEN
messa nella società sia civile, sia monastica, sia ed equivale, secondo le Regioni, da 105,42 a
guerriera. I giovani, molto presto iniziati alle pra- 109,08 metri.
tiche sessuali, godono tutti di grande libertà e – Misura di superficie (60x50 KEN). Vale 10
crescono senza falsi pudori: la sessualità fa parte TAN ed equivale a circa 1 ettaro.
delle cose della vita. CHO-ICHI-RYU. – “Grande spadaccino”. Titolo
CHIKAKAGE. – Spadaio di OSAFUNE, nella provin- attribuito ad OTANI SHIMOSA KAMI SEIICHIRO.
cia di Bizen, considerato tra i migliori del suo CHOISAI. – Si veda IIZASA IENAO.
tempo. Si conservano sue lame datate 1317. CHOKU. – “Diretto”.
CHIKA-MA. – È la distanza di un passo tra due CHOKU TSUKI. – Colpo con il bastone, all’altezza
avversari, generalmente troppo corta. del plesso solare.
CHIKARA-GAMI. – “Salvietta” di carta speciale. CHONIN. – Termine generico per designare il
La usano i SUMOTORI, prima e dopo il combatti- popolo. Nel Periodo TOKUGAWA indica, soprattut-
mento, per asciugare il sudore. to, la borghesia cittadina.
CHIKARA-NO-DASHI KATA. – “Estensione del- CHON-MAGE. – Acconciatura dei SUMOTORI. [si
la potenza”. veda].
CHIKIRI ODOSHI. – Tipo di allacciatura di ar- CHOYAKU UNDO. – Esercizio durante il quale si
matura (ODOSHI). esegue il movimento saltando.
CHIKU. – “Bambù”. Nell’immaginario collettivo CHU. – “Medio”; “centro.”
delle Arti Marziali orientali rappresenta il simbo- CHUDAN. – “Livello medio”. Nelle Arti Marziali
lo di flessibilità: forza unita a cedevolezza. Anche indica l’altezza di un attacco o di una parata. È il
TAKE. livello compreso fra l’addome e lo sterno.
CHIKUJO-JUTSU. – “Arte della (tecnica di) –“Medio”. Posizione media della mano. È la zo-
fortificazione”. Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti na che va dall’addome alla parte superiore dello
Marziali principali). sterno.
CHIKUTO. – Si veda SHINAI. CHUDAN KAMAE. – “Guardia media”. Allorquan-
CHI-MEI. – ATEMI mortale. Nelle gare, soprat- do si riferisce a posizione di guardia con armi (la
tutto di KARATE, non è – ovviamente! – portato a cui punta è tenuta parallela al terreno), è più cor-
fondo. retto chudan-no-kamae. Anche CHUDAN-GAMAE.
CHIN. – “Calma”. CHUDAN MAE-GERI. – “Calcio frontale al livello
CHINKON. – “Calmare lo spirito”. Significa ac- medio”.
quietare la mente ed il corpo, mediante MUDRA ed CHUDAN TSUKI. – “Pugno diretto all’addome, al-
invocazioni; normalmente si pratica in un luogo sa- lo stomaco”. Colpo diretto medio (addome, stoma-
cro. Si veda CHINKON-KISHIN. co). AITE attacca sferrando un pugno al torace.
CHINKON-KISHIN. – “Calmare lo spirito e tor- CHUDAN-GAMAE. – “Guardia media”. Si veda
nare al divino” (da CHINKON e KISHIN). È un’antica CHUDAN KAMAE.
tecnica di respirazione mistica e di meditazione; CHUDEN. – È la trasmissione mediana nell’antico
appartiene alla tradizione SHINTO (ma è di prove- sistema di classificazione del BUGEI: la metà del
nienza sciamanica) ed è ripresa da DEGUCHI ONI- cammino è compiuta.
SABURO ed inserita tra le pratiche della sua reli- – “Insegnamento medio”. Identifica una serie
gione, l’OMOTO-KYO. È usualmente praticata dal di KATA, chiamati HASEGAWA EISHIN RYU, tipici

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del MUSO SHINDEN RYU: dieci tecniche eseguite in ordine diretto, impartito con un megafono, del
posizione eretta. suo comandante di un tempo, rintracciato e por-
CHUGI. – “Lealtà”, “devozione”, “fedeltà”. Uno tato nelle Filippine.
dei punti del BUSHIDO. [si veda]. CHUJO RYU. – Stile di combattimento con la
Per capire – sempre che un occidentale possa ca- spada. È creato, intorno al 1400, da Chujo Naga-
pirlo – fino a quale punto si possa spingere la fe- hide ed è alla base di molte Scuole di KEN-JUTSU.
deltà di un guerriero al suo Imperatore, basta Tra le più importanti ci sono: GAN RYU; HASEGAWA
tornare indietro non di molto, nel tempo. RYU; ITTO RYU; KANEMAKI RYU; MUTO RYU; NIKAI-
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nell’a- DO RYU; TODA-HA BUKO RYU; Tomita Ryu.
gosto 1945, numerose truppe sono ancora di CHUKEI. – “Ventaglio di Corte”. È del tipo pie-
guarnigione nei territori occupati – isole, soprat- ghevole (OGI), con le stecche esterne molto ango-
tutto - durante il conflitto. Spesso privi di mezzi late. Sostituisce il bastone SHAKU.
di comunicazione con la madrepatria, non possono CHUKITSU. – “Articolazione interna del gomito”.
credere che il TENNO si sia arreso, addirittura KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI.
senza condizioni. Spesso privi di ordini diretti dei CHUNIN. – Sono gli organizzatori, i pianificatori
loro ufficiali superiori o increduli a fronte degli delle operazioni, delle missioni commissionate ai
inviti alla resa, decidono di rifugiarsi nelle fitte capi (JONIN) dei Clan o Famiglie NINJA. Ai loro
foreste, proseguendo talvolta nella lotta. ordini sono i GENIN, gli esecutori.
Di moltissimi, irriducibili soldati si sono perse CHUN-NO-KON. – KATA di base eseguito con il
tutte le tracce, ma YOKOI SHOICHI fa notizia, BO. Il bastone è utilizzato per colpi di punta e
quando è catturato: è il 1972! tecniche di percossa diagonale.
In realtà, l’ultimo soldato giapponese si arrende CHUSEN. – “Estrazione a sorte”.
solo nel 1974, nelle Filippine. Un contadino, a fine CHUSHINGURA. – È il titolo della rappresenta-
anno 1972, scopre due uomini intenti a razziargli zione teatrale dell’AKO-GISHI.
il pollaio e, a fucilate, ne uccide uno, mentre l’al- CHUSOKU. – “Palla del piede”: parte carnosa sot-
tro trova scampo tornando nella foresta. to le dita. Pure KOSHI.
Accertato che l’ucciso è un militare giapponese e CHUTO. – “Radice del naso”. Punto naso-frontale.
risaliti alla sua identità ed all’unità di appartenen- KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI.
za, per convincere il superstite che la guerra è Pure UTO.
finita non bastano due anni di tentativi: solo un

- D -
DACHI. – Suffisso per “stare in piedi” (TACHI). lo scopo di istruire ed allenare una Milizia popola-
– Suffisso per “spada” (TACHI). re.
DA-DAIKO. – Grande tamburo in pelle, con dop- DAI NIHON BUTOKUKAI. – “Associazione per
pia membrana. Le pelli del tamburo raggiungono i lo Sviluppo delle Virtù Marziali del grande Giap-
due metri di diametro, ma lo strumento è più pone”. È un’organizzazione statale destinata a
grande, sospeso com’è ad una cornice su piedistal- preservare, sostenere, promuovere ed insegnare
lo. Il suono si ottiene percuotendo le membrane le principali Arti Marziali del BUDO.
con un pesante mazzuolo. Fondata nel 1895, è attiva fino al termine della
DAI. – “Grande”. Anche TAI. Seconda Guerra Mondiale; sciolta durante
– È la discendenza, non per parentela, del l’occupazione militare, riprende poi, in scala ridot-
Maestro di un RYU. ta, la propria attività.
DAI NIHON BUDO SENYO-KAI. – “Associa- Le altre missioni originarie del DAI NIHON BUTO-
zione per la Promozione delle Arti Marziali Giap- KUKAI sono: sponsorizzare una “festa” annuale
ponesi”. Fondata nel 1932 con l’auspicio della delle virtù marziali; raccogliere materiali storici e
chiesa OMOTO-KYO, questa organizzazione – il cui pubblicare un bollettino informativo; costruire e
Istruttore capo è UESHIBA MORIHEI – si prefigge gestire un grande DOJO all’interno del sacrario di

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Giuse Aikidō & Nihon
HEIAN, in KYOTO (il BUTOKUDEN, completato nel TANA e WAKIZASHI, infilata nella cintura (OBI) de-
1899). gli abiti civili, oppure quella TACHI e TAN-TO, por-
DAI SENSEI. – “Grande Maestro”. Si veda O- tata con l’armatura o l’abbigliamento di Corte.
SENSEI. L’Etichetta (REI-GI) non ammette confusione: è
DAIDAIIRO. – “Arancione”. impensabile abbinare KATANA e TAN-TO piuttosto
DAIDO RYU. – Scuola d’Arti Marziali ad AIZU. Vi che WAKIZASHI e TACHI. Sempre il REI-GI prevede
s’insegna KEN-JUTSU (“arte della spada”), KYUBA che l’ospite deponga la KATANA all’ingresso, por-
(“tiro con l’arco da cavallo”), KA-JUTSU (“uso del tando con sé la WAKIZASHI (che colloca sulla
moschetto”), SO-JUTSU (maneggio della lancia). Il stuoia, alla destra); per dimostrare il massimo ri-
fondatore è GOTO TAMAUEMON TADAYOSHI. spetto al padrone di casa, depone entrambe le
DAIGO TETTEI. – “Realizzazione dello stato di armi all’ingresso (ma questo comportamento è ob-
Buddha” in sé. È uno dei punti dottrinali della filo- bligatorio alla presenza dell’Imperatore o dello
sofia ZEN. [si veda]. SHOGUN). Se la KATANA, per richiesta del padrone
DAIKO. – “Tamburo”. Normalmente un prefisso di casa, è portata all’interno, viene posata su una
ne specifica il tipo e la grandezza, per esempio rastrelliera alla destra dell’ospite, in modo da non
DA-DAIKO, GAKU-DAIKO eccetera. poter essere afferrata ed usata (nelle visite, né
DAIMYO. – “Grande nome” o “nome grandioso”. È l’ospite né il padrone di casa mai pone alcun’arma
attribuito al signore feudale, che esercita il pote- alla propria sinistra, tranne che in imminente pe-
re civile e militare oppure che controlla e difende ricolo d’attacco). È considerato un insulto, una
il Governatore civile della Provincia. Di classe SA- provocazione, esibire una lama nuda, a meno di
MURAI, il DAIMYO è sia un “signore della guerra” non volerla mostrare come oggetto prezioso; in
sia un proprietario terriero; spesso è il Signore questo caso la spada è tesa, per l’impugnatura,
della Provincia, un tempo assegnatagli con l’inca- all’ospite, che lentamente, un po’ alla volta, estrae
rico di Governatore [si veda SHUGO]; sempre è a la lama dal fodero, mai completamente però. Solo
capo di un Clan. In alcuni periodi storici il DAIMYO dietro insistenza del proprietario la lama può es-
è l’assoluto padrone delle terre, che amministra e sere snudata del tutto, con molte scuse e, soprat-
governa come fossero il suo regno privato, senza tutto, l’accortezza di tenerla verso l’alto e lonta-
riferimento ad alcuna autorità esterna, imperiale no dai presenti. La coppia d’armi è fabbricata e
o shogunale che sia. Nel Periodo EDO (1603-1867) decorata in modo corrispondente. Sono detti DAI-
un DAIMYO possiede una rendita di almeno 10.000 SHO anche le coppie di TSUBA ed i vari accessori,
KOKU (1.800.000 litri di riso) l’anno, con cui deve ornamenti e fornimenti, gli uni leggermente più
provvedere al mantenimento della Famiglia – SA- grandi degli altri. Il diritto di portare il DAI-SHO
MURAI e servitori compresi – alla manutenzione è soppresso nel 1876: da quel momento in poi i
del castello di residenza ed al SANKIN-KOTAI. Tra SAMURAI sono ufficialmente privati del simbolo
di loro l’Imperatore sceglie (formalmente) lo della propria esistenza.
SHOGUN. All’epoca della Restaurazione MEIJI mol- DAISUKE NISHINA. – Pare abbia fondato, nel
ti DAIMYO restituiscono le donazioni di terre ri- secolo XII, il TOGAKURE RYU, scuola di NINJUTSU
cevute dallo SHOGUN restando, spesso, nell’ormai che, sembra, è ancora attiva nella provincia d’Iga.
abolito HAN come governatore, agli ordini dell’am- DAITO. – È il nome della Casata di MINAMOTO-
ministrazione centrale. NO-YOSHIMITSU.
DAIO KOKUSHI. – (1234-1308) Monaco della DAI-TO. – “Grande spada”. Classe di spade con
setta esoterica buddista RINZAI. Studia Buddi- lama di lunghezza superiore a 60 cm e curvatura
smo in Cina. più o meno accentuata. I SAMURAI sono soliti por-
DAI-SENSEI. – “Grande Maestro”. Solo pochi, tarla con la WAKIZASHI, classe SHO-TO, a formare
eccezionali personaggi hanno diritto a questo ti- il DAI-SHO. [si vedano anche KATANA, TACHI, TO].
tolo (o di O-SENSEI): UESHIBA MORIHEI, FUNAKO- DAI-TO AIKIDŌ. – Scuola tradizionale d’AIKI-
SHI GICHIN, KANO JIGORO, ad esempio. JUTSU (UESHIBA MORIHEI è allievo di questa scuo-
DAI-SHO. – “Grande-piccolo”. Termine formato la).
dall’unione delle due parole DAI-TO (spada lunga) e DAITO AIKIJUTSU. – È questo il nome dello
SHO-TO (spada corta): indica la coppia di spade stile di AIKI-JUTSU codificato, alla fine del secolo
portate da nobili e SAMURAI, indipendentemente XI, da MINAMOTO-NO-YOSHIMITSU, che lo insegna
dal rango. Può essere la classica coppia d’armi, KA- nella sua scuola, il DAITO RYU. È attraverso Yoshi-

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kiyo, secondo figlio di MINAMOTO-NO- DAITO RYU AIKI-BUDO) ad ABASHIRI, nell’isola
YOSHIMITSU, che si stabilisce nella provincia di Hokkaido, città dov’è sepolto TAKEDA SOKAKU MI-
Kai, a Takeda – prendendo questo come nome del- NAMOTO-NO-MASAYOSHI, il fondatore.
la sua Casata – che il DAITO AIKIJUTSU entra a DAME. – “Sbagliato”, “non corretto”; “cattivo”.
far parte delle tecniche segretamente insegnate DAN. – “Gradino”, “scalino”.
nella Famiglia TAKEDA, tramandate per generazio- – “Livello” o “grado superiore”, attribuito con
ni solo ai suoi membri e famigli. Dal 1574, anno in l’acquisizione della Cintura Nera [si veda KYUDAN].
cui TAKEDA Kunitsugu si trasferisce ad AIZU, le In AIKIDŌ, formalmente, esistono dieci livelli (an-
tecniche del DAITO AIKIJUTSU sono conosciute che se il 10° DAN spetta al DOSHU e ad altri po-
come AIZU-TODOME ed anche ODOME. chissimi personaggi), i primi tre (o quattro, se-
DAITO KOKUSHI. – (1282-1337) Monaco della condo la scuola) acquisiti normalmente con esami,
setta esoterica buddista RINZAI. Seguace ed al- i successivi attribuiti per merito.
lievo di DAIO KOKUSHI, è ritenuto il fondatore DAN TSUKI. – È una rapida successione di pugni,
dello ZEN a Daitokuji. inferti con lo stesso arto a livelli diversi.
DAITO RYU. – È la scuola fondata, verso il 1100, DANNA. – “Marito”. Con lo stesso termine si in-
da MINAMOTO-NO-YOSHIMITSU. dica l’amante od il protettore di una GEISHA.
DAITO RYU AIKI-BUDO. – Scuola d’AIKI- DANSEN. – “Ventaglio d’uso personale”. Si veda
JUTSU, JU-JUTSU e KEN-JUTSU. Erede del DAITO UCHIWA.
RYU AIKI-JUTSU di TAKEDA SOKAKU MINAMOTO- DANSHA. – Chi ha acquisito il grado di Cintura
NO-MASAYOSHI, è diretta dal figlio di questi, TA- Nera, cioè possiede almeno un DAN. Anche YUDAN-
KEDA TOKIMUNE. SHA.
DAITO RYU AIKI-JUTSU. – Scuola d’AIKI- DARUMA. – Nome giapponese di BODHIDHARMA.
JUTSU, JU-JUTSU e KEN-JUTSU. È fondata in AIZU, Anche BODAI-DARUMA.
alla fine del secolo XIX, da TAKEDA SOKAKU MI- DE-AI. – Contrattacco eseguito approfittando
NAMOTO-NO-MASAYOSHI, cui succede il figlio TA- del BONNO dell’avversario. È possibile solo se il
KEDA TOKIMUNE, che la rinomina DAITO RYU AIKI- combattente è nello stato HONTAI, di allerta per-
BUDO. manente, con la “mente vuota” (MUSHIN) e lo spiri-
Inizialmente il sistema di combattimento è chia- to è libero, sereno, non turbato (MUSO). È termine
mato YAMATO RYU e la scuola TAKEDA RYU, ma ver- composto, che deriva dal verbo deru, “avanzare” e
so il 1922-23 allo stile viene cambiato il nome in da AI, “unione”, “armonia”.
DAITO RYU JU-JUTSU quindi in DAITO RYU AIKI- DEGUCHI NAO. – (1836-1918) Profetessa dalla
JUTSU: TAKEDA SOKAKU MINAMOTO-NO- vita travagliata. Analfabeta, dopo la sua prima
MASAYOSHI è alla ricerca di un passato “nobile”, trance profonda (avvenuta nel 1892, a 56 anni) è
che dia lustro alla propria scuola e DAITO è il no- in grado di descrivere correttamente le proprie
me della Casata di MINAMOTO-NO-YOSHIMITSU rivelazioni spirituali grazie ad una forma di scrit-
che, alla fine del secolo XI, codifica lo stile DAI- tura automatica (ofudesaki), che però non può
TO AIKIJUTSU. leggere. Per ventisette anni, fino alla morte, scri-
TAKEDA SOKAKU MINAMOTO-NO-MASAYOSHI si au- ve profezie sotto dettatura del dio Konjin:
to-proclama 35° Caposcuola dello stile che inven- 100.000 pagine nelle quali si trovano, oltre che in-
ta, appoggiandosi anche a documenti contraffatti. segnamenti vari, le predizioni sulle guerre future
Alcune delle 108 tecniche fondamentali di questa (la cino-giapponese, la russo-giapponese, la I e la
scuola – apprese da UESHIBA MORIHEI, nell’isola di II Mondiale) ed un piano per la salvezza e la rico-
Hokkaido (1911-16) e successivamente (1922) ad struzione del mondo.
AYABE – si ritrovano ancora oggi, spesso modifica- DEGUCHI ONISABURO. – (1871-1948, si legge
te, nell’AIKIDŌ. Il DAITO RYU AIKI-JUTSU è ancora anche WANISABURO) Insegnante di scuola ele-
attivo. mentare già all’età di 12 anni e predicatore reli-
DAITO RYU JU-JUTSU. – È la forma di com- gioso. Il suo nome è UEDA KISABURO fino al matri-
battimento insegnata da TAKEDA SOKAKU MINA- monio (nel 1900, con conseguente adozione in
MOTO-NO-MASAYOSHI, prima che questi la chiami quella famiglia) con Deguchi Sumiko, figlia di DE-
DAITO RYU AIKI-JUTSU. GUCHI NAO, da lui avvicinata nel 1898. Dall’incon-
DAITOKAN. – È la Palestra Centrale (HONBU tro delle loro esperienze nasce, tra il 1906 ed il
DOJO) della scuola DAITO RYU AIKI-JUTSU (ora 1908, la religione OMOTO-KYO. Questa nuova

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“chiesa” si afferma nel 1913 e diventa assai po- Ed è, questo, il Tao cinese, il cui simbolo è un cer-
tente nei successivi anni ’20, sconfinando però chio in cui una linea sinuosa separa due parti,
nell’attivismo politico e paramilitare, tanto che bianca e nera, ciascuna contenente entro di sé il
nel 1921 il movimento è represso e DEGUCHI ONI- germe del proprio opposto. Tale simbolo esprime
SABURO è imprigionato per oltre quattro mesi (per un concetto preciso: nulla esiste se non in virtù
lesa maestà e violazione alle leggi sulla stampo); dell’incessante azione reciproca dei due principi
altre repressioni si hanno nel 1935 e negli anni ’40 fondamentali, Yang e Yin, positivo/negativo, lu-
(e lui, in prigione, ci resta dal 1935 al 1942, per ce/oscurità, maschile/femminile, sole/luna, cal-
aver disturbato la pace sociale e l’Imperatore). do/freddo, e così via.
DEGUCHI ONISABURO ha incredibili capacità lette- A differenza del Tao cinese, il concetto giappo-
rarie: nel corso della sua vita detta oltre 600.000 nese di DO, di via che conduce all’illuminazione
componimenti poetici e lascia libri in quantità, (SATORI), non ha generalmente implicazioni reli-
compresi gli ottantuno volumi del Reiki- giose e, poiché “cammino” (MICHI), esprime la co-
monogatari (“Racconti del Mondo Spirituale”), la stante ricerca della perfezione, dell’armonia spi-
cui sola prefazione consta di ben 400 pagine! rituale universale, dell’unione (AI) del proprio spi-
È sepolto in AYABE. rito con quello di tutti gli esseri del creato.
DENKO. – “Fianchi”, “costole flottanti”. Punto È interessante anche notare che, in realtà, esi-
dell’ipocondrio, destro e sinistro, e del fegato. stono due tipi di “via”. La prima si richiama non
KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. solo agli insegnamenti del Buddismo esoterico e
Pure INAZUMA. dello ZEN, ma anche alle più antiche idee di Lao
DENSHO. – “Documenti segreti”. Sono gli archivi TZU, con quell’auspicata comunione tra uomo e na-
familiari degli antichi Clan, nei quali sono regi- tura, risale ai tempi in cui i monaci SAICHO e KU-
strate e descritte le tecniche particolari della KAI rientrano in patria dal loro viaggio in Cina e
scuola o dello stile (RYU), ed il cui insegnamento è fondano la setta SHINGON. Obiettivo di questo DO
precluso agli estranei. I DENSHO si trasmettono di è la concentrazione dello spirito, volta alla realiz-
padre in figlio o da Maestro a discepolo. zazione della tecnica.
– Campana dei monasteri ZEN. È suonata dal Il secondo tipo di DO è più recente: risale al seco-
Doan ed annuncia le funzioni. lo XVII, si ispira agli insegnamenti confuciani (i
DERU KUI WA UTARERU – “Il chiodo che spor- rapporti di gerarchia, il rispetto, la dedizione ai
ge verrà martellato”. È un proverbio che indica superiori…) e si concretizza nel BUSHIDO.
molto bene la predisposizione dei giapponesi, nei Oggi, per noi, DO è un intreccio, un amalgama di
rapporti sociali, a non rischiare forti contrasti, questi due aspetti: le due facce di una stessa me-
quindi la loro attitudine ad amalgamarsi al gruppo. daglia.
DO. – “La Via”, “la suprema verità”; “metodo”, – “Tronco del corpo”.
“strada”. Racchiude una vera e propria visione del – Corazza dell’armatura leggera (sviluppatasi
mondo e della vita, oltre alla forma (diversamente soprattutto dal secolo XIV), dotata di parecchi
dallo JUTSU, “tecnica” pura). È il mezzo, la via, lo pezzi supplementari. Da ricordare, tra le molte
stato per ottenere il superamento della divisione varianti, due gruppi dello stile classico: DO-MARU
tra l’“io” ed il “non-io”. (che si apre sul fianco) e HARAMAKI-DO (che si a-
L’ideogramma segnala il cammino spirituale intra- pre sulla schiena). Normalmente costituita da pic-
preso dai praticanti di una Disciplina marziale e cole piastre (KOZANE) – che possono essere d’osso
dagli adepti di una dottrina religiosa o artistica. di balena, metallo, cuoio – laccate e unite da cor-
È un termine cino-giapponese (in cinese è TAO, o doncini di seta variamente colorati, la DO è elasti-
DAO) il cui corrispondente vocabolo in giapponese ca e leggera. La precisione dell’allacciatura ed il
puro è MICHI, che significa, più propriamente, rispetto della rigorosa gerarchia dei colori de-
“cammino”. termina la qualità dell’armatura. La primitiva ar-
Affascina l’idea di una via, di un cammino spiritua- matura (TANKO, KAWARA) si trasforma, nel medio
le, che implica anche uno scopo finale: l’integra- e tardo Periodo HEIAN (circa 858-1156), nella YO-
zione armoniosa dell’uomo con le leggi ROI, indossata dai ricchi guerrieri, BUSHI o SAMU-
dell’universo, attraverso un’ampia varietà di com- RAI e nella O-YOROI (“la Grande Armatura”) desti-
portamenti morali e sociali. nata ai generali ed ai guerrieri di rango elevato,
mentre le truppe a piedi portano l’HARAMAKI. Og-

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Giuse Aikidō & Nihon
gi, con DO (o MUNE-ATE), s’indica la protezione me- grosse nappe colorate, che simboleggiano le sta-
tallica, o fatta con bambù laccato, per torace e gioni.
stomaco dei KENDOKA. In questo caso, anche MU- DOHYO-IRI. – “Presentazione rituale”. È quella
NE-ATE. dei partecipanti ad un torneo o combattimento di
– “Risposta”. Si veda MONDO. SUMO, fatta ancora oggi dall’”araldo” (YOBI-
DOBACI. – Grande gong metallico, a forma di ba- DASHI) seguendo regole e rituali antichi di secoli.
cile. Emisferico, è appoggiato sopra un cuscino di I SUMOTORI indossano un grembiule da cerimonia
paglia e si suona con un mazzuolo di legno dalla (KENSHO-MAWASHI).
cima ricoperta di pelle. È usato soprattutto nei DOHYO-MATSURI. – “Cerimonia propiziatoria”.
templi buddisti. È una funzione shintoista che precede l’inizio di
DOGEN KIGEN. – (1200-1253) Dopo aver prati- un torneo o combattimento di SUMO. Il celebran-
cato per nove anni nella scuola ZEN RINZAI-SHU, te è il giudice-arbitro (TATE-GYOJI), che invoca i
nel 1223 si reca in Cina e fino al 1227 pratica con KAMI, recita preghiere, offre sacrifici (SAKÈ e sa-
il Maestro T’ien-t’ung Ju-ching (in giapponese le) e pone sul DOHYO oggetti di buon auspicio, co-
Tendo Nyojo), diventandone il succes-sore. Tor- me castagne (KACHIGURI), riso purificato (SEN-
nato in Giappone, fonda la scuola ZEN SOTO-SHU, MAI), alghe marine (KOMBU).
che nel 1244 trova sistemazione nel monastero DOJO. – “Il Luogo dell’Illuminazione” o “del Ri-
Eihei-ji, da lui edificato. La scuola è ancora attiva. sveglio”. Genericamente è “Il Luogo dove si prati-
DOGEN KIGEN è l’autore dello Sho-bogenzo, “L’Oc- ca la Via”, la “Sala per la ricerca del DO”.
chio (o Tesoro) della Vera Legge”, importante col- È il luogo dove si pratica un’Arte o una Disciplina
lezione di saggi sul DHARMA e testo fondamenta- Marziale – non solo Marziale – e nel quale si entra,
le dello ZEN. soprattutto, per incontrare se stessi. Per la men-
Il titolo onorifico di ZENJI (Maestro ZEN) accom- talità occidentale riesce difficile considerarlo un
pagna normalmente il suo nome. vero e proprio “spazio sacro” – il termine DOJO
DOGI. – “Uniforme per la pratica”. Sinonimo di indica anche il luogo del monastero riservato alla
KEIKOGI. meditazione – ma, in ogni caso, resta il luogo dove
DOGU. – Equipaggiamento protettivo dei KENDO- si cammina insieme verso la conoscenza.
KA. È la versione moderna dell’armatura TAKE GU- Solo se il Maestro è già presente nel DOJO, si sa-
SOKU, indossata sopra un pesante KEIKOGI comple- le sul TATAMI e se la lezione è in corso, si può sali-
to di HAKAMA. Il DOGU è costituito da casco (MEN) re o scendere solo con il suo permesso. Per salire,
con maschera a griglia (MEN-GANE) e falde per le volte le spalle al TATAMI, ci si sfilano i sandali,
spalle, corazza per il petto (MUNE-ATE o DO), pro- che rimangono ordinatamente con le punte all’e-
tezione a grembiule (TARE e TARE-OBI) per il ven- sterno; ogni volta che si sale o si scende si esegue
tre, bracciali e manopole (KOTE). Sotto il casco, un breve saluto in piedi (RITSU-REI). Il TATAMI ri-
per meglio assorbire colpi e sudore, s’indossa una copre il centro della sala, possibilmente in qua-
salvietta (HACHIMAKI), annodata intorno alla te- drati di 8 o 10 metri di lato e dovrebbe essere
sta. sollevato dal suolo di almeno quindici centimetri.
DOHAI. – Chi ha la stessa anzianità nella pratica Quando possibile, il KAMIZA, “il muro alto”, la co-
dell’AIKIDŌ. siddetta “sede superiore” (d’onore) del SENSEI, è
DOHYO. – “Cerchio sacro”. È la zona circolare – orientato a Nord; al suo centro trova normalmen-
in terra battuta, ricoperta di sabbia fine, con te posto, in Occidente, un ritratto del fondatore
diametro di 4,55 metri – al centro della piatta- della Disciplina o dell’Arte Marziale insegnata, a
forma quadrata (5 o 7 m. di lato, sollevata di circa simboleggiare la continuità nella trasmissione
60 cm dal suolo) sulla quale si svolgono i combat- dell’insegnamento e, spesso, l’emblema del DOJO.
timenti di SUMO. Il “cerchio sacro” è delimitato In ogni caso, il KAMIZA normalmente si colloca sul
da una fune di paglia intrecciata, parzialmente in- lato opposto all’entrata. Gli allievi si dispongono
terrata: chi è spinto oltre la fune – o mette a sulla “sede inferiore” (SHIMOZA), di fronte al
terra una qualsiasi parte del corpo, piedi esclusi – SENSEI, partendo dalla sua destra con quelli di
è sconfitto. Sopra il DOHYO è sospeso un tetto a grado meno elevato. Eventuali ospiti o gli assi-
due falde, a ricordare quello di un santuario stenti del SENSEI si collocano sul “lato superiore”
SHINTO; dagli angoli della copertura pendono (JOSEKI) del TATAMI (a sinistra, visto dal KAMIZA),
che è la parte più onorifica. Il lato opposto (“in-

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Giuse Aikidō & Nihon
feriore”) è chiamato SHIMOSEKI. Durante cerimo- stuccio mobile, a cassetta, contenente le frecce.
nie o manifestazioni il KAMIZA è il posto destinato Una leva, imperniata a fusto ed astuccio, con il
alle autorità, alla bandiera, alla presidenza ecce- suo movimento consente di tendere l’arco, mette-
tera. Ogni luogo di pratica può trasformarsi in re in posizione la freccia (che cade per gravità) e
DOJO, se crediamo in quello che facciamo. tirare.
DOJO-ARASHI. – “Tempesta nel DOJO”. Si veda DO-MARU. – “Protezione circolare”. È una va-
YABURI-DOJO. riante dell’armatura leggera, aperta sotto il brac-
DOJO-CHO. – “Direttore del DOJO“ [si intende cio destro. In origine destinata ai fanti, è adotta-
l’HONBU DOJO]. ta dai SAMURAI nel periodo della guerra civile
DOJO-YABURI. – Si veda YABURI-DOJO. (guerra Nambokucho) tra gli ASHIKAGA ed i KU-
DOKA. – “Canti della Via”. Sono poemetti, brevi SUNOKI (1336-1392), quando l’ingombrante YOROI
poesie, scritte a scopo didattico, per insegnare si rivela inadatta al combattimento appiedato in
l’essenza di un’Arte Marziale ed ispirare gli allie- terreno difficile (boschi in località montagnose).
vi; hanno una precisa sequenza di sillabe: 5-7-5-7- Il tipo comune ha CORSALETTO fatto di piccole
7. Quelli scritti da UESHIBA MORIHEI hanno preci- piastre metalliche, laccate e tenute insieme da
si riferimenti sia a testi classici e scintoisti sia cordoncini di seta colorata. Si conoscono diverse
alla pratica del KOTODAMA. varianti di questo tipo d’armatura: HATOMUNE-DO,
DOKEN ONO. – SAMURAI condannato al rogo do- HOTOKE-DO, TATAMI-DO.
po la battaglia del Castello di OSAKA (1615). La DOMO ARIGATŌ GOZAIMASHITA. – “Grazie
battaglia termina con la disfatta dei TOYOTOMI e molte” (si dice anche arigatò gozaimashita).
la distruzione del Castello, roccaforte del Clan. DONRYU. – “Drago della tempesta”. Codice per
DOKEN ONO, già sul patibolo, disarma un ufficiale aerei militari della Seconda Guerra Mondiale.
nemico e l’uccide con la KATANA conquistata. È ri- DOREI. – “Sottomesso”, “schiavo”.
cordato per questo atto di indomito coraggio. DORI. – “Presa”. “Prendere”. Anche TORI. [si ve-
DOKEN-JUTSU. – “Arte di eseguire gli ATEMI”. da].
È compresa nel TAI-JUTSU. DORYO. – “Magnanimità”. È quella che, secondo
DOKKO. – “Mastoide”. Punto dell’apofisi mastoi- INAZO NITOBE, il vero BUSHI deve possedere. [si
dea retro-auricolare. KYUSHO, “punto vitale” o veda BUSHIDO].
“debole” per gli ATEMI. DOSA. – “Esercizio”.
DOKUKODO. – Trattato scritto da MIYAMOTO DOSHA. – “Tiro cerimoniale” (nel KYUDO, ma non
MUSASHI. In ventuno capitoli l’autore si sofferma solo), effettuato in particolari, solenni occasioni.
sulle qualità che ogni guerriero deve possedere, È un rito shintoista, con l’arciere, l’officiante, in
dal senso dell’onore allo sprezzo per la morte, dal costume tradizionale, assistito da vari assistenti:
disinteresse all’austerità, e fornisce consigli etici uno porta la spada, uno l’arco, un altro è l’atten-
ai lettori. dente (similmente a quanto accade nella “presen-
DOKYO. – Ambizioso e capace abate buddista. tazione rituale”, DOHYO-IRI, dei tornei di SUMO).
Amante dell’imperatrice SHOTOKU, è da lei porta- Si celebra lo “spirito” della freccia, che è tramite
to a Corte e nominato ministro nel 764; a questa fra arciere e bersaglio, uniti nell’”armonia del KI”
carica succede il titolo di HOO. L’Imperatrice, (AIKI). La prima freccia che viene scoccata è una
quando DOKYO pretende l’investitura imperiale, si “freccia fischiante” (KABURA-YA), che scaccia gli
rifiuta d’abdicare in suo favore; alla morte di spiriti maligni. Quando la cerimonia non è partico-
SHOTOKU, nel 770, l’abate è esiliato in provincia. larmente importante, il tiro cerimoniale si chiama
DOKYU. – Variazione ortografica di tonkyuu, che REISHA.
significa “(sistema che) lancia proiettili”. È una DOSHINEN. – “Castello”. Quello tipico del secolo
ingegnosa balestra a ripetizione, di probabile ori- XVII ha pianta formata da tre strutture concen-
gine cinese. Già Sun Tzu, nel trattato sull’Arte triche; a partire dalla più interna sono: HONMARU,
della guerra, del 500 circa a.C. accenna all’utilizzo NINOMARU e SANNOMARU.
di balestre, il cui uso è documentato durante la DOSHU. – “Guida”. È l’appellativo per il caposcuo-
DINASTIA Han (206 a.C. -220 d.C.); nel 100 d.C. si la, il teorico o l’ideatore di un’Arte Marziale.
ha notizia di balestre a ripetizione. La DOKYU è Per quanto riguarda l’AIKIDŌ, è il titolo ricono-
formata da un arco, di corno, di 70-80 cm, fissato sciuto agli eredi di UESHIBA MORIHEI nella guida
ad un fusto di legno che è sormontato da un a- dell’AIKIKAI. Dal 18 gennaio 1999 tale ruolo è ri-

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Giuse Aikidō & Nihon
coperto da UESHIBA MORITERU, 3° DOSHU, figlio di finanziamento per artigiani e piccoli bottegai,
UESHIBA KISSHOMARU (2° DOSHU) e nipote di O- tanto che i cittadini – riuniti nelle associazioni
SENSEI (1° DOSHU) MACHI – si uniscono a loro nella difesa contro le
DOSO. – Titolare di depositi di derrate alimen- scorrerie degli IKKI.
tari. All’epoca della riunificazione delle Corti a DOSOKU KATA SODE DORI. – “Seconda presa
KYOTO (Periodo ASHIKAGA, 1392), si afferma alle maniche”.
sempre più l’élite mercantile formata dai DOSO. DOSOKU TE DORI. – “Terza presa di polso (o di
All’inizio del secolo XV i DOSO, soprattutto a KYO- braccio)”.
TO, svolgono anche la funzione d’agenti di cambio DÔZO. – “Prego!”. “Favorite!”.
e prestatori di denaro su pegno (e spesso sono
usurai), ma rappresentano anche l’unica fonte di

- E -
EBI. – “Aragosta”. EBOSHI-NA. – È il nuovo nome attribuito al gio-
EBIRA. – “Faretra” tradizionale. È spesso di vane SAMURAI, dopo la cerimonia della “Consegna
bambù, pregevolmente laccata, decorata con il del Cappello” (GENPUKU). Da quel momento il giova-
MON della Famiglia o del Clan; si porta appesa alla ne è un adulto a tutti gli effetti.
spalla sinistra. Di solito è costituita da una cas- EDA. – “Ramo”.
setta aperta, con una serie di stecche che ferma- EDO. – Antico nome di Tokyo.
no le cuspidi (YA-NO-NE) delle frecce (YA) e da un – Indica il Periodo storico dell’Età Premoder-
telaio metallico (talvolta d’osso di balena), na del Giappone (detto anche TOKUGAWA) che va
anch’esso aperto, munito di cordicelle per tenere dal 1603 al 1868. Alcuni storici lo suddividono in:
le aste. Una corda di ricambio dell’arco ed altri ● Primo Edo, 1603-1672;
accessori possono trovare posto in un cassettino, ● Medio Edo, 1673-1750;
nella parte inferiore. ● Tardo Edo, 1751-1800;
EBOSHI. – “Cappello”. Tipico copricapo per ma- ● Fine Edo, 1801-1867.
schi adulti. Dal secolo XI è segno distintivo dei Sono gli SHOGUN TOKUGAWA che, stabilita la sede
SAMURAI, che lo ricevono solo dopo la cerimonia della nuova capitale del Governo a EDO, riescono a
della “Consegna del Cappello” (GENPUKU). Di forma garantire un lungo periodo di pace, al prezzo di
approssimativamente triangolare, è simile al “ber- chiudere il Paese agli stranieri e farlo “ripiegare”
retto frigio” ma portato in senso contrario ri- su se stesso.
spetto a questo, con l’estremità pendente sulle Sono tre le fasi che segnano il Periodo EDO: di
spalle. L’EBOSHI è di feltro o crine di cavallo; alto “cristallizzazione” (fino al 1680), di “equilibrio”
e nero, in battaglia è indossato sotto l’elmo da (fino agli inizi del secolo XVIII) e di “disgrega-
guerra. Talvolta, quando portato in luogo zione finale” (dal 1710 al 1867). È anche, questo, il
dell’elmo, è di cuoio indurito. momento in cui inizia quello che può considerarsi,
Il clero SHINTO ed i nobili indossano un EBOSHI a tutti gli effetti, il vero e proprio “culto della
che assomiglia ad una cuffia (nae-eboshi). La pic- spada”; TOKUGAWA IEYASU, nella sua “Eredità” (le
cola nobiltà, i funzionari e la gente comune che istruzioni ai successori), ne assimila l’uso in com-
non può accedere a Corte porta un EBOSHI a tubo, battimento al corretto uso della forza militare e
laccato, più o meno rigido, che alle volte è varia- del potere e lascia scritto: «la spada è l’anima del
mente decorato. I grandi nobili, nell’intimità, so- samurai. Se qualcuno la dimentica o la perde, non
stituiscono il KAMMURI con un EBOSHI alto, di seta sarà scusato».
nera laccata. EIMEIROKU. – “Registro dei nomi famosi”. In
EBOSHI-KABUTO. – Elmo a forma d’EBOSHI. Il pratica, è il “libro delle presenze” tenuto dal tito-
COPPO è tutto in ferro, la visiera angolata sul da- lare di un RYU: contiene i nomi dei frequentatori,
vanti. Nel Periodo EDO (1603-1867) il coppo è esa- con le date della loro presenza o del periodo di
geratamente alto. studio; di solito è indicato anche l’ubicazione del

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Giuse Aikidō & Nihon
DOJO. Di conserva all’EIMEIROKU, di solito, si trova quando inteso come soglia sulla quale scorrono gli
lo SHAREIROKU. SHOJI per dare accesso all’ENGAWA analogamente
EISAI. – (1141-1215) Monaco buddista, della ad una stanza interna, con i FUSUMA.
scuola filosofica cinese Linji o Huang-long. Per la EN.NO GYOJA. – “ En il Praticante”. Mago e a-
tradizione, oltre ad aver fondato, nel 1191, la set- sceta, la leggenda vuole che sia lui, verso l’anno
ta RINZAI, introduce in Giappone la filosofia ZEN 700, a fondare lo SHUGENDO. [si veda].
ed il tè. ENGAWA. – “Veranda”. È quello spazio, aperto
EKAGAMI. – “Specchio” di metallo. ma coperto, che circonda la casa tradizionale o,
EKI TAI. – Lo “stato liquido”, detto anche ryu quantomeno, ne segna l’ingresso. È una sorta di
tai. È il terzo dei livelli di allenamento. La pratica “terra di nessuno”, nel senso che uno è ancora in
EKI TAI si può assimilare al fluire dell’acqua, che casa propria, ma già s’appresta ad uscirne: infatti,
colma ogni vuoto. Ogni movimento di AITE provoca è nella ENGAWA che si calzano le scarpe. La veran-
un pieno od un vuoto, che TORI svuota o riempie da è come il preludio all’intimità della casa, il luo-
con la sua tecnica, presagendo addirittura l’in- go dove, togliendo le scarpe prima di entrare, ci si
tenzione aggressiva dell’avversario ed agendo stacca dal mondo. L’ENGAWA può essere aperta
prima dell’attacco. (nurien) oppure chiusa con AMADO.
EKI-KYO. – Traduzione del cinese YI JING (“Li- EN-NO-IRIMI. – Entrata circolare. Tecnica av-
bro dei Mutamenti”). volgente di proiezione in IRIMI. È il sistema predi-
EKKU. – “Remo di legno”. È anche questa un’arma letto da O-SENSEI, negli ultimi tempi, in luogo
– non convenzionale: fa parte del KO-BUDO – uti- dell’esplosivo IRIMI NAGE di gioventù (energico
lizzata dai pescatori d’OKINAWA contro i SAMU- passo fuori dalla linea d’attacco dell’avversario ed
RAI, con tanto successo che anche MIYAMOTO immediato contrattacco). TORI utilizza un TENKAN
MUSASHI, pare, la usi nel combattimento contro per far girare AITE attorno a sé, quindi lo guida in
SASAKI KOJIRO, assassino del padre e fondatore basso, morbidamente, con un movimento IRIMI e-
del GAN RYU (ma forse è solo il suo amato BOK- seguito circolarmente. L’esecuzione è particolar-
KEN). mente complessa.
EMAKIMONO. – “Rotolo miniato”. ENRYO. – “Sprezzo per la morte”: una delle “qua-
EMBUKAI. – “Dimostrazione” fatta al pubblico. lità ideali” che ogni SAMURAI deve coltivare. È la
EMMEI RYU. – Scuola di KEN-JUTSU. La fonda filosofia buddista – con la sua consapevolezza del-
MIYAMOTO MUSASHI nel 1620 (o 1640, secondo la caducità della vita umana, così come di tutte le
alcune fonti) e vi insegna non solo l’uso delle due cose – che contribuisce non poco all’affermazione
spade in combattimento, ma anche l’uso della spa- di questo concetto.
da con l’applicazione del principio FUDOSHIN (“Spi- ENSHO. – “Tallone”. Pure KAKATO, KAGATO.
rito Imperturbabile”), il concetto elaborato da ERI. – “Bavero”; “collo”. Parte alta del bavero
TAKUAN SOHO, il monaco e Maestro ZEN. MIYAMO- della casacca GI.
TO MUSASHI chiama questo principio IWA-NO-MI, ENSO. – “Cerchio”. Nell’iconografia ZEN rappre-
“il Corpo come una Roccia”. L’EMMEI RYU è cono- senta: l’illuminazione, l’universo, l’energia, quasi un
sciuta anche come HYOHO NITEN (o NITO) ICHI simbolo sacro. Alcuni tracciano questo segno co-
RYU (“scuola delle due Spade”). Le due spade uti- me un cerchio chiuso, altri lasciano un’apertura, a
lizzate sono una lunga (DAI-TO, KATANA) nella ma- simbolizzare come questo ideogramma non è se-
no destra ed una corta (SHO-TO, WAKIZASHI) nella parato dal resto delle cose, dalla realtà quotidia-
sinistra; nel combattimento la KATANA deve colpi- na. Pare che solo chi ha raggiunto il SATORI possa
re per prima, mentre la WAKIZASHI porta l’affon- tracciare un vero ENSO.
do successivo. ERI DORI. – “Presa al bavero”. AITE afferra TO-
EMPI. – “Gomito”. Punto del gomito. KYUSHO, RI al bavero (o al collo). Da questa presa, “ai bave-
“punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. Pure HIJI. ri” dell’AIKIDOGI, si elencano nove tecniche di di-
EMPI UCHI. – “Attacco di gomito”. fesa:
EN. – “Passaggio”. “Orlo”, “bordo”. Esprime l’idea 1 HIJI NOBASHI ERI DORI
“attiva” (analogamente a MA, per quanto riguarda 2 HIJI NAGE MAE ERI DORI
l’idea di spazio-tempo), il concetto di separazio- 3 RYO TE ERI DORI
ne-unione, intesi come una sola cosa. È il “fattore” 4 MAE RYO TE ERI SHIME AGE
EN, ad esempio, che “apre” i confini della casa, 5 TSUKOMI JIME

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Giuse Aikidō & Nihon
6 ERI DORI YOKO MEN UCHI ERI-KUATSU. – “Pressione addominale, con per-
7 ERI DORI TSUKI AGE cussione dorsale”. Tecnica di rianimazione che fa
8 USHIRO ERI OBI DORI parte della serie di KUATSU ad azione elettiva:
9 USHIRO KATA TE DORI ERI JIME KUATSU con percussioni riflessogene (TSUKI-
ERI DORI TSUKI AGE. – “Settima presa al ba- KUATSU); rientra anche nella serie di KUATSU re-
vero”. Oltre alla presa, AITE colpisce con un mon- spiratori (HAI-KUATSU), sempre con percussioni
tante (dal basso all’alto) al volto. L’azione difensi- riflessogene. Questa è una variante del procedi-
va di TORI comprende il brusco sollevamento mento SEI-KUATSU (“tecnica completa”).
dell’avambraccio di AITE – quello della mano che ETA. – Classe funzionale del Giappone feudale.
ha afferrato – ed un ATEMI al suo viso e si conclu- Sono i reietti, i “non umani”: svolgono una funzio-
de con la proiezione all’indietro. ne, ma non appartengono ad una classe ben defini-
ERI DORI YOKO MEN UCHI. – “Sesta presa al ta; considerati meno che animali, non hanno dirit-
bavero”. L’azione difensiva di TORI comporta lo ti, nemmeno quello di radersi le sopracciglia o an-
sbilanciamento di AITE, attraverso un primo ATEMI nerirsi i denti (quand’è d’uso), così come gli HININ.
al suo braccio libero, un secondo ATEMI al viso,
con l’altra mano e la proiezione finale a terra.

- F -
FERUZUE. – Arma insidiosa. Un’asta, spesso di FUDO. – “Fermezza d’animo”. È quella che, se-
bambù, lunga circa un metro e cava, contiene una condo INAZO NITOBE, il vero BUSHI deve possede-
palla di ferro, vincolata ad una catena. Brandendo re. [si veda BUSHIDO].
vigorosamente l’asta, la palla esce con forza tale FUDOCHI SHINMYO ROKU. – “Il Libro Divino
da poter uccidere un uomo. La tradizione attri- sulla Saggezza Imperturbabile”, tradotto anche
buisce l’invenzione di tale arma al monaco buddi- “Documento Misterioso della Saggezza Immobi-
sta HOZO-IN EI. Oggi l’uso di quest’arma è ancora le”, “Il Segreto Misterioso del non-movimento”
insegnato nell’HOZO-IN RYU e nello SHINDEN FUDO piuttosto che “La Testimonianza Segreta della
RYU. Saggezza Immutabile” od anche “Il Miracolo della
FU. – “Vento”. Saggezza Immobile”. È uno scritto in forma nar-
FUBUKI. – “Tormenta di neve”. rativa o in qualità di esortazioni, quasi fosse una
FUCHI. – “Bordo” o “margine”. È la ghiera orna- lunga lettera, compilato da TAKUAN SOHO [si ve-
mentale, metallica, posta vicino alla TSUBA, intor- da] su richiesta dell’amico YAGYU TAJIMA-NO-
no all’impugnatura (TSUKA). Solitamente è nello KAMI MUNENORI, famoso Maestro di KEN-JUTSU e
stile della CAPPETTA dell’impugnatura (KASHIRA) e co-fondatore dello YAGYU RYU.
dello stesso materiale. Solo artigiani specializzati In questo saggio TAKUAN SOHO esprime idee mol-
producono questi pezzi, firmati e datati, che sono to simili a quelle enunciate dal suo amico
venduti separatamente e poi montati sull’arma. nell’opera HEI-HO-KADEN-SHO, riflette sulla natu-
– Fornimento della YARI. ra della vita umana e sull’autorealizzazione e de-
FUDAI-DAIMYO. – “Signori dell’Interno”. Sono i scrive quale stato d’animo deve avere un combat-
DAIMYO – per lo più vassalli ereditari dei TOKU- tente, secondo la dottrina ZEN: spirito aperto ma
GAWA o da questi elevati al rango di DAIMYO, con calmo, sereno, imperturbabile, impassibile. Solo
rendita annua minima di 10.000 KOKU – che so- chi è nello stato mentale FUDO-NO-SEISHIN può
stengono TOKUGAWA IEYASU nella battaglia di SE- vincere.
KIGAHARA (1600) e, quindi, lo seguono nella sua FUDOKI. – “Libri dei luoghi e dei costumi”. È una
presa del potere. Sono ricompensati con terre e- sorta di Gazzetta ed è tra le prime opere della
stese e la concessione dei più alti gradi nell’am- storiografia ufficiale giapponese (risale al 713),
ministrazione del BAKUFU. La loro fedeltà al Clan è unitamente a KOJIKI (“Memoria degli Antichi Fat-
assoluta. ti”) e NIHONJI (“Annali del Giappone”). [si veda
anche SHINTO].

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Giuse Aikidō & Nihon
FUDO-NO-SEISHIN. – “Cuore (o Spirito) Ina- vo KAGE RYU”) di KEN-JUTSU ispirandosi all’AIZU
movibile”. “Spirito Imperturbabile” (nel combat- KAGE RYU d’AIZU IKO, di cui migliora le tecniche.
timento). È una condizione d’imperturbabilità to- FUJIWARA-NO-NOBUTSUNA è divinizzato con il no-
tale di fronte a qualsiasi cosa possa accadere. me di Kami Izumi Ise-no-Kami.
Nulla, in questo stato mentale, può turbare lo spi- FUJIYAMA. – “Monte Fuji”. È la Montagna Sacra
rito del combattente: imprevisto, aggressione o del Giappone: meta di pellegrinaggi e soggetto di
pericolo che sia; egli è calmo e resta impassibile. innumerevoli opere artistiche, è il punto più eleva-
Il monaco e Maestro ZEN TAKUAN SOHO elabora il to (3.776 metri) dell’intero arcipelago. Sorge nel-
concetto FUDO-NO-SEISHIN, che MIYAMOTO MU- la parte centro-meridionale dell’isola Honshu, a
SASHI sviluppa, chiamandolo IWA-NO-MI, “il Corpo sud ovest di Tokyo, da cui dista una sessantina di
come una Roccia”. Il famoso spadaccino TSUKAHA- chilometri. È un vulcano, inattivo dal 1707: per la
RA BOKUDEN [si veda] mette in mostra un concreto mitologia shintoista custodisce il mistero del fuo-
esempio di FUDO-NO-SEISHIN. Naturalmente, il co ed il segreto dell’immortalità.
FUDO-NO-SEISHIN non è uno stato mentale immo- FUKIDAKE. – Cerbottana tradizionale. Inizial-
bile e rigido, ma è la condizione di stabilità che mente di legno, (ed è leggera, nonostante i 2,8
deriva dal rapido movimento. Valere a dire che lo metri di lunghezza), poi di canna e lunga 150 cm,
stato di perfetta stabilità (fisica e spirituale) lancia frecce di bambù di 25 cm, con impennaggi
proviene dal movimento, che continua all’infinito e di carta.
che, così, è infinitamente rapido, tanto da essere FUKIGAYESHI. – Risvolti laterali dell’elmo (KA-
impercettibile. Il movimento si condensa nel SEI- BUTO). Sono una specie di coppia d’alette, poste ai
KA TANDEN. Anche FUDOSHIN. lati della visiera, sollevate verso l’alto e variamen-
FUDO-NO-SHISEI. – “Esercizio dell’immobili- te decorate: servono ad impedire che qualche
tà”. Fa parte degli esercizi fisici specializzati colpo recida i cordoncini che tengono unite le la-
(AIKITAISO), quelli di base, che si praticano da so- mine della GRONDA (SHIKORO), posta a protezione
li (TANDOKU DOSA). [si veda anche “ Considera- della nuca.
zioni sul KI”]. FUKIHARI. – “Arte di lanciare aghi”; “tecniche
FUDOSHIN. – Si veda FUDO-NO-SEISHIN. di lancio di piccoli aghi con la bocca”. Rientra nel
FUDOTACHI. – “Posizione ferma”. È la postura KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali principali).
che ogni combattente deve avere, prima di un at- FUKKO KAMAE. – Posizione difensiva, tipica del-
tacco: serena, ferma, immobile. lo SHORIN RYU KARATE-DO. Una gamba ha il ginoc-
FUGATAMI MISANORI HANNOSUKE. – SA- chio a terra, l’altra gamba è perpendicolare alla
MURAI. È seguace del DAITO RYU AIKI-JUTSU prima, quasi come un arciere che scocca.
(scuola tradizionale d’AIKI-JUTSU, JU-JUTSU e FUKOKU-KYOHEI. – “Uno Stato Prospero e un
KEN-JUTSU) ed allievo del TAKENOUCHI RYU. Nel Esercito Forte”. È il motto che accompagna la Re-
1650 circa fonda la scuola SOSUICHI RYU di JU- staurazione MEIJI. L’atteggiamento dei capi della
JUTSU. Nazione, fautori della modernizzazione, non può
FUJIWARA. – Potente Famiglia SAMURAI. A Pe- che riflettere il loro carattere, la loro formazio-
riodo HEIAN instaurato da poco, domina la scena ne ed anche i loro timori. Il modello da imitare è
politica giapponese. L’ascesa del Clan, iniziata nel l’Occidente e la prosperità può arrivare, ma oc-
858, si concretizza con l’instaurazione della Reg- corre anche vigilare per affrontare eventuali mi-
genza a FUJIWARA (dall’anno 890 al 1185), la no- nacce dall’estero (lo straniero fa sempre paura!).
mina a Reggenti (Sessho) e Dittatori civili (Kam- FUKU. – “Restituire”, “far tornare”; “ristabilire”
paku), il controllo delle Famiglie TAIRA e MINA- “restaurare”.
MOTO, fino all’esautorazione di fatto della Dina- FUKU SHIDOIN. – “Aiutante Istruttore”. È il
stia imperiale ("Imperatori in ritiro", 1086). più basso dei tre livelli in cui, alla metà degli anni
FUJIWARA HIROSADA. – Celebre armaiolo o- Settanta del 1900, è diviso il corpo insegnante
perante all’inizio del Periodo EDO (primi anni del dell’AIKIKAI HONBU DOJO. Corrisponde approssi-
1600). mativamente alla Cintura Nera di 2° e 3° DAN. In
FUJIWARA UJISHIGE. – Armaiolo attivo verso ordine crescente i livelli sono: FUKU SHIDOIN
la fine del 1700. (Aiutante Istruttore), SHIDOIN (Istruttore) e
FUJIWARA-NO-NOBUTSUNA. – (1508-1577) SHIHAN (Maestro Istruttore).
Spadaccino. Fonda la scuola SHIN KAGE RYU (“Nuo-

86
Giuse Aikidō & Nihon
FUKUI HEIEMON YOSHIHARA. – Maestro di che significa “vuoto”, “nudo”. Il moderno KARATE
spada, noto anche come KAHEI. Verso il 1750 (meglio sarebbe, in ogni modo, indicarlo con KARA-
fonda la scuola di KEN-JUTSU, SHINDEN MUNEN TE-DO), quindi, significa “Via della Mano Vuota” e
RYU, che la tradizione vuole s’ispiri al TENSHIN non più “Arte della Mano cinese”. Negli anni ’30
SHODEN KATORI SHINTO RYU di IIZASA CHOISAI del 1900 l’opera divulgativa e promozionale di FU-
IENAO. NAKOSHI GICHIN (che comunque, come tutti i
FUKUMI-BARI. – Arma da lancio (SHURIKEN), grandi Maestri, aborre la spettacolarizzazione ed
d’acciaio, a forma d’ago. Rientra nel gruppo delle ogni forma di competizione), è assai intensa e ac-
KAKUSHI, le “armi nascoste” e, come tutti gli altri cende l’entusiasmo dei giovani, incoraggiati dalle
SHURIKEN, è utilizzato soprattutto dai NINJA . idee ultra nazionaliste del Governo. Ciò porta alla
Pure i FUKUMI-BARI sono molto spesso lanciati in apertura di numerosi DOJO, sia privati sia nelle
gruppo, con la particolarità che, sovente, sono te- grandi Società e nelle Università, compreso
nuti in bocca per poi essere scagliati negli occhi l’HONBU DOJO: lo SHOTOKAN, nel 1938. SHOTOKAN
dell’avversario. è anche il nome della scuola fondata da FUNAKO-
FUKUNO SHICHIROEMON. – Fonda, ispirandosi SHI GICHIN e dello stile da lui insegnato, che pre-
al KITO RYU, la scuola d’Arti Marziali che porta il vede rapidi spostamenti di base (TAI SABAKI), at-
suo nome, il Fukuno Ryu. tacchi profondi, penetranti e bassi, tecniche leg-
FUKURO SHINAI. – Spada d’allenamento. È di gere. La proibizione d’insegnamento delle Arti
legno duro, ricoperto di cuoio o tessuto. Si usa nel Marziali in Giappone, imposta dalle autorità mili-
KEN-JUTSU. tari d’occupazione, stranamente non riguarda il
FUKUSHIRI KOKYU. – “Respirazione profonda” KARATE, presumibilmente perché gli stessi ameri-
o “respirazione addominale profonda”. “Centraliz- cani vogliono imparare questi metodi di lotta, per
zazione dell’energia”. Il respiro nasce nell’HARA ed inserirli nei loro programmi d’addestramento mili-
attiva il KI. Respirazione e movimenti sono sincro- tare.
nizzati. È anche il momento in cui il singolo, con- FUNAKOSHI YOSHITAKA. – ( - 1953) È figlio
centrandosi, si armonizza con l’universo. [si veda- di FUNAKOSHI GICHIN e gli succede nella direzione
no anche KOKYU e “ Considerazioni sul KI”]. dello SHOTOKAN, subito dopo la Seconda Guerra
FUKUTO. – Parte superiore esterna della coscia. Mondiale, ma gli premuore per malattia. FUNAKO-
KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. SHI YOSHITAKA, chiamato anche Gigo, fonda a To-
FUMI-E. – Pittura religiosa cristiana. Nel 1629, kyo, verso il 1946, lo stile di KARATE denominato
per scoprire i convertiti al Cristianesimo, i so- SHOTOKAI, che ha un indirizzo più spirituale ri-
spetti sono obbligati a calpestare un FUMI-E: chi spetto allo stile del padre e, soprattutto, utilizza
si rifiuta è ritenuto colpevole. metodi – d’allenamento e di combattimento – meno
FUNAKOGI UNDO. – Esercizio del “remare”. violenti. In effetti, se FUNAKOSHI GICHIN è il co-
Movimento della voga. Fa parte degli esercizi fisi- dificatore dell’OKINAWA-TE, suo figlio FUNAKOSHI
ci specializzati (AIKITAISO), quelli di base, che si YOSHITAKA è il vero padre spirituale della moder-
praticano da soli (TANDOKU DOSA). Anche TORI FU- na disciplina chiamata KARATE-DO.
NE. [si veda]. FUNDOSHI. – “Perizoma”. È di cotone, lungo e
FUNAKOSHI GICHIN. – (1869-1957) Fondatore stretto.
del moderno KARATE. Nato a Shuri (OKINAWA), FURI UCHI. – Tecnica di percussione. È un “ta-
studia OKINAWA-TE già a 10 anni, come allievo del glio” diagonale, dal basso all’alto, che si può ese-
Maestro ITOSU YASUTSUNE ANKO, secondo Capo- guire con un’arma o con la mano (SHUTO o TE-
scuola dello SHURI-TE. Maestro all’età di 33 anni, GATANA).
nel 1902, e soprannominato Shoto, si costruisce FURIBO. – Mazza dritta, in legno rivestito, con
una solida reputazione con pubbliche esibizioni, punta di ferro. Appartiene alla categoria delle
tanto che, all’inizio degli anni Venti del 1900, è a mazze composte, cioè costruite con più materiali,
Tokyo – dove conosce e diviene amico di KANO JI- per accrescerne l’efficacia.
GORO – per dimostrazioni ufficiali. È di questo pe- FURI-KABURI. – Sollevare la KATANA sopra la
riodo la sua opera di riordino e disciplina del me- testa. È l’atteggiamento minaccioso (SEME), che si
todo di combattimento, culminata nel 1936, quan- assume prima di eseguire la tecnica principale, il
do sostituisce l’ideogramma KARA, “Cina”, “cinese”, taglio (KIRI-TSUKE, nello IAIDO e nello IAI-JUTSU)
con un altro carattere, dalla stessa pronuncia, ma o il fendente.

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Giuse Aikidō & Nihon
FURITAMA. – “Stabilire il KI”: metodo di medi- FUSUMA. – “Porta”. È un pannello scorrevole, di
tazione e unificazione dello spirito. Esercizio di carta (di riso, normalmente) translucida su telaio
concentrazione, generalmente segue FUNAKOGI di legno, presente nelle case giapponesi tradizio-
UNDO. Fa parte degli esercizi fisici specializzati nali; sempre per tradizione, si dovrebbe aprire
(AIKITAISO), quelli di base, che si praticano da so- con entrambe le mani, stando in SEIZA. È adatto
li (TANDOKU DOSA). Spalle rilassate e braccia di- come divisorio per ambienti interni.
stese; occhi chiusi; ano serrato; mano sinistra D’estate, per far meglio circolare l’aria all’interno
chiusa a coppa sulla destra; tutta l’energia con- della casa, in luogo della carta s’usano graticci di
centrata nel SEIKA TANDEN. Le mani vibrano veloci giunco (YOSHIDO).
davanti all’HARA, trasmettendo la vibrazione al FUTARI. – “Due”, per contare le persone (NIN).
corpo intero. Si deve concentrare lo spirito nel In sino-giapponese è NI, in giapponese puro si dice
“terzo occhio”, tra le sopracciglia. FURITAMA ha lo FUTATSU, per oggetti particolarmente lunghi
scopo di provocare una forte concentrazione. An- (HON) s’usa NIHON.
che FURUTAMA. FUTARI DORI. – Tecniche con attacco contem-
FURUTAMA. – Si veda FURITAMA. poraneo di due persone. Neutralizzazioni di at-
FUSE. – Dono disinteressato. Può essere tanto tacchi multipli con presa alle mani.
materiale quanto spirituale. FUTATSU. – “Due” in giapponese puro. In sino-
FUSENSHO. – “Abbandono”. Si riferisce a com- giapponese è NI, per contare le persone (NIN) si
petizioni e tornei: è dichiarato FUSENSHO chi ab- dice FUTARI, per oggetti particolarmente lunghi
bandona la gara, ferma o rifiuta il combattimento (HON) s’usa NIHON.
senza motivo o non si presenta. FUTOMATA-YARI. – Si veda SASUMATA.
FUSO. – “Antenati”.

- G -
GA. – “Pittura”, “disegno”. – Suffisso per “gancio”, “uncino”; “a gancio”
GACHI. – Suffisso per “vittoria” (KACHI). (KAKE, KAGI).
GAESHI. – “Torsione”; “rivoltare”. GAKU. – “Diploma scritto”. È rilasciato al BUDOKA
– Suffisso per “contrattacco” (KAESHI). dopo l’acquisizione di un grado.
GAGAKU. – “Musica elegante”. Con questo termi- GAKU-DAIKO. – Grande tamburo a barile, so-
ne è normalmente designata la musica eseguita speso. Fa parte della strumentazione di base del
nella Corte imperiale, che si classifica in base GAGAKU. [si veda la voce “Giappone. Musica”, nella
all’origine storica delle opere (TOGAKU, da Cina ed Terza Parte].
India; KOMAGAKU, da Corea e Manciuria) oppure in GAKU-NO-ITA. – Parte del KOTE: protegge il
base alla regola d’esecuzione (BUGAKU: accompa- braccio.
gnamento per la danza; KANGEN, musica solo stru- GAMAE. – Suffisso per “guardia” (KAMAE).
mentale). [si veda anche la voce “Giappone. Musi- GAMI. – Suffisso per “divinità”, “spirito divino”
ca”, nella Terza Parte]. (KAMI).
GAIJIN. – “Barbaro”, inteso come proveniente GAN. – Suffisso per “intuizione” (KAN).
dall’estero, mentre ebisu è il termine – spregiati- GAN RYU. – Scuola di KEN-JUTSU, NODACHI-
vo e con significato analogo – con cui sono indicati JUTSU e TESSEN-JUTSU. La fonda, verso il 1600,
gli abitanti autoctoni, gli AINU. GAIJIN si riferi- SASAKI KOJIRO, che s’ispira allo stile CHUJO RYU
sce soprattutto agli occidentali. di Chujo Nagahide. Si racconta che numerosi spa-
GAI-WAN. – “Bordo esterno” dell’avambraccio. daccini di questa scuola preferiscano usare il ven-
GAKA-JO. – “Quinto principio”, “quinto insegna- taglio di ferro, in luogo della spada, anche contro
mento”. È un termine che, nel DAITO RYU AIKI- più avversari armati. È ancora in attività.
JUTSU, indica il GOKYO. È in uso nella scuola YO- GANBARI. – È un termine intraducibile, che si
SHINKAN AIKIDŌ. riferisce ad un modo d’essere e di fare tipico del-
GAKE. – Suffisso per “attacco”, “attaccano”. la cultura giapponese. Indica la perseveranza, il

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Giuse Aikidō & Nihon
tener duro, la tenacia che rasenta l’ostinazione. È, punta è tenuta bassa), è più corretto gedan-no-
in pratica, un altro retaggio del BUSHIDO, e cioè la kamae. Anche GEDAN-GAMAE.
consapevolezza del “dovere” da adempiere, fa- GEDAN MAE-GERI. – “Calcio frontale al livello
cendo sempre del proprio meglio in ogni situazio- basso”.
ne: ciò che conta, in effetti, non è tanto il risulta- GEDAN TSUKI. – “Pugno al basso ventre”.
to raggiunto quanto l’impegno profuso. GEDAN-GAMAE. – “Guardia bassa”. Si veda GE-
GANBATTE. – “Lavora intensamente”, “lavora so- DAN KAMAE.
do”. È un modo sia di salutare sia di incoraggiare GEI. – “Arte”.
ed incitare, tanto i figli diretti a scuola quanto i – “Metodo”, “realizzazione”.
giocatori della propria squadra, allo stadio. GEIDO. – “La Via delle Arti”. Si intendono le
GANCHU. – “Plesso cardiaco”. KYUSHO, “punto vi- “belle arti”. Anche GEI-DO.
tale” o “debole” per gli ATEMI. GEI-DO. – Si veda GEIDO.
GANKA. – “Pettorali”. Zona tra la 4^ e la 5^ co- GEIKO. – Suffisso per “allenamento”, “esercizio”
stola. Punto del petto. KYUSHO, “punto vitale” o (KEIKO).
“debole” per gli ATEMI. – “Abile nelle Arti”. Così è definita una MAIKO
GANKAKU. – “Gru su una roccia”. È uno dei KATA ormai formata, pronta ad incarnare quella figura a
superiori del KARATE stile SHOTOKAN. mezza via tra una colta etèra greca, di classica
GANSEI. – “Globo oculare”. Zona degli occhi. memoria, ed una intrattenitrice da banchetto: la
KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. GEISHA. Anche GEI-KO.
GANSEKI. – “Roccia”. GEI-KO. – Si veda GEIKO.
GANTSUBUSHI. – “Lanciapepe”. Si veda MESTU- GEINOH. – Genere teatrale popolare. Unitamen-
BUSHI. te al teatro NŌ – più simbolico e “serio” – rappre-
GARAMI. – “Avvolgere”. S’intende mantenere una senta il modello dello stile teatrale giapponese,
presa per immobilizzare l’avversario (KATAME WA- che s’afferma tra i secoli XIII e XIV.
ZA). Viene da KARAMU, “imbrigliare”. GEISHA. – “Persona dell’arte”. “Ospite profes-
GARI. – Suffisso per “falciata” (KARI). sionale” (ora solo femminile). È colei che, conosci-
GASHIRA. – Suffisso per “testa”, “colonna” (KA- trice delle regole dell’etichetta ed abile nella mu-
SHIRA). sica, nella danza, nel canto e nella conversazione,
GASSAN RYU. – Scuola di NAGINATA-JUTSU. Ri- è anche capace di mantenere i segreti appresi du-
sale all’inizio del secolo XIX ed ha lo scopo, at- rante l’esercizio della sua funzione.
traverso la padronanza delle tecniche di maneggio Il suo ruolo è di rendersi gradita agli uomini, com-
della lancia, di ricercare una saggezza superiore, piacendoli, divertendoli, conversando, tenendo lo-
universale. È ancora attiva. ro compagnia nelle CHA-NO-YA, le “Case per il tè”
GASSHO. – “Saluto”. È tanto una forma di saluto, od in occasioni particolari oppure durante cene e
con i palmi delle mani congiunti verticalmente da- banchetti (“servendo” addirittura a tavola [si ve-
vanti a sé, quanto una posizione di concentrazione da NYOTAIMORI]).
a mani congiunte. È simbolo dell’unità di spirito e La GEISHA, nell’immaginario collettivo giapponese,
realtà. e non solo maschile, incarna l’ideale della bellezza
GASSHO KAMAE. – “Posizione di saluto”. È uti- e della perfezione: sempre accondiscendente; di-
lizzata nello SHORIN RYU KARATE-DO, prima e dopo ritta eppure flessuosa; le curve naturali del corpo
gli allenamenti: mani giunte davanti agli occhi, dita “raddrizzate”, mascherate da strati di KIMONO
divaricate. sovrapposti, allacciati da OBI il cui nodo è diverso
GATAME. – Suffisso per “controllo” (KATAME). secondo il “messaggio” da veicolare (riserbo, gioia,
GE. – “Basso”, “inferiore”. Anche SHIMO. disponibilità…).
GEDAN. – “Livello basso”. Nelle Arti Marziali in- Tinto di bianco il viso – su cui spicca, disegnata, la
dica l’altezza di un attacco o di una parata. È il li- linea delle sopracciglia e risalta il vermiglio delle
vello compreso fra la terra e l’addome. gote e delle labbra, colorate – come candidi sono
– “Basso”. Posizione bassa della mano. È la fa- collo, mani e nuca (il fascino del collo è accentuato
scia dell’addome corrispondente al basso ventre. da due strisce di pelle nuda, all’altezza delle nuca,
GEDAN KAMAE. – “Guardia bassa”. Allorquando a forma di V). E per fortuna che, oggi, non s’usa
si riferisce a posizione di guardia con armi (la cui più la BIACCA!

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Giuse Aikidō & Nihon
La GEISHA dei tempi più antichi è spesso un uomo coli passi, affinché l’orlo del KIMONO ondeggi: ve-
travestito, con cui i clienti si intrattengono – con- dendoti camminare, si deve avere l’impressione
versando, bevendo SAKÈ, mangiando, giocando – d’onde che s’increspano sulla riva sabbiosa…».
prima di passare, per altri e più concreti passa- Anche GEI-SHA.
tempi, a cortigiane e prostitute. GEI-SHA. – Si veda GEISHA.
Dal Periodo EDO (1603-1867) in poi le GEISHE sono GEKIKAN. – Catena con palla di ferro ad un’e-
esclusivamente donne, spesso vendute, giovanis- stremità.
sime, dalla famiglia alla scuola che deve preparar- GEKIKAN-JUTSU. – “Arte di usare il GEKIKAN”.
le alla ben difficile arte di compiacere il maschio. Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali princi-
Le GEISHE sono ospiti femminili professionali (ora pali).
divenute economicamente accessibili alla CLASSE GEKKEN. – Antica denominazione del KENDO. È in
SOCIALE dei MERCANTI): discendono dalle danza- vigore nell’Era MEIJI, fino al 1912, e gekkenka so-
trici e dalle cortigiane dell’antica società aristo- no chiamati i praticanti. Oggi indica una tecnica
cratica, ma non sono delle prostitute, tant’è vero “dura” di SHINAI.
che la punizione per una GEISHA che si vende è la GEKKIN. – “Liuto a forma di luna”. Ha manico
chiusura della sua CHA-NO-YA e delle due viciniori! corto e cassa di risonanza di forma circolare. È
L’educazione, la preparazione di una GEISHA dura dotato di due corde doppie, di seta, pizzicate con
parecchi anni e spazia dalla danza e dal canto un plettro d’avorio o tartaruga.
tradizionali alla cerimonia del tè (CHA-NO-YU), GEKKO. – “Raggio di luna”.
dall’arte della calligrafia (BOKUSEKI) allo studio GEKON. – “Mento”. Punto del mento. KYUSHO,
degli strumenti musicali tradizionali (KOKYU, KOTO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI.
SHAMISEN), dall’ORIGAMI all’IKEBANA, dai giochi di GEMPEI. – Così è chiamata la guerra tra i MINA-
società (come la morra) fino all’arte della conver- MOTO (GENJI) ed i TAIRA (HEIKE), combattuta dal
sazione per doppi sensi, dove le allusioni al sesso 1180 al 1185 per la supremazia politica e militare.
non sono mai esplicite. Il nome viene dall’unione delle prime due sillabe
Le GEISHE, nel loro insieme, costituiscono una cor- dei caratteri che costituiscono il nome di Clan
porazione, anzi, una vera e propria società, chia- coinvolti, letti alla maniera cinese. Al termine del-
mata “il mondo del fiore e del salice” (KARYUKAI): la guerra il Clan TAIRA è distrutto e MINAMOTO-
un mondo di donne governato dalle donne, con l’u- NO-YORITOMO si ritrova SHOGUN.
nica eccezione degli OTOKOSHI. GEN. – “Occhi”.
Oggi, nelle poche scuole per GEISHE, sono ammes- GENDAI-TO. – “Spada (o lama) moderna”; Il
se solo giapponesi purosangue, che si sottopongo- termine indica le spade forgiate dal 1871 alla fine
no a non meno di cinque anni di studi e duro tiro- della Seconda Guerra Mondiale. Le “spade anti-
cinio da allieve (MAIKO), prima di poter essere che”, fabbricate dal 900 circa al 1530 circa (op-
GEIKO. pure al 1603 o 1614, secondo le fonti), sono chia-
La compagnia di una GEISHA, oggi come ieri, è mate KO-TO. Le “spade nuove”, SHIN-TO, sono
piuttosto costosa: per un’intera serata i clienti quelle prodotte dal 1530 (o 1603 o 1614) al 1716
arrivano a pagare l’equivalente di non meno di 6- circa, mentre quelle fabbricate dal 1717 al 1870,
700 euro a testa; essere benestanti, comunque, si chiamano SHIN-SHIN-TO, “spade nuovissime”. Le
non è sufficiente, dato che per entrare nelle CHA- spade prodotte dal secondo dopoguerra sono le
NO-YA più esclusive è necessario essere presenta- “spade recenti”, SHINSAKU-TO. La classificazione
ti da altri clienti. si riferisce alla tradizione delle NIPPON-TO, le
Il tenore di vita di una GEISHA, in ogni caso, è al- “spade giapponesi”.
trettanto dispendioso: basti ricordare che una GENIN. – “Gente inferiore”. Suddivisione interna
GEIKO che si rispetti deve possedere almeno dieci della classe sociale dei contadini, nel Giappone
KIMONI, adatti per ogni stagione e per tutte le feudale. Sono abitanti delle campagne, general-
occasioni i quali, se interamente dipinti a mano, mente stranieri o loro discendenti (AINU, Coreani,
come sovente accade, possono costare fino a 10- Cinesi), ma tra loro si trovano anche contadini a-
15.000 euro ciascuno! giati diventati insolventi ed anche agricoltori
Per una GEISHA, ieri come oggi, anche il modo di vendutisi per fame. Spesso abbandonano la terra
camminare è importante: come ricorda un antico e si mettono al servizio di signori e uomini d’arme,
adagio, «… procedi con andatura costante, a pic- tanto che quasi tutti loro, dall’inizio del secolo

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Giuse Aikidō & Nihon
XIV, sono diventati guerrieri al seguito (SHOJU) GENJI-NO-HEI-HO. – “Arte guerriera dei
di SAMURAI. GENJI”. Così si chiama una scuola di strategia mi-
– Sono, nell’ambito dei Clan NINJA, gli esecu- litare e di perfezionamento nelle Arti Marziali
tori materiali delle missioni. Operano agli ordini classiche; il nome deriva dal Clan guerriero dei
dei CHUNIN e su mandato dei capi (JONIN). MINAMOTO, vincitori della lotta per la supremazia
GENJI. – Si veda MINAMOTO. contro i TAIRA (1185). Per la tradizione familiare,
GENJI MONOGATARI. – “Storia dei GENJI”. È la scuola è fondata dal principe Teijun, sesto fi-
un romanzo, il primo del Giappone scritto in giap- glio dell’imperatore Seiwa (859-877). Materie di
ponese, di cui si abbia notizia certa, senza voler studio sono la progettazione di ponti, strade e
considerare altri due testi (Racconto di Sumiyo- fortificazioni, l’arte di disporre le truppe in bat-
shi e Racconto di Komano), ormai perduti, citati taglia (SENJO-JUTSU) e le tecniche di segnalazio-
proprio in un capitolo del GENJI MONOGATARI. ne con il fuoco (NOROSHI-JUTSU), oltre a KEN-
Composto fra il 1002 ed il 1008 da SHIKIBU MU- JUTSU, YARI-JUTSU e JU-JUTSU. La GENJI-NO-HEI-
RASAKI, è l’interminabile narrazione delle gesta, le HO passa presto sotto il controllo della Famiglia
vite, gli amori della Famiglia MINAMOTO (o GENJI), TAKEDA – sempre parte del Clan MINAMOTO – ed è
iniziando dal principe Hikaru (“Splendente”: pro- TAKEDA NOBUMITSU, alla fine del secolo XI che
babilmente il modello è MINAMOTO TAKAAKIRA) amplia e rielabora le tecniche della scuola cui, nel
sotto il regno dell’imperatore Daigo (897-930), secolo XV, è attribuito il nome di TAKEDA HEI-HO.
fino al periodo coevo dell’autrice. GENKI. – “Vigore” (è composto di KI). Non s’in-
Si tratta di 54 capitoli, con 400 personaggi di 4 tende il solo vigore fisico.
generazioni, copre 70 anni circa del Periodo GENKOTSU. – “Arte di attaccare i punti vitali”.
HEIAN (794-1156). Un mondo aristocratico e lon- Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali princi-
tano, ma con valori ancora attuali: la tristezza pali).
della solitudine e l’infelicità dell’esilio, l’impeto GENPUKU. – “Consegna del Cappello”. È la ceri-
della passione, il furore della gelosia e poi eroi- monia che segna il passaggio all’età virile: al gio-
smi, rivalità, ambizioni… Non per niente può sem- vane, entrato nell’età adulta, è consegnato l’EBO-
brare, ai nostri occhi, la sceneggiatura di una am- SHI – segno distintivo della diversa condizione so-
biziosa soap opera! ciale – ed attribuito un nuovo nome (EBOSHI-NA).
Il tutto in un ambiente dove la morale si confonde GENSHIN. – È la sensazione che consente di
nell’estetica, in un ambito permeato da un rigoro- prevedere, ancor prima che questi la inizi l’azione
so rispetto per la forma, la fedeltà ed il dovere, dell’avversario. [si veda YOMI].
nell’eterno ciclo karmico di concatenazione di GERI. – Suffisso per “calcio” (KERI).
cause ed effetti, in questa o in altre vite, delle GESA. – Suffisso per “fascia”, “trasversale” (KE-
azioni passate. SA).
Altro aspetto rilevante del GENJI MONOGATARI è GESAKUNIN. – Suddivisione interna della classe
proprio il fatto che abbia subito avuto successo, sociale dei contadini, nel Giappone feudale. I GE-
pure scritto com’è in giapponese. In questo tem- SAKUNIN fanno parte degli abitanti delle campa-
po, infatti, la lingua ufficiale – di Corte e degli gne: sono piccoli coltivatori e affittuari (a termi-
uomini istruiti – è il cinese e le Dame, che hanno il ne) di contadini proprietari. Tra loro, spesso, si
divieto di apprendere tali ideogrammi, inventano trovano guerrieri senza titoli né proprietà che,
un proprio alfabeto e scrivono le loro opere “di in- per sopravvivere in tempo di pace, coltivano la
trattenimento” (prosa e poesia) in giapponese. terra.
Anche gli uomini, d’altra parte, ne restano presto GETA. – Tradizionali zoccoli di legno: si usano
affascinati! quando piove. Rialzati da terra per mezzo di due
Ultimo elemento da considerare, certo non il me- piastre trasversali, si fissano al piede con un paio
no importante, è che il GENJI MONOGATARI in- di strisce che passano tra gli alluci.
fluenza tutta la cultura, le arti ed il “modo di sen- GI. – “Casacca” del KEIKOGI. Pure UWAGI.
tire” giapponesi, fino ad oggi: anche i delicati sho- – “Terra”.
jo-manga, i MANGA romantici che affascinano le – Indica la capacità tecnica del DANSHA. [si
ragazze, sono suoi debitori, per non parlare dei veda SHINGITAI].
videogiochi ad esso ispirati.

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Giuse Aikidō & Nihon
– “Giusta attitudine”; “senso di giustizia”, “in- È un gioco di strategia, in cui i giocatori princi-
tegrità morale” “onore”. Uno dei punti del BUSHI- pianti vanno dal 30° al 1° KYU e gli esperti dal 1° al
DO. [si veda]. 6° DAN (quelli professionisti dal 1° al 9°).
GIKAN RYU. – Scuola di KOPPO-JUTSU, ancora – Con questo termine s’indica il “nome d’arte”
attiva. che, spesso, contraddistingue gli artisti.
GINGA. – “Via Lattea”. GOBAN. – Scacchiera per il gioco del GO.
GIRI. – “Dovere”, “obbligo”, “debito di ricono- GO-DAIGO. – Imperatore dal 1318 al 1339. È
scenza”. È inteso soprattutto verso un superiore autore di un anacronistico tentativo di restaurare
(il padre, un Maestro o il proprio Signore). Il GIRI, l’autorità imperiale – il cui prestigio è da tempo
per un SAMURAI, ha la precedenza su tutto, sen- compromesso – ed il potere del TENNO. Tenta il
timenti d’umanità compresi. È il “senso del dove- colpo di stato nel 1331, contro i Reggenti HOJO,
re” che, secondo INAZO NITOBE, il vero BUSHI de- me la ribellione fallisce e lui è esiliato. Evaso nel
ve possedere. [si veda BUSHIDO] 1332, si trova ad essere la forza unificatrice di
– Suffisso per “taglio”, “tagliare”. numerosi scontenti: KENIN delusi nelle proprie a-
GIRI CHOKO. – “Cioccolatini del dovere”. Sono spettative di ricompensa, interi Clan SAMURAI,
quelli che – sulla scia della festa di San Valentino, funzionari e amministratori militari (JITO) degli
ormai osservata anche il Giappone – si regalano ai SHOEN, diversi SHUGO. Grazie al Clan ASHIKAGA,
conoscenti, maschi, con cui è necessario intratte- guidato da ASHIKAGA TAKAUJI, ed agli altri Clan
nere buoni rapporti. I cioccolatini destinati alla alleati – tra cui i KUSUNOKI – prevale nella guerra
persona amata sono gli HONMEI CHOKO. di Genko e nel 1333 entra in KYOTO, conquistata
GIYO-YO-ITA. – Piastra di protezione delle a- da ASHIKAGA TAKAUJI, mantenendone il controllo
scelle, nella tarda armatura. È fatta di scaglie fino al 1336. Rimpiazza gli SHUGO con cortigiani
metalliche laccate o maglia di ferro; il termine civili, nomina SHOGUN il proprio figlio e, soprat-
deriva dalla parola cinese che indica la foglia tutto, tenta di restaurare in pieno il Governo im-
dell’albero ginkgo biloba (icho), forma che questa periale. Molti SAMURAI, però, non si sentono ade-
piastra conserva. guatamente ricompensati e, nel 1335, ASHIKAGA
GO. – “Forza”, “forte”; “duro”. Principio opposto a TAKAUJI si ribella, scaccia GO-DAIGO (che si rifu-
JU. Deriva dall’ideogramma cinese wu (“principio di gia a Yoshino) e mette al suo posto un altro mem-
forza”). Indica l’applicazione della forza contro la bro della Famiglia imperiale, ottenendone il titolo
forza. di SHOGUN. La nuova guerra civile (guerra Nambo-
– “Cinque” in sino-giapponese. In giapponese kucho) dura fino al 1392 e vede combattersi due
puro è ITSUTSU, per contare le persone (NIN) si imperatori, uno con sede a Yoshino (Corte del
dice GONIN, per oggetti particolarmente lunghi Sud), l’altro, protetto dagli ASHIKAGA, che for-
(HON) s’usa GOHON. malmente governa da KYOTO (Corte del Nord). Ri-
– “Protezione”. sultato ultimo del fallito tentativo di restaurazio-
– Gioco d’abilità, di cui pare certa l’origine ci- ne di GO-DAIGO è che dal 1392, con la riunifica-
nese. Risale ad oltre 4.000 anni fa ed è diffuso in zione delle Corti a KYOTO, tutti gli imperatori so-
tutto l’Estremo Oriente, in particolare in Cina no tenuti sotto stretta sorveglianza e gli SHOGUN
(dove è chiamato Wei-qi), Corea e Giappone. accentrano nelle proprie mani sia il potere milita-
Si gioca su una scacchiera quadrata (GOBAN), da re sia quello civile, prima separati ed equilibrati: il
9x9, 13x13 oppure 19x19 righe, su cui si collocano BAKUFU, il Governo militare, è più militare che mai.
pedine bianche o nere, chiamate “pietre”, preleva- Altra importante conseguenza è l’impoverimento
te da ciotole (goke). In un GOBAN 19x19, con 361 della ricchezza imperiale: la fuga da KYOTO porta
incroci, il nero ha 181 pietre, il bianco 180; il nero alla confisca di tutte quelle proprietà personali
contraddistingue il giocatore più debole, il quale trasferite al Tesoro pubblico, con l’intento che
inizia la partita. Vince il giocatore che “conquista siano amministrate in favore della Nazione. Persi
più terreno”, delimitando aree sulla scacchiera per sempre quei beni, molti imperatori, successori
con le proprie pedine, e che cattura più “prigio- di GO-DAIGO, devono dipendere dalla generosità
nieri”: le pietre dell’avversario che restano cir- (spesso “pelosa”) delle Famiglie più ricche e po-
condate. tenti, che possono interferire pesantemente nella
pur limitata opera del Governo imperiale.

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Giuse Aikidō & Nihon
GODAN. – Nel moderno sistema di graduazione, GO-KENIN. – “Onorabile uomo di casa”. Inizial-
derivato del BUJUTSU, è la “Cintura Nera di 5° mente, all’inizio del Periodo KAMAKURA (1185-
grado”. [si veda KYUDAN]. 1333), si tratta di vassalli diretti dello SHOGUN,
In questa fase l’allievo – pur avendo ancora molto proprietari terrieri che comandano di persona i
da apprendere – inizia a comprendere la natura, guerrieri tratti dai contadini del loro territorio e,
se stesso, la verità: si avvicina al livello di Mae- pertanto, sono SABURAI.
stro. È il ceto più basso della classe SAMURAI.
GOHO. – “Metodo attivo”. Comprende le “tecni- GOKUHI. – “Tecniche riservate”. Sono quelle
che attive”, previste nell’allenamento del NIPPON tecniche insegnate solo ad allievi, di grado supe-
SHORINJI-KEMPO, consistenti soprattutto in at- riore, particolarmente dotati.
tacchi e parate con contrattacchi di calcio o pu- GOKYO. – “Tecnica numero cinque”. “Quinto prin-
gno. Il GOHO è l’opposto dello JUHO, il “metodo cipio” [si veda UDE NOBASHI]. IMMOBILIZZAZIONE
passivo”, le “tecniche passive” della difesa. con trazione del braccio di AITE. Si utilizza so-
GOHON. – “Cinque”, per contare oggetti partico- prattutto contro fendenti verticali (SHO MEN U-
larmente lunghi (HON). In sino-giapponese è GO, in CHI) od obliqui (YOKO MEN UCHI).
giapponese puro si dice ITSUTSU, per le persone – “I cinque principi”. Nello JUDO sono la base
(NIN) s’usa GONIN. del programma d’insegnamento: cinque gruppi
GOHON-KUMITE. – “Combattimento program- (KYO) di otto tecniche-base ciascuno, in posizione
mato”. Nel KARATE identifica una serie di cinque eretta (TACHI WAZA), con grado di difficoltà cre-
attacchi in altrettanti passi; l’avversario esegue a scente. Ad ogni KYO corrisponde una cintura di co-
sua volta cinque parate, arretrando d’altrettanti lore diverso, da giallo (1°) a marrone (5°).
passi e chiude con un contrattacco. GOKYU. – Nel moderno sistema di graduazione,
GOJU RYU. – “La scuola dura, la scuola morbida”. derivato del BUJUTSU, è lo “Studente di quinta
Stile di KARATE. Ideato nel 1930 da MIYAGI CHO- classe”. [si veda KYUDAN].
JUN, prevede l’alternanza di tecniche “dure” (GO) GOMAI-KABUTO. – Tipo d’elmo. È utilizzato, tra
e “morbide” (JU) e si basa sugli insegnamenti di XI e XIII secolo, soprattutto con l’armatura YO-
HIGAONNA KANRYO, di OKINAWA. Tra le caratteri- ROI. Cinque file di lamine allacciate formano la
stiche di questa scuola è la respirazione enfatiz- gronda (SHIKORO), posta a protezione della nuca;
zata, su movimenti corti, e posture particolari, da questa deriva, appunto, il nome dell’elmo: GO,
come il sanchin-dachi (“posizione a clessidra”). “cinque” e MAI, “piastre”. Il coppo emisferico (HA-
Caposcuola, dopo MIYAGI CHOJUN, è YAMAGUCHI CHI), è formato da piastre unite con ribattini, è
GOGEN, detto “il Gatto”, che fonda lo stile KARA- fornito di visiera (MABEZASHI), ha il foro TEHEN
TE-SHINTO. Il GOJU RYU è ancora attivo. ed è dotato di anello (kasa-jiryshi-no-kwan) nella
GOJUSHI-HO. – “Cinquantaquattro passi”. KATA parte posteriore, cui si fissa un distintivo di
superiore della scuola SHOTOKAN di KARATE. Può stoffa.
essere breve (gojushi-ho sho) o lungo (gojushi-ho GONIN. – “Cinque”, per contare le persone (NIN).
dai). In sino-giapponese è GO, in giapponese puro si di-
GOKADEN. – È termine che identifica il gruppo ce ITSUTSU, per oggetti particolarmente lunghi
delle cinque Scuole classiche di fabbricanti di (HON) s’usa GOHON.
spade, nate attorno all’anno 1000, sotto l’impera- GONIN DORI. – “Cinque persone prendono”.
tore Ichijo (986-1011). Corrispondono alle aree GONIN-GAKE. – Cinque AITE attaccano TORI.
(Province), ricche di giacimenti di minerali ferro- GONIN-GUMMI. – È il sistema della responsabi-
si, in cui si sono raggruppate numerosi laboratori, lità collettiva. Un tempo limitato alle campagne è
fonderie, officine: Bizen, la più famosa, Mino, So- presto esteso anche alle città: in ogni strada, gli
shu o Sagami, Yamashiro e YAMATO. A capo delle abitanti delle case sono riuniti in gruppi di cinque,
prime Scuole ci sono Munechika di KYOTO, Tomo- con uno che è responsabile di tutti gli altri, ma
nari di Bizen e Masakuni di SATSUMA. con tutti che spiano tutti.
GOKAKU-GEIKO. – “Allenamento tra equivalen- GO-NO-GEIKO. – Tipo di allenamento. Rientra
ti”. Si riferisce a sedute d’allenamento tra prati- nello studio classico (IPPAN-GEIKO). [si veda, nella
canti che si equivalgono in forza e abilità, soprat- Prima Parte, il Capitolo “Il metodo d’allenamen-
tutto nel KENDO. to”].

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Giuse Aikidō & Nihon
GO-NO-SEN. – “Dopo di prima: contrattacco”. loro pretese di cambiamento, a ridimensionare il
Tecnica di difesa, comune a tutte le Arti Marzia- ruolo dei SAMURAI di città.
li: consiste nel contrattaccare con forza dopo a- – Suffisso per “vita”, “busto”, “zona della cin-
ver parato un attacco dell’avversario, prendendo ta”, “anca” (KOSHI).
l’iniziativa del combattimento. È questo il princi- GOSHIN-DO. – Insieme di tecniche, solo difen-
pio che UESHIBA MORIHEI mette alla base sive, del KARATE-DO.
dell’AIKIDŌ, in luogo del KOBO-ICHI (“unità in at- GOSHIN-JUTSU. – Tecniche di autodifesa. È
tacco e difesa”). Si dice anche ATO-NO-SAKI e termine generico, che deriva da GO, “protezione”
ATO-NO-SEN. e SHIN, “cuore”, “intuizione” ed indica quelle tec-
– “Discepolo”. Convenzionalmente, è la quali- niche di difesa – insegnate al KODOKAN – per op-
fica che spetta alla Cintura Nera, 2° DAN, prati- porsi ad aggressori, tanto a mani nude (TOSHUNO-
cante d’Arti Marziali. [si veda KYUDAN]. BU) quanto armati (BUKINOBU). Il suffisso JUTSU
GOON TO HOKO. – Indica un’altra regola di eti- rivela l’aspetto utilitaristico di queste forme di
chetta. È l’abitudine a dare risalto ai rapporti di combattimento.
conoscenza e d’amicizia con doni. GOSHOZAMURAI. – Sono guerrieri di nobile
GOREI. – “Allenamento collettivo”. È una forma famiglia, al servizio della Casa imperiale, nel seco-
di allenamento fatto in gruppo, sotto la guida di lo XIV (Periodo MUROMACHI, 1392-1573). È da
un esperto. questo vocabolo che, per un’evoluzione fonetica
GORIN-NO-SHO. – “Il Libro dei Cinque Anelli”. della pronuncia, deriva in seguito il termine SAMU-
Saggio in cinque rotoli, considerato uno dei “clas- RAI.
sici” delle Arti Marziali. Lo scrive il celeberrimo GOTO TAMAUEMON TADAYOSHI. – (1644-
MIYAMOTO MUSASHI, con l’aiuto del discepolo TE- 1736) Maestro d’Arti Marziali d’AIZU. È il fonda-
RAO KATSUNOBU, verso il 1643, quando da tempo tore della scuola DAIDO RYU.
ha abbandonato tutto per cercare la Via, medita- GO-TOBA – Imperatore dal 1184 al 1198. Protet-
re e seguire una vita contemplativa. L’opera trat- tore dei fabbri, è egli stesso forgiatore di lame
ta, oltre che di strategia, di KEN-JUTSU le tecni- eccellenti, che firma con il crisantemo imperiale.
che di spada, che MIYAMOTO MUSASHI predilige GOTO-HA YAGYU SHINGAN RYU. – È la
usare in coppia, una per mano. Ognuno dei rotoli in “scuola derivata” dello YAGYU SHINGAN RYU dove
cui il GORIN-NO-SHO è diviso, è intitolato ad uno UESHIBA MORIHEI, al tempo del suo servizio mili-
degli “elementi” della tradizione cosmologica o- tare, studia KEN-JUTSU e JU-JUTSU con il Mae-
rientale: terra, acqua, fuoco, vento, vuoto (o cie- stro Nakai Masakatsu.
lo). L’aspetto più interessante del trattato è il GOTO-YUJO. – (1440-1513) Celebre Maestro,
cammino spirituale proposto dall’autore, una sorta fabbricante di TSUBA. Lavora per l’ottavo SHOGUN
di “Via della Spada” globale, quasi ad anticipare ASHIKAGA, Yoshimasa; i suoi allievi fondano la
l’essenza del BUDO moderno, in contrasto con il scuola Goto, specializzata nelle decorazioni in oro
carattere assolutamente pratico dello JUTSU. e bronzo.
GOSHI. – “SAMURAI di campagna”. È una figura GOYO-SHONIN. – “Mercante patentato”. I GO-
che prende piede nella prima metà del 1600, a YO-SHONIN, sono mercanti privilegiati: vivono ed
fronte del massiccio inurbamento dei BUSHI. È il hanno bottega vicino al castello e godono d’alcune
Clan Yamauchi, a Tosa, che concede il rango di esenzioni fiscali. Alcuni sono di provenienza SA-
GOSHI agli antichi gregari Chosokabe, sia per pa- MURAI, specializzati nelle forniture militari.
cificarli sia per estendere le terre bonificate. Dal GUBEI. – Si veda INUGAMI NAGAYASU.
1644, inoltre, chiunque possa dimostrare la di- GUENMAI. – È un piatto della tradizione giappo-
scendenza da un gregario Chosokabe e provvede a nese: riso integrale e legumi.
bonificare campi che rendano almeno 30 KOKU GUMBAI. – “Ventaglio da guerra”. È di del tipo
l’anno, diventa GOSHI. Nel 1763, abolito l’obbligo rigido e arrotondato (UCHIWA) e dapprima (Perio-
di discendenza, anche i mercanti possono ottene- do KAMAKURA, 1185-1333) affianca, poi (Periodo
re la nomina e, nel 1822, il rango di GOSHI è messo EDO, 1603-1867) soppianta il “bastone di coman-
in vendita, costituendo una valida (e meno dispen- do” SAIHAI, raggiungendo il culmine della popolari-
diosa) alternativa all’adozione a pagamento. Anche tà alla metà del secolo XVI. Il GUMBAI, come il
i GOSHI – come gli SHOYA, con i quali hanno affini- SAIHAI, è segno distintivo di grado e di rango e
tà – verso la metà del 1800 contribuiscono, con le serva anche a segnalare comandi e disposizioni

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Giuse Aikidō & Nihon
durante la battaglia. Gli esemplari di maggiori di- pezzo unico, talvolta sagomate. La GUSOKU è chia-
mensioni servono, all’occorrenza, come scudi oc- mata nanban-gusoku, quando alla stessa sono a-
casionali. In origine ogni capo-gruppo di guerrieri dattati tipici elementi d’armature europee. Le co-
porta in battaglia il proprio GUMBAI che, in seguito razze di metallo sbalzato, tipiche dei secoli
(Periodo EDO o TOKUGAWA) diventa prerogativa XVIII e XIX, sono chiamate uchidashi, mentre
dei generali comandanti. Si trovano anche esem- quelle formate da numerose piastre di dimensioni
plari tutti di ferro. I motivi ornamentali, in origi- medie, unite e maglia di ferro, anch’esse dei seco-
ne, sono i simboli della COSMOGONIA orientale: so- li XVIII e XIX, sono le TATAMI-GUSOKU. Tutte le
le e luna (a rappresentare il principio attivo e parti dell’armatura sono collegate e fermate da
passivo, Yang e Yin); draghi e tempeste; l’Orsa cinghie o cordicelle. Nell’ultimo quarto del secolo
Maggiore (il centro dell’universo). In seguito pre- XIX molte armature – spesso di cuoio laccato –
domina la rappresentazione del MON, l’emblema di sono prive delle protezioni posteriori. Anche TO-
Famiglia. SEI-GUSOKU.
– “Ventaglio rituale”. Lo utilizzano gli arbitri GUSOKU BITSU. – “Scatola per l’armatura”. Può
(GYOJI) nelle gare e tornei di SUMO per segnalare essere di legno, talvolta laccato, od anche di car-
le decisioni ai lottatori. Il colore varia secondo il tapesta. La GUSOKU BITSU per armatura leggera si
rango dell’arbitro, dal nero dei principianti al blu, trasporta sulla schiena, grazie a cappi nella parte
dal bianco al porpora del giudice-arbitro (TATE- anteriore dove s’infilano le BRACCIA. Quella per
GYOJI). Identico, per forma e materiale, al venta- armatura pesante è più solida, con manici ed anelli
glio da guerra, di solito è decorato con un sole su di ferro, attraverso i quali s'infila un palo che, in
una faccia ed una luna sull’altra. viaggio, è retto da due uomini.
GUNKIMONO. – “Cronache Militari”. Sono de- GYAKU. – “Contrario”, “opposto”; “inverso”, “ro-
scrizioni delle grandi guerre civili del secolo XII, vesciato”.
interessanti per l’immagine che i SAMURAI, prota- GYAKU HANMI. – “Posizione speculare”. Posizio-
gonisti indiscussi ed autori delle “Cronache”, han- ne reciproca iniziale. TORI e AITE sono in posizio-
no di sé. Le opere più conosciute sono l’Heike Mo- ne speculare: al piede avanzato dell’uno (destro o
nogatari (“Storia della Famiglia TAIRA”) e il Kon- sinistro), corrisponde quello opposto dell’altro (si-
jaku Monogatari, del 1080. nistro o destro). La posizione “simmetrica” è det-
GUNSEN. – “Ventaglio da guerra”. È del tipo pie- ta AI HANMI.
ghevole ed è portato dal BUSHI, quando indossa GYAKU JUJI JIME. – È una tecnica di strango-
l’armatura. lamento (JIME) praticata con gli avambracci in-
GURUMA. – Suffisso per “circolare”, “ruota” (KU- crociati (JUJI) ed i palmi girati (GYAKU) verso l’al-
RUMA). to.
GUSARI. – Suffisso per “catena” (KUSARI). GYAKU KAMAE. – “Guardia opposta”. “Posizione
GUSOKU. – Armatura. Nel 1568 risulta già messa di combattimento”. Posizione naturale di guardia.
a punto, ma diventa tipica nel Periodo EDO (1603- Prima di eseguire una tecnica, TORI e per AITE
1867). È definita “moderna” ed è costruita addi- hanno una posizione obliqua e inversa: posti di
rittura fino al secolo XIX. La fattura è forte- fronte, un piede avanti, ma l’uno assume la guardia
mente influenzata sia dalle armature europee sia destra (MIGI) e l’altro la sinistra (HIDARI). Anche
dall’esigenza di protezione contro le armi da fuo- GYAKU-GAMAE.
co, anche se il lungo intervallo di pace e l’amore GYAKU KATA TE DORI. – “Seconda presa di
per la tradizione ne fanno un connubio tra un og- polso (o di braccio)”. [si veda KATA TE TORI GYAKU
getto da parata ed una riedizione di vecchi mo- HANMI].
delli. Innumerevoli sono le varianti di GUSOKU, o- GYAKU KESA. – È il movimento d’attacco YOKO
gnuna con un proprio nome: solo gli esperti (e non MEN UCHI eseguito al contrario, dall’anca alla spal-
sempre!) riescono a distinguerle. Nel Periodo EDO, la, in un circuito obliquo ascendente.
in ogni modo, sono prodotti tutti i tipi di armature GYAKU TE DORI. – “Presa al polso con torsione”.
antiche, con aggiunte e varianti: DO-MARU, HARA- Il polso è torto (verso l’interno o l’esterno) pre-
MAKI, HARA-ATE, O-YOROI. Accanto ad armature mendone il dorso con il pollice o le altre dita.
forgiate alla vecchia maniera, con lamelle di ferro GYAKU TSUKI. – “Pugno opposto”. Il pugno è
laccate, troviamo corazze all’europea, con piastre sferrato con la mano opposta alla gamba avanzata,
di ferro variamente collegate, o perfino piastre in sfruttando la rotazione delle anche. S’intende ad

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Giuse Aikidō & Nihon
un KYUSHO (“punto vitale”). Rientra nelle KERI- tilizzato come indicatore delle decisioni assunte.
GOHO. Il grado più elevato è TATE-GYOJI, “Capo degli Ar-
GYAKU-ASHI. – Posizione delle gambe opposta a bitri”: è il celebrante della DOHYO-MATSURI (“ce-
quella delle braccia. rimonia propiziatoria”, la funzione shintoista che
GYAKU-GAMAE. – Si veda GYAKU KAMAE. precede i combattimenti), dà inizio ai tornei ed
GYOJI. – “Arbitro”. È il nome generico attribuito arbitra gli incontri più importanti. Pare che il
agli arbitri delle gare e tornei di SUMO. predecessore di tutti i GYOJI sia il SUMOTORI Ki-
L’abbigliamento dei GYOJI risale al Periodo ASHI- yobayashi: vincitore del primo torneo di SUMO
KAGA (1336-1568) ed è quello dei KANNUSHI, i sa- svoltosi a NARA, l’Imperatore lo premia con un
cerdoti SHINTO: dagli abiti sontuosi al tipico EBO- ventaglio da guerra e lo nomina arbitro.
SHI (in una variante alta). Il colore dell’abito varia GYOKUSHIN RYU. – Scuola di NINJUTSU. Pare
secondo il grado, così com’è diversa la tinta del sia ancora in attività.
ventaglio rituale, il GUMBAI – del tipo UCHIWA – u-

- H -
HA. – “Normale”. anche; le ginocchia sono leggermente flesse; le
– “FILO” della lama di spada. È anche il bordo spalle rilassate, le braccia distese. L’HACHIJI-
della SHINAI, con cui si sferra il colpo. TACHI, normalmente, è la posizione iniziale dei KA-
– “Branca”. “Ramo”, “specialità” di un RYU TA.
d’Arti Marziali, od anche “scuola derivata”. HACHIMAKI. – “Salvietta”, “benda” di cotone
HABACHI. – “Ghette” della YOROI, di stoffa. bianco. È d’uso antico: quando gli elmi (KABUTO)
HABAKI. – Ghiera metallica, o anello di cuoio, ancora non hanno fodera, i combattenti utilizzano
che stringe la lama, vicino all’elso (TSUBA). Proteg- una pezza di tessuto a mo’ di copricapo, per as-
ge la lama dall’umidità (chiudendo con precisione sorbire i colpi. In seguito, l’uso dell’HACHIMAKI an-
l’apertura del fodero, SAYA) e ne salvaguarda il fi- nodata attorno alla fronte serve sia ad assorbire
lo, tenendola ferma nel fodero. Può essere in un il sudore (impedendo che coli negli occhi), sia a
solo pezzo (hitoye habaki) oppure in due parti (ni- dimostrare la saldezza di nervi e intenti. L’HA-
jiu habaki: una attorno alla lama e l’altra CHIMAKI è utilizzata, nel KENDO, con lo scopo pri-
all’imboccatura della SAYA). mitivo: per meglio assorbire colpi e sudore. Nel
HABAKI-MOTO. – È la parte spessa e non affi- quotidiano, l’HACHIMAKI è utilizzata da contadini
lata della lama di spada, usata – quand’è il caso – ed operai, come un fazzolettone.
nelle tecniche di parata. HACHIMAN. – È il nome della divinità protettri-
HACHI. – “Otto”, in sino-giapponese. In giappo- ce il Clan MINAMOTO, OJIN, il 16° imperatore,
nese puro è YATTSU, per contare le persone (NIN) KAMI della guerra.
si dice HACHININ, per oggetti particolarmente HACHI-MANZA. – Elaborata cornice d’ottone,
lunghi (HON) s’usa HICHIHON. posta attorno alla TEHEN. Spesso è a forma di cri-
– “Cervelliera” (in termini tecnici). È il coppo santemo.
del KABUTO. HACHININ. – “Otto”, per contare le persone
– Movimento ad “8”, fatto con il JO. (NIN). In sino-giapponese è HACHI, in giapponese
HACHIDAN. – Nel moderno sistema di gradua- puro si dice YATTSU, per oggetti particolarmente
zione, derivato del BUJUTSU, è la “Cintura Nera di lunghi (HON) s’usa HICHIHON.
8° grado”. [si veda KYUDAN]. HACINAM. – KAMI protettore del BUDO, in vita
In questa fase l’individuo riesce a percepire l’ar- grande BODHISATTVA.
monia dell’universo, l’illuminazione è acquisita, la HACIWARA. – “Spaccaelmo”. Coltello-pugnale
sua mente non è turbata, mai. con lama ad un solo filo di 30 cm. Alla base della
HACHIJI-TACHI. – “Guardia neutra”. Postura lama, sul TALLONE, è presente un incavo destinato
naturale prima del combattimento: i piedi, rivolti ad intrappolare quella dell’avversario. Il nome
all’esterno, sono distanziati quanto le spalle e le suggerisce una funzione diversa da quella effetti-

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Giuse Aikidō & Nihon
va che, in effetti, è quella dell’europea “manosini- munque dal principio di una scelta soppesata, ri-
stra”: fermare la lama dell’avversario (e se possi- flessiva e sempre rinnovata, sostenuta da una vo-
bile spezzarla), colpire di punta, proteggere la lontà fortissima. L’etica di un guerriero considera
parte sinistra del corpo. normale morire per restare fedeli a tali ideali,
HADAKO. – È una variante, d’origine cinese, del anche se, in verità, dovremmo parlare, più che di
KEMPO. morte fisica, di soppressione del proprio ego, del-
HADOME. – Sbarra applicata alla lama della YARI. la propria individualità: è l’unica via che porta alla
HAGAKURE. – “Nascosto tra le foglie”. È un’ope- perfezione, nella fedeltà ai propri ideali.
ra, in 11 volumi, dedicata a NABESHIMA Katsushi- La lettura di quest’opera è considerata fonda-
ge. Si tratta di una raccolta, di saggi, scritti mi- mentale per capire il BUSHIDO.
stici, aneddoti e brevi AFORISMI che parlano al HAI. – “Sì”.
cuore d’ogni vero BUSHI. Ne è autore materiale – “Petto”; “polmone”; “respirazione”.
TASHIRO TSURAMOTO, il quale trascrive le conver- HAIDATE. – È la parte dell’armatura, a forma di
sazioni avute in sette anni, dal 1710 al 1717, con il grembiule, che protegge le cosce. Nella parte al-
suo Maestro YAMAMOTO TSUNETOMO. Nonostante ta, coperta dalle falde dell’armatura (KUSAZURI),
questi gli ordini di bruciare il manoscritto alla l’HAIDATE è di pelle o broccato. La parte bassa è
propria morte, TASHIRO TSURAMOTO lo fa circola- fatta di maglia di ferro, piastre o lamelle (laccate
re tra i SAMURAI dell’HAN dei NABESHIMA, a Hi- e unite da cordoncini). Questa protezione aggiun-
zen, che finiscono per considerarlo il testo fon- tiva si è resa necessaria nel momento in cui le pia-
damentale (e segreto) dell’etica marziale. stre del KUSAZURI sono aumentate fino ad otto o
È proprio con la lettura e la meditazione, divenuta nove, da quattro che erano, diventando però più
pratica abituale, dell’HAGAKURE – per oltre 150 strette e meno sicure.
anni loro libro segreto e quasi testo sacro – che i HAIKU. – Inizialmente si tratta degli EMISTICHI
SAMURAI del feudo allenano lo spirito: si prepara- iniziali (hokku) dei versi incatenati definiti RENGA.
no a vivere nell’attesa di morire per il proprio Si- All’inizio del secolo XVI, con Sokan e Moritake,
gnore. inizia lo sviluppo autonomo della forma HAIKU, che
L’HAGAKURE diventa di pubblico dominio solo dopo si afferma poi con MATSUO MUNEFUSA, detto BA-
la Restaurazione MEIJI ed è pubblicato nel 1906 SHO. La metrica degli HAIKU è fissa: tre versi, per
per la prima volta. Considerato patrimonio di Saga 17 sillabe complessive, nella formula 5, 7, 5; altro
e grandemente rispettato, è stato spesso (ed er- tratto caratteristico è il KIGO, l’espressione o la
roneamente) interpretato – ed anche manipolato – parola che indica la stagione in cui è ambientata la
a vantaggio della classe dirigente, per indurre il composizione poetica. “Rana”, ad esempio, è un KI-
popolo alla cieca obbedienza ed alimentare il fa- GO per la primavera, “primo kimono a righe” per
natismo ai tempi dell’imperialismo degli Anni l’estate, “crisantemi bianchi” per l’autunno e “ne-
Trenta e della Seconda Guerra Mondiale (tanto ve” per l’inverno.
da essere posto al bando, dopo la sconfitta: gli Gli HAIKU sono ermetici ed efficaci, di un “gusto”
Alleati lo considerano una delle cause del militari- assolutamente orientale e per noi, talvolta, poco
smo e del fanatismo nipponico). “commestibile”: sono raffinati, lenti, talmente
Gli undici volumi dell’opera – divisi in 1.343 corti brevi che, leggendoli, non si può fare a meno di di-
brani – sono introdotti dal brano “Conversazione latarli ed amplificarli con la mente, ampliandoli
leggera nell’oscurità della notte”. (ed arricchendoli) con tutte le sensazioni evocate.
I primi due libri contengono i precetti generali Gli HAIKU contengono tutto il senso della poetica
del BUSHIDO, i successivi tre raccontano della vi- giapponese: la forza incontrollabile ed incoercibi-
ta di NABESHIMA Naoshige, fondatore del Clan; i le della natura (come una foglia che cade, ad e-
libri dal sesto al decimo parlano di personaggi illu- sempio) e la semplicità delle cose, l’armonia del
stri e DAIMYO di altri feudi, mentre l’undicesimo cosmo e l’afflato dell’uomo con l’universo. Di se-
è una sorta di riepilogo. guito alcuni esempi.
Una corretta interpretazione dell’HAGAKURE rivela «Se solo potessimo cadere/ come i fiori dei ciliegi
un pensiero sì complesso, ma positivo, che certo in primavera/ così puri, così luminosi!» [pilota KA-
non esalta il suicidio o la supina e totale sottomis- MIKAZE dell’unità “Sette Vite”, immolatosi, nel
sione ai superiori. Gli ideali di fedeltà ed obbe- febbraio 1945, a 22 anni]. «Una goccia di rugiada/
dienza, sicuramente esaltati, non prescindono co-

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Giuse Aikidō & Nihon
come un diamante/ su una pietra» [Kawabata Bo- vamente maschile – usata soprattutto dai SAMU-
sha]. RAI, quale ulteriore elemento identificativo – con
«Vette azzurre d’inverno/ nelle pupille di un coni- l’eccezione delle sacerdotesse shintoiste (MIKO).
glio/ che si è svegliato» [Kato Shuson]. Nell’Era MEIJI indossano la comoda e pratica HA-
«Mi goccia il naso./ Finisce solo/ sulla punta» KAMA, oltre che le praticanti d’alcune Arti Mar-
[composto nel 1927 dal trentacinquenne Akutaga- ziali, anche alcune studentesse universitarie, in
wa Ryunosuke, scrittore e maestro del racconto luogo del tradizionale KIMONO.
breve, appena prima di suicidarsi]. Il colore dell’HAKAMA utilizzata nelle Arti Marziali
In effetti, più che stile poetico, l’HAIKU è un vero può essere vario, secondo Disciplina (AIKIDŌ,
e proprio sistema di catalogazione filosofica dei IAIDO, KYUDO, KENDO, AIKI-JUTSU…), scuola e
sentimenti. grado raggiunto: nero, bianco, marrone scuro, blu.
HAI-KUATSU. – Serie di KUATSU, con percussio- Solo rossa non può essere, perché di questo colo-
ni riflessogene (TSUKI-KUATSU), per “rianimazione re è quella usata dalle vergini sacerdotesse dei
respiratoria”. templi buddisti.
HAIKUCHI. – Si veda AIKUCHI. L’HAKAMA, nella pratica dell’AIKIDŌ, s’indossa so-
HAI-REI. – “Saluto rituale in ginocchio”. È un pra l’AIKIDOGI, facendone parte integrale, e do-
“saluto secondo le regole” (RITSU-REI). Si esegue vrebbe quindi essere portata da tutti gli AIKIDO-
seduti (sulle ginocchia), a capo diritto, con il bu- KA: bianca per i principianti, nera o blu scuro per
sto leggermente inclinato. Così come per il saluto allievi avanzati, Istruttori e Maestri, ancora
in piedi (TACHI-REI), anche in questa posizione l’in- bianca per i Maestri di grado elevato. Normal-
clinazione del busto varia secondo l’interlocutore mente è concessa agli allievi dal 3° grado (KYU) in
e le circostanze, fino a toccare il TATAMI con la avanti o dal 1° livello (DAN) in poi, secondo le
testa. [si veda REI]. Scuole ed è di color nero (anche blu scuro) per
HAIRU. – “Entrare”. tutti, sia per rispetto verso O-SENSEI sia per in-
HAISHIN UNDO. – “Rilassamento della colonna dicare la continua ricerca della completezza dello
vertebrale”. Esercizio a coppie: flessione e stira- IN YO (Yin e Yang). Non solo: questa tinta incute
mento della schiena. Rientra tra i SOTAI DOSA, gli timore e, nel simbolismo taoista, è anche il colore
esercizi fisici specializzati (AIKITAISO) che si dell’acqua che, per la sua fluidità e flessibilità è il
praticano in coppia, senza caduta. simbolo dell’AIKIDŌ.
HAISHU. – “Dorso” della mano. L’HAKAMA presenta nove pieghe, sette anteriori
HAISHU UCHI. – “Colpo con il dorso della mano”. (ma alcuni ne contano cinque, considerando unica
La mano è aperta ed il colpo è un manrovescio. la sovrapposta centrale) e due posteriori.
HAISHU UKE. – “Parata con il dorso della mano”. Le pieghe, oltre all’evidente uso pratico, hanno
HAISOKU. – “Dorso” o “collo” del piede. Pure anche un significato esoterico: rappresentano in-
ASHI-ZOKU. KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per fatti gli elementi della mistica filosofica orientale
gli ATEMI. (terra, acqua, fuoco, aria, etere). Un’altra inter-
HAITO. – “Bordo esterno”, superiore, della ma- pretazione sul numero delle pieghe si richiama al
no, sopra il pollice. BUSHIDO ed alle sue regole:
HAITO UCHI. – “Colpo con il bordo superiore 1. CHUGI: lealtà, fedeltà e devozione.
della mano”. 2. GI: senso di giustizia, integrità morale e onore.
HAI-WAN. – “Parte superiore” dell’avambraccio. 3. JIN: benevolenza, carità ed umanità.
HAJIMÈ. – “Inizio”. “Iniziate”, “cominciate!”. È il 4. KO: pietà filiale.
comando per iniziare l’allenamento, nella lezione. 5. MAKOTO: sincerità di comportamento, verità.
Espressione arbitrale (anche SHOBU-HAJIMÈ), è 6. MEIYO: amore e gloria.
utilizzata per dare inizio ad un combattimento. 7. REI: giusto comportamento, rispetto.
HAJIMERU. – “Cominciare”. 8. SHIN: sincerità.
HAKAMA. – “Pantaloni”. Sono tipici: ampi e lun- 9. YU o YUKI: coraggio, bravura tinta d’eroismo.
ghi, assomigliano quasi ad una gonna-pantalone e Nell’indossare l’HAKAMA, normalmente, si utilizza
fanno parte del costume tradizionale e cerimonia- dapprima la lunga (330 cm) cintura anteriore, che
le giapponese. Anticamente indossata da uomini e cinge per due volte la vita: sopra l’OBI, incrociata
donne, dapprima come protezione durante le ca- sulla schiena; sotto l’OBI, sull’HARA, incrociata da-
valcate, dal secolo XVII l’HAKAMA diventa esclusi- vanti ed infine annodata dietro la schiena (o me-

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glio, sul fianco, ad evitare eventuali danni alla co- tipi principali riconosciuti, alcuni con suddivisioni
lonna vertebrale nelle cadute). La cintura poste- aggiuntive; tale forma è sufficiente, agli esperti,
riore, più corta (230 cm), è fissata al rinforzo per dedurre scuola e data di fabbricazione.
posteriore (KOSHI). I suoi capi, infilati sotto l’OBI, HAN. – È il dominio, personale, individuale e pri-
fuoriescono sui fianchi e sono annodati davanti, vato, di un DAIMYO, talvolta esteso come un’intera
sempre sull’HARA, normalmente a formare una provincia. È costituito dal gruppo di famigli SAMU-
croce. RAI con un feudo (RYO) e dalla “gente comune” (TA-
Sull’HAKAMA si può sovrappone un HAORI. [si veda MI).
anche “L Etichetta e comportamento: l’abbiglia- – “Mezzo”, “metà”.
mento”]. HANA-MICHI. – “Strada fiorita”. Nel SUMO in-
HAKAME. – Tunica tradizionale, destinata ad av- dica il passaggio che collega gli spogliatoi al DO-
volgere il neonato dopo il primo bagno (UBUYU). HYO; nella tradizione teatrale è il corridoio che
HAKKO. – Antica denominazione dello stile SHITO dalle quinte porta al palcoscenico.
RYU di KARATE. HAN-BO. – “Bastone medio”. Indica il bastone di
HAKKO RYU. – Scuola di JU-JUTSU. La fonda, nel lunghezza media, 90 cm (per la precisione 3 SHA-
1938, OKUYAMA YOSIJI. La scuola è specializzata KU: 90,91 cm), nel cui uso sono maestri i NINJA.
nello studio della Medicina Tradizionale applicata HANBURI. – Coppo di metallo o cuoio, simile allo
alle Arti Marziali, soprattutto quelle di combat- HACHI. In genere è poco profondo e copre la
timento a corpo a corpo. SO DOSHIN, monaco ZEN, sommità del capo. Esistono varianti più grandi, per
trae spunto dall’HAKKO RYU per elaborare e codi- proteggere fronte e tempie. A volte si completa
ficare lo SHORINJI KEMPO. La scuola è ancora in con maschera (MENPO), cappuccio di maglia di fer-
attività. ro, berretto.
HAKUDA. – “Seminario d’allenamento”. HANDO-NO-KUZUSHI. – “Squilibrare per rea-
– Altro nome del KEMPO. zione”. Identifica quel processo che avviene nel
HAKUHO. – Indica il Periodo storico dell’Età An- momento in cui TORI, tirato o spinto da AITE, ces-
tica del Giappone, che va dal 645 al 710. È carat- sa di opporre resistenza: AITE perde l’equilibrio
terizzato, tra l’altro, dal tentativo di sostituire il nella direzione dello sforzo precedente. Per otte-
regime dei Clan con la burocrazia di Corte, ormai nere uno squilibrio totale, è sufficiente che TORI
improntata sul modello cinese, al fine di rafforza- intensifichi la spontanea perdita d’equilibrio. In
re il potere imperiale. In questo Periodo, che ini- AIKIDŌ, l’HANDO-NO-KUZUSHI si applica attraverso
zia con la riforma Taika, Temmu usurpa il trono il TAI SABAKI: ruotare (TENKAN) quando spinti, en-
(672) ed è promulgato il Codice TAIHO (702). [si trare (IRIMI) quando tirati.
veda]. HANE. – “Ala”. “Saltare”.
HAKUTSU RYU. – Scuola di JU-JUTSU. HANGYO WAZA. – È il ripasso mentale, ad occhi
HAMA. – “Spiaggia”. chiusi, delle tecniche eseguite durante la lezione.
HAMBO. – Tipo di maschera d’arme. Protegge HANIWA. – Statuette funebri di terracotta, di
mento e guance ed è usata dalla seconda metà del varie forme. Risalgono ai Periodi YAYOI e KOFUN e
XVI a tutto il XIX secolo. rappresentano soprattutto guerrieri, gli antenati
HAMIDASHI. – Coltello-pugnale classe TAN-TO: dei SAMURAI. Sono importanti per i ben rifiniti
ha lama leggermente curva, ad un solo filo, lunga dettagli, che mostrano quale sia l’aspetto dei
meno di 30 cm, di solito con SGUSCIO vicino al guerrieri ed il loro equipaggiamento: armature,
dorso. L’elso a disco (TSUBA), di piccole dimensio- elmi, spade di ferro, archi lunghi eccetera.
ni, è aperta in corrispondenza dei fori per lo sti- La leggenda narra che l’inventore delle HANIWA
letto KOGAI ed il coltellino KOZUKA. L’impugnatura sia un famoso campione di SUMO, Nomi-no-
(TSUKA) è come quella della spada: rivestita di pel- Sukune, di Izumo. Costui, al tempo di Suinin (29-
le di pesce e ricoperta da cordoncino intrecciato. 70 d.C.), undicesimo imperatore, disputa un leg-
Il fodero è laccato e può avere fornimenti di me- gendario combattimento contro un altro campio-
talli anche preziosi. ne, Taima-no-Kahaya, di NARA; entrambi usano so-
HAMON. – È il tipico profilo della YAKIBA [si ve- lo i piedi, nella lotta. Nomi-no-Sukune vince, va ad
da], una sorta di disegno quasi sempre ondulato. abitare nello YAMATO e l’Imperatore lo nomina
Esso può seguire linee differenti, a distinguere capo della corporazione dei vasai (hajibe).
Scuole e Maestri diversi: si contano oltre trenta

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Giuse Aikidō & Nihon
HANKA FUZA. – Postura tradizionale della me- wa, nell’isola Hokkaido. Le tecniche di HAPKIDO
ditazione ZEN: a gambe incrociate, nella posizione hanno molti punti in comune sia con quelle di AIKI-
del “mezzo loto”. JUTSU e JU-JUTSU del DAITO RYU AIKI-JUTSU sia
HANMI. – “Metà (HAN) corpo (MI)”. È la postura con quelle dell’AIKIDŌ.
iniziale – di difesa o di risposta ad un attacco – HAPPO. – “Otto direzioni”. “Otto leggi”.
nella pratica di molte Arti Marziali (AIKIDŌ, KA- HAPPO UNDO. – “Esercizio delle otto direzioni”.
RATE, KENDO…): di profilo, con il piede della gamba IKKYO UNDO e rotazione in otto direzioni. Fa parte
anteriore – leggermente piegata – perpendicolare degli esercizi fisici specializzati (AIKITAISO),
all’altro. Tale posizione dei piedi, a triangolo, a quelli di base, che si praticano da soli (TANDOKU
90°, è detta SANKAKU TAI. Il peso del corpo è di- DOSA). Serve per imparare a proiettare
stribuito su entrambi i piedi. [si veda anche “ l’avversario nelle otto direzioni, dopo averlo squi-
Considerazioni sul KI”]. librato (HAPPO-NO-KUZUSHI).
HANMI HANTACHI. – Situazione in cui una per- HAPPO-GIRI. – “Taglio su otto lati”. Nel KEN-
sona è seduta (inginocchiata) e l’altra è in piedi. JUTSU – ma non solo – identifica la capacità di
HANMI HANTACHI WAZA. – Tecniche esegui- fendere il cielo con la spada, negli otto versi dello
te in HANMI HANTACHI: AITE è in piedi e TORI in spazio: avanti, indietro, a destra, a sinistra, in
posizione seduta (inginocchiato). diagonale avanti a destra e sinistra, in diagonale
HANNYA. – “Conoscenza intuitiva”. Concetto indietro a destra e sinistra.
fondamentale del Buddismo ZEN, è strettamente HAPPO-MOKU. – “Fissare lo sguardo nel vuoto
connesso alla meditazione (DHYÂNA). controllando le otto direzioni”.
HANSHI. – “Maestro”. Nell’antico sistema di HAPPO-NO-KUZUSHI. – “Squilibrare nelle otto
classificazione del BUGEI, si ottiene la qualifica di direzioni”.
HANSHI solo con il grado minimo di 9° DAN e si ri- HAPPURI. – Tipo di maschera d’arme, usata dal
mane tali anche nel 10°. [si veda KYUDAN]. secolo X al XIV. Agganciata al KABUTO, copre
– “Esperto”. Convenzionalmente, è la qualifica fronte e guance dell’utilizzatore. In genere è lac-
che spetta alla Cintura Nera, 5° e 6° DAN, prati- cata di rosso all’interno e di nero all’esterno.
cante d’Arti Marziali. In alcune scuole, HANSHI è HARA. – “Intestini”, “ventre”, “addome”. Centro
la Cintura Nera di 7° e 8° DAN. [si veda KYUDAN]. della regione addominale, è il punto di unione e di
HANSOKU-MAKE. – È l’annuncio di sconfitta origine delle energie psicofisiche vitali: idealmen-
(MAKE) per squalifica di uno dei contendenti, pro- te, circa due centimetri (tre o quattro dita) sotto
nunciato dall’arbitro durante gli incontri delle Ar- l’ombelico, sulla linea mediana, tra questo e la spi-
ti Marziali da combattimento. na dorsale. È il centro vitale dell’uomo, nel quale si
HANTAI. – “Opposto”. Identifica la postura spe- respira e dove si fissa l’attenzione, dove ci si con-
culare, “opposta”, rispetto all’avversario. centra e si accumula energia; è questa parte del
HANTEI. – “Decisione”. È la richiesta del ver- corpo che occorre controllare, quando si eseguono
detto ai giudici, pronunciato dall’arbitro durante tecniche di dominio corporale e si vuole far agire
gli incontri delle Arti Marziali da combattimento. il KI. È ancora qui che si trattiene il respiro, prima
HAORI. – “Giacca”. Indossata a completamento di praticare il KIAI. È anche il punto d’equilibrio
dell’HAKAMA, ha larghe maniche (o-haori) e, sulla interno del corpo umano, il centro di gravità (ba-
schiena, l’emblema (MON) del Clan. Ora, spesso, ricentro). Per gli Orientali è il punto in cui origi-
l’insegna è quella del DOJO. È possibile indossare nano e si concentrano le forze vitali profonde, la
l’HAORI sopra il KIMONO. sorgente del KI. È attraverso l’HARA che l’uomo
HAPKIDO. – Arte Marziale coreana, formalizza- comunica con l’universo, armonizzando il proprio
ta da Yong Sul Choi (1904-1986). HAPKIDO ed AI- KI con quello universale. Anche TANDEN.
KIDŌ si scrivono con i medesimi caratteri cinesi. – “Pianura”, “piano”.
Pare (ma non vi è certezza) che Yong Sul Choi sia HARA HACHI BU. – È il motto della dieta ipoca-
stato adottato dalla famiglia TAKEDA, affiancando lorica degli abitanti di OKINAWA (alzarsi da tavola
per trent’anni TAKEDA SOKAKU MINAMOTO-NO- quando non sei pieno), il segreto della loro longe-
MASAYOSHI, dapprima come allievo poi come assi- vità in buona salute. [si veda OKINAWA]
stente nel DAITO RYU AIKI-JUTSU. Sembra anche HARA-ATE. – “Panciera”. Particolare armatura,
che abbia conosciuto UESHIBA MORIHEI, nel pe- formata da lamelle sovrapposte, legate con lacci e
riodo in cui questi risiede nella città di Asahika- sorrette da due spallacci in cuoio. Normalmente

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ricamata, è solitamente indossata sotto l’abito da ciso cerimoniale. Consistente nello squarciarsi il
cerimonia, e destinata a proteggere la parte an- ventre – da sinistra a destra e dal basso in alto –
teriore del corpo, dal collo alle ginocchia. sotto gli occhi di testimoni, tra i quali un amico od
– Tipico corsaletto di cuoio duro, usato dai un assistente (KAISHAKUNIN), in seguito, provvede
guerrieri di umile estrazione, a protezione di to- anche alla decapitazione dell'aspirante suicida,
race e addome. per non prolungarne l'agonia. Dal secolo XII è ri-
HARA-ATE-GAWA. – Corsetto di pelle indossa- servato ai SAMURAI, che possono praticarlo per
to dalle classi umili. evitare la condanna a morte, come salvaguardia
HARAGEI. – “Arte del ventre”. “La Tecnica na- del proprio onore, come manifestazione di cordo-
scosta e invisibile”. Arte di concentrare pensiero, glio per la morte del Signore o come estrema
spirito ed energie vitali nell’HARA. È solo attra- forma di protesta. Nel 1868 è abolito come forma
verso la pratica costante dell’HARAGEI che ognuno di punizione, ma talvolta (assai raramente) è an-
può “unificarsi” con l’universo, sentendosi in per- cora praticato come spontanea scelta suicida. [si
fetta armonia con il creato. È grazie all’HARAGEI veda anche SEPPUKU].
che un combattente riesce a sviluppare la capaci- HARA-KUATSU. – Massaggio ipogastrico. Rien-
tà di “leggere” (YOMI) le intenzioni di un avversa- tra nella gamma dei KIN-KUATSU: KUATSU partico-
rio, percependone l’intenzione aggressiva. Anche lari, adatti a traumi e dolori pelvici, quindi sia di
l’HARAGEI si ricollega alla profonda consapevolez- rianimazione sia antalgici.
za della cultura nipponica che nei rapporti inter- HARAMAKI. – “Proteggi torace”. Corsaletto co-
personali le parole sono spesso insufficienti: oc- razzato, armatura leggera messa a punto nel se-
corre valersi dell’ishin-den shin, “da uno spirito colo XIV. Ideata in origine per i soldati di fante-
all’altro”. ria, questa armatura protegge il solo busto e s’a-
Questa capacità di “lettura” dell’altrui pensiero, pre in mezzo alla schiena invece che sul fianco
ovviamente serve anche sia a comunicare sia a na- destro, come d’uso; all’inizio non è contemplato
scondere il proprio, di pensiero! l’uso di un elmo. Presto l’HARAMAKI si trasforma in
HARAI. – “Spazzata”. “Falciata” eseguita con la armatura completa e complessa per i SAMURAI:
gamba contro il piede dell’avversario. BARAI, come l’HARAMAKI-DO. [si veda anche DO].
suffisso. HARAMAKI-DO. – Armatura di tipo HARAMAKI,
– (anche hare) “Esorcismo”. È uno dei tre me- destinata ai SAMURAI. Il modello classico del se-
todi “ortodossi” di purificazione (gli altri sono colo XVI è formato da cinque parti: una grande
l’abluzione, MISAGI e l’astensione dalle cose impu- per il petto, due per i fianchi e due per la schiena.
re, IMI) praticati dai fedeli shintoisti e può esse- Due spallacci, attaccati alle piastre della schiena,
re individuale o collettivo. L’HARAI si esegue se- si allacciano alla placca pettorale e sorreggono il
condo riti consolidati: il sacerdote, evocati i KAMI tutto; la parte inferiore del corpo è protetta da
della purificazione, li fa entrare in un recinto con sette falde (KUSAZURI). Ogni pezzo dell’armatura
al centro un ramo dell’albero sacro sakaki, quindi è fatto di lamelle orizzontali, unite da lacci, tran-
recita una formula magica (norito). Quelli che de- ne che nella parte superiore del corpo, dove le
vono purificarsi gli consegnano gli oggetti – anche piastre sono compatte.
simbolici pezzi di carta – nei quali si crede si sia HARAU. – “Spazzare”. Nel KENDO indica un mo-
trasferita la contaminazione: tali oggetti sono vimento dello SHINAI, che ruota, avvolge e devia
gettati nei fiumi o nel mare, perché siano annien- un attacco.
tati. Dal secolo VIII l’HARAI collettivo è celebra- HARI-RYOJI. – “Agopuntura”. D’origine cinese,
to regolarmente: il 30 giugno ed il 31 dicembre. questo metodo di cura è conosciuto e praticato in
HARAJUKO GIRLS. – Sono così dette le adole- Giappone dai tempi più antichi, unitamente alla
scenti e le giovani donne che non vogliono cresce- moxa (induzione di calore negli TSUBA d’agopuntu-
re: trasgrediscono alle regole basilari della socie- ra, per mezzo di piccoli coni d’erba essiccati), al
tà e vestono come i personaggi dei cartoni anima- massaggio (amma), ai bagni terapeutici, all’uso di
ti. Non sono certo le RYOSAIKENBO di buona me- piante medicinali. Accanto ai veri medici (assai
moria! rari e, soprattutto, al servizio dei nobili), che
HARA-KIRI. – Dalla traduzione dei due ideo- studiano i testi della Medicina Tradizionale Cine-
grammi “ventre - taglio”: suicidio rituale. È una se, applicandone i principi, ci sono stuoli di guari-
forma tradizionale di suicidio, regolata da un pre- tori itineranti e taumaturghi, santoni e sciamani,

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venditori ambulanti d’impiastri e monaci erboristi, cibo a qualcuno (hashiwatashi: a questa maniera si
streghe e stregoni: tutti offrono una pletora di offre il cibo ai defunti!). Non si possono utilizzare
medicamenti e, quando i rimedi proposti non fun- per allontanare o avvicinare piattini e ciotole e
zionano, ci si rivolge agli incantesimi delle MIKO di non si deve esitare, nel prendere il cibo dalle va-
qualche tempio shintoista od alle preghiere di rie ciotole e piattini, passandovi sopra gli HASHI.
qualche monaco itinerante. HASHI-OKI. – “Appoggia bacchette”. A tavola,
HARIYA SEKI-UN. – (1592-1662) Maestro di disposto accanto al piatto, serve per reggere gli
KEN-JUTSU. Si racconta che non abbia perso alcu- HASHI. Occorre appoggiarvi l’estremità delle bac-
no dei cinquantadue duelli disputati. chette che portano il cibo alla bocca; se manca,
HASAMI. – “Forbici”. Indica, anche, un movimen- gli HASHI si appoggiano sul bordo delle ciotole.
to a cesoia, fatto con braccia o gambe. BASAMI, HASSO. – “Attacco”.
come suffisso. HASSO KAMAE. – “Posizione di guardia, con
HASAMIBAKO. – Cassa da viaggio, trasportata un’arma”. Il JO od il BOKKEN è verticale, impugnato
appesa ad un’asta; normalmente è di legno. sul lato destro o sinistro, all’altezza delle spalle.
HASEGAWA CHIKARA-NO-SUKE EISHIN. – HATAITO. – “Palizzata” di legno che, spesso,
Famoso Maestro di KEN-JUTSU e IAI-JUTSU del circonda la casa di un BUSHI e, sempre, le primiti-
secolo XVIII, noto anche come HIDENOBU. Fon- ve fortificazioni – non permanenti – sorte a dife-
da il proprio stile di IAI-JUTSU, l’HASEGAWA EI- sa di luoghi strategici. Per salvaguardia contro le
SHIN RYU, dopo aver lungamente studiato, a EDO, frecce incendiarie, l’HATAITO è ricoperta con uno
le tecniche del MUSO JIKIDEN RYU, divenendone strato di terra, così come ricoperti sono, in tem-
anche il 7° Caposcuola e rinominandolo MUSO JI- po di guerra, i tetti (di stoppie o d’assi di legno).
KIDEN EISHIN RYU. HATAKASE. – “Vento teso”.
HASEGAWA EISHIN RYU. – Stile di IAI-JUTSU. HATAMOTO. – “Sotto la bandiera”. Appartengo-
È la scuola fondata dal Maestro HASEGAWA CHI- no alla classe dei DAIMYO di grado intermedio ed
KARA-NO-SUKE EISHIN, nel secolo XVIII. Oggi i- il nome deriva dalla posizione che occupano in
dentifica una serie di KATA tipici del MUSO SHIN- battaglia. Devono essere sempre pronti alla guer-
DEN RYU: dieci tecniche eseguite in posizione e- ra, come tutti gli uomini d’armi, ma sono anche te-
retta e conosciute come CHUDEN, “insegnamento nuti a fornire soldati ed armi allo SHOGUN, secon-
medio”. do il reddito e se richiesto. Norme fissate nel
HASEGAWA RYU. – Scuola di KEN-JUTSU. La 1649, ad esempio, obbligano un HATAMOTO con
fonda Hasegawa Soki (1568-1595 circa), ispiran- reddito di 2.000 KOKU a fornire trentotto uomini,
dosi allo stile CHUJO RYU di Chujo Nagahide. Pare oltre che il proprio servizio personale:
sia ancora in attività. • Diciannove SAMURAI, di cui otto di grado GO-
HASHI. – “Bacchette per mangiare”. Pare che KENIN e undici ASHIGARU (due comandanti, cinque
l’origine di questi strumenti risalga al Periodo YA- armati di lancia con una riserva, un arciere, due
YOI (300 a.C. circa - 300 d.C. circa): all’epoca, due archibugieri).
pezzetti di legno incrociati ed incernierati al cen- • Undici portatori (uno di NO-DACHI, due d’ar-
tro. A differenza delle bacchette cinesi (quasi ci- matura con una riserva, uno di sandali, due di HA-
lindriche e di lunghezza standard, tranne che SAMIBAKO con una riserva, due di foraggio, uno di
quelle usate in cucina), gli HASHI sono appuntiti, copricapi contro la pioggia).
talvolta da entrambe le estremità (rikyu bashi) ed • Quattro palafrenieri e quattro facchini.
hanno misure diverse per sesso/età (uomini, don- Naturalmente, anche portatori e serventi devono
ne e bambini) e per destinazione d’uso (cucina, ta- essere armati e addirittura, se possibile, SAMURAI
vola, cerimonie). Diversi sono anche i materiali di grado ASHIGARU.
con cui sono fatti: bambù, legno di sugi o di salice, HATOMUNE-DO. – Armatura di tipo DO-MARU,
avorio eccetera e innumerevoli sono le fatture, le con corazza all’europea. Grandi piastre, in pezzo
decorazioni, i colori. A tavola sono usate tanto unico, proteggono petto e schiena.
per trasferire il cibo dai piatti di portata al pro- HATSU-GEIKO. – “Allenamento d’inizio anno”.
prio (utilizzate da un lato), quanto per mangiare Allenamento (KEIKO) del BUDOKA: si pratica per
(utilizzate dal lato opposto). L’etichetta vuole che due o tre giorni consecutivi, all’inizio dell’anno so-
non si succhino, che non siano infilzati nel cibo lare. È anche, questo, il momento di gare e tornei.
(sashi bashi) e che non siano usati per passare il Questo tipo d’allenamento completa l’ASA-GEIKO

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Giuse Aikidō & Nihon
(estivo, fatto di mattino presto) ed il KAN-GEIKO grande sensibilità e disprezzano, decisamente ri-
(invernale). cambiati, i rudi militari ed i rozzi provinciali (que-
HAUTA. – Genere musicale lirico, tipico – come il sti affermano che i nobili, se belli, sono «belli co-
KOUTA – dei “quartieri del piacere” nelle città del me una donna»). Le Dame altolocate ricevono visi-
Periodo EDO (1603-1867). All’epoca, è patrimonio te e conversano al riparo delle KICHO. Si sviluppa-
quasi esclusivo delle GEISHE. no sette buddiste esoteriche (TENDAI e SHIN-
HAYA GAESHI. – “Reazione (risposta) veloce”. GON) e fiorisce la cultura FUJIWARA.
HAYABUSA. – “Falco pellegrino”. I membri della Corte definiscono se stessi kumo-
HAYAGAKE-JUTSU. – “Arte (tecniche) per au- no-uebito, “esseri sopra le nuvole” e vivono in un
mentare la velocità in marcia e corsa”. Rientra nel perenne stato di “delicata tristezza” (mono-no-
KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali principali). aware”).
HAYAGO. – “Fiaschetta” per polvere da sparo. Di – Così si definisce quella brillante forma di
legno (anche ricoperto di pelle) o cartapesta lac- cultura, di stampo prettamente femminile, fiorita
cata, corno, avorio o metallo, è in varie forme: attorno a KYOTO dalla fine del VIII a tutto il XII
barca, pera, zucca. Tappi d’osso o avorio chiudono secolo (in pratica, dall’inizio dell’omonimo Periodo,
il tubo d’uscita della polvere. Spesso la fiaschetta il 794, alla fine del successivo Periodo ROKUHARA,
è decorata con il MON, l’emblema di Famiglia. il 1185). Nella coscienza collettiva del Giappone,
HAYASHI. – È l’insieme di tre tamburi (TAIKO, tale periodo di tempo è ricordato come un’età di
KO-TSUZUMI, O-TSUZUMI) ed un flauto (NOKAN), il pace, sicurezza e serenità, un’età d’oro in cui si
cui suono costituisce, unitamente al canto degli coltivano sapere e sentimenti.
attori, in coro (JI)la musica tipica del teatro NŌ. Il nome viene da Heian-kyo, il nome antico della
HAYASHI TERUO. – Maestro di KARATE. Appar- città.
tiene al KITO RYU ed è il fondatore dello stile HEIAN KATA. – “Forme della pace e della tran-
KENSHIN RYU. quillità”. Con questo nome sono conosciuti, nello
HAYASHIZAKI JINSUE SHIGENOBU. – (circa stile SHOTOKAN di KARATE, cinque KATA fondamen-
1542-1621) Maestro di KEN-JUTSU, noto anche tali, elaborati dal Maestro Itosu Kensei e selezio-
come JINNOSUKE. Appartenente al Clan HOJO, nati tra molte delle antiche “forme”.
nasce nella provincia di Sagami, che ancora oggi HEI-HO. – “Il Metodo Militare”. Si riferisce
ospita la principale scuola di scherma con la spa- all’intero curriculum di studi marziali di una scuola
da. Riporta in auge lo stile BATTO-JUTSU – nome tradizionale d’Arti Marziali. La lettura giapponese
con cui, anticamente, è anche indicato lo IAI- dei caratteri che compongono questo termine dà
JUTSU – e fonda alcune Scuole di IAI-JUTSU: SHIN “Metodo Militare”, la lettura alla cinese significa
MUSO HAYASHIZAKI RYU (circa 1550, tuttora in “Via della Pace”. Nella traslitterazione ufficiale
attività); JINNOSUKE RYU (circa 1560) e SHIMMEI cinese Pinyin, il carattere bing-fa (HEI-HO, in
MUSO RYU (circa 1565). La scuola più importante – giapponese) significa “metodo militare”, mentre il
ed ancora attiva – è lo JINNOSUKE RYU (o MUSO medesimo carattere, se letto ping-fa, significa
JIKIDEN RYU), dal secolo XVIII conosciuta come “metodo pacifico”.
MUSO JIKIDEN EISHIN RYU, dopo l’opera di perfe- – È il nome con cui ITO ITTOSAI KAGEHISA,
zionamento condotta dal Maestro HASEGAWA CHI- nella sua scuola (ITTO RYU), chiama il KEN-JUTSU.
KARA-NO-SUKE EISHIN. Con questo vuole intendere che l’arte della spada
HAYASHIZAKI RYU. – Scuola di IAI-JUTSU. deve essere, soprattutto, attitudine mentale, non
HAYATE. – “Uragano. solo pura tecnica (JUTSU). È proprio l’attitudine
HEDATARU. – “Distanza dagli altri”. Nel com- mentale che consente al combattente sia di man-
plesso sistema di norme non scritte che regolano i tenere lo spirito imperturbabile, puro e sincero
rapporti interpersonali (l’etichetta, REI-GI), rien- (MAKOTO), sia di anticipare l’azione dell’av-
tra anche la prossimità – sia fisica sia mentale – versario in modo tale da non essere costretto ad
con le altre persone. ucciderlo (“la Spada che dà la Vita”, KATSUJIN-
HEIAN. – Indica il Periodo storico dell’Età Anti- NO-KEN). Anche SEI-HO.
ca del Giappone, che va dal 794 al 1156. È l’Età HEI-HO-KADEN-SHO. – “Tradizione familiare
della seconda capitale imperiale, KYOTO e dei KU- sull’Arte dei Guerrieri” (anche “Manuele eredita-
GE, i Nobili di Corte, che si profumano con abbon- rio delle Arti Marziali”). Opera di YAGYU TAJIMA-
danza e piangono facilmente, per dar prova di NO-KAMI MUNENORI, uno dei fondatori dello YA-

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GYU RYU, spesso abbreviata in Kadensho. Nel te- HIBAKUSHA. – “Sopravvissuto alla bomba ato-
sto si parla non solo della sua Arte, il KEN-JUTSU, mica”. Con questo appellativo sono indicati gli abi-
ma anche di teorie e tecniche di battaglia. Inoltre tanti di Hiroshima e Nagasaki che scampano al
vi si trova, oltre all’idea della filosofia ZEN origi- bombardamento con armi nucleari eseguito dagli
naria, anche il tentativo di estendere il campo di Stati Uniti d’America. Il posto d’onore, tra gli HI-
applicazione dei principi delle Arti Marziali al go- BAKUSHA, spetta a Yamaguchi Tsutomu, nato nel
verno delle nazioni. 1916. Ingegnere della Mitsubishi durante la guer-
HEIJO-SHIN. – È lo stato d’animo calmo, senza ra, si reca per lavoro ad Hiroshima ed il 6 agosto
alcuna passione, saldo e risoluto di chi s’oppone ad del 1945 è a soli tre chilometri dalla verticale
un attacco. A questo stato d’animo si deve unire dell’esplosione di “Little Boy”: lui subisce unica-
l’assoluta padronanza dei gesti, la respirazione mente alcune ustioni. Le bruciature non gli impe-
lenta e controllata, una muscolatura non contrat- discono di tornare a casa, a Nagasaki, dove il 9
ta. Non deve mai trasparire – ancorché improba- agosto è sganciato il secondo ordigno, “Fat Man”.
bile – il timore dello scontro. Anche in questo caso Yamaguchi Tsutomu si trova
HEIKE. – Clan guerriero. Nel secolo XII, ha il a pochi chilometri dalla verticale dell’esplosione
controllo della Corte, ma è poi annientato dai riva- [entrambe le armi sono fatte scoppiare in aria] ed
li MINAMOTO. Anche TAIRA. anche questa volta scampa alla morte, sopravvi-
HEIKI. – “Equanimità” (è composto di KI). vendo fino ai nostri giorni.
HEIMIN. – “Gente comune”, “popolo”. È la nuova HICHIHON. – “Otto”, per contare oggetti parti-
classe sociale che emerge dalla semplificazione colarmente lunghi (HON). In sino-giapponese è HA-
del sistema, dopo la Restaurazione MEIJI: ne fan- CHI, in giapponese puro si dice YATTSU, per le per-
no parte tutti quelli che prima erano contadini, sone (NIN) s’usa HACHININ.
artigiani, mercanti o fuori casta. Ora sono loro HICHU. – “Pomo d’Adamo”. Punto della trachea.
garantite la libertà di residenza e d’occupazione KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI.
ed il permesso di usare soprannomi. HICIRIKI. – Strumento musicale a fiato, tipo
HEISEI. – Indica il Periodo storico (Era) dell’Età oboe. È d’osso, corno o legno, cilindrico, corto, ad
Moderna del Giappone, che inizia nel 1989, con la ancia doppia – lunga fino a 7,5 cm –, con nove fori
salita al trono dell’imperatore Akihito. per le dita (2 dietro, per i pollici). Fa parte della
HEISOKU-DACHI. – Posizione naturale. Posizio- strumentazione di base del GAGAKU.
ne eretta di base, ma con i piedi paralleli e uniti. HIDARI. – “Sinistra”.
HENKA. – “Variazione” “cambio”. “Cambiamento HIDARI HANMI. – “Posizione naturale sinistra”.
di lato”, riferito ad una posizione di guardia o ad Il piede sinistro è avanzato.
una postura. HIDARI KAMAE. – “Guardia sinistra”. Anche HI-
HENKA WAZA. – “Tecniche di variazione” o “va- DARI-GAMAE.
riazione delle tecniche”. TORI applica una conca- HIDARI RENOJI-DACHI. – “Posizione naturale
tenazione di tecniche (od una serie di variazioni a L, a sinistra”.
alla tecnica), reagendo ad AITE. HIDARI-DO. – Attacco al fianco sinistro. [si ve-
HEYA. – “Scuola” (o “scuderia”) dove sono allena- da KENDO].
ti – ed allevati – i lottatori di SUMO, i SUMOTORI. HIDARI-GAMAE. – “Guardia sinistra”. Anche
Ogni HEYA è diretta da un “Grande Campione” in HIDARI KAMAE.
attività (yokozuna) o ritiratosi (toshiyori). HIDARI-KOTE. – Attacco all’avambraccio sini-
HI. – “Segreto”, “occulto”. stro. [si veda KENDO].
HI UCHI BUKURO. – “Acciarino”. Sopra una sca- HIDARI-MEN. – Attacco al lato sinistro del ca-
tola rotonda, che contiene un’esca, è montata una po. [si veda KENDO].
piastra a focile, tipo SNAPHANCE. L’HI UCHI BUKU- HIDEN. – “Scienza occulta”. È l’insieme delle
RO, normalmente, si porta appeso ad una miccia. È “tecniche segrete” (HI-JUTSU) e “riservate” (GO-
usato anche proprio per dar fuoco alla miccia del KUHI), insegnate dal Maestro con il “metodo se-
fucile. In Giappone non è mai stata montata la greto” (HI-HO) solo a quegli allievi – di grado su-
piastra a focile su armi da fuoco, passando diret- periore e particolarmente dotati – che ritiene de-
tamente dalla piastra a miccia – in uso fino alla gni di fiducia.
metà del secolo XIX – al sistema a percussione. HIDEN MOKUROKU. – “Elenco (catalogo) delle
tecniche segrete”.

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HIDENOBU. – Si veda HASEGAWA CHIKARA-NO- HIJI OSAE. – “Immobilizzazione del gomito”.
SUKE EISHIN. HIJI SHIME. – “Strangolamento con il gomito”.
HIEDA-NO-ARE. – Per la leggenda, è l’uomo con Si veda UDE HISHIGI.
la miglior memoria del Giappone e, per la tradizio- HIJI UCHI. – “Colpo con il gomito”.
ne, è colui che, nel 681, riceve dall’imperatore HIJI WAZA. – “Tecniche eseguite ai gomiti” (di
Temmu – quale maggior rappresentante della Cor- AITE). Rientrano nella gamma delle KANSETSU WA-
porazione dei Narratori (KATARIBE) – l’ordine di ZA (“tecniche sulle articolazioni”), che sono delle
dettare ad uno scrivano (O-NO-YASUMARO) i miti pratiche di controllo (KATAME – od OSAE – WAZA).
popolari più antichi a sua conoscenza. La compila- Possono essere: chiavi articolari alle braccia (UDE
zione, risalente al 712, è denominata “Memorie HISHIGI); chiavi articolari con lussazione dell’ar-
degli eventi antichi”: KOJIKI. ticolazione (UDE GARAMI); chiavi articolari con
HIEN. – “Rondine in volo”. spinta (OSHI TAOSHI); chiavi articolari con trazio-
HIGAONNA KANRYO. – (1853-1915) Maestro ne (HIKI TAOSHI); chiavi articolari con torsione
d’Arti Marziali, ad OKINAWA. Seguace dello stile (UDE HINERI); chiavi articolari con leva (UDE GAE-
Naha-te, (“mano di Naha”), è Maestro di MIYAGI SHI).
CHOJUN (creatore del GOJU RYU) e di MABUNI HIJI-DORI. – Tecnica di pugno al viso d’AITE. Si
KENWA (fondatore della scuola SHITO RYU). esegue, normalmente, su SODE DORI, (presa alla
HI-GI. – È lo studio, nel WA-JUTSU, dei rapporti manica, all’altezza del gomito).
fra la realtà materiale ed il mondo spirituale, di- HIJIKIME OSAE. – “Immobilizzazione al gomi-
vino. È l’insegnamento esoterico, riservato ai più to”.
alti gradi della Disciplina. HI-JUTSU. – “Tecniche segrete”. Sono quelle
HIGO KO RYU. – Scuola di NAGINATA-JUTSU, tecniche insegnate solo ad allievi, di grado supe-
fondata da Kamei Terushige all’inizio del Periodo riore, particolarmente dotati.
EDO (1603-1867). È ancora in attività. HIKI. – “Tirare”. “Schivare”. Deriva da HIKU, “ti-
HI-HO. – “Metodo segreto”. È il sistema che il rare”.
Maestro adotta per insegnare – solo agli allievi HIKI AGE. – Movimento di “richiamo” dell’arma
avanzati e particolarmente dotati, che ritiene de- (spada, bastone). Si esegue verso l’alto, dopo un
gni di fiducia – sia le “tecniche segrete” (HI- fendente: consente di tornare con l’arma posizio-
JUTSU) sia le “riservate” (GOKUHI). ne d’attacco.
HIJI. – “Gomito”. Punto del gomito. KYUSHO, HIKI MI. – Tecnica di schivata. Si attua contro
“punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. Pure EMPI. un attacco frontale, a livello “medio” (CHUDAN) e
HIJI ATE. – “Percussione eseguita con il gomi- si esegue arretrando velocemente torace e addo-
to”. me.
HIJI DORI. – “Presa al gomito”. AITE afferra HIKI OTOSHI. – Tecnica di schivata. Si attua
l’esterno del gomito di TORI. contro un attacco frontale, a livello “basso” (GE-
HIJI JIME. – “Leva al gomito”. Leva applicata al DAN) e si esegue arretrando velocemente tutto il
gomito. corpo, ma non solo: una simultanea pressione di
HIJI KIME OSAE. – Variante di NIKYO. braccia, al dorso dell’avversario, lo fa cadere.
HIJI NAGE MAE ERI DORI. – “Seconda presa HIKI TAOSHI. – “Chiave articolare di braccio
al bavero”. È una variante di HIJI NOBASHI ERI DO- (UDE HISHIGI), eseguita con trazione”. Fa parte
RI, nella quale TORI esegue il movimento di sbilan- delle HIJI WAZA (“tecniche eseguite ai gomiti”), a
ciamento d’AITE passando con il suo braccio sopra loro volta della gamma KANSETSU WAZA (“tecniche
la mano cha ha afferrato. Lo sbilanciamento di sulle articolazioni”), che rientrano nelle pratiche
AITE è all’indietro, grazie ad un IRIMI effettuato di controllo (KATAME – od OSAE – WAZA).
da TORI. HIKI TATE. – Tecnica per far accostare
HIJI NOBASHI ERI DORI. – “Prima presa al l’avversario. In questo modo è più facile renderlo
bavero”. Oltre alla presa, AITE cerca di colpire inoffensivo.
con un pugno al volto. L’azione difensiva di TORI HIKI WAZA. – Tecnica per arretrare. In questo
comprende uno spostamento laterale (per evitare modo si ha più spazio per portare a termine un at-
il colpo) ed uno sbilanciamento di AITE, per tra- tacco.
zione della mano che ha afferrato, unita ad un HIKIDA BUNGORO. – (1537-1606) Celebre spa-
movimento di braccio dal basso in alto). daccino. Appartiene alla scuola SHIN KAGE RYU e

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fonda l’HIKIDA RYU, conosciuta anche come HIKI- HIKIME. – “Cuspide” (YA-NO-NE) di freccia; fa
DA KAGE RYU. parte delle frecce non letali. È una biglia di legno
HIKIDA KAGE RYU. – Scuola fondata da HIKIDA – che può coprire o sostituire la punta di metallo –
BUNGORO. Materie di studio sono KEN-JUTSU e utilizzata nello YABUSAME.
KENDO. La scuola, tuttora in attività, nell’allena- HIKITA KAGE RYU. – È la scuola di KEN-JUTSU
mento adotta una spada di legno duro, analoga al che Hikita Kagekane (1573-1592) fonda, ispiran-
BOKKEN, similmente a quanto accade nello SHIN dosi all’AIZU KAGE RYU di AIZU IKO. È ancora atti-
KAGE RYU. Anche HIKIDA RYU. va.
HIKIDA RYU. – Si veda HIKIDA KAGE RYU. HIKU. – “Tirare”.
HIKI-GANE. – Parte del KOTE, a protezione del HIMO. – “Cinghie” dell’armatura TAKE GUSOKU. In
gomito. origine servono a collegare i piccoli pezzi di bam-
HIKIKOMORI. – È un neologismo e deriva da HI- bù che formano l’armatura, oggi indicano i cordoni
KU, “tirare” e KOMORI, “ritirarsi”, con il significato che legano il DO (piastra per il petto).
di “frenarsi e isolarsi”. HIMOGATANA. – Piccolo pugnale, tutto d’ac-
Così sono definiti quei giovani giapponesi, soprat- ciaio. Usato soprattutto dalle donne, si presenta
tutto maschi – adolescenti, ma non solo – che, con lama dritta a sezione romboidale, di 15 cm
terrorizzati dal mondo, dagli esami, dalla scuola, circa; l’impugnatura, diritta, ha sezione circolare;
dalla lotta per la ricerca di un lavoro, si auto- il fodero, ricavato da una canna, è guarnito alle
recludono in casa, nella propria stanza: rifiutano estremità. Si porta appeso ad un cordoncino.
di andare a scuola ed al lavoro, rifiutano qualsiasi HINERI. – (anche NEJI) Arma in asta. È utilizza-
tipo di formazione professionale e si nascondono ta nel Periodo TOKUGAWA (o EDO, 1603-1868), so-
in camera, chiudendo la porta e le tende. I loro prattutto dalla polizia; per questo motivo è tenu-
unici contatti con il mondo sono affidati ad inter- ta a portata di mano, agli sbarramenti che chiu-
net e mediati dal computer, all’esterno si avven- dono le porte delle città e bloccano i confini pro-
turano, quando lo fanno, solo di notte, invisibili ad vinciali. Una lunga asta di legno è sormontata da
occhi estranei. un FERRO munito di punte, denti, uncini: il sospetto
Si valuta che gli HIKIKOMORI siano addirittura tre è agganciato alle larghe maniche (o-haori) dell’a-
milioni, ma la stima è difficile: metà della popola- bito ed immobilizzato. Varianti d’uso più propria-
zione non si rende conto del fenomeno e non per- mente militare sono: SODE-GARAMI, tsukubo, moji-
cepisce la gravità della situazione, l’altra metà ri, con modifiche che riguardano le serie di punte
nega perfino che esista! ed uncini della TESTA.
Questi giovani sono anch’essi vittime di quella – “Torsione”.
sorta di cortocircuito, avvenuto alla fine degli an- HINERI TE. – “Torsione della mano”.
ni Novanta del ‘900, tra due fenomeni: il confor- HINERI UCHI. – “Percossa con il gomito”. S’in-
mismo socio-culturale che ancora permea il Giap- tende ad un KYUSHO (“punto vitale”). Rientra nelle
pone moderno e la crisi della monocultura postin- KERI-GOHO.
dustriale. HINERI YOKO EMPI. – “Torsione laterale del
Il conformismo è frutto del connubio tra la filo- gomito”.
sofia neo-confuciana (obbedienza, disciplina, ar- HININ. – “Reprobo”. Classe funzionale del Giap-
monia di gruppo, identità individuale subordinata pone feudale. Non appartengono ad una specifica
al bene collettivo e collegata alla reciproca inter- classe sociale: sono i mendicanti, considerati me-
dipendenza) ed i 250 anni d’isolamento assoluto, no che animali, al pari degli ETA. Spesso si tratta
mentre in crisi sono entrati, oltre al sistema poli- di appartenenti al popolo, colpevoli di reati gravi,
tico-industriale, la struttura familiare ed il si- che comportano la marchiatura con ferro rovente
stema educativo nazionale e sono parimenti muta- e l’esilio dalla comunità.
ti, profondamente, i costumi sessuali. HI-OGI. – “Ventaglio di tipo pieghevole” (OGI). È
Il fenomeno è conosciuto anche il Occidente, do- d’uso personale ed appannaggio dei nobili, ma, sul
ve è definito «ritiro dal sociale in forma acuta», finire del secolo XII, diviene anche “da batta-
mentre i giovano colpiti da questa sindrome sono i glia”, utilizzato dai SAMURAI: l’intelaiatura esterna
«rannicchiati»: fantasmi di ragazzi, pallidi, silen- da lignea diventa di ferro e le stecche sono lacca-
ziosi, turbati dai contatti umani, anche familiari. te, per rafforzarle.
[si veda anche PARASAITO]. HIOKI RYU. – Scuola di KYU-JUTSU.

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HIRA. – “Piatto”, con riferimento alle superfici HITAI-EBOSHI. – Acconciatura destinata ai fi-
“piatte” del corpo umano (p. es. pianta del piede, gli dei SAMURAI. È, in pratica, la prima acconciatu-
palmo della mano). ra del futuro SAMURAI, che può indossarla dal
– “Comune”. momento della sua presentazione al capo del Clan,
HIRAGANA. – “Comuni caratteri presi a presti- all’uscita dall’infanzia, verso i sette anni. Si tratta
to”. Viene da HIRA, “comune”, e KANA, “carattere di un triangolo di stoffa rigida nera o carta, fis-
preso a prestito”, qui pronunciato “gana” per omo- sato con un nastro alla sommità della fronte.
fonia. HITO. – “Il Posto, il Luogo in cui risiede la scin-
È il primo alfabeto giapponese, nato nel secolo X tilla di vita”, quindi “essere umano”, “persona”.
per ovviare alla difficoltà di tracciare segni cinesi – “Persona virtuosa”, “apice di virtù”. Con
adattati al fluire sintattico della lingua giappone- questo carattere deve terminare (e ciò dall’inizio
se. In effetti si tratta di una cinquantina di segni, dell’Epoca MEIJI) il nome di chi entra nella linea
ognuno derivato da un carattere cinese in forma di successione al trono imperiale, dato che per i
corsiva: è un sillabario polisillabico, solo fonetico, Giapponesi egli rappresenta il più alto livello di
talvolta definito goju on, “i cinquanta segni”, an- moralità
che se, dopo una riforma nel 1948, i grafemi con- HITO-E-MI. – “Posizione triangolare del corpo”:
fermati in uso sono 48. la schiena rappresenta l’ipotenusa.
Lo HIRAGANA, che risulta particolarmente adatto HITORI. – “Uno”, per contare le persone (NIN).
all’arte calligrafica giapponese (SHODO), è uno dei In sino-giapponese è ICHI, in giapponese puro si
tre sistemi di scrittura utilizzati in Giappone, uni- dice HITOTSU, per oggetti particolarmente lunghi
tamente al KATAKANA ed ai KANJI. (HON) s’usa IPPON.
HIRA-KEN. – “Pugno semichiuso”. HITOTSU. – “Uno” in giapponese puro. In sino-
HIRIKI. – “Forza del gomito”. giapponese è ICHI, per contare le persone (NIN) si
HIROMICHI. – Si veda NAKAYAMA HAKUDO. dice HITORI, per oggetti particolarmente lunghi
HIRUMAKI. – Fornimento dell’asta della YARI. (HON) s’usa IPPON.
HIRYU. – “Drago volante”. HITSU. – Foro centrale della TSUBA, attraverso il
HISA. – “Eterno”. quale passa il CODOLO.
– “Sereno”. HITSUI o HIZA. – “Ginocchio”.
HISAMORI RYU. – Altro nome della scuola TA- HIZA o HITSUI. – “Ginocchio”.
KENOUCHI RYU. HIZA GERI. – “Percussione eseguita con il ginoc-
HISHIGI. – “Tecnica di rottura”. È la spettaco- chio”.
lare prova – che, normalmente, s’accompagna ad HIZA-GASHIRA. – “Rotula”.
una tecnica respiratoria particolare (IBUKI) – con HIZA-KANSETSU. – “Rotula”, “tendine rotuleo”.
cui un BUDOKA (KARATEKA, in particolare) riesce a Zona situata tra la rotula e la tibia. KYUSHO, “pun-
rompere oggetti – quali tavole di legno, mattoni, to vitale” o “debole” per gli ATEMI.
tegole eccetera – utilizzando il taglio della mano HIZO. – “Reni”. Punto dei reni. KYUSHO, “punto
(SHUTO o TE-GATANA), il pugno (KEN), i piedi (tallo- vitale” o “debole” per gli ATEMI.
ne, KAKATO; bordo esterno, ASHI-GATANA o SOKU- HO. – “Metodo”, “modo”; “insieme”; “via”.
TO), la testa o altre parti del corpo. Per giungere – “Legge”.
a simili prestazioni, occorre un allenamento lungo – “Passo”.
ed impegnativo. Non è detto che un HISIGI ben – “Afferrare”, “prendere”. Si pronuncia an-
eseguito sottenda la completa padronanza tecnica che TORI.
del BUDOKA. – “Casacca” indossata a Corte dai nobili. Il
HISHIRYO. – “Pensare senza pensare”; “oltre il colore dipende dal rango.
pensiero”. “Pensiero senza coscienza”. È un con- HOATE. – Tipo di maschera d’arme. Protegge
cetto tipico del Buddismo ZEN e dei praticanti mento e guance, ha nasale staccabile ed è in uso
esperti d’Arti Marziali. Un poema antico così dice: dal XIV al XVI secolo.
«Pensare “non penserò”: anche questo è qualcosa HOGU-JUTSU. – Stile di combattimento dello
che sta nei pensieri. Semplicemente, non pensare JU-JUTSU. Le numerose tecniche del corpo a cor-
affatto al non pensare». [si vedano anche BUDO, po, utilizzate per bloccare l’avversario, derivano,
ZAZEN]. pare, dall’antica scuola HOKUSAI RYU di JU-JUTSU.

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L’HOGU-JUTSU appartiene al KO-BUDO (“Antiche sempre lo status sociale della persona legata ed
Arti Marziali”). anche il tipo di reato commesso.
HOJO. – Famiglia militare, strettamente legata Inoltre, ogni Ryu marziale dove è insegnata
al Clan MINAMOTO attraverso vincoli di parentela. quest’Arte utilizza corde di dimensioni (diametri
Poco dopo la morte di MINAMOTO-NO-YORITOMO, da 8 a 12 millimetri, lunghezza da 3 a 15 metri)
avvenuta nel 1199, con un colpo di stato (1203), materiale – lino, cotone, seta, canapa, riso… - di-
assumono il controllo del BAKUFU di KAMAKURA verso, com’è diverso il materiale delle corde da
(proclamato nel 1192) e consolidano il loro potere allenamento rispetto a quelle destinate all’uso
nel 1205. Per una strana sorte di pudore, gli HOJO pratico, per non parlare dei vari Clan, che adotta-
mantengono solo la reggenza dello shogunato, fino no specifiche forme di HOJO-JUTSU, diverse an-
al sorgere degli SHOGUN ASHIKAGA, che conqui- che nelle differenti regioni del Paese.
stano il potere, in nome dell’imperatore GO- Secondo un’antica tradizione, sono quattro le re-
DAIGO, con l’aiuto di SAMURAI scontenti. gole da rispettare nell’HOJO-JUTSU:
– “Corda per legare”. La parola è composta da 1. Non causare danni fisici e mentali al prigionie-
due KANJI: “HO” (pronunciato anche TORI), che si- ro. Però si elaborano anche raffinati sistemi per
gnifica “prendere”, “catturare”, “afferrare” e umiliare il prigioniero o rendere scomoda la sua
“JO” (pronunciato anche “NAWA”), che vuole dire postura o talvolta torturarlo se non, addirittura,
“corda”. strangolarlo.
HOJO TOKIMASA. – È uno dei più celebri attori 2. Consentire al prigioniero un limitato grado di
del teatro KABUKI, famoso soprattutto per le (tol- libertà di movimento, impedendogli comunque di
lerate) parodie di TOKUGAWA IEYASU. sciogliersi e sempre, nonostante i numerosi giri
HOJO-JUTSU. – “Arte per legare”. Si tratta di attorno al suo corpo, un capo della corda è libero
metodi che consentono di legare l’avversario con e lungo abbastanza per “condurlo”.
una corda, con diversi livelli di BLOCCAGGIO . 3. Non permettere che alcuno veda le tecniche
Una corda, è intuitivo, può avere numerose utiliz- usate per legare. In effetti, la cattura si esegue
zazioni, dal legare i cavalli (shiba tsugami) al tra- in gruppo: al minimo sono quattro gli elementi che
sportare in sicurezza un prigioniero, adeguata- procedono alla cattura, ma solo uno applica le tec-
mente vincolato (tori nawa).Tra gli oggetti che un niche di legatura, celate alla vista della gente co-
SAMURAI ha normalmente “a portata di mano” du- mune dagli altri, che circondano il prigioniero e ne
rante una campagna, in effetti non manca una cor- controllano anche la reazione.
da (koshi nawa), solitamente posta, arrotolata in 4. Far sì che la legatura sia gradevole alla vista.
vita, sopra l’armatura. Ed ecco, allora, l’attenzione ai nodi – talvolta ma-
Pare che, inizialmente, siano soprattutto i NINJA gnifici - ed ai giri di corda – a formare, quasi, di-
ad elaborare veloci sistemi atti a legare le pro- segni sul corpo del prigioniero, grazie alla preci-
prie vittime, mentre, nel Periodo TOKUGAWA (o sione delle forme.
EDO, 1603-1868), è la polizia (vale a dire SAMURAI I principali tipi di corde – e metodi d’uso – utiliz-
di basso rango) a sviluppare sofisticate tecniche zati nell’HOJO-JUTSU sono:
per catturare ed immobilizzare con velocità ed in • Hayanawa: “corda rapida”, utilizzata per tecni-
sicurezza i ricercati. Sono questi metodi – in ef- che di legatura molto rapide.
fetti, ancora oggi praticati dalla polizia giappone- • Torinawa: corda lunga circa 3 metri.
se – e che comprendono tecniche non ben cono- • SAGEO: cordoncino della SAYA.
sciute in Occidente, a fregiarsi del nome di HO- • Jakuguchi: corda a forma di cappio.
JO-JUTSU, Disciplina che rientra pienamente nel • Torihimo: corda a forma di otto.
KAKUTO BUGEI, le Arti Marziali principali. • Kaginawa: corda con un gancio ad un’estremità.
Per inciso: il compito di legare un prigioniero, so- HO-JUTSU. – “Arte per il tiro con armi da fuo-
prattutto nel SENGOKU JIDAI, il “Periodo del Paese co”. Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali
in guerra” (1467-1568 ), è demandato ai subalter- principali). Pare abbia origine nei primi anni del
ni, sotto la supervisione dei SAMURAI. secolo XVI, quando sono messe a punto tecniche
Il metodo più adatto di legatura è stabilito sulla per il tiro con l’archibugio (Yo Ryu). L’HO-JUTSU,
base della posizione sociale del prigioniero e sulle conosciuto anche come KA-JUTSU, appartiene al
sue caratteristiche fisiche. Anche il colore, il ma- KO-BUDO (“Antiche Arti Marziali”).
teriale e la fattura delle corde impiegate indicano

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Giuse Aikidō & Nihon
HOKI RYU. – Antichissima scuola di tiro con l’ar- e varia dai SURIMONO alle stampe, dalle illustra-
co da guerra (KYU-JUTSU). Fondata da ZENSHO zioni ai MANGA. Soggetti delle sue opere sono pa-
MASATSUGU, risale al secolo X ed è ancora in atti- esaggi e figure femminili, il mondo animale e quel-
vità. lo umano.
HOKO. – “Arma in asta”. È termine generico che Celebre e considerato un vero capolavoro è Tren-
indica qualsiasi tipo d’arma in asta, fino al Periodo tasei vedute del Monte Fuji: si tratta di stampe
NARA (710-794) compreso. La testa, munita di realizzate tra il 1829 ed il 1832, arricchite da ul-
codolo – o, più spesso, di GORBIA, tenuta in sede teriori dieci vedute nel 1834, cui s’aggiunge Cento
da un rivetto passante attraverso due fori – può vedute del Monte Fuji, eseguite tra 1834 e 1835
essere di ferro o di bronzo ed avere o no punte e (tutte firmate Iitsu).
lama laterale. Anticamente l’HOKO è chiamato ten- I suoi MANGA – 15 volumi di schizzi e bozzetti,
cho ed anche rikken. che disegna da sempre e pubblica dal 1812 – ri-
– Arma comparsa alla fine del secolo XV. traggono SAMURAI e contadini, pescatori, cavalieri
Un’asta di 120-140 cm, a sezione ovale, laccata, è e GEISHE, pellegrini ed artigiani: in viaggio per ma-
sormontata da una lama (fornita di codolo), cui se re o nei campi coltivati, nei mercati e nelle CHA-
ne aggiunge una (dente o rebbio) sporgente di la- NO-YA, in città ed in campagna. Venduti come al-
to. La lama laterale, normalmente corta, serve a bum di anatomia e di botanica, fisiognomica ed
sia a parare i colpi dell’avversario sia per colpire. entomologia piuttosto che compendi di architet-
Nel Periodo EDO (1603-1867) l’HOKO diventa arma tura, le suo opere sono una raccolta di caricature
da parata o cerimonia, talvolta con stravaganti e passi di danza, gesti e smorfie, scene di caccia
lame laterali cortissime o smisurate, come alcuni e mosse di lotta: un vero e proprio repertorio di
esemplari del secolo XVII, in cui la lama principa- vita vissuta.
le diventa quella orizzontale – pesante sperone a Importanti sono le sue incisioni su legno colorato
quattro lati, simile ad un martello da guerra euro- ed è rivoluzionario l’uso del pigmento blu di Prus-
peo – mentre la verticale è corta ed appuntita. Le sia nelle sue raffinate composizioni, in perfetto
lame sono protette da fodero, decorato e laccato equilibrio geometrico, prospettico e cromatico. Le
(SAYA) o in legno, senza decorazioni, ma coperto sue xilografie a colori sono molto apprezzate (e
di scritte (SHIRAZAYA). L’asta dell’HOKO è munita imitate!) anche in Occidente per tutto il secolo
di CALZUOLO, chiamato HIRUMAKI. XIX.
HOKO-IN RYU. – Antica scuola d’Arti Marziali. HOKUSAI KATSUSHIKA è figura quasi leggendaria,
Specialità della scuola è la scherma di lancia (YA- avvolta da un alone di eccentricità (da sé ama de-
RI-JUTSU), cui s’aggiunge lo JU-JUTSU. finirsi il “vecchio pazzo per la pittura”) e capace
HOKOSHU. – È la guardia militare degli SHOGUN di virtuosismi tecnici inarrivabili: pare sia in grado
ASHIKAGA. Il Clan ASHIKAGA governa il Paese (con di disegnare e dipingere intingendo nell’inchio-
quindici SHOGUN) dal 1338 al 1573, ma per mante- stro, indifferentemente, un dito od una scopa di
nere il potere deve contare sul sistema delle alle- canne.
anze, potendo fare affidamento, normalmente so- HOKUSAI RYU. – Antica (1700 circa) scuola di
lo su ridotte forze militari, tra le quali gli HOKO- JU-JUTSU. In questa scuola si studia lo stile HO-
SHU (mai in numero superiore a 350 unità). GU-JUTSU. Risulta ancora attiva.
HOKUSAI KATSUSHIKA. – (1760-1849) È il più HOKUSHIN ITTO RYU. – Scuola di KEN-JUTSU.
famoso, poliedrico e celebrato artista giapponese, È fondata, verso il 1830, da CHIBA SHUSAKU SHI-
conosciuto come Gakyojin, “maniaco del disegno”. GEMASA, che è alla ricerca di uno stile di KEN-
Il suo vero nome è Nakajima, ma – come d’uso in JUTSU più spirituale rispetto a quello praticato al
Giappone – lo cambia diverse volte; questo lo as- suo tempo. Gli allenamenti in coppia (KUMI-TACHI)
sume nel 1798, quando s’afferma come artista in- – nei quali sono introdotte manopole e maniche di
dipendente. protezione (KOTE) – riguardano combattimenti sia
Pittore e incisore, illustratore di libri ed autore tra allievi forniti di un BOKKEN dritto (antesignano
di manuali di disegno, destinati ad allievi e princi- dello SHINAI), sia di allievi armati di BOKKEN con-
pianti, è uno dei maggiori e più originali interpreti tro altri muniti di KEIKO-NAGINATA. È una delle
del genere UKIYO-E ("Immagini del Mondo Mute- poche Scuole che utilizzano la “grande spada da
vole") nonché specialista in stampe di scene tea- battaglia”, O-DACHI.
trali (yakusha-e). La sua produzione è sterminata

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Giuse Aikidō & Nihon
HON. – “Origine”, “radice”, “vero”. “Fondamenta- HOO. – Titolo riservato agli imperatori che
le”, “essenziale”, “principale”. “Regolare”. prendono i voti buddisti, dopo aver abdicato.
– “Oggetti lunghi”. HORIMONO. – Incisioni decorative o simboliche
HONBU DOJO. – “Palestra Centrale”. È la sede – soggetti floreali, draghi, BONJI, fiamme, brevi
principale dell’attività per ogni Organizzazione o poesie… – spesso presenti sulle lame delle armi
Società che si occupa e promuove un’Arte o Disci- bianche (spade, lance ecc.). Talvolta servono ad
plina Marziale. L’HONBU DOJO dell’AIKIKAI si trova eliminare piccoli difetti superficiali.
a Tokyo. HORO. – Caratteristica tunica protettiva per i
HONKE. – “Nobili di Corte”. Si vedano KUGE, BU- cavalieri, in uso nei secoli XV e XVI. Cinque stri-
KE. sce di tessuto, cucite fra di loro, formano un telo
HONMA SHINTO RYU. – Antica scuola di KEN- lungo circa 180 cm, a volte imbottito di cotone, a
JUTSU, fondata da Honma Masayoshi. La tradizio- volte tenuto disteso da un telaio di vimini. Fissato
ne vuole che questo RYU derivi dal TENSHIN SHO- all’elmo (o alla piastra posteriore della corazza)
DEN KATORI SHINTO RYU di IIZASA CHOISAI IENA- ed alla vita del cavaliere, si gonfia con il vento
O. È ancora in attività. provocato dalla corsa ed offre una protezione ag-
HONMARU. - . È la cerchia più interna del DO- giuntiva contro le frecce scagliate da tergo.
SHINEN, a protezione del TENSHU. HOSAKAWA RYU. – Altro nome della scuola TA-
HONMEI CHOKO – Sono i cioccolatini destinati KEDA RYU di YABUSAME.
alla persona amata, per la festa di San Valentino, HOSHI TETSUOMI. – Discepolo di O-SENSEI.
ormai osservata anche il Giappone. Quelli che, in- Idea un metodo di lotta, chiamato KOBU-JUTSU,
vece, è necessario donare ai conoscenti, maschi, che ingloba tecniche d’AIKIDŌ.
con cui è necessario intrattenere buoni rapporti, HOSHI-KABUTO. – Elmo. S’ispira a forme anti-
sono i GIRI CHOKO. che (IV o VI secolo) e lo compongono piastre ver-
HON-MOKUROKU. – Nel moderno sistema di ticali, incurvate, circondate alla base da una sin-
graduazione, derivato del BUJUTSU, è la “Cintura gola striscia. Una piastra di rinforzo, decorata, a
Nera di 3° o 4° grado”. Si chiama anche SANDAN forma di visiera, sporge sul davanti; in cima è
se di 3° grado e YODAN se di 4°. [si veda KYUDAN]. presente il TEHEN. È caratteristica la tecnica di
HONNE. – “I propri (veri) sentimenti”. Si posso- fissaggio delle piastre verticali: file di rivetti,
no esprimere unicamente con i familiari più stret- con grossa capocchia a bottone (hoshi significa
ti, dal momento che, nella società giapponese, la stella). Dai primi, rozzi, esemplari dei secoli X e
manifestazione della propria interiorità profonda XI, a forma quasi conica, si passa ad esemplari a
è fonte di imbarazzo. forma quasi emisferica (inizio del XV), composto
HONTAI. – “Allerta permanente”. Solo dopo lun- da numerosissime piastre e piccolo bordo inferio-
go, duro allenamento, un combattente raggiunge re, chiamato O-BOSHI. Nella parte posteriore tro-
quello stato di lucidità e profonda ricettività che viamo una gronda (SHIKORO) enorme, con imponen-
gli consente la percezione di sé, del suo avversa- ti FUKIGAYESHI (risvolti laterali della visiera). Nel
rio e dell’ambiente circostante. Lo spirito, libero tardo Periodo MUROMACHI (seconda metà del se-
e permanentemente allerta, permette al combat- colo XVI) questo tipo d’elmo è molto diffuso. Il
tente la perfetta padronanza delle proprie facol- numero delle piastre verticali va da 32 a 72 ed i
tà e capacità. È anche il titolo di un antico testo – rivetti (minimo 30 per ogni piastra) hanno capoc-
si dice conservato da TAKUAN SOHO, monaco ZEN chia conica, di dimensione decrescente dal basso
e Maestro di varie Discipline – che è alla base all’alto. L’HOSHI-KABUTO, in diverse varianti, è
dell’insegnamento del KITO RYU. prodotto a tutto il XIX secolo.
HONTAI TAKAGI YOSHIN RYU. – Scuola di HOSHIN RYU. – Scuola di NAGINATA-JUTSU. È
JU-JUTSU, KEN-JUTSU e BO-JUTSU, fondata da recente (secolo XIX) ed ha lo scopo di far svilup-
Takagi Setsuemon Shigotoshi verso il 1660. Nelle pare negli allievi una “intelligenza perfetta”.
tecniche di bastone sono utilizzati sia quello lungo HOSHINO KANZAEMON. – Campione di tiro
(ROKUSHAKU-BO) sia quello medio (HAN-BO). Analo- con l’arco. Resta il miglior tiratore fino all’aprile
gamente, nel KEN-JUTSU, si usano tanto la spada 1686, quando WASA DAIICHIRO lo spodesta.
lunga, da battaglia (NO-DACHI) quanto quella corta HOTE. – “Giudice” del SUMO. Il primo HOTE che si
(KO-DACHI o WAKIZASHI). Pare sia ancora attiva. ricordi è SHIGA SEIRIN, nominato giudice nel 740.

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HOTOKE-DO. – Armatura di tipo DO-MARU. Le stiche e guerresche, l’attitudine spirituale milita-
piastre di protezione, modellate a sembianza di re con quella civile, la meditazione ZEN con l’etica
torso nudo, sono spesso incise con volti umani confuciana. Il fine ultimo del principio HYODO è la
grotteschi. perfetta vacuità (SHUNYA), l’unificazione dell’es-
HOTTO KOKUSHI. – (1207-1298) Monaco della sere umano con il nulla cosmico.
setta esoterica buddista RINZAI. È noto per un – Così sono chiamate le Arti Marziali all’inizio
lungo viaggio fatto, nel 1249, nella Cina della Di- del secolo XVIII, in Periodo Edo (1603-1867). Es-
nastia Song (960-1279). se sono altresì indicate come Heido (“Via Milita-
HOZAN RYU. – Scuola di KEN-JUTSU e KENDO. re”).
Pure in questa scuola – aperta alla fine del secolo HYOHO. – “Metodo della strategia”. Con questo
XIX ed ancora attiva – si utilizza lo SHINAI per termine MIYAMOTO MUSASHI, il celeberrimo SA-
l’allenamento. MURAI, definisce lo stato d’animo adatto al com-
HOZO-IN EI. – (1521-1607) Monaco buddista di battimento: spirito integrato con la tecnica. È la
NARA ed esperto d’armi, “riscoperto” alla fine del perfetta auto conoscenza che porta a controllare
secolo XIX. È il guardiano del tempio della sua e dominare sia le proprie azioni sia lo spazio cir-
città e, per la tradizione, non solo ha fondato costante. L’HYOHO si applica a tutte quelle Arti
l’HOZO-IN RYU, ma è anche l’inventore di tutta una Marziali note come “Arte di vivere e di morire”: le
serie d’armi cosiddette insidiose, tra cui il FERUZE Discipline di combattimento proprie dei SAMURAI.
ed il KUDA-YARI. L’HYOHO, in qualche misura, equivale al principio
HOZO-IN RYU. – Antica scuola di KEN-JUTSU, espresso con il moderno DO.
SO-JUTSU e KENDO. Per la tradizione, il fondatore HYOHO MICHI SHIRUBE. – “Fondamenti della
è HOZO-IN EI e tutti i successivi Capiscuola sono Via della Spada”. Notevole opera sulle tecniche di
dei religiosi. La tradizione vuole che questa scuola spada, scritta da SHIRAI TORU, ai suoi tempi (ini-
derivi dal TENSHIN SHODEN KATORI SHINTO RYU di zio secolo XIX) famoso Maestro di KEN-JUTSU.
IIZASA CHOISAI IENAO. Tra i migliori allievi del HYOHO NITEN ICHI RYU. – Altro nome con
RYU si annovera TAKEDA SOKAKU MINAMOTO-NO- cui è conosciuta l’EMMEI RYU, la scuola di KEN-
MASAYOSHI, la cui bravura non s’accompagna ad JUTSU fondata da MIYAMOTO MUSASHI verso il
altrettanta buona moralità. L’HOZO-IN RYU, da 1620 (altre fonti danno il 1640). Lo HYOHO NITEN
sempre legata allo SHINDEN FUDO RYU e rinnova- ICHI RYU è popolarmente noto come NITEN ICHI
tasi alla fine del secolo XIX, insegna ancora oggi RYU ed anche come NITO RYU.
l’uso del FERUZE. UESHIBA MORIHEI, nel 1924-25, HYOHO SANJUGO KAJO. – “Trentacinque Ca-
studia SO-JUTSU allo HOZO-IN RYU. pitoli sullo Hyoho”. È una nuova stesura, ampliata,
HOZO-IN RYU TAKADA-HA. – Antica scuola di del precedente l’HYOHO-KYO (“Lo specchio della
scherma con la lancia, SO-JUTSU, fondata da Ho- vita”). L’uno e l’altro sono precedenti al celebre
zo-in Kakuzenbo In-ei nel 1560 circa e, pare, an- GORIN-NO-SHO.
cora attiva. Tra le armi utilizzate troviamo la SU- HYOHO-KYO. – “Lo specchio della vita”. Lo scri-
YARI e la KAMA-YARI. ve MIYAMOTO MUSASHI che, in ventotto capitoli,
HYAKU HACHI JU DO. – “180 gradi”. tratta la strategia del combattimento. A questo
HYAKUSHONIN. – Si veda BONGE. libro fa seguito l’HYOHO SANJUGO KAJO.
HYODO. – È il termine che TSUJI GETTEN SAKE- HYOSHI. – “Ritmo”. È quella particolare “caden-
MOCHI usa, nel 1695, in riferimento al metodo di za” che caratterizza un combattimento, condizio-
combattimento con la spada insegnato nella scuola nando lo “spazio-tempo” tra i due avversari ed an-
da lui fondata, la MUGAI RYU. L’HYODO è un meto- che il rapporto “corpo-spirito” di ciascuno.
do che cerca di conciliare e fondere arti umani-

- I -
IAI. – “Sguainare”, “estrarre”, “sfoderare” la IAIDO. – “La Via dello IAI”; “la Via di sguainare
spada. la Spada”. È la versione moderna dello IAI-JUTSU,

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Giuse Aikidō & Nihon
spesso abbinata allo studio del KENDO, così come te, ed efficacemente, l’avversario: in teoria, deve
lo IAI-JUTSU è complemento del KEN-JUTSU. Della bastare un solo colpo.
versione “utilitaristica” richiede la concentrazio- IBARAGI SENSAI. – SAMURAI di basso rango.
ne e mantiene intatta rapidità, eleganza, precisio- Pare sia il fondatore del KITO RYU, scuola di JU-
ne ed efficacia (supposta!) dell’atto. Risale allo JUTSU.
IAI-JUTSU, inoltre, tutta una serie di gesti simbo- IBUKI. – Tecnica di respirazione, praticata so-
lici – ma in origine dettati dalla necessità di esse- prattutto dai KARATEKI. È equiparabile al KIAI, con
re sempre pronti a combattimenti successivi – inspirazione dal naso ed espirazione che “parte”
che costituiscono le tecniche di base (SHODEN) dal ventre (e se ne percepisce il suono). Serve,
dello IAIDO: NUKI-TSUKE, “sguainare”, KIRI-TSUKE, essenzialmente, ad assorbire il dolore provocato
“tagliare”, CHIBURI, “pulire la lama”, NOTO, “rinfo- dagli ATEMI inferti o dalle spettacolari “tecniche
derare”. A questi atti si aggiungono anche il salu- di rottura” (HISHIGI).
to rituale, tutta una serie di KATA e, soprattutto, ICHI. – “Uno”, in sino-giapponese. In giapponese
il controllo della mente e dello spirito e l’atteg- puro è HITOTSU, per contare le persone (NIN) si
giamento proprio dello spadaccino, che il prati- dice HITORI, per oggetti particolarmente lunghi
cante di IAIDO deve acquisire e mantenere: SEME, (HON) s’usa IPPON.
“minaccia“, FURI-KABURI, “sollevare la spada“ ecce- ICHIBAN. – “Primo”. Questo termine indica tut-
tera. Oggi sono venti i movimenti di “estrazione” to ciò che è di prima qualità.
della spada e circa cinquanta quelli di “taglio” nel- ICHIDEN RYU. – Recente scuola di KEN-JUTSU:
le varie direzioni. Tecniche e KATA sono eseguiti risale al secolo XIX.
con partenza in posizione eretta o seduta, in gi- ICHIEN RYU. – Scuola di KEN-JUTSU.
nocchio o addirittura sdraiata, a simulare situa- ICHIGEKI ISSATSU. – “Un colpo, un morto”.
zioni diverse: in piedi, contro uno o più avversari; ICHIKAWA MONDAIYU. – È l’ideatore dello
dopo una caduta; in luoghi dai soffitti bassi ecce- stile KOWAMI di JU-JUTSU.
tera [non si dimentichi, a questo proposito, che ICHIMON. – Parente stretto del capo Clan,
molti KATA del moderno IAIDO sono sviluppati in membro della famiglia. I Clan SAMURAI funzionano
tempo di pace e poco hanno a che fare con azioni come una grande famiglia, al cui centro esiste un
realistiche di combattimento]. Lo IAIDO è inse- reale nucleo parentale. I rapporti tra gli apparte-
gnato nelle maggiori Scuole di KENDO (ed anche nenti al Clan si definiscono utilizzando termini di
KEN-JUTSU), sia come complemento alla Disciplina parentela, anche se non c’è consanguineità. Il
principale, sia come Arte Marziale a sé stante. gruppo di parenti “veri” del capo Clan – che, nor-
Altre Scuole – KATORI SHINTO RYU per tutte – malmente (dal secolo IX), è il proprietario dello
abbinano allo IAIDO l’insegnamento d’altre Disci- SHOEN – sono gli ICHIMON. I diversi rami della fa-
pline: KEN-JUTSU, SO-JUTSU, NAGINATA-JUTSU, miglia sono chiamati ie-no-ko, “i piccoli di casa”,
BO-JUTSU eccetera. mentre i SAMURAI che non sono parenti sono
IAI-JUTSU. – “L’Arte dello IAI”, “l’Arte di chiamati KENIN, “uomini di casa”. Il KENIN, in cam-
sguainare la Spada”. È la capacità di sguainare la bio della sua fedeltà al capo del Clan ed alla sua
spada e colpire immediatamente l’avversario – nel Famiglia, riceve protezione ed il diritto ad una
combattimento reale – prima che questi, a sua parte delle terre dello SHOEN.
volta, estragga o riesca a colpire. Un tempo chia- ICHIMONJI. – Ideogramma di “uno”, in giappo-
mato anche BATTO-JUTSU, lo IAI-JUTSU è il com- nese.
plemento naturale della scherma con la spada ICHI-NO-ASHI. – Occhiello del fodero della
(KEN-JUTSU) e rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti spada TACHI.
Marziali principali). Pare che le prime Scuole a ICHINOMIYA KO RYU. – Scuola di IAI-JUTSU.
teorizzare questo tipo d’Arte Marziale siano il ICHIRYO GUSOKU. – “Un feudo e un’armatura”.
KAGE RYU di Yamamoto Hisaya Masakatsu (1550 Il termine – composto da ICHI, “uno”, RYO, “terri-
circa) e l’JINNOSUKE RYU (o MUSO JIKIDEN RYU) di torio” o “feudo” e GUSOKU “armatura” – indica i
HAYASHIZAKI JINSUE SHIGENOBU, detto JINNO- SAMURAI di campagna, quelli che, per l’appunto,
SUKE (1560 circa). Essenziale, nello IAI-JUTSU, possiedono solamente della terra, spesso coltiva-
non è solo la rapidità d’estrazione dal fodero (SA- ta direttamente, ed un’armatura, certo non di
YA), ma anche l’abilità nel colpire immediatamen- pregio. La condizione di samurai-contadino (JI-
SAMURAI) non è rara, soprattutto fino alla fine

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del secolo XVI, quando i guerrieri di professione non sia mai stato battuto sul campo di battaglia.
non si sono ancora affermati del tutto. Chosokabe La tradizione lo vuole settimo Maestro del JIKI-
Motochika (1539-1599) – un DAIMYO di Shikoku DEN RYU. Alla caduta del Clan Chiba decide di ven-
autore di un Codice familiare in cento articoli – dere le sue terre e diventa monaco buddista nel
autorizza quei suoi ICHIRYO GUSOKU, che per moti- santuario SHINTO di Katori-jingu, nella sua pro-
vi economici non possono permettersi il trasferi- vincia di nascita. Nel 1447, a 60 anni d’età, decide
mento nel Castello di Kocki, a rinunciare alla con- di affrontare una pratica di purificazione e duro
dizione di SAMURAI per essere contadini a tutti gli allenamento (SHUGYO) lunga 1.000 giorni: preghie-
effetti. La riduzione allo stato di contadino, per re quotidiane e allenamento con spada e lancia.
un ICHIRYO GUSOKU, è molto spesso una punizione: Narra la leggenda che durante questo lungo spa-
non essere più un SAMURAI, per chi è nato e cre- zio di tempo, mentre pratica vicino ad un pruno,
sciuto in questa classe sociale, è un castigo talvol- ad IIZASA CHOISAI IENAO appare – in forma di
ta peggiore dell’esilio. bimbo, seduto su un ramo – Futsu Nushi-no-
IESU KIRISUTO. – “Gesù Cristo”. Mikoto, divinità cui il santuario è dedicato. Il dio,
IGA RYU. – Altro nome del TOGAKURE RYU, scuola nel predirgli un futuro di grande Maestro, gli do-
di NINJUTSU, che pare sia tuttora attiva. na un libro di strategia marziale, da lui stesso
I-GO. – Il gioco del GO. scritto: l’Hei-Ho Sinsho. IIZASA CHOISAI IENAO
IHAI. – Tavoletta recante inciso il nome del chiama la scuola, che ha sede nel santuario, TEN-
guerriero caduto in battaglia. È posta sull’altare SHIN SHODEN KATORI SHINTO RYU, “La Divina
di famiglia, nelle abitazioni dei BUSHI, e serve a Tradizione Marziale del Santuario Shinto di Kato-
mantenere vivo il ricordo del defunto. È buona ri”. Questo RYU, conosciuto anche come KATORI
norma, inoltre, erigere una pietra tombale, nel SHINTO RYU, dove si insegnano KEN-JUTSU e SO-
giardino o nel cimitero, anche quando non siano JUTSU, ma anche NAGINATA-JUTSU, bastone ecce-
stati recuperati il corpo o le ceneri: si seppellisce tera, è la più antica scuola d’Arti Marziali tuttora
un oggetto di proprietà del morto o una ciocca di in attività. IIZASA CHOISAI IENAO, che ha il titolo
suoi capelli. di Yamashiro-no-Kami ed utilizza di preferenza il
IIE. – “No”. È da ricordare come, per un giappo- KO-DACHI (o WAKIZASHI, la spada corta), ha la-
nese, sia molto difficile rispondere con un “no” sciato scritto: «l’arte del guerriero è l’arte della
categorico: è offensivo. È preferibile rispondere Pace; se si comincia a lottare si deve vincere. Ma
con un “forse” o magari con ambigue allocuzioni il si deve vincere senza lottare».
cui senso dipende dal modo con cui sono dette. In IIZASA RYU. – Scuola di BO-JUTSU. L’arma uti-
una società, in una cultura dove l’armonia del lizzata è di legno duro (tanto da poter contrasta-
gruppo è il valore massimo, non occorrono rispo- re un colpo di spada), lunga 180 cm. Per infondere
ste nette: si capisce dal contesto della frase, dai autocontrollo e coraggio nei praticanti,
silenzi, dalle pause che accompagnano le allocu- l’allenamento è fatto senza indossare alcuna pro-
zioni di cui sopra. Già il non dire – ed il tempo che tezione.
ci si prende per rispondere – è un metodo di co- IKADA. – Parte del KOTE: protegge l’avambraccio.
municazione, anche se, talvolta, nemmeno i giap- IKAKE RYU. – Scuola d’Arti Marziali fondata
ponesi si comprendono tra di loro. In effetti, il verso il 1600 ed ancora attiva. È specializzata nel
comunicatore più abile è quello che pratica l’HA- JITTE-JUTSU e nel BO-JUTSU, soprattutto nell’in-
RAGEI! segnamento dell’uso del KE-BO, il bastone corto
IITOKO-DORI. – È un termine che indica la ca- (oggi anche KEI-BO).
pacità di appropriarsi di elementi di altre culture IKAKU RYU. – Scuola d’Arti Marziali, che risale
(soprattutto in campo tecnologico) senza avverti- al secolo XVII. Materie principali d’insegnamento
re la necessità di approfondire la filosofia che sono JITTE-JUTSU e TAM-BO JUTSU.
permea tali altre culture (per mantenere la pu- IKAN. – Costume indossato dalla piccola nobiltà.
rezza?), talvolta rifiutandola in toto. A partire dal secolo XIII è adottato anche a Cor-
IIZASA IENAO. – (1387-1488) SAMURAI, cono- te. Si compone di una grande tunica o casacca,
sciuto anche come CHOISAI. Nasce ad Iizasa, in che copre ampi calzoni, stretti da lacci alle cavi-
una Famiglia militare del Clan Chiba, nell’omonima glie. Le estremità dei calzoni toccano terra e ri-
Provincia, e serve vari DAIMYO. Istruttore di spa- coprono gli zoccoli di legno laccato, neri, imbotti-
da di Yoshimasa, ottavo ShOGUN ASHIKAGA, pare ti, a punta tonda. In luogo della casacca, talvolta,

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è indossata una specie di larga blusa con cintura, le tecniche principali, rimaste invariate, unita-
una sorta di giacca da caccia (kariginu). In casa, mente a IRIMI, TENKAN, SHI HO NAGE.
tolte le calzature, si tengono i piedi nelle gambe – 1° gruppo di esercizi: compressione del pol-
dei calzoni: per camminare, si scivola sui pavimen- so. Fa parte degli esercizi fisici specializzati (AI-
ti. KITAISO), quelli di base, che si praticano da soli
IKEBANA. – “La Via dei fiori”. Arte di disporre i (TANDOKU DOSA).
fiori alla maniera giapponese. Composizione natu- IKKYO OSAE. – “Prima immobilizzazione”.
rale di fiori o piante. È materia di studio già in Ci- IKKYO UNDO. – “Parata alta”. Fa parte degli e-
na, sotto la Dinastia Tang (618-907), ma in Giap- sercizi fisici specializzati (AIKITAISO), quelli di
pone s’è evoluta in una Disciplina, il cui scopo è la base, che si praticano da soli (TANDOKU DOSA).
continua ricerca della perfezione nella “ricostru- IKKYO UNDO IRIMI TENKAN. – Passo, IKKYO
zione” della natura attraverso l’equilibrio dinami- UNDO e rotazione. Fa parte degli esercizi fisici
co di forme, colori, dimensioni, con innegabili ri- specializzati (AIKITAISO), quelli di base, che si
ferimenti alla visione buddista dell’uomo integrato praticano da soli (TANDOKU DOSA).
nella natura e questa nella divinità. Fiori e foglie, IKKYU. – Nel moderno sistema di graduazione,
corteccia o tronco d’albero, rami secchi e radici, derivato del BUJUTSU, è lo “Studente di prima
acqua, sabbia e sassi: è utilizzato tutto ciò che classe”. [si veda KYUDAN].
origina dalla natura, per comporre costruzioni e- IKO-KOKORO. – “Esperto” o “Maestro”. Conven-
quilibrate e armoniche, perfette figure tridimen- zionalmente, è la qualifica che spetta alla Cintura
sionali, nelle quali i pieni e i vuoti definiscono lo Nera, 7° e 8° DAN, praticante d’Arti Marziali, o
spazio, l’elemento in cui la natura esiste. all’insegnante di 9° e 10° DAN. [si veda KYUDAN].
Anche KADO. – Nel WA-JUTSU indica lo studio dell’aspetto
IKI. – “Forza di volontà” (è composto di KI). spirituale, riservato ai praticanti di grado molto
– “Respirare”. elevato.
– “Vivere”. IKU. – “Formazione e sviluppo”. È un metodo edu-
IKI TSUKI. – “Percossa con il palmo della mano”. cativo che unisce corpo e spirito. Trasforma
S’intende ad un KYUSHO (“punto vitale”). Rientra l’AIKIDŌ in una sorta di via ascetica, che indica il
nelle KERI-GOHO. cammino verso la perfezione dell’umanità per
IKKA-JO. – “Primo principio o insegnamento”. È mezzo, appunto, della formazione e sviluppo
un termine che, nel DAITO RYU AIKI-JUTSU, indica dell’essenza (KI-IKU), della saggezza e virtù (TU-
l’IKKYO. È in uso nella scuola YOSHINKAN AIKIDŌ. KU-IKU) e del corpo (TAI-IKU).
IKKI. – “Leghe rurali”. Contadini e piccoli pro- IKUTA. – Scuola di musica per KOTO. Risale al
prietari terrieri SAMURAI, nel secolo XV, ritengo- 1600 e, insieme alla scuola YAMADA, detta lo stile
no di avere un solo modo per far valere i propri dominante dell’epoca.
diritti: la formazione di leghe rurali. Principali o- IMI. – “Astensione” dalle cose impure, che pos-
biettivi delle loro rimostranze sono i DOSO, accu- sono essere il sangue, la malattia, la morte. È uno
sati di accaparrarsi il denaro delle campagne. dei tre metodi di purificazione (gli altri sono l’e-
Sommosse e disordini, a KYOTO, sfociano in vere e sorcismo, HARAI e l’abluzione, MISAGI) praticati
proprie incursioni, ripetute negli anni (1428, 1441, dai fedeli shintoisti, soprattutto dai sacerdoti,
1444, 1457, 1467), durante le quali gli IKKI si che devono essere sempre pronti alle cerimonie di
scontrano con le milizie delle associazioni MACHI. culto.
IKKYO. – “Tecnica numero uno”. “Primo principio” IN. – È la traduzione del cinese Yin e identifica
[si veda UDE OSAE]. Immobilizzazione del braccio anche il principio URA. [si veda la voce “ommyodo”,
di AITE: è il modo più semplice per controllare il nella Terza Parte].
suo braccio. Normalmente utilizzata contro prese – È la traduzione del sanscrito “mudra”. [si
ai polsi, ai gomiti, al bavero ed al petto, fendenti veda].
e tecniche di pugno. È anche possibile proiettare INAKI. – “Fortificazione di riso”. È una palizzata
AITE (IKKYO NAGE), che effettua una caduta in a- difensiva – risalente al secolo VI – formata da fa-
vanti. L’IKKYO, in fase di controllo a terra, è sim- scine di piante di riso sovrapposte. La struttura
boleggiato da un triangolo. IKKYO, praticato in gi- così formata, spessa e robusta, ripara da frecce
nocchio, nella forma SUWARI, è uno dei più impor- e proietti in genere.
tanti “fattori esterni” dell’AIKIDŌ, i movimenti e

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INAZO NITOBE. – (1862-1933) Scrittore. È INUGAMI NAGAKATSU. – È il fondatore del
merito suo se il termine BUSHIDO acquista la po- KUSHIN RYU, scuola di JU-JUTSU, a EDO, nel 1650
polarità, in Giappone e fuori, di cui ancora gode: circa.
nel 1905, infatti, pubblica l’opera omonima, che ha INUGAMI NAGAYASU. – Detto GUBEI, è il ni-
straordinaria risonanza. È questo scritto che fa pote e continuatore d’INUGAMI NAGAKATSU. È ri-
conoscere – in verità nobilitandolo parecchio – il cordato per aver perfezionato le tecniche del
“codice d’onore” dei SAMURAI, l’ideale del nobile, nonno, nel 1720.
coraggioso, integerrimo guerriero, abile in tutte IPPA RYU. – Antica scuola di KEN-JUTSU, fondata
le Arti Marziali, sincero, retto, dedito al dovere da Moroka Kagehisa ed ancora in attività. La tra-
ed incurante di ricchezze e onori, custode dell’o- dizione vuole che questo RYU derivi dal TENSHIN
nore del proprio Signore, del Clan e del suo, inte- SHODEN KATORI SHINTO RYU di IIZASA CHOISAI
merato nell’affrontare la morte. [si veda anche IENAO.
BUSHIDO]. IPPAN-GEIKO. – “Studio classico” o “addestra-
INAZUMA. – “Fianchi”, “costole flottanti”. Punto mento generico”. È un modalità di allenamento,
dell’ipocondrio, destro e sinistro, e del fegato. contro un solo avversario: TORI ed AITE ripetono
KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. la tecnica 4 volte ciascuno.
Pure DENKO. IPPEN SHONIN. – (1239-1289) Monaco buddi-
INKA. – “Certificato di trasmissione”. Si veda sta, è il fondatore della setta JODO.
MOKUROKU. IPPON. – “Uno”, per contare oggetti particolar-
INNO. – “Scroto”. mente lunghi (HON). In sino-giapponese è ICHI, in
INNO-KUATSU. – “Percussione perineale” (tra giapponese puro si dice HITOTSU, per le persone
ano e pube). Rientra nella gamma dei KIN-KUATSU: (NIN) s’usa HITORI.
KUATSU particolari, adatti a traumi e dolori pelvici IPPON NUKITE. – “Punta del dito teso”.
– quindi sia di rianimazione sia antalgici – attuati IPPON-KEN. – “Pugno chiuso, con nocca sporgen-
con percussioni riflessogene. te”. Pure NAKA-YUBI.
INOSHISHI-NO-YARI. – “Spiedo”, usato nella IRI. – “In entrata”. Da HAIRU, “entrare”.
caccia al cinghiale. La struttura è simile a quella IRIMI. – “Lineare”, “entrante”, “di fronte”. Viene
d’analoghe armi europee del XV e XVI secolo: a- da HAIRU, “entrare”.
sta massiccia, lama larga e pesante, spesso con – “Mettere il corpo”. “Entrata diretta in a-
una traversa robusta, a difesa del cacciatore ed vanti”. “Entrare nella guardia del compagno”. Al-
impedire che il ferro penetri troppo. lorquando eseguito con un compagno, che tiene o
INTOKU. – “Il bene fatto in segreto”. Secondo il afferra il polso, rientra tra i SOTAI DOSA, gli e-
Maestro TOHEI KOICHI, chi ha appreso e realizza- sercizi fisici specializzati (AIKITAISO) che si pra-
to i principi dell’universo – attraverso l’AIKIDŌ – ticano in coppia, senza caduta. “Entrare nell’at-
ha l’obbligo di agire senza nulla chiedere in cam- tacco dell’avversario”. Tecnica diretta, in avanti,
bio, operare senza sperare in una ricompensa, così in forma positiva (Yang, OMOTE): il movimento di
facendo del bene, appunto, in segreto. contrattacco è simultaneo all’attacco. È il metodo
INU. – “Cane”. di “non urto”: TORI esegue la tecnica portando il
INU OI-MONO. – “Tiro al Cane”. È un particola- suo corpo in contatto (o quasi) con il corpo di AITE
re tipo d’allenamento al tiro con l’arco da cavallo e si posiziona dietro alla linea di attacco di AITE,
(KYUBA), praticato soprattutto nel Periodo KAMA- guidando il suo KI. IRIMI (che uno dei più impor-
KURA (1185-1333). Il BUSHI, cavalcando, deve col- tanti “fattori esterni” dell’AIKIDŌ, i movimenti e
pire dei cani, lasciati liberi in un recinto dal dia- le tecniche principali, rimaste invariate, unita-
metro di una ventina di metri. Inizialmente i cani mente a TENKAN, SHI HO NAGE e SUWARI IKKYO), in-
(o scimmie o daini) sono uccisi, in quella che è una sieme ad IRIMI ISSOKU, nasce dallo studio di spa-
vera e propria caccia (TAKA-INU). S’iniziano poi ad da e lancia fatto da UESHIBA MORIHEI, che dice:
utilizzare frecce non letali (HIKIME) e l’abilità «Quando siete di fronte ad un avversario armato
dell’arciere consiste nel far cadere gli animali di spada, vi trovate fra la vite e la morte. Restate
senza ferirli (almeno, non gravemente), in quel ti- calmi, senza farvi confondere dal nemico o dalla
po d’allenamento che diventa complementare allo sua arma. Senza aprirvi a nulla, muovete decisa-
YABUSAME. mente in Irimi e cancellate le cattive intenzioni
dell’avversario». Ciò significa che, non appena ini-

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zia il combattimento, è necessario evitare l’at- ISHIGAKI. – “Muro di pietra”. È il muro a secco
tacco ed “entrare” immediatamente nell’apertura che costituisce la struttura di base del castello
che l’attacco stesso provoca nella guardia e nello feudale, il DOSHINEN. È formato da un massiccio
spirito dell’avversario. Alcuni DOKA di O-SENSEI terrapieno, composto da grossi massi e terra,
spiegano meglio di molte parole: «Vedendomi di rafforzato da pietre più piccole a riempire gli in-
fronte/il nemico attacca,/ma in un lampo/io sono terstizi. Una simile struttura, oltre a garantire
già/dietro di lui». «Senza la più piccola apertu- maggiore stabilità al castello nel suo insieme, rie-
ra,/senza mente, ignora/la spada del nemico/che sce a dissipare più agevolmente l’energia sviluppa-
attacca:/entra e taglia!». «Destra e sinistra,/ e- ta dai frequenti terremoti.
vita tutti/i tagli e le parate;/afferra la mente I massi di base, il alcuni casi, sono enormi, come
dell’avversario/ed entra direttamente!». [si veda quelli utilizzati nella costruzione del Castello di
anche “ Considerazioni sul KI”]. EDO (1604): i blocchi di pietra vengono dalle cave
IRIMI ATE. – “Lancio in IRIMI”. dell’isola Izu ed ognuno deve essere maneggiato
IRIMI ISSOKU. – “Entrata con un solo passo”. da oltre 100 uomini e possono essere trasportati
Si può anche trovare issoku-irimi. sulle navi solo due per volta.
IRIMI NAGE. – “Proiezione frontale, in avanti”. ISHIZUKE. – Parte del fodero della spada TACHI.
Tecnica-base di proiezione (KIHON NAGE WAZA), ISHIZUKI. – “PUNTALE”. Fornimento dell’asta di
con TORI che porta il suo corpo in contatto, o mol- lancia (YARI o NAGINATA).
to vicino, a quello di AITE. Si esegue, normalmen- ISO MATAEMON MINAMOTO-NO-MASA-
te, su presa al polso (ai polsi), dal davanti o da TARI. – (…-1862) È il fondatore – ad OSAKA, ver-
dietro e su fendente o colpo alto. La caduta di AI- so il 1830 – dello stile TENJIN SHIN’YO RYU di JU-
TE è indietro. JUTSU. Ha numerosissimi allievi (più di 5.000, si
IRIMI OTOSHI. – “Entrata decisa”, per annien- dice), attratti dall’efficacia degli ATEMI, degli
tare l’avversario. strangolamenti (SHIME) e delle immobilizzazioni
IRIMI TENKAN. – “Spostamento base” (TAI SA- (OSAE) insegnate.
BAKI) dell’AIKIDŌ. Passo avanti e TENKAN. Fa parte ISOGAI RYU. – Scuola di JU-JUTSU fondata, pa-
degli esercizi fisici specializzati (AIKITAISO), re, da un allievo del Maestro cinese Chen Yuan Bin
quelli di base, che si praticano da soli (TANDOKU verso il 1670. Risulta ancora in attività.
DOSA). Allorquando eseguito con un compagno, che ISSHIN KO RYU. – Scuola di KUSARIGAMA-
tiene o afferra il polso, rientra tra i SOTAI DOSA, JUTSU.
gli esercizi fisici specializzati che si praticano in ISSHIN RYU. – Scuola di KARATE-DO. È fondata
coppia, senza caduta. L’IRIMI TENKAN è simboleg- da Tatsuo Shimabuku, allievo del GOJU RYU di O-
giato da un cerchio. KINAWA e dello SHORIN RYU KARATE-DO.
IRIMI TSUKI. – “Proiezione di difesa”. Colpo ITE. – “Arciere”.
frontale in entrata. Si esegue, normalmente, su ITO ITTOSAI KAGEHISA. – (1560-1653) Fa-
presa al gomito e su fendente alto. moso spadaccino, è il fondatore dell’ITTO RYU e
IRORI. – È il “focolare”, quadrato ed interrato, l’ispiratore di numerosi altri Maestri, tra cui YA-
presente in tutte le abitazioni dei contadini e dei MAOKA TESSHU. ITO ITTOSAI KAGEHISA – che pre-
cittadini comuni. Attorno all’IRORI, per approfit- dilige l’uso di una sola spada, impugnata a due mani
tare del suo tepore, nella stagione fredda si riu- – nel combattimento enfatizza lo SHIN-KI-RYOKU:
nisce tutta la famiglia, mentre nobili e guerrieri, agisce solo quando ha purificato lo spirito da ogni
per scaldarsi, indossano più vestiti, l’uno sull’altro pensiero cattivo o impuro e dalla paura.
e si rintanano sotto coperte imbottite. Nelle case ITOSU RYU. – Stile di KARATE, ideato da ITOSU
del Giappone feudale quasi non esistono sistemi di YASUTSUNE ANKO, che deriva direttamente dello
riscaldamento, fatti salvi piccoli bracieri di legno, SHURI-TE.
foderati di terra o metallo; con questi mezzi è ITOSU YASUTSUNE ANKO. – (1830-1915) Ma-
impossibile riscaldare le dimore dell’epoca, dai estro di KARATE, ad OKINAWA. Secondo Caposcuo-
muri sottili e dai tetti estesi, aperte a tutti i ven- la della scuola SHURI-TE, è l’inventore dello stile
ti. Il combustibile, tanto dell’IRORI quanto dei che porta il suo nome, l’ITOSU RYU. ITOSU YASU-
bracieri, è costituito da pezzi di legno, dato che il TSUNE ANKO – che innova e semplifica i KATA, ag-
carbone di legna, fino al secolo XIV, è articolo di giungendone anche altri di provenienza cinese – è
lusso, accessibile solo ai ricchi. il precursore del KARATE moderno, quello poi idea-

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to da FUNAKOSHI GICHIN, ed uno dei Maestri di ricerca, devono essere disposti anche a rischiare
MABUNI KENWA, il fondatore dello SHITO RYU. la vita! La scuola è ancora in attività.
ITOSU-KAI. – Nome con cui è conosciuta la Zen IWAMA. – Cittadina a nord-est di Tokyo, dove
Nihon Karate-do Itosu-kai, fondata nel 1953 dal UESHIBA MORIHEI trova rifugio durante la Secon-
Maestro SAKAGAMI RYUSHO. da Guerra Mondiale. Dal 1948 al 1956, anno in cui
ITSUSAI CHOZANSHI. – (1659-1741) Maestro riapre quella di Tokyo, è anche la sede effettiva
di KEN-JUTSU. Valente spadaccino (vero nome Ni- dell’AIKIKAI HONBU DOJO.
wa Jurozaemon) è l’autore di una nota opera sulle Nel 1943 O-SENSEI vi edifica un sacrario dedica-
Arti Marziali, il TENGU GEI-JUTSU-RON, “Trattato to all’AIKI, a simboleggiare la sua fede nell’AIKIDŌ
sulle Arti Marziali dei Tengu” (i TENGU sono esse- come disciplina trascendente (oltre che per riaf-
ri mitologici dell’antico Giappone, esperti d’Arti fermare la propria adesione alla religione OMOTO-
Marziali). KYO). Ancora oggi nel sacrario (considerato il cen-
ITSUTSU. – “Cinque” in giapponese puro. In sino- tro spirituale dell’AIKIDŌ e riedificato nei primi
giapponese è GO, per contare le persone (NIN) si anni ’60) è commemorata la morte del Fondatore,
dice GONIN, per oggetti particolarmente lunghi con un rito celebrato da religiosi dell’OMOTO-KYO.
(HON) s’usa GOHON. IWAMA RYU AIKIDŌ. – Scuola d’AIKIDŌ, in
ITTO RYU. – “Scuola di una sola spada”. È fon- IWAMA. La fonda Saito Morihiro, 9° DAN.
data, nel secolo XVI, da ITO ITTOSAI KAGEHISA. IWA-NO-MI. – “Il Corpo come una Roccia”. Così
L’ITTO RYU insegna a dominare il sistema cuore- MIYAMOTO MUSASHI chiama nella sua scuola, l’EM-
spirito (SHIN), il soffio vitale (KI) e l’energia, la MEI RYU, il concetto FUDO-NO-SEISHIN (“Spirito
forza (RYOKU), in modo da agire – in combattimen- Imperturbabile”), elaborato da TAKUAN SOHO,
to – solo quando l’animo è puro, senza paure o pen- monaco e Maestro ZEN.
sieri negativi. Principio fondamentale di questo IZANAGI-NO-MIKOTO. – Divinità della mito-
metodo di combattimento – che non solo influenza logia shintoista. Incarna il principio maschile e, in
fortemente il KENDO, ma è punto di riferimento coppia con IZANAMI-NO-MIKOTO, è considerato
per altri RYU, contemporanei o successivi – è l’u- l’artefice dell’Arcipelago Giapponese, creato sca-
chi-gachi: difesa e attacco si concretizzano in un gliando la “Lancia Gioiello del Cielo” (NU-BOKO)
solo colpo, che dà la vittoria. L’ITTO RYU è ancora nell’oceano. È anche il creatore del Sole (AMA-
attivo. TERASU-OHO-MI-KAMI), della Luna (Tsuki-yomi-no-
ITTO RYU SEIUNKAN. – Scuola di tradizione kami) e dell’uragano (TAKE-HAYA-SUSA-NO-WO-
culturale. In questo RYU ancora sono proposte le MIKOTO).
antiche danze rituali, come il KEN-BU, eseguito in- IZANAMI-NO-MIKOTO. – Divinità della mito-
dossando abiti da cerimonia e brandendo una KA- logia shintoista. Incarna il principio femminile e,
TANA. in coppia con IZANAGI-NO-MIKOTO, è considerata
ITTO SHODEN MUTO RYU. – “Il Sistema della l’artefice dell’Arcipelago Giapponese, creato sca-
Non-Spada secondo la Corretta Trasmissione di gliando la “Lancia Gioiello del Cielo” (NU-BOKO)
Ito Ittosai”. È il nome con cui YAMAOKA TESSHU nell’oceano.
chiama la propria scuola, la MUTO RYU, dopo esse- IZUMO-NO-KANJA YOSHITERU. – (1429-
re stato designato 10° Caposcuola della ONO-HA 1441) È il fondatore della scuola SHINDEN FUDO
ITTO RYU da Ono Nario. Nello Shumpukan, il DOJO RYU di YARI-JUTSU. La tradizione vuole che ap-
di YAMAOKA TESSHU, gli allievi entrano non per af- prenda i segreti della scherma con la lancia da al-
frontare i combattimenti e sconfiggere gli avver- cuni TENGU (esseri mitologici dell’antico Giappone,
sari, ma per cercare l’illuminazione – e, in questa esperti d’Arti Marziali).

- J -
JI. – È il coro del teatro NŌ, composto da un nu- ste su due file. Compito del coro è commentare
mero variabile di persone, da otto a dieci, dispo- l’azione ed evocare il paesaggio. Unitamente al

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Giuse Aikidō & Nihon
suono di tre tamburi ed un flauto (l’insieme è JIKISHIN RYU. – Scuola di JU-JUTSU. Il fonda-
chiamato HAYASHI), costituisce la musica tipica di tore è TERADA KAN-EMON, SAMURAI di basso rango
tale forma teatrale. che, nell’ambito del KITO RYU, sviluppa tecniche di
– “Carattere” (calligrafico). JU-JUTSU che non hanno lo scopo di uccidere l’av-
JICHIN. – Si veda JIEN. versario, chiamandole JUDO. È questa la prima
JIEN. – (1155-1225) Monaco buddista e poeta. scuola di BUDO classico che non usa armi. Il JIKI-
Appartiene alla setta esoterica TENDAI. È chia- SHIN RYU è ancora attivo.
mato anche JICHIN. JIME. – Suffisso per “strangolamento” (SHIME).
JIGANE. – “Corpo principale” della lama. JINMU TENNO. – “Divino Imperatore Guerrie-
JIGEN RYU. – Stile per tagliare con la spada. Ad ro”. Per la mitologia SHINTO è il discendente della
OKINAWA questo stile origina la scuola JIGEN RYU dea del sole, AMA-TERASU-OHO-MI-KAMI, il creato-
nella quale MATSUMURA SOKON, di ritorno dalla Ci- re – l’11 febbraio del 660 a.C. – dell’Impero giap-
na, elabora lo SHURI-TE, la forma di KARATE che ponese, il fondatore della Dinastia imperiale e,
poi insegna nel suo RYU, che ha lo stesso nome. quindi, l’antenato di tutti gli imperatori succedu-
– Scuola di KEN-JUTSU fondata da TOGO SHI- tisi sul trono.
GEKURA BIZEN-NO-KAMI. Risale alla fine del Perio- JIN. – “L’amore universale”; anche “benevolenza”,
do MOMOYAMA (1573-1603) e la tradizione vuole “carità”, “umanità”. Uno dei punti del BUSHIDO. [si
che derivi dal TENSHIN SHODEN KATORI SHINTO veda].
RYU di IIZASA CHOISAI IENAO. Quasi tutti gli al- JINBAORI. – Sopravveste, di seta o cotone, in-
lievi di questa scuola si uniscono ai 9.000 ribelli dossata dai BUSHI sopra l’armatura; è variamente
(7.000 dei quali SAMURAI) che combattono contro decorata.
le truppe imperiali, durante l’“Insurrezione di Sa- JINCHU. – “Base del naso”; “punto del filtro”.
tsuma”. La ribellione scoppia (1877) nella penisola Punto alla base del naso, al centro del solco naso-
di SATSUMA, nel sud dell’isola di Kyushu, contro la labiale. KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli
proibizione di portare le armi tradizionali e con- ATEMI.
tro la coscrizione obbligatoria decretata JINGASA. – Caratteristico elmo aperto: assomi-
dall’Imperatore. Alla testa degli insorti c’è SAIGO glia all’europeo “cappello di ferro”. È di cuoio, di
TAKAMORI, l’ex “Maresciallo di Campo” dell’Impe- rame o di ferro (di legno o cartapesta laccata, se
ratore e già allievo dello JIGEN RYU, che applica impiegato come complemento dell’uniforme ceri-
anche le tecniche apprese alla scuola, senza alcun moniale) e, nella forma, imita i tradizionali cappel-
successo. Anche questa scuola è tuttora in attivi- li orientali, di paglia di riso. Inizialmente è indos-
tà. Ad OKINAWA lo JIGEN RYU ha dato origine alla sato dai guerrieri di basso rango, dai fanti (ASHI-
scuola di KARATE omonima. GARU, ZUSA) e dai dipendenti dei nobili, ma in se-
JIGO HONTAI. – Posizione difensiva di base. guito lo adottano anche i SAMURAI, inizialmente
Può essere eretta (TACHI) o seduta (ZA), destra durante l’addestramento e nel corso dei viaggi,
(MIGI) o sinistra (HIDARI). Fa parte delle SHISEI poi in modo continuativo, al posto del complesso e
(“posture”). Anche JIGO-TAI. pesante KABUTO.
JIGO-TAI. – Si veda JIGO HONTAI. I primi esemplari documentati (secolo XVI), in un
JIKIDEN RYU. – Scuola di KEN-JUTSU e IAI- pezzo solo, hanno cono alto, con TEHEN alla sommi-
JUTSU, fondata verso il 1250 da Onkeibo Chochen. tà. Nei secoli XVIII e XIX spesso sono in ferro
Anche questo RYU, secondo tradizione, nasce per sbalzato, rotondi od ottagonali, piatti o con alto
ispirazione divina (TENSHIN SHO). Si dice che il coppo cilindrico. La TESA è larga, talvolta rialzata
settimo Maestro di questa scuola sia IIZASA sul davanti. Lo JINGASA è guarnito con un CIMIERO
CHOISAI IENAO, il fondatore del TENSHIN SHODEN nella parte anteriore e con un fiocco (agemaki) in
KATORI SHINTO RYU. Il RYU è ancora attivo. quella posteriore. Per fissare l’elmo si usa una
JIKISHIN KAGE RYU. – Scuola di KEN-JUTSU e cordicella morbida che, infilata attraverso dei
NAGINATA-JUTSU. La fonda, nel secolo XVI, YA- cappi imbottiti che scendono sotto le orecchie, si
MADA HEIZAEMON, che introduce la spada di legno lega sotto il mento. Anche KASA.
(BOKKEN) per l’allenamento. È attiva ancora oggi, JINGO. – Vedova dell’imperatore Chuai, regge il
insegnando le varianti “morbide”: KENDO e NAGI- trono (o regna effettivamente) dal 201 al 269. La
NATA-DO. tradizione vuole che JINGO, pur incinta, intorno al
200 guidi un’invasione della Corea, aiutata nella

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Giuse Aikidō & Nihon
strategia di conquista dal figlio, il futuro impera- cato dallo SHOGUN di assicurare l’ordine, control-
tore OJIN. Per farlo nascere in Giappone, JINGO lare il corretto funzionamento dell’intero SHOEN e
impedisce il parto con un sasso sotto il ventre e lo riscuotere le imposte, una parte delle quali costi-
mette al mondo dopo 14 mesi di gravidanza. tuiscono il suo compenso. Con lo JITO collabora il
JINJA. – “Tempio”, “santuario”. governatore militare (SHUGO).
JINNOSUKE. – Si veda HAYASHIZAKI JINSUE JITSU. – Si veda JUTSU.
SHIGENOBU. JITTE. – Bastone (o mazza) di ferro o acciaio,
JINNOSUKE RYU. – Celebre scuola di IAI- usato per parare i colpi, a punta smussata (ma tal-
JUTSU, conosciuta anche con il nome di MUSO JI- volta acuminata, laddove serve quale stocco), lun-
KIDEN RYU. La fonda, nel 1560, HAYASHIZAKI JIN- ga da 25 a 30 cm, con impugnatura e rebbi latera-
SUE SHIGENOBU, del Clan HOJO. Dal secolo XVIII li (quasi ad uncino) sporgenti in avanti, per blocca-
è conosciuta come MUSO JIKIDEN EISHIN RYU, do- re l’arma avversaria. La verga, nella variante più
po l’opera di perfezionamento condotta dal Mae- semplice, è lunga quanto l’avambraccio dell’utiliz-
stro HASEGAWA CHIKARA-NO-SUKE EISHIN, quindi zatore ed ha un’impugnatura allungata ed un ca-
diventa MUSO SHINDEN RYU all’inizio del secolo ratteristico uncino squadrato, posto al tallone. È
XX, con il Maestro NAKAYAMA HAKUDO ed infine ignota la vera origine di quest’arma, anche se al-
MUSO SHINDEN RYU BATTO-JUTSU nel 1933, per i- cune cronache la dicono proveniente dalle isole
niziativa del 17° Caposcuola, Morimoto Tokumi, Ryukyu, dov’è conosciuta con il nome di SAI. Gli a-
della branca Tanimura-ha. È ancora in attività. bitanti dell’arcipelago, sottoposti alle brutali for-
JINZO. – “Lombi”; zona dell’incavo renale. ze giapponesi d’occupazione, che li hanno comple-
JINZO-KUATSU. – “Percussioni lombari”. Tecni- tamente disarmati, s’inventano metodi difensivi
ca di rianimazione che fa parte della serie di KUA- fantasiosi ed efficaci (come gli indigeni d’OKI-
TSU ad azione elettiva: KUATSU con percussioni ri- NAWA, con il KARATE, il TONFA ed i NUNCHAKU) ed
flessogene (TSUKI-KUATSU). utilizzano come armi attrezzi agricoli, in uso o in-
JIPPON. – “Dieci”, per contare oggetti partico- ventati. Lo JITTE, ad esempio, si dimostra eccel-
larmente lunghi (HON). In sino-giapponese è JU, in lente strumento di difesa per neutralizzare
giapponese puro si dice TO, per le persone (NIN) si l’arma principale degli invasori: la spada. Pare che
usa JUNIN. i SAMURAI medesimi, ammirati dall’efficacia dello
JISAI MICHIIE. – (1576-1615) Fonda, ispiran- JITTE, lo importino in patria, per utilizzarlo – co-
dosi allo stile CHUJO RYU di Chujo Nagahide, la me accade con l’HACIWARA – contro le spade degli
scuola KANEMAKI RYU di KEN-JUTSU. avversari: in mani esperte, quest’arma può spez-
JI-SAMURAI. – È il samurai-contadino, il colti- zare la lama preziosa di una KATANA. Si trovano
vatore guerriero, il SAMURAI di campagna, solita- JITTE di varie forme: un ventaglio di ferro, con
mente di bassa estrazione sociale, che vive colti- impugnatura e gancio per appenderla alla cintura;
vando la terra e partecipa alle campagne militari tre lame pieghevoli, due pugnali e una sega; con
del suo Signore quando convocato. Questi SAMU- forma e guarnizioni tipiche di una spada, ma con
RAI sono anche indicati con il termine ICHIRYO GU- una sbarra lunga 45 cm, di ferro, curva, al posto
SOKU, “un feudo e un’armatura”. della lama. L’uso ufficiale dello JITTE classico,
JITA-KYO-EI. – “Amicizia e mutua prosperità”. nell’età feudale (Periodo EDO, 1603-1867), è ri-
È un concetto che si rifà alla “Via suprema”, il WA: servato agli ufficiali di polizia (dei quali diventa
il bene comune, la prosperità, si ottiene solo se gli anche simbolo di posizione sociale), che sono do-
esseri umani si uniscono in un’unica volontà d’in- tati di una coppia di tali armi. Possiamo trovare
tenti. anche JITTEI, in luogo di JITTE. Anche JUTTE.
JITE. – Si veda MAGARI-YARI. JITTEI. – Si veda JITTE.
JITE-JUTSU. – Tecniche di maneggio del JITE. JITTE-JUTSU. – “Arte di usare il JITTE”. La
L’allenamento, simile a quello con il bastone lungo tecnica principale consiste nello spezzare la lama
(BO), si effettua utilizzando un simulacro di legno nemica – bloccata dai rebbi dell’elso (guardia) –
ed oggi rientra nel NAGINATA-JUTSU, poiché lo con un singolo movimento (torsione) del polso.
JITE-JUTSU non è quasi più praticato. Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali princi-
JITO. – Amministratore di uno SHOEN. Sostitui- pali) ed appartiene al KO-BUDO (“Antiche Arti
sce il funzionario di corte (taira), di nomina impe- Marziali”). [si veda anche “L Antiche arti da
riale, nel Periodo KAMAKURA (1185-1333). È incari- guerra”].

119
Giuse Aikidō & Nihon
JIYU WAZA. – È la serie completa delle tecni- della salvezza. È anche il nome di un ordine (o
che previste per un dato attacco. setta) buddista, fondato da IPPEN SHONIN. [si ve-
JO. – “Bastone medio”. Indica il bastone di lun- da anche la voce “amidismo”, nella Terza Parte].
ghezza media, da 126 a 128 cm (per la precisione – “La Via del Bastone”. Così è ribattezzato lo
4 SHAKU e 2 SUN: 127,27 cm), di norma con un JO-JUTSU nel 1955, quando dodici tecniche-base
diametro di 2,6. Di solito è in legno di quercia di maneggio del bastone – provenienti dalle oltre
bianca o rossa. sessanta tipiche della tradizione della scuola
– “Superiore”; “alto”. SHINDO MUSO RYU – sono codificate come KATA
– È il documento rilasciato dal Signore (SHO- dalla KATORI SHINTO RYU. Normalmente, l’eserci-
GUN o DAIMYO) al suo vassallo per confermarlo nei zio dello JODO si esegue all’aperto: i praticanti
diritti sui possedimenti ricevuti in dono. Il prece- (detti SHIJO) indossano, sopra il KEIKOGI, HAKAMA
dente proprietario non ha modo di ricorrere con- ed HAORI, senza protezione alcuna. Sei delle tec-
tro la nuova donazione, ma nemmeno il nuovo può niche-base rientrano nel livello superiore d’ap-
stare tranquillo: le elargizioni sono revocabili e la prendimento (JO-MOKUROKU).
revoca è senza appello. JO-HA-KYU. – “Lento, normale, veloce”. È la
– “Superficie” di combattimento. progressione nella pratica, durante l’allenamento,
– “Principio”, “norma dottrinale”, “insegna- uno dei concetti primari delle Arti Marziali.
mento”. Anticamente, le cinque “tecniche-base di – “Introduzione, sviluppo in varie direzioni,
immobilizzazione” (KIHON KATAME WAZA) dell’AI- conclusione precipitata”. È la distinzione ternaria
KIDŌ (IKKYO, NIKYO, SANKYO, YONKYO e GOKYO) so- in cui s’articola la musica giapponese classica, in
no chiamate IKKA-JO (primo principio o insegna- particolare quella del teatro NŌ.
mento), NIKA-JO (secondo insegnamento.), SANKA- JO-JUTSU. – “Arte di usare il bastone”; “tecni-
JO (terzo insegnamento.), YOKKA-JO (quarto inse- che di bastone”. Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti
gnamento.), GAKA-JO (quinto insegnamento). Marziali principali). Si racconta che MUSO GON-
– “Corda”. Si pronuncia anche NAWA. NOSUKE KATSUYOSHI codifichi quest’Arte Marziale
– “Lento”. nel secolo XVI, quando, in luogo del bastone lungo
JO DORI. – “Tecniche su attacco di bastone”. (BO), inizia ad utilizzare quello di media lunghezza
Neutralizzazioni d’attacchi eseguiti con il basto- (JO), più efficace contro un avversario armato di
ne. Anche JO TORI. spada. Normalmente, le tecniche di JO-JUTSU
JO MOCHI NAGE WAZA. – “Tecniche di proie- hanno lo scopo di neutralizzare l’avversario met-
zione con presa del JO”. tendolo fuori combattimento, ma senza ucciderlo,
JO TORI. –. Si veda JO DORI. anche se alcuni colpi possono essere davvero mi-
JOCHO. – Soprannome di YAMAMOTO TSUNETO- cidiali. L’efficacia di uno JO ben manovrato diven-
MO. ta lampante quando MUSO GONNOSUKE KATSUYO-
JODAN. – “Livello alto”. Nelle Arti Marziali indi- SHI vince in duello MIYAMOTO MUSASHI, nell’unica
ca l’altezza di un attacco o di una parata. È il li- sconfitta, si dice, da questi mai patita. La SHINDO
vello compreso fra lo sterno e la sommità del ca- MUSO RYU – scuola di bastone fondata da MUSO
po. GONNOSUKE KATSUYOSHI – insegna oltre una ses-
– “Alto”. Posizione alta della mano. È la parte santina di tecniche-base di JO-JUTSU, sotto for-
superiore del corpo, corrispondente al capo. ma di KATA; dodici sono le tecniche di maneggio
JODAN KAMAE. – “Guardia alta”. Allorquando si dello JO insegnate oggi dalla KATORI SHINTO RYU,
riferisce a posizione di guardia con armi (la cui sempre come KATA.
punta è tenuta alta), è più corretto jodan-no- JOKAMACHI. – “Città sotto il castello”. Nel pe-
kamae. Anche JODAN-GAMAE. riodo feudale è così definita l’insieme di abitazio-
JODAN MAE-GERI. – “Calcio frontale al livello ni, la cittadella sviluppatasi in prossimità di un ca-
alto”. stello. Lì vivono e lavorano mercanti ed artigiani e,
JODAN TSUKI. – “Pugno diretto al capo”. Colpo spesso, anche SAMURAI.
diretto alto (testa, viso, collo). AITE attacca JO-MOKUROKU. – Nel moderno sistema di gra-
sferrando un pugno al capo. duazione, derivato del BUJUTSU, è la “Cintura Ne-
JODAN-GAMAE. – Si veda JODAN KAMAE. ra di 2° grado”. Anche NIDAN. [si veda KYUDAN].
JODO. – “La Terra di Purezza”. È il luogo, paradi- JOMON. – Era preistorica del Giappone; va dal
siaco, dove rinascono i fedeli di AMIDA, il Buddha 7500 circa (12.000, per altre fonti) al 300 a.C.

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Giuse Aikidō & Nihon
circa. È caratterizzata da una cultura nomade, – Indica il principio di non-resistenza o di ce-
basata sulla caccia e sulla raccolta (paleolitico e devolezza (elasticità). Spesso, e poco corretta-
mesolitico). Si trovano ceramiche con impressioni mente, è tradotto con “dolcezza” quando riferito
a corda e figurine in terracotta (neolitico). allo JUDO, mentre il suo senso più profondo è
JONIN. – Sono i capi dei Clan o Famiglie NINJA. quello di “flessibilità”, di corpo e di spirito. Gli
Mantengono i contatti con il resto della società esempi figurati del bambù e del salice rendono
giapponese. Ai loro ordini si trovano i preparatori bene il concetto di JU, che implica elasticità, ce-
delle missioni (CHUNIN) e gli esecutori (GENIN). devolezza, forza e rapidità. Il bambù, sotto l’in-
JO-NO-AWASE. – Movimenti di armonizzazione furiare della tempesta, si flette per poi raddriz-
di AITE e TORi, entrambi muniti di JO. zarsi. I rami del salice si curvano, sotto il peso
JO-NO-SUBURI. – “Colpi base di bastone”. della neve, lasciandola cadere a terra, ma poi ri-
JORAN-ZUMO. – È la “versione marziale” del prendono la propria posizione. L’uno e gli altri si
SUMO originale. Nasce con la progressiva assimi- raddrizzano con tanto maggior vigore e grande
lazione dei combattimenti di SUMO – fino a quel energia quanto più si piegano inizialmente. Il prin-
momento di carattere squisitamente religioso – cipio JU è opposto al concetto GO, “forza” (inteso
all’Arte marziale, processo iniziato nella seconda come “bruta”).
metà del secolo IX e conclusosi nel secolo XII. JU TAI. – Lo “stato fluido”. È il secondo dei li-
Nel secolo XVII lo JORAN-ZUMO si combina con la velli di allenamento. L’attacco di AITE non è molle,
variante rimasta “sacra”, lo SHINJI-SUMO, per dar inconsistente, ma TORI – giunto ad una buona pra-
vita al moderno SUMO. tica di KO TAI - è in grado di muoversi con legge-
JORURI. – “Teatro delle marionette”. È una tipi- rezza, senza contrazioni, seppur preso o attacca-
ca e duratura forma d’arte teatrale, risalente to bruscamente. Più è potente l’attacco di AITE,
all’inizio del Periodo Edo (1603-1867) ed ancora minore è la sua efficacia e TORI lo conduce a fare
oggi molto popolare. Le marionette (BUNRAKU), ciò che vuole.
mosse da tre abili artisti, hanno due terzi della JU YOKU GO O SEI SURU. – “La morbidezza
grandezza naturale e conservano un incredibile contro la forza”, o, anche, “la flessibilità domina
realismo. Uno dei maggiori autori teatrali del la rigidità”. Questo concetto è alla base di tutto il
tempo è Chikamatsu Monzaemon (1653-1725), che BUDO, tant’è vero che a questa massima si danno
scrive molte tra le migliori opere per questo tipo pure i significati di “la forza è nel cedere”, “il
d’intrattenimento. La musica di accompagnamento duttile devia il forte” ed anche “il duttile scon-
per questo genere teatrale – che è fornita nor- figge il duro”.
malmente dal liuto SHAMISEN – raggiunge il mas- JUBAN-NO-MA-AI. – È la “corretta distanza”
simo del virtuosismo nel genere gidayu, così chia- tra due avversari disarmati: 2-3 passi; le mani, a
mato dal nome del suo fondatore, Yakemoto Gida- braccia distese, si sfiorano.
yu (1651-1714). JUDAN. – Nel moderno sistema di graduazione,
JOSEKI. – “Lato superiore”. È la parte più onori- derivato del BUJUTSU, è la “Cintura Nera di 10°
fica del TATAMI (a sinistra, visto dal KAMIZA), è il grado”. [si veda KYUDAN].
“lato d’onore” della sede allievi; nel DOJO, è il po- In questa fase l’individuo usa la propria illumina-
sto destinato agli eventuali ospiti o agli assistenti zione per il bene degli altri: vive una vita spiritua-
del SENSEI. [si veda “L Etichetta e comporta- le volta soprattutto ad aiutare gli altri, magari
mento: il Dojo”]. anche un giovane SHODAN… (ed il cerchio è com-
JOSHI JUDO GOSHINHO. – Metodo di difesa pletato!).
personale. Destinato soprattutto alle donne, il si- JUDO. – “La Via della cedevolezza” o “La Via del-
stema deriva dal JUDO, ed utilizza specialmente la flessibilità”. È una forma di combattimento
tecniche di liberazione da prese (RIDATSU-HO) e sportivo a contatto, basato sulla lotta a corpo a
contrattacchi immediati (SEIGO-HO). corpo in piedi (TACHI WAZA) o al suolo (NE WAZA),
JU. – “Dieci” in sino-giapponese. In giapponese ed ha origine dallo JU-JUTSU praticato dai BUSHI.
puro è TO, per contare le persone (NIN) si dice Lo JUDO, nella sua forma moderna, è “creato” da
JUNIN, per oggetti particolarmente lunghi (HON) KANO JIGORO, che sintetizza diverse delle tecni-
s’usa JIPPON. che di JU-JUTSU e codifica un certo numero di
– “Morbido”, “flessibile”; “equilibrato”, “adat- movimenti delle gambe, delle braccia e del corpo,
tabile”; “in scioltezza”. aventi lo scopo di squilibrare (KUZUSHI)

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Giuse Aikidō & Nihon
l’avversario, per immobilizzarlo e renderlo inof- d’abilità. Il JUDOKA (come tutti i praticanti d’Arti
fensivo. Il termine JUDO, in realtà, è già utilizza- Marziali) allenandosi impara ad essere rapido nei
to, nel 1600 circa, dallo JIKISHIN RYU, una scuola TAI SABAKI e si addestra a concentrare l’energia
di JU-JUTSU, ad indicare una serie di tecniche di nell’HARA, controllando la respirazione. Ogni allie-
combattimento a mani nude, non mortali. Per que- vo, nel combattimento, deve cercare di mantene-
sto motivo KANO definisce la sua Disciplina “KO- re HONTAI (“allerta permanente”), MUSO (“spirito
DOKAN JUDO” – dove il termine KODOKAN significa libero”) e MUSHIN (“mente vuota”), senza che oc-
“il Luogo per Studiare la Via”, da KO (lettura, stu- corrano “tempi morti” (BONNO). Il perfetto
dio, esercizio), DO (via, metodo, dottrina) e KAN JUDOKA, pertanto, deve essere calmo e sereno,
(sala o luogo) – quando, nel 1882, fonda il suo pri- avere il controllo del corpo, dello spirito, delle
mo DOJO a Tokyo, all’interno del tempio buddista emozioni: essere, in altre parole, un BUSHI ideale.
d’Eisho-ji: dodici TATAMI sui quali s’allenano pochi In Italia lo JUDO si diffonde dal 1922.
allievi. Ben presto il numero degli allievi aumenta JUDOGI. – “Abito per l’allenamento (KEIKO) nella
e la reputazione della Disciplina cresce: già nel pratica dello JUDO”. Consiste in un KEIKOGI, com-
1886 il KODOKAN JUDO ottiene una brillante vitto- posto di: ampi pantaloni (ZUBON), giacca a manica
ria in un torneo organizzato della polizia di Tokyo larga (UWAGI), cintura (OBI) di colore differente
dove, contro una scuola di JU-JUTSU, su quindici secondo il grado ricoperto (da bianca a nera, pas-
incontri registra solo due sconfitte ed un abban- sando per gialla, arancione, verde, blu e marrone).
dono. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo JUDO Per gli spostamenti fuori del TATAMI si usano san-
riprende il suo cammino di diffusione mondiale: dali (ZORI).
dal 1951 si disputano i Campionati d’Europa ma- JUDOJO. – “Luogo d’allenamento” allo JUDO. È
schili (femminili 1982), dal 1956 quelli del Mondo; abbreviato in DOJO.
dal 1964 lo JUDO è Disciplina olimpica. Lo JUDO JUDOKA. – “Chi pratica lo JUDO”.
moderno è comunemente inteso sia come arte di JUGO AWASE. – Tecniche nelle quali si fondono
difesa a mani nude sia, soprattutto, come attività “flessibilità” (JU) e “forza” (GO).
sportiva agonistica e competitiva. Quest’ultima JUHO. – “Metodo passivo”. “Metodo della flessi-
definizione, però, si allontana dai dettami originali bilità”. Sono le “tecniche passive” previste nell’al-
di KANO JIGORO che, più propriamente, intendono lenamento del NIPPON SHORINJI-KEMPO a scopo
lo JUDO come una filosofia, un’arte di vivere il puramente difensivo. Lo JUHO è l’opposto del GO-
quotidiano, un’esperienza assolutamente soggetti- HO, il “metodo attivo”, le “tecniche attive” utiliz-
va con cui allenare la mente e il corpo (egli è con- zate in attacco o contrattacco.
trario alle competizioni pubbliche!). Le tecniche JUJI. – “Incrociato”; “a croce”.
prevedono proiezioni, immobilizzazioni al suolo, JUJI GARAMI. – “Mantenere in croce”. “Proie-
strangolamenti, leve articolari. In palestra (JU- zione con le braccia incrociate”. Tecnica-base di
DOJO), nella pratica, “chi subisce” (la tecnica) è proiezione (KIHON NAGE WAZA) in avanti, con scar-
UKE, “chi proietta” al suolo ed immobilizza è TORI. so intervento delle braccia. Sorta di controllo in-
Nello JUDO sono attentamente studiati i KATA, le crociato (JUJI) applicato normalmente contro
“sequenze formali”, le tecniche di base, eseguite prese alle spalle (RYO KATA DORI) od ai polsi (RYO
con un partner e si pratica il combattimento libe- TE DORI) – pure da dietro (USHIRO RYO KATA DORI,
ro non arbitrato (RAN DORI). Molto utilizzati sono USHIRO RYO TE DORI) – ed anche se c’è un tentativo
gli spostamenti (TAI SABAKI, TSUGI e AYUMI ASHI) di strangolamento (USHIRO KATA TE DORI KUBI SHI-
e le ripetizioni dei movimenti (UCHI-KOMI); le tec- ME). Anche JUJI NAGE.
niche – che partono comunemente dalla presa allo JUJI NAGE. – Si veda JUJI GARAMI.
JUDOGI – possono essere in piedi (TACHI WAZA) o JUJI UKEMI. – “Caduta incrociata”. Fa parte
al suolo (NE WAZA) e consistono in proiezioni (NAGE degli esercizi fisici specializzati (AIKITAISO),
WAZA), forme di controllo (KATAME WAZA), immo- quelli di base, che si praticano da soli (TANDOKU
bilizzazioni a terra (osaekomi waza), strangola- DOSA).
menti (SHIME WAZA), lussazioni articolari (KANSE- JU-JUTSU. – “Arte della cedevolezza”. Rientra
TSU WAZA). Sono altresì studiate alcune tecniche nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali principali) e fa
di difesa contro avversari armati (kime-no-kata). parte – secondo la “Storia delle Arti Marziali” di
Nelle competizioni, arbitrate (shiai), ci sono divi- Shige Taka Minatsu (1714) – delle “otto Arti da
sioni per sesso, per categorie di peso e per livello Guerra” del BUGEI, nelle quali ogni SAMURAI deve

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Giuse Aikidō & Nihon
eccellere (oltre alle danze rituali che ognuno di talvolta dagli esiti mortali. È anche per merito di
loro deve conoscere). L’origine dello JU-JUTSU pa- KANO JIGORO, che adotta alcune tecniche e me-
re risalire al Periodo KAMAKURA (1185-1333) ed todiche di JU-JUTSU per il suo “nuovo” JUDO, dif-
alla lotta a mani nude chiamata KUMI-UCHI, le cui ferenziando la “disciplina” dall’”arte guerriera”, se
tecniche devono consentire al BUSHI, rimasto di- lo JU-JUTSU “tradizionale” – per un certo tempo e
sarmato, di affrontare un avversario ancora in soprattutto in ambienti militari e di polizia – ri-
possesso delle proprie armi. Ciò significa che conquista la considerazione che merita: un meto-
l’esperto di JU-JUTSU deve essere in grado di va- do di combattimento a corpo a corpo estrema-
lutare a colpo d’occhio l’avversario e la sua forza mente efficace, propedeutico all’impiego reale,
(e deve essere capace di sfruttarla a proprio van- sul campo. Ancora oggidì lo JU-JUTSU – che tutto-
taggio), deve riuscire, se possibile, ad evitare il ra conserva il fascino di “progenitore” di moltis-
combattimento, piuttosto che squilibrare l’attac- sime tecniche, non solo di JUDO e d’AIKIDŌ – è
cante, proiettarlo, immobilizzarlo al suolo (a mez- considerato, più che uno sport, come un metodo di
zo di torsioni, leve, lussazioni, strangolamenti). preparazione al combattimento reale. Lo JU-
Essenziale è la conoscenza dei punti vitali (KYU- JUTSU degli stili YOSHIN RYU, TENJIN SHIN’YO
SHO), bersaglio degli ATEMI, che hanno lo scopo di RYU, Takeuchi Ryu appartiene al KO-BUDO (“Anti-
intontire, ferire o uccidere l’avversario: il risulta- che Arti Marziali”). [si veda anche “L Antiche ar-
to finale di tutte le tecniche di JU-JUTSU è scon- ti da guerra”].
figgere o, meglio, eliminare il nemico utilizzando JUKAI. – È la cerimonia buddista durante la qua-
ogni mezzo ed impiegando la minor energia possi- le il discepolo ZEN s’impegna ad osservare e man-
bile. Innumerevoli Scuole – tra gli oltre 9.000 RYU tenere i precetti.
esistenti in epoca prefeudale e feudale, apparte- JUKEN. – “Baionetta”.
nenti al KYUBA-NO-MICHI, la “Via dell’arco e del JUKEN DORI. – “Tecniche su attacco di baio-
cavallo” – elaborano, sviluppano, insegnano metodi netta”.
di lotta senz’armi, come il KOGUSOKU-JUTSU, ad JUKENDO. – “Tecniche di scherma con la baio-
esempio, insegnato al TAKENOUCHI RYU (e cono- netta”. Al solito, il suffisso “DO” caratterizza una
sciuto anche come HISAMORI RYU) ed il KEMPO (o versione “addolcita” dello JUKEN-JUTSU. Lo JU-
HAKUDA). Queste Scuole inglobano anche mosse e KENDO è piuttosto povero di tecniche, ed il suc-
movimenti, contromosse e tecniche che arrivano cesso di un attacco dipende dal tempismo nell’an-
dalla Cina (come il Kung-fu) o da OKINAWA (come ticipare l’avversario. Il segreto principale consi-
il KARATE e le sue varianti). Lo sviluppo dello JU- ste nel riuscire a percepire immediatamente qual
JUTSU come vera e propria Arte Marziale indi- è il punto vulnerabile dell’altro, per attaccare con
pendente, però, avviene nel Periodo EDO (1603- decisione fulminea, piuttosto che schivare e con-
1867): la relativa tranquillità assicurata dai TO- trattaccare. Per la pratica si utilizza un facsimile
KUGAWA, unita alla proibizione di portare armi, di fucile sormontato da baionetta, il MOKUJU.
consente a numerosi SAMURAI, soprattutto RONIN, JUKEN-JUTSU. – “Tecniche sull’uso della baio-
di fondare Scuole aperte al pubblico, dove inse- netta”. Quest’Arte Marziale si sviluppa contem-
gnano Arti Marziali a mani nude. La codificazione poraneamente all’introduzione delle baionette
“moderna” di quest’Arte Marziale, comunque, av- (secolo XVII), inastate sulle armi da fuoco “lun-
viene dopo la Restaurazione MEIJI, nell’omonima ghe” per utilizzarle similmente a lance.
Era (1868-1912), quando moltissimi SAMURAI (ri- È nell’Era MEIJI (1868-1912) che lo JUKEN-JUTSU
masti vittime di un vero e proprio SEPPUKU ideolo- conosce la sua massima diffusione, con la necessi-
gico e ritrovatisi senza proprietà, lavoro, ruolo e tà di addestrare le migliaia di coscritti arruolati
funzione, ridotti al rango di RONIN), per sopravvi- nell’esercito imperiale, dove la capacità ci com-
vere, organizzano pubbliche dimostrazioni di Arti battimento all’arma bianca gode di alta considera-
Marziali ed aprono Scuole, insegnando anche alcu- zione. L’allenamento, quando non fatto con armi
ne tecniche fino a quel momento custodite gelo- vere, opportunamente protette, si effettua uti-
samente e trasmesse nel più assoluto segreto. lizzando il MOKUJU, e prevede, di massima, parate
Un alone negativo, seppur immeritato, circonda lo ed affondi (SHITOTSU).
JU-JUTSU del Periodo EDO – dapprima patrimonio In un filmato del 1935 UESHIBA MORIHEI dimo-
dei soli BUSHI poi, molto spesso, di NINJA, popola- stra l’uso di tecniche di questa Disciplina, che,
ni e briganti – ed i suoi metodi, spesso pericolosi,

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Giuse Aikidō & Nihon
comunque, poco influisce nello sviluppo dell’AIKI- le, sia le tecniche proposte sia la didattica pre-
DŌ. scelta dal Maestro, astenendosi da giudizi, sterili
JUKI RYU. – Antica (1600 circa) scuola d’Arti critiche o dubbi. Anche NYUNAN SHIN.
Marziali, soprattutto JU-JUTSU, tuttora attiva. JUNIN. – “Dieci”, per contare le persone (NIN).
JUKI SHIN RYU. – Scuola di JU-JUTSU. In sino-giapponese è JU, in giapponese puro si di-
JUKU-GASHIRA. – “Discepolo Principale”. È ce TO, per oggetti particolarmente lunghi (HON) si
quello a cui il Maestro fondatore del RYU tra- usa JIPPON.
smette tutti i segreti della propria Arte Marzia- JU-NO-GEIKO. – Tipo di allenamento. Rientra
le. Lo JUKU-GASHIRA può essere il figlio (naturale nello studio classico (IPPAN-GEIKO). [si veda, nella
o adottato) del Maestro od il migliore e più affi- Prima Parte, il Capitolo “Il metodo d’allenamen-
dabile degli allievi. to”].
JU-KUMITE. – “Allenamento libero al combatti- JU-NO-RI. – “Morbidezza e flessibilità”. È il
mento” (soprattutto nel KARATE). Deriva da KUMI- principio che coniuga la posizione adeguata con
TE, “combattimento”, con prefisso JU, inteso come l’azione senza furia, senza violenza: TORI, mante-
“tecniche eseguite in scioltezza”. nendo il proprio equilibrio, sfrutta la forza di AI-
JUMBI DOSA. – “Esercizi di preparazione”, sia TE, non vi si oppone, ma l’utilizza per squilibrare
fisica che mentale. Solitamente, ogni seduta di al- l’attaccante.
lenamento, nell’AIKIDŌ come in altre Arti Marzia- JUNSHI. – “Suicidio per seguire il proprio Si-
li, s’apre con questo insieme d’attività, che mirano gnore nella morte”. È pratica rituale, spesso col-
a forgiare il corpo e lo spirito, sviluppando la sta- lettiva, che viene da un’epoca in cui è molto stret-
bilità mentale. JUMBI DOSA si compone di esercizi to il rapporto tra il DAIMYO ed i propri SAMURAI
fisici specializzati (AIKITAISO) e movimenti di ba- (famigli, gregari, servitori): siccome questi non
se del corpo (TAI SABAKI) e gli esercizi possono possono avere due padroni, quando muore il loro
essere praticati tanto singolarmente (TANDOKU Signore anch’essi devono morire. Questo sistema
DOSA) quanto in coppia (SOTAI DOSA), con serietà si traduce nella perdita di moltissimi personaggi
ed intensità: tra questo lavoro e le tecniche, in- (nel 1651, alla morte dello SHOGUN, tredici fun-
fatti, la relazione è profonda e costante. Il me- zionari anziani si tolgono la vita), tanto che lo
todo JUMBI DOSA – che è anche detto jumbi undo, JUNSHI è proibito dal 1662 e chi lo compie mette
junbi undo e junbi taiso – si basa su esercizi re- in pericolo i propri familiari, come Okudaira Ta-
spiratori (KOKYU) e di mobilità articolare (TEKUBI damasa. Questi, nel 1688, segue il proprio Signore
UNDO); cadute (UKEMI); torsioni e rotazioni corpo- nella morte, ma i suoi figli sono giustiziati e l’HAN
rali (TENKAN HO); stiramento dei muscoli dorsali e confiscato. Uno degli ultimi JUNSHI “eccellenti” è
rilassamento della colonna vertebrale (HAISHIN quello compiuto dal Generale NOGI KITEN MARESU-
UNDO); forza della respirazione (KOKYU RYOKU) ed KE nel 1912, alla morte dell’imperatore MUTSUHI-
irradiamento del KI (KI-NO-NAGARE); sviluppo della TO.
postura (SHISEI, che è anche attitudine all’ese- JUSHIN RYU. – Scuola di IAI-JUTSU.
cuzione delle tecniche). [si veda anche, nella Pri- JUTAI. – “Morbido”, “cedevole”.
ma Parte, il Capitolo “Glossario, Esercizi di prepa- JUTAI-JUTSU. – “Arte del combattimento a
razione”]. corpo a corpo”. È compresa nel TAI-JUTSU.
JUMON-JI-YARI. – “Lancia a croce”. Altro no- JUTSU. – “Sincero”.
me della MAGARI-YARI. – “Tecnica”, “arte”, “metodo”; “abilità”.
JUN KATA SODE DORI. – “Prima presa alle Termine applicato alle Arti Marziali “violente”,
maniche”. “da guerra”; sta ad indicare un’arte, una scienza o
JUN KATA TE DORI. – “Prima presa di polso (o una tecnica, appresa dopo anni d’allenamento e
di braccio)”. pratica, basata sulla tradizione di una scuola
JUNAN SHIN. – “Leggerezza dello Spirito”. In- (RYU). È un termine applicato a tutte le Arti Mar-
dica una tra le più importanti qualità che un prati- ziali “violente” o “da combattimento”, mentre il
cante d’Arti Marziali deve possedere o, meglio, suffisso “DO” distingue quelle che non sono desti-
maturare: l’accettazione di quanto il Maestro (che nate alla guerra. Tutti gli “JUTSU” (tranne lo JU-
oggi, non dimentichiamo, è liberamente scelto!) JUTSU) prendono il nome dall’arma o attrezzo uti-
insegna e la contemporanea astrazione dal proprio lizzato [si veda “L Antiche arti da guerra”]. Tal-
ego. Significa accettare, con letizia e spirito umi- volta JUTSU si trova anche scritto JITSU.

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Giuse Aikidō & Nihon
JUTTA. – Si veda JUTTE. JUYU WAZA. – “Tecniche applicate liberamen-
JUTTE. – Possiamo trovare scritto anche JUTTA. te”. TORI applica una tecnica qualsiasi (libera), re-
Si veda JITTE. agendo a AITE.
JUYU. – “Libero”.

- K -
K.K.K. – Abbreviazione per KYOKUSHINKAI-KAN. che sotto lo shogunato di TOKUGAWA IEMITSU
[si veda]. (1623-1651) nel Castello di EDO siano chiamate a
KA. – “Inspirazione”. recitare alcune compagnie di attori KABUKI, nono-
– “Fuoco”. stante la minaccia alla moralità dei SAMURAI rap-
– Suffisso per “chi”, “coloro che”. presentata dagli ONNAGATA. L’indispensabile ac-
KABUKI. – Genere teatrale. Sorto nel secolo XVI compagnamento musicale combina i generi lirici
(la prima rappresentazione pare risalga al 1603) HAUTA e KOUTA con la pratica strumentale HAYA-
ed affermatosi pienamente nel XVIII, dapprima SHI, tipica del teatro NŌ. Oggi nel teatro KABUKI
consiste in spettacoli di danze e canti eseguiti da sono utilizzati diversi tipi di musica e gli esecuto-
donne. È proprio la presenza di attrici che, se da ri possono sedere in scena o fuori e la posizione
un lato attira il pubblico, dall’altro provoca anche del complesso, sulla scena, dipende dal tipo di
disordini sociali, con duelli sanguinosi e sperpero rappresentazione.
di ricchezze per la conquista dei favori di queste KABUKIMONO. – “Eccentrici”. Sono così chiama-
donne, dai costumi, pare, non irreprensibili. Al ti gruppi di SAMURAI, gregari diretti (katamoto)
1628 risale il primo divieto a recitare, per le don- dei TOKUGAWA, che, stanchi degli ozi della guarni-
ne; altri bandi si hanno nel 1629, 1639, 1640, gione, si danno al furto e all’assassinio, unendosi a
1645, 1646 e, quello definitivo, nel 1647. Già dal bande di malfattori. Il soprannome deriva dall’a-
1612, comunque, in alcune compagnie teatrali at- bitudine di indossare abiti stravaganti e farsi
tori maschi recitano in tutti i ruoli, compresi quel- crescere lunghe basette.
li femminili (ONNAGATA), dove riscuotono grande KABURA-YA. – “Freccia fischiante” o “risonan-
successo. La popolarità degli ONNAGATA, dopo il te”; fa parte delle frecce non letali. È di origine
bando definitivo delle donne, è sempre maggiore e mongolo-cinese: se ne hanno attestazioni nella Ci-
suscita quasi gli stessi sconvolgimenti prima regi- na della Dinastia Han, II secolo a.C. - II d.C. Un
strati per la presenza delle attrici. Affermatosi involucro di legno, oblungo e perforato, costitui-
come genere popolare, più ardito (è addirittura sce la cuspide (YA-NO-NE) del dardo: l’aria, duran-
tollerata un velato accenno di satira politica) e te il volo, penetra nelle perforazioni e produce si-
spettacolare del teatro NŌ, il KABUKI s’è poi evo- bili acuti, fischi o altri suoni, dipendenti da nume-
luto verso la rappresentazione di vicende storico- ro e conformazione dei fori. Le KABURA-YA sono
sociali ed eroiche dove, sia pure in modo stilizza- lanciate prima delle battaglie, per spaventare i
to, sono messi in scena tutti gli aspetti delle Arti nemici, allontanare gli spiriti maligni e, più util-
Marziali applicate ai combattimenti di SAMURAI. mente, comunicare l’inizio delle manovre. Utilizza-
Celebri e popolari ancora oggi sono le opere Koku- te anche come mezzo di segnalazione, sono impie-
senya e CHUSHINGURA. Nel sistema classista TO- gate nei riti SHINTO (ad esempio DOSHA e REI-
KUGAWA il teatro KABUKI è mal considerato dalle SHA).
classi dominanti, sia perché destinato alla gente KABUTO. – “Elmo”. È termine generico che indica
di città, sia perché recitato da attori e gli attori, l’elmo dell’armatura da guerra. Ogni elmo, in veri-
in quel Periodo, sono considerati di livello bassis- tà, ha una designazione supplementare, che iden-
simo, appena poco più in alto degli ETA. Il KABUKI, tifica la forma, l’epoca o addirittura la scuola
comunque, è sempre tollerato dalle classi al pote- dell’armaiolo che lo fabbrica. I primi elmi com-
re, anche perché è un divertimento destinato ai paiono in epoca preistorica, e si trasformano poi,
mercanti (e CHONIN, in generale) e contribuisce a ininterrottamente, fino al secolo XVI, con la pro-
mantenerli tranquilli. Accade anche, addirittura, duzione di un numero incalcolabile di esemplari,

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moltissimi decorati con ottone, pelle, lacca, oro, menti (MAIDATE), spesso a forma di corna; nella
argento: questo accessorio, infatti, è anche un parte posteriore c’è un anello per un emblema
simbolo, ed ha la funzione di indicare rango e fun- (kasajirushi) o per il fiocco rituale (agemaki). I
zione di chi lo indossa. L’unico ordine che possia- KABUTO più antichi non hanno fodera: per assorbi-
mo seguire è tipologico. La parte basilare re i colpi si usa un copricapo (HACHIMAKI). Più tar-
dell’elmo è il coppo (HACHI); per determinarne il di compare una fodera aderente, di pelle o tessu-
valore occorre valutarne materia prima, forma e to, fissata all’orlo dell’HACHI e rinforzata con cin-
tecnica costruttiva. Abitualmente, gli elmi sono ghie. Il KABUTO si assicura alla testa con delle
fatti di piastre unite con rivetti. Fino al secolo X cordicelle, fissate ad anelli presenti sulla tesa
prevalgono COPPI semisferici, con piastre orizzon- dell’elmo, lunghe da 180 a 270 cm e legate con di-
tali o con file intermedie di piastre verticali versi e particolari stili. A completare il KABUTO,
(SHOKAKUFU-HACHI). Talvolta è adottato il modello normalmente, è una maschera d’arme (MEN – ter-
mongolo, a cono acuto, costellato di rivetti (moko- mine generico – oppure HAMBO, HAPPURI, HOATE,
hachigyo). L’HOSHI-KABUTO compare alla fine del MENPO eccetera, secondo il tipo di protezione of-
secolo X: rivetti dalla grossa testa fissano le pia- ferto), sempre nello stile dell’armatura.
stre, decorandone la superficie; alla sommità del KACHI. – “Vittoria”. GACHI, come suffisso.
coppo è presente un largo foro (TEHEN). La visiera KACHIGUN. – “Castagne”. Sono usate, tra l’altro,
(MABEZASHI) molto pendente diventa una caratte- come oggetti di buon auspicio nel DOHYO-MATSURI
ristica degli elmi giapponesi. Il SUJI-KABUTO è una (“cerimonia propiziatoria”) del SUMO.
variante tipica del secolo XIV: alla forma ideale KACHIKAKE. – “Punta del mento”. Punto della
(segue la linea del cranio, un po’ più alto dietro, punta del mento. KYUSHO, “punto vitale” o “debo-
avvallato in cima; è molto moderno, insomma) uni- le” per gli ATEMI.
sce ingegnose soluzioni tecniche. Le piastre verti- KACHU. – Altro nome della YOROI. [si veda].
cali che lo compongono sono di larghezza ridotta, KADO. – Si veda IKEBANA.
sempre unite da rivetti – ma a testa piccola – e KAESHI. – “Scambio”; “trasformazione”; “con-
quasi si sovrappongono l’una all’altra: tra le ester- trattacco”. Viene da KAESU, “capovolgere”. GAE-
ne, convesse, e le interne c’è dello spazio, che SHI, come suffisso.
serve ad attutire i colpi (una corazzatura “spazia- KAESHI WAZA. – “Controtecniche”, “tecniche di
ta” ante litteram, quasi!). Non solo: i bordi delle contrattacco”. TORI approfitta di una qualsiasi
piastre (SUJI) sono rialzati, a formare una sorta “apertura” – od errore nell’esecuzione – di AITE
di nervatura di rinforzo. Dal secolo XVI inizia la per applicare una tecnica adeguata alla situazione
moda degli elmi fatti con grosse piastre (come il ed alle condizioni dinamiche.
tipo hineno) e addirittura, sull’influenza europea, KAESU. – “Capovolgere”; “gettare”.
in pezzo unico, talvolta talmente pesanti da esse- KAGAMI BIRAKI. – È la celebrazione per il Nuo-
re a prova di proiettile. È nel Periodo EDO (1603- vo Anno, che tradizionalmente si festeggia con il
1867) che l’HACHI assume forme sia di fantasia, taglio di torte di riso.
prendendo il nome dall’oggetto che imita (il to- Molti DOJO tradizionali commemorano questa so-
kamurai assomiglia al kamuri, cappello da cerimo- lennità con una festa che, tipicamente, segue di-
nia, il kimen raffigura una testa di demonio, il scorsi ufficiali e dimostrazioni.
momonari imita una pesca) sia curiose (il tatami- KAGATO. – “Tallone”. Pure ENSHO, KAKATO.
kabuto è pieghevole: fatto unendo anelli orizzon- KAGE RYU. – Famosa scuola di KEN-JUTSU, ancora
tali, si può chiudere appiattendolo, quasi come un in attività. Il fondatore è AIZU IKO, un celebre
classico cappello a cilindro della “Belle Epoque”). spadaccino nato nella provincia di AIZU e la scuo-
La gronda (SHIKORO), a protezione della nuca, ge- la, pertanto, è anche conosciuta come AIZU KAGE
neralmente di generose dimensioni e composta da RYU. A questo RYU s’ispirano altre Scuole o stili di
piastre, è parte essenziale di tutti gli elmi giap- combattimento, tra cui: SHIN KAGE RYU, YAGYU
ponesi. Quasi sempre dotata di alette o risvolti RYU, TAISHA RYU, SHINKAN RYU, HIKITA KAGE RYU,
(FUKIGAYESHI), spesso dà il nome all’elmo, come il OKUYAMA RYU, KASHIMA SHINTO RYU.
GOMAI-KABUTO (elmo a cinque piastre) o il sanmai- – Scuola di BATTO-JUTSU. Fondata verso il
kabuto (elmo a tre piastre). Sul davanti di quasi 1550 da Yamamoto Hisaya Masakatsu, è ancora in
tutti i KABUTO è presente una gorbia (haridate), attività.
nella quale si inseriscono CIMIERI od altri orna-

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KAGI. – “Gancio”, “uncino”; “a gancio”. Pure KAKE. fatto girare una volta prima della proiezione. So-
GAKE, come suffisso. litamente questa proiezione è usata contro presa
KAGURA. – “Dramma sacro”, tipico delle funzioni ai polsi (RYO TE DORI), fendente al capo (SHO MEN
shintoiste. Si tratta di danze e musiche mistiche, UCHI) o colpo frontale al viso (SHO MEN TSUKI).
che celebrano e glorificano i KAMI. I KAGURA, nel KAJI. – “Maestro forgiatore”. È il fabbricante
tempo antico, accompagnano le esibizioni d’Arti della lama di un’arma e, spesso, incide il proprio
Marziali tradizionali, soprattutto i combattimenti nome (MEI) sul codolo (NAKAGO).
di SUMO, ritenute cerimonie sacre. KA-JUTSU. – Tecniche per l’uso del moschetto.
KAGURABUE. – Flauto utilizzato nell’esecuzione Le tecniche per insegnare il tiro con armi da fuo-
di musiche sacre, durante le celebrazioni shintoi- co in generale – mai molto popolare tra i BUSHI – e
ste. l’uso degli esplosivi, sono particolarmente svilup-
KAHEI. – Si veda FUKUI HEIEMON YOSHIHARA. pate nella scuola DAIDO RYU, ad AIZU. Il KA-
KAHO. – “Forma” [si veda KATA]. JUTSU, conosciuto anche come HO-JUTSU, appar-
KAI. – “Norma pratica fondamentale”; “precetto” tiene al KO-BUDO (“Antiche Arti Marziali”).
(anche morale). KAKARI KEIKO. – Neutralizzazioni d’attacchi
– “Mare”. portati, in successione, da uno o più AITE. Anche
KAIAKU. – Punto sul palmo della mano, al 1° inte- KAKARI-GEIKO.
rosseo palmare. KYUSHO, “punto vitale” o “debole” KAKARI-GEIKO. – Si veda KAKARI KEIKO.
per gli ATEMI. KAKATO. – “Tallone”. Pure KAGATO, ENSHO.
KAIDEN. – Titolo attribuito al Maestro che in- KAKE. – “Gancio”, “uncino”; “a gancio”. Pure KAGI.
segna e che ha ottenuto il MENKYO KAIDEN. [si ve- GAKE, come suffisso.
dano KYUDAN, MENKYO]. KAKKO. – Piccolo tamburo a barile, suonato con
KAIKEN. – Corto pugnale. Si veda KWAIKEN. due bacchette da chi dirige il gruppo nell’esecu-
KAIKEN-JUTSU. – “Arte di usare il KAIKEN”. È zione di musiche TOGAKU. Fa parte della strumen-
sinonimo di TANTO-JUTSU. tazione di base del GAGAKU. [si veda la voce “Giap-
KAIKI. – “Recupero della vita” (composto di KI). pone. Musica”, nella Terza Parte].
KAIRYU. – “Drago di mare”. Sommergibile tasca- KAKUDO. – “Angolo”.
bile per azioni suicide. Mai usato nel corso della KAKUN. – “Istruzioni per la Famiglia”. È una rac-
Seconda Guerra Mondiale. colta di istruzioni destinate a HOJO Nagatoki, di-
KAISEKI. – “Arte culinaria”. ciottenne figlio di HOJO Shigetoki, nominato vice
KAISHAKU. – È la decapitazione di chi commette SHOGUN nel 1247. È uno dei primi testi scritti as-
SEPPUKU, eseguito dall’assistente del suicida, il similabile ad un codice di comportamento, anche
KAISHAKUNIN. se – destinato com’è ad uno che deve comandare e
– Strumento a percussione: due parallelepi- rappresentare i SAMURAI innanzi ai cortigiani –
pedi di legno duro, che sono percossi l’uno contro contiene soprattutto norme di etichetta, di buone
l’altro. maniere e di principi di buon governo. Pochi sono
KAISHAKUNIN. – Assistente del suicida, duran- gli accenni al coraggio ed alla fedeltà – ritenuti
te il SEPPUKU. È compito del KAISHAKUNIN por connaturati al personaggio – mentre è richiamata
termine alle sofferenze provocate dal suicidio ri- l’attenzione sul dovere (GIRI), sull’effetto del
tuale: con un ben assestato colpo di KATANA deca- KARMA, sulla fede nei KAMI e nei Buddha.
pita il suicida. KAKUSHI. – “Armi nascoste”. Sotto questa voce
KAISO. – “Fondatore”. vanno tutte le armi di piccole dimensioni, facil-
KAITEN. – “Lancio”, “caduta rotolata”. mente occultabili, da usare a distanza ravvicinata
– “Cambio del fronte d’attacco”, Può essere o da lanciare: coltelli e pugnali (KWAIKEN); armi da
di 90 o 180° e si ottiene ruotando il corpo sulla lancio (SHURIKEN) a forma di stella, SHAKEN, o ago,
parte anteriore del piede. FUKUMI-BARI; anelli aculeati (BANKOKU-CHOKI). È
– “Terremoto Divino”. Denominazione poetica raro, per un BUSHI, utilizzare armi di questo ge-
con cui è indicato il siluro a guida umana utilizzato nere, considerate non nobili e quindi adatte al po-
nella Seconda Guerra Mondiale. polo, ai briganti, ai NINJA.
KAITEN NAGE. – “Proiezione in rotazione, cir- KAKUSHI-JUTSU. – Arte di utilizzare le “armi
colare”. “Proiezione a ruota”. Tecnica-base di nascoste”.
proiezione (KIHON NAGE WAZA). Il corpo di AITE è KAKUTO. – “Parte superiore del polso”.

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KAKUTO BUGEI. – “Arti Marziali”. Sono le Arti retto su un’asta diritta. Appartiene alla famiglia
Marziali principali e se ne contano – secondo il dei becchi e martelli d’arme e nasce, come spesso
metodo di classificazione: per alcuni devono com- accade, dalla trasformazione e adattamento di un
prendere solo quelle che prevedono l’uso di armi – attrezzo agricolo, il falcetto (KAMA) usato dai
da diciotto a più di cinquanta. [si veda “L Antiche contadini per tagliare la paglia di riso. Esistono
arti da guerra”]. due versioni di quest’arma, la piccola e la grande,
KAKUTOGI. – “Arte da combattimento”, “tecni- chiamata O-KAMA-YARI. La lama è munita di codolo
che di lotta”. – anche se esistono esemplari in cui il ferro è ri-
KAMA. – “Falcetto”. È quello utilizzato dai conta- piegabile all’interno del manico: un manicotto
dini per tagliare la paglia di riso e, in caso di biso- scorrevole di metallo lo blocca in posizione aperta
gno, spesso in coppia, per difesa contro banditi (e o chiusa – ed il taglio misura da 15 a 25 cm di lun-
SAMURAI!). Dal KAMA hanno origine la KAMA-YARI ghezza. Unita ad una palla di ferro con una cate-
ed i suoi derivati, come, ad esempio, la KUSARI- na, diventa un KUSARI-GAMA, eccellente arma da
GAMA. GAMA, come suffisso. difesa.
KAMAE. – “Postura”. “Guardia”. “Posizione di KAMI. – “Sopra”; “al di sopra”. Parte di sopra del
guardia” assunta all’inizio di una tecnica: il busto è corpo, epigastrio.
di profilo, rispetto all’avversario. La guardia può – “Capelli”. La zona del cuoio capelluto è con-
essere destra (MIGI KAMAE) o sinistra (HIDARI KA- siderata un KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per
MAE); alta (JODAN KAMAE), media (CHUDAN KAMAE) gli ATEMI.
o bassa (GEDAN KAMAE). KAMAE indica anche l’atti- – “Ciò che è sopra gli uomini”, “spirito divino”;
tudine alla posizione. GAMAE, come suffisso. “santità”; “anima”. GAMI, come suffisso.
KAMA-JUTSU. – “Arte di usare il KAMA“ (e de- Sono le divinità della religione SHINTO, presenti e
rivati). venerate in tutte le cose, luoghi, elementi o fe-
KAMAKURA. – Città a sud est della moderna To- nomeni naturali. È la generica denominazione di
kyo. Nel 1192 MINAMOTO-NO-YORITOMO la sceglie qualunque aspetto o forza vitale (umana o animale
come capitale del suo BAKUFU, dopo aver distrutto o vegetale), cui è attribuito un carattere divino.
a Dan-no-ura, nel 1184, il Clan rivale dei TAIRA (o Alcuni luoghi, come le cime dei monti, “possiedo-
HEIKE). no” il KAMI: ciò li trasforma in ambienti dove gli
– Indica il Periodo storico del Medioevo giap- dei possono essere adorati. Pochissimi KAMI sono
ponese, la fase storica “prefeudale” che va dal venerati in quasi tutto l’Arcipelago Giapponese:
1185 al 1333, e segna l’inizio dell’era degli SHO- tra questi Inari, KAMI del riso. Ogni KAMI, a somi-
GUN. Il Periodo KAMAKURA – caratterizzato, tra glianza degli esseri umani, ha un proprio carattere
l’altro, dall’introduzione del Buddismo ZEN, ed un suo modo di vivere; esso è il protettore non
dall’influenza cinese della Dinastia Song (960- solo della cosa o del fenomeno (e con questo si i-
1279) e dalle figure dei Reggenti (Shikken) del dentifica), ma anche di un gruppo, di un Clan, di
Clan HOJO – registra un sostanziale equilibrio tra una famiglia o di un luogo particolare. Ad esempio:
KYOTO, la città dei KUGE e degli imperatori, cen- un KAMI protegge la vita coniugale, un altro la cul-
tro culturale del Paese, e KAMAKURA, la sede del tura; alcuni KAMI impersonano le forze della natu-
BAKUFU, l’apice della gerarchia feudale. I Mongoli, ra, altri rappresentano i pianeti mentre altri, an-
conquistata la Cina, insieme ai Coreani tentano di cora, sono concepiti come spiriti dei mari, di bo-
invadere il Paese nel 1274 e nel 1281, senza suc- schi, villaggi. Alcuni sono ritenuti antenati delle
cesso. Risalgono a quest’epoca storica opere let- diverse Famiglie nobili, dei Clan UJI (UJIGAMI) ed
terarie che esaltano l’ideale del BUSHI, come altri sono invece personaggi reali, trapassati e di-
l’Hogen Monogatari (“Racconto della Guerra di vinizzati: guerrieri e poeti, letterati ed imperato-
Hogen”), il Gempei Seisuiki (è il racconto ri. L’Imperatore è un caso specifico: questi, se
dell’ascesa e della caduta delle Casate MINAMOTO regnante, “possiede” il KAMI. Ciò non significa che
e TAIRA), l’Heike Monogatari (“Storia della Fami- è venerato come un dio, ma che la sua stirpe è in
glia TAIRA”), l’AZUMA KAGAMI (“Lo Specchio della una posizione religiosa tale da essere considerata
Terra Orientale”), l’Heiji Monogatari (“Storia del- sacra. È su questa base che lo shogunato, al tem-
la Guerra degli Heiji”). po, controlla l’Imperatore regnante, rendendo
KAMA-YARI. – Arma in asta. È dotata di lama di sempre più importante il suo ruolo religioso, a di-
falcetto (o ferro a piccone) infilata ad angolo scapito di quello politico: la funzione quotidiana

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del TENNO, supremo sacerdote, è un rituale pe- zioni KIKUSUI, “crisantemo galleggiante” condotte
renne, una cerimonia continua che assolve ai dove- durante gli sbarchi americani ad OKINAWA, ad e-
ri spirituali, mentre lo SHOGUN ha il “dovere” di sempio, dal 6 aprile al 21 giugno ‘45, sono distrut-
dominare il Paese. Spesso i KAMI hanno un aspetto ti 1.500 velivoli della Marina e oltre 1.000
terrifico, ma si possono placare con appropriati dell’Esercito e circa 3.300 aviatori muoiono per
riti. Un esempio illuminante di come i KAMI sono colpire 146 navi americane – delle quali 60 affon-
considerati nella spiritualità giapponese, si trova date o non riparabili – e provocare la morte di ol-
in una missiva del 1591 che TOYOTOMI HIDEYOSHI tre 4.000 americani. Gli Alti Comandi decidono di
invia al viceré portoghese di Goa: «Il nostro è il impiegare praticamente tutti gli aerei rimasti e
Paese dei Kami, e Kami è lo spirito. (…) Senza Ka- tutti i piloti, compresi gli allievi in addestramento,
mi non può esservi spiritualità. Senza Kami non c’è per difendere il territorio metropolitano con “at-
Via. Kami regna in tempo di prosperità come in tacchi suicidi”, anche se le gerarchie militari non
tempo di decadenza. Kami è positivo e negativo e definiscono così queste tattiche (il viceammiraglio
insondabile (…) è la fonte di ogni esistenza». Kawabe Masakatsu dichiara alla commissione d’in-
KAMI DORI. – “Presa per i capelli”. Può essere chiesta statunitense, dopo la guerra: «Fino alla
frontale (MAE KAMI DORI) o da dietro (USHIRO KA- fine credevamo di avere la meglio sulle vostre ri-
MI DORI); in entrambi i casi, normalmente, la tec- sorse e sulla vostra superiorità scientifica, in vir-
nica difensiva prevede un KOTE GAESHI. tù della nostra etica e delle nostre convinzioni
KAMI-DANA. – “Altare dei KAMI”. [si veda la vo- spirituali»). Il 15 agosto 1945, giorno
ce “Shintoismo. Le funzioni shintoiste”, nella Ter- dell’armistizio, sono pronti 5.900 aerei della Ma-
za Parte]. rina e 4.800 dell’Esercito, mentre altri 2.500 ve-
KAMIKARI. – “Arte di intagliare la carta”. Anti- livoli sono in via di consegna e circa 5.000 giovani,
co e affascinante metodo per ritagliare figure tutti assegnati alle squadre suicide, sono in adde-
(umane, animali, mitologiche) e paesaggi da un (o stramento intensivo. Gli oltre 4.600 attacchi sui-
in un) foglio di carta di riso. cidi hanno colpito, affondandole o danneggiandole,
KAMIKAZE. – “Vento divino”; “Vento (KAZE) degli solo 250 navi alleate.
dei (KAMI)”. È la tempesta, l’uragano che nel 1281 Il nome KIKUSUI è in ricordo del pennacchio di
disperde e distrugge l’enorme flotta mongola crisantemi che costituisce il KUWAGATA (cimiero)
d’invasione – oltre 4.000 navi! – dinanzi alle coste di KUSUNOKI MASASHIGE, citato esempio di fedel-
dell’isola Kyushu. In realtà, il fallimento di questa tà all’Imperatore, dedizione assoluta al dovere e
impresa è per gran parte imputabile alla fretta coraggio estremo. Ufficialmente, gli Stati Uniti
con cui la flotta cino-mongola è allestita: nell’in- non hanno mai riconosciuto nei KAMIKAZE dei com-
tento di fare presto, sono armate in gran numero battenti valorosi: chi combatte per vincere, non
navi a chiglia quasi piatta, da fiume, inadatte riesce a credere che altri combattano per morire!
quindi ad affrontare anche un solo fortunale, fi- Chi vuole vincere e sopravvivere, ha una psicologia
gurarsi un tifone tropicale. troppo distante e diversa da chi, sapendo di non
– È l’appellativo con cui sono indicati i piloti poter vincere, combatte solo per uccidere il pro-
che, nella Seconda Guerra Mondiale, tentano di prio nemico, morendo con lui.
affondare le navi nemiche in un attacco suicida, – Con questo termine, oggi, si definiscono
colpendole con il proprio apparecchio imbottito quelle persone che compiono azioni spettacolari e
d’esplosivo. Il fenomeno dei KAMIKAZE nasce spon- temerarie, mettendo nel conto la certezza di
taneamente durante la campagna in difesa delle perdere la propria vita. Sono quindi così chiamati,
Filippine (battaglia nel Golfo di Leyte, ottobre assai impropriamente, quei folli che – per un qual-
1944), quando gli stormi di prima linea delle forze siasi loro ideale – cercano di provocare il maggior
aeree della Marina costituiscono unità d’attacco numero di vittime, soprattutto civili, facendo
suicida. Il Giappone ha perso le sue ultime portae- brillare cariche esplosive occultate sulla propria
rei il 25 di quel mese e non può più affrontare gli persona o nei veicoli da loro stessi condotti. Para-
statunitensi in uno scontro aereonavale; i migliori gonare tali “bombe umane” con i KAMIKAZE è im-
piloti, quindi, tentano di affondare o danneggiare proprio ed ingiusto, come afferma l’allora allievo
gravemente le navi nemiche – soprattutto le por- pilota Hamazono Shigeyoshi, oggi ultraottanten-
taerei – colpendole con i propri apparecchi. Il ra- ne, che per tre volte (maltempo, guasto meccani-
teo di perdite è elevatissimo: nelle dieci Opera- co, abbattimento) non è riuscito a compiere la

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missione suicida: «… noi combattevamo contro un – “Sala” o “luogo”, con riferimento al “luogo
nemico militare, mentre il loro scopo è di uccidere dove studiare la Via”. Si veda JUDO.
il maggior numero possibile di civili. E questo si – Misura di peso: equivale a 3,75 kg (= 1.000
chiama omicidio». momme).
KAMI-KUATSU. – “Percussioni epigastriche”. – Moneta importata dalla Cina, dal 958 alla
Tecnica di rianimazione che fa parte della serie di fine del 1500. Vale 1.000 MON.
KUATSU ad azione elettiva: KUATSU con percussioni – “Inverno”.
riflessogene (TSUKI-KUATSU). – “Cina”, secondo un’antica denominazione.
KAMISOGI. – “Cerimonia del taglio dei capelli”. I KAN RYU. – Scuola di SO-JUTSU, che si richiama
bambini subiscono l’accorciatura dei capelli – all’OWARI KAN RYU.
tranne che tra i contadini, dove il taglio è somma- KANA. – “Carattere preso a prestito”.
rio o non fatto del tutto – quando iniziano a parla- Indica i caratteri fonetici giapponesi che deriva-
re abbastanza bene (cinque anni i maschi, quattro no dai KANJI, per mezzo di un procedimento di
le femmine). Le ciocche tagliate sono conservate; semplificazione e di scelta dei KANJI più semplici.
le ragazze, di solito, conservano l’intera capiglia- I grafemi scelti sono utilizzati unicamente come
tura, salvo che non rinunciano al mondo entrando simboli fonetici, tralasciando il loro significato
in un ordine religioso o, vedove, non vogliono ri- ideografico, dato che un ideogramma, esprimendo
sposarsi. un concetto, un’idea o un oggetto da “vedere”, non
KAMIZA. – “II Seggio degli dei”; il “Muro Alto”; rappresenta un suono fonetico da “leggere”.
il “Lato d’Onore”. Nel DOJO è la cosiddetta “sede KANA-BO. – Mazza (o bastone) di ferro. Anti-
superiore” (d’onore) dove trova posto il SENSEI. camente è usata soprattutto dagli YAMABUSHI, i
Possibilmente è orientato a Nord ed al suo centro monaci-guerrieri.
trova normalmente posto, in Occidente, un ritrat- KANAOKA KOSENO. – Rinomato artista, attivo
to del fondatore dell’Arte o Disciplina Marziale nella Corte imperiale di Heian-kyo agli inizi del
insegnata, a simboleggiare la trasmissione dell’in- secolo IX. È tra i massimi esponenti dello stile
segnamento ed anche, spesso, l’insegna del DOJO pittorico detto yamato-e, del tutto autoctono,
(in Oriente c’è sempre un KAMI-DANA). Il KAMIZA, nato nella regione attorno a NARA (lo YAMATO, ap-
normalmente, si colloca sul lato opposto all’entra- punto), culla della civiltà nipponica. È lui, secondo
ta. [si veda “L Etichetta e comportamento: il Do- la tradizione, a formalizzare il canone SHUNGA.
jo”]. Nelle case giapponesi il KAMIZA è il luogo in KANEIYE. – Celebre Maestro fabbricante di
cui sono posti gli altari dedicati agli antenati ed al TSUBA. Vive, probabilmente, nel secolo XV e la
KAMI di famiglia. scuola che porta il suo nome, attiva a Fushimi
KAMMURI. – È il copricapo dei nobili di rango e- (KYOTO), è famosa per i bassorilievi e le scene in
levato, in servizio alla Corte imperiale. È costitui- miniatura di chiara influenza cinese (Dinastia
to da una calotta bassa, con dietro un tubo rigido Song).
(alto 15 cm circa) che racchiude il ciuffo di capelli KANEMAKI RYU. – Antica scuola di KEN-JUTSU –
alla sommità del cranio. Due code piatte, di garza tuttora attiva – fondata da JISAI MICHIIE. Risale
di seta laccata o crine di cavallo, pendono sulla all’inizio del Periodo MOMOYAMA (1573-1603).
schiena; talvolta le code si arrotolano e si fissano KANESADA IDZUMI. – Valente armaiolo, ope-
al tubo con un cordone; il colore dell’acconciatura rante nel Periodo EDO, a metà dell‘Ottocento.
indica il rango del nobile. Il nobile, durante il ser- KANGAKUSHA. – Movimento, corrente di strenui
vizio a palazzo, spesso lungo giorni e notti conse- ammiratori della cultura cinese; è attivo dal seco-
cutive, mai si toglie il KAMMURI (neppure per dor- lo X in poi. I suoi appartenenti giungono a vergo-
mire) e, per riposare senza rovinare l’acconciatu- gnarsi del loro essere Giapponesi, abbandonano lo
ra, utilizza un MAKURA. SHINTO per il Buddismo, adottano comportamenti
KAMURAITA. – Piastra del KOTE. Protegge la ed atteggiamenti tipicamente cinesi. Violento è il
spalla e serve anche per assicurare i cordoni che contrasto con il movimento nazionalista ed estre-
fissano il KOTE al corpo. mista dei WAGAKUSHA.
KAN. – “Intuizione”. È la capacità (che diventa KAN-GEIKO. – “Allenamento d’Inverno”. È l’alle-
istintiva dopo anni di pratica e di studio delle namento (KEIKO) del BUDOKA, fatto in inverno
forme) di liberarsi da schemi e forme. GAN, come (KAN), nel mese più freddo, per saggiare la resi-
suffisso. [si veda YOMI]. stenza psicofisica: serve ad acquisire la totale

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Giuse Aikidō & Nihon
padronanza dei movimenti attraverso il controllo comprese. KANO deplora l’oblio in cui è caduto lo
delle reazioni corporali, vincendo il freddo. Que- JU-JUTSU classico e vuole non solo restituirgli di-
sto tipo d’allenamento completa l’ASA-GEIKO (esti- gnità, ma anche farne sia una moderna (e poco pe-
vo, fatto di mattino presto) e l’HATSU-GEIKO (fat- ricolosa) disciplina sportiva marziale per la gio-
to all’inizio dell’anno). ventù, sia un’attività culturale nazionale. Fonda
KANGEN. – Musica solo strumentale, eseguita al- perciò nel 1882 il KODOKAN JUDO, nel tempio bud-
la Corte imperiale (GAGAKU). [si veda anche la voce dista d’Eisho-ji a Tokyo: su nemmeno 20 metri
“Giappone. Musica”, nella Terza Parte]. quadrati (12 TATAMI) si allenano nove allievi.
KANI. – “Granchio”. Vero e proprio “missionario” dello JUDO nel mon-
KANJI. – “Ideogramma”. Viene da KAN, l’antico do, KANO, con i suoi viaggi, contribuisce alla dif-
nome della Cina, e da JI, “carattere”. fusione internazionale della nuova Disciplina: al
Un KANJI, come tutti gli ideogrammi, esprime 1899, quando nel KODOKAN di Tokyo già praticano
un’idea, un concetto piuttosto che un oggetto da oltre 600 allievi, risale il primo dei suoi viaggi in
“vedere” e non rappresenta un FONEMA da “legge- Europa, con dimostrazioni a Marsiglia; nel 1928 è
re”. In altre parole, il disegno di un fiume ci fa di- a Roma per una manifestazione/gara, mentre
re “fiume” in italiano, “river” in inglese e KAWA in l’ultima “missione”, al Cairo, è nell’anno della mor-
giapponese. A complicare vieppiù le cose, ogni te.
KANJI ha due letture (YOMI): una basata sulla pro- È anche grazie a questo celebre Maestro che
nuncia cinese (on, da cui on-yomi) ed una ottenuta l’AIKIDŌ si afferma in Giappone: nel 1930, infatti,
applicando la parola giapponese al KANJI del me- dopo aver assistito ad una dimostrazione di UE-
desimo significato (kun, da cui kun-yomi). SHIBA MORIHEI, entusiasta di questa nuova Arte
Oggi i KANJI –spesso usato come sinonimo di “cal- Marziale, gli manda numerosi dei suoi migliori
ligrafia” – è uno dei tre sistemi di scrittura uti- JUDOKA.
lizzati in Giappone, unitamente all’HIRAGANA ed al KANSETSU. – “Leva”.
KATAKANA. – “Articolazione”; “giuntura”.
KANJIN-SUMO. – Con questo termine si indica KANSETSU WAZA. – “Tecniche sulle articola-
un torneo di SUMO organizzato per raccogliere zioni”. Si applicano torsioni e lussazioni delle arti-
fondi a favore di un santuario o di un tempio colazioni delle braccia d’AITE (soprattutto il pol-
(shintoista o buddista). I primi KANJIN-SUMO di so). Comprendono tecniche di gomito (HIJI WAZA),
cui si ha notizia risalgono alla fine del 1500: fi- chiavi articolari al braccio (UDE HISHIGI e UDE GA-
nanziano la ricostruzione di un tempio di KYOTO. RAMI) e chiavi articolari al polso (TEKUBI WAZA, di-
KANNUSHI. – “Sacerdote” shintoista. stinte in KOTE HINERI e KOTE GAESHI.).
KANO JIGORO. – (1860-1938) Fondatore del KANTO. – Zona del Giappone orientale, terra di
moderno JUDO, KANO JIGORO nasce in una famiglia coraggiosi SAMURAI.
di produttori di SAKÈ e funzionari imperiali onora- KANZASHI. – “Spillone” di legno, osso o metallo,
ri nel villaggio di Mikatse, presso Kobe. Notevole a due punte. Lungo da 12 a 20 cm, serve a fissare,
figura di sportivo, studioso e poi Maestro d’Arti dall’interno, l’acconciatura delle donne e, oltre
Marziali, educatore (è Decano della scuola Nor- che elemento decorativo, può servire come arma.
male Superiore di Tokyo nel 1893) ed illustre Il KOGAI, lo spillone ad una sola punta, è anch’esso
personaggio (nel 1909, primo asiatico, è membro talvolta usato per mantenere l’acconciatura, ma
del comitato Olimpico Internazionale), pratica fin infilato orizzontalmente nella crocchia, sporgen-
da giovane lo JU-JUTSU con vari Maestri i cui RYU done.
– TENJIN SHIN’YO RYU e KITO RYU, tra questi – in- KAO. – “Viso”. Sul viso ci sono parecchi KYUSHO,
segnano tecniche di percussione, di controllo e “punti sensibili” per gli ATEMI.
immobilizzazione, strangolamenti, tecniche basa- KAPPO. – “Metodo di rianimazione”. KAPPO è con-
te sulle proiezioni e atterramenti e “forme di trazione degli ideogrammi KUATSU (“Tecnica di vi-
studio definite” (KATA). L’infanzia di KANO JIGORO ta”) e HO “metodo”, “insieme”. Il KAPPO è il filone
corrisponde all’inizio della Restaurazione MEIJI maggiore del SEI-FUKU-JUTSU, “tecnica di restau-
(1867/68), anni di una confusa fase d’apertura rare i traumi”, “traumatologia”. Le tecniche di
all’Occidente, modernizzazione accelerata e rifiu- rianimazione KAPPO si applicano a stati d’inco-
to di tutto ciò che è sentito come “vecchio”: con- scienza (o SINCOPE, addirittura) provocati da CHOC
suetudini, istituzioni e tradizioni, Arti Marziali respiratori, nervosi o traumatici. È opportuno che

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Giuse Aikidō & Nihon
tali attività siano esercitate solo da esperti, con KARA-SHINO-SUNEATE. – Variante di gambali
conoscenza d’elementi di Medicina Tradizionale SUNEATE, senza fodera. Sono composti di numero-
Cinese e d’agopuntura o shiatsu. È indispensabile se strette piastre metalliche, unite da maglia di
che l’azione di chi pratica (TORI, “colui che offre”) ferro.
s’identifichi con lo stato di “colui che riceve” (U- KARASU-TENGU. – Popolari esseri mitologici
KE), soprattutto attraverso il respiro (KIAI), ren- dell’antico Giappone, a forma di corvo. [si veda
dendo i procedimenti del KUATSU (massaggi, pres- TENGU].
sioni, percussioni sui punti vitali – KYUSHO – o sui KARATE. – “Via della Mano Vuota”. Antica forma
TSUBA di shiatsu e agopuntura) un tutt’uno armo- di lotta, originaria dell’isola d’OKINAWA, ma di de-
nico. Il KAPPO fa parte – secondo la “Storia delle rivazione cinese (KEMPO). Per difendersi durante i
Arti Marziali” di Shige Taka Minatsu (1714) – del- lunghi periodi d’occupazione straniera, quando è
le “otto Arti da Guerra” del BUGEI, nelle quali ogni loro proibito di portare armi, gli isolani sviluppano
SAMURAI deve eccellere (oltre alle danze rituali una forma di combattimento basato su un perfe-
che ognuno di loro deve conoscere) [si veda “L zionato metodo per colpire i punti vitali del corpo
Antiche arti da guerra”]. Nei tempi antichi umano, usandone le “armi naturali”, secondo una
l’apprendimento del KAPPO, nelle Arti Marziali, av- dottrina molto semplice: “Ci proibiscono le lance,
viene in segreto e l’iniziazione ai KUATSU è trau- e noi facciamo diventare ogni dito una lancia; ci
matica: l’adepto, di notte, è condotto al DOJO proibiscono i bastoni, e noi facciamo d’ogni pugno
(che spesso si trova in un tempio) e, immediata- un bastone; ci proibiscono le spade, e noi facciamo
mente, è portato alla sincope, con strangolamento d’ogni mano una spada!”. Alla base del KARATE di
per compressione dei seni carotidei (cordoni ner- questi primi tempi c’è, evidentemente, solo la ri-
vo-vascolari). Il cervello subisce la momentanea cerca della massima efficacia, senza indulgenze
interruzione del flusso sanguigno e, soprattutto, all’etica né, tanto meno, all’estetica: è, in pratica,
il brusco stimolo della zona genera un riflesso ini- una tecnica guerriera (JUTSU), i cui numerosi stili
bitorio che blocca la respirazione e arresta il prendono il nome delle località in cui sono pratica-
battito cardiaco. La sincope è rapida e indolore e, ti [si veda OKINAWA]. Il KARATE fa parte – secon-
se la compressione è sufficientemente lunga, si do la “Storia delle Arti Marziali” di Shige Taka
ottiene una sorta di “amnesia retrograda”, che Minatsu (1714) – delle “otto Arti da Guerra” del
cancella il ricordo angosciante degli ultimi respiri; BUGEI, nelle quali ogni SAMURAI deve eccellere (ol-
il neofito, “resuscitato” poi con opportuna tecni- tre alle danze rituali che ognuno di loro deve co-
ca, deve giurare di mantenere il segreto. Solo gli noscere; si veda “L ANTICHE ARTI DA GUERRA”). Il
allievi migliori, che danno garanzia di riservatezza Maestro FUNAKOSHI GICHIN, all’inizio degli anni
e sono moralmente degni, possono ricevere questa Venti del 1900, disciplina questo modo di lottare
istruzione segreta, che concede potere di morte a mani nude (conosciuto soprattutto come OKI-
(strangolamento) e di vita (KUATSU). Studi svolti NAWA-TE), ne codifica le tecniche e lo battezza
in varie parti del mondo, condotti soprattutto con KARATE, unione di due ideogrammi: KARA, “nudo” e
JUDOKA (le tecniche di strangolamento, nella pra- TE, “mano”. L’ideogramma KARA, però, richiama an-
tica di JUDO, sono molto praticate, in allenamento che il concetto di “vuoto” che, oltre a riferirsi al-
ed in gara), hanno dimostrato la facilità con cui è la mano, indica anche lo stato mentale del prati-
possibile indurre la sincope, per compressione sia cante, che deve essere in una particolare condi-
della carotide sia della trachea (ostruzione delle zione di quiete, «come una silenziosa valle, in cui
vie respiratorie), piuttosto che per forte inibizio- anche i più piccoli suoni possono essere percepi-
ne riflessa provocata dalla brusca stimolazione ti», permettendo così una reazione immediata a
del seno carotideo. Altrettanto facilmente, si è qualunque stimolo. È da notare che, inizialmente,
sperimentato, da tali stati di sincope si può uscire Karate-jutsu, “leggendo” gli ideogrammi cinesi o-
con l’applicazione dell’appropriato KUATSU. Anche riginari, significa “Arte della Mano Cinese”: KARA,
KWAPPO. infatti, sta per “Cina”, “cinese”. È solo nel 1936
KARA. – “Cina”. che all’ideogramma “Cina”, “cinese” se ne sostitui-
– “Nudo”; “vuoto”. sce un altro, con la stessa pronuncia, ma che si-
– “Da”. gnifica “nudo”, “vuoto”. Nel corso dei secoli, dalla
KARADA. – “Corpo umano”. forma originaria d’arte di combattimento per la
KARAMU. – “Intrecciare”, “imbrigliare”. vita, il KARATE, come tutte le Arti Marziali tradi-

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Giuse Aikidō & Nihon
zionali, si è trasformato ed oggi è un esercizio secondo il grado ricoperto (come per lo JUDO) e
sportivo dove la tremenda distruttività delle tec- sandali (ZORI) per gli spostamenti fuori del TATA-
niche originarie si è mitigata nella forma control- MI. Il tessuto (di cotone) del KARATEGI non è ro-
lata del combattimento agonistico. Il KARATE è busto quanto quello dello JUDOGI, poiché i KARATE-
un’Arte Marziale prevalentemente “esterna” di KA non si misurano nel corpo a corpo.
stile “duro”: rientra nella categoria dei sistemi KARATEKA. – “Chi pratica il KARATE”.
che si fondano sul colpire e non sul a corpo a cor- KARATE-SHINTO. – Scuola di KARATE. È fonda-
po, come nello JUDO o nel JU-JUTSU. Comprende ta, nel 1955, da YAMAGUCHI GOGEN, già Caposcuola
una quantità di tecniche per portare a segno pu- del GOJU RYU. Egli cerca di amalgamare, armoniz-
gni, colpi e calci; per bloccare, parare e deviare; zandoli, i principi di KARATE-DO, ZEN, YOGA e
per schivare, con movimenti in avanti, indietro, la- SHINTO, per fare del KARATE una specie di reli-
terali e abbassamenti improvvisi. L’essenza del gione “spiritualista”.
colpire consiste nel generare uno slancio nel pro- KARI. – “Falciata”. Viene da KARU, “falciare”. GA-
prio corpo e trasmetterlo, mediante un arto e RI, come suffisso.
un’area d’impatto, al fisico dell’avversario. KARIGANE. – “Oca selvaggia”.
L’energia cinetica trasmessa dipende tanto dalla KARO. – “Anziano”. Decimo grado “superiore”
massa dell’oggetto che colpisce quanto dalla sua all’interno della classe SAMURAI.
velocità: raddoppiando la massa l’energia raddop- KAROSHI. – “Morte da superlavoro”. Può essere
pia, mentre quadruplica (secondo la nota formula: tanto la conseguenza dalla “furia stakanovista”
Ec = ½ m.v²) raddoppiando la velocità. Il metodo dei lavoratori [si veda, al proposito, la voce “Giap-
più usato per produrre lo slancio consiste in una pone. L’economia, oggi”, nella Terza Parte] quanto
rotazione rapida dei fianchi, che si trasmette alle il suicidio derivante dalla depressione che spesso
spalle o alle gambe: il risultato è allora un pugno colpisce i pensionati.
(l’avambraccio è in linea retta con la direzione KARU. – “Falciare”.
d’impatto), un colpo (l’avambraccio è ad angolo KARUMA. – “Circolare”.
retto) o un calcio (a spinta, a scatto; avanti, in- KARUMI-JUTSU. – “Arte di rendersi leggeri”
dietro, laterale; volante, rovesciato…), portato nel salto, nell’arrampicata, nello schivare colpi.
con velocità, coordinazione e concentrazione ed Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali princi-
utilizzando tutte le parti degli arti, dalla spalla al- pali).
le dita del piede. Nel KARATE moderno dei primi KARYUKAI. – “Il mondo del fiore e del salice”. È
tempi, complice lo spirito bellicoso assai diffuso, così definita la società delle GEISHE, fino alla fine
tanto l’allenamento quanto i combattimenti sono del Periodo EDO ed oltre. È, soprattutto agli occhi
condotti con violenza estrema ed i colpi “affonda- di un occidentale, un mondo misterioso e talvolta
ti”, portati al bersaglio, con i praticanti che non incomprensibile, almeno fino al 1983, anno nel
indossano protezioni. È merito di FUNAKOSHI YO- quale l’antropologa americana Liza Dalby riesce a
SHITAKA – figlio e successore di FUNAKOSHI GI- farsi ammettere in una scuola preparatoria e vive
CHIN, ma morto prima del padre – se il KARATE di- per oltre un anno la vita comunitaria delle GEISHE,
venta a tutti gli effetti KARATE-DO, una “Via Mar- raccontandone poi in un libro il modo di vivere, i
ziale” educativa, di sviluppo fisico e spirituale: i riti mondani e l’erudizione all’arte di compiacere il
colpi sono portati senza “toccare” e nelle gare la maschio.
vittoria è assegnata per la somma di punti ottenu- KASA. – “Capelli”.
ti durante il combattimento. È prevista una suddi- – Elmo aperto di forma caratteristica. Si ve-
visione in gradi (KYU) e livelli (DAN) dei praticanti da JINGASA.
(KARATEKA), che in allenamento e gara indossano il KASA-GAKE. – Esercizio d’allenamento al tiro
KARATEGI. Gare e tornei possono essere di com- con l’arco, da cavallo. Bersagli sono dei cappelli
battimento (kumite) – ed allora si adottano le ca- (KASA) posati su paletti che il guerriero, galop-
tegorie di peso – o di forme (KATA). pando, deve colpire da distanza ravvicinata con
KARATE-DO. – Si veda KARATE. frecce non letali (HIKIME) e far cadere. Quando i
KARATEGI. – “Abito per l’allenamento (KEIKO) bersagli sono posti più lontano, si parla di TOKASA-
nella pratica del KARATE”. Consiste in un KEIKOGI, GAKE.
composto di: pantaloni (ZUBON), giacca a manica KASAN’. – “Mamma”.
larga (UWAGI), cintura (OBI) di colore differente

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Giuse Aikidō & Nihon
KASHIMA SHIN RYU. – Scuola d’Arti Marziali KATA. – “ Modello”, “forma”, “sequenza tecnica”;
risalente al 1450 ed ancora in attività. S’insegna- “combattimento immaginario”. È la “forma", speci-
no tecniche con armi (KEN, NAGINATA, BO) e senza fica ed originale, d’ogni Arte Marziale. Nel BUDO,
(JU-JUTSU). di solito, s’intende una successione di movimenti e
KASHIMA SHINDEN JIKISHINKAGE RYU. – tecniche di base o una sequenza preordinata d’at-
Scuola di KEN-JUTSU, fondata da Matsumoto Bi- tacchi/difese, da eseguirsi da soli (ma anche in
zen-no-Kami Naokatsu (1467-1524). Sono utiliz- coppia) oppure una serie codificata d’esercizi, ob-
zate sia la spada lunga (O-DACHI) sia quella corta bligatoriamente invariati nel tempo, che consen-
(KO-DACHI). La scuola è tuttora attiva. tono di preservare la purezza delle tecniche. La
KASHIMA SHINTO RYU. – Scuola di KEN- pratica dei KATA non solo permette di perfeziona-
JUTSU, che utilizza sia la spada lunga (O-DACHI) re lo stile e di meglio comprenderlo, ma consente
sia quella corta (KO-DACHI). È analoga al più famo- anche di ricostruire l’insegnamento del Maestro.
so e di poco precedente KATORI SHINTO RYU, che Se WAZA è l’applicazione pratica delle tecniche e
la tradizione vuole abbia ispirato anche questa DO la Via spirituale, KATA è la forma rituale. Pure
scuola. KAHO.
La fonda, nel santuario SHINTO di Kashima (Pre- In AIKIDŌ i KATA sono poco utilizzati, se non nella
fettura d’Ibaraki), verso il 1530, TSUKAHARA BO- pratica con JO e BOKKEN.
KUDEN, famosissimo SAMURAI. Particolarità della – “Parte”.
scuola è il Mutekatsu Ryu, lo stile di “non- – “Spalla”.
combattimento”, secondo il quale uno scontro si – “Singolo”, “con uno”.
può vincere anche non combattendo: evitandolo o KATA DORI. – “Presa alla spalla”. Presa ad una
impedendo l’attacco del nemico con la forza di ca- spalla con una mano. AITE afferra TORI ad una
rattere e la capacità di sapersi comportare con- spalla (normalmente in GYAKU HANMI); questi, di
venientemente oppure con lo “schivare con lo spi- solito, compie subito un TAI SABAKI di squilibrio ed
rito” (MUTEKATSU). Questo RYU – unitamente alla un ATEMI per “fissare” l’attenzione dell’attaccan-
dozzina di HA, Scuole derivate – è ancora attivo te, la cui intenzione è colpire. Con le armi, la spal-
ed insegna numerose Arti Marziali, nel primitivo la deve servire come bersaglio “di lusinga”, offer-
spirito del BUJUTSU: KEN-JUTSU, BATTO-JUTSU, to all’avversario: mentre AITE mira alla spalla, TO-
NAGINATA-JUTSU, SO-JUTSU, SHURIKEN-JUTSU, RI colpisce.
JU-JUTSU, KEMPO, BO-JUTSU, KAIKEN-JUTSU e KATA DORI MEN UCHI. – “Presa alla spalla con
TANTO-JUTSU. La particolarità – o ritorno alle ori- colpo”. AITE afferra TORI ad una spalla e lo colpi-
gini – è che ciascuna, nell’uso, è appresa ed inte- sce al volto o al capo con un MEN TSUKI.
grata con tutte le altre, perché ciascuna contiene KATA TE. – “Una mano”; “con una mano”.
i principi di tutte e nessuna è completa senza le KATA TE DORI. – “Presa alla mano” generica.
altre. AITE attacca afferrando il polso o l’avambraccio
È certa l’influenza di questa scuola nello sviluppo di TORI. Da ricordare che è fondamentale l’unità
delle tecniche di AIKI-KEN (e non solo) dell’AIKIDŌ. di mano, piede e bacino, ricercata attraverso lo
KASHIRA. – “Testa”; “colonna”. GASHIRA, come studio di tutte le tecniche di presa al polso. AITE
suffisso. Anche MEN, ATAMA, TSU, TO. è guidato con una mano ed “abbattuto” con l’altra.
– Cappetta dell’impugnatura di spada o pugna- KATA TE DORI AI HANMI. – “Presa al polso
le. Una cordicella, che passa attraverso due fes- con guardia uguale”. Presa ad una mano con una
sure, assicura alla TSUKA la KASHIRA, le cui deco- mano, simmetrica, in diagonale. AITE attacca af-
razioni sono nello stesso stile di quelle del FUCHI. ferrando con la mano destra (o sinistra) il polso –
La KASHIRA, di solito, è di bronzo decorato od al- o l’avambraccio – destro (o sinistro) di TORI.
tro metallo, spesso prezioso, talvolta in corno o KATA TE DORI GYAKU HANMI. – “Presa al
cuoio. Pure questo dettaglio è realizzato da arti- polso, con guardia opposta”. Presa ad una mano
giani specializzati ed è spesso un’opera d’arte, co- con una mano, sullo stesso lato. AITE attacca af-
sì come FUCHI e MENUKI. ferrando con la mano destra (o sinistra) il polso –
KA-SO. – È la variante giapponese del FENG-SHUI o l’avambraccio – sinistro (o destro) di TORI.
[si veda la relativa voce, nella Terza Parte]. KATA TE DORI HANTAI. – “Presa al polso cor-
KASUMI. – “Tempie”. Punto della tempia. KYU- rispondente”. È come KATA TE DORI AI HANMI. An-
SHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. che KOSA DORI.

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Giuse Aikidō & Nihon
KATA TE DORI KUBI SHIME. – “Presa al polso con pressione sulla parte alta del polso (YON-
con strangolamento”. AITE, afferra sia il polso di KYO o TEKUBI OSAE);
TORI sia il suo collo, per strangolarlo. con trazione del braccio (GOKYO o UDE NOBA-
KATA TE JIME. – “Strangolamento con una ma- SHI);
no”. con chiave articolare del braccio sotto l’ascella
KATA TE KATA. – “Presa a spalla e polso”. AITE (UDE HISHIGI o HIJI SHIME).
afferra contemporaneamente polso e spalla di TO- Anche OSAE WAZA.
RI. KATAMERU. – “Stringere”.
KATA TE MUNE DORI. – “Presa ad un polso ed KATANA. – Una delle più importanti armi giappo-
al petto”. AITE afferra un polso di TORI e, con- nesi, se non la più importante in assoluto. È il sim-
temporaneamente, anche il suo petto. bolo del SAMURAI, del suo onore, del suo ruolo nel-
KATA TE RYO TE DORI. – “Presa con entrambe la società feudale e, unitamente all’arco (YUMI),
le mani ad un polso”. Presa ad una mano con due costituisce l’armamento tipico del guerriero, il
mani. AITE afferra con le due mani un polso di TO- BUSHI. Appartiene alla classe DAI-TO (spade con
RI. Anche RYO TE MOCHI. lama di lunghezza superiore a 60 cm e curvatura
KATA TE WAZA. – “Presa della spada con una più o meno accentuata) ed i SAMURAI – gli unici au-
mano sola”. Questo termine indica il maneggio del- torizzati a farlo – sono soliti portarla con la WA-
la spada – soprattutto dello SHINAI, nel KENDO – KIZASHI, classe SHO-TO (spade con la lama di lun-
fatto usando solo una mano. Ciò richiede lungo al- ghezza compresa fra 40 e 60 cm, leggermente in-
lenamento e grande forza del polso e della mano. curvata), a formare il DAI-SHO. In tempi PREISTO-
KATAGINU. – “Tunica”. Rigida, senza maniche, è RICI e PROTOSTORICI (Periodi YAYOI – 300 a.C. -
indossata dai SAMURAI nelle cerimonie. 300 d.C. circa – e KOFUN – secolo IV-VII) le spa-
KATAHA. – È la sbarra dalla quale sono forgiate de giapponesi (TSURUGI, KEN) sono diritte, ad uno
le lame. Si ottiene saldando fra loro due strisce o due TAGLI, dapprima in bronzo quindi in ferro:
d’acciaio, uno duro ed uno tenero. semplici riproduzioni d’armi cinesi e coreane. La
KATAKANA – “Caratteri prestati in parte”. forma è la più adatta a colpire principalmente di
Viene da KATA, “parte”, e KANA, “carattere preso punta, nei combattimenti a piedi. In seguito (se-
a prestito”. È un alfabeto fonetico che deriva, pa- colo VIII circa, tempi storici, dunque) appare la
re, dalla necessità degli studenti buddisti di uti- TACHI, con lama curva, ad un filo [SCIABOLA, nella
lizzare, durante le loro lezioni, semplici segni gra- classificazione Occidentale], che si porta appesa
fici (una sorta di “stenografia”), ideati per una alla cintura, con taglio rivolto a terra. Quest’arma
lettura chiara e veloce, avendo problemi a seguire è ideale, nella forma, per i combattimenti a caval-
tutti i KANA. A differenza dello HIRAGANA, si pre- lo e pare che sia proprio la necessità di affronta-
senta più angolare e poco adatto all’arte calligra- re gli Emishi – cacciatori, abili cavalieri ed arcieri,
fica (SHODO). Il KATAKANA – che è uno dei tre si- autoctoni del Nord-Est, sovente in rivolta – a far
stemi di scrittura utilizzati in Giappone, unita- propendere per una lama ricurva, di facile estra-
mente allo HIRAGANA ed ai KANJI – è in continua zione, adatta soprattutto a colpire di taglio. Inol-
evoluzione, tanto per gli ambiti in cui è utilizzato tre, si affievoliscono i contatti con la Cina (decli-
quanto per i suoi valori fonetici e presenta delle na la Dinastia Tang) e la Corea (preda di disordi-
combinazioni che nell’HIRAGANA non esistono. ni): isolati dalle correnti culturali continentali, i
KATAKI. – “Avversario”. Giapponesi – fabbri compresi – si orientano a mo-
KATAME. – “Controllo”, “immobilizzazione”. GA- delli culturali (e d’armi) autonomi. Nel corso dei
TAME, come suffisso. Viene da KATAMERU, “strin- secoli la TACHI diventa spada rituale ed è sosti-
gere”. Sinonimo, per “immobilizzazione”, è OSAE. tuita in battaglia, all’inizio del Periodo ASHIKAGA,
KATAME WAZA. – “Tecniche di controllo” (con verso il 1340, da un’altra arma da combattimento.
immobilizzazione). Le forme di controllo si ese- Questa, simile nella forma, è meno incurvata, leg-
guono: germente più corta (poco più di 60 cm, ma rientra
sui gomiti (IKKYO o UDE OSAE); sempre nella classe di spade DAI-TO), dotata di
con torsione esterna del polso (NIKYO o KOTE numerosi fornimenti, da portarsi infilata nella
MAWASHI); cintura (OBI), con il taglio verso l’alto: la KATANA.
con torsione del polso (SANKYO o KOTE HINERI); Le lame di TACHI e KATANA sono molto simili, ma
recano la firma (MEI) del fabbro-forgiatore (KA-

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Giuse Aikidō & Nihon
JI) sulle facce opposte del codolo (NAKAGO): o- ma da eseguire. La sezione di una lama presenta
gnuna sempre sul lato “esterno, quando l’arma è un nucleo centrale, una COSTA, contrapposta al ta-
portata (e la firma diventa, rispettivamente, ka- glio e due sottili lamine parallele (definite “pelle”)
tana-mei e tachi-mei). TACHI e KATANA possono a formare il PIATTO e chiudere il tutto. In rappor-
essere entrambe dotate di KOGAI (sorta di spillo- to alla composizione della lama, si hanno quattro
ne o stiletto, vero e proprio attrezzo “mille usi”) tipi di sezione: maru-kitae, tutto duro; wariha-
e di KOZUKA (piccolo coltello da lancio, ma non so- tetsu kitae, duro solo il filo; kobuse san mai kitae,
lo). La lama (MI) – che per la tradizione shintoista nucleo e dorso teneri; shihozume kitae, nucleo te-
è sede di un KAMI e, molto spesso, riceve un nome nero, con pelle e dorso di media durezza. I mas-
proprio – è l’elemento principale di questa come di selli di metallo che compongono la lama sono ripie-
quasi tutte le altre armi bianche giapponesi. La gati e saldati a caldo da quindici a più volte: gli
lama, quando di buona qualità, è trasmessa per strati risultanti, quindi, sono da 32.000 a quattro
generazioni e può essere dotata più volte di nuovi milioni, ma il lavoro di stratificazione deve essere
fornimenti ed accessori, sia per ragioni pratiche regolare in ogni parte della lama. La lama è poi
(dovendo sostituire, ad esempio, parti ormai usu- temperata in modo differente, per dare al ta-
rate) sia per seguire la moda del momento: si gliente il massimo della tempra, mantenendo al
cambia impugnatura (TSUKA), fodero (SAYA) e SA- resto – con una tempera media e minima – una ro-
GEO, elso (TSUBA) eccetera. Normalmente, quando bustezza eccezionale. La foggia della KATANA, in
la spada non è portata, si smontata: un modello di pratica, è invariata dal secolo IX, ed a quell’epoca
legno sostituisce la lama che, pulita, è fissata ad risale la fittissima codificazione che riguarda se-
un supporto di legno di magnolia e posta sul KATA- zione, forma della punta, attaccatura della TSUBA,
NA KAKE. Il SAMURAI non si separa mai dalla pro- fornimenti e fodero. Basti pensare, ad esempio,
pria spada: condizionato fin dall’infanzia a consi- che il solo KISSAKI (la punta vera e propria, di-
derarla parte di sé, la KATANA ne ha disciplinato stinta dal BOSHI e spesso separata dal resto della
lo spirito e coltivato il carattere; di notte, spes- lama – MI – da una nervatura trasversale, YOKOTE)
so, il BUSHI dorme con la spada a fianco del giaci- è suddiviso, a sua volta, in ben quindici distinti e
glio, sempre pronta all’uso. La KATANA, unitamente particolari componenti, ognuno con il suo nome
alla TACHI e ad altri tipi di spade, è oggetto di un proprio, mentre il codolo (NAKAGO) ne conta “ap-
elaborato galateo. È nel Periodo TOKUGAWA (o E- pena” otto. La medesima, ossessionante, codifica-
DO, 1603-1868) che s’instaura un vero e proprio zione si ha nella “prova” che ogni lama deve supe-
“culto della spada” – tanto che TOKUGAWA IEYASU rare: quella del taglio (TAMESHI-GIRI), spesso fat-
scrive «la spada è l’anima del samurai; se qualcuno ta su corpo umano (già cadavere o condannato da
la dimentica o la perde, non sarà scusato» – e si giustiziare che sia). I tipi di taglio considerati,
crea una nuova Etichetta (REI-GI). L’Etichetta dal meno impegnativo (polso) al più difficile (colpo
prevede rigidi rituali concernenti sia il modo di trasversale, all’altezza della regione pelvica), sono
maneggiare, presentare, ammirare una KATANA [si sedici. Un solo fendente, in tutti i casi, deve
veda anche DAI-SHO], sia per provocare con que- troncare o scindere di netto la parte [si veda an-
sta un avversario al combattimento (e basta dav- che TAMESHI-GIRI]. La lunghezza della lama di una
vero poco: toccare l’arma di un altro o urtarne il KATANA deve essere in proporzione alla statura
fodero è considerata offesa grave, meritevole di del committente, quando è forgiata su ordinazio-
morte). In pratica, in questo lungo periodo di for- ne. Ancora oggi, nella pratica del DOJO, si calcola
zata pacificazione, la KATANA accresce il proprio la lunghezza della lama sottraendo 90 cm (98, per
valore simbolico: oltre che ricompensa al guerrie- un uso più facile) all’altezza del praticante. Le KA-
ro che si distingue in battaglia – com’è sempre TANE (o, meglio, le lame) appartenenti alle tradi-
stato – diventa anche dono per occasioni partico- zionali “spade giapponesi” (NIPPON-TO) sono clas-
lari. Letale e bella, elegante e talvolta splendida- sificate in base al periodo di fabbricazione, se-
mente decorata, la KATANA è considerata un vero condo la seguente suddivisione:
e proprio tesoro ed un segno di benessere ed ele- KO-TO, “spade antiche”: forgiate dal 900 circa
vato rango sociale raggiunto. fino a circa il 1530 (oppure al 1603 o 1614, secon-
La lama di una KATANA è formata da strati com- do fonti diverse). Il Governo giapponese le consi-
pensati d’acciaio (dolce, medio e duro) o d’acciaio dera veri e propri tesori nazionali.
e ferro, in proporzioni varie secondo il tipo di la-

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Giuse Aikidō & Nihon
SHIN-TO, “spade nuove”: prodotte dal 1530 (o KATORI SHINTO RYU. – È la più antica (inizio
1603 o 1614), fino al 1716 circa. del secolo XV) scuola di KEN-JUTSU tuttora atti-
SHIN-SHIN-TO, “spade nuovissime”: forgiate va, il cui nome originario completo è TENSHIN
dal 1717 al 1870. SHODEN KATORI SHINTO RYU. [si veda].
GENDAI-TO, “spade moderne”: fabbricate dal KATSU. – Si veda KIAI.
1871 alla fine della seconda Guerra Mondiale. KATSUJIN-NO-KEN. – “La Spada che dà la Vi-
SHINSAKU-TO, “spade recenti”: prodotte dal ta”. Anticipo dell’azione dell’avversario. È grazie
secondo dopoguerra in poi. all’attitudine mentale (HEI-HO) che il combattente
In questa classificazione non rientrano le spade può “sentire”, “leggere” (YOMI) il pensiero dell’av-
militari, fabbricate dopo la Restaurazione MEIJI, versario, anticipandone i movimenti in modo tale
indicate con i termini Murata-to e Showa-to, che da non essere costretto ad ucciderlo. In caso
gli studiosi non considerano degne di grande at- contrario, la Via della Spada è solo “la Spada che
tenzione. Uccide”, SATSUJIN-NO-KEN.
[si vedano anche TSURUGI, KEN, e la voce “lama”, KATSUSATSU. – Zona della 5^ vertebra dorsale.
nella Terza Parte]. Punto tra le scapole. KYUSHO, “punto vitale” o
Nota Bene: talvolta, nei testi, KATANA, TACHI e “debole” per gli ATEMI.
WAKIZASHI sono considerati di genere maschile. KAWA. – “Fiume”.
KATANA KAKE. – Tipica “rastrelliera”, normal- KAWAGASA. – Elmo dei soldati di rango più bas-
mente in legno di magnolia, per riporre spade, da- so e dei servi. È di cuoio speciale molto resistente
ghe e pugnali. Nella KATANA KAKE di tipo verticale, (neri-gasa), laccato nero. Imita il SUJI-KABUTO:
destinata soprattutto alla TACHI, la spada è posta coppo basso, tondeggiante, con nervature ed una
con la punta in alto. Nella rastrelliera orizzontale, visiera imponente.
l’elso va a destra e l’arma deve avere il filo rivolto KAWAISHI MIKONOSUKE. – Maestro di JUDO,
in basso (TACHI) o in alto (tutte le altre). Nor- vissuto in Francia prima e dopo la Seconda Guerra
malmente queste rastrelliere sono in legno lacca- Mondiale. È ricordato per il metodo d’insegna-
to, di varie forme e talvolta hanno cassetti per i mento “francesizzato” – che da lui prende nome –
fornimenti supplementari delle armi. Esistono an- dove anche l’originale terminologia giapponese è
che KATANA KAKE da viaggio, pieghevoli. sostituita da una in francese.
KATANA ZUTSU. – “Cassetta”, che serve a tra- KAWARA. – Termine generico per armatura. In-
sportare la KATANA. È di legno laccato e decorato dica l’arcaica armatura del primo Periodo HEIAN
con le insegne del proprietario. (794-1156), normalmente fatta di spesso cuoio.
KATANA-GARI. – “Confisca della KATANA”. È il KAWASHI. – Schivata, compiuta con una rota-
provvedimento con cui, nel 1588, TOYOTOMI HIDE- zione del corpo, un movimento di base (TAI SABA-
YOSHI proibisce a chiunque non sia SAMURAI il KI), contro un colpo od una tecnica d’attacco.
possesso di una spada. In questo modo tutti i civili KAZE. – “Vento”.
sono disarmati e si elimina il pericolo delle rivolte, – “Soffio”.
fomentate principalmente da monaci e contadini. KAZOKU. – “Nobile”. È la nuova classe sociale che
Prima di TOYOTOMI HIDEYOSHI – e per lo stesso emerge dalla semplificazione del sistema, dopo la
motivo – è SHIBATA KATSUE a far sequestrare le Restaurazione MEIJI: ne fanno parte DAIMYO e
armi possedute dagli abitanti della sua Provincia. cortigiani.
KATARIBE. – “Corporazione dei narratori”. Per la KEBIISHI. – Funzionario imperiale. Ha il compito
tradizione, il suo maggior rappresentante è HIE- di catturare e punire i criminali. Le sue notifiche
DA-NO-ARE, che riceve dall’imperatore Temmu hanno il valore di ordinanze imperiali.
(681) l’incarico di dettare ad uno scrivano (O-NO- KEBIKI. – Tipo di allacciatura dell’armatura ODO-
YASUMARO) i più antichi miti popolari. Ne risulta SHI.
(712) il KOJIKI. KE-BO. – “Bastone corto”. Si veda TAM-BO.
KATAYAMA HOKY RYU. – Scuola di KEN-JUTSU KEGA. – “Ferita”.
(soprattutto con O-DACHI) e IAI-JUTSU fondata, KE-GUTSU. – “Calzature” dell’armatura. Sono,
nella seconda metà del secolo XV, da Katayama spesso, in pelle d’orso. Anche KO-GAKE.
Hoki-no-Kami Isayasu nel santuario di Katayama, KEI-BO. – “Bastone corto”. Oggi indica un tipo di
sulla montagna di Atago. Il RYU è ancora in attivi- manganello in dotazione alla polizia giapponese.
tà.

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Giuse Aikidō & Nihon
KEIBO-SOHO. – “Tecniche di difesa”. Il termine (KEIKO OBI) alla vita. In AIKIDŌ e, spesso, in altre
si riferisce, soprattutto, ai metodi d’impiego dei Discipline, sopra il KEIKOGI s’indossa l’HAKAMA
bastoni corti (manganelli, sfollagente) utilizzati (keikoba kama).
dalla polizia giapponese (TAIHO-JUTSU). Sinonimo di DOGI.
KEICHU. – “Nuca”. 3^ e 4^ vertebra cervicale. KEIKO-NAGINATA. – Variante da addestra-
Punto della nuca. KYUSHO, “punto vitale” o “debo- mento della NAGINATA.
le” per gli ATEMI. KEIKO-YARI. – Variante da addestramento, in
KEI-JO. – “Bastone corto”. Oggi indica un tipo di legno, della YARI.
sfollagente in dotazione alla polizia giapponese. KEKKA FUZA. – Postura tradizionale della medi-
KEIJO-JUTSU. – “Arte di maneggiare il bastone tazione ZEN: a gambe incrociate, nella posizione
corto”. del “loto completo”; è anche ammesso il “mezzo
KEIKO. – “Esercizio”; “allenamento”; “pratica” nel loto”, HANKA FUZA, e, in casi particolare la postura
DOJO. È quello fatto per migliorare, perfezionare SEIZA.
un’arte o una tecnica, al fine di “superare” (kei) gli KEKOMI. – “Colpo penetrante”. Indica l’azione di-
“antichi” (KO). In AIKIDŌ, il KEIKO prevede tre fa- retta verso un punto, situato oltre il bersaglio,
si: TAI SABAKI, KOKYU e RAN DORI. GEIKO, come nel quale si focalizzano le forze psicofisiche di
suffisso. chi attacca. [si veda KIME].
– “Tibia”. KYUSHO, “punto vitale” o “debole” KEMPO. – “Pugilato”; “la Via del Pugno”. Tecniche
per gli ATEMI. di percossa (calci e pugni) d’origine cinese, giunte
– “Dita a becco d’aquila”. in Giappone attraverso l’isola di OKINAWA dove,
– Armatura protostorica, utilizzata tra il V e introdotte verso il 1600, influenzano profonda-
l’VIII secolo, fino ai primi tempi del Periodo mente l’originale OKINAWA-TE. Gli esperti di KEM-
HEIAN (890 circa). Costituita da lamelle legate PO (conosciuto anche con i termini HAKUDA e Shu-
fra loro, a formare una sorta di giubba senza ma- haku) sono usi colpire con forza ed estrema velo-
niche, aperta sul davanti (sull’esempio cinese) è cità, movendosi con incessante agilità durante il
adattata al TANKO. La giubba, retta da spalline di combattimento. Da quest’Arte Marziale, nel tem-
cotone, presenta lamelle concave in vita e sul po, emerge il KARATE. Il KEMPO fa parte – secondo
bordo della falda, che copre la parte alta delle la “Storia delle Arti Marziali” di Shige Taka Mi-
cosce; gli arti superiori sono protetti da aderenti natsu (1714) – delle “otto Arti da Guerra” del BU-
bracciali, in scaglie metalliche o tubolari. Alla KEI- GEI, nelle quali ogni SAMURAI deve eccellere (oltre
KO, inizialmente in dotazione ai reparti di cavalle- alle danze rituali che ognuno di loro deve cono-
ria, si accompagna un elmo di forma nuova: coppo scere). [si veda “L Antiche arti da guerra”].
tondeggiante, piatta e larga visiera, gronda for- KEN. – “Spada”. Tipo di spada comparso in tempi
mata da strisce di ferro curve. Sulla cima dell’el- protostorici (Periodo KOFUN, secolo IV-VII). Ha
mo, che è fatto con cerchi orizzontali alternati a forma d’origine cinese e la lama, di ferro forgiato
segmenti triangolari, il tutto fissato con rivetti, (e normalmente di scarsa qualità), è diritta, a due
un terminale a tazza ha fori per il fissaggio di un tagli, lunga non più di 40 cm; a volte s’allarga leg-
cimiero. Dalla KEIKO si sviluppa l’armatura YOROI. germente alla punta. I fornimenti sono anch’essi
KEIKO HO. – “Forma di allenamento”. di ferro, con lunga impugnatura – di solito a ner-
KEIKO OBI. – “Cintura del KEIKOGI”. In AIKIDŌ è vature – POMO spesso ad anello ed elso con bracci
bianca per i gradi bassi (dal 1° al 6° KYU) e nera terminali arricciati. La forma è ripresa nelle spa-
per i DAN. Torna ad essere bianca per i Maestri. de votive ed in quelle per le cerimonie nei templi.
In molte ARTI e Discipline MARZIALI il colore del- Proprio alcuni templi, in particolare quello di To-
la cintura indica il grado del praticante. dai-ji, a NARA, custodiscono eccellenti esemplari
KEIKOBA. – “Luogo d’allenamento”. di spade dei secoli VII e VIII, la maggior parte
KEIKOGI. – “Abito d’allenamento”. È termine ge- delle quali ad un solo filo, a dimostrare l’evoluzio-
nerico che indica la divisa, il costume da indossare ne nelle tecniche di combattimento. È sinonimo di
per la pratica di numerose Discipline (per l’AIKI- TSURUGI. [si veda anche la voce “lama”, nella Terza
DŌ, più propriamente, si parla d’AIKIDOGI, per lo Parte].
JUDO di JUDOGI, per il KARATE di KARATEGI ecce- – “Tagliare”.
tera). Il KEIKOGI è formato da pantaloni (ZUBON) e – “Attaccare”.
casacca (GI), normalmente bianchi, con cintura

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Giuse Aikidō & Nihon
– “Prefettura”. Suddivisione territoriale e SHI. Il KENDO, come tutte le Arti e Discipline
amministrativa. Marziali del BUDO, si propone di plasmare gli allie-
– “Pugno”. vi, di far loro sviluppare uno spirito pronto e de-
– Misura di lunghezza. Equivale a 6 SHAKU e terminato, un fisico armonico e vigoroso attra-
corrisponde a 1.757 cm a EDO, 1.818 cm a Nagoya, verso un allenamento rigoroso ma legato alla tra-
1.908 cm a KYOTO. dizione, alla cortesia, alla sincerità.
KEN DORI. – “Tecniche su attacco con spada”. In ogni modo, sono ancora le tecniche del KEN-
Neutralizzazioni d’attacchi eseguiti con la spada. JUTSU, opportunamente adattate da SAKAKIBARA
Anche KEN TORI. KENKICHI e dai suoi successori, alla base delle re-
KEN TAI JO-NO-AWASE. – Movimenti di ar- gole del KENDO: colpi rapidi, netti e decisi, portati
monizzazione in cui TORI impugna il KEN e AITE il su bersagli predeterminati, considerati validi.
JO. In allenamento ed in gara i KENDOKA indossano un
KEN TORI. – “Tecniche su attacco di spada”. equipaggiamento protettivo, che è una versione
Anche KEN DORI. moderna dell’antica armatura TAKE GUSOKU: casco
KEN-BU. – “Danza rituale”. Fa parte – con le al- (MEN), con maschera d’acciaio a griglia (MEN-
tre danze rituali – del patrimonio di conoscenza GANE), imbottitura per la gola (TSUKI-DARE) e pro-
proprio d’ogni SAMURAI, così come le “otto Arti da tezioni per le spalle; corsaletto metallico o di
Guerra” del BUGEI [si veda “L Antiche arti da bambù laccato per il petto (DO); protezione a
guerra”]. Il KEN-BU, eseguito prima (come forma grembiule per il ventre (TARE e TARE-OBI); brac-
propiziatoria) e dopo ogni battaglia (per celebra- ciali e manopole imbottite (KOTE). Al di sotto, un
re le gesta guerresche), è accompagnato dal can- pesante KEIKOGI (KENDOGI), normalmente bianco o
to di un poema in onore dei KAMI. È probabile che blu, completo di HAKAMA, ampia abbastanza da na-
questa danza abbia influenzato lo YUMITORI-SHIKI scondere il movimento dei piedi nudi (il DOJO,
dei SUMOTORI, oltre che le rappresentazioni sce- normalmente, ha pavimento a parquet).
nografiche nel teatro sia KABUKI sia NŌ. [si veda Il KENDOKA deve entrare in uno stato psicofisico
anche la voce “Giappone. Danza”, nella Terza Par- ideale (KIKENTAI-NO-ICHI) per realizzare un at-
te]. tacco efficace, lo deve eseguire con totale parte-
KENDO. – “La Via della Spada”, “la Via che ta- cipazione, e deve esprimere con il KIAI l’energia
glia”. [si veda KEN]. È la Disciplina Marziale, un interna, focalizzata nella tecnica. Sono ammessi
tempo conosciuta anche come GEKKEN e, ancor solo fendenti (UCHI) e stoccate (TSUKI) ed il colpo
prima, come KEN-JUTSU, relativa al maneggio della è valido soltanto se eseguito con la punta (KEN-
spada. Il termine KENDO è utilizzato dal 1900 in SEN) o con l’ultimo terzo (NAKAYUWAI) [la terza
poi – per opera di Abe Tate, dell’omonima Famiglia parte della “lama”, verso la punta] dello SHINAI e
SAMURAI e della scuola ABE RYU – in luogo del più se l’attaccante indica il bersaglio mirato urlando-
“guerresco” KEN-JUTSU, ancora usato per indicare ne il nome, mentre colpisce. Nel combattimento i
quello che, dal 1876, è divenuto in pratica uno bersagli validi sono: la testa (MEN, di fronte; MI-
sport. È merito di SAKAKIBARA KENKICHI, dello JI- GI-MEN, il lato destro; HIDARI-MEN, quello sini-
KISHIN KAGE RYU, se l’antichissima forma di com- stro) e la gola (TSUKI); l’avambraccio destro (MI-
battimento con la spada riesce a sopravvivere nei GI-KOTE) e, in alcuni casi, quello sinistro (HIDARI-
tempi nuovi che seguono alla Restaurazione MEIJI. KOTE); il corpo (DO, frontale; MIGI-DO, il fianco
Dapprima reso facoltativo (1871) quindi proibito destro; HIDARI-DO, quello sinistro).
(1876) il porto della spada, ai SAMURAI non resta Per colpire si utilizza lo SHINAI, la classica spada
che allenarsi con lo SHINAI ed il KEN-JUTSU pian da scherma che ha peso e lunghezza diversi, in
piano si trasforma in una forma di combattimento funzione dell’età del praticante ed è munita di
codificato, una sorta di attività sportiva, che co- TSUBA. È possibile impugnare lo SHINAI a due mani
munque contribuisce all’addestramento psicofisi- (ryote) o con una mano sola (katate), così come è
co e spirituale dei giovani. consentito l’uso di due SHINAI, uno per mano, di
Al 1909 risale la prima Accademia di KENDO, fon- lunghezza differente. I KATA di KENDO sono ese-
data a Tokyo, destinata all’insegnamento di quella guiti utilizzando una KATANA, non lo SHINAI né il
Disciplina che, da allora, mai ha cessato di incar- BOKKEN: per questo molti considerano lo IAIDO il
nare la più profonda spiritualità marziale legata al complemento naturale del KENDO.
maneggio della spada, da sempre simbolo del BU-

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Giuse Aikidō & Nihon
KENDO SHUGYO-NO-SHIORI. – “Allenamento luppa un proprio metodo, uno stile particolare di
al Kendo”. Importante opera sul KENDO, scritta KEN-JUTSU, insegnato da istruttori qualificati ai
nel 1930 circa da MAKINO TORU, Maestro della membri del Clan. Secondo un censimento ordinato
scuola HOKUSHIN ITTO RYU. dallo SHOGUN nel 1843, rispetto agli oltre 9.000
KENDOGI. – “Abito per l’allenamento (KEIKO) nel- RYU catalogati in epoca prefeudale esistono anco-
la pratica del KENDO”. Al normale KEIKOGI, di pe- ra oltre 1.000 Scuole, ma solo 159 sono ufficiali:
sante cotone bianco o blu, completo di HAKAMA, si 61 di spada (prima erano oltre 2.000 e ben 400
sovrappone l’equipaggiamento protettivo (DOGU). erano dedicate allo studio del IAI-JUTSU), 29 di
KENDOKA. – “Chi pratica il KENDO”. combattimento a mani nude, 14 di tiro con l’arco,
KENGI. – “Tecnica di spada”. 9 di equitazione e 5 in cui si praticano Discipline
KENGO. – “Esperto di tecniche di spada”. Pure diverse. Dal 1876, in pratica, quando è proibito a
kenkaku e kenshi. tutti di portare armi, il KEN-JUTSU si evolve in
KENIN. – “Uomo di casa”. È il SAMURAI che, pur KENDO, e l’antica Arte di combattimento si tra-
non legato da vincoli parentali con il Signore, vive sforma in un’attività di tipo sportivo. Ancora oggi,
all’interno del Clan, come se questo fosse una tuttavia, alcune Scuole di KEN-JUTSU e KENDO, di
grande famiglia, la sua. Il KENIN, in cambio della IAI-JUTSU e IAIDO sopravvivono, a testimonianza
sua fedeltà, riceve protezione ed il diritto ad una di una tradizione culturale (ed anche religiosa) in
parte delle terre dello SHOEN. Nel Periodo KAMA- Giappone sempre meno “sentita”, ma non per que-
KURA (1185-1333) il rango di KENIN è considerato sto da obliare. Tra queste si possono ricordare,
eccellente, una condizione dalla quale, però, si può ad esempio: ITTO RYU, ITTO SHODEN MUTO RYU,
decadere per punizione. Accade anche, più spesso JIGEN RYU, KAGE RYU, MANIWA-NEN RYU, TENSHIN
di quanto si creda, che in un Clan siano accettati SHODEN KATORI SHINTO RYU. Il KEN-JUTSU – sia
come KENIN dei SAMURAI provenienti da Clan in l’Arte sia il metodo – è noto come (o chiamato an-
precedenza nemici; in questi casi si cerca di ac- che) GEKKEN, HEI-HO, HYODO, KEN-NO-MICHI, TO-
centuare il legame contrattuale per mezzo di ma- JUTSU, rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Marziali
trimoni combinati. È prerogativa dei KENIN pro- principali) e fa parte, secondo la “Storia delle Ar-
porre allo SHOGUN la nomina di propri seguaci, ti Marziali” di Shige Taka Minatsu (1714), delle
guerrieri validi e meritevoli, al rango ufficiale di “otto Arti da Guerra” del BUGEI, nelle quali ogni
SAMURAI, il livello superiore di combattente. SAMURAI deve eccellere (oltre alle danze rituali
KEN-JUTSU. – “Arte di usare la Spada”; che ognuno di loro deve conoscere). [si veda “L
“scherma”; “tecnica di spada”. È il termine che in- Antiche arti da guerra”].
dica l’Arte di combattere utilizzando la spada ed KEN-NO-AWASE. – Movimenti di armonizzazio-
anche le antiche Scuole che ne insegnano l’uso, ne di TORI e di AITE, entrambi muniti di KEN.
come quella creata da Nodo nel 1346, anche se già KEN-NO-MICHI. – “La Via della Spada”. Altra
dal secolo X i BUSHI considerano quella della spa- denominazione del KEN-JUTSU.
da – simbolo e “anima” del guerriero – l’Arte Mar- KEN-NO-SEN. – “Prendere l’iniziativa”. Indica il
ziale per eccellenza, da tutti loro studiata e pra- concetto di assumere l’iniziativa in un attacco.
ticata. È nella forma KEN-JUTSU, conosciuta anche KEN-NO-SHINZUI. – “Arte di risolvere i pro-
come KEN-NO-MICHI, “la Via della Spada”, che il blemi senza usare la Spada”. Ben applicata da
maneggio della spada e la scherma con quest’arma TSUKAHARA BOKUDEN, quest’arte è tipica della
entrano nel patrimonio di conoscenze dei BUSHI: dottrina “senza spada”, MUTO. Anche NUKAZU NI
saper usare il KEN, la KATANA, e usarla al meglio, SUMU.
risulta essenziale e risolutivo tanto nei duelli KEN-NO-SUBURI. – “Colpi base di spada”.
quanto nelle battaglie, dove lo scontro tra guer- KENSAKI. – Punta della lama di spada. Anche KI-
rieri di rango, spesso, si trasforma in tenzone in- SAKI e KISSAKI. [si veda].
dividuale. È evidente che nel novero delle tecni- KENSAKI. – Si veda KISSAKI.
che di KEN-JUTSU rientra anche lo IAI-JUTSU o KENSEI. – Tecnica di espressione dell’energia
BATTO-JUTSU, vale a dire l’arte di sfoderare e (KIAI), ma realizzata in modo silenzioso, in alcuni
colpire immediatamente l’avversario. Già all’inizio esercizi di meditazione.
del Periodo EDO (1600 circa), sono centinaia le – “Il santo della Spada”. Altro appellativo di
Scuole (RYU) dove si insegna a combattere con la MIYAMOTO MUSASHI.
spada: in pratica ogni BUKE [Famiglia Militare] svi-

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Giuse Aikidō & Nihon
KENSEN. – “Punta” dello SHINAI. È ricoperta dal- KI. – “Energia”. “Energia interna del corpo”;
la SAKIGAWA, di cuoio. “soffio vitale”, “respirazione”. “Energia dell’uni-
KENSHIKAN. – Moderno stile di KARATE, prati- verso”. “Vita”. È la contrazione della parola KAMI
cato soprattutto nella zona di KYOTO. È analogo (“anima”, “spirito”). In un’accezione metafisica
allo stile SHITO RYU e, come quello, si basa princi- può intendersi come “il fiato originale”. Il concet-
palmente sullo studio, l’applicazione e l’interpre- to espresso da questa parola (in Cina si dice QI,
tazione (bunkai) dei KATA. Il riferimento dottri- in India prana) è basilare nella cultura asiatica e
nale è agli antichi stili dell’OKINAWA-TE. s’identifica in tre livelli: universale, della specie e
KENSHIN RYU. – Moderno stile di KARATE. Lo individuale.
elabora il Maestro HAYASHI TERUO, del KITO RYU. Il KI universale è all’inizio di ogni cosa e dà origine
KENSHO. – “Vedere dentro la propria natura”. alla vita, mentre dal KI della specie, che è funzio-
È l’esperienza ZEN del SATORI (di cui è sinonimo), ne del precedente, dipende il mantenimento delle
la realizzazione del Buddha in sé (DAIGO TETTEI). caratteristiche della razza e la sua propagazione.
[si veda ZEN]. Il KI individuale è la manifestazione, in ciascun
KENSHO-MAWASHI. – “Grembiule da cerimo- essere vivente, del KI universale e di specie; dal
nia” dei SUMOTORI. Spesso di notevole valore, è suo stato dipendono vita e salute dell’essere, ad
lungo, di seta, ricamato d’oro e argento, frangiato ogni livello.
ai bordi. I SUMOTORI lo indossano prima del com- Secondo il convincimento – e l’esperienza – di mol-
battimento, durante la presentazione rituale (DO- ti, la concentrazione e la forza mentale, unite a
HYO-IRI). questa energia “creatrice”, possono essere
KEN-TO. – “Parte anteriore del pugno”. Pure SEI- proiettate all’esterno, attraverso il KIAI.
KEN. Altro importante aspetto che riguarda il concetto
KEN-TSUI. – “Pugno chiuso a martello”. Pure TE- di KI è la cosiddetta “arte del respiro vitale” (KO-
TSUI. KYU): la concentrazione con cui si esegue il norma-
KEPPAN. – “Giuramento di sangue”. Antica tradi- le atto respiratorio, durante gli esercizi dedicati
zione dei RYU marziali: il nuovo allievo, alla sua (KOKYU HO), “carica” di “qualità vitale” l’aria respi-
ammissione nella scuola, sigilla col proprio sangue rata, attivando il KI.
il giuramento di custodire per tutta la vita gli in- Anche il potere del KI, come tutti quelli dati agli
segnamenti ricevuti, senza rivelarli agli estranei. esseri umani, espresso com’è attraverso le sue a-
Con il KEPPAN, inoltre, sottolinea la serietà del suo zioni, può essere positivo o negativo. Per questo
impegno di tirocinante. Il nome di UESHIBA MORI- motivo, in Giappone, non si domanda, a chi
HEI compare nei registri del KASHIMA SHINTO RYU s’incontra, “come stai”, bensì “come sta il tuo KI” e
con un KEPPAN datato 16 maggio 1937. di un uomo si afferma che ha un KI forte (TSUYO-
KERI. – “Calcio”. GERI, come suffisso. KI) o debole (YOWAKI) a seconda che la sua perso-
KERI-GOHO. – “Percossa” sui KYUSHO (“punti vi- nalità sia determinata e vivace oppure scialba, u-
tali”). L’attacco può essere di pugno o di piede. mile.
Comprende le seguenti “tecniche attive” (GOHO): Il KI, così come il KOKYU, è una forza neutra, che
colpo con il palmo della mano (IKI-TSUKI), il pugno chiunque può padroneggiare, a prescindere da mo-
(TSUKI) od il pugno opposto (GYAKU TSUKI); colpo ralità individuale e qualità spirituale.
con il gomito (HINERI UCHI); calcio frontale (MAE- Si dice che UESHIBA MORIHEI sia uno dei pochis-
GERI), all’indietro (URA-GERI o USHIRO-GERI), late- simi uomini in grado di unire ed armonizzare i tre
rale (YOKO-GERI) o circolare (MAWASHI-GERI). livelli di KI, l’universale, quello della specie e l’in-
KESA. – “Fascia”. “Trasversale”. KESA è la stola, dividuale. Tra i molti che riguardano la sua padro-
la fascia del monaco buddista, che, portata di nanza del KI, si raccontano anche gli episodi che
traverso, dalla spalla all’anca opposta, simboleggia seguono.
la povertà d’abbigliamento del Buddha. Indica an- Pubblicamente sfidato da un giovane – e fanatico!
che, per estensione, il bavero del KIMONO o del – KARATEKA, pesante oltre 80 kg, O-SENSEI (che
KEIKOGI. GESA, come suffisso. ne pesa meno di 57) accetta di essere colpito con
KESA-GIRI. – “Taglio del KESA”. Taglio eseguito un pugno al nudo petto. Al primo colpo, sferrato
avendo il bavero come obiettivo. Altro nome dello con slancio, UESHIBA MORIHEI nemmeno vacilla e,
YOKO MEN UCHI. sorridendo, invita l’avversario a riprovarci. Il se-
condo colpo, sferrato con slancio ancor maggiore,

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Giuse Aikidō & Nihon
non solo lascia immobile il Fondatore, ma causa la KI AWASE. – “Incontro del KI”. È l’armonizza-
frattura del polso del KARATEKA. Nel primo caso il zione di TORi con AITE, mentre entrambi esprimo-
Maestro, con la non-resistenza, ha assorbito il no il proprio KI.
pugno; al secondo colpo, invece, riflette l’energia KI TAI. – Lo “stato gassoso”. Quarto dei livelli di
usata per colpirlo contro l’avversario, come un’on- allenamento, è l’ultimo stadio, quello della perfe-
da di ritorno. zione. TORI induce AITE ad attaccarlo, ma quando
Un filmato in 35 mm, databile alla fine degli anni questi arriva, egli non c’è più. Praticare KI TAI
Cinquanta o inizio dei Sessanta, relativo ad una consiste nell’avviluppare AITE come in una nebbia,
esibizione pubblica, mostra O-SENSEI attaccato che sfoca il contorno degli oggetti. Guidando AITE
da due robuste cinture nere di JUDO, che veloce- sulla via dei suoi desideri, non è più necessario
mente gli si scagliano contro con l’intento di af- nemmeno toccarlo. La pratica di KI TAI è un eser-
ferrarlo. Il Fondatore, ultrasettantenne, alto po- cizio d’incontro del KI (KI AWASE).
co più di un metro e mezzo, resta tranquillamente KIAI. – “Unione delle energie”, realizzata nello
in attesa, mentre i due si avventano, per poi spo- HARA. “Unione delle anime”.
starsi ad una velocità tale che gli aggressori colli- È l’”espressione dell’energia”: realizza in sé il
dono violentemente. Solo un esame alla moviola principio attivo dell’universo, l’AIKI; può essere in
consente di verificare che lo spostamento avviene forma silenziosa quanto vocalizzata. È principal-
nel “tempo” di due fotogrammi, quindi alla velocità mente di tre tipi ed ha altrettante accezioni: è un
di circa un quattordicesimo di secondo! Pare una grido di vittoria (alto, acuto), al termine dell’a-
alterazione alle leggi della fisica, ma non è altro zione; è un ”urlo paralizzante” (basso e grave),
che l’unione della mente e del corpo, in fusione emesso dal combattente, mentre l’energia si e-
con l’Universo… sprime nello scontro; è la tecnica (respiro normale
Un giorno, ormai gravemente ammalato e verso il ma intenzionale) per risvegliare il KI e ridare la
termine della vita, si assopisce ed un discepolo vita. Non è scientificamente dimostrata l’effica-
cerca di sollevarlo per metterlo a letto. Non riu- cia del KIAI nel combattimento, a parte l’eventua-
scendoci, chiama un altro ad aiutarlo, poi un altro le disorientamento provocato nell’avversario, ma
in aiuto ed un altro ed ancora uno. In cinque non chi emette il KIAI durante l’azione, sicuramente
riescono a smuovere UESHIBA MORIHEI, che sem- riesce ad eliminare ogni altro pensiero dal suo
bra incollato a terra… Destatosi finalmente dal spirito, concentrando tutta l’energia (KI) nell’atto.
suo profondo torpore, O-SENSEI si scusa: incon- Le vibrazioni emesse nel grido, si dice, riescono a
sciamente, ha unito («ho annodato con me») il cie- paralizzare per alcuni istanti l’avversario, sopraf-
lo e la terra con sé. Rilassatosi, diviene leggero ed facendone le analoghe vibrazioni attraverso la
è facilmente sollevato da uno di loro. forza mentale e fisica liberata in un solo, esplosi-
Il Maestro TOHEI KOICHI riassume in questo modo vo istante. Di certo, soltanto chi esegue appro-
l’essenza del KI: «Nel contare, tutte le cose co- priati esercizi (KOKYU) riesce ad emettere KIAI
minciano col numero uno; è impossibile quindi che efficaci, che nascono dal TANDEN, dal “cuore [cen-
uno possa venire ridotto a zero. Come qualsiasi tro] dell’individuo”, non certo dalle corde vocali.
cosa non può essere fatta dal nulla, così uno non Proprio la possibilità di influenzare e modificare
può essere fatto dallo zero. KI è come il numero le vibrazioni altrui, è alla base di quelle tecniche
uno; KI è formato da particelle piccolissime, più di rianimazione (KAPPO, KUATSU) attivate da e-
piccole di un atomo. Il KI universale diventa un in- sperti in caso di stati d’incoscienza provocati da
dividuo, che, condensandosi, a sua volta diventa il strangolamenti o traumi. L’operatore (TORI) prati-
punto nel basso addome [SEIKA TANDEN], che, an- ca i KUATSU con un tempo sottolineato dal respiro
cora infinitamente condensato, non diventa mai intenso, acuto o grave, secondo le tecniche e l'o-
zero, ma uno con l’universo. Questa è l’essenza del peratore. Il KIAI si realizza in modo silenzioso
KI». (KENSEI) nel caso d’alcuni esercizi di meditazione.
KI AIKIDŌ. – È un termine informale per indica- Il “grido del guerriero” non è certo prerogativa
re la scuola fondata da TOHEI KOICHI nel 1974, la originale dell’Oriente. Già Marco Porzio Catone
SHINSHIN TOITSU AIKIDŌ (“AIKIDŌ con la coordi- (234-149 a.C., detto “il Censore” perché ricopre
nazione mente-corpo”). tale carica nell’anno 184) – che inizia a servire
Roma come semplice legionario – e di cui resta il
celebre “delenda Chartago”, consiglia ai commili-

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Giuse Aikidō & Nihon
toni: «un buon grido ed uno sguardo duro vi fa- Anche KOKYU WAZA.
ranno uccidere più nemici della spada». KIHON WAZA. – “Tecnica di base”.
KIAI-JUTSU. – “Arte di sconfiggere un avver- KI-IKU. – “Formazione e sviluppo (IKU) dell’es-
sario con il KI ed il potere del KOKYU”. “Arte del senza (KI)”. Si veda IKU.
grido che incontra lo spirito”. Come il KOTODAMA, KIKAI. – “Coscienza”; “riprendere coscienza”.
è probabilmente nata in Cina – dove si narra che i – “Oceano del KI”. Indica quell’istante che se-
monaci dell’originale SHAO LIN-SI siano capaci, para due movimenti, di difesa o attacco, durante
con un potente grido, di far cadere un uccello in un combattimento. Uno dei combattenti – perce-
volo – per poi diffondersi anche in Giappone, dove pendolo e concentrando il proprio KI nell’HARA –
gli antichi Maestri sono in grado sia di ferire sia può approfittare del momento di relativa debo-
di guarire, con il proprio KIAI. Sempre in Cina, nel- lezza dell’avversario. [si vedano HARA, TANDEN].
la terapeutica tradizionale del QI GONG [si veda], KIKAI-SO-KUATSU. – Procedimento integrale
le vocalizzazioni, i suoni, sono utilizzati per diri- addomo-toracico. È un KUATSU ad azione globale.
gere l’energia del paziente lungo i meridiani. [si veda SO-KUATSU].
Da sempre il KIAI-JUTSU è considerata un’Arte KIKENTAI-NO-ICHI. – È quella condizione ot-
esoterica, oggi certamente quasi del tutto perdu- timale nel combattimento, ora soprattutto nel
ta. KENDO, in cui energia (KI), spada (KEN) e corpo
KIBA-SEN. – “Arte del combattimento a cavallo” (TAI) sono uniti, fusi, armonizzati. I tre elementi,
(a piedi: TOHO-SEN). in pratica, costituiscono una cosa sola, volta all’at-
KICHO. – “Cortina (di gala)”. Nel Periodo HEIAN tacco.
(794-1156) è costume, per le Dame di rango, rice- KIKI. – Misura di lunghezza per i tessuti. Vale 2
vere visite al riparo di un tendaggio portatile: due TAN.
aste, alte 120 cm. e montate su una base di legno KIKKA. – “Fiore d’arancio”. È il nome del prototi-
laccato, reggono un bastone di oltre 2 metri, da po di velivolo a reazione – allo studio dal 1936 -
cui pendono tende di seta. collaudato nel 1945 e mai utilizzato operativa-
KI-GA-NUKERO. – “Perdere il KI”. [si veda “ mente.
Considerazioni sul KI”]. KIKKO. – “Corazza di tartaruga”. Armatura leg-
KIGO. – Negli HAIKU, è la parola od espressione gera, utilizzata (secoli XV e XVI) soprattutto da
posta ad indicare la stagione in cui è ambientata persone a piedi, nei viaggi o in occasioni particola-
la composizione poetica. È, unitamente alla metri- ri. Si tratta, in pratica, di una corta giacca di tes-
ca di diciassette sillabe, tratto caratteristico – e suto trapuntato, al cui interno ci sono piccole pia-
rigoroso – degli HAIKU. stre esagonali, forate al centro. Le piastre, di
KIHON. – “Base”; “basico”. È lo studio e la ripe- cuoio duro, osso o acciaio, sono tenute con legacci
tizione continua di un movimento di base o di una che passano dal foro centrale.
tecnica fondamentale di un’Arte Marziale, con lo KIKUSUI. – “Crisantemo galleggiante”. È il nome
scopo di poterli eseguire istintivamente, senza attribuito alle prime dieci missioni suicide, con-
che intervenga il pensiero cosciente. dotte durante gli sbarchi americani ad OKINAWA,
KIHON DOSA. – “Movimento di base (o fonda- dal 6 aprile al 21 giugno 1945. Il nome è un omag-
mentale)”. gio a KUSUNOKI MASASHIGE, in ricordo del pennac-
KIHON KATAME WAZA. – “Tecniche-base di chio di crisantemi che costituisce il suo cimiero
immobilizzazione”. Sono cinque: IKKYO, NIKYO, (KUWAGATA). KUSUNOKI MASASHIGE è un sempre
SANKYO, YONKYO e GOKYO. citato esempio di fedeltà all’Imperatore, dedizio-
KIHON KUMITE. – Studio – fatto individualmen- ne assoluta al dovere e coraggio estremo.
te – dei movimenti di base di un’Arte Marziale, KIMARITE. – Termine che indica le 48 prese au-
simulanti un combattimento (KUMITE). torizzate, utilizzate nel SUMO per far cadere
KIHON NAGE WAZA. – “Tecniche-base di l’avversario o spingerlo fuori del “cerchio sacro”.
proiezione”. Le principali sono tredici: Pare che la codificazione di queste prese risalga a
- IRIMI NAGE, - KOTE GAESHI, - SHIHO NAGE, SHIGA SEIRIN, il primo arbitro (GYOJI) nominato
- UDE KIME NAGE, - KAITEN NAGE, - TEN CHI NAGE, prima NUKIDE-NO-TSUKASA, quindi “giudice” (HO-
- KOSHI NAGE, - KOKYU NAGE, - AIKI NAGE, TE) dall’Imperatore, nel 740. Anche SHIJUHATTE.
- SUMI OTOSHI, - JUJI GARAMI, - UDE GARAMI, KIMBEI KUSAKABE. – Pare sia il primo fotogra-
- USHIRO KIRI OTOSHI. fo giapponese, con studio a Yokohama. È ancora

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Giuse Aikidō & Nihon
oggi famoso per le immagini minuziosamente com- cinque, nel secolo XII, ma le principesse di rango
poste, che ritraggono i costumi tipici del suo tem- elevato giungono a sovrapporne anche diciotto!),
po, e per le diligenti vedute panoramiche – accu- di tinte diverse, disposti in modo tale che tutti i
ratamente dipinte a mano, ad acquarello, alla ri- colori sovrapposti sono visibili. Le popolane usano
cerca di un’assoluta verosimiglianza – eredi della un KIMONO semplice, protetto da una gonna-
precisa, particolareggiata iconografia delle clas- grembiule (yumaki) e spesso, d’estate, nei campi,
siche stampe giapponesi. Inizia come assistente sfilano le maniche e lavorano a torso nudo, senza
del barone tedesco Raimund von Stillfried, che è peraltro destare curiosità alcuna, tanto meno
tra primi stranieri a poter viaggiare nel Giappone scandalo.
della Restaurazione MEIJI. Il barone predilige ri- KIN. – “Testicoli”. Anche KOGAN.
tratti in studio, con fondali neutri, per focalizza- KIN HIN. – “Meditazione in cammino”. Può esse-
re l’attenzione sull’interiorità e sui costumi sociali re sia una sorta di intervallo tra due sedute di
dei soggetti fotografati, che paiono osservati con ZAZEN, per “sgranchire le gambe”, sia una forma
il tipico sguardo di chi esplora usi, abitudini e stili autonoma di meditazione.
di vita inusuali. Ogni fotografia è poi accurata- KIN-GERI. – “Calcio ai testicoli”.
mente dipinta a mano, come spesso usa in quegli KIN-KUATSU. – Massaggio antalgico pelvico.
anni, non solo per avvicinarla il più possibile al Tecnica di rianimazione che fa parte della serie di
reale, ma anche per riallacciarsi alla tradizione KUATSU particolari: percussioni riflessogene adat-
artistica giapponese, in cui la stesura del colore è te per traumi pelvico-addominali. Si attuano per
un fondamentalmente un elemento culturale. È regolare turbe neuro-vegetative, sollevare da
anche grazie alla diffusione in Europa di queste stati sincopali e migliorare la funzionalità dopo la
immagini, che evocano la realtà ed il ricordo di un rianimazione.
mondo lontano e fantastico, che si afferma lo JA- KI-NO-KENKYUKAI. – “Società per la Ricerca
PANISME. del Ki”. È fondata da TOHEI KOICHI nel 1971,
KIME. – “Estensione dell’energia”. “Determina- quando ancora è Istruttore Capo all’AIKIKAI HON-
zione”. È la focalizzazione delle energie psicofisi- BU DOJO. Egli, attraverso questa Associazione,
che e può essere fatta sia nel proprio HARA sia in vuole diffondere la sua metodologia d’insegna-
un punto oltre il bersaglio (KEKOMI). È lo “spirito mento, che enfatizza il concetto del KI, al fine di
di decisione”, tipico delle tecniche delle antiche raggiungere l’unificazione mente-corpo. Quando
Arti Marziali e fatto proprio dal Fondatore poi, nel 1974, si dimette dall’AIKIKAI, il Maestro
nell’AIKIDŌ. Il KIME, unitamente agli spostamenti TOHEI KOICHI fonda la sua scuola, la SHINSHIN
rapidi e coordinati del corpo (TAI SABAKI), alle TOITSU AIKIDŌ.
schivate, alle leve articolari, è il solo adatto alla Oggi i termini KI-NO-KENKYUKAI e SHINSHIN TOI-
difesa contro uno o più avversari, contro i quali è TSU AIKIDŌ sono praticamente intercambiabili,
usata la loro stessa forza. anche se la prima, in effetti, è l’Associazione che
– Piegare una giuntura secondo il movimento rappresenta la scuola.
naturale. KI-NO-MICHI. – “La Via del Ki”. Moderno stile
KIMITAKE HIRAOKA. – Si veda MISHIMA YU- di AIKIDŌ, ideato nel 1979 da un allievo di O-
KIO. SENSEI, Noro Masamichi, come forma idealizzata
KIMOCHI. – “Intenzione aggressiva”. e perfezionata di tecnica difensiva.
KIMONO. – “Abito tradizionale” giapponese, ma- KI-NO-MUSUBI. – “Unire se stesso all’altro”.
schile e femminile, normalmente ampio, lungo, con Indica il fondersi del KI dei praticanti, in un’unità
maniche a “tre quarti”. “Status”, temperatura e senza soluzione di continuità. È uno dei più impor-
occasione determinano tipo di tessuto (esistono – tanti “fattori interni” dell’AIKIDŌ, unitamente ad
rarissime – vesti da cerimonia in fibra di banano!), AIKI (che gli somiglia), KI-NO-NAGARE e KOKYU HO.
quantità, qualità, spessore e colore dei numerosi KI-NO-NAGARE. – “Corrente dello spirito”.
KIMONI INDOSSATI, essendo questo, spesso, anche “Flusso del KI”. È uno dei più importanti “fattori
un tangibile segno del rango e della carica rivesti- interni” dell’AIKIDŌ, unitamente ad AIKI, KI-NO-
ta. Il KIMONO può essere più o meno lungo, anche MUSUBI e KOKYU HO. Normalmente KI-NO-NAGARE
con strascico, ed avere le maniche ampie o stret- s’affronta dopo un allenamento di tecniche fon-
te. Le nobili, a Corte, usano indossarne molti, l’uno damentali: serve a sensibilizzare i praticanti sul
sopra l’altro (il numero è fissato ad un massimo di fluire del KI tra loro. KI-NO-NAGARE è uno dei

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Giuse Aikidō & Nihon
concetti primari delle Arti Marziali. [si veda an- proibisce tanto il fumo in sé (è un’attività antie-
che “ Considerazioni sul KI”]. conomica e troppi sono gli incendi provocati da
KI-NO-NAGARE WAZA. – “Tecnica fluida”. fumatori distratti) quanto, nello specifico, il por-
KINTEKI. – “Testicoli”. Punto dei testicoli. KYU- to delle lunghissime pipe, vere e proprie armi da
SHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. Pure botta che tanta parte hanno nei disordini cittadi-
TSURIGANE. ni. Dal 1610, per aggirare l’editto che ne vieta
KIRA KOZUKENOSUKE. – Maestro delle Ceri- produzione e vendita, il tabacco da fumo è chia-
monie alla Corte dello SHOGUN TOKUGAWA TSUNA- mato “tè di lunga vita”.
YOSHI, a EDO. Il suo ferimento da parte del KISERU-ZUTSU. – “Portapipa”. Spesso laccato e
DAIMYO ASANO TAKUMI-NO-KAMI NAGANORI, co- decorato, serve a proteggere la pipa.
stretto poi a compiere SEPPUKU, origina la rappre- KISHA HASAMI MONO. – Scuola di YABUSAME,
saglia dei gregari di questi, quella che, poi, è ri- fondata dall’ottavo SHOGUN TOKUGAWA, Yoshimu-
cordata coma la “Saga dei Quarantasette Ronin”. ne (1716-1745).
[si veda la relativa voce, nella Terza Parte]. KISHIN. – “Patrocinio”, “raccomandazione”. È la
KIRI. – “Tagliare”. Esprime “l’azione del tagliare” pratica adottata, durante la Reggenza FUJIWARA
(con arma bianca) o il rapido movimento di brac- (890-1185), per non pagare tasse, da molti possi-
cio, mano, pugno, o piede. GIRI, come suffisso. denti terrieri. Alcuni proprietari di SHOEN hanno
KIRIKAMI. – “Primo certificato”. Diploma di pri- il privilegio di non pagare tasse per le loro pro-
mo grado, nell’antico sistema di classificazione prietà private, ad esempio perché non soggetti al
del BUGEI. controllo dei funzionari incaricati della riscossio-
KIRISUTE-GOMEN. – È il diritto del SAMURAI ne o perché si tratta di templi. Altri proprietari,
ad abbattere un appartenente a classe inferiore soggetti alle imposte, ricorrono allora al KISHIN:
che lo offende. Così recita: «La gente comune che fanno nominalmente dono delle proprie terre ad
si comporta male nei confronti dei membri appar- un possidente esente (che può così ingrandire il
tenenti alla classe militare, o che dimostra poco proprio SHOEN), ad un monastero o ad un centro
rispetto per i vassalli diretti o indiretti, può es- religioso.
sere uccisa sul posto». Pare che questo diritto – “Ritorno alla Testa del dio”. Stato di unione
non sia frequentemente applicato, ma, in ogni ca- mistica con il divino. Si veda CHINKON-KISHIN.
so, è il simbolo di un’autorità che non può, e non KISOKU. – “Respirazione prolungata” (è compo-
deve, essere messa in discussione. sto di KI).
KIRITSU. – “Alzarsi in piedi”. KISSAKI. – Punta della lama di spada. Nel caso di
KIRI-TSUKE. – “Tagliare”. È l’azione di tagliare SHINAI si chiama, più propriamente, KENSEN e la
con la spada, dopo averla sguainata (NUKI-TSUKE). copertura di cuoio è la SAKIGAWA. Per la sola KA-
È una delle tecniche di base (SHODEN) dello IAIDO TANA il KISSAKI è composto di quindici distinti e-
e precede CHIBURI (“pulire la lama”) e NOTO (“rin- lementi, ognuno con il suo nome proprio. Anche
foderare”). KISAKI e KENSAI.
KIRU. – “Tagliare”. KISURIYUBI. – “Dito anulare”.
KISAKI. – Punta della lama di spada. Anche KEN- KITAI. – “Con il KI”.
SAI e KISSAKI. [si veda]. KITANOMARU-KŌEN. – È il parco, al centro di
KISERU. – “Pipa”. È la tipica pipa dal lungo can- Tokyo, consacrato ai caduti nella Seconda Guerra
nello (rao), con bocchino (suikochi) e piccolo for- Mondiale. Circonda il tempio shintoista di YASU-
nello metallico (gankubi). Alla pipa – generalmente KUNI-JINJA.
trasportata in un portapipa (KISERU-ZUTSU) s’ac- KITO. – “Cadere e rialzarsi”. Più poeticamente:
compagna una scatola (TONKOTSU) o una borsa “sorgere e tramontare”. Nome di un’antica scuola
(TABAKO-IRE) di pelle o stoffa, per il TABACCO. Il di JU-JUTSU.
cannello di una pipa da uomo è lungo da 15 a 20 KITO RYU. – Antica e celebre scuola d’Arti
cm; le donne usano pipe con cannello che arriva a Marziali. Sono materie d’insegnamento, all’inizio,
60 cm. Nei secoli XVI e XVII, però, si diffondono soprattutto KEN-JUTSU, BO-JUTSU, JU-JUTSU,
pipe tutte di metallo, con cannello lungo fino a IAI-JUTSU e KUSARIGAMA-JUTSU. Pare che l’abbia
120 cm – spesso munite di una vera e propria TSU- fondata, alla fine del secolo XVI, IBARAGI SEN-
BA – che talvolta sono addirittura trasportate da SAI, discepolo dello YAGYU SHIN-KAGE RYU. La ba-
un servitore apposito. Nel 1609 il BAKUFU di EDO se filosofica dell’insegnamento si trova in due te-

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sti antichi, HONTAI e SEIKO, conservati dal mona- niche con precisione permette di forgiare un ani-
co e Maestro TAKUAN SOHO, propugnatore della mo immutabile.
teoria MUTEKATSU (“schivare con lo spirito”), che KOAN. – Il significato originale è: “caso giuridico
tenta di trasformare lo JU-JUTSU in un’Arte meno che stabilisce un precedente legale”; “principio di
violenta e più “estetica”. TERADA KAN.EMON, SA- governo”. Nello ZEN indica un principio di verità
MURAI di basso rango, nell’ambito del KITO RYU eterna trasmesso da un Maestro, ma soprattutto
sviluppa una forma di combattimento senz’armi e designa una massima enigmatica, una storia appa-
non mortale, chiamata JUDO e impianta quindi una rentemente irragionevole o paradossale, un pro-
propria scuola, denominata JIKISHIN RYU. Il KITO blema contraddittorio dell’esistenza, che il ROSHI
RYU dà origine anche ad altre Scuole d’Arti Mar- assegna ad un discepolo come argomento di medi-
ziali, tra cui il TEISHIN RYU di TERAMA HEIZAEMON tazione. L’allievo dovrebbe risolvere il KOAN, per
ed il Fukuno Ryu di FUKUNO SHICHIROEMON, il aiutare il proprio “risveglio” piuttosto che per e-
KENSHIN RYU di HAYASHI TERUO. UESHIBA MORI- saminarne la profonda attuazione, mettendoci ore
HEI, nel 1901, studia JU-JUTSU al KITO RYU con il o giorni interi per analizzarlo. Quasi sempre, pe-
Maestro Tozawa Tokusaburo. Ancora oggi – nel rò, l’interpretazione del discepolo non è accettata
KODOKAN JUDO, col nome di KOSHIKI-NO-KATA – dal Maestro, che lo manda nuovamente a medita-
sono insegnati i cinque principali KATA preservati re, per trovare la “risposta”. Poco alla volta il di-
di questo stile. scepolo capisce che il KOAN non può essere analiz-
KI-WO-DASU. – “Realizzare il KI”. [si veda “ zato o interpretato analiticamente, ma la mancan-
Considerazioni sul KI”]. za di una risposta è essa stessa una soluzione, una
KI-WO-KIRU. – “Interrompere il KI”. [si veda soluzione che si conosce solo vivendola.
“ Considerazioni sul KI”]. La vera meditazione KOAN mette l’allievo in una si-
KI-WO-NERU. – “Esercitare il KI. [si veda “ tuazione tale per cui s’identifica talmente con il
Considerazioni sul KI”]. rompicapo propostogli, che sente se stesso, il suo
KI-WO-TOTONOERU. – “Preparare il KI”. [si “io”, come un indovinello senza risposta, fino al
veda “ Considerazioni sul KI”]. giorno in cui non si rende conto che la sua incapa-
KO. – “Piccolo”; “anziano”, “antico”. Nel significa- cità (o l’impossibilità) di comunicare agli altri una
to di “piccolo”, un sinonimo è SHO. risposta oggettiva al KOAN è non un problema, ma
– “Lettura”, “studio”; con riferimento al “luo- fonte di gioia: ha raggiunto l’”illuminazione”, si ac-
go dove studiare la Via”. Si veda JUDO. cetta per quello che è. Il KOAN ZEN è un “mezzo”
– “Artigiano”. Anche SHOKUNIN. educativo, che porta lo studioso – sotto la guida
– “Pietà filiale”. Uno dei punti del BUSHIDO. del suo ROSHI ed attraverso una pratica interiore
[si veda]. severa e intensa – ad uno stato di “coscienza pu-
– “Donna nobile”. È il carattere che, tradizio- ra”, che non è più “coscienza di”.
nalmente, entra nel nome delle donne appartenen- I KOAN documentati sono circa 1700; un esempio
ti alla Casa imperiale, come, ad esempio Mako e è il seguente. Allievo: «Se tutti i fenomeni ritor-
Kako, figlie di Akishino, secondogenito dell’impe- nano all’UNO, dove ritorna l’UNO?». Maestro Jo-
ratore Akihito. shu: «Quando vivevo a Seiju feci un mantello di
– È la versione fonetica di un ideogramma ci- canapa che pesava dieci libbre». Le parole di Bas-
nese, che indica la connotazione pubblica. In sui, ROSHI vissuto nel secolo XIV, aiutano forse a
Giappone è utilizzato e identifica la “dimensione capire meglio: «Quando i tuoi interrogativi diver-
pubblica” della cultura nazionale, che è distinta da ranno sempre più profondi, non otterrai risposta,
quella “militare” (BU) e da quella “civile” (BUN). KO, finché giungerai in un vicolo cieco, con il pensiero
nella variante fonetica KU, compare nei termini del tutto arrestato. Non troverai nulla che si pos-
composti KUGE e KUGYO, che si riferiscono ai “no- sa chiamare “mente” o “io”. (…) Continua a prova-
bili pubblici”, distinti da BUKE e BUMON, che iden- re, e svanirà la mente che s’accorge che non c’è
tificano le “famiglie militari”. nulla: non avrai più coscienza dei tuoi interrogati-
KO TAI. – Lo “stato solido” È il primo dei livelli vi, ma solo del vuoto. Quando anche la consapevo-
di allenamento: solido e preciso. La forza fisica, lezza del vuoto scomparirà, scoprirai che non c’è
impiegata sinceramente, serve a rafforzare mu- nessun Buddha al di fuori della mente e nessuna
scoli ed ossa, mentre studiare ed eseguire le tec- mente al di fuori del Buddha (…) scoprirai che
quando non odi con le tue orecchie odi veramente

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Giuse Aikidō & Nihon
e quando non vedi con i tuoi occhi vedi veramente KOCHO. – “Farfalla”.
i Buddha del passato, del presente e del futuro, KOCHU. – “Base del cranio”. 1^ vertebra cervica-
ma non attaccarti a qualcuno di questi, solo spe- le. KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATE-
rimentalo per te stesso». MI.
KOBAYASHI KOEMON TOSHINARI. – Maestro KO-DACHI. – “Piccola sciabola”. Altro nome del
di IAI-JUTSU. Fonda la scuola MIZUNO SHINTO WAKIZASHI.
RYU. KODANSHA. – È il praticante d’Arti Marziali,
KOBO-ICHI. – “Unità in attacco e difesa”. È il Cintura Nera. In alcune Scuole e Discipline è dal
concetto alla base dello JU-JUTSU classico: attac- 5° DAN in su, in altre dal 3° in poi.
co e difesa, nel combattimento, sono la medesima KODENKO. – Zona della 4^ vertebra lombare;
cosa, assumendo priorità diversa in base alle cir- estremità inferiore della colonna vertebrale.
costanze. KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI.
KOBORE. – “Tibia”. KODO. – “La Via dei Profumi”. È la Via dell’incen-
KO-BUDO. – “Antiche Arti Guerriere”. Prendono so, del legno profumato che si consuma bruciando.
il nome di KO-BUDO le Arti Marziali insegnate in KODO-BORI. – È lo sfruttamento delle miniere
alcune determinate Scuole, come lo JU-JUTSU de- per mezzo di pozzi e gallerie orizzontali.
gli stili YOSHIN RYU, TENJIN SHIN’YO RYU, Takeu- KODOKAN. – “Il Luogo per Studiare la Via”. Il
chi Ryu, ed anche certe particolari Discipline, co- termine deriva da KO (lettura, studio, esercizio),
me TAI-JUTSU, HOGU-JUTSU, HO-JUTSU, SO- DO (via, metodo, dottrina) e KAN (sala o luogo) ed
JUTSU, YOROI-KUMIUCHI, KYU-JUTSU dell’OGASA- è il nome che il fondatore dello JUDO, il Maestro
WARA Ryu. Il termine di KO-BUDO va anche a quel- KANO JIGORO, dà nel 1922 al Centro da lui fonda-
le Arti Marziali in cui si utilizzano armi non con- to, a Tokyo. È qui che si forma il maggior numero
venzionali (o d’origine non convenzionale), tanto di istruttori, anche stranieri, ed è al KODOKAN
indigene (per esempio KUE, KUSARI-GAMA, NAGINA- che i KODANSHA arrivano per perfezionarsi. Dal
TA) quanto importate da zone esterne al gruppo 1962 la sede del KODOKAN è un fabbricato, chia-
principale dell’Arcipelago Giapponese, come le iso- mato BUDOKAN (meglio, NIPPON BUDOKAN) che o-
le Ryukyu (NUNCHAKU, TONFA e JITTE). spita Maestri non solo di JUDO, ma anche di Arti
KOBU-JUTSU. – Metodo di difesa personale. Lo e Discipline Marziali affini, come AIKIDŌ ed alcu-
inventa HOSHI TETSUOMI, allievo di UESHIBA MO- ne Scuole di JU-JUTSU. Il KODOKAN ha per em-
RIHEI; per questo motivo alcuni considerano il KO- blema il SAKURA, il fiore di ciliegio; la sua regola è
BU-JUTSU come una scuola (stile) di AIKIDŌ. quella dello JUDO, che ogni JUDOKA deve sotto-
KO-BU-JUTSU. – “Antiche Arti da Guerra”. scrivere: «una volta entrato nel Kodokan, non in-
Rientrano in questa classificazione tutte le anti- terromperò i miei studi senza valido motivo; non
che forme di tecniche destinate all’utilizzo in disonorerò mai il Dojo; senza autorizzazione non
guerra: la KUSARI-GAMA, ad esempio, impiegata sul insegnerò lo Judo, non svelerò e non mostrerò i
campo di battaglia. segreti appresi; da allievo o da insegnante, segui-
KOBUKAN. – “Palestra del Valore Marziale Impe- rò sempre le regole del Dojo».
riale”. È il primo, vero DOJO d’AIKIDŌ del Maestro KŌEN. – “Parco”, “giardino”.
UESHIBA MORIHEI, completato ed inaugurato nel KOFUN. – Enorme tumulo funerario. Sono tombe
mese di aprile del 1931 a Tokyo, grande 80 TATA- megalitiche, dove viene sepolta l’élite del tempo, i
MI. La pratica è intensa: al mattino dalle 6 alle 7 e primi imperatori, i capi dei Clan dominanti (UJI)
dalle 9 alle 10, il pomeriggio dalle 14 alle 16 e dal- del Periodo YAYOI (dal 300 a.C. al 300 d.C.). Con-
le 19 alle 20, ma accade che gli UCHI DESHI, gli al- tengono statuine di varie forme (HANIWA), prime
lievi residenti – veri e propri “attendenti” del Ma- rappresentazioni artistiche dei guerrieri dell’e-
estro, che si occupano di tutti i servizi: non paga- poca e, talvolta, primitivi esemplari d’armature di
no retta, ma portano in dote denaro o cibo, mate- ferro (TANKO) ed armi, come spade TSURUGI e KEN.
riali o lavoro – siano svegliati in piena notte per – È il nome del Periodo protostorico del Giap-
provare le nuove tecniche che O-SENSEI s’è so- pone, dal IV al VII secolo., conosciuto anche come
gnato. “Erede” amministrativo (e spirituale) del Periodo YAMATO.
KOBUKAN è AIKIKAI HONBU DOJO di Tokyo. KOGA RYU. – Scuola di NINJUTSU. Pare sia atti-
KOBUSHO. – È la scuola d’Arti Marziali degli va nell’omonima Provincia, culla – con quella d’Iga –
SHOGUN TOKUGAWA. di quest’Arte.

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Giuse Aikidō & Nihon
KOGAI. – Sorta di spillone o stiletto; coltello ad KOHAI. – “Minore”. Chi ha meno anzianità, anche
ago. È fatto in un pezzo solo, di rame, ferro o lega nella pratica di un’Arte Marziale. Sovente è affi-
metallica, intarsiato e decorato (MON, animali, dato ad un SEMPAI (“maggiore”), che gli è “supe-
piante, figure umane o fantastiche); la lama, riore” e che egli può imitare, quando non sa come
smussata, ha impugnatura piatta. Generalmente è muoversi o cosa fare.
abbinato alle spade SHO-TO, unitamente al KOZUKA Ancora oggi, nella cultura giapponese, è forte il
e spesso inserito, con questi, nel fodero (SAYA) senso del rapporto, della relazione tra “inferiore”
delle spade DAI-TO. Il KOGAI, vero e proprio at- e “superiore”, in ogni settore e ad ogni livello del-
trezzo “mille usi”, è utilizzato sia per impieghi la società civile.
quotidiani – mangiare (esistono modelli con la lama KOHO. – “Rotolare indietro”.
divisa in due nel senso della lunghezza, a formare KOHO KAITEN UNDO. – Si veda KOHO UKEMI
una sorta di forcina o un paio di bacchette) o ac- UNDO.
conciarsi i capelli; come una specie di lesina, per KOHO TENTO UNDO. – “Cadere indietro e rial-
riparare oggetti di cuoio o come arma – sia per zarsi proiettando il KI avanti”. Fa parte degli e-
trasportare la testa mozzata del nemico, infilato sercizi fisici specializzati (AIKITAISO), quelli di
nella crocchia dei capelli o negli occhi. Si racconta base, che si praticano da soli (TANDOKU DOSA).
anche che, spesso, il KOGAI serva ad uccidere KOHO UKEMI UNDO. – “Rotolamento continuato
compagni d'armi, feriti senza speranza, incidendo e controllato indietro”. Fa parte degli esercizi fi-
loro le vene. Con il passare del tempo quest’og- sici specializzati (AIKITAISO), quelli di base, che
getto si trasforma in una presenza simbolica, si praticano da soli (TANDOKU DOSA). Anche KOHO
tradizionale. KAITEN UNDO.
KO-GAKE. – “Calzature” dell’armatura. Sono, KO-HYOTEKI. – “Bersaglio”. Sommergibile ta-
spesso, in pelle d’orso. Anche KE-GUTSU. scabile a propulsione elettrica. Progettato negli
KOGAKU OSHO. – (1465-1548) Monaco della anni ’30 del ‘900, è utilizzato fino al maggio 1942
setta esoterica buddista RINZAI. Insegna lo ZEN (operazione contro il porto di Sidney).
a Go-Nara, imperatore nel 1526 e dal 1536 al KO-INAZUMA. – Zona “sotto i glutei”. Punto
1557. dell’inserzione del nervo sciatico. KYUSHO, “punto
KOGAN. – “Testicoli”. Anche KIN. vitale” o “debole” per gli ATEMI.
KOGAN-KUATSU. – “Percussioni del piede”. KOJIKI. – “Memoria degli Antichi Fatti”; “Memo-
Rientra nella gamma dei KIN-KUATSU: KUATSU par- rie degli Avvenimenti dell’Antichità” (o “Storia
ticolari, adatti a traumi e dolori pelvici – quindi Antica”, o anche “Registro delle Questioni Anti-
sia di rianimazione sia antalgici – attuati con per- che”). Sono gli annali ufficiali del Periodo NARA, in
cussioni riflessogene. tre volumi, compilati dal 712. La tradizione vuole
KOGATANA. – Coltellino, fornimento di spada o che sia l’imperatore Temmu, nel 681, ad ordinare
pugnale, nel cui fodero è inserito. Anche KOZUKA. allo scriba O-NO-YASUMARO di redigere l’opera ed
[si veda]. egli trascrive fedelmente le parole di HIEDA-NO-
KOGEKI. – “Attacco”. ARE, il miglior rappresentante della Corporazione
KOGEN ITTO RYU. – Scuola di KEN-JUTSU (spa- dei Narratori (KATARIBE).
da sia lunga, O-DACHI, sia corta, KO-DACHI) e NA- Il KOJIKI è tra le prime opere della letteratura
GINATA-JUTSU. la fonda, nel 1783 circa, Henmi giapponese, unitamente a cronache e gazzette: gli
Tashiro Yoshitoshi ed è tuttora in attività. “Annali del Giappone”, NIHONJI, 720; i “Libri dei
KOGUSOKU. – Armatura leggera. È la tipica pro- luoghi e dei costumi”, FUDOKI, inizio secolo VIII.
tezione dei soldati a piedi (ZUSA), completata da In pratica, il KOJIKI è la trascrizione, in ideo-
un elmo aperto (JINGASA o KASA), di cuoio laccato, grammi cinesi, dei più antichi miti tradizionali e
rame, legno o ferro. popolari, prima tramandati solo oralmente, che
KOGUSOKU-JUTSU. – Forma di combattimento narrano la creazione del Giappone e la storia dei
ideata da TAKENOUCHI CHUNAGON DAIJO HISAMO- primi 33 Imperatori.
RI nel 1532. In questo tipo di lotta si utilizza un Il KOJIKI, tra l’altro, è noto in particolare per il
bastone – o altra arma corta – contro guerrieri racconto che fa del leggendario combattimento
protetti da armatura leggera. Lo stile è anche (KUNI-YUZURI SUMO) tra i due KAMI (o, molto più
detto TORITE-KOGUSOKU. probabilmente, due capi Clan) Takemikazuchi e
Takemi-no-kata, per assicurarsi il dominio dello

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Giuse Aikidō & Nihon
YAMATO. È da questo combattimento, per la tra- cosmico di KOKYU affinché, respirando con l’uni-
dizione, che nasce il SUMO. [si vedano anche verso, ci possa permeare la “potenza (o forza) del
SHINTO e la voce “Giappone, Lingua e letteratu- respiro”, KOKYU RYOKU. Il KOKYU, così come il KI, è
ra”, nella Terza Parte]. una forza neutra, che chiunque può padroneggia-
Pare che anche O-SENSEI, quando tiene confe- re, a prescindere da moralità individuale e qualità
renze sull’AIKIDŌ, citi ed alluda a personaggi del spirituale. Nella respirazione (del BUDO, in gene-
KOJIKI, copiosa fonte di metafore per la presen- rale), l’espirazione è circolare, una funzione
tazione dei suoi concetti. dell’elemento acqua, mentre l’inspirazione è qua-
KOJIRI. – “Puntale” della SAYA. drata, una funzione dell’elemento fuoco.
KOKONOTSU. – “Nove” in giapponese puro. In Si veda FUKUSHIRI KOKYU, “respirazione addomina-
sino-giapponese è KU o KYU, per contare le perso- le profonda”. [ed anche “ Considerazioni sul
ne (NIN) si dice KYUNIN, per oggetti particolar- KI”].
mente lunghi (HON) s’usa KYUHON. – Liuto ad arco. Unitamente a KOTO, SHAKU-
KOKORO. – “Cuore”; “spirito”, “anima”. Sinonimo HACHI e SHAMISEN, è utilizzato nell’esecuzione di
di SHIN, si riferisce sia a persone sia a cose. Nella musica da camera (sankyoku).
tradizione orientale – medica, filosofica, religiosa KOKYU DOSA. – Esercizio eseguito in posizione
– sede dello spirito è il cuore, non la testa [il cer- seduta (SEIZA). AITE afferra i polsi di TORI; que-
vello da solo non è nemmeno considerato, nella sti, concentrando l’energia nell’HARA ed esprimen-
Medicina Tradizionale Cinese, che parla di siste- dola con la respirazione – attraverso le braccia –
ma “cuore-cervello”]. KOKORO, pertanto, è l’es- lo proietta a terra. Il KOKYU DOSA è analogo al
senza di un uomo (o di una cosa); nessuno può riu- principio hakko-dori, applicato nelle tecniche da
scire a compiere qualcosa se non è permeato, seduti (SUWARI WAZA) del WA-JUTSU, dove TORI
condizionato da KOKORO, che rappresenta la realtà deve liberare i polsi, afferrati da AITE. Nel caso
assoluta d’ogni cosa ed incarna l’interesse “disin- l’azione difensiva di TORI si concluda con un paio
teressato”, fine a se stesso (addirittura l’AI, in- di ATEMI, portati a costato e collo di AITE, si trat-
teso come essenza dell’amore). KOKORO, in AI- ta di un KATA di base, chiamato hiza-gatame.
KIDŌ, richiama un invito: ame tsuhi-no-hajimè ni KOKYU HO. – “Esercizio o metodo (HO) di respi-
oite kudasai (“Poni la tua mente all’inizio del cielo razione (KOKYU)”. Gruppo di esercizi respiratori.
e della terra”). [si vedano MUSHIN, MIRU-NO- Allorquando eseguiti come un esercizio, con un
KOKORO, MIZU-NO-KOKORO, TSUKI-NO-KOKORO]. compagno che tiene o afferra il polso, rientrano
– “Esperto”. Convenzionalmente, è la qualifica tra i SOTAI DOSA, gli esercizi fisici specializzati
che spetta alla Cintura Nera, 5° e 6° DAN, prati- (AIKITAISO) che si praticano in coppia, senza ca-
cante d’Arti Marziali. [si veda KYUDAN]. duta.
KOKORO-E. – “Vero Spirito della Comprensione”. – Arte di coordinare il respiro tra noi, il Cie-
KOKORO-NO-JUMBI DOSA. – “Esercizi di con- lo, la Terra ed il partner. È uno dei più importanti
centrazione”. “fattori interni” dell’AIKIDŌ, unitamente a KI-NO-
KOKOTSU. – Parte mediana, interna, della tibia. NAGARE, KI-NO-MUSUBI e AIKI.
KYUSHO, “punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. – È la forza che viene dal KI e consente, a chi
KOKU. – Unità di misura di capacità (equivale a pratica l’arte del KOKYU, di influire sugli altri.
circa 180 litri). È usata anche come un indicatore KOKYU HO HENKA. – “Cambio con respirazione”.
di ricchezza del feudo (HAN) di un DAIMYO: corri- KOKYU HO UNDO. – “Guida dell’energia nei pol-
sponde alla quantità di riso necessaria a nutrire si, con rotazione”. Allorquando eseguito come un
un uomo per un anno intero. esercizio, con un compagno che tiene o afferra il
– “Spazio vuoto”. polso, rientra tra i SOTAI DOSA, gli esercizi fisici
– Tipo di TSUBA, a forma di quadrato. specializzati (AIKITAISO) che si praticano in cop-
KOKUGIKAN. – “Palestra Centrale” (HONBU DO- pia, senza caduta.
JO) del SUMO. È a Tokyo ed è, quasi, un tempio. KOKYU NAGE. – “Proiezione fluida del respiro”.
KOKYU. – “Respirazione”. Anche “respiro vitale” “Proiezione con la potenza del respiro”. “Proiezio-
e “respiro cosmico”. KOKYU e KI sono uniti indisso- ne dell’energia centralizzata”. Tecnica-base di
lubilmente: il KI irradia dal KOKYU ed il KOKYU è la proiezione (KIHON NAGE WAZA); la caduta di AITE
forza vivificante che attiva il KI. Il principio idea- può avvenire in tutte le direzioni (avanti, indietro,
le dell’AIKIDŌ è unire il proprio respiro al flusso laterale, dall’alto). Allorquando eseguito come un

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Giuse Aikidō & Nihon
esercizio, con un compagno che tiene o afferra il KOMORI. – “Ritirarsi”.
polso, rientra tra i SOTAI DOSA, gli esercizi fisici KOMUSO. – “Monaco errante”, soprattutto del
specializzati (AIKITAISO) che si praticano in cop- Periodo EDO (1603-1867). È riconoscibile per il
pia, senza caduta. È la proiezione di AITE fatta copricapo, a forma di cesto, che copre l’intera
sincronizzando mente e corpo (respiro) ed utiliz- faccia e per l’immancabile flauto (SHAKUHACHI)
zando il suo slancio, senza leve alle articolazioni. che l’accompagna; normalmente appartiene alla
Normalmente si applica a presa a polsi e spalle, setta fuke.
colpi e fendenti al volto. KONBANWA. – “Buona sera”.
– È la forza che viene dal KI e consente, a chi KONGO. – “Stabilità e invincibilità [del Buddi-
la domina, di proiettare “morbidamente” un avver- smo].
sario. KONGO-ZEN. – “ZEN del Diamante”. Particolare
KOKYU RYOKU. – “Potenza (o forza) del respiro”. forma di pratica ZEN, che annovera oltre 600
È la potenza dell’universo, accumulata nel SEIKA tecniche marziali, tra movimenti difensivi e schi-
TANDEN. È la forza che emana da una mente sere- vate, spostamenti, parate, posizioni, ATEMI. Il
na e calma e da un corpo rilassato, entrambi pron- KONGO-ZEN influenza fortemente il NIPPON SHO-
ti a rispondere, in ogni necessità, in ogni momen- RINJI-KEMPO.
to, nella direzione voluta. KOKYU RYOKU è un dono KONNICHIWA. – “Buon giorno”; si usa dalla tar-
del cielo, che non può esprimersi se teniamo spal- da mattinata fino al tramonto.
le, nuca e braccia contratte, o se ci s’immagina KONSHA-TENGU. – Popolari esseri mitologici
molto forti (o molto deboli), o se non crediamo dell’antico Giappone, dal lungo naso. [si veda TEN-
che questa forza esista. Queste sono tutte impu- GU].
rità, del corpo o dello spirito, sono sbarramenti al KOOTSUNIN. – Si veda BONGE.
fluire del KI. Non basta, però, capire KOKYU RYOKU KOPPO. – Tecniche di difesa mediante un basto-
con l’intelletto, occorre impararlo ogni giorno, at- ne più corto del TAM-BO. Si può utilizzare sia un
traverso il corpo, perché, come dice O-SENSEI: bastoncino (di legno, di metallo) – talvolta munito
«Un lavoro di tre giorni non è che un lavoro di tre di un anello al centro, in cui s’infila il dito medio –
giorni; il lavoro di un anno non è che il lavoro di un sia un qualsiasi altro oggetto, anche d’uso comune,
anno; un lavoro di dieci anni accumula la forza di maneggevole e facile da impugnare. Il bastoncino
dieci anni». Senza passare dalle tecniche non è serve tanto a moltiplicare la forza degli ATEMI in-
possibile imparare KOKYU RYOKU, ma senza KOKYU ferti quanto a rendere più dolorose le tecniche di
RYOKU può esistere solo la forma della tecnica, leva.
una forma vuota. KOPPO-JUTSU. – “Arte di usare il bastone cor-
KOKYU WAZA. – “Tecniche-base di proiezione”. to”.
Si veda KIHON NAGE WAZA. KORI. – “Collo del piede”. Parte sporgente del
KOMABUE. – Flauto che fa parte della strumen- dorso del piede. KYUSHO, “punto vitale” o “debole”
tazione di base del GAGAKU ed è utilizzato nell’e- per gli ATEMI. Anche SOKKOTSU.
secuzione di musiche KOMAGAKU. [si veda la voce KORINDO. – Stile d’AIKIDŌ e scuola di difesa
“Giappone. Musica”, nella Terza Parte]. personale. La scuola, fondata da Hirai Minoru, U-
KOMAGAKU. – Musica eseguita alla Corte impe- CHI DESHI di O-SENSEI, fa capo all’Associazione
riale (GAGAKU), che proviene da Corea e Manciuria. Nihon Korinkai, costituita nel 1954.
[si veda anche la voce “Giappone. Musica”, nella KORYU. – “Drago scaglioso”. Sommergibile ta-
Terza Parte]. scabile per azioni suicide. Mai usato nel corso del-
KOMBU. – “Alghe marine”. Sono usate, tra altro, la Seconda Guerra Mondiale.
come oggetti di buon auspicio nel DOHYO-MATSURI KOSA DORI. – Si veda KATA TE DORI HANTAI.
(“cerimonia propiziatoria”) del SUMO. KOSHI. – “Vita”, “busto”, “zona della cinta”; “an-
KOMI. – “Interno”. che”, “fianchi”. È la parte inferiore del tronco,
– “Contro”. che va dall’ombelico in giù. GOSHI, come suffisso.
KOMONO. – “Gente modesta”. Sono gli individui, – “Palla del piede”: parte carnosa sotto le di-
di bassissima condizione sociale e di provenienza ta, serve per colpire in alcune tecniche di calcio,
contadina, che accompagnano i contingenti milita- soprattutto in KARATE. Pure CHUSOKU.
ri, occupandosi degli approvvigionamenti e di pic- – Rinforzo posteriore dell’HAKAMA: protegge
coli lavori. Sono chiamati anche ARASHIKO. la zona lombare.

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Giuse Aikidō & Nihon
KOSHI NAGE. – “Proiezione circolare dell’anca”. sto rende il KOTE uno dei mezzi di protezione più
“Proiezione con movimento di torsione del busto o elaborati, complicati e complessi mai messi a pun-
delle anche”. Tecnica-base di proiezione (KIHON to. Spesso gli elementi costitutivi del KOTE sono
NAGE WAZA); la caduta di AITE è dall’alto. Normal- decorati o guarniti.
mente si applica contro prese a polsi e spalle. – Manopole dell’armatura per scherma TAKE
KOSHI SABAKI. – Studio degli spostamenti di GUSOKU, usata nel KENDO. Si definiscono anche
anche e bacino. Fa parte dei TAI SABAKI. UCHI-KOTE e ONI-KOTE.
KOSHIATE. – “Portaspada”. È un originale ed e- KOTE GAESHI. – “Proiezione su torsione del
sclusivo congegno, formato da grandi pezzi di polso”; può essere verso l’interno o verso l’ester-
cuoio e cinghie incrociate che li attraversano: in- no. Tecnica-base di proiezione (KIHON NAGE WAZA)
trodotta la spada, questa rimane bloccata nella che fa parte, insieme alla KOTE HINERI, delle “tec-
cintura e fissata nella giusta posizione. Esistono niche di polso” (TEKUBI WAZA). La caduta di AITE è
anche contenitori tubolari, addirittura doppi, per laterale. Si può applicare a tutte le prese TE-
il DAI-SHO. HODOKI, ai fendenti ed agli attacchi di pugno.
– Protezione dei fianchi, utilizzata dagli ar- KOTE HINERI. – “Torsione del polso”; può esse-
cieri: ripara dalle cuspidi (YA-NO-NE) delle frecce re verso l’interno o verso l’esterno. Terza tecnica
(YA). di controllo con immobilizzazione (KATAME WAZA),
KOSHI-ITA. – “Cintura”, annodata posterior- effettuata sul polso. Insieme al KOTE GAESHI fa
mente, che regge l’HAKAMA. parte delle “tecniche di polso” (TEKUBI WAZA) e
KOSHI-KUATSU. – “Percussioni sacro-iliache”. normalmente si applica contro prese ai polsi e go-
Rientra nella gamma dei KIN-KUATSU: KUATSU par- miti e contro fendenti. [si veda SANKYO].
ticolari, adatti a traumi e dolori pelvici – quindi KOTE MAWASHI. – “Torsione interna del pol-
sia di rianimazione sia antalgici – attuati con per- so”. Seconda tecnica di controllo con immobilizza-
cussioni riflessogene. zione (KATAME WAZA), effettuata sul polso. [si ve-
KOSHI-NO-MAWARI. – Pare sia il più antico da NIKYO].
termine che identifica la lotta a mani nude. In se- KO-TENGU. – “Piccoli TENGU”. Popolari esseri
guito diventa TAI-JUTSU e quindi JU-JUTSU. mitologici dell’antico Giappone, muniti d’ali. [si ve-
KOSHIRAE. – L’insieme degli accessori (forni- da TENGU].
menti) per spada, soprattutto per l’uso di guerra. KOTETSU OKISATO. – Maestro armaiolo di Ye-
KOSHO SHOREI RYU. – Scuola di KEN-JUTSU e do, operante alla fine del secolo XVII. Forgia la-
JU-JUTSU. Risale, per la tradizione, al 1235 ed è me di qualità eccellente.
ancora attiva. KOTO. – Cetra semitubolare: ha cassa di riso-
KOTAI. – “Duro”. nanza leggermente rastremata, lunga circa 2 me-
KOTE. – “Polso”. Pure TEKUBI. tri e tavola armonica arcuata, con 13 corde di se-
– “Avambraccio”. Pure UDE e ZEN-WAN. ta che poggiano su 13 ponticelli mobili; è detta
– Manica corazzata dell’armatura. Se ne parla anche gakuso. Deriva dal cinese k’in e fa parte
già nel Periodo Kofun (IV – VII secolo), quando della strumentazione di base del GAGAKU. Si suona
sono costituite da bracciali tubolari, ma gli esem- poggiata in terra, con l’esecutore inginocchiato
plari giunti a noi sono soprattutto d’armature mo- che pizzica le corde con plettri d’avorio infilati
derne. Il KOTE è formato da una manica aderente, sulle dita della mano destra; la sinistra preme la
di tessuto imbottito o pelle o seta, assicurata al corda vicino al ponticello, modificando l’intona-
braccio con lacci. Cordicelle, che girano attorno al zione. Unitamente a KOKYU, SHAKUHACHI e SHAMI-
petto, l’assicurano al corpo. La manica - che in al- SEN, è utilizzato nell’esecuzione di musica da ca-
cune parti è ricoperta da maglie di ferro, scaglie mera (sankyoku). [si veda anche la voce “Giappone.
e piastre – protegge la spalla (KAMURAITA), scende Musica”, nella Terza Parte].
a coprire braccio (GAKU-NO-ITA), gomito (HIKI- KO-TO. – “Spada antica”; “vecchia lama”. Il ter-
GANE) ed avambraccio (IKADA), per terminare con mine indica le spade forgiate prima del 1530 (op-
una mezza manopola, a protezione della mano (TE- pure al 1603 o 1614, secondo le diverse fonti), dal
TSU-GAI). Ogni elemento o variante del modello di 900 circa. Le spade prodotte fino al 1716 circa
base ha un nome particolare e specifico, così co- sono le SHIN-TO (“spade nuove”), quelle fabbrica-
me ogni particolare combinazione di maglia di fer- te dal 1717 al 1870 si chiamano SHIN-SHIN-TO
ro, piastre e scaglie ed ogni tipo di legaccio. Que- (“spade nuovissime”), mentre le “spade moderne”,

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Giuse Aikidō & Nihon
GENDAI-TO, sono quelle forgiate dal 1871 alla fine essere Obata Kagenori (1572-1662), erudito con-
della Seconda Guerra Mondiale. Le spade prodot- fuciano al servizio dello SHOGUN, oppure Kosaka
te dal secondo dopoguerra sono le “spade recen- Danjo Nobumasa, samurai al servizio di TAKEDA
ti”, SHINSAKU-TO. La classificazione si riferisce SHINGEN, famoso DAIMYO.
alla tradizione delle NIPPON-TO, le “spade giappo- KOYUBI. – “Dito mignolo”.
nesi”. KOZANE. – Piastre che formano l’ODOSHI.
KOTO RYU. – Scuola di KOPPO-JUTSU. KOZUKA. – È un piccolo coltello, utilizzato princi-
KOTODAMA. – “Verbo sincero”. È la “scienza sa- palmente, ma non solo, come coltello da lancio. Si
cra dei suoni” cinese, ma di provenienza indiana, porta normalmente inserito nel fodero di una spa-
che il monaco buddista KUKAI – il fondatore della da o pugnale. Ha lama dritta, lunga da 12 a 25 cm
setta esoterica SHINGON – importa in Giappone e taglio singolo, senza TSUBA, ricavata da una KA-
all’inizio del secolo IX. Alla base di questa scien- TAHA. Il lato d’acciaio duro è piatto e levigatissi-
za, che non poco influenza le tecniche di KIAI, c’è mo; quello d’acciaio morbido (o ferro) è lasciato
la teoria che la vibrazione acustica è all’origine ruvido, quasi grezzo e assottigliato verso il filo.
della vita. DEGUCHI ONISABURO, il co-fondatore L’impugnatura del KOZUKA – che di solito è di me-
della religione OMOTO-KYO, è un esperto di questa tallo o lega metallica, ma può anche essere di cor-
scienza, grazie all’istruzione ricevuta dalla nonna, no, legno, osso, avorio – come accessorio della
“iniziata" dal di lei padre, il maggior esperto del spada, è seconda solo alla TSUBA, come importan-
tempo. za. Ornamenti, intarsi, incisioni, smalti, scritte
Anche UESHIBA MORIHEI diviene esperto di KO- possono arricchire la faccia anteriore dell’impu-
TODAMA, tanto che elabora il suo sistema nei ter- gnatura, estendendosi talvolta a quella posterio-
mini propri di questa Disciplina. re. Il KOZUKA è spesso inserito nella SAYA della
KOTO-EIRI RYU. – Scuola di KEN-JUTSU. Gli al- KATANA, assieme al KOGAI oppure portato in una
lievi si specializzano nel combattimento contro più tasca laterale del fodero dell’AIKUCHI. Quando il
avversari. coltello è chiamato KOGATANA, il vocabolo KOZUKA
KOTSU. – “Osso”. indica solo l’impugnatura.
KO-TSUZUMI. – Tamburo a forma di clessidra, KRO. – “Nero”.
con due pelli legate. È utilizzato per accompagna- KU o KYU. – “Nove” in sino-giapponese. In giappo-
re la danza nel teatro NŌ e fa parte dell’insieme nese puro è KOKONOTSU, per contare le persone
HAYASHI – con gli altri tamburi TAIKO e O- (NIN) si dice KYUNIN, per oggetti particolarmente
TSUZUMI ed il flauto NOKAN – il cui suono, unita- lunghi (HON) s’usa KYUHON. Anche KYU.
mente al canto degli attori, costituisce la musica KU. – Variante fonetica di KO. [si veda].
tipica di tale genere teatrale. Si utilizza caricato – “Cielo”.
sulla spalla destra, retto dalla mano sinistra e – “Strofa”, di RENGA collettivi.
percosso con quella destra. – “Vuoto”, “vacuità” (in riferimento, soprat-
KO-UGI. – Pugnale di piccole dimensioni, normal- tutto, alla filosofia ZEN).
mente celato nel fodero della NINJA-TO, la spada – “Nove” in sino-giapponese. In giapponese
dei guerrieri NINJA, gli SHINOBI. puro è KOKONOTSU, per contare le persone (NIN)
KOUTA. – Genere musicale lirico, tipico – come si dice KYUNIN, per oggetti particolarmente lunghi
l’HAUTA – dei “quartieri del piacere” nelle città del (HON) s’usa KYUHON. Anche KYU.
Periodo EDO (1603-1867). All’epoca, è patrimonio KUA. – “Vita”.
quasi esclusivo delle GEISHE. KUATSU. – “Tecnica di vita”. “Tecnica di ritorno
KOWAMI. – È uno stile di JU-JUTSU particolar- alla vita”. Metodo di rianimazione. KUATSU è con-
mente duro. Il suo ideatore, ICHIKAWA MONDAI- trazione fonetica (secondo una trascrizione an-
YU, ha definito un metodo di combattimento basa- glosassone) di due caratteri: KUA, “vita” e tsu, a
to sull’applicazione della forza fisica, con esercizi sua volta riduzione di JUTSU, “tecnica”. È parte –
intensi e faticosi. compreso nella metodologia KAPPO, secondo la
KOYO GUNKAN. – Opera del secolo XVII – es- “Storia delle Arti Marziali” di Shige Taka Minatsu
senziale per conoscere quale deve essere lo spiri- (1714) – delle “otto Arti da Guerra” del BUGEI,
to di un BUSHI, in pace e in guerra – che, in 59 ca- nelle quali ogni SAMURAI deve eccellere (oltre alle
pitoli, descrive tutto quanto si riferisce alla vita danze rituali che ognuno di loro deve conoscere;
dei SAMURAI. L’attribuzione e dubbia: autore può si veda “L Antiche arti da guerra”). Il KUATSU

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Giuse Aikidō & Nihon
(per correttezza e precisione, però, dovremmo NA, ma quella “spada dello spirito” che deve arma-
sempre parlare di KAPPO) consiste di un insieme di re la mano di chi persegue il bene.
procedimenti manuali – o, più in generale, non KUBI. – “Collo”. Nel collo ci sono alcuni KYUSHO,
strumentali – messi in atto per rianimare soggetti “punti sensibili” per gli ATEMI.
in stato d’incoscienza, causata, normalmente, da KUBI SHIME. – “Strangolamento”. AITE afferra
traumatismo o strangolamento. Percussioni, pres- per strangolare.
sioni e massaggi sono eseguiti in zone che corri- KUBOTAN. – Piccolo cilindro di metallo, utilizza-
spondono agli TSUBA dello shiatsu o dell’agopun- to soprattutto dai NINJA, sia come “tirapugni” sia
tura. Si massaggia con la punta delle dita; si pre- per tecniche di KOPPO. Portato appeso alla cintura,
me con il palmo della mano; si percuote con pugno, può essere cavo e contenere diverse FUKUMI-BARI
gomito, ginocchio, tallone. Le zone sollecitate di- (armi da lancio ad ago).
pendono dal tipo di trauma; quelle maggiormente KUCHI. – “Bocca”.
stimolate sono: i dischi intervertebrali, i punti pa- KUDAKU. – “Rompere”, “spaccare”, “frantumare”.
ravertebrali della colonna, la zona epigastrica, l’a- KUDAN. – Nel moderno sistema di graduazione,
pofisi spinosa, la pianta del piede. L’effetto otte- derivato del BUJUTSU, è la “Cintura Nera di 9°
nuto può essere sedativo, stimolante o inibitorio. grado”. [si veda KYUDAN].
Uno stesso principio d’azione può essere applicato In questa fase l’individuo non ha nemmeno più il
al soggetto sdraiato (supino o bocconi) o seduto e bisogno dell’illuminazione: la vita acquista una di-
si caratterizza secondo l’intensità ed il tipo di a- mensione spirituale, senza pensieri ed affanni,
zione. La corretta applicazione dei KUATSU (che senza desideri, senza angosce.
dovrebbe essere nota ad ogni Maestro d’Arti KUDA-YARI. – “Guida-lancia”. È un corto cilindro
Marziali, se vero e completo) non può prescindere di ferro che, posto sopra l’asta di una lancia ed
da una buona conoscenza di anatomia – sistema impugnato con la mano sinistra, consente di guida-
nervoso centrale e periferico, soprattutto – e re l’arma con precisione, equilibrandola. Per assi-
d’elementi di Medicina Tradizionale Cinese, ago- curare il KUDA-YARI alla mano, si utilizza la cordi-
puntura o shiatsu. Le tecniche di rianimazione cella kuda-no-utomo.
KUATSU – che si possono apprendere unicamente – Arma insidiosa. Una lancia è contenuta in
con un allenamento continuo – si dividono in: una corta asta cava: la punta fuoriesce grazie ad
KUATSU ad azione elettiva: un brusco movimento in avanti, come nell’occiden-
o KUATSU con percussioni riflessogene (TSU- tale BRANDISTOCCO. Per la tradizione, l’inventore
KI-KUATSU); di tale arma è ancora il monaco HOZO-IN EI, di
o KUATSU respiratori (HAI-KUATSU); NARA, alla metà del secolo XVI.
o KUATSU cardiaci (SHINZO-KUATSU). KUDEN. – “Trasmissione orale”. Insegnamento
KUATSU ad azione globale o KUATSU maggiori tipico delle antiche Scuole.
(SO-KUATSU). KUE. – “Zappa”. Anche questo attrezzo agricolo
KUATSU particolari, per: si può trasformare in arma, come dimostrato dai
o traumi cranico-cervicali (AMON-KUATSU); soliti contadini di OKINAWA. Lo studio dell’uso di
o traumi pelvico-addominali (KIN-KUATSU); quest’arma non convenzionale rientra, natural-
o annegamenti. mente, nel KO-BUDO.
Non possiamo dimenticare, infine, che i KUATSU KUGE. – “Nobili di Corte”. Il termine indica le
sono applicabili non solo nei trattamenti di riani- Famiglie aristocratiche affermatesi dal Periodo
mazione, ma anche per il trattamento rapido del HEIAN (794-1156). Al tempo dello shogunato TO-
dolore (KUATSU antalgici). KUGAWA (1603-1867), le Famiglie Nobili rimaste –
KUATSU-JIN-KEN. – “Ricondurre l’uomo alla circa trecento, mantenute con modeste donazioni
Via della Spada”. È un antico adagio giapponese e – sono in pratica prigioniere nel palazzo imperiale
si riferisce all’idea di ritornare alla vera essenza di KYOTO (così come l’Imperatore) e la loro attivi-
dell’uomo, eliminando tutto ciò che è inutile, sba- tà è limitata al cerimoniale ed ai rituali. Anche
gliato o cattivo. Per il Maestro UESHIBA MORIHEI, HONKE. [si veda anche BUKE].
che adotta questa massima per la sua Arte Mar- KUGYO. – “Nobile pubblico”, “di Corte”.
ziale, è da eliminare tutto quello che contrasta KUJI-KIRI. – “Nove Simboli”. Sono mudra utiliz-
con il principio ed il concetto di AI: l’egoismo, l’o- zati dai monaci-guerrieri (YAMABUSHI), nel Buddi-
dio, il “volere”; la spada richiamata non è la KATA- smo esoterico (sette TENDAI e SHINGON) e nella

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Giuse Aikidō & Nihon
pratica d’alcune Scuole d’Arti Marziali, soprattut- KUKI-NAGE. – Particolare tecnica di proiezione,
to di NINJUTSU. Secondo la tradizione, la corret- inventata da MIFUNE KYUZO, adatta a JUDOKA di
ta esecuzione di questi particolari mudra, unita piccola statura.
alla recitazione di specifici mantra, assicura una KUKI-SHIN RYU. – Scuola segreta degli YAMA-
forza fisica magica, se non l’invisibilità, addirittu- BUSHI delle montagne di Kumano. È un’Arte Mar-
ra. I KUJI-KIRI sono più efficaci se praticati du- ziale di combattimento che usa molto il bastone
rante la meditazione sotto una cascata (TAKI- ed è praticata anche dai NINJA. Pare che anche
SHUGYO). UESHIBA MORIHEI sia stato iniziato a quest’Arte,
KUJIKU. – “Torcere”, “slogare”. all’età di 42 anni.
KUJI-NO-IN. – ”Iscrizione delle Nove Lettere KUMADE. – “Palmo della mano, con le dita ripie-
(o dei Nove Segni)”. Formula magica e pratica a- gate attorno”.
scetica del Buddismo esoterico MIKKYO (delle set- – “Grappino d’abbordaggio”. È usato nelle
te TENDAI e SHINGON) nell’ambito dell’HEI-HO (il battaglie navali, sia per l’abbordaggio vero e pro-
“Metodo del Soldato”) che anche molti praticanti prio sia per demolire barriere. Il ferro – munito
d’Arti Marziali – come, ad esempio, i seguaci del di forte codolo e montato su asta lunga fino a 250
KATORI SHINTO RYU – eseguono. Consiste nel ripe- cm – si compone di una lama curva, ben rifinita, ed
tere la serie dei nove movimenti caratteristici uno o due ganci.
delle mani (IN) – ciascuno dei quali ha un nome KUMAZASA-NO-OSHIE. – “L’insegnamento del
proprio (rin, pyo, to, sho, kai, jin, retsu, zai, zen) – piccolo bambù”. Serie di brevi storie, patrimonio
concludendo il rito con un decimo movimento, se- della scuola KATORI SHINTO RYU, che si riferisco-
greto. Il tutto accompagnato dal canto di un ap- no ad un tipo di insegnamento implicito, impartito
propriato mantra. dal fondatore IIZASA CHOISAI IENAO, ai SAMURAI
KUJIRA-SHAKU. – Misura di lunghezza per i che si recano a trovarlo, con l’intento di sfidarlo
tessuti. Vale 1 SHAKU più ¼. per provarne l’abilità. A tutti gli sfidanti giunti
KUJU DO. – “90 gradi”. nel suo DOJO, il Maestro propone di prendere un
KUKAI. – Monaco buddista. È uno dei più impor- tè insieme, prima del confronto, e fa preparare
tanti personaggi del Buddismo giapponese. Nato due piccole sedie di fragile bambù, su una delle
nel 774 nell’isola Shikoku, attuale Prefettura di quali si accomoda tranquillo, nonostante il preca-
Kagawa, all’età di 15 anni si reca a Nagaoka, la ca- rio equilibrio. È il momento, questo, in cui lo sfi-
pitale, per studiare. A diciotto anni entra all’uni- dante si rende conto di trovarsi di fronte ad un
versità, ma a 22, insoddisfatto della vita quoti- essere superiore e rinuncia al confronto, diven-
diana ed alla ricerca della propria “via”, tando, magari, allievo di cotanto Maestro.
l’abbandona e prende gli ordini sacerdotali, assu- KUMI. – “Afferrare”.
mendo il nome di cielo-mare (Ku-kai). Nell’802, in- KUMI TSUKI. – Serie di quattro prese alla cin-
sieme a SAICHO, è inviato a studiare in Cina, sto- tura (MAE UTATE KUMI TSUKI, MAE SHITATE KUMI
rica fonte culturale, soprattutto nel Periodo NA- TSUKI, USHIRO UTATE KUMI TSUKI e USHIRO SHITA-
RA, ma con inizio dal Periodo ASUKA, quando il TE KUMI TSUKI), cui corrispondono altrettanti tipi
Buddismo è introdotto in Giappone. Qui KUKAI, di difesa, che prevedono normalmente tecniche di
che è particolarmente dotato, impara il sanscrito ROFUSE. Fanno parte dei TE-HODOKI (“liberare le
in sei mesi e, con il compagno, si avvicina al Buddi- mani”).
smo esoterico (MIKKYO), importandolo poi in pa- KUMI-JO. – Sequenze preordinate di attac-
tria, dove entrambi erigono monasteri, sedi di co/difesa, da eseguirsi in coppia, armati di JO.
scuole della setta SHINGON. Lui fonda il suo mo- KUMI-KEN. – “Tecniche di coppia”, con la spada.
nastero, il Kongobu-ji, sul monte Koya (vicino a Si veda KUMI-TACHI.
Tanabe, luogo natale di UESHIBA MORIHEI), il KUMI-TACHI. – “Tecniche di coppia”. Sequenze
compagno uno sul monte Hiei, vicino a KYOTO. En- preordinate di attacco/difesa, da eseguirsi in
trambi i monasteri sono sotto la protezione coppia, normalmente armati di spada (KEN, TACHI).
dell’Imperatore e presto diventano importanti In alcuni KUMI-TACHI elaborati da IIZASA CHOISAI
centri culturali. IENAO per la sua scuola, la TENSHIN SHODEN KA-
A 86 anni dalla morte gli è attribuito il nome di TORI SHINTO RYU, solo uno dei praticanti è armato
Kobo Daishi. di spada, mentre l’altro è fornito di arma diversa
(lancia, bastone o altro) e l’intento è colpire uno

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Giuse Aikidō & Nihon
dei punti deboli dell’armatura piuttosto che i KYU- KURO. – “Giallo”.
SHO. KUMI-TACHI è anche il nome dello stile di KURUMA. – “Circolare”; “ruota”. Indica una rota-
combattimento con la spada elaborato da CHIBA zione secondo il piano verticale. GURUMA, come
SHUSAKU SHIGEMASA per la sua scuola, l’HOKUSHIN suffisso.
ITTO RYU. Anche KUMI-KEN. KUSANAGI. – Base del polpaccio. KYUSHO, “punto
KUMITE. – “Combattimento”. vitale” o “debole” per gli ATEMI.
KUMIUCHI. – Tecniche sviluppate dallo YAGYU KUSARI. – “Catena”. GUSARI, come suffisso.
SHINGAN RYU. Si veda YOROI-KUMIUCHI. Anche l’utilizzo, come arma, di una semplice cate-
KUMI-UCHI. – “Lotta senz’armi” (da KUMI, “af- na rientra nel KAKUTO BUGEI, le Arti Marziali prin-
ferrare” e UCHI, “chi colpisce”). Rientra nel KAKU- cipali, sia pure “collaterali”. Una catena è versati-
TO BUGEI (le Arti Marziali principali). È praticata le e flessibile (quindi manipolabile in qualsiasi po-
con indosso l’armatura, e serve per allenare i sizione), ha una grande capacità di bloccare armi
guerrieri a continuare il combattimento pur aven- bianche, sia corte sia lunghe e pure in asta, anche
do perduto, o non potendo utilizzare, le proprie con lame ben affilate e temprate (soprattutto se
armi. Questo metodo di combattimento pare de- la catena è d’acciaio) e serve per infliggere duri
rivi – attraverso il SUMO – dall’antichissimo SU- colpi. Usata per attacco e difesa e con le estre-
MAI. Si ritiene che dalle tecniche KUMI-UCHI – mità spesso appesantite (MANRIKI-GUSARI), la KU-
ben descritte in un’opera letteraria del secolo SARI, fondamentalmente, si divide in tre classi:
XIII, il Konjaku-monogatari – si sia poi sviluppato corta, media e lunga, con distanze d’uso che vanno
lo JU-JUTSU. Oggi, più semplicemente, il termine dalla corta alla lunga. Molto spesso la catena è as-
KUMI-UCHI indica una tecnica di presa alla giacca sociata ad altre armi, dando vita, ad esempio, a
dell’avversario, all’inizio del combattimento. An- FERUZE, GEKIKAN, KAMA-YARI, KUSARI-GAMA ecce-
che YAWARA. tera.
KUNI-YUZURI SUMO. – Leggendario combat- KUSARI-GAMA. – È un’arma caratteristica, ap-
timento per assicurarsi il dominio dello YAMATO, partenente alla categoria delle mazze articolate,
narrato nel KOJIKI (“Memoria degli Antichi Fat- che nasce dall’unione di una KAMA-YARI con una
ti”), tra due KAMI (o, molto più probabilmente, lunga corda (o catena), agganciata al tallone della
due capi Clan): Takemikazuchi e Takemi-no-kata. lama; la corda è quasi sempre collegata ad una
Per la tradizione, è da questa lotta che nasce il palla di ferro. La KUSARI-GAMA si può usare sia nel
SUMO. combattimento ravvicinato sia nella difesa delle
KURAI. – Termine che definisce chi, pur nello mura, durante gli assedi. Negli scontri, ad esem-
stato di “allerta permanente” (HONTAI), ha “spiri- pio, la catena serve tanto a bloccare i fendenti
to libero” (MUSO) e “mente vuota” (MUSHIN), sì quanto ad avvolgere la spada (per disarmare) o le
che può dare l’impressione di “cedere” l’iniziativa gambe dell’avversario (per farlo cadere) mentre
all’avversario ed alla sua forza, per poi ritorcer- la palla di ferro può assestare micidiali botte e la
gliela contro. Si intende anche la forza della “non- lama è usata per colpire di punta o taglio. Negli
resistenza”: ad un avversario che spinge o tira, assedi la KUSARI-GAMA può essere lanciata dall’al-
non si oppone una forza uguale e contraria, bensì to e recuperata per mezzo della catena. I mag-
lo si asseconda, tanto da indebolirne la spinta o la giori utilizzatori della KUSARI-GAMA, nel corso dei
trazione. secoli, sono i NINJA e la polizia. Pare che il più a-
KURAMA RYU. – Antica scuola di KEN-JUTSU (con bile utilizzatore di KUSARI-GAMA, in Periodo EDO
la spada lunga, O-DACHI), fondata verso il 1547 da (1603-1867), sia Yamada Shinryukan, noto per a-
Ono Shokan. È ancora attiva e vi s’insegna il KEN- ver ucciso molti spadaccini. Il Maestro ARAKI MA-
DO. TAEMON MINAMOTO-NO-HIDETSUNA, per sconfig-
KURIGATA. – Aletta forata, sporgente dal lato gerlo, lo attira e lo blocca in un boschetto di
interno del fodero (SAYA). A questa si fissa il bambù: mancando lo spazio per far roteare la ca-
cordoncino piatto di seta (SAGEO), che vincola il tena o per aggredire alle spalle, con la lama, l’av-
fodero della spada (escluso la TACHI) o pugnale al- versario, Yamada Shinryukan non ha scampo.
la cintura. Altra storia ricordata è quella di Baiken Shishido,
KURIIRO. – “Marrone”. abile spadaccino convertitosi alla KUSARI-GAMA:
KURIMATA. – “Freccia biforcuta”. Cuspide (YA- verso il 1607 affronta MIYAMOTO MUSASHI, che
NO-NE) di freccia a doppia punta. lo uccide. Anche NAGE-GAMA.

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KUSARIGAMA-JUTSU. – “Arte di usare il KUSA- mente, sia per obbedire agli ordini ricevuti sia per
RI-GAMA”. Rientra nel KAKUTO BUGEI (le Arti Mar- fedeltà all’Imperatore. Sconfitto, mostrando un
ziali principali). Pare che il monaco Nen Ami Jion coraggio estremo ed un’esemplare spirito di dedi-
sviluppi, verso il 1408, il primo stile riconosciuto zione, compie SEPPUKU.
di KUSARIGAMA-JUTSU. Oggi solo pochi RYU – come, KUWAGATA. – Ornamento anteriore (cimiero)
ad esempio, l’ARAKI RYU e l’ISSHIN KO RYU – prati- dell’elmo (KABUTO). In genere è fatto con sottile
cano quest’Arte. Negli allenamenti si usa un fal- piastra metallica dorata o stecca di balena. Preva-
cetto con lama di legno, la catena è sostituita da le la forma ad imitazione di corna, anche enormi,
una corda e la palla di ferro è sostituita da una in piuttosto che quella di foglie chiuse di piante ac-
gomma pesante. quatiche. È anche simbolo del rango del guerriero.
KUSARI-JUTSU. – “Arte di usare il KUSARI”. Se KUZURE. – “Squilibrio”. Deriva da kuzureru, “ca-
la catena ha una palla di ferro, si tratta del GEKI- dere”.
KAN-JUTSU, se s’aggiunge un manico si ha il CHIGI- KUZUSHI. – “Squilibrare”; “rompere” (l’equilibrio
RIKI-JUTSU, un falcetto e c’è il KUSARIGAMA- dell’avversario). Viene da KUZUSU, “spezzare”. È
JUTSU. importante, nel combattimento a corpo a corpo,
KUSAZURI. – “Erba fregante”. Struttura a for- riuscire a squilibrate l’avversario, per proiettarlo
ma di gonnellino, divisa in settori separati (da al suolo. Un buon BUDOKA, dotato di quell’attitudi-
quattro a nove), che costituisce la falda dell’ar- ne mentale definita come SEN o SEN-NO-SAKI [si
matura. Lamelle di cuoio laccato o metallo, colle- veda], riesce a muoversi in modo tale da costrin-
gate fra di loro – e raggruppate a formare sezioni gere l’avversario a rompere il proprio equilibrio,
più ampie, allargate verso il basso – sono appese spostando l’HARA [qui inteso come baricentro del
alla corazza con cordoncini. Nella O-YOROI i KUSA- corpo], mettendosi nella posizione migliore per
ZURI coprono la parte anteriore, quella posteriore essere proiettato. Il movimento di TORI – che è
ed i fianchi, due sezioni per ogni parte. Nelle ar- opportuno sia nella condizione di KURAI – è frutto
mature posteriori le sezioni aumentano di numero di un accorto TAI SABAKI.
(fino a nove), ma si restringono, costringendo KUZUSU. – “Spezzare”.
all’uso dello HAIDATE. KWAIKEN. – Corto, affilatissimo pugnale. Lo u-
KUSEMONO. – È un termine utilizzato da YAMA- sano soprattutto le donne delle Famiglie Militari
MOTO TSUNETOMO, nell’HAGAKURE, per indicare un (BUKE e BUMON), che lo portano nascosto tra le
coraggioso, una persona audace e intraprendente. pieghe del KIMONO. Lungo in genere 20-25 cm,
Oggi, curiosamente, ha assunto un significato ne- senza TSUBA, ha lama leggermente curva, ad uno o
gativo ed è sinonimo di delinquente, mascalzone. due FILI, con TSUKA e SAYA di legno laccato, sem-
KUSEN. – “Insegnamento orale”. È quello impar- plici, e fornimenti di corno o argento. È utilizzato
tito agli allievi dal Maestro Zen (ROSHI) durante per difesa personale o, in particolari circostanze,
la pratica della meditazione (ZAZEN). per il suicidio rituale, mediante taglio della caro-
KUSHIN RYU. – Scuola di JU-JUTSU. È fondata a tide (arteria del collo). Anche KAIKEN.
EDO da INUGAMI NAGAKATSU, nel 1650 circa. Suo KWAPPO. – Si veda KAPPO.
nipote, INUGAMI GUBEI NAGAYASU, ne perfeziona KYO. – “Principio”; “gruppo di movimenti”. Ci sono
le tecniche, simili a quelle del KITO RYU, nel 1720. cinque KYO principali (dal primo al quinto): IKKYO (o
Il KUSHIN RYU è tuttora attivo. UDE OSAE), NIKYO (o KOTE MAWASHI), SANKYO (o
KUSUNOKI. – Clan militare, che appoggia l’impe- KOTE HINERI), YONKYO (o TEKUBI OSAE), GOKYO (o
ratore GO-DAIGO e la sua discendenza nella ses- UDE HISHIGI).
santennale guerra civile – guerra Nambokucho, – “Mascella”.
1336-1392 – contro la Corte di KYOTO (Corte set- KYOEI. – Zona tra la 5^ e la 6^ costola. Punto
tentrionale) e gli SHOGUN ASHIKAGA. sulla linea ascellare anteriore. KYUSHO, “punto vi-
KUSUNOKI MASASHIGE. – Considerato la per- tale” o “debole” per gli ATEMI.
fetta incarnazione dell’ideale SAMURAI , è il più KYOGETSU-KOGE. – Arma NINJA. Si veda KYO-
famoso della sua Casata. Egli, nel 1333, quando TETSU-KOGE.
ancora il suo Clan è alleato degli ASHIKAGA e tutti KYO-JUTSU. – “Menzogna e verità”. Indica un
combattono per GO-DAIGO contro i Reggenti HO- inganno, una finta, un movimento di schivata e
JO, pur consapevole di non poter vincere una bat- contrattacco immediato. È concetto utilizzato,
taglia (quella di Minatogawa), vi s’impegna ugual- soprattutto, in KENDO, KEN-JUTSU e KARATE.

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Giuse Aikidō & Nihon
KYOKAI. – “Società”. KYOTOTSU. – “Sterno”. Punto della parte infe-
KYOKAKU. – “Uomo virile”, “uomo coraggioso”. Si riore dello sterno. KYUSHO, “punto vitale” o “debo-
veda OTOKODATE. le” per gli ATEMI. Pure CHUDAN.
KYOKUSHINKAI-KAN. – Stile di KARATE (ab- KYU. – “Classe”.
breviato in K.K.K.), ideato da MASUTATSU OYAMA – “Grado” o “livello inferiore” delle Arti Mar-
nel 1955. Variante dello stile GOJU RYU, è molto ziali. Ne esistono da 6 a 10, secondo Arte Marzia-
duro ed altrettanto efficace, basato com’è su le e scuola. Il KYU, fino al raggiungimento della
forza fisica, tecniche velocissime – e pericolose! – Cintura Nera, può essere attribuito per esame,
e posizioni naturali, il tutto amalgamato dallo spi- come accade normalmente, oppure a giudizio del
rito ZEN. Caratteristiche del KYOKUSHINKAI-KAN, Maestro. Di solito, è il colore della cintura che in-
come già dello stile GOJU RYU, sono la respirazio- dica il livello di pratica dell’allievo; in Giappone, a
ne enfatizzata (IBUKI, NOGARE) e gli esercizi re- differenza di quanto accade fuori del Paese, i co-
spiratori (YOI-IBUKI). lori sono solo due: bianco dal 6° al 4° KYU e mar-
KYOSEN. – “Apofisi xifoide sternale”. “Plesso rone dal 3°al 1° [si veda KYUDAN].
solare”. Punto sporgente dello sterno. KYUSHO, Nell’AIKIDŌ, la cintura è di color bianco per i KYU
“punto vitale” o “debole” per gli ATEMI. dal 6° al 2° e marrone per il 1° in Giappone, men-
KYOSHI. – “Istruttore”. Nell’antico sistema di tre altrove si segue la regola giapponese piutto-
classificazione del BUGEI, si ottiene la qualifica di sto che quella dello JUDO (un colore diverso per
KYOSHI solo con il grado minimo di 7° DAN e si ri- ogni grado), oppure tutti indossano la cintura
mane tale anche nell’8°. La qualifica corrisponde, bianca. I praticanti con solo i gradi KYU sono detti
altresì, al raggiungimento di un livello di perfezio- MUDANSHA (senza DAN).
ne interiore. In alcune Scuole, KYOSHI è la Cintura – “Arco”.
Nera 6° DAN. [si veda KYUDAN]. – “Veloce”, “rapido”.
KYOSHIN MEICHI RYU. – Scuola di Arti Mar- – “Nove” in sino-giapponese. Si veda KU.
ziali, soprattutto KEN-JUTSU, cui appartiene MO- KYU SHIN KYU. – “Dirigere lo spirito”. Questa
MONO-I SHUNZO. È ancora in attività. pratica, comune ad Arti Marziali e ZEN, insegna a
KYOSHI-NO-KAMAE. – Posizione inginocchiata. penetrare i fenomeni, gli elementi, senza rispar-
KYOSUI RYU. – Scuola di KEN-JUTSU, fondata da mio d’energia e con creatività, per raggiungere
Minowa Kurando. l’obiettivo. È necessario concentrarsi unicamente
KYOTETSU-KOGE. – Tipica arma da NINJA. È un sul “qui” e sull’”ora”, tanto quando si pratica
pugnale a due lame, una dritta ed una curva, alla un’Arte Marziale quanto vivendo la vita quotidia-
cui impugnatura è fissata una lunga corda, con un na: donandosi completamente [già l’imperatore
disco di ferro all’altra estremità. Il KYOTETSU- romano Marco Aurelio Antonino (121-180), studio-
KOGE serve come arma bianca o da lancio e può so di retorica e filosofia, ammiratore e conosci-
fungere da rampino, per scalare muri. La corda, tore della cultura greca, sostiene: «Compi ogni a-
inoltre, lanciata col disco che funziona da con- zione della tua vita come se fosse l’ultima»]. Nel
trappeso, può servire per far cadere un avversa- combattimento non si può vincere se si risparmia
rio ed è utilizzata per legarlo. Anche KYOGETSU- energia e non si è creativi: per sopravvivere, non
KOGE e KYOTETSU-SHOGE. si può dipendere dalle tecniche.
KYOTETSU-SHOGE. – Arma NINJA. Si veda KYUBA. – Arte Marziale. Comprende sia il tiro
KYOTETSU-KOGE. con l’arco (KYU) sia l’equitazione (BA). Il metodo
KYOTO. – Città che l’imperatore Kammu (781- d’allenamento tipico di quest’Arte è lo YABUSAME,
806) edifica tra il 792 ed il 794 sull’isola Honshu, ancora oggi popolare e praticato a KAMAKURA.
a sud-ovest del lago Biwa, ispirandosi alla planime- KYUBA-NO-MICHI. – “Via dell’arco e del caval-
tria rettangolare del modello urbanistico cinese. lo”. Deriva da KYU, “arco”, BA, “cavallo” e MICHI,
Capitale dell’Impero dal 794 al 1868, è tra i più “cammino”. È un codice di comportamento, non
popolosi (400.000 abitanti a fine 1600) e princi- scritto, che risale al secolo XIII, antesignano del
pali centri culturali e artistici del paese, sede di BUSHIDO.
un’importante biblioteca e dell’università imperia- KYUDAN. – È l’insieme dei gradi, inferiori e su-
le. La residenza imperiale, il Byodoin (monastero periori (KYU e DAN), attribuiti nelle Arti Marziali.
dal 1052), è a sud della città, mentre ad ovest si È un sistema di graduazione – adottato da tutte
trova la villa imperiale di Katsura (secolo XVII). le Discipline del BUDO moderno e derivato del BU-

157
Giuse Aikidō & Nihon
JUTSU e dal BUDO classico – per indicare il livello MENKYO KAIDEN: certificato e titolo; chi lo ri-
tecnico raggiunto; un diploma (GAKU), spesso, uf- ceve ha appreso tutti i segreti; può succedere al
ficializza l’attribuzione del grado. La progressione Maestro o fondare un HA del RYU.
della conoscenza, unita all’evoluzione dell’abilità, è MOKUROKU, INKA. Certificato di trasmissione.
il fattore decisivo per il riconoscimento del gra- Normalmente, nel BUDO, si considerano i gradi in-
do. Nei tempi antichi – ed ancora oggi, nel BUJU- feriori (KYU, da 6 a 10, secondo Arte Marziale e
TSU e nel BUDO classici – il sistema d’insegnamen- scuola) come fasi dell’apprendimento e quelli su-
to, con la trasmissione della conoscenza di tecni- periori (DAN, da 5 a 12, secondo Arte Marziale e
che segrete (o dei segreti dell’Arte Marziale, che scuola) come livelli di pratica e perfezionamento.
dir si voglia) condiziona l’attribuzione dei gradi, Le tabelle che seguono sintetizzano il “sistema”
fatta ad insindacabile giudizio del Maestro. KYUDAN – in ordine crescente di livello – ed anche
Questa l’antica classificazione BUJUTSU: il “valore” convenzionale espresso dal grado, con
SHODEN: è la trasmissione iniziale; quello che l’ovvia notazione che, come anche per altri casi, le
serve per cominciare. diverse Discipline e le differenti Scuole possono
CHUDEN: è la trasmissione mediana; la metà del attribuire nomi, livelli e qualifiche in modo dif-
cammino è compiuta. forme.
OKUDEN: è la trasmissione profonda; gli inse-
gnamenti esoterici (HI-GI).

Categoria Grado Cintura Titolo Qualifica


6° Bianca ROKKYU Studente di 6^ classe
5° Gialla GOKYU Studente di 5^ classe
4° Arancione SHIKYU o YONKYU Studente di 4^ classe
KYU
3° Verde SANKYU Studente di 3^ classe
2° Blu NIKYU Studente di 2^ classe
1° Marrone IKKYU Studente di 1^ classe
1° SHODAN; SHO-MOKUROKU C. n. di 1° grado
2° NIDAN; JO-MOKUROKU C. n. di 2° grado Discepolo
3° SANDAN; HON-MOKUROKU C. n. di 3° grado
4° YODAN; HON-MOKUROKU; SHIHAN C. n. di 4° grado Assistente
5° GODAN o MENKYO o tasshi C. n. di 5° grado Istruttore
Nera

DAN
6° ROKUDAN o MENKYO C. n. di 6° grado (RENSHI)
7° SHICHIDAN C. n. di 7° grado Istruttore
8° HACHIDAN C. n. di 8° grado (KYOSHI)
9° KUDAN C. n. di 9° grado Maestro
10° JUDAN C. n. di 10° grado (HANSHI)

Grado Qualifica Titolo Grado Qualifica Titolo


1° DAN Studente SEN 5° DAN Esperto d’alto KOKORO; HANSHI
2° DAN Discepolo GO-NO-SEN 6° DAN grado KOKORO; HANSHI
3° DAN Discepolo confermato oppure Al- 7° DAN Esperto spe- IKO-KOKORO
lievo esperto 8° DAN cializzato IKO-KOKORO
4° DAN Esperto SEN-NO-SEN 9° e 10° DAN Maestro IKO-KOKORO

Il titolo onorifico di HANSHI è dato agli “esperti” ha raggiunto l’autocontrollo, unito alla perfetta
IKO-KOKORO, che hanno raggiunto il perfetto con- conoscenza delle tecniche.
trollo dello spirito; quello di KYOSHI agli Istrutto- Un altro “metro” di classificazione, che inserisce
ri esperti (6° e 7° DAN), con un alto livello di per- fattori, simboli ed elementi legati alla mistica fi-
fezione interiore. È chiamato RENSHI (5° DAN) chi losofica orientale, è questo:

grado DAN la Pratica i Simboli il Sentire


SHO- 1 blocca gli attacchi e crea opposizione prima di terra – OMOTE e URA come

158
Giuse Aikidō & Nihon
MOKUROKU realizzare una tecnica; azioni scomposte, angola- quadrato tecnica; volontà di
ri; lavoro muscolare “fare” (ego)
realizza spostamenti circolari: può assorbire, in- tecnica, più negativo e
JO- acqua –
2 dirizzare, guidare le energie sul cerchio del suo positivo in forma cir-
MOKUROKU cerchio
mondo e neutralizzare l’attacco colare; c’è ancora l’ego
amplifica l’azione nello spazio-tempo, senza sta- tecnica, cerchio, men-
HON- gnazione; non si lascia agganciare da violenza e fuoco – te libera: lascia l’ego,
3–4
MOKUROKU aggressività dell’attacco triangolo percepisce il fluire
del KI
inizia a muoversi in coordinazione con gli attacchi, unione come amore;
per rapidi e improvvisi che siano; l’intuizione gui- aria – controllo dei propri
MENKYO 5–6
da a neutralizzare il pensiero aggressivo dell’av- vento sensi; ritmo e armonia
versario
non esiste dualità fra attacco e difesa, non hanno etere – non c’è dualità e rea-
7–8
KAIDEN significato; agisce e vive spontaneamente nel spazio – lizza l’unità con l’uni-
–9
presente; realizza il non-attaccamento vuoto verso

KYUDO. – “La Via dell’Arco”. È l’”Arte del tiro ca”) e, per finire, she-mei (“le quattro virtù dello
con l’arco tradizionale” e deriva dal KYU-JUTSU. Si sviluppo dello spirito dell’arco”).
sviluppa (dal secolo XVI) quando la precisione nel KYUDOKA. – “Chi pratica il KYUDO”.
tiro assume un’importanza relativa, poiché l’arco è KYUHON. – “Nove”, per contare oggetti partico-
dapprima affiancato e quindi, in pratica, soppian- larmente lunghi (HON). In sino-giapponese è KU o
tato, dalle armi da fuoco – nonostante il venerato KYU, in giapponese puro si dice KOKONOTSU, per le
YUMI rimanga in dotazione alle truppe imperiali fi- persone (NIN) s’usa KYUNIN.
no al 1868. Nell’allenamento di questa “via”, in luo- KYU-JUTSU. – “Arte del tiro con l’Arco da guer-
go della precisione, assumono grande importanza ra”; “tecnica dell’arco da guerra”. È una delle Arti
l’armonica gestualità, la ritualità, la padronanza di Marziali più antiche, come antichissimo è l’uso, in
una mente serena sul corpo, l’equilibrio psico- caccia e in guerra, di questo strumento ed anche
fisico, il valore spirituale di un pensiero elevato. lo “status” sociale di chi l’arco lo usa. L’arciere,
Numerosissimi sono i DOJO, in Giappone ed in altri ITE, chiamato anche YUMI-TORI, “colui che impu-
Paesi, dove si perpetua l’insegnamento dei Mae- gna l’arco”, da sempre è un guerriero di rango,
stri, antichi (come MORIKAWA KOZAN) e moderni tanto è vero che, per il BUSHI, “guerra” (BU) e
(tra tanti: AWA KENZO ed il suo discepolo ANZAWA “arco e frecce” (yumi-ya), sono sinonimi; anche il
HEIJIRO). Il praticante di KYUDO (KYUDOKA) indos- primo codice di comportamento dei guerrieri, il
sa, come KEIKOGI, un KIMONO – di tipo particolare KYUBA-NO-MICHI, “Via dell’arco e del cavallo”, fa
durante alcune cerimonie, nelle quali porta anche riferimento a quest’arma. Il KYU-JUTSU, per im-
un EBOSHI – ed un’HAKAMA; è prevista la solita portanza, è la prima di quelle comprese dal KAKU-
suddivisione in KYU e DAN (10) dei gradi. Negli al- TO BUGEI (le Arti Marziali principali) e fa parte –
lenamenti – quello fisico ha lo stesso nome della secondo la “Storia delle Arti Marziali” di Shige
Disciplina, KYUDO, mentre quello di tipo spirituale Taka Minatsu (1714) – delle “otto Arti da Guerra”
si chiama SHADO – si usano bersagli particolari del BUGEI, nelle quali ogni SAMURAI deve eccellere
(MAKIWARA), posti a 2-3 metri; nelle gare la di- (oltre alle danze rituali che ognuno di loro deve
stanza dai bersagli arriva a 60 metri. Sono sette conoscere). L’allenamento quotidiano in quest’arte
le posizioni-azioni di base (yugamae) che formano deve far acquisire all’arciere non solo la precisio-
la sequenza di tiro: ashibumi, dozukuri, uchi- ne nel tiro (e 1.000 tiri al giorno sono il minimo
okoshi (o kikitori), hikiwake, kai (o jiman), hanare previsto), ma anche la corretta postura in batta-
e zanshin (o daisan). Si deve all’opera di MORIKA- glia. Anche se non mancano esemplari di foggia ci-
WA KOZAN, della YAMATO RYU, la codificazione nese, l’arco tradizionale, YUMI [si veda], a strut-
(1644) dello studio di questa Disciplina, che da al- tura mista, ha la caratteristica foggia asimmetri-
lora comprende sei parti: kyu-ri (“logica dell’ar- ca, molto utile per tirare con un ginocchio poggia-
co”), kyu-rei (“etichetta”), kyu-ho (“tecnica“), to a terra (è solo dal secolo XII che gli arcieri
kyu-ko (“impugnatura”), kyu-ki (“analisi meccani- scoccano cavalcando) ed è lungo da 180 a 240 cm,

159
Giuse Aikidō & Nihon
per uno spessore di circa 5 cm. Enorme è l’assor- KYUSHAKU-BO. – “Bastone lungo”. Indica il ba-
timento di cuspidi, YA-NO-NE [si veda] che posso- stone lungo 280 cm (per la precisione 9 SHAKU:
no essere montate sulle frecce (YA): dalle più 272,72 cm).
semplici a vere e proprie opere d’arte, ce ne sono KYUSHIN RYU. – Scuola di YARI-JUTSU.
per tutti gli usi, per tutti i gusti e per tutte le ta- KYUSHO. – “Punto vitale” o “sensibile”; “punto
sche. È soprattutto dal secolo XIV che nascono debole”. Sono i numerosi punti vulnerabili, distri-
numerose Scuole dove l’uso dell’arco tradizionale buiti su tutta la superficie del corpo umano (e
è codificato ed insegnato, anche se già dal secolo coincidenti con gli TSUBA), che ogni praticante e-
X il tiro con l’arco da cavallo è praticato come di- sperto d’Arti Marziali dovrebbe ben conoscere.
vertimento o allenamento sportivo, in manifesta- Sono appunto i KYUSHO il bersaglio (MATO) delle
zioni (INU OI-MONO, YABUSAME, KASA-GAKE, TOKA- ATEMI WAZA che, con la loro percussione, possono
SA-GAKE, ad esempio) di carattere anche sacro o causare molteplici effetti, dalla paralisi da dolore
religioso, talvolta giunte sino ai nostri giorni. Do- al trauma più o meno grave, dalla perdita di cono-
po l’introduzione delle armi da fuoco (1543) e la scenza alla morte. Non ogni KYUSHO, se colpito,
loro diffusione, soprattutto nei contingenti di provoca effetti devastanti quali paralisi o morte,
contadini-soldati e SAMURAI di basso rango, la così come non tutti gli ATEMI sono mortali, natu-
precisione nel tiro con l’arco perde relativamente ralmente: dipende dall’energia impiegata, ma non
d’importanza ed il KYU-JUTSU si trasforma in solo [si veda oltre]. Scopo degli ATEMI, in ogni ca-
KYUDO. Il KYU-JUTSU insegnato nell’OGASAWARA so, è mettere l’avversario fuori combattimento.
RYU appartiene al KO-BUDO (“Antiche Arti Marzia- La tabella che segue riepiloga, in ordine di posi-
li”). [si veda anche “L Antiche arti da guerra”]. zione, solo alcuni dei KYUSHO principali ed i loro
KYUNIN. – “Nove”, per contare le persone (NIN). possibili effetti. [si veda anche la voce “corpo”,
In sino-giapponese è KU o KYU, in giapponese puro nella Terza Parte].
si dice KOKONOTSU, per oggetti particolarmente
lunghi (HON) s’usa KYUHON.

Punti che, se colpiti, possono provocare perdita di conoscenza, lesioni permanenti o morte.
KYUSHO della testa e loro possibile effetto

1 TENDO (fontanella anteriore, bregma) - frattura cranica; svenimento; morte


2 TENTO (fontanella posteriore) - frattura cranica; svenimento; morte
3 CHUTO, UTO (radice del naso) - lesione cerebrale; morte
4 GANSEI (globo oculare) - forte dolore; svenimento
5 SEIDON (zigomi, orbite oculari) - perdita d’equilibrio; cecità (transitoria o meno)
6 JINCHU (base del naso) - frattura; svenimento
7 GEKON (mento) - forte dolore; svenimento
8 KACHIKAKE (punta del mento) - svenimento
9 KASUMI (tempie) - lesione cerebrale; morte
10 MIMI (orecchie) - forte dolore; lesione timpano; svenimento
11 DOKKO (apofisi mastoidea) - morte
12 MIKAZUKI (mascella) - svenimento
13 MURASAME, MATSUKAZE (carotidi) - svenimento
14 HICHU (trachea, pomo Adamo) - svenimento
15 KOCHU (base del cranio) - morte
16 KEICHU (nuca) - frattura; svenimento
KYUSHO della parte anteriore e loro possibile effetto

1 SONU (base del collo, tra clavicole) - morte


2 TANCHU (parte superiore dello sterno) - lesione cardiaca; svenimento; morte
3 KYOTOTSU (parte inferiore dello sterno) - lesione cardiaca; svenimento; morte
4 KYOSEN (apofisi xifoide sternale) - paralisi sistema nervoso; svenimento; morte
5 GANKA (pettorali, tra 4^ e 5^ costola) - arresto respiratorio; svenimento; morte
6 KYOEI (tra 5^ e 6^ costola) - arresto respiratorio; svenimento (a dx.); morte (a sx.)

160
Giuse Aikidō & Nihon
7 GANCHU(plesso cardiaco) - svenimento
8 DENKO, INAZUMA (fianchi, costole fluttuanti) - arresto respiratorio; svenimento; morte
9 SUIGETSU (bocca dello stomaco) - blocco respiratorio; svenimento
10 MYOJO (ombelico) - svenimento
11 YAKO (spina pubica) - svenimento
12 KINTEKI, TSURIGANE (testicoli) - svenimento; morte
13 HIZA-KANSETSU (rotula) - svenimento
14 KOKOTSU (parte interna della tibia) - svenimento
15 UCHI-KUROBUSHI (caviglia, malleolo interno) - svenimento
16 KORI, SOKKOTSU (collo del piede) - svenimento
17 SO-IN (tubercolo del 5° metatarso) - svenimento

KYUSHO della parte posteriore e loro possibile effetto

1 SODA (base delle scapole) - arresto respiratorio; svenimento; morte


2 KATSUSATSU (tra le scapole) - svenimento
3 HIZO (reni) - choc nervoso; svenimento; morte
4 KODENKO (base della colonna) - svenimento
5 BITEI (coccige) - lesione midollo spinale; paralisi; morte
6 KO-INAZUMA (sotto i glutei) - paralisi transitoria della gamba; svenimento
7 SHITSU-KANSETSU (cavità poplitea) - paralisi transitoria della gamba; svenimento
8 SOBI (base del tricipite) - svenimento
9 AKIRESUKEN (tendine d’Achille) - svenimento

Punti che, se colpiti, provocano dolore, anche paralizzante, ma non danni permanenti. È da ricordare
che ogni muscolo di braccia e gambe, se percosso con sufficiente energia, si contrae spasmodicamente,
provocando forte dolore e temporanea paralisi dell’arto. In particolare, si considerano i seguenti.

KYUSHO del braccio

1 WANJU - interno del braccio, verso 7 KAIAKU - palmo della mano, sul 1° interos-
l’ascella seo palmare
2 CHUKITSU - articolazione interna del gomito KYUSHO della gamba
3 SANTCHI - parte superiore esterna dell’a-
1 FUKUTO - parte sup. esterna della coscia
vambraccio
2 YAKO - parte sup. interna della coscia
4 SHAKUTAKU - parte superiore esterna del polso
3 KEIKO - tibia
5 USHIRO-
4 KUSANAGI - base del polpaccio
SHAKUTAKU - parte superiore interna del polso
5 NAIKE - caviglia
6 SHUKO - palmo della mano, a sx tendine
del 2° radiale
Evidentemente, colpire una struttura morbida
Sopra ho scritto che, nel colpire i KYUSHO, si deve (addome, cosce, braccia…) è ben diverso che cen-
utilizzare sufficiente energia [si veda, in proposi- trarne una dura, come la testa per esempio, per-
to, anche la voce “energia”, nella Terza Parte]. Ciò ché non solo è diversa la superficie, ma il vero
non significa assolutamente che è obbligatorio bersaglio dell’ATEMI, l’impianto nervoso sottostan-
colpire sempre e comunque con devastante inten- te, è situato a profondità diversa e diversamente
sità! protetto da muscoli, ossa, tendini, adipe eccetera.
È fuori discussione che forza, rapidità e precisio- Senza entrare nello specifico, in quanto non rien-
ne sono indispensabili nel colpire, unitamente alla tra negli scopi di quest’opera, basti dire che il
consapevolezza dell’esatta posizione dei KYUSHO concetto è quello di applicare, con adeguata com-
ed all’impostazione del corretto angolo d’inciden- binazione di forza e velocità (che può anche signi-
za del colpo; ciò che è ancor più importante, però, ficare lenta progressione) una pressione (che può
è conoscere il giusto modo di percuotere. essere istantanea o prolungata) in un unico punto

161
Giuse Aikidō & Nihon
piuttosto che in una zona allargata (o – contempo- candone (immediatamente od in un tempo succes-
raneamente invece che in successione – in punti sivo, anche di molto) ristagni o dispersioni, di-
diversi), una sola volta o ripetutamente, in modo sfunzioni fisiche o, addirittura, shock neurologici
tale che l’energia trasmessa vada ad interferire tali da provocare lesioni più o meno gravi, transi-
con il regolare fluire del KI dell’avversario, provo- torie o permanenti, come sopra illustrato.

- L -

- M -
MA. – “Spazio” (l’ideogramma significa, concet- ve di un fiume o gli stipiti di una porta o di un
tualmente, “attraverso qualcosa”). “Distanza”. cancello. O tra due persone.
“Intervallo”; “in mezzo”. “Ritmo”. Consideriamo, inoltre, che è tipico d’ogni essere
È un concetto fondamentale, tal quale quello di umano concepire come “vitale” lo spazio attorno a
EN, per quanto riguarda il concetto di separazio- sé e qualunque intrusione in questo “spazio vitale”
ne-unione intesi come una sola cosa. è percepita come azione aggressiva. È immutabile
Tutte le Arti Marziali, non solo quelle orientali, il concetto di una sorta di sfera – privata e vir-
abbinano al concetto di “distanza” – quella che se- tuale e impenetrabile – della quale noi siamo il
para dall’avversario – anche la nozione di “tempo” centro; quello che cambia, naturalmente, è il rag-
– necessario ad esprimere una tecnica. Tipica del- gio di quest’area. Sono i tempi, i luoghi e le circo-
la mentalità orientale, invece, è la concezione del stanze che modificano la distanza alla quale per-
principio di interazione ed integrazione di tutte le cepiamo come ostile la presenza degli altri. Pen-
cose con la natura e con l’universo, che porta ad siamo, ad esempio, alla ressa sui mezzi di traspor-
un concetto di “spazio-tempo” (caratteristico, i- to, nell’ora di punta o alla calca durante spettacoli
nimitabile e non delimitato) fra due momenti, due e manifestazioni: nessuno accetterebbe, in condi-
oggetti, due spazi, due persone. zioni diverse, una vicinanza così pressante di per-
MA, quindi, indica un “intervallo” in senso sia spa- sone estranee, potenzialmente pericolose.
ziale sia temporale: è tanto la pausa tra le parole In rapporto al centro di questa sfera – il nostro
o tra le note musicali quanto la distanza tra le ri- TANDEN – in ordine logico possiamo valutare e
classificare i punti dello spazio come segue.

destra: MIGI alto: JO fluttuante: UKI


sinistra: HIDARI medio: CHU sopra: OMOTE, KAMI
davanti: MAE basso: GE, shimo sotto: SHITA, URA
dietro: USHIRO interno: UCHI piatto: HIRA
laterale: YOKO, hen esterno: SOTO obliquo: NANAME
lato superiore: JOSEKI diritto, diretto: IRIMI uncino, interno: KOMI
lato inferiore: SHIMOSEKI circolare: TENKAN a gancio: KAGI, KAKE
grande: O, oki di fronte: OMOTE circolare: KURUMA
piccolo: KO, SHO opposto, contrario: URA semicircolare: MAWASHI
livello: DAN angolo: SUMI lontano: TO

MA-AI. – La “distanza (MA) che unisce (AI)”. La La distanza corretta tra due avversari disarmati
“giusta distanza” dall’avversario. (2-3 passi: le mani, a braccia distese, si sfiorano)
è detta JUBAN-NO-MA-AI.

162
Giuse Aikidō & Nihon
TO-MA è una distanza troppo ampia. delle città contro scorrerie e saccheggi operati
CHIKA-MA (distanza di un passo) è quella troppo dagli IKKI.
corta. MACHI-DOJO. – DOJO privato, dove si pratica il
NISSOKU-ITTO-NO-MA-AI è la “distanza ideale” tra BUDO.
due avversari armati di spada: 4-5 passi circa, le MADE. – “Fino a”.
punte delle spade distano una decina di centime- MAE. – “Davanti”; “in avanti”; “frontale”.
tri. [si veda anche “ Considerazioni sul KI”]. MAE KAMI DORI. – “Presa per i capelli, fronta-
MABEZASHI. – “Visiera”. È termine di massima: le”.
indica la visiera dell’elmo in genere (KABUTO). Va- MAE RYO TE DORI. – “Quinta presa di polso (o
riamente ornata o sormontata da figure ornamen- di braccio)”. Presa ad entrambi i polsi, frontale.
tali (okimono), oltre a proteggere la fronte dell’u- [si veda RYO TE DORI].
tilizzatore bilancia il notevole peso della larga MAE RYO TE ERI SHIME AGE. – “Quarta pre-
falda protettiva posteriore (SHIKORO, gronda). sa al bavero”. AITE afferra, con entrambe le mani,
MABIKI. – “Assottigliamento delle giovani piante il bavero di TORI, per strangolarlo. L’azione difen-
di riso”. È un eufemismo che, durante il Periodo siva di TORI normalmente comprende lo sbilancia-
TOKUGAWA, indica la pratica dell’infanticidio. mento di AITE attraverso un abbassamento del
Le risorse agricole di ogni appezzamento di ter- busto, con rotazione.
reno, infatti, bastano a sfamare un determinato MAE RYO TE KATA SODE DORI. – “Terza pre-
numero di persone e non di più; i bambini indesi- sa alle maniche”. Aite afferra, con entrambe le
derati sono quindi abbandonati all’aperto ed espo- mani, le maniche di TORI. L’azione difensiva di TO-
sti alle intemperie. Non si dimentichi che il Giap- RI normalmente porta allo sbilanciamento di AITE
pone di questo periodo storico è praticamente attraverso un ampio movimento rotatorio delle
privo di scambi commerciali con l’estero e per so- braccia, unito ad un TENKAN.
pravvivere dipende unicamente dal proprio raccol- MAE SHITATE KUMI TSUKI. – “Seconda presa
to di riso. alla cintura”. L’azione difensiva di TORI prevede,
MABUNI KENWA. – (1889-1952) Maestro d’Arti normalmente, una tecnica di lussazione o chiave
Marziali. Vissuto ad OKINAWA al tempo di FUNA- articolare (ROFUSE).
KOSHI GICHIN, a 13 anni inizia a studiare OKINA- MAE TATE MITSU. – “Perizoma” (FUNDOSHI) di
WA-TE sotto il Maestro ITOSU YASUTSUNE ANKO, seta, aderente, annodato sotto la cintura (MAWA-
della scuola SHURI-TE, passando a 20 anni con HI- SHI) dei SUMOTORI.
GAONNA KANRYO, della scuola Naha-te. MABUNI MAE UKEMI. – “Caduta in avanti”.
KENWA, nel 1928, concepisce lo stile SHITO RYU e MAE UTATE KUMI TSUKI. – “Prima presa alla
nel 1929 si trasferisce ad OSAKA, dove apre un cintura”. L’azione difensiva di TORI prevede, nor-
DOJO per insegnare il suo metodo. Nel 1937, malmente, una tecnica di lussazione o chiave arti-
quando è secondo Caposcuola dello stile ITOSU colare (ROFUSE).
RYU, cerca di unificare il suo stile con il Tomari- MAE WAZA. – “Tecniche su attacchi frontali”.
te, razionalizzando e sistematizzando i rispettivi MAE-DATE. – “Posto davanti (anteriormente)”.
metodi d’allenamento. Con questo termine si indica la parte anteriore
MACHI. – “Associazioni urbane”. Si tratta dell’u- del KABUTO, posta sopra la visiera (MABEZASHI) e
nione volontaria di centri abitati vicini o quartieri spesso decorata con figure ornamentali (okimono)
della stessa città o, addirittura, più abitazioni del MAE-GERI. – “Calcio diritto, frontale”. Si inten-
medesimo rione. È lo spirito di comunità, che ca- de ad un KYUSHO (“punto vitale”). Rientra nelle KE-
ratterizza la zona di KYOTO all’inizio del secolo RI-GOHO.
XV, a favorire la formazione delle associazioni MAGARI-YARI. – Anche JITE. Arma in asta a
MACHI. Quelli che vivono in un MACHI, si compor- forma di spiedo, tridente. Il ferro ha i due rebbi
tano come se facessero parte di un’unica comunità affilati, due lame laterali che sporgono a croce e
ai fini della prevenzione dei crimini, del soccorso l’arma, pertanto, è chiamata anche JUMON-JI-
reciproco, della difesa contro gli incendi (fre- YARI, assomigliando al carattere che, in giappone-
quentissimi, in città fatte di legno). Dalla metà se, esprime il numero “10”, una croce appunto. Le
del secolo XV, inoltre, ai compiti precedenti si prime citazioni di quest’arma risalgono al secolo
aggiunge la formazione di milizie per la difesa VIII e, sicuramente, la utilizzano i combattenti a
cavallo del Periodo MOMOYAMA (1573-1603), men-

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tre in seguito si trasforma in oggetto da parata, MAKIKOMU. – “Avvolgere”.
da cerimonia: con il fodero decorato dal MON del MAKI-KOTE. – “Cambiamento”.
Clan, precede in corteo il DAIMYO. Numerosissime MAKIMONO. – È il “registro delle tecniche” di un
sono le varianti dell’arma, ottenute cambiando le RYU classico. Rappresenta non solo la tradizione
dimensioni del ferro (lungo anche meno di 10 cm, della scuola (definendo i contenuti tecnici che la
ma sempre dotato di lungo codolo inserito nel ma- caratterizzano e documentando sia i metodi di
nico) e/o dell’asta (varia da 210 a 270 centime- combattimento tipici, sia le credenze e la storia
tri). Varia anche posizione e forma delle lame, con del RYU), ma anche il suo tesoro, perché riflette
quella centrale che può essere molto allungata o l’ispirazione (spesso affermata divina) che ne è
con triplice sguscio ed i rebbi laterali diritti, ar- all’origine. In principio, nessun MAKIMONO può u-
cuati o asimmetrici. La MAGARI-YARI è tra le armi scire dal RYU (il loro studio è riservato ai soli a-
in dotazione ai guerrieri a piedi (ASHIGARU, ZUSA), depti) ed anche in tempi recenti è molto difficile
i quali imparano tecniche (JITE-JUTSU) e maneggio consultare tali registri, quelli rimasti, almeno.
di questa lancia utilizzandone un simulacro di le- Infatti, oltre a tutti i testi andati perduti (per-
gno. L’allenamento è simile a quello con il bastone ché dispersi o bruciati all’estinzione della famiglia
lungo (BO) ed oggi rientra nel NAGINATA-JUTSU, dell’ultimo Maestro) i MAKIMONO rimasti, se di-
poiché lo JITE-JUTSU non è quasi più praticato. sponibili, sono difficilmente decifrabili: i simboli
MAI. – “Piastra”, “piastre”, metalliche [si veda incomprensibili, i diagrammi, il linguaggio spesso
GOMAI-KABUTO]. criptico, consentono l’interpretazione solo a chi è
MAIDATE. – È termine generico, che indica qual- discepolo del RYU e possiede la conoscenza e l’e-
siasi ornamento (cimiero) portato sul davanti sperienza necessarie.
dell’elmo. Fatto di legno laccato o dorato, di stec- In senso lato, i MAKIMONO suggellano e definisco-
che di balena o metallo, normalmente il MAIDATE no un retaggio marziale tradizionale: chi li possie-
ha forma di creatura mitica, insetto o animale e de è l’erede di un RYU (o di un casato…).
dovrebbe anche rappresentare il carattere di chi – È il “diploma” o “certificato” rila-
lo indossa. Il nome particolare indica dove il MAI- sciato dal Maestro di un RYU agli allievi, secondo
DATE trova posto, sull’elmo: kashira-date (sulla l’antico metodo di graduazione del BUGEI. [si veda
sommità), ushiro-date (dietro), waki-date (due, MENKYO].
uno per lato). MAKINO TORU. – Maestro di spada, apparte-
MAIKO. – “Abile nella danza”. La danza, in effet- nente allo HOKUSHIN ITTO RYU, scuola di KEN-
ti, ha un ruolo fondamentale nella preparazione di JUTSU. È ricordato per un’opera scritta verso il
ogni adolescente allieva GEISHA, che – anche at- 1930, il KENDO SHUGYO-NO-SHIORI (“Allenamento
traverso il MINARAI – impara le arti proprie del al Kendo”), in cui si sofferma sullo stato di SEI-
KARYUKAI, dal sapersi muovere e, appunto, danza- SHI-O CHOETSU, sottolinea l’importanza di adem-
re, al servire a tavola all’arte della conversazione. piere ai doveri di lealtà e predica il rispetto delle
[si veda anche la voce “Giappone. Danza”, nella virtù filiali.
Terza Parte]. Oggi sono ormai poche le esclusive MAKI-OTOSU. – Controllo del braccio di AITE,
scuole per GEISHE, dato l’alto costo della loro quando questi è finito a terra.
formazione; vi sono ammesse solo giapponesi pu- MAKIWARA. – “Bersaglio”. Nel KARATE consiste
rosangue, che si sottopongono a non meno di cin- di una tavola di legno, elastica, rivestita di paglia
que anni di studi e duro tirocinio. o gomma, infissa nel terreno o fissata al muro.
MA-ITTA. – “Mi arrendo”. Dichiarazione di resa Nel KYUDO è un cilindro di paglia di riso compres-
durante gli incontri delle Arti Marziali da com- sa, profondo circa 100 cm e con un diametro di
battimento. 60. Il MAKIWARA è montato su di un supporto, a
MAKE. – “Sconfitta”, relativamente agli incontri 150 cm dal suolo, e serve unicamente ad affinare
delle Arti Marziali da combattimento. Anche MA- la tecnica di tiro, poiché l’arciere si posiziona a 2-
KETA. 3 metri di distanza.
MAKE-KATA. – Chi ha subito una sconfitta (MA- MAKKI. – “Parata”.
KE) durante un incontro delle Arti Marziali da MAKOTO. – “Sincerità totale”, “sincerità di com-
combattimento. portamento”, “verità”. Uno dei punti del BUSHIDO
MAKETA. – “Sconfitta”. Si veda MAKE. [si veda]. Questo sentimento di assoluta fran-
MAKI. – “Avviluppato”, “avvolto”. chezza non può prescindere da uno spirito puro,

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magnanimo e, riguardando tanto la purezza fisica MANIWA-NEN RYU. – Scuola di Arti Marziali
quanto quella morale, è tipico dell’etica giappone- risalente, pare, al 1368. La fonda Soma Shiro Yo-
se e di ogni praticante di Arti Marziali. Il MAKOTO shimoto, più tardi conosciuto come Nen Ami Jion.
ha il suo simbolo nel fiore di ciliegio (SAKURA: ca- È ancora oggi operante, dopo la radicale trasfor-
ducità di tutte le cose) e nella neve (assoluta pu- mazione “etica” del secolo XVII: le discipline in-
rezza) ed è rappresentato dal pino (SHO). segnate (JU-JUTSU, KEN-JUTSU, KUSARIGAMA-
MAKURA. – “Cuscinetto di legno”, talvolta imbot- JUTSU, tra le altre, ed ogni forma di BUDO con le
tito leggermente. È usato per riposare, appog- armi) “sono Arti di combattimento pacifico”, per-
giandovi la nuca, senza rovinare l’acconciatura dei ché “preservano la Via anziché imboccarla”. Una
capelli. tipica forma di allenamento con la spada, tuttora
MAKURA-NO-SOSHI. – “Appunti del Guanciale” praticata, consiste nel deviare – o tagliare – con la
o “Racconti del Cuscino”. Scandaloso – per l’epoca KATANA le frecce scagliate contro lo spadaccino.
– diario di Shonagon Sei, scritto nel secolo X o MAN-JI. – “SVASTICA”. Figura geometrica spes-
XI, dove sono raccontati intrighi, misteri ed abi- so utilizzata per decorare oggetti, abiti ed adot-
tudini dell’ambiente della Corte imperiale, raffi- tata anche come emblema di famiglia, blasone
nata e licenziosa. (MON). Quando i bracci uncinati della croce hanno
MAMORI-GATANA. – “Spada da difesa”, “spada andamento orario (destrogiro), la svastica si de-
di protezione”. È la spada che portano i figli dei finisce migi man-ji, quando la rotazione è antiora-
BUSHI, modello in scala della KATANA paterna, più ria, si parla di hidari man-ji. Talvolta il MAN-JI è
segno d’appartenenza ad una casta che arma vera adottato quale simbolo di buon augurio ed anche
e propria. impiegato per indicare un gran numero di anni, per
MAN. – “Diecimila”. esempio diecimila (10.000 = MAN).
– “Frammentario”, “privo di un seguito”, “ciò MANRIKI-GUSARI. – “Catena dei 10.000 pote-
che è interrotto”. ri”. È una catena di ferro, con due pesi alle e-
MAN’Y OSHU. – “Raccolta delle Innumerevoli (o stremità e con una lunghezza variabile dai 70 cm
“Diecimila”) Foglie”. Antologia di 4.500 poesie, ai 4 metri. Quest’arma, che può facilmente essere
scritte tra il 670 ed il 759: testi brevi, caratte- nascosta negli abiti, ha molteplici usi: può blocca-
rizzati dall’alternanza di versi di cinque e sette re eventuali assalitori, legando loro le braccia;
sillabe. Autori sono tanto umili artigiani e pesca- impedisce l’uso delle armi (tenuta tra le mani, può
tori quanto monaci od altolocati nobili e cortigia- fermare le lame); immobilizza un uomo in fuga,
ni; tra questi si contano almeno una settantina di usata come le bolas. Pare che sia MASAKI TOSHI-
donne. In questa, come in tutte le opere lettera- MITSU DANNOSHIN, nel secolo XVII, a servirsi per
rie dell’epoca, abbondano i riferimenti all’antica primo di quest’arma, per fermare briganti o RO-
cultura militare. Nel MAN’Y OSHU, in particolare, NIN senza ucciderli. È, anche, attrezzo usato dai
si menziona il “combattente di valore”, il MASURA- NINJA.
O. MAPPO. – È il periodo di catastrofi, agitazioni
MANABU. – “Imparare copiando”. È il tipico ap- sociali ed orrori che i monaci buddisti profetizza-
prendistato di tipo pragmatico: l’allievo apprende no debba realizzarsi dal 1052. In effetti, l’ultimo
imitando le tecniche del Maestro, praticando, ap- terzo del Periodo HEIAN (794-1156) è caratteriz-
plicando. Quello che davvero importa è l’efficacia zato da continue guerre, che vedono affermarsi i
delle tecniche, senza eccessiva preoccupazione primi guerrieri di professione, i SABURAI.
per i concetti che, sottaciuti, diventano palesi so- MARU. – “Cerchio”.
lo in un secondo tempo. MARUI. – “Movimento circolare”. È quello che
MANDKORO. – È l’ufficio di amministrazione ge- caratterizza l’AIKIDŌ: un attacco portato in linea
nerale del BAKUFU. Unitamente al SAMURAI DOKO- retta, può essere affrontato – con relativa facili-
RO (quartiere generale militare e di polizia) ed al tà – incanalandone la forza in un movimento circo-
MONCHUJO (l’ufficio legale), costituisce la snella e lare, fino al completo controllo dell’attaccante.
semplice struttura organizzativa iniziale dello MARUME KURANDO. – (1540-1629) Spadaccino,
SHOGUNATO. nel 1610 circa fonda la scuola TAISHA RYU di KEN-
MANGA. – È termine composto e significa “ciò JUTSU, ispirandosi all’AIZU KAGE RYU di AIZU IKO.
che è interrotto in disegno”, vale a dire (però in MASA-KARI. – “Ascia da battaglia”. Di ferro, è
senso riduttivo) “fumetto”. più piccola e maneggevole dell’ONO.

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MASAKATSU AGATSU. – “La Giusta Vittoria”; MATSUMURA SOKON. – (1808-1899). Maestro
“la vittoria su sé stessi”. È un'espressione coniata di Arti Marziali, nativo dell’isola di Kyushu. È al-
da UESHIBA MORIHEI e che spesso appare nelle lievo dello JIGEN RYU di KEN-JUTSU ed apprende in
sue calligrafie. Cina le Arti Marziali di quel Paese. Tornato in
MASAKI RYU. – Scuola di NAGINATA-JUTSU, Giappone, a Shuri (OKINAWA), MATSUMURA SOKON
fondata agli inizi del secolo XX ed ancora in atti- fonda una scuola di KARATE, dove insegna un suo
vità. I suoi insegnamenti assomigliano a quelli del- stile, lo SHURI-TE, lo stesso nome che da al RYU.
la TODA-HA BUKO RYU. Alla sua morte diventa Caposcuola il discepolo I-
– Scuola che insegna i principi per l’uso della TOSU YASUTSUNE ANKO, che ottiene d’inserire
MANRIKI-GUSARI, la “catena dei 10.000 poteri”. La questa Disciplina tra le materie di studio scola-
fonda MASAKI TOSHIMITSU DANNOSHIN, nel seco- stiche a Shuri.
lo XVII e pare che sia famosa per l’abilità mo- MATSUO MUNEFUSA. – Detto BASHO (1644-
strata dai suoi allievi nel fronteggiare numerosi 1694) È considerato il padre della forma poetica
avversari armati. chiamata HAIKU. Il soprannome deriva da un albe-
MASAKI TOSHIMITSU DANNOSHIN. – SA- ro di banano (BASHO, appunto) avuto in dono da un
MURAI, custode di una delle porte di EDO nel seco- allievo dopo alcuni KU di RENGA collettivi e pianta-
lo XVII. Pare sia il primo ad utilizzare la MANRIKI- to vicino alla sua dimora. Celebre è l’Elogio della
GUSARI, la “catena dei 10.000 poteri”, per ferma- quiete, una raccolta di brevi prose inframmezzate
re briganti o RONIN senza ucciderli. da HAIKU, in cui egli – gran camminatore, protago-
MASAMUNE GORO. – (1264-1343) Considerato nista di una vita vagabonda – narra le sue lunghe
il miglior fabbricante di lame di tutti i tempi (uni- peregrinazioni in un Giappone incantato ed incan-
tamente a Go-Yoshihiro), è attivo nella provincia tevole, tra piccoli templi e stagni, villaggi sperduti
di Sagami nell’ultimo fase del Periodo KAMAKURA ed isolette. Questo il suo ultimo componimento:
(1185-1333). Sembra sia il primo a trovare la «Mi sono ammalato in viaggio./ I miei sogni vaga-
combinazione ottimale d’acciaio, ferro dolce e no/ per i campi spogli».
ferro duro che rende perfetta una KATAHA. Oltre MATSUURA SEIZAN. – (1760-…) DAIMYO dell’o-
a ciò, sviluppa una tecnica di martellamento della monima Famiglia, nella provincia di Hizen (Naga-
superficie in modo da renderla simile alla grana saki), nell’isola di Kyushu. Esperto di diverse Arti
del legno: in questo modo, all’imponente e splendi- Marziali, fonda una scuola di KEN-JUTSU, la SHIN-
da colorazione bianco-blu, dovuta all’affilatura ed KEITO RYU (“scuola della Tecnica e dello Spirito
all’accurata lucidatura, s’abbina uno splendido di- della Spada”), rimasta attiva fino al 1908.
segno. MATTE. – “Aspettate!”. Durante gli incontri delle
MASURAO. – “Combattente di valore”. Il primo Arti Marziali da combattimento è l’espressione
riferimento al prode guerriero dall’onore senza usata dall’arbitro in attesa di una decisione.
macchia, che reputa il dovere al di sopra del di- MA-UKEMI. – “Caduta all’indietro”. Fa parte de-
ritto, si ha nella raccolta di poesie MAN’Y OSHU, gli esercizi fisici specializzati (AIKITAISO), quelli
del secolo VIII. di base, che si praticano da soli (TANDOKU DOSA).
MASUTATSU OYAMA. –