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i apvcrc he Ce * PROPRIETA LETTERARIA RISERVATA * Copyright by LE itigeil: 1954. Finito di stampare il 31 maggio 1954 Stabilimento Grafico Matarelli della Soc. An. Alberto Matarelli Milano - Via Passerella N. 15 0-0t-1 PRE ia 2 (OM & Credo nel mistero. Non sorridete. La gente comune pensa che al mio capezzale io abbia l’Odissea o I’Iliade (c’é pit: profonda poesia nell’Odissea che nell’Iliade), o la Bibbia, o Virgilio, o Flacco, o Dante, o l’Alcione di Gabriele d’Annunzio. Il libro del mio capezzale é quello ove s’aduna «il fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni », il Barbanera. Non ho collocato fra virgolette queste linee per dare un po’ di thrilling al lettore e per offrirgli fin dalla pri- ma pagina l’oceasione di scaricare su di me il suo di- sprezzo, forma allotropica dello scetticismo facilone che il volgo saccente dei bar e delle universita man- tiene ad alta pressione nel gozzo. Tl brano é di d’Annunzio. Lo scriveva il 27 febbraio 1934. Il giorno della morte del Poeta, alla pagina del 1° 5 PITIGRILLI marzo 1938, il Lunario di Foligno stampato tre mesi prima annunciava: « Morte di un grand’uomo ». * A questo punto prego il lettore di leggere il libro, e di tornare qui a libro finito. * Questa prefazione la scrivo, come accade di solito, terminato il libro. E avra le debolezze delle prefazioni, che servono a spiegare cid che non é stato chiaro nel testo e a completare i passaggi insufficienti. In pit avra il difetto di mancare al suo scopo, perché Villimitato mondo dell’inconoscibile non é completabile, non es- sendo circoscritto in un perimetro chiuso, ma, essendo come si scrisse di tante altre cose « une sphére dont le centre est partout, la circonférence nulle part ». Cosi parlarono Ermete Trismegisto, Timeo di Locride, Em- pedocle, Sant’Agostino, Pascal e la figlia del salumaio di fronte, studentessa in lettere e filosofia. I capitoli che compongono questo libro sono articoli pubblicati nel quotidiano « La Razén » di Buenos Aires e distribuiti a 300 giornali dall’Overseas News Agency e dall’Agencia Periodistica Argentina; chi li ha gia let- 6 PREFAZIONE ti, li rilegga. A me, lettore, farebbe piacere ritrovarli tutti raccolti per ordine in un solo volume. Hanno un sapore giornalistico. I] giornalismo ha sot- toposto a una cura dimagrante la letteratura. Le ha tolto l’adipe: sopprimendo lo stormire delle fronde, i cani che mugolano in lontananza, le occhiate che de- nudano, la bocca come una ferita e i mesti rintocchi dell’Ave Maria — itinerario della prosa nei 50 anni in cui l’ho vissuta — ha reso un segnalato servizio alla letteratura. Ed essendo articoli di giornale hanno il pregio di non dire tutto, di non dare il tempo di raccogliere col pane il sugo in fondo al piatto, perché sta arrivando la portata successiva. Se ascoltassi la risonanza delle parole dei miei colle- ghi scrittori — i «sani scrittori» — sarei tentato di dire che « questo libro non vuole essere...», (e poi l’elen- co delle cose che non vuole essere), e Ja dichiarazione falsamente umile di aver voluto semplicemente... (e poi l’esposizione di cid che semplicemente si é voluto fare). Questo libro é l’esposizione giornalistica delle mie esperienze nel mondo dell’aldila, dell’inconosci- bile, dell’appena intravvedibile, il bilancio delle mie conclusioni che lascia aleune cifre scoperte, affinché il lettore si faccia una convinzione sua. D’altra parte le conclusioni mie non sono comunicabili; é@ bene che 7 PITIGRILLI ognuno rimanga nella sua opinione, o che addirittura rimanga nel dubbio. Il mio amico Gustavo Rol, al qua- le dedico molte pagine, in una comunicazione ultrafa- nica scrisse, sotto dettatura di non so quale spirito (gli spiriti non presentano la carta d’identita, e quando di- cono il nome, generalmente é falso), scrisse queste pa- role: « Noi dobbiamo lasciare all’umanita sofferente la speranza eterna che in questi terribili fenomeni ci sia della mistificazione ». Tl sospetto della mistificazione @ incancellabile. Cre- do che solamente io, il fratello di Rol, ingegnere elet- trotecnico Carlo Rol, residente in Buenos Aires, e po- chi altri, abbiamo raggiunto la certezza di non essere stati mistificati. Molti anni or sono parlai delle esperienze di Gustavo Rol a Ettore della Giovanna. Questo brillante scrittore, oggi corrispondente da Nuova York di un grande quo- tidiano di Roma, allora era laureando in medicina. Era cioé un giovane che per la sua formazione scientifica sapeva osservare un fenomeno; nei laboratori si era abituato a non vedere la luna nel pozzo. Quando, a Mi- lano, gli parlai delle esperienze di Rol, prese il primo treno per Torino e la sera stessa, tornando a Milano, mi scrisse una lunga lettera per dirmi che cid che ave- va visto in casa di Rol era stupefacente, scombinava tutto il suo modo di pensare sulla materia, sulla gra- 8 PREFAZIONE vita, sulla realta controllabile, e gli sollevava il velo di Iside. Ma quindici giorni dopo mi scriveva un’altra lettera, per dirmi che ci aveva pensato meglio e che si rifiutava di credere. Questo mio libro, dove parlo di Rol, di Smith, della mia grande medium, della strana concertista e di altri medium minori, va preso come una serie di testimo- nianze. Gustavo Rol non appartiene alla leggenda; abi- ta a Torino e il suo nome é nella guida del telefono. Non vorrei tirargli in casa degli scocciatori — e se ho fatto questo, caro Gustavo, ti prego di perdonarmi —, ma voglio dire che non é un personaggio difficile da avvicinare perché oggi si difende, ma non é irraggiun- gibile. Anzi, se la nostra vecchia amicizia mi autorizza a fargli un rimprovero, é di aver ammesso alle sue esperienze — che i superficiali chiamano « giuochi » — troppi analfabeti e mezze calzette, cialtroni e imbecilli, falliti alla licenza liceale e al diploma di ragioniere, snobs, signorinette e faciloni. Spero che si sia corretto della sua prodigalita nel « proicere margaritas » 0 che, vedendo i « porcos» riprodursi a una cadenza allar- mante, abbia chiuso almeno un battente del suo san- tuario. Tuttavia anche oggi, come ho detto, non é inav- vicinabile. Pranza nei restaurants, va dal barbiere, si sceglie con gusto le cravatte, si infila camicie impec- cabili, preferisce ’automobile al tranvai, non veste da 9 PITIGRILLI mago, e invece di lasciare dietro di sé odor di zolfo, emana un buon profumo di lavanda Aktinson; non pa- ga il sarto con formule magiche e non si compiace della fisica dilettevole di fin di tavola col turacciolo e il to- vagliolo. Peccato che non abbia incontrato un Charles Richet. L’autore del « Traité de métapsychique» gli avrebbe dedicato un altro volume di altrettante centi- naia di pagine, e Gustavo Rol sarebbe consacrato nella scienza ufficiale per illuminare gli studiosi futuri, co- me sono consacrati gli esperimenti del colonnello de Rochas e quelli dell’ingegnere polacco Stéphane Os- sovietzki. * Nel capitolo 15 parlo delle esperienze di Smith, si- mili a quelle del colonnello De Rochas: far tornare il vivente nelle sue vite anteriori. A pag. 107 e 108 narro Yepisodio di due donne ipnotizzate alle quali Smith ordind di « andare» nel pianeta Marte, e riferisco le descrizioni che hanno fatto di quello strano mondo e degli esseri che lo abitano. Gli uomini o quasi uomini che hanno visto avevano un solo occhio e degli enormi nasi. Questo capitolo 15 apparve sotto forma di articolo nella « Razén » di Buenos Aires il 7 giugno 1952. Il 18 giugno un’agenzia giornalistica diffondeva per i gior- 10 PREFAZIONE nali una notizia che riproduco, fotograficamente dal quotidiano « Democracia » di Buenos Aires. Data non sospetta, per me: Extrafio Ser en Espana ¢Es 0 no un Marciano? CORDOBA, (Espafia), (AL). — El paseo de-un joven por los alrededores de esta ciudad ha tenido la virtud de encender la polémica de los medios cientificos y ha exal- tado Ia imaginacién popular a extremos apocalipticos. En el interlor de una fina riis- tronco y las extremidades, tica, el joven hallé hace por lo que muchos de [es unos dias el cuerpo de un que se han detenido a exa- ser rarisimo que tenia un mifacio no dudaron en solo ojo y presentaba una afirmar que se trata de al- trompa diminuta en el lu- guno de los pilotos de los gar en el que en los seres plats voladores”, pobla- humanos est4 destinado a dor desconocido. de algin la nariz. La extrafia y rara planeta del espacio, como masa de came no presenta Marte. Pero, otros dicen entre el que no... Traduco il testo: « Uno strano essere in Spagna. Eo «no un Marziano? Cordova (Spagna), (AL). La pas- « seggiata di un giovane per i dintorni di questa citta «ha avuto la virti di accendere la polemica degli am- « bienti scientifici e ha esaltato l’immaginazione popo- «lare a estremi apocalittici. Nell’interno di una fatto- «ria il giovane trovd alcuni giorni or sono il corpo di « un essere stranissimo che aveva un solo occhio e ave- «va una piccola proboscide, al posto che negli esseri 41 PITIGRILLI . «umani é destinato al naso. La strana e curiosa massa « di carne non presenta discontinuita fra il tronco e le «estremita, per cui molte persone che l’hanno esami- «nata, non esitarono ad affermare che si tratti di un « pilota dei “piatti volanti”, abitante sconosciuto di un « pianeta, come Marte. Altri invece dicono di no...» Mi guardo bene dal presentare questo episodio come una prova. Sarei il pid superficiale degli uomini se sbandierassi il mostro con la tromba e le chiacchiere degli sfaccendati di Cordova come prove irrefutabili dei reportages delle due medium di Smith negli arci- pelaghi stellari. Lo giudichi ciaseuno come crede. In questo mondo di ricerche in tutte le sfaccettature del problema dell inconoscibile noi ci avviciniamo, per par- lare come i matematici, asintoticamente alla verita. Ma la verita tangibile credo che non si raggiunga mai. Ancora una volta mi ritornano alla memoria come un ammonimento le parole di Rol che in altri termini con- sigliano di mantenerci noi e di trattenere gli altri nel dubbio. * Le ricerche spiritiche, é inutile che ci diciamo delle bugie a vicenda, hanno un solo scopo, confessato o sot- taciuto: sapere che cosa accade — che cosa accadra a noi — dopo la morte. 12 PREFAZIONE Nessuno, se non é un maniaco, un fissato, un esaltato, un settario, un fanatico, pud in buona fede stampare un prospetto con fotografie a colori di una crociera tu- ristica nell’Aldila. Dalle dichiarazioni dei morti (0 di quelli che si presentano come tali) sappiamo qualche cosa. Sconcertante é constatare come tutti i morti che si comunicano con i vivi coincidano nelle stesse dichia- razioni. Per dare un panorama non dico completo, ma pit ricco, debbo fare un’aggiunta a cid che si legge a pagina 71, dove riproduco le conclusioni di Ernesto Bozzano. Questo grande spiritista non si arresta ai do- dici punti trascritti da me, e che sono le sue conclusioni e le dichiarazioni ricevute dagli spiriti. Ci sono altre otto proposizioni che il Bozzano non considera fonda- mentali come quelle dodici, e che anzi dichiara di na- tura secondaria. Eccole: 1°: I defunti che si mettono in comunicazione con noi, sono concordi nel confermare che gli Spiriti delle persone morte alle quali noi siamo stati legati da vincoli di affetto nella vita, inter- vengono per accogliere e guidare i nuovi disincarnati, prima che Ja fase di sonno riparatore sia cominciata. 2°: Quando gli Spiriti raccontano di aver visto il proprio ca- davere sul letto di morte, parlano generalmente del « corpo ete- rico», corpo eterico che si @ condensato al di sopra del « corpo somatico ». Questo particolare concorda il pit delle volte con cid che hanno sempre affermato i veggenti ai quali é occorso di trovarsi al letto di un morente. 13 PITIGRILLI 3°: Essi dicono di comune accordo che come non ci possono essere individualita viventi assolutamente identiche, cosi non possono esistere individualita disincarnate identiche, al punto di dover percorrere la stessa scala spirituale. Ne consegue che, anche per quelle che si chiamano « anime gemelle » dell’esisten- za terrestre, arriva fatalmente il momento in cui dovranno fa- talmente separarsi nel mondo spirituale, sebbene possano sem- pre rivedersi quando lo desiderano. 4°: Si trovano d’accordo nell’affermare che, sebbene gli spiriti siano in grado di creare pitt o meno perfettamente, con la forza del pensiero, cid che occorre loro, quando si tratta di opere com- plesse e importanti il compito é confidato a gruppi di Spiriti che si sono specializzati nella cosa. 5°: Sono unanimi nell’affermare che gli spiriti dei defunti do- minati dalle passioni umane, rimangono attaccati all’ambiente nel quale sono vissuti; questo per un periodo pit o meno lungo. Ne consegue che, non potendo godere del vantaggio del sonno riparatore, persistono nell’illusione di essere ancora vivi, seb- bene in preda a un sogno bizzarro e a un incubo opprimente. In questo caso divengono spesso degli « esprits hanteurs ». (Una parentesi: questa pagina di Bozzano non é testuale; fu tradotta in francese e io la ritraduco in italiano; non so come tradurre esprits hanteurs; ricorreré a un giro di parole; sono gli spiriti che infestano le case, i castelli, le campagne; quelli di cui é difficile sbarazzarsi). 6°: Ci insegnano unanimamente che nel mondo spirituale gli Spiriti gerarchicamente inferiori non possono discernere gli Spi- riti che sono superiori a loro. Questo in conseguenza della di- versita di tasso vibratorio del loro « corpo eterico ». 14 PREFAZIONE 7%: Sono d’accordo tutti quanti nell’affermare che le crisi di dolore lacerante che si producono spesso al letto di morte, non solo sono penose per gli Spiriti dei defunti, ma che impediscono loro di entrare in rapporto con le persone che sono state care, e le trattengono nell’ambiente terrestre. 8°: Finalmente, non hanno che una sola voce per affermare che qualche volta, quando si trovano soli e in preda a incertezze e perplessita di ogni genere, percepiscono una voce che perviene a loro di lontano e li consiglia su cid che debbono fare. # una voce che proviene da spiriti amici, che, avendo ricevuto telepa- ticamente la loro voce, si affrettano a trasmettere loro il loro consiglio. * Gli spiriti che si presentarono a me, attraverso me- dium diversi, non sono quelli che comunicarono con Bozzano. Eppure mi dissero le medesime cose, mi di- mostrarono con i fatti che la sopravvivenza nell’aldila, Vitinerario, gli incontri, il processo della morte sono come egli li descrive. Si ha l’impressione di leggere in libri di differenti epoche, di distinti paesi e di entomo- logi che non si sono conosciuti fra loro, la medesima descrizione della metamorfosi di una farfalla. Il gran- de veggente svedese Emanuele Swedenborg (1688- 1772), spiritista « avant la lettre », cioé un secolo o un secolo e mezzo prima che questa parola fosse inventata, 15 PITIGRILLI seppe attraverso comunicazioni spiritiche che altro mondo consiste di un numero di sfere differenti che rappresentano vari gradi di luminosita e felicita, a cia- scuna delle quali noi andiamo dopo la morte, secondo le condizioni spirituali che abbiamo avuto in vita. Sia- mo giudicati in modo automatico da una specie di leg- ge spirituale che determina il risultato ultimo per mez- zo del risultato totale della nostra vita, di modo che Yassoluzione o il pentimento al letto di morte sono poco profittevoli. Trové che in quelle sfere lo scenario e le condizioni di questo mondo erano riprodotte con fe- delta, come l’armatura generale della societa. Trovo case nelle quali vivevano famiglie, templi nei quali si adorava, salotti nei quali la gente si riuniva a fini so- ciali, palazzi nei quali vivevano sovrani. La morte non era temibile, grazie alla presenza di esseri celestiali che assistevano l’ultimo arrivato nella sua nuova residenza. Questi ultimi arrivati passavano attraverso un periodo immediato di riposo completo, e pochi giorni dopo ricuperavano la coscienza del loro nuovo stato. C’eran angeli e demoni, ma non erano di ordine dif- ferente dal nostro. Tutti erano stati esseri umani, vis- suti sulla terra con anime non evolute, nel caso di de- moni, o considerevolmente sviluppate, nel caso degli angeli. 16 PREFAZIONE Morendo, non cambiano in nessun senso. L’uomo non perde nulla, morendo, ma rimane uomo sotto tutti gli aspetti, sebbene pili perfetto che nello stato corporeo, conservando non solo le sue facolta, ma anche i suoi modi di pensare, le sue credenze e i suoi pregiudizi. Erano anche ricevuti tutti i bambini, battezzati o no. Crescevano nell’altro mondo ed erano adottati dalle donne giovani finché non si presentava la madre reale e vera. Non c’era castigo eterno. Quelli che stavano nell’in- ferno potevano aprirsi un cammino, se cedevano al ne- cessario impulso. Quelli che stavano nei cieli, non vi ri- manevano in modo permanente, ma lavoravano per giungere a un luogo superiore. Esisteva il matrimonio sotto forma di unione spiri- tuale, costituendosi un’unita umana completa, di ogni uomo con ogni donna. Swedenborg — secondo Conan Doyle, dal cui libro traggo queste note su Swedenborg, senza cambiare i concetti, anche se nella traduzione dall’inglese allo spa- gnolo e dallo spagnolo al mio italiano qualche sfuma- tura si altera — parla dell’architettura, del lavoro degli artigiani, dei fiori e dei frutti, dei ricami, dell’arte, del- la musica, della letteratura, della scienza, delle scuole, dei musei, dei collegi, delle librerie e degli sport. Coloro che abbandonano questo mondo vecchi, decre- 17 PITIGRILLI piti, infermi o deformi, rinnovano la loro gioventi e ricuperano gradualmente il pieno vigore. Gli esseri sposati continuano a vivere insieme, se i loro senti- menti reciproci: si mantengono inalterabili. Nel caso contrario il matrimonio rimane sciolto. Due amanti che si adorano non sono separati dalla morte di uno dei due, poiché lo spirito del morto abita presso lo spirito del sopravvivente, e quando tutti e due tornano a in- contrarsi, si riuniscono amandosi pit’ teneramente di prima. * Tutto questo, desidero sottolinearlo, é in concordan- za con la resurrezione « in virum perfectum » — come dice la Chiesa — di coloro che in vita furono malati, vecchi, scemi, deformi 0 pazzi. Mi si domandera: e i delinquenti? Secondo le rivelazioni spiritiche, saranno dei « barunti ». E in armonia con cid che mi dissero gli spiriti degli amanti a proposito dell’incontro avvenuto nell’aldila con la persona amata in vita. Coincide con le parole che mi dissero il prete spretato che incontrd un altro prete spretato, Roberto Ardigd — del quale parlo nel mio libro « Pitigrilli parla di Pitigrilli» —, e con la conversazione che ebbi con l’umorista Carlo Dadone il quale nell’aldila incontré e convive con altri 18 PREFAZIONE umoristi italiani, Yorick, Yambo, Ricci, Gandolin... Carlo Dadone mi propose persino di fondare un gior- nale umoristico, sulla Terra, con la collaborazione che gli umoristi morti mi avrebbero puntualmente manda- to dall’Aldila. Testimoni Leda Mastrocinque, l’ing. Lui- gi Fresia, Maria Martinengo, l’armatore savonese Zino e l'avvocatessa Lina Furlan. * Ho avvertito, ogni volta che ho toccato lo scottante argomento dello spiritismo, che io non escludo che i cosiddetti spiriti possano essere forme delle forze del male; ho esortato a obbedire alla Chiesa che vieta le pratiche spiritiche (vedi mio libro « La Piscina di Si- loe »), e, per esperienza mia, ho affermato che « fare dello spiritismo » é il trampolino per buttarsi a capo- fitto in una cella imbottita del manicomio, e quando qualcuno mi confessa di avere un medium in famiglia, gli consiglio di scongiurare o con la preghiera o con esorcismi le entita buone o malvagie, di lasciare in pace il suo congiunto. Mi pare doveroso aggiungere le pa- role del dottor Garth Wilkinson, uno dei proseliti di Swedenborg: ®« Il pericolo per un uomo che parla con gli spiriti é 19 PITIGRILLI che, se questi spiriti sono spiriti del male, possano con- taminarlo con la loro malvagita ». » Per un uomo di lettere é un errore artistico ripetersi, Jo so. Ma certi avvertimenti non sono mai abbastanza ripetuti. Altro difetto é contraddirsi, e in questo libro le con- tradizioni non mancano, e qualcuno pud osservare che in fondo non si riesce a sapere come io la pensi. Ma, cari signori, i fatti che ho visto io non sono come le verita della geometria di Euclide su cui tutti gli agri- mensori sono d’accordo. Se io avessi raggiunto la ve- rita positiva, se potessi dire che dopo la morte non ¢’é nulla, canterei a modo mio il mio « gaudeamus igitur », e passerei il resto della vita a giocare alla roulette e a prendere il sole sulla Promenade des Anglais. Se avessi la certezza che quelli che parlarono con me sono i mor- ti, non perderei tanto tempo a discorrere con i vivi: mi ritirerei in campagna a leggere « De Senectute » e a coltivare la lattuga. O scriverei un libro per dire « é cosi» oppure « non é cosi». Cioé un libro che non ag- giungerebbe nulla a quelli che in un senso o nell’altro cercano dei proseliti, ma lasciano il lettore nel dubbio, nel salutare dubbio, come il mio, con la pretesa perd di risolvere un problema. Pretesa che io non ho. Buenos Aires, agosto 1953. 20 GUSTO PER IL _MISTERO 1 Si é suicidata a Londra la signorina Esther Karape- tian, di origine armena, come dice il suo nome profu- mato di sacra scrittura e di petrolio, di sandalo e di rose; un nome che sembra uno pseudonimo d’arte e di battaglia, un avviso di quarta pagina: l’avvenire rive- lato, il vostro destino, le mani, le carte, il fondo di caffe... Era qualche cosa di pit che un’indovina a pagamen- to; era una medium, presa sul serio dalla Society for Psychical Research, che la sottopose ai piti rigidi con- trolli durante gli esperimenti, e giunse alla conclusione che i messaggi che riceveva dall’aldila e gli eterocliti oggetti che per vie invisibili cadevano nella sala, erano di provenienza soprannaturale. Ma pare che la medianita sia un dono di maggiore 0 minor durata, che lo si perda quando si dimostra di esserne indegni per averne usato a un fine disonesto o per averne fatto commercio. 24 PITIGRILLI Questa é l’opinione degli spiritisti. Non é la mia. Per me il medium é un individuo privilegiato che ha in sé un apparecchio (la ghiandola pineale, nella quale gli antichi ponevano la sede dell’anima), particolarmente disposto a ricevere trasmissioni che non agiscono sulla maggior parte degli uomini, perché la loro ghiandola pineale non é ancora evoluta e perfezionata. © noto che Puomo d’oggi contiene nel suo corpo 17 organi in piena decadenza, inutilizzati e inutilizzabili, che vanno scom- parendo, come il coccige, gli ultimi molari, l’appendice; e contiene in compenso 107 organi rudimentali, in for- mazione, che stanno, generazione per generazione, com- ponendo l'uomo quale sara in un lontano chissa quan- do. Nell’uomo d’oggi coesistono residui di cid che fum- mo e gli anticipi di cid che saremo. Nel lontano chissa quando, altri organi che oggi sono in piena efficienza, saranno divenuti organi in via di scomparire, mentre altri organi che oggi nemmeno si preannunciano, co- minceranno a delinearsi. Il medium, uno di questi po- chissimi privilegiati d’oggi, é in anticipo sui millenni; & come saremo forse tutti noi in un’epoca indetermi- nabile. Il medium d’oggi é nelle condizioni dell’animale sottomarino che, agli albori della vita, si é sentito svi- luppare nella testa un organo rudimentale che pit tar- di doveva essere l’occhio e che gli permetteva di per- cepire una cosa nuova per lui: la luce. Cioé ha comin- 22 GUSTO PER IL MISTERO ciato a vedere. Fra il lungo periodo in cui l’'uomo ha solamente udito i suoni e le voci dell’al di qua e il pe- riodo in cui gli uomini, tutti gli uomini, percepiranno le voci e i suoni dell’aldila, il medium odierno é nel punto di transizione, paragonabile al momento in cui Ja scimmia che fino allora aveva camminato sulle quat- tro zampe, sollevd per la prima volta le zampe ante- riori che divennero mani. Niente di strano che quella ghiandola ricevente si alteri, si deteriori o si esaurisca, come una qualunque lampada termoionica. Ho conosciuto dei medium che hanno perso la medianita, come si perdono i capelli, i denti, lo spirito d’avventura, l’intelligenza e l’ispira- zione. E ho conosciuto persone che non si erano mai occupate di spiritismo e non ne volevano sentir parlare, e improvvisamente sono cadute in trance. Cioé si sono svegliate, o per essere esatti, si sono addormentate medium. La signorina Esther Karapetian, avendo perso la me- dianita, continud a recitare la parte di medium. I feno- meni che non avvenivano, li fabbricava; le trasmis- sioni che non giungevano piu, le inventava. Ma i mem- bri della societa di Ricerche Psichiche di Londra sono addestrati al metodo scientifico; da Sir Oliver Lodge che la fondé nel 1882, a Crookes, a Conan Doyle, é stata tutta una successione di osservatori attenti ai quali non 23 PITIGRILLI é facile cambiare le carte in tavola. Un brutto giorno la medium fu sorpresa con un piccolo crocifisso di legno nascosto sotto un’ascella; lo aveva comperato il giorno prima da un antiquario di White Chapel, e si preparava a farlo cadere dai misteriosi orizzonti dell’inconosci- bile. Un’altra grande medium, Eusapia Paladino, era gia stata sorpresa al principio del secolo, con delle rose nascoste in seno. Ma Eusapia Paladino non si suicido. L’armena invece prese due tubi di veronal, assicurando — e dobbiamo crederle; perché avrebbe mentito alle soglie della mor- te? — che fino allora non aveva mentite e che le misti- ficazioni erano cosa degli ultimi giorni. In una lettera alla famiglia spiegd che ormai smascherata non avreb- be pit potuto vivere, perché le sarebbe riuscito impos- sibile fare commercio della sua « arte». Nessuno mi erederebbe, ella conclude. Quella signorina ha sbagliato: gli scandali durano un breve momento, le notizie sbiadiscono, si scolorano, si alterano; nuovi elementi si sovrappongono; dopo qualche settimana non si sa pit: « come é andata ». In secondo luogo, il gusto del mistero e l’attrattiva dell’in- conoscibile sono cosi potenti, da annebbiare le menti pit illuminate, e i passionali del mistero si ostinano a credere anche davanti alle prove documentate della frode. & nota la perseveranza di Cesare Lombroso nel 24 GUSTO PER IL MISTERO voler credere, dopo che ebbe la prova di essere stato vittima di una successione di inganni. Nel pubblicare la traduzione francese del libro « Ipnotismo e spiriti- smo », del grande scienziato italiano, il dottor Gustavo Le Bon lo ha fatto precedere da una prefazione nella quale dice queste parole crudeli: « Questo libro (di Lombroso) fornira a ogni pagina le prove che, nel dominio della credenza, la circospe- zione dell’uomo di laboratorio é spesso sostituita da una credulita della quale non si saprebbero delineare i con- fini: il suo autore é uno scienziato celebre, abituato ai metodi scientifici pid sicuri. Da quando affrontd lo studio dei fenomeni spiritici, la sua scienza svenne, e una credulita infinita le si sostitui. A questo titolo, la sua lettura é molto istruttiva. E uno dei motivi che mi hanno deciso a farlo tradurre. Il lettore vedra net- tamente che nelle sfere della credenza, la credulita ¢ senza limite e che una ragione molto illuminata pud divenire impotente a dissipare le illusioni create dai sentimenti e dalla suggestione ». Parole tremende per uno scienziato; peggiori che la sorpresa in flagrante frode per una medium. Eppure ifalsi medium sono i soli falsari che trovino dei difen- sori fra i danneggiati. Bevuto, anche per caso, un bic- chierino alla fonte meravigliosa, si aspira all’ubriaca- tura. I] letterato e antiquario francese Ambrogio Vol- 25 PITIGRILLI lard, dovendo spedire un messaggio a un cliente che abitava a Meudon scrisse un « pneumatico» e lo im- postd personalmente alla posta centrale di Parigi; quando torno in bottega, trové la propria lettera sulla tavola. Mentre rifletteva sul fenomeno, entrd un amico spiritista, al quale raccontd l’accaduto. Con l’amico spi- ritista tornd alla posta e fece impostare il pneumatico da lui. Al ritorno, la maledetta lettera era di nuovo sulla tavola. Tornarono una terza volta alla posta, par- lando di demoniy, di spiriti folletti, di anime dei defunti, di entita di bassa condizione... Quando tornarono alla bottega, incontrarono sulla porta un fattorino delle poste, che disse: « & la terza volta che vi riporto questa lettera, perché a Meudon non c’é posta pneumatica ». Ho raccontato l’episodio come I’ho letto, Io non c’ero. Non ho conosciuto i] letterato antiquario, né so chi fosse Y'amico spiritista, ma poiché ho frequentato i tifosi del mistero e ho controllato la loro ostinatezza nel vedere il meraviglioso dove non c’é e nel ribellarsi all’eviden- za, non mi sorprenderebbe che avesse risposto: — Quando gli spiriti dell’aldila non vogliono che una lettera abbia corso, possono servirsi di un portalettere per farla ritornare al mittente. 9 aprile 1952 * 26 GUSTO PER IL MISTERO 2 Ma lo spiritismo (mio articolo di sabato) non é il solo orizzonte nel quale appaiano le fate morgane. I viag- giatori nell’ignoto, gli esploratori dell’inconoscibile in- travvedono oasi vicine, con pozzi e palmizi, e poi toc- cano con mano che il deserto dell’inesplicabile si esten- de via via che lo percorrono e lo penetrano; ma a lungo andare si rifiutano di riconoscere che l’oasi verdeg- giante era un’illusione ottica. Alcuni anni fa un mio amico scrittore ricevette una lettera su carta a mano, scritta in inchiostro di China, econ uno strumento che disegnava linee uniformi, co- me si fa oggi con le matite a pallina; non c’erano cioé i filetti pit larghi e pid sottili prodotti nelle scritture ordinarie dalla divaricazione delle punte del pennino. L’autrice del messaggio si scusava di non firmare, di- ceva di voler conservare l'anonimo, manifestava il desi- derio di conoscerlo. Poiché non cominciava con le eter- ne espressioni: « sapesse quanti schiaffi mi sono presa da bambina per aver letto i suoi romanzi, la sua prosa 27 PITIGRILLI non é immorale, perché la societa é proprio come lei la descrive », e non era firmata « un’ammiratrice », né con un nome di fiore, Anemone, Fucsia, Miosotis, e nella carta non e’erano ditate di rossetto né tracce di pro- fumo, e poi e poi... perché il fascino della sconosciuta tenterebbe un anacoreta della Tebaide, lo scrittore si trov6 all’appuntamento fissato in uno strano romitag- gio della collina, fra i cipressi e le rocce, che sembrava Yisola dei morti, di Boecklin. Una giovane donna pal- lida e bruna, spettrale e taciturna sali nella sua auto- mobile, indicando con la mano senza anelli la pianura che si distendeva ai piedi della collina, come per ordi- nargli di andare diritto, senza meta, per essere inghiot- titi tutti e due nell’infinito. L’uomo obbedi. Quando la signora si decise a rompere il silenzio, domandé se cre- deva alla metempsicosi; poi se aveva fatto dello spiri- tismo; se credeva al destino, alla predestinazione, al Paradiso e all’Inferno, al demonio, agli angioli, alle case infestate. Non so che cosa l’altro le abbia rispo- sto; gli scrittori dicono qualunque cosa e il suo contra- rio a seconda dei casi; gli scrittori sono come i poli- ziotti e i medici: continuano a esercitare il loro me- stiere anche fuori del loro ambulatorio e delle ore di ufficio. Dopo molti chilometri, quando il sole al tra- monto invitava la misteriosa passeggera al ritorno, que- sta gli disse: « Io non abito in citta ». « Lo so», rispose 28 GUSTO PER IL MISTERO Yaltro. « Dove abito? » « Non posso precisarlo, ma lei abita in un raggio di trenta chilometri». « Esatto », confermé la sconosciuta. «In questa direzione », ag- giunse lo scrittore, puntando il dito verso nord-ovest. « Ma allora lei mi conosce »; « Non la conosco »; « Pud giurarlo? » « Posso giurarlo ». Era una donna che non si accontentava delle mezze misure. Gli ordiné di fer- marsi. Egli si arresto. « Lo giurerebbe su qualche cosa di sacro?» « Anche sul Corano », rispose l’uomo. « E come sa che io sono turca? » « Perché lei ha nella bor- setta un’edizione tascabile del Corano». La donna si -fece ancora pit pallida. Tolse dalla tasca del tailleur il rossetto delle labbra, disegno sul vetro del parabrezza una croce e ordin6é: « Giuri su questa croce che lei non sa il mio nome ». « Giuro su questa croce che io non so il suo nome ». « E stupefacente » commento la signora che aveva l’aria di non aver mai trovato nulla di stupe- facente nella sua vita. Poi domando: « Crede alle linee della mano?» L’altro non ci credeva; non ci ha mai creduto; rispose « si». « Vuole leggere la mia mano? » «No». Ella ordind: « Si fermi». L’automobilista obbe- di. « Legga », ordind la donna, sfilandosi il guanto di renna e porgendogli una mano esangue. « No». « Al- lora non sa leggere », disse lei sfidandolo. « Temo. di doverle dire delle cose terribili ». « Le dica ». Lo scrit- tore assunse un’espressione impenetrabile (oh, la po- 29 PITIGRILLI tenza del contagio!) e le disse: « Per dimostrarle con un piccolo saggio che so leggere, le diré le cose pil innocenti: lei scrive le sue lettere con una punta di agata ». « Esatto. Continui ». « Nella sua vita c’é un ani- male esotico; non so se sia un canguro o un pappagallo o un tapiro... Un momento: mi lasci vedere meglio ». Avvicin6é la mano della donna alla lampadina azzurra del cruscotto (era gia notte), ed esplorando con mag- gior attenzione la linea di Saturno e il Monte di Giove, concluse categoricamente: « Signora, l’animale che ha un’importanza determinante nella sua vita, l’animale per cui lei vive a trenta chilometri di qui, non so per quale motivo, ma un motivo serio c’é, é una scimmia ». «E una scimmia», confermé la donna. « Morra pre- sto? » « Entro tre mesi ». In poche settimane quel signore si fece la fama di indovino. Non seppe mai il nome della turca, né cercd di saperlo. Altre mani si protesero alla sua analisi; do- vette dire che il divieto di leggerle gli era giunto dal- Yaldila. Ad alcuni intimi egli disse la verita: ma non fu creduto. La verita é questa: il giorno che gli era giunta la lettera della sconosciuta, egli la tolse di tasca, con un fascio di altre lettere, per mostrare non so quale documento a un’avvocatessa che si occupava di una sua vicenda giudiziaria. « Ah!» disse l’avvocatessa sorri- dendo davanti alla lettera dalla strana calligrafia. E 30 GUSTO PER IL MISTERO senza commettere abusi per mezzo di particolari indi- screti, senza rivelare il nome e senza esprimere giudizi, disse semplicemente: « Scrive con una penna d’agata, é nata a Costantinopoli, ha il Corano nella borsetta, e da tre mesi vive in una villa a mezza montagna, a trenta chilometri di qui, perché ha una scimmia tisica, alla quale un veterinario ha promesso sei mesi di vita al massimo, a condizione di cambiare.clima ». * = E cosi che si fanno gli indovini. Chiromanzia, carto- manzia, magia sono le estreme risorse di coloro che non riuscirono a vendere qualche cosa di concreto e di con- trollabile. Le storie di fate, di streghe e di fantasmi udite nell’infanzia hanno preparato l’animo di quella che formera la compatta clientela degli indovini: la bimba che, senza sapere ancora che cos’é l’amore, sfo- glia una margherita, dicendo « m’ama, non m’ama », obbedisce allo stesso impulso che nel sole di Roma spin- geva lo sguardo dei pagani nelle viscere dei buoi sul- Yaltare del sacrificio o lo elevava verso i rami di vischio tagliati dalla falce d’oro dei druidi, fra le nebbie del " nord. Indovinate un solo particolare — e per indovinare una cosa basta dirne molte — e la vostra fama di mago 34 PITIGRILLI é consacrata. Il segreto é avere un minimo di verosimi- glianza e toccare la corda sensibile del cliente; la piu sensibile é la salute. Ma non sono le carte né le linee della mano quelle che contano, Le vene della fronte sporgenti? Attento, signore, all’arteriosclerosi. Naso rosso? Disturbi circolatori. Dita deformi? Acido urico, signorina. Una pelle ribelle alle creme? Apparato dige- rente che non va. Macchioline brune sulla pelle? Si- gnora, il fegato le dara dei dispiaceri... Dopo di che si possono enunciare i pit balordi luoghi comuni: «lei fara un viaggio, si guardi dagli ipocriti, c’é una donna bionda... » C’é sempre una donna bionda; ese é bruna, fu bionda o lo sara. Se poi si trova un complice che vi suggerisca un solo elemento sicuro... Ma dove trovare un complice? Lo si trova. E pit facile trovare un complice in una mistifi- cazione che trovare un partner in un gioco leale e nella affermazione di una verita. 19 aprile 1952 32 GUSTO PER IL MISTERO Io credo al demonio. No, signora, ¢’é poco da ridere: ho dei precedenti illustri; ci credeva Socrate, e se qual- cuno pretendeva di aver visto gli Dei, il filosofo sorri- deva indulgentemente (sorriso che gli costd un bic- chiere di cicuta); ma quando qualcuno gli narrava di aver inteso delle voci, lo interrogava con ansia e con interesse. Al Demonio crede anche la Chiesa. Ma pit che a Satana, come lo vediamo apparire nel primo atto di « Faust », con barba, mantello e spada, io credo a quei piccoli diavoletti, quegli spiritelli maligni « qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo », che vanno di qua e di la attraverso il mondo, per la perdi- zione delle anime, e contro i quali il sacerdote, dopo Ja Messa, invoca San Michele Arcangelo, principe delle milizie celesti. E contro costoro che desidero difendere i curiosi di occultismo, in questo rifiorire di ricerche spiritiche, di cui vedo qua e 14 i sintomi: si aprono circoli e istituti, si diffondono libri, sui muri delle cittaé mani invisibili incollano sobrii francobolli, e nella periferia di Buenos 33 PITIGRILLI Aires la parola spiritismo, scritta a grandi pennellate bianche, presenta le comunicazioni con i morti come il manifesto e il programma di una nuova fede. - Attenzione! Se la Congregazione del Santo Ufficio il 27 aprile 1917 vietd che si interroghino gli spiriti e che si ascoltino le loro risposte, ci deve essere, come in qua- si tutti i divieti della Chiesa, una ragione spirituale e una ragione pratica. La Chiesa non si dilunga in spie- gazioni; é come il medico e come l’avvocato, che al cliente non tengono un corso di patologia generale né di procedura civile. La ragione spirituale ve la illustre- ranno i teologi; la ragione pratica non ve la spiegherd io: la dedurrete da voi. Sono vissuto per un mese in una solitaria villa sul mare, ospite di un mio amico, dottore in varie scienze, versatissimo in tutte le dottrine esoteriche, e della sua medium. Per alcuni giorni ci giunsero dal cosiddetto aldila comunicazioni di un’elevatezza e di una nobilta edificanti. Per la bocca della medium parlarono scrit- trici ed eruditi, filosofi e gente di mondo, figure senza rilievo né in vita né in morte e personaggi illustri. Nulla di riprovevole né dal lato dell’eleganza mentale, né della morale assoluta né della morale del giorno. Una sera pranzavamo sotto il portico della villa, una villa in stile pompeiano, che circoscriveva un giardino quasi cimiteriale, con neri cipressi, proteso su una roccia; il 34 GUSTO PER IL MISTERO mare mandava fino a noi la canzone delle sue onde. Si parlava di cose indifferenti. D’improvviso la tavola stretta e lunga come le tavole conventuali, ebbe un sussulto. Il dottore posé il tovagliolo e si levd. « Sono fenomeni_fisici », disse, e ordind ai commensali di se- guirlo. Egli sapeva a quali sviluppi si sarebbe andati incontro se avessimo assecondato lo spirito. La medium e io, che avevamo fino allora sentito e letto di tavolini parlanti, senza che nessun fenomeno fisico si fosse mai svolto sotto la nostra osservazione, rimanemmo inchio- dati al tavolo. L’occasione era troppo bella per rinun- ciarvi. Il dottore ci diffidd; io insistetti nel rimanere; Ja donna si ostind. « Vedrete » disse il dottore. E se ne ando. Non era ancora entrato nella sua camera, che il tavolo, senza che la medium lo toccasse, si sollevé su due piedi come un cavallo che si impenna, e ricadde pit volte riempiendo la villa di tonfi lugubri. « Vuoi parlare? » domandé la medium, e il tavolo batté un colpo. E cosi si inizis una serie di comunicazioni che farebbero arrossire di vergogna o annerire di terrore la pagina sulla quale scrivo. Si trattava di uno spirito malefico. Da quel giorno cessarono le comunicazioni sublimi; il nuovo spirito aveva usurpato il posto dell’al- tro, e con sé aveva condotto una schiera di spiritelli ma- lefici che di notte mi strappavano le lenzuola dal letto, mi rovesciavano il calamaio sui libri, lanciavano sassi 35 PITIGRILLI attraverso il giardino, un giardino dove non c’eravamo che noi, lontano dall’abitato e da qualunque passaggio. La scomparsa di un accendisigari d’oro fece cadere i sospetti su un domestico. L’accendisigari riapparve in un luogo imprevedibile. Mentre Ja medium chiamava il dottore per mostrarglielo, tornd a scomparire sotto i suoi occhi. « L’ho fatto per dimostrarvi quanto siano fallaci i vostri giudizi», disse poi la medium, caduta in trance, a se stessa: « avete accusato un innocente, perché l’oggetto l’ho tolto io. Non voglio che il dottore fumi ». « Dove lo hai messo? » domando il dottore. « Nel tale posto », rispose la medium. Io, io che scrivo, andai a verificare e l’oggetto c’era, ma in quel momento una scodella, lanciata chissa di dove, mi sfioréd la fronte. « Sei convinto? — mi domando lo spirito (quando dico spirito, si intende la medium in trance) — ma non mi piace che tu ti occupi delle cose che riguardano me ». Da allora siamo vissuti in un’atmosfera di follia. Il dottore, la medium e io avevamo perso ogni legame con la realta. Tutto cid che si svolgeva intorno a noi recava isegni dell’inesplicabile e del soprannaturale e del dia- bolico. Se ci avessero comandato qualche atto indegno, nulla ci avrebbe trattenuti, perché avevamo perso ogni nozione di morale, di diritto, di bene e di male; il con- sesso umano non esisteva pill per noi tre; esistevamo noi tre — e gli spiriti. Cid che si deve fare e cid che non 36 GUSTO PER IL MISTERO si deve fare rientravano in un panorama ultraterreno, nel quale ci muovevamo noi tre come marionette tirate da invisibili fili, trovando quasi assurdo che per espri- merci fra di noi usassimo le parole del vocabolario terreno. Pit tardi ho conosciuto un consigliere di corte d’as- sise che faceva parte del collegio giudicante in un pro- cesso per omicidio. Molti imputati si buttavano a vi- cenda, in un sinistro gioco di tennis, le palle insan- guinate della loro pit o meno rilevante responsabilita. Quel giudice, che si occupava di occultismo, ebbe, du- rante una seduta spiritica, una conversazione con l’uc- ciso, il quale disse il nome del colpevole. Le ricerche che noi facevamo separatamente, ma che avevano con- dotto lui e me alle stesse convinzioni, in pochi giorni saldarono solidamente la nostra amicizia. Ormai egli era stritolato in un problema atroce: sapeva che I’ese- cutore materiale del delitto era uno dei meno grave- mente indiziati; che il pit gravemente indiziato era una figura di contorno; non poteva dire agli altri giudici in quale modo aveva conosciuto quella che egli credeva la verita: lo avrebbero preso per pazzo, ne andava di mezzo la carriera; e non si sentiva di contribuire, col suo voto, a rimettere in circolazione un assassino e di condannare a 24 anni o a 30 o forse all’ergastolo un innocente. Il seguito non lo dico. Ma il morto che parld 37 PITIGRILLI al giudice — io mi domando — era veramente il morto? Ammesso che si trattasse di un’autentica comunicazio- ne spiritica (e lo ammetto; se sospettassi un trucco o un vaneggiamento di una falsa medium non avrei rife- rito l’episodio), che certezza abbiamo che si trattasse davvero della vittima, e non fosse piuttosto uno spirito malvagio, deciso a trarre in inganno la giustizia? Che il padre di Amleto fosse veramente il padre di Amleto lo crediamo, perché il fantasma é uno dei termini del problema, e i termini del problema non si discutono. Ma quando i termini del problema sono incerti (é uno spirito o non lo é? E se lo é, é quello che pretende di essere?) la soluzione che deriva dalle incerte pre- messe ci puo attrarre all’abisso, lasciandoci credere di elevarci alle stelle. 26 aprile 1952 38 GUSTO PER IL MISTERO 4 Se vedete un gruppo di signorine e giovanotti intorno a un tavolino (in genere é un treppiede stranamente ballerino), con i pollici uniti ai pollici e i mignoli uniti ai mignoli, per formare una catena, credetemi sulla pa- rola: non é spiritismo. Se vedete una signora a una tavola, con Vindice e il medio delle due mani appoggiati a una piccola assi- cella di legno (gli spiritisti francesi la chiamano la planchette), o un bicchiere capovolto, che, spinto dalle sue dita, va di qua e di la, cercando le lettere dell’alfa- beto scritte intorno, convinta di fare dello spiritismo, continuate a credermi: non é spiritismo. Se vi dicono che un signore cade in trance, e, dietro vostra richiesta, vi parla di filosofia, di religione e di politica, la probabilita che sia un vero medium é cosi trascurabile, che potete a colpo sicuro escludere che si tratti di spiritismo. Cominciamo da quest’ultimo. Egli non fa dello spiritismo. Fa della « glossolalia ». 39 PITIGRILLI Questa parola, che etimologicamente e storicamente (Sacra Scrittura), significa «il dono delle lingue», é stata adottata dagli studiosi per indicare quella verti- ginosa e imprevidibile facolta di parola che, in deter- minate condizioni, in un clima, in un ambiente favore- vole al mistero, in un gruppo di persone decise, pro- grammaticamente, a credere, certi individui manife- stano in perfetta buona fede. I] falso medium e i testi- moni credono che l’anima di un morto (un disincarnato, come essi dicono) sia disposta, quando ai vivi fa como- do, a tenere una conferenza di morale, a prodigare pro- fezie, a spalancare le pagine del baedeker dell’aldila. La volonta di credere fa il resto. Un pubblico favore- volmente disposto accetta tutto; dico, tutto. Non ragio- na piu; perde ogni senso critico; il pi elementare buon- senso capitola davanti alla magia dell’assurdo, al pre- stigio dell’inesplicabile. I1 falso medium pu6 dire, a condizione che assuma un tono autorevole e solenne, le cose pit: stupide, confondere le date, scambiare la virtuosa Lucrezia con Lucrezia Borgia, Santa Teresa d’Avila con Santa Teresa del Bambino Gesu, dire che il Pireo é un uomo e che la pirite é una malattia. Tro- vera dei difensori. Davanti al fenomeno della trance, Ja maggior parte degli appassionati perdono la facolta di esame. Che un Faraone della 24* dinastia parli spa- gnuolo non mette in allarme nessuno; che Hitler si pre- 40 GUSTO PER IL MISTERO senti a giustificarsi davanti a un gruppo di perseguitati politici sembra pit che naturale; che il Maresciallo Pétain riveli a cinque buontemponi cid che ha taciuto davanti al tribunale militare, risulta spiegabile; che un morto, famoso, in vita, per la sua prudenza e il suo equi- librio, si lasci andare a pronosticare dichiarazioni di guerre e vittorie, appare normale. Ma se uno dei presenti facesse uno sforzo per analiz- zare il discorso del medium, sarebbe costretto a rico- noscere che il medium ha detto parole, parole, parole, con un’apparenza effimera di legame, come possono essere i soliloqui di un febbricitante. Il discorso di un medium non puo essere riassunto. Ho domandato ai pit appassionati: « insomma, che cosa ha detto? » e nes- suno ha saputo riferirmi il contenuto del monologo; eppure, mentre il medium era trascinato nel vortice della sua glossolalia, esplodevano qua e 14 dei « molto bene, molto bene ». Le stesse pagine scritte da uno dei presenti, sotto dettatura del medium, mi furono pre- sentate come pagine sublimi. « Che cosa ha voluto di- re? » domandai, con i documenti in mano. E anche per- sone colte, temperamenti matematici come forma men- tale, non hanno saputo farmene il riassunto. Se un con- ferenziere, un conversatore di caffé, il nostro vicino a un banchetto, un predicatore dal pulpito, dicesse cid che fra il consenso generale dice il falso medium, 41 PITIGRILLI ognuno si domanderebbe: « Ma che cosa dice quello scemo? » Chi non mi crede, faccia un esperimento: in tutti i circoli spiritici, in un giorno fisso della settimana, c’é un medium, oserei dire il medium di turno, che all’ora stabilita per l’inizio della seduta, con la puntualita di un capostazione, cade in trance. Datevi il disturbo di far stenografare la sua conferenza, e poi fatela leggere — 0 rileggetela voi — con occhi sereni. Sono frasi get- tate alla rinfusa in un cappello, e tirate fuori alla cieca a una a una. II condimento di parole strane, prese a prestito senza discernimento al greco e alla teosofia, alla pratica yoga e al buddismo, al Vecchio Testamento eal Corano, i nomi di Krisnhamurti e di Rabindranath Tagore, della Blawatzki e di Annie Besant, e il pathos, e il prana, e il karma, e il logos, grattuggiati bizzarra- mente sull'indigeribile timballo di teorie che non sono teorie, di aforismi che sono l’orchestrazione dei pid in- sulsi luoghi comuni, vi daranno l’idea di cié che, sotto Vipnosi, o anche senza ipnosi, pud uscire da un cervello che ha perso ogni controllo e ogni disciplina. Mi si domandera: e allora come si pud sapere se é davvero una voce che proviene dall’oltretomba? E molto semplce: basta pensare che la morte non da Vintelligenza: un portalettere rurale non acquista, mo- rendo, la visione panoramica del ministero delle tele- 42 GUSTO PER IL MISTERO comunicazioni; chi in vita parlava cocoliche (1), mo- rendo non parlera il castigliano come Larreta, né l’ita- liano come D’Annunzio; il droghiere che si é servito dell’aritmetica per calcolare il prezzo di una dozzina di turaccioli, non fa, morendo, un’immersione nell’alge- bra superiore e nel calcolo infinitesimale; ognuno, mo- rendo, conserva la sua personalita; se il delinquente, morendo, divenisse un santo, la sua punizione tempo- ranea o eterna sarebbe una mostruosita giudiziaria. Se a una seduta si presenta Cleopatra (ma non si presenta; non perdiate tempo nell’invitarla), e vi descrive i suoi amori con Cesare, Cneo Pompeo, Dellius, Antonio ed Erode, le potete credere a condizione che si esprima nella lingua degli Egiziani, degli Arabi, dei Trogloditi, degli Ebrei, dei Siriani, dei Medi e dei Parti, in una delle sette lingue che parlava correntemente; ma se vi parla in francese, ditele gentilmente che non si distur- bi; non é lei. Io ho avuto una comunicazione della Mar- quise de Sévigné, ed era certamente lei, perché si espri- meva in un francese impeccabile, e in un cattivo ita- liano, il cattivo italiano che aveva parlato lei. Ho avuto comunicazioni con medici del ’700, che si esprimevano con la terminologia d’allora, e parlavano di once e di (1) Cocoliche — pronunzia cocolice — & un linguaggio parlato dagli italiani ignoranti, immigrati in Argentina: mescolanza orrenda delle due lingue. 43 libbre, non essendosi ancora aggiornati con i centi- grammi della nostra epoca. E se uno spirito vi fa delle profezie, non é uno spirito. Dopo la morte non se ne sa di pit di cid che si sapeva in vita. Gli autentici spiriti dicono: « Non domandateci Vavvenire; sull’avvenire non sappiamo pit: di voi ». Se fa delle profezie, non é lui che le fa, ma la signora che, con le dita sulla planchette o sul bicchiere capovolto, si cerea da sé le risposte. Osservatela: il suo sguardo corre alle varie lettere dell’alfabeto, prima che le dita vi spingano il bicchiere. Fanno profezie le signorine e i giovanotti che, in catena intorno al tavolino, coordi- nano i battiti secondo il loro desiderio. E se si presenta, sollecitata da voi, una grande figura della storia, é pit intelligente riaccendere le lampade, mettere un disco e prendere un aperitivo. Napoleone, che sullo scoglio di Sant’Elena, pensava alle belle pas- seggiate che, dopo la morte, avrebbe fatto con Cesare, Pericle, Alessandro, discorrendo di guerra e di politica, non abbandona gli asfodeli dei Campi Elisi per rispon- dere docilmente a una cretinetta che dandogli del tu, gli domanda se a Waterloo le ha prese o le ha date, e se gli ha fatto pit corna Maria Luisa d’Austria o Giu- seppina Beauharnais. 29 aprile 1952 * 4 GUSTO PER IL MISTERO 5 Tavolini parlanti. Cinque o sei persone si seggono intorno, con le mani appoggiate al bordo, per formare la catena, come essi dicono, per stabilire il fluido, e allargano le dita come zampe d’oca per non interrom- pere la corrente. Si sono spente le luci, meno una, che si é velata con un foulard. Passano alcuni minuti sen- za che niente succeda. A un certo punto, quello che ne sa pid degli altri perché gia una volta « ha fatto dello spiritismo », si curva sul tavolino e domanda: — C’é troppa luce? Dobbiamo spegnere anche quella lampada? Icompagni di seduta, turbati da un principio di stan- chezza, o dal fastidio per la molla rotta della sedia, ade- riscono all’ipotesi che quella lampada accesa ritardi il verificarsi dei fenomeni, e insensibilmente premono sul bordo. I tre piedi sono disuguali, perché una tavola non é uno strumento di precisione, non é calibrata al mil- limetro e non é composta di un materiale inalterabile. La tavola zoppichera. Se non zoppica, fara un piccolo 45 PITIGRILLI movimento, o qualcuno credera di averlo notato, e co- munichera la sua sensazione agli altri. — Hai risposto di spegnere la lampada? — doman- dera allo spirito il pit navigato della compagnia. Gli altri, che credono di aver sentito sotto le dita un leggero movimento, accentuano, senza volerlo, la pres- sione. — Hai detto di si? Ormai tutti hanno imparato che un colpo vuol dire si. Tuttavia ci si mette d’accordo con lo spirito che per dire si dia un colpo, per dire no, due. — Se ci sei, batti un colpo. . Tutti sono sicuri che c’é. Ma lo spirito é un puro spi- rito. I convenuti si sono stretti in cerchio per fornirgli la forza che non ha. Egli é, non dimentichiamolo, un disincarnato. Non ha muscoli. E poiché tutti sono con- cordi nel pensare che lo spirito ci sia (@ cosi vero che c’é, che ha ordinato di spegnere la Jampada), ognuno si aspetta che confermi che c’é. Non potrebbe essere altrimenti. Tutto il cerchio concorrera a fargli rispon- dere di si. Altro colpo. — Vuoi parlare? & evidente che vuol parlare, pensa ciascuno. Se é venuto, é per dire qualche cosa. Tutte le mani, o pre- mendo 0 sollevando, coordinano i loro piccoli sforzi per fargli rispondere si. Un colpo. 46 GUSTO PER IL MISTERO — Hai detto si? Il pit. nervoso della compagnia, maggiormente in- nervosito dall’oscurita, o dalla mano sudata del vicino di destra, o dal mignolo gelato della vicina di sinistra, incoraggia il tavolino a confermare il desiderio di par- lare. Ormai non c’é pit: dubbio. — Chi sei? La vera avventura comincia a questo punto. Lo spi- rito batte tanti colpi a seconda del posto che la lettera occupa nell’alfabeto. Un colpo, A; due colpi, B... Peré, sebbene l’alfabeto sia stabilmente consacrato nella prima pagina della grammatica, non tutti gli utenti sono concordi sul posto che occupa il K; se viene dopo YH o se viene in coda, col reparto apolidi e stra- nieri, il V doppio la X e l’i greca. Questo piccolo con- flitto scatena il caos. Sulle prime lettere tutti sono d’ac- cordo: — Ha detto Ca. Ognuno conta per conto suo. Cid che viene dopo, per - uno é una R; per un altro é una T. — Hai detto Ro hai detto T? Vuoi ripetere? Lo spirito ricomincia da capo, ma coloro che hanno un Carlo nel cuore vogliono che si fermi dopo l’H. Quel- li che hanno una Caterina in famiglia spingono i bat- titi fino al T. Bisogna decidersi. — Hai detto T? 47 PITIGRILLI Ognuno pensa: Catone, Catullo... Ma dopo la T viene una V o una P? — Catv, Catp... Vuoi ripetere? Forse fra noi c’é qual- cuno che turba la trasmissione? Il tavolino si lancia insolentemente contro il pit in- desiderabile della compagnia; in genere é la madre di una signorina, che avrebbe dimostrato piu tatto a pre- pararsi una buona camomilla e stare a casa. Il tavolino viene ricondotto al centro e la veneranda signora cede dignitosamente il posto. Il tavolino non si muove piu. Lo spirito si é offeso. Gli si domanda se vuol mandare un altro. La scelta si fa controversa. Uno propone Gan- dhi, un altro Matha-Hari, e la totalita dei suffragi li ottiene Dante Alighieri. Il Poeta non si fa pregare. — Che cos’hai scritto? Il tavolino batte quattro colpi: D. Nove colpi: I. Una serie di colpi precipitati. Non si arriva a contare se sono 15 o 36. Non importa. Per tutti é un V. Inutile insistere. — Vuoi dire la Divina Commedia. Come si chiama la tua ispiratrice? Due colpi: B. Altri cinque: E. Beatrice, non c’é dubbio. Verificata, con questo eru- dito interrogatorio, V’irrefragabile identita del Poeta, qualche domanda di carattere pratico: se la signorina si sposera entro l’anno, se l’impiegato ricevera la grati- ficazione, se c’é da essere preoccupati della cistifellea. 48 GUSTO PER IL MISTERO Finalmente uno dei presenti ringrazia Dante delle as- sicurazioni che ha dato, gli promette che lo chiamera un’altra volta, e propone ai compagni di accendere una sigaretta. Questo é cid che comunemente si chiama « fare dello spiritismo ». Il giorno dopo, nel racconto che ne faranno, tutto si abbellira e ingrandira, e poiché ricordiamo i fatti non come sono ma come li abbiamo descritti, le stratifica- zioni dei racconti formeranno un blocco granitico di fede. Ognuno di quei signori credera di essere « un po’ medium ». La sola a escludersi sara la signora che ha ricevuto nello stomaco il tavolino. Dira: « io sono re- frattaria », e la sua leale ammissione fara salire le azio- ni degli altri commensali alla tavola dell’oltretomba. E cosi l’inondazione spiritica dilaga. * La medianita é un fenomeno raro. Credo che di me- dium autentici esistano poche decine nel mondo. Il grande spiritista italiano Bozzano, dopo sessant’anni di esperienza, concluse che il 98 per cento di cid che si crede spiritismo non lo é. Che i morti possano, col permesso di Dio, conversare con i vivi é riconosciuto (non incoraggiato) dalla Chiesa. Ma che i morti si la- 49 PITIGRILLI scino invitare da noi, su appuntamento, come nel gabi- netto di un ministro, togliamocelo dalla testa. Se i morti hanno qualche cosa da dire vengono a noi, anche senza Vintercessione di un medium, e quando non hanno sotto mano un medium, lo improvvisano. Don Bosco aveva come protettore un misterioso cane, che nessuno seppe di dove venisse e dove andasse; prese le sue difese una sera in cui il santo era stato aggredito da un gruppo di malviventi, e una notte in cui egli si era perduto nella nebbia il cane apparve a fargli da guida. Egli racconta che la madre, morta da quattro anni, gli venne incontro davanti alla Chiesa della Consolata, a Torino. « Sono morta, ma viva ». « Siete felice? » « Fe- licissima ». E la conversazione si protrasse, come si legge nelle sue memorie biografiche. Ma queste cose non sono da aspettarsi negli oltre- tomba-cocktails, nelle spirit-parties e nelle sedute fisse, anche se presentate con una vernice scientifica, di ogni venerdi. 3 maggio 1952 GUSTO PER IL MISTERO maiinoaa 6 E allora, se il tavolino non é mosso dagli spiriti, ma é spinto dalle mani e dalla stupidita collettiva degli sperimentatori. Se il falso medium é un neuropatico, un isterico 0 un simulatore che, per vanita, per teatralita, o per il recondito fine di stringere amicizie, sollecitare appoggi, entrare in ambienti che gli sarebbero preclusi, rime- scolare le sementi in uno zucchino di donna, sfrutta la.propria psiconeurosi e apre il rubinetto della pro- pria glossolalia, dicendo in tono ieratico e senza coor- dinazione qualche parola ricercata, caduta, chissa co- _ me, dal vocabolario filosofico e raccolta nella sua disor- ganizzata memoria. Se, al punto attuale dell’evoluzione umana — non di- mentichiamo che oggi, 1952, siamo in pieno periodo quaternario — quella certa ghiandola che, sintonizzata con le voci dell’aldila, é insensibile in due miliardi e quattrocento milioni di individui, e di medium auten- tici ce ne sara si e no, uno a Buenos Aires, uno a Porto 54 PITIGRILLI Said, uno a Singapore, tre o quattro in India, tre o quattro nei monasteri dell’Himalaia, e tutti gli altri sono degli impostori. Se quello che oggi é un medium autentico, domani puo non esserlo pit, e dopo aver servito con fedelta e onore la causa dell’inconoscibile, pud sostituire le capa- cita perdute per colpa dei suoi trucchi e delle sue gher- minelle. Se studiosi che per il loro abito mentale e il loro metodo di ricerche sanno esaminare un fenomeno e interpretarlo, sono passati, in materia spiritica, dall’in- credulita all’entusiasmo, dall’entusiasmo alla sfiducia, dalla sfiducia alla convinzione, dalla convinzione allo scetticismo. Se le sorelle Fox, che nel 1848 lanciarono per il mondo cid che pit tardi fu da Allan Kardek chia- mato lo spiritismo, narrando e facendo constatare i fenomeni stupefacenti che avvenivano nella loro casa di Hydesville, confessarono, nel 1888, che erano state tutte mistificazioni e ripeterono, davanti a scienziati e giornalisti i trucchi, rivelandone i segreti, e nella sua veste di fondatrice dello spiritismo (¢ Margherita Fox che parla anche a nome della sorella), denuncié lo spi- ritismo come « un’assoluta falsita dal principio alla fine, come la pit inconsistente delle superstizioni, come la pia malvagia blasfema che il mondo abbia cono- sciuto », E se un anno dopo queste dichiarazioni, che 52 GUSTO PER IL MISTERO avrebbero dovuto mettere una pietra tombale sul regno dei morti, la stessa Margherita Fox, in casa dello spiri- tista Enrico J. Newton e in presenza di testimoni pro- nuncié la formale ritrattazione delle precedenti scon- fessioni, dicendo, fra le lacrime, « volesse Iddio che po- tessi riparare all’ingiustizia contro la causa dello spi- ritismo, quando, sotto la forte influenza psicologica di persone contrarie, pronunciai parole che non avevano fondamento, perché le accuse che formulai contro lo spiritismo erano false in ogni particolare... » Se il giudice Edmonds, uomo di insospettabile serie- ta, divenuto un seguace delle sorelle Fox, dopo i primi stupefacenti fenomeni, ebbe, come riconferma, visioni di spiriti, e ricevette comunicazioni medianiche di Francesco Bacone, Beniamino Franklin e Swedenborg, e sua figlia, altra medium, parlava, in trance, una mez- za dozzina di lingue che non aveva mai conosciuto. E se nonostante quest’autorevole testimonianza, che in sette anni fece salire a tre milioni di persone i cul- tori e gli studiosi, nel 1950 un comitato di dottori di Buffalo, fatte indagini sui fenomeni della famiglia Fox, venne alla conclusione che i famosi rumori spiritici era- no prodotti dalle ragazze stesse « facendo scricchiolare Je giunture delle ginocchia, degli alluci e delle cavi- glie... » Se... ma é meglio che la smetta con questo tono pre- 53 PITIGRILLI dicatorio; mi sembra di essere anch’io un falso medium che fa della glossolalia; d’altra parte ci siamo capiti: se andiamo senza bussola e senza sestante, sotto un cielo senza stelle, come si fa a distinguere una comu- nicazione che indubbiamente sia di origine ultrater- rena, da una conversazione o da una scrittura fabbri- cata in famiglia per passare un pomeriggio di pioggia? O anche in un istituto dove i soci, sotto l'apparenza di voler distinguere il vero dal falso, hanno pero il segreto desiderio che tutto li confermi nella convinzione di ascoltare la broadcasting dell’aldila (se sono spiritisti), o di assistere a fenomeni di natura biologica (se sono metapsichisti)? Come facciamo a raggiungere la cer- tezza che la pagina di filosofia, il poema, la disserta- zione scientifica, le confidenze dell’amico defunto non siano volontarie o involontarie sofisticazioni del me- dium? Non c’é che un sistema: esaminare, prima di tutto il medium, con la diligenza e con tutti i mezzi di un giu- dice istruttore davanti a un enigma; non prendere sul serio il primo venuto che non si sa chi sia, di dove venga, quali precedenti abbia, dove sia vissuto, chi ab- bia frequentato e quali lingue abbia inteso, anche senza saperle; non fidarsi dello sconosciuto che, come creden- ziali, non ha altro che un signore di buona volonta che dice: «io conosco un medium ». Questo é troppo poco. 54 GUSTO PER IL MISTERO Certe false medium, quasi analfabete, hanno mesco- Jato alla loro conversazione parole di lingue scono- sciute, e bastd che il medium infilasse nel suo vaneg- giamento un « dntropos », un « Adonai », un « fiat lux », perché si diffondesse la voce che parlavano greco, ebraico e latino, lingue che ignoravano, evidentemente, ma delle quali avevano custodite briciole, allo stato incosciente, nella memoria, per essere state mezzo se- colo prima al servizio di un prete o-di un rabbino. Allo stato di veglia dichiararono di non aver mai udito tali parole e di ignorarne il senso. Ed erano in buona fede. Cio che avvenga in un cranio nessuno lo sa; lo si sa —e ancora! — quando all’autopsia si trova nel cervello un cisticerco o una palla di revolver. Erasmo da Rot- terdam, che per tutta la vita parlé latino, morendo si mise a parlare un perfetto olandese, lingua che aveva dimenticata. Non fidarsi del tono della sincerita e del disinteresse; le sorelle Fox erano sincere quando proclamarono i fe- nomeni, quando li negarono pubblicamente e quando ne diedero la solenne riconferma. Le donne (pardon, certe donne) hanno il tono della naturalezza quando raccontano un fatto, quando ne danno la versione op- posta, quando conciliano le due versioni antitetiche € quando ne sovrappongono una terza. Quale é la ve- rita? In genere, una quarta. 55 PITIGRILLI Non credere che esista qualche cosa di impossibile. Come poteva il medium, che mi vede per la prima volta, sapere che mio zio é annegato pescando nel fiume, come pu6d quella povera ragazza, che non distin- gue i biglietti da cinque dai biglietti da dieci, sapere che esistono i logaritmi? I casi della vita, le coinci- denze, gli incontri fortuiti, le parole portate dal vento sono imprevedibili: ma « io sono lo zio Battista » 0 «le equazioni di terzo grado », lasciati cadere in un mono- logo, al buio, fra gente in istato di semiipnosi, possono conferire valore e autenticita alle balordaggini pid insulse. Controllare la forma dei messaggi, se la terminolo- gia é esatta, se le rime sono ricche, se gli accenti sono a posto, se gli endecassilabi hanno undici sillabe, se Vortografia é rispettata, se le parole straniere non sono scritte a orecchio e, soprattutto, se il linguaggio del morto é davvero il suo linguaggio, se contiene i suoi in- terealari, le sue parole preferite, il suo giro di frase. E quando si é raggiunta la certezza che é veramente il morto che parla, un nuovo problema — lo vedremo sabato — si presenta. E se non fosse il morto? 6 maggio 1952 * GUSTO PER IL MISTERO 7 Gli avversari della teoria (ma é poi una teoria? Di- remo, per prudenza, della spiegazione) spiritica, co- loro cioé che non ammettono che l’anima di un morto possa tornare o rimanere sulla terra, fra i vivi, a di- scorrere con i vivi, a dettare loro dei poemi, a tenere conversazioni su scienze esatte e congetturali, spiegano i fenomeni medianici con complicati giri di ragiona- mento. Invocano il « doppio » che peré non hanno in- ventato loro: il « ka» fa parte dell’antica sapienza egi- zia e della tecnica dei magi. Ammettono il perispirito, sebbene questa parola dia loro fastidio, come, ai se- guaci di religioni che non riconoscono Gesu, danno fa- stidio le espressioni cronologiche « avanti Cristo» e « dopo Cristo ». Accettano l’ectoplasma, che non si sa bene se sia spirito o materia. Quando si domanda loro come spiegano che un medium, sotto la pretesa detta- tura di un poeta, scriva a una velocita stenografica un _Sonetto impeccabile sotto l’aspetto formale e concet- tuale, su tema proposto da un vivo, e percid impreve- dibile, rispondono che le cose del futuro sono gia 57 PITIGRILLI iseritte nel passato e viceversa, in altre parole che quel- Ja poesia c’era gia... Questi signori, per respingere la nostra versione, hanno Il’aria di rimproverare a noi di fare facile cid che é bello fare difficile. Da quando Einstein ha inse- gnato che il tempo é la quarta dimensione dello spazio, hanno adottato questo cliché per spiegare l’inspiega- bile, e poiché é comodo ragionare a clichés e i mediocri trovano pil riposante accettare i clichés che svilup- pare un ragionamento circostanziato e selettivo, gli avversari della spiegazione spiritica ci dicono, con un tono che non ammette replica, che il poema o la pa- gina o Ja formula sono stati dettati — trasmissione del pensiero — da uno dei presenti alla seduta, e se nes- suno dei presenti alla seduta aveva i numeri per det- tare il poema o la pagina o la formula, rispondono che il vivo pud anche dettare da lontano — telepatia —, perché le onde... E vi tengono una conferenza sulle onde. Senonché le onde possono darci, per caso, il «la» musicale, ma non una sinfonia, se non c’é un microfono che la trasmette da un auditorium, e le antenne non possono lanciarla nello spazio prima che l’autore si sia seduto al pianoforte e abbia cominciato a suonarla. Sant’Agostino racconta che un creditore di un de- funto chiese al figlio il pagamento del debito del padre. 58 GUSTO PER IL MISTERO Costui, prima di morire, aveva pagato. Ma il figlio non trovava la ricevuta. Una notte il morto gli apparve in sogno — evidentemente fu un fenomeno di trance — e gli indicd dove aveva riposto la ricevuta, il che gli permise di confondere il creditore disonesto. Il figlio del dr. Davey muore in piroscafo. I] capitano, dandone annuncio al padre, gli consegna 22 sterline, trovate nelle tasche del morto. Qualche tempo dopo, in una seduta spiritica, il figlio gli dice che le sterline erano 70, e non 22, e che era stato avvelenato dal co- mandante. Il comandante confessa. Fu presentato al medium Powel Boston un foglio di carta sul quale una signora assente aveva scritto un nome. Il medium impallidi: « Dite alla signora che suo marito non é morto per accidente né per suicidio, ma che fu assassinato da mio marito: io sono mistress Salie Laner, morta anch’io per un colpo di fucile, dieci giorni fa.» Tutti i partecipanti alla seduta ignoravano che Salie Laner fosse morta. La polizia, nelle sue indagini, completamente indipendenti dai suggerimenti spiri- tici, scopri che il marito della signora Salie Laner, aveva ucciso la propria moglie e l’amante di costei. La signora Morteville, vedova di un ministro d’O- landa a Stoccolma, stava per essere condannata a pa- gare una somma gia versata dal defunto marito, quando questi le apparve in sogno indicandole il cassetto dove 59 PITIGRILLI si trovavano i documenti perduti. Swedenborg, celebre per le sue relazioni col mondo invisibile, disse alla si- gnora d’aver avuto in sogno la visita del marito che gli annuncid che avrebbe illuminato la vedova, per mezzo di una visione. La notizia della morte di Carducci non era ancora conosciuta, e nel momento stesso della sua morte, un gruppo di spiritisti ne ricevevano l’annuncio per bocca di un medium, in un’altra citté. Una signorina di Buenos Aires vide all’improvviso, in casa sua, una sua amica. Squilla il telefono; é il padre della signo- rina: « Papa, la signora é morta ». « E cid che stavo per comunicarti, come lo sai? » risponde il padre, un uomo di mondo, sano di mente, aviatore, nutrito di letture positive, e che non prende sul serio i fantasmi. I] fatto mi é stato raccontato dalla figlia, che non crede allo spiritismo, e dal padre che non vuole sentirne parlare. * I cultori moderni di una scienza recente, blindati di sperimentalismo, chiusi nel camice bianco del loro scetticismo, murati vivi in quelli che Anatole France, sorridendo, chiama « les temples de la certitude », sono costretti a giocherellare con grovigli di supposizioni, attribuendo alla materia proprieta non dimostrate. Si 60 GUSTO PER IL MISTERO oppongono all'ipotesi spiritica, sventolando una ghir- landa di ipotesi. Non é il morto, essi dicono. Ma non di- cono che cos’é, Per simmetria al loro fanatismo distruttore, gli spi- ritisti in genere cadono in un fanatismo costruttivo. Raggiunta la certezza che si tratti davvero di uno spi- rito, perché dice cose che nessuno dei presenti pud sa- pere e parla come nessuno dei presenti parla, perché esprime sentimenti generosi e pieni di fede, essi accet- tano senz’altro la conclusione che quello che dice di es- sere il poeta Ruben Dario sia il poeta Ruben Dario. E Verrore pué insinuarsi in questo « punto di minor re- sistenza » della nostra ragione. * Ho detto in una di queste note che io credo al demo- nio. Lo considero come la sigla depositata di una so- cieta anonima di tanti spiriti di bassa categoria capaci di ogni perfidia, decisi a portare il turbamento nei cuori, il disordine nei cervelli, il dubbio in chi cerca la fede. Il dubbio é un omaggio che si rende alla verita, ha scritto Renan; il dubbio é la febbre delle anime, ha detto Joseph de Maistre. Belle frasi. Ma quella che ha colpito nel bersaglio doveva essere una donna, George Sand: il dubbio @ una maledizione. Ho seguito tutta 61 PITIGRILLI una serie di sedute medianiche; sull’ignoranza della medium si poteva giurare; allo Stato di veglia presen- tava il campionario della sua cultura poco pit che in- fantile. In trance parlava come Socrate, come San Paolo, come Lacordaire. Erano dunque degli spiriti, non lei, che parlavano in lei. Conquistata la fiducia dei partecipanti, altri spiriti, evidentemente malvagi, ini- ziarono conferenze, versarono aforismi, pimentarono di scetticismo le comunicazioni. Che si trattasse di voci dell’aldila, era evidente, e percid gli ascoltatori erano ormai preparati ad accettare tutte quelle che si sareb- bero presentate come verita. Che la medium non possa pensare come Socrate, San Paolo e Lacordaire é@ incontestabile; ma che uno spi- rito malvagio (la firma « Satana e C.») possa imitare in modo perfetto il loro linguaggio deve essere am- messo come misura di prudenza. Per me la pericolosita dello spiritismo é tutta qui. Queste mie note che hanno fatto aggrottare le ciglia a qualeuno, tendevano a que- sta profilattica conclusione. E con oggi smetto di parlare dei morti. Dopo tutto, sono interessanti anche i vivi. 10 maggio 1952 * 62 GUSTO PER IL MISTERO 8 Ponson du Terrail pubblicava, a meta del secolo scorso, nel Petit Journal il suo romanzo d’appendice « Rocambole », le avventure di un bandito che com- metteva ogni giorno, cioé in ogni puntata, un delitto. Il romanzo fece la fortuna del giornale; i lettori si strappavano le copie di mano, e gli abitanti della pe- riferia di Parigi aspettavano l’arrivo delle diligenze delle Messageries Laffitte, per sapere dai parigini le ultime avventure del bandito. Un giorno lautore, in- namoratosi di un nuovo personaggio, fece morire Ro- cambole. Costernazione fra i lettori; i vecchi abbonati disdissero l’abbonamento e chiesero il rimborso del re- siduo, e una delegazione di entusiasti si presentd alla redazione del giornale. In rue Vivienne, dove abitava Ponson du Terrail, si formé un assembramento che do- vette essere sciolto dalla polizia. Davanti a questi fatti il direttore mando a chiamare il romanziere e gli disse senza perifrasi che facendo morire Rocambole gli aveva assassinato il giornale. — Ormai non ¢’é niente da fare — rispose lo scrit- tore. — & morto. 63 PITIGRILLI — Risuscitatelo! — ordino il direttore. Ponson du Terrail obbedi, e annuncid « La resurre- zione di Rocambole » in questi termini: « Come la per- spicacia dei nostri lettori e delle nostre lettrici aveva indovinato, Rocambole era sempre vivo ». E la serie ricomincio. In misura pit modesta é accaduta la stessa cosa a me. L’annuncio che ho dato sabato della fine di questa serie di note sulle scienze occulte mi ha procurato a partire dall'uscita della quinta edizione fino a questo momento, una serie di telefonate di protesta. Dilettanti di spiri- tismo, curiosi dell’invisibile, fanatici dell’aldila che in ogni globulo rosso hanno un punto interrogativo sono venuti a casa mia. Una signora mi ha mandato, a mano, urgente, una lettera scritta con pochi segni nervosi, in questi termini: « Cid che succede ai vivi posso inse- gnarlo a lei; continui a parlare dei morti». Altri mi suggeriscono argomenti: le fotografie dei fantasmi, le case infestate, la metempsicosi... Una signorina dalla voce angelica, fermandomi in calle Florida, mi ha detto: « Continui, non mi dica di no ». Come si fa a dire di no a una signorina dalla voce angelica, che sembra scesa da chissa dove con un na- stro celeste nei capelli, ma con un sorriso minaccioso che sembra voler dire: « Se non scrivi che cosa suecede nell’aldila, ti spedisco io, a raccogliere informazioni »? 64 GUSTO PER IL MISTERO E poiché sono qui per servire la clientela, continuerd. Non nascondo che in quest’accondiscendenza c’é un po’ di vigliaccheria. Ho gia fatto le mie esperienze, e so che é meglio cedere. Due anni or sono un mio articolo sulla magia mi procuro la visita improvvisa di una si- gnora, accompagnata dal marito. — Signora — le dissi — non mi divertono le visite improvvise; V’ho anche scritto sulla porta. Si trascriva il numero di telefono e mi parli; come vede sono in pi- giama, é domenica, ho la barba di due giorni, sono stra- carico di lavoro, debbo spedire dei manoscritti in Eu- ropa, con l’aeroplano della notte. La signora ferm6 col piede la porta che io stavo gar- batamente spingendo, e intervenne il marito: — Lei ha il dovere morale di ascoltare mia moglie. Esaminai meglio la signora e mi feci un rapido esame di coscienza; non avevo nulla da rimproverarmi, ma il tono non ammetteva replica. Porsi due sedie e feci un gesto che voleva dire « sentiamo ». — Lei ha scritto un articolo sulla magia nera. Lei é la sola persona che possa salvarmi. Una mia cognata ha imparato i malefici nel Brasile e mi ha fatto dei sor- tilegi; da un mese soffro di singhiozzi incontenibili (e singhiozzd) e a ogni singhiozzo (altro singhiozzo), io Sento un colpo al cuore. 65 PITIGRILLI — Sono desolato, signora; provi lo strofanto, la bel- Jadonna, I’adrenalina, ma io... Mi arresté con un gesto della mano e con un sin- ghiozzo. Continud: — Lei che conosce la magia e le sue pratiche, co- nosce anche gli esorcismi. — Gli esorcismi, signora, fanno parte della liturgia, e io, come vede, non sono un. — Lei rifiuta di prestarsi — intervenne il marito —, ma... E si levé in piedi, non per andarsene, ma per gigan- teggiare pi. minacciosamente. Lo invitai a sedere. Spiegai che avevo scritto quel poco che ho visto, ma che non posso fare cid che non so, che l’erba « moly » di Omero, quella specie di aglio che aveva il potere di distruggere gli incantesimi non fiorisce sul mio bal- cone, che non allevo in casa mia salamandre, che ero momentaneamente sprovvisto di sangue di drago col quale si scrivono le formule magiche. I due erano irremovibili. Comincié a singhiozzare an- che il marito. Quando mi accorsi che veniva il sin- ghiozzo anche a me, dissi: — Ascoltate: io non posso fare nulla; ma c’é a Bue- nos Aires un mago pit potente di me. Andate da lui senza perdere un minuto. Sta per sorgere la luna. Rac- contategli tutto. Vi salvera. 66 GUSTO PER IL MISTERO E scrissi su un pezzo di carta una parola che dilatd i polmoni ai due. Il marito lesse: — Chichilnisky. ® una parola magica? — Cabalistica — risposi —; fra noi magi e negro- manti ci esprimiamo cosi. Questa parola la troverete sulla porta: — e aggiunsi l’indirizzo, Viamonte 1470; — prendete un tassi e dite al mago che sono io che vi mando. Mezz’ora dopo il dottor Chichilnisky, l’insigne alie- nista, mi telefonava che quella signora aveva una ti- pica « personalita automata per delirio di influenza », che l’avrebbe fatta internare in un manicomio, e che non era da escludere che anche il marito... * Non voglio dire che solo i cervelli sbullonati si oc- cupino di occultismo, né che l’occultismo conduca ne- cessariamente alla pazzia; ma il diaframma fra queste ricerche e la follia é fragile. Incontrare un medium au- tentico o un veggente, o un telepata é interessante, e se io conoscessi una casa infestata dagli spiriti sarei disposto ad affittarla al prezzo di un piano intero del- VHétel Alvear; ma se in una persona a noi cara si il- luminano anche vagamente proprieta medianiche, é consigliabile non assecondarle. Non so che cosa av- venga in un simile cervello, ma é certo che una tra- 67 PITIGRILLI smissione dell’aldila lascia tracce pit gravi che la cal- ma lettura di una poesia di Lamartine o un valzer di Chopin. Addentrarsi in queste ricerche é pili che legittimo, perché tutte le curiosita scientifiche sono ammirevoli, ma é un gioco tremendo, nel quale la posta é la ragione. Per nostra fortuna, qualunque siano le prove che ab- biamo ottenuto e le certezze che abbiamo raggiunto, il dubbio permane, in chi sa guardare con occhi non bendati dal voler credere a ogni costo, non coperti da- gli occhiali della faciloneria e dell’improvvisazione. Sara? Non sara? Dove comincia il panorama meravi- glioso e dove finisce il trucco dell’illusionista? Ii mio amico, dottor Gustavo Rol, di Torino, che mi ha ammesso nei giardini incantati dell’inconoscibile, iniziandomi ai misteri della magia, ricevette una co- municazione spiritica di indubbia autenticita, che spiega come sia intelligentemente preordinato anche il mondo del mistero. Un suo spirito-guida gli disse: « Noi dobbiamo lasciare all’umanita sofferente la spe- ranza eterna che in questi terribili fenomeni ci sia della mistificazione ». Credere al trucco, anche quando non c’é, é igienico e riposante. 14 maggio 1982 * 68 GUSTO PER IL MISTERO 9 Mi si domanda in tono diverso, con entusiasmo cieco o con scetticismo, con una sfumatura di ironia o con la speranza di sentirsi rispondere cid che ogni madre che ha perduto il figlio custodisce nel cuore: « Ma in- somma, che cosa succede dopo la morte? L’anima dove va, se talvolta pud tornare sulla terra a comunicare con i vivi? E il delinquente o il pazzo saranno inchio- dati alla loro follia e alla loro criminalita nei secoli dei secoli? Il Purgatorio esiste? » Risponderé cid che non ho letto nei libri. Mi sarebbe facile mettere insieme un’antologia con le opinioni e le ipotesi di coltivatori di astrazioni pure e di ricerca- tori di laboratorio, ma il lettore non vuole questo da me. Dird cid che mi risulta dalle mie comunicazioni medianiche, cioé cid che non sono io a pensare, ma cid che sono stati gli spiriti a dirmi. Tl Purgatoro esiste, dicono, ma non é come é dipinto sulle cappelle di campagna, con delle fiamme, dei dia- voli armati di tridenti. Esiste come lo ha descritto Ge- 69 PITIGRILLI su: é «il pianto e stridor di denti» di cui si parla cin- que volte nel Vangelo. Chi fu tormentato in vita da bassi interessi o da ango- sciose ideologie, e non é morto degnamente preparato a morire, conserva, non so dire fino a quando, perché non ci sono scadenze, il suo tormento nell’aldila. La per- sonalita non cambia, in chi non l’ha cambiata in tempo. Gli spiriti burloni, quelli che fanno cadere i quadri, tirano le coperte, sconvolgono l’ordine nei mobili di una casa, erano dei burloni, dei superficiali in vita. Gente che non ha creduto all’anima, continua a non credere all’esistenza dell’anima nemmeno ora, che é solamente anima. Chi ha avuto dubbi sull’esistenza di Dio, con- tinua a dubitare di Dio anche quando sta per presen- tarsi al Suo Tribunale. Per un lungo periodo, le anime continueranno a essere come sono; pit tardi, lo insegna la Chiesa, gli uomini risorgeranno « in virum perfec- tum », spogliati e guariti e purificati, ma per ora, fino a un certo giorno, manterranno tutte le loro imperfe- zioni. Chi é morto senza sapere l’inglese, non parlera inglese dopo morto; l’umorista continuera a vedere le cose dell’aldiqua e dell’aldila con il suo occhio di umo- rista, e se nell’aldila gli vien voglia di scrivere, non scrivera il « Paradiso Perduto», ma una novella per il « Travaso delle Idee » o per « La Vie Parisienne ». Il maestro dello spiritismo Enrico Bozzano ha con- 70 GUSTO PER IL MISTERO densato in 12 punti i risultati delle sue conversazioni con i morti, ed esse coincidono con le mie. Dichiaro che le ho lette per Ja prima volta nel 1947, riprodotte in un libro di Montandon, cioé quattro anni dopo che le mie ricerche personali erano finite. Dal 1943 non ho pil avuto contatti con un medium. Ecco le conclusioni sin- tetiche di Bozzano. I morti, egli dice, sono concordi nell’affermare: 1) Di essersi ritrovati in forma umana nel mondo spirituale. 2) Aver ignorato durante un tempo pill o meno lungo, o talvolta anche durante un lunghissimo tempo, di essere morti. 3) Essere passati, nel corso della crisi pre-agonica, © poco dopo, per la prova della reminiscenza sintetica di tutti gli avvenimenti della loro esistenza (« visione panoramica », o « epilogo della morte »). 4) Essere stati accolti nel mondo spirituale dagli Spiriti delle persone della loro famiglia, e dei loro amici defunti. 5) Essere passati quasi tutti attraverso una fase pit. o meno lunga di « sonno riparatore ». 6) Essersi ritrovati in un ambiente spirituale ra- dioso o meraviglioso (nel caso di trapassati moralmente normali) e in un ambiente tenebroso e opprimente (nel caso di trapassati moralmente depravati). 7 PITIGRILLI 7) Aver trovato che l'ambiente spirituale era un nuovo mondo obiettivo, sostanziale, reale, analogo al- Yambiente terrestre spiritualizzato. 8) Aver appreso che questo era dovuto al fatto che nel mondo spirituale il pensiero costituisce una forza creatrice, per mezzo della quale ogni Spirito esistente nel piano « astrale » pud riprodurre intorno a sé l’am- biente dei suoi ricordi. 9) Non aver tardato ad apprendere che la trasmis- sione del pensiero costituisce il linguaggio spirituale, sebbene gli Spiriti arrivati da poco si facciano delle illusioni e credano di parlare per mezzo della parola. 10) Aver constatato che grazie alla facolta della vi- sione spirituale, si era in grado di percepire gli oggetti da un lato, all’interno e attraverso di essi. 11) Aver constatato che gli Spiriti possono trasfe- rirsi istantaneamente da un luogo all’altro, anche se molto lontano, grazie a un atto di volonta; il che non impedisce che essi possano anche passeggiare nell’am- biente spirituale, o sorvolare a qualche distanza dal suolo. 12) Aver appreso che gli Spiriti dei defunti gravi- tano fatalmente e automaticamente verso la sfera spi- rituale che loro conviene, grazie alla legge di affinita. 72 GUSTO PER IL MISTERO * Ame non risulta nulla di pit né di diverso. Miei ami- ci poeti (4° punto) mi hanno domandato: « Sai chi ho trovato qui?» E hanno condotto alla tavola dove la medium scriveva, una serie di poeti. Una scrittrice mi disse di essersi svegliata dal sonno riparatore che segue la morte, col capo appoggiato sul cuore dell’uomo che aveva amato in vita e che era morto prima di lei. Un poeta bohémien, che scriveva poesie su cortecce d’al- bero, e trascorreva la vita nei bar e nei caffé, promise varie volte al mio spirito-guida di venire a recitarmi le sue nuove poesie; ma un giorno, scoraggiato, il mio spirito-guida mi disse (6° punto): « Sai com’é: continua a frequentare i bar, le birrerie e i caffé ». Un altro poe- ta, un poeta-soldato, morto in guerra nel 1916, che mi dettd pagine superbe sul fenomeno della morte, mi disse (punto 2°) di aver continuato a combattere per tutta la giornata, quando ormai il suo cadavere giaceva nel fondo di una trincea. La velocita stenografica con la quale giuristi, scrittori, poeti, mi hanno dettato i loro saggi, fu la conferma del 9° punto. Durante la seconda guerra, ricevemmo |’annuncio di fatti avvenuti pochi istanti prima, in Grecia e in Germania, dei quali sola- mente tre giorni dopo i giornali diedero comunicazione. Trasferimento cioé degli spiriti (punto 11°). Certi spi- 73 PITIGRILLI riti eletti mi hanno confermato d’aver incontrato nel- Valdila i genitori e i figli, e uno mi disse :{ « Non puoi immaginare quanta verita ci sia nella promessa “ci ri- vedremo in Paradiso” »3 — Ma allora il Paradiso esiste — obietts, meta do- manda e meta esclamazione, uno dei miei compagni di ricerche. Dopo una breve esitazione, lo spirito rispose: — Chiamatelo come credete. Un altro spiritista italiano, Trespioli, autore di un libro famoso, comunicandosi medianicamente con noi, confermé le conclusioni di Bozzano e criticd nell’opera proprio cid che non era stato conforme ai punti di que- sta sintesi, e insistendo su un particolare che aveva trascurato in vita: il mezzo di comunicazione fra i vivi e i morti e l’intensita del pensiero e soprattutto la pre- ghiera, che del pensiero é l’espressione pid intensa. Se questo mio articolo da fastidio a qualcuno, gli ri- peterd le parole di un giovane intelligente sacerdote svizzero, che, letta la pagina di Bozzano, me Ja restitui con un’espressione grave e raccolta: — Con la teologia alla mano — mi disse — mi sen- tirei benissimo di dimostrare che tutto questo non é contrario alla religione. 17 maggio 1952 * 14 GUSTO PER IL MISTERO 10 Ma insomma — mi scrivono — il dottor Gustavo Rol, di Torino, di cui lei parla come dell’uomo pit straor- dinario del mondo, che cosa fa nell’inconoscibile? Risponderd. Non ho detto che sia l’uomo pit straor- dinario de) mondo; non abuso di frasi cosi impegnative. Tl dottor Bonabitacola, di Roma, un esperto in magia, amico personale di Giuliano Kremmerz, autore del- V« Avviamento alla scienza dei magi », quando nel 1943 gli descrissi, durante tre ore, gli sconcertanti espe- rimenti del mio amico, mi disse: « Potrebbe fare molto di pii: questo non é altro che facchinaggio della magia ». Rol é un uomo di mezza eta. Suo padre era direttore di una banca famosa, e l’agiatezza della sua famiglia gli permise di addottorarsi in legge, di vivere aristo- craticamente in un clima di arte, di buon gusto e di bellezza. Collezionista di oggetti antichi, intenditore di musica, fornito di una cultura enciclopedica, viaggia- tore, ha sposato una bionda scandinava, é un gran si- gnore, gode di una salute eccellente, si ispira, nei suoi 75 PITIGRILLI atti, ai dieci comandamenti, obbedisce scrupolosamente al nono, quello che vieta di desiderare il servo, il bue, Vasino e la moglie del prossimo. Soprattutto lo osserva nel non desiderare il servo, l’asino e il bue. Voglio dire che sul piano morale é un uomo a posto. Ha, come tutti i magi, un viso da réclame della farina lattea, che con Vavanzare degli anni ha assunto i lineamenti del « bon vivant », dell’epicureo, dell’uomo non tormentato dalla metafisica; non ha sulla fronte, per parlare come Rim- baud, «les rides que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux ». In breve, non presenta la faccia stan- dard e convenzionale del mago. Si serve talvolta, per i suoi esperimenti, di carte da poker, il che fa insinuare dai superficiali che faccia della prestidigitazione. Adopera carte da gioco perché, chiuse nella scatola, avvolte nel cellofan, escono in- tatte dal negozio e chiunque pud procurarsele anche in un paese distante, eliminando ogni possibilita che egli le abbia precedentemente truccate. — Ecco tre mazzi di carte che avete comperato voi, non sono passate per le mie mani — disse una sera a me e agli invitati in casa sua dove entravamo per la prima volta. — Apritene due; scegliete in uno otto o nove carte; nell’altro, altre otto o nove, e allineatele per formare un numero di otto o nove cifre (le figure valgono zero). Questi due numeri saranno il moltipli- 76 GUSTO PER IL MISTERO cando e il moltiplicatore. Le prime carte del terzo maz- zo, quello che é ancora chiuso e rimarra chiuso, vi da- ranno il prodotto. Eseguimmo i suoi ordini. I due fattori furono formati in collaborazione fra i pit scettici della serata. Riu- scimmo a eseguire la non facile moltiplicazione. Quan- do fummo tutti concordi sul prodotto, Rol disse nel- Varia qualche parola di cui egli sa il segreto; parole nelle quali abbondano gli «a» e gli «o», circostanza che ho constatato poi in certi libri di magia. Ma im- provvisamente si contrasse: — C’é un guaio — disse —: nel prodotto ci sono sei «sei», Tutti sanno che di «sei» (sei di quadri, sei di fiori, sei di cuori e sei di picche) in un mazzo non ce ne pos- sono essere che quattro. — Non importa, — disse Rol — aprite pure il pacco. Le prime 17 carte, allineate nel nuovo ordine che avevano assunto nella scatola, davano il prodotto della moltiplicazione. In altre parole, nell’interno della sca- tola chiusa, le carte, che in una scatola intatta sono disposte in ordine crescente (asse di cuori, due di cuori, tre di cuori...) si erano disposte in un altro ordine, un ordine obbediente a una logica matematica. Non solo, ma — udite, udite! — c’erano sei « sei », cioé due di piu 77 PITIGRILLI di quelli che esistono nel gioco. Di dove erano venute quelle due carte in pil? Altro esperimento: — Lei si metta in tasca un mazzo; quello che crede. Si abbottoni la tasca. Apra Valtro, scelga, senza guar- darla, una carta qualunque. La guardi. E ora, col suo lapis o con la sua penna, disegni nell’aria una parola, o la sua firma, o una cifra. Sulla carta, ancora chiusa nel pacco, abbottonata nella sua tasca, e corrispondente a quella che ha scelto, trovera la parola che lei ha scrit- to nell’aria con la sua penna o con il suo lapis. La persona che si presta sceglie una carta, il quattro di fiori, per esempio, disegna nell’aria una firma; apre il pacco; cerca il quattro di fiori; la firma, eseguita con quel lapis, attraversa la carta. Una sera in casa di amici aveva invitato un giovane violinista povero, al quale Rol aveva regalato un vio- lino. Il violinista suond « Le Streghe » di Paganini. — Bravo — gli disse Rol. — Avrai un premio. Prendi un mazzo di carte e vallo a nascondere dove credi, due o tre stanze pil in 1a. Chiudilo in un cassetto e metti in tasca la chiave. Poi torna qui. E ora, in un altro mazzo, scegli una carta. Il musicista esegui. Parole strane e gesti magici di Rol. — Vai a prendere V’altro pacco — gli ordind Rol; e 78 GUSTO PER IL MISTERO quando il violinista tornd col pacco intatto, gli ordind: — Aprilo, cerca la carta corrispondente a quella che nell’altro mazzo hai scelto tu. Sulla carta era scritto: « Pit lenta, la prima parte ». Nessuno poteva prevedere che il violinista avrebbe suonato «le Streghe », né indovinare quale carta egli avrebbe scelto; i suggelli dell’altro mazzo erano intatti. Tuttavia un avvocato, incoraggiato dalle scosse incre- “dule dei cappellini di due o tre belle signore, disse: « Il trucco c’é, ma non si vede ». Voleva dire che il gio- chetto di manipolazione si era svolto secondo la prece- dente preparazione. E per confondere Rol propose: — Il violinista potrebbe ripetere il pezzo, pit adagio, e — aggiunse con ironica sfida — vedremo che cosa Paganini scrivera. S’aspettava che Rol, non prevedendo questo impre- visto, proposto da lui, e non avendo percid potuto pre- parare in precedenza una seconda parte dell’esperi- mento, si dichiarasse battuto. — Sudnalo di nuovo — ordind Rol. E pregé lo scet- tico avvocato di andare a riporre il secondo mazzo in un nascondiglio di sua scelta. Poi gli disse: — Scelga una carta; la guardi bene, e vada a prendere l’altro mazzo. Quando l’avvocato tornd, apri personalmente il pac- 79 PITIGRILLI co, Sulla carta corrispondente a quella scelta, era scrit- ta la famosa frase di Paganini « Paganini non ripete ». * Lo scetticismo intorno a Rol perdura. Parlano di trucco, di suggestione, di « combinazione », di casua- lita. Molte persone, incapaci di spiegare i fenomeni, trovano comodo non credere. C’é qualche cosa che ci sfugge, dicono. Ma il pacco lo hanno comperato gli scet- tici, é rimasto intatto, Rol non lo ha toccato, occhi estra- nei all’esperimento, come i domestici di casa che non sanno di che si tratti, hanno constatato che quella pa- rola é scritta, che le carte sono allineate cosi. — Mah! — rispondono. Se non che i problemi non si risolvono con lo scrol- lare ironico del cappellino di una bella signora, né con la frase solenne e inamidata « mi rifiuto di credere ». 21 maggio 1952 80 GUSTO PER IL MISTERO 11 Pranzavo a Roma, in una trattoria caratteristica col mio amico Gustavo Rol; a un tavolo accanto al nostro era seduto un colonnello d’artiglieria. Quando volsi lo sguardo verso l’ufficiale, questi mi disse: — Non mi riconosci? Eravamo compagni di ginna- sio. Io sono Quarra. Prima che avessi il tempo di rispondere all’ufficiale, Gustavo Rol mi prese la mano che stavo avanzando per salutare, e sollevd una pagnotta. Sulla tovaglia era scritta a lapis la parola « Quarra ». Intanto avevo promesso ad amici romani di presen- tare loro il dottor Rol. La prima reazione di questo stranissimo uomo é rispondere no. Ma poi, per non di- sgustare un amico, rettifica la sua decisione: — Che peréd non mi chiedano degli esperimenti. — Non ti chiederanno esperimenti. Conviene preparare l’ambiente: raccomandazione indispensabile : — Non chiedetegli esperimenti. 81 PITIGRILLI. Linea di condotta da seguire: — Dottor Rol, non le chiediamo di presentarci i suoi esperimenti. Ci spieghi di che si tratta. — Eche cosa volete che vi spieghi? Mandate a com- perare alcuni mazzi di carte. E cosi l’uomo meraviglioso — ho detto che ha un viso soave di fanciullo — cade docilmente nell’ ingenuo inganno. Furono portati i mazzi di carte, comperati da un fat- torino del Grand Hétel. I miei amici: l’attrice Luisa Ferida, l’attore Osvaldo Valenti e il padre di questo, _ambasciatore a Teheran, il principe Lanza di Trabia; invitati, un medico, un ingegnere e un’attrice minore, una bellezza romana all’aurora e un’aristocratica al _ tramonto. — Dottor Rol — gli disse con franchezza I’attore. — Tl nostro amico mi ha descritto i suoi esperimenti, ma io le rivolgo una preghiera: invece di usare carte da gioco come si possono trovare in qualunque negozio, potrebbe servirsi di un mazzo di carte di cui non ¢’é un secondo esemplare a Roma? — Non ho nulla in contrario — rispose Rol. Lattore gli presentd un mazzo di carte stampate in Scozia. — Io non le toceco — disse Rol. — Le conti. — Sono 52. : 82 GUSTO PER IL MISTERO — Le conti anche lei. — Cinquantadue. — Anche lei. — Cinquantadue. — E ora allargatele e stendetele in una sola fila ad arco, come fanno i croupiers del baccarat, e lei, signo- rina, faccia correre il dito e si fermi su una carta qua- lunque senza guardare. Bene. Ora guardi la carta. La mostri a tutti. Ciascuno scriva il numero e il nome della carta. Fatto? Ora lei, signorina, la strappi — era il nove di fiori — e butti dalla finestra i pezzetti. L’attrice esegui. Alcuni frammenti caddero sulla ter- razza, altri furono portati dal vento nella strada e qual- cuno torné nella stanza. — Contate le carte che rimangono. — Cinquantadue, cinquantadue, cinquantadue — ri- sposero i presenti. — Cercate il nove di fiori. — Ecco il nove di fiori. Suoné il campanello e alla cameriera domandd: — Che carta é questa? — Nove di fiori, signore. — Per favore, raccogliete quei pezzi di carta. Che cosa sono? — Pezzetti di una carta da gioco, di colore nero. Sono fiori. 83 PITIGRILLI C’é stato dunque un momento in cui la stessa carta si trovava al tempo stesso intera nel suo mazzo di cin- quantadue carte, e allo stato frammentario sparsa fra la stanza, la terrazza e la strada. Una sera, nello studio dell’avvocatessa Lina Furlan, invitd il professor Marco Treves, docente d’universita e direttore del Manicomio di Torino. — In questa scatola — disse — io pongo un foglio di carta piegato in quattro e un pezzo di grafite di lapis (mostro la carta bianca e la grafite). Chiudo la scatola. Tutti voi appoggiate le vostre mani. E ora lei, profes- sore, mi dica una frase qualunque. Il professore disse un verso di Dante: « Amor che a nullo amato amar perdona ». — Sollevate le mani, aprite la scatola, leggete. Sul foglio era scritto il verso di Dante. * Spiegazione? E cid che sto cercando da anni. Inutile chiedere confidenze a un mago. Schopenhauer, nel suo libro « Le scienze occulte », lascia capire che la magia non si insegna. La si assimila per contatto, per assorbi- mento. Non é un potere che si acquisti. # anche J’opi- nione di Kremmerz. Vorrei trascrivere l’opinione di 84 GUSTO PER IL MISTERO Rol, ma non siamo riusciti a carpirgliela né io né suo fratello, cervello fisico-matematico, i due uomini che lo hanno studiato pit da vicino e forse gli hanno ru- bato frazioni di verita. Ma sono poi frazioni di verita quelle che si é lasciato sfuggire, o inquietanti apparenze con le quali maschera un’altra verita che egli non é autorizzato a rivelare? Anche i magi hanno una loro morale, una deontolo- gia, come dicono i medici. Io credo — ma é semplice- mente una sensazione mia —, che il fenomeno Rol sia un caso di medianita, e che gli spiriti che lo assistono si prestino ai suoi esperimenti, facendogli giungere per vie invisibili la carta che gli manca, guidino la grafite nella scatola chiusa, sul foglio piegato, eseguiscano ful- mineamente la moltiplicazione di due fattori di nove cifre. Lo so, lo so. Che le carte immobilizzate nel pacco possano rompere il loro ordine, uscire dalla fila, dispor- si secondo il prodotto della moltiplicazione é un rospo difficile da ingoiare, ma la magia non é un nutrimento per stomachi deboli. L’impossibilita fisica non appare pit cosi rigida oggi, che sappiamo come cid che grosso- lanamente i vecchi fisici chiamavano la materia non sia altro che forza; se potessimo sopprimere gli spazi interatomici, la Terra si ridurrebbe al volume di una Palla di foot-ball. 85 PITIGRILLI Rol esclude di essere medium. Non crede allo spiri- tismo. Dopo avermi iniziato per mesi e mesi, tutte le notti alle pratiche magiche, un giorno mi disse: — Ti occupi di spiritismo? Sei indegno che ti inse- gni queste cose. Non ti voglio pit vedere. Ma la sera stessa mi telefond per riammettermi nel mondo meraviglioso. Vi rientrai, con la mia convin- zione. Io credo che Rol sia medium. Vedremo perché. 24 maggio 1952 GUSTO PER IL MISTERO 12 Il primo a darmi l’impressione che Rol sia medium é stato lui. Mi disse: — E andata cosi: a Marsiglia prendevo i pasti in una pensione di famiglia, dove era mio vicino di tavola un signore taciturno, che non rivolgeva la parola a nes- suno, non rispondeva, salutava appena; leggeva gior- nali e libri polacchi e non si sapeva che mestiere fa- cesse. Un bicchiere rovesciato mi diede l’occasione di dirgli finalmente qualche parola. Uscimmo insieme. Gli parlai delle mie letture di contenuto spirituale, reli- gioso. Rise: « Dio non esiste », mi disse; e mi domandd se io ammettevo che con la volonta si potessero immo- bilizzare le lancette dell’orologio. Eravamo sulla Cane- biére. « Che ora segna? -- e mi indicé l’orologio lumi- noso della Borsa — « Le nove e un quarto ». « Io lo fer- mo ». E Vorologio si arresté. (Parentesi. Quando raccontai questo fatto al dott. Bo- nabitacola, mi disse che il mago Kremmerz con un atto di volonta staccd una ruota di una carrozza in piena - via Toledo, a Napoli). — Tornati a casa — continué Rol — mi fece assistere ad alcuni esperimenti per mezzo delle carte. Mi inse- 87 PITIGRILLI gno qualche cosa, cid che io sto insegnando a te. Mi disse a quali esercizi ci si deve sottomettere, in quale stato d’animo ci si deve collocare. Mi insegndé a rico- noscere, col semplice passaggio delle mani, il colore di tutto un mazzo di carte rovesciate. Mi disse le piu ele- mentari formule (Rol non parla di formule magiche; le parole mago e magia non escono mai dalla sua bocca) per gli esperimenti pit semplici. Un giorno, per allon- tanarmi dalla fede (Rol é profondamente credente) il polacco mi condusse a Lourdes, che mi aveva dipinto come un’organizzata mistificazione, ma una guarigione avvenuta sotto i nostri occhi lo fece cadere in ginoc- chio: «Io credo, io credo », gridd. Tornammo a Marsi- glia, brucié i libri e i manoscritti, mi espresse il suo rincrescimento per avermi insegnato appena qualche cosa senza spiegarmene il senso, e mi disse che il di pit lo avrei imparato da me. Si ritird in un monastero della Savoia, come fratello laico, e quando andai a tro- varlo, nel congedarmi mi disse di non cercarlo pit, per- ché oramai i fenomeni ai quali mi aveva iniziato appar- tenevano a un mondo lontano. Pit tardi venni a sapere che era morto. Il misterioso personaggio riapparve molte volte nelle parole di Rol. Lo chiamava « lui ». « Credo — mi diceva Rol — che « egli» abbia della simpatia per te. « Egli» non vuole che io faccia questo. Mi autorizza a insegnarti 88 GUSTO PER IL MISTERO questo. Ricordati della « sua » raccomandazione: ima- ginare un piano tutto verde, come un prato senza al- beri, senza particolari che turbino I’ uniformtia del verde; imagina di essere sommerso in un’immensita di vernice verde. Tu vuoi che tutte le carte di questo mazzo si dispongano in un certo ordine? Chiedilo men- talmente e poi imagina il verde; nel momento in cui tu “vedi” il verde, la trasformazione é avvenuta ». Una sera mi disse: « Quest’oggi mi ha dettato queste parole per te: “Non c’é successo senza lavoro, non c’é lavoro senza sofferenza, non c’é sofferenza senza verde” ». Un’altra volta Rol mi disse: « Voglio che tu erediti da me le mie facolta, e che se un giorno io non ci saro piu, che “egli” trasmetta a te tutto cid che trasmetterebbe ancora ame». Dichiaro senz’altro che come « apprenti sorcier » non valgo niente. Quando ero assistito da Rol ho fatto an- ch’io delle cose spettacolose, ma da solo nulla mi riusci. Non riuscii mai a « vedere » un verde uniforme. Le for- mule ripetute.in presenza di Rol e davanii a testimoni mi fecero realizzare dei prodigi. Ma quando ero solo, in casa mia, il risultato fu totalmente negativo. Ho pro- vato in varie circostanze a ripetere le formule, senza risultato. Il monosillabo «om » col quale certi antichi ebrei facevano cadere fulminato un uomo, e la parola « abraxas » che allontana gli spiriti del male, non sono 89 PITIGRILLI che elementi di un complesso di potenze. Le formule di Rol, senza Rol lasciano le cose come sono. Una sera eravamo in casa del giornalista-pittore En- rico Gianeri-Gec. Qualche bicchiere di whisky aveva rallentato in Rol i controlli. Dopo alcuni esperimenti, Rol disse: « Gec, lei mi é simpatico; finora lei ha visto esperimenti di primo e di secondo grado. Le offro qual- cosa di pit. Prenda un mazzo di carte qualunque, lo tenga stretto fra le due mani. Dica le seguenti parole (e gli recité una formula che non trascrivo). Il giorna- lista disse la formula e tutte le carte del mazzo furono proiettate a ventaglio come se contenessero un esplo- sivo. «Ora raccolga una carta qualunque; che é?» « Dieci di picche ». « In quale carta vuole che io la tra- sformi? » «In asse di cuori». « La fissi e dica queste parole ». Gec ripeté la formula, impallidi; dovette se- dersi. La carta che teneva con le due mani si scolori, divenne grigia, una pallida macchia rosea si delined nel centro, si fece rossa, un cuore si disegnd. Chiamam- mo gli amici che nella sala accanto giocavano a bridge e la padrona di casa che, nella sua camera da letto, mostrava a un’amica i suoi ultimi acquisti, cappelli, creme, frivolités. Nessuno sapeva dell’esperimento, ma tutti, alla domanda « che carta é? » furono concordi nel- Vaffermare che si trattava di un asse di cuori; esatta- mente come l’asse di cuori che era presente nella serie. 90 GUSTO PER IL MISTERO Il dieci di picche non c’era piu. La nuova carta, anzi, la carta trasformata, é tuttora custodita, con tutte le firme di controllo, dal giornalista Gec. Particolare non abbastanza ripetuto: Rol non aveva toccato le carte. Ma dopo questi due esperimenti, Rol mi chiamé a parte e mi disse: « Temo di averlo (di averLO) irritato. Vediamo! » Torné nella sala, ordind a una signora di scegliere un libro qualunque fra le migliaia di libri che coprivano le quattro pareti, e di estrarre tre carte, per formare un numero. « Che numero é? Apra il libro alla pagina corrispondente a quel numero. La pagina co- minciava con le parole: « Egli lo aveva veramente ir- ritato ». Questi fatti sembrano la narrazione di un delirante. Bisogna credermi sulla parola. Ho centinaia di testi- moni e gli studiosi di magia sanno che io non invento. Si é visto di pit. Si pud vedere molto di pi. Ma mentre scrivo, mi telefona una mia intelligentissima amica: « Gustavo Rol — mi domanda — opera in stato di inco- scienza? » « No». « Ricorda cid che ha fatto? » « Si, ri- corda i gesti e le formule, ricorda cié che ha voluto che avvenisse, e i risultati ottenuti». « Ebbene — mi do- manda — come puoé lei sostenere che Rol sia medium? Il medium é un essere alla cui personalita si é sostituito uno spirito, e che, a comunicazione avvenuta, non ri- corda nulla di cid che é avvenuto ». 4 PITIGRILLI Rispondo alla mia amica e a coloro che la pensassero come lei. Io non sono qui a tentare delle spiegazioni. Mi guardo bene dall’interpretare cid che non ho com- preso. Io espongo i fatti con la freddezza obiettiva di un testimone, che in piena coscienza dice la verita, o quella che crede essere la verita. Io non insegno la magia; io non faccio né opposizione né propaganda; faccio del reportage. Se la parola « medium » é impro- pria, cerchiamone una pit felice. Ma é incontestabile che accanto a Gustavo Rol é presente una forza estra- nea a lui, da cui egli ¢ dominato o che egli domina. Forse i due collaborano. In origine, quando il polacco era vivo, gli insegno i rudimenti della scienza terribile. Dopo la morte, continua. Gli ha insegnato dell’altro; lo assiste in cose ancora pil stupefacenti. E lo spirito del mago che carbonizza per lui, con la brace di una siga- retta che é nella mano di Rol, un documento chiuso in una cassaforte? & lo spirito del mago che mette in movimento una «boite 4 musique» di cui si é persa* la chiave, e che é chiusa in un cassetto? O é invece Rol che ordina a certe misteriose forze di aiutarlo? Quale é il meccanismo delle formule magiche? Non posso dirlo, perché io non sono un mago. E se fossi un mago, a pil forte ragione non lo direi. * 28 maggio 1952 92 GUSTO PER IL MISTERO Obiezioni : 1) Si tratta di fenomeni di suggestione collettiva, mi scrivono. Rispondo: no, signori. I risultati non furono osser- vati solamente dalle persone che assistevano agli espe- rimenti, ma da estranei i quali ignoravano che cosa « avrebbero dovuto vedere », e vedevano con occhi in- differenti. I documenti furono fotografati, e l’obiettivo non é suggestionabile, la gelatina fotografica non va soggetta a dermatosi stereografica come la pelle di un mistico o di una signorina isterica. 2) Indovinare il colore di una carta, mi scrivono, pud essere una fortunata combinazione, e pud essere dovuto al caso il prodotto rappresentato da un numero di 17 cifre. & esatta la prima affermazione: indovinare un colore su due non ha nulla di soprannaturale. Alla roulette se puntate un gettone sul rosso e viene il rosso guadagnate un gettone, perché avevate una probabilita di indovinare contro una di sbagliare. Ma se lasciaste la vincita sul tappeto per 52 colpi e per 52 colpi vince- ste (e la Banca non avesse stabilito un limite alle pun- 93 PITIGRILLI tate) guadagnereste tanti gettoni quante erano le pro- babilita di perdere contro una di vincere; in altre pa- role se la probabilita di indovinare un colore su due é rappresentata da uno diviso due, la probabilita di indo- vinare il colore delle 52 carte di Rol ¢ rappresentata da 1 : 499 seguito da tredici zeri. E affinché in un mazzo di carte si trovino le prime 17 disposte a formare il prodotto di una determinata moltiplicazione, debbono verificarsi due « fortunate cir- costanze »; la prima, quella matematica, rappresentata da uno, diviso un numero intero di pit di 20 cifre; la seconda fortunata circostanza é che la fabbrica, abi- tuata a disporle nei mazzi secondo il solito ordine cre- scente a partire dall’asso di cuori, le abbia, proprio in quel mazzo, disposte in quel certo disordine per far comodo a Rol. 3) E il subcosciente — mi scrivono senza compromet- tersi alcuni lettori —. Rispondo: il subcosciente é un comodo ingrediente al quale si ricorre per spiegare Vinspiegabile. & come l’etere al quale facevano appello i fisici di quarant’anni fa per giustificare come certe onde potessero passare attraverso un compatto blocco d’acciaio o attraversare una zona dove l'aria non esiste. La spiegazione per mezzo del subcosciente é paragona- bile alla missione demografica della cicogna e alla giu- stizia punitrice del babau. Col subcosciente riesce sbri- 94 GUSTO PER IL MISTERO gativo spiegare come Shakuntala Devi, la giovinetta indu, in qualche secondo estragga a memoria radici cubiche, come un direttore d’orchestra di nove anni sappia senz’averlo studiato, cid che si impara nell’ul- timo anno del conservatorio, come a 14 anni Pascal scoprisse da solo le 32 prime proposizioni della geome- tria di Euclide, e come Mozart componesse delle sin- fonie. Col subcosciente é comodo spiegare come certe persone possano vedere e sentire incidenti che in quel momento si svolgono dall’altra parte della Terra e co- me certuni descrivano luoghi e appartamenti che non hanno veduto. I] subcosciente é una parola che sodisfa coloro che si accontentano di parole. 4) Se Rol é in comunicazione con lo spirito del mago che gli insegné i rudimenti delle pratiche magiche, e se oggi, allo stato di spirito, il maestro impiega per esprimersi il linguaggio quotidiano, per quale motivo Rol — mi domandano — impiega delle formule magi- che per parlare con lo spirito che si esprime come lei e come me? Per rispondere non posso accontentarmi del mio ra- gionamento e delle mie osservazioni; debbo servirmi della sapienza altrui. I grandi maestri di magia sono concordi nell’affermare che le tre forze animiche per operare azioni di magia sono il pensiero, Ja volonta e Ja.fede. (Quando dico fede, la fede nel senso religioso 95 PITIGRILLI non c’entra). Il pensiero concentrato, insistente, ripe- tuto, é una forza che crea, e perdura anche con la morte dell’individuo. Ogni pensiero si diffonde nell’universo, e quanto pit é potente e ripetuto, e tanto pit: profonde sono le tracce che lascia, tanto pil. energicamente in- fluisce sul pensiero altrui. Certi magi d’oriente di- cono: « fissa intensamente un dente di cane, esigi che diventi un brillante, e diventera un brillante ». Con la volonta Simon Mago apriva le porte a distanza, senza toccarle con la mano, come certe porte di oggi, dove una cellula fotoelettrica chiude un circuito. Un viag- giatore inglese si lagnava della sua sete inestinguibile; nel treno c’era un fachiro, il quale, mentre il treno cor- reva nell’aperta campagna, mise la mano fuori del fi- nestrino e gli porse una bottiglia di birra gelata. La Chiesa ammette che un santo abbia spostato una mon- tagna per costruire una chiesa. La fede (meglio se é accompagnata dalla Fede) é la fiducia nel risultato. Le formule magiche, dicono i grandi autori, Du Po- tet, madame Roy, Papus, Jagot, (ma non é la mia opi- nione) fanno parte del rituale della magia, come la pa- rola, il gesto, i profumi, gli ornamenti, i filtri, gli amu- leti, i talismani. Tutto questo non ha altro scopo che di eccitare pit: intensamente le tre forze animiche, pen- siero, volonta e fede. Pud darsi che le differenti for- mule per differenti esperimenti di crescente difficolta, 96 GUSTO PER IL MISTERO impiegate da Rol, siano mezzi suggeriti a lui dallo spi- rito del mago, il quale alla sua volta pud averli rice- vuti da un maestro. Questa é l’ipotesi mia. Il colore. verde che si deve imaginare per il compimento dei fenomeni é, a parer mio, un mezzo di concentrazione. Elyphas Levy nel suo libro « Dogmi e rituali di alta magia », insegna che per produrre fenomeni magici oc- corre l’astrazione del saggio e l’esaltazione di un pazzo. Chi non vuole leggere libri e non ha ore da dedicare a queste esperienze, ha pero la possibilita di fare, in modeste proporzioni, della magia. Posso insegnare qualche cosa, la pit’ elementare, senza violare i segreti dei magi e senza danneggiare nessuno, senza condurre la sua anima alla perdizione né il suo corpo al mani- comio. Disponete due carte, una rossa e una nera, capovolte sulla tavola, e passateci sopra la mano, alla distanza di quattro centimetri circa, e cercate di indovinare il colore; se vi riesce una volta su due, se ne indovinate 26 su 52, la cosa non é strana. E normale. Ma se ne in- dovinate 27, 28, 29... continuate. Siete sulla via di in- dovinarle tutte 52. E allora vedrete che il verbo indo- vinare é improprio e-disadatto. Non so se faccio bene a dirlo, ma la fiducia nei primi successi vi infondera la fede che, se si fissa il dente di un cane e si vuole in- tensamente che diventi un diamante... 97 volti. Si volti. Si voltera. A condizione — e qui ficile —, che la vostra volonta sia intensa e non sia vi- ziata dal timore che l’esperimento non riesca. Stendetevi su un letto, con le membra abbandonate. Pensate intensamente a una persona che vi sia cara. Imaginate in tutti i particolari il suo viso; imaginatela nei movimenti che voi volete. Li compira. O avra la tentazione di eseguirli. Sentira la vostra presenza nella sua camera. Vedra il vostro viso; l’amore non é altro che questo. L’amore puo, con la tecnica che io sugge- risco, indurre una mano di donna a scrivere una let- tera, a formare un numero di telefono; l’amore muove il sole e le altre stelle. Lo dice Lei — mi scriveranno gli scettici. — No. Lo dice Dante Alighieri. 31 maggio 1952 98 GUSTO PER IL MISTERO 14 Se per parlare di Gustavo Rol ho potuto dare nome e cognome, al nuovo personaggio attribuird un nome posticcio, Tullio Smith. I suoi strani esperimenti fu- rono invocati, in una causa patrimoniale, dai figli che volevano farlo interdire, e i giudici del tribunale, uo- mini dai piedi solidamente posati sulla terra, non die- dero l’impressione di considerare benignamente le sue pratiche di spiritismo e di magia. Credo che la causa iniziata dieci anni or sono si trascini tuttora, come tutte le cause nelle quali sono in gioco i rancori di fa- miglia e il denaro. Tullio Smith sfiorava la cinquantina. Discendente da una famiglia di ricchi tessitori svizzeri, laureato in due o tre universita, sposato e relativamente divorziato tre o quattro volte, si era innamorato, quando dive- nimmo amici, di una nota concertista — supponiamo — di sassofono, che chiamerd Marcella Durand. Se nel mondo c’é qualche sassofonista che si chiama Marcella Durand, dird, come nel preambolo dei films, che la coin- cidenza é puramente fortuita. La signora era sposata 99 PITIGRILLI a un industriale, e aveva una bambina di 10 anni; Tul- lio e Marcella per sposarsi si erano rivolti a uno di que- gli avvocati specialisti in divorzi, che al primo consulto, nel chiedere al cliente un forte anticipo per le spese iniziali, garantiscono il risultato in tre mesi; le com- plicazioni verranno al quarto mese, al momento di chiedere un secondo deposito, per superare le soprav- venute difficolta o per ricominciare da capo perché si é smarrito un documento. Frattanto i due si erano spo- sati in una di quelle repubblichette che prosperano sulle emissioni di francobolli e sui matrimoni d’ur- genza, e collaborando alla felicita dei filatelici e degli innamorati, danno incremento al turismo. Non del tutto divorziati e non de] tutto sposati, Tullio e Marcella vi- vevano il loro sogno d’amore, mentre intorno a loro le mogli dell’uno e il marito dell’altra, per mezzo di torce di carta bollata, davano fuoco alle polveriere. Indiffe- renti alle fiamme e alle esplosioni, i due vivevano cir- condati di spiriti e di fantasmi, ricevendo illumina- zioni dall’aldila. Il mondo, per chi si immerge a occhi bendati nello spiritismo e in altre scienze occulte, non esiste pit. Un poliziotto, un mandato di cattura, la sen- tenza di un tribunale, il carcere, una cambiale che scade, una porta chiusa ¢on i sigilli della legge diven- tano effimere apparenze; i fumi dell’oppio e i nivei cri- stalli della cocaina possono dare una vaga idea di cid 100 GUSTO PER IL MISTERO che succede nel cervello di un occultista che.non guardi le cose dall’esterno, come le osservo io, o che, essendoci entrato per qualche tempo, non abbia avuto — come io ebbi — la forza di disintossicarsi. Gli spiritisti mi perdonino, ma non c’é altra parola. Una sera Tullio Smith, la signora ed io, discorre- vamo nello studio dell’avvocatessa Lina Furlan, di ma- gia nera. Tullio ci aveva intrattenuti sopra i malefici che si compiono su persone lontane, formando un bu- rattino di cera, che vagamente ricordi la persona pre- destinata. L’avvocatessa si scusd di doversi separare per qualche istante da noi, perché una sua cliente, una piccola corista d’operetta, occupata durante il giorno dalle prove e dallo spettacolo, le chiedeva un breve colloquio all’una del mattino. Mentre, poco dopo, la ra- gazza si accomiatava, (il tono di voce sommesso si era elevato) Tullio Smith si affaccid sulla porta e disse: — Signorina, vuole prestarsi a un piccolo esperi- mento? Dopo un momento di perplessita e di sorpresa, la signorina accondiscese. Tullio prese un pezzo di carta, lo piegd in due e ritaglid un burattino dalle forme fem- minili, fissd sulla testa un capello strappato alla fronte della ragazza, immerse le gambe del burattino in un bicchiere d’acqua e disse alla signorina di andare due 0 tre stanze pit in 14. Chiuse la porta e, sfilandosi dalla 101 PITIGRILLI cravatta la spilla, mi invito a trafiggere il burattino in un punto qualunque, ma non all’altezza degli occhi. Io piantai la spilla all’altezza del ginocchio, e in quel momento preciso sentimmo un urlo venire dal fondo dell’appartamento. La ragazza, in lacrime, entrd nella nostra sala, e sollevando la gonna sopra il ginoc- chio mostré una goccia di sangue che usciva nel punto dove io avevo trafitto la carta. — Un soggetto eccellente — disse Smith, porgendo alla ragazza un bicchierino di cognac che Ja rincuord. — Che é successo? — domando la ragazza, e inte- ressandosi con slancio a queste cose, si prestd docil- mente ad altri esperimenti. Smith la fece adagiare in un comodo seggiolone, la fissd negli occhi, la sfiord con qualche passaggio ma- gnetico, e quando fu addormentata le disse: — Eora tu muori, tu muori, sei morta, continui a es- sere morta. Ma fra poco rinascerai. Rivivrai una delle tue vite passate. Il mio amico crede alla reincarnazione. Sostiene che noi non sappiamo nulla delle nostre esistenze prece- denti, e che ne abbiamo conoscenza solamente nell’in- tervallo fra una vita e Valtra. In casi rarissimi e diffi- cilmente individuabili noi possiamo sentire in noi una eco vaga delle nostre vite anteriori. Sul viso della signorina si delinearono i segni prea- 102 GUSTO PER IL MISTERO gonici; acquistd la « facies hippocratica », come dice- vano gli antichi medici, non diede pit: segni di vita. — Ma ora rinasci, rinasci... — disse Smith con voce grave e uniforme, mentre il viso della signorina ri- prendeva il suo colore — Non rimane nulla della te stessa di oggi. La signorina stese le membra, ci esamin6 a uno a uno, ci salut signorilmente con dignitosi inchini e si mise a interrogarci, meravigliata, in una lingua che non ca- pivamo. Dinanzi al nostro silenzio e alle nostre parole si adird. Osservo i mobili, gli oggetti d’arte, i quadri; la sorpresero le fotografie e il telefono; i nostri vestiti e il suo; respinse i libri stampati in lingua non sua. Il suo idioma conteneva parole inglesi, ma non era in- glese. Tuttavia era un vero idioma. Nessuno pud emet- tere con naturalezza e spontaneita suoni che non gli siano familiari, come 1’« en » francese, il « th » inglese, la « ] » spagnuola e le vocali russe che non sono nell’al- fabeto latino. Non é necessario conoscere quella lin- gua per capire se si tratta di un idioma autentico, 0 se é un pasticcio come quello di due bambini che gio- cano a parlare cinese. Improvvisamente sali su una tavola e, facendosi bella e combattiva come la « Mar- seillaise » scolpita da Rude, proiettata innanzi come la Vittoria di Samotracia, cantd con un’arte personalis- sima una canzone patriottica, nella quale ritornava 103 PITIGRILLI spesso la parola Ireland. Si trattava evidentemente di lingua gaelica. Nella sua voce, nel suo sdegno, nel suo entusiasmo, nella sua passione fremeva |’anima ribelle di un popolo che cerca la liberta e ha delle vendette da compiere. Nulla di imparato nella sua dizione, nulla di calcolato nel suo gesto. Era davvero una donna diversa, un’irlandese, quella che avevamo dinanzi a noi. Le sue lacrime non erano lacrime di glicerina. La drammati- cita di Eleonora Duse e di Sarah Bernhard, l’impeto li- rico di Adelina Patti e di Marian Anderson vibravano in un corpo di donna di meno di vent’anni, che dieci minuti prima non avrebbe saputo indicare sulla carta d’Europa non dico l’Irlanda, ma nemmeno le isole Bri- tanniche, come valore artistico era rimasta irremovi- bilmente al livello di piccola corista d’operetta, come lingua conosceva appena il dialetto milanese imparato nella portineria-calzoleria paterna, e le cui letture si erano arrestate alle buste da distribuire agli inquilini. Non poteva essere divenuta senza saperlo una grande attrice tragica né una cantante wagneriana, né un’ari- stocratica attraverso i cori della Vedova Allegra. Come aveva operato su di lei Tullio Smith, se occorrono al- meno tre generazioni per imparare a indossare il frak? 5 giugno 1952 * 104 GUSTO PER IL MISTERO Come conobbi Tullio Smith. Era l’epoca in cui in una stazione climatica della Ri- viera Ligure io « facevo dello spiritismo », come suol dirsi, con la mia grande medium. Dico grande, perché nessuna, nella mia cerchia, né prima né dopo, l’ha su- perata. In varie sedute spiritiche avevo pregato il mio spirito-guida di mettermi in comunicazione con lo spi- rito di un mio amico, il poeta bohémien che scriveva i versi su cortecce di platano, non li diede mai alle stampe e li declamava ai giornalisti nei bar, dove be- veva il Liquore Strega negli shops della birra. Dopo avermi promesso pit volte di mandarlo, lo spirito-guida mi disse: — Ci rinuncio. Sai com’é. Non riesco a tirarlo via dai bar e dai caffé. Sul treno Genova-Roma mi si presentd un signore bruno, dalle ombre olivastre sul viso pallido reso pit fosco dalle grandi orbite piene di ombre. Mi disse che nella sua villa presso Spezia, durante una seduta (con una medium che non conosceva la mia, a cento chilo- 105 PITIGRILLI - metri di distanza da me), si era presentato lo spirito del poeta bohémien, dicendogli che io lo avevo chia- mato. Una spiegazione della resistenza ai miei richiami me la sono data: alcuni anni dopo la sua morte scopersi che le sue poesie delle quali avevo elogiato l’originalita erano plagiate sui poemetti di Franc-Nohain e di La- forest. Io non lo dissi a nessuno, ma pud darsi che lo spirito del mio amico sapesse che io sapevo. Ma questa é un’altra storia. Conobbi Smith in treno. Era con lui la concertista francese, sua moglie « in par- tibus » e medium, che trasmetteva messaggi di spiriti superiori: Maria-Teresa (d’Austria, regina di Sarde- gna, moglie di Vittorio Emanuele I), la Marquise de Sé- vigné e Santa Teresa del Bambino Gest. Tali almeno si dichiaravano le entitaé e ne davano la totale impres- sione con la varieta del linguaggio, la caratteristica delle idee. Un giorno, attraverso la medium, Maria Te- resa disse a Smith: — Tue io ci siamo incontrati in una vita anteriore; tu allora eri il Conte di Piossasco. Se ne vuoi la prova, vai a Orbassano (paese a qualche chilometro da To- rino); troverai una vecchia casa cosi e cosi; in quella casa c’é una parete (e la descrisse); a quest’altezza, rompi il muro. Smith superd le difficolta. Non é semplice presen- 106 GUSTO PER IL MISTERO tarsi alla porta di una casa di contadini e chiedere di demolire la parete. Dietro una sottile protezione di mattoni trovd un pacco di lettere, che Maria Teresa aveva diretto, al principio del secolo scorso, al Conte di Piossasco. Una sera Smith ipnotizz6 la concertista e le ordind di andare nel pianeta Marte e di descrivere cid che ve- - deva. Sul viso della donna si delined un’espressione meditativa, come se prendesse un primo contatto con un mondo non suo, e a poco a poco il suo viso si tra- sformd, come se si ambientasse, si assimilasse a una collettivita estranea. Disse: — Le case sono alte e il tetto é verde. Verde di vege- tazione. Non ci sono cavalli, non vedo vetture. Gli uo- mini hanno come delle ali. Non vedo le mani, ma non sono come gli uomini. Hanno un naso lungo. Che nasi... che nasi, e hanno un solo occhio. Che nasi! Smith la toccé senza volerlo, e la medium fece il ge- sto di difendersi con un colpo di becco/— o di naso. — Ripetemmo il gesto, e la medium, entrata ormai nel personaggio dell’abitante di Marte, rifece il movi- mento indispettito di reazione, con/colpi di becco, evi- dentemente offesa. Tutto questo non dimostra tiente! Lo so anch’io. Poi- ché tutto cid che sappiamo ufficialmente del pianeta Marte é che lo solcano dei canali con ogni probabilita 107 PITIGRILLI artificiali, seoperti dall’astronomo Schiaparelli, qualun- que fantasticheria e qualunque vaneggiamento possono essere presi in considerazione o essere soffocati nel ri- dicolo. Ma il curioso comincié alcune sere dopo, nello studio dell’avvocatessa torinese. La piccola corista d’o- peretta, che non aveva assistito all’esperimento, sotto- posta al sonno ipnotico e inviata nel pianeta Marte, lo descrisse su per git come lo aveva descritto la medium concertista. — Che nasi... — disse, — che nasi... Gli uomini hanno dei lunghi nasi. Ma non sono uomini. Sono... Non so. Sono leggeri. Non posso dire che volino. E nemmeno che camminino. Ma si spostano. Che nasi... che nasi... che lunghi nasi, che strani nasi! E un solo occhio... E quando si sveglié, continuava a toccarsi il naso, a cercarsi il lungo naso, sorpresa di non sentirselo piu. La coincidenza delle due versioni é sconcertante. Il particolare che aggiunse la corista d’operette, che gli abitanti di quel pianeta non volano, non camminano, eppure si muovono, ma sono leggeri, sorprende in una ragazza di insufficiente cultura, che non sapeva che la forza di gravita sul pianeta Marte é minore che sulla Terra. E se anche avesse saputo che questi due pianeti sono di differente volume, non credo che avrebbe de- dotto da sé che la gravitazione é diversa. Si pud avanzare l’ipotesi che quel mondo imaginario 108 GUSTO PER IL MISTERO esistesse nel cervello di Smith e che egli l’abbia tra- smesso mentalmente alle due medium. Charles Richet afferma che i movimenti ultramicroscopici delle nostre cellule vadano a provocare una conoscenza in un altro cervello umano. Tullio Smith pensa invece che sia davvero lo spirito del «soggetto» che si astrae dal corpo e va per vie inconoscibili attraverso lo spazio. Per propendere per una tesi o per l’altra si dovrebbe sperimentare con un altro medium e con un ipnotizza- tore che non avesse un’idea personale su Marte, 0, aven- dola personale, si rappresentasse i marziani in modo differente da come li abbiamo descritti pit su. Ma dove trovare un medium? Non voglio scoraggiare gli occul- tisti che da qualche settimana mi circondano di atten- zioni; ma in questa foruncolosi epidemica di spiritismo che dilaga in modo allarmante, vi posso assicurare che i medium sono estremamente rari. Immersa un’altra volta nell’ipnosi e invitata a retro- cedere nelle sue esistenze anteriori, la corista riprese Vaspetto e i modi della gentildonna irlandese e cantd una seconda volta l’impetuosa canzone patriottica in lingua gaelica. Come non si inventa un idioma, cosi non si inventa una musica che sia vera musica. Aven- dola inventata, non é facile ripeterla a qualche giorno di distanza davanti a musicisti — come erano la con- certista, l’avvocatessa e Tullio Smith — ai quali non 109 PITIGRILLI si pud spacciare degli elementari tra-la-lala per un inno nazionale. Svegliatasi, ripiombd nel sonno, riapri gli occhi, si lev: — I miei bambini! I bambini, no! Con un viso diverso, con atteggiamenti diversi, lan- ciando grida disperate, corse per le stanze, apri le porte e gli armadi, afferré tutti noi per gli abiti, scrollandoci tragicamente. Disse di essere una signora piemontese, moglie di un diplomatico, ingiustamente accusata di infedelta. IL polso batteva a 130 il minuto; la pelle era scottante. Poiché si delineava una crisi, Smith la sveglid. Tornata in sé, domandé perché il suo viso fosse inondato di la- crime e perché avesse lacerato il fazzoletto. Esperimenti di questo genere furono fatti anche dal colonnello De Rochas, ma non so come li spieghi. Spiegarli io? Non tento nemmeno. In questa pagina non c’é spazio per due punti interrogativi grandi come V’Himalaya e come l’Aconcagua. 7 giugno 1952 * 110 GUSTO PER IL MISTERO 16 Tullio Smith si era costruito per le sue meditazioni e le sue ricerche, una villa che ho descritto in parte. Completerd. Isolata su una roccia, lontana dall’abitato e senza telefono; stile pompeiano, grandi affreschi in rosso sanguigno, ]’impluvium nel mezzo, un giardino proteso sul mare e circoscritto da un portico semicir- colare come un anfiteatro aperto sullo spettacolo del- Vinfinito, delle burrasche, delle nubi e delle ombre di tutti i morti nelle tragedie del mare. Intorno alla villa, orti, frutteti, altri giardini, la montagna selvaggia, dove i pavoni e i tacchini in liberta sparpagliavano le loro penne, che Smith tagliava secondo l’uso antico e se-ne faceva delle penne per scrivere con inchiostro di China. Piante esotiche, acclimate contro lo scettici- smo dei giardinieri e le teorie-dei botanici; lo svelto papiro egizio si dondolava mollemente sulla placida acqua del lago, e qua e 1a dormivano certi fiori che si aprivano di notte e col sorgere del sole si chiudevano come mani bianche che custodissero un segreto. Un grande pappagallo giallo e verde, della famiglia ara, 411 PITIGRILLL aveva dimenticato il portoghese, per parlare, come il suo padrone, il dialetto della Svizzera tedesca, lo Schwitzerdutch; in una gabbia grande come un circo equestre viveva un dingo, cane selvatico dell’Australia che non perdonava agli uomini di avergli ucciso Ja ma- dre e non riconosceva che Smith e il giardiniere. Pe- ricoloso avvicinarsi. Smith e la signora Marcella Durand mi invitarono a passare un mese d’estate in quel loro romitaggio-osser- vatorio. Per le prime due settimane la signora trasmise medianicamente messaggi di alta spiritualita. Improv- visamente, e non ripeterd come (vedi capitolo 3) si sca- tenarono fenomeni fisici, assecondati dalla medium e da me, contro i divieti di Smith. La medium, allo stato di veglia, era donna, era artista, piena di bizzarrie, di capricci, di eccentricita e di ribellioni; aveva sangue brettone nelle vene; ancestralmente era abituata a tutte le tempeste del mare, della terra e dell’anima e nulla le faceva paura. Ebbi in lei una coraggiosa alleata con- tro i minacciosi divieti e le diffide del sapientissimo Smith. Il nuovo spirito che si impossesso di Marcella non era pit la docile Maria Teresa, che aveva indirizzato a noi delle anime sublimi e delle comunicazioni dense di mi- sticismo e di poesia, ma un barunte. Si chiamano ba- runti (barus é parola greca che significa pesante) gli 112 GUSTO PER IL MISTERO spiriti di bassa categoria, che non hanno sciolto i le- gami con la terra, sono dominati da passioni turpi, da desideri insoddisfatti e sono insaziati di vendette. Dalla bocca della medium, creatura delicata e immateriale come.la Santa Cecilia del Donatello, usci improvvisa- mente una voce rauca, volgare, prepotente di alcooliz- zato, che non so come si formasse in quell’esile gola di cigno. Cid che disse non puo essere ripetuto. Allo stato di veglia, la medium mi narrd quale parte aveva avuto nella sua vita costui, morto due anni prima. Tullio Smith non sapeva nulla, e nulla doveva sapere. — Marcella, non sposerai Tullio Smith — disse ca- tegoricamente lo spirito. — Perché? — domandai. — Perché io lo impediré. Intanto Smith aveva abbandonato la medium e me alle nostre ricerche. Non ci interrogd. Ogni tanto mor- morava con espressione grave e raccolta: « Vedrete... vedrete », Amareggiato se ne andava per la montagna col cane Dingo e con la bimba della signora, o si chiu- deva nella sua biblioteca di scienze occulte. Ci vede- vamo a tavola e non sempre. Una sera sali alla villa il maresciallo dei carabinieri. Lo ricevetti io. — L’opinione pubblica — mi disse — é turbata dalle vostre pratiche di stregoneria. 113 PITIGRILLI — 5 vietato dalla legge? Diamo scandalo? Questa villa é a venti minuti di strada dall’abitato e non la- sciamo entrare nessuno. I fornitori si fermano alla casa del giardiniere, a duecento metri di qua. — Loammetto. Ma c’é un altro fatto. Nel paese abita la signora (e disse un nome). La conosce? — No. Ma so chi é. E la penultima moglie di Smith. — In casa di questa signora si radunano forestieri che non si sa bene chi siano, né di dove vengano. Fanno curiosi esperimenti. La signora modella burattini di cera, recita strane parole, pianta spilli negli occhi, nel cuore, nel fegato del burattino... La penultima moglie di Smith aveva imparato dal marito a fare della magia nera. Vedremo contro chi. * Per placare le indistinte preoccupazioni del mare- sciallo dei carabinieri, la signora lo invitd a pranzo. Smith era assente. A tavola, la signora, la bimba, il sottufficiale dei carabinieri e io. Conversazione indif- ferente. — Non darmi dei calci— disse la signora alla bimba. — Non ti ho toccata, mamma. — Ti ripeto di tenere ferme le gambe. — E io ti ripeto che non le ho mosse. Ora sei stata tu, mamma, a urtare me. 114 GUSTO PER IL MISTERO Veloce scena di famiglia. Scappellotto, lacrime. La bimba si alza e va a rosicchiare la mela atrove. — Ahi! — Che c’é, maresciallo? — Ho ricevuto un calcio. E il maresciallo dei carabinieri cadde in trance. C’era qualche cosa da far sapere alla signora, e lo spi- rito non poteva servirsi di lei come medium, perché poi, allo stato di veglia, Marcella non ne avrebbe avuto conoscenza e non ne avrebbe conservato la memoria. In certi casi eccezionali — come ho gia scritto — quando c’é bisogno di.un medium, il medium si improvvisa. La Chiesa ammette (e chi ha familiarita con San To- maso non ha bisogno che gli trascriva il testo) che col permesso di Dio un morto possa reincarnarsi momen- taneamente per svolgere una missione fra i vivi. Il pa- dre Lacordaire disse: « Dio impiega spesso dei mezzi veramente diabolici ». * Per alcuni giorni ebbi lunghi colloqui col barunte, lo spirito cattivo. Per far cadere in trance la signora io, che non sono ipnotizzatore, le mostravo una foto- grafia di Smith. La gelosia dello spirito e il suo odio non avevano freni; per ingiuriare Smith e la donna im- 115 PITIGRILLI piegava il dizionario dei bassifondi. Parole disperate di amore si mescolavano a espressioni di desiderio; non era pit lo spirito che parlava, ma la carne. A volte con le frasi pit: dolei supplicava Marcella di fuggire da quella villa, di staccarsi da quell’uomo; altre volte si scagliava contro di me con tremende invettive, come se io fossi il complice di Marcella. Finalmente un po- meriggio, con una voce che ancora non gli conoscevo, disse : — Io lo fard morire. In quel momento sali dal giardino un grido di Smith: — Piti! Accorsi. Era stramazzato al suolo, e respirava fatico- samente. I] cane Dingo gli leccava il viso. 13 giugno 1952 116 GUSTO PER IL MISTERO 17 Il medico disse: — Angina pectoris. Consiglié il riposo, un’alimentazione leggera, wisky, - rimedi vasodilatatori, solfato di magnesio, trinitrina. — Gli é gia successo altre volte. Lo conosco bene. Puo morire questa notte o andare avanti per vari anni. Se si aggrava, mi chiami. Tullio Smith rimase a letto docilmente. Le sedute intanto continuavano nellaltro settore della villa, di- visa da un lungo corridoio che dalla porta d’ingresso verso la montagna conduceva al giardino aperto sul mare. Lo spirito cattivo si alternava, attraverso la me- dium, a quello della soave Maria Teresa, la quale con- fesso la propria debolezza di fronte al barunte. Disse: — La regina di questa casa ero io. Ora il padrone é lui. Non posso fare nulla, tranne che pregare perché si prepari a morire. Tullio non si rendeva conto del proprio stato. Gli le- sinavamo le sigarette, gli dicevamo le solite bugie. La 447 PITIGRILLI medium cadeva in trance varie volte il giorno e nelle sue parole il quadro clinico si delineava, con espressioni di trionfo e di minaccia. Ricordo cid che mi diceva, ma rammento in forma vaga cid che dicevo io. L’atmosfera soprannaturale, o per meglio dire, preternormale in cui vivevo, dava anche a me una specie di vertigine e di trance, Eravamo, Marcella e io, come due fantasmi ri- vestiti del carapace di un corpo che non ci apparte- neva. La nostra volonta era abolita. Solo piu tardi, ri- pensando a quelle cose, mi sono reso conto di quanto sia nel vero la Chiesa nel vietarle e nel punire chi le pratica. Il maresciallo dei carabinieri aveva fatto una relazione dei nostri esperimenti, e una sera, non so se per curiosita o per indagine, una commissione com- posta del farmacita, il sindaco, il segretario comunale, il segretario politico, il maresciallo e un altro medico chiesero di « vedere qualche cosa ». Marcella si presto. La venuta di tutta quella gente esasperé il barunte, o forse accentué la sua vanita e la sua euforia. Era una notte di uragano. Mi rincresce doverlo dire, perché sono io il primo a ridere di quei letterati che non sanno descrivere una scena patetica senza inquadrarla in un cielo imperturbabilmente sereno, e credono che una tragedia debba obbligatoriamente essere accompagnata dal temporale, dai fulmini e dalle saette, 0, come essi dicono, dalla « furia degli elementi». Ma é cosi. La 118 GUSTO PER IL MISTERO porta di ingresso sbatteva con tonfi paurosi. Andai a chiuderla, ma la porta si apri. Mi feci accompagnare dal carabiniere e da altri due: non mi sentivo tran- quillo, in quella raffica che percorreva fischiando il lungo corridoio pompeiano. Chiudemmo la porta, la- sciammo la chiave nella serratura Yale, e mentre ci al- lontanavamo, la porta tornd ad aprirsi dietro i nostri passi. Quando tornammo nella sala, la medium diceva: — In questo momento stanno facendo della magia nera contro Tullio. To entrai nella stanza del malato. Dormiva, ma si contorceva e gemeva, premendosi una mano sul fegato. Lo svegliai: — Tullio, ti stanno facendo la magia nera. — Ah, lo sentivo, lo sentivo. E... E disse il nome della penultima moglie. Si infild una vestaglia ed entrd nella stanza dove erano gli altri. La sua presenza scatené la tragedia. Il tavolino, leggero come quello per macchina da scrivere, si levd, si ca- povolse, scese per abbattersi sulla sua testa, orizzon- talmente, come il maglio di un’acciaieria. Eravamo in quattro o cinque uomini a proteggere la testa di Tullio. Dalla bocca della medium, la squisita artista, la deli- cata signora, uscivano, con voce volgare, parole or- rende. L’odio contro Tullio si era scatenato come non avevo mai visto prima d’allora. I] tavolo ricadde e si 119 PITIGRILLI risollevo tre o quattro volte, e si spezzd in due rabbio- samente come un lapis. Il mattino dopo il medico curante constatd che le condizioni si andavano aggravando. L’avvocatessa to- rinese che era stata a Roma per un processo, interrup- pe il viaggio per un breve soggiorno nella villa, e quando entro nella camera del malato, questi cadde in trance. Non gli era mai accaduto prima d’allora. Molte volte gli avevo sentito dire « io non sono un medium ». Ma, come ho gia scritto, in condizioni eccezionali si pud diventare medium per qualche momento. Non so quale entita parlasse per bocca di Tullio. Disse: — Tullio deve morire. Il suo matrimonio con Mar- cella non é perfetto. Bisogna che le faccia donazione di questa villa. Ma poiché la donazione sarebbe impu- gnata dagli eredi, farete una falsa vendita. Chiamate il notaio. L’avvocatessa si rifiuto di rendersi complice di un falso e riparti col treno successivo. Io, che vivevo nel soprannaturale, non mi resi conto della gravita di cid che facevo, chiamai il notaio. Questi calcolé le spese di registro e dei suoi onorari e disse una cifra: supponia- mo 37.589 lire. La signora Marcella telegrafé alla banca di Torino di mandarle per il giorno dopo la somma. Ma in attesa che il denaro arrivasse, cadde in trance. Era il barunte, che le disse: 120 GUSTO PER IL MISTERO — Il notaio ha sbagliato. Sono 7580 lire di meno. Il mattino dopo giunsero il denaro e il notaio con Yatto di compravendita. Non c’era che da leggerlo e farlo firmare. Le prime parole che disse il notaio en- trando furono queste: — leri ho sbagliato il conto. Sono 7580 lire di meno. Pregammo il notaio di dire al medico di salire. Que- sti, dopo un rapido esame, mi disse: — Per tranquillita mia, vorrei fare un consulto con un professore di Pisa. Verremo questa sera molto tardi. I piedi di Tullio si erano gonfiati. Respirava a fatica. Il suo ragionamento subiva degli arresti. La medium, caduta in trance, disse: — Morra questa notte all’una. I due spiriti, Maria Teresa e il barunte, ripeterono con parole diverse e con tono differente la stessa profe- zia di morte a scadenza imminente. Anche qui non posso ricostruire cid che io dissi nella suprema spe- ranza di salvare il mio amico, ma notai che l’animosita del barunte era meno ostinata; anche lui aveva ormai Varia, come Maria Teresa, di inchinarsi davanti all’ine- vitabile. Rammento come in un sogno, nel sogno di un febbricitante, che Marcella e io recitammo delle pre- ghiere. ‘ Alle undici di sera il medico e il professore di Pisa si presentarono alla villa. Andai ad aprire. Ma quando 121 PITIGRILLI mi affacciai alla camera di Tullio, vidi che dormiva d’un sonno tranquillo. Su un seggiolone, vicino al letto, dormiva anche la signora. E allora commisi l’impru- denza pit grave della mia vita. Dissi ai medici: — Non mi sento di svegliarlo. Provocherei una crisi. Scusate. I due medici mi guardarono stranamente e se ne an- darono. In quale errore ero caduto! E perché? Quale forza mi fece agire cosi? Pensate: se fosse morto al- Tuna, e fossero sorte complicazioni giudiziarie e patri- moniali, io sarei stato colui che due ore prima aveva impedito ai medici di visitarlo. All’una echeggio nella villa la voce di Marcella che mi chiamava. Accorsi. — Tullio sta bene — disse —. Vuole alzarsi. Vuole fumare. Canta. La feci cadere in trance. Venne lo spirito del barunte, che con una voce raddolcita mi disse: — Non ho potuto farlo morire, perché tu hai saputo pregare. 14 giugno 1952 122 GUSTO PER IL MISTERO 18 Padre Pio da Pietralcina rinnova in se stesso i « ca- rismi » delle prime e trionfali epoche del cristianesimo. Si chiamavano « carismi» certi fenomeni soprannatu- rali ricordati nella vita dei santi. San Paolo, trasportato nel cielo durante le sue visioni, non sa spiegarsi come il fatto sia avvenuto, ma é avvenuto: « E io so che que- st’uomo — egli dice, e quest’uomo é lui — fu elevato nel cielo, e che ha inteso delle voci ineffabili che non é permesso all’uomo di rivelare ». Santa Caterina Ricci, vivendo a Prato, in Toscana, vide San Filippo Neri che era a Roma, e si intrattenne con lui. Maria d’Afreda, ebbe 500 bilocazioni (cioé la presenza simultanea del corpo in due paesi lontani), constatate da centinaia di testimoni. Un giorno San Véroul interruppe la Messa durante un’ora, e fra la stupefazione dei presenti il suo corpo rimase presso l’altare, e lo si vide nello stesso tempo precipitarsi in una casa incendiata, strappare alle fiamme un bimbo. Sant’Antonio da Padova si in- terruppe durante un sermone che teneva a Montpellier, 123 PITIGRILLI e nello stesso istante i compagni lo videro e Jo intesero cantare fra di loro, nella chiesa del loro monastero. Mentre San Martino, vescovo di Tours, moriva, San- t’'Ambrogio che stava celebrando la Messa a Milano, si addormento, rimase in tale stato per tre ore, e quando si desté disse: « Sappiate che a Tours é morto il ve- scovo Martino; ho assistito io stesso ai suoi funerali ». Che tutti i testimoni e gli scrittori e i cronisti che hanno narrato questi fatti fossero vittime di suggestio- ne individuale o collettiva, come i turisti in crociera a Calcutta e a Bombay vedono il fachiro che butta in aria una fune, e un ragazzo che vi si arrampica e scompare nell’infinito? Ma poi, siamo giusti, sara davvero un fe- nomeno di suggestione? Secondo Maurizio Maeterlink e secondo la pellicola cinematografica, pare di no. Padre Pio da Pietralcina, un santo monaco italiano, non vive nelle bianche pergamene, né nella « Leggenda dorata » di Giacomo da Voragine, nei colori di anilina delle ingenue stampe popolari. & vivo e avvicinabile. Sembra mandato sulla Terra durante queste due tor- mentate generazioni per mantenere e ravvivare la fede scossa dalle sciagure collettive e avvelenata dal « vi- rus» del ragionamento. L’autorita della Cattedra di Roma non si pronuncia ufficialmente su di lui. & noto che la Chiesa non riconosce i miracoli dei vivi, e solo dopo qualche anno dalla morte, e sopra casi controllati 124 GUSTO PER IL MISTERO e sottoposti a critiche, istruisce il processo per elevare il « servo di Dio» alla gloria degli altari. I fatti mera- vigliosi di questo cappuccino si ripercuotono in tutto il mondo, e la piccola citta, San Giovanni Rotondo, presso Foggia, dove egli conduce la sua vita discipli- nata di monaco e opera i suoi prodigi soprannaturali, sta divenendo un faro della Cristianita, come Roma, come Lisieux, come Lourdes. I suoi anni giovanili fu- rono, come per 17 anni lo fu il Santo Curato d’Ars, tor- mentati dal (si prega di non ridere; per ridere ci vuole cosi poca intelligenza) tormentati dal demonio. Gli stu- diosi di demonologia, anche i pit positivi e i pit scet- tici, sono costretti a inchinarsi davanti alle innegabili persecuzioni di Satana o di piccoli spiritelli del male che impediscono il sonno, travolgono i mobili, riem- piono la casa di rumori e lasciano sul corpo le lividure delle percosse. I] venerdi 17 settembre 1915 la Chiesa celebrava le stimmate di San Francesco d’Assisi, e Pa- dre Pio, che aveva invocato la grazia di soffrire anche lui i dolori della Crocifissione, fu esaudito. Ebbe la gioia di « godere » per la prima volta il sublime dolore. Im- provvisamente, nelle palme delle mani, sul cuore e sui piedi senti il tormento della crocifissione. Tre anni do- po, nel convento di San Giovanni Rotondo, Padre Pio fu visto avvolto in un alone di luce, e le stigmate, cioé i segni sanguinosi delle ferite incise nella carne 125 PITIGRILLI durante il dramma del Golgota, si manifestarono in lui, dapprima sotto forma di dolore, e poi con luscita abbondante di sangue rosso, profumato di rose e di violette. Alla fine di ogni settimana, la reviviscenza del suo dolore e l’accentuarsi dell’emorragia delle stimmate, riproducono in lui gli episodi tremendi della Passione. Attraverso i mezzi guanti con i quali egli copre le mi- stiche piaghe, esce il sangue. Lo hanno visto coloro che hanno ascoltato la Messa, o si sono avvicinati alla men- sa eucaristica. Le fotografie — non é un trucco foto- grafico — sono eloquenti. Ma le stigmate, insegnano la Chiesa e il positivismo, che qualche volta si trovano d’accordo, non dimostrano gran che. I libri sono pieni di stigmatizzati, e l’azione del pensiero sulla materia realizza questi e altri prodigi. I prodigi di Padre Pio sono di due nature: l’azione dello spirito sulla materia e l’azione dello spirito sopra lo spirito. * Cominciamo dai primi. Malati che giacevano a un giorno di treno dal convento di Padre Pio, hanno im- provvisamente sentito intorno a sé un profumo ineffa- bile e inconfondibile di violette e di rose; é cosi che egli 126 GUSTO PER IL MISTERO annuncia il suo arrivo e segnala la sua presenza. E il giorno stesso il cancro si arresta, il polmone si cica- trizza, la piaga ribelle si sana. Dei nomi? Non direbbero nulla. Descrizione di casi? Potrebbe apparire lettera- tura. Basta discorrere di Padre Pio, enunciare il suo nome, e in Italia ognuno vi racconta dieci casi di salva- taggi contro i piu categorici verdetti della medicina, contro le rinunce della chirurgia, contro gli « impossi- bili» della scienza. E un uomo che fa retrocedere la morte. So di medici che hanno rinunciato agli studi e alla professione, per rifugiarsi nel seno della Chiesa, attratti dallo splendore di questa luce che divampa in un piccolo paese di una nobile regione d’Italia, la Pu- glia, spirituale e pittoresca, trascurata dagli uomini politici, che gli albergatori svizzeri avrebbero potuto trasformare in una Juan-les-pins o in una spiaggia del- Ja Florida, perché le sue bellezze naturali, selvagge e incontaminate, non sono inferiori alle pit: sensazionali del mondo. L’ultimo « caso » V’ho raccolto a Buenos Aires, ed é di facile controllo. Una signora attiva e intelligente, elegante e pratica, il tipo pit: moderno della « business- woman », e che, bisogna dirlo, non si é consumata molte calze di nylon sugli inginocchiatoi e nei confessionali, mi racconté che da bimba, a Cerignola, era stata col- pita da una malattia mortale: nefrite. Sette fratellini 127 PITIGRILLI erano morti dello stesso male. I] medico, che abitava lontano dalla sua villa, aveva gia redatto l’autorizzazio- ne al seppellimento. Questione di ore. Improvvisamen- te la madre della bimba vide accanto al letto un frate, venuto non si sa come. Pochi minuti dopo la bimba morente riassunse i colori della salute e della fre- schezza, e il giorno dopo correva, risanata, nel giardino. Non credo che la signora Gilda Virgilio Intaglietta, mo- glie del noto giornalista italo-argentino Mario Inta- glietta, abbia nulla in contrario a ripetere il fatto ad altri, come lo ha narrato a me. Sono fatti che urtano contro la fisica e la biologia. Peréd Dio, avendo dettato quelle leggi che mantengono lequilibrio e l’armonia del mondo, in certe circostanze ammette, per i suoi imperscrutabili fini, eccezioni alle sue leggi inderogabili. 18 giugno 1952 128 GUSTO PER IL MISTERO 19 La scienza sperimentale é costretta a stringersi nelle spalle davanti a queste guarigioni spettacolari. Ai tem- pi in cui l’Esposizione Universale e il ballo « Excelsior » consacravano il trionfo della meccanica e le lasciavano Yultima parola, e il poeta Richepin definiva le lacrime « acqua, sale, soda, muco e fosfato di calcio », tutto cid. che non era messo in evidenza dal bisturi e non appa- riva sotto il microscopio veniva rifiutato in blocco, e gli scienziati respingevano come imposture 0 come pro- paganda le guarigioni miracolose. Trovavano pit co- modo non crederci. Oggi é diverso. Gli stessi tribunali che difendono la corporazione dei medici contro I’eser- cizio illegale della medicina, sono perplessi nel man- dare in galera il medicone senza laurea e la fanciulla che con la semplice imposizione delle mani realizza guarigioni insperate. £ oramai pili o meno tacitamen- te ammesso anche dai pit restii che i nostri cinque sensi classici che i ragazzi di terza elementare reci- tano sulla punta delle cinque dita, non sono che un modesto e grossolano settore della complessa mecca- 129 PITIGRILLI nica delle nostre infinite possibilita. La medicina non assume piu il fare sdegnoso di una divinita oltraggiata, ma, seguendo il suo naturale superamento, ha ammesso che « le nostre scienze — é Charles Richet che scrive — malgrado i loro prodigiosi progressi, non hanno potuto dare la ragion d’essere di certi fenomeni eccezionali, ai quali le leggi finora conosciute della fisica, della chi- mica, della fisiologia non si applicano piu. Certi fatti eccezionali, siano ammessi o siano negati, esistono. Noi lichiamiamo occulti, semplicemente perché non li com- prendiamo ». Un passo avanti nella spiegazione del mistero lo ha fatto la fisica atomica, con la teoria moderna che esclu- de la continuita della materia. « Sappiamo che la ma- teria — scrive Ugo Maraldi — é costituita da particelle infinitesimali, separate da vuoti immensi. La coesione di queste particelle per formare gli atomi, degli atomi per formare le molecole, delle molecole per formare i gas, i liquidi, i solidi, avviene mediante legami elet- trici. Se i corpi non possono passare gli uni attraverso gli altri, la causa sta in quella specie di tela di ragno, costituita dalle forze energetiche da cui sono tenuti in coesione gli elementi di un corpo che oppone una bar- riera impenetrabile alle tele di ragno energetiche costi- tuite dagli altri corpi. Tuttavia la fisica moderna co- nobbe certe particelle, i neutroni, insensibili alle forze 130 GUSTO PER IL MISTERO energetiche di questi reticolati e che li attraversano senza difficolta ». Il prof. Reverchon dell’Universita di Lilla, cita il caso di una frattura delle due ossa di una gamba, inguaribile a causa di una pseudoartrosi deter- minata dalla cattiva posizione dei monconi ossei, e com- plicata di osteomielite con formazione di pus ed elimi- nazione di grosse schegge ossee. Dopo otto anni di inutili cure, fu decisa l’amputazione della gamba cion- dolante. Ma dopo una preghiera, d’improvviso il malato si alzd e cammind, completamente guarito. Cicatrizza- zione delle piaghe, consolidamento delle ossa. Molti anni dopo, all’autopsia, si constatd che all’atto della guarigione era avvenuta una formazione istantanea di un callo per colmare il vuoto esistente fra le due estre- mita ossee. Di dove era venuto il tessuto osseo? Per parlar chiaro, di dove é venuta quella grande quantita di calcio neces- saria al consolidamento delle ossa, che fu immediato? Quel calcio non esisteva nel corpo del malato. Chi e come lo forni? Lo forni Colui per il quale i « come » non esistono. * Ma se « spiritus agitat molem », cioé lo spirito anima la materia, se una candela accesa da un’innocente fan- ciulla davanti a un’imagine opera il prodigio che non 131 PITIGRILLI riusci alla streptomicina, é ben pill imponente l’azione dello spirito sopra le anime. Italia Betti, professoressa di fisica e matematica in un liceo di Bologna, ossia una donna dalle idee tirate con la squadra e il compasso, nel cui cervello non c’era posto per |’incontrollabile, e le cui idee comuniste e la negazione di Dio le avevano dato un posto di deputato al parlamento italiano, vide in sogno — ma che cosa é il sogno? — Padre Pio da Pietralcina, il quale le disse: « La prima strada ti por- tera alla pazzia, la seconda alla salvezza ». Pur essendo gravemente malata, andé al convento di Santa Maria delle Grazie, in San Giovanni Rotondo, e chiese di Pa- dre Pio. Poco tempo dopo l’agitatrice comunista resti- tuiva la tessera del partito a Togliatti e si preparava a morire nel seno del Signore. La dottoressa svizzera Margherita Geiger, protestan- te, recatasi, per pura curiosita giornalistica, a visitare Padre Pio, si converti al cattolicesimo. I] sindaco della citta pil: protestante del mondo ha inviato 250 milioni all’ospedale che si sta costruendo in San Giovanni Ro- tondo, e i letti offerti da benefattori sparsi per i cinque continenti recano i nomi di gente di tutte le razze e di tutte le religioni. Nel mondo dello spirito e nel regno del mistero, Pa- dre Pio é fra i fenomeni umani pit sensazionali dei no- stri tempi. Nella Grecia antica il paganesimo sofferente 132 GUSTO PER IL MISTERO guardava verso il santuario di Esculapio, nella citta di Epidauro, e le guarigioni delle malattie del corpo e del- Vanima sono consacrate negli annali della medicina di allora. I medici di quei tempi non erano meno intelli- genti dei nostri, e non aspettavano che Claude Bernard venisse a insegnare come si osserva e come si inter- preta un fenomeno. Alla fine del Medio Evo, la Cristia- nita sofferente faceva sorgere santuari e ordinava pel- legrinaggi e costruiva cattedrali per consacrare nella mortificazione della carne, nell’unita dello spirito e nel- la quasi immortalita dei marmi la sua fede e il dono della propria sofferenza. Oggi la fede crea degli ospe- dali, scintillanti di cromo, di smalti e di cristalli. San Giovanni da Copertino, francescano. conventua- le, si spostava per l’aria. Fenomeno di estasi. Lo si vide varie volte in piedi in cima agli alberi, e bastava un atto di volonta del suo padre guardiano per farlo scen- dere. Oggi Padre Pio si sposta attraverso le terre e gli oceani col suo corpo, alla velocité del pensiero, e ci istruisce, pitt che i laboratori di Oak Ridge, nel Tennes- see, sui possibili sortilegi della materia. Nei laboratori si estrae dall’acido barbiturico il pentotal per leggere nel pensiero l’elenco delle colpe, e Padre Pio recita a colui che si presenta al suo confessionale tutti i peccati prima che il penitente abbia aperto le labbra. Diocle- ziano, rovesciando il sangue dei Cristiani sull’Impero, 133 PITIGRILLI proclama « Domani sara la fine della Chiesa », e l’indo- mani la Chiesa sale, con Costantino, sul trono dei Ce- sari. Italia Betti, agitatrice comunista, proclama che Dio non esiste, ma basta un incontro col cappuccino stigmatizzato, per farla uscire dalla prima strada, quel- la della follia, e farla proseguire per la seconda, quella della salvezza, obbedendd — ella scrisse nel suo testa- mento spirituale — a un vero e proprio richiamo della coscienza alla spiritualita. « Fatto questo salto — sono parole sue — pochi giorni mi sono bastati per intendere in profondita che la vita vera non é quella che ho vissuto finora; per intendere che certi principi morali dell’educazione dovevano es- sere letteralmente capovolti. Per intendere che é as- surdo credere che gli uomini, piccole particelle orga- nizzate dell’Universo, siano gli elementi coordinatori di ogni disciplina umana ». E con questo finale, la professoressa di fisica e mate- matica concluse, in questa scuola del dolore che é la vita, la sua pit bella lezione. il giugno 1952 * 134 GUSTO PER IL MISTERO 20 Credo poco all’ipnotismo. Poco, intendiamoci bene. Non «assolutamente niente ». Ho conosciuto il mag- giore ipnotizzatore dei miei tempi, Pikman, in due epo- che diverse: la prima volta quando ero studente di universita, ed egli, nelle sue tournées trionfali per il mondo passava a Torino. Il suo arrivo era preceduto dalla visita di una specie di staffetta che raccoglieva in un ambiente equivoco i soggetti per i suoi esperi- menti teatrali; li rastrellava fra i meccanici dentisti falliti, fra i ritoccatori fotografi di scarto, fra i corret- tori di bozze licenziati dal giornale, fra gli studenti fuori corso, cioé fra coloro che avevano sfiorato la tec- nica, l’arte, la letteratura, le scienze e ne erano stati espulsi, o che la selezione naturale teneva lontani per incapacita. Un mondo singolarissimo, composto di co- scienze ambigue, che l’esibizionismo piega a qualsiasi manovra, pur di godere di un momento di teatralita: formare la claque, osannare al cantante, testimoniare’ il falso in Tribunale, applaudire nei comizi; sul palco; 135 PITIGRILLI scenico si sollevano il bavero quando l'ipnotizzatore dice che fa freddo, si tolgono la giubba quando dice che fa caldo, dirigono un’imaginaria orchestra quando l’ip- notizzatore dice loro: « tu sei Toscanini ». Scendono poi dal palcoscenico con un legittimo orgo- glio che brilla sul viso, mentre l’ipnotizzatore raccoglie le ovazioni. Pikman, ringraziando il pubblico con pro- fondi inchini, diceva fra i denti: — Public crétin, public crétin! * L’ho ritrovato dieci anni dopo a Parigi. Passava le sere al caffé Graf, in Place Pigalle, accanto al Moulin- Rouge. Ritirato dal teatro, viveva di redditi e di ricordi. Era ormai un anziano signore, il tipo del frangais mo- yen: cappello duro, bottoni di madreperla ai polsini tubolari, colletto inamidato, camicia bianca, abito nero, catena d’oro. Non aveva piu segreti. Una sua frase ti- pica, nella quale si compiaceva, era il riassunto della sua lunga esperienza: « Non ci sono ipnotizzatori: non ci sono che gli ipnotizzati». Voleva dire che Vipnosi non é un fluido che dall’operatore scenda sul soggetto (si chiama cosi, per un’aberrazione del vocabolatorio, quello che dovrebbe chiamarsi l’oggetto), ma uno stato mentale che scaturisce nell’ipnotizzato stesso. L’ipno- 136 GUSTO PER IL MISTERO tizzatore non fa altro che creare il clima affinché il fenomeno si produca. L’uomo é un angelo caduto che si ricorda del Cielo, ha detto un poeta, e il desiderio di scoprire in sé un senso addizionale ai cinque sensi classici, di sollevare il velo del mistero, di passeggiare per i giardini riser- vati dell’inconoscibile, fanno tutto il resto. Ho sentito raccontare che un certo ipnotizzatore famoso (il famoso Bosco, il famoso Pikman, il famoso Gabrielli) — e parlo dei morti, per non danneggiare i vivi — ipnotizzava tutta una sala: «il teatro é inondato, si sono rotte le condutture dell’acqua, e stiamo annegando »; e tutti gli spettatori, compresi gli inservienti e i carabinieri, si sbracciavano in gesti disperati nel gorgo imaginario. Mi hanno raccontato che un famoso ipnotizzatore si presentd sul palcoscenico con un’ora di ritardo, e do- mando al pubblico rumoreggiante: — Che c’é? — C’é che sono le dieci, professore — protestava uno del pubblico. — Sono le nove: guardate l’orologio. E tutti gli spettatori guardavano l’ora; il quadrante segnava le dieci, ma tutti riconoscevano in coro: — E vero, sono appena le nove. Falso Vesperimento degli annegati: falso l’esperi- mento dell’orologio. Non c’é ombra di vero in tutto 137 PITIGRILLL questo. Sono fanfaluche che i miei nonni raccontavano ame, a proposito di Bosco, gli amici di mio padre a pro- posito di Pikman, e che oggi si attribuiscono a Ga- brielli e a Fassman; fra dieci anni si attribuiranno agli ipnotizzatori futuri. E tutti diranno che erano presenti. Se un uomo avesse una simile possibilita, si dovrebbe promulgare una legge speciale per relegarlo in un’isola deserta per tutta la vita, ma un uomo simile non esiste. Tuttavia coloro che ripetono questa storia non dicono «mi hanno raccontato». Dicono: « quella sera c’ero anch’io ». Ed é cosi che si forma l’atmosfera di suggestione in- torno al mago, per le rappresentazioni successive. Il contagio psicologico, il gusto della mistificazione, il piacere diabolico dell’inganno e il piacere innocente di essere ingannato fanno il resto. Cosi si forma il successo dei falsi profeti, a cominciare dalle grandi figure della storia fino alla cartomante clandestina. Mussolini vietd gli spettacoli di ipnotismo non perché l’ipnotizzatore potesse ordinare al suo succube di prendere per il collo il cassiere della Banca d'Italia o di far saltare la santa- barbara della nave ammiraglia, ma perché era una truffa alla buona fede collettiva. Nel villaggio dove abitava Mare Twain, un ipnotiz- zatore di café-chantant si serviva dei ragazzi pit scioc- chi del paese, i quali dopo gli esperimenti erano oggetto 138 GUSTO PER IL MISTERO d’ammirazione. Anche il grande umorista si presentd sul palcoscenico, e finse di essere ipnotizzato, scatenan- do la sorpresa nell’ipnotizzatore stesso. « Ho fatto tutti i gesti della scimmia », dichiara Mare Twain; ma poi confessé alla madre la sua gherminella; e poiché la ma- dre non voleva crederlo, lo scrittore conclude: « Se é difficile ingannare la gente, é ancora piu difficile per- suaderla poi che é stata ingannata ». Ma questa espe- rienza lo confermé nel suo scetticismo. Una sera aleuni amici parlavano in sua presenza di medici e di malat- tie, e uno di essi sosteneva che gran parte degli infermi sono malati imaginari e che i medici li curano e li gua- riscono con l’ipnotismo. Domandarono a Mare Twain che cosa pensasse di tale teoria, e l’umorista racconto: — Un infermo aveva chiamato un medico mio amico, il quale accorse al suo capezzale, e al primo colpo d’oc- chio diagnosticé che si trattava di un malato imagina- rio. « Amico mio — gli disse — voi credete di essere malato, e non é vero. Dovete far di tutto per persua- dervi che non lo siete. Ci siamo capiti? » Poi, andando- sene, disse alla moglie che gli facesse sapere se c’era qualcosa di nuovo. La sera la moglie arrivé trafelata alla casa del medico. « Che c’é di nuovo? — domandd il dottore — Vostro marito crede dunque ancora di es- sere malato? » E la moglié: «Oh, no! Adesso la cosa é@ pil grave ancora: egli crede di essere morto ». 139 PITIGRILLI Si parla di chirurghi che col loro fluido hanno reso insensibile al dolore il paziente. Anche questo esito a crederlo. Perché il chirurgo, che é per sua natura un semplificatore, dovrebbe complicare le cose? Perché servirsi di un mezzo incontrollabile, dal momento che i prodotti chimici sono graduabili e di rigoroso con- trollo? Ho conosciuto un chirurgo in Svizzera che si dilettava di ipnotismo, ma oltre al fluido, ricorreva a una buona iniezione di dilaudioscopolamina. Credere ai mezzi naturali é bene, ma assicurarsi con altri mezzi che hanno gia fatto le loro prove é meglio. Quando Agrippina volle uccidere Claudio con un fritto di fun- ghi avvelenati, usd la precauzione di aggiungere alla frittura un pizzico di arsenico. Quel Giuseppe Amadio di Torino, bel ragazzo di 31 anni e ipnotizzatore dilettante, di cui parlavano i gior- nali di ieri, e che scatend un putiferio perché ipnotiz- zava un marito per essere indisturbato nelle sue con- versazioni con la moglie, non mi persuade del tutto. Che il marito chiudesse gli occhi, lo credo. Il mondo é pieno di mariti che chiudono gli occhi, anche senza Yintervento dell’ipnotismo. 23 aprile 1952 140 GUSTO PER IL MISTERO 21 Una bella signora italiana era seduta di fronte a me in un omnibus. Il marito seguiva, attraverso il cri- stallo, la numerazione delle case. A un tratto ruppe il silenzio per dire: — 289, sai che cos’é 289? — Il numero della casa del medico — rispose la si- gnora. — Ci portera sfortuna — fece il marito —: 289 diviso 17 fa 17. La signora alzé le spalle dedicando pit a me che al coniuge il gesto (grazie, signora, per quell’alzata di spalle) e lasciando cadere su di me un lontano raggio del suo scintillante sorriso napoletano. Il marito, che non aveva visto l'alzata di spalle né aveva ricevuto il fuoco del sorriso, perché continuava a guardare fuori, credette che la signora non avesse com- preso, e preciso, invertendo l’operazione: ; — Diciassette moltiplicato diciassette, fa appunto 89. : 141 PITIGRILLI Non so che faccia ho fatto io. A ogni modo, dichiaro che non ci ho messo nessuna intenzione biasimevole. Ma la signora, pit: rivolgendosi a me che al legittimo destinatario, gli disse: — Non fare lo stupido. Un uomo intelligente co- me te! E scesero al numero 300. Ebbi il tempo di constatare che nell’attraversare la strada non furono vittime di infortuni, e che fino alla soglia della casa del medico, erano ancora vivi. All’uscita, non si pud mai dire. Con- vinto percid che tutto sia andato bene, risponderé alla signora: No, signora, l’intelligenza non é inconciliabile con la superstizione. Sono appunto gli uomini intelligenti quelli che, intuendo, senza analizzarli, gli invisibili legami delle cose e i loro immodificabili rapporti, cre- dono ai piccoli misteri suggellati negli oggetti, danno importanza alla magia dei numeri e asseriscono un giorno in un gruppo di amici, che la civilta e il pro- gresso avrebbero forse migliorato i costumi, ma certa- mente avrebbero ucciso l’arte, la quale, per fiorire, ha bisogno di superstizioni. — II fantastico, le streghe, le fate, — disse Bizet — ecco il vero dominio dell’arte. Provatemi che sia pos- sibile un’arte della ragione e dell’esattezza. Come mu- sicista io vi dichiaro che se voi sopprimete il fanatismo, 142 GUSTO PER IL MISTERO il delitto, ’adulterio, l’errore, il soprannaturale, non ci sara pit: modo di scrivere una sola nota. Ma quale relazione — mi domandera lei, sconosciuta compagna di omnibus che ha vagamente sollecitato la mia solidarieta ideologica — quale relazione puo esi- stere fra un numero che dall’ufficio edile del municipio é destinato a un immobile e la diagnosi di un medico e l’esito delle sue cure? Signora, non lo so. Se sapessi queste cose, da molto tempo avrei regalato la mia stilografica e la mia mac- china da scrivere al bambino del mio vicino perché se ne facesse un piffero e un carretto e mi sarei im- merso se non a occhi bendati, certamente con le mani in tasca, nel mondo del predestinato e dell’inevitabile. Confesso di essere meno forte di Zola che credeva al- Yinfluenza del numero tre e del numero sette, e tut- tavia lavoré fino al suo ultimo giorno, e di Bismark che lavord, contro tutte le difficolta e le opposizioni, all’unita tedesca sotto l’egemonia prussiana, sebbene credesse alla fatalita del 3. Egli servi tre imperi, com- batté tre guerre, sottoscrisse tre trattati di pace, fondd la triplice alleanza, ebbe tre nomi, conquisté tre titoli, sbandierd le antiche insegne di famiglia — tre foglie di quercia e un trifoglio —, ebbe tre figli e tre capelli sul cranio. Come tutti gli uomini intelligenti sapeva che le nostre debolezze vanno sfruttate in senso favo- 143 PITIGRILLI revole, che i valori negativi debbono essere mutati in valori positivi. Anche Annibale credeva all’invisibile e all’inaffer- rabile, ma quando, dopo la distruzione di Cartagine, riparé presso il re Prusia, il quale lo nominé suo con- sigliere, oggi si direbbe, tecnico, lascié che il suo regale ospite consultasse le viscere degli animali sacrificati sull’altare; ma quando il re esitd davanti al suo consi- glio di stratega, perché le viscere avevano dato responso negativo, gli rispose: — Come! Daresti pit ascolto a una miserabile caro- gna che a un vecchio generale? La formula della felicita consiste nel cambiare la de- finizione della felicitaé sotto la pressione delle circo- stanze. Gli strumenti del successo nella vita vanno scelti col giusto criterio che ci guida nell’impiego di quell’oggetto casalingo che contiene tre strumenti: un cavatappi, la lama per aprire le scatole e la leva per sollevare la capsula della birra; ma se uno di questi arnesi si rompe, non va preso come un presagio: deve animarci a tentare con uno degli altri due. Rinunciare ad aprire la scatola, a sturare il vecchio Xéres 0 la giova- ne birra, equivale a collocare noi stessi in una posizione indifesa di rinuncia. Il pianista Anton Rubinstein, su- perstizioso, era preoccupato, prima di un concerto, per- ché aveva rotto un bicchiere, incidente che secondo 144 GUSTO PER IL MISTERO lui era un presagio funesto; e l’orchestra perdette il tempo. A Pietroburgo aveva preso in affitto una casa che portava il numero tredici. Quando se ne accorse, redasse il proprio testamento, e un anno dopo mori. Un altro grande russo, Leone Tolstoi, avendo notato che il 28 entrava in molte circostanze salienti della sua vita (era nato il 28 agosto 1828), lo considerd come il nord e il sud della sua esistenza; un giorno il figlio gli disse un po’ sconsideratamente : — Stai attento, papa, quest’anno tu avrai 82 anni, e 82 non é altro che un 28 rovesciato. — Forse — rispose il Maestro. — Hai fatto bene ad avvertirmi. E mori in quell’anno. Non lottd. Bisognava lottare, come il saggio Catone quando ricevette la visita del soldato che gli diceva di aver avuto un sinistro presagio: — Che ti @ accaduto? — Mentre dormivo, un topo mi ha rosicchiato una scarpa. Questo strano avvenimento avra conseguenze che prevedo terribili. — Coraggio — gli rispose Catone. — Nel fatto non c’é niente di strano né di allarmante. Il tuo spavento sarebbe giustificato, se fosse accaduto il contrario, cioé se la tua scarpa avesse mangiato il topo. 145 PITIGRILLI * Suo marito, signora, in quale stato d’animo si é pre- sentato al dottore? Curvo sotto il peso del numero ne- fasto? Non mi pare. Avrebbe cambiato medico. E voglio sperare che il dottore lo abbia congedato con un rassi- curante « non ci pensi » o prescrivendo quelle due set- timane a mezza montagna che fanno tanto bene ai ma- lati depressi e alle consorti esuberanti. Suo marito, per dichiarazione Sua, signora, é un uomo intelligente. Ma se non lo fosse, e fosse seccato perché io da que- ste colonne ho iniziato una corrispondenza con Lei, signora, gli dica che non mi cerchi per avere spiega- zione, perché il numero del telefono della Razén (Ave- nida, 5561), se si sommano i numeri da come totale il tremendo 17, e non c’é nemmeno da darsi il disturbo di dividerlo, secondo la cabala dei superstiziosi gelosi, per tre. 16 agosto 1952 146 GUSTO PER IL MISTERO 22 Leggo sempre i suoi articoli — mi dice, fermandomi per la strada l’ammiratore ignoto e, iniziando il suo discorso con l’immutabile formula, alla quale aggiunge le varianti occasionali —. Ho letto il suo articolo sulle superstizioni, ma questa volta non sono d’accordo con lei. Permette che le presenti mia moglie? Presentazioni. La signora completa le dichiarazioni del marito: . — Anch’io tutte le sere leggo i suoi pimientos e... Non so come faccia a leggerli tutte le sere se ne pub- blico due la settimana, ma la ringrazio, appunto per questo, con maggiore gratitudine. — E questo é nostro figlio. Un bambino di tre anni. Probabilmente non mi sono ancora elevato all’onore di essere letto da lui. Aspetterd. Ma deve essere un terzo mio ammiratore, perché, pun- tando il dito indice verso non so quale particolare della mia fisionomia, esprime un giudizio o formula una do- 147 PITIGRILLI manda che non ho il tempo di analizzare. Il padre lo corregge: — Ti ho gia detto che non sta bene indicare col dito. Poi mi domanda in quale direzione vado io. Marito e moglie fanno prodigi di strategia per prendermi in mezzo; io manovro in modo da porre al posto d’onore la signora, ma il marito sventa i miei tentativi perché vuole essere vicino a me. — Nel suo articolo sulle superstizioni — dice il ma- rito — lei ha manifestato un’eccessiva indulgenza verso coloro che credono a quelle stupidaggini. Ammettendo che anche gli uomini intelligenti cedono alle supersti- zioni, lei viene meno a quella sacrosanta opera di mi- glioramento degli uomini che é compito di uno scrittore, e che deve cominciare con la correzione degli errori e la tonificazione dei punti deboli della personalita... Rispondo che non mi sono mai ritenuto investito di una missione redentrice, e aspetto che mi illustri i suoi concetti. Intanto camminiamo. La scala di un pittore é appoggiata contro l’insegna di un negozio; io passo sotto; il mio interlocutore gira al largo. Viene verso di noi una signorina vestita di verde: — Che orrore, quel verde! — esclama la signora, mentre il marito sostiene, con me, con formidabili ar- gomenti, che i pregiudizi debbono essere sradicati, e che é colpevole assecondarli. 148 GUSTO PER IL MISTERO ova Ma quella famigliuola non si é resa conto che nel giro di cinque minuti ha ceduto tre volte alla prepo- tenza delle superstizioni, che non sono il risultato di un errore di ragionamento individuale, ma si trovano incise nella nostra cellula ereditariamente, per una tra- dizione di secoli. L’orrore che la signora sente per il color verde é piuttosto diffuso; una vetturetta utilitaria francese, la 4 CV, verniciata in verde, venne sistema- ticamente rifiutata dalla clientela britannica; supersti- zione che proviene dall’antica usanza di porre un ber- retto verde sulla testa dei condannati alla gogna, e dal mantello verde che distingueva i pazzi. Lo scarto che il mio contradittore ha fatto per non passare sotto la scala appoggiata all’insegna, non é un riflesso di pru- denza all’idea che si potrebbe ricevere un secchio di, vernice sulla testa, ma deriva dai tempi in cui il trian- golo sacro non poteva essere rotto senza compiere un sacrilegio. E il ditino indicatore del bimbo di tre anni rimarrebbe un gesto senza significato, se il padre, di- cendogli che non sta bene indicare le persone a quel modo, non fosse lui un inconsapevole conservatore del- la superstizione: gli Ebrei che avevano fede nel valore magico del simulacro, ritenevano che lanciare una frec- cia nella direzione del nemico assicurava la vittoria e 149 PITIGRILLI spiegarono la presa di Ai col gesto magico di Giosué, che durante il combattimento aveva tenuto il suo giavellotto rivolto verso la citta. Da questa credenza deriva oggi una regola del galateo, che sconsiglia di puntare il dito per indicare qualcuno. I malintesi recenti, le mode, le piccole manie che si adottano per il gusto dell’assimilazione mondana, pos- sono essere cancellati da altre mode, da altri malintesi, da altre manie, facili ad assimilare e delle quali é altrettanto facile liberarsi; ma l’usanza di non voler accendere tre sigarette con lo stesso cerino, che secon- do alcuni risale alla guerra anglo-boera (nel tempo di accendere tre sigarette, nella notte, il nemico poteva prendere la mira), sarebbe, secondo la signora Andrée Ruffat, una studiosa di questa materia, un residuo del terrore del sacrilegio, per parte dei profani, che non _avrebbero mai acceso tre ceri sull’altare, per mezzo di una stessa fiamma, privilegio riservato, sotto minaccia di pene gravi, al gran sacerdote. Le statistiche dello stato civile confermano in molti paesi che di tutti i mesi dell’anno, il mese di maggio é quello in cui si celebrano meno matrimoni. I Romani lo consideravano come ne- fasto. C’é della gente che si alzerebbe da tavola piut- tosto di toccare una pagnottella capovolta. Ricordo, questo, del Medio Evo: nelle panetterie si capovolgeva il pane riservato ‘al carnefice... 150 GUSTO PER IL MISTERO * Fra coloro che coltivano la superstizione senza sa- perlo e coloro che ja praticano perché non costa nulla e quelli che vi si sottomettono perché « non si sa mai...», e coloro, finalmente, che, incapaci di osservare e ana- lizzare un fenomeno o una circostanza casuale, trag- gono superficiali conclusioni, si mantiene una specie di intesa, di societa segreta, i cui riti, anche se celebrati con l’aria di essere i primi a non prenderli sul serio e a riderne, si tramanderanno fino a chissa quando. Sara vero o non sara vero, Hitler rinvié decisioni importanti, obbedendo a misteriosi comandi e a strani divieti che gli imponeva il calendario. Il 17 brumaio cadeva un venerdi e Napoleone rinvid all’indomani il colpo di Stato, dicendo: « Non amo gli spiriti forti; solamente gli sciocchi sfidano Vignoto! » Chi avrebbe il coraggio di dire no al mercante di automobili che propone di avvitare un San Cristoforo sul cruscotto della vettura? Quale attore aprirebbe un Paracqua sul palcoscenico? Quale marinaio lascierebbe salire una donna, anche per una breve visita, in sotto- marino, senza poi sottoporre il sommergibile al rito laico di potenti scongiuri? Quando Winston Churchill scelse il « V», fatto con 151 PITIGRILLI le due dita della mano destra, per simboleggiare la vit- toria, gli abitanti della Cornovaglia gli scrissero per protestare, dichiarando che quel gesto in ogni tempo aveva raffigurato le corna del diavolo, e che percid non poteva rappresentare che una sola vittoria, quella d Satana... E neanche una vittoria che salvé l’Inghilterra dall’in- vasione riusci a cancellare cié che si era inserito da secoli nel cervello di quei tradizionali conservatori del- la Cornovaglia. 19 agosto 1952 152 GUSTO PER IL MISTERO 23 Rabdomanti e radiestesisti sono pitt numerosi che i dentisti, i notai e gli avvocati messi insieme e molti- plicati per quattro. Ma poiché non hanno la placca sul- la porta e lavorano pit o meno clandestinamente, solo un’agenzia come la Gallup é riuscita a farne il censi- mento. Le varie polizie li lasciano vivere, sapendo che o presto o tardi si sgonfieranno da sé. Quei signori si scambiano fra loro diplomi e pergamene, stelle e plac- che, palme e medaglie, fondano accademie e circoli, scuole e istituti, si danno a vicenda del maestro e del professore, fino al momento in cui due o tre figlie di due o tre radiestesisti s’accorgono che la sala delle con- ferenze si presterebbe splendidamente a essere trasfor- mata in una sala da ballo. * La bacchetta magica fu inventata nel 1692 a Lione. Ma si, ma si, ho sentito parlare anch’io di Mosé, che con la bacchetta magica fece scaturire le acque dalla 153 PITIGRILLI roccia di Horeb, della bacchetta magica di Circe, del caduceo di Mercurio e del tirso di Bacco, ma non credo che sia stata la bacchetta, cioé il pezzo di legno, a for- nire l’acqua agli Ebrei e il vino ai Greci, a trasformare i borghesi dell’Ellade in commercianti e in ladri (que- sto oltraggioso avvicinamento del quale chiedo scusa, non é mio: é nella mitologia) né credo che sia stata la bacchetta della bella maga Circe l’esecutrice mate- riale ed esclusiva della trasformazione dei compagni di Ulisse in porci. Viveva a Lione nella seconda meta del secolo XVII un muratore: Jacques Aymar-Vernay, che avendo con- statato in se stesso la facolta di scoprire per mezzo di un ramo di noccidlo le sorgenti e i corsi d’acqua sotter- ranei, estese ad altro le sue ricerche, dando origine a quella che due secoli dopo gli scienziati battezzarono pomposamente « radiestesia ». Un vinaio e la moglie erano stati assassinati nella loro cantina. I] nostro rab- domante si presenté con la bacchetta sul luogo del de- litto, e, su indicazione dello strumento che si agitava nella sua mano, si mise a girare per Lione alla ricerca dei colpevoli finché in una cella del carcere si fissd su due o tre individui che la polizia aveva arrestato come sospetti. Costoro, che fino allora non avevano confes- sato, davanti alla misteriosa bacchetta alla quale crede- vano che non si potesse mentire, non negarono piu. 154 GUSTO PER IL MISTERO E il rabdomante divenne celebre. Magistrati, avvocati, medici lo presero sul serio, e gli scienziati lo sottopo- sero, pieni di fiducia, ad altri esperimenti: seppellirono qua e 1a in un campo monete d’oro, d’argento, di rame, pietre e pezzi di legno, ma la sua bacchetta non ne indovino una. Egli si seusd dicendo che non tutti i gior- ni sono propizi, che la bacchetta non era stata tagliata il primo mercoledi della luna nuova, e che le esperienze senza una finalita pratica sono una sfida al mistero. Un’occasione pratica si presenté: alla principessa di Condé erano stati rubati dei candelabri d’argento: la bacchetta divinatoria di Aymar-Vernay si incliné nella direzione di un certo gioielliere che aveva comperato icandelabri rubati e poi di un vecchio domestico della contessa: e qualche settimana dopo la contessa rice- vette 36 libbre — il prezzo della refurtiva — da un anonimo che chiedeva perdono, e il rabdomante accusd il vecchio domestico. Se non che i candelabri erano stati pagati appena 24 libbre, e il domestico, all’epoca del furto, non era a servizio in quella casa. Si scopri che le 36 libbre le aveva mandate lui, il rabdomante, per rialzare le proprie azioni, e che i colpevoli dell’as- sassinio del vinaio gli erano stati segnalati dalla poli- zia nel cui seno egli, da buon ciarlatano, aveva qualche fedele collaboratore. Smascherato pubblicamente, fu espulso da Lione, ma la radiestesia rimase, e i radieste- 155 PITIGRILLI sisti si moltiplicarono in progressione vertiginosa come le aringhe. Un mio amico sacerdote a Lugano, don Emilio Gia- nini, mi raccontava che un radiestesista, il miglior ra- diestesista svizzero, volle esaminargli i reni. I] sacerdote si allungo docilmente sul letto e quella celebrita della radiestesia gli fece oscillare sulla schiena un pendolino, il famoso pendolino dei radiestesisti, con cui preten- dono di distinguere i quadri autentici dalle imitazioni, individuare su una carta geografica i pozzi di petrolio o il tesoro degli Incas, prevedere se nascera un maschio o una femmina, e da una fotografia di uno zio emigrato trent’anni fa, determinare se é morto 0 vivo, se ha fatto fortuna e se nel testamento si é ricordato dei lontani nipoti: — Il suo rene sinistro filtra a meraviglia, reverendo — disse il radiestesista. Il rene sinistro del sacerdote da pit di dieci anni era conservato nella formalina nel museo dell’Universita di Zurigo. Un quarto di secolo fa la bambina di un ufficiale del- lesercito francese fu rapita a Parigi da un vagabondo che fu visto avviarsi con la bimba nella foresta di Fon- tainebleau. Tutta la stampa si riempi del dramma della « piccola Morescot ». La bimba non si trova; si seguono le piste pil effimere, si-raccolgono i pit piccoli indizi. 156 GUSTO PER IL MISTERO Nessun risultato: entrano in gioco i radiestesisti di Francia con le loro bacchette e i loro pendolini. La polizia riceve dai quattro punti cardinali il piano della foresta di Fontainebleau con l’indicazione del punto do- ve non c’é che da scavare per trovare il cadavere. Si scava. Niente! Evidentemente il pendolino non era sta- to sospeso il venerdi della luna vecchia. Duecento ra- diestesisti, i migliori radiestesisti di Francia, ottennero dalla prefettura il permesso di ispezionare la foresta, e per giorni e giorni si videro ieratici signori con delle barbe di « druidi » della Norma, avanzare fra « le sacre antiche piante » con un pendolino in mano, e dire al soldato del genio che li seguiva: — Equi. Non era li. Tutta la foresta fu trapanata qua e 1a, tranne nei punti dove tutti i radiestesisti erano con- cordi nel dire: Non é qui. Finalmente un cane randa- gio, insolentemente insinuatosi fra tutti quegli studiosi, disseppelli un pezzo di stoffa; e dietro il pezzetto di stoffa vennero fuori i tragici resti, in un punto dove i 200 migliori radiestesisti di Francia erano concordi sulla formula: « qui non c’é». I pit sperimentati rabdomanti furono mandati da Mussolini in Africa a cercare pozzi d’acqua. Mussolini non credeva allo strano, al soprannaturale, all’incon- trollabile, ma, come tutti gli uomini intelligenti, non 157 PITIGRILLL escludeva nulla a priori. Dopo un anno di ricerche e molti milioni spesi in onorari e opere di scavo, fece dir loro che non si disturbassero oltre. L’acqua non si trové, non perché non ci fosse — il che non potrebbe essere imputato ai ricercatori —, ma perché — disgraziata combinazione! — proprio dove davano per sicura una sorgente d’acqua, non c’era che la sabbia del deserto. * Che certi individui ipersensibili scoprano relazioni invisibili fra oggetti e avvenimenti non si deve esclu- dere. Un’ammiratrice di Chopin, la signorina Stirling, gli mando un plico con 25.000 lire; la portinaia, creden- do che il plico contenesse della musica, non vi diede importanza e se ne dimenticd. Un sonnambulo chiese una ciocca di capelli della signorina Stirling e disse che il plico era sotto un orologio nella portineria del musi- cista. E il plico c’era. Ma poiché né rabdomanti né radiestesisti fanno uscire lo spazio da una pagina di giornale dove non e’é, continueremo sabato. 27 dicembre 1952 158 GUSTO PER IL MISTERO 24 Mercoledi ho detto male dei radiestesisti, citando esempi di spudorata mistificazione e di insuccessi cla- morosi, ma riconosco che tutte le generalizzazioni sono grossolane, e pitt che altro desidero prevenire l’obie- zione altrettanto grossolana, che sale alle labbra dei ragionatori a buon mercato: « Un medico che sbaglia diagnosi non ci autorizza a dir male della medicina ». Dichiaro percid che la radiestesia presenta casi scon- certanti, di cui sono pieni i libri degli specialisti. Ma i libri che trattano del supernormale non sempre recano la firma obiettiva di un Claude Bernard e di al- tri due o tre come lui: generalmente hanno il torto di essere scritti da innamorati, da passionali del super- normale, e il supernormale e il fanatismo sono due attivi fertilizzanti per il terreno della fantasia, dell’im- maginazione e della menzogna. Anni sono la Santa Sede vietava ai sacerdoti di oc- cuparsi di radiestesia, e il Governo Italiano, allarmato per il diffondersi di questa — chiamiamola cosi — scien- za faceva sequestrare tutti i pendolini offerti nelle li- 159 PITIGRILLI brerie, unitamente ai libri che insegnavano a usarli, perché stava dilagando nella Penisola un’epidemia di radiestesia. Tutti radiestesisti. Non uno dei lettori di quei libri che alla seconda pagina non si sentisse di sco- prire, col suo pendolino in mano, recondite verita. I peggiori pericoli ai quali é esposto il popolo non sono il tabacco, alcool e gli stupefacenti chimici, ma gli stupefacenti dell’anima, gli alcaloidi intellettuali, che fanno germogliare in una coscienza normale la convin- zione di possedere possibilita supernormali, infallibil- mente tradotte da uno strumento. L’uomo col pendo- lino in mano e Ja fede in questo strumento perde il con- trollo imposto dal ragionamento: e qui sta la perico- losita del pendolino. Che cosa é il pendolino? Una sfera o un cono di me- tallo sospeso a un filo di 20 centimetri, come il filo a piombo dei muratori, che, tenuto fra due dita sopra un oggetto, deve, con le sue oscillazioni o con la sua iner- zia o con movimenti giratori in un senso o nell’altro, rispondere alla domanda intima o espressa dello speri- mentatore. Prima che questo apparecchio fosse messo in commercio, i dilettanti sospendevano al filo un anello o una chiave, oggetti a portata di mano di chi volesse controllare la verité di cid che sto per dire. Wediamo: si tratta di rintracciare in una certa zona un signore disperso 0 un oggetto nascosto, una miniera 160 GUSTO PER IL MISTERO di diamanti o una moglie fedifraga, di determinare se si tratta di un’appendicite o di una forma reumatica, se é un violino da 100 pesos 0 lo Stradivarius di Paga- nini, se la cravatta é di seta naturale o di rayon, se un uovo'é cotto o crudo. Lo sperimentatore, tenendo il filo col pollice e l’indice, pensa o dichiara come deve com- portarsi la sfera a seconda dei casi. La sfera oscillera. Non puo non oscillare. La mano pit: ferma non é as- solutamente immobile. Questa oscillazione, sottoli- neata da cid che egli desidera o pensa, incoraggera i movimenti della mano, di cui il filo e il peso produr- ranno l’amplificazione. La sua volonta e la sua idea preconcetta accentueranno il movimento. — Ma é appunto cid che sosteniamo noi — obbiette- ranno i fanatici. — E appunto il radiestesista, che, cap- tando le radiazioni universali e la vibrazione dell’es- sere... Sono disposto ad ammetterlo. Fra le innumerevoli onde che ci avvolgono, l’uomo normale non ne registra che sei 0 sette, e di queste sei o sette non raccoglie che un settore della gamma infinita. Come il cane sente il fischietto di Galton che é silenzioso per il timpano del- Yuomo, cosi pud darsi che certi uomini eccezionali ve- dano la casa che brucia o i due treni che si scontrano dall’altra parte della terra. Durante un pranzo con 16 invitati, fra cui Emanuele Kant, nella citta di Gote- 161 PITIGRILLI _ borg, Emanuele Swedenborg annuncid e descrisse l’in- cendio di Stoccolma, a 300 miglia di distanza, che stava divampando in quel momento. Ma che quel pendolino casalingo e dilettevole, presuntuoso e scacciapensieri, fra le dita di un pensionato che non sa come passare intelligentemente il tempo, o di una signorina saputel- la, trasformi ogni uomo in un ipersensibile, mettendo alla luce del giorno le sue possibilita occulte, mi sembra una colpevole leggerezza ammetterlo. Collocate un ra- diestesista in presenza di un osservatore indifferente, ignaro della questione e percid in condizione di vedere cid che accade e non cid che il radiestesista desidera vedere e fargli vedere; o meglio ancora collocate il ra- diestesista sotto l’obiettivo di una «camera » cinema- tografica che registri i movimenti del pendolino. E as- sisterete alle piu flagranti controverita. Quando il ra- diestesista, col pendolino sulla carta geografica dira che una moglie infedele é passata per quella stazione di confine o per quel porto d'imbarco « perché » il pen- dolino gira in un senso che non é concorde con l’idea dello sperimentatore, con le sue dita rettifichera il mo- vimento, affinché il pendolino dia la risposta voluta. Padre Agostino Gemelli (O.F.M.), presidente dell’Ac- cademia Pontificia delle Scienze, dichiara che questa « scienza » non ha nessun valore scientifico, e che nes- sun’accademia degna di questo nome le ha dato il suo 162 GUSTO PER IL MISTERO consenso. « Tutti gli stati psichici — egli scrive — sono accompagnati da fenomeni organici: fra i vari feno- meni di espressione si debbono ricordare i movimenti involontari degli arti, movimenti piccolissimi, invisi- bili, mediante i quali si possono spiegare molte di que- ste manifestazioni; questi movimenti si possono regi- strare mediante leve che amplificano i movimenti stessi, cosi da renderli visibili su un grafico, il che per- mette di calcolarne l’estensione, la durata, la dire- zione ». Sono quei movimenti involontari che sfruttano nei teatri i « lettori del pensiero », che col semplice con- tatto della mano di uno spettatore, vanno, con gli occhi bendati, a cercare un oggetto, a togliere gli occhiali a un signore o ad aprire la borsetta di una spettatrice; senza volerlo colui che lo guida fa dei movimenti ap- pena percettibili che vogliono dire avanti o indietro, di qua o-di 1a, si o no. L’accompagnatore é il rabdo- mante, l’artista é il pendolino. * Ammetto la buona fede di quei signori. Ma é una buona fede viziata di ingenuita. L’ingenuita ha i suoi pericoli. Ho conosciuto una si- gnora che si era buttata a occhi bendati nella radieste- sia. Nella pensione in cui viveva era scomparso un og- 163 PITIGRILLI getto di valore: i sospetti caddero su un ragazzo. Si interroga il pendolino. I] pendolino naturalmente ri- sponde che il ladro é il ragazzo. Non poteva non rispon- dere cosi, dal momento che coloro che osservavano i movimenti oscillatori e colei che reggeva il filo erano convinti che il ladro fosse lui. Lo strumento pass6 di mano in mano. Dimostrazione infallibile: prova e con- troprova. Dieci persone: dieci volte il pendolino gird nello stesso senso. Quando venne la polizia, l’accusa- trice apri un cassetto che teneva chiuso a chiave per cercare la sua carta d’identita, e trové l’oggetto che cre- deva scomparso. Eppure il pendolino... * Che l’uomo abbia possibilita imprevedibili e incom- mensurabili lo constatiamo ogni giorno, e che la sua proiezione intellettuale nel mondo di cié che ieri era il mistero abbia del vertiginoso, egli.stesso ce lo ricon- ferma con la sua intuizione e con le creazioni del genio. Ma a voler fare dell’uomo un semidio, si finisce col fare dell’uomo un clown, e di Dio una caricatura. 11 febbraio 1953 x 164 GUSTO PER IL MISTERO 25 In due discorsi diversi due premi Nobel di quest’an- no hanno espresso davanti agli eruditi e alla Corte di Stoccolma su per git lo stesso concetto: che lo scetti- cismo é il nemico della scienza, il nemico della verita. I telegrammi di agenzia che hanno comunicato al mondo questi estratti sono troppo sommari. Sarebbe interessante leggere lo sviluppo del concetto. Vien vo- glia di dire ai laureati del Premio Nobel, come Rossana all’innamorato Cristiano: « Questo é il tema. Rica- mate». Lo scetticismo ha infatti segnato una lunga serie di sconfitte per i bene informati. La storia della scienza ci racconta che le scoperte pit: semplici sono state re- spinte, a priori, sotto il pretesto che erano in contrad- dizione con la scienza. L’anestesia chirurgica fu negata da Megendie. La parte che hanno i microbi nel sorgere e nello svilupparsi di certe malattie fu negata durante vent’anni da-tutti i membri delle accademie. Bouil- laud dichiaré che il telefono non era altro che ventri- loquia. Lavoisier, uomo illuminatissimo, il padre della 165 PITIGRILLI chimica moderna, escludeva che le pietre cadessero dal cielo, perché in cielo non ci sono pietre, e ]’Académie des Sciences nel 1875 vieté di molestare i suoi membri parlando loro delle pretese meteoriti, cioé di cose as- surde. Un illustre scienziato di quell’epoca. P. S. Gi- rard, considerava una follia l'idea che si potesse per mezzo di tubi spingere l’acqua ai piani superiori delle case. Nel 1840 J. Miiller affermava che non si potra mai misurare la velocita della corrente nervosa. Nel 1699 Papin costruiva, senza essere preso sul serio, il primo battello a fuoco. Senza maggiore successo cento anni dopo Fulton rifaceva la stessa invenzione, e ci vollero vent’anni per farla applicare. I] primo a non crederla fu Napoleone. Lo scrittore Charles Richet — al quale debbo molte delle suddette citazioni — racconta che quando faceva i primi tentativi di aviazione, non trové che incredu- lita e ironia, sdegno e sarcasmo, e conclude dicendo che si potrebbe scrivere un volume su tutte le stupidaggini che furono dette, al momento di ogni scoperta, sulla scoperta stessa. Gli inventori del carro armato suda- rono quattro anni, al principio della prima guerra mon- diale, per farne capire agli ufficiali dello Stato Mag- giore inglese — cosi ho letto in Wells — la tremenda utilita, e quando Semmelweis segnalé al mondo Vori- gine infettiva della febbre puerperale, gli studenti per 166 GUSTO PER IL MISTERO farsi beffa di lui e della sua teoria, si insudiciavano ostentatamente le mani, prima di esaminare le donne ricoverate nella sua clinica. Giorgio Byron, eternamente illuso come tutti i poeti, continuamente disposto a offrire il braccio alle cause della bellezza e della umanita, lancid una sfida contro lo scetticismo. — Anche nello scetticismo — diceva — ci vuol mi- sura, perché é terribilmente antipatica la « bigotteria dello scetticismo ». Diceva di non essere affatto ateo, di credere anzi in Dio, sebbene fosse scettico a proposito delle religioni rivelate. E completava il concetto: — Mi domando come qualcuno abbia potuto creare il mondo, e a che scopo abbia messo in questo mondo i bellimbusti, i re, le donne vecchie, e me stesso. C’é qualcosa al di 1a della vita? Chi lo sa? Lo sa soltanto Colui che non pud dirlo e chi lo dice é soltanto colui che non lo sa. * Come 1’Accademia delle Scienze francese che aveva vietato di molestare i suoi membri con interrogazioni sopra le meteoriti, cosi gli studiosi tedeschi di oggi non vogliono che si tocchi l’argomento della rabdomanzia 167 PITIGRILLI e della radiestesia. Avranno i loro seri motivi, che non discuto, anche perché, per esperienza mia, credo poco alla prima scienza e niente affatto alla seconda. Ma a uno dei pit scettici fra gli studiosi tedeschi é occorso un fatto che lo fara riflettere sul valore della radiestesia, se altre preoccupazioni di ordine senti- mentale non lo distrarranno dalle sue speculazioni scientifiche. In un calmo quarto d’ora della sua vita di marito e di scienziato, in cui nessun fatto sconcertante compro- metteva la sua felicita di sposo e Ja sua tranquillita di indagatore, tornando a casa trovod un po’ di disordine nella camera della moglie: cassetti aperti, scatole vuote, pallottole di carta buttate in un angolo: tutta la messa in scena della partenza precipitosa. E un la- conico biglietto: «Perdonami; vado per il mio destino». Come la maggior parte dei mariti nelle stesse circo- stanze, dopo il primo momento di sdegno, il primo im- pulso di vendetta, sarebbe anche stato disposto a per- donare a condizione che l’infedele tornasse. Glielo fece sapere per mezzo di annunzi nei giornali. Si rivolse an- che alla polizia, inutilmente. L’amarezza e la speranza gli impedirono di accorgersi che su per git negli stessi giorni si era allontanato dalla citta un suo alunno pre- diletto, una specie di assistente, dal carattere ermetico, che spesso si staccava dal suo laboratorio di meteoro- 168 GUSTO PER IL MISTERO logia — ho dimenticato di dire che il professore era un meteorologo — per andare di sua iniziativa per i monti e le valli a studiare « il tempo che fara ». Seb- bene fosse un temperamento eminentemente specula- tivo, non notd una coincidenza allarmante fra le due fughe. La moglie e lo studente si conoscevano appena e le poche volte che aveva assistito, in cerimonie uni- versitarie, ai loro brevi colloqui, aveva anzi notato che la signora e il giovanotto non sentivano nessuna sim- patia l’uno per l’altra. Un radiestesista di quelli ai quali é vietato parlare di radiestesia agli scienziati te- deschi, violando la consegna, offri all’Herr Doktor, di mettere al suo servizio il famoso pendolino. Non c’é spirito scientifico, non c’é miscredente, che esaurite tutte le risorse della scienza, rifiuti, per salvare la vita 0 il salvabile, di ricorrere all’empirismo, e che non si presti a credere al miracolo, al soprannaturale, all’in- controllabile. A un certo momento del dramma, il « chi sa?» di Montaigne, si inserisce doleemente come un lubrificante negli ingranaggi cerebrali piu. razional- mente costituiti. Il pendolino del radiestesista, posto a oscillare sopra una carta della regione di Berlino, dava per la signora e per lo studente le medesime ondulazioni, descriveva gli stessi arabeschi. Secondo il pendolinista, i due — sara una coincidenza? — avevano presa la stessa dire- 169 PITIGRILLI zione. Una carta militare, assai pil particolareggiata, indicé per i due personaggi lo stesso rifugio. Ormai non rimaneva che l'ultima fase dell’esperienza. Trasferirsi sul posto. In un piccolo albergo di campagna, il marito e maestro trovo moglie e discepolo seduti a una tavola, Yuna di fronte all’altro, tra fiori, vino del Reno e anti- pasti variati, cioé la classica e romantica messa in scena del perfetto amore. * Ma il radiestesista non volle stravincere. Dopo aver condotto lo scienziato dinanzi al quadro del proprio infortunio, fece un ultimo esperimento. I] marito, defi- nitivamente disarmato nel suo ostinato scetticismo, di- chiaré che era disposto a perdonare ai due, se fra i due non era ancora avvenuto cid che egli temeva. II radie- stesista questa volta guido il movimento del pendolo, e assicuro il professore che i due meritavano il suo per- dono, perché la loro fuga era di ordine esclusivamente platonico. E tutto tornd nella normalita. La moglie rientré nel domicilio familiare, lo studente riprese i libri e gli stru- menti, e il professore scettico concluse, probabilmente, che nulla deve essere escluso a priori, e che lo scetti- cismo é l’opinione di coloro che non hanno opinioni. a4 3 febbraio 1953 170 GUSTO PER IL MISTERO 26 Si racconta che nella tomba di un Faraone si trova- rono chicchi di grano, che, seminati nei nostri tempi, diedero durante la stagione successiva un florido rac- colto, e che i grani prodotti permisero tre semine che alla loro volta diedero tre raccolti lussureggianti nel giro di dodici mesi. Si racconta che in un concorso di gambe, per la pub- blicita di una marca di calze di nylon, durante il quale solamente le gambe delle esponenti erano viste dalla giuria mentre il resto del corpo stava nascolto da una tenda, quando si proclamarono le gambe premiate salto fuori dalla tenda un bellissimo giovanotto, con tanto di baffi. Le pit belle gambe femminili appartenevano aun uomo. Si racconta che Toscanini, udendo una sinfonia di Beethoven incisa su un disco, disapprovo l’interpreta- zione, e solamente davanti all’evidenza si piegd a rico- noscere che il disco era suo. Si racconta che il violinista Jascha Heifetz si pose all’angolo di due strade a Nuova York, suonando sul proprio Stradivarius i pezzi del suo programma della 171 PITIGRILLI sera precedente, che avevano scatenato il delirio del pubblico, e che nessuno dei passanti si lascié colpire dalla sua impareggiabile tecnica e dalla sua magica in- terpretazione. Si racconta che un giornalista offriva in una pub- blica piazza per cinque franchi monete d’oro da venti, e al pubblico diffidente non riusci a venderne una; che un altro giornalista pubblicd annunci invitanti i let- tori a mandargli un dollaro, senza promettere nulla in cambio, e non ricordo quanti illusi gli mandarono non so pil quale somma allucinante... La cronaca giornalistica é soprassatura di questi epi- sodi, ai quali pochi credono, ma che tutti ripetono, per- ché & comodo ripeterli; sono una specie di dentifricio aromatico e rinfrescante; e si ripetono perché, se é dif- ficile crederli, & pit difficile liberarsene; stanno cosi bene in una conversazione, e, quando si é a corto di prove solide per dimostrare la propria tesi, un aned- doto incontrollato e incontrollabile di questa natura pud, se non suggellare la bocca all’avversario, scate- nare il consenso di coloro che assistono. E sappiamo per esperienza come risulti pi comodo, quando si é in gruppo, abbattere l’avversario con I’uppercut di una frase divertente, che vincerlo ai punti con una tecnica accademica, cavalleresca e misurata. Le verité come quelle di cui ho dato un piccolo cam- 172 GUSTO PER IL MISTERO pionario sono sospese a un filo, e per difendersene c’é un sistema di un’incredibile semplicita: insinuare il dubbio sull’aneddoto esposto. « Se & come dice lei, se il fatto si svolse come lei ce lo racconta... », E improvvi- samente si verifica nell’uditorio un capovolgimento di corrente; il buon senso che é allo stato latente anche nei pit creduli, si sveglia, e il brillante conversatore che sul disco di Toscanini, sulla moneta d’oro offerta a cinque franchi carta, sul grano dei Faraoni aveva im- piantato una tesi estetica, psicologica 0 biologica, vede crollare in mezzo al gelo generale il suo castello in- cantato. La diffidenza dinanzi allo stupefacente & la base della ricerea della verita, ed @ cosa saggia diffidare delle facili deviazioni dello spirito umano e del ragio- namento. Una commedia pud essere avvincente, ma se sul palcoscenico c’é un’attrice che suona il piano, o un attore che fa colazione, o una bottiglia di champagne, lVattenzione del pubblico si distrae dall’azione, per do- mandarsi se Vattrice suona con le sue dita o se c’é un pianista dietro le quinte, se mangera davvero o se il pollo é di carta pesta, e fara convergere tutta la pro- pria attenzione sul tremendo problema se il tappo dello champagne esplodera o non esplodera. Ma poiché nella vita l’essenziale é vincere nel campo estetico o filosofico, colui che vince imponendo al po- 173 PITIGRILLI polo una frase senza senso, raccoglie i frutti della sua temeraria seminagione. Se non facesse cosi, si mette- rebbe nella ridicola posizione di quel personaggio di un romanzo di Willy, che, giocando alla roulette di Montecarlo, e avendo udito la parola « idiosyncrasie », contd le lettere della parola: « quattordici lettere », disse; e punto venti franchi sul numero quattordici; il 14 usci, e gli pagarono 700 franchi. Ma poi il giocatore conté meglio le lettere; sono tredici. Preso da un dubbio di coscienza, si domando se doveva restituire i 700 fran- chi indebitamente guadagnati. * Le grandi figure dell’umanita, quelle sulla cui me- moria si costruisce, a posteriori, la storia, se leggono le nostre cronache e il racconto della loro vita, debbono trascorrere le lunghe giornate della loro eternita pro- testando ogni giorno per mezzo della formula: « Non ho mai detto questo ». E coloro (quali? Quasi tutti) che per spiegare le loro grandi azioni incontrarono, negli aneddoti postumi una frase spiritosa o un incidente casuale e insignificante, debbono strapparsi la barba veneranda, e urlare sdegnosamente, fra le nubi dall’al- dila: « Non é andata cosi! » Che sia andata cosi o non sia andata cosi, poco im- porta. Tutto pud essere, tutto potrebbe essere avvenuto, 174 GUSTO PER IL MISTERO e solo Dio sa se nelle grandi linee il mondo sarebbe andato diversamente. La mela di Newton, le rane di Galvani, la lampada di Pisa, la pentola di Papin, l’er- rore di Colombo... Tutte gradevoli storie, che si raccon- tano con compiacimento ai ragazzi e a quei ragazzi ipertrofici che sono gli adulti. Ma senza quella mela, quelle rane, quella lampada, quella pentola, quell’er- rore, l’umanita avrebbe avuto ugualmente le leggi sulla gravitazione, l’elettricita, la macchina termica e il Nuovo Continente. Cid che fa pena, in questa fantasmagoria, é il pen- sare a tutti quelli che furono creduti perché la loro menzogna riusciva comoda all’ambiente e all’epoca, e a tutti quelli che non furono creduti perché la loro novita dispiaceva ai tempi prematuri e ai contempo- ranei che vivevano nell’avantieri invece di vivere nel domani. Pochi giorni or sono fu condannato a morte in In- ghilterra un tale, che per giustificare il proprio delitto inesplicabile non trovd altra spiegazione che questa: « Mi pare che un demonio si sia impadronito di me... ». Sono buone ragioni per i giudici del Medio Evo, disse il rappresentante della pubblica accusa. E il sedicente indemoniato, le cui ragioni non furono ritenute serie, fra tre settimane pendera da una corda, in perfetta regola con le leggi dei nostri giorni. Eppure un grande 175 PITIGRILLL inglese nostro contemporaneo, Arturo Conan Doyle, a proposito dei cattivi geni che si impossessano dei vivi, scrisse in un suo libro di assoluta serieta: « Questa classe di spiriti costituisce una costante mi- naccia per la societa. Se l’« aura» protettrice dell’in- dividuo é difettosa, si impossessano di lui, converten- dosi in parassiti suoi e influendo sulle sue azioni. E possibile che la scienza dell’avvenire giunga a spiegare attraverso questa causa molti casi, difficili a spiegarsi oggi, di manie, di violenze insensate o di repentina ac- quisizione di cattive abitudini, facendo — continua Co- nan Doyle — con questo un argomento contro la pena capitale, poiché il criminale pud essere la conseguenza dell’invasione di uno di questi spiriti ». Quel criminale inglese é yenuto al mondo troppo pre- sto. Si nasce sempre o troppo presto o troppo tardi. La nostra bisavola usava una pomata che faceva ridere i medici; ma un giorno arriva uno scienziato, che rico- nosce che la vecchietta aveva ragione; ci costruisce sopra una teoria, riceve il premio Nobel, vi da il suo nome, e un mese dopo il farmacista vende per cento pesos quella pomata che la nostra bisavola preparava gratis. 25 febbraio 1953 * 176 27 Tornando a casa da un viaggio, una signora trovo sulla scrivania del marito, ancora suggellato, un tele- gramma. Lo apri. Era suo. Conteneva la preghiera di- sperata che lei gli aveva rivolto di non partire in volo per l’Europa. Poche ore dopo i giornali annunciavano che mancavano notizie di un « Constellation », proba- bilmente smarritosi sulle Alpi Francesi. La signora aveva «visto », non in sogno, ma allo stato di veglia, il corpo del marito con altri passeggeri, assiderato in una bianca estensione di ghiaccio. I] telegramma, con la data e l'ora di emissione, garantisce l’autenticita del fatto. Il dott. Gustavo Roll aveva intimato un anno fa a un giovane italiano, figlio di un industriale e di una celebre attrice, di non partire da Cannes, sul suo aero- plano personale, per recarsi a Venezia dove era atteso. Il giovane parti e l’apparecchio si sfracelld. 477 PITIGRILLI Tutti i giornali hanno documentato, per mezzo di testimoni, l’autenticita della profezia. Nel 1930 io ero in Polonia. A Varsavia conobbi ]’in- gegner Ossowiezki, un uomo dotato di qualita super- normali. Ne parla Charles Richet nel suo libro « Notre sixiéme sens». Era un temperamento gioviale e sor- ridente, sanguigno, ottimista, entusiasta, erudito e al tempo stesso mondano, e pur essendo un uomo pratico — dirigeva una fabbrica di tessuti —, non disdegnava la conversazione dei salotti e delle halls dei grandi alberghi. Si crede, per una cromolitografica conven- zione, che gli occultisti siano gialli e scarni, scorbutici e misantropi, che nascondano uno sguardo torvo dietro lenti impenetrabili. Concetto falso e infondato: gli oc- cultisti che ho conosciuto — Rol, Wild, Bonabitacola, Kremmertz —, hanno tutti un viso soave e bonario di grandi fanciulli. Quando mi accomiatai da lui per tor- nare nell’occidente d’Europa, gli dissi che avevo pre- notato un posto sulla linea aerea Varsavia-Berlino- Parigi, e, dopo aver ricevuto da lui i pit caldi auguri, e Vincarico di fargli a Berlino una piccola commis- sione, andai a terminare la sera al Café Italia, col clown musicale Grock. In una pausa della conversa- zione con quel geniale artista, laureatosi in filosofia all’Universita di Zurigo, telefonai al mio albergo, e il portiere mi disse che l’ingegnere mi aveva cercato, 178 GUSTO PER IL MISTERO pregandomi di telefonargli a qualunque ora della notte. Lo chiamai all’apparecchio. — Oh, finalmente! — mi disse — Vi ho cercato tre volte, per dirvi di non partire domani. Vi proibisco di partire. Non partii. L’apparecchio si incendié in volo. Quat- tordici morti. Il clown Grock al quale, legittimamente impressionato, avevo riferito le parole dell’ingegnere, é testimone, e ricordo il fatto in una conferenza tenuta a Losanna nel 1944, Nel caso della signora che telegrafé al marito quin- dici giorni fa, si pud o accettare l’aforisma di madame Emile de Girardin, secondo la quale « ogni donna, na- scendo, contiene una pitonessa », 0, pi. bonariamente, ammettere che la sua visione della morte del marito fosse l’espressione della diffidenza diffusa verso i viaggi per le vie dell’aria. Ma nelle diffide dei due uomini che ho ricordato, c’é qualche cosa di pitt che una sfiducia generica nella stabilita di quei poetici mezzi di tra- sporto che la meccanica moderna ha lanciato nei cieli azzurri della mitologia. Gli eruditi danno a questi fenomeni spiegazioni pit o meno convincenti. La meno convincente e pit ripe- tuta, forse perché é la pit solleticante per il cervello, é che il passato, il presente e il futuro sono la stessa cosa, e che i fatti che si realizzeranno nel futuro sono 179 PITIGRILLI segnati in un programma imprescindibile. E il « mek- toub» — era scritto — degli arabi. Ma che il pro- gramma non sia imprescindibile é provato dalla cir- costanza che io mi sono salvato col non essere partito, e che avrei salvato quattordici passeggeri, se, sfidando Vilarita della compagnia di navigazione aerea, avessi fatto mia la diffida del misterioso ingegnere. Tl mattino del 10 agosto, narra Michelet nella Storia della Rivoluzione Francese, Mandat, che era al sicuro nelle Tuileries, fu chiamato al Municipio per parte della Comune. II suo istinto gli diceva di non andare, al secondo invito esitd, consulté qualeuno...; poi ra- giond, soffocd i presentimenti, fece uno sforzo e parti. Un’ora dopo era morto. Prosper Mérimée scrive che Don Carlos, in seguito a uno di quei presentimenti che i malati hanno tal- volta, aveva annunciato che sarebbe vissuto fino alla vigilia di San Giacomo. Mori infatti il 24 luglio 1568, un poco dopo mezzanotte, il giorno in cui la. vigilia di San Giacomo cominciava. Quel certo giorno in cui, dopo il voto del Gran Con- siglio, Mussolini fu convocato dal Re, che venti giorni prima si era proclamato il suo pit caro amico, la moglie lo aveva supplicato di non andare. Appena fu uscito, la signora, inquieta, telefond agli intimi, ai fedeli, al capo della polizia, all’ambasciata di Germania... Sen- 180 GUSTO PER IL MISTERO tiva che qualche cosa di grave stava succedendo. Suc- cedeva che il re si preparava a consegnarlo ai cara- binieri. Ho citato alcuni fatti disordinatamente, perché non intendo compilare la storia del presagio né il manuale tascabile dell’ipersensibilita, e perché, se trattassi me- todicamente la materia, dovrei concludere con le tra- dizionali deduzioni e gli istruttivi ammonimenti. In questa materia é facile scambiare per profezia un sem- plice stato d’animo, e, dopo che i fatti si sono verificati, é comodo sfrondare i fatti di cié che non serve alla nostra tesi, e contornare con linee precise le vaghe sensazioni, quelle vaghe sensazioni che abbiamo sem- pre, anche quando la cosa temuta non avverra, quando Vaeroplano atterrera senza noie e in perfetto orario. Se il « mektoub » fosse una teoria accettabile, se cid che é@ scritto non potesse evitarsi, gli arabi non direb- bero che é meglio stare seduto che in piedi, ed é meglio essere coricato che seduto. Il filosofo Pascal ha avallato con la sua firma laf- fermazione che tutte le disgrazie dell’'uomo gli deri- vano dal non saper stare tranquillo nella sua camera... Oh, quante noie grandi e piccole avremmo evitato se avessimo saputo al momento giusto prendere il cap- pello e il paracqua e uscire! Fra l’accettare sistema- ticamente i presagi e il respingerli sistematicamente, 184 PITIGRILLI io son per la seconda risoluzione. Preferisco il rischio alla paralisi, l’avventura all’inerzia, la morte per un accidente alla morte per una successione di rinunce. Si pud, una volta o due nella vita, ascoltare queste «voci», ma non conviene contrarre un abbonamento come ci si abbona all’« Eco della Stampa ». Quando si ha un « presentimento », é meglio verificare se nel suo supernormale non ci sia piuttosto una parte di nor- male, e difendersi non dall’imponderabile, ma dal con- creto. Enrico IV ebbe il presentimento della propria morte, e anche sua moglie, Maria de Medici, la presentiva e lo scongiurd di non: uscire quel mattino... Enrico IV non sarebbe morto se in mezzo alle ne- bulosita del presagio avesse guardato meglio. Avrebbe constatato che la profetica signora, che gli raccoman- dava con cosi trepidante tenerezza di non uscire, aveva combinato l’assassinio del regale marito. 11 novembre 1950 182 a nr nr ee ee eer rn 28 L’anno scorso, in questi giorni, parlando da queste colonne delle profezie di fin d’anno per l’anno nuovo, ho dato appuntamento ai miei lettori per oggi, e ho consigliato loro di ritagliare dai giornali le previsioni dei pit illuminati veggenti per rileggerle un anno dopo. Il ritaglio non lo hanno conservato. Io si. Rileggia- molo insieme. Per la fine del 1950 il Cardinale Spellman sostituira il Papa. Nel primo semestre del 1950 Truman e Stalin cele- breranno una riunione in Italia. Il potere del comunismo declinera in Europa. Non ci sara guerra nel 1950. Ogni anno una banda di mistificatori, speculando sull’ingenuita della massa, mescola tre o quattro fatti concreti — che si realizzano — a una serie di fatti ge- nerici che vanno bene per qualunque anno passato 0 futuro: progressi della scienza, terremoti, disastri aerei o navali, scioperi, inquietudini. «Il governo di Bidault non passera l’anno », predisse uno. « La princi- 183 PITIGRILLI pessa Elisabetta d’Inghilterra avra un altro figlio», predisse un altro. « La principessa Margherita non si sposera ancora ». Che abilita! Bidault stava per lasciare il posto, il fi- glio della Principessa era in viaggio, e non hanno sa- puto prevedere che quel figlio era una figlia, e Mar- gherita ha dimostrato in tutti i modi di non aver fretta di sposarsi e di non accettare il primo venuto. E poiché alla Corte d’Inghilterra il periodo di fidanzamento deve durare un anno... Non c’é nessuno che rinfacci i loro errori agli indo- vini. Ma se un pedante ricordasse loro che Stalin non é uscito dal Kremlino, che in Corea sta succedendo qualche cosa, avrebbero l’impudenza di rispondere che la guerra di Corea non é guerra, che Truman e Stalin dovevano incontrarsi e hanno perso il treno, e che se il Papa e il Cardinale Spellman non si sono mossi rispet- tivamente dalla cattedra di San Pietro e da New York, é perché Dio non ha voluto turbare i pellegrinaggi del- T’Anno Santo. Da qualche giorno si sono applicati, questi farceurs, a predire i fasti e i nefasti del 1951. Cominciano col prendere a testimoni della loro chiaroveggenza le loro indovinate previsioni per il 1950. Dicono: « Io sono co- lui che preannuncié la morte di Re Gustavo di Svezia e di Bernard Shaw ». Non uno — e li ho letti tutti — 184 GUSTO PER IL MISTERO che abbia previsto questi due lutti. Ma il lettore ripe- tera: «% quello che ha previsto la morte di Re Gu- stavo e di Shaw ». Ho conosciuto in Italia il direttore-editore-proprie- tario di un famoso almanacco « II piccolo pescatore di Chiaravalle », diffuso nelle campagne perché contiene la data dei mercati e delle fiere, e alcune pagine pro- fetiche sul tempo che fara. Gli domandai con quale criterio compilava quelle pagine di metereologia e di quali elementi scientifici o parascientifici si serviva per affermare a sei mesi, a nove mesi, a un anno di distanza se quel certo giorno ci sarebbe stato pioggia o bel tempo. Mi rispose: « Prendo a caso un vecchio numero dell’almanacco, lo passo in tipografia e lo fac- cio comporre tale e quale». Chissa quanti errori! » obbiettai. « Nemmeno per idea — mi rispose —, ho una percentuale di errore del 50 per cento. Ma quell’altro 50 per cento di previsioni indovinate mi conferisce la fama di infallibilita ». Per divenire indovino basta scrivere la parola « in- dovino » sulla targa di casa o sul biglietto di visita. La dottoressa Santa Caterina, professoressa di teologia al- lVUniversita di Alcala, quando il Signore le impose sulla testa il berretto di dottore, acquistd istantanea- mente la scienza infusa della teologia. Per gli indovini basta molto meno. Dal momento in cui abbandonano 185 PITIGRILLI altre professioni altrettanto redditizie e piu pericolose, come la truffa, lo spaccio di monete false, la bancarotta fraudolenta per dedicarsi a leggere nell’avvenire, tutto il resto lo fara la clientela, che, quanto pit é ingannata, e meno vuol confessare l’inganno. Si va da un indo- vino, perché un altro ci manda. Per quanto scettici si sia, il titolo « Sensazioniali av- venimenti pronosticati per il 1951», ferma il nostro sguardo, e le parole rassicuranti di Churchill « non ci sara guerra nel 1951 », ci tranquillizzano meno di quelle dell’almanacco di Old More di Dublino, che (chi non crede vada a verificare), afferma di non avere mai sba- gliato in 250 anni. Nessuno si domanda come mai a Dublino si siano trovati per 250 anni dieci generazioni di profeti, specialita cosi rara, che nel corso di tutto il Vecchio Testamento i Profeti si contano sulle dita della mano. Nelle profezie ognuno vede quello che desidera ve- dere. Napoleone imperatore quando andava pil o me- no di nascosto a consultare Mademoiselle Lenormand, un’indovina del primo impero, accoglieva gli annunci di vittorie come annunci di vittorie, e il tramonto della sua stella come una parabola stellare che egli avrebbe potuto arrestare e deviare con i suoi artigli di aquila. Il generale che vinceva le guerre con Vorologio alla mano, l’artigliere per il quale i calcoli matematici non 186 GUSTO PER IL MISTERO avevano segreti, il giurista che dava il loro giusto si- gnificato alle parole, perdeva il senso del vocabolario nel gabinetto di Mademoiselle Lenormand. Tutto cid che dicono gli indovini subisce una prima trasformazione e un primo filtraggio (cid che non ci torna comodo lo dimentichiamo), nell’udire la loro voce; una seconda metamorfosi mentre scendiamo le scale; una terza e definitiva quando siamo nella strada. Un chiromante davanti al quale io aveva tratto di tasca carta e lapis, mi intimd: « Non prenda appunti ». Se si scrivesse cid che dicono, se lo dessero per iscritto, in una settimana chiuderebbero bottega. La loro fortuna é tutta nel parlare un linguaggio nebuloso e diverso da quello della clientela. Il nostro chimismo psichico fara il resto. La donna che entrera nella nostra vita, diverra con la nostra collaborazione una donna bruna o una donna bionda; i lontani parenti ipocriti diver- ranno, nella nostra collaborazione, i nostri cugini; il viaggio che dovremo intraprendere pud essere il giro del mondo o una corsa al pit vicino paesino della pe- riferia. Prima ancora che l’indovino abbia aperto la bocca, il cliente gli ha gia raccontato tutto il suo cur- riculum vitae, o per lo meno gli ha offerto gli elementi per ricamare. Colui che domanda come andranno gli affari, come finira un processo, ha implicitamente di- chiarato che i suoi affari, la sua causa sono pericolanti. 187 PITIGRILLI In quegli affari pericolanti che sono gli affari mon- diali, non si sbaglia mai dicendo che si corre un pe- ricolo collettivo. L’igiene dell’anima perd consiglia di concludere che alla fine tutto si accomodera. Grandi flagelli tellurici seuoteranno il globo, ma nell’altro emi- sfero. Nuove malattie sono previste ogni anno... Ma le malattie che non hanno un nome non fanno paura. E poi, dopo tutto, qualunque cosa accada, ogni anno pro- fetizzano che si trovera uno specifico contro il cancro. Tl solo cancro contro il quale non c’é speranza di di- fesa sono le profezie. 14 dicembre 1950 188 oa 29 Sainte-Beuve diceva che in nessun locale si ascol- tano tante sciocchezze come in un’esposizione di qua- dri. Io credo che la roulette, come provocatrice di di- vagazioni inconcludenti, di affermazioni infondate, di bestialita tinteggiate di aritmetica, superi qualunque altro pretesto. Se i giocatori di poker sostengono che le carte hanno un’anima, i giocatori di roulette vedono in quella capricciosa pallina di avorio la personificazio- ne di una bizzarra volonta, che col calcolo e col metodo puod essere piegata. Da questo concetto, anzi da questa pretesa, su incoscienti bocche femminili che forse sa- rebbero imbarazzate nel controllare la nota della sti- ratrice, fioriscono la « progressione » di d’Alembert, la «montante» di Bernoulli, la «martingale» di Poin- caré... Poincaré, uno dei pit: alti geni matematici del secolo, non ha mai combinato martingales per le giocatrici di roulette, e quando Bazil Zaharof, mercante di mitra- gliatrici, prima di comperare un pacco di azioni del ca- sino di Montecarlo, gli domandé se il calcolo avrebbe 189 PITIGRILLI mai potuto vincere la roulette, Poincaré lo rassicurd con una risposta categoricamente negativa. Non si tro- vera mai un metodo per vincere alla roulette. La pallina d’avorio da a prima vista l’imagine del capriccio, ma a osservarla a lungo, da l’imagine del- Varmonia. In qualunque momento noi osserviamo il gioco, assistiamo ai casi pit stravaganti: lo stesso nu- mero si ripete quattro volte, un numero per mezza giornata non esce, una serie di 28 neri... Ma se questo momento lo osserviamo nella compagine di un mese, o di un anno di gioco, vediamo che i numeri, le combi- nazioni, le stravaganze tendono a pareggiarsi all’in- finito. Di tutto cid che si é scritto sulla roulette, c’é una sola frase da ricordare, dovuta al matematico Bertrand: «La pallina non ha né coscienza né memoria ». Il che vuol dire che dopo che é venuto, supponiamo, due volte di seguito lo zero, la pallina non dice a se stessa, « non é buona educazione insistere », e che dopo una serie di 15 dispari, non sente l’amor prorio di far uscire un pari. Dopo quarantanove rossi di seguito, al cinquante- simo colpo il rosso ha le stesse probabilita di uscire che ha il nero. Tutti i « dunque » e i « percid » dei gio- catori — é da un’ora che il 36 non esce, percid deve uscire — sono errori aritmetici. Per conseguenza, mi si domandera, come giocare? 190 GUSTO PER IL MISTERO Non prendere sul serio i misteriosi signori che scri- yvono nervosamente dei numeri, consultano le tavole dei logaritmi e manovrano il regolo calcolatore. Il loro metodo é altrettanto scientifico quanto puntare il com- pleanno del marito o il numero della contromarca del guardaroba. Non credere che qualecuno possa « vivere di gioco ». Vivono di gioco quelli che non giocano, ma si fanno regalare un gettone dal vincente, approfittano di una distrazione, coprono con un piede il gettone ca- duto al vicino e fingono di aiutare a cercarlo. Non cre- dere che la macchina abbia un difetto tecnico 0 una debolezza amministrativa in cui sia possibile aprirsi uno spiraglio. La macchina é tecnicamente perfetta e contabilmente inattaccabile. Allora, non giocare? Giocare. Ma credere solamente nel caso, e, se volete mettergli un fiore all’occhiello, nella fortuna. «E un uomo fortunato?», domandava Napoleone prima di dare un incarico aleatorio a un subalterno. Chi ha dato esami, ha provato il contatto della for- tuna. Grieg, il musicista, all’esame di licenza elemen- tare si aspettava la pit infamante delle bocciature. Ma il giorno prima dell’esame, aveva aperto per caso un libro, sul capitolo di Luigi XIV. « Ditemi qualche cosa su Luigi XIV », gli ordind Vesaminatore. Grieg fece una splendida figura, e qualche anno dopo, ricordando quel- 1914 PITIGRILLI Yesame, diceva: « Aveva ragione Sverdruf, statista norvegese, quando affermava che nella politica, come nella vita, bisogna soprattutto aver fortuna; il resto ha assai meno importanza». Churchill racconta che da giovane era l’ultimo della scuola. Quando diede l’esa- me di ammissione per entrare nell’esercito, riuscl uno dei primi, per un colpo di fortuna. Egli sapeva, fra l’al- tro, che gli avrebbero fatto disegnare a memoria la cartina geografica di uno dei tanti paesi del mondo, e riconosceva di essere debole in geografia. La vigilia del- T’esame imbussolé dentro un cappello i nomi di tutti i paesi del mondo e ne estrasse a sorte uno. Era la Nuo- va Zelanda. Arresté il suo studio a questa sola regione, e la sua fiducia nella fortuna lo compensd perché il giorno dopo l’esaminatore dettd questo tema: « Dise- gnate una cartina della Nuova Zelanda ». Paolo Ehr- lich, il grande biologo benemerito dell’umanita, nelle _ sue esperienze procedeva spesso a casaccio, solendo dire che «la Fortuna é uno degli elementi indispensa- bili delle ricerche scientifiche ». Per un colpo di fortu- na infatti Goodyear mescolé distrattamente caucciti e zolfo e inventd la vulcanizzazione. Per una fortunata distrazione, Roentgen scoperse i raggi che resero ce- lebre il suo nome. Nella roulette, uno dei pochi giochi sui quali non influiscano V'intelligenza e la personalita, il giocatore 192 GUSTO PER IL MISTERO deve abbandonarsi passivamente alla fortuna. La sua sensibilita deve servirgli solamente per rendersi conto se la fortuna gli é vicino, se sta per prendere congedo, ose si é gid allontanata. Ognuno di noi ha il suo quarto dora. Non di pit. Ma in quel quarto d’ora ¢’é il tempo di far saltare la banca. E un quarto d’ora di estasi so- prannaturale, di trance. Bisogna saper giocare senza mettere né volonta né iniziativa né ragionamento. Non guardarsi intorno, non ascoltare, non vedere la faccia di quel signore che sorride compiaciuto per i nostri guadagni, né la faccia verde Palmolive della signora che ha tutto perduto. Evitare i saluti, evitare i contatti, non recare la sigaretta alle labbra, per evitare che un malaugurato accendisigaro ignoto si avvicini a rompe- re lincantesimo. L’ho sperimentato su me stesso. Ad Antibes guada- gnavo sfacciatamente. Tutti i numeri che puntavo usci- vano. Ero nel famoso quarto d’ora. A un tratto entra nella sala un mio antico condiscepolo, in viaggio di nozze; si teneva la sposina sotto il braccio come per paura che quell’atmosfera di perdizione profanasse il suo candore. Egli guardava la roulette, i gettoni, i gio- catori con un’espressione beota di superiorita, come se tutta quella gente fosse un agglomerato di pazzi, e co- me se fosse invece un segno di grande fermezza d’ani- mo non arrischiare cinque franchi, 0, avendoli arri- 193 PITIGRILLI schiati e perduti, non mettere mai pit piede in un casino. Io feci le pit vigliacche manovre per non lasciarmi riconoscere da quel buonsensaio in pieno imeneo e per evitare che il suo sguardo si incrociasse col mio. Ma egli mi riconobbe, mi si avvicind, e, battendomi la mano sulla spalla, mi disse, in piemontese: — Porco cane, come guadagni! Mi sentii demolito. Avrei dovuto raccogliere i gettoni, portarli alla cassa, farmeli cambiare, salire in automo- bile e filare senza voltarmi indietro. Invece rimasi. Persi tutto. Quando la fortuna se ne va, non ritorna. E inutile sol- lecitarla. Assiste coloro che con la loro passivita la la- sciano libera. I] piu salutare consiglio che si pud dare a un giocatore di roulette é il seguente: — Abbandonati al caso. Non domandarti quali nu- meri sono in ritardo e quali sono in favore. Non cercar di capire come é il gioco. Se ti rastrellano i denari, hai perso; se ti pagano hai guadagnato. Non cercare di saperne di pit. 17 gennaio 1951 194 30 Poco pitt di un secolo fa, un bibliotecario francese, Jean-Baptiste Pérés, scrisse un libro erudito e docu- mentato, per dimostrare che Napoleone non é mai esi- stito, e che questo « grande erratum » della Storia era la sorgente di un numero di infiniti errori da annotare nella storia del secolo XIX. Altri hanno poi sostenuto che l’Imperatore aveva un sosia, un semplice soldato, cosi abile nell’imitarlo nei gesti e nella voce, che fu ri- chiamato dal reggimento, civilmente soppresso con un regolare certificato di morte, e affidato a educatori e professori che, dopo averlo sottoposto a un profondo « maquillage » intellettuale, lo misero in grado di pren- dere il posto di Napoleone nei banchetti e nelle ceri- monie, nella mezza intimita e nelle parate militari. Spingendo fino ai termini estremi la sostituizione, il falso Napoleone, dopo l’ultimo disastro abbandono la Malmaison, si ritird sulla nave Bellerofonte per « an- dare, come Temistocle, a sedersi al focolare del popolo britannico », e, al posto dell’aquila caduta viaggio verso 195 PITIGRILLI Yisola di Sant’Elena con un gruppo di fedeli, i quali non sospettarono la mistificazione, mori dello stesso male di cui era morto il padre dell’Imperatore, fu se- polto sotto la sintetica lapide di pietra, che fu scoper- chiata nel 1840 per portare i resti di Lui, anzi, del non- Lui, a riposare per il resto dell’eternita nel sarcofago di porfido agli Invalides, davanti al quale i posteri si inchinano reverenti e turlupinati. Durante ultima guerra si raccontava questo scher- zo: un giorno, al campo inglese di Croydon, atterra un aeroplano, e ne scende un uomo nell’uniforme di Hitler, perfettamente rassomigliante a lui, il quale si stacca i baffetti neri posticci e grida: «La Germania é per- duta». Era Lawrence, il proteiforme Lawrence, un membro dell’Intelligence Service, che aveva inventato di sana pianta fin dal primo discorso nella Birreria di Monaco, il personaggio di Hitler, mai esistito, allo sco- po di ridurre alla rovina il popolo tedesco. Ma si trattava, come ho detto, di uno scherzo di fin di tavola e di bar. Con grande serieta invece Sylvain Maréchal, nel suo « dizionario degli atei », introdusse Gest Cristo, e rac- colse un plebiscito di consensi. Non c’é idea assurda che non incontri subito chi la sposi, o per lo meno se ne innamori, salvo a rompere il fidanzamento al primo flirt che le propone un’altra idea civettuola e altret- 196 GUSTO PER IL MISTERO tanto assurda. Per giustificare la sua affermazione sul- Vateismo di Gest e per negare lo spiritualismo, invocd le famose parole dette ai discepoli: « Prendete, questo é il mio corpo ». Come tutti i sostenitori di tesi sballate, adotté il sistema dell’occultamento dei documenti. Gli sarebbero bastate le ultime parole sulla croce: « Eloi, Eloi, lamma sabactani? », per convincersi che Gest credeva in Dio, come a colui che sostenne la tesi del sosia di Napoleone, bastava pensare che si puo fiutare il tabacco come l’imperatore, mettersi in testa il suo cappello, infilare le dita fra i bottoni del gilet, ma non si pud, se non si é lui, dettare il « Mémorial de Sainte- Héléne ». Ma gli orti della storia e i giardini della filosofia sono stati troppo rivoltati e ricomposti. Cicerone aveva gia notato che non c’é niente di cosi assurdo che non sia stato detto precedentemente da qualche filosofo. Per- cid i venditori di inverosimile e di stravagante si stan- no indirizzando altrove. Il « best-seller » dell’annata é un libro rivoluzionario di Velikovsky « Mondi in colli- sione », nel quale l’autore, al ritmo di 1500 esemplari venduti ogni giorno, spiega ai nordamericani che la Terra e gli altri pianeti non girano intorno al sole, come vorrebbero farci credere gli astronomi, che i punti oscuri della storia non sono dovuti a smarrimento di testi e di annali, ma all’amnesia di cui sofferse ’uma- 197 PITIGRILLI nita, quando la Terra fu investita da un colpo di scopa di una cometa che la turbé nel suo ritmo, e che il globo terracqueo ai tempi di Giosué ebbe veramente venti- quattr’ore di arresto. Il fanatismo dei lettori ¢ cosi di- vampante, che le maggiori autorita scientifiche sono uscite dalla loro torre d’avorio per smentire il teme- rario geofisico: gli rispondono che se la Terra fosse sta- ta colpita da un corpo celeste, si sarebbe frantumata, ei cocci oggi sarebbero degradati al livello di trascurabili asteroidi, e che se la terra si fosse arrestata, per dare il tempo a Giosué di ammazzare due dozzine di nemici, per forza centrifuga uomini e animali sarebbero stati proiettati per la tangente negli spazi siderali, e la mac- china non avrebbe piu potuto rimettersi in movimento. Di dove avrebbe preso l’energia per ripartire? Veli- kovsky da tuttavia una risposta che é tutt’altro che il- logica: « Dal momento che si é messa in movimento la prima volta, non c’é niente di strano che l’abbia fatto una seconda...». Una vera psicosi planetaria e intra- stellare ha preso negli Stati Uniti il volgo e le acca- demie. I piatti volanti, i viaggi a Marte, la disgrega- zione dell’atomo hanno originato una nuova « guerra dei nervi », come ai tempi in cui Hitler o il colonnello Lawrence con i baffi di Hitler impaurivano il mondo. Che ci siano ogni tanto dei burloni in veste di scien- ziati non sorprende. Sorprende che i veri scienziati en- 198 GUSTO PER IL MISTERO trino nella mischia. C’é da credere che anch’essi siano colpiti da psicosi. Fino a qualche tempo fa non si de- gnavano di discutere, per non fare la. figura di quel vecchio accademico Bouillard, che, quando fu presen- tato, nel 1878, all’Institut il fonografo, invenzione di «un certo signor Edison », afferrd per la gola l’opera- tore e gli grido: « Miserabile, credete voi che ci lascia- mo ingannare da un vile ventriloquo? », né imitare quei tecnici che, davanti alla prima locomotiva, sen- tenziarono che le ruote non avrebbero fatto altro che girare sul medesimo posto invece di tirare dietro di sé il treno, e che, qualora anche un simile veicolo avesse potuto correre, tutti i viaggiatori sarebbero morti di commozione cerebrale. Oggi i competenti han- no rotto le riserve, e fanno scudo col loro petto e con la loro fronte incoronata del premio Nobel alle teorie del russo che capovolge tutto cid che Copernico ci ha insegnato sulla meccanica celeste. In questo conflitto di teorie, di dogmatismo e di an- tidogmatismo, la sola cosa interessante é l’immutabi- lita e l'incorreggibilita. nel facile entusiasmo del gran pubblico; assetato di novita si lancia nelle braccia del primo venuto che crede di buttare nella pattumiera se- coli di scienza e di constatazioni; nulla di pit eccitante per gli ignoranti e i mezzi istruiti, che sbeffeggiare la scienza. E al tempo stesso nulla di pi comodo, per i 199 PITIGRILLI falsi scienziati, i falsi esteti, i falsi poeti, che sfruttare gli isterismi e la faciloneria della folla. Un giornalista Jancid Videa di supplicare il Presidente degli Stati Uniti di votare una rendita annuale alla vedova del Milite Ignoto. Il giorno dopo aveva sul tavolo di re- dazione 75 firme. Un altro giornalista si mise all’angolo di una strada, a offrire monete da venti franchi-oro, per cinque franchi-carta. E non ne vendé una sola. Sono cose di ieri, di oggi e di domani, perché ogni anno é composto di 365 primi d’aprile. 28 marzo 1951 200 31 Henri Ratelier, giovane parigino, per celebrare la fine del suo servizio militare accetté una cena offerta- gli dagli amici, Alle frutta, Ratelier misuré i suoi denti con una noce. Dimenticava che i «suoi» denti non erano pil i suoi, ma facevano parte di una dentiera, che scomparve nell’organismo del signor Ratelier. Li per li non ci badd, ci bevve sopra lo spumante, non penso di rivolgersi al medico, fino al momento in cui violenti dolori al torace non lo richiamarono alla real- ta. Gli ingoiatori di spade, di chiodi e di sassi che si esibiscono nei baracconi, e i consumatori di mostarde, di sottaceti e di virtuosismi gastronomici hanno diffu- so il pregiudizio che il nostro stomaco digerisce tutta la gamma dell’inverosimile. Se non che alla radiografia risulto che la dentiera aveva preso un’altra direzione. Il giovane non l’aveva inghiottita. L’aveva aspirata. Uno specialista nelle malattie delle vie respiratorie non riusci a estrargliela dal polmone, e il signor Ratelier mori con la dentiera nei bronchi. 201 PITIGRILLI R&telier significa dentiera. Il signor Pierre Baton, di Marsiglia, venditore di ge- neri coloniali, litigd con un cliente, che, a corto di argo- menti, gli diede una bastonata sulla testa e lo uccise. Baton significa bastone. Nel 1904 uno scienziato francese di nome Benedictus lascio cadere una bottiglia del suo laboratorio. La bot- tiglia si ruppe, ma conservoé la forma. Benedictus ri- cordé che aveva contenuto una soluzione di collodio. Tl solvente aveva evaporato, lasciando nelle pareti in- terne una pellicola di nitrato di cellulosa, che tenne insieme i frammenti, dopo la rottura. Qualche giorno dopo lesse in un quotidiano che in un incidente d’auto- mibile una signorina era stata gravemente ferita al viso dai pezzi di cristallo. Ricordando la bottiglia e il. suo contenuto, e mettendola in relazione con linciden- te d’automobile, invents il vetro infrangibile. Si chiamava Benedictus, e Benedictus non ha biso- gno di traduzione. Tre grandi successi per i cultori di quella scienza an- tica, Yonomatomanzia, che legge nell’avvenire degli uomini analizzando i nomi e che gli antichi rabbini fa- cevano risalire a Enoch. La setta pitagorica insegnava che il nome non pué essere imposto a caso ai neonati, ma questo Onere, grave di responsabilita, va lasciato ai saggi, agli iniziati, poiché ogni lettera ha il valore 202 GUSTO PER IL MISTERO di un numero, il quale alla sua volta é presagio dell’ay- venire. Nelle sette lettere di Misraim, che in ebraico significa Egitto, Giuseppe aveva profetizzato le sette piaghe che avrebbero afflitto la fertile pianura del Nilo, ei Greci erano cosi convinti di questa predestinazione, che respingevano i nomi di Arianna, Deianira, Cassan- dra, Paride, Tantalo, come nomi funesti. Il] nome di Ecuba si rifiutavano di pronunciarlo. I Romani, nel loro assorbimento della cultura greca, assimilarono queste idee, e le esagerarono fino al punto di consultare gli oracoli e fare dei sacrifici per avere la rivelazione dei nomi favorevoli. Nelle cerimonie religiose e negli af- fari si sceglievano le persone dal nome di buon augu- rio, e si scartavano quelle di significato infausto. Al tempo delle persecuzioni dei Cristiani, Ippolito fu la- cerato dai cavalli, per giustificare il suo nome. Diocleziano, quando militava nei gradi inferiori del- Vesercito, ebbe una contestazione con un’albergatrice, al momento di regolare il conto. « Sard pil generoso — disse — quando sard imperatore ». « Sarai imperatore quando avrai ucciso un cinghiale », gli rispose l’alber- gatrice che era anche sacerdotessa. Per realizzare la profezia della druidessa, Diocleziano ammazzo tutti i cinghiali che passavano a tiro delle sue frecce, ma sen- za risultato. Finalmente incontré un uomo che si chia- mava Aper, che in latino significa cinghiale, e lo uccise. 203 PITIGRILLI Era un prefetto che aveva tradito l’imperatore. Morto Aper, Diocleziano si fece proclamare imperatore del- Varmata d’Oriente. Secondo il poeta Le Maire de Ba- vai, tutte le disgrazie che toccarono a Margherita d’Au- stria dipendevano dal suo nome che cominciava con m, Yiniziale delle parole miseria, male, martirio, malefi- cio, maledizione... Non sono superstizioni di epoche oscure né di cer- velli scarsamente illuminati. Una vaga paura che le parole attraggano le cose che rappresentano sussiste. Non pit tardi di ieri — la fine del secolo scorso —, il poeta belga Giorgio Rodenbach vietava al figlio di pro- nunciare il vocabolo « morte ». Quando assisteva il ra- gazzo nelle sue letture, e questi giungeva a quella pa- rola, diceva: « E ora, papa, viene la parola che non bi- sogna dire ». Il poeta mori giovane, a 43 anni. Si vede che al figlio qualche volta scappéd distrattamente la pa- rola-tabu. Le donne e i poeti credono alla predestinazione dei nomi, La madre di Giorgio Cadoudal reggeva il neo- nato fra le braccia, quando un mendicante le disse: « Cadoudal, brutto nome ». Cadoudal in idioma celti- co significa guerriero cieco. La povera donna si prodi- go in preghiere e in esorcismi, che perd non impedi- rono al figlio, divenuto generalissimo degli chouans, di essere giustiziato, nel 1804. La madre di Cézanne, con- 204 GUSTO PER IL MISTERO tro il parere discorde del marito incoraggiava il figlio nella pittura, dicendo, come argomento determinante: « Si chiama Paolo, come Paolo Veronese e come Paolo Rubens ». Quando il poeta Matteo Maria Boiardo tro- vava un bel nome per qualcuno dei suoi personaggi, Fiordispina, Brunello, Sacripante, Gradasso, faceva suonare a festa le campane. Baudelaire era fiero del suo cognome, che deriva da badelaire, scimitarra mus- sulmana che i Crociati portarono dalla Terra Santa. Gabriele d’Annunzio che confidava nel proprio nome di arcangelo e fu il pit elegante e raffinato gioielliere del vocabolario, in crociera sull’Adriatico in un piccolo cutter, fu colto da una tempesta. I due marinai non sapevano padroneggiare le onde e manovrare le vele. « Ma perché — gli domando un invitato — hai scelto quei due marinai che non conoscono il loro mestiere? ». « Che vuoi? — rispose il poeta —, si chiamano Valente Valori e Ippolito Santilozzo... Dove trovare altri due marinai che avessero nomi cosi belli e sonori? ». Cristoforo, che non era ancora santo, andando in giro per il mondo alla ricerca del diavolo per mettersi al suo servizio, senti la voce di un bimbo che gli chiedeva di aiutarlo a passare il fiume. Era questo il suo mestie- re. Prese il bimbo sulle spalle e lo senti aumentare di peso a misura che avanzava nelle acque. Egli non sa- peva che il suo nome significa « portatore di Cristo ». 205 PITIGRILLI Quando fu sull’altra riva del fiume il bimbo gli disse: « Tu hai portato sulle tue spalle il mondo e Quello che lo ha creato». Al ritorno Cristoforo piantd il bastone nella sabbia, e il giorno dopo lo ritrové trionfante come un palmizio carico di foglie, di fiori e di frutti. Non oso dire che i nomi influiscano sempre sui de- stini, ma é certo che le parole generano le cose. In prin- cipio era il Verbo. Un altro Cristoforo, nel cui cognome di uccello migratore e pacifico é la predestinazione del navigante, pianté sull’opposta faccia del mondo il sim- bolo che il destino gli aveva consacrato nel nome. 31 marzo 1951 206 Reweeweewewweeweeweewmeemwewmene | 32 Durante un recente processo politico alla Corte di Assise di Parigi, il presidente minaccid di far sgom- brare l’aula, se il pubblico avesse insistito nelle sue inopportune manifestazioni di ostilita verso gli accu- sati. Come tutti sanno il pubblico che assiste ai pro- cessi — questo grand guignol a ingresso gratuito — é composto per la maggior parte di antichi e abituali clienti della Giustizia che, fra una villeggiatura e Val- tra in carcere, si perfezionano nella loro cultura giuri- dica. Certi recidivi possono insegnare le malizie agli avvocati. Fra gli altri, in prima fila, c’era un uomo piut- tosto anziano, dall’impermeabile che gli copriva il ri- svolto della giubba, ornato di un nastro che lo avrebbe reso inconfondibile con gli altri spettatori di dubbia qualita. Il presidente, rivolgendosi proprio a lui, che non aveva detto una parola, lo apostrofo: — E voi, le petit vieux dall’impermeabile, ci cono- sciamo... Tl piccolo vecchio dall’impermeabile si guardo intor- no. Non c’erano altri piccoli vecchi dall’impermeabile. 207 PITIGRILLI Tl giudice lo aveva scambiato per chissa quale conva- lescente dai penitenziari della Repubblica. Si sbottond Vimpermeabile, porse un biglietto da visita a un gen- darme e lo pregé di trasmetterlo al presidente. Il gen- darme lesse « Tal dei Tali, consigliere di Cassazione, primo presidente alla Corte d’Appello di Bordeaux, commendatore della Legion d’Onore », si pose sull’at- tenti ed esegui l’ordine. In licenza a Parigi, l’alto ma- gistrato aveva voluto offrirsi il piacere democratico di assistere a un’udienza dalla parte opposta dell’aula. Quando il giudice, messo di fronte al proprio errore, si preparava a presentare le sue scuse, il collega in inco- gnito era gia uscito discretamente per non turbare ol- tre la serenita del dibattimento. La lezione fu salutare per i due magistrati, quello di qua e quello di 1a della sala. Con tutta probabilita, il secondo, lo spettatore, uscendo nella strada si sara fer- mato davanti al primo specchio, domandandosi che cosa c’era di anormale nella sua faccia. E se nelle dottrine fisionomiche aveva fino allora col- tivato qualche suprema illusione, da quel momento deve averla perduta. Si creda o non si creda alla fisiognomonia, questa scienza la pratichiamo tutti noi, senza rendercene con- to. Quando entriamo in una banca a incassare un asse- gno, e leggiamo su una fila di sportelli tutti uguali, la 208 GUSTO PER IL MISTERO parola pagamenti, pagamenti, pagamenti, ci indirizzia- mo al cassiere che ha la faccia piu simpatica; la signora che in un negozio si indugia a guardare degli oggetti che non la interessano, evita semplicemente di essere servita dalla commessa che é libera, e aspetta di farsi servire da quella che 6 momentaneamente occupata e ha una faccia pi intelligente, pit sollecita e meno pe- tulante. Idiscepoli di Lavater, il creatore della suddetta scien- za, proposero che prima di nominare qualcuno a un pubblico impiego, fosse sottoposto all’esame della « par- te emergente fra la fronte e le labbra, che é l’organo della sagacia e della previsione ». Questa lunga peri- frasi, per indicare una parte della faccia cosi corta, an- che quando é lunga, voleva dire che i funzionari do- vrebbero essere scelti secondo la forma e le dimensioni del naso. I discepoli della prima generazione, nel loro entusiasmo prendono la mano al maestro; due gene- razioni dopo i discepoli dei discepoli correggeranno le esagerazioni dei maestri, e talvolta nemmeno il capo- scuola — Darwin, Lombroso — si salva dal lavacro della critica e della demolizione. Ma Lavater che fu per la fisiognomonia cid che Freud fu per la psicanalisi, aveva visto giusto. Durante una sua lezione a Zurigo, uno straniero entré nell’aula, sedette a un banco e ri- mase per qualche minuto attento alla curiosa lezione. 209 PITIGRILLL Quando fu uscito, Lavater si interruppe e disse agli alunni: « Signori, io vi confesso che la mia scienza é assolutamente congetturale. Non imaginate che nelle mie enunciazioni esista un’infallibilita che non c’é e che non puo essere in nessuna scienza. Ma se debbo cre- dere alle nozioni dell’arte che vi sto insegnando, lo sco- nosciuto che é uscito ha sul viso tutte le caratteristiche dell’omicida, e tuttavia non metto in dubbio che possa essere un uomo onestissimo ». Finita la lezione e prese informazioni, si venne a sapere che lo sconosciuto era jl conte di Ribbing, uno degli assassini di Gustavo III. Noi che siamo dei « fisionomisti senza saperlo », dob- biamo tuttavia guardarci dalle prevenzioni e dal par- tito preso. Descartes aveva della simpatia per gli stra- bici perché, diceva lui, la sua balia era strabica; e poi- ché alla corte di Luigi XIII il marchese di Montmo- rency era strabico, divennero molto ricercati gli stra- bici, ed era chic, fra le dame, avere « l’occhio alla Mont- morency ». Goethe sentiva una prevenzione contro gli uomini che portavano occhiali. Byron diffidava degli occhi grigi. « Voi siete ancora giovane — disse un gior- no a un amico — e potete profittare della regola che sto per enunciarvi: non vi fidate mai di chi ha gli occhi grigi». « Ma — obietté ’amico — anche voi li avete ». « Appunto — ribatté il poeta —, e quanto sa- 210 GUSTO PER IL MISTERO rebbe meglio, per molte persone che io conosco, se avessero osservato la regola con me ». Per ribattere, a molti anni di distanza, a Byron, si é fondato a Parigi il club « des yeux pers ». Lessicalmen- te parlando, «pers» non é il grigio; é qualcosa fra Yazzurro trasparente e il verde pallido », ma anche gli occhi grigi sono ammessi nel club; in tutte le societa e in tutti i circoli si infilano anche coloro che secondo lo statuto non avrebbero diritto di entrarci. D’altra parte gli occhi grigi delle donne hanno la virtt di cam- biare colore a seconda del loro stato d’animo e dell’am- biente. Dicono che gli occhi grigi di Lady Hamilton, Yamica di Nelson, seguissero le variazioni del cielo e del mare. Comodo per un ammiraglio. Negli occhi grigi di Cleopatra, stellati di punti d’oro, come dice De He- redia, « ardent Imperator » vide addirittura « tutto un mare immenso, dove fuggivano delle galere ». Negli occhi grigi di Minerva si diluiva il cielo co- balto dell’Ellade, tanto che i poeti coniarono per lei un neologismo, « glaukopis », dagli occhi azzurri... Se il parallelismo psicofisico non é una menzogna che gli scienziati di domani smaschereranno, una certa relazione fra il di fuori e il di dentro dev’esserci. Quel giovanotto che cammina in una strada affollata col muso prolungato da uno smisurato bocchino fra i denti, come per aprirsi un varco per mezzo della brace della 244 PITIGRILLI sua sigaretta, € un presuntuoso e un prepotente. Non giocherei a poker con lui. La pipa rettilinea é la proie- zione della personalita. Vanita e orgoglio. La pipa che si incurva umilmente sulla barba é indice di indulgen- za verso il prossimo e di bonta. & la pipa dei filosofi e dei missionari. _ Secondo Balzac il viso della donna sfugge a tutte le analisi. « Fino all’eta di... anni (il numero non lo ripe- to), il viso della donna é un libro scritto in una lingua straniera, che si pud ancora tradurre nonostante le dif- ficolta dell’idioma; dopo i... », Dopo i... avremo decifrato il suo misterioso idioma, o lei avra adottato il nostro, e nei suoi occhi neri, noc- ciola, azzurri, verdi, pers o grigi, avremo imparato a leggere o rinunciato a capire. 7 aprile 1951 212 33 « Questa catena proviene dal Venezuela. & scritta da « Domingo Solano di Venezuela e deve fare il giro del « mondo. Faccia 24 copie, le distribuisca fra le sue ami- « cizie, ma non fra i suoi familiari, per quanto lontani « siano. Prima di 9 giorni ricevera una gradita sorpre- «sa. Sebbene lei non sia superstizioso, i fatti lo dimo- « streranno. Ezechiele Diaz, dell’Esercito del Venezue- «la, fece le 24 copie e le distribui fra i suoi amici, e «nove giorni dopo ricevette un premio di due milioni «di pesos. Aurelio Mufioz di Baranquilla (Columbia), «la prese in ischerzo, e poco tempo dopo un incendio « distrusse la sua casa, perse nell’incendio alcuni pa- «renti e divenne pazzo. Nell’anno 1934 il generale Li- «nares, di Messico, ricevette la catena, e non vi diede « seguito; poco tempo dopo ricevette un colpo e si am- «malé gravemente. Dopo di che trascrisse la catena, « ordiné al segretario di diffondere le copie, la reazione «fu immediata, e il generale raggiunse in breve una « situazione eccellente. Un impiegato fece le copie e di- 213 PITIGRILLI «menticé di spedirle, e poco tempo dopo perse l’impie- « go. impostd le lettere, e.riebbe l’impiego. I] signor « Galez ricevette la catena, la smarri e mori in un tra- « gico incidente. « Nello scrivere le lettere, preghi Sant’Antonio affin- « ché Dio le conceda uno spirito cristiano, che la liberi «dal commettere la pit piccola ingiustizia verso i suoi « simili, livelli la sua superbia, e la renda incapace di «commettere peccati di vendetta, di rappresaglia con « chi le ha fatto danno, e anzi le dia bonta di cuore, af- «finché cosi vadano scomparendo dal mondo Vodio, « Pamarezza, l’egoismo, origine delle guerre, in questa «epoca di disamore, interesse e materialismo, e cosi « potra regnare la pace per il resto dei secoli. Per nes- «sun motivo rompa questa catena. Faccia 24 copie e le «spedisca prima di 9 giorni. Avra una gradita sor- « presa, e non se ne pentira, Amen ». * Ricominciamo? Una lettera di questo genere circold dopo la prima guerra mondiale. Riapparve dopo la se- conda. Oggi mi giunge la nuova versione, al mio indi- rizzo, scritta con una grafia di illetterato avvinazzato, e due errori nel mio nome. Per far piacere al mio anonimo minaccioso corrispon- dente, invece di 24 copie ne faccio 450.000, e poiché ogni 214 GUSTO PER IL MISTERO esemplare di giornale é letto da due persone in media, si pud calcolare che un milione circa di persone saran- no o sotto la minaccia di tremende rappresaglie 0 sotto la prospettiva di premi mirabolanti. Che un pazzo dalle meningi surriscaldate dal sole del tropico, abbia scritto e impostato la prima copia, non sorprende. Ma che il contagio si sia cosi vertigino- samente diffuso, € un problema di stupidita endemica che deve interessare gli studiosi di psicologia della fol- Ja. Nel 1918 eravamo tutti esasperati da questi messag- gi, i quali non erano semplici come quello che ho ri- prodotto, ma contenevano la coda di tutti coloro che V’avevano ricevuta e diffusa: si trattava di ricopiare tutta la lettera e i nomi dei destinatari-mittenti, dei moltiplicatori, per dirla con una parola sola, e avevamo il disgusto di trovare nella serie i nomi di persone note in qualche professione liberale o nell’industria. Il por- talettere ce ne recapitava due o tre la settimana, dalla Scozia o dalla Bessarabia, da Teheran o dal caffé di fronte. Coloro che spiegano tutto, lambiccarono le pit peregrine spiegazioni: invenzione dell’amministrazio- ne delle poste per aumentare gli incassi, manovra della Germania sconfitta ai punti, per mettere knock out Vintelligenza latina. Niente di tutto questo. & il virus filtrabile della stu- 215 PITIGRILL1 pidita che si riproduce con una floridita allarmante. Durante la guerra anglo-boera, quando, di notte, un soldato inglese si indugiava ad accendere la sigaretta e quella di due compagni, un boero aveva il tempo di prendere di mira il gruppo con il suo fucile. Di qui si sparse per il mondo il pregiudizio che accendere tre sigarette con un solo cerino porti sfortuna. Nelle cam- pagne, dove c’era l’usanza di andare a letto al buio, e non si accendeva il lume che in caso di malattia, la ci- vetta, incuriosita dalla luce insolita, si avvicinava, e si fece la fama di preannunciare la morte. Da uccello sacro a Minerva, quel meraviglioso animale dagli oc- chi d’oro fu degradato, dalla stupidita degli uomini, a presagio di sventura. Chissa per quanti secoli vedremo ancora inchiodato crudelmente sulle porte delle case di campagna questo uccello che fu ’ornamento di Ate- ne! Nulla sappiamo del pensiero e delle conquiste degli antichissimi Galli; non sappiamo se i menhirs fossero sepolcri o altari, e la bellezza dei loro riti si é perduta. Non rimane che il vischio che gli antichi sacerdoti, i Druidi, tagliavano con la falce d’oro, e che noi, senza domandarci perché, ci ricambiamo come buon augurio. A Napoli, la patria di Giambattista Vico, che ha inse- gnato come e perché si svolgono gli affari del mondo, nella numerazione delle camere degli alberghi si sop- 216 GUSTO PER IL MISTERO prime il 13 e il 17. Dal cruscotto dell’automobile di spi- riti pratici, medici e ingegneri, costruttori e capitani d'industria, vediamo ciondolare un touch-wood, e le donne piu intelligenti fanno gli scongiuri quando sen- tono cantare una canzone in voga, che ha avuto il solo torto di imporre il silenzio, con i suoi milioni di dischi, alle canzoni di seconda categoria. « Sono sciocchezze che non fanno male a nessuno ». E la solita obiezione. La famosa lettera promettitrice e minatoria che ho riprodotto, si ridurrebbe dunque a un esercizio di copiatura. Perché opporsi a questi in- nocenti trastulli? Non sono innocenti. Gli antichi romani, quando in- ciampavano sulla soglia di casa, rientravano, e non uscivano per tutto il giorno. Quando Napoleone III, fece il tentativo di colpo di stato fallito a Strasburgo, un amico gli domando perché il tentativo non era riuscito: — Perché nel viaggio di andata ero inciampato nel salire in carrozza. Rovesciare il sale 0 rompere lo specchio non porta sfortuna. Porta sfortuna prenderlo sul serio, perché si- mile credenza compromette le nostre resistenze e di- minuisce le nostre energie. Mi pare questa una ragione valida per opporsi al dilagare delle superstizioni. 217 PITIGRILLI Tutta la nostra vita é un tessuto scozzese di vicende fortunate e di casi molesti; il corso della giornata é una sinusoide. Non é ricopiando una lettera e molestando 24 conoscenti che si possono modificare le curve, e se qualcuno vuol pregare Sant’Antonio, come si dice in quella lettera, lo faccia, ma non ingorghi il servizio delle Poste. I Santi non sono stati elevati agli onori de- gli altari per compensare con biglietti di lotteria o ca- stigare con colpi apoplettici chi si presta o si rifiuta a un eseycizio di calligrafia. 21 aprile 1951 218 34 Un libero pensatore, lo scienziato e scrittore russo Ivan Prokopieff, autore di libri di ateismo, rinnegando tutte le sue opere passate ha compiuto un atto di sot- tomissione alla Chiesa Cattolica. Lo spiritualismo degli Slavi, che assume spesso pro- porzioni spettacolari, nelle forme pit attenuate si tro- va allo stato costante e latente, anche quando le ma- nifestazioni esteriori sono pagane e antireligiose. In una riunione di atei tenuta a Mosca pochi anni or sono, Yoratore antireligioso lanciava le sue invettive contro Dio, contro suo Figlio, contro i Santi, che chiamava déi e semidéi, e riscuoteva gli applausi frenetici della folla addomesticata ad applaudire. Era il giorno di Pa- squa, l’antica Pasqua Russa, sostituita con una solen- nita civile, una festa della Rivoluzione. — Chiedo la parola! — disse una voce. Loratore lo squadro: — Chi sei? — Sono un pope. 219 PITIGRILLI — Un pope? E che cosa vuoi dire? — Voglio dire semplicemente che oggi Cristo é ri- sorto. — Si, Cristo é risorto, é veramente risorto — ripeté tutta l’assemblea di atei cadendo in ginocchio. I giornali che annunciano il passaggio dello scrittore dall’ateismo alla fede, parlano di conversione. Conver- sione é la parola impropria che si usa, per maggior co- modita, in casi come questi. La conversione, per espri- merci col vocabolario alla mano, é il passaggio da una religione a un’altra. Per indicare il caso di un ateo che improvvisamente o progressivamente creda in Dio, si dovrebbe coniare una parola diversa. Ci sono le scintillazioni improvvise. La grazia, come dicono i teologi, giunge talvolta nei modi pil impen- sati. Cornelio a Lapide acquisté la fede per una pietra (di qui il suo nome) cadutagli sul capo, che gli scon- volse tutto il suo modo di pensare (o di non pensare). I ricercatori — e che cosa non trovano i ricercatori quando vogliono trovare? — dicono che l’episodio é falso e che si chiamava Van den Steen, che in olandese vuol dire pietra; i medici sostengono che un sasso sul cranio pué dare la follia, ma non la ragione. Altri giungono alla fede attraverso passaggi succes- sivi. Ma qualunque sia il « tempo» di reazione, tanto per impiegare una parola di moda, coloro che si avvi- 220 GUSTO PER IL MISTERO cinano alla fede non fanno altro che dare una forma e consolidare cid che fino allora era rimasto allo stato nebuloso e latente. « Sai — domanda un personaggio in una commedia di Roberto Bracco — che differenza c’é fra un ateo e un credente? Quando si é credente si é credente, e quando si é ateo non lo si é mai del tutto ». Grandi increduli come D’Alembert e Zola, insegnava- no il catechismo ai figli 0 ai nipoti; Byron non profes- sava religioni, ma mandava la bimba a un collegio di suore in Romagna, e Diderot diceva che nessun testo di pedagogia vale il catechismo. Rousseau proclamava che se la vita e la morte di Socrate sono di un saggio, la vita e la morte di Gest: sono di un Dio. Lo stesso Napoleone, che non fu tenero né per la Chiesa né per il Papa, negli ultimi anni della sua vita, a Sant’Elena, rileggendo il Vangelo, diceva: « Credete a me: io mi intendo di uomini; queste parole non possono essere di un uomo; sono di un Dio». Giosué Carducci, il poeta dell’Inno a Satana, che vuol essere l’esaltazione del progresso sopra l’oscurantismo (era l’epoca in cui Dar- win trionfava e gli studenti si ubriacavano di. micro- scopio e dopo i melodrammi si rappresentava il ballo Excelsior), si compiaceva nello spiegare la religione alla figlia, la piccola Titti. Melancton, amico di Lutero, alla madre rimasta cattolica, che, morendo gli doman- dava se doveva morire nel suo credo o in quello catto- 221 PITIGRILLI lico, rispose: « E cosi bello morire da cattolici! ». Des- cartes, che gli scettici presentano come colui che ha insegnato agli uomini a ragionare con la propria testa, finisce il Discours de la Méthode dicendo di aver espo- sto le leggi della natura senz’appoggiare le sue ragio- ni su nessun altro principio che la perfezione infinita di Dio. D’Annunzio, il D’Annunzio mondano, il D’An- nunzio della prima maniera, che illeggiadriva di edo- nismo la sua vita, ornava la sua casa di statue di santi e di antifonari. In tutte le anime non decisamente orientate verso la fede, é costante lo stato d’animo che Victor Hugo riassunse in due versi: « Vicino al bisogno di credere, un desiderio di negare, e lo spirito che sogghigna, ac- canto al cuore che piange ». Il Satana del Carducci, cioé la scienza, che nella sommaria cultura degli approssimativi e dei dilettanti, é un alleato, un punto d’appoggio per negare Dio, é per gli spiriti colti una riconferma. Il caricaturista Gavarni poteva scrivere che la folgore di Giove é stata imbottigliata nella bottiglia di Leida, ma Gavarni era un umorista, e i caricaturisti e gli umoristi amano il tratto veloce e sintetico, acuminato e sommario. Perd Copernico, studiando l’universo, si inginocchiava da- vanti al trono dell’Altissimo ed esclamava: « Vi rin- grazio, Signore, per aver rivelato ai miei occhi le leggi 222 GUSTO PER IL MISTERO che reggono il movimento degli spazi che Voi avete ereato ». Alessandro Volta, il quale aveva fatto qual- che cosa di pit che imbottigliare l’elettricita, ma per primo aveva trovato il modo di produrla e di diffon- derla per il mondo, seguiva a piedi e con un cero ac- ceso, la processione da Como a Pavia. Prokopieff, scienziato e libero pensatore, non sara considerato una conquista di pil della Chiesa. La Chie- sa possiede un suo patrimonio di anime costante, con piccole, inapprezzabili oscillazioni. Il libero pensatore in genere reclama la sua liberta di pensiero per ribel- larsi al vero sublime che lo attrae e l’indirizzo pit: per- fetto di un libero pensatore é valersi della propria li- berta di pensiero per pensare liberamente come gli suggerisce la fede latente e insopprimibile in noi. 27 giugno 1951 223 35 Un signore di Milano, sofferente di ipertrofia cardia- ca, si sveglia di soprassalto, chiama la cameriera, le racconta di aver sognato che la signora, partita il gior- no prima per i bagni di mare, é morta in un disastro ferroviario. La cameriera apre il giornale: nessun di- sastro. Il padrone muore. Nulla era accaduto alla mo- glie; sulla linea ferroviaria niente da segnalare. Al pittore Sandro Botticelli era accaduto il contrario. Una notte — racconta il Vasari — sogné di aver preso moglie, e fu tanta la sua paura, che si destd impressio- natissimo, si vesti, e sebbene constatasse con i propri occhi che il suo stato civile non era mutato e che si trattava di un sogno, passo il resto della notte, il giorno e la notte appresso senza rimettersi dallo spavento. In che conto si debbono tenere i sogni? Psicologi di oggi e di un lontano ieri hanno detto in prosa e in versi, in lingue morte e in lingue vive, che il sogno é la coor- dinazione bizzarra e simbolica delle cose viste e delle idee elaborate durante il giorno. Nel quarto secolo avanti Cristo, un certo Marzia raccontd che la notte prima aveva sognato di sgozzare Dionisio, tiranno di 224 GUSTO PER IL MISTERO Siracusa. Essendo la cosa arrivata agli orecchi del ti- ranno, costui lo condanno a morte dicendogli: — Non avresti potuto sognare di notte una cosa si- mile, se non ci avessi pensato di giorno. Se la decisione di Dionisio fu un po’ sbrigativa, il suo giudizio non fu avventato. Si fanno sempre sogni della nostra statura mentale. Il cane sogna che insegue un gatto; il gatto sogna che ha acchiappato un topo. Ani- male, uomo normale o artista, colui che sogna attinge al mondo delle sue simpatie e delle sue antipatie, dei suoi amori e dei suoi risentimenti. Per spiegare la dif- ferenza fra la sua arte e quella del figlio, Alessandro Dumas padre diceva: «Io prendo i miei soggetti nel sogno, e mio figlio nella realta. Io lavoro a occhi chiusi, e lui con gli occhi ben spalancati. Io mi allontano dal mondo che mi circonda, e lui ci si mette in mezzo. Io disegno, lui fotografa. Io sono nato in un’epoca pitto- resca e poetica, e fui idealista; egli é nato in un’epoca materiale e sociale e fa del realismo ». L’uomo che sogna, dice la moderna psicologia, con- tinua a vivere in quello che é il suo ambiente allo stato di veglia, e talvolta l’osservazione di certi fatti famosi, ce ne da la conferma. Pare che nel sonno ca- dano le scorie, e che una pil squisita realta emerga allo stato puro. Lo scultore Giovanni Dupré, sdraiato sul sofa, in un’afosa giornata estiva, stava pensando 225 PITIGRILLI al suo gruppo della « Pieta », preoccupato specialmen- te della posa che avrebbe dovuto dare al Cristo, posa che non riusciva a concepire come egli desiderava, e si addormento. Nel sonno vide l’intero corpo ormai compiuto, col Cristo nell’atteggiamento che egli vole- va e che fino allora non aveva potuto intuire. I] violi- nista Tartini, come tutti sanno, sognd una notte di ri- cevere la visita del diavolo, che sul suo violino si mise a eseguire una sonata di una forza infernale. Sve- gliatosi di soprassalto, il maestro prese lo strumento e cercd di ricordare qualche accordo della sonata, e com- pose cosi « Il Trillo del Diavolo ». Tutto questo si spiega. Cid che si spiega meno facil- mente sono i sogni profetici e telepatici. Socrate sogna che un bel cigno bianco gli viene incontro, cerca rifu- gio fra le sue braccia, mette le penne, irrobustisce le proprie ali, e spicca il volo per librarsi nel cielo. Il mattino dopo, mentre il filosofo si domanda quale pud essere il significato, si presenta a lui un giovane che chiede di essere accolto come suo discepolo. — Ecco il cigno del mio sogno! — esclama Socrate. Quel ragazzo é Platone. tl 19 marzo 1852, Giuseppe Garibaldi, veleggiando come capitano della nave mercantile « Carmen », ver- so Hong-Kong, ebbe un sogno terrificante. Si vide in Nizza, la sua citta; una folla di donne piangenti avan- 226 GUSTO PER IL MISTERO zava, deponeva una bara, dileguava. Era sua madre. Si sveglid con l'impressione di una mano fredda nella sua mano. La tempesta che in quel momento infuriava sul- Ja nave non valse a stornare il suo pensiero dalla fu- nebre visione. E in quel giorno, in quell’ora appunto, come seppe poi, moriva a Nizza la signora Rosa, sua madre. Evidentemente in questi sogni c’@ qualche cosa di pitt che la rimescolatura dei pensieri del giorno. Non fatemi dire cid che non dico; e io non dico cid che qual- cuno non vuol sentire. Ma esistono casi che conferma- no V’esistenza di qualche cosa di piu. Guglielmo Bach, pronipote di Sebastiano, aveva comperato nel 1835, una vecchia spinetta, sulla quale era dipinto lo stem- ma reale dell’antica monarchia francese. La notte stes- sa vide in sogno un uomo dalla lunga barba, un gran collare di merletti e un ricco abito a sbuffi. « Questa spi- netta @ mia », disse lo strano personaggio. E aggiunse: « Me Vha regalata Enrico III. Ascolta questa canzone che composi per lui». E, seduto allo strumento, comin- cid a cantare, accompagnandosi, una romanza: « J’ai perdu celle pour qui j’avais tant d’amour». Era un canto cosi commovente, che Bach fini per piangere, e piangendo si sveglid. La mattina seguente ebbe la sor- presa di vedere sul leggio, dove la sera aveva posto un foglio di carta da musica in bianco, lo stesso foglio co- 227 PITIGRILLI perto di note musicali. Messosi a leggerlo, non riusci a capire, ma una delle sue figlie, esperta in storia della musica, fece osservare al padre che al tempo di Enri- co III la musica si scriveva in chiave di « ut ». Infatti, eseguita la trasposizione, il pezzo dapprima indecifra- bile divenne leggibile, e Bach poté suonare la canzone d’amore che aveva inteso cantare di notte dal miste- rioso cavaliere. Il « qualche.cosa di pit » era la pagina scritta in chia- ve di «ut», Spiegazione? Lo spieghino quelli che ne sanno pit di me. Accanto ai sogni premonitori c’é una serie, molto pit lunga, di sogni che non si sono avverati. Essi servono a mandarci a letto tranquilli, qualunque sia la burra- sca che si scatenera, la notte, nel nostro cranio. E poi- ché mi piace non turbare i sonni né il risveglio a nes- suno, concludo che il sogno che si deve prendere ve- ramente sul serio é il sogno di Alessandro Magno, di cui parla Gellio: Alessandro Magno sogné che un suo amico gli consigliava di non credere ai sogni. 4 luglio 1951 * 228 ne nr nn ee ee ee 36 £ morto il Signor 14. Non so se di signori Quattordici esisiano parecchi esemplari, o se sia come la Fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Ma non deve vivere cinquecento anni come quel favoloso uccello arabo, se ogni sei mesi le agenzie giornalistiche ne annunciano la morte. Viveva costui in una metropoli e possedeva, io penso, qualita varie eccelse. Indossava, imagino, con impecca- bile stile lo smoking, era imbattibile a bridge, non gli occorrevano troppi bicchieri di whisky per acquistare Yeloquio dello charmeur di fin di tavola, e quando gli altri oltrepassavano le dosi, sapeva mantenere impas- sibilmente la sua linea. Suppongo che parlasse vari idiomi, facesse la corte alle signore fino al punto-li- mite che lusinga la vanita dei mariti, si interessasse agli affari altrui senza entrare in profondité, compen- diasse in se stesso tutte le qualita prescritte dal pro- 229 PITIGRILLI fessor Cooleridge nell’«Arte di procurarsi degli amici». Aveva certamente quella giusta cultura che non schiaccia i commensali, quando un imprudente recita tutti gli affluenti del Danubio, sa da quale piede zop- picava la La Valliére, quale era l’occhio di vetro di Gambetta, conosce la data di nascita di Lao-Tzé; e tut- tavia ci salva dal confondere transizione con transazio- ne, indiano con indigeno, Enrico IV di Borbone con Enrico IV di Hohenstaufen. Doveva sapere quel tanto di geografia che basta a non scambiare il Pireo per un uomo, come successe alla scimmia di La Fontaine. Ma il signor Quattordici non aveva né amici né am- miratori e se conquistava delle donne, certamente non lanciava le reti nel suo ambito professionale. Sarebbe stato un abuso di fiducia. Possedeva un telefono, dei clienti, una tariffa. Quando una padrona di casa si ac- corgeva di avere, compresa lei, tredici commensali a tavola, telefonava al signor Quattordici, affinché accor- resse a smussare, con la sua presenza, lo spigolo vele- noso del numero nefasto. Superstizione di eterna attualita, debolezza di uomi- ni di comprovata intelligenza. Una sera Victor Hugo e alcuni suoi colleghi del Senato erano invitati a pranzo da una « femme de lettres ». Il tempo passava e la pa- 230 GUSTO PER IL MISTERO drona di casa diluiva i quarti d’ora in inesauribili ape- ritivi. Finalmente uno degli invitati le domanda se si tratta di un invito a pranzo o di una bicchierata. E la signora spiega: — Un invitato all’ultimo momento mi ha fatto dire che non puo venire. Per non essere in tredici, ho man- dato un domestico a cercare un quattordicesimo, altri- menti uno dei miei convitati non si siederebbe a que- sta tavola. Poco dopo lo stesso convitato, conversando con Vic- tor Hugo, lo illumina sul mistero dell’indugio: — Sapete, maestro, perché non si comincia? Perché c’é qui un imbecille che per nulla al mondo si mette- rebbe a tavola in tredici. E Victor Hugo: — Quell’imbecille sono io. Fra i vari metodi escogitati per risolvere il problema alimentare, quello del defunto signor Quattordici é uno dei pi: geniali, e chissa quanti, nel telefonargli di ve- nire a fare il quattordicesimo a tavola e nel pagargli i suoi onorari, avranno pensato: « Che mestiere como- do! ». Che mestiere comodo, avranno ripetuto i tredici, ritrovandoselo a questo o a quel pranzo, a risolvere Vequazione della fortuna e della sfortuna. Lavoro che 231 PITIGRILLI consiste nel verificare che le unghie siano ineccepibili, che il rasoio non abbia dimenticato un pelo, annodarsi Ja cravatta a farfalla, avvolgere intorno al collo una sciarpa di seta bianca, salire sulla macchina che gli mandano alla porta, collaudare l’accendisigaro per por- gere una fiamma infallibile, attraverso la tavola, alle signore. E vi sara anche stato qualche moralista capace di giudicare immorale che per il signor Quattordici fosse cosi facile vivere. Di mestieri comodi non ce ne sono. I] suo meno degli altri. Mangiare ogni sera quei cibi di lusso, sui quali si esercita il sadismo dei cuochi, e che a uno stomaco normale impongono un giorno di restauri a base di bi- carbonato e acqua gazosa. Sentire ogni sera tredici per- sone, sempre diverse, che fanno le stesse considerazioni sull’andamento del mondo, ripetono i millenari afori- smi sulla donna, si scambiano le facezie che erano gia decrepite ai tempi di Aristofane, mormorano nell’orec- chio del vicino, sotto il vincolo del segreto, la notizia urlata da altri tredici la sera prima. Imagino quelle mense di quattordici persone, con Vinvitato-salvagente mescolato agli altri, senza parti- colare rilievo, quelle mense che danno in sintesi il qua- dro della societa. Tredici persone che si ritengono per- sonaggi importanti, alternati a donne che si credono 232 GUSTO PER IL MISTERO animatrici, ispiratrici fatali, indispensabili al successo e alla felicita del compagno. E nessuno si rendeva con- to che il personaggio pit: importante era lui, il merce- nario al quale si telefona all’ultimo momento e gli si mette nelle mani una forchetta e un cucchiaio. Egli era il poeta di una leggenda, l’officiante di un rito pa- gano, il sacerdote di una mitologia, il ponticello fra quel poco che si sa e quel molto che si ignora nel do- minio del mistero. In mezzo a quei quattordici signori era quello che aveva pit diritto di mangiare, perché non era lui a essere felice a carico degli altri, ma gli altri a essere felici a carico di lui. Con la scomparsa del signor Quattordici, sorgeranno altri signor Quattordici. Esistono nella fauna mondana tipi insopprimibili. Quando é morto lo chansonnier Bruant, del cabaret Le Chat Noir, un altro chansonnier parigino si é messo in testa il suo largo cappello e al collo il suo fazzoletto rosso, e Bruant é risorto. Quando a Capri é morto Spadaro, il pescatore dalla barba bian- ca, pipa di gesso e berretta arancione, che milioni di cartoline hanno diffuso per il mondo e le coppie di sposi hanno portato a casa nella loro Kodak, un altro falso pescatore si é fatto crescere la barba, si é piantata in bocca una pipa, e un nuovo Spadaro ha colmato il vuo- to nel paesaggio azzurro di Capri. 233 PITIGRILLI Un altro Quattordici rilevera il suo telefono, e il malinteso continuera. Ogni sera ci saranno tredici ma- linconici buontemponi che lo accoglieranno per ischer- zo alla loro mensa, lo considereranno un impostore, un « écornifleur », un « pique-assiette », un parassita, sen- za rendersi conto che alla loro mensa, come alla mensa del mondo, quelli che mangiano a sbafo sono sempre gli altri tredici. 10 luglio 1951 234 37 Si creda o non si creda all’astrologia e ai disegnatori di oroscopi, bisogna perd riconoscere che la signora Melania Papadiamantoupolos, hétel Excelsior, Corin- to (Grecia), possiede una sua coscienza professionale. Tratta in arresto tre volte per avere abusivamente ele- vato le proprie tariffe di indovina, espid i pochi mesi di carcere stabiliti dalle leggi del suo Paese, e, uscendo a contemplare le stelle che scintillano nel suo zodiaco e nell’azzurro cielo dell’Ellade, si é rimessa a interpre- tarne i luminosi significati, ha riaperto il gabinetto di consultazioni, ha ritoccato le sue tariffe, per far en- trare nel prezzo degli onorari il disonore del carcere ingiustamente sofferto, Nella Roma della decadenza i principi accoglievano favorevolmente gli astrologi, finché le loro previsioni non contrastavano con i loro programmi di governo e i loro desideri, ma quando i piani dell’imperatore e la posizione degli astri non coincidevano perfettamente, gli astrologi erano ritenuti responsabili delle proprie predizioni, venivano buttati in carcere, caricati di ca- 235 PITIGRILLI tene, mandati in esilio, e qualche volta puniti di mor- te. Il martirio pero non faceva altro che accrescere la loro rinomanza e ispirare una pitt fanatica fiducia nella loro scienza; in parole povere, era altrettanta réclame. Lo dice il poeta Giovenale: « Un astrologo gode credi- to in quanto carico di catene, e per tutto il tempo che é mantenuto in prigione. Se non é mai stato condanna- to, € un uomo come tutti gli altri. Ma se ha visto la morte da vicino, se ha avuto, come favore, di essere solamente relegato alle Cicladi, se é appena sfuggito alla roccia di Seripho, le clienti se lo strapperanno di mano ». La signora Melania Papadiamantoupolos ha visto la morte da vicino, come pretende il poeta. L’ha vista cosi da vicino, che una sua rivale, non so se in amore o nel- Vinterpretazione degli astri, ¢ morta, in seguito a un breve litigio, per mano sua. Due colpi di revolver. Sono cose che succedono a Corinto. Le persone pit: versate nella scienza degli enigmi, anche se erano state preav- visate dai presagi, non si sottraggono al loro fato. Edi- po, figlio di Laio, re di Tebe e di Giocasta, doveva ucci- dere il padre, secondo una delle tante signore Papadia- mantoupolos che davano responsi non all’hétel Excel- sior, ma in un tempio specializzato. Il costume d’allora permetteva alle sacerdotesse di fare nei templi questo e altro, come oggi si fa con cerimonie meno ieratiche 236 GUSTO PER IL MISTERO e pit esplicite, nei pit: rispettabili palaces. Il padre, per evitare dispiaceri per parte del figlio, lo fece esporre, fin da bimbo, sul monte Citerone, che oggi é una sta- zione climatica alla moda, con sports invernali e sa- natori eleganti per malattie imaginarie. Raccolto da un pastore, il piccolo Edipo venne portato al re di Corinto, che gli diede un’educazione principesca, lasciandogli anche alcune drakme per i minuti piaceri. Assetato di inconoscibile, quel giovanotto porté i suoi risparmi al- Yoracolo, il quale gli disse di non tornare mai pit al suo paese, essendo scritto negli astri che avrebbe uc- ciso il padre e sposato la madre. Se la sibilla si fosse espressa in modo meno sibillino avrebbe detto in tutte lettere il nome del paese, nulla sarebbe accaduto, e a Sofocle, commediografo a grande successo, sarebbe mancato un bel soggetto di tragedia. Ma per Edipo, educato a Corinto, «il suo paese» era Corinto, e per fuggire da Corinto si avvid per la strada di Tebe, dove incontré proprio Laio, il re, un re in incognito, suo pa- dre, col quale venne a parole, e lo uccise, secondo le previsioni dell’oracolo. Avendo successivamente risolto gli enigmi della Sfinge ricevette in dono il trono e la vedova dell’ucciso, Giocasta, la quale, accortasi un po’ tardi che quel giovanotto era stranamente rassomi- gliante al re morto, si impiccd. Fatalita. La signora Melania Papadiamantoupolos, 237 PITIGRILLL sfinge 1951, quando il presidente del tribunale le do- mando le cause dell’omicidio, si avvolse sdegnosamen- te in un vaporoso foulard parigino, sul quale erano stampate la torre Eiffel e le note serpeggianti di una canzone di Charles Trenet, non si dilungd in borghesi giustificazioni, ma levando l’indice al soffitto, fece un gesto enigmatico, e rispose: — Era scritto negli astri. Se si fosse degnata di scendere dall’altare e staccarsi dal sacro tripode, invocando l’onore offeso o la concor- renza sleale, i giudici le avrebbero forse accordato le circostanze attenuanti, ma il Tribunale, composto di magistrati positivisti, la condanné al carcere perpetuo. « Perpetuo » é un aggettivo che fa ridere un indovi- no. Egli, sapendo che tutto cid che é, fu e sara é scritto nelle stelle, prevede che il carcere perpetuo si aprira per incanto il giorno che quel certo pianeta si incrocera con quel certo segno dello zodiaco, e che il suo gabi- netto di consultazioni nell’hétel Excelsior di Corinto, se non sara stato subaffittato nell’intervallo si riaprira ben presto a lei e alla sua affezionata clientela. Che non crediamo voi e io all’influenza delle stelle non é ancora una prova della loro inefficienza sul no- stro destino. Ci hanno creduto persone pit intelligenti di me e non meno intelligenti di voi, come Napoleone, il quale prendeva sul serio la stella che vide brillare 238 GUSTO PER IL MISTERO nel cielo di Austerlitz. Agrippina, avendole un astro- logo predetto che Nerone avrebbe regnato a prezzo del- la sua vita, rispose: « Mi uccida, purché regni ». Colo- ro che hanno sperato di eludere i disegni degli astri hanno dovuto ricredersi: un monsignore romano, al quale avevano predetto che sarebbe morto in Gerusa- lemme, si impegné a non mettere i piedi a Gerusalem- me, ma pochi giorni dopo entré nella chiesa di Nostra Signora di Gerusalemme, in Roma, e mori per un’em- bolia. Caterina de’ Medici seppe da un indovino che «San Germano avrebbe visto la sua morte»: «Non andré pit: a Saint Germain », disse la superstiziosa re- gina. Ammalatasi, mandd a chiamare un confessore. Trovarono un dotto teologo. «Come vi chiamate? », « Saint Germain, maesta ». La profezia si era avverata. Non so se questi episodi appartengano alla storia o alla leggenda, o a quell’« anello perduto » che nell’evo- luzione animale e in un’infinita di altre questioni serve a controbattere tanto una tesi quanto la tesi avversa- ria, ma fra coloro che credono e quelli che non credono agli astrologi c’é un punto di conciliazione: per Spino- za tutti i nostri atti sono predeterminati, dipendono da fatti che li hanno preceduti, sono scritti in precedenza nel gran libro del mondo, nel quale potrebbe leggere colui che avesse abbracciato la natura intera e scoperte 239 PITIGRILLI le sue leggi. L’astrologo é un signore o una signora che si vanta di conoscerne le leggi. Colui che per scusarsi di una colpa, di una debolezza, di un delitto, o per consolarsi di un infortunio, dice: «Sono nato quando Venere entrava nel Sagittario, o Marte era in congiunzione con la Bilancia », da una spie- gazione né piu stupida né piu intelligente di tutti gli altri perché. 25 agosto 1951 240 38 Il fascino che l’oriente esercitd sull’occidente dai tem- pi in cui le dame romane dell’Impero amavano ornarsi di stoffe «made in Bisanzio », fino alla febbre di mah- jong, il gioco inventato da un generale di 500 anni fa per distrarre i suoi guerrieri assediati in Pechino, ha inesauribili risorse: i racconti di Marco Polo, non so se pil navigatore o giornalista, le Mille e una notte, i racconti di Kipling, Loti, Farrére, la poetica filosofia di Rabindranath Tagore e la religione di Krisnhamurti, il dio vivente che alloggia al Waldorf-Astoria, assiste alla presentazione dei modelli di Christian Dior, ha un conto in banca e gioca a golf, le trasparenti tazze ci- nesi, i bastoni di inchiostro a draghi e crisantemi d’oro profumati di muschio, le spade pit artistiche che ter- rificanti, gli animali chimerici e i bonzi dal ventre tra- boccante, le baiadere sacre, i monaci che si fanno mu- rare vivi nelle colonne dei templi... Tutto questo non @ che un differente modo di presentarsi di una mede- sima inesauribile moda: l’Oriente. L’espressione pit recente é l’Hatha-Yoga. Per il mon- 241 PITIGRILLI do si sono sparsi strani indiani, provenienti piuttosto dalla Bessarabia o dalla California che dalle rive del Gange, che si offrono di insegnare la perfetta felicita, e le regole del benessere integrale, la realizzazione del- Yunione con Dio. II loro metodo, alla prima lezione, é invitante e promettente. Ognuno di noi, a sentir loro, é un Yogi in potenza. Sono come quei compilatori di ma- nuali per imparare l’inglese senza maestro in quindici giorni, che nelle prime pagine insegnano che le parole inglesi animal, control, general, motor, opera, violin e propaganda, significano rispettivamente animale, con- trollo generale, motore, opera, violino e propaganda. « Ma un po’ d’inglese io lo so, e non é una lingua diffi- cile », dice il compratore. I primi dispiaceri verranno quando, a pagina cinque, si trovera di fronte alle re- gole di will e shall, e gli diranno brutalmente che tues- day, wednesday e thursday é meglio sentirli pronun- ciare dalla viva voce del maestro. Fin che si tratta di assumere certi atteggiamenti, prendere la posizione del loto o rimanere per qualche minuto con la testa su un tappeto e i piedi in aria, come un punto esclamativo capovolto, lo sforzo é accessibile alle pit fragili volonta, e non richiede una speciale at- trezzatura. Basta circondarsi di consanguinei rispettosi e fare assegnamento su una serva che non parli. Il dif- ficile viene poi, quando il maestro raccomanda il rac- 242 GUSTO PER IL MISTERO coglimento. Il migliore romitaggio é una grotta del- Himalaya. Chi non trovasse comodo trasferirsi nel Tibet, pud raggiungere in se stesso il raccoglimento: la grotta pi confortevole é@ nel vostro cuore. Una ca- mera basta, a condizione che sia semplice, al riparo da- gli importuni, dai rumori, e che abbiate la ferma volon- ta di entrarvi ogni giorno, dapprima per qualche minu- to, poi per mezz’ora, poi per delle ore, dei mesi, degli an- ni... L’esercizio comincia con la concentrazione, che é@ «la fissazione del mentale sopra un oggetto esterno o un punto interiore ». Senza avidita né collera, e senza impazienza, con i muscoli distesi, immobile, silenzioso, l’« aspirante » rimanga seduto sui propri tacchi, la nu- ca e il tronco sulla medesima linea verticale. Dimen- ticare tutto: famiglia, denaro, situazione sociale, nome, onore, reputazione. Lo sguardo fisso fra i due sopracci- gli o sulla punta del naso, concentrarsi sopra un’ima- gine o fissare un punto nero sul muro, una stella, la luna. Con questo metodo cosi semplice, non si ha un’idea dei benefici che si raggiungono. « Se voi siete malato — sostiene Swami Sivananda Sarasvati — e se potete consciamente ritirare il vostro mentale (che co- sa voglia dire non so, ma io traduco alla lettera) dal punto doloroso, concentrandolo o su Dio o su qualunque altro oggetto, non sentirete alcun dolore ». Come rias- sunto dell’insegnamento, il sunnominato maestro da le 243 PITIGRILLI cinque regole fondamentali per praticare una vigorosa meditazione e pervenire alla propria conoscenza: « Si- lenzio, alimentazione leggera composta di latte e frut- ta fresca, la solitudine in un bel paesaggio, il contatto personale con un maestro, un ambiente fresco... ». Se Yaspirante si scoraggia, non si scoraggi per cosi poco: « Il vostro insuccesso nasconde il segreto del successo. Continuate e andate avanti». Non voglio demoralizzare la clientela di nessuno, ma mi pare che come vendita di fumo non si possa andare pit in 1a. Quel signore che una decina di anni fa al- Yangolo di Corrientes e Carlos Pellegrini aveva pun- tato verso il vertice dell’obelisco un cannocchiale, e trovava degli ingenui disposti a pagare venti centesimi per osservare la punta dell’obelisco, doveva, in fondo in fondo, fare assegnamento su una clientela affine a quella dei professori di pratica yoga. La pratica yoga, se é autentico prodotto indiano, non mi pare merce di importazione in occidente. Ma credo che a Colombo ea Bombay parlino di queste cose i viceconsoli appena sbarcati, e che nessun altro se ne interessi. B come cer- te teorie estetiche e certe mode letterarie. Lo scrittore Pierre Benoit che ho trovato un anno fa a Buenos Aires, mi diceva: « Si comincia a sentir parlare dell’esisten- zialismo a Rio de Janeiro e a Santos. A Montevideo dieci giornalisti mi hanno interrogato sull’esistenzia- 244 GUSTO PER IL MISTERO lismo. Non vedo il momento di tornare a Parigi, perché 1a nessuno ne parla ». Quando, da bambino, allungavo la mano verso un passero, mi dicevano che per acchiapparlo basta collo- cargli un grano di sale sulla coda. Niente di diverso nell’Hatha-Yoga. Un uomo che possegga, in questi tem- pi, una camera senza ingombri, senza telefoni, senza scocciatori, senza rumori, senza visite; possa far a me- no di pensare alla famiglia da mantenere, alle tasse da pagare, al decoro da salvare, alle incognite dell’avve- nire, ogni giorno ricevere dalla campagna frutta fresca e latte appena munto, isolarsi mezz’ora, poi un’ora, poi dei mesi e poi degli anni, non ha bisogno di concen- trare lo sguardo sulla macchia nera del muro e cercare. il silenzio nella grotta dell’Himalaya o nella grotta del proprio cuore, perché non é un vivo che cerca di vivere meglio, ma un essere soprannaturale e manicomiabile, antisociale e inutile, se non é addirittura un morto che cammina, o un morto che ogni giorno ha la fantasia di collocarsi con i piedi al soffitto e la testa in git. Allo stato di natura potevano vivere Paolo e Virgi- nia, Atala e Chactas... E ancora! Ma comincié a dive- nire difficile per Julie e Saint-Preux, come ce lo inse- gna « La Nouvelle Eloise ». La vita secondo natura era gia impossibile allora. Il segreto del perfezionamento umano non é cosi 245 PITIGRILLI semplice come vogliono far credere, a pagamento, quei falsi indu. Non si realizza con la ginnastica e l’assen- teismo e cancellando le bistecche dal proprio menu. Il metodo serve a sodisfare coloro che, avidi di semplifi- cazioni, pretendono di entrare in bicicletta nei grandi problemi e nelle grandi questioni. Uno scienziato brasiliano, Chagas, una grande illu- strazione della scienza nello studio della malaria, tene- va sotto una campana di vetro alcuni esemplari della zanzara che é lintermediario nella trasmissione del paludismo. Una signora profumata e riderella gli chie- se delle spiegazioni. — Signora, per parlarle solamente della zampa di una zanzara — rispose Chagas — mi occorrerebbero quattro anni. Se vuole che cominci... 8 settembre 1951 246 39 Intervistata da una grande rivista di mode, la sarta Elsa Schiaparelli, nata in Italia, vissuta a Parigi e ce- lebre nel mondo, ha raccontato V’origine della sua for- tuna: — Sono nipote di Giovanni Schiaparelli, l’astronomo che scopri i canali di Marte. Abitai a Roma fino ai ven- t'anni; sposai un polacco, che mi condusse a Nuova York e mi abbandoné senza un « cent » e con la bimba malata. Un mattino, nel 1922, andavo errando sulla Patchin Place, quando un colpo di vento mi lancié fra i piedi un biglietto di venti dollari. « Mek-toub! » Quei venti dollari mi permisero di superare la crisi e di tro- vare un impiego. Radunati alcuni risparmi, partii per Parigi, dove lavorai in maglieria. Avevo trovato, a buo- ne condizioni, della lana di colori vivacissimi, che com- binai in disegni chiassosi. Le mie maglie ebbero la fortuna di piacere a una colonia di armeni. Un miliona- rio me ne comperd quaranta; con l’importo ingrandii Vazienda, e capii che dovevo orientare il mio stile verso i colori audaci, i disegni aggressivi, senza esitare su 247 PITIGRILLI cid che li per li potesse apparire oltraggioso per la re- tina e ribelle alla tradizione. E Ja grande sarta concluse le proprie confidenze, ri- petendo l’esclamazione araba « mek-toub », che vuol dire « era scritto ». — Insomma, voi siete fatalista — esclamd 1l’inter- vistatore. — Ecome potrei non essere fatalista — domandé la sarta — dopo l’avventura dei venti dollari che sono ca- duti sui miei piedi in quel desolato mattino? Partendo da quest’autorevole dichiarazione, uno psi- cologo ha ideato un « test » che ognuno pud sperimen- tare su se stesso, per diagnosticare « Sono o non sono fatalista? ». E composto di una doppia serie di do- mande. Prima serie: segnate una croce nel caso che questa sia la vostra opinione o la vostra risposta sia si. 1) Di belle morti non ce ne sono. Non c’é che la morte, e basta. 2) Il tempo aggiusta tutto. 3) Il denaro non forma la felicita. 4) Il denaro che si versa per la previdenza é denaro perduto, perché le condizioni economiche trasformano i pensionati ei « rentiers » in eterni fregati. 248 GUSTO PER IL MISTERO 5) Il piu bell’amore non dura che qualche tempo. 6) Il successo non é che una questione di fortuna. 1) Succede cid che deve succedere. 8) Presentate voi con piacere i vostri amici alle vo- stre amiche e viceversa? 9) Attraversate le strade senza tenere conto dei pas- saggi indicati e dei semafori? 10) Trovate ridicole le persone che raccolgono gli spilli nella strada? 11) In un treno prendete indifferentemente un po- sto in coda, in testa o nel mezzo del carrozzone? Seconda serie. Qui si tratta di porre una croce nel caso che la risposta sia negativa. 12) Siete irritato ogni volta che lo sportello del mé- tro si chiude sotto il vostro naso? 13) Cercate di uccidere le zanzare prima di essere punto? 14) Possedete un paracqua? 15) Le vostre manie innocenti, tabacco, giochi mec- canici, chewing-gum, vi danno un sentimento di col- pevolezza? 16) Fate economie per proteggervi contro gli even- tuali « colpi duri» del destino? 249 PITIGRILLI 17) Ogni uomo é in tutti gli istanti della sua vita li- bero di scegliere la sua vita e di dirigere la propria sorte? 18) Sareste contento di sapere esattamente come é fatta la bomba atomica? 19) L’uomo sarebbe assai pit felice se potesse cono- scere il proprio avvenire? 20) Cercate voi di trasferire la responsabilita dei vo- stri errori sugli altri? 21) Custodite delle provviste alimentari in un arma- dio per i giorni difficili, come scioperi generali, guerra, mancanza di denaro? 22) Avete convinzioni politiche? 23) La motocicletta é pericolosa? 24) Vi pare di non avere denaro in misura suffi- ciente? 25) Possedete un barometro? 26) Pensate voi qualche volta al Paradiso e all’In- ferno? 27) Contate e ricontate i biglietti quando li ricevete auno sportello di banca, anche se c’é dietro di voi una lunga coda di impazienti? 28) Possedete una lampadina tascabile? 250 GUSTO PER IL MISTERO Se non avete perso la pazienza, se siete sicuri di aver segnato con una croce i si della prima serie e i no della seconda (attenzione a non confondere), fate la somma. Al di sopra di 20 punti, siete fatalista. Fra gli 8 e i 14 siete superstizioso, ma fondate ancora le vostre ambi- zioni sul libero arbitrio. Meno di 8 punti: mancate di fiducia nell’avvenire, e imbottite la vostra vita di mille precauzioni inutili. Ma poiché, fatalisti o no, tutti possiamo trovare un rimedio ai nostri guai, nel caso che il totale sia supe- riore a 20 potete tuttavia prendere in mano il timone dell’esistenza; nel caso che la somma sia inferiore a 8, non avete che da dire a voi stessi che ci sara « un giusto ritorno delle cose » e che la felicita sta per giungere. Credendoci fermamente, la farete arrivare. Per Vigiene del nostro spirito @ raccomandabile far scendere al minimo la somma, prima che del nostro fatalismo ci guariscano le gravi lezioni della vita. Un mussulmano rivolse un giorno a un dervisci queste due domande: « Se Dio é presente dappertutto, perché non Vho mai visto? Se non accade nulla senza la volonta di Dio, perché sono punito dei miei peccati, che non posso commettere senza il permesso divino? ». Il der- visci per tutta risposta prese una manciata di sassi e li buttd sulla testa al mussulmano, il quale, arrabbia- tissimo, andO dal giudice. Il dervisci si difese dicendo 251 PITIGRILLI di non aver fatto altro che scegliere un argomento irre- sistibile per risolvere i dubbi teologici del querelante: — Aspettavo il mio uomo davanti a te — disse il dervisci al giudice. — Egli afferma di aver male alla testa; finché io non avré visto il suo male alla testa, non ci crederdé, come egli non crede a Dio perché non lo vede. Egli poi pretende che io sia punito per i sassi che gli ho buttato in testa. Ma con quale diritto esige la mia condanna, se ritiene che l’uomo non é libero dei propri atti, perché tutto, anche i sassi sulla testa, sono mek-toub, cioé sono scritti in precedenza, e percio ine- vitabili, sul gran libro del destino? 14 ottobre 1951 252 eee we wmweewwewewne weeewweewn 40 Un cinese vissuto 3.000 anni avanti Cristo, che si chiamava Fou-Hi, condensod il suo sistema filosofico in uno strano disegno: imaginate un cerchio, attraversato da una curva a forma di S, che lo divide in due parti uguali, una tutta nera e l’altra tutta bianca; nella zona nera c’é un punto bianco e nella zona bianca c’é un punto nero. Questo disegno simbolico, che si chiama Yin-Yang, rappresentd la monade, qualche tempo pri- ma, come si vede, che la inventasse Leibnitz, e vuol dire che c’é sempre un germe maschio nel principio femmina e un germe femmina nel principio maschio. I moderni studiosi di sessologia che giocherellano con i «geni» e i «cromosomi», sono in ritardo di 5.000 anni, come tanti altri scopritori in altri domini del sapere. Ma il Yin-Yang estende il suo simbolo al di 253 PITIGRILLL Ja dell’orizzonte sentimentale e sessuale: i casi ordinari della vita contengono il germe del loro contrario; noi riceviamo in dotazione il veleno e il contravveleno; siamo al tempo stesso multipli e sottomultipli, esiste Vembrione della salvezza nel nostro errore, il beneficio nel nostro infortunio, e viceversa. Un pittore senza risorse decide di mettere fine ai propri giorni: lega una corda alla trave reggente il soffitto della desolata stanza che occupa in una vecchia casa, si passa l’altra estremita al collo e si lancia nel vuoto. Il peso del corpo spezza la trave intarlata e putrefatta, ed egli cade al suolo sotto una pioggia di monete d’oro accumulate chissa quando da un ignoto risparmiatore, che certamente mori rimpiangendo le ricchezze alle quali dava l’addio, e senza prevedere che un giorno esse avrebbero salvato dalla poverta e dalla morte qualcuno. Una coppia di coniugi vive in uno chalet di legno nella periferia di Milano. Verranno degli amici a pren- derli per andare a teatro. La signora apre il rubinetto della vasca da bagno, il signore si annoda la cravatta dello smoking. Squilla il clackson. II loro orologio é in ritardo. La signora rinuncia ai suoi lavacri. Si lavera al ritorno. Fra il primo e il secondo atto la signora si batte la mano sulla fronte: ha lasciato aperto il rubi- netto dell’acqua: in un’ora e mezzo l’acqua avra inon- 254 GUSTO PER IL MISTERO dato l’appartamento, e l’alloggio sottostante sara alla- gato. Saltano in automobile, attraversano la citta senza obbedire ai semafori, sordi ai fischietti degli agenti. La strada che conduce alla villa é sbarrata dai carri dei pompieri; il disastro si annuncia pil grave del preve- dibile, ma, alle prime spiegazioni, si presenta sotto un aspetto diverso: nell’alloggio di sotto si era sviluppato un principio d’incendio, Per fortuna l’acqua traboccante dal piano inondato lo aveva spento, prima ancora che i pompieri avessero avvitato e srotolato gli idranti. Un signore é svegliato in piena notte da strani rumori che provengono dalla stanza accanto. Si infila le pan- tofole e impugna due rivoltelle. La cassaforte é aperta e un uomo la sta ispezionando con una lampadina. — Non disturbatevi, giovanotto — dice il signore puntando le due rivoltelle —. La cassaforte non contie- ne che vecchie carte di famiglia. Il bandito, alla sua volta, punta verso di lui la pistola- mitragliatrice, e l’altro lo ferma, calmo, con una mano: — Un momento! Posate la vostra arma, io poso le mie. Anzi, sediamoci. Una sigaretta? Un bicchiere di Porto? Sarete stanco. Vi propongo un affare che vi compensera delle vostre inutili fatiche. La firma che mi ha venduto questa cassaforte si impegna a versare 100.000 dollari a colui che riesca a scassinarla o ad aprire una breccia con la fiamma ossidrica. Avevo 255 PITIGRILLI proprio bisogno di questo, perché io sono rovinato. Novantamila per me e diecimila a voi, per il vostro disturbo. Il vecchio filosofo Fou-Hi avrebbe inserito, nell’esem- plificazione del suo Yin-Yang, il caso di questi due uomini che si trovano l’uno di fronte all'altro: l’uno, rovinato, che da un tentativo di furto ricava un inspe- rato capitale; l’altro, che invece di uscire da una casa non sua per entrare in un carcere o alla morgue, riesce a far scaturire diecimila dollari da una cassa vuota. Tradotta nel piano pratico, l’antica e non smentita teoria filosofica sopravvive nel gioco della morra cinese, che consiste in questo: i due giocatori si mettono Yuno di fronte all’altro, abbassando simultaneamente la mano destra, come si gioca in Occidente: ma invece di stendere le dita per indicare i numeri o chiudere il pugno per indicare lo zero, lo chiudono per espri- mere «la pietra», allargano la mano per rappresen- tare «la foglia», aprono l’indice e il medio a V, e questo significa «le forbici». Le forbici vincono la foglia perché la tagliano, ma sono vinte dalla pietra che le spezza; la pietra vince le forbici perché le spezza, ma é vinta dalla foglia che lavvolge; la foglia vince la pietra perché l’avvolge, ma é vinta dalle forbici che ja tagliano... Ogni simbolo pud essere al tempo stesso 0 vincitore.o vinto. 256 GUSTO PER IL MISTERO — & un triangolo equilatero perfetto. Ogni angolo ha tutto da sperare o da temere dagli altri due. — Di- ceva un professore di alti studi orientali all’Universita di Berlino al proprio figlio — Se alla foglia, alla pietra e alle forbici disegnati negli angoli tu sostituisci la vo- lonta, Vistinto e l'intelligenza, vedrai che l’intelligenza é vinta dall’istinto, il quale é vinto dalla volonta; la volonta alla sua volta... Inutile rifare il ragionamento del saggio professore, che ognuno pud agevolmente ricostruire da sé. Dopo quarant’anni di insegnamento e qualche centinaio di pubblicazioni fra opuscoli e volumi, fu salutato con tutti gli onori dai colleghi, dagli antichi allievi e dal ministro, il quale volle personalmente regalargli un cronometro d’oro, di quelli che si caricano da sé, indi- cano i giorni del mese e le fasi lunari. — Hai fatto male a comprare un biglietto della lot- teria — disse lo studioso al figlio —. Se anche guadagni un frigidaire, 0 un’automobile, o una macchina da cu- cire, quale gioia ne puoi trarre? Non dimenticare il triangolo: Vintelligenza piega la volonta; la volonta piega Vistinto; Vistinto... Tutto cid che esce dal famoso triangolo é indegno della personalita umana. E mostrando fieramente al figlio il cronometro d’oro che indicava i minuti, i giorni del mese e le fasi lunari e si caricava da sé, e per mezzo del quale la patria, 257 PITIGRILLI attraverso il ministro dell’istruzione pubblica, rendeva omaggio ai suoi quarant’anni di studio e di lavoro, ebbe parole di compatimento per tutti coloro che si illudono di uscire dal triangolo magico che da 5.000 anni non ha avuto smentite. Il giorno dopo, al sorteggio della lotteria, il biglietto del figlio vinceva un cronometro d’oro esattamente uguale a quello del padre. 17 novembre 1951 258 41 Benemerenze di tre dittatori: Hitler promosse una campagna contro la pittura stra- vagante e Ja scultura mostruosa: l’arte degenerata, come la defini lui. Primo de Rivera ordiné che i cavalli delle corride avessero il ventre protetto da uno scudo, contro le cornate del toro. Mussolini sostitui la stretta di mano col saluto ro- mano, che si faceva levando in alto la mano aperta e il braccio disteso. Caduti quei tre e avvicendatisi gli uomini di gover- no, le innovazioni furono abrogate, per quella stupida tendenza che hanno gli uomini del domani a cancel- lare tutto cid che hanno fatto gli uomini di ieri. Dopo Vabdicazione di Napoleone, il Re di Sardegna, ritor- nato sul trono, ristabili la censura sui libri, destitui gli intelligenti funzionari laici, aboli il codice napoleonico — monument di sapienza e di praticita giuridica —, vietd la vaccinazione, fece distruggere l’Orto Botanico di Torino e aboli i fanali che illuminavano le strade, 259 PITIGRILLL perché queste tre utili istituzioni erano opera dei Fran- cesi. Caduto Mussolini, si ritornd con slancio fraterno alla stretta di mano, per ostentare l’adesione plebiscitaria alla rinnovata mentalita, per protestare contro il pas- sato, per affermare la cancellazione di una serie di obblighi e di divieti. Se si fosse mantenuta la sana, ele- gante, virile usanza del saluto romano, la signora Ma- ria Forment, di Algeri, d’anni 26, sarebbe ancora viva. Che le é successo? E molto semplice: un giovanotto sportivo, espansivo ed esuberante, che non sapeva am- ministrare i propri H.P., le strinse troppo energica- mente la mano e le fece entrare nella pelle del dito medio l’anello dell’anulare. Escoriazione, infezione, set- ticemia, morte. La ripetizione involontaria di cid che succedeva ai tempi dei Borgia, con gli anelli muniti di una punta di metallo e contenenti una goccia di veleno. L’uso della stretta di mano, che risale ai tempi bar- bari nei quali porgendo la destra all’estraneo gli si vo- leva dare la prova di non nascondere un’arma, dovreb- be essere meglio disciplinata. Una disciplina c’é, un capitolo del galateo esiste, ma pochi lo osservano. Anzitutto non dimentichiamo che la mano é rivela- trice. Ippocrate aveva constatato — e che cosa non ha constatato Ippocrate? — che le dita spatolate, so- prattutto l’indice, sono tipiche della tisi. S. d’Arpen- 260 GUSTO PER IL MISTERO tigny, creatore della chirognomonia, la scienza del dia- gnostico morale per mezzo dei caratteri della mano, ha classificato le diverse forme di mani e di dita; le un- ghie, nell’uomo degno di questo nome, non debbono avere nulla dell’artiglio. Le dita rotonde, « boudinées », fatte cioé come salamini di Vienna bolliti, dimostrano chiaramente che i filamenti nervosi esterni ed interni delle facce dorsali e palmari obbediscono male alla loro funzione; c’é da aspettarsi che qualche cosa, in tutto ’impianto nervoso non funzioni bene. Non scen- deré in particolari. Gli antichi Egizi e il pit recente Paracelso, fino ai moderni psicologi sono concordi nelle conclusioni sul modo di stringere la mano, di levarla per prestare giuramento. Possiamo rendercene conto anche noi: dal modo di levare la mano nel pronunciare Ja parola « giuro», é facile capire quale opinione il testimone ha della giustizia o della propria testimo- nianza. Le persone poco affettive stringono le dita, non la mano. I bricconi cercano, sotto una pressione dolo- rosa, di dissimulare l’istintiva repulsione che, per un residuo di sincerita, provano nello stringervi bonaria- mente la mano. Colui che giura per dire onestamente la verita, apre la palma, apre il cuore; il mentitore che occulta qualche cosa, la presenta al giudice di sbieco, di profilo, o rovesciandola indietro sul polso. Questa fisionomia della mano non era sfuggita a Buffon: « Ci 261 PITIGRILLI sono delle mani “bétes”, espressione intraducibile, in- tirizzite, brutali, delle mani buone, belle e forti. Un uomo — scrive quel celebre naturalista — ha pid spi- rito che un altro, per aver fatto, nella sua prima infan- zia, un maggiore o pit pronto uso del tatto; da quando i bambini hanno la liberta di servirsi delle loro mani, non tardano a farne un grande uso. Essi si divertono cosi, 0 piuttosto si istruiscono sulle cose nuove. Noi stessi, nel resto della nostra vita, ci divertiamo altri- menti che facendo o cercando di fare qualche cosa di nuovo? » Buffon anticipava genericamente una consta- tazione frequente fra i grandi uomini d’affari nord- americani, che mentre discutono dei loro commerci o delle loro industrie, si sfogano a tagliare con un tempe- rino pezzi di legno. Anche noi, che non maneggiamo centinaia di uomini né milioni di dollari, quando dob- biamo scrivere una lettera un po’ difficile, istintiva- mente, automaticamente temperiamo un lapis, come i nostri trisnonni tagliavano la punta della penna d’oca per rendere pil acuminate le idee. Osserviamo come gestisce il ragionatore; il suo movimento pit frequente é avvicinare il pollice all’indice, a cerchio, come se con una chiave inglese sbullonasse le viti del ragionamento avversario. Dalle mani e dal gesto si pud diagnosticare il livello raggiunto nell’evoluzione animale, se le sue mani sono piu vicine al martello dello spaccapietre o 262 GUSTO PER IL MISTERO al bisturi del chirurgo, alle pinze dell’orologiaio e al compasso dell’ingegnere. Uno psicoanalista sostiene che l’uso di portare i guanti dipende da un inconfessato bisogno di nascon- dere qualche cosa. Pué darsi; é un po’ come quegli oc- chiali fortemente, troppo fortemente affumicati (diffi- date degli occhiali troppo scuri) che portano coloro che hanno qualche cosa da nascondere. Bisogna disciplinare, dicevo, la stretta di mano. Pri- ma di tutto domandarsi se all’altro fa piacere. Noi usciamo di casa con le mani accuratamente lavate, sgrassate con l’alcool, perfettamente asciutte; facendo scorrere le dita sulla palma emettono un suono; canta- no; ci sentiamo pitt sani, pil giovani; compreremo il giornale al ritorno per conservarle immacolate e sec- che... Nossignore, l’inevitabile importuno che non ha niente da dirvi tranne che un « come va?» ci sbarra una mano attaccaticcia, unta, collosa, umida, fredda, sudata. Coloro ai quali le mani sudano sono i pit fre- netici nel porgervele talvolta spingono il loro sadismo fino a non restituirvela pit; se la tengono nella loro in- Zuppata di liquidi e di grasso, di nicotina e di caffé, e si deve ricorrere alla violenza per liberarsi; altri ancora ve la immobilizzano fra le loro come per fare un sand- wich, e ve la impastano bene di sopra e di sotto e ve la tirano sul loro cuore e ve la spingono indietro come 263 PITIGRILLI per imprimere un movimento di respirazione artifi- ciale a un annegato. Le regole piu elementari sono dimenticate. Rievo- chiamole: la signora deve porgere la mano all’uomo, mai viceversa; il pid vecchio al pit giovane, il supe- riore all’inferiore, il padrone di casa a colui che va a fargli una visita, colui che é fermato per la strada allo sconosciuto che lo ferma. Scena deplorevole: « Scusi, lei é il tale? » e prima ancora che l’altro abbia risposto o si o no, l’importuno gli tende la mano; dieci volte su dieci 6 una mano impresentabile, o una mano che, stringendovi la vostra, vi polverizzera il metacarpo. Lo scrittore Jules Janin disse che « per una stretta di mano, una mano mal lavata, Alcibiade avrebbe ri- fiutato un trono». Non so dove abbia letto questa no- tizia. Se é autentica, l’elegante Alcibiade ha fatto male; doveva accettare il trono e promulgare questa legge: « Articolo unico: La stretta di mano é abolita ». 23 febbraio 1952 264 42 Incidente aviatorio in Arabia. Trentacinque morti, annuncid la compagnia. — Trentaquattro — rettificd una signora inglese, una specie di Pearl Buck, una specie di Alessandra David-Neel, che aveva passato la sua vita, la sua gio- vane vita, nei santuari dell’Himalaya e nelle universita dell’Oriente. E spiego: — Dovevo partire anch’io. Mio marito mi aspettava a Londra, ma all’ultimo momento rinunciai. — Impegni improwvisi? — Nessun impegno. — L’aeroplano non vi ispira fiducia? La signora fece un gesto evasivo. Data l’immensa quantita di apparecchi che volano, quei pochissimi che cadono rappresentano una percentuale trascurabile. L’aeroplano é il mezzo di trasporto pit sicuro. Se un pericolo c’é, é nel tratto in autobus fra la citta all’ae- roporto. 265 PITIGRILLI — E allora? — domand6o il reporter che la intervi- stava per un giornale francese di Bombay. — Debbo dirvi la verita? E la signora diede una spiegazione che il giornalista avra commentato con la sua obbligatoria ironia pro- fessionale, e che avra fatto pronunciare allo scettico lettore i soliti commenti: coincidenza, superstizione. Le lettrici che fanno ogni tanto del footing nei giar- dini del soprannaturale, avranno detto: presenti- menti... — Ecco qua — racconto la signora —: mentre mi di- rigevo all’aeroporto nell’automobile di amici, sostam- mo a un passaggio a livello. Vicino a noi, presso la casa del guardiano, alcuni ragazzi giocavano; uno di essi teneva in equilibrio su una bacchetta un catino pieno d’acqua, mentre i compagni, col naso in aria, seguivano in silenzio le inclinazioni dei due oggetti e le abili cor- rezioni dell’equilibrista. A un tratto uno gridé con una voce strana, la voce che non era di un ragazzo, una voce d’oltretomba: « Caschera!». Questa parola mi colpi. Fu come un ammonimento. Pregai gli amici di ritirare le valigie dall’apparecchio e tornammo all’al- bergo. Mezz'ora dopo l’aeroplano si staccava dal suolo senza di me, e senza di me, alla sera, cadeva nel de- serto. Far accettare queste spiegazioni a un pubblico mo- 266 BATH-KOL derno é difficile, né io lo tenterd: il primo a non cre- derci sono io. Se forze del bene o del male, anime di defunti, veggenti invisibili vogliono farci sapere qual- che cosa, mi sembra strano che debbano ricorrere alla messa in scena di un treno che costringe un’automobile a fermarsi e di un ragazzo che regge in equilibrio una bacchetta e sulla bacchetta un catino, per obbligare un altro ragazzo a pronunciare la parola profetica « ca- schera ». Dio si riconosce dall’impiego dei mezzi pit semplici, disse non so chi, e sarebbe stato pit pratico mettere alla partenza un granellino di sabbia non nel- Vuretere di Cromwell (oh, Pascal!), ma nel gicleur del carburatore, e si sarebbero salvati non una ma 35. Ma gli antichi, che non erano meno intelligenti di noi seb- bene chiamassero fato, destino, dito di Jehovah, di Giove o di Allah cid che non sapevano esprimere in numeri e tradurre in formule, credevano a questi av- vertimenti emessi da una voce estranea. Gli Ebrei chia- mavano Bath-Kol il presagio tratto da un rumore, da un suono, da una parola. Nei vecchi libri si leggono esempi sconcertanti: Nel primo atto di Antonio e Cleopatra, di Shakespeare, una donna, Charmiane, del seguito della Regina d’Egitto, dice: — Preferisco una lunga vita ai fichi. E nella nota alla mia edizione (Flammarion, Parigi), si 267 PITIGRILLI legge: « Allusione al cesto di fichi pieno di aspidi, che vie- ne portato nell’ultimo atto. Charmine ignora il rapporto della sua risposta con l’avvenimento; ma Shakespeare si uniforma qui alla superstizione degli antichi, i quali pen- savano che spesso una parola, un’affermazione lanciata a caso @ senza proposito, contenesse dei presagi per l’avve- nire. Vedi Cicerone: « De divinatione ». Due rabbini andavano a visitare un terzo rabbino, che si chiamava Samuele, quando, passando presso una scuola, intesero la voce di un fanciullo che pronun- ciava queste parole della Scrittura: « E Samuele mori » (Libro dei Re, I, XXV). — Inutile andare avanti — disse uno dei due rab- bini arrestandosi —. Il nostro amico é morto. E il loro amico era morto. Un altro rabbino, recandosi alla casa di un parente, udi una donna che diceva: «La luce si sta spegnen- do ». Impressionato affrettd il passo; il parente, colpito da un male improvviso, agonizzava. Fu un Bath-kol a decidere Erode il Grande, allora al servizio dei principi Asmonei, a sottrarsi alla loro di- pendenza. Avendo inteso, per caso, una donna escla- mare «ogni schiavo che si ribellera, riuscira », prese questa frase per un felice presagio, e un consiglio: si ribelld e riusci. Noi, moderni, noi distratti, che tendiamo l’orecchio 268 GUSTO PER IL MISTERO alle parole calcolate (calcolate per ingannarci) e leg- giamo le parole pesate (pesate per frodarci sul peso) chissa quanti Bath-kol riceviamo sul nostro timpano, senza che il nervo acustico li comunichi al cervello! Non voglio alludere ai Bath-kol dei racconti profumati di soprannaturale; alludo ai piccoli avvertimenti che con una mezza frase sfuggita, una reticenza voluta, la esitazione nel salutarci, un lapsus, ci dovrebbero illu- minare su cid che il nostro prossimo pensa di noi, su cid che ci chiedera avendo I’aria di offrire, sul punto al quale ci trascinera, con l’apparenza di lasciare a noi la scelta della strada. Ogni persona, al primo contatto, ci urla personalmente il pit: clamoroso Bath-kol. Vi risparmio l’aneddoto pit o meno autentico dello spillo di Laffitte, ma Democrito, avendo osservato la preci- sione con cui un ragazzo legava una fascina, lo volle come alunno; il ragazzo, che si chiamava Protagora, fu uno dei pit celebri sofisti greci. Il poeta William Cow- per non avrebbe mai ammesso nella lista dei suoi amici colui che, sebbene adornato di belle maniere, posasse senza necessita il piede su un verme. Se non che noi, con la nostra « diabolica persevera- tio », non ci fermiamo ai primi sintomi, alle parole am- monitrici: Paggettivo « piccante » accanto al sostantivo «salsa » nel menu, denuncia la carne putrefatta; « en escabeche » accanto al pesce, ci avverte che si tratta 269 PITIGRILLI di un pesce andato a male, e noi ordiniamo la carne in salsa piccante e il pesce in escabeche. Colui che ap- pena ci viene presentato stura un tratto di spirito, o racconta un remoto fatto personale, o ci propone di accompagnarci, ci affliggera col suo repertorio di umo- rismo, o con la sua biografia, e non ce lo toglieremo dai piedi nemmeno se chiamiamo le guardie. La signora che in sotterraneo non da un’occhiata al libro che il signore di fronte sta leggendo, non posso dire che sia un’illetterata, ma certamente si comportera per tutta _ la vita come un’analfabeta. Peggio per noi se manchiamo di ricettivita per questi Bath-kol, se le stesse cose dobbiamo farcele cantare dodici volte come nei melodrammi, se non abbiamo, perché siamo uomini, la sensibilita del garofano che si volta dall’altra quando sente una musica troppo forte, né della sbarra di ferro che a dieci chilometri reagisce al calore di una candela, né della farfalla che a tremila metri di distanza riconosce la femmina che é fatta per lui, né delle mura di Gerico che — credetelo o no — sono cadute agli squilli di una fanfara. Secondo un proverbio persiano, per farci compren- dere da uno scioceo occorrono dieci bastonate sulla testa. All’intelligente basta una parola. 1 marzo 1952 270 * 43 — Ancora un istante, signor boia, — disse la Du Bar- ry al momento di posare la bella testina bionda e vuota sotto il coltello della ghigliottina. Chirurghi di oggi sono riusciti a concedere un supplemento di un’ora; essi parlano di richiamare in vita, di risuscitare i morti. Ma erano morti veramente? Il cuore si era arrestato, e poiché questo muscolo, secondo gli antichi fisiologi, é « primum nascens, ultimum moriens », morto il cuo- re, la morte dovrebbe essere definitiva. I teologi, ai quali qualche volteriano domand6é sarcasticamente do- ve poteva essere andata l’anima nell’intervallo fra la morte fisica e la risurrezione chirurgica, superarono la questione con una risposta elegante: l’anima non si era allontanata dal corpo perché il preteso morto risu- scitato non era ancora morto. E cosi il volteriano é ri- masto col suo scetticismo, il teologo con la sua fede, il chirurgo con le sue coronarie di bachelite e la sua pom- pa cardiaca di alluminio, e i candidati alla morte con 271 PITIGRILLI Ja speranza che, quando tutto sara apparentemente, ufficialmente finito, prima di far salire il piazzista in pompe funebri che sta fumando una sigaretta nello sgabuzzino della compiacente portinaia, i cari parenti pagheranno loro un addizionale giro in giostra. E se anche potessimo risuscitare per un tempo deter- minato, come impiegheremmo questo supplemento? «Se rinasco una seconda volta...» dicono gli amareg- giati della vita, sospirano le vittime dei propri errori, invidiando il successo di coloro che hanno I’aria di averla indovinata. Ingenui! Ognuno di noi rinasce ogni giorno ai piccoli particolari della vita quotidiana, ogni mese in media alle grandi imprese: l’osservazione dei nostri errori e del successo altrui ci fornisce addirittura un cervello di ricambio; ma ogni giorno ripetiamo con la monoto- nia di un disco rigato gli stessi errori; rinascere con tutta la nostra esperienza non servirebbe a nulla, per- ché la nostra esperienza pud dirsi completa all’eta in cui, per la prima volta il parrucchiere, finito di tagliare i capelli, ci passa un dito sulla guancia ancora rosea e liscia, e domanda, per lusingare il nostro orgoglio vi- rile: « E questa barba la togliamo? » Incontriamo ogni giorno al bar e al club, uomini che hanno V’apparenza di riassumere in sé l’esperienza di 272 GUSTO PER IL MISTERO innumerevoli vite e di universali osservazioni. Sentirli parlare é una mortificazione per noi, che non siamo geniali. Sono paradossali, brillanti, demolitori. Qualun- que notizia tu dia, la sapevano gia; qualunque fatto tu racconti, ti rettificano, perché non é andata cosi; la versione giusta é la loro; di ogni fatto conoscono il re- troscena; nel tuo ragionamento denunciano il difetto logico; con un calembour tapperebbero la bocca a De- mostene e a Cicerone. Tutto cid che fanno gli altri, loro lo farebbero meglio — ma non lo fanno. E quando si mettono a fare qualche cosa, non ne imbroccano una. Quando cadono, pretendono di essere caduti per colpa di altri, ma dalla loro caduta sembrano ricevere una spinta maggiore per saltare piu in alto, e cadono in- vece su un cespuglio di cactus. Un signore impreparato che li ascoltasse per la prima volta e non li avesse visti all’opera, e ignorasse i loro antecedenti, direbbe: « Se io fossi il capo dello Stato, a un uomo come costui affiderei mezza dozzina di ministeri». Malaugurata- mente, sebbene conoscano dall’alfa all’omega la gam- ma di tutte le verita, nell’alfabeto incontrano anch’essi Vinsidiosissima lettera, Vix che li aspetta a tre metri dal traguardo. Rinascere non sopprime l’ix. Rinascere é un percorrere lo stesso itinerario. Si manda a memoria un sonetto rileggendolo cin- 273 PITIGRILLI quanta volte di seguito. Tutti abbiamo urlato « rosae rosarum rosis » e « aval bal cal cantal » comprometten- do Vequilibrio nervoso della cuoca che stava rimesco- lando la mayonnaise, ma le lezioni della vita non si assimilano col metodo della ripetizione. L’arco del se- condo amore ripete con maggiore o minore apertura di compasso l’arco del primo. L’ultimo amore di Don Giovanni, giunto all’esperimento 1003, rassomiglia stra- namente al primo incontro sentimentale dell’adole- scenza; ma Don Giovanni era sicuro che se avesse po- tuto fare l’esperimento 1004, la serie dei 1003 errori precedenti gli avrebbe finalmente servito. Racconta Oscar Wilde (cito a memoria) che Gesu, passeggiando da solo, una notte, nella citta, udi accordi di liuti e canzoni che accompagnavano un ritmo di danza. Bussd alla porta. Ghirlande di fiori e fiaccole di legno di cedro. Il festino toccava il vertice. Su un letto tinto di porpora marina era steso un uomo dai capelli incoronati di rose e dalle labbra tinte di vino. Gest gli toccd la spalla: — Perché vivi cosi? — Ero il lebbroso — rispose il giovane — e tu mi hai guarito. Come potrei vivere altrimenti? Tl Maestro usci nella strada, e vide una donna dal viso dipinto e dai piedi coperti di pietre preziose. Die- 274 GUSTO PER IL MISTERO tro di lei veniva un giovane dagli occhi scintillanti di desiderio. — Perché guardi cosi quella donna? — gli domando il Maestro. — Ero cieco, e Voi mi avete restituito la vista. Che cosa potrei guardare di meglio? Allora Egli raggiunse la donna: — Perché cammini sulla via del peccato? — Perché Voi avete perdonato i miei peccati, e non vedo via pit dilettevole di questa. Gesu usci dalla citta. Quando fu fuori delle mura, vide seduto sul margine della strada, un giovane che piangeva. — Perché piangi? Tl giovane sollevé lo sguardo: — Ero morto, e Voi mi avete risuscitato dal regno dei morti. Che cosa posso fare se non piangere? Gesu avra certamente perdonato a Oscar Wilde que- sta parabola pagana. Perdonera a me di averla tra- scritta. Essa insegna indirettamente quale deve essere-il sen- so dei grandi doni dell’esperienza, che si debbono rice- vere in stato di umilta. L’importante non é rinascere, ma nascere con un silenzioso desiderio di quotidiano 275 PITIGRILLL perfezionamento; non é ricominciare, ma cominciare senza orgoglio, cioé disposti a riconoscere come nostro il nostro errore; pensare che non si ha in tasca la solu- zione scritta di tutti i problemi, e che ogni problema é nuovo e diverso. E se anche il chirurgo dernier-cri disporra un giorno di tutta una batteria di pezzi di ricambio, chi non é riuscito, nella prima vita, a strap- pare un diploma elementare, se non rinasce con facolta di perfezionamento e di autocritica, il viaggio bis potra offrirgli nuovi vini e nuove danze, ma non gli offrira esami di riparazione. 16 luglio 1952 276 Beewmeeeeeeeweweeeweeeeeeere 44 — Nome, cognome, eta, domicilio e professione — disse il Presidente del Tribunale di Casablanca a un te- stimone. Il testimone obbedi. Poi il presidente lo in- vito, secondo la formula, a dire la verita, la sola verita, nient’altro che Ja verita, « senza passione e senz’odio ». Poiché il testimone aveva I’aria di non capire, il ma- gistrato si spiegd meglio: — Levate la mano destra e dite: lo giuro. — Giuro che cosa? — Di dire la verita. Da cid che risulta siete un uomo colto, professore di filosofia in un liceo, Inutile che vi spieghi che cos’é un testimone e quale é la missione di un cittadino nel far trionfare la giustizia. — Io non giuro — rispose il professore. — Non giuro perché non sono sicuro di cid che ho visto. — Allora ditelo in forma dubitativa: ho l’impres- sione... — Non posso rispondere cosi, perché ho la certezza. — Insomma deponete esplicitamente quello che sa- pete. 277 PITIGRILLI — Ah, no, signor presidente. Io « credo » di aver vi- sto; effettivamente gli oggetti che caddero nel mio cam- po d’osservazione mandarono dei raggi luminosi alla mia retina, ma non so come il cristallino li abbia de- formati, come il nervo ottico li abbia trasmessi al cer- vello, come il cervello li abbia elaborati e come la me- moria li abbia custoditi. La sorpresa e Vilarita cominciavano a turbare l’at- mosfera. Il Presidente, scambiata un’occhiata signifi- cativa al pubblico ministero, troncd i filosofemi del pro- fessore di filosofia. — Vi avverto che la legge punisce il testimone falso o reticente. — Non é il caso mio. Per non essere falso non de- pongo; e per non essere reticente su questo o que] pun- to, non diré una parola. — Ma il vostro dovere... — fece il Presidente, cer- cando di prenderlo con le buone maniere... — Oh, il mio dovere me lo insegna la mia coscienza. Se contravvengo alle leggi morali, Dio mi punira. — Bene. Nell’attesa, io vi infliggo tre mesi di reclu- sione e 5.000 franchi di multa. Avete tre giorni di tem- po per ricorrere in appello. E poiché era mezzogiorno, rinvid il proseguimento del processo all’indomani, e fatto chiamare il testimone restio che si stava allontanando, gli disse che ci ripen- 278 GUSTO PER IL MISTERO sasse meglio, e che se avesse cambiato contegno gli avrebbe perdonato. — Non disturbatevi, signor presidente. E non cerca- te di insidiare la mia anima. Avete detto che ho tre giorni di tempo per ricorrere in appello? Cioé per tre giorni non mi arrestano? Bene. Non ricorreré. Fra tre giorni cominciano le vacanze d’estate e ho appunto tre mesi a mia disposizione per andare in carcere. E socraticamente vi ando. Uscito, divenne popolare fra la gioventu studiosa di Casablanca. Ma non pud occupare un pubblico ufficio un funzionario che abbia subito una condanna penale, e all’aprirsi delle scuole, il professore trové sul suo ta- volino un telegramma col quale il Ministero dell’Istru- zione lo cancellava dai quadri dell’insegnamento. In questa misura disciplinare il filosofo avra trovato la riconferma che la verita é quella splendida e inaf- ferrabile chimera che i programmi scolastici prescri- vono ai professori di filosofia di esaltare nei loro corsi di morale, ma che all’atto pratico, la societa esige una verita incerta, deformata, infondata, delle controverita purché abbiano un’apparenza di verita. Ma il ministero dell’Istruzione non dirige l’ordine sociale, il quale, per funzionare ha bisogno di controllare i rigidi concetti dei professori di filosofia, perché tutto il commercio fra gli uomini é fatto di approssimazioni. 279 PITIGRILLI In un altro Tribunale si era trovato, come testimone, Tristan Bernard. Si trattava del furto di un arredo sa- cro in una sinagoga. — Eun schofar — disse Tristan Bernard. (Il schofar é una tromba fatta con un corno di ariete, che uno dei fedeli suona in una festa solenne). — Che cosa é un schofar? — domando il giudice. — E una tromba fatta con un corno Wariete. — Eallora dite corno d’ariete. — Non posso dire che é un corno d’ariete, perché non lo é pid da quando é divenuto una tromba. — E allora dite una tromba. — Non posso dire una tromba, perché non é una tromba. — E allora che cos’é? — E un schofar. Il giudice si rivolge al cancelliere: — E scrivete schofar. ' Il cancelliere, che non sapeva come si trascrive in lettere latine una parola ebraica, domando: — Signor testimone, come si scrive schofar? — Si scrive tromba — rispose Tristan Bernard, per dare una suprema soddisfazione al Presidente che, se non si fosse messo a ridere, avrebbe probabilmente in- flitto tre mesi di reclusione per oltraggio alla magistra- tura al piu raffinato umorista francese, che appunto 280 GUSTO PER IL MISTERO perché umorista aveva il senso della sfumatura e della relativita. Si presento un giorno a Tolstoi un operaio in lacrime: — Mia moglie é malata di un male inguaribile. Mor- ra in primavera. — Ebbene? — Vorrei che voi, maestro, le scriveste due righe per dirle che sta benissimo e che vivra a lungo. Come potrebbe non credere a Leone Tolstoi? Almeno la po- veretta morrebbe serenamente. Tolstoi si commosse, e stava forse per scrivere la let- tera, ma, attraversato da un dubbio, obietté al visita- tore che avrebbe dovuto scrivere una bugia, mentre egli era assertore delle verita assolute. Il povero ope- raio se ne andd chiedendo scusa. Ma quando fu fuori, Tolstoi sospird amaramente, pensando che é stupido rendersi schiavi fanatici della verita. Il suo pensiero coincise con l’opinione di un altro scrittore, che non era tolstoiano, Mark Twain: « La ve- rita é il nostro bene pit: prezioso; facciamone dunque economia ». Nell’interesse degli altri, e qualche volta nostro. «Che cosa volete che se ne faccia la gente della verita? — domandé Lao-Tzé a Confucio — Non c’é regalo meglio gradito di questo. Voi stesso che l’andate cercando, sa- pete che, per chi la volesse davvero, non ci sarebbe bi- 281 PITIGRILLI sogno di cercarla, perché é intorno a noi, in ogni casa. Non si deve cercarla; si deve crederla, ma non cer- carla ». E col suo metodo si trové bene. Un altro filosofo, Se- neca, « preferiva offendere Nerone dicendogli il vero, piuttosto che piacergli con l’adulazione ». Nerone ap- prezzo la sua sincerita, fino al giorno in cui per dimo- strargli che aveva cambiato idea, gli mando l’ordine di mettersi in un bagno caldo e di tagliarsi le vene. 26 luglio 1952 282 45 La luna era serena e giocava sopra le onde, disse un poeta. Nella notte bruna, sul campanile ingiallito, la luna, come un punto sopra una i, cantd un altro poeta. La luna brillava in mezzo a un azzurro senza macchia, e la sua luce color grigio perla scendeva sulla cima in- determinata delle foreste, scrisse un letterato, e que- sta frase fu oggetto di grande ammirazione per parte dei giovani seguaci di Chateaubriand, e di deciso di- sprezzo per parte degli avversari. Pare anzi che questa descrizione abbia provocato dei duelli, all’epoca in cui gli uomini sapevano ancora battersi e arrischiare la vita per un aggettivo, per il guanto di una dama o per una nota musicale. La luna... la luna... cantarono pil o meno felicemente i poeti delle vecchie scuole, forse per opporre un correttivo alla scienza dei loro tempi, che non era indulgente verso la luna. «E poiché essa si congiunge spesso con Saturno — scriveva La Martiniére — le si attribuiscono le apoples- sie, la paralisi, epilessia, l’itterizia, l'idropisia, la le- 283 PITIGRILLI targia, i catarri, le convulsioni, la pesantezza del capo, Vimbecillita di stomaco e tutte le malattie causate da- gli umori freddi ». C’era da odiare la luna. E da averne paura: «I bambini che nascono dopo il primo quarto di luna, se vivono sono deboli e malaticci, e languisco- no, o hanno poco spirito o sono idioti... ». Sconsigliabile dunque venire al mondo dopo il primo quarto di luna. Ma le altre fasi non erano pit allegre: « Durante il primo quarto é bene salassare i sanguigni; nel secondo é bene salassare i collerici; nel terzo si devono salassa- re i flemmatici; nel] quarto salassare i melanconici ». Si consigliava ai medici e ai fiebotomi di non perdere d@occhio la luna. « E interamente necessario a quelli che ci occupano di medicina, conoscere il movimento di questo pianeta — voleva dire satellite — per ben di- scernere la natura delle malattie ». Credo che gli in- fermi fossero i pit diretti interessati a tener d’occhio la luna, per difendersi dalla lancetta dei flebotomi e dall’enteroclisma dei dottori. Ma avevano poi tutti i torti quei vecchi clinici? I medici che esercitano oggi non hanno pit trovato la luna nei loro trattati di patologia. Hanno notato, é vero, che la luna esercita una certa influenza sull’epoca delle nascite, come influisce sull’alta e la bassa marea, sulla qualita del vino, sul germogliare delle piante. Non han- no negato che i capelli e le unghie tagliate non so pit 284 GUSTO PER IL MISTERO in quale fase lunare crescano secondo un ritmo diverso. Ma non credo che i chirurghi consultino il calendario prima di operare un’appendicite. A riabilitare « questi signori della facolté » che fe- cero ridere Moliére, interviene la scienza moderna. La strana influenza che esercita la luna sulla materia vivente é oggetto di studi seri. Il dott. Ravitz, neuro- psichiatra dell’Universita di Duke, che ha consacrato ja vita allo studio della corrente continua presso gli esseri umani, dice che l’uomo costituisce un’entita elettrica, modificabile dal cambiamento di fase della luna, la quale esercita un’influenza sulle proprieta elet- triche dell’atmosfera. Ogni materia vivente emette un impulso regolare di corrente continua. La natura, creando la vita animale e vegetale, si é servita di mezzi elettrici. Insomma, come il ventilatore e il frigidaire, il rasoio e la lampadina, anche l’uomo va ad elettricita. Un altro studioso, il dottor Gautier, di Washington, conferma su esperienze proprie l’ipotesi che le nostre variazioni di umore siano provocate dai campi elettro- magnetici che si formano nell’atmosfera sotto l’influen- za dei cambiamenti di luna. La luna della mitologia, della demonologia e del fol- klore, tema di superstizioni apparentemente ingenue, questa luna romantica e misteriosa si sta circondando di una nuova aureola. 285 PITIGRILLI Tl professor Burr inseri una serie di contatti elettrici nel tronco di alberi, raccordandoli a strumenti regi- stratori. Una volta il mese, durante una certa fase del- ja luna si notd un’elevazione di voltaggio. Chi oserebbe supporre — si domandé — che gli uomini siano meno sensibili di una pianta? E osservando 17 individui — 11 uomini e 6 donne — durante un periodo che va da uno a otto mesi, noté le fluttuazioni di umore e i di- sturbi emotivi; la tensione morale e la potenza affet- tiva aumentano ogni 14 o 17 giorni (e poi decrescono), all’epoca della Juna piena o della Juna nuova. In altri casi si nota una diminuzione di potenziale nelle stesse epoche. Dicendo perciéd che un innamorato - @ Junatico non si sbaglia mai, perché in quella certa fase lunare o ama di pit o ama di meno. Durante la luna piena si constaté che gli studenti disadatti allo studio manifestano una recrudescenza di cattivo umo- re, un’irritabilita, un’ipersensibilita strana, delle preoc- cupazioni infondate; poco dopo la luna nuova, torna- vano in perfetta forma, in piena efficienza ai loro studi e ai loro trionfi. Si finisce cosi per dare ragione a Paracelso che nel secolo XVI proclamava che i pazzi peggiorano nel pe- riodo scuro della luna, perché la sua attrazione sul cer- vello raggiunge il massimo. E mortificante. Ci crediamo padroni dei nostri nervi 286 GUSTO PER IL MISTERO e del nostro ragionamento, arbitri delle nostre decisio- ni e signori della nostra volonta. E invece il « pallido astro d’argento » organizza e disorganizza il nostro sen- timento e il nostro pensiero. La luna, lampada compia- cente e misteriosa degli innamorati, se @ vero che lamore é una pili o meno lunga follia, sta prendendosi le sue responsabilita, e per quante volte l’abbiamo guardata e interrogata oggi che misuriamo i suoi mi- sfatti, ci rendiamo conto di non averla mai osservata abbastanza. Quel suo continuo andare davanti a noi, quando camminiamo 0 a piedi o in treno, quel pre- sentare eternamente la medesima faccia (come sia la luna dall’altra parte nessuno ha mai saputo: della sua superficie non conosciamo che il 47 per cento), quel suo nascondersi fra le nubi e l’implacabile riapparire con un’esangue faccia di pierrot o di inquisitore, avrebbe dovuto da chissa quando avvertirci che ci agitiamo sotto il suo implacabile dominio. Una delusione di pit per i sentimentali: i fiori danno allergia e provocano starnuti; la luna da la follia... Fini sotto la ghigliottina, al principio del secolo, un uxoricida, che, invitato dal presidente della Corte d’As- sise a narrare il fatto, comincié cosi: — Era una notte d’estate. La luna era nel suo pieno splendore... — Le fasi lunari non interessano la giustizia — lo 287 PITIGRILLI interruppe il presidente, senza rendersi conto che la luna era una complice necessaria e una istigatrice. Un favolista turco morto nel 1410, Nasreddin-Hadja, va ad attingere acqua e vede la luna nel pozzo. Senza perdere tempo, cala nell’acqua una corda con un un- cino per ripescarla. L’uncino si impiglia in una pietra, e Nasreddin-Hadja si mette a tirare, a tirare, finché la corda si spezza ed egli va con le gambe all’aria, e vede la luna nel cielo. — Allah sia lodato! — esclama — Ho rimesso la luna al suo posto. Il favolista antico e lo scienziato moderno ricollocano la luna al suo posto di responsabilita. 10 settembre 1952 46 Storia: ’uomo non pud vivere senza sale. Nell’antica Scandinavia i condannati per delitti gravi erano liberi di scegliere fra la nutrizione senza sale e la morte; dopo qualche settimana di regime insipido chiedevano di morire. II sale: ecco la salvazione. , E ora Vattualita: se volete salvare V’elasticita delle vostre arterie, riducete al minimo la quantita di sale. Tl sale, ecco il nemico. Storia: la vostra vista indebolisce? Ricorrete all’ocu- lista. Perché imporre ai vostri occhi uno sforzo, se un paio di lenti fa convergere sulla vostra retina i raggi luminosi, ossia le imagini, che i difetti dei vostri occhi mandano troppo al di qua o troppo al di 1a della retina? — Un momento! — interviene la scienza d’oggi. — Locchio deve essere esercitato: il bambino impara a vedere come impara a parlare e a caminare: colloca- re un paio di lenti su un naso equivale a collocare un 289 10 PITIGRILLI uomo su una carrozzella; non camminera. Via gli oc- chiali! Le mogli di vecchio stampo dicevano: — Abbotténati, caro, non dimenticare la sciarpa di lana, protéggiti il collo, se non vuoi prenderti un’in- freddatura, una grippe, una bronchite doppia, una pol- monite, un buono d’ingresso al sanatorio. — Ci sono gli antiistaminici — rispondeva, blasé, il marito, che ormai contro l’insidia di tutti i germi, si sentiva protetto dalle guardie del corpo che si nascon- dono sotto gli pseudonimi prophendyridamina, pyrani- samina e idrocloruro di thonsylamina. — Illuso! — lo disinganna la scienza. Lowell, Irving, Noah, tre medici di Londra e di Chi- cago, ci fanno sapere che su 1214 persone studiate, non si é riuscito a discernere il minimo effetto di quelle tre droghe, le quali si sono comportate, nella cura di un’or- dinaria infreddatura benigna, né pit né meno brillan- temente che un « placebo » — cosi la vecchia medicina chiamava le pillole di zucchero che si davano al cliente tanto per dargli qualche cosa. Su 213 studenti dell’Uni- versita dell’Illinois le droghe antiistaminiche hanno dimostrato che non sono in grado di prevenire, far abortire, curare la pit innocente grippe. Si diceva: Chi dorme bene si sveglia al mattino nella stessa 290 GUSTO PER IL MISTERO posizione in cui si é addormentato alla sera. Per ri- farci del sonno perduto é necessario dormire alcune ore di pit per varie notti consecutive. Agli uomini di grande attivita bastano poche ore di sonno. Ci addor- mentiamo in una frazione di secondo e in una frazione di secondo ci svegliamo. Dormendo sul lato sinistro ci affatichiamo il cuore. Per facilitare il sonno non c’é niente di meglio che bere qualcosa di molto caldo pri- ma di andare a letto. E antiigienico dormire d’estate col ventilatore nella stanza. Riposare dopo il pasto di mezzogiorno é un eccesso di compiacimento verso noi stessi che diminuisce la capacita di lavoro... Ebbene vi diré ora I’ultima parola della scienza: Cambiamo di posizione frequentemente, nel sonno, per rilassare tutti i nostri muscoli. Il dormiente pit tranquillo cambia posizione 96 volte per notte. Per ri- parare il sonno perduto una sera, basta dormire al- trettanto la notte successiva; non di pi; Morfeo non esige gli interessi di Shylock. E falso che agli uomini attivi bastino poche ore di sonno. Napoleone ed Edison dormivano poche ore du- rante la notte, ma col sonno pomeridiano completava- no le ore insufficienti di sonno. Nessuno si addormenta né si sveglia istantaneamente; c’é sempre un periodo «fra la veglia e il sonno», preipnotico, crepuscolare, durante il quale non possiamo parlare, ma percepiamo 291 PITIGRILLI i suoni; se la facolta di movimento é sopita, l’udito é sveglio. E un errore bere un liquido caldo prima di andare a letto, come faceva mio nonno. La pressione che eser- citano i liquidi da inquietudine; se volete dormire bene, sopprimete ogni bevanda a partire dal tramonto. Potete coricarvi sul fianco destro o sul fianco sinistro o con la bocca in su; dormirete normalmente se siete un individuo normale. I] ventilatore vi aiutera a pas- sare una notte tranquilla. E se vi fa comodo dormire dopo il pranzo di mezzogiorno, non esitate: nel collegio maggiore di Stephens, nello stato del Missuri, si é pro- vato che il rendimento scolastico é superiore quando gli studenti dormono dopo la colazione. E la serie delle rettifiche si estende in tutti i settori. Il corpo del maschio é pitt perfetto del corpo della don- na, si credeva. Presunzione degli uomini! Adamo viene al mondo con maggior numero di deformazioni e di de- bolezze organiche di Eva. L’uomo é superiore alla don- na in intelligenza, si proclamava. Inesatto, perché ]’uo- mo é superiore alla donna nella meccanica, nella ma- tematica, nel ragionamento astratto; la donna é supe- riore a lui nella memoria, nella facilita per le lingue, nello sbrogliarsi in societa, nell’estetica. L’uomo ha nervi pit solidi della sua compagna? Pare di no. Du- rante il bombardamento di Londra i casi di esaltazione 292 GUSTO PER IL MISTERO nervosa furono piu numerosi fra il sesso sedicente forte che fra il sesso cosidetto debole, e le donne si ristabi- lirono pii rapidamente che i loro mariti. Gli uomini danno meno importanza alla propria apparenza e alla propria eleganza che le donne? Osservate meglio: gli uomini non si riducono agli esemplari della nostra ci- vilizzazione, che fanno durare un abito 4 anni, mentre Je donne hanno bisogno di quattro vestiti per stagione: vivono centinaia e centinaia di milioni di maschi nei paesi pittoreschi dove le belle sete, i broccati, i gioielli sono fatti per loro. Le riviste scientifiche vanno a gara nel demolire le antiche credenze. Ogni demolitore cerca di battere il proprio record, e le firme pit illustri esaminano I’ani- male-uomo nel di fuori e nel di dentro. E falso che coloro che parlano di suicidio non si uc- cidano mai e che il suicida fallito non ricominci: é falso che un dispiacere imbianchisca i capelli: se qual- cuno si é trovato con i capelli bianchi davanti al plo- tone d’esecuzione é perché in carcere non gli avevano fornito la tintura: é falso che le bibite fredde tolgano la sete d’estate; si tratta di un’effimera illusione, di un inganno dei sensi, di una momentanea paralisi di non so quale zona del nostro cervello, per cui dopo, si ha piu sete di prima... Non ricordo la spiegazione, ma con i primi caldi avremo il piacere di rileggerla, per ca- 293 PITIGRILLI ricare la nostra mortificazione e scatenare Vilarita dei fabbricanti di birra. Si vince la sete — insegnano gli igienisti — con l’astenersi dal bere. Percio: Conclusione numero uno: Tutte le verité sono prov- visorie. Conclusione numero due: Sono provvisorie tutte le smentite. Cameriere, una birra. 13 settembre 1952 294 47 Conosco dei contabili e degli agrimensori che sono divenuti tali perché il ginnasio e il liceo erano a qual- che centinaio di metri dal loro domicilio, mentre che per la scuola tecnica e professionale non c’era che da attraversare la strada; dei pianisti che sono divenuti pianisti per colpa di un pianoforte ereditario che si an- chilosava in casa, e dei ragazzi che hanno studiato me- dicina, perché il padre, morendo, aveva lasciato una polverosa biblioteca di materia medica ormai superata, un microscopio antiquato, un forcipe arrugginito e la placca d’ottone « medico-chirurgo ». Indirizzati male nella vita, questi personaggi incontreranno per tutta Yesistenza serie difficolta a uscire dal loro errore; la societa non é generosa verso coloro che hanno sbaglia- to strada, e se riescono a mettersi nel loro giusto cam- mino, il primitivo mestiere nel quale non sono riusciti viene rimproverato loro come una macchia indelebile, anche, e soprattutto, se nel nuovo orientamento hanno dato risultati splendidi. 295 PITIGRILLI Testut, il grande maestro dell’anatomia, da semplice barbiere era riuscito a pagarsi le scuole medie e supe- . riori, ed era arrivato al vertice della carriera. Il suo atlante di anatomia fa testo nelle scuole. Eppure gli avversari continuarono a chiamarlo « il barbiere ». Du- rante un’esercitazione in sala anatomica, il maestro rimproverd uno studente, un piccolo aristocratico snob e pieno di pretese, perché incideva un cadavere senza averlo precedentemente raso. I] giovane, discendente da uno di quei gentiluomini che sono conti o baroni perché un loro antenato ha mandato una bottiglia di vino a Luigi XV o gliel’ha fatta portare dalla moglie, rispose all’anatomista illustre: — Sa, professore, io non ho mai fatto il barbiere. E Testut, niente affatto risentito per l’allusione alle sue origini modeste gli rispose: — Lo capisco, lo capisco: se voi aveste cominciato a fare il barbiere, lo sareste rimasto. Ma non tutti la prendono con spirito. Molti ne sof- frono. Il piazzista in cavaturaccioli, che non é riuscito a piazzare un cavaturaccioli in tutta la sua giovinezza, se diventa un filosofo di grido si sentira dire dagli av- versari che dopo tutto é un antico piazzista in cavatu- raccioli. Un ragazzo intelligente, poco prima dell’altra guer- ra, si era laureato in medicina, perché il padre aveva 296 GUSTO PER IL MISTERO messo nel testamento una clausola strangolatrice. Con- dizione inderogabile, che si laureasse in medicina. Si laured. Ma egli non si sentiva tagliato per la medicina. La sua passione era la botanica. Per sei anni frequen- to sale anatomiche e ospedali, e strappd faticosamente il documento che autorizza un cittadino a prescrivere una polverina a un altro cittadino o a piantargli un bisturi nella pancia o — é iJ caso di dirlo — nella schie- na. Il defunto padre era sodisfatto, la clausola testa- mentaria era osservata, e finalmente poteva abbando- nare i cadaveri e gli infermi che gli ripugnavano, per dedicarsi ai fiori, agli alberi, alle ricerche di erbe rare nelle foreste, a studiare la poetica vita vegetale, per la quale la sua anima di scienziato e di artista sentiva una irresistibile attrattiva. In pochi anni divenne pro- fessore di botanica in un’universita italiana. Dimenti- cd che 37 é la temperatura normale, che a un annegato si pratica la respirazione artificiale e che nel caso di avvelenamento per funghi la prima da farsi é una la- vatura gastrica. Nulla — fuori del campo sentimentale — si dimentica cosi facilmente come cid che si vuol dimenticare. Primavera del 1915. La guerra. Mobilitazione gene- rale. I medici sono chiamati sotto le armi, con un grado corrispondente alla loro anzianita. I liberi docenti uni- versitari ricevono il grado di maggiore medico; i pro- 297 PITIGRILLL fessori ordinari hanno il grado di colonnello medico. Al nostro professore di botanica perviene un foglio col quale il ministero della guerra lo nomina colonnello medico e gli ordina di presentarsi in uniforme al di- stretto. — Ma di medicina io non so niente! — dichiara il botanico. Il funzionario ha sott’occhio un incartamento che parla chiaro: — Lei é laureato in medicina? — Si. Peré non ho mai fatto il medico. — E professore di universita? — Si. Ma insegno botanica. — Non importa: é medico, é professore d’universita; lei é colonnello medico. E in uniforme di colonnello medico, il professore di botanica dovette partire entro le 24 ore per andare a dirigere un ospedale chirurgico. Per ovviare a questi errori di indirizzo nella carriera della vita é sorta una scienza, la psicotecnica, che stu- dia Vindividuo, le sue attitudini, le sue debolezze, le sue passioni. Anche le passioni; parola, questa che suo- na male all’orecchio dei conformisti, dei prudenti, dei sedentari, ma le passioni bene impiegate possono con- durre a vertici eccelsi. « Colui che volesse distruggere _ le passioni col pretesto del male che fanno — disse La- 298 GUSTO PER IL MISTERO cordaire — sarebbe simile a colui che volesse spezzare la lira di Omero perché Omero cantava i falsi déi. Oh, non spezzate la lira: prendetela dalle mani del poeta cieco, prendetela, cantate su di essa la bellezza e la gloria del Dio Onnipotente, perché la lira di Omero é anche la lira di Davide, e la passione che uccide l’uomo ha salvato il mondo sul Calvario ». — Mio figlio ha una sola passione: i francobolli. La matematica non la capisce, non sa scrivere una lettera, Ja storia lo interessa solamente in quanto si riferisce a quei sudici pezzi di carta ingommata... — disse un in- dustriale a un esperto in psicotecnica. — Quei sudici pezzi di carta ingommata sono una fonte di riechezza — rispose lo psicotecnico. E segnando con un lapis l’annuncio economico di un mercante di francobolli della 24* Strada che cereava un fattorino a cinque dollari la settimana, consiglid al padre infelice di togliere il ragazzo dalla scuola e man- darlo a spolverare le vetrine e lavare il pavimento nel negozio del filatelico. In tre anni il ragazzo divenne proprietario del nego- zio e ha aperto quattro succursali in quattro capitali americane. Poiché non riusciamo a « conoscere noi stessi », é ne- cessario che un altro, non guidato dalle vanita fami- liari e dall’orgoglio di casta, e libero cioé di affondare 299 PITIGRILLI le braccia fino all’omoplata nelle nostre confuse verita, ci indichi il cammino. Non basta essere padre per mi- surare il Q.I. del proprio figlio. « QI.» é il « quoziente intelligenza ». Nelle famiglie in genere, quando il ra- gazzo recita bene la poesia di Natale é un genio; quan- do non sa la lezione di geografia é un cretino. Fra que- sti due estremi c’é tutto un mondo da misurare, da chiarire. La psicologia e la medicina, fuse nella psi- cotecnica, analizzano l’individuo come un chimico ana- lizza una miscela. I « tests », che sono delle domande non scolastiche, ma ispirate all’osservazione di cid che accade nel mondo, e bizzarre prove delle attitudini, tendono a elevare nella scala sociale, collocandoli al loro giusto posto, i valori. E questo é uno dei pit auten- tici aspetti della democrazia. L’antica pedagogia tendeva a far entrare il cranio in un cappello. La psicotecnica indica il cappello che va bene per quel certo cranio, o — se non ci si im- batte in uno psicotecnico ciarlatano — per lo meno da Yindirizzo di una seria cappelleria. 19 agosto 1952 * 48 Alcuni anni fa a Parigi un portinatio fu denunciato da un inquilino per il furto di un assegno bancario di 100 franchi, Interrogato dal commissario, il portinaio infedele si difese dicendo: — Non credevo che fosse grave rubare ogni tanto 100 franchi a un signore che ne guadagna 12.000 il giorno. La ragione non é giuridica, siamo d’accordo, e non co- stituisce una scusa, ma basta a svegliare la curiosita di un commissario, il quale ha il dovere di domandarsi con quali mezzi quell’inquilino faceva cosi imponenti incassi, Si trattava di un impostore, che, per mezzo di una sfac- ciata pubblicita di una pagina intera nei settimanali let- terari, destinati alle minoranze intellettuali, e di annunci un po’ pit piccoli per le maggioranze che non fanno del proprio cervello il principale strumento di lavoro né il primo mezzo di sussistenza, proclamava di saper leggere nell’avvenire e spiegava che la conoscenza degli eventi fu- turi é la via sicura per destreggiarsi nella vita. Una rapida inchiesta contabile comprovd che il portinaio aveva detto il vero. Ma quell’indovino non era il solo. Professori di scienze occulte, disegnatori di oroscopi, lettori nelle costellazioni, 301 PITIGRILLI indagatori della sfera di cristallo, interpreti degli arabe- schi delle macchie di caffé e altri mistificatori con stru- menti diversi, manipolatori di carte da gioco e di tarocchi egiziani, si stavano arricchendo scandalosamente a spese della credulita umana. Certi indovini e certe sibille di cui si proclamava il nome profumato di oriente e tinteggiato di mitologia, erano inesistenti; esisteva al loro posto e sotto il loro nome fittizio, una societaé anonima, con uno stato maggiore di capi divisione e di tecnici dell’imbroglio, una squadra compatta di dattilografe e di manovratrici del ciclostyle, che rispondevano secondo i moderni metodi della lavorazione in serie a tutte le inquietudini degli asse- tati di quell’inconoscibile, che diveniva conoscibile dietro pagamento di somme diverse, a seconda della gravitaé e dell’interesse che racchiudeva il rispettivo. mistero. Lautorita giudiziaria arrestd i pit grossi, li condannd a piccole pene pecuniarie e a qualche giorno di carcere. La spada della Giustizia non poté pesare come avrebbe do- vuto, perché fra la clientela degli indovini si nasconde- vano, ma non tanto ermeticamente, generali e accademici, ministri e signore della migliore societa, quelle signore dalle complesse inquietudini che fanno e disfanno i ministeri, facilitano i seggi dell’Institut, lubrificano la salita alle alte gerarchie. La Giustizia, cioé l’organo della difesa sociale, come freno allo sfruttamento della dabbenaggine e delle stupidita, e 302 GUSTO PER IL MISTERO come moderazione ai travolgenti guadagni dei loro sfrut- tatori, si piegs a un compromesso. Gli annunci pubblicitari degli indovini vennero gravati di un’imposta del 20 per 100. In altri termini, lo Stato, vindice dell’onesta e giustiziere di tutti gli abusi, se non entrava addirittura nella com- binazione truffaldina come un qualsiasi azionista, ne traeva piccoli benefici, paragonabili alla « cagnotte » nel gioco di baccarat, Fra coloro che votarono questa imposta del 20 per 100 e nella commissione finanziaria fece sentire pil alta la sua voce, risulté esserci un noto senatore. — Era il mio migliore cliente — esclaméd una sibilla che ogni fin d’anno stampa l’almanacco con le sue previ- sioni per. l’anno nuovo, quando lesse il nome del senatore nel pit serio giornale di Parigi, Le Figaro. —~ Contraddizione? Non é il primo caso che si presenta nella storia tem- poralesca degli indovini. Mademoiselle Lenormand ebbe Yonore di ricevere nel 1794 nel proprio gabinetto in rue de Tournon al numero 5, niente meno che Robespierre e Saint-Just, e a questi due ultimi predisse che sarebbero morti sotto la lama della ghigliottina, di quella ghigliot- tina di cui, in quel momento, erano i padroni. Come in- fatti avvenne. Ma fra la visita alla sibilla e gli eventi del 9 thermidor, Robespierre e Saint-Just fecero mettere in prigione la sibilla. 303 PITIGRILLI Con i clienti, un indovino non sa mai come regolarsi. Sebbene chi consulta gli esploratori dell’avvenire sia un illuso, e occupi un posto pit’ o meno vago nella vasta gam- ma della credulita, il senso critico latente in ogni uomo o presto o tardi si risveglia. Una mescolanza di reazione, di ribellione, di difesa e di pudore sottentra al primo im- pulso, Che bella ed emozionante indagine sarebbe l’esame della coscienza di colui che scende le scale dell’indovina! Leggere nel suo pensiero! Esaminare il suo dubbio e la sua inquietudine! Parlo del cliente intelligente e non della plebaglia, sia pure una plebaglia di lusso, che accetta senza discriminazione tutto cid che Vindovino le racconta. * Eh, si, perché accanto ai casi imponenti come quelli che ho segnalato a proposito di Mademoiselle Lenormand e che non si spiegano senza accettare il soprannaturale, c’é tutto un naturale e un sottonaturale che trionfa sull’umana im- becillita. Parlo degli indovini che non lo sono, degli indo- vini a buon mercato, degli indovini in serie. Ciaseuno di noi, a corto di risorse economiche o di originalita per risul- tare interessante in una festa, pud enunciare delle profezie. A qualunque uomo si pud dire che verra tradito dai parenti e che sara vittima della sua bonta, ma che finira per trion- fare; che in lui ci sono due uomini o forse anche tre che si controllano a vicenda... Qual @ quell’uomo che non sof- 304 GUSTO PER IL MISTERO fre di indecisioni, di perplessita, di rimorsi, e in certe cir- costanze «non sa come cavarsela»? A qualunque donna cinica o romantica, illusa o disillusa si pud dire che ha dell’amore una concezione tutta sua e che la felicita le & passata vicino e non ha saputo afferrarla, ma che la ritro- vera quando meno I’attende. E Je & passata vicino anche Ja morte. Con quest’affermazione non si sbaglia mai; una malattia, un parto, una dozzina di ostriche sospette, un mare in burrasca, un’automobile che I’ha sfiorata nella strada sono altrettanti tentativi che fece la morte per gher- mirla. Si deve aggiungere che spiriti buoni la proteggono. Alla parola spiriti ognuno da il significato che crede: i morti? O i vivi? O il banchiere che alla fine del mese manda il solito chéque? Nessuna donna infelice smentira la sibilla che le annuncia l’imminente cessazione dei suoi guai e il trionfo. Trionfo, altra parola di significato ela- stico che si modella su tutti i casi. Essere ottimista e spe- rare, L’ottimismo e la speranza in fondo in fondo non sono parole vane: predispongono a che tutto finisca col siste- marsi. L’essenziale, per farsi la fama di buona veggente é vendere dell’ottimismo, di promettere la vittoria. Lo dimostrd Saul, che dopo aver fatto mettere in car- cere tutti gli indovini, per sapere come sarebbe andata a finire la guerra di Gelboé, andé in incognito a consultare la pitonessa di Endor. 24 settembre 1953 PITIGRILLI 49 Al di 1a della cortina di ferro, in una vecchia chiesa « espropriata per ragioni di pubblica utilita », si cele- brd ’avvenimento con una riunione atea e antireligio- sa. Al collo della miracolosa statua di San Nicola at- taccarono un cartello con la scritta « ha finito di fare dei miracoli »; a una statua della Vergine furono strap- pate le vesti azzurre di seta e damasco, e una danza- trice se ne fece un mantello, e improvviso sui gradini dell’altar maggiore una danza profana, qualcosa come la danza dei sette veli, resa celebre da Erodiade, Oscar Wilde e Strauss e da tutte le ballerinette di quarta ca- tegoria che rallegrano sulla terraferma le ciurme esal- tate dalla solitudine degli oceani. I calici e i cibori, riempiti di vino rosso della Transilvania, passarono di mano in mano, da labbra a labbra, e, rovesciati sulla testa dei neofiti della setta pagana e nella scollatura delle moderne baccanti, confermarono l’assemblea nel- la convinzione che « Dio non esiste », 0 che, se esiste, non pud far nulla contro la volonta degli uomini nuovi 306 GUSTO PER IL MISTERO che sfidano Dio. La navata della chiesa fu sgombrata dei banchi, e mutata in pista per le fantasie del boogie- woogie e dello swing, e un jazz improvvisato con gli oggetti del culto, suond a ritmo sincopato di danza mo- derna un corale di J. S. Bach e il « largo » di Haendel. Un vecchio pope che oso entrare nella chiesa chieden- do a quegli indemoniati il permesso di mettere in salvo il Signore, non riusci a portare un po’ di luce nella loro follia: gli strapparono di mano la chiave del taberna- colo dorato. — Con quale diritto fate questo? — domand6 il pope. E un giovane professore gli rispose con le parole di Giovanni da Leyda dirette al giudice Waldeck che gli aveva domandato con quale diritto si era stabilito so- vrano di Munster: — Col diritto che possiede ogni uomo che sa elevarsi al disopra degli altri e rendersene padrone. Il pope usci; ma non era ancora giunto al sagrato della chiesa, che il tabernacolo fu aperto, e l’ostensorio portato in mezzo alla pista; le donne, denudate senza esagerata opposizione, intrecciarono intorno al Santis- simo una sarabanda infernale, alla luce delle lunghe candele decorate di angeli e di santi, di comete d’ar- gento e di stelle. Ma a un certo momento, una di quelle candele si ro- vescid, appiccéd il fuoco alle vecchie stoffe, ai vecchi le- 307 PITIGRILLI gni; fu una corsa verso la porta, che dopo luscita del pope qualcuno aveva sbarrato solidamente. Incendio totale della chiesa. Non uno si salvo. Si salvo il San- tissimo, che fu trovato intatto fra i cadaveri carboniz- zati e le rovine. * Un quarto d’ora prima, la gente del paese aveva vi- sto il pope uscire dalla chiesa, gridando: — Sodoma, Sodoma! A che cosa alludeva? Sodoma era una ricca citta; i suoi abitanti vivevano nell’abbondanza e nella malizia, governati da quattro giudici che si chiamavano Men- zogna, Inganno, Frode e Falsita, e odiavano gli stra- nieri, gli infermi, gli storpi, perché mettevano una nota triste nella loro gioia di vivere: « Quelli che non ser- vono debbono sparire », dicevano gli opulenti signori di Sodoma, e i poveri, costretti alla mendicita, mori- vano. Quando chiedevano la carita, ricevevano una mo- neta sulla quale era impresso il nome del donatore, e che, divenendo cosi una patente di mendicita, non per- metteva di comperare né latte né carne né pane, perché imercanti rifiutavano la moneta. Era per i poveri una condanna a morire di fame. Quando la notizia della loro morte giungeva ai ricchi signori di Sodoma, questi 308 GUSTO PER IL MISTERO si recavano alla casa immonda dell’infelice, e si porta- vano via la moneta che recava impresso il loro nome. Una bimba, in assenza del padre, dava ogni giorno un pezzo di pane a un vecchio mendicante, ma poiché il vecchio tardava a morire, la popolazione insospettita lo fece seguire e sorprese la bimba nel momento in cui gli dava il pane. Una simile ribellione non poteva ri- manere impunita. Condotta fuori dalla citta, la bimba fu spogliata dei suoi vestiti, unta di miele, collocata su un muro affinché le api e le vespe la tormentassero. Davanti alle sue grida, il Signore esclamé: — Basta! Scompaia la citta maledetta. Fard piovere su di lei zolfo e fuoco. Nessuno si salvé, tranne Lot, che era un uomo giusto, e la sua famiglia. Cosi si legge nella Sacra Scrittura. * Cosi si legge nelle cronache del « Titanic ». Questo lussuoso transatlantico della White Star Line, un gi- gante del mare, uscito, orgoglioso delle sue quattro ci- miniere, dai cantieri di Belford in Irlanda, parti da Southampton il 12 aprile 1912 con 2201 passeggeri, ol- tre all’equipaggio. Si dirigeva verso Nuova York. Certi operai addetti alla sua costruzione, per sfidare i com- pagni cattolici, avevano scritto sulla carcassa della na- 309 PITIGRILLI ve «nemmeno Cristo potra colarla a picco »; al disopra della linea d’immersione, in linee d’oro si leggeva « no God, no Pope », cioé né Dio né il Papa, e a poppa «né il cielo né la terra possono inghiottirci ». Sebbene fos- sero coperte dalla vernice, parecchie di queste iscrizio- ni non tardarono a riapparire, e un impiegato cattolico del Titanic, che ne era rimasto sdegnato, scrisse ai pa- renti a Dublino, in una lettera che essi conservano: « Sono persuaso che la nave non arrivera in America, a causa delle iscrizioni blasfeme che ricoprono i suoi fianchi ». Anche il comandante Smith aveva fatto ostentazio- ne della sua superbia: lamenté che lo slogan « né Dio né il Papa » non fosse ripetuto sui piatti, sulle posate, sui portacenere: « No God, no Pope ». Il seguito é noto: una montagna di ghiaccio galleg- giante sull’Atlantico si pard improvvisamente, in pie- .na notte, di fronte al piroscafo, che non ebbe il tempo di evitarla con una manovyra. I giganti, i giganti orgo- gliosi, non brillano per eccessiva agilita. E il Titanic, il gigante del mare che né la terra né il cielo avrebbero potuto inghiottire, fu tagliato in due dalla gelida lama dell’iceberg. Furono tagliate in due anche le parole « No God, no Pope », scritte sulla linea d’immersione. Dio aveva detto « basta! ». ~ 310 GUSTO PER IL MISTERO * Aspetto l’obiezione. Me la sono fatta anch’io. E tutti gli altri morti, che non avevano bestemmiato, che non avevano sottoscritto ai motti blasfemi, ma li avevano subiti, perché i passeggeri di una nave, comperando il biglietto di imbarco acquistano il diritto di navigare, mangiare, occupare una cabina, ma non quello di cam- biare il cranio al comandante né di riverniciare la chi- glia della nave? Costoro hanno pagato per gli altri? A Sodoma si erano salvati Lot e la sua famiglia. I superstiti del Titanic furono 711. Che siano quelli che, mentre la nave affondava si erano inginocchiati sul ponte cantando, intorno all’orchestra, il cantico: « Piu vicino a Te, mio Dio, pit vicino a Te »? 23 agosto 1952 311 PITIGRILLI APPENDICE NON MIA Mentre pubblicavo nella « Razén» gli articoli sopra le espe- rienze di Gustavo Rol, ricevetti una lettera della signora L. P. de Stanoyevitch, abitante in calle Canning 2194, Buenos Aires, che traduco e pubblico integralmente, lasciando a lei e a coloro che in materia ne sanno pit: di me la responsabilita e la liberta di giudizio che in questa fluida materia si impone. Mi pare che siano un intelligente complemento alle opinioni di Ugo Maraldi, che ho riportato a pagina 130. Dice dunque la signora: Leggo con molto interesse i Suoi articoli, e ho seguito la serie «Gusto per il Mistero». Spero di non annoiarla troppo, dicendole cid che penso sulla materia. Non pretendo di sapere né di comprendere molto, ma oltre a occuparmi, di vestiti, ricette di cucina e pettegolezzi come tutte le donne, mi diverte «rompermi la testa» con problemi che non hanno importanza vitale. Cosi giungo molte volte a conclusioni che mi sembrano interessanti, ma nessuno ha la pazienza di ascoltarle. Non mi sono mai occupata seriamente del problema che Lei tratta nei suoi articoli, ma dopo averli letti e averci pensato, voglio dirle che tutto cid che Lei racconta sul signor Rol mi pare non solo possibile, ma logicamente spiegabile. Una delle caratteristiche degli uomini @ voler complicare cid che & semplice e semplificare cid che & complicato. Cosi, durante secoli si é desiderato togliere valore a cid che appar- tiene al mondo tridimensionale. Corpo e Peccato sono stati considerati quasi sinonimi. Con lo sviluppo delle scienze, gli uomini si son resi conto di poter comprendere molte delle cose che prima parevano inesplicabili; perd oggi, per conse- guenza, pretendono di spiegare tutto. Non solo, ma negano 312 GUSTO PER IL MISTERO Vesistenza di tutto cid che non possono dimostrare Ppratica- mente, e cosi comincia I’era del materialismo. Ma la teoria atomica dimostra che la materia non @ tanto «solida» come la si considerava prima. La possibilita di tra- sformare una determinata materia in un’altra con differenti qualita sembra oggi dipendere dal perfezionamento tecnico. Nel caso che Lei cita, la superficie di una carta che rappre- sentava il dieci di picche, si muté in color cenere, e poi sorse una macchia rossa, e alla fine la carta presentava il segno del- Vasso di cuori. Teoricamente non é@ avvenuto qui altro che Ja trasformazione della materia. Liinesplicabile risiede nella parte pratica, poiché le trasformazioni delle materie si otten- gono con processi sommamente complicati, e questo avvenne «semplicemente cosi ». Consideriamo come miracolo, magia o mistero tutti i feno- meni che si verificano in contrasto con le leggi naturali che reggono il nostro mondo tridimensionale. Ma supponiamo [’esi- stenza di spiriti che non sono nel nostro mondo e non sono sot- tomessi alle nostre leggi naturali. Inoltre possiamo supporre Yesistenza di mondi di pit di tre dimensioni, il che in mate- matica si considera come un fatto. Tenendo conto di questo, Vesperimento si pud spiegare anche praticamente. In geometria si dice che in una retta (una dimensione) ci sono infiniti punti, e in un piano (due dimensioni) infinite rette, e nello spazio (tre dimensioni) infiniti piani; percid in un mondo a quattro dimensioni ci sara un’infinita di spazi. E poi- ché noi viviamo in uno di questi spazi e siamo tridimensionali, non possiamo uscirne. Ma in certe universita esistono proiezioni tridimensionali di corpi geometrici di quattro dimensioni, fatte come nei collegi si disegnano sulla carta proiezioni in due dimensioni di corpi tridimensional. E ora, per illustrare meglio la mia idea, prenderd un esem- pio molto semplice, per evitare complicate spiegazioni geo- metriche: Supponendo teoricamente che la nostra mano destra fosse 313 PITIGRILLI limagine identica della sinistra solo dall’altro lato di un piano di simmetria, se proiettiamo le loro ombre sopra la parete, avremo due ombre uguali ma opposte, rispetto a un asse di simmetria. Se desideriamo ottenere che le ombre siano iden- tiche, capovolgendo le ombre non lo otterremo. Solamente lo otterremo capovolgendo la mano nell’aria. Cosi per conver- tire la mano sinistra nella destra supponendo che le stesse pos- sano essere per un corpo a quattro dimensioni cid che ’ombra @ per la mano, bisognerebbe capovolgere lo stesso corpo a quattro dimensioni nel suo mondo. Se da questa manovra si potesse convertire la mano destra nella sinistra, perché la su- perficie di una carta non potrebbe cambiare di disegno dando un giro, nel mondo a quattro dimensioni, al corpo per il quale la carta é la proiezione? Per gli abitanti di questo mondo com- posto di infinita di spazi, questo gioco deve essere tanto sem- plice quanto per noi quello delle ombre cinesi. Ma perché si fanno pregare tanto per offrirci uno spettacolo che impressiona e diverte tanto gli uomini? Non so, Pué darsi che ci consi- derino troppo irresponsabili per questi giochi, e credo che ab- biano ragione, perché conoscendo il maneggio della bomba atomica ci prepariamo a distruggere tanto rapidamente cid che costruimmo durante secoli interi. Cosicché posso dire che non solo credo che avvenga cid che Lei racconta, ma vagamente comprendo come avviene. Io per- sonalmente non sono stata testimone di tali fenomeni, e per il momento non desidero che gli spiriti mi eleggano come asses- sore tecnico di questa classe di dimostrazioni. Essendo io straniera, ho certe difficolta nell’ esprimermi, ma spero d’averlo fatto abbastanza chiaramente per essere compresa. Firmo questa lettera col mio nome completo, sebbene esso non significhi nulla per lei, perché so quanto Ella detesti gli anonimi. La saluta molto devotamente L. P, de Stanoyevitch Buenos Aires, 5 giugno 1952. 314 INDICE Prefazione . . Medium iy L'inspiegabile - Il demonio o chi per esso Non é spiritismo Oltretomba-cocktails Apri Vocchio Satana e Compagnia Gli sbullonati Morire : Gustavo Rol. uno Gustavo Rol. due . .* Gustavo Rol. tre Gustavo Rol. quattro Tullio Smith e la magia bianca Tullio Smith e le vite anteriori Tullio Smith e la magia nera . Tullio Smith e gli spiriti antagonisti . Padre Pio da Pietralcina Miracoli di Padre Pio da Pietralcina Public crétin, public crétin Numeri infausti . Superstizione Bacchetta magica Tl pendolino . Scetticismo pag. vwevuvyvvvvvyvyyvvyvyyyyyyyyyy 105 111 117 123 129 135 141 147 153 159 165 315 Si racconta... Presentimenti . Appuntamento per oggi Roulette Venditori di assurdo Onomatomanzia Fisiognomonia . Catena di Sant’Antonio. Atei Sogni Il signor 14 Zodiaco Hata-Yoga Mek Toub La morra cinese La mano Bath-Kol Risuscitare La verita La luna Tutto da rifare Psicotecnica . Sibille . Quando Dio dice «basta » Appendice non mia 316 » pag. 171 ¥ Veuvvyvsevyyvyuyuvyyuvyyyyvyrsy 1977 183 189 195 201 207 213 219 224 229 235 241 253 259 271 277 283 289 295 301 306 312 A I URN Oo ot PITIGRILLI pt PITIGRILLI Comincia cont: Il direttore del penitenziario rivolge un saluto alle autorita civili e religiose, ringrazia a nome degli ergastolani lesimio artista, e, cedendo 1a parola al pianoforte, raggiunge il proprio posto. Ma il pianoforte 2 chiuso, Dov’ la chiave? La chiave non c’d, Il direttore guarda il segretario, ill segretario guarda Veconomo. Questo si tocea in tasca. Probabil- mente Paccordatore se I’ portata via senza volerlo. Il direttore si alza, si avvicina al pia- noforte, come se davanti alla sua autorita dovesse spalancarsi da sé. Ma il coperchio non cede, Prova con tutte le sue chiavi. Ognuno gli offre il proprio mazzo di chiavi. Io gli db le mie. Il procuratore del re, il sindaco, le patronesse danno le loro. Ma una 2 troppo sot tile, Valtra 8 troppo massiccia, una non va perché & maschio, I’altra non va perché & fem- mina, Il direttore ordina; « Andate a cercare Paccordatore », A questo punto un ergasto- lano si alza, e domanda: ¢ Posso provare io? ». Il direttore e il capo guardia si consultano in silenzio, © Vergastolano propone: « Datemi un chiodo ¢ un martello +. Gli portano cid che chiede, L’ergastolano di due martellate sulla punta del chiodo, lo torce, lo infila nella serratura, ¢ senza sforzo il pianoforte cede. L’ergastolano, con molta modestia ritorna al suo posto a godersi il meritato concerto. * Questo episodio, il pit bizzarro nella vita del notaio Pasquale Saturno, era noto a tutti i suoi clienti, Quando, a proposito di un testamento, di un atto di compravendita 0 della costituzione di una societ, qualcuno gli domandava rispettosamente se invece di fare cosl non era pitt economico e sbrigativo fare altrimenti, egli posava la penna, spingeva indietro la poltrona, accavallava le gambe, e giocando col ciondolo che gli illuminava l'ad~ dome, raggranellava i ricordi, come se la raccontasse per Ia prima volta, e diceva: — Vi narrerd un piccolo fatterello che mi & occorso quando facevo parte del comi tato di sorveglianza del penitenziario di Monfrastaglia. D’accordo col direttore e il pro- curatore del re, sentito, naturalmente, il parere del ministro di grazia ¢ giustizia, del ve- scovo e del sindaco. decidemmo di accettare Ia proposta che un grande concertista di pia- noforte ci aveva fatto, di dare un’audizione nel penitenziario, per sollevare il morale degli ergastolani E dopo Pepisodio del chiodo, concludeva invariabilmente: — Fabula docet, la favola insegna che bisogna lasciar fare a ciascuno il suo mestiere, Voi fate il vostro: io faccio il notaio. E lo faceva bene. — Ertores notariorum — diceva — sunt cappones advocatorum, € se tutti facessero il notaio con la mia meticolositA, di capponi gli avvocati ne mastichereb- bero pochi. Ogni cosa al suo posto — raccomandava — ¢ un posto per ogni cosa. B di ceva che c’e un tempo per ridere e uno per essere seri. Con la moglic © due figlie di di siotto e sedici anni, che non avevano'l’aria di ridere tutti i giorni, viveva in una vecchia villa sulla collina, Una volta — diceva — tutte lo immondizie della spiaggia si rovescia- vano nel mare: Je leggi fisiche oggi sono capovolte: ora le immondizie si riversano nella direzione opposta, Una persona che si rispetti non sa pit quale strada percorrere né in che direzione guardare. Non si incontrano che delle svergognate di tutte ¢ cinque le parti del mondo, che si sono dato appuntamento qui per portare lo ecandalo, La cittd di Oppidella (Vantica Oppidum Ellenicum dei Romani) 2 situata su) golfo Oppidellico, verso la punta del promontorio. Un idroscalo per l'Oriente ne ha fatto ua centro internazionale, qualche albergatore svizzero ne ha fatto una stazione climatica: una grande artista che parti dall’America per dare una degna cornice si suoi amori con un celebre musicista, In rese famosa negli ambienti mondani. Qualche letterato ¢ qualche ittore si costruirono delle piccole ville nella pineta, organizzarono una gars internazio- (continua) 1 GRANDI SUCCESSI DELLE OPERE DI Chi ricorda it Pitigrilli degli anni giova- nili, il Fitigrilli scanzonato e sarcastico, il tentatore raffinato, il malizioso interprete di quella che si potrebbe, chiamare la « se- conda vita» di noi uomini, in queste pa- gine scoprira sempre meglio il nuovo volto del Pitigrilli maturo, apprendera stupefatto dal suo linguageio'— tanto diverso dal- PEPERONI DOLCI Nello scrittore che ha coscienza del suo compito in mezzo alla societa in cui vive, man mano che le innumerevoli esperien i vita propria ed altrui e lincessante eser- cizio della mente vengono a creare nuovi cumuli di materia d'ideazione, di riflessione € di giudizio, sorge il bisogno di proiettare i risultati della sua pur continuante evolu- zione psichica in nuove forme e concezioni d'arte pid elevate e perfette. Nasce cos! in lui, ogni volta, uno speciale stato di gra- zia, di cui restano nelle pagine scritte affa- scinanti documentazioni. PEPERONI DOLCI @ i frutto di un tale stato di grazia, che nell’autore di tante e tanto conosciute pagine Ironiche 0 umorl- stiche, sarcastiche 0 sferzanti — ma sem- pre originalissime — si @ generato proprio attraverso lo personall esperienze di vita vissuta, Seguirlo in questa che si potrebbe definire una caleidoscopica proiezione a colori per il pubblico pid vasto ed esigente, dai mille volti e dai mille pensieri, significa procu- rarsi un diletto raffinato, di cui non sareb- be facile trovar I'uguale nella letteratura contemporanea. IL SESSO DEGLI ANGIOLI Dalla, penna fine, scintillante e mordente di PITIGRILLI sono useiti altri glolelli di prosa: gioielli di penslero e di analisi, di evocazione e di critica, che la nostra Casa editrice @ atata lieta di raccogliere in un nuovo attraentissimo volume, dal titolo ironico @ bizantino, Serigno di perle sfavillanti di tutti i co- lori del prisma, e — quasi direste — rim- balzanti con tintinnli argentini in una va- Bea sonora, a cui il nostro udito spirituale i tende per raccogliere fin gli ultimi echi, per afferrare gli Intimi significati delle in: numeri cose espresse o sviscerate, questo nuovo libro del forte serittore che ogg! onora le lettere e il pensiero italiano scri- | yendo dalle colonne di grandi quotidiani | dell’ America latina, costituira un’attrattiva per tutt! coloro che, nef nostri temp! cos! agitati, cost pleni di acuti contrasti, sen- tono fi bisogno di sposare il godimento mentale della lettura ad una proficua gin- nastica sul senso etico delle cose e dei fatti del nostro mondo, Unire all'importo del Wbri ordinatt i PITIGRILLI Prezzo di ciascun volume di 256 pagine, adorno di un'artistica copertina a colori %, 500. Tnviare direttamente richieste e importe alla CASA EDITRICH SONEZOGNO - milano - Via Passerella, 15. raccomandata, versando l'importo sul C.C. Postale N, 3-11629. Yumorismo « integrale» e dalla satira si- stematiea — le risonanze squisitamente spiritual, sentimental! e morali che la Brande avventura umana viene giorno per Glorno suseitando nel suo Intiino, in quella, sua mente esatta come un goniometro, ma ispirata a vivissimi sensi umani e satura div autentica poesia. | L’OMBELICO DI ADAMO Fra le cure di ogni giorno senti il bisogno ai -apaziare in un pid vasto orizzonte, di allargare il tuo pensiero © Ia tua medita- zione a questo o a quello dei tanti aspetti @ problemi ed enigmi dell’esistenza, che oggl, pid chiaramente che mai, vediam es- Sere’ connubio di materia @ di spirito, di Recessith urgenti © di aspirazioni ostaco- late, ai certezze matematiche e di amletici aubbi? Senti ‘tu questo bisogno? : E allora apri le pagine di questo brillan- tissimo libro di Pitigrilli, dello serittore che, in continua, evoluzione, in continuo ageolto delle yori e del rumori del mondo "ora armonie sommesse, in cui anima si culla, ora stridori viclenti, nei quali ‘anima'si smarrisce — cerca per te di sclogliere enigmi, di afferrare le intime [Nerita “e ragioni’ nell’infinito corso delle |eose, di dare una pacata risposta ai mille |Iintefrogativi, in mezzo a cui tuttl ci av- Volgiamo e viviamo. Ad ogni pagina, questo Mbro ti fara, ad un tempo sorrideré ¢ pensare. 1, lettolo, sen~ tiral pin volte il’ bisogno di riaprirlo e di rileggerlo, con accresciuto diletto. DIZIONARIO ANTIBALLISTICO B come uno smagliante mazzo di fori dal- le tinte pid vivide, colti nel pla diversi giardini spirituall di ogni angolo de! mondo, come un arcobaleno, non di sette, ma di mille colori, opposti 0 accostat! in deliziosi contrasti ed accordi. H' una rara sintesi-analis! di cid che su cento © cento argomentl un osservatore |acuto o un ironista implacabile pud pen- sare o dire. Hi una. stupefacente collezione ai verita, raramente o mai intraviste, e di paradossi che dapprima sgomentano, ma appaiono pol, pur essi, sprazzi di verita, che nella vita reale... dobbiamo fingere di hon credere 2 T'imbatteral negll spunti pid spasgos! ed eleganti. Sel uno spirito di contraddizione? Ti vedrai superato ad ogni passo. Cerchi ed ami 1 contrasti? Ne troverai a dovizia. : © uomo qualunque, leggi questo originalis- simo Hbro, © quando lo avral letto, ringra~ zierai chi I'ha fatto. 20% per spese d’imballo © spedizione APOLLINARIA :: Comincia costs Vive una vita tutvaltro che gaia, con la matrigna, ubriaca perenne, Apollinaria, fanciulla ventenne, in una lugubre casa operaia. Ha una camicia, un vestito, due paia di calze, un feltro che perde le penne. No, non & bella, ma & un tipo. Ha quei occhi nostalgici, languidi, vasti, [buoni che testimoniano al medico i guasti per allarmante carenza di ormoni, quegli occhi stanchi, bistrati, gli occhioni delle biondine che ‘saltano i pasti. Spesso lontano & il papa dai suoi cari, nt Iei si spiega il percome e il percui spesso le cronache insistono sui suoi problematici guai finanziari, ¢ il Tribunale, in materia daffari, Ja veda sempre diversa da lui, La mamma, dolce profil di cammeo, venne rapita una bella mattina, da uno studente di terza lireo ¢ la sorella, che & nate bruttina, si pud vederla nel brodo, in vetrina, la testa in gitt, nel boccale, al museo. Dei suoi vicini nessuno le parla, per evitare la malinconia, Esce di rado. A che scopo? Per via hemmeno un cane si volta a guardarla, con quel bolero spelato che intarla, perch? non ha da comprar la razzia. Passar davanti ai caffe rilucenti di scollature, gioielli, marsine, ed invidiar Ie chiassose donnine che con i sandwiches si affilano i denti, fuman Ie Camel dei sottotenenti € i colonnelli le invitano al cine. Mettersi in gara con quelle marchese, dalle manine magnetiche e bianche, che con il gioco ingegnoso dell’anche fanno girare la testa a un paese, ed alla serva che parla francese, dicono please e rispondono danke. NOVELLE INEDITE PITIGRILLI Desidernr, come avviene nei gialli, d'esser rapita anche lei nell’aurora, da un cavaliere (ne esistono ancora) sulla Rolls Royce a duecento cavalli, esser baciata fra il cromo e i cristalli, filando @ mille chilometri Vora, E constatar che coiffeurs, manicure, spiagge, concerti, roulettes e tornei non sono stati creati per lei, ma per quelle altre, diaboliche e impure, che hanno alla porta cavalli e vetture appena dicono a un uomo vorrei, Coi piedi freddi, con Panima assorta, trascina abulici passi mortali. su foglie secche di squallidi viali, ogni tre passi pigliando una storta. Meglio sarebbe, ella pensa, esser morta, davanti a certe ingiustizie sociali, ‘Tornare a casa, esitar sul gradino, prima d'entrare nell’antro dell’orca, con il terror che le vomiti il vino sopra il bolero, ed il collo le torca, ed ingoiare in ‘silenzio la porca vita che in dono le diede il destino. «Essere morta, Ma come li invidio tutti i miei morti» — la bimba sogghigna, saporando la gioia maligna di procurare un supremo fasti con la trovata di un bel sui the faccin chiesto, all'infame matrigns. E gia pregusta la malinconia di andarsene cosi, sola soletta Ia lettera, Ie rose, la boccetta, cinque o sei righe di necrologia. Ma le hanno detto che Ia farmacia non molla il veronsl senza ricetta, Quando non c’8 un bicchiere di veleno, quando non si ha una fiala di morfina, nd quell’aspide al quale una regina @Egitto offerse, esuberante, un seno, non c’t che da aspettare ill primo treno ¢ far Ia fine d’Anna Karenina, (continual Lelie ay. DIZIONARIO ANTIBALLISTICO In questo libro, Pitigrilli ha sparso definizioni suo © di altri scrittori passati e contemporanei. Ma non si tratta delle solite frasi edulcorate, mucillaginose, bugiarde e conformiste delle raccolte di massime, pensieri ¢ sentenze cho si travasano da secoli di antologia in antologia. Sono voci controcorrente, sean- zonate, ribelli. Pitigrilli fa una schiacciante eritica di coloro che pronunciarono giudizi avventati cho la storia smentl, come sarebbero lopinione dei grandi tromboni della politica sopra Mussolini, le profezie politiche dei giornali seri e dei competenti, le stroncature dei critici che il successo di un’opera smenti. Sono messe in evidenza le balordaggini delle glorie consacrate, Je contraddizioni in cui caddero i vessilliferi delle verita, le de- bolezze ideologiche degli uomini forti, 1a ezappa eni piedi» cho si diedero i forti caratteri per mezzo delle loro azioni in contraddizione con i loro principi. Frasi diatei control'ateismo,di materialistiin omaggio allo spiritualismo, definizioni crude e brutali, che co 1 una parola demoliscono millenni di menzo- ge consacrate, aceettate e imposte. E un libro contro lastupidita, Libro raccomandabile atutti, perchd per mezzo di una buona definizione pa- radossale si pud tappare Ja bocea all’interlocu- tore, mettere knock out l'avversario, Non deve mancare nella biblioteca, in viaggio, sul tavolino da notte, nell'omaggio che si vuol fare a un amico intelligente, a una signora che vada con i tempi, e alla quale sia difficileedarla a bere». Inviare I'importo di L, 600.- (compresi imballo e sped. accom.) a'mezz0 ¢, G. Postale N. 3115200 a mezzo cartolina vazlia alla CASA EDITRICE SONZOGNO - Milano Via Passarella, 15. OPERE DELLO STESSO AUTORE * MAMMIFERI DI LUSSO * LA CINTURA DI CASTITA * OLTRAGGIO AL PUDORE * LA VERGINE A 18 CARATI LESPERIMENTO DI POTT I VEGETARIANI DELL’AMORE DOLICOCEFALA BIONDA MOSE E IL CAVALIER LEVI LA MERAVIGLIOSA AVVENTURA LA PISCINA DI SILOE IL FARMACISTA A CAVALLO LEZIONI D’AMORE SATURNO PITIGRILLI PARLA DI PITIGRILLI APOLLINARIA. PEPERONI DOLCI..... L’OMBELICO DI ADAMO IL SESSO DEGLI ANGIOLI DIZIONARIO ANTIBALLISTICO LA MOGLIE DI PUTIFARRE GUSTO PER IL MISTERO COME QUANDO FUORI PIOVE USCIRANNO PROSSIMAMENTE: ESCLAMO’ QUATTRO QUINTI STROFANTO COCAINA L’« AFFAIRE » SUSANNA IL POLLO NON SI MANGIA CON LE MANI (Galateo moderno) LA DANZA DEGLI SCIMPANZE’ (Short stories o storie in schorts) NOVELLE (1920) NOVELLE (1920) NOVELLE «g2i) ROMANZO (1920 ROMANZO (1930) ROMANZO (1831) ROMANZO (1936) ROMANZO (1948) ROMANZO (1948) (1948) ROMANZO (1948) ROMANZO (1948) NOVELLE (1948) casas) NOVELLE (1950) asst) (1952) (952) (1953) (3958) (1954) (1954) ROMANZO NOVELLE I libri contrassegnati con un asterisco (*) so- no esauriti, Vautore ne ha ritirato ie ultime co- pie dalla circolazione e ne Vieta la ristampa