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HOMEPAGE POLITICA SOCIETÀ CULTURA VIDEO 5 dicembre 2010 - 21:22

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Edizione del 05-12-10 Pagina 12 Versione Testuale

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Internet ha inciso sull'immaginario dandoci anche l'impressione di volume. I contenuti non sono più solo 2D,
ma sono diventati oggetti, matrioske ideali...

Novomondo si racconta
Federica Colonna
e società si comportano in base al desiderio di futuro e ai timori che esprimono in un preciso momento storico. Ad animare le folle, si potrebbe dire, è
l'aspettativa del mondo nuovo, l'America ideale. Novomondo è l'altrove raccontato da Crialese, il viaggio oltre ii confini culturali e geografici, Il Mondo Novo è
anche la scatola in cui guardare dentro, in voga nel XVIII e XIX Secolo, una sbirciatina nelle immagini in movimento venute chissà da dove e realizzate chissà
come. Il Novomondo attuale è, invece, tecnologico, è il pianeta esteticamente minimal dei new media, infinito da un punto di vista comunicativo, di
memoria, l'immenso spazio delle narrazioni virtuali. La grande aspirazione postmoderna è, in sintesi, raccontarsi: narrare la vita e trasformarla in un testo, in
un video, in una foto, in una sequenza di pixel in grado di viaggiare da una parte del globo all'altra leggera come un soffio, veloce come un pensiero. Poter
ampliare i confini della propria conoscenza in un gesto, tenendo in tasca un'enciclopedia più grande di quella reale, dinamica, il vero simbolo in movimento
del socratico saper di non sapere. I new media, insomma, hanno cambiato le abitudini, il modo di comunicare. Hanno quindi modificato anche quello di
pensare? Il web, con le tag, la possibilità di essere prosumer, autore oltre che lettore, le potenzialità della rete semantica, il 3.0, hanno trasformato il nostro
cervello?
La Rete ha di certo inciso profondamente sull'immaginario collettivo, sia perché ne è un contenitore elastico e fessibile, sia perché nel web sono nati miti,
hanno preso forma le passioni, i desideri contemporanei hanno avuto un nome. È come se la mente collettiva ragionasse secondo due nuove direttrici di
pensiero: quella qualitativa della parvenza di verità e quella quantitativa e volumetrica del 3D. Il web infatti ci ha abituato a un'impressione di verità
impensabile prima. È un po' come se il numero elevato di fonti da cui attingere e la possibilità di confrontarle in tempo reale desse a tutti una parvenza di
oggettività delle cose, come se si potesse conoscere il nucleo ogettivo ed immutabile della realtà. La conseguenza logica è nel fatto che il re è nudo, è stato
spogliato, non ci sono più i detentori del sapere né quelli della verità.
Non c'è più Don Abbondio che parla in Latino. Il caso WikiLeaks è emblematico. La pubblicazione di documenti coperti da segretezza o quantomeno riservati
raccontano un'umanità fragile, persino meschina. I leader mondiali sono personaggi quotidiani da barzelletta, impauriti e deboli come un qualunque
passante, incapaci di suscitare rispetto mediatico. Se il 30 novembre con l'avvio della pubblicazione dei 251mila documenti non sono state svelate novità
incredibili, è stato però reso evidente un profondo cambiamento di mentalità e il fatto che si sia palesato sul web è naturale: la mutazione è nata lì e lì
prende forma.
I new media e internet hanno inciso sull'immaginario collettivo dandoci anche un'impressione di volume. I contenuti non sono più solo 2D, fisicamente piatti,
ma sono diventati oggetti, matrioske ideali. La storia, e le storie, diventano così cose da guardare, sentire, scrutare da più parti, una sorta di antologie
dinamiche. È come se, raccogliendo più racconti e più punti di vista, il web fosse un'enorme tridimensionale Antologia dello Spoon River.
In questo contesto la lettura a senso unico, che fisicamente ha meno profondità, è diventata uno strumento di conoscenza parziale, in competizione con altri,
adatto a rappresentare solo un modo di creare e di conoscere. In pratica siamo finiti dentro le avventure mitiche di Flatland. Racconto fantastico e più
dimensioni del matematico Edwin Abbott Abbott. È la storia di un abitante dell'universo bidimensionale che incontra quello di un universo tridimensionale:
l'uomo del mondo piatto si trova spiazzato e ammette i propri limiti emotivi. Non può innamorarsi delle curve morbide di una donna, né immaginare un oltre,
un dopo. Ecco cosa è accaduto, allora, alla cultura attraverso i new media: è diventata anche fisicamente multidimensionale, un qualunque contenuto può
essere visto, snetito, portato con sé, tenuto in mano.
L'esperimento più interessante di lettura volumetrica è, in Italia, La Vita Nòva, inserto de Il Sole 24Ore curato da Luca De Biase. Nel primo numero per IPad,
una vera sperimentazione di direzioni e modi di lettura, De Biase affronta il tema dell'evoluzione nella produzione e nella ricezione di contenuti ponendosi la
domanda centrale per capire l'attualità e le prospettive collettive. «La scrittura è nata 5.400 anni fa - scrive De Biase - da allora l'efficienza della lettura è
migliorata non per via biologica ma tecnologica… Sulla scala dell'evoluzione della specie, l'umanità ha sviluppato capacità cerebrali straordinarie, senza
particolari mutazioni genetiche, ma soltanto per via culturale… Ma i contesti storici cambiano, i tempi della lettura si riducono e nuovi strumenti per

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