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[Yoga] La Pratica Della Terapia Del Digiuno

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LA PRATICA DELLA TERAPIA DEL DIGIUNO In Italia la terapia del digiuno è stato diffuso dall’Associazione Scuola della Salute, fondata nel 1984. Sotto la guida del dott. S. Magnano ha elaborato un originale metodo di digiunoterapia fondato su: 1)Preparazione psicofisica 2)Programmazione della terapia del digiuno ideale caso per caso in relazione alla durata e alle modalità. (Il digiuno terapeutico può avere durata variabile e può essere assoluto (idrico) o integrato (con succhi vari, infusi, ecc). 3)Attività psicofisiche messe a punto in modo specifico, che mantengano una soglia fisiologica di attività con un dispendio minimo di energie. (Il risparmio energetico è fondamentale durante la terapia del digiuno, ma la completa inerzia è di solito controindicata) 4)Psicoterapia di gruppo per potenziare e armonizzare i cambiamenti positivi che il digiuno terapeutico mette in atto (vedi più avanti "psicologia del digiuno e trasformazione evolutiva) 5)Una ripresa alimentare studiata caso per caso. 6)La programmazione di una migliore qualità di vita dopo la terapia del digiuno In questi ultimi anni si è accresciuto il numero di coloro che conoscono le potenzialità della digiuno terapia, e sbaglia chi crede che vi si faccia ricorso per problemi di peso. Le motivazioni più frequenti sono le seguenti: depurazione, autoguarigione di patologie varie, disordini del comportamento alimentare, sovrappeso, prevenzione di patologie, comprese le forme neoplastiche e le recidive. Le migliaia di casi seguiti ci ha permesso di accumulare un’esperienza unica in Italia e di mettere a punto il metodo del digiuno come trasformazione evolutiva. Il digiuno viene considerato un vissuto che si sviluppa in uno spazio - tempo non allineato con quello quotidiano, il momento di uno straordinario viaggio interiore e di un intenso scambio relazionale che si arricchiscono reciprocamente. La profonda commutazione biopsichica del digiuno è colta come l’occasione per una rinnovata apertura alla vita, per determinare scelte ed apprendere nuovi percorsi : la guarigione e l’accresciuto benessere sono visti come una conseguenza di questa azione primaria. Consideriamo La terapia del digiuno particolarmente adatta: -a coloro che sono orientati verso l’autogestione del corpo e sono convinti che la salute dipenda in modo primario dallo stile di vita; -a chi crede nell’autoguarigione e sa che il digiuno è la condizione ideale in natura per guarire: un animale selvatico (un lupo, una volpe,ecc) se feriti o ammalati non possono cercare cibo e devono cercarsi un rifugio dove riposare e digiunare. Il digiuno è quindi la condizione naturale per guarire: anche gli animali domestici ed i bambini conservano questa tendenza radicata e rifiutano istintivamente il cibo in caso di malattia. -a chi vuole voltare pagina, interrompere situazione di stallo nelle relazioni, nel lavoro, liberarsi da condizionamenti, dipendenze ( fumo e abitudini nocive); -a chi vuole eliminare le conseguenze di abusi alimentari e ricercare un miglior rapporto con il cibo; -a chi desidera ritardare la senescenza; -a chi pratica la meditazione, la ricerca spirituale Tratto dal testo ‘Il digiuno terapeutico’ di S. Magnano LA COMMUTAZIONE PSICHICA DEL DIGIUNO L’alimentazione veicola, col cibo, materia organica, stimoli e sensazioni varie (non solo gustative e olfattive, ma anche visive, termiche, tattili), agisce sulla sfera affettiva risvegliando ricordi, emozioni e comunicando significati simbolici. Nell’adulto la relazione col cibo, per quanto forte, non conserva che le vestigia della portata originaria: per il lattante infatti il cibo non è distinto dal proprio essere, dalla madre e dall’ambiente e si può affermare che il mondo degli affetti, delle interazioni, delle relazioni, delle comunicazioni si venga via via formando all’interno di uno spazio psichico che inizialmente appartiene in gran parte al cibo. Per il lattante la prima percezione di una realtà esterna è in relazione alla "mamma -cibo", archetipo del mondo, dei bisogni, dei desideri. La valenza psichica della realtà intera nella prima fase evolutiva è appartenuta a questo archetipo, che nel tempo ha ceduto spazi sempre più ampi ad altri elementi del vissuto e dell’esperienza. Tutto ciò si mostra con evidenza nei disturbi che frequentemente gli adulti manifestano nella loro relazione col cibo, che possono essere ricondotti a comportamenti regressivi che vedono il cibo riconquistare spazi dello psichismo infantile. Non soltanto il cibo rappresenta la prima esperienza di una realtà esterna, di un bisogno vitale dal quale si dipende, ma in quanto tale rappresenta anche l’elemento che ha dato l’avvio alla formazione dell’io. Possiamo definire il sé il centro interiore che guida l’evoluzione e l’arricchimento della personalità, mentre l’io è una entità psichica parziale, a cui corrisponde l’abituale stato di consapevolezza, che censura e inibisce il varco verso la coscienza a tutto ciò che non corrisponde ai suoi schemi riduttivi che pretendono di inglobare la realtà: così facendo appiattisce e impoverisce la vita. L’io è tuttavia una struttura psichica importante per la sopravvivenza: ricorda le esperienze, elabora modelli di comportamento, fa si che gli avvenimenti possano essere affrontati sulla scorta di ciò che si è già sperimentato. Gli aspetti negativi dell’io derivano dalla sua tendenza ad eccedere nel suo ruolo di guida e di controllo, negando ed eliminando dalla coscienza tutto ciò che non rientra negli schemi già elaborati. Quanto più una persona è nevrotica, tanto più il suo io è rigido, schematico, ancorato ad una visione distorta della realtà perché elaborata sulla base di esperienze infantili che comportano atteggiamenti e comportamenti inadeguati alla vita dell’adulto: da qui prendono origine innumerevoli disturbi psichici e si comprende allora come il cercare di modificare l’io per renderlo più duttile sia una delle più importanti strategie della psicoterapia e di ogni metodo volto all’evoluzione personale. Ogni cambiamento presuppone infatti che venga ridotta la forza di una struttura che chiude in rigidi schemi, così che possa crearsi la condizione opportuna ad una maggiore comprensione del mondo e della realtà interiore. In modo particolare la diminuzione della forza dell’io permetterà un intimo rapporto col sé. Durante il digiuno il potere dell’io viene ridotto in modo peculiare, e questo avvia modificazioni psichiche di grande importanza, ed è quindi necessario cercare di capire come ciò possa avvenire. L’io si è edificato nel corso delle esperienze, soprattutto quelle infantili, che hanno agito con grande forza strutturante, ed è mantenuto e sostenuto continuamente dagli stimoli che i sensi ricevono dall’ambiente nel corso delle esperienze quotidiane, nonché dall’insieme delle sensazioni interne, che costituiscono la cenestesi. E’ noto che l’io si modifica quando cambia l’ambiente esterno, si indebolisce, si "destruttura" quando gli stimoli abituali vengono ridotti o eliminati.

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E’ stato dimostrato che la "deprivazione sensoriale" determina una rapida riduzione e disorganizzazione dell’io: se un individuo viene posto in una stanza isolata acusticamente, senza variazioni di luminosità, temperatura e tale da ridurre il più possibile ogni stimolo, nell’arco di alcune ore o di pochi giorni subentra uno stato di coscienza alterato, sognante, nel quale il ruolo della propria identità cosciente è ridotto. Ma l’io si modifica in generale ogni volta che cambiano le abituali relazioni interpersonali e i rapporti con l’ambiente (diverso è il modo di interagire del bambino a scuola, a casa, con gli amici, e simili modificazioni si mantengono, anche se ridotte, nell’adulto col variare del contesto sociale) e cambia anche col variare della cenestesi: sensazioni dolorose, febbre, condizioni patologiche di varia natura modificano profondamente atteggiamenti, comportamenti e manifestazioni varie della personalità. Il digiuno comporta una modificazione di tutti i fattori presi in considerazione come elementi in grado di modificare l’io: infatti determina "deprivazione sensoriale" perché vengono a mancare le molteplici stimolazioni indotte dalla assunzione del cibo, che stimola dalla nascita più volte durante il giorno i sensi della vista dell’olfatto, del gusto durante i pasti. I pasti poi rappresentano dei momenti che ritmano la giornata, hanno un significato rilevante tra i "riti" quotidiani e tra le occasioni sociali: la mancanza dei pasti modifica pertanto le abituali relazioni interpersonali e i rapporti con l’ambiente: non ci si siede a tavola, non si incontrano gli abituali commensali. Questi cambiamenti sono ancora più rilevanti se si digiuna, come è consigliabile nei lunghi digiuni, lontano da casa. Il cibo inoltre non solo stimola i sensi, ma agisce modificando le sensazioni della fame e della sazietà ed è all’origine di una continua catena di sensazioni interne connesse con la digestione, l’assimilazione, la metabolizzazione, l’evacuazione: tutte queste funzioni fisiologiche vengono infatti profondamente modificate dal digiuno, tanto è vero che si instaurano dei profondi cambiamenti anche a livello biochimico, e in modo particolare a livello cerebrale: cambia la totalità dell’ambiente interno e con esso la cenestesi, la percezione abituale della totalità del proprio corpo. Il digiuno comporta insieme deprivazione sensoriale, modificazioni ambientali e relazionali, variazioni della cenestesi, tutti fattori in grado di agire modificando la struttura dell’io. Tutto ciò può essere valutato nella sua rilevanza se si tiene nel debito conto che le modificazioni riguardanti il rapporto col cibo incidono su quello che abbiamo definito come l’archetipo di ogni altro rapporto: all’io , durante il digiuno, viene a mancare, per così dire, la base sulla quale ha eretto i suoi schemi, i suoi divieti, i suoi ruoli, viene a mancare il terreno stesso che ha alimentato la sua crescita e mantenuto il suo dominio e pertanto si attenua la sua rigidità e la sua forza limitante. L’io allenta le sue forzature, diventa più disponibile a farsi permeare dalle istanze intime e l’individuo potrà così più liberamente ripiegarsi a cogliere le esigenze profonde e le direttive del sé, nucleo centrale e vivificatore della psiche, iniziando una trasformazione evolutiva che lo porterà ad una vita più ricca e partecipe. L’io non si disgrega, non si destruttura, come nella deprivazione degli stimoli ambientali, perché persistono tutti gli stimoli sensoriali e le relazioni interpersonali non legati al cibo: piuttosto é come se il suo "materiale costitutivo" perdesse durezza e rigidità, diventando più fluido e più elastico. La coscienza coglie con pienezza e abbandono la nuova esperienza che pertanto potrà agire con forza strutturante sulla personalità. Tutto questo non si verifica in modo semplice e lineare: pur essendo un unico processo vi possiamo distinguere manifestazioni diverse, alcune momentaneamente disturbanti perché manifestano la rottura di un equilibrio, l’eliminazione di blocchi e rimozioni, la liberazione improvvisa di forze arginate, ma che tuttavia comportano effetti positivi in quanto rappresentano gli elementi di crisi che ogni reale cambiamento comporta. Schematicamente possiamo distinguere quattro tipi di fenomeni con cui si manifesta la profonda commutazione psichica indotta dal digiuno e che sono in gran parte riconducibili alla maggiore elasticità dell’io: 1)L’affiorare di aspetti psicopatologici compensati e mascherati ma non superati realmente. 2)La liberazione di cariche emotive bloccate (catarsi) 3) Maggiore consapevolezza, spontaneità, integrazione. 4)Intimo rapporto col sé ASPETTI PSICOPATOLOGICI COMPENSATI Si tratta di nuclei nevrotici non apparenti, allo stato latente, che l’io riesce ad attenuare e a rendere non manifesti, utilizzando vari meccanismi di difesa . Questo operato dell’io solo in apparenza è vantaggioso, perché implica una diminuzione della consapevolezza, coarta la spontaneità, riduce la libertà d’azione. Le paure, l’ansia, le fobie, le idee ossessive, le somatizzazioni che possono comparire più o meno fugacemente durante il digiuno, mettendo in crisi il soggetto, si possono quindi interpretare come l’affiorare di tratti nevrotici prima nascosti. Quanto più l’equilibrio è fittizio e superficiale, tanto più le crisi sono intense: sono stati descritti episodi di delirio e dissociazione a carico di personalità schizoidi. Questi fenomeni potrebbero essere interpretati come pericolose rotture della stabilità mentale, come regressioni a situazioni patologiche del passato ed essere pertanto giudicati negativamente: essi sono viceversa una tappa necessaria per raggiungere un più saldo e armonioso equilibrio, cambiamento che richiede, come condizione preliminare, la consapevolezza dell’inadeguata condizione in cui si vive. Le crisi psicologiche durante il digiuno sono da considerarsi quindi potenzialmente benefiche: è tuttavia necessario fronteggiarle in modo adeguato. Le persone fortemente disturbate dal punto di vista psichico devono digiunare con molta cautela, perché possono andare incontro a profondi scompensi: è necessaria la presenza di uno psicoterapeuta che conosca e sappia tenere sotto controllo le manifestazioni indotte dal digiuno; viceversa le crisi che insorgono in personalità sufficientemente stabili tendono a risolversi favorevolmente in modo spontaneo. LIBERAZIONE DI CARICHE EMOTIVE (CATARSI) DURANTE IL DIGIUNO Un’altra modificazione dello psichismo indotta dal digiuno, che può essere considerata come una progressione della prima verso un migliore equilibrio, consiste nell’instaurarsi di una condizione particolarmente favorevole al ritorno di elementi del passato: ricordi ,sentimenti ,avvenimenti, episodi traumatici dimenticati e rimossi affiorano alla coscienza con intense manifestazioni emotive. Tutto ciò è sempre da ricondurre alle diminuite resistenze dell’io durante il digiuno. Ne risulta la liberazione di cariche emotive che, bloccate e "incapsulate", disturbavano il regolare svolgersi delle attività psichiche: possiamo quindi dire che il digiuno facilita la scarica delle energie frenate e la catarsi emotiva. CONSAPEVOLEZZA, SPONTANEITÀ, INTEGRAZIONE Come abbiamo più volte sottolineato, tutte le manifestazioni del digiuno sono caratterizzate dal manifestarsi spontaneo di realtà nascoste, mascherate, bloccate, che vengono integrate all’interno della personalità, la quale in questo modo si arricchisce.

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INTIMO RAPPORTO COL SÉ La quarta modificazione dello psichismo, operata dal digiuno, che prenderemo in considerazione (riconducibile anch’essa, almeno in parte, alla riduzione delle interferenze dell’io) rappresenta una ulteriore progressione rispetto ai fenomeni precedentemente descritti, e può essere considerata il punto estremo del processo di commutazione psichica: consiste nel ripiegamento interiore che permette di cogliere la profondità del proprio essere. PREMESSA

I fisiologi che si sono interessati dell'argomento sono stati colpiti dalla capacità dell'organismo di conservarsi in condizioni fisiologiche per lunghi periodi, fatto questo che va contro i luoghi comuni diffusi anche in ambienti medici e scientifici, ma di fatto infondati. Nel libro "Fisiologia del digiuno", pubblicato nel 1889 dal prof. Luigi Luciani, a quei tempi professore di fisiologia all'università di Firenze, vi sono a riguardo interessanti annotazioni. Si tratta di uno studio, per quei tempi approfondito e analitico, condotto sul digiuno volontario di Giovanni Succi, durato 30 giorni. L'esperimento del digiuno cominciò alla mezzanotte del 1° marzo, 12 ore circa dopo l'ultimo pasto del Succi e continuò fino alla mezzanotte del 31 marzo, ossia al finire della Quaresima e al cominciare della Pasqua. Ecco come nacque l'occasione della ricerca. "Nel febbraio dello scorso anno 1888 mi fu presentato nel laboratorio di fisiologia, che ho l'onore di dirigere nel R. Istituto di studi superiori, il noto digiunatore signor Giovanni Succi, il quale mi dichiarò esser disposto a ripetere in Firenze l'esperimento di 30 giorni continui di digiuno, già da lui compiuto precedentemente a Milano e a Parigi. L'unica condizione sine qua non, che egli di propria iniziativa poneva a ripetere il detto esperimento, era la formazione di una Commissione scientifica che assumesse lo studio dei fenomeni del digiuno, e di un Comitato di sorveglianza che fosse una sicura guarentigia della serietà e rigore dell'esperimento. Egli desiderava vivamente che la scienza sanzionasse in maniera autorevole la fenomenale resistenza alla privazione dei cibi ch'egli vantava, e fosse per tal modo vinta l'incredulità e lo scetticismo del pubblico." A conclusione del suo studio, al quale faremo numerosi riferimenti, dopo una analisi attenta delle modificazioni delle principali funzioni fisiologiche Luciani afferma: “Da questo esame delle principali funzioni del Succi, come già avevo premesso, risulta che egli poté sostenere 30 giorni di privazione assoluta dei cibi, senza mai varcare i limiti fisiologici in tutte le sue attività, senza passare dallo stato di salute in quello di malattia. Questo fenomeno, che tutti hanno potuto apprezzare e verificare a Firenze, sembrando generalmente strano e sorprendente, valse a dare la stura alle più insussistenti e assurde supposizioni.” (Pag. 51-52). “All'occhio del fisiologo, tutto ciò deve sembrare poco serio, anzi parecchio assurdo. E' facile dimostrare che la pretesa impossibilità di una lunga inanizione fisiologica, è effetto di un semplice pregiudizio. Siccome non abbiamo mai sperimentato in noi stessi un lungo digiuno; siccome sentiamo morderci il ventricolo se ritardiamo di un'ora il solito pasto; ci sembra impossibile che non si debba morire d'inedia, o almeno sentirsi gravemente malato, per 30 giorni continui di astinenza dai cibi. Ma basta dare un'occhiata alla letteratura antica e moderna, per convincersi del contrario.” (Pag. 52). E conclude il suo lavoro con questo riepilogo delle sue osservazioni che riportiamo ampiamente perché sintetizza le sue conclusioni sulla fisiologia del digiuno: “Non potremmo qui riassumere in maniera completa e precisa i fenomeni dell'inanizione fisiologica da noi osservati, senza ripetere inutilmente quanto abbiamo svolto con sufficiente chiarezza ed ordine nei precedenti capitoli. Basterà al nostro scopo di riepilogarne i risultati categorici in poche proposizioni: a) Nell'inanizione fisiologica le grandi funzioni si conservano nei limiti delle oscillazioni normali. Tali sono la termoregolazione, il regime circolatorio, il regime respiratorio, le attività muscolari, le attività nervose, la cenestesi o sentimento complesso dell'esistenza, che è la risultante di tutte le impressioni sensoriali e viscerali, periferiche e centrali. b) Vi ha sospensione assoluta o relativa di qualsivoglia secrezione digestiva. Ma nei primi giorni di digiuno è probabile avvenga un riassorbimento nel sangue della tripsina e forse anche della pepsina, provenienti dai rispettivi zimogeni accumulati prima dell'inanizione nelle cellule glandulari pancreatiche e peptiche. c) Continuano normali le secrezioni escrementizie dell'urina e del sudore, della bile e del mucco. Persistono i processi putridi promossi dai micròbi intestinali. d) Diminuisce progressivamente la quantità assoluta dell'azoto, del solfo, del fosforo emesso giornalmente coll'urina; mentre la quantità relativa del fosforo rispetto all'azoto progressivamente aumenta. e) Va sempre più scemando il consumo della propria carne; mentre si mantiene pressoché costante il consumo del proprio grasso, finché non sia prossima ad esaurirsene la provvigione. Diminuisce la produzione del calore, ma ne diminuisce in proporzione anche la dispersione.

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f) Ha luogo una liquidazione di diverso grado dei differenti tessuti, compreso il tessuto osseo; ma i corpuscoli rossi del sangue, come il sistema nervoso, la subiscono in grado minimo. g) La curva della diminuzione del peso complessivo, ossia del deficit totale giornaliero, (fatta eccezione di un breve periodo iniziale, d'un più lungo periodo finale del digiuno) ha l'andatura di una iperbole equilatera, ogni qual volta si mantengano regolari e costanti le condizioni intrinseche ed estrinseche dell'organismo digiunante.” (Pag. 152). “Abbiamo veduto come bisogna necessariamente ammettere che la somma delle perdite che l'organismo subisce durante l'inedia sia in qualche modo regolata, si trovi cioè sotto il dominio di un congegno, o meglio di un sistema di congegni regolatori. Escludete infatti una funzione dominante di regolazione; fate che durante il digiuno detta funzione sia talmente perturbata, che ciascun tessuto consumi in maniera affatto indipendente dagli altri; e voi non saprete rendervi conto della lunga sopravvivenza in istato fisiologico dell'organismo privato degli alimenti. Voi avrete messo in scena l'apologo di Menenio Agrippa, e assisterete alla tumultuaria dissoluzione e catastrofe del digiunatore...” “L'inedia fisiologica, che potrei anche appellare inedia regolata, è preceduta - come si disse - dal periodo della fame, durante il quale la regolazione è più o meno profondamente alterata. Cotesto periodo transitorio ha una durata e forse una intensità assai diversa nei diversi individui, e specialmente nelle differenti specie di animali, ed è uno degli elementi che determina la loro varia resistenza ai digiuni. Per solito al periodo più o meno transitorio della fame, tien dietro un periodo assai più lungo d'inazione, che io ho chiamata fisiologica, perché compatibile col normale andamento delle grandi e più vitali funzioni dell'organismo.” (Pag. 153). “Infine nello studio dell'inanizione c'imbattiamo in un fenomeno difficile a spiegare, ed è la morte per inanizione, che avviene regolarmente allorquando il deficit di peso iniziale abbia raggiunto il 40-45%. Per quanto l'asserir ciò possa sembrar strano e paradossale ai profani, ai quali sembra assai più difficile concepire come si possa vivere lungamente senza mangiare, di quello che come si debba morire; non è men vero che al fisiologo riesce più facile rendersi ragione del primo che del secondo fenomeno.” (Pag. 155). (Questa osservazione del Luciani è di estrema importanza: anche osservazioni recenti hanno evidenziato che il digiunante, dopo la perdita di circa il 40% del peso iniziale, supera la soglia di rischio, e può morire, anche se apparentemente nulla giustifica tale esito: questo fenomeno si è notato nei lunghissimi digiuni sostenuti da super obesi che, superata tale soglia, pur avendo ancora notevolissime riserve e senza mostrare segni evidenti di disfunzioni, hanno visto precipitare drammaticamente le loro condizioni, a volte con esito fatale. Parleremo del rapporto tra peso iniziale e durata del digiuno nel capitolo specifico, qui facciamo solo notare che tali perdite erano state raggiunte con digiuni prolungatissimi che superavano di gran lunga la durata dei più lunghi digiuni terapeutici: oltre sei mesi! Un digiuno terapeutico, in un soggetto medio, si considera lungo se supera le tre settimane) (Nota dell’autore) “E' facile la soluzione del quesito, una volta ammesso il concetto che l'inanizione fisiologica sia determinata dalla normale funzione di un sistema regolatore. Finché per effetto della liquidazione dei tessuti, pervengono al detto regolatore sufficienti materiali di riparazione, da mantenere le funzioni nei limiti normali, il processo involutivo dell'inanizione decorre fisiologicamente; quando invece le prestazioni dei diversi tessuti divengono insufficienti a provvedere l'integrità (almeno relativa) del regolatore, questo necessariamente si logora, non può più regolare a modo, e si passa dalla inanizione fisiologica alla morbosa, che in poco tempo conduce al fallimento di tutta l'azienda... “Ma in che consiste, come è fatto, da qual parte dell'organismo è rappresentato il tanto invocato sistema regolatore dello scambio materiale e dinamico? - Il lettore che ha avuto la pazienza di seguire fedelmente fin qui lo svolgimento del mio tema, attraverso il filo non interrotto dei ragionamenti, ha già indovinato, che cotesto regolatore è rappresentato dal sistema nervoso, che è - come vedemmo - quella parte privilegiata dell'organismo che meno di tutte si consuma per effetto dall'inedia protratta fino alla morte, perché le sue perdite sono riparate a misura che si producono, a spese degli altri tessuti che si van liquidando a grado a grado. Non è questa o quella parte, questo o quel centro nervoso che ha l'ufficio di regolare lo scambio materiale e dinamico: è il sistema nervoso nel suo complesso, nella sua integrità, nella sua unità morfologica e funzionale, dalla quale risulta il mirabile accentramento di tutte le attività dei tessuti, che riduce la miriade di piccoli organismi di cui i tessuti si compongono, a particelle costitutive di un solo grande organismo.” (Pag. 156)

Possiamo quindi affermare che, secondo il Luciani, durante il digiuno il corpo di un soggetto in buona salute rimane in un completo equilibrio fisiologico finché il sistema nervoso conserva la sua integrità, e che questa integrità viene mantenuta dall’organismo il più a lungo possibile essendo il sistema nervoso, tra gli apparati, quello che subisce le minori perdite, dal momento che non solo le riserve ma anche tutti gli altri tessuti fungono per lui da nutrimento, rilasciando il materiale necessario al suo metabolismo con la loro “liquidazione”,( cioè con l’autolisi, vedi al capitolo relativo) A conclusioni analoghe perviene uno degli studi più approfonditi sul digiuno, condotto presso il laboratorio di nutrizione dell'Istituto Carnegie di Washington. Un gruppo di specialisti, diretto da F.G. Benedict, studiò minuziosamente il digiuno di 31 giorni (dal 14 aprile al 5 maggio 1912) fatto all'interno dell'Istituto da M.A. Levanzin, di Malta, un convinto naturista che voleva dimostrare agli scienziati la possibilità e l'efficacia di un lungo digiuno. Anche in questo caso appare evidente la capacità dell'organismo di conservare a lungo durante il digiuno il suo equilibrio fisiologico, fatto questo che dimostra come il digiuno non sia un fatto involutivo e abnorme ma un processo ordinato e finemente guidato dai centri che regolano le funzioni fisiologiche fondamentali.

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Se supponiamo che nel corpo esista un centro in grado di coordinare le attività che mantengono la salute, potremmo definire questo centro "intelligenza somatica" in quanto opera in modo finalistico e intelligente, ma senza l'intervento della coscienza. Da quanto osservato dai ricercatori citati possiamo affermare che tutti i processi che avvengono durante il digiuno sono guidati dalla “intelligenza somatica”. In modo particolare nel corso del digiuno l'"intelligenza somatica" è in grado di distinguere le diverse componenti dell'organismo e di far sopravvivere quelle indispensabili alla vita a spese di quelle non necessarie o addirittura superflue e dannose. Prima vengono consumate le riserve, poi si attinge agli organi, con ordine inverso alla loro importanza nell'economia generale dell'organismo e solo alla fine (inizio dell'inanizione patologica) vengono intaccati gli organi vitali, (con conseguenze dannose ed, infine, mortali). Prenderemo adesso in considerazione le modalità mediante le quali le principali funzioni fisiologiche si adattano alla condizione del digiuno in modo da mantenere l'omeostasi e l'equilibrio vitale. Faremo riferimento alla condizione di digiuno assoluto, condizione che prevede solo assunzione d'acqua. LA PERDITA DI PESO DURANTE IL DIGIUNO torna all’inizio

Le perdite di peso durante il digiuno, calcolate sperimentando con animali, ha un andamento molto regolare. Ecco come descrive il Luciani un esperimento che fece a Siena su una cagna che visse digiunando 43 giorni. ‘’Ogni mattina - ad ora fissa - noi le vuotavamo la vescica per siringazione, poi la pesavamo, quindi - completati gli esami - le iniettavamo con una sonda 150 c.c. di acqua nello stomaco; infine la collocavamo in una gabbia posta in una stanzuccia lontana dai rumori e a temperatura pochissimo oscillante, ove rimaneva tranquilla per tutta la giornata. In tal modo ottenni una curva del peso che presenta una grande regolarità di decorso.’’ La curva ha l'aspetto di una iperbole equilatera. Questo vuol dire che l'animale perde quantità di peso sempre minori giorno dopo giorno, con un andamento così regolare che può essere espresso con una formula matematica. Se fra la durata del digiuno e la perdita di peso c'è un rapporto così preciso, questo vuol dire ,secondo il Luciani, che le perdite di peso sono regolate con precisione. E' questa a suo parere la prova più evidente del ‘’sistema regolatore ‘’che coordina i processi del digiuno. Solo nei primi giorni (‘’periodo della fame’’, quando il sistema regolatore non è ancora attivo) e negli ultimi giorni (‘’inanizione morbosa’’, quando il sistema regolatore perde la sua efficienza) la curva ponderale perde la sua regolarità. Naturalmente nei digiuni affrontati da uomini la curva ponderale non può avere questo andamento regolarmente geometrico, perché vi sono diversi fattori variabili inevitabili: la quantità di acqua bevuta, l'attività fisica, l'eliminazione di feci ed urine ecc. La perdita di peso durante questi digiuni varia notevolmente a seconda delle condizioni individuali e delle modalità con cui si effettua il digiuno: due fattori che incidono sensibilmente sono l'attività più o meno intensa e la quantità d'acqua bevuta giornalmente. Le persone grasse, malate, o con tessuti poco compatti ed "acquosi", perdono peso rapidamente; le donne di solito più facilmente degli uomini perché i loro tessuti sono più ricchi d'acqua. Vi sono giorni in cui le perdite sono scarse o nulle, e altri in cui sono notevolmente superiori alla media. Si può verificare addirittura un momentaneo aumento di peso, determinato dall'acqua bevuta e non totalmente eliminata: sarà compensato da una rapida perdita nei giorni successivi. E' stato calcolato che un uomo normale può perdere anche più del 40% del suo peso iniziale.( La perdita del 40 % deve però essere considerata la soglia di pericolo, e non deve mai essere superata). Questo comporta la possibilità di astenersi dal cibo per periodi molto lunghi: basti pensare che il prof. Luciani ha accertato che Succi, in trenta giorni di digiuno, aveva perso appena il 19% del suo peso iniziale. Le donne resistono meglio, in genere ai lunghi digiuni perché il loro corpo ha una maggiore percentuale di grasso. Quanto detto ha valore solo generale: abbiamo spesso visto soggetti molto magri perdere nei primi giorni di digiuno più peso degli obesi; donne perdere peso molto meno degli uomini e così via. Come ho già detto, durante i digiuni terapeutici nei primi giorni si perde in genere più peso (un kg e anche più al giorno) e poi sempre meno: circa 400 gr. al giorno in media nei lunghi digiuni, ma anche meno. Nei suoi 30 giorni di digiuno a Firenze, Succi perse in tutto 11,961 kg; nei 30 giorni di digiuno a Milano 13,100 kg; nei 30 giorni di digiuno a Parigi 14,300 gr. Le perdite di proteine, minerali, ecc. determinano anche una perdita di acqua associata a queste sostanze e questo è il fattore più importante nelle perdite di peso iniziale. Non si deve però sottovalutare la perdita di peso, perché dovuta in gran parte ad acqua e non a sostanza organica. Infatti non è una disidratazione come quella ottenuta con diuretici, ma è una perdita fisiologica che riguarda acqua associata a perdite di

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sostanze organiche e quindi è una perdita non forzata, ma fisiologica: costituendo l’acqua circa il 60% del peso umano, ogni calo ponderale deve comportare notevoli perdite di acqua per non alterare la composizione dei tessuti. Da quanto detto deriva che non è possibile prevedere con precisione le perdite di peso durante il digiuno: durante la prima settimana si possono perdere da un minimo di 2-3 kg. a un massimo di 6-8, con una media di 5 kg. di perdita. Abbiamo elaborato una formula per prevedere le perdite di peso, in modo approssimativo, nel corso della seconda e della terza settimana di digiuno nello stesso soggetto: perdita di peso prevista nella seconda settimana = X -1,5 kg. dove X è il peso perduto nella prima settimana; perdita di peso prevista nella terza settimana = X1-1kg. dove X1 è il peso perduto nella seconda settimana. Se un soggetto ha perso 5 kg la prima settimana si può prevedere che ne perda circa 3,5 la seconda e 2,5 la terza (totale 11 kg).

LE FUNZIONI FISIOLOGICHE FONDAMENTALI DURANTE IL DIGIUNO Temperatura del corpo

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La temperatura del corpo è un elemento importante per valutare l'equilibrio fisiologico. Essa in condizioni di normalità subisce variazioni entro margini assai ristretti, grazie all'esistenza di processi di termoregolazione che controllano sia la produzione che la dispersione del calore. La temperatura del corpo in genere si mantiene normale per tutta la durata del digiuno fisiologico, pur diminuendo il metabolismo e quindi la produzione di calore. Questo è reso possibile dal risparmio nella dispersione calorica La temperatura nel Succi fu esplorata regolarmente due volte al giorno, mattina e sera, sempre all’ascella sinistra: essa ha subito durante i 30 giorni di digiuno leggere oscillazioni che cadono strettamente nei limiti fisiologici. Il Senator osserva lo stesso andamento della temperatura nei 10 giorni di digiuno compiuto dal Cetti a Berlino. Altri autori affermano che nei primi giorni di digiuno la temperatura si abbassa. In realtà bisogna distinguere fra le osservazioni condotte su animali lasciati a digiuno e inerti in gabbia ed il digiuno fisiologico nell'uomo. Negli animali il digiuno associato alla inattività determina in genere abbassamento della temperatura nei primi giorni. L'attività muscolare nel digiuno umano contribuisce, grazie alla produzione di calore, a mantenere invariata la temperatura. Piuttosto, come ben sanno gli esperti nella conduzione del digiuno terapeutico, è comune in chi digiuna una sensazione generale di freddo, soprattutto ai piedi, nonostante la temperatura si mantenga normale. Questa sensazione è probabilmente dovuta ad una diminuzione della circolazione cutanea rispetto alla circolazione degli organi interni. E' questo un adattamento fisiologico che tende alla conservazione del calore e che porta ad un raffreddamento limitato alle estremità e ad alcune zone cutanee. La temperatura ascellare invece tende a mantenersi invariata e a maggior ragione quella del sangue. E' possibile osservare alcune volte un aumento transitorio della temperatura in concomitanza con la riacutizzazione di una forma patologica cronica, mentre è praticamente costante il rapido abbassarsi della temperatura febbrile in caso di digiuno iniziato nel corso di una malattia acuta. Alcuni digiunanti percepiscono invece una sensazione di caldo e si sentono febbricitanti pur avendo una temperatura normale. Questo fenomeno può verificarsi nei primi giorni di digiuno e di solito in seguito scompare. ( Per altri aspetti dell’argomento trattato in questo capitolo vedi il capitolo: Metabolismo energetico e termoregolazione) Respirazione

Il ritmo respiratorio si mantiene di solito invariato per tutta la durata del digiuno. Il Luciani riscontrò che in Succi le oscillazioni della frequenza respiratoria si mantennero quasi sempre entro i limiti di 16-24 per minuto, che corrispondono perfettamente ai limiti normali. Polso e pressione arteriosa torna all’inizio

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Il polso tende a mantenere a riposo la frequenza entro limiti strettamente fisiologici. E' frequente invece una tachicardia sotto sforzo accentuata rispetto alla norma. Anche Luciani riscontra questo fenomeno in Succi: ’’Al 12° giorno di digiuno volli ricercare se il cuore del Succi fosse più irritabile che i cuori di quattro giovani robusti in condizione di regolare regime alimentare. Contai le pulsazioni di ciascuno, e poi li feci correre attorno a un ampio salone per 4 minuti continui, dopo i quali io ricontai nel Succi e i quattro giovani ricontarono in loro medesimi il numero delle pulsazioni in un minuto. Ottenni il seguente risultato: nel Succi il numero delle pulsazioni si accrebbe di 63 al minuto, nei giovani in media di 31. Questa maggiore irritabilità del cuore nel digiuno fu anche notata dal Senator nel Cetti.’’ Alla tachicardia può associarsi una tendenza alla aritmia, per la presenza di extrasistoli sporadiche. Anche la pressione arteriosa tende a mantenersi entro limiti strettamente fisiologici in persone normotese. Negli ipertesi la pressione tende ad abbassarsi progressivamente, mentre negli ipotesi tende a mantenersi invariata, o ad abbassarsi nei primi giorni, per poi aumentare e stabilizzarsi sui valori abituali. In questi ultimi è importante segnalare un accentuarsi della labilità pressoria con una aumentata tendenza alla lipotimia ortostatica. Questo fenomeno è presente più frequentemente nei primi giorni di digiuno: successivamente la pressione, come abbiamo detto, tende a stabilizzarsi e a volte ad aumentare, non solo nei confronti dei primi giorni di digiuno, ma anche rispetto ai valori abituali. Luciani riscontra in Succi un abbassamento progressivo della pressione arteriosa che passa da 22 cm di mercurio a 12 cm. Il Luciani, considerando che la pressione arteriosa dipende da due fattori: dal lavoro del cuore e dalla somma delle resistenze opposte dai vasi al flusso del sangue, conclude che per spiegare questo abbassamento pressorio bisogna ammettere un progressivo decrescere del lavoro del cuore dal primo all'ultimo giorno di digiuno. Sostiene infatti che il digiuno comporta una diminuzione della massa del cuore e quindi un assottigliamento delle sue pareti ed una diminuzione della capacità dei ventricoli: un indebolimento del cuore in toto a cui deve corrispondere una proporzionale diminuzione funzionale sia sistolica che diastolica. A conferma dell'impicciolimento del cuore riporta la diminuzione dell'aia cardiaca, determinata col metodo percussorio: la lunghezza si ridusse di 2 cm, la larghezza di 1,5 cm; contemporaneamente la punta del cuore si abbassò dalla quinta alla sesta costa. Probabilmente il Luciani non valutò correttamente questi dati: infatti la diminuzione della massa cardiaca non è così vistosa come suppone il Luciani citando il Chossat che riscontrò in colombi morti d'inedia una diminuzione del 45% del peso cardiaco. Secondo le ricerche di Voit e di altri ricercatori le perdite percentuali del cuore sono appena del 3% e questa diminuzione è riscontrata in animali morti d'inedia. E' giustificato supporre che nei limiti del digiuno fisiologico, la massa del cuore diminuisca ancor meno in persone normali, proprio per il concetto generale già esposto che afferma la tendenza del corpo a preservare gli organi vitali. Il Senator nelle osservazioni condotte sul digiuno di 10 giorni di Setti a Berlino, non notò alcuna modificazione apprezzabile dell'aia cardiaca. Ma il Luciani è convinto che il cuore, lavorando continuamente, debba diminuire in percentuale più degli altri muscoli: non tiene nella giusta considerazione in questa circostanza le capacità dell’organismo di autoregolare le perdite dei vari organi, preservando gli organi vitali . Inoltre perde l'occasione per importanti considerazioni: 1) Se la pressione del Succi passa da 22 cm di mercurio (all'inizio del digiuno) a 12 cm di mercurio (alla fine del digiuno) vuol dire che Succi era fortemente iperteso e nell'arco dei 30 giorni di digiuno la sua pressione si normalizza, passando da 220 mm di mercurio a 120 mm. 2) Essendo iperteso, ed essendo quindi elevate le resistenze arteriose, l'abbassamento della pressione è da collegare soprattutto ad una diminuzione delle resistenze arteriose e quindi ad una dilatazione delle arteriole. 3) Il restringimento dell'aia cardiaca può essere in parte spiegabile supponendo il cuore di Succi (iperteso) ipertrofico; o anche ad errori di misurazione. Per quanto riguarda l'abbassamento della punta del cuore, correttamente il Luciani la ricollega ad un abbassamento del diaframma per la diminuita pressione intraddominale dovuta allo svuotamento gastrointestinale, alla diminuzione della massa dei visceri addominali, ecc. Recenti osservazioni anno permesso, grazie a radiografie, di documentare una effettiva diminuzione della massa cardiaca durante digiuni protratti (Young). Questa è comunque dovuta non ad una diminuzione numerica ma una diminuzione delle dimensioni delle fibre cardiaca ed è comunque di portata ridotta, a meno che non si sia in presenza di ipertrofia cardiaca: in linea con la legge generale di Chossat, secondo la quale i tessuti durante il digiuno perdono massa in misura inversa alla loro importanza fisiologica. Apparato digerente torna all’inizio

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Il tubo gastroenterico durante il digiuno modifica profondamente la sua fisiologia. Abitualmente le sue funzioni fondamentali sono due: digestione e assimilazione degli alimenti da una parte, eliminazione dall'altra. Durante il digiuno si azzerano i processi digestivi e assimilativi, mentre si mantengono e in alcuni casi aumentano i processi di eliminazione. Questo non vuole affatto dire che la defecazione diventa più abbondante, perché essa anzi si riduce, come vedremo; tuttavia possiamo senz'altro dire che il tubo gastroenterico durante il digiuno si trasforma in apparato di eliminazione. Le secrezioni del tubo gastroenterico hanno caratteristiche diverse: alcune sono fondamentalmente digestive, altre fondamentalmente di eliminazione, altre miste. Durante il digiuno le prime tendono ad azzerarsi, le seconde tendono ad aumentare, le ultime si modificano trasformandosi in secrezioni di eliminazione. La saliva infatti, che abitualmente ha una funzione mista, sia digestiva (presenza dell'enzima ptialina, una amilasi) che di eliminazione (presenza di muco, cataboliti, sostanze tossiche di origine esterna ecc.) diventa in genere scarsa ma più carica di muco e di elementi di scarto che a volte la fanno diventare vischiosa ,gelatinosa e maleodorante e, in rari casi, giallastra o verdastra. Succi al 20 giorno di digiuno riuscì a raccogliere in un calice, dopo oltre 3 ore, lo stesso secreto che in condizioni normali si raccoglierebbe in cinque minuti. La saliva era più carica di muco e di epiteli del normale e presentava tracce di sangue uscito dalle gengive. Secondo Luciani il sangue era dovuto agli insistenti movimenti linguali diretti ad adunare il secreto. Noi possiamo dire che la tendenza delle gengive a sanguinare aumenta durante il digiuno: questo fenomeno rientra tra quelli che rendono il tubo digerente un apparato di eliminazione. La ptialina era presente in Succi, ma in minore quantità che nella saliva ordinaria. In alcuni casi noi abbiamo riscontrato un aumento della salivazione, in altri ci è stato riferito da alcuni digiunanti che veniva da essi avvertita in bocca la presenza di farmaci o sostanze varie, che non assumevano da tempo, riconosciuti per il sapore e l'odore caratteristici: segno evidente di eliminazione di residui di vecchia data. Per quanto riguarda le secrezioni del succo gastrico, possiamo dire che esso tende ad azzerarsi: ma mentre la pepsina è pressoché sempre assente, può riversarsi nello stomaco muco e acido cloridrico. La secrezione di succhi acidi nello stomaco è frequente in chi soffre di gastrite ed ulcera gastroduodenale: è questo uno dei motivi che rende, se non sempre controindicato, piuttosto rischioso e difficoltoso il digiuno assoluto in questi casi. Secondo la nostra esperienza è assai più sicuro e agevole un digiuno attenuato con piccole quantità di succhi freschi di carota e patata crude che proteggono la mucosa e neutralizzano l'acidità facendo scomparire dolori e bruciori. I succhi digestivi intestinali e pancreatici tendono a scomparire, mentre la secrezione biliare tende a rimanere attiva e non raramente ad aumentare. Anche il Luciani osservò questo fenomeno in Succi e pertanto afferma di essere convinto che la secrezione biliare, più che una secrezione digestiva subordinata al ritmo dell'alimentazione, sia da considerare, analogamente alla secrezione urinaria, come una eliminazione di prodotti del metabolismo, destinati ad essere in gran parte eliminati insieme ai residui fecali degli alimenti. In accordo con questa opinione noi abbiamo osservato numerose volte, in persone con problemi epatici ed ingorgo delle vie biliari, un aumento della escrezione della bile e conseguente vomito biliare. In altri casi l'aumento dell'eliminazione della bile si manifesta con feci fortemente colorate. Deiezioni torna all’inizio La quantità di feci che si formano durante il digiuno è inferiore rispetto a quanto avviene durante il normale regime alimentare e di conseguenza le evacuazioni sono scarse: non è raro il caso di soggetti che non defecano spontaneamente nemmeno una volta nel corso di digiuni anche lunghi. Quanto detto non è in contraddizione con l'affermazione che il tubo gastroenterico si trasforma in organo di eliminazione. In realtà nella cavità del tubo digerente si riversano secrezioni varie che smaltiscono così materiali di scarto (muco, cellule di sfaldamento, sangue e bile che veicolano cataboliti vari e sostanze tossiche di origine esterna; altre sostanze possono riversarsi nel lume del tubo digerente per osmosi attraverso la mucosa, fuoriuscendo dai capillari e invertendo così la normale fisiologia) ma, venendo a mancare i succhi digestivi e i residui alimentari, la massa fecale risulta fortemente diminuita. Essendo diminuita anche la normale peristalsi intestinale, possiamo renderci conto delle scarse evacuazioni. Il materiale di scarto riversato nel lume intestinale tende ad essere spinto verso l'ampolla rettale e qui si accumula anche per molti giorni, senza rischi di riassorbimento, essendo assai scarse le capacità di assorbimento dell'ultimo tratto dell'intestino.

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Dal momento però che il riassorbimento non si può del tutto escludere, a parte altre considerazioni, è consigliabile nei lunghi digiuni l'uso opportuno di clisteri e lavaggi del colon, come vedremo. Durante il digiuno di 30 giorni Succi ebbe quattro defecazioni, tre delle quali con l'aiuto di un clistere. In complesso emise 150 grammi di materiale fecale allo stato secco, meno di quante ne vengono emesse da un adulto in condizioni di alimentazione normale nelle 24 ore. Il Luciani nota che le feci si mostrarono sempre meno fetide del normale e si chiede se questo non significhi che durante il digiuno diminuiscano i processi putrefattivi. Risponde di non credere a questa interpretazione e di pensare che il fatto si spieghi con un riassorbimento delle sostanze fetide, emesse poi dai diversi emuntori (reni, polmoni, cute). Pur non escludendo questa evenienza (che rende consigliabile l'uso dei clisteri e dei lavaggi intestinali) non rigetteremmo la prima ipotesi. La putrefazione avviene soprattutto nel colon a carico dei residui proteici: man mano che il colon, nel corso del digiuno, si svuota dei residui, che vengono accumulati nell'ampolla rettale, diminuisce e poi scompare anche la putrefazione. Questo comporta non solo l'eliminazione di una causa importante di autointossicazione, ma anche la diminuzione o la scomparsa della flora batterica patogena a favore di quella simbiotica. Anche se nella grande maggioranza dei casi l'evacuazione è scarsa, si possono presentare scariche diarroiche ed emissioni di muco quando l'eliminazione attraverso il tubo digerente è particolarmente intensa.

Altre modificazioni del tubo gastroenterico torna all’inizio

Durante un digiuno prolungato non solo diminuiscono le secrezioni digestive e i movimenti peristaltici, ma l'apparato digerente diminuisce di volume e le sue pareti si assottigliano. Queste profonde trasformazioni spiegano la necessità di una lenta e progressiva ripresa alimentare dopo il digiuno. Il vomito, biliare o no, può presentarsi in presenza di affezioni a livello dell'apparato digerente. In alcuni casi, per uno spasmo prolungato del piloro, non si è in grado di assorbire l'acqua che rimane anche giorni nello stomaco per poi essere vomitata. Se questo fenomeno perdura per alcuni giorni è consigliabile sospendere il digiuno. Qualche volta abbiamo notato all'inizio del digiuno l'instaurarsi di un singhiozzo persistente in soggetti dispeptici, a causa probabilmente di una distensione del diaframma determinata dalla dilatazione dei visceri addominali per meteorismo da aerofagia o da fermentazione e/o putrefazione intestinale: quest’ultima può essere notevole all’inizio del digiuno se nel grosso intestino sono presenti accumuli di materiale fecale. In genere il singhiozzo tende a scomparire spontaneamente dopo qualche ora. Secrezioni ed escrezioni torna all’inizio

Tutte le secrezioni ed escrezioni si riducono durante il digiuno, con esclusione di quelle che sono utilizzate dall'organismo come vie elettive di eliminazione. Le vie di eliminazione prescelte variano da individuo a individuo a seconda delle caratteristiche costituzionali e delle patologie in atto o pregresse. Le patologie croniche, come vedremo, tendono a riacutizzarsi e questo comporta in genere una attiva eliminazione da parte della mucosa o della pelle che tendono ad infiammarsi e ad aumentare la secrezione di muco, materiale purulento, cataboliti e sostanze tossiche di origine esterna. Gli ascessi, se presenti, tendono ad aprirsi e ad eliminare il loro contenuto all’esterno. Tutte le mucose del corpo, quindi, in particolare quelle dell'apparato respiratorio, urinario e genitale, possono eliminare anche grandi quantità di muco e secrezioni purulente. La secrezione lattea, se presente, cessa e per questo motivo il digiuno è controindicato durante l'allattamento. Il sudore può essere abbondante e di odore sgradevole, ma di norma si riduce. Modificazioni della forza muscolare torna all’inizio

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Le reazioni variano molto da individuo ad individuo. La debolezza si avverte di solito maggiormente nei primi due - tre giorni, poi la sensazione di energia aumenta e ci si può sentire anche più vigorosi di prima. Questa condizione si protrae anche per molti giorni, tuttavia quando le perdite a carico del tessuto muscolare si fanno consistenti (di solito dopo almeno 20 giorni di digiuno) si manifesta costantemente una astenia progressiva. Alcuni avvertono la stanchezza ininterrottamente dall'inizio alla fine del digiuno, altri affermano di non essersi mai sentiti così forti, anche dopo due settimane dall'inizio di digiuno. Non si tratta soltanto di una sensazione soggettiva: prove di laboratorio dimostrano che effettivamente la forza può mantenersi e addirittura aumentare. Succi ad es., nei suoi digiuni sotto controllo medico, fece registrare al dinamometro un aumento di forza delle mani. Luciani era assai scettico a riguardo, ritenendo impossibile un aumento di forza in concomitanza con una diminuzione della massa muscolare e pensava che Succi, persona bizzarra e con personalità paranoide, volesse in questo modo dimostrare la sua straordinarietà. Ecco come descrive il fatto: ‘’Le indagini sulle variazioni della forza muscolare del Succi durante il digiuno mi hanno seriamente preoccupato. Era noto infatti che nei suoi precedenti digiuni di Milano e di Parigi, egli si era in più modi adoperato ad insinuare nel pubblico la sua illusoria convinzione che l'astinenza assoluta dai cibi per 30 giorni di seguito, lungi dal deprimere, non facevano che esaltare sempre più l'energia dei suoi muscoli. Anche a Firenze egli tentò la stessa dimostrazione, e al 20° giorno del suo digiuno fece annunziare sui giornali che "la sua forza muscolare era aumentata di 8 chilogrammi rispetto a quella del primo giorno" con che voleva significare che con la sua mano destra era capace di vincere una resistenza maggiore di 8 chilogrammi in confronto di quella del primo giorno di digiuno! Io rido a pensare quanti tra incauti e ingenui rimasero impigliati nella pania allo straordinario annuncio! Se si guardano i diagrammi dei dati giornalieri raccolti col dinamometro palmare applicato sia alla mano destra che alla sinistra..., si ha che al 20° giorno, quando appunto il Succi fece dare dai giornali lo strano annunzio, egli dispiegò colla mano destra la massima forza (52 chilog.) mentre colla mano sinistra raggiunse l'effetto massimo (35 chilog.) al 14° giorno. Stando dunque a cotesti dati si direbbe che l'energia muscolare sia andata crescendo nella mano destra dal 1° al 20° giorno e diminuendo dal 20° al 30°, nel qual giorno - si noti bene - raggiunse il valore minimo, minore di 2 chilog. di quella che aveva prima del digiuno. Invece nella mano sinistra l'energia sarebbe andata crescendo dal 1° al 14° giorno, e diminuendo dal 14° al 30°, in cui si ridusse al minimo di 23 chilog. mentre fu di 28 chilog. prima del digiuno. E' inutile il dire che, per dare il giusto valore a questi risultati, fa d'uopo sottoporli a rigorosa critica. Trattasi infatti di fenomeni non puramente obbiettivi, ma sui quali può esercitare una grande influenza la volontà del soggetto. Anche senza ammettere che il Succi abbia voluto simulare nel primo periodo del digiuno una energia muscolare minore del vero, allo scopo di farla apparire accresciuta nel periodo successivo; si può ritenere che egli abbia potuto influire sul risultato dinamometrico incoscientemente, ossia non per forza di volontà nettamente palese come tale, ma per ciò che generalmente si chiama autosuggestione. E' un fatto che egli prima di cominciare il digiuno aveva saldamente infisso nel capo questo chiodo: che le sue forze si accrescessero durante l'inanizione. In cotesta che appellava la sua scoperta egli insisteva continuamente, come possono attestare le molte persone che hanno conversato con lui durante il suo digiuno. Ora si comprende benissimo come un individuo che abbia questa strana persuasione, e spiritista per giunta, debba essere nei suoi atti mancipio delle proprie illusioni.” (E' curioso notare che mentre il Luciani si impegna a dimostrare che l'aumento della forza è da ascrivere ad una volontà conscia o inconscia del Succi, egli involontariamente la ridimensiona: afferma infatti che con la mano sinistra il Succi raggiunse la forza massima di 35 kg al 14° giorno, mentre il grafico mostra che al 14° giorno la mano sinistra raggiunse la forza 40 kg. Scherzi dell'autosuggestione!) Il Luciani condusse altre osservazioni sulla forza e la contrattilità muscolare: ‘’Oltre la dinamometria io mi sono occupato a ricercare nel Succi le variazioni della scala della fatica muscolare durante il digiuno, facendogli compiere, sempre colla mano sinistra, successive pressioni sul dinamometro palmare, ogni 2 secondi d'intervallo battuti da un metronomo, finché l'eccessiva stanchezza l'obbligassero ad interrompere la manovra.’’ Il Luciani ,al 29° giorno di digiuno del Succi confrontò la scala della fatica muscolare del digiunante con la propria ed osservò che sebbene il Succi disponesse di una energia iniziale minore della sua, tuttavia mostrava una maggiore resistenza alla stanchezza. “Premesso che io in quel giorno era capace di premere con la sinistra 32 chilogr. mentre il Succi non raggiunse che il massimo di 23 chilogr., il confronto dei due tracciati dimostra che nel Succi si ottenne la stanchezza dopo 112 pressioni, in me dopo 114. La prima pressione nel Succi si elevò di 7 mm. sopra l'ascissa, e l'ultima di soli 4 mm.; in me invece la prima si elevò 15 mm., raggiunse dopo sole 10 pressioni l'altezza massima del Succi, e si ridusse quasi a zero all'ultima pressione. Questo risultato mi sembra importante per dimostrare, che sebbene il Succi al suo 29° giorno di digiuno disponesse nella mano sinistra di una energia iniziale notevolmente minore della mia; tuttavia offriva in proporzione una resistenza alla stanchezza indubbiamente maggiore della mia. Il che ci permette di concludere che, sebbene al penultimo giorno di digiuno la forza muscolare in genere fosse nel Succi scemata in proporzione del consumo patito dai suoi muscoli, gliene restava però in tal misura da non potersi considerare da questo punto di vista in condizioni morbose.’’

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E' evidente e in parte giustificata la volontà del Luciani di non ammettere che sia possibile un aumento della forza muscolare durante il digiuno, e la convinzione che questa non possa che scemare progressivamente man mano che si consumano le masse muscolari. La nostra esperienza è relativa alle dichiarazioni concernenti le sensazioni di forza e le prestazioni spontanee dei digiunanti: non abbiamo mai condotto misurazioni sistematiche della forza muscolare, e non possiamo che ripetere quello che abbiamo detto all'inizio del paragrafo: è frequente, in molti digiunanti, la sensazione che l'energia sia aumentata, soprattutto dopo i primi due o tre giorni. Questa sensazione è accompagnata da fatti obbiettivi che la convalidano: capacità di correre, camminare o di svolgere altre attività con maggiore speditezza di quella abituale. Lo stesso Luciani rileva nel passo riportato che durante il digiuno fatto a Milano alla 14a giornata Succi nuotò per 3 quarti d'ora e poi percorse a piedi 2 chilometri e mezzo in un solo quarto d'ora. Inoltre dichiara che a Firenze Succi al 12° giorno di digiuno, fece una cavalcata alle cascine della durata di un'ora e 40 minuti, passeggiò molto, fece una corsa di 8 minuti; e infine alla sera fece un attacco di scherma. Al 23° giorno di digiuno volle recarsi a passare la serata al cosiddetto "Celeste Impero", sempre accompagnato da buona scorta di guardiani. "Tutti quella sera poterono vederlo continuamente in piedi esposto al pubblico durante i lunghi esercizi di scherma, a cui egli prese parte con due assalti alla sciabola sostenuti con sufficiente fermezza, vigore ed eleganza". Shelton, in "Digiunare per rinnovare la vita" edizioni Paoline, riferisce che nel 1903 otto atleti gareggiarono al Madison Square Garden di New York dopo sette giorni di digiuno con risultati eccellenti: furono addirittura stabiliti dei records personali. L'aumento di forza si manifesta soprattutto nelle persone sane che hanno fatto in precedenza altri digiuni. Abbiamo comunque osservato una più rapida esauribilità delle energie durante il digiuno e come a volte la sensazione di forza non corrisponda alla reale capacità di prestazioni. Dopo due settimane di digiuno la maggior parte dei soggetti avverte un netto calo delle energie e soltanto eccezionalmente la sensazione di forza e le buone prestazioni muscolari perdurano fino alle tre settimane o oltre. Nel digiuno terapeutico è necessario comunque non disperdere energie in attività fisiche, anche se ci si sente vigorosi: abbiamo constatato personalmente numerose volte un aumento delle funzioni depurative solo dopo la riduzione dell'attività fisica. Del resto sono proprio le persone ammalate quelle che avvertono maggiormente la stanchezza: in esse infatti tutta l'energia disponibile viene prontamente captata dai processi di autoguarigione. Funzione renale torna all’inizio

La quantità di urina eliminata durante il digiuno varia entro limiti abbastanza ampi: tuttavia è generalmente scarsa e inferiore alla norma. Naturalmente non è indipendente dalla quantità di acqua bevuta; ma fra la quantità di acqua bevuta in un giorno e l'urina emessa non vi è un rapporto stretto e costante. Può capitare infatti che proprio nel giorno in cui si è bevuta più acqua si elimini una quantità inferiore di urina. Questo fenomeno è dovuto in genere a ritenzione idrica: l'acqua trattenuta nei tessuti sarà in genere eliminata nei giorni successivi. Per questo motivo non riteniamo utile la somministrazione di ingenti quantità di acqua durante il digiuno, al fine di aumentare l'eliminazione. L'acqua in eccesso può portare a ritenzione, ottenendo l'effetto opposto a quello voluto. A noi pare che il criterio migliore sia quello di bere secondo la sete; se questa è del tutto assente, consigliamo di bere l'acqua fisiologicamente indispensabile nelle 24 ore: circa un litro a riposo. Abbiamo ripetutamente notato una certa labilità della funzione renale durante il digiuno: si possono con una certa facilità riscontrare notevoli diminuzioni della funzione escretoria dei reni. Questo fenomeno può essere determinato da vari fattori: 1) una labilità costituzionale della funzione renale; 2) l'eccesso di acqua bevuta nella 24 ore; 3) aver patito il freddo durante il giorno o durante la notte. (Questo fatto può agire negativamente sulla funzione renale e rallentarla: è di grande importanza quindi, per non compromettere i risultati di un digiuno terapeutico, proteggersi adeguatamente dal freddo)

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4) l'attività fisica intensa. Questo fatto è molto frequente e spesso determina l'effetto paradossale che, dopo una intensa attività fisica, si perde una quantità di peso inferiore alla media a causa della ritenzione idrica. Per questo motivo l'attività fisica durante il digiuno deve essere opportunamente limitata: in caso di diminuzione della funzionalità renale è consigliabile il riposo completo. Se la funzione renale si mantiene fortemente ridotta (meno di 50 cc nelle 24 ore) per più di due giorni nonostante il riposo completo e la temperatura confortevole e l'introduzione di almeno 3/4 di litro d'acqua, è consigliabile interrompere il digiuno. Abbiamo già detto che la quantità di urina eliminata nelle 24 ore durante il digiuno è in genere inferiore alla norma: in persone che bevono un litro di acqua al giorno la quantità di urina oscilla intorno ai 500-600 cc, ma può variare notevolmente da un giorno all'altro per uno dei motivi su esposti e a volte senza cause apparenti. La quantità di urina giornaliera di un adulto in condizioni normali di alimentazione è invece di un litro, un litro e mezzo. L'urina, ridotta come quantità, diventa più densa, carica, di odore forte, con reazione notevolmente acida a causa della presenza dei corpi chetonici. Si ha inoltre aumento di fosfati, pigmenti biliari, urea ed acido urico. Col proseguire del digiuno, man mano che gli accumuli tossici nel sangue e nei tessuti vengono smaltiti, le caratteristiche dell'urina tendono a normalizzarsi, mentre l’acidità si stabilizza su valori acidi, ma comunque entro limiti fisiologici. Shelton e la scuola igienista hanno individuato nell'aspetto delle urine uno dei fattori di controllo dell'andamento del digiuno: le urine si manterrebbero cariche di scorie, dense, di colore carico e maleodoranti, fino all'avvenuta disintossicazione completa dell'organismo, che si manifesterebbe con un ritorno alla normalità del loro aspetto. Anche se è vero che l'aspetto delle urine tende a normalizzarsi durante un digiuno sufficientemente lungo, questo processo non avviene di solito né con un viraggio brusco né con un andamento regolarmente progressivo, ma attraverso fasi discontinue. Le urine possono cioè tornare di colore e odore normali dopo un periodo variabile di digiuno e mantenersi così per qualche giorno e poi tornare ad un aspetto carico, ad essere dense e di odore forte, per normalizzarsi in seguito attraverso un andamento discontinuo piuttosto che progressivo e lineare. Il notare quindi una normalizzazione nell'aspetto delle urine dopo qualche giorno, non sempre significa che il processo di eliminazione delle scorie in eccesso si è completato. Analogamente non sempre l'aspetto delle urine si modifica fin dall'inizio: a volte si mantengono chiare e di odore normale per i primi giorni per poi modificarsi anche notevolmente. Nelle persone con reni indenni non si sono riscontrati durante i digiuni terapeutici i tanto temuti segni di sofferenza renale, come ad es. la presenza di albumina. Non è rara invece la presenza di sangue, l'eliminazione di renella e a volte di calcoli dei quali magari non si conosceva la presenza; il tutto accompagnato da manifestazioni più o meno intense: bruciori, dolori, coliche in genere di breve durata. Questi fatti, che rientrano in quella che abbiamo chiamato ‘’eufisiologia’’ o ‘’fisiologia dei processi di autoguarigione del digiuno’’ saranno presi in considerazione nel relativo capitolo. Ecco alcune osservazioni del Luciani: ‘’Nei 30 giorni di astinenza dai cibi, il Succi emise in complesso litri 13,34 di urina, vale a dire in media 445 c.c. al giorno, mentre la quantità giornaliera di urina di un adulto in condizioni normali d'alimentazione oscilla da un litro a un litro e mezzo. Prima del digiuno la densità dell'urina del Succi oscillò tra 1023 e 1012 a 16° C (media 1019), mentre durante il digiuno oscillò tra il massimo di 1030 e il minimo di 1018 (media 1023).”. Come è noto durante il digiuno l'acidità dell'urina aumenta nei carnivori, mentre negli erbivori, nei quali normalmente è alcalina, diventa acida. L'aumento della acidità è dovuto in gran parte alla presenza dei corpi chetonici che si formano durante il digiuno per l'aumento del consumo dei grassi in assenza di zuccheri. Questo fenomeno tanto temuto, perché simile a quello che avviene in condizioni patologiche (es. diabete) è un fenomeno per nulla patologico durante il digiuno, ma, come vedremo, indispensabile per un suo fisiologico svolgimento.

ASSUNZIONE DI ACQUA DURANTE IL DIGIUNO

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La funzione renale è in rapporto con l’introduzione di acqua, é necessario pertanto che il digiunante introduca sufficienti quantità di acqua affinché la funzione renale si mantenga attiva e svolga il suo ruolo fondamentale nei processi di eliminazione.

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Sono possibili, anche se pericolosi e sconsigliabili, brevi digiuni senza introduzioni idriche in soggetti con tessuti acquosi. Le esperienze a riguardo sono limitate e dubbie e anche se si trovano in alcuni testi riferimenti a digiuni “secchi” di alcuni giorni con ottimi risultati depurativi, è sempre consigliabile bere dell’acqua, regolandosi sulle quantità in base allo stimolo della sete; se, come a volte succede, lo stimolo è assente o scarso, si dovrà comunque introdurre un quantitativo di circa un litro, un litro e mezzo, d’acqua a riposo; in caso di attività si possono raggiungere i due litri . Non riteniamo invece vantaggioso introdurre grandi quantità d’acqua (tre-quattro litri al giorno) come alcuni consigliano, a meno che non sia richiesto dalla sete. Chi infatti consiglia di bere durante il digiuno, tre o addirittura quattro litri d’acqua, lo fa pensando di aumentare in questo modo la funzione renale e l’eliminazione degli accumuli tossici. In realtà questo invece di aumentare l’eliminazione può determinare ritenzione idrica. Questo argomento sarà ripreso e sviluppato nella terza parte del libro: La pratica del digiuno

DIGIUNO SESSUALITÀ' E FUNZIONI RIPRODUTTIVE

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Nel periodo dell'estro, quando l'istinto della riproduzione prende il sopravvento, in molti animali si ha una diminuzione dell'interesse per il cibo, come abbiamo già rilevato. I maschi delle foche dell'Alaska, per esempio, digiunano nella stagione degli amori, durante la quale sono impegnati all’estremo negli accoppiamenti e nelle lotte con i maschi rivali, similmente si comportano altri animali, come camosci e stambecchi. Un caso eccezionale fu scoperto da F Miescher: quando il salmone passa dal mare nel Reno, rimane digiuno nell'acqua dolce da 6 mesi a 9 mesi e mezzo. Durante questo lungo periodo nuota contro corrente, può risalire le cascate e consuma enormi quantità di energie. Ma il fatto straordinario è che in questi mesi di astensione dal cibo i testicoli e le ovaie si sviluppano enormemente a spese dei muscoli dorsali che si assottigliano. In altri animali un fatto così singolare non è stato riscontrato ma si può di certo affermare che fame e libido, se non antagonisti, sono spesso discordi. Nell'uomo il digiuno assoluto deprime la libido, ma la sessualità e la fisiologia dell'apparato genitale ne traggono beneficio: si sono risolti casi di impotenza o di sterilità sia maschile che femminile. La fisiologia dell'apparato genitale femminile viene influenzata positivamente dal digiuno. E’ necessario interrompere l'eventuale assunzione di pillole anticoncezionali prima del digiuno e far rimuovere dal ginecologo la spirale, se presente, perché si corre il rischio di infiammazioni uterine. In modo particolare si possono avere benefici nelle dismenorree, e nelle amenorree. E' importante tener presente che il digiuno agisce sulla regolarità del ciclo: con molta frequenza le mestruazioni posso anticipare o a volte ritardare o magari saltare dopo un digiuno. In generale, se il digiuno si inizia nella prima metà del ciclo, le mestruazioni tendono con più frequenza a posticipare, mentre è più frequente l'anticipo se il digiuno si inizia nella seconda metà del ciclo. Questa irregolarità coinvolge soltanto un ciclo o al massimo due: poi le mestruazioni ritornano normali e tendono anzi a regolarizzarsi se erano irregolari. Nei digiuni periodici con finalità igienica è meglio cominciare a digiunare alla fine delle mestruazioni. Quando sono presenti patologie dell'apparato genitale, si possono presentare perdite vaginali scure e maleodorante durante il digiuno.

DIGIUNO E DURATA DELLA VITA

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Si è sempre cercato un metodo ideale per arrestare gli effetti del tempo o addirittura per ringiovanire. Nel XVI secolo Paracelso mise a punto una panacea che combatteva anche la senescenza; nel XVIII secolo l'alchimista Geber ideò l'Elisir Rosso, a base d'oro, per ringiovanire. Sempre nel XVIII secolo J.B. Cohausen, medico tedesco, pubblicò un lavoro assai interessante, dal titolo ‘’Hermippus Redivivus’’, in cui indicò quello che secondo lui era un rimedio infallibile per combattere la vecchiaia: stare a stretto contatto fisico con corpi giovani e forti in modo da assorbirne le emanazioni e respirarne l'alito vivificante. Questo stesso metodo fu consigliato da Galeno e da Ruggero Bacone e sembra fosse molto praticato in passato. Meno lontani nei tempi sono i metodi di Brown - Sequard che applicò i criteri dell’opoterapia, di Steinach, di Brinkley, di Funk, che somministrava vitamine. “Sono di moda ancor oggi trapianti di ghiandole, somministrazione di ormoni, inoculazioni di tessuti ed estratti cellulari ottenuti da giovani animali o addirittura da embrioni umani, che sarebbero in grado di rivitalizzare i tessuti invecchiati "trasmettendo" in qualche modo la loro giovinezza. Quasi tutti gli autori che si sono interessati seriamente dell'argomento hanno sottolineato l'importanza di una vita parca ed equilibrata ed assai numerose sono le osservazioni che documentano l'importanza del digiuno per prolungare la vita e la giovinezza degli esseri viventi.”( Digiuno fonte di salute, S. Magnano- R Cavaglieri, MEB) Sergio Morgulis, professore di biochimica all’università del Nebraska pubblicò nel 1909 un lavoro sulla fisiologia della rigenerazione e con le sue ricerche fu tra i primi a dimostrare che le cellule di animali a digiuno prendono l’aspetto delle cellule di animali assai più giovani o addirittura dell’embrione. E. Schultz confermò questi risultati su idre e infusori sottoposti a digiuno. C. M. Child dell’università di Chicago studiò per numerosi anni l’invecchiamento degli animali inferiori, come vermi piatti e planarie, giungendo alla conclusione che digiuni ritmati tendevano a ringiovanire e prolungare la vita. Osservò anche che le restrizioni alimentari e ancor più il digiuno ringiovanivano l’aspetto e le funzioni cellulari: alternando digiuno e alimentazione riuscì a far sopravvivere le planarie per un periodo corrispondente a 12 generazioni, senza segni d’invecchiamento. Alcuni insetti, la cui vita era di tre - quattro settimane quando avevano a disposizione grandi quantità di cibo, potevano prolungare addirittura per alcuni anni la durata della vita quando veniva loro ridotto il cibo o erano sottoposti a periodici digiuni. Risultati simili furono ottenuti da Huxley che riuscì a far sopravvivere le planarie per 19 generazioni facendole digiunare regolarmente per brevi periodi. Le ricerche Child furono continuate e confermate e da A. J. Carlson e da Kunde, professori di fisiologia nella stessa università, e dal loro collaboratore F. Hoelzel, che evidenziarono analoghi processi di ringiovanimento nei tessuti di soggetti umani nel corso di digiuni sperimentali. Più recentemente, nella prima metà degli anni 80, ebbe una certa eco anche sulla stampa europea ed Italiana il metodo del veterinario russo Suren Arakelyan. Questi, quand’era veterinario capo in un centro vicino Mosca, sottopose a digiuno sperimentale delle vecchie galline ingrassate, che avevano smesso di deporre uova: dopo il digiuno le galline ripresero a deporre uova. Ripeté l’esperimento nel 1964 nella città di Marx, regione di Saratov, presso l’Istituto di ricerche scientifiche per l’avicoltura, su mille galline invecchiate, che furono sottoposte ad un periodo di sette giorni di digiuno: in breve tempo le galline misero nuove piume, divennero più vitali, mutarono anche il loro verso, che si fece più forte e alto, e ricominciarono a deporre uova. Nel 1954 fece sperimentazioni su maiali e mucche che confermarono i risultati e pare, secondo le sue osservazioni, che le mucche possano prolungare la loro vita, con una conseguente maggiore produzione di latte, se tenute a digiuno e a riposo per un mese l’anno. Dopo queste esperienze Arakelyan si convinse che analoghi risultati si sarebbero potuti ottenere anche con l’uomo, per il quale il limite di 120 anni di vita sarebbe un obiettivo raggiungibile e superabile. Pertanto ha cominciato a praticare il digiuno periodico associandolo ad un preparato a base di erbe che crescono nell'Armenia e seguendo un’ alimentazione a base di vegetali freschi, escludendo la carne i prodotti di derivazione animale. Arakelyan spiega l'effetto rivitalizzante col fatto che, durante il digiuno, nelle cellule diminuisce la presenza del sodio e aumenta quella del potassio: questo cambiamento determina di per sé una composizione chimica dei tessuti analoga a quella di tessuti più giovani, quindi un abbassamento dell’età biologica, ed inoltre il sodio, uscendo dalle cellule, trascinerebbe con sé le scorie tossiche.

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DURATA DEL DIGIUNO FISIOLOGICO E RECORDS

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Gli studiosi del digiuno hanno individuato in esso un andamento discontinuo ed hanno spesso sentito l'esigenza di dividerlo in diverse fasi. Chi utilizza il digiuno con finalità terapeutiche ha distinto il ‘’digiuno fisiologicamente utile’’ dal digiuno patogeno che nella terminologia igienista è spesso chiamato "inedia o inanizione", intendendo per "digiuno" solo la fase fisiologicamente utile della astensione dal cibo. Per digiuno si intende poi in genere il digiuno idrico o “assoluto”, quello cioè che consente l'assunzione di sola acqua.(Il digiuno assoluto dovrebbe essere in realtà quello in cui non si introduce nemmeno acqua, ma questo tipo di digiuno non viene in genere preso in considerazione, per i suoi rischi, come digiuno terapeutico. Per distinguerlo lo si può chiamare “digiuno secco”.) (Vedi il capitolo: il digiuno terapeutico: alcune precisazioni terminologiche) Anche il fisiologo Luciani ha sentito l'esigenza di distinguere diverse fasi nel digiuno o meglio nell'inanizione (egli preferisce questo termine): 1) ‘’Periodo della fame’’: è la fase iniziale e transitoria durante la quale si patisce la fame e si avverte il brusco cambiamento di regime con sofferenze varie da individuo ad individuo e da specie a specie. In questa fase il ‘’sistema regolatore’’ del digiuno non agisce ancora con efficienza: gli esperti nel digiuno sanno infatti che i primi 2-3 giorni possono comportare gravi disturbi, fame e altre sensazioni sgradevoli. 2)‘’Periodo dell'inanizione fisiologica’’: al periodo transitorio della fame segue un periodo assai più lungo di inanizione fisiologica, perché sotto il controllo di un sistema regolatore che regola e armonizza le varie funzioni vitali, mantenendole nei limiti della normalità. 3) ‘’Periodo dell'inanizione morbosa’’: quando non arriva più al ‘’sistema regolatore’’ l'insieme dei metaboliti indispensabili a suo funzionamento efficiente, il ‘’regolatore’’ subisce un rapido deterioramento e con lui l'intero organismo. Tutto il corpo fa in modo di preservare il sistema regolatore il più a lungo possibile nutrendolo grazie ai metaboliti che provengono dall'autolisi degli altri tessuti: il Luciani identifica il sistema regolatore con il sistema nervoso.

DURATA DEL DIGIUNO FISIOLOGICO

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Per quanto tempo le condizioni di chi digiuna si mantengono nei limiti fisiologici? Per quanto tempo si hanno durante il digiuno quei processi di "eufisiologia’’ che portano a miglioramenti delle condizioni di salute? Quanto dura il digiuno terapeutico? Quando inizia l'inanizione patologica? Quando questa determina effetti patologici irreversibili e morte? A tutte queste domande non è facile rispondere e l'opinione degli autori è varia. Sulla durata del digiuno terapeutico risponderemo nel capitolo corrispondente. Qui cercheremo di definire la durata del digiuno prima che sopravvengano processi patologici irreversibili e morte. Abbiamo già detto ripetute volte che la durata di questa fase del digiuno è assai maggiore di quanto comunemente si creda. Varia a seconda delle condizioni di salute dei soggetti, delle loro riserve, delle condizioni esterne che si associano al digiuno ( comfort, sostegno psichico ecc.) Così ad es. il rivoluzionario irlandese e sindaco di Cork nel suo famoso sciopero della fame in una prigione inglese, quindi in condizioni ambientali e psicologiche pessime, sopravvisse per 74 giorni, mentre molti digiunoterapeuti parlano di digiuni fisiologicamente utili che durarono più a lungo. In genere si è visto che si può digiunare fino alla perdita del 40% del peso iniziale.

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Fra i digiuni più lunghi riferiti in letteratura vi sono quelli di due donne trattate da T.J. Thompson allo Stobhill General Hospital e al Ruchill Hospital di Glasgow. Una di queste, trentenne, digiunò per quasi 8 mesi (236 giorni per la precisione) e ridusse il suo peso di 44 chili, passando da 127 a 83 kg. L'altra paziente, di 54 anni, digiunò addirittura per 249 giorni perdendo meno chili, 34: passò infatti da 128 a 94 chili. La prima perse il 34% del peso iniziale e la seconda circa il 26%, rimanendo quindi notevolmente al di sotto della soglia di pericolo del 40%. Il peso perso può sembrare scarso rispetto alla lunga durata: non si deve tuttavia dimenticare che il peso perduto diminuisce man mano che il digiuno si prolunga. Nei digiuni molto lunghi intrapresi da persone obese la metà dei chili totali perduti vengono in genere eliminati nel primo mese di digiuno e di questi la maggior parte si perdono nelle 2 settimane iniziali. Nei lunghissimi digiuni di pazienti obesi vi sono stati a volte casi di decesso, ma in tutti i casi i decessi erano collegati a condizioni patologiche preesistenti. In un caso, una ragazza in apparente buona salute, a parte l'obesità, che digiunò per 210 giorni passando da 118 a 60 chili, morì per arresto cardiaco dopo nove giorni di ripresa alimentare. Non sappiamo se vi furono errori nella ripresa alimentare, però sottolineiamo il fatto che in questo caso la paziente superò la soglia di pericolo perdendo 58 kg che corrispondevano a quasi il 50% del peso iniziale. Il digiuno doveva essere interrotto molto prima! Alcuni autori esperti in digiunoterapia fanno digiunare per periodi lunghi persone non obese affette da patologie anche gravi: ad es. Shelton afferma di aver seguito numerosi digiuni che si sono protratti per più di 40 giorni e che il digiuno terapeutico più lungo da lui controllato si è protratto per 90 giorni. Altri autori riferiscono di digiuni terapeutici ancora più lunghi. Ecco infine i records di digiuno ottenuti da digiunatori "professionisti" durante pubbliche esibizioni controllate.

Data Nome Luogo della esibizione Giorni di durata del digiuno

1902 Giovanni Succi (Bologna) 45 giorni 1941 Burmah (Bordaux) 46 giorni 1942 Smits (Francoforte) 51 giorni 1950 Burmah (Lille) 53 giorni 1950 Nach-Syl (Buenos-Aires) 55 giorni 1951 Burmah (Torino) 56 giorni 1951 Lucays Cellis (Lile) 57 giorni 1951 Burmah (Roma) 60 giorni 1951 Hlawaty Delfo (Roma) 61 giorni

I fattori più importanti fra quelli che abbreviano la capacità del corpo a digiunare sono i seguenti: 1) Condizioni patologiche gravi, in modo particolare se compromettono le funzioni cardiocircolatorie e respiratorie; 2) condizioni di denutrizione o malnutrizione. Quando si è sottopeso per valutare approssimativamente la soglia di pericolo del peso (che in questo caso si raggiunge ben prima della perdita del 40% del peso) si deve calcolare il peso ideale del soggetto e togliere a questo peso il 40%. Ad es. un soggetto il cui peso ideale è 60 kg raggiunge la soglia di pericolo a 36 kg. E' bene rimanere almeno 10 kg sopra la soglia di pericolo, non superando così la soglia di sicurezza, che è di almeno 10 chili superiore al peso della soglia di pericolo. Lo stesso soggetto raggiunge la soglia di sicurezza a 46 kg. Se il soggetto in questione pesasse in partenza 50 kg la raggiungerebbe in pochi giorni e a questo punto dovrebbe interrompere il digiuno. Se il peso iniziale non è superiore alla soglia rischio il soggetto non dovrebbe digiunare, o dovrebbe farlo in casi eccezionali con grandi precauzioni: riposo completo a letto, controllo costante, accertamenti clinici ecc. sia prima che durante il digiuno.

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Un'altra condizione da cui dipende la capacità di digiunare a lungo è l'età: le persone anziane riescono a digiunare con una certa facilità, ma si riprendono con difficoltà da lunghi digiuni. Dopo i 70 anni è meglio non superare la settimana di digiuno. I bambini piccoli hanno una sopravvivenza ridotta al digiuno e possono subire dei danni anche da brevi digiuni, perché la crescita si arresta quasi subito, e non sarà poi compensata dall'alimentazione adeguata. Particolarmente delicato è il primo anno di vita, quando il sistema nervoso non è ancora completamente formato e durante il quale il digiuno potrebbe comportare un arresto dello sviluppo del sistema nervoso. I bambini piccoli non devono quindi digiunare se non eccezionalmente, per 1-2 giorni al massimo; meglio un semidigiuno con succhi freschi di frutta e verdura ,in caso di forme febbrili, per periodi che non superino i 3-5 giorni. L’Azienda Servizi Farmaceutici e l’Associazione Kinesis intendono con il presente testo rappresentare uno stimolo all’approfondimento della conoscenza sull’argomento trattato. Come nelle conferenze svoltesi negli anni scorsi, l’obiettivo è quello di fare divulgazione su argomenti di educazione sanitaria, senza pretendere di esaurire il tema, ma fornendo spunti di studio e ricerca per singoli o associazioni. Il presente testo appartiene alla serie degli estratti delle precedenti conferenze di cui segue l’elenco: Prevenzione alimentare del tumore al seno, Medicina Cinese, Omeopatia umana e veterinaria, Medicina Ayurvedica, Fitoterapia. Il materiale che segue consiste di: • l’estratto dei punti significativi della conferenza • un appendice sul digiuno terapeutico del Dr. L. Felbermayer tratta da "Notiziario Weleda" N.b.: L'Associazione Kinesis ha lo scopo di divulgare argomenti di educazione alla salute, non può assumersi resposabilità su quanto viene scritto dagli specialisti, nè fornire consigli o informazioni di carattere medico-scientifico. Rimandiamo alla bibiliografia in coda a ogni singola conferenza per le domande relative. Conferenza sul digiuno del 22 marzo 2000 Abbiamo deciso di affrontare questo argomento per acquisire informazioni sulle medicine naturali e per il recupero della nostra tradizione rispetto alle cure. Il digiuno appartiene anche alla nostra cultura come tradizione, anche se non è più tanto utilizzato. Abbiamo scelto di saperne di più anche perché libri e pubblicazioni che ci sono in merito, o sono difficili da reperire, o sono inesatti e contraddittori. Non è facile orientarsi su questo argomento, e quindi la scelta è andata sulla Dottoressa Salimei che, esperta in digiuno terapeutico da più di trent’anni, ci sembrava la persona adatta a portarci informazioni e chiarezza: per sapere quando un digiuno si può fare, quando no, come farlo. Consigli pratici per avvicinarci a questo metodo di cura vero e proprio. Intervento della Dottoressa Mercedes Salimei: Per poter parlare di digiuno lo si deve introdurre nel contesto generale dell’alimentazione in modo da capire in modo chiaro a cosa serve e come si fa. Noi sappiamo che attualmente nell’alimentazione si tendono a considerare soprattutto le calorie per modificare il proprio peso. Va di moda un certo tipo di persona particolarmente magra e non si tiene conto né da dove viene, né se ha una tradizione familiare alle spalle che ne conferma la magrezza. Sappiamo che ognuno di noi ha ereditato il proprio corpo fisico in parte dai nonni, dai bisnonni, dai trisnonni e dai quadrinonni. Quando si applica una dieta soltanto sulla base del calcolo delle calorie, non si tiene conto di questo aspetto reale, ci si riferisce ad una persona di riferimento puramente virtuale, che è sorta praticamente dagli studi fatti sulla composizione corporea, in cui si è visto di quanto deve constare una persona in termini di grasso, di proteine cioè in muscolo, in carne, e anche in sali minerali. In base a questo, in base all’altezza, all’età ed al lavoro fatto, si stabilisce di quante calorie ha bisogno la persona. Ovviamente in tutta questa concezione non si tiene conto dei gusti della persona stessa; se ama la cioccolata, se ama il salato, il dolce, o se ha alle spalle un certo tipo di tradizione familiare. Di conseguenza la persona, riferendosi a determinate tabelle, applica un certo tipo di dieta basata sul conteggio delle calorie, e noi sappiamo che ciò non porta mai da nessuna parte, non è una cosa stabile in termini di risultato del dimagrimento. Questo perché appena finita la dieta e tornati alla cosiddetta alimentazione territoriale - che consiste nel mangiare quello che si mangia in zona - per esempio riso con la salsiccia, o gelato farcito con tanta panna, oppure dosi consistenti di cioccolata, ovviamente si eccede in calorie. In particolare il cioccolato è considerato l’alimento delle donne, perché favorisce molto l’attività mentale, che viene depressa quando ci sono le mestruazioni o durante il periodo immediatamente precedente. Allora dobbiamo tenere presente che con questo tipo di dieta alimentare noi accumuliamo sempre del peso, perché mangiare è una delle poche gratificazioni certe della vita, specie quando uno è disperato o quando non riesce ad ottenere i risultati che vorrebbe. Un altro tipo di dieta che si potrebbe definire scientifico è invece denominato regime, e tiene presente unicamente lo scopo terapeutico che deve essere raggiunto. Con questo regime non si va a guardare se si mangiano più carne o più grassi, ma si mira unicamente al risultato da raggiungere. Con questo secondo tipo di dieta che è il regime, si devono valutare le tolleranze alimentari, perché nessuno di noi può impunemente mangiare di tutto senza correre dei rischi grossi al livello della nutrizione. Ed è in questo contesto di differenze tra la dieta a base di calorie ed invece un regime alimentare estremamente personalizzato per tolleranze alimentari, che si inserisce il quadro del digiuno.Per le calorie non c’è problema: voi guardate le tabelle, applicate le regole e quando trovate la voce, per esempio carboidrati, trovate che è indifferente mangiare un piatto di pasta o di riso o di gnocchi oppure di orzo. Non si fa differenza qualitativa tra i carboidrati, si dice tanto di questo, tanto di quello. Sennonché quando noi passiamo al regime, andiamo più a fondo del problema. Il regime viene distinto in quattro tipi diversi, a seconda dei gruppi sanguigni. Se una persona ha un gruppo sanguigno "0", non tollera gli stessi cibi di una che è di gruppo 'A' o 'B' o 'AB', per cui la prima cosa che la persona deve sapere è a quale gruppo sanguigno appartiene. Qual è il problema? In ogni cibo che noi mangiamo sono contenute delle sostanze che agiscono come colle; esse ad un certo punto agiscono a livello del sangue, lo coagulano e causano una cattiva o pessima circolazione a livello venoso, arterioso e linfatico. Così nel tempo, e in modo particolare quando si sono superati i 25 anni, ci si congestiona e ci si gonfia. Dopo i 25 anni il corpo smette di produrre il cortisone naturale in grosse quantità, per cui la persona comincia a trovarsi davanti al suo corpo come tendenzialmente è fatto, e si trova di fronte alle magagne che ha ereditato dai genitori o dai nonni, fino alla quarta generazione. Dovete tenere presente che fisiologicamente dai 50 anni in poi il corpo tende a produrre grasso anziché tenersi la massa magra, e voi normalmente aumentate di circa il 12% in grasso. Allora quando la persona mangia di tutto senza porsi il problema del gruppo sanguigno di appartenenza, provoca tutti questi gonfiori, questi malesseri, questi disturbi a livello sanguigno e linfatico. Tenete presente che il sistema linfatico è il sistema di fognatura del corpo, quello che si porta via tutte le tossine; dopo anni e anni che noi facciamo questa operazione scellerata di mangiare di tutto senza tenere conto delle conseguenze, creiamo questo intasamento a livello interno. Il digiuno ha il compito di eliminare completamente questi intasamenti e solitamente riesce a farlo nel giro massimo di 15 giorni. Solitamente quando il digiuno è di gruppo, si fanno solo 10 giorni di digiuno e lo si fa seguendo un preciso protocollo, perché i tipi di digiuno che voi avete a disposizione sono diversi. Ci sono quelli che lo fanno solo a base di acqua, lasciando che il corpo cerchi un faticoso equilibrio da solo. Ci sono invece i digiuni pilotati: se lo scopo che si deve raggiungere è quello di una

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ripulitura totale del sangue e della linfa allora si fa un programma a base di erbe, secondo gli organi che devono essere depurati. Ognuno prima di andare a fare un digiuno, dovrebbe fare l’analisi del sangue, farsi un’idea precisa di come stanno gli organi digestivi più importanti: il fegato, la cistifellea, il pancreas, dopodiché vedere che tipo di tisane deve prendere, in modo da aiutare gli organi che sono più in difficoltà. Se per esempio mangiate troppi carboidrati perché ne siete appassionati, il fegato deve trasformare una parte di questi in grassi: allora voi vi trovate ad ingrassare anche senza mangiare grassi e analogamente, quando mangiate un eccesso di zucchero il fegato poi lo trasforma in grasso. In questi casi il corpo è sottoposto ad un enorme sforzo, in quanto si tratta di alimenti che non sono assolutamente equilibrati, perché l’equilibrio generale di un alimento è qualitativo. Vale a dire rispetto alle calorie giornaliere che una persona deve assumere a seconda dell’età o del lavoro che svolge, noi dovremmo avere da un minimo del 40% ad un massimo del 65% di calorie da carboidrati; da un minimo del 14% a un massimo del 30% da grassi, e da un minimo 6-7% ad un massimo del 14% da proteine. Dopodiché quando usciamo da queste percentuali che dovrebbero essere la base di almeno un pasto al giorno, ci troviamo a produrre quegli intasamenti di cui dicevamo, a livello degli organi interessati. Per esempio se una persona nasce con dei reni deboli (se ne accorgerà perché ha sempre freddo) non può eccedere nelle proteine, quindi nelle carni, e non può mai superare il 10% delle calorie totali in proteine. Se ciò avviene, la persona affatica i reni che sono degli organi molto importanti nell'eliminazione delle tossine; l’eliminazione di tossine avviene attraverso molti organi: i reni, la vescica, l’apparato genitale quando attivo, il colon, i polmoni, il naso, la pelle. Quindi se per esempio una persona che ha la psoriasi o una dermatite, ad un certo punto vuole fare un digiuno, sa che la prima cosa che deve fare è agire attraverso le tisane proprio sugli organi della depurazione, in modo che passati i 10 o 15 giorni di digiuno la persona sa di averli depurati a dovere. Quando parliamo di depurazione del sangue, intendiamo sostanzialmente un controllo dell’alimentazione, in modo da non ricreare gli intasamenti sia a livello sanguigno, che dell’organo che in particolare depura il sangue, vale a dire i reni. Se d’altra parte non depurate bene la vescica, l’intestino e i polmoni, non riuscirete ad ottenere grossi risultati a livello della pelle, perché la pelle è l’organo che in un certo senso riassume tutti questi organi che servono per la depurazione. Se nel corso dell’anno avete fatto delle abbuffate, non siete andati per il sottile alle feste di compleanno, nozze o altro.... voi sapete che è sul fegato che dovete agire. Quando si organizza un digiuno si tengono a disposizione dei digiunanti almeno sette tipi di the diversi, indicati per il fegato, l’intestino, il cervello, la vescica, o per gli organi in generale. In queste occasioni, la persona si alza e nel corso della giornata prende la miscela dei vari the (di solito non si superano mai i due litri), oppure ci sono dei momenti della giornata in cui ne prende un tipo al posto dell’altro. Si sa dalla medicina cinese che tra le 7 e le 9 è l’ora dello stomaco, poi dalle 9 alle 11 è l’ora della milza/pancreas, e si sa che il pancreas è l’organo deputato a produrre gli enzimi per la digestione. Via via che passa la giornata si sa che arriva l’ora del cuore ossia la circolazione, l’ora dell’intestino tenue, che è il più provato dalla digestione. Si arriva ai reni, si arriva a tutto il sistema ormonale e quindi di notte, passando per il fegato e la cistifellea, si arriva ai polmoni. Allora tutto viene organizzato con questo criterio, in modo che la persona, conoscendo l’orologio biologico, provvede a preparare i the adatti, e sa quali deve prendere e come organizzarsi. La persona si pone poi il problema di come potrebbe sentirsi in fase di digiuno, tenuto conto che per dieci o quindici giorni beve solo the di erbe. Si trova con delle giornate in cui è particolarmente giù di tono, e allora si deve tenere un diario personale in cui si annota come si è stati dal lato salute e dal lato forza, se si aveva voglia di camminare, di stare sdraiati, se si aveva voglia di piangere, se si aveva voglia di scherzare. Solitamente il pieno della forma in un digiuno comincia con l’ottavo giorno. Infatti quando abbiamo gruppi di digiuno, intorno al settimo/ottavo giorno, noi organizziamo serate danzanti, perché le persone si sentono liberate di grossi pesi. La persona che ha un sistema linfatico molto lento avrebbe bisogno anche di qualche massaggio. Vi racconto un episodio: quello della signora dell’olio fritto. La signora in questione aveva una trattoria, che aveva ceduto perché non sopportava più di lavorare in cucina. Il suo corpo, a distanza di dieci anni, secerneva ancora odore di olio fritto. Ci sarà un momento durante il digiuno in cui il corpo ricorderà episodi quali operazioni o infezioni, accusando gli stessi sintomi. Il corpo parla, e voi imparate a capirlo e a sentire che le esperienze avute nel corso della vita non vengono dimenticate dal corpo stesso. E’ come se il corpo fosse un archivio scritto che non si può più cancellare. Quindi se ci sono state malattie gravi che lo hanno messo in difficoltà, alcuni sintomi nel digiuno riemergeranno, anche se per poche ore. La persona viene informata su quello che le sta accadendo e non si spaventa, si farà confortare da altri digiunanti che hanno vissuto la stessa esperienza.Il digiuno fatto in gruppo è solitamente molto divertente perché cadono tutte le inibizioni, e solitamente si imparano tutte le ricette di cucina delle varie regioni o nazioni. Al mattino si visualizzano gli alimenti, e vi sono spesso lati comici che fanno passare il tempo. Poi in fase di digiuno viene data la massima libertà alla persona. Il digiuno può essere concepito in due modi. Uno è il modo che vi ho descritto: il corpo una volta all’anno viene disintossicato a fondo da tutte le cose che ha mangiato per cui non era tollerante e così vengono rimessi a posto sangue e linfa, tanto che dopo la persona si sente rinnovata. Questo è il digiuno "neutro" che non implica nessun altro atto che possa condizionare la psiche della persona; durante questo digiuno la persona si sente completamente disinibita e di conseguenza racconta i fatti suoi a tutti i partecipanti. E’ un momento magico in cui tutti raccontano tutto di sé a tutti. Nell’altro modo il digiuno può essere manipolato: una persona che ha una determinata fede filosofica ad un certo punto impone o degli esercizi o determinate pratiche; questa non è una cosa corretta, perché durante il digiuno le persone sono estremamente sensibili e vulnerabili, quindi possono anche essere plagiate facilmente, almeno nei primi quindici giorni. Poi la persona riacquisita una certa forza interiore e procede. Per esempio, l’Università di Mosca ha fatto delle esperienze di digiuno su delle persone che avevano l’artrite reumatoide e quindi facevano una grande fatica a camminare e a muoversi. Si è visto che con il ventiseiesimo/ventisettesimo giorno di digiuno la persona riusciva a muoversi normalmente. Così ci sono delle persone che vengono col bastone a fare il digiuno e quando vanno via stanno già meglio. Si deve però considerare che il digiuno non è terapeutico in modo definitivo, perché ha effetto sul corpo per i primi sei mesi, dopodiché la persona torna ad accusare i sintomi che accusava prima. Di conseguenza il digiuno serve per prima cosa a mettere in evidenza quali sono i disturbi corporei di ciascuno; la persona una volta che li ha individuati, nei mesi successivi provvede a curarli, perché abbiamo visto che tutti i disturbi costituzionali - cioè che sono nati con la persona - peggiorano man mano che si va avanti con gli anni. Questi disturbi si tengono bene a bada soltanto con metodi naturali, attraverso la fitoterapia o attraverso regimi alimentari che mirano a determinati risultati, per cui la persona impara pian piano ad organizzarsi nei mesi che vengono dopo il digiuno in funzione di quelli che sono stati i disturbi che ha potuto notare. Il digiuno fornisce un'autodiagnosi per indirizzare il proprio medico oppure per andare dall’erborista a chiedere specificatamente le erbe più indicate. Non si deve mai fare più di un digiuno all’anno, perché il corpo non è nato per digiunare, ma è nato per mangiare. Il digiuno serve perché noi ne combiniamo di tutti i colori durante l’anno con alimenti non tollerati. Ma nessuno di noi quando va ad una festa di nozze si pone il problema se tollera un determinato antipasto o se tollera il dolce finale: lo mangia, lo gusta e con questo si sente gratificato. I primi sei mesi dopo il digiuno tutto funziona bene, poi si ricomincia da capo. Non si può considerare il digiuno una terapia di per se stessa assoluta, ma solo una terapia orientativa ed educativa, nel senso che insegna alla persona come deve utilizzare nel modo migliore il suo corpo e come deve andargli incontro.

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Quando per esempio la persona ha tenuto un diario di come si sono svolti i digiuni, di quali sono state le giornate in cui è stata bene, quali quelle in cui è stata male, quali sono state le ore in cui si sentiva di ballare il valzer e quali sono state invece le ore in cui era talmente depressa da dover stare sul letto distesa a piangere o consolarsi con qualcuno, essa ha un’idea precisa di quali organi sono deboli. Ognuno di noi nasce con degli organi più deboli e degli organi più forti, soltanto che normalmente non lo sa, perché quando nasciamo ci dicono: è nato un bambino sano e perfetto. Il problema non è questo, è la funzionalità degli organi che non è assolutamente perfetta, perché se ciò fosse, ognuno di noi potrebbe tranquillamente vivere fino a 100/120 anni. Ma se uno di noi è destinato a morire a 50 anni, allora significa che qualche organo non è a posto in termini di perfetta funzionalità, oppure che nel corpo è presente qualche altro punto debole predisposto ad essere intaccato dalle forze del degrado. Se una persona nasce con un fegato debole, perché ad esempio i suoi nonni, bisnonni, trisnonni o quadrinonni hanno ecceduto nell’assunzione di sostanze alcoliche, essa a sua volta, si ritrova verosimilmente con un fegato debole e di conseguenza è predisposta all’epatite A, B, C o D; per questo deve sapere che nel corso della sua vita non può commettere l’errore di mangiare e bere come le pare, credendo di avere un fegato perfetto. Siccome ci sono tutti i mezzi per stabilire fin dalla nascita quali sono gli organi più deboli e quali sono gli organi più forti, ognuno può regolarsi in questo senso; con la pratica del digiuno terapeutico si possono effettuare ulteriori verifiche di quali siano questi organi. Con l’andare avanti degli anni e in modo particolare dopo i 50, inevitabilmente bisogna fare i conti con la debolezza di questi organi che sono i primi a creare problemi e a permettere l’insorgenza di malattie difficili, lunghe e non più curabili. Durante il digiuno sarebbe opportuno ascoltare della musica classica; vi spiego perché. Attualmente si considera l’agricoltura ormai un’attività superata dal punto di vista storico, e si pensa che in futuro la terra sarà così inquinata, che praticamente non ci si potrà più fidare di quello che si mangerà. E’ stata così brevettata l’agricoltura aeroponica con la quale sono coltivati ortaggi completamente senza terra. Il computer stabilisce il grado d’umidità; non sono usati né pesticidi, né insetticidi, né fertilizzanti, e come sottofondo si mette la musica classica. La pianta produce cinque volte tanto quello che produrrebbe nel terreno e si ottiene ovviamente un prodotto estremamente pulito da inquinamento e pesticidi. Il brevetto ormai è internazionale, il biologo che ha ideato questa tecnica vive a Isola Vicentina; si può tranquillamente visitare questo posto. Là si possono vedere radici aeree che si nutrono soltanto di musica e dell’umidità che c’è nell’aria. I prodotti vengono buonissimi, senza problemi. Analogamente durante il digiuno non vi cibate più di niente, praticamente avete sospeso il rapporto che avevate con la terra attraverso il cibo; siete anche voi nella condizione aeroponica, per cui nel corso del digiuno la musica classica vi distende tantissimo e addirittura è come se faceste una cura ricostituente a livello del sistema nervoso, e soprattutto a livello della sicurezza personale. Tutti i problemi di una persona che ha delle frustrazioni nella vita quotidiana, derivano dal fatto che essa fa dei programmi e poi non ha la forza di portarli fino in fondo. Trova tante difficoltà dentro di se’ a buttarsi fuori, a buttarsi nella mischia per poterle realizzare e ad un certo punto si deprime, si dispera, perché non si sente adatta ad affrontare la vita da vincitrice. Durante il digiuno, la musica classica ed in modo particolare quella di Mozart, aiuta tantissimo a recuperare la sicurezza in se stessi e risulta un’ottima cura ricostituente per il sistema nervoso. Gli esercizi, le camminate o le pratiche vanno fatte solo a livello di fisico senza ricorrere a ideologie di tipo religioso oppure di tipo filosofico, perché in fase di digiuno si è molto sensibili da un punto di vista psicologico. Dovete ricordare che quando vengono proposte delle meditazioni nel corso del digiuno, (e questo è uno snaturamento) l’unica meditazione che potrete fare è quella di programmare ciò che vorrete fare quando l’avrete finito, addirittura per un intero anno, oppure mese per mese, fino al prossimo digiuno. Con questo sistema vi immedesimate completamente in quello che volete fare. Voi pensate per esempio di impegnarvi ad imparare l’inglese in un anno; allora meditate su come potete organizzare il resto dei mesi che verranno in funzione dello studio dell’inglese. Questa è la meditazione corretta che va fatta nel corso del digiuno. Supponete per esempio di soffrire di depressioni costanti; allora dovete porvi il problema di leggere un certo numero di libri, i quali vi spieghino nei dettagli in cosa consiste la depressione e poi fare un programma di terapia come se foste degli auto-psicologi. Dopo, con l’aiuto di qualche seduta con un bravo psicologo, oppure semplicemente insistendo per alcuni anni, voi potete riuscire a recuperare la sicurezza in voi stessi. Allora tutte le meditazioni che possono essere fatte nel corso del digiuno, devono servirvi per programmare quello che vorrete realmente ottenere e lo dovete programmare per i mesi successivi, magari mese dopo mese, in modo che lo possiate realizzare senza poi pensarci tante volte. Evitate durante il digiuno di applicare delle teorie, delle filosofie, delle meditazioni che non sono affini alla vostra natura. Supponete che vi si presenti l’occasione di fare le cosiddette meditazioni astratte, tipo "chiudere gli occhi e meditare su un punto di luce"; siccome voi non realizzate niente di concreto facendo questa operazione, non vi conviene farlo. Oppure vi propongono un mantra in una lingua straniera e voi non sapete neanche quello che vuol dire: voi in fase di digiuno lo ripetete, magari più volte durante il giorno, ma in realtà anche questo non vi porta da nessuna parte; ciò vi può accrescere l’insicurezza inserendo un’altra personalità sopra la vostra o un’altra cultura sopra la vostra cultura abituale. Quindi anche queste cose devono essere evitate, perché la pratica del digiuno è una presa di coscienza diretta di se’ stessi, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psichico, siete voi che quando avete delle debolezze vi dovete porre nell’ottica di come superarle. In fase di digiuno è difficile che due persone dormano assieme nella stessa stanza perché esse hanno bisogno di stare sole con se’ stesse e poi di unirsi al gruppo quando lo desiderano, in modo che, con le passeggiate, col parlare disinibito dei propri problemi, con l’ascoltare i problemi degli altri, col fare i programmi su come sono i cambiamenti da effettuare, la pratica del digiuno procede positivamente, tra un the e l’altro, privilegiando di volta in volta l’intestino, oppure i reni o il fegato. Ricordatevi che quando soffrite di depressione il fegato è il maggior responsabile perché, come ci insegna anche la medicina cinese, è l’organo che regola l’umore; di conseguenza in fase di digiuno bisogna assumere molti the per il fegato. Poi, anche quando sarà finito il digiuno, programmate di assumere almeno la sera o il mattino tisane per il fegato, avendo cura di non appesantirlo assolutamente con grassi o con alimenti non indicati. Facendo questa operazione di autocontrollo e di autodisintossicazione del fegato, in genere si impiegano tre anni a recuperare il migliore umore. Allo stesso modo vi può capitare di avere dei problemi di relazione con gli altri; la relazione con gli altri solitamente è retta dagli organi deputati alla depurazione, cioè che liberano l’organismo da scorie. In modo particolare essa poggia sui reni; quindi dovete insistere perché reni ed intestino funzionino nel modo migliore anche durante l’anno dopo la fine del digiuno, per migliorare la vostra disponibilità ad aprirvi verso gli altri, verso l’esterno, verso le relazioni sociali. Con questo vi ho dato un’immagine riassuntiva di quello che sostanzialmente è il digiuno terapeutico, quali sono le tecniche per aiutare la depurazione totale del corpo e come dovete regolarvi per riappropriarvi di una certa forza interiore che vi permetta di identificarvi poi con i vostri progetti. Quindi direi adesso di passarvi la parola, e se avete qualche domanda da fare o qualcosa che non vi ha convinto di quello che io vi ho detto, chiedete tranquillamente. Prevenire e curare attraverso il digiuno Dr. med. Leopold Felbermayer

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N.b.: L'Associazione Kinesis ha lo scopo di divulgare argomenti di educazione alla salute, non può assumersi resposabilità su quanto viene scritto dagli specialisti, nè fornire consigli o informazioni di carattere medico-scientifico. Rimandiamo alla bibiliografia in coda a ogni singola conferenza per le domande relative. Poter compiere una rinuncia volontariamente, è una delle capacità proprie solo dell’uomo, che lo distingue da tutti gli altri esseri terreni, Il digiuno, come decisione di rinuncia ad ingerire cibo, oggi spesso viene a torto sottovalutato nel suo significato terapeutico e per le possibilità che dà di potenziare le facoltà umane; oppure viene ridotto ad un problema di peso dettato dalla bilancia, Il medico Dr. Leopold Felbermayer, partendo da un ricco tesoro di esperienze, analizza gli aspetti storico-culturali e medici di un tipo di esercizio caduto in dimenticanza. Quando si parla di digiuno, capita di sentire i pareri più disparati riguardo al tema. Spaziano da consensi entusiasti, a domande dubbiose, dalla paura di possibili danni, fino al più netto rifiuto, o ad ampollosi e inqualificati elaborati scientifici, che vogliono bollare il digiuno come un metodo pericoloso per dimagrire, o come una follia dettata dalla moda. Voci isolate poi si pronunciano contro il digiuno, in quanto metodo anacronistico per portare la propria coscienza a livelli più alti. Che cosa sta però a fondamento del digiuno? Si può esprimere un giudizio su un metodo che viene periodicamente praticato da milioni di uomini, già da millenni, con le più varie motivazioni, senza aver prima fatto un’esperienza personale? Bisogna essere "specialisti", o basta, durante la prova dei fatti, il sano discernimento umano, privo di pregiudizi, per poter giudicare? Che cosa spinge al digiuno Per poter rispondere a questa domanda, è utile rivolgere uno sguardo al passato, ma anche portare l’attenzione su quei fenomeni che paiono essere situazioni limite dell’esistenza, ma che proprio per questo ci mostrano la complessità del digiuno. In particolare si è dimostrato che originariamente il digiuno aveva motivazioni prevalentemente religiose e che queste erano sempre legate al pensiero della purificazione e della trasformazione. La vera motivazione era sempre l’aspirazione verso una purificazione del corpo e dell’anima e una liberazione dalle costrizioni interiori; sia che si trattasse della prescrizione di un digiuno come preparazione ad una consacrazione sacerdotale in Egitto o nei luoghi dei misteri in Grecia, sia che il comando al digiuno della tradizione cristiana, ebraica, islamica, induista o buddista, avesse esortato alla rinuncia al cibo i credenti di ogni strato sociale. Durata del digiuno Che la dimensione di questa aspirazione comprenda una scala molto larga di possibilità, lo dimostrano i lassi di tempo estremamente variabili del digiuno: dai pochi giorni, fino a più settimane, sì, fino a digiuni di decenni, per esempio quello di Niklaus von Flue che negli ultimi 20 anni della sua vita, fino alla morte avvenuta nel 1478, in un eremitaggio nelle alpi svizzere, non prese alcun cibo solido; o come quello di Therese Neuman di Konnersreuth/Oberbayern, che allo stesso modo digiunò dal 1926 fino alla morte avvenuta nel 1962, facendo la contadina nella fattoria paterna; soltanto nei giorni e nelle settimane della sua stigmatizzazione, era ridotta al letto, con le cicatrici del Crocifisso. Anche Niklaus von Flue, fino alla sua morte, attese ogni giorno al compimento delle sue mansioni. Egli rimase inoltre, sebbene dimagrito, sano e pienamente lucido, tanto che la Confederazione Elvetica, durante una delle sue profonde crisi, fu salvata dal crollo incombente grazie al consiglio, che dei responsabili svizzeri erano andati a chiedere al loro fratello Klaus. A parte il digiuno con motivazione religiosa, negli scritti di Ippocrate, Galeno di Pergamo, più tardi di Paracelso o di Christoph Wilhelm Hufeland nel XVIII secolo e fino ai giorni nostri, il digiuno è confermato come metodo efficace di guarigione in gravi malattie. I tempi medi di un digiuno con effetto terapeutico, vanno da due a quattro settimane, raramente fino a sei, a seconda delle indicazioni, o delle intenzioni di chi lo pratica. Il digiuno ha dunque una lunga tradizione, ma acquista interesse soprattutto ora, cioè in un epoca in cui nei paesi industrializzati sono sorte malattie che non sono più controllabili con il semplice impiego della medicina ufficiale; e questo non soltanto a causa dell’inquinamento, dovuto alla chimica, di tutti i nostri principi vitali, ma anche a causa di una forma di dieta insana e delI’ipernutrizione. Si rende perciò necessaria una riforma del nostro modo di vita. Metodi curativi che tengano conto di questa situazione, richiameranno in futuro sempre maggiore attenzione, poiché nel controllo di concrezioni patologiche nei vasi, nelle articolazioni e nei tessuti connettivi e nello stimolo delle proprie forze curative nel trattamento di malattie croniche, sono più indicate rispetto alle operazioni, agli irraggiamenti e ai medicamenti chimico-farmaceutici stabiliti dalla medicina moderna. Il digiuno, una terapia totale Come definisce il digiuno il "Circolo Medico di Lavoro Digiuno Terapeutico e.V."? Nel loro statuto leggiamo: "Il digiuno, la volontaria astensione dal cibo, di durata limitata, viene esercitato, per ragioni diverse, da PERSONE SANE, da tempo immemorabile. La capacità di vivere con le riserve del proprio corpo, corrisponde alla fisiologia umana. Questa capacità può essere usata come igiene di vita o come prevenzione. In ogni ambito culturale, il digiuno ha una dimensione animico-spirituale. Nel trattamento di malati, si è affermato con successo da moltissimo tempo. La sua funzione terapeutica è stata confermata e consolidata attraverso esperienze di decenni dai medici specializzati nel digiuno e da prove scientifiche. Il rifiuto spontaneo del cibo durante malattie con febbre alta, è anch’esso, come la febbre stessa, già terapia, e corrisponde alla tendenza fisiologica dell’organismo all’autoguarigione. Il termine "Digiuno terapeutico" è stato coniato da Buchinger. Rispetto alle malattie croniche e a quelle dipendenti dal cibo, il digiuno terapeutico è un metodo quasi insuperabile negli effetti e per la varietà delle indicazioni. Equivale a un intervento terapeutico nutrizionale nel metabolismo del malato e dovrebbe essere perciò praticato da personale specializzato, solo nelle cliniche specializzate, dopo la diagnosi di un esperto e con indicazioni complete. Il digiuno è una terapia non a base di medicine, all’interno della medicina generale e ha perciò carattere interdisciplinare. Il digiuno terapeutico è contemporaneamente una terapia psicosomatica. Presuppone il completo accordo e la completa partecipazione del paziente. La presa di distanza dalla vita di ogni giorno e dalle obbligazioni casalinghe e di lavoro, dai problemi e dalle tentazioni, ha gran peso sul corso e sulla riuscita della terapia. Il digiuno come terapia comprende esperienze esistenziali limite e allenamento alla rinuncia.., Il digiuno è un inizio didattico conveniente per una riorganizzazione del modo di nutrirsi, che il malato cronico spesso deve mantenere per tutta la vita". Per l’attuazione del digiuno viene esposto quanto segue: "lrrinunciabili nel digiuno sono: abbondanti apporti di liquidi, sollecitazione di tutti i processi di eliminazione, equilibrio tra moto e quiete. Nei digiuni condotti in modo corretto, non si riscontrano sensazioni di fame e si hanno prestazioni di buon livello. Dal digiuno ad acqua o te, si sono sviluppate diverse forme di digiuno, con l’aggiunta di bevande a limitato contenuto calorico: digiuno con succhi, siero di latte, brodi. Secondo il Dr. Otto Buchinger, ha dato i migliori risultati il digiuno a tisane, molta acqua e bevande ricche di vitamine e sostanze minerali, lasciate il più possibile allo stato naturale. Bisogna inoltre assumere 200 kcal per giorno, in forma di succhi di frutta e verdura e di brodi di verdura". Questa descrizione rende più chiaro il fatto che il digiuno rappresenta un principio di terapia totale, che riguarda l’ambito corporeo, quello animico e quello spirituale dell’uomo e che agisce in modo purificante, riordinante, rieducante e liberatorio. La malattia, nella maggior parte dei casi, è un’interazione difettosa e disturbata degli arti costitutivi animici e spirituali dell’uomo, con le sue forze vitali e con il suo corpo. Ci sono situazioni di irrigidimento, di congestione, di rilasciamento, che si manifestano con infiammazioni, sclerotizzazioni, o in molti altri tipi di disturbi, che causano basso rendimento, difficoltà di concentrazione, sensazioni di dolore mutevoli per durata e localizzazione, angoscia, depressione, insonnia. Questa scala comprende malattie organiche e anche quell’ampia sfera di malattie con disturbi mutevoli, in condizioni cliniche però ancora normali. Nel caso delle malattie organiche, vengono impiegati nella

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medicina ufficiale terapie a base di preparati chimico-farmaceutici, o operazioni, con improbabili e imperfette guarigioni, oppure il paziente passa da una analisi all’altra, senza risultati consistenti, prende poi medicine che agiscono in base al sintomo, con il pericolo della dipendenza e degli effetti collaterali. Il digiuno come cura per il corpo Nel digiuno che si compie in perfetta libertà, con la volontà della rinuncia, avvengono nell’uomo, ad ogni livello, processi che agiscono in maniera chiaramente purificatrice nella sfera fisica. Tali processi sono riconoscibili dal forte impulso alla eliminazione nei reni, nei polmoni, nell’intestino e nel trasudamento del corpo, tanto che uno dei pionieri del digiuno, il Dr. Franz Xaver Mayr, ha parlato nel suo libro: "Bellezza e digestione" di una "cosmetica dall’interno". Il digiuno come cura per il corpo in senso più ampio e profondo, è un aspetto di questo metodo terapeutico. Il digiuno, una via di esercizio La rinuncia volontaria e cosciente a ogni alimento solido e alle sostanze come il caffè, l’alcool, la nicotina e la sopportazione volontaria delle "crisi da digiuno" — che comunque sono da intendersi come crisi di guarigione che possono essere notevolmente ridotte con l’aiuto di programmati "metodi di sostegno", come l’applicazione del metodo Kneipp, i massaggi, la ginnastica, gli esercizi di respirazione e rilassamento — sono un addestramento che ha per fine il controllo di sé, la disciplina, la armonia della vita animica e degli istinti. L’anima, come mediatrice tra le verità spirituali e gli aneliti, e i bisogni del corpo, diventa più sensibile e recettiva agli impulsi di quel mondo spirituale che è la nostra vera patria e ci rende possibile allentare i legami con il corpo per dedicarci ad una dimensione spirituale. Il consolidamento crescente della nostra corporeità, la limitazione delle strutture del pensiero a un sistema di valori materialistici, inducono a una rivalutazione del digiuno come metodo che dà la possibilità di essere attivi equilibratamente e armonicamente, in una cooperazione con le altre componenti essenziali dell’uomo. Potenziamento della capacità di pensiero Colui che digiuna si libera dai legami e dalla unilateralità corporea e in questo modo apre la via alla guarigione, poiché i processi di eliminazione preservano l’organismo dalla stagnazione. Si produce una purificazione del sangue e ciò che blocca o ostruisce, viene rimosso. Il flusso dei liquidi permette nuovamente l’azione indisturbata delle forze formatrici, volta a rigenerare i sistemi degli organi. Nello stesso tempo si nota una chiarezza di pensiero che indica un potenziamento della vita animica, che ora può svolgere la sua attività tipicamente umana, nel ritmico alternarsi di forze costruttrici e forze distruttrici. Ogni persona che pratichi il digiuno, dopo la fase critica dell’eliminazione, può sperimentare questo potenziamento delle forze di pensiero e della capacità di associazione, potenziamento che si presenta come una sorta di permeabilità agli impulsi spirituali. Pericoli di una unilateralità nel digiuno A spingere al digiuno, dovrebbero essere non solo gli effetti dimostrati di terapia e prevenzione, ma anche l’aspetto animicospirituale, poiché dall’unilateralità si può sviluppare un egoismo che ci fa tener conto solo della salute fisica e che mette così in pericolo la possibilità di una trasformazione totale e armonica, perché, esattamente come ogni altro tipo di egoismo, questo egoismo ha componenti dannose. Se invece il fine è prevalentemente spirituale, c’è il pericolo che si manifesti un ingiustificato odio per il corpo, come espressione della lotta contro i "peccati carnali", oppure c’è la possibilità che si sviluppi un orgoglio spirituale, che prolifera sul terreno dell’arroganza, quando colui che digiuna produce qualcosa o quando egli, passati i giorni di vera depressione, prova una sensazione di grandezza. Romano Guardini descrive questa sensazione di sublimità in modo estremamente penetrante in uno studio sulla persona e sulla vita di Gesù Cristo, il quale, dopo il battesimo nel Giordano, prima di fare il suo ingresso tra gli uomini, ha digiunato per 40 giorni: "Durante il digiuno avvengono delle trasformazioni interiori. Nello stesso tempo il corpo si rilassa. Lo spirito diventa più libero. Tutto si scioglie, diventa più leggero, si risente meno dell’intralcio e del fardello della pesantezza. I limiti del reale prendono movimento; il campo del possibile si dilata. Lo spirito diventa più sensibile, la coscienza più lucida, sottile e forte. Cresce la sensibilità per le decisioni spirituali.., cresce la coscienza della potenza spirituale e diventa un pericolo pressante quello di non riuscire più a riconoscere chiaramente la misura del proprio destino, i limiti del proprio essere finito, la propria dignità e le proprie capacità: il pericolo dell’insuperbimento, della magia, della vertigine del divenire nello spirito". Un orgoglio spirituale di questo tipo, non è meno ripugnante del già descritto egoismo, che dà spazio soltanto alla salute del corpo. Entrambe queste degenerazioni sono evitabili, se ci si mantiene umili, modesti e grati. Per questo, nel digiuno, accanto ai già menzionati metodi ausiliari della riflessione e del rilassamento, bisognerebbe dare sufficiente spazio alla meditazione. In quale misura debbano essere usati metodi ausiliari, comprese anche le medicine come I’omeopatia e il riconoscimento di una medicina aperta alla scienza dello spirito, è una questione individuale e richiede, oltre che la valutazione della costituzione del paziente e la conoscenza dei sintomi della crisi, anche, in certa misura, l’esperienza personale del medico curante. Il segreto del digiuno La descrizione di Romano Guardini sugli effetti prodotti sullo spirito dal digiuno, fornisce la chiave per una comprensione intuitiva del "segreto del digiuno" di Therese von Konnersreuth e di Niklaus von FIue. I confini del reale si muovono. Entrambe le personalità non hanno abbandonato la strada dell’umiltà, della modestia e sono riconoscenti verso una verità superiore. Hanno quindi sperimentato quel cambiamento naturale, che ogni uomo può sperimentare, di un nutrimento che viene dall’interiorità, ma l’hanno sperimentata a un livello superiore, sanno che esiste qualcosa che è come un "alimento cosmico". In entrambi i casi si tratta di situazioni limite estreme, che ovviamente non possono venire ripetute volontariamente. Tutti e due hanno caratteri esemplari e raggiungono perciò la comprensione di fenomeni che hanno validità di base per ogni uomo, ma che, nelle loro conseguenze ultime, sono sperimentabili solo da pochi eletti. Già nel Medioevo il digiuno viene definito a ragione un "mezzo curativo nobile". Il digiuno, se ripetuto regolarmente, è anche il metodo di maggiore efficacia per il mantenimento della salute e ci dà la possibilità di diventare sensibili e aperti agli impulsi spirituali. Non ci esonera però dalla necessità dello sforzo personale e del lavoro di apprendimento della scienza dello spirito, se vogliamo imboccare una più elevata via di conoscenza. In paradiso non possiamo né cibarci, ne digiunare. Il digiuno periodico però ci permette una sanità del corpo, una armonizzazione della nostra vita sensitiva e volitiva e ci può aiutare a sciogliere i legami del corpo che ci rendono ciechi e sordi alle verità soprasensibili; questo, naturalmente, se vogliamo percorrere la strada dello sviluppo della coscienza. La MATRICE, il TERRENO vedi anche Vari Terreni vedi anche Falsita' della medicina ufficiale L’organismo deve essere descritto per essere precisi, più come una Rete informatica, intercollegata ed autoregolata dall’inFormazione piuttosto che come un solo flusso di masse o di energia. Questa “matrice” (Sistema a Rete informatica) è la base fisiologica nella e dalla quale ogni malattia si

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manifesta ed è il terreno nel quale OGNI tipo di Conflitto Spirituale inizia a in-Formarsi; da essa ed in essa (matrice e/o terreno) ogni tipo di malessere Spirituale si rende fisiologicamente evidente, in un tempo più o meno breve e ciò dipende dal grado di intossicazione della matrice, arrivando fin nello o negli organi bersaglio del Conflitto Spirituale vissuto in incoerenza, producendo quindi il dolore necessario per obbligare l’IO/mente/cervello a confrontarsi con i suoi problemi irrisolti e quindi scegliere di Cambiare Comportamenti ovvero avere un’Etica coerente con le Leggi del Creato. Lo stress riveste quindi un’enorme importanza, sia in forma vitale che in forma cronico conflittuale distruttrice. Ciò significa che l’informazione (lo Spirito dell’Ego/IO) “galleggia” su questo grande mare di liquidi simili al mare/oceano, inFormando tutto il sistema e modulandolo a seconda dei comportamenti; nell’organismo vivente sono i liquidi della sua matrice o terreno che divengono la “portante” fisica dell’inFormazione/energia più adatta per scatenare sia gli effetti reciproci intercellulari vicini, che quelli lontani (vedi anche gli studi di Fisher 1985). Siccome lo scopo dell’organismo è quello di mantenersi vivo, integro e sano, per poter manifestare lo Spirito che cerca, studia e consapevolizza le sue origini….l’inFinità…., occorre che la sua matrice o terreno sia SEMPRE nelle giuste parentesi Bio Elettroniche della Perfetta Salute. Questo principio di Omeostasi informatizzata, si riscontra perfettamente nella matrice o terreno extracellulare e nei suoi meccanismi di autoregolazione (entro certi limiti), in quanto il terreno/matriciale permea tutte le aree extracellulari di TUTTO l’organismo, raggiungendo OGNI cellula e reagendo sempre in modo uniforme per lo scopo per il quale è inFormata. Nei gruppi di cellule epiteliali e cerebrali ove l’area extracellulare è ridotta al minimo, questa matrice forma la sostanza intracellulare. Certe sostanze formano la barriera/filtro della parete cellulare (isotonia, isionia, isoosmia della matrice) impedendo (se le condizioni bio elettroniche - differenze di carica - sono corrette = pH, rH, rò nei giusti parametri) alle molecole di una certa dimensione e/o carica di essere escluse, ma permette a quelle adatte al tipo di cellula, di penetrare per nutrire ed in certi casi, specializzare le sostanze necessarie ad altri tipi di cellule in altre parti del corpo; le sostanze una volta elaborate dalla cellula e/o non adatte ad essa, vengono (solo se le condizioni bio elettroniche sono corrette) ad essere eliminare dalla cellula stessa, rendendole disponibili alla matrice e/o ad altre cellule in altre parti del corpo che ne hanno bisogno; le tossine (proteine tossiche e microcristalli) infine vengono veicolate attraverso i condotti e gli organi emuntori e/o eliminatori, affinché siano espulse dall’organismo, anche perché alcune di esse siano rese disponibili attraverso l’urina, per gli usi del caso. Il “tono” o carica elettrostatica di base così stabilito (sistema redox + sistema acido/basico), reagisce ad ogni cambiamento della matrice extracellulare con deviazioni del potenziale bio elettronico. L’inFormazione entro contenuta e veicolata dal terreno, inForma la membrana cellulare (es. dei muscoli e dei nervi) con una variazione del potenziale costringendo per mezzo di una reazione cellulare, la membrana stessa a lasciar penetrare od uscire le sostanze, oppure come in tutti gli altri tipi di cellule, tramite l’attivazione di messaggeri secondari (sostanze) sulla membrana, che trasmettono codici informatici nella e della sostanza di base degli enzimi citoplasmatici, infine approdando ai nuclei cellulari nel luogo appropriato del materiale genetico dei nuclei cellulari od in quello dei mitocondri, per scambiare ed integrare le informazioni necessarie al mantenimento della vita sana. L’autoconservazione di un organismo è da ricercarsi nel mantenimento dei giusti rapporti dei processi omeostatici corporei, che permettono all’inFormazione (Spirito/pensiero) di entrare, arricchire, scambiare, modulare ogni parte del sistema vivente. Dal punto di vista filogenetico, la matrice o terreno extracellulare è più “vecchia” nei sistemi nervosi ed ormonali. La matrice o terreno è collegata al sistema ghiandolare endocrino, per mezzo dei capillari ed al sistema nervoso centrale per mezzo delle terminazioni periferiche nervose vegetative, con le loro terminazioni cieche nella matrice extracellulare ed entrambi i sistemi sono legati l’uno all’altro nel midollo allungato, i centri Superiori legati alla L’Ego/IO/mente/cervello sono influenzati e possono influenzare la matrice extracellulare. Poiché i capillari, le fibre nervose vegetative e le cellule del tessuto connettivo che vagano attraverso il tessuto stesso e regolano la matrice extracellulare (macrofagi, leucociti, mastcellule) sono reciprocamente “informatizzati” tramite i prodotti liberati dalle cellule (prostaglandine, citrokine, protesi, inibitori ecc.), il risultato è un vasto e complesso sistema umorale intercorrelato ed informatizzato, i cui predecessori storico-scientifici sono da ricercare nella teoria classica dei “succhi vitali”. Il vantaggio di un tale sistema cibernetico intercollegato sta in un significativo aumento della capacità di regolazione e di prestazioni con la possibilità di un numero sempre maggiore di proprietà che non è possibile ottenere con la semplice somma aritmetica delle singole proprietà dei componenti; in questo modo si possono comprendere le relazioni esistenti fra Psiche e sistemi, cerebrale, nervoso, endocrino, immunitario, gastro intestinale, muscolare ed osseo. (A. Pischinger MD 1975 ed Adler 1981). Nonostante la maggiore specializzazione dei sotto sistemi (es. sistema immunitario) e la suscettibilità ad essa associata, il valore evolutivo dei sistemi biologici altamente intercollegati e quindi interdipendenti, sta nella loro sovrabbondanza; ciò significa che il sistema compensa la mancanza di componenti individuali o di sotto sistemi, essendo in grado, o sotto sistemi, di subentrare completamente o parzialmente a lungo o breve termine, finché i “componenti fisici o spirituali”, siano riparati o risolti. (Thomas 1984) La matrice e/o terreno extracellulare di base deve essere inteso anche come Regolatore di Proteine, con il relativo fenomeno delle scorie o scarti del metabolismo che possono essere eliminati anche attraverso il “digiuno di proteine”. La distribuzione di elementi vescicolari del tessuto connettivo (sopra tutto quello detto “morbido”) e delle cellule di difesa della matrice extracellulare che è estremamente reattiva (Heine 1987) è un’importante principio della regolazione fisiologica e patologica della matrice extracellulare che nella medicina ufficiale moderna andrebbe molto approfondito.

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In questa sede gli elementi vescicolari del connettivo e delle cellule immunitarie si disintegrano liberando un’enorme numero di sostanze biologicamente attive che danno origine alla scomposizione delle membrane vescicolari, influenzando le cariche bio elettroniche (pH, rH, rò) del tessuto e dunque regolando, modificando, i processi omeostatici. La lisi fisiologica dei leucociti - strisci di sangue puro ovvero “cellule di scomposizione” come le chiama il dott. Undriz (vedi anche gli studi di Pishinger 1957 e Keller 1975), fa anche parte della regolazione, informatizzazione della matrice extracellulare. La matrice o terreno ha ANCHE la particolarità di interagire IN OGNI ISTANTE con l’ambiente esterno al corpo, per mezzo della carica elettromagnetica dell’aria/ambiente ove il corpo è insediato e delle sue ripercussioni con la carica bio elettronica della matrice stessa; l’interazione è certa, misurabile e quantificabile ad ogni istante; la variazione segue le variazioni termiche, i cicli solari, lunari, stellari, quindi cosmogonici e varia anche in funzione dell’altitudine o longitudine (vedi i problemi che tutti i piloti hanno quando si spostano sulla superficie del pianeta), ove l’organismo è presente, la cronobiologica insegna ed i mitocondri all’interno delle cellule sono i “luoghi” maggiormente influenzabili da tali variazioni bio elettroniche. Un semplice esempio: basta una giornata di sole e ci si sente più sereni e gioiosi, al contrario, se la giornata è piovosa o con nebbia. Al giorno d’oggi, con apposite apparecchiature, la Bio Elettronica permette di comprendere, analizzare, definire e quindi conoscere come riordinare il terreno o matrice in modo abbastanza semplice, ma ciò è comprensibile solo per l’operatore o terapeuta che conosce a fondo la tecnica.

MALATTIE AUTOIMMUNI Quanto proposto è ad esclusivo scopo informativo e non sostituisce il medico a cui bisogna rivolgersi per i problemi relativi alla salute. Sommario

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Brevi richiami sul Sistema Immunitario Descrizione delle malattie autoimmuni I bersagli L'approccio Medico ufficiale L'approccio Olistico • Il tessuto connettivo (matrice o mesenchima) • La pulizia organica • Accumulo di tossine e infiammazione • Combattere la febbre può essere un errore comune • Possibili fonti delle malattie autoimmuni • Si può guarire da una malattia autoimmune? • Molte persone... Conclusione Riferimenti bibliografici Siti utili e interessanti

Brevi richiami sul Sistema Immunitario Il Sistema Immunitario rappresenta la polizia del nostro organismo, ha infatti il compito di riconoscere le particelle o gli organismi estranei al corpo e di eliminarli prima che possano recare danno. Come può riconoscerle? Mediante un codice posseduto e diverso da ogni cellula organica. Egli confronta il codice delle cellule che incontra con quelli conosciuti e decide di ignorare la cellula o di eliminarla. Va notato che tale codice è presente anche sulle cellule del nostro organismo, che sono morte o deteriorate, però è deteriorato e perciò tali cellule vengono eliminate. Per fare il riconoscimento vi sono delle cellule opportunamente programmate, i "linfociti". Se tale 'programmazione' dovesse qualche modo deteriorarsi (come sembra possibile per l'effetto del mercurio e altri motivi), si possono avere gravi conseguenze. I linfociti perderebbero la capacità di riconoscere ciò che appartiene al corpo e cominciare ad attaccare qualche sua parte. Questo fenomeno è alla base di tutte le malattie definite "autoimmuni". Come può eliminarle? Mediante la "fagocitosi", un processo attivato da una proprietà del plasma sanguigno, chiamata "potere opsonico" o "indice fagocitario, che stimola alcune cellule ad inglobare (prendere dentro di sé) e digerire microbi e particelle estranee all'organismo. Le cellule con questo compito fanno parte dei globuli bianchi del sangue, però si trovano disseminate in tutto l'organismo e specialmente nei linfonodi, midollo osseo, milza, fegato e polmoni. Con la fagocitosi è possibile eliminare molte sostanze che risulterebbero dannose. Tra esse citiamo: germi patogeni, cellule morte ed altri materiali estranei. Dove è situato il Sistema Immunitario? Si può praticamente dire che tutti conoscono il lavoro del Sistema Immunitario, e come esso sorvegli e protegga continuamente tutto l'organismo. Ma vi è una cosa che pochi conoscono è il fatto che una delle sue parti più attive è nel Sistema Linfatico che, soprattutto nei gangli linfatici, si occupa di ripulire la linfa da tutte le sostanze indesiderabili. Ricordiamo che la linfa, ne abbiamo circa 12 litri, circola lentamente in tutto l'organismo raccogliendo le cellule morte e tutto ciò che può essere nocivo per l'organismo.

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Va anche ricordato un fatto interessante, su cui ben pochi si sono soffermati a riflettere: si tratta del fatto che i cibi, una volta assunti, non sono affatto "dentro di noi". È pur vero che sono nella parte interna del nostro corpo, ma non nei suoi tessuti in quanto lo potranno essere solo dopo esser stati digeriti ed assimilati. Per questo motivo buona parte del Sistema Immunitario è collocato sulle pareti dell'intestino tenue (Placche di Peyer), in quanto deve stare attento che attraverso i cibi non penetrino nel nostro organismo anche sostanze pericolose. Questo fatto ha fatto affermare al Dr. Bernard Jensen, dopo una vita di studi e sperimentazioni, che "la maggior parte dei problemi di salute oggi diffusi nella società industrializzate è dovuto ad un cattivo stato di pulizia intestinale" (da Intestino libero, Macro Edizioni). I numerosi studi fatti dal Dr. Jensen e da altriri cercatori hanno dimostrato come tutto quello che indebolisce la mucosa intestinale (ad es. alcool, lassativi, farmaci chimici, incrostazioni fecali) permette alle sostanze tossiche di filtrare nella linfa e nel sangue, creando un sovraccarico di lavoro per il Sistema Immunitario che, per logica conseguenza, diventa meno efficace nel proteggere l'organismo dagli attacchi esterni. In altre parole, la situazione ricorda un castello molto sporco, la cui guarnigione è talmente occupata a pulire l'interno dell'edificio, da non poter più disporre una difesa appropriata nei confronti di eventuali assalitori. Quanto detto ci porta a comprendere la saggia abitudine che, sino a qualche decennio fa, faceva dare un purghetta ad adulti e bambini almeno una volta al mese, ai cambi di stagione e quando si andava in vacanza. Infatti, un intestino pulito, fornisce una garanzia di salute perché non crea veleni organici ed alleggerisce il lavoro dei sistemi di difesa. Un intestino sporco, invece, diventa sede di varie sostanze tossiche che caricano il Sistema Immunitario con un lavoro pesante e continuo, pertanto, nel tempo, egli perde la sua efficienza dando luogo a molte delle malattie definite "autoimmuni". Descrizione della malattie autoimmuni Si definiscono "autoimmuni" le malattie provocate da una reazione del Sistema Immunitario diretta contro qualche parte dello stesso organismo. Va notato che, in condizioni normali, tutto quanto appartiene all’organismo è protetto da tale aggressione perché esiste il meccanismo della tolleranza immunitaria. Purtroppo le malattie autoimmuni sono in netto aumento statistico e che sono caratterizzate da sintomi importanti e spesso molto gravi, tra esse citiamo: Artrite Reumatoide, Lupus, la Sclerodermia al livello del derma, il Morbo di Crohn e la Rettocolite a livello intestinale, l'Artrite Reumatoide a livello delle articolazioni, la Sclerosi Multipla a livello della guaina mielinica, la Glomerulonefrite a livello renale, la Tiroidite al livello della tiroide, ecc. Queste malattie sono solitamente ritenute incurabile perché La Medicina ufficiale riesce a catalogarne gli effetti, ma non ha ancora compreso il motivo per cui il Sistema Immunitario del paziente aggredisce delle aree dove, apparentemente, non vi sono problemi. Tale autoaggressione, viene imputata ad una sorta di "impazzimento" del Sistema Immunitario che "perderebbe" la capacità di riconoscere le strutture dell'organismo in cui opera da quelle estranee e pericolose. "Sono disturbi nei quali il Sistema Immunitario attacca per errore cellule, tessuti e organi del proprio corpo". dice Anthony S. Fauci, direttore del Niaid (National institute of allergy and infectious diseases), il più importante centro di ricerca al mondo nello studio di tutte le malattie che il Sistema Immunitario può respingere o provocare. "Soltanto quando avremo compreso meglio il funzionamento del Sistema Immunitario, svelando tutti i suoi segreti, saremo in grado di combattere all'origine questo genere di malattie, e di ridurre la somministrazione di farmaci più o meno tossici, come quelli in uso attualmente". Per questo motivo, l'Istituto citato, ha posto tra gli obiettivi prioritari la ricerca sul trapianto di cellule staminali, uno dei metodi oggi più promettenti per vincere le malattie autoimmuni. I bersagli Nelle malattie autoimmuni l'attacco del Sistema Immunitario sembra prediligere dei particolari tessuto dell'organismo, fino a distruggerli. Talvolta provoca la crescita anormale di un organo o di una ghiandola, o ne modifica il funzionamento. Tra questi organi e tessuti possiamo elencare: • cellule del sangue, • ghiandole endocrine (tiroide, pancreas, ecc.), • legamenti, • muscoli, • pelle, • tessuti connettivi, • vasi sanguigni. L'APPROCCIO MEDICO UFFICIALE Questo approccio non è rivolto a rimuovere la causa, in quanto sconosciuta e, fondalmentalmente, si avvale di: 1. medicinali che sopperiscono alla mancata funzione dell'organo malato. Per esempio, se il danno riguarda un ridotto funzionamento della tiroide, si dovrà somministrare l'ormone secreto dalla tiroide, ecc.; 2. somministrazione di farmaci immunosoppressori (riducono l'azione del Sistema Immunitario) o di corticosteroidi (riducono i processi infiammatori). Va notato che questi medicinali possono avere degli effetti collaterali anche gravi. L'APPROCCIO OLISTICO Il tessuto connettivo (matrice o mesenchima) (1) Quanto segue è dovuto agli insegnamenti dell'Omotossicologia,* una scienza elaborata dal Dr. Reckeweg, medico tedesco che, per primo, ha compreso ed evidenziato l'importanza del tessuto connettivo come ambiente vitale delle cellule. Il tessuto connettivo, infatti, è l'ambiente in cui vivono e si riproducono le varie cellule. Da esso ricevono il nutrimento e le informazioni ormonali e nervose, sempre in esso esse muoiono e scaricano le sostanze tossiche generate con la loro vita. Il connettivo è molto esteso, rappresenta infatti il 20% del peso corporeo, ogni cellula dipende dal connettivo che la circonda come l'uomo dall'aria che respira. Rappresenta perciò un organo importantissimo che, oltre alle altre funzioni, serve anche da sostegno ed offre al Sistema Immunitario il "campo di battaglia" dove esercitare le sue funzioni di difesa La pulizia organica (1) In ogni istante nel nostro organismo vengono a crearsi sostanze tossiche dovute al lavoro delle cellule, agli scarti alimentare, alle cellule che muoiono ed agli eventuali agenti esterni che il Sistema Immunitario ha neutralizzato.

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Teoricamente, in una persona sana, che lascia al corpo l'energia sufficiente per assolvere alle sue molteplici funzioni, la sostanze tossiche vengono raccolte dal sangue e dalla linfa, e quindi estromesse mediante i polmoni ed i reni. Purtroppo, però, tali condizioni sono oggi assai rare e l'organismo, non essendo in grado di eliminare tute le tossine presenti, è costretto ad accumularle e, a tal scopo, utilizza il tessuto connettivo. Le sostanze tossiche in questione provengono dal lavoro cellulare (tossine endogene), dalle fermentazioni e putrefazioni eventualmente presenti nel colon e da agenti esterni tra cui elenchiamo: virus, batteri, farmaci, metalli pesanti (alluminio, piombo, mercurio, ecc.), sostanze chimiche, ecc. (tossine esogene). La raccolta delle sostanze di scarto viene fatta dalla linfa, 12 litri di liquido che si muove molto lentamente raccogliendo i rifiuti e provvedendo a renderli completamente liquidi facendoli passare attraverso i nodi linfatici. Compiuta tale operazione la linfa si riversa nel sangue che, innanzitutto, passa nel fegato affinché i veleni possano essere neutralizzati, e quindi nei reni che lo filtrano lasciandolo puro e, tramite l'urina, espellono le sostanze che vanno eliminate. Il processo di accumulo dei rifiuti nel connettivo e la sua pulizia non sono continuativi ma avvengono i due fasi distinte: 1. Fase di smaltimento. Dalle ore 3 del mattino, all'incirca fino alle 15, in questo periodo il connettivo appare come una gelatina sciolta, solubilizzata (stato di sol) ed in esso avviene la demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine. In questa fase si possono riscontrare: 1. fase dell'attività, 2. simpaticotonia, 3. idrolisi proteica, 4. degradazione, 5. smaltimento. 2. Fase di ricostruzione. Dalle ore 15 fino a circa le 3 del mattino. In questa fase avviene la ricostruzione del connettivo e delle sostanze indispensabili alla vita delle cellule. Osservando il connettivo vedremo che appare come una gelatina che si ricondensa (stato di gel). In questa fase riscontriamo: 1. fase della stasi, 2. vagotonia, 3. ricostruzione proteica, Come già detto questo lavoro di pulizia e ricostruzione potrebbe non avvenire perfettamente per alcune ragioni tra cui citiamo: • insufficiente energia disponibile per l'organismo a causa delle abitudini stressanti del soggetto, • trauma dovuto a incidente o cattiva notizia, • infezioni virali o batteriche, • insufficienza funzionale del fegato o del Sistema linfatico, • errata alimentazione (cattivo accostamento degli alimenti, eccessivo consumo di latticini o prodotti derivati da animali uccisi, uso di dolciumi da pasticceria, cioccolato compreso, ecc.), • assunzione di sostanze chimiche (farmaci, ecc.), • residui di sali minerali tossici (mercurio, ecc.), • presenza di incrostazioni fecali sulle pareti dell'intestino. Accumulo di tossine e infiammazione (1) Quando le tossine iniziano ad accumularsi nell'organismo intervengono dei meccanismi di disintossicazione supplementari che, grazie alla produzione di alcuni enzimi (per es. la ialuronidasi), inducono nel connettivo una fase di smaltimento continuo che può durare anche alcuni giorni, fintanto che non sarà stata ottenuta una pulizia profonda e completa del connettivo. Questo meccanismo di purificazione prende il nome di "infiammazione!". E la gelatina disciolta (stato di sol) della matrice connettivale si potrà rigelificare (stato di gel) solo quando il tessuto connettivo sarà stato completamente pulito Da quel momento verrà anche verranno anche ripristinate le due fasi giornaliere di ricostruzione e smaltimento. Negli ultimi anni si è scoperto che il Sistema Immunitario è stimolato dal calore (ecco perché si usa l'ipertermia nella cura dei tumori), e funziona nel migliore dei modi a partire da una temperatura di 38,4° C. Analizzata con queste informazioni l'infiammazione e, ovviamente, la febbre che ne costituisce il sintomo più generale, non vengono affatto considerate come una malattia da combattere, ma un meccanismo biologico tendente a riportare l'equilibrio e la buona salute. Combattere la febbre può essere un errore comune (1) Generalmente la febbre ed i processi infiammatori sono considerati come un nemico da combattere, vengono a tal scopo usati prodotti anti-infiammatori, antibiotici, cortisonici, ecc. Purtroppo questi farmaci non fanno altro che forzare lo scambio tra la fase di smaltimento (in cui agisce l'infiammazione) a quella di ricostruzione, senza aspettare che il connettivo sia stato opportunamente pulito. Questo comporta una gelificazione forzata del connettivo con il conseguente termine dell'infiammazione. Ciò renderà contenti medico e paziente assai soddisfatti del risultato ottenuto. In realtà si tratta solo di una guarigione apparente, infatti la causa profonda dell'infiammazione non è stata affatto rimossa: nel connettivo sono ancora presenti delle sostanze tossiche ed il problema avrà modo di ripresentarsi in un lontano futuro non lontano. Purtroppo, anche nelle crisi seguenti (si tratta infatti di crisi di pulizia), medico e paziente tenderanno ad affrontare il problema nello stesso modo, anche se gli effetti ottenuti non saranno così validi come quelli della prima volta. Nel tempo, infatti, i processi infiammatori saranno sempre più difficili da gestire. Visto e considerato che i processi infiammatori non sono altro che crisi di pulizia, appare ovvio che, quando vengono soppressi, si produrrà un accumulo sempre maggiore di tossine. Questo fenomeno farà in modo che il connettivo si "impregni" sia sempre più impregnato e intasato da sostanze estranee (residui alimentari, tossine da stress, proteine batteriche, virus, sostanze chimiche, ecc.). Pertanto l'uso indiscriminato di alcuni farmaci (anti-infiammatori, antibiotici, cortisonici, ecc.) crea i presupposti per molte disfunzioni e malattie. Possibili fonti delle malattie autoimmuni Segue una panoramica, tutt'altro che completa, che proponiamo come risultato della nostra esperienza professionale. I fattori causativi sono elencati in ordine di importanza, partendo da quelli più pericolosi. 1. Presenza di sostanze tossiche nel tessuto connettivo (mesenchima). Nel capitolo Pulizia organica, abbiamo visto come l'organismo, dalle 15 del pomeriggio fino alle 3 del mattino, provveda alla ricostruzione dei tessuti e come sia importante la purezza del tessuto connettivo perché, se non lo fosse,

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le nuove proteine includeranno nella loro struttura anche del materiale estraneo all'organismo ed il Sistema Immunitario le attaccherà per eliminarle. Presenza di incrostazioni fecali (2). È risaputo come cuocendo la farina bianca in poca acqua si ottenga un'ottima colla. Questo accade anche nell'intestino dei grandi consumatori di farinacei che, nel tempo, si ricopre di una patina che diventa sempre più spessa e dura irrigidendo l'intestino e diminuendo il suo lume (diametro interno, ndr). Va sottolineato che anche quando si evacua ogni giorno, l'intestino non si libera mai completamente, vi sono comunque degli escrementi che ristagnano diverse ore provocando il degrado della mucosa intestinale e l'alterazione della flora batterica, fenomeno conosciuti con il nome di disbiosi intestinale. Ciò provoca fermentazioni e putrefazioni che, non solo intossicano tutto l'organismo, ma riducono notevolmente le difese immunitarie. Per maggiori dettagli clicca qui. Cure mediche. Talvolta le funzioni del Sistema Immunitario sono state ridotte da cure mediche, intenzionalmente (con farmaci immunosoppressori), o non intenzionalmente da farmaci con effetti iatrogeni. Presenza di acidosi organica. Vi sono vari fattori che causano un'eccessiva acodosi dell'organismo che pregiudica il funzionamento generale ed anche le difese immunitarie. Per maggiori dettagli clicca qui. Uso indiscriminato ed inopportuno di farmaci anti-infiammatori. Questi farmaci provocano uno stato di gelificazione prolungata del connettivo. Ciò ne impedisce la normale pulizia facilitando, in un primo tempo, la formazione di grandi quantità di proteine anomale, e in un secondo momento la manifestazione di una malattia autoimmune. Amalgame dentarie (3). Le amalgame di color argento contengono del mercurio. Questo minerale può influenzare negativamente e in modo definitivo la capacità che l'organismo ha di combattere le infezioni, poiché riduce il numero sia dei linfociti B, sia dei linfociti T. Inoltre, la presenza di mercurio può rallentare il movimento dei linfociti T verso la loro preda e attacca i legami zolfo-idrogeno che mantengono insieme gli anticorpi. Alimentazione con prevalenza dei cibi cotti su quelli crudi (4). Vedi il lavoro del Dr. Howell che, dal 1940 in poi, ha fatto molte ricerche concludendo che i cibi crudi contengono gli enzimi necessari per essere digeriti nello stomaco, mentre quelli cotti lo sono nell'intestino a carico degli enzimi pancreatici. Ciò crea anche un sovraccarico di lavoro per il Sistema Immunitario. Di fatto, dopo aver fagocitato un allergene o agente patogeno nocivo, i globuli bianchi secernono enzimi che lo distruggono e lo digeriscono ma, se la maggior parte degli enzimi del Sistema Immunitario vengono dirottati a digerire il cibo, com'è possibile preservare integre le sue funzioni? Geopatologia nelle ghiandole surrenali. In ogni luogo del mondo sono presenti i Nodi di Hartmann, in quanto la rete dei medesimi copre tutto il pianeta con delle maglie che, rispetto al polo Nord, sono larghe 2,5m ed alte 2m. I punti di incrocio, di 20cm X 20cm, vengono chiamati Nodi di Hartmann e sono dannosi per l'eventuale organo che vi risiede per diverso tempo (per. es. durante il sonno). Si può guarire da una malattia autoimmune? Per poter guarire da qualsiasi malattia, autoimmuni comprese, è necessario conoscerne l'eziologia, ovvero le cause che l'hanno portata in manifestazione. Purtroppo, attualmente, solo pochi medici conoscono come nascono queste malattie ed hanno un bagaglio di strumenti per poterle combattere (digiuno, dieta corretta, drenanti fitoterapici, omotossicologici, omeopatici, ecc.). E va anche sottolineato, parliamo per esperienza, che non sempre il paziente è disposto a responsabilizzarsi nei confronti della propria salute. L'idea di eliminare alcuni cibi, di fare un giorno o due di digiuno liquido o sottoporsi a qualche seduta di Idrocolon terapia, rappresenta per lui un sacrificio troppo grande per poter essere affrontato. Peccato... Ancora una volta vale la massima: "La buona salute è un bene così prezioso che non possiamo comperarlo... ce lo dobbiamo guadagnare!". Molte persone... (5) Molte persone, che soffrono di turbe del Sistema Immunitario, in particolare di tutte le affezioni che sono state raggruppate sotto il nome di "AIDS", pensano che il solo mezzo per guarirsi sia quello di prendere dei medicamenti "chimici" ad alta tossicità! Sono indotte a credere ciò da un folto gruppo di medici indottrinati dall'industria farmaceutica, che proclama: "al di fuori della chimica non c'è salute!" La cosa più logica sarebbe quella di eliminare, in caso di abbassamento delle funzioni immunitarie, tutto ciò che è "immuno-depressore" e cioè: alimenti industriali, tabacco, alcool, caffè, prodotti di origine chimica (alimentari e medicinali), stress e tensioni psichiche, mancanza di esercizio fisico, vestiti in fibre sintetiche, polluzione elettrica, depressione e svalutazione delle proprie possibilità, ecc. Bisogna riempire la propria vita, istante dopo istante, di elementi materiali, emotivi, mentali e spirituali immunostimolanti come alimenti sani, igiene intestinale, progetti e traguardi da raggiungere, controllo delle emozioni, pensiero positivo, meditazione, un minimo di esercizio fisico, una vita secondo natura, ecc. Coloro che hanno scelto di vivere in questo modo hanno aumentato di molto le loro possibilità di guarire, ritrovando la gioia di vivere! Conclusione http://www.procaduceo.org/it_schede/autoimmu.htm toppaginahttp://www.procaduceo.org/it_schede/autoimmu.htm - toppagina Noi siamo convinti che il Sistema Immunitario, con la sua millenaria esperienza, sappia bene come e quando intervenire. Pertanto, se in qualche caso attacca delle parti dello stesso organismo (vedi I bersagli), significa chiaramente che in quell'area si è creata una situazione, generalmente tossica, che richiede il suo intervento. Pensiamo pertanto, che coloro che intendono responsabilizzarsi nei confronti della loro salute, dovrebbero provvedere alla rimozione degli eventuali fattori causativi, iniziando con qualche seduta di Idrocolon terapia e cambiando la dieta secondo le seguenti Direttive alimentari. A seguito di tale interventi potrebbero anche rinforzare le difese immunitarie con un farmaco adeguato, ad esempio il Thalamus compositum, rimedio naturale prodotto dalla Heel.

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Il tutto, ovviamente, sotto la supervisione di un professionista che riconosca valido questo tipo di approccio terapeutico.

BEVETE piu' LATTE.......che vi fa MALE....... vedi anche Il Latte fa' male Probabilmente tutto quello che sai sul latte è quello che hai sentito dire in qualche programma del tipo "salute & benessere", o in qualche pubblicità in TV con una bella mucca che pascola in un bel prato verde. Buona fonte di calcio, tante proteine, belle immagini di un fluido bianchissimo che fluisce dolcemente nel bicchiere e un bambino sorridente che si pulisce i baffetti bianchi. La fantasia delle agenzie pubblicitarie ingaggiate dall'industria lattiero-casearia non ha limiti nel creare bellissime e coloratissime favole intorno ai loro prodotti. Anche se non fanno più vedere il contadino che munge la sua mucca, già non crediamo alla scenetta del fattore che porta in città i formaggi con il carretto trainato dal mulo. Queste favole però ci impediscono di vedere una realtà che invece dovremmo conoscere, fosse solo per il legittimo desiderio di conoscere la verità. Indipendentemente dal fatto che il latte di mucca va molto bene per i vitelli e non è un alimento adatto all'alimentazione umana e nessun animale raggiunta l'età adulta beve latte, quello che compri al supermercato o in latteria non ha nulla in comune con il latte munto dal contadino. Il latte di mucca è un fluido malsano, proveniente da animali malati che hanno un'ampia gamma di malattie pericolose, che contiene sostanze che hanno un effetto negativo cumulativo su tutti coloro che lo consumano. Quasi tutto il latte di mucca ha 59 ormoni attivi, allergeni in gran quantità, grasso e colesterolo. La maggior parte del latte di mucca contiene quantità misurabili di erbicidi, insetticidi e diossina fino a 2.200 volte il livello di sicurezza, fino a 52 potenti antibiotici, sangue, pus, feces, batteri e virus. (Il latte di mucca può avere tracce di qualsiasi cosa che la mucca mangi incluso fuoriuscite radioattive provenienti dagli esperimenti nucleari.) Uno di quei 59 ormoni è un potente ormone della crescita (IGF-1) con fattore di crescita uno. Considerate questo ormone come una cellula di combustibile per qualsiasi cancro. La FDA (Amministrazione Federale degli Alimenti e dei Farmaci) insiste che l'IGF-1 si distrugge nello stomaco. Se fosse vero l'FDA ha dimostrato che l'allattamento non funziona. Questo fattore di crescita fa in modo che il vitello neonato cresca rapidamente, come madre natura intende. Un'altra sostanza chimica presente nel latte è la caseina. È un potente agglomerante, un polimero usato per fare plastiche e colle, ottimo per fare solidi accessori o incollare etichette alle bottiglie di birra. Ottanta delle proteine del latte sono caseina; è anche un allergene, un'istamina che crea molto muco. E' permesso che nel latte siano presenti delle feci che sono una sorgente principale di batteri. Il latte viene di solito pastorizzato più di una volta prima di arrivare sulla vostra tavola, ogni volta per circa 15 minuti a 73° centigradi. Per sterilizzare l'acqua occorre farla bollire a 100° per alcuni minuti. Tieni presente anche che a temperatura ambiente il numero di batteri del latte raddoppia ogni 20 minuti circa. Le mucche inserite nel ciclo industriale del latte, come certamente saprai, non vengono munte dal contadino ma vengono collegate alle mungitrici meccaniche automatiche, in maniera intensiva per ottenerne il massimo sfruttamento possibile. Questo causa l'insorgenza della mastite e l'infiammazione purulenta da staffilococchi della mammella che viene "curata" con antibiotici. Dato che le mucche continuano ad essere sottoposte a mungitura meccanica la mastite diventa cronica. Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze (antibiotici, ormoni, medicinali vari) e quindi le autorità sanitare hanno stabilito quanto pus può essere ammesso nel latte senza che faccia danno alla salute. (secondo loro). In un cm3 di latte di mucca commerciale è permesso dalle autorità sanitarie che vi siano fino a 750.000 "cellule somatiche" il cui nome comune è pus e 20.000 batteri vivi prima possa venire ritirato dal mercato. Il tutto ammonta a 20 milioni di batteri vivi e fluttuanti e fino a 750 milioni di cellule di pus per litro. La Comunità Europea e il Canada danno il permesso per un latte meno "gustoso" con 400 milioni di cellule di pus per litro. Di solito questi valori sono più bassi, ma potrebbero raggiungere questi livelli ed essere permesso che quel latte arrivi sulla tua tavola. Il latte di mucca ha un contenuto di calcio tre volte superiore a quello umano. Per venire assimilato, i livelli di magnesio dovrebbero essere in proporzione uguali a quelli del

2828 calcio e non lo sono. Inoltre ci sono numerose malattie collegate con il consumo di latte come la leucemia, diabete, e malattia di Crohns. Tratto da: www.medicinenon.it NB: Nell’articolo originale, consultabile nel sito indicato, sono presenti alcune tabelle che permettono di verificare i limiti massimi delle particelle di pus (eufemisticamente chiamate cellule somatiche) ammesse nel latte, oltre ai germi e agli antibiotici, entro i quali tale latte può essere commercializzato, estratti dalla: NORMATIVA COMUNITARIA 92/46 G.V. recepita dal DPR 14.01.1997 N. 54. Commento (NdR): La mancanza negli umani dell'enzima lattasi che demoleculizza e scinde il lattosio in maltosio e destrosio, due zuccheri assimilabili dall'intestino umano, genera negli individui tanti disturbi, non facilmente riconducibili al latte vaccino. Le caseine, specie l'alfa-s2, non sono facilmente demoleculizzabili dai batteri autoctoni della flora intestinale biovitale, per cui vengono a generarsi altri problemi sovrapponibili a quelli di cui sopra, generando facilita' alle allergie, riniti, sinusiti, dolori articolari, cattiva digestione, irritabilita', eczemi, stanchezza, ecc. (vedi i lavori del CNR di Torino guidati dal dott. Amedeo Conti). Contrariamente a quanto fino ad ora affermato dai medici allopatici, il latte non salvaguardia dall'ostoporosi, in quanto proprio nelle nazioni del mondo ove se ne fa' piu' uso sono quelli con il piu' alto indice di quella malattia.

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