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VIVEKACÜÒÄMAËI

sarva-vedänta-siddhänta-gocaraà tam-agocaram govindaà paramänandaà sadguruà praëato'smy’aham || 1 Rendo onore al Sadguru govinda la cui natura è suprema beatitudine il quale si rivela mediante l’insegnamento vedantico che è al di là del linguaggio e della percezione mentale.

jantünäà nara-janma durlabham-ataù puàstvaà tato vipratä tasmäd-vaidika-dharma-märga-paratä vidvattv-amasmät-param ätmänätma-vivecanaà svanubhavo brahmätmanä saàsthitiù muktir-no çata-janma-koöi-sukrtaiù puëyair-vinä labhyate || 2 Per tutte le creature viventi non è agevole avere una nascita umana in particolare ottenere un temperamento maschile più difficile è perseguire il sentiero della devozione vedica più difficile ancora è acquisire la perfetta conoscenza delle sacre scritture . Altresì è raro discriminare tra il Sé e il non Sé e realizzare l’identità del Sé con Brahman. Questo tipo di liberazione perfetta è il risultato di meriti accumulati nel corso di innumerevoli nascite.

durlabhaà trayam-evaitat-daivänugraha-hetukam manuñyatvaà mumukñutvaà mahä-puruña-saàçrayaù || 3 I più rari presupposti [per la liberazione] sono tre e sono dovuti all’influsso del grande Signore: la nascita in un corpo umano, l’ardente desiderio di liberazione e la protezione di un saggio già realizzato.

labdhvä kathaïcit-nara-janma durlabhaà taträpi puàstvaà çruti-pära-darçanam yastvätma-muktau na yateta müòhadhéù sa ätmahä svaà vinihanty-asad-grahät || 4 Colui che si è innalzato fino alla condizione umana con un temperamento maschile che ha completa conoscenza della Srùti e che tuttavia trascura la sua emancipazione aderendo a cose illusorie commette senza dubbio un suicidio

itaù konvasti müòhätmä yas-tu svärthe pramädyati durlabhaà mänuñaà dehaà präpya taträpi pauruñam || 5 Sarebbe senz’altro uno sciocco chi ottenendo una nascita umana con qualità maschili si astenesse dal voler realizzare la meta dell’esistenza

pathantu çästräëi yajantu devän kurvantu karmäëi bhajantu devatäù ätmaikya-bodhena vinä vimuktiù na sidhyati brahma-çatäntare’pi || 6 Lasciate che il popolo menzioni gli sastra che invochi gli dei con sacrifici che segua i riti e si renda propizie le divinità personali: eppure vera liberazione non vi è senza la perfetta realizzazione della propria identità con l’Atman nemmeno in cento vite di Brahman

amåtatvasya näçästi vittenetyeva hi çrutiù bravéti karmaëo mukteh-ahetutvaà sphuöaà yataù || 7 “L’immortalità non si consegue mediante le ricchezze” dichiara la Sruti: è chiaro, dunque, che la liberazione non può essere ottenuta con azioni materiali meritorie.

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ato vimuktyai prayatet vidvän saànyasta-bähyärtha-sukhasprhaù san santaà mahäntaà samupetya deçikaà tenopadiñöärtha-samähitätmä || 8 L’intelligente ricercatore che ha rinunciato al desiderio per gli oggetti sensoriali deve avvicinare debitamente un buon e generoso guru concentrandosi sul vero significato delle parole [del guru] e sforzandosi di realizzare la propria emancipazione

uddhared-ätmanätmänaà magnaà saàsära-väridhau yogärüòhatvam-äsädya samyag-darçana-niñöhayä || 9 Raggiunto lo stato di yogarudha con l’ininterrotta discriminazione il ricercatore deve strapparsi dall’oceano delle trasmigrazioni nel quale si trova.

saànyasya sarva-karmäëi bhava-bandha-vimuktaye yatyatäà paëòitair-dhérair-ätmäbhyäsa-upasthitaiù || 10

Il dotto asceta che vuole realizzare il Sè deve trascendere tutte le azioni e

rompere le catene delle nascite e delle morti

cittasya çuddhaye karma na tu vastüpalabdhaye vastusiddhir-vicäreëa na kiïcit-karma-koöibhiù || 11

Le azioni meritorie servono a purificare la mente non a comprendere la realtà La realizzazione del Sé è sempre frutto di investigazione discriminante e non

di azioni meritorie per quanto numerose

samyag-vicärataù siddhä rajju-tattvävadhäraëä bhräntodita-mahäsarpa-bhaya-duùkha-vinäçiné || 12 Solo con la corretta investigazione si finisce per comprendere che la corda è stata scambiata per l’illusorio serpente facendo così cessare ogni timore ed ogni sofferenza

arthasya niçcayo dåñöo vicäreëa hitoktitaù na snänena na dänena präëäyama-çatena vä || 13

Si arriva a conoscere il Sè seguendo i salutari consigli di un Saggio realizzato,

non bagnandosi nelle acque sacre, moltiplicando le offerte o facendo interminabili pranayama.

adhikäriëam-äçäste phala-siddhir-viçeñataù upäyä deça-kälädyäù santy-asmin-saha-käriëaù || 14 Il successo finale dipende essenzialmente dalle qualificazioni del ricercatore: il tempo, il luogo e l’impiego di mezzi ausiliari sono aspetti secondari.

ato vicäraù kartavyah jijïäsor-ätma-vastunaù samäsädya dayäsindhuà guruà brahma-vid-uttamam || 15 Un ricercatore del Sè deve appoggiarsi alla propria investigazione, dopo avere debitamente avvicinato un guru il quale deve possedere la perfetta conoscenza del Brahman e una grande compassione

medhävé puruño vidvän-uhäpoha-vicakñaëaù adhikäryätma-vidyäyäm-ukta-lakñaëa-lakñitaù || 16 La comprensione di sé, la conoscenza soggettiva, l’abilità di riconoscere la verità nelle scrutture o di capire le contrapposizioni relative sono le qualità che deve possedere un candidato alla liberazione degno della conoscenza dell’Atman

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vivekino viraktasya çamädi-guëa-çälinaù mumukñor-eva hi brahma-jijïäsä-yogyatä matä || 17 Solo colui che usa il discernimento, il distacco, la calma con le qualità concomitanti e che aspira ardentemente alla liberazione può investigare sul Brahman

sädhanäny-atra catväri kathitäni manéñibhiù yeñu satsv-eva san-niñöhä yad-abhäve na sidhyati || 18 I saggi hanno detto che per la realizzazione occorre praticare quattro qualità, senza le quali l’attuazione del Brahman può fallire.

ädau nityänitya-vastuvivekaù parigaëyate ihämutra-phalabhoga-virägas-tad-anantaram çamädi-ñaökasampattih-mumukñutvam-iti sphuöam || 19 La prima è la discriminazione tra il reale e il non-reale, la seconda è il distacco da ogni frutto dell’azione sia in questo mondo che in altri, la terza è costituita dal gruppo delle sei qualità e la quarta è l’aspirazione ferma e ardente alla liberazione

brahma satyaà jagan-mithyety-evaàrüpo viniçcayaù so’yaà nityänitya-vastuvivekaù samudähåtaù || 20

Il discernimento tra reale e non-reale si fonda sull’incrollabile convinzione che

solo Brahman è reale e che l’universo fenomenico è non-reale.

tad-vairägyaà jugupsä yä darçana-çravaëädibhiù dehädi-brahma-paryante hy-anitye bhoga-vastuni || 21

Vairagya è il distacco da tutti i godimenti transitori, da quelli corporali a quelli corrispondenti allo stato di Brahma. La rinuncia fondata sulla riflessione personale e sull’insegnamento del guru, deve essere applicata a tutti gli organi

e a tutte le condizioni di godimento.

virajya viñaya-vrätät-doña-dåñöyä muhur-muhuù svalakñye niyatävasthä manasaù çama ucyate || 22 Sama è la condizione di mente pacificata che contempla constantemente la meta [Brahman], dopo essersi distaccata dalla molteplicità degli oggetti sensibili perché ha messo in evidenza la loro vacuità.

viñayebhyaù parävartya sthäpanaà sva-sva-golake ubhayeñäm-indriyäëäà sa damaù parikértitaù bähyänälambanaà våtter-eñoparatir-uttamä || 23-24 Dama o autodominio, si ha quando si staccano I due gruppi di organi sensoriali dai loro oggetti corrispondenti riportandoli ai loro rispettivi centri. Il raccoglimento è ritenuto perfetto quando gli oggetti esterni cessano di mettere in moto le modificazioni mentali

sahanaà sarva-duùkhänäm-apratékära-pürvakam cintä-viläpa-rahitaà sä titikñä nigadyate || 25 Titiksa o pazienza e quella condizione che sa accettare le afflizioni senza risentimento o ribellione, trovandosi libera da ogni ansietà e da ogni lamento.

çästrasya guruväkyasya satya-buddhyavadhäraëam sä çraddhä kathitä sadbhiryayä vastüpalabhyate || 26 Sraddha è la fede alla verità esposta nelle scritture e dal proprio guru; con essa si perviene ad apprendere il reale.

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samyagä sthäpanaà buddheù çuddhe brahmaëi sarvadä tat-samädhänam-ity-uktaà na tu cittasya lälanam || 27 Samadhana o stabilità mentale è quella condizione in cui la buddhi è constantemente concentrata sull’assoluto Brahman senza cadere nel gioco mentale.

ahaàkärädi-dehäntän-bandhän-ajïäna-kalpitän sva-svarüpävabodhena moktum-icchä mumukñutä || 28 Mumuksutva o desiderio all’emancipazione è quella qualità di apprendere la propria reale natura affrancandosi da tutte le forme di schiavitù, da quelle relative al senso dell’Io a quelle del corpo fisico create dall’ignoranza.

I Quattro mezzi e le sei qualità sono; (1) Discriminazione tra reale e non-reale (2) Distacco dai frutti delle azioni (3) Calma mentale, Autodominio, Raccoglimento interiore, Pazienza, Fede, Stabilità mentale. (4) Volontà incrollabile per la liberazione.

manda-madhyama-rüpäpi vairägyeëa çamädinä prasädena guroù seyaà pravåddhä süyate phalam || 29 Nelle persone tiepide, la sete di liberazione può essere risvegliata con la pratica di vairagya, sama ecc. e con l’influenza del guru.

vairägyaà ca mumukñutvaà tévraà yasya tu vidyate tasminn-evärthavantaù syuù phalavantaù çamädayaù || 30 Sama e le altre qualità hanno vero significato ed effetti positivi solo quando vairagya e mumuksutvam si affermano con vigore.

etayor-mandatä yatra viraktatva-mumukñayoù marau salélavat-tatra çamäder-bhäna-mätratä || 31 Se invece la rinuncia e l’anelito alla liberazione permangono deboli anche la calma della mente e le altre qualità diventeranno illusorie come un miraggio nel deserto.

mokña-käraëa-sämagryäà bhaktir-eva garéyasé sva-svarüpänusandhänaà bhaktir ityabhidhéyate || 32 Fra i mezzi che portano alla liberazione, la devozione occupa un posto elevato. La ricerca costante della propria reale natura si chiama devozione,

svätma-tattvänusandhänaà bhaktir-ity-apare jaguù ukta-sädhana-sampannah-tattva-jijïäsurätmanaù upaséded-guruà präjïaà yasmäd-bandha-vimokñaëam ||32 ½ 33 C’è chi sostiene che la ricerca verso la verità del Sè non sia altro che Bhakti. Chi aspira alla verità dell’Atman deve, avendo le qualificazioni suddette avvicinare un saggio guru che lo guidi ad emanciparsi dalla schiavitù. (vedi nota pag. 44)

çrotriyo’vrjino’käma-hato yo brahma-vittamaù brahmaëyuparataù çänto nirindhana ivänalaù ahetuka-dayä-sindhur-bandhur-änamatäà satäm || 34-35 Un Saggio che sia versato nella Sruti, vero conoscitore del Brahman, che, senza desideri, sia raccolto in Brahman e calmo come il fuoco che ha consumato tutto il combustibile, [Un saggio] che sia diventato un oceano di misericordia e la cui benevolenza si espanda in modo inesauribile su quanti a lui si presentino.

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tam-ärädhya guruà bhaktyä prahva-praçraya-sevanaiù

prasannaà tam-anupräpya påcchet-jïätavyam-ätmanaù || 36

A questo Guru il discepolo deve avvicinarsi con profonda devozione e, offrendogli

umilmente i servigi, chiedergli ciò che deve conoscere.

svämin-namaste nata-loka-bandho käruëya-sindho patitaà bhaväbdhau mäm-uddharätméya-kaöäkña-drñyä

rjvyäti-käruëya-sudhäbhivåñöyä || 37

O Maestro e amico di coloro che si abbandonano a te, io mi inchino. affrancandomi

dall’oceano delle nascite e delle morti in cui mi dibatto, guardami con i tuoi occhi

penetranti che infondono influssi di grazia.

durvära-saàsära-davägni-taptaà dodhüyamänaà duradåñöa-vätaiù bhétaà prapannaà paripähi måtyoù çaraëyam-anyad-yad-ahaà na jäne || 38 Salvami dalla morte perchè sono preda delle fiamme inestinguibili del samsara e in balia degli impetuosi venti delle avversità. Nel mio spavento cerco rifugio in te perché non conosco nessun altro in cui cercare riparo.

çäntä mahänto nivasanti santo vasantavat-lokahitaà carantaù térëäù svayaà bhémabhavärëavaà janän ahetunänyänapi tärayantaù || 39

Vi sono anime sante, serene e magnanime che, simili alla primavera effondono una

benefica influenza per il bene dell’umanità. Costoro, avendo trasceso l’oceano delle

nascite e delle morti, per un atto d’amore aiutano i loro simili

ayaà svabhävas svata eva yatpara çramäpanoda-pravaëaà mahätmanäm sudhäàçur-eña svayam-arka-karkaça prabhäbhitaptäm-avati kñitià kila || 40 Invero è nella natura del magnanimo aiutare gli altri a rimuovere la incompiutezza come la luna spontaneamente rinfresca la terra arsa dagli infuocati raggi del Sole.

brahmänanda-rasänubhüti-kalitaiù pütaiù suçétaih sitaiù yuñmad-väkkalaç-ojjhitaiù çruti-sukhair väkyämrtaiù secaya

santaptaà bhava-täpa-däva-dahana-jväläbhir enaà prabho dhanyäs te bhavad-ékñaëa-kñaëa-gateù pätrékrtäù svékrtäù || 41

O Signore, dimmi parole preziose come il nettare, sgorganti come una fonte dalle tue

labbra, rese più soavi dalla tua esperienza della beatitudine del Brahman; versale su di

me rinfrescanti, pure e così gradevoli alle mie orecchie; su me che sono arso dai dolori

terreni, come la foresta dalle fiamme di un incendio. Benedetti sono coloro che tu hai

illuminato con uno dei tuoi sguardi, accogliendoli sotto la tua protezione.

kathaà tareyaà bhava sindhum etaà kä vä gatir me katamo’styupäyaù jäne na kiïcit krpayä’va mäà prabho saàsära-duùkha-kñatim-ätanuñva || 42 Come attraversare l’oceano del samsara? Quale sarà la mia mèta? Quali dei tanti mezzi dovrò adottare? Confesso la mia ignoranza. O Signore, salvami; dimmi come porre termine alle miserie dell’esistenza relativa.

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tathä vadantaà çaraëägataà svaà saàsära-dävänala-täpa-taptam nirékñya käruëya-rasärdra-dåñöyä dadyädabhétià sahasä mahätmä || 43 Mentre il discepolo si esprime in tal modo, cercando scampo dal fuoco del samsara, il nobile maestro gli volge uno sguardo di benevolenza, esortandolo a non aver paura.

vidvän sa tasmä upasattim éyuñe mumukñave sädhu yathokta-käriëe praçänta-cittäya çamänvitäya tattvopadeçaà krpayaiva kuryät || 44 A colui che, assetato di liberazione, sollecita aiuto e protezione, a colui che si conforma ai canoni delle scritture e che ha la mente serena e tranquilla, il Maestro non può non dare l’insegnamento con la massima benevolenza.

ñrégurur uväca mä bhaiñöa vidvan tava nästyapäyaù saàsära-sindhos taraëe’styupäyaù yenaiva yätä yatayo’sya päraà

tameva märgaà tava nirdiçämi || 45

Il Guru disse: non temere o accorto discepolo, per te il pericolo è scomparso perché vi

è un mezzo per trascendere l’esistenza transitoria, e questo mezzo, di cui i saggi si sono serviti per raggiungere l’altra riva, io lo svelerò a te.

astyupäyo mahän kaçcit saàsära-bhaya-näçanaù tena tértvä bhavämbhodhià paramänandam äpsyasi || 46 Vi è un mezzo eccellente che estingue il timore dell’esistenza relativa e con il quale potrai attraversare l’oceano del samsara e raggiungere la suprema beatitudine.

vedäntärtha-vicäreëa jäyate jïänam uttamam ten ätyantika-saàsära-duùkhanäço bhavatyanu || 47 La riflessione sul significato del Vedanta conduce a una conoscenza che determina, a sua volta, l’estinsione di tutte le sofferenze generate dal saàsära.

çraddhä-bhakti-dhyäna-yogän mumukñor mukter hetün vakti säkñät çruter géù yo vä eteñveva tiñöhatyamuñya

mokño’avidyä-kalpitäd deha-bandhät || 48

A coloro che cercano la liberazione, la Sruti, indica, come fattori principali, la fede, la

devozione e la pratica della meditazione. Coloro che si dedicano in modo persistente si

affrancano dalla schiavitù dei corpi che vivono della forza dell’ignoranza.

ajïäna-yogät paramätmanas tava hy anätma-bandhas tata eva saàsrtiù tayor vivekodita-bodha-vahniù ajïäna-käryaà pradahet samülam || 49 L’identificazione con la non-conoscenza ti ha fatto cadere, tu che sei il Sé supremo, nella schiavitù del non-Sé. Essa è la causa che ti fa perpetuare la strada delle nascite e delle morti. Ma il fuoco della conoscenza illuminante acceso dalla potenza della discriminazione consumerà i semi dell’ignoranza.

7

çiñya uväca krpayä çrüyatäà sväminpraçno’yaà kriyate mayä yad uttaram ahaà çrutvä krtärthaù syäà bhavan-mukhät || 50 Il discepolo disse: degnati di ascoltare, o maestro, la questione che desidero sottoporti. Sarà con grande soddisfazione che accoglierò la risposta che cadrà dalle tue labbra.

ko näma bandhaù katham eña ägataù kathaà pratiñöhä’sya kathaà vimokñaù ko’sävanätmä paramaù ka ätmä tayor vivekaù katham etad ucyatäm || 51 Che cosa è questa schiavitù? Come viene? Come si perpetua? Come ci si può affrancare? Quale è il non-Sé e quale il supremo Sé? Come distinguere il Sé dal non-Sé? Spiegami te ne prego ciascuno di questi pnnti.

ñrégurur uväca dhanyo’si krta-krtyo’si pävita te kulaà tvayä yad avidyä-bandha-muktyä brahmé-bhavitum icchasi || 52 Il Guru disse: Sii tu benedetto perchè desideri raggiungere l’assolutezza del Brahman, liberandoti dalla schiavitù dell’ignoranza. E’ venuto il momento di estinguere la tua esistenza condizionata e glorificare la tua famiglia.

rëa-mocana-kartäraù pitus santi sutädayaù bandha-mocana-kartä tu svasmäd anyo na kaçcana || 53 [Sappi però che] un padre potrà incontrare tra i suoi figli o tra le sue amicizie qualcuno che pagherà i suoi debiti, però non potrà mai trovare un sostituto che possa rompere le catene della sua schiavitù.

mastaka-nyasta-bhärädeh duùkham anyair niväryate kñudhädi-krta-duùkhaà tu vinä svena na kenacit || 54 Se un peso che si porta sulla testa è tanto gravoso da provocare spossatezza e dolore, esso può essere alleggerito anche da altri. Ma se si soffre la fame, la sete e così via questa sofferenza nessuno può allontanarla se non sé stessi.

pathyam auñadha-sevä ca kriyate yena rogiëä ärogya-siddhir-dåñöä’sya nänyänuñöhita-karmaëä || 55 Per riacquistare la propria salute, un malato deve seguire la giusta dieta e prendere le prescritte medicine. Non potrà guarire se altri prenderanno per lui i relativi farmaci.

vastu-svarüpaà sphuöa-bodha-cakñuñä svenaiva vedyaà na tu paëòitena candra svarüpaà nija-cakñuñaiva jïätavyam anyair avagamyate kim || 56

E’ per la propria illuminazione, è per l’esperienza diretta, e non per la mediazione di un erudito, che l’aspirante alla realizzazione riconosce la vera natura delle cose: La bellezza della luna può essere conosciuta mediante i propri occhi e non dalla descrizione che possono farne gli altri.

avidyä-käma-karmädi-päça-bandhaà vimocitum kaù çaknuyäd vinätmänaà kalpa-koöi-çatair api || 57 Così per rompere i ceppi dell’ignoranza – desideri, azioni e gli effetti di questi, su chi potrai contare se non su te stesso anche se ti occorrono innumerovoli kalpa?

8

na yogena na sämkhyena karmaëä no na vidyayä brahmätmaikatva-bodhena mokñaù sidhyati nänyathä || 58 La liberazione non si ottiene né con lo Yoga, né con il Samkhya, né con il rito, né con la conoscenza eruditiva, ma con il riconoscimento dell’identità dell’Atman con Brahman. Non vi è altro mezzo.

véëäyä rüpa-saundaryaà tantré-vädana-sauñöhavam prajä-raïjana-mätraà tan na sämräjyäya kalpate || 59 La bella forma della vina e l’abilità nel suonarla servono solo a deliziare il pubblico, ma non potranno mai dare da sole la reale sovranità [del Sè].

väg-vaikharé çabda-jharé çästra-vyäkhyäna-kauçalam vaiduñyaà viduñäà tadvad bhuktaye na tu muktaye || 60 L’eloquenza sonora rappresentata da un fiume di parole, l’abilità di esporre o commentare le Scritture, l’erudizione stessa servono solo alla propria soddisfazione, ma nei riguardi della liberazione tutto ciò è proprio inutile.

avijïäte pare tattve çästrädhétis tu niñphalä vijïäte’pi pare tattve çästrädhétis tu niñphalä || 61 Vano è lo studio delle scritture, fino a quando è sconosciuta la suprema realtà. Esso è ancora più vano una volta che si conosce direttamente la realtà.

çabda-jälaà mahäraëyaà citta-bhramaëa-käraëam ataù prayatnät jïätavyaà tattvajïat tattvam ätmanaù || 62 Quelle scritture composte da una moltitudine di parole non formano altro che una foresta impenetrabile in cui la mente facilmente si smarrisce. Il saggio aspirante deve applicarsi con zelo a sperimentare da sé la vera natura dell’Atman.

ajïäna-sarpa-dañöasya brahma-jnänauñadhaà vinä kimu vedaiç ca çästraiç ca kimu mantraù kim auñadhaiù || 63

Per chi è stato morso dal serpente dell’ignoranza, il solo rimedio è la conoscenza del Brahman. Di quale utilità possono essere per Lui i Veda, le scritture, i mantra o altre pratiche del genere?

na gacchati vinä pänaà vyädhir auñadha-çabdataù vinä’parokñä anubhavaà brahma-çabdair na mucyate || 64 Una malattia non se ne va pronunciando semplicemente il nome del farmaco, occorre che questo sia ingerito così non sperare che con la semplice ripetizione del nome Brahman tu possa conoscere il Sé.

akåtvä dåçya-vilayam ajïätvä tattvam ätmanaù brahma-çabdaiù kuto muktir uktimätraphalair nrëäm || 65 Senza risolvere il mondo fenomenico, senza conoscere la reale natura dell Atman come si potrà con la semplice ripetizione del nome Brahman ottenere la liberazione? Tutt’al più si potra creare un debole sforzo delle corde vocali.

akrtvä çatru-saàhäram agatvä akhila-bhü-çriyam räjäh aham iti çabdäd no räjä bhavitum arhati || 66 Prima che un individuo possa proclamarsi imperatore, deve vincere i suoi nemici e portare il regno sotto il suo dominio, diversamente che cosa guadagnerà ripetendo semplicemente “Io sono imperatore”?

9

äptoktià khananaà tathopariçilädyutkarñaëaà svékrtià nikñepaù samapekñate nahi bahiù çabdais tu nirgacchati tadvad brahma-vidopadeça-manana-dhyänädibhir labhyate mäyä-kärya-tirohitaà svamamalaà tattvaà na duryuktibhiù || 67 Un tesoro nascosto nelle profondità della terra può essere trovato solo quando si è scoperto il luogo esatto e quando si scava, rimuovendo I blocchi di pietra. Mai esso potrebbe uscire chiamandolo solo per nome. Così per afferrare la rispendente verità del Sé, nascosto dalla maya e dai suoi effetti, dobbiamo conformarci alle istruzioni di un conoscitore del Brahman e seguire poi la riflessione personale, la meditazione ecc. Il Sé non può emergere con semplici ragionamenti sofistici.

tasmät-sarva-prayatnena bhava-bandha-vimuktaye svaireva yatnaù kartavyo rogäder iva paëòitaiù || 68 Perciò l’intelligente ricercatore deve, come nel caso della su esposta malattia, impiegare tutti i mezzi che sono in suo possesso per liberarsi dalla schiavitù delle nascite e delle morti.

yas tvayä adya krtaù praçno varéyän çästravin mataù sütra-präyo nigüòhärtho jïätavyaç ca mumukñubhiù || 69 I quesiti che tu mi hai posto sono pertinenti e tali da essere apprezzati anche da coloro che sono versati nelle scritture, sono anche concisi, carichi di significato e sono meritevoli d’attenzione per tutti gli aspiranti che bramano la realizzazione.

çrëuñvävahito vidvan yan mayä samudéryate tad-etad çravaëät sadyo bhava-bandhäd vimokñyase || 70 Ascolta attentamente ciò che ora ti dirò, o sagace discepolo. Seguendomi in modo corretto, sarai in grado di spezzare, senza esitazioni, la catena delle trasmigrazioni.

mokñasya hetuù prathamo nigadyate vairägyam atyantam anitya-vastuñu tataù çamaçcäpi damas titikñä nyäsaù prasakta akhila-karmaëäà bhrçam || 71 Il primo gradino che porta alla liberazione è il distacco dalle cose periture; il secondo consiste nel coltivare la quiete mentale, l’autodominio, la pazienza e, inoltre, nell’astenersi da tutte quelle azioni indicate dalle scritture.

tataù çåutis tan mananaà satattva-dhyänaà ciraà nitya-nirantaraà muneù tato’vikalpaà parametya vidvän ihaiva nirväëa-sukhaà samåcchati || 72 Poi viene l’ascolto dell’insegnamento, la riflessione su ciò che è stato udito, la meditazione di lunga durata sulla verità; dopo questa prassi l’aspirante diventa un muni e potrà raggiungere il supremo stato non –differenziato realizzando così nella stessa vita la beatitudine del nirvana.

yad boddhavyaà tavedäném ätmänätma-vivecanam tad ucyate mayä samyak çrutvätmany avadhäraya || 73 E ora ti darò accurati chiarimenti sulla discriminazione tra il Sé e il non Sé. Ascolta in modo appropriato e assimila questa conoscenza.

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majjästhi-medaù-pala-rakta-carma-

tvagähvayair dhätubhir ebhir anvitam pädoru vakño-bhuja-prñöha-mastakair angair upängair upayuktam etat || 74 Il corpo fisico è composto da sette componenti: midollo, ossa, grasso, carne, sangue, pelle, epidermide e dalle seguenti appendici: gambe, cosce, torace, spalle e testa.

ahaà mameti prathitaà çaréraà mohäspadaà sthülam itéryate budhaiù nabho-nabhasvad-dahanämbu-bhümayaù sükñmäëi bhütäni bhavanti täni || 75 Questo corpo, sede dell’illusione e caratterizzato dalle nozioni di “Io” e “Mio” è chiamato dai saggi corpo fisico; l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra sono i suoi elementi sottili.

parasparäàçair militäni bhütvä sthüläni ca sthüla-çaréra-hetavaù mäträs tadéyä viñayä bhavanti çabdädayaù panca sukhäya bhoktuù || 76 Gli elementi sottili, combinandosi tra loro, compongono il corpo fisico, le loro essenze formano gli oggetti dei sensi che in gruppi di cinque, quali il suono, la vista ecc. contribuiscono a fornire il piacere al soggetto sensibile o sperimentatore.

ya eñu müòhä viñayeñu baddhä rägoru-päçena su-durdamena äyänti niryänty adha ürdhvam uccaiù svakarma-dütena javena nétäù || 77 Così i folli che rimangono incatenati agli oggetti dei sensi mediante la corda dell’attaccamento, difficile a spezzarsi, vengono e si dipartono da questo mondo, trascinati dal flusso impetuoso delle loro azioni passate.

çabdädibhiù païcabhir eva païca païcatvam äpuù svaguëena baddhäù

kuramga-mätamga-patamga-ména-

bhrmgä naraù païcabhir-aïcitaù kim || 78 Se il daino, l’elefante, la falena, il pesce e l’ape periscono vittime del loro attaccamento a uno solo dei cinque sensi, ad esempio, il suono ecc., allora cosa sarà di quell’uomo attaccato ai cinque sensi?

doñeëa tévro viñayaù krñëa-sarpa-viñäda api viñaà nihanti bhoktäraà drañöäraà cakñuñäpyayam || 79 Gli oggetti dei sensi sono, per i loro effetti, più velenosi di quanto non sia il veleno del cobra, veleno che uccide solo se viene assorbito; ma gli oggetti dei sensi fanno perire lo sperimentatore che abbia lanciato loro anche un semplice sguardo.

viñayäçä mahäpäçäd yo vimuktaù su-dustyajät sa eva kalpate muktyai nänyaù ñaöçästra-vedy api || 80 Solo chi si è liberato dalla pesante catena dei desideri-oggetti, in verità cosa molto difficile, è qualificato per la liberazione, nessuna altra cosa può aiutarlo anche se dovesse conoscere i sei Darsana

I sei Darsana o Sastra dell’interpretazione dell’essere e del non-essere secondo i Veda sono: Samkhya, Yoga, Nyaya, Vaisesika, Purva o Dharma Mimamsa, Uttara o Dharma Mimamsa (Vedanta).

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äpäta-vairägyavato mumukñün bhaväbdhi-päraà prati yätum udyatän äçägraho majjayate’ntaräle nigrhya kaëöhe vinivartya vegät || 81 Chi si è distaccato dal mondo in modo apparente, quando attraversa l’oceano del mutamento, lo coccodrillo del desiderio lo afferra per la gola con violenza, trascinandolo fuori strada.

viñayäkhya-graho yena suvirakty-asinä hataù sa gacchati bhavämbhodheù päraà pratyüha-varjitaù || 82 Chi invece, munito della spada del perfetto distacco, uccide il coccodrillo dei sensi attraversa l’oceano del samsara senza impedimenti.

viñama-viñaya-märgair gacchato’naccha-buddheù prati-padam-abhiyäto mrtyur apyeña siddhah hita-sujana-gurüktyä gacchataù svasya yuktyä prabhavati phala-siddhiù satyam ity eva viddhi || 83 Sappi che la morte sopraffà quel folle che attraversa la via pericolosa della avidità dei sensi. Ma il discepolo che sceglie la sua strada in accordo con gli insegnamenti di un degno e nobile guru e che esercita constantemente la facoltà di discriminazione, arriverà felicemente alla fine del viaggio. Non puoi disconoscere questa verità.

mokñasya kämkñä yadi vai tavästi tyajätidüräd viñayän viñaà yathä péyüñavat toña-dayä-kñamärjava- praçänti-däntér bhaja nityam ädarät || 84 Se hai veramente sete di liberazione, evita tutti gli oggetti dei sensi e abbi per essi un rifiuto come ti trovassi di fronte a cose nocive. Pratica invece le nobili virtù: la contentezza, la compassione, il perdono delle ingiurie, l’onestà, la serenità e l’autocontrollo.

anukñaëaà yat parihrtya krtyaà anädy avidyäkrta-bandha-mokñaëam dehaù parärtho’yam amuñya poñaëe yas sajjate sa sva-manena hanti || 85 Chi si astiene dal liberarsi dalla schiavitù dell’ignoranza identificandosi con il corpo il quale è oggetto di fruizione da parte degli altri commette un vero suicidio.

çaréra-poñaëärthé san ya ätmänaà didåkñati grähaà därudhiyä dhåtvä nadi tartuà sa gacchati || 86 Chi cerca di realizzare l’Atman mentre accorda al corpo fisico una attenzione eccessiva, agisce come quell’insensato che, volendo attraversare un fiume commette l’errore di calvacare un coccodrillo credendolo un tronco d’albero

moha eva mahämrtyur mumukñor vapur ädiñu moho vinirjito yena sa mukti padam arhati || 87 Colui che cerca la liberazione se si illude di essere solo un corpo fisico ecc. fa una morte orribile. Se vince questa illusione raggiunge lo stato di liberazione.

mohaà jahi mahä-mrtyuà deha-dära-sutädiñu yaà jitvä munayo yänti tadviñëoù paramaà padam || 88 E riportando la vittoria su questa orribile morte, su tutti gli attaccamenti illusori verso il corpo fisico, la sposa, I figli ecc, che raggiungi lo stato supremo di Visnu (RV I,XXII,16-21).

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tvan-mäàsa-rudhira-snäyu-medo-majjästhi-saàkulam pürëaà mütra-puréñäbhyäà sthülaà nindyam idaà vapuù || 89 Questo corpo fisico composto di pelle, carne, sangue, arterie, grasso, midollo, ossa e permeato di sostanze contaminate, non è gradevole.

païcé-krtebhyo bhütebhyaù sthülebhyaù pürva-karmaëä samutpannam idaà sthülaà bhogäyatanam ätmanaù avasthä jägaras tasya sthülärthänubhavo yataù || 90 Questa forma densa, precipitata dal cumulo di azioni passate, è un aggregato di elementi grossolani, formato a sua volta da combinazioni elementari sottili le cui parti sono mescolate le une alle altre. Questo è lo strumento che il jivatman utilizza per le sue esperienze nello stato di veglia percependo così gli oggetti grossolani.

bähyendriyaiù sthüla-padärtha-seväà srak-candana-stri-ädi vicitra rüpäm karoti jévaù svayam etad ätmanä tasmät praçastir vapuño’sya jägare || 91 L’anima individuale, per quanto distinta si identifica con il corpo godendo mediante gli organi sensori, degli oggetti grossolani, come ad esempio il profumo di sandalo, di una ghirlanda di fiori ecc. per cui opera nello stato di veglia.

sarvo’pi bähya saàsäraù puruñasya yad äçrayaù viddhi dehamidaà sthülaà grhavad grhamedhinaù || 92 Sappi che questo corpo fisico costituisce per te quello che una casa potrebbe costituire per il suo padrone. Con esso si possono ottenere i rapporti con il mondo esterno.

sthülasya sambhavajarämaraëäni dharmäù sthaulyädayo bahuvidhäù çiçutädyavasthäù varëäçramädiniyamä bahudhä’mayäù syuù püjävamänabahumänamukhä viçeñäù || 93 La nascita, la decrepitezza, la morte ecc. come il vigore e la debolezza, sono le proprietà del corpo denso, L’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la vecchiaia sono le sue naturali condizioni; esso segue gli ordini sociali e gli stadi di vita; inoltre è condizionato da tante malattie, è sempre a esso che si serbano differenti trattamenti quali adorazione, ingiuria, ossequio ecc.

buddhéndriyäëi çravaëaà tvag-akñi ghräëaà ca jivhä viñayävabodhanät väk-päëi-pädä gudam-apy-upasthaù karmendriyäëi pravaëeni karmasu || 94 La pelle, le orecchie, gli occhi, il naso e la lingua sono gli strumenti della percezione sensitiva e servono per avere la nozione dei dati esterni. Gli organi della parola, le mani, gli organi di locomozione, di escrezione e di generazione sono gli strumenti di azione e hanno la caratteristica di eseguire vari lavori.

nigadyate’ntaùkaraëaà manodhér ahamkrtiç cittam iti sva-vrttibhiù manas tu samkalpa-vikalpanädibhih buddhiù padärthädhyavasäya-dharmataù 95 aträbhimänäd aham ityahaàkrtiùsvärthänusandhäna-guëena cittam 96 L’antakharana, organo interno della mente secondo le sue modificazioni viene denominato: manas, buddhi, ahamkara e citta. manas quando assume la funzione di pensare il pro e il contro dei dati , buddhi quando conosce il grado di verità delle cose, ahamkara quando assume la funzione di senso dell’Io, citta quando si unisce al proprio oggetto di desiderio

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präëäpäna-vyänodäna-samänä bhavatyasau präëaù svayam eva vrtti-bhedäd vikrti-bhedät suvarëa-salilädivat || 97 Segue il prana che diviene: prana, apana, vyana, udana, samana secondo le molteplici

funzioni loro inerenti o secondo le modificazioni che subisce, come avviene per l’oro

o per l’acqua ecc. (nota descrittiva sui tipi di prana)

vägädi païca çravaëädi païca präëädi païcäbhra-mukhäni païca buddhyädy avidyäpi ca käma-karmaëé puryañöakaà sükñma-çaréram ähuù || 98

i cinque organi d’azione, i cinque organi di cognizione, i cinque prana, i cinque

elementi sottili assieme alla buddhi, l’avidya il desiderio e l’azione sono gli otto fattori che correlati compongono il corpo sottile.

idaà çaréraà çåëu sükñma-saàjïitaà limgaà tvapacékrta-bhuta-sambhavam saväsanaà karma-phalänubhävakaà sväjïänato’nädir upädhir ätmanaù || 99 Ascolta, questo corpo sottile che viene chiamato anche linga sarira e che esiste negli elementi prima ancora della loro reciproca combinazione e suddivisione, provando dei desideri porta il jivatman a raccogliere i frutti delle azioni passate. Questo condizionamento, a cui non si può dare origine viene per ignoranza sovrapposto all’Atman.

svapno bhavaty asya vibhaktyavasthä sva-mätra-çeñeëa vibhäti yatra svapne tu buddhiù svayam eva jägrat käléna nänä-vidha-väsanäbhiù karträdi-bhävaà pratipadya räjate yatra svayaà jyotirayaà parätmä ||100

dhé-mätrakopädhir açeña-säkñé na lipyate tat-krta-karma-leçaiù yasmäd asamgas tata eva karmabhiù na lipyate kiïcid upädhinä krtaiù || 101 La condizione di sogno [stato sottile], distinta dalla veglia, è quella nella quale ci si esprime solo con la propria luce. Nel sogno la buddhi-intelletto assume il ruolo di agente, senza alcun fattore esterno, e ciò perché ha accumulato le impressioni nello stato di veglia. Ma l’Atman supremo continua a rimanere al suo posto di gloria con la semplice sovrapposizione della buddhi, quale testimone di tutte le cose, e non è minutamente toccato da nessuna delle azioni di questa, così in ogni circostanza l’Atman rimane libero dalle sovrapposizioni.

sarva-vyäprti-karaëaà limgam idaà syäd cidätmanaù puàsaù väsyädikam iva takñëah tenaivätmä bhavaty asamgo’yam || 102 L’Atman, che è intelligenza pura, utilizza questo corpo sottile come suo strumento, allo stesso modo del falegname che utilizza i suoi arnesi. L’Atman è dunque perfettamente libero.

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andhatva-mandatva-paöutva-dharmäù sauguëya-vaiguëya-vaçäd hi cakñuñaù bädhirya-mükatva-mukhäs tathaiva çroträdi-dharmä na tu vettur ätmanaù || 103 La cecità, la miopia, la vista acuta sono le diverse caratteristiche dell’occhio e, secondo l’integrità o no dell’organo considerato, subiscono imperfezioni; così si ha la sordità per l’orecchio o il mutismo per le corde vocali, ma queste diverse condizioni non riguardano l’Atman, il supremo conoscitore.

ucchväsa-niùçväsa-vijnrmbhaëa-kñut prasyandanädyutkramaëädikäù kriyäù präëädi-karmäëi vadanti tajäù präëasya dharmävaçanä-pipäse || 104 Respirazione, starnuto, sonnolenza, secrezione, escrezione sono considerati dagli esperti le funzioni rispettive dei vari prana, mentre la fame e la sete sono le caratteristiche (dharma) del prana propriamente detto.

antaù-karaëam eteñu cakñur ädiñu varñmaëi ahamityabhimänena tiñöhatyäbhäsa-tejasä || 105 L’organo interno è localizzato sia in un organo particolare sia nella totalità diffusa degli organi. Esso si identifica con tali complessi organici perché dal Sé riceve un riflesso di luce.

ahaàkäraù sa vijïeyaù kartä bhoktäbhimänyayam sattvädiguëayogena cävasthä-trayam açnute || 106 Sappi che il senso dell’Io identificandosi con il corpo fisico immagina di essere l’agente o lo sperimentatore dell’azione e, unito ai guna come ad esempio il sattva esperisce i tre stati (veglia, sogno e sonno profondo).

viñayäë ämänukülye sukhé duùkhé viparyaye sukhaà duùkhaà ca tad-dharmaù sadänandasya nätmanaù || 107 Se gli oggetti dei sensi sono piacevoli l’Io è felice, quando sono spiacevoli è infelice. Piacere e dolore sono le sue caratteristiche non quelle dell’Atman, la cui essenza è beatitudine.

ätmärthatvena hi preyän viñayo na svataù priyaù svata eva hi sarveñäm ätmä priyatamo yataù tata ätmä sadänando näsya duùkhaà kadäcana yat suñuptau nirviñaya ätmänando’nubhüyate çrutiù pratyakñam aitihyam anumänaà ca jägrati || 108-109 Gli oggetti dei sensi [piacevoli o spiacevoli] possono esserci perché c’è l’Atman essi infatti non hanno vita propria. L’Atman è, per la sua natura, quello per cui tutte le creature si amano, quello che non soffre perché è essenza di beatitudine. Nella condizione di sonno profondo si gode, senza la mediazione di alcun oggetto dei sensi, la beatitudine dell’Atman; ciò è chiaramente attestato dalla rivelazione, dalla percezione diretta, dalla tradizione e dall’inferenza

avyakta-nämné parameça-çaktiù anädy avidyä tri-guëätmikä parä käryänumeyä sudhiyaiva mäyä yayä jagat sarvam idaà prasüyate || 110 L’ignoranza o maya, chiamata anche l’immanifesta, è il potere stesso del Signore, essa appare senza inizio, comprende i tre guna e essendo la causa prima, è superiore a tutti gli effetti. Un intelletto chiaro può inferirla da questi effetti. Essa ha portato in oggettività l’universo intero.

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san-näpyasan-näpy-ubhayätmikä no bhinnäpyabhinnäpyubhayätmikä no sämgäpyanamgä hyubhayätmikä no mahädbhutä’nir-vacanéya-rüpä || 111 Non si può dire di essa né che esista né che non esista, né che partecipi alla esistenza né alla non-esistenza, non è né omogenea né eterogenea, né l’una né l’altra assieme. Non è composta di parti, né costituisce un tutto indivisibile. Non è contemporaneamente né l’uno né l’altro. Essa supremo prodigio, sfugge a ogni tipo di descrizione.

çuddhädvaya-brahma-vibhodhanäçyä sarpa-bhramo rajju-vivekato yathä rajas-tamas-sattvam iti prasiddhä guëästadéyäù prathitaiù svakäryaiù || 112 Essa (maya-avidya) può essere eliminata realizzando il puro non duale Brahman come l’illusione del serpente viene rimossa quando si ha la conoscenza della corda. I suoi guna sono tamas, rajas e sattva, così denominati a seconda delle loro rispettive funzioni.

vikñepa-çakté rajasaù kriyätmikä yataù pravrttiù prasrtä puräëé rägädayo’syäù prabhavanti nityaà duùkhädayo ye manaso vikäräù || 113 Rajas ha come caratteristica il potere di proiezione (vikñepa-çakté), l’attività è la sua natura e da esso provengono le modificazioni della mente quali l’attaccamento , la sofferenza ecc.

kämaù krodho lobha-dambhädy-asüyä ahaàkärerñyä-matsarädyästu ghoräù dharmä ete räjasäù puàpravrttiù yasmäd etat tad rajo bandha-hetuù || 114 I funesti attibuti del rajas sono: il desiderio, la collera, l’avidità, l’arroganza, l’odio, l’egoismo, l’invidia, la gelosia ecc. da esso nascono anche le tendenze estrovertite, è sempre esso la causa della schiavitù

eñä’vrtir näma tamo-guëasya, çaktiryayä vastvavabhäsate’nyathä saiñä nidänaà puruñasya saàsrteù vikñepa-çakteù pravaëasya hetuù || 115 Il potere velante appartiene al guna tamas che fa apparire le cose diversamente da ciò che esse sono. Esso è anche causa di trasmigrazione e mette in moto il potere proiettivo.

prajävän api paëòito’pi caturo’py-atyanta-sükñmätma-dåg- vyäléòhas tamasä na vetti bahudhä sambodhito’pi sphuöam bhräntyäropitam eva sädhu kalayatyälambate tadguëän hantäsau prabalä duranta-tamasaù çaktir mahatyävrtiù || 116 Persino il saggio e l’erudito penetrati nel più sottile significato dell’Atman possono essere sopraffatti dal tamas, così da incorrere nell’errore di considerare reali le sovrapposizioni create dall’ignoranza e identificarsi con gli effetti di questa. E’ proprio grande il velante potere del terribile tamas.

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abhävanä vä viparéta-bhävanä- sambhävanä vipratipattir-asyäù saàsarga-yuktaà na vimuïcati dhruvaà vikñepa-çaktiù kñapayaty ajasram || 117 In preda al tamas, non vi è equilibrio di giudizio e la mancanza di convinzioni alimenta il dubbio. Questo è il risultato di chi si sprofonda nel potere velante del tamas, oltre a subire sofferenze incessanti causate dal potere proiettivo.

ajnänam-älasya-jaòatva-nidrä-

pramäda-müòhatva-mukhäs tamoguëäù etaiù prayukto na hi vetti kiïcin nidräluvat stambhavad eva tiñöhati || 118 Gli attributi di tamas sono: l’ignoranza, la rilassatezza, la pigrizia, il torpore, la negligenza e l’ottusità. Colui che vi soggiace non comprende più niente, rimanendo addormentato come un pezzo di legno o una pietra.

sattvaà viçuddhaà jalavat tathäpi täbhyäà militvä saraëäya kalpate yaträtma-bimbaù prati-bimbitaù san prakäçayaty arka iväkhilaà jaòam || 119 Il puro sattva ha la trasparenza dell’acqua viva e, tuttavia, se è commisto al rajas o al tamas, concorre anch’esso a trascinare nella trasmigrazione. Quando la luce dell’Atman si riflette sul solo sattva allora, come il sole, essa rivela l’intero universo oggettivo.

miçrasya sattvasya bhavanti dharmäs- tvamänitädyä niyamä yamädyäù çraddhä ca bhaktiç ca mumukñatä ca daivé ca sampattir asan vrttiù || 120 Le proprietà del sattva [unito agli altri due guna] sono: assenza di orgoglio ecc. yama, niyama, fede devozione, desiderio di liberazione, tendenze divine e una profonda avversione per il non reale.

viçuddha-sattvasya guëäù prasädaù svätmänubhütiù paramä praçäntiù trptiù praharñaù paramätmaniñöhä yayä sadänanda-rasaà samåcchati || 121 Le caratteristiche del puro sattva sono la letizia, la realizzazione dell’Atman, la suprema pace, la pienezza, la costante devozione per il supremo Atman, il quale conferisce la beatitudine eterna.

avyaktam etat triguëair niruktaà tat käraëaà näma çaréram ätmanaù suñuptir etasya vibhaktyavasthä praléna-sarvendriyabuddhi-vrttiù || 122 L’immanifesto [o indifferenziato] composto dai tre gnna costituisce il corpo causale dell’Atman. Il suo stato è il sonno profondo in cui la mente e tutti gli organi connessi cessano di funzionare.

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sarva-prakära-pramiti-praçäntiù béjätmanävasthitir eva buddheù suñuptiretasya kila pratétiù kiïcin na vedméti jagat-prasiddheù || 123 Il sonno profondo è, dunque costituito dalla cessazione di ogni genere di percezione, per cui la buddhi si trova rivestita di un velo formale molto sottile, dimorando allo stato germinale-causale. Il noto giudizio “in quello stato non ho percepito niente” conferma tale condizione.

dehendriya-präëa-mano’hamädayaù sarve vikärä viñayäù sukhädayaù vyomädi-bhütänyakhilaà ca viçvaà avyakta-paryantam idaà hyanätmä || 124 Il corpo fisico, gli organi dei sensi, il prana, la mente, il senso dell’Io tutte le sue modificazioni, gli oggetti dei sensi, con il piacere-dolore, gli elementi grossolani, [come l’etere e il resto], in breve l’intero universo fino all’immanifesto costituiscono il non-Atman.

mäyä mäyä-käryaà sarvaà mahadädi-deha paryantam asad idam anätma-tattvaà viddhi tvaà maru-marécikä-kalpam ||125 Dal Mahat [mente universale] fino al corpo fisico, tutto è effetto della maya. Essi con la loro causa, la maya stessa, rappresentano il non-Atman e sono non reali come il miraggio nel deserto.

atha te sampravakñyämi svarüpaà paramätmanaù yad vijïäya naro bandhän muktaù kaivalyam açnute || 126 Ora passo a spiegarti la vera natura del supremo Sé realizzando il quale l’individuo si libera da ogni schiavitù ottenendo così l’isolamento.

asti kaçcit svayaà nityaà aham-pratyaya-lambanaù avasthä-traya-säkñé san païca-koça-vilakñaëaù || 127 (v. nota sui koça) Esiste una realtà, un entità assoluta, la quale è l’eterno sostrato della coscienza differenziata e distinta dai cinque involucri.

yo vijänäti sakalaà jägrat-svapna-suñuptiñu buddhi-tadvrtti-sad-bhävam abhävam-ahamityayam || 128 Colui che conosce tutto ciò che accade negli stati di veglia, sogno e sonno profondo, colui che è consapevole della presenza o dell’assenza del pensiero e delle sue modificazioni, colui che è il supporto dello stesso senso dell’Io è l’Atman.

yaù paçyati svayaà sarvaà yaà na paçyati kiïcana yaç cetayati buddhyädi na tad yaà cetayatyayam || 129 Colui che osserva ogni cosa, ma che da nessuno è osservato, colui che illumina la buddhi ecc. ma che da questo non viene illuminato, è l’Atman.

yena viçvam idaà vyäptaà yaà na vyäpnoti kiïcana abhä-rüpam idaà sarvaà yaà bhäntyam anubhätyayam || 130 Colui che permea questo universo ma che da nessuno può essere permeato, colui la cui luce si riflette nell’universo intero coprendolo con il suo splendore è l’Atman.

yasya sannidhi-mätreëa dehendriya-manodhiyaù viñayeñu svakéyeñu vartante preritä iva || 131 Dalla sua celata presenza attingono gli ordini il corpo, gli organi sensori, la mente e l’intelletto, con le loro rispettive funzioni, come i servitori dal padrone.

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ahamkärädi-dehäntä viñayäç ca sukh-ädayaù vedyante ghaöavad yena nitya-bodha-svarüpiëä || 132 E’ sempre per esso che tutto ciò che esiste – dal senso dell’Io al corpo fisico compresi gli oggetti dei sensi è conosciuto in modo manifesto, essendo l’essenza dell’eterna conoscenza.

eño’ntarätmä puruñaù puräëo nirantaräkhaëòa-sukhänubhütiù sadaikarüpaù pratibodha-mätro yeneñitä väg-asavaç caranti || 133 Esso è il Sé interiore, il primordiale Signore, la costante e piena beatitudine, sempre identico a sé stesso per quanto si rifletta nelle molteplici modificazioni mentali. Gli organi sensori e i prana con le loro rispettive funzioni, attingono da esso.

atraiva sattvätmani dhé-guhäyäà avyäkrtäkäça uru-prakäçaù äkäça uccaih ravivat prakäçate sva-tejasä viçvam idaà prakäçayan || 134 Dimorando nel nostro stesso corpo, nella mente ripiena di sattva, nel profondo della buddhi, nell’akasa non manifesto, l’Atman risplende del suo proprio splendore, come il sole nel firmamento, illuminando questo universo.

jätä mano’hamkrti-vikriyäëäà dehendriya-präëakrta-kriyäëäm ayo’gnivat tän anuvartamäno na ceñöate no vikaroti kiïcana || 135 Il conoscitore delle modificazioni mentali dell’Io, delle attività del corpo, degli organi sensori e del prana, sembra prendere la forma di questi, come il fuoco prende quella di una palla di ferro surriscaldata, ma in verità esso né agisce né si trasforma.

na jäyate no mriyate na vardhate na kñéyate no vikaroti nityaù viléyamäne’pi vapuñyamuñmin

na léyate kumbha ivämbaraà svayam || 136

non cresce e non diminuisce non subisce

cambiamenti perché è eterno, quando il corpo si disintegra continua ad esistere come continua ad esistere l’etere racchiuso in una brocca quando

questa si rompe.

prakrti-vikrti-bhinnaù çuddhabodhasvabhävaù sad-asad-idam-açeñaà bhäsayan nir-viçeñaù vilasati paramätmä jägrad-ädiñvavasthäsu aham-aham-iti säkñät-säkñirüpeëa buddheù || 137 Il supremo Atman distinto dalla prakti e dalle sue trasformazioni, ha la natura della pura conoscenza, esso rivela l’intero universo reale e non reale, sussiste di là dai tre strati e dal senso dell’Io e manifesta se stesso come testimone della buddhi. niyamitamanasämuà tvaà svam ätmänam ätma- nyayam-ahamiti säkñäd viddhi buddhi-prasädät jani-maraëa-tarangäpära-saàsära-sindhuà pratara bhava krtärtho brahmarüpeëa saàsthaù || 138 Disciplinata la mente e purificato l’intelletto, realizza il tuo proprio Sé, così potrai attraversare l’illimitato oceano del samsara, le cui onde sono le nascite e le morti. Rimani dunque fermo e soddisfatto nel Brahman.

Non

nasce

e

non

muore

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atränätmanyahamiti matir bandha eño’sya puàsaù präpto’jïänät janana-maraëa-kleça-sampäta-hetuù yenaiväyaà vapur idam asat satyam ity ätma-buddhyä puñyatyukñatyavati viñayais tantubhiù koçakådvat || 139 Confondere per ignoranza il Sé con il non-Sé significa essere schiavi delle nascite e delle morti. Identificandosi con il corpo fisico perituro, che non ha realtà assoluta, alimentandolo, curandolo, prolungando la sua esistenza con oggetti allettanti ci si attacca sempre di più, come il bruco al suo bozzolo.

atasmin tad-buddhiù prabhavati vimüòhasya tamasä vivekäbhäväd-vai sphurati bhujage rajju-dhiñaëä tato’nartha-vräto nipatati samädätur-adhikah tato yo’sadgrähaù sa hi bhavati bandhaù çrëu sakhe || 140 L’idea di ciò che non si è è causata dall’oscurità velante E’ la mancanza di discernimento che induce a scambiare la corda per il serpente: così gravi pericoli minacciano colui che accetta questa falsa realtà [confondere il reale con il non reale]. Ascolta amico, quando ci si attacca al non-reale, si crea la schiavitù.

akhaëòa-nityädvaya-bodha-çaktyä sphurantam ätmänam ananta-vaibhavam samävrëotyävrti-çaktir-eñä tamomayé rähur ivärka-bimbam || 141 Il potere velante che è fatto di oscurità sembra coprire l’Atman eterno, pieno, non duale, dall’infinito potere luminoso, così come Rahu sembra coprire il Sole [nell’eclissi solare] vedi ChanUp 8.13.1.

tiro-bhüte svätmanyamalatara-tejovati pumän anätmänaà mohäd aham iti çaréraà kalayati tataù käma-krodha-prabhrtibhir amuà bandhana-guëaiù paraà vikñepäkhyä rajasa uru-çaktir vyathayati || 142 Mediante questo velamento, l’indiduo s’identifica erroneamente con il non-Sé cioè con il corpo, mentre il non nato Atman brilla di luce pura. Così rajas con il suo grande potere proiettivo, lo accieca con le qualità incatenanti del desiderio della collera ecc.

mahä-moha-gräha-grasana-galitätmävagamano dhiyo nänävasthäà svayam abhinayan tad-guëatayä apäre saàsare viñaya-viña-püre jalanidhau nimajjyonmajjväyaà bhramati kumatiù kutsita-gatiù || 143 Colui la cui mente è inghiottita dallo coccodrillo divoratore della grande illusione s’immagina di essere egli stesso I differenti stati condizionati, affondando e risalendo nell’oceano sconfinato del samsara, in balia delle onde. In verità questa è una misera sorte.

bhänu-prabhäsaàjanitäbhra-panktiù bhänuà tirodhäya yathä vijrmbhate ätmoditähaàkrtir ätma-tattvaà tathä tirodhäya vijrmbhate svayam || 144 Così come le nuvole generate dai raggi del Sole coprono lo stesso Sole, così l’Io, riflesso proiettivo dell’Atman copre lo stesso Atman.

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kavalita-dinanärthe durdine sändra-meghaiù vyathayati himajhaïjhä-väyur-ugro yathaitän avirata-tamasätmanyävrte müòha-buddhià kñapayati bahu-duùkhais tévra-vikñepa-çaktiù || 145 Come in una giornata nuvolosa, quando il Sole è oscurato da dense nebbie, il freddo e il vento affliggono [l’individuo], così quando l’Atman è oscurato dal tamas, il terribile potere proiettivo perseguita l’individuo con affanni senza fine.

etäbhyäm eva çaktibhyäà bandhaù puàsaù samägataù yäbhyäà vimohito dehaà matvä’tmänaà bhramatyayam || 146 Questi due poteri (avarana-çakté e vikñepa-çakté) sono la causa della schiavitù dell’individuo. Così illuso da essi, scambiando il corpo per il Sé, egli vaga da una vita all’altra.

béjaà saàsrti-bhümijasya tu tamo dehätma-dhér-amkuro rägaù pallavam ambu karma tu vapuù skandho’savaù çäkhikäù agräëéndriya-saàhatiç ca viñayäù puñpäëi duùkhaà phalaà nänä-karma-samudbhavaà bahuvidhaà bhoktä’tra jévaù khagaù ||147

Dell’albero del samsara il tamas è il seme, l’aderire all’idea che il corpo sia il Sé è il germoglio, l’attaccamento al godimento sensoriale le foglie, l’azione l’acqua di alimento, il corpo, il tronco, l’energia vitale i rami gli organi sensori, i ramoscelli gli oggetti dei sensi i fiori, le sofferenze effetto del karma i frutti, il jiva è l’uccello assiso su di esso.

ajïänamülo’yam anätma-bandho naisargiko’nädir ananta éritaù

janmäpyaya-vyädhi-jarädi-duùkha-

praväha-täpaà janayatyamuñya || 148 Il non Sé che determina la schiavitù è frutto dell’innata ignoranza-radice senza inizio e senza fine, la quale crea un flusso di sofferenze: nascita, malattia, vecchiaia e morte.

nästrair na çastrair anilena vahninä chettuà na çakyo na ca karma-koöibhiù viveka-vijïäna-mahäsinä vinä dhätuù prasädena çitena maïjunä || 149 Tale [schiavitù] non può essere risolta né con le armi, né con il vento, né con il fuoco, né con le molteplici azioni, ma solo con la spada della suprema conoscenza forgiata dalla discriminazione e dalla purificazione degli elementi.

çruti-pramäëaika-mateù svadharma- niñöhä tayaivätma-viçuddhir-asya viçuddha-buddheù paramätma-vedanaà tenaiva saàsära-samüla-näçaù || 150 Colui che per autoriconoscimento aderisce alla Sruti e compie il suo svadharma (dovere inerente al proprio stato) è purificato: è l’individuo dallo intelletto puro realizza l’Atman supremo. Solo così il samsara viene distrutto alla sua radice.

koçair-annamayädyaiù païcabhir-ätmä na saàvrto bhäti nija-çakti-samutpannaiù çaiväla-paöalair-ivämbu väpéstham || 151 Sotto il velo delle cinque guaine, quale quella del cibo, prodotte dal suo stesso potere, il Sé si cela, come avviene con l’acqua di un lago coperta dalla coltre delle alghe. [nota sloka 129, per i kosa nota sloka 125]

21

tac-chaiväläpanaye samyak salilaà pratéyate çuddham trñëä-santäpa-haraà sadyaù saukhya-pradaà paraà puàsaù || 152

Con la rimozione delle alghe, l’acqua del lago riappare perfettamente pura, spegnendo

la sete e dando immediata gioia.

païcänäm-api koçänäm apaväde vibhätyayaà çuddhaù nityänandaika-rasaù pratyag-rüpaù paraù svayaà-jyotiù || 153 Rigetta dunque queste cinque guaine e il Sé ti apparirà come essenza di costante beatitudine come il Sé supremo che brilla del suo proprio splendore.

ätmänätma-vivekaù kartavyo bandha-muktaye viduñä tenaivänandé bhavati svaà vijïäya sac-cid-änandam || 154 Per liberarsi dalla schiavitù (bandha-muktaye), il saggio discepolo deve discriminare tra il Sé e il non-Sé (ätmänätma-vivekaù), solo così egli potrà conoscere la propria natura come Essere, Coscienza, Beatitudine.

muïjäd-iñékäm-iva dåçya-vargät pratyancam-ätmänam asamgam akriyam vivicya tatra praviläpya sarvaà tadätmanä tiñöhati yaù sa muktaù || 155 E’ liberato colui che sa separare gli oggetti sensoriali dal Sé come si separa la scorza avviluppante dell’erba munja. Così immergendo ogni cosa nel Sé immobile, si crea la perfetta identità con esso

deho’yam anna-bhavano’nnamayas tu koças hyännena jévati vinaçyati tad-vihénaù tvak-carma-mäàsa-rudhirästhi-puréñaräçiù näyaà svayaà bhavitum arhati nitya-çuddhaù || 156 Questo corpo è il prodotto del cibo e costituisce la guaina del cibo. Vive a causa del cibo e muore se ne è privo. E’ un miscuglio di pelle, carne, sangue, ossa ed altri componenti: così esso non potrà mai essere l’eternamente puro Atman che non deve la sua esistenza a nessuno fuorché a se stesso.

pürvaà janer-api mrter atha näyam-asti jäta-kñaëaù kñaëa-guëo’niyata- svabhävaù naiko jaòaçca ghaöavat paridrçyamänaù svätmä kathaà bhavati bhäva-vikära-vettä || 157

Prima della sua apparizione esso non poteva esistere né dopo la sua scomparsa potrà mai essere, la sua parabola è solo un lampo. Le sue qualità sono aleatorie è per natura soggetto a mutamento, è composto di parti, è inerte, e, come una brocca, è un semplice oggetto sensorio. Tale corpo non potrà mai essere l’Atman, l’indistruttibile testimone

di tutti i cambiamenti fenomenici?

päëi-pädädimän deho nätmä vyamge’pi jévanät

tat-tacchakteran-änaçäc ca na niyamyo niyämakaù || 158

Il corpo composto di braccia, gambe ecc. non può essere l’Atman perché si può

continuare a vivere anche in assenza di una o più di tali parti. Se esso è un semplice relativo che dipende da altro, come potra essere l’Atman, il legislatore universale.

deha-tad-dharma tat-karma tad-avasthädi säkñiëaù sata eva svataù siddhaà tad-vailakñaëyam ätmanaù || 159

L’Atman è la realtà distinta dal corpo fisico con le sue qualificazioni, le sue attività e i suoi vari stati (nascita, maturità, vecchiaia, morte); esso è il testimone costante di tutte queste cose.

22

çalya-räçir mäàsa-lipto malapürëo’ti-kaçmalaù kathaà bhaved ayaà vettä svayam-etad vilakñaëaù || 160 Come può l’increato Atman, il conoscitore, essere questo corpo composto di ossa, carne, sudiciume e impurità?

tvam-mäàsa-medo’sthi-puréña-räçäu ahaà-matià müòha-janaù karoti vilakñaëaà vetti vicära-çélo nija-svarüpaà paramärtha-bhütam || 161 Colui che è privo di senno s’identifica con tale ammasso di pelle, di ossa, di carne ecc. ma l’aspirante fornito di discernimento riconosce l’Atman come il solo reale, il quale è differente dal corpo.

deho’ham ityeva jaòasya buddhir dehe ca jéve viduñas-tvahaà-dhéù viveka-vijïänavato mahätmano brahmäham ityeva matiù sadätmani || 162 L’individuo sciocco pensa: io sono il corpo

(deho’ham), l’individuo intelligente

pensa: io sono una combinazione di corpo e anima vivente (buddhir dehe ca

ma il conoscitore, fornito di discernimento (viveka-vijïänavato), pensa: io

sono Brahman e considera l’eterno Atman il suo autentico Sé.

aträtma-buddhià tyaja müòha-buddhe tvan-mäàsa-medo’sthi-puréña-räçau sarvätmani brahmaëi nirvikalpe kuruñva çäntià paramäà bhajasva || 163 O tu privo di senno, cessa di pensarti quale composto di carne, pelle, ossa, grasso, riprendi la tua identità con il Brahman incondizionato, il Sé universale e realizza la suprema pace.

dehendriyädävasati bhramoditäà vidvän-ahaà täà na jahäti yävat tävan na tasyästi vimukti-värtä apyastveña vedänta-nayänta-darçé || 164 Colui che possiede solo un erudizione libresca, pur conoscendo a fondo il Vedanta, non potrà avere la forza di dissipare la falsa identificazione con il corpo e i vari organi che sono apparenze illusorie.

chäyä-çarére pratibimba-gätre yat svapna-dehe hådi kalpitämge yathätma-buddhih tava nästi käcit jévac-charére ca tathaiva mä’stu || 165 Come non ti consideri l’ombra del tuo stesso corpo o la tua immagine riflessa nell’acqua, nel sogno o nella tua immaginazione, così non devi considerarti il corpo fisico che indossi.

jéve),

dehätmadhér-eva nåëäm-asaddhiyäà janmädi-duùkha-prabhavasya béjam yatas-tatas-tvaà jahi täà prayatnät tyakte tu citte na punar bhaväçä || 166 Dal considerarti corpo fisico non-reale deriva la sofferenza della nascita ecc. Perciò con tutti i tuoi sforzi, devi porre fine a tutto ciò. Non potrà non esserci rinascita se questa identificazione prodotta dalla tua mente non sarà risolta.

23

karmendriyaiù païcabhir-ancito’yaà präëo bhavet präëa-mayas-tu koçaù || yenätmavän annamayo’nupürëaù pravartate’sau sakala-kriyäsu || 167 Il prana associandosi ai cinque organi d’azione, forma la guaina dell’energia vitale e pervadendo la guaina fatta di cibo [corpo fisico], concede a questi la possibilità di creare attività.

naivätmäpi präëamayo väyu-vikäro gantä’gantä väyuvad antar-bahir-eñaù yasmät kiïcit kväpi na vettéñöam-aniñöaà svaà vänyaà vä kiïcana nityaà para-tantraù || 168 La guaina dell’energia vitale non può essere l’Atman, perché essa è una modificazione dell’aria universale. Come l’aria [in un vaso], essa entra ed esce dal corpo fisico e non essendo reale, è incapace di discernere ciò che è piacevole o doloroso per sé o per gli altri.

jnänendriyäëi ca manaçca manomayaù syät koço mamäham iti vastu-vikalpa-hetuù saàjïädi-bheda-kalanä-kalito baléyäàs tatpürva-koçam-anupürya vijåmbhate yaù || 169 Gli organi di percezione, associati alla mente, formano la guaina fatta di mente. Essa è causa di distinzione [o falsa rappresentazione del reale] e si esprime con le nozioni di “Io” e “Mio”. Essa, interpenetrando la guaina precedente, ha il potere di creare le differenziazioni.

païcendriyaiù païcabhir-eva hotåbhiù pracéyamäno viñayäjya-dhärayä jäjvalya-mäno bahu-väsanendhanaiù mano-mayägniù dahati prapaïcam || 170 La guaina mentale rappresenta il fuoco sacrificale e proietta l’intero mondo fenomenico, questo fuoco è alimentato dai desideri dei cinque sensi, che costituiscono gli officianti, i quali agiscono come un continuo flusso di oblazioni.

na hy asty-avidyä manaso’tiriktä mano hy-avidyä bhava-bandha-hetuù tasmin vinañöe sakalaà vinañöaà vijåmbhite’smin sakalaà vijåmbhate || 171 Di là dalla mente non v’è più ignoranza, anzi l’ignoranza è la stessa mente la quale è causa di rinascita. Quando essa è risolta, il tutto è risolto; quando essa si manifesta ogni cosa appare.

svapne’rtha-çünye srjati svaçaktyä bhokträdi viçvaà mana eva sarvam tathaiva jägratyapi no viçeñaù tat sarvam etan manaso vijåmbhaëam || 172 Nel sogno, in cui non esistono gli oggetti esterni, la mente da sé stessa crea lo sperimentatore e il mondo da sperimentare. Ciò accade anche nella condizione di veglia. Così tutto questo [universo oggettivo] non è altro che una proiezione della mente.

24

suñupti-käle manasi praléne naivästi kiïcit sakala-prasiddheù ato manaù-kalpit eva puàsaù saàsära etasya na vastuto’sti || 173 Quando la mente è sparita nello stato del sonno profondo, non v’è, come è noto, alcun dato percepibile. Perciò il mondo del cambiamento è prodotto dalla mente dell’individuo, quindi non ha realtà assoluta.

väyunä’néyate medhaù punas tenaiva néyate manasäh kalpyate bandho mokñas tenaiva kalpyate || 174 Il vento ammassa le nuvole e lo stesso vento le disperde, così la mente immagina la schiavutù (manasäh kalpyate bandho) ma anche la liberazione.

dehädi-sarva-viñaye parikalpya rägaà badhnäti tena puruñaà paçuvad guëena vairasyam atra viñavat suvidhäya paçcäd enaà vimocayati tanmana eva bandhät || 175 La mente produce il desiderio per il corpo e il gusto per gli oggetti dei sensi legando così l’individuo, come un animale viene legato con una fune. Poi la stessa mente suscita verso gli oggetti sensoriali una avversione come se fossero veleni, liberandolo dalla schiavitù.

tasmän manaù käraëam-asya jantor bandhasya mokñasya ca vä vidhäne bandhasya hetur malinaà rajo-guëaiù mokñasya çuddhaà virajas-tamaskam || 176 Perciò la mente è la causa sià della schiavitù che della liberazione. Quando è macchiata dal rajas produce la schiavitù, quando è libera dal rajas e dal tamas portà alla liberazione.

viveka-vairägya-guëätirekät chuddhatvamäsädya mano vimuktyai bhavatyato buddhimato mumukñoù täbhyäà dåòhäbhyäà bhavitavyam agre || 177 Quando la mente diviene pura per la predominanza del discernimento e del distacco, si volge verso la liberazione. Così l’individuo intelligente che cerca la liberazione deve in primo luogo rafforzare queste due [virtù].

mano näma mahä-vyäghro viñayäraëya-bhümiñu caratyatra na gacchantu sädhavo ye mumukñavaù || 178 Nella vasta foresta dei piaceri sensoriali vaga una grossa tigre chiamata mente Chi veramente aspira alla liberazione è bene che si tenga da essa a debita distanza.

manaù prasüte viñayän açeñän sthülätmanä sükñmatayä ca bhoktuù çaréra-varëäçrama-jäti-bhedän guëa-kriyä-hetu-phaläni nityam || 179 La mente produce incessantemente per lo sperimentatore oggetti sensibili senza fine, sia grossolani sia sottili, come pure le distinzioni dei corpi degli ordini sociali, degli stati di vita, delle qualità, delle attività, delle cause e degli effetti.

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asaëga-cidrüpam amuà vimohya dehendriya-präëa-guëair-nibadhya ahaà mameti bhramayatyajasraà manas-svakåtyeñu phalopa-bhuktiñu || 180 Ingannando la pura coscienza e rendendola schiava mediante le qualità del corpo, degli organi sensori, della energia vitale e servendosi dell’idea del “Mio” e dell’”Io”, la mente la trascina incessantemente nelle diverse esperienze, frutto dei risultati prodotti dalle sue stesse azioni.

adhyäsa-doñät puruñasya saàsrtiù adhyäsa-bandhas tv’amunaiva kalpitaù rajas-tamo-doñavato’vivekino janmädi-duùkhasya nidänam-etat || 181 La trasmigrazione dell’individuo avviene per la funesta causa della sovra apposizione. La schiavitù che ne consegue è opera della mente che sovrappone, è ancora per essa che si origina la sofferenza della nascita e della morte perché un individuo permeato di rajas e tamas non ha discernimento.

ataù prähur-mano’vidyäà paëòitäs-tattva-darçinaù yenaiva bhrämyate viçvaà väyuneväbhra-maëòalam || 182 Così dai saggi che hanno scoperto la verità, la mente è considerata avidya. E’ da questa che il mondo fenomenico è trasportato in ogni direzione come le nuvole sono trasportate dal vento. tan-manaùçodhanaà käryaà prayatnena mumukñuëä viçuddhe sati caitasmin muktiù kara-phaläyate || 183 La mente di colui che cerca la liberazione dev’essere diligentemente purificata. Quando ciò avviene, la liberazione sarà accessibile come un frutto a portata di mano.

mokñaika-saktyä viñayeñu rägaà nirmülya sannyasya ca sarva-karma sacchaddhayä yaù çravaëädi-niñöho rajas-svabhävaà sa dhunoti buddheù || 184 Colui che è votato alla liberazione sa risolvere il suo attaccamento agli oggetti dei sensi, sa rinunciare a tutti i karma, sa aver fede nella verità e sa praticare assiduamente gli esercizi prescritti, inoltre riesce a purgare la sua buddhi dalla natura del rajas.

manomayo näpi bhavet parätmä hy ädyantavattvät pariëämi-bhävät duùkhätmakatväd viñayatva-hetoù drañöä hi dåçyätmatayä na dåñöaù || 185 La guaina mentale non può essere il supremo Sé perché essa ha un inizio e una fine e perché subisce il cambiamento, inoltre è caratterizzata dal dolore e dalla sofferenza e costituisce un semplice oggetto di percezione. Ora il visto non può mai essere scambiato con colui che vede.

buddhir-buddhéndriyaiù särdhaà savåttiù kartå-lakñaëaù vijïäna-maya-koçaù syät puàsaù saàsära-käraëam || 186 Associata agli organi percettivi, la buddhi, con le sue modificazioni, prende le caratteristiche di agente sperimentatore. Essa rappresenta la guaina dell’intelletto ed è causa di trasmigrazione.

26

anuvrajaccit-pratibimba-çaktiù vijïänasaàïjaù prakrter vikäraù jïäna-kriyävän aham-ityajasraà dehendriyä-diñvabhimanyate bhrçam || 187 Accompagnato da un riflesso della potenza di cit, l’intelletto è una manifestazione di prakrti dotato dell’attività del conoscere, svelandosi come Io, è identificato costantemente con il corpo, con gli organi sensori ecc.

anädi-kälo’yam ahaà svabhävo jévaù samasta-vyavahära-voòhä karoti karmäëy anupürva-väsanaù puëyänyapuëyäni ca tat-phaläni || 188

bhuëkte viciträsvapi yoniñu vrajan äyäti niryätyadha ürdhvam-eñaù asyaiva vijïäna-mayasya jägrat- svapnädyavasthäù sukha-duùkha-bhogaù || 189 E’ senza inizio temporale, ha la natura dell’Io [sono] questo, è l’anima vivente che esercita l’attività nel mondo relativo. Secondo le tendenze acquisite compie le azioni buone o non buone raccogliendone i frutti. Esso va e viene sperimentando diversi corpi, conformemente alle condizioni karmiche. La guaina fatta di conoscenza passa attraverso gli stati di veglia, sogno ecc. provando piacere e dolore.

dehädi-niñöhäçrama-dharma-karma-

guëäbhimänaù satataà mameti vijïäna-koço’yam-atiprakäçaù prakåñöa-sännidhya-vaçät parätmanaù ato bhavatyeña upädhir-asya yad ätmadhéù saàsarati bhrameëa || 190 Esso s’identifica con le qualità, le azioni, i doveri degli stati di vita inerenti al corpo. Questa vijïänakoça è molto luminosa perché è vicino al supremo Atman. Essa comunque vela il Sé essendone una sovrapposizione.

yo’yaà vijïäna-mayaù präëeñu hådi sphurat yayaà jyotiù küöasthaù san nätmä kartä bhoktä bhavaty-upädhisthaù || 191 Questa guaina di conoscenza risplende nel chakra del cuore molto vicino al prana, a causa dell’esistente sovrapposizione, sembra giocare il ruolo di agente e sperimentatore.

svayaà paricchedam upetya buddheù tädätmya-doñeëa paraà mrñätmanaù sarvätmakaù sann api vékñate svayaà svataù påthaktvena mådo ghaöän iva || 192 Questo atma benché sia il Sé di tutto l’esistente, assumendo i condizionamenti della buddhi, per errore sembra identificato con tale entità puramente illusoria per cui viene considerato come una individualità distinta, come se i diversi vasi potessero differire dall’argilla di cui sono fatti.

upädhi-sambandha-vaçät parätmä hy upädhi-dharmän anubhäti tadguëaù ayo-vikärän avikäri-vahnivat sadaika-rüpo’pi paraù svabhävät || 193 Il supremo Sé, benché immutabile e perfetto, associato alla sovrapposizione assume le qualità di questa per cui sembra agire esso stesso, come il fuoco che, pur avendo sempre la stessa forma appare diverso quando viene roteato.

27

çiñya uväca bhrameëäpyanyathä västu jévabhävaù parätmanaù tad-upädher anäditvät nänäder näça iñyate || 194

Il discepolo chiese: se il supremo atman esiste come jiva per errore o altro e la

sovrapposizione è senza inizio

ato’sya jévabhävo’pi nityä bhavati saàsrtiù na nivarteta tan mokñaù kathaà me çréguro vada || 195

E se l’esistenza del jiva è eterna, esso sarà sempre soggetto a trasmigrazione

per cui la liberazione è impossibile. Riverito Guru, illuminami su questo punto.

ñrégurur uväca samyak prñöaà tvayä vidvan-sävadhänena tac chrëu prämäëiké na bhavati bhräntyä mohita-kalpanä || 196 Il venerabile guru rispose: o dotto amico hai posto una domanda appropriata; ascoltami attentamente. Ciò che è prodotto dall’immaginazione, nata dalla illusione, non può essere accettato neanche come ipotesi.

bhräntià vinä tvasamgasya niñkriyasya niräkrteù na ghaöetärtha sambandho nabhaso nélatädivat || 197 Tra il Sé che è libero, senza attività e senza forma e il mondo degli oggetti può esserci rapporto solo sul piano dell’illusione, come avviene quando si attribuisce il colore azzurro al cielo.

svasya drañöur nirguëasyäkriyasya pratyag-bodhänanda-rüpasya buddheù bhräntyä präpto jéva-bhävo na satyo mohäpäye nästyavastu-svabhävät || 198 L’esistenza del jiva, che appare come atman, il quale è il vero testimone illuminato, inqualificato e senza attività, non è reale, essendo solo una proiezione creata dalla buddhi. E’ proprio quando tale illusione viene risolta che il jiva cessa di esistere.

yävad bhräntis tävad eväsya sattä mithyä-jïänojjrmbhitasya pramädät rajjväà sarpo bhränti-käléna eva bhränter näçe naiva sarpo’pi tadvat || 199 Questo jiva permane fino a quando dura l’illusione causata dalla non conoscenza. L’idea della corda scambiata per serpente persiste fino a quando vi è l’errore, ma il serpente non ci sarà più quando l’illusione sarà svanita. Così è nel nostro caso.

anäditvam avidyäyäù käryasyäpi tatheñyate utpannäyäà tu vidyäyäm ävidyakam-anädy-api || 200

prabodhe svapnavat sarvaà saha-mülaà vinaçyati anädyapédaà no nityaà prägabhäva iva sphuöam || 201 Per quanto l’avidya con i suoi effetti sia senza inizio, tuttavia al sorgere della

vidya, l’avidya con le sue radici, viene risolta, come un sogno al risveglio. Così

il

tutto fenomenico, per quanto senza inizio, non è eterno, come non lo è la non esistenza precedente.

allora come potrà mai avere una fine?

28

anäder api vidhvaàsaù prägabhävasya vékñitaù yad buddhyupädhi-sambandhät parikalpitam ätmani || 202 jévatvaà na tato’nyas tu svarüpeëa vilakñaëaù sambandha stvätmano buddhyä mithyä-jïäna puraùsaraù || 203 La non esistenza precedente per quanto senza inizio, ha una fine. Così il jivatman, immaginato come l’Atman a causa delle sovrapposizioni, ad esempio la buddhi non è reale: Il Sé è completamente differente da esso [jiva]. La relazione tra l’Atman e la buddhi è dovuta alla falsa conoscenza.

vinivrttir bhavettasya samyag jïänena nänyathä brahmätmaikatva-vijïänaà samyag-jïänaà çruter matam || 204 La soluzione delle sovrapposizioni avviene con la giusta conoscenza e non in altro modo. Secondo la Sruti, la conoscenza-realizzazione dell’identità dell’Atman con il Brahman avviene con la giusta conoscenza.

tad ätmä-anätmanoù samyag vivekenaiva siddhyati tato vivekaù kartavyaù pratyag-ätmasadätmanoù || 205 Ciò si ha mediante la retta discriminazione-discernimento tra l’Atman e il non Atman. Si deve quindi discernere il jivatman individuale dal vero Atman.

jalaà pamkavad-atyantaà pamkäpäye jalaà sphuöam yathä bhäti tathätmäpi doñäbhäve sphuöa-prabhaù || 206 Come l’acqua fangosa ridiventa trasparente se ripulita dalla melma, così l’Atman rivela improvvisamente tutto il suo splendore quando le maculazioni sono rimosse.

asan-nivrttau tu sadätmanäh sphuöaà pratétir etasya bhavet pratécaù tato niräsaù karaëéya eva sadätmanaù sädhvaham ädi vastunaù || 207 Nella rimozione delle predisposizioni vi è lo svelarsi improvviso del vero Atman. Di conseguenza si deve rimuovere il vero Atman da ogni cosa, come il senso dell’Io ecc.

äto näyaà parätmä syät vijïänamaya-çabdabhäk vikäritvät jaòatvät ca paricchinnatva-hetutaù drçyatväd vyabhicäritvän nänityo nitya iñyate || 208 Così la guaina dell’intelletto di cui abbiamo parlato, non può essere il supremo Atman perchè essa è soggetta a cambiamento è inanimata, è limitata, è un oggetto percepibile e non è costantemente presente. Una cosa non reale non può essere considerata reale.

änandapratibimba-cumbita-tanuh vrttis tamo jrmbhitä syäd änandamayaù priyädi-guëakaù sveñöärtha-läbhodayaù puëyasyänubhave vibhäti krtinäm änandarüpaù svayaà sarvo nandati yatra sädhu tanubhrn-mätraù prayatnaà vinä || 209 La guaina della beatitudine è ancora una modificazione dell’ignoranza-oscurità ed è toccata (baciata) da un riflesso della beatitudine dell’Atman. Possiede le qualità della gioia ecc. e si rende sensibile quando un soggetto piacevole viene percepito; essa si fa sentire in quell’essere fortunato che raccoglie il frutto di atti meritori, godendo la beatitudine senza sforzo.

änanda-maya-koçasya suñuptau sphürtir-utkaöä svapna-jägarayor éñad iñöa-sandarçan’ädinä || 210 La guaina di beatitudine è spontaneamente attivata nel sonno profondo, mentre negli altri stati di sogno e di veglia è solo parzialmente manifesta perché dipende dalla vista o contatto di un oggetto piacevole.

29

naiväyam änandamayaù parätmä sopädhikatvät prakrter vikärät käryatva-hetoù sukrta-kriyäyä vikära-samghäta-samähitatvät || 211 Questo corpo fatto di beatitudine non può essere il supremo Atman perchè è un semplice rivestimento, perché è una modificazione della sostanza-natura, perché è l’effetto di azioni meritorie, perché è inserito nelle altre guaine-corpi che sono anch’esse modificazioni.

païcänäm api koçänäà niñedhe yuktitaù kåte tan niñedhävadhi säkñé bodharüpo’vaçiñyate || 212 Quando i cinque corpi aggregati sono stati compresi e risolti in modo analitico, ciò che rimane è il testimone, il sostrato di tutto, conoscenza assoluta.

yo’yam ätmä svayaà-jyotiù païcakoça-vilakñaëaù avasthä-traya-säkñé san nirvikäro niraïjanaù sadänandaù sa vijïeyaù svätmatvena vipaçcitä || 213 Questo Atman è considerato autorisplendente e distinto dai cinque involucri, esso è il Testimone dei tre stati, è senza cambiamento, è senza maculazioni, ed è eterna beatitudine. Il saggio deve realizzarlo come il suo Atman.

çiñya uväca mithyätvena niñiddheñu koçeñveteñu païcasu sarväbhävaà vinä kiïcinna paçyämy atra he guro vijïeyaà kimu vastvasti svätmanätra vipaçcitä || 214 Il discepolo chiese: O maestro dopo aver risolto queste cinque guaine-corpi non reali, v’è la la non-esistenza del tutto? Quale entità potrebbe ancora esistere con cui il saggio dovrebbe creare l’identita?

ñrégurur uväca satyam uktaà tvayä vidvan nipuëo’si vicäraëe ahamädi-vikäräs te tad abhävo’yamapyatha || 215 sarve yenänubhüyante yaù svayaà nänubhüyate tam ätmänaà veditäraà viddi buddhyä susükñmayä || 216 Il Guru rispose; tu parli in modo giusto o dotto discepolo, sei capace di vera discriminazione, [dopo aver risolto i cinque kosa] rimane l’Atman, quello mediante il quale sono percepite tutte le modificazioni come il senso dell’Io ecc. e la loro stessa assenza [nel sonno profondo], quello che non può essere oggetto di percezione. Esercita adesso tutta la sottigliezza del tuo intelletto.

tat säkñikaà bhavet tattadyad yad yen’änubhüyate kasyäpy ananubhüt’ärthe säkñitvaà n’opayujyate || 217 Quando una cosa è percepita vuol dire che c’è un testimone (säkñi) dietro a quella percezione. Quando però l’agente percipiente viene a mancare, com’è possibile percepire qualcosa?

asau sva-säkñiko bhävo yataù svenänubhüyate ataù paraà svayaà säkñät pratyag-ätmä na cetaraù || 218 Questo [atman] è il testimone di Sé stesso, il quale si conosce da Sé stesso. Quindi l’anima individuale è il Supremo [Brahman] e nient’altro.

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jägrat-svapna-suñuptiñu sphuöataraà yo’sau samujjrmbhate pratyag-rüpatayä sadäham-aham ityantaù sphurannaikadhä nänäkära-vikära-bhägina imän paçyann-ahaà-dhémukhän nityänanda-cidätmanä sphurati taà viddhi svam etaà hådi || 219 Quello che si manifesta nei tre stati di veglia, sogno e sonno profondo, quello che sotto diversi aspetti, è interiormente percepito come una serie ininterrotta di impressioni del senso dell’Io, quello che in quanto Testimone osserva tutte le impressioni dell’Io, della buddhi ecc. le quali sono forme modificantesi, quello che viene realizzato come sat-cit-ananda, sappi che è l’Atman il quale dimora nel tuo cuore.

ghaöodake bimbitam arka-bimbam älokya müòho ravim-eva manyate tathä cidäbhäsam upädhi-saàsthaà bhräntyäham-ity-eva jaòobhimanyate || 220 Uno sciocco, osservando l’immagine del Sole riflessa nell’acqua della brocca, crede che sia il vero Sole. Così per effetto dell’illusione, egli si identifica con il riflesso dell’intelligenza pura, situato nelle guaine considerandolo la propria realtà.

ghaöaà jalaà tadgatam-arka-bimbaà vihäya sarvaà divi vékñyate’rkaù taöasthitah tat-tritayävabhäsakaù svayaà-prakäço viduñä yathä tathä || 221 Il saggio mette da parte la brocca, l’acqua e il riflesso per osservare solo il Sole di per sé risplendente, il quale pur illuminando quei tre, ne rimane distaccato.

dehaà dhiyaà cit-pratibimbam-evaà visrjya buddhau nihitaà guhäyäm drañöäram-ätmänam akhaëòa-bodhaà sarva-prakäçaà sad-asad-vilakñaëam || 222

nityaà vibhuà sarva-gataà su-sükñmaà antarbahiç-çünyam ananyam ätmanaù vijnäya samyamn nija-rüpametat pumän vipäpmä virajo vimåtyuù || 223

viçoka änanda-ghano vipaçcit svayaà kutaçcin na bibheti kaçcit nänyo’sti panthä bhava-bandha-mukteù vinä sva-tattvävagamaà mumukñoù || 224 E’ considerando non-reale il corpo fisico, la buddhi e il riflesso della intelligenza in essa, è realizzando questo Testimone, questo Sé che l’intelligenza suprema e causa di tutto, dimorante nel segreto della buddhi, distinto dal veicolo grossolano e da quello sottile, che è eterno, omnipresente, omnipervadente, più sottile del sottile, omogeneo, esente da parti interiori o esteriori, sempre identico a Sé stesso, è realizzando questo Sé che l’individuo può affrancarsi da tutti gli errori e dalla sofferenza, divenendo oceano di beatitudine. Per chi aspira alla liberazione non v’è altro mezzo per risolvere le catene della schiavitù se non realizzare la realtà di sé stesso.

brahmäbhinnatva-vijïänaà bhava-mokñasya käraëam yenädvitéyam-änandaà brahma sampadyate budhaiù || 225 La causa della liberazione è l’identità con Brahman. Mediante ciò il saggio consegue Brahman, uno senza secondo, beatitudine suprema.

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brahmabhütastu saàsrtyai vidvän nävartate punaù vijïätavyam ataù samyag brahmäbhinnatvam ätmanaù || 226 Una volta compreso il Brahman non si ritorna più nel mondo del samsara. Così si deve realizzare la piena identità dell’Atman con Brahman.

satyaà jïänam anantaà brahma viçuddhaà paraà svataùsiddham nityänandaika-rasaà pratyag-abhinnaà nirantaraà jayati || 227 Brahman è realà-verità, conoscenza, infinito, Esso è puro, supremo, autoesistente, eterno, essenza indivisibile di beatitudine, non differente dall’anima individuale, senza dentro né fuori, glorioso.

sad-idaà paramädvaitaà svasmäd-anyasya vastuno’bhävät 228 na hy-anyad-asti kiïcit samyak paramärtha-tattva-bodha-daçäyäm || Esso è il supremo non duale, il reale e nient’altro esiste. Nello stato di realizzazione della suprema realtà non vi è più alcun ente separato. yad-idaà sakalaà viçvaà nänä-rüpaà pratétam-ajïänät tat-sarvaà brahmaiva pratyastäçeña bhävanä-doñam || 229 Quest’intero universo (sakalaà viçvaà), che l’ignoranza (ajïänät) proietta in molteplici forme (nänä-rüpaà), non è altro che Brahman, libero dal condizionamento del pensiero.

måt-kärya-bhüto'pi mådo na bhinnaù kumbho’sti sarvatra tu måt-svarüpät na kumbha-rüpaà prthag asti kumbhaù kuto måñä kalpita-näma-mätraù || 230 Benché il vaso sia una modificazione dell’argilla, esso non si differenzia da questa. Il vaso nella sua natura, è ovunque identico all’argilla. Se lo si chiama vaso è solo per semplice convenzione.

kenäpi måd-bhinnatayä svarüpaà ghaöasya sandarçayituà na çakyate ato ghaöaù kalpita eva mohät mådeva satyaà paramärtha-bhütam || 231 Nessuno può dire che la natura di una brocca sia qualcosa di diverso dall’argilla di cui è fatta, la brocca quindi viene immaginata reale ma la suprema realtà è l’argilla.

sadbrahmakäryaà sakalaà sadaiva san-mätram-etan na tato’nyad asti astéti yo vakti na tasya moho vinirgato nidritavat prajalpaù || 232 L’intera esistenza (sakalaà sadevaà) essendo l’effetto del reale Brahman (sadbrahmakäryaà), non può essere nient’altro che Brahman.

brahmaivedaà viçvam ityeva väëé çrauté brüte’tharva-niñöhä variñöhä tasmäd-etad brahma-mätraà hi viçvaà nädhiñöhänäd bhinnatä’ropitasya || 233 In verità Brahman è questo universo (brahmaivedaà viçvam) così afferma l’Atharva Veda. Perciò l’universo è Brahman; una sovrapposizione (aropitasya) non ha esistenza indipendentemente dal suo sostrato.

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satyaà yadi syäj-jagadetad ätmano ‘nantattva-hänir-nigam-äpramäëatä asatya-väditvam apéçituù syän naitat trayaà sädhu hitaà mahätmanäm || 234 Se l’universo fosse autoesistente, l’Atman non sarebbe l’infinita essenza così le scritture sarebbero false e il Signore stesso sarebbe colpevole di dire una non verità. Nessuna di queste ipotesi può essere presa in considerazione da una grande anima. éçvaro vastu-tattvajno na cähaà teñvavasthitaù na ca mat-sthäni bhütäné’tyevameva vyacékathat|| 235 Il Signore, che conosce l’essenza della realtà, ha sostenuto ciò nel detto “Tutti gli esseri trovano dimora in Me, ma io non dimoro in loro” (BG 9.4)

yadi satyaà bhavedviçvaà suñuptämupalabhyatäm yannopalabhyate kincidato’satsvapnavan mrñä || 236 Se l’universo fosse reale (viçvaà satyaà) dovrebbe essere percepito nel sonno profondo (suñuptä), ma poiché non è percepito, è irreale come un sogno.

ataù påthan nästi jagat parätmanaù påthak-pratétis tu mrñä guëädivat äropitasyästi kim arthavattä adhiñöhänam-äbhäti tathä bhrameëa ||237 Quindi l’universo non può esistere indipendentemente dal supremo Atman e la percezione della sua separazione appare falsa, come la qualità [azzurra attribuita al cielo]. Un attributo sovrapposto perde completamente valore e significato quando lo si dissocia dal suo sostrato. E’ l’illusione che fa sembrare il sostrato come la stessa sovrapposizione.

bhräntasya yad yad bhramataù-pratétaà brähmaiva tat tad rajataà hi çuktiù idaàtayä brahma sadaiva rüpyate tväropitaà brahmaëi näma-mätram || 238 Tutto ciò che un individuo vittima dell’illusione, percepisce per errore lo si può considerare sempre Brahman e solo Brahman. Lo splendore dell’argento percepito non è altro che una madreperla. Brahman è il sempre esistente come “Questo” universo e ciò che è sovrapposto a Brahman può essere solo un semplice nome di comodo [con una forma].

ataù paraà brahma sad-advitéyaà viçuddha-vijnäna-ghanaà nirajanam präçäntam-ädyanta-vihénam akriyaà nirantaränanda-rasa-svarüpam || 239

nirasta-mäyä-kåta-sarva-bhedaà nityaà dhruvam niñkalam-aprameyam arüpam-avyaktam-anäkhyam-avyayaà jyotiù svayaà kiïcid idaà cakästi || 240 Quindi il supremo Brahman, il reale, non duale, puro, essenza di conoscenza, incontaminato, pacificato, senza inizio né fine, senza attività, della natura, della essenza della beatitudine suprema, al di là di tutte le differenziazioni create dalla maya, eterno, felice, senza parti, incommensurabile, senza forma, immanifesto senza nome, immutabile, autorisplendente [questo supremo Brahman] è il tutto.

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jïätr-jïeya-jïäna-çünyam anantaà nirvikalpakam kevaläkhaëòa-cinmätraà paraà tattvaà vidur-budhäù || 241

I saggi realizzano la suprema verità nella quale non v’è distinzione tra il

conoscitore la conoscenza e il conosciuto che è indifferenziata, trascendente compiuta e conoscenza assoluta.

aheyam-anupädeyaà mano-väcäm-agocaram aprameyam-anädyantaà brahma pürëam mahaà mahaù || 242

Questo Brahman non può essere né accettato, nè rifiutato, esso è al di là della mente e dal linguaggio, incommensurabile, senza inizio né fine, è pienezza, è

il

tat-tvaà-padäbhyäm abhidhéya-mänayoù brahmätmanoù çodhitayor yadéttham çrutyä tayos-tat-tvam-aséti samyak ekatvam-eva pratipädyate muhuù || 243

aikyaà tayor lakñitayor na väcyayoù nigadyate’nyonya-viruddha-dharmiëoù khadyota-bhänvor-iva räja-bhåtyayoù küpämbu-räçyoù paramäëu-mervoù || 244 Se la Sruti, nella massima Tu sei Quello enuncia ripetutamente l’identità del Brahman con il jiva designati rispettivamente con Quello e Tu, spogliati entrambi degli attribuiti che vengono dati loro, occorre comprendere che tale identità non deve intendersi nel senso letterale, ma nel senso implicito, dato che i due termini sono reciprocamente contraddittori e opposti come lo sono il sole e la lucciola, il Re e il servitore, l’oceano e l’onda, il monte Meru e un atomo.

tayor-virodho’yam upädhi-kalpito na västavaù kaçcid-upädhireñaù éçasya mäyä mahad-ädi-käraëaà jévasya käryaà çrëu pancakoçam || 245 La distinzione tra questi due termini è prodotta dalle sovrapposizioni, che non sono reali. Nel caso del Signore, la sovrapposizione è costituita dalla stessa maya, la quale è causata dal Mahat (éçasya mäyä mahad-ädi-käraëaà), se invece si tratta del jiva [la sovrapposizione] è effetto delle cinque guaine (jévasya

käryaà çrëu pancakoçam)

etäv-upädhé para-jévayos-tayoù samyam niräse na paro na jévaù räjyaà narendrasya bhaöasya kheöakaù tayor-apohe na bhaöo na räjä || 246

Quando le sovrapposizioni del jiva supremo e del jiva individuale vengono

eliminate, non v’è più né jiva supremo né quello individuale (na

Quando il regno del Re e lo scudo del guerriero sono assenti, in effetti non vi è

più né Re né guerriero (na bhaöo na räjä).

athäta ädeça iti çrutiù svayaà niñedhati brahmaëi kalpitaà dvayam çruti-pramäëänugrhéta-yuktya tayor-niräsaù karaëéya evam || 247 La stessa Sruti con le parole “Ora segue l’ingiunzione” esclude ogni immaginazione di dualità nel Brahman. E’ dunque indispensabile dissipare queste due [sovrapposizioni] per mezzo della diretta conoscenza, come nella sua autorità insegna la Sruti

Sé di tutti, è grandezza ineguagliabile.

paro na jévaù).

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nedaà nedaà kalpitatvän na satyaà rajju dåñöa-vyälavat svapnavat ca itthaà dåçyaà sädhu-yuktyä vyapohya jïeyaù paçcäd eka-bhävas-tayor yaù || 248 Né questo né questo sono reali, essendo solo immaginati, come il serpente è immaginato nella corda o come è immaginato un sogno. Con la soluzione del mondo oggettivo [visto], l’unità sottostante delle due [sovrapposizioni] può essere conosciuta.

tatas-tu tau lakñaëayä sulakñyau tayor-akhaëòaika rasatva-siddhaye nälaà jahatyä na tathäjahatyä kintübhayärthätmikayaiva bhävyam || 249 Perciò per la comprensione dell’assoluta unicità dei due [Isvara e Jiva], questi devono essere attentamente esaminati nel loro significato implicito. Non si deve usare né il metodo che sottintende un termine né quello che aggiunge un termine, ma occorre utilizzare entrambi i metodi.

sa devadatto’yam-itéha caikatä viruddha-dharmäàçam apäsya kathyate yathä tathä tat-tvam-aséti väkye viruddha-dharmän ubhayatra hitvä || 250

saàlakñya cin-mätratayä sadätmanoù akhaëòa-bhävaù paricéyate budhaiù evaà mahä-väkya-çatena kathyate brahmätmanor-aikyam akhaëòa-bhävaù || 251 Nella frase “Questo è quel Devadatta” si afferma l’identità dei due termini, eliminando i rispettivi attributi (tutte le differenze) che si escludono in modo reciproco. E’ lo stesso nel detto “Tu sei Quello”. Il saggio rigetti in entrambi i termini gli elementi contraddittori e riconosce la piena identità di Atma e Brahma perché l’attenzione si è portata esclusivamente sulla loro essenza che è comune. Inoltre in centinaia di grandi detti si menziona la piena identità-natura di Brahma e Atma.

asthülam ityetad asan nirasya siddhaà svato vyomavad-apratarkyam ato måñä-mätram-idaà pratétaà jahéhi yat-svätmatayä grhétam brahmäham-ityeva viçuddha-buddhyä viddhi svam-ätmänam akhaëòa-bodham || 252 Eliminando il non-reale [alla luce di certi passi della Sruti] “Esso non è grossolano ecc.” si realizza l’Atman che è fondato su sé stesso, incondizionato come l’etere che oltrepassa la stessa mente. Così rigetta la nozione di corpo che percepisci e con cui hai creato l’identificazione. Affermando Io sono Brahman con l’intelletto purificato, potrai comprendere l’Atman che è completa conoscenza-illuminazione.

måt-käryaà sakalaà ghaöädi satataà mån-mätram-evähitaà tadvat saj-janitaà sadätmakam idaà san-mätram-eväkhilam yasmän-nästi sataù paraà kim-api tat satyaà sa ätmä svayaà tasmät tat-tvam-asi praçäntam-amalaà brahmädvayaà yat-param ||253 Le modificazioni, per esempio una brocca, che la mente considera reali [autoesistenti], non sono altro che argilla. Così l’intero universo che procede dal Brahman è lo stesso Brahman. Poiché non vi è altro che Brahman, unica realtà, tu sei quello, il puro, il supremo, il non-duale.

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nidrä-kalpita-deça-käla-viñaya-jïäträdi sarvaà yathä mithyä tadvad-ihäpi jägrat jagat sväjïäna-käryatvataù yasmäd-evam idaà çaréra-karaëa-präëähamädyapyasat tasmät tat-tvam-asi praçäntam amalaà brahmädvayaà yat param ||254 Come nel sogno, il luogo, il tempo, gli oggetti, il conoscitore ecc. non sono reali [ma semplici fenomeni], così il mondo dell’esperienza di veglia, causato dalla ignoranza, non è reale. E poiché il corpo, gli organi, i prana, il senso dell’Io ecc. non sono reali, tu sei quello, il sereno, il puro, il supremo Brahman non duale

yatra bhräntyä kalpitam tad-viveke tat tan-mätraà naiva tasmäd vibhinnam svapne nañöaà svapna-viçvaà vicitraà svasmäd-bhinnaà kinnu drñöaà prabodhe || (prima parte 388 Samata) Ciò che viene per errore immaginato autoesistente in quanto oggetto si rivela, invece, quando la verità corrispondente è conosciuta, come il sostrato e non differente dal sostrato. L’universo nel sogno, con la sua molteplicità, appare e scompare con il sogno stesso, ma allo stato di veglia, esso potrà mai essere considerato come qualcosa di distinto dalla stessa mente?

jäti-néti-kula-gotra-düragaà näma-rüpa-guëa-doña-varjitam deça-käla-viñayätivarti yad brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 255 Ciò che è al di là dello stato sociale, dal credo religioso, dalla famiglia, che è al di là del nome e della forma, dalle qualità, dal pregio e dal difetto, che è al di là dal luogo dal tempo e dagli oggetti dei sensi, è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

yatparaà sakalavägagocaraà gocaraà vimala-bodha-cakñuñaù çuddha-cidghanam-anädi vastu yad brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 256 Questo supremo che è al di là della parola, ma entro la portata dell’occhio della pura illuminazione che è immacolata unità di coscienza senza inizio è il reale Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

ñaòbhir-ürmibhir-ayogi yogi-håd- bhävitaà na karaëair-vibhävitam buddhyavedyam anavadyamasti yad brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 257 Ciò che non è toccato dalle sei onde (fame, sete, sofferenza, illusione, decrepitezza e morte), ciò su cui medita il cuore dello yogi, ma che non può essere contemplato dagli organi sensori, ciò che l’intelletto non può conoscere, ciò che è senza macchia è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

bhränti-kalpita-jagat-kaläçrayaà sväçrayaà ca sad-asad-vilakñaëam niñkalaà nirupamänam åddhimat brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 258 Ciò che è il sostrato del mondo e dei suoi vari aspetti illusori, che si sostiene da sé stesso che è distinto dal grossolano e dal sottile che non ha parti e nessun paragone, è Brahman e tu sei Quello contempla ciò dentro di te.

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janma-våddhi-pariëatyapakñaya-

vyädhi-näçana-vihénam avyayam viçva såñöyavavighäta-käraëaà brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 259 Ciò che non ha nascita, crescita, evoluzione, declino, decrepitezza e morte; ciò che è indistruttibile, ciò che è causa di produzione preservazione e dissoluzione dell’universo è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

asta-bhedam anapästa-lakñaëaà nistaramga-jalaräçi-niçcalam nityamuktam-avibhakta-mürti yad brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 260 Ciò che non ha differenziazione, né perdita della sua intrinseca caratteristica, chè immobile come l’oceano senza onde, ciò che è eternamente libero e omogeneo è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

ekameva sadanekakäraëaà käraëäntaraniräsyakäraëam käryakäraëavilakñaëaà svayaà brahma tattvamasi bhävayätmani || 261 Ciò che, sebbene uno, è causa dei molti; ciò che esclude ogni altra causa, ma è esso stesso senza causa, ciò che non ha riferimento alla causa-effetto, ciò che è indipendente è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

nirvikalpakam-analpam-akñaraà yat-kñaräkñara-vilakñaëaà param nityam-avyaya-sukhaà niraïjanaà brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 262 Ciò che è libero dalle modificazioni mentali, che è infinito, inalterabile, di là dalle qualità di quiete o moto, ciò che è supremo ed eterno, felicità che non svanisce, ciò che è incontaminato è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

yad vibhäti sad-anekadhä bhramän näma-rüpa-guëa-vikriyätmanä hemavat svayam-avikriyaà sadä brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 263 Quella realtà una che per illusione appare modificata nel nome, nella forma e qualità, come l’oro con tutte le sue modificazioni è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

yac cakästyanaparaà parät-paraà pratyag eka-rasam ätmalakñaëam satya-cit-sukham anantam avyayaà brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 264 Ciò di là dal quale nulla più esiste, ciò che è supremanente superiore a tutto, ciò che è l’interiore e l’essenza di unità, ciò che è verità conoscenza e beatitudine senza fine ciò che è immutabile è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.

uktam-artham imam-ätmani svayaà bhävaya prathita-yuktibhir dhiyä saàçayädi-rahitaà karämbuvat tena tattva-nigamo bhaviñyati || 265 Sulla verità esposta tu devi meditare con il tuo intelletto e ricorrere agli argomenti delle Scritture. E come attingi l’acqua con il cavo della tua mano, similmente realizzerai la verità libera dall’errore.

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svam bodhamätraà pariçuddha-tattvaà vijïäya samghe nåpavac ca sainye tad ätmana-iva-ätmani sarvadä sthito viläpaya brahmaëi viçva-jätam || 266 Nel divenire della vita realizzando la conoscenza assoluta, libera dall’ignoranza e dai suoi effetti, come un Re in mezzo al suo esercito, occorre stabilizzarsi fermamente nel proprio Sé e risolvere l’universo nel Brahman

buddhau guhäyäà sad-asad-vilakñaëaà brahmästi satyaà param-advitéyam tadätmanä yo’atra vased guhäyäà punar na tasyäëga-guhä-praveçaù || 267 Brahman, realtà suprema e non duale risiede nella cavità della buddhi, al di là dell’essere e dal non essere. Colui che, come atman, dimora in questo cavo non entrerà più nel grembo di un corpo [non rinascerà più].

jïäte vastunyapi balavaté väsanä’nädir-eñä kartä bhoktäpy-aham-iti dròhä yäsya saàsära-hetuù pratyag-dåñöyätmani nivasatä säpaneyä prayatnät muktià prähus-tad-iha munayo väsanä-tänavaà yat || 268 Ma anche dopo aver assimilato la verità, può rimanere una forte impressione, alla quale non si può assegnare alcuna origine, di essere l’agente e lo sperimentatore, causa di trasmigrazione, per cui solo vivendo in uno stato interiorizzato di costante identità con l’Atman ciò può essere rimosso. I saggi affermano che la liberazione si ha quando nel presente vengono estinte le impressioni passate.

ahaà mameti yo bhävo dehäkñädäv-anätmani adhyäso’yaà nirastavyo viduñä svätma-niñöhayä || 269 La condizione di Io e Mio (ahaà mameti yo bhävo) di corpo (dehä), organi ecc. rappresenta il non-Sé (anätmani) questa sovrapposizione (adhyäso) dev’essere risolta dal Saggio creando l’identità con il proprio Atman.

jnätvä svaà pratyag-ätmänaà buddhi-tad-vrtti säkñiëam so’ham-ityeva sad-vrttyä’nätmanyätma-matià jahi || 270

Conoscendo l’Atman interiore come il testimone della buddhi

l’idea: Io sono ciò rimuovendo la falsa

identificazione con il non-Sé mediante il Sé.

modificazioni, [occorre affermare]

e delle sue

lokänuvartanaà tyaktvä tyaktvä dehänuvartanam çästränuvartanaà tyaktvä svädhyäsäpanayaà kuru || 271 Trascendendo le consuetudini sociali spazio-temporali, trascendendo l’idea del corpo, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

loka-väsanayä jantoù çästra-väsanayäpi ca deha-väsanayä jïänaà yathävan-naiva jäyate || 272 Molti non pervengono alla conoscenza per le impressioni-desideri delle consuetudini sociali spazio temporali, per l’impressione-desiderio delle Scritture, per l’impressione -desiderio del corpo.

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saàsära-kärägrha-mokñam-icchor ayomayaà päda-nibandha-çrmkhalam vadanti tajjïäù paöu väsanä-trayaà yo’smäd vimuktaù samupaiti muktim || 273

I saggi considerano queste tre impressioni-desideri come le catene che

tengono stretti i piedi di chi cerca la liberazione dalla schiavitù del samsara.

Colui che da ciò si affranca ottiene la liberazione.

jalädi-saàparka-vaçät prabhüta- durgandhadhütä’garu-divya-väsanä sangharñaëenaiva vibhäti samyag vidhüyamäne sati bähya-gandhe || 274 Il gradevole odore della pianta d’agaru, che è coperto dal fetore dell’acqua stagnante, ricompare quando viene rimosso lo strato stagnante estraneo.

antaç-çritänanta-düranta-väsanä-

dhülé-viliptä paramätma väsanä prajïäti-samgharñaëato viçuddhä pratéyate candana-gandhavat sphuöam || 275 Come l’odore di quella pianta [coperto dal fetore dell’acqua stagnante], così il profumo del supremo Sé è attutito dalle esalazioni dei persistenti desideri che hanno infangato la mente. Ma con il tocco della conoscenza esso riappare chiaramente.

anätma-väsanä-jälaih tirobhütätma-väsanä nityätma-niñöhayä teñäà näçe bhäti svayaà sphuöa || 276 La percezione del Sé (ätma-väsanä), attenuata dai desideri-impressioni che portano al non-Atman (anätma-väsanä), si automanifesta quando essi sono risolti mediante l’ininterrotta concentrazione sul Sé.

yathä yathä pratyag avasthitaà manas tathä tathä muïcati bähya-väsanäm nis çeña-mokñe sati väsanänäà ätmänubhütiù pratibandha-çünyä || 277 Man mano che la mente diviene stabilizzata interiormente abbandona gradatamente i desideri esteriori e quando tutte le impressioni-desideri sono estinte, non vi è più alcun ostacolo per la realizzazione del Sé.

svätmanyeva sadä sthitvä mano naçyati yoginaù väsanänäà kñayaçcätaù svädhyäsäpanayaà kuru || 278 Quando lo yogi è stabilito nel suo proprio Sé la mente viene neutralizzata e le vasana spariscono, quindi compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

tamo dväbhyäà rajaù sattvät sattvaà çuddhena naçyati tasmät sattvam avañöabhya svädhyäsäpanayaà kuru || 279

Il tamas è risolto dall’azione congiunta del rajas e del sattva, il rajas lo è

mediante il sattva e il sattva si risolve nello stato puro. Quindi con il sattva

compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

prärabdhaà puñyati vapur iti niçcitya niçcalaù dhairyam älambya yatnena svädhyäsäpanayaà kuru || 280 Di certo il tuo prarabdha karma manterrà il corpo in vita; quindi rimani calmo e fermo e compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

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nähaà jévaù paraà brahmetyatad-vyävrtti-pürvakam väsanä-vegataù präpta-svädhyäsäpanayaà kuru || 281 Meditando “Io non sono l’anima vivente” ma “Io sono il supremo Brahman” ed eliminando il desiderio-impressione precedentemente prodotto, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

çrutyä yuktyä svänubhütyä jïätvä särvätmyam-ätmanaù kvacid-äbhäsataù präpta-svädhyäsäpanayaà kuru || 282 Conoscendo che il tuo stesso Sé è il Sé di tutto, mediante le scritture, il ragionamento intelligente e l’esperienza diretta compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

annädäna-visargäbhyäm éñan-nästi kriyä muneù tad-ekaniñöhayä nityaà svädhyäsäpanayaà kuru || 283 Poiché è al di là persino dal mangiare ed evacuare il Saggio non adempie più azioni. Così contemplando unicamente e constantemente Quello, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

tat-tvam-asyädi-väkyottha brahmätmaikatva-bodhataù brahmaëyätmatva-däròhyäya svädhyäsäpanayaà kuru || 284 Con la conoscenza illuminante dell’unità dell’Atman con Brahman proclamata dalle principali massime come ad esempio “Tu sei Quello” e affermando l’identità Atman- Brahman compi la rimozione delle tue sovrapposizioni

ahaà-bhävasya dehe’smin niùçeña-vilayävadhi sävadhänena yuktätmä svädhyäsäpanayaà kuru || 285 “Io esisto come corpo”, fino a quando questa nozione non viene sdradicata [dalla tua mente], sii vigilante, concentrati sul Sé e compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

pratétir-jéva-jagatoù svapnavad-bhäti yävatä tävan-nirantaraà vidvan svädhyäsäpanayaà kuru || 286 O saggio, finché in te persiste, fosse anche nel sogno, la percezione del mondo oggettivo e del jiva compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. (fino a quando percepirai la differenza sotto qualunque forma)

nidräyä loka-värtäyäù çabdäder-api vismåteù kvacin-nävasaraà dattvä cintayätmänam-ätmani || 287 Non farti prendere né dalla pigrizia, né dai pensieri di ordine mondano, né dagli oggetti sensoriali, né da altra dimenticanza ma focalizza la tua mente sull’Atman.

mätä-pitror malodbütaà mala-mäàsa-mayaà vapuù tyaktvä cäëòälavad-düraà brahmébhüya kåté bhava || 288 Da questo corpo che hai ereditato dai tuoi genitori e che è costituito di carne ed impurità, tieniti a debita distanza come fosse un reietto e raggiungi lo scopo della tua esistenza: ESSERE BRAHMAN.

ghaöäkäçaà mahäkäça ivätmänaà parätmani viläpyäkhaëòa-bhävena tüñëém bhava sadä mune || 289 Come l’etere racchiuso in una brocca [è simile] all’infinito etere esterno, così il jivatman [è simile] all’Atman supremo, o saggio meditando sulla loro identità sii in pace.

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sva-prakäçam adhiñöhänaà svayaàbhüya sadätmanä brahmäëòam-api piëòäëòaà tyajyatäà mala-bhäëòavat || 290 Realizzandoti come l’autorisplendente Brahman, sostrato unico di tutte le apparenze, rinuncia all’universo e alla tua individualità perché sono ricettacoli impuri.

cid-ätmani sadänande dehärüòhäm ahaà dhiyam niveçya limgam utsrjya kevalo bhava sarvadä || 291 Trasferendo la tua attenzione dal corpo all’Atman che è esistenza, coscienza

e beatitudine e risolvendo altresì il corpo sottile, sii per tutta l’esistenza isolato [dalla maya].

yatraiña jagad-äbhäso darpaëäntaù puraà yathä tad brahmäham iti jïätvä kåtakåtyo bhaviñyasi || 292 Quel Brahman in cui si riflette, come una città in uno specchio d’acqua, l’intero universo, sei tu. Riconosci questa verità e lo scopo della tua esistenza sarà raggiunto.

yat-satya-bhütaà nija-rüpam ädyaà cid advayänandam arüpam akriyam tad-etya mithyä-vapur-utsåjeta çailüñavadveñamupättamätmanaù || 293 Se realizzi l’Uno senza secondo che è sad-cid-ananda al di là di tutte le forme e da ogni agire, tu porrai fine all’illusione di essere i tre corpi. Così, come l’attore all’ultimo atto, saprai gettare la maschera del personaggio con cui ti sei identificato.

sarvätmanä drçyam-idaà måñaiva naiväham-arthaù kñaëikatva-darçanät jänämyahaà sarvam-iti pratétiù kuto’ham-ädeù kñaëikasya siddhyet || 294 Se l’universo fenomenico non ha realtà, se l’individualità, essendo peritura non è assoluta, allora questa individualità come può affermare “Io conosco tutto”?

ahaà-padärthastvahamädi-säkñé nityaà suñuptäv-api bhäva-darçanät brüte hyajo nitya iti çrutiù svayaà tat-pratyagätmä sad-asadvilakñaëaù || 295

Reale è invece l’Atman, il quale rappresenta il testimone della individualità ed

è presente anche nello stato di sonno profondo. La sruti infatti così si esprime:

“Quello non è mai nato né muore mai …” Così l’Atman è di là dall’essere e dal non-essere.

vikäriëäà sarva-vikära-vettä nityä-vikäro bhavituà samarhati manoratha-svapna-suñuptiñu sphuöaà punaù punar drñöam-asattvam-etayoù || 296 Colui che percepisce il cambiamento deve necessariamente essere permanente e senza cambiamento. La non-realtà del corpo fisico e sottile è confermata in ogni istante dal movimento immaginativo dello stato di veglia, di sogno e di sonno profondo.

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ato’bhimänaà tyaja mäàsa-piëòe piëòäbhimäninyapi buddhi-kalpite käla-trayäbädhyam akhaëòa-bodhaà jïätvä svam-ätmänam upaihi çäntim || 297 Quindi, non pensare di essere un corpo fisico, sottile o un semplice Io perché queste cose sono proiezioni della buddhi. Realizza invece l’Atman, la cui realtà trascende il passato, il presente e il futuro e conseguirai la pace suprema.

tyajäbhimänaà kula-gotra-näma- rüpä-açrameñvärdra-çaväçriteñu limgasya dharmän-api kartåtädià styaktä bhaväkhaëòa-sukha-svarüpaù || 298

Non identificarti ancora con la tua famiglia, con i tuoi parenti, con il tuo nome,

perché queste categorie appartengono a

quel corpo fisico che ammorba di marcio cadavere. Rinuncia anche all’idea di essere l’agente dell’azione o il soggetto sensibile perché essi sono attributi del corpo sottile e svelati come essenza di beatitudine.

santyanye pratibandhäù puàsaù saàsära-hetavo drñöäù teñäm-evaà mülaà prathama-vikäro bhavaty-ahamkäraù || 299 Sono riconosciuti altri ostacoli che trascinano nel samsara ma, come è stato già detto, l’ostacolo principale è rappresentato dalla prima modificazione (prathamavikäro) della maya “IL SENSO DELL’IO” (amkäraù).

yävat-syät svasya sambandho’hamkäreëa durätmanä tävan na leça-mäträpi muktivärtä vilakñaëä || 300 Fino a quando esiste una pur minima relazione con questo pericoloso senso dell’IO, la liberazione è lontana perché questa escude la differenziazione.

ahamkara-grahät muktaù svarüpam upapadyate candravad vimalaù pürëaù sadänandaù svayaà-prabhaù || 301 Quando il discepolo si libera dalla morsa dell’ahamkara, come la luna dalle strette di Rahu, riprende la sua vera natura, la sua pienezza, la beatitudine e l’illuminazione.

yo vä pure so’ham-iti pratéto buddhyä viklpas tamasä’timüòhayä tasyaiva niççeñatayä vinäçe brahmätma-bhävaù pratibandha-çünyaù || 302 “L’Io sono questo” espresso dal corpo e originato dalla buddhi sotto l’impressione dell’ignoranza dev’essere risolto, così eliminato ogni ostacolo, l’Atman si riconosce Brahman. brahmänanda-nidhir mahä-balavatä’hamkära ghorähinä saàveñöyätmani rakñyate guëa-mayaiç-caëòais-tribhir mastakaiù vijïänäkhya-mahäsinä dyutimatä vicchidya çérña-trayaà nirmülyähim-imaà nidhià sukhakaraà dhéro’nubhoktuà kñamaù || 303 L’ahamkara come un possente e terribile serpente si arrotola con le sue tre teste (i guna), intorno al prezioso tesoro della beatitudine brahmanica. Solo il conoscitore con la tagliente spada della realizzazione affilata dalla conoscenza potrà fendere le tre teste conquistando quel tesoro di beatitudine.

con la tua forma

e gli stadi di vita

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yävad-vä yat-kiïcid viña-doñasphürtir-asti ced-dehe katham-ärogyäya bhavet tadvad ahaàtäpi yogino muktyai || 304 Fino a quando permane una pur minima traccia di veleno nel corpo, ci si potrà mai considerare guariti? Cosi l’egotismo [nel corpo] produce lo stesso effetto: ostacola la liberazione dello yogi.

ahamo’tyanta-nivrttyä tat-kåta-nänä-vikalpa-saàhrtyä pratyak-tattva-vivekäd-ayam aham-asméti vindate tattvam || 305 E’ con l’estinzione dell’ahamkara, è con la cessazione delle modificazioni mentali, è con il discernimento del Reale che si può sperimentare “Io sono Quello”

ahamkartaryasmim ahamiti muïca sahasä vikärätmany-ätma-pratiphala-juñi svasthitimuñi yad-adhyäsät präptä jani-måti-jaräduùkha-bahulä pratécaçcinmürteh tava sukhatanoù saàsrtir-iyam || 306 Così, senza porre indugio, cessa d’immedesimarti con l’ahamkara, con lo sperimentatore, semplice riflesso dell’Atman, con quel senso dell’Io che ti ha fatto conoscere la sofferenza della nascita, della vecchiaia e della morte sebbene tu sia stato sempre il Testimone, essenza di conoscenza e beatitudine assoluta.

sadaika-rüpasya cidätmano vibhor änanda-mürter anavadya-kérteù naivänyathä kväpyavikäriëas-te vinäham-adhyäsam-amuñya saàsrtiù || 307 Per quanto tu possa identificarti con il senso dell’Io, sappi in verità, che per te non ci sono trasmigrazioni, per te che sei sempre identico a te stesso omni presente, conoscenza e beatitudine assolute, gloria fulgente.

tasmäd-ahaàkäram-imaà sva-çatruà bhoktur-gale kaëöakavat pratétam vicchidya vijïäna-mahäsinä sphuöaà bhumkñvätma-sämräjya-sukhaà yatheñöam || 308 Perciò, con la spada della realizzazione risolvi l’ahamkara, il tuo nemico, simile alla spina nella gola di un commensale e godi in libertà e all’istante la beatitudine maestosa che ti appartiene.

tato’ham-äder vinivartya vrttià santyakta-rägaù paramärtha-läbhät tüñëéà samässvätma-sukhänubhütyä pürëätmanä brahmaëi nirvikalpaù || 309 Controllando le modificazioni dell’Io (vrttià ahaà) e distaccandoti dagli attaccamenti (rägaù) mediante la realizzazione della suprema realtà (paramärthaläbhät) affrancati dalla dualità e svela la pienezza della atman (pürëätmanä) nella pace brahmanica perché solo così potrai realizzare la tua infinita natura.

samüla-kåtto’pi mahän-ahaà punah vyullekhitaù syäd-yadi cetasä kñaëam saïjévya vikñepa-çataà karoti nabhassvatä prävrñi värido yathä || 310 [Sappi comunque che] questo terribile Io, per quanto tu lo creda sdradicato può riapparire anche per un istante nella tua mente, provocando centinaia di calamità, pari alle nuvole minacciose che si agitano nella stagione delle piogge.

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nigrhya çatror-ahamo’vakäçaù kvacin na deyo viñayänucintayä sa eva saïjévana-hetur-asya prakñéëa-jambéra-taror-ivämbu || 311 Una volta aggiogato il tuo nemico egoico, neanche per un istante devi immaginare gli oggetti sensoriali perché è immaginandoli che li richiami alla vita, come un cedro disseccato può rifiorire con un semplice getto d’acqua.

dehätmanä saàsthita eva kämé vilakñaëaù kämayitä kathaà syät ato’rtha-sandhäna-paratvam-eva bheda-prasaktyä bhava-bandha-hetuù || 312

Colui che si identifica con il corpo è avido di piaceri sensoriali, ma colui che si distacca dal corpo come può avere appetiti? La tendenza ad immaginare gli oggetti sensoriali rappresenta la vera causa della schiavitù (bhavabandha) e della distinzione

kärya-pravardhanäd béja-pravrddhiù paridrçyate kärya-näçät béjanäças tasmät käryaà nirodhayet || 313 Quando fioriscono gli effetti [oggetti di desiderio] anche i loro semi-cause [desideri] crescono proporzionalmente: al contrario quando gli effetti vengono risolti, anche le cause vengono eliminate. Perciò occorre risolvere gli effetti.

väsanä-våddhitaù käryaà kärya-våddhyä ca väsanä vardhate sarvathä puàsaù saàsäro na nivartate || 314

Quando le vasana [tendenze subconsce] fioriscono, gli effetti si moltiplicano e quando gli effetti si intensificano le vasana si espandono. Così in questo modo

il samsara si perpetua.

saàsära-bandha-vicchittyai tad dvayaà pradahed yatiù väsanä våddhir-etäbhyäà cintayä kriyayä bahiù || 315

Per spezzare la catena del samsara si devono incenerire due cose: desiderio

e oggetto [del desiderio]. Essi sono produttori di vasana.

täbhyäà pravardhamänä sä süte saàsrtim-ätmanaù trayäëäà ca kñayopäyaù sarvävasthäsu sarvadä || 316

sarvatra sarvataù sarvam brahma-mäträvalokanaiù sad-bhäva-väsanädäròhät tat-trayaà layam-açnute || 317 Le vasana arricchite da questi due fattori determinano [a loro volta] il samsara. Comunque, i tre [condizionamenti] si distruggono scorgendo in tutti i luoghi, tempi e in tutte le circostanze Brahman e solo Brahman, così i tre con l’ardente aspirazione ad essere uno con Brahman, saranno dissolti.

kriyä-näçe bhavec-cintänäço’smäd väsanä-kñayaù väsanä-prakñayo mokñaù sä jévan-muktir-iñyate || 318 Con la fine delle estroversioni vi è la fine dell’immaginazione verso gli oggetti sensoriali e, conseguentemente la distruzione delle vasana si chiama moksa, cioè liberazione in vita.

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sad-väsanä-sphürti-vijnrmbhaëe sati hy-asau vilénä tvaham-ädi-väsanä ati-prakrñöäpyaruëa-prabhäyäà viléyate sädhu yathä tamisrä || 319 Quando l’anelito a realizzare Brahman si manifesta con reale forza e con l’impeto dovuto, le vasana svaniscono immancabilmente, come le oscure tenebre spariscono alla chiara luce del sole nascente.

tamas-tamaù-käryam-anartha-jälaà na drçyate satyudite dineçe tathä’dvayänanda-rasänubhütau na västi bandho na ca duùkha-gandhaù || 320 Come l’oscurità con i suoi effetti, sparisce al sorgere del sole così all’alba della realizzazione della beatitudine non-duale spariscono, senza lasciare traccia la schiavitù e la sofferenza (bandho na ca duùkhagandhaù).

drçyaà pratétaà praviläpayan svayam san-mätram-änanda-ghanaà vibhävayan samähitas san-bahir-antaraà vä kälaà nayethäù sati karma-bandhe || 321 Provocando la soluzione del mondo oggettivo e di quello soggettivo e meditando sulla realtà quale pura beatitudine, consuma il tempo vigilando sui residui del prarabdha karma (karma già maturato).

pramädo brahma-niñöhäyäà na kartavyaù kadäcana pramädo mrtyur-ityäha bhagavän-brahmaëaù sutaù || 322 Non si deve dimenticare l’attenzione sul Brahman. Il figlio di Brahma ha considerato la disattenzione sinonimo di morte.

na pramädäd anartho’nyo jïäninaù sva-svarüpataù tato mohas-tato’haà-dhéh tato bandhah tato vyathä || 323 Il più grande pericolo per uno jnani è quello di non porre l’attenzione sulla propria reale natura. Da ciò derivano l’illusione, la schiavitù e infine la sofferenza-miseria.

viñayä-bhimukhaà drñövä vidväàsam-api vismåtiù vikñepayati dhé-doñaih yoñä järam iva priyam || 324 Anche un essere avanzato che conserva incosciamente un desiderio per un oggetto dei sensi, dovrà pagare cara la sua svista perché sarà ossessionato dalla predisposizione negativa della mente, come l’istanza passionale dell’amante ossessiona l’amato.

yathä pakrñöaà çaivälaà kñaëa-mätraà na tiñöhati ävåëoti tathä mäyä präjïaà väpi paränmukham || 325 Come il muschio lasciato un attimo si riproduce fino a coprire la superficie dello stagno così la maya ricopre quel saggio aspirante che dimentica sé stesso.

lakñyacyutaà syäd yadi cittam-éñad bahir-mukhaà sannipatet tatas-tataù pramädataù pracyuta-keli-kandukaù sopäna-païktau patito yathä tathä || 326 Se la mente dimentica anche per un istante il suo ideale divenendo estrovertita allora cadrà sempre più in basso, come una palla lungo una gradinata.

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viñayeñväviçac-cetaù samkalpayati tad-guëän samyak samkalpanät kämaù kämät puàsaù pravartanam || 327 La mente, entrando in contatto con gli oggetti sensoriali, immagina le loro qualità. Quando la sua riflessione è matura nasce il desiderio e sotto l’impressione del desiderio si sforza di possesere l’oggetto.

ataù pramädänna paro’sti måtyuù vivekino brahmavidaù samädhau samähitaù siddhimupaiti samyak samähitätmä bhava sävadhänaù || 328 Per colui che persegue la conoscenza del Brahman non vi è morte peggiore della disattenzione: ma chi ha la mente stabile ottiene completo successo. Quindi occorre avere la mente ferma sull’Atman. (n°329 nell’edizione Samata)

tataù svarüpavibhraàço vibhrañöastu patatyadhaù patitasya vinä näçaà punarnäroha ékñyate || 329 La disattenzione allontana dalla reale natura, così colui che è caduto [dalla sua reale natura] viene a rovina, per cui è difficile sollevarsi. (n°328 nell’edizione Samata)

samkalpaà varjayet tasmät sarvänarthasya käraëam (n°329 Samata) jévato yasya kaivalyaà videhe sa ca kevalaù yat kiïcit paçyato bhedaà bhayaà brüte yajuù çrutiù || 330 Occorre distogliere la mente dagli oggetti dei sensi, l’immaginazione è la causa di tutti i mali. Il jiva che, durante l’esistenza terrena, si è isolato dagli oggetti sensoriali conserverà dopo la morte corporale lo stesso isolamento Lo Yajur Veda afferma che si rimane schiavi del timore se sussiste la più debole traccia di differenziazione (bhedaà).

yadä kadä väpi vipaçcid-eñah brahmaëyanante’pyaëu-mätra-bhedam paçyatyathämuñya bhayaà tadeva yadvékñitaà bhinnatayä pramädät || 331 Quando l’aspirante nell’infinito Brahman, percepisce erroneamente, una pur minima differenziazione, ciò diviene per lui fonte di paura.

çruti-smrti-nyaya-çatair-niñiddhe dåçye’tra yaù svätma-matià karoti upaiti duùkhopari duùkha-jätaà niñiddha-kartä sa malimluco yathä || 332 Colui che si identifica con il mondo delle forme, mondo negato dalle scritture, dalla tradizione e da centinaia di ragionamenti, si espone a una lunga serie di conflitti perché somiglia a un ladrone che avendo commesso un atto proibito vive con la paura di essere arrestato.

satyäbhisandhäna-rato vimukto mahat tvam ätméyam upaiti nityam mithyä bhisandhäna-ratas-tu naçyed drñöaà tad-etad yad acaura-caurayoù || 333 Colui che si consacra alla meditazione sulla Realtà e che si affranca dalla ignoranza raggiunge la gloria eterna dell’Atman. Ma colui che si fonda sulla non-realtà è votato alla perdizione. E’ a una prova di questo genere che si ricorre per riconoscere se un individuo è capace o no di un misfatto.

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yatir-asad-anusandhià bandha-hetuà vihäya svayam-ayam-aham-asmétyätma-dåñöyaiva tiñöhet sukhayati nanu niñöhä brahmaëi svänubhütyä harati param-avidyä-kärya-duùkhaà pratétam || 334 L’asceta deve rinunciare a soffermarsi sulla non-realtà, causa di schiavitù e concentrandosi sull’Atman deve riconoscersi come Io sono Questo Se si stabilisce fortemente nel Brahman realizzandone l’identità sentirà il prorompere della beatitudine. Avrà così estirpato il conflitto che nasce dall’ignoranza e che prova nello stato di asservimento.

bähyänusandhiù parivardhayet phalaà durväsanäm-eva tatas tato’dhikäm jïätvä vivekaiù parihrtya bähyaà svätmänusandhià vidadhéta nityam || 335 La costante attenzione sugli oggetti sensoriali produce pensieri e frutti più abbondanti. Quando il discernimento fa comprendere questa verità, ci si distoglie da quegli oggetti e si è consapevoli dell’Atman.

bähye niruddhe manasaù prasannatä manaù-prasäde paramätma-darçanam tasmin sudåñöe bhava-bandha-näçaù bahir-nirodhaù padavé vimukteù || 336 Quando il mondo fenomenico cessa di esistere, la mente sperimenta la quiete e con la mente quieta si svela il param Atman, con questa realizzazione si rompe la catena delle nascite e delle morti, così il superamento del mondo fenomenico rappresenta il primo passo per accedere alla liberazione.

kaù paëòitaù san-sad-asad-viveké çruti-pramäëaù paramärtha-darçé janän hi kuryäd asato’valambaà svapäta-hetoù çiçuvan mumukñuù || 337 Chi è quell’esperto che essendo capace di discernere il reale dal non-reale, credendo nella Sruti, avendo l’occhio interiore rivolto verso l’Atman suprema realtà ed essendo un ricercatore della libertà, vuole ancora agire come un bambino e ritornare alle illusioni del mondo sensoriale, provocando la sua caduta?

dehädi-saàsaktimato na muktiù muktasya dehädyabhimatyabhävaù suptasya no jägaraëaà na jägrataù svapnas tayor bhinna-guëäçrayatvät || 338 Non vi è liberazione per colui che rimane attaccato ai suoi vari corpi; il liberato non aderisce a nessuno di essi, il dormiente non è sveglio né lo svegliato dorme i due stati si escludono reciprocamente.

antar-bahiù svaà sthira-jangameñu jïätvä atmanädhäratayä vilokya tyaktäkhilopädhir-akhaëòa-rüpaù pürëätmanä yaù sthita eña muktaù || 339 E’ libero colui che avendo la mente purificata, riconosce l’Atman quale sostrato delle cose mobili e immobili. Eliminando tutte le sovrapposizioni ci si riconosce come assoluto ed infinito Atman.

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sarvätmanä bandha-vimukti-hetuù sarvätma-bhävän na paro’sti kaçcit dåçyägrahe satyupapadyate’sau sarvätma-bhävo’sya sadätma-niñöhayä || 340 Riconoscere l’universale mondo come Atman è rendersi totalmente liberi dalla schiavitù. Non vi è niente di più alto che l’identità dell’Atman con il Tutto, tale stato è raggiunto da colui che risolve il mondo oggettivo fenomenico ritrovandosi Atman eterno.

drçyasyägrahaëaà kathaà nu ghaöate dehätmanä tiñöhato bähyärthänubhava-prasakta-manasah tat-tat-kriyäà kurvataù sannyastäkhila-dharma-karma-viñayaih nityätma-niñöhä-paraiù tattvajaiù karaëéyam ätmani sadänandecchubhir yatnataù || 341 Come è possibile la soluzione del mondo fenomenico per colui che si crede corpo, la cui mente aderisce al piacere sensoriale e che produce azioni atte a rafforzare tale piacere? Questa soluzione può essere effettuata da colui che ha rinunciato, con perseverante pazienza a ogni dharma a ogni karma e a ogni oggetto sensoriale per l’imperitura beatitudine dell’Atman.

sarvätma-siddhaye bhikñoù kåta-çravaëa-karmaëaù samädhià vidadhätyeñä çänto dänta iti çrutiù || 342 Per l’asceta che ha ricevuto l’insegnamento della Sruti e coltivato la calma e l’autocontrollo è prescritto il samadhi come unico mezzo per risolvere l’universo oggettivo nell’Atman.

ärüòha-çakter-ahamo vinäçaù kartun na çakyah sahasäpi paëòitaiù ye nirvikalpäkhya-samädhi-niçcaläù tän-antarä’nanta-bhavä hi väsanäù || 343 Anche le persone esperte, tranne coloro che mediante il nirvilkalpa samadhi, hanno realizzato la perfetta serenità, non possono risolvere improvvisamente l’Io, una volta divenuto forte. D’altra parte le vasana sono l’effetto di innumerevoli nascite.

ahaà-buddhyaiva mohinyä yojayitvä’vrter-balät vikñepaçaktiù puruñaà vikñepayati tad-guëaiù || 344 Il potere di proiezione (vikñepaçaktiù), associato alla potenza velante (avåti), cattura e vela l’individuo (puruñaà) con il sentimento dell’Io.

vikñepa-çakti-vijayo viñamo vidhätuà niççeñam-ävaraëa-çakti-nivåttyabhäve dåg-drçyayoù sphuöa-payojalavad vibhäge naçyet tad-ävaraëam-ätmani ca svabhävät nissaàçayena bhavati pratibandha-çünyo vikñepaëaà nahi tadä yadi cen mrñärthe || 345 Dominare il potere proiettivo prima che quello velante sia stato ridotto alla impotenza, è cosa difficile, ma il rivestimento che nasconde l’Atman viene a dissiparsi se l’aspirante è capace di distinguere il soggetto dall’oggetto, come il latte si distingue dall’acqua. La vittoria non è tuttavia completa fino a quando gli ostacoli non sono definitivamente eliminati, e questo evento può verificarsi quando gli oggetti immaginati del mondo sensibile non producono la benché minima modificazione mentale

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samyag-vivekaù sphuöa-bodha-janyah vibhajya dåg-dåçya-padärtha-tattvam chinatti mäyäkåta-moha-bandhaà yasmäd vimuktasya punar na saàsrtiù || 346 La perfetta discriminazione che nasce dalla diretta conoscenza permette di riconoscere la vera natura del soggetto da quella dell’oggetto e quindi di liberarsi dal giogo dell’illusione. Quando questo giogo si spezza, il samsara sparisce.

parävar’aikatva-viveka-vahniù dahaty-avidyä-gahanaà hy-açeñam kià syät punaù saàsaraëasya bijaà advaita-bhävaà samupeyuño’sya || 347 La conoscenza che l’individuale e l’universale sono tutt’uno, distrugge la impenetrabile foresta di avidya. In chi ha realizzato la natura della non-dualità non può esserci alcun genere di future trasmigrazioni.

ävaraëasya nivrttir-bhavati ca samyak padärtha.darçanataù mithyä-jïäna-vinäçah tad-vikñepa janita-duùkha-nivrttiù || 348 Il velo che nasconde la Verità viene rimosso quando la Realtà è realizzata nella sua pienezza. Allora saranno risolte la falsa conoscenza (mithyä-jïäna) causata dalle modificazioni mentali (vikñepa-nivrttiù) e la sofferenza che ne consegue.

etat tritayaà dåñöaà samyag-rajju-svarüpa-vijïänät tasmäd vastu satattvaà jïätavyaà bandha-muktaye viduñä || 349 Questo triplice risultato è prodotto, a proposito del serpente, quando si riconosce la vera natura della corda. Così ci si esercita a discriminare la vera natura delle cose, al fine di rompere le catene della schiavitù (bandha-muktaye)

ayo’gni-yogädiva sat-samanvayät mäträdi-rüpeëa vijåmbhate dhéù tat-käryam-eva-tritayaà yato mrñä dåñöaà bhrama-svapna-manoratheñu || 350

tato vikäräù prakrter ahaà-mukhä dehävasänä viñayäç ca sarve kñaëe’nyathä-bhävina esa ätmä nodeti näpyeti kadäpi nänyatha || 351 Come il ferro a contatto con il fuoco diviene fuoco così la mente, mediante la immanenza di Brahman, si manifesta come conoscitore e come oggetto di conoscenza. E come negli stati di sonno, sogno e veglia si constata che il soggetto e l’oggetto, effetti della mente, non hanno realtà assoluta, così le modificazioni della Prakrti, dal senso dell’Io fino ai contenuti delle vasana e al corpo fisico, non sono reali [assolute] perché subiscono dei cambiamenti incessanti, mentre l’Atman rimane costante.

nityä advayä-akhaëòa-cid-eka-rüpo buddhyädi-säkñé sad-asad-vilakñaëaù ahaà-pada-pratyaya-lakñitärthaù pratyak sadänanda-ghanaù parätmä || 352 La natura del supremo Atman è quella dell’eterno (nityä) non duale (advayä) indivisibile (akhaëòa) unica forma (eka-rüpo) conoscenza-coscienza (cit); esso è il testimone della buddhi, è oltre il reale e il non reale, non è né grossolano né sottile, è l’Io interiore, vero soggetto, eterna beatitudine (sadänandaghanaù).

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itthaà vipaçcit sad-asad vibhajya niçcitya tattvaà nija-bodha-dåñöä jïätvä svam-ätmänam-akhaëòa-bodhaà tebhyo vimuktaù svayam-eva çämyati || 353 Così il saggio, discernendo il reale dal non reale (cit sad-asad), riconoscendo la verità con l’illuminazione della sua conoscenza, realizzando il proprio Sé, in quanto intelligenza indivisibile, realizza di essere libero (vimuktaù) da tutti gli ostacoli e stabilito nella pace.

ajïäna-hrdaya-granther niççeña-vilayas-tadä samädhinä’vikalpena yadä advaitätma-darçanam || 354 Realizzando l’Atman, l’Uno senza secondo nello stato di nirvikalpa samadhi, di colpo si tagliano tutti i ceppi dell’ignoranza.

tvam aham idam-itéyaà kalpanä buddhi-doñät prabhavati paramätmanyadvaye nirviçeñe pravilasati samädhävasya sarvo vikalpo vilayanam upagacchet vastu-tattvävadhåtyä || 355 Le illusorie idee quali Io, Tu, Questo, Quello nascono dall’imperfezione della buddhi (buddhidoñät) e sono sovrapposte al supremo Atman che è assoluto e non duale. Ma quando la reale natura del Brahman si rivela nel corso del Samadhi, le sovrapposizioni sono dissolte.

çänto däntaù param-uparataù kñänti-yuktaù samädhià kurvan nityaà kalayati yatiù svasya sarvätma-bhävam tenävidyä-timira-janitän sädhu dagdhvä vikalpän brahmäkåtyä nivasati sukhaà niñkriyo nirvikalpaù || 356 Calmo, padrone di Sé, supremamente raccolto, fermo nella tolleranza, assorto nella pratica del samadhi, il ricercatore contempla constantemente il proprio Sé come Atman universale. Con questo sadhana perviene a neutralizzare tutte le immaginazioni che nascono dall’ignoranza e quindi, affrancato da tutte le azioni e al di là di ogni modificazione mentale vive nella beatitudine del Brahman,

samähitä ye praviläpya bähyaà çroträdi cetaù svam-ahaà cid-ätmani ta eva muktä bhava-päça-bandhaiù nänye tu pärokñya-kathäbhidhäyinaù || 357 Sono liberi (muktä) dalla schiavitù (bandhaiù) delle rinascite solo coloro che raggiungono il samadhi, immergendo così il mondo oggettivo, gli organi sensoriali, la mente e l’Io nell’Atman, intelligenza suprema, tutti gli altri non sono che ciarloni i quali si servono della conoscenza indiretta (pärokñya).

upädhi-yogät svayam-eva bhidyate copädhyapohe svayam-eva kevalaù tasmäd-upädheh vilayäya vidvän vaset sadä’kalpa-samädhi-niñöhayä || 358 Le sovrapposizioni (upädhi) sono tante per cui l’individuo crede che nel Sé esista la molteplicità. Ma rimosse tali sovrapposizioni, egli si scopre come immortale Atman. Che il saggio aspirante si dedichi, dunque esclusivamente alla ricerca del nirvilkalpa samadhi al fine di risolvere queste sovrapposizioni.

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sati sakto naro yäti sad-bhävaà hyeka-niñöhayä kéöako bhramaraà dhyäyan bhramaratväya kalpate || 359 Come il bruco, aspirando ardentemente a essere vespa, diviene vespa, così l’aspirante, contemplando acutamente il reale, realizza il reale.

kriyäntaräsaktim-apäsya kéöako dhyäyan alitvaà hyali-bhävam åcchati tathaiva yogé paramätma-tattvaà dhyätvä samäyäti tad-eka-niñöhayä || 360 E come il bruco, mettendo da parte ogni altro interesse, aspira intensamente a essere solo vespa, così lo yogi contemplando solo il supremo Atman lo realizza.

atéva sükñmaà paramätma-tattvaà na sthüla-dåñöyä pratipattum arhati samädhinä’tyanta-susükñma-våttyä jïätavyam äryair ati-çuddha-buddhibhiù || 361 La reale natura del supremo Atman è estremamente sottile e non può essere accessibile alla mente estrovertita. Essa è accessibile solo a quelle anime elevate, dalla mente perfettamente purificata, mediante il samadhi e per la straordinaria acutezza della buddhi.

yathä suvarëaà puöa-päka-çodhitaà tyaktvä malaà svätma-guëaà samåcchati tathä manaù sattva-rajas-tamo-malaà dhyänena saàtyajya sameti tattvam || 362 Come l’oro sottoposto all’azione del fuoco abbandona le impurità riprendendo la propria lucentezza, così la mente, con la meditazione, si purifica dalle scorie del sattva, del rajas e del tamas, realizzando la natura del Brahman.

nirantaräbhyäsa-vaçät tad-itthaà pakvaà mano brahmaëi léyate yadä tadä samädhiù sa vikalpa-varjitaù svato advayänanda-rasänubhävakaù || 363 Quando, così purificata, la mente si immerge nel Brahman, il samadhi passa dal savikalpa (con differenziazione) al nirvikalpa (senza differenziazione) conducendo direttamente alla realizzazione dell’essenziale beatitudine non duale (advayänanda-

rasä).

samädhinä’nena samasta-väsanä- granther vinäço’khila-karma-näçaù antar-bahiù sarvata eva sarvadä svarüpa-visphürtir-ayatnataù syät || 364 Con questo samadhi tutte le vasana che costringono l’individuo nei ceppi sono distrutte e il karma ugualmente risolto; così, dentro e fuori, ovunque e sempre avviene il manifestarsi spontaneo della propria reale natura.

çruteù çata-guëaà vidyän mananaà mananäd-api nidhidhyäsaà lakñaguëam anantaà nirvikalpakam || 365 La riflessione personale può considerarsi cento volte più efficace dell’ascolto, la meditazione centomila volte più efficace della riflessione, ma il nirvikalpa samadhi non ha paragone.

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nirvikalpaka-samädhinä sphuöaà brahma-tattvam-avagamyate dhruvam nänyathä calatayä manogateù pratyayäntara-vimiçritaà bhavet || 366 La vera natura del Brahman può essere realizzata in tutta la sua evidenza e nella sua pienezza nel nirvikalpa samadhi. Altro mezzo non vi è perché la mente instabile è sempre incline ad associarsi ad altre percezioni.

ataù samädhatsva yatendriyaù san nirantaraà çänta-manäù pratéci vidhvaàsaya dhväntam anädyavidyayä kåtaà sad-ekatva-vilokanena || 367 Perciò calma la tua mente, controlla i tuoi sensi, assorbito nell’interiore e supremo Atman, realizza la tua identità con quella realtà e le tenebre, prodotte dall’avidya, si dissiperanno per sempre.

yogasya prathama dväraà vän-nirodho aparigrahaù niräçä ca niréhä ca nityam-ekänta-çélatä || 368 La prima tappa dello yoga consiste nel controllo della parola (vak), la non accettazione di oggetti superflui (aparigrahaù), non avere aspettative (niräçä), essere libero da azioni egocentriche (niréhä), vivere in solitudine.

ekänta-sthitir-indriyoparamaëe hetur damaç cetasaù saàrodhe karaëaà çamena vilayaà yäyäd ahaà väsanä tenänanda-rasänubhütir-acalä brähmé sadä yoginaù tasmäc-citta-nirodha eva satataà käryaù prayatno muneù || 369 La vita in solitudine (ekänta) aiuta a controllare gli organi sensoriali (indriyo paramaëe), il controllo dei sensi (dama) serve a dominare la mente (cetasaù) e con il controllo della mente viene trasceso il senso dell’Io (ahaà). L’eliminazione dell’io porta lo yogi a realizzare in modo ininterrotto l’essenza della beatitudine del Brahman (änandarasä brähmé), di conseguenza il discepolo dev’essere sempre impegnato a tenere la mente (citta) in silenzio.

väcaà niyacchätmani taà niyaccha buddhau dhiyaà yaccha ca buddhi-säkñiëi taà cäpi pürëätmani nirvikalpe viläpya çäntià paramäà bhajasva || 370 Frena dunque la parola (väcaà)nel manas, il manas nella buddhi, la buddhi nel Testimone (säkñiëi) e questo nell’infinito e assoluto Atman (pürëätmani nirvikalpe). Solo allora otterrai la suprema pace (çäntià paramäà).

deha-präëendriya-mano-buddhyädibhir upädhibhiù yair yair våtteù samäyogah tat-tad bhävo’sya yoginaù || 371 Qualunque sia il condizionamento: corpo, energia vitale, organo sensoriale, mente, intelletto ecc. lo yogi che così si pensa diviene condizionato.

tan-nivåttyä muneù samyak sarvoparamaëaà sukham sandåçyate sadänanda-rasänubhava-viplavaù || 372 Quando questo [condizionamento] è completamente risolto, il muni si distacca dal tutto, sperimentando l’essenza della beatitudine (sadänanda-rasä).

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antas-tyägo bahis-tyägo viraktasyaiva yujyate tyajatyantar bahir-sangaà viraktas-tu mumukñayä || 373 Solo il discepolo spassionato è adatto per questo integrale distacco [dal mondo e da sé stesso], solo il discepolo spassionato che desidera essere libero può rinunciare ad ogni tipo di attaccamento esterno ed interno.

bahistu viñayaiù sangaà tathäntar-aham-ädibhiù virakta eva çaknoti tyaktuà brahmaëi niñöhitaù || 374 Solo il discepolo spassionato (virakta) profondamente stabilito (sthitah) in Brahman, può distaccarsi da tutti gli oggetti esterni (bahistu) dei sensi e dallo stesso Io (antaraham).

vairägya-bodhau puruñasya pakñivat pakñau vijänéhi vicakñaëa tvam vimukti-saudhägralatädhirohaëaà täbhyäà vinä nänyatareëa sidhyati || 375 Comprendi o saggio discepolo che il distacco (vairagya) e il discernimento illuminante (bodhau) sono per l’individuo ciò che le due ali sono per l’uccello. Se anche una di queste due qualità fa difetto non si potrà raggiungere la pianta della liberazione arrampicata sulla cima dell’edificio.

atyanta-vairägyavataù samädhiù samähitasyaiva dròha-prabodhaù prabuddha-tattvasya hi bandha-muktiù muktätmano nitya-sukhänubhütiù || 376 Solo l’aspirante che ha distacco può sperimentare il samadhi, solo chi ha avuto esperienza del samadhi consegue stabile realizzazione, solo chi ha realizzato la verità si libera dalla schiavitù e solo chi è libero svela la inalterabile beatitudine.

vairägyän na paraà sukhasya janakaà paçyämi vaçyätmanaù tac cet çuddhatarätma-bodha-sahitaà sväräjya-sämräjya-dhuk etad dväram ajasra-mukti-yuvateh yasmät tvam-asmät paraà sarvaträsprhayä sadätmani sadä prajïäà kuru çreyase || 377 Per il discepolo che è padrone di sé non conosco migliore strumento per conseguire la beatitudine se non il distacco. Se questo è unito alla più alta e pura conoscenza dell’Atman si ottiene la completa sovranità che, a sua volta porta alla liberazione. Così per il tuo bene, sii spassionato, per cose interiori ed esteriori e concentra la tua coscienza eternamente sull’Atman.

äçäà chinddhi viñopameñu viñayeñveñaiva mrtyoù srtih tyaktvä jäti-kuläçrameñvabhimatià muïcäti-dürät kriyäù dehädävasati tyajätma-dhiñaëäà prajïäà kuruñvätmani tvaà drañöäsy’amalo’si nirdvaya-paraà brahmäsi yad vastutaù || 378 Spezza dunque ogni desiderio per gli oggetti dei sensi, pericolosi veleni forieri di morte, abbandona l’orgoglio di casta, di famiglia e di stadio sociale; astieniti dall’agire, non identificarti con il corpo, la mente ecc. cose tutte irreali e fissa la tua coscienza sull’Atman, perché, in verità tu sei il Testimone, tu sei Brahman privo di dualità, supremo non contaminato dalla mente.

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lakñye brahmaëi mänasaà dåòhataraà saàsthäpya bähyendriyaà sva-sthäne viniveçya niçcala-tanuçcopekñya deha-sthitim brahmätmaikyam upetya tanmayatayä cäkhaëòa-våttyäniçaà brahmänanda-rasaà pibätmani mudä çünyaiù kim-anyair bramah|| 379 Ponendo la tua mente ferma sul Brahman, raffredando gli organi dei sensi nei rispettivi centri, con i corpi sottomessi e i bisogni trascesi, raggiungi la tua identità con Brahman. Sii unità con Esso e dissetati alla sorgente Brahmanica che sta in te. A che cosa possono mai servirti le futili cose di questo mondo?

anätma-cintanaà tyaktvä kaçmalaà duùkha-käraëam cintayätmän amänanda-rüpaà yan-mukti-käraëam || 380 Rinuncia a tutto ciò che è non-Sé (anätma), generatore di sofferenza (duùkhakäraëam) e contempla l’Atman che è beatitudine e fonte di liberazione

(muktikäraëam).

eña svayaà-jyotir açeña-säkñé vijïäna-koço vilasatyajasram lakñyaà vidhäyainam asad-vilakñaëam akhaëòa-våttyä’’tmatayä’nubhävaya || 381 In te risplende l’eterno Atman, il Testimone universale immanente nell’intelletto. Rigettando ogni pensiero, contempla questo Atman, distinto dal non-reale e comprendilo come te stesso.

etam-acchénnayä våttyä pratyayäntara-çünyayä ullekhayan vijänéyät sva-svarüpatayä sphuöam || 382 Contemplando continuamente questo Atman, senza altri pensieri lo realizzerai chiaramente come la tua reale natura.

aträtmatvaà dåòhé-kurvan aham-ädiñu santyajan udäsénatayä teñu tiñöhed ghaöäpatädivat || 383 Rafforza la tua identità con l’Atman e ripudia contemporaneamente il senso dell’Io con le sue modificazioni, le quali non hanno alcun valore, come non lo ha un vaso che si è rotto.

viçuddham-antaùkaraëaà svarüpe niveçya säkñiëyavabodha-mätre çanaiù çanair niçcalatäm-upänayan pürëaà svam-evänu-vilokayet tataù || 384 Fissa il tuo organo interno purificato sulla tua reale natura, sul Testimone, sulla conoscenza e a poco a poco, rendendoti calmo, realizza il tuo proprio Atman.

dehendriya-präëa-mano’ham-ädibhiù sväjïäna-klptair akhilair upädhibhiù vimuktam ätmänam akhaëòa-rüpaà pürëaà mahäkäçam ivävalokayet || 385 Questo Atman che è senza limiti e senza parti, che è esente da condizionamenti come il corpo, gli organi dei sensi, i prana, la mente, il senso dell’Io ecc. proiezioni tutte dell’ignoranza (äjïäna), questo Atman, simile ad etere infinito, dev’essere da te realizzato.

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ghaöa-kalaça-kusüla-süci-mukhyair gaganam upädhi-çatair vimuktam ekam bhavati na vividhaà tathaiva çuddhaà param ahamädi-vimuktam ekam-eva || 386 Cessa di associare all’etere i molteplici upadhi, come ad esempio la brocca, il vaso, il granaio, l’astuccio per gli aghi ecc. perché l’etere è uno e non molteplice; così il Signore Supremo, quando è libero dalle sovrapposizioni dell’Io ecc. in verità è Uno.

brahmädi-stamba-paryantä måñä-mäträ upädhayaù tataù pürëaà svam-ätmänaà paçyed ekätmanä sthitam || 387 Dal trascurabile organismo unicellulare fino allo stesso Brahma, tutte le sovrapposizioni sono non reali. Perciò realizza l’Atman il quale rimane il solo e illimitato Sé.

yatra bhräntyä kalpitaà tad viveke tat-tan-mätraà naiva tasmäd vibhinnam bhränter näçe bhäti dåñöähi-tattvaà rajjus tasmad viçvamätma-svarüpam || 388 Il sostrato che, in virtù dell’errore, s’immagina essere una cosa qualunque, si rivela con la giusta discriminazione come lo stesso sostrato dissipata l’illusione la realtà si svela: il serpente percepito per errore, diviene un semplice pezzo di corda, così l’intero universo non è altro che Atman.

svayaà brahmä svayaà viñëuù svayam indraù svayaà çivaù svayaà viçvam-idaà sarvaà svasmäd anyan na kiïcana || 389 Il Sé è Brahman, Il Sé è Visnu, il Sé è Indra, il Sé è Shiva, il Sé è l’intero mondo (viçvam-idaà). Non esiste altro che il Sé.

antaù svayaà cäpi bahiù svayaà ca svayaà purastät svayam-eva paçcät svayaà hy-äväcyäà svayam-apyudécyäà tathopariñöät svayam apyadhastät || 390 Il Sé è dentro e anche fuori (antaù bahiù), il Sé è avanti (purastät) e anche dietro (paçcät), il Sé è al nord e anche al sud, il Sé è sotto e anche sopra.

taramga-phena-bhrama-budbudädi sarvaà svarüpeëa jalaà yathä tathä cid-eva dehädya’ham-antam-etat sarvaà cid-evaika-rasaà viçuddham || 391 Come le onde, la schiuma, il vortice, la bolla nella loro essenza non sono altro che acqua, così tutto ciò che esiste dal corpo fisico all’Io non è altro che cit [conoscenza suprema] puro e omogeneo.

sadevedaà sarvaà jagad-avagataà vän-manasayoù sato’nyan-nästyeva prakrti-para-sémni sthitavataù prthak kià måtsnäyäù kalaça-ghaöa-kumbhädyavagataà vadatyeña bhräntas tvam aham iti mäyä-madirayä || 392 L’intero universo (sarvaà jagad) conosciuto mediante la mente e la parola non è altro che Brahman. Vi è solo Brahman che dimora di là delle più sottili sfere di prakrti. In che cosa la brocca, la giara differiscono dall’argilla di cui esse sono fatte? Per parlare del Mio e del Tuo (tvamaham) bisogna che l’individuo sia stato ubriacato dal vino di maya (mäyämadirayä).

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kriyä-samabhihäreëa yatra nänyad iti çrutiù bravéti dvaita-rähityaà mithyädhyäsa-nivåttaye || 393 La Sruti nel passo “Laddove non si vede più niente ….” Dichiara l’assenza della dualità, rimuovendo così tutte le false sovrapposizioni.

äkäçavan-nirmala-nirvikalpaà nisséma-nisspandana-nirvikäram antarbahiù çünyam ananyam advayaà svayaà paraà brahma kimasti bodhyam || 394

Come l’etere, il supremo Brahman è incontaminato, illimitato, senza moto, identico a

stesso; esso non ha interiorità o esteriorità, esso è esistenza una, è non duale, è il Sé

di

sé stesso. Vi può mai essere altro oggetto di conoscenza?

vaktavyaà kimu vidyate’tra bahudhä brahmaiva jévaù svayaà brahmaitaj-jagad ätataà nu sakalaà brahmädvitéyaà çrutiù brahmaiväham iti prabuddha-matayaù santyakta-bähyäù sphuöaà brahmé-bhüya vasanti santata-cidänandätmanaitad-dhruvam || 395 Non è comunque il caso di dilungarci. Il jiva non è altro che Brahman, e lo stesso dispiegamento dell’universo è Brahman. La Sruti indica che Brahman è senza secondo, è un fatto irrefutabile che i grandi saggi dalla mente illuminata, i quali hanno tagliato i contatti con il mondo dei nomi e delle forme e realizzato l’identità con Brahman, vivono in unità con Brahman, eterna conoscenza e beatitudine.

jahi mala-maya-koçe’haà-dhiyotthäpitäçäà prasabham-anila-kalpe lingadehe’pi paçcät nigama-gadita-kértià nityamänanda-mürtià svayam-iti paricéya brahma-rüpeëa tiñöha || 396 Abbandona le illusioni che l’Io ha seminato nel corpo fisico, vaso d’impurità; fai altrettanto con il corpo sottile che è inconsistente come una nuvola, comprendi infine che Brahman, essenza di beatitudine eterna, di cui le Scritture affermano la gloria, è il tuo Sé e realizzati in quanto Brahman.

çaväkäraà yävad bhajati manujas-tävad-açuciù parebhyaù syät kleço janana-maraëa-vyädhi-nilayaù yadätmänaà çuddhaà kalayati çiväkäram-acalam tadä tebhyo mukto bhavati hi tadäha çrutir-api || 397 Fino a quando l’individuo volge l’attenzione a questo corpo che già puzza di cadavere, rimane impuro e subisce gli attacchi dei suoi nemici nascita, malattia morte. Ma quando egli perviene alla conoscenza di sé stesso e si mantiene puro e inalterabile, si libera da tali incompiutezze. E’ la Sruti che lo afferma.

svätmanyäropitäçeñäbhäsa-vastu-niräsataù svayameva paraà brahma pürëam advayam akriyam || 398 Quando sono state rimosse tutte le sovrapposizioni apparentemente esistenti, allora non rimane altro che il supremo Brahman (paraà brahma), infinito (pürëam), non duale (advayam), il quale è al di là di ogni attività.

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samähitäyäà sati citta-våttau parätmani brahmaëi nirvikalpe na drçyate kaçcid ayaà vikalpaù prajalpa-mätraù pariçiñyate yataù || 399 Quando le modificazioni della mente (citta-våttau) si sono riassorbite nel supremo Sé (parätmani), nel Brahman indifferenziato, il mondo fenomenico cessa di essere percepito. A questo punto ogni disputa ha termine

asatkalpo vikalpo’yaà viçvam-ityekavastuni nirvikäre niräkäre nirviçeñe bhidä kutaù || 400 Nella realta Una il mondo (viçva) non è che una semplice rappresentazione mentale (vikalpo). Come può esserci diversità in Quello che è senza cambiamento, senza forma e assoluto?

drañöå-darçana-drçyädi-bhäva-çünyaika-vastuni nirvikäre niräkäre nirviçeñe bhidä kutaù || 401 Nella realtà una, priva del vedente, del visto e della visione (drañöå-darçana drçyä), nella realtà una assoluta (nirviçeñe), che è senza cambiamento (nirvikäre) e senza forma (niräkäre), dove può esserci traccia di dualità?

kalpäåëava ivätyanta-paripürëaika-vastuni nirvikäre niräkäre nirviçeñe bhidä kutaù || 402 Nella realtà una, immutabile, senza forma, assoluta, simile all’oceano dopo una dissoluzione del mondo, dove può esserci traccia di diversità?

tejaséva tamo yatra vilénaà bhränti-käraëam advitéye pare tattve nirviçeñe bhidä kutaù || 403 Come può esserci diversità nella suprema realtà, nell’Uno senza secondo, nell’assoluto dove la radice dell’illusione si dissolve come le tenebre di fronte alla?

ekätmake pare tattve bheda-värtä kathaà vaset suñuptau sukha-mäträyäà bhedaù kenävalokitaù || 404 Come si può parlare di diversità nella suprema realtà una ed omogenea? Chi ha mai riscontrato traccia di diversità nella beatitudine del sonno profondo?

na hy asti viçvaà para-tattva-bodhät sadätmani brahmaëi nirvikalpe kälatraye näpyahirékñito guëe na hyambu-bindur måga-trñëikäyäm || 405 Anche se la suprema realtà non è ancora conosciuta, si può capire come il mondo dei nomi e delle forme non può sussistere nel Brahman non qualificato, nell’essere senza macchia. In nessuna modalità temporale (passato, presente e futuro) può mai esistere la presenza del serpente nella corda o quella di una goccia d’acqua nel miraggio di un lago?

mäyä-mätram idaà dvaitam advaitaà paramärthataù iti brüte çrutis säkñät suñuptä-vanubhüyate || 406 (vedi 236) La sruti dichiara che la dualità (dvaita) è maya, mentre la realtà suprema (paramärthataù) è non duale (advaita), ciò viene confermato nel sonno profondo.

(suñuptä)

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ananyatvam adhiñöhänäd äropyasya nirékñitam paëòitai rajju-sarpädau vikalpo bhränti-jévanaù || 407 I saggi hanno osservato che la sovrapposizione è identica al sostrato, come il serpente alla corda. E’ l’illusione che crea la differenza.

citta-mülo vikalpo’yaà cittäbhäve na kaçcana ataçcittaà samädhehi pratyag-rüpe parätmani || 408 Questo [universo] immaginario (vikalpo) ha la sua radice (mulo) nel citta (mente) e svanisce quando il citta è risolto. Dissolvi, dunque, il tuo citta e immergilo nel supremo sé (paratmani)

kim-api satata-bodhaà kevalänanda-rüpaà nirupamam ativelaà nitya-muktaà niréham niravadhi gaganäbhaà niñkalaà nirvikalpaà hådi kalayati vidvän brahma pürëaà samädhau || 409 Con il samadhi il saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito Brahman come essenza di conoscenza e beatitudine, [Brahman] che è incomparabile, di là di ogni limitazione, sempre libero, che non agisce e che come l’etere è indifferen- ziato e incondizionato.

prakrti-vikrti-çünyaà bhävanätétabhävaà samarasam asamänaà mäna-sambandha-düram nigama-vacana-siddhaà nityam asmat-prasiddhaà hådi kalayati vidvän brahma pürëaà samädhau || 410 Con il samadhi il saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito Brahman che è al di là della causa e dall’effetto. Esso non può essere pensato né verbalizzato, come dichiarato dai Veda, è omogeneo, incomparabile, di là di tutte le prove empiriche. Esso è compreso nel Sé.

ajaram amaram astäbhäva-vastu-svarüpaà stimita-salila-räçi-prakhyamäkhyä-vihénam çamita-guëa-vikäraà çäçvataà çäntam-ekaà hådi kalayati vidvän brahma pürëaà samädhau || 411 Con il samadhi il saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito, l’incorruttibile e immortale Brahman, l’essere positivo che, escludendo ogni negatività [dualità] è calmo come l’oceano privo di onde, senza nome, senza merito né demerito, eterno, pacificato, Uno senza secondo.

samähitäntaù-karaëaù svarüpe vilokayätmänamakhaëòa-vaibhavam vicchinddhi bandhaà bhava-gandha-gandhitaà yatnena puàstvaà saphalé-kuruñva || 412 Con il samadhi, quando il tuo äntaù-karaëaù è stato risolto, contempla in te stesso l’Atman la cui gloria è eterna, metti fine alla schiavitù del tuo passato e sforzati di raggiungere diligentemente il fine per il quale hai preso un corpo umano.

sarvopädhi-vinir-muktaà sac-cid-änandam-advayam bhävayätmänam-ätmasthaà na bhüyaù kalpase’dhvane || 413 Medita sull’Atman che risiede nel tuo cuore, privo di limitazioni, che è sat cit ananda e non duale. Solo così non sarai raggiunto dalla catena delle nascite e delle morti.

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chäyeva puàsaù pari-drçyamänam äbhäsa-rüpeëa phalänubhütyä çaréram-ärät çavavan-nirastaà punar na samdhatta idaà mahätmä || 414 Dopo aver contemplato il corpo come già cadavere, l’uomo saggio non lo considera più, anche quando, come un ombra, a causa dei frutti del karma passato, lo percepisce ancora.

satata-vimala-bodhänanda-rüpaà sametya tyaja jaòa-mala-rüpopädhim etaà sudüre atha punar api naiña smaryatäà vänta-vastu smaraëa-viñaya-bhütaà kalpate kutsanäya || 415 Nel realizzare l’Atman, eterna intelligenza e beatitudine senza macchia, distaccati dall’impuro, inerte e imprigionante corpo. Dovresti persino cancellarlo dalla tua memoria.

samülam-etam paridähya vahnau sadätmani brahmaëi nirvikalpe tataù svayaà nitya-viçuddha-bodhä- andätmanä tiñöhati vid-variñöhaù || 416 Dopo aver dissolto, nel fuoco indifferenziato del Brahman, il corpo alla sua radice, il saggio dimora nel puro Atman, conoscenza-beatitudine eterna.

prärabdhasütra-grathitaà çaréraà prayätu vä tiñöhatu goriva srak na tat punaù paçyati tattva-vettä anandätmani brahmaëi léna-våttiù || 417 Che il suo corpo, tessuto dal filo del prarabdha karma, cada in rovina o si mantenga in vita, il conoscitore della verità non se ne preoccupa. Forse che una vacca si preoccupa della ghirlanda di fiori appesa al suo collo? La mente del risvegliato ha cessato di proiettare perché è entrata nella pace del Brahman essenza di beatitudine.

akhaëòänandam ätmänaà vijïäya sva-svarüpataù kim-icchan kasya vä hetor dehaà puñëäti tattva-vit || 418 Quando ha realizzato l’Atman, infinita beatitudine, quale suo proprio Sé, per quale motivo o per amore di che cosa il conoscitore della verità dovrebbe preferire il suo corpo?

saà-siddhasya phalaà tvetat jévan-muktasya yoginaù bahir-antaù sadänanda-rasäsvädanam ätmani || 419 Lo yogi che è un jivanmukta gioisce della beatitudine eterna (sadänanda-rasä) e sente questa presenza dentro e fuori di sé (bahirantaù).

vairägyasya phalaà bodhah bodhasyo-paratiù phalam svänandänubhavät çäntir eñaivoparateù phalam || 420 Il frutto del distacco è la conoscenza quello della conoscenza è il distacco dai piaceri sensoriali, il distacco conduce allo svelamento della beatitudine e questa alla pace.

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yad uttarottaräbhävaù pürva-pürvan tu niñphalam nivåttiù paramä tåptih änando’nupamaù svataù || 421 Quando si scopre che i frutti di uno stadio [della sadhana] non sono presenti, vuol dire che lo stadio precedente non è stato perfezionato. Se gli stadi sono tutti realizzati, la soluzione del mondo oggettivo è inevitabile e la pienezza e la incomparabile beatitudine si succederanno gradualmente e in modo naturale.

dåñöa-duùkheñvanudvegah vidyäyäù prastutaà phalam yat-kåtaà bhränti-veläyäà nänä karma jugupsitam paçcän-naro vivekena tat kathaà kartum arhati || 422 L’effetto della conoscenza è la divina indifferenza verso la sofferenza visibile [karma maturato]. Chi è quell’individuo che, avendo commesso errate azioni nello stato di ignoranza, oserebbe commetterle ancora possedendo il discernimento?.

vidyä-phalaà syäd-asato nivåttiù pravrttir-ajïäna-phalaà tad-ékñitam tajïäjïayor yan-måga-tåñëikädau no-ced vidäà dåñöa-phalaà kim-asmät || 423 L’emancipazione dall’irreale è frutto di conoscenza, mentre l’attaccamento al non-reale è frutto d’ignoranza. Avviene la stessa cosa di fronte a un miraggio, o altra illusione: c’è chi lo crede reale e chi invece, sa di che cosa si tratta.

ajïäna-hådaya-granther vinäço yady-açeñataù anicchor-viñayaù kià nu pravåtteù käraëaà svataù || 424 Se l’aspirante ha tagliato nel suo cuore tutti i nodi dell’ignoranza (ajnana), avendo trasceso ogni piacere sensoriale, quale causa potrebbe sospingerlo alla azione imprigionante?.

väsanänudayo bhogye vairägasya tadävadhiù ahaà-bhävodayäbhävo bodhasya paramävadhiù lénavåttair anutpattih maryädoparates-tu sä || 425 Quando gli oggetti dei sensi hanno perduto il potere di stimolare le vasana, si attua il massimo distacco, difatti la conoscenza massima (bodhasya) si svela quando non esiste più il senso dell’Io (ahaà). Il culmine del raccoglimento interiore (uparate) è raggiunto quando le våtti (le funzioni o modificazioni del citta) non si esprimono più.

brahmäkäratayä sadä sthitatayä nirmukta-bähyärtha-dhéh anyävedita-bhogya-bhoga-kalano nidräluvad bälavat svapnä-älokita-lokavat jagad-idaà paçyan kvacil-labdha-dhéh äste kaçcid ananta-puëya-phala-bhug dhanyaù sa mänyo bhuvi || 426 Affrancato dall’illusione degli oggetti sensoriali, il saggio dimora in modo costante in identità con il Brahman. Se gli viene offerta qualche cosa, il godimento che può provare non è apparente, infatti si comporta come un individuo semi addormentato o come un bambino perché non accorda a questo mondo transitorio nessun valore, come non ne accorda alcuno a una allucinazione onirica. Di tutto ciò egli ha solo una conoscenza fortuita. Un tale essere è raro sulla Terra, ma egli raccoglie il frutto di innumerevoli meriti e va a lui ogni venerazione e benedizione.

sthitaprajïo yatir-ayaà yaù sadänandam açnute brahmaëyeva vilénätmä nirvikäro viniñkriyaù || 427 Quest’essere di ferma sapienza dimora in identità con il Brahman, esprimendo la beatitudine inalterabile (sadänanda) al di là di ogni modificazione (nirvikäro) e da ogni attività (kriyaù).

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brahmätmanoù çodhitayor eka-bhävävagähiné nirvikalpä ca cinmäträ våttiù prajïeti kathyate susthitä’sau bhavedy-asya sthita-prajïaù sa ucyate || 428 (ultima riga diversa) Quando la mente riconosce l’identità dell’Atman con il Brahman, quando ha trasceso le sovrapposizioni e quindi la dualità, quando è permeata dalla pura conoscenza, [questo stato] è chiamato suprema illuminazione. Colui che ha questa illuminazione è conosciuto come un essere di ferma sapienza

yasya sthitä bhavet prajïä yasyänando nirantaraù prapaïco vismåta-präyaù sa jévanmukta iñyate || 429 Colui che ha questa ferma sapienza che svela la costante (nirantaraù) beatitudine (änando) e che ha dimenticato (vismåta-präya) l’universo dei fenomeni (prapaïco) è considerato (iñyate) un jévanmukta.

lénadhér-api jägarti yo jägrad-dharma-vivarjitaù bodho nirväsano yasya sa jévanmukta iñyate || 430 Colui che è in identità con il Brahman, conservando nondimeno una completa vigilanza e che nello stesso tempo si è affrancato dalle qualità dello stato di veglia, per cui la conoscenza non proviene dalle vasana [non è quindi conoscenza sensoriale], è considerato un jévanmukta.

çänta-saàsära-kalanaù kalävän-api niñkalaù yah sa citto’pi niçcintah sa jévanmukta iñyate || 431 Colui che ha placato (çänta) ogni inquietudine per il saàsära [mondo dei fenomeni], che, quantunque possessore di un corpo composto di parti, rimane in sé stesso senza parti e la cui mente (cittaà) si è affrancata da ogni irrequitezza, è considerato un jévanmukta.

vartamäne’pi dehe’smiàs-chäyävad-anuvartini ahaàtä-mamatä abhävo jévanmuktasya lakñaëam || 432 L’assenza di nozioni quali “Io” e “Mio” per quanto possieda un corpo ombra, è la caratteristica (lakñaëam) del jévanmukta.

atétänanusandhänaà bhaviñyad-avicäraëam audäsényam-api präpte jévanmuktasya lakñaëam || 433 Non considerare più il passato, non tormentarsi più per il futuro e vedere il presente con divina indifferenza sono le caratteristiche del jévanmukta.

guëa-doña-viçiñöe’smin svabhävena vilakñaëe sarvatra sama-darçitvaà jévanmuktasya lakñaëam || 434 Contemplare con l’occhio equanime questo mondo divorato da elementi contrastanti, apparentemente irriducibili, è la caratteristica del jévanmukta.

iñöäniñöärtha-sampräptau sama-darçitayä’tmani ubhayaträvikäritvaà jévanmuktasya lakñaëam || 435 Guardare le cose piacevoli o spiacevoli con l’occhio dell’equanimità è la caratteristica del jévanmukta.

brahmänanda-rasäsvädäsakta-cittatayä yateù antar-bahira-vijïänaà jévanmuktasya lakñaëam || 436 Quell’asceta che è libero da ogni nozione di interno ed esterno (antar-bahira vijïänaà) perché la sua mente (citta) dimora nell’essenza della beatitudine (änanda) di Brahman ha la caratteristica (lakñaëam) del jévanmukta.

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dehendriyädau kartavye mamähaà-bhäva-varjitaù audäsényena yas-tiñöhet sa jévanmukta-lakñaëaù || 437 Vivere senza la nozione di “Io” e “Mio” in riferimento al corpo, agli organi sensori (dehendriyädau), non avere obblighi sociali e mantenere un atteggiamento di divina indifferenza sono le caratteristiche del jivanmukta.

vijïäta ätmano yasya brahma-bhävaù çruter-balät bhava-bandha-vinirmuktaù sa jévanmukta-lakñaëaù || 438 Avere profonda conoscenza (vijïäta) che l’Atman è Brahman come [indica] la Sruti, ed essere libero dalla schiavitù della trasmigrazione sono le caratteristiche del jivanmukta

dehendriyeñvahaà-bhäva idaà-bhävas-tadanyake yasya no bhavataù kväpi sa jévanmukta iñyate || 439 Colui che non ha più la nozione di “Io” e “Mio” in quanto corpo, organi sensori (dehendriyesvahambhava) né alcuna nozione di “questo” o “quello” in quanto oggetti del mondo esterno è considerato un jivanmukta (jivanmukta isyate).

na pratyag-brahmaëor bhedaà kadäpi brahma-sargayoù prajïayä yo vijänati sa jévanmukta-lakñaëaù || 440 Colui che mediante la conoscenza (prajnaya) non distingue più il jiva dal

Brahman (na pratyagatmabrahma), né l’universo dal Brahman (brahmasargayoh) ha

la qualità del jivanmukta.

sädhubhiù püjyamäne’smin péòyamäne’pi durjanaiù sama-bhävo bhaved yasya sa jévanmukta-lakñaëaù || 441 Onorato dai giusti o perseguitato dagli ingiusti, colui che si mantiene equanime ha la caratteristica del jivanmukta.

yatra praviñöä viñayäù pareritä nadé-pravähä iva väri-räçau linanti san-mätratayä na vikriyäà utpädayantyeña yatir vimuktaù || 442 Come l’oceano accoglie, senza essere toccato, I fiumi che sfociano nelle sue acque, così l’asceta prende tutti gli oggetti che altri possono dargli senza cessare di essere tutt’uno con l’esistenza assoluta. Un tale asceta è un liberato.

vijïäta-brahma-tattvasya yathä-pürvaà na saàsrtiù

asti cen-na sa vijïäta-brahma-bhävo bahir-mukhaù || 443

In

colui che ha realizzato la verità del Brahman (vijnnatabrahmatattvasya) non

vi

è più attaccamento verso oggetti sensoriali (samsrtih). Se vi è attaccamento

vuol dire che egli non ha realizzato la verità del Brahman, per cui i suoi sensi

si rivolgono verso l’esterno.

präcéna-väsanä-vegäd asau saàsaratéti cet na sad-ekatva-vijïänät mandé bhavati väsanä || 444 Se si pretende che egli sia attaccato agli oggetti dei sensi (saàsaratéti) per la forza delle passate vasana, ciò non è valido perché tutte le vasana sono risolte con la realizzazione del Brahman.

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atyanta-kämukasyäpi çaktih kuëöhati mätari tathaiva brahmaëi jïäte pürëänande manéñiëaù || 445 Gli impulsi di un desiderio di un figlio sono controllati alla presenza della madre. Così, dopo aver realizzato la conoscenza del Brahman. Pienezza di beatitudine, non si possono più avere inclinazioni per il mondo.

nididhyäsana-çélasya bähya-pratyaya ékñyate bravéti çrutir-etasya prärabdhaà phala-darçanät || 446 E’ stato obiettato che, nonostante la pratica assidua della meditazione, si ricevono percezioni dal mondo esterno. La Sruti, comunque sostiene che ciò è conseguenza del prarabdha karma, questo può essere infierito dagli evidenti risultati.

sukhädyanubhavo yävat tävat prärabdham-iñyate phalodayaù kriyä-pürvo niñkriyo na hi kutracit || 447 Il prarabdha persiste anche nella pur minima percezione di attrazione o repulsione, l’effetto, comunque proviene da un azione precedente. D’altra parte non si è mai visto un effetto senza la causa

ahaà brahmeti vijïänät kalpa-koöi-çatärjitam sancitaà vilayaà yäti prabodhät svapna-karmavat || 448 Realizzando “Io sono Brahman” (ahaà brahmeti vijïänä), l’asceta distrugge di colpo il sancita karma accumulato durante innumerevoli kalpa, come le azioni compiute nel sogno (svapna-karma) scompaiono al risveglio.

yat-krtaà svapna-veläyäà puëyaà vä päpam-ulbaëam suptotthitasya kim tat syät svargäya narakäya vä || 449 Possono i meriti e i demeriti accumulati nel sogno (svapna-veläyäà) condurre al paradiso o all’inferno quando il sogno è svanito?

svam-asamgam udäsénaà parijïäya nabho yathä na çliñyati ca yath kiïcit kadäcid bhävi-karmabhiù || 450 Essendo libero e indifferente come l’etere, l’asceta non può più essere toccato dal karma che ancora deve maturarsi (yath kiïcit kadäcid bhävi-karma).

na nabho ghaöa-yogena surä-gandhena lipyate tathätmopädhi-yogena tad-dharmair naiva lipyate || 451 Benché l’aria sia in contatto con una brocca piena di liquido, non per questo essa prende le caratteristiche del liquido. Così l’Atman, per quanto in rapporto con le sovrapposizioni non viene macchiato dalle loro proprietà.

jïänodayät purärabdhaà karma jïänän-na naçyati adattvä svaphalaà lakñyam uddiçyotsrñöa-bäëavat || 452 Ma il karma che ha prodotto questo corpo prima del sorgere della conoscenza non può essere distrutto dalla stessa conoscenza, per cui dovrà dare i suoi frutti. Così una freccia [scoccata dall’arco] dovrà raggiungere il suo bersaglio.

vyäghra-buddhyä vinirmukto bäëaù paçcät-tu gomatau na tiñöhati chinaty-eva lakñyaà vegena nirbharam || 453 La freccia ad esempio, che avrebbe dovuto colpire una tigre, si dirige verso una mucca, ma il riconoscimento dell’errore [mentre la freccia viaggia] non impedisce ormai che gli effetti si compiano [ugualmente].

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prärabdhaà balavattaraà khalu vidäà bhogena tasya kñayaù samyag-jïäna-hutäçanena vilayaù präk saïcitägäminäm brahmätmaikyam-avekñya tan-mayatayä ye sarvadä saàsthitäh teñäà tat tritayaà nahi kvacidapi brahmaiva te nirguëam || 454

Il prarabdha karma è troppo potente perché l’essere di realizzazione possa

frenarlo, esso si esaurirà con l’estinzione dei suoi frutti. Gli altri due generi di karma quello provenienti da azioni interiori (saïcitä) e quello i cui effetti non sono ancora maturati (ägämin), saranno invece inceneriti dal fuoco della conoscenza. Comunque nessuno di questi tre generi di karma è capace di toccare l’asceta che ha realizzato Brahman e vive in identità con esso.

upädhi-tädätmya-vihéna-kevala-

brahmätmanaivätmani tiñöhato muneù prärabdha-sadbhäva-kathä na yuktä svapnärtha-sambandha-katheva jägrataù || 455 Per il muni [asceta silenzioso] che vive nel suo proprio Sé in quanto Brahman non duale e libero dalle sovrapposizioni, la questione di sapere se il prarabdha karma esista o no è priva di senso. Colui che si sveglia conserva forse il minimo rapporto con gli oggetti del sogno?

na hi prabuddhaù pratibhäsa-dehe dehopayoginyapi ca prapaïce karotyahantäà mamatän-idamtäà kim tu svayaà tiñöhati jägareëa || 456 Chi si è svegliato dal sonno non ha alcuna idea di “Io” e “Mio” in merito al corpo-sogno, né in riguardo agli oggetti che servono a esso. Egli ormai desto, ha ripreso coscienza della sua identità.

na tasya mithyärtha-samarthanecchä na samgrah taj-jagato’pi dåñöaù tatränuvrttiå-yadi tan-mrñärthe na nidrayä mukta itéñyate dhruvam || 457

Non ha quindi alcun desiderio di considerare reali quegli oggetti illusori, né si sforza di trattenere quel mondo di sogno. Se dovesse bramare, quegli oggetti

di sogno, si potrebbe dire che egli è ancora dormiente.

tadvat pare brahmaëi vartamänaù sadätmanä tiñöhati nänyad-ékñate småtir-yathä svapna-vilokitärthe tathä vidaù präçana-mocanädau || 458 Colui che è assorto in Brahman vive in identità con l’eterna realtà senza altra percezione. L’asceta possiede solo un vago ricordo di esperienze ordinarie, come mangiare, bere, simile a colui che ha un incerto ricordo di cose intraviste nel sogno.

karmaëä nirmito dehaù prärabdhaà tasya kalpyatäm nänäder ätmano yuktaà naivätmä karma-nirmitaù || 459 Se il corpo è prodotto dal prarabdha, si può accettare il karma ad esso relativo. Ma attribuirlo all’Atman non è esatto perché l’Atman non è l’effetto di

alcun karma (naivätmä karma-nirmitaù)

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ajo nityaù çäçvata iti brüte çruti-esa tvamoghaväk tadätmanä tiñöhato’sya kutaù prärabdha- kalpanä || 460 La Sruti, le cui affermazioni sono considerate esatte, sostiene che l’Atman è:

“non creato, eterno e incorruttibile”. Come si può quindi attribuire l’azione del prarabdha a colui che vive in identità con Quello?

prärabdhaà sidhyati tadä yadä dehätmanä sthitiù dehätma-bhävo naiveñöaù prärabdhaà tyajyatäm-ataù || 461 Il prarabdha può avere valore se si è identificati con il corpo, ma nessuno può sostenere che un asceta realizzato si identifica con il suo corpo, per cui si deve rifiutare l’idea del prarabdha [per tale asceta].

çarérasyäpi prärabdha-kalpanä bhräntir-eva hi adhyastasya kutaù sattvam-asatyasya kuto janiù ajätasya kuto näçaù prärabdham asataù kutaù || 462 (prima riga 461) Attribuire allo stesso corpo il prarabdha significa cadere ancora in altro errore. Una sovrapposizione come può essere reale? Come può ciò che non è reale avere una nascita? E ciò che non è mai nato come può avere fine? Inoltre come può il prarabdha operare per qualche cosa di non esistente?

jïänenäjïäna-käryasya samülasya layo yadi tiñöhatiyayaà kathaà deha iti çamkävato jaòän || 463

samädhätuà bähya-dåñöyä prärabdhaà vadati çrutiù na tu dehädi-satyatva-bodhanäya vipaçcitäm || 464 Se gli effetti dell’ignoranza sono distrutti alla loro radice dalla conoscenza, come può vivere ancora il corpo? La Sruti per agevolare il non-conoscitore dubbioso, ipotizza, dal punto di vista empirico, il prarabdha karma, ma non riconosce alcuna realtà assoluta al corpo, nei riguardi dell’illuminato. La Sruti pone l’attenzione solo sulla realtà suprema.

paripürëamanädyantamaprameyamavikriyam ekamevädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 465 Esiste solo Brahman, suprema pienezza, Uno-senza-secondo, senza inizio, senza fine, incomparabile e senza cambiamento, in Esso non vi è traccia

alcuna di dualità (neha nänästi kiïcana ädvayaà).

sadghanaà cidghanaà nityamänandaghanamakriyam ekam evädvayaà brahma neha nänästi kincana || 466 Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura è sat-cit-ananda, senza attività, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.

pratyag ekarasaà pürëamanantaà sarvatomukham ekamevädvayaà brahma neha nänästi kincana || 467 Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, soggetto di tutto, omnipervadente, pieno, senza fine, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.

aheyamanupädeyamanädeyamanäçrayam ekamevädvayaà brahma neha nänästi kincana || 468 Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura è inafferrabile perché non può essere né accettato né rifiutato, in quanto è senza sostegno, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.

65

nirguëaà niñkalaà sükñmaà nirvikalpaà niraïjanam ekam evädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 469 Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, sottile, incontaminato, senza pensiero o agitazione, senza qualità, senza parti, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.

anirüpya svarüpaà yan mano-väcäm-agocaram ekam evädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 470

Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura è incomprensibile,

è traccia alcuna di

dualità.

sat-samåddhaà svatas siddhaà çuddhaà buddham anédåçam ekam evädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 471 Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, intelligenza pura, senza paragone, autoesistente e autorisplendente, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.

nirasta-rägä nirapasta-bhogäù çäntäù sudäntä yatayo mahäntaù vijïäya tattvaà param-etad-ante präptäù paräà nirvrtim-ätma-yogät || 472 Discepoli nobili di cuore, che si sono affrancati da tutti gli attaccamenti che hanno rinunciato a tutti i piaceri sensoriali che sono calmi e controllati, hanno compreso la suprema Verità e con i loro sforzi, ottenuto l’identità con l’Atman.

bhavän-apédaà para-tattvam-ätmanaù svarüpamänanda-ghanaà vicärya vidhüya mohaà sva-manaù-prakalpitaà muktaù kåtärtho bhavatu prabuddhaù || 473 Anche tu, fa uso nel discernimento-investigazione e riconosci questa suprema Verità, cioè la natura essenziale dell’Atman, beatutudine assoluta. Elimina le proiezioni create dalla tua mente, sii libero e illuminato e raggiungi il fine della tua esistenza.

samädhinä sädhu viniçcalätmanä paçyätma-tattvaà sphuöa-bodha-cakñuñä nissaàçayaà samyag-avekñitaç cet çrutaù padärtho na punar-vikalpyate || 474 Quando la tua mente, con il samadhi, sarà stata ridotta al silenzio, contempla la verità del Sé con l’occhio della perfetta conoscenza. Se tu comprenderai il profondo significato di questo insegnamento vedantico, il dubbio non potrà mai più toccarti.

svasyävidyä-bandha-sambandha-mokñät satya-jïänänanda-rüpätma-labdhau çästraà yuktir deçikoktiù pramäëaà cäntas-siddhä svänubhütiù pramäëam || 475 Con la realizzazione dell’Atman, che è verità, conoscenza e beatitudine, tu ti affranchi dalla schiavitù e dall’ignoranza, (avidyabandhasambandhamoksat) cosi oltre alle prove abituali degli Sastra, al ragionamento personale e alle parole del Maestro, tu possiedi un'altra prova che è decisiva: l’esperienza diretta.

che

è

di

là dalla mente e dalla parola,

in Esso non

vi

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bandho mokñaç ca tåptiç ca cintä-arogya-kñudädayaù svenaiva vedyä yaj-jïänaà pareñäm-änumänikam || 476 Schiavitù (bandho), liberazione (mokña), contentezza (tåpti), inquietudine (cintä), salute (arogya), fame, sono stati di coscienza individuali, altri possono conoscerli solo per via indiretta.

taöa-sthitä bodhayanti guravaù çrutayo yathä prajïayaiva tared vidvän éçvaränugrhétayä || 477

I Maestri e la Sruti, istruiscono il discepolo dall’esterno ma è nello stato di illuminazione e sotto l’influsso del Signore supremo [Isvara] che egli oltrepassa l’oceano dell’ignoranza.

svänubhütyä svayaà jïätvä svamätmänam-akhaëòitam saàsiddhaù susukhaà tiñöhen-nirvikalpätmanätmani || 478 Quando mediante la realizzazione, l’aspirante conosce il suo indivisibile Atman diviene un essere perfetto. Così si trova faccia a faccia con l’Atman e con la mente libera dall’idea di differenziazione.

vedänta-siddhäntaniruktir eñä brahmaiva jévaù sakalaà jagat ca akhaëòa-rüpa-sthitir-eva mokñah brahmädvitéye çrutayaù pramäëam || 479 Questa è la conclusione ultima (änta) del Vedanta: il jiva e l’intero universo non

sono altro che il Brahman (jévaù sakalaà jagat ca). Liberazione (mokñah) significa essere stabilizzati nel Brahman, esistenza indivisibile, d’altra parte la Sruti

dichiara

che

il

Brahman

è

Uno-senza-secondo.(brahmädvitéye

çrutayaù

pramäëam)

iti guru-vacanät çruti-pramäëät param-avagamya sa-tattvam-ätma-yuktyä praçamita-karaëaù samähitätmä kvacid-acaläkåtir-ätma-niñöhito’bhüt || 480

Il discepolo, mediante le istruzioni del suo guru, le affermazioni delle scritture

e il suo discernimento, avendo finalmente raggiunto il dominio sui sensi, la concentrazione della mente e avendo realizzato in un felice momento la suprema Verità divenne immobile e perfettamente stabilito nell’Atman.

kiïcit kälaà samädhäya pare brahmaëi mänasam vyutthäya paramänandäd idaà vacanam abravét || 481 Dopo aver contemplato per qualche tempo l’assoluto Brahman e ancora permeato dalla beatitudine suprema, così parlò:

buddhir vinañöä galitä pravåttiù brahmätmanor ekatayä-dhigatyä idaà na jäne’pyanidaà na jäne kià vä kiyad vä sukham asya apäram || 482

Avendo realizzato l’identità dell’Atman con il Brahman (brahmätmanor ekatayä),

la mia mente con tutte le sue attività è svanita (buddhir vinañöä galitä pravåttiù).

da “quello” né riconosce la misura

Non

dell’incommensurabile beatitudine.

distinguo

più

“questo”

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väcä vaktum açakyam-eva manasä mantuà na vä çakyate svänandämåta-püra-püritaparabrahmämbudher vaibhavam ambho-räçi-viçérëa-värñika-çilä-bhävaà bhajan me manah yasyäàçäàça-lave vilénam-adhunä’nandätmanä nirvrtam || 483 Non posso esprimere con parole, né concepire con la mente lo splendore di questo supremo Brahman. In questo oceano, essenza di beatitudine, la mia mente si è disciolta come un chicco di grandine nel mare.

kva gataà kena vä nétaà kutra lénam idaà jagat adhunaiva mayä dåñöaà nästi kià mahad adbhutam || 484 Dove se n’è andato l’universo? Chi l’ha fatto svanire? L’ho appena scorto ed ecco che esso è già sparito. O meraviglia di un miraggio.

kià heyaà kim upädeyaà kim anyat kià vilakñaëam akhaëòänanda-péyüña-pürëe brahma-mahärëave || 485 Nell’oceano del Brahman, pieno del nettare della suprema beatitudine, che cosa dev’essere rifiutato? Che cosa è identico e che cosa è differente?

na kiïcid atra paçyämi na çåëomi na vedmy aham svätmanaiva sadänanda-rüpeëäsmi vilakñaëaù || 486 In Esso non vedo, non conosco e non sento più niente, sono Atman (svätmanaiva), beatitudine eterna (sadänanda) distinto da tutte le altre forme. [grossolane, sottili, causali]

namo namaste gurave mahätmane vimukta-samgäya sad-uttamäya nityä-dvayänanda-rasa-svarüpiëe bhümne sadäpära-dayämbu-dhämne || 487 Salute a te, o nobile guru, tu che hai trasceso ogni attaccamento, che sei il migliore di tutti, incarnazione dell’essenza di beatitudine eterna e non duale, tu che hai raggiunto l’infinito oceano di misericordia.

yat-kaöäkña-çaçi-saändra-candrikä-

päta-dhüta-bhava-täpaja-çramaù präptavän-aham akhaëòa-vaibhavä- änandam ätma-padam akñayaà kñaëät || 488 Con rapido sguardo, simile a concentrati raggi di luna, tu hai rimosso il mio abbattimento, causato dalle afflizioni del mondo e speditamente mi hai innalzato fino allo stato inalterabile della beatitudine splendente dell’Atman.

dhanyo’haà kåtakåtyo’haà vimukto’haà bhava-grahät nityänanda-svarüpo’haà pürëo’haà tvad-anugrahät || 489 Sono beato, ho raggiunto lo scopo della mia esistenza, sono libero dalla morsa della trasmigrazione, sono essenza di beatitudine, sono pienezza e tutto ciò grazie alla tua compassione.

asamgo’ham anango’ham alimgo’ham abhanguraù praçänto’ham ananto’ham amalo’haà cirantanaù || 490 Sono libero (asamgo’ham) sono al di là del corpo fisico (anango’ham) e da quello sottile (alimgo’ham). Sono pacificato, ho rotto ogni limitazione, sono non contaminato [dalle illusioni], sono imperituro.

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akartäham abhoktäham avikäro’ham akriyaù çuddha-bodha-svarüpo’haà kevalo’haà sadä-çivaù || 491

Non sono né l’agente né lo sperimentatore, sono senza modificazione, sono al

di là dall’agire, sono l’essenza della pura conoscenza, sono il solo, sono il

sempre benevolo.

dåañöuù çrotur vaktuù kartur bhoktur vibhinna eväham

nitya-nirantara-niñkriya-nissémäsanga-pürëa-bodhätmä || 492

In verità sono indipendente dall’individualità che vede, che intende, che parla,

che agisce e che gode. Sono senza nascita e senza morte, sono illimitato, affrancato da tutte le attività, sono libero e infinito, sono essenza di conoscenza

näham-idaà näham-ado’py-ubhayor avabhäsakaà paraà çuddham bähyäbhyantara çünyaà pürëaà brahmädvitéyam-eväham || 493 Non sono “né questo né quello”. Sono il supremo che illumina entrambi [gli opposti], non ho né un interno né un esterno, sono la pienezza integrale, sono Brahman, l’Uno-senza-secondo.

nirupamam anädi-tattvaà tvam aham idam ada iti kalpanä-düram nityänandaika-rasaà satyaà brahmädvitéyam-eväham || 494 In verità sono Brahman, l’Uno-senza-secondo, quello che non ha paragone, la essenza incausata, sono ciò che oltrepassa tutte le immaginazioni come Io e Tu, Questo e Quello, sono la realtà sono l’essenza della beatitudine eterna

näräyaëo’haà narakäntako’haà puräntako’haà puruño’ham-éçaù akhaëòa-bodho’hamaçeña-säkñé niréçvaro’haà nirahaà ca nirmamaù || 495 Sono Narayana, sono il vincitore di Naraka, sono [Siva] il distruttore di Pura, sono l’essere supremo, sono il Signore, sono la conoscenza completa, sono il testimone di ogni cosa, sono senz’alcuno altro Signore, sono privo del Mio e dell’Io.

sarveñu bhüteñvaham-eva saàsthitah jïänätmanä-antar-bahir-äçrayaù san bhoktä ca bhogyaà svayam-eva sarvaà tadyat-påthag-dåñöam idantayä purä || 496 Da solo dimoro quale conoscenza in tutti gli esseri, sono il loro supporto interno ed esterno, sono il soggetto e l’oggetto di esperienza, sono tutto ciò che prima ho considerato “questo” e “non questo”.

mayy akhaëòa-sukhämbhodhau bahudhä viçva-vécayaù utpadyante viléyante mäyä-märuta-vibhramät || 497 Sono l’oceano di illimitata beatitudine ed è in me che le onde senza fine dello universo si formano e si dissolvono nel gioco capriccioso della maya.

sthulädi-bhävä mayi kalpitä bhramäd äropitänusphuraëena lokaiù käle yathä kalpaka-vatsaräyana -åtvädayo niñkala-nirvikalpe || 498 Attraverso la manifestazione delle cose sovrapposte, l’ignorante immagina in me, per errore, gli illimitati oggetti grossolani e sottili, proprio come nel tempo indivisibile e assoluto, eterno presente, immagina erroneamente i cicli, gli anni i semestri e le stagioni.

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äropitaà näçraya-düñakaà bhavet kad-äpi müòhair mati-doña-düñitaiù närdrékarotyüñara-bhümi-bhägaà marécikä-väri mahä-pravähaù || 499 Tutto ciò che è sovrapposto per ignoranza non potrà mai intaccare il sostrato (äropitaà näçraya-düñakaà bhavet), le piogge torrenziali di un miraggio possono mai bagnare le distese desertiche?

äkäçavat kalpa-vidürago’haà ädityavad bhäsya-vilakñaëo’ham ahäryavat nitya-viniçcalo’haà ambhodhivat pära-vivarjito’ham || 500 Come lo spazio etere sono libero dalle impurità, come il sole sono distinto dallo spettacolo che illumino, come la montagna sono inamovibile, come l’oceano sono illimitato.

na me dehena sambandho megheneva vihäyasaù ataù kuto me tad-dharmä jägrat-svapna-suñuptayaù || 501 Non ho alcun rapporto con il corpo, come non lo ha il cielo con le nuvole. In che modo dunque gli stati di veglia, sogno e sonno profondo, (jägrat-svapna suñuptayaù), attributi del corpo, potrebbero più toccarmi?

upädhir-äyäti sa eva gacchati sa eva karmäëi karoti bhunkte sa eva jéryan måiyate sadähaà kulädrivan niçcala eva saàsthitaù || 502 E’ l’attributo sovrapposto che appare e scompare, è sempre esso che compie le azioni e ne raccoglie i frutti (karmäëi), infine è esso che invecchia e muore, mentre Io rimango immobile come il monte Kula.

na me pravåttir na ca me nivåttiù sadaika-rüpasya niraàçakasya ekätmako yo nihiòo nirantaro vyomeva pürëaù sa kathaà nu ceñöate || 503 Sono identico a me stesso perché non ho parti, sono al di là dell’agire e dal non agire. Quello che è Uno, infinito ed eterno, simile al cielo, come può muoversi?

puëyäni päpäni nirindriyasya niçcetaso nirvikåter niräkåteù kuto mamäkhaëòa-sukhänubhüter brüte hy-ananvägatam ityapi çrutiù || 504 Come potrei avere merito e demerito, io che sono senza organi sensori, senza mente, senza modificazioni e senza forma, Io che sono la realizzazione della beatitudine assoluta? Ciò viene affermato anche dalla Sruti nel passo “Egli non è più toccato ….”.

chäyayä spåñöam uñëaà vä çétaà vä suñöhu duùñöhu vä na spåçaty eva yat-kiïcit puruñaà tad-vilakñaëam || 505 Se il caldo e il freddo, il bene e il male potessero per caso sfiorare l’ombra di un individuo, in che cosa potrebbe essere toccato Lui che è distinto dalla sua ombra?

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na säkñiëaà säkñya-dharmäù saàsprçanti vilakñaëam avikäram udäsénaà grha-dharmäù pradépavat || 506 (manca un rigo) Il testimone (säkñiëaà) non è toccato dalle proprietà delle cose perché è distinto da esse, perche egli è senza modificazioni e indifferente, come una lampada che rischiara una stanza non è toccata dalle proprietà di questa.

raver yathä karmaëi säkñi-bhävo vahner-yathä vä’yasi dahakatvam rajjor yathä’ropita-vastu-samgas tathaiva küöastha-cid-ätmano me || 507 Come il sole è testimone delle azioni degli uomini, come il fuoco distrugge ogni cosa senza distinzione, come il pezzo di corda è connesso a ciò che gli viene sovrapposto, così io sono identico a me stesso, impassibile Atman intelligenza suprema.

kartäpi vä kärayitäpi nähaà bhoktäpi vä bhojayitäpi näham drañöäpi vä darçayitäpi nähaà so’haà svayaà-jyotir-anédåg-ätmä || 508 Io non agisco più, né faccio agire gli altri, non sperimento né faccio sperimentare gli altri, non vedo né faccio vedere gli altri, sono il risplendente e trascendente Atman.

calatyupädhau pratibimba-laulyam aupädhikaà müòha-dhiyo nayanti sva-bimba-bhütaà ravivad viniñ-kriyaà kartäsmi bhoktäsmi hato’smi heti || 509 Quando le sovrapposizioni si muovono, l’ignorante attribuisce i movimenti dell’immagine riflessa all’oggetto [riflettente], come ad esempio al sole che è privo di attività, per cui afferma: “Sono l’agente dell’azione, Sono colui che gode, Sono ahime l’ucciso”.

jale väpi sthale väpi luöhatveña jaòätmakaù nähaà vilipye tad-dharmaih ghaöa dharmair nabho yathä || 510 Che questo corpo inanimato cada qua o là, sulla terra o nell’acqua, io non me ne preoccupo perché non sono più toccato dalle sue proprietà, come non lo è l’aria nei confronti della brocca.

kartåtva-bhoktåtva-khalatva-mattatä-

jaòatva-baddhatva-vimuktatädayaù buddher vikalpä na tu santi vastutaù svasmin pare brahmaëi kevale’dvaye || 511 Gli stati transitori della buddhi, come quelli dell’azione, della fruizione, della astuzia, dell’ubriachezza, dell’inerzia, della schiavitù, della liberazione, in verità non si applicano mai all’Atman, al Brahman supremo, all’assoluto allo Uno-senza-secondo (brahmaëi kevale’dvaye).

santu vikäräù prakåter-daçadhä çatadhä sahasradhä väpi kià me’sanga-citah na hyambudadambaro‘mbaraà sprçati || 512 Se nella Prakåti avvengono dieci, cento o mille modificazioni, che cosa ho io da spartire con esse? Io che sono conoscenza assoluta? Le nuvole possono mai scalfire il cielo?

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avyaktädi sthüla-paryantam-etad viçvaà yaträbhäsa-mätraà pratétam vyoma-prakhyaà sükñmam-ädyanta-hénaà

brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi || 513

In verità sono questo Brahman non duale (brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi),

sottile come l’etere, senza inizio e senza fine, per il quale l’intero universo, dall’immanifesto fino al corpo fisico (avyaktädi sthüla) non è che mera e

inconsistente ombra

sarvädhäraà sarva-vastu-prakäçaà sarväkäraà sarvagaà sarva-çünyam nityaà çuddhaà niçcalaà nirvikalpaà

brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi || 514

In verità sono questo Brahman non duale, sostrato di tutti i fenomeni, che

illumina con la sua luce tutto lo spettacolo, che assume molteplici forme, che è onnipresente, eterno, puro, immutabile e assoluto.

yatpratyastä çeña-mäyä-viçeñaà pratyag-rüpaà pratyayägamyamänam satya-jïänänantam änanda-rüpaà brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi || 515 In verità sono questo Brahman non duale, che trascende tutte le differenziazioni della maya, che è l’essenza del tutto, che è al di là della coscienza relativa e infinita beatitudine.

niñkriyo’smy-avikäro’smi niñkalo’smi niräkrtiù nirvikalpo’smi nityo’smi nirälambo’smi nirdvayaù || 516 Sono senza attività, senza modificazioni, sono senza parti e senza forma, sono indifferenziato, costante, sono senza supporto, sono non duale.

sarvätmako’haà sarvo’haà sarvätéto’ham advayaù kevaläkhaëòa-bodho’ham’ änando’haà nirantaraù || 517 Sono universale, sono tutto, sono in tutti, sono non duale, sono il solo e sono completa conoscenza, sono beatitudine, sono senza fine.

sväräjya-sämräjya-vibhütir-eñä bhavat-kåpä-çré-mahita-prasädät präptä mayä çré-gurave mahätmane namo namaste’stu punar namo’stu || 518 Per il tuo sovrano influsso ho ottenuto la maestà dello splendente [Atman]. Salute a te o venerabile guru e grande anima (çré-gurave mahätmane).

mahä-svapne mäyä-kåta-jani-jarä-mrtyu-gahane bhramantaà kliçyantaà bahula-tara-täpair anudinam ahaàkära-vyäghra-vyathitam-imam atyanta-kåpayä

prabodhya prasväpät param avitavän mämasi guro || 519

O mio guru, il tuo influsso mi ha svegliato dal sonno e ha salvato me che

erravo in un sogno interminabile perduto nella foresta della nascita della decrepitezza e della morte, creazione di maya – me che ero da lungo tempo tormentato dalle afflizioni e perseguitato dalla tigre dell’Io.

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namas tasmai sad-ekasmai namaç cinmahase muhuh yad etad viçva-rüpeëa räjate guru-räja te || 520 Salute a te o principe dei guru, tu che sei indefinibile grandezza, che sei eternamente costante, che ti sveli in quanto universo, di fronte a te io mi prosterno.

iti natam-avalokya çiñya-varyaà samadhigatätma-sukhaà prabuddha-tattvam pramudita-hådayaà sa deçikendraù punar-idam-äha vacaù paraà mahätmä || 521 Quando il degno discepolo, realizzata la verità e la beatitudine dell’Atman e con il cuore ricolmo di gratitudine, s’inchinò riverente davanti al nobile guru, questi ancora una volta si espresse con le seguenti sublimi parole:

brahma-pratyaya-santatir jagad-ato brahmaiva sat-sarvataù paçyädhyätma-dåçä praçänta-manasä sarväsvavasthäsvapi rüpäd-anyad-avekñitaà kim-abhitaç cakñuñmatäà vidyate tad-vad brahma-vidaù sataù kim-aparaà buddher-vihäräspadam || 522 L’universo, essendo una serie ininterrotta di percezioni di Brahma, non è altro che Brahman. Quindi in ogni circostanza osserva questo universo con l’occhio dell’illuminazione e mantieni la tua mente serena. Chi è colui che avendo occhi non riconosce tutte le forme come espressioni della stessa argilla? Che cosa, allora, potrebbe sollecitare l’intelletto del discepolo se non Brahman?

kastäà paränanda-rasänubhütim utsrjya çünyeñu rameta vidvän candre mahälädini dépyamäne citrendum älokayituà ka icchet || 523 Un saggio discepolo potrà mai rifiutare la suprema beatitudine per l’illusorio godimento degli oggetti della maya? Quando la luna risplende nella sua pienezza chi, insensibile al suo incanto, potrà preferirne una dipinta?

asat-padärthänubhavena kiïcit na hyasti tåptir na ca duùkha-häniù tad-advayänanda-rasänubhütyä trptaù sukhaà tiñöha sadätma-niñöhayä || 524 La percezione dei dati non reali, non porta né all’estinzione dei desideri, né a quella della sofferenza. Dopo aver realizzato l’essenza non duale beatitudine, dimora felice nell’identità con il reale Atman.

svam eva sarvathä paçyan manya-mänaù svam advayam svänandam anubhujnänaù kälaà naya mahämate || 525 Contempla l’Atman non duale, o grande anima e godi la beatitudine per tutto (sarvathä) il tempo (kälaà) che ti rimane.

akhaëòa-bodhätmani nirvikalpe vikalpanaà vyomni purah-prakalpanam tad-advayänanda-mayätmanä sadä çäntià paräm etya bhajasva maunam || 526 Nell’Atman indifferenziato, conoscenza completa, la nozione di distinzione è come un castello sospeso nell’aria, perciò, raggiungendo la suprema pace, rimani nel silenzio e in identità con la beatitudine del non duale Atman.

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tüñëém-avasthä paramopaçäntih buddher asatkalpa-vikalpa-hetoù brahmätmanä brahma-vido mahätmano yaträdvayänanda-sukhaà nirantaram || 527 La mente, causa di false nozioni, diventa perfettamente calma nel Saggio che ha conosciuto Brahman. In verità questa è la suprema serenità in cui, in identita con il Brahman si svela costantemente la beatitudine non duale.

nästi nirväsanät maunät paraà sukhakåd-uttamam vijïätätma-svarüpasya svänanda-rasa-päyinaù || 528 Per colui che ha realizzato la sua propria natura e l’essenza della beatitudine dell’Atman non vi è niente di più esaltante della quiete silenziosa che sopravviene all’estinzione delle vasana.

gacchaà-stiñöhan-upaviçan çayäno vänyathäpi vä yathecchayä vased vidvän ätmärämaù sadä muniù || 529 Il Muni, che è compiuto nell’Atman, vive sempre nella pace, sia che agisca sia che non agisca, che si muova o che stia fermo o in qualunque altra condizione.

na deça-kälä-sana-dig-yamädi- lakñyädyapekñäpratibaddha-våtteù saàsiddha-tattvasya mahätmano’sti svavedane kä niyamädyavasthä || 530 La grande anima che ha realizzato la perfetta verità e la cui mente è libera da condizionamenti, non si preoccupa più del luogo, del tempo, delle posizioni, dell’orientazione, delle osservanze, degli oggetti di meditazione. Per svelare il Sé, a quale disciplina occorre sottomettersi?

ghaöo’yam iti vijïätuà niyamaù ko’nvavekñate vinä pramäëa-suñöhutvaà yasmin sati padärtha-dhéù || 531 “Questa è una brocca”: per comprendere ciò quale osservanza bisogna seguire se non quella di avere lo strumento di conoscenza esente da errori? Solo così si può conoscere l’oggetto.

ayam ätmä nitya-siddhaù pramäëe sati bhäsate na deçaà näpi kälaà na çuddhià väpy apekñate || 532 Questo Atman, verità imperitura, si rivela quando i retti mezzi di conoscenza sono presenti. Esso non dipende dal luogo (na desam) né dal tempo (napi va kalam), né da condizioni di purezza [esteriore].

devadatto’ham-ity-etad-vijïänaà nirapekñakam tadvad brahmavido’pyasya brahmäham-iti vedanam || 533 L’affermazione “Io sono Devadatta” rimane indipendente da ogni condizione. Così il conoscitore del Brahman realizza che egli stesso è Brahman.

bhänuneva jagat sarvaà bhäsate yasya tejasä anätmakam asat tucchaà kià nu tasyävabhäsakam || 534 Chi in verità potrebbe svelare Quello il cui splendore, simile a quello del Sole, fa apparire l’universo così evanescente, non reale e privo di valore assoluto se non Quello?

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veda-çästra-puräëäni bhütäni sakalänyapi yenärthavanti taà kin nu vijïätäraà prakäçayet || 535 Chi mai potrebbe illuminare l’eterno soggetto, per mezzo del quale i Veda, gli Sastra, i Purana e gli stessi esseri viventi assumono significato se non lo stesso [Brahman]?

eña svayaàjyotir ananta-çaktir ätmä’prameyaù sakalänubhütiù yam-eva vijïäya vimukta-bandhah jayatyayaà brahmavid uttamottamaù || 536 L’Atman autorisplendente, dal potere illimitato, è trascendente la cognizione empirica, per quanto esso conosca ogni cosa. Realizzandolo, i conoscitori del Brahman si liberano da tutte le schiavitù e vivono un esistenza gloriosa.

na khidyate no viñayaiù pramodate na sajjate näpi virajyate ca svasmin sadä kréòati nandati svayaà nirantaränanda-rasena tåptaù || 537 Soddisfatto dell’infinita essenza di beatitudine, egli [il Saggio] non è né aflitto né inebriato, né attratto né avverso agli oggetti dei sensi, ma gioisce nel Sé.

kñudhäà deha-vyathäà tyaktvä bälaù kréòati vastuniù tathaiva vidvän ramate nirmamo nirahaà sukhé || 538 Come il bambino si trastulla con i suoi giocattoli dimenticando la fame e il dolore fisico, così, dimenticando le nozioni di “Io” e “Mio” il saggio rimane felice.

cintä-çünyam adainya-bhaikñam açanaà pänaà sarid-väriñu svätantryeëa niramkuçä-sthitir abhér nidrä çmaçäne vane vastraà kñälana-çoñaëädir ahitaà dig-västu çayyä mahé saïcäro nigamänta-véthiñu vidäà kréòä pare brahmaëi || 539 Il saggio perfetto si disseta con l’acqua dei fiumi ed elemosina il cibo senza ansia né umiliazioni. Egli vive libero e indipendente, dormendo senza paura nei campi di cremazione o sotto gli alberi delle foreste, il suo vestiario è tale che non necessita di essere lavato e asciugato, il suo letto è la nuda terra e con il Vedanta quale strada maestra, se ne va ramingo e godendo del supremo Brahman,

vimänam älambya çaréram etad bhunakty açeñän viñayän upasthitän parecchayä bälavad ätma-vettä yo’vyakta-limgo’nanuñakta-bähyaù || 540 Egli non porta alcun segno distintivo, è libero dagli oggetti sensoriali, rimane nel suo corpo fisico senza mai identificarsi con esso e come si presentano, accoglie e lascia scorrere gli eventi suscitati dal desiderio di altri in modo innocente, simile al bambino.

dig-ambaro väpi ca sämbaro vä tvag-ambaro väpi cid-ambara-sthaù unmattavad väpi ca bälavad vä piçäcavad väpi caraty avanyäm || 541 Vivendo nella coscienza assoluta, egli percorre il mondo vestito della sua stessa nudità, con un pezzo di stoffa o ancora con una pelle di animale. Egli assume, secondo le circostanze, il comportamento di un uomo privo di ragione, oppure quello di un bambino, o quello di un fenomeno.

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kämän-ni kämarüpé saàç-caraty ekacäro muniù svätmanaiva sadä tuñöaù svayaà sarvätmanä sthitaù || 542 Il Saggio, che vive nella solitudine, gode all’occasione gli oggetti dei sensi ma, dato che ha realizzato lo stato del non desiderio, egli è completo nel Sé e nella totalità.

kvacin müòho vidvän kvacid-api mahäräjavibhavaù kvacid bhräntaù saumyaù kvacid ajagaräcära-kalitaù kvacit pätré-bhütaù kvacid avamataù kväpy aviditaù caraty evaà präjïaù satata-paramänanda-sukhitaù || 543 Lo si può prendere a volte per un insensato o per un Saggio oppure può vestirsi di splendore regale, può vagare qua e là o rimanere immobile come un pigro pitone, qualche volta si concede una benevola espressione. Per quanto possa essere rispettato oppure insultato o ancora ignorato, egli non cessa mai di gustare in sé stesso la saggezza e la beatitudine suprema.

nirdhano’pi sadä tuñöo’py asahäyo mahäbalaù nitya-tåpto’py abhuïjäno’py asamaù samadarçanaù || 544 Niente possiede e tuttavia e sempre pago, privo di aiuto possiede ogni potere:

non gode degli oggetti, ma rimane sempre soddisfatto, pur senza pari, guarda tutto e tutti con l’occhio dell’equanimità.

api kurvan-na-kurväëaç cäbhoktä phalabhogyapi çaréry apy açaréry eña paricchinno’pi sarvagaù || 545 Benché agisca, rimane inattivo, benché sperimenti il frutto delle passate azioni non è toccato da queste pur avendo un corpo di carne non si identifica con esso pur essendo limitato è onnipresente.

açaréraà sadä santam imaà brahma-vidaà kvacit priyäpriye na spåçatas tathaiva ca çubhäçubhe || 546 Né piacere né dolore, né bene né male possono toccare questo conoscitore del Brahman che si è liberato persino dalla nozione del corpo.

sthülädi-sambandhavato’bhimäninaù sukhaà ca duùkhaà ca çubhäçubhe ca vidhvasta-bandhasya sadätmano muneù kutaù çubhaà väpy açubhaà phalaà vä || 547 Piacere e dolore bene e male possono toccare solo il corpo fisico e quello sottile ma come possono aver presa su colui che ha spezzato le catene di tutte le schiavitù e si è realizzato come reale Atman?

tamasä grastavad-bhänäd agrasto’pi ravir janaiù grasta ityucyate bhräntyäà hyajïätvä vastu-lakñaëam || 548 Gli ignoranti credono che il Sole sia inghiottito da Rahu, ma ciò non è vero. Essi, non conoscendo la vera natura del Sole, cadono nell’illusione.

tadvad dehädi-bandhebhyo vimuktaà brahma-vittamam paçyanti dehivan müòhäù çaréräbhäsa-darçanät || 549 Attribuendo altresì un corpo fisico al perfetto conoscitore del Brahman, a colui che si è liberato da tutte le schiavitù della forma, si commette ugualmente lo stesso errore: si vedono solo le apparenze.

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ahir nirlvayanéà väyaà muktvä dehaà tu tiñöhati itas tataç cälyamäno yat kiïcit präëaväyunä || 550 Come un serpente cambia la pelle, così il Saggio si spoglia del suo proprio corpo, sospinto solo dalla forza del prana.

strotasä néyate däru yathä nimnonnata-sthalam daivena néyate deho yathä-kälopabhuktiñu || 551 Come un pezzo di legno è trasportato dalla corrente verso l’una o l’altra sponda del fiume, così il corpo del Saggio trasportato dagli impulsi delle azioni passate sperimenta i molteplici effetti man mano che vengono a maturazione.

prärabdha-karma-parikalpita-väsanäbhiù saàsärivat carati bhuktiñu mukta-dehaù siddhaù svayaà vasati säkñivad-atra tüñëéà cakrasya mülam-iva kalpa-vikalpa-çünyaù || 552 Affrancato dalla nozione del corpo, il Saggio in conseguenza del suo prarabdha karma, sembra comportarsi, in mezzo ai vari oggetti sensoriali, come colui che è sottomesso alla legge della trasmigrazione. Ma in realtà egli vive nella guaina carnale senza esserne toccato, immobile come l’asse della ruota del vasaio, conservando l’attitudine dell’impassibile testimone.

naivendriyäëi viñayeñu niyumkta eña naiväpayumkta upadarçana-lakñaëasthaù naiva kriyä-phalam apéñad avekñate sa svänanda-sändra-rasa-päna-sumatta-cittaù || 553 Egli non dirige più i sensi verso gli oggetti, né li distacca da questi, ma rimane indifferente osservatore: né ancora si preoccupa dei risultati delle sue azioni perché la sua mente ha bevuto il puro elisir della beatitudine dell’Atman.

lakñyälakñya-gatià tyaktvä yas-tiñöhet kevalätmanä çiva eva svayaà säkñäd-ayaà brahma-vid-uttamaù || 554 Egli non tiene conto neanche della meditazione, perché è Atman, perché è Çiva perché è il migliore dei conoscitori del Brahman (brahma-vid-uttamaù).

jévanneva sadä muktaù kåtärtho brahma-vittamaù upädhi-näçäd brahmaiva sad-brahmäpyeti nirdvayam || 555 Con la distruzione di tutte le sovrapposizioni (upädhi) il perfetto conoscitore del Brahman si immerge in Brahman, Uno-senza-secondo (nirdvayam), in cui sempre era stato, così nella stessa vita diviene libero (jévanneva sadä muktaù) e soddisfatto (kåtärtho).

çailüño veña-sadbhäväbhävayoç ca yathä pumän tathaiva brahmavit çreñöhaù sadä brahmaiva näparaù || 556 Come l’attore che, per quanto indossi o si tolga il costume del personaggio che interpreta, non cambia la sua identità, così il perfetto conoscitore del Brahman rimane sempre e comunque Brahman,

yatra kväpi viçérëaà parëam-iva taror vapuù patatät brahmé-bhütasya yateù präg-eva hi tad cidagninä dagdham || 557 Come una foglia secca va dove il vento la trasporta, così il corpo dell’asceta che ha realizzato Brahman può seccarsi e cadere in qualsiasi luogo, perché il fuoco della conoscenza l’ha già ridotto in cenere.

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sadätmani brahmaëi tiñöhato muneù pürëädvayänanda-mayätmanä sadä na deça-kälädyucita-pratékñä tvan-mäàsa-viöpiëòa-visarjanäya || 558 Il Muni, quale reale Atma, che vive sempre in Brahman e nel non duale fatto di piena beatitudine, non dipende più dalle condizioni del tempo, luogo perché ha abbandonato l’ammasso di pelle, carne e impurità (corpo).

dehasya mokño no mokño na daëòasya kamaëòaloù avidyä-hådaya-granthi-mokño mokño yatas tataù || 559 Con la sola morte del corpo non vi è liberazione, come non vi è liberazione abbandonando [semplicemente] il bastone e la scodella dell’acqua. La liberazione (mokño) si ottiene quando sono estirpati tutti gli attaccamenti (hådaya-granthi) che sono frutto dell’ignoranza (avidyä)

kulyäyäm atha nadyäà vä çiva-kñetre’pi catvare parëaà patati cet tena taroù kià nu çubhäçubham || 560 Se una foglia cade in un ruscello, in un grande fiume, in un luogo consacrato a Siva o in un incrocio qualunque, quale effetto, buono o cattivo, può aversi per l’albero?

patrasya puñpasya phalasya näçavad dehendriya-präëa-dhiyäà vinäçaù naivätmanaù svasya sadätmakasya änandäkåter våkñavad asta eñaù || 561 La distruzione del corpo, degli organi sensori, dei prana o della mente è simile alla caduta delle foglie, dei fiori o dei frutti, essa non tocca minimamente l’Atman, realtà assoluta e divina beatitudine, il quale al pari dell’albero, non perisce.

prajïana-ghana ity ätma-lakñaëaà satya-sücakam anüdya-upädhi-kasyaiva kathayanti vinäçanam || 562 La Sruti (Brhadaranyaka Up. IV,V,13), volendo indicare la vera natura della Atman utilizza questa espressione: Esso è unità di conoscenza (prajïana- ghana), mentre parla di distruzione delle sovrapposizioni (upädhi).

avinäçé vä are’yam ätmeti çrutir ätmanaù prabravéty avinäçitvaà vinaçyatsu vikäri ñu || 563 Il passo della Sruti (successivo IV,V,14): Questo Atman, mia cara, è davvero indistruttibile. Fa allusione al Sé eterno di contro alle cose periture e soggette alle modificazioni (vikarisu).

päñäëa-våkña-tåëa-dhänya-kaöämbarädyäh dagdhä bhavanti hi mrdeva yathä tathaiva dehendriyäsu-mana ädi samasta-dåçyaà jïänagni-dagdham upayäti parätma-bhävam || 564 Come una pietra, un tronco d’albero, un filo d’erba, un chicco di riso, un cumulo di bucce sono ridotti dal fuoco in un medesimo mucchio di cenere, così il mondo oggettivo, compresi il corpo, gli organi sensori, i prana, il manas, è risolto dal fuoco della conoscenza, nel supremo Atman.

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vilakñaëaà yathä dhväntaà léyate bhänu-tejasi tathaiva sakalaà dåçyaà brahmaëi praviléyate || 565 Come le tenebre, distinte dalla luce, si dissipano nello splendore del Sole, così questo spettacolo-universo (dåçyaà) svanisce (léyate) nel Brahman.

ghaöe nañöe yathä vyoma vyomaiva bhavati sphuöam tathaivopädhi-vilaye brahmaiva brahmavit svayam || 566 Come un vaso che si rompe lascia l’aria racchiusa libera di unirsi all’aria esterna, così la distruzione degli upadhi (upadhivilaye) lascia libero il conoscitore del Brahman (brahmavitsvayam) di unirsi al Brahman.

kñéraà kñére yathä kñiptaà tailaà taile jalaà jale saàyuktam ekatäà yäti tathätmanyätmavin muniù || 567 Come il latte, l’olio che si versa nell’olio, l’acqua che si versa nell’acqua diventano una cosa sola, così l’asceta, che ha realizzato l’Atman, diviene tutto

uno con l’Atman (ätmanyätmavin muniù).

evaà videha-kaivalyaà san-mätratvam akhaëòitam brahma-bhävaà prapadyaiña yatir nävartate punaù || 568 Avendo [stabilizzato] la coscienza di là dal corpo (videha), egli raggiunge l’isolamento (kaivalyaà) quindi l’identità con Brahman (brahma-bhävaà), sfuggendo alla trasmigrazione.

sadätmaikatva-vijïäna-dagdhävidyädi-varñmaëaù amuñya brahma-bhütatväd brahmaëaù kuta udbhavaù || 569 Realizzando l’identità dell’Atman con il Brahman, egli dissolve i suoi tre corpi frutto dell’ignoranza, svelandosi così come lo stesso Brahman. Ora il Brahman come potrà nascere?

mäyä-klåptau bandha-mokñau na staù svätmani vastutaù yathä rajjau niñkriyäyäà sarpäbhäsa-vinirgamau || 570 Schiavitù e liberazione, create dal gioco della maya, non esistono in realtà nell’Atman, come l’illusorio serpente che appare e scompare, non esiste nella corda, la cui natura non subisce cambiamento.

ävåteù sad-asattväbhyäà vaktavye bandha-mokñaëe nävåtir brahmaëaù käcid anyäbhäväd anävåtam yadyastyadvaitahäniù syäd dvaitaà no sahate çrutiù || 571 Possiamo avere Schiavitù e liberazione solo di fronte alla presenza o assenza di uno schermo velante; ma uno schermo di tal genere come potrebbe esserci in riguardo al Brahman non duale? Se ci fosse, la non-dualità di Brahman verrebbe infirmata, ma la Sruti esclude la dualità.

bandhaç ca mokñaç ca mrñaiva müòhäh buddher guëaà vastuni kalpayanti dågävåtià megha-kåtäà yathä ravau yato’dvayä’samga-cidetad-akñaram || 572 Schiavitù e liberazione sono attributi della buddhi che l’ignorante sovrappone alla realtà, come si sovrappongono le nuvole al sole. Ma tale realtà è imperitura assoluta conoscenza, unità non-duale e libera.

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astéti pratyayo yaç ca yaç ca nästéti vastuni buddher-eva guëävetau na tu nityasya vastunaù || 573 Dalla prospettiva della realtà, l’idea dell’esistenza o non esistenza della schiavitù è attribuita alla buddhi. Essa non appartiene alla realtà eterna

atas-tau mäyayä klåptau bandha-mokñau na cätmani niñkale niñkriye çänte niravadye niraïjane advitéye pare tattve vyomavat kalpanä kutaù || 574 Perciò schiavitù e liberazione sono create dal gioco della maya, non riguardano l’Atman, la realtà suprema, senza parti, esente da ogni attività, serena, senza impurità, l’Uno senza secondo nel quale non vi è limitazione come [non vi è limitazione] nell’integrale etere infinito

na nirodho na cotpattir na baddho na ca sädhakaù na mumukñur na vai mukta ityeñä paramärthatä || 575 Così non esiste né morte né nascita, né alcuno che è imprigionato, né alcuno che è combattuto, non esiste liberazione né discepolo che cerca la liberazione. Questa è la suprema verità.

sakala-nigama-cüòäsvänta-siddhänta-guhyaà param-idam-ati-guhyaà darçitaà te mayädya apagata-kali-doñaà käma-nirmukta-buddhih tadatulamasakåt tväà bhäva yedam mumukñum || 576 Poiché ti sei purgato da tutte le impurità di questa oscura età e affrancato da tutti i desideri, oggi ho ripetutamente rivelato a te, come ad un mio proprio figlio, questo supremo e profondo segreto; ti ho svelato l’essenza del Vedanta, il coronamento dei Veda.

iti çrutvä guror väkyaà praçrayeëa kåtänatiù sa tena samanujïäto yayau nirmukta-bandhanaù || 577

Il discepolo avendo ascoltato le parole del maestro e mosso da un sentimento

di venerazione, si prosternò ai suoi piedi e poi, con il suo permesso, liberato

ormai dalla schiavitù, si allontano per la sua strada.

gurur-esa sadänanda-sindhau nirmagna-mänasaù pävayan vasudhäà sarväà vicacära nirantaraù || 578

E il maestro con la mente assorta nell’oceano dell’essere e della beatitudine riprese il suo peregrinare per benedire il mondo intero con la conoscenza assoluta.

ityäcäryasya çiñyasya saàvädenätma-lakñaëam nirüpitaà mumukñüëäà sukha-bodhopapattaye || 579 Così per mezzo di questo dialogo tra Maestro e discepolo, la natura dell’Atman è stata svelata per facilitare la meta ai ricercatori della liberazione.

hitam-idam upadeçamädriyantäà vihita-nirasta-samasta-citta-doñäù bhava-sukha-viratäù praçänta-cittäù çruti-rasikä yatayo mumukñavo ye || 580

Possano i ricercatori che si consacrano alla liberazione, che hanno purificato

la mente, che osservino i metodi prescritti, che hanno trasceso i godimenti del

mondo, che hanno la mente pacificata, che apprezzano la Sruti [possano tali ricercatori] stimare salutare questo insegnamento.

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saàsärädhvani täpabhänu-kiraëa-prodbhüta-dähavyathä- khinnänäà jala-kämkñayä marubhuvi bhräntyä paribhrämyatäm atyäsanna-sudhämbudhià sukhakaraà brahmädvayaà darçayat yeñä çamkara-bhäraté vijayate nirväëa-sandäyiné || 581 A coloro che nel samsara sono afflitti dai cocenti dolori e dalle sofferenze provocati dal triplice fiore [adhyatmika: afflizioni psicofisiche; adhidaivika:

afflizioni che provengono da esseri non umani; adhibhautika: afflizioni provocate dai nostri simili], a coloro che nell’arido e tenebroso deserto dell’illusione vagano in cerca di acqua pura, viene offerto questo glorioso messaggio di Sankara. Quelli che lo sperimenteranno saranno liberati e godranno il vivificante oceano di nettare del Brahman, l’Uno senza secondo.

|| iti çankaräcärya-viracitaà vivekacüòämaëi || Qui finisce il gran gioiello della discriminazione di ñré ñankaräcärya