Sei sulla pagina 1di 80

1

VIVEKACÜÒÄMAËI
sarva-vedänta-siddhänta-gocaraà tam-agocaram
govindaà paramänandaà sadguruà praëato'smy’aham || 1
Rendo onore al Sadguru govinda la cui natura è suprema beatitudine il quale si rivela
mediante l’insegnamento vedantico che è al di là del linguaggio e della percezione
mentale.
jantünäà nara-janma durlabham-ataù puàstvaà tato vipratä
tasmäd-vaidika-dharma-märga-paratä vidvattv-amasmät-param
ätmänätma-vivecanaà svanubhavo brahmätmanä saàsthitiù
muktir-no çata-janma-koöi-sukrtaiù puëyair-vinä labhyate || 2
Per tutte le creature viventi non è agevole avere una nascita umana in particolare
ottenere un temperamento maschile più difficile è perseguire il sentiero della
devozione vedica più difficile ancora è acquisire la perfetta conoscenza delle sacre
scritture . Altresì è raro discriminare tra il Sé e il non Sé e realizzare l’identità del Sé
con Brahman. Questo tipo di liberazione perfetta è il risultato di meriti accumulati nel
corso di innumerevoli nascite.
durlabhaà trayam-evaitat-daivänugraha-hetukam
manuñyatvaà mumukñutvaà mahä-puruña-saàçrayaù || 3
I più rari presupposti [per la liberazione] sono tre e sono dovuti all’influsso del grande
Signore: la nascita in un corpo umano, l’ardente desiderio di liberazione e la
protezione di un saggio già realizzato.
labdhvä kathaïcit-nara-janma durlabhaà
taträpi puàstvaà çruti-pära-darçanam
yastvätma-muktau na yateta müòhadhéù
sa ätmahä svaà vinihanty-asad-grahät || 4
Colui che si è innalzato fino alla condizione umana con un temperamento maschile
che ha completa conoscenza della Srùti e che tuttavia trascura la sua emancipazione
aderendo a cose illusorie commette senza dubbio un suicidio
itaù konvasti müòhätmä yas-tu svärthe pramädyati
durlabhaà mänuñaà dehaà präpya taträpi pauruñam || 5
Sarebbe senz’altro uno sciocco chi ottenendo una nascita umana con qualità maschili
si astenesse dal voler realizzare la meta dell’esistenza
pathantu çästräëi yajantu devän
kurvantu karmäëi bhajantu devatäù
ätmaikya-bodhena vinä vimuktiù
na sidhyati brahma-çatäntare’pi || 6
Lasciate che il popolo menzioni gli sastra che invochi gli dei con sacrifici che
segua i riti e si renda propizie le divinità personali: eppure vera liberazione non
vi è senza la perfetta realizzazione della propria identità con l’Atman nemmeno
in cento vite di Brahman
amåtatvasya näçästi vittenetyeva hi çrutiù
bravéti karmaëo mukteh-ahetutvaà sphuöaà yataù || 7
“L’immortalità non si consegue mediante le ricchezze” dichiara la Sruti: è
chiaro, dunque, che la liberazione non può essere ottenuta con azioni materiali
meritorie.
2
ato vimuktyai prayatet vidvän
saànyasta-bähyärtha-sukhasprhaù san
santaà mahäntaà samupetya deçikaà
tenopadiñöärtha-samähitätmä || 8
L’intelligente ricercatore che ha rinunciato al desiderio per gli oggetti sensoriali deve
avvicinare debitamente un buon e generoso guru concentrandosi sul vero significato
delle parole [del guru] e sforzandosi di realizzare la propria emancipazione
uddhared-ätmanätmänaà magnaà saàsära-väridhau
yogärüòhatvam-äsädya samyag-darçana-niñöhayä || 9
Raggiunto lo stato di yogarudha con l’ininterrotta discriminazione il ricercatore deve
strapparsi dall’oceano delle trasmigrazioni nel quale si trova.
saànyasya sarva-karmäëi bhava-bandha-vimuktaye
yatyatäà paëòitair-dhérair-ätmäbhyäsa-upasthitaiù || 10
Il dotto asceta che vuole realizzare il Sè deve trascendere tutte le azioni e
rompere le catene delle nascite e delle morti
cittasya çuddhaye karma na tu vastüpalabdhaye
vastusiddhir-vicäreëa na kiïcit-karma-koöibhiù || 11
Le azioni meritorie servono a purificare la mente non a comprendere la realtà
La realizzazione del Sé è sempre frutto di investigazione discriminante e non
di azioni meritorie per quanto numerose
samyag-vicärataù siddhä rajju-tattvävadhäraëä
bhräntodita-mahäsarpa-bhaya-duùkha-vinäçiné || 12
Solo con la corretta investigazione si finisce per comprendere che la corda è stata
scambiata per l’illusorio serpente facendo così cessare ogni timore ed ogni sofferenza
arthasya niçcayo dåñöo vicäreëa hitoktitaù
na snänena na dänena präëäyama-çatena vä || 13
Si arriva a conoscere il Sè seguendo i salutari consigli di un Saggio realizzato,
non bagnandosi nelle acque sacre, moltiplicando le offerte o facendo
interminabili pranayama.
adhikäriëam-äçäste phala-siddhir-viçeñataù
upäyä deça-kälädyäù santy-asmin-saha-käriëaù || 14
Il successo finale dipende essenzialmente dalle qualificazioni del ricercatore: il tempo,
il luogo e l’impiego di mezzi ausiliari sono aspetti secondari.
ato vicäraù kartavyah jijïäsor-ätma-vastunaù
samäsädya dayäsindhuà guruà brahma-vid-uttamam || 15
Un ricercatore del Sè deve appoggiarsi alla propria investigazione, dopo avere
debitamente avvicinato un guru il quale deve possedere la perfetta conoscenza del
Brahman e una grande compassione
medhävé puruño vidvän-uhäpoha-vicakñaëaù
adhikäryätma-vidyäyäm-ukta-lakñaëa-lakñitaù || 16
La comprensione di sé, la conoscenza soggettiva, l’abilità di riconoscere la verità nelle
scrutture o di capire le contrapposizioni relative sono le qualità che deve possedere un
candidato alla liberazione degno della conoscenza dell’Atman
3
vivekino viraktasya çamädi-guëa-çälinaù
mumukñor-eva hi brahma-jijïäsä-yogyatä matä || 17
Solo colui che usa il discernimento, il distacco, la calma con le qualità
concomitanti e che aspira ardentemente alla liberazione può investigare sul
Brahman
sädhanäny-atra catväri kathitäni manéñibhiù
yeñu satsv-eva san-niñöhä yad-abhäve na sidhyati || 18
I saggi hanno detto che per la realizzazione occorre praticare quattro qualità,
senza le quali l’attuazione del Brahman può fallire.
ädau nityänitya-vastuvivekaù parigaëyate
ihämutra-phalabhoga-virägas-tad-anantaram
çamädi-ñaökasampattih-mumukñutvam-iti sphuöam || 19
La prima è la discriminazione tra il reale e il non-reale, la seconda è il distacco
da ogni frutto dell’azione sia in questo mondo che in altri, la terza è costituita
dal gruppo delle sei qualità e la quarta è l’aspirazione ferma e ardente alla
liberazione
brahma satyaà jagan-mithyety-evaàrüpo viniçcayaù
so’yaà nityänitya-vastuvivekaù samudähåtaù || 20
Il discernimento tra reale e non-reale si fonda sull’incrollabile convinzione che
solo Brahman è reale e che l’universo fenomenico è non-reale.
tad-vairägyaà jugupsä yä darçana-çravaëädibhiù
dehädi-brahma-paryante hy-anitye bhoga-vastuni || 21
Vairagya è il distacco da tutti i godimenti transitori, da quelli corporali a quelli
corrispondenti allo stato di Brahma. La rinuncia fondata sulla riflessione
personale e sull’insegnamento del guru, deve essere applicata a tutti gli organi
e a tutte le condizioni di godimento.
virajya viñaya-vrätät-doña-dåñöyä muhur-muhuù
svalakñye niyatävasthä manasaù çama ucyate || 22
Sama è la condizione di mente pacificata che contempla constantemente la
meta [Brahman], dopo essersi distaccata dalla molteplicità degli oggetti
sensibili perché ha messo in evidenza la loro vacuità.
viñayebhyaù parävartya sthäpanaà sva-sva-golake
ubhayeñäm-indriyäëäà sa damaù parikértitaù
bähyänälambanaà våtter-eñoparatir-uttamä || 23-24
Dama o autodominio, si ha quando si staccano I due gruppi di organi
sensoriali dai loro oggetti corrispondenti riportandoli ai loro rispettivi centri.
Il raccoglimento è ritenuto perfetto quando gli oggetti esterni cessano di
mettere in moto le modificazioni mentali
sahanaà sarva-duùkhänäm-apratékära-pürvakam
cintä-viläpa-rahitaà sä titikñä nigadyate || 25
Titiksa o pazienza e quella condizione che sa accettare le afflizioni senza
risentimento o ribellione, trovandosi libera da ogni ansietà e da ogni lamento.
çästrasya guruväkyasya satya-buddhyavadhäraëam
sä çraddhä kathitä sadbhiryayä vastüpalabhyate || 26
Sraddha è la fede alla verità esposta nelle scritture e dal proprio guru; con
essa si perviene ad apprendere il reale.
4
samyagä sthäpanaà buddheù çuddhe brahmaëi sarvadä
tat-samädhänam-ity-uktaà na tu cittasya lälanam || 27
Samadhana o stabilità mentale è quella condizione in cui la buddhi è
constantemente concentrata sull’assoluto Brahman senza cadere nel gioco
mentale.
ahaàkärädi-dehäntän-bandhän-ajïäna-kalpitän
sva-svarüpävabodhena moktum-icchä mumukñutä || 28
Mumuksutva o desiderio all’emancipazione è quella qualità di apprendere la
propria reale natura affrancandosi da tutte le forme di schiavitù, da quelle
relative al senso dell’Io a quelle del corpo fisico create dall’ignoranza.
I Quattro mezzi e le sei qualità sono; (1) Discriminazione tra reale e non-reale
(2) Distacco dai frutti delle azioni (3) Calma mentale, Autodominio,
Raccoglimento interiore, Pazienza, Fede, Stabilità mentale. (4) Volontà
incrollabile per la liberazione.
manda-madhyama-rüpäpi vairägyeëa çamädinä
prasädena guroù seyaà pravåddhä süyate phalam || 29
Nelle persone tiepide, la sete di liberazione può essere risvegliata con la pratica di
vairagya, sama ecc. e con l’influenza del guru.
vairägyaà ca mumukñutvaà tévraà yasya tu vidyate
tasminn-evärthavantaù syuù phalavantaù çamädayaù || 30
Sama e le altre qualità hanno vero significato ed effetti positivi solo quando
vairagya e mumuksutvam si affermano con vigore.
etayor-mandatä yatra viraktatva-mumukñayoù
marau salélavat-tatra çamäder-bhäna-mätratä || 31
Se invece la rinuncia e l’anelito alla liberazione permangono deboli anche la
calma della mente e le altre qualità diventeranno illusorie come un miraggio
nel deserto.
mokña-käraëa-sämagryäà bhaktir-eva garéyasé
sva-svarüpänusandhänaà bhaktir ityabhidhéyate || 32
Fra i mezzi che portano alla liberazione, la devozione occupa un posto
elevato. La ricerca costante della propria reale natura si chiama devozione,
svätma-tattvänusandhänaà bhaktir-ity-apare jaguù
ukta-sädhana-sampannah-tattva-jijïäsurätmanaù
upaséded-guruà präjïaà yasmäd-bandha-vimokñaëam ||32 ½ 33
C’è chi sostiene che la ricerca verso la verità del Sè non sia altro che Bhakti. Chi
aspira alla verità dell’Atman deve, avendo le qualificazioni suddette avvicinare un
saggio guru che lo guidi ad emanciparsi dalla schiavitù. (vedi nota pag. 44)
çrotriyo’vrjino’käma-hato yo brahma-vittamaù
brahmaëyuparataù çänto nirindhana ivänalaù
ahetuka-dayä-sindhur-bandhur-änamatäà satäm || 34-35
Un Saggio che sia versato nella Sruti, vero conoscitore del Brahman, che, senza
desideri, sia raccolto in Brahman e calmo come il fuoco che ha consumato tutto il
combustibile, [Un saggio] che sia diventato un oceano di misericordia e la cui
benevolenza si espanda in modo inesauribile su quanti a lui si presentino.
5
tam-ärädhya guruà bhaktyä prahva-praçraya-sevanaiù
prasannaà tam-anupräpya påcchet-jïätavyam-ätmanaù || 36
A questo Guru il discepolo deve avvicinarsi con profonda devozione e, offrendogli
umilmente i servigi, chiedergli ciò che deve conoscere.
svämin-namaste nata-loka-bandho
käruëya-sindho patitaà bhaväbdhau
mäm-uddharätméya-kaöäkña-drñyä
rjvyäti-käruëya-sudhäbhivåñöyä || 37
O Maestro e amico di coloro che si abbandonano a te, io mi inchino. affrancandomi
dall’oceano delle nascite e delle morti in cui mi dibatto, guardami con i tuoi occhi
penetranti che infondono influssi di grazia.
durvära-saàsära-davägni-taptaà
dodhüyamänaà duradåñöa-vätaiù
bhétaà prapannaà paripähi måtyoù
çaraëyam-anyad-yad-ahaà na jäne || 38
Salvami dalla morte perchè sono preda delle fiamme inestinguibili del samsara e in
balia degli impetuosi venti delle avversità. Nel mio spavento cerco rifugio in te perché
non conosco nessun altro in cui cercare riparo.
çäntä mahänto nivasanti santo
vasantavat-lokahitaà carantaù
térëäù svayaà bhémabhavärëavaà janän
ahetunänyänapi tärayantaù || 39
Vi sono anime sante, serene e magnanime che, simili alla primavera effondono una
benefica influenza per il bene dell’umanità. Costoro, avendo trasceso l’oceano delle
nascite e delle morti, per un atto d’amore aiutano i loro simili
ayaà svabhävas svata eva yatpara
çramäpanoda-pravaëaà mahätmanäm
sudhäàçur-eña svayam-arka-karkaça
prabhäbhitaptäm-avati kñitià kila || 40
Invero è nella natura del magnanimo aiutare gli altri a rimuovere la incompiutezza
come la luna spontaneamente rinfresca la terra arsa dagli infuocati raggi del Sole.
brahmänanda-rasänubhüti-kalitaiù pütaiù suçétaih sitaiù
yuñmad-väkkalaç-ojjhitaiù çruti-sukhair väkyämrtaiù secaya
santaptaà bhava-täpa-däva-dahana-jväläbhir enaà prabho
dhanyäs te bhavad-ékñaëa-kñaëa-gateù pätrékrtäù svékrtäù || 41
O Signore, dimmi parole preziose come il nettare, sgorganti come una fonte dalle tue
labbra, rese più soavi dalla tua esperienza della beatitudine del Brahman; versale su di
me rinfrescanti, pure e così gradevoli alle mie orecchie; su me che sono arso dai dolori
terreni, come la foresta dalle fiamme di un incendio. Benedetti sono coloro che tu hai
illuminato con uno dei tuoi sguardi, accogliendoli sotto la tua protezione.
kathaà tareyaà bhava sindhum etaà
kä vä gatir me katamo’styupäyaù
jäne na kiïcit krpayä’va mäà prabho
saàsära-duùkha-kñatim-ätanuñva || 42
Come attraversare l’oceano del samsara? Quale sarà la mia mèta? Quali dei tanti
mezzi dovrò adottare? Confesso la mia ignoranza. O Signore, salvami; dimmi come
porre termine alle miserie dell’esistenza relativa.
6
tathä vadantaà çaraëägataà svaà
saàsära-dävänala-täpa-taptam
nirékñya käruëya-rasärdra-dåñöyä
dadyädabhétià sahasä mahätmä || 43
Mentre il discepolo si esprime in tal modo, cercando scampo dal fuoco del samsara, il
nobile maestro gli volge uno sguardo di benevolenza, esortandolo a non aver paura.
vidvän sa tasmä upasattim éyuñe
mumukñave sädhu yathokta-käriëe
praçänta-cittäya çamänvitäya
tattvopadeçaà krpayaiva kuryät || 44
A colui che, assetato di liberazione, sollecita aiuto e protezione, a colui che si
conforma ai canoni delle scritture e che ha la mente serena e tranquilla, il Maestro non
può non dare l’insegnamento con la massima benevolenza.
ñrégurur uväca
mä bhaiñöa vidvan tava nästyapäyaù
saàsära-sindhos taraëe’styupäyaù
yenaiva yätä yatayo’sya päraà
tameva märgaà tava nirdiçämi || 45
Il Guru disse: non temere o accorto discepolo, per te il pericolo è scomparso perché vi
è un mezzo per trascendere l’esistenza transitoria, e questo mezzo, di cui i saggi si
sono serviti per raggiungere l’altra riva, io lo svelerò a te.
astyupäyo mahän kaçcit saàsära-bhaya-näçanaù
tena tértvä bhavämbhodhià paramänandam äpsyasi || 46
Vi è un mezzo eccellente che estingue il timore dell’esistenza relativa e con il quale
potrai attraversare l’oceano del samsara e raggiungere la suprema beatitudine.
vedäntärtha-vicäreëa jäyate jïänam uttamam
ten ätyantika-saàsära-duùkhanäço bhavatyanu || 47
La riflessione sul significato del Vedanta conduce a una conoscenza che
determina, a sua volta, l’estinsione di tutte le sofferenze generate dal saàsära.
çraddhä-bhakti-dhyäna-yogän mumukñor
mukter hetün vakti säkñät çruter géù
yo vä eteñveva tiñöhatyamuñya
mokño’avidyä-kalpitäd deha-bandhät || 48
A coloro che cercano la liberazione, la Sruti, indica, come fattori principali, la fede, la
devozione e la pratica della meditazione. Coloro che si dedicano in modo persistente si
affrancano dalla schiavitù dei corpi che vivono della forza dell’ignoranza.
ajïäna-yogät paramätmanas tava
hy anätma-bandhas tata eva saàsrtiù
tayor vivekodita-bodha-vahniù
ajïäna-käryaà pradahet samülam || 49
L’identificazione con la non-conoscenza ti ha fatto cadere, tu che sei il Sé
supremo, nella schiavitù del non-Sé. Essa è la causa che ti fa perpetuare la
strada delle nascite e delle morti. Ma il fuoco della conoscenza illuminante
acceso dalla potenza della discriminazione consumerà i semi dell’ignoranza.
7
çiñya uväca
krpayä çrüyatäà sväminpraçno’yaà kriyate mayä
yad uttaram ahaà çrutvä krtärthaù syäà bhavan-mukhät || 50
Il discepolo disse: degnati di ascoltare, o maestro, la questione che desidero sottoporti.
Sarà con grande soddisfazione che accoglierò la risposta che cadrà dalle tue labbra.
ko näma bandhaù katham eña ägataù
kathaà pratiñöhä’sya kathaà vimokñaù
ko’sävanätmä paramaù ka ätmä
tayor vivekaù katham etad ucyatäm || 51
Che cosa è questa schiavitù? Come viene? Come si perpetua? Come ci si
può affrancare? Quale è il non-Sé e quale il supremo Sé? Come distinguere il
Sé dal non-Sé? Spiegami te ne prego ciascuno di questi pnnti.
ñrégurur uväca
dhanyo’si krta-krtyo’si pävita te kulaà tvayä
yad avidyä-bandha-muktyä brahmé-bhavitum icchasi || 52
Il Guru disse: Sii tu benedetto perchè desideri raggiungere l’assolutezza del Brahman,
liberandoti dalla schiavitù dell’ignoranza. E’ venuto il momento di estinguere la tua
esistenza condizionata e glorificare la tua famiglia.
rëa-mocana-kartäraù pitus santi sutädayaù
bandha-mocana-kartä tu svasmäd anyo na kaçcana || 53
[Sappi però che] un padre potrà incontrare tra i suoi figli o tra le sue amicizie qualcuno
che pagherà i suoi debiti, però non potrà mai trovare un sostituto che possa rompere le
catene della sua schiavitù.
mastaka-nyasta-bhärädeh duùkham anyair niväryate
kñudhädi-krta-duùkhaà tu vinä svena na kenacit || 54
Se un peso che si porta sulla testa è tanto gravoso da provocare spossatezza e dolore,
esso può essere alleggerito anche da altri. Ma se si soffre la fame, la sete e così via
questa sofferenza nessuno può allontanarla se non sé stessi.
pathyam auñadha-sevä ca kriyate yena rogiëä
ärogya-siddhir-dåñöä’sya nänyänuñöhita-karmaëä || 55
Per riacquistare la propria salute, un malato deve seguire la giusta dieta e prendere le
prescritte medicine. Non potrà guarire se altri prenderanno per lui i relativi farmaci.
vastu-svarüpaà sphuöa-bodha-cakñuñä
svenaiva vedyaà na tu paëòitena
candra svarüpaà nija-cakñuñaiva
jïätavyam anyair avagamyate kim || 56
E’ per la propria illuminazione, è per l’esperienza diretta, e non per la mediazione di un
erudito, che l’aspirante alla realizzazione riconosce la vera natura delle cose: La bellezza
della luna può essere conosciuta mediante i propri occhi e non dalla descrizione che possono
farne gli altri.
avidyä-käma-karmädi-päça-bandhaà vimocitum
kaù çaknuyäd vinätmänaà kalpa-koöi-çatair api || 57
Così per rompere i ceppi dell’ignoranza – desideri, azioni e gli effetti di questi, su chi
potrai contare se non su te stesso anche se ti occorrono innumerovoli kalpa?
8
na yogena na sämkhyena karmaëä no na vidyayä
brahmätmaikatva-bodhena mokñaù sidhyati nänyathä || 58
La liberazione non si ottiene né con lo Yoga, né con il Samkhya, né con il rito,
né con la conoscenza eruditiva, ma con il riconoscimento dell’identità
dell’Atman con Brahman. Non vi è altro mezzo.
véëäyä rüpa-saundaryaà tantré-vädana-sauñöhavam
prajä-raïjana-mätraà tan na sämräjyäya kalpate || 59
La bella forma della vina e l’abilità nel suonarla servono solo a deliziare il pubblico,
ma non potranno mai dare da sole la reale sovranità [del Sè].
väg-vaikharé çabda-jharé çästra-vyäkhyäna-kauçalam
vaiduñyaà viduñäà tadvad bhuktaye na tu muktaye || 60
L’eloquenza sonora rappresentata da un fiume di parole, l’abilità di esporre o
commentare le Scritture, l’erudizione stessa servono solo alla propria soddisfazione,
ma nei riguardi della liberazione tutto ciò è proprio inutile.
avijïäte pare tattve çästrädhétis tu niñphalä
vijïäte’pi pare tattve çästrädhétis tu niñphalä || 61
Vano è lo studio delle scritture, fino a quando è sconosciuta la suprema realtà.
Esso è ancora più vano una volta che si conosce direttamente la realtà.
çabda-jälaà mahäraëyaà citta-bhramaëa-käraëam
ataù prayatnät jïätavyaà tattvajïat tattvam ätmanaù || 62
Quelle scritture composte da una moltitudine di parole non formano altro che una
foresta impenetrabile in cui la mente facilmente si smarrisce. Il saggio aspirante deve
applicarsi con zelo a sperimentare da sé la vera natura dell’Atman.
ajïäna-sarpa-dañöasya brahma-jnänauñadhaà vinä
kimu vedaiç ca çästraiç ca kimu mantraù kim auñadhaiù || 63
Per chi è stato morso dal serpente dell’ignoranza, il solo rimedio è la conoscenza del
Brahman. Di quale utilità possono essere per Lui i Veda, le scritture, i mantra o altre pratiche
del genere?
na gacchati vinä pänaà vyädhir auñadha-çabdataù
vinä’parokñä anubhavaà brahma-çabdair na mucyate || 64
Una malattia non se ne va pronunciando semplicemente il nome del farmaco, occorre
che questo sia ingerito così non sperare che con la semplice ripetizione del nome
Brahman tu possa conoscere il Sé.
akåtvä dåçya-vilayam ajïätvä tattvam ätmanaù
brahma-çabdaiù kuto muktir uktimätraphalair nrëäm || 65
Senza risolvere il mondo fenomenico, senza conoscere la reale natura dell
Atman come si potrà con la semplice ripetizione del nome Brahman ottenere
la liberazione? Tutt’al più si potra creare un debole sforzo delle corde vocali.
akrtvä çatru-saàhäram agatvä akhila-bhü-çriyam
räjäh aham iti çabdäd no räjä bhavitum arhati || 66
Prima che un individuo possa proclamarsi imperatore, deve vincere i suoi nemici e
portare il regno sotto il suo dominio, diversamente che cosa guadagnerà ripetendo
semplicemente “Io sono imperatore”?
9
äptoktià khananaà tathopariçilädyutkarñaëaà svékrtià
nikñepaù samapekñate nahi bahiù çabdais tu nirgacchati
tadvad brahma-vidopadeça-manana-dhyänädibhir labhyate
mäyä-kärya-tirohitaà svamamalaà tattvaà na duryuktibhiù || 67
Un tesoro nascosto nelle profondità della terra può essere trovato solo quando si è
scoperto il luogo esatto e quando si scava, rimuovendo I blocchi di pietra. Mai esso
potrebbe uscire chiamandolo solo per nome. Così per afferrare la rispendente verità
del Sé, nascosto dalla maya e dai suoi effetti, dobbiamo conformarci alle istruzioni di
un conoscitore del Brahman e seguire poi la riflessione personale, la meditazione ecc.
Il Sé non può emergere con semplici ragionamenti sofistici.
tasmät-sarva-prayatnena bhava-bandha-vimuktaye
svaireva yatnaù kartavyo rogäder iva paëòitaiù || 68
Perciò l’intelligente ricercatore deve, come nel caso della su esposta malattia,
impiegare tutti i mezzi che sono in suo possesso per liberarsi dalla schiavitù delle
nascite e delle morti.
yas tvayä adya krtaù praçno varéyän çästravin mataù
sütra-präyo nigüòhärtho jïätavyaç ca mumukñubhiù || 69
I quesiti che tu mi hai posto sono pertinenti e tali da essere apprezzati anche da coloro
che sono versati nelle scritture, sono anche concisi, carichi di significato e sono
meritevoli d’attenzione per tutti gli aspiranti che bramano la realizzazione.
çrëuñvävahito vidvan yan mayä samudéryate
tad-etad çravaëät sadyo bhava-bandhäd vimokñyase || 70
Ascolta attentamente ciò che ora ti dirò, o sagace discepolo. Seguendomi in modo
corretto, sarai in grado di spezzare, senza esitazioni, la catena delle trasmigrazioni.
mokñasya hetuù prathamo nigadyate
vairägyam atyantam anitya-vastuñu
tataù çamaçcäpi damas titikñä
nyäsaù prasakta akhila-karmaëäà bhrçam || 71
Il primo gradino che porta alla liberazione è il distacco dalle cose periture; il
secondo consiste nel coltivare la quiete mentale, l’autodominio, la pazienza e,
inoltre, nell’astenersi da tutte quelle azioni indicate dalle scritture.
tataù çåutis tan mananaà satattva-dhyänaà
ciraà nitya-nirantaraà muneù
tato’vikalpaà parametya vidvän
ihaiva nirväëa-sukhaà samåcchati || 72
Poi viene l’ascolto dell’insegnamento, la riflessione su ciò che è stato udito, la
meditazione di lunga durata sulla verità; dopo questa prassi l’aspirante diventa un
muni e potrà raggiungere il supremo stato non –differenziato realizzando così nella
stessa vita la beatitudine del nirvana.
yad boddhavyaà tavedäném ätmänätma-vivecanam
tad ucyate mayä samyak çrutvätmany avadhäraya || 73
E ora ti darò accurati chiarimenti sulla discriminazione tra il Sé e il non Sé.
Ascolta in modo appropriato e assimila questa conoscenza.
10
majjästhi-medaù-pala-rakta-carma-
tvagähvayair dhätubhir ebhir anvitam
pädoru vakño-bhuja-prñöha-mastakair
angair upängair upayuktam etat || 74
Il corpo fisico è composto da sette componenti: midollo, ossa, grasso, carne, sangue,
pelle, epidermide e dalle seguenti appendici: gambe, cosce, torace, spalle e testa.
ahaà mameti prathitaà çaréraà
mohäspadaà sthülam itéryate budhaiù
nabho-nabhasvad-dahanämbu-bhümayaù
sükñmäëi bhütäni bhavanti täni || 75
Questo corpo, sede dell’illusione e caratterizzato dalle nozioni di “Io” e “Mio” è
chiamato dai saggi corpo fisico; l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra sono i
suoi elementi sottili.
parasparäàçair militäni bhütvä
sthüläni ca sthüla-çaréra-hetavaù
mäträs tadéyä viñayä bhavanti
çabdädayaù panca sukhäya bhoktuù || 76
Gli elementi sottili, combinandosi tra loro, compongono il corpo fisico, le loro essenze
formano gli oggetti dei sensi che in gruppi di cinque, quali il suono, la vista ecc.
contribuiscono a fornire il piacere al soggetto sensibile o sperimentatore.
ya eñu müòhä viñayeñu baddhä
rägoru-päçena su-durdamena
äyänti niryänty adha ürdhvam uccaiù
svakarma-dütena javena nétäù || 77
Così i folli che rimangono incatenati agli oggetti dei sensi mediante la corda
dell’attaccamento, difficile a spezzarsi, vengono e si dipartono da questo
mondo, trascinati dal flusso impetuoso delle loro azioni passate.
çabdädibhiù païcabhir eva païca
païcatvam äpuù svaguëena baddhäù
kuramga-mätamga-patamga-ména-
bhrmgä naraù païcabhir-aïcitaù kim || 78
Se il daino, l’elefante, la falena, il pesce e l’ape periscono vittime del loro
attaccamento a uno solo dei cinque sensi, ad esempio, il suono ecc., allora cosa sarà di
quell’uomo attaccato ai cinque sensi?
doñeëa tévro viñayaù krñëa-sarpa-viñäda api
viñaà nihanti bhoktäraà drañöäraà cakñuñäpyayam || 79
Gli oggetti dei sensi sono, per i loro effetti, più velenosi di quanto non sia il veleno del
cobra, veleno che uccide solo se viene assorbito; ma gli oggetti dei sensi fanno perire
lo sperimentatore che abbia lanciato loro anche un semplice sguardo.
viñayäçä mahäpäçäd yo vimuktaù su-dustyajät
sa eva kalpate muktyai nänyaù ñaöçästra-vedy api || 80
Solo chi si è liberato dalla pesante catena dei desideri-oggetti, in verità cosa molto
difficile, è qualificato per la liberazione, nessuna altra cosa può aiutarlo anche se
dovesse conoscere i sei Darsana
I sei Darsana o Sastra dell’interpretazione dell’essere e del non-essere secondo i Veda
sono: Samkhya, Yoga, Nyaya, Vaisesika, Purva o Dharma Mimamsa, Uttara o
Dharma Mimamsa (Vedanta).
11
äpäta-vairägyavato mumukñün
bhaväbdhi-päraà prati yätum udyatän
äçägraho majjayate’ntaräle
nigrhya kaëöhe vinivartya vegät || 81
Chi si è distaccato dal mondo in modo apparente, quando attraversa l’oceano del
mutamento, lo coccodrillo del desiderio lo afferra per la gola con violenza,
trascinandolo fuori strada.
viñayäkhya-graho yena suvirakty-asinä hataù
sa gacchati bhavämbhodheù päraà pratyüha-varjitaù || 82
Chi invece, munito della spada del perfetto distacco, uccide il coccodrillo dei sensi
attraversa l’oceano del samsara senza impedimenti.
viñama-viñaya-märgair gacchato’naccha-buddheù
prati-padam-abhiyäto mrtyur apyeña siddhah
hita-sujana-gurüktyä gacchataù svasya yuktyä
prabhavati phala-siddhiù satyam ity eva viddhi || 83
Sappi che la morte sopraffà quel folle che attraversa la via pericolosa della avidità dei
sensi. Ma il discepolo che sceglie la sua strada in accordo con gli insegnamenti di un
degno e nobile guru e che esercita constantemente la facoltà di discriminazione,
arriverà felicemente alla fine del viaggio. Non puoi disconoscere questa verità.
mokñasya kämkñä yadi vai tavästi
tyajätidüräd viñayän viñaà yathä
péyüñavat toña-dayä-kñamärjava-
praçänti-däntér bhaja nityam ädarät || 84
Se hai veramente sete di liberazione, evita tutti gli oggetti dei sensi e abbi per essi un
rifiuto come ti trovassi di fronte a cose nocive. Pratica invece le nobili virtù: la
contentezza, la compassione, il perdono delle ingiurie, l’onestà, la serenità e
l’autocontrollo.
anukñaëaà yat parihrtya krtyaà
anädy avidyäkrta-bandha-mokñaëam
dehaù parärtho’yam amuñya poñaëe
yas sajjate sa sva-manena hanti || 85
Chi si astiene dal liberarsi dalla schiavitù dell’ignoranza identificandosi con il corpo il
quale è oggetto di fruizione da parte degli altri commette un vero suicidio.
çaréra-poñaëärthé san ya ätmänaà didåkñati
grähaà därudhiyä dhåtvä nadi tartuà sa gacchati || 86
Chi cerca di realizzare l’Atman mentre accorda al corpo fisico una attenzione
eccessiva, agisce come quell’insensato che, volendo attraversare un fiume commette
l’errore di calvacare un coccodrillo credendolo un tronco d’albero
moha eva mahämrtyur mumukñor vapur ädiñu
moho vinirjito yena sa mukti padam arhati || 87
Colui che cerca la liberazione se si illude di essere solo un corpo fisico ecc. fa una
morte orribile. Se vince questa illusione raggiunge lo stato di liberazione.
mohaà jahi mahä-mrtyuà deha-dära-sutädiñu
yaà jitvä munayo yänti tadviñëoù paramaà padam || 88
E riportando la vittoria su questa orribile morte, su tutti gli attaccamenti illusori
verso il corpo fisico, la sposa, I figli ecc, che raggiungi lo stato supremo di
Visnu (RV I,XXII,16-21).
12
tvan-mäàsa-rudhira-snäyu-medo-majjästhi-saàkulam
pürëaà mütra-puréñäbhyäà sthülaà nindyam idaà vapuù || 89
Questo corpo fisico composto di pelle, carne, sangue, arterie, grasso, midollo, ossa e
permeato di sostanze contaminate, non è gradevole.
païcé-krtebhyo bhütebhyaù sthülebhyaù pürva-karmaëä
samutpannam idaà sthülaà bhogäyatanam ätmanaù
avasthä jägaras tasya sthülärthänubhavo yataù || 90
Questa forma densa, precipitata dal cumulo di azioni passate, è un aggregato di
elementi grossolani, formato a sua volta da combinazioni elementari sottili le cui parti
sono mescolate le une alle altre. Questo è lo strumento che il jivatman utilizza per le
sue esperienze nello stato di veglia percependo così gli oggetti grossolani.
bähyendriyaiù sthüla-padärtha-seväà
srak-candana-stri-ädi vicitra rüpäm
karoti jévaù svayam etad ätmanä
tasmät praçastir vapuño’sya jägare || 91
L’anima individuale, per quanto distinta si identifica con il corpo godendo
mediante gli organi sensori, degli oggetti grossolani, come ad esempio il
profumo di sandalo, di una ghirlanda di fiori ecc. per cui opera nello stato di
veglia.
sarvo’pi bähya saàsäraù puruñasya yad äçrayaù
viddhi dehamidaà sthülaà grhavad grhamedhinaù || 92
Sappi che questo corpo fisico costituisce per te quello che una casa potrebbe costituire
per il suo padrone. Con esso si possono ottenere i rapporti con il mondo esterno.
sthülasya sambhavajarämaraëäni dharmäù
sthaulyädayo bahuvidhäù çiçutädyavasthäù
varëäçramädiniyamä bahudhä’mayäù syuù
püjävamänabahumänamukhä viçeñäù || 93
La nascita, la decrepitezza, la morte ecc. come il vigore e la debolezza, sono le
proprietà del corpo denso, L’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la vecchiaia sono le
sue naturali condizioni; esso segue gli ordini sociali e gli stadi di vita; inoltre è
condizionato da tante malattie, è sempre a esso che si serbano differenti trattamenti
quali adorazione, ingiuria, ossequio ecc.
buddhéndriyäëi çravaëaà tvag-akñi
ghräëaà ca jivhä viñayävabodhanät
väk-päëi-pädä gudam-apy-upasthaù
karmendriyäëi pravaëeni karmasu || 94
La pelle, le orecchie, gli occhi, il naso e la lingua sono gli strumenti della percezione
sensitiva e servono per avere la nozione dei dati esterni. Gli organi della parola, le
mani, gli organi di locomozione, di escrezione e di generazione sono gli strumenti di
azione e hanno la caratteristica di eseguire vari lavori.
nigadyate’ntaùkaraëaà manodhér ahamkrtiç cittam iti sva-vrttibhiù manas
tu samkalpa-vikalpanädibhih buddhiù padärthädhyavasäya-dharmataù 95
aträbhimänäd aham ityahaàkrtiùsvärthänusandhäna-guëena cittam 96
L’antakharana, organo interno della mente secondo le sue modificazioni viene
denominato: manas, buddhi, ahamkara e citta. manas quando assume la funzione di
pensare il pro e il contro dei dati , buddhi quando conosce il grado di verità delle cose,
ahamkara quando assume la funzione di senso dell’Io, citta quando si unisce al proprio
oggetto di desiderio..
13
präëäpäna-vyänodäna-samänä bhavatyasau präëaù
svayam eva vrtti-bhedäd vikrti-bhedät suvarëa-salilädivat || 97
Segue il prana che diviene: prana, apana, vyana, udana, samana secondo le molteplici
funzioni loro inerenti o secondo le modificazioni che subisce, come avviene per l’oro
o per l’acqua ecc. (nota descrittiva sui tipi di prana)
vägädi païca çravaëädi païca
präëädi païcäbhra-mukhäni païca
buddhyädy avidyäpi ca käma-karmaëé
puryañöakaà sükñma-çaréram ähuù || 98
i cinque organi d’azione, i cinque organi di cognizione, i cinque prana, i cinque
elementi sottili assieme alla buddhi, l’avidya il desiderio e l’azione sono gli otto fattori
che correlati compongono il corpo sottile.
idaà çaréraà çåëu sükñma-saàjïitaà
limgaà tvapacékrta-bhuta-sambhavam
saväsanaà karma-phalänubhävakaà
sväjïänato’nädir upädhir ätmanaù || 99
Ascolta, questo corpo sottile che viene chiamato anche linga sarira e che esiste negli
elementi prima ancora della loro reciproca combinazione e suddivisione, provando
dei desideri porta il jivatman a raccogliere i frutti delle azioni passate. Questo
condizionamento, a cui non si può dare origine viene per ignoranza
sovrapposto all’Atman.
svapno bhavaty asya vibhaktyavasthä
sva-mätra-çeñeëa vibhäti yatra
svapne tu buddhiù svayam eva jägrat
käléna nänä-vidha-väsanäbhiù
karträdi-bhävaà pratipadya räjate
yatra svayaà jyotirayaà parätmä ||100
dhé-mätrakopädhir açeña-säkñé
na lipyate tat-krta-karma-leçaiù
yasmäd asamgas tata eva karmabhiù
na lipyate kiïcid upädhinä krtaiù || 101
La condizione di sogno [stato sottile], distinta dalla veglia, è quella nella quale
ci si esprime solo con la propria luce. Nel sogno la buddhi-intelletto assume il
ruolo di agente, senza alcun fattore esterno, e ciò perché ha accumulato le
impressioni nello stato di veglia. Ma l’Atman supremo continua a rimanere al
suo posto di gloria con la semplice sovrapposizione della buddhi, quale
testimone di tutte le cose, e non è minutamente toccato da nessuna delle
azioni di questa, così in ogni circostanza l’Atman rimane libero dalle
sovrapposizioni.
sarva-vyäprti-karaëaà limgam idaà syäd cidätmanaù puàsaù
väsyädikam iva takñëah tenaivätmä bhavaty asamgo’yam || 102
L’Atman, che è intelligenza pura, utilizza questo corpo sottile come suo
strumento, allo stesso modo del falegname che utilizza i suoi arnesi. L’Atman
è dunque perfettamente libero.
14
andhatva-mandatva-paöutva-dharmäù
sauguëya-vaiguëya-vaçäd hi cakñuñaù
bädhirya-mükatva-mukhäs tathaiva
çroträdi-dharmä na tu vettur ätmanaù || 103
La cecità, la miopia, la vista acuta sono le diverse caratteristiche dell’occhio e,
secondo l’integrità o no dell’organo considerato, subiscono imperfezioni; così si ha la
sordità per l’orecchio o il mutismo per le corde vocali, ma queste diverse condizioni
non riguardano l’Atman, il supremo conoscitore.
ucchväsa-niùçväsa-vijnrmbhaëa-kñut
prasyandanädyutkramaëädikäù kriyäù
präëädi-karmäëi vadanti tajäù
präëasya dharmävaçanä-pipäse || 104
Respirazione, starnuto, sonnolenza, secrezione, escrezione sono considerati dagli
esperti le funzioni rispettive dei vari prana, mentre la fame e la sete sono le
caratteristiche (dharma) del prana propriamente detto.
antaù-karaëam eteñu cakñur ädiñu varñmaëi
ahamityabhimänena tiñöhatyäbhäsa-tejasä || 105
L’organo interno è localizzato sia in un organo particolare sia nella totalità diffusa
degli organi. Esso si identifica con tali complessi organici perché dal Sé riceve un
riflesso di luce.
ahaàkäraù sa vijïeyaù kartä bhoktäbhimänyayam
sattvädiguëayogena cävasthä-trayam açnute || 106
Sappi che il senso dell’Io identificandosi con il corpo fisico immagina di essere
l’agente o lo sperimentatore dell’azione e, unito ai guna come ad esempio il
sattva esperisce i tre stati (veglia, sogno e sonno profondo).
viñayäë ämänukülye sukhé duùkhé viparyaye
sukhaà duùkhaà ca tad-dharmaù sadänandasya nätmanaù || 107
Se gli oggetti dei sensi sono piacevoli l’Io è felice, quando sono spiacevoli è
infelice. Piacere e dolore sono le sue caratteristiche non quelle dell’Atman, la
cui essenza è beatitudine.
ätmärthatvena hi preyän viñayo na svataù priyaù
svata eva hi sarveñäm ätmä priyatamo yataù
tata ätmä sadänando näsya duùkhaà kadäcana
yat suñuptau nirviñaya ätmänando’nubhüyate
çrutiù pratyakñam aitihyam anumänaà ca jägrati || 108-109
Gli oggetti dei sensi [piacevoli o spiacevoli] possono esserci perché c’è
l’Atman essi infatti non hanno vita propria. L’Atman è, per la sua natura, quello per
cui tutte le creature si amano, quello che non soffre perché è essenza di beatitudine.
Nella condizione di sonno profondo si gode, senza la mediazione di alcun
oggetto dei sensi, la beatitudine dell’Atman; ciò è chiaramente attestato dalla
rivelazione, dalla percezione diretta, dalla tradizione e dall’inferenza..
avyakta-nämné parameça-çaktiù anädy avidyä tri-guëätmikä parä
käryänumeyä sudhiyaiva mäyä yayä jagat sarvam idaà prasüyate || 110
L’ignoranza o maya, chiamata anche l’immanifesta, è il potere stesso del
Signore, essa appare senza inizio, comprende i tre guna e essendo la causa
prima, è superiore a tutti gli effetti. Un intelletto chiaro può inferirla da questi
effetti. Essa ha portato in oggettività l’universo intero.
15
san-näpyasan-näpy-ubhayätmikä no
bhinnäpyabhinnäpyubhayätmikä no
sämgäpyanamgä hyubhayätmikä no
mahädbhutä’nir-vacanéya-rüpä || 111
Non si può dire di essa né che esista né che non esista, né che partecipi alla esistenza
né alla non-esistenza, non è né omogenea né eterogenea, né l’una né l’altra assieme.
Non è composta di parti, né costituisce un tutto indivisibile. Non è
contemporaneamente né l’uno né l’altro. Essa supremo prodigio, sfugge a ogni tipo
di descrizione.
çuddhädvaya-brahma-vibhodhanäçyä
sarpa-bhramo rajju-vivekato yathä
rajas-tamas-sattvam iti prasiddhä
guëästadéyäù prathitaiù svakäryaiù || 112
Essa (maya-avidya) può essere eliminata realizzando il puro non duale Brahman
come l’illusione del serpente viene rimossa quando si ha la conoscenza della corda. I
suoi guna sono tamas, rajas e sattva, così denominati a seconda delle loro rispettive
funzioni.
vikñepa-çakté rajasaù kriyätmikä
yataù pravrttiù prasrtä puräëé
rägädayo’syäù prabhavanti nityaà
duùkhädayo ye manaso vikäräù || 113
Rajas ha come caratteristica il potere di proiezione (vikñepa-çakté), l’attività è la
sua natura e da esso provengono le modificazioni della mente quali
l’attaccamento , la sofferenza ecc.
kämaù krodho lobha-dambhädy-asüyä
ahaàkärerñyä-matsarädyästu ghoräù
dharmä ete räjasäù puàpravrttiù
yasmäd etat tad rajo bandha-hetuù || 114
I funesti attibuti del rajas sono: il desiderio, la collera, l’avidità, l’arroganza,
l’odio, l’egoismo, l’invidia, la gelosia ecc. da esso nascono anche le tendenze
estrovertite, è sempre esso la causa della schiavitù
eñä’vrtir näma tamo-guëasya,
çaktiryayä vastvavabhäsate’nyathä
saiñä nidänaà puruñasya saàsrteù
vikñepa-çakteù pravaëasya hetuù || 115
Il potere velante appartiene al guna tamas che fa apparire le cose
diversamente da ciò che esse sono. Esso è anche causa di trasmigrazione e
mette in moto il potere proiettivo.
prajävän api paëòito’pi caturo’py-atyanta-sükñmätma-dåg-
vyäléòhas tamasä na vetti bahudhä sambodhito’pi sphuöam
bhräntyäropitam eva sädhu kalayatyälambate tadguëän
hantäsau prabalä duranta-tamasaù çaktir mahatyävrtiù || 116
Persino il saggio e l’erudito penetrati nel più sottile significato dell’Atman
possono essere sopraffatti dal tamas, così da incorrere nell’errore di
considerare reali le sovrapposizioni create dall’ignoranza e identificarsi con gli
effetti di questa. E’ proprio grande il velante potere del terribile tamas.
16
abhävanä vä viparéta-bhävanä-
sambhävanä vipratipattir-asyäù
saàsarga-yuktaà na vimuïcati dhruvaà
vikñepa-çaktiù kñapayaty ajasram || 117
In preda al tamas, non vi è equilibrio di giudizio e la mancanza di convinzioni
alimenta il dubbio. Questo è il risultato di chi si sprofonda nel potere velante del
tamas, oltre a subire sofferenze incessanti causate dal potere proiettivo.
ajnänam-älasya-jaòatva-nidrä-
pramäda-müòhatva-mukhäs tamoguëäù
etaiù prayukto na hi vetti kiïcin
nidräluvat stambhavad eva tiñöhati || 118
Gli attributi di tamas sono: l’ignoranza, la rilassatezza, la pigrizia, il torpore, la
negligenza e l’ottusità. Colui che vi soggiace non comprende più niente,
rimanendo addormentato come un pezzo di legno o una pietra.
sattvaà viçuddhaà jalavat tathäpi
täbhyäà militvä saraëäya kalpate
yaträtma-bimbaù prati-bimbitaù san
prakäçayaty arka iväkhilaà jaòam || 119
Il puro sattva ha la trasparenza dell’acqua viva e, tuttavia, se è commisto al
rajas o al tamas, concorre anch’esso a trascinare nella trasmigrazione.
Quando la luce dell’Atman si riflette sul solo sattva allora, come il sole, essa
rivela l’intero universo oggettivo.
miçrasya sattvasya bhavanti dharmäs-
tvamänitädyä niyamä yamädyäù
çraddhä ca bhaktiç ca mumukñatä ca
daivé ca sampattir asan vrttiù || 120
Le proprietà del sattva [unito agli altri due guna] sono: assenza di orgoglio ecc.
yama, niyama, fede devozione, desiderio di liberazione, tendenze divine e una
profonda avversione per il non reale.
viçuddha-sattvasya guëäù prasädaù
svätmänubhütiù paramä praçäntiù
trptiù praharñaù paramätmaniñöhä
yayä sadänanda-rasaà samåcchati || 121
Le caratteristiche del puro sattva sono la letizia, la realizzazione dell’Atman, la
suprema pace, la pienezza, la costante devozione per il supremo Atman, il
quale conferisce la beatitudine eterna.
avyaktam etat triguëair niruktaà
tat käraëaà näma çaréram ätmanaù
suñuptir etasya vibhaktyavasthä
praléna-sarvendriyabuddhi-vrttiù || 122
L’immanifesto [o indifferenziato] composto dai tre gnna costituisce il corpo
causale dell’Atman. Il suo stato è il sonno profondo in cui la mente e tutti gli
organi connessi cessano di funzionare.
17
sarva-prakära-pramiti-praçäntiù
béjätmanävasthitir eva buddheù
suñuptiretasya kila pratétiù
kiïcin na vedméti jagat-prasiddheù || 123
Il sonno profondo è, dunque costituito dalla cessazione di ogni genere di
percezione, per cui la buddhi si trova rivestita di un velo formale molto sottile,
dimorando allo stato germinale-causale. Il noto giudizio “in quello stato non ho
percepito niente” conferma tale condizione.
dehendriya-präëa-mano’hamädayaù
sarve vikärä viñayäù sukhädayaù
vyomädi-bhütänyakhilaà ca viçvaà
avyakta-paryantam idaà hyanätmä || 124
Il corpo fisico, gli organi dei sensi, il prana, la mente, il senso dell’Io tutte le
sue modificazioni, gli oggetti dei sensi, con il piacere-dolore, gli elementi
grossolani, [come l’etere e il resto], in breve l’intero universo fino
all’immanifesto costituiscono il non-Atman.
mäyä mäyä-käryaà sarvaà mahadädi-deha paryantam
asad idam anätma-tattvaà viddhi tvaà maru-marécikä-kalpam ||125
Dal Mahat [mente universale] fino al corpo fisico, tutto è effetto della maya. Essi
con la loro causa, la maya stessa, rappresentano il non-Atman e sono non reali come il
miraggio nel deserto.
atha te sampravakñyämi svarüpaà paramätmanaù
yad vijïäya naro bandhän muktaù kaivalyam açnute || 126
Ora passo a spiegarti la vera natura del supremo Sé realizzando il quale
l’individuo si libera da ogni schiavitù ottenendo così l’isolamento.
asti kaçcit svayaà nityaà aham-pratyaya-lambanaù
avasthä-traya-säkñé san païca-koça-vilakñaëaù || 127 (v. nota sui koça)
Esiste una realtà, un entità assoluta, la quale è l’eterno sostrato della coscienza
differenziata e distinta dai cinque involucri.
yo vijänäti sakalaà jägrat-svapna-suñuptiñu
buddhi-tadvrtti-sad-bhävam abhävam-ahamityayam || 128
Colui che conosce tutto ciò che accade negli stati di veglia, sogno e sonno profondo,
colui che è consapevole della presenza o dell’assenza del pensiero e delle sue
modificazioni, colui che è il supporto dello stesso senso dell’Io è l’Atman.
yaù paçyati svayaà sarvaà yaà na paçyati kiïcana
yaç cetayati buddhyädi na tad yaà cetayatyayam || 129
Colui che osserva ogni cosa, ma che da nessuno è osservato, colui che illumina la
buddhi ecc. ma che da questo non viene illuminato, è l’Atman.
yena viçvam idaà vyäptaà yaà na vyäpnoti kiïcana
abhä-rüpam idaà sarvaà yaà bhäntyam anubhätyayam || 130
Colui che permea questo universo ma che da nessuno può essere permeato, colui la cui
luce si riflette nell’universo intero coprendolo con il suo splendore è l’Atman.
yasya sannidhi-mätreëa dehendriya-manodhiyaù
viñayeñu svakéyeñu vartante preritä iva || 131
Dalla sua celata presenza attingono gli ordini il corpo, gli organi sensori, la mente e
l’intelletto, con le loro rispettive funzioni, come i servitori dal padrone.
18
ahamkärädi-dehäntä viñayäç ca sukh-ädayaù
vedyante ghaöavad yena nitya-bodha-svarüpiëä || 132
E’ sempre per esso che tutto ciò che esiste – dal senso dell’Io al corpo fisico
compresi gli oggetti dei sensi è conosciuto in modo manifesto, essendo l’essenza
dell’eterna conoscenza.
eño’ntarätmä puruñaù puräëo
nirantaräkhaëòa-sukhänubhütiù
sadaikarüpaù pratibodha-mätro
yeneñitä väg-asavaç caranti || 133
Esso è il Sé interiore, il primordiale Signore, la costante e piena beatitudine, sempre
identico a sé stesso per quanto si rifletta nelle molteplici modificazioni mentali. Gli
organi sensori e i prana con le loro rispettive funzioni, attingono da esso.
atraiva sattvätmani dhé-guhäyäà
avyäkrtäkäça uru-prakäçaù
äkäça uccaih ravivat prakäçate
sva-tejasä viçvam idaà prakäçayan || 134
Dimorando nel nostro stesso corpo, nella mente ripiena di sattva, nel profondo della
buddhi, nell’akasa non manifesto, l’Atman risplende del suo proprio splendore, come
il sole nel firmamento, illuminando questo universo.
jätä mano’hamkrti-vikriyäëäà
dehendriya-präëakrta-kriyäëäm
ayo’gnivat tän anuvartamäno
na ceñöate no vikaroti kiïcana || 135
Il conoscitore delle modificazioni mentali dell’Io, delle attività del corpo, degli organi
sensori e del prana, sembra prendere la forma di questi, come il fuoco prende quella di
una palla di ferro surriscaldata, ma in verità esso né agisce né si trasforma.
na jäyate no mriyate na vardhate
na kñéyate no vikaroti nityaù
viléyamäne’pi vapuñyamuñmin
na léyate kumbha ivämbaraà svayam || 136
Non nasce e non muore non cresce e non diminuisce non subisce
cambiamenti perché è eterno, quando il corpo si disintegra continua ad
esistere come continua ad esistere l’etere racchiuso in una brocca quando
questa si rompe.
prakrti-vikrti-bhinnaù çuddhabodhasvabhävaù
sad-asad-idam-açeñaà bhäsayan nir-viçeñaù
vilasati paramätmä jägrad-ädiñvavasthäsu
aham-aham-iti säkñät-säkñirüpeëa buddheù || 137
Il supremo Atman distinto dalla prakti e dalle sue trasformazioni, ha la natura della
pura conoscenza, esso rivela l’intero universo reale e non reale, sussiste di là dai tre
strati e dal senso dell’Io e manifesta se stesso come testimone della buddhi.
niyamitamanasämuà tvaà svam ätmänam ätma-
nyayam-ahamiti säkñäd viddhi buddhi-prasädät
jani-maraëa-tarangäpära-saàsära-sindhuà
pratara bhava krtärtho brahmarüpeëa saàsthaù || 138
Disciplinata la mente e purificato l’intelletto, realizza il tuo proprio Sé, così potrai
attraversare l’illimitato oceano del samsara, le cui onde sono le nascite e le morti.
Rimani dunque fermo e soddisfatto nel Brahman.
19
atränätmanyahamiti matir bandha eño’sya puàsaù
präpto’jïänät janana-maraëa-kleça-sampäta-hetuù
yenaiväyaà vapur idam asat satyam ity ätma-buddhyä
puñyatyukñatyavati viñayais tantubhiù koçakådvat || 139
Confondere per ignoranza il Sé con il non-Sé significa essere schiavi delle
nascite e delle morti. Identificandosi con il corpo fisico perituro, che non ha
realtà assoluta, alimentandolo, curandolo, prolungando la sua esistenza con
oggetti allettanti ci si attacca sempre di più, come il bruco al suo bozzolo.
atasmin tad-buddhiù prabhavati vimüòhasya tamasä
vivekäbhäväd-vai sphurati bhujage rajju-dhiñaëä
tato’nartha-vräto nipatati samädätur-adhikah
tato yo’sadgrähaù sa hi bhavati bandhaù çrëu sakhe || 140
L’idea di ciò che non si è è causata dall’oscurità velante E’ la mancanza di
discernimento che induce a scambiare la corda per il serpente: così gravi pericoli
minacciano colui che accetta questa falsa realtà [confondere il reale con il non reale].
Ascolta amico, quando ci si attacca al non-reale, si crea la schiavitù.
akhaëòa-nityädvaya-bodha-çaktyä
sphurantam ätmänam ananta-vaibhavam
samävrëotyävrti-çaktir-eñä
tamomayé rähur ivärka-bimbam || 141
Il potere velante che è fatto di oscurità sembra coprire l’Atman eterno, pieno, non
duale, dall’infinito potere luminoso, così come Rahu sembra coprire il Sole
[nell’eclissi solare] vedi ChanUp 8.13.1.
tiro-bhüte svätmanyamalatara-tejovati pumän
anätmänaà mohäd aham iti çaréraà kalayati
tataù käma-krodha-prabhrtibhir amuà bandhana-guëaiù
paraà vikñepäkhyä rajasa uru-çaktir vyathayati || 142
Mediante questo velamento, l’indiduo s’identifica erroneamente con il non-Sé
cioè con il corpo, mentre il non nato Atman brilla di luce pura. Così rajas con il
suo grande potere proiettivo, lo accieca con le qualità incatenanti del desiderio
della collera ecc.
mahä-moha-gräha-grasana-galitätmävagamano
dhiyo nänävasthäà svayam abhinayan tad-guëatayä
apäre saàsare viñaya-viña-püre jalanidhau
nimajjyonmajjväyaà bhramati kumatiù kutsita-gatiù || 143
Colui la cui mente è inghiottita dallo coccodrillo divoratore della grande illusione
s’immagina di essere egli stesso I differenti stati condizionati, affondando e risalendo
nell’oceano sconfinato del samsara, in balia delle onde. In verità questa è una misera
sorte.
bhänu-prabhäsaàjanitäbhra-panktiù
bhänuà tirodhäya yathä vijrmbhate
ätmoditähaàkrtir ätma-tattvaà
tathä tirodhäya vijrmbhate svayam || 144
Così come le nuvole generate dai raggi del Sole coprono lo stesso Sole, così l’Io,
riflesso proiettivo dell’Atman copre lo stesso Atman.
20
kavalita-dinanärthe durdine sändra-meghaiù
vyathayati himajhaïjhä-väyur-ugro yathaitän
avirata-tamasätmanyävrte müòha-buddhià
kñapayati bahu-duùkhais tévra-vikñepa-çaktiù || 145
Come in una giornata nuvolosa, quando il Sole è oscurato da dense nebbie, il freddo e
il vento affliggono [l’individuo], così quando l’Atman è oscurato dal tamas, il terribile
potere proiettivo perseguita l’individuo con affanni senza fine.
etäbhyäm eva çaktibhyäà bandhaù puàsaù samägataù
yäbhyäà vimohito dehaà matvä’tmänaà bhramatyayam || 146
Questi due poteri (avarana-çakté e vikñepa-çakté) sono la causa della schiavitù
dell’individuo. Così illuso da essi, scambiando il corpo per il Sé, egli vaga da
una vita all’altra.
béjaà saàsrti-bhümijasya tu tamo dehätma-dhér-amkuro
rägaù pallavam ambu karma tu vapuù skandho’savaù çäkhikäù
agräëéndriya-saàhatiç ca viñayäù puñpäëi duùkhaà phalaà
nänä-karma-samudbhavaà bahuvidhaà bhoktä’tra jévaù khagaù ||147
Dell’albero del samsara il tamas è il seme, l’aderire all’idea che il corpo sia il Sé è il
germoglio, l’attaccamento al godimento sensoriale le foglie, l’azione l’acqua di alimento, il
corpo, il tronco, l’energia vitale i rami gli organi sensori, i ramoscelli gli oggetti dei sensi i
fiori, le sofferenze effetto del karma i frutti, il jiva è l’uccello assiso su di esso.
ajïänamülo’yam anätma-bandho
naisargiko’nädir ananta éritaù
janmäpyaya-vyädhi-jarädi-duùkha-
praväha-täpaà janayatyamuñya || 148
Il non Sé che determina la schiavitù è frutto dell’innata ignoranza-radice senza
inizio e senza fine, la quale crea un flusso di sofferenze: nascita, malattia,
vecchiaia e morte.
nästrair na çastrair anilena vahninä
chettuà na çakyo na ca karma-koöibhiù
viveka-vijïäna-mahäsinä vinä
dhätuù prasädena çitena maïjunä || 149
Tale [schiavitù] non può essere risolta né con le armi, né con il vento, né con il
fuoco, né con le molteplici azioni, ma solo con la spada della suprema
conoscenza forgiata dalla discriminazione e dalla purificazione degli elementi.
çruti-pramäëaika-mateù svadharma-
niñöhä tayaivätma-viçuddhir-asya
viçuddha-buddheù paramätma-vedanaà
tenaiva saàsära-samüla-näçaù || 150
Colui che per autoriconoscimento aderisce alla Sruti e compie il suo svadharma
(dovere inerente al proprio stato) è purificato: è l’individuo dallo intelletto puro
realizza l’Atman supremo. Solo così il samsara viene distrutto alla sua radice.
koçair-annamayädyaiù païcabhir-ätmä na saàvrto bhäti
nija-çakti-samutpannaiù çaiväla-paöalair-ivämbu väpéstham || 151
Sotto il velo delle cinque guaine, quale quella del cibo, prodotte dal suo stesso potere,
il Sé si cela, come avviene con l’acqua di un lago coperta dalla coltre delle alghe.
[nota sloka 129, per i kosa nota sloka 125]
21
tac-chaiväläpanaye samyak salilaà pratéyate çuddham
trñëä-santäpa-haraà sadyaù saukhya-pradaà paraà puàsaù || 152
Con la rimozione delle alghe, l’acqua del lago riappare perfettamente pura, spegnendo
la sete e dando immediata gioia.
païcänäm-api koçänäm apaväde vibhätyayaà çuddhaù
nityänandaika-rasaù pratyag-rüpaù paraù svayaà-jyotiù || 153
Rigetta dunque queste cinque guaine e il Sé ti apparirà come essenza di costante
beatitudine come il Sé supremo che brilla del suo proprio splendore.
ätmänätma-vivekaù kartavyo bandha-muktaye viduñä
tenaivänandé bhavati svaà vijïäya sac-cid-änandam || 154
Per liberarsi dalla schiavitù (bandha-muktaye), il saggio discepolo deve
discriminare tra il Sé e il non-Sé (ätmänätma-vivekaù), solo così egli potrà
conoscere la propria natura come Essere, Coscienza, Beatitudine.
muïjäd-iñékäm-iva dåçya-vargät
pratyancam-ätmänam asamgam akriyam
vivicya tatra praviläpya sarvaà
tadätmanä tiñöhati yaù sa muktaù || 155
E’ liberato colui che sa separare gli oggetti sensoriali dal Sé come si separa la scorza
avviluppante dell’erba munja. Così immergendo ogni cosa nel Sé immobile, si crea la
perfetta identità con esso
deho’yam anna-bhavano’nnamayas tu koças
hyännena jévati vinaçyati tad-vihénaù
tvak-carma-mäàsa-rudhirästhi-puréñaräçiù
näyaà svayaà bhavitum arhati nitya-çuddhaù || 156
Questo corpo è il prodotto del cibo e costituisce la guaina del cibo. Vive a causa del
cibo e muore se ne è privo. E’ un miscuglio di pelle, carne, sangue, ossa ed altri
componenti: così esso non potrà mai essere l’eternamente puro Atman che non deve la
sua esistenza a nessuno fuorché a se stesso.
pürvaà janer-api mrter atha näyam-asti jäta-kñaëaù kñaëa-guëo’niyata-
svabhävaù naiko jaòaçca ghaöavat paridrçyamänaù svätmä kathaà bhavati
bhäva-vikära-vettä || 157
Prima della sua apparizione esso non poteva esistere né dopo la sua scomparsa potrà
mai essere, la sua parabola è solo un lampo. Le sue qualità sono aleatorie è per natura
soggetto a mutamento, è composto di parti, è inerte, e, come una brocca, è un semplice
oggetto sensorio. Tale corpo non potrà mai essere l’Atman, l’indistruttibile testimone
di tutti i cambiamenti fenomenici?
päëi-pädädimän deho nätmä vyamge’pi jévanät
tat-tacchakteran-änaçäc ca na niyamyo niyämakaù || 158
Il corpo composto di braccia, gambe ecc. non può essere l’Atman perché si può
continuare a vivere anche in assenza di una o più di tali parti. Se esso è un semplice
relativo che dipende da altro, come potra essere l’Atman, il legislatore universale.
deha-tad-dharma tat-karma tad-avasthädi säkñiëaù
sata eva svataù siddhaà tad-vailakñaëyam ätmanaù || 159
L’Atman è la realtà distinta dal corpo fisico con le sue qualificazioni, le sue attività e i suoi
vari stati (nascita, maturità, vecchiaia, morte); esso è il testimone costante di tutte queste
cose.
22
çalya-räçir mäàsa-lipto malapürëo’ti-kaçmalaù
kathaà bhaved ayaà vettä svayam-etad vilakñaëaù || 160
Come può l’increato Atman, il conoscitore, essere questo corpo composto di ossa,
carne, sudiciume e impurità?
tvam-mäàsa-medo’sthi-puréña-räçäu
ahaà-matià müòha-janaù karoti
vilakñaëaà vetti vicära-çélo
nija-svarüpaà paramärtha-bhütam || 161
Colui che è privo di senno s’identifica con tale ammasso di pelle, di ossa, di carne ecc.
ma l’aspirante fornito di discernimento riconosce l’Atman come il solo reale, il quale è
differente dal corpo.
deho’ham ityeva jaòasya buddhir
dehe ca jéve viduñas-tvahaà-dhéù
viveka-vijïänavato mahätmano
brahmäham ityeva matiù sadätmani || 162
L’individuo sciocco pensa: io sono il corpo (deho’ham), l’individuo intelligente
pensa: io sono una combinazione di corpo e anima vivente (buddhir dehe ca
jéve), ma il conoscitore, fornito di discernimento (viveka-vijïänavato), pensa: io
sono Brahman e considera l’eterno Atman il suo autentico Sé.
aträtma-buddhià tyaja müòha-buddhe
tvan-mäàsa-medo’sthi-puréña-räçau
sarvätmani brahmaëi nirvikalpe
kuruñva çäntià paramäà bhajasva || 163
O tu privo di senno, cessa di pensarti quale composto di carne, pelle, ossa, grasso,
riprendi la tua identità con il Brahman incondizionato, il Sé universale e realizza la
suprema pace.
dehendriyädävasati bhramoditäà
vidvän-ahaà täà na jahäti yävat
tävan na tasyästi vimukti-värtä
apyastveña vedänta-nayänta-darçé || 164
Colui che possiede solo un erudizione libresca, pur conoscendo a fondo il
Vedanta, non potrà avere la forza di dissipare la falsa identificazione con il
corpo e i vari organi che sono apparenze illusorie.
chäyä-çarére pratibimba-gätre
yat svapna-dehe hådi kalpitämge
yathätma-buddhih tava nästi käcit
jévac-charére ca tathaiva mä’stu || 165
Come non ti consideri l’ombra del tuo stesso corpo o la tua immagine riflessa
nell’acqua, nel sogno o nella tua immaginazione, così non devi considerarti il corpo
fisico che indossi.
dehätmadhér-eva nåëäm-asaddhiyäà
janmädi-duùkha-prabhavasya béjam
yatas-tatas-tvaà jahi täà prayatnät
tyakte tu citte na punar bhaväçä || 166
Dal considerarti corpo fisico non-reale deriva la sofferenza della nascita ecc. Perciò
con tutti i tuoi sforzi, devi porre fine a tutto ciò. Non potrà non esserci rinascita se
questa identificazione prodotta dalla tua mente non sarà risolta.
23
karmendriyaiù païcabhir-ancito’yaà
präëo bhavet präëa-mayas-tu koçaù ||
yenätmavän annamayo’nupürëaù
pravartate’sau sakala-kriyäsu || 167
Il prana associandosi ai cinque organi d’azione, forma la guaina dell’energia vitale e
pervadendo la guaina fatta di cibo [corpo fisico], concede a questi la possibilità di
creare attività.
naivätmäpi präëamayo väyu-vikäro
gantä’gantä väyuvad antar-bahir-eñaù
yasmät kiïcit kväpi na vettéñöam-aniñöaà
svaà vänyaà vä kiïcana nityaà para-tantraù || 168
La guaina dell’energia vitale non può essere l’Atman, perché essa è una modificazione
dell’aria universale. Come l’aria [in un vaso], essa entra ed esce dal corpo fisico e non
essendo reale, è incapace di discernere ciò che è piacevole o doloroso per sé o per gli
altri.
jnänendriyäëi ca manaçca manomayaù syät
koço mamäham iti vastu-vikalpa-hetuù
saàjïädi-bheda-kalanä-kalito baléyäàs
tatpürva-koçam-anupürya vijåmbhate yaù || 169
Gli organi di percezione, associati alla mente, formano la guaina fatta di
mente. Essa è causa di distinzione [o falsa rappresentazione del reale] e si
esprime con le nozioni di “Io” e “Mio”. Essa, interpenetrando la guaina
precedente, ha il potere di creare le differenziazioni.
païcendriyaiù païcabhir-eva hotåbhiù
pracéyamäno viñayäjya-dhärayä
jäjvalya-mäno bahu-väsanendhanaiù
mano-mayägniù dahati prapaïcam || 170
La guaina mentale rappresenta il fuoco sacrificale e proietta l’intero mondo
fenomenico, questo fuoco è alimentato dai desideri dei cinque sensi, che costituiscono
gli officianti, i quali agiscono come un continuo flusso di oblazioni.
na hy asty-avidyä manaso’tiriktä
mano hy-avidyä bhava-bandha-hetuù
tasmin vinañöe sakalaà vinañöaà
vijåmbhite’smin sakalaà vijåmbhate || 171
Di là dalla mente non v’è più ignoranza, anzi l’ignoranza è la stessa mente la
quale è causa di rinascita. Quando essa è risolta, il tutto è risolto; quando
essa si manifesta ogni cosa appare.
svapne’rtha-çünye srjati svaçaktyä
bhokträdi viçvaà mana eva sarvam
tathaiva jägratyapi no viçeñaù
tat sarvam etan manaso vijåmbhaëam || 172
Nel sogno, in cui non esistono gli oggetti esterni, la mente da sé stessa crea lo
sperimentatore e il mondo da sperimentare. Ciò accade anche nella
condizione di veglia. Così tutto questo [universo oggettivo] non è altro che una
proiezione della mente.
24
suñupti-käle manasi praléne
naivästi kiïcit sakala-prasiddheù
ato manaù-kalpit eva puàsaù
saàsära etasya na vastuto’sti || 173
Quando la mente è sparita nello stato del sonno profondo, non v’è, come è
noto, alcun dato percepibile. Perciò il mondo del cambiamento è prodotto dalla
mente dell’individuo, quindi non ha realtà assoluta.
väyunä’néyate medhaù punas tenaiva néyate
manasäh kalpyate bandho mokñas tenaiva kalpyate || 174
Il vento ammassa le nuvole e lo stesso vento le disperde, così la mente
immagina la schiavutù (manasäh kalpyate bandho) ma anche la liberazione.
dehädi-sarva-viñaye parikalpya rägaà
badhnäti tena puruñaà paçuvad guëena
vairasyam atra viñavat suvidhäya paçcäd
enaà vimocayati tanmana eva bandhät || 175
La mente produce il desiderio per il corpo e il gusto per gli oggetti dei sensi
legando così l’individuo, come un animale viene legato con una fune. Poi la
stessa mente suscita verso gli oggetti sensoriali una avversione come se
fossero veleni, liberandolo dalla schiavitù.
tasmän manaù käraëam-asya jantor
bandhasya mokñasya ca vä vidhäne
bandhasya hetur malinaà rajo-guëaiù
mokñasya çuddhaà virajas-tamaskam || 176
Perciò la mente è la causa sià della schiavitù che della liberazione. Quando è
macchiata dal rajas produce la schiavitù, quando è libera dal rajas e dal tamas
portà alla liberazione.
viveka-vairägya-guëätirekät
chuddhatvamäsädya mano vimuktyai
bhavatyato buddhimato mumukñoù
täbhyäà dåòhäbhyäà bhavitavyam agre || 177
Quando la mente diviene pura per la predominanza del discernimento e del
distacco, si volge verso la liberazione. Così l’individuo intelligente che cerca la
liberazione deve in primo luogo rafforzare queste due [virtù].
mano näma mahä-vyäghro viñayäraëya-bhümiñu
caratyatra na gacchantu sädhavo ye mumukñavaù || 178
Nella vasta foresta dei piaceri sensoriali vaga una grossa tigre chiamata mente Chi
veramente aspira alla liberazione è bene che si tenga da essa a debita distanza.
manaù prasüte viñayän açeñän
sthülätmanä sükñmatayä ca bhoktuù
çaréra-varëäçrama-jäti-bhedän
guëa-kriyä-hetu-phaläni nityam || 179
La mente produce incessantemente per lo sperimentatore oggetti sensibili
senza fine, sia grossolani sia sottili, come pure le distinzioni dei corpi degli
ordini sociali, degli stati di vita, delle qualità, delle attività, delle cause e degli
effetti.
25
asaëga-cidrüpam amuà vimohya
dehendriya-präëa-guëair-nibadhya
ahaà mameti bhramayatyajasraà
manas-svakåtyeñu phalopa-bhuktiñu || 180
Ingannando la pura coscienza e rendendola schiava mediante le qualità del
corpo, degli organi sensori, della energia vitale e servendosi dell’idea del “Mio”
e dell’”Io”, la mente la trascina incessantemente nelle diverse esperienze,
frutto dei risultati prodotti dalle sue stesse azioni.
adhyäsa-doñät puruñasya saàsrtiù
adhyäsa-bandhas tv’amunaiva kalpitaù
rajas-tamo-doñavato’vivekino
janmädi-duùkhasya nidänam-etat || 181
La trasmigrazione dell’individuo avviene per la funesta causa della sovra
apposizione. La schiavitù che ne consegue è opera della mente che
sovrappone, è ancora per essa che si origina la sofferenza della nascita e
della morte perché un individuo permeato di rajas e tamas non ha
discernimento.
ataù prähur-mano’vidyäà paëòitäs-tattva-darçinaù
yenaiva bhrämyate viçvaà väyuneväbhra-maëòalam || 182
Così dai saggi che hanno scoperto la verità, la mente è considerata avidya. E’
da questa che il mondo fenomenico è trasportato in ogni direzione come le
nuvole sono trasportate dal vento.
tan-manaùçodhanaà käryaà prayatnena mumukñuëä
viçuddhe sati caitasmin muktiù kara-phaläyate || 183
La mente di colui che cerca la liberazione dev’essere diligentemente
purificata. Quando ciò avviene, la liberazione sarà accessibile come un frutto a
portata di mano.
mokñaika-saktyä viñayeñu rägaà
nirmülya sannyasya ca sarva-karma
sacchaddhayä yaù çravaëädi-niñöho
rajas-svabhävaà sa dhunoti buddheù || 184
Colui che è votato alla liberazione sa risolvere il suo attaccamento agli oggetti dei
sensi, sa rinunciare a tutti i karma, sa aver fede nella verità e sa praticare assiduamente
gli esercizi prescritti, inoltre riesce a purgare la sua buddhi dalla natura del rajas.
manomayo näpi bhavet parätmä
hy ädyantavattvät pariëämi-bhävät
duùkhätmakatväd viñayatva-hetoù
drañöä hi dåçyätmatayä na dåñöaù || 185
La guaina mentale non può essere il supremo Sé perché essa ha un inizio e
una fine e perché subisce il cambiamento, inoltre è caratterizzata dal dolore e
dalla sofferenza e costituisce un semplice oggetto di percezione. Ora il visto
non può mai essere scambiato con colui che vede.
buddhir-buddhéndriyaiù särdhaà savåttiù kartå-lakñaëaù
vijïäna-maya-koçaù syät puàsaù saàsära-käraëam || 186
Associata agli organi percettivi, la buddhi, con le sue modificazioni, prende le
caratteristiche di agente sperimentatore. Essa rappresenta la guaina
dell’intelletto ed è causa di trasmigrazione.
26
anuvrajaccit-pratibimba-çaktiù
vijïänasaàïjaù prakrter vikäraù
jïäna-kriyävän aham-ityajasraà
dehendriyä-diñvabhimanyate bhrçam || 187
Accompagnato da un riflesso della potenza di cit, l’intelletto è una
manifestazione di prakrti dotato dell’attività del conoscere, svelandosi come Io,
è identificato costantemente con il corpo, con gli organi sensori ecc.
anädi-kälo’yam ahaà svabhävo
jévaù samasta-vyavahära-voòhä
karoti karmäëy anupürva-väsanaù
puëyänyapuëyäni ca tat-phaläni || 188
bhuëkte viciträsvapi yoniñu vrajan
äyäti niryätyadha ürdhvam-eñaù
asyaiva vijïäna-mayasya jägrat-
svapnädyavasthäù sukha-duùkha-bhogaù || 189
E’ senza inizio temporale, ha la natura dell’Io [sono] questo, è l’anima vivente che
esercita l’attività nel mondo relativo. Secondo le tendenze acquisite compie le azioni
buone o non buone raccogliendone i frutti. Esso va e viene sperimentando diversi
corpi, conformemente alle condizioni karmiche. La guaina fatta di conoscenza passa
attraverso gli stati di veglia, sogno ecc. provando piacere e dolore.
dehädi-niñöhäçrama-dharma-karma-
guëäbhimänaù satataà mameti
vijïäna-koço’yam-atiprakäçaù
prakåñöa-sännidhya-vaçät parätmanaù
ato bhavatyeña upädhir-asya
yad ätmadhéù saàsarati bhrameëa || 190
Esso s’identifica con le qualità, le azioni, i doveri degli stati di vita inerenti al
corpo. Questa vijïänakoça è molto luminosa perché è vicino al supremo Atman.
Essa comunque vela il Sé essendone una sovrapposizione.
yo’yaà vijïäna-mayaù präëeñu hådi sphurat yayaà jyotiù
küöasthaù san nätmä kartä bhoktä bhavaty-upädhisthaù || 191
Questa guaina di conoscenza risplende nel chakra del cuore molto vicino al
prana, a causa dell’esistente sovrapposizione, sembra giocare il ruolo di
agente e sperimentatore.
svayaà paricchedam upetya buddheù
tädätmya-doñeëa paraà mrñätmanaù
sarvätmakaù sann api vékñate svayaà
svataù påthaktvena mådo ghaöän iva || 192
Questo atma benché sia il Sé di tutto l’esistente, assumendo i condizionamenti della
buddhi, per errore sembra identificato con tale entità puramente illusoria per cui viene
considerato come una individualità distinta, come se i diversi vasi potessero differire
dall’argilla di cui sono fatti.
upädhi-sambandha-vaçät parätmä hy upädhi-dharmän anubhäti tadguëaù
ayo-vikärän avikäri-vahnivat sadaika-rüpo’pi paraù svabhävät || 193
Il supremo Sé, benché immutabile e perfetto, associato alla sovrapposizione assume le
qualità di questa per cui sembra agire esso stesso, come il fuoco che, pur avendo
sempre la stessa forma appare diverso quando viene roteato.
27
çiñya uväca
bhrameëäpyanyathä västu jévabhävaù parätmanaù
tad-upädher anäditvät nänäder näça iñyate || 194
Il discepolo chiese: se il supremo atman esiste come jiva per errore o altro e la
sovrapposizione è senza inizio allora come potrà mai avere una fine?
ato’sya jévabhävo’pi nityä bhavati saàsrtiù
na nivarteta tan mokñaù kathaà me çréguro vada || 195
E se l’esistenza del jiva è eterna, esso sarà sempre soggetto a trasmigrazione
per cui la liberazione è impossibile. Riverito Guru, illuminami su questo punto.
ñrégurur uväca
samyak prñöaà tvayä vidvan-sävadhänena tac chrëu
prämäëiké na bhavati bhräntyä mohita-kalpanä || 196
Il venerabile guru rispose: o dotto amico hai posto una domanda appropriata;
ascoltami attentamente. Ciò che è prodotto dall’immaginazione, nata dalla
illusione, non può essere accettato neanche come ipotesi.
bhräntià vinä tvasamgasya niñkriyasya niräkrteù
na ghaöetärtha sambandho nabhaso nélatädivat || 197
Tra il Sé che è libero, senza attività e senza forma e il mondo degli oggetti può
esserci rapporto solo sul piano dell’illusione, come avviene quando si
attribuisce il colore azzurro al cielo.
svasya drañöur nirguëasyäkriyasya
pratyag-bodhänanda-rüpasya buddheù
bhräntyä präpto jéva-bhävo na satyo
mohäpäye nästyavastu-svabhävät || 198
L’esistenza del jiva, che appare come atman, il quale è il vero testimone
illuminato, inqualificato e senza attività, non è reale, essendo solo una
proiezione creata dalla buddhi. E’ proprio quando tale illusione viene risolta
che il jiva cessa di esistere.
yävad bhräntis tävad eväsya sattä
mithyä-jïänojjrmbhitasya pramädät
rajjväà sarpo bhränti-käléna eva
bhränter näçe naiva sarpo’pi tadvat || 199
Questo jiva permane fino a quando dura l’illusione causata dalla non conoscenza.
L’idea della corda scambiata per serpente persiste fino a quando vi è l’errore, ma il
serpente non ci sarà più quando l’illusione sarà svanita. Così è nel nostro caso.
anäditvam avidyäyäù käryasyäpi tatheñyate
utpannäyäà tu vidyäyäm ävidyakam-anädy-api || 200
prabodhe svapnavat sarvaà saha-mülaà vinaçyati
anädyapédaà no nityaà prägabhäva iva sphuöam || 201
Per quanto l’avidya con i suoi effetti sia senza inizio, tuttavia al sorgere della
vidya, l’avidya con le sue radici, viene risolta, come un sogno al risveglio. Così
il tutto fenomenico, per quanto senza inizio, non è eterno, come non lo è la
non esistenza precedente.
28
anäder api vidhvaàsaù prägabhävasya vékñitaù
yad buddhyupädhi-sambandhät parikalpitam ätmani || 202
jévatvaà na tato’nyas tu svarüpeëa vilakñaëaù
sambandha stvätmano buddhyä mithyä-jïäna puraùsaraù || 203
La non esistenza precedente per quanto senza inizio, ha una fine. Così il
jivatman, immaginato come l’Atman a causa delle sovrapposizioni, ad
esempio la buddhi non è reale: Il Sé è completamente differente da esso [jiva].
La relazione tra l’Atman e la buddhi è dovuta alla falsa conoscenza.
vinivrttir bhavettasya samyag jïänena nänyathä
brahmätmaikatva-vijïänaà samyag-jïänaà çruter matam || 204
La soluzione delle sovrapposizioni avviene con la giusta conoscenza e non in altro
modo. Secondo la Sruti, la conoscenza-realizzazione dell’identità dell’Atman con il
Brahman avviene con la giusta conoscenza.
tad ätmä-anätmanoù samyag vivekenaiva siddhyati
tato vivekaù kartavyaù pratyag-ätmasadätmanoù || 205
Ciò si ha mediante la retta discriminazione-discernimento tra l’Atman e il non
Atman. Si deve quindi discernere il jivatman individuale dal vero Atman.
jalaà pamkavad-atyantaà pamkäpäye jalaà sphuöam
yathä bhäti tathätmäpi doñäbhäve sphuöa-prabhaù || 206
Come l’acqua fangosa ridiventa trasparente se ripulita dalla melma, così l’Atman
rivela improvvisamente tutto il suo splendore quando le maculazioni sono rimosse.
asan-nivrttau tu sadätmanäh sphuöaà
pratétir etasya bhavet pratécaù
tato niräsaù karaëéya eva
sadätmanaù sädhvaham ädi vastunaù || 207
Nella rimozione delle predisposizioni vi è lo svelarsi improvviso del vero Atman. Di
conseguenza si deve rimuovere il vero Atman da ogni cosa, come il senso dell’Io ecc.
äto näyaà parätmä syät vijïänamaya-çabdabhäk
vikäritvät jaòatvät ca paricchinnatva-hetutaù
drçyatväd vyabhicäritvän nänityo nitya iñyate || 208
Così la guaina dell’intelletto di cui abbiamo parlato, non può essere il supremo
Atman perchè essa è soggetta a cambiamento è inanimata, è limitata, è un
oggetto percepibile e non è costantemente presente. Una cosa non reale non
può essere considerata reale.
änandapratibimba-cumbita-tanuh vrttis tamo jrmbhitä
syäd änandamayaù priyädi-guëakaù sveñöärtha-läbhodayaù
puëyasyänubhave vibhäti krtinäm änandarüpaù svayaà
sarvo nandati yatra sädhu tanubhrn-mätraù prayatnaà vinä || 209
La guaina della beatitudine è ancora una modificazione dell’ignoranza-oscurità
ed è toccata (baciata) da un riflesso della beatitudine dell’Atman. Possiede le
qualità della gioia ecc. e si rende sensibile quando un soggetto piacevole
viene percepito; essa si fa sentire in quell’essere fortunato che raccoglie il
frutto di atti meritori, godendo la beatitudine senza sforzo.
änanda-maya-koçasya suñuptau sphürtir-utkaöä
svapna-jägarayor éñad iñöa-sandarçan’ädinä || 210
La guaina di beatitudine è spontaneamente attivata nel sonno profondo, mentre negli
altri stati di sogno e di veglia è solo parzialmente manifesta perché dipende dalla vista
o contatto di un oggetto piacevole.
29
naiväyam änandamayaù parätmä
sopädhikatvät prakrter vikärät
käryatva-hetoù sukrta-kriyäyä
vikära-samghäta-samähitatvät || 211
Questo corpo fatto di beatitudine non può essere il supremo Atman perchè è un
semplice rivestimento, perché è una modificazione della sostanza-natura, perché è
l’effetto di azioni meritorie, perché è inserito nelle altre guaine-corpi che sono
anch’esse modificazioni.
païcänäm api koçänäà niñedhe yuktitaù kåte
tan niñedhävadhi säkñé bodharüpo’vaçiñyate || 212
Quando i cinque corpi aggregati sono stati compresi e risolti in modo analitico, ciò che
rimane è il testimone, il sostrato di tutto, conoscenza assoluta.
yo’yam ätmä svayaà-jyotiù païcakoça-vilakñaëaù
avasthä-traya-säkñé san nirvikäro niraïjanaù
sadänandaù sa vijïeyaù svätmatvena vipaçcitä || 213
Questo Atman è considerato autorisplendente e distinto dai cinque involucri, esso è il
Testimone dei tre stati, è senza cambiamento, è senza maculazioni, ed è eterna
beatitudine. Il saggio deve realizzarlo come il suo Atman.
çiñya uväca
mithyätvena niñiddheñu koçeñveteñu païcasu
sarväbhävaà vinä kiïcinna paçyämy atra he guro
vijïeyaà kimu vastvasti svätmanätra vipaçcitä || 214
Il discepolo chiese: O maestro dopo aver risolto queste cinque guaine-corpi non reali,
v’è la la non-esistenza del tutto? Quale entità potrebbe ancora esistere con cui il saggio
dovrebbe creare l’identita?
ñrégurur uväca
satyam uktaà tvayä vidvan nipuëo’si vicäraëe
ahamädi-vikäräs te tad abhävo’yamapyatha || 215
sarve yenänubhüyante yaù svayaà nänubhüyate
tam ätmänaà veditäraà viddi buddhyä susükñmayä || 216
Il Guru rispose; tu parli in modo giusto o dotto discepolo, sei capace di vera
discriminazione, [dopo aver risolto i cinque kosa] rimane l’Atman, quello mediante il
quale sono percepite tutte le modificazioni come il senso dell’Io ecc. e la loro stessa
assenza [nel sonno profondo], quello che non può essere oggetto di percezione.
Esercita adesso tutta la sottigliezza del tuo intelletto.
tat säkñikaà bhavet tattadyad yad yen’änubhüyate
kasyäpy ananubhüt’ärthe säkñitvaà n’opayujyate || 217
Quando una cosa è percepita vuol dire che c’è un testimone (säkñi) dietro a
quella percezione. Quando però l’agente percipiente viene a mancare, com’è
possibile percepire qualcosa?
asau sva-säkñiko bhävo yataù svenänubhüyate
ataù paraà svayaà säkñät pratyag-ätmä na cetaraù || 218
Questo [atman] è il testimone di Sé stesso, il quale si conosce da Sé stesso.
Quindi l’anima individuale è il Supremo [Brahman] e nient’altro.
30
jägrat-svapna-suñuptiñu sphuöataraà yo’sau samujjrmbhate
pratyag-rüpatayä sadäham-aham ityantaù sphurannaikadhä
nänäkära-vikära-bhägina imän paçyann-ahaà-dhémukhän
nityänanda-cidätmanä sphurati taà viddhi svam etaà hådi || 219
Quello che si manifesta nei tre stati di veglia, sogno e sonno profondo, quello
che sotto diversi aspetti, è interiormente percepito come una serie ininterrotta
di impressioni del senso dell’Io, quello che in quanto Testimone osserva tutte
le impressioni dell’Io, della buddhi ecc. le quali sono forme modificantesi,
quello che viene realizzato come sat-cit-ananda, sappi che è l’Atman il quale
dimora nel tuo cuore.
ghaöodake bimbitam arka-bimbam
älokya müòho ravim-eva manyate
tathä cidäbhäsam upädhi-saàsthaà
bhräntyäham-ity-eva jaòobhimanyate || 220
Uno sciocco, osservando l’immagine del Sole riflessa nell’acqua della brocca, crede
che sia il vero Sole. Così per effetto dell’illusione, egli si identifica con il riflesso
dell’intelligenza pura, situato nelle guaine considerandolo la propria realtà.
ghaöaà jalaà tadgatam-arka-bimbaà
vihäya sarvaà divi vékñyate’rkaù
taöasthitah tat-tritayävabhäsakaù
svayaà-prakäço viduñä yathä tathä || 221
Il saggio mette da parte la brocca, l’acqua e il riflesso per osservare solo il Sole di per
sé risplendente, il quale pur illuminando quei tre, ne rimane distaccato.
dehaà dhiyaà cit-pratibimbam-evaà
visrjya buddhau nihitaà guhäyäm
drañöäram-ätmänam akhaëòa-bodhaà
sarva-prakäçaà sad-asad-vilakñaëam || 222
nityaà vibhuà sarva-gataà su-sükñmaà
antarbahiç-çünyam ananyam ätmanaù
vijnäya samyamn nija-rüpametat
pumän vipäpmä virajo vimåtyuù || 223
viçoka änanda-ghano vipaçcit
svayaà kutaçcin na bibheti kaçcit
nänyo’sti panthä bhava-bandha-mukteù
vinä sva-tattvävagamaà mumukñoù || 224
E’ considerando non-reale il corpo fisico, la buddhi e il riflesso della intelligenza in
essa, è realizzando questo Testimone, questo Sé che l’intelligenza suprema e causa di
tutto, dimorante nel segreto della buddhi, distinto dal veicolo grossolano e da quello
sottile, che è eterno, omnipresente, omnipervadente, più sottile del sottile, omogeneo,
esente da parti interiori o esteriori, sempre identico a Sé stesso, è realizzando questo
Sé che l’individuo può affrancarsi da tutti gli errori e dalla sofferenza, divenendo
oceano di beatitudine. Per chi aspira alla liberazione non v’è altro mezzo per risolvere
le catene della schiavitù se non realizzare la realtà di sé stesso.
brahmäbhinnatva-vijïänaà bhava-mokñasya käraëam
yenädvitéyam-änandaà brahma sampadyate budhaiù || 225
La causa della liberazione è l’identità con Brahman. Mediante ciò il saggio
consegue Brahman, uno senza secondo, beatitudine suprema.
31
brahmabhütastu saàsrtyai vidvän nävartate punaù
vijïätavyam ataù samyag brahmäbhinnatvam ätmanaù || 226
Una volta compreso il Brahman non si ritorna più nel mondo del samsara.
Così si deve realizzare la piena identità dell’Atman con Brahman.
satyaà jïänam anantaà brahma viçuddhaà paraà svataùsiddham
nityänandaika-rasaà pratyag-abhinnaà nirantaraà jayati || 227
Brahman è realà-verità, conoscenza, infinito, Esso è puro, supremo, autoesistente,
eterno, essenza indivisibile di beatitudine, non differente dall’anima individuale, senza
dentro né fuori, glorioso.
sad-idaà paramädvaitaà svasmäd-anyasya vastuno’bhävät 228
na hy-anyad-asti kiïcit samyak paramärtha-tattva-bodha-daçäyäm ||
Esso è il supremo non duale, il reale e nient’altro esiste. Nello stato di
realizzazione della suprema realtà non vi è più alcun ente separato.
yad-idaà sakalaà viçvaà nänä-rüpaà pratétam-ajïänät
tat-sarvaà brahmaiva pratyastäçeña bhävanä-doñam || 229
Quest’intero universo (sakalaà viçvaà), che l’ignoranza (ajïänät) proietta in
molteplici forme (nänä-rüpaà), non è altro che Brahman, libero dal
condizionamento del pensiero.
måt-kärya-bhüto'pi mådo na bhinnaù
kumbho’sti sarvatra tu måt-svarüpät
na kumbha-rüpaà prthag asti kumbhaù
kuto måñä kalpita-näma-mätraù || 230
Benché il vaso sia una modificazione dell’argilla, esso non si differenzia da questa. Il
vaso nella sua natura, è ovunque identico all’argilla. Se lo si chiama vaso è solo per
semplice convenzione.
kenäpi måd-bhinnatayä svarüpaà
ghaöasya sandarçayituà na çakyate
ato ghaöaù kalpita eva mohät
mådeva satyaà paramärtha-bhütam || 231
Nessuno può dire che la natura di una brocca sia qualcosa di diverso dall’argilla di cui
è fatta, la brocca quindi viene immaginata reale ma la suprema realtà è l’argilla.
sadbrahmakäryaà sakalaà sadaiva
san-mätram-etan na tato’nyad asti
astéti yo vakti na tasya moho
vinirgato nidritavat prajalpaù || 232
L’intera esistenza (sakalaà sadevaà) essendo l’effetto del reale Brahman
(sadbrahmakäryaà), non può essere nient’altro che Brahman.
brahmaivedaà viçvam ityeva väëé
çrauté brüte’tharva-niñöhä variñöhä
tasmäd-etad brahma-mätraà hi viçvaà
nädhiñöhänäd bhinnatä’ropitasya || 233
In verità Brahman è questo universo (brahmaivedaà viçvam) così afferma
l’Atharva Veda. Perciò l’universo è Brahman; una sovrapposizione (aropitasya)
non ha esistenza indipendentemente dal suo sostrato.
32
satyaà yadi syäj-jagadetad ätmano
‘nantattva-hänir-nigam-äpramäëatä
asatya-väditvam apéçituù syän
naitat trayaà sädhu hitaà mahätmanäm || 234
Se l’universo fosse autoesistente, l’Atman non sarebbe l’infinita essenza così
le scritture sarebbero false e il Signore stesso sarebbe colpevole di dire una
non verità. Nessuna di queste ipotesi può essere presa in considerazione da
una grande anima.
éçvaro vastu-tattvajno na cähaà teñvavasthitaù
na ca mat-sthäni bhütäné’tyevameva vyacékathat|| 235
Il Signore, che conosce l’essenza della realtà, ha sostenuto ciò nel detto “Tutti
gli esseri trovano dimora in Me, ma io non dimoro in loro” (BG 9.4)
yadi satyaà bhavedviçvaà suñuptämupalabhyatäm
yannopalabhyate kincidato’satsvapnavan mrñä || 236
Se l’universo fosse reale (viçvaà satyaà) dovrebbe essere percepito nel sonno
profondo (suñuptä), ma poiché non è percepito, è irreale come un sogno.
ataù påthan nästi jagat parätmanaù
påthak-pratétis tu mrñä guëädivat
äropitasyästi kim arthavattä
adhiñöhänam-äbhäti tathä bhrameëa ||237
Quindi l’universo non può esistere indipendentemente dal supremo Atman e la
percezione della sua separazione appare falsa, come la qualità [azzurra
attribuita al cielo]. Un attributo sovrapposto perde completamente valore e
significato quando lo si dissocia dal suo sostrato. E’ l’illusione che fa sembrare
il sostrato come la stessa sovrapposizione.
bhräntasya yad yad bhramataù-pratétaà
brähmaiva tat tad rajataà hi çuktiù
idaàtayä brahma sadaiva rüpyate
tväropitaà brahmaëi näma-mätram || 238
Tutto ciò che un individuo vittima dell’illusione, percepisce per errore lo si può
considerare sempre Brahman e solo Brahman. Lo splendore dell’argento
percepito non è altro che una madreperla. Brahman è il sempre esistente come
“Questo” universo e ciò che è sovrapposto a Brahman può essere solo un semplice
nome di comodo [con una forma].
ataù paraà brahma sad-advitéyaà
viçuddha-vijnäna-ghanaà nirajanam
präçäntam-ädyanta-vihénam akriyaà
nirantaränanda-rasa-svarüpam || 239
nirasta-mäyä-kåta-sarva-bhedaà
nityaà dhruvam niñkalam-aprameyam
arüpam-avyaktam-anäkhyam-avyayaà
jyotiù svayaà kiïcid idaà cakästi || 240
Quindi il supremo Brahman, il reale, non duale, puro, essenza di conoscenza,
incontaminato, pacificato, senza inizio né fine, senza attività, della natura, della
essenza della beatitudine suprema, al di là di tutte le differenziazioni create dalla
maya, eterno, felice, senza parti, incommensurabile, senza forma, immanifesto senza
nome, immutabile, autorisplendente [questo supremo Brahman] è il tutto.
33
jïätr-jïeya-jïäna-çünyam anantaà nirvikalpakam
kevaläkhaëòa-cinmätraà paraà tattvaà vidur-budhäù || 241
I saggi realizzano la suprema verità nella quale non v’è distinzione tra il
conoscitore la conoscenza e il conosciuto che è indifferenziata, trascendente
compiuta e conoscenza assoluta.
aheyam-anupädeyaà mano-väcäm-agocaram
aprameyam-anädyantaà brahma pürëam mahaà mahaù || 242
Questo Brahman non può essere né accettato, nè rifiutato, esso è al di là della
mente e dal linguaggio, incommensurabile, senza inizio né fine, è pienezza, è
il Sé di tutti, è grandezza ineguagliabile.
tat-tvaà-padäbhyäm abhidhéya-mänayoù
brahmätmanoù çodhitayor yadéttham
çrutyä tayos-tat-tvam-aséti samyak
ekatvam-eva pratipädyate muhuù || 243
aikyaà tayor lakñitayor na väcyayoù
nigadyate’nyonya-viruddha-dharmiëoù
khadyota-bhänvor-iva räja-bhåtyayoù
küpämbu-räçyoù paramäëu-mervoù || 244
Se la Sruti, nella massima Tu sei Quello enuncia ripetutamente l’identità del Brahman
con il jiva designati rispettivamente con Quello e Tu, spogliati entrambi degli attribuiti
che vengono dati loro, occorre comprendere che tale identità non deve intendersi nel
senso letterale, ma nel senso implicito, dato che i due termini sono reciprocamente
contraddittori e opposti come lo sono il sole e la lucciola, il Re e il servitore, l’oceano
e l’onda, il monte Meru e un atomo.
tayor-virodho’yam upädhi-kalpito
na västavaù kaçcid-upädhireñaù
éçasya mäyä mahad-ädi-käraëaà
jévasya käryaà çrëu pancakoçam || 245
La distinzione tra questi due termini è prodotta dalle sovrapposizioni, che non
sono reali. Nel caso del Signore, la sovrapposizione è costituita dalla stessa
maya, la quale è causata dal Mahat (éçasya mäyä mahad-ädi-käraëaà), se invece
si tratta del jiva [la sovrapposizione] è effetto delle cinque guaine (jévasya
käryaà çrëu pancakoçam)

etäv-upädhé para-jévayos-tayoù
samyam niräse na paro na jévaù
räjyaà narendrasya bhaöasya kheöakaù
tayor-apohe na bhaöo na räjä || 246
Quando le sovrapposizioni del jiva supremo e del jiva individuale vengono
eliminate, non v’è più né jiva supremo né quello individuale (na paro na jévaù).
Quando il regno del Re e lo scudo del guerriero sono assenti, in effetti non vi è
più né Re né guerriero (na bhaöo na räjä).
athäta ädeça iti çrutiù svayaà
niñedhati brahmaëi kalpitaà dvayam
çruti-pramäëänugrhéta-yuktya
tayor-niräsaù karaëéya evam || 247
La stessa Sruti con le parole “Ora segue l’ingiunzione” … esclude ogni
immaginazione di dualità nel Brahman. E’ dunque indispensabile dissipare
queste due [sovrapposizioni] per mezzo della diretta conoscenza, come nella
sua autorità insegna la Sruti
34
nedaà nedaà kalpitatvän na satyaà
rajju dåñöa-vyälavat svapnavat ca
itthaà dåçyaà sädhu-yuktyä vyapohya
jïeyaù paçcäd eka-bhävas-tayor yaù || 248
Né questo né questo sono reali, essendo solo immaginati, come il serpente è
immaginato nella corda o come è immaginato un sogno. Con la soluzione del mondo
oggettivo [visto], l’unità sottostante delle due [sovrapposizioni] può essere conosciuta.
tatas-tu tau lakñaëayä sulakñyau
tayor-akhaëòaika rasatva-siddhaye
nälaà jahatyä na tathäjahatyä
kintübhayärthätmikayaiva bhävyam || 249
Perciò per la comprensione dell’assoluta unicità dei due [Isvara e Jiva], questi devono
essere attentamente esaminati nel loro significato implicito. Non si deve usare né il
metodo che sottintende un termine né quello che aggiunge un termine, ma occorre
utilizzare entrambi i metodi.
sa devadatto’yam-itéha caikatä
viruddha-dharmäàçam apäsya kathyate
yathä tathä tat-tvam-aséti väkye
viruddha-dharmän ubhayatra hitvä || 250
saàlakñya cin-mätratayä sadätmanoù
akhaëòa-bhävaù paricéyate budhaiù
evaà mahä-väkya-çatena kathyate
brahmätmanor-aikyam akhaëòa-bhävaù || 251
Nella frase “Questo è quel Devadatta” si afferma l’identità dei due termini, eliminando
i rispettivi attributi (tutte le differenze) che si escludono in modo reciproco. E’ lo
stesso nel detto “Tu sei Quello”. Il saggio rigetti in entrambi i termini gli elementi
contraddittori e riconosce la piena identità di Atma e Brahma perché l’attenzione si è
portata esclusivamente sulla loro essenza che è comune. Inoltre in centinaia di grandi
detti si menziona la piena identità-natura di Brahma e Atma.
asthülam ityetad asan nirasya
siddhaà svato vyomavad-apratarkyam
ato måñä-mätram-idaà pratétaà
jahéhi yat-svätmatayä grhétam
brahmäham-ityeva viçuddha-buddhyä
viddhi svam-ätmänam akhaëòa-bodham || 252
Eliminando il non-reale [alla luce di certi passi della Sruti] “Esso non è grossolano
ecc.” si realizza l’Atman che è fondato su sé stesso, incondizionato come l’etere che
oltrepassa la stessa mente. Così rigetta la nozione di corpo che percepisci e con cui hai
creato l’identificazione. Affermando Io sono Brahman con l’intelletto purificato,
potrai comprendere l’Atman che è completa conoscenza-illuminazione.
måt-käryaà sakalaà ghaöädi satataà mån-mätram-evähitaà
tadvat saj-janitaà sadätmakam idaà san-mätram-eväkhilam
yasmän-nästi sataù paraà kim-api tat satyaà sa ätmä svayaà
tasmät tat-tvam-asi praçäntam-amalaà brahmädvayaà yat-param ||253
Le modificazioni, per esempio una brocca, che la mente considera reali
[autoesistenti], non sono altro che argilla. Così l’intero universo che procede
dal Brahman è lo stesso Brahman. Poiché non vi è altro che Brahman, unica
realtà, tu sei quello, il puro, il supremo, il non-duale.
35
nidrä-kalpita-deça-käla-viñaya-jïäträdi sarvaà yathä
mithyä tadvad-ihäpi jägrat jagat sväjïäna-käryatvataù
yasmäd-evam idaà çaréra-karaëa-präëähamädyapyasat
tasmät tat-tvam-asi praçäntam amalaà brahmädvayaà yat param ||254
Come nel sogno, il luogo, il tempo, gli oggetti, il conoscitore ecc. non sono reali [ma
semplici fenomeni], così il mondo dell’esperienza di veglia, causato dalla ignoranza,
non è reale. E poiché il corpo, gli organi, i prana, il senso dell’Io ecc. non sono
reali, tu sei quello, il sereno, il puro, il supremo Brahman non duale
yatra bhräntyä kalpitam tad-viveke
tat tan-mätraà naiva tasmäd vibhinnam
svapne nañöaà svapna-viçvaà vicitraà
svasmäd-bhinnaà kinnu drñöaà prabodhe || (prima parte 388 Samata)
Ciò che viene per errore immaginato autoesistente in quanto oggetto si rivela, invece,
quando la verità corrispondente è conosciuta, come il sostrato e non differente dal
sostrato. L’universo nel sogno, con la sua molteplicità, appare e scompare con il sogno
stesso, ma allo stato di veglia, esso potrà mai essere considerato come qualcosa di
distinto dalla stessa mente?
jäti-néti-kula-gotra-düragaà
näma-rüpa-guëa-doña-varjitam
deça-käla-viñayätivarti yad
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 255
Ciò che è al di là dello stato sociale, dal credo religioso, dalla famiglia, che è al
di là del nome e della forma, dalle qualità, dal pregio e dal difetto, che è al di là
dal luogo dal tempo e dagli oggetti dei sensi, è Brahman e tu sei Quello,
contempla ciò dentro di te.
yatparaà sakalavägagocaraà
gocaraà vimala-bodha-cakñuñaù
çuddha-cidghanam-anädi vastu yad
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 256
Questo supremo che è al di là della parola, ma entro la portata dell’occhio
della pura illuminazione che è immacolata unità di coscienza senza inizio è il
reale Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.
ñaòbhir-ürmibhir-ayogi yogi-håd-
bhävitaà na karaëair-vibhävitam
buddhyavedyam anavadyamasti yad
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 257
Ciò che non è toccato dalle sei onde (fame, sete, sofferenza, illusione,
decrepitezza e morte), ciò su cui medita il cuore dello yogi, ma che non può
essere contemplato dagli organi sensori, ciò che l’intelletto non può
conoscere, ciò che è senza macchia è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò
dentro di te.
bhränti-kalpita-jagat-kaläçrayaà
sväçrayaà ca sad-asad-vilakñaëam
niñkalaà nirupamänam åddhimat
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 258
Ciò che è il sostrato del mondo e dei suoi vari aspetti illusori, che si sostiene
da sé stesso che è distinto dal grossolano e dal sottile che non ha parti e
nessun paragone, è Brahman e tu sei Quello contempla ciò dentro di te.
36
janma-våddhi-pariëatyapakñaya-
vyädhi-näçana-vihénam avyayam
viçva såñöyavavighäta-käraëaà
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 259
Ciò che non ha nascita, crescita, evoluzione, declino, decrepitezza e morte; ciò che è
indistruttibile, ciò che è causa di produzione preservazione e dissoluzione
dell’universo è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.
asta-bhedam anapästa-lakñaëaà
nistaramga-jalaräçi-niçcalam
nityamuktam-avibhakta-mürti yad
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 260
Ciò che non ha differenziazione, né perdita della sua intrinseca caratteristica, chè
immobile come l’oceano senza onde, ciò che è eternamente libero e omogeneo è
Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.
ekameva sadanekakäraëaà
käraëäntaraniräsyakäraëam
käryakäraëavilakñaëaà svayaà
brahma tattvamasi bhävayätmani || 261
Ciò che, sebbene uno, è causa dei molti; ciò che esclude ogni altra causa, ma è esso
stesso senza causa, ciò che non ha riferimento alla causa-effetto, ciò che è
indipendente è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.
nirvikalpakam-analpam-akñaraà
yat-kñaräkñara-vilakñaëaà param
nityam-avyaya-sukhaà niraïjanaà
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 262
Ciò che è libero dalle modificazioni mentali, che è infinito, inalterabile, di là dalle
qualità di quiete o moto, ciò che è supremo ed eterno, felicità che non svanisce, ciò
che è incontaminato è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.
yad vibhäti sad-anekadhä bhramän
näma-rüpa-guëa-vikriyätmanä
hemavat svayam-avikriyaà sadä
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 263
Quella realtà una che per illusione appare modificata nel nome, nella forma e qualità,
come l’oro con tutte le sue modificazioni è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò
dentro di te.
yac cakästyanaparaà parät-paraà
pratyag eka-rasam ätmalakñaëam
satya-cit-sukham anantam avyayaà
brahma tat-tvam-asi bhävayätmani || 264
Ciò di là dal quale nulla più esiste, ciò che è supremanente superiore a tutto, ciò che è
l’interiore e l’essenza di unità, ciò che è verità conoscenza e beatitudine senza fine ciò
che è immutabile è Brahman e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.
uktam-artham imam-ätmani svayaà bhävaya prathita-yuktibhir dhiyä
saàçayädi-rahitaà karämbuvat tena tattva-nigamo bhaviñyati || 265
Sulla verità esposta tu devi meditare con il tuo intelletto e ricorrere agli argomenti
delle Scritture. E come attingi l’acqua con il cavo della tua mano, similmente
realizzerai la verità libera dall’errore.
37
svam bodhamätraà pariçuddha-tattvaà
vijïäya samghe nåpavac ca sainye
tad ätmana-iva-ätmani sarvadä sthito
viläpaya brahmaëi viçva-jätam || 266
Nel divenire della vita realizzando la conoscenza assoluta, libera dall’ignoranza e dai
suoi effetti, come un Re in mezzo al suo esercito, occorre stabilizzarsi fermamente nel
proprio Sé e risolvere l’universo nel Brahman
buddhau guhäyäà sad-asad-vilakñaëaà
brahmästi satyaà param-advitéyam
tadätmanä yo’atra vased guhäyäà
punar na tasyäëga-guhä-praveçaù || 267
Brahman, realtà suprema e non duale risiede nella cavità della buddhi, al di là
dell’essere e dal non essere. Colui che, come atman, dimora in questo cavo non entrerà
più nel grembo di un corpo [non rinascerà più].
jïäte vastunyapi balavaté väsanä’nädir-eñä
kartä bhoktäpy-aham-iti dròhä yäsya saàsära-hetuù
pratyag-dåñöyätmani nivasatä säpaneyä prayatnät
muktià prähus-tad-iha munayo väsanä-tänavaà yat || 268
Ma anche dopo aver assimilato la verità, può rimanere una forte impressione, alla
quale non si può assegnare alcuna origine, di essere l’agente e lo sperimentatore, causa
di trasmigrazione, per cui solo vivendo in uno stato interiorizzato di costante identità
con l’Atman ciò può essere rimosso. I saggi affermano che la liberazione si ha quando
nel presente vengono estinte le impressioni passate.
ahaà mameti yo bhävo dehäkñädäv-anätmani
adhyäso’yaà nirastavyo viduñä svätma-niñöhayä || 269
La condizione di Io e Mio (ahaà mameti yo bhävo) di corpo (dehä), organi ecc.
rappresenta il non-Sé (anätmani) questa sovrapposizione (adhyäso) dev’essere
risolta dal Saggio creando l’identità con il proprio Atman.
jnätvä svaà pratyag-ätmänaà buddhi-tad-vrtti säkñiëam
so’ham-ityeva sad-vrttyä’nätmanyätma-matià jahi || 270
Conoscendo l’Atman interiore come il testimone della buddhi e delle sue
modificazioni, [occorre affermare] l’idea: Io sono ciò rimuovendo la falsa
identificazione con il non-Sé mediante il Sé.
lokänuvartanaà tyaktvä tyaktvä dehänuvartanam
çästränuvartanaà tyaktvä svädhyäsäpanayaà kuru || 271
Trascendendo le consuetudini sociali spazio-temporali, trascendendo l’idea
del corpo, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.
loka-väsanayä jantoù çästra-väsanayäpi ca
deha-väsanayä jïänaà yathävan-naiva jäyate || 272
Molti non pervengono alla conoscenza per le impressioni-desideri delle consuetudini
sociali spazio temporali, per l’impressione-desiderio delle Scritture, per l’impressione
-desiderio del corpo.
38
saàsära-kärägrha-mokñam-icchor
ayomayaà päda-nibandha-çrmkhalam
vadanti tajjïäù paöu väsanä-trayaà
yo’smäd vimuktaù samupaiti muktim || 273
I saggi considerano queste tre impressioni-desideri come le catene che
tengono stretti i piedi di chi cerca la liberazione dalla schiavitù del samsara.
Colui che da ciò si affranca ottiene la liberazione.
jalädi-saàparka-vaçät prabhüta-
durgandhadhütä’garu-divya-väsanä
sangharñaëenaiva vibhäti samyag
vidhüyamäne sati bähya-gandhe || 274
Il gradevole odore della pianta d’agaru, che è coperto dal fetore dell’acqua stagnante,
ricompare quando viene rimosso lo strato stagnante estraneo.
antaç-çritänanta-düranta-väsanä-
dhülé-viliptä paramätma väsanä
prajïäti-samgharñaëato viçuddhä
pratéyate candana-gandhavat sphuöam || 275
Come l’odore di quella pianta [coperto dal fetore dell’acqua stagnante], così il
profumo del supremo Sé è attutito dalle esalazioni dei persistenti desideri che hanno
infangato la mente. Ma con il tocco della conoscenza esso riappare chiaramente.
anätma-väsanä-jälaih tirobhütätma-väsanä
nityätma-niñöhayä teñäà näçe bhäti svayaà sphuöa || 276
La percezione del Sé (ätma-väsanä), attenuata dai desideri-impressioni che
portano al non-Atman (anätma-väsanä), si automanifesta quando essi sono
risolti mediante l’ininterrotta concentrazione sul Sé.
yathä yathä pratyag avasthitaà manas
tathä tathä muïcati bähya-väsanäm
nis çeña-mokñe sati väsanänäà
ätmänubhütiù pratibandha-çünyä || 277
Man mano che la mente diviene stabilizzata interiormente abbandona
gradatamente i desideri esteriori e quando tutte le impressioni-desideri sono
estinte, non vi è più alcun ostacolo per la realizzazione del Sé.
svätmanyeva sadä sthitvä mano naçyati yoginaù
väsanänäà kñayaçcätaù svädhyäsäpanayaà kuru || 278
Quando lo yogi è stabilito nel suo proprio Sé la mente viene neutralizzata e le
vasana spariscono, quindi compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.
tamo dväbhyäà rajaù sattvät sattvaà çuddhena naçyati
tasmät sattvam avañöabhya svädhyäsäpanayaà kuru || 279
Il tamas è risolto dall’azione congiunta del rajas e del sattva, il rajas lo è
mediante il sattva e il sattva si risolve nello stato puro. Quindi con il sattva
compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.
prärabdhaà puñyati vapur iti niçcitya niçcalaù
dhairyam älambya yatnena svädhyäsäpanayaà kuru || 280
Di certo il tuo prarabdha karma manterrà il corpo in vita; quindi rimani calmo e
fermo e compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.
39
nähaà jévaù paraà brahmetyatad-vyävrtti-pürvakam
väsanä-vegataù präpta-svädhyäsäpanayaà kuru || 281
Meditando “Io non sono l’anima vivente” ma “Io sono il supremo Brahman” ed
eliminando il desiderio-impressione precedentemente prodotto, compi la
rimozione delle tue sovrapposizioni.
çrutyä yuktyä svänubhütyä jïätvä särvätmyam-ätmanaù
kvacid-äbhäsataù präpta-svädhyäsäpanayaà kuru || 282
Conoscendo che il tuo stesso Sé è il Sé di tutto, mediante le scritture, il ragionamento
intelligente e l’esperienza diretta compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.
annädäna-visargäbhyäm éñan-nästi kriyä muneù
tad-ekaniñöhayä nityaà svädhyäsäpanayaà kuru || 283
Poiché è al di là persino dal mangiare ed evacuare il Saggio non adempie più azioni.
Così contemplando unicamente e constantemente Quello, compi la rimozione delle
tue sovrapposizioni.
tat-tvam-asyädi-väkyottha brahmätmaikatva-bodhataù
brahmaëyätmatva-däròhyäya svädhyäsäpanayaà kuru || 284
Con la conoscenza illuminante dell’unità dell’Atman con Brahman proclamata dalle
principali massime come ad esempio “Tu sei Quello” e affermando l’identità Atman-
Brahman compi la rimozione delle tue sovrapposizioni
ahaà-bhävasya dehe’smin niùçeña-vilayävadhi
sävadhänena yuktätmä svädhyäsäpanayaà kuru || 285
“Io esisto come corpo”, fino a quando questa nozione non viene sdradicata
[dalla tua mente], sii vigilante, concentrati sul Sé e compi la rimozione delle
tue sovrapposizioni.
pratétir-jéva-jagatoù svapnavad-bhäti yävatä
tävan-nirantaraà vidvan svädhyäsäpanayaà kuru || 286
O saggio, finché in te persiste, fosse anche nel sogno, la percezione del mondo
oggettivo e del jiva compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. (fino a quando
percepirai la differenza sotto qualunque forma)
nidräyä loka-värtäyäù çabdäder-api vismåteù
kvacin-nävasaraà dattvä cintayätmänam-ätmani || 287
Non farti prendere né dalla pigrizia, né dai pensieri di ordine mondano, né
dagli oggetti sensoriali, né da altra dimenticanza ma focalizza la tua mente
sull’Atman.
mätä-pitror malodbütaà mala-mäàsa-mayaà vapuù
tyaktvä cäëòälavad-düraà brahmébhüya kåté bhava || 288
Da questo corpo che hai ereditato dai tuoi genitori e che è costituito di carne ed
impurità, tieniti a debita distanza come fosse un reietto e raggiungi lo scopo della tua
esistenza: ESSERE BRAHMAN.
ghaöäkäçaà mahäkäça ivätmänaà parätmani
viläpyäkhaëòa-bhävena tüñëém bhava sadä mune || 289
Come l’etere racchiuso in una brocca [è simile] all’infinito etere esterno, così il
jivatman [è simile] all’Atman supremo, o saggio meditando sulla loro identità sii in
pace.
40
sva-prakäçam adhiñöhänaà svayaàbhüya sadätmanä
brahmäëòam-api piëòäëòaà tyajyatäà mala-bhäëòavat || 290
Realizzandoti come l’autorisplendente Brahman, sostrato unico di tutte le
apparenze, rinuncia all’universo e alla tua individualità perché sono ricettacoli
impuri.
cid-ätmani sadänande dehärüòhäm ahaà dhiyam
niveçya limgam utsrjya kevalo bhava sarvadä || 291
Trasferendo la tua attenzione dal corpo all’Atman che è esistenza, coscienza
e beatitudine e risolvendo altresì il corpo sottile, sii per tutta l’esistenza isolato
[dalla maya].
yatraiña jagad-äbhäso darpaëäntaù puraà yathä
tad brahmäham iti jïätvä kåtakåtyo bhaviñyasi || 292
Quel Brahman in cui si riflette, come una città in uno specchio d’acqua, l’intero
universo, sei tu. Riconosci questa verità e lo scopo della tua esistenza sarà
raggiunto.
yat-satya-bhütaà nija-rüpam ädyaà
cid advayänandam arüpam akriyam
tad-etya mithyä-vapur-utsåjeta
çailüñavadveñamupättamätmanaù || 293
Se realizzi l’Uno senza secondo che è sad-cid-ananda al di là di tutte le forme e da
ogni agire, tu porrai fine all’illusione di essere i tre corpi. Così, come l’attore
all’ultimo atto, saprai gettare la maschera del personaggio con cui ti sei identificato.
sarvätmanä drçyam-idaà måñaiva
naiväham-arthaù kñaëikatva-darçanät
jänämyahaà sarvam-iti pratétiù
kuto’ham-ädeù kñaëikasya siddhyet || 294
Se l’universo fenomenico non ha realtà, se l’individualità, essendo peritura non è
assoluta, allora questa individualità come può affermare “Io conosco tutto”?
ahaà-padärthastvahamädi-säkñé
nityaà suñuptäv-api bhäva-darçanät
brüte hyajo nitya iti çrutiù svayaà
tat-pratyagätmä sad-asadvilakñaëaù || 295
Reale è invece l’Atman, il quale rappresenta il testimone della individualità ed
è presente anche nello stato di sonno profondo. La sruti infatti così si esprime:
“Quello non è mai nato né muore mai …” Così l’Atman è di là dall’essere e dal
non-essere.
vikäriëäà sarva-vikära-vettä
nityä-vikäro bhavituà samarhati
manoratha-svapna-suñuptiñu sphuöaà
punaù punar drñöam-asattvam-etayoù || 296
Colui che percepisce il cambiamento deve necessariamente essere permanente e senza
cambiamento. La non-realtà del corpo fisico e sottile è confermata in ogni istante dal
movimento immaginativo dello stato di veglia, di sogno e di sonno profondo.
41
ato’bhimänaà tyaja mäàsa-piëòe
piëòäbhimäninyapi buddhi-kalpite
käla-trayäbädhyam akhaëòa-bodhaà
jïätvä svam-ätmänam upaihi çäntim || 297
Quindi, non pensare di essere un corpo fisico, sottile o un semplice Io perché
queste cose sono proiezioni della buddhi. Realizza invece l’Atman, la cui
realtà trascende il passato, il presente e il futuro e conseguirai la pace
suprema.
tyajäbhimänaà kula-gotra-näma-
rüpä-açrameñvärdra-çaväçriteñu
limgasya dharmän-api kartåtädià
styaktä bhaväkhaëòa-sukha-svarüpaù || 298
Non identificarti ancora con la tua famiglia, con i tuoi parenti, con il tuo nome,
con la tua forma e gli stadi di vita perché queste categorie appartengono a
quel corpo fisico che ammorba di marcio cadavere. Rinuncia anche all’idea di
essere l’agente dell’azione o il soggetto sensibile perché essi sono attributi del
corpo sottile e svelati come essenza di beatitudine.
santyanye pratibandhäù puàsaù saàsära-hetavo drñöäù
teñäm-evaà mülaà prathama-vikäro bhavaty-ahamkäraù || 299
Sono riconosciuti altri ostacoli che trascinano nel samsara ma, come è stato
già detto, l’ostacolo principale è rappresentato dalla prima modificazione
(prathamavikäro) della maya “IL SENSO DELL’IO” (amkäraù).
yävat-syät svasya sambandho’hamkäreëa durätmanä
tävan na leça-mäträpi muktivärtä vilakñaëä || 300
Fino a quando esiste una pur minima relazione con questo pericoloso senso
dell’IO, la liberazione è lontana perché questa escude la differenziazione.
ahamkara-grahät muktaù svarüpam upapadyate
candravad vimalaù pürëaù sadänandaù svayaà-prabhaù || 301
Quando il discepolo si libera dalla morsa dell’ahamkara, come la luna dalle strette di
Rahu, riprende la sua vera natura, la sua pienezza, la beatitudine e l’illuminazione.
yo vä pure so’ham-iti pratéto
buddhyä viklpas tamasä’timüòhayä
tasyaiva niççeñatayä vinäçe
brahmätma-bhävaù pratibandha-çünyaù || 302
“L’Io sono questo” espresso dal corpo e originato dalla buddhi sotto
l’impressione dell’ignoranza dev’essere risolto, così eliminato ogni ostacolo,
l’Atman si riconosce Brahman.
brahmänanda-nidhir mahä-balavatä’hamkära ghorähinä
saàveñöyätmani rakñyate guëa-mayaiç-caëòais-tribhir mastakaiù
vijïänäkhya-mahäsinä dyutimatä vicchidya çérña-trayaà
nirmülyähim-imaà nidhià sukhakaraà dhéro’nubhoktuà kñamaù || 303
L’ahamkara come un possente e terribile serpente si arrotola con le sue tre teste (i
guna), intorno al prezioso tesoro della beatitudine brahmanica. Solo il conoscitore con
la tagliente spada della realizzazione affilata dalla conoscenza potrà fendere le tre teste
conquistando quel tesoro di beatitudine.
42
yävad-vä yat-kiïcid viña-doñasphürtir-asti ced-dehe
katham-ärogyäya bhavet tadvad ahaàtäpi yogino muktyai || 304
Fino a quando permane una pur minima traccia di veleno nel corpo, ci si potrà mai
considerare guariti? Cosi l’egotismo [nel corpo] produce lo stesso effetto: ostacola la
liberazione dello yogi.
ahamo’tyanta-nivrttyä tat-kåta-nänä-vikalpa-saàhrtyä
pratyak-tattva-vivekäd-ayam aham-asméti vindate tattvam || 305
E’ con l’estinzione dell’ahamkara, è con la cessazione delle modificazioni
mentali, è con il discernimento del Reale che si può sperimentare “Io sono
Quello”
ahamkartaryasmim ahamiti muïca sahasä
vikärätmany-ätma-pratiphala-juñi svasthitimuñi
yad-adhyäsät präptä jani-måti-jaräduùkha-bahulä
pratécaçcinmürteh tava sukhatanoù saàsrtir-iyam || 306
Così, senza porre indugio, cessa d’immedesimarti con l’ahamkara, con lo
sperimentatore, semplice riflesso dell’Atman, con quel senso dell’Io che ti ha
fatto conoscere la sofferenza della nascita, della vecchiaia e della morte
sebbene tu sia stato sempre il Testimone, essenza di conoscenza e
beatitudine assoluta.
sadaika-rüpasya cidätmano vibhor
änanda-mürter anavadya-kérteù
naivänyathä kväpyavikäriëas-te
vinäham-adhyäsam-amuñya saàsrtiù || 307
Per quanto tu possa identificarti con il senso dell’Io, sappi in verità, che per te non ci
sono trasmigrazioni, per te che sei sempre identico a te stesso omni presente,
conoscenza e beatitudine assolute, gloria fulgente.
tasmäd-ahaàkäram-imaà sva-çatruà
bhoktur-gale kaëöakavat pratétam
vicchidya vijïäna-mahäsinä sphuöaà
bhumkñvätma-sämräjya-sukhaà yatheñöam || 308
Perciò, con la spada della realizzazione risolvi l’ahamkara, il tuo nemico, simile alla
spina nella gola di un commensale e godi in libertà e all’istante la beatitudine
maestosa che ti appartiene.
tato’ham-äder vinivartya vrttià
santyakta-rägaù paramärtha-läbhät
tüñëéà samässvätma-sukhänubhütyä
pürëätmanä brahmaëi nirvikalpaù || 309
Controllando le modificazioni dell’Io (vrttià ahaà) e distaccandoti dagli
attaccamenti (rägaù) mediante la realizzazione della suprema realtà
(paramärthaläbhät) affrancati dalla dualità e svela la pienezza della atman
(pürëätmanä) nella pace brahmanica perché solo così potrai realizzare la tua
infinita natura.
samüla-kåtto’pi mahän-ahaà punah
vyullekhitaù syäd-yadi cetasä kñaëam
saïjévya vikñepa-çataà karoti
nabhassvatä prävrñi värido yathä || 310
[Sappi comunque che] questo terribile Io, per quanto tu lo creda sdradicato può
riapparire anche per un istante nella tua mente, provocando centinaia di calamità, pari
alle nuvole minacciose che si agitano nella stagione delle piogge.
43
nigrhya çatror-ahamo’vakäçaù
kvacin na deyo viñayänucintayä
sa eva saïjévana-hetur-asya
prakñéëa-jambéra-taror-ivämbu || 311
Una volta aggiogato il tuo nemico egoico, neanche per un istante devi immaginare gli
oggetti sensoriali perché è immaginandoli che li richiami alla vita, come un cedro
disseccato può rifiorire con un semplice getto d’acqua.
dehätmanä saàsthita eva kämé
vilakñaëaù kämayitä kathaà syät
ato’rtha-sandhäna-paratvam-eva
bheda-prasaktyä bhava-bandha-hetuù || 312
Colui che si identifica con il corpo è avido di piaceri sensoriali, ma colui che si
distacca dal corpo come può avere appetiti? La tendenza ad immaginare gli oggetti
sensoriali rappresenta la vera causa della schiavitù (bhavabandha) e della distinzione
kärya-pravardhanäd béja-pravrddhiù paridrçyate
kärya-näçät béjanäças tasmät käryaà nirodhayet || 313
Quando fioriscono gli effetti [oggetti di desiderio] anche i loro semi-cause
[desideri] crescono proporzionalmente: al contrario quando gli effetti vengono
risolti, anche le cause vengono eliminate. Perciò occorre risolvere gli effetti.
väsanä-våddhitaù käryaà kärya-våddhyä ca väsanä
vardhate sarvathä puàsaù saàsäro na nivartate || 314
Quando le vasana [tendenze subconsce] fioriscono, gli effetti si moltiplicano e
quando gli effetti si intensificano le vasana si espandono. Così in questo modo
il samsara si perpetua.
saàsära-bandha-vicchittyai tad dvayaà pradahed yatiù
väsanä våddhir-etäbhyäà cintayä kriyayä bahiù || 315
Per spezzare la catena del samsara si devono incenerire due cose: desiderio
e oggetto [del desiderio]. Essi sono produttori di vasana.
täbhyäà pravardhamänä sä süte saàsrtim-ätmanaù
trayäëäà ca kñayopäyaù sarvävasthäsu sarvadä || 316
sarvatra sarvataù sarvam brahma-mäträvalokanaiù
sad-bhäva-väsanädäròhät tat-trayaà layam-açnute || 317
Le vasana arricchite da questi due fattori determinano [a loro volta] il samsara.
Comunque, i tre [condizionamenti] si distruggono scorgendo in tutti i luoghi, tempi e
in tutte le circostanze Brahman e solo Brahman, così i tre con l’ardente aspirazione ad
essere uno con Brahman, saranno dissolti.
kriyä-näçe bhavec-cintänäço’smäd väsanä-kñayaù
väsanä-prakñayo mokñaù sä jévan-muktir-iñyate || 318
Con la fine delle estroversioni vi è la fine dell’immaginazione verso gli oggetti
sensoriali e, conseguentemente la distruzione delle vasana si chiama moksa,
cioè liberazione in vita.
44
sad-väsanä-sphürti-vijnrmbhaëe sati
hy-asau vilénä tvaham-ädi-väsanä
ati-prakrñöäpyaruëa-prabhäyäà
viléyate sädhu yathä tamisrä || 319
Quando l’anelito a realizzare Brahman si manifesta con reale forza e con l’impeto
dovuto, le vasana svaniscono immancabilmente, come le oscure tenebre spariscono
alla chiara luce del sole nascente.
tamas-tamaù-käryam-anartha-jälaà
na drçyate satyudite dineçe
tathä’dvayänanda-rasänubhütau
na västi bandho na ca duùkha-gandhaù || 320
Come l’oscurità con i suoi effetti, sparisce al sorgere del sole così all’alba della
realizzazione della beatitudine non-duale spariscono, senza lasciare traccia la
schiavitù e la sofferenza (bandho na ca duùkhagandhaù).
drçyaà pratétaà praviläpayan svayam
san-mätram-änanda-ghanaà vibhävayan
samähitas san-bahir-antaraà vä
kälaà nayethäù sati karma-bandhe || 321
Provocando la soluzione del mondo oggettivo e di quello soggettivo e meditando sulla
realtà quale pura beatitudine, consuma il tempo vigilando sui residui del prarabdha
karma (karma già maturato).
pramädo brahma-niñöhäyäà na kartavyaù kadäcana
pramädo mrtyur-ityäha bhagavän-brahmaëaù sutaù || 322
Non si deve dimenticare l’attenzione sul Brahman. Il figlio di Brahma ha considerato
la disattenzione sinonimo di morte.
na pramädäd anartho’nyo jïäninaù sva-svarüpataù
tato mohas-tato’haà-dhéh tato bandhah tato vyathä || 323
Il più grande pericolo per uno jnani è quello di non porre l’attenzione sulla propria
reale natura. Da ciò derivano l’illusione, la schiavitù e infine la sofferenza-miseria.
viñayä-bhimukhaà drñövä vidväàsam-api vismåtiù
vikñepayati dhé-doñaih yoñä järam iva priyam || 324
Anche un essere avanzato che conserva incosciamente un desiderio per un oggetto dei
sensi, dovrà pagare cara la sua svista perché sarà ossessionato dalla predisposizione
negativa della mente, come l’istanza passionale dell’amante ossessiona l’amato.
yathä pakrñöaà çaivälaà kñaëa-mätraà na tiñöhati
ävåëoti tathä mäyä präjïaà väpi paränmukham || 325
Come il muschio lasciato un attimo si riproduce fino a coprire la superficie dello
stagno così la maya ricopre quel saggio aspirante che dimentica sé stesso.
lakñyacyutaà syäd yadi cittam-éñad
bahir-mukhaà sannipatet tatas-tataù
pramädataù pracyuta-keli-kandukaù
sopäna-païktau patito yathä tathä || 326
Se la mente dimentica anche per un istante il suo ideale divenendo
estrovertita allora cadrà sempre più in basso, come una palla lungo una
gradinata.
45
viñayeñväviçac-cetaù samkalpayati tad-guëän
samyak samkalpanät kämaù kämät puàsaù pravartanam || 327
La mente, entrando in contatto con gli oggetti sensoriali, immagina le loro
qualità. Quando la sua riflessione è matura nasce il desiderio e sotto
l’impressione del desiderio si sforza di possesere l’oggetto.
ataù pramädänna paro’sti måtyuù
vivekino brahmavidaù samädhau
samähitaù siddhimupaiti samyak
samähitätmä bhava sävadhänaù || 328
Per colui che persegue la conoscenza del Brahman non vi è morte peggiore della
disattenzione: ma chi ha la mente stabile ottiene completo successo. Quindi occorre
avere la mente ferma sull’Atman. (n°329 nell’edizione Samata)
tataù svarüpavibhraàço vibhrañöastu patatyadhaù
patitasya vinä näçaà punarnäroha ékñyate || 329
La disattenzione allontana dalla reale natura, così colui che è caduto [dalla sua reale
natura] viene a rovina, per cui è difficile sollevarsi. (n°328 nell’edizione Samata)
samkalpaà varjayet tasmät sarvänarthasya käraëam (n°329 Samata)
jévato yasya kaivalyaà videhe sa ca kevalaù
yat kiïcit paçyato bhedaà bhayaà brüte yajuù çrutiù || 330
Occorre distogliere la mente dagli oggetti dei sensi, l’immaginazione è la
causa di tutti i mali. Il jiva che, durante l’esistenza terrena, si è isolato dagli oggetti
sensoriali conserverà dopo la morte corporale lo stesso isolamento Lo Yajur Veda
afferma che si rimane schiavi del timore se sussiste la più debole traccia di
differenziazione (bhedaà).
yadä kadä väpi vipaçcid-eñah
brahmaëyanante’pyaëu-mätra-bhedam
paçyatyathämuñya bhayaà tadeva
yadvékñitaà bhinnatayä pramädät || 331
Quando l’aspirante nell’infinito Brahman, percepisce erroneamente, una pur minima
differenziazione, ciò diviene per lui fonte di paura.
çruti-smrti-nyaya-çatair-niñiddhe
dåçye’tra yaù svätma-matià karoti
upaiti duùkhopari duùkha-jätaà
niñiddha-kartä sa malimluco yathä || 332
Colui che si identifica con il mondo delle forme, mondo negato dalle scritture,
dalla tradizione e da centinaia di ragionamenti, si espone a una lunga serie di
conflitti perché somiglia a un ladrone che avendo commesso un atto proibito
vive con la paura di essere arrestato.
satyäbhisandhäna-rato vimukto
mahat tvam ätméyam upaiti nityam
mithyä bhisandhäna-ratas-tu naçyed
drñöaà tad-etad yad acaura-caurayoù || 333
Colui che si consacra alla meditazione sulla Realtà e che si affranca dalla ignoranza
raggiunge la gloria eterna dell’Atman. Ma colui che si fonda sulla non-realtà è votato
alla perdizione. E’ a una prova di questo genere che si ricorre per riconoscere se un
individuo è capace o no di un misfatto.
46
yatir-asad-anusandhià bandha-hetuà vihäya
svayam-ayam-aham-asmétyätma-dåñöyaiva tiñöhet
sukhayati nanu niñöhä brahmaëi svänubhütyä
harati param-avidyä-kärya-duùkhaà pratétam || 334
L’asceta deve rinunciare a soffermarsi sulla non-realtà, causa di schiavitù e
concentrandosi sull’Atman deve riconoscersi come Io sono Questo Se si stabilisce
fortemente nel Brahman realizzandone l’identità sentirà il prorompere della
beatitudine. Avrà così estirpato il conflitto che nasce dall’ignoranza e che prova nello
stato di asservimento.
bähyänusandhiù parivardhayet phalaà
durväsanäm-eva tatas tato’dhikäm
jïätvä vivekaiù parihrtya bähyaà
svätmänusandhià vidadhéta nityam || 335
La costante attenzione sugli oggetti sensoriali produce pensieri e frutti più
abbondanti. Quando il discernimento fa comprendere questa verità, ci si
distoglie da quegli oggetti e si è consapevoli dell’Atman.
bähye niruddhe manasaù prasannatä
manaù-prasäde paramätma-darçanam
tasmin sudåñöe bhava-bandha-näçaù
bahir-nirodhaù padavé vimukteù || 336
Quando il mondo fenomenico cessa di esistere, la mente sperimenta la quiete
e con la mente quieta si svela il param Atman, con questa realizzazione si
rompe la catena delle nascite e delle morti, così il superamento del mondo
fenomenico rappresenta il primo passo per accedere alla liberazione.
kaù paëòitaù san-sad-asad-viveké
çruti-pramäëaù paramärtha-darçé
janän hi kuryäd asato’valambaà
svapäta-hetoù çiçuvan mumukñuù || 337
Chi è quell’esperto che essendo capace di discernere il reale dal non-reale, credendo
nella Sruti, avendo l’occhio interiore rivolto verso l’Atman suprema realtà ed essendo
un ricercatore della libertà, vuole ancora agire come un bambino e ritornare alle
illusioni del mondo sensoriale, provocando la sua caduta?
dehädi-saàsaktimato na muktiù
muktasya dehädyabhimatyabhävaù
suptasya no jägaraëaà na jägrataù
svapnas tayor bhinna-guëäçrayatvät || 338
Non vi è liberazione per colui che rimane attaccato ai suoi vari corpi; il liberato
non aderisce a nessuno di essi, il dormiente non è sveglio né lo svegliato
dorme i due stati si escludono reciprocamente.
antar-bahiù svaà sthira-jangameñu
jïätvä atmanädhäratayä vilokya
tyaktäkhilopädhir-akhaëòa-rüpaù
pürëätmanä yaù sthita eña muktaù || 339
E’ libero colui che avendo la mente purificata, riconosce l’Atman quale
sostrato delle cose mobili e immobili. Eliminando tutte le sovrapposizioni ci si
riconosce come assoluto ed infinito Atman.
47
sarvätmanä bandha-vimukti-hetuù
sarvätma-bhävän na paro’sti kaçcit
dåçyägrahe satyupapadyate’sau
sarvätma-bhävo’sya sadätma-niñöhayä || 340
Riconoscere l’universale mondo come Atman è rendersi totalmente liberi dalla
schiavitù. Non vi è niente di più alto che l’identità dell’Atman con il Tutto, tale
stato è raggiunto da colui che risolve il mondo oggettivo fenomenico
ritrovandosi Atman eterno.
drçyasyägrahaëaà kathaà nu ghaöate dehätmanä tiñöhato
bähyärthänubhava-prasakta-manasah tat-tat-kriyäà kurvataù
sannyastäkhila-dharma-karma-viñayaih nityätma-niñöhä-paraiù
tattvajaiù karaëéyam ätmani sadänandecchubhir yatnataù || 341
Come è possibile la soluzione del mondo fenomenico per colui che si crede corpo, la
cui mente aderisce al piacere sensoriale e che produce azioni atte a rafforzare tale
piacere? Questa soluzione può essere effettuata da colui che ha rinunciato, con
perseverante pazienza a ogni dharma a ogni karma e a ogni oggetto sensoriale per
l’imperitura beatitudine dell’Atman.
sarvätma-siddhaye bhikñoù kåta-çravaëa-karmaëaù
samädhià vidadhätyeñä çänto dänta iti çrutiù || 342
Per l’asceta che ha ricevuto l’insegnamento della Sruti e coltivato la calma e
l’autocontrollo è prescritto il samadhi come unico mezzo per risolvere
l’universo oggettivo nell’Atman.
ärüòha-çakter-ahamo vinäçaù
kartun na çakyah sahasäpi paëòitaiù
ye nirvikalpäkhya-samädhi-niçcaläù
tän-antarä’nanta-bhavä hi väsanäù || 343
Anche le persone esperte, tranne coloro che mediante il nirvilkalpa samadhi, hanno
realizzato la perfetta serenità, non possono risolvere improvvisamente l’Io, una volta
divenuto forte. D’altra parte le vasana sono l’effetto di innumerevoli nascite.
ahaà-buddhyaiva mohinyä yojayitvä’vrter-balät
vikñepaçaktiù puruñaà vikñepayati tad-guëaiù || 344
Il potere di proiezione (vikñepaçaktiù), associato alla potenza velante (avåti),
cattura e vela l’individuo (puruñaà) con il sentimento dell’Io.
vikñepa-çakti-vijayo viñamo vidhätuà
niççeñam-ävaraëa-çakti-nivåttyabhäve
dåg-drçyayoù sphuöa-payojalavad vibhäge
naçyet tad-ävaraëam-ätmani ca svabhävät
nissaàçayena bhavati pratibandha-çünyo
vikñepaëaà nahi tadä yadi cen mrñärthe || 345
Dominare il potere proiettivo prima che quello velante sia stato ridotto alla
impotenza, è cosa difficile, ma il rivestimento che nasconde l’Atman viene a
dissiparsi se l’aspirante è capace di distinguere il soggetto dall’oggetto, come
il latte si distingue dall’acqua. La vittoria non è tuttavia completa fino a quando
gli ostacoli non sono definitivamente eliminati, e questo evento può verificarsi
quando gli oggetti immaginati del mondo sensibile non producono la benché
minima modificazione mentale
48
samyag-vivekaù sphuöa-bodha-janyah
vibhajya dåg-dåçya-padärtha-tattvam
chinatti mäyäkåta-moha-bandhaà
yasmäd vimuktasya punar na saàsrtiù || 346
La perfetta discriminazione che nasce dalla diretta conoscenza permette di
riconoscere la vera natura del soggetto da quella dell’oggetto e quindi di liberarsi dal
giogo dell’illusione. Quando questo giogo si spezza, il samsara sparisce.
parävar’aikatva-viveka-vahniù
dahaty-avidyä-gahanaà hy-açeñam
kià syät punaù saàsaraëasya bijaà
advaita-bhävaà samupeyuño’sya || 347
La conoscenza che l’individuale e l’universale sono tutt’uno, distrugge la
impenetrabile foresta di avidya. In chi ha realizzato la natura della non-dualità
non può esserci alcun genere di future trasmigrazioni.
ävaraëasya nivrttir-bhavati ca samyak padärtha.darçanataù
mithyä-jïäna-vinäçah tad-vikñepa janita-duùkha-nivrttiù || 348
Il velo che nasconde la Verità viene rimosso quando la Realtà è realizzata
nella sua pienezza. Allora saranno risolte la falsa conoscenza (mithyä-jïäna)
causata dalle modificazioni mentali (vikñepa-nivrttiù) e la sofferenza che ne
consegue.
etat tritayaà dåñöaà samyag-rajju-svarüpa-vijïänät
tasmäd vastu satattvaà jïätavyaà bandha-muktaye viduñä || 349
Questo triplice risultato è prodotto, a proposito del serpente, quando si riconosce la
vera natura della corda. Così ci si esercita a discriminare la vera natura delle cose, al
fine di rompere le catene della schiavitù (bandha-muktaye)
ayo’gni-yogädiva sat-samanvayät
mäträdi-rüpeëa vijåmbhate dhéù
tat-käryam-eva-tritayaà yato mrñä
dåñöaà bhrama-svapna-manoratheñu || 350
tato vikäräù prakrter ahaà-mukhä
dehävasänä viñayäç ca sarve
kñaëe’nyathä-bhävina esa ätmä
nodeti näpyeti kadäpi nänyatha || 351
Come il ferro a contatto con il fuoco diviene fuoco così la mente, mediante la
immanenza di Brahman, si manifesta come conoscitore e come oggetto di conoscenza.
E come negli stati di sonno, sogno e veglia si constata che il soggetto e l’oggetto,
effetti della mente, non hanno realtà assoluta, così le modificazioni della Prakrti, dal
senso dell’Io fino ai contenuti delle vasana e al corpo fisico, non sono reali [assolute]
perché subiscono dei cambiamenti incessanti, mentre l’Atman rimane costante.
nityä advayä-akhaëòa-cid-eka-rüpo
buddhyädi-säkñé sad-asad-vilakñaëaù
ahaà-pada-pratyaya-lakñitärthaù
pratyak sadänanda-ghanaù parätmä || 352
La natura del supremo Atman è quella dell’eterno (nityä) non duale (advayä)
indivisibile (akhaëòa) unica forma (eka-rüpo) conoscenza-coscienza (cit); esso è
il testimone della buddhi, è oltre il reale e il non reale, non è né grossolano né
sottile, è l’Io interiore, vero soggetto, eterna beatitudine (sadänandaghanaù).
49
itthaà vipaçcit sad-asad vibhajya
niçcitya tattvaà nija-bodha-dåñöä
jïätvä svam-ätmänam-akhaëòa-bodhaà
tebhyo vimuktaù svayam-eva çämyati || 353
Così il saggio, discernendo il reale dal non reale (cit sad-asad), riconoscendo la
verità con l’illuminazione della sua conoscenza, realizzando il proprio Sé, in
quanto intelligenza indivisibile, realizza di essere libero (vimuktaù) da tutti gli
ostacoli e stabilito nella pace.
ajïäna-hrdaya-granther niççeña-vilayas-tadä
samädhinä’vikalpena yadä advaitätma-darçanam || 354
Realizzando l’Atman, l’Uno senza secondo nello stato di nirvikalpa samadhi, di
colpo si tagliano tutti i ceppi dell’ignoranza.
tvam aham idam-itéyaà kalpanä buddhi-doñät
prabhavati paramätmanyadvaye nirviçeñe
pravilasati samädhävasya sarvo vikalpo
vilayanam upagacchet vastu-tattvävadhåtyä || 355
Le illusorie idee quali Io, Tu, Questo, Quello nascono dall’imperfezione della
buddhi (buddhidoñät) e sono sovrapposte al supremo Atman che è assoluto e
non duale. Ma quando la reale natura del Brahman si rivela nel corso del
Samadhi, le sovrapposizioni sono dissolte.
çänto däntaù param-uparataù kñänti-yuktaù samädhià
kurvan nityaà kalayati yatiù svasya sarvätma-bhävam
tenävidyä-timira-janitän sädhu dagdhvä vikalpän
brahmäkåtyä nivasati sukhaà niñkriyo nirvikalpaù || 356
Calmo, padrone di Sé, supremamente raccolto, fermo nella tolleranza, assorto nella
pratica del samadhi, il ricercatore contempla constantemente il proprio Sé come
Atman universale. Con questo sadhana perviene a neutralizzare tutte le immaginazioni
che nascono dall’ignoranza e quindi, affrancato da tutte le azioni e al di là di ogni
modificazione mentale vive nella beatitudine del Brahman,
samähitä ye praviläpya bähyaà
çroträdi cetaù svam-ahaà cid-ätmani
ta eva muktä bhava-päça-bandhaiù
nänye tu pärokñya-kathäbhidhäyinaù || 357
Sono liberi (muktä) dalla schiavitù (bandhaiù) delle rinascite solo coloro che
raggiungono il samadhi, immergendo così il mondo oggettivo, gli organi
sensoriali, la mente e l’Io nell’Atman, intelligenza suprema, tutti gli altri non
sono che ciarloni i quali si servono della conoscenza indiretta (pärokñya).
upädhi-yogät svayam-eva bhidyate
copädhyapohe svayam-eva kevalaù
tasmäd-upädheh vilayäya vidvän
vaset sadä’kalpa-samädhi-niñöhayä || 358
Le sovrapposizioni (upädhi) sono tante per cui l’individuo crede che nel Sé
esista la molteplicità. Ma rimosse tali sovrapposizioni, egli si scopre come
immortale Atman. Che il saggio aspirante si dedichi, dunque esclusivamente
alla ricerca del nirvilkalpa samadhi al fine di risolvere queste sovrapposizioni.
50
sati sakto naro yäti sad-bhävaà hyeka-niñöhayä
kéöako bhramaraà dhyäyan bhramaratväya kalpate || 359
Come il bruco, aspirando ardentemente a essere vespa, diviene vespa, così l’aspirante,
contemplando acutamente il reale, realizza il reale.
kriyäntaräsaktim-apäsya kéöako
dhyäyan alitvaà hyali-bhävam åcchati
tathaiva yogé paramätma-tattvaà
dhyätvä samäyäti tad-eka-niñöhayä || 360
E come il bruco, mettendo da parte ogni altro interesse, aspira intensamente a essere
solo vespa, così lo yogi contemplando solo il supremo Atman lo realizza.
atéva sükñmaà paramätma-tattvaà
na sthüla-dåñöyä pratipattum arhati
samädhinä’tyanta-susükñma-våttyä
jïätavyam äryair ati-çuddha-buddhibhiù || 361
La reale natura del supremo Atman è estremamente sottile e non può essere
accessibile alla mente estrovertita. Essa è accessibile solo a quelle anime
elevate, dalla mente perfettamente purificata, mediante il samadhi e per la
straordinaria acutezza della buddhi.
yathä suvarëaà puöa-päka-çodhitaà
tyaktvä malaà svätma-guëaà samåcchati
tathä manaù sattva-rajas-tamo-malaà
dhyänena saàtyajya sameti tattvam || 362
Come l’oro sottoposto all’azione del fuoco abbandona le impurità riprendendo
la propria lucentezza, così la mente, con la meditazione, si purifica dalle scorie
del sattva, del rajas e del tamas, realizzando la natura del Brahman.
nirantaräbhyäsa-vaçät tad-itthaà
pakvaà mano brahmaëi léyate yadä
tadä samädhiù sa vikalpa-varjitaù
svato advayänanda-rasänubhävakaù || 363
Quando, così purificata, la mente si immerge nel Brahman, il samadhi passa dal
savikalpa (con differenziazione) al nirvikalpa (senza differenziazione) conducendo
direttamente alla realizzazione dell’essenziale beatitudine non duale (advayänanda-
rasä).
samädhinä’nena samasta-väsanä-
granther vinäço’khila-karma-näçaù
antar-bahiù sarvata eva sarvadä
svarüpa-visphürtir-ayatnataù syät || 364
Con questo samadhi tutte le vasana che costringono l’individuo nei ceppi sono
distrutte e il karma ugualmente risolto; così, dentro e fuori, ovunque e sempre
avviene il manifestarsi spontaneo della propria reale natura.
çruteù çata-guëaà vidyän mananaà mananäd-api
nidhidhyäsaà lakñaguëam anantaà nirvikalpakam || 365
La riflessione personale può considerarsi cento volte più efficace dell’ascolto,
la meditazione centomila volte più efficace della riflessione, ma il nirvikalpa
samadhi non ha paragone.
51
nirvikalpaka-samädhinä sphuöaà
brahma-tattvam-avagamyate dhruvam
nänyathä calatayä manogateù
pratyayäntara-vimiçritaà bhavet || 366
La vera natura del Brahman può essere realizzata in tutta la sua evidenza e
nella sua pienezza nel nirvikalpa samadhi. Altro mezzo non vi è perché la
mente instabile è sempre incline ad associarsi ad altre percezioni.
ataù samädhatsva yatendriyaù san
nirantaraà çänta-manäù pratéci
vidhvaàsaya dhväntam anädyavidyayä
kåtaà sad-ekatva-vilokanena || 367
Perciò calma la tua mente, controlla i tuoi sensi, assorbito nell’interiore e
supremo Atman, realizza la tua identità con quella realtà e le tenebre, prodotte
dall’avidya, si dissiperanno per sempre.
yogasya prathama dväraà vän-nirodho aparigrahaù
niräçä ca niréhä ca nityam-ekänta-çélatä || 368
La prima tappa dello yoga consiste nel controllo della parola (vak), la non
accettazione di oggetti superflui (aparigrahaù), non avere aspettative (niräçä),
essere libero da azioni egocentriche (niréhä), vivere in solitudine.
ekänta-sthitir-indriyoparamaëe hetur damaç cetasaù
saàrodhe karaëaà çamena vilayaà yäyäd ahaà väsanä
tenänanda-rasänubhütir-acalä brähmé sadä yoginaù
tasmäc-citta-nirodha eva satataà käryaù prayatno muneù || 369
La vita in solitudine (ekänta) aiuta a controllare gli organi sensoriali (indriyo
paramaëe), il controllo dei sensi (dama) serve a dominare la mente (cetasaù) e
con il controllo della mente viene trasceso il senso dell’Io (ahaà).
L’eliminazione dell’io porta lo yogi a realizzare in modo ininterrotto l’essenza
della beatitudine del Brahman (änandarasä brähmé), di conseguenza il discepolo
dev’essere sempre impegnato a tenere la mente (citta) in silenzio.
väcaà niyacchätmani taà niyaccha
buddhau dhiyaà yaccha ca buddhi-säkñiëi
taà cäpi pürëätmani nirvikalpe
viläpya çäntià paramäà bhajasva || 370
Frena dunque la parola (väcaà)nel manas, il manas nella buddhi, la buddhi nel
Testimone (säkñiëi) e questo nell’infinito e assoluto Atman (pürëätmani
nirvikalpe). Solo allora otterrai la suprema pace (çäntià paramäà).

deha-präëendriya-mano-buddhyädibhir upädhibhiù
yair yair våtteù samäyogah tat-tad bhävo’sya yoginaù || 371
Qualunque sia il condizionamento: corpo, energia vitale, organo sensoriale,
mente, intelletto ecc. lo yogi che così si pensa diviene condizionato.
tan-nivåttyä muneù samyak sarvoparamaëaà sukham
sandåçyate sadänanda-rasänubhava-viplavaù || 372
Quando questo [condizionamento] è completamente risolto, il muni si distacca
dal tutto, sperimentando l’essenza della beatitudine (sadänanda-rasä).
52
antas-tyägo bahis-tyägo viraktasyaiva yujyate
tyajatyantar bahir-sangaà viraktas-tu mumukñayä || 373
Solo il discepolo spassionato è adatto per questo integrale distacco [dal
mondo e da sé stesso], solo il discepolo spassionato che desidera essere
libero può rinunciare ad ogni tipo di attaccamento esterno ed interno.
bahistu viñayaiù sangaà tathäntar-aham-ädibhiù
virakta eva çaknoti tyaktuà brahmaëi niñöhitaù || 374
Solo il discepolo spassionato (virakta) profondamente stabilito (sthitah) in
Brahman, può distaccarsi da tutti gli oggetti esterni (bahistu) dei sensi e dallo
stesso Io (antaraham).
vairägya-bodhau puruñasya pakñivat
pakñau vijänéhi vicakñaëa tvam
vimukti-saudhägralatädhirohaëaà
täbhyäà vinä nänyatareëa sidhyati || 375
Comprendi o saggio discepolo che il distacco (vairagya) e il discernimento
illuminante (bodhau) sono per l’individuo ciò che le due ali sono per l’uccello. Se
anche una di queste due qualità fa difetto non si potrà raggiungere la pianta della
liberazione arrampicata sulla cima dell’edificio.
atyanta-vairägyavataù samädhiù
samähitasyaiva dròha-prabodhaù
prabuddha-tattvasya hi bandha-muktiù
muktätmano nitya-sukhänubhütiù || 376
Solo l’aspirante che ha distacco può sperimentare il samadhi, solo chi ha avuto
esperienza del samadhi consegue stabile realizzazione, solo chi ha realizzato la verità
si libera dalla schiavitù e solo chi è libero svela la inalterabile beatitudine.
vairägyän na paraà sukhasya janakaà paçyämi vaçyätmanaù
tac cet çuddhatarätma-bodha-sahitaà sväräjya-sämräjya-dhuk
etad dväram ajasra-mukti-yuvateh yasmät tvam-asmät paraà
sarvaträsprhayä sadätmani sadä prajïäà kuru çreyase || 377
Per il discepolo che è padrone di sé non conosco migliore strumento per conseguire la
beatitudine se non il distacco. Se questo è unito alla più alta e pura conoscenza
dell’Atman si ottiene la completa sovranità che, a sua volta porta alla liberazione. Così
per il tuo bene, sii spassionato, per cose interiori ed esteriori e concentra la tua
coscienza eternamente sull’Atman.
äçäà chinddhi viñopameñu viñayeñveñaiva mrtyoù srtih
tyaktvä jäti-kuläçrameñvabhimatià muïcäti-dürät kriyäù
dehädävasati tyajätma-dhiñaëäà prajïäà kuruñvätmani
tvaà drañöäsy’amalo’si nirdvaya-paraà brahmäsi yad vastutaù || 378
Spezza dunque ogni desiderio per gli oggetti dei sensi, pericolosi veleni forieri
di morte, abbandona l’orgoglio di casta, di famiglia e di stadio sociale; astieniti
dall’agire, non identificarti con il corpo, la mente ecc. cose tutte irreali e fissa la tua
coscienza sull’Atman, perché, in verità tu sei il Testimone, tu sei Brahman privo di
dualità, supremo non contaminato dalla mente.
53
lakñye brahmaëi mänasaà dåòhataraà saàsthäpya bähyendriyaà
sva-sthäne viniveçya niçcala-tanuçcopekñya deha-sthitim
brahmätmaikyam upetya tanmayatayä cäkhaëòa-våttyäniçaà
brahmänanda-rasaà pibätmani mudä çünyaiù kim-anyair bramah|| 379
Ponendo la tua mente ferma sul Brahman, raffredando gli organi dei sensi nei
rispettivi centri, con i corpi sottomessi e i bisogni trascesi, raggiungi la tua identità con
Brahman. Sii unità con Esso e dissetati alla sorgente Brahmanica che sta in te. A che
cosa possono mai servirti le futili cose di questo mondo?
anätma-cintanaà tyaktvä kaçmalaà duùkha-käraëam
cintayätmän amänanda-rüpaà yan-mukti-käraëam || 380
Rinuncia a tutto ciò che è non-Sé (anätma), generatore di sofferenza
(duùkhakäraëam) e contempla l’Atman che è beatitudine e fonte di liberazione
(muktikäraëam).
eña svayaà-jyotir açeña-säkñé
vijïäna-koço vilasatyajasram
lakñyaà vidhäyainam asad-vilakñaëam
akhaëòa-våttyä’’tmatayä’nubhävaya || 381
In te risplende l’eterno Atman, il Testimone universale immanente nell’intelletto.
Rigettando ogni pensiero, contempla questo Atman, distinto dal non-reale e
comprendilo come te stesso.
etam-acchénnayä våttyä pratyayäntara-çünyayä
ullekhayan vijänéyät sva-svarüpatayä sphuöam || 382
Contemplando continuamente questo Atman, senza altri pensieri lo realizzerai
chiaramente come la tua reale natura.
aträtmatvaà dåòhé-kurvan aham-ädiñu santyajan
udäsénatayä teñu tiñöhed ghaöäpatädivat || 383
Rafforza la tua identità con l’Atman e ripudia contemporaneamente il senso
dell’Io con le sue modificazioni, le quali non hanno alcun valore, come non lo
ha un vaso che si è rotto.
viçuddham-antaùkaraëaà svarüpe
niveçya säkñiëyavabodha-mätre
çanaiù çanair niçcalatäm-upänayan
pürëaà svam-evänu-vilokayet tataù || 384
Fissa il tuo organo interno purificato sulla tua reale natura, sul Testimone,
sulla conoscenza e a poco a poco, rendendoti calmo, realizza il tuo proprio
Atman.
dehendriya-präëa-mano’ham-ädibhiù
sväjïäna-klptair akhilair upädhibhiù
vimuktam ätmänam akhaëòa-rüpaà
pürëaà mahäkäçam ivävalokayet || 385
Questo Atman che è senza limiti e senza parti, che è esente da condizionamenti come
il corpo, gli organi dei sensi, i prana, la mente, il senso dell’Io ecc. proiezioni tutte
dell’ignoranza (äjïäna), questo Atman, simile ad etere infinito, dev’essere da te
realizzato.
54
ghaöa-kalaça-kusüla-süci-mukhyair
gaganam upädhi-çatair vimuktam ekam
bhavati na vividhaà tathaiva çuddhaà
param ahamädi-vimuktam ekam-eva || 386
Cessa di associare all’etere i molteplici upadhi, come ad esempio la brocca, il vaso, il
granaio, l’astuccio per gli aghi ecc. perché l’etere è uno e non molteplice; così il
Signore Supremo, quando è libero dalle sovrapposizioni dell’Io ecc. in verità è Uno.
brahmädi-stamba-paryantä måñä-mäträ upädhayaù
tataù pürëaà svam-ätmänaà paçyed ekätmanä sthitam || 387
Dal trascurabile organismo unicellulare fino allo stesso Brahma, tutte le
sovrapposizioni sono non reali. Perciò realizza l’Atman il quale rimane il solo e
illimitato Sé.
yatra bhräntyä kalpitaà tad viveke
tat-tan-mätraà naiva tasmäd vibhinnam
bhränter näçe bhäti dåñöähi-tattvaà
rajjus tasmad viçvamätma-svarüpam || 388
Il sostrato che, in virtù dell’errore, s’immagina essere una cosa qualunque, si rivela
con la giusta discriminazione come lo stesso sostrato dissipata l’illusione la realtà si
svela: il serpente percepito per errore, diviene un semplice pezzo di corda, così
l’intero universo non è altro che Atman.
svayaà brahmä svayaà viñëuù svayam indraù svayaà çivaù
svayaà viçvam-idaà sarvaà svasmäd anyan na kiïcana || 389
Il Sé è Brahman, Il Sé è Visnu, il Sé è Indra, il Sé è Shiva, il Sé è l’intero
mondo (viçvam-idaà). Non esiste altro che il Sé.
antaù svayaà cäpi bahiù svayaà ca
svayaà purastät svayam-eva paçcät
svayaà hy-äväcyäà svayam-apyudécyäà
tathopariñöät svayam apyadhastät || 390
Il Sé è dentro e anche fuori (antaù bahiù), il Sé è avanti (purastät) e anche
dietro (paçcät), il Sé è al nord e anche al sud, il Sé è sotto e anche sopra.
taramga-phena-bhrama-budbudädi
sarvaà svarüpeëa jalaà yathä tathä
cid-eva dehädya’ham-antam-etat
sarvaà cid-evaika-rasaà viçuddham || 391
Come le onde, la schiuma, il vortice, la bolla nella loro essenza non sono altro
che acqua, così tutto ciò che esiste dal corpo fisico all’Io non è altro che cit
[conoscenza suprema] puro e omogeneo.
sadevedaà sarvaà jagad-avagataà vän-manasayoù
sato’nyan-nästyeva prakrti-para-sémni sthitavataù
prthak kià måtsnäyäù kalaça-ghaöa-kumbhädyavagataà
vadatyeña bhräntas tvam aham iti mäyä-madirayä || 392
L’intero universo (sarvaà jagad) conosciuto mediante la mente e la parola non è
altro che Brahman. Vi è solo Brahman che dimora di là delle più sottili sfere di
prakrti. In che cosa la brocca, la giara differiscono dall’argilla di cui esse sono fatte?
Per parlare del Mio e del Tuo (tvamaham) bisogna che l’individuo sia stato ubriacato
dal vino di maya (mäyämadirayä).
55
kriyä-samabhihäreëa yatra nänyad iti çrutiù
bravéti dvaita-rähityaà mithyädhyäsa-nivåttaye || 393
La Sruti nel passo “Laddove non si vede più niente ….” Dichiara l’assenza
della dualità, rimuovendo così tutte le false sovrapposizioni.
äkäçavan-nirmala-nirvikalpaà
nisséma-nisspandana-nirvikäram
antarbahiù çünyam ananyam advayaà
svayaà paraà brahma kimasti bodhyam || 394
Come l’etere, il supremo Brahman è incontaminato, illimitato, senza moto, identico a
sé stesso; esso non ha interiorità o esteriorità, esso è esistenza una, è non duale, è il Sé
di sé stesso. Vi può mai essere altro oggetto di conoscenza?
vaktavyaà kimu vidyate’tra bahudhä brahmaiva jévaù svayaà
brahmaitaj-jagad ätataà nu sakalaà brahmädvitéyaà çrutiù
brahmaiväham iti prabuddha-matayaù santyakta-bähyäù sphuöaà
brahmé-bhüya vasanti santata-cidänandätmanaitad-dhruvam || 395
Non è comunque il caso di dilungarci. Il jiva non è altro che Brahman, e lo stesso
dispiegamento dell’universo è Brahman. La Sruti indica che Brahman è senza
secondo, è un fatto irrefutabile che i grandi saggi dalla mente illuminata, i quali hanno
tagliato i contatti con il mondo dei nomi e delle forme e realizzato l’identità con
Brahman, vivono in unità con Brahman, eterna conoscenza e beatitudine.
jahi mala-maya-koçe’haà-dhiyotthäpitäçäà
prasabham-anila-kalpe lingadehe’pi paçcät
nigama-gadita-kértià nityamänanda-mürtià
svayam-iti paricéya brahma-rüpeëa tiñöha || 396
Abbandona le illusioni che l’Io ha seminato nel corpo fisico, vaso d’impurità; fai
altrettanto con il corpo sottile che è inconsistente come una nuvola,
comprendi infine che Brahman, essenza di beatitudine eterna, di cui le
Scritture affermano la gloria, è il tuo Sé e realizzati in quanto Brahman.
çaväkäraà yävad bhajati manujas-tävad-açuciù
parebhyaù syät kleço janana-maraëa-vyädhi-nilayaù
yadätmänaà çuddhaà kalayati çiväkäram-acalam
tadä tebhyo mukto bhavati hi tadäha çrutir-api || 397
Fino a quando l’individuo volge l’attenzione a questo corpo che già puzza di cadavere,
rimane impuro e subisce gli attacchi dei suoi nemici nascita, malattia morte. Ma
quando egli perviene alla conoscenza di sé stesso e si mantiene puro e inalterabile, si
libera da tali incompiutezze. E’ la Sruti che lo afferma.
svätmanyäropitäçeñäbhäsa-vastu-niräsataù
svayameva paraà brahma pürëam advayam akriyam || 398
Quando sono state rimosse tutte le sovrapposizioni apparentemente esistenti,
allora non rimane altro che il supremo Brahman (paraà brahma), infinito
(pürëam), non duale (advayam), il quale è al di là di ogni attività.
56
samähitäyäà sati citta-våttau
parätmani brahmaëi nirvikalpe
na drçyate kaçcid ayaà vikalpaù
prajalpa-mätraù pariçiñyate yataù || 399
Quando le modificazioni della mente (citta-våttau) si sono riassorbite nel
supremo Sé (parätmani), nel Brahman indifferenziato, il mondo fenomenico
cessa di essere percepito. A questo punto ogni disputa ha termine
asatkalpo vikalpo’yaà viçvam-ityekavastuni
nirvikäre niräkäre nirviçeñe bhidä kutaù || 400
Nella realta Una il mondo (viçva) non è che una semplice rappresentazione
mentale (vikalpo). Come può esserci diversità in Quello che è senza
cambiamento, senza forma e assoluto?
drañöå-darçana-drçyädi-bhäva-çünyaika-vastuni
nirvikäre niräkäre nirviçeñe bhidä kutaù || 401
Nella realtà una, priva del vedente, del visto e della visione (drañöå-darçana
drçyä), nella realtà una assoluta (nirviçeñe), che è senza cambiamento
(nirvikäre) e senza forma (niräkäre), dove può esserci traccia di dualità?
kalpäåëava ivätyanta-paripürëaika-vastuni
nirvikäre niräkäre nirviçeñe bhidä kutaù || 402
Nella realtà una, immutabile, senza forma, assoluta, simile all’oceano dopo
una dissoluzione del mondo, dove può esserci traccia di diversità?
tejaséva tamo yatra vilénaà bhränti-käraëam
advitéye pare tattve nirviçeñe bhidä kutaù || 403
Come può esserci diversità nella suprema realtà, nell’Uno senza secondo,
nell’assoluto dove la radice dell’illusione si dissolve come le tenebre di fronte
alla?
ekätmake pare tattve bheda-värtä kathaà vaset
suñuptau sukha-mäträyäà bhedaù kenävalokitaù || 404
Come si può parlare di diversità nella suprema realtà una ed omogenea? Chi
ha mai riscontrato traccia di diversità nella beatitudine del sonno profondo?
na hy asti viçvaà para-tattva-bodhät
sadätmani brahmaëi nirvikalpe
kälatraye näpyahirékñito guëe
na hyambu-bindur måga-trñëikäyäm || 405
Anche se la suprema realtà non è ancora conosciuta, si può capire come il mondo dei
nomi e delle forme non può sussistere nel Brahman non qualificato, nell’essere senza
macchia. In nessuna modalità temporale (passato, presente e futuro) può mai esistere
la presenza del serpente nella corda o quella di una goccia d’acqua nel miraggio di un
lago?
mäyä-mätram idaà dvaitam advaitaà paramärthataù
iti brüte çrutis säkñät suñuptä-vanubhüyate || 406 (vedi 236)
La sruti dichiara che la dualità (dvaita) è maya, mentre la realtà suprema
(paramärthataù) è non duale (advaita), ciò viene confermato nel sonno profondo.
(suñuptä)
57
ananyatvam adhiñöhänäd äropyasya nirékñitam
paëòitai rajju-sarpädau vikalpo bhränti-jévanaù || 407
I saggi hanno osservato che la sovrapposizione è identica al sostrato, come il
serpente alla corda. E’ l’illusione che crea la differenza.
citta-mülo vikalpo’yaà cittäbhäve na kaçcana
ataçcittaà samädhehi pratyag-rüpe parätmani || 408
Questo [universo] immaginario (vikalpo) ha la sua radice (mulo) nel citta
(mente) e svanisce quando il citta è risolto. Dissolvi, dunque, il tuo citta e
immergilo nel supremo sé (paratmani)
kim-api satata-bodhaà kevalänanda-rüpaà
nirupamam ativelaà nitya-muktaà niréham
niravadhi gaganäbhaà niñkalaà nirvikalpaà
hådi kalayati vidvän brahma pürëaà samädhau || 409
Con il samadhi il saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito Brahman come essenza di
conoscenza e beatitudine, [Brahman] che è incomparabile, di là di ogni limitazione,
sempre libero, che non agisce e che come l’etere è indifferen- ziato e incondizionato.
prakrti-vikrti-çünyaà bhävanätétabhävaà
samarasam asamänaà mäna-sambandha-düram
nigama-vacana-siddhaà nityam asmat-prasiddhaà
hådi kalayati vidvän brahma pürëaà samädhau || 410
Con il samadhi il saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito Brahman che è al di là della
causa e dall’effetto. Esso non può essere pensato né verbalizzato, come dichiarato dai
Veda, è omogeneo, incomparabile, di là di tutte le prove empiriche. Esso è compreso
nel Sé.
ajaram amaram astäbhäva-vastu-svarüpaà
stimita-salila-räçi-prakhyamäkhyä-vihénam
çamita-guëa-vikäraà çäçvataà çäntam-ekaà
hådi kalayati vidvän brahma pürëaà samädhau || 411
Con il samadhi il saggio realizza, nel suo cuore, l’infinito, l’incorruttibile e immortale
Brahman, l’essere positivo che, escludendo ogni negatività [dualità] è calmo come
l’oceano privo di onde, senza nome, senza merito né demerito, eterno, pacificato, Uno
senza secondo.
samähitäntaù-karaëaù svarüpe
vilokayätmänamakhaëòa-vaibhavam
vicchinddhi bandhaà bhava-gandha-gandhitaà
yatnena puàstvaà saphalé-kuruñva || 412
Con il samadhi, quando il tuo äntaù-karaëaù è stato risolto, contempla in te
stesso l’Atman la cui gloria è eterna, metti fine alla schiavitù del tuo passato e
sforzati di raggiungere diligentemente il fine per il quale hai preso un corpo
umano.
sarvopädhi-vinir-muktaà sac-cid-änandam-advayam
bhävayätmänam-ätmasthaà na bhüyaù kalpase’dhvane || 413
Medita sull’Atman che risiede nel tuo cuore, privo di limitazioni, che è sat cit
ananda e non duale. Solo così non sarai raggiunto dalla catena delle nascite e
delle morti.
58
chäyeva puàsaù pari-drçyamänam äbhäsa-rüpeëa phalänubhütyä
çaréram-ärät çavavan-nirastaà punar na samdhatta idaà mahätmä || 414
Dopo aver contemplato il corpo come già cadavere, l’uomo saggio non lo considera
più, anche quando, come un ombra, a causa dei frutti del karma passato, lo percepisce
ancora.
satata-vimala-bodhänanda-rüpaà sametya
tyaja jaòa-mala-rüpopädhim etaà sudüre
atha punar api naiña smaryatäà vänta-vastu
smaraëa-viñaya-bhütaà kalpate kutsanäya || 415
Nel realizzare l’Atman, eterna intelligenza e beatitudine senza macchia,
distaccati dall’impuro, inerte e imprigionante corpo. Dovresti persino
cancellarlo dalla tua memoria.
samülam-etam paridähya vahnau
sadätmani brahmaëi nirvikalpe
tataù svayaà nitya-viçuddha-bodhä-
andätmanä tiñöhati vid-variñöhaù || 416
Dopo aver dissolto, nel fuoco indifferenziato del Brahman, il corpo alla sua
radice, il saggio dimora nel puro Atman, conoscenza-beatitudine eterna.
prärabdhasütra-grathitaà çaréraà
prayätu vä tiñöhatu goriva srak
na tat punaù paçyati tattva-vettä
anandätmani brahmaëi léna-våttiù || 417
Che il suo corpo, tessuto dal filo del prarabdha karma, cada in rovina o si
mantenga in vita, il conoscitore della verità non se ne preoccupa. Forse che
una vacca si preoccupa della ghirlanda di fiori appesa al suo collo? La mente
del risvegliato ha cessato di proiettare perché è entrata nella pace del
Brahman essenza di beatitudine.
akhaëòänandam ätmänaà vijïäya sva-svarüpataù
kim-icchan kasya vä hetor dehaà puñëäti tattva-vit || 418
Quando ha realizzato l’Atman, infinita beatitudine, quale suo proprio Sé, per quale
motivo o per amore di che cosa il conoscitore della verità dovrebbe preferire il suo
corpo?
saà-siddhasya phalaà tvetat jévan-muktasya yoginaù
bahir-antaù sadänanda-rasäsvädanam ätmani || 419
Lo yogi che è un jivanmukta gioisce della beatitudine eterna (sadänanda-rasä) e
sente questa presenza dentro e fuori di sé (bahirantaù).
vairägyasya phalaà bodhah bodhasyo-paratiù phalam
svänandänubhavät çäntir eñaivoparateù phalam || 420
Il frutto del distacco è la conoscenza quello della conoscenza è il distacco dai
piaceri sensoriali, il distacco conduce allo svelamento della beatitudine e
questa alla pace.
59
yad uttarottaräbhävaù pürva-pürvan tu niñphalam
nivåttiù paramä tåptih änando’nupamaù svataù || 421
Quando si scopre che i frutti di uno stadio [della sadhana] non sono presenti,
vuol dire che lo stadio precedente non è stato perfezionato. Se gli stadi sono
tutti realizzati, la soluzione del mondo oggettivo è inevitabile e la pienezza e la
incomparabile beatitudine si succederanno gradualmente e in modo naturale.
dåñöa-duùkheñvanudvegah vidyäyäù prastutaà phalam
yat-kåtaà bhränti-veläyäà nänä karma jugupsitam
paçcän-naro vivekena tat kathaà kartum arhati || 422
L’effetto della conoscenza è la divina indifferenza verso la sofferenza visibile [karma
maturato]. Chi è quell’individuo che, avendo commesso errate azioni nello stato di
ignoranza, oserebbe commetterle ancora possedendo il discernimento?.
vidyä-phalaà syäd-asato nivåttiù
pravrttir-ajïäna-phalaà tad-ékñitam
tajïäjïayor yan-måga-tåñëikädau
no-ced vidäà dåñöa-phalaà kim-asmät || 423
L’emancipazione dall’irreale è frutto di conoscenza, mentre l’attaccamento al
non-reale è frutto d’ignoranza. Avviene la stessa cosa di fronte a un miraggio,
o altra illusione: c’è chi lo crede reale e chi invece, sa di che cosa si tratta.
ajïäna-hådaya-granther vinäço yady-açeñataù
anicchor-viñayaù kià nu pravåtteù käraëaà svataù || 424
Se l’aspirante ha tagliato nel suo cuore tutti i nodi dell’ignoranza (ajnana),
avendo trasceso ogni piacere sensoriale, quale causa potrebbe sospingerlo
alla azione imprigionante?.
väsanänudayo bhogye vairägasya tadävadhiù
ahaà-bhävodayäbhävo bodhasya paramävadhiù
lénavåttair anutpattih maryädoparates-tu sä || 425
Quando gli oggetti dei sensi hanno perduto il potere di stimolare le vasana, si
attua il massimo distacco, difatti la conoscenza massima (bodhasya) si svela
quando non esiste più il senso dell’Io (ahaà). Il culmine del raccoglimento
interiore (uparate) è raggiunto quando le våtti (le funzioni o modificazioni del
citta) non si esprimono più.
brahmäkäratayä sadä sthitatayä nirmukta-bähyärtha-dhéh
anyävedita-bhogya-bhoga-kalano nidräluvad bälavat
svapnä-älokita-lokavat jagad-idaà paçyan kvacil-labdha-dhéh
äste kaçcid ananta-puëya-phala-bhug dhanyaù sa mänyo bhuvi || 426
Affrancato dall’illusione degli oggetti sensoriali, il saggio dimora in modo costante in
identità con il Brahman. Se gli viene offerta qualche cosa, il godimento che può
provare non è apparente, infatti si comporta come un individuo semi addormentato o
come un bambino perché non accorda a questo mondo transitorio nessun valore, come
non ne accorda alcuno a una allucinazione onirica. Di tutto ciò egli ha solo una
conoscenza fortuita. Un tale essere è raro sulla Terra, ma egli raccoglie il frutto di
innumerevoli meriti e va a lui ogni venerazione e benedizione.
sthitaprajïo yatir-ayaà yaù sadänandam açnute
brahmaëyeva vilénätmä nirvikäro viniñkriyaù || 427
Quest’essere di ferma sapienza dimora in identità con il Brahman, esprimendo
la beatitudine inalterabile (sadänanda) al di là di ogni modificazione (nirvikäro) e
da ogni attività (kriyaù).
60
brahmätmanoù çodhitayor eka-bhävävagähiné
nirvikalpä ca cinmäträ våttiù prajïeti kathyate
susthitä’sau bhavedy-asya sthita-prajïaù sa ucyate || 428 (ultima riga diversa)
Quando la mente riconosce l’identità dell’Atman con il Brahman, quando ha
trasceso le sovrapposizioni e quindi la dualità, quando è permeata dalla pura
conoscenza, [questo stato] è chiamato suprema illuminazione. Colui che ha
questa illuminazione è conosciuto come un essere di ferma sapienza
yasya sthitä bhavet prajïä yasyänando nirantaraù
prapaïco vismåta-präyaù sa jévanmukta iñyate || 429
Colui che ha questa ferma sapienza che svela la costante (nirantaraù)
beatitudine (änando) e che ha dimenticato (vismåta-präya) l’universo dei
fenomeni (prapaïco) è considerato (iñyate) un jévanmukta.
lénadhér-api jägarti yo jägrad-dharma-vivarjitaù
bodho nirväsano yasya sa jévanmukta iñyate || 430
Colui che è in identità con il Brahman, conservando nondimeno una completa
vigilanza e che nello stesso tempo si è affrancato dalle qualità dello stato di
veglia, per cui la conoscenza non proviene dalle vasana [non è quindi
conoscenza sensoriale], è considerato un jévanmukta.
çänta-saàsära-kalanaù kalävän-api niñkalaù
yah sa citto’pi niçcintah sa jévanmukta iñyate || 431
Colui che ha placato (çänta) ogni inquietudine per il saàsära [mondo dei
fenomeni], che, quantunque possessore di un corpo composto di parti, rimane
in sé stesso senza parti e la cui mente (cittaà) si è affrancata da ogni
irrequitezza, è considerato un jévanmukta.
vartamäne’pi dehe’smiàs-chäyävad-anuvartini
ahaàtä-mamatä abhävo jévanmuktasya lakñaëam || 432
L’assenza di nozioni quali “Io” e “Mio” per quanto possieda un corpo ombra, è
la caratteristica (lakñaëam) del jévanmukta.
atétänanusandhänaà bhaviñyad-avicäraëam
audäsényam-api präpte jévanmuktasya lakñaëam || 433
Non considerare più il passato, non tormentarsi più per il futuro e vedere il
presente con divina indifferenza sono le caratteristiche del jévanmukta.
guëa-doña-viçiñöe’smin svabhävena vilakñaëe
sarvatra sama-darçitvaà jévanmuktasya lakñaëam || 434
Contemplare con l’occhio equanime questo mondo divorato da elementi
contrastanti, apparentemente irriducibili, è la caratteristica del jévanmukta.
iñöäniñöärtha-sampräptau sama-darçitayä’tmani
ubhayaträvikäritvaà jévanmuktasya lakñaëam || 435
Guardare le cose piacevoli o spiacevoli con l’occhio dell’equanimità è la
caratteristica del jévanmukta.
brahmänanda-rasäsvädäsakta-cittatayä yateù
antar-bahira-vijïänaà jévanmuktasya lakñaëam || 436
Quell’asceta che è libero da ogni nozione di interno ed esterno (antar-bahira
vijïänaà) perché la sua mente (citta) dimora nell’essenza della beatitudine
(änanda) di Brahman ha la caratteristica (lakñaëam) del jévanmukta.
61
dehendriyädau kartavye mamähaà-bhäva-varjitaù
audäsényena yas-tiñöhet sa jévanmukta-lakñaëaù || 437
Vivere senza la nozione di “Io” e “Mio” in riferimento al corpo, agli organi
sensori (dehendriyädau), non avere obblighi sociali e mantenere un
atteggiamento di divina indifferenza sono le caratteristiche del jivanmukta.
vijïäta ätmano yasya brahma-bhävaù çruter-balät
bhava-bandha-vinirmuktaù sa jévanmukta-lakñaëaù || 438
Avere profonda conoscenza (vijïäta) che l’Atman è Brahman come [indica] la
Sruti, ed essere libero dalla schiavitù della trasmigrazione sono le
caratteristiche del jivanmukta
dehendriyeñvahaà-bhäva idaà-bhävas-tadanyake
yasya no bhavataù kväpi sa jévanmukta iñyate || 439
Colui che non ha più la nozione di “Io” e “Mio” in quanto corpo, organi sensori
(dehendriyesvahambhava) né alcuna nozione di “questo” o “quello” in quanto
oggetti del mondo esterno è considerato un jivanmukta (jivanmukta isyate).
na pratyag-brahmaëor bhedaà kadäpi brahma-sargayoù
prajïayä yo vijänati sa jévanmukta-lakñaëaù || 440
Colui che mediante la conoscenza (prajnaya) non distingue più il jiva dal
Brahman (na pratyagatmabrahma), né l’universo dal Brahman (brahmasargayoh) ha
la qualità del jivanmukta.
sädhubhiù püjyamäne’smin péòyamäne’pi durjanaiù
sama-bhävo bhaved yasya sa jévanmukta-lakñaëaù || 441
Onorato dai giusti o perseguitato dagli ingiusti, colui che si mantiene equanime
ha la caratteristica del jivanmukta.
yatra praviñöä viñayäù pareritä
nadé-pravähä iva väri-räçau
linanti san-mätratayä na vikriyäà
utpädayantyeña yatir vimuktaù || 442
Come l’oceano accoglie, senza essere toccato, I fiumi che sfociano nelle sue
acque, così l’asceta prende tutti gli oggetti che altri possono dargli senza
cessare di essere tutt’uno con l’esistenza assoluta. Un tale asceta è un
liberato.
vijïäta-brahma-tattvasya yathä-pürvaà na saàsrtiù
asti cen-na sa vijïäta-brahma-bhävo bahir-mukhaù || 443
In colui che ha realizzato la verità del Brahman (vijnnatabrahmatattvasya) non
vi è più attaccamento verso oggetti sensoriali (samsrtih). Se vi è attaccamento
vuol dire che egli non ha realizzato la verità del Brahman, per cui i suoi sensi
si rivolgono verso l’esterno.
präcéna-väsanä-vegäd asau saàsaratéti cet
na sad-ekatva-vijïänät mandé bhavati väsanä || 444
Se si pretende che egli sia attaccato agli oggetti dei sensi (saàsaratéti) per la
forza delle passate vasana, ciò non è valido perché tutte le vasana sono
risolte con la realizzazione del Brahman.
62
atyanta-kämukasyäpi çaktih kuëöhati mätari
tathaiva brahmaëi jïäte pürëänande manéñiëaù || 445
Gli impulsi di un desiderio di un figlio sono controllati alla presenza della madre.
Così, dopo aver realizzato la conoscenza del Brahman. Pienezza di beatitudine, non si
possono più avere inclinazioni per il mondo.
nididhyäsana-çélasya bähya-pratyaya ékñyate
bravéti çrutir-etasya prärabdhaà phala-darçanät || 446
E’ stato obiettato che, nonostante la pratica assidua della meditazione, si
ricevono percezioni dal mondo esterno. La Sruti, comunque sostiene che ciò è
conseguenza del prarabdha karma, questo può essere infierito dagli evidenti
risultati.
sukhädyanubhavo yävat tävat prärabdham-iñyate
phalodayaù kriyä-pürvo niñkriyo na hi kutracit || 447
Il prarabdha persiste anche nella pur minima percezione di attrazione o
repulsione, l’effetto, comunque proviene da un azione precedente. D’altra
parte non si è mai visto un effetto senza la causa..
ahaà brahmeti vijïänät kalpa-koöi-çatärjitam
sancitaà vilayaà yäti prabodhät svapna-karmavat || 448
Realizzando “Io sono Brahman” (ahaà brahmeti vijïänä), l’asceta distrugge di
colpo il sancita karma accumulato durante innumerevoli kalpa, come le azioni
compiute nel sogno (svapna-karma) scompaiono al risveglio.
yat-krtaà svapna-veläyäà puëyaà vä päpam-ulbaëam
suptotthitasya kim tat syät svargäya narakäya vä || 449
Possono i meriti e i demeriti accumulati nel sogno (svapna-veläyäà) condurre al
paradiso o all’inferno quando il sogno è svanito?
svam-asamgam udäsénaà parijïäya nabho yathä
na çliñyati ca yath kiïcit kadäcid bhävi-karmabhiù || 450
Essendo libero e indifferente come l’etere, l’asceta non può più essere toccato
dal karma che ancora deve maturarsi (yath kiïcit kadäcid bhävi-karma).
na nabho ghaöa-yogena surä-gandhena lipyate
tathätmopädhi-yogena tad-dharmair naiva lipyate || 451
Benché l’aria sia in contatto con una brocca piena di liquido, non per questo
essa prende le caratteristiche del liquido. Così l’Atman, per quanto in rapporto
con le sovrapposizioni non viene macchiato dalle loro proprietà.
jïänodayät purärabdhaà karma jïänän-na naçyati
adattvä svaphalaà lakñyam uddiçyotsrñöa-bäëavat || 452
Ma il karma che ha prodotto questo corpo prima del sorgere della conoscenza
non può essere distrutto dalla stessa conoscenza, per cui dovrà dare i suoi
frutti. Così una freccia [scoccata dall’arco] dovrà raggiungere il suo bersaglio.
vyäghra-buddhyä vinirmukto bäëaù paçcät-tu gomatau
na tiñöhati chinaty-eva lakñyaà vegena nirbharam || 453
La freccia ad esempio, che avrebbe dovuto colpire una tigre, si dirige verso
una mucca, ma il riconoscimento dell’errore [mentre la freccia viaggia] non
impedisce ormai che gli effetti si compiano [ugualmente].
63
prärabdhaà balavattaraà khalu vidäà bhogena tasya kñayaù
samyag-jïäna-hutäçanena vilayaù präk saïcitägäminäm
brahmätmaikyam-avekñya tan-mayatayä ye sarvadä saàsthitäh
teñäà tat tritayaà nahi kvacidapi brahmaiva te nirguëam || 454
Il prarabdha karma è troppo potente perché l’essere di realizzazione possa
frenarlo, esso si esaurirà con l’estinzione dei suoi frutti. Gli altri due generi di
karma quello provenienti da azioni interiori (saïcitä) e quello i cui effetti non
sono ancora maturati (ägämin), saranno invece inceneriti dal fuoco della
conoscenza. Comunque nessuno di questi tre generi di karma è capace di
toccare l’asceta che ha realizzato Brahman e vive in identità con esso.
upädhi-tädätmya-vihéna-kevala-
brahmätmanaivätmani tiñöhato muneù
prärabdha-sadbhäva-kathä na yuktä
svapnärtha-sambandha-katheva jägrataù || 455
Per il muni [asceta silenzioso] che vive nel suo proprio Sé in quanto Brahman
non duale e libero dalle sovrapposizioni, la questione di sapere se il prarabdha
karma esista o no è priva di senso. Colui che si sveglia conserva forse il
minimo rapporto con gli oggetti del sogno?
na hi prabuddhaù pratibhäsa-dehe
dehopayoginyapi ca prapaïce
karotyahantäà mamatän-idamtäà
kim tu svayaà tiñöhati jägareëa || 456
Chi si è svegliato dal sonno non ha alcuna idea di “Io” e “Mio” in merito al
corpo-sogno, né in riguardo agli oggetti che servono a esso. Egli ormai desto,
ha ripreso coscienza della sua identità.
na tasya mithyärtha-samarthanecchä
na samgrah taj-jagato’pi dåñöaù
tatränuvrttiå-yadi tan-mrñärthe
na nidrayä mukta itéñyate dhruvam || 457
Non ha quindi alcun desiderio di considerare reali quegli oggetti illusori, né si
sforza di trattenere quel mondo di sogno. Se dovesse bramare, quegli oggetti
di sogno, si potrebbe dire che egli è ancora dormiente.
tadvat pare brahmaëi vartamänaù
sadätmanä tiñöhati nänyad-ékñate
småtir-yathä svapna-vilokitärthe
tathä vidaù präçana-mocanädau || 458
Colui che è assorto in Brahman vive in identità con l’eterna realtà senza altra
percezione. L’asceta possiede solo un vago ricordo di esperienze ordinarie,
come mangiare, bere, simile a colui che ha un incerto ricordo di cose intraviste
nel sogno.
karmaëä nirmito dehaù prärabdhaà tasya kalpyatäm
nänäder ätmano yuktaà naivätmä karma-nirmitaù || 459
Se il corpo è prodotto dal prarabdha, si può accettare il karma ad esso
relativo. Ma attribuirlo all’Atman non è esatto perché l’Atman non è l’effetto di
alcun karma (naivätmä karma-nirmitaù)
64
ajo nityaù çäçvata iti brüte çruti-esa tvamoghaväk
tadätmanä tiñöhato’sya kutaù prärabdha- kalpanä || 460
La Sruti, le cui affermazioni sono considerate esatte, sostiene che l’Atman è:
“non creato, eterno e incorruttibile”. Come si può quindi attribuire l’azione del
prarabdha a colui che vive in identità con Quello?
prärabdhaà sidhyati tadä yadä dehätmanä sthitiù
dehätma-bhävo naiveñöaù prärabdhaà tyajyatäm-ataù || 461
Il prarabdha può avere valore se si è identificati con il corpo, ma nessuno può
sostenere che un asceta realizzato si identifica con il suo corpo, per cui si
deve rifiutare l’idea del prarabdha [per tale asceta].
çarérasyäpi prärabdha-kalpanä bhräntir-eva hi
adhyastasya kutaù sattvam-asatyasya kuto janiù
ajätasya kuto näçaù prärabdham asataù kutaù || 462 (prima riga 461)
Attribuire allo stesso corpo il prarabdha significa cadere ancora in altro errore.
Una sovrapposizione come può essere reale? Come può ciò che non è reale
avere una nascita? E ciò che non è mai nato come può avere fine? Inoltre
come può il prarabdha operare per qualche cosa di non esistente?
jïänenäjïäna-käryasya samülasya layo yadi
tiñöhatiyayaà kathaà deha iti çamkävato jaòän || 463
samädhätuà bähya-dåñöyä prärabdhaà vadati çrutiù
na tu dehädi-satyatva-bodhanäya vipaçcitäm || 464
Se gli effetti dell’ignoranza sono distrutti alla loro radice dalla conoscenza,
come può vivere ancora il corpo? La Sruti per agevolare il non-conoscitore
dubbioso, ipotizza, dal punto di vista empirico, il prarabdha karma, ma non
riconosce alcuna realtà assoluta al corpo, nei riguardi dell’illuminato. La Sruti
pone l’attenzione solo sulla realtà suprema.
paripürëamanädyantamaprameyamavikriyam
ekamevädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 465
Esiste solo Brahman, suprema pienezza, Uno-senza-secondo, senza inizio,
senza fine, incomparabile e senza cambiamento, in Esso non vi è traccia
alcuna di dualità (neha nänästi kiïcana ädvayaà).
sadghanaà cidghanaà nityamänandaghanamakriyam
ekam evädvayaà brahma neha nänästi kincana || 466
Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura è sat-cit-ananda,
senza attività, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.
pratyag ekarasaà pürëamanantaà sarvatomukham
ekamevädvayaà brahma neha nänästi kincana || 467
Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, soggetto di tutto, omnipervadente,
pieno, senza fine, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.
aheyamanupädeyamanädeyamanäçrayam
ekamevädvayaà brahma neha nänästi kincana || 468
Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura è inafferrabile perché
non può essere né accettato né rifiutato, in quanto è senza sostegno, in Esso
non vi è traccia alcuna di dualità.
65
nirguëaà niñkalaà sükñmaà nirvikalpaà niraïjanam
ekam evädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 469
Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, sottile, incontaminato, senza
pensiero o agitazione, senza qualità, senza parti, in Esso non vi è traccia
alcuna di dualità.
anirüpya svarüpaà yan mano-väcäm-agocaram
ekam evädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 470
Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura è incomprensibile,
che è di là dalla mente e dalla parola, in Esso non vi è traccia alcuna di
dualità.
sat-samåddhaà svatas siddhaà çuddhaà buddham anédåçam
ekam evädvayaà brahma neha nänästi kiïcana || 471
Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, intelligenza pura, senza paragone,
autoesistente e autorisplendente, in Esso non vi è traccia alcuna di dualità.
nirasta-rägä nirapasta-bhogäù
çäntäù sudäntä yatayo mahäntaù
vijïäya tattvaà param-etad-ante
präptäù paräà nirvrtim-ätma-yogät || 472
Discepoli nobili di cuore, che si sono affrancati da tutti gli attaccamenti che
hanno rinunciato a tutti i piaceri sensoriali che sono calmi e controllati, hanno
compreso la suprema Verità e con i loro sforzi, ottenuto l’identità con l’Atman.
bhavän-apédaà para-tattvam-ätmanaù
svarüpamänanda-ghanaà vicärya
vidhüya mohaà sva-manaù-prakalpitaà
muktaù kåtärtho bhavatu prabuddhaù || 473
Anche tu, fa uso nel discernimento-investigazione e riconosci questa suprema
Verità, cioè la natura essenziale dell’Atman, beatutudine assoluta. Elimina le
proiezioni create dalla tua mente, sii libero e illuminato e raggiungi il fine della
tua esistenza.
samädhinä sädhu viniçcalätmanä
paçyätma-tattvaà sphuöa-bodha-cakñuñä
nissaàçayaà samyag-avekñitaç cet
çrutaù padärtho na punar-vikalpyate || 474
Quando la tua mente, con il samadhi, sarà stata ridotta al silenzio, contempla
la verità del Sé con l’occhio della perfetta conoscenza. Se tu comprenderai il
profondo significato di questo insegnamento vedantico, il dubbio non potrà mai
più toccarti.
svasyävidyä-bandha-sambandha-mokñät
satya-jïänänanda-rüpätma-labdhau
çästraà yuktir deçikoktiù pramäëaà
cäntas-siddhä svänubhütiù pramäëam || 475
Con la realizzazione dell’Atman, che è verità, conoscenza e beatitudine, tu ti
affranchi dalla schiavitù e dall’ignoranza, (avidyabandhasambandhamoksat)
cosi oltre alle prove abituali degli Sastra, al ragionamento personale e alle
parole del Maestro, tu possiedi un'altra prova che è decisiva: l’esperienza
diretta.
66
bandho mokñaç ca tåptiç ca cintä-arogya-kñudädayaù
svenaiva vedyä yaj-jïänaà pareñäm-änumänikam || 476
Schiavitù (bandho), liberazione (mokña), contentezza (tåpti), inquietudine (cintä),
salute (arogya), fame, sono stati di coscienza individuali, altri possono
conoscerli solo per via indiretta.
taöa-sthitä bodhayanti guravaù çrutayo yathä
prajïayaiva tared vidvän éçvaränugrhétayä || 477
I Maestri e la Sruti, istruiscono il discepolo dall’esterno ma è nello stato di
illuminazione e sotto l’influsso del Signore supremo [Isvara] che egli
oltrepassa l’oceano dell’ignoranza.
svänubhütyä svayaà jïätvä svamätmänam-akhaëòitam
saàsiddhaù susukhaà tiñöhen-nirvikalpätmanätmani || 478
Quando mediante la realizzazione, l’aspirante conosce il suo indivisibile
Atman diviene un essere perfetto. Così si trova faccia a faccia con l’Atman e
con la mente libera dall’idea di differenziazione.
vedänta-siddhäntaniruktir eñä
brahmaiva jévaù sakalaà jagat ca
akhaëòa-rüpa-sthitir-eva mokñah
brahmädvitéye çrutayaù pramäëam || 479
Questa è la conclusione ultima (änta) del Vedanta: il jiva e l’intero universo non
sono altro che il Brahman (jévaù sakalaà jagat ca). Liberazione (mokñah) significa
essere stabilizzati nel Brahman, esistenza indivisibile, d’altra parte la Sruti
dichiara che il Brahman è Uno-senza-secondo.(brahmädvitéye çrutayaù
pramäëam)

iti guru-vacanät çruti-pramäëät


param-avagamya sa-tattvam-ätma-yuktyä
praçamita-karaëaù samähitätmä
kvacid-acaläkåtir-ätma-niñöhito’bhüt || 480
Il discepolo, mediante le istruzioni del suo guru, le affermazioni delle scritture
e il suo discernimento, avendo finalmente raggiunto il dominio sui sensi, la
concentrazione della mente e avendo realizzato in un felice momento la
suprema Verità divenne immobile e perfettamente stabilito nell’Atman.
kiïcit kälaà samädhäya pare brahmaëi mänasam
vyutthäya paramänandäd idaà vacanam abravét || 481
Dopo aver contemplato per qualche tempo l’assoluto Brahman e ancora
permeato dalla beatitudine suprema, così parlò:
buddhir vinañöä galitä pravåttiù
brahmätmanor ekatayä-dhigatyä
idaà na jäne’pyanidaà na jäne
kià vä kiyad vä sukham asya apäram || 482
Avendo realizzato l’identità dell’Atman con il Brahman (brahmätmanor ekatayä),
la mia mente con tutte le sue attività è svanita (buddhir vinañöä galitä pravåttiù).
Non distinguo più “questo” da “quello” né riconosce la misura
dell’incommensurabile beatitudine.
67
väcä vaktum açakyam-eva manasä mantuà na vä çakyate
svänandämåta-püra-püritaparabrahmämbudher vaibhavam
ambho-räçi-viçérëa-värñika-çilä-bhävaà bhajan me manah
yasyäàçäàça-lave vilénam-adhunä’nandätmanä nirvrtam || 483
Non posso esprimere con parole, né concepire con la mente lo splendore di
questo supremo Brahman. In questo oceano, essenza di beatitudine, la mia
mente si è disciolta come un chicco di grandine nel mare.
kva gataà kena vä nétaà kutra lénam idaà jagat
adhunaiva mayä dåñöaà nästi kià mahad adbhutam || 484
Dove se n’è andato l’universo? Chi l’ha fatto svanire? L’ho appena scorto ed
ecco che esso è già sparito. O meraviglia di un miraggio.
kià heyaà kim upädeyaà kim anyat kià vilakñaëam
akhaëòänanda-péyüña-pürëe brahma-mahärëave || 485
Nell’oceano del Brahman, pieno del nettare della suprema beatitudine, che
cosa dev’essere rifiutato? Che cosa è identico e che cosa è differente?
na kiïcid atra paçyämi na çåëomi na vedmy aham
svätmanaiva sadänanda-rüpeëäsmi vilakñaëaù || 486
In Esso non vedo, non conosco e non sento più niente, sono Atman
(svätmanaiva), beatitudine eterna (sadänanda) distinto da tutte le altre forme.
[grossolane, sottili, causali]
namo namaste gurave mahätmane
vimukta-samgäya sad-uttamäya
nityä-dvayänanda-rasa-svarüpiëe
bhümne sadäpära-dayämbu-dhämne || 487
Salute a te, o nobile guru, tu che hai trasceso ogni attaccamento, che sei il
migliore di tutti, incarnazione dell’essenza di beatitudine eterna e non duale, tu
che hai raggiunto l’infinito oceano di misericordia.
yat-kaöäkña-çaçi-saändra-candrikä-
päta-dhüta-bhava-täpaja-çramaù
präptavän-aham akhaëòa-vaibhavä-
änandam ätma-padam akñayaà kñaëät || 488
Con rapido sguardo, simile a concentrati raggi di luna, tu hai rimosso il mio
abbattimento, causato dalle afflizioni del mondo e speditamente mi hai
innalzato fino allo stato inalterabile della beatitudine splendente dell’Atman.
dhanyo’haà kåtakåtyo’haà vimukto’haà bhava-grahät
nityänanda-svarüpo’haà pürëo’haà tvad-anugrahät || 489
Sono beato, ho raggiunto lo scopo della mia esistenza, sono libero dalla
morsa della trasmigrazione, sono essenza di beatitudine, sono pienezza e
tutto ciò grazie alla tua compassione.
asamgo’ham anango’ham alimgo’ham abhanguraù
praçänto’ham ananto’ham amalo’haà cirantanaù || 490
Sono libero (asamgo’ham) sono al di là del corpo fisico (anango’ham) e da quello
sottile (alimgo’ham). Sono pacificato, ho rotto ogni limitazione, sono non
contaminato [dalle illusioni], sono imperituro.
68
akartäham abhoktäham avikäro’ham akriyaù
çuddha-bodha-svarüpo’haà kevalo’haà sadä-çivaù || 491
Non sono né l’agente né lo sperimentatore, sono senza modificazione, sono al
di là dall’agire, sono l’essenza della pura conoscenza, sono il solo, sono il
sempre benevolo.
dåañöuù çrotur vaktuù kartur bhoktur vibhinna eväham
nitya-nirantara-niñkriya-nissémäsanga-pürëa-bodhätmä || 492
In verità sono indipendente dall’individualità che vede, che intende, che parla,
che agisce e che gode. Sono senza nascita e senza morte, sono illimitato,
affrancato da tutte le attività, sono libero e infinito, sono essenza di
conoscenza
näham-idaà näham-ado’py-ubhayor avabhäsakaà paraà çuddham
bähyäbhyantara çünyaà pürëaà brahmädvitéyam-eväham || 493
Non sono “né questo né quello”. Sono il supremo che illumina entrambi [gli
opposti], non ho né un interno né un esterno, sono la pienezza integrale, sono
Brahman, l’Uno-senza-secondo.
nirupamam anädi-tattvaà tvam aham idam ada iti kalpanä-düram
nityänandaika-rasaà satyaà brahmädvitéyam-eväham || 494
In verità sono Brahman, l’Uno-senza-secondo, quello che non ha paragone, la
essenza incausata, sono ciò che oltrepassa tutte le immaginazioni come Io e
Tu, Questo e Quello, sono la realtà sono l’essenza della beatitudine eterna
näräyaëo’haà narakäntako’haà
puräntako’haà puruño’ham-éçaù
akhaëòa-bodho’hamaçeña-säkñé
niréçvaro’haà nirahaà ca nirmamaù || 495
Sono Narayana, sono il vincitore di Naraka, sono [Siva] il distruttore di Pura,
sono l’essere supremo, sono il Signore, sono la conoscenza completa, sono il
testimone di ogni cosa, sono senz’alcuno altro Signore, sono privo del Mio e
dell’Io.
sarveñu bhüteñvaham-eva saàsthitah
jïänätmanä-antar-bahir-äçrayaù san
bhoktä ca bhogyaà svayam-eva sarvaà
tadyat-påthag-dåñöam idantayä purä || 496
Da solo dimoro quale conoscenza in tutti gli esseri, sono il loro supporto
interno ed esterno, sono il soggetto e l’oggetto di esperienza, sono tutto ciò
che prima ho considerato “questo” e “non questo”.
mayy akhaëòa-sukhämbhodhau bahudhä viçva-vécayaù
utpadyante viléyante mäyä-märuta-vibhramät || 497
Sono l’oceano di illimitata beatitudine ed è in me che le onde senza fine dello
universo si formano e si dissolvono nel gioco capriccioso della maya.
sthulädi-bhävä mayi kalpitä bhramäd
äropitänusphuraëena lokaiù
käle yathä kalpaka-vatsaräyana
-åtvädayo niñkala-nirvikalpe || 498
Attraverso la manifestazione delle cose sovrapposte, l’ignorante immagina in
me, per errore, gli illimitati oggetti grossolani e sottili, proprio come nel tempo
indivisibile e assoluto, eterno presente, immagina erroneamente i cicli, gli anni
i semestri e le stagioni.
69
äropitaà näçraya-düñakaà bhavet
kad-äpi müòhair mati-doña-düñitaiù
närdrékarotyüñara-bhümi-bhägaà
marécikä-väri mahä-pravähaù || 499
Tutto ciò che è sovrapposto per ignoranza non potrà mai intaccare il sostrato
(äropitaà näçraya-düñakaà bhavet), le piogge torrenziali di un miraggio possono
mai bagnare le distese desertiche?
äkäçavat kalpa-vidürago’haà
ädityavad bhäsya-vilakñaëo’ham
ahäryavat nitya-viniçcalo’haà
ambhodhivat pära-vivarjito’ham || 500
Come lo spazio etere sono libero dalle impurità, come il sole sono distinto
dallo spettacolo che illumino, come la montagna sono inamovibile, come
l’oceano sono illimitato.
na me dehena sambandho megheneva vihäyasaù
ataù kuto me tad-dharmä jägrat-svapna-suñuptayaù || 501
Non ho alcun rapporto con il corpo, come non lo ha il cielo con le nuvole. In
che modo dunque gli stati di veglia, sogno e sonno profondo, (jägrat-svapna
suñuptayaù), attributi del corpo, potrebbero più toccarmi?
upädhir-äyäti sa eva gacchati
sa eva karmäëi karoti bhunkte
sa eva jéryan måiyate sadähaà
kulädrivan niçcala eva saàsthitaù || 502
E’ l’attributo sovrapposto che appare e scompare, è sempre esso che compie
le azioni e ne raccoglie i frutti (karmäëi), infine è esso che invecchia e muore,
mentre Io rimango immobile come il monte Kula.
na me pravåttir na ca me nivåttiù
sadaika-rüpasya niraàçakasya
ekätmako yo nihiòo nirantaro
vyomeva pürëaù sa kathaà nu ceñöate || 503
Sono identico a me stesso perché non ho parti, sono al di là dell’agire e dal
non agire. Quello che è Uno, infinito ed eterno, simile al cielo, come può
muoversi?
puëyäni päpäni nirindriyasya
niçcetaso nirvikåter niräkåteù
kuto mamäkhaëòa-sukhänubhüter
brüte hy-ananvägatam ityapi çrutiù || 504
Come potrei avere merito e demerito, io che sono senza organi sensori, senza
mente, senza modificazioni e senza forma, Io che sono la realizzazione della
beatitudine assoluta? Ciò viene affermato anche dalla Sruti nel passo “Egli
non è più toccato ….”.
chäyayä spåñöam uñëaà vä çétaà vä suñöhu duùñöhu vä
na spåçaty eva yat-kiïcit puruñaà tad-vilakñaëam || 505
Se il caldo e il freddo, il bene e il male potessero per caso sfiorare l’ombra di
un individuo, in che cosa potrebbe essere toccato Lui che è distinto dalla sua
ombra?
70
na säkñiëaà säkñya-dharmäù saàsprçanti vilakñaëam
avikäram udäsénaà grha-dharmäù pradépavat || 506 (manca un rigo)
Il testimone (säkñiëaà) non è toccato dalle proprietà delle cose perché è
distinto da esse, perche egli è senza modificazioni e indifferente, come una
lampada che rischiara una stanza non è toccata dalle proprietà di questa.
raver yathä karmaëi säkñi-bhävo
vahner-yathä vä’yasi dahakatvam
rajjor yathä’ropita-vastu-samgas
tathaiva küöastha-cid-ätmano me || 507
Come il sole è testimone delle azioni degli uomini, come il fuoco distrugge
ogni cosa senza distinzione, come il pezzo di corda è connesso a ciò che gli
viene sovrapposto, così io sono identico a me stesso, impassibile Atman
intelligenza suprema.
kartäpi vä kärayitäpi nähaà
bhoktäpi vä bhojayitäpi näham
drañöäpi vä darçayitäpi nähaà
so’haà svayaà-jyotir-anédåg-ätmä || 508
Io non agisco più, né faccio agire gli altri, non sperimento né faccio
sperimentare gli altri, non vedo né faccio vedere gli altri, sono il risplendente e
trascendente Atman.
calatyupädhau pratibimba-laulyam
aupädhikaà müòha-dhiyo nayanti
sva-bimba-bhütaà ravivad viniñ-kriyaà
kartäsmi bhoktäsmi hato’smi heti || 509
Quando le sovrapposizioni si muovono, l’ignorante attribuisce i movimenti
dell’immagine riflessa all’oggetto [riflettente], come ad esempio al sole che è
privo di attività, per cui afferma: “Sono l’agente dell’azione, Sono colui che
gode, Sono ahime l’ucciso”.
jale väpi sthale väpi luöhatveña jaòätmakaù
nähaà vilipye tad-dharmaih ghaöa dharmair nabho yathä || 510
Che questo corpo inanimato cada qua o là, sulla terra o nell’acqua, io non me
ne preoccupo perché non sono più toccato dalle sue proprietà, come non lo è
l’aria nei confronti della brocca.
kartåtva-bhoktåtva-khalatva-mattatä-
jaòatva-baddhatva-vimuktatädayaù
buddher vikalpä na tu santi vastutaù
svasmin pare brahmaëi kevale’dvaye || 511
Gli stati transitori della buddhi, come quelli dell’azione, della fruizione, della
astuzia, dell’ubriachezza, dell’inerzia, della schiavitù, della liberazione, in
verità non si applicano mai all’Atman, al Brahman supremo, all’assoluto allo
Uno-senza-secondo (brahmaëi kevale’dvaye).
santu vikäräù prakåter-daçadhä çatadhä sahasradhä väpi
kià me’sanga-citah na hyambudadambaro‘mbaraà sprçati || 512
Se nella Prakåti avvengono dieci, cento o mille modificazioni, che cosa ho io
da spartire con esse? Io che sono conoscenza assoluta? Le nuvole possono
mai scalfire il cielo?
71
avyaktädi sthüla-paryantam-etad
viçvaà yaträbhäsa-mätraà pratétam
vyoma-prakhyaà sükñmam-ädyanta-hénaà
brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi || 513
In verità sono questo Brahman non duale (brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi),
sottile come l’etere, senza inizio e senza fine, per il quale l’intero universo,
dall’immanifesto fino al corpo fisico (avyaktädi sthüla) non è che mera e
inconsistente ombra
sarvädhäraà sarva-vastu-prakäçaà
sarväkäraà sarvagaà sarva-çünyam
nityaà çuddhaà niçcalaà nirvikalpaà
brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi || 514
In verità sono questo Brahman non duale, sostrato di tutti i fenomeni, che
illumina con la sua luce tutto lo spettacolo, che assume molteplici forme, che è
onnipresente, eterno, puro, immutabile e assoluto.
yatpratyastä çeña-mäyä-viçeñaà
pratyag-rüpaà pratyayägamyamänam
satya-jïänänantam änanda-rüpaà
brahmädvaitaà yat-tad-eväham-asmi || 515
In verità sono questo Brahman non duale, che trascende tutte le
differenziazioni della maya, che è l’essenza del tutto, che è al di là della
coscienza relativa e infinita beatitudine.
niñkriyo’smy-avikäro’smi niñkalo’smi niräkrtiù
nirvikalpo’smi nityo’smi nirälambo’smi nirdvayaù || 516
Sono senza attività, senza modificazioni, sono senza parti e senza forma,
sono indifferenziato, costante, sono senza supporto, sono non duale.
sarvätmako’haà sarvo’haà sarvätéto’ham advayaù
kevaläkhaëòa-bodho’ham’ änando’haà nirantaraù || 517
Sono universale, sono tutto, sono in tutti, sono non duale, sono il solo e sono
completa conoscenza, sono beatitudine, sono senza fine.
sväräjya-sämräjya-vibhütir-eñä
bhavat-kåpä-çré-mahita-prasädät
präptä mayä çré-gurave mahätmane
namo namaste’stu punar namo’stu || 518
Per il tuo sovrano influsso ho ottenuto la maestà dello splendente [Atman].
Salute a te o venerabile guru e grande anima (çré-gurave mahätmane).
mahä-svapne mäyä-kåta-jani-jarä-mrtyu-gahane
bhramantaà kliçyantaà bahula-tara-täpair anudinam
ahaàkära-vyäghra-vyathitam-imam atyanta-kåpayä
prabodhya prasväpät param avitavän mämasi guro || 519
O mio guru, il tuo influsso mi ha svegliato dal sonno e ha salvato me che
erravo in un sogno interminabile perduto nella foresta della nascita della
decrepitezza e della morte, creazione di maya – me che ero da lungo tempo
tormentato dalle afflizioni e perseguitato dalla tigre dell’Io.
72
namas tasmai sad-ekasmai namaç cinmahase muhuh
yad etad viçva-rüpeëa räjate guru-räja te || 520
Salute a te o principe dei guru, tu che sei indefinibile grandezza, che sei
eternamente costante, che ti sveli in quanto universo, di fronte a te io mi
prosterno.
iti natam-avalokya çiñya-varyaà
samadhigatätma-sukhaà prabuddha-tattvam
pramudita-hådayaà sa deçikendraù
punar-idam-äha vacaù paraà mahätmä || 521
Quando il degno discepolo, realizzata la verità e la beatitudine dell’Atman e
con il cuore ricolmo di gratitudine, s’inchinò riverente davanti al nobile guru,
questi ancora una volta si espresse con le seguenti sublimi parole:
brahma-pratyaya-santatir jagad-ato brahmaiva sat-sarvataù
paçyädhyätma-dåçä praçänta-manasä sarväsvavasthäsvapi
rüpäd-anyad-avekñitaà kim-abhitaç cakñuñmatäà vidyate
tad-vad brahma-vidaù sataù kim-aparaà buddher-vihäräspadam || 522
L’universo, essendo una serie ininterrotta di percezioni di Brahma, non è altro
che Brahman. Quindi in ogni circostanza osserva questo universo con l’occhio
dell’illuminazione e mantieni la tua mente serena. Chi è colui che avendo
occhi non riconosce tutte le forme come espressioni della stessa argilla? Che
cosa, allora, potrebbe sollecitare l’intelletto del discepolo se non Brahman?
kastäà paränanda-rasänubhütim
utsrjya çünyeñu rameta vidvän
candre mahälädini dépyamäne
citrendum älokayituà ka icchet || 523
Un saggio discepolo potrà mai rifiutare la suprema beatitudine per l’illusorio
godimento degli oggetti della maya? Quando la luna risplende nella sua
pienezza chi, insensibile al suo incanto, potrà preferirne una dipinta?
asat-padärthänubhavena kiïcit
na hyasti tåptir na ca duùkha-häniù
tad-advayänanda-rasänubhütyä
trptaù sukhaà tiñöha sadätma-niñöhayä || 524
La percezione dei dati non reali, non porta né all’estinzione dei desideri, né a
quella della sofferenza. Dopo aver realizzato l’essenza non duale beatitudine,
dimora felice nell’identità con il reale Atman.
svam eva sarvathä paçyan manya-mänaù svam advayam
svänandam anubhujnänaù kälaà naya mahämate || 525
Contempla l’Atman non duale, o grande anima e godi la beatitudine per tutto
(sarvathä) il tempo (kälaà) che ti rimane.
akhaëòa-bodhätmani nirvikalpe
vikalpanaà vyomni purah-prakalpanam
tad-advayänanda-mayätmanä sadä
çäntià paräm etya bhajasva maunam || 526
Nell’Atman indifferenziato, conoscenza completa, la nozione di distinzione è
come un castello sospeso nell’aria, perciò, raggiungendo la suprema pace,
rimani nel silenzio e in identità con la beatitudine del non duale Atman.
73
tüñëém-avasthä paramopaçäntih
buddher asatkalpa-vikalpa-hetoù
brahmätmanä brahma-vido mahätmano
yaträdvayänanda-sukhaà nirantaram || 527
La mente, causa di false nozioni, diventa perfettamente calma nel Saggio che
ha conosciuto Brahman. In verità questa è la suprema serenità in cui, in
identita con il Brahman si svela costantemente la beatitudine non duale.
nästi nirväsanät maunät paraà sukhakåd-uttamam
vijïätätma-svarüpasya svänanda-rasa-päyinaù || 528
Per colui che ha realizzato la sua propria natura e l’essenza della beatitudine
dell’Atman non vi è niente di più esaltante della quiete silenziosa che
sopravviene all’estinzione delle vasana.
gacchaà-stiñöhan-upaviçan çayäno vänyathäpi vä
yathecchayä vased vidvän ätmärämaù sadä muniù || 529
Il Muni, che è compiuto nell’Atman, vive sempre nella pace, sia che agisca sia
che non agisca, che si muova o che stia fermo o in qualunque altra
condizione.
na deça-kälä-sana-dig-yamädi-
lakñyädyapekñäpratibaddha-våtteù
saàsiddha-tattvasya mahätmano’sti
svavedane kä niyamädyavasthä || 530
La grande anima che ha realizzato la perfetta verità e la cui mente è libera da
condizionamenti, non si preoccupa più del luogo, del tempo, delle posizioni,
dell’orientazione, delle osservanze, degli oggetti di meditazione. Per svelare il
Sé, a quale disciplina occorre sottomettersi?
ghaöo’yam iti vijïätuà niyamaù ko’nvavekñate
vinä pramäëa-suñöhutvaà yasmin sati padärtha-dhéù || 531
“Questa è una brocca”: per comprendere ciò quale osservanza bisogna
seguire se non quella di avere lo strumento di conoscenza esente da errori?
Solo così si può conoscere l’oggetto.
ayam ätmä nitya-siddhaù pramäëe sati bhäsate
na deçaà näpi kälaà na çuddhià väpy apekñate || 532
Questo Atman, verità imperitura, si rivela quando i retti mezzi di conoscenza
sono presenti. Esso non dipende dal luogo (na desam) né dal tempo (napi va
kalam), né da condizioni di purezza [esteriore].
devadatto’ham-ity-etad-vijïänaà nirapekñakam
tadvad brahmavido’pyasya brahmäham-iti vedanam || 533
L’affermazione “Io sono Devadatta” rimane indipendente da ogni condizione.
Così il conoscitore del Brahman realizza che egli stesso è Brahman.
bhänuneva jagat sarvaà bhäsate yasya tejasä
anätmakam asat tucchaà kià nu tasyävabhäsakam || 534
Chi in verità potrebbe svelare Quello il cui splendore, simile a quello del Sole,
fa apparire l’universo così evanescente, non reale e privo di valore assoluto se
non Quello?
74
veda-çästra-puräëäni bhütäni sakalänyapi
yenärthavanti taà kin nu vijïätäraà prakäçayet || 535
Chi mai potrebbe illuminare l’eterno soggetto, per mezzo del quale i Veda, gli
Sastra, i Purana e gli stessi esseri viventi assumono significato se non lo
stesso [Brahman]?
eña svayaàjyotir ananta-çaktir
ätmä’prameyaù sakalänubhütiù
yam-eva vijïäya vimukta-bandhah
jayatyayaà brahmavid uttamottamaù || 536
L’Atman autorisplendente, dal potere illimitato, è trascendente la cognizione empirica,
per quanto esso conosca ogni cosa. Realizzandolo, i conoscitori del Brahman si
liberano da tutte le schiavitù e vivono un esistenza gloriosa.
na khidyate no viñayaiù pramodate
na sajjate näpi virajyate ca
svasmin sadä kréòati nandati svayaà
nirantaränanda-rasena tåptaù || 537
Soddisfatto dell’infinita essenza di beatitudine, egli [il Saggio] non è né aflitto
né inebriato, né attratto né avverso agli oggetti dei sensi, ma gioisce nel Sé.
kñudhäà deha-vyathäà tyaktvä bälaù kréòati vastuniù
tathaiva vidvän ramate nirmamo nirahaà sukhé || 538
Come il bambino si trastulla con i suoi giocattoli dimenticando la fame e il
dolore fisico, così, dimenticando le nozioni di “Io” e “Mio” il saggio rimane
felice.
cintä-çünyam adainya-bhaikñam açanaà pänaà sarid-väriñu
svätantryeëa niramkuçä-sthitir abhér nidrä çmaçäne vane
vastraà kñälana-çoñaëädir ahitaà dig-västu çayyä mahé
saïcäro nigamänta-véthiñu vidäà kréòä pare brahmaëi || 539
Il saggio perfetto si disseta con l’acqua dei fiumi ed elemosina il cibo senza ansia né
umiliazioni. Egli vive libero e indipendente, dormendo senza paura nei campi di
cremazione o sotto gli alberi delle foreste, il suo vestiario è tale che non necessita di
essere lavato e asciugato, il suo letto è la nuda terra e con il Vedanta quale strada
maestra, se ne va ramingo e godendo del supremo Brahman,
vimänam älambya çaréram etad
bhunakty açeñän viñayän upasthitän
parecchayä bälavad ätma-vettä
yo’vyakta-limgo’nanuñakta-bähyaù || 540
Egli non porta alcun segno distintivo, è libero dagli oggetti sensoriali, rimane nel suo
corpo fisico senza mai identificarsi con esso e come si presentano, accoglie e lascia
scorrere gli eventi suscitati dal desiderio di altri in modo innocente, simile al bambino.
dig-ambaro väpi ca sämbaro vä
tvag-ambaro väpi cid-ambara-sthaù
unmattavad väpi ca bälavad vä
piçäcavad väpi caraty avanyäm || 541
Vivendo nella coscienza assoluta, egli percorre il mondo vestito della sua stessa
nudità, con un pezzo di stoffa o ancora con una pelle di animale. Egli assume, secondo
le circostanze, il comportamento di un uomo privo di ragione, oppure quello di un
bambino, o quello di un fenomeno.
75
kämän-ni kämarüpé saàç-caraty ekacäro muniù
svätmanaiva sadä tuñöaù svayaà sarvätmanä sthitaù || 542
Il Saggio, che vive nella solitudine, gode all’occasione gli oggetti dei sensi ma,
dato che ha realizzato lo stato del non desiderio, egli è completo nel Sé e nella
totalità.
kvacin müòho vidvän kvacid-api mahäräjavibhavaù
kvacid bhräntaù saumyaù kvacid ajagaräcära-kalitaù
kvacit pätré-bhütaù kvacid avamataù kväpy aviditaù
caraty evaà präjïaù satata-paramänanda-sukhitaù || 543
Lo si può prendere a volte per un insensato o per un Saggio oppure può
vestirsi di splendore regale, può vagare qua e là o rimanere immobile come un
pigro pitone, qualche volta si concede una benevola espressione. Per quanto
possa essere rispettato oppure insultato o ancora ignorato, egli non cessa mai
di gustare in sé stesso la saggezza e la beatitudine suprema.
nirdhano’pi sadä tuñöo’py asahäyo mahäbalaù
nitya-tåpto’py abhuïjäno’py asamaù samadarçanaù || 544
Niente possiede e tuttavia e sempre pago, privo di aiuto possiede ogni potere:
non gode degli oggetti, ma rimane sempre soddisfatto, pur senza pari, guarda
tutto e tutti con l’occhio dell’equanimità.
api kurvan-na-kurväëaç cäbhoktä phalabhogyapi
çaréry apy açaréry eña paricchinno’pi sarvagaù || 545
Benché agisca, rimane inattivo, benché sperimenti il frutto delle passate azioni
non è toccato da queste pur avendo un corpo di carne non si identifica con
esso pur essendo limitato è onnipresente.
açaréraà sadä santam imaà brahma-vidaà kvacit
priyäpriye na spåçatas tathaiva ca çubhäçubhe || 546
Né piacere né dolore, né bene né male possono toccare questo conoscitore
del Brahman che si è liberato persino dalla nozione del corpo.
sthülädi-sambandhavato’bhimäninaù
sukhaà ca duùkhaà ca çubhäçubhe ca
vidhvasta-bandhasya sadätmano muneù
kutaù çubhaà väpy açubhaà phalaà vä || 547
Piacere e dolore bene e male possono toccare solo il corpo fisico e quello
sottile ma come possono aver presa su colui che ha spezzato le catene di
tutte le schiavitù e si è realizzato come reale Atman?

tamasä grastavad-bhänäd agrasto’pi ravir janaiù


grasta ityucyate bhräntyäà hyajïätvä vastu-lakñaëam || 548
Gli ignoranti credono che il Sole sia inghiottito da Rahu, ma ciò non è vero.
Essi, non conoscendo la vera natura del Sole, cadono nell’illusione.
tadvad dehädi-bandhebhyo vimuktaà brahma-vittamam
paçyanti dehivan müòhäù çaréräbhäsa-darçanät || 549
Attribuendo altresì un corpo fisico al perfetto conoscitore del Brahman, a colui
che si è liberato da tutte le schiavitù della forma, si commette ugualmente lo
stesso errore: si vedono solo le apparenze.
76
ahir nirlvayanéà väyaà muktvä dehaà tu tiñöhati
itas tataç cälyamäno yat kiïcit präëaväyunä || 550
Come un serpente cambia la pelle, così il Saggio si spoglia del suo proprio
corpo, sospinto solo dalla forza del prana.
strotasä néyate däru yathä nimnonnata-sthalam
daivena néyate deho yathä-kälopabhuktiñu || 551
Come un pezzo di legno è trasportato dalla corrente verso l’una o l’altra
sponda del fiume, così il corpo del Saggio trasportato dagli impulsi delle azioni
passate sperimenta i molteplici effetti man mano che vengono a maturazione.
prärabdha-karma-parikalpita-väsanäbhiù
saàsärivat carati bhuktiñu mukta-dehaù
siddhaù svayaà vasati säkñivad-atra tüñëéà
cakrasya mülam-iva kalpa-vikalpa-çünyaù || 552
Affrancato dalla nozione del corpo, il Saggio in conseguenza del suo
prarabdha karma, sembra comportarsi, in mezzo ai vari oggetti sensoriali,
come colui che è sottomesso alla legge della trasmigrazione. Ma in realtà egli
vive nella guaina carnale senza esserne toccato, immobile come l’asse della
ruota del vasaio, conservando l’attitudine dell’impassibile testimone.
naivendriyäëi viñayeñu niyumkta eña
naiväpayumkta upadarçana-lakñaëasthaù
naiva kriyä-phalam apéñad avekñate sa
svänanda-sändra-rasa-päna-sumatta-cittaù || 553
Egli non dirige più i sensi verso gli oggetti, né li distacca da questi, ma rimane
indifferente osservatore: né ancora si preoccupa dei risultati delle sue azioni
perché la sua mente ha bevuto il puro elisir della beatitudine dell’Atman.
lakñyälakñya-gatià tyaktvä yas-tiñöhet kevalätmanä
çiva eva svayaà säkñäd-ayaà brahma-vid-uttamaù || 554
Egli non tiene conto neanche della meditazione, perché è Atman, perché è
Çiva perché è il migliore dei conoscitori del Brahman (brahma-vid-uttamaù).
jévanneva sadä muktaù kåtärtho brahma-vittamaù
upädhi-näçäd brahmaiva sad-brahmäpyeti nirdvayam || 555
Con la distruzione di tutte le sovrapposizioni (upädhi) il perfetto conoscitore del
Brahman si immerge in Brahman, Uno-senza-secondo (nirdvayam), in cui
sempre era stato, così nella stessa vita diviene libero (jévanneva sadä muktaù) e
soddisfatto (kåtärtho).
çailüño veña-sadbhäväbhävayoç ca yathä pumän
tathaiva brahmavit çreñöhaù sadä brahmaiva näparaù || 556
Come l’attore che, per quanto indossi o si tolga il costume del personaggio
che interpreta, non cambia la sua identità, così il perfetto conoscitore del
Brahman rimane sempre e comunque Brahman,
yatra kväpi viçérëaà parëam-iva taror vapuù patatät
brahmé-bhütasya yateù präg-eva hi tad cidagninä dagdham || 557
Come una foglia secca va dove il vento la trasporta, così il corpo dell’asceta
che ha realizzato Brahman può seccarsi e cadere in qualsiasi luogo, perché il
fuoco della conoscenza l’ha già ridotto in cenere.
77
sadätmani brahmaëi tiñöhato muneù
pürëädvayänanda-mayätmanä sadä
na deça-kälädyucita-pratékñä
tvan-mäàsa-viöpiëòa-visarjanäya || 558
Il Muni, quale reale Atma, che vive sempre in Brahman e nel non duale fatto di
piena beatitudine, non dipende più dalle condizioni del tempo, luogo perché ha
abbandonato l’ammasso di pelle, carne e impurità (corpo).
dehasya mokño no mokño na daëòasya kamaëòaloù
avidyä-hådaya-granthi-mokño mokño yatas tataù || 559
Con la sola morte del corpo non vi è liberazione, come non vi è liberazione
abbandonando [semplicemente] il bastone e la scodella dell’acqua. La
liberazione (mokño) si ottiene quando sono estirpati tutti gli attaccamenti
(hådaya-granthi) che sono frutto dell’ignoranza (avidyä)
kulyäyäm atha nadyäà vä çiva-kñetre’pi catvare
parëaà patati cet tena taroù kià nu çubhäçubham || 560
Se una foglia cade in un ruscello, in un grande fiume, in un luogo consacrato a
Siva o in un incrocio qualunque, quale effetto, buono o cattivo, può aversi per
l’albero?
patrasya puñpasya phalasya näçavad
dehendriya-präëa-dhiyäà vinäçaù
naivätmanaù svasya sadätmakasya
änandäkåter våkñavad asta eñaù || 561
La distruzione del corpo, degli organi sensori, dei prana o della mente è simile
alla caduta delle foglie, dei fiori o dei frutti, essa non tocca minimamente
l’Atman, realtà assoluta e divina beatitudine, il quale al pari dell’albero, non
perisce.
prajïana-ghana ity ätma-lakñaëaà satya-sücakam
anüdya-upädhi-kasyaiva kathayanti vinäçanam || 562
La Sruti (Brhadaranyaka Up. IV,V,13), volendo indicare la vera natura della
Atman utilizza questa espressione: Esso è unità di conoscenza (prajïana-
ghana), mentre parla di distruzione delle sovrapposizioni (upädhi).

avinäçé vä are’yam ätmeti çrutir ätmanaù


prabravéty avinäçitvaà vinaçyatsu vikäri ñu || 563
Il passo della Sruti (successivo IV,V,14): Questo Atman, mia cara, è davvero
indistruttibile. Fa allusione al Sé eterno di contro alle cose periture e soggette
alle modificazioni (vikarisu).
päñäëa-våkña-tåëa-dhänya-kaöämbarädyäh
dagdhä bhavanti hi mrdeva yathä tathaiva
dehendriyäsu-mana ädi samasta-dåçyaà
jïänagni-dagdham upayäti parätma-bhävam || 564
Come una pietra, un tronco d’albero, un filo d’erba, un chicco di riso, un
cumulo di bucce sono ridotti dal fuoco in un medesimo mucchio di cenere,
così il mondo oggettivo, compresi il corpo, gli organi sensori, i prana, il manas,
è risolto dal fuoco della conoscenza, nel supremo Atman.
78
vilakñaëaà yathä dhväntaà léyate bhänu-tejasi
tathaiva sakalaà dåçyaà brahmaëi praviléyate || 565
Come le tenebre, distinte dalla luce, si dissipano nello splendore del Sole, così
questo spettacolo-universo (dåçyaà) svanisce (léyate) nel Brahman.
ghaöe nañöe yathä vyoma vyomaiva bhavati sphuöam
tathaivopädhi-vilaye brahmaiva brahmavit svayam || 566
Come un vaso che si rompe lascia l’aria racchiusa libera di unirsi all’aria
esterna, così la distruzione degli upadhi (upadhivilaye) lascia libero il
conoscitore del Brahman (brahmavitsvayam) di unirsi al Brahman.
kñéraà kñére yathä kñiptaà tailaà taile jalaà jale
saàyuktam ekatäà yäti tathätmanyätmavin muniù || 567
Come il latte, l’olio che si versa nell’olio, l’acqua che si versa nell’acqua
diventano una cosa sola, così l’asceta, che ha realizzato l’Atman, diviene tutto
uno con l’Atman (ätmanyätmavin muniù).
evaà videha-kaivalyaà san-mätratvam akhaëòitam
brahma-bhävaà prapadyaiña yatir nävartate punaù || 568
Avendo [stabilizzato] la coscienza di là dal corpo (videha), egli raggiunge
l’isolamento (kaivalyaà) quindi l’identità con Brahman (brahma-bhävaà),
sfuggendo alla trasmigrazione.
sadätmaikatva-vijïäna-dagdhävidyädi-varñmaëaù
amuñya brahma-bhütatväd brahmaëaù kuta udbhavaù || 569
Realizzando l’identità dell’Atman con il Brahman, egli dissolve i suoi tre corpi
frutto dell’ignoranza, svelandosi così come lo stesso Brahman. Ora il Brahman
come potrà nascere?
mäyä-klåptau bandha-mokñau na staù svätmani vastutaù
yathä rajjau niñkriyäyäà sarpäbhäsa-vinirgamau || 570
Schiavitù e liberazione, create dal gioco della maya, non esistono in realtà
nell’Atman, come l’illusorio serpente che appare e scompare, non esiste nella
corda, la cui natura non subisce cambiamento.
ävåteù sad-asattväbhyäà vaktavye bandha-mokñaëe
nävåtir brahmaëaù käcid anyäbhäväd anävåtam
yadyastyadvaitahäniù syäd dvaitaà no sahate çrutiù || 571
Possiamo avere Schiavitù e liberazione solo di fronte alla presenza o assenza
di uno schermo velante; ma uno schermo di tal genere come potrebbe esserci
in riguardo al Brahman non duale? Se ci fosse, la non-dualità di Brahman
verrebbe infirmata, ma la Sruti esclude la dualità.
bandhaç ca mokñaç ca mrñaiva müòhäh
buddher guëaà vastuni kalpayanti
dågävåtià megha-kåtäà yathä ravau
yato’dvayä’samga-cidetad-akñaram || 572
Schiavitù e liberazione sono attributi della buddhi che l’ignorante sovrappone
alla realtà, come si sovrappongono le nuvole al sole. Ma tale realtà è
imperitura assoluta conoscenza, unità non-duale e libera.
79
astéti pratyayo yaç ca yaç ca nästéti vastuni
buddher-eva guëävetau na tu nityasya vastunaù || 573
Dalla prospettiva della realtà, l’idea dell’esistenza o non esistenza della
schiavitù è attribuita alla buddhi. Essa non appartiene alla realtà eterna
atas-tau mäyayä klåptau bandha-mokñau na cätmani
niñkale niñkriye çänte niravadye niraïjane
advitéye pare tattve vyomavat kalpanä kutaù || 574
Perciò schiavitù e liberazione sono create dal gioco della maya, non
riguardano l’Atman, la realtà suprema, senza parti, esente da ogni attività,
serena, senza impurità, l’Uno senza secondo nel quale non vi è limitazione
come [non vi è limitazione] nell’integrale etere infinito
na nirodho na cotpattir na baddho na ca sädhakaù
na mumukñur na vai mukta ityeñä paramärthatä || 575
Così non esiste né morte né nascita, né alcuno che è imprigionato, né alcuno
che è combattuto, non esiste liberazione né discepolo che cerca la
liberazione. Questa è la suprema verità.
sakala-nigama-cüòäsvänta-siddhänta-guhyaà
param-idam-ati-guhyaà darçitaà te mayädya
apagata-kali-doñaà käma-nirmukta-buddhih
tadatulamasakåt tväà bhäva yedam mumukñum || 576
Poiché ti sei purgato da tutte le impurità di questa oscura età e affrancato da
tutti i desideri, oggi ho ripetutamente rivelato a te, come ad un mio proprio
figlio, questo supremo e profondo segreto; ti ho svelato l’essenza del Vedanta,
il coronamento dei Veda.
iti çrutvä guror väkyaà praçrayeëa kåtänatiù
sa tena samanujïäto yayau nirmukta-bandhanaù || 577
Il discepolo avendo ascoltato le parole del maestro e mosso da un sentimento
di venerazione, si prosternò ai suoi piedi e poi, con il suo permesso, liberato
ormai dalla schiavitù, si allontano per la sua strada.
gurur-esa sadänanda-sindhau nirmagna-mänasaù
pävayan vasudhäà sarväà vicacära nirantaraù || 578
E il maestro con la mente assorta nell’oceano dell’essere e della beatitudine
riprese il suo peregrinare per benedire il mondo intero con la conoscenza
assoluta.
ityäcäryasya çiñyasya saàvädenätma-lakñaëam
nirüpitaà mumukñüëäà sukha-bodhopapattaye || 579
Così per mezzo di questo dialogo tra Maestro e discepolo, la natura
dell’Atman è stata svelata per facilitare la meta ai ricercatori della liberazione.
hitam-idam upadeçamädriyantäà
vihita-nirasta-samasta-citta-doñäù
bhava-sukha-viratäù praçänta-cittäù
çruti-rasikä yatayo mumukñavo ye || 580
Possano i ricercatori che si consacrano alla liberazione, che hanno purificato
la mente, che osservino i metodi prescritti, che hanno trasceso i godimenti del
mondo, che hanno la mente pacificata, che apprezzano la Sruti [possano tali
ricercatori] stimare salutare questo insegnamento.
80
saàsärädhvani täpabhänu-kiraëa-prodbhüta-dähavyathä-
khinnänäà jala-kämkñayä marubhuvi bhräntyä paribhrämyatäm
atyäsanna-sudhämbudhià sukhakaraà brahmädvayaà darçayat
yeñä çamkara-bhäraté vijayate nirväëa-sandäyiné || 581
A coloro che nel samsara sono afflitti dai cocenti dolori e dalle sofferenze
provocati dal triplice fiore [adhyatmika: afflizioni psicofisiche; adhidaivika:
afflizioni che provengono da esseri non umani; adhibhautika: afflizioni
provocate dai nostri simili], a coloro che nell’arido e tenebroso deserto
dell’illusione vagano in cerca di acqua pura, viene offerto questo glorioso
messaggio di Sankara. Quelli che lo sperimenteranno saranno liberati e
godranno il vivificante oceano di nettare del Brahman, l’Uno senza secondo.
|| iti çankaräcärya-viracitaà vivekacüòämaëi ||
Qui finisce il gran gioiello della discriminazione di ñré ñankaräcärya

Potrebbero piacerti anche