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Casinò Campione: mance non sono da considerarsi

retribuzione
Sabato 09 Ottobre 2010 12:29

Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui il giudice del lavoro di Como Beniamino Fargnoli
ha respinto il ricorso presentato da due dipendenti del Casinò di Campione d'Italia che chiedevano di
accertare la natura retributiva delle mance. I due dipendenti lamentavano che il Casinò di Campione d'Italia
(rappresentato dagli avvocati Vittorio Provera e Francesco Autelitano) avesse loro tolto parte delle mance,
costituenti la loro retribuzione, ma il giudice ha ritenuto che le mance non abbiano natura retributiva, in
quanto date da un soggetto terzo (il giocatore vincente) e incerte; non ricomprese tra le voci retributive
previste dalla contrattazione aziendale e la quota mance di competenza degli impiegati tecnici di gioco è
gestita dai medesimi, senza intervento della Società nella ripartizione. Questa, pertanto, è carente di
legittimazione passiva su eventuali doglianze inerenti i metodi di suddivisione fra gli appartenenti al ruolo
giochi. Infine, se tale metodo di suddivisione interno crea delle disparità, l'eventuale rivendicazione o
lamentela deve coinvolgere gli altri appartenenti al reparto.

LE MOTIVAZIONI INTEGRALI DELLA SENTENZA - "La questio decidendi - si legge nella sentenza -
consiste nel verificare se le mance abbiano natura retributiva o no, solo nel primo caso le domande (ossia
continuare a percepire le mance anche dopo aver cambiato mansione e condannare il Casinò a corrispondere
le differenze su tale voce di retribuzione non corrisposte e dovute sino a oggi ndr) potranno essere prese in
considerazione. Entrambi le parti fanno riferimento alla sentenza del Tribunale di Como numero 335/2000.
Tale pronuncia fu emessa al termine di un procedimento in cui l'Inps esigeva dal Casinò di Campione i
contributi previdenziali sulle mance. Il giudice osservò: 'Da una parte, emerge la natura prevalentemente
non retributiva delle mance, in quanto provengono da un terzo esterno al rapporto e sono inverte sia nell'an
che nel quantum. Trattasi di una esigenza giuridico negoziale. L'altra istanza, di natura giuridico finanziaria,
risiede in ciò. È profondamente ingiusto che un flusso di denaro pari a 16 miliardi annui vada esente dalle
abituali percussioni statali. Tutti i redditi sono gravati dalle trattenute fiscali e contributive. È dunque equo
che anche questo congruo afflusso monetario sia colpito dalle medesime trattenute'. Come si vede, le mance
erano definite come emolumenti, non retributivi, sebbene percuotibili dai contributi previdenziali.
Successivamente, la Cassazione emise proprio tale principio di diritto (Cass 12.03.2007 numero
5698).Orbene, le mance non sono in effetti retribuzione. L'articolo 2094 del Codice civile stabilisce che la
retribuzione sia corrisposta dal datore. Invece le mance sono date da un soggetto esterno al rapporto di
lavoro. La retribuzione è certa, determinata o determinabile. Invece le mance non sono certe, giacché in
Italia nessuna norma le impone. La mancia è offerta secondo l'estro, l'umore, la possibilità di un soggetto
che ha stipulato un contratto non con il percettore della mancia, bensì con il suo datore. Tutti questi
elementi sinergicamente convergenti escludono che le mance abbiano carattere retributivo.
Inoltre nel Casinò le mance sono disciplinate dall'articolo 20 del Contratto collettivo aziendale di lavoro. Le
mance vengono divise a metà tra direzione aziendale e maestranze. La doglianza ricorrente non proviene
dall'aver l'azienda acquisito parte delle mance spettanti al personale. La loro critica è che le mance che essi
introitavano, proveniente dalla parte assegnata ai lavoratori, sia diminuita. Come è evidente, la direzione non
è responsabile della porzione di mance gestita dalle maestranze. In questo senso l'eccezione di carenza di
legittimazione passiva è fondata. Infine si osserva che la domanda è inaccoglibile anche per motivi formali.
In effetti se i due ricorrenti lamentano un introito di mance inferiore a quello precedente, significa che della
parte di mance propria dei lavoratori, altri dipendenti intascano quel quid di mance sottratto a XXX e YYY.
Allora è evidente che un giudizio sulle mance mancato avrebbe dovuto coinvolgere i lavoratori che hanno
intascato la parte di mance sottratte agli attori. Il principio dell'affidamento ribadito dall'articolo 21 della
legge 1034 del 1971 lo imponeva. In definitiva, le domande devono essere rigettate sia per motivi formali
che sostanziali".