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piùFATICA meno LIBERTÀ

La Crisi ha mangiato posti di lavoro per tutti, specialmente nell’industria, ma come sempre le donne pagano il
prezzo più alto.
Oltre 104.000 donne sono scomparse dall’industria negli ultimi 24 mesi con un calo impressionante proprio tra i
lavoratori con contratto a tempo indeterminato dove rappresentano circa il 46% del calo dell’occupazione totale e
oltre il 92% del calo industriale del NORD.
Una crisi feroce, in cui le disparità tra i generi sono ancora più drammatiche. Per le donne l’espulsione dal
lavoro produttivo oltre a quelle con contratti temporanei e precari ha già colpito il cosiddetto “ nucleo forte”
dell’occupazione andando a ridurre i posti di lavoro stabili.
Le donne sono più presenti nei settori marginali e obsoleti dell’ industria, dove le crisi aziendali sono più
drammatiche e senza soluzioni, così come nelle microimprese dove il padrone può licenziare senza giusta causa.
Ciò avviene perché gli ammortizzatori sociali non sono ancora estesi alle piccolissime aziende, e lo Statuto dei
lavoratori non si applica al di sotto dei15 dipendenti, come la Fiom ha denunciato dall’inizio della crisi, chiedendone
invece l’estensione e generalizzazione.
Ma le donne sono anche le prime ad andar via quando le aziende grandi aprono i processi di ristrutturazione,
proponendo gli “ esodi incentivati”, magari accettando anche piccole somme, che gli uomini rifiutano.
Perché la fatica sta diventando insopportabile: ritmi e carichi di lavoro crescono, turni di notte, lavoro al sabato e
nei festivi, pressione sullo straordinario, il controllo e il regime di comando nei reparti produttivi diventa sempre più
ossessivo. La maternità e il lavoro di cura mal tollerate, sono considerate solo come costo aziendale e impedimento
alla produttività, fatte vivere alle lavoratrici come colpa e frustrazione professionale.
Manca qualsiasi intervento pubblico a sostegno del lavoro di cura,il peso del vivere quotidiano tra casa e lavoro
viene scaricato sulle spalle delle donne, sulla loro fatica e ingegnosità, sulla capacità di tirare avanti e tenere insieme
quello che non si riuscirebbe a tenere.
Questo sforzo quotidiano(calcolato in almeno due ore di lavoro in più al giorno) porta non solo fatica e stress, ma
fa sì che le donne si ammalino di malattie professionali più degli uomini, perché le postazioni e i ritmi di lavoro
non sono a misura del corpo delle donne, ma anche perché la doppia fatica le logora prima e più a fondo.
Il governo Berlusconi però ha aumentato l’età pensionabile delle donne nel pubblico e si propone di farlo anche
per i settori privati, penalizzando le donne perché vivono più degli uomini e quindi costano troppo alla collettività.
Federmeccanica insieme a FIM e UIM, vuole distruggere il contratto nazionale, contrattando le deroghe.
Questa scelta sciagurata porterà a peggiorare condizioni di lavoro e di salario ogni qualvolta i padroni ne faranno
richiesta.
Con le deroghe le discriminazioni contro le donne diventeranno più diffuse e pesanti: i Fim e Uilm potrebbero
concordare più bassi salari per le donne “per favorirne l’assunzione”; potrebbero anche fare accordi che scambiano
occupazione con tutele e diritti acquisiti, non ostante i principi di parità di trattamento che sono costati anni di lotte
alle donne e che dovrebbero rappresentare una frontiera di civiltà non più valicabile.
Il Ministro Sacconi e il governo Berlusconi vogliono cancellare i contratti nazionali e lo Statuto dei
lavoratori, in particolar modo l’articolo 18, con una legge che introduce il contratto individuale e l’arbitrato al posto
del ricorso ai giudice del lavoro, quando un lavoratore vede negati i propri diritti.
Senza contratti e senza diritti: una giungla sociale dove il padrone avrà sempre ragione, perché la forza è dalla sua
parte e i lavoratori e le lavoratrici diventeranno solo merce, senza dignità.

le metalmeccaniche e i metalmeccanici
scendono in piazza con la FIOM il 16 ottobre 2010
Senza lotta contro la disuguaglianza,
il razzismo e le discriminazioni
non c’è libertà delle Donne
SENZA LIBERTÀ DELLE DONNE NON C’È LIBERTÀ
RIUNIONE DONNE FIOM 21 SETTEMBRE 2010
SCALETTA INTRODUZIONE BARBARA PETTINE

GLI EFFETTIDELLACRISI SULL’OCCUPAZIONE FEMMINILE

¾ OCCUPAZIONE FRMMINILE - 1,4% ( IN DUE ANNI PERSI CIRCA100.000 POSTI DI LAVORO


NELLA SOLA INDUSTRIA) . SIAMO SCESI AL 46% DI TASSO MEDIO DI OCCUPAZIONE MA
56% AL NORD,51,5% AL CENTRO E 30% AL SUD . IL DIFFERENZIALE TRA OCCUPAZIONE
MASCHILE E FEMMILILE SEGNA – 22% COME MEDIA NAZIONALE.
¾ AUMENTA L’INATTIVITÀ FEMMINILE, CI SONO PIÙ DONNE INATTIVE CHE OCCUPATE ( 49%
CONTRO IL 46%)
¾ LA DISOCCUPAZIONE FEMMINILE 9,7% RISPETTO AL 7,5% DEGLI UOMINI ( LA
DISOCCUPAZIONE NON TIENE CONTO DELLA CASSAINTEGRAZIONE ALTRIMENTI
SAREBBERO ALTRI DUE PUNTI IN PERCENT. DA CONSIDERARE.)

L’AUMENTO DELL’OCCUPAZIONE FEMMINILE È UN OBBIETTIVO PRIORITARIO DELLE


POLITICHE ECONOMICHE E DEVE ESSERE CENTRALE NELLE STRATEGIE PER USCIRE DALLA
CRISI

PROPOSTE
¾ INSERIRE INCENTIVI PER L’ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO. DI DONNE NELLA
PROSSIMA FINANZIARIA. ES : INCENTIVO DI DECONTRIBUZIONE PER 36 MESI ( LE AZIENDE
PAGANO CONTRIBUTI PARI AGLI APPRENDISTI, LA DIFFERENZA A CARICO DELL’INPS)
E 44 MESI AL SUD. PER LE AZIENDE CHE ASSUMONO CON CONTRATTI A T EMPO
INDETERMINATO DONNE CON FIGLI MINORI DI 3 ANNI L’INCENTIVO È RADDOPPIATO

¾ NO AI CONTRATTI DI INSERIMENTO CHE SONO PRECARI E PREVEDONO IL SOTTO


INQUADRAMENTO,.

¾ PROGRAMMI CON UNIVERSITÀ DEL SUD PER INSERIMENTO QUALIFICATO DI GIOVANI


DONNE NELLE TECNOLOGIE DI PRODUZIONE A FORTE RISPARMIO ENERGETICO E
GENERAZIONE DI RINNOVABILI. FINANZIAMENTI REGIONALI. USO DEI FONDI EUROPEI

GLI EFFETTI DELLA DEREGOLAZIONE LEGISLATIVA E CONTRATTUALE SULLE CONDIZIONI DEL


LAVORO FEMMINILE

¾ LA LEGGE SULL’ARBITRATO E IL DIRITTO DEL LAVORO ATTUALMENTE IN DISCUSSIONE IN


PARLAMENTO, INSERISCE LA POSSIBILITÀ DI FARE CONTRATTI INDIVIDUALI CHE, SE
CERTIFICATI DALLE COMMISIIONI DI CERTIFICAZIONE ( TRA CUI ANCHE GLI ENTI
BILATERALI) POSSONO CONTENERE CLAUSOLE IN DEROGA AL CONTRATTO NAZIONALE SU
SALARI , ORARI , DIRITTI. INOLTRE IL LAVORATORE ALL’ATTO DELL’ASSUNZIONE SARÀ
CHIAMATO A FIRMARE UN IMPEGNO A NON RICORRERE AL GIUDICE DEL LAVORO PER
QUALSIASI CONTENZIOSO RIGUARDERÀ IN FUTURO IL RAPPORTO DI LAVORO.
PER QUESTA VIA IL CONTRATTO POTREBBE CONTENERE LA RINUNCIA AD AVVALERSI DI
DIRITTI FONDAMENTALI QUALI QUELLI PREVISTI PER LA TUTELA DELLA MATERNITÀ E
DEL LAVORO DI CURA, COSÌ COME POTRÀ PREVEDERE MAGARI UN MINOR SALARIO
PROPPRIO A FRONTE DELLA MAGGIORE DIFFICOLTÀ OCCUPAZIONALE DELLE DONNE.
LA MAGGIORE PRECARIETÀ E FRAGILITÀ DELL’OCCUPAZIONE FEMMINILE, VERRÀ
UTILIZZATA COME RICATTO VERSO LA QUALITÀ DELL’OCCUPAZIONE E LA SALVAGUARDIA
DI CONDIZIONI PARITARIE.

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¾ LA DISTRUZIONE DEL CONTRATTO NAZIONALE ATTRAVERSO UN SISTEMA DI DEROGHE
CHE FIM E UILM STANNO CONTRATTANDO CON FEDERMECCANICA, APRE LA STRADA
ALLA POSSIBILITÀ DI CONTRATTARE ADDIRITTURA CONDIZIONI “DIFFERENTI” PER LE
DONNE CON LA SCUSA DI VOLER FAVORIRE L’0CCUPAZIONE FEMMINILE “.

¾ RISCHIO NON SOLO DI GABBIE SALARIALI MA DI FORTI SPEREQUAZIONI NELLE


CONDIZIONI DI LAVORO, DELLA CANCELLAZIONE DI CONQUISTE E DIRITTI.

LA DIFESA DEL CONTRATTO NAZIONALE È LADIFESA DELLE CONDIZIONI DI DIRITTI E


DIGNITÀ DEL LAVORO PER SALVAGUARDARE PARITÀ E UGUAGLIANZA TRA I SESSI NEL
LAVORO.

PROPOSTE
¾ NELLE INIZIATIVE ( DI LOTTA E CONTRATTUALI) PER CONQUISTARE CONTRATTI
AZIENDALI CHE RIAFFERMANO IL CCNL DEL 2008 E CREANO LE CONDIZIONI PER
UNA NUOVA PIATTAFORMA DI RINNOVO NAZIONALE I TEMI DELLA PARITÀ DI GENERE
E DELLA QUALITÀ DELLE CONDIZIONI DI LAVORO DELLE DONNE DEVONO ESSERE
ESPLICITATI E MESSI AL CENTRO DELLE RICHIESTE DELLA FIOM.

¾ VA AVVIATA UNA RICOGNIZIONE DI MASSA DI COSA AVVIENE NELLE FABBRICHE


RISPETTO AI DIRITTI DI TUTELA DELLA MATERNITÀ, AI CONGEDI PARENTALI , ALLE
CONDIZIONIDI LAVORO NELLE DONNE , NELLE NOSTRE FABBRICHE, COMINCIANDO
ANCHE DA UNA LETTURA CRITICA DEI RAPPORTI SUL PERSONALE FEMMINILE 2008
2009 CHE TUTTE LE AZIENDE AL DI SOPRA DEI 100 DIPENDENTI DEVONO AVER
CONSEGNATO ENTRO L’APRILE 2010 ALLE RSU.

I DATIRICHIESTI DAL FORMULARIO GOVERNATIVO SONO SCARSI E MAL CONGEGNATI,


TUTTAVIA CI FORNISCONO ALCUNE INFORMAZIONI, SI POTREBBE AVVIARE UNA VERIFICA
A PARTIRE DAGLI STESSI, CHIEDENDO ALLE DIREZIONI AZIENDALI INCONTRI DI
CONFRONTO AD HOC , PER ESEMPIO SUI DIFFERENZIALI SALARIALI, SULLE POLITICHE DI
ASSUNZIONE E SUI PERCORSI DI CARRIERA E DI VALORIZZAZIONE DELLE
PROFESSIONALITÀ, SULLE POLITICHE FORMATIVE.

¾ SI POTREBBE ANCHE ELABORARE UNA NOSTRA CONTROPROPOSTA SU COME FARE LA


RILEVAZIONE, SULLA BASE DELLA QUALE CHIEDERE UN CONFRONTO CON LA RETE
DELLE CONSIGLIERE DI PARITÀ, DEPOSITARIA ISTITUZIONALE DI VERIFICA SU QUESTA
RILEVAZIONE BIENNALE.

SALARIO DI PRODUTTIVITÀ E DETASSAZIONE

¾ VA DENUNCIATO COME LA DETASSAZIONE DEL COSIDETTO SALARIO DI PRODUTTIVITÀ,


IN PARTICOLARE IL SALARIO LEGATO AD OBBIETTIVI DI PRESENZA E DISPONIBILITÀ,
NONCHÉ DELLO STRAORDINARIO AUMENTA IL DIFFERENZIALE SALARIALE FRA I SESSI,
CONFIGURANDO IN TAL SENSO UNA POLITICA IMPLICITAMENTE DISCRIMINATORIA.

PROPOSTE
¾ VA CONTRAPPOSTA ALLA DETASSAZIONE DEL SALARIO DI PRODUTTIVITÀ LA
DETTASSAZIONE AL 10% DEI SALARI E PENSIONI FINO AI 15.000 EURO ANNUI ( CHE
COMPRENDE TUTTE LE INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE, CASSA INTEGRAZIONE,

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MOBILITÀ, E I LIVELLI PIÙ BASSI DEI SALARI OPERAI QUALI APPRENDISTI E 1 E 2
LIVELLO DEL CCNL)
¾ VA DETASSATA L’INDENNITÀ DI MATERNITÀ E I CONGEDI PARENTALI, COSÌ COME IL
PT, QUANDO VIENE RICHIESTO PER LAVORO DI CURA. ( PER I CONGEDI PARENTALI NON
RETRIBUITI SI POTREBBERE CHIEDERE LA DETASSAZIONE DEL N. DI MENSILITÀ
CORRISPONDENTI AL N. DI MESI DI DURATA DEL CONGEDO STESSO )
¾ PER I CONGEDI PARENTALI INOLTRE VA PREVISTA A CARICO DELL’INPS L’INTERA
COPERTURA CONTRIBUTIVA, AL FINE DI NON DISINCENTIVENTIVARLI AI FINI
PENIONSIONISTICI

¾ VANNO PREVISTE FORME DI INCENTIVO PUBBLICO ( ES. DEFISCALIZZAZIONE E


DECONTRIBUZIONE ) PER LE AZIENDE CHE CONCORDANO A LIVELLO AZIENDALE
ISTITUTI AGGIUNTIVI A SOSTEGNO DELLE/I DIPENDENTI CON RESPONSABILITÀ DI CURA
( ES ESTENSIONE DEI CONGEDI PARENTALI E/O MAGGIORE RETRIBUZIONE DEGLI
STESSI, PIANI DI INSERIMENTO PROFESSIONALE PER DONNE DI RIENTRO DALLA
MATERNITÀ, ECC.)

SISTEMA PENSIONISTICO

VA RIBADITA LA NOSTRA CONTRARIETÀ ALL’AUMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE, E PROPOSTA


UNA FORMA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE ( ASSEMBLEA NAZIONALE? ) ANCHE NEL RAPPORTO
CON ALTRE DONNE CHE SI SONO MOSSE SU QUESTO OBBIETTIVO VEDI APPELLO “ SE 60 ORE VI
SEMBRAN POCHE” , PARTENDO DALLA RICOSTRUZIONE DI INIZIATIVE COMUNI CON LE DONNE DEL
PUBBLICO IMPIEGO. IL TEMA DEL NON INNALZAMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE DEVE ESSERE AL
CENTRO DELLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 16 OTTOBRE E PORTATO COME CONTRIBUTO
ALLA MANIFESTAZIONE EUROPEA DEL 29 SETTEMBRE.

PROPOSTA FINALE FARE UN VOLANTONE CONME DONNE METALMECCANICHE PER LA


PREPARAZIONE DELLA MANIFESTAZIONE DEL 16 OTTOBRE, PROMUOVERE UN APPELLO DI DONNE
DI ADESIONE ALLA NOSTRA MANIFESTAZIONE, PROMUOVERE NELL’AMBITO DEGLI INCONTRI CON
I GIOVANI E LE ASSOCIAZIONI ANCHE UNA RIFLESSIONE SUL LAVORO CON LE STUDENTESSE E LE
GIOVANI PRECARIE.

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TABELLA 3 OCCUPAZIONE E CASSA INTEGRAZIONE INDUSTRIA PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA II TRIM 2008- II TRIM. 2010

ITALIA NORD CENTRO SUD


Dip. Industria CIG % Dip. Industria CIG % Dip. Industria CIG % Dip. Industria CIG %
2008 II Trimestre 5.556.000 73.917 1,33 3.301.000 40.728 1,23 997.000 10.820 1,09 1.192.000 22.368 1,88
III Trimestre 5.595.000 70.303 1,26 3.397.000 37.357 1,10 1.009.000 11.237 1,11 1.190.000 21.709 1,82
IV Trimestre 5.537.000 135.682 2,45 3.395.000 78.895 2,32 992.000 15.789 1,59 1.151.000 40.998 3,56

2009 I Trimestre 5.374.000 225.492 4,20 3.322.000 147.003 4,43 959.000 33.049 3,45 1.093.000 45.440 4,16
II Trimestre 5.338.000 406.105 7,61 3.279.000 264.107 8,05 967.000 63.876 6,61 1.092.000 78.122 7,15
III Trimestre 5.263.000 381.298 7,24 3.264.000 275.010 8,43 913.300 42.899 4,70 1.085.000 63.389 5,84
IV Trimestre 5.272.000 463.681 8,80 3.216.000 341.766 10,63 986.000 57.776 5,86 1.069.000 64.139 6,00

2010 I Trimestre 5.159.000 447.065 8,67 3.195.000 324.807 10,17 957.000 46.589 4,87 1.007.000 75.668 7,51
II Trimestre 5.103.000 459.124 9,00 3.151.000 297.664 9,45 934.000 79.814 8,55 1.018.000 81.646 8,02
Differenza -453 385.207 -151 256.936 -63 68.994 -174 59.277
% -8,2 621,1 -4,6 730,9 -6,3 737,6 -14,6 365,0
Totale calo base occupaz. 912 408 142 255
% 17,87 12,95 15,29 25,11

NOTA: IL calcolo delle unità sospese in cassa è stato effettuato sulla base dei dati INPS relativi alle ore autorizzate nell'industria per i periodi
indicati, come se le unità lavorative fossero sospese a zero ore per l'intero periodo di riferimento. In tal senso le colonne di destra
rappresentano realisticamente la perdita di lavoro industriale "coperto" dalla CIG. Ne consegue che il calo della base occupazionale reale
nell'industria da aprile 2008 a giugno 2010 corrisponde alla somma del calo dei dipendenti (colonne di sinistra) e del n dei cassaintegrati (
colonne di destra): ciò significa che nel periodo l'occupazione è diminuita di circa il 18% pari a 912 .000 unità sul piano nazionale. Il dato ,
già drammatico , diventa una vera e propria voragine se si guarda al sud dove si registra un abbattimento della capacità
occupazionale industriale di oltre il 25% pari a oltre 255.000 unità!
TABELLA 4. OCCUPAZIONE FEMMINILE  TOTALE E INDUSTRIA NEL SUD  PER REGIONI
TASSO  DI 
OCCUPAZIONE TOT INDUSTRIA DISOCCUPAZIONE  TASSO DI INATTIVITA'
% II trim.  % II trim  % II trim.  % II trim 
II trimestre 2008 II trimestre 2010 % II trimestre 2008 II trimestre 2010 % 2008 2010 2008 2010
%
ABRUZZO 206.000 46,9 190.000 43,0 ‐3,9 29.000 22,6 23.000 20,3 ‐2,3 9,4 13,4 48,1 50,3
MOLISE 44.000 42,1 43.000 41 ‐1,1 4.000 16 4.000 14,8 ‐1,2 11 9 52,7 54,9
CAMPANIA (1) 532.000 26,7 502.000 25,2 ‐1,7 38.000 11,7 33.000 12,6 0,9 19,4 20,2 66,8 68,4
BASILICATA 70.000 35,5 69.000 35,4 ‐0,1 6.000 13,6 5.000 12,5 ‐1,1 12,6 16,3 59,3 57,7
CALABRIA 217.000 31,9 203.000 29,7 ‐2,2 8.000 9,7 5.000 6,9 ‐2,8 15,6 13,2 62,1 65,8
PUGLIA 436.000 31,5 411.000 29,7 ‐1,8 42.000 15,5 35.000 14,9 ‐0,6 15,6 15,3 62,6 65
SICILIA 505.000 29,6 495.000 28,9 ‐0,7 20.000 8,9 16.000 8,8 ‐0,1 16,1 17,2 64,6 65
SARDEGNA (2) 236.000 41,1 248.000 43,2 1,1 9.000 9,4 10.000 11,1 1,7 15,3 14,1 51,4 49,7
MEZZOGIORNO 2.246.000 31,8 2.161.000 30,5 ‐1,3 156.000 13,1 131.000 12,8 ‐0,3 19,9 16,4 62,2 63,5
legenda : la percentuale indica il tasso di occupazione femminile sul totale degli occupati per regione e periodo di riferimento.
                 i dati dell'industria si riferiscono ai dipendenti
NOTE
1) LA CAMPANIA PURE REGISTRANDO UN CALO NELL'INDUSTRIA DI CIRCA 5.000 DONNE NEL PERIODO, TUTTAVIA REGISTRA IN PERCENTUALE UN
 AUMENTO IN QUANTO L'OCCUPAZIONE MASCHILE E' DIMINUITA PERCENTUALMENTE DI PIU' NELLO STESSO BIENNIO

2) LA SARDEGNA REGISTRA , NEL PERIODO, UN LIEVE INCREMENTO DELL'OCCUPAZIONE FEMMINILE SIA IN TERMINI ASSOLUTI, CHE IN PERCENTUALE
A CUI CORRISPONDE UN CALO RELATIVO DEL TASSO  Di DISOCCUPAZIONE E DI INATTIVITA' FEMMINILE
TABELLA 5 ANDAMENTO OCCUPAZIONE PER ETA'  AREA GEOGRAFICA E SESSO
Maschi
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
NORD
2008 II Trimestre 470 1.645 4.013 688 6.816 183 7.000
III Trimestre 467 1.637 4.053 705 6.862 187 7.049
IV Trimestre 430 1.595 4.055 708 6.787 177 6.964
2009 I Trimestre 416 1.563 4.009 704 6.693 173 6.865
II Trimestre 412 1.553 4.022 755 6.742 164 6.906
III Trimestre 403 1.522 4.026 743 6.694 154 6.849
IV Trimestre 401 1.500 4.030 738 6.669 179 6.848
2010 I Trimestre 393 1.482 4.026 747 6.648 170 6.818
II Trimestre 378 1.474 4.040 749 6.641 160 6.802
DIFFERENZA -92 -171 27 61 -175 -23 -198
% -20 -10 1 9 -3 -13 -3
CENTRO
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 174 645 1.593 330 2.742 73 2.815
III Trimestre 168 632 1.620 343 2.762 68 2.831
IV Trimestre 151 638 1.611 365 2.766 60 2.826
2009 I Trimestre 140 605 1.620 335 2.700 71 2.771
II Trimestre 151 618 1.614 342 2.725 73 2.798
III Trimestre 173 625 1.617 348 2.762 55 2.817
IV Trimestre 153 611 1.616 377 2.757 58 2.816
2010 I Trimestre 142 594 1.619 351 2.705 72 2.777
II Trimestre 136 608 1.632 352 2.729 76 2.805
DIFFERENZA -38 -37 39 22 -13 3 10
% -21,8 -5,7 2,4 6,7 -0,5 4,1 0,4
SUD
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 307 1.012 2.418 562 4.300 66 4.365
III Trimestre 297 991 2.384 559 4.231 61 4.292
IV Trimestre 261 962 2.374 545 4.142 56 4.198
2009 I Trimestre 251 925 2.321 561 4.059 57 4.117
II Trimestre 244 931 2.377 551 4.104 59 4.164
III Trimestre 272 899 2.363 562 4.097 59 4.155
IV Trimestre 231 878 2.316 571 3.996 56 4.052
2010 I Trimestre 236 851 2.290 586 3.962 58 4.020
II Trimestre 232 860 2.333 599 4.024 65 4.089
DIFFERENZA -75 -152 -85 36 -276 0 -276
% -24,4 -15,0 -3,5 6,4 -6,4 0,5 -6,3
ITALIA
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 951 3.302 8.024 1.580 13.858 322 14.180
III Trimestre 932 3.259 8.057 1.606 13.855 316 14.171
IV Trimestre 842 3.196 8.039 1.618 13.695 293 13.988
2009 I Trimestre 807 3.093 7.950 1.601 13.452 301 13.753
II Trimestre 807 3.102 8.014 1.649 13.571 297 13.868
III Trimestre 848 3.046 8.006 1.653 13.553 268 13.821
IV Trimestre 785 2.989 7.962 1.686 13.422 294 13.715
2010 I Trimestre 770 2.927 7.935 1.684 13.315 300 13.615
II Trimestre 747 2.942 8.005 1.700 13.394 302 13.696
DIFFERENZA ‐205 ‐360 ‐19 120 ‐464 ‐20 ‐484
% ‐21,6 ‐10,9 ‐0,2 7,6 ‐3,3 ‐6,2 ‐3,4
TABELLA 5 ANDAMENTO OCCUPAZIONE PER ETA'  AREA GEOGRAFICA E SESSO
Femmine
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
NORD
2008 II Trimestre 308 1.314 3.006 424 5.052 53 5.105
III Trimestre 316 1.281 3.017 424 5.037 49 5.086
IV Trimestre 307 1.306 3.015 437 5.065 44 5.109
2009 I Trimestre 288 1.279 2.983 438 4.988 52 5.040
II Trimestre 279 1.244 3.036 471 5.030 51 5.081
III Trimestre 273 1.232 2.999 462 4.965 46 5.012
IV Trimestre 267 1.212 3.036 459 4.974 45 5.018
2010 I Trimestre 266 1.186 3.052 462 4.966 54 5.020
II Trimestre 269 1.177 3.107 463 5.016 56 5.072
DIFFERENZA -39 -137 101 39 -36 3 -33
% -13 -10 3 9 -1 6 -1
CENTRO
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 117 503 1.185 225 2.031 19 2.050
III Trimestre 106 508 1.171 220 2.005 17 2.022
IV Trimestre 104 507 1.191 210 2.012 23 2.034
2009 I Trimestre 99 490 1.202 225 2.016 19 2.035
II Trimestre 101 498 1.220 241 2.060 18 2.077
III Trimestre 98 476 1.192 211 1.976 22 1.998
IV Trimestre 99 469 1.217 206 1.991 26 2.017
2010 I Trimestre 94 456 1.214 238 2.003 24 2.028
II Trimestre 90 464 1.254 247 2.056 21 2.077
DIFFERENZA -27 -39 69 22 25 2 28
% -23,1 -7,7 5,8 9,8 1,2 10,4 1,4

SUD
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 150 591 1.230 257 2.228 18 2.246
III Trimestre 173 557 1.238 254 2.222 17 2.239
IV Trimestre 140 547 1.269 246 2.202 16 2.217
2009 I Trimestre 125 533 1.211 253 2.122 16 2.138
II Trimestre 133 528 1.230 267 2.158 17 2.175
III Trimestre 136 521 1.232 276 2.166 14 2.180
IV Trimestre 130 510 1.248 269 2.157 14 2.171
2010 I Trimestre 127 476 1.212 268 2.083 13 2.096
II Trimestre 138 486 1.244 280 2.148 13 2.161
DIFFERENZA -12 -105 13 23 -80 -5 -85
% -8,0 -17,8 1,1 8,9 -3,6 -27,9 -3,8

ITALIA
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 575 2.408 5.421 906 9.310 91 9.401
III Trimestre 595 2.345 5.425 898 9.264 83 9.347
IV Trimestre 550 2.359 5.476 893 9.279 83 9.361
2009 I Trimestre 512 2.303 5.396 916 9.126 87 9.213
II Trimestre 513 2.270 5.486 979 9.248 86 9.334
III Trimestre 507 2.229 5.423 949 9.107 82 9.190
IV Trimestre 495 2.191 5.501 935 9.121 85 9.207
2010 I Trimestre 487 2.118 5.478 968 9.051 92 9.143
II Trimestre 497 2.127 5.605 990 9.220 91 9.311
DIFFERENZA ‐77 ‐281 184 84 ‐90 0 ‐90
% ‐13,4 ‐11,7 3,4 9,3 ‐1,0 0,0 ‐1,0
TABELLA 5 ANDAMENTO OCCUPAZIONE PER ETA'  AREA GEOGRAFICA E SESSO
In complesso
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
NORD
2008 II Trimestre 778 2.959 7.019 1.112 11.868 237 12.105
III Trimestre 783 2.917 7.069 1.129 11.899 236 12.135
IV Trimestre 736 2.901 7.070 1.145 11.852 221 12.074
2009 I Trimestre 704 2.843 6.992 1.142 11.681 225 11.905
II Trimestre 691 2.796 7.058 1.227 11.772 216 11.988
III Trimestre 676 2.754 7.025 1.205 11.660 200 11.860
IV Trimestre 667 2.713 7.066 1.197 11.642 224 11.866
2010 I Trimestre 659 2.668 7.078 1.209 11.614 224 11.838
II Trimestre 647 2.651 7.148 1.212 11.658 216 11.874
DIFFERENZA -131 -308 128 100 -211 -21 -231
% -17 -10 2 9 -2 -9 -2
CENTRO
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 291 1.149 2.778 555 4.773 92 4.865
III Trimestre 275 1.139 2.790 563 4.767 85 4.852
IV Trimestre 255 1.145 2.802 575 4.777 83 4.860
2009 I Trimestre 239 1.095 2.822 560 4.716 90 4.806
II Trimestre 252 1.116 2.834 582 4.785 90 4.875
III Trimestre 270 1.100 2.808 559 4.738 77 4.815
IV Trimestre 252 1.080 2.833 583 4.748 85 4.833
2010 I Trimestre 236 1.050 2.833 589 4.708 96 4.804
II Trimestre 226 1.073 2.886 599 4.785 98 4.882
DIFFERENZA -65 -76 108 45 12 6 17
% -22,3 -6,6 3,9 8,1 0,3 6,5 0,3

SUD
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 457 1.603 3.648 820 6.528 84 6.611
III Trimestre 470 1.548 3.623 813 6.453 78 6.531
IV Trimestre 401 1.509 3.643 791 6.344 72 6.416
2009 I Trimestre 376 1.459 3.532 814 6.181 73 6.255
II Trimestre 377 1.460 3.607 818 6.262 76 6.339
III Trimestre 409 1.421 3.595 838 6.263 73 6.335
IV Trimestre 360 1.388 3.564 841 6.152 70 6.223
2010 I Trimestre 363 1.327 3.501 854 6.045 71 6.116
II Trimestre 371 1.346 3.577 879 6.172 78 6.250
DIFFERENZA -86 -257 -72 59 -356 -5 -361
% -18,8 -16,0 -2,0 7,2 -5,5 -6,0 -5,5

ITALIA
15-24 25-34 35-54 55-64 15-64 65 e + Totale
2008 II Trimestre 1.526 5.710 13.446 2.486 23.168 413 23.581
III Trimestre 1.528 5.605 13.482 2.505 23.119 399 23.518
IV Trimestre 1.392 5.555 13.515 2.511 22.974 376 23.349
2009 I Trimestre 1.319 5.396 13.346 2.517 22.578 388 22.966
II Trimestre 1.320 5.372 13.499 2.627 22.819 383 23.201
III Trimestre 1.355 5.274 13.428 2.603 22.661 350 23.011
IV Trimestre 1.280 5.180 13.462 2.621 22.543 379 22.922
2010 I Trimestre 1.258 5.045 13.413 2.651 22.367 392 22.758
II Trimestre 1.244 5.069 13.611 2.690 22.614 393 23.007
DIFFERENZA ‐282 ‐641 165 204 ‐554 ‐20 ‐574
% ‐18,5 ‐11,2 1,2 8,2 ‐2,4 ‐4,8 ‐2,4
NOTA ALLE TABELLE 

 
 NEL PERIODO CHE VA DAL II TRIMESTRE 2008 ALLA FINE DI GIUGNO 2010 L’OCCUPAZIONE  IN ITALIA  
REGISTRA UN CALO COMPLESSIVO DI  574.000 UNITÀ PARI AL 2,4%, TUTTAVIA LA DIMINUZIONE È QUASI 
COMPLETAMENTE RAPPRESENTATA DALLA DIMINUZIONE DEI  DIPENDENTI DEL SETTORE INDUSTRIALE, 
CHE NELLO STESSO PERIODO CALA DELL’8,2% CON UNA PERDITA DI 453.000 POSTI DI LAVORO.  
SE GUARDIAMO POI AGLI ANDAMENTI PER AREE GEOGRAFICHE  VERIFICHIAMO CHE  IL CALO DELLE 
REGIONI MERIDIONALI È QUASI IL DOPPIO, PARI AL 14,6% CON UN CALO IN TERMINI ASSOLUTI DI 
174.000 POSTI DI LAVORO, CON UNA PUNTA DI ANDAMENTO NEGATIVO PER L’OCCUPAZIONE FEMMINILE, 
CHE PUR ESSENDO PARTICOLARMENTE ESIGUA NEL SETTORE INDUSTRIALE DEL SUD, TUTTAVIA REALIZZA 
NEL PERIODO UN ULTERIORE DECREMENTO PARI AL 15,4%. 
I DATI  SONO AL LORDO DELLA CASSA INTEGRAZIONE PER CUI SI RIMANDA ALLA TABELLA 3. 

NEL PERIODO  CONSIDERATO ( APRILE 2008/ GIUGNO 2010) L'OCCUPAZIONE FEMMINILE NELL'INDUSTRIA 
E' DIMINUITA DI OLTRE IL 12% RISPETTO AD UN CALO DI QUELLA MASCHILE DEL 7%. QUINDI UN 
ANDAMENTO NEGATIVO PER LE DONNE CHE SUL PIANO NAZIONALE E' DI OLTRE IL 5% PEGGIORE  
RISPETTO A QUELLO CORRISPONDENTE DEGLI UOMINI. 

 SE POI SI GUARDA ALLE REGIONI MERIDIONALI SI REGISTRA UN ULTERIORE CALO CHE PORTA LA PERDITA 
DI POSTI FEMMINILI AL 15,5%  E QUELLA MASCHILE AL 14,5 ( PIù DEL DOPPIO RISPETTO A QUELLA 
NAZIONALE) A SEGNALARE IL PROFONDO  E VIOLENTO PROCESSO DI  DEINDUSTRIALIZZAZIONE DEL 
MEZZOGIORNO.  

SE GUARDIAMO ALLE SOLE DONNE NEL SUD ESSE RAPPRESENTANO  APPENA IL 13% DELL'OCCUPAZIONE 
INDUSTRIALE, MENTRE SUL PIANO NAZIONALE LA PRESENZA SI ATTESTA INTORNO AL 22,7%.  

IL DIFFERENZIALE DI GENERE NELLA PERDITA DI POSTI DI LAVORO INDUSTRIALI, STA A SIGNIFICARE UNA 
MAGGIORE PRESENZA FEMMINILE NEI CONTRATTI PRECARI E A TERMINE E NEI SETTORI INDUSTRIALI  PIU’ 
A RISCHIO DI OBSOLESCENZA E CON CONDIZIONI LAVORATIVE PEGGIORI.  

AL SUD L'ESIGUITA’ STRUTTURALE DELL'OCCUPAZIONE FEMMINILE NELL'INDUSTRIA, CHE  SI ISCRIVE  IN UN 
DATO OCCUPAZIONALE  BASSISSIMO E  AL DI FUORI DI QUALSISI PARAMETRO EUROPEO E DELL'OCSE (  
COMPLESSIVAMENTE IL TASSO DI OCCUPAZIONE FEMMINILE RAGGIUNGE NEL SUD A STENTO IL 30%, CHE VUOL 
DIRE CHE  2 DONNE SU TRE NON LAVORANO!!), NASCONDE UN  DIFFUSO IMPIEGO FEMMINILE NEL  LAVORO 
NERO, E A DOMICILIO, NELLE TANTISSIME FORME DI SUPER SFRUTTAMENTO E SOTTOSALARIO.  

FAR CRESCERE L'OCCUPAZIONE FEMMINILE  AL SUD E IN PARTICOLAR MODO NELL'INDUSTRIA E' UNA 
QUESTIONE  SOCIALE PRIMARIA E UN FATTO DI DEMOCRAZIA IRRINUNCIABILE, NON SOLO PER LE DONNE 
PER L'INTERO SISTEMA SOCIALE. 

LA  CAMPANIA E’ LA REGIONE CHE PRESENTA I TASSI DI OCCUPAZIONE FEMMINILE PIU’ BASSI  PARI 
APPENA AL 25% , IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE FEMMINILE  HA SUPERATO IL 20%, QUELLO DI 
INATTIVITA’ SFIORA IL 69% 

LA CALABRIA E LA SICILIA SONO LE REGIONI IN CUI E’ PIU’ BASSA LA PRESENZA FEMMINILE 
NELL’INDUSTRIA DOVE LE DONNE NON RAGGIUNGONO NEMMENO IL 10%, 

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 L’ABRUZZO E’ L’UNICA REGIONE MERIDIONALE IN CUI GLI ANDAMENTI DELL’OCCUPAZIONE FEMMINILE 
SI ATTESTANO SULLA MEDIA NAZIONALE. 

PROPOSTE 

E’ NECESSARIO SOSTENERE L’OCCUPAZIONE FEMMINILE NELL’INDUSTRIA  E NELLE REGIONI MERIDIONALI 
CON FORTI POLITICHE D’INCENTIVO CHE FACCIANO SUPERARE I LIVELLI INFIMI DI  OCCUPAZIONE 
PRESENTI AL SUD. 

 NO ALLA PROPOSTA GOVERNATIVA ( SACCONI CARFAGNA) DI  RESUSCITARE I CONTRATTI DI 
INSERIMENTO( CHE SONO PRECARI E SOTTOPATI)  E ALLARGARE L’USO DEI VOUCHER PER FACILITARE 
L’INGRESSO DELLE DONNE AL LAVORO. 

AL CONTRARIO SERVONO INCENTIVI PER OCCUPAZIONE  A TEMPO PIENO E DI QUALITA’ ANCHE 
GUARDANDO A POLITICHE DI MAGGIORE INCENTIVAZIONE PER L’ASSUNZIONE DI DONNE CON FIGLI 
PICCOLI. 

SERVONO POLITICHE MIRATE DI EMERSIONE DAL SOMMERSO E DAL LAVORO IRREGOLARE. 

 LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE DELLE DONNE RASENTA AL SUD IL 40%, BISOGNA SPERIMENTARE CON 
UNIVERSITA’ E REGIONI PROGETTI MIRATI ALL’INSERIMENTO NELLE INDUSTRIE DI GIOVANI LAUREATE  
NELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE, COLLEGANDOLE A PROGRAMMI DI SVILUPPO DELLE TECNOLOGIE A 
BASSO IMPATTO DI CARBONIO E ALLE   ENERGIE  RINNOVABILI. 

NOTA SUL REALE CALO OCCUPAZIONALE NELL’INDUSTRIA


IL CALO DELLA BASE OCCUPAZIONALE REALE NELL'INDUSTRIA DA APRILE 2008 A GIUGNO 2010 CORRISPONDE
ALLA SOMMA DEL CALO DELL’OCCUPAZIONE DEI LAVOORATORI DIPENDENTI RILEVATO DAI DATI ISTAT
E DEL NUMERO DEI CASSAINTEGRATI RILEVATI DAL CALCOLO EFFETTUATO SULLE ORE CONCESSE
NELL’INDUSTRIA SECONDO I DATI INPS ( VEDI TABELLA 3)
CIÒ SIGNIFICA CHE NEL PERIODO L'OCCUPAZIONE È DIMINUITA DI CIRCA IL 18% PARI A 912 .000 UNITÀ
SUL PIANO NAZIONALE. IL DATO , GIÀ DRAMMATICO DIVENTA UNA VERA E PROPRIA VORAGINE SE SI GUARDA
AL SUD DOVE SI REGISTRA UN ABBATTIMENTO DELLA CAPACITÀ OCCUPAZIONALE INDUSTRIALE DI OLTRE
IL 25% PARI A OLTRE 255.000 UNITÀ!

 I DATI DELL’INPS NON SONO DIVISI PER SESSO ED E’ QUINDI  DIFFICILE FARE UNA STIMA DI QUANTO INCIDE  LA CASSA 

 INTEGRAZIONE FEMMINILE SUL COMPLESSO DEL CALO OCCUPAZIONALE NELL’INDUSTRIA 

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