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Esilio ad Elba e successiva fuga di Napoleone

L'Elba ha rappresentato per Napoleone un esilio breve, dorato sotto molti


aspetti... Vi ha soggiornato per meno di un anno, tra il 1814 ed il 1815, per
altro regnandovi. Riusci a fuggire dall’isola, andando così incontro alla sua
“Waterloo” e all'assai peggiore esilio all’isola di Sant'Elena, in mezzo
all'Atlantico.

L’Imperatore si comporta come se dovesse restare all’Elba; ma, avvisato che il


Congresso delle monarchie alleate, riunito a Vienna dal 1° di novembre, si
propone di confinarlo altrove, comincia a organizzare la fuga confidando, una
volta sbarcato in Francia, nell’aiuto dell’esercito che in gran parte gli è rimasto
fedele.

Con grande cautela a causa delle spie che lo sorvegliano, Napoleone scrive al
generale Drouot: - "Date ordine che il brigantino entri in darsena e sia voltato
sulla chiglia, lucidato, le sue vie d’acqua ben tappate, che si rifaccia il
carenaggio e tutto ciò che è necessario perché possa tenere il mare. Sarà
dipinto come un brigantino inglese. Si farà di tutto ciò un preventivo che mi
presenterete domani. Si riarmerà il brigantino, si fornirà di biscotti, riso,
legumi, formaggio, metà dell’approvvigionamento in acquavite e l’altra metà in
vino, e acqua per 120 uomini per tre settimane. Quanto alla carne salata, se
ne imbarcherà per 15 giorni. Avrete cura che vi sia legna e infine non manchi
assolutamente niente. Desidero che dal 24 al 25 di questo mese sia in rada e
pronto come ho detto".

Napoleone lascia quindi, segretamente, l’Elba il 26 febbraio 1815 dopo un ballo


di Carnevale dato al Teatro dei Vigilanti che si era fatto ricavare dalla
sconsacrata chiesa del Carmine e che è tutt'ora il teatro elbano. Allentatasi la
vigilanza degli inglesi per l’assenza del colonnello Campbell, il brigantino
Incostant, al comando del capitano Chautard, prende il largo con a bordo
l’Imperatore. E' armato con 18 cannoni. Normalmente avrebbe 64 uomini
d’equipaggio ma, date le circostanze, ne ha molti meno. La piccola flotta
comprende anche le due golette e una bombarda francese; 400 granatieri
saranno imbarcati sull’"Incostant", 200 sull’"Etoile", i cavalieri sul "Saint-
Esprit", 40 artiglieri, 300 cacciatori corsi seguiranno su altre imbarcazioni. Una
delle golette fa la vedetta. La destinazione, per precauzione, è ancora segreta.
I vascelli si dirigono ad ovest separatamente per non aver l’aria d’essere un
convoglio. Infatti Campbell, uscito il giorno seguente dal porto di Livorno con la
sua fregata, diretto all’Elba, non avrà alcun sospetto.

Esilio e morte, a Sant’Elena

La morte di Napoleone è descritta dai suoi biografi.

Gli alunni hanno così rielaborato:

Napoleone I morì nell’isola di Sant’Elena la sera del 5 maggio 1821, dopo


alcune settimane di sofferenze dovute a una grave malattia allo stomaco.
Aveva 52 anni.
Il biografo ne descrive gli ultimi drammatici istanti e cita il generale francese
Montholon, che aveva seguito l’imperatore nella prigionia, e il generale inglese
Sir Hudson Lowe, governatore dell’isola, che fu criticato per la durezza con la
quale aveva trattato un prigioniero tanto illustre.

Le ceneri di Napoleone Bonaparte furono, poi, trasportate a Parigi nel 1840 e


ora riposano nella Cappella “des Invalides”.

L’ultimo viaggio

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