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FERRARIS E SEARLE DALL’INTENZIONALITA’ ALLA

DOCUMENTALITA’

Germana Sartori

Abstract: In questo scritto cercherò di esporre brevemente la tesi sull’esistenza degli oggetti sociali,
affrontata dal filosofo americano John Searle, e in seguito confutarne alcuni aspetti, attraverso la
visione di Maurizio Ferraris, il quale sottolinea le lacune che sorgono dalla tesi searliana, per
giungere all’affermazione dell’importanza che riveste ciò che egli definisce documentalità, ossia la
registrazione che rende possibile la realtà sociale.

LA TEORIA DI SEARLE

Matrimoni, denaro, tribunali, presidenti, guerre e così via fanno parte del
nostro quotidiano e condizionano il nostro essere in modo invisibile. Ci
troviamo in uno statuto ontologico di cui non ne conosciamo la provenienza
e di cui accettiamo come ovvie le regole che modificano il nostro pensiero.
Quale sia l’origine degli oggetti sociali e in quale modo prendano posto
nella realtà sono gli argomenti trattati dal filosofo americano John R. Searle
nel volume “La costruzione della realtà sociale1”. Il filosofo analizza il
problema dell’esistenza della realtà sociale attraverso un percorso in cui
affronta il problema mente-corpo con lo scopo di escludere ogni dottrina
dualistica.
La coscienza, secondo Searle origina da processi neurobiologici del
cervello umano, non riducendosi però a qualcosa di meramente fisico ma a
qualcosa di differente al cervello stesso che l’ha causata.

La coscienza, secondo quanto sostiene il filosofo americano, è in grado di


causare l’intenzionalità, ossia la facoltà che il soggetto ha di rapportarsi ad

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John R. Searle - La costruzione della realtà sociale - Giulio Einaudi Editore Torino, 2006

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un oggetto, ed è ciò che caratterizza il cervello umano rispetto ai sistemi
computazionali.
Eliminando del tutto ogni forma di materialismo e di dualismo, Searle
fonda in un unico concetto, soggettivo ed oggettivo, mantenendo la sua
posizione realistica, in quanto sostiene l’esistenza di una realtà indipendente
dai nostri schemi concettuali.
Distinguendo tra quelli che definisce i fatti bruti, cioè gli oggetti fisici
esistenti indipendentemente dalla nostra capacità o volontà di pensarli, come
le montagne, i laghi, il mare, dai fatti istituzionali come i matrimoni, il
denaro, le guerre e così via; i primi sono costitutivi di questi ultimi in quanto
fondano il reale mentre i fatti istituzionali per esistere hanno bisogno
dell’accordo collettivo, in altre parole di soggetti che possano pensarli per
renderli reali altrimenti non avrebbero alcuna collocazione nel mondo.

IL RUOLO DEL LINGUAGGIO

Searle, riferendosi alla teoria degli Atti linguistici di J. Austin, riprende il


concetto di uso pragmatico del linguaggio. I performativi come promettere o
ordinare sono costitutivi dei fatti. Ma mentre per Austin il significato è nel
linguaggio stesso, per Searle esso risiede nella mente del parlante, in questo
modo attribuisce priorità alla mente, attraverso la distinzione tra i fatti bruti
che esistono indipendentemente da un linguaggio che possa descriverli, dai
fatti istituzionali i quali esistono soltanto se vengono comunicati.
Dunque l’ipotesi primaria è quella che fa derivare gli oggetti sociali dagli
oggetti fisici, come già abbiamo detto più sopra, attribuendo priorità
genetica a questi ultimi. Tutto ciò è esposto in sintesi, da Searle nella
formula X conta come Y nel contesto C, dove si può osservare il passaggio
che trasforma l’oggetto sociale in qualcosa di ordine superiore dall’oggetto
da cui trae origine.
Attraverso questi step, Searle ipotizza il formarsi di un accordo che
attraverso l’intenzionalità collettiva, crea un oggetto sociale, che non
avrebbe luogo in assenza di un soggetto che possa pensarlo.
Dunque i fatti sociali per poter esistere hanno bisogno di individui che
possano pensarli come tali, altrimenti a differenza degli oggetti naturali (i
fatti bruti) che esistono anche in assenza del soggetto non avrebbero luogo.
In questo modo il filosofo americano attribuisce un ruolo causale alla
coscienza, sostenendo l’inesistenza totale degli oggetti sociali in assenza di
essa.

LA TESI DI MAURIZIO FERRARIS

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Dopo aver riassunto in estrema sintesi la tesi di Searle, passiamo ad
esporre quella di un altro filosofo Maurizio Ferraris, il quale descrive una
nuova teoria degli oggetti sociali che prende spunto da quella del filosofo
americano ma ne amplia il significato.
Ferraris in primo luogo osserva una lacuna che emerge dalla tesi
searliana, ossia la difficoltà nel comprendere in quale modo avviene il
passaggio che porta l’oggetto fisico a divenire oggetto sociale. Tale
passaggio, se imputabile alla coscienza in quanto prodotto del cervello come
sostiene Searle, non è sufficiente a spiegare in quale modo possa divenire
una realtà condivisa.
Il filosofo americano cerca di spiegare questo attraverso l’esempio di un
muro: Supponiamo che in un villaggio sia stato eretto, per protezione o altro
un muro e che un giorno questo venga abbattuto, la protezione fisica non
esisterebbe più ma quella condivisa dalla comunità continuerebbe a ritenerlo
un confine invalicabile, in quanto a questo punto si sarebbe creato uno status
sociale che conserva la funzione che gli è stata assegnata, anche se il muro
fisico non c’è più.
Secondo Ferraris invece non è sempre così certo che ogni oggetto fisico
si trasformi in oggetto sociale, infatti può avvenire anche il contrario.
Riprendendo lo stesso esempio di Searle se pensiamo al Muro di Berlino ci
accorgiamo che è stato proprio l’ergersi del muro a rappresentare
l’ideologia comunista.

Gli oggetti sociali, osserva Ferraris, vengono collocati in una dimensione


che oscilla tra la classe degli oggetti fisici e quella degli oggetti ideali, i
quali, come abbiamo già visto, hanno la caratteristica di esistere a
prescindere da chi possa pensarli, hanno un’esistenza a priori. Mentre gli
oggetti sociali non hanno ragione di esistere in assenza di un soggetto che li
renda tali, in questo modo sono stati spesso concepiti come un fattore
meramente psicologico, che non esiste al di fuori del soggetto e dunque non
è analizzabile, se non attraverso lo studio della mente che li produce.
Nella visione di Ferraris non c’è nessuna concezione psicologicamente
soggettiva che sostenga la sua tesi, l’oggetto sociale diviene tale solo se
condiviso, e per attuare questa condivisione è necessaria una traccia che
coinvolga almeno due persone. Quello che avviene quando facciamo una
promessa a qualcuno, assume valore anche nel momento in cui tale
promessa viene meno, dato che quanto è stato promesso continuerà ad
esistere nell’immaginario della persona alla quale è stata rivolta.

In questo modo arriviamo al nucleo della tesi di Ferraris la quale si attua


nel concetto di documentalità.

L’oggetto assume un valore sociale se lascia una traccia, un atto iscritto


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anche mnemonico, diventa oggetto sociale se viene lasciato impresso su
qualsiasi supporto, che può essere cartaceo, magnetico o neuronale, cioè
nella memoria di qualcuno. Per assumere un’identità sociale, deve lasciare
una traccia del suo passaggio a qualcun altro.
Il solo fatto di promettere costituisce un oggetto sociale che diviene tale
perchè coinvolge almeno due persone.
Altrimenti potrebbe trattarsi solo di un mio desiderio, o di un mio sogno,
che rimane tale se non ne parlo con nessuno e naturalmente se non lo
realizzo!
In breve, l’iscrizione lascia una traccia nella memoria che rende possibile
l’esistenza degli oggetti sociali.

Occorre distinguere tra ontologia ed epistemologia, ossia tra ciò che c’è e
ciò che conosciamo. La differenza sostanziale consiste nel fatto che gli
oggetti fisici non possono essere modificati mentre quelli che esistono
grazie alla nostra conoscenza di essi, dunque gli oggetti sociali, sono
modificabili attraverso un nostro atto di pensiero.
Nell’esempio che abbiamo esposto più sopra, ossia l’esempio della
promessa, Ferraris fa notare che l’oggetto sociale continua ad esistere anche
nel momento in cui tale promessa viene meno e ciò avviene nel momento in
cui l’atto (nel nostro caso il promettere) diventa atto iscritto, registrato.
L’ontologia realista di Searle ci fa osservare che anche dietro a semplici
gesti che possiamo compiere nel sederci al tavolino di un bar, ordinare una
birra al cameriere, e pagare quello che abbiamo consumato, si nasconde
un’immensa ontologia invisibile, un enorme rete di credenze che vengono
originate dalla nostra mente e rese oggettive grazie all’intenzionalità
collettiva. Ma, obbietta Ferraris tali oggetti dipendono dai soggetti ma non
sono soggettivi ed una volta acquistato il loro posto nel mondo assumono
vita propria e trascendono l’individuo.

IL CONCETTO DI JACQUES DERRIDA

Jaques Derrida asseriva: “Il n’y a pas hors-texte” – Nulla esiste fuori dal
testo, ed illustrava questo suo pensiero esibendo una cartolina del XIII sec.
(fig. 1) In cui troviamo raffigurato Paltone che detta a Socrate (concetto
completamente ribaltato)
Il filosofo francese voleva ribellarsi al Logocentrismo o Metafisica della
Presenza (nel senso espresso da Heidegger) ovvero alla centralità della
parola che ha caratterizzato il pensiero occidentale da Platone in poi.
In estrema sintesi (se è possibile sintetizzare un pensiero così complesso)
Derrida riteneva che con la scrittura fosse possibile superare l’hic et nunc,
che caratterizza il discorso orale.

Nella forma scritta il soggetto è assente e la parola assume vita propria,


rimane nel tempo, mentre l’oralità è opinabile.
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Attraverso la citazione di Derrida secondo cui Nulla esiste fuori dal testo,
Ferraris, pur non condividendone il significato originario in quanto troppo
radicale, lo ridimensiona a “Nulla di sociale esiste fuori del testo”, in questo
senso afferma l’importanza che riveste la registrazione e sottolinea il fatto
che l’oggetto sociale non potrebbe esistere se non fosse fissato nella
memoria e dunque nel tempo.

Fig. 1- Bodleian Library di Oxford

Ferraris osserva che ci troviamo in una società della registrazione e non


della comunicazione. Come possiamo osservare dall’uso quotidiano di sms,
e-mail e così via. Ogni nostro atto rimane registrato e fissato su qualche
supporto e la semplice comunicazione non è sufficiente. Il concetto
profetico del filosofo francese si è dunque tradotto in realtà.
Gli oggetti sociali attraverso i quali realizziamo la nostra vita quotidiana,
prendono vita, per così dire, nel momento in cui vengono registrati su
qualsiasi supporto, anche solo mnemonico.

CONCLUSIONE

Nella teoria di Searle non esiste scissione tra biologia e cultura ossia tra
coscienza e intenzionalità, come egli stesso espone nelle ultime pagine del
suo libro. Gli oggetti sociali originano da un intenzionalità collettiva che
attribuisce funzioni di status a meri fatti bruti che non avrebbero nessuna
identità definita in assenza di stati mentali.
Mentre per il filosofo americano gli oggetti sociali necessitano di un
soggetto cosciente che li renda tali, Ferraris afferma che attraverso un atto
che è quello dell’iscrizione, della registrazione avviene un vero passaggio
dal soggettivo all’oggettivo che costituisce identità all’oggetto sociale.

La realtà sociale nasce grazie ad una traccia che ne conferma l’esistenza


e la rende condivisibile.

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L’oggetto sociale viene condiviso e reso tale, superando il concetto di
intenzionalità di cui parla Searle. La traccia, assume una propria identità che
sopravvive al di fuori della mente del soggetto ed attraverso l’iscrizione, si
conserva nel tempo.
Oggetto = Atto iscritto è la regola costitutiva che sostituisce quella
searliana ossia X conta come Y in C.
Il passaggio che trasforma X in Y, attraverso la tesi di Ferraris, è quindi
l’atto iscritto, la registrazione, la traccia, la memoria, in breve qualunque
cosa permetta la continuità e la sua sopravvivenza nel tempo.

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BIBLIOGRAFIA

• Austin, J. L., (1962), How to do Things with Words, Oxford, Oxford University
Press; tr it. di C. Penco e M. Sbisà, Come fare cose con le parole, Genova, Marietti
1987.

• John R. Searle - La costruzione della realtà sociale - Giulio Einaudi Editore Torino,
2006

• John R. Searle - Il mistero della coscienza - Raffaello Cortina, Milano, 1997

• Jaques Derrida –Della grammatologia 1967, trad. it. Di AA.VV. - Jaca Book, Milano,
1969

• Maurizio Ferraris - Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce - Laterza


Editore, 2009

PAGINE WEB

• http://www2.units.it/~etica/ - Maurizio Ferraris - Documentalità: ontologia del


mondo sociale - Etica & Politica / Ethics & Politics, IX, 2007, 2, pp. 240-329

• http://lgxserve.ciseca.uniba.it/lei/ai/networks/06/Ferraris.pdf - Maurizio Ferraris –


Ontologia sociale e documentalità