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Il pianeta terra possiamo suddividerlo in 3 sfere:

Litosfera: la sfera solida, ovvero la terra


Idrosfera: la sfera liquida, ovvero la massa d’acqua
Atmosfera: la sfera aeriforme, ovvero la massa d’aria

La terra è caratterizzata da 3tipi di movimento:


Movimento dinamico: che deriva dall’interno della terra (come i terremoti e le eruzioni vulcaniche)
Movimento esogeno: che deriva dall’esterno della terra
Movimento dinamico-esogeno: che deriva da entrambi i movimenti (un esempio di questo tipo sono la corrosione, o il
vento che determinano mutamenti anche visibili sulla crosta terrestre)

L’universo ha dimensioni quasi infinite. Infatti si dice che sia finito ed infinito poiché è in continua espansione e quindi
ogni istante muta e si espande.

Il sistema solare
viene definito sistema un insieme di elementi che hanno qualche cosa in comune
Il sistema solare vede come elementi i pianeti, i satelliti, le meteore… che hanno in comune l’avere come punto di
riferimento un corpo che produce energia (la stella Sole) attorno alla quale ruotano per effetto gravitazionale.
Il sole, essendo una stella, produce energia, mentre i pianeti ricevono l’energia, di conseguenza un pianeta non emana
luce propria bensì riflette la luce del sole.
La terra nel sistema solare è molto importante perché l’unico pianeta con la vita.
Per orientarci nella terra bisogna avere dei sistemi di riferimento (come in un piano cartesiano i punti di riferimento
sono l’ascisse e l’ordinata).
L’uomo per “creare” questi sistemi di riferimento ha considerato inizialmente la terra come se fosse una sfera (la terra
in verità è un ellissoide anzi per essere più precisi un geoide:
per ellissoide intendiamo un solido ottenuto dalla rotazione di un ellisse con superficie regolare
mentre per geoide intendiamo un solido ottenuto sempre dalla rotazione di un ellisse ma con superficie irregolare come
quella della crosta terrestre caratterizzata da vulcani, monti, depressioni).
(la terra infatti non può essere una sfera poiché la sua eccentricità è minore a 1 (che sarebbe l’eccentricità della sfera)
per via della sua rotazione.
Considerata la terra come sfera, prendiamo un piano con cui sezioniamo il pianeta. Con questo lavoro si rintracciano
tante circonferenze, e la circonferenza maggiore che si otterrà verrà denominata Equatore. L’equatore divide la terra in
2 emisferi:
L’emisfero Nord (o Boreale)
L’emisfero Sud (o Australe).
Se mandiamo dei piani paralleli all’equatore, si ottengono tante circonferenze con raggio sempre più piccolo fino ad
ottenere 2circonferenze con raggio nullo (che saranno di conseguenza dei punti ovvero i Poli).
Tutte le circonferenze parallele all’equatore vengono denominate Paralleli
E, poiché per convenzione, ogni parallelo dista da 1altro di un grado, ce ne saranno 90 per ogni emisfero.
Se prendessimo un piano perpendicolare all’equatore si può intercettare una circonferenza che va dal polo nord a sud.
Una parte della circonferenza verrà denominata meridiano mentre quella opposta antimeridiano. Come punto di
riferimento del meridiano si prende quello che passa per Greenwich; il punto di riferimento dell’antimeridiano sarà
quello che si trova dalla parte opposta di Greenwich e cade al centro dell’Oceano Pacifico dove si trova anche la linea di
cambiamento di data. Troviamo un meridiano per ogni grado di conseguenza ne troveremo 360, e ogni 15grandi
troviamo un fuso orario.
Posti questi sistemi di riferimento, possiamo facilmente identificare un punto che si trova sulla crosta terrestre. Avendo i
sistemi di riferimento, sarà infatti facile individuare le sue coordinate.
Con latitudine intendiamo la distanza angolare tra un punto e l’equatore, ed è espressa in gradi o frazioni di grado.
Ovviamente assieme alla latitudine dovremo specificare nord o sud ovvero se il punto si trova a nord o a sud
dell’equatore.
Con longitudine intendiamo la distanza angolare tra un punto e il meridiano di Greenwich, essa è espressa in gradi o
frazione di grado e assieme alla longitudine dovremo specificare est od ovest ovvero se si trova a est oppure ad ovest
del meridiano principale.

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Il sistema solare è costituito da pianeti che ruotano attorno al Sole (questa è la teoria Copernicana fatta da Copernico
che si contrappose a quella geocentrica Tolemaica di Tolomeo). Gli antichi pensavano che la terra fosse al centro
dell’universo perché vedevano muoversi il sole, le stelle e i pianeti attorno ad essa. Gli studi invece possono dimostrare
il contrario. Infatti si è dimostrato che la terra è caratterizzata da 1 asse terrestre (un asse immaginario che va dal Polo
Nord al Polo Sud e su questo asse la terra ruota in senso antiorario (da Ovest a Est: infatti vediamo il sole spostarsi da
Est a Ovest).
È stato dimostrato anche la sfericità della terra (in passato si pensava che la terra non fosse sferica bensì un disco sferico
diverso quindi dalla fisionomia dei pianeti). Gli scienziati del passato si sono avvalsi di alcune prove per dimostrare la
veridicità della sfericità del nostro pianeta.
1° prova: l’eclisse della luna. La luna è caratterizzata da 2periodi: il plenilunio (periodo in cui la luna è completamente
illuminata poiché la terra si trova tra la luna e il sole), e il novilunio (quando la luna non risulta illuminata poiché si
trova tra la terra e il sole).
L’eclisse avviene solamente nel plenilunio (quindi la terra si trova tra il sole e la luna), e durante l’eclisse proietta la sua
ombra sulla luna oscurandola in parte, e poiché questa ombra è circolare, dimostra scientificamente che la terra è
sferica.
2° prova: la visione di oggetti molto lontani. Se vediamo un corpo molto lontano avvicinarsi a noi, non vedremo la sua
immagine minuscola che si fa sempre + grande, infatti vedremo inizialmente solo la parte + alta dell’immagine e piano
piano la parte inferiore (al mare, se una nave arriva dall’orizzonte si inizierà a vedere la parte + alta: l’albero, e poi lo
scafo). Se la terra fosse invece piatta vedremo invece subito tutto l’oggetto in lontananza anche se minuscolo. La stessa
cosa (ma opposta) avviene quando un oggetto si allontana.
3° prova: la stella polare. La stella polare è una stella molto luminosa che fa parte della costellazione dell’Orsa Minore
che si può vedere solo dal nostro emisfero e viene presa come punto di riferimento poiché indica il Nord. Al polo Nord
la vediamo molto alta mentre man mano che si va a latitudini più basse (quindi verso l’equatore) la vedremo sempre più
vicina alla linea dell’orizzonte. Questa è una dimostrazione della sfericità della terra perché se quest’ultima fosse un
disco la vedremo sempre alla stessa posizione ovunque ci troviamo.
Al polo nord si possono vedere tutte le stelle del nostro emisfero (queste stelle sono circumpolari) poiché, per via della
rotazione della terra, sembrano compiere dei cerchi aventi per centro il polo nord stesso. (le stelle che sembrano
muoversi tengono comunque sempre la stessa distanza fra di loro).

Punto di stazionamento: è il punto della superficie terrestre in cui si trova l’osservatore.


Orizzonte apparente: è il piano tangente alla superficie terrestre per il punto di stazionamento.
Orizzonte visivo: è la linea circolare che limita la porzione di superficie osservabile dal punto di stazionamento.
Ovviamente maggiore è l’altitudine del punto di stazionamento, maggiore è l’orizzonte visivo.
L’orizzonte astronomico: è il piano parallelo all’orizzonte apparente e passante per il centro della Terra.

Le dimensioni della terra furono studiate in molto preciso da Eratostene che era riuscito a calcolare la circonferenza
della terra mediante l’uso di un gognometro (il raggio della terra è circa 40.000 km). Fece questo calcolo in Egitto.
Il 21 giugno (solstizio d’estate) i raggi a mezzogiorno si trovano perfettamente perpendicolari alla terra sulla linea dei
tropici.
Di conseguenza prese in considerazione 2 città: Syene (situata perfettamente sul tropico del cancro) e Alessandria (città
dell’Egitto situata a nord rispetto al tropico).
A mezzogiorno l’obelisco a Syene non proiettava nessun ombra sul suolo, mentre i raggi solari su quello si Alessandria
proiettavano un ombra. Di conseguenza Eratostene misurò l’angolo che misurava 7,02°. Era noto ai quei tempi che la
distanza tra Alessandria e Syene era di 5.000 stadi (circa 800 Km).
Ora con una semplice proporzione si può calcolare il raggio e la lunghezza della circonferenza terrestre:

angolo calcolato : angolo giro = distanza (Alessandria-Syene) : circonferenza terra

7° : 360° = 800 Km : 2 π r

2 π r = (800 x 360) / 7

2 π r = 41,142 km (valore approssimativo della misura nota e precisa che conosciamo oggi: 40,076 Km)

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Si dice che il sole il 21 giungo è allo zenit. Per Zenit intendiamo il punto sulla verticale del luogo (punto di intersezione
tra la retta perpendicolare all’orizzonte apparente e la sfera celeste).
Mentre per Nadir intendiamo il punto sulla verticale del luogo ma dalla parte opposta (quindi il punto di intersezione tra
la retta perpendicolare all’orizzonte apparente e l’opposta sfera celeste).
Il 21 Giugno il sole è allo Zenit nel tropico del cancro ed è per questo che a Syene a mezzogiorno il sole non proietta
ombra alcuna.

Sappiamo che la terra non è perfettamente sferica poiché è schiacciata ai poli. Questo suo schiacciamento polare è
dovuto alla sua rotazione.
Sappiamo che la forza di gravità che agisce su un corpo m situato sulla superficie terrestre è la risultante di due vettori:
la forza di attrazione newtoniana e la forza centrifuga derivante dalla rotazione terrestre. La forza di attrazione
newtoniana è sempre orientata verso il centro della terra ed è espressa come:
F = G · (M· m) / d²
Con G = costante, M: massa della Terra, e d la distanza del corpo di massa m dal centro della terra.

La forza centrifuga derivante dalla rotazione terrestre, che è orientata perpendicolarmente all’asse terrestre e agisce
allontanando il corpo dall’asse stesso è espressa come:
F = m ·ώ² · r
Dove ώ è la velocità angolare di rotazione e r indica la distanza del corpo di massa m dall’asse di rotazione.

Di conseguenza la forza di attrazione newtoniana rimane costante in tutta la terra, mentre la forza centrifuga cambierà
poiché dipende dal raggio. Infatti sull’equatore, dove il raggio è massimo, la forza centrifuga risulterà massima mentre
man mano che ci si allontanerà da quest’ultimo e ci si avvicinerà ai poli questa forza avrà intensità sempre minore fino a
raggiungere l’intensità 0 nei poli dove (a causa del raggio = 0) risulterà nulla.
Quindi questa diversità nella risultante porta ad una differente forza di gravità che determina appunto lo schiacciamento
dei poli.
Se la terra è schiacciata ai poli e ci spostiamo di un grado dall’equatore o di un grado dal polo, la lunghezza dei
rispettivi archi (ovvero le ampiezze della superficie) che si trovano tra un parallelo e l’altro risulteranno diversi. Difatti
+ ci si trova vicini al polo maggiore sarà l’arco compreso tra i 2 paralleli, mentre mano a mano che ci si avvicinerà
all’equatore si otterrà un ampiezza di superficie dell’arco minima.

Come detto precedentemente, la terra è un geoide. È un geoide non solo per via delle depressioni, delle catene che
rendono irregolare la superficie ellissoidea della terra, ma anche per via delle differenti densità che hanno le masse
rocciose all’interno della terra stessa.
È noto che i fondali oceanici hanno delle rocce molto pesanti (chiamate Basati de Gabbri) mentre sulla terra emersa i
fondamenti sono per lo più in granito.
Di conseguenza, a causa della diversità della massa, negli oceani c’è una gravità maggiore rispetto alle zone della terra
emersa. Ed è proprio questa differenza dell’accelerazione gravitazionale a seconda dei luoghi in cui ci si trova che
determina lo stato di geoide alla terra. Quando ci si trova negli oceani infatti la linea del geoide si trova al di sotto della
linea (immaginaria) dell’ellissoide mentre sulla crosta terrestre la linea del geoide è maggiore di quella dell’ellissoide.
Di conseguenza, è sottinteso affermare che il centro del geoide non coincide completamente con quello dell’ellissoide.

Orientamento:
L’est: per determinare dove si trova l’est rispetto a noi, basta osservare dove sorge il sole nell’equinozio di primavera ed
autunno: esso si trova sempre perfettamente ad est.
L’ovest: determinato l’est è facile trovare l’ovest poiché quest’ultimo si trova perfettamente opposto all’est.
Il nord: per trovare il nord, conoscendo l’est (determinato precedentemente grazie al sorgere del sole) , basta ruotare di
90° in senso antiorario (da destra verso sinistra)
Il sud: per trovare il sud basta trovare il nord poiché il sud si trova sempre dalla parte opposta del nord. Oppure 1altro
metodo è guardare dove si trova il sole a mezzogiorno (qualsiasi giorno dell’anno) poiché il sole a mezzogiorno indica
sempre il sud.

Bussola:
La bussola è uno strumento che consente di orientarsi in qualsiasi condizione. L’ago magnetizzato della bussola si
dispone secondo la componente orizzontale del campo magnetico terrestre, le cui linee di forza si concentrano ai poli
magnetici che tuttavia non coincidono con quelli geografici; generalmente la discordanza è poco avvertibile nelle zone
non troppo vicine ai poli. L’angolo formato dalla componente orizzontale del campo magnetico terrestre rispetto alla
direzione del nord geografico è chiamato angolo di declinazione magnetica. La conseguenza dell’angolo di declinazione
magnetica nel punto di stazionamento permette di stabilire con precisione i punti cardinali a partire dalle direzioni
indicate dalla bussola.

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Una carta geografica può essere definita come la rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica della superficie
terrestre. Le caratteristiche principali di una carta geografica sono:
1. la scala: ossia il coefficiente di riduzione
2. il sistema di rappresentazione: che è in relazione con l’approssimazione che si vuol ottenere
3. la simbologia: che è funzione del contenuto della carta, ossia degli oggetti reali che si vogliono rappresentare.
In base alla scala (quindi al coefficiente di riduzione) le carte geografiche si possono dividere in 4 tipi:
0 – 10,000 mappa o pianta
10,000 – 100,000 carta topografica
100,000 – 1,000,000 carta corografica
> 1,000,000 carta geografica
Tanto è maggiore la scala più sono i dettagli e gli elementi riconoscibili.
Ci sono anche altri tipi di carte:
1. Carta isotermica (iso: uguale; termica: temperatura): è una cartina dove troviamo delle linee che collegano dei
punti (quindi dei luoghi geografici) caratterizzati dallo stesso clima (registrando le massime registrate nei mesi
+ caldi e le minime registrate nei mesi + freddi).
2. Carta isobara (iso: uguale; bara: pressione): è una cartina dove troviamo delle linee che collegano punti con la
stessa pressione (pressione misurata in Pascal)
3. Carta tematica: la cartina che riporta la leggenda: ovvero ad ogni colore o simbolo corrisponde un elemento
riconoscibile nel luogo (come le linee di confine, i triangoli che simboleggiano i vulcani, in presenza di una
carta stradale le linee nere simboleggiano le ferrovie..). tuttavia colori e simboli vengono illustrati nella
leggenda.
4. Carta altimetrica: indica l’altitudine dei luoghi ed è formata da delle linee che corrispondono ad una
determinata altezza. Queste linee spesso sono tratteggiate e quelle con un tratteggio + breve sottolineano una
zona dalla bassa altitudine mentre quelle a tratteggio + forte sottolineano una zona più soprelevata. Queste
linee (ovvero le linee che collegano punti con la stessa altezza) vengono chiamate isoipse e ne troviamo una
ogni 100 metri di altitudine, di conseguenza in una montagna alta 350 metri per esempio troveremo 3 linee
isoipse. Tanto + sono strette sono le linee fra di loro tanto maggiore è il dislivello.

Le leggi di Keplero:
Le leggi di Keplero esprimono con buona approssimazione la cinematica del moto dei pianeti attorno al Sole e i rapporti
reciprochi tra questi moti. Quando Keplero le formulò queste leggi erano empiriche perché non potevano essere
dimostrate scientificamente, tuttavia ultimamente con il progresso della scienza furono dimostrate da Newton e la sua
legge di gravitazione universale. Le leggi di Keplero sono 3:
1. Legge delle orbite: i pianeti descrivono orbite ellittiche attorno il Sole, il quale occupa uno dei due fuochi.
L’asse che passa per i due fuochi è detto asse maggiore e questo tocca l’orbita in due punti. Il punto + lontano
al sole è l’afelio, il punto più vicino al sole è perielio.
Quando la terra è in afelio dista 152,000,000 km, mentre quando è in perielio dista dal sole 147,000,000.
Il semiasse maggiore dell’ellisse della terra (il semiasse maggiore con i suoi 149 milioni di km viene
considerato un unità astronomica).
2. Legge delle aree: i raggi vettori che congiungono i pianeti con il centro del Sole coprono aree uguali in tempi
uguali. Di conseguenza da questa legge si può dedurre che la velocità del pianeta non è costante, bensì cambia
dai luoghi dove ci si trova, e questa differenza è dovuta alla vicinanza del pianeta al Sole. Questa diversità
determina anche una durata diversa delle stagioni. Infatti la somma Primavera-Estate è > rispetto alla somma
Autunno-Inverno.
3. Legge dei tempi: i quadrati dei tempi impiegati dai pianeti a descrivere le loro orbite sono proporzionali ai cubi
dei semiassi maggiori delle orbite stesse.

Le tre leggi di Keplero permisero a Newton, nel 1687, di enunciare la legge di gravitazione universale: due corpi di
massa m e m’, a distanza r, si attraggono lungo la direttiva dei propri centri con forza direttamente proporzionale al
prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza.

F = G (m • m’ ) / r2

Dove G è la costante di gravitazione universale che vale 6,67 • 10 –11 N•m2/kg2


La legge di Newton consente un’interpretazione + precisa dei moti di rivoluzione dei pianeti.
Le 3leggi di Keplero, sebbene enunciate prima della legge di gravitazione universale, vanno considerate come
conseguenze della legge di Newton poiché ciascuna di esse può essere ricavata dalla legge di gravitazione tramite
una semplice dimostrazione matematica.

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Così come l’uomo ha creato sistemi di riferimento per rintracciare le coordinate di un punto sulla crosta terrestre,
così ha fatto per rintracciare punti (come stelle) nel cielo. L’uomo, dalla Terra, non è in grado di notare il campo di
profondità dell’universo, e di conseguenza, vedendo in 2 dimensioni, vede gli astri come se fossero proiettati su una
sfera: la sfera celeste al centro della quale troviamo appunto la terra.
Sulla sfera celeste si possono definire elementi geometrici di riferimento. Prolungando l’asse di rotazione terrestre,
questo diventa l’asse della sfera celeste (asse del mondo). Questo asse intercetta la sfera in 2punti: i poli celesti:
il nord celeste ed il sud celeste. Allo stesso modo fatto con la Terra, si possono definire i meridiani e i paralleli
celesti. In questo modo si possono ottenere 2 tipi di coordinate:
le coordinate equatoriali (riferite all’’equatore terrestre)
Le coordinate orizzontali (riferite al piano dell’orizzonte dell’osservatore).

Le coordinate equatoriali
Le coordinate equatoriali sono proiezioni sulla volta celeste delle coordinate geografiche. La direzione di 1corpo
celeste è determinata con l’angolo di declinazione celeste (che è l’altezza angolare del corpo sul piano dell’equatore
celeste) e con l’ascensione retta (che è l’angolo compreso tra due meridiani celesti).
La declinazione celeste equivale alla latitudine di 1punto sulla superficie terrestre.
L’ascensione retta equivale alla longitudine, ma riferita al meridiano fondamentale celeste (il meridiano che passa
per il punto dell’Ariete). L’ascensione retta dei corpi del sistema è solare (anche il sole si sposta sullo sfondo del
cielo di 1grado al giorno percorrendo in 1 anno tutte le costellazioni dello zodiaco). E sempre nel corso dell’anno i
corpi del sistema solare variano anche di declinazione per i differenti rapporti di questi corpi con l’equatore celeste
nelle diverse stagioni (per questo esistono annuari astronomici gli effemeridi che indicano per ogni corpo celeste e
per ogni ora la declinazione e l’ascensione retta.

Le coordinate orizzontali
I 2 punti d intersezione della verticale dell’osservatore con la volta celeste sono chiamati zenit e nadir.
Lo zenit si trova al di sopra del osservatore (sulla sua verticale) mentre il nadir, sta nell’emisfero celeste opposto a
quello dell’osservatore.
I circoli verticali sono gli infiniti circoli che passano per lo zenit e per il nadir. Il circolo verticale che passa anche
per il nord e per il sud celeste è detto circolo meridiano del punto di osservazione (meridiano locale).
Le coordinate orizzontali sono l’azimut e l’altezza.
L’azimut di un astro è l’angolo in senso orario tra il circolo meridiano e il circolo verticale che passa per l’astro.
L’altezza è l’angolo tra la direzione dell’astro e il piano d’orizzonte.
L’altezza è positiva se l’astro si trova al di sopra dell’orizzonte, negativa se è al di sotto.

Di conseguenza con le coordinate equatoriali possiamo individuare un punto nella sfera celeste prendendo come
punto di riferimento la terra.
Con le coordinate orizzontali possiamo individuare un punto nella sfera celeste prendendo come punto di
riferimento il punto esatto in cui ci troviamo.

Parallasse
Un metodo utilizzato per la misurazione delle distanze tra la Terra e un astro è il metodo della parallasse.
La parallasse è l’angolo formato dalle 2 direzioni di un oggetto celeste rispetto a 2 punti di osservazione distinti
(che saranno i vertici alla base del triangolo). La base del triangolo (ovvero il lato compreso tra i 2 punti di
osservazione) viene denominato Asse di Base.
C’è bisogno di conoscere entrambi i due punti di osservazione distinti perché solo così si possono ottenere le due
direzioni dell’oggetto che, intersecate, formano l’angolo della parallasse.
Infatti dai 2 diversi punti di osservazione si vede il corpo celeste situato in 2 posizioni differenti, e di conseguenza
prendendo in considerazione un solo punto di osservazione non si può ricavare la lontananza dell’astro.

Esempio:

astro astro

2α α

2 asse di base asse di base


1punto di osserv. 2punto di osserv. 1punto di osserv 2punto di osserv.

I punti di osservazione sono Terra-Terra,ma, in questo caso, viene considerato come asse di base la distanza terra-Sole

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Come punti di osservazione si prendono generalmente:
1. Terra – sole
2. Terra – Terra dopo 6mesi (quindi la posizione della terra da un estremo dell’ellisse all’altro)
3. Terra – Terra dopo 12ore (quindi la posizione della terra dopo da un’estremo della sua rotazione all’altro).

Trovati i due punti di osservazione e di conseguenza conoscendo l’asse di base, con il teorema dei seni si può calcolare
α (la parallasse), calcolo che ora fanno direttamente i telescopi.
Determinata la parallasse possiamo calcolare ora la distanza Terra- astro (d )
d = 1/ α (parallasse)
Di conseguenza tanto è maggiore la parallasse tanto è minore la distanza, e viceversa.
La distanza ottenuta con la divisione 1/ α non è in km bensì in parsec. Tuttavia, sapendo la misura di un parsec
possiamo dedurre la distanza in km
1 parsec = 3,26 anni luce
1anno luce = 9500 miliardi di km
implica 1parsec = 3,1 x 1013 km

Quando la distanza è lunga bisogna usare come asse di base ½ della distanza della terra da 1estremo all’altro dell’ellise
(di conseguenza l’asse di base sarà il semiasse maggiore dell’ellisse (terra-sole)). (la distanza si chiama distanza
annuaria).
Quando la distanza è + breve (come la luna) si può calcolare usando come asse di base il raggio equatoriale della terra
(ovvero usando come punti di riferimento la posizione della terra e la posizione della terra dopo 12 ore). (si chiama
distanza diurna).

Il valore massimo dell’angolo di parallasse si ha quando l’angolo considerato ha una ampiezza di 90° e questo avviene
al tramonto quando lo zenit è il punto + in alto e quindi la distanza zenitale è di 90°.

Strumenti ottici
Lo strumento ottico + antico è il cannocchiale scoperto da G. Galilei.
Ora invece vengono utilizzati i telescopi che sono di due tipi:

1. telescopio a rifrazione: abbiamo la rifrazione quando 1raggio di luce passa da un pezzo con un indice di
rifrazione ad un altro mezzo con un indice di rifrazione diverso (es. aria/acqua). Quando il raggio di luce
cambia mezzo devia la sua direzione. Le stelle mandano molti raggi di luce, ma poiché la loro lontananza è
massima, si considerano i suoi raggi paralleli. I raggi arrivano nella lente del telescopio che li converte e li
direziona verso il fuoco. L’oculare poi ingrandirà l’oggetto che è stato proiettato sul fuoco e di conseguenza
otterremo l’immagine dell’astro ingrandita.
2. telescopio a riflessione: sono degli specchi concavi e quindi più sono grandi gli specchi e più risulterà nitido
l’oggetto. La luce arriva e viene riflessa dagli specchi, gli specchi indirizzano la luce in modo tale che rimbalzi
da uno specchio all’altro e durante questi rimbalzi ovviamente si ingrandisce l’immagine. Tuttavia gli specchi
grandi sono troppo pensanti e di conseguenza tendono ad incurvarsi e un minimo cambiamento altera tutta la
buon riuscita dell’ingrandimento. Quindi si costruiscono specchi più piccoli ma in quantità maggiori. Di
conseguenza le concavità, appezzate da specchi + piccoli uno vicino all’altro , proiettano e ingrandiscono
l’immagine. Ora ci sono anche + telescopi che lavorano assieme che raccolgono la luce ed ogni luce viene
proiettata nello stesso punto. Di conseguenza l’immagine risulterà molto + ingrandita.

Oggi i migliori telescopi vengono posti sui satelliti e quindi fuori dalla atmosfera. Difatti fuori dall’atmosfera i telescopi
non subiscono turbolenze, disturbi ed assorbimenti della luce prodotti dall’atmosfera che rendono l’immagine
nettamente peggiore (il telescopio + famoso del mondo infatti Hubble si trova a 600 km dalla crosta terrestre e quindi
non è soggetto da nessuna interferenza visiva prodotta dall’atmosfera).

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Gli spettroscopi raccolgono ed analizzano la luce proveniente da qualsiasi corpo luminoso (in questo caso dagli astri).
Difatti la luce bianca dei raggi degli astri si può scomporre nelle sue componenti monocromatiche ottenendo lo spettro
della luce dell’astro. Ci sono due tipi di spettri:
1. spettro di emissione: per ottenere lo spettro di una sostanza è sufficiente riscaldare ad alta temperatura la
sostanza da analizzare (in questo caso la temperatura della stella è già elevatissima di suo). La luce emessa si
può analizzare con un prisma che ci darà il suo spettro. Nello spettro troveremo delle righe spettrali che sono
caratteristiche di ciascun elemento, difatti non esistono elementi diversi con lo stesso spettro.

2. spettro di assorbimento: gli spettri di assorbimento sono “il negativo” dello spettro di emissione. Una sorgente
luminosa (in questo caso il nucleo della stella che, essendo una sorgente luminosa, produce uno spettro
continuo) produce una luce luminosa che attraversa la sostanza scaldata e quindi portata ad alta temperatura
(sostanza che si trova sull’atmosfera della stella). Successivamente la luce che arriva a noi, viene analizzata
con un prisma che ci mostra in uno schermo il suo spettro. Quando la radiazione bianca emessa da una
sorgente di elevata temperatura passa attraverso un gas caldo, di temperatura inferiore, lo spettro continuo
appare solcato da righe dalla sorgente oscure di assorbimento, in posizioni identiche ad alcune di quelle dello
spettro di emissione corrispondente. Nello spettro troveremo delle righe spettrali che sono caratteristiche di
ciascun elemento, difatti non esistono elementi diversi con lo stesso spettro.

Grazie agli spettri, poiché ogni sostanza ha le proprie righe spettrali, e quindi ogni riga spettrale simboleggia uno e una
soltanto sostanza, possiamo capire di che cosa sono costituite le stelle.

Oltre alle radiazioni visibili ci sono anche le onde radio che hanno una lunghezza molto lunga ( 0,1m < λ < 10m)
Attraverso le onde radio possiamo percepire anche delle immagini e non solo dei suoni, e proprio per questo vengono
usati i radiotelescopi poiché possono captare le immagini di corpi celesti sprovvisti di luce (ad esempio le stelle a
neutroni).
Questi radiotelescopi di norma sono caratterizzati da 2 parti (come il radiotelescopio di Medicina):
uno a forma di T che ha la capacità di misurare le radioonde fisso in una determinata posizione; ed a fianco di esso ne
troviamo un altro a forma di parabola che è orientabile.
I radiotelescopi sono molto efficaci nell’ingrandimento poiché hanno una caratteristica unica che tutti gli altri telescopi
non hanno: difatti tutti i radiotelescopi sono collegati tra loro e di conseguenza si passano le informazioni (informazioni
che vengono inviate ogni minuto). E poiché ogni radiotelescopio, a seconda del luogo in cui si trova, capta una
determinata immagine del corpo celeste, questa immagine, unita a quella che ci giunge da altri radiotelescopi, risulterà
aver una visione eccezionale di ingrandimento nitidezza e quasi tridimensionalità poiché è la risultante fra + immagini.

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Il Sistema Solare
Il sistema solare ha un origine di circa 4 ½ miliardi di anni fa (data che coincide con la nascita del sole). Questo sistema
si è formato da una nebulosa formata da gas e polveri (i componenti dei futuri pianeti, asteroidi e del sole).
Questa nebulosa passò da uno stato di stazionamento ad uno di turbolenza (dovuto dal passaggio di un corpo celeste:
probabilmente una meteora) che mosse i gas e le polveri che crearono un centro dove la massa era maggiore rispetto al
resto della nebulosa creando un centro di gravitazione universale. La massa più grande ovviamente attirò i corpi più
piccoli e di conseguenza attirò gran parte dei gas e delle polveri iniziali. La materia, avvicinandosi e concentrarsi, è
collassata in questo punto centrale e più massa si aggregava e maggiore diveniva la forza gravitazionale. L’immensa
materia che si era aggregata nel punto centrale determinò un netto aumento della pressione (poiché tutta la massa
attirata si era pressata in un punto relativamente piccolo). L’aumento di pressione fu accompagnato da un aumento della
temperatura (poiché pressione e temperatura sono direttamente proporzionali: all’aumento di uno troviamo l’aumento
dell’altro) che innescò le prime reazioni termonucleari. Queste reazioni segnarono la nascita della stella sole:
l’agglomerato di polveri e gas era ora divenuto, con l’innesco delle reazioni, una vera stella.
Tuttavia non tutta la materia iniziale della nebulosa collassò nel centro gravitazionale: si formarono altri centri
gravitazionali periferici (anche se nettamente più piccoli) che, diventando nuclei di condensazione gravitazionale,
iniziarono ad attirare polveri e gas circostanti. Questi piccoli centri periferici, che saranno i futuri pianeti, messi in
movimento dalla perturbazione iniziale, iniziarono a muoversi attorno all’agglomerato centrale (il sole) (per forza
gravitazionale) e, grazie alla loro massa (nettamente maggiore rispetto a tutto il resto che venne incorporato nella stella)
non furono inglobati. Difatti, grazie alla massa (e al vento solare), la loro forza centrifuga era sufficientemente intensa
per contrastare quella gravitazionale. E di conseguenza i futuri pianeti, ruotando attorno al sole, iniziarono a compiere le
loro elissi che compiono tuttora.
L’aumento di temperatura del sole (dovuto ora anche dalle reazioni nucleari) portò anche ad un aumento della
dilatazione. Con la dilatazione, gli strati esterni della stella si espansero e questa loro estensione portò 1ulteriore
colassamento che innescò una temperatura nettamente maggiore rispetto a quella precedente. Con la stessa energia
sviluppata dalla reazione termonucleare, si sviluppò anche un forte vento solare che liberò il sistema solare da gran
parte dei gas e dalle polveri rimaste. l’esplosione determinò anche ad una spinta centrifuga (per i nuclei periferici con
una massa sufficientemente pesante) che si oppose alla contrazione gravitazionale. Il collasso gravitazionale fu
bloccato.

Il Sole
Il Sole dista dalla Terra 8 minuti di luce e di conseguenza la sua luce (e la sua energia) arriva sulla terra con un ritardo
di 8 minuti. Il sole è molto grande ed ha un raggio pari a 109 volte quello terrestre. La densità invece è di ¼ quella
terrestre (che è di 5 g/cm3). La densità è nettamente inferiore poiché il sole è composto prevalentemente da gas.
Il sole, come tutti i corpi celesti, si muove attorno al proprio asse.
Tuttavia all’equatore la sua velocità angolare è nettamente maggiore,mentre minore ai poli. Infatti il sole impiega 35
giorni terrestri a compiere un giro interno intorno ai poli,mentre all’equatore 25. questo è possibile solo per via della sua
superficie che è liquida (solo grazie ad uno strato superficiale liquido infatti si può avere una diversità della velocità
angolare).
La temperatura sulla superficie solare è di circa 6,000 °C; mentre nel nucleo si toccano i 14,000°C (temperatura grazie
alla quale si possono ottenere reazioni termonucleari che trasformano l’idrogeno in elio). Il diametro del nucleo è di
300.000 km (circa come la distanza Terra-Luna che è 358,000 km). L’alta temperatura del nucleo è dovuta
dall’elevatissima pressione (di 400 miliardi di atm) dovuta agli urti degli atomi presenti in esso. Queste pressioni del
nucleo sono controbilanciate dal peso di tutti gli altri strati esteri grazie ai quali la pressione non porta ad una
dilatazione. Gli urti tra i protoni dell’idrogeno determinano la produzione dell’elio.
Nel nucleo c’è la trasformazione della materia in energia: una piccola quantità di materia difatti si trasforma in energia
secondo l’equazione E = m c2 (questa formula ci dice che in queste reazioni poca massa viene “persa” a discapito di una
grandissima quantità di energia (poiché la massa è moltiplicata per la velocità della luce al quadrato (numero
immenso)). Le reazioni che avvengono nel sole sono le fusioni (che da 4 atomi di idrogeno si ottiene 1atomo di elio
assieme a moltissima energia). Questa energia viene irradiata come radiazione elettromagnetica ad altissima frequenza e
bassa λ attraverso lo strato di trasporto radioattivo (una zona trasparente di 300.000 km di spessore che lascia passare
molte radiazioni di raggi x e γ). Dopo questa zona troviamo la zona convettiva opaca alle radiazioni (dove quindi le
radiazioni non riescono facilmente a passarla): in questa zona di conseguenza la temperatura aumenta poiché l’energia,
sottoforma di radiazione elettromagnetica, non riuscendo a oltrepassarla, resta “intrappolata”. Questa temperatura
determina moti convettivi.
La conduzione è il trasporto di calore e di energia che avviene tra i metalli. Ma nei fluidi avviene il trasporto di materia
e con essa anche di calore ed energia. Quindi il trasporto di calore e temperatura avviene tramite veri e propri
movimenti chiamati moti convettivi. La materia, che si trova nella parte + profonda della zona convettiva opaca alle
radiazioni, subisce un aumento di temperatura (poiché si trova + vicina al nucleo); questo aumento di temperatura fa si
che la materia sia più calda e quindi + leggera. La sua leggerezza fa si che si sposti dal centro verso l’esterno.
All’esterno di questa zona, dove la temperatura è nettamente minore si raffredda e diventa + pesante e quindi torna
verso il centro del sole. Questo continuo movimento dal basso verso l’altro e successivamente viceversa ha la forma
circolare.

8
Dopo la zona convettiva opaca alle radiazioni troviamo la fotosfera ovvero la parte superficiale del sole che è
caratterizzata da molte bolle: le parti centrali di esse (essendo + calde) sono più chiare; mentre la parte esterna è +
fredda e quindi +scura. Nella fotosfera troviamo anche delle macchie solari ovvero delle cavità caratterizzate da una
bassa temperatura (minore di 4.500°) e aventi una area molto estesa (anche di 50.000 km). Poiché la temperatura è
molto bassa (rispetto al resto del sole) la macchia solare è molto scura e in essa non avvengono i moti convettivi. Queste
macchie convettive sono periodiche: ogni 11 anni l’attività magnetica del sole aumenta e provoca delle perturbazioni
magnetiche che determinano appunto queste macchie (quindi ogni 11 anni le macchie, da un numero esiguo passano ad
un numero relativamente elevato rispetto alla superficie solare).(NB: prima degli 11 anni le macchie solari ci sono ma
tuttavia sono poche e ridotte come raggio) (Il magnetismo è dovuto al movimento del sole ed esso influenza il
magnetismo terrestre che è tuttavia protetto in parte dalla magnetosfera=.
Quando le attività di queste macchie si va esaurendo, poiché esse non sono fisse in 1determinato punto sulla superficie
del sole, si spostano dalla propria latitudine verso l’equatore solare.
Dopo la fotosfera troviamo l’atmosfera solare caratterizzata da una temperatura nettamente maggiore rispetto alla
fotosfera (toccando i 20.000 gradi) e questo è dovuto agli urti tra le particelle della materia solare e i gas dell’atmosfera
per via dei moti convettivi. Gli urti sono molto forti e determinano 1 aumento della temperatura.
L’atmosfera è formata da una cromosfera che si vede durante l’eclisse di sole totale dove si vede questo cerchio anulare
rosso (dovuto dagli spettri di emissione dell’idrogeno). Gli idrogeni infatti, acquistando energia (dovuta alla
temperatura solare) si eccitano, e poi, per tornare allo stato normale, emettono energia sotto forma di radiazione rossa
(che rappresenta il salto + alto che fa l’idrogeno). Nella fotosfera viene irradiata l’energia visibile per assorbimento:
Una sorgente luminosa (in questo caso il nucleo del Sole che, essendo una sorgente luminosa, produce uno spettro
continuo) produce una luce luminosa che attraversa la sostanza scaldata e quindi portata ad alta temperatura (sostanza
che si trova sull’atmosfera della stella. Successivamente la luce che arriva a noi, viene analizzata con un prisma che ci
mostra in uno schermo il suo spettro. Nello spettro troveremo delle righe spettrali che sono caratteristiche di ciascun
elemento, difatti non esistono elementi diversi con lo stesso spettro.

Le reazioni termonucleari
Nel nucleo del Sole si innescano delle reazioni termonucleari di fusione nelle quali avviene la trasformazione di 4
protoni in un nucleo di elio. La massa dei 4 protoni è di poco superiore a quella dell’elio e questo sa a significare che,
durante la trasformazione, della massa è stata trasformata in energia secondo l’equazione di Einstein: E = m∙c2.
Le reazioni termonucleari del sole prendono il nome di sequenza protone-protone.
Nella prima reazione 2 protoni (1H) si fondono in un nucleo di Deuterio (2H), formato da 1protone e da 1neutrone, con
emissione di un positrone β+ (che si convertirà in energia elettromagnetica come incontra un elettrone) e di un neutrino
υ (che lascia la stella in modo definitivo). (NB: sono particelle subatomiche). In simboli:.
1
H + 1H 2
H + β+ + υ
il tempo medio di durata di questa prima reazione è di alcune di decine di milioni di anni e, affinché la reazione possa
svolgersi, due protoni carichi positivamente devono avvicinarsi molto l’uno all’altro (a 10 -14m). per avere questo
avvicinamento bisogna contrastare la forza elettrostatica dei 2 poli e per far questo occorrono alte temperature. Anche
se la durata della reazione è in chiave decine di milioni di anni, tuttavia la lunga durata viene compensata da un alto
numero di protoni che, al centro del sole, partecipano all’attività.
Nella seconda reazione la sequenza protone-protone è molto veloce (si compie in alcuni secondi) e da un deuterio (2H)e
un protone (1H) si ottiene un nucleo dell’isotopo leggero dell’elio ( 3He). le reazioni sono molto veloci poiché
nell’ambiente sono presenti una grande quantità di protoni e anche perché il deuterio è molto reattivo. Un altro prodotto
della reazione sono le emissioni di radiazioni elettromagnetiche sotto forma di raggi γ. In simboli:
2
H + 1H 3
He + γ
La sequenza protone-protone ha termine con la terza reazione: due nuclei di 3He si incontrano e formano un nucleo di
elio (4He) con l’emissione nell’ambiente di due protoni in eccesso (questa razione richiede alcuni milioni di anni).
3
He + 3He 4
He + 21H
in queste reazioni di conseguenza non si parte da 4 protoni ( H) e si ottiene solo un atomo di elio (4He) ma, durante le
1

reazioni intermedie, si ottengono anche forme di energia: β + + υ + γ.


Per via di queste forme di energia, il sole al secondo produce 3,86∙1026 J. Se si divide l’energia prodotta al secondo per
la massa solare (2∙1030 kg) si ottiene l’energia emessa dal Sole in un secondo per ogni kg di massa che vale 1,9∙10-4
J/(s∙Kg). Poiché l’energia liberata in un secondo da un Kg di materia stellare è calcolata come 1,3∙10-3 J/ (s∙Kg) e risulta
essere 7 volte maggiore di quella liberata dal sole; si può facilmente capire che nel sole solo una frazione della massa
presente prende parte alla reazione protone-protone. E questa frazione di sole che prende parte alla reazione equivale
all’ 1/7 dell’intera massa.

9
Le comete
Le comete sono corpi celesti (formati in prevalenza da polvere e ghiaccio molto rarefatti) che si muovono lungo orbite
con eccentricità che tende ad 1. Una cometa è costituita da un nucleo centrale con diametro di 50km e una chioma
molto stesa, che avvolge il nucleo come un’aureola e costituisce l’atmosfera della cometa. Molte comete hanno anche
una coda (lunga fino a 2UA). La chioma e la coda, se presente, si sviluppano enormemente quando la cometa si
avvicina al Sole. le code si sviluppano in direzione opposta a quella del Sole: seguono la testa quando si avvicinano al
Sole e la precedono quando si allontanano. La coda è l’effetto del bombardamento prodotto dal vento solare. Il vento
solare soffia via le particelle della chioma per disperderle lungo la coda. Così una cometa è destinata a perdere parte
della sua massa ad ogni passaggio in prossimità del Sole (e questo fa si che le comete hanno una vita breve) e a volte
possono essere catturate dal campo gravitazionale di un pianeta e schiantarsi. Le comete morte vengono sempre
rimpiazzate perché esiste un “serbatoio” di comete distante 100.000 UA dal sole denominato nube di Oort. Porzioni di
nube vengono dirottate da perturbazioni verso il nostro sistema solare dove si disintegrano rapidamente.

Giove
Giove è il + grande pianeta del sistema solare: il suo volume e la sua massa superano quelli di tutti i pianeti e asteroidi
messi insieme. Il suo diametro è 11 volte quello terrestre e quindi il suo volume è 1.300 volte quello terrestre. La
densità media è di 1,3 g/cm3 (poco superiore a quella dell’acqua).
Il periodo di rivoluzione avviene in 12 anni terrestri, mentre la rotazione avviene in meno di 10 ore (con una leggera
variazione nel periodo di rotazione tra poli ed equatore). All’equatore la velocità angolare è maggiore e questo ci dice
che almeno superficialmente il pianeta è liquido. Giove appare molto schiacciato ai poli: il diametro polare è del 6%
minore di quello equatoriale (una differenza di 9.000 km). La sua atmosfera è molto densa è ricca di idrogeno ed elio e
la temperatura media è di –140°C. Giove è ricoperto da 1strato di nubi a bande chiare e scure disposte parallelamente
all’equatore (per via della sua veloce rotazione). Le zone più chiare sono + fredde di quelle scure e sono ad alta
pressione atmosferica mentre le scure sono caratterizzate dalla bassa pressione. Nella faccia equatoriale del pianeta
troviamo la “grande macchia rossa”: un area ovale + grande della terra molto stabile nel tempo.
La struttura del pianeta è costituita da + strati:
1strato estremo gassoso di 1.000 km che costituisce l’atmosfera del pianeta, segue uno strato intermedio liquido di
idrogeno atomico ed elio di (24.000 km di spessore) con una pressione di 3milioni atm. 25.000 km di profondità la
pressione fa si che si determini la formazione di idrogeno metallico liquido. A profondità maggiori si trova 1strato di
ghiaccio, roccia e metalli pesanti che occupa i 10.000 km + interni del suo raggio totale di 70.000 km.
Giove ha 1forte campo magnetico, che viene messo in relazione con la veloce rotazione e la presenza di idrogeno
atomico (buon conduttore). La veloce rotazione produrrebbe forti correnti nel nucleo, e il forte campo magnetico attira
molte particelle del vento solare. L’energia emessa dal pianeta è di 2 volte maggiore di quella assorbita dal Sole: quindi
ci sono sorgenti interne di calore. (se Giove avrebbe avuto 1dimensione poco maggiore si sarebbe innescato per gravità
1 ciclo termonucleare che l’avrebbe trasformato in un secondo sole). attorno a Giove troviamo 1 piccolo anello molto
piatto di particelle solide. Giove ha 16 satelliti di cui i 4 maggiori sono chiamati galileiani poiché osservati per la prima
volta da Gallileo (Io, Europa, Ganimede, Callisto).
Io: è il satellite + interno, con diametro di 3.600km e densità di 3,5 g/cm 3 (come quello della Luna). Sulla superficie
troviamo molti vulcani accesi ma nessun cratere di impatto (dovuto al continuo rinnovamento della superficie per opera
dell’attività vulcanica). Sulla superficie abbondano rocce molto ricche di zolfo.
Europa: ha un diametro di 3.100km e densità di 3,3 g/cm3. La superficie è costituita da uno strato di ghiaccio spesso
100km. Non si sono individuati crateri di impatto e quindi probabilmente la superficie è stata liquida fino ai tempi
recenti. Sulla superficie troviamo molte spaccature dovute a infiltrazioni e solidificazioni di acqua nella crosta.
Ganimede: ha un diametro di 5.260km e densità di 1,9 g/cm3 ed è il satellite + grande del sistema solare. È formato da
ghiaccio sotto al quale troviamo acqua liquida e sulla superficie troviamo molti crateri da impatto.
Callisto: ha un diametro di 4.800km e una densità di 1,6 g/cm 3 è formato da ghiaccio e, nel sottosuolo da acqua. La sua
superficie è formata da crateri. L’emisfero di Callisto affacciato verso Giove mostra un sistema di anelli concentrici che
si estendono per un raggio di 1.500km (dovuti all’urto di 1grande corpo quando la crosta non era ancora rigida).

10
Le stelle
Le stelle sono corpi celesti che emettono grandi quantità di energia grazie alle reazioni termonucleari. La grande forza
di gravità stessa delle stelle tuttavia impedisce che questa energia provochi una dispersione del materiale stellare nello
spazio. Poiché le stelle mantengono le loro posizioni relative, si pensò in passato di facilitare la loro individuazione
associandole in gruppi: le costellazioni. Però le stelle che a noi appaiono vicine sulla volta celeste possono essere
separate da distanze enormi e questo è dovuto dalla grande distanza che ci separa dalle stelle, anche dalle più vicine.
L’occhio umano infatti non percepisce le stelle in modo tridimensionale, ma come se esse fossero tutte poste su una
immaginaria sfera: quella celeste. Però ciò che vediamo non è altro che la proiezione delle stelle sulla sfera stessa e non
la distanza reale tra la stella e la terra e tra stella e stella.
La classificazione delle stelle può essere effettuata attraverso parametri diversi.
Il primo è costituito dalle dimensioni. La misura del raggio di una stella tuttavia è un calcolo molto difficile poiché
anche i più grandi telescopi non riescono che individuare nelle stelle dei piccoli puntini luminosi. Tuttavia negli ultimi
anni, grazie alla legge di Stefan, si è riusciti a misurare, in base alla temperatura e alla luminosità, il raggio delle stelle.
La legge di Stefan, in simboli dice che:
L = 4π R2 σ T4
L = luminosità
R = raggio della stella
T = temperatura effettiva (ovvero temperatura della stella al raggio R)
σ = costante
In linea di massima il raggio delle stelle che possono essere studiate con questo metodo oscilla tra i 5 · 103 km e 5 · 108
km (quindi da 1/100 a 1.000 volte il raggio del sole). In base alla grandezza delle stelle, queste possono essere
classificate in supergiganti, giganti, nane, subnane (il Sole è considerato una nana media).

Le stelle possono essere anche classificate in base alla luminosità. In base a questa classificazione troviamo 6 classi: da
quelle di prima grandezza (le + splendenti) a quelle di sesta grandezza (al limite della visibilità).
La luminosità di una stella è una caratteristica che dipende da 2fattori: la quantità di energia irradiata dalla stella in un
secondo e la sua distanza dall’osservatore. Di conseguenza una stella per apparire molto brillante all’occhio umano deve
sia emettere molta energia sia essere vicina alla terra. La misura della radiazione proveniente da una stella così come ci
arriva è detta luminosità apparente. Apparente poiché dipende dalla distanza Terra-Stella: infatti le stelle, trovandosi a
distanze diverse dalla Terra e quindi dall’apparecchio usato per rilevare le radiazioni emesse, non ci mostrano la loro
effettiva luminosità. Il sole ci appare molto luminoso poiché vicinissimo a noi; se si trovasse invece lontano come le
altre stelle non sarebbe che un fievole puntino.
Il rilevatore utilizzato per misurare la luminosità apparente è il fotometro che è capace di rilevare la radiazione emanata
dalla stella e di convertirla in corrente elettrica. Dall’intensità della corrente è possibile quantificare la luminosità della
stella. In conclusione chiameremo magnitudine apparente (m) la misura della radiazione che arriva allo strumento
rilevatore posto sulla Terra e corrisponde alla luminosità apparente.

Per avere maggiori informazioni sulle caratteristiche di una stella bisogna conoscere la sua luminosità assoluta. La
luminosità assoluta è la quantità totale di energia irradiata dalla stella in un secondo, indipendentemente dalla distanza
dall’osservatore. Quindi questa luminosità si può calcolare solo se si conosce la distanza dalla stella e dipende solo dalla
temperatura e dalla superficie. Più una stella è calda e grande, più è luminosa.
Per comparare la luminosità delle stelle bisogna quindi considerale come se fossero alla stessa distanza dalla terra. Per
ricavare la luminosità assoluta a partire da quella apparente, bisogna stabilire una distanza standard alla quale
considerare poste tutte le stelle: questa distanza corrisponde a 10 parsec (ovvero 32,6 anni luce). La magnitudine
assoluta (M) quindi sarà la magnitudine apparente che avrebbe la stella se fosse collocata alla distanza di 10 parsec. Con
questa informazione si può calcolare la luminosità assoluta con la seguente formula:

M = m + 5 – 5 log10 d
M = magnitudine assoluta
m = magnitudine apparente
d = distanza della stella espressa in parsec

Ovviamente le stelle più vicine di 10 parsec hanno magnitudine apparente superiore a quella assoluta, mentre quelle più
lontane di 10 parsec dalla terra avranno una magnitudine apparente minore rispetto a quella assoluta.
Poiché anticamente si era soliti chiamare le stelle luminose stelle “di prima grandezza”, di conseguenza nella scala di
magnitudine le stelle più luminose hanno i valori + bassi. E dato che ci sono stelle con magnitudine assoluta maggiore
rispetto a quella delle stelle di prima grandezza (queste stelle appaiono meno luminose perché molto distanti) in questi
casi la magnitudine assoluta assume il valore 0 o addirittura valori negativi (le più luminose fino ad ora conosciute
hanno una magnitudine assoluta di –5: stelle quindi 10.000 volte più luminose del sole). La magnitudine assoluta del
Sole è di 4,9 quindi se si trovasse a 10 parsec dalla terra sarebbe solo un fievole puntino.

11
Le stelle possono essere anche classificate in base al colore della luce che emettono. Il colore è strettamente legato alla
temperatura superficiale della stella. Esiste una relazione (la legge di Wien) che permette di calcolare in Kelvin la
temperatura superficiale (T) della stella. In simboli:
T = (3.000 μm / λm) K
Quindi T, che è la temperatura superficiale (espressa in Kelvin), dipende dalla lunghezza d’onda λ m espressa in μm.
Questo colore è legato alla temperatura superficiale della stella. In ordine di temperatura decrescente le stelle sono
azzurre, bianche, gialle, arancione e rosse (le azzurre sono quindi le + calde, mentre le rosse sono + fredde). La maggior
parte delle caratteristiche delle stelle è ricava dalla spettroscopia astronomica. Lo spettro infatti di una stella ci fornisce
il colore, la temperatura, la densità e la costituzione chimica. La possibilità di risalire alla temperatura delle stelle dai
loro spettri dipende dall’abbondanza delle righe di assorbimento. Nelle stelle calde, le grandi energie determinano
violente collisioni fra atomi. Questi urti ad alta energia eccitano gli atomi a livelli energetici molto elevati in grado di
produrre righe di emissione nel visibile. Poiché la maggior parte delle stelle ha la stessa composizione chimica, la
presenza o l’assenza delle righe di certi elementi chimici dà 1idicazione della temperatura superficiale della stella. Un
numero elevato di righe di emissione indica che gli urti ad alta energia coinvolgono atomi di tutti gli elementi e che
pertanto la temperatura è elevata. Quindi uno spettro di una stella con poche righe di assorbimento (e quindi molte righe
di emissione) ha 1elevata temperatura mentre uno spettro con molte righe di assorbimento (e quindi poche righe di
emissione) ha una bassa temperatura. In ordine di temperatura decrescente, la serie spettrale è definita da classi indicate
con lettere maiuscole: O,B,A,F,G,K,M.
Il diagramma H-R: Il diagramma H-R è un grafico dove le stelle conosciute occupano una posizione determinata dalla
luminosità e dalla temperatura. Sugli assi orizzontali del diagramma sono rappresentati i tipi spettrali e le corrispondenti
temperature (decrescenti verso destra). Sugli assi verticali sono rappresentate la luminosità espressa in rapporto a quella
del Sole e la magnitudine assoluta (crescenti verso l’alto).
Temperatura

Supergiganti blu
Supergiganti rosse

Luminosità assoluta (1= Sole)


Giganti rosse
Magnitudine assoluta

Sequenza principale Sole

Nane bianche
Nane rosse

Classe spettrale

Il diagramma pone in relazione luminosità e temperatura delle stelle. Tra queste 2caratteristiche troviamo una stretta
relazione poiché una stella molto luminosa ha 1elevata temperatura e se molto luminosa e poco calda è di grandi
dimensioni. Il diagramma mostra che le stelle sono distribuite secondo tre zone ben definite. La maggioranza delle stelle
è addensata lungo una fascia che va dalle zone ad alta temperatura ed alta luminosità, alle zone con basse temperature e
basse luminosità. Questa zona è chiamata sequenza principale. Nel tratto superiore della sequenza vi sono poche stelle,
grandi, luminose e calde: le supergiganti blu. Nella parte mediana, caratterizzata da temperature e luminosità
intermedie, le stello sono + numerose (qui troviamo anche il sole). Nel tratto inferiore sono presenti poche stelle,
piccole, poco luminose e fredde: le nane rosse. Al di fuori della sequenza principale vi sono altre 2regioni di
addensamento delle stelle. La zona delle supergiganti e delle giganti rosse: molto luminose ma con temperatura bassa, e
quella delle nane bianche: poco luminose ma con temperatura alta. Le nane bianche hanno piccole dimensioni ma una
elevatissima densità.

12
Alcune stelle sono classificate tenendo conto di caratteristiche non considerate nella sintesi precedente. Sono chiamate
variabili le stelle che mostrano cambiamenti sensibili nelle loro luminosità. Questi cambiamenti possono essere
periodici (variabili periodiche): con un periodo lungo da poche ore a qualche anno, oppure irregolari (variabili
irregolari). Molte stelle variabili sono sistemi binari. Quando le 2 stelle sono allineate alla Terra, appaiono meno
luminose; quando le vediamo affiancate la luminosità è superiore. Altre stelle variabili sono un’unica stella. Si tratta
spesso di stelle giganti, la cui luminosità cambia a causa di variazioni di dimensioni o di temperatura. Le variabili più
importanti sono quelle dette variabili Cefeidi. Queste stelle formano 1gruppo molto ampio e variano con un periodo
regolare. Quelle con i periodi + lunghi sono anche quelle + luminose. Ciò permette di mettere in relazione il periodo
alla luminosità assoluta. La misura del periodo fornisce la luminosità assoluta e il confronto tra la luminosità assoluta
delle Cefeidi e quella apparente misurata dalla terra permette di risalire alla distanza della stella. Così si possono
calcolare distanze superiori a quelle consentite con il metodo della parallasse.
Tipi particolari di variabili sono le novae e le supernovae (chiamate variabili esplosive).
Le novae sono stelle coinvolte in immani esplosioni. Il loro splendore aumenta rapidamente fino a 1milione di volte nel
giro di pochi giorni per ritornare allo splendore primitivo dopo poche settimane. Il fenomeno delle novae si verifica in
sistemi binari costituiti da una nana bianca accanto ad una gigante rossa. La forte gravità della nana bianca strappa gas
alla stella maggiore e quando questo gas raggiunge la nana bianca, si innesca la fusione dell’idrogeno con una grande
produzione di energia che determina l’esplosione.
Le superonvae sono invece fenomeni rari, durante i quali una stella esplode completamente diventando 1miliardo di
volte + luminosa. Dopo l’esplosione non resta niente della struttura originaria poiché gran parte della massa è dispersa
nello spazio sotto forma di nube.
Le stelle di neutroni sono corpi in cui la materia si è tanto condensata che gli elettroni sono “compressi” nei protoni, con
il risultato che i protoni si trasformano in neutroni. In questo modo la materia perde la sua struttura atomica e subisce
una grande condensazione. Il diametro della stella di riduce fino a raggiungere grandezze di poche decine di km mentre
la massa resta uguale a quella iniziale. Di conseguenza la densità delle stelle di neutroni è elevatissima ed esercita una
grande attrazione gravitazionale. Caratteristica delle stelle di neutroni è quella di girare vorticosamente attorno al
proprio asse di rotazione.
Esistono oggetti celesti che hanno come proprietà quella di emettere onde radio a intermittenza. Queste sorgenti radio
pulsanti sono chiamate pulsar (radiosorgenti pulsanti). Le pulsar sono stelle di neutroni dotate di un grande campo
magnetico, con l’asse magnetico molto inclinato rispetto all’asse di radiazione. La stella emette fasci di radiazioni lungo
l’asse magnetico ma questi fasci raggiungono la terra solo quando i poli magnetici (nella loro rotazioni) sono rivolti
verso di noi.
Le quasar (radiosorgenti quasi stellari) sono corpi blu e quindi caldissimi dotati di una elevata luminosità e sembrano
essere molto lontani e in rapido allontanamento (per via del color sul rosso che noi percepiamo per via del red shift). Le
quasar per essere visibili a quelle distanze, devono avere un’elevatissima luminosità. E si ritiene che questi corpi,
essendo i + lontani oggetti dalla terra siano i primi formatesi col big ben e quindi i più antichi dell’universo.
Le nebulose, sparse ovunque negli spazi interstellari, sono invece un ammasso di vari gas estremamente rarefatti. La
rarefazione delle nebulose è altissima e prossima allo 0 e di conseguenza lo spazio occupato da questi gas delle
nebulose è altissimo (fino a 20 volte lo spazio del sistema solare).

Il carburante delle stelle è l’idrogeno e con la combustione di esso si ottiene elio e di conseguenza quando l’idrogeno
termina si passa alla combustione dell’elio e via così fino alla trasformazione di essi in nuclei atomici di elementi
sempre + pesanti. Finché c’è carburante la stella vive…al suo esaurimento la stella muore: di conseguenza le stelle
possono definirsi giovani o vecchie a seconda del carburante consumato. Le stelle dal colore blu consumano carburante
molto + velocemente delle altre stelle (poiché le temperature sono maggiori e quindi maggiori sono le reazioni
termonucleari). Quindi la fase blu delle stelle non può essere molto duratura. Le novae e le supernovae consumano se
stesse mediante esplosioni e rappresentano una fase accelerata dell’evoluzione stellare. La stella a neutroni è una stella
inattiva: rappresenta una fase che conclude il ciclo vitale.

Una stella nasce da una nebulosa grande e fredda dove si trova una grande concentrazione di idrogeno. Per via del
passaggio di un corpo celeste si instaura uno stato di turbolenza che porta ad una contrazione della materia per via della
forza di gravità che si è andata a creare. Quando il nucleo raggiunge temperature sufficientemente elevate si instaurano
le prime fusioni nucleari dell’idrogeno con il quale si ottiene energia (secondo la formula di Eistein: E = m ∙ c2) e anche
elio. Tra la forza gravitazionale diretta verso il nucleo e l’esterno si stabilisce un equilibrio che dura finché dura
l’idrogeno. Le stelle di massa maggiore, più luminose, consumano rapidamente l’idrogeno in una attività intensa ma di
breve durata. Quando la stella inizia a esaurire l’idrogeno del nucleo inizia ad utilizzare gli strati più esterni e diviene
+luminosa. Quando l’idrogeno è consumato e tutto il nucleo è ormai costituito da elio, si contrae per attrazione
gravitazionale. L’aumento di pressione dovuto alla contrazione porta ad un aumento di temperatura che porta alla
fusione nucleare dell’elio in carbonio. A questo punto la stella appare ancora + luminosa e si espande rapidamente
diventando una gigante rossa. Una gigante rossa sfrutta tutti i residui di idrogeno ed elio e quindi si evolve rapidamente.
Da questo punto l’evoluzione è regolata dalla disponibilità di carburante (e quindi dalla massa). La stella, col nucleo

13
ormai costituito da carbonio, si contrae rapidamente, la temperatura aumenta e si possono innescare nuovi processi di
fusione nucleare che portano alla formazione di nuclei atomici sempre +pesanti. Lo stadio finale è quello di fusione
nucleare del ferro poiché questo processo non produce energia ma la richiede. Il nucleo residuo della stella, privo di
carburante, crolla su se stesso e si trasforma in una nana bianca (stella ad alta densità, nella quali la fusione si è arrestata
e quindi la temperatura si raffredda). Per stelle con massa compresa tra i valori del Sole fino a 8masse solari, prima
dello stadio di nana bianca è previsto il passaggio attraverso l’espansione degli strati esterni e la formazione della
gigante rossa. La stella comincia a dar segni di instabilità sempre maggiori e diventa 1stella variabile. Se l’espansione
degli strati esterni è rapida fino all’esplosione si forma 1nova; se invece è lenta si forma 1nebulosa planetaria.
Successivamente, tutte le stelle, dopo esser passate per lo stadio di nana bianca, hanno un successivo collasso che le
trasforma in stella di neutroni (anche se le stelle di neutroni possono essere anche residui di esplosioni di supernovae).

Le supernovae si formerebbero da stelle di grande massa (oltre 10 volte quella del sole) capaci di una forte contrazione
gravitazionale. La forte compressione produrrebbe 1riscaldamento così intenso da provocare 1esplosione ed 1aumento
di luminosità (superiore a quella delle novae). Se la massa della stella è oltre a 10 volte quella del sole, il collasso della
materia giunge a 1punto tale da originare 1corpo la cui densità va oltre a quella delle stelle di neutrini: questi corpi sono
chiamati buchi neri. Essi hanno 1campo gravitazionale tanto forte da non permettere l’uscita né di particelle materiali,
né di radiazioni. La velocità di fuga da questi corpi è infatti superiore a quella della luce. I buchi neri catturano tutto ciò
che si avvicina (materia ed energia) e non possono ne esplodere ne implodere.

Le stelle nell’universo non sono sparse bensì raggruppate in galassie (grandi ammassi di stelle). Galassia deriva dal
greco e significa latte. Infatti in una galassia, le stelle, molto vicine le une con le altre, formano una luminescenza
compattata simile a 1striscia di latte: la via lattea. Noi facciamo parte della galassia chiamata via lattea che ha 1forma a
spirale: un disco con un nucleo centrale dal quale partono diverse braccia. Noi siamo in quello di Orione e il sistema
solare si trova a 27mila anni luce dal centro della galassia. Questa posizione è privilegiata perché si pensa che al centro
della galassia ci sia un buco nero. Il diametro della galassia è di 100mila anni luce e ha uno spessore maggiore verso il
centro rispetto alla periferia. Infatti lo spessore al centro è di 15.000 anni luce, mentre quello periferico è di 1.000 anni
luce. Spessore max

Spessore min

Nel nucleo troviamo le stelle + vecchie mentre quelle periferiche sono + nuove. Infatti le prime stelle si formarono al
centro poi perifericamente successivamente se ne formarono di nuove nello stesso modo in cui nel sistema solare si
formò prima il sole e poi i pianeti in periferia. La nostra galassia fa parte di 1gruppo locale che è costituito da 15
galassie. Infatti non solo le stelle sono in relazione tra di loro, ma anche le galassie. Questi ammassi si dispongono a
formare 1sfera al centro della quale troviamo il vuoto.
Non ci sono solo galassie a spirale ma anche ellittiche e irregolari (le diversità sono dovute alla diversa velocità di
rotazione di ogni singola galassia). Nelle galassie ellittiche troviamo stelle vecchissime e quindi gli spazi interstellari
sono + puliti: infatti le stelle essendo antiche hanno attirato a sé polveri e gas. Invece quelle a spirali essendo + “nuove”
contengono stelle + nuove e quindi lo spazio interstellare è – pulito. Si pensa che la nostra galassia a spirale abbia un
nucleo barrato. Infatti ci sono 2divere galassie a spirale: quella normale e quella barrata (diversità sempre dovuta alla
diversa velocità di rotazione). L’universo è formato da grandi globi stellari uniti da globi interstellari vuoti (una specie
di “ponti”che collegano i globi stellari).
Paradosso di Olbers: Olbers era un medico che si chiese perché di notte, pur essendoci tante stelle, era buio; mentre il
sole, un'unica stella, illuminava tutta la giornata. La risposta si basa sul fatto che le stelle, eccetto il sole, sono molto
lontane perché l’universo è enorme e quindi la loro luminosità ci appare molto fioca e in più molte stelle ci mandano
radiazioni non visibili (come le onde radio, raggi x). Di conseguenze solo le stelle molto vicine a noi (ovvero quelle che
di notte riusciamo a vedere) non sono sufficienti a illuminare la terra come il sole.
L’espansione dell’universo: è sempre stato un grande problema capire se l’universo si espande, se ha una fine e che fine
farà. L’espansione dell’universo è confermata grazie al red shift: le stelle infatti si allontanano con velocità costante e
questo allontanamento fa si che la lunghezza d’onda della luce che esse emanano risulta a noi sulla terra + allungata
(così percepiamo 1diversa λ e quindi un diverso colore dell’astro).
La velocità di allontanamento dei corpi celesti è tanto maggiore quanto maggiore sia la distanza del corpo dal centro
dell’universo: in simboli, secondo la legge di Hubble:
V= H · d
Con H: costante di Hubble dal valore di 75 km / (s · Mpc)
d: distanza dell’astro dal centro dell’universo. Gli uomini ovviamente considerano la terra il centro dell’universo.

14
Non si sa quale sia la forma dell’universo: si sta studiando la materia oscura (che è la radiazione di fondo). La
radiazione di fondo non è altro che la luce emessa dall’esplosione del big bang. Questa luce deve aver viaggiato
nell’universo per tutto il periodo che ci separa da quell’esplosione e, per via dell’effetto Doppler, la sua lunghezza
d’onda si sarebbe dilatata enormemente fino a divenire onda radio: onda che l’uomo è riuscita a captare.
Si è riusciti a calcolare la massa della galassia con mezzi ottici ma si ritiene che la massa effettiva sia nettamente
maggiore di quella calcolata anche di 10 volte. E questo è dovuto alla presenza di una grande quantità di neutrini che si
formano nella fusione di idrogeno. I neutrini non hanno massa ma per via delle quasi infinite reazioni delle stelle si
ritiene che siano talmente tanti che alla fine hanno 1peso.

L’universo continuerà ad espandersi o ci sarà un collasso? Questo dipende dalla materia di fondo che c’è nell’universo.
È stata calcolata una densità critica di 2,7 · 10-30 g/cm3.
Si sono fatti diversi studi sulla possibile forma dell’universo e si è giunti alla conclusione che l’universo può avere
3possibili forme:

1° forma: universo chiuso Se l’universo avesse questa forma:

d / d critica > 1

Quindi la densità effettiva sarebbe MAGGIORE di


2,7 · 10-30 g/cm3
e quindi l’universo, dopo aver raggiunto la densità
critica avrà un collasso che porterà ad un aumento
della pressione e quindi della temperatura

2°forma: universo aperto Se l’universo avesse questa forma:

d / d critica = 1

Quindi la densità effettiva sarebbe UGUALE a


2,7 · 10-30 g/cm3
e quindi la velocità di espansione dell’universo a poco
a poco inizierà a diminuire fino ad essere alla fine
uguale a 0 e non ci sarà più espansione

3°forma: universo iperbolico Se l’universo avesse questa forma:

d / d critica < 1

Quindi la densità effettiva sarebbe MINORE di


2,7 · 10-30 g/cm3
e quindi si continuerà ad avere un’espansione
dell’universo. Con l’espansione e quindi il diminuire
della densità, la temperatura diminuirà in modo
costante.

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L’origine dell’universo
Su questo argomento sono state formulate molte teorie, ma la più accreditata è quella del Big Ben. Questa teoria venne
formulata nel 1946 quando degli studiosi ipotizzarono che tutto l’universo inizialmente era concentrato in 1volume
quasi nullo nel quale si trovava energia e densità che tendeva a +∞. Questa energia e densità hanno subito 1 esplosione
immane (il così detto Big Ben). Con questa esplosione la massa iniziò ad espandersi e, con la diminuzione della densità
diminuì anche la temperatura (la temperatura iniziale era > 10 13 Kelvin). Dopo l’esplosione si formarono anche le prime
particelle atomiche: i quark, i neutrini e gli elettroni. Successivamente si verificarono le condizioni adatte per
permettere gli assemblaggi dei quark che uniti formano i protoni e neutroni.
Il raffreddamento della temperatura permise che si innescassero le prime reazioni di fusione tra protoni e neutroni (che
portarono alla nascita del nucleo degli atomi) e la successiva attrazione di essi verso gli elettroni (quindi la nascita di
veri e propri atomi). Con la creazioni dei primi atomi e quindi dei primi elementi chimici si iniziò a formare la materia.
Si può finalmente dire che l’energia, inizialmente concentrata e successivamente esplosa, si era trasformata in parte in
materia.
Si ipotizzò che con la nascita dell’universo ci fosse la presenza di fotoni di radiazioni molto energetiche per via del Big
Ben. Da radiazioni energetiche (sotto forma di raggi γ) queste radiazioni avrebbero avuto, per via della grande velocità
di allentamento, una diminuzione della frequenza ed un aumento della λ (lunghezza d’onda).
Questa dato sui fotoni all’inizio non era altro che un ipotesi ma tuttavia venne avvalorata nel 1965 quando
2radioastronomi, mentre cercavano di eliminare le interferenze della radio, captarono un rumore di fondo che proveniva
da tutte le zone e che quindi non aveva sorgente. Successivamente, altri astronomi capirono che questa era una
radiazione molto importante: era la radiazione γ iniziale che, allungandosi, ha avuto un aumento della sua λ e che quindi
si propagava sotto forma di microonda (che ha 1lunghezza d’onda pari a: 1mm < λ < 60cm.

Nel 1999 venne fatta 1mappa dell’universo: dall’Artide gli scienziati hanno inviato 1pallone pieno di elio sul quale
hanno posto una fotocamera a raggi cosmici (che capta le microonde). Il pallone, per via delle correnti dei venti polari,
ha circumnavigato il polo nord ad una altezza di 4.000 Km. Questa fotocamera ha intercettato tutte le microonde
provenienti dallo spazio e così si è riusciti a fare 1mappa dell’universo. Dalla mappa si è visto che l’universo è
praticamente isotropo (ovvero troviamo la stessa densità di microonde in qualsiasi punto di esso) ma non al 100%
(quindi può essere definito anisotropo: ovvero non del tutto isotropo).
Se fosse stato perfettamente isotropo, si pensa che non ci sarebbe stata l’origine delle galassie. 1piccola increspatura (di
diversa densità) ha fatto si che si formasse l’universo.
Gli scienziati hanno formulato 1altra teoria ovvero quella dello stazionamento dell’universo. Secondo questa teoria
l’universo si autogenera. Secondo questa teoria infatti la densità dell’universo, anche se dovrebbe diminuire per via
della continua espansione, resta tuttavia uguale poiché nell’universo stesso si genera della materia.
Infatti gli scienziati hanno calcolato che basta la formazione di un solo atomo per ogni km 3 per compensare la
diminuzione della densità dovuta all’aumento del volume.
Tuttavia gli studiosi non pensano che si generino solamente atomi bensì ci sia un fenomeno di moltiplicazione di
galassie e persino universi. Infatti dai giganti spazi presenti tra le galassie (chiamati ponti interstellari) si pensa che si
possa verificare una gemmazione di nuove galassie. È come se si ci fossero tanti big ben che esplodessero portando alla
creazione di nuova massa, galassie e universi.

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La Luna
La Luna è un pianeta (infatti dire che è un satellite è inesatto) che forma, insieme alla Terra, un sistema bi-planetario di
rivoluzione intorno al Sole che ha come baricentro un punto interno alla Terra situato a 1700 km dalla sua superficie
(questo per via della differenza di massa Terra-Luna).
Per capire se effettivamente la Luna sia un satellite e un pianeta, bisogna calcolare l’influenza gravitazionale del Sole e
della Terra che la Luna risente. Se è maggiore quella del Sole verrà considerata pianeta, se invece è maggiore la
gravitazione terrestre viene deve venir considerata satellite. Dati alla mano affermano che è maggiore quella del Sole e
quindi la Luna dovrebbe essere considerata un pianeta (per questo motivo il sistema è chiamato bi-planetario: 2pianeti).
In questo sistema bi-planetario, la luna si muove mostrando sempre la stessa faccia alla Terra per via di una sua
rotazione attorno al proprio asse molto lenta.
N.B. Poiché il baricentro del sistema bi-planetario non coincide con il centro della Terra, e il sistema bi-planetario ruota
attorno al Sole, ci saranno momenti in cui la Terra si troverà + vicina al Sole, ed altri in cui si troverà – vicina e lo
stesso varrà per la Luna. Queste oscillazioni sono minime sulla Terra, ma massime sulla Luna.
Infatti come si può vedere dal disegno, il punto rosso è il baricentro del sistema bi-planetario, e il blu è il centro della
Terra.

Nella 1° figura la Terra si troverà + lontana dal Sole in quanto il centro terrestre si trova oltre la linea dell’ellisse

Nella 1° figura la Terra si troverà + vicina al Sole in quanto il centro terrestre si trova dentro la linea dell’ellisse

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La Luna dista dalla Terra circa 385.000 Km. Con un raggio pari ad ¼ rispetto a quello terrestre, la Luna è sprovvista di
una propria atmosfera poiché la velocità di fuga di 2,7 Km/s (contro l’11 km/s di quella della Terra) ha permesso la
dispersione di gas e particelle. Questo fa si che il satellite abbia una bassissima forza di gravità (pari a 1/6 rispetto a
quella terrestre). L’assenza di atmosfera fa si anche che dalla Luna il cielo si veda sempre nero e non ci sia mai il
crepuscolo poiché le radiazioni solari non vengono mai diffuse e rifratte (poiché, non essendoci un’atmosfera, non ci
sono delle particelle che la riflettono).
Sulla Luna non troviamo né l’acqua né fenomeni meteorologi e questo fa si che le superfici non subiscono
modificazioni morfologiche. Le uniche modificazioni sono dovuti ai meteoriti. In passato infatti la Luna venne
bombardata da numerosi meteoriti che crearono su di essa crateri di modica grandezza. Gli impatti inoltre non venivano
frenati dall’atmosfera e di conseguenza l’impatto era massiccio e molto potente. Sulla Terra infatti molti meteoriti di
piccola grandezza una volta toccata l’atmosfera si distruggono per attrito o comunque vengono frammentati e rallentati,
ma sulla Luna, come detto sprovvista di atmosfera, questo non è possibile e tutti i meteoriti caddero sulla superficie così
violentemente da creare crateri tanto ampi da essere visibili dalla Terra.
La densità media della Luna è poco maggiore di 3 g/cm3. Sulla terra invece la parte superficiale è di 2,5 g/cm3 ma quella
media è 5,5 g/cm3:questo significa che la Luna, avendo una densità minore, ha delle rocce diverse da quelle terrestri,
con un’altra composizione (le rocce lunari sono particolarmente ricche di titanio). Anche il nucleo della Luna risulterà
essere meno denso di quello terrestre.
L’albedo della Luna (ovvero la frazione di luce che viene riflessa indietro dalla Luna) è molto basso in quanto il pianeta
assorbe più luce solare di quella che riflette. Questo perché su di essa non c’è né acqua (quindi non ci sono mari,
fiumi,ghiacciai..) né atmosfera (solo grazie a questi due fattori ci può essere una buona riflessione)

La struttura della Luna

: Asse Polare

: Asse Equatoriale che non vediamo

: Asse Equatoriale che vediamo

La Luna ha una forma di un ellissoide a 3 assi: L’asse Polare; L’asse Equatoriale che vediamo; L’asse Equatoriale che
non vediamo.
L’asse Polare (rosso) è + breve di 2 Km rispetto all’asse maggiore (blu).
L’asse equatoriale che non vediamo (verde) è minore di 200 metri rispetto a quello equatoriale che vediamo (blu).
Questa differenza di 200 metri si pensa sia dovuta all’attrazione da parte della Terra. Infatti l’asse maggiore (blu) è
sempre rivolto verso la Terra e questo fa si che sia soggetto ad una maggiore attrazione che ha portato ad un
allungamento.

La distanza media Luna – Terra è di 386.000 km, tuttavia il satellite non compie una circonferenza attorno al nostro
pianeta ma un ellisse e questo fa si che ci sia un punto di minima distanza chiamata perigeo e uno di massima chiamato
apogeo.
La distanza Terra – Luna nel perigeo è di 350.000 km
La distanza Terra – Luna nell’apogeo è di 400.000 km
L’uomo ha studiato molto queste distanze, infatti la spedizione che aveva come obbiettivo la conquista della Luna ha
dovuto aspettare che la Luna fosse al perigeo affinché il tragitto fosse meno lungo.

Come già detto, la Luna mostra sempre la stessa faccia alla Terra. la parte visibile è caratterizzata da parti scure di
depressione: i mari; e altre parti più chiare: i rilievi che riflettono molta + luce.
I mari si sono formati agli inizi della storia della Luna. Per via del raffreddamento del pianeta (che portò il passaggio da
1 stato incandescente e liquido ad uno solido) sulla crosta si formò inizialmente 1 sottile superficie solida. Questa
superficie era bombardata da tantissimi meteoriti di grande massa. Questo portava alla formazione di grandissime
depressioni, i mari appunto, costituiti da un 2 materiali: la revolite (nella parte superficiale) e il basalto: roccia scura e
pesante (che fa da basamento a questi mari). La revolite è formata da frammenti minuscoli dovuti alla frantumazione di
meteoriti impattati sulla Luna assieme a sferette vetrose. L’impatto infatti porta ad un’alta temperatura, così alta che

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fonde le rocce. Un veloce raffreddamento di esse fa si che si raffreddino sotto forma vetrosa. I mari, oltre che ad essere
enormi depressioni, hanno anche come caratteristica quella di avere una altissima densità a differenza dei rilievi (infatti
la superficie lunare è nota avere zone di diversa densità che portano a diverse forze di gravità: nei mari la forza è
maggiore che nei rilievi). (in particolare le zone lunari molto dense, come i mari, vengono chiamate mascons).
Sul perché dell’alta densità dei mari ci sono 2ipotesi:
1. Per via dell’impatto con i meteoriti di grande densità. Infatti di pensa che i meteoriti di grande dimensione non
si siano disintegrati al contatto con il pianeta, ma siano sublimati ovvero diventati un tutt’uno con esso
portando a un conseguente aumento della densità.
2. Per via delle camere magmatiche. In passato la Luna aveva un’alta attività vulcanica. I vulcani sulla Luna,
come quelli sulla terra, hanno sotto il cratere, una camera magmatica, ovvero una cavità nella quale si
raccoglie tutta la lava che, una volta raggiunta la pressione giusta, fuoriuscirà. Col passare dei secoli, la Luna si
raffreddò, e con essa iniziarono a cessare le attività vulcaniche. Così le camere magmatiche a poco a poco si
raffreddarono e così il magma al loro interno si solidificò. Poiché le rocce laviche sono rocce intrusive hanno
un’alta densità e questo fa si che appunto i mari (nei quali si trovavano queste camere magmatiche) siano
molto densi.

Sulla luna troviamo un’attività sismica anche se leggera ha come centro punti molto profondi. Questa attività, dovuta
alla forza di gravità terrestre, scaturisce solamente quando la Luna è molto vicina alla Terra, ovvero quando è in
perigeo. Grazie a queste attività sismiche, gli scienziati, attraverso sismografi (apparecchiature che registrano le onde
sismiche) sono riusciti a studiare l’interno della Luna. Le onde sismiche hanno 1 andamento che dipende dal materiale
che attraversano,e lo studio di queste onde permette di capire da che materiale è composto l’interno della Luna.
La struttura interna della Luna : La Luna può essere suddivisa in 3parti:
1. Crosta
2. Mantello
3. Nucleo
La crosta lunare ha uno spessore di 120 Km e, assieme alla parte superiore del mantello forma la litosfera.
La parte inferiore del mantello si chiama astenosfera ed è una regione caratterizzata dall’alta densità. Questa regione è
plastica perché i materiali sono sottoforma di 1 fluido ad altissima temperatura e pressione (che fa si che nella
astenosfera ci siano piccolissimi movimenti).
Nella Luna troviamo 2tipi di rocce:
1. Le rocce intrusive: rocce come la nortosite che si forma dalla solidificazione all’interno della crosta lunare.
2. Le rocce effusive: rocce formate dal raffreddamento del magma che è fuoriuscito dall’interno. Il
raffreddamento veloce porta alla formazione di basalto.
Con queste informazioni verrebbe da sostenere che la superficie lunare sia costituita solo da rocce effusive, al sotto
delle quali troviamo quelle intrusive, ma non è così. Infatti, sempre per via dei grandi impatti di asteroidi, quest’ultimi
hanno determinato un’erosione delle rocce superficiali (rocce intrusive) e la successiva messa a luce di quelle sottostanti
(effusive).
La temperatura della luna: la luna ha grossissime escursioni termiche: infatti la temperatura va da + 177° di giorno a –
170° di sera. Questo è dovuta alla lenta rotazione lunare: un giorno infatti dura 28 giorni terrestri: quindi la superficie
resta esposta al sole cocente per 14 giorni e successivamente al buio e al freddo spaziale per altri 14. Questa escursione
porta persino alla frammentazione delle rocce.
Origine della Luna: ci sono molte ipotesi sull’origine della Luna. Tuttavia 3 sono quelle più accreditate:
1. La teoria della fissione. Questa teoria sostiene che la Luna si sia formata dalla Terra. In passato, il nostro
pianeta, essendo fluido, non aveva la stessa velocità angolare di rotazione: all’equatore questa velocità era
molto maggiore rispetto ai poli. Poiché fluido e incandescente, i materiali pesanti caddero verso il nucleo e
vennero in superficie. Nell’equatore, per via dell’alta velocità angolare, si staccò 1 grossa “goccia” di questo
materiale terreste leggero e fluido che, in orbita attorno alla terra, continuò a girare per inerzia. La grossa
“goccia”, una volta raffreddata e solidificata, non è altro che la Luna. Questa teoria tuttavia è poco accreditata
poiché, se la Luna si fosse creata in questo modo, il piano lunare e quello terrestre dovrebbero essere
complanari, ma non è così in quanto quello lunare è inclinato rispetto all’ellisse della Terra di ben 5°.
2. La teoria della cattura. Questa teoria sostiene che in passato un corpo celeste si sia avvicinato tanto alla
superficie terrestre da essere catturato dal campo gravitazione. Questa forza di gravità portò alla frantumazione
della parte superficiale del corpo, parte superficiale che iniziò a girare attorno alla Terra, non diventando altro
che la Luna. La frantumazione del corpo portò al rallentamento del meteorite che così non impattò sulla
superficie terrestre.
3. La teoria dell’accrescimento è la teoria + accreditata. Secondo questa teoria, la Luna si sarebbe formata per
aggregazione di materiali un tempo in orbita intorno al nostro pianeta. A questo proposito non è possibile
stabilire a quale distanza la Luna si sia formata. Dato che studi hanno dimostrato che le rocce lunari hanno la
stessa componente d’ossigeno di quelle terrestri (mentre le rocce dei meteoriti non corrispondono a quelle della
Terra) si pensa che il materiale lunare, un tempo in orbita attorno alla Terra, provenga dal nostro pianeta
stesso. Si pensa infatti che un meteorite entrato in forte collisione con la terra abbia disperso il materiale oltre
l’atmosfera e questa, una volta aggregatasi, abbia formato l’attuale Luna.

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I moti della Luna
La Luna possiede 3moti: il moto di rotazione, il moto di rivoluzione, il moto di traslazione.
Il moto di rotazione è il movimento che la luna compie attorno al proprio asse. L’asse lunare è inclinato di soli 6°,51’
rispetto all’asse della sua orbita (mentre la Terra è inclinata di 23°,27’). Questo moto dura 28 giorni e 7 ore e questo
determina una grande escursione termica come detto precedentemente.
Il moto di rivoluzione è il moto che la Luna compie attorno alla Terra. questo movimento è sincrono al movimento di
rotazione terrestre e questo fa si che la Luna mostri sempre la stessa faccia alla Terra (questo sincronismo è dovuto al
fatto che la Luna è molto + attratta dal Sole che dalla Terra).
Il moto di traslazione è il movimento che la Luna compie intorno al Sole.
Poiché la Luna orbita intorno alla Terra e la segue nella sua rivoluzione intorno al Sole, la curva percorsa dalla Luna
assume un andamento a forma di epicicloide.

Rivoluzione attorno al Sole della Terra


Andamento: a forma di elisse
Rivoluzione attorno al Sole della Luna
Andamento: a forma di epicicloide

Il piano dell’orbita lunare e il piano dell’eclittica (l’orbita terrestre) formano un angolo di 5° e 9’. Nel corso del mese la
Luna attraversa il piano dell’eclittica 2 volte, i 2punti sono detti nodi. Solo quando la Luna si trova in uno dei nodi giace
sul piano dell’orbita della Terra. La linea che congiunge i nodi si chiama linea dei nodi.
Il movimento che la luna compie attorno al proprio asse è in senso antiorario. Tutti i pianeti hanno una rotazione e
rivoluzione in senso anti-orario (il senso orario è anche chiamato diretto). Però sia l’asse della Luna che la Luna stessa
subiscono un’attrazione da parte del Sole quindi l’asse lunare viene spostato lievemente. Questo spostamento avviene in
senso retrogrado, ovvero in senso orario, e ogni 18 anni e 7 mesi, l’asse lunare descrive un movimento doppio conico in
senso orario (compie 1giro completo di 360°). Dato che l’inclinazione dell’asse lunare rimane inalterata sul piano
dell’orbita lunare, anche il piano dell’orbita segue la stessa rotazione. Di conseguenza anche la linea dei nodi ruota in
senso retrogrado. Questo moto, detto regressione della linea dei nodi, si compie sempre in 18 anni e 7 mesi. E sempre
per questa regressione, l’angolo tra il piano dell’orbita lunare e il piano dell’equatore celeste varia da 1minimo di 18° ad
un massimo di 28° (ed è per questo motivo che a volte la luna si vede + o – bassa all’orizzonte).

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Le fasi lunari: Durante la rivoluzione lunare, in rapporto alla Terra e al Sole, la Luna assume diverse posizioni, dette
fasi lunari, che fanno si che appaia alla Terra illuminata in modo diverso.

Luna Nuova:
Sole, Luna e Terra sono in congiunzione. (sono allineati anche se non perfettamente come si ha con l’eclisse). La Luna
volge alla Terra la sua parte non illuminata dai raggi solari quando è in questa posizione viene chiamata Luna nuova. La
Luna nuova non sarebbe visibile, se non fosse illuminata da una debole luce riflessa della Terra detta luce cinerea. La
Luna sorge e tramonta con il sole, ovvero sorge alle 6 e tramonta alle 18.

Primo quarto:
Sole, Luna e Terra sono in quadratura. “Gobba a ponente, luna crescente ”. Quando nella luna cresce la convessità verso
ponente, si dice che sta crescendo. Nel primo quarto la Luna è esattamente illuminata a metà, mentre l’altra metà resta
oscura. La Luna in questa posizione sorge alle 12 e tramonta alle 24.

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Luna Piena:
Sole, Terra e Luna sono in opposizione. La Luna volge alla Terra tutta la parte illuminata e appare come un disco
luminoso. In questo punto la Luna si trova a metà del suo mese lunare. Da questo punto in poi la parte luminosa della
luna a poco a poco diminuirà. La Luna sorge alle 18 e tramonta alle 6.

Ultimo quarto:
Sole, Luna e Terra sono in quadratura. “Gobba a levante, luna calante ”. Quando nella luna cresce la convessità verso
levante, si dice che sta calando. Nel primo quarto la Luna è esattamente illuminata a metà, mentre l’altra metà resta
oscura. La Luna in questa posizione sorge alle 24 e tramonta alle 12.

La Luna, ogni giorno, sorge con 50 minuti di ritardo rispetto al Sole poiché oltre che a compiere la rivoluzione si sposta
assieme alla Terra e quindi affinché i raggi cadano sullo stesso meridiano della Luna ci vogliono 50 minuti (deve
compiere infatti un movimento maggiore).
Ogni 7 giorni infatti la Luna si trova in nel quarto successivo e sorge e tramonta 6ore dopo (infatti 50min x 7 = 6ore)

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Durata del moto di rotazione: Per misurare l'esatto periodo del moto di rivoluzione della Luna è necessario fare
riferimento a una stella fisa. Questo periodo è detto mese sidereo. Durante il mese sidereo la Luna non ritorna nella
stessa posizione di partenza rispetto alla Terra e al Sole. Affinché si determini la stessa posizione, occorre che la Luna
copra un ulteriore arco attorno alla Terra, corrispondente all’angolo che la Terra ha compiuto nel corso del mese attorno
al Sole. Quest’angolo è di 28°, in quanto la Terra compie un arco di 1° al giorno.
Il tempo impiegato dalla Luna per coprire l’ulteriore arco necessario a riportarla in allineamento con il Sole, sommato al
mese sidereo, costituisce il mese sinodico. Per percorrere un arco di 28° la Luna impiega + di 2giorni: la Luna completa
il suo giro di 360° in 28 giorni (1arco di 13° al giorno). La differenza tra il mese siderale e mese sinodico è di oltre
2gorni. Il mese siderale durerà 27 giorni e 7 ore, il mese sinodico durerà 29 giorni e 12 ore.

Le librazioni lunari: La Luna rivolge alla Terra sempre la stessa faccia. Quindi dovremmo vedere sempre lo stesso 50%
della superficie lunare. Ma in realtà non è sempre così, nel corso del mese e dell’anno dalla Terra è possibile vederne il
58%. Ciò è dovuto al fenomeno delle librazioni lunari. Librazione = ondeggiamento, quindi le librazioni lunari sono
delle variazioni della visuale della Luna consentita dalla terra. esistono 3 tipi di librazione:
1. librazione in latitudine: la Luna ha l’asse di rotazione che non è perpendicolare all’orbita, col variare della
declinazione lunare la visuale quindi spazia da poco oltre il polo nord a poco oltre il polo sud.
2. librazione longitudinale: la Luna si muove attorno alla Terra su una ellisse, talora + lenta e talora + veloce a
seconda della distanza dalla Terra. il moto di rotazione della Luna attorno al proprio asse invece è molto +
regolare. Ciò provoca una variazione della visuale, a est e a ovest della Luna
3. librazione parallattica: si hanno diverse visuali della Luna a seconda di diversi punti della superficie terrestre.
Questo fatto permette di vedere una piccola porzione in più della metà della superficie della Luna

Le eclissi
Terra e Luna sono corpi opachi: colpiti dalla luce solare, oscurano un’area di spazio. La regione di spazio è detta cono
d’ombra, mentre la regione di spazio parzialmente illuminata è detta cono di penombra.
Quando la Luna è interposta tra il Sole e la Terra e il suo cono d’ombra investe il nostro pianeta si verifica l’eclissi di
Sole.

Quando invece la Terra è interposta tra la Luna e il Sole e il cono d’ombra terrestre investe il nostro satellite, si ha
l’eclissi di Luna

Se il corpo celeste, Luna o Sole, non viene oscurato completamente, si parla di eclissi parziale. Affinché si verifichino
le eclissi, i 3corpi devono essere prossimi all’allineamento, con la Luna vicina alla posizione dei nodi. Si vedono poche
eclissi perché il cono d’ombra cade spesso fuori dalla Luna o dalla Terra, mentre il cono di penombra, essendo molto +
ampio, è spesso + visibile.

Nell’eclissi di Sole, se la Luna è in perigeo, essendo la Luna + grande, il disco lunare sarà + grande e riuscirà ad
occultare maggiormente il Sole.
Se invece si trova nell’apogeo, essendo la distanza Terra-Luna massima, il disco lunare sarà minore e quindi, non
riuscendo ad occultare tutto il sole si verificherà un eclissi anulare, nel quale si vedrà il sole come un anello luminoso.

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Il moto di rotazione della Terra

La Terra compie 2moti:


1. il moto di rotazione: attorno al proprio asse (dalla durata di 24 ore)
2. il moto di rivoluzione: attorno al Sole (dalla durata di 365 giorni)

La rotazione avviene in senso anti-orario da ovest verso est (questo senso viene chiamato diretto) se si guarda il
movimento dal polo nord della sfera celeste. La velocità angolare della Terra è costante, mentre quella lineare parte da 0
ai poli a 1.668 Km/h all’equatore. Questo moto di rotazione tuttavia non lo percepiamo, ma ci sono state delle prove che
lo hanno verificato:
1di queste ci è data da delle foto scattate da satelliti oltre il campo gravitazionale terrestre hanno evidenziato il fatto che
la terra giri attorno a sì stessa
Tuttavia già gli antichi avevano avuto la sensazione del movimento attraverso prove indirette.
1 di queste è l’analogia con gli altri pianeti: infatti se gli altri pianeti ruotano su se stessi perché la Terra no?
1altra prova indiretta è lo schiacciamento ai poli. Infatti 1schiacciamento ai poli può essere dovuto solo ad un
movimento (e ad una diversa velocità lineare).
1altra prova è dovuta al fatto che noi vediamo le stelle sorgere e tramontare da est verso ovest.
Tuttavia può essere la terra a star ferma ma gli antichi presto capirono che non poteva essere così.
Infatti noi vediamo tutte le stelle muoversi da ovest verso est ma tuttavia quest’ultime mantengono sempre le stesse
distanze tra di loro.
Se fossero le stelle a muoversi, questo non sarebbe possibile. Infatti le stelle non si trovano tutte alla stessa distanza
dalla Terra: ci sono stelle + o – vicine.
Quelle lontane, per mantenere il passo di quelle vicine dovrebbero avere una velocità di movimento nettamente
maggiore alle altre, tanto maggiore che supererebbe la velocità della luce e questo non è possibile.
Quindi questa è una prova indiretta del movimento della Terra perché non è possibile che sia ferma.
1altra prova sono le stelle circumpolari e occidue:
Le stelle circumpolari le vediamo se ci troviamo in prossimità del polo nord. Infatti queste stelle, per via del movimento
terrestre, sembrano compiere una circonferenza avente come centro la stella polare. Invece nelle latitudini + basse,
vedremo le stelle sorgere per poi tramontare (stelle occidue).

1altra prova è dovuta alla forza centrifuga: forza che si ha solo nei corpi in rotazione.

F = m ·ώ² · r

Questa forza è nulla ai poli e massima all’equatore in quanto dipende dalla distanza di un punto dall’asse terrestre.
Poiché è diversa la forza centrifuga, diversa sarà anche l’accelerazione di gravità. Infatti questa forza è la risultante di 2
forze:

Forza di Newton – Forza centrifuga = F gravità.

Di conseguenza questa forza sarà minima all’equatore e massima ai poli (in quanto non c’è forza centrifuga). Poiché è
dimostrato che in base alla latitudine cambia la forza di gravità, questa è 1altra prova della rotazione terrestre.

24
Nella Terra non troviamo solo la Forza centrifuga, ma anche la forza di Coriolis.
Questa forza si dimostra prendendo in esame corpi in movimento sulla superficie terrestre, ma non vincolati alla
superficie stessa (come i liquidi). Anche la forza di Coriolis, come la forza centrifuga, dipende dalla massa del corpo e
dalla velocità angolare, ma non dalla distanza dall’asse di rotazione ma dalla velocità:

F=2·m·ώ·v

Per la forza di Coriolis tutti i corpi non vincolati alla superficie tendono a mantenere per inerzia la stessa velocità
lineare. Questa velocità è massima sull’equatore e minima ai poli. Di conseguenza tutti i corpi, come le correnti marine,
che dall’equatore si spostano verso i poli, si trovano “avvantaggiati” rispetto ai punti della superficie terrestre verso i
quali si sposta, perché presenta una maggiore componente verso est della propria velocità lineare; il moto del corpo
quindi presenta una deviazione verso est rispetto alla superficie terrestre

Viceversa, un corpo che procede dai poli all’equatore si trova “in ritardo” rispetto alla superficie della Terra, perché ha
una componente verso est della propria velocità lineare inferiore rispetto ai punti della superficie terrestre verso cui si
sposta. Per tanto il corpo sembra deviare verso ovest, in direzione opposta al moto di rotazione della Terra.

25
1altra prova dell’esistenza della forza di Coriolis, e quindi della rotazione della Terra, è costituita dalla deviazione dei
corpi in caduta libera rispetto alla verticale (nota come espermimento di Guglielmini). I corpi lasciati cadere da 1certa
altezza seguono 1traiettoria parabolica e cadono spostati verso est rispetto alla verticale. Il fenomeno si verifica perché
il corpo rappresenta una componente di velocità perpendicolare rispetto alla direzione della gravità, che è la verticale
(infatti la velocità lineare, + si è lontani dal centro della Terra, + è veloce: ώ: dipende dalla velocità lineare)

Dati alla mano affermarono che dall’altezza di 50 metri il grave cadde ad una distanza di 5 mm a est.
Successivamente Guglielmini rifece l’esperimento facendo cadere il grave dalla Torre Asinelli (alta 100metri) e la
distanza dalla perpendicolare era di ben 17 mm.

1altra dimostrazione fisica della rotazione terrestre fu effettuata dalla dimostrazione dell’esperienza del pendolo di
Foucault. Foucault appese un pendolo al centro della cupola del Pantheon di Parigi di altezza 68 metri e di peso 30 kg.
Il filo era fissato alla cupola per mezzo di un perno girevole, che dava al pendolo la possibilità di oscillare liberamente
in qualsiasi piano. Una asticella collegata al pendolo tracciava segni in corrispondenza delle oscillazioni su uno strato di
sabbia sparsa nel pavimento. Alla fine dell’esperimento, si verifichò che nell’arco di 32 ore, l’asticella lasciava traccie
radiali sul pavimento. Il piano del pendolo sembrava ruotare in senso oriario per chi osserva dall’alto (questo perché la
Terra ruota in senso opposto). Questo fu una dimostrezione della rotazione terrestre, ma perché il pendolo ha impiegato
32 ore e non 24 a compiere 1giro intero?
La durata dell’esperimento dipende dalla posizione in cui esso viene effettuato. Infatti al polo nord l’esperimento
sarebbe durato 24 ore esatte in quanto il filo del pendolo non è altro che il prolungamento dell’asse terrestre. Man mano
che si scende verso l’equatore, questo periodo aumenta fino a diventare infinito nell’equatore, dove il filo e l’asse
terrestre sono perpendicolari. Qui il pendolo oscilal senza mai girarsi e quindi compiere movimento alcuno.
Nell’emisfero opposto ovviamente il pendolo ruoterà in senso orario.

26
La misurazione del tempo e l’analemma
Equzione del tempo: con equazione del tempo si definisce la differenza tra il tempo vero e quello medio in un dato
momento per i meridiani centrali dei fusi orari. Un esempio è la differenza di tempo che intercorre tra il mezzogiorno
vero e il mezzogiorno medio. Difatti, il mezzogiorno segnato dagli orologi non corrisponde sempre a quello vero ovvero
al momento preciso in cui il sole si trova nel suo apice (segnato dalla meridiana). In oltre questo divario non è mai
costante e varia in base ai diversi giorni dell’anno e, per visualizzarlo, si utilizza l’analemma.
NB: Ogni ora ha una propria ora e quindi il calcolo di questa differenza non si riuscirebbe a fare. Allora si è stabilito
che, dopo aver diviso la terra in 24 fusi orari (ognuno dei quali dista dall’altro 15° di longitudine) e dopo aver adattato
questi fusi alle nazioni, l’ora convenzionale fosse quella in corrispondenza del meridiano centrale del fuso stesso. Il
meridiano principale è quello di Greenwich che si trova nel fuso 0. Da li verso est si iniziano a contare i fusi. Noi ci
trovaiamo nel fuso 1. Nel fuso dell’Europa il meridiano centrale passa per l’Etna e quindi per l’orario è stato preso in
considerazione questo meridiano e quindi l’orario di tutta l’Europa è infunzione di questo meridiano.
Per visualizzare il divario tra il mezzogiorno vero e quello medio si usa, come si è detto, l’analemma.
L’analemma è una proiezione in piano del percorso del Sole sulla sfera celeste. Questa immagine mostra i rapporti tra 3
diverse variabili: sull’asse verticale è rappresentata la declinazione del Sole sull’equatore celeste nei diversi giorni
dell’anno. Su quello orizzontale è rappresentata l’equazione del tempo. Lungo tutta la curva sono indicati i diversi
giorni dell’anno. L’asse verticale 0 separa i ritardi dagli anticipi e rappresenta il mezzogiorno medio. La curva attaversa
quest’asse in 4punti: il 15 Aprile, il 14 Giugno, il 31 Agosto, il 24 Dicembre. Solo in questi 4 giorni il mezzogiorno
vero coincide con quello medio. Oltre a questi 4 giorni il Sole si troverà in anticipo o in ritardo rispetto al mezzogiorno
medio e il Sole raggiungerà il massimo del suo ritardo il 14 Febbraio (con 14min di ritardo) e il suo massimo anticipo il
30 Ottobre (con 16 min di ritardo).(il Sole ha un ritardo o 1anticipo di circa 4sec ogni giorno).
Ovviamente dato che l’analemma ha come punto di riferimento il mezzogiorno convenzionale ovvero quello che passa
per il meridiano centrale, a Bologna, che dista 5° dal meridiano dell’Etna, il Sole raggiunge il suo apice sempre 10
minuti in ritardo.
Equazione del
Sole in anticipo tempo Sole in ritardo
Declinazione del Sole

27
Il moto di rivoluzione della Terra
Come tutti i pianeti del sistema solare, la Terra compie1moto di rivoluzione annuale attorno al Sole lungo 1orbita
ellittica di cui il Sole occupa 1dei 2fuochi. L’eccentricità di questa curva, essendo molto molto bassa (1/60) è prossima
a 0 (è quindi praticamente 1circonferenza). Il percorso attorno al Sole si completa in 365,256 giorni; la distanza della
Terra dal Sole varia da un massimo di 152 milioni di km (in afelio) a un minimo di 147 milioni di km (in perelio). La
velocità lineare va da un minimo di 29.3 km/s in afelio a un massimo di 30,3 in perelio. Il piano orbitale forma un
angolo di 23°,27’ col piano equatoriale della Terra. Questo significa che l’asse terrestre è inclinato di 66° e 33’. Il piano
orbitale è chiamato anche eclittica, perché solo quando la Luna si trova in questo piano si possono verificare le eclissi di
Sole e di Luna. L’asse di rotazione terrestre si sposta nel corso dell’anno attorno al Sole, mantenendosi parallelo a se
stesso, per cui rispetto ai raggi del Sole assume orientazioni diverse.

Tuttavia solo “recentemente” si è capito che la Terra ruota attorno al sole oltre che al suo asse. Fino a Gallileo Gallieli
infatti la tradizione diceva che la Terra fosse ferma e che tutto il resto ruotasse attorno ad essa. Ora la rivoluzione
terrestre è stata confermata dai satelliti ma prima la dimostrazione di questo movimento fu comfermata da 3prove.
La prima prova è la rivoluzione apparente, annua della sfera celeste (apparente perché non dimostra totalmente la
rotazione della terra). Se ogni sera, alla stessa ora, osserviamo 1stella, potremo notare che questa si trova sempre +
spostata di 1grado circa. Ogni giorno la stella infatti anticipi a il suo sorgere e il suo tramontare, rispetto al Sole, di circa
4minuti. Ciò vuol dire che lo sfondo della volta celestre nel corso dell’anno cambia da1giorno all’altro. La stella si
troverà allo stesso identico punto, alla stessa ora dopo 1anno preciso. Questa variazione di posizione dell’astro nella
volta celeste è dovuto appunto alla rotazione terrestre attorno alla stella. La terra infatti si sposta in senso antiorario
(seguendo l’ellisse) e ogni giorno, visto che l’orbita terrestre è praticamente una circonferenza e la terra impega
365giorni a fare un giro completo, si sposta di 1grado (α). Di conseguenza la Terra ogni giorno si ritrova in ritardo di
1grado (ovvero dello spostamento che ha effettuato) e di conseguenza pare che la stella sia in anticipo. Questo anticipo
è di 4minuti ogni giorno ed è per questo che vediamo sorgere/tramontare la stessa stella ogni giorno con 1orario diverso

Tuttavia questa prova è apparente perché ci dimostra 1spostamento, ma non ci dice quale sia il corpo a spostarsi, quindi
se la Terra o la Stella.

28
1altra prova apparente ci è data dalle costellazioni e dallo zodiaco
L’apparente rivoluzione annua delle stelle è mostrata bene dalle costellazioni dello zodiaco. Nell’antichità, le stelle che
si mostravano vicine nella proiezione sulla volta celeste erano considerate vicine anche nella realtà ed erano
raggruppate in costellazioni. La particolare disposizione delle stelle per le singole costellazioni suggeriva alla fantasia
1° + immagini di animali o mitologiche. Ora si sa che questi raggruppamenti sono fittizi in quanto stelle della stessa
costellazione hanno distanze diverse dalla Terra. Lo zodiaco è la fascia di costellazioni compresa tra 2circoli paralleli,
distanti 9° a nord e a sud dell’eclittica per 1ampiezza complessiva di 18°. Tale fascia è divisa trasversalmente in 12
settori di 30°. Ogni settore prende il nome dalla costellazione che vi è inclusa. Lo zodiaco è formato da 12 costellazioni.
Si usa dire che il Sole nel corso dell’anno passa da1costellazione a 1altra. Ciò vuol dire che il Sole percorre tutto lo
scenario dello Zodiaco e quindi 1apparente orbita completa introno alla Terra in 1anno. Il movimento del Sole avviene
in senso diretto. Ogni costellazione occupa 1settore di 30° e poiché la velocità angolare della rivoluzione apparente del
Sole è di circa1grado al giorno, ogni partizione corrisponde a 1mese. Quando il Sole si trova nella partizione dei Pesci,
si dice che il Sole è nei Pesci, e le stelle di questa costellazione sorgono nell’ora in cui sorge il sole e tramontano con
esso. Quindi non possiamo vedere la costellazione Pesci a marzo in quanto di sera, ormai tramontata la costellazione, in
cielo ci sarà la costellazione opposta (in questo caso la Vergine). Ogni giorno le stelle della costellazione ritardano,
come detto, di 4minuti rispetto al sole. Quindi la costellazione anticiperà il sole ogni giorno di 4minuti. Nel giro di
1mese l’anticipo sarà di 2ore e a questo punto ci sarà 1altra costellazione che sorgerà e tramonterà con il Sole. Il moto
del Sole attraverso lo zodiaco indica la rotazione del sistema Terra-Sole rispetto alle stelle. Tuttavia possiamo scartare
l’ipotesi che siano le stelle a muoversi in modo sincrono attorno al sistema Terra-Sole, in quanto, essendo a distanze
diverse, per mantere la stessa distanza le une dalle altre dovrebbero avere 1velocità anche > di quella della luce.
Tuttavia non piossiamo decidere in modo definitivo se è la Terra oppure il Sole a muoversi di 1movimento reale: in
ambi2i casi infatti il fenomeno si presenterebbe identico a 1osservatore. Quindi la rivoluzione annuale dello zodiaco
indica che il Sole e la Terra sono in movimento relativo 1rispetto all’altra, ma non indica quale corpo realmente si
muove.

Prova concreta della rivoluzione terrestre attorno al Sole ci è data dall’aberarazione stellare e dalla parallasse annua.
L’abberazione stellare è il fenomeno per cui 1astro è visto in 1posizione diversa da quella realmente occupata. Ciò
significa che per osservare 1astro dobbiamo puntare gli strumenti di osservazione verso 1posizione apparente, diversa
da quella reale. L’interpretazione di questo fenomeno considera che la velocità di rivoluzione della Terra (v) non è
trascurabile rispetto alla altissima velocità della luce (c); perciò le 2velocità, componendosi, determinano1piccola
variazione angolare della visuale. L’angolo di aberrazione è sempre dalla parte del moto che coinvolge chi osserva.

La prima stella (tratteggiata) sarebbe la stella nella posizione reale. Invece ciò che noi vediamo è la seconda stella (in
una posizione apparente), spostata di un certo angolo α (angolo di abberazione) dalla parte verso cui la Terra si muove.
Infatti la posizione apparente non è altro che la sommatoria dei 2vettori c e v che si sommano. E poiché la velocità della
Terra non è costante, questo angolo di abberazione varia di giorno in giorno. Da questo principio si può sapere che:

α = v/c · sen β

L’abberazione non potrebbe essere rilevata, se la Terra si muovesse rispetto alle stelle sempre nello stesso verso. Il
fenomeno è messo in evidenza proprio dalla variazione dell’angolo di aberazione, dovuto alla variazione dei rapporti tra
la direzione del moto e la direzione della stella. I cambiamenti della direzioni del moto durante l’anno producono
1mutamento nella posizione apparente degli astri. E questo esperimento ci conferma che la Terra si muove lungo
1orbita.

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Un’altra prova del movimento di rivoluzione terrestre è dato dalla parallasse annua. La parallasse annua, come già
studiato, ha 2 punti di osservazione che sono:
1. La posizione della Terra sull’eclittica (A)
2. La posizione della Terra sull’eclittica dopo 6mesi dalla prima posizione (B)
(quindi la posizione della terra da un estremo dell’ellisse all’altro)

Da questi punti di osservazione viene osservata 1stella della volta celeste.


Questa stella, dalla posizione A (che si trova a sinistra rispetto all’astro), risulterà spostata a destra nella volta celeste
(proprio perché colui che la osserva usa come punto di riferimento la posizione della Terra e non la posizione della
stella).
Tuttavia la stessa stella, dalla posizione B (che si trova a destra rispetto all’astro), risulterà essere spostata a sinistra
nella volta celeste.
Di conseguenza la stessa stella, nel corso dell’anno viene vista in posizioni diverse nella volta celeste e questo ci dice
che l’osservatore e quindi il suo punto di riferimento (ovvero la Terra) si muovono.

Posizione stella vista dal punto B Posizione stella vista dal punto A

Posizione reale della stella

A B

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Le conseguenze dei moti della Terra
I movimenti di rotazione e di rivoluzione della Terra portano delle conseguenze sulla fisionomia e sui fenomeni che
accadono sulla Terra. Conseguenze della rotazione terrestre:
La diversa durata dei periodi di illuminazione e di oscurità (del giorno e della notte). Data la grande distanza del Sole, i
raggi che giungo alla superficie terrestre possono essere considerati paralleli. I raggi solari per ogni istante illuminano
metà della sfera terrestre. La circonferenza che delimita l’emisfero illuminato da quello di ombra è chiamato circolo di
illuminazione (linea rossa del disegno). Il circolo taglia ogni parallelo (verde) in 2punti (azzurri). Gli osservatori che si
trovano sui punti di intersezione tra paralleli e circolo di illuminazioni vedono l’alba e il tramonto del Sole. La diversa
posizione che il circolo di illuminazione assume rispetto ai paralleli e ai meridiani nei vari momenti dell’anno è
determinata dal fatto che la terra ruota attorno a1asse non perpendicolare all’eclittica ma inclinato di 66°33’. In + l’asse
terrestre si sposta intorno al Sole mantenendosi sempre parallelo a se stesso. Per questi motivi la superficie terrestre ha
coi raggi del Sole rapporti angolari sempre diversi.

Conseguenze della rivoluzione terrestre:


1. L’alternanza delle stagioni
2. La presenza di fasce astronomiche (sono le circonferenza della terra principali: l’equatore, i tropici e i poli)
3. La presenza di zone climatiche (sono le porzioni di circonferenza tra poste tra le fasce astronomiche (tropicale,
temperata, polare). La presenza di queste zone climatiche è dovuta alla diversa inclinazione dei raggi che le
colpiscono e quindi ad un diverso riscaldamento della superficie. infatti nei tropici i raggi arrivano
perpendicolari e quindi diffonderanno + calore.
Nel corso dell’anno vi sono 2momenti in cui il Sole,nel suo percorso apparente, attraversa il piano equatoriale. In questi
2 momenti i raggi del Sole formano 1angolo di 90° con il piano tangente all’equatore, per cui il circolo di illuminazione
passa per i poli, cioè taglia a metà tutti i paralleli. Queste posizioni sono dette equinozi. Agli equinozi la declinazione
del Sole è 0° (è allo zenit) e i raggi cadono perpendicolari all’equatore. I paralleli sono illuminati per metà della loro
lunghezza e quindi la durata del giorno è = a quella della notte. I 2equinozi sono: il 21Marzo (equinozio di primavera) e
il 23Settembre (equinozio d’autunno). Ai poli il sole sarà sul piano dell’orizzonte. Il Sole, nel suo percorso apparente
può essere perpendicolare all’orizzonte durante l’equinozio solo nella fascia compresa tra i 2tropici (ovvero tra i 23°,27’
Nord, 23°,27’ Sud). Tra i 2tropici (superficie azzurra), durante l’equinozio i raggi arrivano perfettamente
perpendicolari, nelle zone temperate e polari invece a poco a poco i raggi formano con la tangente nel punto 1angolo
sempre minore.

RAGGI SOLARI

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I solstizi
Nelle situazioni diverse da quelle degli equinozi, i raggi solari sono obliqui rispetto all’asse terrestre. Il circolo di
illuminazione taglia a metà solo l’equatore (infatti solo nell’equatore il giorno è sempre = alla notte). I giorni in cui il
circolo di illuminazione raggiunge la massima distanza dai poli sono chiamati solstizi. Troveremo il solstizio d’estate il
21 Giungo e quello d’inverno il 22 Dicembre. Solo in questi 2giorni, il circolo di illuminazione è tangente a 2paralleli
che hanno latitudine 66° e 33’ Nord e 66° e 33’ Sud (paralleli chiamati circolo polare artico e circolo polare antartico).

Nel Solstizio Estivo (21 Giugno), il semiasse a nord è rivolto verso il Sole e di conseguenza tutto il circolo polare artico
risulterà illuminato mentre quello antartico resterà al buio. Il semiasse nord della Terra forma coi raggi solari un angolo
di 66° e 33’ (che è l’angolo minimo durante l’anno). In questa posizione il Sole ha 1declinazione nord di 23° e 27’ e i
suoi raggi sono allo zenit a mezzogiorno sul tropico del Cancro (si dice che il sole è perpendicolare all’orizzonte
apparente). In questo periodo, nell’emisfero nord, il giorno ha la massima durata, mentre in quello sud il giorno ha la
durata minima. In + entro il circolo polare artico il Sole resta sopra l’orizzonte per tutto il giorno (è sempre illuminato)
mentre entro quello antartico la notte dura 24 ore. Infatti nel solstizio invernale il semiasse nord è rivolto dalla parte
opposta del Sole e forma l’angolo massimo durante l’anno. In questa posizione il Sole ha declinazione sud di 23° e 27’
e i suoi raggi sono allo zenit a mezzogiorno nel tropico del Capricorno. Il dì ha la minima durata per il nostro emisfero
ed entro il circolo polare artico il Sole non sorge mai per 24 ore. Questo infatti fa si che quando da noi è estate, nel
tropico del Capricorno è inverno e viceversa e quindi quando da noi è solstizio d’estate dalla parte opposta c’è il
solstizio d’inverno.

Solstizio d’estate: i raggi solari sono perfettamente perpendicolari al tropico del Cancro (freccia rossa), illuminano
sempre il circolo polare artico mentre non riescono ad illuminare quello antartico.(che risulterà essere al buio)

Solstizio d’inverno: i raggi solari sono perfettamente perpendicolari al tropico del Capricorno(freccia rossa), illuminano
sempre il circolo polare antartico mentre non riescono ad illuminare quello artico.(che risulterà essere al buio)

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Il moto apparente del Sole
Il sole, visto dalla terra compie un movimento che ovviamente è apparente in quanto non è l’astro a muoversi, bensì la
terra. Noi infatti vediamo ogni giorno sorgere il sole ad est e tramontare ad ovest. Tuttavia il percorso che compie varia
in base all’anno, ovvero varia la sua latitudine. Se prendiamo come punto di vista l’equatore il sole, nella sfera celeste,
lo vedremo “muoversi” secondo il disegno:

Al centro della sfera celeste troviamo la Terra, la linea rossa rappresenta il movimento sulla sfera celeste del Sole
durante gli equinozi, la linea verde rappresenta il movimento del Sole durante il solstizio d’estate, e quella gialla
rappresenta il movimento del Sole durante quello d’inverno. Possiamo quindi vedere che durante gli equinozi, il Sole a
mezzogiorno si trova perfettamente perpendicolare all’equatore (con declinazione = 0°). Dagli equinozi, il movimento
del sole cambia, in quanto la posizione stessa Terra-Sole muta. La sua posizione nel cielo inizia a calare: a mezzogiorno
infatti risulterà essere sempre meno perpendicolare, fino ad avere la declinazione minima di 23°, 27’ nel solstizio
d’estate (in questo periodo infatti i raggi sono perpendicolari al tropico del Cancro e non all’equatore) (linea verde).
Arrivati al solstizio d’estate, la sua altezza inizia ad “aumentare” e torna ad essere perpendicolare nel equinozio
d’autunno (la declinazione torna ad essere quindi = 0°). A questo punto l’altezza continua a calare andando in segno
negativo fino a raggiungere, nel solstizio d’inverno – 23° e 27 (linea gialla). arrivati a questo punto riprende ad essere
sempre maggiore sino ad arrivare a declinazione = 0 nell’equinozio di primavera e così iniziare il giro.
Nell’equatore il sole sorge sempre perfettamente ad est e tramonta ad ovest

Se prendiamo invece come punto di riferimento il tropico del Cancro , il Sole nel solstizio d’estate (verde) sorge a nord-
est e tramonta a nord-ovest. Nei 2equinozi (rosso) invece sorge perfettamente ad est e sorge a ovest. Nel solstizio
d’inverno invece il sole sorge a sud - est per poi tramontare a sud – ovest. In inverno, il sole avrà la + bassa posizione
nel tropico del cancro, mentre in estate i raggi sono perfettamente perpendicolari.

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