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TRADIZIONE E IN NOV AZIONE NELLA CULTURA GRECA

DA OMERO ALL'ETA ELLENISTICA



SCRITTI IN ONORE DI BRUNO GENTILI

I

a cura di

ROBERTO PRETAGOSTINI

GRUPPO EDITORIALE INTERNAZIONALE@ • ROMA

© 1993 Copyright by Gruppo Editoriale Intemazionale Roma, Via Ruggero Bonghi, 11/B

INDICE GENERALE

ISBN 88-8011-014-4

pag.

XIII Premessa

XV Tabula gratulatoria

XXVII Profilo di Bruno Gentili, di Carlo Bo XXXI Bibliografia di Bruno Gentili

PARTE PRIMA

OMERO E POESIA EPICA

3 V. DI BENEDETTO, La riappropriazione di un modulo nell'Iliade

9 D. LANZA, Pius Ulixes

19 G. A. PRIVITERA, L'aristia di Odisseo nella terra dei Ciclopi

45 C. F. Russo, Notizie stilate a Chio vinta l'Olimpiade del 724

51 J. Russo, Odyssey 19, 440-443, the Boar in the Bush: Formulaic

Repetition and Narrative Innovation

61 C. SEGAL, Teiresias in the Yukon: A Note on Folktale and Epic

(Odyssey 11, 100-144 and 23, 248-287)

69 A. CAPIZZI, Le aporie di arete dall'epica a Platone

79 P. JANNI, Marinai e guerrieri, da Omero all'eta ellenistica

91 J.-P. VERNANT, Psuche: simulacre du corps chez Homere, image

du divin pour Plotin

101

G. ARRIGHETTI, Notte e i suoi figli: tecnica catalogica ed uso

dell'aggettivazione in Esiodo (Th. 211-225)

M. CANTILENA, II primo suono della lira

A. ALONI, La performance di Cineto

G. MORELLI, La morte di Tersite nella 'Tabula Iliaca' del Campidoglio

Questa opera e stata pubblicata con il contributo delle seguenti istituzioni:

115 129 143

CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE UNIVERSITA DI LECCE

UNIVERSITA DI URBINO

.~

910

A. C. Cassio

Hellenistic Pili che "just possible" questa a me sembra sicuro:

Callimaco ed i filologi alessandrini, trovandoquesta forma in testi di antichi poeti in dorico letterario corne Stesicoro e Simonide+', saranno stati convinti che si trattasse di una forma pili che legittima.

Ed in effetti il verso e articolato in una chiarissima struttura a quattro membri, oiascuno composto da un verbo all'imperativo e da un sostantivo all' accusative; dato che gli ultimi due sostantivi (oLaXlJV, ftEQLO[tOV) sono del tutto equivalenti come significato, sembra legittimo ipotizzare se non as sol uta equivalenza almeno grande affinita tra iprimi due (~ouC;, [tUAU). In questa senso si e effettivamente interpretato in un gran numero di edizioni e commenti antichi e recenti (COS! p. es. intende va Wilamowitz)34; date le premesse linguistiche gia esposte, nulla impedisce che quest'interpretazione sia quella giusta. Va comunque pre so in seria considerazione il suggerimento avanzato da W. G. Arnott35, secondo il quale [tUAU collocato "between a word meaning animals (~ouC;) and one meaning a plant (maXlJv)" sarebbe volutamente ambiguo, cioe varrebbe tanto "frutta" quanta "greggi". Aggiungerei di mio che Callimaco potrebbe aver favorito la 'modulazione' di !lUAU al mondo vegetale rappresentato da maXlJv facendo reggere ambedue i sostantivi dallo stesso verbo ( cp.£ Q E !lUAU, rp £ Q E oLaxuv), per si verrebbea creare un sofisticato gioco di forme e eontenuti, Comunque mi pare indubbio che Callimaco sia aspettato che i suoi ascoltatori+? intendessero in prima istanza !lUAU come "greggi" 0 "armenti".

In conclusione e estremamente probabile che Callimaco abbia davvero scrittoofkrrcv; e se questa e vero, non c'e pili bisogno di postulare un caso isolato di dorizzazione secondaria nell'lnno quinto. Quanto al !lUAU dell'lnno sesto, esso deve significare in prima istanza "greggi", e sembra essersi salvato da correzioni in un certo nurnero di edizioni modeme solo perche poteva essere la forma dorica corretta per "frutta" .

Callimaco serio-comico: il primo Giambo (fr.

Maria Rosaria

Onore grande anche a te Zeus! Proteggi la casa dei miei sovrani!

Mentre io ora al pascolo pedestre delle Muse

(Aet. fro 112, 8-9 Pf.)l.

Callimaco lascia un altro "pascolo'Y, percorso sulle tracce di Esiodo:

per lui che govemava molto al pascolo le Muse

insieme racconti adunarono presso l'impronta del cavallo indomito (Aet. fro 112, 5-6 Pf.)3.

Nell'Epilogo degli Aetia (fr. 112 Pf.) l'immagine dell' antico poeta ritorna, la stessa che Prologo (fr. 2 Pf. )4:

Al pastore che greggi governava presso I'impronta del cavallo [indomito, ad Esiodoquando 10 sciame delle Muse venne incontro ...

(Aet. fro 2, 1-2 PL)5.

ultimo sguardo prima volgersi ad altri luoghi e modelli poetici, Nel luogo da dove giunge, redivivo, Ipponatte,

33 Va ricordatoche i papiri hanno rivelato un Simonide con una coloritura dialettale pili doric a di quella della tradizione medievale: yd. B. Gentili, Gnomon 33, 1961, p. 340 S.

34 Reden und Vortrage I, Berlin 19254, p. 246 "die Rinder und die Schafe / lass Futter finden". Cfr. ' AgYELWV ... [lfjAa' Jtgo~m:a nelle glosse dialettali pubblicate da K. Laue, op. cit. p. 632 S.

35 Nella recensione a Hopkinson, op. cu ., Liverpool Class. Monthly 10, 4, 1985, pp. 51-54.

36 Vd. Bulloch, op. cit. p. 8 sulla recitazione degli lnni. - Sono molto grato ad Anna Morpurgo Davies per suggerimenti e correzioni a questa Iavoro.

1 Xnlpe, ZED, [lEya xat au, orir» 6' [oAolv olxov Ctvax'twv' a{mlg EYW Moucsorv JtE~OV [E1JtEL[ll vouov.

2 NO[lOI:; ha qui l'accezione "territorialc" di "terrene / area di competenza". Vd. anche n. 7.

3 .•• 'to Mouom nOAAa VE[lOV'tl ~o'ta

aUy [lu{}OU(; E~aAov'to Jtag' 'Lxv[llov OSEO(; '£JtJtOU.

4 P. J. Parsons, 'Callimachus: Victoria Berenices', Zeitschr.j. Pap. u. Epigr. 25, 1979, pp. 49-50 e, ancora sulla struttura degli Aetia, A. S. Hollis, 'The Composition of Callimachus' Aetia in the Light of P. Oxy. 2258', Class. Quart. 36,1986, pp. 467-471.

5 TIOL[lEVL [lfjAa VE[.tOV'tl Jtag' 'iXVLOV OSEO(; LJtJtOU 'Hoiooqi, MOUOEWV fo[.tO£; O't' ~V't(aOEV.

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Callimaco serio-comico: il primo Giambo

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un bue si vende per un soldo

liambo di per se realizza uno "stile spezzato" (OLUAEAU[t£YOY axf][tu; OLUAEAU[t£Yr] auvfrwL£)lO, Callimaco frantuma ulteriormente il proprio discorso giambico, assegnando certo al metro per eccellenza ipponatteo un predominio, rna solo relativo+', L' effetto complessivo e quello di un discorso giambioo nell'insieme, rna dall'andamento spezzato a pili riprese e in diversi modi: ben pili affine aHa casualita di una conversazione III prosa che alla uniforme fluidita ritmica dei distici elegiaci negli Aetia.

(Ia. fro 191, 2 pf.)6.

Nel pas colo pedestre, i valori (e occasioni, temi, metri) sono affatto diversi che in quello d'Ippocrene",

1. Metro

Secondo la teorizzazione aristotelica, e come gia sapevano i tragici

(che per il trimetro giambico abbandonarono il tetrametro troeaico]:

Affermatosi il parlato, fu la natura stessa a trovare il verso appropriato (M~E(o~ OE YEVOf,tEV'Y]~ U\J'tl] i] cpum~ to OLXELOV f,tEtgOV digE): il giambo e in effetti il verso piu colloquiale (A.ExttXOV) e un segno di cio e che nella nostra conversazione ci capita di dire spesso giambi (Laf,t~ELa MyOf,tEV Ev ttl OtaA.Extq:> ttl :n:go~ aA.f.:llA.Ov~) mentre e raro che si dicano esametri, e solo quando ci si allontana dal tono discorsivo (Ex~aLvoVtE~ tii~ A.Exttxii~ agf,tovLa~)8.

Demetrio ribadisce:

2. Figure

Il giambo e facile (EVtEA.1j~) e simile al parlato comune (ttl twv :n:OA.A.WV M~EL Of,tOLO~). Invero, molti parlano in giambi (f,tEtga Laf,t~tXa A.aA.oum) senza saperlo".

La scelta giambica muove dunque verso il territorio della Umgangssprache, la lingua d'uso quotidiano e prosastico. Ma si tratta di una scelta articolata al suo intemo: se, come insegna Demetrio, il co-

Lo stile spezzato e, secondo Demetrio, conforme ad una intenzionalita polemica, di invettiva e di biasimo, e di cio proprio Ipponatte e il suo metro zoppo sono un esempio adeguato:

Volendo infatti insultare (AOLboQijom) i suoi nemici Ipponatte lacero (E{}gavoEV) il metro, e 10 fece zoppo anziche diritto, e aritmico, e pertanto adeguato all'invettiva pungente (OELVOt'Y]tL ... xed AOLbogL~). L'essere ritmato e scorrevole all'ascolto (to ... EQQV{}f,tOV xat EV1jXOOV) sarebbe infatti piuttosto adatto agli encomi che alle invettive (1jJOyOL~) 12 .

Aristotele fa risalire all'altro prototipo della I,U[t~LX~ tOEU, Archiloco, la figura della persona loquens, altro stratagemma specifico dello 1jJoyo£:

6 'Ex 'to}v OXOlJ (3oiiv xOAM(3olJ :n:LJtQT)OXOlJOLV.

7 L'interpretazione dell'Epilogo degli Aetia (fr. 112 Pf.) e controversa: D. L.

Clayman, 'Callimachus' lambi and Aitia', Zeitschr.J. Pap. u. Epigr. 74, 1988, pp. 277 -286, sintetizza le diverse posizioni degli studiosi (pp. 277-279), ed offre argomenti intemi a sostegno della continuita fra Aetia e I ambi: l'Epilogo degli Aetia marcherebbe precisamente la transizione dal genere elegiaco a quello giambico, nel quadro di una edizione complessiva dell'opera callimachea curata, in tarda eta, dallo stesso poeta. Su posizioni opposte, P. E. Knox, 'The Epilogue to the Aetia', Gr. Rom. Byz. Stud. 26, 1985, pp. 59-65, il quale ritiene che "Pfeiffer's explanation of the Epilogue as such a linking device seems ... to have gained premature acceptance" (p. 59).

8 Arist. Poet. 1449a 23-28 (trad. di D. Lanza, Aristotele. Poetica, Milano 1987); efr. Rhet. 1404a 31-33 e 1408b 25-36, quest'ultimo passo in particolare sul progressivo spostamento della JtOL1']'tLX~ MSL~ nella direzione del linguaggio parlato (A6yo~).

9 De eloc. § 43 (ed. W. Rhys Roberts, Cambridge 1902).

Quando abbia a dire certe cose di se (0 suscettibili di suscitare invidia, 0 tacciabili di vanteria, oppure controverse) e di altri (0 invettive [AotbogLav] 0 rozzi insulti [aYQOLxLav]), conviene che faccia parlare un altro, come fa Isocrate nel Filippo e nella Antidosis, e secondo i modi dell'invettiva di Archiloco (we; 'AQX(AOXO~ 1jJEYEL) ... 13.

10 Ibid. 301; efr. B. Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica, Roma-Bari 19892, p. 144 n. 17.

11 Per Ie diverse misure giambiche (rna anche trocaiche) adottate da Callimaco vd. W. Buhler, 'Archilochos und Kallimachos', in Entr. Hardt X, Archiloque, Vandoeuvres-Ceneve 1963, p. 227 s.; R. Pretagostini, 'La poesia ellenistica', in AA. VV., Da Omero agli Alessandrini. Problemi efigure della letteratura greca, Roma 1988, p. 302.

12 Demetrio, De eloc. § 301 Rhys Roberts. 13 Aristot. Rhet. 1418b 23-33.

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Callimaco serio-comico: il primo Giambo

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II biasimo, come pure la lode di se e la difesa delle po~iz~oni .ontroverse che l'autore intende esprimere, devono essere mediati da ui altro: I'invettiva, perche indiretta, si fa meno violenta; l'apologia pill .onvincente. Callimaco adotta come persona loquens Ipponatte (modelLO di 'tj!oyo£ in "stile spezzato"), che, redivivo, lanci.a un'invet~iva co~tro i colleghi alessandrini del poeta, in un linguaggw metaforico particolarmente adatto alla poesia giambica:

... nei giambi, dal momenta che essi imitano quanta pili possono la conversazione (?ha TO OLL f,tUA.WTU A.E1;lV f,tlf,tEia{}m), si adattano le parole che si adoperano anche nei discorsi (Ev A.6y~LC;), e tal~ sono l~ parole normali ('to XUQLOV), quelle di ornamento (xoaf,to~) e 1 traslati (flETWpOgU)14.

II carattere metaforico dellinguaggio di Ipponatte redivivo si rnanifesta talora nel suo aspetto enigmatico, gia avvertito da Aezio, dossografo del I-II secolo d. C.:

A Evemero si riferisce per enigma (utvLLTELm) anche Callimaco di Cirene nei Giambi, quando scrive:

'AI santuario fuori le Mural tutti insieme! qui!

dove quello che ha forgiato l'antico Zeus di Panchaia, il vecchio blaterante blasfemi volumi gratta,IS.

la prossimita del discorso giambico a quello prosastico richiede che di queste Ipponatte redivivo faccia unuso sottile e parco: "La similitudine" - infatti - "e utile anche nel discorso in prosa (EVAOYCP), rna occorre fame uso parco, giacche ha un carattere poetico,,18. Illinguaggio dei Giambi callimachei tende piuttosto ad eliminare la congiunzione comparativa, generando cosl la metafora in senso proprio i" e, al limite,

. d 1 hi 20

l'enigma non sempre persplCuo, quan 0 non vo utamente am IgUO .

Di fatto, l'adozione di un linguaggio metaforico fa sl che Finvettiva callimachea sia doppiamente mediata: posta sulla bocca di una persona loquens (Ipponatte], essa rifugge altresi dal fare. nomi diretti ed espliciti, secondo la regola aristotelica di lasciare "senza nome, pur norninando" cio che e oggetto di metafora ". Si attua cOSI il proposito "non

1 " . d 1 . G . b 22

bupa eo espresso In apertura e pnmo Lam o.

3. Occasione

Aristotele studia infatti il rapporto di implicazione reciproca fra

enigma e metafora:

E in generale e possibile trarre metafore adeguate da enigmi ben formulati (Ex TWV EtJ nVlyf,tEVWV): le metafore infatti significano per enigmi (ULVLLTOVTm): in tal modo, com'e evidente, il traslato eben fatto (waTE oijA.OV OTl EtJ f,tELEviJvExTm)16.

Sebbene nel parlar per metafore siano comprese le similitudini 17,

Nel 1948, Henri-Irenee Marrou defini Ia cultura.ellenistica come

una cultura di conferenzieri e poeti erranti:

. .. La conference est devenue le genre litteraire le plus vivant, celui qui, it nos yeux d'historiens modernes, definit le mieux l'originalite de la culture de ce temps. Au point que la nuance devient indiscernable qui separe la lecon adressee it des adolescents encore etudiants de la conference pour adultes du milieu cultive23•

Ml" c " ,. "aenere Ietterario" a a conrerenza non e, propnamente, un genere e erano :

converra piuttosto, con Bruno Gentili, rimarcare l'esistenza di "un'altra

18 Rhet. 1406b 24-26; per esempio, similitudini nel primo Giambo: vv. 26-28;

83.

14 Poet. 1459a 9-14, trad. di D. Lanza; argomenti ripresi in Rhet. 1406b 1-19. 15 Aetios, Plac. I 7, 1 p. 297, 13 Diels = 63 FGrHist T4a; la citazione corrisponde ai versi 9-11 del primo Giambo.

16 Rhet. 1405b 3-5.

17 "Anche la similitudine e una metafora: tra le due c'e poca differenza. Quando infatti Omero dice "Balzo come un leone", e una similitudine; rna qualora dica "Leone balzo" e una metafora. Infatti, perche entrambi sono coraggiosi, chiamo leone Achille, facendo una metafora" (Rhet. 1406b 20-24; immediatamente prima [1406b 3-4] Aristotele ha ancora una volta ricordato che la metafora e particolarmente appropriata al giambo).

19 Cfr. R. Pretagostini, Ricerche sulla poesia alessandrina (Teocrito, Callimaco, Sotade), Roma 1984, pp. 32-33.

20 Nel primo Giambo, per esempio: chi e 10 'l'LAoxoQaTjC:; (vv. 29-30)? Chi e <'> KWQ'Uxaioc:; (82-83)?

21 Aristot. Rhet. 1405a 34-1405b 5: efr. supra, p. 914 e n. 16.

22 Vv. 3-4: CPEQWV '(a~~ov ou WlXTjV adoovTa

T~V BO'UJt<lAfLOV ...

23 Histoire de I'educatioti dans l'Atuiquiie, 1. Le mondgrec, Paris 1981 (19481), p. 281, con la 'Note complementaire' 5, rinviante a M. Guarducci, 'Poeti vaganti e conferenzieri dell'eta ellenistica', in Atti R. Accad. Lincei, Cl. Sc. mor. s. 6/2, 1927- 1929, pp. 629-665.

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Callimaco serio-comico: il primo Giambo

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forma di cultura, che con termine moderno potremmo definire 'popolare' 0 'di massa' ... destinata a larghe fasce di fruitori e trasmessa oralmente in pubbliche audizioni", distinta dalla "cultura pili propriamente letteraria ed erudita, che fiorl nell' ambito ristretto delle corti e dei cenacoli, patrimonio esclusivo di una elite di intellettuali'Y". Ed osservare poi come Callimaco, esponente di questa elite, nei Giambi imiti le forme di comunicazione della cultura altra del suo tempo, e proprio nella sua manifestazione pill "popolare": la predicazione cinica25•

H.-I. Marrou delinea rapidamente la figura dei "philosophes errants, conferenciers populaires ou mieux predicateurs, qui, en plein air, au coin d'une place publique ou dans un carrefour, s'adressant a l'auditoire que Ie hasard et la curiosite rassemblent devant eux, l'interpellent, improvisent avec lui un dialogue familier (c'est de la que sortira [e genre fameux de la diatribe): les cyniques s'en font une specialite, mais bien des stoiciens, en coquetterie avec le cynisme, les imitent a leur tour ... predicants, generalement meprises, mal vus, et souvent en

diffi l' 1 li ,,26

I ICU te avec a po Ice '" .

L'Ipponatte callimacheo segue appunto le forme di questa pratica comunicativa. Errante, si premura di specificare in apertura di conferenza (vv. 1-2) da quale luogo provenga: l'Ade, naturalmente, cui fa nuovi riferimenti al v. 15 e, a mo' di rassicurazione per l'uditorio, ai vv. 34-35: il conferenziere non si dilunghera troppo,

"filologi"f8 - e convocato (Y. 1: 'Axouou{)' 'IJtmbvux'tor;) in un punto preciso di Alessandria, "al santuario fuori-le-Mura" (v. 9, citato sopra), luogo evidentemente adeguato (e forse normalmente adibito) ad occasioni di questo genere29•

L'~{tor; di Ipponatte redivivo oscilla, "cinicamente", tra il familiare / scherzoso e il perentorio / allarmato: in altri termini fra il comico e il serio30. Mai, comunque, si presuppone un uditorio intelligente ne, tanto meno, benevolo:

Oddio, Apollo! Gli uomini come mosche attorno a un capraio, o vespe da terra, 0 Delfi in fuga dal sacrificio,

a schiera sciamano! Per Ecate, che folIa!

(la. fro 191, 26-28 Pf.)31.

Un intreccio di similitudini, virtuosisticamente concentrate in meno di tre versi, imita il movimento accerchiante di una massa aggressi-

... che bisogna ch'io nel vortice m'aggiri, ahiahi, dell'Acheronte27•

28 La varia lectio e gia nel papiro (P. Med. 18 [II d.C.], col. VI 3).

29 La Diegesis identifica questa santuario con il Serapeo di Parmenione, edificato per Alessandro dall'architetto Parmenione, 0 Parmenisco (efr. Ps. Call. I 33, 13). Ragioni per la scelta di questa luogo come sede per l'apparizione di Ipponatte: efr. P. M. Fraser, Ptolemaic Alexandria, Oxford 1972, I pp. 270-271; II nn. 667-675.

Vale la pena di ricordare che il materiale esegetico comincio ben presto ad affiancare componimenti callimachei; cio e dimostrato dal papiro di Lille contenente la Victoria Berenices (S. H. 254-269), e sicuramente databile al tardo III a. C.: qui il testa e inframezzato da righe di commento scritte dalla stessa mano. Informazioni fomite nella Diegesis possono aver avuto anch'esse origine in tempi vicinissimi a Callimaco, ed essere pertanto del tutto attendibili, Cio dovra ammettersi anche per Ie notizie contenute negli Scholia Florentino e Londinensia.

30 Cfr. B. Gentili, Poesia e pubblico, cit. p. 226; il riferimento e, naturalmente alIa categoria del serio-comico ; quale e definita da M. Bachtin: efr. in particolare 'La parola nel romanzo', in Estetica e romanzo, Torino 1979, pp. 67-230.

Un passo di Demetrio illustra bene questo atteggiamento: "Scherzoso (YEAOLOV) e infatti il primo impatto ('to nQoXELQOV) del discorso, rna l'intento implicito e ostile (5ELVT) 11 'XEVitO[tEVT] E[tcpams)· E in generale, per dirla sinteticamente, 10 stile complessivo del discorso cinico e simile, insieme, al cane che fa Ie feste e morde" (Demetrio, De eloc. § 261 Rhys Roberts).

Callimaco "characteristically explores the effects which lie between absolute seriousness and entire deflation" (G. O. Hutchinson, Hellenistic Poetry, Oxford 1988, p. 32).

31 "QnoAAov, iliv5QES, WS naQ' atnOA<p [tVLaL ii acpfj'XES E'X yfjs ii ana itv[ta'"COS ~EAcp[ ot, ElAT]50v [EO][tEvovmv' ili 'E'Xa'tT] nAtjitwS.

II pubblico - composto, secondo la D ieges is , di "filosofi" (0

24 Poesia e pubblico, cit. p. 228 (corsi vi miei).

25 II tratto cinico dei Giambi e stato rilevato a pili riprese dagli studiosi: efr.

G. Tarditi, 'Le Muse povere (Call. 'Ia.' I, fro 191, 92-93 Pf.)" in Studi in onore di A. Ardizzoni II, a cura di E. Livrea e G. A. Privitera, Roma 1978, pp. 1013-1021; C. Meillier, Callimaque et son temps, Lille 1979, p. 155 ss.; B. Gentili, Poesia e pubblico, cit. p. 226 e n. 93; e soprattutto, D. L. Clayman, Callimachus'lambi, Leiden 1980, pp. 13, 70.

26 Histoire de l'education, cit. p. 309. 27 ..• NElL !J,E yaQ [tEOOV 5LVELV

CPEU cp]EU 'AXEQO[V't]oS ... ,

un ulteriore riferimento e probabile ai VV. 96-97, ormai quasi in chiusura: "finis admonitionis Hipponactis, qui 96 sq. tempus ad inferos redeundi esse dicere videtur" (Pfeiffer, ad V. 95).

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Callirnaco serio-cornico: il primo Giambo

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va di uditori accorsi al richiamo del conferenziere. Lo Scolio fiorentino=' individua i modelli omerici imrnediati delle prime due:

v. 26 JtaQ' uLnoAql f,tVLaL ~ fl. 2, 469 f,tma.wv uchvawv £{}vw

v. 27 mpfjxEe; EX yfje; ~ fl. 16, 259 aq:lllxwOLV EOLxo-rEe; ESEXEovTO ! dvo()LOLe;

Nel catalogo iliadico delle navi (Il. 2, 469-477) mosche e caprai si trovano in due similitudini connesse, rna distinte. Entrambe si riferiscono ai Greci che si apprestano a dar battaglia: rna la prima (vv, 469- 473) considera i guerrieri greci nel loro insieme, "fitti come mosche", mentre la seconda (vv. 474-477) assimila i comandanti delle diverse schiere a caprai che separano le greggi, prima confuse. Al v. 26, dunque, Callimaco sintetizza due similitudini omeriche in una (ovvero: nove esametri in mezzo coliambo).

L'immagine delle vespe nel sedicesimo libro dell'Iliade, invece, e riferitaa Patroclo e compagni, simili a vespe che hanno il nido lungo la strada, stuzzicate da fanciulli improvvidi, a tutto danno dell'occasionale passante: una situazione solo in parte affine a quella rappresentata da Callimaco (aggressivita dello "sciame")33. L'avverbio dA'l']()OV, d'altra parte, ci riconduce al secondo libro dell'lliade, e ad un contesto analogo a quello del primo Giambo: in fl. 2, 89-93, infatti, i Greci convocati in assemblea sono paragonati ad api che volano sui fiori di pnmavera:

v. 89 (leapi) ~01:QvMv ()£ nE-r:oV"taL En' avfrEOLv dUQLvOLaLV vv. 92-93 (i Greci) Ea:CLXowvW I LAUMv de; &.YOQ~V34.

Lo scolio omerico commenta: LAUMv' 61l0L(oi;t0"~otQu()OV" cP xul axoAouftEi> OljllULVEL ()E to .IlEta. OUOtQoq)'YjS; xul E'lJXLVljOLUS;35.

L'immagine e dunque quella di un movimento aggirante (IlEta.

OUOtQoq)'ijS;) e agile, fluido (c1JXLVljOLUS;).

La terza similitudine fa riferimento ad un uso rituale che autoriz-

zava i Delfi a circondare l'altare durante il sacrificio, "armati ognuno di coltello", per impadronirsi di un pezzo della vittima e poi fuggire, "sicche spes so accade che al sacrificante non rimanga piu nulla"36. Gente avida e pericolosa, i Delfi: 10 Scolio fiorentinoj" rammenta la triste fine di Esopo, che aveva osato farsene gioco (oxwqJ1'Hjvm):

la storia narra che ... (i DelfI), infuriati ([&.yuvu]xt~auvtue;), 10 gettarona giu da un precipizio (XatUXQ[Ylf,tVLOaL)); altri dicono che 10 lapidarono (Adt6AEvowv nOLfjOaL).

In sostanza, Esopo fece la fine del cpuQlluxOS;38: e Ipponatte redivivo ha qualche ragione per paventare la medesima sorte. lronicamente, Ipponatte nel sesto secolo minacciava i suoi nemici dello stesso trattamentof", D'altro canto, la triste fine di Esopo e ricordata, fuor di metafora, aHa fine del secondo Giambo40•

II verbo EOIlEVOUOLV ("vocabulum novum" felicemente congetturato da Pfeiffer) contrappone allo "sciame delle Muse" incontrato da Esiodo sull'Elicona41 10 sciame dei filosofi (0 filologi), di gran lunga meno benevolo e sapiente, che attornia Ipponatte presso il Serapeo "fuori Ie Mura" di Alessandria,

La tecnica rappresentativa adottata da Callimaco e quella di un " ... gradual narrowing of focus, a ZOom from a distant view of a scene to a close-up", proprio COme nel "great cluster of similes" che introduce il catalogo delle navi (fl. 2, 455-483) e culmina nell'immagine di Agamennone, simile a un toro che domina la sua mandria42.

32 P. S. 1. 1094 (fr. b) 10-13.

33 Ma vi e anche un paradosso nel fatto che a sentirsi minacciato da "Vespe" sia Ipponatte, "vespa" per antonomasia: cfr. A. P. 17, 408 = 58 G. -P, (Leonida di Taranto), A. P. 7, 405 =34 G.-P. (Filippo di Tessalonica): epitafi fittizi minutamente studiati da E. Degani, Studi su Ipponatte, Bari 1984, pp. 178-181.

34 A V. 90, inoltre, ricorre l'avverbio CtAl<;, "in folla" (P. Chantraine,Dict. lit. lang. gr. S. v.): efr. aME<; (Ia. fro 191,9 Pf.).

35 Scolio ad Il. 2, 93a Erbse.

36 Cfr. P. Oxy. 1800, fro 2, 32-46 (sec. II); la fondazione del rito e gia narrata nell'lnno Omerico ad Apollo, V. 535 S.: efr. W. Burkert, Homo Necans, Torino 1981, pp. 97-106.

37 P. S. 1.1094 (fr. b) 14-25; yd. anche P. Oxy. 1800.

38 Cfr. W. Burkert, Greek Religion, Oxford 1985 (nuova ed. in inglese), pp. 82-84.

39 Frr. 5-11 West; Callimaco ha pure svolto, negli Aetia, il tema del qJuQ[!uxo<; (fr. 90 Pf.): efr. E. Degani, op. cit. p. 49.

40 la. fro 192,15-17 Pf.:

... Tuii1:u 6' Alooiao; 6 LUQ611]vo<; ElnEv, ovnv' ol ~EAqJO( <:i60VTU [!u{}ov OU XUAW<; t6E!;UVTO.

41 Aet. frr. 2 e 112 Pf.: yd. supra, p. 91l.

42 M. W. Edwards, Homer, Poet a/the Iliad, Baltimore-London 1987, p. 86.

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Callimaco serio-comico: il primo Giambo

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Analogamente, nel primo Giambo una figura in primo piano spicca tra la folla di uditori43;

la polemica cinica: il tUcpOC;S2, che peraltro Platone rinfacciava ironicamente allo stesso Diogene cinicoS3• L'insieme dei tratti caratteristici del T estapelata sembra insomma delineare una figura "eclettica" di filosofo, risultato della combinazione di elementi ricavati da diverse souolef": un degno rappresentante della composita intellighenzia raecolta nel Museo di Alessandria='.

Ipponatte impone disciplina:

n Testapelata sprechera il fiato

a soffiare per non res tar nudo del mantello

(la. fr. 191, 29-30 pf.)44.

n "Testapelata", figura enigmatica45, non e identificabile con la stessa facilita di Evemero (il "vecchio blaterante" dei vv. 10-11). G. Vitelli46 "de 'Cynico' cogitavit": D. 1. Clayman accetta, con qualche prudenza, questa ipotesif",

II mantello ben liso (tQL~WV) che il Testapelata rischia di perdere nella calca48 e indubbiamente uno (ma, appunto, uno soltanto) dei tre elementi dell'uniforme cinica49, con la quale non contrasta, d'altronde, la testa rasata, che il primo cinismo condivise con 10 stoicismo, prima di adottare barba e capelli lunghi e arruffati, come quelli dei Pitagorici't", Ma il tQL~WV e, dai tempi di Socrate, l'abbigliamento del filosofo per eccellenza. E la testa rasata puo essere di un Cinico dei primordi, di uno Stoico, e perfino di un addetto al tempio di Serapide - secondo la foggia dei sacerdoti / sapienti egiziani. L'atteggiamento borioso denotato dal participio CPUOEWV puo ugualmente intendersi come genericamente "filosofico,,51. Esso ricorda uno degli obiettivi favoriti del-

Si faccia silenzio! e scrivetevi il mio discorso!

(la. fr. 191, 31 pf.)56.

Ma, "serio-comicamente", s'interrompe subito do po I' attacco:

C'era una volta un uomo, Baticle d'Arcadia ... , non la tirero in lungo, Eccellenza, non fare il muso, che neanch'io

ho molto tempo ed agio '"

(la. fro 191, 32-34 Pf.)57.

Con grande proprieta terminologica Ipponatte denomina la "tirata" in giambi che si appresta a pronunciare: si tratta di una QijOLC;:

Si dicono Q~O£l(; i discorsi pronunciati (to. AeyOf,t£va) dai personaggi introdotti sulla scena (uJto tmv slouvousvrov JtQombJtwv )58,

come ad esempio quello che Diceopoli annunzia di voler pronunciare in Ach. 414-416 quando, rivolto ad Euripide, dice:

43 D. L. Clayman, Callimachus'lambi, cit. p. 12. 44 '0 'IjJLAOXOQOT]e; 't~v 1tVO~V aVaAWOEL

q:ruo£wv QXWe; fA,~ 'tOY 'tQL~wva YllfA,VWOn·

Funzione mediale di una forma attiva in YUfA,VWon: efr. Schol. Flor. ad loco

45 A proposito di metafore ed enigmi, efr. supra, pp. 914-915.

46 Ap. Pfeiffer adfr. 191, 29.

47 "The garment suggests that he is a philosopher, probably a cynic ... this little vignette has an extra dimension because Hipponax himself has taken the role of a Cynic diatribist ... " (Callimachus'lambi, cit. pp. 12-13).

48 n rischio di trovarsi spogliati e tipico delle situazioni di calea eccessiva: efr.

Theocr. XV 69-73. E l'esser denudati e, naturalmente, segno di debolezza estrema (efr. e. g. Od. 10, 341) e, in contesti guerreschi, di sconfitta.

49 Mantello, bisaccia, bastone ('tQL~wv, 1t11Qa, ~ax'tT]QLa): efr. 1. F. Kindstrand, Bion of Borysthenes. A Collection of the Fragments with Introduction and Commentary, Uppsala 1976, pp. 161-163.

50 Cfr. E. Livrea, Studi Cercidei, Bonn 1986, p. 111, con particolare riferimento a Diog. Laert. 6, 31. Desidero ringraziare la dr. Liana Lomiento, per aver discusso con me questa passo.

51 WUO£wv e iperionismo, criticato dallo Schol. Flor., per qJuouw, "magnum

spirare; puff' (LSJ S. v.). Cfr. inoltre gli allofoni qJumuw e qJUOLOW; per quest'ultimo cfr.T, Barnes, 'The Beliefs of a Pyrrhonist', Proc. Cambridge Philol. Soc. 1982, p. 7 e n. 51, che riporta una voce della Suda: OOYfA,aTL~Et" {}WAoyEi, rpuotoirtrn., traducendo "he dogmatizes - he theologises, he is puffed up" (corsivo mio).

52 Cfr. J. F. Kindstrand, op. cit. p. 195 "'tuqJoe; referring partly to vanity, conceit

and partly to illusion".

53 Diog. Laert. 6, 41.

54 Cfr. Enciclopedia Garzanti della Filosofia, Milano 1981, s. v. 'Eclettismo'. 55 Cfr. P. M. Fraser, op. cit. I pp. 305-319.

56 2:W1t~ YEV£O{}W xal YQUqJCO{}E 't~v gfimv.

57 'A~Q Ba{}uxAfie; 'AQxue; ou fA,axQ~v <isw, cb A<pOLE, fA,~ otucrvs, xcl YUQ oM' aU'toe; [,t£ya OXOAU~W' OEL ue YUQ [,tEOOV OLVEiV

qJEU qJEU ' AX£Qov'toe; X'tA.

Per OXOAU~W si potrebbe pensare a un senso aggiuntivo di "tenere scuola, far lezione", per il quale efr. e. g. W. Dittenberger, Sylloge Inscriptionum Graecarum 714, 8-10 (fine del II sec. a.C.).

58 Photo Lexicon, ed. S. A. Naber, 1864-1865, s. v. g~OELe;. Cfr. la definizione di

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Callimaco serio-comico: il primo Giambo

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(trad. di G. Mastromarco),

lato, fra l'altro, ad una assemblea'i"; il tono ammonitorio, poi, e caratteristico non solo della prima Qfjat£ di "Ipponatte", rna dell'intero libro dei Giambi61. II "retore" callimacheo tiene a presentarsi come esente dai difetti tipici della categoria: la sua sara SI una Qfjat£, rna non eccessivamente lunga: gli manca, infatti, proprio la OXOA~, "il tempo e l'agio" di tenere un gran discors062. Un'altra differenza rivela la dimensione diversa in cui si colloca l' attivita di poeti e conferenzieri in eta ellenistica: il pubblico del passo aristofaneo e, letteralmente, un uditorio (un pubblico di aseoltatriei) - rna quello del Giambo callimacheo e un pubblico di traserittori (come si conviene a filologi, 0 filosofi, alessandrini); "Ipponatte" esige infatti che costoro si scrivano il discorso (v. 31: owni] YEVfO{tcu xal YQacpw{}E ti]v Qfjmv) , mentre alle donne di Aristofane si chiede soltanto di stare attente (Thesm. 381: nQooEXE tOY voiiv).

La pratica della trascrizione non e ignota ad Aristofane: gia in un passo delle Rane (vv. 145-153) compare l'ipotetico trascrittore di una QfjOL£ di Morsimo, "ignobilis poeta tragicus"63. Essa rispondeva ad ovvie esigenze di carattere mnemonic064: sarebbe, ad esempio, oltremodo utile al Tardodidatta, ventisettesimo dei Caratteri di Teofrasto:

... ti supplico , Euripide: dammi uno straccio del tuo vecchio dramma. Debbo recitare al cora un lungo discorso (A£~m Tql xogql gfjOLV f.l,uxQav)

(trad. di G. Mastromarco).

II Lessieo di Fozio offre pero anche un'altra definizione di QfjOL£:

"Secondo Aristofane: discorso in assemblea (CJ'YlftYlyoQLa) ed espressione di un consiglio 0 parere (OUft~OUA~)".

S. A. Naber, editore del Lessieo, annoto: "Uter Aristophanes intellegatur, non pro certo dixerim", Ma Qfjat£ si trova usato in questa accezione In un passo delle Vespe, dove il cora dei giudici lamenta (vv. 1091-1098):

Ero terri bile aHora: non temevo nulla; e sottomisi i nemici, navigando cola con Ie trirerni, Non ci si preoccupava allora di recitare un bel discorso (gfjOLV di A£~ELV), ne di fare il sicofante rna di chi sarebbe stato pili bravo a remare

e Ie commedie di Aristofane abbondano di riferimenti (tutti polemici) all' attivita "parlamentare" dei Q~tOQE£59. Soprattutto interessante per noi e un passo delle Tesmoforiasuse (v. 373 ss.). Qui una donna in funzione di araldo convoca Ie altre (v. 373: axouE ncw' ~ Call. la. 1, 1: axouoaft') all'assemblea (v. 375: £XXAYlOLav) nel giorno centrale delle Tesmoforie, "quando abbiamo pili tempo" (v. 376: n ftaAwft' ~ftLV OXOA~; efr. la. 1, 33-34: xal yaQ ~uo' auto£ / ftfya OXOAa~w); domanda quindi chi vuol parlare (v. 379: tL£ ayoQEuELV ~ouAEtm;). Una donna si fa avanti, e l'altra allora ammonisce (vv. 380-382):

Silenzio! Taci! Attenzione (JtQ60EXE TOV voiiv)! Ecco che si schiarisce la voce, come fanno i retori. Sembra che parlera a lungo (f.l,uxQav EOLXE AE~ELV - la. 1, 32: ou f.l,uxQlJV a~(J)).

Il tardodidatta (6 CrtjJLf.l,uihl£) e tale che a sessant'anni impara brani di

L'esortazione ad ascoltare, l'invito perentorio al silenzio, l'uso ellittico di ftaxQav (seil. QfjOLV) trovano precise rispondenze nel Giambo callimacheo: il comportamento prescritto al pubblico e 10 stesso. Si e visto infatti che il radunarsi degli uditori di "Ipponatte" e stato assimi-

60 Cfr. supra, p. 918.

61 Cfr. il verso iniziale del quinto Giambo (fr. 195 Pf.): 'Q i:;dVE - oU!-t~ouAil yag EV 'tL TWV 19wv.

62 "Ipponatte" ribadisce in questa occasione un dettame (quello del "parlar bre. ve") fondamentale nella poetica callimachea: efr. in particolare Call. Epigr. 8 Pf.

Maxg~ e attributo ricorrente della QfiOL~, che per sua natura comporta il rischio della prolissita: efr. B. Mannsperger, art. cit. p. 143 n. 1. Di qui la necessita per "Ipponatte" di rassicurare gli astanti: au !-taxgilv ai:;w (v. 32).

63 Aristoph. Ran. 151: efr. la nota di Fr. H. M. Blaydes (Halis Saxonum 1889), ad lac.

64 Blaydes (ad Aristoph. Ran. 151) intende infatti: "Transcripsir sibi, memoriae causa". Si deve presupporre nel trascrittore l'intenzione (pessima) di imparare una QfiaL~ di Morsimo alla stregua di chi (meritevole di uguale pena nell'Ade) abbia imparato (E!-ta{}E) la pirrica di Cinesia (v. 153). Cfr. inoltre Aristoph. Aves 982 (Pistetero vanta un oracolo trascritto dalla viva voce di Apollo): OV EYW naga Tan6AAwvo~ ESEyga1jJu!-tljv; Soph. Trach. 1167 (Eracle rivela un anti co oracolo che presagiva la sua morte, da lui stesso raccolto e trascritto a Dodona): uovrsic xmvu (1165) ... tLOEyga1jJu!-tljv. Lo scolio a questa luogo sofocleo spiega: E{}O~ yag TOilS; XgljO!-tClV 6Exo!-tEvou~ nagaxgfi!-ta ygucpELV, tva !-til EmM{}wvTaL.

Brigitte Mannsperger ('Die QfiaL~', in W. Jens [hrsg.], Die Bauformen der griechischen Tragodie, Munchen 1971, p. 143: " ... jede langere gesprochene, in sich gegliederte Ausserung einer Person in der griechischen Tragodie"),

59 Cfr. O. J. Todd, Index Aristophaneus, Hildesheim 19622, s. v. Qfim~.

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Callimaco serio-comico: il primo Giambo

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... ti supplico, Euripide: dammi uno straccio del tuo vecchio dramma. Debbo recitare al cora un lungo discorso (AEl;m 1:0 xog0 gYjmv !tax g ov)

lato, fra l'altro, ad una assemblea'i"; il tono ammonitorio, poi, e caratteristico non solo della prima gijou; di "Ipponatte", ma dell'intero libro dei Giambi61. II "retore" callimacheo tiene a presentarsi come esente dai difetti tipici della categoria: la sua sara SI una gijOlC:;, rna non eccessivamente lunga: gli manca, infatti, proprio la OXOA~, "il tempo e l'agio" di tenere un gran discorso=. Un'altra differenza rivela la dimensione diversa in cui si colloca l' attivita di poeti e conferenzieri in eta ellenistica: il pubblico del passo aristofaneo e, letteralmente, un uditorio (un pubblico di ascoltatrici) - ma quello del Giambo callimacheo e un pubblico di trascrittori (come si conviene a filologi, 0 filosofi, alessandrini); "Ipponatte" esige infatti che costoro si scrivano il discorso (v. 31: o(j)n~ YEVEO{hD %0.1 YQacpwtt!o 't~v gijOlV), mentre alle donne di Aristofane si chiede soltanto di stare attente (Thesm. 381: nQoo£XE rov voiiv).

La pratica della trascrizione non e ignota ad Aristofane: gia in un passo delle Rane (vv. 145-153) compare l'ipotetico trascrittore di una gijOLC:; di Morsimo, "ignobilis poeta tragicus,,63. Essa rispondeva ad ovvie esigenze di carattere mnemonic064: sarebbe, ad esempio, oltremodo utile al Tardodidatta, ventisettesimo dei Caratteri di Teofrasto:

(trad. di G. Mastromarco).

II Lessico di Fozio offre pero anche un'altra definizione di gijmc:;:

"Secondo Aristofane: discorso in assemblea (O'Y]f,l;YJyoQlo.) ed espressione di un consiglio 0 parere (OU[t~OUA~)".

S. A. Naber, editore del Lessico, annoto: "Uter Aristophanes intellegatur, non pro certo dixerim". Ma Qijmc:; si trova usato in questa accezione in un passo delle Vespe, dove il coro dei giudici lamenta (vv. 1091-1098):

Ero terribile allora: non temevo nulla; e sottomisi i nemici, navigando cola con le triremi. Non ci si preoccupava allora di recitare un bel discorso (gYjmv Ei'i MI;ELv) , ne di fare il sicofante ma di chi sarebbe stato pili bravo a remare

(trad. di G. Mastromarco), e Ie commedie di Aristofane abbondano di riferimenti (tutti polemic i) all'attivita "parlamentare" dei Q~'tOQEc:;59. Soprattutto interessante per noi e un passo delle TesmoJoriazuse (v. 373 ss.). Qui una donna in funzione di araldo convoca le altre (v. 373: a%OUE nao' ~ Call. la. 1, 1: a%ouoo.W) all'assemblea (v. 375: E%%A'Y]Olo.V) nel giorno centrale delle Tesmoforie, "quando abbiamo pili tempo" (v. 376: n [taAwW ~[tt:v OXOA~; efr. la.l, 33-34: %o.iyuQovo' o.V't6c:;/[tEyo.oxoAa~(j)); dornanda quindi chi vuol parlare (v. 379: 'tlC:; ayoQ£uELV ~ouA£'tm;). Una don-: na si fa avanti, e l'altra allora ammonisce (vv. 380-382):

Silenzio! Taci! Attenzione (:7tgOOEXE rov voiiv)! Ecco che si schiarisce la voce, come fanno i retori. Sembra che parlera a lungo (!taxgCxv fOLXE MI;ELV ~ la. 1, 32: ou !taxg~v 0.1;(0).

Il tardodidatta (6 Cl'tjJL!tafh'jc:;) e tale che a sessant'anni impara brani di

L'esortazione ad ascoltare, l'invito perentorio al silenzio, I'uso ellittico di [to.%Qav iscil, Qijmv) trovano precise rispondenze nel Giambo callimacheo: il comportamento prescritto al pubblico e 10 stesso. Si e visto infatti che il radunarsi degli uditori di "Ipponatte" e stato assimi-

60 Cfr. supra, p. 918.

61 Cfr. il verso iniziale del quinto Giambo (fr. 195 Pf.): 'Q ~fivf a'Ult~OUA~ yag EV 'tL TWV Lgwv.

62 "Ipponatte" ribadisce in questa occasione un dettame (quello del "parlar bre. ve") fondamentale nella poetica callimachea: cfr. in particolare Call. Epigr. 8Pf.

Muxg~ e attributo ricorrente della QiiaL~, che per sua natura comporta il rischio della prolissita: cfr. B. Mannsperger, art. cit. p. 143 n. 1. Di qui la necessita per "Ipponatte" di rassicurare gli astanti: ou ltuxg~v a~{J) (v. 32).

63 Aristoph. Ran. 151: cfr. la nota di Fr. H. M. Blaydes (Halis Saxonum 1889), ad loc.

64 Blaydes (ad Aristoph. Ran. 151) intende infatti: "Transcripsit sibi, memoriae causa". Si deve presupporre nel trascrittore l'intenzione (pessima) di imparare una QiiOL~ di Morsimo - alla stregua di chi (meritevole di uguale pena nell'Ade) abbia imparato (EltU{}f) la pirrica di Cinesia (v. 153). Cfr. inoltre Aristoph, Aves 982 (Pistetero vanta un oracolo trascritto dalla viva voce di Apollo): DV EYo:! :nuga T<'m6AA{J)vo~ E~fygCl1jJUlt1']V; Soph. Trach. 1167 (Eracle rivela un antico oracolo che presagiva la sua morte, da lui stesso raccolto e trascritto a Dodona): ucvrsin xmvu (1165) ... dafygCl1jJUlt1']V. Lo scolio a questa luogo sofocleo spiega: Wo~ yag TOiJ~ xg1']a~ov 6fXOltEVOU~ :nuguXgiiltu ygUqJflV, LVu lt~ EJtlAu{}{J)vTm.

Brigitte Mannsperger ('Die QiiOL~', in W. Jens [hrsg.], Die Bauformen der griechischen Tragodie, Miinchen 1971, p. 143: " ... jede langere gesprochene, in sich gegliederte Ausserung einer Person in der griechischen Tragiidie").

59 Cfr. O. J. Todd, Index Aristophaneus, Hildesheim 19622, S. V. QiiOL~.

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Per le cose che ho udito dire da lui mi sono sforzato, trascrivendole per quanta possibile con le sue parole esatte, di conservare per me stesso memoria scritta del suo pensiero e della sua franchezza nel parlare. Com'e naturale, quindi, questi appunti hanno il carattere di una conversazione spontanea fra una persona e un' altra, e non di una redazione compilata in vista di futuri lettori66.

L'invito a "scriversi il discorso" che "Ipponatte" rivolge ai filosofi (0 filologi) alessandrini li fa apparire come discepoli ormai adulti67, dal cattivo carattere e dalla memoria ancor peggiore.

diata di referenti concreti nella poesia di Callimaco. Per questa via, il "pas colo pedestre" viene riferito, senza mediazioni, alla sua attivita di bibliotecario, ed alla compilazione dei Pinakes69; oppure si giunge ad escludere, in base a considerazioni di tecnica libraria, che l'Epilogo degli Aetia possa intenzionalmente marcare la transizione ai Ciambi'". L'indirizzo critico opposto, d'altro canto, smarrisce ogni collegamento della poesia callimachea con occasioni reali, e la riduce a elaborazione erudita su dati libreschi. Nell'uno e nell'altro caso, Callimaco e relegato in biblioteca.

A me pare che la realta presente a Callimaco trovi ampio spazio nella sua poesia, ma mediatamente, ovvero attraverso una operazione mimetica. Il poeta non ci descrivera una particolare "diatriba" alla quaIe gli sia capitato di assistere presso il Serapeo di Parmenione, ma la imitera, per fingere l'invettiva di un nuovo Ipponatte, venuto a rarnpognare i colleghi / avversari alessandrini: anch'essi un dato dell'esperienza di Callimaco, ma "traslati" in figure che li rappresentano senza nominarli, che li imitano "soltanto". L'effetto polemico non e per questa me no seno.

Con un'ulteriore capriola metalinguistica (v. 31), la persona loquens smaschera in effetti la finzione di cui e protagonista: dopo tutto, il testo che stiamo leggendo potrebbe essere la QijaL£ di "Ipponatte" nella trascrizione di uno dei suoi uditori, vale a dire uno fra gli intellettuali del Museo: Callimaco, Forse?

tragedia (Qr](J£L£ [!uv{}UVELv) e mentre li recita al simposio ('WV1:U£ AEYWV Jtuga norov) se li dimentica (EJtLAUv{}uvw{}m)65.

Alcuni secoli dopo, la lettera di Arriano a Lucio Gellio, premessa alle Diatribe di Epitteto, illustra il modo in cui la trascrizione era praticata nell'ambito di una scuola filosofica:

4. I livelli dell'imitazione

Che entrambe le definizioni offerte nel Lessico di Fozio appaiano adeguate alla QijaL£ di "Ipponatte" e possibile in quanta esse la riguardano a livelli diversi. In termini mukafovskiani'i", diremo che laforma dell'espressione imita in scrittura una QijaL£ in senso teatrale (discorso di "Ipponatte redivivo" inscenato dall'autore Callimaco nel metro e nel linguaggio appropriati); la materia del contenuto, invece, imita la QijaL£ in senso retorico (discorso di un oratore di fronte a un pubblico, a fini di ammonizione e persuasione) di un retore / filosofo ad Alessandria, presso il Serapeo fuori Ie Mura. Su questa livello, Callimaco riproduce con verisimiglianza un'occasione certo comune nella sua citta di adozione.

La critica stenta talora a distinguere fra questi diversi livelli. In particolare, alcune interpretazioni tendono alla individuazione irnme-

65 Theophr. Charact. 27, 2.

66 Epist. ad Lucium Gellium, §§ 2-3: "Oo« OE ~lWUOV alJ'tou MyovwS;, 'tau'ta alJ'ta btELQUl'hjv auwis; 6v6~aOLv WS; olov re ~v YQmpu~EvoS; vJto~vtl~C('ta dS; UOLEQOV E~au't<j) oLC((puM!;m 'tijs; Exdvou oLavoLas; xal JtaQQ't]oLas;. "BOLL ot') 'tOLau'ta mOJtEQ dxoS; oJtoia av 'tLS; au't6f}Ev OQ~'t]f}ElS; ELJtOL JtQOS; £'tEQOV, OUX oJtoia av EJtl 't<j) UO'tEQOV EV'tUYXUVELV LLVaS; au'tois; auYYQUCPOL.

67 Per il possibile val ore "scolastico" di OXOAU~W (v. 34), yd. n. 57. 68 Cfr. J. Mukafovski, Il significato dell'estetica, Torino 1976.

69 Cfr. E. Eichgrtin, Kallimachos und Apollonios Rhodios, Diss. Berlin 1961, pp. 67-68.

70 Cfr. P. E. Knox, art. cit. p. 59 s. Ma proprio la separazione fisica degli Aetia dai Giambi (pubblicati in rotoli papiracei diversi) puo aver indotto Callimaco, nell'Epilogo degli Aetia, a rimandare il lettore al libro dei Giambi, in modo da ovviare alIa disoontinuita materiale fra le due opere, dovuta a ragioni di mera tecnica libraria.