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LEPANTOFOCUS

4 novembre 2008

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Fabio Bernabei

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n. 47952007

L’Europa nichilista di Schuman,


Adenauer e De Gasperi
contro la Democrazia Sovrana
Claudio Bernabei

L a reazione dell’opinione La forza di questa reazione DALLE RADICI CRISTIANE


pubblica europea contro ha tuttavia allarmato i registi ALLE RADICI
DEMOCRISTIANE
l’impostazione illuministica del processo di distruzione
dell’Unione Europea (1), così della sovranità delle singole Allo scopo di attenuare
come si è sviluppata dal Nazioni europee, i quali hanno l’irritazione dell’opinione pub-
Trattato di Maastricht al riconsiderato la possibilità di blica per il rifiuto di onorare
Trattato di Lisbona, si è sminuire l’esaltazione fin qui come fondamento dell’Unione
manifestata vivace ovunque i usuale di quegli esponenti della quella Croce cui per secoli si
sono rivolti tanti cuori europei,
cittadini siano stati interpellati Sinistra riformista che si
c’è chi sta rilanciando come
direttamente, tramite referen- riconobbero nel cd. “Rapporto surrogato delle Radici Cristiane
dum, mentre è stata sistemati- Delors” del 17 aprile 1989, in d’Europa un trio di cattolici
camente ignorata dai politici di cui si annunciò il passaggio l i b e r a l i , d i a re a p o l i t i c a
professione, pronti a ratificare i dalla Comunità Economica democratico cristiana, cui da
molti si è attribuita la paternità
detti Trattati nei varî Parlamenti Europea all’Unione politica (2).
della prima fase della distru-
nazionali.
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L’Europa nichilista di Schuman,
Adenauer e De Gasperi
contro la Democrazia Sovrana
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zione della sovranità delle Nazioni europee: Seconda precisazione: tale processo ha
“Più volte Giovanni Paolo II ha denunziato ‘i un’impronta “postmoderna”.
tentativi di dare un volto all’Europa escludente le
eredità religiose e, in particolare, la propria anima
cristiana (…) si tratta di un fatto che non può essere IL MAESTRO DEL CORO
ignorato’. Aggiungiamo noi che c’è un altro ‘fatto che ED I CORISTI
non può essere ignorato’: le basi dell’Unione
Europea, storicamente, sono state poste in modo Giustifichiamo la prima precisazione:
principale e determinante da tre uomini politici è per tutti evidente che, all’indomani della
cristiani, e per giunta cattolici: Robert Schuman, fine della guerra, una iniziativa di respiro
Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi” (3). europeo non poteva essere avviata alla pari
Questa prima fase si apre con la firma da Francia, Italia e Germania.
del trattato di istituzione della Comunità La Francia faceva parte degli Alleati
Europea del Carbone e dell’Acciaio a Parigi, vincitori, mentre “Italia e Germania uscivano
il 18 aprile 1951 che si svilupperà poi nella dalla guerra in una situazione in parte analoga:
Comunità Economica Europea con il entrambe vinte, entrambi, anche se per motivi diversi,
trattato di Roma del 1957. giudicate ‘inaffidabili’“ (7); perciò, di un
Il trattato per la C.E.C.A. di Parigi del progetto europeo, “purtroppo, la guerra perduta
1951 è quindi riconosciuto come l’inizio impedisce ora a queste due nazioni di prenderne
effettivo del processo politico che oggi si l’iniziativa concreta” (8).
incarna nell’Unione Europea, per il fatto “Fortunatamente un altro grande cristiano,
che, alla data del trattato di Roma, uno dei Robert Schuman (…) è ministro degli Esteri di una
tre “‘padri fondatori’ Konrad Adenauer, Robert potenza vincitrice: la Francia” (9).
Schuman ed Alcide De Gasperi (…) ‘padri Se le aspirazioni europeiste dei Primi
dell’Europa’” (4) era venuto meno, ossia il De Ministri italiano e tedesco sono indiscutibili,
Gasperi, deceduto nel 1954. è altrettanto indiscutibile che i due sono
trainati dall’iniziativa francese: ne sono
testimonianza gli intensi rapporti tra
DUE PRECISAZIONI OPPORTUNE Schuman e De Gasperi e fra Schuman ed
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Adenauer, mentre al contrario “i rapporti tra


Un’autorevole esperta di questioni De Gasperi e Adenauer risultano da un punto di
europee quale è l’editorialista del quotidiano vista archivistico poco consistenti: essi si limitano a
“La Stampa” Barbara Spinelli, che per di scambi di lettere ufficiali tra capi di stato e di
più è figlia dell’ideologo europeista Altiero partito, il cui contenuto non permette di attestare
Spinelli e compagna del politico ed quella tanto declamata amicizia, che dal secondo
economista europeista Tommaso Padoa dopoguerra ad oggi ha rappresentato una delle pietre
Schioppa, lamentando la crisi del processo angolari della storiografia europeistica.
di unificazione, fa però propria una doppia Tale presupposto indurrebbe infatti a sostenere
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precisazione: “Non c’è più spazio per le idee di la presenza di corposi carteggi tra i due leader e una
Monnet e di Schuman. Perde senso l’Europa corrispondente frequenza di incontri e scambi di
postmoderna” (5). opinioni politiche, di consistenza paragonabile, ad
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Prima precisazione: la paternità del esempio, a quella intercorsa tra Adenauer e lo statista
processo distruttivo della sovranità delle francese Robert Schuman” (10); e va anche
Nazioni europee non va ricondotta alla rilevata “l’assenza di corrispondenti segni di
mitica triade, che persino secondo i suoi attenzione per l’Italia e per De Gasperi nelle
sostenitori “andrebbe spogliata del velo romantico Memorie del Cancelliere tedesco” (11).
in cui sino ad oggi è stata ammantata” (6).

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Adenauer e De Gasperi
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Il ruolo di De Gasperi appare essere lontano 9 maggio 1950 in cui Robert Schuman
stato essenzialmente quello di assecondare avanzò ai Governi d’Europa la concreta proposta di
prontamente le iniziative di Schuman, che di fondare, per tappe successive, una Comunità di
questo lo ringraziò vivamente (12). cooperazione e di pace (presentata anche al mondo
quale esempio da imitare per giungere ad una solida e
solidale organizzazione) (…) Si pensa a lui ma
LA MASCHERATA CAROLINGIA anche a tutto il ‘gruppo’ di Leaders che egli riuscì a
coinvolgere nella grande impresa” (15).
Il ruolo di Adenauer, in più, fu quello Ma in realtà anche di Schuman si può
di far réclame di fronte all’opinione pubblica dire che “la sua grandezza storica sta nel fatto di
mitteleuropea al processo di distruzione di aver realizzato il piano Schuman – l’idea di un
sovranità delle Nazioni europee altro” (16).
spacciandolo per una rinascita carolingia: In effetti l’elaborazione di quello che
“Adenauer reclamò un’Europa unita come baluardo in seguito fu definito “piano Schuman”, del
della civilizzazione cristiana (…) il topos del quale lo stesso “Schuman si dice solo il ‘padre
‘Christliches Abendland’ <Occidente cristiano, adottivo’” (17), avvenne sotto la cura di Jean
N.d.R.> godette nei primi anni Cinquanta di Monnet, commissario generale al piano
notevole popolarità, in particolare nel milieu economico francese: ma più che i problemi
cattolico-conservatore. I sostenitori dell’Abendland economici, “per Monnet ad avere la priorità erano
(‘Abendländer’) (…) fraintesero il frequente ricorrere i genuini ragionamenti politici” (18).
da parte di Adenauer a terminologia tipica del circolo Monnet chiudeva il suo testo originale
culturale cristiano-abendländisch come vicinanza con queste righe: “Questa proposta ha una
alle loro idee: con il loro pensiero (…) Adenauer, portata politica essenziale: aprire nel bastione delle
formato da una cultura umanistico-borghese, non sovranità nazionali una breccia che sia abbastanza
aveva nulla a che fare. Ma la formula di facile presa limitata da raccogliere i consensi, e abbastanza
dell’Abendland cristiano aiutò il Cancelliere a profonda da portare gli Stati verso l’unità” (19)
convincere la fascia conservatrice (…) per imporre
l’unione europea.” (13).
Ad esempio l’Adenauer promosse L’ATTACCO NICHILISTA
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l’istituzione del Premio Carlo Magno, da ALLA DEMOCRAZIA SOVRANA


concedere a chi si era distinto nel
promuovere l’unione europea: nella sua Da quanto scritto sopra possiamo dire
prima edizione, nel 1950, il premio fu giustificata la prima precisazione di Barbara
conferito all’europeista liberaldemocratico Spinelli, da un punto di vista storico, ed
Richard Coudenhove Kalergi; nel 1952 al insieme dire giustificata anche la seconda
De Gasperi, nel 1953 a Jean Monnet, nel precisazione, quella riguardante la qualità
1954 all’Adenauer, nel 1958 a Robert “postmoderna” dell’attuale processo di
Schuman (14). unificazione europea, da un punto di vista
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filosofico.
Il pensiero postmoder no si
IL COSIDDETTO accompagna infatti “a una visione del mondo
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“PIANO SCHUMAN” sostanzialmente nichilista” (20), ove non solo


“nulla appare provvisto di valore o di
Da quanto detto sopra si capisce significato” (21), ma comporta in più la critica
perché l’istituzione della Comunità Europea di ogni Soggetto (Dio, Io, etc.).
del Carbone e dell’Acciaio venga anche In politica il Soggetto è il Sovrano e
definita come Piano Schuman “da quel perciò il nichilismo non può che portare alla

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critica di ogni Sovranità, divina ed umana Governo francese del 9 maggio 1950 ha
(22). portato al trattato di Parigi del 1951
La sovranità nel regime monarchico istitutivo della CECA, e poi alla Comunità
appartiene al Re, nel regime aristocratico Economica Europea, proseguendo poi la
appartiene all’élite dirigente, nel regime medesima traiettoria allora impostata fino
democratico appartiene ai Cittadini dello all’attuale trattato di Lisbona - ha
Stato: perciò dove sono Sovrani i Cittadini camminato sulle gambe di un uomo,
dello Stato c’è Democrazia. Alexandre Kojève: “Se un giorno la vera storia
Gli Stati europei si riconoscono tutti della diplomazia economica degli anni 1946 –
nel sistema democratico e quindi il tentativo 1968 sarà scritta, il ruolo di Kojève verrà alla
di distruzione del “bastione delle sovranità luce” (23).
nazionali”, per dirla col Monnet e dietro a Noi sappiamo che, in quello che è
lui Schuman, Adenauer e De Gasperi, si stato definito “il gran teatro del mondo”,
concreta in un tentativo di distruggere perché possa essere rappresentata una
l’identità dei Sovrani delle Nazioni europee, tragedia o una farsa (più spesso una tragica
ossia appunto i Cittadini di ciascuno Stato. farsa) sono senz’altro necessari generosi
Ciò è avvenuto tentando di alterarne finanziatori, esperti impresari, attori
l’identità religiosa, culturale ed anche preparati ed un pubblico che sia stato
economica, chiudendo le fabbriche in interessato ed educato ad apprezzarla: con
Europa per aprirle in Oriente. tutto ciò, occorre sempre un autore.
I Sovrani delle varie Nazioni Europee, Nel nostro caso l’autore è Alexandre
ossia i Cittadini di ciascuno Stato, sono stati Kojève, un filosofo nichilista (24) che
privati dei più elementari diritti di Sovranità definisce con disprezzo “nichilisti denominati
e costretti ad obbedire a Leggi fatte a ‘intellettuali di sinistra’” (25), da ricacciare “in
Bruxelles. quell’ambito letterario che è loro proprio” (26), chi
Addirittura si vuole annichilire il scrive e chiacchiera ma non è in grado di
principale Diritto Sovrano, il Diritto di Voto, cambiare la politica europea.
concedendolo anche a Cittadini di altri Kojève, “una sorta di eminenza grigia del
Stati, comunitari ed extracomunitari: vero governo” francese (27) che può al tempo stesso
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culmine dell’attacco nichilista alla essere definito il maestro “des intellectuels les
Democrazia sovrana. plus brillants de son époque” (28).

A TEATRO SI DICE: L’OCCULTO MAESTRO DEL ‘900


FUORI L’AUTORE
Infatti, “tra il 1933 e il 1939, in un corso
Dopo aver giustificato anche la della sezione ‘Sciences réligieuses’ dell’École Pratique
seconda precisazione da un punto di vista des Hautes Études di Parigi, Alexandre Kojève
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filosofico, occorre aggiungere da un punto di propose un’originale e penetrante interpretazione della


vista storico che il nichilismo - non quello Fenomenologia dello spirito di Hegel che riscosse fin
generico, si badi bene, sotteso alle vaghe dall’inizio un grande successo.
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aspirazioni europeiste che fra il XVIII ed il Come è noto, tra i non numerosi uditori, vi
XIX secolo cominciarono a divenire tanto di erano personaggi come Jacques Lacan, Georges
moda nei salotti, sulle gazzette e nelle Bataille, Maurice Merleau-Ponty, Raymond
università, ma quello che ha concretamente Queneau, p. Gaston Fessard S.I., Éric Weil, Aron
animato il preciso itinerario politico- Gurvitch, Jean Hyppolite, Robert Marjolin e
economico che dalla dichiarazione del talvolta André Breton: personaggi tutti destinati a

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svolgere un ruolo importante nella cultura francese ed universale e omogeneo, che deve spiegare
europea del secondo dopoguerra” (29). Pertanto, (giustificare), e forse dirigere, l’attività di
“generazioni di grandi intellettuali (…) si sono Napoleone?” (36).
formati, direttamente o indirettamente, alla sua Kojève ammette che “da Platone in poi,
scuola” (30). la cosa ha sempre tentato i grandi filosofi” (37), ma
Il motivo per cui questo giovane è ben conscio che gli uomini politici hanno
immigrato russo, che “nato a Mosca nel 1902, dei pregiudizi nei confronti dei filosofi:
a diciotto anni – sebbene si dichiarasse ‘comunista’ – decide di affrontare la questione in un
aveva abbandonato l’Unione Sovietica per l’Europa articolo intitolato L’action politique des
occidentale” (31), “si era trovato, all’improvviso e philosophes, apparso nel 1950 come
per circostanze casuali” (32) ad avere per sei recensione al libro di Leo Strauss On Tyranny
anni (1933-1939) una cattedra a Parigi è una del 1948, articolo che venne ampliato e
questione che non è possibile qui ripubblicato nel 1954, con il titolo Tyrannie et
approfondire. sagesse.
E’ invece possibile, dai suoi stessi
scritti, chiarire come egli abbia lasciato una
sicura e brillante carriera accademica e L’AZIONE POLITICA
filosofica per abbracciare nel 1945 quella di DEI FILOSOFI
“grande funzionario degli organismi economici
europei e internazionali; morirà il 4 giugno 1968 a Kojève afferma che non è vero che la
Bruxelles durante una riunione del Mercato Comune presunta astrattezza del filosofo non si
Europeo” (33). incontri con la concretezza dell’attività
politica, anzi questi è avvantaggiato perché
“in primo luogo, il filosofo è più esperto nell’arte
UN RE E’ LA SUA CORTE della dialettica o della discussione in generale:vede
meglio del suo interlocutore ‘profano’ le insufficienze
Secondo la sua interpretazione di della sua argomentazione e meglio di lui sa far valere
Hegel, quale la propose all’attento e i suoi argomenti e confutare le obiezioni degli altri.
qualificato uditorio parigino, il filosofo In secondo luogo, l’arte della dialettica
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tedesco distingue fra il Poeta o Intellettuale consente al filosofo di liberarsi dei pregiudizi con più
rivoluzionario, che nei suoi libri argomenta facilità del ‘profano’: è dunque più aperto del
e pubblicizza le sue convinzioni, e colui che ‘profano’ alla realtà quale essa è, ed è meno
“impone le sue Convinzioni; agisce, cessa d’essere dipendente dal modo in cui gli uomini, in un dato
Intellettuale rivoluzionario, diviene Cittadino momento storico, si immaginano che essa sia (…) si
(Napoleone)” (34). accosta al concreto meglio del ‘profano’” (38
Secondo l’interpretazione kojèviana, Pe r t a n t o “ l à d o v e l e ‘ r i f o r m e
per Hegel questa intellettualità, che nei suoi strutturali’ (N.d.R. sottolineatura mia) o
testi è “creatrice di ‘Mondi’ fittizi,‘meravigliosi’, l’’azione rivoluzionaria’ sono oggettivamente
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culmina in Novalis (come l’azione politica creatrice possibili e dunque necessarie, il filosofo è
d’un Mondo reale culmina in Napoleone)” (35). particolarmente idoneo a metterle in atto o a
Come sfuggire a questo dualismo fra consigliarle” (39)
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intelletto ed azione? Kojève suggerisce una Perciò il Kojève crede “al contrario di
soluzione: “Questo (tutt’al più) potrebbe avvenire un’opinione diffusa, che il filosofo sia perfettamente
se Napoleone ‘riconoscesse’ Hegel come Hegel ha in grado di prendere il potere e di governare o
‘riconosciuto’ Napoleone. Nel 1806, Hegel si partecipare al governo, dando, ad esempio, consigli
aspettava di essere chiamato da Napoleone a Parigi politici al tiranno” (40).
per divenirvi il Filosofo (il Saggio) dello Stato

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Dove nascono i pregiudizi che i politici ATTACCO


hanno verso i filosofi? ALLO STATO-NAZIONE
Per Kojève “la complessità e la difficoltà
dipendono banalmente dal fatto che l’uomo ha Kojève, nello stesso 1945 in cui uno
bisogno di tempo per pensare ed agire, e che il tempo dei suoi allievi degli anni ‘30, Robert
di cui dispone è in realtà molto limitato (…) In Marjolin, soddisfa le aspirazioni che erano
particolare, in forza della propria temporalità e state espresse in quel corso su Hegel,
finitezza, il filosofo è obbligato a scegliere fra la aprendogli le porte degli ambienti di
ricerca della saggezza e, per esempio, l’attività governo (43), aveva già steso un suo progetto
politica, magari quella di consigliere del tiranno. A politico, datato 27 agosto 1945 (44), in cui
prima vista, secondo la definizione stessa di filosofo, teorizzava la distruzione degli Stati nazionali
questi dedicherà ‘tutto il suo tempo’ alla ricerca della a vantaggio di comunità transnazionali che
saggezza, che rappresenta il suo valore e fine definisce “imperi”: “La nascita dell’età moderna
supremo” (41). è caratterizzata dall’inarrestabile processo di
progressiva eliminazione delle formazioni politiche
‘feudali’ che frammentavano le unità nazionali a
NON ESISTE LA VERITA’, vantaggio delle monarchie, e cioè degli Stati –
ESISTE L’AZIONE nazione. Attualmente sono questi Stati-nazione a
cedere inarrestabilmente a poco a poco il passo a
Ma per giustificare questa scelta, formazioni politiche che fuoriescono dai limiti
“occorrerà ammettere che l’Essere è essenzialmente nazionali e che si potrebbero designare con il nome di
immutabile in sé ed eternamente identico a sé stesso ‘imperi’.
(…) l’uomo (il filosofo) può in ogni momento Gli Stati-nazione, ancora onnipotenti
partecipare a questa verità, sia in seguito a un’azione nell’Ottocento, cessano di essere realtà politiche,
che proviene dalla verità stessa (‘rivelazione divina’), Stati, nel senso forte della parola, allo stesso modo in
sia mediante uno sforzo individuale di comprensione cui cessarono di essere Stati le baronie, le città e gli
(l’’intuizione intellettuale’ platonica) (…) ma se non Stati medioevali (…)
si accetta questa concezione teista della verità (e Il processo storico che sostituì allora le entità
dell’Essere), se si ammette l’ateismo radicale feudali con gli Stati nazionali e che oggi sopprime le
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hegeliano secondo il quale l’Essere stesso è nazioni a vantaggio degli imperi può e deve essere
essenzialmente temporale (Essere = Divenire) e si spiegato con ragioni economiche “ (45).
crea, in quanto rivelato discorsivamente, nel corso Il Kojève, tratteggiando questa
della storia (o in quanto storia: Essere rivelato = comunità transnazionale che definisce
Verità = Uomo = Storia) (…) se l’Essere si crea impero, ma in quel senso postmoderno e
(‘diviene’) nel corso della storia, non è isolandosi da nichilista che emerge dalla sua
questa che si può rivelarlo (e trasformarlo col discorso interpretazione di Hegel, [cui arrivò peraltro
in quella verità che l’uomo ‘possiede’ sotto forma di partendo dallo slancio giovanile “per la
saggezza). filosofia e per i principi fondamentali dell’in –
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Per farlo, il filosofo deve al contrario esistente. I principi attraversano tutto il mio pensiero
‘partecipare’ alla storia e non si vede allora perché come un filo rosso, e la loro eco si ritrova in ognuna
non debba parteciparvi attivamente, dando per delle questioni che affronto” (46)], afferma che
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esempio dei consigli al tiranno, visto che, in quanto “l’unione economica è la condicio sine qua non
filosofo, è più adatto al governo di qualsiasi dell’unità imperiale latina. Ma non è la ragion
‘profano’” (42). d’essere dell’impero latino. Il fine ultimo ed autentico
dell’unione imperiale è essenzialmente politico, ed è
un’ideologia specificatamente politica che deve
generarlo e ispirarlo” (47).

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LA NECESSITA’: ascoltatori, ha paura di esprimere apertamente il suo


METTERE IL GUINZAGLIO oggetto, egli cerca di dissimulare sotto un velo
ALLA CHIESA CATTOLICA qualsiasi i propri insegnamenti e le proprie
esortazioni” (59).
Il problema per Kojève consiste nel
fatto che un tale sforzo politico “non può, e
non dovrebbe, fare a meno dell’appoggio della Chiesa LO STRUMENTO:
cattolica, che rappresenta una potenza immensa, I CATTOLICI LIBERALI
ancorché difficilmente calcolabile e ancor più DEMOCRATICOCRISTIANI
difficilmente condizionabile (…) Bisogna però
precisare che la riuscita dell’azione imperiale Si è scritto de “l’ossessione straussiana per
presuppone non solo una riforma politica radicale dei la dissimulazione” (60), una dissimulazione che
gov er ni latini, ma anche una profonda il Kojève trova utile ad “educare gli
trasformazione della Chiesa cattolica” (48). individui” (61), in particolare i Cattolici (62),
Come può un ateo nichilista, sia pure a seguire “un’élite naturalmente atea” (63).
versato ed esperto nell’arte dell’”eminenza Oltre alla dissimulazione, il Kojève fin
grigia”, convincere dei Cattolici a seguire le dal 1946 si mostrò deciso a sfruttare, per il
sue direttive? suo progetto di unione transnazionale
La risposta si evince dall’entusiastica nichilista [giustificato con lo slogan “che nella
esaltazione che il Kojève fa del testo Art of nostra epoca (…) non è più possibile una politica
Writing di Leo Strauss, la cui prima ‘nazionale’ o nazionalista” (64)], il fatto che
pubblicazione risale al 1941: “L’arte antica ”numerosi cattolici moderni sono sinceramente
riscoperta da Leo Strauss consisteva nello scrivere ‘liberali’. Lo si può spiegare, come si spiega il
all’incirca il contrario di quel che si pensa, così da liberalismo in generale, con una certa mancanza di
camuffare ciò che si dice” (49). fede o, con maggiore precisione, considerando che i
Lo Strauss scrive che quando il filosofo cattolici non possono più accettare integralmente e
ha come fine la “ricerca rivoluzionaria” (50) che senza riserve tutte le tradizionali espressioni verbali
si traduca in scelta politica – e fa gli esempi del loro credo” (65).
di “Marsilio da Padova e Machiavelli” (51) – Il Kojève evidentemente condivide le
quando parla ad un pubblico benpensante, speranze espresse in un articolo apparso sul
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dovrebbe evitare “il conflitto con il popolo” (52) periodico diretto da Antonio Gramsci,
“pericolo che, per quanto possano variare le sue “L’Ordine nuovo”, nel 1919, cioè che “il
forme, è coevo con la filosofia” (53), soprattutto se cattolicesimo democratico fa ciò che il socialismo non
per “filosofia ‘genuina’” (54), si intende insieme potrebbe: amalgama, ordina, vivifica e si suicida
al Kojève, che si professa “fedele discepolo di (…) questi individui (…) diventeranno uomini, nel
Strauss” (55), “la strenua rivendicazione della senso moderno della parola, uomini che attingono
necessità filosofica dell’ateismo come rifiuto di nella propria coscienza i principi della propria
qualsiasi orizzonte trascendente, metastorico, azione, uomini che spezzano gli idoli, che decapitano
escatologico” (56): tale “filosofo” dovrebbe Dio” (66).
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invece cercare di far gradualmente


“subentrare” le sue idee “al posto delle opinioni
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correnti” (57)), ostentando tuttavia piena DALLE INTENZIONI AI FATTI


“confor mità alle opinioni della comunità
religiosa” (58). Alla luce di quanto detto sopra
Il Kojève concorda con lo Strauss nel possiamo osservare con occhi diversi la
trovare ovvio che, quando si tratta di presunta paternità cattolico-liberale e
sostenere tesi che vanno contro il buon senso democratico cristiana del processo che ha
comune e “un oratore per timore dell’odio dei suoi portato all’Unione Europea: anzitutto

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L’Europa nichilista di Schuman,
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contro la Democrazia Sovrana
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osserviamo che il cd. Piano Schuman era un all’Unione Europea spetta a se stesso e solo
progetto “de l’équipe de Jean Monnet” (67). a se stesso.
Lo stesso Jean Monnet, pur tenendo a Il Monnet riserva invece a Bernard
sottolineare che il gruppo dei suoi Clappier, collaboratore di Schuman e suo,
collaboratori non faceva che sviluppare i nove citazioni (71): d’altronde è difficile
suoi suggerimenti generali, ne ricorda più sminuire il suo ruolo nella nascita della
volte il ruolo nella sua autobiografia. Comunità Europea, se nei suoi ricordi lo
Ad esempio: “Il 1946 fu l’anno stesso “Schuman vuole condividere il merito con
dell’elaborazione dei grandi programmi di Bernard Clappier scrivendo: ‘E’ grazie a lui che ho
modernizzazione e, dato che tutto doveva procedere di osato’” (72).
pari passo, ci fu un’attività intensa in rue de In effetti il progetto redatto dall’équipe
Martignac, dove affluivano senza sosta i risultati dei di Monnet era stato da questi spedito il 28
lavori (…) Hirsh e Marjolin (Sottolineatura aprile 1950, nell’imminenza della riunione
mia, N.d.R.) riunivano i relatori e confrontavano le del Consiglio dei Ministri di martedì 9
loro proposte: essi sapevano meglio di me come maggio 1950, al Primo Ministro francese,
coordinare i programmi e non pretendevo certo di Bidault, tramite il capo di Gabinetto Falaize,
sostituirmi a loro” (68). i quali non lo lessero nemmeno (73).
Ed ancora, anni dopo, a proposito Nella seduta del 9 maggio il Governo
dell’impostazione della Comunità Europea francese doveva stabilire l’atteggiamento da
di Difesa (CED): “Il gruppo si rimise al lavoro prendere nei confronti di una
negli intervalli di tempo tra le sedute della “riabilitazione” della Germania su cui si
conferenza: Hirsch, Uri, Clappier (Sottolineatura doveva decidere in una riunione della
mia, N.d.R.) e Reuter, ai quali si aggiunse NATO fissata a Londra alla metà di maggio
Alphand, affrontarono i problemi della difesa con lo (74).
stesso rigore logico e la stessa capacità immaginativa Fu invece Bernard Clappier , capo di
che avevano loro permesso di risolvere quelli Gabinetto di Schuman, Ministro degli
dell’economia. Anche questa volta lasciammo da Esteri, che lo stesso venerdì 28 aprile si mise
parte i tecnici (I “profani”, N.d.R.), che in contatto col Monnet, chiedendo
complicano le cose e si oppongono ai cambiamenti. informazioni. Monnet gli diede il testo
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Non avevamo bisogno di esperti militari, come non appena spedito a Bidault: Clappier, gli
avevamo avuto bisogno di esperti in siderurgia per far chiese di poterlo dare allo Schuman e corse
sì che l’acciaio diventasse europeo” (69). alla stazione ferroviaria, dove lo Schuman
Il Marjolin surricordato è esattamente stava partendo per il week-end: “Clappier lo
quell’alto funzionario entusiasta discepolo di trovò nel suo vagone: ‘Vuole leggere questo scritto di
Kojève, il quale appunto lo aveva fatto Monnet? E’ importante’. Il lunedì mattina egli tornò
entrare nel gruppo dei collaboratori di allo stesso posto ad accogliere Schuman. Questi,
Monnet e senz’altro non per trattarlo come appena sceso dal treno, gli disse: ‘Ho letto il progetto,
tutti gli altri del gruppo. ci sto’. Queste poche parole bastarono a mettere in
N. 6

Nella sua autobiografia Monnet cita moto le cose” (75)


Robert Marjolin otto volte (70): invece il Il medesimo “Clappier ci aiutò a mettere a
Kojève, morto diversi anni prima della punto il testo che, il sabato 6 maggio, assunse la sua
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redazione del testo, non viene mai citato, forma definitiva con queste nuove frasi (…)
eppure, come vedremo, nel giro diplomatico ‘L’Europa non si farà tutt’a un tratto né in una
aveva acquistato una discreta notorietà; in edificazione globale: essa si farà attraverso
compenso Monnet non cessa di ripetere realizzazioni concrete, che creeranno prima di tutto
nella sua autobiografia, pagina dopo pagina, una solidarietà di fatto’. Era la scelta fondamentale
che la paternità dell’impulso originario

8 Centro Culturale Lepanto


L’Europa nichilista di Schuman,
Adenauer e De Gasperi
contro la Democrazia Sovrana
Claudio Bernabei

di un metodo che si proponeva di incorporare senza 5 Barbara Spinelli, L’anima dell’Europa, “La
fine le cose e gli uomini” (76). Stampa”, 31 agosto 2008.
Così, il “9 maggio 1950 avevamo buttato 6 Tiziana Di Maio, Alcide De Gasperi e Konrad
all’aria il corso della storia, raddrizzando con un Adenauer, Torino, Giappichelli, 2004, p. 382.
atto di volontà l’andamento cieco de gli 7 Tiziana Di Maio, cit., p. 381.
8 Giuseppe Audisio, Alcide De Gasperi, per la
avvenimenti” (77).
Patria, per l’Europa, Leumann (Torino), Elle Di Ci,
Anni dopo, in missione a Washington, 1997, p. 25.
furono mandati tre alti funzionari francesi: 9 Ibidem.
Olivier Wormser, (del quale abbiamo letto 10 Tiziana Di Maio, cit., p. 196.
più sopra l’opinione secondo cui se un 11 Op. cit., p. 378.
giorno la vera storia della diplomazia 12 Maria Romana De Gasperi, De Gasperi,
economica degli anni 1946-1968 sarà ritratto di uno statista, Milano, Mondadori, 2007,
scritta, il ruolo di Kojève verrà alla luce), p.226; Elisabeth Arnoulx de Pirey, De Gasperi, le
Bernard Clappier ed Alexander Kojève: père italien de l’Europe, Paris, Ed. Téqui, 1991, p.
“L’ambasciatore francese negli Stati Uniti invitò a 253.
pranzo alcuni funzionari americani per far conoscere 13 Tim Geiger, Konrad Adenauer e l’Europa, in
i loro omologhi francesi. Uno dei funzionari Conze, Corni, Pombeni, cit., pp. 240-241.
americani, Henry Kissinger, amava e conosceva la 14 Tiziana Di Maio, cit., pp. 361-362.
15 Giovanni Bersani, Presentazione, in
letteratura francese. Così l’ambasciatore presentò
Giuseppe Audisio, Robert Schuman, Bologna, Ed.
Wormser e Clappier come Bouvard e Pécuchet. E Conquiste, 1994, p. 3.
guardando dubbioso Kojève, rimasto qualche passo 16 Ulrich Lappenküper, cit., p. 289.
indietro, Kissinger lo indicò domandando: ‘E lui chi 17 Giuseppe Audisio, Robert Schuman, cit., p.
sarebbe?’ ‘ Lui? Ma lui è Flaubert…’” (78). 54.
18 Ulrich Lappenküper, cit., p. 276.
19 Jean Monnet, Cittadino d’Europa.
Claudio Bernabei Autobiografia, Napoli, Guida, 2007, p. 266
20 Giovanni Fornero, Postmoderno e filosofia, in
Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, vol. 9,
Novara, De Agostini, 2006, p. 10 e passim.
21 Johan Goudsblom, Nichilismo e Cultura,
4 novembre 2008

NOTE Bologna, il Mulino, 1982, p. 5.


22 Franco Volpi, Il nichilismo, Roma-Bari,
1 Claudio Bernabei, Illuminismo: radice o Laterza, 2005, pp. 25 e 30.
malattia dell’Europa?, in “Il Borghese”, n.7 luglio 23 Marco Filoni, Il filosofo della domenica,
2008; Centro Culturale Lepanto, Il Trattato di Torino, Bollati Boringhieri, 2008, p. 29.
Lisbona: un problema di comunicazione, “Lepanto 24 Franco Volpi, cit., pp. 138-143.
Focus” n. 4. 25 Alexandre Kojève, d’ora in poi A. K.,
2 Roberto De Mattei, 1900-2000. Due sogni si L’impero latino, in Idem, Il silenzio della tirannide,
succedono: la costruzione, la distruzione, Roma, Milano, Adelphi, 2004, p. 203.
Edizioni Fiducia, 1990, p. 41. 26 Ibidem.
N. 6

3 Gerlando Lentini, Alle radici cristiane 27 Antonio Gnoli, Kojève, l’occulto maestro del
dell’Unione Europea: Robert Schuman, Konrad ‘900, in A. K., Il silenzio, cit., p. 256.
LEPANTOFOCUS

Adenauer, Alcide De Gasperi, Roma, Città Nuova, 28 Dominique Auffret, Présentation, in A. K.,
2004, p. 9. L’Idée du determinisme dans la physique classique et dans
4 Ulrich Lappenküper, Robert Schuman e la physique moderne, Paris, L.G.F., 1990, p. 7.
l’unificazione europea, in, Eckart Conze, Gustavo 29 Gian Franco Frigo, Postfazione, in A. K.,
Corni, Paolo Pombeni, Alcide De Gasperi: un Introduzione alla lettura di Hegel, Milano, Adelphi,
percorso europeo, Bologna, il Mulino, 2005, p. 263. 1996, p. 751.

9 Centro Culturale Lepanto


L’Europa nichilista di Schuman,
Adenauer e De Gasperi
contro la Democrazia Sovrana
Claudio Bernabei

30 Remo Bodei, Il desiderio e la lotta, in A. K., La 60 Mario Vegetti, cit., p.22.


dialettica e l’idea della morte in Hegel, Torino, Einaudi, 61 Op. cit., p.16.
1991, p. VIII. 62 Op. cit., p. 17.
31 Op. cit., p. IX. 63 Ibidem.
32 Op. cit., p. VIII 64 A. K., Cristianesimo e comunismo, in Idem, Il
33 Gian Franco Frigo, cit., p.756. silenzio, cit., p.154.
34 A. K., Introduzione, cit., p. 190. 65 Op. cit., p. 155.
35 Op. cit., p. 191. 66 Antonio Gramsci, L’Ordine nuovo. 1919-1920,
36 Op. cit., p. 193. Torino, Einaudi, 1987, p. 274.
37 Ibidem. 67 René Lejeune, Robert Schuman. 1886-1963,
38 A. K., Tirannide e saggezza, in, Idem, Il Paris, Desclée de Brouwer, 1988, p. 154.
silenzio, cit., p. 29. 68 Jean Monnet, Cittadino d’Europa, cit., p. 231.
39 Op. cit., p. 30. 69 Op. cit., pp. 309-310.
40 Op. cit., p. 31. 70 Op. cit., p. 468.
41 Op. cit., p. 32.. 71 Op. cit., p. 466.
42 Op. cit., pp. 34-35. 72 Giuseppe Audisio, Robert Schuman, cit. p. 54.
43 A. K., Intervista, in Idem, Il silenzio, cit., p. 73 Jean Monnet, cit., p. 268.
237. 74 René Lejeune, cit., p. 154.
44 A. K., L’impero latino, in op. cit., p. 163. 75 Jean Monnet, cit., p. 268.
45 Op. cit., pp. 164-165. 76 Op. cit., p. 269.
46 A. K., Diario di un filosofo, citato in Marco 77 Op. cit., p. 301.
Filoni, Estetica dell’ in-esistente. Il giovane Kojève e l’arte, in 78 Marco Filoni, Il filosofo della domenica, cit., p.29.
A. K., Kandinsky, Macerata, Quodlibet, 2005, p. 72.
47 A. K., L’impero latino, cit., p. 191.
48 Op. cit., p. 206.
49 A. K., L’imperatore Giuliano e l’arte della scrittura,
Roma, Donzelli, 1998, p. 25.
50 Leo Strauss, Scrittura e persecuzione, in Idem,
Scrittura e persecuzione, Venezia, Marsilio, 1990, p.
14.
51 Op. cit., p. 13.
52 Op. cit., p. 14.
53 Op. cit., p. 19.
54 Mario Vegetti, Introduzione, in A. K.,
L’imperatore Giuliano, cit., p. 10.
55 Op. cit., p. 12.
56 Op. cit., p. 10.
57 Leo Strauss, cit., p. 14.
58 Op.cit., p. 15.
59 A. K., L’imperatore Giuliano, cit., p. 32.

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