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PARMA 25/09/2004

MITI, ARCHETIPI E SIMBOLI: L’IMMAGINE COME


DIMENSIONE TRASCENDENTALE E LE DICOTOMIE

INSOLUTE.

Scozzari Daniele

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Premessa

Da sempre i Simboli, i Miti e gli archetipi, sono stati


sinonimo di mistero da un lato e semplicità dall’altro,
tanto che per questi due motivi essi sono passati,
rispetto alla scienza ed anche alla comunità umana
(occidentale), in secondo piano.
Molto del materiale umano, artistico, filosofico,
antropologico e psicologico ha la sua ragione di
esistere in corrispondenza della forza dei miti e dei
simboli o dei sogni, delle leggende, fiabe, ecc.., di
ispirare l’animo umano.
Senza la pretesa di essere esaustivi, il mio intento è
quello di avvicinare il lettore alla comprensione
iniziale della profondità di alcuni simboli che come
delle perle intessono le vie di comunicazione e
rivelazione dal lontano passato finanche ai giorni
nostri. Molti simboli operano a livello inconscio, o
meglio sono recepiti dalla parte destra del cervello.
La vista è il canale privilegiato dai simboli, mentre
l’udito lo è per i miti o le leggende, soprattutto quelle
di natura non scritta. Si insiste molto nei riti di
iniziazione, come ad esempio in quello di Eleusi, o in
quelli egizi di Osiride, nel trasformare il mystes
(l’iniziato ai misteri), i cui occhi erano chiusi e velati,
in epoptes (veggente). Questo passaggio importante è
testimoniato da alcuni simboli, come quello della

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luce, dell’ Occhio, dell’Acqua (nel battesimo), e via
dicendo. Ciò che lega insieme tutti i discorsi del libro
è la ricerca di quei simboli che rappresentano
l’immagine della Totalità, della Trascendenza e della
Unità cosmologica e umana.
Possiamo dire i simboli che sono il sogno ricorrente
dell’intera umanità che ad un livello profondo
percepisce i medesimi stimoli e sensazioni di natura
simbolica. Spesso i significati originari dei simboli si
sono perduti nel tempo, o sono stati sostituiti,
camuffati o si sono evoluti. “Tutto cambia per
rimanendo uguale”, è un altro modo di intendere la
rilettura di taluni simboli o archetipi. È dunque un
viaggio interiore, dove si annullano i confini spazio-
temporali, dove tutto ritorna all’origine, dove
l’identità si frantuma per integrarsi alla fonte di
origine universale e uscirne più completa, forgiata.
Io attraverso questo viaggio che propongo ad altri, ho
riscoperto, con semplicità e umiltà alcuni valori quali
l’Amore, la Solidarietà, la Conoscenza, la Spiritualità
intesa come apertura a tutto ciò che vibra fuori e
dentro di ognuno di noi, tensione propositiva verso
l’alto e verso il centro, l’origine di ogni cosa.
Mentre scrivo queste righe una sfilata di cavalli in
pieno centro città attira la mia attenzione. Sincro-
nicità?
I simboli sono chiavi di accesso. Qualsiasi modo di
vedere la natura, il cosmo, l’essere umano, passa
necessariamente per una dimensione simbolica che
racchiude l’ astratto e universale e il concreto,
materiale. La chiave, a sua volta è simbolo di
liberazione, conoscenza, iniziazione e mistero. Ogni
divinità ha “le chiavi” per aprire e chiudere, per
mostrare e celare. Da Giano a San Pietro, da Epona a

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Mitra, e via dicendo. Interessante sarebbe vedere tutti
i vari simboli presentarti in questo libro come delle
chiavi che aprono porte di collegamento tra due
dimensioni: il cielo e la terra, il materiale e lo
spirituale, il mistero e la conoscenza.

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Capitolo 1

L’essere è…

…totale
“La coscienza dell’Io risiede nella coscienza Universale”

(Keysertling).
Il Sutra diciotto indica la strada della liberazione. Quando si unisce il sé

individuale con il sé universale, il cuore, eliminate tutte le forme di ignoranza

(avidya, ecc…) diviene limpido e puro e non si limita più a riflettere la luce ma la

manifesta. Comprende che l'idea del sé è solo un'idea che riposa su un frammento

della luce di Om ed abbandona in questo modo l'idea dell'esistenza separata. A

questo punto si unisce a Sat, la sostanza eterna, Dio; tale unione è chiamata

Kaivalya.

(Sutra
XVIII)

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Immergendomi nella lettura di alcuni libri mi
sono reso conto di un concetto centrale che in
vari modi trapelava da taluni libri.
Gli autori di questi libri, partendo da una
diversa impostazione epistemologica, sono
giunti a simili conclusioni ora prosaiche ora
poetiche. Tra gli autori compaiono: Mark
Hedsel, un iniziato; Josheph Campbel un
antropologo di fama mondiale; Karl Pribram,
neurofisiologo; David Bohm, fisico; Michael
Talbot, scrittore, Jung, psicologo e tanti altri
ancora. Che cosa accomuna questi autori?
Perché “dottrine” come la fisica quantistica,
l’antropologia e i miti, la psicologia e gli
archetipi, i simboli, l’arte e le immagini,
l’esoterismo, l’alchimia e l’Egitto, la filosofia, la
religione, la magia, eccetera, trovano punti di
convergenza e spiegano alcuni “misteri” con
nomi diversi? Una linea sottile e invisibile
collega tutto, anche i libri che, uno dietro
l’altro sto leggendo: mi si riapre
continuamente un sipario dietro al quale si
intravedono realtà e possibilità che superano
la contingenza spaziale e temporale dove mi
trovo immerso per aprire un varco al di là della
realtà visibile che in sanscrito equivale al
termine maya.
Il messaggio chiave che cercherò di far
emergere da questo lavoro è che i miti, i
simboli e gli archetipi raccontano in chiave
“poetica” i misteri dell’unità cosmica che
trascende le dualità così come si manifestano
attraverso la contingenza fisica spazio-
temporale.
Mi sono più volte soffermato a “contemplare”
un simbolo per estrapolarne, attraverso il
suggerimento e le tracce contenute nei vari

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libri, i loro livelli di significato (che per la
tradizione ermetica sono almeno sette);
oppure cercare una fonte di illuminazione nella
potente luce di saggezza degli archetipi, o
collegare i miti tra loro ritrovando quella
sensazione di unità originaria che accomuna
tutte le culture, che risalendo dalla china
dell’inconscio collettivo attraversano la
sagoma di un’immagine e fanno vibrare nella
mente delle risonanze che trascendono spazio
e tempo.
L’Occidente e l’Oriente, la religione Cattolica e
l’Induismo, il capitalismo e il comunismo , sono
termini che derivano da un modo di pensare al
mondo e di concepirlo, spesso staticamente, in
maniera dicotomica, oppositiva e per categorie
di separazione.
In un mondo che segue la marcia della globa-
lizzazione a senso unico possiamo aspettarci
che i contrari trovino una loro sublimazione,
una loro trascendenza?
In natura ciò avviene in modo del tutto
spontaneo, come per esempio nel ciclo
metamorfico della farfalla, nella società invece,
si opera diversamente, tendendo alla
supremazia di uno dei poli opposti, quello che
si riterrà dominante. In molti casi le dicotomie
oppositive assumono diverse conformazioni.
Una è per esempio quella della continuità, e
cioè che una categoria è la continuazione
speculare dell’altra, oppure scorrono parallele,
oppure ancora danno origine ad una terza via
quella dell’embricazione nella quale gli opposti
trovano un’altra soluzione che non è quella
dell’opposizione ma dell’attrazione e del
“superamento” di prospettiva. Dati due opposti
come piccolo e grande, finito e infinito, materia

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e spirito, ad un certo livello di complessità
troveranno l’equilibrio nel centro della bilancia
e daranno origine ad una via di mezzo
(1+1=3) che è comunque diversa dagli
estremi pur conservandone le caratteristiche di
base. È una nuova proprietà emergente
scaturita dalla fusione dei due elementi
opposti e complementari. Ciò è vero per
maschio e femmina, luna e sole, universo e
atomo legati da un infinito connubio, passato e
futuro che formano il presente, immagini e
parole che danno origine alla lingua, alla
scrittura.
Credo che la pacificazione dei contrari sia una
risposta alla permanente crisi che sta
attraversando il mondo sia dal punto di vista
materiale che spirituale.
L’embricazione, cioè il superamento della
dualità è un atto d’amore: per il fatto che dalla
congiunzione di due si ottenga tre. Il passaggio
al numero tre che nella simbologia cristiana
ma anche pagana, esoterica, antica, non è
casuale. Già gli egizi parlavano del terzo
occhio, l’auraeus, che permette una visione
delle realtà superiori. Il tre indica la perfezione,
la sublimazione del corpo nello spirito, la
visione nella coscienza universale al di là della
mera realtà, che è maya, cioè apparenza. Il tre
è equilibrio.
Ciò che scaturisce da due individui diversi che
si incontrano è sempre una terza emergenza, e
non parlo solamente di quella biologica tra una
coppia, l’amore ha molti modi di “fare tre”. La
dimensione ultima dell’amore che è la
creazione non si esaurisce nell’abitudine
materiale, ma la trascende essendo l’amore un
concetto spirituale capace di superare spazio e

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tempo. Amore o Philos come lo chiamavano i
Greci significa dunque unione, relazione, tra
due persone, tra due forze, tra due entità, tra
due diversità, eccetera.
Promuovendo le diversità e favorendo il loro
connubio otterremo risultati creativi immediati.
La creatività, quindi la ricerca di nuove
soluzioni, di strategie di coping e di risposta, è
favorita dalla formazione di gruppi eterogenei,
come è risaputo in psicologia sociale. Per cui
tentiamo delle nuove fushion. Lo facciamo con
la cucina cosiddetta cooke, attraverso la
musica che assurge a veicolo di trasmissione
interculturale, con l’arte. L’artista di oggi ha un
ruolo molto simile allo sciamano di un tempo.
Entrambi comunicano i miti ai suoi
contemporanei, entrambi sperimentano una
realtà più vasta e in un certo senso
inafferrabile tramite i comuni sensi, entrambi
sanno andare oltre la paura e il desiderio,
staccarsi dalla quotidianità, oltre la coppia di
opposti; si identificano con la coscienza e con
una vita della quale il tuo corpo non è che un
veicolo.
Mancano, almeno nella società postmoderna
occidentale, dei validi miti/guide che un tempo
rappresentavano de capisaldi nell’azione
sociale con i quali vi si identificava un intero
popolo e le sue generazioni. Parlo dell’incontro
di esperienze soggettive diverse e su diversi
livelli per poter maturare il concetto del
relativismo sociale e culturale, della
comprensione e aiuto reciproco. L’incontro
delle diversità nella loro interdipendenza e con
interscambio reciproco. È tempo anche per
l’uomo di superare le dicotomie nelle quali
rimane in un certo senso intrappolato.

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Se l’uomo è capace di amore può operare la
magia dell’incontro creativo di due realtà
opposte. L’amore è sviluppo interiore e
speranza. Secondo la dottrina induista la non-
conoscenza, impedisce all'anima individuale di
comprendere la natura universale, non-duale
dell'essere unico; essa percepisce dunque solo
individui e oggetti separati (cioè l'intero mondo
dell'esistenza materiale, temporale) e non
comprende mai che tutte le esistenze separate
sono essenzialmente irreali (questa illusione è
nota come maya, e la radice ma significa
anche terra, cioè materialità).
Dobbiamo riappacificare anche gli opposti che
albergano nella nostra mente e nelle sue
abitudini più o meno condizionate. Siamo
ancora alla totalità, la sintesi degli opposti,
l’integrità del Sé, di mente e corpo.
Se integrità e unità equivale a benessere,
individuale e sociale, perché non si adoperano
gli strumenti necessari a permettere una tale
ricomposizione?
Da qualsiasi punto di vista si parta per
osservare un fenomeno esso ci dimostra che
anche nella totale mancanza di elementi in
comune con il resto, conserva una qualche
impronta dell’unico grande principio che
sorregge l’universo: l’interezza e la continuità,
in poche parole l’Unità.
È anche di questo che parlano i miti. Il
problema che tutti i miti o le immagini
simboliche pongono, secondo il mio modesto
parere, è quello di non fermarsi all’apparenza
delle cose, “l’essenza è invisibile agli occhi”.
Ad esempio nella ricerca del Graal ciò che si
cercava era soltanto un calice sacro oppure ciò
che esso rappresenta in termini di conoscenza
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dell’Assoluto e di sintesi degli opposti. Secondo
molti studiosi di miti, il Graal è la metafora
rappresentata dall’itinerario spirituale che si
trova tra le coppie di opposti, tra la paura e il
desiderio, tra il bene e il male. Ma le persone
vedono solo l’aspetto materiale delle cose,
cercano il Graal/calice reliquia preziosa e non il
Graal/simbolo di vita autentica. Il Graal non si
trova quindi in qualche punto remoto della
terra ma alberga dentro la nostra coscienza.
Abraham sosteneva che non creiamo i simboli
sono già dentro di noi e la loro forza spesso
rimane assopita. Joseph Campbel sostiene che
i miti sono riflessi delle potenzialità spirituali di
ciascuno di noi. Ognuno di noi contiene
l’intero che ci contiene. Come direbbe il grande
fisico quantistico David Böhm: “tutto è uno…
ogni cellula del nostro corpo cela l’intero
cosmo” (secondo il principio definito
olografico). Ed aggiunge che nonostante
l’apparente separatezza delle cose a livello
esplicito e percettivo, tutto è un’estensione
indivisa di ogni altra cosa. Tutto nell’universo
“caotico” (che caos non è, bensì un ordine
incomprensibile, implicito) è parte di una
continuità, la quale lega ogni essere con il
resto dell’universo. Così ogni cosa si lega
all’altra. Le relazioni e la loro complessità è
qualcosa di affascinante che ancora non è
stato compreso a pieno. “Ogni cosa nasce in
mutua relazione con ogni altra…è quasi come
se ci fosse, dietro a tutto ciò, un’unica
intenzione, che in qualche modo produce
sempre un senso, sebbene nessuno di noi
sappia quale possa essere il senso o abbia
potuto comprendere quello della sua vita” [J.
Campbell, 1990].

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Le persone, che si tratti di eminenti scienziati o
dell’amico di merenda, sono instancabilmente
assuefatte alle loro credenze; come dicono
Talbot e Siegel (1997) “siamo assuefatti alle
nostre credenze e ci comportiamo davvero
come tali quando qualcuno tenta di sradicare
da noi il potente oppio dei nostri dogma, il
quale annebbiandoci la mente ci fa vedere solo
una parte di realtà”, guardacaso sempre quella
che si preferisce vedere, quella più
rassicurante e “certa”.
Ci convinciamo che le nostre convinzioni sono
convenzioni alle quali aderire conformandoci in
modo tacito e irreversibile. Invece, è proprio
questo uno dei peggiori mali della società:
l’aderire in modo incondizionato a modelli
paradigmatici che assurgono a verità
prestabilite. Tale male va di pari passo con il
meccanismo di divisione retto dalla Ratio
Menti, che opera irreparabili tagli e scissioni
tra individui e all’interno dello stesso individuo.
Tutto nella società è separato o tende a tale
condizione che in apparenza sembra
consentire ordine e stabilità. Joseph Campbell
eminente antropologo contemporaneo ha
capito perfettamente la condizione in cui ci
troviamo a vivere come esseri umani e cioè il
fatto che “tutto ciò che si trova nella
dimensione del tempo e dello spazio è duale…
e si può ricondurre a coppie di opposti”.
Bisogna trascendere questi opposti, cioè
superarli attraverso una coscienza superiore
che integra gli opposti nell’uomo e quindi
attorno all’uomo.
Gli archetipi, i simboli (la stessa parola simbolo
indica in origine l’unione di due principi, di due
cose), i miti, i sogni, e la sublimazione

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alchemica rendono conto nel loro potere
trascendentale e relazionale di una dimensione
superiore dove gli opposti si ritrovano a
convivere in una sintesi costruttiva e
onnicompren- siva delle potenzialità di
entrambi i poli. Le nazioni sono separate, le
famiglie, le fazioni religiose, politiche, razziali,
l’uomo con la natura. La stessa psiche in molti
casi è frammentata, e non solo quando si
tratta di schizofrenia o nel Disturbo di
Personalità Multipla.
La società e le regole capitalistiche,
consumistiche e in definitiva della Ragione
materiale (che è opposta al sentimento) ci
porta a separarci sempre più dal tutto,
dall’integrità e dalla completezza, dandoci in
cambio dei falsi sogni, degli ideali che non ci
appartengono, delle false chimere con le quali
identificarsi passiva- mente. Il potere delle
Lobby e dell’Industria culturale e mass
mediatica è estremamente plagiante ed
orientato ad un unico obiettivo: il consumo e la
vendita.
In definitiva, dove regnano frammentazione e
scissione non vi può albergare altro che
ipocrisia, finzione, malattia, disintegrazione,
guerre, ed è un dato di fatto. D’altronde tutto
ciò fa parte della vita che è comunque
conflitto, dove c’è il tempo c’è il dolore.
L’integrità comporta anche e soprattutto
trovare e riscoprire il fatto di appartenere alla
comune razza umana; il fatto di non rinnegare
quelle dimensioni del carattere o della società
che più temiamo, con le quali non ci vogliamo
identificare che vorremmo invece cambiare e
integrarle in una visione più ampia della vita
nell’universo. Il nostro sé è separato. Siamo

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nati per essere liberi e totali. I miti ci
trasmettono messaggi di unione e totalità in
tutte le cose. Ci comportiamo o ci
identifichiamo con i frammenti dell’esistenza,
specchi rotti di realtà inconciliabili e fragili. La
completezza e la realizzazione di un sé totale
sappiamo dove e come trovarlo (e cioè tramite
un’altra persona, un partner, un familiare,
attraverso l’autoconsa- pevolezza) ma non
sappiamo o non vogliamo rischiare di ritrovarci
ancora più soli, ancora più frammentati lungo il
cammino. È il percorso dell’eroe che deve
lasciare il cero per l’incerto, la casa di origine
per ritrovare se stesso nei riflessi cupi delle
ordalie del mondo.
Qualsiasi sia il vostro modo indiscutibile di
pensare, il vostro credo religioso, la vostra
appartenenza razziale e culturale, la vostra
estrazione sociale, il vostro modo di essere e di
conoscere, una cosa è certa: siamo tutti esseri
viventi.
Il punto è che l’infinita diversità che esiste
nell’Universo è scaturita (e continua a
scaturire) da un principio (forza, mistero,
chiamatelo come vi pare..) che è Uno, ed è
anche Tutto e Totalizzante (totipotente ed
olistico). L’Uno tende alla moltitudine e alla
complessità, cioè alla relazione. Anche l’essere
umano è uno, ma la sua essenza si manifesta
non solo nell’unità ma nella diversità: non
esiste una persona uguale ad un’altra, la
natura umana che è una contempla diverse
dicotomie nelle sue più vaste accezioni: uno-
molti, interno-esterno, maschile-fem- minile,
materiale e spirituale, cittadino-cosmopolita,
razionale-sentimentale, naturale-artifi- ciale.
Quanti opposti da coniugare…

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Lo scopo di alcune “scienze” arcane come la
Cabala, l’Alchimia (in cui Mercurio è la
personificazione ideale degli opposti e che tra
l’altro regge in mano un bastone nel quale due
serpenti vi si attorcigliano e incrociano il corpo
e gli sguardi all’estremità a sua volta guardati
da mercurio stesso) e alcuni riti di iniziazione
esoterica è quello di raggiungere una
dimensione superiore anche durante la vita
terrena e ciò attraverso il congiungimento di
elementi dicotomici e contrapposti, come Yin e
Yang, simbolo supremo e indivisibile di
integrità e della complemen- tarità creativa
delle antinomie oppositive in relazione in tutto
l’universo. Vi sono svariati trattati sulla
Congiuntio o cupola degli opposti e della loro
sublimazione e trascendenza. Vi è un motivo
mitologico di base secondo cui in origine tutto
era Uno e poi c’è stata una separazione, che di
solito si fa coincidere con la Caduta dell’uomo,
l’abbandono del Giardino dell’Eden, il
passaggio da un mondo sovradimensionale ad
uno, il nostro, racchiuso nello schema di spazio
e tempo limitati: cielo e terra, notte e giorno,
maschio e femmina, inizio e fine, tutto era un
unicum. “Nelle upanishad indiane c’è
un’immagine dell’energia originaria,
concentrata, che è il big bang della creazione
che ha dato origine al mondo, consegnando
tutte le cose alla frammentazione del tempo.. Il
divenire riguarda sempre una frazione.
L’essere è totale”. [cfr. J. Campbell, 1990].
Come abbiamo fatto a perdere i contatti con
questa unita? È una domanda che si chiede il
noto antropologo Joseph Campbell che ci invita
a riflettere sul fatto che “in un certo senso è a
causa della nostra mente che viviamo in

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questo stato di separazione”. Forse questo
bisogno di integrità è sempre esistito nel
rapporto con l’uomo e la natura, con l’uomo e
l’universo.
Adesso ciò che rimane di questo antico mito
sono poche tracce. La tensione dell’umanità
verso qualcosa di totalizzante e unitario ha da
sempre accompagnato i riti delle culture più
eterogenee e remote del pianeta. Oggi,
riusciremo a ritrovare le radici di quell’antica
sapienza taumaturgica che guidava il
complesso cammino dell’umanità attraverso i
secoli? Non siamo più abituati a leggere nei
simboli le chiavi d’accesso alle nostre origini
che abbiamo smarrito.
L’unica “forza” che guida la gente è l’economia
che retta dalla luce della ragione (materiale)
assurge a bene massimo. L’architettura
modera dei grattacieli e delle grandi
costruzioni non rappresenta l’elevazione
spirituale dell’uomo bensì l’elevazione
economica della società. La ragione, intesa in
questo modo è una tensione che divide, che
accumula in quantità e non in qualità, che
distorce il senso ultimo della vita che sembra
tendere verso una dimensione trascendente.

Nelle scuole non si insegna ad accostarsi con


umiltà e trasparenza ai simboli, ai miti e agli
archetipi, che pur avrebbero tanto da
insegnare. I genitori non stanno più, nella
maggior parte dei casi a raccontare favole e
storie come facevano una volta le nonne, tra
una persona e un’altra, come può essere tra
genitori e figlio vi sono innumerevoli
intermediari artificiali che in alcuni casi
accentuano il distacco. Si sono persi alcuni
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valori di comunità, sostituiti con surrogati usa
e getta costruiti artificialmente per tale scopo.
Le bande di ragazzini teppisti non passano
attraverso riti che preparano con cautela il loro
inserimento nella società, sono invece lasciati
allo sbaraglio e l’unico rito che gli rimane è
quello che loro stessi fabbricano poiché
nessuno gli ha dato la possibilità di
apprenderlo e guardacaso cosa fanno?
Dipingono, si danno all’arte. Attraverso i
murales si impadroniscono degli spazi “grigi”
delle metropoli fredde e apatiche.
Attraverso le gare di velocità e abilità con gli
skateboards si sentono i padroni del tempo e
degli spazi, diventano eroi. Nessuno gli ha
insegnato che molto tempo prima di loro i
maya facevano un gioco con la palla in cui alla
fine il capitano della squadra vincente veniva
sacrificato sul campo dal capitano della
squadra perdente per cui rappresentava l’eroe
che muore come un dio. Gli veniva tagliata la
testa che come la palla rappresentava un
simbolo di assoluto, la sfera, la perfezione.
I giovani, inconsapevolmente, tentano di
riappropriar- si dei miti storici dell’inconscio
collettivo e lo fanno in modi che vanno a volte
a urtare la vita dei “grandi” o della società. Si
tratta di una protesta del giovane: “perché non
mi insegni tu quale via devo percorrere invece
di fabbricarmela da solo”? E la “via da
percorrere non si insegna solo attraverso le
lezioni a scuola o i libri ma attraverso
l’esempio e, in ultima analisi, attraverso le
immagini, i simboli che racchiudono mille
parole e mille esperienze vissute e da vivere,

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sic et simpliciter. Il simbolo come disse Jung:
«può trasformare la natura stessa dell’uomo».1

Parlavamo prima di economia. Mi sono davvero


stupito nel notare i mille rimandi simbolici che
può contenere ad esempio una banconota
come il dollaro (one dollar) americano, ciò vale
per molte altre monete dove si riscontra
sempre un elemento distintivo simbolico I due
simboli chiave, la Piramide nel lato sinistro
della banconota e l’Aquila nel lato desto sono
intrisi di riferimenti massonici, esoterici
(soprattutto rosacrociani ed egizi). Vi è tutto il
simbolismo qabbalistico dei numeri (in
particolare il 13 e il 17): Al di là dell’ovvio
riferimento ai tredici stati che formarono la
prima confederazione america- na (tuttora
presenti come numero nelle tredici strisce
bianche e rosse della bandiera statunitense), il
significato del «tredici» in numerologia
potrebbe riempire tranquillamente una intera
enciclopedia.
Nei 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi è
raffigurato con la «Morte», intesa come
trasformazione, cambiamento e rinascita. Nella
tradizione cristiana, in cui Giuda il traditore è
legato al tredici (Gesù più dodici apostoli), è
considerato il numero della gerarchia infernale.
Per alcuni studiosi dell'alfabeto ebraico il
«tredici» è simbolo di distruzione e morte.
Secondo invece Carmen Rettore, il tredici
«oltre ad essere il numero cosmico del
perdurare della presenza è anche il numero
del “trasporto” e del “volo” ». Cosa significa
questo? «In pratica con questo numero -

1
«La psicologia di C.G. Jung» edizione Boringhieri

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continua Carmen Rettore - viene data alla
banconota la pulsazione di un movimento
universale», della serie: un movimento di
«circolazione» che «perdura, trascende e
resiste per l’eternità».
La conferma di quest’ultima affermazione, e
cioè della «circolazione che perdura», sta nel
fatto che il dollaro è sicuramente la banconota
che circola maggiormente nel mondo e da
tantissimo tempo.
L’intento iniziale, rappresentato sotto forme
simboliche nel dollaro era l’attuazione di un
nuovo ordine del mondo (come compare nella
scritta “Novo Ordo Seclorum”, composta da 17
lettere..), retto dalla Democrazia, dalla pace,
dalla Ragione, intesa come forza rivelatrice e
guida spirituale del mondo. Ma ancora una
volta le persone, come per il Santo Graal, non
sanno andare oltre il livello materiale delle
cose, in questo caso quello economico. Cosa è
rimasto dei buoni propositi contenuti sotto
forma di messaggi cifrati nel dollaro?
Ma questo alla sua nascita e cioè all’epoca
dell’Illuminismo, nel 1789, data di nascita della
banconota del dollaro sotto la Presidenza di J.
Washington nonché data ufficiale della
Rivoluzione Francese tra l’altro preparata da
esponenti massonici, come di ispirazione
massonica erano i primi fondatori degli Stati
Uniti. Dove sono andati a finire oggi i valori
originali con i quali è sorta l’America (e lo
stesso vale per l’Europa a cui si lega la storia
del Graal e tutto l’Occidente, anche se
l’Oriente, soprattutto Cina, Giappone e India
stanno tentando di percorrere la medesima via
che sta portando noi occidentali verso un
mondo materiale e consumistico). Un simbolo

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di unità come la moneta o la carta moneta
(facce della stessa medaglia) può far riflettere
come elementi dicotomici compaiono anche
attraverso l’econo- mia. La banconota come
quella statunitense viaggia su due dimensioni:
materiale (economico) e spirituale (messaggi
massonici: il concetto di massoneria è legato al
costruire, essi sono i “muratori” del nuovo
mondo, o almeno questa sembrava essere una
delle missioni).
Un altro paradosso, se così si può chiamare, è
il seguente: per secoli gli alchimisti e gli
ermetici (ma non solo) si sono sforzati di
raggiungere la cosiddetta “Pietra Philosofale”,
la quintessenza rappresentato dalla
realizzazione dell’oro dal piombo e
parallelamente l’accrescimento spiritua- le,
che costituiva la vera e più grande
trasformazione.
Per far ciò essi partivano da uno stato in cui la
materia e la forma venivano definiti di
“nigredo” nerezza.
In poche parole l’Opus, ovvero il processo
alchemico di sublimazione dello Spirito e della
materia partiva dal nero che essi associavano
alla notte, alla malinconia, alla non-unità degli
opposti, per arrivare al bianco ovvero all’oro
come principio superiore e trascendente e da lì
riperpetuare il ciclo che non era mai compiuto
se non forse dopo la morte! Era ciclico.
Oggi assistiamo ad una guerra che riguarda
due culture, Occidente e Medio-Oriente e
implicita- mente anche due Religioni da molti
secoli in combutta, ovvero la Cattolica e la
Musulmana, due modelli di pensiero. Tutto per
l’oro nero, che a differenza dell’oro alchemico
non eleva spiritualmente ma al contrario sta
20
portando l’umanità ad una sfrenata esigenza di
potere e di distruzione. L’oro nero, mi sa tanto
che, alla luce dei fatti odierni è la controparte
negative e materiale dell’oro (bianco). Il primo
“ti trasforma” in consumatore materialista, il
secondo attraverso la sua trasformazione (che
è un atto che compi di persona) ti trasforma a
sua volta..
Sono due principi contrapposti. Il compito per i
“nuovi alchimisti” è quello di trasformare l’oro
nero, o la nigredo, in oro, in luce così da
compiere quella necessaria trasformazione
interiore che ci innalza al di là della materia,
del potere sulle cose e sulle persone.
Questa è la nuova missione che spetta a tutti
noi alla luce del messaggio lasciatoci dai miti,
dai simboli e dagli archetipi. Finché vivremo
sotto l’ombra della materialità intesa come
attac- camento morboso alla cose, agli oggetti,
al denaro, la vera luce della consapevolezza
del nostro essere rimarrà eclissata. Bisogna
trasformare la nerezza della quotidianità.

A proposito di nerezza, bisogna constatare che


anche la condizione di essere umano sta
diventando lentamente, sotto i nostri occhi
increduli, un’attività part-time.
Chi per un motivo chi per un altro è portato a
criticare la sua o la di altri condizione di uomini
e ciò per varie ragioni: culturali, politiche,
religiose, sessuali, razziali, intellettuali,
eccetera. Bisogna ritornare ad essere uomini a
tempo pieno, uomini che pensano e inter-
agiscono in vista di una concezione globale del
mondo, la casa di tutti, ma purtroppo

21
patrimonio di pochi affittuari nonché
“sfrattatori” alias Lobby e Co.
Ogni individuo di questo pianeta ha le stesse
esigenze di qualunque altro, vive con le stesse
aspettative di ogni altro, sente e prova le
medesime emozioni, le quali ci insegnano ad
essere più umani, ma la cui voce che grida dal
profondo è nascosta e si perde nel traffico
roboante di desideri materiali ed effimeri nel
traffico globale dell’ingiustizia e dell’ipocrisia.
A forza di rin-negare le emozioni, non abbiamo
armi per superare le crisi della ragione
capitalisti- ca e tecnocratica, abbiamo
disimparato a sorride- re intensamente anche
alla vista delle cose semplici e genuine, a
stupirci delle cose veramente belle come un
tramonto, un dipinto, o la nascita di un
cucciolo. Tutto è nel complesso,
semplicemente meccanico e freddo?
Ho chiesto ad un mio amico quale fosse la sua
aspirazione più grande. La risposta è stata:
“fare soldi”.
L’ uomo del xx secolo vuole semplicemente
essere simile ad una macchina, efficiente ed
efficace, che poi sappia trapelare qualche
rudimentale e incerta emozione come ad
esempio l’amore, è cosa di poco conto, magari
ci penseranno le macchine a fabbricare
qualche pillola della felicità facendo le veci dei
nostri naturali ormoni e neurotrasmettitori.
Mah!!!
Tuttavia, siamo ancora in grado di recuperare
dai ruderi della civiltà postmoderna brandelli
di essere umano e ricostruire quell’essere
imperfetto e inarrestabile che siamo.

22
Se l’uomo non tornerà ad essere Sè stesso,
cioè autentico e totale, non frammentato sarà
imperdo- nabilmente il responsabile del
decadi- mento culturale e sociale cui purtroppo
sta andando incontro autoconvincendosi che
quella che si accinge a percorrere sia la strada
giusta, che per certi versi è all’indietro. Più si
darà spazio alla tecnocultura più si
sedimenteranno a fondo i veri bisogni e-motivi
dell’uomo e più essi si sostituiranno ad altri più
effimeri da fast-food consumistici.
L’uomo tende sempre più a diventare
elettromec- canico, di contro, le macchine
tendono sempre più ad avvicinarsi a modelli
umanoidi. Il mondo alla rovescia.
In un futuro, forse non troppo lontano, la
specie umana rappresenterà per le macchine
quello che le scimmie antropoidi
rappresentano adesso per
noi: antenati o predecessori, discendenti
ancestrali giunti ad uno stadio evolutivo
“inferiore”.
Einstein, nella sua grande lungimiranza, in una
sua celebre massima scriveva: “un giorno le
macchine potranno risolvere tutti i problemi,
ma nessuna di esse potrà mai porne uno”.
Certo è anche vero il fatto che abbiamo pochi
validi esempi cui far riferimento per
“restaurare” la s-cultura umana; invece sono
tanti, forse troppo i contromodelli (purtroppo
quelli più emulati) a fare da cornice alla
società, sulle quali si basa: sto parlando di
modelli de-generazionali quali quelli di
scissione e dissociazione tra Stati, politiche,
religioni, famiglie, classi e gruppi di ogni
genere…gli esempi sarebbero interminabili,

23
tutto è diviso nella società, e lo continuo a
ripetere.
Ci sono poche idee che propinano messaggi di
unione e sodalizio. La scissione operata a
livello sociale, in linea con il modo analitico e
divisorio con il quale opera la Ratio, si
ripercuote inesorabilmente nelle menti più
fragili di bambini e adolescenti, o di persone
robotizzate e per ciò disumanizzate. Fate
circolare idee di unione, messaggi di
solidarietà: siamo tanto bravi a vendere e
condizionare tramite le pubblicità e il
marketing prodotti (senza offesa per nessuno)
stupidi, che spingono alla ricerca di chimere
effimere, allora, mi chiedo, come mai non
riusciamo a far attecchire propositi più utili per
l’uomo, che ridanno il senso della coesione
umana e della svolta decisiva per un mondo a
misura d’uomo - e non a uomo da misurare -
da soppesare e rivendere. Per i propositi saggi
e creativi ci vuole impegno e tempo. Oggi il
tempo è prezioso, tutto corre vorticosamente,
se un progetto, come la pace nel mondo è
troppo lungo, beh, non c’è tempo. Meglio la
guerra, più veloce e decisa.

Prima delle macchine devono “muoversi” e


funzionare gli ingranaggi del cervello (e non
solo nella sua parte sinistra), se non vogliamo
veramente essere ridotti a robot a tempo
pieno (con tutto il rispetto per i medesimi) o al
massimo umani part-time, magari pronti a
cambiare “lavoro” non appena si presentano le
prime condizioni avverse di cui la società, nella
sua infinità varietà di situazioni, è pronta ad
offrirci.

24
Capitolo 2
I miti: perle che
racchiudono/dischiudono l’unità
cosmica collegandola all’unità
interiore.

La scienza sta iniziando nell’ accostarsi alle


dimensioni del mistero, entrando nella sfera di
cui parla il mito. La fisica Quantistica, la teoria
Olografica e la teoria della Complessità sono
un valido tentativo per scoprire i “veli di Iside”
e per spiegare ciò che è stato considerato
inco- noscibile, il Logos non fenomenico,
eccetera. Ciò che non si può esperire con i

25
sensi è considerato privo di discernimento
scientifico; ma quanta parte della realtà viene
esclusa dai sensi? Colori, frequenze, radiazioni,
il regno del micro e del macro, le esperienze
subliminali, eccetera.
L’energia, che investe ogni cosa, era già
oggetto di venerazione mitica [J. Campbell,
1988], l’energia è in ogni cosa e in qualsiasi
organiz- zazione della materia dalla più
elementare alla più evoluta con diversi gradi e
livelli.
I miti, le immagini ed i simboli racchiudono
stati energetici che vanno al di là della
materia, sconfinando invece in una forma di
energia universale che è il Pensiero (cfr.
Bohm), ovvero l’Idea che investe
energicamente i suoi tre “rappresentanti” in
ogni epoca storica e in ogni popolo e nazione.
Si tratta del Mito, dell’immagine simbolica e
dell’archetipo. Dicevamo tre elementi che
stanno alla base del pensiero, che sono in
qualche modo immagini speculari dello stesso
fenomeno ma operanti a diversi livelli.
Si manifestano, infatti, sia a livello di coscienza
individuale, sia a livello collettivo, ciò che Jung
chiama inconscio collettivo. Tutti e tre gli
elementi o “forze” si trasmettono quindi nel
tempo, si materializzano in una dimensione
storica e sociale, prendono innumerevoli forme
che sono le loro diverse possibilità di
presentarsi e accompagnano l’umanità lungo il
suo tortuoso cammino ed inducono all’azione
partendo da un livello, diciamo, subliminale di
contagio emotivo.
Sappiamo bene quanto potere può avere un
immagine mediatica, un cartellone

26
pubblicitario, prima a livello subliminale e poi
spronando all’azione date certe condizioni. La
pubblicità ricicla vecchi miti, trasformandoli in
chiave moderna, arriva a condizionare con le
immagini il desiderio di possesso e il bisogno
di colmare dei vuoti, o più semplicemente
soddisfa curiosità, distrae, comunque opera a
più livelli. Forse la pubblicità, i media e la
tecnologia si stanno sostituendo ai miti e agli
archetipi di un tempo? Le celebrità di oggi, le
notorietà stanno forse rimpiazzando il modello
di eroe classico?
In una scuola superiore di Brooklyn, è stato
fatto circolare un questionario che domandava:
“A chi vorresti assomigliare?” Due terzi degli
studenti risposero: “A una celebrità”.
La società dell’immagine propina modelli
sempre più fittizi con i quali identificarsi.
I vecchi miti sono sempre presenti, nel cinema,
nei romanzi, ma forse hanno perso quel valore
originario o forse siamo noi ad essere troppo
immersi nella quotidianità. La vita oggi è
complessa, cambia a ritmi frenetici, manca
così il tempo perché qualcosa si sedimenti, si
fissi davvero nella mente. Un tempo nell’antico
Egitto le costruzioni sacre come le piramidi
duravano anche per un’intera generazione
dall’inizio dei lavori fino alla loro realizzazione.
I figli dei costruttori diventavano i nuovi
costruttori e completavano le opere dei padri i
quali li istruivano affinché tramandassero ai
loro nipoti le loro arti e tutti erano coinvolti
nella costruzione di queste immemorabili
opere, in un modo o nell’altro, con tempi lenti
ma catartici. Al giorno d’oggi una celebrità
dura una stagione e si fa presto a cambiare
“eroe” per identificarsi subito in un nuovo

27
“mito”. I miti, i simboli e gli archetipi hanno un
altro aspetto in comune: sono immagini della
Totalità in quanto possono avere infinite
connessioni e rimandi con altri simboli, miti e
archetipi, tutto è in relazione armonica ed è
proprio questo messaggio di integrità armonica
che bisogna cogliere dietro di essi.
Gli archetipi sono il simbolo universale della
totalità e circolarità che racchiudono e che è,
in definitiva racchiusa dentro di noi. Si pensi al
ciclo nascita, concepimento, morte.
La forza trasformativa degli archetipi
ricompongono in noi una cornice più grande
dove inserire il quadro della nostra vita, della
nostra storia in armonia con le altre storie del
mondo, al di là delle dicotomie che dividono.
Certi eventi quindi facevano sentire i nostri
antenati parte integrante del cosmo e
dell’universo. Capita lo stesso a noi, o almeno
il fatto di sentirci parte di una storia più grande
di cui ne costituiamo le pagine. Per esempio Il
significato ultimo della sincronicità ci trasmette
l’idea che siamo tutti in un modo o nell’altro
collegati, come dice giustamente Hopke “il
significato della nostra vita e l’intreccio delle
nostre storie non includono semplicemente
quello che sappiamo di noi ma giungono da
una fonte molto più profonda, dalla nostra
innata capacità di vivere l’integrità in forma di
vita simbolica”, come lo è nell’inconscio
collettivo formulato da Jung. Oggi più che mai
si ha bisogno di integrità: le famiglie che sono
afflitte dalle troppe separazioni; gli stati in
combutta per problemi religiosi, economici,
sociali, politici, ecc.; gli scienziati per creare
un’interdipendenza polidisciplinare e creativa;
la nostra stessa psiche è soggetta a

28
disgregazione e va ricondotta ad una unità più
grande in armonia con la mente e con li corpo
e con l’intera società. I miti hanno tracciato le
vie per realizzare con pienezza carismatica la
coesione dell’uomo con la natura e con le
società. Gli archetipi ci possono insegnare a
percorrere tale via come fanno il Viandante, il
Ricercatore o l’Eroe. I simboli e le immagini
faranno da segnaletica per non smarrire la
strada. Bisogna seguire il nostro bisogno di
empatia e coesione.

L’autore dell’Avatamsaka Sutra induista


paragonò l’ intero universo a un reticolato
leggendario di perle che diceva pendesse
sopra lo splendido palazzo del dio Indra (dio
che ricorda la parola Idra cioè acqua al quale il
suo potere è associato essendo fluido e
circolare) e “disposto in modo tale che se
guardi una [perla], vedi tutte le altre riflesse in
essa”. Come l’autore del Sutra spiegò, “allo
stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è
soltanto se stesso, ma include ogni altro
oggetto e, in effetti, è ogni altra cosa” [cfr., M.
Talbot, 1997, p. 305]. Come spiega la fisica
quantistica di Bohm, (1980), al livello
subquantistico, la localizzazione come la
intendiamo noi nello spazio e nel tempo cessa
di esistere: “tutti i punti nello spazio
divenivano equivalenti a tutti gli altri punti
nello spazio, ed era insignificante parlare di
qualsiasi cosa come separata da qualunque
altra”. I fisici definiscono questa proprietà
“nonlocalità.” Ma la cosa più sorprendente è,
e qui sta la grande scoperta della teoria
olografica, e cioè che tutte le particelle sono
nonlocalmente interconnesse. Ogni cosa nel

29
cosmo è costituita dal materiale ininterrotto
dell’ordine implicito, non visibile (la realtà è
maya), tutto nell’universo è parte di una
continuità. I miti non raccontano, in diverso
modo anche di questo?
La separazione che opera la mente ad un certo
livello è solo apparente, tutto è in relazione, in
modi e termini che non possiamo cogliere
nell’immediato, che ci prescindono e
preformano. La società tende a dividere, a
dicotomizzare, a “ragionare” in modo
utilitaristico e materiale. Noi dobbiamo essere
gli eroi della nostra vita, il mito della nostra
storia, il simbolo della redenzione e dell’unità,
l’archetipo che illumina gli altri, ognuno nel
suo piccolo grande microcosmo.
Bisogna dunque conciliare ciò che in definitiva
era un tempo unito. La scienza/ragione, hanno
seguito un cammino divergente rispetto al
mito/sentimento. Esse sono invece due facce
della stessa medaglia cui l’umanità deve dare
ascolto alternativamente, come un individuo
dovrebbe sentire in modo complementare sia
la parte destra (emotiva) sia la sinistra
(razionale) del cervello. Anche le Rune celtiche
esprimono questo bisogno di unità, soprattutto
quella dell’uomo, formata da due P
contrapposte e la Runa della realizzazione,
formata da due triangoli uniti alla base (vedi
immagini più avanti): tale runa rappresenta un
progetto. Simbolo di fertilità e di nascita, parla
di una realizzazione, ma anche di un
rinnovamento.
Forse, a titolo di ipotesi, vi è un’influenza
geografica non solo sulla cultura umana ma
anche sulla parte del cervello che sviluppiamo
maggiormente: per cui l’occidente ha

30
sviluppato di più la parte analitica del cervello
e forse l’oriente la parte emotiva e sintetica
del cervello, la quale reagisce con più forza ad
immagini visive, ai suoni melodiosi del mantra,
ascolta di più ed che è aperta alla voce dei
sentimenti.

Capitolo 3
Simboli Mitici

31
L’ Albero….
Un importante simbolo, nonché archetipo è
l’immagine dell’ albero.
Esso compare in diversi miti e indica
pressappoco le medesime cose: tutto il
complesso della manifestazione; la sintesi di
cielo, terra e acqua; la vita dinamica in antitesi
con la vita statica della pietra. Rappresenta
anche l’imago mundi e l’axis mundi dato che
congiunge i tre mondi e rende possibile la
comunicazione tra loro. I rami sono il simbolo
della varietà nell’unità, i quali si levano da una
sola radice e ritornano all’unità nella
potenzialità del seme del frutto portato da
quegli stessi rami. Ogni tradizione associa
all’albero (caratteristico della zona di origine,
come ad esempio l’agave e il cactus per il
Messico) un valore cosmologico di
manifestazio- ne dell’Uno, della riconciliazione
degli opposti, che è in definitiva il filo
conduttore del mio lavoro di ricerca. Anche
ogni religione e quindi ogni Dio o
personificazione di un dio ha un albero cui
identificarsi.
L’albero Cosmico è talvolta raffigurato con 9
rami che si dividono e si ricongiungono di
nuovo, oppure con due tronchi che hanno la
stessa radice e rami che si congiungono, il che
indica la manifestazione universale che
procede dall’unità alla varietà per tornare
all’unità, l’unione dei principi complementari,
maschile e femminile, Bene e Male, terra e
cielo, oppure l’androgino. Sopra o attorno
questi alberi spesso compare un serpente, un
uccello, un diamante o un frutto a seconda
della tradizione religiosa e culturale.

32
L’ Albero della Vita i cui frutti danno
l’immortalità è al/un centro e simboleggia la
rigenerazione, il ritorno allo stato primordiale
della perfezione; è l’asse cosmico ed è
unitario; trascende gli opposti del Bene e del
Male, Mentre l’Albero della Scienza del Bene e
del Male è, secondo le varie tradizioni, per sua
stessa natura, essenzialmente dualistico; è
associato quindi al primo uomo e alla sua
caduta dall’Eden. Il Dio destinato a morire
viene sempre ucciso su un albero. Cristo, in
una raffigurazione di Giovanni da Modena
compare crocefisso sullo stesso albero da cui
Adamo ed Eva mangiarono il frutto della
Caduta, unendo in uno stesso simbolo i due
estremi del mistero della Redenzione, Alfa e
Omega. Buddha raggiunse l’illuminazione sotto
un albero di fico (ficus religiosa) , simbolo del
Grande Risveglio da cui prende il nome il
Buddha. Nella saggezza indù il cosmo è un
grande albero che ha radici nell’oltretomba, il
tronco appartiene al mondo dell’uomo e alla
terra e i suoi rami al cielo. L’albero dalla Vita è
Aditi, l’essenza dell’indivi- dualità, mentre Diti,
la divisione, è l’albero dualistico della
Conoscenza, o Samara, che Visnù abbatte con
la sua ascia. Anche per il Tao l’albero (che è il
pesco) racchiude in sé le coppie di opposti, yin
e yang, nell’unità taoista. L’albero inoltre è ciò
che meglio di qualsiasi altro simbolo riesce a
rappresenta- re la natura strutturale umana:
l’albero diventa per estensione l’asse
dell’uomo, ovvero la colonna vertebrale (vi è
una terminologia parallela quale tra
radici/nervi, linfa vitale, corteccia cerebrale e
via dicendo). Le tradizioni storiche sono intrise

33
di figure che come l’albero hanno tre funzioni
principali:

a) rappresentare una moltitudine di elementi


che si rimandano l’un l’altro, ad indicare che
dietro la complessità apparente vi sono dei
principi base unificanti e integranti.
Hanno inoltre diversi livelli di significato. “Gli
elementi del simbolo racchiudono polarità in
continua metamorfosi” (Cacciari).
b) Servono a collocare l’uomo e le sue azioni
dentro uno scenario più vasto e comunque non
dualistico ma trascendentale.
c) sono tramandate e compaiono in diverse
forme adattandosi di volta in volta al substrato
culturale o background sociale del luogo e del
tempo storico-politico; servono come
spiegazione dell’ordine delle cose, spiegazione
alla quale ormai pochi attingono.
Non ci si identifica con certi miti, forse perché
sentiamo che non ci appartengono quando
invece i miti sono per tutti, di tutti…e in tutti
noi.

34
….Ed il Serpente

Anche l’immagine del serpente, come quella


dell’albero compare in molte mitologie. Nella
tradizione cristiana viene considerato un
principio negativo; esso è ambivalente, ossia
può essere considerato positivo o negativo.
Diversa è invece la concezione che ne hanno le
culture orientali, primitive e altre ancora,
soprattutto se lo si considera nell’archetipo
rappresentato come Ouroboros, un serpente o
drago che si morde la coda: le sue
rappresentazioni comunque non si limitano ai
due animali mitici, ma tutto ciò che è ciclico,
origine-fine e nuovo ciclo, sono associate al
significato che racchiude l’Ouroboros, ovvero
“la mia fine è il mio inizio”. Simboleggia quindi
l’indifferenziato, la Totalità, l’unità primordiale,
l’autosufficienza, l’Androgino, il ciclo eterno o
se si vuole usare un termine cibernetico il ciclo
retroattivo del feedback.
Insieme con l’Ouroboros sono raffigurati l’Alfa
e l’Omega; nella mitologia Orfica racchiude
l’Uovo Cosmico ed è Eone, l’arco temporale
dell’univer- so. Un’espressione Greca che
racchiude il suo significato è “tutto è Uno”.
Come diceva Epicureo: “Il Tutto era all’inizio
come un uovo, con un serpente (pneuma) che
lo cingeva come un cerchio o una banda”.
Anche nel simbolismo Sumerico-semitico
l’Ouroboros rappresenta l’Uno e il Tutto e la

35
ruota del Samara ne svela tutto il suo
affascinante mistero. Più avanti ho inserito
alcune immagini dell’Ouroboros prese da
differenti tradizioni ed epoche storiche.
La raffigurazione del primo emergere
dell'Essere, chiamato Matrice Uno, è spesso
un "Uovo di Luce" o "Uovo d'Oro", spesso con
un centro in cui a volte vi è l'immagine di una
divinità, archetipo dell'essere e dell'unità di
coscienza che compare in tutti i miti delle
origini sotto forma di immagini, quando ancora
il linguaggio non era presente.
La spirale, (che ha un’incredibile assonanza
con spire o scaglie del serpente) che assume
differenti forme, come il serpente, la svastica
che tra l’altro è associata al Sole, il fiore o il
tao. Insomma il serpente o l’Ouroboros sono di
cero alcuni dei simboli più comuni e ricorrenti
dell' umanità, attorno ai quali ruotano storie e
miti di ogni genere.
Incisa sulle pareti di roccia o dipinta nei luoghi
sacri, la spirale rappresenta il senso del
movimento creativo centrifugo, dal nulla
centrale alla manifestazione fisica verso
l'esterno, e del movimento inverso di
involuzione centripeta, dalla manifestazione
fisica al nulla. Un ciclo che l'essere umano
primitivo osservava ogni primavera, quando
dal ramo nudo apparivano i germogli e da essi
le foglie e soprattutto i fiori, con i loro petali
disposti a spirale, pensate alla rosa o al
girasole. La spirale è anche raffigurazione del
sole e di tutti i cicli solari diurni-notturni e
stagionali che scandiscono il tempo e la vita
stessa.
In ultima analisi il principio fluido del serpente
e il suo corrispettivo simbolo dell’Ouroboros ci
36
riconducono alla simbologia atavica del cerchio
(o dello zero) che meriterebbe una trattazione
in separata sede. Possiamo dire che il mondo
intero ed i pianeti sono un cerchio. Tutte le
immagini circolari, secondo J. Campbell (1990)
riflettono la psiche “per cui dev’ essere una
relazione tra l’architettura di questi disegni e
la struttura delle nostre funzioni spirituali”. Il
cerchio rappresenta la totalità nel tempo e
nello spazio. Ciò che sta dentro al cerchio è
separato e allo stesso tempo connesso con
tutte le cose. E se tutto fosse rappresentato
circolarmente?
L'alba della cultura umana inizia, secondo
Joseph Campbell, circa 15.000 anni fa con il
mito evolutivo dell'albero e del serpente.
L’essenza del mito, differenziato in infinite
varianti, è che l'essere umano può diventare
un fiore del giardino di Dio, che ogni essere
umano, se ristabilisce l'armonia interiore degli
elementi esterni (maschile e femminile, terra e
cielo), se utilizza in modo evolutivo le forze
primordiali dell'energia sessuale-creativa,
simboleggiata dal serpente, può sviluppare i
suoi frutti potenziali, reintegrarsi e godere
dell'unità, della re-ligio con il divino.
In ogni cultura antica troviamo varie
rappresen- tazioni di questo mito, un punto
chiave nella visione olistica della realtà umana
e del suo potenziale evolutivo; i simboli che vi
ricorrono sono gli elementi essenziali che i
primi esseri umani hanno concepito per
spiegarsi le leggi e il funzionamento della
misteriosa esistenza, in cui, a differenza degli
animali, erano diventati consapevoli di
esistere. Questo mito rivela innanzitutto una
profonda venerazione per l’intera esistenza,

37
proprio come se ogni elemento del misterioso
gioco della vita fosse intrinseca- mente sacro.
Gli archetipi in esso presenti sono l’albero, il
serpente, la dualità polare maschile-femminile,
sole-luna e l’unità di tutti questi elementi: il
Dharma o legge armonica dell’esistenza.
Il primo archetipo è l’albero: mediatore tra
Cielo e Terra, che ha la capacità di produrre
frutti ed ha un'intrinseca analogia con l’essere
umano. L’albero, con i suoi frutti, è il primo e
più elementare dono che la natura offre
all’essere umano per il suo sostentamento. La
pianta viene venerata perché in essa si
manifesta la divinità benevola e il simbolo
stesso dell’albero diventa, poi, un archetipo
della struttura umana e cosmica: le gambe a
contatto con la terra, le braccia e gli occhi al
cielo ed il cuore aperto sulla bellezza e i doveri
umani. “Ma se i frutti di un semplice albero
possono dare la vita agli esseri umani, quali
potranno mai essere i frutti dell’albero-uomo?
Come può un piccolo insignificante essere
umano, perso nell'immensità della natura,
esprimere del tutto la sua potenzialità e unirsi
all’armonia dell’esistenza? Qui entrano in gioco
la saggezza e l’energia creatrice e ispiratrice,
simboleggiate dal serpente”.
Il serpente - archetipo di onda e flusso spirale
dell'energia intelligente e creatrice - sale lungo
l’albero e la sua innata saggezza rende divina
la pianta. La saggezza profonda dell’energia
vitale, rappresentata dal serpente, permette a
colui che cerca il divino di trasformarsi
interiormente, unificando e integrando le forze
maschili e femminili e le altre dicotomie,
portando così a maturazione le proprie
potenzialità, i propri frutti spirituali: la

38
conoscenza del bene e del male e la
consapevolezza dell’eternità della vita. Il
serpente, che invecchiando cambia la vecchia
pelle ritrovando brillantezza e vitalità, è anche
il simbolo del potere di trasformazione e
rigenerazione dell'energia vitale, elemento
chiave dell'intero processo di evoluzione
interiore.
La pianta, espressione primaria della grande
Dea della Terra, e il serpente, espressione
maschile e fallica del Dio Creatore, si uniscono
simbolica- mente, generano e producono
frutti sacri.
L’unione interiore nell’essere umano delle sue
forze polari maschili e femminili porta alla
fioritura delle sue potenzialità spirituali,
espande la sua coscienza, lo rende partecipe di
un "Tutto" più vasto e sacro. Non a caso in
molte scene ritratte da pittori alchemici si vede
in primo piano un albero con frutti al quale
poggia una scala i cui gradini sono numeri
simbolici.
Rappresenta la possibilità di sublimazione
(uccelli sopra l’albero) e quindi superamento
delle dicotomie.2

Quando mi accingevo a scrivere questo libro ,


ho collegato albero e serpente, in modo del
tutto naturale e spontaneo. È solo dopo e con
2
L’uomo che salendo l’albero supera le dicotomie terrene è
un’immagine ricorrente in molti autori come Hieronymus Bosch (“Il
figliol Prodigo”, “Trittico dell’Epifania”) pittore vissuto intorno al 1450,
che ancora non ci è stato restituito in tutto il suo grande spessore
dall’interpretazione perniciosa di taluni “critici”; S. Trismosin ( “Arbor
Philosophorum”); Dǜrer , J. Jamsthaler che ha come soggetto l’albero
Sefirotico e altri pittori del Rinascimento. Tra i contemporanei citiamo
Victor Brauner (“La pietra filosofale”, del 1940).

39
mio grande stupore che effettivamente i due
elementi si esplicano insieme, che si ritrovano
nei vari miti, ed implicano un caleidoscopio di
collegamenti e concetti, sono dunque un
ottimo esempio di unità. Anche il mio intuito
aveva pescato in quell’immenso archivio fluido
di immagini e miti che riaffiora nell’inconscio
collettivo, nei sogni, in certe esperienze
mistiche e di estasi. “Il simbolo è vivo e in
continua espansione” [J. C. Cooper, 1987].
Dietro a tali concetti, più o meno aneddotici e
metaforici si celano misteri che ancora la
scienza non ha penetrato del tutto, non ha
avuto l’ultima parola in merito, come si suol
dire. Come afferma Joseph Campbell “si dice
che la mitologia sia la penultima verità, la
penultima perché l’ultima non può essere
tradotta in parole..”. Più avanti torneremo a
parlare del simbolismo del serpente, come
vedremo esso è un tema ricorrente che ha
origini lontanissime nel tempo e acquista
significati diversi in associazione con altri
simboli.

- Ebbene, dopo questa disamina di simboli e miti non


mi resta altro da dire se non far parlare direttamente
le immagini visto che, come abbiamo detto,
un’immagine vale mille parole, di seguito propongo la
visione di alcune di esse, di modo che la loro forza
creatrice possa accendere barlumi di saggezza e
coesione -

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α 0 O ö ¤ Ø Õ ð Ŏ Ǿ
Θ Φ θ φ ф Ф Ө ☼₪ •‫ق‬
‫ ® @ ♀ ♂ ♪☺ ☻ ◙ סּ‬º Q Θ
δ б ∞◊ фǑ ġ§ Δ‫ם‬O Ω

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Bibbliografia

“Chissà perché nessuno cita mai nella propria


bibliografia l’inconscio collettivo o semplicemente le
idee/pensieri che ci attraversano”…

Bohm David, 1980, Wholeness and the Implicate


Order. N.Y.

Buchanan M., 2003, Nexus: Perché la natura, la


società,l’economia, la comunicazione, funzionano
allo stesso modo; Mondadori, Milano.

Bussagli M., Bosch, Giunti, Art Dossier.

Calvesi M., 2004, Arte e Alchimia, Giunti, Art


Dossier.

Campbell J., 1988, Il potere del Mito, Intervista di Bill


Moyers, Le fenici Tascabili, Ugo Guanda Ed., Parma.

Cooper J. C., 1987, Enciclopedia illustrata dei


simboli, Franco Muzzio Ed., Milano.

De Luca A., 2003, La Psicologia Transpersonale: una


concezione ampliata; Xenia, Milano.

Jung C. G., 1997, Tipi Psicologici, G. Berrettoni, a


cura di, Libritalia, Città di Castello (PG).( La
psicologia di C.G. Jung» edizione Boringhieri)

56
Hedsel Mark, 1999, L’iniziato: un viaggio alla
ricerca della verità nascosta negli antichi misteri;
Oscar Mondadori, Milano.

Hopke R. H., 2004, Nulla succede per caso: Le


coincidenze che cambiano la nostra vita; Oscar
Mondadori, Cles (TN).

Tosonotti P. A., 1999, La Numerologia, Xenia,


Milano.

Talbot M., 1997, Tutto è uno: ipotesi della scienza


olografica; Urra, Ed. Feltrinelli, Milano.3

Pagine web consultate

3
Ho volutamente inserito nella bibliografia solo i libri che ho letto dai quali ho
tratto spunto per questo lavoro. Per citare tutti i libri e gli autori che affrontano
tematiche del genere ci voleva proprio un intero altro libro…

57
http://www.globalvillage.it.com/enciclopedia/spi/s
pi02.htm.
(<HTML><HEAD><TITLE>IMITIUNIVERSALI</TITL
E><LINK)

http://abacus.best.vwh.net/..

http: //psicotecnica.org/

http://www.geocities.com/Yosemite/..

http://www.disinformazione.it/dollarosimbolismo.
htm.

http://freemasons.freemasonry.com

58