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STORIA DI UN FOGLIO MAI SCRITTO

Uno in fila all’altro come automi iniziavano il loro cammino i prodi Fogli. A passi lenti e silenziosi
si dirigevano verso il castello del Re delle Parole, il quale ne avrebbe scritto le sorti di ognuno. Ogni
Foglio veniva, infatti, spedito in tutto il Regno del Re delle Parole e fino al tocco della sua Penna
magica, nessuno sapeva la sua sorte, se sarebbe stato letto, strappato, bruciato nelle freddi notti
d’inverno, ingoiato o, nell’incubo peggiore, trasformato da qualche bambino in un aereo kamikaze
fatto decollare in un giorno di pioggia. I poveri Fogli non parlavano, non potevano, le uniche parole
concesse erano quelle di chi su loro le scriveva, e cioè il Re. Un giorno, in primavera, durante il
solito tragitto che portava i Fogli alla dimora del Re delle Parole, un Foglio si staccò dal gruppo per
guardare più da vicino lo sbocciare di un fiore, ma un ape che ronzava lì intorno si scontrò
violentemente con lui e ne strappò via un lembo facendolo precipitare in un burrone. “Uauh….sto
volando, mi sento libero”! la corrente stava trasportandolo via fin dentro una finestra aperta di una
casetta nel bosco non molto lontana dal castello. Leggero il Foglio si posò sul letto emettendo un
sibilo di sollievo. Subito dopo entrò nella stanza una ragazza dai capelli come il sole che si sdraiò
sul letto piangendo disperata….”ah…non lo potrò più vedere, il mio amato…chissà se ritornerà
vivo dal campo di battaglia…ah, sig”! Mentre il povero foglio respirava appena, soffocato dal peso
della fanciulla. Intanto al castello qualcosa aveva irritato il Re delle Parole, giacché mancava un
Foglio sul quale scrivere gli auguri pasquali da inviare ai suoi cari. “Com’ è possibile…manca un
Foglio…giusto ora che dovevo mandare gli auguri al mio caro cugino Conte Rac. Eppure ho
ordinato esplicitamente 125 Fogli”! Ricominciò a contarli e a cercare disperato il Foglio perduto per
la stanza reale.
La fanciulla, di nome Tenty, continuava a piangere ed era inconsolabile. Il gatto che poco prima
dormiva nella stanza balzò sulle sue ginocchia e iniziò a fare le fusa come per consolarla. Lei iniziò
ad accarezzarlo ed alzandosi dal letto gli diede del latte. Intanto il Foglio, stropicciatizzo ed in fin di
vita, emise un profondo sospiro, tanto da destare l’attenzione della fanciulla. “C’è qualcuno nella
stanza” ? chiese lei ad alta voce. “Eppure sono certa di aver sentito un respiro” fece lei sbigottita.
Poi posò lo sguardo sul letto e si accorse che sopra di esso stava un Foglio. “Sei tu che hai
sospirato? Forse ti stavo schiacciando con il mio peso”? Disse lei. Lui annuì. Tenty, così si
chiamava la ragazza, continuò il dialogo chiedendogli cosa ci facesse nel suo letto un Foglio bianco
e mal messo. Il Foglio non rispondeva, limitandosi a compiere qualche gesto. Poi lei apprese che un
Foglio bianco, chiaramente, non poteva esprimere alcunché; solo il Re possedeva la Penna magica
che poteva imprimere sui Fogli le Lettere, dando così una personalità ai Fogli. “Che cosa posso fare
con un foglio se non posso scrivere, non posso sentirlo parlare e che si esprime a gesti? E che per di
più è anche un po’ mal concio”, pensava Tenty. Poi guardando il povero Foglio gli si intenerì il
cuore ravvisando che doveva fare qualcosa per aiutarlo. Così decise di scrivere per lui e per tutti gli
altri Fogli, un manifesto di protesta, per far sì che essi fossero liberi di esprimere i loro pensieri, di
proferir parola, strappandoli in tal modo alla crudele tirannia del Re delle Parole, l’unico a detenere
il potere e decidere la sorte dei poveri Fogli, che muti dovevano sottostare al suo ingiusto volere. Il
Foglio annuì.
Intanto il re, che era andato su tutte le furie, aveva fatto appendere un grande Foglio in Piazza, come
avvertimento pubblico, sul quale aveva scritto: <<Se il Foglio smarrito non si presenterà al castello
entro due giorni sarà dato al rogo questo Foglio appeso e altri dopo di lui seguiranno la stessa sorte>>.
Il povero foglio appeso al patibolo si dimenava tremante di paura. “Non posso neanche piangere,
perché mi scioglierei” pensava. Appena Tenty apprese tal notizia corse a casa a nascondere il
Foglio, ma si rese subito conto che non ce l’aveva fatta. Le troppe ferite lo avevano ucciso.
“Non morirai invano” disse lei e decise di andare al castello. Così, il giorno dopo, con la scusa di
parlare col Re, si presentò al suo cospetto.“Dimmi fanciulla” disse lui rivolgendosi a Tenty con fare
burbero. “Ecco vede, Sire, io volevo sapere se aveva bisogno di una mano al castello. So fare bene
le pulizie e so anche scrivere”. “Tu vorresti scrivere…ah ah ah” rise sotto i suoi baffi il grosso Re”.
“Noi siamo una famiglia povera, mio padre ci ha lasciato tanti anni fa, quando ero molto piccola e
mia madre è sempre a letto ammalata e vive da una zia. Così per sbarcare il lunario volevo, per un
po’ di tempo, rendermi utile… se me lo concede”. “Sei una bella fanciulla…non hai un ragazzo”
chiese il Re. “Il mio ragazzo è partito per la guerra che lei stesso sta facendo con il Re dei Numeri”
rispose lei. “Ah...quell’insolente…non me lo nominare neanche. Beh, poiché il tuo ragazzo presta
servizio per la nostra corte e viste le tue condizioni, ti concedo un giorno di prova…ma non farmi
indispettire…altrimenti mi arrabbio e ti caccio via”! “Va bene, farò del mio meglio” disse lei.
Passarono i giorni e il lavoro di Tenty al castello stava procedendo bene. Il povero Foglio fu
bruciato al rogo e così tanti altri Fogli. Successe che un giorno in una battuta di caccia il Re
sparando per uccidere una lepre si ferì gravemente alla mano destra perché la canna del fucile era
troppo piena di polvere da sparo. Corse a casa a chiedere l’aiuto di Tenty la quale subito fasciò la
sua mano e lo mise a letto con una calda tisana. L’indomani dell’accaduto il re doveva consegnare
alcune lettere urgenti e incaricò Tenty di scriverle per lui, con la Penna magica, sotto dettatura.
Scrisse per molto tempo, poiché il Re ricorreggeva di continuo il suo dettato. Poi stanco il Re si
addormentò e Tenty con la Penna ancora in mano prese un altro Foglio e cominciò a scrivere alcune
parole su di lui: “TU SEI LIBERO”. Poi buttò la Penna nel laghetto delle oche, fuori il castello.
Il Foglio corse via per le vie della corte urlando a tutti la sua libertà e dando inizio alla ribellione dei
Fogli, che si unirono in clan librari, conquistandosi la dignità e la libertà, poiché senza Fogli
neanche il Re delle Parole poteva comunicare.
Il Re rimase senza parole e tutti scrissero felici con Tenty.