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ICS Folgòre da San Gimignano anno 2010

La Pedagogia del Giocattolo


“Prima settimana di dicembre in una Scuola dell’Infanzia di Roma. Qualche bambino gioca, altri parlano,
altri colorano, altri ancora litigano. Da giorni non sento che ripetere la stessa domanda: cosa ti fai regalare
per Natale? Riaffiorano alla mente vecchi ricordi. L’emozione del 25 mattina, la fretta di alzarsi dal letto
per andare a cercare i regali, la curiosità davanti a quelle carte colorate, la gioia o la delusione nello
scartarli. Invece i bambini che ho di fronte già sanno cosa ci sarà in quei pacchi. Cosa deve esserci in quei
pacchi. Perché i loro desideri sono legge. Comincio a incuriosirmi tra tutti quei nomi stranieri che sento
sempre sulle loro bocche in accese discussioni sulla superiorità dei superpoteri di un personaggio rispetto
ad un altro. Sembra parlino di fatti accaduti a loro, invece no. Questi bambini non si frequentano tra di loro
fuori dalla scuola, se non a qualche corso di calcetto o di danza, ma hanno tutti un’esperienza in comune,
virtuale: guardano la tv alla stessa ora, vedono gli stessi programmi e naturalmente le stesse pubblicità. Ed
ora, ovvio, hanno tutti la stessa risposta alla mia domanda: che regali desiderate ricevere a Natale? Tutti
vogliono gli stessi giochi: quelli più reclamizzati, quelli più costosi.
Ho proposto questo stralcio di una lettera di un’insegnante perché riguarda un tema interessante: il
fascino che hanno i giocattoli pensati dagli adulti non per divertire, affascinare ed educare i
bambini, ma per essere scelti e durare un istante, creare dipendenza, spingere ad acquisti
immotivati. Non è osannare il “buon tempo che fu”; è constatare che non esiste una pedagogia del
giocattolo a monte della loro progettazione e costruzione. Un semplice carriola di legno vale mille
volte di più di un mostro trasformabile e i bambini lo sanno; se dipendesse da loro, saprebbero fare
la scelta. Ma sono resi passivi dalla pubblicità, dall’usa-e-getta, dal consumismo che, nel caso dei
giocattoli, è più invadente e negativo che in altri campi. Bisogna ridefinire il ruolo e il valore dei
giocattoli pensando ai bambini; restituendo loro quel diritto al gioco che sembrano abbiano perso.”

Bruno D’Amore
Scuola dell’Infanzia, 1 maggio 2009
Giunti Editore

È proprio così: ascoltando i discorsi dei bambini si capisce che ormai l’interesse si è spostato dal
modo di giocare alla quantità di giocattoli che si hanno. La pubblicità intensiva (provate a contare
gli spot che interrompono cartoni animati) ha come conseguenza una mercificazione del gioco:
giocare si confonde con possedere i giocattoli. I bambini della seconda elementare hanno svolto una
ricerca sui giocattoli dei loro genitori e dei loro nonni e sono rimasti stupiti dal fatto che per questi
ultimi giocare spesso voleva dire costruire un giocattolo (trottola, bambola di stoffa, fucile di
canna…)
Bastano, infatti, pochi elementi presi dal mondo naturale (per esempio pigne, conchiglie, pezzettini
di legno, sassolini) delle stoffe, delle panchette di legno o cavalletti, fogli di carta e colori,
contenitori di legno, cesti, ciotoline e stoviglie di legno, che diano stimoli visivi, olfattivi, tattili, che
permettano un uso fantasioso e non stereotipato, perché il bambino possa crearsi dei giochi da sé.
Il giocattolo deve essere il più possibile semplice, perché in questo modo ogni bambino può vederci
quello che la sua immaginazione gli suggerisce. Non si deve pensare che i giocattoli più graditi al
bambino siano quelli perfetti e minuziosi; può essere che attirino subito la sua attenzione, ma non
che continuino a giocarci, proprio perché, una volta visto e provato, quel giocattolo non ha più

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ICS Folgòre da San Gimignano anno 2010

alcun risvolto fantasioso e quindi viene lasciato lì (quanti giocattoli perfetti giacciono nelle
camerette dei nostri bambini?)
Ricordiamo inoltre che, nonostante i produttori e venditori di giochi ed elementi per l'infanzia
cerchino di convincerci del contrario, il nostro imput a cominciare prima del tempo il ragionamento,
con computer per bimbi, giocattoli didattici e quant'altro, per non parlare dell'obbligo alla passività
e all'immobilità di fronte alla televisione, al computer o a scuola, oltre che non essere in alcun modo
utile, può essere dannoso (i disturbi dell'attenzione e l'iperattività così comuni ai nostri giorni vi
dicono qualcosa? 50 anni fa non si sapeva neppure cosa fossero, semplicemente perché non
esistevano e i bambini passavano ore e ore in mezzo alla natura, agli animali e ai propri simili e
non di fronte a un contenitore vuoto).
Il pensiero, estremamente comune nella nostra epoca e nella nostra società, che il bambino debba
abituarsi a tutto precocemente è assolutamente estraneo alle vere leggi di sviluppo del bambino in
crescita.
Seguendo queste semplici indicazioni, cioè meno giocattoli, più fantasia, diamo la grandissima
opportunità ai nostri bambini di divenire attivi interiormente, con oggetti semplici che attraverso la
sua fantasia si prestano a molteplici usi.