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FONDAZIONI PROFONDE

Le fondazioni profonde differiscono da quelle dirette essenzialmente per il fatto che trasmettono una
parte della loro sollecitazione per attrito lungo il fusto al disopra della base di fondazione.

Lo studio della stabilità delle fondazioni profonde consiste quindi anche nello studio dell’attrito
laterale e nella valutazione dei suoi effetti.

Questo attrito può esistere sulla totalità dell’altezza del fusto o solamente su una parte se gli strati
superficiali di terreno laterale sono di consistenza troppo molle per apportare ima qualunque
resistenza (come gli strati di melma superficiale nel fondo di un porto) o quando delle erosioni
possono ridurre gli spessori.

Il termine « attrito» nell’espressione « attrito laterale » è usato impropria. mente, ma è sanzionato


dall’uso; esso rappresenta tutti gli effetti laterali del fusto della fondazione che possono essere dovuti
sia all’attrito interno che alla coesione; si dovrebbe più correttamente parlare di « taglio » tra il fusto
e l’ammasso terroso circostante.

Si indicano con pali e pozzi le fondazioni profonde per le quali la dimensione trasversale è piccola in
rapporto all’altezza (D/B>10) e con pile le fondazioni profonde nelle quali la dimensione trasversale
resta importante e il rapporto D/B è più spesso compreso tra 4 e 10.

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Figura 1. Situazioni in cui può essere opportuno far ricorso ad una fondazione su pali.

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Figura 2. Volume significativo e volume di terreno influenzato dalla costruzione per una
fondazione diretta e per un palo.

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TIPOLOGIE DI PALI
Possiamo distinguere tra:
− Pali di costipamento;
− Pali portanti.

PALI DI COSTIPAMENTO
Questi pali vengono infissi provocando un costipamento ed un aumento di densità del terreno
circostante, conseguente ad una riduzione dei vuoti pari pressappoco al volume del palo infisso.
La loro efficacia è senza dubbio maggiore se si incomincia l’infissione dal perimetro della superficie
da costipare andando poi verso il centro.
I diametri dei pali da costipamento sono in genere di 15 ÷ 16cm potendo raggiungere anche i 30 ÷ 50cm ;
tuttavia bisogna tenere presente che il costipamento è efficace a partire da una profondità di 2 ÷ 3
volte il diametro del palo (perché il terreno superiore rifluisce verso l’alto) per cui impiegando i pali
grossi è necessario che il costipamento venga fatto da una quota superiore a quella d’appoggio della
fondazione, in modo che il terreno superficiale che è rimasto soffice non interessi perché sarà
asportato prima del getto della fondazione stessa.

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PALI PORTANTI
I pali portanti si presentano sotto varie forme e possono essere di legno, di acciaio, calcestruzzo e di
cemento armato. A seconda delle modalità costruttive sono però distinti in tre categorie:
1) pali prefabbricati ed infissi;
2) pali infissi e costruiti in opera senza asportazione di terreno (cioè previa infissione di una
tubazione nel terreno);
3) pali costruiti in opera con asportazione di terreno (pali trivellati).

Le dimensioni dei pali possono mutare notevolmente sia al variare di categoria sia per pali di una
stessa categoria.

In genere però i pali delle prime due categorie (cioè i pali infissi) hanno diametro inferiore ai 60 cm
e più spesso compreso fra 20 e 50 cm.

I pali trivellati possono invece avere il diametro variabile in un campo molto grande, cioè tra 10 cm
per i pali radice, i micropali e simili e 2 ÷ 3 m per i pali a grande diametro (Benoto e simili).

La lunghezza dei pali può variare notevolmente, ma in genere è più spesso compresa tra 5 ± 15 m. Si
è però con tutti i tipi di palo (salvo ovviamente con i pali di legno) superata anche la profondità di 20
m e con i pali a grande diametro si sono raggiunte profondità superiori a 60 m.

Il campo delle portate ammissibili può variare da qualche tonnellata per i pali in legno a più di 1000
ton per i pali di grande diametro.

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Ci sono dunque diversi tipi di classificazione a seconda del materiale di cui sono composti e delle
modalità di esecuzione.
− In base al materiale di costruzione:
a. Legno;
b. Acciaio;
c. Calcestruzzo semplice o armato;
d. Calcestruzzo armato precompresso.
− In base alle modalità di esecuzione:
1. Pali costruiti fuori opera o infissi;
2. Pali gettati in opera in tubo forma recuperabile;
3. Pali gettati in opera in casseforme non recuperabili;
4. Pali trivellati.

I pali vengono inseriti nel terreno mediante:


− Infissione statica, ottenuta con una successione di colpi assestati sulla testa del palo, impiegando un
battipalo. Questa tecnica è molto rumorosa e inoltre produce vibrazioni localizzate che, a
prescindere da possibili danni prodotti alle proprietà vicine, possono non essere consentite da
normative locali o dagli enti preposti alla difesa dell’ambiente;
− Infissione mediante apparecchiatura vibrante fissata all’estremità superiore del palo. Questa tecnica
risulta di solito molto silenziosa e le vibrazioni necessarie all’infissione possono essere non
eccessive. Il metodo è meglio applicabile a depositi di terreno scarsamente coesivo;
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− Infissione a contrasto mediante martinetto. Tale tecnica funziona meglio per pali corti e piuttosto
rigidi;
− Realizzazione di un foro e successivo inserimento del palo oppure riempimento della cavità con
calcestruzzo, che una volta indurito, viene a costituire il palo. Esistono vari modi per la
realizzazione:
1. Pali senza rivestimento del foro (Western; Franki con cassaforma di espansione alla base);
2. Pali con cassaforma o camicia di rivestimento (Franki con cassaforma di espansione alla base;
tubolare saldato o senza saldature; Western con cassaforma; palo con rastremazione uniforme:
Union o Monotube, Raymond standard; Raymond con rastremazione a tratti).
Tabella 1. Caratteristiche tipiche e impiego dei pali.1
Calcestruzzo gettato in Calcestruzzo gettato in
Tipo di Palo Legno Acciaio opera ( con cassaforma opera (con cassaforma
infissa senza mandrino) recuperabile)

Lunghezza massima 35m Praticamente illimitata 45m 36m

Lunghezza ottimale 9 ÷ 20m 12 ÷ 50m 9 ÷ 25m 8 ÷ 12m

Massimo sforzo Misurato in mezzeria: f y = 0,35 ÷ 0,5 ⋅ f y 0,33 ⋅ f ' c ; 0,4 ⋅ f ' c se il 0,25 ÷ 0,33 ⋅ f ' c
raccomandato 4 ÷ 6MPa per legno di diametro della cassaforma è
cedro, pino, abete rosso, ≤ 350mm ; sforzo nella
5 ÷ 8MPa per pino del Sud, cassaforma 0,35 ⋅ f y se lo
douglasia, quercia, cipresso
spessore è ≥ 3mm

1 BOWLES, J. E.: Fondazioni, progetto e analisi, McGraw-Hill ed., 1991.

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Massimo carico in 270kN Massimo sforzo 900kN 1300kN
condizioni normali di ammissibile moltiplicato
esercizio per l’area della sezione
trasversale

Intervallo ottimale di carico 130 ÷ 225kN 350 ÷ 1050kN 450 ÷ 700kN 350 ÷ 900kN

Svantaggi Difficile da giuntare, Esposti alla corrosione, pali Difficili da giuntare una Il getto va realizzato
esposti a danno se infissi in con sezione ad H possono volta che il calcestruzzo all’asciutto, dipendenza
terreno duro, esposti a danneggiarsi o deformarsi abbia fatto presa, notevole oltre la media dalla qualità
deperimento se privi di per effetto degli ostacoli di volume di terreno spostato dell’esecuzione
trattamento, difficili da maggiori dimensioni
sfilare e sostituire se si
spezzano durante
l’infissione

Vantaggi Costo iniziale relativamente Facili da giuntare, elevata Possono essere reinfissi, le Economia iniziale
basso, pali capacità portante, piccolo casseforme non si
permanentemente sommersi volume di terreno spostato, danneggiano facilmente
resistono al deperimento, in grado di penetrare
facili da adoperare attraverso ostacoli di lieve
entità

Osservazioni Impiego ottimale come pali Impiego ottimale come pali Impiego ottimale come pali Il carico ammissibile su pali
ad attrito in terreni granulari portanti di punta su roccia, ad attrito (sospesi) di media con espansione alla base è
ridurre la capacità portante lunghezza limitato dalla capacità
ammissibile in ambiente portante dello strato
corrosivo o predisporre immediatamente al di sotto
protezioni anticorrosione del palo

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Tabella 1. (continua).2
Calcestruzzo gettato
Calcestruzzo
Tubo di acciaio in opera (con Calcestruzzo
prefabbricato (con
Tipo di Palo riempito di Composto cassaforma sottile iniettato a pressione
eventuale
calcestruzzo infissa con in fori trivellati
precompressione)
mandrino)

Lunghezza massima Praticamente illimitata 55m 30m per pali 30m per sezioni a lati 9 ÷ 25m
prefabbricati, 36m per i paralleli, 12m per
pali precompressi sezioni a lati
rastremati

Lunghezza ottimale 12 ÷ 36m 18 ÷ 36m 12 ÷ 15m prefabbricati, 12 ÷ 18m per sezioni 12 ÷ 18m
18 ÷ 30m precompressi a lati paralleli,
5 ÷ 12m per sezioni a
lati rastremati

Massimo sforzo 0,4 ⋅ fy per l’armatura Calcestruzzo: come 0,33 ⋅ f ' c salvo limiti 0,33 ⋅ f ' c ; 0,4 ⋅ f ' c se il 0,225 ÷ 0,4 ⋅ f 'c
raccomandato per gli altri pali in inferiori imposti dalla diametro della
< 205MPa , 0,5 ⋅ fy per
calcestruzzo; normativa; 0,4 ⋅ fy per cassaforma è
il nucleo < 150MPa ; Acciaio: come per
calcestruzzo armato se ≤ 350mm ; sforzo
0,33 ⋅ f ' c per il gli altri pali in
non è precompresso. nella cassaforma
calcestruzzo acciaio; Legno: 0,35 ⋅ f y se lo spessore
come per gli altri
pali in legno è ≥ 3mm

Massimo carico in 1800kN senza nucleo; 1800kN 900kN per 675kN 700kN
condizioni normali di 18000kN per sezioni prefabbricati; 8500kN
esercizio larghe con nuclei in per precompressi

2 ivi.

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acciaio

Intervallo ottimale di carico 700 ÷ 1100kN senza 250 ÷ 725kN 350 ÷ 3500kN 250 ÷ 550kN 350 ÷ 550kN
nucleo;
4500 ÷ 14000kN per
sezioni larghe con
nuclei in acciaio

Svantaggi Costo iniziale elevato, Difficoltà di Difficile da adoperare Difficili da giuntare Dipendenza dalla
notevole volume di ottenere un buon (operazioni di una volta che il qualità
terreno spostato per giunto tra due sollevamento) se non calcestruzzo abbia dell’esecuzione, non
pali a punta chiusa materiali diversi sono precompressi, fatto presa, la adatti a terreni
sosto iniziale elevato, reinflessione non è compressibili
considerevole volume raccomandabile, le
di terreno spostato, pali casseforme si
precompressi sono possono danneggiare
difficili da giuntare durante l’infissione,
considerevole
volume di terreno
spostato

Vantaggi Controllo ottimale Possono Elevata capacità Economia iniziale, Eliminazione di


durante raggiungere portante, possibilità di pali a sezione rumori e vibrazioni
l’installazione, lunghezze notevoli avere resistenza alla rastremata forniscono durante
assenza di volume di a costi corrosione, possibilità migliore capacità l’installazione,
terreno spostato per relativamente di inflessione su terreni portante in strati di economia, elevato
infissione con punta contenuti duri terreno granulare attrito lungo il fusto,
aperta, i tubi a punta assenza di giunti
aperta sono ottimi nei
confronti di possibili
ostruzioni, elevata
capacità portante,
facili da giuntare

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Osservazioni Forniscono elevata Lo sforzo Pali cilindrici sono Impiego ottimale Metodi brevettati
rigidezza flessionale ammissibile e la particolarmente adatti come pali ad attrito
alla azione di carichi capacità portante quando occorre (sospesi) di media
trasv. In assenza di sono legati al più rigidezza flessionale capacità portante in
contenimento laterale debole dei materiali terreni granulari
usati

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PALI IN LEGNO
Sono costituiti da tronchi d’albero accuratamente sfrondati dei rami, trattati, di solito con un
prodotto conservativo. Per l’infissione il tronco viene rovesciato, facendolo penetrare dalla parte
della punta. L’estremità del palo può essere fornita di una punta metallica quando si devono
penetrare terreni duri o ghiaiosi.

Se un palo di legno viene disposto sotto il livello permanente di falda, esso sembra avere durata
illimitata. Quando un palo è invece soggetto a cicli alternati di umido e secco la vita utile sarà più
breve, a meno che non venga trattato con sostanze protettive.

Il carico di progetto ammissibile basato sul materiale costituente il palo:

Pa = A p ⋅ f a

Dove Ap è l’area media della sezione alla testa del palo mentre fa è lo sforzo ammissibile di progetto
definito dalle norme in dipendenza del tipo di legno. La capacità portante statica basata sul terreno
circostante il palo viene calcolata come per i pali costituiti di altri materiali. Il principale fattore
addizionale da mettere in conto è che il coefficiente d’attrito fra legno e terreno può avvicinarsi tanto
al valore tan φ ' per una combinazione di addensamento del terreno prodotto dal volume del palo e per
la penetrazione di grani di terreno nella superficie del legno, in particolar modo per terreni granulari.

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PALI IN CALCESTRUZZO
I pali in calcestruzzo possono essere prefabbricati, precompressi, gettati in opera o di costruzione
composta.

Pali prefabbricati
Questi vengono prodotti nella lunghezza desiderata in un cantiere specializzato, lasciati maturare e
quindi spediti nel luogo dove vengono utilizzati. Possono essere in calcestruzzo armato ordinario o
precompresso.

Figura 3. Pali prefabbricati: a) vibrati, b) centrifugati.


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I pali prefabbricati in armatura lenta sono progettati per le azioni flettenti presenti durante le fasi di
sollevamento e trasporto in sito, per i momenti flettenti provenienti di carichi trasversali e per fornire
una resistenza adeguata ai carichi verticali e a qualsiasi sforzo di trazione che si sviluppi durante
l’infissione.

I pali precompressi vengono realizzati pretendendo dei cavi di acciaio armonico ad alta resistenza
(f ult = 1700 ÷ 1860MPa ) fino ad un valore di 0,5 ÷ 0,7 ⋅ fult ed effettuando il getto attorno ai cavi. Vi sono
comunque, a getto indurito, fenomeni di viscosità e altre perdite che riducono lo stato di
precompressione del palo del 10 ÷ 15% . È prassi comunque impiegare calcestruzzi ad elevata resistenza
(35 ÷ 55MPa ) .

Il carico ammissibile di progetto P u viene calcolato per i pali precompressi, tenendo conto degli
effetti della precompressione dovute ai carichi e agli effetti viscosi, come:

Pa = Ag ⋅ (0,33 ⋅ f ' c −0,27 ⋅ f pe )

Dove Ag è l’area lorda del calcestruzzo e f pe è lo sforzo di precompressione efficace, scontate tutte le
perdite.

Per quanto riguarda le tensioni che si generano durante l’infissione, queste risultano molto più
difficili da determinare. Ricerche tecniche sperimentali hanno dimostrato che per queste valutazioni
può applicarsi all’infissione dei pali in calcestruzzo armato la teoria ondulatoria della propagazione
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degli sforzi: la compressione prodotta dal colpo del maglio si propaga dall’alto al basso a partire
dalla testa del palo, poi si riflette, a partire dal piede, sotto forma di compressione se il terreno è
molto resistente, di trazione se il terreno è poco compatto.

Lo sforzo in un punto qualunque del palo è uguale alla somma degli sforzi corrispondenti alle onde
nei due sensi. Le peggiori condizioni si realizzano quando la sommatoria degli sforzi di
compressione è localizzato al piede. La compressione può raggiungere teoricamente il doppio della
pressione massima sulla testa.

L’attrito sulle pareti del palo ha debole influenza sul valore della pressione in testa, ma può
esercitare un’influenza importante sulla riduzione degli sforzi nella parte infissa del palo.

Quando l’infissione si effettua con facilità, la resistenza alla base è debole e l’onda trasmessa si
riflette sotto forma di trazione; questa si combina con l’onda di compressione che discende dalla
testa del palo e ne risultano degli sforzi effettivi di trazione che variano da un valore nullo alla punta,
fino ad un massimo verso a metà del palo.

Tra i pali in calcestruzzo armato costruiti fuori opera ricordiamo:


− Palo Hennebique: sezione quadrata a facce parallele;
− Palo Zublin: sezione pentagonale;
− Palo SCAC: ha un vastissimo impiego, per effetto della centrifugazione risultano internamente
vuoti.

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Pali gettati in opera in tubo-forma recuperabile
A questa categoria appartengono tutti i pali ottenuti gettando del calcestruzzo fresco in una
cassaforma metallica (o tubo-forma) infissa nel terreno con i colpi del maglio, senza asportazione di
materiale. Il tubo-forma a getto avvenuto viene di mano in mano estratto e recuperato.

Sono largamente impiegati per pali non molto profondi e di media portata, non lo sono per
fondazioni troppo ristrette o vicino a fabbricati esistenti, sia per l’ingombro dell’attrezzatura, sia per
i danni che i forti colpi del maglio possono provocare ai fabbricati limitrofi.

Secondo le modalità di infissione del tubo e del


costipamento del calcestruzzo, questi pali si
dividono in:

Palo Simplex
in origine consisteva nell’affondare nel terreno un
tubo munito di puntazza in cui si versava del
calcestruzzo fresco. Si estraeva in seguito il tubo-
forma costipando il betoncino con il maglio.
Al giorno d’oggi, per irrobustire il palo si crea alla
base dello stesso un ingrossamento o bulbo per
aumentare la sezione utile di appoggio sul terreno.
È una tipologia di palo scarsamente usata.

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Palo Franki
differisce dal palo simplex sostanzialmente per il sistema di infissione del tubo e di formazione del
bulbo di base. È infatti costituito da una base inferiore espansa e da un fusto rigoroso. Può essere
verticale o inclinato. Le sue fasi si esecuzione sono:
a. Affondamento del tubo: dopo aver appoggiato il tubo a terra si getta sul fondo un certo
quantitativo di calcestruzzo di consistenza asciutta che il maglio con caduta libera dispone in
forma di tappo aderente all’involucro. Tale tappo, sotto l’azione continua del maglio, penetra
nel terreno e trascina con se per la sua forte aderenza il tubo fino alla profondità prestabilita,
impedendo, nello stesso tempo, sia alle acque sotterranee che alle terre di penetrare all’interno;
b. Formazione alla base del palo: fissato il tubo in modo tale da impedire ulteriori affondamenti si
regolano i colpi del maglio in
modo tale da oltrepassare il
valore dell’aderenza tappo-
involucro e costringere il
tappo ad espandersi. Si
aggiungono poi piccole
quantità di betoncino,
proporzionalmente al grado di
assorbimento del terreno;
c. Formazione del fusto: si
ottiene aggiungendo del
calcestruzzo sempre di
consistenza asciutta, per

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mezzo di una benna speciale, battendolo con la massa e sollevando tratto per tratto la camicia
metallica mentre il maglio col proprio peso impedisce che il materiale risalga con l’involucro. Il
fusto assume un diametro superiore a quello del tubo e può paragonarsi ad una colonna avente
una superficie molto rugosa, con innumerevoli sporgenze anulari ammorsate in maniera
significativa nel terreno.
L’inclinazione dei pali Franki può raggiungere i 25° , ed in tal caso sono sempre armati.

Palo Express
Simili ai pali Franki si differenziano per il tipo di battipalo. Oggigiorno sono superati dalla
concorrenza dei pali Franki

Palo Vibro
La sua caratteristica consiste nel modo di estrazione del tubo-forma. Infatti mentre l’infissione del
tubo munito di puntazza avviene normalmente con un maglio munito di uno speciale dispositivo.
L’azione con alternanza del maglio solleva il tubo e batte il calcestruzzo. L’estrazione si fa, dunque,
per piccole scosse ascendenti seguite da un movimento discendente. La caratteristica principale del
palo è come indica il nome la vibratura del calcestruzzo; la sollecitazione vibratoria impressa al tubo
ha triplice scopo:
a. Far discendere il betoncino;
b. Sollevare il tubo;
c. Costipare il betoncino.

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Pali gettati in opera in casseforme non recuperabili
Il pericolo che il calcestruzzo venga dilavato da acque sotterranee o attaccato da sostanze corrosive
ha suggerito l’impiego di pali gettati in apposite casseforme metalliche ondulate che, una volta
infisse, rimangono a difesa del calcestruzzo.

Pali trivellati
Per questa categoria di pali, il tubo-forma scende nel terreno per mezzo di speciali trivelle a sonde.
Sostanzialmente i pali trivellati differiscono dai precedenti perché in fase di infissione avviene
asportazione di materiale. La cucchiaia cadendo dall’alto per peso proprio urta con forza il terreno e
vi penetra facilitata dal
tagliente posto
all’estremità: il
materiale, attraversata
la valvola si deposita
nel corpo della sonda
da cui viene
successivamente
estratto; il tubo-forma,
sia per peso proprio
che per un movimento
di rotazione impresso
a mano scende nel
terreno e secondo la

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natura di questo ultimo può prendere o meno l’andamento della sonda.

In terreni coerenti, il sondaggio precede normalmente il tubo, la cui infissione è relativamente facile;
se il terreno è incoerente, melmoso o frana facilmente, è necessario far precedere l’avanzamento del
tubo senza sondare per impedire che il terreno continui a franare col pericolo di apportare notevoli
danni ai pali vicini o ad altre fondazioni.

Il palo trivellato è certamente il più economico, ed inoltre può essere eseguito in tutte le condizioni
di terreno e d’ambiente anche in locali ristretti o fra costruzioni esistenti. Per contro, per uscire ben
eseguito occorre verificare che non si creino soluzioni di continuità e danni tali da compromettere la
stabilità della fondazione.

Tra gli inconvenienti più pericolosi è la formazione di un “tappo” di calcestruzzo che impedisca la
discesa del betoncino. Lo stesso inconveniente può accadere se la colonna viene sollevata più del
necessario oltre il livello di calcestruzzo. Un altro pericolo è dato dal dilavamento del calcestruzzo
che, ancora fresco, può entrare in contatto con una corrente d’acqua sotterranea in pressione.

I vantaggi che i pali trivellati in generale presentano rispetto agi altri tipi sono:
1. conoscenza, di volta in volta, di tutti gli strati di terreno attraversati e possibilità di una più
sicura valutazione della portata del palo mediante l’estrazione di campioni ed il loro esame in
laboratorio (angolo di attrito interno, peso specifico, compressibilità, coesione, ecc.);
2. assenza di energiche battiture e, se la perforazione è eseguita con trivelle a rotazione, esclusione
di qualsiasi percussione;

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3. graduale adattamento del palo alle condizioni fisiche del terreno;
4. possibilità di raggiungere elevate profondità ( 30 ÷ 40m ed oltre): è possibile inoltre l’esecuzione
senza l’impiego di tubazioni di rivestimento facendo ricorso ai fanghi di bentonite3;
5. possibilità di eseguire i pali in ogni tipo di terreno e di passare attraverso costruzioni esistenti.

I pali trivellati si differenziano essenzialmente nel modo di costipamento del calcestruzzo, che può
essere a battitura meccanica diretta o ad aria compressa.
Palo Strauss
È il prototipo del palo trivellato. Il calcestruzzo veniva battuto meccanicamente a mezzo di un
maglio, e per evitare perdite di tempo, il getto veniva attraverso un tubo coassiale al tubo-forma,
mentre la massa batteva ininterrottamente.

Palo Wolfholtz
La compressione del calcestruzzo avviene con aria compressa. Ultimato l’affondamento e introdotta
se prevista l’armatura, si chiude il tubo con un coperchio avvitato munito di tre condotti di cui due
per l’aria a bassa e alta pressione e uno per la malta.

3 La bentonite è una miscela argillosa costituita in prevalenza di montmorillite (silicato idrato di alluminio) la cui proprietà fondamentale è di creare un sistema colloidale
quando viene dispersa in acqua ad opportune concentrazioni. La bentonite è capace di assorbire una notevolissima quantità di acqua rispetto al proprio peso e di
rigonfiasi per effetto di questo assorbimento. L’estrema suddivisione delle sue particelle elementari porta alla formazione di un sistema colloidale semplice che è
viscoso e tixotropico. Il termine tixotropia è stato introdotto per definire una trasformazione isoterma e reversibile prodotta da una forza deformante ed un conseguente
riposo.

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Palo Radio
Deriva dal palo Strauss. In alcuni casi la costipazione del calcestruzzo e l’estrazione della colonna di
rivestimento avviene per mezzo dell’acqua in pressione in modo simile al procedimento con aria
compressa.
I pali trivellati si adattano a risolvere casi di fondazione del tutto speciali. Il limitato ingombro della
attrezzatura consente l’esecuzione anche all’interno degli edifici o sotto i ponti, per lavorazioni di
sotto-fondazione. L’assenza di vibrazione consente l’esecuzione dei pali vicino a edifici esistenti

PALI METALLICI
I pali metallici hanno indiscutibili vantaggi:
− Massima resistenza alla presso flessione;
− Possibilità di essere infissi a notevole profondità saldando gli elementi tra loro;
− Possibilità di resistenza a carichi anche molto elevati;
− Infissione attraverso materiale resistente fino a raggiungere la roccia.

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SISTEMI DI PERFORAZIONE
La tecnica delle perforazioni profonde a rotazione si è potuta sviluppare grazie all’impiego dei
fanghi di bentonite, che hanno la duplice funzione di assicurare la stabilità del foro, evitando
l’impiego della tubazione di rivestimento e di portare in superficie i detriti. Il fango pompato
attraverso la batteria di aste sino alla testa rotante fuoriesce attraverso appositi ugelli e risale lungo lo
spazio venutosi a creare tra la parete del pozzo e le aste, sino a raggiungere la superficie .
Il flusso ascendente trascina sabbie, ghiaie, terra, detriti e anche ciottoli di notevole diametro
( 10 ÷ 15cm ).
La possibilità di eseguire perforazioni senza tubazioni di rivestimento elimina i limiti di diametro e
profondità e consente l’esecuzione di pali anche a sezione non circolare.

La perforazione con i fanghi può avvenire in uno dei seguenti modi:


− Senza circolazione: la bentonite viene aggiunta all’acqua contenuta nel foro ed è l’attrezzo stesso
che provvede alla sua miscelazione ed alla frantumazione del terreno;
− Con circolazione diretta (immissione): il fango viene pompato attraverso le tubazioni sino
all’attrezzo rotante e risale lungo il foro trascinandosi i detriti in sospensione;
− Con circolazione inversa (aspirazione): il fango viene immesso nel foro ed i detriti vengono
aspirati dalle pompe attraverso le aste di perforazione dal basso verso l’alto.

Si impiega la circolazione diretta per fori fino a 50 ÷ 60cm di diametro. Nei fori più grandi diventa
difficile avere velocità di aspirazione tali da poter mantenere i detriti in sospensione; con la
circolazione inversa, invece, la velocità di aspirazione, all’interno delle aste, è indipendente dal
diametro del foro.

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MICROPALI
Vengono così chiamati i pali che hanno un diametro compreso tra gli 8 ÷ 15cm , le cui caratteristiche di
esecuzione e di armatura variano di volta in volta secondi i brevetti, dai pali Radice ai Tubfix, ma
che sostanzialmente sono chiamati a realizzare non tanto un elemento singolo portante, quanto un
consolidamento generalizzato del terreno sotto la fondazione.

Vi sono tre possibili tipologie di micropali:

− Prima: l’armatura può essere costituita da una gabbia metallica o da barre ad aderenza migliorata;

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− Seconda: l’armatura è tubolare metallica, l’iniezione è eseguita in pressione dopo aver iniettato la
punta del palo, al termine dell’iniezione si toglie il rivestimento aumentando così l’aderenza ed il
volume del palo;

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Terza: l’iniezione è in pressione con tubi a manchettes, con valvole disposte ogni 30 ÷ 50cm , la sezione
finale è 2 ÷ 3 volte quella iniziale.

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Palo Radice
Sono inseriti in perforazioni di piccolo diametro e vengono impiegati nelle opere di sottofondazione.
Ultimata la trivellazione viene collocata in opera un’anima metallica, infine si esegue il getto con
l’aria compressa, con la contemporanea estrazione del tubo-forma. Il getto viene eseguito, oltre che
nel terreno, anche nel tratto perforato nell’esistente struttura, cercando così una continuità.
La compressione della malta provoca oltre al costipamento del terreno, la diffusione della malta
cementizia cosicché il diametro effettivo di un palo radice risulta, in genere, di circa 15 ÷ 20cm .

Palo Tubfix
Le modifiche introdotte sono:
− Iniezione controllata e, se occorre, ripetute nella parte più profonda;
− Armatura costituita da un tubo d’acciaio, anziché barre

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CAPACITÀ PORTANTE STATICA DEI PALI

I terreni sono spesso eterogenei, perciò il calcolo teorico delle fondazioni su pali comporta
obbligatoriamente delle semplificazioni piuttosto radicali. Per determinare la capacità portante di un
palo isolato si può ricorrere ad uno dei seguenti quattro metodi:
1) formule statiche;
2) formule dinamiche basate sui risultati di infissione del palo;
3) formule che utilizzano i diagrammi penetrometrici ottenuti con il penetrometro statico o
dinamico;
4) prove di carico sui singolo palo.

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Formule statiche

Un palo isolato, infisso in un terreno omogeneo di grande spessore e


sottoposto ad un carico Q, resiste con la risultante Q, delle forze
d’attrito che si esercitano sulla superficie laterale del palo a contatto
con il terreno e con la risultante Q delle forze che si esercitano sulla
punta del palo e si può quindi scrivere:

Q = Qp + Qf

L’esplicitazione dei due termini in funzione di c e φ ha dato luogo a


numerose formule basate su ipotesi e schemi più o meno accettabili.
d’altra parte piuttosto difficile valutare sia sul piano teorico che su
quello pratico i due termini della relazione sopraindicata.

Si deve anche tener presente che le forze d’attrito possono cambiare


di segno se il terreno laterale al palo s’abbassa più del palo e si ha in
questo caso attrito negativo che sovraccarica il palo invece di
sostenerlo.

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Resistenza di punta

In modo simile a quanto accade con le fondazioni superficiali c’è attualmente un metodo “unico” e
completamente validato per determinare la capacità portante di punta. Tutti i metodi hanno avuto
una limitata valutazione sperimentale, principalmente ricorrendo a modelli di fondazioni.

Figura A1.1. Meccanismi di rottura ipotizzati per un palo:


a) Caquot, Buisman e Terzaghi;
b) Meyerhof;
c) Berezantzev;
d) Skempton, Yassin, Gibson e Vesic

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Riconducendo il calcolo della resistenza di punta a quanto proposto da Terzaghi per le fondazioni
superficiali la relazione precedente può essere esplicitata in un primo momento nella forma:

dove nel primo termine, che rappresenta la resistenza di punta, A è la sezione della punta e B il
diametro del palo e nel secondo termine, che rappresenta la resistenza d’attrito, A, è la superficie
laterale unitaria, D’ la lunghezza del palo relativa alla resistenza d’attrito e .Fm la resistenza media
unitaria di attrito.

I parametri c e φ possono essere espressi sia in termini di pressioni effettive che di pressioni totali in
dipendenza della natura del problema.

Così pure γ’ può essere interpretato in diversi modi nei differenti problemi.

I concetti principali della capacità portante già visti per le fondazioni superficiali sono grosso modo
validi per la valutazione della capacità portante di punta delle fondazioni profonde.

La forma delle superfici di rottura per le fondazioni profonde è conosciuta meno bene che per le
fondazioni superficiali; d’altra parte gli studiosi hanno calcolato i diversi valori dei fattori di capacità
portante proprio in relazione alla forma della superficie di rottura ipotizzata.

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Vi è comunque un generale consenso che questi
fattori e specialmente Nq siano più elevati per
fondazioni profonde che per quelle superficiali.
Valori di Nq proposti da vari studiosi sono riportati
in figura

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Con terreni che drenano facilmente, come sabbie e ghiaie, la pressione dei pori in eccesso causata da
un carico può dissiparsi facilmente e perciò esistono le condizioni con drenaggio.

Con terreni che drenano con difficoltà, come le argille ed i limi, la pressione dei pori in eccesso
causata da un carico su una fondazione profonda può o non può dissiparsi in relazione alla situazione
che si verifica e specialmente al tipo di carico.

o sotto un carico di lunga durata, come il peso proprio di una struttura, la pressione dei pori in
eccesso può dissiparsi;

o sotto un carico di breve durata, come l’azione del vento o di carichi mobili su una struttura, la
pressione dei pori si dissipa difficilmente.

Quindi poiché le condizioni senza drenaggio danno luogo a capacità portante minore per i terreni
coerenti è ragionevole far riferimento per la resistenza di punta alla capacità portante senza
drenaggio.

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Con queste considerazioni la relazione precedentemente indicata per la capacità portante di punta si
semplifica come segue:

— per i terreni sabbiosi e facilmente drenabili per i quali c = 0, in

e poiché il secondo termine è trascurabile rispetto al primo addirittura in:

— per i terreni argillosi non drenanti per i quali φ =0 in:

dove cu è la resistenza media al taglio senza drenaggio. Per i pali generalmente si accetta che Nc vari
tra 7 e 9,5.

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Resistenza d’attrito (o laterale o di fusto)

Nel considerare la resistenza d’attrito si deve prendere in considerazione non solo il tipo di terreno,
ma anche il metodo di installazione del palo nel terreno. Il metodo di installazione può avere infatti
un effetto notevole sul grado di disturbo del terreno, sulle tensioni laterali agenti sul palo,
sull’angolo d’attrito e sull’area di contatto. In argille molto compatte ad esempio può infatti capitare
che la superficie laterale di un palo trivellato non sempre sia completamente a contatto con il terreno.

Pertanto la difficoltà nel determinare la resistenza di attrito totale di un palo consiste principalmente
nella scelta della resistenza di attrito unitaria.

In terreno drenante la resistenza d’attrito unitaria può essere assunta pari a

nella quale p’ è la pressione effettiva verticale, K è il coefficiente di spinta e δ l’angolo d’attrito al


contatto terreno-materiale del palo.

Il coefficiente di spinta K per pali infissi potrebbe essere dell’ordine di 2 tenuto conto anche della
densificazione della sabbia all’atto dell’infissione; vi sono però studiosi che attribuiscono invece
altri valori a K.

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Così Lundgren indica 0,8, Meyerhof 0,5 per sabbia sciolta e i per sabbia densa, Ireland da 1,75 a 3
ecc. Evidentemente i valori di K sono legati sia al terreno in posto che alle modifiche legate alle
modalità costruttive del palo.

Per quanto riguarda δ esso dipende dalla natura e forma della superficie del palo ed in linea di
massima può essere assunto variabile tra 0,5 e i volte l’angolo d’attrito φ.

Talvolta per pali in calcestruzzo si fa anche riferimento a φf, cioè all’angolo d’attrito interno finale.

La resistenza unitaria d’attrito nelle argille dovrebbe essere approssimativamente eguale alla
resistenza al taglio senza drenaggio del terreno.

Nella scelta del valore appropriato di questa resistenza bisogna però tener conto di vari fattori.
Abbastanza frequentemente si adopera la relazione:

con α=1 per argille molli e via via decrescente all’aumentare della consistenza fino ad un valore
minimo di 0,3.

Caquot e Kerisel hanno proposto per α la seguente relazione

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che assume il valore 0,25 per Cu= 1 Kg/cm2. Abbastanza frequentemente si assume a variabile tra
0,5 e 0,85.

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Metodi α, β, λ

Il contributo della resistenza di fusto viene correttamente calcolata utilizzando o una combinazione
di sforzi totali ed efficaci o i soli sforzi efficaci. Sono previsti tre metodi di calcolo di uso corrente,
due dei quali sono metodi di validità generale per la resistenza laterale di pali collocati in terreni
coesivi. Questi metodi prendono il nome di metodo α, β, λ dai coefficienti moltiplicativi utilizzati
nel termine della capacità portante laterale. Il metodo β viene usato anche per pali disposti in terreni
non coesivi (granulari).

In tutti i casi la capacità portante laterale viene calcolata come

Psi = ∑ A si ⋅ f si

In questa formula A s è l’area della superficie laterale del palo, calcolata comunemente come
prodotto del perimetro del palo per l’incremento di lunghezza affondata ∆l ; f s è la resistenza che si
sviluppa sulla superficie laterale del palo, da calcolare con uno dei metodi sopraccitati. La ∑
rappresenta la sommatoria dei contributi dovuti ai diversi strati o ai diversi tratti in cui è stato
suddiviso il palo.

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Metodo α
Tale metodo è proposto da Tomlison (1971). La resistenza è valutata come:

f s = α ⋅ c + q ⋅ K ⋅ tan δ

c è il valore media della coesione (o della resistenza a taglio in


condizioni non drenate s u ) per lo strato di terreno considerato; q è
lo sforzo efficace agente in corrispondenza dell’elemento ∆l ; K è
il coefficiente di spinta orizzontale (o laterale) del terreno,
compreso tra K 0 e 1,75 circa, a seconda del volume di terreno
spostato dal palo, dalla densità iniziale del suolo, ecc.
Si raccomanda di usare valori prossimi a K 0 , a causa degli effetti
viscosi che si sviluppano a lungo termine nel terreno anche quando
il palo ha grande volume. L’angolo δ è quello di attrito efficace tra
il terreno e il materiale costituente il palo (si usi
φ ' , angolo di attrito in condizioni drenate);
quando φ = 0 si assume senz’altro δ = 0 .

Il valore di K 0 nel caso di pali si calcola come:


K 0 = (1 − sin φ ') ⋅ OCR
Dove ORC è il rapporto di sovraconsolidazione.

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Metodo λ

Vijayvergija e Frocht (1972) hanno presentato un metodo per


ottenere la resistenza laterale di un palo disposto in argilla:

(
fs = λ ⋅ q + 2 ⋅ su )
Dove q e s u sono valori tabellati e λ è un coefficiente che può
essere ottenuto attraverso dal grafico.

Tale coefficiente è stato ottenuto con un’analisi di regressione


effettuata graficamente su un diagramma che riportava i dati di un
grande numero di prove di carico su pali.

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Metodo β

Questo metodo è stato proposto da Burland (1973) e si basa sulle seguenti ipotesi:
o Il rimaneggiamento del terreno adiacente al palo durante l’infissione riduce a zero, sul piano di
Mohr, l’intercetta dello sforzo efficace con l’asse τ (cioè la coesione);
o Lo sforzo efficace agente sulla superficie laterale del palo una volta dissipata la pressione in
eccesso nei pori prodotta dal volume di terreno spostato è almeno pari allo sforzo assiale
efficace ( K 0 ) prima dell’installazione del palo;
o La principale distorsione a taglio durante la messa in carico del palo è localizzata in una fascia
relativamente sottile attorno al fusto del palo e il drenaggio di questa zona si verifica
rapidamente durante la messa in carico (o già si è verificato nel tempo intercorso tra l’infissione
e la messa in carico).

Con tali ipotesi Burland ha ricavato una semplice espressione:

f s = K ⋅ q ⋅ tan δ

Prendendo β = K ⋅ tan δ si può riscrivere l’espressione:


fs = β ⋅ q
Poiché q è la pressione geostatica alla quota z i ,

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in presenza di sovraccarico q s la formula di cui sopra si modifica in:

(
fs = β ⋅ q + qs )
Il coefficiente di spinta laterale del terreno può essere scelto dal progettista, tuttavia si usa in genere
un valore K = K 0 in cui φ ' è l’angolo di attrito interno efficace.

La figura. rappresenta un grafico ricavato da Flaate e


Selnes (1979) calcolando a posteriori con questo
metodo la resistenza laterale di un certo numero di pali
dei quali erano noti i risultati di prove di carico.
Secondo Esrig e Kirby la dispersione dei risultati è
sensibilmente inferiore a quella dei metodi α, λ .

Recentemente sono state effettuate prove per la


determinazione del termine K : da una campagna
sperimentale Mansur e Hunter hanno definito tali
valori, che dipendono dal tipo di palo e dal materiale
in cui esso è stato costruito K = 1, 4 ÷ 1,9 .
Numerosi sono anche gli studi per la determinazione empirica di β, effettuati da Bhushan (1982), in
funzione della densità relativa del terreno, e Zeitlen e Paikowsky (1982), in funzione di una
diminuzione dell’angolo φ con la pressione efficace di confinamento.
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Attrito negativo
Alle volte i pali sono caricati per attrito negativo; questo fenomeno può verificarsi per due tipi di
cause:
1) per cedimento e consolidazione del terreno sotto il proprio peso (fanghi marini e terreni
alluvionali recenti in fase di consolidazione) o per azione anche di un abbassamento della falda
freatica (caso di Città del Messico);
2) per influenza di un sovraccarico esterno applicato direttamente sul terreno (caso di edifici e
magazzini industriali con forti depositi e carichi poggianti direttamente sul pavimento e qualche
volta per l’esecuzione di rilevati adiacenti alle strutture).

Pile e cassoni
Le formule e le considerazioni svolte per i pali possono entro certi limiti essere estese alle pile ed ai
cassoni (fondazioni semiprofonde). Precisamente per quest’ultime fondazioni il termine di resistenza
d’attrito gioca un ruolo meno importante che per i pali sia per la configurazione geometrica della
fondazione sia perché le operazioni di affondamento delle pile e dei cassoni comportano una
maggiore riduzione della resistenza d’attrito rispetto ai pali; inoltre in genere la scelta di questo tipo
di fondazione è spesso legata anche al raggiungimento, con la base della fondazione, di un banco di
terreno con elevate caratteristiche di resistenza.

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Formule dinamiche
Vari tipi di pali sono infissi nel terreno a mezzo di battipalo che può essere di varie caratteristiche (a
caduta libera, a vapore, ad aria compressa, diesel a singolo e a doppio effetto).

Si usa determinare l’infissione (o rifiuto) medio del palo misurando l’abbassamento sotto una volata
di 10 o 20 colpi di maglio.

Esistono numerose formule dinamiche stabilite sia su basi teoriche che su dati sperimentali.

Nelle formule si esprime in genere l’equivalenza tra il lavoro del maglio ed il lavoro delle forze
resistenti che si oppongono all’affondamento del palo.

Generalmente esse derivano dalle teorie dell’urto di due corpi e quindi considerano che il lavoro
totale del maglio, diminuito del lavoro perduto nel colpo per deformazioni elastiche e per altre cause,
sia eguale al prodotto della resistenza che si oppone al movimento per l’abbassamento (o rifiuto) del
palo sotto il colpo di maglio e si assimila questa resistenza alla capacità portante del palo.

Le perdite d’energia oltre a quelle già indicate, sono dovute a vibrazioni del suolo, del palo,
dell’attrezzatura e alle deformazioni permanenti del palo, del maglio ecc.

Vi è poi una difficoltà teorica nell’utilizzare le formule dinamiche per il calcolo della capacità
portante, poiché è evidente che il comportamento statico di un palo sotto i carichi permanenti o
anche sotto sovraccarichi rapidamente variabili è diverso da quello sotto un urto.

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Sappiamo però che per i terreni incoerenti permeabili e densi i risultati delle prove meccaniche di
laboratorio sono abbastanza simili sia per carichi applicati lentamente che rapidamente; quindi in
questo caso le formule dinamiche dovrebbero dare dei risultati relativamente accettabili.

In un terreno coerente poco permeabile il materiale può essere lubrificato nella zona a contatto con il
palo per la presenza dell’acqua e quindi all’atto dell’infissione ha una resistenza praticamente nulla,
mentre successivamente può svilupparsi una resistenza d’attrito apprezzabile. Il contrario può
capitare per la resistenza di punta.

Sappiamo d’altra parte dalle prove di laboratorio su terreni coerenti la velocità di applicazione del
carico e quindi di deformazione influisce notevolmente sulla resistenza.

Ne segue quindi che nei terreni coerenti poco permeabili la applicazione delle formule dinamiche
può portare a dei risultati completamente errati.

Malgrado queste difficoltà, si usano però lo stesso le formule dinamiche, sia per la loro relativa
semplicità sia perché, collegandole con altri dati e prove e sulla base dell’esperienza locale, possono
servire come riferimento per controllare la regolarità di infissione di una palificata, sia infine perché
talvolta a mezzo di esse si possono stabilire delle specificazioni contrattuali nell’esecuzione del
lavoro.

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La relazione generale per le formule dinamiche può essere espressa nella forma

M H = Q e + Lp,

nella quale M è il peso del maglio, H l’altezza, di caduta, Q la capacità portante dinamica del palo, e
il rifiuto o abbassamento permanente sotto il colpo del maglio e Lp il lavoro perduto di vario tipo.

Tra le varie formule si può ricordare quella di Brix:

essendo:
Q = peso del maglio
H = altezza di caduta
q= peso del palo
e = rifiuto
P = resistenza del palo.

Ai risultati ottenuti si applicava un coefficiente di sicurezza 8.

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Nota è anche la formula americana “Engineering News”:

con:
e = 0,0254 per maglio a caduta libera,
e = 0,00245 per maglio a vapore,
con coefficiente di sicurezza 6.

Sono anche stati messi a punto dei metodi di analisi della battitura dei pali a mezzo del principio
dell’onda d’urto, metodi che permettono, qualora vi sia la possibilità di determinare abbastanza
correttamente le costanti da inserire nelle equazioni, di calcolare la capacità portante e le
sollecitazioni sul palo durante la battitura.

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Capacità portante di gruppo (o di una palificata).

Finora si è esaminato il problema della capacità


portante di un singolo palo, ma in pratica si hanno
molto spesso pali in gruppo ed è quindi da esaminare
l’influenza della vicinanza sulla capacità portante.

É evidente che in un gruppo di pali le sollecitazioni


trasmesse al terreno da ciascun palo in alcune zone si
sommano dando luogo a sollecitazioni maggiori (e
che interessano strati di terreno a maggiore
profondità) come indicato in figura.

Ne consegue che generalmente la capacità portante di


un gruppo di pali è inferiore alla somma delle capacità portanti di ciascun palo.

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Il calcolo della capacità portante di una palificata può essere assimilato a quello di una pila avente la
profondità dei pali e quale sezione quella racchiusa dal perimetro esterno della palificata
considerando quindi che il terreno all’interno di questo perimetro si comporti come un blocco rigido.

La capacità portante è quindi ancora


data da

facendo però riferimento all’area di


base racchiusa dal perimetro ed a
quella laterale corrispondente al
perimetro Si può scrivere:

nella quale D è l’altezza di terreno interessato, A l’area della superficie circoscritta a tutti i pali, p il
perimetro della superficie circostante ai pali, γ il peso di volume del terreno intorno ai pali, Fm la
resistenza al taglio del terreno lungo la superficie circoscritta che è data da cu, per i terreni coerenti e
da p’ K0 tg ϕ per i terreni incoerenti.

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Azioni orizzontali sui pali

Fra i problemi relativi ai pali un caso di particolare


interesse è costituito dai pali sottoposti ad azioni
orizzontali, problema questo che si presenta
frequentemente nelle opere marittime, nei ponti,
nelle fondazioni di pali o piloni per il trasporto di
energia elettrica, per l’illuminazione ecc.

Questo problema è stato indagato da numerosi


studiosi con ricerche sia teoriche che sperimentali.
Il comportamento dei pali sotto l’azione di forze
orizzontali è stato considerato sotto i due aspetti
del carico di rottura e delle deformazioni con il carico di lavoro.

La rottura avviene come si può vedere in figura, sia quando il palo ruota rigidamente nel terreno sia
quando viene superata la resistenza flessionale del palo e si formano una o più cerniere plastiche
lungo il palo.

La resistenza laterale del terreno dipende dalla resistenza al taglio del materiale intorno al palo
mentre ovviamente nella rottura del palo entrano anche in campo le caratteristiche di resistenza alla
rottura della sezione del palo.

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Prove di carico su singolo palo
La capacità portante del singolo palo può infine essere valutata con la prova di carico sul palo.

Si deve però osservare che si tratta di prove costose e lunghe se fatte correttamente.

Le prove di carico possono distinguersi in due categorie:

a) le prove di progetto che, per un palo di tipo e caratteristiche date, hanno lo scopo di determinare la
capacità portante. Esse sono in generale spinte fino a rottura e per questa ragione devono essere
condotte su pali di prova, costruiti appositamente e generalmente non incorporati nella struttura
definitiva;

b) le prove di controllo o di verifica effettuate o sistematicamente su una certa percentuale di pali


realizzati o se si hanno dei dubbi sulla qualità dell’infissione o della realizzazione, se sono eseguite
su pali che giocano un ruolo importante nella struttura definitiva, non devono provocare notevoli
deformazioni.

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La prova viene in genere condotta
realizzando al disopra della testa del
palo un carico indipendente
poggiante sul terreno lontano dal palo
per non modificarne sensibilmente
l’equilibrio.

Si procede al carico con l’aiuto di un


martinetto posto tra il carico di
contrasto e la testa del palo e agendo a mezzo di una articolazione che centra gli sforzi.

Si può egualmente opporre alla reazione del martinetto la trazione esercitata a mezzo di una o più
travi, generalmente in ferro, su un certo numero di pali vicini. Questo metodo però dev’essere usato
con precauzione e comunque i pali, per prove con pali di diametro usuale, dovrebbero essere distanti
da quello di prova almeno 1,5 m.

L’attrezzatura di misura deve permettere la registrazione della pressione del martinetto, da cui si ha
il carico sul palo, e degli spostamenti della testa del palo in relazione a dei riferimenti situati
abbastanza lontano per non subirne l’influenza.

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Si procede in generale a cicli successivi di carico e scarico spinti ai valori crescenti seguenti: Q; 1,5
Q; 2 Q; ecc. indicando con Q il carico che si pensa di poter affidare al palo. Il primo ciclo comporta
degli incrementi di carico a 0,25 Q; 0,50 Q; 0,75 Q e Q.

In ciascuna sosta si misura l’abbassamento dopo stabilizzazione. Dopo la stabilizzazione a carico


nullo, si misura l’abbassamento residuo; si procede di preferenza dopo qualche ora al secondo ciclo
da raggiungere con incrementi di carico analoghi a quelli del primo ciclo.

Quanto finora detto sulle prove di carico si riferisce a pali di diametro e portata più frequenti, e non
sembra_completamente accettabile per i pali a grande diametro, per i quali le provdFcarico, data
l’onerosità, sono seguite più raramente e l’interpretazione è un po’ diversa anche in relazione
all’utilizzazione del palo.

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Le prove dirette di carico su pali permettono evidentemente di verificare la capacità portante di un
palo isolato, indipendentemente dall’influenza dei pali vicini, sia sul palo stesso sia sugli strati
sottostanti. Esse sono d’altra parte influenzate dalle condizioni di prova e soprattutto dal tempo che
passa tra l’infissione o l’esecuzione del palo e le prove di carico. Nei terreni incoerenti saturi, la
capacità portante può o non decrescere durante qualche ora dopo l’infissione; essa aumenta in
seguito e si stabilizza. La prova deve dunque essere fatta dopo qualche_giorno. Nei terreni imrme
i5Wi_saturi, suettibili di rigoiEimento, la capacità portante può iiiiitarein nodo considerevole nei
giorni che seguono l’infissione per decrescere in seguito a causa dell’espulsione dell’acqua
interstiziale. La prova di carico deve allora essere effettuata molto pù ardi; può essere eventualmente
necessario procedere a più prove, su dei pali eguali in date successive.
Per i pli costruiti in opera si deve raggiungere ovviamente una certa resistenza nel calcestruzzo e
quindi attiderneilternpo necessario per la maturazione prima di eseguire la prova.
Queste considerazioni non possono evidentemente essere codificate; la scelta delle condizioni di
prova e la sua interpretazione fanno soprattutto appello all’arte ed all’esperienza del costruttore.
Finora è stato esaminato il problema della capacità portante e del carico ammissibile del singolo palo
caricato assialmente a compressione.
In pratica però i pali abbastanza spesso sono costruiti in gruppo ed è quindi necessario conoscere
l’influenza della vicinanza degli altri pali sulla capacità portante e sui cedimenti.
_he nel caso di pali con la punta in roccia, la capacità portante di
un grupi pali non è_generaliiente egui11a somma delle capacità
portanti dei singoli pafl. In partic5l re Ìi1Eò da pali éZi1iiiti in terreni argillosi, si può aVere una
riduzione abbastanza notevole della capacità portante del gruppo specialmente se i pali sono
piuttosto vicini.

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La verifica della capacità portante del gruppo di pali, come è già stato detto nel capitolo 8, può
essere condotta come per una pila. Vi sono poi formule e diagrammi che permettono di determinare
la capacità portante del gruppo di pali in funzione del numero dei pali e della distanza tra loro dando
luogo ad una riduzione di capacità portante variabile tra 0,5 e 0,9 di quella del singoloJ4
opportuno anche ricordare che in talune situazioni i pali possono essere soggetti ad attrito_negativo
ed è quindi necessario tenerne conto. Essenzialmente ques1nomeno si verifica quando un
riempimento od un rilevato
viene posto sopra un terreno argilloso compressibile attraversato dai pali che raggiungono uno strato
resistente; casi tipici sono costituiti dalle spalle di cavalcavia o di ponti, da muri di sostegno su pali,
da capam:ioni industriali con forti depositi di materiale all’interno.
La distanza tra gli assi dei pali in testa non dovrebbe in genere scendere sotto i tre diametri e

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dovrebbe aumentare logicamente passando dai pali resistenti praticamente solo dl punta a quelli
resistenti solo d’attrito. La trasmissìòne dei carichi dalla struttura ai pali avviene attraverso plinti,
travi o platee generalmente in cemento armato e che collegano quindi le teste dei pali (fig. 13.12.).
Si ammette che tutto il carico venga trasmesso solo ai pali e non a mezzo dei plinti, travi e platee
anche al terreno immediatamente sottostante, perché si ipotizza che la resistenza del palo con il
terreno sia molto più elevata di quella del terreno relativamente superficiale.
_____ In genere si cerca che la risultante dei cari jiassi per il baricentro dei pali od almeno di
centrare il carico permanente e si verifica l’eccentricit per i sovraccarichi. Comunque nel caso di
eccentricità si fanno le ipotesi che:
a) la struttura di collegamento sia perfettamente rigida;
b) le teste dei pali siano articolate sotto la struttura e quindi non vengano trasmessi momenti fiettenti
ai pali;
e) i pali siano come colonne elastiche e quindi si ammettono deformazioni e distribuzione delle
tensioni piane;
d) i pali abbiano la stessa resistenza specifica.
Queste ipotesi permettono di utilizzare la teoria della elasticità per i) calcolo dei carichi sui pali e
delle sollecitazioni nella struttura di collegamento.
Se un gruppo di pali deve resistere anche ad azioni orizzontali abbastanza forti si preferisce
spesso_trasi ttere al terreno tali azioni attraverso pali inclinati. Il carico su ogni palo può essere
determinato in alcuni casi semi1èi costruendo il diagramma delle forze facendo l’ipotesi che i pali
siano
caricati assialmente (metodo grafico diCulmann). L’azione delle forze orizzontali dà luogo a pali
soggetti a compressione e a trazione. Per quanto riguarda la compressione si considera che il palo

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inclinato abbia la stessa portata di un paio verticale.
Quando si hanno prevalentemente azioni orizzontali vengono usati pali prefabbricati ed infissi. Con
l’inclinazione in genere si arriva abbastanza facilmente fino a 15°, ma possono essere raggiunti
anche i 400. Comunque anche alcuni tipi di pali infissi e costruiti in opera possono essere inclinati.
Per quanto riguarda i pali a grande diametro e gli elementi di diaframma la valutazione del loro
comportamento si rifà principalmente a quello dei pali trivellati usuali. Si deve però osservare che
mentre in genere i pali di diametro usuale sono adoperati in gruppo, i paliagrande diametro sono
usati più spesso da soli o in numero molto limitato. Si ha in genere che le portate unitarie affidate ai
pali a grande diametro sono piuttosto elevate (300-1000 t) e manufatti di notevole mole sono affidati
ad un numero di pali limitato. Pertanto quelle manchevolezze e deficienze che entro certi limiti
possono essere accettate per i pali usuali, ipotizzando che la deficienza di qualcuno di essi possa
essere facilmente compensata da quelli adiacenti, non possono invece essere accettate per i pali a
grande diametro ed è quindi logico adottare per questi pali una maggiore cautela nel flssarne la
portata ammissibile.

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