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CORTE DI CASSAZIONE - ORDINANZA 04 MAGGIO 2010, N. 10675

Considerato che il Consigliere relatore, nominato ai sensi dell'art. 377 CPC, ha depositato la
relazione scritta prevista dall'art. 380-bis, nei termini che di seguito si trascrivono:
“Il contribuente propone ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria
regionale che, in riforma della pronuncia di primo grado, ha ritenuto legittimo l'avviso di
accertamento ai fini IVA impugnato.
L'Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.
Il ricorso contiene quattro motivi. Può essere trattato in camera di consiglio (art. 375, n. 5, CPC e
rigettato, per manifesta infondatezza, alla stregua delle considerazioni che seguono:
Con il primo motivo il contribuente invoca l'intervenuto condono IVA, ai sensi dell'art. 9 della
legge n. 289 del 2002.
Il mezzo è manifestamente infondato.
A prescindere da ogni altra considerazione, è assorbente il rilievo che la Corte di giustizia, in un
procedimento di infrazione promosso dalia Commissione nei confronti dell'Italia (sentenza del 17
luglio 2008 in causa C-132/06), in relazione al condono IVA di cui agli artt. 8 e 9 della legge n. 289
del 2002, affermando un principio estensibile ad ogni ipotesi di condono IVA, ha in sostanza
affermato che non compete agli Stati membri disporre misure di condono in relazione all'IVA, quale
imposta armonizzata, ostandovi il disposto degli artt. 2 e 22 della sesta direttiva e dell'art. 10 CE.
Con il secondo motivo, sotto il profilo della violazione di legge, il ricorrente censura la sentenza
impugnata quanto all'affermazione secondo cui la mancata instaurazione di contraddittorio con
l'ufficio non comporta l’illegittimità dell'accertamento IVA. (………….)

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LA VERSIONE INTEGRALE DELLA SENTENZA E’ DISPONIBILE SU

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