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34 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 19 GIUGNO 2016 FUORI Una motosega per il
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LA LETTURA
CORRIERE DELLA SERA
DOMENICA 19 GIUGNO 2016
FUORI
Una motosega per il rapper Eminem
e mirtilli per Elton John? Ci penso io
SCENA
di ERIKA DELLACASA
I l suo lavoro è quello di Harvey Keitel-mister
Wolf in Pulp Fiction: risolvere problemi.
Nicola Fauzzi ha iniziato una ventina d’anni
montiamo la passerella fuori dal teatro,
fa insieme con qualche amico a «dare una
mano» in teatro, all’Ariston, per il Festival di
Sanremo: «Eravamo quasi dei ragazzini, ci
siamo proposti per il facchinaggio. Io per la
verità ero anche un macchinista, insomma
insomma tutto quello che è normale lavoro,
ma quello che ci diverte di più è l’imprevisto. Al
Festival non tutto è programmabile. Anzi». Così
a Nicola è toccato procurare una motosega per
Eminem perché il rapper «voleva segare in due
scovammo a Imperia». E quando qualcosa non
si trova Nicola punta su amici e parenti che —
giustamente — lo temono: «Piero Chiambretti
voleva una radio d’epoca. Introvabile in poco
tempo. Ma mia mamma ne aveva una a casa,
degli anni Trenta. Lei ha protestato ma io l’ho
presa. È andata peggio con mia moglie quando
ho smontato il nostro letto matrimoniale. Mi
serviva per uno spot». Nicola e i suoi
collaboratori offrono servizi e, appunto,
«risolvono problemi», come scaricare il
pesantissimo bicchiere da cocktail gigante che
serviva a Dita von Teese per il suo numero di
una porta dell’Ariston» o un certo tipo di succo
Nicola Fauzzi, 45 anni:
di frutta al mirtillo per Elton John. «Non voleva
abbiamo provato
».
È andata bene. Oggi
Nicola e la sua squadra sono una presenza
macigno
».
immancabile: «Facciamo gli allestimenti,
cantare se prima non aveva bevuto il succo al
mirtillo. I supermercati non l’avevano. Ci siamo
attaccati al telefono e proprio all’ultimo lo
con la sua squadra
lavora da anni per il
Festival di Sanremo
burlesque all’Ariston: «C’era stato un disguido e
il trasportatore l’aveva consegnato solo alle
nove di sera nel piazzale vicino al teatro: un
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Maschere.

Teatro, musica, danza, cinema, televisione

Maschere . Teatro, musica, danza, cinema, televisione Documenta di Chiara Campara { Celo manca celo manca:

Documenta

di Chiara Campara

{

Celo manca celo manca: figurine

Hors jeu (Fuori gioco, www.horsjeu.football) è un progetto web di David Dufresne e Patrick Oberli, parla di calcio e funziona come una collezione di figurine, quelle con cui giocavamo da bambini. Dietro a ogni figurina un video, un documento che compone un’inchiesta: le partite truccate, lo spionaggio sportivo, il ruolo degli agenti e dei fondi di investimento, le acque agitate della Fifa, i giocatori, star planetarie ma fragili. I retroscena del calcio come simbolo del capitalismo globale.

Viaggiare aiuta a creare e tutti dovrebbero conoscere la musica classica Il cantautore ha solide convinzioni. Come questa: i brani riusciti sono profezie

CesareCremonini:

ho trovato Bologna sulle Ande

La libertà è una conquista, non un diritto Sono una formica in un mondo di cicale

dal nostro inviato a Casalecchio di Reno (Bologna) PAOLO FOSCHINI

i

L’artista Cesare Cremonini (Bologna, 1980) è un cantautore

e musicista. Ha iniziato con il gruppo italiano Lùnapop con cui nel 1999 ha inciso la hit 50 Special e il disco

Squérez?, che ha venduto

oltre un milione e mezzo di copie. Nel 2001 inizia la carriera di solista e l’anno dopo pubblica Bagus, cui sono seguiti altri quattro album in studio e due live. Tra i suoi successi: Hello!, Il comico (sai che risate), Maggese, Mondo, Una come te. L’anno scorso è uscito Più che logico (Live), album dal vivo che contiene Buon viaggio (Share the Love). Cremonini è anche attore; ha recitato nel film di Pupi Avati Il cuore grande delle ragazze (2011)

film di Pupi Avati Il cuore grande delle ragazze (2011) A llora, dicevamo della Ruta 40.
film di Pupi Avati Il cuore grande delle ragazze (2011) A llora, dicevamo della Ruta 40.

A llora, dicevamo della Ruta 40. «Appunto, la strada più lunga dell’Argenti- na, dall’inizio delle Ande fin giù alla Terra del Fuoco. Tutta dritta, se la fai dall’alto in basso sai che a destra hai l’oceano e a sinistra il Suda-

merica. Insomma non puoi sbagliare». Pare di no. «Infatti io e l’amico con cui ero Chi guidava? «Un po’ per uno, è ovvio. Ma in quel momento io. Co- munque sulla decisione eravamo d’accordo: c’era una la-

terale a sinistra, il paesaggio era uno spettacolo, l’abbia- mo presa, poi per tornare sulla 40 bastava girare a destra

e di nuovo a destra

La chiacchierata con Cesare Cremonini sta andando avanti da un’ora nel patio-giardinetto del suo studio a Ca- salecchio di Reno. Fuori, oltre i capannoni e la tangenzia- le, le colline di Bologna dove lui vive. Dentro un pianofor- te, due tastiere, un campionatore, almeno sei chitarre ap- pese al muro (tutte acustiche) più altre sparse in giro, un divano di pelle, mixer vari, al centro e davanti al compu- ter una sola poltrona. La sua: «Ho capito che da solo fac- cio meglio. Certo per i fiati eccetera servono quelli veri. Ma a un batterista, giustamente, serve mezza giornata so- lo per fare il suono del rullante. Almeno nella prima fase faccio da me». Maglietta bianca, jeans, era venuto ad aprire il cancello col suo metro e novanta di stazza e il sorriso riconoscente di uno riemerso da una miniera: «In estate son recluso qua. Per fortuna con Walter siamo riu- sciti a trasformare il cortile in questo giardinetto. Per l’ora

vatti a fidare».

d’aria. Ci sediamo qui, va bene?». Walter che poi è Walter Mameli — suo produttore nonché mentore nonché ami- co nonché praticamente tutto da sempre, quello a cui è dedicato il disco di platino affisso all’entrata e ottenuto ormai 14 anni fa con Bagus, opera prima di Cesare da so- lista — mette sul tavolino una cassa intera di ciliegie grosse come susine per alleggerire l’argomento che ri- schia di essere impegnativo: tra una settimana Cremoni- ni, quello di Logico e delle Sei e ventisei e di tutte le altre, «l’ultimo dei cantautori vecchia scuola e il primo della nuova» per dirla con la casella in cui la critica lo ha catalo- gato fin dall’esordio, sarà tra gli ospiti di Paolo Mieli al Fe- stival dei 2Mondi di Spoleto. E non per parlare di canzo- nette. In una cornice come la Sala dei Vescovi del Museo Diocesano, sulla stessa sedia che sarà occupata — per di- re — anche dal ministro Angelino Alfano, pure lui è stato invitato a raccontare l’«accadrà domani» di se stesso ma non solo. E affrontare temi come il tempo, la parola, la scelta, il futuro. Fa una faccia che più bolognese non si può: «Urca». Partiamo concreti. Chiuso qua tutta l’estate? «È il periodo in cui compongo». C’è un motivo? «Soprattutto organizzativo. Di solito i dischi escono in primavera. In autunno-inverno si perfezionano. Ma io pur facendo un mestiere da cicala ho un carattere da for- mica, non mi piace arrivare all’ultimo. Sono figlio della campagna e per me le stagioni della creatività hanno molto a che vedere con quelle del contadino. C’è un tem- po per la semina, uno per il raccolto. Io semino in estate».

Se uno fa un disco che si chiama «Maggese» «Mi aveva preso in giro anche Jovanotti: Cesare, chi lo

sa oggi cos’è il maggese? Ma i miei vengono da un posto che si chiama Colunga, una strada in mezzo ai campi fuo-

ri Bologna verso la Romagna, e da un altro pezzo di cam-

pagna verso Modena, tra Crevalcore e Sant’Agata. Ci son

cresciuto col concetto di maggese. Tempo in cui la terra si rigenera. Metter l’anima a maggese è prendersi il tempo per maturare, capire cosa si vuole fare nella vita». Il suo maggese in cosa consiste? «Soprattutto nel viaggio. Che per me significa parole come esperienza, incontri, dialogo. E memoria: viaggiare nello spazio è sempre viaggiare anche nel tempo». Un esempio? «La Ruta 40». Ah già. Che cosa era successo? «Che ci siamo persi. In mezzo alle Ande. A notte fatta abbiamo visto le luci di una casa lontana, ci siamo arriva- ti, è venuto fuori un vecchio totalmente ubriaco che poi avremmo chiamato “Il Principe”. Come ci aspettasse, ci ha messo in mano un mezzo capretto ancora sanguinante

e ci ha detto “portatelo a mio figlio, vi darà da dormire”.

Così è stato, ci siamo sistemati in una specie di stalla. Il giorno dopo è arrivato il Principe, con una ritrovata so- brietà. Col capretto ha organizzato un pranzo apposta per noi. Poi ci ha indicato come ritrovare la Ruta. Da quel viaggio è nata una canzone su Bologna, che a Bologna non ero mai riuscito a scrivere». È una parabola? «È per dire che il viaggio e soprattutto l’arte dell’incon-

DOMENICA 19 GIUGNO 2016

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 35

»»»

GIUGNO 2016 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 35 » » » La manifestazione «Spoleto59.

La manifestazione «Spoleto59. Gli incontri di

Paolo Mieli» è una rassegna

di conversazioni condotte

dal giornalista e storico Paolo Mieli. Il ciclo si svolge a Spoleto (Perugia) nell’ambito della cinquantanovesima edizione del Festival dei 2Mondi. Gli eventi si tengono tra il 25 giugno e il 10 luglio durante i fine settimana nella sala dei Vescovi del Museo Diocesano presso la chiesa di Sant’Eufemia. L’edizione 2016 ha per tema «Accadrà domani. I protagonisti di oggi raccontano le sfide del loro futuro»: gli ospiti intervistati da Paolo Mieli ricostruiranno il momento in cui hanno deciso di cambiare le regole del gioco imponendo il loro passo alla vita politica, economica e culturale. Il calendario Il ciclo di incontri si apre sabato 25 giugno con la giornalista televisiva Lilli Gruber (ore 12) e il cantautore Cesare Cremonini (ore 16); domenica 26 giugno sono attesi Beatrice Lorenzin, ministro della Salute (ore 12), lo scrittore Edoardo Albinati (ore 16) e l’attore Marco Giallini (ore 17,30). Venerdì 1° luglio si prosegue con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (ore 12) e il produttore Domenico Procacci (ore 16); sabato 2 luglio Ilaria Dallatana, direttrice di Raidue (ore 12) e Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria (ore 16); domenica 3 luglio (ore 12) lo scrittore e giornalista Pierluigi Battista. Infine, dialogano con Mieli venerdì 8 luglio (ore 16) il ministro dell’Interno Angelino Alfano; sabato 9 luglio (ore 12) Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria - Confederazione dell’Industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata, Catia Tomasetti, presidente di Acea, Azienda

comunale energia e ambiente (ore 16);

domenica 10 luglio l’attrice Francesca Reggiani (ore 12)

La rassegna è organizzata

da Hdrà (si legge: accadrà), gruppo di comunicazione integrata tutto italiano guidato da Mauro Luchetti. Il format, a cura di Maria Carolina Terzi, Maddalena Maggi e Paolo Giaccio, prevede che tutti gli incontri siano fruibili sul web e attraverso i social network

siano fruibili sul web e attraverso i social network tro, per usare una bella immagine che

tro,

per usare una bella immagine che non ho inventato

io,

sono forse le due cose più importanti con cui dare

senso al tempo che ci è stato dato. Incontro con l’altro, confronto con la diversità. In senso lato: dialogo». Cosa vuol dire dialogo in un mondo dove la parola- chiave sembra essere paura? «Vuol dire confronto tra punti di vista e accettazione

reciproca dell’altro. Non uso la parola tolleranza, che non

mi piace perché implica un tollerante e un tollerato:

quindi una superiorità di uno dei due che è già una par- tenza sbagliata. Non possiamo capire nulla di noi stessi se non c’è un Altro con cui confrontarci. Non potremo mai capire il senso della nostra vita restando in casa da soli». Ci sono altre parole importanti nella sua vita? «Una fondamentale è studio. Ne dico altre tre che in qualche modo la richiamano. Esercizio. Allenamento. Ri- petitività». Studio di cosa, nel suo caso?

«Del pianoforte e della musica classica. Ho cominciato a sei anni e non ringrazierò mai abbastanza i miei per avermelo consentito. Beethoven, Chopin, Bach dovreb- bero essere parte della formazione di ogni bambino. Una

volta che la classicità ti entra dentro non esce più. Ti fa sentire tremendamente piccolo, è vero. Ma sempre con

un modello a cui tendere, un’esigenza di migliorare. In-

fatti quest’anno ho ricominciato a studiare. Armonia e composizione. Con i miei quaderni degli esercizi e facen- do tutti i compiti che mi vengono dati». E la creatività?

Le immagini Sopra: Cesare Cremonini in un ritratto di Alessio Pizzicannella. Nella pagina accanto: due momenti del concerto di Cremonini al Forum di Assago (Milano) il 14 novembre 2015 (foto Prandoni)

«La creatività, come dicevo, è figlia della curiosità e dell’incontro con la diversità. Ma non può sopravvivere senza esercizio ripetitivo. Che è anche una forma di me- ditazione. Il mio amico Valentino Rossi rifà la stessa curva milioni di volte per poterla stringere un solo millimetro in più. O Stephen Curry nel Nba: per diventare il record- man dei tiri da tre, quanti ne avrà fatti prima? Poi è chiaro che la genialità sta anche nel romperle, le regole: ma sen- za regola da trasgredire non può esistere trasgressione. Come la libertà: non è un diritto». Ah no? «No. La libertà è una conquista, da perseguire ogni giorno. È un’avventura che va cercata e voluta. Figlia del-

l’incontro con gli altri, anche lei. Perché è vero, in teoria, che anche starsene sdraiati sul divano tutto il pomeriggio è una scelta. Ma io credo che sia un non-uso del tempo. Cioè la peggiore delle prigioni, perché ce la costruiamo da soli». E la regola di composizione? «Mi piace che le mie canzoni raccontino una storia. Con un inizio, uno sviluppo e una conclusione costrutti- va. Credo che una canzone riuscita sia una piccola profe- zia. Altrimenti è solo un passatempo fischiettabile. E, a

Posso solo

proposito, adesso dovrei tornare in studio chiedere quando esce questa intervista?».

Domenica. Qualche problema? «No, no, anzi. È che domenica vado a pranzo da mio

papà e così

porterò il “Corriere” e “la Lettura” senza dir-

gli nulla. Ha 92 anni. Sarà una bella sorpresa».

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SSS

Tesi

ATTORI

CAMERIERI:

LA POESIA NEL PIATTO

di MAURIZIO

PORRO

A lla vellutata di pi- selli o alla zuppa di farro si addice più

una poesia di Neruda, un monologo del Misantropo

o del Cyrano? Per l’insala-

ta di riso andrà bene Pre-

vert? E García Lorca s’in- tona col tris di formaggi?

A queste e altre relazioni

più o meno pericolose

cervello-stomaco si dedi-

ca

a Milano dal 27 giugno

al

15 luglio il Menù della

poesia, riconferma defini- tiva che con la cultura si mangia, e bene. Show apparecchiato sui tavoli del BistrOlinda al Puccini

ogni sera da 6 giovani e bravi attori dell’Elfo Puc- cini (Marco Bonadei, general gourmet del grup-

po con Angelo Di Genio,

Vincenzo Zampa, Matteo

de Mojana, Mauro Ber-

nardi, Camilla Semino

Favro, prossima Desde- mona) impegnati a due a due ogni sera in una spe- cie di gioco teatrale inte- rattivo per cui accanto al menù vi verrà chiesto quale brano di prosa o poesia vorrete ascoltare, Molière e Shakespeare compresi. Oltre ai pezzi recitati à la carte ci sarà un palchetto su cui gli attori-camerieri ritaglia-

no uno spazio teatrale

con quattro «intervalli»

digestivi e uno finale a menù fisso. «Mai nessu-

no mangerà o ascolterà le

stesse cose», giura Bona-

dei. Avreste mai pensato

di ordinare filetto con

sonetto scespiriano e di avere un immediato ser-

vizio ad personam, una voce for your eyes only che spazia da Dante e Petrar-

ca alle rabbie di Pasolini e

Bukowski, alle malinco- nie d’autore di Gaber e De

Andrè? E ogni sera c’è un tema: lunedì Love, marte-

dì Family Kids per i ra-

gazzi, mercoledì si vira

nel perverso XXX, giovedì

si festeggia l’egoismo e si

riflette sull’uomo con Myself e venerdì il giro si chiude con un Worldwide, tour mondiale in rete. Segno di tempi trasversa-

li in cui tutte le arti, com-

presa la gettonatissima e invadente culinaria, si alleano: così teatro, cine- ma, musica, arte s’inter- secano in modo nuovo, accendendo sconosciuti neuroni. Del resto i signo-

ri nei vecchi palchi della

Scala mangiavano risotti

ascoltando con un orec- chio solo gli acuti sul palco.

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