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Sacha Naspini, Noir Desir - N vincitori n vinti, Perdisa Pop, 2010

Noir Dsir di Sacha Naspini la storia di Sacha Naspini che scrive un libro sui Noir Dsir. Si potrebbe non essere d'accordo con
questa interpretazione, imputarle un vizio di estrema sintesi o dire che completamente fuori tema. Ma essa si basa su quanto
dichiarato dal Naspini stesso in apertura: il lettore non avr di fronte a s un romanzo, n un saggio. I Noir Dsir sono ?un gruppo
anomalo?, dunque anomalo sar pure il libro che porta il loro nome. Uno scrittore di poco pi di trent'anni ? un onesto toscanaccio
che ama scrivere le storie come gli piacerebbe che venissero raccontate ? tra le cose di maggior valore che la vita gli ha fatto
conoscere possiede gelosamente i Noir Dsir e la loro discografia (?un urto al colore della musica, che d'un tratto non solo musica
e basta ma un posto dove ti puoi schierare, scavare o in cui hai la possibilit di leggere il mondo intorno [...]. Insomma una perla
nera?). Un giorno lo scrittore riceve la proposta di lavorare a ?un libro? sulla sua band preferita e ?ci resta secco?. Per sua stessa
(orgogliosa?) ammissione egli non un critico musicale e dunque, per esempio, ammette di non sapere ?se si pu raccontare la
musica?. Per la spinta a parlare di loro talmente forte e viscerale che dunque senza troppi fronzoli e indugi egli decide di partire
dall'inizio per arrivare alla fine, allo scopo di fornirci ?una specie di bussola?.
Il suo libro comincia perci come un'autobiografia (come fu che il giovane Sacha perso nella provincia grossetana venne a
conoscenza dell'underground francese) e si sviluppa come una biografia (come fu che il giovane Bertrand e i suoi compari dalla
provincia bordolese arrivarono a predicare il rock alla corte delle major), per poi rievocare in poche immagini un'intera epoca (quali
sentimenti si agitavano al tempo del crollo delle Twin Towers, dell'assedio di Ramallah, della guerra d'Iraq) e infine ripiegare su toni
pi intimi (che cosa significa vedere ?il tuo mito che cambia di colpo?).
Naspini ha dalla sua un'artiglieria da campagna fatta di vernacolo e di asprezze (?inforcare?, ?a treno?, ?scatarrate di plettro?,
?schiaffeggiare con la voce?), una lingua accesa e un lessico collerico con i quali d descrizione vivida di ogni singola canzone di
ogni singolo album dei Noir Dez. E non solo: come gli strumenti musicali fanno esplodere i suoni, cos i giornali ?sparano? le
notizie e i ricordi ?catapultano? le persone, e allo stesso modo in cui gli album sono ?strepitosi? e le canzoni ?spaccano tutto? e
?menano ai fianchi?, cos anche gran parte dei personaggi di questo libro animata da una forza e da una determinazione senza pari,
al punto che, quando si finisce di leggere, si fatica a ricordare se ?ruvido?, ?disperato?, ?nervoso?, ?nostalgico?, ?tenero? erano
riferiti a qualcosa oppure a qualcuno.
Ci che Naspini insegna che la musica , prima che oggetto di critica sterile, debba essere intesa come azione, e che perci la
musica degna s di essere raccontata e pu essere raccontata, ma a patto che essa sia coerente con il pensiero da cui scaturita. In
questo senso, a mio avviso, il culmine narrativo viene raggiunto non tanto nel trionfo di Des visages des figures in s, quanto pi
specificamente nella lettera che Cantat indirizz nientedimeno che all'AD di Vivendi Universal e della quale diede pubblica lettura
in diretta televisiva (?Se anche siamo tutti imbarcati sullo stesso pianeta, non siamo decisamente dello stesso mondo?).
Il libro che risulta da tutto ci un bell'oggetto (per formato, copertina, grafica, illustrazioni) e un importante documento (bench
carente nella citazione delle fonti), la cui lettura capace di avvincere, evocare e commuovere (molti i momenti in cui il lettore
pensa ?c'ero anch'io...?). L'unica pecca, secondo me, il capitolo inserito come bonus track (una vecchia nota autobiografica che

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manca di rielaborazione e che poco si adatta al resto).


Lorenzo Biagini

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