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Con finezza di linee egli traverso la lingua del libretto, «questo volto internazio- , osservava, € non per i grandi monumenti narrativi del nostro Ottocento, si @ indagato quanto il libretto d’opera sia un ‘tratto fisiognomico’ del ‘evolto nazionsle» della ra letteraria del XIX s che solitamente si & disposti riconoscere allouverture comica i quel fatras, sino all'eponima e compendiaria «notte deg!imbrogli> (capp. 1 La trama, si sa, comincia con un ostacolo ¢ un differi € poi...», «E poi che cosa, Si sffronate ta loro, Torino, Einaudi, 1971, rispettivamente tomo 1, in poi le ctazioni. sempre da questa edizione, stranno MANZONI E MOZART 1721 nico incipit ~ prima ancora di ricorrere, come faremo, @ Beaumarchais ¢ a Da Ponte ~ di tanti libretti di Nozze in contrasto*, di Nozze disturbate , di Nozze in garbuglio'. Ed & anche il primo «sugo di tutta la storian, prima ancora ch’essa cominci, scodellato da Agnese che indossa le incaute vesti di ‘navigata’, di donna ‘di mondo’ ‘To ho veduto un poco mai brutto come si diping ‘imbrogliase perché non abbi ride degli imbrogl” ppoverelli le matasse paion pit émbrogliae, perché non sappiam trovarne il il mondo: non bisogna spaventarsi troppo: il diavolo non & ‘noi povera gente le cose pajono talvolta imBroglate la pratica per uscime. Ma, sapete, c’e dela gente the si Nei Promessi Sposi si passa poi subito a quel bel «mazzetto di sono le otto gambe dei capponi, gia sulle «situazioni ‘0 imbrogliate» che generano ‘nuovi imbrogli’ Del ea il dottor Azzeccagarbugli «ha cavato altri da peggio im- rogli» Ma altra via d’uscir d'imbrogli tormentava la coscienza di Lodovico, una via che mira diritta alla «solitudinen, all’«attendere all'anima». «Uscire dal secolo» ¢ uscir dagli imbrogli é, nel Fermo e Lucia, lo stesso pro- cesso ®. i» che memtre nel Fermo e Lucia ancora s'indu- GB. Bianchi, 1792; ee * GM. Diopan, Le nozze in gerbuslio. Commedia per musica, musica di Giacomo Tritto, Napoli 1793; con musica di Domenico Cimaross, Messina, Giuseppe di Stefano, 1795. SR SEE SP p58 FS ga m7 go co w Nelle sitazioni molto imbrogliate il parere che piace pib © i vi tempo per avere un altro parere definitive: ogni consiglio defntivo © determinate pre- senta ostacol, diffcoltt, nuovi imbrogli» (FL, tomo 1, cep. 1H, p. 38) "FL, tomo 1, cap. Ut, p. 42; € PS, cap. tt, p. 6. % (FL, tomo sordio del collo- in corpo, bisogia che faccian sempre fracasso ccomiho fatto? No sideve sa olurione» che mance al povero Renzo fo braccio che ii ‘essa d'un nodo di 1724 CARLO OSSOLA “Veda vosta patent son cose, come io le dicevo, da Enis ta di noi, da seppe! lsd ce hens ppg eg. Ew comet, oe Fee ee te ene 4 Spo, 0 vengon fot cea! imbrogl[danno aie ugh. Spi, one, Gaie nly eerendo: ore oi logo tra due ‘virtuosi’, s'apre la comparatio pit ‘ua nel passaggio dalla ventisettana alla qua- rutore volesse infine offrire, giunto al termine del lavoro tazione del romanzo, e proprio ~ con classico artificio ~ centro esatto della sua tessitura, la chiave di letura, il ‘codice’ per dipanare quegli «imbrogli», quei che annodano la sua ‘canca- favola’ alla tradizione: vedere, ia quel punto, fu come quando, nel mezzo dun'opera cenano, prima del tempo, esi vede un cantante che, non ‘mondo, discorte alla bona con un ‘copera seria»; ma pita all apertura imprevista del sipa- agedia, bensi proprio #! la memfia scenica che 2, «QUALCHE GARBUGLIO / Si TROVERAn. Al'apice degl'«imbrogli» s‘alza sempre un sipario: non solo per i protagonisti («due potesta, due canizie, due esperienze consumate»), ma anche, ¢ con ironica precisione, per le indaffarate marionette della «notte deglimbrogli» Toni allungando la mano per piglirlo, si ried da una parte, Gervaso due sposi apparvero in mezzo come allalzare d'un sipatio BS, cap. xix, p. 437; pit rapide e concisa Ia sequenza in FL, tomo M, cap. Vat, B. 248 © PS, cap. xix, pp. 437-438; assemte > FL. romo 1, cap. vi, p. 112; PS, cap. jetta e in FL. . 169 (ee, nel mezzo, come al dividersi MANZONI & MOZART 1725 E il sipario ancora si chiude sui pit fedeli interpreti della «commedia dellarte», su quella parte della storia del secolo xvi che lungo tutto il romanzo interpretano maschere fisse, osti ¢ bravi, Felicite ¢ Perpetue, ¢, di tutti compendio, il pedante ieratico e vanaglorioso, Vimpettito don Ferrante: His fretus, vale a dive su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione ‘contro la peste; gli s‘attaccd; andd a letto, a motire, come un exoe di Metastasio, prendendosela con le stelle Condivideva qui il Manzoni la coeva notazione leopardiana sul Metasta- sio?® O meglio, non si deve sottolineare che, per lingua e pet trama, il tomo 1 del Fermo e Lucia, Patto 1 dei Promessi Sposi sino alla «notte degl’imbrogliv, @ la riscrittura d'un — celebre, del resto — libretto d'o- pera? Gia il Tommasco aveva indicato questo ‘canone’ di lettura™, il ricorso al libretto come via d’uscita tanto dall'aura alta della tragedia, quanto dalPeroico incedere della lirica: «Quand’egli stava ancora scri- vendo il romanzo, si diceva shricato ¢ non potere far inni». Ma il merito di aver connesso questa ‘intenzione di scritura’ con un preciso riscontro spetta a Vitore Branca che ha, con felice anticipo sul revival critico del melodramma, non solo suggerito la forte principale di quel ‘recitar cantando’, ma anche le regioni di lingua e di poetica per tale ~ © cos ampio — prelievo: sire. che if poems di Dante» aveva infatti ido col suo Tommaseo. Chissa, forse pensava allora a quel «ziti ziti, piano piano» che ritma il matrimonio notturne ¢ di sorpresa cos! di Rocing e del Conte d’Almaviva come di Lucia e di Renzo. E pensava certo, mentre coi duns scena, apparvero Renzo € Lucia) [Non men, negli excursus teorici del Fermo ¢ Lucia, comanzo ¢ pidce vatale sono post ‘entra lo stesso rolco tem deg et senar Bing contest she ne wun pit bel e che # questo 7.399 Ecanit come lingua come: ingoa del'Operan {6 ‘va needone a cea di G. Leoranpi, Zibaldone di pensiei, 3949 [7 Dec lla, Milano, G 1726 CARLO OssoLA sforeava di creare un linguaggio letterario che fosse popolare ¢ che unica tradizione di quel tipo era quella dela lingua che da pi di un lavano 1 personaggi del nostro melodramma sulle tavole dei palcosce- nici, da Palermo e da Napoli a Milano e a Venedi Non che ques col romanzo la vede trasparire gia nella compagi del Carmag € forse risalire occorrercbbe alla «strumentazione fonica»® del Cinque Maggio -, ma @ indubbio che nel romanzo la ‘memoria, testuale e musicale, di Lorenzo da Ponte diviene schema narra~ tx0 di composizione stilistica. E stata gia sottolineata l'eredita specialmente per il Fermo e Lucia; ma sempre, come ancora recita il titolo del saggio di Stoppelli ®, come suggestione tematica, Occorre, io credo, far dimora nella lettera stessa del testo, per trovare risposte pit sicure, e spostatsi, prima di tutto, al libretto che, per intreccio e tradizione coita (Beaumarchais), presenta un caso esemplare di ‘nozze in contrasto’, ¢ ciot a Le nozze di Figaro E non si tratta solo di consimile intteccio, di prepotenti pretese ~ la del , Olschki, 1976. L. BeLuina, Manzont e if melo wa aleun erie populaire, sem reace ad ogni Botta, Le tragedie di 1965 © 1982, p. x pensa al Tmanzoniana purtroppo manca ihe sarebbe estremamente utile con il Dow Giovannt di Mozart se & vero che i tema di don MANZONI E MOZART 1727 Conte d’Almaviva, qui di don Rodrigo ~ e di intralci a un matrimonio tra genti ‘meccaniche’: [a in nome di un non sopito diritto di feudal jus primae noctis®, & qui del semplice capriccio; ma soprattutto, sin dal primo dipanarsi della trama, @ la memoria di cadenze ¢ clausole del parlato che da Marcellina passeranno in bocca a don Abbondio: Marcelina . Per romper de’ sponsali Pi avanoati di questo Bascd spesso un pretesto; ed egli ha meco, lire a questo contratto, certs impegn So io. Basta Don Abbondio: Ma ora... basta, s0 quel che dieo.(..) e i superior bat ae 9 (le i superior. basta, non si Ma, pitt ancora, la scena di Bartolo ¢ Marcellina ‘con un contratto in mano’ si replichera, in moli punti, nel parallelo incontro, grida in mano, tra Renzo e il dottor Azzecca-garbugli 7 Bartolo Con un equivoco, Con vn sinonimo Qualche gerbuglio 5 trovers * Susanna: «Ei Locil: dote} dessina / Per ottener da me certe mezz'ore / Che il feudi suoi / Non Phe il Conte abolito?»; Susanna: Riscattarlo da me» (L. Da Ponte, Le nozze dr 1728 CARLO OssOLA Azzecea-garbugli: —“Ditemi il fatto come comtar Te cose chiare: «of toccs pot a E dunque legittimo pensare, compimento di cosi fitta trama di rinvii, che delParia: ‘Qualche garbuglio / Si trovera’ diventi matrice a, ben pit che un remoto riferimento al Maggi ®, del nuovo prosa, dell'Azzecca-garbugli appunto. Di garbugli ¢ «imbrogli> To stesso Figaro: «Ancora meglio: / Cos} potrem / Confonderlo, imbrogliarlo, / Rovesciargl ptogetti» "; salvo poi ‘imbrogliarsi’ egli stesso di fronte al Conte secondo la teoria manzoniana degli ritorna nelle grandi ouvertures comiche dei primi capitoli (-vit), da quello imponente e «accartocciaton * dello stanzone dell Azzecea-garbugli, a quello in cui sta sprofondato, tra i suoi Carne- don Abbondi do pid netto, retto lascia alla memoria manzo- niana si ritrovera al centro del romanzo quando, con reticente malizia, il conte Attilio dovra descrivere, al conte zo, la zelante premura di fra Cristoforo per Lucia; indimenticabile quella gradatio: ig, che s0 io? una contadinowa di hha per questa creatura non dico pelosa, ma una carta mol telosa, sospettose, perma & appena ascendente correctio, € mir Conte vorrebbe riservare a Susanna: le ripresa, di quelle ‘cure’ che il Susanne: Queste le grazie sor Chregli prende di Figaro: Oh, guarda un po! liber gli angoli della copertura, che s'accartocciava qua ¢ li» (PS, cap. 1 * & Cameade! Chi era cost ‘seggiolone, in una stanza ¢el piano super, con un Ubricols Perpetua entrd a portargli l'imbasciatas (PS, cap. vitt, ouverture). E questo «: jlone» PGey catcene he Seonrcent dl bre dae spaentor “che ps eerdso © spoglio corredo con cui s'apre Le mariage de Figaro di Beaumarchals: «ACTE PREMTER: le résente une chambre a dem: démeublee, un grand fauteuil de malade estou ‘lens in Toedne, a cara dR Pomeau, Pars, Flanmat * PS, cap. avilt, p. 426 (e si nott le cascate modulo di libreto: pelosa, gelos *L. Da Ponte, Le nozce di sospettose, permalos), 1730 CARLO OSSOLA intertestuale non si dovra allora ascrivere, didascalia apposta dal e degli «um mutarsi del titolo del romanzo, quasi meglio convenisse al sommesso procedere delfintreccio, in luogo dello stentoreo Fermo e Lucia, il ‘narrato’ del libretto che, in molte edizioni settecentesche e proto-ottocentesche , s'apre snocciolando in antiporta, I'un dopo l'altro, i propri personaggi: «ll Conte d’Almaviva; / La Contessa d’Almaviva; / Susanna, promessa spose di / Figaro» *? E anche cid che del libretto verra omesso, 0 destinato altrove (lo sguardo di donna Prassede su Luci, che cosi bene ricalca lo stizzoso duettino di Marcellina con Susanna: «Con quegli occhi modesti, / Con quellaria 2, / E poi..») °, pure non dispare del tutto, lascia la propria sino- Pi otbito nel sobrio discorso indiretto del narratore dei Promessi Sposi, Paora vi dird tutto» delle profierte ¢ della sfrontatezza di don Rodrigo, promesso da Lucia ma narrato poi dal Manzoni, campeggiava ancora, nel Fermo e Lucia, come ansante monologo («Luci costernata, vergognoss, singhiozzando, arrossando, sclamd:») *, al quale solo prestava sollievo € rifugio il ricorrere di Lucia alla memoria del lieve duettino mozartiano, a quella iniziale baruffa con Marcellina: fa ancor pi tim po" dh barf colle Marceina, pet ‘he non ci andrei” Di tal genere, se non tali appunto, ano i pre-testi di Lucia imonio di Figaro, Dramma giocoro per musites? am due atti Cangnano ! Lautunno dell'anno T811, Torino, Onorato no ancora pit: prossime alla. meme rma semisero per musica ! in due atti / da rapp 5, ent quell ddaseaiay Susann, promers poten, © forse devaive pet la seca di un tla naratesmente MANZONI E MOZART 1731 3. «SENTIRE INTONAR QUALCOSA DI MATRIMONIO”. ‘Allo scioglimento del romanzo, il ritrovarsi di don Abbondio ¢ Renzo (dopo guerra e peste, masnadieri ¢ santi) reintroduce V'iniziale Lettmotiv sul quale il romanzo aveva preso avvio, la nota comica di un concertino interrotto: la passasse con don Abbon sno dall'atro: don Abbondio, pare, Renzo, perché aveva fisato Non metafora musicale, ma fedelta a una partitura, a un inobliato scena. rio d’opera buffa, alla quale ~ anche nei momenti pit: solenni ed epif nici della Grazia - don Abbondio si era attenuto, con i suoi compunti recitativi ¢ gli stizziti a parte: ~ Oh che sant"womo! ma che torment pensava don Abbondio the sopra di sé — re por ad alta voce jlo imperterrto di E ere sé soggiunse: ~ anche troppo ~ ° «Sentire — nel romanzo ~ intonar qualcosa di matrimonion & it bilmente tornare ai registri del libretto, a quel ‘cantabile’ che sin dall'ini- zio, sulla traccia delle Nozze di Figaro, accompagna e commenta la “bagattella», scenica e musicale, dei «promessi sposin: si pensi alla mira- Bile clausola nella quale il dottor Azzecca-garbugli, dopo aver sciorinato al modo dawvero del Dissoluto punito: «il catalogo & questo»! * ~ quel rimescolio di «male attioni» e punizioni contemplate dalla grida, sigilla rotolo con un solenne e ironico virtuosismo musicale: rettino!: «Madama ore..» / «Del Cor rimato in g ‘omica nella seconda meta del Sete ialogice che caratterizza “er Jodtamma seion; & presiosa osseva ‘cento, in confronte alle comods Mita, Lettura delle Now: 1732 CARLO OSSOLA i proceda da tutti li giudsciondinarit di questo Stato « pens pecuniaria e corporal, ancora di relegatione o di galvra, ¢ fino alla morte... una piccola bagattella! al'arbiiro ‘Gel Ecellenza Sua, 0 del Senato, secondo la qualitd dei casi, persone e crcostanze. E questo trre-missibil mente e con ogni rigore”. E questo airre-missibil-menter che chiude il catalogo ¢ precede le sot toscrizioni non é tanto un enfatico sillabato («E, tenendo la grida sciori- rata in aria, comincid a leggere, borbottando a precipizio in alcuni passi, € fermandosi distintamente, con grand’espressione, sopra alcuni altri, secondo il bisogno: mnst una ‘cavatina’ alla don Bartolo — «con grand’espressiones — non dissimile da altri virtuosi assolo che ci regala il coevo epistolario manzoniano Carmo Doo ~ poil frée ~ mén - teneeembo Terri ~ ile spieta ~ azato, Ritor ~ na ca = a4 aa ~ a2 — at0 con quel che segue” pla Nessun dubbio qui che si watti di mimesi del cantato, ¢ non di enfatico spiccar le sillabe del parlato: come gi confermava la giunta della quarantana — vera mise en abime del romanzo al suo centro esatto ~, con la similitudine del «cantante» al’alzarsi di «uno scenario prima del tempoo, la memoria del Manzoni ha pitt incisa la melodia mozattiana che il dettato del Da Ponte. E tuttavia che vale quel musico ricordo, se fosse davvero confinato al mode mineur, al registro buffo ch wucleo sublime € tragico trata cioe (cap. Puscita (capp. 2 davvero compinto nello a Cristoforo, in s ‘econ quel spero) fio del, romanzo? Se si torna del romanzo, agli da libretto che lo inaugurano, le loro ultima occorenza @ affidata, nella pagina finale, alla morale del’ «secentista» ®, dell’anonimo, che del tutto esaurisce, con il -esugo», anche il narrare: prosegue, dolori e imbrogli della q 18 ¢ della forza di quelli che abbiam PS, cap. Xxxvt. p. 859, E per questo, soxaiunge Fanonimo, si d anche a star meglio. E be pensare pit a far bene, 'po" con pli argani,e p MANZONI E MOZART 1733 raccontt, nonce ne furon pid per Ia nostra buona gent: fs, da que! punto in po, une ia dll piu tranquil, delle pit felic, delle pid inldabi: di mnie ce, seve Faves 1 raccontare, vf seccherebbe & more * «Dolori e imbrogli»: su di essi, imbrogli, si @ rappreso il dolore di tutti ‘quegli «andirivieni», degli uomini, delle loro storie, dei pacsagai, percorsi con mano finissima da Giorgio Orelli: andirvieni di montagi labo con andinitent, ‘per quellandirivieni di capanne’, che & Iimmenso covile’ del lazzareto. Parola (git Vha notaio Angelini) ca torna nello stesso capitolo [..], ed @ ill Con la smania che potete pensare, cor noni, anata unabugli, endive dre Cristaforo paia, tanto per quell della nostra comprensione di noi stessi & nascosto non «si haut» ma «si bas» ”, ma soprattutto perché alla fine il rom: a Peveque de Québec, il irs pour vous relever de et vous achéverez vos jours prés de moi avec Chacts ve 1804 era gia quarea ediione (Lyon, Chateaubriand invio a G. GETTo, 22 “E. RAIOND:, Ironia palfonia, ca. Antropologia smanzoniane, Bologna, Hl Mulino, 1999, pp. 45.80, e specie pp. 53 ¢ 60-62. ‘ E.RAIMONDI, 7. al p. €2. ques Chevalier, Pais, G é, 638, p. 129 «D’oi il paratt que Diew voulant noas rendre la 1736 ‘CARLO Osso1a fronte alla rentazione raciniana degli eroi (innominato, Federigo, fra Cri- sole), sceglie non le prove della Grazia, ma quelle della «bella bag- Travalle donc, non pas & vous convainete par Paugune Dieu, mais par la diminution de vos passions ". eee eee «Vi sono stati due Giovanni Racine» *: ¢ nel Fermo e Lucia il Manzoni propende per quello pit giansenista ¢ radicale, pid dimesso e prossimo a fra Cristoforo®, sino al consentire alla cancellazione, per mano propria, di ogni forma di scrittura e di gloria: : ~ Dungue secondo voi, aveve ragione di pentis: danque se non foste simasto che un dele tagedie amorose di Racine, se questo i per private in posterits d'un tale mo arisco quasi pit importante, che sono per daze le sue tragedie fino alla «ll dispiacere ragionato, serio, riflessivo, nobile di Racine»: poteva fine del romanzo, la traccia dell'infirmitas hominis («l'uomo, questo mondo, @ un infermo che si trova’ sur un leto iu Eraclito che Democrito, secondo la Préface di Beaumar- Rous mémes, en a caché le noeud si haut, ou, pour mieux dire, si bas, que nous sn incapables dy aries; de sorte que ce nest pas par les superbes agitacons de >, mais par la simple soumission de la raison, que nous powvons véritablement PascaL, Pensées, cit, p. 1208; Penide, 262). blico insuto, non se In pace con sé, col vvano agitaro le sua prima ex eee “FL, tomo 0, eap. 1, p. BL, MANZONI MOZART 1737 Soit qui [scil: Thomme gui se vour au théitre'] moralise en ti en monlisant, Héradlite ou Démocrite, il n'a pas un autre devoir®; , sot quil pleure poteva il Manzoni, tra ‘dolori ¢ imbrogli’, scegliere Braclito, «ché del Bolore, ce n’é, sto per dire, un po’ per tutto» ®; rimase invece fedele agli ‘imbrogli», al suggerimento che proveniva dalla lezione del Mariage de Figaro: «La fable est une comédie légere, et toute comédie n'est qu'un Jong apologues ". E forse tutto quell’eandirivienin, quel lavorio di revi- sione che ports dal Ferro e Lacia alla quarantana fu per stemperare quella vertigine raciniana, «diseroicizzando ~ come conchiude Caretti ~ se “fesso ¢ la propria ‘cantafavola'» °; ma pili ancora per trovare un tono pid leggero, democriteo, al proprio apologo: la condotta pid cauta ¢ pid innocente non quando vengono, o per colps o senza colps, Util per una vita migliore ™ lontani (scl: i goail, ¢ che rende «Li raddoleisces ®: sul dolore degli eroi raciniani si stendeva infine l'aria amente & a tanta giocondita & se gli, se non per preparere loro ua pid certa ane» (PS. cap * BeauwancnAls, Le manage de Figaro Préface, ed. ci © eAnche da ultimo, anziche collaborate al proprio rt ied, il Manzoni x congedava dal pubblico’ sommessamente, diseroicizzando, stesso € la Sa canafatolas (L. Canetri, Romonso di wn romanzo,saggio premesso a L, Man Fon, Fermo e Lacia, I Promesst Sposi ed, cit. p. Xxx) . 202 (concisione). Suggello csemplare posto « un romanzo imbrogie dell vita put ripagnando dal quietismo ¢ dalla sua (quella edouceut, tnirdbimente studiata da Mario Rosa, che qui sembra conf. GBole imeneris! - ¢ soccombere ~ di don Abbondio: «lo son troppo dolce di ‘uore>, eho sbaglato io, roppo buon cuoren, PS, cap. ti, p. 38 e 4 tnente slontane ala ne, el sors, le vies eroiche i quel «dspiacere ragionato, serio, i ia Lo sforzo di Tomanare da sé+ Racine, oi comporte e comporsi in «un dice entre il limites, @ Sbeolineato anche da G LoNanDt, Allontanare Dionio, in Ermengarda e il pirate, Mon. ont, donna even, melodrama, Bologna, Ut Muito cap. vim, p. 594). 1738 CARLO OSSOLA pid Jeggera e [italiano di Mozart, quel suo cosi manzoniano congedo: bisogne rassegnarsi, sara quel che piacera alla provvidenza» ®, essere sommesso propugnatore, a sigillo di uno 1a: sultimo bigletto italiano gid citato, che