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N 101 Maggio 2016

Trifir & Partners Avvocati


IL PART TIME AGEVOLATO
Il 13 aprile 2016, stato emanato il decreto ministeriale sul c.d. Part time
agevolato. In che modo il legislatore intende agevolare il part time e
qual la finalit di tale intervento?
Con il decreto del 13 aprile, il Ministero del Lavoro ha dato attuazione alle
norme previste dalla legge di Stabilit 2016 sul cd. Part time agevolato.
Tali norme hanno la finalit di riconoscere ai lavoratori dipendenti del settore
privato, assunti con contratto a tempo indeterminato e prossimi al
pensionamento di vecchiaia, la possibilit di trasformare il proprio rapporto in
uno a tempo parziale, neutralizzando le conseguenze negative di tale scelta sul
versante pensionistico.

Diritto del Lavoro


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N101 Maggio 2016

Il lavoratore richiedente deve avere in essere un contratto di lavoro full time: non
possono infatti fruire del beneficio i lavoratori che siano gi titolari di un rapporto
a tempo parziale e intendano ridurre maggiormente lorario di lavoro.
Sotto il profilo della anzianit e dellet anagrafica, la normativa prevede che il
lavoratore richiedente raggiunga let pensionabile entro il 31 dicembre 2018.
previsto che il requisito di anzianit contributiva minima per laccesso alla
pensione di vecchiaia, di 20 anni, dovr essere gi maturato dal lavoratore al
momento dellaccesso al part time agevolato.
Al ricorrere dei predetti requisiti, lincentivazione economica riconosciuta a
fronte della sottoscrizione tra datore e prestatore di lavoro di un accordo di
trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (sia
orizzontale che verticale e, quindi, sia a fronte di una limitazione dellorario
giornaliero, che nel caso di limitazione dei giorni lavorativi) purch la
percentuale di part time sia non inferiore al 40% e non superiore al 60%.
A fronte di tale accordo, al lavoratore viene riconosciuto un elemento
retributivo aggiuntivo determinato sulla base della contribuzione
previdenziale ai fini pensionistici a carico azienda che sarebbe spettata
sulla parte della retribuzione non pi percepita per effetto della riduzione
di orario. In altre parole, il datore di lavoro verser al lavoratore i contributi
che avrebbe dovuto invece versare allINPS nel caso in cui il rapporto
fosse rimasto a tempo pieno. Sotto il profilo previdenziale, il lavoratore
manterr il diritto allaccredito della contribuzione previdenziale figurativa
calcolata sulla retribuzione persa per effetto della trasformazione del
rapporto.
Quali sono i vantaggi a cui vanno incontro datore di lavoro e
lavoratore a fronte della stipulazione dellaccordo di part time
agevolato?
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Per il lavoratore, vi la possibilit di accedere al part time negli ultimi anni di lavoro subendo una perdita
retributiva inferiore rispetto a quella che vi sarebbe stata in caso di part time ordinario, grazie alla
percezione dellelemento retributivo aggiuntivo di cui abbiamo appena parlato e, soprattutto, senza
subire conseguenze negative sul versante pensionistico, grazie allaccredito della contribuzione
figurativa. Dal lato dellazienda, si ha la possibilit di ridurre il costo del lavoro per un importo
corrispondente al salario non pi dovuto relativo alla quota parte di rapporto trasformato.
previsto un procedimento specifico per la trasformazione del rapporto?

Per poter accedere allincentivo, bisogna seguire un iter amministrativo specifico. Non basta la
trasformazione tramite contratto sottoscritto tra le parti del rapporto di lavoro, come invece accade
normalmente per le trasformazioni da full time a part time ordinarie. In particolare, sar necessario in
via preliminare richiedere allINPS il rilascio di certificazione attestante il raggiungimento dellet
pensionabile di vecchiaia al 31/12/2018 ed il possesso, alla data della richiesta, dellanzianit
contributiva minima di 20 anni. Dopo aver ottenuto tale certificazione, lavoratore e datore di lavoro
potranno procedere alla stipula dellaccordo individuale di trasformazione del rapporto da full time a part
time. Laccordo stipulato andr, quindi, trasmesso telematicamente alla Direzione Territoriale del Lavoro
competente per territorio e tale amministrazione dovr nei successivi 5 giorni emanare provvedimento di
autorizzazione. Vale in questa fase il principio del silenzio assenso: pertanto, decorsi i cinque giorni, in
caso di mancato riscontro da parte della DTL il provvedimento di autorizzazione si intende rilasciato.
Successivamente, il datore di lavoro trasmetter istanza telematica allINPS contenente il dato
identificativo della certificazione ottenuta ad esito delle precedenti fasi amministrative e le informazioni
relative allaccordo. LINPS, a differenza della direzione territoriale del lavoro, risponde entro il termine
ordinatorio di 5 giorni lavorativi, entro i quali dovr comunicare laccoglimento o il rigetto dellistanza.
Laccoglimento dellistanza dipender anche dallattivit di monitoraggio che lINPS effettuer in relazione
alle risorse finanziarie messe a copertura dellintervento. Gli effetti del contratto (e delle relative
agevolazioni) decorreranno dal primo giorno del periodo di paga mensile successivo a quello di
accoglimento, da parte dellINPS, dellistanza.
Valeria De Lucia

JOB24 - Il Sole 24 Ore: 28/4/2016

VIDEO Vicini alla pensione Come


funziona il part time agevolato

Intervista a Valeria De Lucia

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Prorogata la CIGS per cessazione di attivit


A cura di Damiana Lesce
Con il Decreto n. 95075 del 25 marzo 2016 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il
Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha definito, ai sensi dell'articolo 21, comma 4, del D. l.gs 14/09/2015
n. 148, i criteri per laccesso ad un ulteriore periodo di integrazione salariale straordinaria da concedersi
qualora allesito di un programma di crisi aziendale,limpresa cessi lattivit produttiva e proponga concrete
prospettive di rapida cessione dell'azienda stessa e il conseguente riassorbimentodel personale.
Il riferimento normativo larticolo 21, comma 4, del decreto legislativo n. 148 del 2015 il quale dispone che
"In deroga agli articoli 4, comma 1, e 22, comma 2, entro il limite di spesa di 50 milioni di euro per ciascuno
degli anni 2016, 2017 e 2018, pu essere autorizzato, sino a un limite massimo rispettivamente di dodici,
nove e sei mesi e previo accordo stipulato in sede governativa al Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
anche in presenza del Ministero dello sviluppo economico, un ulteriore intervento di integrazione salariale
straordinaria qualora all'esito del programma di crisi aziendale di cui al comma 3, l'impresa cessi l'attivit
produttiva e sussistano concrete prospettive di rapida cessione dell'azienda e di un conseguente
riassorbimento occupazionale.
In tale contesto intervenuto il Decreto in esame.
In sintesi, limpresa che intende chiedere la proroga della CIGS deve stipulare, prima del termine del
programma di crisi, uno specifico accordo governativo che tenga conto delle prospettive di rapida cessione
dellazienda per uneffettiva ripresa della stessa, esibendo idonea documentazione comprovante lesistenza di
prospettive e specificando le azioni da intraprendere per salvaguardare i livelli occupazionali e consentire il
riassorbimento del personale sospeso. Dopo la verifica della sostenibilit dellonere finanziario, necessario a
coprire lintervento di integrazione salariale straordinario, e la stipula dellaccordo governativo, limpresa deve
presentare l'istanza al Ministero del Lavoro.
Ma vediamo pi in dettaglio il contenuto del Decreto Ministeriale.

Oggetto e ambito di applicazione


Il trattamento di integrazione salariale straordinaria pu essere prorogato sino ad un limite massimo
complessivo di dodici mesi per le cessazioni di attivit intervenute nellanno 2016, di nove mesi per le
cessazioni di attivit intervenute nellanno 2017 e di sei mesi per quelle intervenute nell'anno 2018, secondo i
criteri definiti dal Decreto
I criteri per la concessione dellautorizzazione
La proroga del trattamento di integrazione salariale straordinaria pu essere autorizzata quando ricorrano
congiuntamente le seguenti condizioni:
1. il trattamento di integrazione salariale straordinario sia stato autorizzato su presentazione del programma
di crisi aziendale di cui allarticolo 21, comma 3, del decreto legislativo n. 148 del 2015, al cui esito, per
laggravarsi delle iniziali difficolt e per limpossibilit di portare a termine il piano di risanamento
originariamente predisposto, limpresa si determini a cessare lattivit produttiva e, contestualmente, si
evidenzino concrete e rapide prospettive di cessione dellazienda;
2. sia stipulato uno specifico accordo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la presenza
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del Ministero dello sviluppo economico;


3. sia presentato un Piano di sospensioni dei lavoratori ricollegabili nellentit e nei tempi alla cessione
aziendale e ai nuovi interventi programmati;
4. sia presentato un Piano per il riassorbimento occupazionale in capo al cessionario garantito mediante
lespletamento tra le parti della procedura di cui all'articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428.
Procedimento
L'impresa che intende cessare lattivit e ottenere la proroga del trattamento di integrazione salariale deve
stipulare, prima del termine del programma, lo specifico accordo governativo (di cui sopra), dando conto nello
stesso delle concrete prospettive di rapida cessione dell'azienda con finalit di continuazione dellattivit
ovvero di ripresa della stessa ed esibendo, al fine, idonea documentazione comprovante l'esistenza di
prospettive di una rapida cessione.
In sede di accordo il Ministero dello sviluppo economico pu confermare la sussistenza di prospettive di
rapida cessione indicando ovvero dichiarando di possedere le proposte da parte di terzi volte a rilevare
lazienda cedente, anche con accordo di riservatezza, specificando le azioni da intraprendere ivi comprese
azioni programmate per la salvaguardia dei livelli occupazionali e il riassorbimento del personale sospeso.
Prima della stipula dellaccordo governativo deve essere verificata la sostenibilit finanziaria dell'intervento di
integrazione salariale straordinaria e, in sede di accordo, deve essere indicato lonere finanziario necessario a
coprire l'intervento di integrazione salariale straordinario, preventivamente verificato.
Il Ministero dello sviluppo economico assicura un costante monitoraggio sul buon esito della cessione
aziendale.
A seguito della stipula dellaccordo governativo, limpresa presenta istanza di integrazione salariale al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, corredata del piano di cui sopra.
Al fine di garantire, sia la stabilit del sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti nelloperazione di cessione, sia
la continuit aziendale, alle domande per lautorizzazione del trattamento di integrazione salariale straordinaria
non si applica il procedimento di cui all'articolo 25 del decreto legislativo n. 148 del 2015. Quindi, in deroga
alla disciplina generale, dunque, il personale pu essere sospeso prima che siano decorsi 30 giorni dalla data
di presentazione della domanda di concessione dellammortizzatore.

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Lassenza ingiustificata prolungata pu determinare la risoluzione


del rapporto di lavoro per mutuo consenso
A cura di Antonio Cazzella
Con la recente sentenza n. 6900 dell8 aprile 2016, la Corte di Cassazione ha esaminato una fattispecie
nella quale un lavoratore sosteneva di essere stato licenziato oralmente, in quanto, dopo essersi
sottoposto ad un intervento chirurgico ed essersi successivamente assentato per circa un mese, senza
fornire al datore alcuna notizia o certificazione, si era poi ripresentato sul posto di lavoro, che aveva
trovato occupato, avendo il datore assunto altro personale per lo svolgimento delle medesime mansioni.

La Corte di merito, in parziale riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda del lavoratore,
ritenendo che il rapporto di lavoro si fosse risolto per mutuo consenso. Il lavoratore ha impugnato la
decisione, evidenziando, tra laltro, che lassenza ingiustificata dal posto di lavoro non dimostra, di per s, la
volont di risolvere il rapporto di lavoro.
Con la sentenza in esame, la Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte di merito, affermando
che, alla luce dei principi di buona fede e di correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 cod. civ., il
comportamento del titolare di una situazione creditoria o potestativa, che per lungo tempo trascuri di
esercitarla e generi cos un affidamento della controparte nellabbandono della relativa pretesa, idoneo
come tale (essendo irrilevante qualificarlo come rinuncia tacita ovvero oggettivamente contrastante con gli
anzidetti principi) a determinare la perdita della medesima situazione soggettiva.
In particolare, la Suprema Corte, richiamando la dottrina tedesca in analoga materia (Verwirkung), ha rilevato
come, in tal caso, si verifichi la preclusione di unazione, o eccezione, o pi generalmente di una situazione
soggettiva di vantaggio, non per illiceit o comunque per ragioni di stretto diritto, ma a causa di un
comportamento del titolare prolungato, non conforme ad essa e perci tale da portare a ritenere
labbandono.
Alla luce di quanto esposto, dunque, nel caso di assenza ingiustificata prolungata il datore di lavoro non
sarebbe costretto a dare corso ad un procedimento disciplinare per risolvere il rapporto di lavoro, n
sarebbero - a maggior ragione - richieste le dimissioni del lavoratore, la validit delle quali ora sottoposta
allattivazione, da parte del lavoratore medesimo, di una specifica procedura (cfr. art. 26 del D. Lgs. 14
settembre 2015, n. 151).
La pronuncia in esame appare di particolare interesse, in quanto sembra discostarsi dai principi affermati dalla
giurisprudenza di legittimit in altri casi analoghi; infatti, anche recentemente, la Suprema Corte (cfr. Cass. 10
febbraio 2016, n. 2645), ha ritenuto insufficienti, al fine di configurare la risoluzione del rapporto di lavoro per
mutuo consenso nel caso di impugnazione di un contratto a termine, la prolungata inerzia del lavoratore
nellagire in giudizio per chiedere il ripristino del rapporto di lavoro nonch la sussistenza di altre circostanze
successive alla cessazione del rapporto a termine, dedotte dal datore di lavoro e ritenute non significative (nel
caso esaminato dalla richiamata sentenza, il lavoratore aveva atteso circa quattro anni dalla scadenza del
contratto a termine per depositare il ricorso ed aveva, altres, instaurato un altro rapporto a termine e
continuato a versare contributi come coltivatore diretto successivamente alla cessazione del contratto a
termine impugnato).

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La sentenza in esame ha affrontato anche unulteriore ed interessante questione di carattere processuale, in


quanto il lavoratore aveva impugnato la decisione di merito per violazione del principio di corrispondenza tra
chiesto e pronunciato, sancito dallart. 112 c.p.c., sostenendo che il datore non aveva mai eccepito la
risoluzione del rapporto di lavoro per mutuo consenso.
La Suprema Corte, rigettando il motivo di gravame, ha aderito al prevalente orientamento circa la natura
delleccezione di risoluzione del contratto per mutuo consenso come eccezione in senso lato, in quanto
rappresentante un fatto oggettivamente estintivo dei diritti nascenti dal contratto, che pu essere accertato
dufficio.

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LE NOSTRE SENTENZE
LA SENTENZA DEL MESE
INFERMIERA SOMMINISTRA UN FARMACO SBAGLIATO: LICENZIABILE ANCHE SE IL
DANNO AL PAZIENTE SOLO POTENZIALE
(Tribunale di Como, 5 maggio 2016, ord.)
Lerronea somministrazione di un farmaco ad un paziente, disposta dallinfermiera senza
previamente accertarne lidentit e lo stato di salute, configura un comportamento di gravit tale
da giustificare il licenziamento in tronco.

Cos ha stabilito il Tribunale di Como, che ha respinto il ricorso presentato da uninfermiera


professionale, dipendente di una struttura di neuropsichiatria infantile. Linfermiera, avvisata da una
collega Operatrice Socio Sanitaria (O.S.S.) del fatto che un paziente si trovava in stato di agitazione
e necessitava di cure, aveva ordinato una terapia, senza procedere ai dovuti controlli. Loperatrice
aveva individuato in modo errato il paziente, scambiandolo per un altro e linfermiera, anzich
accertarsi personalmente - come era suo preciso dovere - sia dellidentit sia delle condizioni
cliniche del soggetto, aveva comandato alla O.S.S. di somministrare il farmaco prescritto nel foglio
terapia del paziente segnalato come sofferente, senza neppure accorgersi che questultimo era
assente dalla struttura (tale circostanza risultava indicata nel medesimo foglio terapia).
Accertato laccaduto, la datrice recedeva dal rapporto per giusta causa.
La lavoratrice si difesa, sostenendo che lerrata somministrazione del farmaco era addebitabile
esclusivamente alla negligenza della O.S.S. e che, comunque, il licenziamento era sanzione
sproporzionata perch il paziente non aveva subito alcun danno concreto alla propria incolumit.
Infatti - a suo dire - ai sensi dellart. 42 del CCNL delle Cooperative Sociali applicato dalla societ, la
grave negligenza del dipendente avrebbe giustificato il licenziamento in tronco solamente qualora
dalla condotta del lavoratore fosse derivato un pregiudizio allincolumit delle persone.
Il Giudice, in accoglimento delle difese della datrice, ha disatteso lassunto, evidenziando,
innanzitutto, che la somministrazione dei farmaci attivit riservata allinfermiera, la quale ha un
ruolo di garanzia nei confronti del paziente e deve adempiere a tale funzione non in modo
meccanicistico, ma con spirito critico per identificare eventuali errori prevenibili (arg. ex art. 1,
comma 3, DM n. 739/1994). Nella fattispecie, lerrore commesso era inescusabile, perch
colpevole, essendosi la dipendente affidata alle indicazioni della O.S.S. (peraltro, sua sottoposta),
senza verificare lidentit, lo stato di salute e addirittura la presenza in struttura del paziente
segnalato come bisognoso di intervento terapeutico.
Il Tribunale, aderendo ad un recente orientamento della Cassazione (Cass. n. 16336/15) ed
interpretando lart. 42 del CCNL menzionato, ha poi osservato che, al fine di giustificare il
licenziamento, il pregiudizio allincolumit delle persone pu essere anche solo potenziale e non
necessariamente attuale, purch concreto e non meramente ipotetico. Orbene, nel caso, il
paziente a cui era stato somministrata la terapia errata era stato esposto proprio ad un danno
potenziale in quanto la somministrazione di un farmaco, se disposta senza i dovuti accertamenti,
non pu essere considerato un fatto innocuo, poich si tratta di un intervento sanitario che incide
sullintegrit psico-fisica del paziente e per il quale necessario che ne sussistano le condizioni.
Causa curata da Marina Olgiati e Francesco Torniamenti

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ALTRE SENTENZE
LOBBLIGO DI REPECHAGE NON ESTESO A SOCIET ESTERE COLLEGATE AL
DATORE DI LAVORO
(Corte di Cassazione, 15 dicembre 2015 - 31 marzo 2016)
Il lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo (soppressione del posto) non pu
chiedere la reintegrazione, lamentando la violazione di un preteso obbligo di repechage da parte
di societ straniere, collegate al datore di lavoro e non convenute in giudizio. Tale obbligo di
repechage potrebbe ritenersi esteso a societ diverse dal datore di lavoro solo se assolta la
prova - il cui onere incombe sul lavoratore - che le aziende fanno parte di un gruppo, e che esso
costituisce un unico centro di imputazione giuridica dei rapporti, ossia un unico soggetto
imprenditoriale. La sentenza in commento ha anche affrontato il tema della notificazione delle
comunicazioni di cancelleria a mezzo pec. Ai sensi dellart. 4, comma 2, della l. 22 febbraio
2010 n. 24, che ha modificato lart. 51, commi 1-3, del d.l. n. 112/2008, allorch il difensore non
abbia indicato nei propri atti e/o comunicato alla cancelleria il proprio indirizzo pec, le
notificazioni e le comunicazioni nel corso del procedimento sono fatte presso la cancelleria o
segreteria dellufficio giudiziario. Nel caso di specie, il difensore del lavoratore - dichiarato
decaduto dalle istanze istruttorie per non aver intimato i testi in vista delludienza fissata per la
loro escussione - aveva chiesto la rimessione in termini poich lordinanza riservata di
ammissione delle prove non gli era stata comunicata attraverso il biglietto di cancelleria in
formato cartaceo. La Corte di Cassazione, richiamando la normativa di cui sopra, ha ritenuto
che la comunicazione dellordinanza presso la cancelleria del Tribunale stata regolare, dal
momento che lavvocato non aveva indicato il proprio indirizzo pec negli atti, n esso risultava
dallalbo dellordine di appartenenza e/o dalliscrizione a ruolo.
Causa curata da Salvatore Trifir e Tommaso Targa
LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA DEL LAVORATORE CHE HA
PATTEGGIATO LA PENA
(Tribunale di Lodi, 10 marzo 2016)
La sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. pu essere equiparata, ai fini
dellinterpretazione della norma collettiva, alla sentenza di condanna, tanto pi quando il
ricorrente non contesta la sussistenza e la responsabilit dei fatti di cui al capo di imputazione.
In particolare, la condanna per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti idonea a ledere
lintegrit morale e limmagine del lavoratore. Sulla base di tali principi, il Tribunale di Lodi ha
respinto il ricorso di un lavoratore che aveva impugnato il licenziamento intimatogli per giusta
causa, contestando la sproporzione fra la condotta contestata e la gravit della sanzione.
Il Tribunale, in proposito, ha ritenuto sussistente la giusta causa di licenziamento, in quanto il
fatto contestato sussiste nella sua materialit, di gravit tale da giustificare ladozione della
massima sanzione disciplinare ed prevista nel codice disciplinare, quale fattispecie
sanzionabile con il licenziamento, la condanna ad una pena detentiva con sentenza passata in
giudicato per azioni commesse non in connessione con lo svolgimento del rapporto di lavoro.
Causa curata da Anna Maria Corna e Beatrice Ghiani

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OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE


A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella
LICENZIAMENTO DISCRIMINATORIO PER INVALIDIT SOPRAVVENUTA
Con sentenza n. 8248 del 16 aprile 2016 la Corte di Cassazione ha affermato che
discriminatorio il licenziamento intimato ad un dipendente dopo laccertamento della sua
condizione invalidante, con conseguente tutela reintegratoria. Nel caso di specie, il lavoratore
divenuto non vedente era stato licenziato perch inidoneo alla mansione: la Corte di Cassazione,
riformando la decisione della Corte territoriale, ha rilevato che il licenziamento discriminatorio,
poich determinato esclusivamente dalla sopravvenuta invalidit del lavoratore: infatti,
lincapacit di rendere la prestazione lavorativa non era stata correlata ad effettive disfunzioni
rilevate nello svolgimento dei compiti assegnati al lavoratore, bens alla sua condizione di
invalidit, che peraltro non gli aveva impedito di svolgere la sua attivit sino alla comunicazione
del recesso.
INQUADRAMENTO DIRIGENZIALE IN STRUTTURE COMPLESSE
Con sentenza n. 8888 del 4 maggio 2016 la Corte di Cassazione ha affermato che in unazienda
di grandi dimensioni un dipendente pu essere inquadrato come dirigente anche se non ha
poteri di spesa ed sottoposto ad altro dirigente. Nel caso in esame la Suprema Corte ha
affermato che, ai fini della qualifica dirigenziale, non rilevava la mancanza di poteri rappresentativi
in capo alla dipendente (preposta alla Direzione Acquisti) e la circostanza che ella dovesse
rispondere, a sua volta, ad un dirigente, essendo tipica delle strutture complesse la presenza di
pi livelli di controllo: il ruolo della dipendente poteva comunque essere ricondotto nellambito di
una struttura partecipe delle strategie di direzione aziendale, per quanto di minore rilevanza, e la
riprova della sua discrezionalit poteva essere rilevata dalla possibilit di scegliere gli omaggi da
distribuire alla clientela.
CONTROLLI DEL DATORE DI LAVORO E TEMPESTIVIT DELLA CONTESTAZIONE
DISCIPLINARE
Con sentenza n. 10069 del 17 maggio 2016 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il
licenziamento di un dipendente che, nel corso del tempo, aveva quasi raddoppiato (fittiziamente)
il rimborso delle spese di benzina. La Suprema Corte ha riformato la sentenza della Corte di
merito, rilevando che il dipendente non pu pensare di aver acquisito nel tempo una sorta di
benefit, non spettante, contando sulla benevolenza del datore di lavoro; n - tantomeno - pu
rimproversarsi alla parte datoriale di non essere stata tempestiva nello scoprire tale
comportamento illecito. In particolare, la Suprema Corte ha affermato che il datore di lavoro ha il
potere, ma non lobbligo, di controllare in modo continuo ed assiduo i propri dipendenti al fine di
contestare immediatamente eventuali infrazioni: infatti, un obbligo siffatto non previsto da
alcuna norma di legge e non desumibile dai principi di correttezza e buona fede di cui agli artt.
1175 e 1375 cod. civ., in quanto, altrimenti, si negherebbe in radice il carattere fiduciario del
rapporto di lavoro subordinato, che implica che il datore di lavoro normalmente conti sulla
correttezza del proprio dipendente, ossia che faccia affidamento sul fatto che egli rispetti i propri
doveri anche in assenza di assidui controlli.
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Civile, Commerciale,
Assicurativo
Agente monomandatario: costituisce giusta causa di recesso lo svolgimento di attivit per
conto di societ diversa dalla preponente
(Corte dAppello di Brescia, 11 aprile 2016)
Lagente monomandatario obbligato a svolgere la propria attivit esclusivamente in favore della
preponente e, pertanto, non autorizzato ad espletare, in parallelo, ulteriori attivit lavorative, anche
non concorrenziali, nellinteresse di altri soggetti, n - tantomeno - pu coinvolgere, nello svolgimento
di dette attivit, altri agenti della preponente, facenti parte del suo team.
Lo ha ribadito la Corte dAppello di Brescia, rigettando il ricorso proposto da un agente avverso la
sentenza del Tribunale di Brescia, che aveva dichiarato la legittimit del recesso per giusta causa
intimato nei suoi confronti dalla preponente.
Nel caso di specie, lagente monomandatario, approfittando del suo ruolo di zone manager, aveva
indotto i propri collaboratori - anchessi agenti della preponente - ad effettuare, in modo parallelo alla
vendita dei prodotti e dei servizi oggetto del mandato di agenzia, la vendita di prodotti e servizi
commercializzati da altra societ, sfruttando il contatto commerciale con i clienti della preponente
stessa.
In sostanza, si era trattato di far leva sulla notoriet del marchio di questultima o, quantomeno, di
generare confusione di marchi e di attivit, approfittando del database della preponente, della relativa
comunicazione pubblicitaria, strategia commerciale e rete di vendita, per ottenere un incontro con i
clienti, durante il quale proporre dei servizi che finivano per apparire, ai pi, come provenienti dalla
stessa preponente e facenti parti del ventaglio di servizi da essa offerti.
Inoltre, nel caso in esame, il comportamento dellagente era risultato, se possibile, ancora pi grave,
in quanto finalizzato ad ottenere un proprio tornaconto personale/famigliare, considerato che i
prodotti e i servizi offerti, tramite gli agenti del suo team, ai clienti della preponente erano erogati da
una societ che faceva capo al coniuge.
Tale comportamento aveva violato in modo inequivoco i doveri di esclusivit del mandato, di non
concorrenza, di correttezza, lealt e buona fede nellesecuzione del mandato di agenzia e, pertanto,
era idoneo a ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario e, quindi, a costituire giusta causa di recesso.
Causa seguita da Luca Peron e Tiziano Feriani

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ASSICURAZIONI, LOCAZIONI,
RESPONSABILIT
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

CLAUSOLA CLAIMS
MADE

RECESSO DAL
CONTRATTO DI
ASSICURAZIONE

LIQUIDAZIONE DEL
DANNO

TRA LE NOSTRE
SENTENZE

TRIBUNALE DI TERAMO,
SEZIONE LAVORO,
SENTENZA DEL

21 APRILE

2016

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Nel contratto di assicurazione della responsabilit civile, la cd. clausola claims


made mista o impura - che subordina la copertura assicurativa al verificarsi
dellillecito e/o della richiesta risarcitoria in determinati e preventivati periodi di
tempo - non vessatoria ma pu essere dichiarata nulla per difetto di
meritevolezza ovvero, nellapplicabilit del d.lgs. n. 206 del 2005, se determini un
significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi contrattuali ai danni del
consumatore.
(Corte di Cassazione, Sezioni Unite, 6 maggio 2016, N. 9140)
valido ed efficace il recesso dell'assicurato da un contratto di assicurazione
pluriennale, avvenuto ai sensi dell'art. 5, comma 4, del decreto-legge 31 gennaio
2007, n. 7 (decreto Bersani), e perfezionatosi prima dell'entrata in vigore delle
modifiche apportate dalla legge di conversione.
(Corte di Cassazione civile, sez. III, 10 maggio 2016, n. 9386)
In tema di c.d. tabelle milanesi di liquidazione del danno, qualora dopo la
deliberazione della decisione e prima della sua pubblicazione, sia intervenuta una
loro variazione, deve escludersi che l'organo deliberante abbia l'obbligo di
riconvocarsi e di procedere ad una nuova operazione di liquidazione del danno in
base alle nuove tabelle, in quanto la modifica delle tabelle non integra uno jus
superveniens n in via diretta n in quanto dette tabelle assumano rilievo, ai sensi
dell'art. 1226 c.c., come parametri doverosi per la valutazione equitativa del
danno non patrimoniale alla persona.
(Corte di Cassazione civile, sez. III, 10 maggio 2016, n. 9367)
Lattivit di promozione degli affari esaurisce lattivit dellagente commerciale,
ma non quella dellagente di assicurazione, il quale, una volta concluso il
contratto, non pu disinteressarsene, ma deve seguire le vicende del rapporto
assicurativo, svolgendo unattivit ulteriore, e non meno importante, che da un
lato implica una organizzazione imprenditoriale dotata di una certa struttura,
dallaltro un rapporto di particolare fiducia con limpresa di assicurazione per la
delicatezza del servizio. Questa ulteriore attivit differenzia in modo ancora pi
marcato lagente di assicurazione dallagente commerciale e lo qualifica non gi
come un intermediario nella circolazione di beni, ma piuttosto come un
prestatore di servizi. Cos inquadrata la figura dellagente assicurativo,
rappresenta giusta causa di recesso della preponente linadempimento, da parte
dellagente, dellobbligo di difendere il portafoglio agenziale, concretatosi in una
programmata violazione di obblighi contrattuali a beneficio di impresa
concorrente, anzich in un semplice difetto di produzione (nella fattispecie, era
emerso che un cospicuo numero di polizze in portafoglio dellagenzia era stato
annullato e che vi era stata una anomala migrazione di clientela dallagenzia in
questione ad altra agenzia di Compagnia concorrente, gestita dal figlio
dellagente). Causa seguita da Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
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IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera
RESPONSABILIT DELLE AGENZIE DI RATING, QUANDO TROPPO DIRITTI
PREGIUDICANO IL DIRITTO
La aleatoriet dei mercati finanziari, peraltro sempre pi condizionati da prodotti e strumenti sofisticati,
induce gli investitori (istituzionali e non), a porre maggiore attenzione a tutti gli indici e suggerimenti che
possono fornire elementi di valutazione inerenti laffidamento e solvibilit di un determinato soggetto o
prodotto. Per tale ragione, a fronte di taluni importanti e negativi avvenimenti che hanno caratterizzato il
mondo finanziario negli ultimi anni (uno per tutti il fallimento della Lehman Brothers), sono state avviate
iniziative giudiziarie (non solo in Italia), nei confronti delle cosiddette societ di rating, in diverso modo
ritenute coinvolte.
Si tratta di azioni promosse da investitori, aventi ad oggetto la lamentata responsabilit di dette societ
(in special modo sotto il profilo della responsabilit extracontrattuale), sul presupposto che lacquisto di
obbligazioni/azioni (poi divenute carta straccia) sarebbe avvenuto sulla base di errate informative
diffuse dalla societ di rating.
Tra le pi recenti pronunce in argomento, si riporta quella del Tribunale di Roma del 27 marzo 2015,
nellambito di una causa contro talune societ specializzate nel settore. Pi precisamente gli investitori
hanno chiesto la condanna (in solido) di dette societ al risarcimento del danno per condotta colposa,
danno commisurato alle somme versate da ciascuno per lacquisto di obbligazioni Lehman. Secondo la
prospettazione degli attori, linesatta valutazione delle agenzie avrebbe indotto gli investitori ad
acquistare titoli di debito di una banca ritenuta dalle stesse agenzie solvibile; mentre al contrario (a causa
delle condizioni dellistituto) detti titoli erano risultati alla stregua dei cosiddetti titoli spazzatura, con
conseguente perdita dellinvestimento.
Il Tribunale, richiamando la normativa anche europea in vigore allepoca, ha innanzitutto ritenuto non
condivisibile lorientamento assunto in talune precedenti sentenze, secondo cui le valutazioni delle
agenzie di rating (in quanto da considerarsi alla stregua di meri pareri sullaffidabilit creditizia di un
determinato soggetto o di un particolare prodotto finanziario) costituirebbero semplici opinioni e, come
tali, non sarebbero passibili di essere classificate errate sulla base di dati oggettivi (essendo paragonabili
alla stregua di meri commenti giornalistici). Al contrario per il Tribunale di Roma si ritiene, in linea
generale, che le agenzie di rating svolgano vera e propria attivit di natura professionale, che implica
lesistenza di regole standard elaborate dalla prassi, codificate dalle stesse agenzie e prese in
considerazione dal legislatore comunitario. Ad esempio nel Regolamento CE n.1060 del 2009
espressamente affermato che i rating del credito hanno un significativo impatto sulla fiducia degli
investitori e dei consumatori. Quindi linvestitore confida direttamente nellesattezza ed affidabilit del
rating emesso dallagenzia; ne consegue che, in base a questo giudizio, pu assumere la decisione di
investire il proprio capitale in titoli e prodotti valutati in modo positivo. Pertanto, se detti giudizi risultano
errati, ci pu determinare una perdita del capitale investito ed un ulteriore danno derivante dal mancato
investimento in altri titoli maggiormente remunerativi.
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In questo contesto potrebbe, dunque, essere rilevata una responsabilit di dette agenzie, in quanto la
loro attivit determina una lesione della libert contrattuale dellinvestitore, che sarebbe condizionata e
alterata dalla circostanza che il medesimo confidava nella correttezza e professionalit del giudizio
emesso. Si tratta di una responsabilit extracontrattuale la quale, in linea generale, impone lesistenza:
della colpa o del dolo; di un danno ingiusto; nonch del nesso di casualit tra condotta e danno.
Tuttavia grava sullinvestitore/attore lonere probatorio circa la sussistenza di tutti detti elementi.
Ed proprio su tale aspetto probatorio che la sentenza del Tribunale ha imposto il rispetto di rigorosi
obblighi. Infatti, nel caso di specie (in assenza di allegazioni su una condotta dolosa), la colpa stata
esclusa a fronte degli elementi di prova forniti dagli investitori che, sinteticamente, erano costituiti da
articoli di giornale e report di esperti finanziari secondo cui, prima ovviamente degli investimenti effettuati
da chi aveva promosso lazione, vi sarebbero stati elementi che avrebbero reso manifeste le difficolt
della Lehman Brothers e che - in quanto tali - avrebbero dovuto essere conosciuti e valutati dalle agenzie
di rating.
In merito a tale profilo, invece, nella sentenza in esame sono stati ritenuti insufficienti questi elementi,
poich lesistenza della negligenza in capo alla societ imponeva di indicare tutti gli elementi conosciuti
o comunque conoscibili dalle societ di rating ed allegare le metodologie ricostruttive alternative a quelle
utilizzate dalla parte, ovvero indicare puntualmente gli errori di valutazione (intesi come difformit dagli
standard e dalle metodologie codificate) in cui la societ sarebbe incorsa. Nella vicenda trattata il
Tribunale ha concluso che gli investitori non avrebbero fornito detta prova, cos come sarebbe stata
carente la dimostrazione del nesso eziologico tra lemissione del rating e la condotta degli attori in merito
allacquisto dei titoli, con conseguente rigetto delle domande.
Nelle more del giudizio, in sede europea, stato emesso il Regolamento UE n. 462/13 che, allart. 35
bis, ha introdotto disposizioni che avrebbero il fine di armonizzare le regole dei diversi Paesi membri in
materia di responsabilit extracontrattuale delle agenzie di rating.
Tale Regolamento, non applicato dal Tribunale in quanto successivo, prevede tuttavia che solo in
presenza di determinate violazioni - per dolo o colpa grave - delle disposizioni contenute nellAllegato III
del Regolamento ed a condizione che dette violazioni abbiano inciso sul rating del credito, potrebbe
essere delineata una fattispecie di responsabilit dellagenzia di rating per il risarcimento dei danni subiti.
Tuttavia, anche in questo caso, lattore tenuto a fornire elementi precisi a dimostrazione (fra gli altri ): (i)
che la Societ abbia violato le previsioni di cui allAllegato III del Regolamento; (ii) dellimpatto di tale
violazione sul rating emesso in ordine ad un determinato credito, o titolo o obbligazione; (iii) di aver
ragionevolmente riposto affidamento (in base alle norme o con la dovuta diligenza) alla valutazione di
rating per assumere la decisione di investire, detenere o cedere uno strumento finanziario oggetto del
rating del credito.
Peraltro, su questo ultimo punto, diversa sar la posizione dellinvestitore istituzionale rispetto a quella
dellinvestitore non professionale. Da quanto precede emerge che la nuova disciplina europea (almeno
su questo aspetto) restringe ulteriormente le possibilit di intervento degli investitori, in quanto: (i) limita
lazione ai soli comportamenti posti in essere intenzionalmente o con colpa grave (escludendo, quindi, di
dare rilevanza ad ulteriori graduazioni della colpa) ; (ii) inoltre considera rilevanti solo quei comportamenti
delle agenzie di rating che integrino il mancato rispetto degli obblighi imposti nel citato Allegato III del
Regolamento.
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Si tratta, tuttavia, di obblighi legati soprattutto alla disciplina organizzativa delle aziende; a situazioni di
conflitto di interessi; e/o connesse alla violazione di norme riguardanti rapporti con le Autorit di vigilanza,
nonch obblighi di informativa. In sintesi ci si riferisce allinosservanza di regole attinenti ad aspetti
procedurali e di informazione che impongono determinati comportamenti nei rapporti con terzi e con le
autorit di vigilanza. In tal modo, per, si esclude di dare rilevanza ad altri fattori pi prettamente tecnico
sostanziali, ad esempio lerrato utilizzo di modelli per la elaborazione di giudizi di valutazione e/o la non
considerazione e/o lerrata interpretazione di rilevanti fattori economici.
In conclusione, la nuova disciplina di cui al citato art.35 bis Reg. UE 462/2013 condiziona in modo non
irrilevante le possibilit di ottenere laccertamento di una eventuale responsabilit, conseguente a
perdite eventualmente subite a causa di errori dellagenzia di rating.
Inoltre, le interferenze tra la normativa europea e quella nazionale, potranno creare conflitti di leggi e
giurisdizioni, cos da rendere pi complesso il processo valutativo del Giudice, che dovr tenere in
considerazione, per alcuni aspetti, quanto previsto dal citato art. 35 bis del Regolamento UE 462/13 e,
per altri, la legge nazionale.
Le conseguenze di tutto ci sono facilmente immaginabili.

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Eventi
Perugia, 9 - 11 Giugno 2016, 10 Giugno 2016, ore 11.45
Convegno nazionale AGI: Le nuove frontiere del lavoro
Un anno di Jobs Act. Il mestiere del giuslavorista ai tempi del Jobs Act.

Relatore: Giacinto Favalli

ARCHIVIO EVENTI

Parma, 19Maggio 2016


Convegno Unione Parmense degli Industriali: Modalit di risoluzione del rapporto di lavoro e
criticit
Relatori: Stefano Beretta, Giorgio Molteni, Marina Olgiati, Luca Peron
Trento, 5 Maggio 2016
Seminario Confindustria
Trento: La nuova disciplina
dei controlli a distanza.
Profiligiuslavoristici e
risvolti ai fini privacy.
Relatori: Giacinto Favalli,
Barbara Fumai

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Rassegna Stampa
DIRITTO24 Il Sole 24 Ore:23/5/2016
Responsabilit delle Agenzie di rating, quando troppi diritti pregiudicano il diritto

di Vittorio Provera

Gazzetta di Parma: 20/5/2016


Jobs Act, le dimissioni devono essere online

DIRITTO24 Il Sole 24 Ore:19/5/2016


Impugnazione del trasferimento ex art. 700 cpc. Il lavoratore deve dimostrare il periculum in mora,
che non in re ipsa

di Tommaso Targa

DIRITTO24 Il Sole 24 Ore:16/5/2016


Infermiera somministra un farmaco sbagliato: licenziabile anche se il danno al paziente solo
potenziale

di Marina Olgiati e Francesco Torniamenti

DIRITTO24 Il Sole 24 Ore:13/5/2016


Prorogata la CIGS per cessazione di attivit

di Damiana Lesce

DIRITTO24 Il Sole 24 Ore:12/5/2016


Condizioni di validit del patto di non concorrenza post contrattuale

di Tommaso Targa

DIRITTO24 Il Sole 24 Ore:9/5/2016


Agente monomandatario: costituisce giusta causa di recesso lo svolgimento di attivit per conto di
societ diversa dalla preponente

di Luca Peron e Tiziano Feriani

Newsletter 7:24 Il Sole 24 Ore: 5/5/2016


DIRITTO24 Il Sole 24 Ore:4/5/2016
Determinazione dellorganico ai fini della disciplina sul trasferimento di ramo dazienda

di Anna Maria Corna e Beatrice Ghiani

Il Piccolo: 29/4/2016
Un convegno su lavoro e contratto

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