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LA CERAMICA DI NAXOS DALL’VIII AL VII SECOLO a.C." STORIA DEGLI STUDI La ceramica cicladica di stile geometrico e orientalizzante non é mai stata oggetto di sistemati- che trattazioni, che ne spiegassero i complessi sviluppi formali, tipologici e stilistici. Infatti, fatta eccezione degli studi pionieristici di Wide, Dragendorff e Pfuhl’, che considerarono euboica buona parte della produzione ceramica cicladica di VIII e VII secolo*, ¢ delle indagini di Dugas’, soltanto la ceramica geometrica e orientalizzante di Thera ricevette una esauriente classificazione tipologi cae stilstica’. Payne’, negli anni venti del secolo scorso, riusci tuttavia ad individuare una fabbrica ceramica nel cuore dell"arcipelago, le cui fasi stilistiche abbracciano un arco di tempo considerevo- 1e, dall’VHII al VII secolo (alla fase orientalizzante appartiene infatti il noto gruppo di anfore di “Leida-Parigi-Stoccolma”) e il cui stile € ancora oggi conosciuto come ‘lineare insulare’. Fra il 1934 ¢ il 1935 vengono pubblicati i risultati degli studi di Dugas ¢ Rhomaios sulla ceramica insu- lare geometrica ¢ orientalizzante rinvenuta negli strati arcaici dell'Artemision di Delos e nella fossa i purificazione di Renea’, messa in luce nell"agosto del 1898 da D. Stavropoulos, al tempo Eforo delle Cicladi. I materiali ceramici vengono ordinati in quattro gruppi: A e B per lo stile geometrico, CeD peril cosiddetto ‘orientalizzante non melio’. Gli esemplari del gruppo A, caratterizzati gene- ralmente dalla mancanza dell’ingubbiatura, vengono ripartii in sei sottogruppi: Aa, Ab, Ac, Ad, Ae ed Af, allo scopo di evidenziare un ipotetico sviluppo decorativo da formulazioni sobrie, sintetiche ed elementari ~ costituite semplicemente da losanghe, meandri, zig-zag, cerchi semicerchi con- centrici (Aa e in parte Ab’) -, fino a forme sempre piti complesse, ben riconoscibili nei gruppi Ac, i chiara influenza atticizzante, ¢ Ad, che mostra invece di appartenere gia al periodo subgeometti- 0, per la presenza del cavallo alato e delle protomi equine ¢ leonine’. I vasi del gruppo B (pubbli- cati nel volume Délos XV), caratterizzati invece dalla presenza dellingubbiatura ~ generalmente di colore bianco giallastro 0 marrone chiaro —, sono anch’essi ordinati in sottogruppi: Ba, Bb e Be. Trascurando il gruppo Ba, cui appartengono i vasi geometrici del cosiddetto ‘stile di Thera”, si pud 1 presente lavoro é una sines della mia tex i specializa ione discussa presso U'Universit di Pisa (relatore Profsa M, Massa) nell'aprile del 2008. Alla Profssa M. Massa e al Prof. M.Paolet,che hanno sostenuo € incoraggiato le mie ricerche, vanno i miei primi e pli sent rin Ringrazio inolve i! Pro. E. Greco per aver accolto questo artcolo nella rivista della scuota da I lea profssa Nota Kourou per la sua strardinaria disponbili a prof ssa Md. Cesare, la prof.ssa M.C. Monaco | dotori N. Cue M.D'deumio, fa dota V.Lenuzza per oro precios sugse rimenti. Un forte ringrasiamento va inolie a Mme K Christoph della Fotoeca dell Ecole Francaise d'Athenes ¢ tute le persone che mi sono st anak Stamoulis-Perfet peri piace Wine 18973, 195-197; DraceNoOnrF 1903, 198 ss: PUK 1Sdtene LXXXI, sere Ul, 6, Tomo I. 2006, 219-266 1903, 183-193, Le date si intendono avanti Crist, trae dove non specif ato altrimenti, Sotolineo inolre che, per non appesanire ulteriorment i testa, iriferimentbibliogrficiseranno appor- tai solo dove siano indispenabil e dove rtenuto opportune Ducas 1925, Cf. anche Poutsen - Ducas 1911, 350-422. Deacenpons® 1903, 13355; Ducas 1925, 155 AYN 1926, 202-212 Pave 1926, 204-208 (tay, IX-X). ‘Ducas - Rionalos 1934 e Ducas 1935, Con il gruppo Ab fanno a loro comparsa due fattori nuovi Ja ruoae la figura animale ‘Ometo i gruppi Ae e Af il primo compost esclusivamen- te da skyphoie antharo, il secondo, il cut apparao ornamen tale segue i motii sisi dei gruppi precedent, da pitt Daacenoorer 1903, 133; Duaks 1925, 155, ALESSIA PERFETT generalmente assistere per gli altri due alla comparsa di elementi nuovi, sia nell'apparato omamen- tale e accessorio — come per esempio la serie di *S’ sul collo delle anfore (Bb11 ¢ Bb4), a treccia (8620, Bb28) e il rosone a sei petali -, sia nell’apparato figurativo, che offre singolari rappresenta- Zioni di cavalli e capre aflrontate, di derivazione euboico-attica (cf. Tavy. II-V). La prosecuzione formale e stilistica dei gruppi Bb e Bc (Délos XV) si coglie nei vasi ordinati da Dugas e Rhomaios nel gruppo orientalizzante B (gruppo araldico Ba: Délos XVI), dove trovano posto motivi curvili- nei (trecce, spirali) e vegetali (dal rosone semplice ai bouquets floreali: cf. Tavv. VI- IX), fino alle dinamiche e articolate rappresentazioni animali e umane del gruppo Be, come la serie di protomi femminili, la potnia theron (Bc19 e forse Bc2) ¢ la probabile consegna delle armi di Teti al figlio ‘Achille (Be19). La presenza di un gruppo orientalizzante Ba (pubblicato nel volume Délos XVI) rende a dir poco complicata questa lettura, dal momento che ci troviamo di fronte ad una fase tardo- geometrica individuata nei gruppi Bb Be (pubblicata nel volume Délos XV) e una fase orientaliz~ zante identificata nei gruppi Ba, Bb e Be (pubblicata nel volume Délos XVI). Questa incongruen- za credo sia nata dal desiderio dei due studiosi di trovare una sorta di collegamento stilistico e for- ‘male all’interno dell'intricato ¢ lacunoso materiale ceramico a loro disposizione, utilizzando la stes~ sa lettera (B) sia per i gruppi tardo-geometrici (Bb e Bc) sia per quelli orientalizzanti (Ba-Bb-Be). Per questo motivo, allo scopo di rendere la presente lettura comprensibile e chiara, pur utilizeando Ja terminologia adottata da Dugas e Rhomaios (ed ancora oggi ahimé in uso!), presenterd di volta in volta i singoli vasi ¢ frammenti ceramici accompagnati dal volume di riferimento, precisando sin dda ora che in Délos XV sono raecolti vasi geometrici e tardo-geometrici mentre in Délos XVII quel- Ii orientalizzanti, I vasi del gruppo C, pubblicati nel volume Délos XVI (quindi appartenenti alla fase orientalizzante cicladica) si distinguono invece per la forte incidenza dell’elemento curvilineo e vegetale (spirale, doppia spirale, bouguets floreali, palmette e fiori di loto), che diventa insisten- te, ridondante ed eccessivo nella serie D, caratterizzata inoltre da serie di protomi leonine ed uccel- Ii (a cresta drizzata e becco ricurvo ~ gallo? — 0 a capo arrotondato e becco lungo)' ‘Nuove sistemazioni stilistiche e cronologiche vengono intanto tentate da Buschor, Karouzos ¢ Brock", grazie soprattutto ad una serie di scavi archeologici e campagne di ricognizione topografi- ca nelle isole di Siphnos, Naxos ¢ Paros, dove vengono localizzate le fabbriche dello stile lineare insulare, Karouzos in particolar modo, grazie al rinvenimento a Naxos della ben nota anfora di [Afrodite, collocd nell'isola le fabbriche dell’ intero gruppo orientalizzante B (Délos XVI)”. Gli studi della Bocei e di Strom non tradirono affatto tale orientamento, anzi confermarono una volta per tutte la centralita di Paros e di Naxos nella formazione e nello sviluppo tecnico e stilistico rispettivamente della ceramica di stile lineare insulare e dei vasi del gruppo orientalizzante B'". Soltanto Kontoleon, ‘econ lui Lebessi, Walter-Karydi e Lambrinoudakis", espressero qualche perplessiti, avallando a ‘Naxos la paternita degli stili in questione. Né & un caso infatti che, per la prima volta, oltre alle ben note ragioni tecniche e stilistiche, venne affrontato anche il problema della contestualizzazione sto~ rica della ceramica cicladica, della egemonia economica e culturale di Naxos ¢ dei rapporti con le vicine isole dell'arcipelago, da cui provengono diversi frammenti ceramici. Il filone ‘pario’ dello stile lineare insulare viene nel frattempo continuato da Cook e Boardman", mentre Naxos continua a rimanere il centro produttivo dei vasi del gruppo Bb, Be (Délos XV) ¢ Ba (detto anche gruppo aral- dico: Délos XVID. La recente monografia di F. S. KnauB sullo stile lineare insulare attribuisce ad officine nassie la sua origine e formazione” mediante confronti tecnici ¢ stilistci con le serie cera- iche prodotte nell’isola nella prima eta arcaica. I vasi, prevalentemente anfore, sono raggruppati " KonTOLEON 1958, 136- 137; 1960, 258- 262; 1970, 73s; ignifleativo anche quel che rimane della decorazione di Lesesst 1967, 112-132; Watre-Kaevot 1972, 386- 421 ‘composta da spiral inteciate dspost in ira, intercalate da linguetee losinghe quadrettate (DUGAS 1935, 37, fig 9). = Buscuon 1929, 142- 163; Kanouzos 1937, 166- 197 ‘Brock - Mackworr 1949, 192. ‘Karouzes affianed all’ anfora di Affodite anche le afore Cit e Be, non eschudendo una possible parentela con il Sammento Bbl (Délos XVI) ¢ con Voinochoe di Cuma (Knauss 1997, ta. 180), ™ Bcc! 1962 e Staos 1962, 221-278, (Walter-Karydituttaviapensa alla concorrenza di pi atliors fe, quind, pit Iuoghi di produzione, vista datronde ta com plesstie eterogeneit del material in questione). Degno di nota ¢invece Io studio di LananiwouDaxs (1989, 165-175) che offre una esauriente trattazione dell ceramica nassia di Ville VI secoo, basata anche sulle analisi delle agile. * Cook 1992',100; BoaroMAn 1998, 111 © Kauss 1997. CERAMICA DI NAXOS DALL’VIII AL VII SECOLO A.C. secondo tre fasi stilistiche": da una decorazione puramente geometrica (Al- A16), con una forte predilezione per l’elemento lineare e il motivo a ‘tappeto’ e per le rappresentazioni di uccelli dipin- 4 silhouette oppure con il corpo campito a tratteggio, si passa (A17- K1) a motivi curvilinei e a Tappresentazioni pit articolate dove, accanto agli uccelli,trovano posto cavallie leoni, a volte aral- dici e contrapposti, come nel caso dell’anfora A32 (Tav. Xla). La terza fase é quella forse meglio ‘onosciuta: presenta figure pit agile slanciate con una resa scrupolosa dei dettagli anatomici, come appare chiaro nei vasi del gruppo di ‘Leida, Parigi e Stoccolma’. I rapport stilistici e decorativi con i vasi nassi pubblicati da Dugas e Rhomaios rendono secondo lautrice ancor pitt probabile I'attri- bbuzione del!’atelier a Naxos anziché a Paros, come d’altronde sembrano confermare le recenti ana- lisi archeometriche, condotte dalla ‘Recherche Coopérative sur Programme du CNRS’, sotto la dire- Zione di Jones e Boardman, ¢ portate avanti da un autorevole gruppo di ricerca formato da Gautier, Etienne, Picon e Villard, in collaborazione con Zaphiropoulou, Lambrinoudakis e Salviat”. In realta si tratta di risultati ancora in fieri, come mostrano daltronde le innumerevoli contraddizioni tra gli siti ottenuti attraverso i confronti tecnici e stilistici e quelli di tipo quantitativo™, giustificabili o ammettendo che non é stata trovata ancora un’assoluta distinzione tra argille parie e nassie oppure che le fortssime relazioni sociali e cultural fra le due isole siano alla base di una koiné stilistica, ancor pit viva nel periodo orientalizzante e antecedente al conflitto che avrebbe segnato la fine del- Pegemonia nassia e I'inizio di quella paria, di cui si parlera in seguito”: LE FABBRICHE NASSIE DAL PERIODO PROTOGFOMETRICO AL PERIODO MEDIO GEOMETRICO (MG Ie IN, | pit antichi insediamenti a Naxos risalgono al periodo neolitico (Grotta), anche se soltanto a partire dall’ Antico Cicladico (EC I) si hanno testimonianze sicure di un abitato, dimostrato dalla presenza di tratti di mura lunghe e possenti. Nei periodi successivi (Cicladico Medio e Recente) I'i- sola entra nell’orbita cretese, mentre con il Tardo Cicladico (1400-1100) é attestata una nuova fio- ritura economica, artistica e culturale, comprovata dall’estensione dell'abitato di Grotta e dal mate- riale proveniente dalla necropoli di Aplomata. Il periodo che va dal Submiceneo all’ Antico Protogeometico, attualmente poco indagato, desta qualche perplessiti, nonostante si suppongano anche per Naxos quei cambiamenti culturali e socio- economici accertati per il resto della penisola sgreca € soprattutto ad Atene” Leta del ferro si presenta al contrario particolarmente rica ¢ feconda, anche se le indagini appaiono condizionate sia dalla geo-morfologia della costa nord-occidentale, dove é concentrato il ‘maggior numero di insediamenti (I'abitato di Grotta per esempio é per met sommerso dal mare!), sia dalla mancanza di informazioni stratigrafiche relative ai livelli archeologici della prima eta arcai- ca, dal momento che gli scavi sono stati per lo pid frutto di attivita di emergenza, determinate dallo "Una sudvisione simile si rova anche in Stow 1962, 222 " DaLonoevite - RouGeMonr 1993, Ricoriamo che anal si chimiche e petrografiche erano state condate anche da Jones, f. Jones 1986, 643 8, TI gruppo Ad, per esempio, che le analisiarcheometrche hanno atribuito & Naxos, & infu allorgine det cosiddetto stile orientlizzane ‘melio', che le pit recent analisi hanno atrbuito a Paros; nelo stesso tempo la serie “melia’potrebbe essere stata influenzata da una eronologicamente parallela © Stilsticamente affine, di origin nassia (vasi“meli-deli” da Renea?), di poco antecedent, e quingi font di isprazion sit dela ceramica “melia’ da Pars sia di quella nota come “pseu ‘do mela’ da Thasos. 1 problema relative ai centri di produzione dela ceramica Gicladica orienalizzante viene’ affrontato Zaphiropoulow nella recente monografia sulla ceramica melia"proveniente da Renea, prodota forse a Naxos (sla base dei rsutat otenuiatraverso le analisi archeometihe) anche da ma silisticamente affine a quelle cosiddetta ‘para’ (Zaruiworoutou 2003, 7-18), Nonostante la vastit dell’opera e iligore scientifico con il quale é stata portata avanti la icer- a, bisogna tuttaviapremetee che ancora non sono state rag giunte conclusion soddsfacenti in merito esi preferisce mot re lenumerosecontraddizion’ricorrendo al fatto che Naxos, ‘pouvat fort bien faire venir & Delos, ote ses sculptures en ‘arbre, de la tere de potier naxienne pour la fabrication 4’ frandes en matériau plus humble”, ipotesi senza dubbio inte ressante, ma difficile da dimostrare (ZaPimRo®ouLoU 2003, 10), Mi ciferisco in partcolar modo alla comparsa delle tombe cist del rtuale della cremazione, nonché al rtorn delle comuniti elleiche a qualche forms di economia pastorale 0 omadismo, che spiegherebbe in parte la regessione econo- mica culture della prima etd del ferro (SwooGRASS 1994, 198 $5. € 175 ss; Lesos 2002, 191 ss). ALESSIA PERFETT sviluppo urbanistico dell’isola. La presenza di ceramica locale protogeometrica, datata a partire GallEPG, resta comunque paradigmatica, poiché rivela una dinamicita culturale sorprendente, soprattutto se confrontata alle atre isole dell’arcipelago (Andros, Tenos, Melos e Thera per esem- pio), dove officine locali compaiono soltanto a partie dal LPG. L’analisi delle forme ¢ dell’appara- to decorativo (linee ondulate, cerchi concentrici, semicerchi penduli e triangoli campiti a tratteggio) ‘denota tuttavia una forte dipendenza tecnica e stilistica dalla ceramica attica ed euboica, ¢ in diver- si casi, chiare reminiscenze del sostrato culturale locale tardo e submiceneo. Le forme pi sono l'anfora, il cratere, il cratere ‘anforoide’, associato a prototipi di Lefkandi, l'oinochoe triloba- ta, lo skyphos a cerchi concentrici, le coppe, le tazze ¢ la lekythos, esemplata su tipologie attiche dell’ EPG e del MPG. Degni di interesse sono inoltre alcuni frammenti ceramici completati da bande a rilievo, conosciuti anche a Paros ¢ in Eubea, mentre I'uso costante dei mamelons, applicati sulla spalla dei vasi, riconduce ancora una volta al sostrato culturale locale submiceneo. Con il periodo antico e medio geometrico le influenze attiche prendono definitivamente il sopravvento su quelle euboiche, sia per quanto riguarda l’aspetto morfologico sia per quanto riguar- da l’apparato decorativo. La ceramica recuperata, proveniente dalla necropoli meridionale (Aghia Paraskevi, Gymnasium e Aghia Theodossia) e settentrionale (Plithos, Grotta, Aplomata ¢ V'area di Platia Mitropoleos), presenta un'argilla micacea di colore giallo-oro, e una vernice generalmente scura pit! o meno lucente, simile a quella applicata sui vasi attici™. Qualche problema desta invece la presenza dell’ingubbiatura, attestata gid nel protogeometrico, che pud essere essenzialmente di due colori: bianco-giallastra”, testimoniata sin dall’EG e per tutta la durata del MG e del LG (gran parte del gruppo Bb), oppure con sfumature rosate e marroni, di qualita superiore, documentata dal MG al LG negli ateliers che seguono gli stli atticizzanti e nel gruppo tardo-geometrico Be, stilist camente affine alla produzione dell’ergasterion del pittore di Cesnola”. Le scarse testimonianze sul momento di passaggio dallo stile PG all’ EG provengono essenzialmente da due tombe della necro- poli settentrionale, ovvero dalla tomba Mandilaras di Mesa Grotta ¢ dalla tomba LVII di Plithos” ‘Al momento del ritrovamento entrambe contenevano vasi di stile SPG e ceramica di stile atticiz~ zante, datata tra EG Ile MG 1, e rappresentano percid il momento di passaggio tra la tradizione pro- togeometrica, influenzata in parte anche dagli stili euboici, e quella geometrica, dominata esclusi- vamente dagli ateliers atticizzanti. La cosa é ancora pit evidente nella tomba LVI di Plithos che presenta skyphoi decorati a semicerchi penduli, di tradizione PG euboica, skyphoi interamente ver- niciati e vasi atticizzanti, che utilizzano repertori comuni all" EG e al MG I, mentre il corredo della tomba XXIV, di poco posteriore, presenta un tipo di ceramica di stile atticizzante, caratteristica della produzione antica e medio-geometrica nassia”. Infatti, come apparira chiaro tra poco, per tutta la durata dell'EG ¢ del MG I gli ergasteria locali mostrano un certo eclettismo nelle forme € nella decorazione, per cui sara facile trovare, su forme vascolari di tradizione protogeomettica locale o euboica, schemi decorativi pienamente aticizzanti; peculiarita quest'ultima ben riscontrabile nel- atelier di Haghia Theodossia™, datato intorno al MG I, chiaro esempio di connubio fra tradizioni 11 materiale protogeometrico e geometrico di Naxos pro- _cottua del vaso. KoUROU 1996, 173; KouRoU 1999, 88-89 viene per gran pare dalla necropoli meridional, comprenden- In definiiva il cosiddetto ‘stile atcizante si roa sia sui te T'area di Aghia Paraskevi, del Gymnasium e di Aghia Theodossia, seavate negli anni tenta del secolo scorso da Karouzos e Kontoleon edi cui si conosce una esauriente ta tazione curata da N. Kourou (Kourou 1999), e dt quella set- tentrionale, comprendente i sit di Plithos, Gro, Aplomata © area di Plaia Miropoleos (ef. ZariizorouLou 1983, 121- 136; Kourov 1992, 133, n, 10 e Kourou 1999, 133-139) % KonTOLEON 1961, 199; DAUX 1962, 863; WALTER KARYDI 1972, 387, ® Kounou 1999, 88 > Inizilment i pensava che color giallastro fossepreroga tiva dun secondo atelier, contemporano a quello che adopera va Pingubbiatra bianca (cf. la stessa Kounou 1992, 132, che Aistingueva ben cingue diferent teeniche di produzione). Le fnalischimiche hanno iavece dimostrato che le funatregial- Tasre sono dovute a differenze di temperatura al momento della ‘asi con ingubbiatura sia su quelli senza. La presenza 0 men0 elVingubbiatura durante i! Medio Geometrico rive inolre VVarfciosith della catalogazione della ceramica di Delos- Renea da parte di Dugas e Rhomaios, che nn avevano tent0 ‘conto del fatto che entrambe le teniche possono essere state ulizate simultaneamente. * ZaniiRoPOULOU 1983, 123s; Kourou 1992, 142-143 Kounov 1998, 98-99, Kourou 1992, 143: & possibile quind che gli stilt atic anti sano attestat a Naxos verso la ine dl SPG T, con forme © motivating dall'EG I atico, come mostrano diversi esem- plari a Naxos. Lo stesso diasi per un'anfra corpo panciuto ‘alto coll, provenient anhessa dalla tomb LT di Phibos, identica ad un esemplare del Ceramico © dtata al secondo ‘quarto del IX see, ZaPROPOULOU 1983, 123, fgg. 10 11 Kourou 1992, 131-183. Jocali, influssi aticizzanti , in qualche caso, argivo-peloponnesiaci. La produzione ceramica loca- le del MG Te If offre infatti una tale varieti di forme e decorazioni da far presumere —e non a torto « Pesistenza di pi ateliers. Troviamo infatti oinochoai globularie a bocca trilobata, lekythoi a pan- ia globulare (Tav. Ia), skyphoi e tazze monoansate a vasca semplice e a vasca profonda, di influen. 22 argivo-peloponnesiaca. Spiccano inoltre la brocca a pancia globulare (prachous) e gli amphori- shot ad anse vertical, forme, ricordiamolo, di tradizione protogeomeltrica euboica e locale (Tav. Ib). Appartengono alle prime diversi esemplari, provenienti dalla necropoli di Haghia Theodossia e dal Gymnasium, datati trail MG Ie Ie influenzati sia dalla tradizione protogeomettica euboica e cicla- dica, come dimostra I'accostamento tra una brocca nassia" ¢ una proveniente da Lefkandi (EG I)", sia da quella attica. Gli amphoriskoi invece sono di derivazione submicenea e protogeomettica, ma adottano, a partire dal MG I un motivo decorativo atticizzante, costtuto dal pannello posizionato {ungo il collo ¢ la spalla del vaso, che compare in Attica a partire dall’EG II e che resta uno dei mot vi decorativi principali, anche fuori dall”Attica, per tutto il periodo Medio Geometrico. La soprav- Vivenza di queste forme @ sintomatica, poiché dimostra il duplice atteggiamento degli ateliers nas- sii, da una parte vincolati dalle tradizioni locali, dall’altra fortemente stimolati nell’assimilazione dei nuovi schemi decorativi di chiara derivazione attica, Tl consolidamento degli sti tticizzanti_ a Naxos ¢ nelle isole dell’arcipelago si fa ancora pitt netto durante il MG Ie Il, come provano le produzione locali di belly-handled amphorae with con- centric circles metopae, del tutto simili, per forma e decorazione, a quelle coeve attiche, La forma vascolare é semplice. ma monumentale: le anfore sono slanciate, con corpo ovoidale e alto collo, mentre la decorazione consta di un meandro verticale sul collo e metope (due 0 tre) sul ventre, alP interno delle quali croci di vario tipo sono iscritte in un sistema di cerchi concentici. Le anfore di questo tipo compaiono ad Atene tra I'EG ¢ il MG I (anche se forma e decorazione sembrano risa. lire al periodo protogeometrico) e vengono utilizzate nella maggior parte dei come cinerari per cremazioni femminili di alto rango, come rivela I'esemplare della tomba dell’ Areopago™, cui appar- {iene uno dei corredi pit ricchi e interessanti di eta geometrica (EG II- MG 1), o quello provenien- te dalla tomba 41 del Ceramico, di medesima destinazione”, Nelle Cicladi produz oni locali di belly. handled amphorae with concentric circles metopae sono attestate a Melos, Thera e a Naxos, Anche 8 Creta (Knossos) ¢ possibile ipotizzare una produzione locale di anfore a cerchi concentrici. Ad una fabbrica melia appartengono le famose anfore geometriche di Monaco” cui viene aggiunto qualche frammento ancora inedito”” 4i carattere funerario, nonostante le circostanze di rinvenimento, ionalmente viene indicata la presenza di cenere © ossa mettano ulteriori precisazioni (solo occas ‘combuste all’interno dei vasi) di Vienna” e di Sevres", La destinazione dei vasi é ancora una volta fortuite o clandestine, non per- Lesemplare pitt interessante di Naxos @ stato anch’esso rinvenuto in circostanze singolari*, dal momento che, secondo il racconto di Kontoleon, I'anfora venne strappata dai flutti del mare sulla spiaggia di Grotta (Tay. Ic)". I vaso presenta le stesse caratteristiche tecniche della produzione cera- mica nassia di eti geometrica, argilla micacea e ingubbiatura bianco-giallastra®, mentre per forma ed Kounou 1999, 0 5 ®Popiast - CALLIGAS = SACKETT 1980, tav.t81, 23A! Kourou 1999, n° 8: a forma della broceatende coil tempo ‘8 diventae pil sella, almeno rispetto ali esemplai pi ant ¢hi, che presentano la pancia globular (Koumou 1992, fig. 1) ‘Questo straordinario connubio tra tpologie local edecoraio. 1 atche & estminato anche in KoUROU 2004, 79 ss CC. anche gi amphorishotrinvenuti nelle sepolture det Gymnasium (KOUROU 1999, 8.9, 94- 95, 201, an. 3-4, 201), che combinano clementi del Medio Geometrico Atco e di tra Aizione protogeometrica locale * Suiisow 1968, 77-116, tavw 18-33, (ca, 850). La biblio frafa in merito & stenminata, per gh anticoli pit recent ef Wruruey 1991, tay. 20 (EG W MGI); Cotostreaw 1996, 17e Kourou 1996, 706; Kourou 1997, $5 ss. In generale per le anfore di questo tipo cf. Kounou 2002, 74 ss razione si accosta ai prototipi atici delle belly-handled amphorae. Infati sulla pan del Koaten 1954, 235. 236, tv. 46; Wrrcey 1991, v.21 (EGIY MGN; KovRow 1997, 46, * Lunes 1952, 36-37, tay. 141, 1-2; Cotostaeaw 1968, tav.34€ 1996, 174 tav.2 Watren-Kanvor 19 tay. * Massout 1934, tay, 124 (n° 1419), * Kunze 1952, 53 s8.; CoLDstReam 1996, 168. Eprobabile che sano state fabbriate a Melos anche alcune anforerinve ute a Knossos e datateall'EG I, cf. CovostReam 1990, 26 fav. 6, an" Le 3, *Kowtoueow 1945-47, 1 553 Cotosteeam 1996, 171; ZarsimorouLov 2001, 19°20 (MG I, $50-800). KONTOLEON 1945-47, |, * KonTOLEON 1945-47, 2; cf. anche ZaPmRorOULOU 1983, 129 fig. 26, 390, ig 4; Covpstream 1996, 175, ‘vaso si trovano due metope con cerchi concentrici, con i separate tra loro da serie di chevrons a forma di “M” impilati vertical (di tipo doppio, comune in Att pletati da asterischi ai lati” mente (trigifi) € dalle ans AvessiA PERFETT quattro angoli campiti a tratt ) da file di “V" invertiti e catene di Tocanghe a tratiegeio. La decorazione é completata sul vente e sulla spalla da triangoli opposti riz. zontalmente (bipenni) linee vertical teggio, compreso tra fasci di tratti vertical necropoli seitentrionale di aenie di cerchi concentrici®, purtroppo in cattivo stato di conservazione. sopravwive anche nel periodo successivo, come per esempio rivela la somi- enienti da Delos, ovvero le anfore Ac2 (Tav-4d), ra a cerchi concentri glianza con alcuni esemplari tardo-geometrici prov Sul collo si tr ‘ova invece il meandro verticale, decorato a trat- _ A questo esemplare si accosta anche un'anfora della Plithos*, con due metope sulla pancia ¢ croci risparmiate iscritte in una Secondo Kontoleon I’anfo- com il meandro centrale affiancato da due rosette inquadrate nelle rispettive melons, © ‘Ac3, con anch’esso tardo-geometrico, con: tura bianco-giallastra. La decorazione meto stati gia all’inizio del 1 Ceramico di Atene* ive centrale affiancato da due sistemi di cerchi concentrici”, mente il gruppo B (Délos XV), divide sul piano tecnico la stessa qualita delf’argilla e Vingubbia~ pale a cerchi concentrici compare anche sui crater, atte. Xe del tutto simili per forma e decorazione ad esemplari rinvenuti nel Lo SVILUPPO DELLE FABBRICHE NASSIE DURANTE IL PERIODO TARDO GEOMETRICO: rorupri Be & Bc (Dézos XV) Fonti storiche ed evider archeologiche a confronto LVI secolo rappresenta per Naxos un momento di fort ascesa economica e culture, ben TCO, oseibile sia sotto il profilo puramente archeologico sia sotto quello storico ¢ Leteratios per esempio la fondazione della omonima colonia in Sic ia presenza nassia in Sicilia emerge infatti da testi Seppure poco menzionata nelle fonti leterarie, monianze quali il nome della colonia, euboico il contingente che approdd nell’isola, soprattutto la menzione da parte di cGy". La presenza di Dioniso, ingiustifics Ja presenza di un’iscrizione in alfabeto nassio” © Appiano del culto di Apollo Archegeta, definito “Nagtov tov con i suoi attributi, sulla monetazione pid antica della citA, risa- come prova ia, assieme ai Calcidesi di Eubea™. ‘ato se dovessimo considerare esclusivamente Jenteal VI secolo®, ¢ la menzione di n’altra colonia nassia in Sicilia, quella di “Kahhiatohos”®, ale pendici dell’Etna, potrebbero confermare la natura mista ¢ non esclusivamshie calcidese della a tenia nonostanteI'aspetto culturale rimanga ineonfutabilmente euboico-calcidese, come dedu- «Per iltip di decorazione of. KUNSCH 1998, i. 784i ipo €& perddatato al periodo LG. eeTranfora& accostata per la decorazione a taluni esempari atici, ¢ in modo paricolare all’anfora atica del Museo Nasional di Aten, n° 216 (KOuROU 1997, 48 5. fig. 7) se pamnaeoroutu 1983, 129-130, ig, 26€ 2001, 22-23, n° 3. “ Kuist 1998, 78¢ (AtIMG- LG). 3 aed (Duoas - RHOMAIOS 1934, 37, av. 18) € Ac 3 (DUCAS Rnowaios 1934, 37 ta. 19,3). gruppo Ac stato definito rio da Brock (1949, 75}, Coupstnean (1968, 176) € Kearouzos (1937, 190 $8); mentre nassio per KonTOLEON (1960, 258 ss) LEBes! (1967, 119), WatreR-Kanvos 1972, 389 e Knauss 1997, 144 © watren-Kanvor 1972, 390 ss. fgg. 3, 12-15 edt della fndazione di Naxos (735-4) si cava da quela di Siracusa, fondta un anno dopo da Archi di Crit, tot storici tttavia sostengono che la prima fondazione MEIN sia molto pi ania, almeno di un ventenio.Tusiide PEs 1) attic infat la fondazione dt Naxos esclusive- (oat Calcidesi di Eubea, mente Ellanico (ap. ST. BY25 uals’; Menace 1992, 684 ed foro (ap. St 6, 2.2) pa Immo ai una colonia di tipo misto (Eforo: Yoni; Ellanio: Nasi) > Ligeriione voiva, in cui menzionata la dea della gue nyo, presenta il lambda con P'angolo in ato at posto del taba caleidese con rangolo in basso, nonché 'inconfondi- bile vegno dello spirito aspro a forma di retangolo senza ta to imemno (C2), atestato nella famosa dedica della nasa Nikandre, ella dedica dello seultorenassio Euthykarties ein T'scrzione locunosa si un frammento di statua votive Guanbucer 1985, 7-34 ¢ 1996, 17-18; Consolo LANGHER 1996, 140-142 2 Apr. Bell. Civ. 12, 109; Guaxpucct 1985, 21; Kourou 1904, 288; Guarouce 1996, 142 ss; CoNsoLO LANGHER 1996, 140s. probebile che la statua di culo fosse inizial mente un éyadtiov, ovvero una statueta i legno Fives ‘Tamia di rame, di quelle che gli antchi Greichiamavano ‘agugiara. GUARDUCC! 1985, 30 ss. ¢ 1996, 14 SGuannucer 1985, 22; Kourou 1994, 288 (anche se le monet ricordano moto da vicino quelle di Tens). sige 6 2, 2; HoT, 7, 184; St. Bvz. sv, “Kalipolis’ (Memes 1992, 349); PUN, HLN. 4, 22, 67: “ali Siam (Rinorem aut Calipotim appellarunt™. Guanvcct 1985, 22 Kourou 1994, 286 LA CERAMICA Dt NAXOS DALL'VIII AL VII SECOLO A.C. ce del resto dall’analisi e dallo studio della ceramica di eta geometrica rinvenuta nella penisola di Capo Schiso*. Il rinvenimento di frammenti di anfore attico-cicladiche a cerchi concentrici a Siracusa ¢ a Gela, datati al MG II*, potrebbe essere in tal senso paradigmatico, poiché proverebbe la presenza di commercianti greci (Nassi?) in Sicilia ancor prima della fondazione corinzia di Siracusa (ca. 733), illustrando i meccanismi di scambio tra le comunita indigene e i primi frequen- tatori greci. La fiorente attivita transmarina dei Nassi éaltresi testimoniata dalla colonizzazione del- isola di Amorgos e dalle cosiddette NaEtxai vntoot, menzionate dallo Pseudo-Scilace e situate pre~ sumibilmente davanti alle coste della Numidia, di cui tuttavia sussistono al momento poche e labi- Ii testimonianze*. Lo sviluppo economico ¢ culturale di Naxos ¢ documentato soprattutto dal rinvenimento di ceramica tardo-geometrica, proveniente non soltanto dalle necropoli, come per il periodo antico e medio, ma anche dagli strati pit antichi dei santuari dell'isola, come Kaminaki, forse sede di un san- tuario proto-areaico (il Delion di Naxos?), e il santuario di Palatia, conosciuto come la ‘Portara’ *, fondato da Ligdami nel terzo quarto del VI. Frammenti ceramici tardo-geometrici sono stati inoltre rinvenuti a Iria, dove esisteva un antico santuario dedicato a Dioniso, edificato secondo Ia tradizio- ne nel Iuogo in cui venne abbandonata Ariadne da parte di Teseo", a Sangri, dove é stato messo in luce un telesterion di VI secolo dedicato a Demetra e Kore, ¢ a Melanes; mentre nuove testimo- nianze a riguardo giungono dagli scavi effettuati da Zaphiropoulou nelle isolette di Donousa e Kato Kouphonisi®, Per quanto riguarda le necropoli, soltanto quella settentrionale, comprendente Aplomata ¢ Plithos*, ha restituito finora qualche testimonianza archeologica relativa al periodo tardo-geometrico, mentre disiecta membra sono emerse da quella meridionale dove, ricordiamo, la ‘maggior parte del materiale rinvenuto viene datato tra I'EG Il e il MG Il ‘Vasi e frammenti ceramici tardo-geometrici sono stati trovati anche nelle isole vicine e sulla costa del Vicino Oriente: a Siphnos, Andros e Thera principalmente, a Rodi, a Creta, negli strati pit arcaici dell"Heraion di Samos ¢ ad Al Mina". Ma @ sicuramente dall'Artemision di Delos e dalla fossa di purificazione di Renea, che provengono le informazioni pi interessanti a riguardo, come avremo modo di constatare nel breve excursus presentato qui di seguito I'Nassi a Delos: la fossa di purificazione di Renea L’autore dell'inno ad Apollo ¢ Tucidide affermano che Delos fu sede di un antico santuario Panellenico, luogo di culto e di raduno degli loni dell’ Egeo"., Infatti, anche se il santuario ufficiale della dodecapoli ionia, in Asia Minore Occidentale e nelle isole antistanti, era quello di Poseidon Eliconio a Capo Micale, Delos fu scelta probabilmente per ragioni di ordine geografico, come mostra del resto la posizione dell'isola, proprio nel cuore dell’Egeo. Il santuario ha origini molto antiche, come indica il materiale proveniente da un edificio miceneo in grossi blocchi, all’interno della cella ellenistica del tempio di Artemide®. Tra il periodo submiceneo e quello protogeomettico Lexrns 2001, 51-64 Couosreas 1996, 183; Kourou 1996, 715, Produzon 1085s. Da Aplomata proviene inolre un frammento ceramico com icrizione dint, che rappresenta una delle pik antche cicladche non sono afato sconosciute in Sicilia come mostra per esempio il noto frammento di Selinunte, pertnente ad ‘un'anfora ‘mela’ (para) i fabbricazione locale (Gasnict 1927, 304.307). * Sulla colonizzazione di Amorgos St. BY2, 5 (MenieKe 1992, 86); mentre per le Natal vivo. cf Tretuex 1959, 257 ss; Guaaoucel 1985, 21-22; Kourou 1994, 286 ss Le iscrizioni di Amorgos det VII secolo infat palano a favore di una presenzanassia nell isola almeno pet Ja prima eta storica. Kourou 1994, 271 nome deriva dal pole dla cella del tempo, alto ca. 6m * SIMANTON-BOURNIA 2002, 271s. (con bibliogafia) Donowsa non & molto distnte dalla costa orientale di Naxos, mentre Kato Kouphonisi si trova un po" pia S. Per tn Suto sulle mumerose campagne di scavo condote a Naxos e nelle sole adiacenti ef. PiLasioroU 2001, 29-34 LAMBRINOUDAKIS. 19836, 165; ZaPsinorouLoy amtestazioni dell'uso del seano (CZ) a Naxos (ef. n. $0) Guaroucer 1985, 33-34, fig II KoUuROU 1994, 263 "h Ap. 146 178; Ti. 3, 104,346, In reaté non ci sono ancora dati sufficient che possano provare la contnuti di un cute dall’epoca micenea al'epaca Storica. Alt micenea rislgono anche 'abitto nei pressi del tempo di Apollo due tombe, che in et storica sono state rit mute dele vergniTperbore. Ancora pi problematic invece 4 test del periodo geomericoe il cosiddetto edificio G, forse il piilantco uogo di culo d’Apola, In generale per queste pro- blematiche e per aspeto del isola durante il periodo mice neo e areaico ef. GALLET DE SaNTERRE 1958, 71 ss, Le Rov 1984, 168s. e Bruneau - Ducat 2005, 3-54, 176, 187, 203 © 208 con bibliogafia. Un altare inoltre viene ricordato nel’ Odissea enel'inno om 163 h Ap. 87-88) co ad Apollo (Hos. Od. 6, 162- ALESSIA PERFETT anche Delos, come le altre isole dell'arcipelago, attraversd una fase di stasi almeno fino all" VIII 0 al VII secolo, data cui sembra risalire la prima parte dell’inno omerico ad Apollo. ‘La ceramica nassia comincia ad apparire molto presto, gia nella seconda meta del IX, per infit- tirsi sempre di piti durante I'VIIL e il VII secolo, allorché i Nassi, ai quali era affidata la direzione del santuario, avviarono un poderoso progetto di monumentalizzazione edilizia, su cui avremo modo di soffermarci successivamente. La maggior parte della ceramica nassia tardo-geometrica, (gruppi Bb e Be: Délos XV) proviene dalla fossa di purificazione di Renea, un'isoletta antistante Delos, dove fontistoriche ed evidenze archeologiche concordemente localizzano le sepolture allon- tanate dall'isola in occasione della seconda purificazione del 425. Ancora una volta ¢ Tucidide a menzionare I'evento": durante i primi anni della guerra del Peloponneso Atene fu colpita da due violente pestilenze™, che decimarono la popolazione ¢ indebolirono la supremazia militare dell’ Attica, Gli Ateniesi interrogarono l'oracolo di Delfi, che impose loro di purificare per Ia secon- dda volta 'isola di Delos”. La prima purificazione era infatti avvenuta ai tempi dei Pisistratidi (ca 523), e aveva interessato soltanto I’area antistante il tempio"; la seconda, nell"anno 425, investi invece Mintera isola, ¢ fu accompagnata dalla proclamazione “x6 outov irre EvaatoBviioxsty Ev A viiow jite évtixrety, WO’ & Ti ‘Privevay daxopiteoBau™. Liepisodio della purificazione di Delos, carico di valenze ideologiche € politiche” pitt che di motivazioni religiose, sarebbe passato quasi sotto silenzio se, nell’agosto del 1898, I'archeologo Stavropoulos, allora Eforo delle Cicladi, durante i lavori di scavo in prossimita della cappella di A Kyriaki, sulla costa orientale dellisola di Renea, non avesse rinvenuto una vasta area sepolerale, nella quale non tard a riconoscere le tombe dei Delii riesumati e poi sepolti nuovamente a Renea, in oceasione della purificazione del 425. L'area, un rettangolo di 21,60m x 23m, recintato da bloc- chi in pietra, conteneva easse e sarcofagi provvisti di un cospicuo corredo ceramico”. Tuttavia, di ‘una scoperta di cosi vasta portata, non fu dato che un misero cenno”; tocchera a Rhomaios nel 1929 pubblicare una prima relazione dello scavo di Renea e un primo catalogo dei vasi recuperati”, La datazione di questi ultimi, che abbraccia un arco di tempo considerevole, dal periodo geometrico al V secolo (non oltre il 425!), confermé l’intuizione di Stavropoulos, che aveva potuto toceare con ‘mano la dimostrazione archeologica di uno degli episodi pit critici della storia della democrazia di Atene. La pubblicazione di questo materiale ceramico, come ho gii ricordato, venne affidata a Dugas ¢ Rhomaios che, nei volumi Délos XV e XVI si occuparono della sua classificazione e catalogazio- ne, La ceramica tardo-geometrica di Naxos si trova nel primo volume (gruppi Bb ¢ Be), quella otientalizzante nel secondo. I vasi tardo-geometrici: i gruppi Bb e Be (Délos XV) Mentre la produzione ceramica antica e medio geometrica di Naxos si distingueva per una forte dipendenza aristca e formale dalle coeve produzioni attiche, emulate al punto tale da non rendere ‘a volte agevole il riconoscimento delle imitazioni locali dagli ‘originali? (come nel caso delle belly- handled amphorae with concentric circles metopae), pet il periodo tardo-geometrico I’influenza attica viene mitigata da quella delle officine euboiche, di cui si é fatto cenno gia peril periodo pro- scassota 1975, commento h. Ap. 87 sulla legs delio-attia, allo scopo di evtare i riavvicinamento © TH. 3, 104, 146. TH.2, 39, 3 3,87, 188: potrebbe essersitrattato di tif csantematico (0 petechiale) portato dall’tiopia ad Atene Straverso I’Asia Minor el'Egeo. SD, 8. 12,58, 3-573, 1. Tusidide, a differenza di Diodoro, ron soltanto si soferma poco sull'aceaduto, ma non lo mete fnemmeno in elazione con la pesilenza che colp i suoi con cittadin “Tu. 3, 104, 1 Tw. 3, 104,2. La purificazione di Delos deve essere vista come il tent vo di Atene di riaffermare la propria egemonia sul'isol fei suo abitanti a Spar. LanziL.oTta 1996, 278-279, Nel 4422 farono i Deli stesi a comtaminae isla: ss, per vole Gi Atene, dovranno lasciare le Toro case pet farv ito solo anno dopo. Per un sunto sui lavor di Strvropoulos ef Haspets 1973, 227.232 e sopratuto Exscur 1986, 535s. Purtroppo gran parte della ceramica rinvenuta nellagosto del 1898, givdicata Sallercheologo di poca rilevanza, venne seartatae getata in Stavropoulos, Praia 1898, 101-4 Rivomatos 1929, 181-223, togeometrico. Anfore, oinochoai e skyphoi presentano sul collo e sul ventre figure animali e motivi accessori nuovi, che appaiono di primo acchito spiccatamente euboici ~ come indica l'accostamen- to del gruppo Be all'atelier del pittore di Cesnola ~ ma che, attraverso un'analisi pid approfondita, rivelano ancora una volta una forte dipendenza stilistica dalle officine attiche del LG Ib. Per questo ‘motivo, nonostante la mediazione euboica, é ancora una volta Atene, con le officine del Dipylon € del pittore di Hirschfeld”, a rimanere il centro di irradiazione artistica ¢ culturale per eccellenza, nelle Cicladi e sulla terra ferma, In realta le affinita tecniche e stilistiche tra Eubea ¢ Cicladi, che stanno alla base della coniazione del termine ‘koiné euboico-cicladica’, hanno portato diversi stu- diosi a considerare cicladica gran parte di una produzione ceramica che, alla luce delle pit recenti ricerche archeometriche e petrografiche, é stata altresi ritenuta euboica™. La ceramica euboica, che conosce un’ampia diffusione lungo il bacino del Mediterraneo, da Cuma e Pithekoussai in Occidente ad Al Mina e Tel Sukur in Oriente, presenta, a differenza di quella nassia, un tipo di argil- Ja fine, di ottima qualita, con pochi calcari, che conferiscono al vaso dopo la cottura un colore ros: arancione, molto simile a quello dei vasi attici e beotici". I vasi euboici sono prowvisti quasi sem- pre di un’ingubbiatura color crema (“thick cream slip") ma, come nel caso di Naxos, si conoscono diversi esemplari che ne sono completamente privi”. I vasi di Delos-Renea presentano invece 'in- confondibile argilla nassia, con inclusi micacei e ossidi di ferro, di colore rosso mattone, mentre Vingubbiatura pud assumere un colore bianco-giallastro oppure sfumature marroni e rosastre”*, La maneanza dell'ingubbiatura, anche durante il tardo-geometrico, non rappresenta un problema, poi- ché, come piti volte é stato ribadito, possono essere nassie anche quelle ceramiche che ne sono com- pletamente sprovviste. Tralasciando al momento i risultati archeometrici di cui ci siamo gia occu- pati, si pud invece direttamente passare allo studio delle forme e dell’apparato decorativo dei vasi Bb e Be, per i quali sembra indubbia la paternita nassia, Il gruppo Bb comprende anfore, oinochoai, brocche, crateri e skyphoi (Tavv.{I e IV) Le anfore sono di derivazione euboico-attica”- note a Naxos gi durante il MG, e presentano il labbro sva- sato, il collo alto, le anse piatte e verticali. I! corpo del vaso pud essere di forma globulare (Bb10), ‘oppure un po" pitt slanciato (Bb4-9), del tutto simile a quello delle anfore del Ceramico di Atene della met dell’ VIII secolo". La decorazione principale si sviluppa sul collo e presenta elementi ancora prettamente geometrici (triangoli di vario tipo campiti a tratteggio o a reticolo, lince verti- cali, serie di punti croci, ai quali perd si affiancano o si sostituiscono, spesso inquadrati in un"uni- ‘ca metopa, il rosone, ancora molto stilizzato, uecelli, capre e cavalli pascenti. Sulla spalla campeg- sgiano triangoli, zig-zag, ¢ serpentine orizzontali (una delle caratteristiche principali della serie, che trovera riscontro anche nelle oinochoaf), mentre il resto del corpo & decorato con linee parallele orizzontali. L’hydria Bb12 & molto frammentaria, ma mostra particolare interesse per la combina- Zione di elementi geometrici (meandro e losanghe) e motivi ondulati (serie di punti e macchie a tan- gente), mentre l’esemplare Bb9 (anch’esso in cattivo stato di conservazione) che reca sul collo cavalli affrontati e uccelli, rappresenta il trait d union con il gruppo Be, dove lo schema iconogra- fico trova maggiore impiego. Le oinochoai sono invece di vario tipo e presentano quasi sempre Pimboccatura trilobata ¢ il collo lungo e sottile. Le oinochoai Bb13-16 mostrano ancora il corpo basso e panciuto, come negli esemplari di tradizione medio-geometrica®, mentre le oinochoai Bb20- 24, pit slanciate, hanno il collo lungo € sottile. Quest'ultimo ospita, come nel caso delle anfore, Papparato decorativo principale, con linee ondulate e animali affrontati. L’oinachoe Bb20 (Tav.lla) € probabilmente il pezzo pitt recente della serie, dal momento che presenta, sul collo, una delle prime attestazioni a Naxos dei motivi a treccia, in campo orizzontale. II resto del corpo & decorato con line parallele orizzontali e verticali, motivi geometrici e macchie a tangente. La brocca monoansata Bb28 (Tav. Illa), che ricorda nella forma esemplari medio-geometrici nassii® e tardo- CCotpsraeas 1968, 174; Cotnstmean 1994, 79; Koray Kourou 1999, 102. 1996, 174-175, Zarvanoroutou 1983, 125, fgg 10-11 Kounou 1994, 265 Louies 1952, 10-11, tv, 106 (inizio VID; KOBLeR 1954, ™ BoanbMan 1952, 2 ¢ 1987, 6; CouostRea® 1968, 190, tay. 34, n° 2617. CounsrneaM 1968, 190; Laspainouoakis. 1983, 113; ® CE Koumou 1992, 135 fig 4: Kourou 1999, n° 15, anche Kourow 1996, 169, se in BbLS i colo comincin a farsi un po” pi stella e ote "Cf. 2 ‘Kourou 1999, en 12 ~ ALESSIA PERFETTI geometrici attici", mostra altresi di aver gia assimilato nuovi schemi e motivi, come per esempio la treccia orizzontale, lunga e piatta’*, Numerosi sono invece gli skyphoi e i kantharoi, la cui forma ricorda molto da vicino esemplari euboico-attici, mentre l'apparato decorativo riflete i Bird Siyles di medesima derivazione™. Per questo motivo infatti, essendo tanto evidente e stringente la rasso- miglianza tra prototipi euboico-attici e imitazioni cicladiche, non sempre é stato possibile discerne- re con sicurezza queste ultime dai loro modelli e limitare cosi il campo di appartenenza della pro- duzione ceramica nassia. Infati rivisitando la classificazione di Dugas e Rhomaios, gid Boardman € Coldstream avevano attribuito a Paros gli skyphoi BbS6 ¢ BbS8®, all’Eubea gli esemplari BbS1- 53". Né mancano, anche durante I'eta tardo-geometrica, skyphoi e kantharoi a vasca semplice (Bb38, per esempio) ed esemplari a vasea profonda (Bb39), di cui si é gia parlato”, i cui prototipi sono in realta gia noti in ambiente attico ed euboico. Lo sviluppo di questi vasi é ravvisabile attra- verso la serie Ae (Délos XV) che presenta skyphoi e kantharoi del tutto simili per forma e decora- ione a quelli del gruppo Bb: lo dimostra infatti il confronto tra Ae72 e Bb39 e 41, a vasca profon- da e anse orizzontali, oppure tra Ae69, 71 e Bb38, 40 (Tav. Illc-e). L’apparato decorative é molto semplice ¢ si esprime sull’orlo con una serie di linee orizzontali, mentre sulla vasca campeggiano due o tre metope con uccelli affrontati alle estremita e quadrifoglio o triangoli opposti al vertice al centro, in modo pressoché identico a quello attestato negli esemplari euboici ed attici. Per tale ragio- ne dunque ancora una volta é possibile cogliere a Naxos uno sviluppo stilistico omogeneo € coe- rente, che affonda le proprie radici in ett medio-geometrica e conosce nel periodo successivo una nuova fase, ricca di rielaborazionistilstiche, che si ritrova ~ contemporaneamente ¢ indistintamen- te — sia nei vasi senza ingubbiatura (Ae) sia in quelli del gruppo Bb. Nel gruppo Bb Dugas e Rhomaios hanno incluso anche due crateri, Bb34 e Bb35, la cui forma pone al momento qualche problema, mentre per quanto riguarda I’apparato decorativo ricordano motto da vicino i vasi e i frammenti ceramici del medesimo gruppo”. Inoltre sono menzionate una lekythos atticizzante (Bb32)" ¢ una oinochoe corintizzante”” Il gruppo Be appartiene ad uno stadio successivo rispetto al primo, vista inoltre l’affinia stilist ca con I'atelier euboico del pittore di Cesnola, su cui ci soffermeremo in seguito, I vasi di cui si dispone sono pochi e per lo pit in cattivo stato di conservazione: la maggior parte proviene dall’Artemision di Delos, ma sono stati rinvenuti moltiframmenti anche a Naxos. Gli esemplari rag- gTuppati da Dugas e Rhomaios sono otto: I'ultimo, un cratere su alto piede troncoconico, ¢ attual- ‘mente ritenuto di fabbricazione euboica (atelier del pittore di Cesnola). Infatt é stato associato agli shyphoi € ai kantharot BbS1-54, a causa della pasta ceramica rosso bruna, con pochi e sporadici inclusi di mica, rivestita da un’ingubbiatura di color crema, tipica degli ergasteria euboici". Le anfore Bel ¢ Bc3 e I'hydria Bc2 sono tecnicamente e stilisticamente molto vicine all’atelier del ‘gruppo Bb: Bel, per esempio, ripete la stessa forma delle anfore del gruppo Bb, mentre Bc3, sep- Pure molto frammentaria, pud gia essere accostata alla grande anfora monumentale Beé (Tav. Va), ad alto collo, corpo ovoidale e anse orizzontali. L’anfora Bc6 é forse quella che desta maggiore inte- resse, per la ricchezza ¢ la varieta dell’apparato decorativo, che comprende cavalli affrontati e sepa~ rati da una mangiatoia nella parte superiore del vaso, e cori di donne in quella inferiore. Oltre ai cori di donne, il gruppo Be offre anche la rappresentazione di un cavaliere”, Allo scopo di fornire mag- giori chiarimenti sui vasi tardo-geometrici nassi, e offtire, come speriamo, una cronologia sicura dei " LuLLies 1952, 17-18, tay, 117, 11-12 (0° 6185); * Kourou 1996, 175, ig. 12 (“Hirschfeld Painter’) "Un esemplare moito simile proviene da Delos-Renea (Deas - Ruowatos 1934, 114, tv. XLV, indé. 16) Kourou 1996, 171 * Counstnéan 1971, 4: osyphos BBS1 presenta sul labbro una serie di cerchi concentric, che viene considera dall'a tore una carateristica della produzione euboica. Cf. anche BoanoMan 1952, 2, n. 8 * Couostesaw 1968, 172, tv. 4a; CounstaEaw 197 associa anche lo skyphos $8. "Cf. supra “I cerchi concentici di Bb34 ricordano quelli dellanfora BB, mentre la serie di 's'sullabbro & comune a tuto i grup [POBb. Bocci pens che possano essere pari (Bocct 1962, 11), 4 CCoupstREAM 1968, 175, * CoupstreAm 1968, av 2c (EPC); tv. 36) (Bb31), Gi semplari Bb30-32 mi sembrano al momento dubbi, sa da ‘punto di vista frmale sia dal punto di vista decorativ. * CoupsrneaM 1971, 4e 9: da notae la steta somiglanza tea la decorazione a tre metope dell’ndria di Calcde © 10 slophos BBS * CounstneAm 1968, 174, tv. 10a Figure umane compaiono anche sui framment del gruppo ‘Ac, altrimentiritenuti nasi: Kanouzos 1937, 190, n. 3; Cocosrnean 1968, 172, 9: 'autore considera nasi fram ‘enti AcIO-I1 I ‘gruppi in questione, indi ente, i motivi della decorazione i i jone, indichiamo in seguito, seppure sommariamente, ; eepale erie criss a soconda Sols nau di questi elementi rettilineo-geometrici ¢ ccurvilinei. La decorazione accessoria: motivi rettilinei di derivazione medio-geometrica € motivi curvilinei tardo-geometrici Laceramica nassia dei gruppi Bb © Be presenta nell’apparato accessorio evidenti ¢ sintomatici richiami alla tradizione stlistica precedente, di cui si é gia messo in luce il carattere prevalentemente altcizzante. Ne sono infati prova le serie di punti di linee verticali e orizzontali, i fregi di losan ‘De Gell dell hydria WON, BW © Wo2S}* 1 thangs campiti a reticolo, semplici (BH? € Bb: £2¥ tb) e penduli (Bb28: Tav. Ila)”. Di origine ttica & anche il meandro (Bb12; Bb28; Bel), men- Bb cxrgenehza i tiangoli opposti al veric, a trattegsio¢ a reticolo, che sugli skypho del gruppo Bb separano gli uccelli delle metope laterali, sono gia una caratterstica delle offcine cicladiche, ome giustamente ha notato Kunisch*. I motivi curvlinei rappresentano al contrario il tae pitt Signifcatvo della ceramica nassia tardo-geomettica. Il motivo maggiormente impiegato é la serie ai''S’, di tipo semplice (BbI1, Bb21, Bb34, Be3) oppure inframmezzata da eerety negli interstizi, ie nel caso dell'anfora Bb (Tay. Ile). Il motivo aS, in campo orizzonale e vertical, & scong, Sci in ambiente euboico-atico, mentre é frequente nelle officine argive, beotiche, ¢ soprattutto Real aleliers greco-orienali™. In ambiente cicladico si trova sa sui vasi di se lineee insular sa in quel tardo-geometrici di Thera. Poco comune é la variante con cerchi negli intersis,al moment Canola sulle anfore di stile lineare e su qualche frammento proveniente dail’Heraion di Samer Carateistica dell"Attica, dove compaiono gi partie dal periodo medio-geomettico"” mm: impie- {ati anche in Eubea (officina del pittore di Cesnola)", sono invece i cerchi neri collegati da tan- gent di tipo semplice (Bb4: Tav. He; Bb7; Bb12), oppure con punti intemi (Bb22) e cori (Bb9) Sono attiche d’altronde anche le macchie collegate da tangenti, generalmente oblunghe e in campo orizomtale (BUS; Bb22-23; Bb25)", ricorrenti anche nelle anfore di stle lineare insulare™. py incerta derivazione ¢ invece la serpentina orizzontale, che a Naxos troviamo sulle spalla delle anfo- te Bb2, Bb3, Bb4-S ¢ 8b29 (ef. Tav. lb) e delle oinochoai Bb14 (Tav: If), BDIS ¢ 25, ape wte Ficorda molto da vicino le linee ondulate delle anforetardo-geometriche ‘melic’ ed atiche™ ¢ da vasi del gruppo Aa (Délos XV). Fit complesso é invece il problema dell'adozione, abbastanca precoce se confrontata con le cera- {niche del periodo, dei motivi a trecia, La treecia, che a Creta compare gid durante il PG Be PRG {mentre a Kos per esempio non prima del LG"), a Naxos é presente su ben due vasi del gruppo Bb: {2 brocea Bb28 (Tav. Ila) ¢ I’oinochoe Bb20 (Tav. Ha). La treccia che compare sulla pancia della brocea Bb 28 é di forma oblunga e un po’ schiacciata. Nelle officine insulas ali esempi pitt vicini “Si nostri appartengono ai vasi di stile ineare insulare e sono testimoniati dall'anfora AI ¢ dal fram (BocL.G); Watren 1968, 93, aw 8, n° 41 (EGeMG). ‘© KoBteR 1984, ta, 59 (meth VII); av. 34 n° 2611 (secon * KOBLER 1954, tavv. 36, 67, 85 (n° 3572); Bran 1962, 89 55. tv. 16 (Dipylon Painter and Workshop”); WatreR 168, 94, ty, 11, 0°59. do quarto VII) e tax. IIL, 2°3140 (biechicre: prima met 7. tts 1952, 10-11, a, 106 inicio VI); Kuwsc 1998, VI CouostaEa 1968, wv aa ene am Cf, KnAUs8 1997, 40-41, Un alto esempio si trova su un fi nclh co ates Nell ofcn sche edeutoihe framment nasi publics da Eervorenn een ae ‘i wccell sono soltamente separai da osonio quaifgh Cournoy 1966, tav. 118; WALTER 1968, 99, tv. 27. 4° 145 (LG); questo motivo ritorerisoprattto a partie del period ‘roto orientalizzant, *WatreR 1968, 98, tv. 21, n° 124; Kuscw 1998, 884 (16). * KOBLER 1954, tvv. $9, 86, 97 (MG I); KoBLER tavw 38, 60 (LG); ma ef anche CoLostneam 1968, tv. 150 (LO lay Kunnsci 1998, 860-5, "= CE. per esempio il cratere e Voinochoe da Kourion, Ih aria di Caleie il eratere Be8, che presenta lo stesso motivo, in campo vertcale. CE anche CotDstneam 1968. tv. a Figg, 32-33). Cf. anche i framment terdo-geom. fia Naxos: WatteR-Kanyor 1972, 391, fig 7. 100; 398, fe 20,31; 39, fig 22 “ CoLosTREAN 1968, tv. 39h (182: “Rotiers Painter”) € BUNKENBERG - FRIs' JOHANSEN 1928, tav.72; ef anche Watren-Kanvo1 1972, 395, fig. 16 '* Counstream 1968, tav. Sla (PG B); CovostReaw Caruinc 1996, tay. 84, n° 85 (EG), Cotpsrmeas 1968, tv. 63, ; MotRicoNe 1978, 356, fgg 774-776; fig. 915, un* 18-20 (LG); ef. anche le wecce del Periodo protoatico: Brawn 1962, 80, ta. 26: “Little N Group” ALESSIA PERFETT! ‘mento 10, che tuttavia sono gia un po’ pil recenti™®. Le t uno degli esemplari pitt recenti della serie, presentano invec sono documentate a partire dalla fase orientalizzante, con il gruppo Ba e con le anfore di sti re insulare. Le influenze greco-orientali, ancora eff dell’oinochoe Bb 20, probabilmente le maglie pit larghe. Nelle Cicladi linea: nere durante I'VIII secolo, vengono recepite relativamemte presto dagli ateliers nassii. Ne costituisce un’ulteriore prova la presenza del qua- drifoglio stilizzato, tetragonale, che appare su un frammento nassio tardo-geometrico con capre pascenti nel frey jo superiore ¢ capre rampanti in quello inferiore (Tav. Vd)" che anticipa i moti- Fi orientatizzanti del periodo successivo, come si evince dal confronto con I’anfora monumentale Bals (Tav. IXb: Délos XVID, (a) Metope con disegni geometrici, vegetali e Le decorazioni metopali dei vasi nass tardo-ge delle coeve produzioni euboiche ed attiche. Fanno tuttav con raffigurazioni animal metrici risentono principalmente dell’influenza eccezione la croce a losanga con uncini a meandro (Bb2: Tav. IIb), inquadrata da due rettangoli decorati a scacchiera, che é di derivazione greco-orientale, come mostrano gli esemplari tardo-geometrici provenienti da Rodi, Kos ¢ Samos", = la croce di Sant’ Andrea campita a tratteggio (Bb10), che si trova, oltre che in Attica, in Beozia ¢ in Eubea, anche nelle fubbriche greco-orientali"®. Degno di nota ¢ il quadrifoglio campito a tratteg- tio (Bed Bc6: Tay. Va), motivo tipico dell'aelier del pitore di Cesnola, come mostra i suo impic- {go sul collo dell'hydria da Calcide ¢ dell’oinochoe da Kourion'”. Come giustamente ha notate Kourou il motivo é di orig ne attica e non euboica, dal momento che é attestato anche sul collo di ‘ma brocca attica del pittore di Hirschfeld, conservata al Museo di Firenze, ¢ datata al LG Ta. tL Doors - Rnowlos 1934, 48, tv. XML, Hab (Ad11), 108-113) + Duoas 1935, 12, fig. LA CERAMICA DI NAXOS DALL'VIII AL VII sECOLO A.C, prossimita dei glutei e delle cosce, che hanno invece una forma pitt piena e rotondeggiante™. La coda é a contorno, campita da linee sottilie parallele™. La forma del muso, come si deduce dal con- fronto con le protomi equine delle anfore Ba3-4 ¢ Ba7 (Tavv. Vid, VIlb e VIIIb), é allungata; Ia mascella & squadrata, la bocca chiusa o semi aperta, le narici ad uncino e l’occhio ovoidale, Nella protome Ba4 sono inoltre visibili le redini™. La criniera si presenta a matassa (0 a bande ondulate), ‘come negli esemplari attici®, nelle anfore pid tarde del gruppo Be (Bc20: Délos XVZI) ¢ in quelle orientalizzanti ‘melie™. E probabile che anche ’animale rappresentato sul frammento Bal6 (Tav. Xc) sia un cavallo: sotto la pancia é raffigurato un uccello picchettante, con il collo sottle ed estre- mamente allungato, locchio tondo e sproporzionato e il becco lungo, che ricorda molto da vieino Pesemplare attico conservato in un frammento proveniente dall’ Acropoli di Atene (Tav. Xd)". + Cavallo alato. II cavallo alato fa la sua prima comparsa nelle Cicladi con il gruppo “pario’ Ad™, mentre ad Atene é testimoniato da alcuni frammenti ceramici provenienti dall’ Acropoli (Tav.Xd)™. Nel gruppo Ba, dove lo troviamo sul ventre (Bal: Tav.Vla) e sul collo (BaS, Bal0 e Bal: Tavy Vile, [Xa-b) delle anfore, ripete lo schema iconografico del cavallo incedente (come mostra del resto Ia somiglianza tra i due cavalli nell’anfora BaS), con la semplice aggiunta delle ali- curve e paralele- sul dorso, rese a linee di contomo. Il cavallo alato diverra ancora pid frequente durante la fase dell’orientalizzante maturo, prima con le hydriai del gruppo Be (Délos XVI", poi con i vasi ‘melii’, caratterizzati dalle numerose rappresentazioni di Pegaso (anfore di Apollo ed Eracle). Il cavallo alato dell’anfora Bal0 presenta tuttavia la criniera a tratteggio e la pancia meno assottiglia- ta: il confronto con I’esemplare raffigurato sulla hydria Bc20 rende plausibile una datazione un po" pit tarda (inizio secondo quarto del VII?), del resto giustificata dalla presenza dei bouquets di foglie sulla spalla del vaso. + Cavallo rampante. Anche se frammentaria e lacunosa, l'unica immagine a nostra disposizione si trova sul collo dell’anfora Bad (Tav. VIIb) e presenta lo stesso schema iconografico dei cavalli del gruppo Ba (corpo a silhouette, criniera a matassa, muso a contorno). Gli animali rampanti sono noti ‘a Naxos nel gruppo Be: in Attica una rappresentazione di questo tipo, con l’aggiunta perd del cava- liere, si trova su un frammento ceramico del LG IP* + Protome equina. Le protomi equine rappresentano sicuramente uno dei motivi peculiari del gruppo araldico (Ba3, Bad e Ba7: Tavv. Vid, VIIb e VIIIb). Nelle officine cicladiche sono note nel gruppo Ad (AdII: Tav. Xa), ma avranno un maggiore impiego nella serie orientalizzante C. Il leone fa la sua prima comparsa a Naxos ¢ nelle Cicladi a partie dalla prima fase orientaliz~ zante, Di origine orientale (mesopotamica-nord siriaca)™, sara apprezzato pi tardi anche nella sta tuaria, come mostrano i nove leoni nella omonima terrazza del santuario di Delos. + Leone incedente, Purtroppo I’unica immagine a nostra disposizione si trova nella metopa cen- trale dell’anfora Bal0, molto lacunosa (Tav. [Xa). Dal disegno e dalla ricostruzione di Dugas si Ltassottigliamento dl compo si coglie a patire dal sub geomerio, come mostra il confonto con i caval del gruppo ‘Ad (cf per esempio Ad), ‘CE la coda del cavallo K1 (EO): Knauss 1997, 108, fig " Le redii sono inolte visbili sl frammento 6, purtroppo in catvo stato di conservazione, KNAUSS 1997, 111 fig, 334 « nellanfora K2, Cf. anche Be19 (DucAs 1935, 19, av. XII) Lutes 1952, 29-30, tv. 130 (*Analatos Painter”: EPA). Un conffonte immediato appare con il frammento 34 (Keauss 1997, 108,111 Hig, 33h) con le anfore Be2 e BCI (Dvoas 1935, 17, ta, Dve 19, ta. XID, nonché con Cl e C2 (avy, XV e XV, dove compare solo la protome equina. La criniera a matasa si trva anche in AMtica (ef. CooK 193 1935, tay. 4; LULLIES 1952, 29-30, tavv. 130-131 € BoARDMAN 1998, fig. 190: Analatos Painter EPA), ™ Gass - Lanavorz 1925, 34-35, ta ® Duca RHoMAlos 1934, 45-46, > CF GratF- Lanoore 1925, i riempitivi sono ugual a quelli presenti sui vasi AdI-2. Qui tuttava il cavalo @ ineramentedipinto a silhouette, mente i particolari (mus, crinira ali) sono inci, Una tora di caval Ti ala si trova su un frammento proveniente da Perachora (Dunsann 1962, 53 ss, n° 392), mentresimilirappresenta zion’ sono conosiute anche a Creta (AMANDRY 1962, 39, ‘Ducas 1935, 20, ta. XIV (Be20), * Couostrean 1977, fg, 37. *Ducas 1935, 28, fav, XX (C11): qui animale compare la zampa antrirerislzata,esttamente come nell’esem plare Adi MOORTGAT 1955, tv, 43-48 € tavy, 105-106 e StROW 962,250, ALESSIA PERFETTI intuisce che lanimale ¢ interamente dipinto a silhouette, ad eccezione della coda e degli artgli. La parte posteriore é pit sottile (caratteristica gia osservata per i cavalli del medesimo gruppo) con glu tei e cosce particolarmente rigonfi. Secondo la ricostruzione proposta da Dugas la testa é larga, I'o chio amigdaloide e la bocca, con la lingua penzolante, é leggermente aperta (si intravedono anche identi). L’assenza della criniera non mi sembra invece sintomatica, dal momento che ne sono sprovvisti anche i leoni delle anfore Bal-3 (Tav. VD). + Leone alato (Ba2 ¢ anfora da Thera: Tavy. Vie e Vila). Il leone alato ripete lo stesso schema iconografico del leone incedente, con l'aggiunta delle ali, rese attraverso una serie di volute paral- Iele, e della coda, a forma di serpente™'. Anche in questo caso la tecnica a silhouette é mantenuta per gran parte della raffigurazione, mentre il muso e i particolari anatomici sono dipinti a contorno con dovizia di particolari. Il confronto pitt immediato si ha con il leone dell’anfora di stile linea re A22 (Tav. Xlc)*, datata alla prima fase del periodo orientalizzante. Dal muso spigoloso (anfora di Thera e Ba2) traspare un’aggressivita singolare: l’occhio & amigdaloide, la bocca & semi aperta (anfora da Thera), i denti sono serrati la lingua é penzoloni. Il leone ¢ il cavallo alato appartengo- no ad un repertorio iconologico e simbolico del tutto nuovo, di origine orientale, che li accomuna ad altri demoni e animali fantastici legati alla fenomenologia della morte, come i grifoni e le sfin- i. [Leoni alati si trovano anche sui bronzi cretesi** dove, secondo KnauB, é possibile riconosce re i presupposti iconograficie stilistici pitt vicini e immediat + Leoni rampanti. Si trovano sul collo delle anfore Bal-3 (Tav. V1) ¢ sul collo dell’anfora di ‘Thera (Tav. Vila) ¢ rappresentano indubbiamente uno dei motivi prediletti del gruppo Ba. Leoni affrontati e contrapposti sono presenti anche sui rilievi bronzei cretesi™ e sulle anfore di stile inea- re insulare (A32: Tay. Xla e frammento 15)". Potrebbe destare qualche sospetto I'iconografia uti- lizzata per le anfore Bal ¢ Ba3, dove i leoni sono completamente sprovvisti di criniera ¢ hanno il ‘muso pii affusolato, In realti, il confronto con la metopa del collo Ba2 e quella dell’anfora Bal0 (Tay. IXa), di cui si é gia fatto cenno, rendono sicura 'ipotesi che possa effettivamente trattarsi di leoni affiancati ¢ congiunti al punto tale da spegnere le caratteristiche fisiche e morfologiche, ridur- re i particolari anatomici e acuire, come giustamente aveva notato Strom, il loro aspetto ‘mostruo- so’ € ferino, Un altro motivo apprezzato nelle officine cicladiche & quello del leone che combatte contro un cervo (sul leone che insegue il cervo ef. Ad4), noto a Naxos su un frammento ceramico provenien- te dalla necropoli di Plithos, e datato tra il 680 e il 660 (Tav. XId)"*. Il leone & dipinto interamente a silhouette, ad eccezione dell’occhio, delle orecchie e della parte inferiore della mascella, mentre il cervo ha il muso a silhouette ¢ il corpo a puntini. Questo motivo ricorda molto da vicino quello della famosa brocca di Egina (Tav. XIb)**, che mostra un leone nell’atto di azzannare un cervo, oppure il leone dell’ anfora di stile lineare insulare A32 (Tav. Xa), che riprende il medesimo sche- ‘ma ‘ad incrocio’. Il confronto con le anfore del gruppo Ba ¢ la presenza della treccia a doppio con- tomo sul collo rende probabile l'ipotesi che provenga dallo stesso atelier e sia, forse, una delle sue creazioni pi tarde (primo 0 secondo quarto del VII secolo).. 11 modello iconografico delle sfingi di Naxos deriva probabilmente per via indiretta (attraverso ‘entre dllanforn del Pittore di Analatos. BoanDMaN 1998, Cf. anche il leone dell'anfora A22 (Kauss 1997, 47, fig 15) esopratuto Ianfora da Thera; pe la coda di serpent ef. anche Bevrow 1953, 284, n° 695 (MPC) © 312, fig. 17 € Kunze 1931, av 5 Krauss 1997, 47, fig. 1S % MOLLER 1978, 49. ™ Kunze 1931, lave 42, $4 © S66 “© [ leoni che compaiono sui vasi di stile lineareinsulare sono infatti molto vieini a quelli nasi e a quelli eretesi. Cf. Kunze 1931, tay. 31, 22; 41, 46 (leone che aggredisce un secondo animale) eSée ™ Kunze 1931, 56e. Leoni contrappost aaldici si trovano in Ati a partvedall EPA, come mostra la decorazione sul figg. 188.1 ¢ 1882, 3; ef. anche una coppa fencia in bronzo Knauss 1997, 183, tav. [Zed (A32). LA CERAMICA DI NAXOS DALL'VIII AL VII sEcoLO A.C. Ja mediazione fenicia?) da quetlo egizio, soprattutto per la presenza del cosiddetto ‘apron’, su cu avremo modo di soffermarei pit da vicino. + Sfinge incedente, Si trova sia sul collo (Ba6 © Ba8: purtroppo molto lacunose), sia sulla spalla, (Ba?) delle anfore del gruppo Ba (Tav. VIIIb-c). Il corpo, come per i cavalli ei leoni, é dipinto inte- ramente a silhouette, ed & assottigliato in prossimita dei glutei e delle cosce posteriori. Le ali hanno Vaspetto di una grande voluta, campita da linee sottil,fitte e serrate nelle metope Bb7-8, pitt libe- re ¢ ondulate nell’esemplare Bb6. La coda é a forma di serpente e ricorda molto da vicino quella del Jone (la sfinge infatti ha il corpo del leone!), mentre le zampe sono a zoccolo di cavallo nell"anfo- ra Bae artighiate nelle anfore Ba6, Ba8 e nell’anfora di Thera. Le zampe anteriori sono coperte da tun elemento decisamente nuovo, apron, che ricorda molto da vicino le palmette ormamentali dei vasi orientalizzanti. Secondo Verdelis potrebbe trattarsi di una imitazione “de la peau qui retombait, parfois, devant la poitrine du sphinx égiptien”", cosa che confermerebbe Iipotesi di una deriva- zione indiretta delle sfingi nassie dalle quelle egizie, probabilmente attraverso la mediazione feni- cia, come proverebbe Ia raffigurazione su una tazza fenicia da Nimrud®. Il volto della sfinge & ‘umano, ma il naso aguzzo e promunciato, la fronte bassa, l'occhio. grande ¢ amigdaloide e una serie di piccole spirali sul capo (‘Spiralranke’), frequenti anche nelle rappresentazioni ceramiche attiche, ne acuiscono I'aspetto mostruoso e ferino. La ‘Spiralranke’ compare anche sul capo delle sfingi att- che, cretesi ¢ peloponnesiache™. Come il leone alato, anche la sfinge é intimamente connessa alla sfera funeraria: ce ne danno notizia Euripide, Eschilo e un epigramma del V secolo, che la defini- sce ‘Cane dell’Ade"™*. Anche se le fonti_letterarie sono pitt tarde, la presenza delle sfingi sui sar- cofagi micenei potrebbe confermare questa connotazione ctonia anche per il periodo pitt antico™ + Sfingi rampanti. Si trovano soltanto sull”anfora di Thera (Tav. VIla) eriflettono lo stesso sche- ma iconografico gia notato per i leoni rampanti. La sfinge di destra presenta anche la ‘spiralranke’, caratteristica gid osservata per le sfingi nassie orientalizzanti. Sfingi rampanti, antitetiche e con- trapposte, si trovano anche sui bronzi a rilievo cretesi™ e sulle ceramiche attiche™” Gii animali,fantastici e reali, di cui stiamo per occuparci, sono dipinti sul retro delle anfore del gruppo Ba, Come ho git accennato, si tratta per lo pit di raffigurazioni frettolose e sommatie, dovu- te, pit che all’inesperienza del ceramografo, ad una precisa volonta di trascurare il lato secondario del vaso. Cid rende ardua in qualche caso la lettura, determinando di conseguenza discusse esegesi. + Uceelli becchettanti, Si trovano sul retro dell’anfora Ba8 e sono dipinti interamente a contor- no, con particolare risalto per il becco, lingo ¢ sottile, e occhio, tondeggiante (Tav. VIIId). Gli uccelli becchettanti, con il corpo a silhouette, si tovano nelle ceramiche attiche del Pittore di Analatos™* sono una caratteristica delle officine protoattiche antiche e medie.*” Sul frammento ceramico Bal6 (Tav. Xe) luccello @ interamente dipinto a silhouette e presenta il collo lungo e sot- tile, 'occhio tondo e sproporzionato, il becco lungo, ricordando molto da vicino quello presente sul CCE Ba? e Ba; Vexoeuis 1951, 23-24. L’gprom compare (anche in questo caso la spirale & doppia). Secondo Amandty forse su un frammento dal’ Agori di Atene aibuitoal“Litle (AMANORY 1962, 62 ss, tv. 152) € di derivazione siro-fen. 'N Group” (EPA) anche se Brann ritene che non dium apron si cas MOLLER 1978, 70, tratt bens del"immagine silizzata di una seconda ala: Brave’ ™ E. Ph, 810-81 e 1019-1020; A. Th $39: nORewe dvetdos 1962, 80, tav. 26, n° 432 (EPA); Strom 1962, 250; MOLLER © 776-777; ra dgmaizivBpav Kit; CEG 1 66, n° 120 (ea 1978, $6 ss Kounou 1997, 1157, 1159, mn® 111 © 142 4502) magi, haibfujo tov". Sulla. funsione ctonia delle (ovine sphynx") sfinge greca ef Kourou 1997b, 1149 55 BOARDMAN 2004, ®= PouLseN 1912, 7,13 fig.2(tazza fenicia da Nimrud). 38 Sfingi ache: Cook 1934-1935, 176, fig. 2: “Mesogeia' spypopovtos 1979, 34, tav Painter” (EPA: non sono invece d'accordo nel considerae ils Kine TO ue, $3 Kenran 1997, 1157, nn® LESS pelo delle zampe delle sfingi attiche come una siizzazione = Kourou, 1057 lIS7. 112 (EDAD ell apron) e Haste 1960, 62. av. 13 (EPA). Sfingi cretesi: = Brann 1962, 16-77, ta 23,406, HoanDatan 1997, 19 Levi 1931, 101-102, fg. 763-¢; BOARDMAN 1997, 267: (in Bearer 1960, 95, ee ene HBO, Wrane toud. lesen questo caso la spirale & doppia). Sfingi peloponnestiche: 76 q'418 AMvx 1988, 28, tv. Bo: 31 Bellerophon Painter” MPC ALESSIA PERFETTI frammento attico dell’ Acropoli di Atene (Tav. Xd), di cui si é gia parlato, nonché gli uccelli di una coppa, sempre attica, della collezione Vlasto™ + Grifone. Sul retro dell’anfora Bal0, si trovano due enormi protomi ferine, eseguite in maniera frettolosa ¢ sommaria (Tav. IXc). La testa, notevolmente sproporzionata rispetto al collo, ¢ schiac~ ciata in prossimita della calotta cranica, la mascella é spigolosa e pronunciata, la bocca spalancata ¢ lo sguardo incisivo e ferino. L’animale presenta inoltre un lungo becco, arrotondato all’estremiti, tuna protuberanza sulla fronte (secondo la ricostruzione di Dugas”) e una fascia in prossimita del collo, Nonostante la lacunosita e l'esecuzione eccessivamente sommaria del disegno, credo, con ‘molta probabilita, che possa trattarsi di grifoni, come mostra il confronto con le protomi bronzee di Olimpia e di Samos". Lo provano infatt la spigolosita del becco ¢ della mandibola, Ia protuberan- za sulla fronte e la resa degli occhi, nel grifone di destra rotondeggianti®. Del resto il grifone non & affatto sconosciuto nel repertorio figurativo della tradizione ceramica cicladica, come mostra la celebre brocea di Egina (Tav. XIb), datata tra Vinizio e il primo quarto del VIT™, e un frammento, datato fra il 660 e il 650, che KnauB, su basi puramente stilistiche, ha attribuito all’atelier dello stile lineare insulare. Qualche dubbio rimane invece sulla fascia presente sul capo del grifone a sini- stra, probabilmente una resa stilizzata e sommaria delle fasce desinenti in un ricciolo o in una volu- ta, che scivolano lungo il collo delle protomi bronzee di Samos ¢ Olimpia e che ritornano anche sulla protome di Egina™. Sul retro delle anfore Ba ¢ Ba8 si trova la parte inferiore di una figura umana incedente verso destra. La volonti di rappresentare soltanto parte di una figura non é del tutto straordinaria: in ‘Attica, per esempio, sulla pancia di una oinochoe del MPA ¢ volutamente rappresentata solo Ia parte posteriore di un leone” ‘Su un frammento di skyphos del gruppo Ba, proveniente dall’Artemision di Delos, é rappresen- tata la parte superiore di un cavaliere, incedente verso destra e armato di lancia. Il cavaliere com- pare nelle officine cicladiche con i gruppi Ac e Be, come abbiamo visto nel capitolo precedente, La tesa in ‘outline’ della testa, il mento spigoloso e la treccia laterale in campo verticale, rendono pos- sibile la datazione del frammento al primo quarto del VII secolo™. IL GRUPPO ORIENTALIZZANTE BA Le anfore del gruppo Ba (Délos XVI) rappresentano la prima fase dello stile orientalizzante a Naxos, i cui prodromi erano gia stati anticipati dalle trecee e dai rosoni dei vasi dei gruppi Bb e Be (Délos XV). Il carattere peculiare dell’officina che ha prodotto le anfore del gruppo Ba va ricercato jnnanzi tutto nel rapporto ancora molto forte con le tradizioni artistiche precedenti, ovvero con I'a- telier delle anfore del gruppo Bb, di cui eredita sia i motivi ¢ la sintassi decorativa sia la sobrieta con cui vengono utilizzati gli elementi accessori. I rettangoli campiti a scala, le clessidre, gli archi contrapposti, nonché gli innumerevoli motivi di tradizione tardo-geometrica, danno I'impressione di un predominio ancora incontrastato di motivi essenziali e lineari. Anche i motivi curvilinei ¢ le ‘decorazioni floreali sono adoperati con moderazione; nulla a che vedere con I'affastellamento, a volte insistente e ossessivo, delle anfore tardo-orientalizzanti. Agli animal, reali e fantastici, viene riservato il riquadro principale del collo e della spalla. La comparsa della sfinge, del leone e de! ‘cavallo alato ne sono la dimostrazione pid evidente. Anche se i modelli iconografici devono essere 1 Gage - LanoLorz 1925, 34-35, tv. 12, * 345; Cook 1947, 142, fi. 3 * Duoas 1935, 13, fig. 2 5 ARKURGAL 1992, 40 ss, av 8, 1-9. * ARKURGAL 1992, av 8, 48. ™ Knauss 1997, 139, 1 Knauss 1997, 189, av, 216 (Fr 22); ZamumorouLou 2001, 43, 2°20 % Boardman pensava che al gruppo araldico Ba potesse appartenere anche un frammento ceramico, con la rappresen- tazione di una figura umana e di una siren che reca tale ‘mani uno strumento musical (Lira). Lieseeuzione de disegno ‘non ios n elt alcun tipo di rapporto con Ia ceramica nas fia di cui ei stiamo occupando, sicehé Vattribuzione al ‘momento mi sembra ingiustfcata. KUNZE 1932, 133 ¢ av VS; BOARDMAN 1982, 24, n. 138. Bras 1962, 94, ta. 34, 2° $52 (metd VD. > Cf, Beas 1962, 78, tv, 24, n° 414 (primo quarto del VIL seco, vieino al Pttore di Analats). sa ce LA CERAMICA DI NAXOS DALL'VIII AL VII SEcOLO A.C. ricercati nel N delta Sira, in Egitto e in Mesopotamia, @ possibile, nel caso specifico di Naxos, che Gi sia stata una mediazione, fenicia 0, molto pit probabilmente, cretese. Infati Creta continua a srantenere rapporti molto stretti con Naxos e con le sue offcine, ulteriormente confermati dall'ana- Tit atiistica dei motivi decorativie figuat, presenti nei bronzi a rlievo cretesi, Un circasso in bron- vo con fregi di sfingi incedenti e leoni rampanti nei riquadri central, potrebbe essere in tal senso rolto esplicativo™. Tuttavia non dobbiamo dimenticare l'importanza del materiale votive provt niente dag stati pi arcaici del santuario di Iria™, che annovera un gran aumero di searabel, di vor! e soprattutto di sigili di provenienza fenicia, del N della Siri e della Cilicia, come nel easo dei sigili del “Gruppo della Lira’. Anche i rapporti con IA\tica rimangono sostanzialment® HO, se tte fort, soprattato per quanto riguarda la scelta dei motivi figurati (le sfingi con ‘spiralranke’ we Feavallialati con la criniera a matassa)”, anche se Naxos, ¢ le offiine cicladiche in generale «tra scarsa predilezione per la rappresentazione umana ele scene figurate che invece sono molto frequent nella ceramica protattica. La scelta dei soggetfigurati dell'aelir del gruppo Ba non é este, ma inimamente legaa alla sfera simbolico-funeraria, Lo dimostra la presenza delle sfingi ¢ degli animali alti, nonché dei leoni che, con il loro aspetto aggressivo ¢irruente (anéor di pit se pensiamo ai leoni con le faucispalancate della terazza di Delos!,diventano il simbolo della vora- eee della violenza dilaniante della morte. Verso la medesima direzione porta il grande occhio che sane sotto le anse delle anfore, anch’esso preso in prstito dagli Bgizi attraverso Ia mediazione i a fenicia’®, per il quale & stato ipotizzato un significato apotropaico e funerario. A Per quanto riguarda la datazione delle anfore del gruppo Ba ricordiamo come Ia mancanza informavioni relative alla stratigrafia dei livelli tardo-geomettici e orientalizzanti (unica necropo, « aarnha resttuito materiale ceramico di VIII e VI secolo, ancora non pubblicato interamente, & quella settentrionale, che si trova soto Ia citta di Chora!) non rende affatto agevole questo comp: tb, pereui si dovra procedere su basi puramentestilistche. Come ho gi accemnao il appar ante. to ote strett e direto con 'officina del gruppo Bb rende pi che sicura una datazione alla prima fave del periodo orientalizzante, cioé al primo quarto del VII secolo, che coincide, rosso modo, con Ie seconda fase delle anfore di stile lineare insulare, secondo la cronologia fissata da Knauf I con- front pid volte ribaditi tra apparato decorativo ¢ ormamentale delle due offiine lo confermand, ¢ son Piicativi nello stesso tempo di un contato molto stretto e immediato tra i due ateliers. Allo sence modo la presenza sull’anfora BalO del bouguet floreale, ancora poco adoperato negli afeliers inoular, potrebbe parlare afavore di una datazione pit tarda del vaso in questione. Lo stesso disso So vale per I'anfora Bal, che presenta nella metopa laterale un diamante con i vertich assottigliati, Smile a quell che sitrova sull'anfora frammentaria Bb (Délos XV1D),decisamente pi tarda, men- tre sul collo compare una svastica con gli uncini arcuati | La prosecuzione del gruppo Ba, come oramai da tempo & stato assodato, ¢ nota atravers la | famoss anfora di Afrodite (Tav. Xb)", che ripete element stilistici ¢ iconografici (la decorazione | alle weste di Affoditericorda il motivo ‘a scala” dell’idolettonassio di Siphnos e i retro del collo } | | | a= eS ——E dell’anfora Bal) delle anfore nassie orientalizzant CONCLUSION — Lo sviluppo della ceramica nassia dal periodo tardo-geometrico a quello orientalizzants avvien= ; in modo coerente, ed é ben visible sia sotto laspetto morfologico (le anfore del gruppo Bb antici pano le forme delle anfore del gruppo Ba), sia sotto quello stilisico ¢ decorative Alla base, ricor- Viamo, ¢°e un forte attaceamento alle tradizioni local, rlevanti soprattutto peril periodo antico & v BoaroMan 1995, 73 ig. 24 (VIII secolo) "Non caso la prouzione dei vasi ‘mel viene datata tra aanran a 198, 61 ss; SIMASTON-BOURNIA — iLprimo ei secondo del VII secoo,verosimilmente goa. ® 2002, 278 Nicos cess la produzione de vi del gruppo Ba e comincin i " BoaKDMIAN 1990, 1; SIMANTON-BOUENIA 1998, 6 {ela dei gruppi Bb e Be. Zarimorourov 2008, 157 Bocet 1962, 16-1 * KaRonl205 1937, 166 Boca 195,255 en. 116. Si wove infnti ache soto le Anche la forma delfanfora di Affadive fear # mio aac Ta nfs funeraie di Eretia (BOAROMAN 1952, 21 € avian quella delle anfore Bale BDI (P¥los X17. fig 2) 24s ALESSIA PERFETTI medio geometrico, e una spiccata predilezione per i modelli atticizzanti, evidenti senza soluzione di continuiti dal PG al LG, con una marcata intensificazione durante il MG Ie II (atelier delle belly handled amphorae with concentric circles metopae). A partire dal LG Ib sembrano invece prevale- re a Naxos gli influssi euboici del Pittore di Cesnola, anche se il piccolo gruppo di vasi e frammen- ti del gruppo Be ha ancora una volta rivelato forti affinitastilistiche ¢ iconografiche con gli ateliers attici del Maestro del Dipylon e del Pittore di Hirschfeld. Lo stesso comportamento dimostrano le altre isole dell’arcipelago, dove il “Rottiers Painter”, attivo a Melos durante il LG Ib e officina ‘paria’ del gruppo Ad traggono diversi spunti decorativi dagli ateliers del Pittore di Hirschfeld e det ‘Wiirzburg Group”:”. Questo atteggiamento potrebbe spiegare in parte anche la scarsa influenza delle officine corinzie, che invece sembrano orientate verso i mercati e le colonie della Magna Grecia. Le importazioni attiche tuttavia non sono particolarmente vistose; al contrario, sia Paros che Naxos non hanno restituito che poche testimonianze, mentre, a partire dal LG, diventano relativa- ‘mente numerose le importazioni corinzie, cretesi e greco-orientali’®. Abbiamo gid affrontato infatti Ja centralita dell'influenza cretese ¢ la funzione di mediazione che I’isola potrebbe aver svolto tra le officine nassie ¢ quelle orientali, anche se non abbastanza é stato detto e spiegato sugli stili cretesi tardo-geometrici e orientalizzanti. Un'indagine piti approfondita sul cosiddetto ‘Protogeometrico B ‘retese’, fucina di schemi decorativi apparentemente orientali, quali per esempio i motivi a treccia (non a torto Boardman parla di una specie di “precoce fase orientalizzante sull’isola”, anche se a ben vedere i motivi adottati sui vasi di questo periodo sono “pit minoici che orientali””), potrebbe offfire una sintomatica chiave di lettura sulle dinamiche artistiche e culturali a Creta e nell’Egeo, tra Ia fine del IX e I'inizio dell’ VIII secolo. Infatti la posizione geografica dell'isola, la presenza di una ancor viva e fiorente tradizione submicenea, !’afflusso di artigiani itineranti provenienti dall’Oriente (cui Boardman assegna la fioritura dell’oreficeria e della bronzistica cretese)™, potrebbero aver favorito la nascita ¢ lo sviluppo di una nuova produzione artistica, irradiata ben presto a Naxos nelle altre isole dell'arcipelago. Allo stesso modo la presenza di un’officina probabilmente nassia a Creta, (il cosiddetto “Bb cnossio’, come brillantemente e sagacemente ha messo in luce la stessa Kourou), potrebbe dimostrare ancora una volta l’esistenza di legami privilegiati fra le due isole, avvalorati per altro dalla tradizione mitica, come dimostra per esempio la saga di Teseo (eroe ate- niese, non dimentichiamo!), che dopo aver sconfitto il Minotauro a Creta porta via con sé Ariadne, figlia di Minosse, abbandonandola in seguito nella vicina isola di Naxos, ne! luogo in cui pi tardi ali abitanti dellisola costruiranno un santuario dedicato a Dioniso, Lo stesso discorso pud essere applicato alle relazioni dei Nassii con i navigatori euboici e alla presenza, pit volte emersa dall’e~ videnza archeologica, di genti cicladiche nell’emporio di Al Mina in Oriente (nonostante che la ceramica rinvenuta ~ considerata di primo acchito cicladica — sia stata nel proseguo degli studi giu- dicata di produzione eubvica). La fase orientalizzante per Naxos non rappresenta affatto una frattura con la tradizione prece- dente; la sobrieti e la moderazione con cui viene utilizzato l’apparato accessorio e Ia presenza anco- ranel VII secolo di motivi geometric e lineari sono la testimonianza di una tradizione molto forte, che recepisce i leitmotiv orientalizzanti con parsimonia e razionalita, II ‘linearismo’ che contraddi- stingue la ceramica orientalizzante di Naxos avvicina questa produzione a quella di stile lineare insulare, in modo tale da consentire la datazione delle anfore del gruppo Ba alla seconda fase (proto- orientalizzante, appunto) delle anfore di stile lineare insulare. Lo provano infatti le innumerevoli affinita stilistiche, cosi come il mantenimento, per le raffigurazioni animali, della tecnica a silhower- te per il corpo ¢ 'adozione della linea a contorno per i particolari anatomici (principalmente te coda e ali). Anche la frettolosita e Ia sommarieta con cui viene dipinto il retro delle anfore (pen- ‘siamo solo al retro delle anfore Ba6 e A34) accomuna inconfutabilmente le due officine. La prove- nienza nassia delle anfore di stile lineare insulare continua senz’altro a rimanere un’ipotesi appet bile, ma mancano tuttora delle testimonianze incontrovertibili. D'altra parte gli scavi recenti di Zaphiropoulou a Paros hanno aperto un capitolo nuovo e inatteso, attraverso il quale & possibile definire meglio l'aspetto delle officine tardo-geometriche cicladiche (nel caso specifico parie)¢ il 2 SieeDy 1990, 31-40. BoaRDMAN 2004, 192 = KouKou 1984, 11 ™ BOARDMAN 1986, 608 rapporto, costante e coerente, sia con le tradizioni ceramiche proprie sia con quelle tardo-geometr che attiche™', II legame con I’Attica non si attenua nemmeno durante la fase orientalizzante; anzi, nel momento in cui le officine cicladiche mostrano un maggiore attaccamento al repertorio icono- ‘grafico del Vicino Oriente, non é un caso che le officine attiche e nassie prediligano un medesimo apparato ornamentale ¢ in qualche caso anche figurativo (ricordiamo la presenza della ‘spiralranke? nelle sfingi attiche e nassie!). Del resto le fonti letterarie parlano a favore di un legame molto forte tra Atene e Naxos, motivato dall"appartenenza ionica e dall’adesione alla lega anfizionica, che si intensifica soprattutto nei secoli successivi con le tirannidi di Ligdami e Pisistrato e con l'adesione di Naxos nel V secolo alla lega delio-attica, II quadro che emerge attraverso I’analisi storica, stlistica e culturale degli ateliers nassi tardo- geometrici e orientalizzanti é dunque particolarmente sintomatico poiché dimostra, in maniera abba- stanza esplicita, la centralita culturale di Naxos tra I'VIII¢ il VII secolo. Purtroppo molte domande sono destinate al momento a non trovare una spiegazione immediata, soprattutto se ci interroghia- mo sul rapporto tra le produzioni nassie e quelle delle altre isole del!’arcipelago. Uno studio com- pleto ed esaustivo sulla ceramica paria, geometrica e orientalizzante, potrebbe a riguardo fornire qualche spiegazione in pitt e chiarire in futuro anche le questioni, politiche e sociali, che opposero le due maggioriisole dell’arcipelago ~ Paros e Naxos appunto — durante il periodo areaico. Mancano inoltre studi aggiomati su Thera, di cui é nota una bellissima produzione di anfore subgeomettiche, con motivi decorativi apparentemente estranei al resto dell’ambiente insulare, su Siphnos ¢ su Melos, che, come Naxos, mostra una spiccata predilezione per i motivi decorativi attici,attinti dalle officine tardo-geometriche de! Dipylon. Soltanto uno studio sistematico ed esaustivo delle singole produzioni sara in grado di agevolare la nostra conoscenza sulla formazione e sullo sviluppo delle ceramiche insulari geometriche ed orientalizzantie fare luce anche sulle relazioni e sui rapporti di scambio tra le singole isole dell’ar~ cipelago e tra queste ultime e le officine della Grecia continentale e orientale. Alessia Perfetti Zaminnorowtou 2000, 283-293, Si tata dei vas tardo-_ceramiche del geometric di Paroikia, fortemente influenzat dal Dipylon e molt vicin, a mio avvis, per forma officine _€ decorazione, ai vasi del gruppo Aa (Delos X7) ALESSIA PERFETTI BIBLIOGRAFIA AuLBERG G. 1971, Prothesis and ekphora in greek geometric Art, Goteborg. AKuRGAL A. 1992, ‘Zur Entstehung des griechischen Greifenbildes’, in H. Froning - T, Hilscher -H. Mielisch (a cura di), Kotinos. Festschrift fir Erika Simon, Mainz am Rhein, 33-52. 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(da Ducas - Rnomaios 1934) {Fr da Naxos (da Kourov 2001) La CERAMICA DI NAXOs DALL'VIII At VII SECOLO A.C. TAV.V 4. Be 6 (a Ducas - Ruov TAV. VI Auessia PERFETT «Bal (foto EFA) Bal retro (foto EFA) © Bad (foto EFA) 4. Bas (foto EFA) j La CERAMICA DI NaXos DALL’VIII AL VII SECOLO A.C. TAY. VIL c a «1. Anfora da Thera (da Anis 1960) '. Bat (da Ducas 1935) «Bas (foto EFA) 4. BaS retro (foto EFA) TAY, VIII ALESSIA PERFETTL 4 BaG retro (foto EFA) Bat (foto EFA) «.Ba® (foto EFA) ¢d. BaS retro (foto EFA) eee ‘LA CERAMICA DI NAXOS DALL'VIII AL VII SECOLO A.C [ TAY. 1X di eb, a Ww La CERAMICA DI NAXOS DALL’VIII aL VII SecoLo A.C. % TAV. XI ALESSIA PERFETTI TIEPIAHWH NAZIAKH KEPAMIKH AIIO TON 8° MEXPI TON 7 AIONA 1X. To 1898 0 A. Exavesmovnoc avaxddunpe etn Phiveta to AcyOuevo «BéAgo Kadag- ong», Tov MegKdupave TIc EndLaKés Tages TOU, Uevd TRY EKTAGH TOVG, efxeLv LETC eQdel ya va tapot oth Phvewa Kad th Sidexera tne KéLBagans ths AfAoV to 425 aX. ove. 3, 104). TloAAG ayyet kat Soavoucrta KegauiKite, Tov SnuoctedTnKaY ‘and tous Dugas Ka Powato (Délos XV Kat Délos XVI), ta. omo{a xqovoRoyowvrat amd in yeouerouctt 1éxot tv avatoAitovea mrepioo moosgxovta and vnaid TOV Kuxadbov. To magdv dg8go ekeriiter tie votEQo-yew- eteueés ouébes Bb, Be (Délos XV) kat tv avatoAltovaa oudida Ba (Délos XVID), OU eivat UdAAov vakiaxés Kat Tis KUgIETEQES Guvééoeg avtiweod thy KegauuRh THs Na¥ou eat tug avyxooves tng EAANVIRES reagayayés KeodutKri. Fivan mgdywant Suvatsv va wagaKodovdn- Sowv LooponoyiKés Kat TexvotoomKés eke AfEerg te vaELaKiig KegauKris and tov 8 uéyou tov 7° cusva TX. AayPdvovtas va Sww uc texvoTgoNIes Kat Ta EoVACTIOLA (aruxd, eupoixd, KUKAAdUEG Kat KONTHRA) ov emgsacay ta vakaKd Kard th Bidg- keta tne YT meQudéou kat the TeswuNs avatoAttouaas 1916500. Mia wshém yuo th vaktaxrt KeqaUKt kat rove Beowous TNs Ue THY NTELWTIKI EAAG- ba kat ta. vnovd tov Atyatou avaserkviet emfang kat Thy KEVTOLKH TOAKTIKA Ka moAvmowueh Oéon the Nékou oe aut thy mtegtobo. Summary Naxtan Porrery Rom 8" To 7® Century B.C. In 1898 D. Stavropoulos found on the Rheneia Island the so-called ‘Purification Trench; includ ing the Delians’ graves exhumed and buried in Rheneia during purification of Delos in 425 B.C. (Th.3, 104). Many vases and pottery frag- ments, published by Dugas and Rhomaios (Délos XV and Délos XVII) dated from geomet- Fic to orientalising period, are from cycladic islands. This present article considers the late-geomet- Fic groups Bb, Bc (Délos XV) and the orientalis- ing group Ba (Délos XVII), most probably naxt- an, and the principal links between naxian pot- tery and contemporary greek ceramic produc- tions. Its possible in effect to follow morphological and stylistic developments of naxian pottery from 8" to 7° B.C., considering the styles and the workshops (Attic, Euboean, Cyciadic and Cretan) that exert one’s influence on the naxi- an ateliers during the LG period and the eariy- orientalising period. A consideration about naxian pottery and its links with Mainland Greece and Aegean islands also suggests the political and cultural centrali- ty of Naxos in the same period,