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SCIENZA

DE'

COSTUMI

AFORISMI
r

MORALI

D4

SCRITTI

CIVILI

AUTORt

TABU

COFC

TtrOGKinA

ANTICA

LEGOlAIMtlA

AITTHOIfOLI

MI"CCCXX

0(dl \tti':.c

A.' LEGGITORI

L,

da

tolta

tutta

adunarla

Lazio

diversi

in

tempo

tutta

oro

inutile

testo

un

vario

numero

belle

svolgalo

primitive

italiano,
trascorsi

scritture.

dai

Boezio,
r

Antica

gnamento
inse-

di

sono

mai
or-

che

senza

fatto

niun

le italiane

delle
s' avr

le cose,

lare
par-

parole
dire

Aforismi

zolati
raz,

libri

di

che

poi meglio

Raccolta

presente

role,
pa-

dell'antico

forme

abbiano

valutare

vorranno

delle

il miscredente

anche

secoli

se

il

ali* altrui

cinque

Che

ad

tore
precet-

un

armonia

confesser

progresso

plicata
re-

studiandovi

forse

versione

il libro

varia

fosse

che

s' apponga

utilissimo

scoller
^

la

la

giganteseo

La

lettere, che

umane

lo

italiana, prodigiosamente

mi

non

Svolga

pompa.

di

coppella.

fatti nel

tutti

ma

Un*

quattro

squisita, vuoisi

di

puro
di

che

tre

nuova

nella

scritto

la dizione

cui

di

si troveranno

nata

jgk

ad

codici

vecchia

volgarizzamenti,

beato

delle

mufTaticci,

di

Aforismo

un

volarne

qoesto

contribuzione

stampe

Di
di

gua

fondachi

vennero

pergamene,
data.

in

raccolta

la merce

di

Catone

di

Cicerone,
ec

appresta

Seneca,
il fiore

Sapienza.
B.

ru^^y^f^rs

Gamba

di
del-

AMMAESTRA|dNTI

DI

CICERONE

SENECA

DI

HACCOLTI

DF

rObOAUZZiTI

DA

BAATOLOMMXO

DA

PIJAirO

S.

GONGORDIO

BOEZIO

.
.

.)

NOTIZIE

MTORirO

ALLA

VITA

AGLI

SCRITTI

DI

FRA

BARTOLOMMEO

DA

CONGOROIO

S.

notabile
menicana
ne*

religione
XIII

secoli

illu8tri~

tra

ossrrasione

la

XTV

dati

Cessole

alia

lingua
ad

da

Panciera

no*

esse

partennero
ap-

Jacopo

Ribalto,

da

Ugo

hanno

pioh

campioni,

D^

la

Franbeecana

Giordano
da

che

Prato

fra
,

Girolamo
Vico
bre

da

fra

Pisano,

Riniei

Passayanti,

Jacopo

tolommeo

da

.8.

Garalca

Domenico

Siena,

il

I^aa,

da

da
cele*
Bar*

frate

nostro

Concordie

autori

tutti-

toscani,

de*

la

quali

Biografia

tolommeo

tutti

le
Bf

Domenico

Di

Unwersale

raccolsero

Ridolfi,

mente
indebita-

tacque

fra

Bar-*

Francesco

notisie

Gio.

Manni,

Cioni,

pi

modernamente

premise

al

ione

di

Basilio

Sallustio

Napoli,

pendiosaroente

Puoti,

volgarizzato
i8a7,

diremo^

in

che

dell*

le
edi^

8.TONoiconH

ch'egli

nacque

delln

Goncordio,

da

Pisaj

castello

Domenico

indi

Echard

TulliJ

Tabula

ad
Redi

condotte.

essola

la

chiamano

bh
XV

in

della

Tantore

cui

alla

oppi

gravit

basti

qui

dir

la

tri
ch'al-

che

altri

Pisanel*
secolo

innesto

altri

libri

tra

ao-

scienza

btograi,

bellissimi

vata
le-

labo-

la

sopraccitati

Pisa

pi

Leggi

Di

una

quali,

nel

saggio

deXie

che

di

sue

impressa
con

Teologia.

maral

autorte

wi

volte

9 $

Croncie

lasci

altri

sco
France-

Pisana^

Maestruzza^

di

nelle

deUe

Summa

molte

opera

ed

la

autore

lavoro,

Una

sottentrasse.

fattehe

rioae

i3i49
dal

mano

anno

Caterina

santa

aU*annio

sin

da
vi

di

1*

delle

autore

ha

no'n

Quadra^

Lione
fu

Il Lab-

Pascha^

disoc^ri

Monastero

"del

quale

Sermones

invemiendum
lo

ed

il trattatello

stampe.

Maaini

dei

Latina-

il

ooile

in

congettura

tina
la-

operetta

volgare

gli attribiii.alqiianti

p^

Qaetif

padri

OrthograpUa,

Memoria^

gesimafes.im^"aB

in

Artijiziale

in

S.

di

prima

vocum

pubblic

MiOhiannisi

Memoria

della

distante

studi

sua

sua

anche

in

1* abito

che

^
una

una

della

traslat

di

Parigi

in

oltre

in

Libro

che

i suoi

pronunciatione

ed

un

vesti

ricordano

De

rumy

fece

1262

miglia

tre

anni

iS

che

Bologna,
ed

di

che

Tanno

Granchi

de*

famiglia

aobil

lo

spettano
so-

ma

iutti

9
il

riuscirono

lustiy

or

ora

lesione

Aforismi

che

sa

che

gli Spini
sciadore

( di

bere

il buon

Giorn.

deli*

Yalgano

pregio

italiana

vasi

99

ficacia,

quella

dolcezza,

99

ce

brevit,

quella
bellezza,

del

99

la pi

tempi

nobile

Parini
99

sono*

stile

Villani,
che

Queste

recate

breve,

nella

due

campioni
Salviatiy

primo

gravi

^olgar

preciso,

succoso

quella
sempli-

sia

ed

utili

lingua
ed

favella
bella

mai
e

e^

chiarezza,

I4 pi

IL

Tro"-

quella

che

si ^rivetoe

Lib

quella

ma

di

scere
cono-

vaghezza,

mostra

(Avvertim.
n

fame

quella

purit,

che

del

tempo

quella

quella

leggiadria

99

il

scritUnre

Lioaardo

Scrisse

die

tema

prime

di

al

1995

senaa

volgarizzamento

questo

imba-

il Boccaccio

poi

giudizi

Parini.

9)

in

letteratura

Giuseppe

pu

delle

una

XIV.

secolo

si

de^

fornaio

narr

come

2.) cosi

giudicare

il

Nov.

VI.

errore

del

vino,

ne
ven-

dal

Cisti

cui

me
Sicco-

Firenze

Ottavo

Geri

quei

gli

Geri

messer

in

Bonifacio

tratti

composta

quel

si trattenne

di

i3o5

furono

Raccolta
di

suggerimento

poli,
Na-

ristampati.

qui

questa

di

Ammaestramenti

quale

diamo

na
buo-

ristampa

di

dalla

che

si

surriferita

SaU

di

ridotto

cure

Raccolta

sua

Antichi^

degli

molte

con

nella

la

Folgarizzamento

tuo

in

quo*

a). E

sentenze

con

uno

energico^

'I

yt

proprio

tolto

la

soianiente

per

lo
ancora

9)

purit

della

stile

che

Frate

tant*

sua

si

uomini

gli

di

mite

di

ogni

questa

di

set-

siccome

che

santissimo,
acconcio
come

ad

1347,

175).

ammaestran*

opere,

veduto

trai-

spesi

avere

mostrandosi
sue

e.

esempio,

costumi

colle

Catarina

col
suo

uomo

vi.

religione

nella

anni

ma

grandezza
Voi.

dopo

Bartolommeo,

luglio

lingua,

notabile

( Opere,

iraportanaa

pass

non

richiede

di

materie

*'

ed

modello

certe

'

di

per

tar

do

senrrci
a

pi

Pisa

di

generasfione
salda

vita

studi,

il

di

di
9

ebbe

orreyole

nella

chiesa

sepoltura.

di

santa

AMMASaTaAM^NXl

CICSAOHB

DI

RACCOLTI

PSaLl

J"^fhlBViO

\^umi^

I.

etmitL

UFFICI

rS4^ft!t9isbMi

qmai

erimus,

potisswimiielalH^ammu
necessitai

riotf jid

adhibenda

erii

re,

at

"

cose,

quelle

ci

.diamo

die

tatto

aeooacianM^^y

disaeeoac0

In

fiicre

pes*-

che

n.^

pi

le

non

alnteuo

5).

fediamo
ms^

eoo

i7Hf

deiiberand

vitae

ad

cursu^

consilium

cuiquenaturam

te
pone-

{JSidiz*

poCtamo

tempo

deesi

kro^

noi

aeconci,

alcuno

per
o

ae.

ingegno^

tuo

^acaao

ae

cosingne

cura^

II.

(fiudi

tutta

tSy

deco^

non

'

'

aUe

ci

neoeet

eogMsoR

quelle

cart,

ut

iis

amnie

imhscote

Gia^omio

no

dfims^h

cura^

in

uU

in

aliquand

sim

tfua^mni^Km

sintus,

tngenium^

ns0t

0UMm

est

suam.

re*

omne

vocandum.

In

diliberare

ciaacttiio
iiL.

tcripsit

sua

Publium

CatOf

lo
natura

della

corso

( M,

n.

dicere

Se^ionem
nuntfnam

vita,

se

minus

ricorra

).
soUtum

otiasum^

13

oiiesusj

cum

guam

solus

cum

quam
et

vojCy

tiis

cogitare,

ac

illum

et

vere

sapiente

digna^
de

otia

in

solitudine

in

et

Magnifica

virOy

magno

slum^

nunus

sset

declarat^

guae

mt

nego-

loqui

secum

solitum,
Gato

icritse,

dire^

di

usato

cke

osioso,
che

olo

gnieo
mo,

detto,

Torio

le

de*

Iktti

degna

oculorum

moestitia,
centia,

et

himus,

est

non

sit

ex

in

quam

supercUiO'

risu,

-vocis,

iudica^

qwkd

in

nobismetpsis

in

Quo

quale

magis

reti"

sukmis-

ex

apsefiat,

fit

ex

ex

simiUhusfacUe

indicare;
ut

olitudi*

).

ex

incommodum,

quomodOy

nel-

cohtentione^

discrepet,

diis

no*

eg

nella
19

aut

fuodeorum
mUuraque

tavio

phtutu,

contenttane
cetetis

et

n*

hilaritate,

ex

meno

ohe

aS,

e.

ma^

grande

rpentara,
(

meno

VWmente

dimolrt,

wernissione^

aut

sione

aolo*

era

mai

enoaof

era

ii

era

non

emr

quale

Ex

rr.

rum,

parlare

seco

egli

quando

quando

per

ne

die

Scipione

Pttbfio

ehe

ab
genere

quid

eorum

nescio

enUn,

aliis
si

ficio,
of-

cemamus^

delinr

quid

quatur.
Dal

glia chinate
greeea,

degli

movimento

da

lerate,

risa, da

da

tacere,

ocelli

trittisia,
da

delle
da

ci*
alle-

contendere^

i5
da

aLuxe

dihmwre

miglianti

ben

dette

delle

care

"^re

meglio
daaeun

veri

et

opus

eo

iudicio

nobis

corri

id

in

quid
aliorum

sic

Jacienda,

et

mutanda^

et

quid

si

ut

aliis

cum

exquirunt}

permulta

facienday

non

da

sit

peccatum

fabri
quis4fu

plurihus

et

secum^

).

suutn

vuity

sit,

noi

in

signa

qui

considerari

iique

che

che
n.

poetae

reprehendendum
gatmr,

ii

altrui

come,

29,

e.

et

etiam

vulgo

so

UtpicioreSy

eant^

non

no.

giudi*

atti

altrui,

mancamento

T.

gli

in

reggiamo

qhe

utile

per

diviene,

imperocch

quello

moko

altre

mo
giudichere-

fiitto,

materia

quale

da

hggiermente

cose

qudlo'cb'
!NeUa

boee,

et

corrigen^

et

sunL

S
i

dipintori,

come

e*

suggelli,

che

sua

con

giudicio

seentes

Facile
uenire

in

a.

noi

fare,
10

le

per

molte

non

35,

fosse

altrui.

con

cosi

molte

(e.

correggere
yi.i

si

ammonimento

fare,

Temo

le
vuo-

dalle

correttori,

seco

fatto

mai

s^

pi

no
fan-

ciascuno

yi

cosa

che

considerata

alcuna

se

abbia
si

poeti

sia

opera

acciocch

persone

veri

quelli

ti,,
genda

prendere,
ri-

dette
no,
cerca-

altrui
do-

cose

mutare

).

optimam

cognoscuntur^

partem
cum

adole*
se

ad

i4

sapieiUeSy

sifreifwn^s

quibus

populo^

ferunt
sibi

claros^vifs^ontuUrim^

et

eorum/or

quale

credere

di

gnitano

che

optima

pi
49

e.

gestiunt;
motuSf

quali

rebus

8e"

mediocritas

la

che

voce

degl' irati,

feccia

tfoces^

movimento

stato

di

voglia,

grande
di

coloro
d

s'allegrano;

diletto

grande

aut

mutautur.

commossi,

sono

paura

nimia

vultus^

omnium

alcuna

per

aliqtia^

voluptate

aut

sunt,

mira

iratotum^

cernere

libidine

aui

quorum

ottt-

tenere

mesm

ipsa

statusque

Or

si

colo^
o

per
di

che

tutti

costoro

muta

69,

e.

).

Disces

HL

velie

fida

dir

).

ora

commoti

metu

tem

fannq

).

lo
1

^qui

eorum^

it*

debbiano

coloro,

a,

cose

Licei

Yiii.

ro

usano.

est.

aut

quos

bont

famosi

eglino

plerisque

Nelle
mo

43,

e.

ili gran

ineoQtanente

usare

loro,

in

VII.

n.

8^t

simigUanti

Ventare

sivntes^

se

gionuoii

eo*

quando

lo

per

o/

delegerinU,

Leggiermente
salgono,

opinionem

sintf

imiiandum

ad

cum

Tu

non

voles^

quamdiu

debebisy

quoad

te

tamdiu

quantum

au-

pr-

-poenitebit

apparerai

fino

che

tu

vorrai,

iS

tanto

ti

dei

pentirai
Sicut

X.

qccjuam

eepejHHt^
sine

s^v,

sunt;

Si

come

ne

dicitori,

"li

degna

cosa

sperienza
li

gnans

chieggono

delle

uso

fligcnoapfia^
fare

possono

lande

uso

anza

virtuose,

cose

le

si

sono

to
quaninse-

regole,

alta

continna

grandi

non

ma

w-

dbhiano

arte,

comandamenti
altrui

altri

girando

cosi

magnitudo

avvegnach
dell*

regole

le

rato

pos

desiderata

medici^

per"

praecepta

tei

sed

).

consequi

exercitationemque

sum

/i.

dignum

consenumdi

ffuidem,

traduniur

laude

magna

Q^cii

83,

e.

non

praecepta

exercitatione

}t-

usii^

tu

imperatores^

nec

artis

quamvis

che

apfiarare

medici^

nec

oratOi^Sf

nec

li^

tuo

fino

in

volere

dei

tempo

che

cosa

ri^

(e.

operazione

9i,/i.ii).
XI.

admiratio

Magna

est

dicentisy

pienterque
intelligere

etiam,

et

copiose^
audiunt

qui

quem

sa*

plusquam

sapere

ce^

arbitrantur.

teros

Grande
che

parla

che

l'odono,

dimento
XII.

copioso

che

Quid

admiratione

ium,

maravigliamento
e

savio,
di

reputano

gli

altri

(e.

eloquentia
audientium^

veleorurriy

qui

lo

dell*

quale

n.

quelli
inteif

maggicMre
111,

uomo

).

praestahiliusy
vel

spe

vel

indigert'

dt/ensi sunt^jgratia?

i6
Huic

ergo

dignitatis

per

r altre
XI

{e,

Nihil

II.

simili

Niuna

cosa

Inter

Tra
mista

sopra

).

copulatius^

bonorum.

amabile,

che

de*

pi
buoni

).

dispares

mores

costumi

non

diversi

(ivi,

potest

non

civilibus^

illa

ipsa

hoc

vel

Socrate

remy

consuetudinemque

a-

Sf

ilii

magnis

duci

oportet,

Aristippus

contra

civilem
urbi

sihi

idem

sunt,

sunt^

praecepta

errore

quid

loquutive

essere

ifstitutisque

aguntur,

more

quemquam

pu

9 ).

n.

Quae

XV.

bonis

divinis

nec

ut

si

mo^

pcerunt^
tre

tur

hanc

lice^
licen-

assequebantur.

tiam

Quelle
per

da*

amicitia.

esse

re

che

coloro

simiglianea
5

n,

ne

scienzia

nec

tudo

la

(e. 147,

XIV.

n.

pi

che

congiuDga,
costumi

3,

di

che

principato

amabiliusy

morum

quatn

degli

coloro

questa

dato

maggiori

tutte

di

grazia

per
E

ioga

bene

tnaraTgliamento

ovvero

sono

*1

che

com

isperanza

per

bdognanoy

nostri

lo

per

in

est

datus.

nobile

pi

uditori,

aiutati

nostris

principatus

Quale

parlare

maioribus

cose

ordinamenti
sono^

ninno

che
de'
dee

per

si

usanza

luoghi,
essere

fann,

ti
comandamena

tale

errore

Concio8iac"wacb
ni

di

larghezza,

r altra
in

di

rendere

buono

di

dare

dnre

lo

{e^

beneficio

gen^Skmo^

benificio,*

*1

t"

il BC191

ma

nomo

Quid

XX.

dite

una

balia,

nostra

licito

siend

non

rendere

171^

n.

dare

non

/provocati

de-

a^re

2 imitati

benius

plus
si

effsrunty

in

v^os^
les

dubitamus

non

in

Jmerunt?

dabkiamio

di

xKe

(^i,

servire'

gioTtno
quelli

in

essere

pr-

che

gi

ci

fi

d^nno

noi

se

coloro,

noi,*

a-^

".re

piii

quali

perocch,
a

noi

Doveiao

?
i

camper

ricevettono

non

q|indo

benificii

con

frtittno8

che

iam

qui

n^.fare

doYemo

preroeati

come

debemus^

qua--

Cb
mo

prafunt-

officia c^nferre^

esse

eos

eienim

nbis

speramus

multa

qui

guarntMCceperint

quos

eosy

frHles^

agros

non

qnali

riamo
spe-

doremo

cbenti
hanno

giovato

7).

n.

jimicitiaf^

joa,

decere

tur,

magis

sim

dilisere,
amistadi

L'
che

poco

l83,

sed

71/8

sicut

lodevoli

non

diser
deeno

subitamente

che

sen^

praecidere

repente

niaggiofinente*si

disfare,

xxii.

sapients

qensent

quam

proban'-

minus

quae

gli
a

ri,
sa-

a"

poco

ricider

(e.

);
Ludo

smn^

ic

et

et

uti

quietibus

quidem
ceteris^

Ueet^
tunc

'3

grarihuSy

euin

rebus

saeHfque'

satisfe*

ceriwnus.

-Giuoco
onno

come

alle

iinendus^
Di

19S,

Quae

xxiY.

ab

iis

nefirte

"Da*

peecati

che

cosi

n' accorge,,

vi

cosa

delle

n.

xxr.

multa

melior

lo

vita,
eiiam

actionum,

piccoli

dee

si

siccome

fiato, ayTegua-

kkiuo

Teder

discorda,

operaxioni

ani^

in

est

guardare

si dee

maggiore

quanto

pau-

sciente

pnono

disoordmr,

poco

est^

corde

ddAe

suona

quamyis

t,, vel
et

deU*

esse

videndum

diligentemente

uomo

aii,

sic

cohcentus

sonorum

quam.

id

tamen

maior^

quo

nulla

(e*

declinandutn

tibiis,

discrepe

quis

magis,

videntar

in

aut

solat}

madverti

ch

che

spargliiamo

diligentius

est.

diserepent^

nel

modo

tenere

oosa

parr

fidibus^

in

bini

ogni

re^

io)

n.

et,

desi

troppo

modus

prtffundamHS.

omnia

soUassare

non

quident

est

nimis

ne

sod'

vremo

cose

).

Ludendi

xxiii.

noi

R*4

{e. 19S,

ma

allorach

cio

riposi,

appensate

d* usare,

licito

altri

gravi

dislatt

ut

8o}lasce

maestro

nella

vita, che

taito

^Tero-

migliore

che

queSo

de*

se

pi,

raccordo
suoni

8).
Fit^

nescio

quomodo^

utmagisUi^

(e.

aliis

erremusy

nobismetiptis^

quam

siquid

delinquitr
A^ldiyieue,

non

ho

Yegglainocbein

pi

alcuna

in

luptateniy

ad

et

lonUnis

autem

3,

n,

nisi

vch

impetu;

ducltur,

occulta

tur

).

omni

radne

mens

capi

do
quan-

seatiunt,

eamferuntur

volupiate

qui

(e.

nihil

Pecudes

XXVI.

falla

si

altriii

in

medesimi,

noi

cosa

che

come,

et

simulai
dis-

et

appetitum

intelligitury

quo

ex

satis.

non

verecundiam^

propter

hominis

dignam

esse

voluptatem

corporis

prae^

stantia.
.

Le

se

beet^

quella

la

uon^o

Sosza

uditori

cosa

il

falso,
volersi

de

fst
et

militem

imitari

di

s
con

fare

preso,
la

per

ver-

fetto
di-

corporale

del*-

jiobilt

).

praesertimy

dif^Uum

niente

'1
alla

degna,
.

la
dal

Tappetito
che

to
impe-

menata

carnalit

vede,

Deforme

falsa

uomo

dalla

cosa

(e. a3S,

xxvii.

et

si

e' in

loro

ogni

con

disinfgne

oja.^e

npn

chi*

Attendoiio,

cosa

dilettazione,

dell*

g/Qgna

corporale

mente

rugione^
nasconde

altra

traportate

ono

Q9J

alla

non

niun*^

praedicare^

se

'

irrisione

cum

au-

glpriosunu
predicare,
ischernimento

cavaliere

speziaidegli

glorioso

(e.

SI

Totius

xscyiii.

taliory

iniustidae

qui

eorurriy

qttatn
id

me/allunty

'

le

tutte

che

di

massimamente

Si

XXIX.

stentatione^

li

coloro,

fanno

buoni

ca-

do
quanin

do
mo-

uomini'

(e.

inani

et

modo

non

pi

quali,

simulatione,

fido

et

ninna

pieurere

qui

es^vi'

boni

ingannano,

vogliono

che

maxi"

io^Uftieie

quella

capi"

cUm

tunc

utiiri

agunt^

deantun

yDi
j^rale

nulla

o-

sed

sermone
y

vultu

edam,

qui posse

stabilem

vehementer

rentuFy

glria

enim

flosculi

Se

plica

ingannati

sono

gloria

tutte

ma

stabile
^

le

vano

fac*

gloria

la

perocch

radici,

buone

mette

cresce

quic-

parole

composte

acquistare

fortemente
vera

simulatnfn

infgnimenta

per

credono

tanquam

diutumum.'

dimostramento,
eia,

ra
ve-

etiam

atque

celeriter

nec

esse

alcuni

conse-

errante

agity

omnia

decidunt^

potest

quam

radics

ur^Jicta

propagai

gloriam

se

multi-

infinte,

cose

vili

siccome

fiori

caggiono

tostamente

niuna

(iVi,

n.

cosa

molto

puote

ptocul

absity

cum

nihil

fieri

recte

considerate

L'

ira

durare

).
Ira

XXX.

infinta

da

luoge

ti

sia, colla

^ua

nihil

potest,

quale

ninna

cosa

.a6^,

fare

pu

diritta,

considerata

(e.

.4).
Fitium

XXXI.

moribus^

ahsenti

qui

Alcuno

aliquod

indicat

detrahiL

dimostra

ymo

inesse

che

snoi^chiairaasente

ne*

sta

detraggo

stumi
co-

(e.

3t

i,

Rio)
Cavendum

xxxLi.

est,

tales

est,

enint

demur,

ex

innumerabilia

res

incidamus^

falhi

infinti^ vanis

facile

iure

ut

putemusj

nos

quo

in

quo

in

patefaciamus^

aures

adulatoribus

ne

lau-

opinionibus
etvros

peccata,

erro-

Da

leggieri
-noi

iodi

cadiamo
riati

in

tali,

che

semper^ultus,

in

cosi

Chiara
la

fronte

isya-

secundas

Praeclara

st

omni

vita,

et

idem

vita,

faccia

eziandio

le

lodevole

una

sempre

(e.

le

ismdatamente

sostenere

avverse,

tutta

sic

reSy

in

ed

eademquejrons.

Siccome

lievit.

opinioni,

vane

levitatis

aequabilitas

dati,
lo-

).

adversas

ferre

Unmodfirate

putiamo
re-

siamo

peccati
ti.

7,

cosa

perocch

di

iohumerabili

qnal

ragione

enfiati

noi,

apriamo

non

nella

ingannato,

Ut

xxxiu.

cose

noi

altri

(c 3

errori

est

che

agli adulatori,

orecchi

gli
di

guardare

n.
,

).

prospere,

agguaglian^a
medesima

Nihil

xxiriv.

pravij

que

iamrangusd

magnififientiu"que^

cuniaitt

coiitemnere

rUhil

fu^un

pe^

habeasy

non

ha"

si

UkeraUuuemque

bjeneficenUam

ad

font-

dividas^

qtmare

quam

hQHestiuSf

bus

unlmi^

9m

eonferre^
Neuna

cosa

aaisit4"9 come

pi

le

amare

onorevole.

recarla
dare.

Ss

(e.

Omnis

XXXV.

neuna

feeoe,

di

Fhai,

se

peoa-'

largamenw^

oomtumeiia

IO

R.

9,

l^e

Thai^

altrui

piccolo

rioqhexaey

non

se

iri"e

-e

pi magni"cay

dispregiare,

ma

si cattiva

di

castigaHo

debet^

vacare

Ogni

dee

gastigametilo

villania

(e. 56

1,

R.

9).

Obiurgationet

XXXVI.

Jbrtasse

vocis

et

vrborun

agendum^

talora,

Accade

voce

usare

di

gravezza

cotai

facciamo

Praeclare

xxxvii.

tuunty

cose

oderunt

eh'

f quem

e*

irati.

videmmas

riprensivi

sono

conviene

contensone

maggiore

pi pungitive

et

etiam

verum

forse

quali

d*attendere,

v'

quelle

con

le

che

nelle

necessarie,

utendamtesi^

maiore^

acriore^

facere

utea

ne

quibus

comempiione

gravitate

in*

nonnunquam

in

nccessariaCj

cidunt

d"r

attsa

esser

parole
non

paia,

adirati
Ennius

quique

e'

ma

sto
queche

(tV{,
:

Quem

h.

noi

o).

me-

oditpperiisse

a4
Maltorum

expetit.
opes

posse

resistere^

tiuriy

nuper

est

tulit

valet,

odium

siniiles

exitus

che

^no

potenzia
prima

era

la
la

quale

citt

dimostra,

sostenne

(e. 363,
Dialus

Xxi^viii.

questo
boo

il

tiranno,
per^oumi,^

vale

pestilensi,

degli

uscita

tri
al-

4 )

custos

diuturnitaiis

benev"dentia

coHtraque

ito--

molti

*.

saputo

oppressa

n.

di

se

questo

Fodio

lui
co-

odii

la.sim^liante

tiranni

tus;

di

morte

desidera

agli

ora

cui

odio

in

resistere,

possa

quanto

eziandio

ma

che

nonsapnto,

solamente

reliquorum.

Colui,

inodia,,

periica

neuna

per-

quantum

sed

kann

temono,

ciaschechi^no

che

oppressa

Ennio:

disse

uomini

huius

Qrpuxnorum,

Mobtlmeate

gli

igruh-

vere

declaraty

interitus

pestem

nec

nttllas

fuit

antea

annis

quem

civitas^

ad

si

co^nitum

solum,

tjrranni

odiis

autem

me-

Jidelis

ad

est

perpetuitatem.
Mal

eziandio

gnardiai:io
contrario

per

diel

durare

m"dto

benivolensia.

ra
pau-

fedele

perpetuare

(iVi,

a6
che

colai

avessi

tu

come

sostenere

di

colui,

sansa

he

se

sarebbe

malagevole

avverse

(e.

gr$Lva

che

che.

pi

77^

cos

raUegrasse

ti

quelle

7.

tu

desimo
me-

Secundas

IV.

didioreSf

adversas

et

communi-

partiens^

Je^iofies,

^ansi^ue

li' amist

dienti,,

le
1*

a.

pi

domus

boni

si

n.

79,

everti

').

i o

q%iae

ejc

et

tam

dis-

tum,
quan-

quo

iudicari

stabile,

splen-

nando,
accomu-

odiis^

non

possit

casa

pi

sU^biliSj

iam

amicitia

sit

Quale

(e.

est^^quae

Junditus

partendo,

leggieri

civitas

firma

os

prospere

avverse

Quae

V.

sidiis

splenr

atnicida

fadt.

res

potest,

quale

citt

^i

/erma,

la

quale

odio

per

possa

pu

giudicare

bene

quanto

discordie

per

la

Per.

prooadare?

non

qual
Vamist

si

cosa

{i^i^

'

n,

Solem

VI.

amici

qui

tiqm

tollunt,

vita

melius'

mortalium

usum

tollere

mundo

de

videntur
nihil

qua

habemus,

ad
nihil

iucundius.
Lo
chi

Sole

tolgono

quale

eadem

di

ninna

gioconda
VII.

del

ad
/t.

utilitas

commutata

che

pare
vita

questa

cesa

{ivi,
Si

mondo

usa

nostro

togliano,

amist^
avemo

della

pi

).
amici

tias

dissolverete

ghuinarety

27

Se
Ha

ntiHt

la

si mutasse,

dispartirebbe(

Erumpunt

vili.

tuu

in

rum

tati$um

V arnica,

giagiyesse

ipsos

vitia

saepe

anUcoSy

e.

quando
8

^n.

amicorum

tumin4iUenQ$y

adandcos

)l

quo^

redundat

infamia^
^

tahs^

amidUae

igitur

elevandae^

sus

Cnvendum

solum

non

citiae

dissuendae^

et

discindendae..

remissione

sunt

amtcidae

etfith

nuigis

quam

^rii^

autem

depositae,

ne

inimi*

sed

videantur.

suscepiae

B198CQO0

u-

-vizii

spesso!

degH*

ri

amia

ttceli

Zni,

la

the

piuttosto
che

ma

kic

Sapiens
patria

me

rati"nes

homs

konestissimis
f

pta

persolyi
suntf

secum

atque

tu^,
liane

ad

usque

da

rvi
guardaiasciatei

(e. i83,

)-

n7

ORATORE,

REtTORICA.

WUOVA

I.

PELL*

discuci*-

amist

cominciate

LIBRO

D4L

ti-

lasca-

per

ed'

paiano

inimist

non

anaci

lerare,

tagliare;

ne^li

negU

amist

si tleono

solamente

eziandio

qn"di

eotaii

d'joisaasa

mento

re

de"

inferni.

duiupie

torna;

si

medesimi,

amici

aetatenj

legibus^
discipUnis.

possiti

unde

tluit

loquHut:
honeste

perduxit
.

muniiHt

meas'

mriinis,

ptimis

Quid
haec

me

li
sa-

bona

acce*

^
.

a8

L6ario

dice

Jia

m'

patria

ety
e

d*ottimi

onde

erto

no

gli

loro

vizii,

nscirebbono

re,

imagines

Di

magini
me

Santopre

in

levius'

alquanto

del

lrnon.

pi

quelle

),

collocare
char^

aut

cerae^

literis

imagines

n.

habe*-

locis

loci

imaginum

dis-

scriptur

lectionL
che.v(dema"nkemoraa
certi

similitudini

tavolette

(e. 29,

sapere

tio

cose

in

leggermente:

memoriam

colloca

sarebbono

perserererebba-^

certis

subdit

et

da

piuttosto^,

uno,

taptd

non

sunt}

et

uni

se

eleggere

ad

doyemo

ere,

com-

ia\

costumi^

pure

pronuntiatio

rae,

S),

n,

^,

aliquanto

migliori

eorum

simulimi

positiOf

se

non

Quorumvolumus

erportebit,
tae

(e.

homines

volessero

uomini

superb,

III.

la,
quel-

'addicere,nnnus

et

tistrignersi

in

sta
que-

elaberentur.

gii

meno

gnamenti
inse-

quam

offenderent^

inscitia

ebe

one-

leggi

meritare

eligere

perseverarent;

Se

baone

riceTuti

vellent

arrogantia

molti

io

quodquamj

alieni

ex

ho

mutiis

modissimum

vitiis

poss*

beni

tuia

.d* onestissimi

che,

di

guemito

tanti

Si

infine

recato

coftnmi
^

II*

salyamente

hantmi

hammi

e.

La

medesimOr

se

nutricato

ed

stamente^

fra

carte,

luoghi
;

che*
e

a-

allogarne
luoghi

immagini

im*

sono

cor

come

lettere,

scrvere

delle

allogare
1

dire

immagini,

come

leggere

come

(e.

loi,

a8).

n,

orationem

Fariare

Y.

portebitj
sade^tatis

omnibus

in

nam

e^t

magnopere
rebus

o-

similitudo

mater.
.

Molto

dire,

perocch
di

madre

falsi

lo

nel

si

si

si volano

ventura,

chiara

che

tosto

te
sta-

partono

della

tempo

ma

sono,

della

verno

vi"

della

tempo

freddo

nel

amici

presenti

prae^

Jbrtunae

nei

rondini

le

falsi

recedunt;

se

hiemem

omnes.

presenti

tempore

vitfie tempore

ac

).

n.^^

vero

sereno

devolant

Siccome

cosi

127,

aest'ivo

/rigore

simul

sono

(e.

lo

variare

simigliaiisa

cosa

hirundines

amici

sunt;

derinty

ogni

saziaminto

sjunt^

praesta

sto

in

Sicut

?I.

ita

studiare^

8 conviene

ta
vi-

veggono

(e.

via

79,
.

n.

1 o

).

pracfeationiSf
sa

ejfingere^

autem

atque
et

caussa

passini

litare,

sic

gestiunty

animi

volitare

sua

laboris

solutas

opere

defessi

cupiunt

cai^s^,

easdem

nidosj

e/fecerinty
libere

ac

nostri
ac

utilitatis

constituere

aliquid

cum

ac

pidemus

Quemadmodum^volucres

VII.

sui
vo^

negotiis

vacui

re
labo-

cura^

Siccome

noi

vedemo,

che

gli

uccelli
,

3o

Utilit

por

geoerameaf

ordinano

i lor

hanno

mdi^'

fatto^

fatica
z* altra
cali

daU'qpere^
di

7).

TI.

glorianiy

ius

AU'
la

lo

(e. a6S,

maxima
A

me

quali
in

non

si

in

Aca-

piaciuto
di

che

quegli
d'ogni

pa|:*te;

cagione,
ciascuna

non

che
cosalo

eam

aliter

quod

edam

sed

rebus

nn

verisimile

re

unaquaqute

in

acqui

nonob

quoijL

t^,

sempre

per

glocia

disserendi

exercitatio.

contraria

?itttt,

omnibus

de

placai

usavano

vir-

^).

dicendt

puote

eurai

pevipateticorumy.

partes

solamente

TUSGXILNB.

peripatetici,
i

la

n,

consuetudo^

in^niriy

esset

si
qua-

acquist

senno

'semper

quid

comparaviL

gloria,, e

solum

possit

aetnulos

gloria

iitscontrarias
^ausam

allegrarsi,

virttetn,

DALLE

demiaequ

stan*

industtia

Africano

Miki

dait-

gVinvidiodi

r.

nimi,

fatica

idftticquist

di

ycdare^tanxa

Africano

TUf*

cosa

qua

sottri

yoglono

deiderao

(c.jgi,

rolftndo

cosi

opera^

alcuna

riposameoto

per

liberi^

r'

pongono

quaodo

eglino

vannofti

loro

1*

de'

uso

ea

sofi
filo-

Accademia^

d*

no
disputava-

csa

m'
'n

esset

piaciuto

aitro
vero,

nkodo
o^iwra

3i
lo

rerisiinile

dfc

trarare

mefdo

qaelio

to

grande

assottigliameiito

eziandio

md

peroo-

ddoperamen*

nella

scienza

(e. 95,

8"
In

u.

honore

in

Graeci

ipsa

phitosopha
Juissei^

nun^iam

contentionibusy

nor^itwn

nisi

tantof

doctissi-

dissentionibusque

viguisset
Grecia

Nella
tain

tantd

detur

jnihi

discordia

per

"'

vi'-

oratio^

pugne

turpissii/num

esse

essnta

f^^)*

vita

cum

sta-

Fmso

non

uomini''(.m,

Quod

sarebbe

no

contenjzione

per

sanissimi
III.

a' ella

'onore,

invigorita
di

li filosofia

enim

ut

si

grammaiicum
bare

loquatur^

qui

in

fiiy quod

turpior

peccans

mngister

euius

vitae

tfue

Che

ma'
si

latini
Tuole

pi

queUo^

tenere

cosa,

di

che

lo

dice

dire^

canti

eh*

cbe
eiccia

colui

musico^

egli

lai
par-

alcuno

gramatica,.

buono

quanibo

artem--

vita.

in

se

mal

se

offk:iOf

labitur,

come

di

maestro

fare
laida

si

ratio-

in

combatta

cosa^

^ovvero,

invitae

delinquit

vita

cootra

turpior

profitetur

quod

vult^

professus

d'essere

cuius

est^

esse

soszissima
dica

hoc

philosophus

is,

canai

musicum^

peceet,

eo

sic

scientiam:
ne

Ut

ve

bar^

quispiam

absurde

si

aut-

haberi

se

professus

se

che
tanto

offend
maestro

tea
con-

cosi

5*

lo

della

dottore

ne

della

vita,

nella

vitaj

quale

lenit

egli

(e.

pecca

antea

vider.

Lo

ripensamento

vuole
essere

artefice

loS,

di

i3.).

;i.

de'

cbe

mali

1*

lon--

venientia

quae

alleggerisce

venire

Gf"n-

futurorunimalorufn
adventujfij

eorum

che

dicendosi

Praemeditado

IV.

laido,

vita

ragio*

taiitra

pi

ci

offende,

maestro,

in

ufcio^del

all'

tro

facendo

vita

no,
debbo-

avvenimento

di

quelli,
ti

che

quali

addivengano

tu

hai

molto

(e.

vedu

innanzi

iSg,

6
/t.

).

AristteleSy

verbis

viaggio

brieTe

ed

de'

projicias

cente

audiri,

Occur^

iuvat,

et

vel

ia^*

viro

dixerim

facile
illud

sicut

inteili"

projhisse.

gam

Niuna

sesta,

pi

fa

tosto

de'
nel

entra

petto,

medesimo
alcuno

esiando'

in

spesso

verit

de'

ti

ifuando

che

si

4(xace

poco

di

eoa*

poco

grandi

lo

che

giova,
-prende
T

le

maestramenti
am-

veduto

essere

uomini

savi

;frutto

dico,

come

virt

ha

lo

male,

d*o

diritto

perocch

buoni,

Fanimo

tostc

tornare

al

incbiaeToli

tersare

dito.

pi

veste

cosa

persone

in

obtinetjre-

tibi

prosit^

quemadmodum

conr

descendit

magno

nec

in-

bonorum

sapientium

ex

10).

n.

inclinabiles

enim

ipse

crate
So-

honesta

quant

ifliquidp quod

^st

animi

praeceptorum

mehercue

sus

(e. 39,

aspici, Jrequenier

qUenter

di

costumi

inprai^um

et

vitn

et

ne
moltitudi-

grande

magis

paulkttim

pectoroy

ex

ne
Plato-

esempli.

de*

rectum^

versatio)

sa-

ammaestrtom^nti,

parole

res

ad

quant

per

sue

4uit9*ubiosgue,
revocai

moribuSy

per

trasse

delle

Nulla

lY.

(tura

T altra

sayi, pi

che

eiHcace

Aristotile,

ex

idipsum

traxit.

Socratis

Lungo
ma

plus

turba

pientum

in

etomnis

non

u*

centrar

dal
ti

ancora

buono

potrei

io

corti

che

conosco

Minuta

?.

morde

nt

dicat

pr

cos

e* fa

(c.ii,

si

neTole

Io

sentono

fetto

(iVi,

n.

excidere

rieris

dedisse

petto
verrai

enim^

ut

solameate

pr

t* avr

afjp,ge tibi,

che

non

averle

tu

ne

pruova,
in

opere

scitilla,

che

illa

quum

e^pete

ponenda

sunt

sedquifaeit^
chiavaleti

appari,
possano

uscire

perocch
memoria,

ita

memoria

caeteray

in-

qui

cose

alla

cia
fac-

quando

grande

possint^

beatus

Quelle

co*

conTersare

didiceris

satisert,
est

sto
que-

non

non

tura
enfia-

).

Quaeque

VI.

del

1* en.

Or

fedita.

appare

che

nell*

cme,

sentirai

pr,

ingan-

puntura

morso,

t' avvedrai

non

ed

piccolo

diverr

ti

mordo

quando

loro

il
non

medesimo

non

quando^

aut

di

dimostra

medesima

si

pericolo

famento

savi

eveniet;

animali

minuti

converga*

deprehendes.

projuisse

Certi
non

in

quernadmodum^

prositj

no

nullum

tumore

sapientium

deprehendes

illisy

Tumorinr

est

tibi

idem

et

ipso

cum

tennis

vis

in

et

virorum

tibi

adeo

inperidulum

apparet

tione

ammalia

sentiuntur;

morsumf

vulnus

^el

faccia

meramente

quaedam

non

etfallens

non

e*

6).

R.

ut

oom*

dire

leggi^rittente

do
quanbasta

non

ma

sono

da

Z6

in

metteiv

chi

ma

Non

cppera.
fii

le

(e. 49*

i*

et

moiaj

probum

incessus,

et

inierdumt

unuim

risus;

le

so,

).

io

Itnpudicutn

VII.

dii

beato

et

jnanus

im-

respanstun;

vuitmsj

mtamMtm

demonsirmt.

que

l^nouM
tra

nel

in

pnre

per

risposta

Tolto

1*

(e. 69,

tantdiu

8).

it.

diu

quia

quam

non

diseen^

quamdiu

vivas,

quemadmodum

esty

talora,
matto

nomo

ci mostra

discere?

non

tabnra

ardito

nomo

stuliimSj

Quid

didiceriSj

mani,

conosee;

nelFabtto

vili.

dum

si

risa

andare

deUe

muovere

una

una

nel

nett*

^aanult

vivis,

Qnale
qdesta

per

pu
cio,

apparare
rivi

debbi

nihiL

tentes

Tutti
ma

sotto

che

suh

che

tu

quanlo

ahmi

Eligamus

sono

d' altrui

lor*

da

mai

ri,
interpretato-

nascosti,

niente
n.

umbra

generosi.

ombra

abbiano

anctoresy

aliena

non

sempre

(e. io5,
X.

dee

si

nunquam

habere

puto
coloro

dicitori,

apparato

tanto

vivere

istos

interpretes

semper

hai

non

xM

cosa

9).

n.

Omnes

IX.

tu

apparare?

come

(e. 85,

pare

perch

volere

non

stolta

pia

essere-

di

non

gentile

.mi
gegno
in-

4 ).

qui

eos
y

vita

docente

57
-qui

/adendo

bani

docet.

quae

Eleggiamo

coloro

che

quando

da

'che

egli

frea,

che

Haec

sit

aia

Questa

).

12

nostri

la

aomma

sermo

vita.

cum

qui

et

idem

del

che

summa

quodloquimuTt

audias^

cum

lo
quel-

et

quello

n.

109,

stuanimpievit,

illum^

videas

cosa

facendo

praorano

propositi

Illepromissum

gnano,
inse-

vita,

alcuna

diranno

concorde

sentiamus^

la

con

loquamur;

sentimuSf

tfuod

che

{e.

insegnano

XI.

sit^ pr-

ifuidfaciendum

dixerint

cum

cmm

est.

nostro

nimento
propo-

parliamo,

sentiamo

parlare

colla

promette,

lo

il
che

?e

parlian"o

che

quello

quando

XI

tu

A^oft

fermo
da

ita

ma

fare,
Kiii,

rent

cacibus

non

Pauc0
enim

p"ec

^etninis

(iVi,

elo^

ut

de

boni

rat,

*nfermo

diviene

i^on

facilius
multis

modo

consulet.
hen

allo

egli
cose

che

(e. 117,

intranty
opus

ilsy

medico
che

hene

illi^

idem

competenter

dica, le

se

vedi

lo

tu

medicum

comperiti

adornamente

ci

millesimo

uno

aeger

lo
se

di
concor-

adempie

quando

suHtidisse

domanda

parlante.;

poteste

.quaejaienda
Mon

quegli

quale,

odi,

si

sanare

quem.

fjuaerit

sed

quentem.y

vita

sentiamo^

est^

spargenda

et

sed

'n-

sono

10

).

hae-

effisunt^

38

quod
vit
et

locum^

idoneum
minimo

ex

sh,

exiguun

quanivis

vires

cum

explicai,

suas

maximos

in

occupa-

diffun-

actus

ditur.

Xe

pecche
onde

accostansi,

debbono

Yirtii

(e. i3,

et

via

sequitur,

Aspro

letto

in

terra,

vanit

di

Neque

XV.

nere

molti

libro^

aliquod

aut

no-

tra^

via,^

trattato,

te

cosa

18

ia

iubeo

guita
se-

schii.
peratamente
tem-

se

assai

diosa
invi-

).
immir

semper

pugillarihus

animo

sed

tu

cosa

eziandio

(e. 151,71.

pelli,
ca-

d*argnto,
altra

traversa

ego

tonduti

odio

qualunque

intervallum

resolvatur,

ipsum

non

danduni

ita
^

non

versa
per-

modeste

etiamsi

sapienzia,

posi-

est.

per
deUa

humi

Satis

evita.

barba,

carata

indi-

et

ambitionem

componimento

nome

^diventa

intonsum

et

cubile

ttliud

invidiosum

ctetur,

TiO

et

philosophiae^

men

sia

niultiplica

barbamy

odium^

quidquid

et

arveg^ach

cultunt^

negUgentiorem

argento

tum^

molu

sementa

gravidissima

menima

Asperum

caputy

di

luogo,

buono

i5).

n.

xiY.

ctum

di

di

quale,

ia

entrano

uopo

modo

in

Tiene

te

tosto

aremo

spargere,

poca,

pi

non

mad'elHcaci

parole

sua

parol

remittatur.

tcHHer^y

est
ut

39
Io

ti

ion

il

sopra

comando

libro,

intervallo

no

'si

rallenti

(c^

dum.

Cum

chi

se

due

mtk

Jecisse

et

dee

infra
dee

ci

mir

re,
opera-

te

eh'

diratti

di"

loro

poi

Di

posare;

natura

illa

noctem.

si deono

posa

ei

quiescen^

delibera^

chi

che

iuni

agenti

et

cose

opera

colla

disciolg;a,

miscenda

rtutura

cio^

ramente,
ve-

).

isia

se

diem

et

Queste

n*

si

animo,

si

alca?

rerum

tibiy

schiare

ali*

tutto

agendum,

quiescenti

cet

Inter

XYi.

in

non

sempre

tavolette

dare

de

atei

tn

tue

sopra

si

che

che

libera
di-

ne

ella

ha

il di

"tto

Ubi

quamdiu

tumor

dendum,

ti

superbia,

tue

tori.

tortoris

velis

Si

con-

tuas

vitiis.

te

exemplSs

1* avarizia

congiungerai
mentre

del

lussurie
8e

Tuogji

co*

tu

lascerai

non

compagno
'le

versabe^

rece*

est.

TaTaro

haere^

te}

libidine^

ifitiorum

Accosterattisi

rai

in

sodalitia.

longe,

exuij

guamdik

superbo

cum

Incendunt

pones,

aduUerorum,

avaritia

saevitiam

Nunquam

tubernio

coniunxeris,

sordidoque

avaro

ris.

(iViV

Haerbit

XYit.

bit

la notte

la

mai

mentre

da*

superici
ixudelt
^

compagnie
fiaii

la

acoosterattisi

tonnentatore

le

cojL-

tu

essere

coUTerse-

essendo

incedono

degli

adui^

apogUato^

4o
dsOi

famp

dipartiti

wimod

netnfSi

(e.

do

i
,

n.8).
Erramms,

XVIII.

mmbitofsus

rivita

sed

sum,

potesty

nndmm

exigit

constimi

non

iracundus

quod

;adolescenti

iae

vere
vi-

recte

sed

ra^fensas

viHuvn^

tfltod

ego

egosmmptnmsussumy

non

estmeum

Non

aliier

memo

ipsa-magnas

dicimus

et

sunt^

certuni

vi-

genus

kocjbcit.-

Quid

de^

nos

vipintus?
Eniamo
DuBo

ma

viTCxe

mio
ho

Bon

la

hcupletes

fortuna

purpura

vestiate

delitiarumy

aeeedant
ars

pere

ah

et

Imxuriae
iis

Pqgqnmo

sed

multi

privatum

pe-

provekatj
hunc

ad

auro

modum

perducaty

nbscondas

stamae^

dla

te

iiceat^

kahere

et

opum

ntarmor^us

rum

tihi

tt

vivere;

Uf'quidtfuid

te

io

ultra

possidente

modum

uniae

tegatj

in

che

inganniamo

n.

non

di

Perd"

Congeirtur

xnx.

spese

il modo

(e. soS,

ne
ragio-

'bgoogo,

adiroso,

sono

giyeht.

medesimi

noi

poso,
poma

grandi

ordinato

ancora

Ul

tqnesto

io

sono

penditore

richiede

che

non

atiimente
io

sono

citt

Tizio

Io

pnote-

tton

quetta

ma

diciaiiio:

calca^

elaboravi^

ter^

tamen

non

pittura^

ut

divitias
et

;-

fuidgmid

Malora

cu-

disces*
ehe

s-

adoni

in

te

ci

che

molti

4^
ayendo

perduti

del

beato, ad

na

cosa

ardere,

perduto,

avesse

beni

io

abbo

multi

rint;

in

in

etiam
stante

qui

cantemnit,

ade

neu-

Tutti

6).

n.

delituecalcai

hotnihi

sine

contem-

diUgenter

nemo

contemptus

causa

nemo

iacens

dispregio

t si son

d'altro.
san

za

nocety

praeteritur^

si yilissima

dati

Colui, cui

altri

dubbio,

ma

cum

chi
sta

giace

si ccmibatte

di

molti

rmedio

lo
dispregia, scalpitatrapassalo:
e

all*uon^odi^regiato^

che

cosa,

cagione

per

p^inacemente

nuoce

che

se

pugnatur.

Il

gi

erit

remedii

tfansit:

sed

me^

(e. 327,

meco

ilio

pertinacitery

pto

con

pato
scam-

neente

rispuose

levissimus

quem

dubiOy

solo

'1 dimand

che

uno

XKxuAdeo
Ut

figliuoli
e la moglie,

cornane

no

miei

diligentemente
hella battaglia

eziandio

lasciato,

neuno

(e. 345,

contra,
n,

quelli

),

1*

AMMASTRA.ME2VTi

BOEZIO

DI

HCCOLTI

LIBRO

0AL

COfSOLAZOinB

DELLA

lFc
loxj

rapidus

nitor

ormae

ve-

mutabilitate

vemaUumflorum

et

et

est^

fw'

gacior.

Splendore
loce,

ed

fior

di

beUeasa

piii' fuggevole

ch'appaiono
n**

5,

cari,

ut

iur^

chrum

non

lupo
chi

fasse

que

pia

vedesse
il

piji

Dunque

lo

natura,

ma

degli
III.

occhi
Unica

lo

corpo

bello

bello
debilesza

per

{ivi^
gens

n.

non

del
alle

se,
co-

qualun*

umano,

parrebbe

parere

oculo^

vedere

dentro

paMassono
nel

pulr

igitur

infirmitas.

ayesiono

corpus

sed

natura^

reddii

domini

ceryiere,

Alci-

illud

Te

tua

spectantlum
gli

penetrareui^

pulchrrimum,

videretur?

videri

uterenr

visceribus

turpissimum

8e

aono

(Ediz*i'j^if

obstantia

visus

superficie

rum

Bon

homtnes

oculis

introspectis

biadis

che

ve*

),

eorum

nonne

repente

prmavera

tfrnceis

Si

II.

il

del

pi
per

ido.
sol-

pro-

vedere

hominum

celsum

levmt

44
altius

despicitque
male

renus

vuUu

sublime

in

tenij

alto,

in

^essendo
*1
il

quale

la

{c.^S^

.animo

terra

corpo

tu^

se

che

lo

alto

in

tu,

C^^o,

miri

levare

non

sci
cono-

vedere

faccia
dei

rf

loro

diritto

dei

froote

Jron-

terreno,

levata

aperta

eoa

qui

levano

con

certamente

con

ter-

figura^

doonTenerolmente
vero,

nisi

umane

stanno

dispreg^sono

^MMne

haecy

porea
cor-

animum.

genti

sat

exserisque

petiSy

le

recto

admonet

Jerat

Solamente
cin"e

terrosa

iiespis^

coelum

redo

levif

atque

cacumeny

tuo

).

Si

IV.

quod

uJfluenUam,

si

contenta

superfiuis

injuderis,

fiet^ quod
Se

di

la
la

care

qnale

metterai,

nocivo

ratti
v.

ospera^

poche

non

di

(e. 65,

Amieorum

adorrihilis

sar
n,

in

cagione
cose

saziata

mQnime

soperchio,
ti

bisogno

nuUa

ell'

poich
del

vorrai

il

abbondanza
di

futura

nociyum.

p"ut

natura,

domandare

satletatem,

autiniucundum

adempiere
alla

basta

quanto
liai

vuQgli

tn

cuius

velis,

urgere

rerum

minimis^

emim^

esiy

replere

est

quod

est,

paucis

petas^

natura

que

nihil

velis^

'indigentiam

satis

naturae

tenta;
con-

'ncal-

se

quello

rocch
pe-

che

vi

sa-

dilettevole,^

S.)^

tibijidelium, niente
fortuna

detexity

haec
haec

45
sodliufn

rtos

tibi

secrevit

mtltu^y

discedens

Tnbiguiaisique
absiulit^

suos

tuos

reliquit.
Onesta
le

scoyerte

le

cernite

t* ha

tuoi

facce

loro

ditto

ut

Questa

8^.e
mali^

ra

di

sia

n,%

se-

dell'

s,

agli

uomini

).

cognosce

da

beani

natu*

(e. 2o3y

"

libens

Quamyisvota

VII.

multi

prodigus

auri.

parta

videntur,

sed

rapacitas

altos

largis

rtentent

sitis

Et
qua

pandit

praecipitemj0bena

fluens

tut-

altri

viene

vizio

per

venit.

jalle

sotto

^ledesimo

conoscere

igno^

sopra

agli

impeiwcch

se

natura

trapassi

conoscere

desie*

umana

medesimo

se-

tamen,

nosse

vitiq

allora

recata,

non

se

manca

se

si

condizione

quando

cose^'

rebusi

e^dem

t,

con-

ceteris

hominibus

solamente

che

te

ista

animantibas

est;

).

naturae

redigatur^

natura

rare

amki,

tantum

ha

certe,

non

suoi

n.

79,

excella

ceteris

nim

ra,

tunc

bestias

rU;

quippe

cognosct

se

(e.

ed

amici,

dalle

certe

t* ha

rentura

fedeli

menato

lasciato

est,

infra

ha

Humanae

TI.

cum

de'

menti

partendosi

orribile

aspra

ardescit

excipiat

sequitur
esita

cupidinem
cum

iant
saera

quae
certo

muneribus

patius
habendi

Nil

vorans

hiatus;

Deu

iaim

fini^

49
Dio

Ar?egDd
delle

persofire,

nulla

paiono

arde

la

pii
Cum

yiii.

la

sihi

plilosoplii

seique
si

essety

ille

set;

Fu

dette.

sostenesse

un

poco

filosofo

gnosciuto,
IX.

sis

;
se

Plures

vulgi

tu

altro

questi

ad

gli

quegli
avessi
magnum

opinionibus

ci
comin-

aggiunse,
filosofo,

era

le^ngiurie
di

ci,

paziente,

essere

Cgnosci

bene

rispuose
taciuto
saepe

abbiale

so
fal-

gloria

sua

avvedendosi

disse:
sono

pasienzia

con

prie
pro-

si tacuisses.

appress

se

Quest*altro^

esse

mordadter:.

inquit^

un

bene

saprebbe
egli

tolertH--

me

ille

preso

villania,

dire

avea

filosofo,

di

nome

se

eh*

uno

adiecis-

assumpsit^

fnteliigis

intellexerarriy

Nimium

falsujn

patienter

tum

).

philosophus

paulisper

philosophum;

che

ille

iniuria^

inquit:

n.

(tonti'

gloriam

an

ni,
do-

larghi

induxeraty^

patientiam

insultans

cupi*

(e. 949

ad

qui

nomea

iliatas

ranno
riter-

adorsuB9SSet

sciturum,

se

freni

de*

quidam

cotitumeliis,

ad

strabocchevole

d*ayere

sete

diro-

nxa

quaU

abbondando

quando

digia,

et

fine

oro,

stendonsi

rapacit,

Dunque

certa

nem

acquistate,

cose

desideri.

akri

le

desiderio

dr. volto

larghissimo

per-"9rudele

randole

il

accetti

(e.

danzosamente
bal-

che

Avealo
1

67,

minci
co-

io
co-

n.

4 )

nennenfalrrunt^

quo

quid

"7
excogitari

turpius

suis

praedicani^Tf
bus

ipsi

qui falso

nam

laudi-

est

necesse

erubescant
Molti

della

colla

falsa

cosa

qnal

qual

laida?

volte

spesse

nome

perciocch

lodati,
si

potest

egli

Nemo

quod

gente,

pi

falsamente
eh*

lode

e*

no
so-

medesimi.

(e. 269,

inest

).

suae

enim

inexper(jtts ignoret,

n.

fortunae

cutn

cmcorj^t^

de
gran-

pensare

che

lor

facile

conditione

Usf

potrebbe

bisogna,

delle

Tergogniso
X.

si

il

della

opinione

quelli

tolto

hanpo

singu"

et

expertus

MOtiOrreat.
Neuno

s* accorda

leggermente

la

con

condizione

della

ciascheduno

non

grande

orrore

Tu

XI.

igitur^

callem

lium

morta

fuerisj
Tuj
lssi

beatitudo
esse

intrato

ora

pensh
si

canteresti

delle

temi

fossi

quanto

ricchezse

in

1* ha

non

V ha

pruova

in

4 )

gi-

.contum

nunc

si

vitae

intrasses,

praeclara

quem

cum

cO'

opum

adeptus

desistis.

questa
tu

chi

viator

cantares:

che

perocch

pertimescis^

vacuus

securus

la
n.

qui

quale

chi

(c.53,

latrane

ram

sa,

sollicitus

diumque
huius

la

cosa,

la

provata

ventura

sua

lance
vita

spade,

come

innanzi

nobile

umane,

tu

dante,
vian-

voto

al

se

ladrone
la
la

tudine
beati-

quale

48

quando

55

(e.

sicuro

re

n.

d*e89e-

mancherai

acquistata,

avrai

).

Collata

XII.

do

efficit

non

La

sed

dignos^

dignit

mente

dignitds

non

prodit

mO'

porus^

indigno^.

ostentai

et

improhis

fa

gli

non

dimostra

a*

data

degni,

indegni,

sortis

regni

tyrannus

li

549^

sola-*

non

anzi

(e.

Expertus

xni.

malvagi,

n.

manifesta

).

periculorum

suae

pendentis

metus

super

gladii

verticem

tiec

igitur

potestas^

hos

vitare

regno

pendere
signoria
schifare

sno

al

avendo

questa
morsi

abk'-

di

al
capo

uno.

che

delle

paure?

sollecitudini

(e.

5^7,

n.

pu

non

giglioni

fece

che

Dunque
quale

ricoli
pedel

paure

la

vostra,
delle

le

spada,

una

ad

provato

assimigli

stato,

pavento

sopra

est

tiranno

del

formidinum

quae

nequit

Dionisio

Quae

solUcitudinem

(fQ^

expellere^

morsus

simila^it,

terrori

7).

pun--

AI

LEGGITORI

A
,d

di

F'annucciy
immatura

cui

andiamo

debitori

dallo
ed

stesso

uno

la

utili

degli
deUa

Testi

lingua,
le

per

de'

modi

danno

ad

libro

molto

vantaggiata,

un

impressi
fastidioso

riesce

il

miglior
SteU

novero

secolo

buon

plauso
de'

gl'Indici

anche
li
vocabocontrano,
s'in-

della

di
si

poche
vi

stanno

tuni
oppor-

forma

una

corredi

utilt

facce

separatamente
il

Crusca

mancano

oltrech
di

furono

volgarizzamenti

registrati
Ma

pie*

Milano^

nel

Vocabolario

nel

accresce

ogni
e

ne'

esempi.

che

^*^9

merita

che

istanno

in

no,
so-

or

pubblicati,

ridotto

scritti

Illustrazioni,

non

^^

1.829,

quali

volta

fattane

troppo

di

stampa
de'

cura

sua

edizione

Comp,

mesi

prima

per

La

lezione.

pochi

due

la

per

venne

la

della

Volgarizzamenti,

ti

piagnersi

seguita

morte

Michele

V Ah.

editore,

Tj^leDte

un

zamenti
volgarizin

raffirontarl^

modo
n

^'

il testo

sggianto

origiaale

l]re9pettiva

distnguere
Io

ho

riparato

quelle

di

ioni

da

da

da

Era

fiorito

Catone

aie

Salute
secondo

ma

-che

un

resta

reramente

Distici

in

la

prendeva
sappiamo
una

dai

qualche

precetti

di

da

il
che

nell*
da

la

Ptefatta

renne

F Anonimo
di

nmfi
Catone

Catone

il

Plutarco,

egli

forse
avr

da

re
Censo-

figliuo^

riferiti

questi
sti
compo-

leggersi
ne

non

che

di

ammaestrare

sentenza

Catone

ogli

maniera

Forse

i8a4-

cara

di

stra
no-

Antonini;

furono

che

assninere

patema

come

cosa

di

anni

autore

cui

ristampa

coluto

si

li,

qual

l'anno

Lipsia

avr

pet

la

in

tempo

alla

fasiene

altri.
Don-

critici

supposto/,

iu-

Brescia,

che

gli

moderni

pi

yer-

oda

negli

ad

che
da

eruditi

ignoto

*1

e'

Catone

imperando

nome

per

fosse

160,

quelle

Concordie

degli

opinione

presente

utili

Giudice,

Alhertano

Bartolommeo

importanza.'

tornano

di

Distico

qualche

fatte

Tono

che

intellgensay

pronta

ne
far-

d'aggiagnere

lasciato

noterelle

atta

nella

disagio

ho

non

succose

pia

una

tale

coi

ristampa,

latino,

ch
perpresa

Plinio

il

rec"^a

( l$L

a*

le
i^e

quando
lingua

utilit

le^

Magno,

do
mo-

il
le

fatte

uf

8";;ii^

crederer

."

nella

crirere

siano

ne

se,

egni

tutte

ed

si cominci

poi

nostra

in

autorit

Carlo

di

tempi

in

il dipoostra

corno

facevano

che

Cke

^ ).

99.

dialitico

sieno

pere

Nat

comune

per

rersionL

'

-Pensa

il^Yannn^^

versioni

se

la

che
al

rimonti

di

prima

i25o^

fors*

sia

e^

an^^
.

che

pi

dice

fuorch

della

Riccardiana,

del

la

anno

tissima

334,
e

da

bellezze

d*

di

Manni
cui"

donnei

pi

delle
la

lingua

nostra-

si
era-

dal

una

conoscitrice

grande

ra
scrittu-

alFultima

pubblicata
cura

per

codice

dimostrasi

Quanto

volta

altro

antico

un

^he

tempo.

prima
1

poste

ntdf

seconda

. tratta

miglior

per

Della

antica;

ri*

signora

Anna

marchesa

questa
ma

Bologna

in

pala

ne

eziadlp

osserv

lo assai

Pepoli
If

ma

il

volgari^
ch*

Manni,
fatt^ sopra

malmenato^

un

8/

in

1827

anno

ignoto

il suddetto

antica,

accavallato

ristami

Sampieri

Di

zatdre,
non

testo

so

molto
,

picch

gli

edito.

ri

sussegueati

porlo*

studiarono

per

m^lio

ricom*

Nel

8i

sioni

meno

XV

secolo

fatte

mno

italiane

di

ed

di

nella

esaminate

te
posteriormen-

in
prosa

versi,

Ter-

non

furono

stampa

altr^

Distici

questi

in

quattro

anche

da

ne

me

Marciana
ma

tutte

sono

feccia

mondiglia,

siccome

dover

riportare

alquante

Yeggonsi

meglio

la

ii

parremi

pure

non

che

Introduzione^

Sentenze

che

gi

ne'

dichiarate.

B.

scorrerne
di-

il

punto

monta

Gamba*

tiene
con-

Distici

PRMO

UBRO

I.

Si
i Deus

nbis

animus^

est

carmina

ut

dicunty
iihi

Hic

sit

praecipue

mente

pura

co-

lendus,

condoch'
ed

e'

onora

dicono:

Iddio

Se

3.

adora

pura

con

yita

con

noi,

si
Ter-

te
men-

pura

).
scondoch

animo,

lui

dunque

pongono,

V altre

tutte

sopra

Manni).

vigila
IVam

noi

mente

pura

(^Ed.

Plus

Scritture

con

Riccard,

( Cod,

Iddio

delle

i Tersi

cose

spezialmente

criccherai

sa

cose

Lui

adora

lui

dunque

^e-

).

Imperocch

a.

noi,

1* altre

tutte

TrivuL

( Cod.

animo

dicono,

Tersi

sopra

mente

Dominedio

Se

1.

deditus

necsomno

semperj

diuturna

alimenta

vitiis

quies

estos

ministrata
1.

dato

die

Sempre
al

(i)

pi

imperciocch

sonno-^

Tegghia,

a'

nutricamento

lo
tz

sie

troppe
del

riposo
( C.

Tr.

(i)

CoDvien

namque

dire
diurna

che

il

gS,

Volgarissalore
in

luogv

di

gesse
leg-

diuturna.

al

1.

Sempra

8onno

Sempre

3
.

( C. Rice.

veggha molto,

vegghia

ti

non

dare

riposa 4' vizii


che

sen^re,

dato

esser

non

( j"f. Af.),

accrescimento

4. Pi

nutrir

).

p^i;9^ch *1 troppo

i(ldon^p.^

ti dare

non

el cotidiatUO. ripso d

che

a' yizii

camento

pi Tfggliia.y
;9

al

sonno

tn

m,
dor-

non

che

i yi^sii ( jilb^rtafia
rip9S9 n^at^rijQ

ga
lo lun/. 35.

).

III.

Firmtemjirimq^

essepu^Ut^^ contpeseere

linguams
Prpxiptus.

iHemiPeo e^^ quiscit-ratigne

tqcre.,
^

1.

la

Costvii^g^e

prima" vertude

ch^

sa

t^ic^i^

III

Ui^gu^ credo

queUi prossimo- ai IKo^

ragioiie(

7".

lingua
tacere

colui

prossimu^no

ragione. (

con

3. h

Rice.

).

che
prima Tertpanso*

CQstrig9ierela

).

costrnger Ila..

9,,!Eia
primc^ vi^tii si di
.

sia

h^

propinquo

ragione ( Ed.

sua

Dip, l|e

sa

sia i' lomo

lingua; perocch quegli

Dio,

che

sa

stare

cheto

con

M.).^
,

4-.La

prima

costrign^r la lingua
Dio^i^he

sa

tacer

di tutte

Trtu

per

quegli

penso

che

prossimo

sia
a

ragion {Albert. L a.).

IO

Se

3.

li loro

pu

4^. Se
delli

tro,
l'al-

peccato

sanza

di

i costumi

ve
vi-

ivssuno

eh'

avv^naddio

riprendano

vita

mondo,

questo

peccato,

senza

la

bene

guardi

tu

uomini

Rice.

incolpa

uno

questo

essere

uomini

).

M.

{Ed.

degli

vita

quando!'

costumi,

non

la

guaterai

tu

Cod,

( Altro

altri

colpino
in-

egli

).
VI.

nocitura

Quae

relinque
Utilitas

cevoli,
liale
a.

C.

le

dove

utilit

Le

li, avvegnach
perpcch'

il
ami

li

pensi

alla

ti

no-

( C,
che

sciale
la-

nuoconb,
essere

Rice.

sieno

p-

).
nocevo-

abbandonale;

l' utolit

(forse

siano

abbando-

de'

care,

ricchezza

ti

rimanente^

tempi

ti sqiio

proposta

essere

care,

ricchezze

che

cose

siano

tu.

per

alle

che

manca

cocche

innanzi
3.

ti

debet

tempore

tieni

che

cose

Tr,

Se

sta

praeponi

avvegnach

cara,

opibus

Qi^elle

1.

sint

quamvis

tenesp

preposta

( sic
) (Ed.

) vuol

M.).

VII.
.

Constans

lenis,

et

esto

sic

ut

res

postulata

Temporibus

mores

sapiens

sine

mine,
cri-

mutat.

Sie

fermo

pacefico,

second

che

si

11

alla

eonviene

qnalHade

temporale

per

( C*

peccato
Sia

2.

da

la

Tr,

forte

cosa

Sia

che

C,

saaza

'

che

tempi

tempi

Rice.

umile,

certo

li

per

costumi

a'

costumi

savio

Taddoman-

come

il savia

5 per

lo

li costumi

muta

debole,

costante

richiede

fatto:

).
e

muta

peccato
5.

(i)

del

).
la

siccome

1 savio

cosa

i suoi

muta

peccato

sansa

sanza

M.

Ed,

).

vili.

Nil

uxori

temere

seryis

de

crede

que-

Tenti;
mulir,

etenim

Saepe

coniux

quem

odit,

'

ligiti
di-

credere

Non

alla

moglie

tua

quando

della

si lamenta

imperciocch

marito
a.

marito
3.

alla

(1)

credere

Non
de'

ella

servi

Cosa
tua

Rice,

odio

in

perch'

moglie

Temporale

voce

Tr.).

spesse

eh

'1

).

non'credere

nessuna

mattamente

quello

(2)

che

( C.

lamente

si

inodia

( C,

ama

colui

moglie

alla-

moglie

la

volte

V ha

ne
cagio-

sanza

volte

spesse

la femina

ama,

quando

famiglia

t^a

te
mattamen-

ella

nl.

per

si rammarichi

Tempo

Occa^

sione,

(2)
salo.

Inodia

lo

lesso

cbe

odia,

Ort

non

rs

del

tuo

serro

perocdi*

colui

che

'1 marito

odio

(Ed.

M.y.

4* IViuna
alla

lamenta
odia

mattamente

cosa

lo

cui

maHto

la

credere

si

in*

femmina

( AherL

ama

in

servigiali.

tuoi

volte

spesse

rolta
ha.

non

Sm

che

che

delle

pi

.la femmina

ama,

m"^lie

tua

il

).

aS.

IX.

Quum

aliquem^

moneas

moneri

tibi

Si

Se

1.

amico,

nunziamente,
marlo

1*

tu

t*

se

TV.

iaodia.

%mi^

le
qua-

).

el

tao

an-

.d*

finire

non

a-

).

Rice,

Quando

3.

il

uomo

( C

perci

persona

se

coeptis.

ammaestrato^

lasciare
la

desistere

alcun

essere

Quapdo

a.

noti

ammaestri

non

ille

camsy

Yoglia

non

veUt

se

sit

tu

nec

ed

I*- amico,

anmionlm

tu

egli
t*

riceve

non

caro,

te

non

ammonimento

ne

tuo,

s'

egli

d' ammonirlo

rimanere

iEd.M.).
.X.

Cantra

vrbosos

noli

verhis,

contendefe

Srmo

datar

animi

cunctis^

sapienti^

paucis.
1.

parole
la

Gontra

r animo

ti

non

parola

gli

data

dato

uomini

che

contendere

pochi

loro

con

ciascuno,

( C

ma

piez^i

sono

*1

TV.

savere

di

perch
dei?

i5

colora

Con

a.

contastare

n"o

ti,

dke

la

sapienzia

5.

Centra

- dato

ti

iMii

di

contrastar

parole
'I

dell*

mone
ser-

mo
ani-

parole

di

pieni
(Albert,

parole

gli uon"ini

Contro

4.

di

sapere

M.

( Ed.

pochi

Rice,

perocch

'1

ma

nfi^i*

( C,

pieni

novelle;

tntti^

pochi

parole

dato

parlare

uomini

di

dato

el

data

gli

contendere

non

di

pieni

son

).

3.

III,

XI.

Dilige

alios,

sic

Sic

bonus

^is

ut

bonis^

esto

amicus:

tiincarus
rala

te

ne

damna

secfuantur.
Ama

si

che

altrui,

amico

sie

te

i sie

alli

amico

danne

troppo
Ama'^

a.

te

non

ansaci, che

sia

danno

sta

Rice.

sia

tu

a*

buono
,

ne

ti
segui-

).

che

ognttno,

TV.

( C.

te

non

co*

co
ami-

caro

buoni,

che

te

).
.

te

4.
a

te

mai

ne

a*

stesso

altri,

danno

Conf

M,
tu

buono
ti

non

Virfacc.61
(1)

sie

che

ti

sia

acciocch

Ed.

egli

buoni,

seguitino

Ama

(2)

eh*

altrui^

sii buono

amico;
non

si

Ama

5.

ed

caro

danni

).
sii^ diro

ad

amico

altrui,
( Fior

seguitca

che
di

).

astare

oggi

disusalo

dceii

coi-

di

m.

traviare,

(3)

forse

da

leggere

mal

in

Tece

i4
Xlt.

Bumorem

"

fuge^

incipias

ne

auctor

n09us

haherii
nulli

Nam

tacuisse

noceti

noeet

esse

locuHinu
_

li

Fuggi

1.

che'

piacciano,

facitore

istato

taciuto,

le

8a

si

avere

5.

Fuggi

'1

nuocere

nocevolc

Rice,

TV*.

).

).
tu

male^

per

non

perocch
cheto,

stato

essere

essere

C.

taciuto,

ayere

di
per

puote

avere

acciocch.

remore,

accrescitore

pu

m^^

C.

sic

ne

nuoce

ti

incomineiare

non

nuoce

parlato (

che

tu

parlato (
e

renino

rumori

che

non

d*ayere

e'

tenuto

nullo

alcuno

nuoce

brighe

ma

ad

paja

non

detto

aie

non

Fuggi

a.

ma

che

rumori,

lato
livel-

avere

(Ed.M.).
4-. El

ma.el
Cod.

noce

Rice,

ad

noce

non

alcuno.

parlare,

lo

tacere

dirlo

le,
ma-

{Altro

),
XIII.

Rem

tibi
^

ideo

Rarafides

noWy

certampromittere

promissi

estj

multa

multi

quia

loquuntur,
1.

La

poca

fede

variate
a.

d'avere,
( C-

cose

La

altrui

ad

tu

t'

che

cosa

cosa

che

TV.

nolla

promessa
per

perch

certo

molti

mettere
pro-

imperci
parlano

).
t* .promessa^

se

non

l'hai,
'

non

molti

promettono

fiinno

3.
la

C.

altrui

le

non

stata

cevta

per

non

promessa

perciocch

fiivella-

molto

che

).

Non

4r

che

cose

coloro

in

M.

Ed.

no

t'

che

ne

che

altrui,

).

cosa

fede

poca

molte

Rice

promettere

ad

prometter*

la

la

certamente

promettere

copa
.

che

t'

promessa,

imperci

vero

Altro

Cod.

si

non

Rice.

innanzi

molti

che

cose,

Thai

non

fede,

la

rara

molte

parlan

tu

se

uomini

dir

troiano

).

XIV.
m

Quem

laudata

aliquis

te

judex

tuus

esse

memento;

aliis

Plus

de

te,

tibi,

tu

quam

credere

noli.

1.

Se

quello
te,

te

3.
a

re

mente

pi
non

loda,

ti

Quando
d'essere

altrui,
debbi

ino

che

Ed.

tu

in

te

di

altrui

).
sia

stesso

di

te

pi

tuo

che

).

se'

tu

Tr.

altrui

Rice.

se

pi

C.

credere

( C.

pensati

credere

non

altri

non

stesso

medesimo

te

Quando

giudice^

loda,

ti

dice

che

che

a.

alcuno

tu

lodato

da

giudice,
a

M*

altrui,
e

medesimp

te

).

non

abbi
crede^
re
crede-

XV.

aUerius

Offichan

ntult

Hfee-

ttrrar^

mento:

aliis

jtqne

hef^ejkceris ipse^

tu

qnum

sileto.
Lo

betiefi^o, che

molti;

quando

ma

tu

fk,

ti

nomo

*1

lo
loda-

fai, tacilo

(C7".),
Bicordati

9.

liceTUt
ad

d'altrui^

altrui

5. L*

serrigi
lai

).

farai

tu

e*

(juelli dheta

d* altrui

uficio

mlti

taci

Rice.

quando

ma

dire

di

molti

altrui

la- dirai

bene,

tacilo

XVI.

Multorum

quumfacta

dieta

et

senex

re-

censeSf
tihi

FiC

ipse.
Tu

1.

Vcchio
to

juyenis quaefeceris

succutranty

jche

se*

parlare
che

puoi,

di

giovane^
lode

delle
te

odi

avio

uno

altrui, fa* ^an-

sia dette

lo

somigliante

(C. Tr.).
a.

Conciossiacosach

e' ditti

et

fatti Ai

tt soccorrine

( C. Rice.

(i) lsci

tu

^olti,

le

cose

lasa

vecchio
fa* che

tu

hai

"!h tu

(i)
vane
dofatte

).

sott' intendi

in

isorillo

in

vo.

-^

Quando

2.

dall*

tade

avvertii
in

sempre
3l

che

ti

coiBe

dubia

Quum

iPfL

nobis

).

vita

tibi

tu

dubbiosa,

noi

pone^

Rice.

data

ala

Tr.

).

fragile
T. altrui

desiderare

ito^ui

morte

(i)

a^emo

noli

vita

nella

{ d

speranza

Poich

vita

oiorte

).

3e Conciossiacosach

data

noi

sit

hi

frale,

ponere

ara

( Ed^

spera

Gonciossiacosadi

Sv

( C.

alterius

dubbiosa

non

felici

noli.

re

.noi

mproo-

prime

att'^kime

eo

mortem

le

le

fiagilis

et

tributa

considera

orso

rispondono

nvn

).

venire

possono

stanilo

non^

Rico.

felice,

medesimo

uno

cose

( .

sarai

avverse

in

le

^ato

tino

guarctat:!

ayvntnrato,
che

Quando

che

sarai

te

la

dubbiosa
in

vita,,

{EA,

porre

non

altrui

fragila

morte

M.

ranza
spe-

).

Xx.

Exiguum

murtus

tihi'paupet

dat

quum

amicuSf,

Accipito

piene

placide

et

laudare

mento.,
me-

Quando

un

amico

ti

povero

(t)

mpem

pr

akhUmo

ora

noa

ti

usa.

uno

^9

dono,

ci^iTo (i)
ricorditi

lodarlo

di

ti

amico

porero

TV.

( C

pienamente

Io

Quando

a.

allegrameiite,

riceTiIo

y,
uno
.

lo ricevi,

allegramente

dono

picciolo

ii loda

pienamente

Quando

S.

dati

Tannco

ricevilo

dono,

lodarlo

di

Infantem

/b'cc.

( C

).
d

ti

povero

graziosamente,

nudum

M.

},

ereavii^

tenitura

quum

ricor*

( JSd,

pienamente

ciolo
pic-

im

Paupertatis

/erre

patienter

onusr

me-

ment(K

Conciossiacosach

li

iato

nudo,

di

caric

della

por*
pover-^

Tr.y.
pMeb

ft

Iddio

lo

mente

^"

infanzia
delia

cre
di

della

carico

Quando

3.

fi

ricordati

ignudo,

daUa

t'abbi

natinra

ricorditi

lo

pazientemente

( C.

do

infente

(3)

tare,
l

Da

povert

qnesto

( C^

povert

niOD-

pasiente-

portare

Rice.

cosi

t* bae

natura

tua

in

).

creata

il

povero,

igaudo,

sostieni

pazientemente

to
pe-

(Ed.M.)r
4/ Avendo

eigmlo

(i"

anclM

ttttta
ri

d*

i
da

MUSO

Bono

fantesino

la natura

creato

te

di

piccolo

Zamboni,

trovaci
ma

oggi

spetto
fnO*

USO.

()

criat

per

c/vlo.

voce

della

poetiu.

2*

Dudo,

Tetimnti.e

senza

sostieni

cbezze,

povertade

in

senzValctine
le

pace

( Altro

della

gravezze-

Rice.

Cod.

no-

).

xxu.

Ne

illam^

timea^

finis

Qui

metuit,

mortem

Non

ultima

est

vivit^

durn

perdit

(i).

id.ipsum
1.

vitae

quae

la

temere

della

vita, aeciocch

onde

tu

la

morte,
tu

fine

quello

perdi

non

quale

Non

2.

la

5. Non
ultima

eh'

4- t^hi
eh'

elli

la

teme

che

la

C,

teme,

),

quale

fine

colui
mo
'medesi-

quello

).

Mj.

quello

perde'

morte

ultima

perocch

( Ed*

(Altro

vive

la

perde

vive

che

Rice,

vita;

morte,

egli

C,

quella

nostra

la

per

quelli

vita

temere

teme

morte,,

che

sua

della

che

la

vita;

perde

Tr,).

temere

della

fine

( C.

viyi

Rice.

per-

).

XXIII.

Si

tibi
Ine

meritis

pr
usa

re

nemorespondetamieus;
noli:

Dum

sed

te

ipse

eoerce.

Se

amico

tuo

non

ti

come

serve

dee,

non

ne

incolpare
ti

medeisimp

te

D.ominedio,
costrigni

ne

ma

( C,

fra
in-

TTr. ).
.

^^Tprti

(it

teoaa

poco

il

degna

Cnnoegelier
di

un

che

cristiano.

questa

seo

ai

Se

d.

ostrigni

meriti^

(i),

di

incolpare
medesimo

te

ma

),

risponde

'

non

non

costrigni

ma

incusare

{Ci, Rice.

amico

ninno

tuoi

lo

non

de*

risponde

ti

non

medesimo

Se

3.

doy

tuo

ricevuti,

ervigi

pe*

amico

l*

ci

Ed.

te

M.

).

XXIV.

Ne

tibi

quiddesit,

Utque^

quod

est^

dee$se
Usa

1.

Tiene

sempre

Usa

a.

eh'

pensa
le

che

viisne

quello

le

elle

guardi

ti

C.

yenghino

Rice.

tu

TV.

sempre

acci

meno,

).

state,
acqui-

cose

meno

con^^

che

( C

meno

venghino

ti

non

si

siccome

temperatamente

che

libi

pisnsa

hai, ispendendolo^

pafce:

semper

acquistate

cose

utere

serves^

putato*

le

quaesitis

che

).
.
.

3.
le
te

che

Acciocch

usale

acquistate

cose

adilM^eh
si

(a)

gnuna

quello

potrebboiiQ

venir

4*.Acciocch

serbi,

pensa

Ed.

M.).

meno

ttulla

chi,
man-

temperratanien-

hai,

che

ti

cosa

ti

non

venga'

me-

^0,

usa

di
e

tu

quello

che

acciocch

hai, pensa

tu

mente,
temperata-

quel

conservi

tu

sempre

hai

che

ti

venga

che

meno

{AWert.Ll%.).

(1)

Incusare

(i) gnuna

qui

antiquato.
lo

slesso

Oggi
ht-

incolpare,

ninna.

'

XXV.
.

Quod

Ne

sis

cke

Quello

gliele (i)

il

tu,

di

sia

non

( C. Rice.
ad

).

altrui,

volte,

due

ciocch
ac-

di'promcs'

yeilto

riputato

essere

TV.).

vanaglorio-

prestare

promettere

vuegli

nuto
te-

esser

presta,

buono

tenuto

no

parolone

non

puoi

sia

quale

vuoti

tu

tenuto

che

non

se

volte:

essere

vucM

non

ipse

altrui^

dare

puoi

due

promettere

le

pieno

non

Quello

3.

bonus

vis

prestare

volte,'

due

buono,

se

puoi

tu

promettere

co,

promise^

ri.

Quando

dum

verttasuSy

vide

1.

bis

ne

ulli:

ris

potesy

praestare

buono

iEd.M.}.
XXYU
,

simulai

Qui

verbis,

corde

nec

estJiduSf

amico
Tu

Jac

quoque
ditnr

i.

uomo

per

la

gliele

cuore^

( C.

gliele

fa

qdlo

somigliante

isohernita

per

ars

Tr.

molto

oosi

lasegnamento.

dia

aa

di

usilo

tale
co-

l' arte

Boccaccio.

{a)

delu-

infintamente,

parla
di

amice

usa

Tarte

(i)

che

fidato

aon'

sic

fi),

arte

L*uoino

simile

enttleatno.

anch

33

Chi

2..

col

inco

cuore

Farte

cosi

di

fedele

simile,

dice

homines

tenere

Minjgliantc^,

cP

Rice,

in

iu

non

terit

schernita

blando

).

inganno,

arte

per

noi

( C^

amico,

cosi

eie

il

Parte

che

quegli

cuore

Noli

fai

tu

parole

coti

schernisce

3.

t^ingaana

il

Parte

nmiam

sermone

proharei
Fistola

dulce

decipit
L*

uccellatore
della

canto

ingannare

parole

ToK
a.

Non

3.

Non

molto

( C

Rice*

Colla

-gli uccelli,
dolce

verso,

tOp/accj^y

ansino
e

con

che

con

fischio

'ngan-

).
dolcemente

rampogna

P uccellatore.

insiao

M.

ingaa*

nomini

sermone

trop*
^anta

sampogna

gH

provare

( Ed.

con

uccelbtore

Puccellatore

gli uccelli
4

la

iN"lere

suona

uomini

insinoch

lusinghevole

dolce
na

gli

parole

lere
co-

lusingare

Puccello

na

non

col

Insinglie-

con

uomo

TV.

uccello

cosi

sampogna;.

( C

dolcemente

inganna

yerun

Innghire

pe

dum

au'ceps.

dolce

volucrem

canit;

che

mentre

che

tradisce

gli

vuole
lo

eanta

ingannare
stormento

uccelli

fae

{Arrighet-

XXVIll.

s'unt

tibi

Quum

Instrue,

Quando

Se

ad

la

la
se*

Quando

( C

allora

ricco,

ben,

avrai

tu

allora

gli

difendere

possano
/.

ad

non

arte

rai
sa-

*iliipa-

la

vert
po-

).

4- Quando

ricco,

difendere

difendere

fpossano

M.

( Ed.

).

figliuoli

i tuoi

figliuoli,

gli poni

acciocch

rare,

Tr,

Rice,)*

avrai

tu

(i)po8sa-

e* possino

quale

8i^* povero,

( C.

poni

povero,

la

con

vita

porcra

loro, povertade'
3.

ar-

defende-

imperciocch

arte,

tu

arte,

inopem

figlinoli,

hai

tu

difendere

3.

fune

ope^^

vitant.

po*gli

ad

possint

quo

re

no

nec

illos

Hbus

nati,

figliuoli,

e.

acciocch

ammaestra,

la

loro

rai
sa-

non

( Air

povertade

ifi. )
XXIX.

Quod

vile

estf

vile
Sic

tibi

carum

nate,
care

cupidus^

nec

(i)

Quelle

arum

arl"

nec

avarus

ho"

ulli,
cose

reputale
a

quod

putato:

beberis
1.

te,

che

care

donale^

imperciocthi

sono

per

vile,

quelle

reputale

acciocch

cose

sonti
che

vili^

dono
so-

cosi

%6

.Quod fustum

est,

honestunii

tur

stultum

N^fn

sit

est

sia

istoka

addimandare

cosa

di

onesto

mandare

3.

che

quel

grasta7".

).

giastoi, oy add-

cos

si

ragione

pu

giusta,''ovVero

cosa

siteka

perocch

quello

che

( k

negale

egli^

( C

eh*

gare
ne-

).

(i) onesta';

iossere

gusto

che

negare

stolta

per

Addimani}a

dimandare

pu

one^o

( , Rice,
-

quello

qaello

qurelh*

yero

sia

impefcioccb

si

ragione

Addomanda

2.

che

qaello

quello,che

meDte

id^ epiod pas-

patere

jure negarL

Addontanda

1.

videa-

peUtOj vet^od

per

rola
pa-

osa

ragione

ti possa

).

M.
XXXIi.

tibi

^Igtiatum

noli praeponere

tu

Cognita judicio
Le

che'

cose

dinanzi

nere

gUo

a.

Qsel

^i) parola

che

per

ragione

le

non

le

avventura

per

che

iscon^sciute

sai

non

4)loro

di te; che

( C. TV.

incognita

constante

casa.
u

nots

propo-

anno

me*

le

ono

cose

son

te
conosciu-

non

lo

).
che

tu

cio
s

sai

^rmissione^

licetna*

dire

^1

he

(quelli
dalla

le

che

cosa

conoscenti

in

proporre

ferme,

yentara

yenire

per

dubia

Quum

perdi

in

certis

).

sai, a* tuoi

loro

innanzi

giudicio

si

no
posso-

onoscittta

non

Venire

npq,

noa

Rice.

non

le

ma

le

talora

proporre

conscitite

oiMMciute

cse

stsso

tu

la

non

cose

le

(i);

caso

per

La

3.

.duttano

ragione

conosciute

le

sanino

possono

peri'

vita

verseiur

clis,
lucro

Pro

dbipone

diem,

guocumgufi

lahorus*
Conciossiacosach

I.

non

lasciare

" e

TV.

vita

d'afiaticaiti

(a)

).

di

dubbiosa

questa

co*

riyolga

si

per

j^uadagnare

Conciossiacosach

a.

dubbiosa

yita

disayyedutamente,

pericolo

in

caggia

la

laVori

pericoli,

certi

non

pontelo

lunque
qua-

guadagpnp

in

iC.Ricc).
3.

(i)

Conciossieoosach

dui4ano

.et

ia

dncio

de*

yita

in

nostra

Lttiol

imporlereb*

ile

guidiuto^
di

errore

di

seruono

smaiiKense,

guida
e

frasai

forse

durano.

ienlo*

Anche

qui

il

y^lgsrissaioM

forte

leggere

^2)

qui

ma

spiega
f

ta-

a8

dubbiose

in

die

quel

guadagno
chi

cose

pericoli,propnti
nel

quale

aSti-

ti

tu

M.).

{ Ed.

XXXIV.

Vincere

cede

'possis,interdum

quum
sodali

Obseqio

dulces

quoniam

retinentur

amici,
1.

ArYegnacli tu possi

dagliluogo

compagno,
si

Poich

2.

tuo

amistadi

( C. Rice.

il

eervilo

ritengono

talora

).
di
ren-

le

perocch

compagno,

colli

servigi

).
volta

alcuna

tuo

( C, TV.

amici

i mantengono

3. Perch
cere

tuo

li servigi

per

possi vincere,

tu

al

onore

dolci

li dolci

ritengono

che

lo

vincere

noi

compagno,

'n questo

( Ed.

modo

vin*

potessi

tu

diservire,
i dolci

ma

si

amici

M.).
XXXV.

'Ne

duhites^cum
re

His

non

rebus

Quando

grazia
si

i.

tu

dimandi

con

le

grandi

cose,

li amici

kddimandi

t' inatsca

le

caros.

cose,

piccole ^ imperciocch

queste

cotniunge

Quando
non

cnjungit gratia

di dare

temere

la

impendc'

parva;

etenim

1.

petas^

magna

di

dando

( C TV.
e*

fare

grandi
e*

cevendo,
ri-

).
vigi,
ser-

piccoli^

Mf.l!"

li

imperocch

mantengono
Rice*

( C

amici

gli

fra

servigi

amo-

).
.

Non

5.

di

clubitare

cnciossiecosach

amici

grandi

piccole

sono

grazia

grazia

giugne
con-

).

conciossiacosach

quelle^

dar

cose,

( Albert,

congiunge

I.

tu

che

cose

la

facendo,

cosi,

perciocch,

conduce,

ti

mici

M.

dubitare,

domandi

la

grandi

^on

4-

Ed,

piccole,

cose

le

transitorie,

cose

gli

le

chegga

tu

queste

per

dare

cari

te

).

9.

XXXVI.

Litem

inferre

cave^

juncta
Ira

est

dium

cum

tibi

quo

gratta

generai

concordia

nutrii

amorem.

Schifa

1.

se*

che

odio,

Tr.

coacordi

prino

con

nutrice

genera
in-

amo-

contendimento

fare

d*

congiunto

amore

V ira

perocch
mantiene

Sion

cui

da

con

odio,

genera

( Cod,

amore

nevolenza
be-

da

tu

ingenera

fare

se*
l' ira
pw

Rice,

secondo),

perocch
s*

l' ira

che

).

t'

che

3.

grazia

concordia

la

Guardati

colui

la

di.

colui,

con

( a
a.

lite.

rapportare

congiunto
r

di

"

lite
per

grato

ingenera
amore

quistione

colui

congiunto^

amore

odio,
( 4.

con

M,

la concordia

.XXXTIU

Ser9orum

culpis

tibi

fyse

dolor

te

quum

tui"

moderare

ut

in

urgef

parcere^

possis.
Quando

1.

tuoi

de'

colpa

Acciocch
9.

serri*,

cciocck
Rice.

loro

dolore

ti

loro

lar

per
in

te,

Tr.

( C.

costring^e

inedesimo

tu

possi

adirare

temperanza

perdonare

Quando
de*

ad

abbi

serri,

possi

colpa

per

f*avrai

tv

).

in

ira

na,
raffre-

ti

perdonare

( Cod^

).
3.

nimo

Quando

tuo

(Ed.

de*

ad

provocato

acciocch

tua,^

ra

colpa

per

tuoi

ira,

serri

tempera

i-

a*^ tuoi

.perdonare

possa

Fa-

Mi.).
xxxvui.

Quem

ferendo
Maxiinm

che
li da'

la

patien-

semper

morum

virtus..

L'uomo

pazienzia

di

enim

tia

1.

vinee

intrdum

potes^

superare

alle

vinto

pazienzia

costumi

( G.

soperchiare,

puoi

tu

Tr.

stagior

grandissi^^

(i";

con

rocch
pe-

Yertude

).

Poich

a.

(t)
h

ffolu.

4*
Aile

tu

pinio

possi

etile

Sia$ioni

Tincere

cio

stagioni^
h

manif

uno

per

PUorA.'

oi%ttU.

de*

pasienzia
tilde
5.

Cristiani

Rice.

( C

Colui,

cui

intra*

potresti

tu

yirt.

eostumi

Ed.

j^tiuSj

que

beiti

Conserya

grande

rr-

cuna
al-

soprastare,

sostenendola,

in

grandissima

eh

(i)

la

poich

Vincilo

Tolte

soffrendpy

talora

vincilo

fbrzfty

peroe-

la

pesta

paziensi

M.-X

fam

sunt

parta

labore:lahor

Qum

in

talis

se

ta

fatica

9.

in

Tr.

Conserva

cquistehLe

povertade
3.Le

Rid

( Ed.

M.

la

cresce

che

cse

hai

tu

do
quanmortale

la

cresca

a-

).

aequi||tate

"tica

con

crescerebbe

gnati
inge-

fticandoti

perocch,

conservare;
ti

perch,

;*

).

disutile,

( C.

indarnp^

(a)

stato
acqui-

fatica, conciossiacosach

cose

mor*

bai

tu

mortale

quelle

con

1^ fatica

che

dietro

qua

dannsa,

( C.

povert

quello

bene

fatica

con

crescit

est,

egestas.

Guarda

1.

damno

mortale

povert

^i"
fattore
latino

(a)
passata.

0e*
o

trUtam
trascono

ridiiede-che
In

fva

pu^
di
si

dieir,

dtetto

essere

de*

penna
dica
cio

dd
per

copisti

dal

Tra*
il

ma

toslumk

passato

mai

xii.

intrdum

Dapstlis

nHsj

Jelix^

Quufnjieris
ximus

ti

ynturato,
TV.

pro-

quando

tu

tuoi

conoscen*

sarai

bne

ricordi

ti

smpre

alli

di

ay-

( C,

te

).
Sarai

2.

ti

tihi

semper

fiata

alcuna

amici,

c^

amicis^

carus

est

Dharai

1.

et

da

talora

tenere

agli

caro

quando

mente

a* tuoi

cortese

sarai

amici

coiioscen-.

princijia]-

avventurato,

sempre
'

sarai

prossimano
5.

cortese

sarai
altrui

t
,

Aldina

a'

volta
conoscenti

felice,

sempre

( Ed.

M.).

te

vuole

si

sia

cari

Rice.

).

largo

essere

amici

prossimo

qnipido
te,

the

Zi
dett*erbe

la Tertade

leggi Maper

sapere,

lo ti dirae.

'Tersi,

Grecia

di

tuoU

tu

Lucano,

(i), lo quale

per

battaglie di

ma
Ro-

le

te
maggiormen-

(2) yuoH

cpftitedisse

lo

da
doman-

sapere,
le

battaglie

d* iddio

Marte.

apfiare,

ovvero

leggendo

imparare,

Ovidio.

se

dimanda

mdre,
hai

acciocch

quelle
lo

secolo

imparare
quelle

Se

a.

lggerai Virgilio

terra,

pi innanzi,
le virt

Macrobio

d* Africa,
le

le

odi

quello

Vivere

(1)

Marte

nel

vuoi

alia

latina

per

si
ver-

deri
desi-

Roma

le
quel-

disse

che
vuoi
E

sapere

se^

questa

savio,

essere

da* vizii.

diviso

sapere

ovrcro

Se

la

per

puoi imparare, pnde

che

monde

Macer

v^oi

Ovidio.

te, acciocch

in

se

Lucano

addomanda

cur

Tr,

sa-

lavorare

battaglie di

Dio

mena.

di

vuoi

addomanda

battagliedel

d'amore,

Se

li
qua-

sino

(3) ti.dir

dell' erbe.

di sapere

a-

ra
cu-

le

si

ch^

( C.

ad

vivi, odi

cose

apprendere

vuoi

piace

questa

peccati

leggendo

pienzia, impaia

tu

po8$i, per

da*

partito

odi

Dunque

ti

cosa

saviamente

tu

che

cose

Icuna

se

possi

tu

Adunque

Macros

poeta

ve*

jronese.

(a)
em

Et

Punica

doveva

(3)

Macer

he

lh^iiao,

per

di

Afri^

dire.
ka

il latinoi

onde-

Maer.

?^

sorsi

presente,
8a

che

S.

delle

( ^.

sapiensia

Ma

affaticarti

oltre

).

volessi

se

le

-eapere

lavori

conoscere

Virgilio

il

l^gi

iitipar quello

Rice.

volessi

tu

se

terre,

pia

leggendo

del-

virtii
.

Ferbe^ril

Macren

disiderssi

di

Romani

leggendo,

Se

da*

vizii

cose

sia

in

che

il

acciocch

te

che

cose

to
rimo-

per

tu

le
quel-

sapenzia

M.

{%y{Ed.

ovvero

il tempo

quali

menare

sollecito,

), ad-

le battaglie

scrissie

quelle

le

de*

addomanda

odi

si vuole

disideri,

cura

per

l^gendo

quale

d*amare,

savio,

apparare,

battaglie

Punica

amare

questa

se

possi

possi

il

apparare

di

Se

versi.

per
le

quelle"

Marte.

di

dir

ti

sapere

Lucano,

il

domanda

vivere

voler

anche

INasone.

le

para
ap-

).
.

Sipotes^

ignotis

etiam

regno

esty

Vtilius

prodesse
meritis

memento.

adquirere

amicos.

Fors

(i)

leggersi

dee

^tetU

anche

de

Punici,

'
'

,
^

(a)
e

le

per
dal

scinto
Laeano

PrefazioacelU

La
altre

di

affissa

a' Libri.

Catne

Canngeiier
Autore
cantasse

dagli
e

succetsTl

le

Amlsenio

Libro,

questo
si

non

Eruditi',

'dall'

delle

massi
;.e

medesime

err

Guerre

Jtjffriea^

tengono
ma

lo

ponendo

me

ole

scono-

cl^

Z6

Se

1.

puoi,

tu

siati

conosci,

non

che

utile

pi

Se

che

ricordati

cosa*

non

far

pu

).

Jiicc.
che

loro

prode

essere

a*

noscenti!
co-

degli

).
sieno

non

(i)

amici

JLnoi
utile

pi

che

gnuno,

acquistare

non

acquista

quei

tu

ti
meri-

per

esiandio

( C

servigi

ulile

Tr,

che

fargli prode;

regno,

( C.

reame

noti

dello

utile

Eziandio

3.

di

sia

puoi,
pi

amici,

mente

amici

acquistare
2.

cosa

qudlo

eziaiufio

per

Ed.

II.

rito
me-

M,

).

.
.

Mitte

mortalisy

sis

Quum
^

intjuirere

siti

quia
r

CoeUunque

Dei,

arcana

liay

sunt

quae

morta--

cura^
,

le

istare

Lascia

'

scerete

Gie

del

cose

lo

et

'n chiedere

che

lo

sia

cosa

Ciele^

e,

conciossiacosach
che

cose

di

Dio,

DiOy

jiiortatc

Prode

(2)

Manca

fecondo

che

sia

( C.

sia

neV

Vul^aries.

prj

in
cse

un

Manni,
Teslo

ed

cose

tu

Rice.

nior-

).

secreta

cielo

tu

.*

(2).

r///f^47' paroU

E(3iz.
i

le

cercare

che

).

seorete

Cielo

ielle mortali

per

Tr.

cose

le
quel-

cura

le

in

di

quello

cercarie

stare

pensa

(1)

mortali

delle

Lascia
di

cose

di

stare

quello

t{depensa
3.

morfali

sono

Lascia

2.

mortale,

sie

tu

i"tqQaia.

lolla

Biccrdiao

dal

III.

Lingue

leti:

meUim

stultum

nam

irt orarti

tempore
Dum

*-

gaudia

amittere

metuaSy

mortem

esty

vitae.
,

Non

1.

stolta

che

la

in

allegrezsa

della

( C.

).

TV.

Abbandona

stolta

della

perder

C.

ogni

1* al-

).
morte

ette

la

temendo

-tempo

paura

perdi

della

paura

mrte

lei

morte,

Bice.

dere
per-

temi

della
i

qaando

paiira

la

morte

tempo

vita,

temi

la

in

mattezza

ogni

sempre

vita

Lofcta

3.

'

avere

"{uando

legresza

della

paara

la

cosa

perocch

tCy

si

cosa

morte

9*.

la

temere

mor-

allegrezza

della

(ly

vita

'

IV,

'

de

Iratusy

re

Impedit

noli:

contendere

incerta

hepossit

iraanimum,

cernere

verum.

della

perch

pu

se'

Quando

1.

3.

di

(i)

d^la

cosa

Tira

conoscere

Manca

fiopni.

quale

la

veritade

se*
che

Dell*

tu

( C,

adirato
tu

Edfs.

dere
conten-

non

se'

non

che

Tanimo,

impacoia

Quando

quella

"iicciato,

no^

Msdd,

to
cer-

non
"*

Tr.

),

re
Contende-

non

i*ira

oertoj

ed

tolto

me
co-

58

r animo

iinpediscd
il

5.

Rice.

vero

Quando

lascia

non

conoscere

)
se*

tu

adirato

di

certa
in-

cosa

contendere

non

l'animo,
la

reritade

che

( Ed*

M.

peroocb

pu.

non

ira

pedisce
im-

conoscere

).
?

V.

Fac

sumh^m

ipsa

Dandum

etenim

la

Fa*

a.

da

le

( a
3.-

richiede

Rice.

perocch

che
la

hai

la

).
el

quando

spesa

da

cuna
al-

dare
il

cosa

tuo-

il vuole

cosa

d*

alcuna

dare

ikllo

cominciato,

disidera-

cosa

-da

ojla'

tem'po

lo

).

Quello

quando

'iV.

( C

il tempo

moro
di-

sansa

, quando

perocch

quando

cesa

dare

la

quum

res.

^domanda

tostamente

el

tmpo

lo

cosa

aut

, spendi

bisogno

(i); perciocch
o

alfuid,

est

postulai'

Qliando

deside

res

quum

tempus

tempo

praper^j

rat

1.

fatta

essere

M.

).
,

VI.

Quod

nhnium

est/tiffitj

parvo

gaudere

memento.

Tuta

est

mage

fiumine

(i)

Dimoro

per

puppijf

modico

quae

fertur.

dimora

vocabolo

antico.

il

quando

cosa

( Ed.

sto
to-

'9
Le

siati

che

pi

sicura

apportata

fiume

fuggi

soperchio

sono

ddlle

d'allegrarti

mente

oke

co$e

la

piccole
che

nave

TV.

( C

:*e

se
co-

lo
picco-

in

).
.

Il

a.

perch'
menata

Quello

piccola

fosse

che

la

fiume.,

picciolo

eh'

nave

( C,

troppo,

legra";
-ti ral-

poco

la^

ium

rallegra

ti

del

sicura

pi

picciol

cosa

nel

cura

un

per
3.

schifa,

soperchio

Rice*

).

fuggilo:

la
del-

nave

pi

s-

nell'alto.

che

VII,

pudeai,

Qu4H

prudens

celare

id^ quod

tibidispli"

socios

memento:

Neylures
ce

.culpent
t

uni,

Quello^

1.

sayio,

tu,,

siati

( C

dispiace

solo

di

Ricordati^

2.

onde

si

dispiace
3.

compagni
pi

non

sjpiace (

TV.

che

tu.

Ed.

( C

fosse

saviamente

incolpino
M.

).

celare,

ciocch
ac-

che

.).

quello

lo
quel-

sa^ia^inente

i tuoi

solo

gni,
compa-

quello

molti

siano

Quello

di

celare

non

a' tuoi

mente

vergognano

molti
"^e

incolpino

non

te

dispiace

che

compagni,
di

ripresi
/Zica

quello

).
a',tuoi

vergogna,
il

acciocch

cela,

che

ciocch
ac-

te

uno

di-

4*
vili.

Ne

homiries

putespravos

Temporibus

]^oD
le

temporale

li

ti

cbe

peccata

(i)^

de*

7".

loro

tempi

Non

mini

(3)

peccati

tem*

eh*

peccata

uomini
e*

peccati;
nascosi,

peccati
li

per

gna-

tempi

).

di

ilf.

per

le
tempora-

per

e' rei

Rmc.

pensare

( ^"/.

le

t^elati,

( C.

stanna

che

dagnino
gua-

).

stanno

per

uomini

peccati, plichi

manifestano
5.

li rei

nascose,

pensare

cbgnino
per

pefisare

( C.

Non

a.

sed

parent,

ietanno

apparno

latente

peccata

pare
i;

luQrariz

peccata

guadagnare
perocch

uo^

tempo

si

tempo

in

festano
mani-

).
IX.

Cotjfo/is

exigui

Consilio
1.

colo

di

Non

corpo;

polhty

a.

cui

dispregiare
perch

le

Tr.

Nonr

dispregiare

d*uno

forse

la

negavL

natura

mm

cui

( a

noli

contemnere

riaprendo

quelli

sapienza

forza

vit^es

piefiate

molte

(^)

tolto

ha

natura

).
la

BoieniposseateX4)

(1)

Forse

(a)

eio

(3)

Rrpre^nde^

(4)

Menipossenie

per
con

ie
.

peccata,

Ui^miifi*

gii
lo

teas*

cio
,

Aisosatt.

che

c%e

risplend0
pu

meno

^'

tt

4
XI.

Adversus

noli

notum

Lis

verbis

inininds

verbis^

eoftiendere
tnierdum

mxima.

cresciL

Gontra

1,

Io

tito.

di

parole^

parole

g^rande

Non

contendeFe

a.

tuo

gran

( C

guerra
AvyerM)

5.

cha

di

di

parole

grandissima
( :d,

parole

piccole

cole
pic7".).

con

-parole

co
ami-

nasce

).
non

perocch

tendere
con-

al"cuna

ta
vol-

parole

cole
pic-

di

Tiene

briga

^.

di

(C

conoscente

tuo

tendere
con-

fiate

crescene

di

i{"cc

il

non

spesse

briga

p.erocc)i

conoscente

)r.
XII.'

Quid

Deus
sorte

Quid

noli

intendati

perguirere

tj sine

de

statuat

deliberai

te

ipse.
Non

inchierere

che

intenda

bera

Tho

quello
a.

che

Non

S.

de*

fare

fanello

che

Quello
ninna

per
Tuoi
molto

di

te

che

fare

di

argomento

di

te

fare

( Ed,

dili-

7".

quello

te

il

M^

te

sanza

( C.Ricc).

voglia farie,
cercare

sanza

te

sorte

perocch

n* abbia

sorte

te,

( C

per

Iddio

che

sanza

dispone

addomandare

Iddio

dilibera

"re

che

indTinamento

per

non

quello
dilibera

ler
vo-

eh'
con

e*

45
XIII.

Invidiam

cultu

nimio

(^uae

si

vitare

laedt^

noti

memenio;

liane

tamen

suf

rholestum

ferre
Siati

danno,
(

senno

Tr.

molto

aTTegnach

ti

( C
Abbi

alleammo

diu

cosa

grave

la

*nyidia$

la
sofferir-

ma

{EdM.).
;CIV.

anim^fortiy

Nemo

offenda,

non

inique

invidia

la

schifare

di

V-

JSsio

cosa

).

mente

ella

molesta

schlfii

offenda,

Rice.

ayregnach'

"

ti

,non

molesta

molto

studio

non

sostenere

5.

se

Con

2.

quale,

'mridia

la

schi"re

la

$o(]ferirla

C.

di

-mente

grande

con

est,

sis

quum

damnaius

iudice

qui

gaudei^

vincit

iniquo.
Quanda

1.

sie

di

forte

si

puote

giudice

chi
Rice.

dannato

allegrare
( C

lungo

niuno

che

^r.

lo

sotto

tem^

malvagio

).

forte

perocch

vincitore

ingiustameote,

c)i

d'animo

torto

animo

vnce

Sia

".

se*

si

non

el

sotto'

se' 'dannata

quando

molto

rallegra
giudice

malo

( C.

).
5.

Sta*

di forte

iniquamente

animo

quando
;

nnUo

uomo

fossi
gr

dannato
con-

ande

44
che

aTYerr

tempo

giudice

Ed,

M.

vinca

malvagio

sotto

).
XV.

Litis

inimicitias

Post

Le

rie

ricordare
la

dipo*

re/erre:

meminisse^

est.

delle

coee

che

dieta

tram

malorum
1.

male

noli

praeteritae

brighe

d^lli

passate
uomini

malvagi

nimistade

non

1* ite

ricordare

si

(^

C.

TV.).
]\on

2.

cordare

guerra

perocch

passate
Rice.

D*

de*

sata
pasle

rammentare

vizio

briga

una

rei

perocch

dopo

che

ire

-vi

uomini

pMeat

accidenti

gli

rei

della

fatti

uomini

giurie
in-

( C.

).
3.

mali

le

Ed.

di'

maladett'

quella

del-^
di

costume

entro,

state

contare
rac-

ricordarsi

nimistadi

sono

volere

non

M.)
.

4. Della
le

nimistadi

(Albert.!.

dei

natura

passate

rei

dipo'

dell'

memora

aver

uomini

ire

1%.).
XVI.

Nec

collaudeSf

te

Hoc

faeiunt

nec

stulti^

culpayeris

te

gloria

quos

ipse.
vexat

inanis.
1.

che

Non

questo

ti

lodare,

fanno

conturba

li

( C.

stolti,
TV.

ti

non

li

).

incolpare

quali

la

gloria
vana-

45
Non

a.

roccli

lodare
"nno

cosi

dalla

tribulati

rei

agloria

M.

iznpe-

(i)
t*

C.

Rice,

incolpare

stolti

gli

stolti

gli

uomini,

non

fanno

Ed.

biasimare^

vanagloria

questo
u

non

ti lodare

JMon

3.

).
^ perciocch

di

pieni

Ta-

)
.

XVII,

madice;

quaesitis

Utere

sumtus

quum

abundat^
Lobitur

exiguOf

le

Usa

mente

piccolo

in

go

delle

Usa

la

si

acquistato
3. Usa
le

le

eh*

acquistato

).

( C.Ricc.

pu

cui

quando

{Ed.

tempo

iiw

traduce

leggesi:

me

etimio

2^o/i

li

ma

ti

^h

si

deiettano

in

lesto

pronto
che

vituperarti

M.

Uro

sii

fanno

quello

logorare

lodarti

hai

che

conciossiecosach

lungo

per

in

Riccardiano

ch
imperoc-

.quello

tempo

meglio

Molto

(i)

mente
temperata-

abbonda

si

tempo

lun

)^

abbondano,

piccolo

in

temperatamente

cose

ricchezze

in

lungo

per

che

acquistate

spesa

scorre
di-

abbonda,

quello

perder

pu

temperata-

spesa

77*.

C.

cose

quando
tosto

la

tempo

acquistato

2.

acquistate

cose

quando

che

est

partunt

tono,

tmpore
1.

quod

questo

vanagloria

46
XVIII,

Insipiens

e^o

aut

res.

simulare

StuUitiam

Mostrati

tempo

st

aavere

in

tolto

fatto

il

Fatti

^ande
Tuomo

infignersi

cosa

d*

infignersi

talora

Rice.

stoM^o

il tempo

perocch

il

le
vuo-

alcuno

in

stolto

essere

*1

quando

isciocco

'1 tempo

mostrarsi

( C.

ovvero

che

quando

semplice,

sapere
3.

ad

(i)

lo

quando

).

rc^iiede

sommo

domanda

lo

cosa

Tr.

Sia

a.

prudentia

stolto

d*e8ere

luogo

( a

loco

est

summa

1,

postulai^

tempus

quum

go
luo-

sonana

pru-

denz"XEd.M.).

Luxuram

fugto^

simul

et

vitare

memento

Crimea

avaritiae

sunt

nam

ria
contra-

Jamae.
1.

eziandio

di

perch

pigrizia

schifare

lo

(a),

siati

mente

dell*avarizia^

peccato
alla

contrarli

sono

( C.
(i)

la

Fuggi

buona

za
nominan-

Tr.).
/n

uog0

qui

vale

opprtunai^eitts

tempo,

(a)
lussuria.

Fprse

il

copista

scriiise

qui

pigfMa

per

*7

scliifare

di

te

5.

Fuggi

abbi

alla

fama

Rice,

il peccato

).

M.

del-

contradie

cose

).

credere

referenti

quaedam

tu

per

singliantemen-

sono

Ed.

C,

scbifare

perocch

buona

Noli

di

avarizia,

fama

buona

lussuria,

la

ricordera^ti

delF

peccato

niente

^yarizia

alla

fiig^rai,

lo

contrari

sono

lussuria

La

3.

semper;
his

Mx'igua

trihuenda

fidesy

multa

qui

loquuntur,
Mon'

1.

credere

sono

rinunziato

dare

Non

a.

;,

si

molte

INon

perocch

novellieri,
coloro

molte

che

dee
TV.

t'

).

to
dt-

molti

).
alcuni
fede

poca

dicono

ose

che

ad

sempre

ti

si

perch

(.(;. Rice,

credere

ci

fede,

poca

parlano

cose

3.

fede

parlano

tuttavia

cbe

cose

poca

molto

che

credere

per

perch

quelli

alle

sempre

di
gran-

re
da-

da

Ed,

M,

tibi

noli:

).

XXI.

Quae
Nam

ignoscefe

peccSy

potu^

nullum

":rimen

vini

tu

est,

pa
cul-

sed

bibentis.

Quando

pecchi

perdonare
vino,

ma

2.

Quando

di

perch

colui
tu

bere,

per

che

nullo

peccato

'I bee

pecchi

ti

non

per

^ C

TV.

bere^

lere
vo-

del

).
non

(8

perckniare
del

pa

tdo,
La

5.

la

leste

te

di

ma

perdonare

ti

?nio,

di

ma

el

chi

che

colpa

peroech

bee

colui

che

eei^

( CMcc.

coiniiietti

perocch

non

too

per

non

bee

).
non

colpa

-del

(Ed.M,}.

TOLIU

Consilium

tacito

arcanum

convnitte

so^

dalli

auxilium

Corparis

micdicQ

committe

fidelL
Lo

1.

fedele

medico
El

'a.

al

( C.

tuo

TV.

Jsdele^inedhco (.C
Un

3.

amico

Manni

commettila
rivelalo

).
al

fiod^e

tuo

i rimedii

medico

fedele

al

corpo

corpo

segreto

manifestare,

puoi

al

del

Rice,

grande

tuo

del

ajnt

al

consiglio

segreto

albico

tacito

commettilo

l' aiuto

compagnone,

fedele

al

consiglio

segreto

rali
corpo-

revelare

puoi

(^Ed.

).
xxiil.

malis

fortuna

Indulget

tujrre

noli

indignos

Successa

ut.

moleste:
iaedere

possit.
1.

La

buona

degnamente,

(i)
irai.

Pire

yentura
non

elle

4opo

sofferire

piewe

che

viene

(i)

molestamente

qui

manchi

non

adr

mi'

4.^ggttarda

che-

i casi

Yiengono,

no
so-

da

sofffsrire;
dinanzi

provediito

Rbus

in

Non

cose

inino

Nelle

all'uomo

la

la

quale

(C

speranza

( E]d.

M.

tibi

quqm

).
alle
la

ranza
spe-

t' abbandona

non

).
re
sottomette-

non

nella

una

TV.
tuo

speranza:

eziandio

1* animo

Rice.

abin

che

abbandona

no?

avverse

una

mortiQ

speran*
non

Tab-

).
XXVI.

Rem

morte

ritieni

cose

tuo^

bandona

nec

sottomettere

speranza

Dio

nella

morte

Tanimo

?a

solo

cosa'

una

alla

3.

la

sottomettere

avverse

).

hominem

non

ritieni

eziandio
a.

60.

ch'

submittere

una

avverse

( cio

Tuomo

Spes

cose

animo

speranza

(Albert,

ci

Yelin^uie.

Nelle

tMO

(i)

danno

morie

lo

fa

animum

retine.

Spem

meno

adyersis

noli

1.

che

dimittere

aptam,

nosces

noli.

Fronte

capillata

esty

sed

post

occasio

quaW

conosci

calva.

I.

Non

(1)

Pia

di

manzi

lasciare

la

lievemente

}gge

cosa

nuoce

In

Bario!,

la

ci,
da

che
a,

provedu
Goocordio.

ehe
r

delle

abbondanza
Tr.

( C.

mento

che

La

3.

concia,

do

conosci

tn

la lasciare

via

calva

XXVIl.

secjuUur

Quod

considera

dio,

considera

re,

quello
le

tutte

(i)

fa

cse

QueHo

5.

spe^

quello

antevede

{ C\
che

ti

Rice.

TV.

incontra-,

pu

che

ta
segui-

ragguarda

).

seguitare
hai

il

dinanzi,

seguita:

padre

che

ha

(C

che
che

Iddio

Domine-

vada

che

dietro

quello
quello

presenti

sono

quelloy

di

viene

aspetta

et

qui

avvenire

che

cose

quello

Provvedi

a.

).

ii^minet,

possono

), seguitando

che

quello

M,

{Ed,

partem

che

quelle

anzivedi

quai*

quodque

Deum,

cose

che

perocch

utramque,

Quelle

1.

ao

imitare
ctat

essere

spectOy

vidto

ante

Illum

capil-

Toccasione

peli

diventa

poi

te

andar

piena

viene^

cagione

fronte

la

sai

in

la

imperocch

che

fronte

che

cosa

).

cosa

non

la

ha

la

quando

luce

( C.

muta-*

).

fortuna

diventa

che

Tiene

ricevono

cose

acconcia;

t^

lata

tempo

abbandonare

Non

2.

che

acconcia;

sia

ti

Cod.

al

dee,
presente,

Magi.

da
ragguarabbilo

'

5t

{Preveduto

al

provvede

che

*n

seguita

dinanei:

presente

quello

Iddi

al futuro

( Ed,

).

Manni

XXVIII*

utvaleas,

Fortior

volupta

Pauca

acciocch
*

poche

tade

talora

si dee
alla

molto

della

t*^astenghi

tu

(a) poco

si

fai

tua

cose

per

temperato,

).
sia

concedere

alla
Rice.

pi

volont

vuole

(i),

acciocch

sia

tu

saluti.

voluutade

Tr.

salute

pi

volon-

potente,

fa* che

carnale,

la

adoperare

salute

esto^

imperciocch

alla

( C,

Acciocch

3.

pi

tegnente,

; poco

pLura

essere

sanitad

8ia

potente

debntur^

couvegnano

alla

a.

parcior

pi potente,

sie

tu

cose

pi

dei

fiate

Alle

1.

ti

interdum

(Ed.

ilf.

assai

ma

le
qua-

XXIX.

Judicium

populi
unus

Ne

contemseris

numquam

nulli

placeasy

vis

dum

eoniemnere

multos.
1.'

(i)
antichi

Non

Volunladt

voloniade

del

giudicio

talora

gli

usarono

poiuiiade,

per

(2)

Volont

mettersi.

Ita

ij9mfe.

lo

dispregiare

carnale

jfuale, forffe

sentenza

da

leggere

am*

non

per

la

55

populo

solo,

tu

molti

volendo

acciocch,
piacci

non
f

giare
dispre( C.

nessuno

T'r.).
Tu

9.

del

solo

popolo

molti

Il

5.

( C

Ricc^

del

giudicio

dispregio

piacerai,

veruno

spregiare

perocch

Togliendoli

il

dispregiare

non

giudici
vorrai

se

).

{"opolo

non

tutti

in

avere

piaceresti

non

ispregiare

Ed.

nullo.

M.}.

XXX.

Sit

tihi

praecipue^

primum

quod

est,

cu^

salutis.

ra
,

Tempora

Siati

nttade

tibi

sit

caus-

doloris.

sa

I.

culpeSyquum

ne

non

latnasa-

naggiormente

cura

Io

incolpare

ne

temporale

che

Siati

a.

la

sarebbe

ti

dolore

C.

deK.

el

rdppiattare

no

7V.

l' utilit

spezialmente

cura

famiglia:

tua

di

cagione

iem.

t' ^avviene

) quando

d* ira

cagione

C.

Rice).
3.
avere

te

sia

della

tua

di

cagione

in

prima,
salute

dolore,

cura

principalmente,
:

quando

incolpare

non

avessi
i

tei^po-

ni{Ed.M.y

(i)

il iempo

Kappiatlare

pialire

coh

non

prendertela

torte

ripiatare
con

oiservaftione

del

ri-

stagioni
,

Ingegnosa

le

Yannucci.

54

XXX.

Sontnia

cures

ne

humana

mens

nam

quod'Optatj
vigilaris

Dum

nit

'

id

sperai,

ponere

rumatia

C.

iliente

Tr,

eh'

vede

3.

che

la

te*

desto,

fetto

umana

spera,

( Passar.

Rice.

Sp.

quello
che

mentre

quel

ragguarda

desimo
me-

M.),

quel
Penit,

medesimo,
e.

imperocch
yegghiaiido

che

quello
Tede

).

perocch

de*s"^ni,

curare

mente

si

lo
quel-

sognando

disidera

sogno

(Ed.

C.

curare

Non

4*

di

umana

per

la

speranza

vegghiando,

non

mente

desimo
me-

imperciocch

sogni,

medesinio

sogyi

quello

ha

desidera

quello-

ranza,
spe-

).

quando

ella

hae

considera

curare.

umana

pereh

yeggbia,

sogno

li

Non
2.

dera

quando
lo

per

assegni;

cura

mente,

ipsuin.

Non
1.

cer-

somnum

per

260.

desi-

do
sognan-

).

LIBRO

TERZa

H,
voleSf

quicumqu'e

OC

Jeraty

precepta

muha

Commoda

Sin

feres.

autem.

illud.

spreveris

sed

scriptorem,

me

suntgra

quae

vitae

tissima^

Non

cogno'

Lector,

scere

Quum

Carmen

neglexeris

te

ipse.
O

1.

qualunque

lettore,
questo

conoscere

li

vita

litadi.

Yuoli

tu

quali

rai
porte-

sono

gra-

multe

porterai

ne

utir

comandamenti,

questi

tu

se

li

tu

ae* che

quando

?erso,

comaiidainenti

alla

eiosi

tu

abbandonerai

fiuterai
ri-

medesimo,

te

non

scrittore

me

Lettore,

2.

versi

et

la

tu,

(i)

impari

Porterai,

abbi

cio

che
mente

in

molta
ma

( C

vuogli

la
al-

gio
dispre-

utilitade.

dispregia
Hicc^

te

).
il

conoscere

d'osservare

osserverai*

utile

sia

averai

non

dottore,

me

lettore,

dettato,

che

averai

tu

questi

cognoscere

quello
se

non

se

).
vuoi

uomo,

dottrina,

medesimo

mio

che

incolpare

3.

Tr,

imprendere
dell

vita

Non

( C

imiei

hi

comandamenti,
nostra

tu

se

che

n* avrai

beni

molti

impotre

ne

non

vt^esimo

ayrai

gli

non

{Ed.

gli spregerai,

tu

calogna

me

yita

dispregio,

in

se

ma

alla

presiosi

sodo

),

ma

te

M.).
I.

Instrue

cesses

di

Ammaestra

anim^

tuo

della

imagine
2.

san

mor-

la

sansa

d*

TV.

che

quasi

cessi

non

imperocch

come

).

animo

li costumi

imparare

dottrina,

( C.

dottrina

comandamenti

cessare

Ammaestra

za

quasi

est

questi

morte

impreiidere

mo

vita

non

vita,

la

^reh

d*

doctriaa

imago.

tis

lo

discere

nec

sine

tfam

1.

animum^

praeceptis

di

imagine

uo^

morte

\C.Ricc.y
3.

tao,

non

vita

nostra

ne

quasi

ammonizini

queste

cissare

d'imparare^
dottrina

sanza

di

poni

morte

Ed.

la

perocch

ne

M.

l'animo

imagi-

una

II.

Fortunae

donis

Non

opibus
ribus

(i)

(s)
aamenii.

Cahgnu
Questo

esse

semperpar

bona

fama

memento^

datur^

sed

nuh

ipsis (a).
per

disLco

calunnia^
noa

ha

antclii

Tolgar-

58
le

cose

celalo

delFamico

( Ed.

il

puoi

tu

quantunque

ma

to
pecca-

).

M.

V.

blandos

Sermones

blaesos^ue

cayere

memento.

veri

Simplicitas

DaUe

guardarti

di

delia

veritade

si

Tr,
2.

Schifa

Mon

semplicitade

fama,

parlare

la

nevole
ingan-

inganno

favellare

doppii

buona

TP/.

inganno

v^

bocea

sermoni

sii

semplice

ma

fama:

E^.

"

tua

).

gannevole;
in-

et

parlare

Rice,
in

avere

di

luSingherole

composto

(C

verit

buona

parle

le

veritade
5.

la

che

).

el
della

siati

lusingheycli-

di

simplicit
( C.

utnli

parole

mente

fraus^

est:

lquendu

jicta
1.

fama

froda

il

singhevoli
lunella

doppio.

)
VI.

/ugitOf

Segnitpem

fertur
Nam,

padella

consumit

corpus.

la

pigrizia,
che

vita;
i si

languetj

animus

quum

Fuggi

ignavia

inertia
1.

vitae

quae

consuma

la

quando
lo

corpo

quale

istoltez'

l'animo
per

sta

la

gro,
pi-

pigrezza

iC.Tr.).
a.

Fuggi

la

negligeneia,

la

quale

d^tta

59
della

vnaltecza

^o

( C

Rice.

Fugg

3.

lo

inferma,

animo

corpo

imperocch,

vita;

rizio

quan*

el

i^onsuma

).

la

la

nigligenza

quale

muta
te-

di

8toltii;ia
ranimo

infermo;

( Ed.

orpo

vita

umana

la

quando

che

pigrizia

il

consuma

M.).
VII.

tuis

Interpone
Ut

interdum

animo

possis
laborem.

alle

acciocch

Togli,
2.

Intrametti
acciocch

ogni

fiate

tue

alle

ciascuna

tu

fatica

TV.

che

fatica,

alletne
nel-

sostenere

possa
tu

tu

).

allegrezza

che

legrezza,
al-

core

hai

(i^

(C

).
3.-

Alle

allegrezza,

forte

sa

vuogli

sollecitudini

tue

volta
tao

sufferre

talora

vicende,

Rice.

quemvis

possi (

sostenere

animo

curisy

Interponi

1.

gauda

("/. M.

F animo

acciocch

ogni

sostenre

cuna
al-

interponi

fatica

che

tu

).
vili.

Alterius

dietum

unquam

il)

ne

carpseris

Exempl
i.

factum

aut

simiti

Lo

fatto

Che

tu

hai

altrui

forse

ne

te

lo

ovrero

et

alter.

derideat

dire

che

detto

aon

oi.

riprendere

altri

(i)

assempro

L'altrui

a.

riprenda
tNon

5.

scherni

ti

non

TV.

(C

rai,
riprende-

non

altri

esemplo

non

).

beffe

fare

beffi

ne

fatto

Rice.

( C.

perciocch

ti

simile

per

^simgliante

eoa

aon

detto

acciocch
ti

'acciocch

mai,

di

detta

simile

in

( Ed^

il/.

di

fatto

trui
alaltri

assemplo
).

IX.

tibi

Qwd

iabulis

dederUy

sors

notato^

AugendB

suprema

serva:

sis,

ne

quemfanta

loguatur,
Quello

1.

notalo

rse,

che
nelle

ftcerescendolo

a.

Io

et

la

fama

bene

C,

3.

Tlo

Quello
tavole

in

scilo,

acciocch

riguardalo,

del

quello

la

quale

Tr^)

che

accrescilo,

parli

sii

fla-

ti

ventura

tarole,

tue

parla

gente.

buona

la

ti
e

sia

non

male

la

( C.

che

la

non

di

Rice.

sia

quelli^

t*ha

in

di

cui

).

ventura

pr'eziose,

mantici-

yentura

si

Io

seri-

dato,
Serva

popolo

cr

disfama-

to{Ed.M.).

0)

Jssempra

ed

assempb

dicessi

per

sem^

6t

tihi

i^uun

dwitiae

fine

in

superane

se"

nectae^

vivas^

facito

Munificus

non

parcus

amicis.

le

Quando

rccheze

soperchiano

della

fine

nella

largo,

Se

utlla

ricchezza,

sia

'a.

Rice,

( C

alli

avaro

nou

tuoi

amici

agli

cortese

vivi
TV.

( C

).

t* abbonda

vecchiezza

tua

amici

non

so
scar-

).
le

Conciossiacosach

3.

fa' che

vecchiezza,

tua

vecchiezza

ed

laicamente

fa* che

vivi

iscarso

{^Ed.

t*

fine

la

inverso

ricchezze

in

tua

abbondino,

agli

amici

non

M.),
XI.

consilium

Utile

domins

Nullius

si

sensuSf

servi:

nedespice

temseris

prodesty

unquam,
L'utile

1.

dispregiare,

non

prode

fa

( C

utile

Jj

2.

lo

dispregiare

non

eUi

del

consiglio

pregerai,

utile

alcuno

duno
ciasches'

tempo,

).

consiglio
t'

Tr.

di

senno

in

re,
signo-

tu

servo,

del

( C,

non

servo

Rice

dia*

).
-

3.

del
di

essendo

Tu,

niuna

( Ed.

tuo

servo

persona
M.

).

signore,
non

non

isdiifare
avere

mai

utile
:

el
in

glio
consisenno

gio
dispre-

6a

XXI.

^Rehus

in

et

Fac

si

censu

vivas

quodfuitantey

esty

non

contentus

quod

eo

tempora

praehenL
Se

1.

le

di

( C.

li

fa* che

vvi

temporali

tento
con-

portano

Se

.di

hai

non

che

quello

di

quello

che

bisogna^

'1 tempo

ti

(C.

).
3.

in

che

quello

contentati
Rice.

l'avei,

Yhai^

non

).

Tr.

a.

rccbezze

dinanzi

che

fecondo

le

cose

Se

hai

prima
eh'

quello

le

bai

non

fa*

avute^

e'

abbondanti,

coee

che

sia

ti danno

tempi

come

di

contento

( Ed.

M.

).

XIII.

Vxorem
Aec

1.

otto

velisy,si

molesta

(i).

Fuggi

la
di

ad

Fuggi
dota

di
a

3.

di

che

molestare

(")

Qaeslo

adirata
Ed.

C.

voler

non

M.

in"egiia

la

meni

sed
C.

s' ella

Rice.

sotto

ti

mincia
co-

).
sotto

torre

quella

la
el-

Tr,}.

mogUe-

la tenere,

non

molestare

Moglie

dota,

esse

tenere,

menare

non

dotisy

non

molesta

essere

di

fu

nolla

nomine

coeperit

che

moglie,
dote

incomincia

nome

sub

retinere

nome

a.

nducas

fuge^

ti

comincer

Qome

).

mento

ti

di

gotilftinio.

65

XIV.

Miltorum

disce

empio,

ex

Jacta

quae

sequaris^
Fila

Jigias.

Quae

aliena

nobis

est

magistra..
dagli

Appara

di

assevipri

li

molti,

fatti

quali
altrui

te

( C

Appara

ad

3.

che

debbi

la

fuggire:

noi

M.

Ed.

yita

Tr)
per

yita

sia

).
altirii

assempro

quelle

che

cose

fatti
sono

si n'ammaestra

d' altrui

vita

C,

1* altrui

Rice.

seguire,

noi

la

imprendigli

molti

seguitagli,

maestra

fag:gi

quali
a

di

fatti

esemplo

li

ammaestramento

2.

da

seguiti

).
XV.

Quod

id

potesy

operis

tentesy

pondere

ne

pressuSj
Subcumhat

labor,

et

frustra

tentata

relinquas,
.

1.

Pruova

acciocch

la-tua

dal

d'

carico

non

ciate

troppo

si le

ti

( C
3.

.quello
ti

sia

Quelle

caggia
cose,

lascia
che

le

puoi,

invano

le

premuta

cose

avrai

quali
Tr,

( C.

acciocch

grave,

confonda
Bix^c,

le

possi compiere,

1;u

non

opera,

Tenta

a.

che

fatica

invano,

cercato

che

quello

).

quello

non

fatica

la

iQcomin-

).
cose

che

puoi

fai

fare
,

64
...

acciocch
le

la

troppo

fktica

incominciate

cose

ti

t*" affondi,

non

lasciare

convegna

XVI,

huud

Quod^nosH
silere

tfe

nolito

Jitctum,

recte

malos

videare

velie

imitari

tacendo,

Quello

1.

fatto,

acciocch,

fatta

cosa

al
La

non

uomini

malvagi

col

Kicc.

fatta

acciocch

prendila,
risia

tu

senziente
con-

).

dirittamente

paia

non

tuo

che

paia

( C

non

i rei

seguire

tacendo,

dirittamente

ndn

non

male

cosa

celare,

la

li

seguitare

acciocch

5.

dirittamente

non

).

La

2.

conosci
^

TogU

Tr.

C.

tacere

non

che

paia

che

non

che

M.

{^Ed.

tacere

vuogli

tu

).

xvn.

Judicis

rogato

Ipsae

jsub

auxilium^
:

leges

etiam

lege,

inifua

cupint^

jure

ut

re^antur..
1.

giudice
eziandio
si

Domanderai
sotto

la

leggi

malvagia
dimandano

reggano

( Ci

L'

aggittlo

(iX

aiuto

del

legge
che

malragio
j

quelle

che

per

(i)

ragione

Tr.).

malpa$U

non

ha

^ai

luogo.

6
r

hai

seri?

maraviglie
ik

sono

non

molte

da

cose

(
5.

Fa*

lette,

legga

rileggi

maravigliose

cose

ma

sono

non

convvas

Inter

quafi

leggendo,
e*

poeti

contano

da

non

molte

dere
cre-

),

che

ne

le

).

maravigliare,

Bice.

molte

omini,

imperciocch*

che

(, ^Tr.
farai

cose

lascerai

istare

li savi

ono

credere

Molte,

a.

lasciale

imprese,

molte

cose

anche
i

molte

poeti

da

sis

perocch

bri,
li-

loro

in

cantano

credere

fac

quelle

e,

M"

{Ed.

).

modestus:

sermone

,.

Ne

dufn

loquaXy

dicare

urbanus

vis

^aberi,
*

1.

Intra

net
to

a.

Intra

'

TV.

( C,
coloro

acciocch

sie

rato
tempe-

vuoli

tu

det-

'sie

non

essere

).

mangiano

parla

sia

parlatore

che
'noli

tu

vuolt

^quando

quando

(i),

cortese

che

acciocch

parlare:

tuo

favellonco

tenuto

fa*

li manicari

tenuto

tenuto

essere

csartese

co,
po-

( C.

Rice).
3.

in

tuo

onesto

fa'

conviti

parlare,
di

uo^o
to

Me*

parole

che

acciotifeh
tu,

cittadino

che

Ed.

sia

tu

temperato
sia

non

vuogli
M.

essere

tenuto

t"n*

}.
M

(i)

Fapellonieo

pr

darlaior^

vote

anoTa.

struit

insidiai

fornirla

plorat

IVum

Non

verha

tu

lacrymiSj

le

parole

sia

adirata

temere

tmere

quum

della

.tua

glie,
mo-

ella

quando
le

nolis

irafae

Coniugis

ordina

lagrime

quando

( C.

piagne
Non

'2.

rie

Tv

imperciocch

pia^e^

ordina

della

aguati

le

con

moglie

la

quando

con

femina

la

cose

parole

le

curare

adirata,

Kicc.

le

perch

femina

( C.

lagrime

Della

5.

parole^

sue

la

femina

temere

non

ella

imperocch'

che

mentre

adirata

moglie

tua

aguati

pone

M.

{^Ed.

piagne

).

XXII,

Utere

iquaesitis^

Qui

sed

consumunty

sua

abuti

videaris

deesty

quum

na
alie-

sequuntur,
Usa

1.

in

che

quelli

che

(C.

che

paia

tu

le

meno,

ra

s^cquistate

arrai

tu

consuma

venute

sono

che

GQse

.modo

tal

che
li

le

le

non

quando

cose,

sue

guasti

cercando

altrui

Tr.).,
-.

Usa

2.

ti basti

no

va

3.

ma

non

delle

perocch
cercando

poi
Le

coee

le

in

cose^quistate
quelli
V

altrui

acquistate

dkitruggere^

che

modo

che

el

consuma

( C
usale

Hicc.
a'

perocch

).

bisogni,
colro

68
che

il

istruggono

loro,

addomandano

meno,

quando

lorv

rieu

l'altrui.

XXIII.

thi

Fac

mrtem

propanas^

non

esse

timeridam,
si

bona

Qua

malorum
Fa'

1.

Non

a.

buona

TV.

temere

morte,

le

per

, ella

non

ne
pefine

).
la

pene

per

eli'

buon?^

non

che

morte
,

pur^fiile a',mali

C.

).

Rice.
5.

Per

avvegnach'

fine

ella

sofferi, fa'^che

che

pene

temi

non

ma

i mali

{utli

la

temi

non

illa

tatnen

( i ).

est

sostieni

che

di

che

finis'

est^

non

de'

ella
mali

rei

sifqigi

linguam,
memento

utile,

parlare

Lo

sostieilo

sostenere
a.

la

Se

(i)

della
che

non

est,ferre

velie

non

pati

tacere

moglie,

tua

ria

male

( C.

cosa

moglie

se

nec

non

t'

volere

non

(C.

tacere

potere

lingta della

Gannegetier

XI
,

niealo.

est^

perocch

stienla^

M,).

tacere.

posse
1.

buona,

nwXum.

f^am,que

Ed,

morte

V.

XXI

Vxoris

sia

non

la

Tr,

utile,
volere

).
so-

stenere
so-

Rice).

riprov

questo

insegna-

9.
Se

5.

abbi
a

cosa

di

liogna

volere

{Ed,

raoglata

sostenerla,

di-

mente

non

cre

la

d*utile,

perocch*

soetenere

ria

t^'

poter

non

M.).

xxv.

diligitio

Aequa
Nec

tre

ma

pie

caros

tate

dum

offendasi

parente

s,

bonus

ms

parenti,

esse

Ama

lo

la

padre

tuo

madre^

tua

non

la

pietade

inferma

con

madre,

tua

al

quando

padre

tuo

Ama

el

se

yuoi

.3.

amore,

piacere,

al

Ama

pighef

non

madre

tu,,

tuoi

padre

).
la

madre

vuogli

tua-

Rice,

con

madre,

alla

( C,

).

ferventemente

parenti

no
buo-

essere

offendere

non

amente

che

TV.

offendere

non

ruoli

tu

padre

2.

grande

non

offendere

buono

tenuto

essere

tua

{Ed,M.).

(i)

Jfogiiata

^et

moglie

tua

ora

fuori

d'uso.

QUARTO

LIBRO

S.
quicumque

ecuram

deducere

cupis
*

vitamy

haerere

vitiis

Nec

quae

mo-

ohsunti

ribus
Haec

animurriy

tibi

praecepta

legenda

rfi

semper

meTtento.

aliquid,

Invenies

tu

quo

te

utare

magistr,
didideri

che

sia

Chiunque

di

portare

sicura

vita,

disideri

animo

alti

costumi

sieti

contrarli

sono

rbente

leggere

sti
que-

comandamenti
la-

cosa,

(C.

che

vi

tu

re
schifa-

non

'

'/".)

na
alcu-

tx'overai

t'insegneranno

quale

lo

appoggiare

non

vizii, li quali

alli

tuo

di

'

Se

SU

che

e* yizii

mare

lggmre

sicura,

miei
troverai

che

disideri

quali

( Ed.

M.

volere

il

tuo

offendono

coniandamenti

quello

di

spesso

ch^

).

io

t*

costumi,
x

che

cosa

io

).
vita

tenere

animo
i

a-

smpre

(42, Rice,

vuogli

non

huiNii

alcuna

troverai

schifare

di

Tu

accostare

schifare

ricordati

ci

tu

t*insego
3.

nuocono

comandamenti

questi

vita,

secura

menare

TUOI

a*

costumi,

leggi,
ammaestro

yizii
sti
que-

vi
quidi

I.
.

Dispregia
to1

animo

pi|^a(i)9

sem-

avari.

per
1.

esse~beatu$:

mendicarli

suspiciunt,

qui

Quas

animo

si vii

divitias^

Despice

le

ricchezze,
le

beato:

essere

sempre

avaro

ne

nel

se

quali

tuo

le

chi

mendicando

va

(C.7V.).
le

ft.^Dispregia
neir

beato

ricchezze,
le

animo,

tu3

se

quali

gli

se

essere

avari

cevono,
ri-

mendicano

sempre

Rice,

(C

)
.

Abbi

S.

vuogli
chi

si

non

nell*

beato

essere

amd,

le

dispregio

ricchezze,
animo

( Ed.

saziano

le

mendichino,

sen^re

se

quali

gli

tu

avavi

M.).
II.

Commoda

Ubi

nuMo

naturae

tempore

deerunt^
^

Sifuerifi

contentus

postulat

qttod

eo,

usuf,

Se

Iftrai

tu

di

contento

quello

che

ti

tempo
a.

ti

li beni

ricrede,

uso

verranno

mancheranno,
che

quello

(i)

pittiti

Il

io

della

richiede

volga
luogo

tu

se

nuli

1*

tore

TV.

arai

lesse

( C,

nel

).

mai

"iatura

uso

auspieiuas.

lo
di nul-

natura

( C

meno

ne^essitadi

JLe

della

non

di

contento

Rice.

latin

).

susci*

3. 1
ti

di

bisogni

verranno

quello

della

natura

meno,

se

che

avere

ninno

per

sarai

tu

vuole

po
tem-

contento

( Ed.

uso

M,

).

III.

sis

i^uum

incautuSf

ration

refn

nec

guberneSy
JVoli

Jrtunantf

dicere

est,

non

quae

Coecam.

Quando

1.

fatti

tuoi

( C.

Tr:

savio,

ragione,

con

la

cieca,

se'

non

quale

, cio,

non

che

tu

tu

dire

non

cieca, la quale

cosa

sia

non

non

la fortuna

Rice.

(C

duto,,
ve-

pr

ni
operazio-

tue

ehe

Conciossiedbsach

5.

fortuna

neuna

governile

non

ragions

con

la

).

Conciossiacosach

9.

dire

non

trattili

non

).
incauto

sia

tu

sia

e
..

la

go veleni

non

la

mare

perlagione,

cosa

fortuna

-tieca

tua

la

chi-'

non

quale

non

{Ed.M.y
ly.

denarium

Dilige

fornutm:

Quark

1.

Ama
amala

(i)- Ar forma

parce

dilige

'

sanctus

nemo

ptat

sd

nec

honestui

ca-*

kabere,
lo

danaio,.'
forma

sua,

sua

cio

pi. temperatamente

ma

(i): la quale

la

bellezza

^^im^

sua.

Quando

1.

di

comandamento
ad'

dei

mentp

parle

Rice.

soOfera

delle

per

1* ira

"lal

del

abbonda

le
nel-

tuo

maestro,

Ed,

M,).

VII.

Res

^e

prosunt

quae

vitare

Tursus

memento^
rror

quibus

In

Fa*

nee

spes

stiati

est

laboris*

certa

inestf

1^

utili,

coser

di

mente

..

schifare

v*

certa

le

cose

le

schifare

T* ha

certa

5.

Fa*

abbi

portano
della

le

di
che

cose

fatica

schifare

v'

non

(i/.

fatica

facciano
di

mente

utili,

# alcuno

ove

errore,

( C.

fatica

sono

speranza

errore,
tua

che

cose

quali
di

speranza

Fa*

3.

di

nelle

quelle

Tr.

noo

).

ricordati

-errof^i

Rice.

( C.

prode

quelle
speranza

vegnach
av-

osserva,

parole

in

yol-

alcuna

|mdre

tuo

adirato

fosse

le

eomanda-

el

apparare,

busse

coinandamenti

riceverai

).

se*

Quando

5.
fa

rer
cor-

).

sostieni

quando

lo

quando

TV*.

maestro,

padre^
(

padre

del

sostieni

imparando,

tu

del

battiture

battitore

insegna,

tuo

parole

in

ira

Quando

2.

t*

quando

maestro

tuo

le

sostieni

tu

non

).
e'

che
an-

che
certa

,5

donare

Quod

rag

t}

ti

Quello

che

sio^aittente

lu"

parte

bene

( Ce

RK

Quello

che

abbuoni

patte

mente
amorevol-

l'addimabda^

fatto

vere*

che

8^

donare,

chi

gra-

puoi

concedi,

dallo

'1 ti dimanda

che

fare

g.uadagno

il

in

donare^

tu^paoi

quelli

dirittamente

9.

bonis,

est.

crorum

vende

ne

recte-fecisse

Nam

di

gratis^

potes

perciocch
im-

a* buoni

bene

in

parte
5.

di

piadagno

Quelle

mrito
fatto

avere

).
al

donare,

puoi

za

san

perocch

ne

che

oose

concedile

gatore

Rice,

( C.

ritribuzio*

di

a'

bene

pre-

buoni,

parte

di

guadagno

{Ed.

M^).

IX.

tibi

Quod

quid

si't;

solente

primo

scute
y

JVamque

glectay
1.

Di

bandonaro
danno

(i)
na

tri

sia

al

(C

perch

verbfi

ne-

le

te
incontanenche

cose

poi

s* ab-

(i)

tornarp

).

aandonaro,

plurale

sunt

quae

dubiti,

tu

principio^

TV.

di*

re,

che

quello
che

cerca

nce

confestim

est,

suspectum

iornaro

del

presente

trovasi

in

buoa

ec.

in

indicativo,
codici

ter"
e

del

peno

cosi

d'ai*

sec.

XIY.

fi

fa* che

nente

t'

che

Quello

a.

sa

ne

le

nuocere

inconta^

sospetto,

certo

imperocch

indugiate

cose

gliono
so-

da

prima

(C.Ricc^).
3.

La

hai

colp

preveduti

Quum

sappi

offendere

pi

prima

ch
peroc-

sogtiono
Ed.

altmi

M.).

Feneris

detineat

te

che

quel

non

nente
inconta-

sospetto^

masticala,
1

in

eh*

cosa

damnosa

votuptaSy
Indulgere

noli^

gulae

runica

ventris

quae

est

1.

Quando

.lussuria
la

ti

la

viene,

si

qia^le

Toinntade

malvagia

del

amica

alla

perdonare

non

della

( C,

ventre

gola,

Tr.

).
.

Quando

2.

ti

carne

la

eh'
3.

costrigne,
amica

Quando

tua,
al

amica

tuo

vettli

lo

stimolo

voglia,

saziarla

( C

alla

Rice.

dannoso

go

).
ria
lussu-

di

compiacere

non

la

perocch

(^Ed.

ventre

della

dannevole
consentire

non

del

in

ti venisse

gola

diletto

el

M.

gola

la
al

XI.

tibi

Quae

proponas'

ammalia

eumque

timere;
Unum

praecipio
esse

I.

Quando

tibi

plus

hominem

timendum,
tu

proponi

nel

tuo

animo

di

11

la

li

tutti

temere

debba

pi

animali,

io

temere

ti

uno

comando

che
cio

uomO;,

so^

lo(i){C.7V."
Conciossiacosach

2.

gli animali,

tutti

pi

tu

( C

uomo

tutti

pi

dell'

paura

dot

animali

ti

Ed.

uomo

M.

)
di

animo

mondo,

uno

abbi

ed

comande,

che

Rice.

abbia

tu

gli

tutti

temere

mere
te-

ti comando

uno

Gonciossiecosach

3.

sopra

l'

cio

tenai,

di

consenti

tu

che

).

xir.

tibi

Quum

fuerint

in

corpo^

viresj

ite

Fac

praevalidae

sapias

sic

poteris

tu

virfortis

haberi.

Quando

1.

nel,

fa'

forxe,

che

tuo

si

tu

le

sono

corpo

savio,

se

( C.

Tr.

di
granyoli

tu
'

forte

tenuto

essere

Se

a.

la'

se'

tu

forte

yeramente

5.

Quando
fa'

forze,
tenuto

(i)

tu

Ne!

Goil.

di

cio

solo

sia

htt

Ed*

cio

po^
cor-

sarai

uo

Dio.

ti".

maggiori

e~allora
M.

cio

dopo

parola

.cosi

tue

savio,
(

Tnvuls.

tuo

).

neUe

uomo

rasn

sarai

).

del

animo,

Kicc.

tu

forte

vero

potente

nell'

si, che

come

luogo

forte

forte

sia

tu

uomo

Altro

sarai

)^

solo

risce
appa-

Cd.

in

,g
xiii.

Auxilium

notis

Nec

Jidus
1.

Se

manda

ti

stenti

fedele

3.

Se

amico

fossi

tuoi

t*

migliore

cono-

medico,

migliore

che

'I

).
addimanda.

( C

in

do-

tuoi

sono

ninno

perocch

da*

{Ed.

bisogiiay

ti

quam

avversitade,

che

( fc. TV.

'*1 fedele

che

quelli

amico

amici

alcuna

corre

chenullo

8e

medicus

amicus,

ainto

a.

mlor

quisquam,

laborasf

forte

si

patito^

).

addomanda

fatica,

aiuto

che

appi

medico,

medico

migliore

Rice*

conoscenti,

agli

aiuto

gnuno

il fedele

che

amico

M.).
'

xiv.

Quum

sis

ipse

nocens^

pr

te?

Stultitia

morituf

alterius

nwrte

esty

ma
vidi-

cur

sperare

talutem.
1.

lo

Quando

tu

sacrificio

ner

salute

rare

se'peccatore, perch
te

nella

stoltieia

che

morte

^Conciossiacosach

altrui
tu

(C

spe^

TV.).

sia

non

re
muo-

senca

pa,
col-

fare

non

?ere

nell

speranza
3.

ficarQ

sacri

altrui

Conciossiecosach
a

che

fai

fare

grande

sia

morire

te

in

sacrifizio

nocente

gnuno

per

a-

( CRicc).

morte
tu

follja

pazzia

catore
pecmale
ani-

nella

19

qnello

di

vior^,

d'arere

sperare

Manni),

9ftlttte {Ed.

XV.

tibi

Quum

vel

vel

soeiuniy

fidum'quaeris

amicuTrty
Non

iibifortuUM

Quando

ruoli

tu

trovare

ne
compagno-

fedele

amico^

deir

(C.

card.

di

vita

sua

cerchi

tu

fedele

la

la

cercare

tura
ven-

re
cerca-

TV.).

mioo
elli

non

ma'

uomo,

Quando

a.

vita

sed

tenda.

pe
1

homlnis,

est

buone^

di

volere

s'egli

non

a-

addomanda

compagno^
e

avere

se

tli""

( C,

ricco

).,
5.

Quando

vuogl

tu

ovvero

avere

caro

un

fedeleamco,

un

pagno,
com-

andare

non

drieto
che

che
sia

sia

avventtirfto,
di

uomo

buona

va*

ma

vita

{Ed.

drieto

M.

).

xyi.

Vlere

quaesitis

opibus;/uge

nomen

avari.
tibi

Quid

divitiae,

abuttdas
1.

lo

Usa

se

semper

pauper

ricchezze,

acquistAe

dell*

nome

si

avaro

povero

ohe

iempte

ti

giovano
abbondi?

fuggi
Je

chezze,
ric-

( C

Tr.).
a

Usa

le

cose

guadagnate,

fuggi

el

io
nao*

dell*

(i)

ricchezze

ayaro

tu

prttfie

che

vivi

sempre

tanno

ti

le

avaro

C.

Rice.},

il

le

U^

5.

d*

nome

essere

che

avaro:

queste,

son

ricchezze)

acquistate

M.

bondi?(A\i.

ze
ricchez-

magne
tu

se

povero,

fuggi

ah;-

sepipre

).
XVII,

Sifamam

vivisi

dum

cupiSj

servare

honestm,
Fac

/ugiaSf

animo

^nudia

vite*

i..e
fama

diaiden

tu

finche

quelle

mo

Se

fa'

( C,
3.

volere
r

vita

Se

tu

che

le-

et

ani*

tuo

grezze
alle-

).
onesta

fama

le

disoneste

schifi

nella
grezze
alle-

).

disideri^
onest
rie

nel

onesta

malvagie

7".

C.

tu

Rice.

ferma

animo

fuggi

sono

buona

vuoi

vita,

tua

che

guardare

fa* che

cose^

della

3.

di

vivi,

suntinala^

quae

(2),

fa* che
della

allegrezze

di

vivi,

che

mentre

fuggi
vita

colmoTr

dm"(Ed.M.).

(1)
latino

{2)

/ama

e/

no*

qui

"icbie()^,ebbe
ferma
onesta.

onest

yttt'modo,
"me

versimilmcunU

costume

ma

il

rinomo.
dee

leggersi

Appara

3.

pM'occh^

arte,

8b1"-

quando

la

tp

ventura

da

parte

abbandona

-non

1* arte.

te,

ne,
rima-

IaVitadeH*nomo

mai

XX.

Perspicito

iacitus^

tpcum

quid

quisque

loqufiiur.f
iominutn

Sermo

indica
].

stando

tutte.

tucito

celano

loro

li

le

( C.
Tuonio

(j)^.perN;cb

la

li suoi

manifesta
3.

che

uomo

ti

parla^'taci
dell*

par"^

( C

fk velia:

cela,

costumi

nontini

medesime

cela

le

tutte

il

parlare

gli

).

Rice.

anche

ta
ascot-

et

uoma

ragguarda

uomo

i-

).

costumi

Tacitamente

parla,

degli

quelle

Tr,

Quapdo

sdtri

parole

costumi^

li manifestano
a.

che

cose

che

et'

idem*

Guarda

celat^

et

mores

se
co-

l'
del-

rrnxit-

gt(EdM.).

'

quamyis

studium,

Exeree

^erceperis

artem:

Ut

sic

ingenium,

cura

etmanus

'

adiuvat

sum
^.

1.

in

Adopera

Tarte

(i)

tae'i

abbi

et

lo

studio,

tuo

*mparata:

ascolta

forse

cesi,

tacita

avv^nach
come

asceta.

la

'cura

5
la

cosi

Vgegno^

Tn

la

aiata

mano

use

C.

).
6e

a"

studio

lo

come

Sia

3.

rangoloso
l'arte

apparato

lo

*ngegno^

Rice.

( C

so

adoperala

arte^

sottiglia

aiuta

mano

alcuna

sai

ta

la-

cosi

}*
abbi

), arTeguaddioch
la

siccome

cosi

Tuso^

aiuta

mano

la

cosi

lo

cura

'ngegno

M*

( Ed*^

).

XXIK

Multum

venturi

Non

metuit

le

?7on
de'

che

9.

la Tita
3.
te

De'

spregia
della

la.
Acc.

contemne^

.la

teme

la

l yita
li

tempi

mor*

morte

Tr.

( C.
della
due

quelli

motte

che

debbono

).

ie
mor-

^pregia

vita

ayTenirnon

perocch

mclto;

transitoria^

{Ed.

morte

della

).

tempi

curare

ne

scit

tempi

non

molto

curare

( C;

ehi

dispregiare

sa

cura

non

yenire

Non

li

molto

curare

che

goelli

qui

mortem^

vitam

re

I.

fati

tempora

cures

ne

che

colui
ha

non.

paura

M.).
'txiiu

liisce^ sed

doctisj,

Propaganda

etenim

indoctos
est

ipse
rerum

docetoz

dottrina

bonarum*.

(i) ramg9asos

Tote

assiema

salica

Impara,

1.

insegna

coloro

che

delle

dottrina

la

coloro

da

nut

che
saiind

non

buone

perch

si de'

cose

et

sanno,

re
accresce-

(C.7".).

Imprendi,

a.

e*

da

palesata

essere

Appara,

3.

savii

dottrina

la

saputi:

non

da*

ma

alle

sa

vii,
de*

inondane.

cose

buone

Rice.

la dottrina

ammaestra:

ammaestra

delle

( C

da*

ma

et

).

gli

sani*

non

da

buoni

cose

M.

Ed.

porre
pre-

).

XXIV.

bibcy

Hoc

sanus

Morbi

mali

ccntssa

Bi

(i),

se

quello

fermitade
a.

vuoi

star

vivere

TV.

quanto

^ano

*1 troppo

tu

vuogli

ogni

volutt

potente

(a)

che

ti

ciasche^

che

d*

Tia

cagione

in-

bisogna,

te

pi,

non

il troppo

re
mangia-

d*

cagione

se

infermita-

'

vivere

(i)

te
poten-

).

bere

quello

Bei

quan-

sie

tu

sano;

perocch

de(Grftcc.).
3.

est

quale

carnale

( C.

Bi

lo

per

vuoti

tu

minima

voluptas.

desiderio

duno

vis, vivere

doque
1.

si tu

possis,

quo

ti

ch^
sano

sia

cagioqe

lussuriosa

qui
sia

vale

ottono,

buono

( Ed.

di

rio

M.

).

gagliardo,

robusto
cio

(a),

ehe

ti

giopi.

se

male

XXV.

Laudaris

palniriy

quodcumque

quodcum-*

probarisy

que

l'ocy vide,

levitatis

rursus,

ne

crimine^

damnes.
.

Guarda

1.

lodi,
di

peccato

( C

Loderai

2.

quello

eh'

hai

lieve

per

hai

lodato

cui

averai

lo
biasimar-

non

).

provato

che

buono,

essere

fa'

e.

che

t'

M.

( Ed,

capo

avveg-

che

lodi^

tu

biasimare,

peccato

pec

di

tenuto

Rice.

chi

prima

'1 volessi

se

di

poi

manifesto,

in

lod^

in

gi

( C

Quello

lesemente
pa-

).

(i)

guarti

leggermente
5.

che

manifestamente

et

provato,

tu

acciocch,

quello

TV.

che

cose

biasimare

levitad^,

biaslni

non

quelle

tutte

poi,
sia

non

)t.

-^

XXVI.

Tranquillis
Rebus

in
in

rebus,

iis

adyersa

melius

adversis,

timeto;

sperare

jnemento,

prosperitde

Nella

sempre

temi

l'av-

versitade,
di

d*

reo

aver

(1)

neU'

bene

sperare
a.

dal

'Quando
5

( C
tu

TV.

hai

C.

contrasione

siati

mente

)
buono

se' in

quando

meglio.(

guarii

avversitade,

stato,

avversitade,

RicC

).

di

guardaii.

guarti
sperlt

Nelle

5.

delle
abbi

cose

di

abbi

sempre
nelle

anche

avverse,

mente

tranquille

cose

meglio

sperare

ra
cet-

avverse

{Ed.

M.

).

XXY1I

Discere

cesses:

ne

Rara

longo

datur

cresciti

sapientia

cura

prudentia

iemporis

usu,

Non

1.

lo

cara

da

si

savere

la

Non

ti

data

istudio

( Ed.

la

'C,

Rice).
rare
impa-

sapienza

lungo

per

).

denza
pru-

volere

di

mai

Tr.

perocch

uso

per

savere

la 'gran

grande

prudenzia.

poca

( C.

cresce

per

per

(i)

tempo

rimanere

perocch

radQ

d^imparare,

sapienza

s'acquista
S.

di

t' incresca

Nodi

cura

per

che

uso

perch

imp^rare^

cresce:

longo

per

d'

cessare

di

uso

sce
cre-

po
tem-

/!/.).
XXVIII.

laudato:

'Farce

nam,

tu

tfuem

saepe

probarisy
Una

qualis fuerity

dieSf

ostendet^

amicus*

Loda

1.

lui

lo

die

perch

temperatamente,

quale

spesse

testimonier

volte
che

avrai

lodato
elli

amico

co-'

uoo

ti

sarae

(C.7V.).
a.

(i)

Loda

rmdo^

temperatamente

cio

iagoimrB,

le

ose

ece^UenU.

provate

istudio^

per

perocch
V

ccgno6cere

Loda

3.
hai

tn

amico

Ne

-di

Aicc*

C.

prpTato

pudet^

di

uno

chi
ti

mo-t

r.amiccrtuo'(^"/.

aia

ttescierif^

gf^^

fare

poich

volte,

pesse

dee

).

temperatamente

cheDte(i)

strer

solo

ano

TI/.),

velie

te

'docepi:
Scire

laus

aliquidf
discere

pudor

est;

nil

est^

velie.

1.

Non

ti

di

ammaestrato

(^)

volere

non

quello

alcuna

asaapere
a

di

Tergognare
die

tu

si

cosa

volere

essere

sai

non

laude,

colpa

alcuna

im|Ahrare

che

( C.

cosa

Tr.).
a.

Non

ti

la

che'

quello

di

sapinzia

sai;

non

lande,

Rice.

( C

d'essere

vergognare

sai

Mon

ti

volerle

4he

oolpa

ti

simo
bia-

tu

le

vergognare

apparare

cosa

imperocch

la*gaoranzia

strato
ammae-

;
non

imputato

cose

perocch

a.

t*

sappi,

che

tu

cuna
al-

sapere

loda

volere

non

non

ma

le
appara-

(yE^^.^.).

pere*

"i)

chea

(a)

teem^re

te

quale

per
si

potrebbe

ora

fuart

facile

\$^^e

iM.a.'
a

ss

Fenre

Cum

blandum

Quod

Tra

jun-

cong^iunta
nel

ched

quello

animo,

tuo

lo

vino

yoljintade

la

ma

complecte-^

lites,

lussuria

la

discordia,

puro

iietto

le

si

insieme

fuggi

grande

glialo
pi-

brighe

TV.).
Colla

2.

diletto

sed

esty

animo

est,

se'dfuQe

re)

(C.

lis

voluntas,

Ct

1.

Baccho

et

lussuria

disonesto

Con

disiderii

lussuria
carnali

il tuo

hte

(Ed.

quello

lodare

abbrac^o^

animo

tilit
l'u-

yiene

ne

da

che

Rice*)*

(C

lite

*Tno

guerra,'

a)braccia

le liti

fuggi

vino

'gitinto

dell'animo,
3.

col

condo
se-

iuggi

ma

MI).
xxxr.

Demissos

ahimo

Qua

tacitos

ac

flumen
altius

pia

cidu

vitare
est,

tnemenHK

'for

latet*

san

unda,
.

1.

nimo,'
te

di

Quelli
e

schifargli

Schifa

perocch

forse

per

( C,

nascosa

paiono
che

quegli

piacevole,
v' .

che

pi

sono-

che

alto

taciti, siati

Tr.

lo

fiume,

avventura

li oziosi

dove

lo

loro

nel

umili

a-

men--

quale

re
paonda

pi

alt^

con

1* animo

).
e

tciti

il

fiume

( C.

Rice.

).

pi

cheto

i?i

9*
Tenta

a.

cbe

queU

le

can

intendi

agli scogli
che

cosa,

fare^

.de"

ripa

che

(C

mare

all' isola
la

Tela

Rice).

fare,

dare
an-

lo
quel-

mandare,

perocch

mettere

sa
co-

che

remi

possibile

OTTero

quello

tion

pra.aicura

nell^alto

yele

QueUo

3,

la

lungo

andare

puoi,

imperocch

puoi^

non

che.

sicura

{^Ed.

M,

xxxiv.

hominem

Cfntra,

iustum

noli

Setnper

dere
conten-

j^rave

Deus

enim

ulciscUur

iniuskis

iras,

Contra

I.

Io

giunto
che

contendere;

non

all'uomo

giunto,

le

contendere

non

Iddio

le

(*C. Rice.

contro

pre
sem-

te
malvagiamen-

perocch

ispessamente

punisce

ire

vendica

giusto
;

inique

Iddio

perch

Tuomo

Contra

3.

).

aspramente

ire

ingiuste

7V.

nedi-

Dio

sempre

(C

contendere

Non

a.

ire

malvagie

le

niega

te
malvagiamen-

uomo

( Ed.

M.

).

XKXY.

Ereptis

opibus^

Sedgaude
Non

1.

le

che

potius^
ti

ricchezze

t*

allegra

tu

noli

r abbi

si

te

contristare
ti

se

sono

per

( C. 7".

dolendo:

moerere

tolte

dontingat

habere.

dolendo,

quando

avventura

mi
re-

pi

alto

in

te
maggiorment* avviene

).

9*

Non

-au

kesse

peitiute',

*1 ti

conviene

JEit

cose

hai
le

sono

Se

grafi

Fuomo

eh'

hai

quali

di

amittere

decet

pa*

li danni

si conviene

quali

danno

sono

molto

vogliono

cho

che

conviene
Rice.
le

perdere

alcune

sono

sciagura

porti {C.

danno

grave

).

hai, -

cose

le.

l' amico

ch%

che

quello

alquante

( C. TV.

sostegna

perdi

quelle

perdere

.in fra

acquistate
si

1* hai

tu

ferr

pazientemente
3.,

gere,
pian-

non

amicum^

pazientemente
a.

sunt^

quae

pericolo^

che

cose

se

{fuae

quaedam,

Grave

tiefiter
1.

ra

M*).

iacturagravisy

Sunt

danno

Ed.

iiamnis

di

ma

ric-

ce

dirette

ricchezze

rallegrartene

(C

dolendole

del

rallegrati

ma

avere

Nelle

5.

delle

dogliendoti

piagnere,

sostenere

per

).
cose

le

avversit
V amico

zientemente
pa-

( ^/. ilf. ).
4.' Perdere

quello*

diafiwentura^
r
suo

pu

uomo

( Abro

che

certe

ma

sofferire

in

Tuomo
cse

pace

Riccarda

Folgar.

ha,
le

enne

per

ve
gra-

quali
amico

).
.

(1)
ni

dirette

scrisse

dal

direttione

latino
pr

direptio.
rapina*

G^uicciirdt-

9
xxxyii.
.

longa

Tempora

di

premettere

guita
2*

che

vita;

del

dlia

3.

la

Tempi

lunghi

d'

in

avere

Thure

di

sotto

sempre

).

vivere

ti

non

metter
pro-

dovunque

1' ombra

del

vitulum

placa:

Dsum

vivere

Rice.

vita

tm.

seguita

morte

vivi-

( Cr

morte

se^

).

ferma

perocch

ombra

( C.Tn

corpo

tempi*

la .morte

yai

speranza

ayere

lungamente

morsy

lunghi

te

dovunque

ombra

]\on

sequitur

umif^a.

corporis
Non

vita^

promittere

ingrederis^

Quocumque

1.

noli

tibi

vai,

tuo

corpo

ne

crescat

aratro,
m

Ne

placare

credas

Umilia

Dominedio

lascia lo vitello
credere

.che

3.

Umilia

s* aumilii.

all'

crescere*

alcuna

aratro

col

coli'
: non

(i)
.

iS* (tumilii

cio

cosa

credere

Rice.),,

plachi.

quando

incenso,

dell*

sacrifizio

*ncenso

aratro

s'aumirii(i)

Dio

Iddio

all'

cresca

collo

uccidendo*

sacrifichi,

quum

litatur.

coede
I.

Deum,

che

uccisione

non

lo

tu

( C.
e

Tn).

lo
*l vitelIddio

( C

95
Coli*

S.

Dio,

vitello

il

lascia

roccidr

non

buono

crescere

aumiiiarti

per

sagrifizio

facci

gli

odore

d*

iiiQP$o

d*

placa

ali*

aratro

Pio

uccidere

'

ch
per-

bestiame

{Ed.M.y.
xx^ix.

laesus

locum

Cede

potenti

cede

Jbrtunae^

:
.

aliquan"

qui potuit^ prodesse

Laedere

valebiL

do

Tu

1.

che

quelli

potente
te

se*

che

fae

ti

mat^

alcuna

nuocere,

da*

*1

Inqgoallo

luogo

che

quelli

fiata,

potr

avventura^

per

da*

danneggiato

che

pu-

giovare

(C.7",).

2.

ti

potr

5.

da*
che

se*

ti

'UH*

potr

Rice,

volta

tuna
for-

alla

luogo

t* ha

che

quegli

altra

pos-v

offende-;

puote

( C

offeso, da*

perocch

alla

luogo

giovare

ancora

potente
ti

quelli

Quando

Dffeso,

offeso

se-

E"rtuna

sente

re,

Quando

far

prode

{Ed.M.).
Xli.

Quum

peccaris,

quid
subinde

castiga

te

ipse

*
.

Vulnera

dum

gatine

Quando
di

dolor

medi:

est

doloris,

dna
1.

sanas,

in

quello

alcunia
te

cosa

medesimo^

pecchi,
che

gasti-

quando

94
le

sani

tu

dolotc

al

Io

pagbe

tue

( C.

TV.

dolore

dell*

medicina
3.

gli

altro

le

sanare

dolore

te

M.

te

).

alcuno,

stesso

desimo
me-

dolore

uno

Rice.

imman-

quando

al dolore

fedite,

( ^^.

ferite

peceato

gastiga

ne

na
medici-

riprendi

( C

farai

Quando

tnente

le

sanare

);

a^QuandoaveraifelUto,

tuo-

medicina

il

).
XLI.

Hamnaris

numi/uam,

tem-

amicum,

pus

Mu

ongum

post

tavh

mores

sed,

prima

pignora

memento*

Di

1.

ebe

gi

amico^

primo

delle

Non

( C.

Dopo
amico

tuo

e' costumi

Tr.

ricorditi

de*

oggi

istato

mutati,
del

dopo

Rice,

tempo
abbia

ser?igi

non

primieri,

lungo

ricordarti

).
mai

dannare
mutato,

primai

Monniy.

(ft) primai

altrui

).

( C

perch

sia

dolcezze

costumi,

opere

le

T amico

knntare

molto

ti

siano

mente

dannerai

prme
3.

mi,

sia.

ti

che

tempo:

il

ayyegnacb*

amore

2.

temporale

lungo

per

sempre

ma

temporale' biasintecai.

nuUo

primi.

i eostn-

(i)

-(.^i^*

9^

GruticroJjpciSy

sis

quo

carior^

mage

estui

Ne

subeas^,

nomen

dicitur^

quod

officiperdL
Sie

t.

li

per*

pi

tu

aeciocch

serai^

tempo

sicch

oegliofici

grazioso

sie

abbinoniLe

non

( C.

lo

vuoi

offici^
ufficio
3.

TV,

t*assal8ca

non

sii

Acciocch

SuspectuSj
horis

tijnidis

che
la

che
tu

a.

-non

non

che

qu^li

morte

nome

M.

non

).

omnibus

misera

et

suspectis

tu

non

aptissima

est,

Guarda

aeciocch

sii granoso

tenuto,

caro

mors

t.

to
det-

).

sis.

ne

gli
me-

ehi

( Ed,

perduto

caveas

grasioso

acciocch

dice

si

nome

Rice.

pi

uffici,

d' ufisiaie

el

( C.

perduto

Nam,

caro

jpiicaro

essere

negli
abbi

pin

quale
.

Se

qu*

oiEeio-perdnto
3.

Blli

Mon
Tle

||i4]|"PSO

sie

na

misero

se

impercioccii
la

morte

Tri

{C.

cosa

pauroso,

acconcia

tutte

temorosi

sono

acconcia

(i),

sie'sospeccioso

Tnoi
a

1*

ore

sospetti

).
essere

to
tenu-

et

temeroso

( C

Rice,

%_

).

9
Guardati

3.
ciocch

di
sia

non

a'

paurosi

acconcia

noa

eeere

non

misero

iti

sosptti

ogni

ora

ac*

ch
peroc-

centi*

morte

una

M.

Ed.

sospetto,

),

xuiv.

Quum

seryosfueris
in

propros

mercatus

usuSy

Etfamulos

dicas^

homines

iamen

esse

metnento

Quando

1.

nelle

fanti,

siati

schiavi
tuo*

.utilitadi, appellali

propi4e

tue

alcuni

comperi

tu

che

men^e

uomini

sono

(C.7".).
Quando

a.

ricordati

servigi

el

possiedi'
eh*

elli

ne'

serro

tuoi

naturale

^Tiomo

( C,

tu

come

3,

Ricc.y

Quando

servigio

avrai

avvegnach

proprio,

fanti, ricorditi

ch'egli

al

servi

comperati
tu

tuo

gli cl^iami

VLomm(JEdM,)*

sono

XLV.

Quam

primurn
prima:

Ne

prima

tu

alcuna
la

poich
da
2.

Togli

negale*

iam

quae

ante.

Quando
che

ccasio

est

quaerasy

rursus

xefis
t.

tihi

rapinda

lasci,
tu

via

la

disaminala

l'avrai

( C.

capo

t'

cosa

Tr.

in

avviene,
hene^

lasciata,

ciocch,
ac-

nolla

chiedere
ri-

).

prinia ragione

delle

cose

9
Quando

2.

colpa,

senza

Rice.

(C

fama

di

all' amico

ci

moglie,

hai

peyicoli,
dell*

nimico

nome

t' asaalsee

mala

tuo

).

la fama

cose*

scusa

Quando

3.

il

la'

1^

acioccb"^
non

avere

amico

scbiio

{Ed

M.).

XliYIII.

tibi

Quum

studio

contigrii

cogn^scer^

multay
Fac

mufta^

discas

et

nescire

vita

doceri.

1.

( C.
a.

TV.

molte
volere

tu

molte

essere

studio

tuo

co*

strato
ammae-

C.

fa*

verbis

che

ti

pi

atrai

vergogni
M

( Ed,

nudis

non

sensusfecit

brents

apparate

per

di

).

scrihere

me

gni
ti biso-

Rice.)*
eh*

non

molte

saprai

acciocch

t* avverr

apparare

Hos

tolere

dottrina

Quando

Miraris^

'mpari

che

impara,

cose,

istudio

per

"
per

l'altrui
3.

di

Quando
ancora

cose,

ut

cose,

schifare

no

che

aTverr

molte

sappi
scj

Quando

versus

conjungere

binos^

(i)
non

sono

Gli

eradtt

espnmenHo

concrdi,

'volgartzsatore

non

per

questa
non

1' abbia

tcbtensa

marSTigHa

intesa.

elle

99

1.

tti

che

lettore,
abbo

versi

brerit

due

fepe

li

conginngere

Se

ti

%*

nude

la

ch'

abbia

io

la

parole:

me

lettore,

gli

ha

brevit

fatti

( C,

TV.

io

scrissi

).
versi
con

due

ti

del

congiugnere

me

Rice,

(C,

).

jnaravigliare

mio

pernude

scritti

versi

f'

li

senno

non

questi

feceli

fare,

la

del

brevit

due

eongiungere
5.

eh'

maravigli

parole,

parole

per

senno

que-

nude

scritti

del

dae

che

marAviglt

ti

per

brieve

senno

due

du0

DILLA

FORMA

SCRITTA

DA

^TA

ONESTA

DI

NBL

VI

SEGOLO

VESCOVO

MARTINO

DUMENSE

BRAGAKENSE

TMM

TOICAIUZZAMBHTI

AimCHI

De'
SI

AGGIUGNB

IL

DEL

HEDESUfO

LIBRO

COSTUMI

AUTORE

9
ali* aniversale

importano

Tanno

noto

abbiamo

in

fra*

nore,
Pannoniis

in

Antistea

cultuin

Teque,

Patrone

Nomine,
Alcune

Opere

nella

gli scrisse^
Alberto

Fabricio,

isterico

del

de*

Formula

intitolato

iempo

L^

autore

XY

secolo

amenti

STefato

secolo

il

XYI

trovasi

586

si

trasport

1*

fattene

il

parte

'

che
nella

latino
in

cia^
Fran-

rita
surrife-

lingua
della

ha

mo
legitti-

SS.Patrum^
antica

gran

ne

FoLX.
cese
franFarRM

si

esso

originale

anche

seg.^M*
una

ad

sotto

tro
al-

Tolgariz*

Alemanna

Lugdun.
e

lungo

per

edisioni

autore,

in

pi ralEna^

critica

inserite

Biblioth,
car.

filosolkiy une

in^^ue^anticbi

ed

vero

l4bi:^tti

vitae

S^ieca^
due

Biblpte*

Disionario

giudicato

s*impresse

nome

suo

in

un

\ ma

An.

attribuiti

trovano

nel

morale

honestae
si

MoribuSj

Tritemio^

suoi

de

poi

di

Ijasio

del

il

due

quiesco

pace

il

ed

Padri,

Aforismi

eodeiR

della

Editori

aula:

Martinus

lingua

De*

0-

sacromm.

conto

Feller.

de

contenenti

nel

gli

in

Christi

in

danno

Lugdunense

tk

famulns

merito,

suo

acius.

ritumque

sequens

mot

vasi.

imtibus

dicatjn-

instituit,

non

in

aequora

hac

ina

piu^

Epitaffio

diyinis

gremium

Martine,

Confessor

il seguente
transcendens

genitus

GalHciae

quali

tra'

dttatf

furono

Kos

yivere.

egli pass

cui

che

versi

ben

di

la

cese

il

rec

altri

fatti

fa

che

ruvidi

conoscere

chi

di

re

il

anche

oggid

se
fos-

appresta*

civile,

^rt*

ha

favorevole

aura

con

dot*

Galateo,

documenti
e

ve

que*

in

Cicerone

un

morale

si

anche

Casa

bei

sapesse

reggimento

d'esser

tp

n^n

do-*

libricciuo-

Un
sin

quali

fran*

izflamenti

XIY.

come

ne*

dal

Giamboni,

yolgaf

secolo

gli Uffcii,
pur

Bono

due

nel

t^mpi

tava

Latinij-'e

italiano

in

quale

dranno

Ip

Brunetto

vita

onesta

acc4"lto.
Oltre

alla

^decimo

della

Il

le

Celle
la

per

colle

flella
Testo

(atto

benenierite

si

al

stesso

che

pubblic

in

quale
punto

Giuseppe

lo
attribuendo-

si

ogni

tore
1' Edi-

apparteneva,
^

il

conoscere

tenza
Sen-

respettiva

aggiugnendone

volgarizzata

che
Genova

riconobbe
non

di

riscontro

riferita.
sur-

Dal*

in

ab.

8.vo,

poi

edizione

presente

mo
To-

Giovanni

dell'

1826,

Seneca,

col

d.

cure

Tanno

cui

volgarizzamento

un

volta

prima

il

Pmtrum

toscano

ha

ed

nel

inserito

sta

mane
ri-

Costumi^

Morali

Bibliotheca

monaco

ne

Olivieri

Sentenze

latino

originale

testo

de*

ci

un^rat-

anche

il Libro
di

Raccolta

vita

Onesta

Autore

intitolato

tatello,
una

di

medesimo

del

Forma

pi

di

facciata

Bartolonmeo

alcuna
da

gi

S^

resa

Concordio.

volgare^

Fra

TO"GA"IZZABimTO:

DBI

oiulsta

Bt

vita

BOI^

Xm

secolo

auasMQKU

Miilitore

il

ifll^tolata

( ttdiz.

medesima

Seneca,
:

Cap.

delia

VHH

P^role

di

il

(fiiesV
^

antico,

tra

al

testo

della

(ft).Dopo

latino^

la

di

Brunetto

rotta
si

ri

ti
seguen-

^
^

stringato

rportatodie^

me

d!

prima

alu^

ogni

Montaperl,
in

tinenza^
Con-

Giustizia

pi

faggi

xxxL^ii

Magnanimit

della

da

ttrihuita

della

ossia

tr-

oe-

Ji

Cap.

Prudenza^-

si vedr

Captoli

ai

8.^

in

Formia

Volgariazamento
che

delst

i535,

ivi

intera

non

XLiu

1260,

della

dh

aapere

Crusca

di^a

XXXII

dirsi

Settmo

yen;.,Ses6a,

RatUnimentOy

Cap.
Cc^

Libro

Tolgoriszata

ed.

pu

ogni

dd^lTeacoraMartino,

vita

sta

d'

memhri

alquanti

ansi,

di

cui

in

Accademici

dagli

citata

Nel

(i).

tempo

dia*

opera

Jhancesca

opera

enciclopeda

Brunetto;

dell*

parlatura

Tesoro^

la

compresa

quel

di

8taJtOvyolgarKZ2at(H:L

'Jt^neKtoda^AadLa.Ui

del.

toscano

coatemporaoeo

Latit,

ika

fatto"

Giamboni^

Bono

KORMA

miiUk

dell'anno

Francia

dove

pose
com-

quest*
rMfigiiosii,
dot^o

SUO

'd'ena^

libro
in

1829

vn

bel

veramenie

opper,

scrTC-

suat^

di

il
sulla

8.(^o

cb.

Giovanni

Poesia
in

quett

cui

mff-

Galvani

de*

et,

e.

Trova

35o

nel

lori,

Mo^

seg.

ne

VOLGARIZZAMENTO

DEL

Questo

ANNIBCO

DI

Vpr

TOLlH

MARCIANO.

CODICE

Volgarizzamento

intero

pi

dell'

compiuto
"ed

r.nnico^

al
Du

antecedente

mense

del

ec,

Lettera

Gallizia

della

Sta.

Spagne.

della

God.

delle

il

stile
nel

scritto

la

nel

ridurle

qui

pi

alla

scritte

ayvertire

il

in

Chi

ne

Codice,

tempo
da

secondo
preso

v'ha

sia

to
sta-

che

narsi,
indovi-

il

candor

del-

to
colloca-

essere

voci

la
1'

dubbio
felice

pi

ortpgrafia,

Lettor^,-

Al-

certamente

Alcune

sono

di

Tipografia

non

sione
occa-

Manina

esaminare

del

al

moderna

volta

tuttavia

XIV^

9ii

se
( Clas-

viniziane

incontaminati.

io

Venezia

prima

scrittore

Codice
ma

sanza,

et

ed

Ungua

branaceo
mem-

to,
trascrit-

resta

la

secolo

Codicetto

^'t picc.

appartenga

non

tra

delle

fedelmente

della

voglia

il freno

teneva

liani
degl'Ita-

nozze

si

se

Mi-

re

appendice

la

Tolgarii^zatore

dello

che

if^

1^299

ma

un

ine

torchi

co'

al

la

provincie

di

per

illustri

Grimani,

.yisppoliy

in

da

pubblicato

altre

dell'

Tenne

eziandio

che

Marciana

XXXIV

),

di

MS.

il

Vescovo

indirizzata

buita
attri-

veggasi

leggesi

Ariomiro,

meglio

rpne^

quale

dedicazione

di

posteriore,

Martino

autore

rexo

suo

l'opera

cui

in

del

no
so-

antica

arbi|rio
bastando

quest' arbitri^

u-

di

nell'

connate

le

Sarae

Ha^

voci

ricievere

all'

costituito

avere

sar^

sa^

sae^

cerchiare^

le

cognoscimento

ae^

parole

cer*

di

pcUientia^

pazienza^

scinto

difetto

cui

la

dando

fine

il

verso

mi

ec.

di

sostituito
Codicetto

il

sola

una

di

ingegnato

sono

carta,

supplire

contraddistinta

versione

luogo

in

ho

sancto

sanza^

senza^

mancante

ed

conoscimento^

ricevere^

care,

in

carat*

corsivo.

tere

DBXi

DI

VOLGARIZZAMENTO

DrALLE

CELIiE.

benemerito

primo

GIOVANNI

D.

editore

di

questo

Volgarizzamento,
delle

ca,

libro

di

d.

theniery
du^

( 18*7,
di

da

latino
e

4^'

dellj^

Giamboni

Seneca

di

Ponr

Genova^

VL

alcuni

luoghi

e.

Capitoli

Magnanimit.
infelice

SSg

la

di

stico
Ligu-

uni

ad
Della

La

parazione
ComTrat-

esso

dalle

Giovanni
e

editore,

Giornale

Fascic

ia

inedi"

ec.

n^l

leg-

li medesimo

inser

due

vi

Olivieri,

Celle

Giamboni^

Bono

Sene^

A.

di^L.

Cicerone

8."/o.

da

tradotti

tatOn

in

dopo,

anni

di

dalle

1825,

Trattato

Folgarizzamento

scritti

Gio.

Morali

Giuseppe

intit.

alcuni

di

ec.

il eh.

stato

nel

gesi
lo

Firti

Quattro

di

il titolo

sotto

Celle

essa

il

testo

Prudenza

del

traduzione

comparsa^

altro

ivi

4
che

essendo

non

dal

Tesoro

s*

il eh.

Olivieri

da

retta

Brunetto

coin

pre680,
K

di

il

suo

si r

uno

ionio

Bacigalupo
di

cognizione
giudicai^

il

genoyese.

Venuto

arendo

il
-rilevare

io

il

:vanni

dalle

stampa,

3j88.

Visse

di

et

.compiei

ca

Versione
talora

r^ornamento

che

qusto

suoi

essi

Sta

Iietfcere

sue.

da

non

al finice

1^77
nella
in

gratarda

x"%o.

Alla

se'snABmanca.mai

.beUa.sempicit.
.B'Gsjou.

da^e

abbiamo

anni

Costumi

di-

Cio-

dalle

che

.giosni J'.amio

.della pi

potr

ultimo

egli

fidenti, ed

intera,

posto
ante-

de'

in

molto

monaco

stra
no-

don

.gli

portano

si

o.di"ttq

apparisce

dlJLibrojde^

unafedelt

ad

visse

perjch

alcune

vfh

riuniti,

caeemiu

come

^/r^

della

ieggieri

pregio

Xlateidna

santa

di

toscano

Ce}le

sda

Stta

del

XIV

in

.segnate

volta

volgariscatorL

quello

ab.

pubMicarli

prima

respettiv

inqgo

secolo

la

grar

per

io

studiosi

degli

latino pi

testo

antichi

eversi

-del

per

nale
Gior-

Volgarizzamentiy

tre

lui,
venuti
per-

sopraccitato

signor

tutti

di

esendomi

dell'egregio

bellis8ma.IingHa,di
"ed

dopo

l'allr

utilit

per

TOpe*

che

liberalit

53^

anni

tardi

aua,

im-!-

ccmoscere

due

ed

iosa

anno

potea

libro,

Ligustico

l'

detto

la

-tolta

mtompa

scianratamente

pubblicata

me

conobbi

io

materiale

PROLOGO
N

GdoPtosisstmo

pietade

brande

pacifico

Rb

amore

ripieno

di-

Miaoms^

ungile

Martino^

salute.

Vescovo^

I
nme

d*

cleniBiitlBsnno

vOy

-o

ba

tuo

udire

ardentissima

sete

di

ammaestramenti

c^e

Principe,

ft*

desiderio

sapienza

e
,

che^n
la

cevehi
tna

fei^entemente

sete

che
morale

^e

citi

do

si

scritta

traoda

da

iaie.

me

io

se

tosto

ardir

grande

desidrioi
ti

per

)la

fatto,

lo

scrira,'

modo

io

quale
ovvero^

doiiandi

qne-

xelp,
sar

denti
inten-

la

comuni

facendo
usi

tu

mi

male

hai

tacendo,

'tua

yili

quarteria.

non

non-

reputato

-uomini

che

acci

confort

ammaeati^re

parole

Prologo,

scrivere

me

oile^

mi

tu

laudeibile

dagli
ad

con

al

ciensa

tu

che

jQoineirsolede

utlei^

io

superbia

Reale

verr

bench

consco,

p^co

della

consolare

debbia
Ma

danza
abbon-

qualunque

in

qne

grande

debbia

ti

io

buono

per
io

Maest

ti

so,

dimene
un

che

che,

saziare

cagione

questa

per

ben

Jtar"a

che

della

bosa^

^rma

-eto

volont

permetter,

alcuna

di

Ora

io

po
troplo

tuo

richiesto

paresse

che

io

volessi

non

la

adempiere

da
diman-

tua.

scrverotti

di

campo

della

terreno

solamente

non

che

acci

tuo,

titolo

pera.

DI

voluto

cosi

uomini,

gli

leggano

di.

questo

laici,

della

che

cio

dalle

Virt

in

in

Brevb

esso

le

santi

efelndio

littefati,

sapere
per

indusjtria

che

tere
met-

possano

solo

ranno
sa-

cose,

che

sieno

ho

non

perfetti

quelle

Libri

rale
natu-

una

nmaita.

Cardinali

Codice

Marciana}.

Finisce

il

PaoiiOOOt

G"mincia

o-

Libello

quale

s^^nza

ed

servgio

onestamente,

Scrittura,

intelligenza

al

malagevoli

non

esecuzione

Divini

mincier

il

per

tosto

dal

te
naturalmen-

Libello

.alquanti
pi

tratto

di-

mettano

grandi

vvere

ad

hai

perch

titolare

ma

vogliono

lo

adoperano

qual^

diputati

VITA

scritte

sottili

generalmente

sono

ONESTA

FORMA

che

ma

che

coloro

semplicit

pura

te,

per

intelletto^

acuto

tutti

isTelto

come

ma

to
poli-

non

argomenti

appariscenti

sputasioni,

Libello^

questo

il

IiUro.

co-

sententiis

Sapientium

rum

ifuibs

yitae

nestatem

Prudentia

^untf

M^ki

ha
di

Sari
le

per

La

rita.

onesta

defizar;

la

dontinensa;
e

per

esse,

pu

Tciiire

tunc

gnitaiem

per

jiforismL

la

tersa

Per

ste,
qued

procedono

che

savio

ben

).

Marciano

rtionem

existimet^

rebus

sedex

ergoPrudentinm.

prius

omnia

Pru-

PRUDENZA

^is4fus

sideraty

stato

queste

onesto,

( Co^ce

le

the

Giustzia.

Yirtodi

DELLA

I.

di

quarta

diventa

uomo

costumate

rum,

Tiiomo,

essere

Ibgnaniniit

la

altre

ejfjfciunt.

qtiali

prima

seconda

Singu-

dilfinivono

o,' ageTolmente

in

ter'

annexae

virum

moratum

Virt^

est

subsunty

quae

ftotclii

tjoattro

prima

Justitia,

quarta

fficiis

bene

ac

Hrum

hO'

ad

Magnanimitas

sectinda

in

sunt^

componi

potst,

tiaContinentia
lae.tin

definitae

humanus

animus

mult(h

specie^

Vtrtntutn

uatuor

earum

non

sequi
recte

vivete

etperpenset
ex

natura

de-

et

et

di'

muliO'

opinione
cbnstttua^
a

si

nam.

i8

debesj

scire
et

na^

et

esscy

Chi

1.

ordine

eler
an-

dirittamente

virer

uomini

cose

la

dignit
e

p^n

che

non

cose

secoiido

ci

ed

seipbrano

condo
(se-

die

ch'et-

sono-

sono;

s*eUi

delle

cbxose

pensano;
buone

buone

d'innansi^

le

natura,

le sembrano

altre

no
so-

( BonaGiamr

rie

Qaalun"|iie

a.

la

ogni

pender

piello

loro

dignit

ofnione

di

condo

la

debbi

sapere,

he

buQne

paiono

molti

ii^n

imperocch

ehm

cose

soim

( Co-

buone

sono

tu

^Jicnne

sqndt,

se*-

aen

alcune

sono

buone

non

eose

Marciano).

diee

Qualunipie

3.

di

Iq

dirittanieiite

opse

sapendo
loro

in
la
natura

alloi

Prudieuis

prima

opinione

di

mplti,

costituir^

per

viv^d^

bene

estimer

dera
desi-

che

adunque

nomo

segqitareia
e

tutte

che

le

aatara^

di

fegwire

chejpti

cosa

stimer

prima

fisiree eensiderer

la

paiono

s*e|^

vuol

che

econdo

ragienevolr

viver

allora

dirittamente

re
disegui-

person^desidera

PruAensa

mente

non

elli

seguire

tutte

loro

non

"

boni

videantur

Prudenza

.legione

$*elli penM^

molti

o^

esse

sunt

vuole

pei*

mette

quaeme^ititr

etsunt4fue

sunt^

non

bona

^uia

gione,
ra-

se

penseic^
-

ma

perocch

condo
se-

tu

^0

SiPrudentiatn

III.

eris;

idem

rietas

et

proni
ita

exigit,

sicut

rerum

marms

temporurnva-

ac

tempori^

sed

mutesy
eadem

quae

palmam

uhique

accomnwdes

te

aliquibus

in

necte

amplecterisy

exjtenditur^

potius
est

et

apteSy

et

in

cum

in

cum

pugnum

astringitur.
Se

1.

in

yuoli.

tu

li

tutti

variale

luoghi^

delle

ella

quando
(

8e

luogo

faccia

Se

in

ogni

tempi

in

ad

esso

la mano,

per

( C.

luogo
e

come

ninna
t'

quel

in

cosa

modo

tu

cio

delle

cose

l'una

far

volta

come

de'
al

tosto
piut-

ma

ti

sa*

non

te

muterai,
e

).

accomoderai
ti

corra,
oc-

perch

medesimo,

cosi

o-

esso,

Prudenza,

la variet

che

ogni

Marc*

la

acconcerai,

sempre

tua

caso

il

che,

vaiano

do
mo-

uno

con

uomo,

rai
sa-

materia

conformerai

ahhtaccerai

tu

persona

distesa,

richieder,

tempo,

la

sia

tu

alterabile

la

dell*

mano

pugno^

3.

richiede

tosto

medesima

\ina

rai

la

tempo

alterandoti

pi

fa

come

ogni

adatterai

non

ma

aperta

Prudente,

in

che

eosi

tua,

la

come

ella

quando

i-

niedesima

una

se' yeramente

tu

secondo

tempo,
pera

chiusa,

lo

per

te

ano

).

ogni

in

sia

te

acconcia

ma

tuttavia

Giamh.

^.

a.

che

moWre

non

cose,

face,

mano

Prudenza,

aTer

atto

me
co-

V altra

ai

immutabile,
palma,'

dalle'

( G.

si

quando

Celle

dstetide

si

quando

Consilia

et

nel

costrigne

pugno

)*

Prudenttspfoprium

IV.

nella

est^

citojacj^

non

aminare

ex

d alitate

ere

ad

prolabi.

falsa

aJj^rmeSf

pertum
statiin

est

tri^tem

adulator

dam

di

La

in

alle

Delle

del

natura

pensare

corra

fkbe

cose

che

cose

pendente,
le

cos

per

(i)

ali"

sicut

nam

blan^

et

verisimilitudi'^

sic

fidlat

ut

falsa.

donose

per

velsur-

dal

la

non

yeritade

Frane,

elli

credenza;
dare

(i),

non

tua

sentenzia

perocch

sono

non

(9

che

innanti

fermare,

seitthra

esaminare,

leggieri

tieni

la

non

La

dottose

ma

che

Savio

sono

yerisimili

cose

icnna

mendacium

amicusy

consiglio,

suo

giudicamento,

te

men"

coloratura

ripiat
1.

facient

falsitas^et

quod

continuo

non

crebro

ostendit^

coloratur

ne

saepius

et

siquidem

frontm

inex^

verisimi"

omne

occultatur

verifatis

quando

non

sicut

retinet^

veritas

nihil

videthr^

Crebro'

est

specie

incredibile

falsum
dadi

quia

verum

prinum.

dijjfinia'ysed

non

sententiams

tene

suspensam

le

dubits

De

vere^

tut--

eia*

redi)"ile,

non

molte

volte

ha

douieuses,

dvbkiosa.

la

mimsogna^

di

fiicce

simigliansa

di

tiijgbieri

altres

che

lo

le

^s^ininare

iebbi

diffisire

la

opiitiooe

tua

cosa

euna

verisimile
alcuna
falso.

p.on

Spesse

bugia,
imt

tolte

siceoine

turbato,

cosa

Iodata-

vera,

per

verai^aocioooh

i^evolmente

volta

alcuna

condotto

essa.9ia
e

si
farla

per

di
di

l'uomo

ingannato

il

ara

amico

cosi

per

faccia

aera

volte

faccia

ara

sfi"r2^

per

che

non

?erisimil^.

ma

al-

dusingato

allegro^

ed.

bugia

nimicp

vera,,

non

la

tieni

spesse

verit

alcuna

il mostrer

oentiere
lia la

la

Non

afl^maice

come

sa
co-

vro.

ma

incredibile,

volte

spesse

le

non

vero;,

parr

cosa

per

qua!

la

injperoech

vera,

esa-

dati^

son^

j pw

sospesa;

per

in

altrui

peglio

dubbiose,

le cc^ct

tutto

colore

gli.

il falsa

teneire

potesse

viso,

fiure,.e simflmente

credulo

troppe

essere

(i)

pf udente

uomo

consj^li.che

la-

talento

ano

per

vuol

che

cose

lo

rioevere

ali*

Appavtiensi

miaave

del

cera

in

coverta

iccome

mal

nerittde

di

fiata

suo

falsifcade

la

puote

%,

yiso

verit,;

bella

aimigliansa

Bon

htA

cuopre

mostrare

per

ed

piavoi^iso*
rere
pa-

piii
( C

0arc.).
,

(i)

manflUmenti

lusinghieri

come

Tetti

sUmpaU

che

cuoprono

),

loro

coofligt,

le

non

eoa

non

alle

oose

trascorrere

del

l*ropnet

S.

so^pesa

^Ituaa

cem

oosa-df

-o^i

inteTf^ene,

me

credibile

sotto

spezie

efa

coihe

alcuA

fronte,

lieta^

cosi
aofi

di:

il

si

eolfa

che

t*

perocch

wm

ch^

ti

ylt

spesse
la

hig

pero-'

ti

itaiteo

e'

che

ti

mostra

lafmosti^

verisintile

mgaxnA

in-

pare

lusingatore
il

co'^

yera^

.ilsiseendb;.

si

tut

fTerdl

noitt

bugia,

vok

ed

die

flao,

tieni

ma

comp"$^

colga, (6;

eUey.

dalle

SiPrudenssjfcuplsj

r,

intetlde^

speeturfy

anjfn

^ere^

sii^tum

tuo

tairi:

tfaidem

"pectati

(i)

Qoltii
che

pfnst

atpeU

d'

non

net

xih*h
cosi

possunt

contntihi

confpiciei

ante

Non

nondict^

fior,

pf^

Nihil

propone^

totum

^st^
hc

infutura

quae

cuneta

Prudens

qui

sed

et

sed

sitf

naifjL

Ht^/

quello

revi

ditbbi^

eose

prorafca,

yeriaimite

fslcia
cU

-frtstm

ne,

rhai

stNcto

tiene

fa

aneo

che

non

yerl

Le

false.

'

credendo

agerolmente

non

se

esaminare

uomo

dilHliire,'*

volere

sentepza

saTo

{pitia

nn

pvr-

dubitai

^spicatut^sm^et{iy.

Intivtiuto

non

andiusm,

rutpta.

iSi

e^aon

ri

gutrda

lice

dublts,

Noa
ma

( lbt^

*i

Cujuscumque
Snida
in

invenerUj

quibus

iderare

tao

che

che

tu

Fabbi

non

in

dee

non

male

comincianiento

tal

a.

Se

r
in

utilit

futuro,

della

mente

guardare

ma

IMiuna

sia

cosa

dice
che

pensava
stor

in

dubbio

aspetterallo,

ma

proveder
ella

pu

al

non

bisogno

vetiisse..

Di

segfoi-

che

tutto,

ma

fisLtto-: Io

cosf

come

ci

in

se

che

tu

nanzi
in-

dente
Pru-

non

mi
non

inteorenire^
star

pre-

pu^ seguire.

chi*

riuscisse

cosa

se

ma

che

il

dopo

la

nuova,,

opchi

pu

ne

imperocch

consideraj^
non

te

Teni-

a^
ne

che

sidererai
con,

dee

quello

^0re

tmi

nlf

che

te

il fine

pensa

in

innanzi

che

ci.

l' uomo

che

Prudf

*1 frutto

Elli

esser

'j^rrai

to^

non

ente,

di

desideri

tu

fine

Giamb.

B,

non

dotta.

cominciare

cosa

perseverare

Cos

noiw

la

avre-

preveduta^

dic^
e

peiL-

ti

cosa

non

con-

aTrente

piima

attende

che

subitaoa

io,^ ansi
io

pensa

to

SU^

tatto

hai

tu

yeilSra^

aiillQwfirocle uoma

credeva

re

sono

nulla

in

noxiunu

Savio,

che

cuore

s che

pttQte,
gna

sit

cose

imcigere

nec

YnoliciMCTC

in

are

vero

te

quia

perseverare,

perseverare
tu

ewn

Scito

cogUabis^

debere

quaeatn

8e

1.

require

curnsatm

exiius

quibusdam

coepisti^

re

Jacii

no,

sospetto,
fosse
fiuL

ctr-

vc^ti

9
rederela
do

alcuna

oomxiei

perch
u

Ha

le

pu

ne

Se

5.

attenda

tu

le

tutte

derai
Io

ce:

p^rooe"
in

chi

la

il

cagione,

pijhcipio

in

certe

cominciato
nelle
dalle

Celle

potest.

tristis

dei

co^

il

perseverare

vagas

.noo

con

fatto

cau*

tu

cer*

conosciuto

arai

fine.

di*

non

'avvenire^

.che

sappi

hai

poich

perseverare

alcune

cominciare

non

(dtf nocevole

-G^

).

Cpiniones

mils'f 'nti
tuus

il

savio,

ogni

t{uilndo

antire

sempre

di

cosa

"spttta^

ma

pettr,

muiia

l^rud^nsfaUerenonvult^falJU

u,

tiohes

tu

quaU

cte

le

"

potere

aji

peiM^rai

eose

questo

Fa

guardia.

tela

f^ che

innanzi

che

suspisione,

danna

fitore,

cse

tuo^

dubiti,

non

lo

venire

cose

uoaso

pensai

non

sta

1*

poich

tutte

dee

le

*neil'annko

ne.
fi-

cose

Prudente,

e^ere

possono

subita^Mia

se

che

eose

il

non

per

Marc.

prorved^e

in

prevegga

ti

desideri

tu

qnan

alcune

alquante

seguitare

seguire

sempre
in

cominciate^
n

"i,

pensa

perseTerare

coQlinciare

che

eoaa

dee

L'mn^e

pelo

percb

cagione

tua

ettnutiles^

judicia
etveiut

rcipias^^ quibus

obtectaveris^
remanebis^

cum

Si

omnia

eogitatio

non

sidt.

Cogita^

somnia
si

si"

animus

disposueris
tua

stabilii

sk,

certa

deliheret^

swe

centempletur,

sme

sermo

^uaerat,

recedaf

non

iuus

quque

sive

sit

non

inanisj

suadeai^autmoneai^iiU

sed

liC

Lo

catfio

1^

etti

ni

wxb

vani

li

non

ietterai^'
trto

ipeoaera

ma.

Xna

hiedere.

iuttafiata

senteiifle

cornee

ie

t^

in

tn

le

tutte

eia

rai
sa-

ferma

sia

Tana^'ua^aia

pesias^^are,

ta.

eose,

CQnsi^^iire

fton

jpar^a

te

agitazione

tita

alfi

omandatf

pe

Giatnb.^

^B.

L'

a.

Toole

egli

4eiip

vani,

diletterai

ti

altro

fratto

iperto
tu,
daiil
ma

"a)

^
o

te

;
a

nn

^si,
pe
il

debbi

tue

operaaini

animo

)M}ich

sia

tuo

ttu,

non

ee

og
e

itoa

stBj"ile

^oiyianlan'
ti
seao

non

ailtrui

stamp*

tue

arrai

tu,

parle'

TesU

pardo

tiistizia,

pensiero

conforter

ingan-

tno

quanda

rimarr

diifeerautio

Le

nel

tenere

contemplan"Q

vero.

Le

sitfhli a'^ogni^
yi

niqiinata

cosa

ossela

p\xh

ingannata.

3^n

sentedaei

fiensieri
ta

savio^oft

uomo

nato^n

iie^

la

ingannato.

Mere

iieevre^

iiiganiiifire

tono'Mxa%liaati

A.in|ettsare

certa

do

pitote

non

penaeti

ogni,

nsole

non

o{Hinioiii4iyieno

Use

aui

V^

jfcrui^

aut

coHs0hirj

ptaeciptat,
1

vero^

b,

bene

re
partiya-

fare.

troppo

ritoperare

trebbe

Fuovo

in

La

sia

per

sia

ia

che

no
do-

lo

sa

{B.GiambS).
ma

*1 troppo

secondo
che

condo

che

"^e

quello

ia

iu

3.

Loda

atto

pare

domanda

l' amico)

veritade.

Gonsideca

promalt;i,

n^

bene
bai

che

quello

ademp

ae^

(C. Marc.)
pi

ma

tem*

Titupera^perch^eguatmoaite
laimmoderata

riprendere

imhiodetato

loda

vitupprare^^

lusmga,

questo

testimonianza

airamicizia.

non

proi^iettwai^

temperanza
tu

pon

sospetta
Rmdi

malignit.

veiifc,

me
;

quella

per

alia

che

j^are

testimonianya

tem|eratamntey

peratamente

mente

biasttnare
Rendi

largamente

promesso

il

siccome

iliodare^troppe

ed

mahragio.

uomo

Ccm

reprensibile,

imperocch

vitupei;^^

biasimare

placentare,

per

promessa

tmperatamen1:e

altrui

lodare

troppo

da

verit^

troppo

non

mal-

di

tua

'npronissa

temperatamente

di

pop*

lusinghe^

siaaUa

(t) La

amiitade

Loda

a.

'

testimonia

tua

maggiot'e

il

di

gri^cide consideraioney

con

pi

lodare

troppo

aospezione

biasimare

troppo

non

in

sospezione

avere

vogliepza.
e

che

pi

ayjrai promesso

piena*

prestarai
'

{ G.

dalle

Celle

(0

dona

stampati

).

ce

ADtica.

TeslimonU

)
ti|ii tetly
per

all'

amicixia

iestimoaianMa

(. 9it9U

t"k

Prudem

Si

Vili.

temporibus

futura

toni

de

omnia

tuo

sustinere

possis,
Se

1.

coraggio

tre

ordinerai

le

Tu
Tederai

di

deta'ti
che

non

queSe

siccome

si

cose

che'

a.

rie, si che

possi

tu

o/:hetu

prevggia
passate
tempo
per

alle

imperocch

passato,
lo

iniiansi,

si trover

turo

"")
medesimo

eormggiot

non

sprovveduto

sigoi^cste.

le

le

feose

buone

le

anim

rie

perare
attem-

).
consideri
le

presenti,

cose

non

tutti

tip

il

vivere

pensa

non

delle
pensa

si debba

in

tre

ricorditi

come

chiunque

cmore

cuore

chiunque
sa

che

uomo

tuo

sonpre

future,

cose

che

nel
t

disponga

la

perde

coirne

Giamb.

tuo

queMi

quelli

offerire

{B.

L'animo

tempii

cade

sono,

lehuone
a.

savio,

proricoF"

che

passate

xose

Propensa

venire

venire,

tuo

niera.
ma-

cose,

passate^

le future

lo

questua

presenti

non

guarda.

non

ordinare

tempi,in

sono

delle

proirede

non

dei

sono

che

pensa

Yta*

sua'

che

quelle

-a

illa

ut

moderare.

( 1 ) teqpnio

autem

bona,

et

ista

86* savio

tu

Proponas

mala

et

in

praemeditatur^

iMcidit,

fattura

et

vi-

perdit

cogitata

futuro

imcai^tus

animo

le

de

ordina,

recordarcNam

praeterita

praeterita

nil

qui

tribus

tuus

tur,Pra^entia

dispense

praevidey

nihil

qui

animus

est

il fu*

i casi

detto

in

che

un

Dpoiiti

occorrono.

al

ti

tu

xo$e

male

fa

elle

animo

le

ordini,
si

ricordi

il

pensa

debbono

Non

anima
sit

bonis

ardua

exequat

debeaty

aggred

obscura

apertis

a.

Non

mukis

te

sed
sed

remis:

accele^

moUii^

dura

quid

singula^

via

qua
et

distin^

peritorum^

remota^

ex

ma-

partibus

autkoritas^

dicatur^intendito,

placeas^

ex,

parvulis

ex

dicentis

qualibus

otio

nun^am

sciatenim

ipst

cogitatio'

et

expedity

estimaty

moyeat

quid

re^tties-

et

solutum

cito

che

interdum

sis^sed

Consilium

proximis

ex

quisy

et

videt.

cuncta

gna^

ro
po-

questi

mliquando

nunquam

peirplexa

tarday

rat

mali

possa

studiis

autem

anitnum^

sum

te
nien-

cosa

edi

prudera

nam

habeas

marcete

cte

si

(fi^alleCelly.

actu

plena^

sapienUae

passate

niente

ogni

tt^

dato^

fetfuiem

tuo

nius

in

semper

senti
pre-

futuro

i beni

quelli temperare

soatenere^

IX.

del

acciocch

venire,

le

cadegin
tuo

xrose

passato

chi

provveduto

nell'animo

poni

le

tempif

del

la vita,

perde

prudente^

pr^egga,

chi

le

([C Marc),

stfvio

tre.

future

poicli

ricorda,

tuo

dispensi

esso

pto"pmtk^

sostenerle

possi

Se

nelle

temperare

avverse

3.

accioccb

Ql]ie.po88ono seguire,

sappi

ne
Be-

tuoel

Smammo

nf

nec

eogitU

to^

nee

quam

5f
.

Non

1.

lassa

fiata
che

riposare

eoestade.'

arer

WHi

a?accia

quale

eiare
le

le

cose,

aperte

c^e

le

per

dei

lunga,

intendere

tutte.

di

cbe

to^t

cdlui

un

senn.

impacciate

dee

nomo

eir

comia
Per

prferere.
le
le

oscure,

firossima-

t'ismuova

dice,

Tau-

guarda

ma

si

parte

una

per

Non

perocch

e^pr
e

sare^
ripe-

del
le

deve

grandi,

di

gik dislegato,

intendere

tu

le

dalla

quelle

ne

"M"me^e
de'

suo

legame

(t) parte

piociole

cuore

lo.

addolcisce,

sapienza

tardate^

cose

dtlibra

seielgo

lo

guarda

ma

per

sar

non

rotto

le

di

alcan

peggiora

fiata

per

non

da

non

elU

istaneo,

euore,

pieno

alcuna

se

nia

epem,

tuo

na

Lo^to

sa

lo

ripesare

quel

poco

itt

sii sempre

ci6

ioe

eili

che

B,

Giamb^.

Non

a.

raoni

temporali,

cose

reqiiFall^^imo
di

piena
sa;
non

buoni

si

rigore.

"i)

Ili

si

alcuna

da

di

eguais

in

giaminai

sarehbono

{ f^sti

1* animo
savio

uomo

del

tutto

con

sia

sapien-

ifiAta
V

esce

che

cose

studi

prudente

uomo

prudente

uomo

le

termina

di

requie

questa

nondimeno

scialacqua,
L'

bench

ososo,^

intiepidisca,
non

ope-

finalmente

ma

pensieri

imperocch
ist

tuo

in

occupato

sempre

essere

suo

soUic^tudine

lunghe

4Himp*

).

delle

piglia partito

tosto

delle

eo8eTTlippst(B^'e
neeece'i$r

malgeroli-ed^Llte

-ooee

^t

Ta

una

yia

tosto

avi^

poco

nella

egli

dice.

INon

5. JSon

sia

sii

tarde

le

reca

misura

ogni

le

le

piccole

rem^e,

sa

vede.
aperte

cQse

le
p^

studi

nell*

ono

non

animo

ha

nell*

Il

grandi,
te parti

re-

Le

cose

ammollisce
via

subito

le
e

venta
di-

malagevoli

per

il tutto

bia
deb-

egli

cosa

del

OMnre,
le

ogni

consiglio

esamina

buoni

inviluppate

qual

per

so
ripe-

esso

ozio.

dure

cose

sono

alcuna

ma

di

grandi

quali

.e

ed

volta

venire,

cosa

distintamente
per

le

perocch

tempera,
ad

alte

cose

che

uomini

tuo,

perplesse

le

accelera,

spaccia,

savio

dissoluto

non

mae-

quello

atto,

l alcuna

marcio

ma

il

del

Marc).
in

sajpensa

poich

pensieri,

tratto^

chi,

stima

qnanti

sempre

di

aperte

attendi

ma

ci{t"soall* animo

pieno

ed

l'autorit

piaci (

tu

ni'
uomi-

vicine

le

per

muova

considera

cui

no
esco-

dagli

chiare

considerare

ma

ond*

dat

cose

sua,

Mon

:w6k

ti

fkma

piaci,

coloro

le

le

cominciare

sono

legrandi,

lontane.

atro

gli

per

comprende

tu

che

qnal

per

sa

appunto

conoscere

peri"do-

4ebbe

modo

sa

consigli

adpre

cose

trapassa,

qual

per

oosej

le

le

temperanza

con

mesEZo

savio
e

prossime

Wpttti

mova

per

le

5$
del

1* autorit
ie

attendere

non

quanti

chi

ma

Celle).

bonis

coram

lin

ponaSy

tihi
tae

poteste

cadendum

prosperitaSf

tuhc

iinebis

sistes

oc

liberos,

sed

alludi

velut

in

lubrico

tibi

dabis

tal

Dimandia

in

possa

luogo

cosi

appara

dei

B.

Giamb,
le

quello

quelle
A/orismi,

tu

mander

ti

cose

ti

conre*

Allora

hai
la

vita
tua

sperit
pro-

guarda

ma

con

di

ti

IVon

fermamente.

andare,

non

onore.

quando

possi

tu

donde

sanza

vata^
tro-

uomo,

txistamekite,

tu

Cerca

a.

ogni

luogo

buonp

sit^

essere

che

cosa

luogo,

consiglio

ove

vai

ad

grave

troj^o

movere

tal

te

si alto

in

prosperitadcj

ticra

eh

cos

dinanzi

in

impets

bisogna

re^

iscendere

gna

tvi-

euidum

quo

quousque,

montare

im-'

Consilia

tibi

circurnspicies

disiderare

nec

disidera

ti

te

rei
tremen^

sii*

cutn

optar

te

sM'tim

id

quod

altiori

ascendenti

qua

ad^oca^

dalie

G.

possis

idopta

j
nec

salutifera

vel

park^

pensare

invenr

sciite

descendenti

dum,

non

quali ^

quod

quaete

(jfuodpotes

disce

chi

fd

^.

di

parla,

piaccia,

tu

diciate,

che

lo

gnia
compa-

}.
che

cose

che
che

si

si possono

pu

apparare.

siano

licite

trovare,
Deste

oneste

5
nel
In

t*

cospetti
doye

luogo

feendere

del

ck

Fermati,
cosa^

tii
e

3)..Cerca

queUo

cke

nelle

Kon

scendere

riebiama

in

cerne-

ti

non

dbe

guarderai
debbi

ire

( G.

magna
cer*

1* impeti

daHe

fiducia
Magnanima

do
quan-

salire..

ra
Allo-

la

quando
allora

irai
rai,
ferme-

ma

rag-

ne^||iiantD

ta

Celle-).

mAONSiMSTA\.

Magnanimif
dioitur^^

atte,
e

liberi

in

prova
ap-

fHreaensa

atterrai

ed

inn
j

temere,,

festa

te

Inoge,

DELLA

1.

fo

dare,
an-

cose

eonsigK.

lubrica-,
darai

in

eohvenga

li savi

t* arride
cosa

ad

odaed
in

porre

"xgni

trovare

lodare

abbi
ti

te

prosperit

-4yda

ti

ad

procedere-

sapere;.

pud.

metti

possa

puoi

ehesi

ti

debba

tu.

le

sdrucciolare.

per

cbetn

quali po8to,.tu

vovrei

tu

tu

onuK

ogni

allora

dor
in

wedk

tu

prospere,

avventare

quelle

quello
d*

ti

non

qnanito

molto

atto

Gonsideca

ma

jpaca

se*

doamnk

quaVido

andarti

Tolendo^

illlora

salute

tua

mondo'

cagione

teismi,

tu

cadere,

pose

consiglio
eese

stando

tu

iftoifir

knofiitioihii^

si

vera,

iifsii
vi^es

in

^fMOit
anim.

et

iuo^

Jbrd"
cunt

liberyiutr^iduSy^alfi'-

hommis

{/omumest

jml

56
avesti

lo

piate

che

la

uomo

sicuro

di

in

se

d*

franchigia

con

Se

ua.

che

tii sarai

ti

sia

che

egli

t* abbi

avendolo

Vendicare,
di

il

dirai

in

vita

del

mico,
ni-

abbi

ma

to
avu-

t* abbi

Bench

giuriato,
in-

potestade,

tua

averti

beUa

imperocch

della

reputerai

non

vendetta

vendetta

Marc.

fine

nociuto,

tu

stare

aspetter

non

nuocerti.

del-

ma

la

to,
lie-

propriet

medesimo,
animo

animo,

libero,

magnanimo,

grande

nell*

tremare,

non

ingiuria,

di

la hai

La

fatta

animo

naedesima

cosa

paura.

magno

fermo

re
perdonarendican-

sua

sieurtad,

alcuna

senza

una

eguale, se

grande

con

sap*

).

fortezza,

Tirerai

far

puote

Magnanimit

I*

con

yendicanza

Fuomo

Giamb.

B.

Onde

teTendicare.

tranobile

quando
za

di

podere

puterai
re-

potuto

grande

te
par-

al nimico

perdonare

( C

).
I.

s' ella

grande

nelV

sar

animo

fidanza,
IT

lo

il

aspettare

magnanimo,
esserti

nimico

tuo

fatta
dirai

senza

fermo,
fine

tu

non

contumelia
:

Egli

con

ed

paura
k

il

detta

vita.

trepido
in-

Se

tu

mai
giam-

villania,
ha

cillare,
va-

ed

penserai

mi

legro.
al-

non

costante,

non

viverai

tu

magnanimo

stare

fortezza,

detta

tuo,

libero,

del

bene

ma

sarai

ehe

Magnanimit,

La

del

nociuto^

5?
ebbe

ma

bne
colui

arai

tu

il

ed

in

dalle

( G.

perdonare

Neminem

II.

des

et

dolos

timidumfacit

sibilis

vitae

come

se

vita

se

Non

alcuno
fare

prima
deboli,

dici

la

B,

tu

con

non

non

lo

tuo

dottare
fa

cosa

mo
uo-

mevole
biasi-

della

).

non

alla

ma

lo

il

non

se

non

nulla

di

nascoso,

coscienza

Giamb.

peroc*

mettere

perciocch
non

fa

folle,

ingannare,

innanzi,
non

fare

aperto,

Non

mormorare

di

reprehen^

privatamente

in

come

pauroso

lo

codardo.

pericolo

non

timidusnam
nisi

inganno

pauroso

2.

ut

appetas

ut

tutto

non

tradigione

corpo

frau-

nam

non

assalire

ma

tu

se

malvagio

dei

dei

uomo,

battaglia

g*

habere.Eris

decent

animum,

non

nessuno

non

conscientia,

Tu

1.

nemi-

formides

nec

il

essere

a^gredere

peHcula

si

detta
ven-

grande

appetaSy

imbecillum

temerriusy

che

).

indixeris

nisi

magnanimuSj

nil

Clle

palam

confiictufn

res

vendetta

susurro

suffodia^^

siati

Sappi,

di

generasione

do
quan-

podest,

tvfa

Tendicare.

poterti

onesta

nem.

nuocermi

di

animo

persona
fare

danno

palese

fa,

cominciar

trui.^
al-

con

ad
se

tu

nimicare

gliele notifichi, imperocch

inganni

trappole

ingiuriano

3%

ghanimo,

sa

fa Tuomo
la

andare

volere

sottrarre

p"rlia:

va

mo

sarai

magnani

pericoli

mo

poich

timido

se.

vita

riprensibile

{ G

DELLA

Tn

domanderai

non

li

non

mala
dlie

temerai

fa

cosa

mo
ani-

della

coscienza
Celle

CONTINENZA

PAROLE

liATTENIMElfTO.

]I

Continentiam

I,

cide

DI

Tuo-

animo.

poco

niuna

la

non

pe-

dimostrano

temerario^

come

pauroso^

come

tu

se

mo
uo-

comandata,

di

ogni

battagliasse prima

inganni

imbecille

essere

sustfrri^

ad

darai

).

con

nessuno

co-

coscien*

Marc,

alcuno

predetta

le frodi

roei^

ninna

la mala

me
co-

temerai

gli

non

quanta

ad

m^

pericoli

imperocch

non

r arai

non

tu

se

reprensibile

Non

3v
non

.e

panros

vita

yerarente

cercherai

panroa""

sarai

non

matto,
nomo

za

tu

$e

nomo

Cme

AUora

loro.

il nimico

si

vero

superflua

in

et

circum-

dUigiSy

arelum

desideria

tua

quantum

tura
na-

cupiditas

ex-

Considera

constringe.
poscat,

Si

pett
yenieSf
siln

ut

et

non

tecttm,

quantum

Continens

teipso

ipsi safis

est^

fueris^
contentus

cum

eo

sis
diyitis

usque
;

nam

naius

per-

qui
est.

Se

Coi^tioeoKa,

ami

tu-

da

caoei

il

te

.
.

e*i

pi

sapr

desiderii

se*

qui^lijche

eh
ciente

et

fira

te

atFura,

tnfino.

cooieato

di

contento

di

nato

tudg

Se.

ooncv^iacenaa*

attendi

botato

tua

tua

cQiaeftenile

sii

ta

baata

ti

de^dera

come

li

(i)

luo|(o,Coiitdera

-quanto

non

distringi

istretto

itt

medesimo

tu

troppa

Je

con

che

tanto

madesivio

te

elli

s,

soifir

licchezae

J9L

Giamb,

).
Se

a.

da

leva

'

le

te

desideruL

tale

la

Se

tuoi

desiderii.

di

cffiQtent^

assai

te

stesso,

se

( C

in

tu

ni^o

tutte

luogo

xistri-

quanta

teco

domanda

quanto

diverrai
chi

imporoccli

stesso,

sufficiente^

Continente^

sarai

xicco

me-

re
reputa-

taglia

istretto

neix

te

pu

Marc.

Considera

iatura.addimanda,
Se

di

Continenza,

ed

superflue

cose

lacupidit.

la

ami

tu

appaverrai

contenterai

ricco

nato

essere

3.

gai

chiJbasta

tuoi
la

quanto

Continente

sarai

ti

tu

quanto

non.

tu

che

atato

dextto

le

Se

desidera.

restrigni

"e

medesimo

te

habisqgno^

tua

tito

superflue

cose

Cootinento^

d*ei6ere

Esamina

natura

desideri

tu

G.

a,

daUe

4o

Concupscentiae

Impone

li.

modum,

et

mim

Ede

ce,

vitae

berisy
bus

bibe

cruditatetiy

Obserya

libet

trahunt^

voluptaiem

eitra

tatem,

blandimenta

ommaque^

occultam

quae

communitate^

inhaerebisf

deliciis

qunr
inula'

non

praesenti"

nec

ebric"
in

aiti

quos

videitris

damnare

rei-

citra

nconviviOy

ne

Jroe^

iuae

desiderabis

nec

absentes'*
Metti

1.

a,

Tanto
bei

che

in

tn

de

senti

ti

non

Poni

a.

leya

da

diletto

smaltire^

che
nit

n
di

ti

convito,

vita

pre^

tu

sai

d' uomini,

in
tu

occulto

il cibo

crudit
che

ti

innebri.

non

tua,

che

agevolmente

possa

rimanga
che

per

Mangia

il

tu

che
in

presenti

quale

tuo.

il vino

veramente

alH

Concupiscenza
la

cosa

che
non

^ bei

.maco

si

tu

volont

(]^tteUiche

alla

Tanimo

si

basta,

che

( f^ Ginmb/)^

sono

ogni

tira

tu

tua

ti concedere

freno
te

to
tan-

Quando

di

che

desiderare

non

satolli,

guarda

gente^,

coloro

Non

sono.

diletti,

ti

di
di

ti

non

t' innebri.

comp^nia

non

ti

non

misdichi

Aon

che

deeiderL

alli

core

priva-^

che

diletti

lo

mangia

Concupisceor

tua

li

tutti

te

ismuoyono

tanente

se*

da

parti

aUa

freno

sto-

bisogno^
Guarda,

alcun*altra
non

di

comu-

Tilipeiada

biasimi

coloro

\ costumi

de*

quali

tu

non

Non

degniti.

che

delizie

Marc,

freno

quelle

tutte

che

quelle

( C.

il

Poni

3.
tua

hai,

tu.

ti dHttare

non

desiderare

le

non

amare

tu

hai

non

).

alla

Concupiscenza
fanno

che

cose

neUd

lusinghe^

che

occulto

con

scacciale
'1

anco

di
ti

non

vita

darai,

desidererai

sideria
tum

tua

invitati

sed

ad

spiritum,

in

con*

gnia
compa-

non

sii ^

non

ad^

nee

Pala"

accede.

De^

sapores.
hoc

quia

desinata

tanr

quasi

atque

diyinum^

te

potes^

quantum

ed

danni

assenti

facili

compositus

te,
men-

delicatezze

le

redime
ut

t
cupidi-

Celle

excitet^

la

teco

cibum

ad

la

tu

presenti

ex

debes,

exemplar

che

comunit

dalle

tiki

parvo

curare

pore

arai

G,

tuumfames

tum

paia

alle

ebbriet,

ae";psterai,

voluptateniy

infra

non

ed

-senza

alcuna

Rictus

IH.

ad

tu

in

ovvero

bi

che

quali

tirano

Maggia

te.

desiderio,

coloro

le

da

-osserva,

vito,

diletto

cor-

fe^

reducere.

stina

Sostieni

i.

seguire

la
si

palato
l

(i)

tua

volutt

smuova

tuoi

voQDt

vita

(i)
per

desiderii

testi

di
della

poche

pregia

stampa

Lo

vivanda.

faine,

non

poco

).

non

cose^

per
^

che

tuo

vore,
sa-

ta,

4
de*

allo

tu,

folanrente

procacciare

clie

eseroplo*divino

tie dal

(i )'coita[posto, parti
'ol

congitrgnere

ta

p^r

corpo

faj"f

.ti

non

tno

spirito -{B.Ciamh,),
Il

3.

di

cibo

mangiare

della

mangiare,
Sazia

debbi

tu

forma

( C,

corpo
Il

3.

roli
cibo

vitto

la

psdato

n'on

non

poco

attendere

l*

vadano

cose

(1)
C4^d^

allo

Laure

qwanto

qnasi
t*

signoreggi

facili

ii

perocch

tu

di

tu,

{ G.

esemplo

del

dei

acciocch

qnai

composto

tu

separato
dalle

vb

tnoi

finirli

quanto
sia

id

conunoTno

prezzo,

age-

diletto^^^ raa

appetito

oorporaii

al

solo,

)l

tua

animo

/tz,

vita

di

te

similitudine^divina,.

dalle

-cibov

RicOD^wra

innanzi,

onde^^r

savori,

questo

conduca

aguzzarlo,

s|niito

andrai
e

pef

ma

sia

tno

fame

tuo,

desiderii

).

non

cose,
; e

Marc,

ad

Dio,

I0

cbe

Hmpercioc-

cose,

la

di

Ta

buono

non

Ordina

sferzati

possibile
il

di vili

modo

"

ti

del

ss^re

ciby

del

attendere

spegnerlo.

alia

il

apesa,

trovino^

la^fame

Fappetitotuo

ch
ma

natura

non

dMetto

per

non

bisogno

picciola

agevolmente

che

cose

di

sia

tuo

fretta
t'af-

puoi,
e

Celle

partito
).

j( Testi^tm^^

44
Conosciuta

se*,

che

tu

dio

quello,

non

che

che

tu

se'

tu

se

gente,

mit,

te

ti

dolere

negli*

essere

se

istre*

di'pr

pa
trop-

quelle

ragguardare

ammirazione,

con

sieno

tutto

non

veduto

netto,

mostrando

giamm^

di

simile

cosa

( CI

)r

Marc.

Se

3.

non

il

che

vegli

la

ma

diletto,

dal

che

quello

tu

gU. quello

che

te

avarizia; 'sordida

piuttosto

serlo,
d'es-

parere

vo-

osserva,

povertade,

msera

sa,
ca-

rere
pa-

non

molto

immonda

sia

non

voler

se',' e

questo

non

ascrivere

non

di

dalla

Non

non

se'

tu

esserlo.

che
che

tu

conosciuto

se',

non

fa

sanitade,

signore

che

maggiore

iia

sia

signore

casa

Continenza,

nella

studi

tur

abitare

te

sta

marcire

noa

sia

non

povero

semplicit

ne

con

avere

non

mente
special-

massaio

buono

cose,

qon

altrui

s'

mansuetudine

per

tenerezza,
d'

Guarda

tu

se

per

poche

hai

d'essere

mostrare

se'

non

ezian*

apparere

volere

nop

qvietlo

reputare

voler

se',

tu

questo,

lurutto,

ti

non

tu

che

jaaaggiore

THon

te.

per

simplicit

negletta
e

rezza;.
non

spregiata,

s'elle

volere
per

piagnere

aver

poco,
le

cose

te

sonora

sieno

languida,
poche
cio,

anguste,
essere

ine

avaro.

quasi

sieno

le

leggie-

sostanze,
non

Non

re,
volevolere

piccole

*5
.

buone

poco
razione

vereberis

terabiii

plus

licentia

rum

fabiles

lis

risus

si

est,

effususy

uSy

aui

aut

alienis

tempus

iocos

gnitate

sapientiae

vilem.

quam

Da

(i)
se

superbo!

dirUri
Fir.

i7.34

male

in

chiaro

{da
^:iOs

te

coatemnent

tibi

il

Car,

3i.

se

quello

Concord,

).

litas

egli

se

uomo

vero

tam-

curri

riso,

odievole

5.

di-

gra^ent

nec

sparto*

ergo

cum.

quoque

nec

erit

super*

tfurtivus,

ut

garaonevolniente
dirotto.

aut

{i).- Si

hoc

riprendere

nilmente
o

risus,

gere,

Non

odibilem

evcatus

asperum,

puerilitr

si

autmalignus

exigit,

iocoSy

digni^

Jactus

malis

af-

reprehensibi"'

facit

clarus,

tamquam,

seriis

immodicuSy

hominem

quoque

Ser^

obsecuri'

quam,

Nam

muliebriter

si

eo-

e{

detrimento

ne

verecundiae,

ac

quia

facetos

quam

e^ si

crede.

interdum

temperatosi

to^

nutrita

spotius

Miscebis

tatis

Omnia

te.

abstineto^

recto

ama)

dantes.
sed

magi

'

quenquam

imprudentiam

utiles,

mones

nec

quam

turpibus

4jfuoque

ammi-

tmrpiafu-

turpitudinem^

ptaeter

verbis

dilgis,

accidant^

antequum

lium

prendi

).

Continntiant

Si

gito

altrui

Celle

-dlie

( G.

V.

delle

-sed

po,
trop-

fenrimi-

fa

lo

che

Ammaesirmm.

riso
viene

urhanitas^

grata
$fi^ loci

vilitatey

sine

Heden^

cactiinno^

sine

nsus

clamore

sine

voo^

tjsfi sint

sales

tumul-

sine

incessus
y

In

4iU" aliis

Se

lad/s

Cottti%eii'za,

che

cose

detti

coloro

Giiarlaii
sieno

che

lo

li tuoi

abbassamento

affari

4i
che

verensa^

lidere

si che
n

un

ti

nfillo

dispettandoti

ti

troppo

per

fem*

di

tu

Mr

tenga

Di

te

fare

gior

avianaen*

ehe
e

r-

,, molte-

tempo

riprenda

di

dirotto

abbia

non

dignit

dispregi

no.
parlapoco

cosa

effuse
se

ama

diffalta

digtiity

senondoftua

Jinlia

lo

che

eertesi

pi

ch*elli

Dnnqne

portati

che

mischia

erihnente

pn

parole^

ma

riprendendole

mineseamente.

jpro^

diritto

oca

se

laide

parlaiati

si temperatamente

.^ioco,

te,

da

profittabili

pia

amano

Infra

Cre^

sostieni

sasteunte,

essere

uoB'i)eae

care,

hone^

f:^gitttlt'

esseve,

possono

paoaoo

laidure.

Ama

cum

iiiiaii2ch*eilevegiaDO.

cose

ehe

i|aeUe

tuoi

et

aliquid

sancii

tu

ami

tu

tiatte

sono

erit.

tractaeris,

1.

di

desidia

non

LudituTj^

stque

le

tibi

quies

Tle,,
noa

^i)Sia
vMee

S4tnsa

dDaiiieiilo

734"

in

il

(iH

grido,
(

ila

k^tOfCar,

FMo

S.

sflims

*1

ino

ConesnL

71)*

vinore^

andare

aaoa

dmmmtBSHfmm

la

tua

disor*

FH^-

Tuoi

cortesia.
r6o

tuo

Lare,

^ece^.

altri

Se

3.

laomore,

te

Giatnb.

tua

gli

alcintt

pensa

).

Continenza

ami

tv

gii*

senza

negigeiiza. Quando

innassi

( jB.

onesta

oosa

allep^ressa,.

voce

senza

eoa

gsocatto

avren^vdo-

seaza

tua

andatura

noiTsia

ripso

sieno

occhi

senza

tua

'filhnBi,. ansi

aiillg

udita

ms

I^

fiiggi
,

iinanzi

l"rattare

cosi

vergognati
nel

u^sti

dii'e
no

tili

parole- disoneste,

piiiittQsto-

mescola

tenziosi

parlari,

perocch

se

quando

ddbba

dirotto,

cme

arroganza
e

ialso
ed

cde.. Se

essere

il tempo

aoUazjBovoti,.

rkiens

odio

rchede
^empve

onovn;

ilo,
molnon

wt

schiacciato

Lo

ridere

Jo

aghignasB

"

altrui^
in

sen

ridere
che

la femmina.

danno

la

se

avpeckia",

per

del

volila

tuoi

tua

fanciullo

ristare,
"

dignit

il

fa

e'

temperatamente

riprensibile

come

v^

Alcuna
ne*

fallo

la

diminuire

senza

parole

piacientiere

altrui*.

m^

"n^

-composte,

sollazzevoli

parola

di

1* usarle

che

di

sop*

goardatt

vre

Tappetito

ascondo

reo

Duate

ti

cosa

dire

di

osa

come

Ogni

perch-

che

diritte

fnttosto

4qo,

xnedesimo,

d*altrai

sfacciato

entro,

caggr

la* turpitudine;

che

l'uon^a

vi

tn

dftste

cospetto

salvo

porta

cbe

1*
chi

uomo

!"

parlar

gravit

por

spiacere,
divede-,
cose

nefo

spetto

si che

tuo,

troppo

come

spregiato

arguto

come

destamente

che

nuntieni

ma

"dinesca

ed

le

cose

sozze

che

te

stesso

salvo
delle

parole

licenza

di

Con

tinca

ogni

turpitudine

quelle

elle

altro

pi

chr

lerabile
tol-

sia

disonest

poich

la

Ama

impudiizia.

genera

pi

che

cosa

guarderai,

ti

^^?^

za,

alcun

che

brutte

citta*

innanzi

pensa

la

utiU

sermoni

mo*

).

temerai

non

uno

Marc.

disoneste

aTvegnano,

piacrolessa

la

si

bufibo)

una

ami

tu

tue

dette

sieno

paisi

( C

onesta

'Se

3.

te

che

essere

queste

non

tu

in

n
^

vile;
fa

npres

esser

aspro

uomo

soUazfltyoli

parole

possi

non

dilettevoli

gli

a^

fabili,

piuttosto

Mescolerai

lusinghevoli.
chi

agli

altri

ti

senza

di

verecondia

le

fia

se

effuso,
o

detrimento

per

fa

gli

altri

adunque
con

acciocch

se

dignit
niuno

ti

fa

mali,
il

maligno,

ovvero

il riso

1*

dispregi
ma

come

gli

sapienza

grata

lieve.

urbanitade,

uomo

sar

se

furtivo,

come

aspro,

ti

riprensibi:-

Non

sia

le

a^te

vocato
pro-

essere

richiede

tempo

gravi

dignit

fanciuUescamente

femminile

ovvero

di

riso

perocch

matemper-

danno

che

voka]giuo*

seriosi,

modo,

senza

superbo

odiato;

alcuna

fatti

tuoi

ritti

i sermoni

ama

chi,
giuoesercisii
e

non

lit,
scurri-

reprensioni

H
aeno

tue

iitade

sia

senza

multo*

quando

gli

gualche

altri

onesta

ya"

tu*-

senza

noi^igrezza,

ma

fa

giuocano,

cosa

la

.l'andate

riposo

uti-

senssa

liberale

romore,

sia

te

giuochi

soluto

il xiso

sieti

tua

ce

denti,

senza

pensi

8empv^

dalle

G.

santa

Celle).

Continens

Si

TI.

libi

sitque

4a,
bus

ob

ascribe

laudationent
Continentiae

per

tu

se

iscltiferai

vogU
lode,

tutte

Continente,

essere

.'.?

'

Cotanto

ti

de

hrde

lu

quando
da'
da

rei

4*"o.

"2a
Car.

5.

dispiaci

uomini,

doglioso

come

persone,

operazioni;

fia

sie

sempre
a*

contalo

Concord,

fossi

se

rei

per

Aminaestr,

d'essere

lodato

lodato

perniai*

tu

pi

allegro^
di

credere
tua

Fir,

39.

aforismi*

^l 'mi
una

tu

sembri

ti

altrettale

da

ad

aditum

pandas,

(i)

as*

nec

hanc

per

1.

adu^

ani*

merearis

promerendam

tuam

Diffidliimum

Nullius

amicitiam

sentationem

tibi

veram

sermones

qnarum

resolyunt,

voluptate

mum.

Laetior

qssentationes

est

opus

repell^e,

latorum

{i).

turpi*

malorum

et

malaSf

existimationes

te

evi-*

turpia.

malis^

es'tOy quoties'displices
de

laudari

turpe

iauderis

si

quam

tam

ad^tadofkes

es

grande
a

734

le

\"^
i^

chBfe

biasiiairto

jQMev

Iodato

Mere

i^be
Mi
dei

tu-

"allegro,

ewere

Zia

ph

111 Continenza

^kV'lttsinghieri

amist

di

Giambi

dicono,

Non

diletto..

alcuna

uimio

Ib-

cui

per

sa
aetr

aia

dalla

te

na-

ci

che-

guardar

grande*

moT^

ehe

grare^cosa

sr

allora

te,

/credere

lieti^

qnand

di

comt

Sii

opere.

male

geat^

nomini,

dioeJl^

pensano

ftiQ-pregia

ai

buone

a* rei

dispiaci

tu

le

per

jbmI

parole

coraggio
chiedere

lusingale (

per

A.

)
6e-

se*

tu

Continente

le

i^gi

Inain*

^be,
f

dispiacciati

altx^

0ase

loda

tua

a*

geyoliaama
t^

4e

de*

parole

loist'di

le

il

aape*-

lusinghieri,
l'uomo
del-

IT^imo

TV

cercare

piacentarcy
acquisti

per

la

per

amico

.dai

ipattiye
a*

biasimo

fuggile

Continente

lusinghe,

di^piaoeiid
e

se*

tu

lodato

Ae

altri

Mala-

te

).

Se

sofli

per

eoi

agiooe

3.

de*

Non

dUetto..

rei.

vera*

. il

q^ali dissolTone

persona

Marc.

da*^

piaeenterie

falso'

per

( C.

le

vedi

reputa

Continenoa

di

per

ti

tu

biasimata

parte

fi'ggl'o

lletta

mali.uomitri,

Tessere*

lodato,

essera

quando

allegrati

dispiacere

cosi

sia

.cattivi,
eppe^

cos{

lieto

la uiolta

m^

1*

tristo

fossi

come

sarai

cantivi,
isf

te

adulatere
es-

lodato

vol^

quante

estimaaio

ascriyerailo

in

tua

Sa

se*

ripreso

rispondi;

nenza

ripreso,
tile

tu

se

eh*

pensa

teci

Non

C.

di

degno

Marc.

arrogante

non^
,

sommetti

te

avT)endoti,

non

Ammonirai

grarit.
lentieri

ammonire,
Se

riprendere.
riprende,

ti

mente

sappi
le

temerai

reprehensor,
ita

carreptory

ritate

praevenias,

dato.

Ncque

deiicias,

stamente,
giu-

non

Non

pr.

lusinghevoli

ma

et

extollas

audiemium

neque

exproha-

sine

errori

hila^

facile

veniam

neque

quemquam,
tacits

auditor^

ti
Requiren-

receptor.

'facile

contendenti

responde

alio-

ddmonitioneni

esto

promptus

ipse

scrutatore
sed

ut

Dicentium

facile

se

far

fugax

curioSus

neqe

acerhus
tione

vitiorum

sto

vro

rum

mente
paziente-

ragineyol;

vuol

yo-

Celle}.

vni.

ti

non

utile

parole acei'be,

dalle

(G.

la
e

adcitno
fa

ti

serrata

prudntemente,

lascia

ti

le

piuttosto

).

ardito

sarai

u-

Non

beno.

ma

aspre,

ti

riprensione,

tao

per

s'

tu

riprensione

ci

parole

piacentiere
3.

se'

non

egli

le

temere

tale

pa^

c(fn

degpaaniente

se

che

pensa

ascolta,

saTiametite

de^
ce-

nec

in

iurgia

execrationesque

commo-

Jiteas.

1.

Caccia

da

te

t^tti

li

vizii,

^e

delti

ss
Itrui

troppo

Intendi

bene

te

cojui

che

Studia

a.

cercare,

non

Non

lui

cacciare

gli

altrui

odi

persona,

ricevilo

parti,

tosto

che

acci

zuffa

non

lui

Sarai

degli

sicch

monizione

il

stesso

altrui

ma

tu

con

ti

lodaro

troppo

exhi

vuole

re
udignamente
beni-

domanda,

tosto

contendere

contenzione

).
de*

cacciatore

cercatore,

correggitore
sempre

trui,
al-

te
agevolmenNon

vuole
a

dilo,
ripren-

amore

Rispondi

chi

Marc.

tu

difetto

biasimare

venera

( C.

riprenditore,
;

yizii,

sollecitudine

errore.

chi

te

con

favella,

luogo

tu

con

5.

tuoi,

),

da

prontamente.

luo*

tosto,

Giamb.

non

chi

tacitamente
te,

ed

cuna
al-

isbrgatamen-r

aspranente

1* olfesa

altre
di

dalli

B,

di

delle

^o villaneggiare,

perdona
troppo

ritieni

domanda

ti

piacevolezza

con

lion

parole,

tenzona

riprendere
ma

ti

da

Quan-f

parlano

rispondere

ti

abbi

sempre

leggiermente.*

che

alcuno

dei

partiti

go,

Se

tu

cosa,

rimprocci^

perdonagli

le avie

caglia.

ti

senza

g^st|gamento.

tuo

quelli

fermamente

liprenditore

che

maniera

falla

uomo

non

insegna

dinanzi

allegrezza
do

tal

in

sia

sii

non

ma

aspro,

ci

mesdire

non

allegrezza^

acerbo

nia
villa-

senza

alla

pet"venga
ed

vizii^

am-.

ali* errore

abbassare

non

cbe

quei

Sarai

alcuno.
ti

ammaestrano,
A

ricevitore.

pronto
facile

risponderai,

darai

luogo

della

dsputaieion^ i( G.

delli

ti

domanda

nelle

daUe

lenti
au-

facile

contende

iscendere

non

chi

chi

uditoro

'tacito

villanie

Celle

).

"

Si

tx.

Contineni

trpQrisqne
illos

obserta^

idee

animi

ne

indecori

videat^

neiHo

tui

motus

Nec

sint.

latente

-quia

contemnas

iffert^ si

es^

nil

nam

ipse

illos

distrngi

tntti

tu-

cum

videas,,
%

Se

malvagi

tua

se' Continnte

ttt

del

movimenti

anima,

n'avveda

che

ti

non

caglia

assai

tuo

da

corpo
altri

che

cbe

deUa

^
non

'1 vedi

tu

se

.( B.

9amb.y.

Se

".

se*

tu

Continente,

Inovimenti'deiranin^

tuo,

sieno

disordinati^

corpo

non

vere

rocche
non

sieno

vecfi

gli
Se

tu

sieno

ad

palesi

j|iar perch

altrui,

( C. hfarc

onesta

siano

del

beUeaza,.

del

gli

non

occulti^

perch
poich

a*

impe-

eglino
tu

desimo
me-

).

se*. Continente,

dell'anima

senza

chei

quegli

sieno

diffei*enEa

ninna

3.

bench

epregio

guarda

i movimenti

osserva

corpo,
e

non

jaascosi^ poich

che

non

gli apre-^
mento

S5

jax^fotsL se;alcaii

Mobilis

x^

estOf

perHnax

non

Celle

dalle

{-G*

.yegga

ha^fere,

Tei

sii,

ficiositatey
ctar

blandusy

mini
bus

inferiofe$
superiores^

In

reddenda

negligenSy

ncque,

cunctis

appafems}

ie

molestunu

sed

contemnas

neque

vonsam^

nec

vivendeneninetuat*

recte

li

scientiam

facies^

pares

superhiendo

levs^

non

ignetm

Hbi

ftircii tu

).

aUcuius

nec

Omnes

fi vrede^

non

of*
e^a-

benignuSy

esto

ne-

JamiMetris,

poMtcis

omni"

aequus,
.

Sii

1.

tante

noTOitte

gli

^tttti

-ditpetti

uomioi
li

dot

DOii

ISon

ta.

ficie,
tutti

piii preri
k

uoxini

lusinghieri^

a.

fare

Xjriamb,

abile

alcuna

tv

alcuna

Toitti

non

cosa^

.gli uomini

vir

nullo

tutti

sciensa
te

non

fa

che

noii

ti

ce.
pertina-

conoscimento

turbare

ne

tvj^p-

essere

iba

ha

persona

m"iton

costante^

hai

di

beae-

qualnque
teco,

sie

tu

riceyere

familiare

sie

se

con

cosa

leggieri
Se

di

Sie

pochi

non

rendere

bemigno

tu

che

dirittura

per

e-

ta

se

orgoglio,

per

jpronte
sie

dii

credeta'

-idi te^

negligente
essere

i( B.

Tu

pari

piii grandi

non

gli

diritto

sieno

essere

molle^

non

peitziiace.

non

nui

sieno

trop|o.

pari

de^

se

quali

gli

non

alcuni

se

avere

bene,

tu

gli

alcuno

sie

Sie

ogni

di

hai

questo

re-

per

tutti,,

diritto

dime-

sie

pochi

sie

te,
negligen-

benigno

uomo

vivendo

te,

facci

con

te,

dispregio

essere

'tu

piacentiere,

ad

ttico,

che

meiito.

riceverne
ninno

vi

non

"nOstrare

non

in

Quando

temere*

di

grado

grado

maggiore

non

munerare

minore

superbia

per

di

sono

se

di

sono

giuste

e
.

{C.Marc.),
Sarai

3.

mobile,

costante,
di

spienz^
n

molesto.

minori

Nel

temerai

non

dell*

rendere

gligente,
tutti,

tutti

vita

sermone,

Hae,

saeviHaey

tuae

vidus.

RumorihuSy

tatis

seminatore

minime

potius
ad

his
nocendum

ne-

re,
familia-

Celle

).

clenten^

bonae

fama

alienae

vel

in

quam

cultor

neque

credulus

te,

pochi

crinhinibus,

qui^

benigno

iudicio

vultu;

guam

heque

sed

dalle

in

esto

detestator

busque

Sarai

G.

ingrato

apparer

la

vivendo.

non

lusingatore,

Seyerior

3LI.

pari

rettamente

ufficio

giusto (

.sia

superbendo,

esattore.

non

ninno

"

uomo

dispregiare

non

ti

iop

cosa

Ogni

maggiori

'

alcuna

rai
sa-

Avere

pertinace.

non

ma

leggiero

non

ma

in-

suspicioni"
malignus,

spe^iem

smplici"

aliquibus

subreput^t^

per

,67
Ad

oppositis'simus*
ricordiam

8Q

fatto
in

piaccia,nti
delli

altri

in

che

glors

un

elli

dee

essere

tal

fiata

coiftrario

sempre

vizii

di

gnamente,
iNn

di

alcuno

ha
le

no
assottigliadi

sim-

alla

isbrigato
fermo

sie

si

tue

pi

altri

li

come

novelle,
ancora

piuttosto
a' mali

di

con

uomini,

credere

gli

tuo

ma
fa-

invidia

si

che

tenuto

essere

avere

eziandio

ogni

benir

di buona

non

gli sospetti

in

nella

falla

chi

Non

fama.

che

vivere

seminatore

essere

buona

nel

amare

non

pi

sentenze,

Punisci

medesimo,

te

nelle

fuori.

crudele.

cela

Sie

).

in, parole,

apparenza

ma

yirtudi

tue

giusto

che

ira, ed

che

te,

specie

sotto

che

stato.

si

adyersitadi

Giamh,

B.

Sie

s.

fatti

le

di

lo

cbe

bi
ab-

stato,

muta

coloro

Nelle

misericordia.

savio,

si

lui

gio
pre-

non

grande

in

dis-

lo

di nullo

di

ali*

lento

$ie

che

cuore

Costa

te^

eia

altrui

d'ingannare
plicit.

di

pon

perch

sai

tuo

ia

yendicatore,

pietoso

ma

in

occultator

in

pi

crndeltadi.

tutte

invidia
non

Sic

faccia.

firmuSy

giudicamento

in

parole^

in

miser

vitiorum.

fiero

pi

cbe

'tua

alii

sicut

ad

humilis^

et

cautus

virtutumy

dversis

in

pronus^

prosperis

tardus^

iram

di

gieri
leg-

difetti

trui,
alsi,
mes-

sono

potere

quali

se

sotto

ti

trapponi
con-

foroM

8ittplieit"

di

meglio
alla

misericordia,

virt

loro

Marc,

della

cultore

fama,

della

piuttosto

ma

gli
alla

fermo,

vi

cauto

praeditus

Nullius
monis

Severus^
aspernas

Quae

non

nosti^

imparties;
^norantiae^

sine

quae
tibi

ira,

vole
inchine-

cose

avverse

umile
altri

occul-

de*

sono

honorum^

contemptonet
eSy

acerhus-exactor.

non

despicias

loquentium

cupidus

arrogantia^
nescis^

postula

rari

sine

ser-

tor.
audi-

jfaUens
sed

saevus^

sapientiae

nano
ingan-

,).

imprudentiam
ipsef/Sed

gli

come

XLi^Vanegloriae
quibus

all^

gni,
mali-

ai

semplicit

Helie

Celle

dalle

credulo,

cente

taxdo

virt,

buona

-romori,

sarai

contraddi

prospere

della

Ai

non

misericordia.

nelle

sarai

tua

invidioso.

Sarai

nel

cke

volto,

della

ispeci"di

altri.

( G.

vizit

-biasimatore

altrui

per

delle

tatore

nel

seminatore

sai:ai

quali

-Oeculta

gudicio

suspicioni

avversitadi,

occultanoi

che

vita

non

pecc^at,

akri

demqnsa^

crudelt,
n

nelle

sOToroael

nella

allVirii, pronto

).

pi

eermone,

poier

per

prosperitadi.

gU

come

Sarai

3.

nelle

tue^

( C

tardo

fermo

auto

altrui

Sie

nuocere.

umile

le

biakaaoo

hilares
et

non

docilis.

postulanti
occultaHone

inyfortirL

"lelli^ sapienza
senz*

nosci

che

cose

Celle

DELLA

tu

domandante

cch

fa

ne

zione
occulta-

senza

domanda

dalle

( G.

strato

cbe

cose

sai,

non

d'ignoranza,

le

al

arroganza

Le

parte.

docile,

ti

siano

mo-

).

GIUSTIZIA.

Quid

I.

in

conventiOj
?

lex

est,
hac

In

nae.

Qui^quis

sideraSf
Deo

lum

Deum

imitaberiSf
nulli

et

nocere;

appellabunt
buntur

di
di

tude

molte

et

lune

an^i

ante-

hoc

in

il'

prodesse

lustum

virum.

sequentur^

venera-

lo

per

non

da

legge

ad

sia, che

vuogli
ama

seguire
temi

to
mantenimenordinamento

Dioj
In

uomo

ella

mento
manteni-

questa

ver-

che

pensare
ed

dimostra

Giustizia,

Iddio

ed

natura,

con

compagnia^

umana

convenevole
tu

te

der

ut

ama,
si

congiunta

conviene

non

et

omnibus

te

gentil

uomini,

Se

velis

lo bene

per

di

ut

di'

diligente

Giustizia

troTata

illa

sectari

erisDo,

omnes,

et

1.

hanc

prius

tinte

quid

quUiquid

ergo

amabilis

dir

huma-

societatcs

enim

expedit

ctaperit,

sed

quodaestimemusj

est

non

expediatf

ris

vinculum

et

ta
inven-

constitutio^

nostra

non

tacitd

naturae

muhorum

adiutorium

lustitia,

vina

nisi

estlustitia,

eh*

gna.
inse-

ramente
primie

nostro

6i
'

criatore'e
di

dore

luij

fnale

nullo

giiisto,

gente

tu

facci

tu

bene

allora

ti

che

ma^

ciascuno,

le

chiameranno

seguiranno,

faranno

Giamb,

B,

Giustizia,

cosa

ama-

questa

ti

si

tu

in

amare

amerannoti

et

pu'

che

eio,

nera,

lu

s che

sigtore,

nostro

se

verenza,
re-

).

non

lien

un

?ivere

naturale,

ragione
Che

cosa

dell*

ihento

In

fa

bisogno

mostra^
di

che

sia

che
Dio
ad
di

tu

se

ogni

tu

ad

da

chiamato

ogni
ed

onotato

Che

3.

cosa

GonyenziofiQ
niiolti

di

aiuto
se

non

upa

amato

Giustizia,
della,

uomini?

della

amarlo

ci
ac-

amerai

tu

.Che

sarai

sarai

Marc,
s

che

guarditi

allora

tato,
segui).
una

non

natura,

costituzione,

ra
deside-

cio,

utile,
^

ci

Giustizia,

ed

giusto,
(.C

siamo
pen-

medesima

questo,

facci

noi

imperocch

Allora

alcuno

uom

che

persona

in

pagnia
com-

ali* altro

uomo

ella

Dio.

seguiterai

di

uno

Dio,

temere

da

nuocere

amore

virt

questa

persona

non

che

ge
leg-

una

bisogno,

qualunque

amato

lo

di

cosa

per

.cominci

prima

ordina-

un

fa mestieri

non

seguitare

avere

o^ni
e

di

ti
mol-

di

ovvero

legame

questa

non

nostro,

debhe

quello

se

comune

aiuto

per

Giustizia,

uno

che
?

trovata

animo

divina,

tacita

una

conversare,

cosa

ovvero

trovata

cita
ta-

in

zia,
Giusti-

ilivina

yuicolo
lg;|l^e,
e
questa
che
Ik

non

Adunque

fieguitare
Tu
in

da

amato

amiuno

nuocere

ed

riveriranno

luttus

11.

Mcebis

aUora

tutti

etiam

t*

tutti

ti

pelleranno
ap-

s^uiterandalU-

( G.

si'sy

ut

far

nomo

ameranno

eninv

sed

seguiterai

ogni

giuste,.

uoi9K:r
no,

ad

0^11^

tu

lui

di

Iddio.

odiami

tu

se

qael

deaidera

prima

tema

Dio*8arai
che

che

ci

bisogna

{cr

estimiame^

che

qualunque

questa,

questo,

pr,

quello
noi

cottj^agiiiar

umana,

non

se

bisogna^
ditta.

di

solum

non

non'

prohibebisi

nocentes

absti-

nitno^ere^non^estlustUia^sed

non%

uentia

iniuriae

mcipe^

ut

alienae

Ab

est.

his

ergo-

etaliis

ablata

ipsos^ne

aliis

vehariSf^
quoque

Se

1.

ffesai

essere

giare

li

le

prese

puoi
joteasi

raptores
casti"

sint^

giusto^

essere

li

contrario

vuolono,.

non

hai

alic^ndi

danneggiare

non

vuoli

tu

Tiene

forca

restituas

colUbe.

et

.fa

amferaSyura^maiorapro-

non

altri,

quelli

perocch

non

Giustisia.'Mon

niente
altrui

cose,

sii

fondarle,

'

in

ohe

buona
boMsa

ti

ma

che

mi(^
con-

dnneg^-

vo
danneggiaprendere

rendi

dei,^e

non

cpme

tuttavia

non

che

quelle
tu

puoi,

a-

Tolontade

Tolontado

tu*

non

se

Va

se

fi

6$;

i^per

Se

3.

non

da
che

cio,

in

le

estatidio

correggi

signoria,

evTero

Taltro,

sL'ehe

Bocerai,

non

ch^

ha

^
tu^

rubate,

tenit^rio,.

tuo

ruba*

possi

u"no

stia

stizia,

sicuro

(. C

adunque

le

sestitoisca
sieno

( G.

ni.

Torersiam

Ex

cosa,

acciocch

le

cose

Sisi rubatori,

temuti,
dmlle

Celle

niella
ne^tesy

Gin-

Quo

male.
che

tu

sie

tu

ad

scao-

non

nuocere

comincia,

nocenti

dall'altrui

altrui,

co|e

maggior

BO

niente

solamente

giusto,

eziandio

ma

astenersi

ma

cose

tolga

sii

tu

tierai, perocch

gni

altrui

cio,

altri

ciascuno

Acciocch-

3.

d*

roba

nel

alcuno-

giusto^

Marc.

tJR

che

rieta

co^

essere

la

che

cose

ma^

Adunque

grado,

mag^oro'

ad

giustisia^

Toogli

t^gl

ti

noli

ingiuria

nuocere

non

male.

se

terai^
vie-

Taccisi

il

dal

sto,
giu-

essere

maetiandio

ty

(B. Giamb,)^

adoperare

questo,
ttt

sali

renda

re

fare

ttai Hai

9er

vnogli

nuoccia

guardarsi

mincia

prendono

imperocch

j.

uno

poi

le

ad^altrui,
si

non

persona

altrui

e*

tu

Bocerai
che

east^a-,

Teramenfe

non

eh^

quelli

godere

filfo

altri

levato

tolte,
da

acciocch

gastigali,

non

vieta

^tr

costri-

).

vocis
sed

amhig^itt^
animi

fa

con'

qualiuuem

M
Nihil

speculare
De

.iureSi

fide
de

cumque

sitf

lustitiae

ne

et

si

tamen

contigerit

bis,

uhi

quia

secreta

loquenda
et

veritatem^

vincuntur

excusa-

iustus

est,
enim

tacenda
ihi

atque

malis

dimi,
re-

potius

tranquillitas,

secura

custodiamo

causa

fi-

utere

mendacio

sed

hnesta

loquitur

si

Quod

veri

ad

fidelitatem

prodit,

non

sst

sed

iu"
te--

mendacio^

uti

mentieriSf

non

si

invocati

et

leg)em(\).

Jalsitatentf

uhi'

agi

transies

non

an

nm

inyoctur.

coarcteris

ad

non

scias

tractatur;

transeas

Mquando

anjtrmesj

religione

et

Deus

non

intersit

ventate

reiurando

stis

tibi

tacet,

aperta
ut

pax

alii

dum

ilio

ah

vincantur
^

mala,

"

Nella,

1.

te,

difinire

non

gi

lo

y'

tuttavia

(i)
Biare*

elli

coraggio.
lo

testimonio,

'n

giiirare Sappia
li

ragiona

perocch

Diato^

guando

rante

egli

si

testimone

FKfinz9f

che

chiamato

te

'n

fede

ajppo
di

che

si

ovunque
Iddio

non

da

i*j^S^ Car.

S.

Ccncwd.

i53.).

non

afierdi
di

tratta

esiandio^l

ginraj
(

perci

sia

aWegnach
non

cosa

difterenst

riti;

Dio

di

ma

Una

giurare

tuo

nome

Ninna

si

.maestr.^

lo

sia

vi

non

da

parole,

doppie

per

affermare

tao

dinanzi

sia

che

"}ualit del

la

?guarda
ia

discordia

sia
non

ligione
re-

ye

chia-

ginJm

C5

la veiit,

tmpmwe
la

ti conviene
mica,

falsit^

Se

tu

che

da

dire

tuo,
una

che

d^a
qui

si

che

dee

sa

nc

tu

se

di

tu

ma

Capassi

del
che

hngia,

la

se

la

dic"

fako
verit

non

AforismL

dire

s'

si

tu

egli t'ode,

di

ci

la

verit

difenda

per

acci
zia
Giusti-

re
di-

se' costretto
del

ainto

bugia,

aiuti

ve^

biao-

di

pure

testimo-

della

di'pr

egli

fede

invocazione

sotto

ed

che

sappi

cbi bench

legge

la

volta

alcuna

se

biigia,
non

all'altro

tio,

si tratta

^ella

nondimeno
o

medesimo

fatt,

sia

raganimo

dovunque

religione

Dio,

vero,

non

da

L'affermare

quello

alcuno

non

ma

dell*

vero.

tra{]^ssaredunque

Non

che

il

essere

tuo

pregne^

l'uno

di

che

scandalo

disppsiaione

di

tenere

nome

quello

tace

ma

ma

giusto

uomo

^seminare

non

della

tratta

p^

'

imperocch

Terit

affermare

del

gno

L^

quello

dubbiose
la

giurare

dere.
difen-

reputa

cosa

non

mentire,

cose,

di' apertamente

la dirai

tu

niente

dice

di

bene

.fiata

)..

parole

guarda

tacete,

Guarda

t^e

per

alcuna

veritade

cagione.

( ff. Qiamb.
2.

dei

non

le segrete

iscuopre

la

passi
tra-

la Tertconfessare

onesta

per

E.se

per

ti conviene

menzogna,

Bon

ma

non

la

dire,

meoBogna

per

scusare

Giusteia.

di

legge

aecioecii

con

la

scasati

ma

6S

imperocchruomo^usto

Questamente;
manifesta

le

doTC

che

cose

sono

pud

onestamente

ni^

tenere

te,
scere-

tacere

tace

ma
,

quello
da

che

dire

pace-

altri

la

quiete

ch"^

gli

cheranno^

3.
annodi

Marc.

).

Di

ninna

bece

qnistioiie

differenza

ed

chiama^

anche

festa
e

parla

data

mentre

male

segreti
le

pace
che

gli

viiHof

le

da

cose

cose

la

da

chi

verit,

Giustizia.
mani*

non

le

tacere

di

della

parlarne

siftura

t
veri-

Iddjo

^ il giusto
;

la
del-

della

passare

legge

cagione

i Suoi

fede

testimonio

la

tarla.
evi-

tratta

non

non

giuramnto

perci

onesta

mente
sottil-

ma

della
si

il

non

deiranimo,

tratta

la.-

si

fi che

rafTermaila

nel

se

trascendere

non

Dove

il

si

pe-

vncer

controversia,

dovunque

ehiainato^
ne

che

che

egli

ambgua

ninna

gH

male,

non

ma

qualit

ht

perocch

dal

uomo,

casi

doye

che

male,

la

questi

in

vincere
savio

gCTolmente

animo

( C,

religione
9

deir

dal

Slippi

si

che

quello

occorreranno,

guarda
ti' fia

dice

tenere

'1

vincere

male,

tacere,

lasceranno

si

sci

da

sapr

gravi

cosi

tranquiUit

ce^
ta-

lui
co-

in

e
,

altri

da

lui

sono

( G.

vinti

dal

4lU

Celle

mais,
).

68

DELLA

SOMMA

SOPRADDliTTE

DELLK

His

I.

QUATTRO

institutionibus

ergo
Firtutum

quatuor

si

vivendi

Prudentia

pavida

et

ciones

ad

tuas

et

tinte

ns^

semper

tui

suspi-

apprehensionem
vel

digito fasta
^

inimicuSy
postrema

culparttnty
vocaberis

nomine
In

ill
in

obtusum

-maculas

*perdUcet

mediocri

lance

aliquid

se

cun-

ergo

has

imMensurata
in

simplicita'

et

commentatorque

homo.

prudentia
cumque

versipeliisy

uno

mals

nec

aliquid

subtilissimas

et

animi

plenuSy

Ctisj

timidus

semper

njtonstraberis

impingas:
astutia

notaberis

^-

aliquid

dubitanSy

aliquid

tis

qualiumcumque

uttentus

sempr

quaerenSy

lida
cal-

investigator

scrulator

suspiciosuSy

Nam

excedat^

suos

osierCderis

noxarum

servaveris.

a^mmiseris

ejt

te

rectiiudinis

fine

terminos

latentium^

perjectuin

simensuram

aequo

et

bservatis^

species

Jacientvirum,
eanim

TIKTT;1"X

qui'

persistita

habeaty

nec

verststum,

Queste

-qtiffttro Y irindi,

ehe

io

ho

dette

perfiitto, ,9e
diritto

modo

tn

di

di

sopra,

f"raojio

r^rdifie

seguirai
vivere

ti

le

per

t;ose

uomo

loro

impereioesb

con

6e

tnalisioso

che

d*

possino

appena
ne*

imi

parrai

quali

cercando

nuove

qualche

neghi,

tu

de,

simplicit,

il

dovin

ogni
da

tutti

cattivo

uomo.

Tuomo

Prudenza,

dente

Mure,

In

tutti

chi
di

ed

to,
chiama-

difetti

questi

del*

la misura

pru*

essere

in

dirittura,

con

essa

io

avr

non

( Codm

maliziosa

in*

mente
final-

sarai

stare

*CDnfMa

cosa

doppio

troppo

vorr

di

).
9.

Adunque

ti, queste

quattro

perftto
di

tif

voce

chiosi

male

per

il trapassare

modo

alcuna

quale

una

tue

per

mostrato

astuzia,

volendo

naa

mez^no

per

atto

gran

altrui

sarai

latta

cosa

sospetto

ad
)

tempre

piccolo

per

ti

crescer

di

di

piefio

nimico

la

condannando

sottilissime

reputato

conduce

sempre

il difetto

apporrai

suspizioni
to,

ti

so,
curio-

cosa,

d'altrui

che

ci

qualche
cose,

opera

intUDirere;

possi

sospettoso

temendo

d* al*

pizzicherai

diventerai

sempre

che

sottile,

cose

difetti

si

sottigliezza

cerchersii

essere,

appena

troppo

vedrai

tu

paurosa,

diventerai

di

aspetto

uno

sofistica

trQpi"o

Prudnza,

della

i termini

pa68

ere

arai

nomo,

loro^con
servato.

con

questi
spezie
se

di

Virt

la' misura

giusto
8e

ammaestramene

la

ed

no
ti farandella

ignale

Pirudnz

tudine
retti-

fine

di

passeri-

termini,

i.suoi
sarai

difetti

sarai

'y

zioSo,

di

cercatore

emttente

le

metterai

sottilissime

tne

d' alcuno

sasai

dito,

timido

do,
temen-

cosa

sarai

tu

se

vestigare
in-

mostrato

di

pieno

mostrato

soipisioni

peccato,

sospi-

dubitando

cosa

la*

cose

colpe

alcuna

sempre
alcuna

sempre

pturpep,

qualunque

cohie

notato

delle

investigatore

mostrato

tenti,

stolido

sdrai

ta

astuzia

et

delle

pe,
col-

vocabulo,

rai
sa-

di

inimico

simplcit

troyatore

ultimamente

et

da

le

Prudensa

macule

la

qui

alium
audax

valentia

et

appetii

aiui metnoriam

si

non

extra

ma'

virum

wnitia^

honestate

/estinutn^

Superciliis
quieta
Sed

fugaU
tamen

poterit^

firtem^

et

dicforum^fa-

impugruttor^

ferre

inquieium^

etiam

alium

ferita

in

).

omnibus

bestiarius

sit

scaltro

extolleniias

maments

genSf

sta

fctciet

neglecta

ctorumque

la

mena

sta

turbidum^

quascunuiue

ste
que-

Qualunque

aufiem

in/latump

ceit,

serun%

Celle

extoUat^

suum

ti

messo,

Magnanimitas

II.

in

del

bilancia

quali

misura.

( G.' daile

sagace

uomo

nelle

sensa

con

dum

malo

%vLtti chiamato,

sono

essa

uno

con

aut

derelinquit.

excitai,

quanwis
extra

sed

subri'

aut

se

mi"

aerumnosam

Mensura

ergo

7*
.

DtiignMimitatts^
mineniy

corsivo

carattere

La

il Codice

Magnanimit

ancora^

estolle

si

misura

tre

^Ja

qualunque

di

zione
tradu-

imperfetto.
ella

se

occasione

uomo

parlare^

di

olr

inquieto^

torbido^
^

in

diventare

orgoglioso

minaccevole
ed

ho-

segue*

c^e

essendo

supplita^

I.

dmidumesse

tiec

auducem.

nec

Il

eit^

giudicare

Supercilio

rigido

con

si

battaglia

in

mette

pacifico^
quantunque

le

Giusta

quella

che

more,

Se

9.

fuor

del

subito

"tti,

posposta

ogni

momento

le

ry

( C

Taltro

che

in

sono

caccer

uoi^

detti

in

eTuno

bench

sia

molti

potr'

di

ne*

ecciter

pace^

nondimeno
di

tostano,

rigido

bestiale

uomo

di

one^tade;

la

mostrandosi

impugnatore,
fifori

negletta

pieno

di

eccesso

alto

in

uomo

inquieto

qualunqu'e

comp
cose

1*

ti;-

Marc),

lever

si

far

turbido

sia

cosa

audacia

modo,

suo

in

perciliiy

che

)a Magnanimit

minaccie,
e

sia

cosa

lascie^

se

Magnanimit

conoscere

non

non

miserabi"

di

della

misura

di

ricordanza

ingrata

audace^

vincitore^

se

Ma

fugando*

impugnatore

di

fuori

fine

lesi

e/u

ccm

altro

ferendo^

uno

riuscir

bestialmente

sostenere

su-

ver
mo-

feriaudace
mali

tenti
poy

ma

e*

n-Tero
la

scia

desidera

difetti.

Ln

G.

ne

timide

et

minimis
talis

speculum

Hat

ergo

Continentiam

prodigus
tenacitate

avara

Ae

in

nam

viiis

putabitur

mediocritatis

linea

ut

voluptati

nec

luxuriosus

et

se

suspi-

ne

ponas

observabis^

dedituSj
nec

sis^

circumcisa

integritas^

terminis

contrabas^

manum

tam

et*

bis

parcus

^ueu^Ue

).

deinde

Cave

istfringat.

mit
Magnanitimido^

essere

Celle

dalle

di

piena

della

non

Continentia

in,

eiose

cio,^

Ia

esso

adunque

misura

questa,

audace

erumnos

oicmoria

sua

fine,

.misero

appareas^

sardidus

obscu*

aut

existas*

rtis

1.

tade,
cisa

Sia

il

astenersi

timida

ad

che

in

dalla

si

vero

Tiene

del

suog^
tenacit

2.

infira

Fa

questi

di
che

non

termini

Continenza

Guardati

grette^
la

cosa

giusto
d

in

mezza

preda

scialacq[uatore

brutto

( C.

masserizia
la

si

dere
prene

vile
il

lussurioso,

sospi-

vuoisi

allora

non

parci'

mano

minime

cose

chi

concupiscenza,

s
non

dunque

Continenza

alla

reputa

nenza
Conti-

soperchia

mentre

le

esempio

della

confine

ritrarre

non

integrit.
della

giusto

per
Marc,

pa
trop-

)..

astringa,
non

^$Qt

te

mtnrOf.

mente

di

tua

di

tua-;

mano

in

speransa

via

questa

tuspiEosa*

te

ttmidamente-la

la

porre

ntrarre

not

In

mimme.

cose

adunque

mezzo

non

la

osserverai

GoDtinnza^'

alla

ch^

de

sordido

itinere

levi

regenda

tenacit

avara

mediocritatis

eo

estj

ductu

ne

anioni

senkper

subsequantur

gligentia

Dum

tiis

ndis

corrige

licentiatn

f,, ncque

nil

asperitate^

gligentia

nere

cio,, che

volendo
e

oen

la

osservare

vivere

volendo

re*

ut

est^
ninna

ne--

vilescaty

Giustizia

troppa

eonturbar

regola

diventi

non

con

tatis

durata^^atian^

questa

con

tu

et

te

admittat,

Ultimamente

1.

per^

appareasi

despecta

anuibilitatis

kumanae

tibi

tenenda

atrocitate

severiori

ncque

benigni

eiusque

commanitate

ncque

rigidit

durus

discipUnae^

reverentia

zo,

aut

regula

Imstitiae

ergo

sed

proterve

nimia

humanaesocictati

servaSf

Ita

tibi

veniae

vi*

illudentib'us

aut

rursus

de

ncque

gerisy

iliudcntibus

aut

ne--

errantiun

curam

peceandi^

blande^
mittas^

minimis

de

ncque

iugiter

rc{ti"mem

magnis^

non

).

postrema

immotam

per

Celle

dat

uomo

prodigo;

oscuro

lustitia

IV.

tibi

dalle

G.

paia

non

e.Iussurioso

Tolatt,

saraV

tu

dee
di

t^

mes^

negligente

mansuetudine^
la'

tranquillila

della
cb"

di

di

de*

fare

non

per

male

ai

ohe

duca

mostrare

di

di

mo

loro.

-ma

La
la

per

cosi

sia

non.

'"'

crudelt

a.^La
4per

gore

troppa

quasi

ipiAe

venga
n

di

che

dietro

grandi,

dee

dura

minimi

vere,
vi-

comune

( Cod.

si vuole

p^

che
alla

per

ne
ragio-

immobile,

negligenza,
di

che

gente

essere

gnoria
si-

perda,

vile

si

levit,

la

mezzo,

continua

nere
te-

genza
negli-

diventi

ultimo
di

via

questa

dee

si

non

alla

da

Giustizia

deirnimo,
le

odio

in

venga

Giustizia,

della

bene

dei

troppa

per

non,

tua

compagno

diventi

Fordine

rompa
e

se'^uo-

reYerenza

Comunit

apregiata,

troppa

per

amato,

suo,

^oppa

audditi,

tu

della

la

de*ufficio
per

simile

che

ti

non

troppa

che

sar

sci
puni-

misericordia

sempre

uomo

cio,

ella

1*

quale

perbamente^
su-

non

per

adunque

regola

pia-

i tuoi

loro

mortale,

carne

peccano

parte

di

pensa

tu

verso

aspro

verso

che

altra

punto

benignit

ligidit

non

dia

tu

scberniacono

che

dair

riaerbaudoii

non

loro.

vizii

che

granr

Insingano

ti

vedepdo

curane

de*

fifUoro

coloro

sudditi

puntata,

eaaer

cientano,

non-

clifetti,parr

piccoli

di

tao.

i tuoi

correggere

licenaa

e,

deirauimo

mgene

la

per

vizii

non

7
k

vita

tua

tolamente

ti,
Virt

propria,

eziandio

sommit

di

luogo

runoso

nel
n

ayendo

Chi

molti

altri,

questa
de*
con

si

luoghi,

delle

due

dairaltro

la

ritrae

quale

imprse

(. G.

italU

Dko.Gratlas*

utilit

t-

non

di

tenga
de*

delle

schiii

fugga
e

la
la'

conyene^

CeUey

Amii..

ni;
ragio-

dall'

tu

dovute

pi,
tem-

quasi

pericoli,

disprezzi
dalie

la

che

minacciato,

presunzione,

).

qualitadi

mezzo,

contrari

grizia
pi-

per

Virt

persone,
di

via

questa

merit,
te-

eziandio,

ma

le

la-

per

ordinare
ad

con

si

non

Marc.

sopraddette

secondo

ai

men

( C

una

per

sappia

monte

venire

do
stan-

passare

egli

del

proprio,

delle

Forma,

inira

di

che
di

irreprensibilmente

sua

ktoghi,

centro

desidera

adunque

si

che

negligenza

solamente

voli

uno

lasci

si

non

per

lato

in

precipizio

della

de*

cagioni

pericoloso,

mol*

di

considerando

tempi,

conducere,

andare

ta

come

monte,

salvamento

2.

delle

persone,

non

Forma

mezxo,

de'

qualit

egli quasi

sci

di

via

nna

la

sempre

ma

sopraddetta

questa

per

delle

ad

sua

tenga

ntilitli

mreprennbile,

*?

sendo
es-

un

za
paz-

t,
vil-

IL

)E'

LIBRO

SCRITTO

DA

NEL

VI

BRiCAREXSE

VOLGARIZZATO

GIOVANNI

?RBMITA

SECOLO

VESCOVO

MARTINO

ODMeXSB

DA

COSTUMI

CELLE

DALLE

TOSCJrO

Oli.

SSCOiOL

XiV

aO.
voluntaria

omnis

autetn

turpis;

quam

actio

peccaium

mne

tolU

peccatum:

honesta

tam

est

voluntarium

ergo

aciio

est^

est

exeusationem^

omrte

nemope-'

irivitus.

cat

Ogni
la

onesta

ogni
le

asione

la

come

adunque
via

peccato

ogni

asione,

disonesta,

peccato

scuse,

volontanar
;

volontario

neuno

s
co-

te
toglie-

contro

pecca

guo

Tolere.
.

Educatio

ft

disciplina

et

ntore^aciuniy

et

id

unusquisque
bona

que
mala

cqnsuetudo

deb^t^

excutere

ita"

quod

instruxit.
Lo

ntricamento

adunque

colui

lo
3.

interest

tu

hai

forza

fittto

quello

r
impapurgar

facias^quod

animo

facta

quia

cemuntur^

videtur.I\iuUa

con

stumi,
co-

inferm.

che

)i

laus

autem

quodfacere

nonfaeere
fa

deve

usanza

quo
estj

non

v^ro

Non

rea

egli

che

li

{a

disciplina

la

quello

buona

la

quale

vitiosum

animus

sa

la

Nihil

fecisse

esty

ciascuno

se

didici

quod

sapit^

possis.

non

animo

tu

tiiioso,

lo

.faccia^

pW^cchA

li

filiti

si

laude

vcggonOy

fare

non

Io

non

ma

che

quello

la
Nul-

animo.
tu

puoi

non

fare.
bomini

^. Quid

feras

Libenter

mo.

lor

patintia
Chi

non

audias,

tius

che

istudiare

di

conviene^

in

oda

et

La

jre

dm

liben-

ut

penta
ma

che

non

cui

che

soprastst^

tu

parli.

non

dijjrentes

iunr

mors

ulti'

disvelut

omnis

si

(i).
antivenne

vita,

cosi

ogni

la

Comevrd.

si

cbe
morte

giavano
che. indu-

molti
di

da

giudica-

Cmr.

la

prolang^vsno
certa

non

fosse

aftp4tareeaM
$*

ti

molti,

itaque

molti,

sopravvenne

(d

ultimo.

siccome

(i)

zienza.
pa-

qualihus

sed

non

vi$am

morte

la

per

poeniteas

solamente

qaesto

iudicetur

jnus

m^

tu

preyenit;

ehe

loquarisi

piacere

6. Muitos

ylnce

incjumbe,

volentieri

pi

si

placeas,

tantum

tro
al-

un

quello

nunquOm

quo

quatn

Aspetta

tu

dolore

il

hoc

in

uomo

sofferirai

multis

quam

stude,

d"h

est,

necesse

dell'

Yolentieri

Expecta

5.

ho*

vincitur.

necessitade

di

quod

-i inimicissmo

uomo.

inimicissifnum

est

il

9JA9*h

diretaoo

^rd
(

vits^

ogni
dmmmesir,

T'ristitiam,

?^.
"sin

minusy
Se

puoi,

tu

8.

tu

Amicos

verha

rebus^^on

sunt^

orat"rem

.-omnes^

quod

oportet^

Ammonisfl

secondo

sone^

^.
rio

te

pensa

^suadera

Costringi

la

an(^

gli amici,
le

da

sono

secondo

non

bel

essere

parole

te per*

dicitore,

se

pe^-

c)||e bisogna.

mancipia^-animi

dell'

signoria

la

con

Ujidinenu

et

ventreyn

impe^

animo^

servi, la linguaio il

ventre

Jmsuria.

xeris

tcitum

Quod
si. Ubi

4ilio

non

silentiujn

Quello
dirai/'

peri

imperasti

iruoi

centis^

eoa

che
V

Aforismi^

odio

quomodo^ab

secreto,

il

niuno

silenzio,

altrui
di

est^

innocentiam

Beffa

da

tu

Ridiculum

di-

rifrenare.te

puoi

non

tu

velis^ nemini

esse

ispers

che

come

11,

cenza

fatti,

maligni

10.

tu

linguanif

iccome

si Hbi

p^rsitaseris,

lauda;

licentiesa

coerce

au^

aesti-

personis

teputa^

quel

te

Ut

palatn

stfcretament

matiifestafneiite

anfkno

altro, al-*

i^re

admone^

TTianda

^stimare

tutti.

secreto

:_

nell'

puoi

non

mostrare

lauda

-tem

iidmiseris

ne

ribevere

iron

se

ol

meno

poteSf

ostenderis.

ne

tristizia

txxo

si

se

parlare?
odio

aliquem

nO"

perdere^
alcuno
del

uccida

la

sua

colpeyle.
6

inno-

similii

'Mnstro

senilis:

amrda

^$sf

stultius

enim

quid

via

4ftitn
Omnes

pudet

deficiente

infantes

terra

fortius

nasci

te

Simile
del

sia

ad
vecchie

dire

'come

ignudi

tutti

-icum

S.

Qual
col

quale

i4*

la

via

ti

che

dolce

noi

^ceve

vergog^ni

tu

nascere

habere

amicum

omnia

loqui

che
dire

ardisca

sic-

terra

Petutn

pi

tu

1* ami-

avere

ogni

come
sic-

cosa

teco

virium

Magnarum

laednt^in

'

La

Haii

ut

piii atolta,

maDcando

dulcius^quam

cosa

con

1* avari-

sskatnente

audeas

q4to

eo,

iqtialcosa

Amcinlli.

id

Qu

vivere?

morstmosa

che

Non

excipit

quam

viatico

vivere^pi
1

nudos

auole,

il

augere?

viaticum

cosa

-ai

accrescere*

'di

nna

sotet^

dici

qud

est^

{\y. Quid

negligere

est

sis, interest^

quid

non

habeas*

si

tfte

Dimandi

'

cura

on

se*,

tu

Nondunt

i5.

deriserit.

Si

(a)

Aiio

Toffendltore

(2)

di

Noa

se'

ane^r
%

S.

Je4ilo

turba

non

hocpri-

cogita
(a).
il

forUkaa
da

'se* tenuto.

che

te

contemni

gran^

{Jmnkaestr,

si

esse,

et

Convien-

quello,

filix

heatus

vis

dimentica

cha

1* offende.

non

es

centemnere

mum

colui

che

di colui
chi

sapere

Concorda
se

la-

non

curare

C^\%^yl\.).
imrb

non

li

4
eh*

nella

Nihil

Nulla

quod

altrui

doveri

domandare.

Paceifn

20.

Avrai

che

pensa

furiosi

in

ha'

piacere
Male

nesciunti

(1)
eh*
9\iti

egli
(

affectus,

id

etiam

putet

guerra

lo

desiderio

qual

egli

medesimo

in

con

umia-

furioso,
tri
al-

gli

tutti

Questo
impazza,

dmmetestr,

vizio

alli suoi

de

bene

non

molti.

hominem,
laudari.

affetto,

loqui

autem

sed

cbe

pensa

S,

che

impaezioo

Coacord.

Car,

sed
Male

quod

ogni'

dm

che

ma

merearis

quod

ha

te

est

homines,

pluribus.

colui

in

qui

est,

sed

migliori^

displvcere,

non

vitium

eo

piacere,

vult

loquuntur

te

nel

opinentur

Malis

mali.

quale

sieno.

Grandissimo

23.

in

in

quello

melioribus

vuole

omnis

gli uomini,

con

Maximmm

21.

la

habehisyCum

habet

quello,

in

sti
avre-

(1).

Questo

che

tu

negherai

insanita

ipse

pace

li vizii.

quale

hominibus

furere

paeteros

nulla

Hoc

quod

in

la

fuisti.

petiturus

cum

bellum.

vitiis

de

modo

altro

un

un

negaturusfuisti

domandare,

cosa

negata

non

in

quod

petasp

negabiSf

nihil

no,

ed

in

Tirerai

corte.

19.

tu

Non

essa.

solitudine

nella

modo

ut

di

ministra

in

qiielfo
tutti

296

gli

6,}.

8g

soient

psi,

tur?

de

Sirnerito:

lesturn

gaudeo
si

rosy

Gli
ina

appare

mo^

mentiuntur.

mea

hanno

uomini

li rei

illos

Si

^maxime

nunc

diritto

obiectw

vera

coloro

.opinione
alli vei

elli

se

parlano,

della

allegro

mala

dispiacere

Molesta

laudato.
contro

loquuntur

non

enim

loquunr

possent.

sono

che

quod

innocentia
:

mala

te

quod

non

sed

est,

immeritos

m'

Homines

mia

di

si

te,

essere

mentono,

se

ma

massiniiftmentQ

allora

innocenza

egli

al

opporrebbero

appare
se

vero

po:-

tesserd^

3.

Non

in

es

bene

uhicumque

esty

bene

quod

est^

tuaP

patria

itlud

es:

tua

enim

locOy

in

est

non

Patria

per

sed

h^

in

mine.

se' nella

Non

ne,

sei^ poich

tu

Tunqtie
non

94*

Nikil

kabet

le
le

grande,

grandi
Chi

con

do*

cui

ber

per

anima

magno

divitiae

plurimum

Qui^
cupit

Quid

4a-

est

imitari,

nelle

cose

grande

ricchezze
ha

maximae

sunt

? Deum

spregi

siqchezze

nisi

minimum

isqui

patria

nell'uomor

ma

divitias

benejitium
Nulla

sono

Quae

? .La

qtt^

magnum^

desiderare

non

BQn'

luogo,

in

despicias.

re

patria

molto

umane

-Quali

animo.
on

? colui

tu

desiderare
che

mena

8G
Che

desidera.

dare

benefcio

seguitare

Iddio.
9

Honestius

5.

quafn

mare,

judicaveris^

cum

ju dicare.

amaverisy

cum

ab

sensio

st,

alio

incipiat,

te

a-

-Dis"

autem

recon-

ciliatio.
Pi
d'

che

amare,

Aacordia

oominci

a6.

Succurfje

imm^

non

t*

Viente

alla

perta

pa*

degli amici,

Le

tadi

prosperi

si
an-

ottima-

avrersita-

j^rovano.
odidf

tecta

sani

ntinis

ta

le

amici,

li

itaque

res

probant.

apparecchiano

Peiora

amicorum^

povertade

certissimamente
27.

ii ricon-

te

secndae

certissime

fa incontro.

ti

da

altrui,

La

amerai.

tu

paupertati

adversae

le

quando

da

giudicato

arai

tu

Amics

Soccorri

a-

quam

loqax

inimicus
~

offendit,

perti^

tacitus.

quam

Peggiori

Mira

8.

dicari,
^i

t'offende

oditf

vuol

S0m

iiUsa

per

a-

parlante

ap

vuUprae^
Ignosci

a-*

ostemdit,

bandita,

essere

non

intMigi.

gaudt

quod

qae

est^

HEarairiglosa ragione
non

il

acito.

ratio

quod

che

odii,

coperti

meno

il

che

li

sono

dunque

BBeo

mat,

quando

occurre.

tantj

di

onesto

stessa^ed

quella,
che
essere

la

quale

s'allegra

d*es-

qoQosciut^

Eleemosjrna

g.

accipienUbu

tatn

non

dantibits

quawn
solatium

fit lhoris.
? avariiia,

gestas
tet,

prodesi;

La

la

della

deL

Quis

Nullo

tu

puoi

colui

povero?
da
5i.

moki

nequitia

ipsa

Innalsa

felicitade*

malisi4

za;\
2s

Mala

gH

povero

pena

te

ma

Chi

pare^.

teme.
.

snbmit^e

erige^

fili*

innocentia

est^

ost.

disavventurattf^^

sai, perocch

luogo.

molti

poena

Fera

to
tan-

cotale,

stesso

ftUcitasy
sui

temere

neuno

temuto,

Fera

che

$e

Injelicitatem

citatevi.

quia

videtur^

quello

tuo^

nunufuam,

peccati

in

ohe

reggi
signo-

temetipsumi

sihi

li tlioi

fuggire

tu

tu

timeL

fuggire

puoi

poyef-

servo.

suo

autem

iqiedesinio,

te

quanto

qui

sappia

che

quam

multos

timetur,

no
dan-

la

peccatorufn

^ffi^E^^^y
pauper?

est

multis

sii

non

eoloro

conforto

bisgna

timuerisp

po$^

che

granditrma

conscium

magis

alium

la

pecunia,

coloro

Egli

Nullum-

5o

la

opor^

guiderdone

Quale

aTarisia.

la

runt

quanto

speranza

fatica.

Chi

e-

imperare

g^OTa^tanto

non

ricevono,

non

maxima

tft

Pecuniae

lmMna

chela

tade

Quae

servire.

non

praenUi

e^spes

felicit
di

fionscientia

se

la

ti
sottomet-

innocen^

medesima,
saepe

tuta

asi^

Si

bis, qui
La

exitum
mak

mai

BOB

deUa

Tu

lussuria,
Benficii

allora

il

Tuscita

penserai

aecpii

dati,

difesa,

spesso

temerai

tu

se

potuisse

rum,

c^scieitsa

hlivisci,

contine^

cogabis.

sieura.

33.

initia

Lihidinis

secura'nunfuam,

vizio

di

essa-.

oportet

nunquam
Sutis

protinus*

ma

est

poena-.

punire.

Non

fiato
ha

bisogna

34*
$ias

fue

mante

talis^

vir,

silentii

depone^
teinperata-

insiememeote

p*

cosf

vocis

est

res

nUim.

un*

l'

Qualis

est,

senno

Magna

parola

Grande

animi,.'

oratQ.

Qualunque

dell*~anilna^

immagine
tale

uomo,,

la

parola

il temperamento

della

sua^

voce*

silenzio.

del
36k

Qui

malus

tur^

iniostadi

temperarne

La

le

Imago

3S,.

cbe

vaniiadi..

le

gi

simnkatet

anstadi

le

opra

colui

se

sUJ^cipt,.-manici-

tarde

piglia

bene--

punire.

potuto

moderate;

^xerce

lo

pena

Inirhicitias

Tardi

ni

Assai

ricevuto.

fallato

dimenticare

mai

malis

animo

aequo

immi^ce'^

est^
..

Chi
rei

con

igfuale

animo*

si

mescola

alli

reo,
.^

i'jmNeminem
i^^fius^aris

laudaveris,
i.

semper

puta,

neminemci-^
te

cum

diis.

H
iesthnonium

dicere

^Vitium

nihil

credere,

vitium

dere^

omnia

est

ere"-

lauderai

l^euno
biasimerai

facessi

t08to",

tosto

Yi^io

testimeniainsa.

cosa

Utendum

58.

siccome;

ereilere

ogni

credere^

Didla

Tizio

paiia

sempre

aceusera^

iitKio

diyids^

est

abutenr-

non

duriti
D
male

le

sono

usare

Ficehesze,

non

usa

usu'e.

leuntsine'

39. Nullumputaveris
Ejccufationem

quaeterevitium,rFortior

cupidHatem

^ui

teste.

subiicit.

vincita

diffidUimunt

Kst

hosten

qui

quam

est

vinr-

seipsum

cere.

Non
abbia

non

che

pensare

testimonio.

Pi

vi^o.

cbe

piditade,

Cgli

forte

Cercare

di

ebe

rince

colui

colui

che

'scusarsi
la

cu-

co.
il nemi-

sottomette

vincere

malageycdissima

cosa

cb9

luogo

alcun

sia

s#:

medesimo.

40-

Inique

Amare

turi

sic

desinere.

incipe,

Magnarum

qui

suis'

tanquam

honestus

irasci'

liceat

non

etiam

rerum

fuerity

non

cessus

hrascitur,

si

suc^

ipse

est

co^

natiSt

Quasi

iniquamente

s'adira^

cbi

s'adira

con

9m^^%

tra

i suoi
comQ

sanza

non

dolore.
aia

licito

Cosi

comincia

di rimanertene^.

ad

Onerto

ziandio

se

Hmiestior

lum

quam

prebet
Pi

dell'

nobi^

tromo

al

infermo

ooloi

che

animo

di

la

yec-

poso,
ri-

nel

trovoe

affaticarsi.

Lo

ragguarda-

soaszo

se

la

recoe

ad

contincia

spectacu-

chi

che

liposo,

irwenit,

Turpe

aeger.

allora

et

odo

in

"juefn

animus

ad

senectus

^uem

laborare^

onesto

chiessa

la

animo,

nefoilt

est^

incipit

tunc

sen-

aoima

ociumretulitf
et

La

tas

animus.

generosus

"deir

senso.

gen^-oso

^%,

generosi

corporis^

del

e*

cose,

il Tolere.

generositade

litade

mag'ne

^nimi^stf

Nobilitas
La

neUer

succede

non

Nobiliis

sus.

il

'1 sfornirsi

mento.

43.

Nunqmam

commodo

sit

alterius.

dvitabo

trstis

Homo

secundarum

Jelicitaiem

fitcies

in

tj/uoniodo

sums

inyidiam

rerum,

iacta/^eris^

tibi

muUis

cu9h

Si

dl^es

eris,

Md
Tuoi

vivere

invidia

gitterai

tu

tristo^

se

utilmente^
la

echiferoe

8e

sii

non

la

Uomo
^11

medesimo

te

come

sono^

cose?

prospere

felicitade,

eoa

molti

rai
sa-

ricco.

44*

Locum

confessio.

innocentiae

tenet

Ubi

proximum
ibi

confessio

remissio.

irne

severitas

in

yido

est

B^mi

iudicis

est

pnote

non

me,

rieca

ener

felice

iu^

tieme.
Auribtis

47.

liis

pia

che

te,

ad

*^1

Intra
se

non

aliis

qitod

Niun

Mcomio

talora

Car.

(a)

S^

sine

fueris^

si

erit

a6p'.

guardi,

Concord.

si-

'saepe

Si

nunquam.

fa-

deteriora

erit

in

aleno9

nam
te

vi*

ea

Cum

pudeat

diuturnunty
Alteri

occasione.

tibi

il

priino

s*dira

ipsi nunquam,

che

Car,

sempre

'1, pai^
il

ma

^szo,

da

{Ammaestntm,

)'

7.

Idrato

^ tra

S*^

Ccum

lieggierissimainefiCe
li

te
nien-

impazza^

yerere^

diHreaza
cbe

non

se

ha

non

sempre

persuaseris\

ignoscito,

(1)

d0

ipsumi

coegeriSy

semper

^ello

bonus

instruxeris^

Quod

cere,

).

s' adira.

potes,

esse

te

Crd,

l'adirato
Tuno

die^

sempr
(

quaevituperaveris{2).

tmueris,

%o,

in-

et

non

insccnit

semper

Facillime

taveris

prima

iratum

wlter

dies.

pazzo

sempre

^9,

bene

Inter

unus

un

altro

me

intere^

alter

irascitury

dira*lo

dire^

la

altri.

nisi

Manunty

dei

tu

ISihil

48.

a-

che

orecchi

gK

spssamente

Ciocch

Hngna.

antequam

es^

tbL

dixers
Usa

lingua

quam

dicturus

Quicquid

ntere.

frequentius

ta

10^

sar*
biasimi

io..).

btioiio^

(Anma^siram^

^e

dte

9'5
Tu

quelle

le

fare

sia

in

nerai,

est

altrui

tu

forterai
con-

quello,

che

sempre

perdo-

virtutemadiicies^

ad

tu

tum
quan-

abstraxeris,

delectariy

somno

che

maL

non

voluptate

ex

Quello

Ad

Tantum

So.

vergognra*ti

inforhierai,

tempo.

to.
vit-

tuo

per

fare, sia perpetuo^

te

preparate

cattive.

cose

di

faiy

t*

bpne

tu

di

gusterai

non

se

avevi

che

cose

Se
di

il bene

goderai

Stultum

quasi

et

mortem

moliri.
Cotanto

aggiungerai

tu

trarrai

dilettarsi

la

fuori

della

nel

sonno,

virtude,

voluttade..
ed

Stolta

avere

^i

morte.

cosa

orrore

Bons

Si.

Multi

quanto

aliis

cum

ptium

Jaciunt.

obicit

alteri

malis

qui

nocet

sihi

maledicunt,
Nihil

sibi

parcit.

turpius,

ipsis

coti"

qui

quam

alfiiciendum,

AUi
Nulla

buoni

cosa

pi

riprende

|ui

fanno

farlo

Molti

egli.

d'altrui,

medesi-

se

cuno
al-

che

quello

linguam,

pauluium.
poterantf

libidinem^

comprime

cupidittemque
Saepe

sanata

animiy

mancipia

licentiosa

rege

non

perdona.

rei

villania.
{/t

Ss.

altrui,

male

alli
che

sozza,

in

dicono

'quando

chi

nuoce

ea

quae
sunt

si

sanari

tempore.

perio
im-

ventrem^
non

potes^
ratione

cQre,

cosa

Bni

ilius

diviti

Chi
buona

effugere

Bonus

fruitur

hfiminibus

tacere,

coscienza

Utilissima

IS^

na
bo-

tutissi-

fugete^
sa

non

ao*

loquL

contemptum

malis

cito

esty

ntum

nescit

invidiaiii.

conscientin

agli

costumi.

tacere^

fMuper

est

quam

tuoi

nescit

Qui

aBora

darai

tu

de*

carta

ina

So.

che

sappi

non

dalli

cosa

desiderabili

li

nsa

rei

Ia

parlare.

sa

beni.

uomini

tosto

fuggire,
Nulla

61.
amicos

pusilla

molti

ud

Scire

Mcitas.

Acuit

est

inentiOf

Il

affetto

animum

menoe

TOgUa

sapere

re-

vincen-

vir

ut

qui

animo,
, da

non

af"

perduxit

eo

peccare

non

possit

animo,
ma

quale

lo

uomo,

peccare,

Mai

tantum

non

non

buon

p-

peccato.
est

etiam.

la

usare

aguzza

rompe.

con

4inimunty

Quegli

non

lo

Bonus

sed

rallargamento

peccato

Ut,

f-

scelere

scelus

ristrignimento

fictu

maxima

Jrangit

felicitade

vertade.

63.

de
compren-

Grande

vincere

quale

paupertate^

Nunquam

missio.
dum

la

piccola

casa

amici.

6a.

ve

multos

guae

cepU,

.IMulla

il

domusy

che

non

eziandio

col

.suo

solamente
non

possa.

bam^

his

'tfuam

singuto's

iuiea^iar

qui
ili

timent^

opUms

in.

di^0S

i"el

spemfr

quem

immtftid

ghriabiiurf

sms

i^figi^

miterabilibus

et

Molto.

-che

vflgnam,

^piesti

che

ehm

eploro

giadicati

tono

coIomi

otacuai.^

ien^ano

strnietts

coiovo

9ormun4fU0m

perinolo-

peggiore

cuiut

Numquid

abrupiu

ip^'annus

glori^/biiuraffeeia,

ApkUiUiS

corpo-

ej^vit infirmami

aegritudi

exim

Nf^nufmid

umifersw.

^ybr^i^j0r$em.segloriabi$ur,
fff

iose^'

tutti

OvhxM

me,

si

la

perchj^
rahnp

tkcbaite^

giorni

ti

MHa

cili

de

fii infenna
neXk

al riaeo

toglie

sfiaasanaa

forto^

tar

dal. carp

ii^^erinU
or

il ierte

glon

il

1sMlra",a
.

Or

.il tscanoA.
ta

n^olte

ertc^te
miserabili

pi

glmorasi

di

jafee-

gaatilasEa

ai

ti^

dtgpiA

mm

s ?
.

65.V

FngiendA

langor

ficio separanday
abninio

ritia

seHpft^

tate

tebis

luxuria
a

ogipi
del

pnitre

apdti"s"

corpo,

AJbrismL

la

et

imp0^^.

corpore^
ihente*.

a-

civi^.

ctimctis

itUempertmHa*

tagliara

re

di^eordny

onio

^w

Qa.'fiiiggfftra
auat

eoa

moMs^

omtdbut*

sunt

ia
col
da

tulli,
Sisoc

dUmdere,

asperiaia

mofii^
cl
il

fiarro

da
e

languir

dettta]iim"}9
7

la

loMom

della

"cittade,

la

di

ranaa

Dixit

iendam
et

muiSy

aleono,

Diflfe

conraBi,

eolia

di

edmoio

la

tifare

due

die,

tunnins

prottis^

1* amico
d

era

di

la

.era

che

Dio,

altra

nn

mas-

cfuello phe

di

amici

cbra

avere

quello

appveseo

yeritade,

dgH

cose

tepnpi

fai,*

doyemo

le

che
che

imamente

Defn

post
sola

quae

che
e

medsimo,

noi

gessimus;

'su*

faciti

proxitnos

Oiis

Aa-

acturi

fuae

cakrndam^

esse-

maxime

eorum

quae

eorum

veritatem

ifisum

se

temporum
et

omnia

umiccrum

ami^um

et

uramy

stampe-

eose.

duorrnn.

oltrum;

la

casa,

(fuidanij

communiay

esse

ae

le

della

ditteneion

ddla

dia^ordMi

tutte

66.

la

mente,

^qnale $"da

fit-

.noi

cot

^rada
Uce

gli

mini
uo-

Dio.
,

^Sinqui

il

"Lugduhens.

Pmim

Mibliote^a

ioo

JkstoLi^tkuf^

HaUa

Tomo

X,
.

iftS,

car.

67^

Non

ti^Dassare
ei

la

giustizia.
cio

cdftllo,

nonisqarcieri
non

serT^re

si dee

le

la

trapassare

cio,

della

si4"^l"

"^t^
che

dttade.

smio

La

non

il ftiocb

carerai

maU

con

carpire,
leggi

Non

Tadirato

cio

stadera,

aniAio

corona

da

con-

6$.

QaandcTtH

andatiiel

dietrp,'cio,

dbr

andato^

sarai

sontigaaiy

bene,

non

irai
ger-

meno.

ndrai

69. Non
sarai

non

cio,'
n^desimo

da

non

cio

pnbblica^

moki.

di

seguace

Non

70.

la-via

per

ricevere

il serpentcr

da

sono

tenere*

uomini

tetto

in

quel

sotto

garritori

sa,
ca-

para-

bolosi
La

71.

tiibe

delle

cse

padrona
umane'

Csocch

73.

ogni

la

ezian"So

ottimo,

cosa

74 Nulla

che

Tamara

'1 presente

la

gna
vergo-

modo

le

imparato

avere

in

laudabile.

misura

d*

giova

dire,
Il

pensare.

vita,

languire.

di

veigogngL
di

amic^

divine.

morte

che

riposo,

eterno

disciplina,

delle

discopdi-

giudiaii

della

Migliore

72.

de'

rigidezza

se
co-

che*

da

sono

.75. Nelle'
modo

si

i"re,

buone

le

non

ciocch

cose

Nulla

vizio.

tu

se

fare,

fai.
il

trapassa

che,' fatto,

tu

te

penta*

ne
'

7^.

'

Pi

lieve,

77.

fuggire,

ai ricco*

sclMrnie,.che
.

Grande

al

invidila

felicitade

povero

le

sapere

usare

la

povertade.
78. Non
debbono
ni
.

ci
dire

desiderbile.

che

1i|but"ni

li

meiitond,

malvagi
:

lunga

vita

alti bu^^

loo

Stjid

79.
al

li

olAmente

iafiniie

con

il

chiamano

{ace

sicqooie

lusinghieri

pon9

diapiaoe

quale

laudi

luaii^a

inganna,

che

non

noi

tegnianso

.alriamo

la

Le

80.

tanto

aa

tanto

la

mente.

de'

ata

sandf

ao

colui

puote
di
oere

che

tutti

li

alcuno

viai;

mo-

b^
cIm

sai*

empranChi

ma

la

ittstinitade
:.

corpo

la

di
vino

il menlcatlo.nen

peccato.

pie,
em-

de'

discaocianiento

del

molto

a*

cm.

alcauia

no
dan-

eono

Ogni

nelk

sta

L'uqbo

goTcpiare.

flltio

Fanna.

delli

pende

di

Ma

il venire

mente,

peccati

"A-

paseia
nulla

cosa

pre-

sono

s* iniMbma.

peccatQ^puotereaialiiere

mth

tro

ai

maltile^^imi

quanto

^.r^ebrietade
Chi

mm

ingannata.'

*df' cibi

pia

mm

temperanaa

cbe

fawingiiser,

cnore,

astinenaa

temperanza

quale

Jingua.

jmierora

nella

peccati

menoma

delle

non

concnpiecenae

dell'anima*:

nit

.e

uno

con

a'

le
mo-

la

vino,

erede

be

mend^

qiteato
non

anime,

^elli.

qiieUa

perfettamente.Tsce

corroni-

leggieri

clplce

Beata

Schiva

em.

colui,

tuttL

nemici

pecnato

credono.

Aon

iifiacttce

chi

innehKi.Qio

Con^
a
A

pnofte

non

aerro

Tn-