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I

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University of Toronto

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Dello stesso Autore:


Canto dei motori - Versi

liberi

- Edizioni

di

Poe-

sia - Milano, 1912 (Esaurito),

Ponti sull'Oceano - Versi liberi e parole in libert

- Edizioni

di

Poesia

- Milano, 1914

(Esaurito).

Crepapelle - Eisate e novelle - Edizione 1919 - Eo-

ma

(Esaurito).

Citt veloce

- Versi

liberi

- Edizioni de

La Voce

- Eoma, 1919.

Di prossima
La

Citt dei girasoli

pubblicazione:

- Edizione Mondadori

(in pre-

parazione).
Poeti allo specchio

- Parodie - Seconda

zione F. Campitelli, Foligno.

serie

- Edi-

(iJ^aAJ2:^a^^,.yi^3iyy^^

KCrHa^/5

LUCIANO FOLGORE

Poeti controluce
PARODIE
Carducci, Pascoli, Rapisardi, Stecchetti, Graf,
Pascarella, D'Annunzio, Marradi,

Aganoor Pompili,
sareo, Trilussa,

De

Dosis,

Orsini, Cena, Orvieto, Ce-

Giorgieri-Contri,

Dertacchi,

Chiesa, Pastonchi, Benelli.

F.

CAMPITELLl -EDITORE
FOLIGNO

2686

PEOPEIET LETTEEABIA EISERVATA

Foligno

R. Stalilimento

Tipografico F. Campitelli^ 1B28

INDICE

I.

capannello (Parodia di Giosu Carducci)

Giovanni Pascoli)

L' alba (Parodia di

II.

III.

Sansone (Parodia di Mario Rapisardi)

IV.

Memorie andate (Parodia

di

pag.

VI.

L 'eroe
La

del

dubbio (Parodia di Arturo Graf)

scoperta sua e

quella

mia (Parodia

La

pioggia

VIII.

Salato

sul

(Parodia

cappello

D'Annunzio)

briele

labronico

di

di

IX.

Inno

X.

Fra

alla
le

toria

Musa (Parodia

XI.

L'

XII.

Da Homunculus)

Adolfo de Bosis)

d'un diario (Parodia


Aganoor Pompilj)

righe

1.

di

23

29

35

41

49

55

61

67

73

di Vit-

imperruccato. (Parodia di Giulio Orsini)

(Parodia di Giovanni Cena)

L. FoLQOKE, Poeti controlxKe.

17

Giovanni

Marradi)
-

Ga-

(Parodia

13

di

G. Parcarella)

VII.

Lorenzo Stec-

chetti)

V.

INDICE

XIII.

Le rime

del

sonno

(Parodia

Angiolo

di

Orvieto).

XIV.

Pan

XV.

La gabbia de

XVI.

pag.

e Focaccia (Parodia di G. A. Cesareo)

Rime

inutili

le

Il

pellegrino del

fumo (Parodia

di

Bertacchi)

XVIII.

XIX.

83

89

95

...

99

Cosimo Giorgieri

Contri)

XVII.

bestie (Parodia di Trilussa).

(Paiodia di

La mosca (Parodia

di Francesco

...

Giovanni

105

111

ero

113

sono

114

...

115

Chiesa).

Quello che.... (Parodia di Francesco Pastonchi)

.....sar

XX.

77

Monologo sull'anima
di

Sem

Benelli)

di

un bottone (Parodia

117

Parodie?

S,

in apparenza.

to riguarda l'imitazione

Ma
che

in sostanza qualcosa

ridare

gli

Almeno per quan-

stilistica dei

di

andamenti

modelli.

pi poich

oltre

mi sono

verbali

studiato anche di rendere, con un'imagine a


volte grottesca, a volte
il

mondo

puramente umoristica,

interiore d'ogni poeta.

In questo mio primo libro, salvo

qualche

eccezione, giustificata del resto dalla necessit

un

omogeneo alla raccolta, ho


raggruppati i lirici dal 1870 al 1900.
Nel secondo volume pubblicher le parodie dei poeti dal 1900 al 1922 e l'opera completa sar come uno specchio convesso in cui
si rifletteranno, comicamente contraffatti, i lidi dare

carattere

neamenti esterni e interni

nuova

della

poesia della

Italia.

L. F.
1

I.

Il

capannello

Parodia di Giosu Carducci

stanno Bertoldo

e Bertoldino in

campo,

quand' ecco Cacasenno entra in Vetralla


a piedi scalzi e a braghe abbandonate.

- Popolo

di Vetralla

- Fatemi scorta
Il

ei corre e

chiede

al Sindaco del luogo.

Sindaco era dentro dal barbiere


il

messaggero col giornale

disse

Vile ignorante

Allor f'
e

adun

un
i

la

v'

v'

un

in

mano

scapp

via.

Sindaco del luogo

fischio a capannello

erano trombe in municipio,

grancassa, n
era

il

>

vetrallani a capannello.

Li adun con

che non

fischio

il

tamburo

v' era,

un corno per sonarci dentro

r adunata. Ponevansi a Vetralla

due dita in bocca e a colpi

di laringe

LUCIANO FOLGORE

chiamavano a raccolta

Da

a pipa in bocca.

finestre e porte

donne sculacciavano

- Zotici

di

Ve traila -

- Maggio monta

come

cittadini,

venivan sulla piazza

e costoro

le

fanciulli.

Sindaco urla -

il

la testa di

gli altri anni.

Bertoldo

pazzo ad ogni costo

Il

vuol rovesciar la giunta comunale.


S'

arma

con sapone

di striglia e

ranno

cerca lavar la testa a quanti siamo.

Dice che

manca

1'

epica in paese,

che difettan la storia e la cultura!


Bertoldino con lui senza quartiere. Il

popol grida

- Abbasso Bertoldino

Zotici di Vetralla

il

lo

incuora

Cacasenno comanda

Che

si fa

vetrallani

s'

avvicina,

e lo sostiene.

la
!

Sindaco urla -

- Bertoldo inforca un mulo


Bertoldino

masnada.

Ci si butta

dietro le siepi armati di bastone?


Si

manda un

a sassi e torsi

assessore, oppur si affronta


il

Cacasenno

e gli altri?

POETI CONTROLUCE

Or

A
A

sassi e torsi

- tona

sassi e torsi

il

avanti

si fa

Di ben
i

il

capannello -

il

Cacasenno

e gli altri!

medico condotto.

sette millimetri soverchia

piedi al Sindaco d' intorno.

ritti in

Sta sorretto dai trampoli e si gira

per darsi aspetto di gigante


la siringa
gli

scopre

Batte

il

una lucida
il

ha

in

mano

calvizie

cranio con due peli in cima.

sol nella rosea pappagorgia,

naso

tra le ciglia e sul

risfavilla.

E' la sua voce quale gatto a giugno.

- Vetrallani,
vi sovvien

popol mio

clienti,

dice

il

r epidemia passata

medico condotto -

- Fu Bertoldo

a portarla in paese, Bertoldino


r attacc alla maestra elementare,

Cacasenno
Vi fu
e si

la sparse tra

in tutti

chiedevan

persino

1'

una smania
libri in

fanciulli.
d'

epopea

ogni casa;

erbivendola fu vista

a leggere Plutarco, e non fu nulla.

LUCIANO FOLGORE

10

- Vi sovvien - dice

medico condotto -

il

Quello che avvenne poi? Le donne e

facevan

Cornele ed

le

Ogni padre
Il

e Cesare,

in Catilina,

mio can, fu

accoltellato

il

da quel pezzo di Bruto del

Mia moglie

nome

cambi
il

Balilla.

atteggiava a Cassio

s'

istessa,

bimbi

un Catone.

coscritto era

sacrestano

la sarta

bidello.

sapete bene,

lo

fece la Messalina per sei mesi.

- Vi sovvien -

dice

- Provammo
le

tutto per guarire

sedute al consiglio,

del brigadiere,
il

medico condotto -

il

parroco e

il

le

bandi.

pazzi:

minacce

Io,

lo speziale,

notaio in commissione

ci

portammo

ci

inginocchiammo

al cospetto di Bertoldo,
e

tendevam

le

braccia

a lui dicendo - Brucia

piangevan Bertoldino

Cacasenno.

Soltanto lui faceva

il

sostenuto.

- dice

il

medico condotto -

- Vi sovvien
-

Un

semestre

durammo

libri

- Intorno

in tale scempio.

La luna fu chiamata Endimione,

POETI CONTROLUCE

il

vin Lieo,

Mutarono

11

prete jerofante.

il

di sesso all' usignolo

chiamandolo di notte Filomela


inneggiava ai nove Arconti

e Bertoldo

fulminando
al grido

prosindaco in Consiglio

il

- Non vogliamo pi

morte alla tassa di famiglia


Cos dicendo
si tirava

il

medico condotto

miagolava innanzi

Ed

e al dazio

cappello sopra gli occhi

il

miagolava

tiranni,

assemblea,

piangea come un

allora per tutto

Dalle panche

le
le

citrullo.

capannello

il

un abbaiar

trascorse quasi

rimboccando

all'

donne

di cani.

e dai sedioni,

maniche, ululavano:

- Dagli addosso a Bertoldo

e a

Accoppa accoppa a

Cacasenno

- Or ecco - dice
Ecco quel che

il

torsi

il

Bertoldino
!

medico condotto -

ci vuol.

Siamo

d'

intesa

questi tre pazzi vincere bisogna.

Ecco

io

mi

solicello

gratto

il

naso

e te

guardando

mio, fo un sacramento.

LUCIANO FOLGORE

12

il

un' or di notte,

le

ranocchie avranno

corpo di Bertoldo in mezzo a loro

e lo getti pur io

- Fia meglio un
si fece rosso

altro

Ma
un

il

popol dice

po' pi forte

come un peperone.

Il

sole

II.

L'alba

Parodia di Giovanni Pascoli

I.

Giovanni

si

svegli

e'

era nel cielo

quasi un tremor, quasi un pallore, quasi

un

riflesso di sol

chiuso in

un

velo.

Barga stavano, pervasi

Gli orti di

da un lieve freddo,

lieve,

cos lieve

che a dirlo non faceva freddo, quasi.

Brina

no.

Si,

V era

un biancor

un presso a poco, un

nulla,

di neve

una chimera

e qualche schiocco nella strada breve.

Cip cip

frull, trill la capinera,

Giovanni
sorrise al

ma

si vest

fumo

eh' era gi

1'

alba,

della caffettiera,

scalpit la sua cavalla falba.

LUCIANO FOLGORE

16

II.

Scalpit

si,

elle

pronta era da un pezzo,

oh come pronta con quel suo

calesse

odoroso di malva e di corbezzole

un

tratto parve che dal elei piovesse

un po'

di guazza,

ma non

com' uno che dicesse

Anche

il

piovve affatto,

non

dicesse.

cclo tacque, insoddisfatto

parlava al chi, cennando

da cui saliva un sole

Giovanni die

1'

avvio

la cappellaccia disse

d'

come nebbia lontan

la

montagna

oro matto.

nella

campagna

- E' lunedi

poi la cavalla entr nella

!....

Romagna

Zvan

III.

Sansone

Parodia di Mario Bapisardi

2.

L.

Folgore, Poeti

controluce.

Annaspava

il

Sansone acre del Vero

nel tempio delle

Umane

opre bugiarde

cieco

quasi era fatto dall' errare

con

occhi dietro una fumosa Scienza,

gli

dal cacciar le pupille entro la vasta


tinozza

d'

ombre.

Una

Dalila oscena

r Indifferenza, avevagli recisa


la zazzera prolissa del suo Genio
e prigion lo tenea nelle ritorte

di

un grave

declamante Odio per quelli

dhe libavano un eecubo di Gloria


al pandorico vaso del Successo.

Ma

in prigionia rinata era la

terribilmente,

come

se

chioma

piliferi

bulbi eccitati dal Rancore avessero


fatto a gara tra loro a chi pi

metteva fuori un crine

irto di

lungo
Guerra.

LUCIANO FOLGORE

20

Fu

nel pieno meriggio letterario

ebro Sansone pei quarantamila


versi sciolti che gli ruggano dentro,

capelluto di fluidi endecasillabi,


acciuff le colonne alte del Tempio,

diruggin
il

1'

aspre mascelle arcando

ciclopico dorso e attinto al secchio

alma una possa

della sua sferracchiante

di conati protervi e di feroci


pensier, nel

nome

della Palingenesi,

del maiuscolo Vero, del

G grande

della Giustizia, voltosi al Parnasso

dove Apollo russava un'ode barbara,


url con r infreddata ugola in

- Muoia Sanson con


Scossi neir imo

nel loro centro


dai gangheri

tutti

rame

Filistei!

plinti, squilibrate
le

colonne, usciti

portali ad

uno ad uno

croUaro con un tonfo senza


di cartapesta infranta.

nome

Enormi

pile

di papiri, cataste di foglietti,

scarabocchiate pagine a montagne,

vennero gi fumando e annubilando

POETI CONTROLUCE

1'

si

afoso aere

dell'

21

Arte e la catastrofe

propag neir Etra

e nell'

Empir

traendo seco stelle di cotone,


soli di stucco, bolidi di gesso,

umida, santi

serafini d' ovatta


di calcinaccio e

un Dio

fabbricato per uso di

di cartoncino,

una Scienza

eteroclita e onusta di superbie.

Fu

tutto r universo

un guazzabuglio

informe,

un vaneggiar

e dentro

il

il

di versi sciolti

polverone asfissiante

Sansone tossa rapisardonico:

- E' questa
sferra

il

la

sublime epica e Mario

canto postremo, inerpicato

sulle rovine della

sua Cartagine

IV.

Memorie andate

Parodia di Lorenzo

Stecchetti

Eran tempi diversi, si nuotava


in un mar d' acquasanta e di morale,
non

e Berta

filava

che una stoppa


fu allor che
per far

Armato

1'

di

ti

d'

amor

svestisti

Ercole ignudo fra

una clava
il

e sfidavi

a tenzone,

con

sacristi.

tuoi Stecchetti

le belle salsicce dei sonetti,

musa

dei castrati

che tent d'ammazzarti co'


Il

di cartone

tuo Lorenzo e

mostravi

la

sentimentale,

belati.

fantasma del vero a cui donasti

un fumare

lo spirito di Cassio, era


d'

tu

ardori iconoclasti
1'

avevi riposto sopra

lontan

d'

1'

are,

ogni marasma

e gli cantavi

- Oh

di

ben su fantasma

LUCIANO FOLGORE

26

Oh

di ben su fantasma libertario,


tempo non di mettere sul fuoco
un verso culinario ?
Troppo durato il pudibondo giuoco
dell' eteree
e'

bisogno

speranze,

oramai

lanciavi dal Pindo

d' altre pietanze.

cotechini

degli inni sostanziosi del tuo cuore,

pi che Olindo Guerrini

un torso d' eroe


un vate ribelle

eri
eri

vendicatore,

palleggiante nel sol


Cos

parve di cantar con voce

ti

di leone sarcastico e

ma

raffreddasti

ma

e divent starnuto,

all'

aria

nuova corrente

della

Pu V

barbuto

tuo verso feroce

il

nacque ruggito
ti

mortadelle.

le

Italia scordare
il

meglio

parodista non
il

letteraria.

il

tuo passato,

ti

scorda Olindo,

vino annacquato

degli inni tuoi che tutto

il

tamarindo

di un' Arcadia che bela

con

le

braghe

d'

ottone e

il

cuor di

tela.

POETI CONTROLUCE

Lasciati o vate
alla statua di

27

mio rassomigliare

un Ercole

di creta

in atto di scocciare
la terraglia di un' arte

analfabeta

lascia pensarti ignudo

screpolato dal tempo e senza scudo.

Ah

senza foglia no

C era

e di fico

con qualche vena di malinconia.


Chi te la tolse amico ?

Fu Argia
No, fu

il

Sbolenf

gusto del

Fu

la sacrestia

*?

mondo

quel che mangia la foglia sino in fondo

y.

L' eroe del dubbio

Parodia d Arturo Graf

sono

Io

l'

1'

uomo

indeciso,

uomo,

indecision fatta

dubito del paradiso


e del bastone col

mi rassomiglio

volte

a un

mi

irre orre

sento

eh'

pomo.

il

il

complesso,

padre di un

figlio

genitor di se stesso.

Parlo tacendo, rispondo

senza dir niente, mi schivo


e accentro tutto

il

mio mondo

nel punto interrogativo.

La

vita la vita

un neonato

in

Pare

parrucca

Sono una zucca nel mare


il

mare dentro una zucca

LUCIANO FOLGOEE

32

cuore, che intercapedine

il

d'

ammicca

intorno al nulla che

Perch mi vien la raucedine

quando mi sento pasticca


Esisto

Lo chiedo

al fuco

che verso maggio


lo

si

ammoglia,

chiedo alla foglia, al bruco

ma

ma

bruco mangia

il

oppur non

Si crepa

si

la foglia.

vive

amore

come

le

scrive

si

e che Shakespeare

si

io

lor

Graff!

che rompo

muro

o la

il

allora se

perch

me

se schiaffeggi

si

le scatole

che rompono

Ma

pronunzia?

spatole

che funzionano da s

son

nei due casi chi annunzia,

che Schopenhauer

L'

man

il

muro

che fa

chiami Arturo

volta anche Graf

paf

POETI CONTEOLUCE

33

Dio che problema inquieto,


questo contraddirsi

Mi

sento

che tiene

il
il

umano

teschio d'

Amleto

suo teschio

in mano....

vorrei giuocare a carte

questo dubitar frenetico,


per saper se fo

un

tira e

dell'

arte

molla poetico.

E' triste dire di no

credendo di dir di

e mi domando perci
- Che fossi il vate del

3.

L.

Folgore, Poeti

controluce.

ni ?

VI.

La scoperta sua

e quella

mia

Parodia di Cesare Pascarella

I.

Ma

tu che dichi?

nun eonoschi

tu

E
1'

levete de mezzo,

oro de' copella

artrimenti da mo' che

t'

eri

avvezzo

a cacciatte er cappello a Pascarella.

Nun

modestia

Ma
L'

Parlo pe' disprezzo

!?

che gnente giocamo a bottonella

America

ma

lo so,

La

!?

scoperta gi

da un pezzo,

quella vera mica quella.

tera de Cristoforo

Colombo

n'

America piena de magagne,

che

s'

aregge su n' ovo messo a piombo.

Defatti (e qui se tratta de decide)


lui r

ha scoperta

invece io

1'

s,

ma

pe' fa piagne,

ho scoperta pe'

fa ride.

LUCIANO FOLGORE

38

II.

L'

America de

lui,

senza eecezzione,

presenta sempre a

te se

come

la tera

de

1'

1'

omo umane

emigrazione,

eh' 'na piaga der popolo itajano.

Te d

panama,

er dentista, er

er sarmone,

le

scarpe cor presciutto americano,

la

carne congelata

n'

invenzione

che a magnalla vai subbito ar Verano.


Ce

so'

le

noccioline, er pappagallo,

pi er negro che 'gni tanto fa

perch serve a bon giuoco

le

spese

pe' linciallo.

poi c' er pellirossa genuvino,

che prima era er romano der paese


e adesso fa la parte der

burino

POETI CONTEOLTJCE

39

III.

Ma

r America mia nun selvaggia,

na

tera de quelle de varsente,

dove ce trovi

un

tutt'

ar pi

va a mor ammazzato

Apposta pi mjore

e s'

un

mannaggia

e n'

accidente

avvantaggia

su quella der Colombo precedente,


ce se sente er
e

quanno

romano

ce se sente,

quarcuno che

c'

1'

assaggia,

ner trova quer dialetto pacioccone,


je pare che nell'

anima

je giostri

er Foro, la Ritonna, er Cuppolone.

si in

caso sta in Sguizzer o in Turchia

e sente disse
lui fa

Li bottacci vostri

So' aritornato

a casa mia

vn.

La pioggia

sul cappello

Paroda di Gabriele

i>'

Annunzio

Silenzio. Il cielo

una nube,

diventato

vedo oscurarsi

non vedo

ma

tube

le

ombrello,

1'

odo sul mio cappello

di paglia,

da venti dracme
la gocciola

che

come una

bolla,

tra

il

cinquanta

e
si

schianta,

nastro e la colla.

Per Giove, piove


sicuramente,
piove sulle matrone
vestite di niente,

piove sui bambini


recalcitranti,

piove sui mezzi guanti

LUCIANO FOLGORE

44

turchini,

piove sulle giunoni,


sulle veneri a passeggio,
picive
e,

sovra

catoni,

(juello eh' peggio,

piove Sul tuo cappello


leggiadro,

che

iri

elle

oggi

ho pagato,
si

guasta

piove, governo ladro

L' odi tu

Non

!....

di passaggio

come r acqua
di mggio,

che sciacqua

la terra e la

monda.

Sgronda terribilmente;
blasfemo

si

sente

di

un poliremo ambulante,

si

veggono ninfe

il

atalante

fuggire in un angiporto

Plutone pi vivo che morto


s

pone una nivea pezzuola

sul feltro che cola;

Diana

s'

accorcia la tunica

POETI CONTROLUCE

fin

quasi

altezza del femore,

all'

Dedalo immemore

con toga a due


s'

Marte

petti e speroni

impalano ai muri con arte

per evitare

doccioni.

Cibele fa segno all' auriga

che incurva
e

monta

mentre

il

soffietto alla biga,

sul cocchio

la furia di

le

palpa

le

morde

il
il

Eolo

malleolo
polpaccio,

si sfbia
d'

intorno allo stinco e alla tibia.

Bagnati dal coccige al


dal naso al tallone

collo,

d' Achille,

fradici fino al midollo,

cugini alle anguille,


nubili d' ombrello,
col solo cappello,

sentiamo che

1'

essere anfibi

sarebbe un superbo destino,


te biscia,
io girino.

45

LUCIANO FOLGORE

46

e liscia la piova del giorno


ci colerel)be d' attorno,

non come a

Issione

che fece la ruota a Giunone,

ma

pari al Tritone

cui Teti concesse

- regalo

di

nume -

di potersi fare

un ampio palamidone
di

schiume di mare.

piove sempre,
sul cmice mio,

sul peplo tuo


colore

oramai

dell' oblio,

piove sul croceo e

1'

eburno

del tuo moccichino di seta,

piove sul cromo del mio coturno

che

s'

impatacca di creta,

piove sopra

che

t'

il

cinabro

impomidaura

il

labro,

piove sui tremuli tocchi

che t'anneriscono
e

andiamo

d'

gli occhi,

androne

POETI CONTEOLUCE

in androne,

con facce di mascherone,

squadrandoci obliquamente
se qualche pozza lucente
ci

specchia e ci invecchia

per farci morir di furore,


Narcisi

dai visi colore


di colla di paglia,

di succo di nastro,
d'

impiastro di minio,

di

guazzo assassino

di cipria e di carhoncino.

piove a dirotto

da tutte

le

nubi,

piove dai tubi


sfasciati
dell'

acquedotto

del cielo,

piove sui cani spelati,


piove sul melo e sul
piove sul padre e sul

tiglio,

JQglio.

piove sui putti lattanti

47

LUCIANO FOLGORE

48

stii

sandali rutilanti,

su Pgaso bolso,
su r oriolo da polso,
piove sul tuo vestitino

che m' costato un tesauro,


piove sulla salvia e sul lauro
suir erbetta e sul rosmarino,

piove sulle vergini schive,


piove su Psife e Bacco,
piove persin sulle pive

nel sacco.

piove soprattutto

sul tuo cappello distrutto

mutato
che

ieri

in setaccio,

ho pagato

che adesso uno straccio,

Ermone
che scordi a casa
nei giorni di

1'

ombrello

mezza stagione.

vin.

Saluto labronico

Parodia di Giovanni Marradi

4.

L.

Folgore, Poeti

controluce.

I.

Addio Marradi,

io laseio le

aeree stanze onde

il

sonanti

tuo cuore esali^

stanze ammobiliate dei tuoi canti

le

a cui fan festa e mari e

Ecco

litorali.

tuoi mari freschi e scintillanti

tutti pieni di iati e di vocali,

chiusi neir acquarello ove festanti

spiccano

Ma

se

1'

onde

un acre

le salsedini

se

io

desio d' assaporare

m' urge

bramo avere

m' annego

in pennellate uguali.

nell'

il

un

mi

trascina,

gusto del tuo

mare

ultima terzina

tenendo in bocca
di

le

sostanze amare

pizzico di sale da cucina.

LUCIANO FOLGORE

52

II.

Oh

le

pinete che

il

Tirreno culla

maremma

dalla rude

all'

Apua

insigne

Eccole ferme in questa riga brulla

non

Le

di fusti rugosi,

ma

di pigne.

tue pigne labroniche ove nulla

turba la melodia che

son qui poeta, e

1'

il

cuor recigne

anima

fanciulla

trae da quei frutti fantasie benigne.

Forse, talor nei vesperi d' aprile,

quando

1'

occaso un cumulo di bragia

manca un

ma

senso di rsina sottile

a confortare

ecco la

man

versa sopra

le

1'

anima randagia

che, provvida e gentile,

pigne acqua di ragia.

POETI CONTROLUCE

53

III.

In alto ancor, pi in alto


in cui basta

tu

sali, io

salutami

Tu

sali,

tu

che

respiro e

la

un

po' di

schiuma

o bolla di sapone

nuvola che fuma

scendo

stagione

la

e nell' ascensione

vai dileguando entro la bruma,

ti

ma

io

un

scendo

a mezza strada irrompe


il

solleone,

il

tuo pallone fragile consuma.

Addio Marradi! Della saponata

non

resta che

una gocciola

d'

argento,

che cade entro una bocca spalancata.

il

critico del mille e

novecento

mormora, dopo averla delibata


-

forse pi sapone che talento

ottobre 1921

IX.

Inno

alla

musa

Parodia d Adolfo

De

Bosis

Musa,

cucitrice

abile, felice

di tua leggerezza,

che metti una pezza,

con molta destrezza,


a quelle camice

sudo per

eh' io

Tu che mi

lirica ebrezza.

ricuci

gli abiti e gli stracci,

tu che
1'

mi rinnacci

opera e

gli sdruci

dei miei canovacci,


tu che

mi seduci

lascia eh' io

ti

abbracci,

lascia eh' io

ti

baci,

sulle

mani

industri.

LL'CIANO FOLGORE

S8

mi

poich tu

piaci

quanto pi m'
tu che

illustri,

corredo

il

ripari abilmente all' aedo.

Tu

che allarghi
sopra

il

volo

miei corrucci

quando prendo a nolo


Pascoli e Carducci,

tu clie sai qual miele

succhio a Gabriele,
tu che sotto

mano

mi dai con amor non prosaico


un mosaico,

gli spunti per fare

che mostri al vicino

un po'

lontano

whitmaniano

disciolto in

un mar

e un' ala d'

amor shelleyano

eh' io

Se

di fragor

e al

di parole

spenno cantando nel

la gloria

sole.

un golfo

fammici ancorare

ha bisogno Adolfo

De

Bosis

d'

andarsene a mare,

POETI CONTROLUCE

non per depurare


i

suoi fior di zolfo,

ma
1'

per distillare,

acque

d'

ogni fiume

e centellinare

dentro

il

suo volume

Un chiaro miscuglio
d'

un gusto

di cose

sentito,

per darle da bere armoniose


nel stio letterario convito.

Musa

fatti avanti.

Musa
e d
ci

fatti sotto

quanti secoli e istanti

misi per fare un decotto

di versi allappanti,
e svela ai poeti

a dirotto,

ai vati ogni giorno pregnanti

che doglia patii nel condotto


dell' estro

per spremere

un motto,

se in ben cinque lustri ponzanti,

non

feci che

un

libro ridotto

a soli quarantatre canti.

59

LUCIANO FOLGORE

60

Musa dunque
Musa fa lo
d

dillo,

squillo,

tromba

fiato alla

di latta,

esalta quest' opera fatta,

pi assai che

d'

amor, di

silenzio,

quando chi mastica assenzio,

quando

1'

et che verranno

sapranno

lo scopo,

vedranno

1'

del
in
il

affanno

monte che genera

me come

in te

il

topo,

scorgeranno

nostro e sia pur

e faro

il

1'

altrui merito,

mio canto diranno,

che illumina

1'

oggi e

il

preterito.

X.

Tra

le

righe di

un

diario

Parodia di Vittoria Aganoor Pompilj

C' nella solitudine

mia nervosa, un fabbro

dell' arte

nero,

che mi batte sul cuor fatto ad incudine.

Armato

della

mazza

di

un

pensiero,

che tutto vuole e nulla stringe,


di farmi

ha r ordine

Picchia ed ai colpi

sobbalza e
e

mi

tra

il

il

fabbro

una corona.

il

labbro

mi risuona

fa fare

un verso

classico e

il

romantico.

Dal massel del mio cantico


nasce

1'

opera. Provo a incoronarmi

non va, non calza, sghemba, disuguale.


- Fabbro picchia di nuovo sui miei carmi
e foggiami un pugnale.
Si rimette

1'

strapazza

artiere al suo lavoro,


il

similoro

LUCIANO FOLGORE

64

e dalli e dalli

il

maglio,

dieci anni, appresta

dopo

un pugnai senza punta e senza taglio.


1' anima e la testa
- Fammi un pettine, un pettine che sia
buono per districare
le scarse chiome della poesia. Grido, torcendo

Per diverse stagioni


s'

ode ancora picchiare

tra uno sferragliar di sentimenti,


tra

esce

un fumare di rime e di canzoni


un pettine d' or, ma senza denti.

Batto

piedi irascibile.

- Se

il

pettine impossibile

dammi almeno un anello. E il cerchietto compiuto


;

ecco

non
d'

lo infilo al dito

so se d'

un che

Serra

un amico
soffre nell'

o d'

un

uman

fratello

tristezza.

pugni costui

e r anello si spezza.

- Fanne

quel che

ti

pare -

grido air artiere, e lui


si

mette con pi lena a lavorare,

e infin riesce a darmi,

POETI CONTEOLUCE

(esile figlia dei

65

miei vasti carmi)

una

spilla lucente,

con

cui,

calmati

nervi del mio cuore,

appassionatamente
faccio finta di pungere

e invece appunto

un

fratello

mammole

all'

occhiello

della giubba a risvolti dell' amore.

questa

spilla,

la Vittoria

5.

L.

d'

FoLGOKE, Poeti

nei lontani aprili,

Aganoor Pompilj.

controluce.

XI.

L'

m p e r ru e e a t o

Parodia di Giulio Orsini

e era
una

una

testa, e' era

testa pelata

completamente

dall' et senile.

Sovr' essa dal mattino alla sera

scivolava insensata
la procacit dell' aprile.

- Oh quella

testa lustreggiante,

quella rosea zucca,


voglio coprirla d'

abbondante

una parrucca

ordinai da un barbiere,
pratico del mestiere,

una gran

capigliatura

di stoppa, che aspersi d'


di giovanile tintura,

e pettinai con le dita

una lozione

LUCIANO FOLGORE

70

la

lunga chioma annerita^


arricciai sul mattino

1'

e r odorai finemente

con estratto di gelsolmino,


poi,

con un' arte segreta,

con uno scherzo

squisito,

coprii la testa del poeta

che nero crinito,


ringiovan di trent' anni
e dentro

isola bella,

l'

complice la truccatura,
risuscit lacovella

dalla sua fonda sepoltura

e in vetta

con

infinito

- Vieni 1'

Ah

oleandro rosato,

abbandono,

le disse

mperruccato

Io sono

breve fu la stagione

del trucco
stinsero

con
Il

all'

l'

il

Rovesci autunnali

nero della lozione

acqua dei temporali.

vento che scalcia e galoppa

si precipit sul

capecchio

POETI CONTEOLUCE

un colpo

e con

la

71

stoppa

rapi da quel cranio di vecchio,

che lustreggi di bel nuovo

come

la coccia di

un uovo.

ora che n' di quei crini

che furon la gloria pi bella


dell' estro d'

Son

Orsini

un ex voto

essi

nel fondo della cappella,

che addorme

il

passato remoto

di Gnoli e di lacovella

Ah

no,

e'

nei vetri
1'

oblio

era

un buco

dell' arte,

impastando

del vate alla

le carte

chioma fUor

d' uso,

ne ha fatto un tampone e con cura

ermeticamente ha richiuso
1'

antica rottura.

xn.

Da Homunculus

Parodia di Giovanni Cena

I.

Battaglia insonne, catastrofe

enorme

la poesia, urto di cose in ballo,

prezzemolo che uccide

pappagallo,

il

razza che spegne insetti senza forme.

La pulce
sfida

insidia

11

uom

bisonte e

pesta

1'

il

l'

ma

il

istinto

acqua

erede lasciarvi,

Lotta

elefante,

1'

in

gallo

non dorme,

un mortaio,

gli cresce

un

1'

orme

callo.

vate pensando esser gigante

contro

l'

contro

il

e alla fine,

inchiostro che

non

si

commuove,

restio valor de' suoi pennini,

con

1'

anima sudante,

scopre Prometeo che ha rubato a Giove

una scatola onusta

di cerini.

LUCIANO FOLGORE

76

n.

Giovanni cena dopo


rude.

la fatica

cervel gli vibra di tenzoni

Il

ancora. Idee eh' han faccia di formica

danno battaglia a sogni


Il

di

mosconi.

destin fra la crosta e la mollica

innesta fette
s'

di

empie

1'

d'

arte,

acerbi limoni

un lungo patapnfete

Scende

il

buio,

voragine nemica,

non

di suoni.

ci si vede,

il

vate

strappa a Prometeo un fiammifero biondo,

che stropiccia al suo verso scabro, indomo.

dopo

le

sulfuree zaffate

lume al proprio cranio e canta al mondo.


- Ah che fatica scodellare 1' Uomo -

fa

XIU.

Le rime

del sonno

Parodia di Angiolo Orvieto

C' un monotono convento


tutto quanto a versi pari,

un convento
eh'

Da

d'

hanno un

ottonari

solo

movimento.

quel loco sonnolento

soffia

un canto

e le vele del

sono gonfie

Muove r

di scirocco

Marzocco

di quel vento.

aria piano piano

sempre calmo, sempre uguale

addormenta

le cicale

nel sopor meridiano.

sentirlo
si

non invano

ripensa a la tranquilla

variet di camomilla

Carlo Erba di Milano.

LtJCIANO FOLGORE

80

Si ricordano

calmanti

dal cloralio air aranciata,


e la mente affaticata

va sciogliendosi in quei canti.

Benedetti

ciondolanti

ottonari dell'Orvieto,

benedetto quel discreto


sgocciolo di rime erranti.

Tutto

mondo

il

doventato

un immenso dormitorio,
dentro

1'

acqua V infusorio

s' pur esso appisolato.

<(0 sopor poetizzato

poeta soporante
il

tuo metro sbadigliante

quante insonnie ha consolato

Chiudo

mi

gli

occhi nel languore,

distendo e son contento,

mentre

il

verso sfoglia

suoi papaveri nel cuore.

cento

POETI CONTROLUCE

Come

tutto intorno spento....

come intorno

il

vento muore

nulla sento.... nel torpore,


lento.... lento....

6.

mi addormento.

L. Folgore. Poeti controluc.

81

XIV.

Pan

Focaccia

Parodia di G. A. Cesareo

Pan, tu facevi un pisolin nettareo


nel bosco delle lettere pagane,

quando, acceso da bizze antelucane,


nella tua scorza
I

s'

innest Cesareo.

tuoi piedi caprigni d' improvviso


si

mutaron nei

anco

piedi dei suoi versi,

tuoi peli andarono dispersi,

eh' ei si sbarb dal pettignone al viso.

Mis' egli

un par

di

braghe

alle vellute

tue zampe,

una giacchetta intorno

torace e

ti

rifece

vestendo

le

La

al vasto

umano e casto
faunesche membra irsute.

siringa con cui nella divina

etera e nel boscone iniet.


le

tue musiche or fresche ora soavi,

si f' tra le

sue dita un' ocarina.

LUCIANO FOLGORE

36

Ma

ti

svegliasti e nel veder te stesso

mutato,

si

ti

ricercasti invano;

dov' era andato o

muso
Fesso
il

ti

il

Pan

il

tuo silvano

tuo piede zoccoluto e fesso ?

parve

il

cuore, dismagato

tuo sembiante. Fuor di

te,

repente,

per ritrovarli nel verdume aulente,

ne fuggisti a balzi di castrato.

te

Cesareo mezzo Pan, mezzo mortale


si

lev col suo lirico rombazzo

che

gli

bombiva dentro,

e dallo spiazzo

spulezz nel groviglio vegetale.

Cercava

egli la

sua Ninfa

una Musa

aerea, che lascia appena traccia

dove passa,

la mitica

Focaccia

di metrici frastuoni cir conclusa.

Via per

con
lei

ei

1'

le fratte,

gi per le sodaglie,

ocarina sulle labbra, dietro

che fuggiva sotto un

V insegu

elei di vetro,

tra radiche e sterpaglie.

POETI CONTEOLUCE

un odore

Ci fu

87

classico di linfa

mal contenuta

il

sole

fuggitivi

tanto bruci pei torridi

che fu Pan cotto insieme alla sua Ninfa.


Si persero laggi

mar
le

dove

il

sicano

nel lunato spazio convelle

terga smeraldine e zagarelle

in fior scialban al sol meridiano.

Nel crepuscolo preda e cacciatore


s persero in

fumacchi

Pan per Focaccia

e tu

prendevi

e viceversa, lievi

come due tenui nuvole

in

amore.

Piovve dalla loro passione

una composta

rimbombante acquata,

e della poesia sulla vetrata


tersa, rest brillando

In esso
1'

il

vate si rinchiuse e tacque

universa belt

ma

un gocciolone.
;

cred riflettere

invece ei rispecchi

le belle lettere

nel microcosmo delle sue frese' acque.

XV.

La gabbia de

le

bestie

Parodia di Trilussa

Me sento un non
me pare d' esse

so che dentro le vene,

pi sentimentale

de quella regazzina cor zinale


che die ci tt' anni fa

So'

un

er

me

volle bene.

Trilussa cambiato,

tempo m' ha allargato de misura,

so' diventato

un

fresco accusi

granne

che posso conten mezza natura.

Hai voja tu a cucimme


io

non

le

mutanne,

ce capo pi perch

me

sento

un omo grosso come un bastimento


che straporta er serajo, er gallinaro,
li

passeri, er somaro,

e le biocclie che fanno


So^ diventato

1'

coccod

arca de No

92

LUCIANO FOLGORE

Te pare gnente avecce in fonno ar core


la scimmia che s' arampica
in cima a li bamb der primo amore,
lo

struzzo che inciampica

framezzo a quer ciafrujo de ricordi

un sogno e de novanta lire


rimasti un corno e quattro sordi!

pe' cui d'

me
Ma
p'

so

che ha fatto Trilussa

avecce fra

lo

stommico

'na lepre che je bussa a

e la

l'

mirza

intestini

e 'na sfirza de polli e de tacchini

che je vanno su e gi senza decoro

facenno tutto come a casa loro ?

r aquila

me

che

e la vorpe, si

ammate,

se so schiaffate ner cervello,

che macello che fanno, che macello

Le penzate pi
'ste

me

boja
le

d'

fine e pi pulite

inquiline

trattano

come

le galline.

Faccio un sogno romantico ?


n' idea sopra le cose de

L' aquila se la
la

me

scappa

campagna

magna,

vorpe se la pappa

Si seguita accusi

che metto in tavola

quanno che devo cucina

*na favola

POETI CONTEOLUCE

Cor gatto che

93

imbueia ner groppone

s'

e er merlo che se squaja

ner nido
co'

1'

un pormone

d'

osso sacro tutto 'na battaja

de muli, de tarantole e de
co'

me

che

orsi,

fanno

nun m' aricordo dove


che

co' la vitella

grilli;

li tre

squilli

domanna

ar bove

affacciato alla greppia der costato

- Saressivo

pe'

e lui che

arisponne

co'

la

j'

lumaca

caso er padre mio

e co'

1'

So' tu zio

orangutano

che fanno 'na buriana de capricci,


finisce che a la fine de

sorto fora de

l'

me come un

cor sorcio in bocca e co'

Ma

certe vorte

ripenso a

l'

impicci

me

vurcano,

le

mosche

ce vie da piagne

ideali e a le castagne,

vorebbe esse un bottone,


'na coccia de limone,
'na polizza der monte,
la

sega circolare, er bacio in fronte,

e invece pieno de malinconia

in

mano.

94

LUCIANO FOLGORE

vedo

come un

la vita

fazzoletto

ci er raffreddore de la povesia.

Stranuto e
pijo

fo'

estro a cartine

1'

mucchia de

e te sudo 'na

un sonetto;

sestine.

tutto questo perch ci ner core

queir arca benedetta,

si

ammazzata,

trovo No che

1'

ha inventata

che

si

je dico

faccia de proggenitore,

perch nun hai avvisato


de

- Le

nun venimme a roppe


bestie

me

le studio, je

ma
e

si loro

lo sai
io

come
che

li

so' utili e ce

d corda e

animali
stivali

vonno,

le cortivo,

m' invadeno ner sonno

nun vonno

che

1'

sort

quanno che

finisce in
fo'

le

fonno

in

scrivo,

fonno

favole e ce vivo

divento poi la favola der

monno

XVI.

Rime

inutili

Parodia di Cosimo Giorgieri Contri

....ero
Ero molle

come

e gentil

il

come

il

pan

fresco,

fungo porcino a pie' dei tronchi

crescevo umido, e un senso petrarchesco

evacuava

il

cor traverso

panciotto color

C!ol

gorgheggiavo

1'

d'

bronchi.

alba e di pesco

amor che

tu bofonchi,

mentre un cavolofior dicea


e

Una

fichi intorno ripetean

un

bel sapore fuggitivo

m' urgeva nelle


le

Dal volume

L.

e chiare

che al vedermi in tale atto sorgivo

susurravan

fibre alacri e pronte.

rime fluan tepide

8.

Francesco

voglia sottil di sciorinare

versi di

Pastonchi.

le

donne

Belfonte.

Folgore, Poeti

controlucf.

Oh

che bel fonte

LUCIANO FOLGORE

114

....sono
Or che un' acida brama
ruzzola in
gonfio

me

me

di pensiero

ferocemente e m' arde,

stesso nelle veglie tarde

da sembrar come un ponderoso zero.

Perch'io sono
e
1'

il

rompo con

cognato del mistero

mie

le

strofe gagliarde

uovo arido delle et bastarde

che frullo con profondo magistero.

un sogno entro 1' albume


che mi cola dall' empito, il mio folle
desiderio, onde io muto adagio adagio.

Batte

il

torlo di

nasce una frittata in tanto lume


gravida di sonetti e di cipolle
di cui riempio

Dal poema

Il

Bandagio.

il

vuoto del Randagio

POETI CONTROLUCE

115

....sar

Sar pi che un melodico nonnulla


colui eh' pien di fumi, quel signore

che

s'

arrotonda e spinto dal vapore

intimo, lascia

il

mondo amara

culla.

Andr verso una celestial fanciulla


che non esiste, come il mio splendore,
far girar le sfere dell' amore
nei cerchi beatissimi del nulla.

Quando

toccher
diverr

meteora di canzoni,

lass,
il

culmin divino a cui miro,

macro

e simile all' alice.

purgato di tutte
esaler

me

le finzioni,

stesso in

andando per
Dair annunziato poema

un

sospiro,

virt di Beatrice.
:

Beatrice.

XX.

Monologo

suir anima di

un bottone

Parodia di Sem Benelli

Anima
a

te

ben

io

ben

io

chiamo,

ti

anima

e sento in

mi

me

e sento in

me

amore

1'

mi

faccio laudator

mi

miro,

1'

ardore

e sento in

faccio menestrel

mi

me

faccio vate

mi

vengo

vengo a mezzanotte

vengo con Rosmunda

il

ti

rivolgo

anima, per cui

la tenerezza o

con

ben

io

scruto, io bene

ti

faccio schiavo

giorno e vengo la mattina

la rosa,

e all'

una

con

un quarto

la luna,

col giglio e con Tignola,

anima quando

vengo con tutto a

te

mi

cuor, bianca la faccia,

bianco

si fa

il

bianca

la

mente, bianca

la

bianca

la

noce

la ricotta.

Anima,

bianca

camicia,

tu lo so che sei ben quella

che sostieni

l'

involucro di stoffa,

LUCIANO FOLGORE

120

ehe abbottoni la toga di Benelli


che turi

Anima
te,

io

Anima

buclii delle sue tragedie.

voglio

te,

mi

io

Anima

io

studio

attacco sempre a te

pesantemente Anima dolce, tenera

Anima,

pallid'

Anima

e neir orto dell'

con

1'

anima

esil'

Anima

anima mi spingo

dell'

anima

mentre qualcuno che

s'

nell'

anima,

rotto

mi vien gridando animalmente

1'

anima
- All' anima

Bir.r:-

PQ
^8^7
E25P64

tS6?

Vecchi, Omero
Poeti controluce

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