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Secondo De Roberto in unora 1 Federico De Roberto, Storia della Storia di una

capinera, in Casa Verga, Le Monnier, Firenze, 1964, p. 138 2 Francesco DallOngaro


(Mansu, 1808 Napoli, 1873), poeta e giornalista, prese parte nel 1848 ai moti di
Venezia e nel 1849 alla difesa di Roma. Dopo il 1849 fu esule; tornato in Italia nel
1859, fu attivo propagandista della nuova guerra contro lAustria. Dal 1860 divenne
professore di letteratura drammatica a Firenze; qui la sua casa si trasform in una
sorta di cenacolo culturale. La sua opera di letterato molto varia: drammi, ballate,
stornelli politici. 86 dintensa nostalgia, una notte che passeggiava, solo, lungArno,
evocando i ricordi del tetto paterno dove poteva tornare a sua posta, e quelli della
fanciullezza e della prima giovent perduta invece per sempre, egli ide la Storia di
una capinera.3
La novit introdotta da Storia di una capinera consiste nel fatto che questa tematica
venga fortemente sicilianizzata, assecondando lesigenza dellautore che volle
condannare il residuo di unusanza che, sebbene avesse ricevuto un duro colpo
dalla legge del 18679 , stentava a scomparire, specialmente in Sicilia. Il tema delle
monacazioni forzate ebbe un grande successo dopo le produzioni di Diderot con la
Religieuse, di Grossi con lIldegonda, di Manzoni con i Promessi Sposi.
o. Per quanto riguarda la prima fase, ovvero gli eventi che precedono la
monacazione, si assiste ad una quasi sostanziale identit nella trattazione degli
episodi, se si esclude la questione relativa al personaggio che si prende la
responsabilit del destino delle sventurate protagoniste. Nel caso di Gertrude la
colpa da attribuirsi al padre, mentre nel caso di Maria alla matrigna, di cui il
padre risulta succube; questa sostituzione non per casuale ma dettata dalla
necessit di giustificare la trama. Conseguentemente al fatto che lambientazione
del romanzo era collocata nella Sicilia del 1854 e dunque i personaggi da
aristocratici diventavano borghesi, alle ragioni di casta incarnate dal principe-padre
dovevano essere sostituite le ragioni economiche. Per questo motivo allautore
doveva essere sembrato poco credibile un padre impiegato o commerciante che
sacrificasse la figlia al chiostro per assicurare una tranquillit economica, per cui
prefer limpostazione tradizionale e favolistica della matrigna cattiva e del padre
debole e sottomesso. A queste prime considerazioni possono aggiungersene altre di
carattere pi generale, come la questione legata alloggettivit e soggettivit con
cui sono trattate le vicende; nel caso di Manzoni egli rimane fedele alla poetica
delloggettivit e inserisce la vicenda di Gertrude in un contesto pi ampio e
dinamico, che coinvolge altri personaggi, per cui il destino della monaca ricade
anche su di loro, in una fitta rete di condizionamenti. Verga, invece, si allontana da
una variet manifesta nella prima parte per concentrarsi esclusivamente sulla
protagonista nella seconda, secondo un impulso gi in parte manifestato dalla
scelta della forma del romanzo epistolare, che, come gi illustrato per il caso
dellOrtis, soprattutto nella struttura monologica, costringe alla catalizzazione verso
il protagonista. Le divergenze si possono cogliere in parte anche nella chiusura della
vicenda delle due protagoniste: se la vicenda di Gertrude la storia di unanima che
93 conduce fino alle estreme conseguenze del peccato il rifiuto dei falsi valori che le
avevano instillato, dalle ceneri delle proprie illusioni la Capinera non ricostruisce
nulla di positivo. La ricorrente invocazione a Dio di Maria risuona come vuota ed ella

oscilla in continuazione tra la percezione della colpa e la nascosta, profonda


consapevolezza di non avere nulla da rimproverarsi: Il mio peccato mostruoso,
vero; ma sento che nella mia sventura c qualche cosa che pi colpevole di me
stessa [] Non so pi pregare Dio perch non oso pi levare la fronte verso di
Lui!... Dio mio! Che ho fatto? Che ho fatto io mai. Ma che colpa ci ho io?12 In questo
modo lopera di Verga si sarebbe inserita nella tradizione romanticorealistica pi
alta; per questo motivo ci sono dei riferimenti anche al Foscolo ortisiano, sia per
quanto riguarda lo schema del romanzo epistolare che per la descrizione della
campagna nella prima parte del romanzo. Anche in Maria c qualcosa di ortisiano,
nellenfasi espressiva e nellesagitazione sentimentale, seppur non con la stessa
profondit psicologica e le stesse sfaccettature. A questi molteplici riferimenti
letterari si aggiungono anche i riferimenti e le esperienze autobiografici; Verga
infatti conosceva la vita del chiostro per averne sentito parlare dai suoi stessi
familiari: la zia, donna Rosalia Verga, era monaca del convento di San Sebastiano a
Vizzini, laltra zia, donna Francesca, aveva preso il velo a Palermo mentre zia Vanna
e la madre, Caterina di Mauro, erano state educate in convento. Il convento di Santa
Chiara, uno dei pi antichi di Catania, si trovava quasi di fronte alla casa dei Verga e
aveva attirato lattenzione dellautore per le strane storie che venivano raccontate a
riguardo, tra le quali anche quella dellesistenza di una cella della pazza, che in
effetti ritorna anche nel romanzo. Inoltre, per avere un quadro il pi dettagliato
possibile su come dovesse essere la vita allinterno del monastero, Verga si affid
ad una sua amica, destinata ad un educandato laico, perch gli riferisse leffetto
prodotto su di lei dalla nuova vita di quel mondo nuovo, con il risultato che appunto
Maria molte volte pensa ed agisce come farebbe una vera educanda. Inoltre
sempre De Roberto, nel gi citato saggio Storia della Storia di una 12 Giovanni
Verga, Storia di una capinera, cit.,p. 79 94 capinera, a mettere in evidenza altri
elementi autobiografici che Verga riversa nel suo romanzo. Per esempio durante
lepidemia di colera che si abbatt su Catania nel 1867 la famiglia Verga si trasfer a
Battiati, il primo villaggio sulla via dellEtna, dove possedevano una villetta; quando
per il morbo invase anche quel territorio la famiglia si spost pi in alto, a
Trecastagni, un villaggio che si situa sul culmine di un promontorio. Qui, nonostante
limperversare della malattia, il paesaggio era idilliaco e il giovane Verga si recava
spesso a cavallo ai piedi del grosso cratere dove sorgeva fra le altre la villa di una
famiglia ospitale, molto amica dei Verga: i Perrotta. Il giovane dunque si recava da
loro ogni giorno e in quel contesto amicale insieme scordavano le disgrazie portate
dalla pestilenza. Lo stesso accadde anni prima, nelle due estati del 1854 e del 1855,
quando la famiglia Verga abbandon la citt durante il contagio asiatico che li aveva
costretti a rifugiarsi nella terra di Tbidi, fra Vizzini e Licodia; anche qui tutti i vicini
si raccoglievano per reagire alla pestilenza e durante una delle sue passeggiate un
Verga quindicenne conobbe una fanciulla, ancora con il costume delle educande con
il quale la famiglia laveva tratta dalla badia vizzinese di San Sebastiano. Finch
dur lepidemia i due ragazzi si frequentarono assiduamente e Verga se ne invagh,
ma una volta terminata, la famiglia Verga ritorn a Catania e la giovane ritorn al
monastero dove per lautore la vide ancora nelle occasioni in cui andava a fare
visita a donna Rosalia Verga. Lunione di queste esperienze autobiografiche
riscontrabile in parte nella vicenda del romanzo.