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SCHUBERT, SONATA PER PIANOFORTE D960, II MOVIMENTO ANDANTINO

LAndantino dalla penultima sonata di Schubert pu essere inquadrato nella serie dei
lenti e solenni secondi movimenti dellultimo Schubert. Soprattutto per le formule
daccompagnamento ricorrenti , a mio parere, accostabile allAndante sostenuto della
sonata successiva e, per luso di ostinati ritmici, allAdagio della sonata precedente.
Tuttavia il sapore di questo movimento, anche dopo un suo primo ascolto
assolutamente alieno allo stile di Schubert e, per certi versi, quasi inspiegabile.
La macrostruttura , come sempre, quella dellA-B-A, mentre sorprendente la
gestione del materiale motivico e la correlazione tra le due sezioni.
La prima parte infatti molto caratteristica nello stile del lamentoso schubertiano. Il
tema costruito fondamentalmente sul grado congiunto discendente con un effetto di
penetrante melanconia. Linsistenza su un materiale motivico cos semplice, la
sonorit costante e priva di culmini e limpiego di una formula daccompagnamento
ostinata (anchessa, fra laltro, sul semitono discendente) determinano un
approfondimento del materiale tale da superare la pedanteria della ripetizione fino ad
assolutizzare lelemento caratteristico. Questultimo, infatti, perda la sua funzione
costruttivo-archittettonica, cosa che avviene correntemente in Beethoven e Schumann
(per citare due contemporanei) ma diventa narrazione; una narrazione per priva di
una qualsivoglia evoluzione o progresso. Il tutto uguale schubertiano, di cui abbiamo
gi conosciuto esempi nelle sonata per pianoforte basti pensare alla celeberrima
D849 in Sol maggiore lascia allascoltatore niente pi che una atmosfera, nitida e
ben caratterizzata e, soprattutto, la fissa nella memoria con grande accuratezza fino a
che non ne sentiamo quasi la mancanza. Questa tecnica architettonica si differenzia
dalla normale gestione tematica ternaria che consiste nella costruzione del desiderio
di un ritorno ad A: in Schubert (in questo movimento pi del solito) le sensazioni che la
scrittura suscita di per s, attraverso limpiego di simboli eso-semantici ben noti,
finisce per coincidere con lo stato danimo che lascoltatore applica alla stessa
atmosfera simboleggiata. Il significato esterno, la sensazione romantica proveniente
dal nostro animo, si auto contraddice e la musica diventa un elemento
autoreferenziale. la distanza che si crea tra lascoltatore e il blocco musicale ben
definito viene colmata dalla stessa nostalgia creata dalla musica. In altre parole,
lemozione drammatica tipicamente romantica si stempera in favore
dellapprofondimento della distanza tra significato e stato danimo: siamo noi ad
inventarci lemozione proprio per colmare questabisso semantico. Sembrerebbe ovvio
che la nostalgia e la dipendenza relazionate alla prima sezione trovino finalmente
appagamento nella relativa riproposizione, con un gioco di indizi nascosti od espliciti,
rimandi e ricordi, contraddizione e coincidenze nella seconda sezione che ci guidano,
appunto al ritorno.
In questo movimento non avviene nemmeno questo! Solo una forte contraddizione e
unassoluta assenza di relazione senza pari nella storia della musica per pianoforte.