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Enrico Berti LOGICA ARISTOTELICA E DIALETTICA Cappelli editore A dialéehesrhal Inconti sul pensicro diale Istituto Gramsci Ferrara «E impossibile che ad uno stesso soagetta 2ppartenga e contemporaneax mente non appartenga ji medesimo predicato dallo stesso punto di vista ‘Socondo questa celebre formulazionearistotelica (Metafsica, IV), il princi pio di non coniraddizione ha poriata ontologica: & limpossibllta che sta elle cose stesse a fondare limpossibiita linguistica @ di pensiero. E, uindi, insteme principio ontologico e criterio di signficanze, La.concezio- ne che Hegel e Marx hanno della cialettica e della contraddizione contrasia con il principio aristotalico? Questo il quesito centrale che Enrico Bert affronta nol suo saggio, con limpida esposizione e vasta considerazione: dell'orizzonte eriico (Engels, Lenin, Deutsche Zeitschrift fur Philosophie, Colletti, Popper, Accademia delle Scienze ell URSS, Geymanat, Giorel- lo, Mendadion, Marconi, Severino). C’e un parallelism trata critica aristo- telica della logica megarica dei’identia e le crtiche che rispettivamente. Hegel muove alla logica razionalistica dellidontta (Leibniz, Woltt, Kan, Fichie), 6 Manx alia «logica» dell economia poitica classica. Sotto questo profilo, fe loro concezioni non sono in eantrasto con il prinpio aristoralico, ‘ma adottano anzi (Marx, in particolare) la dialettica come =¢7.17, contutato: ria mediante il rilevo di contradeizioni. Quanto alla consideraziane per cul tuna realla che contiene contraddizioni debba necessariamente tramonta- fe, introduce in un tertitorio diverso da quello logico, cioe nell’ordine storieo-politico ove cié che entra in gioco é il critero dela pra. E altro discorso ancora riguarda il modello di sclenza che tale visione presup- pone.. Enrico Bert, ordinaro di flosofia all'Universita di Padova e specialista del pensioro aristotelico di fama internazionale, @ autore di numerosissimi e Important studi. Trai suoi volumiricordiamo La flasofia de! primo Aristote- Ie, Padova, 1962; Aristotolo: data dialetica alla tos prime, Pacove, 1977; Piohio di Anisioiele, Roma, 1979; Anstotle on Science: «Posterior Anaiylics», ed. by E, Bert, Padova, 1981. Suoi contributl sono apparsi su motte rviste italiane e straniere, come «Filosofia, « Vorticho», «Journal of the History of Philosophy», «Flovue Internationale de Philosophie», «AV- hiv fur Geschichte der Philosophie» LL. 3.500 (IVA inclusa) eq ODOT. ENRICO BERTI LOGICA ARISTOTELICA E DIALETTICA CAPPELLT EDITORE dialéghesthai | INCONTRI SUL PENSIERO DIALETTICO Presentazione di Batnaba Maj Copyright © 1983 by Nuova casa edittice L. Cappelli spa, via Marsili 9, 40124 Bologna Finito di stampare nel mese di mageio 1983 dalla Tipostampa Bolognese - Bologna Il primo documento in cui risuona il verbo Bua). ‘reaau, ¢ con inandita pregnanza semantica, non Sun testo filosofico ma un verso omerico (assai meno rilevanti sono invece i documenti lirici). E chi Io pronunzia, diyino/diabolico sapere poetico, 2 Odisseo, Veroe nohdumrie per antonomesia, Pe- roe che ha sempre pronti pit) di un piano e pit di un discorso, che davvero ha compiute mille mille nobili imprese, come ricorda Aristotele nella Poetica, Peroe della nostalgia cui né dolcezza fi le né picti.paterna né amor coniugale poterono vincere Pardore «a divenir del mondo esperto / E degli vizii umani ¢ del valore », (Dante, Inferao, XXVI 98-99). ‘Anche Diomede, Pinquietante ¢ feroce giovinetto, ha dovuto lasciare ferito il campo © Odisseo si titrova, solo, in mezzo alal furia troiana. é8cc, il quasi divino terrore che poi Aristotele assumeri come connotato essenziale del patos tragico, ha preso e scomposto tutti gli Argivi. Con dolore e con pena Odisseo dialoga con il suo ‘cuore magna- nimo’: Ohimé, che fare? gran malanno se fusgo Ia folla, sconvolto; pitt atroce perd se son preso x da solo. Gli aliti Danai li ha fatti fuggire il [Cronide, Ah! ma come il mio cuore pud esitare cos So che solo i vigliacchi escono dalla battaglia, ma chi @ gagliardo @ combattete, questi deve per forza restare con animo saldo, sia colpito To colpisca. (Iliade, XT, 404-9 tr. Rosa Calzecchi Onesti) Il monologo nasce come dialogo, ¢ altro & il Buds, V'anémus, organo che, secondo Ia topologia somatica analogico-metaforica del mondo omerico (Snell), concentra le eccitnzioni di movimento, le passioni, i desideri, Sicché metonimicamente spes- 50 toglicte il ¢hymds vale toglier la vita stessa, Ad eso si tivolge Odisseo; ad esso, con sapientis sima mossa eseraniante, rivolge il timprovero 1i- solutivo che sta al centto del discorso (407): cde cinquo catica pthos Beddierra Dupde: che la moderna versione rende, si @ visto, Ah! ma come il mio cuore pud esitare cosi? Ma bella, nel suo evidente dantismo, la traduzione che fa di Monti: ... Ma quai pensieri / mi ragiona la mente? (XI, 532-3). L’animo, cui Odisseo rivolge la perola, divide ¢ divide il discorso, la scissione. interiore diventa scissione del disearso, nel doppio senso del geni- tivus — flessione del genere — per cai ha la pa- dronanza ¢ contiene la padronanza che 2 del die scotso (come diri Gorgia). Ecco perché deve es- sete oggettivato, La forza ¢ potenda linguistica del dialéghesthai esprime, donque, e il movimento del 8 dialogo ¢ il movimento della divisione. Larcheologia storica della dialettica & qui geneti- camente prefigurata. Di questa storia, la collana che, significativamente, nasce insieme con gli « In- contri sul pensiexo dialettico » otgenizzati presso PIstituto Gramsci di Ferrara, intende naturalmen- te approfondire i momenti pitt rilevanti. Ma cid. traccia soltanto le linee esterne di un programma, il cui senso intetno ¢ pits profondo & appunto con- tenuto nel paso omerico, come riffessione sul ne- cessario strutturarsi del linguaggio come dialogo, sulla dialettica come insieme di tecniche ‘logiche’ © atgomentative di riconduzione eidetica e divisio- ne attraverso il linguaggio. Tra gli avversari grandi ¢ meno grandi della dia- lettica, Friedrich Nietzsche ha espresso In formula pitt radicale e bruciante (e pitt feconda di svilup- i...) la dialeitica @ una forma di vendetta, nasce dallo spirito della vendetta, Alestremisiao re- stauratore di questa formula — sari bene non di- menticare che @ lo spirito di rivalsa aristo-cratico che parla — se @ lecito giocare per ua attimo con for mule, risponderemmo che Ia dialettica & il pro: blema del dialéghesthai, del costituirsi dello. sp tito, attraverso il Hnguaggio, come dialogo. B il problema delPorigine dell'Ur-teil su cui, ancora una volta, ha guardato il poeta (Holdeclin). LOGICA ARISTOTELICA E DIALETTICA Come risulta dal titolo di questa esposizio- ne, tenterd di stabilire un confronto tra la logica atistotelica e la dialettica. Voglio su- bito chiarire che cosa intendo esattamente con queste due espressioni — logica aristo- telica e dialettica — e per quale motivo ri- tengo che il confronto fra di esse costituisca un problema interessante, anche oggi, per noi. Chiarisco il significato delle due espres- sioni perché, spesso, tanto l’una quanto Laltra vengono usate con significati diversi. Quindi é bene sgomberare il terreno da ogni possibile equivoco. Dico subito che per logica aristotelica in- tendo proprio la logica di Aristotele, non la logica della tradizione atistotelica, quindi non, ad esempio, Ja logica scolastica me- dioevale e neppure la logica che potremmo chiamare intellettualistica, usando un’e- spressione hegeliana, 0 razionalistica, cio’ del periodo della filosofia moderna che va da Cartesio a Kant, 0, infine, quella che oggi 13 viene chiamata Ja logica formale, Per logica aristotelica non intendo nessuna di queste altre concezioni della logica, ma essenzial- mente quella che ha come suo ptincipio fondamentale il principio di non contraddi- zione. Anche qui tengo a precisare: non il principio di identitd, il cosiddetto principio di identita, di cui si parla nella scolastica 0 nella filosofia moderna e che non compare in Atistotele. II principio di identita, noto come « A2 A», cio’ « clascuna cosa & iden- tica 2 se stessa », lo considero estraneo alla logica aristoielica, dove invece compare (formulato nel famoso quarto libro della Metafisica) il principio di non contraddizio- ne. Secondo quest’ultimo «& impossibile che ad uno stesso soggetto appartenga e contemporaneamente non appartenga il me- desimo predicato dallo stesso punto di vi- sta », ciod sotto lo stesso rispetto, ovvero & impossibile dire contemporaneamente che A & Be che A non @ B sotto lo stesso tiguar- do’, Pet logica aristotelica intendo, quindi, anche il significato che Aristotele da principio di non contraddizione nello stesso quarto libro della Metafisica, 1A dove mostra che quella che si potrebbe considerare la formulazione logica di ¢ss0, come pure Ja 14 sua formulazione sul piano linguistic, non. sono che conseguenze del suo valore ontolo- gico. Ciot: poiché & impossibile che una co- sa possieda e contemporaneamente non pos- sieda lo stesso predicato, allora, di conse- guenza, & anche impossibile pensare questo ed & impossibile dirlo. 11 fondamento di tale impossibilita & nella cosa, non nel nostro, pensiero o nel nostro linguaggio, perché pensate o dire predicati opposti equivarreb- be ad accogliete contemporaneamente nella. propria mente caratteri opposti. Infine, assumo come essenziale alla logica atistotelica la difesa che, nel medesimo quarto libro della Metafisica, Aristotele ci propone di questo principio: difesa consi- stente nel mostrare V’insignificanza a cui sa- rebbe condannata qualunque negazione di esso, con tutte le distinzioni e le precisazio- ni che egli fa nell’ambito di questa difesa e alle quali avrd poi Voccasione di richiamar- mi nel corso dell’esposizione. Per dialettica, invece (questo va precisato perché la parola dialettica @ una tra le pit antiche ¢ direi che essa & stata usata in cia- scun periodo della storia del pensiero occi- dentale e con significati diversi), qui non intendo la dialettica nel senso antico, plato- nico e atistotelico. Intendo, al contrario, Ia 15 dialettica nel significato specifico che il ter- mine ha assunto con Hegel e che, a mio avviso, & stato mantenuto da Marx e dalle diverse forme di marxismo che si sono svi- luppate dopo Marx, cio? il materialismo dia- lettico di Engels, di Lenin, di Mao (nell’ar- ticolo Sulla contraddizione) ed anche della posizione espressa dall’Istituto di Filosofia dell’Accademia delle Scienze di Mosca, che si pud considerare quasi la presentazione uf ficiale di cid che L'attuale marxismo sovieti co ritiene a proposito della dialettica. Poi assumo la dialettica anche nel significato che vessa ha nell’ambito del marxismo cosiddetto occidentale, in tutte le sue forme, da Lukacs alla scuola di Francoforte e via dicendo, fino alla posizione presa in Ttalia da Ludovico Geymonat. Ebbene, tra questi due termini, anzi fra queste due realti, la logica aristotelica da una parte e Ja dialettica, intesa in questo preciso senso, dall’aitra, si stabilisce un rap- porto che in molti casi diventa conflittuale, © sembra essere conflittuale. Sembra cioé che fra queste due posizioni ci sia contrasto, che Puna sia incompatibile con Paltra, Tengo a far notare che tale contrasto (come cercherd poi di dimostrare) non si manifesta né con Hegel né con Marx. Hegel, infatti, 16 ogni qualvolta presenta la propria dialettica, non la presenta come contrastante con il pensiero di Aristotele. Egli, in generale, manifesta una profonda considerazione per Aristotele; ha qualche acento critico nei confronti della sua logica, che perd sembra identificare con Ja logica dell’aristotelismo © addirittura con la logica intellettualistica del pensicro moderno; ma poi aggiunge che questa non & la vera logica di Aristotele, quella che Aristotele ha effettivamente pra- ticato e seguito nel far filosofia. Quest'ultima & la logica contenuta nella Metafisica e in- clude il principio di non contraddizione, co- si come viene formulato e difeso nel quarto libro, nei confronti del quale Hegel non manifesta nessuna presa di posizione di tipo polemico. ‘Anche Marx, seppure su un terreno diverso, ogni qualvolta ha Poccasione di parlare di Aristotele, lo fa sempre in termini positivi. Nel primo libro del Capitale? egli tichiama continuamente le analisi compiute da Ari- stotele nel primo libro della Politica a pro- posito del denaro, del rapporto tra valore d’uso ¢ valore di scambio, della circolazione delle merci ¢ via dicendo *, Marx non si di- chiara mai contrario alla logica aristotelica e, in particolare, non rifiuta mai il principio 17 aristotelico di non contraddizione. Ma direi che nemmeno nelle prime espressioni del matetialismo dialettico, cio in Engels ¢ in Lenin, si trovano accenti ctitici nei confron- i della logica aristotelica, anzi & singolare constatate come tanto Engels quanto Lenin considerino Aristotele addirittura un dialet- tico. Nell'introduzione all’ Axti-Dihring En- gels indica due diversi modi di fare filoso- fia, contrapposti tra di loro, cio’ Ja dialetti- ca e la metafisica e, sttanamente, almeno pet chi non ha chiato che cosa Engels in- tenda con queste due espressioni, cita Ati- stotele non come esponente della metafisica, bensi come esponente della dialettica *, An- che Lenin, nei Quaderni Filosofici, dedica u- na pagina, un appunto, alla Metafisica di Aristatele, dove riconosce al filosofo greco una strattuza di pensiero di tipo dialettico *, Il conflitto, quindi, tra la dialettica, intesa nel senso hegeliano-marxiano, e la logica atisto- telica si & prodotto soprattutto negli epi- goni di Hegel e di Marx. Gia alla fine del- 1800, nell’ambito della scuola hegeliana, ci fu un fiorire di studi, un dibattico circa, ap- punto, la conciliabilité 0 meno della dialet- tica hegeliana con il principio aristotelico di non contraddizione, e poi, pid recentemen- te, nell’ambito del marxismo, ci sono stati 18 diversi momenti in cui & scoppiato un ana- logo dibattito per quanto riguarda la conci- liabilita tra la dialettica di Marx e il princi- pio di non contraddizione. Mi viene in mente, ad esempio, la discus- sione che si svolse nel 1953, nella « Deut- sche Zeitschrift fiir Philosophie » (che & la rivista di filosofia della Germania Orienta- Je), in cui alcuni filosofi ¢ logici di orienta- mento marxista discussero, appunto, se la dialettica di Marx sia 0 non sia in contrasto con il principio di non contraddizione *. Ma, direi, il conflitto & emerso, per gli aspetti che pitt interessano la cultura filosofica ita- liana, soprattutto di recente, quando, senza tichiamarsi esplicitamente a Popper, ma implicitamente setvendosene, Lucio Colletti ha scritto il saggio Marxismo e dialettica, cio’ ha posto il problema se la dialettica sia compatibile con il principio di non contrad- dizione inteso come principio della scienza, di ogni scienza’, Colletti si serve, a mio giudizio, delle argomentazioni svolte da Popper nell’articolo del 1940 Che cos’? la dialettica, che poi entrd nella raccolta Con- getture e confutazioni® e yenne conosciuto dalla cultura italiana nel recente periodo di moda popperiana, In questo dibattito si inseriscono anche altri 19 contributi che sono stati ricordati spesso, cio® il seminario padovano del ’76, che ha portato alla pubblicazione del volume sulla contraddizione *, il convegno dell’anno scor- so", i libri di Landucci ¢ di Severino" ¢ anche, mi pare, gli articoli recenti di alcuni scolari di Geymonat, in particolare Giorello ¢ Mondadori, tra cui uno molto bello e spi- titoso, intitolato Come vivere nelle contrad- dizioni ed essere felici, pubblicato nei « Ma- teriali filosofici » del 1979"; e, infine, an- che una appendice di discussioni fra Colletti e me, che non $0 se sia ancora nota, svolta- si al Convegno sulla Critica della ragion pu- ra, tenuto a Saint Vincent nello scorso mar- zo (cfr. il n. 34 della bibliografia). E solo in queste posizioni pitt recenti che si & prodotto uno scontro tra la logica aristote- lica e la dialettica nel senso hegeliano e mar- xiano. Cercherd di vedere ora quali sono i motivi che sono stati portati da Popper e da Collet- ti per mostrare questa presunta incompatibi- lita, e di vedere quali risposte sono state da- te a questi rilievi; dird anche, poi, qual & la mia opinone sia a proposito dei rilievi, sia a proposito delle risposte date ad essi. Temo che dird cose gid note, ma per motivi di chiatezza mi pare indispensabile richiamare 20 ‘un po’ tutti i termini del dibattito, per aver- i presenti ¢ alla fine darne una valutazione sutficientemente completa. Anzitutto, molto in sintesi, quale fu Ia tesi di Popper nell’articolo Che cos’? la dialerti- ca? Fu la seguente: la dialettica vuole esse- te un discorso che riconosce la necesita del- Ja contraddizione come momento indispen- sabile per fatci progtedite nella conoscenza della verita. Ora, la contraddizione @ indub- biamente feconda, anzi & necessatia per lo stesso progtedite della conoscenza, ma & ne- cessaria come strumento di confutazione, di ctitica delle teorie scientifiche, Cio&: nel- Fambito delle teorie scientifiche possono prodursi delle contraddizioni. Ci pud essere una contraddizione all’interno di una teoria scientifica, quando una proposizione di essa entra in contraddizione con un’alira propo- sizione appartenente alla medesima teoria; ‘oppure ci possono essere conttaddizioni tra teorie diverse; 0, infine, ci possono essere contraddizioni fra una teoria e un dato di ossetvazione empitica. In tutti questi casi la conttaddizione @ il segno dell’insufficienza, dell’erroneita della teotia in questione. Quando una teoria contiene in sé una con- traddizione, oppute si trova ad essere in contraddizione con un’altra teoria di cui ab- 21 biamo assodato Ia validita, 0 infine entra in contraddizione con esperienza, questa teo- tia deve considerarsi falsa; quindi la con- traddizione & utilissima proprio per capire quali sono le teorie false, ¢ capire questo, secondo Popper, & proprio il modo per fare progredire la conoscenza scientifica. Ma questo, si chiede Popper, che cosa si- gnifica? Se la contraddizione & il segno della falsita di una teoria, vuol dire che la con- traddizione non pud esistere nella realta ¢, quindi, quando una teoria contiene in sé u- na _contraddizione, essa non_rispecchia la realta, non ci dice come @ fatta Ja realtd, percid é falsa. L’utilita che la contraddizione ha sul piano teorico dipende tutta dall’im- possibilita che essa esista sul piano reale. Popper, inoltre, dimostra che una teoria, la quale contenesse in sé una contraddizione, renderebbe possibile dedutre da tale con. traddizione qualunque proposizione possibi- le, cioé permettetebbe di dire tutto ¢ il contrario di tutto; percid, dal punto di vista scientifico, sarebbe una teoria del tutto pri- va di interesse e banale, in quanto non ci fornirebbe nessuna informazione utile sulla realt’. Popper, nel suo articolo, sviluppa u- na dimostrazione molto bella, piena di sim- boli ¢ di calcoli, per far vedere come da ae una contraddizione possibile dedurre tutte le proposizioni possibili e immaginabili. Gli esperti di logica dicono che questa di- mostrazione in realta era gid stata fatta nel medioevo dal cosiddetto Pseudo-Sco- to, nel opera intitolata In universam logi- cam Quaestiones, del secolo decimoterzo “. Comungue, conclude Popper, la dialettica di Hegel ¢ di Marx in realta non ammette ve- re € proprie contraddizioni, non parla nem- meno di vere e ptoprie contraddizioni: cid di cui essa parla sono semplicemente dei conflitti, dei contrasti che si producono nel- Ja sealtd e che solo in senso metaforico ven- gono chiamati contraddizioni. Da questo punto di vista, la dialettica @ una teoria va- lida, utile, ma non come teoria scientifica, bensi come teoria empirica, come descrizio- ne di determinati processi che si sono pro- dotti nella realta e all’interno dei quali si sono manifestati, appunto, dei conflitti, det contrasti, degli antagonismi. La dialettica il- lustra egregiamente questi conflitti, ma non contiene nulla di paragonabile all’uso che della contraddizione si fa nell’ambito delle teorie scientifiche. Colletti, nel saggio pubblicato in appendice all'Intervista politico-filosofica del ’74, ha sostanzialmente ripreso queste argomenta- 23 zioni, aggiungendovi alcune precisazioni. A differenza da Popper, egli ha distinto la posizione del materialismo dialettico dalla posizione di Marx ed ha sostenuto che nel- Fambito del materialismo dialettico, rappre- sentato da Engels, da Lenin e da Mao, non esistono vere e proptie contraddizioni: cid che i materialisti dislettici chiamano con- traddizioni sono, in realta, un altro tipo di opposizione, riconducibile a quella che Kant chiamava 'opposizione teale ¢ che &, ancora una volta, un conflitto, un contrasto tra for- ze opposte. Queste opposizioni reali posso- no benissimo esistere nella realti, esistono anzi di fatto nella realta, ma noa hanno nul- fa che contrasti con il principio di non con- ttaddizione, non sono cioé le contraddizioni che vengono vietate, che vengono dichiatate impossibili dal principio di non contraddi- zione. Quindi, sostanzialmente, il materia- lismo dialettico patla di contraddizione in senso puramente metaforico. Non cosi accade in Marx. Secondo Colletti, infatti, le contraddizioni di cui parla Marx nel Capitale (e Colletti le tichiama breve- mente: sono Ja contraddizione tra merce e denaro, oppure, nell’ambito della merce, quella tra valore d’uso e valore di scambio, oppure la contraddizione che ha luogo nella 24 citcolazione delle merci, oppure quella che ha Iuogo nel processo di produzione) sono contraddizioni non in senso metaforico, ma sono le contraddizioni di cui parlava Hegel. Colletti le chiama vere e proptie contraddi: zioni_ dialettiche. Esse sono inconciliabili con il principio di non contraddizione, per- cid — conclude Colletti — Marx, nel mo- mento in cui fa questi discorsi, in cui am- mette lesistenza reale di queste contraddi- zioni, non é scienziato, & filosofo; espressio- ne che, evidentemente, per Colletti ha un significato negativo, deteriore. Questo non & i! Marx migliore, ‘ma quello deteriore, il Marx di cui non sappiamo pitt che farci, il Marx ancora legato a Hegel. Quali risposte sono state date a questo at- tacco abbastanza poderoso condotto nei confronti della dialettica prima da Popper e poi da Colletti, proprio in nome della logica aristotelica, in nome del ptincipio di non conttaddizione? Credo sia interessante fer- mare un momento Pattenzione su una presa di posizione che si @ avuta proprio da parte dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia del- Te Scienze dell’URSS, la quale, a mio giudi- zio, anche se cid esplicitamente non risulta, si pud considerare proprio una risposta al- Patticolo di Popper (le date consentono di 25 stabilize questo rapporto) 0 una tisposta al- Yuso che delle obiezioni popperiane veniva fatto nella cultura occidentale, proprio in funzione antidialettica, antimarxista. In un libro intitolato I fondamenti della filosofia marxista, pubblicato dall’Istituto di Filo- sofia dell’Accademia delle Scienze del- TURSS ", si precisa che cosa si intende per dialettica e quale rapporto intercorre tra la dialettica e quella che qui viene chiamata la logica formale. Vi si dice, in linea con En- gels e con Lenin, che ci sono due dialetti- che: c’é una dialettica oggettiva, che & costi- tuita dal processo stesso della realtd, cio’ dal movimento delle cose, il quale procede per coniraddizioni; c’& poi una dialettica ‘soggettiva, la quale, invece, & il processo del nostro pensiero che riflette, rispecchia il proceso delle cose, ¢ poiché nel primo, nel processo reale, esistono le contraddizioni, di tiflesso anche nella dialettica soggettiva vengono ad esserci delle contraddizioni, le quali riflettono appunto quelle esistenti nel- Ja realta. La dialettica, quindi, intesa nel senso soggettivo, & V'insieme delle leggi se- condo cui funziona il nostro pensiero quan- do rispecchia la realta. Ma, a questo punto, ci si rende conto che la dialettica viene ad investire un oggetto il 26 quale, tradizionalmente, era considerato di competenza della logica formale, perché an- che la logica formale — si afferma in que- st'opera — stabilisce le leggi del pensiero. Ecco allora che si pone il problema del rap- porto. Quale rapporto c’& tra la dialettica e Ia logica formale? Faccio notare che qui non si parla di logica aristotelica, ma di logica formale, Che cosa vuol dire formale? Che studia il pensiero, appunto, come forma, prescindendo dai suioi contenuti, cio? dal suo tapporto con la realta, il che non accade in Aristotele, dove invece la logica 2 materiale, non nel senso che sia materialistica, ma nel senso che desume le leggi del pensieto dal- Panalisi delle leggi stesse dei suoi contenuti, cio’ della materia del pensiero, che @ la real t&. Infatti, le legei della logica formale e- nunciate in quest’opera non coincidono per- fettamente con quelle della logica aristoteli- ca, perché in essa vengono richiamati i tre principi tradizionali, di identita, di non contraddizione del terzo escluso, dei quali almeno il primo in Aristotele non c’e. A proposito di questi si dice che Ia logica formale, in ossequio al principio di non contraddizione, elimina dal pensiero le con- traddizioni, perché queste renderebbero il pensiero oscuro ¢ confuso, Allora, ecco i ae problema: come mai, da una parte, la dia- lettica, anche quella soggettiva, ammette le contraddizioni, mentre la logica formale le elimina per il fatto che renderebbeto il pen- siero oscuro e confuso? La soluzione che viene data nell’opera in questione @ la se- guente: la dialettica studia il pensiero nel suo farsi, nel suo divenire, il pensiero in movimento, ciod 'aspetto dinamico del pen- sicro, mentre la logica formale studia il pen- siero gia fatto, il pensiero considerato come qualcosa di stabile, di immobile, di statico. Poiché, perd, la realtd non.é statica, non & immobile, ma, al contrario, & appunto un continuo fluire, ne deriva la superiorita del- la dialettica nei confronti della logica forma- Je; anzi si dice che la logica formale, in questo caso, viene ad essere semplicemente tuna parte, un momento compteso nella dia. lettica, Tn questo modo si crede di spiegare Papparente contrasto, facendo della logica formale la parte della dialettica che studia quell’aspetto, tutto sommato particolare e non decisivo, della realta, che @ il pensiero gia fatto, cio& sostanzialmente i] momento della sua esposizione. A me sembra, sinceramente, che questa non sia una soluzione soddisfacente, perché non capisco la ragione per cui la logica formale 28 considera le contraddizioni come causa di oscurit’ e di confusione, una volta che si ammetta che tali contraddizioni possono ve- ramente esistere nella realtd. Se le contrad- dizioni esistono veramente nella realta, un pensiero che rispecchi esattamente la realta, che sia cio& vero, deve contenete queste contraddizioni, e allora non si vede per qua- le motivo queste contraddizioni debbano venite eliminate, debbano venire tolte. Se invece c’é motivo per toglierle, cio’ se effet- tivamente tali contraddizioni rendono oscu- 0 e confuso il pensiero, allora cid vuol dire che le contraddizioni esistenti nel pensiero non rispecchiano esattamente la realta, il che equivale a dire che la contraddizione & segno di errore, Ma se la contraddizione & segno di errore, non si capisce come mai essa possa persiste- te all’interno della dialettica, una volta che la dialettica sia intesa come riflesso adegua- to e vero della realta. Insomma: 0 ha ragio- ne la dialettica, ed allora ha totto la logica formale; oppure ha ragione la logica formale, ed allora ha torto la dialettica. Non mi pare che sia cost semplice risolvere il problema riducendo Puna ad una parte dell’altra, per- ché, anche facendo questo, il contrast ri- mane. Se nel momento dell’esposizione le 29 contraddizioni sono causa di errore, cid vuol dire che le contraddizioni sono qualcosa di anomalo, qualcosa che va spiegato, va risol- to, che non pud essere accettato tranquilla- mente, ed allora bisogna anche riesaminarne il valore al’interno della dialettica. Del resto, ho V'impressione che questo tipo di soluzi ne non abbia soddisfatto nemmeno tutti i marxisti, perché sono stati fatti anche tenta- tivi divetsi da questo di risolvere il proble- ma. A me pare che i pid: interessanti, tra questi altri tentativi, si siano registrati proptio in quella che io ancora chiamerei la scuola di Ludovico Geymonat, anche se questa scuola sembra in via di sgretolamento. Geymonat stesso si @ sempre dichiarato, come si di- chiara tutt’ora, convinto sostenitore del ma- terialismo dialettico e, quindi, anche dell’e- sistenza teale delle contraddizioni. Per que- sto Pabbiamo invitato al convegno padovano sulla contraddizione, perché difendesse Ia sua posizione; non & venuto di persona, pe- 10 ci ha mandato una relazione molto inte- ressante, nella quale egli illustra l’esistenza delle contraddizioni e il ruolo che esse han- no nella storia della scienza*. Geymonat dimostra come, spesso, si siano avute delle vere ¢ proprie contraddizioni all’interno del- 30 le teorie scientifiche, fra una teoria e V’altra © fra una teotia ¢ Pespetienza, ¢ che le con- iraddizioni hanno effettivamente svolto un ruolo detetminante nel favorite il progresso della scienza. Ebbene, a me pare che questo discotso, al- meno quello inviato a Padova, non sia mol- to diverso da quello di Popper, perché Ja funzione della contraddizione nello sviluppo delle teorie scientifiche, nell’aumento del « patrimonio tecnico-scientifico » — come dice Geymonat —, @ ammessa anche da Popper. Siamo sempre a livello di teorie, non a livello di realta. Non mi pare che questa sia ancora una soluzione alle obiezio- ni di Popper e di Colletti. Una proposta di soluzione pitt interessante jo vedo, piuttosto, in alcuni scolari di Gey- monat, per esempio proprio in Giorello, ¢ mi tiferisco sia all’articolo che egli ha fatto in collaborazione con Mondadori, quello che ho citato prima: Come vivere’ nelle con- traddizioni ed essere felici, sia anche, per quanto ho potuto vedete, in cid che ha det- to nella conferenza recentemente tenuta proprio qui a Ferrara, in questa sede. Che cosa sostengono Giorello ¢ Mondadori? Che sono possibili, anzi esistono, dei sistemi lo- gici in cui le contraddizioni vengono am- 31 messe, Allora non & vero quanto sostiene Poppet, € sosteneva gia lo Pseudo-Scoto, ciot che da una contraddizione & possibile dedurte qualsiasi proposizione, in modo da rendere del tutto banale, del tutto privo di valore informativo il sistema che la contie- ne. Esistono dei sistemi logici in cui eid non accade, e qui Giorello richiama 1a cosiddetta «logica della tilevanza », costruita a Pit- tsburg verso la fine della seconda guerra mondiale da Anderson e Benlap, una logica in cui la sola condizione essenziale per la validita di una implicazione @ la rilevanza delle premesse rispetto alla conclusione. AlPintetno di questa logica c’& posto almeno per alcune contraddizioni, dalle quali & pos- sibile dedutre un numero limitato di ptopo- sizioni — dunque non qualsiasi proposizio- ne — e quindi & possibile giungere a delle conclusioni interessanti, dotate anche di va- lote informativo. Anzi Giorello, mi pare proprio nella confe- renza fatta qui a Ferrara, ha sostenuto che queste logiche hanno anche una loto signifi- canza, cioe una loro semanticita, ci parlano quindi anche della realti, non sono costru- zioni puramente mentali, addirittura sono adoperabili all'interno di un calcolatore: & possibile costruire un calcolatote basato su 32 queste logiche, il quale pud fare delle opera- zioni di qualche interesse, di qualche utili- a7. Contemporaneamente all’articolo di Giorel- lo e Mondadori @ uscito anche un libro mol- to utile, molto interessante, a proposito di questo tema, cioe la raccolta dal titolo La formalizzazione della dialettica. Hegel, Marx ela logica contemporanea, a cura di Diego Marconi, che mi pare vada nella stessa direzione di Giorello e Mondadori. Marconi, in sostanza, ci presenta un’antolo- gia, prendendo varie pagine di diversi si- stemi logici contemporanei, in cui si mostra come siano stati fatti vari tentativi di forma- lizzare la dialettica, cio’ di esprimere la dia- lettica in un sistema di logica formale, ¢ co- me molti di questi tentativi siano sostan- zialmente falliti, ma non tutti; per esempio, cita, anche lui, la « logica della tilevanza », su cui aveva tichiamato l’attenzione Giorel- Jo, e poi cita anche il tentativo compiuto da Jaskowski, di cui riporta alcune pagine. An- che per Marconi, quindi, sono possibili si stemi logici capaci di contenere in sé una contraddizione, senza per questo diventare banali. Io, naturalmente, anche a causa della mia incompetenza, non dubito della veridicita di 33 queste affermazioni; desidero soltanto ¢- sprimere Pimpressione che perd le contrad- dizioni di cui parlano queste logiche, come la logica della rilevanza o Ia logica di Ja- skowski, non abbiano gran che di comune con le contraddizioni di cui patlavano Hegel ¢ Marx. Queste, infatti, non solo esistono nell’ambito di un sistema concettuale, ma, anzitutto, sono contraddizioni reali, esistenti nella realti, ¢ poi svolgono sella realt una funzione molto importante, che % quella di produrre movimento, di essere causa di un Geterminato processo; un processo il quale, alla fine, conduce, tanto in Hegel quanto in Marx, al superamento delle contraddizioni stesse. In Hegel la cosa 8 forse pitt complessa, per- ché Hegel afferma che tutto cid che & finito & contraddittorio, quindi, evidentemente, & convinto che a livello del finito la contrad- dizione non scompaia, ma rimanga. Per lui, petd, il finito @ soltanto ideale, mentre ve- ramente reale & V’infinito, e nell’infinito le contraddizioni vengono superate. La cosa & ancora pit chiara in Marx, per il quale le contraddizioni hanno Iuogo nella societ’ ca- pitalistica, mentre saranno tolte e superate nella societ’ senza classi. In Hegel e in Marx le contraddizioni hanno un peso molto 34 maggiore che nell’ambito di queste logiche, perché non sono semplicemente un momen- to di un sistema logico, ma una realtd ben precisa. Direi, inoltre, che esse hanno anche una dinamiciti, una fecondita reale, come quella di produrre movimento, di’ essere molla di movimento, che non sembrano ave- re nell’ambito di questi sistemi. ‘Anzi, Giorello stesso precisa che in questi sistemi, in cui possono abitare alcune con- ttaddizioni, non si deve credete poi che ci sia posto pet qualsiasi contraddizione, ma soltanto per poche determinate contraddi- zioni, nei confronti delle quali bisogna in- staurare tutta una strategia di contenimento ¢, praticamente, di isolamento, affinché esse producana meno danni possibile. Esse sono dei momenti, tutto sommato, non decisivi e determinanti, in ogni caso non forniti di quel ruolo centrale ¢ fondamentale che han- ho invece le contraddizioni nella dialettica di Hegel e di Marx. Percid, senza discutere Ja validita di questi tentativi, mi pare che essi non siano di gtande aiuto nel risolvere il problema che noi ci siamo posti, quello cio& del rapporto tra la dialettica ¢ la logica aristotelica. Secondo me, il modo corretto per affrontare il problema non @ né un approccio di tipo 35 puramente filosofico, né un approccio di ti- po puramente logico, ma, al contrario, una indagine storica, ben inteso di storia della filosofia, che ci porti ad una migliore com- prensione del significato che le contraddi- zioni hanno in Hegel ¢ in Marx, ¢ ci porti, soprattutto, ad una individuazione chiara ¢ precisa di quale sia il bersaglio, Poggetto della critica di Hegel, per vedere se esso veramente coincida con la logica di Aristate- le. La mia tesi & che il bersaglio storico delle critica hegeliana non é Ia logica di Aristote- Je, ma la logica intellettualistica della filoso- fia del ’700 ¢ che, pettanto, le contraddi- zioni ammesse da Hegel non’ sono Ie stesse che vengono escluse, che vengono vietate dal principio di non contraddizione, inteso nel senso aristotelico. Con questo non vo- glio dire — come Colletti mi ha fatto dire semplificando un po’ troppo Ia mia pos ne — che Hegel ¢ Marx parlano di contrad- dizioni in senso puramente metaforico. No, io credo che per questi autoti ci sia qualcosa di pitt che una semplice metafora, ¢’é un'ef- fettiva contraddizione, ma essa & effettiva se patagonata a quella particolare logica con cui storicamente se la prendeva Hegel o a quella particolare forma di economia politi- 36 ca con cui se la prendeva Marx, ciot con Fassetto che queste discipline avevano rage giunto alla fine del ’700. Corcherd di dimostrare brevemente questa tesi, ¢ qui il discorso purtroppo si fa un po” pit tecnico, ma cid & indispensabile, Credo che, in tutto [’arco dell’opera di Hegel, la posizione da lui assunta nei confronti della contraddizione rimanga _ sostanzialmente immutata, dalle opete giovanili del petiodo di Jena sino alle opere mature del periodo di Berlino. Credo che una delle formulazioni che ci illuminano di pitt sulla posizione he. geliana nei confronti della contraddizione, si trovi gid nel primo scritto pubblicato da Hegel, ancora a Jena, nel 1801, cio ’artico- lo sulla Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling”, dove, appunto, Hegel afferma e sostiene (e tutta Popera & tesa a questa affermazione) che, se si vuole compendiare in un’unica proposizione la ve- rita, T'intero sistema della verita, bisogna che questa proposizione sia — dice Hegel — Videntita dellidentita e della non iden- tita, cio che essa esprima, unificandole, sia Videntita, sia la non identita. Questo viene chiamato da Hegel contraddizione, principio di contraddizione. Ma che cos’ Videntita? Hegel dice: il pri- 37 mo principio che esprime la verita & il prin- cipio di identita, il quale afferma che A & uguale ad A. Hegel usa proprio il segno ma- tematico dell’uguale; non dice neanche «&», sctive A= A. Questo — afferma Hegel — & certamente vero; & certamente vero cio’ che ciascuna cosa & identica a se stessa; ma cid non é tutta la verita, & una veriti parziale e quindi astratta, unilaterale. Se assolutizzata, essa diviene falsa, percid va integrata da un secondo principio, il quale dice che A @ uguale a B, cioé a non-A, per- cid A @ diverso da A, perché, se @ uguale a non-A, & diverso da A. Anche questo, se- condo Hegel, & vero, perché, se noi tima- niamo al primo principio, alla pura identita, non diciamo nulla di determinato: sarebbe come se, quando ci si domanda che cos’e Valbero, noi rispondessimo che Valbero & Palbero; non forniremmo nessuna informa- zione, non ditemmo nulla di determinato. Pet dire che cos’ Valbero, noi non possia- mo limitarci a ripetere « albero », ma dob- biamo dire qualche cosa di diverso, che de- termini che cosa & V’albero. Ecco che, allora, la verita, in questo caso, ¢ appunto Punione dell’identita e della non identita, cio Lu- nione dell identita e della differenza, Questa & cid che Hegel chiamera poi, nella Scienza 38 della logica™ e nell’Enciclopedia®, la diffe- renza determinata, quella per cui’ ciascuna cosa si determina in virth dell’altro, in virti del differenie. Nella Scienza della logica Hegel preciser’a che questo «altro» non & un «altro> qualsiasi, ma @ il « suo » altro, cio’ Poppo- sto della cosa. Ecco che, allora, la differenza determinata diventa opposizione € come e- sempi di opposizione Hegel porta « pa- dre-figlio », « destra-sinistra », « sopra-sot- to», cioé termini cottelativi tra di loro, ciascuno dei quali si definisce in virti della sua relazione con Paltro; ciascuno dei quali, dunque, contiene nella propria essenza l’al- tro, & se stesso in quanto @ in quel determi- nato rapporto can il suo altro. Ora — dice Hegel — in questo tipo di re- lazione ciascuno dei due termini @ insieme indipendente e dipendente rispetto all’altro: & indipendente, perché & identico a se stes- so, ma é dipendente dall’altto, perché si de- termina in virtt dellaltro. Evidentemente il fatto di essere, al tempo stesso, indipenden- te e dipendente, contemporaneamente e sot- to il medesimo riguardo, da Iuogo ad una contraddizione, Dungue la differenza de- terminata, Vopposizione, & una contraddi- zione, la verita & data dalla contraddizione. 39 Non ¢’& dubbio che qui abbiamo a che fare hon con una metafora della contraddizione, bensi con una veta e propria contraddizione. Ma rispetto a quale logica questa @ una con- traddizione? Rispetto alla logica della pura identita, cio rispetto ad una logica la quale pretenda di considerate come suo unico principio fondamentale il principio di iden- tit. Una siffatta logica era appunto quella che esisteva al tempo di Hegel e contro cui He- gel polemizzava; @ la logica che troviamo in Fichte, dove I’A & diventato Dio, l'io che & identico all’io; ¢ che troviamo in Kant, dove si parla, nelle opere precritiche, del princi pio di identita, quidquid est est, quidquid non est non est, Aé A ¢ non é non-A, e nelle opete critiche, cio nella Critica della ragion pura, dove si dice che & impossibile che ad un soggetto appattenga un predicato ad esso contraddittorio, cio & impossibile che A sia non-A. Ma @ anche Ia logica che risale a Wolff, che risale a Leibniz, & Ja logica del razionalismo moderno. Pet questa logica, dal principio di identita dipendono le co- siddette verita di ragione, cio’ le verith ne- cessarie, e Kant dird che il principio di non coniraddizione, inteso a questa manieta, cio8 come principio di identita, 2 i princi” 40 pio di tutti i giudizi analitici: da esso si possono dedurre tutti questi giudizi, cio’ tutte le veriti necessarie. Esso, dunque, & principio di verita, ma @ principio di verita per le proposizioni, tutto sommato, di tipo tautologico, ciot di tipo analitico. Hegel, nei confronti di questa logica, riven- dica la diversita, la complessita, la determi- natezza e la concretezza del reale e, quindi, Ja necessita di rompere il vincolo che ci tie- ne legati alla mera e vuota identita. E rom- pere questo vineolo, che, in siffatta logica, veniva chiamato il principio di non contrad dizione, significa dare spazio alla contraddi zione, cick significa dare cittadinanza, anzi porte come principio fondamentale della lo- gica e della realta — che per Hegel sono Ia stessa cosa — appunto Ja contraddizione. Tutto cid non contrasta minimamente con il principio di non contraddizione, cost come veniva formulato da Aristotele, il quale, come facevo notare all’inizio, non consisteva affatto nel dite semplicemente che A & u- guale ad A. Per Aristotele, inoltre, il prin- cipio di non contraddizicne non pretendeva di essere Ia premessa da cui dedurre delle veriti. Era semplicemente un critetio di si- gnificanza: petché un discotso abbia un si- significato, & necessatio che esso sia detetmi- 41 nato e, se esso & determinato in un certo modo, non pud essere determinato contem- poraneamente in tutti gli altri. Ma qui la significanza non pottava alla tautologicita, alla vuotezza ed alla indeterminatezza, ben- si, al contratio, ea proprio la condizione della deverminatezza, per cui, secondo Ari- stotele, non solo si pud dire che A & B, ma addirittura si deve dite che A, oltre ad esse- re A, @ anche Be C e D, cioé ha tutte le altre determinazioni che sono necessarie per individuare A. Qui, quando uso Ia parola 8, per dire che A 2 A’o per dire che A ® B (cio® non-A, per- ché B & non-A), la uso ogni volta in ‘senst diversi: nel primo caso per esprimere V’es- senza e nel secondo caso per esprimere tutte Je altre determinazioni, anche non essenziali, cio® accidentali, ma pur tuttavia reali, che mi servono per individuare A. Ecco allora la pluralita di significati che ha in Aristotele la parola 2, la parola essere; questa pluralita di significati proprio cid che evita la con- traddizione: siccome io dico in sensi diversi che A & Ae che A & non-A, io non mi contraddico, ma riesco comunque a deter- minare A evitando la contraddizione. Questo & cid che Aristotele aveva conquista- to, polemizzando a sua volta con una logica 42 della pura identita, in tutto e per tutto simile alla logica di Leibniz, di Wolff e di Kant, che era la logica megarica, la logica cio di quei socratici che dipendevano da Parmeni- de, i quali intendevano l’essere in un senso so- lo, per cui ritenevano che non fosse possibi- le dite che ’'uomo @ buono, ma che si fosse costretti a dite semplicemente che |’uomo & uotno € che il buono & buono, perché A & A e non pud essere B. Atistotele ha presente questa posizione e la critica proprio rilevan- do la molteplicita di significati che @ proptia della copula e quindi dell’essere e della pre- dicazione in genere ®. Pertanto, non mi pare che in Hegel ci sia una concezione della contraddizione incom- patibile con la logica aristotelica. Con cid, ovviamente, non voglio dire che Hegel abbia semplicemente ripetuto Aristotele e non vi abbia aggiunto nulla. Hegel ha aggiunto mol tissimo: ha scoperto, per esempio, Pesisten- za, nella tealta, di un cesto tipo di oppo ne, che é la polarita, quel tipo di opposizione in cui effettivamente un termine @ in correla- zione essenziale con il suo opposto; ed ha scoperto la fecondita che questo tipo di op- posizione ha nel determinare il divenire, il processo. Ha scoperto, cio’, il significato dialettico, in senso moderno, della contrad- 43 dizione, al quale Aristotele ovviamente non aveva fatto la minima attenzione. Come vanno le cose in Marx? Se lasciamo da parte tutta Ja discussione in atto circa il rapporto pit generale tra Marx e Hegel, a me pare che, quando Marx parla di con- traddizioni reali o di contraddizioni imma- nenti, com’egli dice, alla societa capitalisti- ca, usi il concetto di contraddizione esatta- mente nel senso hegeliano e quindi, a sua volta, si ponga in atteggiamento di polemica e di critica con cid che sul piano economico era Vanalogo della logica intellettualistica del ’700, cio& economia politica classica. Anche Marx, in fondo, quando parla di contraddizioni, rileva l’esistenza in seno alla societA capitalistica (ossia al modo in cui sono organizzati i rapporti di produzione della societa capitalistica) di contraddizioni, che non sono semplici conflitti tra parti op. poste, ma sono conflitti intern al capitali- smo stesso. Quando Marx dice, nel Manife- sto, che il capitalismo sta fabbricando le atmi con cui gli verri data Ia morte e€ sta producendo addirittura coloro che si servi- ranno di quelle atmi per dargli la morte, tileva qualcosa di analogo al comportamento di chi sta seduto su un ramo e lo sega stan- do dalla parte destinata a cadere. C’8, in- 44 somma, una dinamica intrinseca al capita- lismo che lo porta necessariamente all’auto- distruzione. Questa si pud benissimo chiamare contrad- dizione ed ha senso farlo specialmente quan- do ci si oppone all’economia politica clas ca, In quale pretendeva che nel funziona- mento della societi capitalistica tutto. si svolgesse in piena armonia, senza conflitti, senza contraddizioni, e che pertanto il capi- talismo fosse capace di durare in eterno, tispecchiasse la maniera pitt naturale, € quindi anche pit stabile ¢ pit giusta, in cui si possono organizzare i rapporti di prodi zione. Nei confronti di questa concezione @ perfettamente giusto, da parte di Marx, par- lare di contraddizioni, ma questo non signi- fica affatto che Matx intenda andare contro il principio di non contraddizione formulato da Aristotele, tanto pitt che Marx stesso pitt volte si serve del principio di non contrad- dizione proprio per confutare gli economisti con cui diseute, e spesso Ii confuta coglien- doli in contraddizione, mostrando che nelle loro teorie ci sono delle contraddizioni. Quindi anche Marx fa un uso confutatotio della contraddizione, il che significa che ctede al principio di non contraddizione, lo accetta. 45 Pet questo, secondo me, il discorso tanto di Hegel quanto di Marx & un discorso sensa- to ¢, in certi casi, pud anche essere vero. Qui il nostro problema non @ di stabilire quando & vero e quando & falso; voglio solo far notare che, se esso fosse inconciliabile con il principio aristotelico di non contrad- dizione, sarebbe un discorso insignificante, sarebbe un discorso privo di senso, proprio perché jl principio aristotelico @ criterio di significanza. Credo, invece, che nessuno sia disposto a dire, sia egli marxista o no, che il discorso di Marx & un discorso privo di sen- 80, insignificante. Anzi, & un discorso che in molti casi effettivamente riesce a descrivere con estrema efficacia le contraddizioni del capitalismo, della societ’ capitalistica; & dunque un discorso sensato, un discorso che ci consente un’analisi la quale pud anche es- sere vera; si tratterd poi di decidere caso per caso quando @ vera o quando ® falsa, prescindendo dalla questione logica della conttaddizione. Credo che in questo modo si superi il pro- blema posto da Popper e da Colletti a pro- posito della dialettica, perd questo supera- mento naturalmente ha un prezzo, al quale accenno conclusivamente. Qual @ il suo prezzo, a mio giudizio? Se si interpretano le 46 conttaddizioni in questo modo, si perde, per la dialettica, quel carattere di scientificita, a cui invece i suoi autori aspiravano o che i suoi autoti ptetendevano, Mi si intenda: patlo di scientificita nel senso hegeliano e marxiano e quindi ottocentesco del termine, cio del periodo in cui la scienza era consi- derata un discorso fornito di intrinseca ne- cessiti, un discorso il quale non solo dice come stanno Ie cose, ma dice che non pos sono stare altrimenti che cosi, e quindi @ in grado di fare delle previsioni, che si devono realizzare inevitabilmente, ineluttabilmente. Oggi nessuno scienziato da questo significa- to alla scienza, ma credo che tanto Hegel quanto Marx desseto alla scienza questo significato. Quando Marx conitappone il suo sociali- smo, in quanto scientific, al socialismo u- topistico di Owen, di Saint-Simon e di Fou- rier, intende dire che il suo socialismo, a differenza dall’altro, & in grado non solo di dire come stanno le cose, ma anche di indi- care che necessariamente dovranno andare in un determinato modo. Cosi, per esempio, il tramonto del capitalismo, a causa delle conttaddizioni che gli sono intrinseche, & per lui ineluttabile, @ inevitabile. Dice Marx, nel Capitale, che esso ha la stessa ine- AT Juttabilit’ di un processo naturale *, e al- trove usa anche espressioni pitt forti. La mia impressione & questa: che tanto He- gel quanto Marx, nel momento in cui chia- mano dialettica la loro concezione della real- tA, in qualche modo pretendono di mantene- te ad essa una delle prerogative che erano proprie della dialettica antica, intesa come tecnica della confutazione mediante con- ttaddizione. Per i filosofi antichi, Platone, Aristotele, anche Socrate, la dialettica era appunto la capacita di confutaze il proprio avversario dimostrando che nella sua opi- nione & contenuta una contraddizione, quin- di la presenza della contraddizione portava inevitabilmente alla distruzione del discorso in cui essa eta presente. Se si sposta questa concezione alla realta, e cid avviene con He- gel prima che con Marx, rimane la convin- zione che, quando si riesca a dimostrare che in qualche cosa @ presente una contraddi- zione, si sia in grado di prevedere con asso- Juta necesita il tramonto, la distruzione, la morte di quella realta che contiene in sé la contraddizione. Ora, che una realta in sé contradditoria, nel senso detto prima, molto probabilmente sia destinata a finire, credo sia una cosa su cui si pud essere d'accordo tutti. Se uno conti- 48 ua a segate il ramo stando dalla parte e- sterna, & prevedibile che cadrd, cosi come, se uno continua a fare delle cose che porta- no necessariamente alla sua morte, & preve- dibile che a un certo momento morira. Ma questo, direi, & vero in base a considerazioni di ordine storico, di ordine politico, ovvero in base ad un calcolo di probabilit’ molto facile: & molto probabile, & altamente pro- babile che le cose vadano cosi, a meno che non succeda qualche cosa che faccia cambia- te questo proceso ¢ lo indirizzi verso esiti imprevisti. In ogni caso, non & una necessit’ di ordine logico quella che conduce a questo esito, cio non si pud applicare alla dialetti- a, intesa come processo reale, Ia stessa ne- cessiti logica che ci porta ad escludere da una teoria la contraddizione 0 a dectetare il valote nullo di una teoria che contenga in sé una contraddizione, Detto in altze parole: la rivoluzione, Vin- staurazione della societ’ senza classi, & qual- che cosa che si pud ottenere, che si pud, quindi, con un certo margine di probabilit’, anche prevedere, purché si facciano deter. minate cose, si svolga una determinata azio- ne politica, una determinata lotta, cio’ ci sia tutta una serie di interyenti, che ad un certo punto producano questo fatto. Questo fatto, 49 dunque, non @ prodotto da ragioni pura- mente logiche, ma da fattori reali. Quindi, non @ la logica come tale che, in questo ca- so, assicura Tesito del processo, non si ha una scientificita del tipo che era proprio del- la dialettica antica, quando essa veniva usata per confutare le opinioni contraddittorie. Si ha un diverso tipo di scientificita, pit mo- derno, fatto di analisi, di ipotesi ¢ di indica- zioni su che cosa bisogna fare per ottenere un determinato risultato, non fatto sempli- cemente di previsioni che si fidano esclusi- vamente di una legge logica®, 50 Note . Aristotcle, La Metafisica, traduzione, introduzione & commento di Giovanni Reale, 2 volumi, Luigi Loftre- do, Napoli 1968, T, p. 298.’ (per il riscontro, con il testo preco: Aristotle, The Mevaphysicr Books I-X, with an English, translation by TT. Tredennick MLA., Harvard V.P., Cambridge Massachusetts-William Hei: nemana, London 19/5, IV 3, 1003 b 19-20). 2. Kol Marx, I Cepitale. Critica all'economia politica, libro primo, Ut processo di produzione del capitate, tt. Delio'Cantinor!, ed, Rinasclta, Roma 1952 (poi Fdito- tf Riuniti), po. 9192, 113 n, 118 n, 197, 368. 3. Arstotce, La politica, a cue di Renato Taurent, Le- terza, Bari 1966, T, ec, 810 (pp, 2439). 4, Friedrich Engels, Anti Didbring. Didlettica della natu. ray in K. Mars, Engels, Opere conplee, vol. OLY, a cuta di” Fausto Codino, Editori Riuniti,, Roma 1974, pp. 19-22. 3.V. I. Lenin, Quaderni fiosofici, a cura di Ignazio Aibrogio, Editoti Riuniti, Roma 1971, pp. 369.376 6. Clr. Nicolao Merker, «Une discussione sulla dialerti- ca, in Dislettica storia, La Libra, Messina 1971, pp. 10351 (un tichiamo anche in L. Colletti, fr, hota. successiva) 7. Lucio Colletti, Marxismo ¢ dialettica, in Intervista politico filosofica, Laterea, Bari Roma 1975. 8, KaslRaiemand Popper, « Whar is dialectic», in Mind, LIX, 1940, pp. 403-26; ora in Congerture 'e confuse. xoni, Tl Mulino, Bologna 1972. 9. Cfz, Enrico Berti, Bibliografia essenziale, n. 8, 53 10, 4, 12, 1B. 4 1, 16 1, 18, 19, 20. 2 22. 54 fr. Encico Betti, ibid. a. 13. Sergio Landucci, La contraddivione in Hegel, La Nuova Italia, Fitenze 1978. Emenuele Severino, Gli abitatori del tempo, Cristiae nesinro, marxismo, tecnica, Armando Armando, Roma 1978, Giulio GiorelloMareo Mondadori, « Come vivere nel- Te contiaddizioni ed essere felici», in Material! Filoso- Hiei, Nuova Serie, n. 2/3, 1979, pp. 67-78. fr. Diego Marconi, La formalizeazione della disletti- ca, Hegel, Marx e la (ogica contemporanec, Rosemberg f Sellicr, Torino 1980, pp. 46-47. Accademia delle Scienze del'URSS - Istituto di Filosofia, I fondamenti della filosofia marxista, Fratelli Fabbri, Milano 1965, 2 voll. Ludavico Gepmonat, «Il problema della contraddi- zione nella’ concevione materialistico-dialettica della storia della scienza», in Berti 1981 (cfs. Bibliogratia, a. 13), pp. 12938. fr. G. GioretloM. Mondadori, «Metafisica » jn En. ciclopedia, TX: MenteOperazioni, Einaudi, Torino 1980, po. 16090; Giulio Giorello, « Metafisie dalttr a, Retna, novembre 1981 (aa reismucione dat joscritta di conferenza). Cir. nota 14, GNUF. Hegel, Primi seri eritici, a cura di Remo Bodei, Mursia, Milano 1971, pp, 1-120, spec. 26:30 © 78:79. GNF, Hegel, Scienza della logica, Tomi 111, w. Actuto Moni, ‘rived. da Claudio Cesa, Lateraa, Bari 1968 (I ed. it. 1925), pp. 473-495. GWE, Hegel, Enciclopedia delle science filosofiche, tr. di Benedetto Croce, riv. da N. Merker, Laterza, Bari, parag. 117-120. I. Kant, Critica detla ragion pura, trad, di G. Gentile eG, Tombardo Radice, Lateraa, Bari 1959, T, pp. 176178, 23, Si veda a questo proposito il mio articolo citato nella 24, 25. bibliogtafia alm. 3 K. Mare. Engels, Manifesto det partito comunisea, in Opere, cit, vol. VI, a cute di F. Codino, Editor! Riuniti, Roma’ 1973; K. Manx, I! Capitate cit, p. 826. Ringtazio Vstituto Gramsci di Ferrara per Vinvito a fenere questa comferensa: & un invite che apptezz in modo petticolare, perché credo sia moto che le mie posizionl non sono vieine @ quelle dell'Tstitito Gram. sei_né dal. punto di vista filosofico, né dal punto di Vint politica; “Aonostante questo, soho stato inital a tratiare un fema di grande importanza e non posso che interpretare tale iovito come un segao di Stima hei, miei confront, del quale sono molto grato, data aicke Ia grande considerazione che ho di questo Tsti fro per Ia sua atcvitt culeuale 55 Principali. pubblicazioni di Enrico Berti 1 - Volumi pubblicati o curati 1. La filosofia del primo Aristotele, Pa- dova, Cedam, 1962 (attualmente di- stribuito da Olschki, Firenze). 2. Il «De re publica » di Cicerone e il pensiero politico classic, Padova, Ce- dam, 1963. 3. L’unita del sapere in Aristotele, Pa- dova, Cedam, 1965 (esaurito), 4. Aristotele: Esortazione alla filosofia (Protreptico), a cura di E.B., Padova, Radar, 1967 (II ed. 1969) (attualmen- te distribuito da De Agostini, Novara). 5. Studi aristotelici, L'Aquila, Japadre, 1975. 6. Aristotele: dalla dialettica alla filoso- fia prima, Padova, Cedam, 1977. 7. Ragione fiosofica ¢ ragione scientifica nel pensiero moderno, Roma, La Go- liardica, 1977. 59 8. La contraddizione, a cura di EB., Roma, Citt’ Nuova, 1977. 9. La metafisica di Platone e di Aristote- le nell’ interpretazione di Antonio Ro- smini, Roma, Citta Nuova, 1978. 10. Aristotele nel 23° centenario, a cura di EB. (« Verifiche », VII, 1978, nn. 3-4, Trento 1978). 11. Profilo di Aristotele, Roma, Studium, S579. 12. 1 percors? della filosofia, vol. I: Il pensiero antico e medioevale, Firenze, Le Monnier, 1980 (II ed. 1981). 13. IL problema della contraddizione, a cura di E.B. (« Verifiche », X, nn. 1-3, Trento 1981). 14. Aristotle om Science: The « Posterior Analytics », ed. by E.B., Padova, An- tenote, 1981. TI - Articoli pit recenti 15. Contraddizione dialettica e ontologia aristotelica, « Bollettino dell’ Istituto di Filosofia dell’Universita di Macerata », 1977-1978, pp. 55-68. 60 16. 17. 18. 19. 20. a1. 22. Lo stato attuale degli studi aristotelici in Italia, « Perspektiven det Philoso- phie », IV, 1978, pp. 435-463. Ancient Greek Dialectic as Expression of Freedom of Thought and Speech, «Journal of the History of Philosophy», XXXIX, 1978, pp. 247-270. The Intellection of « indivisibles » ac- cording to Aristotle, De an. III 6, in GER. troyp and GEL. owen (edd.), Aristotle on Mind and the Senses, Cambridge University Press, 1978, pp. 141-163. Lapproccio neoumanistico alla filoso- fia antica, in AANV. Tam rude dona- tus. Nel settantesinto compleanno di Marino Gentile, Padova, Antenore, 1978, pp. 33-74. 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