Sei sulla pagina 1di 443

Il libro

ivna, D orothy e T homas


sono tre ragazzini come
tanti, che attraversano
ladolescenza,
questa
et
di
passaggio magnifica e terribile,
armati dei loro sogni e circondati
dai loro fantasmi. La vita, intorno,
dura, il mondo dei grandi si
manifesta
in
tutta
la
sua
inadeguatezza o peggio nella

sua pi depravata voracit. Gli


adulti sono affascinati dalla luce
che, come stelle appena nate, i tre
amici sprigionano: ma faranno di
tutto per spegnerla abusando della
loro innocenza, del loro stupore,
della loro curiosit.
Isabella Santacroce ha scritto un
romanzo coraggioso e struggente,
che trova parole potenti per
raccontare
un
mondo
impronunciabile come quello della
prostituzione minorile. I suoi
protagonisti, romantici come la
fotografia in bianco e nero di un
bacio, immorali come un film porno
a colori, restano incisi nella

memoria, trasfigurati dalla luce


vibrante della loro giovinezza:
perch ladolescenza sdoppiarsi
sopra uno specchio, rotto da un
cuore.

Lautore

Isabella Santacroce
nata a Riccione. Ha
pubblicato i romanzi
Fluo (1995), Destroy
(1996), Luminal (1998), Lovers
(2000), Revolver (2004), Dark
Demonia (2005), Zoo (2006), V.M.18
(2007), Lul Delacroix (2010) e
Amorino (2012).

Isabella Santacroce

SUPERNOVA
ROMANZO

Supernova

A Loletto Chiquito Leroy


Tijuana Moschettes
e Babette Bijoux Leroy
Tijuana Moschettes

Gli adulti sono ragazzi morti.


MARIANGELA GUALTIERI

I ragazzi che si amano non ci sono


per nessuno. Essi sono altrove, molto
pi lontano della notte. Molto pi in
alto del giorno. Nellabbagliante
splendore del loro primo amore.
JACQUES PRVERT

La desideravano tutti. La pelle. La


bocca. Lei miele.
Le piaceva fare lamore, si faceva
spogliare tra gli alberi.
Poi lhanno ingravidata, a
ventanni, e non ha voluto abortire.
Allora la sua famiglia ha deciso
di mandarla da una zia, a Milano.
Non potevo nascere l, dove cera

mio padre, e quel padre non si


sapeva chi fosse.
Ha sofferto il giorno che lhanno
fatta salire su un treno. Era sola,
con me, e in mano una fiaba: Il
Mago di Oz.
Cos immaginava di essere una
bambina trascinata dalluragano in
un paese lontano, per colpa del
cagnolino Tot, il suo ventre.
Sono stata prima un cane, poi
quando sono nata sono diventata
sua figlia, e mi ha chiamato
Dorothy.
Mia zia abitava nel
Barona. Faceva la sarta.

quartiere

Era una donna strana, silenziosa,


non raccontava mai il suo passato.
Aveva
vissuto
per
anni
circondata dai suoi soprammobili,
piccoli cigni in cristallo, vedette
lucenti di una solitudine spenta.
E poi mia madre che arriva.
Viaggia su un treno, e lei alla
stazione, in attesa.
Non cera mai andata prima di
allora, mi ha detto.
Quanta gente. Correvano tutti.
Andavano veloci con le valigie. Si
fermavano i treni. Lei ferma, due
occhi che cercano in quel traffico di
vita in partenza.
Lo raccontava ogni volta con

grande emozione, quasi descrivesse


il giro del mondo, o un dinosauro
che appare.
Le
tendine
chiare,
vesti
fantasmatiche di finestre illuminate
dal grigiore dellinverno, e nel cielo
Milano.
Mia madre entra in quella casa, e
vede una prigione.
Doverano le sue corse, il suo
corpo lasciato cadere tra i fiori? Che
cosa vedeva dai vetri? Il bagliore
del nulla.
Quante volte ha cercato di
fuggire, con me dentro, sognando

di raggiungere il Mago di Oz, di


ritornare ai suoi sogni.
Apriva il portone, correva gi per
le scale, poi si fermava smarrita, e la
zia scendeva a riprenderla.
Era infelice, se ne restava distesa
sul letto, leggeva la fiaba fino a
quando
non
apparivano
lo
Spaventapasseri, il Leone Codardo,
il Boscaiolo di Latta, loro insieme
verso la Citt di Smeraldo,
indossando scarpette argentate, e
sulla fronte il bacio della Strega del
Nord, contro il male del mondo.
Per un mese non ha parlato. Di mia
zia sentiva le preghiere, di sera,

sommesse. Sussurrii trasportati


fino a lei dal silenzio.
Ma quanta rumorosa tristezza,
nel sangue.
Poi un pomeriggio si seduta
accanto a lei, cera il sole, e ha
iniziato a raccontarle la storia di
Dorothy.
Guardava
davanti
a
s,
meravigliosa
fanciulla
appena
vestita, che disegnava con la voce
una fiaba, perch mia zia la
vedesse.
Il giorno dopo mia zia le ha
cucito il vestito di Dorothy. stato
allora che mia madre ha iniziato a
rivivere.

La immagino con quellabito


azzurro recitare righe del libro
nelle serate che mi vedevano
crescerle dentro, in attesa di
arrivare alla luce. E mia zia vivere
quei momenti come unapparizione
che riempie gli occhi di spavento, al
pensiero
di
assisterne
alla
scomparsa, o di scoprirne la pazzia.
Era come se mia madre lavesse
contagiata, mutando la sua mente,
portandola altrove, in uninfanzia
infuocata.
Intanto passavano i giorni,
davanti alla fine dei mesi. Poi sono
nata, entrando in una fiaba senza
saperlo.

Mi
avrebbe
vestito
come
Dorothy, raccontato la sua storia,
amandomi non con il cuore, ma con
i suoi sogni.
Avevo due madri, e nemmeno un
parente. Dai miei nonni, mai visti,
arrivavano soldi alle poste. Questo
nei primi anni, poi niente.
Di quel periodo ho un suono. Un
carillon nella nebbia.
Non mi stato spiegato il motivo
del loro abbandonarci del tutto. Del
perch non hanno neppure mai
voluto conoscermi.
Allimprovviso non cerano soldi.
Non abbastanza, mentre crescevo, e

mia madre riempiva il suo letto di


uomini.
Una nostra vicina di casa le aveva
consigliato di vendersi. Lei gi lo
faceva, e mia madre in questo ha
visto salvezza.
Ha iniziato a prostituirsi, io ero
molto piccola ancora, per ricordo
la tristezza di mia zia, cucita al suo
sguardo, mia madre invece cantava,
quasi felice, sempre stordita,
abitante di sogni e miraggi,
tormenti fiabeschi.
La
guardavo
davanti
allo
specchio pettinarsi i capelli,
sorpresa di fronte al riflesso della
sua grazia impalpabile, eppure

sfregiata da un dolore nascosto,


adombrato
dal
suo
volersi
intoccabile, propriet del fantastico.
Ero incantata da lei, cos bella.
Non era per me solamente una
madre. Era il mio sogno.
Le rarissime passeggiate nel mio
quartiere. Con mia zia che si
preoccupava, diceva state attente,
tornate subito, c gente brutta qui
fuori.
Le
biciclette
rotte
sui
marciapiedi, le siringhe sullerba, i
ragazzini che ci urlavano dietro, i
campi verdi, gli alberi, e poi lo
squallore.

Cera odore di campagna e


violenza, gente che coltivava la
terra, e poi i delinquenti. Contadini
o banditi. Un paesaggio diviso, e la
povert come un muro.
La stalla, i muggiti, le auto
rubate, le scritte sopra al cemento,
il coprifuoco la sera, e lo sguardo di
persone che sembravano sempre
fuggire.
Lassenza di colore nei viali, fari
accesi nei tramonti mancanti di
sole, la mano di mia madre in quel
freddo acceso dei palazzoni che
sembravano ghiaccio annerito, e poi
il caldo ritrovato aprendo la porta
di casa.

Il Mago di Oz ogni sera.


Indossare i costumi che mia zia
aveva cucito. Nascondersi nella
casetta di stoffa. Mia madre che
simulava il sonoro di una tempesta
e rideva.
Vedevo la pioggia, le nubi, il
cielo percorso. Mia zia, le sue
scarpe, le mani. Il rumore di forbici,
i tagli, i sospiri. Cigni in cristallo
sui mobili, luci. Una strega
schiacciata, il destino.
Crescevo nei pomeriggi, sul
tappeto in salotto, e lodore di
pesche, tra le dita di unesistenza
sospesa.
Non andavo allasilo. Era mia

madre la mia amica bambina, mia


zia la maestra che mi faceva
colorare i quaderni.
Non sapevo come vivessero gli
altri. Non avevo confronti. Non
conoscevo altre madri, bambini,
famiglie.
Non avevamo amicizie. Mia
madre schivava ogni approccio.
Sfuggiva alla realt rifugiandosi nei
pianeti fantastici della sua mente.
Chiss cosa pensava quando si
prostituiva,
come
trasformava
quegli attimi, chi diventavano per
lei quegli uomini. Forse i mostri dal
corpo di orso e la testa di tigre, in
agguato nella foresta.

La sera mi vestiva da Dorothy, lei


da Boscaiolo di Latta, mia zia da
Leone Codardo, per poi cambiarsi
veloci, e interpretare streghe,
maghi, spaventapasseri, scimmie
volanti.
La nostra vita era un ballo, sopra
nubi di fuoco.
Mai mi avevano detto di me. Del
mio viso non brutto. Bello,
elegante. Un miracolo strano.
Crescendo vedevo qualcosa allo
specchio: ero una bambina, ma
sembravo un maschio.
Forse
speravano
in
un
mutamento, una metamorfosi che

allimprovviso stravolge. Almeno


mia zia. Mia madre no, lei non
voleva vedermi. Io ero Dorothy.
Per lo sapevo. Lo avevo
scoperto
guardando
le
altre
bambine che a volte incrociavo: loro
avevano il rosa sopra la pelle. Il mio
colore invece era lazzurro.
Un azzurro sfumato, incredibile.
E il primo giorno di scuola,
accompagnata da mia zia che mi
teneva per mano, io con i capelli
biondi raccolti in due trecce,
allimprovviso mi sono sentita
perduta. Mi sono sentita come forse
si sentita mia madre, dopo il
treno, arrivata a Milano.

Non cerano mattoni gialli, non


campi di papaveri dove svenivi dal
sonno, non la Citt di Smeraldo, n
fiumi n zattere. Non streghe,
mongolfiere, cicogne, non cera pi
niente, cera la vita di tutti, e la
poesia impiccata al soffitto.
Non era voluta venire mia madre,
mi aveva baciato davanti alla porta,
spettinata, ridendo come se fosse
buffo quel primo distacco, uno
scherzo.
Lavrei voluta con me, ma solo
allinizio, poi, quando hanno
cominciato a chiedermi se ero un
maschio o una femmina, ho

preferito fosse protetta, al sicuro


dentro il suo regno.
Come mai quel bambino ha il
grembiule rosa?
Io stavo l, ferma, seduta in un
banco, sola.
La maestra di scuola era la strega
cattiva. I miei compagni di classe le
scimmie volanti. Mia zia che
tornava a riprendermi le scarpette
dargento, mia madre era il Kansas,
la mia cartella Tot, e io una
Dorothy strana, che di Dorothy
aveva solo le trecce, e a cui dicevano
che sembrava un maschio con i
capelli da femmina.
I primi giorni trattenevo nella

dignit le mie lacrime, poi ho


iniziato a difendermi, non avevo
altra scelta, ho scoperto il coraggio.
Volevo impaurire. Mostrarmi di
pietra. Sapevo che solo cos potevo
avere rispetto.
Mi fingevo spietata, fredda,
inventavo. E se qualcuno osava
ferirmi, lo fissavo con odio.
Ho picchiato un bambino nel
bagno, lho atteso. Mi aveva
umiliato, tirato le trecce, ripeteva
sei un maschio.
Il preside ha chiamato mia
madre. Ha una figlia violenta, le ha
detto. La accompagni domani
mattina, dobbiamo parlarle.

Ed era strano vederla, lei tanto


bella, un incanto, chiarissima,
vestita leggera, con i sandali e
senza le calze in inverno, davanti al
preside, alla maestra, straniera,
unaliena.
La scuola, mattinate di ferro, il
banco di fuoco, guardare le altre
bambine, ritratti di femmine giuste,
domande, soffrire. Sei un maschio o
una femmina?
Non vedevo lora di battere i
tacchi delle mie scarpette dargento,
per ritornare a casa, nel Kansas.
Stavo male, studiavo il mio volto
allo specchio, e non riuscivo a

capire se mia madre facesse finta di


niente, oppure non fosse in grado
di percepire il dramma che stavo
vivendo. Con lei potevo solo
giocare, vestirmi da Dorothy,
fingere.
Vivevamo entrambe divise. Lei
tra fiaba e prostituzione. Io tra
realt e fiaba.
Cielo e baratro. Sempre tra cielo
e baratro. Sempre in equilibrio su
una fune tesa tra cielo e baratro,
davanti a noi nessuno.
Mia madre per aveva la follia a
tenerla diritta. La sua follia per lei
stata salvezza, per me vento forte,
tempesta.

La ricordo truccarsi. Il suo volto


diventare volgare, il rossetto, la riga
scura negli occhi. E poi il
campanello, lei che accende la
radio, si agghinda.
La mia vita allora si trasferiva
con la zia, in cucina, e solo quando
terminava lincontro, e sentivo la
porta fare uscire qualcuno, tornavo
di nuovo bambina. Perch in quei
minuti avvertivo le braccia del
tempo spingermi oltre ai miei anni,
in unet fatta di attesa.
Mia zia diceva sono clienti, tua
madre mi aiuta, prende misure.
Allinizio riuscivo a crederle,
crescendo non pi.

E poi un giorno successo. Era


mercoled, lo ricordo, gennaio,
avevo otto anni. Sono scappata
dalla cucina, mia zia diceva Dorothy
fermati.
Ho aperto una porta, e cera mia
madre nuda nel letto.
Un uomo le tirava i capelli. Gli
ho gridato di smetterla.
Lui mi ha guardata, poi ha detto
non lo sapevi? La pago.
Patetico qualsiasi sforzo, teso a
dimenticare,
anche
solo
un
millimetro di dolore.
Non abbiamo mai parlato di quel
pomeriggio. Parlare con lei voleva

dire ascoltare un discorso che si


dissolve, frasi rarefatte dal sogno,
una voce che rifiuta la mente, che
non vuole sentirsi.
Io non ero androgina, e lei non
era una prostituta. Non cera altro
da aggiungere. Trasformare la
verit per era ormai un obbligo,
non solo pi un desiderio.
Soffrivo sapendola in vendita, a
volte provavo disgusto per la sua
pelle. Perch la pensavo infettata
dai maschi che la pagavano. Eppure
il cuore riesce a pulire lo sporco, il
mio ci riusciva, a far diventare
purezza losceno.
Odiavo Il Mago di Oz. Sapevo a

memoria lintero libro, lo stesso di


sempre, consumato, con le pagine
rotte. Foglie che cadono da una
quercia sfinita.
Quanta fatica facevo a giocare, a
recitare la parte, di sera, la favola.
Guardavo mia madre vestita da
Boscaiolo di Latta, vedevo il suo
corpo nudo con un uomo nel letto.
Avevo preso distanza da quel
corpo sfregiato, e camminavo da
sola, alla ricerca delluniverso che
avevo perduto.
Molto presto lo avrei ritrovato.
Era racchiuso in un nome. Eva.
Eva. A dieci anni lho vista. Quinta

elementare, e poi lei.


Il primo giorno di scuola, tra gli
altri il suo volto perfetto. I capelli
neri, blu gli occhi. E la malinconia
come un velo a renderla magica,
pi bella di tutto.
La guardavano di nascosto i miei
compagni di classe, come me
affascinati, e forse si chiedevano
perch non era felice.
Teneva
lo
sguardo
basso,
sussultava per qualsiasi rumore,
arrossiva se le rivolgevi la parola, si
scusava se ti sfiorava per sbaglio.
Era come se una regina provasse
imbarazzo per la sua corona. Come

se lei, principessa, credesse di


essere una ranocchia.
Per mi guardava, con fascino, e
allora ho cominciato a non soffrire
pi per il mio essere indefinibile,
ambigua.
Perch
forse
cos,
pensavo, poteva innamorarsi di me.
E perch forse cos, speravo, potevo
diventare il suo bambino del cuore.
Ho iniziato a portare i capelli legati
perch sembrassero corti.
A casa di nascosto indossavo le
giacche che cuciva ai signori mia
zia. Mi guardavo allo specchio. E
sempre sognavo unimmagine: Eva,
innamorata, tra le mie braccia.

Non mi importava pi se a
scuola qualcuno mi derideva.
Limportante era non accadesse in
presenza di Eva.
E ricordo un mattino, questo mio
compagno
chiamarmi
Doroto
davanti a tutta la classe, e cera
anche lei.
Ricordo il dolore che ho provato,
gigantesco, al pensiero si stesse
vergognando di me, e la paura che
avevo, disperata, di non piacerle
pi.
Sono stata lultima, le avevano
parlato gi tutti, io no. La studiavo
a distanza.

Spesso
i
nostri
sguardi
sincontravano, schivi. In loro cera
la consapevolezza che un giorno si
sarebbero unite le nostre mani, e
sarebbe stato per sempre.
Quanto adoravo i suoi occhi,
accorgermi che mi guardavano,
dolci. E la sua timidezza, che le
faceva nascondere il viso dietro un
quaderno, fare finta di leggere.
Mi piaceva vederla arrivare,
cercarmi tra gli altri, fino a
trovarmi, e sorridere.
Forse anche lei non ha un padre,
mi dicevo. Forse anche lei, come
me, non piange. Forse ha unaurora

tra le dita, e nella sua pelle c il


sole.
Aspettavo il mattino, la sveglia,
nel sonno. Ora il mio Kansas era la
scuola, vedere lei, Eva.
Volava la mia casetta al contrario,
ringraziavo
quelluragano
maestoso, ero libera.
La
guardavo
senza
mai
avvicinarmi, lasciavo gli altri al mio
posto, con lei.
Che bello era, aspettare.
Per un mese lontane. Una
sullaltra. Bambine.
Una bambina pu amare cos, e
mai morire.

Mi innamoravo, e intanto mia


madre prendeva in affitto un
appartamento. Era accanto a quello
di mia zia, lo stesso pianerottolo.
Almeno questo. Non averli pi
negli occhi i suoi clienti.
A volte dovevo andare da lei,
portarle dellacqua, o qualche
indumento. La trovavo nuda,
truccata, sdraiata sul letto.
Era cambiata, non riusciva pi a
volare nei sogni, il suo sangue era
diventato pesante, pieno di uomini
che le strappavano il corpo.
Non usciva quasi mai, riceveva,
oppure guardava la televisione a
volume dinferno. Ed era mia la

colpa. La sua fiaba aveva perso un


personaggio importante.
Mi rifiutavo di portare le trecce,
di giocare con lei a travestirmi. Le
avevo detto che ormai ero grande,
che non ne avevo pi voglia.
Dalla fiaba al nulla, dai sogni
allindifferenza.
Non so come ho fatto a
sopportare tutto questo in silenzio.
Solo anni dopo avrei scoperto
lentit del danno.
La ricordo un pomeriggio cantare,
mentre cercavo di dirle che volevo
tagliarmi i capelli.
Ricordo che ho preso le forbici, e

sono andata nella mia stanza.


Poco dopo, quando mi ha visto,
continuando a cantare mi ha detto
non stai bene cos, sembri il Leone
Codardo.
Se almeno mia zia fosse stata
diversa, sarei corsa tra le sue
braccia. Non potevo, era troppo
devota a mia madre.
Curava la casa, stirava, cucinava,
una serva, e con me era sempre
impacciata, quasi fossi arrivata
nella sua vita da poco, e non
sapesse come trattarmi.
Di una cosa per la ringrazio, di
avermi rincuorato.
Diceva che il mio volto, anche se

insolito per una femmina, le


ricordava quello di un angelo.
Mia madre, una cosa del genere,
non me lha mai detta.
Mi vestivo da maschio. I capelli
corti, pettinati con cura.
Una volta una signora mi ha
detto sei un bambino bellissimo.
Lho ringraziata, e ho sperato lo
pensasse anche Eva.
E quanta emozione, la prima
volta che ci siamo sedute vicine. In
cortile,
sopra
una
panchina
illuminata dal sole.
Guardavamo un fiore sbocciato
tra i sassi, le nostre spalle intanto si

univano, mute. E dopo la voce,


parlarsi.
Cose sciocche, frasi interrotte,
sospiri, tremare. Nascere allora, la
luce si apre, lasciandoci al mondo,
insieme.
Comera bello ogni giorno,
quellanno. Andare a scuola,
aspettarsi davanti al cancello,
sorridersi.
Le portavo tutte le mattine un
regalo, piccolo, a volte una foglia
raccolta, oppure un fiore, un
biscotto, un disegno, un frutto, un
fiocco, briciole del mio amore per
lei, enorme.
Amarla, non chiederle nulla, non

confidenze, sapere poco luna


dellaltra, delle nostre famiglie,
della vita fuori da l. Sospendersi,
essere stelle unite dallaria, brillare
tenendosi strette da un respiro che
cresce, qualsiasi dolore era un
soffio.
Lo avevo sopra le labbra, bastava
pronunciassi il nome di Eva perch
se ne andasse.
Eva. Eva. Eva. Eva. Eva.
Quanti fogli con il suo nome
toccato dalla mia mano, scriverlo
anche per unora senza fermarmi,
sentirlo gridare nella mia mente,
nel sangue. Accarezzarmi nel letto,
da sola, immaginando un suo bacio.

Non ci siamo mai baciate,


eppure mi sembra di non aver fatto
altro nella mia vita.
La scuola non era lontana. Certe
mattine correvo per raggiungerla
prima. Mi mettevo seduta su quella
che era diventata la nostra
panchina, per vederla arrivare. Mia
apparizione.
Era in lei una delicatezza liberata
dal vento della sua natura pulita.
Uningenuit di cristallo, dove la
sua grazia si specchiava, giovane e
eterna.
Laula era la nostra stanza, e
anche se cerano altri bambini e una

maestra, noi eravamo l, sole.


Spettegolavano tutti, ma non ci
importava. Eravamo felici, potenti
di amore.
Un mattino mi ha detto Dorothy,
tra poco finisce la scuola, devo
partire. Mi aspetterai?
Volevo piangere, stringerla forte,
dirle ti prego, rimani qui.
Ho pensato che dovevo avere
coraggio, non farla soffrire, cos le
ho risposto anche se te ne vai, tu sei
sempre con me, e io sempre con te.
Fino allestate. Al sole pi caldo. La
scuola finisce, e Eva che parte.
Tre mesi nel paese dov nata sua

madre. Marsiglia.
Ci saremmo riviste in prima
media, la stessa classe, di nuovo
insieme, promesso.
Labbraccio davanti al cancello.
Le nostre cartelle che cadono. E io
che le dico ti amo.
Volevo baciarla almeno una volta
prima di perderla per tutti quei
giorni. Invece sono scappata,
inseguendo le lacrime.
Mi aveva regalato una piuma
bianca. Laveva lasciata nelle mie
mani, dicendo presto voler da te.
Di quellestate ho un solo ricordo.

Aspettavo. Eva.
Ne immaginavo le braccia
distese nel sonno. La stanza a
contenerne la struggente bellezza.
Il suo volto, quel fiore.
Mi mancava, soffrivo, nessuno
con cui confidarmi. Non amici, non
una famiglia.
Mia madre e mia zia erano figure
invisibili, in bilico sullesplosione
della mia adolescenza.
E settembre che arriva. Inizia la
scuola, la stessa prima media che
doveva farci incontrare. La notte
trascorsa senza dormire, nelle mie
mani una piuma, gli abiti scelti

poggiati sul letto, mentre non se ne


andava la luna. I miei occhi sui
vetri, davanti allapparire del sole,
finalmente il mattino.
Esultare quasi iniziasse una
festa. Tremare. Immaginare il
momento, i colori, gli sguardi,
abbracciate.
Undici anni. Camminare riflessa
nellaria,
salire
sullautobus,
sentirmi gi grande. Sognare.
Cercarla sulle scalinate, senza
respiro. Entrare nellaula, trovare
sconosciuti, in nessuno il suo volto.
Aspettare, ancora, sorda a ogni
voce, e negli occhi un miraggio,

stravolto dallansia, di averla persa


per sempre.
Quanti nomi, corpi, passi non
suoi, pareti che mi circondavano il
cuore, cieco, di grida mute,
fortissime, tutte in me, come
uccisioni.
Odiare quella piccola folla di
estranei, gli approcci, schivarne la
fame, vedere mostri anche nei gesti
gentili, sentire spilli conficcarsi
dentro il dolore, mentre attorno
sbocciavano inizi, sulla mia voglia
di alzarmi e scappare, prendendo a
calci qualsiasi illusione.
Ma
poi
rimanere,
e
allimprovviso sperare. Dirmi arriva

domani, oggi non riuscita, devo


aspettare, sar ancora pi bello.
Sar pi forte domani.
Sono tornata a casa, e mi sembrava
di aver percorso il mio scheletro.
Strade di ossa in salita, nel vento.
Mia zia sempre timida, mia
madre un delirio sfuggente, lestate
che entrava dai fori della mia
nebbia, e il desiderio di svanire fino
a domani, scavalcare le ore a
dividerci come un muretto. Saltarlo
e ritrovarmi a domani.
Domani. Lho scritto sul palmo.
Domani, la vita.
Mi sono svegliata che ancora la

luce non cera. Fissavo le lancette,


volevo strapparle, erano lente, e io
gi correvo.
Prepararsi, scegliere gli abiti
giusti, iniziare a sperare.
Uscire di casa e sperare.
Prendere lautobus e sperare, salire
le scalinate e sperare, percorrere il
corridoio e sperare, entrare in
classe e sperare, e dopo nessuno.
Chi erano loro l dentro? Senza
di lei erano schegge di pianto.
Seduta al mio banco, fissavo la
porta.
Non sarebbe per me iniziata
nessuna lezione, non sarebbe

iniziato quellanno scolastico, non


ero presente in quellaula.
Oramai lo sapevo, me lo sentivo
al centro di tutto, che Eva non
sarebbe tornata, e forse per sempre.
Un lutto senza terra a coprirlo. E
la rabbia per non sapere a chi
chiedere,
per
non
averle
domandato qualcosa, un numero di
telefono, un indirizzo, nemmeno
un bacio.
Ho trascorso notti terribili, non
volevo dormire.
Eva arrivava nei sogni, e poi
svaniva, con loro.
Ho sofferto cos tanto da piegare

il mio cuore.
Io lho visto
chiedermi aiuto.

in

ginocchio,

Passano i giorni, diventano mesi, e


ho tredici anni.
Alta, il corpo elegante, i capelli
corti, ciocche biondo scuro sugli
occhi, e il ricordo di Eva ancora con
me, un acquerello dai colori
indelebili, che le mie lacrime non
scolorivano.
Eppure continuavo a vivere,
tentando di amarmi.
Vestivo con cura, mi piacevano i
pantaloni di una taglia pi grande,
le camicie strette con i polsini

slacciati, i foulard di seta che mi


cuciva mia zia, le scarpe da
maschio, e come mi guardavano gli
uomini, mi sorprendeva ogni volta.
Nei loro occhi cera qualcosa che
non riuscivo a comprendere.
Uninsistenza che
mi faceva
arrossire. Quasi vedessero in me
una donna avvenente, non una
tredicenne che la gente scambiava
per un ragazzino.
Mi chiedevo il perch del loro
interesse. Volevo domandarlo a mia
madre. Non lho mai fatto. Tanto
era inutile.
Aveva iniziato a contare i soldi
che guadagnava, a voce alta, ogni

sera, e non cera mai una volta che


mi abbracciava.
Lei coperta da provocanti
vestaglie, il rossetto sbavato, la sua
bellezza ancora intatta, perfetta.
Era diventata abitudine la sua
noncuranza,
non
riuscivo
a
colpevolizzarla, lei era cos, era
assurda.
Era qualcosa di primitivo, di
rozzo. Aveva un cuore selvatico, mai
addomesticato dallamore.
Al suo cospetto il suo cuore
scappava nei boschi, saliva sugli
alberi. E lo vedevi, l in alto,
nascosto in mezzo alle foglie, in
attesa di essere solo per scendere, e

correre veloce alla ricerca di un


buco dove infilarsi.
Mi veniva voglia di strapparglielo
e legarlo al mio petto, stretto l, in
ostaggio, per parlargli di me, di
quanto di lui avessi bisogno.
Accoglievo con dolcezza i suoi
momenti di pace, quando riusciva a
parlarmi, seppure di cose sciocche,
discorsi
inutili
su
qualche
programma televisivo che non
riusciva a comprendere.
Oppure mi faceva allimprovviso
domande, voleva sapere come
andava la scuola, ed era assurdo
risponderle, perch mi guardava
senza dire mai nulla.

Mia zia era protettiva con lei,


colma
di
una
compassione
esagerata, grottesca.
La ricordo soffrire, tentare di
domare la sua natura selvaggia, e
mia madre riderle in faccia,
magnifica, e ancora pi folle.
In quel periodo mia madre aveva
un amante, era un tipo temuto nel
mio quartiere. Lo chiamavano il
Santo della Barona.
Non era un santo, ma un
delinquente trentenne.
Era gi stato arrestato due volte,
se ne fregava. Diceva siamo in

Italia, un paese di agnelli, e io sono


il lupo.
Assomigliava al cantante dei Die
Antwoord.
Alto,
magrissimo,
unespressione truce sul volto, e i
tatuaggi a decorargli la pelle.
Voleva bene a mia madre,
riusciva a capirla. Mi diceva un po
matta, ma mi fa ridere.
Con me si comportava come un
fratello, nel quartiere nessuno
osava
farmi
del
male,
mi
proteggeva.
A volte sedevo con lui sulle scale
del mio palazzo, per ascoltare il
casino che faceva la gente. Stavamo
l, dopo cena, in penombra.

Cerano sempre rumori simili a


spari, grida, e un violino, quel
lamento di gigli.
Lo suonava il figlio di un
panettiere bastardo, che spesso
picchiava sua moglie, e lei strillava
cos tanto da farti venire langoscia.
Quel violino era lunica cosa
romantica, dentro quella prigione
per poveri.
La storia tra il Santo e mia madre
durata una primavera. Io e lui
siamo rimasti amici, loro due
invece hanno iniziato a ignorarsi.
Il giorno che si sono lasciati
avevo lesame di terza media.

Il Santo si era stancato, diceva


che mia madre non era in grado di
amare nessuno. Le aveva chiesto di
cambiare lavoro. Lei non lo aveva
neppure ascoltato. Un pochino ha
sofferto, non tanto, forse per una
questione di orgoglio.
Quellanno sono stata promossa,
e il Santo mi ha fatto un regalo, una
collana doro con un crocifisso.
Il crocifisso lho tolto, e al suo
posto ho messo la piuma di Eva.
Una sera, poco dopo lesame, alla
cena di classe, il mio primo bacio.
Avevo una camicia a quadretti,
lui non mi piaceva, ma volevo

baciare qualcuno e lho fatto.


Ho scelto un maschio, per non
tradire il ricordo di Eva. Come se lei
potesse vedermi, soffrire. Come se
dovesse rimanere la sola, lunico
amore femminile della mia vita.
Ho cancellato lestate dei miei
quattordici anni, solamente quel
bacio ancora con me, dolcissimo,
e triste.
Mi sono iscritta al liceo artistico. Mi
piaceva disegnare. Avevo iniziato
da piccola, con mia zia in cucina,
mentre mia madre era nella sua
stanza con qualche cliente.
Cera un cigno sul tavolo, di

porcellana, ed era diverso dagli altri


sparsi in tutta la casa, era grande,
con le ali dorate.
Lo disegnavo ogni giorno,
decorandone con cura le piume, in
memoria di Eva.
A scuola ero corteggiata, cos
come una pietra rara, o una bestiola
da mostra. Non facevo nulla per
rendermi anonima, enfatizzavo i
dettagli,
facevo
stranezze.
Movimenti
inconsueti,
pose
bizzarre. Il modo di usare le
espressioni del volto. Variazioni
minime, a volte impercettibili, gli
occhi.
Volevo
inquietare.
Era

difendermi, costruire armature, un


recinto.
Sognavo un cuore di ferro che
mai arrugginisce, n soffre.
Quante volte mi era accaduto di
essere chiamata frocetto, non ci
facevo neppure pi caso.
Attiravo sguardi camminando
per strada. Per chi non mi
conosceva, io ero un ragazzo.
Pi alta, ancora pi androgina. I
capelli corti, i pantaloni maschili
dal taglio elegante, le camicie di
lino, i miei passi, il modo lieve di
muovermi, le mie espressioni, il
volto, studiarlo.
Avevo una storiella con un mio

compagno di classe, Matteo,


maschietto carino, con le lentiggini.
Noi a stringerci nascosti da tutto,
succhiarci il collo e scoprire la pelle,
sfiorarci.
Mi piaceva abbastanza, non
troppo. Dopo tre mesi ero gi
stanca.
Mia zia intanto invecchiava, le
mani tremanti, perdeva clienti.
Faceva i cruciverba e ingrassava
seduta. Poveretta, che sfortuna la
sua vita, un ascensore dentro un
baratro.
Mia madre sempre bella, ma la
sua follia si era artefatta, una posa

quasi, un ricordo lontanissimo della


sua gloria illogica.
Aveva
appreso
una
cosa
prostituendosi:
che
i
soldi
guariscono. Sono come colla che
ricompone un vaso a pezzi. Come
una medicina potentissima, in
grado di rimarginare una ferita. Chi
nato ricco non lo sa, sui ricchi i
soldi non funzionano.
Ma i soldi ti cambiano i sogni,
rendono piccole le favole, sono
mattoni di metallo, cemento sopra
lerba.
Si era raffinata la sua follia, era
diventata di lusso.
Eppure non eravamo ricche,

facevamo fatica a pagare le bollette.


Ma lei, a forza di contare soldi si
sentiva milionaria.
Le era venuta la smania di
passeggiare nel quartiere. I tacchi
alti, la gonna stretta, si atteggiava
da signora distinta.
Lo sapevano tutti che era una
prostituta, le ridacchiavano dietro,
ma non troppo, avevano paura del
Santo.
stato durante una di queste
passeggiate
teatrali,
che
ho
conosciuto Divna. Ricordo la prima
volta che ci siamo incontrate. Avevo
sedici anni, lei diciassette.

Mia madre aveva insistito per


arrivare fino al parco Teramo,
diceva di sentire il bisogno di stare
tra gli alberi, e Divna era l, con il
Santo e altri ragazzi, a fumare
canne, e bere birra dalla bottiglia.
Bianca, vestita di nero, gli occhi
truccati di viola. Capelli lunghi,
scuri, con la riga nel mezzo.
Comera bella. Una bambola gotica.
Il Santo mi ha detto si chiama
Divna, arrivata qui ieri, non posso
ospitarla, scappata di casa, vuole
cominciare a spacciare.
Mia madre andata a parlarle,
poi le ho viste abbracciarsi, e dopo
poco Divna venuta a casa con noi.

Mi piaceva, stato un colpo di


fulmine.
Mi sono detta che dovevo fare
finta di niente, e aspettare svanisse.
Ha iniziato a lavorare con mia
madre.
Viveva
nel
suo
appartamento. Almeno non doveva
starsene in giro, nel freddo, diceva.
Spesso li vedevo entrare. Clienti
trafelati, un ciao sussurrato, il viso
di Divna dietro la porta socchiusa.
Una piccola luce, loscurit, acceca.
Provavo rabbia. Volevo portarla
via da quelle mani schifose, li
odiavo.
Odiavo gli uomini, sempre loro.

Gli stessi che mi mangiavano con


occhi da lupo.
Potevano essere in compagnia
dei loro figli, la moglie per mano,
non si fermavano. A volte vecchi,
zombie pelati, sepolcri.
Avevo capito a quindici anni il
perch del loro interesse.
Ero al cinema, autunno, un
signore mi ha seguito nel bagno. La
sua faccia distrutta dentro lo
specchio.
Mi ha detto ragazzino mi piaci,
voglio succhiartelo.
Lho spinto via, lui allora ha
afferrato il mio braccio.
In quel momento qualcuno ha

bussato alla porta, e io sono uscita.


Ancora sento la sua voce. Era
piena di morte.
Ragazzino mi piaci, voglio
succhiartelo.
Spesso Divna cenava da noi. Mia zia
la trattava con distacco. Io mi
incantavo a guardarla.
Il suo viso, la pelle, la sua
bellezza
assoluta,
per
me,
meraviglia.
Fumava distratta, le calze a rete
bucate, e una dolcezza spezzata
negli occhi, che nascondeva con
rabbia.
Si fingeva una donna vissuta,

faceva la dura, sapeva combattere. E


aveva nel muoversi una grande
eleganza, quasi si fosse esercitata
per anni davanti a uno specchio.
Amava i Placebo, li ascoltava
anche quando mangiava, con le
cuffiette.
La sua canzone preferita era The
Bitter End. E la sentivi cantare I see
you at the bitter end anche di notte,
con voce da bimba.
Mi piaceva tutto di Divna. Se mi
abbracciava arrossivo, timida e
rigida, buffa, lei allora diceva che
ero il suo ragazzo perfetto, dopo di
me Brian Molko.
Si
scherzava
sulla
mia

androginia, lo faceva anche mia


madre. Che bel figlio che ho!
rideva.
Dorothy del Mago di Oz era
svanita, anche
il libro era
scomparso. Erano rimaste solo le
scarpette dargento, dimenticate in
un angolo della nostra stralunata
esistenza.
Si era creata armonia nonostante
il delirio, per abitudine, forse, al
massacro.
Divna spesso si ubriacava,
raccontava la sua infanzia violenta.
A casa sua la picchiavano tutti. Per
questo era scappata. Che triste.
Me ne andavo nella mia stanza

per cancellarne la voce. Ascoltavo


musica classica. Mi piaceva perch
era sontuosa, cos diversa dalla mia
vita.
Amavo Chopin specialmente,
ascoltandolo
piangevo
per
purificarmi dal male. Lo sentivo
dentro, le lacrime lo portavano
fuori, uccidendolo come pesci
sputati da un lago.
Avevo pudore a sapermi ancora
poetica, fingevo di non esserlo pi.
Mi volevo di gomma scheletrica,
ma presto sarei stata divorata dal
cuore.
Un mese dopo larrivo di Divna,

entrato nella nostra vita Marcello.


Era un cliente di mia madre, un
truffatore divorziato, e aveva un
figlio.
Di lui parlava poco, diceva che
era timido, e della mia stessa et.
La prima volta che mia madre
uscita con Marcello, ha indossato
un vestito provocante, i tacchi a
spillo.
La ricordo scendere le scale
sculettando, quasi abitasse chiss
dove, in una reggia.
In quel palazzone cera una
puzza di muffa insopportabile, le
pareti scrostate, le solite grida, e il
violino.

Spesso lasciavo il mio quartiere,


andavo ai giardini Montanelli,
lontano da quella durezza.
Mi sedevo a guardare i cigni nel
lago, sola, con me la collana, la
piuma di Eva.
La indossavo sempre, noi,
indivisibili, ma a volte mi veniva
voglia di lanciarla nellacqua, e di
vederla svanire.
Un pomeriggio, mentre ero l, ho
visto Divna, allimprovviso quel suo
pallore nel verde.
Non ne sono stata felice, mi sono
nascosta, temevo mi vedesse, mi
venisse a parlare.

Nonostante la conoscessi gi da
due mesi, mai eravamo rimaste da
sole. Lavevo sempre evitato, avevo
paura.
Cosa ne sarebbe stato di me, se
mi fossi innamorata di una ragazza
che si vendeva? Come avrei potuto
sopportare
quellincubo,
sovrapporlo a quello di mia madre,
e di Eva perduta?
Per quanto era bella, si era
fermata poco fuori dal parco, ai
bastioni di Porta Venezia. La spiavo
restare ferma accanto a un
semaforo.
Dai Dorothy, esci dal cancello,
avvicinati, tanto stai soffrendo

ugualmente.
Mi sono fatta coraggio. I miei
passi, arrivare, dirle ciao, aspetti
qualcuno?
Il mio imbarazzo, emozione. S,
aspetto un amico, se vuoi rimani,
mi farebbe piacere.
Noi due in silenzio, vicine.
Ci guardava la gente. Io candida,
lei il mio contrario.
Avevo iniziato a vestirmi di
chiaro. Camicie bianche, pantaloni
color avorio, i capelli corti, portati
allindietro. Ero un angelo strano.
Divna il mio opposto. Vestita
rigorosamente di nero, i capelli

lunghi, rossetto viola, un tenero


demone.
Le ho chiesto una sigaretta. Ha
risposto se vuoi te la accendo.
Poggiare le mie labbra doverano
state le sue. Forse stato quello il
nostro primo bacio.
Dopo qualche minuto si fermata
unauto. Siamo salite. Alla guida un
ragazzo, i capelli rasati, gli occhi
truccati di scuro, una croce sul
petto. Non era contento ci fossi. Ha
chiesto chi il damerino, il tuo
fidanzato?
Ci siamo guardate. stato forte
quellattimo, perch Divna mi ha

preso la mano.
Cerano raggi di sole, musica
tetra, odore di hashish, fumavano.
Vuoi un tiro? Non lo avevo mai
fatto. S, grazie, mi piace. Ho
mentito.
Nella mia testa allimprovviso
arrivata la nebbia. Sentivo Divna
chiamarmi. Sprofondavo nel fuoco.
Il ragazzo diceva che fa questo
cretino,

svenuto?
Smettila
stronzo, non vedi, sta male. Lasciaci
qui, prima di andartene aiutami.
Quartiere Loreto, il mio corpo
sostenuto da Divna e il ragazzo,
poggiato su una panchina.
Ricordo le braccia di Divna, le

sue carezze sul volto, la sua voce


che mi ripeteva ora passa,
tranquilla, sono qui, non me ne
vado.
Non ero mai stata cos tanto tra
le braccia di qualcuno, forse da
piccola, non lo avevo in memoria.
Ed era magnifico, nonostante il
male che avevo, il profumo di
Divna.
Non mi ero mai chiesta se le
piacevo davvero. Lei con me giocava
sempre a fare la grande, quasi
chiss quanti anni avesse, non solo
diciassette, e io sedici.
Per quel pomeriggio era
diventata come me ragazzina, noi

coetanee, e lo sentivo che cera


qualcosa di puro e violento nei
nostri corpi abbracciati, la voglia di
baci, e ho capito che anche lei aveva
paura, perch ho visto i suoi occhi
parlarmi, e poi essere azzittiti di
scatto.
Dorothy, ora stai meglio, dai
andiamo.
Pensare a Divna, spiarla, soffrire al
pensiero degli uomini che la
pagavano.
Chiedermi
cose
tremende, a sedici anni chiedermi
se godeva, se le piaceva concedersi
ai mostri.
Ci
evitavamo
da
quel

pomeriggio. I nostri sguardi


sempre sfuggenti. Per fortuna non
eravamo mai sole: mia zia, mia
madre, pareti di vita.
Dipingevo il suo volto. Ascoltavo
Chopin, Fantaisie Impromptu, la
mia preferita, una corsa che mi
portava lontano.
Chopin lo avevo conosciuto
grazie ad Antonia, una mia
compagna di scuola bulimica. Che
prima si mangiava il frigorifero, e
dopo aver vomitato strimpellava
con la faccia storta dagli sforzi.
Soffriva. Era fissata con le
modelle, Kate Moss specialmente.
Diceva se dimagrisco ancora un po

le assomiglio, anche io sono


bionda.
Nella sua stanza cerano poster
di Kate Moss dappertutto, era
angosciante.
Andavo da lei a studiare,
studiavamo pochissimo, fumavamo
sigarette. Oppure incontravamo
qualche amico al Cape Town sui
Navigli, per bere un cocktail
analcolico
che
si
chiamava
Stoccolma, e che sapeva di ananas
marcio.
La famiglia di Antonia era
tranquilla. Mi piaceva guardare sua
madre rientrare la sera, cos reale,
normale.

Quellatmosfera ordinata, e poi


tornare a casa mia, trovare mia zia
che cuciva con mani tremanti, mia
madre in vestaglia che se ne andava
appena squillava il telefono, o
Divna che arrivava con il rossetto e
una canna.
Vederle bisbigliarsi allorecchio,
complici,
temendo
ascoltassi.
Vederle sghignazzare, allontanarsi,
quasi facendosi scrupoli, loro, che
mi sfilavano ogni giorno davanti
conciate come pagliacci da sesso.
Dio mio, quanto desideravo in
quei momenti che Divna sparisse,
cos, allimprovviso. Per non lottare

pi contro la voglia che avevo di lei,


e ritornare di gomma scheletrica.
Fragole. Divna le adorava. Rosse,
sulle sue labbra. Forse, pensavo,
erano per lei diventare bambina
che gioca in un lago pulito, mai
toccato dal fango.
Mio cigno. Quel frutto nella tua
bocca, guardarti. Adesso ti bacio,
pensavo. Dimentico che vendi la
tua vita e lo faccio, senza mai
smettere, Divna.
Quante volte sono rimasta
davanti alla tua porta che si era
chiusa facendo entrare un cliente.
Stavo ferma, pronta a proteggerti.

Quando eri sola, venivo a


portarti le fragole, tu aprivi, bianca,
seminuda, il rossetto, le tracce di
quella
violenza
negli
occhi,
vergogna.
Lasciavo le fragole nelle tue
mani e scappavo, non riuscivo a
restare.
Avevo paura del bisogno che
avevo di amarti, di donare qualcosa
di puro a te, ragazzina bellissima.
Mia madre la trattava quasi fosse
una sua coetanea, una donna
matura, consapevole della sua
scelta.
Le prestava lingerie provocante,

la truccava, si divertiva.
A lei piaceva prostituirsi.
Marcello ha dovuto lottare per
farla smettere. Alla fine ci
riuscito. La pagava lui, non altri
uomini.
Uomini, uomini ovunque.
Gli uomini hanno profanato la
mia infanzia, la mia adolescenza,
Divna, mia madre.
Sono cresciuta sapendo che
mangiavo i loro soldi, indossavo i
loro soldi. Sono stati il padre che
non ho mai avuto.
Li odiavo.
Odiavo anche Marcello, ma poi
una sera mi ha fatto conoscere

Thomas, suo figlio, e allora ho


iniziato a sopportarlo.
Lha portato a cena. Era delicato,
quasi femminile.
I capelli biondi, bello e timido,
dolce.
Mi piaceva.
Continuavamo a guardarci.
Seduta davanti a lui cera mia
madre. Gli chiedeva cose sciocche,
tentava di sedurlo. Ti piace il mio
rossetto?
Marcello invece lo sfotteva,
diceva mio figlio non mangia gli
animali. una nuova moda, sapete?
I giovani sono proprio sciocchi.
Guardate com secco, io alla sua

et alzavo questo tavolo con una


mano!
Lo riprendeva di continuo, gli
diceva tieni la schiena dritta, a forza
di stare davanti a quel computer ti
sta venendo la gobba.
Thomas arrossiva, abbassava lo
sguardo, poi cercava i miei occhi,
forse temendo di vederli delusi.
Avevo voglia di dirgli Thomas
scappiamo, anche per me difficile,
ho bisogno di pace, di guardare le
stelle.
Sarebbe bello, pensavo, uscire
una sera, noi due, insieme a Divna.
Non so, forse un cinema, e magari
comprare pop corn, Coca-Cola,

diventare adolescenti spensierati,


normali.
Guardare
un
film
divertente, Thomas non triste,
perch in fondo doveva esserlo
molto.
Sapevo poco di lui, che
frequentava il liceo classico, che sua
madre si era fidanzata con un
ragazzo giovane. Non altro.
Prima di andarsene mi ha
chiesto sai nuotare? Gli ho risposto
di no. Poi la porta si chiusa.
accaduto quella notte. Dormivo. Il
mio telefono squilla.
Ciao sono Divna. Scusami se ti
ho svegliata, ho fatto incubi brutti,

posso venire da te?


Tremare. Il silenzio. Dire va
bene, e il mio cuore che sembra
fermarsi.
Le ho aperto, il suo viso era un
sogno che conosce gli schiaffi, mi
ha stretta.
Noi due nel letto, vicine,
impacciate. Io immobile trattenevo
il respiro. Lei accanto. Il calore del
suo corpo disteso, e una carezza nel
buio.
Per un attimo in lei ho visto Eva,
ho visto Eva tornare, era Divna.
Mi veniva da piangere, volevo
dirle di andarsene. Mai pi quel
dolore, ti prego. Ma poi la sua voce.

Dorothy, se io fossi una ragazza


normale, una tua compagna di
classe, ti piacerei?
Non ho risposto. Ho chiuso gli
occhi. Lei mi aspettava.
Dimmelo Dorothy, parlami. Ti
faccio schifo?
Ero ferro che trema. E mi
sembrava che attorno ci fosse solo
precipizio, sulla mia schiena ali, e
su quel letto il mondo.
Impazzivo dalla voglia che avevo
di non avere paura, di tenerla tra le
mie braccia, e baciarla fino al
mattino.
Allimprovviso mi sono alzata,
ho preso le cuffie.

Ascolta le ho detto. Chopin,


Fantaisie Impromptu. Tu sei per me
questa musica.
Lho lasciata sola, sono andata in
salotto.
Ho dormito sul divano quella
notte, sognando rose sbocciare sul
marmo.
Ho disegnato per lei un cigno rosa,
gli occhi a forma di fragola. Prima
di andare a scuola lho infilato sotto
la porta della mia stanza, dove lei
ancora dormiva, e al ritorno ho
trovato sul mio cuscino un carillon
con un cerbiatto che girava tra la
musica. Accanto cera un foglietto:

tu sei per me questo cerbiatto, che


io fermer tra le mie braccia. Tua
Fantaisie Impromptu.
Il giorno dopo ho conosciuto
Lucrezia. Camminavo verso casa di
Antonia, ero ancora elettrizzata,
pensavo alle parole di Divna,
quando una signora elegante mi ha
fermata chiedendomi dovera via
Bellosguardo.
Non lo sapevo, lei sorrideva.
Diceva mi sono persa, sono
stanchissima, saresti cos gentile da
farmi compagnia mentre bevo
qualcosa?
Ho accettato, aveva lo sguardo

smarrito, era sola.


Sembrava la protagonista di un
romanzo pieno di nebbia e castelli.
Antica e adornata di fascino
tragico.
Non capivo quanti anni avesse.
Era ancora molto bella. Sarebbe
morta con la sua bellezza addosso.
Poco dopo eravamo sedute in un
bar. Mi faceva domande, voleva
conoscere un po la mia vita, che
cosa provavo, chi ero. Facevo fatica
a risponderle, per mi piaceva, mi
faceva sentire importante.
Diceva che assomigliavo a
qualcuno: Venezia, un ragazzino

biondo, un romanzo. Mi ha chiesto


se andavo a trovarla.
Ha posato sul tavolo un
bigliettino, il suo numero. Poi ha
detto ora vado, ti aspetto.
Era affascinante, e in lei tutto
richiamava sfarzo, ricchezza.
Per ore ne ho fantasticato la casa.
Doveva essere scura. Pareti di pece
e poi il rosso scarlatto di sete. Perle
che luccicano nella penombra.
Tende sontuose e tappeti. Profumo
dincenso. Il rumore di vizi, uno
stagno
dorato
scolpito
sul
pavimento.
Immaginavo un mondo cos
diverso dal mio da diventare

irreale. Esisteva davvero?


Divna, Thomas, e poi Lucrezia.
Quante persone stavano entrando
nella mia vita.
Ne ho parlato con il Santo, era
lunico con cui ogni tanto mi
confidavo. Ricordo che eravamo
accanto al portone del mio palazzo,
e che nel parcheggio due ragazzi
giocavano a tennis con due pezzi di
legno, che ridendo si tiravano
addosso.
Il Santo li ha guardati, poi mi ha
detto scoprirai cosa centra con te
quella gente, perch niente succede

per caso, neppure essere qui, ora,


davanti a questi due deficienti.
Di lui mi fidavo, era saggio.
Diceva la vita ti parla solo se le
punti una pistola alla testa.
Spesso spariva, ma se avevo
bisogno, lo chiamavo, e arrivava.
Il Santo era protettivo anche con
Divna. stata lei a dirmi che
assomigliava a Ninja, il cantante dei
Die Antwoord.
Santo, hai presente nel video
Enter the Ninja, quando lui parla
allinizio? Siete identici.
Tutte le volte che il Santo ci
incontrava insieme, diceva siete

belle, sposatevi. E allora Divna


cercava di baciarmi, e io scappavo.
Lo sapevamo oramai di piacerci,
ma sapevamo anche che era
difficile, perch non eravamo due
ragazzine qualunque.
Poi arrivato quel mercoled, e da
quel giorno la mia vita cambiata,
ed stato allora che ho iniziato a
scoprire che cosa centravano
Divna, Thomas e Lucrezia, nella
mia vita.
Marcello ci aveva invitato a
pranzo in un ristorante con i
camerieri impettiti, i cristalli, e
mille forchette sul tavolo.

Non dimenticher mai mia zia.


Lei in un ristorante cos non cera
mai stata, credo pensasse esistesse
solo nei film, in America.
Si era preparata quasi dovesse
sposarsi. Un filo di perle.
Lombretto.
Io ero emozionata, rivedevo
Thomas, e cera anche Divna. Noi
tre
insieme,
come
avevo
fantasticato quella sera pensandoci
al cinema, con i pop corn, la CocaCola.
Si
sono
salutati,
Thomas
impacciato. Divna gi su di giri.
Era molto truccata, la cipria
bianca, gli occhi dipinti di nero, una

tutina aderente. La guardavano


tutti, dopo poco era sbronza.
Ha cominciato a parlare dei suoi
clienti. Chiedeva a mia madre se si
ricordava di quellidraulico che
puzzava di piedi. Silenzio.
In tutto quel candore di argenti e
cristalli la nostra miseria. Battute
cretine, i camerieri altezzosi, Divna
ubriaca che grida portatemi cento
euro di fragole, e la voglia di
andarmene.
Le risatine, la gente vicino
voltarsi. Noi come una mostra di
quadri bizzarri. Un recinto con
dentro elefanti celesti.
Combattere inventando frasi

compiute, dare inizio a un discorso


normale. Di quelli che fanno tutti
quando si trovano a cena, tra piatti
e sorrisi che scricchiolano.
Io e Thomas. Guardarci. Essere
specchio luna dellaltro, capirlo.
Nei nostri occhi la stessa
tristezza, lo stesso imbarazzo, e il
desiderio di essere altrove, non l,
basta.
Abbracciarci senza toccarsi.
Subire insieme linadeguatezza di
padri, madri e parenti. I loro sforzi,
un lavoro che non porter a nulla,
se non alla compassione di chi li
ama nonostante gli sbagli.
Soffrire mentre mia zia si alza

per raggiungere il bagno. La sua


figura sola tra i tavoli, piccola e
incerta
nei
passi.
Smarrita,
scusandosi con i camerieri, con
tutti, con laria.
Mia madre che si ritocca il
rossetto specchiandosi in un
cucchiaio dargento. Thomas muto
con lo sguardo sul piatto. Divna che
gioca a sedurlo. Che si alza per
sedersi sulle sue gambe, che lo
sbaciucchia, mentre lui tenta di
schivarne le labbra.
La vergogna, la gelosia, la
delusione, anche la rabbia. Voglia
di prenderla a schiaffi, di urlarle di

smetterla, di non distruggere cos il


mio inizio damore.
Ti prego, non farlo, successo,
ho lottato lo sai, ma ti amo.
Capirlo allora, con disperazione,
e guardarla, bellissima e sporca,
fregarsene dei nostri attimi limpidi,
del cuore che le avevo donato in
mezzo alle fragole.
La sua voce deformata dallalcol,
la sua bocca sul volto di Thomas,
parole: vieni da me Thomas, ti
voglio.
Un cameriere che arriva, le dice
di stare composta. Signorina sta
esagerando, c chi si lamenta.
E io l, a guardarla. Guardare

quel cigno diventare una troia, quel


sogno diventare macerie.
Lo vuoi sapere? le ho chiesto
stringendole un braccio. S dimmi
piccola Dorothy. Ok te lo dico, mi
fai schifo, moltissimo.
Mi sono alzata, solo uno
sguardo, e poi sono fuggita.
A ogni metro piramidi. LEgitto,
Singapore.
Il
mondo
intero
percorso, il dolore.
Sfrecciava Eva nella mia mente,
la sua ombra era Divna, il mio
dolore una strada, senza nessuno.
Vedevo cimiteri di palazzi e
negozi, insegne al posto di lapidi,
automobili striscianti come vermi

smarriti, decomposizione di vite


esistenti, sotterrate dallo sforzo di
vivere, ancora.
Mi sono fermata. Ho pensato a
una luce. Ho visto Lucrezia, un
rifugio.
Nel mio telefonino il suo
numero. Ho chiamato. Lei mi ha
risposto. Le ho detto ciao sono
Dorothy.
Ciao Dorothy, vieni, ti aspetto.
Un palazzo signorile di Porta
Genova, e Lucrezia ad attendermi al
suo ultimo piano.
Scalinate storiche fino a lei
avvolta nel lusso, salirle, e una

porta si apre.
Entrare e sentire lenorme.
Lucrezia tra sculture e cavalli
dipinti. Uno spazio che mi dava
vertigini. Un baratro eretto.
Accomodati. Ho vino bianco,
squisito.
Gelsomino era il profumo,
tintinnii vitrei dargenti, grandi
vetrate sul cielo, bagliori.
Non ero mai stata in tanta
ricchezza, tremavo.
Lucrezia mi ha chiesto perch sei
nervosa, ora suono qualcosa, cos ti
rilassi.
Le guardavo le dita, i tasti
sfiorati, la sua femminea potenza,

bevevo.
Per la prima volta mi ubriacavo,
e intanto Lucrezia si alzava,
accendeva uno schermo, diceva
Dorothy guarda, dimmi se vero,
non assomigli a quellattore?
Un film dalle atmosfere luttuose,
uno scrittore, e poi lui, Tadzio.
Come me un angelo efebico vestito
di bianco.
Lucrezia mi accarezzava i capelli,
diceva sei tu, sei il mio Tadzio.
Dal Mago di Oz a Morte a
Venezia. Da Dorothy a Tadzio.
Era questo il mio destino?
Esistere nei sogni degli altri? Era
questo esistere? Un sogno?

Ogni ritorno un cammino


sconfitto, ogni partenza una
morte che vuole rivivere.
Ritornavo verso casa, ancora pi
sbronza. Lucrezia aveva continuato
a versare vino nel mio bicchiere,
morbosa di sguardi, elegantemente
inquietante, carezzandomi sempre.
Io che credevo di aver trovato un
rifugio, e mi ero ritrovata con
unadulta sbavante.
Povera illusa, mi dicevo, ora
svegliati.
Avevamo visto quel film, Morte a
Venezia. Un ragazzino amato da un
vecchio
signore.
Adolescenza
insidiata da adulti. Freschezza

contaminata
da
richiami
di
angoscia. Lucrezia con le mani su
Dorothy. Realt che conoscevo, da
troppo.
Credeva fossi un ragazzino,
allinizio. Mi aveva visto vestita di
bianco, e aveva esclamato. lui, il
mio Tadzio!
Si era sentita come lo scrittore
del film, come lui che era in viaggio
ormai vecchio e ammalato. Come
lui che allimprovviso vede la
giovinezza che ha perso, e comincia
a inseguirla, per allontanarsi dalla
disperazione e risorgere.
Lei mi parlava, io non vedevo
lora
di
andarmene.
Ero

completamente ubriaca, la testa


una vertigine buia.
Sono
uscita
per
strada,
barcollavo appoggiata a un residuo
di forza. Pensavo a Divna, la odiavo.
Dicevo adesso vado da lei, le busso
alla porta, lei apre, le sputo in
faccia.
In tram vedevo la gente
sdoppiarsi, in tutti uninsidia, in
tutti Morte a Venezia, e finalmente
arrivare.
Casa
mia,
quel
quartiere
deforme, quella povert chiara e
splendente.
Arrampicarmi come edera su per
le scale, tutta a pezzi, buttata.

Fermarmi. Il mio corpo davanti


al portone, di Divna. Allontanarmi,
scoppiare. Unesplosione la mia,
muta.
No,
Dorothy,
non
farlo,
ascoltami. Vattene adesso, esci per
strada, vomita il tuo cuore sopra
lasfalto,
vedrai,
passer
unautomobile, lo investir, sarai
salva.
E
invece
restare,
morire,
avanzare, morire, per Divna.
Strisciare verso quella stronza e
tremare, bussare.
Aprimi, voglio prenderti a
schiaffi, aprimi, Divna.
I minuti, le grida pronte a

sparare, e lei apre. Mi abbaglia, una


galassia il suo volto, che guarda,
me, sola, innamorata, ragazzina
vestita di bianco, ubriaca, che
trema.
Non riuscivo a muovere niente, a
spostare la rabbia in un gesto, uno
schiaffo, no, immobile, pietrificata,
davanti allamore.
Un bacio furioso sul pianerottolo.
Spingerla dentro, sopra il divano,
sputarle in faccia, graffiarla, e
allimprovviso stringerla forte,
mentre le sue mani mi spogliano.
Il lampadario sopra di noi era un
pianeta.

Dio mio, lamore un volo.


Eravamo abbracciate, e il suo
telefono ha iniziato a suonare.
Speravo non rispondesse, ha
risposto, era un cliente.
stato terribile, un boato, la
realt, uccide.
Mi sono vestita mentre parlava,
lei allora ha chiuso. Mi ha detto
rimani, ho ancora mezzora.
Non so perch non lho fatto,
insultarla.
Unora dopo camminavo per
strada, percorrevo deliri in salita,
allucinata, stravolta.
In me leco di unesplosione

stordente. Ero un baratro. Una


disperazione profonda. Non sapevo
nuotare.
Ho telefonato a Thomas, quella
notte, non riuscivo a stare da sola.
Mi ha risposto, era emozionato,
non riusciva a parlare.
Gli ho detto ti prego, fidati di
me. Io sto soffrendo, e forse anche
tu.
Lui stava zitto, ma io lo sentivo
lo stesso.
Mi diceva non chiudere Dorothy,
rimani qui, non andartene.
Thomas, perch quella sera mi
hai chiesto se sapevo nuotare?

Il suono di una sirena, poi il suo


respiro. Lui che dice te lho chiesto
perch mi assomigli, lo so, come
me a volte sprofondi. Abbiamo due
famiglie
pesanti,
dobbiamo
allenarci per non annegare. Pensa
che bello, noi due, sospesi
nellacqua, leggeri.
Avevo voglia di piangere, di
uscire dalla mia stanza, e andare da
lui.
Gli ho risposto proviamoci.
Anche se qui non c il mare,
andiamo in piscina. In quella
grande, alla Solari, vicino a dove vai
a scuola. Io ti raggiungo, prendo la

metro. Non dirmi di no. Iniziamo


domani.
S Dorothy, impariamo a nuotare,
e magari questestate andiamo
anche al mare, e ci tuffiamo da una
barca di quelle piccole al largo, cos
vediamo i pesci sottacqua, dove
non ci sono le onde.
La sua voce, nella notte la
pioggia.
Ti voglio bene Thomas, anche io
Dorothy.
Non ho dormito. Pensavo a
Thomas, a noi che ci tuffavamo
nellacqua. E poi pensavo a Divna, a

lei che aveva fatto affogare in pochi


minuti il mio cuore.
A scuola ho lottato per non
chiudere gli occhi, poggiare la testa
sul banco, svenire.
Antonia voleva parlare, era
traumatica, non mangiava pi
niente, quasi scheletrica. Diceva
Dorothy guardami, ho le gambe
come Kate Moss, sono contenta.
Le ho chiesto se vomitava, mi ha
risposto che anche se non mangi,
hai dentro qualcosa.
Avrei preferito non avere le
orecchie, o che fosse muta. Muti
anche gli altri compagni, di cui
conoscevo solamente apparenze,

ritornelli delle loro abitudini, brani


interrotti dalla mia noncuranza.
Cera Carlo, che cercava sempre
di sedurmi, Anna e Letizia, che
minvitavano a feste. Altri invece
che temevo, come Gianluca e
Michele, mai stanchi di sfottermi,
chiedermi se avevo luccello.
Me ne fregavo abbastanza, o
almeno fingevo di farlo.
Detestavo quellaula. Studiavo
pochissimo, mi nascondevo a
fumare nel bagno.
Il liceo stato per me una
trappola, i professori gatti affamati
ma sciocchi. Riuscivo a sfuggire ai

loro artigli, me la cavavo studiando


solo pochi minuti, ero veloce.
Non riuscivo a capire perch per
gli altri fossero cos importanti
quelle mattinate l dentro. Li
osservavo alluscita fermarsi tra i
motorini, far girare la loro vita
attorno a quel mausoleo di libri e
lavagne, mentre per me era solo
una pausa, perdere tempo.
Mi piaceva disegnare, il resto era
il nulla.
Quella mattina controllavo il
telefono, neppure un messaggio,
una telefonata di Divna.
Mi chiedevo se stava vivendo,
mentre io riuscivo solo a morire. Mi

chiedevo se si era accorta di avermi


sfregiato, oppure se per lei era stata
una cosa da niente, fare lamore con
me, e subito dopo parlare con un
cliente.
Che idiota a credere a una che
aveva venduto tutto, anche lanima.
A pranzo mia madre non cera,
mia zia mi aspettava.
Ho mangiato con lei che mi
diceva Dorothy hai il viso stanco,
vai a riposarti.
Mi sono chiusa nella mia stanza,
ho disegnato un cigno deforme, e
allimprovviso ha squillato il
telefono, era Lucrezia.
Una voce sensuale, adulante.

Diceva che ero il suo Tadzio,


parlava di carezze, di passione
soave, sussurrava vieni a trovarmi,
ti far regali costosi, lo sai, sono
ricca.
Le ho gridato di buttare il mio
numero. Ho chiuso senza che
potesse aggiungere altro, e ho
goduto: finalmente ero io che
trattavo di merda qualcuno.
Nel pomeriggio ho preso la metro
da Famagosta a SantAgostino, poi
la piscina, e Thomas che mi
aspettava.
Minuti dimbarazzo, salutarsi,
sorridersi. Aver voglia di stringersi,

non farlo, ma le nostre mani si


sfiorano.
Dirsi ciao come stai. Speriamo ci
sia poca gente. S, lo spogliatoio
laggi, a dopo, ti aspetto.
Non avevo mai indossato il
costume. Lo avevo rubato a mia
madre. Era rosso, troppo largo per
me.
Mi sono specchiata. In testa la
cuffia. Ho provato vergogna.
Guardavo il mio corpo, i seni
minuscoli, magra.
Volevo nascondermi.
Come faccio, pensavo, adesso mi
rivesto, torno a casa.
Sono rimasta per minuti davanti

a un riflesso, il mio, era buffo.


Vai Dorothy, Thomas non ti
prender in giro, vedrai.
Sono uscita nellodore del cloro,
tra il rumore di tuffi, di braccia che
spaccano lacqua.
Thomas era seduto sul bordo
della piscina, mi stava guardando.
Sono qui, vieni che ci tuffiamo.
Mi ha sorriso, ha detto sei bella,
perch ti preoccupi.
Le paure svaniscono, diventano
spiriti, se le accarezzi, e poi quanto
blu cera, sembrava il mare.
Ci
siamo
buttati
con
il
salvagente. Sembravamo bambini.
Gridavamo attraverseremo gli

oceani! Vinceremo le Olimpiadi!


Che bello era schizzarsi lacqua
addosso,
spingersi,
giocare,
guardarsi
e
ridere,
e
poi
abbracciarsi, finalmente, insieme.
Sono cos felice Thomas, qui con
te. Anche io Dorothy, tanto.
Galleggiavamo
vicini,
non
sapevamo nuotare.
Eravamo l, fermi nel cielo di una
piscina,
sospesi,
come
due
arcobaleni.
Thomas, perch hai tutte quelle
piccole cicatrici sopra le braccia?
arrossito, si coperto
indossando laccappatoio.

Ha detto mi taglio con una


lametta, cos la mia pelle assomiglia
al mio cuore.
Thomas a dieci anni solo in
macchina. Sua madre gli dice stai
qui, aspettami, non raccontare nulla
a tuo padre. il nostro segreto.
Andava dallamante, si portava
dietro il figlio.
Suo marito era fuori tutto il
giorno, la moglie non la voleva
quella solitudine.
Thomas a undici anni. Sua
madre al telefono, dice tesoro sto
arrivando. Poi la porta che si
chiude, e tua madre non c pi.

Tutti i giorni ascolta quella frase.


Tesoro sto arrivando, e tua madre
non c pi.
Ritorna verso sera, prima del
marito stanco che non parla. La
mummia presa per il culo, se lo
merita, manca sempre.
La cena la tua famiglia dentro i
piatti. La mangi, non sa di niente,
fredda, la lasci l.
Passano gli anni. Tuo padre non
c mai. Cresci con una frase che fa
male. Tesoro sto arrivando, e tua
madre non c pi.
Avevo ancora lodore di cloro nel
naso, le immagini di Thomas nel

blu della piscina. Sono rientrata


trovando mia madre distesa nel
letto, in penombra, da sola.
Stai male? le ho chiesto.
No, Dorothy, penso.
A che cosa?
La sua risposta senza pi voce.
Mamma perch stai in silenzio?
Mi sono seduta, le sue braccia
vicino al mio corpo. Mi ha stretta.
Vieni qui Dorothy, accanto a me.
Dormiamo un po, come quando eri
bambina.
Io e lei vicine. Da quanto tempo
non succedeva.
Intimit di una madre e una
figlia, di una storia, la nostra, che

diventa di pace. Come una tregua


che arriva, e si solleva la guerra,
fino a svanire.
Vedi,
ho
pensato,
basta
pochissimo, sdraiarmi accanto a lei,
piano, fino a sentire lamore.
Avrei voluto dirle mamma ho
bisogno di te, stringimi forte.
Siamo state lontane, torniamo da
noi, da un inizio che abbiamo
saltato a cavallo di fiabe. Recitiamo
quel libro stasera, io faccio Dorothy,
tu il Boscaiolo di Latta, la zia il
Leone Codardo, come quando ero
piccola, e non sapevo.
Volevo stringerla, trovarla l in
mezzo, in quel suo corpo rapito da

tutti, mai mio, che mi aveva data


alla luce, per lasciarmi nel buio, da
sola.
Volevo
confidarle
segreti,
raccontarle di Divna, Lucrezia, della
mia vita insidiata da adulti, delle
paure che avevo, inquietudini.
Mi dicevo adesso le parlo,
quando allimprovviso lei sussurra
Dorothy mi fai soffrire. Le chiedo il
perch. Risponde avrei voluto mi
somigliassi, ma non andata cos, il
destino mi ha fatto uno scherzo, ha
voluto punirmi.
Singhiozzava. Volevo svanire. Era
agghiacciante.
Coltelli.
Un
massacro di me, intollerabile.

Le ho detto mamma mi dispiace


farti soffrire, ora per devo andare.
Sono uscita di casa. Ho
camminato, era fredda la sera. Sono
salita su un tram, nelle mani il
carillon di Divna. Un cerbiatto che
facevo girare. Come me, senza
meta.
Dai finestrini le strade, i palazzi,
le luci, pensare al Natale. Alle
candeline che soffi, e senti gli
applausi, nei cimiteri.
Dove vado? No, a casa non torno.
Da lei, da mia madre, che mi spacca
la faccia con una frase.
Non ce la faccio pi a essere
piccola, con una mente che

trasforma gli orchi in pupazzi.


Ora mamma ti vedo, sei una
spiaggia di ossa, di cuori scheletrici.
Nella notte con un carillon nelle
mani, ho suonato a Lucrezia. Le ho
detto ciao, sono Tadzio.
Le mie dita sullottone, e poi le
scale. La porta che si apre sulla
ricchezza che grida. Ne avverti la
forza accolta da sfarzi, cavalli di
pietra, entri impacciata.
Sei la bambina povera che non sa
camminare sul mondo del lusso, ti
balbettano i passi, dentro esplodi di
sensi, e lei arriva. Una madonna al

contrario, sinuosa. Ti guarda. Sei


sua.
Buonasera mio Tadzio, hai
cambiato idea, ne sono felice, non ti
aspettavo, ma resta.
Non era sola. Un uomo seduto in
poltrona mi fissava, elegante,
riflesso nei miei occhi come un
mitra.
Sei tu il famoso Tadzio?
Impaurita, accanto a una tenda,
lui mi sfiorava. Le sue mani sul
tessuto le sentivo, erano cera che
scotta.
caldo lo spavento, un fuoco a
punta.

Lucrezia, un kimono nero le


spaccava il corpo. I capelli sciolti a
coprirle il seno bianco. Il volto
colpito da una luce. Gesso era,
freschezza senza vita, in cenere.
Sei stupendo Tadzio, ha detto
luomo.
Toccagli le labbra, ha riso
Lucrezia porgendomi un bicchiere.
Che coshai al collo? Una piuma?
Come sei tenero, mio Tadzio.
Hai visto amico caro? cos
giovane, senti che pelle, di velluto.
Le loro mani sul mio volto, e
quanto sporco cera, lo sentivo
ingoiare purezza, inghiottire il mio
terrore eccitato.

I profumi, volute di fumo, sono


rimasta l, sommersa da loro.
Splendeva la penombra. Era
rugiada.
Ti piace il mio Tadzio? Non pensi
sia delizioso? Molto, Lucrezia,
sofisticato,
guarda
che
dita,
sembrano vere. Quanti anni ha?
Solo sedici!
Parlavano, polvere bianca sul
tavolino di vetro. Cera musica
epica.
Pianoforti
e
violini,
unorchestra.
Sentivo il marmo del pavimento
entrarmi nel sangue. Le pareti mi
venivano incontro. Schiacciavano
voci sopra al mio corpo.

Osservavo Lucrezia muoversi


lenta. Controllare il mio cranio. Il
teschio del suo tempo fuggito. Il
trofeo del suo sogno caduto.
Venezia con lacqua che sale, dove
allimprovviso riemerge la sua
giovinezza perduta.
Non essere timido Tadzio, su
bevi. buonissimo. Vino francese,
squisito.
Quanto sei bello, un profilo
fantastico, unopera darte. Avevi
ragione Lucrezia, magnifico.
Ero il centro di tutto, e quanta
sontuosit attorno.
Ero un principe vezzeggiato da
cobra di platino, ero un maschio

bellissimo, una scultura, mi


ubriacavo, pensavo a Divna, a mia
madre.
Avrei voluto sapessero.
Lucrezia in ginocchio. La sua
testa sul tavolino rigato da polvere
bianca.
Perch mi guardi cos? Vuoi
provare? Cocaina. Che nome buffo,
vero? Dai, ridi.
Ho riso. Altro vino.
Guardami mamma, guardami
Divna,
guardatemi.
Ho
una
cannuccia dargento nel naso. Ecco
cos Tadzio, chiudi laltra narice, ora
tira.
Sei dentro un gioco di cui avverti

i contorni, il recinto e il silenzio.


Hai caldo, ti brucia la gola, non
senti le labbra, abbassi la testa, il
volume della musica alto, sei
piccola, una lancia che sfonda gli
oceani.
Guardami Divna, sono come te
ora, una merda.
Guardami mamma. Gente pi
vecchia di te vuole sedurmi,
scoparmi. Capisci? Li vedi? Colano
bava addosso a questa tua figlia che
sembra un maschio.
Guardami Divna. Mi drogo, bevo
vino,
mi
offrono
vodka,
comprendimi, a quanto pare nella
mia vita non c spazio per altro.

Guardami mamma, anche tu,


non facile avere una mamma
puttana, pazzoide, accade. I figli,
poveretti, poi soffrono, finiscono
male.
Adesso preoccupati, se ci riesci.
Tu sei luragano che mi ha
strappata alla vita, e io volo divelta
dalla tua noncuranza, verso la
perdita della mia limpidezza.
Alle quattro del mattino per strada.
Nelle mani un cerbiatto, gli occhi, i
miei, ancora nudi.
Lucrezia mi aveva chiesto di
rimanere. Dormi con me Tadzio, ti
amo.

In tasca due banconote da


cinquecento, il suo regalo.
Fermare un taxi. Andare a casa.
Sedersi sui gradini, vedere. Cento
visioni, in tutte il mio corpo
spogliato, carezze sulla seta di un
letto, godere mentre apparivano
squarci di vita.
Ricordare le mani di un uomo, di
una donna, sussurrano. Come sei
bello mio Tadzio, rilassati.
I baci. Tu sei la perla che brilla, ti
lucidano con desideri estasiati.
Odori di vino, giri come quel
bambi conficcato in un carillon
colorato di bosco, mentre loro ti

coprono, leccano, hai la bocca


bruciata.
Dai tuoi occhi escono lacrime,
che loro non vedono, perch ti
hanno tolto anche quelle.
Sei il loro pasto, ti si strusciano
addosso, ti penetrano. Le braccia
bloccate, lamenti.
Non ero io, era unaltra. Ho
pensato.
Io sono qui, sui gradini, ancora
viva.
Cera silenzio, sentivo quel violino
suonato, struggente come lanima
che avevo a pezzetti, tutta tagliata,
che mi pregava di prenderla in

mano e curarla. Fai qualcosa ti


supplico, tu sei viva, ma io sto
morendo.
Allora ho compiuto quel lancio,
squarciando la rabbia, il rancore, il
dolore, me stessa. Ho bussato alla
porta di Divna.
Aprimi, sono qui, Divna.
Chiss quanti minuti sono
passati, erano immensi. Le braccia
di pietra, una spada conficcata
dentro lo scheletro, e la porta si
aperta.
Dorothy
doveri
finita,
ti
abbiamo cercata. Guarda che occhi.
Ti sei drogata? Che cosa hai fatto,
puzzi di alcol, hai la faccia stravolta.

Si avvicinata, tenera, mi stava


baciando. Le ho detto di no, mi fai
ribrezzo, non li voglio i tuoi baci,
non ti credo pi adesso.
Mi sentivo crollare, rovine dentro
il cervello, uno schianto nel sangue.
Lalba portava inizi di luce, Divna
in piedi davanti, dietro di lei una
finestra sulla fine del buio.
Vuoi odiarmi Dorothy? Vuoi
abbandonarmi? Che cosa sai di me?
Vuoi sapere qualcosa? Volevo
diventare una ballerina, lo voglio
ancora, per questo ho accettato di
fare quello che faccio, per mettere
da parte i soldi e iscrivermi
allAccademia Teatro alla Scala, e

un giorno diventare uninsegnante


di danza. Sono bravissima. La mia
prima maestra stata una vicina di
casa, Maddalena, avevo otto anni.
Mi dava lezioni nel suo salotto.
Aveva risparmiato sulla spesa per
regalarmi le mie prime scarpette.
Ero la sua unica allieva. Mi amava.
Lo sai perch mi piacciono tanto le
fragole? Perch lei diceva che sono
magiche, e che quando le mangi
diventi pi forte. Poi andata via,
lhanno sfrattata. Un anno dopo
sono scappata di casa, avevo sedici
anni da poco. Non cera pi niente
l, solo botte. Mi sono pagata una
piccola scuola facendo di tutto,

lavoravo anche di notte, in un bar,


mi toccavano il culo i clienti.
Abitavo con altri cinque ragazzi in
un appartamento lurido, spoglio. Il
mio letto era un materasso
appoggiato per terra. Arrivavo a
lezione sconvolta, non ce lho fatta.
Guardavo le altre, tutte perfette, la
faccia felice. Io ero distrutta, vestita
di stracci comprati nei negozietti
cinesi, mi ridevano dietro, lo sai?
Eppure come ballavo! Ero meglio di
loro.
Ha acceso lo stereo. Il suono di
Fantaisie Impromptu, quel ricordo.
Ha iniziato a danzare, spettinata
e scalza, tra abiti gettati per terra.

Guardami, Dorothy, e dimmi che


cosa vedi.
Che cosa vedevo? Disperazione,
e incanto.
Era un cigno maestoso, un lago
la stanza. Volteggiava disegnando
Chopin con i suoi passi, cos
elegante e leggera, magnifica, lei,
Divna.
Divna che si prostituiva, che si
ubriacava,
che
era
cresciuta
picchiata da tutti.
Lei era quel cigno maestoso, che
danzava davanti a me, piangendo.
Non abbiamo dormito, quanto sole
arrivato. Lo abbiamo atteso

sedute sul davanzale, con le gambe


nel vuoto.
Divna in maglietta, una stella il
suo volto, e quanta infanzia rubata,
negli occhi.
Baciarla adesso, ho pensato.
Essere romantica adesso, davanti al
nulla che appare. Baciarla adesso e
non smettere, con le gambe nel
vuoto. Essere dolce adesso, con il
cuore che batte, e le labbra sul
caldo di un istante damore. Essere
pulita adesso, in un bacio.
Mi sono girata, crollavano nelle
mie mani pianeti. Le ho detto
qualcosa, le ho detto Divna, ti amo.

Ci siamo baciate sedute sul


davanzale. Eravamo due angeli che
sanno cadere, senza morire.
Non mi ha sgridata mia madre.
stata zitta, di schiena. Mia zia mi ha
accarezzata. Non farlo pi Dorothy,
avevo paura ti fosse successo
qualcosa.
Mi dispiaceva per mia zia, solo
per lei, per mia madre no, ne ero
vagamente felice.
Non mi ha chiesto scusa per
avermi ferito, forse non se lo
ricordava neppure.
Avevo lasciato Divna distesa nel
letto. Pensavo ai nostri corpi nudi

in mezzo alle fragole. Il loro succo


aveva sporcato le lenzuola di rosso,
sembrava sangue.
Le avevamo mangiate facendo
lamore, fino a risorgere, senza mai
smettere, fino alla vita.
Ho pensato a lei tutto il giorno.
Ogni dieci minuti andavo sul
pianerottolo. Appoggiavo lorecchio
alla porta del suo appartamento,
con la voglia di bussare, dirle ora
basta, tremendo.
Il panettiere del piano di sotto
gridava, sentivo il rumore di sedie
tirate per terra, le urla della moglie

che gli diceva sei da manicomio, ti


faccio rinchiudere.
Sono uscita di casa, mi sono
messa seduta vicino al campetto.
Mi dicevo se fossi ricca potrei
aiutarla. Ma come faccio? Adesso
chiamo il Santo, e organizziamo
una rapina, o forse meglio se
telefono a Thomas, e gli chiedo
come fa suo padre a truffare la
gente.
Ciao Thomas, ho bisogno di te.
Dorothy cosa succede? No, niente,
mi manchi.
Anche lui stava male. Sua madre
da due mesi non voleva vederlo,
diceva che aveva da fare.

Soffro, e mio padre mi chiama


mammone, bamboccio. Sa solo
offendermi, non vedo lora di
andarmene.
Thomas parlava, io guardavo
lerba sotto i miei piedi, avrei voluto
ci fosse un fiore per calpestarlo,
strappargli i petali, e poi dargli
fuoco.
Per
bruciare
con
lui,
e
allimprovviso
essere
cenere,
invisibile al mondo.
Ho iniziato a bere di nascosto, ogni
giorno, lo facevo anche con Divna.
Andavo da lei, la raggiungevo di
notte, quando tutti dormivano.

Facevamo lamore in quella


primavera lunare, per poi sederci
sul davanzale, con le gambe nel
vuoto, e l baciarci, sempre
ubriache.
Vodka,
cos
trasparente,
anestesia pura.
Divna capiva, diceva se potessi
mi troverei un lavoro normale, ma
guadagnerei pochi spiccioli, e
dovrei dimenticarmi la scuola di
danza.
Soffrivo, dormivo poco, arrivavo
a scuola sfinita, lottavo per non
addormentarmi con la faccia sul
banco.
Antonia mi martoriava. Si era

tagliata i capelli. Mi chiedeva


sembro Kate Moss? Sono identica?
Non la degnavo, lei allora
fingeva di preoccuparsi delle mie
figuracce, dei rimproveri dei
professori, del mio mutismo con
tutti.
Ero stanca, innamorata, felice
anche, distrutta.
Lucrezia intanto mi cercava, mi
mandava messaggi.
Mio dolce Tadzio, chiamami.
Voleva rivedermi. Io desideravo
sparisse.
Quella notte con lei e il suo
amico, era per me come un crimine,
di cui continui a sentire le grida.

Volevo dirle di smetterla, basta,


lasciami stare, ma allimprovviso
mi sono ricordata dei suoi mille
euro. Li avevo nascosti, dimenticati
allistante, rimossi.
Quante volte mi aveva ripetuto
che potevo chiederle tutto. Era
arrivato il momento.
S, le avrei chiesto qualcosa: i
suoi soldi.
Di quel periodo di mia madre ho
unimmagine. Lei che mette in un
sacco la sua lingerie da mignotta.
Sembrava una ragazza che deve
sposarsi, che butta abiti scomodi,
che non vuole veda il marito.

Aveva iniziato a trattarmi come


la sorella pi grande, mi chiedeva
consigli su come vestirsi, pettinarsi,
trascorrere le sue giornate.
Si lamentava che non aveva
niente da fare, che si annoiava,
aspettava Marcello.
La ricordo sulla poltrona per ore
limarsi le unghie, passarsi lo
smalto, mentre mia zia che era
vecchia puliva la casa, lenta, con
grande fatica.
Una sera mi ha chiesto io sono
cos?
Si stava specchiando, indicava se
stessa.
Da rimanerci stecchita.

Ho raccontato a Divna di Lucrezia.


Nella sua stanza i Placebo, ero nelle
loro parole. Id break the back of
love for you.
Lei mi fissava, sorpresa. Ho
poggiato i mille euro sul tavolo.
Mi ha chiesto il perch non le
avessi mai detto nulla. Si
allontanata, le mani sul volto.
Sono andata da lei, mi ha
respinta. Ha sussurrato che merda,
dimmi che un incubo.
Allora ho gridato non ne posso
pi, lo sai? Soffro troppo. E se mi
dici di no, lo faccio da sola. Chiamo
Lucrezia, e vado da lei. molto
ricca, mi paga bene, non come quei

poveretti che vengono qui. S,


vero, sempre prostituzione, ma
almeno di lusso, basta farlo poche
volte, poi basta. Capisci? Voglio
aiutarti. Io ti amo davvero. E se non
vuoi accettare quello che ti
propongo, allora lasciami, vattene,
perch io sto impazzendo.
Ho pianto. Poi le sue braccia.
Divna che mi stringe, piange con
me, e dice va bene Dorothy, ma poi
non odiarmi.
Telefono a Lucrezia. Le mani mi
tremano. Bevo vino. Penso che devo
avere coraggio. Penso adesso

chiudo, invece aspetto che lei mi


risponda.
Sento la sua voce esultare,
contenta, eccitata, mi dice perfetto,
sapevo mi avresti chiamata, questa
sera ho amici importanti, vorrei
presentarteli.
Il mio cuore sta male, combatto,
rispondo s, vengo, per con
unamica, ha la mia et, molto
bella.
Lei sospira, poi accetta.
Io chiudo gli occhi, ho bisogno di
vedere qualcosa che brilli.
Immagino la vita diventare un
cielo notturno, e Divna una stella
che danza, alla Scala.

I Navigli di notte, le luci dei locali


riflessi nellacqua, la gente per
strada, e noi dentro un taxi.
Mi ero vestita elegante, un
completo chiaro da uomo, il gel nei
capelli, e langoscia.
In me pensieri che scatenavano
insicurezze macchiate di pena. Ero
in grado di sostenere quel gioco al
massacro?
Divna mi stringeva la mano,
diceva stiamo sbagliando, non
voglio, torniamo a casa, cerchiamo
una soluzione diversa. Mi sento in
colpa, ti prego, fermiamoci.
Lei non sapeva che io ero in un
lancio,
pronta
a
sopportare

qualsiasi caduta.
Dorothy tu sei pulita, non fanno
per te queste cose. Mi odierai, ho
paura.
Lho baciata, ho preso dallo
zaino una fragola. La sua magia,
che ti fa diventare pi forte.
Non avere paura, le ho detto,
posso farcela a diventare il
contrario di un angelo.
Avevo raccontato a mia madre che
cera una festa organizzata dalla
mia classe, che andavo da Antonia.
Mi aveva appena risposto, anche
lei usciva. Si stava truccando, i

capelli raccolti, sul suo volto


unassenza, la sua.
Ho infilato dentro lo zaino le
fragole. Ho indossato la collana con
la piuma di Eva. E poi via, a
combattere.
Divna si era vestita di nero. Un
abito corto. Le gambe pallide e
nude. Tacchi a spillo. Stivali sopra al
ginocchio. Occhi truccati di scuro,
labbra rosso scarlatto. Un collare
decorato da borchie.
Di
sicuro
Lucrezia
non
immaginava di vedermi arrivare con
una ragazza del genere. Con
quellarma
per
uomini.
Lha
guardata spalancando la bocca.

Eravamo arrivate in ritardo.


Lidea era stata di Divna. Diceva che
bisognava farli aspettare. Cos da
guadagnare un ingresso deffetto.
Erano tutti nostri gli sguardi.
Educate, timide quasi. Per me
non era difficile, per Divna una
prova teatrale.
Era strano vederla composta,
gentile, in versione educanda. Era
come un serial killer che arrossisce
davanti a una goccia di sangue.
Faceva parte del suo piano
mostrarsi impacciate, indifese. Io lo
ero davvero, Divna avrebbe potuto
sbranarseli.
Stavo male. Ho iniziato subito a

bere. Volevo annegare la mia


purezza, diventare il contrario di un
angelo.
Cerano due uomini. Con loro
una donna. Lei sembrava di cera. Il
seno grande, di gomma.
La vedevi la voglia che avevano
di adolescenti, di orge. Era sui loro
volti, nella voce, erano buchi di
noia.
Ci offrivano calici, champagne,
sigarette, moine. Ripetevano siete
cos giovani, tenere. Ci mangiavano
senza toccarci.
Bere. Fumare hashish. Dirmi
Dorothy non collassare. Sconvolgiti,
se vuoi sopravvivere.

Musica dance in quel salone di


sete, cristalli, velluti, opere darte.
Lucrezia sempre vicina, le sue
carezze, le dita, il respiro, sentirla
adorarmi. Parole, le mani. Lei che
mi dice sei un principe, con questo
abito.
Divna intanto sempre pi
sbronza. Giocava con quei cretini
che avevano gi perso la testa, per
lei, la minorenne che da timida era
diventata una lolita da sbattere.
Gli faceva credere che aveva
bevuto un po troppo, non era
abituata, era piccola, e loro, quei
cattivoni, avevano continuato a
versarle champagne nel bicchiere.

Diceva oddio mi gira la testa, non


sono abituata, bevo Coca-Cola di
solito, il t, la Pepsi. Spero non sia
sveglia mia madre quando rientro,
altrimenti mi mette in castigo.
E loro l, ai suoi piedi, ai piedi
della ragazzina che avevano fatto
sballare.
E io l, a seguirla con gli occhi, a
bere fino a rendere tollerabile la
visione del mio cigno nel fango.
Lucrezia mi stava addosso.
Allorecchio mi sussurrava tesoro
baciami, ti vorrei regalare la luna, lo
sai? Io ti amo.
Righe di cocaina sul tavolo.
Geometrie bianche, sbarre di una

prigione moderna. Gli uomini con


la testa chinata, la cannuccia
dargento nel naso.
Divna fingeva di non sapere
cosera. Provala piccola, vedrai
com bello, ti fa sentire un eroe.
Bravissima! Il loro entusiasmo
per la bambina che inizia a
drogarsi, di cui sono i maestri. La
sua prima volta, chiss, forse
anche vergine, non ha mai scopato,
non lo ha mai preso nel culo, si
veste cos per sembrare ribelle, ma
in verit uninnocente.
E poi Lucrezia che insiste. Tira
anche tu mio adorabile Tadzio.
Bene, cos, sei perfetto.

Cocaina, altro alcol, altra cocaina,


strafarmi, guardare Divna, ora
unombra soltanto.
Lucrezia avvinghiata. Ammirate
il mio Tadzio, tutto mio, ma
annusatelo.
Che bello, davvero una
femmina?
Bicchieri, corpi che stringono.
Uomini che gettano giacche.
Camicie aperte, petti pelosi,
profumi maschili, sudore. Oramai
quasi estate. Brindiamo.
Lucrezia ha iniziato a spogliarmi.
Non mi vergognavo, galleggiavo
dentro
il
metallo.
In
me
unanestesia
inebriante.
Una

fessura la mente, in lei solo lombra


di Divna, che danza.
La sentivo cantare I see you at
the bitter end, era caldo.
Il velluto, poltrone, essere spinta
dentro una stanza. Con noi tutti gli
altri, il lettone, baldacchino di
nappe, altro alcol. Righe bianche
sulle lenzuola. Erano pronti per
lorgia.
La donna di gomma gi mezza
nuda, distesa. Erezioni.
E allora Divna che d il meglio di
s.
Barcollava. Rideva. Ha detto
facciamo un gioco. Non lho mai
fatto. Fatemi sentire una puttana,

voglio sapere che cosa si prova


quando ti pagano.
Per me va bene, ha detto
Lucrezia. Quanto costate?
Divna
si

tolta
labito
rimanendo in mutandine e stivali.
Ha risposto cinquemila euro, siamo
puttane costose.
Cinquemila per tutte e due? S,
certo Lucrezia, non vi sembra
fantastico! Oddio che emozione! Se
lo sapesse mia madre!
Lucrezia si alzata. Ci venuta
vicino, e sorridendoci ha detto va
bene, iniziamo.
Siamo ritornate a casa. Era quasi

mattino. Il taxi, e la luna che


intanto scompare.
Divna beveva vodka dalla
bottiglia. Il suo profilo trafitto dalla
luce dei fari.
Milano distesa sopra lasfalto,
come il nostro bisogno di amore.
Arrivare, scendere, Divna che cade.
Aiutarla ad alzarsi, tenerla stretta e
salire le scale, scalare montagne.
La vetta la porta del suo
appartamento.
Spogliarla, metterla a letto, lei
che sussurra Dorothy ti hanno fatto
del male, sono una merda, ti prego,

non facciamolo pi, dimmi che


ancora mi ami.
Accarezzarla, sussurrarle Divna
non piangere, sono diventata pi
forte.
Non mi hanno sentita rientrare. Sul
divano mia madre dormiva. La tv
ancora accesa.
Ero stravolta, in me ricordi
potenti, parole ascoltate in unorgia.
Voci che dicevano guardate il
bambino che bravo a scopare lo zio.
Io con indosso unimbracatura di
pelle, un fallo nero di lattice.
Lodore di vaselina mentre
penetri un uomo, lo senti godere, e

mani ti afferrano i fianchi.


Divna distesa, la sua pelle rapita
nellodore di sesso, di gemiti, di
corpi stranieri.
Sei davanti a un incubo che non
riesci a fermare, ma il tuo
stordimento ti aiuta a resistere.
Un mormorio continuo di bocche
ti sbranano, avide, sporche, e non
sai dove guardare, perch sei in un
massacro, che per non ti uccide.
Rimani viva in un piacere
sconvolto, intanto che tutti ti
prendono, e nei loro occhi c il
diavolo.
Mi sono seduta dentro la doccia,
in ginocchio. Lacqua era il mio

pianto.
Fammi
sbocciare,
chiedevo,
essere un fiore che nasce, verso
quel cielo che vive, ora, senza di
me.
Terrificante il risveglio. Macerie
fuori dalla mia stanza, un
terremoto che aveva distrutto la
terra.
Cera strazio nella mia mente, la
disperazione era un crampo, che
paralizzava il mio corpo.
Ero scesa negli inferi. Non
sapevo nuotare.
Ho
telefonato
a
Thomas,
piangevo.

Gli ho detto non chiedermi


niente, andiamo in piscina, ti
raggiungo con Divna.
Sono andata da lei, era a letto,
spettinata, sulla fronte una stella.
Oggi non ho le fragole, ha
sussurrato, cos mi sono disegnata
una stella come quando ero piccola,
e sognavo di diventare un
supereroe che non soffre.
Lho abbracciata. Era cos fragile,
pi di me in quel momento.
Nella sua stanza abiti gettati per
terra, odore di hashish, e il poster
di King Kong, che lottava contro gli
aerei sullEmpire State Building,

cingendo in una zampa la ragazza


che amava.
Ti piace Dorothy? Me lha
regalato Maddalena, prima di
andarsene, dicendo che mi avrebbe
protetta.
Divna bellissimo, e avremmo
bisogno anche noi di King Kong, di
lui che ci salva, e ci porta allultimo
piano del mondo, dove nessuno
potr mai raggiungerci.
S, Dorothy, noi lontane da tutto,
e invece siamo qui, ed stato
terribile vederti con quella gente
stanotte. So che cosa si prova le
prime volte, e non volevo anche tu
le vivessi. Poi diverso, non perch

ti abitui, ma perch ti muore


qualcosa dentro.
La guardavo fumare illuminata
dalla luce del giorno, volevo farla
sorridere.
Le ho detto festeggiamo Divna,
anche un funerale pu essere
allegro. Preparati, andiamo in
piscina, con Thomas.
Ha sbarrato gli occhi, mi ha
chiesto sei pazza? Non so neppure
nuotare, e poi sono ancora
sconvolta. Ho il naso rotto, la testa
spaccata, e Thomas forse mi odia.
Sono stata una scema in quel
ristorante. Chiss che cosa pensa di

me, ho fatto una figura del cazzo.


Ma davvero vuoi andarci?
La metro, gli occhiali scuri, sulle
nostre fronti una stella.
Il cielo ci attendeva, era lacqua
di una piscina.
Minuti,
lattesa,
la
nostra
fermata.
Minuti, vedersi, emozione.
Ciao Thomas. Ciao Dorothy. Ti
ricordi di Divna?
Il loro imbarazzo, negli occhi
dolcezza.
Thomas, voglio chiederti scusa.
Secondi, guardarsi, un sorriso.
Divna, lo sai? Mi sei simpatica, e

poi assomigli alla cantante dei


Crystal Castles.
Secondi, silenzio, abbracciarsi.
Oddio
Thomas,
che
complimento! Amo Alice Glass
quando canta Celestica! Follow me
into nowhere, woven with the
utmost care!
Entusiasmo,
ladolescenza,
dimentica.
Un giorno la cantiamo? Andiamo
in un cimitero, e ci stendiamo
sullerba.
S, questa notte magari, e lavati
con il cloro. Quindi adesso
tuffiamoci!
Correre verso gli spogliatoi.

Cambiarsi, io ancora con quel


costume rosso ridicolo, Divna in
bikini zebrato, e una collana con un
teschio lucente.
Dorothy, sembriamo reduci da
una clinica psichiatrica. Secondo
me quando ci vedono scappano
tutti. Speriamo Divna, cos siamo
soli.
Uscire e prendere Thomas per
mano, fermarci davanti a uno
specchio, ridere insieme.
Lanciamo una moda! Io dopo
vado in giro con questa cuffietta, e
dico a tutti che un cappellino
antipioggia! E io esco con questo
costume rosso e gli anfibi, e vado in

chiesa a pregare! Io invece torno a


casa con il tuo bikini zebrato, e
spavento mio padre!
Eravamo felici. Sentivamo che
stava iniziando qualcosa, la fine
della nostra tristezza.
Abbiamo
fatto
lamore
quel
pomeriggio, a casa di Divna. Nella
stanza
Chopin,
Fantaisie
Impromptu, di continuo.
Venite
da
me?
Cos
ci
asciughiamo i capelli.
Ceravamo baciati nellacqua.
Non potevamo fermarci.
Sulla metro siamo rimasti in
silenzio, solo la nostra eccitazione

parlava.
E poi finalmente raggiungere il
letto, bere vino e morire di voglia.
Noi tre a ridere e a leccarci la
faccia, riempirci la bocca di fragole.
Truccare Thomas da femmina, io
con una cravatta legata come un
cappio al mio collo, Divna che
danza, e che poi si avvicina, e inizia
a spogliarci.
Sei
bella
Dorothy,
non
vergognarti.
Thomas dentro di me. Sentirlo
tremare. Il suo respiro baciato da
Divna. Le labbra di Divna ancora
una volta. Ancora una volta
guardarla con Thomas lasciando

carezze, e poi ancora mangiarsi,


diventando abitanti del ventre di
un sogno.
stato fortissimo.
Il mondo andato via.
Ha lasciato solo noi.
Per qualche giorno abbiamo
costruito un universo intoccabile,
sopra una terra di fragole.
Ricordo
Thomas
con
la
minigonna di Divna. Divna con i
suoi jeans addosso. Noi tre sul
divano, dopo esserci amati per ore,
e quella dolcezza che cera, calda
come un raggio di sole.

Ricordo la musica, gli Air, Cherry


Blossom Girl che Thomas sapeva a
memoria, e che cantava per noi,
timido, abbassando lo sguardo.
Ricordo Divna che danzava sul
letto, io che disegnavo cigni sulle
lenzuola, Thomas che scriveva
parole del suo poeta preferito,
Jacques Prvert, sui cuscini, e poi i
baci, sognare.
Guardare il film di King Kong,
immaginandoci con lui sullEmpire
State Building. Noi stretti nelle sue
zampe, e al posto degli aerei le
stelle.
Fumare sigarette parlando di
viaggi
impossibili,
di
un

appartamento dove vivere insieme.


Magari minuscolo, ma lontano da
tutto.
Pensa che bello, noi cos liberi,
non avrei pi paura di niente,
nemmeno di vivere.
Fantasticavamo, tra i baci, e poi
ci sedevamo sul davanzale, con le
gambe nel vuoto.
Una volta ci ha visto un signore,
era notte. Abbiamo sentito la sua
voce gridarci, impaurita, e Divna
rispondere noi siamo angeli,
possiamo
lanciarci
senza
distruggerci, abbiamo le ali nei
muscoli. Siamo spaziali.

Cercavo di non pensare a Lucrezia,


ma era un ricordo che mi chiamava.
Mi diceva sono qui, ti conosco.
Non provavo dolore, non pi,
quasi fossero trascorsi ormai anni, e
la violenza si fosse sbiadita, come
una foto, di cui fatichi a riconoscere
i volti ritratti.
In me un sentimento, che non
sapevo spiegarmi, e allora giravo la
testa. Guardavo Divna e Thomas
abbracciati.
Erano due ragazzini, li amavo.
Cos dolci, e tra loro diversi.
Thomas biondo, dalla carnagione
dorata. Divna, la sua pelle bianca, i
capelli neri, lucenti.

Lei coraggiosa, ribelle. Thomas


introverso, insicuro.
Si vergognava delle sue braccia,
dei tagli, quei segni.
Non lo far pi. Lo giuro. Non
vedo lora spariscano.
Se gli dicevamo che era bello,
non ci credeva. Rispondeva non
vero, sono troppo magro. Mio padre
mi dice che sembro anoressico, e
poi ho la faccia strana, guardate il
mio naso, storto a sinistra. Magari
presto vi accorgete che sono brutto,
e mi lasciate.
Temeva lo abbandonassimo,
come aveva fatto sua madre.
E sempre chiedeva mi amate

davvero?
Lo
abbracciavamo,
lo
riempivamo di baci, ed era cos
emozionante guardare i suoi occhi
diventare felici, al nostro s
Thomas, per sempre.
Una sera di maggio, noi tre ai
giardini Montanelli, a guardare i
cigni nel lago, e non cera nessuno.
In quella magia che profumava
di foglie, ci siamo promessi di non
lasciarci mai, qualsiasi cosa accadr,
restiamo insieme.
S Divna, anche se un giorno tu
andrai a vivere al Polo Nord, io al
Polo Sud, e Thomas allequatore,

non ci lasceremo, ci daremo


appuntamento da qualche parte,
anche se abbiamo novantanni, ti
immagini?
Oddio che ridere noi a
novantanni! Chiss tu come sarai
Dorothy.
Non lo so Thomas, non voglio
diventare vecchia. Se divento
vecchia, mi uccido. Non voglio
diventare uno zombie, e non voglio
nemmeno diventare unadulta,
voglio diventare un fiore.
Bello, mi piace. E se tu vuoi
diventare un fiore, allora io voglio
diventare il cielo, cos se hai sete

chiamo la pioggia, e se hai freddo il


sole. E tu Divna?
Devo pensarci, forse il vento,
cos posso accarezzarvi, e mandare
via le nuvole, per continuare a
guardarvi.
Perfetto, prima di diventare
adulti ci trasformiamo.
Ma quando si diventa adulti?
Io Divna non lho mai capito,
forse quando guardi i ragazzi, e
vedi il tuo scheletro.
Per sapete cosa penso? Che
cosa, Thomas? Penso che io voglio
diventare adulto, e assomigliare a
Chico Mendes.
Divna scoppiata a ridere.

E chi Chico Mendes?


Perch ridi? un eroe, voleva
salvare la foresta amazzonica, per
stato ucciso. Io vorrei essere
coraggioso come lui. Vorrei salvare
gli elefanti, vorrei vivere per salvare
qualcosa, e sarei pronto anche a
morire.
Sono rimasta in silenzio.
Non avevo mai pensato che
potevo salvare qualcosa, nemmeno
me stessa.
Nei miei occhi, ogni giorno, cera
uno schizzo di buio, e anche se li
chiudevo, la sua presenza rimaneva,

nitida, sinistra, ammaliatrice, e in


attesa.
Ne sentivo la voce, era quella di
Lucrezia al telefono.
Spesso ci chiamava. Voleva
vederci. Quando venite a trovarmi,
vi aspetto.
Divna cosa dici? Andiamo? No
Dorothy, adesso chiedo al Santo di
aiutarmi, magari inizio a spacciare,
non voglio pi, lo sai, te lho gi
detto, butta il suo numero. E poi
ora c Thomas.
Divna aveva ragione, ma io
sentivo un richiamo, e non erano
pi solo i soldi a tentarmi: il male
un vampiro che morde il tuo collo.

Ne senti il dolore, e allora


scappi, e dici mai pi, ma ti rimane
qualcosa di nero nel sangue, la
traccia del suo sapore proibito.
Era difficile ammetterlo: avevo
voglia di una cannuccia dargento
nel naso, del lusso di quelle stanze,
di imbrattare la mia bellezza, e
diventare il contrario di un angelo.
Fingevo
cos
non
fosse,
dicendomi che per aiutare Divna
volevo sacrificarmi vendendomi.
La verit era unaltra.
In tutto questo cera mia madre,
il bisogno di sfregiare il volto della
sua assenza di amore.

Lavrei scoperto nei giorni seguenti.


Anche Divna mentiva. Guadagnare
tutti quei soldi in una serata, non
era cosa da poco.
Si era comprata il telefono
nuovo, il computer che desiderava
da tempo, e spesso mi diceva che
bella casa ha Lucrezia, hai visto che
mobili? E il bagno? E i suoi vestiti?
E la sua cocaina? Non mica come
quella che vende il Santo, tagliata
male, che se la fumi puzza di
medicina.
Quando non cera Thomas ci
ubriacavamo, e parlavamo solo di
questo, fingendo si trattasse di
chiacchiere, ricordi del cazzo, ma

cera in noi qualcosa di simile


allastinenza.
E se andiamo da Lucrezia
unaltra volta soltanto? Altri
cinquemila euro, e poi basta. A
Thomas non diciamo nulla, se ci
chiama spegniamo il telefono, e il
giorno dopo gli compriamo un bel
regalo, che ne so, adottiamo tre
elefanti, pensa come sarebbe
contento.
Oh s, e io mi compro un
completo da uomo costoso, che mia
zia ormai cuce storto, e forse faccio
pure un regalo a mia madre, il
profumo di Yves Saint Laurent, che

ogni volta che vede la pubblicit sui


giornali si esalta.
S, ma se ti chiede dove hai preso
i soldi che cosa le dici? Capirai!
Tanto non mi chiede mai niente,
non lo vedi che matta? Anzi,
faccio un regalo anche a mia zia, un
tritafiamme. Un tritafiamme? E
cosa sarebbe?
Non lo so Divna, ma quando hai
i soldi riesci a far esistere tutto.
Ciao mio adorabile Tadzio, venite?
Vi aspetto? Allora chiamo amici che
pagano bene, dopo vi spiego.
Ho indossato dei pantaloni
eleganti, una giacca nera, la piuma.

Cazzo che bello sei, Tadzio. Che hai


detto a tua madre? Niente. Non se
ne accorge. Ne sei sicura? Che me
ne frega. Mi stanno bene i capelli?
Te lho gi detto. Vuoi che ripeta?
Cazzo che bello sei, Tadzio.
Beviamo una vodka? Chi c questa
sera? Quanto chiediamo? Ci penso
io Dorothy. E Thomas? Davvero non
glielo diciamo? No, un nostro
segreto, e poi solamente una cosa
importante, che lo amiamo davvero.
Ormai non ama pi nessuno,
lamore diventato una cosa per
pazzi,
un
disturbo
della
personalit. Dammi un bacio
schizoide.

Bere vodka. Bere e baciarci. Baciarci


e ridere chiedendo al taxista se
voleva scoparci.
Divna gli diceva lo so che
desideri le nostre fichette alla pesca
piperita, hai la faccia da perverso
vietnamita russo.
Aveva iniziato a parlare in modo
strambo, e la gente non riusciva a
capire
se
davvero
stesse
scherzando.
Thomas intanto chiamava. Il suo
nome lampeggiava nel buio.
Divna, rispondi tu? Oddio
Dorothy, non ci riesco. Chiudiamo i
telefoni, ho la mente su Marte.
Follow me into nowhere.

Eravamo ubriache, continuavamo


a passarci una bottiglia di vodka. E
Milano diventava Las Vegas.
Abbiamo incominciato a ballare,
fregandocene del taxista che ci
pregava di stare composte.
Cantavamo noi siamo angeli,
possiamo
lanciarci
senza
distruggerci, abbiamo le ali nei
muscoli. Siamo spaziali.
Che puoi dire tutto, ma il male un
film gratis.
Buonasera Lucrezia. Sono spaziale.
Le ho detto cos. Mi ha portata nel
suo bagno di specchi.

Mi stringeva, viscida e calda.


Tadzio quanto mi piaci, ora per
sei di tutti.
Si messa in ginocchio, ha
iniziato a leccarmi. Sono venuta
sulle sue labbra truccate. In piedi,
con i pantaloni abbassati. La sua
testa tra le mie gambe. Nel cervello
saliva di vodka. Sono spaziale.
Cocaina rosa sulla trasparenza di
un tavolo. Divna sdraiata l sotto.
Le vedevo la faccia. Apriva la bocca
mentre tiravo. Le aspiravo la gola.
Avete bevuto? No Lucrezia.
Siamo soli stasera?
Non senti? Stanno arrivando.
Suona la porta. viva, ci chiama.

Arrivavano le voci degli ospiti,


erano dentro il citofono.
Ho un cd, posso metterlo? Certo
Divna. Che musica ? Death metal.
Ti piace Burzum? Senti che voce, ti
mangia.
Tadzio riprenditi, anche tu
Divna. Non fatemi fare brutte
figure, sono amici importanti.
Non preoccuparti Lucrezia. Per
ricorda, non siamo gratis. Va bene
Divna, ho capito. Non cinquemila
per. Decido io, e voglio il trenta
percento.
Ma
come!
Sei
il
nostro
magnaccia?

Lucrezia era in vena di confidenze.


Sapete? Anche io mi sono
prostituita da giovane.
Prima si prostituiva, poi aveva
iniziato
ad
avere
ragazze,
lavoravano per lei, maggiorenni.
Invecchiando si era stancata. Troppi
problemi, diceva, e larrivo della
passione per gli adolescenti.
Era lei ora a pagare. Aveva avuto
piccoli amanti costosi, ma dopo
aver visto il suo Tadzio, di loro non
le importava pi nulla.
Parlava damore, quellillusione.
Sperava che io fossi diversa dagli
altri, peccato. Si era sbagliata, le

conveniva approfittarne, allora, e


sfruttarmi.
La guardavo vestita da raffinata
signora, seduta a gambe accavallate
nel suo salotto sontuoso. Fumava
una sigaretta con unespressione
arresa, che non sapevo se mi
facesse schifo, oppure pena.
Ha sospirato, avvicinato una
mano al mio volto, e carezzandolo
ha detto volevo raggiungerti Tadzio,
sfiorare la purezza che ho perso,
assorbirla.
Ti amavo, ma adesso non pi,
perch ora sei qui, pi sporco di
me.

Sei pi sporca di lei, con la testa


abbassata sul tavolo. Cocaina, che
nome buffo, non credi? Per ti
anestetizza la testa, e allora fai un
altro tiro.
Sono arrivati due signori e un
damerino trentenne. Sentivo il
rumore della voglia che avevano,
erano denti che sbranano.
Tu sei Cappuccetto Rosso
perverso, quellappartamento il
tuo bosco, i lupi li hai addosso, li
guardi. Vedi tre facce scassate.
Piacere io sono Tadzio.
Mi sono tolta la giacca. Si sono
eccitati. Mani umide sulla mia
pelle, mi vogliono.

E io sono Divna, buongiorno.


Buongiorno? mezzanotte tra
poco. Spiritosa la ragazzina!
Oddio quanti anni avete? Due
adolescenti! Ah lui Tadzio!
Squisito! Che bella pelle! Quanta
freschezza!
Sfiorandoci si inebriavano, quasi
fossimo creature inventate, ma cera
voracit in quelle mani che ci
accarezzavano, unadorazione che
voleva strapparci la carne.
Lucrezia ci ha invitato a sederci,
offriva
bottiglie,
semioscurit
allimprovviso si accendono.
Chiacchiere sceme. Le luci,
penombre di roccia. Divani che

sudano ricordi di sesso. Lucrezia


vestita di viola, un fiore vicino
allorecchio, mio Tadzio.
Lo ripeteva. Ripeteva mio Tadzio.
E loro, gli amici importanti, tre
mammalucchi perversi, sorridevano
imbracciando bicchieri come fucili.
Ciao, mi chiamo Tadzio. Addio.
Uomini ingordi ti sfiorano, con
carezze che nascondono graffi. Lo
sai, lo vedi benissimo, fingono di
adorarti, ti odiano.
Tu sei giovane, e loro tre lapidi. I
fiori non glieli porta nessuno.
Quei fiori siete tu e Divna, tra
poco vi strappano.

Li hai attorno, in attesa,


frementi. Ti baciano. Hanno una
lingua di pietra, fa male.
Dicono piccolo ti faccio godere,
ho luccello gi dritto, prendilo in
mano, non avere paura, ti insegno.
Sudano nelle loro camicie, si
spogliano.
Dei loro corpi sfasciati non si
vergognano, se ne fregano di fare
ribrezzo, si sono scelti uno specchio
da rompere: la pelle di due
minorenni.
Non ricordo le cose. Ricordo un
fiotto di buio. Una bottiglia sul
fuoco. Una voce, un coro continuo:

come
siete
giovani,
quanta
innocenza.
Alcol, cocaina, il corpo, il mio,
preso. Un uomo nella bocca di
Divna. Divna sdraiata. Carne che si
muoveva. Lamenti. Lucrezia seduta
guardava fumando. Bravo, continua
cos, Tadzio.
Per un istante la mia lucidit
ritornata, e guardando Divna
scopare, mi sono meravigliata di
non provare dolore.
Ricordo il mio cervello tagliato in
due nella testa, la bocca, un cazzo
che entrava, gambe allargate, profili
di volti estasiati, io che succhiavo
un
capezzolo,
Lucrezia
che

stringeva il mio collo. Il respiro,


gemiti, saliva collosa, bicchieri
caduti,
la
musica,
unarpa
romantica, lodore di sperma, la
notte sospesa. Le mie parole
pochissime, sempre le solite,
dicevano sono spaziale, ho le ali nei
muscoli.
Il ritorno a casa, stava arrivando il
mattino. Un taxi che solcava il
deserto.
Divna dormiva. La sua testa
piegata,
un
finestrino
come
cuscino, lo scintillio dellaurora nel
mondo.
Soldi infilati dentro la borsa, e

intanto lalcol si disperdeva nelle


mie ossa, rendendole morbide.
Soffiati il naso. Respiri male. Mi
parlavo da sola. Mi chiedevo chi
ero, non rispondeva nessuno.
Ho poggiato la testa sulle gambe
di Divna, la luce allora arrivata
sulla mia faccia divisa.
Sei pulita o sei sporca? Sono
neve, calpestata da un incubo.
Sei un maschio o una femmina?
Sono Dorothy, che stata sbranata
da Tadzio.
Surreale il mio ritorno alle cinque
del mattino con mia madre gi
sveglia. Era pazza, lo era ancora di

pi, ancora pi pazza di quando ero


piccola.
Sono entrata a casa con Divna, e
cera lei in salotto, da sola, vestita
da Dorothy.
Quando ci ha visto, ha sorriso,
tranquilla, quasi fosse pomeriggio,
un orario qualunque. Non si
neanche accorta che eravamo
strafatte, no, niente.
Ci ha chiesto se giocavamo con
lei, non aveva pi sonno, voleva
ricostruire la fiaba, come una volta,
ricordi?
Alle cinque del mattino mi sono
dovuta vestire da Boscaiolo di Latta,
ancora sbronza, drogata, distrutta.

Divna da Leone Codardo, e ogni


tanto correva nel bagno, per
vomitare anche lanima.
Mia madre saltellava, recitava
dialoghi che si ricordava a
memoria, io no, non mi ricordavo
pi niente, e lei mi sgridava,
divertendosi un mondo.
Alle sei si svegliata mia zia,
trovando me e Divna addormentate
sopra il divano, ancora vestite con
quei costumi ridicoli.
Mia madre invece non si era
fermata. Se ne stava seduta per
terra, stringeva tra le braccia la
casetta di stoffa, ripetendo cos non
vola, cos non vola.

arrivato un medico quel


pomeriggio, con lui Marcello.
Mia madre era ancora seduta per
terra, la casetta di stoffa tra le sue
braccia.
Cos non vola, cos non vola.
Le hanno dato dei sedativi, il
medico parlava di stress, del
bisogno di una vacanza. Quiete,
silenzio.
Mia zia di nascosto piangeva. Io
non ci riuscivo, ero ancora
tramortita dalla droga e dallalcol,
per provare davvero qualcosa.
Sono andata nella mia stanza, in
testa le cuffie. Ascoltavo i Misfits,
Demonomania. In loop, senza

tregua:
Demonomania,
Demonomania, Demonomania. My
father was a wolf. Demonomania,
Demonomania, Demonomania. My
mother
was
a
whore.
Demonomania,
Demonomania,
Demonomania. My mother was a
whore.
Demonomania,
Demonomania, Demonomania. My
father was a wolf.

Per due giorni non ho voluto vedere


nessuno. Ho detto a Divna che
avevo bisogno di stare da sola.
Stavo chiusa nella mia stanza,
stesa nel letto.

Avevo nel sangue distruzione e


rivolta. Due desideri. Ubriacarmi, o
svanire.
Se pensavo a mia madre bevevo.
Se pensavo a Lucrezia svanivo.
Thomas mi mandava messaggi.
Faticavo
a
rispondergli.
Mi
dispiaceva avergli mentito.
Lho chiamato. Mi sono fatta
coraggio.
Gli ho chiesto che cosa stesse
facendo. Mi ha risposto che era da
ore davanti al computer. Parlo con
gente che non conosco, non mi
entusiasma, ma sempre meglio
che stare da solo. Tu e Divna mi

state evitando, non mi volete, ho


capito.
Gli ho detto ti sbagli, mi manchi.
Suo padre aveva deciso di
portare a Ischia mia madre. Due
settimane su consiglio del medico.
Vedrete, poi star meglio.
Ricordo quando partita, la sua
frenesia, la sua mano che mi saluta,
nemmeno mi tocca, neppure un
abbraccio.
Lho guardata dalla finestra, era
un fantasma. Marcello al suo fianco,
il parcheggio deserto.
Nella mia stanza Demonomania
suonava a volume dinferno.
La cantavo in silenzio, ballando

indiavolata:
Demonomania,
Demonomania, Demonomania. My
father was a wolf. Demonomania,
Demonomania, Demonomania. My
mother
was
a
whore.
Demonomania,
Demonomania,
Demonomania. My mother was a
whore.
Demonomania,
Demonomania, Demonomania. My
father was a wolf.
Divna arrivata, ha spento lo
stereo, mi ha detto smettila
Dorothy, che cazzo te ne frega se
tua madre una povera pazza,
anche se non lo fosse, credi
cambierebbe qualcosa?

Avevo voglia di urlare.


Le ho risposto hai ragione, non
cambierebbe nulla, la famiglia
una malattia mentale.
Ti prego Dorothy, divertiamoci,
usciamo questa sera, noleggiamo
una limousine rosa. Compro due
pezzi di cocaina, pensa che ridere
Thomas che tira. Poi andiamo al
ristorante, uno bello, che costa. Ci
andiamo vestite da ereditiere,
possiamo permettercelo.
No Divna, non buttiamo via i
soldi, lasciamoli per la tua scuola di
danza.
Uffa Dorothy, sei troppo noiosa,

non hai ancora capito che siamo


entrate in un business pazzesco?
Posso comprarmi il Teatro alla
Scala.
La ascoltavo, vedevo linferno
brillare, la mia bocca sbranare
scintille di zucchero nero, e fanculo
mia madre.
Corso Venezia, le sette di sera.
Abbiamo comprato abiti da
Vivienne Westwood. Con noi anche
Thomas, sorpreso.
Chi ve li ha dati tutti quei soldi,
chiedeva. E noi a ridere, riempirgli
la bocca di baci, stai zitto, dai, cosa

ti piace, la vedi questa giacca,


provala cazzo, magnifica.
Thomas davanti allo specchio, le
sue paranoie.
Guardami Dorothy, sono troppo
magro, non mi sta bene.
Thomas, immagina che quel
riflesso appartenga a unaltra
persona. Lo troverai sicuramente
incantevole.
Divna accanto a me, elettrizzata,
mi mormorava oddio quellabito
argento spaziale. Ho sempre
adorato questa stilista, e adesso
sono qui, e me la compro.
Rideva, si divertiva con i
commessi. Diceva sono la nipote

prediletta di Vivienne, vorrei


comprarmi dei guantini di seta
viennese al sapore di liquerizia
austroungarica. Tra due ore parto
per Londra, ospite della regina per
il t delle ventitr e ventisette
centimetri. Oppure possibile
acquistare un mantello di caucci
bipolare decorato da sfingi? Sapete
sono in arrivo da Marte, e l vanno
pazzi per la lingerie alla menta
sovietica.
La guardavamo sculettare sui
tacchi, conversare con tutti. Una
minigonna cortissima, un collarino
in metallo.
Che cosa dite? Questo colore

abbastanza frizzante?
Abbiamo iniziato a provarci
abiti, collane, cappelli bizzarri,
mettendo a dura prova i commessi.
Camerieri impettiti ci servivano
gin tonic sopra vassoi luccicanti, e
follow me into nowhere.
Una limousine rosa. Dove andate
vestiti in quel modo? ha chiesto
lautista. Vi serve unastronave, la
luna, non solo Milano.
Eravamo spaziali, le ali nei
muscoli.
Io e Thomas con un identico
completo argento da uomo, Divna

in un abito dello stesso colore,


lungo e scollato.
Eleganti e irreali alle nove di sera
mi ha chiamato mia zia e le ho
detto addio mondo crudele.
Mi piace da impazzire questo
vestito, mi sento un supereroe,
oppure una superstar mondiale un
po eccentrica.
Divna, siamo delle superstar! Gi
sento gli applausi, e le grida
isteriche di ragazzini che si
strappano i capelli al nostro
passaggio.
Oddio,
pensate
che
bello
diventare davvero delle superstar,
anzi, dei supereroi superstar, e

andare in giro in occhiali scuri


anche di notte, per proteggerci dai
flash. Noi amati, ricchi, famosi, con
King Kong come guardia del corpo,
e pieni di fan con le nostre facce
sulle magliette!
Ci pensi Divna? Tu che saluti la
gente dicendo oggi mi sento
leggermente alla menta sovietica!
Sarebbe bellissimo Thomas, e
imiterebbero tutti il mio linguaggio
superstar! Scusi, lei quali lingue
parla? Io parlo linglese, il francese
e il superstar.
Fantasticavamo
mentre
la
limousine viaggiava in autostrada,
veloce. Non dovevamo raggiungere

nulla, avevamo detto allautista di


correre forte per esaltarci.
Eravamo proiettili sparati da un
mitra che urla.
Thomas aveva paura, vi prego,
andiamo piano. No Thomas, un
brindisi ancora, champagne, senti
che buono, stravolgiti altrimenti ci
annoi, prova questa, cocaina, puoi
anche fumarla.
Divna rigava le nostre braccia di
polvere bianca, e Thomas le diceva
stai attenta, mi sporchi la giacca!
Tranquillo Thomas, tirala tutta,
vedrai che ritorna perfetta! Adesso
ci provo, per voglio sapere dove
avete preso quei soldi. No Thomas,

non te lo diciamo, non ora, magari


tra un anno e trentacinque secondi.
Lautista ci guardava dallo
specchietto, perplesso.
Ne vuoi anche tu? Grazie signori,
dopo per, quando mi fermo. Come
ti chiami? Ludovico signori.
Ci chiamava signori, si divertiva
a spiarci.
Divna scosciata, io e Thomas che
sembravamo gemelli, leccarci la
faccia, sono il tuo cane.
Ludovico per favore un bel
ristorante, prenota. Certo signori,
pu andare bene da Bulgari? S
perfetto, ci vanno anche i vip, cos li
sfottiamo.

Luci soffuse, calici, il vento dai


finestrini, i capelli sugli occhi, le
luci fuggivano, e noi da noi stessi.
Cantavamo noi siamo supereroi
superstar, nessuno potr mai
raggiungerci!
Pensate se ci vedesse il Santo!
Noi dentro una limousine rosa,
pieni di droga. Divna forse meglio
se non ci vede, a volte mi sembra
un parroco. Ludovico! Accelera!
Fingevamo di sparare alle
macchine, gli facevamo la lingua, le
nostre mani pistole.
Sembravamo bambini eccitati
sopra una giostra, ci atteggiavamo
da adulti, le sigarette fumate con

enfasi, il ghiaccio dentro i bicchieri,


righe bianche su un cd nero, e
Thomas che dimentica la sua
timidezza, e accarezza le gambe di
Divna.
Eravamo due ragazzi con una
ragazza, lei in mezzo, ai lati noi a
corteggiarla, spogliarla.
Ludovico metti su questo disco?
La track numero due, Cherry
Blossom Girl, grazie.
Oddio Thomas, bellissima, ma
sei proprio fissato.
Io Divna la adoro. Sapete perch
mi piace? No, prova a dircelo.
Ascoltate queste parole, e lo
capirete.
Eccole,
Jean-Benot

Dunckel le canta adesso, allinizio


della canzone.
I dont want to be shy. Cant
stand it anymore. I just want to say
hi. To the one I love. Cherry
blossom girl.
Avete capito perch mi piace?
Sembra parlare di me, di quando
ancora non stavamo insieme, e vi
pensavo, odiando la mia timidezza.
Voi siete le mie cherry blossom
girls.
Divna ha iniziato a ballare.
Cantava noi siamo ragazzi in fiore,
siamo fiori che sbocciano sempre.
Il suo corpo inarcato. Le braccia
contro il soffitto, a sollevare un

mondo scomparso.
Poi si lasciata cadere su di noi,
leggera. Ha detto non diventeremo
mai vecchi. Rimarremo sempre
cos, perch ci hanno uccisi prima
di farci crescere, ma siamo risorti.
Ora siamo angeli, e rimarremo
giovani, per sempre.
Era splendida la notte, il cielo
sembrava una stanza infinita, la
luna il suo lampadario, enorme.
E noi sue stelle inconsapevoli di
esserne una sola, una grande stella,
che sempre esplode.
Luminoso pi di una galassia, il
nostro cuore, era una supernova.

Prima di entrare da Bulgari Divna


ha truccato le nostre labbra di
rosso. Mi ha sussurrato Dorothy, ti
amo.
Mi chiamo Tadzio. Ok Tadzio, ti
amo.
Un tavolo al centro, noi il centro
di tutto.
Divna era perfetta, una bimba
che cerca di mostrarsi impeccabile
dentro il suo abito ricco. Me lo
diceva allorecchio. Adesso pensano
che siamo figli dindustriali, di
nobili. Per non fate casino,
altrimenti capiscono che non
vero.
Era buffa, fingeva di non

accorgersi che io e Thomas


avevamo il rossetto, non era
semplice restare seri. E poi lo
sapevo, bastava qualche altro
bicchiere, per dare inizio al delirio.
Nessuno di noi aveva fame,
andavamo in bagno a tirare,
ordinavamo gin tonic.
Divna ancheggiava tra i tavoli, le
signore la odiavano. Quanti mariti e
fidanzati eccitava! Si divertiva.
Adesso mi alzo di nuovo, diceva,
tu e Thomas intanto baciatevi, cos
credono che siete gay e io solo
unamica.
Al tavolo accanto cera una
coppia, lui quarantenne decolorato

con una giacca lucida e nera, lei


poco pi giovane e bella, mora,
vestita di rosso.
Adesso arrivano. Chi? Quei due
Divna, a sinistra. da prima che
fissano. Sono ricchi? Non lo so,
credo di s, hai visto che prezzi.
Sorridigli. No, meglio di no, non ne
ho voglia. Allora sorrido io, cos
guadagniamo, ce li facciamo nella
limousine rosa, sai che spettacolo!
Thomas ascoltava, non riusciva a
capire. Potete spiegarmi? Ok
Thomas. Non molto facile, te lo
dico lo stesso. Ci facciamo pagare.
Per fare cosa? Per fare cosa, ci
chiedi? Non lo capisci? Tanto io gi

lo facevo, Dorothy lha ereditato,


manchi solo tu, entri in societ da
stasera? Sei minorenne, bello, hai
anche un bel cazzo, diventeresti
richiestissimo subito.
Thomas ci fissava, sconvolto.
Volevo dirgli una bugia, uno
scherzo, ma Divna ripeteva sai
quanto ci pagano? Tanto, la vita ti
cambia. Pensa che bello. Puoi
diventare ricchissimo, cos non devi
pi chiedere niente a tuo padre, e
magari vai a vivere a New York se ti
piace. Noi Dorothy in che citt
andiamo? A me piace Parigi. Parigi
perfetta! Sai quante scuole di
danza ci sono? Magari ci andiamo

gi fra tre mesi, anche l possiamo


fare marchette, che dici?
Thomas ha abbassato lo sguardo.
Vedevo le sue labbra tremare. Gli
ho detto ti prego, non fare cos, te
lo giuro, ti amiamo.
Ha chiuso gli occhi, gli scesa
una lacrima. Divna ha provato a
baciarlo, lui si spostato. Poi le sue
mani hanno preso le nostre,
stringendole, e ha detto mi avete
mentito, io me ne vado.
Colpita. Una disperazione che ti
pugnala, ti spacca.
Si alzato, ci guardava con odio.
Ha sussurrato siete due stronze.
uscito dal ristorante, lo

abbiamo raggiunto. Camminava


veloce. Ci allontanava spingendoci.
Gli ho afferrato la giacca, lui si
fermato, ha urlato lasciatemi in
pace, mi fate schifo, non riesco
nemmeno a guardarvi.
Volevo abbracciarlo, lottare, e
invece mi sono seduta per terra.
Divna mi ha preso una mano,
Dorothy alzati, e tu Thomas vattene
pure, tu non sei povero, noi s, e
siamo stanche di sopravvivere.
Questa vita ci ha offerto una
possibilit, e noi la sfruttiamo. Che
cosa possiamo fare di meglio?
Resistere? Inventarci un futuro
migliore? Noi siamo i figli del

nulla, e abbiamo il nulla davanti.


Pensi non sia cosi? Dai prova a
dircelo, anzi, torna da tuo padre, e
dimenticaci.
Thomas si stava allontanando, gli
guardavo le braccia, le stesse che
mi avevano stretta, e che se ne
stavano andando.
Allora ho iniziato a cantare, e
forse stata la mia voce a decidere.
Cantavo I dont want to be shy.
Cant stand it anymore. I just want
to say hi. To the one I love. Cherry
blossom girl.
Cantavo per Thomas, in piedi su
un marciapiede, sotto lampioni a

illuminare un addio, lui si


fermato.
Era di schiena, davanti a noi il
suo abito argento, e nel suo brillare
cerano sogni, che non volevano
spegnersi.
Pensavo adesso se ne va, ci lascia,
oppure grida qualcosa, ci offende.
Invece si girato, e i suoi occhi ci
hanno sorriso.
Ha detto non vi abbandono, mie
cherry blossom girls, ho vissuto
tante cose brutte per niente, vorr
dire che ora le vivr per amore.
E la paura scivola via, la vedi? una
lacrima asciugata da un bacio.

Ci siamo presi per mano,


abbiamo ricominciato a volare, a
costruire
deliri
brindando,
sbronzandoci,
terribilmente
incoscienti, per trasformare in cielo
gli abissi.
Io a Parigi parler solo in
superstar, e mi comprer degli
occhiali da luna. Io invece, chiss,
forse a Parigi incontro Jacques
Prvert, anche se morto, e vado
con lui sugli Champs-Elyses a
vendere luce. Oh s Thomas! Io ti
accompagno, e dopo vado a NotreDame a danzare. Tu Dorothy? Io
intanto raggiungo la punta della

Tour Eiffel in elicottero, mi piace di


pi dellEmpire State Building!
Oddio pensate che bello, casa
nostra la Tour Eiffel, lass, in alto,
dove
nessuno
potr
mai
raggiungerci, solo King Kong a
portarci le fragole!
Sarebbe fantastico! La Tour Eiffel
un posto perfetto per i supereroi
superstar. Per se ci sbronziamo
cadiamo di sotto! Non preoccuparti
Thomas, abbiamo le ali nei muscoli,
vorr dire che voleremo fino alla
luna.
Oh s! La raggiungiamo in
pigiama, con le cuffie, e Venus degli
Air a tutto volume. Che sogno! Noi

che dormiamo dentro un cratere, e


quando ci svegliamo lanciamo sulla
terra le fragole, una pioggia di
fragole con il nostro nome dipinto,
e un bigliettino legato a ciascuna,
con sopra scritto: noi siamo sulla
luna, abbiamo le stelle nel cuore, e
il nostro amore una supernova,
che illumina tutti i baci del mondo.
Che dolce sei Thomas, chiss
quanti baci ci sono nel mondo,
qualcuno dovrebbe contarli. E poi,
sai, sto pensando a quello che hai
detto ai giardini, ricordi? A quella
storia degli elefanti. Anche a me
piacerebbe salvare qualcosa, forse i
bambini, la loro felicit, perch a

me non lha salvata nessuno.


Sarebbe
bello
diventare
dei
supereroi veramente, e cambiare il
mondo.
Lo faremo Dorothy, un giorno ci
compreremo il pianeta Terra, cos lo
cambiamo, lo facciamo diventare
un cerbiatto, o una poesia damore.
No Thomas, meglio un disco dei
Placebo, oppure dei Crystal Castles,
cos sulla luna balliamo.
Io ho unidea, ogni mese lo
trasformiamo, ad esempio a ottobre
lo facciamo diventare una banana, a
dicembre
un
caleidoscopio,
eccetera, eccetera.
E se lo facciamo diventare un

eccetera? Sembra il nome di uno


strumento musicale. Io suono
leccetera!
Divna, sei un genio, dammi un
bacio schizoide.
Oddio il cameriere! Che cosa
ordiniamo? Io sicuramente non
animali, mangiare animali una
cosa per vecchi. Allora Thomas
nemmeno noi li mangiamo, che li
mangino loro, gli zombie!
Mentre giocavamo a tirarci ciliegie,
arrivata una bottiglia di
champagne al nostro tavolo. Era la
coppia che ci fissava a offrircela.
Thomas
ha
versato
lo

champagne nei nostri piatti,


abbiamo usato il cucchiaio per
berlo.
Eravamo
gi
abbastanza
stravolti, chiamavamo il cameriere
King Kong, ordinavamo Chico
Mendes in salsa Worcester, e anche
se ci avevano pi volte avvertito di
smetterla,
continuavamo
imperterriti, rispondendo che forse
non lo sapevano, ma noi eravamo
gli illustri supereroi superstar.
Divna intanto sfotteva un
signore brizzolato che credeva di
sedurla invitandola a Nizza. Gli
diceva che preferiva andare in
Siberia. Non crede? La Siberia

perfetta, l posso conoscere cervi


acquatici ai frutti di bosco.
Scusi cameriere, mi porta le
fragole? Signorina mi dispiace,
questa sera non ci sono. Potete
chiamarle? Come? Vuole dirmi che
non ha il loro numero? E io come
faccio? Se non le mangio mi viene
listeria anemica!
Allimprovviso salita sul
tavolo, gridava voglio le fragole, ho
listeria anemica! Ho listeria
anemica!
stato allora che arrivato
qualcuno.
Ha detto vi prego pagate, e vi
accompagno alla porta.

Poi non ricordo.


Ricordo macchie di tempo, la
coppia nella limousine rosa.
Ricordo la musica alta, i Muse.
Love is our resistance. Theyll keep
us apart, and they wont stop
breaking us down.
Ricordo
Ludovico
gridare
chiudete i finestrini, altrimenti vi
vedono. Ricordo i miei capelli
spettinati da mani sudate, Divna
che disegna con un pennarello una
stella fluorescente sulla mia fronte.
Ricordo il decolorato che succhia
il cazzo di Thomas, che sputa
champagne tra le sue gambe.

Ricordo la donna mora, la sua


lingua, io senza camicia.
Ricordo love is our resistance.
Love is our resistance. Love is our
resistance.
Ricordo nuvole al neon e cieli
televisivi. Laria piena di primavera,
e la mia bocca senza pi parole.
Ricordo soldi infilati nelle mie
tasche, lautista che si ferma ai
Navigli, la coppia che scende.
Ricordo Thomas piangere, io e
Divna sfotterlo, dirgli sorridi, ora
anche tu sei il contrario di un
angelo.
Tre del mattino, colonne di San

Lorenzo.
Le nostre ombre per terra, tenute
al guinzaglio come cani obbedienti.
La limousine ferma e lontana,
unastronave atterrata.
Passeggiavamo
sopra
una
scheggia di luna, vicini, sbandando.
Le colonne sembravano asteroidi
caduti
dal
cielo,
noi
suoi
frammenti.
Thomas riprenditi, altrimenti
chiamo il 118.
Divna scherzava, ma lui stava
male.
Smettila non essere stronza,
stato violento.
Thomas non preoccuparti, tanto

dimentichi. come quando sei


triste, e basta poco per farti
sorridere, ma non lo sai.
Divna si allontanata, da sola, in
un inizio di pioggia. Nelle sue mani
una bottiglia di vino.
Piove! gridava. Dio che fa la
pip. Rideva.
Thomas in penombra, sul suo
viso scintillavano lacrime.
Vieni qui Thomas. Ho detto cos
e lho baciato, perdendomi nella
sua bocca, scivolando sulla sua
lingua, verso la tenerezza che aveva.
Dorothy, stato brutto prima. Tu
come fai? Me lo dici?
Non sapevo che cosa rispondere.

Mi sono guardata le mani. Erano le


stesse che avevano aperto una
porta, quando avevo otto anni,
facendomi vedere mia madre con
un uomo nel letto.
Perch non mi parli?
Thomas, non facile, io prima ci
sto male, e poi mi viene lastinenza,
un po come succede con le
sigarette.
Silenzio, il calore di un
abbraccio.
Mi sposeresti?
Io?
S, tu Dorothy, mi sposeresti?
Baciarsi, perdersi dentro. La voce
di Divna era uneco sotto la pioggia.

E lodore di vita bagnata intanto


saliva, invisibile e densa, come
linfanzia di un attimo, che non
vede nessuno.
Ma poi la guerra arrivata.
scoppiata la guerra, per farci
morire.
Guarda questi due piccoli froci che
si sbaciucchiano sotto la luna.
Cazzo due culi biondi che si
sbaciucchiano. Lo sa quella troia di
vostra madre che siete due froci di
merda? Come cazzo sono vestite
queste culandre, chi ve li ha dati
questi vestitini argentati? Che cosa

vi siete scarabocchiati in faccia? Le


stelle? Siete froci gemelli di merda?
Allimprovviso davanti a noi due
ragazzi. Erano rabbia.
Thomas mi ha preso la mano.
Andatevene, ha detto. Andarcene
noi? Ridevano, conati di risa,
bocche che ringhiano, sputi, e
intanto la pioggia.
Stavo per dire non sono un
maschio, ho detto non sono. E poi
uno schiaffo.
La mia voce solo un istante, solo
un istante e poi botte. Thomas mi
difendeva e poi spinte. Scaraventati
per terra e poi calci. Risollevati da
terra, ributtati, sputi in faccia ai

piccoli froci di merda. Il mio viso


colpito, la testa. Rumori sul lucido
della strada bagnata, e noi menati
l sopra, su quel viso annegato di
una citt che non cera.
Froci di merda e poi quanto
strazio di gemiti, e poi le braccia di
Thomas che stringono, il suo corpo
che diventa una casa, la sua voce
che piange, bastardi.
Io vi incontrer un giorno, sar
metallo infuocato. E non potrete
pi farmi del male, mai pi.
Divna arrivata alla fine, correva,
ma loro gi erano andati.
Ferma davanti a noi lasciati per

terra, due bambini abortiti da un


grembo violento, e io ho visto i suoi
occhi gridare.
Il sangue non era nulla, i graffi, il
dolore. Il dolore non era nulla, era
lassenza di tutto la pugnalata pi
grande.
Io ero l, mai nata.
Lautista era scomparso. Niente pi
limousine. Noi per strada, sotto la
pioggia, bagnati, macchiati di
sfregi. Fermare il primo taxi, e poi
stringerci.
Ho iniziato a pensare a Dorothy
del Mago di Oz, a lei con Tot nella

casetta che vola, che cade, e


schiaccia una strega cattiva.
Ma la realt fa sempre vincere il
male. I sogni li odia.
Quartiere Barona, i suoi palazzoni,
lombra di gente che si nasconde, il
rumore di un motorino.
Camminare abbracciati fino al
portone. Incontrare il panettiere
ubriaco.
Mio figlio mi ha chiuso fuori,
adesso chiamo i carabinieri.
Le scale, lodore di vita scaduta,
lappartamento di Divna.
Guardarsi alla luce. Dio cristo
come vi hanno conciato.

Aprire una finestra, sederci sul


davanzale, le gambe nel vuoto.
Ho detto a Divna disegnami il
cuore, lho perso.
Avevo dolore allo stomaco, una
sofferenza conficcata nei muscoli,
mi bruciava la pelle, il mio sangue
era un livido.
Ho aperto la camicia, mostrato i
minuscoli seni.
La mano di Divna sembrava
unala mangiata dallaria. A occhi
chiusi ha dipinto con il pennarello
un cuore sulla mia pelle sfregiata, e
i suoi battiti sono diventati i nostri
respiri.

Dorothy, perch le persone sono


cos cattive?
Thomas, da quando sono
piccola che sopporto offese, e ora
anche
botte. Penso che
si
comportino cos, perch hanno
paura di chi diverso da loro. Sono
persone senza coraggio, e io sono
stanca di soffrire per colpa delle
paure degli altri.
Se dovessi trasformare il mondo
adesso, lo trasformerei in qualcosa
che non esiste. Pensa che bello, solo
aria.
Magari Divna, solo aria.
Iniziava la luce, e che magia
laurora. come lamore, solleva il

buio.
Thomas ci ha preso la mano, ha
detto vorrei dedicarvi una poesia di
Prvert, perch parla di noi. Non ho
mai recitato poesie, chiudete gli
occhi?
Li abbiamo chiusi.
Allora inizio, e la dedico a noi,
adesso che siamo qui, lontano e pi
in alto di tutto, e nessuno pu pi
farci del male.
I ragazzi che si amano non ci
sono per nessuno. Essi sono
altrove, molto pi lontano della
notte. Molto pi in alto del giorno.
Nellabbagliante splendore del loro
primo amore.

Ho guardato Divna, piangeva.


stato lamore a salvarci.
Non dormiamo, usciamo. E dove
andiamo? Al Seven Stars Galleria,
un hotel a sette stelle. Prendiamo
una suite, adesso chiamo.
Io e Thomas nudi sul letto, la
sofferenza dei corpi picchiati. I
vestiti
argentati
gettati
sul
pavimento, usati come tappeto da
Divna al telefono.
Buongiorno, vorrei prenotare
una suite. Per quando? Arriviamo
tra unora, sono le cinque di notte,
s, per le sei siamo l. Come? La

suite Verdi? Perfetto. S, rimaniamo


due notti.
Oddio! Spero sia la suite dove ha
dormito Brian Molko!
Divna sei pazza? No, lho letto
su una rivista, quando i Placebo
sono venuti a Milano, hanno
alloggiato al Seven Stars! Ti rendi
conto? Che sogno! Dio cristo Divna,
ma quanto ci costa? Costa pi di tre
gladioli galattici, ma due notti
possiamo permettercele. Tanto
abbiamo gi un sacco di soldi. E
dobbiamo spenderli tutti? No, non
tutti, abbastanza. Ok, ma guarda le
nostre facce. Thomas sono perfette,

solo qualche graffietto, siete


bellissimi.
Divna dimentichi una cosa
importante, siamo minorenni, non
ce la daranno la suite, ci buttano
fuori. Non ci sono problemi, ho una
carta didentit falsa, me lha
regalata un mio cliente carabiniere
che mi portava in hotel per fare
sesso nella jacuzzi.
Divna non abbiamo vestiti
decenti, questi sono distrutti,
entriamo cos in quel paradiso per
miliardari? Oddio quanto sei serio!
Li andiamo a comprare, vorr dire
che al Seven Stars ci arriviamo pi
tardi, prima ci fermiamo da

Armani. Io amo gli estremi,


Vivienne Westwood o Armani.
Sei ancora ubriaca? No Dorothy,
preferisci
piangere
ancora?
Soffrire? Ci meritiamo una suite
con il maggiordomo, ok? E poi non
dimenticatevi che siamo supereroi
superstar, e vinciamo sempre.
Ma tu Divna, sei sempre stata
cos sicura di te stessa?
No, io fino a quattordici anni ero
talmente timida, che non riuscivo
nemmeno a guardare le persone
negli occhi. Sono cresciuta con
genitori che mi picchiavano,
offendevano, insomma, non avevo
una grande autostima.

E come hai fatto a cambiare?


Mi sono ribellata. Ho iniziato a
guardarmi con i miei occhi, e non
con quelli dalla mia famiglia, e ho
visto unaltra persona, che mi
piaceva.
Ha infilato in una borsa una
pistola giocattolo. Ha detto io
vengo con questa, e se qualcuno osa
anche solo sfiorarvi, lo uccido.
Si alzata in piedi, sul letto.
Sopra di noi il suo bellissimo volto.
Ci guardava con le braccia
allargate. Movenze che erano un
volo, e quella stanza diventata
infinita.

Ho telefonato a mia zia. Stai


tranquilla, sono con Divna e
Thomas, non lo so quando ritorno.
Sto partendo per Galleria Vittorio
Emanuele Milano Italia.
Prima di andare, Divna ha
chiamato uno spacciatore che
abitava al piano di sopra.
Era un cinese di quarantanni con
i capelli dipinti di rosso, e viveva
con altri cinque cinesi che si
spidocchiavano sempre.
Siamo andati da lui trovandolo
lungo disteso per terra. Ripeteva
che
soldati
africani
stavano
circondando il palazzo.
Aveva un cannocchiale in mano,

sudava, e indicando Thomas


chiedeva lui il figlio del
maresciallo?
In fondo alla stanza una donna
gravida fumava da una bottiglia di
plastica.
Era ossuta, il volto sembrava un
teschio truccato. Tossiva.
Divna ha comprato da lei
cocaina, e dopo aver pagato le ha
detto sei una schifosa, ma non
arrabbiarti. Non sono io a parlare,
il figlio che hai nella pancia.
Siamo usciti alle nove del mattino.
Quanto sole cera. Era fuoco.
Un taxi ci attendeva. Abbiamo

corso chiudendoci dentro.


Speriamo non ci sia in giro il
Santo. Prima volevo chiamarlo,
raccontargli di quei due bastardi,
poi ho cambiato idea, mi avrebbe
fatto troppe domande.
Ancora non sapevo che nella
notte era stato arrestato.
Mi sentivo la carne fatta di cose
che soffrono, per bastato bere
una vodka, e gi stavo meglio.
Guardavo dai finestrini il mio
quartiere svanire, coperto di luce.
Due ragazzini salutarmi come si
saluta un attore che passa, e non
rivedrai pi. E poi via, mettersi le
cuffie per trasfigurare i ricordi

dentro la musica, e allora s, sei


stata picchiata, ma guardati adesso,
sei la protagonista di un film
leggendario.
Thomas accanto a me, lo sguardo
ferito ma fiero. Divna che mangia le
fragole, il rossetto sbavato. Io che
sussurro vorrei avere un corpo di
ferro, e intanto via Montenapoleone
che arriva.
Camminare sui suoi marciapiedi.
Io e Thomas con indosso gli abiti
argento
sporchi
e
strappati.
Thomas che mi dice lo sai, anche se
fa male, meglio essere presi a
botte che stare ore al computer,
almeno vivi.

Davanti a noi Divna cantava in tshirt nera e calze rigate.


Era stupenda, e ubriaca.
Diceva a tutte le persone che le
passavano accanto I see you at the
bitter end, e loro la guardavano
male, occhiatacce.
Che schifo fanno, dicevo, voglio
picchiare qualcuno, e intanto
bevevo. Se per caso incontro quei
due schifosi, pensavo, li pugnalo
con il cervello. Vero Thomas? Se
incontriamo quei due schifosi, li
pugnaliamo con il cervello. S
Dorothy, li pugnaliamo con il
cervello.
Siamo
entrati
da
Armani

divertendo i commessi.
Divna usciva nuda dai camerini
strillando ho la mononucleosi alle
orecchie, mi fanno male le caviglie
dei gomiti.
Thomas se ne stava sempre
davanti agli specchi, si guardava
incantato.
Gli ho chiesto il perch si
guardasse in quel modo, e lui mi ha
risposto mi sono ribellato, come ha
fatto Divna, e anche se ho tutti
questi lividi, e questi graffi, per la
prima volta mi vedo bello.
Milano odorava di miele. Il suo
cemento era uno specchio. Noi

riflessi l
intoccabili.

sopra,

stuprati,

Unora dopo di nuovo sul taxi pieni


di borse. Ancora una volta avevamo
scelto abiti argento. Thomas ne era
entusiasta.
Per fortuna va di moda questo
colore, mi sono ormai abituato a
scintillare come una stella. Anche
io voglio brillare per sempre, credo
mi vestir per tutta la vita
dargento, per preferisco Armani
alla Westwood, pi sciccoso.
Sta bene la mia collana? S
Dorothy, tanto non la togli mai.

Per bella, sembra il ricordo di un


volo.
Il mio telefono in quel momento
ha cominciato a squillare. Era
Lucrezia.
Vi aspetto stasera, alle ventidue,
puntuali.
Thomas sei pronto? No, tremo.
Stai tranquillo, pensa a tuo padre.
Buona idea, penser a tutte le volte
che mi ha chiamato bamboccio. Gli
vorrei scrivere ciao pap, ti
sbagliavi, sono un gigol, bevo e mi
drogo! Poveretto, ha lottato perch
mia madre smettesse di fare la
troia, e adesso ha iniziato suo figlio!
E se tua madre sapesse di te,

Dorothy? Thomas, a mia madre se


le chiedi quanto fa due pi due,
capace di risponderti che le stanno
male i capelli. E tua zia, invece?
Non so, piangerebbe, credo, e si
metterebbe a guardare fuori dalla
finestra. A me per favore non
fatemela questa domanda. Perch
Divna? Perch mi stanno male i
capelli. Ma secondo voi, esistono
genitori migliori? Forse s, ad
esempio quelli di Antonia, per lei
bulimica, e anche anoressica,
quindi forse nemmeno loro sono
fantastici.
Siamo passati davanti alla Scala.
Divna ha riso, e indicandola ha

detto mi dispiace carissima, ormai


non mi basti, voglio di pi, lOpra
di Parigi!
Galleria Vittorio Emanuele e il taxi
si ferma.
Attraversare spazi di marmo
sotto cieli di vetro e metallo,
trasparenze di volte e vetrine
dorate.
Raggiungiamo lhotel a sette
stelle fregandocene dei nostri volti
segnati.
Brillavano i nostri vestiti. Divna
accennava passi di danza, la pistola
giocattolo
in
mano,
attirava
lattenzione di tutti.

Che cazzo avete da guardare


coglioni, diceva, voi non lo sapete,
ma io sono Parigi, ho lOpra tra le
gambe.
Elegante lingresso al Seven Stars
Galleria con Divna atteggiata da
signora sfarzosa e ancheggiante.
Fiori gialli e decori dorati per la
reception provvista di signorina
bionda in divisa. Divna lha salutata
dicendo buongiorno ho chiamato
ore fa per la suite Verdi, si ricorda?
Non ero mai stata in un hotel
nella mia vita. Io ferita e insonne
dal giorno prima, riverita da
maggiordomi, facchini, salutata da

indiani in turbante che uscivano


circondati da servitori e fanciulle.
Ancora una volta tra cielo e
baratro. Dal pianto al sorriso, dalle
botte alla gentilezza, dalla miseria a
quel lusso.
Avete bagaglio? chiedeva la
receptionist mentre mi sentivo
svenire dal sonno.
No, solo queste, ha risposto
Thomas mostrandole due borse di
Armani riempite con duecento euro
di fragole.
Le avevamo comprate per
metterle nella vasca da bagno, e
quando il facchino, incuriosito, ci
ha chiesto in quanti giorni

riuscivamo a mangiarle, ho risposto


non le mangiamo, ci fanno
compagnia, soffriamo di solitudine.
Una suite da miraggi con divani
viola e i tendaggi chiusi alla luce.
Pareti color dellavorio e lenzuola
bianche di seta. Volti scolpiti sopra
dipinti, un bagno galattico che
sembrava di panna, e schermi
giganti in atmosfere soffuse. Mi
chiamo Dorothy, ma sono stata
divorata da Tadzio. Ho il marmo
negli occhi.
Ubriacarsi sventrare un sogno
con un martello appuntito. Bere il

suo sangue annegando incubi


dentro la testa.
Avevo nella mano destra una
banconota arrotolata, nella sinistra
un bicchiere in cristallo. Dio
verticale sui comodini mi versava
nelle mani vodka gelata.
Ero in un turbine di emozioni
talmente possenti da sollevarmi.
Ero il vento in bufera che aveva
fatto volare via dal Kansas mia
madre.
Dite che qui possiamo sederci sul
davanzale? Lo faremo Divna,
quando si addormenta Milano e la
galleria diventa deserta voliamo.

Fantaisie
Impromptu
nello
stereo, lottare per non chiudere gli
occhi, fumare seduti sul letto, e
continuare a godere del lusso di
quella temporanea dimora.
Oddio che bellezza, guarda il
salotto, lo adoro. Chiss quanto
costa stare qui un mese. Thomas
che bella domanda. Dopo mi
informo. Non si sono nemmeno
accorti della carta didentit falsa!
Thomas ti suona il telefono. Porca
puttana mio padre, non gli
rispondo. Lui e mia madre sai
quante volte mi hanno chiuso il
telefono in faccia?
Divna si stava legando alle

caviglie dei nastri, ha sbuffato.


Basta parlare di genitori e famiglie,
e poi Thomas, perch ti sorprendi?
Non vero che un figlio si ama
comunque, a volte i figli si odiano. I
miei mi hanno odiata, e non lo dico
per fare la vittima. solo una
verit, che non volevo conoscere.
Divna rinasceremo, e sar tutto
diverso.
Lho solo pensato.
Le ho detto sei bella, guardala
Thomas, non pensi sia la ragazza
pi bella del mondo?
Ci siamo abbracciate, e poi i baci,
Thomas che ci accarezza, sussurra
voliamo.

Abbiamo
fatto
lamore,
labbiamo costruito in quella suite
che profumava di fragole, per poi
salire tutti e tre sulla sua vetta, a
strapiombo sui nostri desideri.
Ombre cancellate da un tuono
grandioso, che ancora sento.
Pomeriggio inoltrato. I Crystal
Castles come colonna sonora. Il
viso di Alice Glass dentro uno
schermo. Sad eyes, quite Christian
blood.
S, ti assomiglia Divna. Se ti tagli
i capelli sei identica. E io a chi
assomiglio? Tu Thomas a Justin
Bieber.
A lui?
Ma

un

bimbominchia! Lo sar anche, per


molto carino. Magari possiamo
chiamarlo, e chiedergli se lavora
con noi.
E tu Dorothy?
Lucrezia dice che assomiglio a
un attore, secondo me non vero.
Tu non assomigli a nessuno, sei
unica.
Ci stavamo disegnando con il
pennarello
stelle
sui
volti,
trasformavamo in un cielo notturno
la nostra pelle, nascondendone i
graffi.
Thomas ogni tanto crollava, e io
mi divertivo a svegliarlo.
Cosa ne dite se ci facciamo un

bagno alle fragole?


Io chiamo il maggiordomo.
Come si chiama? Oberdan. Che
nome ridicolo, sembra una tromba.
Secondo voi a chi assomiglia?
Forse un po a Nicolas Cage nel
Cattivo tenente, per meno brutto.
Non male, peccato sia stronzo.
Chiss se anche lui cos tossico. A
me non sta tanto simpatico. Nicolas
Cage? No, Oberdan. Hai visto come
sta rigido? E se ci chiedeva dove
avevamo trovato i soldi per pagare
lhotel? Che cosa gli avresti
risposto? Ciao, sai chi sono? Justin
Bieber!
Oberdan
era
un
uomo

affascinante, questo ho pensato,


appena lho visto. Mi ricordava
qualcuno che avevo in qualche
ricordo, solo quel ricordo doveva
ancora arrivare.
Aveva accolto il nostro arrivo con
gentilezza severa: si capiva che
qualcosa non gli tornava.
Eravamo tre ragazzini vestiti
dargento, con due zainetti, due
borse di fragole, e i volti feriti. Non
rampolli educati di facoltose
famiglie.
Divna gli aveva subito chiesto di
servirci
champagne.
Mi
raccomando, che sia finlandese. Poi

si era svestita, rimanendo in


mutande.
Maggiordomo mi scusi, ho un
po caldo, spero non si scandalizzi.
Girava per la suite con un calice
in mano. Diceva chiss se stato
qui Brian Molko. Lei per caso lo sa?
Oddio! Magari su quel letto si
fatto una sega!
Thomas intanto dormiva su una
poltrona, la giacca sul volto, una
sigaretta
lasciata
accesa
nel
posacenere.
Chiudo le tende? S, grazie
Oberdan, cos non ci vede nessuno,
e ci divertiamo.
Divna giocava a sedurlo, gli

passeggiava davanti.
Signorina, la vedo un po stanca,
forse il caso che si riposi. Mio caro
maggiordomo, ha ragione, lultima
volta che ho chiuso gli occhi era il
1940.
Lo inquietava la nostra presenza,
fissava la pistola giocattolo che
avevo appoggiato su un tavolino,
una bottiglia vuota di vodka, era
perplesso.
Io volevo mi guardasse, pensasse
lei bella.
Mi veniva da dentro, un bisogno:
piacergli.
successo cos, in automatico,
un lampo.

Non sapevo il perch. Forse le


mani che aveva, le spalle, la sua
figura, forte, anche tenera, la
compostezza. Sembrava un uomo
che pu proteggerti, che se ti
abbraccia, non cadi. O forse mi
attraeva per altro, perch non mi
trattava come una ragazzina che
vorresti scopare.
Dai Divna, chiamalo! Hai visto
prima che facce faceva! Ha paura
che combiniamo qualche disastro.
Che sciocco! Pensavo proprio
adesso di bruciare il tappeto!
S, chiamalo! Deve impazzire!
Digli
che
desideriamo
un

microscopio saettante, e altro


champagne, ma che sia paranoico.
Io invece vorrei lopera completa
di Prvert in giapponese andaluso!
Oppure un orsetto assassino.
Uffa fate silenzio. La lingua
superstar complicata, devo
concentrarmi, inspirare e espirare,
espirare e inspirare.
Buongiorno signor Oberdan,
siamo tanto annoiati, ci pu portare
un diamante in salsa estroversa? Io
vorrei
anche
cento
orchidee
balbuzienti, e un pelazucchero.
Come? Non sa che cos un
pelazucchero?
Pazienza,
allora
vanno benissimo tre tritafiamme.

La vasca da bagno era una culla di


pietra, il televisore acceso davanti.
Noi stretti nellacqua rossa di
fragole, e Lucrezia che ci inviava
messaggi.
Adesso spacco quel maledetto
telefono, sta esagerando.
bella? Chi? Questa Lucrezia. S
Thomas, ma un po inquietante,
sembra una professoressa di
satanismo. Non male come materia,
meglio di matematica. E lei a chi
assomiglia? Fammi pensare. Forse a
Lana Del Rey, per mora, e pi
vecchia. Hai presente Lana in Video
Games? S, mi piace troppo in quel
video, sembra dolcezza che soffre,

un bacio massacrato. A volte penso


che la dolcezza sia un po come il
dolore. Una specie di coltellata, da
guarire.
Dovremmo
diventare
medici, e curare le carezze uccise.
Thomas, di sicuro Lucrezia non
avrebbe bisogno di noi. Ma davvero
assomiglia a Lana? Abbastanza,
per a lei non ti viene voglia di
stringerla, e di pettinarle i capelli.
Adesso Lucrezia la chiamo Lana, e
quando la vedo le canto I heard that
you like the bad girls, honey. Is that
true?
A che ora ci aspetta Lana? Tra
poco, meglio andare a dormire, se
ci riusciamo. E se non ci svegliamo?

Non ti ricordi? Hai chiesto a


Oberdan di chiamarci tra cinque
ore e otto secondi. S, mi ricordo,
ma quello uno stronzo. Divna
comprendilo! Sei uscita nuda nel
corridoio, normale ti abbia
sgridato! Capirai! Con quello che
paghiamo potrebbe fregarsene. Noi
qui siamo i re, e lui solo un servo. E
poi quando ha osato dirmi che una
signorina dovrebbe parlare in
maniera diversa? Che maleducato!
Poteva evitarselo. Divna, avevi
bestemmiato! No, non vero,
parlavo in aramaico. E in superstar!
S, ma nemmeno quella lingua gli

piace, dice che non riesce a


comprenderla.
Divna lo aveva chiamato di
continuo. Ne ero felice.
Vederlo arrivare, e il cuore che
batte, o forse no, non il cuore,
qualcosaltro, che non ha nome.
Mi dicevo Dorothy non ti sei
accorta di niente? un uomo, un
adulto, li odiavi. Ti prego, bevi
qualcosa, stordisciti, e buonanotte.
Il letto era una galassia distante dal
rumore della realt che ti spara.
Prima di addormentarmi, ho
guardato Thomas stringere nelle
mani una fragola.

Divna abbracciata al mio corpo,


il suo respiro sulla mia pelle, e aver
voglia di piangere.
Eravamo l, in una suite da
pasci,
eppure
sembravamo
bambini rifugiati tra le braccia di
una madre invisibile, che non
poteva proteggerci.
Svegliarsi tra il morbido di lenzuola
di seta, nel profumo dei fiori,
gardenie in un vaso, e Thomas che
dice ho sognato che cadeva la
pioggia.
Io che vorrei dire ho sognato Eva,
mi sussurrava vieni qui Dorothy,

sembrava una farfalla. Era su


unaltalena, aveva un abito chiaro.
Non ho mai raccontato a Divna e
Thomas di Eva, non sapevano
neppure
esistesse.
Era
una
presenza sacra nella mia vita, non
riuscivo a parlarne.
Mi chiedevo dove fosse, e la
risposta cercavo di immaginarla. A
volte pensavo di averla davvero
solamente sognata, magnifica, che
mi chiamava avvolta in un abito
chiaro, per poi svanire, e lasciare in
me il suo volo commovente,
lancinante.
Avevo dimenticato nel bagno la
collana con la sua piuma. Per un

attimo ho temuto di averla


smarrita, cos appena sveglia sono
corsa a cercarla, ed stato
emozionante prenderla in mano,
annusarla, quasi nella speranza di
sentire ancora il profumo di Eva.
Dorothy, perch ci tieni tanto a
quella piuma?
Divna si avvicinata. I capelli le
coprivano il volto. Sembrava una
bimba scapigliata, e diabolica.
Non le ho risposto. Ho acceso lo
stereo.
A che ora ci aspetta Lucrezia?
Alle ventidue Thomas, sei agitato?
Smettila Dorothy, lo sai che ho
paura.

Ancora? Un po s. Non pensarci,


e poi chiss quante volte sei gi
stato male, almeno questa volta ti
pagano.
Placebo. Sex and the drugs and the
complications. Baby did you forget
to take your meds?
Follow me into nowhere, mentre
lo sfarzo della suite rende
magnifica la nostra vita balorda.
Credi che solo perch vogliamo
essere sordi, non sentiamo la
morte? cos forte, il suo volume
sorpassa la musica. E poi guardaci,
non stiamo ballando, stiamo

fuggendo, verso che cosa non lo


sappiamo, ma spiegando le ali.
Lo sai? Dico sempre lo sai,
perch non so niente, sto male. Mi
vedi?
Sembro
un
ragazzino
elegante, fumo una canna, la
musica alta, ma non abbassa la
morte, mentre qualcuno bussa alla
porta.
Forse Oberdan! Dorothy butta
la canna! Nascondi la cocaina, e
anche quelle bottiglie!
Lui entra, si accorge del tavolo
sporco di polvere bianca. Divna gli
dice la mia cipria, se vuoi te la
metto, hai il naso un po lucido. Gli

lecca una guancia, lui fermo,


impassibile. Guardami. Penso.
Guardami Oberdan, mi chiamo
Dorothy. Dimmi, ti piaccio?
Avete svegliato la signora qui a
fianco, vi prego spegnete lo stereo.
Chi di voi fuma hashish? Nessuno!
il profumo dei fiori! Ho capito, vi
divertite a mentire. Se continuate
cos, sono costretto a chiamare la
sicurezza.
Guardami, Oberdan, il perch
non lo so, ma voglio piacerti. Mi
atteggio da ragazzina che ha
bisogno di amore, lo vedi? Ho il
viso dolce, triste, sono con due
amici sballati. Io sono diversa, io

soffro, sono indifesa, non bevo,


nemmeno mi drogo, ho paura,
portami a casa.
Mi scusi maggiordomo, sa
quanto ho pagato? Se lo ricordi, ho
pagato.
Lui non si arrabbia, sorride, mi
guarda. Lo fa per me, lo so, lo
capisco, non sbaglio. Lo fa per me,
sono unica, s, non vuole perdermi.
Penso che cazzo fai Dorothy, avr
sessantanni, sembra uno di quelli
che pagano.
Penso che cazzo fai, non
dimenticare, li odi, ricordati.
Ti sorride, gli piaci, tra poco ti
ama. Ti atteggi. Il profilo, gli occhi,

li abbassi. Uno sguardo profondo,


nemmeno respiri. S, gli piaci,
arrossisci. Lo sfiori appena. Una
mano, le dita, mentre gli passi
vicino.
Sembra un romanzo. Sei pazza,
assomiglia a tua madre.
Addio.
Abbiamo iniziato a prepararci alle
otto di sera. Divna cantava
truccandosi davanti allo specchio. I
heard that you like the bad girls,
honey. Is that true?
Dio cristo che palle quel tipo,
spero non chiami la polizia, la

narcotici, i vigili urbani. Quello non


un maggiordomo, uno spione.
Thomas intanto beveva, cercando
il giusto coraggio.
Adesso mi sbronzo, per voglio
farmi anche tre righe. Una la fumo.
Ieri mi proprio piaciuta. gi
finita? Andiamo a comprare? Divna
chiami quel tuo amico che vende?
Quanto ci metti a truccarti? Ti
prego, vai pi veloce!
Lho guardato vestito di argento,
puro e biondo, un bicchiere in
mano, e allimprovviso il suo volto
da ragazzino innocente mi
sembrato svanire.
Lo vedevo bere, diventare il

contrario di un angelo, e per un


attimo mi venuta voglia di dirgli
Thomas ti prego vattene adesso, e
dimenticaci.
Primavera inoltrata nella suite
Verdi e colori serali, dalla galleria il
suono di passi, un pianoforte
suonato, pensare ad Antonia.
Chiss se era diventata Kate
Moss, oppure se stessa.
Nel mio telefono i suoi
messaggi, chiamate perse.
Non ricordavo pi la sua voce. Il
mio passato era uneco tagliata.
Galleria
Vittorio
Emanuele
illuminata di giallo sembrava una

chiesa, in alto la volta celeste.


Divna era pi bella del solito.
Labito argento, le labbra truccate di
viola, la pelle bianchissima.
Le ho sussurrato ti amo, sei la
mia Fantaisie Impromptu, e lei
allora mi ha stretto, e poi le sue
mani, il mio collo.
Quando smetterai di amarmi, ti
strangolo.
Cera un suo amico pusher ad
attenderci, era davanti a un bar di
piazza del Duomo. Accidenti che
look! ha esclamato vedendoci. Me la
vendete una giacca?
Abbiamo comprato da lui
cocaina e cristalli di MDMA. Poi

siamo entrati nel bar, e mentre i


cristalli si scioglievano nellacqua di
una bottiglia, Divna ha detto
ridendo con questi voliamo, non la
sfioriamo neppure per sbaglio la
merda.
Seduto poco lontano cera un
anziano signore da solo, distinto,
che fingeva di leggere ma ci
guardava. Sbavava con gli occhi.
Ho chiesto a Divna e se lo
facciamo? Magari paga bene, e non
dobbiamo dare una percentuale a
nessuno. Ok Dorothy, vai avanti tu,
portalo in bagno, io dopo ti seguo.
Ho bevuto un gin tonic, mi sono
alzata, lho salutato, e mettendomi

seduta al suo tavolo, gli ho chiesto


beviamo qualcosa?
Era imbarazzato, la sua mano
tremava sfiorando la mia. Ho
provato
disgusto,
tenerezza
mostruosa. Povero umano merdoso,
pensavo, neppure alla fine della tua
vita ti arrendi.
Lho invitato a seguirmi. Sapevo
che avrebbe accettato.
Mi sono ritrovata con lui accanto
a un water. Un volto rugoso, le sue
mani a toccarmi. Io sorridevo, lo
ascoltavo chiedermi quanto vuoi
per farti fare una sega.
In quel momento, in me
arrivato un ricordo, un cinema, un

uomo che mi seguiva in un bagno.


La sua faccia distrutta dentro lo
specchio. Una voce piena di morte.
Ragazzino
mi
piaci,
voglio
succhiartelo.
Come ti cambia la vita, ho
pensato. Ho spinto lanziano
signore, una parete a fermarlo.
Gli ho tappato la bocca, e allora
Divna arrivata.
un sadomasochista? mi ha
chiesto.
stato un gioco semplice, che
finisce dopo pochi minuti, e non
vince nessuno.
Aveva gli occhi sbarrati, stava
fermo, impaurito. Gli abbiamo

rubato il portafoglio, ridevo.


Se provi a gridare racconto a tutti
quanto fai schifo, gli ho detto.
Divna ha spento la sigaretta sulla
sua giacca. Poi siamo uscite.
Pochi euro, la fotografia sbiadita di
una donna, forse sua moglie. Lho
guardata. Era bionda, ancora
giovane in quello scatto. Dietro
cera scritto: Sara ti amo, sei la mia
vita. Milano, 20 ottobre 1964.
Che cosa avete fatto? Una rapina?
S Thomas, fai finta di niente. Siete
stronze, volevo esserci anchio, mi
trattate come un poppante, non vi

fidate. Thomas, non gridare cos, ti


sentono tutti. Dammi un bacio
schizoide, siamo in ritardo.
Lucrezia ci aspettava in abito nero,
e la sua pelle pallida cera dipinta.
Arrivare e alzare la musica, mentre
gi stavamo volando.
Come siete ridotti? Tadzio fatti
guardare alla luce. E lui chi ? Si
chiama Thomas. Molto carino,
peccato tutti quei graffi. Chi
stato? Lana, non te lo diciamo. Chi
Lana? I heard that you like the
bad girls, honey. Is that true? Va
bene, mi arrendo, per tra poco
arriva il regista. Il regista? S,

rilassatevi. Serve del fondotinta


coprente. Vi voglio perfetti, stasera
per voi c anche un cliente, lo
farete tu e Thomas, cos gli fai da
maestra. Giusto Thomas? Mi
sembra di aver capito che sei
interessato a marchette. Qui viene
gente particolare. Tadzio dovrai
indossare lo strapon, ti vuole
maschietto. O preferisci farlo da
sola? No Lucrezia, da sola mai, e
questo vale anche per Thomas e
Divna. Piccolini! Avete paura? Basta
saperlo, state tranquilli. E tu Divna,
puoi toglierti quel brutto rossetto?
No cara Lucrezia, lo tengo.
Righe sul tavolo, fra le sue dita

lamette. Allora per te niente


cannuccia.
Sai quanto me ne frega Lucrezia,
nella borsetta ne ho il doppio, e poi
alloggiamo al Seven Stars Galleria.
Complimenti
ragazzi,
state
facendo carriera. Siete eleganti.
Avete deciso di vestirvi per tutta la
vita di carta stagnola? Per state
bene, soprattutto tu, fatti baciare
mio Tadzio.
Le sue labbra erano vetro che
succhia, scivolavo nellansia.
Poi bevi cristalli e diventa amore
anche lodio, abbracci Lucrezia, le
dici sei dolce. Ti sembra bellissimo
essere l, galleggi, e inizi a salire.

Tour Eiffel e bandiere, mani che ti


truccano il viso, stai ferma, guarda
che strazio, sembra che ti hanno
frustato la faccia.
Thomas smarrito, seduto sul
marmo del lavandino del bagno. Un
cerbiatto rapito da un mostro.
Se fossi stata lucida avrei provato
per lui tenerezza, invece gli ho
detto drogati ancora.
Divna ha iniziato a coprire con il
fondotinta i suoi segni, Lucrezia a
imbellettarmi di cipria anche il
corpo.
Ecco, ora i lividi si vedono
appena.
Lucrezia parlava, mi sono chiesta

chi era.
Thomas provati queste. Ma sono
mutandine da donna! Tadzio,
diglielo tu che vi pago. Ci paghi tu
questa volta? No, Divna, sempre
la stessa persona a comprarvi, il suo
cognome denaro.
Thomas in perizoma nero e tacchi a
spillo. Io un reggiseno rosa
soltanto. Divna con i codini e
minigonna di pizzo. Il regista con
un falco tatuato sul petto, e una
telecamera in mano. Lucrezia a
dirigerci. Il direttore dorchestra dei
ragazzini nel porno.
Thomas stravolto che non

riusciva e i rimproveri. Mettere


Chopin nello stereo e iniziare a
godere.
Thomas pensa a Parigi, dicevo, e
intanto cocaina nel naso per
trasformarci in eroi in una torre.
Divna che danza, il suo seno
perfetto, la pelle leccata da lingue.
Sei un cigno. Thomas ti amo. Divna
ancora, ti prego. Lo vedi? Non c
nessuno, ho Notre-Dame tra le
gambe. Voliamo.
Non so per quanto siamo rimasti
fatti damore, annullando Lucrezia,
la gente l attorno, per ritornare alla
fine, e sentire voci applaudire.
Se la realt sparava, noi gli

avevamo chiuso la bocca.


Romantici come la fotografia in
bianco e nero di un bacio, immorali
come un film porno a colori.
Ladolescenza sdoppiarsi sopra
uno specchio, rotto da un cuore.
Seduti sul davanzale della suite
Verdi alle quattro di notte, con le
gambe nel vuoto.
La galleria illuminata e deserta,
nelle sue vetrine i riflessi del nulla,
nei miei occhi si muovono spettri, e
dovunque pensieri, che ti guardano
e scappano.
Forse
qualcuno
mi
parla.

Dorothy, dove stai andando? Follow


me into nowhere.
Dorothy, lo sai, lo vedo ancora
quelluomo,
il
suo
volto,
lespressione che aveva. stato
meno violento quando ci hanno
ripreso, perch eravamo solo noi su
quel letto, poi invece, con te e quel
cliente, mi venuta voglia di
alzarmi e scappare. Mi sento come
quando da piccolo mi svegliavo per
colpa di un incubo, e avrei voluto
chiamare mia madre, ma non
potevo. E tu, come stai, me lo dici?
Non lo so Thomas, non ricordo
pi niente.
E
invece
ricordo,
tutto,

benissimo.
Ricordo quelluomo, il suo culo,
il mio cazzo di gomma, era nero. Mi
dicevo sei un maschio, se ti alzi cadi
per terra, hai esagerato, riprenditi.
Ero piena di lacrime. Le ho
ficcate in un buco.
Ragazzino, mentre mi inculi
ripeti che hai sedici anni.
Ho sedici anni, e ti inculo.
Ho sedici anni, e lo inculo. Sono
unonda, che si infrange contro una
roccia. Schizza acqua su un volto.
Lo riconosco, di un maggiordomo,
si chiama Oberdan.
Bambino, cos non va bene.
Come ti chiami? Mi chiamo

Thomas. Thomas, lo voglio pi


dritto, sbattilo un po. Ecco cos,
come sei bravo. Vieni qui adesso,
che te lo metto.
Guardo Thomas, un giocattolo
caduto dentro lo sperma. un
angelo che vola, dentro un abisso.
Abbiamo le ali nei muscoli,
siamo spaziali.
stato difficile Dorothy, soprattutto
guardarti. Se ci penso mi viene da
vomitare, oppure da piangere, ma
non ci riesco.
Thomas parlava. Io fissavo una
finestra, era buia.
Immaginavo si accendesse come

un presepe, per poi diventare una


lavanderia a gettoni, simile a quella
che avevo visto in un videoclip
americano, dove cerano ragazzi che
cantavano allegri, e tutto era
sciocco, e felice.
Ho detto Thomas, vorrei essere
in una lavanderia a gettoni, entrare
in una sua lavatrice, e non uscire
pi.
Chi di voi viene con me a rubare
qualche bottiglia? Io ne ho bisogno,
devo stonarmi di nuovo, altrimenti
non riesco a dormire, e poi
smettetela con questi discorsi, che
tanto non servono a niente. Gi

domani vedrete le cose in modo


diverso.
Lo so Divna, ti sei mai chiesta
perch succede? S, ci ho pensato.
Forse perch siamo spaccati, e
abbiamo una parte giusta, e una
sbagliata.
Divna entrata nella stanza.
Labbiamo
seguita.
Fanculo
tristezza, sei solo una trappola.
Uscire nudi dalla suite, tanto
dormono tutti e non ci vede
nessuno. Correre per i corridoi,
scendere scale cantando reminds
me that its killing time, on this
fateful day, I see you at the bitter
end, e una voce che grida fate

silenzio. Raggiungere la cucina,


illuminarla con il telefonino di
Thomas.
Rubare
champagne,
scioglierci dentro cristalli, sballarci.
Io voglio uno shuttle, chilometri
di luce, e uniguana.
Io voglio solo la luce, quanto
costa? Costa poco, tre baci.
Baciarsi in tre, le nostre lingue
che sembrano fragole, le nostre
bocche universi, mentre attorno a
noi tutto corre veloce, senza
raggiungerci.
Siamo gi tre superstar, ha detto
Divna
abbracciandoci,
perch
prima non eravamo nessuno, e
adesso siamo il nostro amore.

Seduti per terra, nella cucina, nudi.


Accanto a noi due bottiglie, e poi
Oberdan.
in pigiama, il volto assonnato,
arrabbiato.
Dei clienti hanno chiamato il
portiere di notte, uno di loro ci ha
visto.
Appoggia sulle mie gambe tre
asciugamani. Ci chiede di coprirci,
di alzarci.
Mi sono fidato, stato uno
sbaglio.
Io giro lo sguardo, Thomas
tossisce, Divna ridacchia. Oberdan
le dice stai zitta, lei allora lo insulta.
Sei una testa di cazzo.

Gli mostra la lingua, lo sfida, gli


si struscia addosso.
Hai visto che belle tettine? Ti
eccito?
Lui la allontana, le dice sei una
bambina, per chi mi ha preso,
vergognati.
Una bambina? Sai quanto costo?
Quelli come te sai quanto mi
pagano? Idiota, coglione. Ma dove
vivi?
Silenzio. Il rumore di passi.
Oberdan sussurra ora andate,
siete drogati, ne riparliamo domani.
Sorrido,
prendo
dello
champagne. Lui me lo toglie. Vorrei
mi abbracciasse.

Vorrei qualcosa da lui. Forse un


bacio, forse uno schiaffo, che faccia
male.
davanti a me, i nostri volti
vicini. Dischiudo le labbra. I miei
occhi non so cosa sono mentre lo
fissano:
fuoco,
tenerezza,
giovinezza che grida.
Dorothy, che cosa fai? Ti piace
questo imbecille?
Divna mi prende un braccio, mi
tira, lo insulta di nuovo.
Lui nemmeno la sente, lo so, lo
leggo sopra al suo sguardo, mi
vuole.
Potrebbe chiamare la sicurezza,
farci sbattere fuori, invece sussurra

mi sono stancato, andate a dormire.


Thomas sta dormendo. Con noi c
lalba, entra dalle finestre, da
queste bocche aperte, dalle labbra
di vetro.
Divna arrabbiata. Non mi
capisce, dice quel maggiordomo ti
piace.
No, non vero, lho fatto per noi.
Hai sentito? Chiamava la sicurezza.
Che cosa dovevo fare? Trattarlo
male? Hai la carta didentit falsa,
succedeva un casino.
Mento, ho ancora i suoi occhi,
nei miei, quellincanto.
Non ti credo, eri strana, mi

dispiace, non sei unattrice.


Credimi Divna, te lo giuro, non
lo sopporto.
Riesco a convincerla. Mi dice
scusami Dorothy, non ci ho pi
visto, sembrava facessi la gatta
morta con quello schifoso, che
adesso sicuramente nel letto che
se lo sbatte, pensando a me.
Gli uomini vorrei ucciderli tutti,
li odio.
Prende una sigaretta, laccende,
inizia a parlare.
Sospira, poi dice la prima volta
che mi sono venduta stato uno
schianto. Lho proprio sentito il mio
corpo spaccarsi. Mi dicevo coraggio,

fai la puttana, sorridi, questo ti


paga. Mi dicevo Divna, ricordi? Per
guadagnare cento euro dovevi
lavorare tre notti in un bar, adesso
ti basta poco pi di mezzora.
Pensavo alle botte che avevo
preso in famiglia, alle cose terribili
che avevo subito, alla miseria, a
quella volta che mi erano rimasti
pochi centesimi, e mi sono
comprata una brioche, che dalla
fame ho fatto cadere, perch mi
tremavano le mani. Non avevo altri
soldi. Dio cristo, che sfiga.
Quando ho conosciuto tua
madre, ho pensato che te ne frega,

prostituisciti, non hai niente da


perdere.
Ricordo il mio primo cliente, un
pancione pelato. La paura che
avevo, lo schifo.
Mentre mi scopava stringevo i
pugni, era terribile, e lui mi
chiamava lolita.
Dorothy vorrei la vita fosse
unaltra
cosa,
vorrei
fosse
innocente, e vorrei esserlo anchio.
La ascoltavo, provavo vergogna,
per me. Per quello che avevo
pensato, provato, per Oberdan. Mai
pi, mi sono detta.
Divna intanto ha iniziato a fare
la dura, mi dice non preoccuparti,

sono una guerriera.


Si siede sulle mie gambe, mi
trucca le labbra con una matita, mi
chiede e tu, Dorothy? Che cosa
provi quando usi lo strap-on con i
clienti? strano guardarti, ti senti
un maschio?
Non riuscivo a risponderle, chi
ero? Non lo sapevo, ero unaltra
persona, che non conoscevo. Era
unestranea, che mi parlava. Mi
diceva dimentica tutto, perch se
vuoi, non esisto.
Divna, tu che cosa vedi
guardandomi? Un maschio o una
femmina?
Ha poggiato le sue mani sulla

mia faccia, lha carezzata.


Sentivo il calore della sua pelle.
La tenerezza una lama di
zucchero.
Divna ha chiuso gli occhi, poi ha
detto anche cos ti vedo, e non vedo
un maschio o una femmina, vedo te
che sei tutto, anche nel buio.
La luce, il mattino, il risveglio,
rinascere.
Divna gioca con la pistola
giocattolo. Se la punta contro la
fronte, dice sto mirando il mio mal
di testa, adesso gli sparo.
Thomas
esce
dal
bagno,
spettinato, una smorfia sul volto,

del vino gi in mano.


Thomas, come ti senti?
Bene, quando bevo mi sento
sbocciare, lalcol il mio sole. Dici?
Non sembra. Lalcol invece per me
come un fulmine, il cuore lo vede, e
la realt mi va di traverso.
Thomas si sdraia su una
poltrona, il polso adornato dalle
mutandine di Divna. Si finge
tranquillo, va tutto bene, no, non
vero.
Che figura di merda abbiamo
fatto stanotte. Capirai Thomas!
Abbiamo portato una botta di vita.
Una noia qui! Sembrano tutti usciti
dal museo delle cere. Ieri in

ascensore quella donna vestita di


rosso, non si capiva se era viva o era
morta.
Ok, ora per quel maggiordomo,
sa che facciamo marchette. Almeno
tu, ma credo si immagini il resto.
Thomas, chi se ne frega, tanto ce
ne andiamo domani, che la smetta
di perseguitarci. Non abbiamo mica
ucciso nessuno.
E se lo chiamiamo, cos ci porta
la colazione? No Thomas, meglio di
no. Anzi, adesso gli dico che non
abbiamo pi bisogno di lui, che si
riposi. E poi tra tre ore gi usciamo,
dobbiamo essere da Lucrezia per le
diciassette. Ah! Dorothy, metti tutti

i soldi nel tuo zaino. Quelli di ieri


sono dentro quel cassetto.
Prende il telefono, vorrei dirle
Divna non farlo. Sto zitta, non
posso.
Salve Oberdan, ci scusi per
questa notte. Le promettiamo di
stare tranquilli. S, non si
preoccupi, grazie.
Sbuffa, accende un computer.
Che cosa provo guardandola?
Sbarre.
E Thomas? Che cosa ho provato
guardandolo con quel cliente?
Niente.
Forse mi morto qualcosa
dentro.

Thomas viene da me, mi stringe.


Dorothy, ti hanno mai chiesto se
sei bisessuale? No Thomas, se ero
gay, per s.
Sorrido, mi sforzo. Una fatica
incredibile.
Che brutta la parola bisessuale,
omosessuale, preferisco la parola
clorofilla.
Che stupendo Divna! Sei lesbica?
No, clorofilla!
Thomas ride, io no, non riesco.
Clorofille, ho appena messo un
annuncio, devo imitare la voce di
unottantenne. Silenzio! Ecco il
primo.
Buonasera, s, sono Clotilde. S,

certo, ho ottantasei anni. Mi scusi


se ansimo, la mia bombola di
ossigeno terminata. S, chiedo
cento euro. Oppure come ho scritto
nellannuncio, disponibile Emma,
la mia cameriera, che molto bella,
e ha trentadue anni. Come?
Preferisce me? Va bene, mi richiami
dopo per, adesso ho un problema
con la dentiera.
Il telefono continua a squillare,
Divna a rispondere, e Thomas a
ridere nascondendo la testa sotto ai
cuscini.
Uffa si sentiva lo stesso che
ridevate. Ma Divna! Come facevamo

a resistere! Di Emma non frega


niente a nessuno!
Non si sono accorti che sono
rimasta in silenzio. Non si
accorgono del mio nervosismo. Va
bene cos, non voglio capiscano,
fingo. Dico dovrebbe mettere un
annuncio mia zia, che tanto ormai
fa troppa fatica a cucire. Oh s! Dille
per che pagano poco, ma pu
sempre mentire, spacciarsi per
quasi morente, chiss, magari
prende valore.
Sorrido, difficile. Ho bisogno di
uscire. Fisso la porta, non mi alzo,
rimango.
Secondo te, Divna, perch questi

vogliono scopare una vecchia?


Forse
Thomas,
per
sentirsi
bambini. E con noi invece, come si
sentono? Non so, forse uomini.
Parlano tra di loro, io mi
allontano. Raggiungo il salotto,
lentamente. Tre parole intanto
corrono veloci nel mio cervello:
Dorothy, adesso, dimentichi.
Certo, dimentichi. Adesso esci,
domani parti, e poi ciao.
Sei bella, i capelli con il gel, il tuo
abito argento senza camicia, ti si
vede un po il seno, e sulle scale lo
incontri.
Divna ti prende per mano, ti dice

andiamo che facciamo ritardo, per


lui arriva, e vi ferma.
Aspettate,
ricordatevi
che
domani alle quattordici dovete aver
lasciato la suite. Sicuramente
Oberdan, forse non torniamo
nemmeno stanotte.
In lui c un sussulto, negli occhi
ha uno sguardo che vedi, s, gli
dispiace. Dice se cos vi saluto.
Non accenna nulla su ci che
successo, lo fa per me, non vuole
darmi problemi. evidente.
Divna gli fa un inchino, una
smorfia. Arrivederci, stato
bellissimo, adorabile Oberdan.
Ride.

Lui non sa dove guardare, si gira,


sta per andarsene, resta. Dice c un
dolce alla fragola, un incanto,
fermatevi un attimo.
No, grazie, non possiamo,
abbiamo fretta, ci aspettano.
I nostri occhi si cercano. Vorrei
mi abbracciasse. Divna mi tira. Lui
vorrebbe fermarmi. Dice se avete
bisogno, chiamatemi.
Non so cosa rispondergli, vorrei
dirgli dopo ti chiamo. Divna mi
guarda, mi studia, gelosa.
Allora gli dico addio, Oberdan.
Volete farmi arrabbiare? Mettete
gi quella bottiglia. Non avete

capito? Il cliente vi vuole sobri.


Fottiti. Come? Divna chiedimi
scusa. No Lana, non ne ho voglia.
Mi dite chi questa Lana? Forse
pu spiegartelo Thomas. I heard
that you like the bad girls, honey. Is
that true?
Lucrezia ci fissava, le braccia
conserte, un abito lungo, lo sguardo
severo. Era una donna capace di
divorarti con classe, eppure ho
provato per lei tenerezza. Cos
rifugiata nel suo ruolo di regina
perversa, in quel suo volersi
insensibile.
Per un attimo ho pensato che mi
sarebbe piaciuto essere come lei,

senza scrupoli, andarmene, tornare


da Oberdan.
Lucrezia, comeri tu a sedici
anni? Dorothy perch vuoi saperlo?
Curiosit, me lo dici?
Si girata di schiena. Ho pensato
non risponde. Ho immaginato un
sorriso perfido, che non voleva
vedessimo. Per questo ci negava il
volto, mi sbagliavo. Lho capito
quando ha iniziato a parlare, la sua
voce nascondeva il bisogno di
piangere.
Si avvicinata a una finestra,
chiss che cosa cercava, forse
memorie perdute, una vita passata
che non pu pi ritornare, ma

ugualmente ti abita, come un


fantasma che non vuole lasciarti.
Il corpo la casa del tempo,
dentro di lui muoiono gli anni, e
con loro noi stessi. Amavo davvero
una volta, le speranze erano sogni
nei quali credevo, ho lasciato mi
rubassero tutto, non mi sono
difesa. Ora ho un cuore in rovina,
ma sulle sue macerie, ho costruito il
mio impero.
Si seduta. Un calice in mano,
negli occhi nessuna espressione.
Fissava qualcosa, non noi, forse un
panorama notturno, di cui era il
vetro. Trasparenza fredda, tinta di
nero.

Da adolescente ero allinizio di


tutto, ero il contrario della fine, ero
ci che si perde, e non ti rid pi
nessuno.
Se penso ai miei sedici anni, mi
chiedo se sono esistiti davvero, ero
cos
diversa,
completamente
unaltra persona.
Non vero che si cresce, si crepa.
Crescere un assassinio, non
esistono altre parole, ti ritrovi a
camminare sullo scheletro dei tuoi
ricordi, la tua vita diventa un
cimitero, e tu la bara di tutto.
Per questo vi vogliono, e vi
pagano tanto, per nascere ancora
una volta, comprandovi.

Si accesa una sigaretta, fumava


guardandoci, severa, protetta da
unaridit che custodiva come un
tesoro, forse il suo ultimo, e il pi
prezioso, che usava con abilit,
perch fosse salvezza.
Ho immaginato dicesse ora
andatevene, siete ancora in tempo,
proteggetevi. Non lha fatto.
La predatrice di adolescenti, era
davanti a noi, composta e dura,
come per discolparsi da una
debolezza,
che
laveva
resa
finalmente vera.
Nella fastosit di quel suo regno,
ha alzato la testa, fiera.
Ho desiderato svanisse, come

una carta da gioco nella mano di un


prestigiatore, quando ha detto
ragazzi preparatevi, stasera si
lavora.
Un dubbio trafigge i suoi pensieri,
come una freccia. Il suo silenzio,
sanguina.
Nella persona che ami esiste una
trasparenza, ne attraversi con gli
occhi la pelle, arrivi al suo sangue.
Divna soffre, vorrebbe sapere,
mi studia.
Mi chiede se le sto nascondendo
qualcosa. Dimmelo Dorothy. Anche
prima eri strana con quello. Le

rispondo ti prego, non cos,


smettila.
Mi ami ancora? S, Divna, ti amo.
vero, la amo, ma dove siamo?
Siamo sul letto, gi pronte.
Stanno arrivando per masticarci, e
avremo un sapore diverso.
Siamo cos giovani, stiamo
cadendo, ma facciamo finta di
niente.
Divna ha fiocchi rosa tra i capelli,
io una spilla.
Niente alcol, non sigarette, arriva
il cliente che ci vuole profumate
come bimbe innocenti.
Mi raccomando, un uomo
potente, non fatemi fare brutte

figure. Ricordate quello che ho


detto, le voci infantili. Tu, Thomas,
vieni con me, lavori tra due ore con
Dorothy, adesso rilassati. Ecco,
arrivato.
Rumori, voci, e la porta si apre.
Entra un uomo distinto, in giacca
e cravatta, ci squadra, poi dice
vanno bene Lucrezia.
Con lui c una ragazzina, Irma,
magrissima, mutandine bianche,
capelli raccolti in una coda bionda.
Timida, delicata come un soffio,
un viso romantico, un piccolo
ritratto di adolescente gi rotta.
Provo
rabbia
vedendola,
desiderio
di
liberarla
della

disperazione dei grandi. Perch


anche prima che lo dicesse
Lucrezia, questo ho sempre sentito,
in quel mio tempo di adolescenza
comprata. La disperazione di
persone dalla giovinezza perduta. E
ho capito che cosa accade quando si
adulti, arriva la consapevolezza di
non valere pi niente, di essere
solamente i reduci di una sconfitta.
Glielo vedevo negli occhi quando
prendevano ci che avevamo, era
per loro rioccupare la potenza di un
miraggio dissolto, e punirlo,
imbrattarlo, cos come aveva detto
Lucrezia, ora sei pi sporca di me.

Siamo rimaste con quelluomo a


giocare. Non era un gioco, ma lui
gli aveva dato quel nome.
Mi faceva male guardare Irma.
Sembrava una bambina, con un
vecchio addosso.
Mi sono chiesta che cosa stesse
provando. E io? Che cosa provavo?
Non avevo bevuto, ero lucida,
ma la verit non la dici mai a
nessuno, nemmeno a te stesso.
Non riuscivo ad ammettere che
in fondo mi piaceva essere
comprata, desiderata da uomini
sbavanti. Desiderata io, figlia di una
donna che non mi abbracciava

neppure, e che mai mi aveva detto


ti voglio bene.
Quando luomo uscito, Irma ha
sussurrato che schifo quel tipo,
puzza di capperi.
Le ho chiesto quanti anni hai?
Ne ho quattordici. Le ho chiesto
perch fai marchette? Lei mi ha
risposto per soldi, altre tre mie
amiche lo fanno, ci pagano bene,
cos possiamo fare le ricche,
comprarci quello che ci pare.
I vostri genitori non si accorgono
di niente? No, siamo furbe,
abbiamo preso un appartamento in
corso Buenos Aires, nascondiamo
tutto l.

Non ti senti sporca? Adesso non


pi, solo le prime volte, poi basta.
Ce lhai il ragazzo? Sorride.
Diventa timida. Arrossisce. Dice
non ho pi voglia di farlo gratis.
Lho
abbracciata,
le
ho
sussurrato stai attenta, non farti del
male.
Ho iniziato a cullarla, si
irrigidita.
Poi ho sentito le sue lacrime
bagnare il mio collo.
come entrare in un labirinto. Sai
che esiste unuscita, ma riesci a
dimenticarlo.

Sono seduta in salotto. Mi chiama


mia madre. contenta, la
corteggiano tutti. Marcello geloso.
Mi chiede se ho innaffiato le piante
in giardino. Vorrei dirle non
abbiamo mai avuto un giardino.
Rispondo s mamma, ho innaffiato
anche le palme. Grazie Dorothy,
saluta la zia.
Rimango con il telefono in mano.
Mia madre ha gi chiuso, io
continuo a parlare.
Dico mamma, non ti ho mai vista
piangere, mai. A volte piangi? Mi
piacerebbe saperlo. Sai mamma,
forse mi manchi, per se ti penso
vedo ancora quella casetta stretta

tra le tue braccia, e tu che ripeti cos


non vola. stato triste, lo stato
anche prima, con Irma. Sai chi ?
Ha quattordici anni, sembra pi
piccola, molto carina. Un po ti
assomiglia, ha come te un viso
leggero, che se gli soffi negli occhi,
lo fai volare. Esistono i bambini
felici? La magia pu farli apparire?
Sarebbe bello, ciao mamma.
C il vento, le tende si gonfiano.
Lascio cadere a terra il telefono.
Lucrezia arriva. Mi chiede con chi
stavi parlando? vestita di verde,
ha un prato addosso, i suoi occhi
sono scuri come la terra. Vuoi
qualcosa da bere?

Cammina, si siede davanti al


pianoforte. Accanto a lei c un vaso
pieno di rose. Le chiedo fanno
profumo?
Nemmeno
lei
mi
risponde.
Silenzio, un sottofondo appena
accennato di musica classica. Un
colore quasi viola nellaria. Sono le
nove di sera.
Lucrezia si alza, prende una
mela poggiata su un tavolo. La
ammira, dice che perfezione, la
natura non ci assomiglia. Sospira,
sorride, mi chiede che cosa provi
per me? Credo niente, rispondo,
forse paura. Perch? Perch sei un
po come un compito in classe,

oppure
come
quando
ti
interrogano, e non sai niente. Ti
capisco Dorothy, ma credimi, non
sono una professoressa, sono le
parole che non sai, quando ti
interrogano.
Penso alla sua risposta. Non
riesco a comprenderla.
Lei vorrebbe parlare ancora.
Sente i passi di qualcuno, allora
prende un libro, lo apre.
Dorothy, puoi venire? Thomas,
vuole parlarmi.
Lucrezia annuisce. Andate pure,
tra mezzora per lavorate.
Seguo Thomas in una stanza, su
un letto c Divna.

Sta dormendo. Ha la camicia


sbottonata, le gambe nude.
Un fiocco dei codini le copre un
occhio.
Sembra la fine di una festa, un
salone con gli addobbi crollati.
Thomas la guarda, poi dice ci
penso sempre. A che cosa? gli
chiedo. A quello che stiamo
facendo, a cosa centra tutto questo
con lamore.
Gli dico forse lamore non centra
con niente.
Non vero, Dorothy. Penso a
quando mi hai telefonato quella
volta, di notte. A quando siamo
andati tutti insieme in piscina, era

amore. E adesso che cos? Come


sar tra un mese, due, di questa
vita? Che cosa diventeremo? Sai,
questa mattina, vi ho pensato, ma
non cerano pi le mie cherry
blossom girls.
Lo ascolto, so che ha ragione.
Dovrei dire qualcosa, non dico
niente. Penso a un maggiordomo,
magari ha lui la risposta.
Thomas continua a parlare,
triste, arrabbiato.
Pensi sia stato bello pensarvi con
quelluomo?
Quello
con
la
ragazzina? Lamore centra con
tutto, Dorothy, ma non con

lindifferenza. E questo che volete


da me? Indifferenza?
Avevo la schiena poggiata a una
parete. Mi sono lasciata scivolare,
ero una lacrima.
Ho detto non ci capisco pi
niente. Sono dentro un uragano,
che mi fa volare, ho paura, per non
lotto, perch so che sulla terra non
c niente di bello.
Thomas mi accarezza. Le sue
mani sono fredde. Mi chiede
Dorothy, secondo te esiste qualcosa
di pi importante dellamore? S,
Thomas. E che cosa? Il grande
amore. Perch esiste anche lamore
piccolo, e lamore medio? Secondo

me s, e lamore grande pesa tanto,


come un vestito di ferro, per
questo non lo prova quasi nessuno,
perch se non stai attento ti
schiaccia, per se sei disposto a
faticare, ti protegge, e non muori
mai.
Allora Dorothy, io sono pronto a
faticare, cos, quando lotter per
salvare gli elefanti, non mi
uccideranno come hanno ucciso
Chico Mendes. E poi, sono gi
sicuro di provare lamore grande
per te, e tu, Dorothy? O almeno,
dimmi, chi ami di pi, me o Divna?
Non so che cosa rispondere. Chi
amo di pi non l.

Era come se ci fosse anche Eva con


noi, ogni giorno. Ed era lei che
amavo di pi.
Amavo anche Divna e Thomas,
ma in modo diverso.
Loro erano per me fratelli
incestuosi, figli come me di un
errore, dello stesso conato di
vomito.
La purezza buio che ha un lampo
dentro. C penombra. Io e Thomas
la sua luce.
Accanto a noi c un uomo, dice
state zitti, devo chiamare mia
moglie.
Ciao tesoro, ho una riunione,

arrivo tardi, bacia i ragazzi, s, mi


manchi.
Spegne il telefono, inizia a
fissarci. Io e Thomas gi nudi, lui
ancora vestito.
Inizia a parlare, si sente solo,
non lo capisce nessuno. Si alza,
cammina per la stanza, le mani sul
volto.
Sapete quanto guadagno in un
mese? Unenormit, e mi sento
povero, solo, incompreso.
Ci porge il suo telefono.
Guardate queste foto, dice.
Ci sono due ragazzini, seduti
dentro un aereo, e poi ancora due

ragazzini,
dentro
un
aereo.
Finestrini, nuvole, il cielo.
Li vedete quei due? S, li
vediamo. Quei due sono i miei figli.
E sapete chi sono io?
No, chi sei?
Deficienti, sono il vostro pap.
Mi infila la lingua in bocca, una
mano tra le gambe. Hai la fica, dice,
ti starebbe meglio il cazzo.
Mi guarda, ha gli occhi folli.
Prende Thomas, lo tira per le
gambe. Dice tu vestiti. Metti il mio
cappello.
Gli porge un panama bianco,
Thomas lo indossa, lui scoppia a
ridere. Gli dice vieni qui, cretino,

chiedimi scusa. Mi scusi signore.


Signore? Chiamatemi pap.
Chiamatemi pap.
Fa eco quella frase, la montagna
il mio cervello.
Non ho mai avuto un padre,
penso, non ho potuto mai
chiamarlo, dirgli ciao pap, ti
aspetto, vieni a prendermi.
Vieni a prendermi pap, sono
stanca.
Profumo dincenso, vaniglia,
non penso, smetto di farlo.
Chi sono? Ditemelo. Non
fissatemi in quel modo, sorridete, e
ditemi, chi sono? Sei il nostro pap.
Io e Thomas, i nostri occhi,

guardarsi.
Che cosa centra tutto questo con
lamore.
Nella stanza c uno schermo
gigante. Quelluomo prende un dvd
dalla sua borsa, lo accende.
Iniziano immagini di gente che
urla prigioniera in un aereo.
precipitato due anni fa, dice,
non si salvato nessuno. Mi eccita,
lho pagato a peso doro questo
massacro.
Si spoglia, getta gli abiti sul
pavimento. Dice volete vedere
quanti soldi ho nella borsa? Ne ho
cos tanti che mi fa male la spalla.
Ma cosa ne sapete voi, miserabili.

Sento la voce di Divna, in


unaltra stanza, canta sex and the
drugs and the complications. Baby
did you forget to take your meds?
Penso a otto parole: non vero
che si cambia, si crepa. Guardo un
vaso di cristallo, ho voglia di
spaccarlo, e sgozzare quel bastardo.
Cucciolotto, succhiami luccello.
Thomas in ginocchio, lui gli
afferra la testa. Thomas inizia a
tossire, sussurra mi stai soffocando.
Come ti permetti, chiedimi
scusa! Dimmi non lo far pi, pap.
Non lo far pi, pap.
Sei stato un bimbo maleducato,
ti serve una punizione, mettiti a

pecorina, cos impari leducazione.


Voglio proteggere Thomas, lo
vedo, sta male, ha paura.
Dico anche io sono stata cattiva.
Punisci me.
Lo stuzzico, apro le gambe, mi
accarezzo.
E tu, vattene, pap solo mio.
Thomas mi guarda, sorpreso. Mi
chiede perch fai cos?
Gli tiro uno schiaffo.
S, vattene, voglio solo lei, la mia
bambina preferita.
Chiudo gli occhi. Ci sono grida,
sta precipitando un aereo, e io con
lui.

Le mie mani poggiate sul letto.


Dietro di me il respiro di un uomo
sul collo, e il dolore.
Entra nella mia carne il destino,
fa male. Piango. Non so fare altro
che piangere. Sono una nuvola
nera, sono tuoni i miei gemiti,
lampi i sogni che soffoco.
Piove, mi raccogli stanotte?
Fiore sul capolavoro dellerba, lo
stelo incurvato buca la terra.
Gli angeli non sanno volare.
Ti fai una doccia, cancelli lodore di
una violenza che se n andata, ma
rimasta sulla tua pelle, che

continui a pulire, quasi fosse sporca


di sangue.
Lacqua, il tuo corpo, e il bisogno
di non avere la mente, una pietra al
suo posto.
Con te le parole di Thomas. Cosa
centra tutto questo con lamore.
Stai male, vorrei morderti il
cuore, mangiartelo.
Pensi a un maggiordomo. Non ti
ricordi neppure il suo volto.
coperto da uneco. Chiamatemi
pap.
Pap adesso bevo, mi spacco,
fanculo.
Ti asciughi. Ti metti il rossetto.
Sei nuda con quelle labbra di fuoco.

Pensi a qualcuno, a una bimba, si


chiama Eva. La conoscevi quando
eri unaltra persona. Eravate felici,
stavate sedute su una panchina. Lei
ti stringeva la mano. Cerano gli
alberi.
Ciao Eva, mi chiamo Dorothy. Ti
ricordi di me? Io s. Mi sorridevi.
Lo sai, anche quando non ti
penso ci sei, ti ho nel respiro, ma
adesso mi soffoco.
Perch mi hai lasciata? Io ti
aspettavo, eri la cosa pi bella del
mondo. Come li hai adesso i
capelli? Ami qualcuno? Perch non
sei ritornata?
Lo sai, ancora mi manchi. Ho la

tua piuma, la porto al mio collo.


Eva, vola da me, me lo avevi
promesso,
sono
qui,
vieni.
Andiamo al luna park, sulla ruota
panoramica, dove il mondo diventa
lontano, e noi vicine.
Lo sai, non voglio pi amarti.
Non lo voglio pi questo vestito di
ferro, mi schiaccia. E un giorno, lo
giuro, ti cerco, anche se non so dove
abiti, arrivo, e ti dico Eva ti odio.
Eva ti odio. Mi senti? Adesso
bevo, mi spacco, fanculo.
Le due del mattino. In occhiali scuri
nel buio. Davanti a noi il Duomo.

Sembrava un guerriero di pietra


armato di lance.
Voglio diventare come lui, ho
pensato, imponente, invulnerabile,
eterna.
Thomas beveva acqua e cristalli.
rimasta la vodka? Chiedilo a
Divna, la vedi? Non molto,
sfocata.
Divna parlava con un albanese.
Labito argento strappato.
Avevamo lasciato Lucrezia. Nello
zaino i suoi soldi.
Ehi Dorothy, sto di merda. S, ok,
adesso lho capito perch mi hai
dato lo schiaffo, ma non cambia
niente, mi sono sentito morire. Hai

presente? Come quando vivi, ma


non ci sei pi.
La luna ci illumina, le nostre
labbra si uniscono.
Mi spieghi cosa devo fare? Come
faccio per stare meglio?
Vorrei dirgli Thomas non so
spiegartelo, non so spiegare niente,
nemmeno le ali di un sogno.
Potrei essere dolce con lui,
rincuorarlo, una carezza, e invece
no, vaffanculo, mi incazzo. Lo tratto
di merda.
Thomas passami la bottiglia, e
stai zitto. Ci siamo capiti? Ok?
Muto. Sai chi sono io? Quanti cazzo
di soldi ho nel cervello? Tanti, mi

pesa la fronte. E sai cosa faccio? Mi


compro il Duomo, e decido chi
entra, forse solo il papa, se ho
voglia, e vestito da orso. E poi sai
cosa faccio? Domani vado dal papa,
al Vaticano, e lo pago per sedermi
sul davanzale di quella finestra,
quella dove si affaccia per parlare ai
fedeli. Ok? Hai capito? Fanculo
Thomas, mi hai rotto il cazzo.
Thomas pietrificato. Divna ci
chiama. Lalbanese ancora con lei.
Dice andiamo da lui, non ho
voglia di tornare allhotel, di
incontrare quel maggiordomo. Hai
visto Dorothy come mi guarda? Mi
vorrebbe saltare addosso. Che palle

a volte essere bella. Vorrei


assomigliarti.
La sua voce cattiva. Ripete
vorrei assomigliarti. Io invece
vorrei sputarle in faccia.
Allora Dorothy, non dirmi che ti
dispiace. Tu per caso vuoi ritornare
in hotel? Basta dirlo, non farti
problemi.
Lei Divna. Penso lei Divna,
sorridile, e dille no, anzi, meglio,
perfetto, dai andiamo.
No Divna, anzi, meglio,
perfetto, dai andiamo.
Lampeggia il cielo nel mio cervello.
Sbocciano tigri nella mia bocca.

Nelle cuffie la voce di Alice Glass.


Cause were young, fell in from the
stars. Per se chiudi le mani, poi
voli.
Tu sei il cuore di un fiore, le tue
ali i suoi petali. E il vento una
frase: no, anzi, meglio, perfetto,
dai andiamo.
Siamo a casa dellalbanese,
sporca, piena di scatole. Una
ragazza in bikini dorme su un telo
di plastica. Nella bocca ho il veleno,
ne vuoi ancora? Tieni, gi pronto.
Aspira. Per se chiudi le mani, poi
voli.
Sai che cosa faccio? Adesso
dipingo un eccetera, e lo faccio

suonare. Sono unartista potente, s,


lo so, parlo da sola. Follow me into
nowhere.
Chi c laggi? Ah s, uno si
chiama Thomas, ubriaco. E laltra
avvinghiata a un albanese, chi ?
Lei si chiama Divna, fuma cocaina
da una bottiglia. E invece quella che
sta impazzendo, chi ? Ah! Lei sono
io. Ciao, siamo noi. Cause were
young, fell in from the stars.
buonissimo, ne voglio ancora.
Sei un grande, sai adesso come ti
chiamo? Ninja. Anche tu assomigli
un casino al cantante dei Die
Antwoord,
per
preferirei
assomigliassi a Yo-Landi. Hai

presente nel video Enter the Ninja,


quando lei si spoglia sul letto? Dio
cristo, vorrei essere uno di quei topi
che le salgono addosso.
Divna parla con lalbanese, ogni
tanto mi guarda. contenta,
finalmente ho tolto le cuffie, cos
posso ascoltarla.
Thomas disteso sopra un
divano. Dice se spacco un ombrello,
si allarga la pioggia.
Mi rimetto le cuffie. Un altro tiro,
che botta, mi spacca.
Come si fa a diventare felice?
Sono di gomma. Forse se bevo
divento di carne. Ho il riflesso in un
fiume.

Thomas vomita a terra. Ormai


stare con noi lo fa vomitare.
Penso alle parole di Divna. Prima
non eravamo nessuno, e adesso
siamo il nostro amore.
Che stronzata.
Prima eravamo il nostro amore, e
adesso non siamo nessuno. Cause
were young, fell in from the stars.
Hai presente quando si spoglia?
Dio cristo, vorrei essere uno di quei
topi che le salgono addosso.
Dorothy, ti dispiace? No, anzi,
meglio, dai andiamo. Sai, questa
mattina, vi ho pensato, ma non
cerano pi le mie cherry blossom
girls. Che palle a volte essere bella,

vorrei assomigliarti. Chi sono io?


Deficienti, sono il vostro pap,
miserabili. C un dolce alla fragola,
un incanto, fermatevi un attimo.
S, mi fermo. Mi fermo. Mi
fermo.
Mi fermo, nemmeno respiro. S,
gli piaccio, arrossisco. Lo sfioro
appena. Una mano, le dita, mentre
gli passo vicino. Sembra un
romanzo. Sei pazza, assomiglia a
tua madre.
Ciao Oberdan, scusami se ti ho
svegliato.
Mi sono chiusa dentro una
stanza. Sono seduta sul sedile di

unauto, accanto a me il suo


volante, e pezzi di scooter.
Oberdan, s, sono Dorothy.
Fatico a sentirlo. Hanno alzato
troppo il volume di Enter the Ninja.
I, I, I, I am your butterfly, I need
your protection, be my samurai.
Oberdan, puoi parlare pi forte?
S, lo so, c un po di casino.
La porta allimprovviso si apre.
Divna che entra. Ho paura. Mi
strappa il telefono.
Con chi parli? Chi sei? Ah!
Oberdan!
Dorothy,
sei
una
bastarda.
Mi graffia la faccia. Puttana,
lasciami stare! Fottiti Dorothy.

Mi prende per i capelli. Li


stringe. Colpisco il suo viso. Le
sanguina un labbro. Mi morde. Che
cosa centra tutto questo con
lamore.
I, I, I, I am your butterfly, I need
your protection, be my samurai. I, I,
I, I am your butterfly, I need your
protection, need your protection.
Arriva lalbanese, cerca di
dividerci.
Divna gli urla togliti dalle palle.
Poi invece si ferma. Gli dice anzi no,
vieni qui, Ninja. Abbassati i
pantaloni, per te gratis.
Sono distesa sul pavimento. Ho
il viso riflesso in un fiume, e

Thomas arriva.
Barcolla. Che pena mi fa. un
bambino. Sembra un bambino che
si svegliato. Ha fatto un incubo.
Cerca la mamma.
Noi siamo l, io stesa a terra.
Divna con un cazzo in bocca. Che
cosa centra tutto questo con
lamore.
Mi alzo, lo urlo.
Che cosa centra tutto questo con
lamore!
Divna in ginocchio. Le mani
sopra le orecchie. Dice ti prego, stai
zitta.
Thomas ci guarda.
Sussurra io voglio salvare gli

elefanti.
Poi sviene.
Prima eravamo amore.
Adesso siamo nessuno.
Lalbanese vuole che ce ne andiamo.
Andatevene.
Thomas,
parlami!
Svegliati,
Thomas! Sono io, sono Dorothy!
Piango. Acqua sul volto. Gli
alziamo le gambe. Sono stordita,
disperata, stravolta, non riesco a
capire. Forse un film. Lo stiamo
guardando. Adesso arriva King
Kong. Ci prende, ci salva, saliamo,
c il cielo, e raggiungiamo la luna.

No, non vero, qui pieno di


scatole, sporco, una ragazza in
bikini dorme su un telo di plastica.
Labanese mi prende lo zaino, ha
in mano un coltello. Dice via, fuori,
questo lo tengo.
Divna prova a riprenderlo, lui le
punta la lama alla gola. Dice
vattene troia, o ti sgozzo.
Trascina Thomas, apre la porta.
Un pianerottolo. Lascensore si
apre. Lalbanese ci spinge. Siamo
dentro. Scendiamo.
A che piano labisso? Premi
quel
bottone
arancione,
e
arriviamo.

cos freddo. Lo senti? quasi


estate, ma tremo. Ci vedi? Thomas
sta male, e non abbiamo pi soldi.
Erano tutti dentro lo zaino. Ci
divideva un coltello.
Sei stata tu a dirglielo. A chi?
Allalbanese. Ero fuori Dorothy, non
mi ricordo nemmeno.
Divna impreca, piange, prende a
calci il portone. Urla rivoglio i
nostri soldi! I nostri soldi! Io quello
lo ammazzo! Tutti i nostri soldi!
Tutta la fatica che abbiamo fatto!
Dio cristo! Adesso vado da quella
merda, e gli spacco la faccia!
La fermo. Fatico. una bufera.
Crolliamo. Riesco a calmarla. Le

dico rischioso, smettila Divna. La


stringo.
Ci vedi? Siamo tutti tre buttati su
un marciapiede. Il cielo lontano.
Ci serve un taxi. Thomas non
pu camminare. La metro chiusa.
Dove cazzo la fermata del tram.
Dobbiamo tornare allhotel. Chi
possiamo chiamare.
Non ho mai avuto un padre,
penso, non ho potuto mai
chiamarlo, dirgli ciao pap, vieni a
prendermi.
In quel momento capisco, arriva
un volto, quello di Oberdan.
Forse per le mani, le spalle, la
sua figura, forte, anche tenera, la

compostezza. Forse perch sembra


un uomo che non vuole scoparmi,
che pu proteggermi, che se mi
abbraccia, non cado. Forse per tutto
questo, in lui vedo un padre.
Vieni a prendermi pap, sono
stanca.
Thomas vomita. La testa piegata.
Divna singhiozza. Mi accorgo che
ha perso una scarpa.
Dico lo chiamo. Chi? Il
maggiordomo. No, non chiamarlo.
Divna lo chiamo, tu rimani qui, se
preferisci.
Dai finestrini vedo la luna, sembra
parlarmi, dirmi sono felice per te,

Dorothy. Sei al sicuro, adesso.


Oberdan guida, io accanto, con
me unemozione, e una speranza.
Non parla nessuno. dolce
quello che sento, come quando ti
addormenti, e sei una bambina, che
sogna.
cos bello, poter essere piccola.
Lo so, anzi, no, non so niente, ma
va bene cos, almeno un attimo
illudermi, dimenticando la vita.
Ho sedici anni, sono strafatta, e
mi immagino finalmente protetta.
Potrei ridere, dirmi Dorothy
come sei messa, sei da rinchiudere,
e invece no, sono salva, mio padre

guida, non devo pi avere paura di


niente.
Divna
singhiozza,
Thomas
dorme, odore di vomito, accanto a
me c un uomo che nemmeno
conosco, ma chi se ne frega, io
sogno, come una bambina che
stringe un orsetto.
Galleria Vittorio Emanuele. Le sue
luci, quelloasi.
Oberdan ha Thomas in braccio.
Divna scalza, le sanguina un
labbro. Io ho perso i bottoni della
mia giacca. Il mio seno quasi
scoperto, ci appoggio sopra le mani.
Penso a quando siamo arrivati

vestiti dargento, qui, in galleria,


due giorni prima. A Divna che
accennava passi di danza, ai sorrisi.
Eravamo felici.
Dimentico.
Entriamo nellhotel, saliamo. La
suite, Thomas lasciato sul letto.
Divna entra in bagno.
Rimaniamo soli, io e Oberdan,
vicino alla porta.
Vorrei le sue braccia, vorrei
raccontargli quello che provo, per
lui. Lo sai, in te vedo un padre.
Tremo, perch in me una
speranza vacilla, forse per colpa
della luce, dellalcol che passa, della
droga che scende. O forse per altro,

per il suo sguardo, eccitato, su di


me, sul mio seno.
C imbarazzo, silenzio, i suoi
occhi, illudermi ancora, dirmi forse
mi sbaglio. Ma poi le sue mani, e
una carezza che riconosco. Lho gi
incontrata, tante volte, da Lucrezia.
Dovrei andarmene, resisto, ma
poi limpeto di un abbraccio che
un crollo, dentro di me, un
risveglio.
Ragazzina quanto ti voglio.
La sua voce, la bocca, una lingua.
Le
mie
mani,
le
braccia,
respingerlo, ti prego lasciami,
basta.
Ricordo il suo volto scomparire

dietro una porta, e con lui la


dolcezza di una speranza, che
nemmeno mi saluta, nemmeno mi
guarda, nemmeno un bacio.
Thomas e Divna dormivano, io no,
non potevo, dovevo prima ritrovare
il mio corpo. Lavevo perso, e avevo
perso anche la piuma, come i
bottoni, e come quellillusione, di
sentirmi finalmente protetta.
Accorgermene stato un grande
dolore. Volevo disperarmi, ma non
potevo permettermelo. Non potevo
permettermi, di soffrire, ancora.
Cos mi sono detta Dorothy, c la

piuma di Eva, per non riesci a


vederla, devi aspettare domani.
S, sar pi forte, domani.
Ho guardato davanti a me,
cercando la fine di un giorno, per
arrivare a domani. Ho trovato solo
una finestra, era buia.
Ho immaginato di aprirla, e
ritrovarmi ai giardini Montanelli,
seduta davanti al lago.
Ho immaginato di tuffarmi,
leggera, e di svanire, tra il bianco
dei cigni.
Ricordo che ci siamo svegliati. Che
abbiamo lasciato la stanza. Che

Divna era scalza. Thomas stordito.


E che nessuno parlava.
Ricordo la receptionist. Avete
mille euro di extra.
Ricordo lumiliazione. Ci hanno
rapinato, ve li portiamo domani.
Ricordo
Oberdan.
Non
preoccuparti, Sara, garantisco io per
loro.
Ricordo che siamo usciti, che
Oberdan mi ha raggiunta.
Ricordo la mia paura, lui che
lascia due banconote nelle mie
mani, e dice rimanga tra noi quello
che accaduto stanotte.
Ricordo un dolore leggero, che
ho lasciato cadere.

Ricordo la galleria, la gente


guardarci.
Sembravamo la fine di una festa.
Quando crollano gli addobbi, e la
felicit diventa un fantasma.
Siamo in tram, Divna vuole andare
in stazione. L c un suo amico
albanese che vende. Pu aiutarci,
dice, forse conosce il tipo che ci ha
derubato.
Ogni tanto sussurra tutti i nostri
soldi, tutta la fatica che abbiamo
fatto.
disperata, e anche arrabbiata,
con me. arrabbiata con tutto.

Nemmeno mi guarda, non guarda,


si fissa i piedi, lo smalto scheggiato.
Le dico Divna, mi sento sola. Mi
sembra di aver perso tutto, anche
voi.
Lei scuote la testa, le mani le
tremano, mi fissa negli occhi.
Dorothy, dimmi la verit, hai
scopato con lui? Perch ti ha dato
quei soldi? Non sono cieca, vi ho
visto.
Thomas ci ascolta, triste,
confuso, nel suo sguardo una
lacrima, chiede che cosa sta
succedendo?
Thomas, adesso Dorothy prova a
spiegarcelo.

Rimango in silenzio. Non ho


nessuna parola, forse menzogne.
Che cosa dovrei dire? Che ho
fantasticato idiozie? Lo sapete?
Cercavo solo un padre. Ho nausea,
tristezza. Sto precipitando, e
nessuno mi ferma.
Mi
giro,
ho
bisogno
di
aggrapparmi a qualcosa, vedo il
grattacielo Pirelli. altissimo,
penso.
Allora? Rispondi o no?
Non ne posso pi. Mi faccio
coraggio.
Non ci sono andata con quello!
Credimi!
Dorothy, io non mi fido di

nessuno. Solo di me stessa. Fallo


anche tu, un consiglio, e adesso
dammi il tuo telefono, che cancello
il suo numero.
Thomas sospira. Sussurra che
brutto, stiamo diventando nemici.
Mi viene voglia di ritornare davanti
al computer, e di parlare con gente
che non conosco.
Thomas, non fare la vittima, ho
le mie ragioni, tu non le sai, non
puoi capirmi.
E tu invece, mi capisci? Ti ho
visto con quellalbanese. Credi io
sia di gomma? Eh? Dimmelo.
Silenzio. Il tram si ferma. La
stazione davanti.

Ho bisogno di pace, di sentirmi


leggera, di liberare le ali di un
sogno, di farlo volare.
E se entriamo nel Pirellone?
Prendiamo lascensore, e saliamo
fino al Belvedere. Facciamo finta sia
la Tour Eiffel, e per la prima volta
guardiamo il mondo dallalto.
Parlo
velocemente,
con
emozione. Penso alle mie braccia,
nel vento.
Thomas mi tocca i capelli, la sua
tenerezza, un respiro.
Dice Dorothy, a me piacerebbe,
cos almeno immagino che siamo
sulla luna. Perch stare qui non mi

piace, un amore cos piccolo, che


se non sto attento lo schiaccio.
Divna sembra compatirci, sbuffa,
si alza, dice io vado, ciao, stato
bello, salutatemi gli alieni.
La sua schiena, i capelli, un
addio che mi strazia, uno strappo,
mi taglia.
Sta per andarsene, sto per
rincorrerla, ma lei, allimprovviso si
ferma, si volta, ci guarda, sorride.
Alza una mano, come per salutarci,
e poi dice s, ok, andiamo, ma molto
pi lontano della notte, e molto pi
in alto del giorno, nello splendore
del nostro primo amore.

Siamo entrati nel grattacielo,


cantando you could be from Venus,
I could be from Mars, we would be
together. Lovers forever.
Siamo entrati nel grattacielo, per
sfiorare le nuvole, di un mondo
lontano.
Siamo entrati nel grattacielo, e io
gi sognavo sorrisi, una musica
lieve, tra il brillare dei sogni.
Siamo entrati nel grattacielo.
Davanti a noi un metal detector. Il
nostro cuore era di ferro. Non ci
avrebbe lasciato passare.
Divna senza scarpe. Io con la
giacca cucita davanti. Thomas

spettinato, labito sporco, e un


uomo in divisa si avvicinato.
Ci ha chiesto chi cercavamo. Gli
ho detto vorremmo andare in
altissimo, al Belvedere. Lui ci ha
risposto serve la prenotazione,
lavete?
No, non labbiamo.
Mi dispiace, dovete uscire.
Solo pochi minuti, e poi quella
fine, che piega, che un colpo.
Gli dico la prego, ci faccia salire,
la supplico.
Divna e Thomas sono gi usciti,
io imploro quelluomo.
No, davvero, non posso.
Allora gli porgo le due

banconote di Oberdan. Gli dico ho


solo queste, la prego, ci faccia
salire.
Lui tossisce, mi indica luscita,
sussurra che schifo.
Stordita tra i raggi del sole.
Raggiungo Thomas e Divna. Noi, a
occhi chiusi, allontanando la luce.
Non arrendiamoci, lottiamo.
Siamo supereroi, giusto? Sapete che
cosa facciamo? Prendiamo la
rincorsa, sorpassiamo il metal
detector, raggiungiamo lascensore,
e non ci ferma pi nessuno.
Abbiamo le ali nei muscoli. Siamo

spaziali. No? Adesso escogito un


piano.
Thomas si allontanato. Divna
mi ha stretta.
Dorothy scusami, sono stata una
stronza, non mi riconosco. Un po
come Lucrezia, quando si pensa a
sedici anni. E poi, forse, ho capito
che
cosa
cercavi
in
quel
maggiordomo, ma non dirmi
niente, perch fa male lo stesso.
Le braccia di Divna, il suo
respiro, la voce che trema.
Ti ricordi quando abbiamo fatto
lamore la prima volta? Dopo la
piscina, noi tre insieme? S, Divna.
E te li ricordi quei giorni nella mia

stanza? S, eravamo un lampo, che


non finisce, e illumina tutto.
Eravamo stelle Dorothy, stelle che
adesso non ci sono pi. E sai cosa
penso? Penso che se quei giorni
ritorneranno, vorrei non farli finire,
mai pi. E come, Divna? Volando,
Dorothy, volando davvero.
Sapevo che cosa mi stava
dicendo, parlava di morte. Ripeteva
andiamo in alto, ci teniamo per
mano, e poi voliamo.
Lei parlava di un volo, ma gli
angeli non sanno volare.
Una sera di maggio, noi tre ai
giardini Montanelli, a guardare i

cigni nel lago, e non cera nessuno.


In quella magia che profumava
di foglie, ci siamo promessi di non
lasciarci mai, qualsiasi cosa accadr,
restiamo insieme.
Lucrezia, ci ospiti? Certo, potete
rimanere quanto vi pare, non ci
sono problemi. Per buttate quegli
abiti,
sembrate
tre
zingari.
Riposatevi,
ho
gi
tre
appuntamenti.
Divna che cosa facciamo? Non ci
capisco pi niente, sto male. E se
non li portiamo quei soldi allhotel?
Tanto la tua carta didentit falsa,
ce ne freghiamo, facciamo una

doccia, e andiamo via. E poi? No,


meglio
aspettare.
Lavoriamo
qualche
altro
giorno,
non
fermiamoci adesso. E poi? Poi
partiamo,
andiamo
a
Parigi.
Vinceremo, vedrai, te lo prometto.
Chi siamo? Ragazzini dentro una
casetta che vola, ma chiss, se
quando cadr, sar il male a morire,
la strega cattiva.
In
fondo,
non
sappiamo
nemmeno il perch di quello che
stiamo facendo, c luragano
dovunque, non riusciamo a vedere
pi niente.
Ma cosa vinciamo se ci

fermiamo? Un ritorno ai giorni di


prima? Erano belli? Era bella Divna
mentre chiudeva una porta?
Thomas che si tagliava le braccia?
Era bella la tua famiglia? Hai sedici
anni, tutti tagliati.
E allora meglio restare l, e
prendere la rincorsa di nuovo, verso
che cosa non lo sai, ma spiegando
le ali.
Nel pomeriggio sono arrivati
diversi clienti.
Avevo preso cristalli, galleggiavo
nel caldo.
Gemiti, le parole dei maschi, il
loro odore di fame, organi genitali,

carezze, parole eccitate, le mani che


prendono, lingue, bocche che
mordono.
Come siete giovani, quanta
freschezza.
Scopare, sodomizzare con un
cazzo di plastica, sentirsi dire me lo
dai il lato b, ti pago anche il doppio.
Essere carne di marmo, pensare
a un istante che luccica, a Parigi che
attende, alle fragole che cadono da
una luna di zucchero, ai baci puliti.
Vinceremo, vedrai, te lo prometto.
Fumare cocaina nei momenti di
pausa, bere alcol che annulla, bere
ancora e svanire.
E intanto lorizzonte un

lampadario in cristallo, una tenda


barocca, il dipinto di un principe,
langolo del soffitto che sembra
crollare. E unaltalena ti spinge tra
il cielo e labisso.
E poi? Che cosa facciamo? Poi ci
prendiamo per mano, e voliamo,
davvero.
Riposarsi con Divna e Thomas
davanti alla scultura di unaquila.
Thomas che dice diventer Chico
Mendes. Io invece unartista
potente che aiuta i bambini. Io
invece insegner danza nei campi
nomadi, nella favela. E poi? Poi
arriva King Kong che ci prende, ci

porta in altissimo, e di notte


raggiungiamo la luna.
Passarsi una sigaretta mentre il
suono di una sirena ci invade le
orecchie, e Thomas sussurra
sembra il canto di Satana.
Crollare alle nove di sera.
Svegliarsi. Thomas che dice ho fatto
incubi brutti. Divna che dice anche
io, orrendi. Lucrezia che arriva e
dice alle sedici avete un cliente,
quello con il panama bianco. Ne
vuole tre questa volta, lo fate
insieme.
Secondo voi, gli uomini sono
tutti cos? Cio Thomas? Cio che

pagano i ragazzini. Non so,


potremmo fare un sondaggio.
E secondo voi, sono sbagliati
loro, o siamo sbagliati noi? Secondo
me noi non siamo sbagliati, per
stiamo sbagliando, perch non si
raggiungono i sogni, camminando
sugli incubi. Lo so, ora direte che
sono lagnoso, ma forse arrivato il
momento che impariamo davvero a
nuotare.
Che dici Divna? Secondo me
Thomas ha ragione, e poi sto
pensando a quello che hai detto, a
quella storia del volo, e penso che
adesso non abbiamo bisogno del
cielo, ma dellacqua.

Oddio come siete noiosi! No


grazie, lacqua no, non mi interessa!
Per me un po di t con tre grammi
di vodka, grazie. Thomas accendi lo
stereo, la musica un asteroide.
Che cosa metto? Lana Del Rey, ce
lhai? S, ma solo due brani. Video
Games? S, c. Perfetto, cos la
cantiamo, e facciamo arrabbiare
Lucrezia.
Hai presente quando Lana nel
video abbassa lo sguardo? Un po
sembra ubriaca. Oddio il tuo
telefono! Spegnilo!
Ho addosso un accappatoio di
Lucrezia, lo infilo in tasca. Inizio a
ballare.

I heard that you like the bad


girls, honey. Is that true?
Dorothy lo spegni? Stono
altrimenti!
Lo prendo in mano, mia zia.
Non voglio parlarle, invece non so
il perch, ma rispondo.
Dove sei Dorothy. Una signora
vuole incontrarti, ha detto che
molto importante, mi ha lasciato il
suo numero. Dorothy quando
ritorni? Torno presto zia, forse tra
un anno.
Non sapevo neppure che cosa le
stavo dicendo, avevo il cervello
schiacciato.
Ho scritto un numero di telefono

sopra il mio braccio, era quasi


illeggibile.
Mi sono chiesta chi era. Forse
quella della reception. Che cosa
faccio? La chiamo? S, chiamala,
magari ci ha ripensato, e non
dobbiamo pagare pi niente.
Thomas riesci a capire che
numeri ho scritto? S, te li detto al
contrario? No, in orizzontale, da
destra a sinistra.
Buonasera sono Dorothy. Ho detto
buonasera, sono Dorothy. Ricordo
di aver detto buonasera, sono
Dorothy.
Qualcuno parlava, ascoltavo

parole, le capivo. Entrava in me


quella voce, come un tuono, e io
ripetevo, muta, buonasera, sono
Dorothy. Cancellavo le parole che
ascoltavo, le bloccavo. Il mio
buonasera sono Dorothy era un
muro, un mitra, un carrarmato, un
recinto di filo spinato, dove ogni
lettera di quelle parole rimaneva
imprigionata, sanguinante, davanti
a me, impassibile, sorda, che
ripetevo buonasera, sono Dorothy.
Ho spento il telefono. Non cera
pi nulla. Non riuscivo neppure a
ricordare la vita, la mia. Chiss
dovera. Di che colore erano i miei
occhi, qual era il mio nome, chi ero.

Risucchiata,
divelta,
boati,
rovine. Il sangue strappato, il cuore
mangiato. Sei vuota, rubata. Respiri
male, gelida, rigida, hai gli occhi
che non riescono a chiudersi,
paralizzati.
Fissi
qualcosa,
unombra sfocata, il frammento di
qualche riflesso che fugge, un
forellino che si dilata, lintero
universo che passa, davanti a te,
fracassata, impietrita, sola.
Poi ritorni, ti bussa qualcuno al
cervello, sei viva. Allora lanestesia
ti abbandona, al suo posto entra in
te un urlo che scoppia, ti dilania, ti
apre. Ti pieghi, vorresti spezzarti,

mentre ti trafigge come una lancia


lo strazio di un nome: Eva.
Ho iniziato a correre, Lucrezia mi
diceva che cosa fai, sei impazzita,
fermati, rischi di distruggermi tutta
la casa.
Non la sentivo, correvo.
Correvo come quando il mattino
volevo essere a scuola prima di lei,
sedermi sulla nostra panchina, e
vederla
arrivare.
Eva,
mia
apparizione.
Noi su quella panchina lasciata
dal sole, che guardavamo davanti,
mentre le nostre spalle si univano,

mute,
finalmente
vicine.
E
dappertutto ti amo.
Due bambine si possono amare
cos, e poi morire.
Eva era morta. Sentivo la voce di
sua madre dirmi che Eva era morta.
Era morto quel mio amore a cui
portavo ogni mattina un regalo,
piccolo, a volte una foglia raccolta,
oppure un fiore, un biscotto, un
disegno, un frutto, un fiocco,
briciole del mio amore per lei,
enorme.
Era morta, era morta lei che un
mattino mi aveva detto Dorothy tra
poco finisce la scuola, devo partire.

E io che volevo piangere, stringerla


forte, dirle ti prego, rimani qui. Ma
che poi ho pensato che dovevo
avere coraggio, non farla soffrire, e
cos le ho risposto anche se te ne
vai, tu sei sempre con me, e io
sempre con te.
Hai mai sofferto cos tanto da
piegare il tuo cuore? Io s, lho visto
in ginocchio, chiedermi aiuto.
Correvo, mi sono fermata. Ho detto
Lucrezia arriva la madre di Eva,
voglio essere bella.
Lei non capiva, mi rimproverava,
diceva sei strafatta, riprenditi.
Ho iniziato a urlarle che volevo

un suo abito, il pi costoso di tutti.


Lucrezia si poggiata le mani alle
orecchie, ha detto va bene, per
tranquillizzati.
Desideravo la madre di Eva mi
vedesse splendida, volevo essere
splendida davanti alla morte di Eva,
volevo Eva mi vedesse splendida,
davanti alla sua morte.
Ricordo che non cera pi il tempo,
non esistevano ore, minuti, secondi.
Non esistevo neppure pi io. Era
rimasta davanti a me unaltalena,
ferma sopra labisso.
Ricordo un campanello suonare.
Ricordo che entrata una donna,

che Thomas le ha aperto la porta, e


lha accompagnata da me.
Ero seduta davanti al pianoforte,
fingevo di suonarlo, tra le dita una
sigaretta, e chiss che cosha visto,
lei, guardandomi. Guardandomi tra
dipinti e velluti, guardando tra
quella ricchezza una ragazzina che
sembrava un maschio vestito da
donna
sontuosa,
il
viso
imbellettato, troppo rossetto, le
guance colorate di rosa.
Capisco solo ora chi ero, ero lo
scrittore del film Morte a Venezia,
quello scrittore alla fine, che si era
pitturato il volto, davanti alla
morte.

Pensavano si fosse suicidata. Non


era cos. Era stata uccisa, Eva.
Laveva uccisa suo zio.
Lhanno scoperto poi, leggendo
un diario. Un diario dove
raccontava i suoi giorni a una
bambina che lei amava tanto, che
non vedeva lora di rivedere, e che si
chiamava Dorothy.
Lo strazio di sua madre davanti a
me. Una donna disegnata dal
dolore, con il volto di unannegata
nel pianto. Lei mi parlava, e io
cercavo Eva nelle sue mani,
guardavo dei fogli che stringeva.

Volevo strapparglieli, e mangiarli


tutti.
Ha detto ora vado, del suo diario
posso
lasciarti
solo
queste
fotocopie, mi dispiace, ma il diario
indispensabile per il processo.
Questa scatola per solo tua, e so
ne avrai cura. Addio Dorothy.
Una piccola scatola. Sopra la sua
calligrafia: I regali di Dorothy.
Dentro cerano scheletri di foglie,
di fiori, di frutti, biscotti, di disegni,
di fiocchi. Cera lo scheletro, del
mio amore, per Eva.
Quando sua madre uscita, ho
iniziato a gridare cos forte, che

ancora adesso non ho voce. E solo


scrivendo parlo con lei, che qui, lo
so, tra queste righe, sognando un
bacio.
Ho quei fogli in mano. Non riesco
nemmeno a leggerli. Non so pi
leggere.
S, ci riesco, ecco, qui c scritto
qualcosa. C scritto Dorothy, ti
amo. E l? L che cosa c scritto? C
scritto Dorothy, sogno un tuo bacio.
Lascio cadere quei fogli, sono
sparsi sul pavimento. Cado con
loro. Li guardo. Rileggo lo stesso.
Dorothy, sogno un tuo bacio.
Lo accartoccio. Ne prendo un

altro.
E qui? Che cosa c scritto? C
scritto che i suoi genitori sono
partiti. Non sola, al loro posto ci
sono gli zii.
C scritto altro, inchiostro
macchiato di lacrime.
Che cosa c scritto? Lha
violentata. S, c scritto cos. No,
non vero, rileggi, ti sbagli.
Rileggo, va bene. Che cosa c
scritto? C scritto che vuole
raccontare tutto a suo padre, che lo
ha detto a suo zio, e che lui vuole
ucciderla, vuole buttarla gi dalla
finestra, ha paura. E adesso? Leggi
l. Che cosa c scritto? C scritto

non voglio morire, voglio rivederti,


Dorothy.
Avevano parlato tutti i giornali
francesi della ragazzina di undici
anni che si era lanciata dal quarto
piano.
I suoi genitori non avevano
sospettato fosse stata uccisa, perch
era diventata cos triste dopo aver
lasciato Milano.
Avevano cercato nella sua stanza
tracce che raccontassero il perch di
quella sua grande tristezza, ma non
avevano trovato nulla.
Per anni quellappartamento era
rimasto chiuso, poi messo in

vendita, comprato dopo qualche


mese.
stato allora che il padre di Eva
ha scoperto un nascondiglio creato
nella testiera di legno del suo letto.
Ha sentito un rumore strano
mentre gli operai lo portavano via,
li ha fermati, e controllandolo si
accorto di unapertura, e della verit
su Eva.
Non era un grattacielo, non la Tour
Eiffel, era la finestra della sua
stanza, dalla quale ho immaginato i
suoi occhi tante notti guardare il
cielo, pensando a me.
Lavevo amata, attesa, sognata,

fino a odiarla, credendo mi avesse


abbandonata, dimenticata. Non
sapevo. Io, non sapevo.
Avevo odiato Eva, mentre lei
lottava per ritornare da me, avevo
odiato il pi grande amore della
mia vita, mentre moriva.
Eva, avevi un letto pieno di cassetti
e diari, la carne tenera sui piatti del
mondo. Si nascondevano tra le
tende visioni di abbracci, e il sapore
massacrato di un sogno. Hai scritto
parole ogni giorno, e in tutte
chiamavi il mio nome. Ma dovevo
ancora venire, ancora nascere
intera, per salvarti dai mostri.

Ho appeso i tuoi occhi alle pareti


del mio alfabeto, siedi con me,
ancora. Per questo avrai memoria
altrove, ma rincuorati.
Ci saranno altri universi, altri
alberi sconfinati, e fiori irripetibili,
per te.
Non piango sulla tua terra,
rimango ferma a guardarne il
vento, e immagino il tuo volo
segreto, spiegato tra radici e tuberi
viola.
Mia dolce Eva, nasceranno
mondi nuovi, dal cielo buono, e tu
ne sarai regina limpida, e sacra.
Eri colma di un sogno solo, che ti
vedeva libera dal tuo destino.

Rincuorati. Ora niente potr pi


farti morire.
Ho telefonato a mia madre. Avevo
bisogno di lei, di una madre. Mi
tremava la voce.
Volevo
dirle
mamma
mi
prostituisco, e anche se sembro un
maschio, mi pagano bene. Volevo
dirle mamma, ho bisogno di
parlarti, ho tante cose da dirti, tu di
me non sai niente, e non sai che
oggi vorrei morire.
Volevo, come sempre, da sempre,
volevo dirle, e non potevo.
Le ho detto mamma, appena
ritorni, giochiamo come quando ero

piccola, e la nostra vita sembrava


una fiaba. Giochiamo ancora, per
cambiamo la storia di Dorothy, e
non ci sar pi un uragano, e la
casetta non vola.
Io le parlavo, lei invece no, non
parlava, per la sentivo, piangeva.
Tadzio, ho ascoltato le parole di
quella donna.
Lucrezia si avvicinata. Diceva
quanto mi dispiace, mio Tadzio.
Volevo spararle.
Adesso chiamo il cliente del
panama bianco, e gli dico di non
venire.
Lucrezia,
non
preoccuparti,

preferisco lavorare.
Cera in me una calma violenta,
spingeva, la sentivo ringhiare,
graffiarmi.
Bravissimo
Tadzio,
sono
orgogliosa di te.
Mi chiamo Dorothy.
Va bene, Dorothy.
Thomas e Divna, noi insieme,
abbracciati.
Non mi avevano chiesto nulla,
non erano riusciti a chiedermi
nulla. Ero stata io a parlargli.
Allora mi aiutate? S, Dorothy,
siamo con te.
E Lucrezia? Thomas a lei ci
penso io. Lho gi fatto con un

cliente. Bastano due pasticche di


Stilnox in un drink, e lei crolla.
Li ho lasciati soli. Mi sono chiusa
in una stanza. Mi sono seduta su un
davanzale.
Quante volte era stato rifugio,
sedermi cos, con le gambe nel
vuoto.
Non sapevo. Io non sapevo.
Ho chiuso gli occhi, ho
immaginato di avere tra le mani la
piuma di Eva. La piuma che lei mi
aveva regalato, dicendo presto
voler da te.
Come ti chiami? Mi chiamo come
te, mi chiamo Dorothy. Ciao

Dorothy, comera quella casetta? Era


bella? Non lo so, me ne sono
dimenticata, la odio. E ti ricordi che
cosa hai provato quando volata?
S, mi ricordo, gridavo, avevo paura
di morire. Pensavo, adesso la
casetta precipita, e io muoio. Invece
non sono morta, morta la Strega
dellEst, lho schiacciata. Ora devo
andare, so che cosa farete, ma non
dovete avere paura, perch come
accaduto a me, non sarete voi a
morire.
Velluti scuri e cornici dorate.
Thomas e Divna, sulle nostre fronti

una stella. Con noi un uomo. Ha un


panama bianco.
Inizia a parlare, si sente solo,
non lo capisce nessuno. Si alza,
cammina, le mani sul volto.
nella sua recita.
Sapete quanto guadagno in un
mese? Unenormit, e mi sento
povero, solo, incompreso. Ma come
potete capirmi, voi, miserabili.
Thomas mi stringe, lascia una
fragola nella mia bocca. Sorride.
C odore di una violenza che
arriva, quellimpeto muto, unonda
precisa.
Chi sono io? Ditemelo.
Si disteso sul letto.

Fissavo il suo corpo nudo sulle


lenzuola, ne sentivo il respiro, era
unombra dentro i miei occhi,
scompariva se alzavo una mano.
Quanto sole in quel buio. Ne
attraversavo la luce, ero il volo di
Eva. Ero Dorothy senza pi Eva. Ero
una guerriera, di sedici anni.
Allora cuccioli, chi sono io?
Vai avanti, non avere paura,
diceva una voce.
Gli ho detto vuoi sapere chi sei?
Sei un bastardo.
Non avevo paura, ero l, ma non
cero.
Imbecille, come ti permetti!
Mi ha dato uno schiaffo.

C qualcosa di magico in chi ha


sofferto per tutta la vita, una bont
che si trasforma, da pianto in fucile.
stato un istante, un boato che
non sente nessuno. Ho preso le
forbici che avevo nascosto sotto il
cuscino, gli ho sfregiato la faccia.
Lui si piegato, urlava
maledetta, ti uccido. Si alzato di
scatto. Mi ha afferrato i capelli.
Dorothy, sogno un tuo bacio.
Non sentivo dolore, sentivo Eva,
un suo bacio.
E poi Divna, la sua voce, lei che
urla siamo supereroi, vinciamo
sempre! E poi Thomas, una

bottiglia,
colpire
quelluomo.
Saltargli addosso, quel volo.
Dorothy, sogno un tuo bacio.
Le nostre mani, la rabbia, la
disperazione, e la rivolta, di un
grande amore.
Labbiamo buttato per terra. Vai
Thomas! Pi forte! Cos! Divna!
Nessuno sarebbe riuscito a
fermarci, perch Eva era con noi, ci
guardava combattere, protetti da un
vestito di ferro.
Eravamo macchie indistinte,
profili di luce, amore che grida.
Eravamo una stella, che esplode,
davanti a lei, a Eva, a un suo bacio.

Luomo
si
contorceva
sul
pavimento.
Lucrezia
ancora
dormiva.
Siamo scappati, scalzi, gi per le
scale.
Correre per strada, investire
passanti, fermare un taxi, tremare
vicini, in silenzio, con le grida che
sembravano rincorrerci fuori dai
finestrini.
Dentro di me una tempesta
immobile, paralizzata, e la mia vita
tagliata da bagliori di luce.
Dove vi porto?
Nessuno di noi rispondeva. Ci
siamo guardati.
Avevamo occhi che non riesco a

descrivere, in loro fantasmi di noi,


pronti a risorgere.
Minuti di un
nulla che
lentamente scompare, e la paura
scivola via, con le lacrime.
La ricordo Milano, quel giorno
era uno specchio rotto da un cuore,
e in ogni sua scheggia cerano le
nostre carezze, che abbracciandoci
abbiamo raccolto.
Dove vi porto, ripeteva il taxista.
stata Divna a rispondergli. Ha
detto
andiamo
in
piscina,
dobbiamo imparare a nuotare.
Ci siamo tuffati, insieme, per mano.
Gridavamo
siamo
angeli,

possiamo
lanciarci
senza
distruggerci, abbiamo le ali nei
muscoli, siamo spaziali.
Noi andremo a vivere sulla Tour
Eiffel, e ogni notte raggiungeremo
la luna, con le cuffie, e Venus degli
Air a tutto volume.
Il nostro letto sar un cratere, e
al risveglio lanceremo sulla terra le
fragole, una pioggia di fragole con
il nostro nome dipinto, e un
bigliettino legato a ciascuna, con
sopra scritto: noi siamo sulla luna,
abbiamo le stelle nel cuore, e il
nostro amore una supernova, che
illumina tutti i baci del mondo.

Questo ebook contiene materiale


protetto da copyright e non pu essere
copiato,
riprodotto,
trasferito,
distribuito, noleggiato, licenziato o
trasmesso in pubblico, o utilizzato in
alcun altro modo ad eccezione di
quanto

stato
specificamente
autorizzato dalleditore, ai termini e
alle condizioni alle quali stato
acquistato o da quanto esplicitamente
previsto dalla
legge applicabile.
Qualsiasi distribuzione o fruizione non
autorizzata di questo testo cos come
la lterazione
delle
informazioni
elettroniche sul regime dei diritti
costituisce una violazione dei diritti
delleditore e della utore e sar
sanzionata civilmente e penalmente
secondo quanto previsto dalla Legge
633/1941 e successive modifiche.
Questo ebook non potr in alcun modo
essere oggetto di scambio, commercio,
prestito, rivendita, acquisto rateale o
altrimenti diffuso senza il preventivo
consenso scritto delleditore. In caso di
consenso, tale ebook non potr avere
alcuna forma diversa da quella in cui
lopera stata pubblicata e le

condizioni
incluse alla
presente
dovranno essere imposte anche al
fruitore successivo.
www.librimondadori.it
Supernova
di Isabella Santacroce
2015 Libri Mondadori S.p.A., Milano
Published by arrangement with
Editing & Agency di Cristina Tizian
Ebook ISBN 9788852060670
COPERTINA || ART DIRECTOR:
GIACOMO CALLO | GRAPHIC
DESIGNER: MANUELE SCALIA | FOTO
ALI PECK/GALLERY STOCK
LAUTORE || FOTO MONICA
SILVA

Interessi correlati